PASSY 08-45
Commedia in tre atti
di ALFREDO SAVOIR
PERSONAGGI
ANNA
CARLOTTA
ALBERTO
LUSSAC
VANCONLEURS
SUZY
LA CONTESSA
IL CONTE
IL COMMESSO DEL GIOIELLIERE
LEO
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Lo gargonnire di Alberto; Alberto, vestito elegantemente, sta al telefono.
SCENA PRIMA Alberto - Lussac
Alberto - (telefonando) Pronto!... Margherita!... Non interrompete!.,. Ecco qua! Tolta la comunicazione! (riappende il ricevitore. Mette in moto un vaporizzatore. Poi torna al telefono) Auteuil 22-30... Occupato?... Volevo dire! (riappende ancora il ricevitore, accomoda un cuscino, prende un giornale) Auteil 22-30... E' molto importante... molto urgente... Mi richiamerete? Bene... Speriamo, (riappende il ricevitore. Una pausa. Il telefono suona) Pronto! Ah, siete voi, Margherita? Avevano tolta la comunicazione... Io, vi dicevo dunque, che ho mandato via il domestico e che la porta aperta. Non dovrete domandare nulla a nessuno. E aggiungo che se non verrete subito a trovarmi... Non verrete?... Allora, mi uccider!... Non sentite?... (gridando) Mi uccider, mi uccider!... Ma insomma, che cos'ha il vostro apparecchio?... Ecco, io vado compitando: M come medico, I come Isacco, U come Uranio, C e C come Cornelio, I come Irene, D come Desdemona, E come Ernesto, R come Roberto... Come, come? Che cosa dite? Che ho dimenticato la Ietter O? Non scherzate... non mi spingete agli estremi. Da tre settimane siete la mia disperazione. Mi promettete di venire, e non venite. Io impazzisco... Che cosa dite?... Ancora una volta, non mi spingete agli estremi. Riflettete; sono stanco di soffrire... Tanto peggio: l'avete voluto. Addio Margherita! Addio!... (spara in aria, due colpi di rivoltella). Ha gettato un grido di spavento. Questo le insegner... (rimette a posto il ricevitore. Lussac entra).
Lussac - Che hai? Sei pazzo?
Alberto - (in tono naturalissimo) Mi sono ucciso. Cos ella verr...
Lussac - La morte?
Alberto - La donna ch'io amo... Verr o altrimenti un animale senza cuore. Ma perch supporre il peggio? Preferisco credere che verr di corsa. La vedo. Ecco: si mette febbrilmente il cappello, scende le scale... pallida... ansiosa. Chiama un taxi...
Lussac - E dire che pu esser vero!...
Alberto - Si capisce! Che gioia, che gioia, quando sapr che sono incolume, che l'ho scampata...
Lussac - Ti prender a schiaffi...
Alberto - Forse... Ma non oso sperarlo. O amor mio, amor mio!
Lussac - Dici a me?
Alberto - Ma no, imbecille!
Lussac - Chi questa donna?
Alberto - La donna che amo.
Lussac - Ma no; ti domando il suo nome.
Alberto - Non lo so.
Lussac - Come?
Alberto - No, non lo so. Quindici giorni fa l'ho incontrata al Bois de Boulogne. Era in panne ; io l'ho rimessa in marcia. Ma, prima di aver dato l'ultimo giro di manovella, le avevo gi offerto la mia vita, il mio nome, la mia fortuna.
Lussac - Ma se non hai niente?
Alberto - Appunto. Mi parso che non fosse insensibile a tanta sollecitudine... Ma, nonostante le mie preghiere, non ha voluto dirmi il suo nome, ne darmi il suo indirizzo. Non mi ha rivelato che il suo numero di telefono. E tutte le sere le telefono ore e oje.
Lussac - Dal momento che conosci il suo numero, facile sapere il suo nome.
Alberto - Tu credi? Prova! Alla centrale non lo danno: ordine severissimo. E per questo sto studiando l'annuario. Sono giunto alla lettera C, in mezzo ai Cohen...
Lussac - Benissimo. Non ti resta che continuare.
Alberto - E' troppo lungo. Ho deciso, perci, di forzare gli eventi.
Lussac - Col tuo suicidio?
Alberto - Cos ella verr e ci ameremo. E poi ci presenteremo o non ci presenteremo..r Questo dipende...
Lussac - Da chi?
Alberto - Da me, in primo luogo.
Lussac - -Ma dimmi: e la tua ballerina? Che ne farai?
Alberto - Anche la ballerina molto graziosa: ma io preferisco l'altra, la nuova...
Lussac - E' naturale...
Alberto - Vuoi sapere una cosa?
Lussac - Dilla.
Alberto - Forse, abita qui vicino.
Lussac - Pu essere.
Alberto - Di faccia. Chi sa?
Lussac - Anche questo pu essere.
Alberto - Adesso, vattene
Lussac - E i miei cinquecento franchi?
Alberto - Mi hai chiesto cinquecento franchi?
Lussac - No. Ma avevo l'intenzione di chiederteli, (ascoltando) Mi sembra che una vettura si sia fermata al portone.
Alberto - Eccoti i cinquecento franchi. Va a vedere al balcone.
Lussac - Grazie, amico mio. (va al balcone).
Alberto - E' lei!... Sono sicuro che lei!... Il mio cuore non m'inganna.
Lussac - Sta pagando il taxi.
Alberto - Come, paga il taxi? Speravo che lo lasciasse gi, che si precipitasse qui senza badare alla spesa. Che miseria!
Lussac - Evidentemente una donna economa.
Alberto - - Ora vattene!... Lascia aperta la porta d'ingresso e spegni la luce nell'anticamera.
Lussac - Va bene, buona fortuna! (esce).
SCENA SECONDA Alberto - Anna
Alberto - Se venuta, mia. E adesso un po' di messa in scena, con furberia. Prima, la luce (la spegne) Poi la rivoltella nella mano rattrappita (si stende sopra il divano). Se avessi un po' d'inchiostro rosso, lo spargerei sulla camicia. Che stupido, non averci pensato!... Ecco, lei! Apre la porta, nell'ingresso, esita, cerca la luce, (si ode un fracasso) Il mio vaso cinese! Non allegro, caspita! Sbaglia la porta, entra nella stanza da bagno, (fracasso come sopra) E' la scala che i pittori avevano lasciato nel salottino. (altro fracasso) la console con le miniature!... Se non voglio perdere tutta la mobilia, far bene a guidarla con la voce... (emette un gemito, poi un altro) Oh! soffro! (La porta si apre) Finalmente!... Mi sento male, mi sento male! Ah!... Ah!...
Anna - Caro, caro, dove siete?
Alberto - Qui... qui...
Anna - (avanzando a tastoni nelloscurit) Dio sia lodato. Che paura, quando ho inteso la detonazione! (lo abbraccia e lo bacia).
Alberto - Non cos forte; mi fate male! La bocca, baciate soltanto la bocca, ma lungamente, amorosamente...
Anna - Ecco! Amor mio, mio grande amore, mi son sentita morire con voi.
Alberto - Davvero?
Anna - Ma voi siete ferito!- Bisogner chiamare un medico,
Alberto - Prima voi, voi tutta intera . Di me dico dopo, pi tardi, se occorrer... (la serra tra le braccia, con improvvisa veemenza) E' curioso, veramente curioso! (Accende la luce e contempla Anna col pi profondo stupore) Che cosa fate qui? Ma io non vi conosco!
Anna - Non importa. Dove siete ferito?
Alberto - Ma no, non sono ferito; non ho nulla.
Anna - (come per essere colta da uno svenimento) Oh! Oh!
Alberto - Che avete?
Anna - E' la gioia, la commozione. Dio sia lodato! Datemi, per cortesia, un bicchiere d'acqua.
Alberto - (dandole da bere) Io non ci capisco niente... No, non scherziamo!... Chi siete voi?
Anna - E' inutile. Il mio nome non vi direbbe nulla.
Alberto - Lasciate che vi guardi. Non vi ho mai vista.
Anna - Neppur io... Ma voi siete tale, quale vi immaginavo.
Alberto - Voi m'immaginavate?
Anna - Mi piacete, mi piacete assai.
Alberto - (con un gesto d'inquietudine) E' una pazza!
Anna - L'ultima settimana, vi ho scorto, da assai lontano. Avevo indovinato che avevate ricevuto un invito al Variets , nel palco numero 7. Allora, anch'io mi recai al teatro per vedervi e sapere com'eravate fatto. Ero seduta proprio di faccia a voi, ma nel foyer, sicch non ho veduto che lo sparato della vostra camicia. E non ero neanche sicura, perch nel palco eravate in parecchi.
Alberto - Tre.
Anna - S, tre uomini ed una donna, donna di costumi leggeri. Lasciamo andare! Non una volta, durante la rappresentazione, avete alzato la testa. A proposito, avete osservato che il pubblico del foyer guarda sempre i palchi e l'orchestra, mentre quello dei palchi e dell'orchestra non guarda mai il foyer? Questo ingiusto, quasi offensivo. Costa cos poco alzare la testa!
Alberto - Ebbene, la prossima volta...
Anna - Voi dite per dire. All'uscita cercai di incontrarmi con voi... non per parlarvi, certo, ma solo per vedervi passare. Ma sbagliai corridoio ed arrivai in ritardo.
Alberto - Tutto questo gentile ma alquanto strano. Perch ci tenevate tanto a vedermi?
Anna - Perch? Se non fossi sotto la stretta di una forte emozione, niente potrebbe strapparmi il segreto. Ma, al punto in cui siamo, perch fare la misteriosa, perch non dire la verit? Tanto, o presto o tardi, la indovinereste. Io v'amo.
Alberto - Mi amate?
Anna - Da un lustro.
Alberto - Da un lustro?
Anna - Gi, da cinque anni; pi esattamente, da cinque anni e mezzo.
Alberto - Siete sicura?
Anna - Sicurissima.
Alberto - In verit, tutto questo strano. Senza avermi ne visto n conosciuto?
Anna - - N visto ne conosciuto.
Alberto - Ah... forse in seguito al volume di versi, ch'io ho pubblicato tempo fa?
Anna - Ma no!
Alberto - Mi dispiace... Avevo sperato...
Anna - I vostri poemi sono incantevoli; m>a quando li ho letti, gi vi amavo.
Alberto - Senza conoscermi?
Anna - Non vi conosco? Ma io so tutto di voi. Voi non fate un passo senza ch'io ne sia informata. Io posso farvi il resoconto della vostra giornata, dall'a alla zeta; ed anche quello delle vostre notti, se le leggi del pudore me lo consentissero.
Alberto - Dal momento che siete cos bene informata, ditemi un po': che cosa facevo, ieri, alle tre?
Anna - Una bestialit!
Alberto - Proprio cos.
Anna - Ieri, alle tre, voi eravate da Seligman, rue de la Paix, per vendergli il quadro del vostro antenato della reggenza.
Alberto - E dopo, che cosa ho fatto?
Anna - Dopo, siete stato alle corse, come tutti i giorni. Avete scommesso cento luigi su Drion e avete vinto una grossa somma. Allora, siete tornato da Seligman a ricomprare il vostro quadro, pagandolo un po' pi caro, perch... era diventato... pi antico.
Alberto - E' esatto. Ogni volta che lo vendo, quel quadro mi porta fortuna. Ora ditemi: dove ho fatto il mio servizio militare?
Anna - A Bernay. E siete arrivato nientemeno al grado di caporale.
Alberto - E dove ho fatto i miei studi?
Anna - In nessun luogo.
Alberto - Verissimo. E come avete fatto a sapere che volevo uccidermi... che, insomma, volevo far credere di essermi ucciso?
Anna - Ho inteso la detonazione.
Alberto - Ah! ora capisco. Abitate questa casa e stavate parlando con la portinaia.
Anna - Bravo! Io ho una camera a Montmartre e ho l'abitudine di non parlare mai con le portinaie.
Alberto - Per, evidentemente, eravate nella casa quando ho sparato.
Anna - Tutt'altro! Io mi trovavo all'Avenue Bugeaud.
Alberto - Avenue Bugeaud! Ed avete udito il rumore della detonazione dall'Avenue Bugeaud? Nemmeno avessi sparato colpi (di cannone!
Anna - Niente di strano. Io sono la signorina di Passy.
Alberto - Voi siete?
Anna - La signorina di Passy, vostra telefonista. Sono io che servo la rete di Passy.
Alberto - Ah, finalmente! Adesso, capisco tutto. Adesso, lutto chiaro. Voi siete la mia telefonista, s, siete voi!... Ebbene, io sono lieto di conoscervi. Noi abbiamo un piccolo conto da regolare, scambievolmente. Amato dalla mia telefonista!... Sono cose che capitano a me, soltanto!
Anna - Non a voi soltanto! Il caso frequente.
Alberto - Non possibile.
Anna - Noi, siamo donne come le altre. Credete che si possa sentire senza essere investite, l'ampia ondata di amore che corre e freme intorno a noi, dalla mattina alla sera? Noi rassomigliamo ai ragazzi, che contemplano le vetrine di un pasticcere. Con questa differenza: che noi non vediamo i dolci!
Alberto - Non li vedete, li sentite...
Anna - Gi, sentiamo mangiarli!
Alberto - (offrendo) Un po' di Porto con biscotti?
Anna - Grazie, (bevono).
Alberto - Un piccolo chiarimento, signorina telefonista. Che cosa vi ha spinto verso di me,,piuttosto che verso un altro utente? La mia conversazione?,
Anna - No, no. La cosa cominciata con la curiosit. Io mi, interessai da principio,., alle telefonate che facevate, a quelle che ricevevate, insomma ai vostri piccoli affari. Finch un giorno, mi accorsi con sorpresa e con stupore, che vi amavo.
Alberto - E da che ve ne accorgeste?
Anna - Dalla mia rabbia, quando voi la rompeste con Fleury 26-15 per mettervi; con Auteuil 22-30. Ho pianto a calde lacrime... otto giorni...
Alberto - Perch?
Anna - Perch Fleury 26-15 m'era molto simpatica, e speravo che voi la sposaste; mentre Auteuil 22-30 non mi ispir alcuna fiducia. Quante volte sono stata l l per mettervi in guardia! Ma non possiamo farlo: non ne abbiamo il diritto: il regolamento lo vieta. Qualunque sia il pericolo che corrono i nostri abbonati noi dobbiamo dar loro la comunicazione che ci chiedono. Siamo come i lettori di un giornale che vedono l'eroe di un romanzo correre verso la rovina e non possono far nulla per trattenerlo, (si ode il rumore di una vettura),
Alberto - Una vettura. Avete chiuso la porta d'ingresso?
Anna - L'ho dimenticato... Scusatemi.
