Pascariello

TEATRO DIALETTALE NAPOLETANO

TEATRO DIALETTALE NAPOLETANO

 


ANTONIO PETITO

 


PASCARIELLO

SURDATO CUNGEDATO

creduto vedova e nutriccia da nu piccerillo.

 


COMMEDIA IN UN ATTO

Rappresentata per la prima volta la sera di venerd 4 aprile 1873 in sulle scene del Teatro San Carlino dall'antica Compagnia comico-nazionale dell'impresa Giuseppe Maria Luzj.

CASTIGAT
RIDENDO
MORES

NAPOLI
TIPOGRAFIA EDITRICE FERNANDO BIDERI
Via S. Pietro a Majella, 17 - Napoli
1927.

 


Made in Italy

 


...era veramente grande, la sua figura illuminava tutta la scena, riempiva tutti i vuoti, raccoglieva tutte le emozioni e gl'interessamenti...

Salvatore Di Giacomo
(Cronaca del teatro San Carlino)

*

L'arte sua fu umana; fu espressione di passioni umane? studi la vita nostra, la indovin, la ritrasse? beff un ridicolo o santific un dolore? ci alliet o ci commosse? ci aiut a vivere e ci fece dimenticare? - S. Antonio Petito ha fatto tutto questo.

Michele Uda
(Arte e Artisti vol. II.)

*

Egli era il Nume, il gran maestro di tutti, il sole, il sole davanti a cui tutti gli astri minori impallidivano...

Eduardo Scarpetta
(Da San Carlino ai Fiorentini)

 


PERSONAGGI.

ATTORI.

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BATTISTA BOMBARDA, caporal veterano a riposo.

VINCENZO SANTELLA.

MACARIA, sua cugina.

GIULIA MIGLRIORATO.

BERTUCCIO, nipote di Battista, promesso sposo a

ANTONIO MILZI.

MARIELLA, di lui cugina, altra nipote di Battista.

ANTONIETTA DE STEFANO.

NICOLA, contadinotto.

RAFFAELE DI NAPOLI (figlio).

PASCARIELLO, soldato, congedato, amante, riamato da Mariella.

ANTONIO PETITO.

L'azione si svolge in un villaggio presso Napoli.
Epoca presente: 1873.

 


ATTO UNICO.

 


Camera modestamente mobigliato in casa di Battista. Nella parete, a destra dello spettatore, in sul davanti, la porta comune, e, poco discosto da questa, una finestra con telatio a due battenti con vetri, che guarda in sulla via; a sinistra una bussola che mena in altre stanze. Verso il fondo della scena, a sinistra, un tavolino sul quale l'occorrente per scrivere ed una seggiola a bracciuoli; a destra, su due sedie, una grande canesra di giunchi con coperchio nella quale deposti un abito da contadina, un fazzoletto di percalle con disegno a colori, ed un paio di zoccoli; e, poco distante, una sedia sulla quale un lenzuolo piegato.

SCENA I.

MARIELLA, indi MACARIA da dentro poscia fuori.

Mariella.

(Al levar della tela: da sola, preoccupata) Uh, bene mio, io nun saccio a che penz! Comme p essere che Pascariello mio nun benuto cchi a truvarme?! Quanne venette l'urdema vota mme dicette ce steva p'av 'o cungedo. E da tanne nun l'aggiu visto cchi. (Nel contempo odesi picchiare alla porta della coune. Mariella, con premura, si avvicina alla detta porta e domanda) Chi ?

Macaria.

(Da dentro). Mari, arape. So' io.

Mariella.

(Apre l'uscio della comune e, compiaciuta, introducendo Macaria) Un, zi Macaria! Con curiosit). E comme v ca mme site venuta a truv?

Macaria.

(Comparendo, con in sulle spalle un grosso scialle, recante fra le braccia un bambino poppante, in fasce; a Mariella) He' 'a sap ch'io so bbenuta pe n'affare nicessario 'e famiglia; e, siccome saie c''a casa nun tengo nisciuno pe guardarme stu piccerillo, vurra che.....

Mariella.

(Prevenendola, interrompendola) V' aggiu capito. Vulite c''o piccerillo v''o tengo io cc tutt''o tiempo ca vuie avite che fa.

Macaria.

Prpeto accuss. (Con grazia) Faie stu piacere 'a zia toia?

Mariella.

(Di buon grado, annuendo) Cu tutt''o core. Anze iate vuie stessa a metterlo ncopp''o lietto ca p nge penz'io.

Macaria.

(Assentendo) S', vaco. Dice bbuono, core 'e zia toia. (Via, col bambino fra le braccia, per l'uscio della bussola a sinistra).

Mariella.

(Sola, impensierita) E Pascariello nun se vede! Che nun penzasse cchi a me?

Macaria.

(Ricomparendo da sola dall'uscio della bussola a sinistra) Mari, l'aggiu puosto ncopp''o lietto. (Soddisfatta, respirando) Oh! (Con interessamento) Parlamme nu poco. Comme staie nsalute?

Mariella.

Io sto bbona, pe grazia d''o cielo. E a vuie, benediche, nin ge v addimanna.

Macaria.

Eh, non g' male. (Frettolosa) Ma baste, Mari, io nun boglio fa f cchi ttarde cis sbaglio tutt'e fatte mieie. (Con premura) Mari, te raccumanno 'o piccerillo. Avess''a cad 'a copp''o lietto!

Mariella.

(Tranquillandola) Iate cu l'ora bbona. Nun ge penzate. Una cosa per: si chillo chiagne, io comme faccio? Teng''o llatte ca nge ne pzzo da nu poco?

Macaria.

Lle faie na pupatella 'e zuccaro, ngi 'a miette mmocca, ca se sta cuieto. A n'atu ppoco mme vengo addun 'a chesta parte si chiagne o sta scetato. (Accomiatandosi) Statte bbona. Nun te scurd 'a pupatella.

Mariella.

