Passa e spassa

Passa e spassa

di Vincenzo Rosario Perrella Esposito

(detto Ezio)

13/02/2014

Personaggi: 10

Antonio Esposito

Stefano Di Napoli

Mena Gramo

Tania Somma

Fede Di Nascita

Il pediatra dott. Erode Panico

Imma Tura

Prospero Zaz

Isaia Stacc

Erminio

Una strada di Napoli, dove si intrecciano storie, pettegolezzi, azioni positive e negative. Insomma, le strade rappresentano il mondo e per cui si esercitano una variet di accadimenti ordinari e straordinari. Due uomini, Prospero ed Isaia, raccontano le loro visioni sul mondo anche grazie a fatti personali (pi o meno veritieri), mentre una donna abbandona il proprio piccolo in quanto indigente. Alla fine per il bimbo abbandonato non soltanto uno, come per una strana combinazione di fattori. Le loro storie si intrecciano con quelle di due commercianti ambulanti: il fruttivendolo Antonio Esposito ed il pescivendolo Stefano Di Napoli. Le loro ceste, una piena di frutta e laltra piena di pesci e prodotti del mare, diventeranno protagoniste di tutta la storia.

Numero posizione SIAE 233047

Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it

Lambientazione una strada di Napoli. Sullo sfondo c un palazzo. Ai due lati: sinistra lingresso di un palazzo. A destra, un bar con due tavolini fuori. Tra i due palazzi, altrettante due via di uscita. Sulla sinistra presente una panchina con un lampione. A destra c un cassonetto della raccolta differenziata rifiuti.

ATTO PRIMO

1. [Prospero Zaz e Isaia Stacc]

Da sinistra entrano Prospero Zaz e Isaia Stacc, due amici di mezza et.

Prospero: Avete capito, Isaia? In questo mondo, ci sta troppa gente da 3 soldi!

Calpesta qualcosa di sgradevole e si ferma. Si guarda sotto la scarpa.

Io po vulsse cunoscere o proprietario e stu cane. Ha lassato nu ricordino

cc nterra e sotto a scarpa mia!

Isaia: Dite bene, Prospero. Le strade sporche sono lo specchio della scostumatezza

della gente. Pensate, una volta ho visto un padrone che portava il cane a fare i

bisogni sulla ruota della mia macchina. Ebbene, non era soltanto il cane a fare

pip, ma pure o padrone.

Prospero: Cose e pazze! Venite, sediamoci a quel bar. Vi offro un caff.

Isaia: No, no, ve lo offro io.

Prospero: E no, lho detto prima io.

Isaia: Va bene, allora lo accetto volentieri. Grazie.

I due si siedono.

Prospero: Adesso mi prendo un caff freddo. Cameriereeeee!

Isaia: Io prendo un caff del nonno.

Prospero: Ma quando viene questo cameriere? Che educazione questa? Una volta, i

camerieri dei bar venivano alla prima chiamata. Invece adesso li dovete

chiamare 100 volte e nemmeno vengono.

Isaia: Vabb, in attesa del cameriere, continuiamo quello che stavamo dicendo. Caro

Prospero, voi vi meravigliate che la gente scostumata? Stamattina mi trovavo

nella Vesuviana, seduto al mio posto, a leggere il giornale. Tutti i posti del treno

erano esauriti, tranne quello a fianco a me. Ad un tratto, quel posto viene

occupato da una coppietta. Lui e lei avranno avuto sui tredici anni a testa.

Praticamente, duje muccusielle! Questi due, senza curarsi di me e degli altri

presenti, cominciano a baciarsi. Ma sembravano due invasati!

Prospero: E non potevate pensare a leggere il giornale?

Isaia: Magari! Ma belle buono, o treno fa na curva larga e sti due guagliune vanne a

fern ncuollo a me! E mica si staccano? Quelli continuano a baciarsi addosso a

me e me stracciano o giurnale, addirittura a guagliona mabbraccia pure a me e

me chiamma amore mio!

Prospero: Se ero a voi, cambiavo posto.

Isaia: E io ci ho provato, ma quelli mi acchiappavano e mi facevano sedere di nuovo!

Prospero: Che sconcio, che vergogna! I giovani di questa generazione non conoscono

contegno. Per io penso che la gente pi scostumata sia quella che si trova per

strada. Queste persone non hanno rispetto per nessuno. A volte, le vedete

occupare un marciapiede intero. Nun ce sta manco nu centimetro pe pass. E

se tu dici: Permesso! non ti sentono proprio. Allora tu glielo dici una

seconda e una terza volta, ma niente. Alla quarta volta, ci sta una signora che

sposta solo un poco il piede e intanto continua a parlare. Cos tu dici unaltra

volta Permesso!, e stavolta la signora sposta un braccio. E se tu insisti, a

signora se sfastidia e te risponne: Nh, ma ce sta tutto chistu spazio! Putte

pass pure nmiezo a via! In pratica, o marciapiede propriet da lloro!

E si tu vuo pass, he cammen nmiezo e mmachine! Voi capite che roba?

Isaia: Avete visto? A proposito, ma stu cameriere nun vene cchi?

Prospero: Cameriereeee! Niente, po essere pure ch muorto e subito vicino a machina

do ccaf! Sentite, Isaia, a me m passato o genio do ccaf. Io direi di

alzarci e di andarcene altrove.

Isaia: Ma s.

I due si alzano in piedi. Si avviano a destra, conversando.

Prospero: Comunque, la persona pi scostumata che conosco mia suocera.

Isaia: Ma voi non conoscete la mia.Quella molto scostumata.

Prospero: E la mia molto maleducata.

Isaia: E la mia molto ineducata.

Prospero: E la mia

Escono via.

2. [Antonio Esposito, Stefano Di Napoli e Tania Somma]

Da sinistra giunge il fruttivendolo Antonio Esposito. Porta una cesta di frutta.

Antonio: (Gridando) E cceveze, e purtualle, e cachisse! (Posa la cesta a terra e grida)

Tutto cose a 3 Euro o chilo! (Poi commenta) Comm addiventata pesante a

frutta! Nun ce a faccio cchi a purtarla annanzo e areto. Per, commaggia fa?

A me nun me conviene e marap nu negozio. Costa troppo assaje. Pe pav

lIMU, quanta banane aggia vennere? E chi o ssape?!

Si deterge il sudore. Intanto a destra giunge il pescivendolo Stefano Di Napoli.

Porta una cesta (uguale in forma e colore a quella di Antonio) di pesci ed altri

prodotti del mare.

Stefano: (Gridando) O merluzzo, o merluzzo! Magnateve o purpo e a cozzeca, o pesce

spada e a vongola. Magnate, magnate! (Posa le ceste a terra e grida) Tutto cose

a diece Euro o chilo! (Poi commenta) Comme so addiventate pesante e pisce!

Nun ce a faccio cchi a purtarle annanzo e areto. Ma commaggia fa? A me nun

me conviene e marap nu negozio. Costa troppo assaje. Pe pav lIMU, quantu

baccal aggia vennere? Mah! (Nota Antonio e va da lui) Opar, buongiorno!

Antonio: Bongiorno! Tengo a frutta bona. A 3 Euro o chilo. Si taccatte 3 chile e frutta,

te regalo tre cachisse in omaggio.

Stefano: Ma s, va. Damme nu chilo e purtualle, nu chilo e nespole e nu chilo duva.

Antonio: (Mette la frutta richiesta da Antonio in una busta) Ecco qua. So diecEuro!

Stefano: Ma nun avessena essere 9 Euro?

Antonio: E ce sta pure nEuro pe cachisse.

Stefano: Ma nun rene in omaggio?

Antonio: S, songhe in omaggio, per cstene nEuro! Tutto nzieme, fanne diecEuro.

Stefano: E vabbu. (Li prende dalla tasca e glieli cede) Ti!

Antonio: (Prende i soldi e gli cede la busta) Ti!

Stefano: E m tocca a me: tengo e pisce belle. Quante ne vaje truvanno?

Antonio: Miezu chilo e frittura e pesce.

Stefano: (Mette i pesci richiesti da Stefano in una busta) Ecco qua. So diecEuro!

Antonio: Io per taggio regalato 3 cachisse.

Stefano: E io te regalo tre vongole.

Antonio: E vabbu. (Li prende dalla tasca e glieli cede) Ti!

Stefano: (Prende i soldi e gli cede la busta) Ti! (Poi osserva i soldi e nota qualcosa che

non va) Comp, sti diecEuro so false!

Antonio: E nun po essere.

Stefano: E pecch?

Antonio: E pecch chella a stessa carta e diecEuro che mhe dato tu.

Stefano: Ma allora tu mhe dato na diecEuro falsa? E comme te permiette?

Antonio: No, ma a diecEuro mia nun falsa. Comp, nun fa o furbo. Caccia a

diecEuro mia.

Stefano: Ma m tabboffo a faccia!

Antonio: E io te ntorzo o naso!

I due si afferrano.

Stefano: Tu me vulve fa fesso a me.

Antonio: No, tu me vulve fa fesso.

Mentre i due se le dicono, da destra ecco Tania Somma (legge una lista di spesa).

Vengono zittiti dallarrivo di lei (i due, afferrandosi, la osservano).

Tania: Dunque, aggia accatt a frutta e e pisce. Per tengo pochi soldi. Allora, o

compro i pesci oppure la frutta.

I due accorrono da lei per convincerla.

Antonio: Sign, accattate a frutta.

Stefano: No, so meglio e pisce.

Antonio: Ma a frutta fa bene.

Stefano: E e pisce fanne meglio ancora.

Tania: Sentite, oggi il mio compleanno.

Antonio: Sign, angurie, angurie!

Tania: Angurie?

Stefano: Vo dicere auguri.

Antonio: (Canta) Tante angurie a te, tante angurie a te, tante angurie signora, tante

angurie a teeeee!

Tania: Don Ant, inutile che cantate. Laltro giorno mi avete dato delle arance che non

erano buone per niente. Erano tutta buccia, il frutto dentro non ci stava. Insomma,

io maggio magnato sulo e scorze!

Antonio: (Imbarazzato) E quello il fatto che non si tratta di frutta nostra. E spagnola.

Tania: E con ci? No, ma voi sapete che vi dico? Non la voglio pi, la frutta.

Stefano: Brava, signora. E meglio che vi comprate un poco di pesce che fa tanto bene.

Tania: Signor Stefano, voi inutile che parlate. O pesce vuosto nun buono.

Stefano: In che senso?

Tania: Laltro giorno mi avete venduto una spigola che era piena di spine.

Stefano: Sign, e normale. O pesce lha da ten e spine.

Tania: S, ma io me stevo affuganno. Perci, meglio che mi vado a comprare della

carne. Bona jurnata!

Esce via a sinistra.

Stefano: Aspettate, sign, turnate cc.

Antonio: Vattenne, tu. A signora ha da parl cu me. (Ma per errore prende la cesta coi

pesci, da cui prende un pesce e lo esibisce con la mano alta) Guardate che

bellu purtuallo tengo nmana. Accattatavillo, accattatavillo!

E rincorre Tania a sinistra. Cos Stefano si ingelosisce.

Stefano: Ah, s?(Per errore prende la cesta di Antonio con la frutta, da cui prende una

mela e la esibisce con la mano alta) Guardate che bellu merluzzo tengo nmana.

Accattatavillo, accattatavillo!

E rincorre anche lui Tania a sinistra.

3. [Imma Tura, Prospero e Isaia]

Da destra giunge Imma Tura (donna un po indigente) con carrozzino coperto.

Imma: (Parla al suo bambino)Vercingetorige, a mamma, hai fatto la cacca? Adesso

cambiamo il pannolino. (Dalla borsa lo estrae) Eccolo qua.

Accosta il carrozzino alla parte estrema della panchina e cambia il suo bimbo

direttamente nel carrozzino.

Stamattina gi la quarta volta che ti cambio!

Posa il pannolino sporco sulla panchina e si dedica al suo bimbo. Da destra

tornano Prospero ed Isaia. Discutono su un argomento di cui gi parlavano.

Prospero: Isaia, vi ho detto che pi scostumata mia suocera.

Isaia: Ho detto la mia!

Prospero: Ho detto la mia!