Alberto - Anzi, va bene cos. Volete farmi una cortesia?
Anna - Dite.
Alberto - Per evitare che vi incontrino, volete scendere dalla scala di servizio?
Anna - Ma s, certo. Perch no?
Alberto - Grazie. Di qua. Passate per la cucina. E badate, possibilmente, a non rompere nulla.
Anna - Star attenta. Ma, ditemi, potr rivedervi?
Alberto - Facilissimo. Vi telefoner.
Anna - Ah, gi!... Naturale! (esce).
SCENA TERZA Alberto, poi Vanconleurs
Alberto - E adesso nuova messa in scena. (spegne la luce e si getta sul divano. Qualcuno entrato. Gemendo) Qui... qui... soffro. Venite... venite... Baciatemi, (riaccende la luce) Che cos'?... Chi siete?
Vanconleurs - Io sono il signor Vanconleurs, il marito della signora alla quale avete telefonato. Mia moglie mi ha detto che siete vittima di un grave incidente e mi ha mandato qui d'urgenza. Soffrite?
Alberto - S, s, soffro... Ma non vi preoccupate, ora che sto meglio... mander a cercare un medico,
Vanconleurs - E' inutile, dal momento che sono qua io...
Alberto - Voi siete medico?
Vanconleurs - In un certo senso... Sono veterinario; ma in fondo la stessa cosa: abbiamo gli stessi metodi. Tanto in un uomo quanto in un cane pechinese, la vita sempre la vita, la morte sempre la morte.
Alberto - Davvero?
Vanconleurs - Sentiamo un po'... Che cosa avete?
Alberto - Oh, passato... il male passato.
Vanconleurs - (aggrottando le sopracciglia) Non si pu mai sapere se passato. Mia moglie mi ha detto che si tratta di cosa grave.
Alberto - Dal momento che ve lo ha detto lei... ecco, ho avuto un... arresto al cuore...
Vanconleurs - Brutto affare! Via, lasciate che vi esamini.
Alberto - Fate pure.
Vanconleurs - (esamina Alberto. Obbedendo a un suo tic professionale, egli non pu fare a meno di prendere precauzioni. Palpeggia la coscia di Alberto) Buono... buono... non vi movete!
Alberto - E' la vostra mano che non mi fa stare fermo.
Vanconleurs - Ah, qui!... Vi domando scusa, Kss...ks...kss... (come per i cani, egli lo gratta sul collo).
Alberto - Preferisco questo, (la carezza non gli dispiace) Cos, cos va bene...
Vanconleurs - (alzandosi) E' grave!... I cani pechinesi in questi casi muoiono sempre. Vi scriver una ricetta.
Alberto - Se vi fa piacere, fate pure!
Vanconleurs - Mettetevi a letto. E con la pozione che vi ordino fate dei gargarismi due volte il giorno, mattina e sera: energicamente. State bene attento a non farvi mordere da un altro cane...
Alberto - Come!?
Vanconleurs - Ah, vero! E' l'abitudine, la deformazione professionale.
Alberto - E' naturale. Arrivederci, signore, e grazie.
Vanconleurs - Arrivederci. Sono mille lire.
Alberto - Come?
Vanconleurs - Mille lire.
Alberto - Per una visita?
Vanconleurs - (dolcemente) Questo il prezzo fissato da mia moglie.
Alberto ' - Ah, bene! Bisognava dirmelo subito. Ecco le mille lire.
Vanconleurs - (andando al telefono) Permettete.? Una parola a mia moglie per rassicurarla. Auteuil 22-30. Sei tu, cara? L'ho visitato. Va meglio.
Alberto - Anche il mio portafoglio!
Vanconleurs - (seguitando a parlare al telefono) Bene; ho capito; ai, ho capito, (riattacca il ricevitore) E' preoccupata. E desidera che io venga a rivedervi domani, di buon'ora.
Alberto - Tornate?
Vanconleurs - Senza aumento di prezzo. Forse, potremo metterci d'accordo per un forfait . Non vi disturbate... Restate pure nella vostra cuccia... A domani, (esce. Anna entra).
SCENA QUARTA Alberto - Anna
Anna - Ebbene, non avevo ragione di dirvi che Auteuil 22-30 era una donna pericolosa?
Alberto - Accidenti!
Anna - Almeno fosse bella! Ha quaranta anni.
Alberto - Questo poi no!
Anna - Pi di quarant'anni... ed il seno floscio.
Alberto - Come lo sapete?
Anna - Conosco tutti i seni del mio settore. Le signore parlano spesso tra loro di simile argomento. La vostra, poi, non davvero uno stinco di santo!
Alberto - Come lo sapete?
Anna - Lo intuisco.
Alberto - Vedete? Forse vi divertite talvolta a dire qualche bugia...
Anna - (piangendo) Io?... E voi dite questo a me, proprio a me, che vi rendo tanti servizi?
Alberto - Quali, se non vi dispiace?
Anna - Li ignorate?
Alberto - Quel ch'io so che non riesco mai ad avere la comunicazione. Ieri mattina ho chiesto un numero per due ore, e non l'ho avuto.
Anna - Lo credo! Voi chiedevate il vostro bookmaker per scommettere cinquecento franchi su Banco; ed io sapevo che Banco non sarebbe arrivato. Ecco perch quel numero era sempre occupato...
Alberto - E' vero, Banco non ha vinto. Vi perdono.
Anna - E' come quando il vostro amico Lussac, lo stoctatore, vi telefona. Tolgo la comunicazione proprio nel momento in cui sta per enunciare la cifra.
Alberto - Lo fate per questo?
Anna - Naturalmente! E' divertente! E' uno sport! Basta avere il colpo d'occhio.
Alberto - E' vero. Siete un'amica preziosa.
Anna - Ebbene, se mi considerate veramente un'amica preziosa, ditemi, come farete per accomodare l'affare Berger?
Alberto - L'affare Berger? Quale affare?
Anna - Andiamo, non fate lo gnorri! Sei mesi fa, ricordatevi, offriste alla signora Dupac dell'Opera, un brillante di centomila franchi che avevate acquistato a credito da Berger.
Alberto - E' vero.
Anna - E il giorno appresso la Dupac rivendette l'anello a un altro gioielliere.
Alberto - Anche questo vero. E poco delicato.
Anna - Lo potete dir forte. Ora Berger si sente autorizzato ad accusarvi di truffa, pretendendo che voi siete complice della Dupac.
Alberto - Ma una infamia!
Anna - Berger ha presentato una denunzia.
Alberto - E' terribile! Ma ne siete proprio certa?
Anna - Altro che! Ho ascoltato una sua comunicazione ed ho saputo.
Alberto - Ma, allora, sono rovinato?
Anna - La faccenda a mia conoscenza da una settimana... e da una settimana non dormo pi di notte!
Alberto - Io dormivo perch ignoravo!
Anna - E' giusto! In genere, le telefoniste conoscono con qualche giorno di precedenza le fortune e le disgrazie dei loro abbonati. Questa mattina ho inteso un giovanotto che confidandosi con un suo amico piangeva e diceva: Non m'ama pi, non m'amer mai! Io invece so che lei l'ama e che fra meno di otto giorni saranno felici: almeno quel tanto che concesso in questo basso mondo.
Alberto - (che non lascolta) Partir per il Marocco!
Anna - Che?
Alberto - Al Marocco ho uno zio. Voglio liquidare tutto, pagare tutto, espatriare.
Anna - Ah, no, impossibile!
Alberto - E perch?
Anna - Perch partire... significa non essere pi abbonato al telefono. E voi non potete, non dovete farmi una simile azionacela!... Che avverrebbe di me? Non c' mica un filo telefonico col Marocco!
Alberto - Mi dispiace: ma non so che farci!
Anna - Ah, no, mai: non pu essere. Bisogna cercare qualche rimedio... Non so... Voi non avete un'idea?... Ecco, che direste di un ricco matrimonio?
Alberto - Che?
Anna - E' l'unica soluzione. D'altronde, . tempo oramai che prendiate moglie. Avete fatto abbastanza lo scapolo: e avete visto con quale risultato...
Alberto - Ammogliarmi?... Veramente non sarebbe una bestialit. La fine dei miei fastidi... una vita nuova, regolare, piacevole, senza preoccupazioni. Pi di una volta ci ho pensato. Ma ammogliarmi con chi?
Anna - Aspettate! Datemi un giornale... Ecco! (ella apre un giornale che stende sul tavolo) Automobili Flambery, costruiti a serie. Due vetture al minuto. Camions di oltre cinque tonnellate. Aeroplani... Che ne dite?
Alberto - Di che?
Anna - Della signorina Flambery.
Alberto - Che ne dico? Mi fate ridere! Vi sono, dunque, delle cose che sfuggono ad una signorina del telefono? Ma, sciagurata, non sapete che se io avessi l'impudenza di chiedere la mano di quella fanciulla, soltanto una ilarit irrefrenabile potrebbe impedire al signor Flambery padre di farmi mettere alla porta dalla ventina di servi incipriati che rallegrano la sua anticamera di marmo rosa?
Anna - Avete finito? Io torno a chiedervi se vi piacerebbe sposare Suzy Flambery...
Alberto - (ironico) Molto, molto... anche perch ella ha venti milioni di dote.
Anna - Venticinque, prego!
Alberto - Ma perch volete prendervi gioco di me?
Anna - I Flambery hanno fretta, molta fretta di maritare la figlia.
Alberto - La figlia ha forse qualche peccatuccio?
Anna - Se fosse cos, non oserei proporvela. Sono i genitori che hanno qualche cosa da coprire Il signor Flambery ha un'amante tirannica e la signora Flambery un amante ancor pi esigente. I due coniugi aspettano di aver maritata la figliuola per divorziare e abbandonarsi senza preoccupazioni e senza ritegni a tutte le follie della loro et.
Alberto - Ah si?
Anna - Senonch la piccola Suzy rifiuta tutti i pretendenti.
Alberto - Vedete, dunque...
Anna - Ma perch li rifiuta?
Alberto - E' quello che mi domando anch'io.
Anna - Perch vi ama.
Alberto - Ama me? Ma via!
Anna - Scommettiamo?
Alberto - Che cosa?
Anna - Un franco! Scommettiamo un franco che prima di mezz'ora la piccola Suzy sar qui, presso di voi, e che, se saprete manovrare un pochino, tra un'ora sar vostra fidanzata:
Alberto - Accetto.
Anna - Sono le sei. I suoi genitori si trovano a quest'ora, nelle rispettive garconnires . La piccola oca bianca affidata alla istitutrice inglese, bestia come un cammello. Tutto andr bene. Dov' il telefono? Dove diamine lo avete cacciato? .
Alberto - L, sotto quella bambola!
Anna - Io domando se l'interno di una pupattola luogo adatto e dignitoso per un telefono!
Alberto - Che volete fare?
Anna - Vincere la scommessa. State tranquillo; non vi comprometter! Non correte alcun rischio, (al telefono) Pronto!... Pronto! Passy 36-21... Ma s, 36-21... Ventuno, s!... Ma no, signorina! Siete sorda?... Ah, finalmente! Rispondete?!... Ebbene, datemi la capo-turno! (scoppiando a ridere) Ma no, sono io, la collega Anna; non mi hai riconosciuta, scioccherella! Dammi subito Passy 36-21. (ad Alberto) Prendete l'altro ricevitore. Pronto! Pronto!... Passy 36-21?... Parlo con la signorina Flambery in persona? No, no, voi non mi conoscete. Telefono per un incidente. Una automobile che andava con la velocit di un diretto ha investito, davanti a me, un poverogiovane. Io l'ho messo in vettura e l'ho accompagnato a casa sua... S, s, signorina, ci v'interessa. Io vi telefono perch il povero giovane semisvenuto ha pronunziato pi di una volta il vostro nome, come se vi chiamasse. Il nome del giovane signore?... Il conte Alberto Saint-Prix. Lo conoscete? Perfettamente... s... s... proprio il vostro nome che ha pronunciato. Il suo indirizzo? Avenue du Bois, numero 7. Rez-de-chausse,.. Verrete? Verrete subito? ... Come? ... se in pericolo?... No, rassicuratevi rassicuratevi!... E' stato in pericolo; ma ormai salvo. Un caso provvidenziale lo ha salvato. Arrivederci fra poco, signorina.
Alberto - E' inaudito! Suzy Fambery! Ma la conosco appena: l'ho intravista due volte.
Anna - Tre!
Alberto - Non le ho mai badato, non le ho mai parlato!
Anna - Le parlerete adesso.
Alberto - E' possibile che mi ami?
Anna - Proprio cos! E ora, basta con tutte queste domande: mettetevi in pigiama.
Alberto - In pigiama?
Anna - (scuotendolo) E prendete l'aspetto di un uomo... lacero-contuso.
Alberto - Ma che fate?
Anna - (continuando a scuoterlo) Cerco di rendervi lacero-contuso.
Alberto - Siete terribile!
Anna - (scapigliandolo) Ed ora spogliatevi!
Alberto - (togliendosi la giacca) Debbo mettermi in tenuta di uomo lacero-contuso?
Anna - Ma non vi spogliate davanti a me! Siete indecente! Io sono donna, e, per vostra norma, signorina!
Alberto - Quando cos... metto fra me e voi un paravento, (si pone dietro un paravento).
Anna - Fate bene. D'altronde, ho gi osservato che siete senza pudore.
Alberto - E' vero; ma come lo avete osservato?
Anna - Non avete, forse, l'odiosa abitudine di telefonare dalla vostra camera da bagno? Questo dovrebbe essere vietato! Sento il vostro respiro, sento la doccia, l'acqua calda, l'acqua fredda. E tutto questo, attraverso l'apparecchio, produce nelle mie orecchie come un lontano rumore di mare.
Alberto - (comparendo in pigiama) Niente altro che questo?
Anna - E' cos che io lo immagino, perch non sono mai stata in riva al mare.
Alberto - La tempesta...
Anna - Abbottonatevi il pigiama; fate la persona corretta!
Alberto - Non sono corretto?!
Anna - Credete di esserlo. Su: datemi il braccio perch vi applichi una fasciatura.
Alberto - Ecco, (mentre ella comincia la fasciatura, egli si china e la bacia sul collo).
Anna - Ma non vi vergognate? Ne aveste almeno il desiderio... Ma fate cos per capriccio, per distrazione... come se acchiappaste delle mosche.
Alberto - Non acchiappo mai mosche, per regola vostra!
Anna - Bene, cominciate col prenderle adesso, e state tranquillo mentre io lavoro per voi. (ultimando la fasciatura) Cos, va benissimo.
Alberto - Hanno suonato.