Va bbene, Nge penz'io. Stateve bbona.

Macaria.

Mari, io vaco. Statte bbona. A n'atu ppoco nge vedimme. (Via, per l'uscio della parte comune).

Mariella.

(Da sola, alludendo a Macaria) Che bbona zia! Femmena overamente 'e core. (Impaziente, si avvicina alla finestra, ne apre i battenti, sporge il capo al di fuori e, dopo di aver guardato in gi nella via, si ritrae, e, sccuorata) E Pascariello nun se vede! 'A gelusia m' accummenza a stracci 'o core. Chillu scemone s' annammora pure 'e na gatta c''a scuffia.

SCENA II.

BATTISTA da dentro indi fuori, e DETTA.

Battista.

(Dal di dentro, forte) Va bene, va bene, quando pi tardi me lo farete sapere.

Mariella.

(Udendo la voce di Battista) zi Battista. (Si avvicina alla comune e ne apre l'uscio).

Battista.

(Parlando ancora da dentro, forte) Vi ho detto pi tardi. (Comparendo, vestito in uniforme militare, da veterano, con distintivi da caporale, dall'uscio della comune; avanzandosi, appoggiandosi ad un bastone; a Mariella) Buongiorno, mia cara nipote. (Chiude dietro di s l'uscio della comune indi fissando Mariella) Che cos'? Ti veggo un po' di cattivo umore.

Mariella.

(Simulando) Anze. Ve ngannate. Stammatina st 'e ggenio cchi 'e ll'ati bbte.

Battista.

(Credulo, compiaciuto) Bravo. Cos ti voglio: spiritosa. (Con informazione) Sai che sta per arrivare il tuo promesso sposo Bertuccio?

Mariella.

(Contenendo il suo rammarico) Overo?! (Seguitando a fingere) N' aggio piacere c' arriva ogge. (Piano) Pare c' accuss dimane se nne v n'ata vota.

Battista.

(Narrandole) Ho ricevuto un foglio da suo padre nel quale mi fa sapere che Bertuccio sarebbe arrivato qui ieri.

Mariella.

(Piano, con imprecazione di odio allo indirizzo di Bertuccio) Speramme ca se rumpesse 'e ggamme p''a via.

Battista.

(Lusingato) Son certo che ne avrai molto piacere.

Mariella.

(Ironica) Sicuro. (Piano) Staie frisco. Chi se p scurd 'e Pascariello mio! (Nel contempo odesi picchiare alla porta della comune).

Battista.

(A Mariella) Vedi chi . (Siede, davanti il tevolino).

Mariella.

(Si avvicina alla porta comune, e chiede) Chi ?

SCENA III.

NICOLA da dentro poi fuori, e DETTI.

Nicola.

(Dallo interno) Cc abbta capur Battista?

Mariella.

(Rispondendo) Sissignore.

Battista.

(Riconoscendo la voce di Nicola; a Mariella) Fallo entrare.

Mariella.

(Aprendo l'uscio della comune, a Nicola) Favorite.

Nicola.

(Comparendo, vestito in abito da contadinotto, dall'uscio della comune; ansante, con imprudenza) Add ve site into a mettere 'e casa? Aggiu surata na cammisa pe bben cc.

Battista.

(Ironico, a Nicola) E io non sapevo che vostra eccellenza doveva venire qu.

Nicola.

(A Battista) Diceteme na cosa: vuie site capur Battista?

Battista.

(A Nicola) E che cosa volete da me?

Nicola.

(Trae di tasca una busta contenente un foglietto con scritto e mostrandola a Battista) Sta lettera vene a bbuie. Leggitevella a dateme 'a risposta.

Battista.

Dammela. (Prende dalle mani di Nicola la busta, ne toglie da essa il foglietto, lo spiega e legge su questo): Mio caro zio, vi fo sapere che ieri arrivai in questo villaggio, ed avendo un po' di appetito mi recai in una osteria dove nel mentre stavo mangiando accadde una rissa e corsero delle bastonate. Io per fuggire urtai contro una tavola sulla quale eranvi alcune bottiglie piene di vino, dei piatti e della roba da mangiare... (Interrompendo la lettura; alludendo a Bertuccio) Le solite sciocchezze sue! (Ripigliando a leggere) Non trovandomi in tasca denaro bastante ho dovuto incomodarvi. Venite e non tardate poich l'oste mi ha fatto stare tutta la notte chiuso in cantina a guisa di un bottiglione di vino. Vi prego quindi venire subito. Il vostro Bertuccio. (Ripiegando il foglietto nella busta, con scatto di sdegno) Corpo d'un reggimento di Artiglieria! Mio nipote chiuso in cantina! Parler io con le autorit per fargliela pagar caro al signor oste. (A Nicola) Dimmi, giovinotto: molto distante da qu l'osteria?

Nicola.

Mo ve dich'io: nfaccia a nu miezi miglio.

Battista.

Va bene. (Si leva in piedi, prende da sopra al tavolino il suo bastone e nel roterli per appoggiarsi su di esso, a caso, senza accorgersene, colpisce in sul petto di Nicola, indi a costui) Dunque...

Nicola.

(Simultaneamente, con una mano comprimendosi in sul petto, gridando) Mamma mia! (Protestando, a Battista) Capur, vuie che facite?! (Lamentandosi) Ah!... ah!... ah!...

Battista.

(Con noncuranza, a Nicola) Oh, come sei gentile col petto. Se si dovesse far la guerra tu non potresti batterti.

Nicola.

Vuie m'avite acciso.

Battista.

(Con austerit) Basta, basta. (A Mariella) Mari, io vado a liberare il tuo Bertuccio (Con severit) Non aprire a nessuno.

Mariella.

(Per rassicurarlo) Iatevenne a penziere cuieto.

Battista.

(Accomiatandosi) Arrivederci. (A Nicola) Su, andiamo. (Via, per l'uscio della comune).

Nicola.