Isaia: No, la mia!

Prospero: (Si ferma davanti alla panchina) E va bene, diciamo la vostra. (Si siede sulla

panchina e sul pannolino) Isaia, accomodatevi pure voi.

Isaia: Daccordo. (Cos fa)

Prospero: Mi dovete credere, Isaia, io non mi riconosco pi in questo mondo.

Isaia: Ma neppure io.

Prospero: Certe volte mi sembra di vivere in un pianeta fatto di escrementi. E mi sembra

pure che io mi ci sieda sopra. Anzi, sento pure la puzza!

Imma: Bene, Vercingetorige, ora posso gettare il pannolino vecch (Si volta e nota

Prospero) Signore, scusate, alzatevi.

Prospero: Ecco, vedete Isaia? Questa la prepotenza. Adesso questa signora vuole che io

mi alzi in piedi. Ma pecch maggia aiz?

Imma: Pecch vate assettato ncoppa o pannulino do criaturo mio!

Prospero: (Spalanca gli occhi) O pannulino? Ma mica spuorco?

Imma: E certamente!

Prospero: (Si alza in piedi e si guarda il di dietro, protestando) Ma che miseria! Inzomma,

uno privo e se mettere nu vestito appena accattato, pecch rischia e sassett

ncoppa a nu pannulino spuorco.

Isaia: (Si alza in piedi) Calmatevi, calmatevi, Prospero.Signora, permettete? Io sono

Isaia Stacc.

Imma: (Gli stringe la mano) Piacere, io sono Imma Tura.

Isaia: (Si guarda la mano) Sign, mite spurcato a mana!

Imma: (Cerca di dare la mano a Prospero) Molto piacere di conoscervi.

Prospero: (Si ritrae) Add jate cu sta mana? Piacere mio, ma a mana nun va dongo!

Comunque io sono Prospero Zaz. E il vostro pupo come si chiama?

Imma: Vercingetorige.

Isaia: Ah, in onore del re dei Galli.

Imma: No, purtroppo, in onore di mio suocero. Quello, a me e a mio marito, ci aveva

promesso mari e monti, se davamo il suo nome a nostro figlio. Macch? E

muorto e nun ce ha dato manco nu centesimo.

Prospero: Capisco. E allora, su questo argomento, ho un po di cose da dirvi. Prego,

accomodiamoci al tavolino del Bar. Isaia, seguiteci.

Prospero ed Imma vanno a sedersi al tavolino del Bar.

Isaia: Aspettate, signora, ma non buttate via il pannolino nei rifiuti?

Imma: Per piacere, buttatelo voi.

Isaia: E che gghiurnata ch schiarata! (Prende il pannolino con due dita) E comme

fete stu pannulino! Ma che sha magnato stu criaturo? Nomogeneizzato

scaduto a tre anne? (Getta il pannolino in un contenitore e poi si siede con loro)

Prospero: Cameriereee! Allora cara signora, io e il signor Isaia parlavamo giusto di suoceri

invadenti e scostumati. Ma il vostro problema anche un altro: quel bambino.

Imma: In che senso?

Prospero: Ma voi non la guardate la televisione? Nel mondo ci sta la crisi. E voi vi

permettete il lusso di fare figli?

Isaia: E non per niente, vi permettete pure il lusso di farlo mangiare.

Imma: E allora sha da sta dijuno?

Isaia: No, non dico questo. Per voi avete visto che succede a farlo mangiare? Si

riempie il pannolino!

Imma: E normale.

Isaia: No, non normale. Portatelo a vedere da un bravo pediatra. Io vi consiglio il

dottor Erode Panico.

Imma: Beh, per me fa nu poco impressione nu duttore che se chiamma Erode!

Isaia: Ma non dite sciocchezze. Portatelo da lui. Solo che se portate il bambino dal

pediatra, vi ci vogliono 100 Euro per la visita.

Prospero: E magari altri 100 Euro per le medicine.

Isaia: E magari altri 100 Euro per la babysitter.

Prospero: E magari altri 100 Euro per la corrente elettrica per cambiare il pannolino.

Isaia: E magari altri 100 Euro per i pannolini stessi.

Prospero: E magari altri 100 Euro per di benzina per andare in farmacia.

Isaia: E magari altri 100 Euro per...

Imma: (Seccata) Alt! Basta accuss, aggio capito tutto cose. (Si alza in piedi, prende

Vercingetorige dal carrozzino) Avete ragione voi, ora so cosa fare.

Va al contenitore dei rifiuti, lo apre e vi getta Vercingetorige dentro. Si scuote le

mani e va via a destra. I due si guardano perplessi.

Prospero: Ma a signora che cacchio ha fatto?

Isaia: Ha ittato o criaturo! Presto, jammele a pigli.

I due vanno di corsa a recuperare il bambino (nella fattispecie Prospero).

Prospero: Eccolo qua. Ma che miseria: o criaturo sha fatto nata vota sotto e o

pannulino nun sta chiuso manco buono.

Isaia: Non importa, noi dobbiamo restituire questo bambino alla mamma. Signoraaa,

riprendetevi vostro figlio. Questo abbandono di minore! Prospero, andiamo.

Isaia fugge avanti, a destra, lasciando Procopio da solo col bimbo in braccio.

Procopio: Eh, andiamo, per po o criaturo laggia purt io. Mamma mia, e comme fete!

E va nella direzione dov andato Isaia.

4. [Antonio, Stefano e il pediatra Erode Panico]

Da sinistra riecco Antonio e Stefano che discutono animosamente.

Antonio: He visto? Pe colpa toja, aggio perzo a na cliente.

Stefano: Ma che? Caso mai, pe colpa toja, laggio perza io. Dio sultanto o ssape che ce

vo pe ten nu cliente. (Gli nota la cestra) E the pigliato pure a cesta mia.

Antonio: No, tu the pigliata a mia. Dammella nata vota. (Scambia la propria cesta)

Mannaggia a te, a signora Tania na clienta affezionata. Ma m aggia cerc

da recuper.

Stefano: E purio.

I due si siedono al tavolino del Bar. Antonio prende una arancia dalla cesta e

del nastro per decorazioni. Incomincia ad avvolgere il frutto con il nastro, in

modo che alla fine far un nodo stile bomboniera. Stefano fa altrettanto con un

pesce che prende dalla propria cesta.

Antonio: Tu che staje facenno?

Stefano: Una sogliola formato regalo! E tu?

Antonio: Nu purtuallo formato regalo. Pare na palla e Natale!

I due proseguono il loro lavoro. Da sinistra intanto giunge il pediatra Erode

Panico: ha una valigetta in mano, vestito con colori scoordinati. Quando

parla, sputacchia e colpisce la gente. Ed effeminato. Va a sedersi sulla

panchina e commenta.

Erode: Nun ce sta niente a fa. Po dice ca uno sputa nfaccia e ggente. Ma come si

permettono? Io sono un grande pediatra. E invece dicono che non si fidano di

me, perch quando parlo, sputo! E infine, dicono che tengo atteggiamenti

femminili. (Come una vaiassa) Ma quando mai? (Nota i due) E chi so chilli

duje? Che stanne a ffa?

Si alza e li raggiunge.

Scusate, ma che state facendo?

Antonio: (Senza staccare gli occhi dal lavoro) E troppo lungo da spiegare.

Erode: (Va dietro Stefano e gli parla dietro il collo) Deve essere una cosa interessante!

Stefano: (Si tocca dietro il collo) Ant, ma sta accummincianno a chiovere?

Antonio: (Osserva il cielo) No!

Stefano: Strano, maggio ntiso e nfonnere o cuollo.

Erode: (Gli parla dietro il collo) Veramente?

Stefano: S! Momm nata vota. Maggio ntiso nu scroscio e pioggia areto o cuollo.

Erode: (Andando dietro Antonio) E nun ce facite caso. (Gli parla dietro il collo) Stu

tiempo pazzo!

Antonio: Stefano, he raggione tu. Purio maggio ntiso e nfonnere o cuollo.

Stefano: Allora maggia mvere, o si no acchiappo a pioggia e fernesco e fa.

Antonio: Scusate,ma vuje chi site?

Erode: Uh, scusate, non mi sono nemmeno presentato. Venite

con me.

I tre vanno al centro. Erode si situa tra i due. Parla guardando una volta luno,

una volta laltro (e li colpisce sputacchiando uno per volta).

Permettete?

Antonio: (Pulendosi un occhio) Avita pass?

Erode: No.

Antonio: E vuje ate ditto: permettete?!

Erode: No, io dico: permettete che mi presenti? Io sono il pediatra Erode Panico.

Stefano: (Pulendosi un occhio) Mamma mia!

Antonio: (Pulendosi un occhio) M aggio capito pecch sta chiuvenno!

Erode: Per caso, voi due tenete figli?

Stefano: Io e lui insieme? No!

Antonio: Cretino, sta dicenno singolarmente. No, io nun tengo manco nu figlio.

Stefano: Io ne tengo duje.

Erode: (Prende un bigliettino da visita e glielo cede) E allora tenete.

Stefano: (Riceve il bigliettino) E che me naggia fa?

Erode: Ve lata astip. E quando avete bisogno di me, mi telefonate. Avete capito?

Stefano: (Pulendosi il viso) Io aggio bisogno sulo e nu farzuletto. Vuje me state facenno

o bagno, o sciampo e a doccia!

Erode: Prego?

Stefano: No, no, niente.

Antonio:Scusate, ma giacch ce truvamme, pecch nun vaccattate nu poco e frutta?

Erode: No, grazie, io tengo il mio fruttivendolo di fiducia.

Stefano: E allora accattateve nu bellu merluzzo.

Erode: No, grazie, io tengo il mio pescivendolo di fiducia. Allora, a buon rendere,

signori. (Parla in faccia ad Antonio, colpendolo) Buona giornata! (Fa lo stesso

con Stefano) Buona giornata!

Lancia baci ai due e poi esce a sinistra, sculettando. I due lo guardano schifati.

Stefano: Ma a do asciuto, chillo?

Antonio: Tha lassato pure o biglietto a visita.

Stefano: (Lo legge) Ma chisto nun o suojo. Cc ce sta scritto Pompe funebri! E che

fregatura! Vulesse essere purio fruttajuolo comma te.

Antonio: E invece, cchi facile a essere pisciavinnele comma te. Ohi Ste, saje che te

dico? Facmme na prova: tu te miette a vennere a frutta o posto mio e io me

metto a venenre e pisce o posto tuojo.

Stefano: Ce stongo!

Antonio: (Va a prendersi la cesta di Stefano e poi grida) E purpetielle a 3 Euro o chilo!

(Si avvia a sinistra) E banane, e banane!

Stefano: O sc, e banane nun so pisce!

Antonio: Ah, gi. E allora: o merluzzo, o baccal!

E va via a sinistra. Stefano va a prendere la cesta di Antonio.

Stefano: E vendiamo la frutta. Aspi, comme dice Antonio?(Gridando) E ppatane, e

ccepolle! (Perplesso) No, meglio i pesci. (Chiama) Ant, damme a cesta mia!

Ed esce via.

5. [Prospero, Fede Di Nascita e poi Isaia]

Da destra, giunge una donna con un cestino di vimini. Si ferma di fronte al Bar,

prepara tutto: dal cestino prende una macchina fotografica e fotografa lesterno

del Bar. Da destra torna Prospero ancora col bimbo in braccio.

Prospero: Mannaggia o baccal! Isaia mha lassato o criaturo mbraccio e sparito

nzieme a mamma e stu piccerillo. E m a chi o lasso, a chisto?

Fede: (Commenta ad alta voce) Ua, sto facendo un capolavoro!

Prospero:(La nota) E chi chella? Na fotografa? Molto bene, ottima idea!

Le si avvicina, facendo finta di niente. Mentre lei fotografa, lui con una mossa

repentina, deposita il bimbo nella cesta di Fede. Poi le parla.

Ehm buongiorno!

Fede: Sssst, silenzio! Sto creando.

Prospero: Che cosa state fotografando di bello?

Fede: (Dipingendo)Il barista. Si addormentato abbracciato alla macchina del caff!

