Pazzi? Un poco, ma non troppo

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ENRICO D'ALESSANDRO

PAZZI? UN POCO,

MA NON TROPPO

Tre atti farseschi all'antica italiana

Personaggi

RENZO RENZI, il grande attore

SANDRA RENZI, sua figlia

OLIVER, il poeta

CECILIA RUPERTI, la primadonna

KATRIN KARADIN, la straniera

MARTINO, il domestico

L'ACCADEMICO DELLE MUSE

IL DIRETTORE DEL TEATRO

IL GUARDIANO DEL TEATRO

IL PRIMO GIORNALISTA

IL SECONDO GIORNALISTA

IL DOTTOR GRISI

Due infermieri che non parlano

Due scene: II camerino di un celebre attore e il soggiorno della sua casa.


DIVERTIAMOCI, STAVOLTA

È questa una farsa scritta, diciamo, qualche anno fa. Quando con Alberto Lio­nello, oggi acclamato attore, allora esordiente, avevamo formato una giovane Compagnia, attrice giovane Jula De Palma, che fu poi una cantante di succes­so. I teatri volevano « qualcosa di comico » e io la scrissi in pochissime ore fir­mandola con uno pseudonimo straniero (mi pare fosse Kenneth Manningham). Fu uno di quei successi che si usava chiamar « travolgenti ». Fu un divertimen­to, ricordo, scriverla e metterla in scena. Fra le tante malinconiche afflizioni che il teatro d'oggi (quale?) si ingegna a fabbricare, forse una farsa che rical­ca modi e trovate farsesche « all'antica italiana », non guasta. Evviva dunque quel briciolo di follia, UN POCO MA NON TROPPO, come è detto nel titolo, che, sia benedetto Iddio, c'è in ognuno di noi.

e. d'a.

Principali regie e attività di ENRICO D'ALESSANDRO

20129 Milano - Corso Plebisciti, 11 - Tel. 7187 12

LO SCAMBIO - di Claudel, con Paola Borboni

OGNUNO - di Hoffmansthal, con Memo Benassi

CATERINA DI DIO - di Testori, con Franca Valeri

LA MOGLIE DI PILATO - di T. Gallarati Scotti, con Carlo D'Angelo

IL SI DELLE FANCIULLE - di Moratin, con Nino Besozzi, Giulia Lazzarini

BRAND - di Ibsen, con Salvo Randone, Elena Zareschi

PROMETEO INCATENATO - di Eschilio, con Annibale Ninchi

MIGUEL MANARA - di Milostz, con Giorgio Albertazzi

FAUST - di Goethe, con Gianni Santuccio

INCONTRO A BABELE - di S. Cappelli, con Franca Nuti, Camillo Pilotto, Bianca Toccafondi

GLI EQUIVOCI DI UNA NOTTE - di 0. Goldsmidt, con Elsa Merlini, Nino Besozzi ECUBA - di Euripide, con Elena Zareschi, scene di Salvatore Fiume IL MURO DI SILENZIO - di P. Messina, con Paola Borboni, scene di Aiigi Sassu IL CARDINALE DI SPAGNA - di Montherlant, con Renzo Ricci, Eva Magni, scene e costumi di Sciltian

Inoltre:

Attività nel campo del Teatro per Ragazzi, come autore e animatore. Regista Stabile, fondatore al Piccolo Teatro della Città di Torino (1955) - Re­gista alla radio TV Italiana e Svizzera - Ha diretto il Teatro del Convegno di Milano e il Teatro Pirandello di Roma - Insegnante di dizione, recitazione, regia alla Scuola D'Arte Drammatica di Milano - Socio della S1AE e dell'Ass. Lom­barda Giornalisti - Collabora a quotidiani e riviste il Dramma Ridotto - Ha pubblicato i volumi « Sentimento e Tecnica della recitazione » e « Tecnica del gesto e della parola» (Ed. Ghisoni, 1972). - Per più ampie notizie Enciclopedia dello Spettacolo.


ATTO PRIMO

II cameriere di Renzo Renzi il celebre attore, al teatro Corso. Manifesti e locandine che annunciano i suoi spettacoli sono attaccati alle pareti e danno all'ambiente quel vago tono di transitorietà che è proprio delle sta­zioni di passaggio. Inoltre, gusci vuoti di personaggi, molti vestiti appesi. A destra un tavolinetto con specchio per trucco animato da bottiglie, ce­roni, creme, scatole e barattoli vari. A un lato dello specchio penzola una maschera messicana a vivi colori piuttosto orripilante. In un angolo grossi bauli etichettati di rosso, giallo, verde, le targhe dei grandi alberghi. In evidenza un grande cartello con la scritta VIETATO FUMARE. Sono in scena Martino che sta altercando con il guardiano e Oliver Fioretti. Mar­tino è cameriere per necessità di circostanze, ma per istinto o vocazione « paterfamilias ». La sua bonarietà avvolge tutti e tutto come la paglia d'imballaggio. Impossibile reagirvi, bisogna annegarvisi. Oliver Fioretti è uno dei tanti giovani incompresi autori, ottime creature che soffrono e fanno soffrire per amore dell'arte con ammirevolissima incoscienza. Ora passeggia nervosamente incurante della discussione di Martino con il guardiano. Il guardiano è un vecchietto piuttosto acidulo e permaloso e risponde con malagrazia.

Martino - Dovreste averli trovati certamen­te; se non la trovate voi la roba che si per­de in teatro, non so chi dovrebbe trovarla...

Guardiano - Già! per il fatto che io sono il guardiano, dovrei perdere il mio tempo a cercare quello che gli altri perdono...

Martino - Poveretto! per le grandi occupa­zioni che avete! vorrei farlo io il vostro mestiere...

Guardiano - Mestiere facile, vero? sacrifica­re le giornate e nottate...

Martino - Anche la notte adesso!

Guardiano - Sissignore, anche le nottate..

Martino - Non vorrete darmi a bere che di notte passeggiate lungo i corridoi...

Guadiano - Certamente che passeggio ed in dago, scruto, sorveglio... sono un guardia­no onesto io, che credete?

Martino - E va bene. Ma ora non è il caso di stare a fare troppe chiacchiere inutili.

Guardiano - Tanto più che durante lo spet­tacolo bisogna fare silenzio.

Martino - Già, ma prima voglio scoprire il mistero di questi famosi guanti!

Guardiano - E scopritevi il vostro mistero! Cosa volete che m'importino a me i vo­stri guanti...

Martino - Non miei. Del mio padrone. Del signor Renzi.

Guardiano - Tanto meglio. Non vorrete pen­sare che me li metta io i guanti, vero? Io le mani le devo usare e non coprire... Co­me quella volta che non si trovava più il cappellino di piume della Main... Secon­do loro lo avevo preso io... I guanti e le piume... la scopa e le mani, ecco che cosa mi serve e non so che farmene del resto...

Martino - E va bene, va bene...

Guardiano - Va male, dico io, va male, al­tro che va bene... (E se ne va irritato).

Martino (fra sé) - Male, bene, fa lo stesso (A Oliver) e voi non potete stare fermo mi poco?

Oliver (arrestandosi di colpo) - Fermo?

Martino - Sì, fermo. Nanche se aveste la mo­glie che deve partorire... (Oliver continua a passeggiare.  Martino lo segue prima seccato, poi s'addolcisce).

Martino - Mai preso bromuro? (Oliver lo guarda stupito) o qualche goccia di va­leriana? neppure una piccola camomilla? (Paternamente). Vi farebbero bene dei cal­manti, figliolo. Dovete avere i nervi, come dire... un poco tesi...

Oliver (concitato) - Sono calmo. Calmissi­mo (sta un momento assorto poi si riscuo­te). Come uno stagno incoronato di ninfee dormenti...

Martino - Come cosa?

Oliver (declamando più. soddisfatto) - Co­me uno stagno incoronato di ninfee dor­menti... (Sospira, poi riprende a passeg­giare) Dovrei prendere nota. Quanta poe­sia gettata al vento!

Martino (scuote il capo e si mette a spazzo­lare la giacca) - Scusate, io sono vecchio, un momento fa per colpa di quel guardia­no dannato stavo anche per arrabbiarmi per di più soffro di giramenti di testa. Ad avervi qui davanti ho l'impressione di andare sulle montagne russe. Poiché dite di essere lo stagno lì, sì insomma... poiché dite di essere calmo, fatemi il piacere di stare fermo. Vi assicuro, figliuolo, che il tempo passa ugualmente.

Oliver (tragico) - Il tempo passa... Purtrop­po! Ah se tornasse indietro! Come Rim-baud. Era un giovane, grande poeta come me Rimbaud. Oh! la sognata perduta ado­lescenza...

Martino - Non soffrivate di foruncoletti?

Oliver (trasognato) - Foruncoletti?... (Lamen­toso) sì, anche, e timidezza (Vergognoso) e geloni...

Martino - Foruncoli, timidezza e geloni?... Lo immaginavo. Siete un caro ragazzo. Perciò voglio darvi un consiglio. Se con­tinuerete così, soffrirete di geloni tutta la vita.

Oliver (sconcertato) - Continuare così come?

Martino - Offrendo un copione a tutti gli attori di passaggio.

Oliver (arrossendo) - Come fate a saperlo?