(Salutando a Mariella) Stateve bbona. (Via, seguendo Battista, per l'uscio della detta porta).

Mariella.

(Sola) Vuie vedite che marito mme vurra d zi Battista! (Alludendo a Bertuccio) Ma isso se l'ha da fa pass stu gulo 'e mme spus pecch, io voglio bene schitto a Pascariello mio e isso ha da essere 'o marito mio e nisciun'ato. (Nel contempo odesi picchiare all'uscio della comune. Mariella trasalendo si avvicina alla porta della comune e, con premura, chiede) Chi ?

SCENA IV.

PASCARIELLO da dentro, indi fuori, e DETTA.

Pascariello.

(Da dentro) Arape, Mari, so' io.

Mariella.

(Esultante) Uh! Pascariello mio! (Sollecitamente apre la porta della comune).

Pascariello.

(Comparendo, in uniforme militare, da soldato, indossando una giubba di tela, con in sul capo berretto con fiocco pendente in sul davanti; con astuccio di latta legato ad un laccetto a tracollo; avanzandosi, con comica espansione, a Mariella) Mariella mia cara. Tu comme staie?

Mariella.

(Amorevole) Viene cc. Dimme na cosa: pecch nun si bbenuto cchi?

Pascariello.

Mari, lasseme fa primma l'atto maritale e po te conto. (Con effusione, abbracciando Mariella) Parte pi cara dei miei precordi.

Mariella.

(Con premura) Comme staie?

Pascariello.

Io sto bbuono. (Carezzando in sulle guance a tastando sulle braccia di Mariella) E tu staie sempe talluta a cuollo. (Estatico) Sciasciungella mia!.... angelo del mio pericordio! (Controscena a soggetto).

Mariella.

(Con intento) Pascari, he' avuto 'o cungedo?

Pascariello.

Sicuro. (Indicando l'astuccio a tracollo) 'O v cc. (Timido) Mari, avess''a ven zieto?!

Mariella.

(Tranquillandolo) Nun p ven pecch gghiuto a f nu servizio luntano. Nun av paura.

Pascariello.

(Gradasso) Gu, tu dice a me nun av paura. A me ca mme chiammene 'o guappone d' 'o riggimento.

Mariella.

(Credula) Avarraie fatto guapparie assaie?

Pascariello.

(Con vanteria) Caspita. Io sette otto vote mme so' appiccecato cu nove diece perzune. E si avisse visto c'aggiu fatto!

Mariella.

(Con supposizione) L' he' vattute a tuttuquante.

Pascariello.

A tuttuquante n, pecch na mmit m'ha vattuto pur' a me. Ma ll'ata mmit....

Mariella.

(Interrompendolo, con presupposto) L' he' struppiate.

Pascariello.

N. Lloro hanno struppiato a me.

Mariella.

(Arguendo)E 'e chesta manera he' abbuscato sempe tu.

Pascariello.

Abbuscato, n. M'hanno vattuto; ma pecch erano assaie. Ma quanno p mme so' appiccecato a sulo a sulo....

Mariella.

(Nuovamente lo interrompe e, con supposto) A sulo a sulo te l' he' visto.

Pascariello.

(Con millanteria) Vi che ddice! (Narrando) Urdemamente mme so' appiccecato cu nu parzunale che gghieva vennenno nzalata ncopp''o ciuccio.

Mariella.

(Con curiosit)E pecch fuie?

Pascariello.

(Seguitando nella narrativa) Pe na smestuta c'avette d''o ciuccio suio. Io mme ne iet' 'e capa c''o parzunale. Nge mparliaieme e, nzffete, mme mena nu schiaffe (Indicando su d'una guancia) a sta faccia cc. Io cchi lesto d'isso me voto e...

Mariella.

(Di bel nuovo interrompendolo; con curiosit) E che faciste?

Pascariello.

(Addittando sull'altra guancia) E m' 'o ricevette 'a chest'ata faccia. (Continuando a narrare) Avenn' 'o schiaffo mme se facettero ll'uocchie russe. Vaco pe darl' 'e mane. Isso se n'addone e mme cunzegna na scareca 'e ponie ncapo; e, accumpagnanneme a bott' 'e ponie e cauce nz 'o puntone d' 'a via, se nne iette da ll'ata parte.

Mariella.

(Ridendo) Ah, ah, ah. (Deducendo) Nzomma abbuscaste.

Pascariello.

(Con millanteria) Seh, abbuscaie. 'O fatto certo ca me chiammene 'o guappo d''o riggimento.

Mariella.

Va, ca si nu scemone.

SCENA V.

BATTISTA da dentro poscia fuori, e DETTI.

Battista.

(Da dentro)S, s. Sono tornato, e bevo con voi con tutto il cuore. (Gridando) Viva l'amicizia.

Mariella.

(Nell'udire la voce di Battista; con panico) Mamma mia bella! (A Pascariello) M si acciso. Zi Battista.

Pascariello.

(Impaurito) Chiammateme 'e schiattamuorte. (Esortante, a Mariella) Mari, annascunneme a quacche parte! (Mal simulando il suo panico) Capisci: nun pe paura, ca nun tengo manc' 'a sciabbula.

Mariella.

(Con derisione) Vatt. Ca c' 'a sciabbula o senza tu abbusche sempe.

Pascariello.

(Con vanteria) Vatt. Tu nun mme saie buono. (Preso da nuovo panico; supplica, a Mariella) Pe carit, annascunneme primma ca trase zeto.

Mariella.

(Impacciata, a Pascariello) Asp... vedimme... Tu putesse fa fu p''a fenesta. (Sporgendo il capo dal di fuori della finestra, guarda in sulla via, indi ritraendosi, sgomentata, a Pascariello) Chillo, zi Battista, sta vicino 'a cantina accant' 'a purtella!

Battista.

(Tuttora da dentro; forte) Un'altra bottiglia. Amici, beviamo, beviamo.