Anna - Passate nella stanza da bagno. Vi chiamer quando sar venuto il momento. Sparite! (Alberto esce. Anna va alla porta). Entrate... entrate... Non vi sono gradini.
SCENA QUINTA Detta - Suzy
Suzy - (entrando) Il conte di Saint-Prix?
Anna - E' qui.
Suzy - Ferito?
Anna - Rassicuratevi. Nulla di grave. Un'escoriazione appena.
Suzy - Ma avrebbe potuto essere una cosa terribile, non vero? Scusate, signora, voi chi siete?
Anna - Quella che vi ha telefonato.
Suzy - E come avete potuto trovarmi?
Anna - Ho aperto l'elenco. Non vi che un solo Flambery. E infatti proprio voi mi avete risposto.
Suzy - Siete sicura che non vi sia un equivoco? Che si tratti veramente di me? Che non vi sia un'altra signorina Flambery? Perch, se cos fosse...
Suzy - Non posso dirvi nulla, non so nulla! Mi sono trovata sul luogo dell'infortunio per caso; e per umanit ho soccorso il giovane che, con un fil di voce, vi chiamava. Forse ho avuto torto...
Suzy - Al contrario, vi ringrazio, checch avvenga. Ma se si trattasse di un errore, io morirei di vergogna, capite?
Anna - Permettete che vada a chiamare il povero ferito?
Suzy - S, s. Il viso non stato danneggiato dal colpo?
Anna - No, no... soltanto un polso. Non potr fare i coktails ma potr ballare.
SCENA SESTA Le stesse - Alberto
Anna - Venite, signore... vi desiderano.
Alberto - (entrando) E chi ? (arrestandosi di colpo e fingendo la sorpresa) La signorina Flambery qui? Sedetevi, signorina... spiegatemi... o, piuttosto non mi spiegate nulla... per ora... Scusate la mia sorpresa; ma ero cos lontano dall'immaginare che avrei avuto un giorno la felicit di vedervi qui;.. Dimentico le poche frasi mondane che mi hanno insegnato...
Suzy - Dimenticatele completamente. Niente mondanit: la detesto... Avete avuto un infortunio, non vero?
Alberto - Come?... Voi sapete?
Suzy - Certo.
Alberto - Ah, indovino! Ora capisco tutto. Siete voi che mi avete investito!
Suzy - Come? Io vi ho investito?
Alberto - Ebbene, dal momento che siete voi, non ne parler con alcuno. Non andrete in prigione. Rinunzio a denunziarvi. Anzi, sono io che vi ringrazio: ripasser per quella strada e torner a ripassarvi fino al mio schiacciamento totale, dal momento che la prima volta l'ho scampata.
Suzy - Ma, signore, sbagliate: io non vi ho mai investito!
Alberto - Che disdetta!... Come sono disgraziato! Ed io che l'avevo sperato! Ma, allora, perch siete venuta qui?
Suzy - Perch voi mi avete chiamata!
Alberto - Io? Mai! Non mi sarei mai permesso...
Suzy - Una domanda, una sola domanda: conoscete un'altra signorina Flambery?
Alberto - No.
Suzy - Ed allora, avete chiamato proprio me. (ad Anna) Non cos?
Anna - Infatti, quando eravate svenuto, in uno stato di semicoscienza, vi ho inteso pronunciare...
Alberto - Il nome della signorina?!... Io, l'ho pronunziato? Non possibile.
Suzy - Eppure cos.
Alberto - Allora, mi sono tradito; terribile; mi sono tradito!
Suzy - Non ve ne faccio un rimprovero.
Alberto - E dire che avevo custodito gelosamente questo mio segreto, che volevo portarlo con me nella tomba! E invece, ora voi sapete... (ad Anna) Come mai, crudele, avete potuto abusare di un mio momento di debolezza?
Anna - Vi chiedo scusa.
Suzy - Mi aiutate da molto tempo?
Alberto - Vi prego: non mi domandate particolari... La mia commozione troppo viva e profonda.
Suzy - Ricordate il giorno in cui mi foste presentato?
Alberto - (che non ricorda) Se lo ricordo! Fu in casa dei signori La Rivire.
Suzy - No, la prima volta fu in casa di Miss Boston.
Alberto - Lo ricordo benissimo. Ma quel giorno, non mi piaceste affatto; io, perci, l'ho cancellato dai miei ricordi. Per me non conta. Il colpo di fulmine, la rivelazione, il miracolo avvennero in casa dei La Rivire, quando varcaste la soglia. Vi vedo ancora nel vostro vestito giallo pallido...
Suzy - Giallo pallido?
Anna - (suggerendo) Bianco!
Alberto - Cio, bianco pallido...
Anna - (suggerendo) Con guarnizioni rosse, idiota!
Alberto - (riflettendo) Con guarnizioni rosse, idiota. Eravate adorabile; sorridevate a tutti; eravate la primavera e tanto pi grandi erano il vostro merito e il vostro fascino, in quanto eravamo in autunno e pioveva.. Vi salutai con un profondo inchino. Rialzando la testa, incontrai il vostro sguardo; e il mio destino fu scritto.
Suzy - S, ricordo.
Alberto - Ma voi mi appariste cos lontana, cos inaccessibile che, senza il perfido intervento della signorina, voi avreste sempre ignorato ch'io ero pazzo d'amore per voi.
Suzy - Veramente?
Alberto - Certo.
Suzy - Io lo sapevo.
Alberto - E come?
Suzy - Io sapevo che voi mi amavate. Non mi sono lasciata ingannare dalla vostra aria indifferente.
Alberto - Oh, bella!
Suzy - Avevo indovinato tutto; e non un gran merito, questo, perch la vostra storia la mia, con la sola differenza che la mia cominciata un mese prima... Quando entraste in casa di miss Boston, con un fiore all'occhiello, vi notai subito.
Alberto - (tragico) Tacete, di grazia, tacete! Che avverr di me, dopo queste vostre parole?
Suzy - Vediamo. Anzitutto, io parler con mio padre. Gli racconter la nostra meravigliosa avventura. Non credo che opporr un rifiuto assoluto: i miei genitori mi hanno promesso, pi di una volta, di rispettare la mia scelta. Ma non si sa mai. Hanno una ambizione cos ridicola, cos smisurata... Vi telefoner. E se tutto andr bene ,voi cenerete questa sera a casa nostra, nell'intimit, in smoking.
Alberto - Signorina, signorina Suzy, mi sembra di sognare!
Suzy - Anche a me... Ma bisogna agire, (ad Anna) Signorina, non so se voi lo abbiate compreso, ma voi siete indirettamente l'autrice della mia, della nostra felicit...
Anna - Ma no...
Suzy - Non sono un'ingrata; e se si presenter l'occasione di esservi utile, sar lieta di farmi in quattro per voi.
Anna - Siete troppo buona.
Suzy - Intanto, vi offro la mia amicizia, (le tende la mano).
Anna - E' troppo! Io non sono che una povera ragazza
Suzy - (con compatimento) Ah, s?
Anna - Un'impiegata ai telefoni.
Suzy - Ebbene, cercher di farvi ottenere una promozione.
Anna - Grazie, non la chiedo... Sto bene dove sono.
Suzy - Siete una saggia. Arrivederci, signorina, perch noi ci rivedremo certamente.
Anna - Forse.
Suzy - Io voglio che noi diventiamo amiche. (ad Alberto) Restate, non vi muovete. Fra una mezz'ora vi telefoner, (sulla porta) A questa sera.
Alberto - Smoking. (Suzy gli manda un bacio ed esce).
SCENA SETTIMA Anna - Alberto
Anna - Il mio franco.
Alberto - Che?
Anna - Il franco della scommessa.
Alberto - Ma eccolo! subito! Non lo rimpiango davvero! E' la felicit, la salvezza. Fino a pochi minuti fa, ero perduto, morto, sepolto. Temevo di dover finire all'inferno. Ed ecco che, invece, passo di un sol colpo in paradiso. Sapete chi siete voi?
Anna - No.
Alberto - Una fata!
Anna - La fata azzurra!... Sono state le circostanze che ci hanno aiutato.
Alberto - Vi debbo tutto; ma non sono un ingrato. Il dieci per cento della dote sar per voi.
Anna - No, no...
Alberto - No, no... avete ragione. Il quindici per cento! Il conto sar pi difficile ma non importa. Il quindici!
Anna - Non potrei accettare una liberalit cos... stravagante.
Alberto - E perch no? Non abbiate timore. Non crediate ch'io far restare immobili, che far ammuffire nelle casseforti, i luigi di pap Flambery! Li far ballare, e come!
Anna - Lo so bene. Ma per parte mia, non voglio niente. Mi costato cos poco!
Alberto - Non diciamo assurdit! E' naturale e doveroso ch'io riconosca e compensi la vostra cooperazione. Voi mi portate una fidanzata, una fortuna... incantevole! Parlo della fidanzata...
Anna - Spero bene.
Alberto - Veramente incantevole! Sono capacissimo di amarla.
Anna - No!
Alberto - Come no?
Anna - No!
Alberto - Ebbene, s, vero io la penso in fondo come voi. Mi lascia freddo: non il mio tipo.
Anna - E' vero?
Alberto - Ma fa lo stesso. E' una giovane graziosa, deliziosa, adorabile: una donna completa.
Anna - Questo, s.
Alberto - Allora, perch non volete permettermi di fare un gesto cortese, perch mi negate la gioia di farvi ricca?
Anna - Non voglio.
Alberto - Avvicinatevi!
Anna - Ecco.
Alberto - Volete che il compenso vi sia reso in natura? Se non si tratta che di questo... A vostro piacere, tutto ci che volete! Con gioia, con entusiasmo!
Anna - No, non mi baciate, e rispondete ad una domanda... Avete amato mai in uno slancio di gratitudine?
Alberto - Mai; non ne ho mai avuto l'occasione: sar una novit.
Anna - Ebbene, io credo che sarebbe poco divertente per voi ed assai triste per me. Un giorno, forse, pi tardi. Non mi contraddite, non dite niente. E poi: il telefono vi chiama. Andate a rispondere.
Alberto - Pronto!... Pronto!... Siete voi?... Avete parlato a vostro padre?
Anna - Di gi?
Alberto - S... s... Anche a vostra madre?
Anna - E' la prima volta che stanno insieme.
Alberto - Siete adorabile! S, vengo subito, in smoking, (riattacca il ricevitore del telefono) Che diranno? Che diranno?
Anna - Chi?
Alberto - I miei amici.
Anna - Se volete ascoltare un mio consiglio, dimenticate gli amici e pensate a cose serie. Telefonate, dunque, a Berger, il gioielliere, perch ritiri la querela. Sarebbe uno scandalo.
Alberto - E poi, non mi dispiace di schiacciarlo sotto il peso di una tale notizia. E' una bella soddisfazione!
Anna - Ditemi, dov' il vostro smoking?
Alberto - Nell'armadio, (al telefono) Pronto, pronto, Gutenberg, 12-21?... Vorrei parlare al signor Berger in persona. Ah, siete voi?
Anna - Dov' il bottoncino del collo?
Alberto - L, sul tavolino... Come? Che?... Avete gi ritirato la querela?... E perch? Un malinteso?
Anna - Dove sono i bottoni dei polsi?
Alberto - Notizie della mia salute? Gi, sapete che sono stato investito da un'automobile e che mi ammoglio? ... Mi manderete degli anelli da scegliere?... Il commesso gi in cammino?... Ma no, non vi serbo rancore... S, s, vi perdono... sta bene, vi perdono... Il signor conte ha perdonato! (riattacca il ricevitore). Non c' che dire. Ha un servizio d'informazioni bene organizzato...
Anna - (che ha aperto un armadio) Smoking... (depone lo smoking su di una sedia) Ed ora arrivederci; vestitevi.
Alberto - Una parola, ancora una parola. C' una cosa che non capisco.
Anna - Quale?
Alberto - Voi dite di amarmi?
Anna - Mi pare di avervelo provato.
Alberto - E voi mi date a un'altra donna...
Anna - Bisognava dunque lasciarvi andare a picco? So che una umile telefonista, n troppo bella, n troppo giovane, non avrebbe potuto essere vostra moglie o vostra amante. Non potevo pretendere nulla... Allora, ecco Suzy. Meglio Suzy che un'altra, perch Suzy l'ho trovata io, l'ho inventata io!... E' una soddisfazione... Aspettate... hanno suonato. Vado a vedere chi ... (esce e ritorna) E' il gioielliere. (entra un signore).
SCENA OTTAVA Il commesso del gioielliere - detti
Il commesso - (salutando rispettosamente) Sono della Casa Berger e porto alcuni anelli da scegliere (apre uno scrigno).
Anna - Ah, benissimo, fate vedere, (esamina gli anelli).
Il Commesso - (ad Alberto) La signorina la fidanzata?
Anna - No, io non faccio che scegliere. Io scelgo, (prova un anello).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
In casa di Alberto: un fumoir di gran lusso. In scena: Alberto; Suzy, diventata sua moglie; la Contessa, sua amante; il Conte e Lussac. Prendono il caff.
SCENA PRIMA Alberto, Suzy, il Conte, la Contessa, Lussac
Il Conte - Ed eccoci al problema angosciante, ossessionante, e eterno: che si fa questa sera?
La Contessa - S, Alberto, che si fa? Ci avete pensato?
Suzy - Io, per conto mio proporrei di andare al ballo dell'Eremitaggio.
La Contessa - E' troppo presto.
Suzy - Si potrebbe ballare qui.
La Contessa - (con una smorfia di dispetto) Oh, s... in caso disperato.
Il Conte - Si rappresenta un film al Colosseo.
Suzy - E' bello?
Il Conte - Esecrabile! Il pubblico della sala si abbandona spesso a manifestazioni rumorose di protesta. E allora si ride, ci si diverte...
La Contessa - Ma non si troveranno pi posti, a quest'ora...
Il Conte - No, certo.
La Contessa - E allora, perch parlarne? E' irritante! Che si rappresenta nei teatri? Alberto, datemi il Figaro .
Alberto - Eccolo.
Suzy - Che novit ci sono?
La Contessa - (guardando il giornale) Niente... niente... non c' niente nei teatri. Tutti spettacoli che abbiamo visto!
Il Conte - Purtroppo!
Suzy - E i music-hall ? La rivista delle Folies Bergres?
La Contessa - Abbiamo gi visto la rivista del Casino e quella del Moulin Rouge e tutte le sere si ripete lo stesso spettacolo...
Il Conte - Gi: niente somiglia tanto a una nudit... quanto un'altra nudit.
Suzy - Caro Conte, non fate l'uomo deluso. Sapete che lo scetticismo uccide.
La Contessa - Lo scetticismo?... E' il genere di mio marito.