Prospero: Ah, picci laggio chiammato ciento vote e nun venuto! E scusate, ma vi

sembra un soggetto cos interessante?

Fede: (Smette di fotografare e lo guarda male) Scusate, ma voi chi siete?

Prospero: Uh,non mi sono ancora presentato?Piacere, Prospero Zaz.

Fede: Zaz? Come quello della festa di San Gennaro?

Prospero: E s.

Fede: Piacere, io sono Fede Di Nascita, fotografa in cerca di lavoro. E adesso

lasciatemi lavorare.

Prospero: Prego, prego. Io vi osservo.

Fede riprende a fotografare, Prospero la osserva e ogni tanto getta un occhio

alla cesta della pittrice. Intanto da destra torna Isaia, tutto agitato.

Isaia: (Non cantando) Dove sta Zaz, oh Madonna mia! Come fa Zaz, senza Isaia!

(Indicando s stesso) Pare, pare, Zaz, che tho perduto, ahim! Chi ha truvato a

Zaz ca mopurtasse a me! (Poi cantando, secondo lo stile della canzone

Dove sta Zaz?) Isaia sta cc, Isaia sta cc, Isaia sta cc!

Prospero: (Lo nota e gli si avvicina, cantando) Zaz Zaz Zaz Zaz!

I due: (Allunisono, cantando) Io senza e te nun pozzo staaaaaa!

Isaia: (Smette di cantare e si arrabbia) Ma che stamme facenno o Festival e Napule?

Fede: (Seccata, smette il suo lavoro e va dai due) Eeeeh, inzomma, cheducazione

chesta? Io me stongo concentranno e vuje state facenno tutta sta mmuina.

Isaia: Senti, tu.

Fede: Chi, io?

Isaia: S, tu, tu: terza persona singolare!

Fede: Ma tu seconda persona.

Isaia: E no. Tu seconda persona quando ci sono due persone. Ma nuje, inta

stu mumento, ne simme tre! E tu si a terza, pecche si venuta momm!

Fede: Inzomma, che mavita dicere?

Isaia: Io sto parlando col mio amico Prospero Zaz e tu non devi interrompere.

Fede: Ma che mi date, del tu? Chi vi conosce? Io vi ho solo chiesto di fare un po di

silenzio, perch mi sto concentrando.

Prospero: Sta facenno e fotografie o barista che s addurmuto abbracciato a machina

do ccaf.

Isaia: Ah, picci chillu mappino nun veneva. E perch gli stai facendo le foto? Ah, ora

ho capito: te lo vuoi sposare. Benedetta guagliona! Ma chi to ffa fa e te

spus?! Il matrimonio fa male.

Prospero: Vabbu, Isaia, ma m nun me pare o caso.

Isaia: E no, vuje mita fa parl, pecch a guagliona giovane e nun sape che

ggente cchi scustumate so chelli ll che shanna spus.

Fede: In che senso?

Isaia: E m ti faccio un esempio: ti mai arrivata la partecipazione di un matrimonio a

casa? Di un amica, di una parente, di una conoscente! Ma dico io, tu ti devi

sposare? E che mi inviti a fare al tuo matrimonio? Costa troppo assaje.

Prospero: Spiegatevi meglio.

Isaia: Prospero, quando si deve andare a un matrimonio, che cosa bisogna fare? Il

regalo. E non che potete fare una cosa a piacere, dovete fare per forza un

regalo presente nella lista di nozze. E mica sono regalini cos? Tutta roba

costosa. Cio, praticamente, tu devi pagare per andare ad un matrimonio, come

si fa al ristorante, solo che invece di pagare il conto, si fa il regalo.

Prospero: Avete ragione.

Fede: Ma come la fate tragica! E poi mica detto che me lo devo sposare per forza? Io

posso pure rimanere fidanzata per tutta la vita.

Isaia: E lo stesso. Ma tu lo sai qual la gente pi scostumata? I familiari dei fidanzati.

Prospero: Ma mica chesta sha da fidanz cu tutta a famiglia? Sha da fidanz sulo cu o

fidanzato! Ossia, il barista.

Fede: Ma quando mai? Chi vi ha detto che mi voglio sposare il barista? Io ce stevo

facenno sulo doje fotografie!

Isaia: Ma si comincia sempre con una fotografia! Poi viene il resto. Per, prima di

fidanzarsi con un uomo o con una donna, bisogna fidanzarsi coi genitori, i

cugini, i fratelli, i nipoti, perfino il cane. Ognuno tene a cunferenza e parl

nmiezo. Perci, viva gli zitelli!

Fede: Sentite, ma voi lo sapete che siete proprio antipatico? Per voi sono tutti quanti

scostumati. E allora sapete che cosa c di nuovo? Io mi fidanzo e mi sposo alla

faccia vostra. (E va a raccogliere le sue cose)

Isaia: Ma tu sei talmente acida, che farai dei figli acidi!

Fede: Quali figli? Io odio i bambini. (Prende la cesta, va loro) Specialmente i neonati.

Prospero: (Preoccupato) Oddio mio! Chianu chiano cu chella cesta, o si no se sceta.

Fede: Chi?

Prospero: Ehm no, nessuno. Io volevo dire: ma perch odiate i bimbi? Quello sono belli.

Fede: Per carit! Non ne voglio tra i piedi, soprattutto quelli che non sono miei. Addio!

Volta la faccia ai due ed esce via a sinistra. Prospero preoccupato.

Prospero: Speramme che nun o fa cad pe terra.

Isaia: Ma che state dicenno?

Prospero: Niente, parlo da solo. Quella odia i bambini.

Isaia: A proposito di bambini, ma che ne avete fatto del figlio della ragazza di prima?

Prospero: Ehm beh veramente sta nella cesta di questa tizia che ora se n andata.

Isaia: Che?Prospero, ma vuje site pazzo? Jamme a acchiapp a chella. Presto!

Prospero: Subito, subito!

La rincorrono a sinistra.

6. [Imma, Tania ed Erminio]

Dal bar a destra esce il barista Erminio, sbadigliando: ha uno straccio in mano.

Erminio: (Si sgranchisce)E che suonno. Nun ce vene maje nisciuno into bar mio.

(Pulisce il tavolino con uno straccio)Guarde stu tavulino: sempe vacante.

Secondo me, aggia mettere cocche attrazione: per esempio, doje ballerine. E s!

Pulisce il tavolino, mentre da destra torna Imma: pentita di qualcosa.

Imma: Mamma mia, chaggio cumbinato? Aggio abbandonato o figlio mio. Che madre

scellerata che sono. Da quando non faccio pi la ballerina in quel locale notturno,

ho perso la testa. Povero figlio mio! (Va al contenitore dei rifiuti e vi guarda

dentro) Vercingetorige! Amore della mamma, ci sei?

Erminio: (La nota scavare tra i rifiuti e va da lei) Sign, scusate, avete perduto il gatto?

Imma: Uh, ma come vi permettete di chiamarlo gatto? Quello il mio bambino.

Erminio: Signora, io capisco laffetto per gli animali, ma chiamarlo bambino mi sembra un

poco troppo!

Imma: No, no, chiamiamolo bambino. Perch lo volete chiamare animale?

Erminio: E va bene, diciamo cos. Scusate, ma vuje site sicura che sta inta stu bidone?

Imma: E certamente, lho buttato io l dentro.

Erminio: Late ittato vuje? E pecch?

Imma: E perch un tizio mi ha fatta innervosire. Io gi stavo nervosa perch mi hanno

licenziata. Una grande ballerina come me!

Erminio: Ballerina? (Ci fa un pensierino) Permettete? Erminio Coleottero. E voi?

Imma: Io sono una pessima donna. Imma Tura.

Erminio: E Vabb, poi un giorno maturerete.

Imma: Ma io sono Imma Tura per sempre!

Erminio: Facciamo cos, vi aiuto io a trovare il vostro il vostro Come si chiama?

Imma: Vercingetorige.

Erminio: E proprio il nome adatto a un animale! (Fa il verso, come per cercare un gatto)

Qua, Vercingetorige, qua!

Imma: (Lo cerca anche lei, ma come cercando un bambino) Vercingetorige, dove sei?

I due continuano a cercare. Da sinistra torna Tania.

Tania: Niente di meno, oggie o compleanno mio e nisciuno se narricorda! Ma

cheducazione chesta?! (Poi nota Erminio ed Imma cercare accanto ai rifiuti.

Va da loro e li interrompe) Scusate se vi interrompo, devo chiedervi una cosa.

Imma: Dite.

Tania: Ma voi vi siete scordati che cos oggi?

Erminio: Uh, oggie a festa e San Gennaro!

Tania: Ma che festa e San Gennaro? E una cosa ancora pi importante.

Imma: La festa della Repubblica?

Tania: Ancora di pi.

Erminio: La festa del mondo?

Tania: Di pi, di pi!

Erminio: Nh, ma che fest?

Tania: Il mio compleanno!

I due: Ma fance o piacere!

Tania: E cheducazione chesta?

Erminio: Sign, ma chi ve cunosce? Factece scav inta munnezza in santa pace!

Tania: Sentite, ma state trovando qualcosa in questi rifiuti?

Imma: S, Vercingetorige.

Tania: Uh, e che cos?

Erminio: O gatto suojo!

Imma: Ancora con questo gatto? E un bambino. Vabbu?

Erm&Tan: (Sconvolti) Un bambino?

Imma: S.

Erminio: E vuje jate a itt nu criaturo inta munnezza?!

Imma: E io perci sono sconvolta. Ma che volete da me? Io non faccio pi la ballerina.

Tania: E con ci? Purio faceve a ballerina, per nun aggio ittato maje a nisciunu

criaturo inta munnezza!

Erminio: (Ci fa un pensierino) Doje ballerine? Scusate, non che voi due volete ballare

fuori al mio bar?

Imma: Ma che me ne mporta do bar vuosto?Io devo ritrovare a Vercingetorige.

Erminio: Sign, cc se va ngalera. Jamme a chiamm a polizia.

Imma: Uh, e allora me vulite mann overamente ngalera?

Erminio: Quase quase, o ffacesse. Per a polizia serve pe truv o criaturo.

Imma: Va bene. (A Tania) Venite pure voi?

Tania: Beh, veramente, oggi il mio compleanno!

Erm&Im: Uff!

Mandano a gesti a quel paese Tania e poi entrano nel bar a destra.

Tania: Ma comm? Oggie a festa mia e nisciuno me fa gli auguri! Cose e pazze!

Entra pure lei nel bar, a destra.

7. [Fede e poi Antonio e Stefano]

Da sinistra torna Fede (con la sua cesta in mano). E sconvolta.

Fede: Oddio mio, e che ce fa stu criaturo inta cesta mia? Comme c trasuto, cc

ddinto? Oppure, chi ce lha miso? Me ne devo sbarazzare subito.

Va a sedersi sulla panchina e guarda il bambino nella cesta. Da sinistra intanto

torna Stefano, soddisfatto, con la propria cesta in mano.

Stefano: Ua, troppo bello: aggio acchiappato a doje perzone inta na Ferrari. Shanne

accattate 50 Euro e pisce! Ma che se nhanna fa? Vabbu, che me ne mporta,

a me? So fatte de lloro! (Posa la cesta a terra e prende i 50 Euro dalla tasca)

Guarde cc comme so belle, sti cinquan (Li osserva bene) Ma ma

chiste nun so cinquantEuro. Chiste so 50mila lire! Mhanne fatto fessoooo!

Da sinistra torna Antonio (senza la cesta in mano). Tiene una mano sulla fronte.

Antonio: Shanne arrubbato a cesta cu a frutta mia!

Stefano: Uh, e comm stato?

Antonio: Doje perzone inta na Ferrari me lhanne scippata a mana! Mamma bella,

mhanne struppiato o fronte!

Stefano: Viene cc, assiettete vicino o tavulino do bar.

Stefano aiuta Antonio ad accomodarsi al tavolino, lasciando la cesta a terra.

Antonio: (Sofferente) Ah, mamma e llArco!

Stefano: Aspiette cc, te vaco a pigli nu bocchiere dacqua.

Antonio: Nu?

Stefano: Nu bocchiere!

Antonio: Che d stu bocchiere? Se chiamma bicchiere.