Pascariello.

(Con panico, alludendo a Battista) M se veve 'o vino; cchi tarde se veve 'o sanghe mio. (Implorante) Mari!

Mariella.

(Riflettendo, indi a Pascariello) Asp... (Alludendo a Battista) Ha ditto ca se veve n'ata buttiglia. (Con idea indi, decisa, a Pascariello) Aggiu penzato. Viene cc. (Solleva il coperchio della canestra sulle sedie, ne trae l'abito da contadina ivi deposto e porgendolo a Pascariello) Miettete stu vestito 'e sorema Lisabetta. Nficcatillo lestu lesto e dd ca s sorema. (Pressante). Spiccte... fa priesto.

Pascariello.

(Riluttante) Tu che cancaro dice?! Vuoi far compromettere la mia pudicizia.

Mariella.

(Impaziente, persistente) Fa priesto. P'ammore 'o cielo! Sin si acciso.

Pascariello.

(Titubante) Mari....

Mariella.

(Incalzante) Spiccte. Fa priesto!

Pascariello.

(Risolvendosi) Eccome cc. Cielu mio, aiutame tu! (Prende dalle mani di Mariella l'abito da contadina e comincia a travestirsi. Controscena a soggetto).

Battista.

(Ancora da dentro; forte) Andiamo, amici: s, un altro bicchiere.

Pascariello.

(Seguitando a travestirsi, nel riudire la voce di Battista; con nuovo panico) Cielu mio, fancillo azzecc mmocca.

Mariella.

(Trae dalla canestra il paio di zoccoli ed il fazzoletto e porgendoli a Pascariello) Ti. Miettete pure sti zuoccole 'e piede e stu fazzulettone attaccato ncapo.

Pascariello.

(Protestando) Tu che bu f? Mme vu fa nterra?

Mariella.

(Incitante) Priesto. (Alludendo a Battista) Ca sta saglienno.

Pascariello.

(Nuovamente, protestando) Mari?...

Mariella.

(Interrompendolo; con ingiunzione) Zitto. Nun te fa sntere. Spiccte. Miettte 'e zuoccole e 'u fazzuletto.

Pascariello.

Vuie vedite a me che mme succede, a me pover'ommo! (Prende dalle mani di Mariella il paio di zoccoli ed il fazzoletto indi si toglie le scarpe e si adatta ai piedi gli zoccoli, poscia si aggiusta il fazzoletto legandoselo attorno al capo e, cos travestito, siede accosto al tavolino, con parvenza e simulato atteggiamento muliebre. Controscena a soggetto).

Battista.

(Ricomparendo dall'uscio della comune; brillo, reggendosi sul bastone; senza accorgersi di Pascariello; a Mariella) Cara nipote.

Mariella.

(Con significato di maraviglia) Site turnato priesto.

Battista.

(Narrando) Per buona fortuna, alla met della strada ho trovato un mio vecchio amico il quale nel sentire il fatto capitato a Bertuccio si proposto di andare egli per me, conoscendo il mio carattere bestiale che certamente avrei finito col fracassare la testa all'oste.

Pascariello.

(Trepidante, piano, alludendo a Battista) E, si non nge l'ha fatto a 'o tevernaro, si se n'addone, mme rompe a me 'a capa.

Mariella.

(A Battista) Avite fatto buono.

Battista.

(Per rincuorarla) Statti di buon animo, poich adesso viene il tuo... (Nello scorgere Pascariello travestito in abito muliebre e credendolo donna; sorpreso, s'interrompe, e, con esplicazione di compiacimento) Corpo di mille baionette!

Pascariello.

(Temendo che Battista si fosse accorto del di lui travestimento; con panico, piano) Mamma mia!

Battista.

(Con premura, a Mariella, alludendo a Pascariello) Chi quella bella donna?

Mariella.

(Risoluta, simulando) sorema Lisabetta; chella che seie anne fa se mmaretaie; chella che vuie nun avite visto maie, pecch stata crisciuta ncasa d''a cummara.

Battista.

(Con credulit) Ah, questa quella nipote di cui mi parlava spesso tuo padre?

Mariella.

(Continuando a simulare) Sicuro. Se mmaretaie. 'O marito s''a purtaie fora. E m rummasa veduva. Puverella!

Battista.

(Sorpreso; con intenzione, a Pascariello) Vedova?!

Pascariello.

(Contraffacendo, con voce ed attitudine femminile, a Battista) Gnors. So vrola.

Battista.

(Fissando Pascariello; incaghito) Che bel pezzo di donna!

Pascariello.

(Assicuratosi che Battista lo abbia supposto donna; piano) Menu male ca m'ha pigliato pe femmena.

Battista.

(Con interessamento; a Pascariello) E vostro marito adunque....

Pascariello.

(Interrompendolo; con simulata commozione) Uh! Nun mme ne parlate d''a bon'anema 'e maritemo. Ca quanno se nne parle mme se stregne 'a vocca d''o stommaco.

Battista.

(Confortandolo) Avete ragione. Rassegnatevi. (Insinuante) Ma chi s! Forse, il cielo, con un partito migliore, vi far dimenticare la buon'anima di vostro marito.

Pascariello.

(Con simulata angoscia e rimpianto) Vuie che ddicite?! E add pzzo truv nu marito comm''a bon'anema: bello, auto, chiatto, nu bello naso prufilato, na bella vucchella e nu core granne dint''o pietto quant'a nu cufenaturo? (Con simulata narrativa) Quann'era quacche festa o quacche ghiuorno arricurdevole isso se vesteva e mme diceva: Lisabettuccia mia miettete pe sott''o vraccio; iammungenne a spasso. E mme purtava cammenanne, mme purtava ncarrozza, a 'o triato. Quanne p magnaveme nge faceveme tanta vruoccole: isso mme mmuccava nu muorzo sapurito a me, io n'ato a isso. Nge cevaveme comm'a dduie picciune. (Con simulato rimpianto) E m!... N, n; nun mme pzzo scurd e 'o tenerraggio dint''o pietto ncastrato a nz 'a morte. (Prorompendo in simulato singulto) Ih!.. ih!.. ih!.. ih!...