Lussac - Sentite... sentite... si potrebbe passare un'ora da Bobette.
Alberto - No, no, amico mio. Suzy e io siamo moglie e marito da sei mesi appena: e, per il primo anno di matrimonio una questione di moralit...
Lussac - Evidentemente, se tu elevi il dibattito all'altezza degli immortali principi, Bobette non raccomandabile. Ma allora, che facciamo?
La Contessa - Che facciamo!?
Il Conte - E dire che tutte le sere e la stessa musica: che si fa?
Lussac - Vi sono i russi!
La Contessa - I russi?
Alberto - Gente mediocre.
Lussac - (ad Alberto) Tu sei l'ospite: spetta a te avere iniziativa e immaginazione...
Il Conte, la Contessa, Suzy - Che si fa?
Alberto - Ve lo dir io.
Lussac - Lo sai?
Il Conte - Lo sa?
Alberto - Sicuro. E da questa mattina.
Il Conte - Bravo!... Bel gusto farci spasimare fino adesso. Dunque, dove si va?
Alberto - E' una sorpresa! (a Suzy) Rimarranno stupefatti.
Suzy - Lo credo bene.
Lussac - Niente preamboli! Al fatto! Parla!
Alberto - Eccomi al fatto!... Amici miei, questa sera noi andremo tutti alla Comdie Francaise.
Lussac - (ridendo) Hi, hi!...
Alberto - Non ridere cos stupidamente! Si rappresenta lAndronaca.
La Contessa - Un lavoro nuovo?
Alberto - No: gi qualche tempo che si ammannisce al pubblico.
Lussac - Senti, amico mio: alle nove di sera, non il momento pi adatto per fare dello spirito. Insomma, qual' il programma della serata?
Alberto - L'ho detto: Andronaca.
Suzy - An-dro-na-ca.
Lussac - E parlano sul serio!
Suzy - Seriamente.
Alberto - Ecco i biglietti; otto posti di prima fila.
Lussac - (atterrito) E' vero: ha preso i biglietti.
Il Conte - Capisco... ho capito... indovino.
Lussac - Che?
Il Conte - Il pubblico fischier. Voleranno le seggiole...
Alberto - Mi stupirebbe. Sarebbe la prima volta.
Il Conte - Allora non capisco pi.
Alberto - Vi spiegher, (a Suzy) No, spiega tu: io mi riposo: ho gi fatto un grande sforzo.
Suzy - Ecco. Alberto ed io abbiamo un'amica a cui dobbiamo una grande riconoscenza. E' una zitellona di situazione modesta, ma di carattere indipendente e fiero. E' assolutamente impossibile farle accettare il pi piccolo regalo, la pi modesta ricompensa. Ma poich oggi il suo compleanno, e noi le abbiamo domandato che cosa desidera, ha risposto: conducetemi alla Comdie Francaise.
Lussac - Evidentemente, non sa che cosa Andronaca!
Suzy - Pu anche darsi: ma noi abbiamo promesso.
Alberto - E verrete anche voi: questo bello.
Lus*sac - Una domanda: una sola.
Alberto - Sentiamo.
Lussac - Tu conosci Andronaca?
Alberto - Personalmente, no!
Lussac - Ebbene, vedrai... che bel divertimento. Non ti dico niente!
Alberto - S, non mi prevenire.
Il Conte - (alla contessa) Parla a questo giovane pazzo! Cerca di convincerlo...
La Contessa - Alberto; venite un poco qui.
Alberto - Ai vostri ordini.
La Contessa - (prendendo Alberto in disparte, a voce bassa) Ma un'idea ridicola! Alla Comdie non potremo darci neppure un bacio.
Alberto - E perch? Vostro marito, come il solito, dormir.
La Contessa - Ma non dormir vostra moglie. Alla Comdie Frangaise non come al cinematografo che si scherza al buio. Sar una serata casta.
Alberto - E' seccante.
La Contessa - E' quello che penso anch'io. Voi sapete che tra giorni partir con mio marito. Non c' perci tempo da perdere... Insomma, siete avvisato.
Lussac - (raggiante) Un'idea! Ragazzi miei, ho trovato un'idea!
Lussac - Per far che?
Lussac - Per liberarci di Andronaca.
Il Conte - Parlate, amico mio, vi ascoltiamo con simpatia.
Lussac - Ecco. Ubriacheremo la zitellona.
Alberto - Che!?
Lussac - Quando avr gustato la bevanda che le avr preparata, vi garantisco che dimenticher i classici e i moderni.
Alberto - La farai ammalare.
Suzy - No, no, non posso permettere! E' la prima volta che la rivediamo dopo il nostro ritorno dal viaggio di nozze. Le abbiamo promesso una bella serata e voi volete ubriacarla!
Lussac - Precisamente. Voglio lasciarle un ricordo unico, incantevole e poetico. Com' fisicamente, graziosa?
Suzy - Niente di straordinario.
Alberto - Piuttosto magra.
Lussac - E' stata mai amata, corteggiata?
Alberto - Credo di no... di certo, no!
Lussac - Benissimo. Allora, stasera, noi daremo a questa diseredata, a questa sorella povera ed umile, l'illusione di essere irresistibile, adulata e desiderata. In fondo sar una buona azione.
La Contessa - E come farete?
Lussac - E' semplice e facile. Le signore fingeranno di andare in estasi per tutto ci che ella dir. Gli uomini le diranno parole romantiche, quali la zitellona non ha mai udite. Dammi una paglia.
Alberto - Per far che?
Lussac - Tiriamo a sorte per stabilire l'ordine nel quale ciascuno di noi muover all'assalto. Il vincitore, colui che riuscir per primo a farle perdere la testa, avr diritto ad un premio. Tira.
Alberto - E' sciocco.
Lussac - Ma no... (al conte) Adesso, a voi; e non barate! L'ultima paglia per me... Sei tu, Alberto, che aprirai il fuoco: il numero due per me: dopo la vostra volta, conte. Cos, le parti sono assegnate; e mi raccomando, signori, calore, ardore, slancio!
Alberto - Amici miei, voi vi divertite; ma questa ragazza nostra invitata, n io posso permettere che venga presa in giro.
La Contessa - Ma lei non sapr nulla, anzi sar felice!
Suzy - E' vero. Cos ricorder, nella sua vita, una serata di vittoria...
Lussac - E d'ebbrezza.
Il Conte - Con tre smoking impeccabili ai suoi piedi.
Lussac - E con altrettanti cocktails . Ti assicuro che questo vai pi di Andronaca! Via, non avere un cuor di pietra. Non privare questa povera donna di una gioia unica, che non ritorner mai pi! E' la sua festa!
Alberto - Capisco, capisco: per badate a non spingervi troppo, a non esagerare!
Lussac - E' vero: ci vuol tatto! Prima di ogni cosa io preparer un elixir che far vibrare la ninfa, e la metter all'altezza della situazione. E se tutto andr come prevedo, la brava ragazza giunger presto al punto giusto, (alla contessa) Mi capite?
La Contessa - Capisco, (suonano).
Lussac - E' lei?
Alberto - S.
Lussac - Come si chiama?
Alberto - Signorina Dupont.
Lussac - Bene, (mette indietro le lancette dell'orologio a pendolo. Anna entra).
SCENA SECONDA gli stessi - Anna
Anna - Buona sera.
Suzy - - Buona sera.
Alberto - Buona sera.
Anna - Sono in ritardo?
Suzy - No, no... abbiamo tempo. Sedetevi. Una tazza di caff?
Anna - Volentieri. Ho corso per arrivare in tempo!... Disturbo? Avete degli invitati!
Alberto - Sono amici, che amano come voi gli autori classici.
Anna - Ah, quei signori vengono con noi? Sapete che si comincia con la farsa de L'Avvocato Patelin ?
Suzy - S, un atto d'apertura.
Anna - Non del genere dell'Andronaca.
Alberto - Allora, inutile affrettarci.
Anna - Certamente, sebbene la parte dell'avvocato sia sostenuta dall'attore Siblot. Conoscete Siblot?
Suzy - No.
Alberto - No.
La Contessa - Mai visto.
Suzy - - Neppure io. Come siete graziosa!
La Contessa - Il vostro abito un miracolo di buon gusto.
Anna - L'ho fatto con le mie mani.
La Contessa - Avete due mani di fata.
Suzy - Ed un gusto squisito!
Anna - Infatti, venendo qui, nel tram mi hanno guardata con insistenza. Mi sono allora ricordata che ero vestita con l'abito della domenica.
Suzy - Siete incantevole. Volete darvi un'occhiata allo specchio?
Anna - No, grazie. Quello che mi manca, il coraggio. Se fossi meno timida, se osassi portare i capelli cos (indica quella della con-tessa, tagliati corti) forse figurerei come tante altre.
Lussac - (che nel frattempo ha preparato un cocktail, presentandone un bicchiere) Ecco ci che vi dar coraggio.
Anna - Credete?
Lussac - Provate.
Anna - Grazie, (beve) E' un po' secco, ma buono.
Lussac - Mi piace tanto quel vostro abito. Vi sta a pennello! (le getta un lungo sguardo, appassionato, e si ritira).
Anna - Che ha detto?
Suzr - Non ci fate caso. E' un galante incorreggibile.
Anna - Ah, s?... Ma i galanti incorreggibili non usano fare attenzione a me. Devo credere di essere, oggi, in una giornata afrodisiaca. (movimento di sorpresa di Suzy) L'espressione non mia, di una graziosissima mia compagna d'ufficio. Essa pretende di avere dei giorni in cui ammalia e conquista tutto il mondo, fino al modesto commesso del pastic-cere.
Suzy - Ebbene, state attenta, mia cara; voi avete oggi la vostra giornata afrodisiaca.
La Contessa - E paradisiaca.
Anna - Sarebbe la prima volta. Ma abbiamo parlato troppo di me. L'argomento non interessante.
La Contessa - Siete signorina?
Anna - Che? Come? Che domanda questa?
La Contessa - Mi hanno detto che a Parigi non ne esistono pi.
Anna - Vi domando scusa, ma io lo sono. E vi impedisco di dubitarne. Voi mi avete offesa gravemente.
Suzy - Non dovete turbarvi per una supposizione infelice.
Anna - Non sono turbata. Credo che sarebbe l'ora di andare, (guarda l'orologio).
Suzy - C' ancora tempo. Bevete il vostro caff tranquillamente, senza fretta.
Anna - Grazie... No, non prendo mai zucchero... Avete un aspetto magnifico, tutti due.
Suzy - Come di persone felici. Il nostro viaggio di nozze stato un incanto.
Anna - Lo so... lo so.
Suzy - E come? Siamo stati due egoisti. Non vi abbiamo neppure scritto.
Anna - No, ma prima di partire, mi avete detto il vostro itinerario. Cos, giorno per giorno, ho vissuto con voi. Grazie ad un vecchio Baedeker, che ho comprato su una bancarella per la strada, ho potuto seguirvi passo per passo, vedere le meraviglie che voi avete visto, e nella stessa ora. Ho respirato con voi il profumo dei giardini, ho scritto il mio nome sulle panche, accanto al vostro. Conosco l'Arno, come se lo avessi percorso. E la sera, io ero al vostro fianco, sulla terrazza di Fiesole, e i miei occhi contemplavano insieme a voi, il silenzioso, mirabile paesaggio. Ma il vero incanto, l'estasi vera fu Venezia...
Suzy - Ma noi non siamo stati ne a Fiesole, n a Venezia.
Anna - Possibile?
Suzy - Non ci siamo allontanati da Cannes e Montecarlo.
Anna - Ed io che viaggiavo con voi tra le pagine del Baedeker!
Suzy - Perdonateci.
Anna - Ma niente... Vuol dire che ho fatto un viaggio pi suggestivo del vostro. Ecco.
Suzy - Oh, no!... Non possibile.
Anna - Vostro marito stato gentile, grazioso?
Suzy - Adorabile. Non potete immaginarlo.
Anna - (interrompendo) Oh, s... s...
Lussac - (avvicinandosi) Un bicchierino? (lo mette sulla tavola).
Anna - Ma ne ho gi preso uno...
Lussac - Saranno due.
Anna - Grazie, signore, ma io non sono abituata...
Lussac - E' una buona abitudine. Prendetela e ve ne troverete bene.
Suzy - Bevete, bevete.
Anna - Grazie, (beve. Lussac si allontana) Com' amabile quel signore! Allora, mai una nube fra voi?
Suzy - Mai. Alberto un amore. Sempre presente quando lo desidero; sempre lontano, quando non ho desiderio di lui. Un tatto magnifico e una fedelt canina.
Anna - Una fedelt canina, lo credo! E che fareste, se vi ingannasse?
Suzy - Se m'ingannasse?
Anna - Uccidereste lui o uccidereste lei?
Suzy - Lui o lei?
Anna - S, quale dei due?
Suzy - (ridendo) Veramente, non ho ancora fatto la scelta. Tutti due, credo. Ma voi avete idee terribili!
Anna - (leggermente) Perch ho bevuto e perch andiamo a vedere Andronaca. Ecco perch preferisco le soluzioni tragiche. I vostri amici ci accompagneranno tutti?
Suzy - S.
Anna - Ditemi, dunque, il loro nome, o meglio il numero del loro telefono.
Suzy - (indicando Lussac) Passy 12-15.
Anna - Grazie. E quella giovane signora che non mi piace punto?
Suzy - La contessa? Passy 60-94.
Anna - (inquieta) 60-94? Non sapevo che foste in relazione con questo numero. Lo conoscete da molto tempo?
Suzy - Ci siamo conosciuti a Cannes dove Alberto ci ha presentate. E' la moglie di quel signore coi capelli bianchi.
Anna - Era con voi a Cannes?... Ma se vogliamo arrivare in tempo per il primo atto, ch' forse il pi bello...
Suzy - Vado a vestirmi. Abbiate pazienza, (a Lussac) Permettete una parola... (si alza e va verso il fondo) Nulla da fare: il colpo mancato.
Lussac - Non ancora brilla?
Suzy - Non lo so. Forse. Ma tiene allAndronaca, come alla pupilla dei suoi occhi.
La Contessa - Una fissazione!
Lussac - O un voto.
Il Conte - Amici miei, l'ora grave! Attenzione! Alberto, tocca a voi.
La Contessa - Su, coraggio! (Anna continua a bere).
Lussac - Tu hai il numero uno. Ti lasciamo il campo libero. A te, vincere le resistenze di questa pollastrella.
Alberto - Ti dico la verit. Mi secca...
Il Conte - Niente discussioni! Sotto! (escono tutti. Alberto si avanza verso Anna, che sta guardando un giornale illustrato e le copre gli occhi con le mani).