Martino - Si sa... i foruncoletti, la timidez­za, Rimbaud... Voi siete di quelli che pe­regrinano da camerino in camerino... Ra­gazzo mio, vi renderebbe molto di più con la vostra tenacia e la vostra... esperien­za, fare il commesso viaggiatore di sapo­nette.

Oliver (con sospetto) - E perché proprio saponette?

Martino - Si fa per dire, figliolo. Chi non vo­lete che comperi almeno una saponetta? Ve ne avrei comprata una anch'io.

Oliver (riprendendo a passeggiare senza ba­dare a Martino ).

Martino - Adesso non ricominciamo con le passeggiate. Vi volete sedere per favo­re? (Oliver non gli bada) No?

Oliver - No. No. Come posso sedermi, se so­no tutto un fuoco. Un delirio. Io sono un poeta. Vivo d'arte e non mi siedo, io. Quando Renzo Renzi reciterà la mia opera...

Martino - Vi ha già mandato al diavolo sei volte! Stasera sarà la settima.

Oliver (più che mai cocciuto) - Settima, ot­tava, non importa. Deve, deve recitarmi, solo lui può rendere universale attraver­so il suo, il mio tormento...

Martino - In quanto al suo tormento... (Ha terminato di spazzolare la giacca e la riap­pende; poi si siede comodamente a fumar­si un mezzo toscano. Oliver gli indica con

aria interrogativa il cartello « Vietato fu­mare » Martin scuote la testa) Vietato fu­mare, già... ma se qualcuno non fumasse, non potrebbero vietarlo. Vi pare? (Ride) per esempio nel camerino di un attore bi­sognerebbe anche mettere: « vietato leg­gere copione d'ignoti » ma è inutile met­terlo. Non lo dico per smontarvi, ragazzo mio. Ma mi fate pena.

Oliver (più cocciuto che mai) - Smontarmi? E perché? Come siete lontani voi tutti da noi. L'incomprensione è il pane dei poe­ti, e questa incomprensione ci fa forti, in­vincibili. La mia arte è la mia vita. E per la vita... sono pronto anche a morire.

Martino (accomodante) - Spero che non sia necessario arrivare a certi estremi. An­zi se avete deciso di piantarvi in perma­nenza in questo camerino, sarà meglio che vi mettiate il cappotto. Siamo quasi in inverno e fa freddo e non si parla di ri­scaldamento... potreste prendere un ma­lanno.

Oliver (sincero) - Non ho il cappotto... pe­rò ho l'impermeabile credo.

Martino (alzandosi e spegnendo il toscano) - Bene ma ora è meglio che ve ne andiate. Non vi fate trovare ancora qui come ieri sera. Potrebbe credere che io vi dia mano... Andate e calmatevi. Sta per finire il secon­do atto.

Oliver - Vado, ma tornerò. L'impazienza mi brucia, mi consuma, mi rode. Voglio che la mia voce giunga alle folle, capite? e le. sollevi (Si astrae un attimo, poi riscuo­tendosi) siccome il vento l'ali solletica alle allodole e le sospinge al volo...

Martino (spingendolo fuori) - Solleticate pure chi volete, figliolo mio, ma più tar­di, più tardi... Oliver esce ripetendo deci­so: « siccome il vento l'ali solletica alle allodole e le sospinge a volo », intanto entra un giornalista che si volta a seguirlo con lo sguardo).

Giornalista (a Martino indicando Oliver) - È un attore anche lui, vero? Eh, io ho l'oc­chio. Si vede subito...

Martino - Già, avete l'occhio. Ma vi sbaglia­te, non è un attore...

Giornalista - No?! Mi pareva che recitasse qualche cosa...

Martino - Recitava, sì, versi... suoi... ma voi chi siete? che volete?

Giornalista - Io?

Martino (diffidente) - Non avete copioni da rifilare anche voi per caso...

Giornalista - Niente copioni. Almeno per ora. Io sono del Corriere.

Martino - Giornalista? di bene in meglio. E volete intervistare Renzi.

Giornalista - Precisamente.

Martino- Bisogna vedere come la pensa lai, Renzi...

Garmlista - L'atto sta per finire e io mi so­no precipitato.

Martino - Temo che anche per voi non sarà 3 momento buono. Dopo il secondo atto è sempre nervosissimo.

Giornalista - Ma io sarò breve, brevissimo. Sono dieci anni che faccio il mio mestiere, voglio dire la mia professione (dopo un attimo) Secondo voi che differenza c'è fra professione e mestiere?

Martino - Ma... uno è manuale... e...

Giornalista (interrompendo) - No, non c'en­tra. Ve lo dico io. Differenza di diritti. Uno che fa un mestiere ha due diritti, il diritto di aver fame e il diritto di saziar­si Chi fa una professione, per esempio,

ha soltanto il primo diritto: quello di aver fame...

Martino - Posso darvi una mela, se volete...

Giornalista - Grazie. Ho già mangiato. Sape­te che appetito viene a rincorrere attori, pugili, ciclisti, soprani e tenori, e chiede­re a tutti se preferiscono le cipolle o il caviale. (Una pausa). A proposito, di che qualità è?

Martino (stupito) - Cosa?

Giornalista - Sì, dico la mela. Quella che mi avete offerto prima.

Martino - La mela? Ah, renetta. Mela renet­ta.

Giornalista - Giacché insistete, l'accetterò vo­lentieri. La mela è il frutto che preferisco. Digestivo, calmante, vitaminico, rende acu­ta la vista e l'intelligenza. Proprio co­sì: l'intelligenza! io non lascio passar gior­no senza mangiarne almeno una.

Martino - Io ne mangerei una decina se fos­si in voi. (Prende una mela da una scato­la e gliela dà. Intanto si sentono fuori echi d'applausi a più riprese. Sono le numerose chiamate che indicano la fine dell'atto. Il giornalista prende la mela, mormora un grazie, poi sentendo la fine dell'atto non osa mangiarla e se la caccia in tasca). È finito l'atto. (Dopo un attimo entra Renzi che va a sedersi di fronte al­lo specchio).

Renzi - Dov'è la salvietta?

Martino (porgendogliela) - Eccola, signore. (Il giornalista frattanto ha preparato pen­na e notes e scrive senza che Renzi gli badi, tutto quanto dice).

Renzi - Questo secondo atto è quello che mi fa sudare di più! Con quel finale così mo­vimentato... corri di qui, corri di là e tutto per abbracciare quella scimmia della pri­ma attrice. Bisogna che la cambi, Marti­no! Invecchia la Ruperti. Il pubblico co­mincia ad accorgersi... (Martino tossic­chia) stasera quando ha gridato la battu­ta che dice: « la mia giovinezza in risve­glio... » ho sentito dei mormorii in loggio­ne (Martino tossisce con decisione) che hai adesso? la tosse canina? (Martino tos­sisce e Renzi si accorge del giornalista che non ha ancora smesso di scrivere) Che vo­lete voi? chi siete?

Giornaliste - Cronista del Corriere Cittadino. Sono qui per un intervista.

Renzi (a Martino) - Tu il solito a fare en­trare gente e nasconderla li nell'angolo.

Martino - Ma io...

Rienzi - Sta zitto, non è la prima volta che mi fai questo scherzo.

Giornalista - Permettete: solo alcune do­mande.

Renzi - I permessi ve li prendete tutti voi. Avanti, dite.

Giornalista - Ho sentito che siete stanco della Ruperti. Avete ragione, invecchia.

Renzi - Questo non l'ho detto a voi e vi pre­go di non pubblicare questo particolare mutile.

Giornalista - Siate sicuro della mia discre­zione. Allora siete scontento del vostro Ca-po-comicato?

Renzi - Fare il capo comico è come dirigere uno stato. Nessuno è mai contento. Atto­ri, pubblico e critica a turno o insieme... protestano.

Giornalista (che ha appuntato sul taccui­no) Già!... Che ne dite del vostro ultimo successo?

Renzi - È la prova che non sono ancora in declino... (Ridendo) devo naturalménte di­re che sono stato ottimamente coadiuva­to da tutti gli altri.

Giornalista - E che cosa ne pensate del... del regista?

Renzi (cadendo dalle nuvole) - Ah, già, il regista! bravo ragazzo, naturalmente... buona scuola... Prima tecnica, credo (Pau­sa) ma questo non lo scrivete... natural­mente.

Giornalista - Ho sentito che al Messico ave­te avuto in dono un amuleto che non ab­bandonate mai. Se mi diceste qualche co­sa di strano... di originale... Il pubblico va pazzo per le storie del genere.

Renzi - Non è una storia molto eccitante... l'amuleto è quella maschera che vedete li. Brutta parecchio, vero?

Giornalista - Ah, quella? (Guarda la ma­schera poi si avvicina a toccarla).

Renzi (inquieto) - Lasciatela stare, vi prego.

Giornalista (curioso) - Perché?

Renzi - È. pericoloso!

Giornalista (dando un salto indietro) - Per­diana! È velenosa?

Renzi - No. Almeno finora non mi ha fat­to male.

Giornalista - E allora? Dite, dite.

Renzi - Non so se è vero o no. Io ero al Mes­sico, in una città dell'interno, e un riccone volle che una sera recitassi per lui. Era un vecchio strano. Molto cortese. Volle che recitassi l'Amleto.

Giornalista (scrivendo rapidamente) - In­teressante. Vecchio pazzo... miliardario...