Stefano: Ma si mette in bocca? E allora si chiama bocchiere. M to vaco a pigli.

Esce via a destra (nel bar). Intanto Antonio sofferente.

Antonio: Ah, che dulore! Mhanne sfasciato o fronte!

Nel frattempo, Fede ci fa un pensierino: prende il bimbo (che avvolto

nellasciugamano) dalla propria cesta e lo porta nella cesta di Stefano. Poi,

facendo finta di niente, va da Antonio (che ancora si lamenta per il dolore).

Fede: Scusate.

Antonio: (Con gli occhi chiusi, senza guardare Fede) Chi ?

Fede: Sono io.

Antonio: Pure io sono io. Ma voi chi io siete?

Fede: Fede Di nascita.

Antonio: (Si volta) Piacere. Scusate, se vi volete comprare un poco di pesce, passate in un

altro momento.

Fede: No, no, niente pesce. Io volevo sapere solo se quella cesta l a terra vostra.

Antonio: No, no, di un mio amico pescivendolo.

Fede: Perfetto, grazie. Arrivederci.

Antonio: Arrivederci.

Fede va a prendere celermente le proprie cose e poi va via a sinistra. Antonio

rimane per un momento, perplesso, poi si interroga.

Ma chi chella? Che ce ne mporta a essa e chi chella cesta?

Si alza e si avvicina alla cesta. Appena si abbassa per toccarla, dalla cesta si

sente il bimbo piangere.

Vercinge.: Gueeeee. Gueeeee!

Antonio si spaventa e finisce a terra.

Antonio: Mamma mia! Ma che d? E scattato lallarme? (Sposta timoroso la coperta

sulla cesta e il bimbo smette pian piano di piangere) Nu criaturo inta cesta e

Stefano? Ma nun po essere o figlio e Stefano. Questo il figlio dei pesci!

Torna Stefano con un bicchiere dacqua in mano.

Stefano: Ant, Ant!

Antonio: Stefano, stongo cc.

Stefano: (Gli si avvicina) E che staje facenno?

Antonio: Stefano io nun voglio sap niente. Cc se va ngalera.

Stefano: Pecch?

Antonio: Inta cesta toja ce sta na situazione scottante!

Stefano: Ma qua scottante? Io tengo sulo duje merluzze e nu poco e baccal!

Antonio: E chillu criaturo a chi figlio? O merluzzo oppure o baccal?

Stefano: O criaturo? (Sposta la coperta, il bimbo piange di nuovo e Stefano si spaventa)

Mamma bella! Ma che d? E pisce chignene?

Antonio: No, o criaturo!

Stefano: (D unocchiata) Uh, comm bellillo! (Poi realizza) Ant, puo manten nu

niscondo o bicchiere?

Antonio: (Lo prende) Pecch?

Stefano: Me sento e sven! (E sviene)

Antonio: Uh, mamma mia! St, sctete, sctete! (Gli getta lacqua del bicchiere in faccia)

Stefano: (Si sveglia e si rialza, contrariato) Puozze pass nu guajo niro!

Antonio: Assittete, m te vaco a pigli nu bicchiere dacqua.

Stefano: No, add vaje?

Ma lo chiama inutilmente, in quanto Antonio gi scappato nel bar.

M gghiuto a pigli llacqua? Ma cc gi malacqua! (Lo chiama) Ant, nun

me lass a me sulo. Io me metto appaura do criaturo!

Copre la cesta e la lascia in terra, poi corre pure lui nel bar. Il bimbo non

piange pi.

8. [Mena Gramo ed Erode. Poi Antonio e Stefano]

Da sinistra giunge Mena Gramo, impresaria funebre (tutta vestita di nero), con

una cesta (quella rubata ad Antonio).

Mena: Strano, fuori alla mia impresa funebre, ho trovato questa cesta. Che cosa conterr?

(La poggia sulla panchina, si siede ed osserva) Ah, c della frutta. Che bella,

devessere un regalo di qualche mio cliente morto! (Poi osserva bene) Che? Ma cc

ddinto ce sta nu criaturo. E un bimbo di colore. Oddio mio! E ora cosa faccio?

Da destra passa di l Erode. Si ferma, notando Mena parlare con chi nella cesta.

Ma lo sai che sei proprio bello?! Quasi, quasi, ti mangerei a morsi! E quindi (Si

volta e nota Erode) Ehm no, niente, sto parlando con un cocomero!

Erode: (Parla, sputacchia) Vi capisco, signora, voi avreste bisogno di un bravo specialista!

Mena: (Spesso sasciuga il viso dagli sputacchi) No, ma io non sono pazza. Ho solo detto

che me lo mangerei. Per mi dispiace di mangiarlo. E lo dico per istinto materno.

Erode: Sign, ma qualistinto materno? Chillo nu mellone!

Mena: Scusate, ma voi chi siete?

Erode: Permettete? Erode Panico, medico pediatra.

Mena: Io sono Mena Gramo, impresaria funebre!

Erode: (Fa una pessima faccia) Mamma e llArco!

Mena: Che successo?

Erode: No, niente, niente. (Fa le corna con la mano in modo che lei non possa vederle)

Mena: Ma accomodatevi.

Erode: E va bene, ma ho poco tempo. (Le siede accanto) Ora capisco perch siete legata a

questa cesta. Voi rivedete in quel cocomero nella cesta quel bambino che non avete

potuto avere con vostro marito. E ci parlate come se il melone fosse vivo!

Mena: Ma quello vivo!

Erode: Eh?

Ad un tratto, si sente il bimbo piangere per qualche secondo.

Bimbo: Gueeeeee gueeeeee!

Erode: Ma chi che chiagne?

Mena: La cesta!

Erode: A cesta chiagne?

Mena: No, il cocomero!

Erode: O mellone chiagne? Sign, ma che ddicite?

Mena: E va bene, a voi non vi posso mentire, perch fate il podologo!

Erode: Pediatra! O podologo acconcia e piede!

Mena: (Sposta un po la coperta e mostra il bimbo della cesta) Ecco il bambino. Lho

trovato davanti alla mia impresa funebre.

Erode: Forse lo avranno abbandonato degli immigrati africani. Lo vedete, di pelle scura.

Mena: S, ma io adesso come faccio?

Erode: E o vvulite sap a me? Andate alla polizia. Intanto, il bambino sta bene.

Mena: E vuje commo ssapite? Non lo avete nemmeno visitato.

Erode: (Si vanta) Eh, beh! Il dottor Erode Panico tiene locchio allenato. E m me ne vaco,

pecch nun voglio pass nu guajo. Cio, no Insomma, bona jurnata.

E va via a destra. Mena reclama.

Mena: No, aspettate, add jate? E m rimango io sola cu chisto? Mannaggia! (Si alza

in piedi e guarda verso la cesta di Stefano) M saje che faccio? Scagno sta

cesta cu chella! Accuss, chiunque vene, se piglia o criaturo e so vvede isso!

Cos fa: prende la cesta di Stefano, vi lascia la propria e va via a sinistra. Da

destra tornano Antonio e Stefano.

Stefano: M me sento meglio. E tu?

Antonio: S, s, ma m che facmme cu chillu criaturo? Lo lasciamo vicino a un convento?

Stefano: Buona idea. Le suore lo troveranno e se lo vedranno loro.

Antonio: E nuje ce facmme e fatte nuoste! Jamme a pigli o criaturo!

Vanno alla cesta, Stefano sposta un po la coperta che c sopra e

Stefano: Caro bimbo, noi (Si spaventa) Mamma bella!

Antonio: Ch stato? Ma che d? Nun riesce a parl? Stefano, ch succieso?

Stefano: (Sconvolto)Ant, o criaturo ha cagnato culore! E ad diventato niro!

Antonio: (Controlla) Oddioooo! (Cerca di mantenere la calma) E se vede se vede se

vede che s abbronzato!

Stefano: Inta cesta? Cu a cuperta ncuollo?

Antonio: E quella per effetto della fotosintesi!

Stefano: Ma quala fotosintesi? Mica na piante e Ficus?! A proposito, ma dinta cesta

nun ce stanne cchi e pisce. Ce sta a frutta. E comm stu fatto?

Antonio: Stefano, saje che te dico? Lassmme sta cesta ncoppa o tavulino do bar.

Accuss o barista a trova e so vvede isso!

Stefano: He raggione! Ma a me me trmmene e ccosce.

Antonio: E pura me. Facmme na cosa: menamme o tuocco. Pe me, pe me, pe me! E

asciuto zero! Va, a puorte tu.

Stefano: E va buono.

Stefano prende la cesta, la posa sul tavolo con delicatezza.

Fuje!

I due scappano via a sinistra, a gambe levate.

9. [Erminio, Tania e Imma. Infine Fede]

Dal bar (destra) escono Tania, Erminio ed Imma.

Tania: O barista, e che ha ditto o poliziotto pe telefono?

Erminio: (Dubbioso) Ha ditto che sta magnanno e nun po ggh a cerc o criaturo.

Imma: (Ironia) E che bellezza! Ecco pecch e marjuole fanne chello che vonno!

Tania: Ma a colpa a toja. Tu pecch he abbandonato o figlio tuojo.

Imma: Lassamme sta.

Erminio: E vabbu, po taiutamme a truv o figlio tuojo. M per parlamme da cosa

cchi importante. Allora siamo daccordo: voi due farete le ballerine per il mio

bar, cos mi portate un poco di gente.

Imma: S, ma questione di soldi. Io, per esempio, quando lavoravo nel precedente

locale, guadagnavo 150 Euro al giorno.

Tania: E io invece ne ho guadagnati fino a 100 a settimana.

Erminio: Veramente, io avevo pensato di darvi 50 Euro.

Imma: Al giorno?

Erminio: No, al mese!

Le due: (Protestanti) Ma vattenne!

Erminio: E vabbu, facite comme vulite vuje!

Erminio torna allinterno del bar. Le due, rimaste sole, si organizzano.

Tania: Hai visto com dura la vita?

Imma: Nun me ne parl. Io nun me voglio mur e famme. E allora sai che si fa?

Lunica cosa che nei momenti di disperazione ti pu far guadagnare i soldi.

Tania: Ma una cosa pericolosa?

Imma: No, ma che?

Tania: Ed illegale?

Imma: Per carit.

Tania: E di che si tratta?

Imma: Amma rapin e ggente!

Tania: Ma tu he ditto che nun se tratta e na cosa pericolosa e illegale!

Imma: Ma pecch, a te te risulta chin Italia va ngalera chi fa e rrapine?

Tania: Siente, io nun voglio sap niente. Gi stongo nguajata. Perci, addio per sempre!

Esce via velocemente a sinistra.

Imma: E m comme se fa? Io non voglio morire di fame. Ma non posso rapinare da sola.

Da destra giunge Fede.

Fede: E allora la rapina la farai insieme a me.

Imma: E tu chi si?

Fede: Mi chiamo Fede. E tu?

Imma: Sono Imma.

Fede: Bene Imma, anchio sono alla ricerca di qualcosa che cambier la mia vita. Per

nun sto nguajata. Voglio solo arricchirmi. Perci, andiamoci a preparare.

Imma: Aspiette nu mumento, ma ci mancano le calze e le pistole.

Fede: Se sei una donna, le calze non ti mancheranno di certo. Per le pistole ci penso io.

Imma: (Felice)Bene!E alloraviene cu me. M vedmme si se cagna sta vita!

Le due escono a sinistra. Dal bar esce Erminio con uno straccio in mano.

Erminio: E m pulezzamme o tavulino. (Canticchiando) Na tazzulella e caf腔!

(Sul tavolino nota la cesta) E che d sta cesta ncoppa o tavulino?

Vi si avvicina. Alza un po la coperta e il bimbo subito comincia a piangere.

Bimbo: Gueeeee gueeeee!

Erminio: (Spaventato) Maronnaaaa!

Erminio si spaventa, abbassa la coperta sulla cesta e poi fugge nel bar. Il bimbo

smette di piangere. Poco dopo Erminio ne riesce e torna verso la cesta. Allunga

un dito verso la coperta stessa e il bimbo piange di nuovo.

Bimbo: Gueeeee gueeeee!