Anna - Un momento... un momento... No, no!... Ah, siete voi? Come?... Soli?... Dove sono i vostri amici?
Alberto - Si stanno vestendo.
Anna - Bene. Prendete una sedia. Venite qui!... Buona sera!... Sedete qui, cos potr vedervi un poco.
Alberto - Buona sera!
Anna - Sapete che siete dimagrito?
Alberto - E' la felicit, l'amore, lo sport, tutto questo piacevolmente combinato. siete contenta?
Anna - Contentissima.
Alberto - Nessun rammarico? Proprio nessuno?
Anna - E di che?
Alberto - Di quello che avrebbe potuto essere e che non stato.
Anna - No... Non stiamo forse bene cos?
Alberto - Ma... i nostri rapporti avrebbero potuto essere pi gentili, pi intimi. Insomma, se quel giorno aveste sollecitato i miei favori...
Anna - Vi sareste concesso?
Alberto - Credo. E anche adesso, se voi mi rivolgeste qualche proposta - come dire? poco onesta, io vi ascolterei volentieri...
Anna - E' stupido un simile linguaggio. Evidentemente avete bevuto. Andiamo a sentire lAndronaca.
Alberto - Dimenticate lAndronaca, vi prego. Voi mi fate male. Quando vi apro il mio cuore...
Anna - Non voglio che inganniate Suzy, ne con me, ne con altre!
Alberto - Non vi sembra di pretendere troppo? Io dovrei, dunque, rimanere casto?
Anna - S.
Alberto - E perch, scusate?
Anna - Perch se la ingannaste, io diventerei gelosa come una tigre. Voi non mi conoscete.
Alberto - E non siete gelosa di Suzy?
Anna - No, per niente. Sono io che l'ho inventata, che l'ho trovata. E' una piccola cosa mia... E', starei per dire, un'altra me stessa.
Alberto - Vorrebbe dire che mi avete sposato per procura?
Anna - Precisamente.
Alberto - Se io, dunque, ingannassi Suzy...
Anna - ... Tradireste me!
Alberto - Tradimento per procura? (ride).
Anna - Certo. Che avete da ridere?
Alberto - Voi siete!...
Anna - Che cosa?
Alberto - Gi tradita. E dal primo giorno, direi quasi dalla prima notte!
Anna - Non vero. Lo dite per tormentarmi, per irritarmi. Intanto, se voi aveste un'amante, io lo saprei.
Alberto - E come?
Anna - Credete che non vi sorvegli giorno e notte?
Alberto - Presuntuosit di telefonista! E se invece di telefonare da casa mia io andassi direttamente all'ufficio telefonico?
Anna - Che!?
Alberto - O semplicemente al caff?
Anna - Non avete fatto questo, spero!?
Alberto - Altro che, se l'ho fatto! Vi conosco. Se aveste sorpreso una mia conversazione galante, avreste tolto la comunicazione.
Anna - Certo.
Alberto - Vedete! Ecco perch vado al caff e cambio voce. Faccio una vocina sottile...
Anna - (che ha continuato a bere) Miserabile! Ecco che cosa siete', un miserabile!
Alberto - Mi difendo e difendo il mio piacere!
Anna - Passy 60-94?
Alberto - Non posso dirvi nulla. Segreto professionale!
Anna - S, s, Passy 60-94. E' lei, maritata, donna del gran mondo, russa...
Alberto - Forse.
Anna - La schiaccer. Avete finito di ridere?' Scostatevi! Non avvicinate il vostro ceffo alla mia faccia, o vi far pentire! Voi non conoscete le mie collere! Via, andiamo al teatro. Sar meglio. I vostri invitati aspettano d l? Presto, presto, andiamo a sentire Andronaca. Sono fuori di me!
Alberto - No, non mi parlate di Andronaca!
Anna - Perch?
Alberto - Perch... Ecco perch, (la bacia sulla bocca).
Anna - (dibattendosi) Ma che fate?
Alberto - (tenendola ferma) Ecco un bacio senza intermediari, senza procura. Eccone un altro.
Anna - Siete pazzo! Non sapete quello che fate... le conseguenze...
Alberto - Lo so perfettamente, ma non posso rinunziarci. No, non pi possibile che la signorina resti inerte! Seduta in una cabina telefonica, nel suo splendido isolamento, ella contempla impassibile i contrasti e gli amori degli uomini. Ella muove i fantocci ma non prende parte alla bufera. E' una cosa molto comoda; ma non pu durare. Scendete dal piedestallo, signorina! (la bacia) Scendete ancora, (torna a baciarla) Pagate di persona! Fate lealmente il vostro giuoco, accettandone tutti i rischi.
Anna - Lasciatemi, vi dico, lasciatemi, (cade su una poltrona, singhiozzando. Lussac entra).
SCENA TERZA Gli stessi - Lussac
Lussac - (ad Alberto) Ebbene?
Alberto - Vedi? Piange.
Lussac - E' ubriaca?
Anna - (gemendo) Andiamo a sentire Andromaca!
Lussac - (ad Alberto) Non posso farti davvero i miei complimenti. Hai fatto un lavoro inutile! Va', va' a tenere compagnia alle signore. Non sei buono a nulla!
Alberto - Senti...
Lussac - Va' dalle signore, ho detto. M'incaricher io di consolarla, (lo spinge fuori) Ebbene, che c'? Perch piangete?
Anna - Niente, niente... sono scioccamente nervosa.
Lussac - Ma bisogna vincerli, i nervi! Che farete domani sera?
Anna - Che far domani sera? Niente.
Lussac - Benissimo. Ceneremo insieme.
Anna - M'invitate?
Lussac - Al Caf de Paris.
Anna - M'invitate al Caf de Paris?
Lussac - Che c' di straordinario?
Anna - Sono sorpresa. Non sono abituata agli inviti, e tanto meno al Caf de Paris.
Lussac - Dal momento che non avete altri impegni, vi dedico la mia serata.
Anna - (stupefatta) Non capisco. Che interesse, che piacere potete trovare nella mia compagnia?
Lussac - Un piacere grandissimo. Ho la reputazione di un conoscitore di donne e, non si tratta, modestamente, di fama usurpata. Per esempio, la famosa Paulette Leroy...
Anna - Non conosco questa signorina...
Lussac - Sono io...
Anna - Paulette Leroy siete voi?
Lussac - Sono io che l'ho lanciata. La trovai in un tugurio, con le calze bucate, con le scarpe scalcagnate e una ciocca di capelli davanti agli occhi...
Anna - Una ragazza, si vede, un po' disordinata.
Lussac - Ebbene, quantunque Paulette fosse in cos lacrimevoli condizioni, io ebbi subito l'intuizione, il presentimento degli alti destini che attendevano l'amabile creatura.
Anna - Siete una specie di mago.
Lussac - Benissimo detto! Io cammino con una bacchetta magica...
Anna - E si fermata su me?
Lussac - Io indovino le possibilit che sonnecchiano negli esseri umani.
Anna - Ci sono delle possibilit che sonnecchiano in me? Sbagliate. Non sono bella, non sono pi giovane,
Lussac - Tanto meglio! Il fisico e la giovinezza sono elementi trascurabili in amore. Quello che importa l'espressione patetica, la fiamma interiore. Ecco la cosa rara e preziosa ricercata dagli amanti accorti.
Anna - Senti, senti, senti... Credete, dunque, ch'io possa esercitare un fascino sugli uomini?...
Lussac - Pi che un fascino, un potere, un imperio. Provate. Abbiate la volont di conquistare, e vedrete.
Anna - Siete in errore: io non piaccio.
Lussac - Vorrete dire che, fino ad oggi, non siete piaciuta. Ma che significa? Talora si diventa seducenti, come si diventa ricchi: da un giorno all'altro. Un avvenimento imprevisto, un incontro fortuito, un'emozione profonda, possono dare a qualche creatura la fiamma ed il fluido che prima le mancavano. Ricordatevi della Bella addormentata nel bosco .
Anna - Il principe la baci e subito la principessa... Ma una favola, ed una favola sciocca!
Lussac - Esprime al contrario una verit profonda. Io vi lascio. Riflettete a quanto vi ho detto. (Anna va verso lo specchio e si contempla).
Anna - S, v' in me qualche cosa di mutato, di nuovo!
Lussac - Altro che! Sentite in voi una grande capacit d'amore. E' proprio cos!
SCENA QUARTA Gli stessi - il Conte
Lussac - (al conte) Va benissimo.
Il Conte - Lo so: ho inteso.
Lussac - A voi, adesso! Un po' d'atmosfera romantica, e addio Andronaca!
Il Conte - Contate su me. Continuo il vostro giuoco e vibro il colpo finale. (Lussac esce) Ah, vi sorprendo a fare la civettuola?
Anna - (voltandosi bruscamente) Come mi trovate?
Il Conte - Come vi trovo?
Anna - S, s; ma non mentite: dite la verit. Il mio vestito?
Il Conte - Non mi soddisfa troppo.
Anna - Davvero? E la mia pettinatura?
Il Conte - Non si conf al vostro viso.
Anna - Poco male. Ma, non mi pare che ve ne intendiate molto.
Il Conte - E' vero. Tuttavia sono abbastanza intelligente per benedire il caso che mi concede qualche minuto di colloquio con voi. C' in voi qualcosa di vizioso...
Anna - Credete?
Il Conte - Di fortemente vizioso.
Anna - Oh! Insomma!
Il Conte - Poco importa che siate vestita bene o male, con pi o meno eleganza. Voi suscitate un'atmosfera vibrante, complicata, che turba...
Anna - Ma se sono la pi semplice donna del mondo!
Il Conte - Andate a raccontarlo agli altri! Io vi ho indovinata: vi conosco: siete un'artista.
Anna - Pu essere.
Il Conte - Un'artista in amore, in ricamo...
Anna - In ricamo?
Il Conte - In arabeschi. Qualche uomo si ucciso per voi!
Anna - Ma no, vi garantisco!
Il Conte - Per voi qualche uomo si curvato sotto il peso di una passione spasmodica!
Anna - Ma se non ho avuto mai amanti!
Il Conte - Appunto per questo siete pi forte e terribile. Tutto il vizio e tutta la castit raccolti in una stessa persona! Che amalgama! Sapete chi siete voi?
Anna - No.
Il Conte - Un' imperatrice.
Anna - Allora, datemi mille franchi.
Il Conte - Mille franchi?
Anna - S.
Il Conte - Eccoli.
Anna - (stordita) Vediamo... vediamo... (esamina il biglietto di banca) Allora, vero?
Il Conte - Che cosa?
Anna - Che posso essere amata, desiderata! Sarei dunque, una di quelle donne brillanti, a cui si donano mille franchi?
Il Conte - Certo.
Anna - Non posso crederlo... non posso... impossibile! Datemi altri mille franchi.
Il Conte - Voi, conoscete la maniera: avete l'istinto. Ecco, (le consegna un secondo biglietto).
Anna - Quel giovane aveva dunque ragione. Ma allora tutto cambia, tutto cambiato. Sento in me un potere, una forza che mi esalta.
Il Conte - (inginocchiandosi) S.
Anna - Ma, signore, che fate?
Il Conte - Bacio le vostre mani, e sono ai vostri ginocchi.
Anna - Alzatevi, signore. Io sono una ragazza onesta. Se cercate avventure, non mancano qui signore arrendevoli.
Il Conte - Come? Voi credete che Suzy?
Anna - No, non ancora. L'altra, la contessa, la russa...
Il Conte - Ebbene?
Anna - Rivolgetevi a lei. La buona contessa non ha mai detto di no a nessuno.
Il Conte - Come?
Anna - Non fate lo gnorri. Tutti gli amici del marito hanno goduto i suoi favori, compreso lo stesso Lussac.
Il Conte - Lussac? Non possibile, non vero!
Anna - Perch, allora, Lussac sfrutta il marito?
Il Conte - Ah, se non che per questo!...
Anna - Il marito ed anche la moglie. Egli prende da due mani e spesso anche da tre. Ascoltatemi. Nella mia qualit di telefonista, conosco le signore del mio centralino: ebbene, in amicizia, voglio darvi un buon consiglio: fatevi rimborsare. In questo momento Lussac ha vinto molto... al gioco... Non fate dunque, questa faccia... E mettetevi in testa che con me non c' niente da concludere. Con me sarebbe una cosa seria e senza sapere dove si andrebbe a finire. Io sono esigente.
Il Conte - Lussac? Possibile!
SCENA QUINTA Gli stessi, Lussac, poi Alberto, Suzy, la Contessa.
Lussac - Amici miei, voi state tubando e il tempo passa. Sapete che ormai troppo tardi per andare a sentire Andronaca? (al conte) Bravo! I miei complimenti!
Anna - Come, troppo tardi?
Lussac - Sono le dieci passate.
Il Conte - S, non andremo pi al teatro. Questa sera si rappresenter Andronaca a domicilio, (facendo atto di dargli uno schiaffo) Atto primo.
Lussac - Ma che vi prende? Siete diventato pazzo?
Il Conte - Se avessi saputo che prendevate denaro da mia moglie, non ve ne avrei prestato, mai! (Alberto, Suzy e la Contessa, entrano).
Alberto - Che c'? Che accaduto?
Lussac - Non lo so. E' pazzo, pazzo furioso. C' mancato poco che mi schiaffeggiasse.
Il Conte - Questo signore l'amante di mia moglie.
Alberto - No?!... Non vero!... Non pu essere vero!
Il Conte - S, vero!... Signora (alla Contessa che si prepara a svenire) inutile che sveniate. Torniamo a casa, seguitemi!
La Contessa - Nego! E' una calunnia!
Il Conte - E' la vostra sola difesa. Ma inutile: io ho le prove, (la contessa sviene) Quanto a voi, signore, sappiate che siete un miserabile!
Alberto - L'ultimo dei miserabili: un falso amico!
Lussac - Vi giuro...
Il Conte - E vi avverto che non potete pi contare su di me. Non venite pi a piangere miseria: la cassa chiusa, (indicando la contessa) Anche la sua.
Alberto - Ed anche la mia. Uscite!
Il Conte - S, uscite!
Lussac - Ma, amici miei...
Il Conte - Non siamo pi vostri amici. Vi disprezziamo!
Lussac - E sia!... E sia!,.. Soltanto, vi supplico, non dite cose irreparabili.
Alberto - Vuoi andartene?
Lussac - No, tu no!...
Alberto - Vattene!
Lussac - Verr a vederti domattina.
Alberto - E' inutile!
Lussac - S, debbo restituirti il denaro, (esce).
Il Conte - Vi ringrazio di avermi sostenuto con tanto calore.
Alberto - Era il meno che potessi fare. La perfidia e l'ingratitudine di quel mascalzone m'indignano.