Renzi - Non ho detto che era pazzo-Giornalista - È più emozionante un po' di « giallo» non fa mai male. Continuate prego.

Renzi - Bene, prima di partire mi donò quel­la maschera. Mi disse che l'aveva avuta da uno  stregone...

Giornalista - Negro...

Renzi - Non so di che colore fosse...

Giornalista - Lo so io (Renzi lo guarda stu­pito). Continuate, prego.

Renzi Nel darmela mi disse che alla masche­ra era unito uno strano potere. Se uno aves­se espresso un desiderio tenendola in ma­no, il suo desiderio si sarebbe avverato (Il giornalista smette di scrivere e fa per parlare, ma Renzi con un gesto lo trattie­ne). No, non è cosi semplice come pote­te credere. Non ci vuole premeditazione. Sia il prendere in mano la maschera sia il pronunciare contemporaneamente un desiderio deve essere assolutamente dovu­to ad una spontanea coincidenza. Un ca­so, insomma.

Giornalista - Mai capitato?

Renzi - Il vecchio mi disse di si. Ma non vol­le rivelarmi nulla in proposito. Certo che nel darmela mi ripetè due volte se avevo il coraggio di accettarla, perché era perico­losa.

Giornalista (sogghignando) - Come storia è ben trovata! Ed è... per quello che ve la portate sempre dietro?

Renzi - Capirete non si sa mai! Un giorno potrei, per sbaglio, azzeccare la coinci­denza e troverei un bel desiderio esaudi­to senza fatica.

Giornalista - Ve l'auguro, ma ho i miei dub­bi.

Renzi (ridendo) - Li ho anch'io. Ad ogni modo potete ricavare un bel « pezzo » per il vostro giornale. Un pezzo pieno di co­lore.

Giornalista • Naturalmente (Scrive). È ve­ro quanto si dice negli ambienti teatrali che sposerete presto la vedova di John Boy ce?

Renzi - E chi è?

Giornalista - È una vostra grande ammira­trice. Suo marito era il campione di pe­si massimi americano, il celebre Boyce!

Renzi - Mai sentito nominare.

Giornalista - La vedova è capitata ieri in redazione e ha offerto milioni perché noi pubblicassimo una decina di vostre foto­grafie.

Rezi - L'avete accontentata, spero.

Giornalista - Appariranno sull'edizione di domattina.   Insieme  all'intervista.

Renzi - Strano. Di', Martino, ne sai qualche cosa tu?

Martino - Si signore. È quella che manda una raccomandata tutti i giorni e garofani ros­si la domenica.

Renzi (con una smorfia) - Ah, ho capito. Non s'è ancora fatta vedere. Sarà una or­ribile vecchia, certamente.

Martino - Si chiama: Katrin Karadin.

Giornalista - Non è brutta. Ben conservata, direi.

Renzi - Ricca?

Giornalista - Miliardaria. I pugni di suo ma­rito, sapete. Pugni d'oro.

Renzi - È disgustoso. Per noi artisti non c'è che la santa povertà... Martino, cosa mi serve al terzo atto?... Martino!

Martino - Il soprabito e dei libri.

Renzi - Bene (Al giornalista) Avete finito? Ho solo pochi minuti ancora.

Giornalista - Un'ultima domanda, signore, che ne pensate dei giovani autori? (Men­tre fa questa domanda entra Oliver il gio­vane autore).

Renzi (alzandosi) - Che non valgono nien­te. Come il formaggio. Interessano soltan­to quando sono stagionati...

Oliver (nervoso) - Vengo da voi per l'ulti­ma volta...

Renzi (seccato) - Ancora voi? Vi ho già det­to non so quante volte che non so che far­mene del vostro copione; non va... non va per il mio repertorio! (Giornalista scrive).

Oliver - Vi sbagliate. L'ho scrìtta apposta per voi. Il personaggio di Sergio Rol vi sta­rebbe a meraviglia!

Renzi - Ho altro per la testa io, che mettere in scena lavori di ignoti.

Oliver - Ma voi dovete rendervi noto! Ren­dere fosforescente la mia strada! L'avete letta?

Renzi - Cosa?

Oliver - La mia commedia.

Reti - Si, si, l'ho letta... Ho letto il titolo.

Oliver - Basta, basta quello. Che titolo, ve­ro, sensazionale!

Giornalista - Il titolo, per favore!

Oliver (al giornalista) - « Il cervo senza cor­na » (Il giornalista lo guarda un attimo, poi scrive rapidamente).

Renzi (ormai scocciato) - Si, basta! Basta il titolo per mandarvi al manicomio, po­sto gratuito, anche!

Oliver (ormai partito in quarta) - E la fine del secondo atto? Che ne dite di quella? Originalissima!!! (Al giornalista) Non è vero forse?

Giornalista - Ma io non l'ho letta!

Oliver - Non importa. Si intuisce dal titolo! (A Renzi sicuro) Non è vero forse?

Renzi - (al giornalista) - Lei mi domanda ancora cosa ne penso dei giovani autori! Lei è testimone della loro petulanza, della loro invadenza, della loro insopportabi­le presunzione, della loro cretineria!

Oliver - Ah, cosi? (Al giornalista, che scri­ve attentamente ciò che sente dire) E lei è testimone dell'incomprensione ignobile, dell'ottusa ostilità, del vaniloquente di­sprezzo che s'annidano nell'animo di co­stui!

Renzi - Non mi si annida nulla addosso, pic­colo autorucolo di compiti delle vacanze!

Oliver - Come fa a recitare lei se non sa leg­gere?

Renzi - Ah, io... Io non so leggere?

Oliver - Perché, se sapesse leggere, lei... la mia commedia l'avrebbe già annunciata come il più grande capolavoro dell'anno... del secolo... (Ispirato) L'opera che l'età novella indora... d'incoercibile splendo­re ridente... (Al giornalista e all'attore che lo guardano allibiti) Incoercibile, vi pia­ce o preferite... immarcescibile? ma im­marcescibile ha un vago sapor decadente. Meglio evitare i raccordi. (Entra Sandra).

Sandra (a Renzi) - Papà, sta venendo il direttore di scena. L'atto sta per comincia­re (suona il campanello) Senti?

Renzi (che si è ripreso) - Si cara... (La ba­cia) Sei venuta a prendermi?

Sandra - Si. Abbiamo cenato con Lolli e la sua compagnia al « Cervo d'oro ».

Oliver (subito attento) - Al Cervo? Avete detto al Cervo?

Sandra - Si, perché? C'eravate anche voi? E un localino divertente, non vi pare? È frequentato da gente in gamba. Un po' picchiatella, ma voi non vi ho visto.

Renzi (interrompendola) - Non badarci. È fissato con i cervi.

Martino (a Renzi) - Signore, il campanello è già suonato.

Renzi - Vado (Sta per uscire. Al giornali­sta) Sia discreto, ma (indicando Oliver) lasciatelo perdere (Esce).

Sandra (gridandogli dietro) - Ti aspetto, papà.

Martino (ai due) - Adesso voi potete andare. La signorina vorrà restare sola.

Sandra - Lasciali stare, Martino. Ma chi sono?

Giornalista (presentandosi) - Rocco Mitri, cronache, indiscrezioni sul Corriere.

Sandra - Piacere. E voi?

Oliver - Io, chi sono io? Io sono Oliver Fio­retti l'autore del « Cervo senza corna ».

Sandra - Ah, è per quello che quando pri­ma ho nominato il « Cervo d'oro » vi sie­te scosso?

Oliver - Si, ho avuto un brivido. Come se una mano setosa mi avesse sfiorato.

Sandra - Come parlate difficile. Se fossi in voi avrei paura di congestioni cerebrali.

Giornalista - Scusate, signorina. Una do­manda anche a voi. Che provate ad esse­re la figlia di un uomo celebre?

Oliver - Forse quello che prova la luna quan­do il sole la illumina...

Giornalista (a Sandra) - Approva?

Sandra - Perché no? Qualche volta mi sen­to davvero lunare. Allora amo gli abiti bianchi e i capelli spioventi di un biondo argenteo...

Oliver (continuando) - ...e danzare sulla ru­giada notturna...

Sandra (rapita) - Come mi capisce lei!... Danzare a piedi nudi!

Giornalista - Necrologio: polmonite violenta rapisce giovane fanciulla all'affetto dei suoi cari ecc. ecc.. Vi consiglio di danza­re con le scarpe, signorina... Ora devo an­dare. L'intervista l'ho fatta e il riposo mi spetta di diritto... Buona sera... (Via).

Sandra - Buona sera.

Oliver - Povera argilla... (Sandra lo guarda stupita) Non voi. Quell'uomo.

Sandra - Poveraccio. Fa quello che può (Se­dendosi) Cosi voi siete convinto di riusci­re a farvi rappresentare?

Oliver - Il vero genio riesce sempre ad emer­gere, perché ha sempre in sé qualcosa di divino.

Sandra - Siete proprio sicuro di essere un genio?

Oliver - La miglior prova è che sono vilipeso, misconosciuto... (Enfatico) È il mio tor­mento, il mio affannoso travaglio-Sandra - Dite un po', ora che siamo tra noi, se la smetteste dì parlare di tormenti e di travagli? Con me non attaccano le mon­tature...