Erminio: (Desiste) Ma che tene stu criaturo? (Ci parla) Bimbo, io non voglio farti niente.

Se ti fai guardare un momento, ti faccio succhiare una bottiglia di Jack Daniels!

Alza la coperta ed osserva il bimbo.

Ua, chisto ha da essere o figlio e chella tizia che lha abbandunato. Allora

laggia cerc e aggia dicere che sta cc! Bimbo, vuoi ritrovare la tua mamma?

Bimbo: Gueeeee gueeeee!

Erminio: Aggio capito, vaje truvanno primma o Jack Daniels! Ogni promessa debito.

Prende la cesta e la porta via con s nel bar.

FINE ATTO PRIMO

Il giorno dopo

ATTO SECONDO

1. [Prospero, Isasia ed Erminio. Poi Erode]

Seduti al tavolino ci sono Prospero ed Isaia. Il secondo legge un quotidiano.

Prospero: Non c niente di meglio che un bel caff, seduti al tavolino di un bar.

Isaia: S, ma quanno arriva stu ccaf?

Prospero: (Chiama) Erminioooo, stamme aspettanno gi a mezora. Ma ce vo assaje?

Da destra esce Erminio (mezzo ubriaco) con un vassoio piccolo con due tazzine

di caff e un cornetto, ed uno straccio nellaltra mano. Pare molto preoccupato.

Erminio: Scusate se vi ho fatto aspettare, ma oggi nun ce stongo cu a capa.

Ma sul tavolino, invece di lasciare il vassoio, lascia lo straccio (sotto lo sguardo

perplesso dei due), poi si distanzia un po e guarda a destra e a sinistra.

Ma quanno vene, a mamma do criaturo? Quanno se move?

Isaia: Nun aggio capito, ma chamma fa cu stu straccio?

Prospero: E che ne saccio? (Lo chiama) Erminio!

Erminio: (Senza guardarlo)Dite, dite. V piaciuto o ccaf? E o cornetto?

Prospero: (Prende lo straccio con due dita) E chisto fosse o cornetto?

Erminio: (Senza guardarlo) Mangiate, mangiate!

Prospero: E che me magno? O straccio?

Erminio: (Osserva) Uh, scusate! (Va da loro e sostituisce lo straccio col vassoio) Il fatto

che io sto aspettando una donna.

Prospero: E io lo dico sempre: le donne fanno male.

Erminio: No, ma chesta nun na femmena normale. E na mamma che tene nu figlio.

Cio, m o figlio nun ce sta, per si o trova, o tene nata vota! E questo .

Vabbu, con permesso!

Torna di nuovo allinterno del bar. Prospero lo osserva perplesso.

Prospero: Mah! E assaggiamme stu ccaf. (Prende la tazzina ed osserva allinterno)

Comm strano. (Lo beve e fa un pessimo viso) Sape e ciliegia!

Torna frettolosamente Erminio.

Erminio: (Emette un urlo) Non bevete!

Prospero: Ch stato?

Erminio: Me songo sbagliato: invece e ve purt o ccaf, vaggio purtato o succo e

frutta a ciliegia!

Prospero: He pass nu guajo!

Erminio: Nun me dicite niente, io me so distratto.

Prospero: No, tu staje mbriaco. E se vede da faccia che tiene!

Erminio: No, nun colpa do vino. Ve laggio ditto, stongo aspettanno a na femmena.

Prospero: E che ce azzecca o ccaf?

Erminio: Vabbu, m vo porto nata vota. Intanto, magnteve o cornetto. Nun

succieso niente. Io torno subito.

Torna via a destra portando con s il vassoio coi caff.

Prospero: Ma chindecenza! E meglio che me magno o cornetto, va!

Sta per addentarlo, ma si blocca perch Erminio torna e lo richiama.

Erminio: Fermo! Scusate, per sbaglio, invece di portarvi il cornetto fresco, vi ho portato il

soprammobile a forma di cornetto! (Glielo tira di mano) Grazie!

Torna via a destra.

Prospero: Ma cheste so ccose e pazze! (Osserva Isaia leggere) Beato voi che leggete!

Isaia: (Leggendo il giornale) Uh, guardate che notizia drammatica. (Poi realizza) Che?

Si alza in piedi e va verso il centro.

Che disgrazia, che disgrazia!

Prospero: (Si alza e lo raggiunge) Ch stato?

Isaia: O dottor Panico.

Prospero: Che l succieso?

Isaia: Un incidente in mare. Sentite qua, sentite: (Legge) Cronaca nera: traghetto per

Capri urta contro gli scogli. Panco a bordo.! Ate capito? Eaffunnato o

dottor Panico cu tutto o traghetto!

Prospero: (Spaventato) Uh, mamma mia! Comme me dispiace.

Isaia: Ma ch gghiuto a ffa a Capri?

Prospero: E che ne saccio?

Mentre i due fanno i loro ragionamenti, da destra si avvicina proprio Erode

Panico (sempre effeminato). Li osserva dispiacersi della cattiva notizia.

Sapete che c di nuovo? M vaco adda signora Mena Gramo, limpresaria

funebre. Amma pripar nu funerale comme si deve al nostro amico.

Isaia: Bravo, dite bene, dite bene! Andate, andate.

Prospero va via a sinistra. Erode saffianca a Isaia e lo osserva parlare da solo.

Guardate che disgrazie che succedono al giorno doggi. (Poi si volta e parla

inconsapevolmente con Erode) Io lho incontrato giusto ieri: un uomo di ferro!

Erode: (Parla e sputacchia)Scusate, ma morto qualcuno?

Isaia: (Sasciuga il viso)S, siete morto voi! (Realizza, si spaventa) Mar, o fantasma!

Erode: Addo sta?

Isaia: Sta vicino a me!

Erode: Io? Ma che state dicendo? Io sono vivo e vegeto.

Isaia: Siete risuscitato?

Erode: Ma io non sono mai morto.

Isaia: Allora vi siete salvato.

Erode: Da che cosa, scusate?

Isaia: Dal mare! Chillo o mare nun perdona! Se po mur annegato!

Erode: O mare? Annegato? Ma spiegatevi meglio.

Isaia: Voi stavate andando a Capri e stava per affondare il traghetto. E siete morto!

Erode: Io stevo jenno a Capri e so muorto?

Isaia: Ah, s? Non ci credete? (Prende il giornale) E allora leggete qua! (Legge)

Cronaca nera: affondato traghetto per Capri. Panco a bordo!

Erode: Ma che Panco? Pnico! Laccento va sulla a, non sulla i.

Isaia: Ah, ma allora nun site muorto? Puzzate mur e subito! Aggio fatto e vierme!

(Poi realizza) Un momento, ma allora devo fermare a Prospero.

Erode: Perch? Dov andato?

Isaia: Quello vi sta organizzando il funerale!

Erode: Acchiappate a chillo!

Isaia: Subitoooo!

Gli lascia il giornale e corre via a sinistra.

Erode: (Effeminato) Ma cheste so ccose e pazze! (Poi si guarda intorno, smette di fare

leffeminato e non sputacchia pi, prende il cellulare dalla giacca e telefona) Di

Martino, sono lispettore Erode Panico. In questo momento mi trovo sotto

copertura. Nun aggio ditto sotto e ccuperte, aggio ditto sotto copertura!

Cio, mi trovo sotto false spoglie. Nun aggio ditto che me stongo spuglianno!

Insomma, faccio finta di essere un pediatra. Per fra poco si cambia

travestimento. Nossignore, non che voglio fare il travestito in mezzo alla strada.

Sto seguendo il caso di quel bambino rapito. Vi raccomando, tenetevi pronti.

Capito? Nooo, non sono morto a Capri! Sul giornale c scritto Pnico, non

Panco! (Riaggancia) Ma chiste me stssene sfuttenno, a me?!

Esce via a destra, dubbioso.

2. [Tania ed Erminio. Poi Mena]

Da sinistra giunge Tania. Pare contrariata.

Tania: Incredibile, tutta la giornata di ieri, 24 ore su 24, non c stata una sola persona

che si ricordata del mio compleanno! Nemmeno un regalo, nemmeno una

candelina spenta. (Si siede sulla panchina) Com trista la solitudine!

Poi nota (ma non notata) Erminio uscire dal bar: ha un vassoio con due caff.

Erminio: Ecco i caff! (Non nota pi i due) E addo stanne, chilli duje? Boh! E che brutta

jurnata ch schiarata! E m chi se beve sti caf? Ma dico io, proprio oggi ci

doveva stare il titolare del bar, quello vero? E pensare che io mi spaccio per lui.

Se quello se naccorge, me ne caccia. Oggi non ho nemmeno incassato niente.

(Dalla tasca estrae monete) Ehm cari signori,due caff e un cornetto: pagate 4

Euro! (Poi cambia voce) S, subito, e vi diamopure un Euro di mancia, perch ci

avete servito benissimo! (Torna alla sua voce) Grazie, signori, tornate presto!

Cammina verso sinistra facendo sentire i passi, ma si ferma perch nota Tania

che lo osserva. Cos lui prova a mettere una toppa.

Ehm sto facendo uno scherzo a una persona!

Tania fa il gesto per dire che me ne mporta, a me?.

Giustamente, voi dite: Che me ne mporta, a me?. E allora me ne posso andare.

Tania: (Si alza in piedi) Un momento! Vogliamo fare un bambino insieme?

Erminio: E pecch?

Tania: Dai, che ci vuole? Noi lo facciamo subito, anche adesso.

Erminio: Adesso non possibile. Ci vogliono nove mesi!

Tania: No, io dico, noi facciamo subito latto che ci permetter di avere un bambino.

Erminio: Signorina, guardate

Tania: Tania Somma!

Erminio: Tania, guardate

Tania: Dammi del tu.

Erminio: Tania, tu

Tania: No, nel senso, parlami in confidenza.

Erminio: Tania, in confidenza

Tania: No, non dirmi

Erminio: (Seccato) E ma faje dicere na vrenzola? Dunque, ti stavo dicendo che dentro al

bar ci sta il mio titolare. Non sia mai ci scopre, io sono licenziato.

Tania: Il titolare di quel bar mio zio. Tiene novantanni ed pure malato. Alla sua

morte, il bar passer nelle mie mani!

Erminio: (Cambia espressione del viso, con un sorrisetto malizioso) Erminio Coleottero!

Tania: Piacere. Andiamo?

Erminio: Jamme a ffa stu figlio, jamme!

La prende per mano e i due entrano a destra nel bar. Da dentro per si sente il

bimbo nella cesta piangere. Cos i due tornano fuori (Erminio tiene la cesta).

Tania: Ma chi stu criaturo?

Erminio: E chi o cunosce? (Parla al bambino) Guagli, inutile che chiagne! Non c

trippa per gatti. Perci (Va a posare la cesta sulla panchina, poi torna da

Tania) M putimm!

I due tornano nel bar. Da sinistra giunge Mena, parlando al cellulare.

Mena: Pronto, sono Mena Gramo.No, in questo momento non mi trovo nella mia

impresa funebre. Allora ti raccomando, poco fa ho parlato con un tale Prospero

Zaz. Dobbiamo preparare un funerale da sogno ad un certo Erode Panico. Io sto

andando dal parroco della chiesa per accordarmi sulla messa. Tu prepara i

manifesti e la bara. A proposito, scrivi questa bella frase: Sei stato per noi un

amico esemplare! E prepara la fattura di 7.000 Euro. Ah, a proposito, il carro

deve essere con otto cavalli. Allora non sono 7.000 Euro, ma 10.000. Ciao, a pi

tardi. (Chiude) Eh, la Mena Gramo Funeral event sempre la migliore. C poco

da fare! (Fiera) E lho creata io!

Va via a destra.

3. [Stefano, Fede ed Imma e poi Antonio]

Da sinistra giungono Fede ed Imma. Si sono vestite di scuro e tengono maschere

sugli occhi per camuffarsi.

Fede: Vieni, Imma, vieni. Sei pronta?

Imma: S, mi sono vestita!

Fede: No, dico, sei pronta per quello che dobbiamo fare?

Imma: (Non troppo convinta) Certamente.

Fede: Nun te veco cunvinta.

Imma: No, no, sono convinta. E solo che dico: che brutta fine ho fatto. Mi sono ridotta a

rapinare la gente per strada.