Battista.

(Commosso; riconfortandolo) Ma via, via, non piangete. (Con intento) Che il cielo, ve lo ripeto, vi mander un altro partito. (Ricsoluto; con proferta) Anzi, se volete, io sono libero; st comodo, e vi offro la mia mano di sposo.

Pascariello.

(Piano) Meglio! Chisto s' nnammurato 'e me.

Battista.

(Innammorato; con espansione, a Pascariello) Bella, cara, graziosa. Io per te mi sono acceso in un momento. (Controscena a soggetto).

Pascariello.

(Piano) 'O viecchio se n' gghiuto 'e capa.

Mariella.

(c. s.) V comme bello stu ppoco!

Battista.

(Con interessamento per Pascariello; a Mariella) Intanto Mari, accudiscila bene. Io vado ad incontrare il tuo Bertuccio. (Estatico) Oh, che gioia!... che consolazione! Vogliamo fare due matrimoni in un sol giorno: Bertuccio con te ed io con lei. (Via, per l'uscio della comune).

Pascariello.

(Ironico; all'indirizzo di Battista) Apparicchiete, ca staie frisco! (Importunato di oltre rimanere in quel suo travestimento; accingendosi a svestirsi) Spoglia, sp.

Mariella.

(Dissuadendo Pascariello dal di lui proposito) Asp. Tu che bu spugli? Sta ienno accuss bella sta fenzione.

Pascariello.

(Deciso) A chi? Chillo, zieto, s'ha puosto ncapo 'e mme spur. Cumme nun bu ca mme spoglio e mme ne vaco?

Mariella.

(Persistente, persuadendolo) Ma, piezz''e scemone, si vaie p'asc e chillo te ncontra e vede ca l'he' cuffiato, nun te struppeia e p saglie a fa 'o riesto a me?

Pascariello.

(Imbarazzato) E comme aggia fa?

Mariella.

(Con suggerimento) Fa cammen 'a cosa comme sta cammenanne e nun te ne ncarric. (Arguta) E po voglio credere ca stanno vicino a me nun te dispiacesse.

Pascariello.

(Considerando) Ma ng' paura d'abbusc.

Mariella.

(Dissuadendolo) Tu c'he' abbusc. (Con proposito) Anze sa che bu f: statte cc e nun te movere, ca io voglio a truv 'o cumpare e dirle tutto acci venesse accunci stu mbruoglio.

Pascariello.

(Con simulato coraggio) Io nun ca mme metto paura. T'aggiu ditto ca nun tengo manco 'a sciabbola.

Mariella.

Nun me fa ridere. (Con ingiunzione) Statte lloco. Ca io m vengo.

Pascariello.

(Da solo) Vuie vedite che mme succede a me pover'ommo! 'O bello ca dint''a sta vunnella nge stanno nu sacco 'e pulce ch' na maraviglia. (Controscena a soggetto).

SCENA VI.

MACARIA e DETTO.

Macaria.

(Riconparendo frettolosamente dall'uscio della comune; distratta, scambiando Pascariello per Mariella; con premura) Chiagne 'o piccerillo?

Pascariello.

(Ignaro; a Macaria) Comm'avite ditto?

Macaria.

(Perdurando nello equivoco) Voglio sap si 'o piccerillo chiagne.

Pascariello.

E io saccio 'o piccerillo?

Macaria.

(Accortasi dello equivoco; con premura, a Pascariello) E Mariella add gghiuta?

Pascariello.

(Imbarazzato) gghiuta abbascio.

Macaria.

(Con curiosit) E vuie chi site?

Pascariello.

Song''a sora, Lisabetta.

Macaria.

(Con gioia) Uh! Lisabetta mia! E chi te canosce cchi?! Te si fatto tantu bella. Benedico.

Pascariello.

(Con curiosit) E vuie chi site?

Macaria.

(Con senso di meraviglia) E comme! Nun t'arricuorde d''a zia toia, Macaria?

Pascariello.

(Con simulata allegrezza) Uh! zi Macaria! E chi ve po cunoscere cchi?! Quanto state bella!... quanto.... (S'interrompee, piano) Io nun 'a saccio.

Macaria.

(Con amorevolezza) Comme staie bbona, neputella mia. Damme nu vaso.

Pascariello.

(Piano) V chesta che b 'a me!

Macaria.

(Impaziente) E quanno?

Pascariello.

(Con simulata pudicizia, sottraendosi all'abbraccio di Macaria) N, n. Z Mac, se nne parla n'ata vota. (Piano) V si m''a pozzo lev 'a tuorno. (Nel contempo odonsi vagiti dall'interno a sinistra).

Macaria.

(Trasalendo) Un, chiagne 'o piccerillo! (Frettolosamente, via, per l'uscio della bussola a sinistra).

Pascariello.

(Solo) Vuie vedite che guaio sto passanno pe ben a truv nu muorzo 'e nnammurata!

Macaria.

(Ricomparendo, recante fra le braccia il bambino, dall'uscio della bussola a sinistra; canticchiando la ninna-nanna) Oooooh... Duorme, core 'e mamma. Oooooh.... (Con curiosit, a Pascariello) Dimme na cosa: a mariteto l'he' lassato a 'o paese?

Pascariello.

(Con simulata angoscia) Lassateme st!

Macaria.

(Con significato di meraviglia) E che d'?!

Pascariello.

(Simulando) Chill' mmuorto 'a quinnece iuorne.

Macaria.

(Sorpresa, con dispiacenza) Uh! Che disgrazia!

Pascariello.

(Seguitando a simulare) E nun sulo mmuort'isso ma quanto s'ha carriato appriesso na sciorta 'e femmena 'e sette mise, bella quant''o sole. (Prorompendo in simulato pianto) Ih!... ih!... ih!... ih!.....