Oliver - Ma anche voi vi siete preso il gusto di parlare dei vostri momenti luna­ri... A voi la luna, a me il travaglio!

Sandra (a Martino) - Senti? Il giovane poe­ta morde.

Martino (con un largo sorriso paterno) - Vi assomigliate!

Oliver - Noi?!

Martino - Si, giovani tutti e due.

Sandra (a Oliver) - Quanti anni avete? Io ho diciott'anni e voi non dovreste averne molti più di me.

Oliver - Io ne ho ventidue, ma sono...

Sandra (interrompendolo) - Vecchio. Il do­lore vi ha affinato, il pianto solo vi dis­seta... abbiamo capito.

Oliver - Siete smaliziata parecchio.

Sandra - Tutti adesso lo sono. Le cose che avete detto non fanno effetto a nessuno... Anche se sono vere.

Martino (rispettoso) - A me fanno ancora un certo effetto.

Sandra - Fingi, Martino, fingi con te stesso. Ti piace sentire dentro di te il pizzicori­no della commozione, il tremolio della tua bontà.

Martino - Tremolio della bontà?

Sandra - Si, come la gelatina. Se è mossa, trema.

Martino - La bontà?

Sandra - Ma no, la gelatina. E se è commos­sa, trema.

Martino - Commossa la gelatina?

Sandra (alzandosi di scatto) No, la bontà. Ma se è cosi chiaro... Vero Oliver Fioretti? È molto che vi siete messo in testa di fare l'autore?

Oliver - Da quattro anni. Prima scrivevo solo poesie... Senza rima per essere moderno e perché mi riusciva più facile. Poi un gior­no una.... una ragazza mi disse che assomi­gliavo a Pirandello. Era una studentessa di belle lettere. Però lei Pirandello non l'a­veva mai visto, ma cosi.... Glielo ricorda­vo, ecco.

Sandra - Per fortuna che non gli ricordava­te, che so io, Nerone o Attila!

Oliver - Allora ho buttato giù una commedia e l'ho stracciata, ne ho buttata giù un'altra e l'ho stracciata, ne ho buttata giù un'al­tra...

Martino (fra sè) - Se fossero state bombe!

Oliver - E l'ho portata a vostro padre. Ave­te sentito il titolo?

Sandra - Originalissimo.

Oliver - Ma il titolo non è niente. La tesi è colossale. Vuole dimostrare come oggi non esiste più il marito tradito.

Sandra - Mi sembra proprio un po' forte. Co­s'è? Una farsa?

Oliver - Tutt'altro. Dramma. Il primo atto è tutto un dialogo tra moglie e marito che si rincorrono attraverso due porte.

Sandra - Mi piace. Dinamico. Lo dico sem­pre io che il teatro è movimento!

Oliver - Ma la novità consiste che gli attori si vedono solo passare. Le voci si odono al di là delle due porte.

Sandra (ridendo) - L'azione si svolge in un convento di clausura?

Oliver - Non scherzate. Il mio è un neosurrea­lismo. I veri protagonisti sono le porte. Due grandi porte sormontate da grandi corna di cervo.

Sandra - Corna allusive?

Oliver - Neo-surrealismo ho detto. Poi dal modo come gli attori chiuderanno le porte il pubblico dovrà capire i loro pensieri.

Sandra - Entusiasmante. E al primo che ca­pisce si darà un premio.

Oliver - Se avete qualche suggerimento da darmi... Vedo che avete afferrato il mio pensiero!

Sandra - Si potrebbero aggiungere dei cigo-lii. Sapete... Le porte che cigolano... Il co­ro delle Parche. Sinistro e chiocco. Sarà un successo strepitoso « Grande spettaco­lo neo-surrealista ». In quanti atti?

Oliver - Non atti. Sintesi. In tre sintesi. An­zi con una sola parola «trisintesi».

Sandra - Benissimo. A molti basterà la paro­la trisintesi...

Oliver - A vostro padre non è bastata.

Sandra - Mi ci proverò io a convincerlo.

Oliver (ispirato) - Fortunato il mortai che una dea benigna aiuta...

Sandra - Beh, che vi piglia ora?

Oliver - Non posso farne a meno. Quando sono commosso. Qui vedete. Come un crampo. Ho cercato di vincermi in tutti i modi, ma niente da fare. Se non dico il verso...

Sandra - Un tic nervoso?

Oliver - Pressapoco. La prima volta che mi è successo avevo sedici anni. Mi ricordo ancora.

Sandra - Magnifico. Su raccontatemi.

Oliver - Ero stato invitato alle nozze di un mio zio. Ero imbarazzatissimo fra tanta gente che non conoscevo. In qualsiasi an­golo mi cacciavo, avevo sempre l'impres­sione di essere d'impiccio. Mi sentivo trop­po vecchio per stare coi bambini e troppo giovane per stare con gli adulti...

Martino - L'età dei foruncoli...

Oliver (continuando) - Stonavo, ecco. L'uni­ca mia gioia era quella di ossservare la sposa... Si, la sposa. Una bellissima, gio­vanissima ragazza che vidi a un tratto dirigersi verso di me... Forse si era accor­ta che io continuavo a guardarla... Mi vie­ne vicino...

Sandra - E vi bacia...?

Oliver (ridendo) - Ma no. Mi disse: «Ti senti poco bene piccolo caro? ». Io arros­sii e accennai di no. « E allora perché te ne stai qui tutto immusonito? Su, cosa hai? ». Io mi sforzai di rispondere com­mosso e confuso e m'uscirono i primi ver­si...

          Io sto bene, solo guardo

Il tuo viso con riguardo sei si dolce, sei si bella

che ti voglio chiamar « Stella ». (con disprezzo)

Avevano anche la rima. Che schifo! Ma erano i primi... Da allora non sono più guarito...

Sandra - Tutto sommato, una piacevole ma­lattia (Bussano alla porta).

Martino - Un altro scocciatore. (Apre. Dal fondo entra, affogata in un gran mazzo di garofani a vari colori, una signora di mezza età, vivacissima. È uno strano impasto di buon senso e di roman­ticheria. Ha un accento straniero. Ogni tanto sbaglia qualche vocabolo. È vestita in modo stravagante, con scarpe a tacco basso. Piacevolmente e leggermente ridi­cola).

Katrin - È questo il canarino del grande Ren­zo Renzi?

Martino (confuso) - Canarino? Quale cana­rino?

Katrin - Come si dice? Piccola camera... Aspettate che vedo il mio piccolo vocabo­lario... (Depone i fiori fra le braccia di Martino e piglia dalla borsetta un vocabo-larietto tascabile. Lo sfoglia lentamente) Camera... camera... oh; ecco. Camera da letto... da pranzo... mortuaria... (A Mar­tino) Cosa vuol dire camera mortuaria?

Martino (impressionato) - Per carità, signo­ra! Questo è un camerino per gli attori.

Katrin - Oh! Ho capito finalmente. Grazie, signore, di avermi aiutato. Io parlo molto bene la vostra lingua ma ogni molto mi confondo. (Si guarda attorno) Questo t dunque il piccolo luogo dove lui respira prima di essere là sul palcoscenico a respi­rare con noi... caro... (Tocca con riveren­za i vari oggetti sul tavolo) Caro... sono vo­luta venire prima della fine per farmi tro­vare qui, piccola e silenziosa nella sua in­timità. Ma voi chi siete?fA Sandra) Cer­to innamorata anche voi!

Sandra - Si, gli voglio bene, ma normalmen­te. Sono sua figlia! Ma voi?

Katrin - Oh, sua figlia! Cara... voglio dire: figlia mia cara!

Sandra - Ma signora...

Katrin - Già, voi non sapete... io sposerò Ren­zo, vostro padre... anche lui non sa ancora niente, ma cosi è più romantico, non è ve­ro?

Sandra - Ma da quando conoscete mio pa­dre?

Katrin - Mai conosciuto personalmente.

Sandra - No? E allora?

Katrin - L'ho conosciuto nella palla.

Sandra - Come dite, scusate?

Katrin - Si, sotto vetro... (Sandra fa un gesto a Oliver come per dire che è pazza) Nella palla di vetro... Io uso scegliere nella palla di vetro gli uomini del mio destino...

Sandra - Ah, siete una pitonessa? Una di quelle che nei baracconi leggono il futuro per pochi soldi?

Katrin (scandalizzata) - Pitonessa? Nooo! Io sono vergine di danaro, io leggo nella palla solo quando il mio spirito lo co­manda.

Sandra - E sarebbe lo spirito che vi ha co­mandato di sposare mio padre?

Katrin - Si. Era un giorno di pioggia... da più mesi vedovata da John Boyce vagavo triste nella mia grande solitudine (Accom­pagna con molta mimica le sue parole). Una voce ad un tratto dal dentro di me cominciò a chiamarmi... « Katrin, Ka­trin »... Io sostai incerta... ero troppo stan­ca per rispondere... ma la voce più forte... « Katrin... Katrin... ascolta la voce del tuo spirito, ti svelerà il mistero della tua vi­ta... ». Intimorita e riverente allora mi av­vicinai alla palla e scrutandola a lungo, a lungo, vidi tante, tante cose... prima confuse e poi più chiare e infine vidi... un uomo. Sedeva ad un tavolino, a un tavoli­no davanti a uno specchio (vedendo quel­lo di Renzi, con un grido che farà sobbal­zare gli altri) quello!!! L'uomo compiva strani gesti. Dapprima credevo si facesse la barba... poi con orrore vidi che si dipin­geva le labbra, gli occhi, le guance... imma­ginai fosse un «cocotte»...