Fede: Stattu zitta, nun te fa sent. Ma per caso tu avresti unaltra soluzione?

Imma: No!

Fede: E allora aspettiamo che passa qualcuno.

Imma: Va bene.

Le due si nascondono verso destra. Da sinistra giunge Stefano. Ha la propria

cesta in mano. E contrariato.

Stefano: Mannaggia a miseria! Fora a casa mia aggio truvato a cesta chaggio perzo

aire. Emb, so gghuto pe guard a dinto, aggio truvato nata vota o criaturo!

Stu marmocchio na persecuzione. Accuss aggio pigliato e laggio purtato cc.

Va a portare la cesta sul tavolino del bar.

M lasso pure a chisto fora o bar. Se lo piange il barista!

Poi va verso la panchina.

Mamma mia, maggia assett duje minute, o si no scoppio!

Va per sedersi accanto alla cesta e dallinterno il bambino piange pochi secondi.

Bimbo: Gueeeeee gueeeeeeee!

Stefano: (Salta in piedi, spaventato) Mamma bella! Ma ch stato? (Controlla nella cesta)

Stu criaturo sta nata vota cc? Guagli, ma io taggio miso ncoppa o tavulino

do bar. Emb, e tu comme he fatto a arriv ncoppa a panchina?

Va a posare la cesta sul tavolino del bar, accanto allaltra cesta.

Secondo me, meglio che sparisco, o si no me succede cocchata cosa!

Mentre sta andando a destra, fuoriescono Fede ed Imma con le pistole puntate

(al contrario) verso Stefano.

Fede: Mani in alto, questa una rapina!

Stefano: (Si spaventa)Aiuto!

Imma: Stattu zitto, nun allucc, o si no te sparo nmocca!

Stefano: E nun me puo spar.

Imma: E pecch?

Stefano: E pecch tieni a pistola tutto o cuntrario.

Fede: Purio?

Stefano: Pure tu!

Le due si guardano imbarazzate, poi cambiano il verso delle loro pistole.

Fede: E m dance tutte sorde che tiene.

Stefano: No, ma io nun tengo niente.

Fede: Te sparo!

Imma: Nu mumento, nun o spar.

Fede: E pecch?

Imma: Io a chisto o cunosco. Chillo mio cugino Stefano. (Sposta la mascherina dagli

occhi) Uh, Ste, comme staje?

Stefano: Imma? Nh, ma pecch te si mmisa a ffa e rrapine cu chesta?

Imma: Ehm no, niente. M per vattenne. Amma fatic.

Stefano: Subito. A proposito, salutame a mammeta e a soreta, e nu bacio a Vercingetorige.

Fede: E gghiamme bello, te ne vaje o no?

Stefano: Eh, eh, che maniere! (Andando via verso destra) E che marjola scustumata!

Esce via a destra. Le due si riorganizzano.

Fede: Presto, nascondiamoci e aspettiamo la prossima vittima.

Si nascondono verso destra. Da sinistra giunge Antonio con unaltra cesta (

uguale alle altre due).

Antonio: Qualcheduno ha lassato sta cesta fora a casa mia. Aggio juto pe guard a dinto

e aggio truvato a nu criaturo. Tene lluocchie a mandorla. Sarr cinese. M lasso

pure a chisto fora o bar. Se lo piange il barista!

Va a portare la cesta sul tavolino del bar (accanto alle altre due).

Secondo me, meglio che sparisco, o si no me succede cocchata cosa!

Mentre sta andando a destra, fuoriescono Fede ed Imma con le pistole puntate.

Fede: Mani in alto, questa una rapina!

Antonio: (Si spaventa)Aiuto!

Imma: Stattu zitto, nun allucc, o si no te sparo nmocca!

Fede: E m dance tutte sorde che tiene.

Antonio: No, ma io nun tengo niente.

Imma: Te sparo!

Fede: Nu mumento, nun o spar.

Imma: E pecch?

Fede: Chisto mio cugino Antonio. Uh, Ant, comme staje? So Fede.

Antonio: Fede? Nh, ma pecch te si mmisa a ffa e rrapine cu chesta?

Fede: Ehm no, niente. M per vattenne. Amma fatic.

Antonio: Subito. A proposito, salutame a mammeta e a soreta.

Imma: E gghiamme bello, te ne vaje o no?

Antonio: Eh, eh, che maniere! (Andando via verso destra) E che marjola scustumata!

Esce via a destra. Le due si guardano, perplesse.

Imma: E m?

Fede: Amma av pacienza. Presto, nascondiamoci e aspettiamo la prossima vittima.

Si nascondono verso destra.

4. [Isaia e Prospero. Poi Mena]

Da sinistra tornano Isaia e Prospero.

Prospero: Caro Isaia, ho organizzato un super funerale per il dottor Panico.

Isaia: No, aspettate, non il caso.

Prospero: Come sarebbe a dire? Noi dobbiamo rendere omaggio al nostro amico.

Isaia: Ma inutile.

Prospero: Prospero, mi meraviglio di voi.

Isaia: Ma io voglio dire

Prospero: Non lo dovete dire.

Isaia: (Si arrabbia) E basta! Io vaggia dicere na cosa.

Prospero: E ditela, ditela.

Isaia: Bisogna annullare lordine del funerale per il dottor Panico.

Prospero: Ma perch?

Isaia: E vivo.

Prospero: (Drammatico) S, vivo nelle nostre anime e nei nostri cuori.

Isaia: No, overamente vivo. Laggio visto io cu e ppalle e lluocchie mie!

Prospero: Dove?

Isaia: A chistu pizzo cc, addo state vuje.

Prospero: (Si sposta celermente) Uh, mamma mia! E vuje mo ddicite sulo m?

Isaia: E quanno vo ddicevo? Io vi ho visto pieno di entusiasmo.Niente di meno, nun

mavite fatto schi na carta!

Prospero: E come si fa, adesso?

Isaia: Aggiachiamm allimpresaria funebre ncoppa o cellulare.

Prospero: E nun pare brutto?

Isaia: Ma che pare brutto? Quanno o schiattamuorto se vene a pigli o cadavere, nuje

che ce damme?

Prospero: Avete ragione, chiamate, chiamate.

Isaia: (Digita il numero sul cellulare) 390.90.17.47! Ti ti, che nummero e telefono!

Prospero: (Ansioso) Ha risposto, ha risposto?

Isaia: E nu mumento!

Da destra giunge Mena col cellulare allorecchio.

Mena: Pronto!

Isaia: Pronto, signora Mena Gramo. Isaia Stacc!

Mena: E che me ne mporta chIsaia sta lloco?

Isaia: No,ma io Isaia Stacc songhio. Poco fa vi stato ordinato un funerale.

Mena: Veramente? Fatemi ricordare.

Isaia: Mentre voi vi ricordate, io chiedo una sigaretta in giro.

Mena: Fate pure.

Isaia va da Mena (non ci pensa che stia parlando proprio con lei al telefono),

sotto lo sguardo apprensivo di Prospero.

Isaia: Scusate, tenete una sigaretta?

Mena: No, mi dispiace. Io fumo solo sigari!

Isaia: E allora tenete un sigaro?

Mena: No, mi dispiace, non li ho portati con me.

Isaia: E allora datemi qualsiasi cosa che si fuma.

Mena: Sentite, ma che educazione questa? Io sto parlando al telefono con un cliente.

Isaia: Uh, e che varraggiate a ffa? (Poi parla con la persona al telefono) Scusate,

abbiate pazienza, sto parlando con una persona scostumata e arrogante.

A questo punto, lei lo osserva, mentre Isaia continua il suo sfogo.

Le vado a chiedere una sigaretta e non la tiene, le vado a chiedere un sigaro e

nemmeno lo tiene, le vado a chiedere unaltra cosa e sarraggia pure.

Mena: E quella che sta vicino a voi?

Isaia: Esattamente, sta vicino a (La osserva imbarazzato e la accommiata al

telefono) Arrivederci! (Chiude il telefonino, imbarazzato)

Mena: (Chiude il telefonino anche lei) S, s, ora mi ricordo. Mi stato ordinato un

funerale per il signor Erode Panico. Non vi preoccupate, sto preparando tutto io!

Isaia: Ma no, appunto, vi stavo spiegando che

Mena: Non vi preoccupate, vi faccio uno sconticino. Ora scusate, mi vibra il cellulare.

Sar il mio collaboratore che avr preparato il carro, i cavalli e la bara del

dottor Panico. Allora ci vediamo pi tardi per il pagamento.

Isaia: No, no, aspettate

Mena: Silenzio, fate fare a me. Stteve buono!

Torna via a destra.

Isaia: No, ma (Torna da Prospero) Niente, nun mha fatto dicere na parola!

Prospero: E che fate? La lasciate andare? Inseguitela, acchiappatela, fermatela!

Isaia: S, per

Prospero: E forza!

Lo prende per un braccio e se lo tira a via a destra.

5. [Erode, poi Erminio e Tania]

Da sinistra torna Erode (ha adottato un altro travestimento: dei baffi, un

cappello ed un impermeabile). Sta parlando al telefono con qualcuno.

Erode: Ma chi siete, scusate? Vi chiamate Anonima? Ah, la telefonata anonima? E

chiamate la polizia. Ah, gi, sono io la polizia! E che cosa mi dovete dire? Ah,

ecco: fuori ad un bar ci sono tre ceste con tre bambini dentro. Controllo subito.

Va alle ceste, ne scoperchia una e si spaventa, perch un bimbo piange a dirotto.

Mamma e llArco!

Subito chiude la coperta e il bimbo smette di piangere.

Effettivamente, c un bambino. No, no, meglio che non scoperchio pure le

altre due ceste. Mi fido, mi fido! Adesso devo trovare il responsabile che ha

rapito i bambini in queste ceste. Ah, il barista? Molto bene, molto bene! Grazie

della dritta. (Chiude la telefonata e fa unaltra telefonata) Di Martino, state

pronti dalle parti del bar. Dobbiamo arrestare qualcuno. Passo e chiudo.

Si siede sulla panchina e aspetta, guardando verso il bar, da cui escono Tania e

Erminio, in boxer lunghi che si vedono da sotto il grembiulino, soddisfatto e con

una sigaretta in una mano ed un progetto nellaltra.

Tania: Tesoro mio, stato bellissimo!

Erminio: E infatti, maggio appicciato pure a sigaretta!

Tania: E che cos quel foglio che tieni in mano?

Erminio: Il progetto del bar, come lo vedo io. Aggia costru na cosa mai vista. A

confronto, o Gambrinus ha da essere nu chioschetto!

Tania: Bravo, bravo! Ed ora mi vado a prendere le mie cose.

Erminio: Va, va!

Tania: Come sono felice!

Erminio: A chi o ddice!

Tania torna allinterno del bar, mentre Erminio si distanzia un po, si guarda il

bar e lo confronta col proprio progetto.

Bello, bello!

Al che, Erode fa uno sguardo interessato, si alza e gli si avvicina.

Erode: Ehm chiedo scusa!

Erminio: Dite, dite!

Erode: Per caso sapete dove posso comprare un po di salumi?

Erminio: E secondo voi, dove si comprano i salumi? Nella salumeria.

Erode: Ah, grazie.

Si avvia verso sinistra, poi si ferma e torna da Erminio che continua a

confrontare il bar col proprio progetto.

E se voglio comprare dei prodotti tipici? Come si chiama questo tipo di negozio?

Erminio: E la gastronomia.

Erode: E se voglio comprare la carne?

Erminio: La macelleria.

Erode: E il pane?

Erminio: La panetteria.

Erode: E il pollo?

Erminio: La polleria.

Erode: E la porchetta?

Erminio: La porcheria!

Erode: Perfetto! Ed ora unultima cosa: perch quelle ceste sono dinnanzi al vostro bar?

Erminio: E gi, non ci avevo fatto caso.

Va alle ceste, ne scoperchia una e si spaventa, perch un bimbo piange a dirotto.

Ch stato?!

Subito chiude la coperta e il bimbo smette di piangere.

Ma comm? Io aggio ittato na cesta e m me ne trovo tre?