Macaria.

(Commossa) Haie raggione. (Con intenzione) E 'o llatte?

Pascariello.

'O ttene 'o craparo.

Macaria.

(Con significato di meraviglia) Comme, 'o craparo. Io parlo d''o llatte tuio.

Pascariello.

(Con ricordanza) Ah,... gi! (Piano) Mme n'ero scurdato. (Seguitando a simulare) 'O ttengo ancora.

Macaria.

(Con premura) E che latte ?

Pascariello.

Latte d'asena.

Macaria.

(Impensierita; commiserando Pascariello; piano) Un, bene mio! 'A disgrazia nun 'o fa cunnettere cchi. (Con grazia, a Pascariello) Gi che ttene 'o llatte, mme pu f nu piacere?

Pascariello.

Dicite.

Macaria.

Mentr'io vaco a fa n'atu servizio tu daie nu poco 'e latte a stu piccerillo.

Pascariello.

(Imbarazzato; piano) Oooh! (Con simulato acconsentimento, a Macaria) Cu tutt''o core.

Macaria.

(Porgendogli il bambino) E teh, pigliatillo. Ca io mo torno.

Pascariello.

(Prendendo nelle sue braccia il bambino, a Macaria) Venite priesto.

Macaria.

Nun dubbit. Ca mo torno. (Via, per l'uscio della comune, rimanendone la porta aperta).

Pascariello.

(Tenendo stretto fra le braccia il bambino, nel ballonzolarlo, per sbadataggine, lo capovolge e, parlando da solo) Vuie vedite a me che mme succede! (Distratto, non accortosi che ha capovolto il bambino, nel carezzarlo, non vedendovi il capo; stupefatto) Uh, mmalora! E 'a capa d''o glaglione?! (Con lo sguardo cercando per terra) E 'a capa add gghiuta?! (Controscena a soggetto. Accorgendosi della sua sbadataggine) Asp. Chella 'a capa sta 'a sotto e io 'a ievo truvanno pe terra.

SCENA VII.

MARIELLA, BATTISTA, e DETTO.

Mariella.

(Ricomparendo con Battista dall'uscio della porta comune) Zi Batt, ma vuie mme dicite addavero?

Battista.

(Con scatto) Corpo d'un battaglione! Battista Bombarda non scherza. (Deciso) Si faranno questi due matrimoni. (Vedendo Pascariello con fra le braccia un bambino; con nuovo scatto) Corpo di satana! (Con premura, a Pascariello) Di chi quel neonato?

Pascariello.

(Frantenendo; a Battista) Nun saccio si se chiamma don Donato.

Battista.

N, no. Io dico, di chi quel feto?

Pascariello.

(Con nuovo franteso; a Battista) criatura. Se sape. Che bbulite f.

Battista.

Non dico questo. Domando di chi questo bambino.

Pascariello.

Ah, m aggiu capito. (Simulando) 'o mio.

Battista.

(Meravigliato) Figlio vostro?!

Mariella.

(Con stupore; piano, alludendo a Pascariello) Chillo che ddice?!

Battista.

(A Pascariello) Da quanto tempo siete vedova?

Pascariello.

(Simulando)Da duie anne.

Battista.

E quanti anni ha questo bambino?

Pascariello.

(c. s.) Tene tre mise.

Battista.

(Stupto) E come v questa faccenda?!

Pascariello.

(Ingarbugliandosi) Mo ve dich'io. Maritemo mme restaie prena 'e sette mise.

Battista.

(Stupefatto; notando) Ed il ragazzo tiene tre mesi?!

Mariella.

(Per scagionare Pascariello; piano, a Battista) Ma nun capite c''a disgrazia d''o marito nun 'o fa troppo cunnettere? (Con segno furtivo, a Pascariello) Lisabb, damme sta criatura. (Toglie dalle mani di Pascariello il bambino tenendoselo stretto fra le braccia).

Battista.

(Impressionato dalle parole test profferitegli sottovoce da Mariella, fissa attentamente Pascariello; indi, piano, a Mariella) Hai ragione.

SCENA VIII.

BERTUCCIO Da dentro poscia fuori, e DETTI.

Bertuccio.

(Comparendo dall'uscio della comune; espansivo, a Mariella) Mia cara, mia bella Mariella; lascia ch'io baciassi la tua candida mano. (Tende la sua destra per baciare sulla mano di Mariella).

Pascariello.

(Ingelosito, celando il suo amore per Mariella; simultaneamente trattenendo il braccio di Bertuccio; con monto) Chiano chiano. Nun se fanno sti cose quannu site ancora nnammurate. Quanno po sarrate marito e mugliera allora putarrate fa chello che bulite vuie. Mo nge v, nuie magnamme pane e annore. 'O vicinato putarra fuorfici. E nfacc''e vvunnelle noste nun nge stanno fose appennere.

Battista.

(Plaudendo) Bravo. Ed ha ragione. Corpo di un cannone!

Pascariello.

(Proseguendo; con significato, marcato, a Bertuccio; alludendo a Mariella) M nge v mme l'aggiu crisciuta cu 'e mmullechelle e 'a voglio ten sempe stretta dint''e braccia meie. (Con effusione abbraccia Mariella tenendosi stretto a lei in dolce amplesso).

Battista.

(Commosso; con nuovo plauso, a Pascariello) Bravo, bravo. Sempre cos. Io provo un piacere indicibile nel veder queste scene.

Pascariello.

(Arguto; a Battista) N'avite piacere?

Battista.

Sicuro.

Pascariello.

(Piano) E preiatenne ca staie frisco!

Bertuccio.

(Invaghito anch'egli di Pascariello; con premura, a Mariella) Di grazia, chi quella bella donna?

Mariella.

(Simulando) sorema Lisabetta ch'essenno rimasta vedova se n' bbenuta cc.