Il Conte - Da qualche tempo avevo dei sospetti. Se sapeste tutto quello che ho fatto per lui. Ed ecco la ricompensa!
La Contessa - (tornando in se) Non so pi... dove mi trovo.
Il Conte - Venite, signora. Torniamo a casa.
Suzy - (pietosa) S, un po' d'aria fresca vi far bene.
Il Conte - Andiamo!
Suzy - Io vi proteggo!
Alberto - Donna indegna!
Suzy - Non la tormentare...
(Il Conte, la Contessa e Suzy escono) .
SCENA SESTA . Anna - Alberto
Anna - (con espressione di disgusto) Bella gente!
Alberto - Ah, siete qui? Scusatemi, in questo trambusto, vi avevo dimenticata. Avete inteso? Che roba!
Anna - Quella donna, voi l'amate?
Alberto - Certo... Io, non faccio mai l'amore senza amore.
Anna - Eccellente, parigino, difficile ad osservarsi. E Suzy, l'amate?
Alberto - Suzy mia moglie; sta ad un altro livello, pi in alto, fra le nuvole. Non c'entra.
Anna - Comodo sistema. Ed io?
Alberto - Voi?
Anna - Io, c'entro o no? Non ridete cos stupidamente, e rispondetemi. Tempo fa, m'avete baciato con un atto di violenza. Allora mi amavate?
Alberto - (semiserio) Certo.
Anna - No. Per mi amerete... So bene ci che bisogna fare... Se voglio, posso...
Alberto - Tanto meglio.
Anna - Ho avuto torto. Vi ho dato ad un'altra, perch non mi conoscevo; ma adesso ho acquistata la coscienza di me stessa e so quel che valgo. Voi sarete unicamente mio.
Alberto - E che farete di Suzy?
Anna - (brusca e decisa) Tanto peggio per lei!
Alberto - (scherzando) La sopprimereste?
Anna - Mi avete detto: scendete dal piedestallo. Eccomi: sono scesa. Tanto peggio per voi.
Alberto - Non parlate seriamente, spero?
Anna - Scherzo. Non vedete? Ho bevuto.
Alberto - (ridendo) Allora, un altro bicchierino?
Anna - Con piacere. Alla vostra salute!
Alberto - Alla vostra, (bevono. Suzy entra).
SCENA SETTIMA Gli stessi - Suzy
Suzy - Li ho messi in taxi.
Alberto - Ma non avevano la loro macchina?
Suzy - L'aveva presa Lussac.
Alberto - E' naturale! Dall'impronta riconosco la bestia! C' tutto lui in questo piccolo particolare.
Suzy - Vorrei sapere che cosa pu aver destato i sospetti del marito, (ad Anna) Avete visto, che scenata!
Anna - S, ma non ho capito gran che.
Alberto - Dopo tutto, non mi dispiace. Ormai, la cosa chiara. E adesso che facciamo? Dove si va?
Suzy - Andronaca?
Anna - E' troppo tardi: restiamo qui. Volete?
Suzy - Come? E il vostro compleanno?
Anna - E' un bellissimo compleanno. Non mi lamento. Riempitemi il bicchiere.
Suzy - Ma non vi far male?
Anna - Ho la testa solida: e poi, oggi, non e un giorno come tutti gli altri.
Alberto - Dal momento che si resta a casa voglio fumare un sigaro.
Anna - Bene; ma non qui, per favore. Il fumo mi fa male. Suzy mi terr compagnia.
Alberto - Chiacchierate finch volete, (esce).
SCENA OTTAVA Suzy - Anna
Suzy - (gettandosi al collo di Anna) Non sapete come sia felice in questo momento; profondamente felice.
Anna - Me l'avete gi detto.
Suzy - S, ma poco fa, mentivo.
Anna - Non capisco.
Suzy - Ero folle, m'ero ficcata in testa certe idee assurde che mi tormentavano. Sappiate, prima di tutto, che il nostro viaggio di nozze non stato punto quello che vi ho raccontato poco fa.
Anna - Davvero?
Suzy - Alberto non stato premuroso: ossia, stato, ma non tanto quanto io avrei desiderato. La stanchezza gli dava alla testa; e cos mi dimenticava. E poi, a Cannes mi present la signora che ora uscita di qui e suo marito. Divenni subito gelosa, senza sapere perch. Quando si comincia a indagare, voi sapete...
Anna - Si trova?
Suzy - E si soffre. Non lasciai indovinare nulla, feci l'indifferente, perch so dominarmi, ma internamente... internamente mi sentivo divorare.
Anna - Anche voi...
Suzy - Voi non amate, e non potete comprendere le idee assurde e folli che attraversano il cervello di una donna gelosa. E' una ossessione. Io ho l'aria sciocca, non vero?
Anna - Tutt 'altro.
Suzy - Ebbene, io ho acquistato una rivoltella!
Anna - Possibile?
Suzy - Odiavo quella donna con tutte le mie forze. Sarei stata capace di ucciderla. Ed ecco, inaspettatamente, questa sera apprendo che l'amante di Lussac. L'avrei abbracciata. Dal momento che l'amante di Lussac, vuol dire che non ha daveder nulla con mio marito. Una donna non si d a due uomini. Perch sorridete? Pu forse accadere?
Anna - Nel mio centralino, s; talvolta anche in altri centralini.
Suzt - (con ansiet) Allora, credete...
Anna - Non credo e non so nulla. Ma non vi tormentate cos!
Suzy - Per voi facile fare un poco di filosofia. Ma io amo mio marito e intendo difendere il mio amore.
Anna - Desiderio legittimo. Una mia amica soffriva a causa del marito, che credeva volubile. L'incertezza la torturava...
Suzy - Oh, s! La pi crudele verit preferibile allo stato di ansiet, a questo eterno andare e venire del pensiero intorno all'uomo che si ama. Ma che fece la vostra amica?
Anna - Per liberarsi dall'ossessione invent uno stratagemma.
Suzy - Quale?
Anna - Cerc di conoscere il vero volto di suo marito, lontano da lei.
Suzy - Se la cosa fosse possibile!... E che fece?
Anna - Domand alla migliore delle sue amiche di mostrarsi civetta e provocante. Intanto, nascosta, invisibile, ascoltava i colloqui fra lei e suo marito senza perdere una parola...
Suzy - Ebbene?
Anna - Non conosco il seguito della storia, e non so neppure se un seguito ci sia stato... Ma non bevete?
Suzy - Originale!... Ecco una idea originale e divertente.
Anna - Un po' pericolosa.
Suzy - Perch?
Anna - Per parte mia, se amassi non oserei.
Suzy - Io, invece, oser.
Anna - Si fa presto a dire! Non pensate che si pu spezzare una unione, infrangere una giovinezza...
Suzy - Eh, via! Talvolta io dubito di Alberto, ma in fondo ho la certezza che mi ami.
Anna - Benissimo: non domandate di pi!
Suzy - Voglio sapere. Perch rinunziare alla prova? Che c' di male?
Anna - Non si sa mai.
Suzy - Sar divertente, vedrete.
Anna - Ma non capite il pericolo?
Suzy - Ve ne supplico. Se mi volete bene...
Anna - Declino ogni responsabilit.
Suzy - Naturalmente. La responsabilit tutta mia.
Anna - Se finirete col piangere?
Suzy - La colpa sar mia. (ascoltando) Viene. Io vado nella mia camera, (sulla porta) Mi raccomando... discrezione!
Anna - Ve lo prometto.
Suzy - E soprattutto domandategli se mi amacome.
Anna - Saprete tutto, saprete tutto stasera. Un po' di pazienza! La rivoltella che avete acquistata nella vostra camera?
Suzy - Nel cassetto del comodino da notte.
Anna - Carica?
Suzy - Certo.
Anna - Ebbene, nascondetevi ed ascoltate.
(Suzy esce lasciando la porta leggermente socchiusa. Alberto entra).
SCENA NONA Alberto - Anna
Alberto - Come? Suzy vi ha lasciata sola! Dov' andata?
Anna - E' uscita.
Alberto - Che?
Anna - Non vi preoccupate. Ha ricevuto una telefonata da sua madre, che sta male.
Alberto - Ah. Credevo stesse meglio.
Anna - No. E Suzy passer la notte presso di lei.
Alberto - (sorpreso) E se n' andata senza dirmi nulla?
Anna - Sono stata io a consigliarla, affinch voi non poteste farle qualche obiezione.
Alberto - Obiezioni, io?
Anna - Innamorato come siete! Ed ora, debbo andarmene.
Alberto - Di gi?
Anna - E' tardi.
Alberto - Vi far accompagnare in automobile.
Anna - E poi, non desidero rimanere sola con voi. Non corretto. Sono un po' brilla.
Alberto - Ebbene, bricconcella, liberatevi dai fumi, restate... venite qui accanto a me.
Anna - Qui?
Alberto - Qui, s, ma pi vicino. A che pensate? Volete una sigaretta?
Anna - No, grazie.
Alberto - Ma s!
Anna - No, non so fumare.
Alberto - Provate.
Anna - Ho paura che mi dia allo stomaco, (Alberto la fa fumare. Ella tosse) No, mi fa male. Ho caldo. (Pausa).
Alberto - A che pensate?
Anna - E voi?
Alberto - A nulla. Ecco che cosa il matrimonio! Da sei mesi non ho avuto pi una notte per me, solo per me, in libera propriet. Eccone una, ma giunge all'improvviso, in un momento inopportuno, cosicch il migliore uso ch'io possa farne di andarmene saviamente a letto, con un libro castigato da leggere. Non irritante?
Anna - Vi compiango.
Alberto - A meno che...
Anna - A meno che?...
Alberto - Non capite?
Anna - No.
Alberto - Sentite, il destino ha voluto che questa sera noi fossimo soli, l'uno per l'altra. Generalmente, le leggi della provvidenza sono imperscrutabili; ma questa volta, in via eccezionale, sono di una chiarezza trasparente. Siate buona.
Anna - No, non posso.
Alberto - Un poco: per un'ora...
Anna - Neppure per un secondo.
Alberto - Allora, debbo rassegnarmi al libro castigato?
Anna - Vi prego di scusarmi, ma non desidero un'avventura che non abbia un domani. Chiedo di meglio. Sono pi esigente: esigen-tissima!
Alberto - Ma chi vi parla di avventura senza domani? Intanto vi dico che mi piacete assai.
Anna - Per credervi dovrei avere qualche prova... Bisognerebbe che vi piegaste a fare dei sacrifici. Io sono una imperatrice!
Alberto - Sentiamo, via! Indicate le prove, i sacrifici... Vedremo. Verremo a patti!
Anna - Niente patti o trattative. E' un insieme, un blocco che si deve o prendere o lasciare.
Alberto - Credete dunque? Io sono di spirito accomodante.
Anna - Vorrei che non vi prendeste giuoco di me.
Alberto - Vi giuro che sono sincero, (il conte entrato bruscamente).
SCENA DECIMA Gli stessi - Il Conte
Il Conte - (ad Anna) Siete qui? Bene! Proprio per voi sono venuto!
Anna - Vi ho gi detto, signore, che non posso darvi ascolto. Non insistete.
Il Conte - E, invece, mi ascolterete. Ho parlato con mia moglie. Essa mi ha dato la prova assoluta della sua innocenza: mi ha convinto.
Anna - Tanto meglio! Le mie congratulazioni!
Il Conte - Non mai stata l'amante di quel povero Lussac, ne di nessuno.
Anna - Benissimo!
Il Conte - E' un angelo di purezza e di fedelt. Quanto a voi, poi...
Alberto - Moderate le vostre espressioni, prego.
Il Conte - Quanto a voi...
Anna - Non so che cosa vogliate dirmi; ma vi avverto che avreste torto a . dimenticare che pochi minuti fa eravate genuflesso ai miei piedi...
Il Conte - Io ero ai vostri piedi?
Anna - Mi pare!
Il Conte - Ma era una burla, uno scherzo combinato tra lui, Lussac e me. Ci eravamo distribuite le parti...
Alberto - Amico mio, vi prego...
Il Conte - Per darvela a bere... e per evitarci il supplizio di Andronaca.
Anna - Ah!
Alberto - (al conte) Vi prego. Tornate domani. Ci spiegheremo... Andate... andate.
Anna - Una parola. Dal momento ch'era uno scherzo, vi restituisco i vostri duemila franchi. Non c' ragione ch'io li conservi. Prendete.
Alberto - (spinge dolcemente il conte verso la porta) Prendete, e arrivederci! (Conte via).
Anna - (dinanzi allo specchio) Ma evidente! Che mi era saltato in capo? Ero pazza?
Alberto - Mia cara, la collera ha fatto vaneggiare quell'uomo. Non sa quel che ha detto. Vi grido, capite? vi grido che per parte mia ero sincero e sono ancora sincero.
Anna - Gi! Perch avete una serata a vostra disposizione e senza altre donne sotto mano! Che mi ero messa in capo? Sarebbe stata bella.
Alberto - Riprendiamo la conversazione dove l'abbiamo interrotta. Dicevamo?
Anna - (facendogli segno di avvicinarsi) Pi vicino... Ancora pi vicino, (a voce bassa) Ho detto una bugia... Vostra moglie non uscita... e ci ascolta, ci vede!
Alberto - (a voce bassa) Che dite?
Anna - (c. s.) L, dietro la porta.
Alberto - (c. s.) Un tranello?... Ah, bene! (bacia Anna sulla bocca).
Anna - (divincolandosi) Non vi credo... non vi credo!
Alberto - Tanto meglio! (la bacia ancora).
ANNA - (a voce bassa) Vi ho detto che ci vede!... Siete pazzo... volete rovinarmi... perch fate questo?
Alberto - Perch?... (La lascia cadere e va verso la porta che apre) Ed ora, vieni Suzy... vieni scioccherella... piccola stupida!
SCENA UNDICESIMA Detti - Suzy
Suzy - (entrando) . Tu sai... tu sapevi che io ero in ascolto?
Alberto - Diamine!
Anna - Ah!
Suzy - E per punire la mia indiscrezione, hai...
Alberto - Sicuro!... Non ti si pu tenere nulla nascosto: indovini tutto!
Suzy - Amore mio!... Ora capisco.
Anna - (bruscamente) Anch'io. Addio!
Alberto - Che avete?
Anna - Addio, per l'ultima volta!... No! No!... Quel che io vi ho donato di me divenuto un balocco, un gioco nelle vostre mani! Voi e i vostri amici avete ragione: ero ridicola! In cambio dei servigi che vi ho resi, una cosa sola vi chiedo: dimenticatemi, non cercate pi di rivedermi! Dimenticatemi; e anche io vi dimenticher, se potr! Ed ora, che sar di me?...
Alberto - Anna...
Anna - Restate, (via).