Erode: (Gli si avvicina) E sono vostri quei bambini?

Erminio:(Lo osserva, infastidito) Sentite, vuje facite ttroppi domande. Ma chi site?

Erode: No, niente, io sono sono (Tira fuori il tesserino di poliziotto) Erode Panico.

Erminio: Ah, ho gi sentito parlare di voi. Siete un pediatra?

Erode: Osservate bene il tesserino: sono un finto pediatra, ma vero ispettore di polizia.

Erminio: (Sconvolto, cerca di giustificarsi) Ah, ehm Ma voi non penserete mica male?

Secondo voi perch fuori al mio bar ci stanno tre ceste con tre bambini? Il fatto

che io e la mia nuova fidanzata Tania vogliamo avere un figlio.

Erode: Ed per questo che state in mutande?

Erminio: (Minimizza) Uh, mamma mia, nun me ne songo accorto! Ma queste non sono

mutande, sono boxer mutandoni!

Erode: E quindi voi volevate fare un figlio con la vostra nuova fidanzata. E come per

magia, gi vi trovate tre bambini! E uno di questi, per giunta, si trova in un cesto

di frutta e verdura.

Erminio: (Scherzoso) E per forza: i bimbi nascono sotto al cavolo! V piaciuta a battuta?

Erode: No, per cui siete in arresto.

Erminio: Che? No, aspettate, lasciatemi spiegare. Ieri venuta una donna che aveva perso

il bambino qui fuori. Ma la cesta prima era una, poi era due, poi tre. E

Erode: Fai una cosa, vieni a raccontarlo al comando di polizia.

Erminio: No, no, un momento, ma io sto senza pantalone. E poi chi glielo dice a Tania?

Proprio da destra (il bar) esce Tania, tutta felice.

Tania: Erminio, stasera vogliamo fare unaltra avventura romantica?

Erode: Stasera non pu.

Tania: Ma che succede?

Erminio: No, niente, la polizia mi sta portando un momento in commissariato.

Tania: Uh, Gies, e pecch?

Erode: Signora, il vostro fidanzato ha cercato di occultare delle ceste con dei bambini.

Stanno l in terra.

Tania: (Controlla) Uh, overamente ce stanne tre criature. Erm, e chi so sti tre? (Poi

realizza) Aggio capito, disgraziato, tu he fatto tre figli cu nata femmena.

Erminio: Ma si chilli criature so fatte e tre culure diverse: uno e bianco, uno niro e uno

giallo cinese!

Tania: Allora lhe avute cu tre femmene diverse! Piezzo e nfame!

Erminio: Tesoro mio, nun fa accuss!

Tania: Meno male che io non sono veramente la nipote del proprietario di quel bar!

Erminio: Piezza e disgraziata! M te struppo!

Erode: Calmo! Signora, ci dovete seguire pure voi. Io lho capito, voi siete la complice.

Tania: Ma quala complice?

Erode: Silenzio, venite con noi.

I due: Ma noi non abbiamo fatto niente

Erode: Via!

I due escono a sinistra. Erode impartisce ordini a qualcuno da quella parte.

Di Martino, porta questi due signori in commissariato. E qualcuno venga con me

a prendere quelle ceste. Avete capito? Nh, ma site surde?

Esce pure lui a sinistra.

6. [Prospero ed Isaia]

Da destra tornano Prospero ed Isaia, discutendo.

Prospero: Isaia, ma che caspita avete combinato?

Isaia: E chaggio cumbinato? Ho organizzato il funerale di una persona ancora viva!

Ce vulmme pigli nu caf?

Prospero: Ma s, per stavolta offrite voi.

Isaia: Veramente, offro sempre io. Ma voi lo meritate. Venite sediamoc (Nota le

ceste a terra al tavolino) E che sso chelli tre ceste?

Prospero: E che ne saccio? Vediamo.

Si avvicinano ad una cesta. Prospero ne prende una e la scoperchia. Il solito

bambino piange e spaventa i due.

Bimbo: Gueeeeee. gueeeee!

Prospero ed Isaia si abbracciano per qualche secondo dallo spavento.

Isaia: Coprite, coprite la cesta!

Prospero: Subito!

La copre e subito il bimbo smette di piangere.

Avete capito? E un bimbo con gli occhi a mandorla. Sar cinese.

Isaia: Ma voi ci pensate? Un tempo, i cinesi tenevano gli occhi a mandorla. Ebbene, da

quando hanno scoperto lItalia e la ricchezza, hanne cacciato lluocchie a palla!

Prospero: S, ma m che ce azzecca?

Isaia: Niente, vediamo unaltra cesta. (La prende e la posa su una sedia. Poi la

osserva interdetto) Che faccio? Apro?

Prospero: E aprite, aprite.

Isaia: Apro, apro.

Scoperchia una cesta. Il solito bambino piange e smette quando Isaia lo ricopre.

Un altro bambino. Questo per di colore.

Prospero: Di colore?

Isaia: Scuro di pelle.

Prospero: Adesso vediamo la terza cesta.

La prende e la posa su una sedia. Ma stavolta il solito bambino non piange,bens

fa una puzzetta. Prospero la ricopre e commenta.

Chisto ha da essere italiano.

Isaia: E nun chiagne nemmeno. Siente e che puzza ha cacciato!

Prospero: Ma io nun capisco che ce fanne cc sti tre criature. Forse saranno figli di quella

ragazza di ieri. Quella che ha abbandonato il bambino.

Isaia: E si vede che non tiene le possibilit di mantenerli. (Amaro) Non ci esistono pi

le mamme di una volta. Ricche o povere, i figli dovevano stare con loro.

Prospero: Isaia, noi dobbiamo fare qualcosa per quella ragazza. Facciamo met per uno e la

aiutiamo. Che ne dite?

Isaia: E se poi il protettore la viene a cercare? Non che ci picchia?

Prospero: Il protettore? Ma perch, voi dite che quella una?

Isaia: Eh!

Prospero: E le vogliamo scrivere una lettera? La mettiamo in una busta con 500 Euro: 450

voi e 50 Euro io.

Isaia: Ma nun ate ditto met per uno?

Prospero: Aggio ditto accuss? E allora facciamo 250 Euro voi e 250 Euro io.

Isaia: Vabb, sedetevi e scrivete quello che detto io.

Si siedono al tavolino, Prospero prende un foglietto dalla tasca ed una penna.

Prospero: Dite, dite, dettate, dettate.

Isaia: Dunque: Cara cara. Ma comme se chiamma, chesta?

Prospero: Facciamo senza nome.

Isaia: Allora: cara mign cara batton cara malafemm cara prost.

Prospero: Cara prosty!

Isaia: Ecco bravo: Cara prosty. Noi abbiamo capito tutto.

Prospero: (Scrive, poi gli viene un dubbio) Noi chi?

Isaia: Io e voi.

Prospero: Allora scrivo io e voi! (E cos fa)

Isaia: E pertanto, abbiamo deciso di regalarvi unofferta, un obolo, una paghetta! (Ci

riflette) Una paghetta? Azz, 500 Euro! Comunque: Vogliate accettarla, voi e i

vostri bambini, cos la smettete di abbandonarli dove vi trovate, vi trovate! (Fa

uno starnuto) Etci! E che fetente e catarro. (Si asciuga il naso col fazzoletto)

Prospero: (Fa mente locale) E comme se scrive etci? (Poi scrive)

Isaia: (Mette via il fazzoletto) A proposito, dove siamo giunti?

Prospero: (Smette di scrivere) Catarro!

Isaia: Catarro? Mah! Ed ora vi detto un pensiero sui tre bambini: Cara signorina, i

vostri tre bimbi sono meravigliosi, soprattutto quello che fa le puzzette! Per cui,

non li abbandonate. Anzi, usate i nostri 500 Euro per farli crescere sani e forti!

Firmato, due amici che non conoscete.

Prospero: Scritto!

Isaia: Rileggete.

Prospero: No, non il caso. Avete pensato dei pensieri cos profondi. Ora lasciamo i 500

Euro e la lettera nella cesta dove sta il bimbo che fa le puzzette.

Isaia: Subito!

I due cos fanno.

Prospero: Ecco fatto. Niente di meno, o criaturo nun chiagne cchi.

Isaia: E se capisce, cinquecientEuro!

Prospero: Ora andiamocene silenziosamente.

Isaia: Certo che per siamo due grandi uomini. Abbiamo fatto del bene a tre bambini e

alla loro mamma. Un giorno ci ringrazieranno. Jammuncenne, Prospero.

Prospero ed Isaia escono via a sinistra.

7. [Antonio e Stefano. Poi Erode]

Da destra tornano Antonio e Stefano.

Antonio: Stefano, mannaggia a miseria, io aggia turn a fatic nata vota, o si no e

ccose vanne malamente.

Stefano: E tuorne a fatic. Tu a chi o vvuo?

Antonio: S, per aggia truv primma a cesta mia.

Stefano: Chella cu o criaturo a dinto?

Antonio: No, io levo o criaturo a dinto e me tengo a frutta mia.

Stefano: Ma perch, non ti puoi prendere altra frutta?

Antonio: Stefano, la frutta sono soldi. Io laggio accattata, nun me laggio arrubbata.

Stefano: E allora trase into bar. Dincello o barista che tha da restitu nata vota a

cesta cu o criaturo a dinto. Voglio propetamente ved comme faje.

Antonio: Mo vvechio.

Va per andare verso il bar e nota le tre ceste.

Uh, ma ll ce stanne tre ceste. E chella l a sinistra a mia, a riconosco.

Stefano: (Si avvicina) Ma allora ce sta pure a cesta mia.

Antonio: Emb, aggio sparagnato e parl cu o barista. (Prende la cesta) Sicuramente ce

sta pure o criaturo cc ddinto. M o piglio e o poso inta nata cesta.

Scoperchia la cesta, prende il fagotto col bimbo (che stavolta NON piange) e lo

posa nella terza cesta a destra. Stefano si stupisce che il bimbo non pianga.

Stefano: E comm, o criaturo se sta stanno zitto?

Antonio: Nun allucc, o si no chisto se sceta. Ecco qua, ho liberato la mia cesta. (Osserva

nella cesta di Vercingetorige dove ha appena posato il bambino e tira fuori i

i soldi lasciati da Isaia e Prospero) Ma che ce sta cc ddinto? Che sso sti

ccarte colorate? (Sconvolto in positivo) Soldi?! (Li conta) Uh, mamma mia,

cinquecientEuro! Grandeeee!

Saltella per tutta la strada (Stefano lo osserva invidioso), poi torna alla cesta.

Ste, io o ddico sempe: i folletti dei boschi esistono veramente. Emb, saje che te

dico? Oggie nun tengo genio e fatic. Aggio truvato chello che me serveva. Ce

vedmme dimane e matina. Ci!

Va a sinistra felice (con la cesta senza pi bambino, solo con la propria frutta).

Stefano: (Osserva le due ceste, speranzoso) Lloco ce sta pure a cesta mia. Hai visto mai?!

Po essere che ce stanne cinquecientEuro pure pe me!

Prende la propria cesta. Nel frattempo, non visto da Stefano, da sinistra giunge

Erode.

Erode: Bene, bene, portiamo via le cest

Ma si blocca ed osserva Stefano intento nella sua operazione di sgombero della

propria cesta: prende il fagotto col bimbo e ci parla.

Stefano: Viene cc, chi t vvivo! E nun te permettere e chiagnere. He capito?

Mette il bimbo insieme agli altri due nella terza cesta. Intanto Erode gli si

avvicina da dietro. Stefano cerca nella sua cesta di pesci.

Ma add stanne e sorde? Nun cho criaturo se lha magnate? Emb, si nun

trovo manco nu centesimo, acchiappo o criaturo e mo magno a muorze!

Erode: (Sdegnato, parla a Stefano) Mostro!

Stefano: Chi ? (Si volta verso di lui)

Erode: Siete un mostro! Hannibal the cannibal, vicino a voi, era un venditore di zucchero

filato!

Stefano: Scusate, ma voi chi siete?

Erode: (Toglie il cappello e i baffi) Io!

Stefano: Ah, voi siete il dottor Erode Panico, il pediatra.