Sandra - Prego signora... non starà per caso parlando di mio padre...

Katrin (continuando) - Fu dopo un poco che cominciai a capire, e lo spirito m'aiu­tò... « No, mi disse, non è quello che pen­si, è un nobile attore, un grande idolo del­le folle, cercalo, Katrin, cercalo e in lui troverai la tua felicità, la tua anima gemel­la ». Chiesi a un'agenzia le foto di tutti i più grandi attori, lo spirito non m'aveva detto il nome, e fu in Renzo Renzi, che identificai l'uomo della palla, il mio uo­mo... Spedii dovunque lettere, espressi, telegrammi, raccomandate, mazzi di fiori, fiori, fiori... ed ora eccomi qui, fremente e dolce, tremula e sospirosa nella mia at­tesa nuziale.

Sandra - Ma signora siete sicura di non es­servi sbagliata?

Katrin - Io posso sbagliarmi, lo spirito non sbaglia mai. Renzo Renzi sarà mio mari­to, e tu diventerai la mia primogenita.

Sandra (sorridendo) - Questo è un po' diffi­cile, signora.

Oliver - Ma scusate, signora, e se lui non fos­se del vostro parere?

Katrin - In America sono le donne che scel­gono gli uomini. Io ho scelto un giorno il grande Renzi. Ma voi chi siete? Altro pic­colo figlio?

Oliver - No signora. Io sono un poeta!

Katrin - Peccato! Romantico sarebbe stato per me avere un figlio poeta... T'avrei cu­rato... con solletichio...

Sandra - Con sollecitudine, signora, non con solletichio.

Katrin  Grazie, figliola. (A Oliver) Con sol­lecitudine materna ti avrei curato.

Oliver - Non sono ammalato. Non sono mai stato malato.

Katrin - Tutti i poeti sono malati. L'ho sem­pre saputo.

Oliver - Le garantisco di no, signora.

Katrin (imbarazzata) - Ma allora perché scrivete poesie?

Sandra - Ma lui è un poeta moderno...

Katrin (trionfante) - Ah, è malato di testa al­lora...

Oliver - Sono l'autore del «CERVO SENZA CORNA » signora.

Katrin (illuminandosi in viso) - Bestia... be­stia simpatica il cervo. E forte. Con gran­di corna. (Per una strana associazione di idee). Anche mio marito era forte. Campio­ne dei pesi massimi. (Accenna ai bicipiti) Enormi. (S'avvicina a tastare le braccia di Oliver. Poi scuote il capo) Poco... poco... (Oliver si secca, mentre Sandra trattiene a stento le risa) Meglio cosi, però. Io amo

Renzo perché è tanto, tanto gentile... e magro. Mio marito, John Boyce, era gros­so. Grosso come, come... torrone.

Sandra - Come una grande torre, volete di­re?

Katrin - Ah, è vero. Non torrone. Torrona! Grazie, figlia cara! (Si odono i battimani della fine d'atto) E' finito l'atto. (Con lo sguardo lontano). Adesso lo chiamano al­la ribalta. (Eseguendo). Saluta, s'inchina. Poi viene e io lo accoglierò ancora caldo, vibrante del successo, come un bimbo che ha passato bene gli esami... e corre dalla mamma.

Sandra (a Oliver) - E' commovente, povera donna.

Oliver - E' nauseante.

Katrin - Voglio nascondermi. Nascondermi... Ecco, qui in questo angolo. Come una mam­mola fra l'erbe di primavera.

Sandra - Avete della fantasia. Ma vi avverto che mio padre è tanto distratto che s'ac­corge solo dei girasoli. Lui si crede il so­le, naturalmente.

Martino (a Katrin) - Non vi nascondete, si­gnora. Poi dice che è colpa mia. E' meglio che vi mettiate qui in mezzo alla stanza. Con tutti i vostri fiori. Almeno vi vede subito.

Katrin - Peccato! L'incanto svaporeggia.

Oliver (rabbrividisce) - Meglio « svanisce » o « evapora » o...

Katrin (senza badargli) - Ma i fiori devono andare qua e là... Sparsi, ecco. (Prende i garofani e li sparge per la stanza) Rossi... Brani del mio amore. Bianchi... brani del mio candore. Rosa... sospiri e speranze. (Mentre lei è sul fondo presso i bauli, en­tra Renzi con il Direttore del teatro)

Direttore - Anche stasera un altro trionfo. Il pubblico è stato veramente entusiasta. Mi spiace che siate alla fine degli spetta­coli nel mio teatro. Avete proprio deciso di riposare per un poco?

Renzi - Si. Ho deciso. Per un mese me ne va­do in montagna, in alta montagna. E non voglio sentir parlare né di scritture, né di commedie. Voglio riposarmi. Riprenderò con maggior lena. Ho diritto di sentirmi stanco, non vi pare?

Direttore - Vorrei combinare per il vostro ri­torno, un'altra quindicina di rappresen­tazioni. Dare una novità, per esempio, e una ripresa.

Renzi - Volentieri. Il vostro pubblico m'è af­fezionato. Ma non parliamo di lavoro. Que­sto mese voglio proprio godermelo. Un po' d'aria pura. Un po' di normalità! Poter an­dare a letto col sole e alzarmi presto... In-fischiarsene di critici e di giornali... E non vedere colleghi soprattutto. Me lo sa­prò godere il riposo! Non dubitate! (Ka­trin lo ascolterà entusiasta, mentre San­dra e Oliver parleranno tra loro).

Direttore (ridendo) - Avete intenzione di godervelo con (abbassa la voce) la vedo­va?

Renzi (ad alta voce) - La vedova? (Egli infat­ti non s'è accorto di Katrin).

Direttore (zittendolo) - E' qui.

Renzi - Qui? Chi è qui? Insomma, Radelli state recitando?

Direttore - Come: chi? Ma quella delle foto­grafie. (Voltandosi verso Katrin con un lieve inchino) Permettete che glielo dica, signora? (Katrin annuisce commossa, Renzi che ha seguito il movimento del Direttore guarda stupito e seccato Katrin) La signora ha mandato a noi tutti, questa sera, la vo­stra fotografia in una splendida cornice d'argento... Puro argento. Da me al vestia­rista, ai macchinisti, al custode... (Trae di tasca una foto incorniciata e la mostra).

Renzi (lusingato e stupito) - Non... non avrei mai immaginato... signora, il suo ge­sto... Una sorpresa inaspettata, veramente inaspettata.

Katrin (interrompendolo) - Non è stato un cesto. E una gioia, sapere che tutti vi am­mireranno in una cornice degna di voi.

Renzi (a Sandra che sogghigna) - Smettila. Cosa c'è poi di strano? E' forse la prima volta che qualcuno mi ammira? (A Katrin) La ringrazio, signora.

Katrin - Mi chiamo Katrin, Katrin Karadin. Potete chiamarmi Katrina.

Renzi - Signora Karadin, io la ringrazio.

Direttore - Beh, io vado. A più tardi, Renzi, signora... signorina... (Via).

Katrin - Vi piacciono questi fiori che ho spar­so intorno a voi? Il loro profumo sottile, e i loro colori ardenti di fiamma?

Renzi - Bellissimi, ma ha fatto troppo. Le sono grato per la sua ammirazione. Ne serberò un vivo ricordo. E stata gentilis­sima.

Katrin (con un velato rimprovero' passando al tu) - Sai che non è solo ammirazione la mia. Ti amo. Sei tanto gentile e magro.

Renzi (sbalordito) - Magro?

Sandra - Si, papà. Il suo primo marito era enorme.., e allora per amore dei contra­sti... (Katrin ha seguito seriamente le pa­role di Sandra e annuisce).

Renzi - Interessante, ma a me non importa. E se io sono magro o grasso, è qualcosa di strettamente personale. Non è il caso che se ne preoccupi.

Katrin - Perché mi parli cosi... come dire... ritroso, cosi limone...

Renzi - Come? Limone... io?

Katrin (confusa) - Senza dolce, volevo di­re,  (illuminandosi)  Ecco  trovato, acido.

Renzi - Scusi signora. Ora sono stanco. Re­citare per me è un lavoro, non un diver­timento.

Katrin - E io che non pensavo alla tua stan­chezza! Ti occorre un bel bagno caldo. E un buon sonno, povero caro. Un buon sonno fino a vecchia mattina.

Renzi - Precisamente. Perciò la prego..

Katrin - Posso attenderti?

Renzi (inferocito) - No. Devo spogliarmi, capisce?

Katrin - Oh la tua delicatezza... Apprezzo, apprezzo. John Boyce non era cosi. Ma (Scuote il capo) Lui non era magro... An­drò, per ora. Ma un giorno non ce ne sarà bisogno, caro.

Renzi - Ma che intende dire? (A Sandra) E' pazza costei? Che va farneticando?

Sandra - Non ci badare. Ti vuole soltanto spo­sare. Piuttosto ascolta questo signore. Oliver Fioretti l'autore...

Renzi - Ancora?

Katrin (con fermezza) - Ora è me che deve ascoltare.

Oliver - Signora... io ero qui prima di voi.