Bertuccio.

(Con scatto, a Mariella) Corpo di Bacco! Avete una sorella che una simpaticissima donna. (Piano) Oh, se l'avessi conosciuta prima! (Espansivo, a Pascariello) Permettete che io facessi il mio dovere col baciarvi la mano, essendo voi una donna maritata?

Pascariello.

(Tenendo la mano, a Bertuccio) Vasate, vasate.

Bertuccio.

(Baciando in sulla mano di Pascariello; con entusiasmo, piano, a costui) Quanto siete bella! Se volete, sposo voi invece di vostra sorella. (Controscena a soggetto).

Mariella.

(Osservando; piano) V comme bello stu ppoco!

Battista.

(Allegro) Bertuccio, sai che faremo due feste in una? Poich tu sposerai Mariella ed io sposer Elisabetta.

Bertuccio.

(Sorpreso; con represso rancore) Davvero?!

Pascariello.

(Con simulato pudore; a Battista) Mme facite fa rossa rossa.

Battista.

(Risoluto)Basta cos. Bertuccio, accompagnami dal notaio e poi ritorneremo.

Bertuccio.

(Malvolentieri, a Battista) Sono con voi. (Piano, a Pascariello) Aspettami sola che adesso verr a spiegarmi.

Pascariello.

(Piano, all'indirizzo di Bertuccio) V e viene ambressa, ca t'acconc'io.

Battista.

(A Bertuccio) Andiamo. (Via, seguito da Bertuccio, per l'uscio della comune).

Mariella.

(Prorompendo in una sonora risata) Ah, ah, ah, ah!

Pascariello.

(Con significato, a Mariella) Tu ride?

Mariella.

Pascari, io vaco a pus stu piccerillo ncopp''o lietto pe bed si 'o pzzo fa addurm, e mo torno. (Via, con fra le braccia il bambino, per l'uscio della bussola a sinistra)

Pascariello.

(Solo) Vuie vedite chillu gatto maimone 'e capur Battista che s'ha puosto ncapo! Mme v afforza pe mugliera.

SCENA IX.

BERTUCCIO, poscia BATTISTA, e DETTO.

Bertuccio.

(Ricomparendo dalla comune ne chiude l'uscio; indi, con effusione, a Pascariello) Anima mia, bellezza mia!

Pascariello.

(Con significato, alludendo a Bertuccio) E chisto n' n'ato.

Bertuccio.

(Con entusiasmo) Donna, dal momento che ti ho veduto sono diventato una bestia. Vedi quale e quanta impressione mi ha fatto la tua fisionomia che lascio quel gioiello di Mariella per sposar te.

Pascariello.

(Piano) Sch! Facimm''a razza d''e baiescure.

Bertuccio.

(Con crescente entusiasmo; proseguendo) N, tu non devi essere crudele con me. Io per te sarei capace di prendere un'arma... (In atto di estrarre dal disotto la contola un'arme).

Pascariello.

(Con scherno, all'indirizzo di Bertuccio) Quant' farenella chisto!

Bertuccio.

(Estatico; proseguendo) Deh, rivolgi uno sguardo amoroso verso di me!

Pascariello.

(Importunato) Tu m vu afforza nu zuoccolo ncapo.

Bertuccio.

(Delirante; continuando) Lasci ch'io stringa il tuo seno! Tu sai che io son capace di uccidermi?

Pascariello.

Scnnete. A me che mme ne preme?

Battista.

(Da dentro, chiama) Bertuccio, Bertuccio.

Bertuccio.

(Tremoroso) Misericordia! Zi Battista!

Pascariello.

(Con significato) M va meglio!

Battista.

(Ancora da dentro; nuovamente chiamando, forte) Bertuccio, dico. Dove sei?

Pascariello.

(Comicamente) St cc.

Bertuccio.

(Esortante, a Pascariello) Zitto. Per amor del cielo! Quegli sarebbe capace di uccidermi.

Pascariello.

E tu pecch l'he' lassato?

Bertuccio.

(Narrando) Quando siamo usciti di qu io mi sono nascosto dietro la porta; egli passato ed io sono rientrato qu. (Supplichevole) Per carit, nascondimi in qualche parte!

Pascariello.

Asp. Viene cc. (Indicandogli verso l'angono a sinistra) Assttete cc nterra. Mo te metto 'o lenzulo ncuollo e dico ca so panne spuorche. (Fa collocare rannicchiato a terra Bertuccio e lo copre col lenzuolo preso sulla sedia avvolgendoglielo addosso in maniera da sembrare un involto contenente panni pel bucato, poscia apre l'uscio della comune introducendone Battista).

Battista.

(Ricomparendo, con in mano un bastone, dall'uscio della comune; adirato, minaccioso, a Pascariello) Dov' Bertuccio? Corpo d'un generale di Divisione!

Pascariello.

(Con simulata ingenuit) Nun 'o ssaccio.

Battista.

stato veduto entrare qu.

Pascariello.

(Ingelosito) Me ne sono accorto che tu gli hai destato simpatia e che egli ti ha parlato di soppiatto. (Con lo sguardo scruta attorno per la scena e, con scatto) In disparte dico. Corpo di una mitragliatrice!

SCENA X ed ultima.

MARIELLA, indi MACARIA, e DETTI.

Mariella.

(Simultaneamente ricomparendo dall'uscio della bussola a sinistra e udendo gridare Battista) Che so' st'allucche?

Battista.

(Narrandole) Quel birbone di Bertuccio vuol levarmi la mia Elisabetta. Ma se lo trovo gli voglio tagliare la testa. Corpo di mille cannoni!

Bertuccio.

(Con panico, piano) Misericordia!

Macaria.

(Ricomparendo dall'uscio della comune) Mari, me vu d figliemo?

Mariella.

(A Macaria) 'O figlio vuostro sta ncopp''o lietto durmenno.

Battista.