Erode: (Tira fuori il distintivo) No, io sono un ispettore di polizia. Ho finto di essere un

pediatra. E vi ho sorpreso!

Stefano: A fare che? Scusate.

Erode: Siete voi che avete rapito i bambini. E ora ve li stavate vendendo.

Stefano: No, ma che state dicendo? Io ho tolto un bambino della mia cesta e stavo vedendo

se cerano i soldi.

Erode: Ah, avete visto?

Stefano: No, ma i soldi non sono miei. Io volevo fare come Antonio il fruttajuolo. Lui ha

trovato i soldi nella sua cesta.

Erode: Benissimo, allora faccio arrestare pure lui. Venite con me. (Gli prende un braccio)

Stefano: No, no, un momento, io non ho fatto niente.

Erode: Venitelo a dire in commissariato. (Se lo tira via verso sinistra)

Stefano: Ma io devo vendere i pesci.

Erode: Via, marsch!

Escono via a sinistra (Stefano tiene gelosamente la cesta in mano).

8. [Fede ed Imma. Poi Erode]

Da destra entrano Fede ed Imma, pistole in pugno, minacciose.

Fede: Mani in alto!

Imma: Questa una rapina!

Fede: (Poi prosegue lei sola) Se non volete morire, posate tutti i soldi che avete, i gioielli

e gli orologi doro.

Imma: (La osserva, mani sui fianchi) E ppo?

Fede: E poi dovete darci pure le macchine e le ville.

Imma: Ma nun vide che nun ce sta nisciuno?

Fede: Effettivamente!

Imma: (Si dirige verso la panchina) Basta, maggio sfastriata proprio.(Si siede affranta)

Vulsse tanto truv a mio figlio Vercingetorige e me ne vulsse turn a casa.

Fede: Ah, mi dispiace, io non torno a casa a mani vuote. Allora adesso vado dal barista e

me lo sposo. (Va per andare verso il bar e nota la cesta) Na cesta? Uh, vediamo

che cosa ci sta dentro. (Scoperchia un po quella coi bimbi e rimane sconvolta) Mio

Dio! Tre bambini. E di chi sono?

Imma: Ma che me ne importa dei bambini degli altri? Io voglio il mio.

Fede: Uno nero, uno giallo e laltro bianco.

Imma: (Si alza in piedi e va da lei) Portiamoli alla polizia. Si vede che qualche altra

mamma se li persi. Non voglio che faccia la mia fine. E (Osserva i bimbi) Uh,

ma ma Vercingetorige! E lui, lui!

Fede: Lui quale? Quello giallo o quello nero?

Imma: (La guarda male) Quello bianco. (Prende il fagotto) Adesso lo prendo e me lo

porto via. Sei contento, Vercingetorige?

Il bimbo risponde con un rumore equivoco.

Fede: (Sente dei passi da sinistra) Oh, no, nascondiamoci. Sta venendo qualcuno.

Imma: E che mi devo nascondere a fare? Io non ho fatto niente.

Fede: Ma dobbiamo fare la rapina.

Imma: Facciamo una cosa: tu ti presenti con la pistola e io dico solo mani in alto!

Fede: Fa comme vuo tu!

Le due si nascondono a destra (Fede porta via la cesta vuota). Torna Erode.

Erode: Bene, arrivato il momento di portare via le cest (Ne nota solo una) E chellati

ddoje addo stanne? Forse si sono gi venduti i bambini che cerano dentro. (Va a

controllare) No, se ne sono venduti uno solo. Gli altri due ci sono ancora. (Prende

la cesta) Cari bimbi, arrivata lora di portarvi a casa.

Ma va per andare a sinistra, ma si blocca perch da destra escono Fede (che punta

contro di lui la pistola) ed Imma (che punta contro di lui il bambino).

Imma: Mani in alto! Questa una rapina!

Erode: Eh?(Le osserva con tono di sfida) Ah, s?

Fede: Cretina, ma che fai? Gli punti contro il bambino?

Imma: E gi, io aggio pusato a pistola e nun marricordo addo! (La trova in tasca) Eccola.

Erode: E quindi, quello il terzo bambino.

Fede: Tu statte zitto e aza e mmane.

Erode: (Posa a terra placidamente la cesta e le osserva come per sfidarle) E poi?

Fede: Nh, Imma, ma nun aviva parl tu?

Imma: Dacci tutti i soldi che tieni.

Erode: E io non li tengo.

Imma: Ma come, voi siete il dottor Erode Panico, conosciutissimo pediatra.

Erode: Veramente, no. (Tira fuori il distintivo di polizia e lo esibisce) Io sono s, Erode,

Panico, per ispettore di polizia. (Posando in tasca il distintivo) E ora che fate?

Le due: (Piagnucolando) Ci arrendiamo!

Erode: Brave!

Imma: S, per siate gentile con noi. Siamo donne.

Erode: (Con gentilezza) E allora gentilmente posate le vostre armi a terra o si no

gentilmente ve faccio nu buco nfronte!

Fede: (Intimorita) Ma certo, certo.

Le due posano le rispettive pistole a terra. Lui le recupera.

Erode: E cos vi denuncio per rapina a mano armata, rapimento e vendita di bambini.

Fede: Ma che vendita e vendita? Noi non abbiamo venduto nessun bambino.

Erode: E quel bimbo l di chi ?

Imma: Ispett, questo bimbo mio figlio. Io lavevo abbandonato perch non lo posso

mantenere. Ma adesso ho capito il mio errore e lo tengo per sempre con me.

Perci, me ne posso andare?

Erode: No. Facciamo in questa maniera: io vi assolvo per la questione dei bambini, ma

resta pur sempre la rapina a mano armata.

Fede: Ma le pistole sono scariche.

Erode: E io che ne potevo sapere? Che ci posso fare io? Siete state sfortunate che avete

rapinato un poliziotto. Su, andiamo in commissariato. Seguitemi.

Imma: Mannaggia, mhe nguajata pure a me!

Fede: Io? E mica taggio miso na pistola ncanna?

Erode: Forza, niente storie. (Andando verso sinistra) Di Martino, miette pure a sti

ddoje ncoppa o cellulare. Oggi pesca grossa!

Escono tutti e tre (pi Vercingetorige) a sinistra. Erode lascia la cesta a terra.

Scena Ultima. [Prospero ed Isaia. Poi Erode. Infine Mena]

Da destra giungono Prospero ed Isaia.

Isaia: Prospero, chi sa se la ragazza ha trovato i soldi e la lettera?

Prospero: Guardate, Isaia, l a terra c una sola cesta. (Vi guarda dentro) Ci manca solo il

bimbo bianco. Allora la ragazza ha trovato il frutto del nostro grande altruismo e

lha accettato!

Isaia: Ua, comme so cuntento!

Da sinistra giunge e si acquatta un po Erode che ascolta tutto. I due non si

accorgono di lui e proseguono coi loro discorsi.

Prospero: Del resto, non si trovano tutti i giorni uomini come noi, che invece di picchiare le

donne, le pagano profumatamente!Io penso che 500 Euro siano sufficienti.

Isaia: E certamente. Anzi, sono sufficienti anche per quel bambino. E forse pure per

questi altri due. (Prende la cesta) Prospero, ce ne possiamo andare a testa alta!

I due si avviano a sinistra, letteralmente a testa alta. Ma si bloccano davanti ad

Erode che li osserva con le mani sui fianchi.

Erode: Sfruttamento della prostituzione, rapimento di bambini e conseguente loro

vendita al mercato nero. Ventanni non ve li leva nessuno!

Prospero: Scusate, ma ce lavete con noi?

Isaia: (Lo prende come scherzo) Ah, ho capito, si offeso per quel fatto del funerale!

Erode: (Casca dalle nuvole) Quale fatto del funerale, scusate?

Prospero: (Lo prende come scherzo e parla ad Isaia) Uh, non lo sa ancora. Ma tanto, si

trattato di un equivoco.

Isaia: E va bene, prendetela come uno scherzo, caro dottor Erode Panico.

Erode: (Tira fuori il distintivo di polizia e glielo mostra) Prego, ispettore di polizia!

Prospero: (Se la ride, parlando con Isaia) Avete visto? Ci sta facendo uno scherzo!

Isaia: Allora, tutto bene quel che finisce bene!

Erode: Voi dite? (Fruga nella cesta e trova i due bambini) Ah, ecco qua la prova del

reato. E ci sta pure una lettera. (La prende)

Isaia: Bravo, leggete, leggete. E una lettera commovente ad una donna. Gli abbiamo

dato dei soldi. Siete fiero di noi?

Erode: (Legge la lettera ad alta voce)Cara mign cara batton cara malafemm

cara prosty. Noi abbiamo capito tutto. Noi chi? Io e voi. E pertanto, abbiamo

deciso di regalarvi unofferta, un obolo, una paghetta. Vogliate accettarla, voi e i

vostri bambini, cos la smettete di abbandonarli dove vi trovate, vi trovate.

(Osserva Prospero ed Isaia, poi continua a leggere) Etci! E che fetente e

catarro.Cara signorina, i vostri tre bimbi sono meravigliosi, soprattutto quello

che fa le puzzette! Per cui, non li abbandonate. Anzi, usate i nostri 500 Euro per

farli crescere sani e forti! Firmato, due amici che non conoscete. Bene, lavete

scritta con parole in codice!

Isaia: Vi siete commosso?

Erode: (Ironico) Comme! Guardate comme sto chiagnenno! (Si volta verso sinistra) Di

Martino, carica pure a questi due signori sul cellulare!

Isaia: (Lo prende per scherzo e se la ride) Ahahahahah! O cellulare!

Prospero: (Lo prende per scherzo e se la ride) Ahahahahah! E troppa bella sta battuta!

Isaia: Dottor Panico, ce state facnno fa na marea e risate!

Prospero: Cocche vvota amma organizz na birra o bar. Anze, no, ce ne jamme a casa

mia. Accuss chiammame pure a doje piccerelle e ce divertimmo nu poco!

Isaia: Ovviamente, pagate voi.

Prospero: Io? No, paga il dottor Panico!

Erode: (Sdegnato) Jate, jate. Lagente Di Martino vi sta aspettando. (Parla a sinistra)

Di Mart, acchiappe a sti duje. Spicialmente a chisto cu a cesta nmana!

Prospero: (Scherzoso) Nh, Di Mart, nuje stamme venenno!

I due: (Ridendo) Ahahahahah!

Escono a sinistra ridendo.

Erode: Ma chiste so scieme? Ma se penzssene overamente che stongo pazzianno? In

ogni caso, quel che fatto, fatto. Il cellulare pieno.

Si sposta un po a sinistra e parla a Di Martino.

Di Mart, puo chiudere o cellulare. Bravo, accuss!

Nel frattempo, da destra, giunge Mena. Osserva Erode, il quale non nota la

donna e torna al centro, per telefonare col suo cellulare.

Signor questore, sono Erode Panico.

Cosicch Mena tira fuori un metro per sarti e gli si avvicina, misurandolo.

Tutto a posto, missione compiuta! Ora posso tornare in commissariato. S, non

vi preoccupate, passando dal salumiere vi compro un etto di prosciutto e un

chilo di pane. S, s, pure il latte. Arrivederci, arrivederci.

Mette via il cellulare e nel frattempo osserva interdetto Mena.

Mena: S, proprio isso!

Erode: Scusate, ma chi siete?

Mena: Permettete? Mena Gramo.Sono unimpresaria funebre.

Erode: Lo so, gi vi ho conosciuto. Emb, e che vvulte a me?

Mena: Vi devo portare via. Voi siete morto!

Erode: Io? A chi?

Mena: Scusate, ma voi siete il pediatra, dottor Erode Panico?

Erode: No, io sono lispettore di polizia Erode Panico.

Mena: E non vuol dire niente, sempre Erode Panico siete! Per cui venite, la bara vi sta

aspettando!

Erode: Ma che cosa? Io so vivo!

Mena: A me risultate morto!

Erode: (Va nel panico) Mamma mia! (Chiama a sinistra) Di Mart, arape nata vota o

cellulare. Ce stongo puriiiiiooooo!

Erode fugge via a sinistra.

Mena: Nh, uh!

Lo insegue.

FINE DELLA COMMEDIA

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