Katrin - Ma la ragione che mi ha portato qui è grande... universale. Io amo, signore. E l'amore è una dolce follia, che ha tutti i di­ritti!

Oliver - L'arte ha più diritti... E' una follia più grande! La follia delle follie.

Renzi - Insomma se siete matti tutti e due...

Katrin - Io poi sono donna...

Oliver - Di fronte all'arte siamo tutti eguali.

Katrin - Ma io sono una donna innamorata. Una fragile donna.

Oliver (sdegnoso) - Un vecchio bicchiere...

Katrin - Vecchio bicchiere?

Sandra - E' un complimento, signora. Un vec­chio bicchiere è prezioso...

Katrin - Tu sei una buona figliuola, ma non è un complimento. (A Oliver) lo sarò vecchio bicchiere ma pieno di dollari...

Oliver - Ed io sono ricolmo di poesia. (A San­dra) Mi viene il verso. Mi viene il verso... Oh, è qui!

Sandra - E ditelo. Volete star male?

Oliver (d'un fiato) - Sono ricolmo di poe­sia - come un fico di dolcezza gonfio - ... e goccio parole di miele...

Sandra - Passato?

Oliver - Si, grazie. (A Renzi) Dovete rappre­sentarmi, dovete rappresentarmi... La vi­ta di un artista è nelle vostre mani. Senti­tene la responsabilità.

Renzi (a Oliver) - La responsabilità senti-tevela per vostro conto... (Katrin — Renzo...) (A Karadin) E voi signora smet­tetela di chiamarmi Renzo...

Sandra - Coraggio, papà! Non farti sopraffare da una donna...

Oliver - Se mi rappresentate parlerò con la vostra voce.

Katrin (a Renzi) - Non sciupare la tua vo­ce, caro, se non per dire parole d'amore...

Renzi - Fra poco dirò parolacce. Mi avete stu­fato, seccato, stordito, incretinito, ve ne volete andare si o no? (A Martino) Mar­tino cacciali via.

Martino - Volentieri, signore. Signora abbia­te la bontà di uscire... Signore, uscite. (Né Katrin né Oliver si muovono) Signora, sia­te cosi gentile... Signore, andate per favo­re...

Oliver - Non prima di avervi strappato una promessa, signor Renzi.

Renzi - Strapparmi una promessa? State a vedere. Avete il copione?

Oliver - Si, eccolo.

Renzi (con il copione in mano) - Strappar­mi ima promessa? Ecco cosa strappo. (Fa in due pezzi il copione). E cosi sarà finita una volta per sempre con voi e con il vo­stro cervo.

Oliver (tragico, strappandogli di mano un pezzo che poi sì caccerà in tasca) - Ve ne pentirete. E sarà troppo tardi. Ve ne pen­tirete e la mia vendetta non vi lascerà ripo­sare. Avete distrutto un capolavoro...

Renzi (nervoso) - Macché capolavoro d'Egit­to! (A Martino) Prepara che è ora di an­darcene.

Sandra - Che cosa ti è venuto in mente papà! E' stata una brutta azione la tua!

Katrin - Hai fatto benissimo, Renzo! Coi paz­zi ci vuole messi energici.

Sandra (secca) - Mezzi, prego.

Katrin - Grazie, figliola.

Sandra (nervosa) - E non chiamatemi figlio­la, avete capito? Non sono mai stata vo­stra figlia e non lo sarò mai. Io se Dio vuo­le, non c'ero nella vostra palla di vetro.

Oliver (a Renzi) - Non avete capito il mio tormento... il suo senso segreto...

Renzi (interrompendolo) - Non l'ho capito e non me ne importa. (Stacca la maschera con modi nervosi) Non me ne importa...

Oliver - Non ve ne importa? Naturale. Che importanza può avere per voi, mummifica­to dalla celebrità, la mia anima, la mia vi­ta? Potrei morire che voi non avreste per me che un sorriso di compassione. Me ne vado... Non mi vedrete mai più... (Esce stravolto).

Renzi (furibondo) - Andate, andate anche all'altro mondo... E non sorriderò, ve l'as­sicuro, ci riderò sopra: ecco cosa farò...

Martino - La maschera, la maschera, signore!

Renzi - E piantala anche tu! (Poi s'accorse della maschera) Oh, Dio che cosa ho det­to? Sandra, cosa ho detto? Martino?

Martino  Credo che lei abbia espresso un de­siderio, signore.

Sandra - Te ne pentirai papà! Gli hai augura­to di andare all'altro mondo. E dovresti vergognartene! (Se ne va sbattendo l'u­scio).

Renzi - Ho proprio... Gli ho proprio detto... E avevo questa in mano. (Scuote la ma­schera).

Martino - Coincidenza spontanea, temo pro­prio, signore!

Renzi - Non premeditata, vero? (Martino ac­cenna di si gravemente) Ma è ridicolo, ri­dicolo... (Spaventato) Ma. se è vero, è tra­gico. Terribilmente tragico! Io sarei un as­sassino! Avrei ucciso un uomo; capisci Martino?

Martino - Non impressionatevi, signore. La faccenda del potere della maschera è una bella favola... Niente più che una favola, Non vi ricordate che ne avete sempre riso anche voi?

Renzi - Già, si ride, ma poi... (Ride sforza­tamele) Ma anche adesso rido... ah, ah... (Katrin lo guarda e ride. Non ha ca­pito niente, ma è felice vedendo che lui ride) Anche voi ridete Signora... Non ave­te capito niente, ma ridete. Ah... ah... (Improvvisamente serissimo) Ma si può sapere allora perché ridete? Si può sape­re?

Katrin (ridendo più forte) - Ma per amore, Renzo. Io non ho voglia di ridere ma... tu ridi e allora io rido... Ah... ah... (Renzo la guarda' un momento truce poi sbotta a ridere anche lui, ma di gusto e Martino poi fa eco e per un momento il camerino echeggia di risa).

FINE DEL PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

Elegante stanza di soggiorno in casa di Renzo Renzi. Una porta a sini­stra dà nelle altre camere dell'appartamento. Una porta a destra conduce nell'atrio. Sul fondo due ampie finestre sul giardino. È tarda mattina. Renzi in vestaglia da camera, sta finendo la prima colazione. Mangia con appetito e comprensione. Dopo di aver imburrato un panino chiama.

Renzi (chiamando) - Martino. Martino.

Martino (da sinistra) - Signore?

Renzi - Dell'altro latte.

Martino - Non ce n'è più, signore.

Renzi - Come, non ce n'è più?

Martino - Il lattaio non me ne ha voluto dare più di 8 litri.

Renzi (sorpreso) - 8 litri di latte! e non c'è n'è più? E si può sapere chi si beve 8 litri di latte? Mi sembra che abbiamo passato tutti l'età « poppante » da qualche anno!

Martino - Ma la signorina, no, signore.

Renzi - Come no? A vent'anni non ci si allat­ta.

Martino - Lei si. In un certo senso, natural­mente, signore.

Renzi - Spiegati meglio, Martino.

Martino - Le servono sei litri al giorno per le cure di bellezza...

Renzi - Le cure di bellezza?

Martino - La massaggiatrice ha detto che la pelle della signorina va trattata solo col latte.

Renzi (brontolando) - Un'altra volta serbane un po' di più per la mia colazione.

Martino - Vuol dire che mi permetterò di al­lungarlo con l'acqua! (Renzi lo guarda in­terrogativamente) Non il vostro, signore, ma quello per le cure della signorina! De­siderate altro?

Renzi - No, grazie! Cioè si. Prenota due po­sti sul direttissimo per Cortina.

Martino - Siete proprio deciso?

Renzi - Si .Montagna e solitudine... Un vec­chio abito di fustagno e un paio di scar­poni.

Martino - Preparerò il baule, signore, col vec­chio abito in fustagno e gli scarponi per la passeggiata in paese, ma vi avverto che quest'anno il medico mi ha proibito di fa­re lunghe camminate.

Renzi - E con questo? Dove vuoi parare?

Martino - Che non potrò più consumarvi gli scarponi e voi non potrete far credere che prima di colazione avete scalato tutte le cime...

Renzi (con aria dubitosa) - Vuoi un aumen­to di salario?

Martino - Grazie, signore, ma temo che non potrò camminare molto lo stesso.

Renzi - Beh, non importa. Faremo veramente riposo tutti e due. (Pausa). Naturalmen­te Martino, niente aumento...

Martino - Naturalmente, signore.

Renzi - Provvedi che tutto sia pronto per le 4. Il direttissimo parte alle 4,40. (Entra da sinistra Sandra in un completo da mat­tina. Sta infilandosi i guanti e si dispone ad uscire).

Martino - Va bene, signore.

Sandra - Martino, non è arrivato niente per me?

Martino - No, signorina.

Sandra - Non importa, Martino.

Martino - Posso andare?

Renzi - Vai, vai. (Martino esce).

Sandra - Cosa fai, papà?

Renzi - Come che faccio? Mangio. Mi nutro.

Sandra - Sono le dodici meno un quarto e dobbiamo pranzare all'una.

Renzi - Che vuol dire? Sto facendo una fru­gale, frugalissima colazione.

Sandra (affettuosissima) - Come vuoi, pa­pà. Sono contenta che tu abbia appetito. Segno che sei in buona salute... che sei di buon umore... (Renzi alza gli occhi e la guarda sospettoso) - Papà...