(Meravigliato, a Macaria) Come! Figlio vostro?!

Macaria.

Sicuro.

Battista.

(c. s.) E non figlio di (indicando Pascariello) Elisabetta?

Pascariello.

(Togliendosi dal capo il fazzoletto, e svestendosi dell'abito da contadina; a Battista) Tu qua' Lisabetta e Lisabetta? Io song'ommo mascolo. Mme so' finto femmena pe st vicino a Mariella mia.

Battista.

(Con stupore, a Pascariello) Uomo?!

Macaria.

(c. s.) Mascolo?!

Mariella.

(Suplichevole) Zi Battista nio, famme felice pe sempe. (Indicando Pascariello) Dammillo stu masculone.

Pascariello.

Zi Batt, dammella pe mugliera.

Battista.

(A Pascariello) Tu che mmalora dici?!

Macaria.

(Interponendosi e intercedendo per Mariella e Pascariello; a Battista) Facitele cuntente. Puverielle.

Battista.

(Rabbonito; acconsentendo) S. Per far dispetto a Bertuccio, (A Pascariello ed a Mariella) sposatevi e restate in casa mia.

Bertuccio.

(Togliendosi di dosso il lenzuolo e levandosi in piedi, a Battista) Ed io come ritorno in paese senza moglie?

Battista.

(Sdegnato, a Bertuccio) Stai qu, briccone! (Minaccioso, levando in alto il bastone per percuoterlo) Ti voglio...

Macaria.

(Interponendosi, trattenendo Battista) Chiano!

Mariella.

(c. s.) Pe carit.

Bertuccio.

(Supplichevole, a Battista) Perdono, zizo!

Pascariello.

(A Battista) N. Statte, zi Batt. 'O perduono ha da essere generale sta iurnata. (Avandandosi alla ribalta e volgendosi agli spettatori) Comme spero de truv io pure perduono doppe d'av passato tanta guaie p'essere stato scagnato pe vedova e nutriccia. (Quadro a concerto mentre cade la tela).

FINE DELLA COMMEDIA.

 


I copioni delle commedie e parodie di ANTONIO PETITO, il pi grande artista, nel suo genere, che abbia avuto la scena massima dialettale napoletana di prosa (il teatro San Carlino) ove egli recit per quasi cinque lustri (1852-1876) sostenendo impareggiabilmente la maschera del Pulcinella e quella di buffo Pascariello, e le notizie riguardanti le date delle prime rappresentazioni e gli attori che presero parte alle produzioni Sancarliniane vennero date fino alla 15. commedia dal defunto artista Davide Petito degno compagno di lavoro del compianto suo fratello Antonio. Dalla 16. commedia in poi tanto i copioni che le predette notizie furono dati dallo scomparso artista Giuseppe De Martino ottimo discepolo del Petito, a costui succeduto nella mascera del Pulcinella nel su mentovato teatro, e possessore di tutti gli originali delle commedie e parodie del Petito.

Nota dell'E.

 


Il 26 fascicolo contiene:

'A cannunnata a mieziuorno
e l'arresto all'una di D. Asdrubale Barilotto
p'av tagliata 'a capa a D. Teresina e 'o vico 'e Campane
con Pulcinella pittore de 'Aria Catalana.

 


Bambocciata comica in tre atti.

 


Estratto dal Catalogo della Casa Editrice Ferd. Bideri

BIANCHI G.

A Bonaffigiatella (Bozzetto comico dal vero) Bozzetti di guerra. Don Nicola. 'O Barbiere (Tra due carcerati) Parodie sulle pi belle Canzoni. Rosa la Fruttivendola (Satira).

Concertini di Quadriglia. Chiamate per uso dei Maestri di Sala, scritte in francese con la pronuncia italianizzata per uso deli italiani che non sappiano la pronunzia francese.

D'ANDREA R.

Il Superstite (Monologo).

FEDERICI A.

Ammore 'e mamma! (Scenetta drammatica). Dint' 'o Carcere (Scene drammatiche in un atto). Doppo cinc' anne! (Monologo). 'E sciure (Monologo). 'Ntiempo 'e Guerra (Bozzetti dialetali napoletani).

GALDIERI R.

'O Nievo. (Bozzetto drammatico dialettale).

GUARINI CARLO.

Madama quattro soldi, con Pulcinella marito disperato e tormentato dall'Articolo 230 del Codice Civile. (Commedia in tre atti). Lo cappiello de D. Gennaro ovvero Na penzata de nnammurate con Pulcinella servitore ignorante e tormentato da doie femmene e nu viecchio sciaddo. (Scherzo comico originale in un atto).

MARIO E. A.

'E Rrose. (Un atto dialettale).

MUROLO E.

'A storia 'e Roma. (Sonetti dialettali).

ONOFRI G.

Omicida. (Bozzetto drammatico napoletano).

PETITO ANTONIO

Nu surde, dui surde, tre surde, tutte surde! Con Pulcinella finto sordo pe necessit dint' a na famiglia de surde a ppusticce. (Commedia in un atto). Don Pasc, Passa 'a vacca e fa Acqua 'a pippa Con Pulcinella falegname affamato. Commedia originale, di attualit, in tre atti. Pascariello surdatu cungedato, creduto vedova e nutriccia de nu piccerillo. Commedia in un atto. 'A cannunata a mieziuorno e l'arresto all'una di D. Asdrubale Barilotto p'av tagliata 'a capa a D. Teresina a 'o vico 'e Campane, con Pulcinella servo sciocco e pittore de l'Aria Catalana, Bambocciata comica in tre atti. Nu Matrimonio segreto in musica e Nu Matrimonio segreto in prosa; con Pancrazio e Pulcinella creduti cantanti di cartello. Commedia-parodia in un atto.

Richieste alla Casa Editrice Ferd. Bideri - Napoli

 


Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@yahoo.it>
Prima edizione digitale: 18 marzo 2002; Ultima revizione: 15 giugno 2002.