Suzy - Lo vedi... lo vedi... questo avvenuto perch vi siete tutti burlati di lei.
Alberto - Io, no.
Suzy - Come, tu no?
Alberto - Io no: ero sincero. Povera ragazza: anche quando sembrava ciecamente credere ai nostri falsi complimenti, ridicola ed ubriaca d'alcool, era pi in alto di tutti noi...
Suzy - Che?
Alberto - E adesso vado. Non posso lasciarla cos.
Suzy - Dove vai?
Alberto - Ma non capisci che pu essersene andata col proposito di uccidersi?
Suzy - Io ti proibisco di andare!
Alberto - E io me ne vado subito!
Suzy - Ti ripeto: non voglio che tu vada!
Alberto - Non mi aspettare, non torner... Non posso!... Non voglio che si uccida!... (esce).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Il salotto d'una scrittrice: c' di lutto, libri, manoscritti, ninnoli, cuscini. Leo, sui quarantanni, in iscena.
SGENA PRIMA Leo - Carlotta - Giulia
Giulia - (entra con un vassoio).
Leo - Che cos'?
Giulia - E' per la signora.
Leo - Per la signora? E' tornata?
Giulia - Da un quarto d'ora. Sta prendendo il bagno.
Leo - Ma non andata a teatro?
Giulia - Non so...
Leo - (verso la camera di Carlotta) Carlotta, gi finita Andronaca?
Carlotta - (d. d.) Ho fame!
Leo - Giulia ti ha preparato qualche cosa da mangiare.
Carlotta - C' il caviale?
Leo - S, anche il caviale... Sei stata a teatro?
Carlotta - (d. d.) Ho trovato di meglio. Una serata magnifica! Sono pazza di gioia!
Leo - (a Giulia, che entra con un vestito sul braccio) Che cos'?
Giulia - Il vestito che la signora indossava stasera.
Leo - Ed uscita infagottata cos per andare a teatro?
Giulia - E alla Comdie Frangaise!
Leo - Appunto. Alla Comdie Frangaise. Diventa pazza. Crederanno che sia sull'orlo del fallimento!
Giulia - Ah, questo no, signore!
Leo - Ma ridicolo andar vestite cos, quando si ha un conto aperto col primo sarto di Parigi! Per chi mi prenderanno? E lei, poi?
Giulia - Come telefonista la signora non poteva indossare una toeletta di diamanti!
Leo - S, s, va bene. Voi date sempre ragione alla signora.
Carlotta - Uff! Eccomi presentabile. Buona sea, caro. I bambini sono stati buoni?
Leo - Buonissimi.
Carlotta - Poveri piccini! Con la vita che laccio non ho avuto nemmeno il tempo di baciarli. E proprio il giorno del mio compleanno. Hanno chiesto di mammina?
Leo - Certo. Pietro si fatto uno strappo ai calzoncini.
Carlotta - Ancora? Possibile?
Leo - Proprio cos. Ha il diavolo in corpo.
Carlotta - Tutto il mio ritratto.
Leo - Ah, poi... ha telefonato Paul Bourget. Ritelefoner domani all'ora della colazione per raccomandarti un esordiente.
Carlotta - Sta bene. Che fame!
Leo - Ma come? Non hai mangiato? Dovevi andare all'Andronaca, e poi cenare.
Carlotta - Non sono stata sullAndronaca e non ho cenato perch gli eventi hanno deciso altrimenti. Per mi sono ubriacata.
Leo - Come?
Carlotta - Se tu sapessi, se tu sapessi!
Leo - Ma caspita!... Dimmi un po'...
Carlotta - Che cosa?
Leo - Pensi di fare ancora per molto tempo questa vita di pulcinella?
Carlotta - Di pulcinella?
Leo - Cio, di telefonista?
Carlotta - Non so. Dipende.
Leo - Da che?
Carlotta - Dal mio romanzo. Quando l'avr finito...
Leo - E quando lo finirai, il tuo romanzo?
Carlotta - Non so. Mancano ancora le ultime cento pagine. Forse lo finir stasera, se mi decider per lo scioglimento che intravedo.
Leo - E se questo scioglimento non buono, continuerai a far la telefonista?
Carlotta - Sono coscienziosa. Non descrivo un ambiente se non lo conosco a fondo. Ho bisogno d'impregnarmi dell'atmosfera, di vivere la vita dei miei personaggi. Perci, niente di strano se dovendo scrivere un romanzo su le Poste e Telegrafi, sono diventata telefonista dilettante.
Leo - Quando penso, Carlotta, che avresti potuto rientrare alla Comdie Francaise e che invece sono stato stupido tanto da pregare io stesso il Ministro di ammetterti alle Poste e Telegrafi! E almeno ne ricavassi qualche utile, quando telefono! Nossignore: non mi si d mai la comunicazione, e quando mi lagno, tu rispondi: ma la smetta! .
Carlotta - Per spirito professionale, per entrare nella pelle del personaggio.
Leo - E' ridicolo. E io ne ho abbastanza. Non ne posso pi. Oggi il tuo compleanno e mi hai lasciato solo in casa per andartene chi sa dove.
Carlotta - Te l'ho detto: a studiare sul vero.
Leo - Se continui, ti prevengo che finir male. Cercher qualche distrazione fuori di casa. Mi affogher nell'adulterio.
Carlotta - Via, non lagnarti. Ricorda come sei stato contento l'anno scorso quando ebbi il premio Goncourt.
Leo - Contentissimo. Ma se anche quest'anno otterrai il premio Goncourt...
Carlotta - Non ci contare. Non me lo daranno due volte.
Leo - Davvero? Dici sul serio?
Carlotta - Per ci sono altri premi! C' quello dell'Accademia!
Leo - Senti. Veniamo ad un accordo. Io non pretendo di ostacolare la tua vocazione. Hai un talento che rispetto ed ammiro. Ma perch ti ostini a ritrarre la gente povera? Se vuoi farmi piacere, metti il tuo prossimo romanzo nel gran mondo delle corse e del teatro. Cos potrei accompagnarti, potrei studiare con te... Capisci?
Carlotta - Capisco. Vorresti spassartela.
Leo - No, no. Non voglio, ricco come sono, che mia moglie passi la sua vita al centralino dei telefoni. Non ho ragione?
Carlotta - Sicuro. E adesso che ti ho fatto arrabbiare avrai la tua ricompensa.
Leo - Quale?
Carlotta - Il mio vestito da telefonista. Non lo porter pi. L'ho regalato a Giulia. E adesso, un'altra cosa. Domattina dormiremo fin che ci pare.
Leo - Non andrai a pigliar servizio al centralino telefonico?
Carlotta - (sorridendo) Il mio servizio finito. Mi hanno cacciata via.
Leo - Che fortuna! (sorpreso) Come mai? Come mai?
Carlotta - (mostrandogli una lettera) Ho scritto!
Leo - A chi?
Carlotta - Al Ministero, per ringraziarlo e dare le dimissioni. Da questa sera ridivento quella che ero prima.
Leo - Davvero? Allora domattina ci daremo alla pazza gioia?
Carlotta - E anche le altre mattine, (con sollievo) Ah! E non mi dispiace. Ne avevo abbastanza.
Leo - Figurati io. Ma com' che hai preso questa decisione? Rinunzi al romanzo?
Carlotta - Ho mai rinunziato a qualche cosa? No, non rinunzio al romanzo. Anzi voglio finirlo.
Leo - Quando?
Carlotta - Stasera. Che serata! Ho trovato lo scioglimento, il nesso che mancava, l'idea che mi sfuggiva da un mese. Tu sai dov'ero rimasta...
Leo - Sicuro. Al Capitolo VII. Dopo il matrimonio di Suzy con Alberto, la telefonista Anna diviene intima della giovane coppia. Situazione inestricabile,
Carlotta - Ebbene: sta a sentire. E' meraviglioso. Un giorno, per noia, per trastullo, in seguito ad una scommessa, Alberto si diverte a far la corte alla zitellona. Questa sta per cascar nella rete, quando improvvisamente si accorge che si tratta di uno scherzo. E allora, umiliata, disperata, si getta nella Senna.
Leo - Annega? E Alberto non le corre dietro, non la salva?
Carlotta - Macch! Quel porco di Alberto se ne lava le mani. E mentre la telefonista si dibatte negli spasimi dell'agonia, quella giovane coppia di orridi borghesi pensa a fare all'amore. Cos io vedo la fine del romanzo.
Leo - Certo: il contrasto interessante.
Carlotta - Vero?
Leo - Un contrasto...
Carlotta - (con modestia) Non mi pare di scorgere in te un grande entusiasmo.
Leo - Alberto mi disgusta. Sarebbe da pigliare a schiaffi.
Carlotta - Un figurino di moda senza cuore ne cervello. Non forse l'uomo di cui deve innamorarsi una romantica zitellona?
Leo - Questo, s, vero. Siamo d'accordo. Ma il suicidio?
Carlotta - Ebbene?
Leo - Ti piace che Anna si uccida?
Carlotta - Non so. Bisogna che scompaia. E' condannata dalla logica degli eventi.
Leo - Mi era simpatica. Forse perch Anna sei tu. Ti sarei grato se potessi salvarla.
Carlotta - Non posso. Bisogna che segua il suo tragico destino.
Leo - E allora, tanto peggio. Andiamo a dormire.
Carlotta - S, caro, va' a dormire. Buona notte.
Leo - E tu?
Carlotta - Vado a scrivere.
Leo - Ancora? A scrivere che?
Carlotta - Il mio romanzo.
Leo - Credevo fosse finito.
Carlotta - Nella mia testa. Adesso bisogna scrivere la fine. Le idee mi fermentano nel cervello. Ho bisogno di esser sola per raccogliermi e trovare la forma.
Leo - Ah, bene.
Carlotta - Vuoi farmi unpiacere?
Leo - S.
Carlotta - Va a dire che mi preparino il caff, molto caff!
Leo - Conti di lavorare fino all'alba?
Carlotta - Lo so, forse?... Sono forse padrona della mia ispirazione?
Leo - E' vero. E poi verrai a letto coi piedi freddi! (perdendo la pazienza) Che mestiere, Dio, che mestiere!
Carlotta - Certo: non facile.
Leo - Ma no: parlo del mio, di quello che mi fai fare.
Carlotta - Caro!
Leo - Io vado. E anche tu, va, lavora... Come se ne avessimo bisogno! Tanto a linea. A domani.
Carlotta - A domani. Mi vuoi bene?
Leo - Se non ti volessi bene, non avrei tanta pazienza. Buona sera, bella, carina, passerottino mio! (esce).
SCENA SECONDA Detti, poi Alberto
Carlotta - E adesso al lavoro, (siede alla scrivania, scrive e legge) ce La povera Anna, col cuore palpitante di speranza, suona al cancello del sontuoso palazzo illuminato a giorno. Un servo in livrea apre il pesante portone, che cigola... Signorina egli dice... (rilegge) La povera Anna, col cuore palpitante di speranza... No... mettiamo di disperazione... (corregge) suona al cancello del sontuoso palazzo illuminato a giorno . Non mi piace questo ce a giorno (corregge) suona al portone del sontuoso palazzo immerso nell'oscurit . S, cos meglio. (parlato) E' strano: ho ancora appetito. (mangia. In questo momento si sente un rumore).
Giulia - C' un signore che vorrebbe parlare con la signora.
Carlotta - A quest'ora? Siete pazza? E' certo un equivoco.
Giulia - No. Vuol parlare con la signora.
Leo - (che rientrato) Che cosa vi ha detto?
Giulia - Che vuol parlare con la signora a ogni costo. Che si tratta di cosa gravissima, urgentissima.
Leo - Siete certa che non sia un equivoco?
Giulia - No, no. Vuol parlare con la signorina Dupont.
Leo - E si chiama?
Giulia - Il conte Alberto di St. Prix.
Carlotta - Ah, ma questa grossa!
Leo - Ebbene... ricevilo. Io me ne vado, (esce).
Carlotta - Ah, no! Non nella mia vita intima! lo voglio essere lasciata ih pace. Nessuno ha il diritto di venir a seccare la gente di notte. Bene: fatelo passare. Lo liquido subito.
La voce di Alberto - Lasciatemi... lasciatemi. ..
Carlotta - Ma che c'?... Che cos'?...
- (Alberto entra respingendo Giulia, che vuol precludergli il passo).
Alberto - Ah! Vivete!... Siete ancora viva!
Carlotta - Certo, che vivo. E perch non dovrei vivere? (parla con la bocca piena).
Alberto - Dunque non sono arrivato troppo tardi. Grazie! Dio ti ringrazio! (si guarda attorno) Ma che cos'... che significa questo palazzo... questo salotto... domestici... la vostra toeletta... tutta questa opulenza?...
Carlotta - Se sapeste come siete buffo!
Alberto - E mangiate!
Carlotta - Sicuro che mangio! Visto che da voi non si cena!
Alberto - Non capisco pi nulla. Sono inebetito. Volete spiegarmi...
Carlotta - Ma siete voi che dovete spiegarmi. Come mai siete qui?
Alberto - Come mai? Mi hanno dato il vostro indirizzo all'ufficio di Passy. Oh, non subito. Ho dovuto supplicare in ginocchio la capo-reparto, dirle che si trattava di una questione di vita o di morte, e che la vostra esistenza era sospesa ad un filo. Ho messo nelle mie parole tanta sincerit e tanta disperazione, che la capo-reparto mi ha creduto e mi ha dato il vostro indirizzo, sebbene, a quanto pare, i regolamenti ,si oppongano. E adesso, spiegatemi...
Carlotta - Ma... prima di tutto... che cosa siete venuto a fare?
Alberto - Che cosa sono venuto a fare? Ma a salvarvi!
Carlotta - Una mela?...
Alberto - Non penso alle mele in questi momenti. Capite? Io sono venuto...
Carlotta - Gi. Perch siete venuto?
Alberto - Non lo so pi... Sono venuto a trarvi dall'abisso.
Carlotta - Grazie. Non ho bisogno di nessuno!
Alberto - Ma no! Un'ora fa, quando siete andata via, avevate intenzione di uccidervi.
Carlotta - L'avete capito?
Alberto - Perdinci!
Carlotta - (con sorpresa) E ve ne siete preoccupato?
Alberto - Non sono migliore di tanti altri. Non sono un santo; ma vi giuro che per nulla al mondo avrei voluto che la vostra morte pesasse su la mia coscienza. Mi sono sentito cos turbato, cos sconvolto, quando vi ho vista andar via, che soltanto allora ho compreso quanto mi siete cara e indispensabile. Vi vedevo morta, e di una brutta morte, nell'acqua, nel fuoco, sottoterra... Ma fatemi il piacere: non masticate mentre vi parlo.