Renzi - Cosa?

Sandra - Ricordi il secondo atto di « Una don­na senza importanza »?

Renzi - Pressapoco. Forse non tutte le battu­te... Ma che c'entra?

Sandra - Ricordi quella battuta che dice: « Dopo una buona colazione si può perdo­nare a tutti... anche ai propri parenti »?

Renzi (rassegnato) - Ho capito. Avanti sono preparato... Butta fuori quello che hai nel sacco... Ma piano, mi raccomando, che non si fermi il boccone in gola.

Sandra (dolcemente, quasi sillabando) - Ho comperato un'asina... Te l'ho detto bene papà?

Renzi (sbalordito) - Un asino?

Sandra - La moglie... la femmina dell'asino, papà!

Renzi - E cosa vuoi farne di un'asina?

Sandra - Cosi... Me la voglio allevare.

Renzi - Non scherzare, Sandra.

Sandra - È per il latte, papà. Il latte per i bagni...

Renzi - Si, come Poppea. Ma tu stai diventan­do completamente matta, figlia mia...

Sandra - La metto nella stanza vicino a Mar­tino. Ne farò una cosa graziosissima.

Renzi - Una stalla in casa, insomma.

Sandra - Che stalla, papà! Che sistema hai tu di abbassare tutte le cose... Vedrai, pa­pà. Sarà una cosa molto carina. Farò fare una piccola corsia e una grande greppia tutta lucida di smalto... (Chiude gli occhi) La vedo di già... (Con voce decisa) A sini­stra una rastrelliera con dello strame da rinnovarsi tutti i giorni... Poi la farò pas­seggiare in giardino...

Renzi (ironico) - E... il maestro di stalla chi lo farà?

Sandra - Martino naturalmente.

Renzi (alzandosi) - Nemmeno per sogno. Poi si licenzierebbe; e io come faccio?

Sandra - Ma solo per il momento, papà! Ap­pena avremo il nuovo autista...

Renzi - Lo farai scappare come l'ultimo...

Sandra - L'ultimo era di poco spirito...

Renzi - Bella pretesa... Volevi che facesse tut­to il corso a marcia indietro.

Sandra - E con questo? Era una scommessa fatta con la compagnia... Sai, papà, chi mi piacerebbe come autista?

Renzi - Chi?

Sandra - Quel ragazzo di ieri sera.

Renzi - Quale ragazzo?

Sandra - Quello che scrive commedie... Quel­lo che hai mandato... all'altro mondo. « Il cervo senza corna » insomma.

Renzi (punto) - Io non ho mandato nessuno all'altro mondo. Non vorrai dirmi che cre­di sul serio alla faccenda della maschera messicana. Perciò ti prego di smetterla con questa storia. Quel ragazzo è più vivo che mai e purtroppo starà scrivendo una nuo­va commedia. Conosco il tipo, io! (Sbuf­fando) Ma perché dobbiamo parlare an­cora di quel pazzo! Mi rovini la digestione.

Sandra - Pazzo, ma simpatico... E la sua com­media...

Renzi - Ma che commedia d'Egitto!

Sandra - Se non ti facevi distrarre da quella gallina...

Renzi (ridacchiando) - Chi? la vedova? Che c'entra la vedova adesso? Non mi faccio di­strarre da nessuno. La commedia era una cretineria e l'avesse almeno scritta un fran­cese. Ma no, un Oliver Salametti, qualun­que!

Sandra - Non Salametti, papà. Fioretti!

Renzi - Roba da manicomio lo stesso!

Sandra - Però ieri sera mi ha fatto veramente pena! Sei stato feroce!

Renzi - Non ne parliamo più. A proposito per questo mese dovrai rinunciare alla tua asi­na. Alle quattro e quaranta si parte io te e Martino per Cortina.

Sandra (sorpresa) - Si parte?

Renzi - Si, mia cara.

Sandra - Nemmeno per sogno. Io a Cortina non ci vengo. E poi è proprio oggi che mi portano l'asina. L'ho già comprata. Era un'occasione, capirai, e non me la son la­sciata sfuggire.

Renzi - Disdicila.

Sandra - No, impossibile.

Renzi - Vendila.

Sandra - Impossibile.

Renzi - Ammazzala!

Sandra (quasi piangendo) - Tu non hai cuo­re, papà! Ammazzare una povera bestia che non ti ha fatto niente di male... Am mazzala tu se hai il coraggio.

Renzi - Sei matta! Non vorrai che faccia il macellaio e uccida una bestia viva! Lo sai che svengo se vedo del sangue!

Sandra - E allora?

Renzi - E allora abbandonala per strada. Ma tu devi venire con me. Non crederai che io ti lasci qui in città, sola, soltanto perché devi far compagnia ad un'asina!

Sandra - Se vuoi che t'accompagni, andiamo in campagna... In pianura, dove ci sono dei prati ampi.

Renzi (ironico) - Si, dei pascoli. Dei pascoli, per l'asina!

Sandra - Che cosa ci sarebbe di male! Potre­sti  fare  l'equitazione...

Renzi - Equitazione?

Sandra - Ti farebbe bene. Stai ingrassan­do, papà.

Renzi - Non farmi arrabbiare. Sono snellis­simo, io. Potrei fare la parte di Romeo!

Sandra - Ma l'equitazione...

Renzi (interrompendola) - In groppa ad un'asina! Per finire in una vignetta umo­ristica... (Con sarcasmo) Il « Sancio Pan­cia » del nostro teatro... Basta. Andiamo a Cortina.

Martino (entrando affannato) - Signore, si­gnore, è arrivato un asino!

Renzi (alla figlia) - Alle quattro e quaran­ta si parte! (Accentuando) E soli.

Martino - Ma signore, non ha capito? Hanno scaricato un asino e me l'hanno messo in anticamera. Un asino vero, vivo, signo­re. Ho detto che ci doveva essere uno sba­glio, ma quelli no. Dicono di no. Dicono che è proprio qui. Che debbo fare?

Renzi (guardandolo rassegnato e allargando le braccia) E che vuoi fare, vecchio mio?

Martino - Come che voglio fare... Bisogne­rà... Bisognerà...

Sandra (calma) - L'ho ordinato io, Martino.

Martino (sbalordito) - Allora è vero?

Sandra - Si, è vero, è vero.

Martino (sdegnato) - Ma sporca i pavimenti, signore!

Sandra - Che esagerazione! Neanche è arri­vata e sporca i pavimenti, povera bestiola.

Martino - Si, perché ha già fatto-Sandra - Oh, per un po' di concime! Porta for­tuna, del resto. Puoi esserne contento.

Martino - Fortuna... (Rassegnato) Speriamo, signorina... Ma intanto... La bestia dove la metto? Che ne faccio?

Sandra - Per ora mettila in giardino. E mi raccomando^ Dalle qualcosa da mangiare: un po' di verdura, carote, sedano... E qual­che mela per le vitamine...

Martino - Già, le vitamine!

Sandra (continuando) - Poi la sistemeremo in una camera.

Martino (allochito) - In una camera? Ma... ma...

Sandra - Ma... cosa?

Martino - Ma non si parte per Cortina?

Sandra (sbirciando sul padre che ha preso un giornale e si è sdraiato in una poltrona a leggerlo) - Io vi raggiungerò fra qualche giorno, appena avrò sistemata la bestioli-na. Bisognerà che la metta in pensione in qualche posto, povera piccola!...

Renzi (impallidito improvvisamente, fa stra­ni mugolii mentre accenna col dito a San­dra una notizia sul giornale) - Gggg... mmmmm... guuuu...

Sandra (a Martino) - Slacciagli il colletto, Martino. Su svelto. Non vedi che soffoca?

Martino (annaspando al collo di Renzi) - Si­gnore, signore, per carità!

Renzi (allontanandolo bruscamente) - Ma che colletto... Non sto male io... cioè, si, sto male... Sandra, leggi qui... (Le dà il giornale) È una cosa terribile... Spaven­tosa...

Sandra (leggendo forte) - La cultura dei ba­chi da seta.

Renzi - Ma no. Più sotto... la cronaca nera.

Sandra (leggendo) - L'auto rapinata.

Renzi - Ma no. Più sotto!

Sandra (leggendo) - La morte verde azzurra.

Renzi - Si, si.

Sandra (al padre) - Che c'è? Un'epidemia?

Renzi - Leggi, ti dico.

Sandra (leggendo) « Stamattina sul fiume Ticino, nelle prime ore dell'alba, è stata rinvenuta, impigliata nel canneto, una giacca blu con un rammendo sulla manica destra. Pietosamente raccolta ed esaminata svelò un portafoglio con pochi spiccioli e alcuni fogli bruscamente strappati. Più lontano, durante le indagini, si reperirono una scarpa e un fazzoletto. Per quante ricerche siano state fatte, l'altra scarpa è rimasta irreperibile. Due ipotesi hanno fatto i periti: il disgraziato si è annegato con la scarpa oppure era zoppo. Perché certamente il proprietario degli suelencati oggetti ha trovato la morte nelle acque del fiume. Morte volontana, perché in questa stagione non si fanno bagni all'aperto e particolarmente di notte, ad ogni modo si sta scandagliando il fiume per ritrovare il corpo dell'infelice suicida. Siamo lieti di poter dare per primi al pubblico fedele questi altri particolari pietosi. Dall'esame dei fogli manoscritti pare che si tratti di un poeta o meglio di un commediografo. Morto forse per l'arte. I fogli pietosamente raccolti sono stati consegnati all'eminente critico Lari perché, se questo suicidio è colpa della società, questa lo riscatti con un riconoscimento tardo, ma doveroso. L'infelice poeta, Oliver Fioretti, è questo infatti il suo nome » (interrompendo la lettura) basta, basta... che pena. Lui... proprio lui... Ah, è terribile, papà!