Carlotta - Scusate, amico mio, io vi debbo la pi grande sorpresa della mia vita. Il mio romanzo in malora; ma voi mi sbalordite.
Alberto - E cos, ecco, ho preso una grande decisione.
Carlotta - Quale?
Alberto - Rimango. Questa sar la mia camera.
Carlotta - Dite cose sconclusionate. Non avete moglie?
Alberto - Oh, tanto poco! E poi, un affare liquidato. Tra breve sar libero.
Carlotta - Divorziate?
Alberto - Dopo quanto accaduto, non c' altra via.
Carlotta - Divorziate per me?
Alberto - Per tutto. Sar meglio.
Carlotta - Ma no! Suzy pi giovane, pi bella, mille volte pi bella di me.
Alberto - Forse. Ma mi lascia freddo; mentre voi... E... se voi foste stata abbigliata come adesso...
Carlotta - Sono tutt'altro che abbigliata...
Alberto - S, voi siete il mio tipo... (fa un gesto verso di lei).
Carlotta - Ascoltatemi. E' prodigioso. Non capisco pi niente. Cio, s, capisco, capisco...
Alberto - Che cosa?
Carlotta - Avete sposato con la clausola dei beni in comune. E adesso piantate la moglie, e vi godete la dote, (pensando al suo romanzo) Toh, anche questo un finale possibile. I Salvo Anna.
Alberto - I beni in comune? Voi non conoscete mio suocero. Non avr nemmeno un soldo e dopo il divorzio non mi rester pi nulla. E allora, perch noi?!... giocher a mattonella.
Carlotta - A mattonella?
Alberto - A sponda. Di rimbalzo, (gesto di chi gioca a biliardo) La mia passione. Riprender il mio progetto, il mio gran progetto dei pneumatici. E voi, che siete intelligente e sapete cavarvela, mi aiuterete. Mi additerete qualche possibile socio o qualche cretino da bussare a quattrini. Ma s, ce la caveremo senza fatica. Saremo felici!
Carlotta - (gelata) Ma... ma... ma...
Alberto - Avete un appartamento... mobili di lusso...
Carlotta - Si... s...
Alberto - E' gi molto. Un punto di appoggio. Ma, a proposito, come mai questo appartamento? E voi... bevete champagne, mandate gi caviale... Passi il caviale; ma... (preso da un sospetto) Ah! Forse qualche benefattore?
Carlotta - No, no, non come credete. C' qui sotto un segreto che avreste capito pi tardi leggendo: Passione di telefonista.
Alberto - Passione di telefonista? Non comprendo.
Carlotta - (con fatuit) Una parola, una sola parola, vi dar la chiave dell'enigma. Conoscete Graldin de Tours?
Alberto - Una cocotte?
Carlotta - Ma no; non una cocotte.
Alberto - Ma s, abita nei dintorni di Ternes e ricordo che quand'ero piccino...
Carlotta - Non parlo di una cocotte di cui ignoro l'esistenza. Parlo dell'autore...
Alberto - Quale autore?
Carlotta - L'autore de L'ora tenera che ha vinto il premio Goncourt, del Doppio viso, che ha vinto il premio Balzac, della Ferita crudele, che la pi importante tiratura di quest'anno. La conoscerete di certo.
Alberto - Mai sentita nominare.
Carlotta - Via: impossibile.
Alberto - I romanzi scritti dalle donne non godono la mia simpatia. Si tratta di romanzi passabili? Leggibili?
Carlotta - Non so. Lo spero, visto che li ho scritti io.
Alberto - Voi?
Carlotta - Proprio io. E poich avevo intenzione di scrivere un romanzo su le telefoniste, cos sono diventata... Capite adesso?
Alberto - Sublime!
Carlotta - Siete in collera?
Alberto - Ma no! Tutt'altro! Sar la prima volta che andr a letto con un autore! Che prodigio! (vuole abbracciarla) Caro autore...
Carlotta - Ma voi siete pazzo!... Sst, state zitto. Sento mio marito.
Alberto - Vostro marito? C' un marito?
Carlotta - Ma certo. Sono maritata.
Alberto - (burlando) Davvero? Con bambini?
Carlotta - Tre. Il pi glande ha nove anni.
Alberto - (esilarato) Che burla! Che burla! No, non ci credo, non ci... (entra Leo in pigiama).
SCENA QUARTA Detti - Leo
Carlotta - (presentando) Mio marito.
Alberto - (sbalordito) Ah!... Telefoni?...
Leo - No. Generi alimentari.
Alberto - Complimenti.
Leo - Credevo tu fossi sola, a lavorare.
Carlotta - Il signore Alberto.
Leo - Alberto?
Carlotta - Alberto del mio romanzo.
Leo - Ah, bene. Lei?... Lietissimo di vederla in carne e ossa. Segga, prego.
Alberto - Grazie...
Leo - (a Carlotta) Congratulazioni. Esatto, spiccicato, l'uomo del tuo romanzo. Fotografico!
Carlotta - Non credo... Che vuoi? Che desideri?
Leo - Pierino s' svegliato e vuol darti uh bacio.
Carlotta - (ad Alberto) Vede? La lascio con mio marito. Ah... ah... (via).
SCENA QUINTA Leo - Alberto
Leo - Ah... ah... Signor Alberto, sono contento di vederla. La somiglianza straordinaria... Le piace la vita, eh?
Alberto - S.
Leo - Gaudente?
Alberto - Gi.
Leo - Donnette, eh?
Alberto - Ah, questo s.
Leo - Pure a me. Per io, e questo il guaio, sono ammogliato.
Alberto - Anch'io.
Leo - Non la stessa cosa. Vostra moglie di buona pasta.
Alberto - Di una pasta dolce.
Leo - Eh! Eh! Glie la date a bere, eh?
Alberto - Come fate a saperlo?
Leo - Mia moglie mi legge i suoi romanzi man mano che li scrive. Molire faceva altrettanto con la serva. Cos, io vivo da sei mesi in piena intimit con voi.
Alberto - Grazie. Molto lusingato.
Leo - E vi invidio. Quanto v'invidio! Ma perch voi avete sposato un'idiota.
Alberto - Ma la indovinate?
Leo - Voi non conoscete la vostra felicit, lo, invece, ho sposato una donna superiore. E' la verit. Una donna che sa tutto. Di una intuizione quasi diabolica. Siamo sposi da dodici anni e non l'ho ingannata una sola volta. Eppure, ogni giorno sento la voglia... Ma lei non l'ignora.
Alberto - E' la felicit!
Leo - S: in tutto il suo orrore! Una intuizione diabolica. Mi arrabbio, ma l'ammiro. La ammiro, ma mi arrabbio. Cos la vita.
Alberto - Mi dispiace di non conoscervi abbastanza, signore, per compatirvi.
Leo - Oh, facile conoscermi, (va alla libreria, prende un grosso volume) Ecco, leggete... sono io.
Alberto - Tutta questa roba?
Leo - E' uno studio completo.
Alberto - I miei complimenti. Legger... certo... legger... Per m'interesserebbe di pi... anzi mi appassionerebbe... conoscere il mio romanzo.
Leo - Non l'abbiamo ancora finito.
Alberto - E' lo stesso, (va alla scrivania, prende il manoscritto) E' questo?
Leo - Non tocchi, signore, prego...
Alberto - Oh, una sola occhiata. Quanta roba! Sono lusingato.
Leo - Capisco.
Alberto - (sfoglia il manoscritto) Che cos' questo?
Leo - Quale?
Alberto - (leggendo) Alberto era uno di quei giovanotti moderni che impersonano lo sciocco soddisfatto .
Leo - Un piccolo tocco...
Alberto - Soddisfatto un di pi. (legge) Col suo fisico da cameriere di caff... . Fisico da cameriere di caff? (va allo spec-chio).
Leo - Vi capitata una brutta pagina.
Alberto - Pare anche a me.
Leo - Niente, niente... Leggete quello che ha scritto di me. Ah, per questo, sa pigliare in giro. Ma non glie ne serbo rancore. Proprio cos ha vinto il premio Goncourt.
Alberto - (sfogliando il manoscritto) Strano... incredibile!... (o Leo) Signore, assume lei la responsabilit delle infamie e delle idiozie sparse in questo libro?
Leo - La responsabilit?
Alberto - S. La assume?
Leo - Nemmeno per sogno, no davvero!
Alberto - E' fortunato.
Leo - Sono neutrale. Per principio. Se la sbrighi mia moglie, coi suoi personaggi, (starnuta) E poi, sono anche infreddato. Con per messo, (esce).
SCENA SESTA Alberto - Carlotta
Alberto - (leggendo il manoscritto) Questa] donna non mi ha mai amato. Nemmeno una ora, nemmeno un minuto . Oh! Oh! (Carlotta entrata. Mette dolcemente la mano su la spalla di Alberto).
Carlotta - Non leggete. E' sciocco.
Alberto - E' infame!
Carlotta - S... forse... pensandoci bene...
Alberto - Siete un mostro di perversit, di doppiezza. Il giorno del suicidio, quando siete venuta a trovarmi, non mi amavate.
Carlotta - No.
Alberto - E pi tardi?
Carlotta - Nemmeno!
Alberto - Un mostro!
Carlotta - Perch? L'attore che immedesima un personaggio, che esegue una parte, non un mostro. Fa il suo mestiere.
Alberto - Al teatro, certo. Si sa. Non c' inganno.
Carlotta - Di che vi lagnate? Che cosa mi rimproverate? Che cosa avete perduto? Un amore?... Ma la donna che amavate non ero io. Che cosa potrebbe piacervi di me?...
Alberto - (guardandola) Ma... le gambe.
Carlotta - Non dite sciocchezze.
Alberto - E allora, mai, mai una volta, un momento mi avete amato? (Carlotta fa un gesto) Mi avete considerato un pupazzo, vm fantoccio!
Carlotta - Questa sera, per la prima volta, mi piacete; e se fossi libera, se fossi sola... forse... vi seguirei... Ma ho tre bambini, e un marito ch' un bambino anche lui...
Alberto - Cos... allora... io non avr nulla da voi?...
Carlotta - (abbracciandolo rapidamente) Tacete... state zitto... Ecco quanto avrete di me... Nient'altro; e mai pi. Era un mio debito. Ora siamo pari.
Alberto - Avete un certo modo di pagare i debiti...
Carlotta - Non siate cattivo...
Alberto - Che avventura!...
Carlotta - Dove credevate di trovare una donna sola, avete trovato una famiglia, una trib. Non vi viene un poco da ridere?
Alberto - Sono istupidito, questo certo. Un marito, tre bambini. Son tre, davvero? Non ne dimenticate qualcuno?
Carlotta - Ho anche parecchi nipoti, maschi e femmine, cugini e cugine... Ve li presenter. Oh, in casa nostra non vi annoierete.
Alberto - Vi divertite a terrorizzarmi.
Carlo - Vi dico quello che . Ho una casa ben piantata. Non ho atteso voi per farlo. Arrivate dieci anni troppo tardi. E poi, quello che vi ha spinto verso me non l'amore, ma la compassione. Adesso non pi il caso. Sono felicissima.
Alberto - Certo, non penso pi a condurvi via, e a vivere insieme. E' assurdo. Ma...
Carlotta - Ma... cosa? L'adulterio? No, amico mio: impossibile.
Alberto - E allora?
Carlotta - Non posso... non posso...
Alberto - Vostro marito geloso?
Carlotta - Se fosse, sarebbe gi tradito dieci volte. Ma si fida. E' impossibile. Non potrei. E Dio sa se ne ho voglia... E mai quanto stasera...
Alberto - (va verso di lei) Allora, stasera?
Carlotta - (dopo breve esitazione) No... no... (Alberto la prende tra le braccia) No., no... (Alberto la stringe. Entra Leo).
SCENA SETTIMA Alberto - Carlotta - Leo
Leo - (senza sorpresa) Toh, fate la lotta?
Carlotta - Come?
Leo - Vi divertite a fare la lotta?
Carlotta - (esasperata) No: faccio all'amore.
Leo - (sorridendo) Ebbene, continuate. Vado a prendere un libro. Non posso dormire. Buona sera, (a Carlotta) Sei un bel tipo! (esce).
Carlotta - Avete visto? Si fida.
Alberto - Non vedo che una cosa; ma la vedo molto bene. S, io qui sto facendo una figura di idiota. E voi... voi mi abbandonate dopo avere spezzato il mio matrimonio.
Carlotta - Non ho spezzato niente. Ho telefonato or ora a Suzy, e tutto accomodato. Suzy ha compreso.
Alberto - Che cosa?
Carlotta - Non so. Ma ha compreso.
Alberto - Che cosa le avete detto?
Carlotta - (cercando di ricordare) Le ho detto... Insomma ripetetele la stessa cosa. Rimanga fra noi, ma e tanto facile ingannarla quella brava Suzy! E voi non dovreste... o almeno non dovreste cos spesso...
Alberto - Oh, ma che dite?...
Carlotta - Via, via... (avvolge al collo uno sciallino).
Alberto - Davvero... ho una testa da cameriere di caff?
Carlotta - S. (gli tende la bocca).
Alberto - Per l'ultima volta!
Carlotta - Ogni volta dite che l'ultima. Ed ora andate, Alberto, (lo bacia).
Alberto - Vi prego di un favore: cambiate nome.
Carlotta - Quale nome?
Alberto - Non mettete il nome di Alberto al personaggio del vostro romanzo.
Carlotta - Lo so. Il mio romanzo stupido.
Alberto - Non ho detto questo.
Carlotta - Lo getter nel fuoco. E' un dovere che ho verso di voi.
Alberto - Davvero! Dite sul serio?
Carlotta - Ne scriver un altro; e questa volta vi dipinger come siete e come piacete a me. Sar il mio primo romanzo d'amore.
Alberto - Lo legger.
Carlotta - Non abbandonatevi a folli promesse. E adesso andate via. Suzy vi aspetta.
Alberto - (con un movimento per abbracciarla) L'ultima volta!
Carlotta - (fermandolo) No; non questa sera...
Alberto - Allora domani?
Carlotta - S, s, domani.
Alberto - Alle cinque?
Carlotta - Alle cinque.
Alberto - Al Museo del Louvre?
Carlotta - Al Museo del Louvre.
Alberto - Sar chiuso. Ma poco importa. A domani, amore.
Carlotta - Via, via, andate.
Alberto - Vi telefoner.
Carlotta - Dove?
Alberto - Al... Qual' il vostro numero?
Carlotta - Passy 08-45. (sorridendo) Vedete: non sapete nemmeno il mio numero!
Alberto - 08?...
Carlotta - 45 - 4 e 5... (Alberto via).
FINE
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