Martino - Che cosa!... Che cosa!... Chi l'a­vrebbe mai detto? Ieri pieno di vita e ora... Povero giovane...

Renzi - Penoso... veramente penoso...

Sandra - Annegarsi nel fiume...

Martino - Mi pareva di prevederlo... Avevo un... un presecoso... Come si dice... Avevo un presentimento di brutte cose...

Renzi - Non cominciate coi presentimenti.

Martino. L'unica cosa che tu puoi presen­tire è il cambiamento dì tempo.

Martino (dignitoso) - Forse ho colpa se sof­fro di reumatismi, signore?

Sandra (tragica) - Forse è colpa tua papà!

Renzi - Colpa dei suoi reumatismi?

Sandra - Non divagare, papà! Colpa per la tragica fine di Oliver.

Renzi - Ah, no, eh ! Non cominciare ora. Non è colpa mia... Non hai letto? È colpa della società... (Intanto indica il giornale).

Martino (colpito) - La maschera! La ma­schera messicana! Ma allora era vero-Signore. Allora... allora... allora il vostro desiderio... Lo stregone.... La coincidenza spontanea..

Renzi (irritato) - Nemmeno per sogno... Co­sa ti salta in mente ora? (Ma non è sicuro lui stesso di quello che dice) Tutte, tutte superstizioni, fanfaluche storie buone per i giornalisti...

Martino - Ma signore...

Renzi • E non guardarmi in quel modo, ades­so... Non ho ucciso nessuno io. È morto perché ha voluto. Mi spiace per la sua ani­ma.

Sandra - Ecco lo vedi. Adesso che è morto, cominci a capirne l'anima.

Renzi - Ma che capire. Mi spiace per la sua anima di fronte a Dio... Per la letteratura non è una grande perdita. Delle sue vellei­tà letterarie poteva ancora pentirsi... Du­mas Pére diceva che il suicidio è il più grande delitto perché è il solo che non ha pentimento.

Sandra - Che m'importa di Dumas Pére e di quello che diceva!... Povero ragazzo! Aveva tante speranze. Gli si illuminavano gli occhi quando parlava del suo cervo... La voce gli tremava di commozione.

Renzi (cocciuto, per scrollarsi di dosso la responsabilità) - È proibito abbandonare il posto senza il permesso di Colui che comanda: Orbene il posto dell'uomo è la vita. E questo lo diceva Diderot.

Sandra - Papà, smettila! Mi sembri una enci­clopedia, ma con tutte le tue massime non riesci certo a toglierti i rimorsi!

Renzi (gridando) - Non ne ho di rimorsi! Del resto chi muore giace e chi vive si dà pace. Questa massima non so di chi è, ma non fa niente. (Suonano il campanello. Martino esce).

Sandra - Papà, il tuo cinismo mi rivolta! si vede che a furia di recitare le passioni e i sentimenti dei tuoi personaggi, il tuo cuore si è inaridito.

Renzi - Può darsi... Seriamente, mi spiace. Vedrò se potrò far qualcosa, se ha famiglia, parenti... (Entra Martino).

Martino (entrando) - Signore, ci sono due giornalisti... Vogliono entrare a tutti i co­sti...

Renzi (seccato) - Giornalisti? In casa? Lo sai che non ci sono mai in casa per i gior­nalisti.

Martino - Si, ma dicono che si tratta di una cosa importantissima.

Renzi - Ma lo sai che dicono sempre cosi... Niente, niente. Non ci sono. Sono malato. Sono morto. Cacciali via...

Martino - Ci proverò, signore. (Ma mentre sta per uscire, entrano i due giornalisti. Uno e quello del primo atto).

I" Giornalista - Scusi, commendatore, ma questa irruzione era necessaria.

II" Giornalista - Deve concederci subito una intervista.

Renzi - Ma che intervista! Io devo partire. Sono in riposo e non ho niente da dire.

1° Giornalista - Ma voi avete molto da dire, commendatore. Molto...

Renzi - Ho risposto ieri a tutte le vostre do­mande più o meno interessanti. Non ho altro da aggiungere. Ah, si. Mi prendo un mese di vacanze. Contenti? Ecco. Ho finito.

Il" Giornalista - C'inganna, commendatore. Deve ancora parlarci di Oliver Fioretti. (Martino e Sandra lo guardano stupiti).

Renzi (sussultando) - Di chi?

I  Giornalista - Di Oliver Fioretti. Il poeta incompreso, che ha trovato la morte nel fiume.

Renzi (spaventato) - E io che c'entro?

Il" Giornalista - Ci hanno detto che dovete rappresentare un suo lavoro.

Renzi - Io?

I" Giornalista - Non si ricorda, commenda­tore, di quel giovane che era ieri sera nel suo camerino?

Renzi (volutamente svagato) - Che volete che mi ricordi. Il camerino di un'attore è un porto di mare. Gente che va... Gente che viene... attrici, attori, ammiratori, scrit­tori, illusi... Che volete che mi ricordi del giovane...

Sandra (che ha ascoltato suo padre con cre­scente sdegno) - Te ne ricordi benissimo, papà! Ne abbiamo parlato fino a cinque minuti fa!

Renzi (masticando male) - Anche tu... Bra­va...

I" Giornalista - Ah, il commendatore non se ne vuol ricordare!

Martino (a Renzi) - Si, signore! Vi eravate anche piuttosto emozionato. Vi ricordate...

II Giornalista - Ah, e si era anche emozio­nato? (A Martino) Cosa ne pensa del suici­dio di Fioretti?

Renzi - Vi prego di lasciare in pace Martino.

II Giornalista - Calma, signore! Ha delle ra­gioni forse per impedirgli di parlare?

Renzi (dominandosi a stento) - Ma che ragio­ni! Non mi sembra il caso, ecco.

Martino - Forse è meglio che me ne vada... (Fa per uscire).

II Giornalista (fermandolo) - Un'intervista, prego!

Martino - Ma io... (Guarda incerto Renzi).

II Giornalista - C'è qualcuno forse che con­culca la sua libertà di parola?

Sandra - E parla, Martino. Non vedi che il signore sta immaginando un romanzo gial­lo?

IP Giornalista (punto) - Nessun romanzo. io servo solo la verità. (A Martino) Su, fatevi coraggio. Domani le vostre parole saranno lette da milioni di persone... (Mar­tino comincia a ringalluzzirsi) Diremo (Sta un momento assorto) « L'opinione sincera di un onesto lavoratore » oppure, ecco, mol­to meglio « La verità esce dal labbro di Martino ».

Martino (pronto) - Martino Ramella, signore.

II Giornalista - La verità esce dalle labbra di Martino Ramella (Agli altri). Tutti ab­boccano a frasi di questo genere. (A Marti­no) Martino, cosa pensate di Oliver Fio­retti? (Scriverà le parole di Martino).

Martino (gonfiandosi tutto) - Se esterno la mia opinione, è per dirvi che a Oliver Fio­retti si leggeva in faccia la poesia.

Renzi - Ma non esagerare.

Sandra - È vero invece.

Martino - Non solo, ma gli si leggeva anche il genio, la disperazione e la miseria.

Renzi - Neanche fosse un romanzo d'appen­dice!

I" Giornalista - E della sua morte? Cosa ne pensa?

Martino - Una maledizione...

Renzi (ha il timore che tiri in gioco la storia della maschera, perciò lo richiama) - Mar­tino!

Martino (lo tranquillizza con un piccolo ge­sto) - Una maledizione mi colpisca se ne so qualcosa! (Esita un poco) Però voglio dire che il gesto violento compiuto...

Renzi - Martino!

Martino - Fu causato da una passione infeli­ce!  (Renzi tira un sospiro di sollievo).

I" Giornalista - Ah, pensate che sotto vi sia una donna? Ottimamente, ottimamente. Cherchez la femme! grazie, Martino!

Renzi - Vai pure, Martino. .Vai vai dall'asi­na. (Con finta vivacità) Abbiamo un'asi­na. (Martino esce) Un'asina eccezionale veramente...

Sandra - Papà, ti prego... Il povero Oliver..

IP Giornalista - Voi lo conoscevate signo­rina?

Sandra - Benissimo. La sua fine improvvisa mi ha colpito dolorosamente. Profonda­mente.

1° Giornalista - Coraggio, signorina. Anch'io lo conoscevo, e appunto nel vostro came­rino, commendatore, avevo potuto apprez­zare il delicato ingegno.

Renzi (ironico) ■ Delicato... questa è la paro­la. Anzi delicatissimo, impercettibile.

II Giornalista - Nell'ambiente letterario, dopo le dichiarazioni del critico Lari, se ne incomincia a parlare come di un genio democratico.

Renzi (curioso) - Democratico? E che c'en­tra, da cosa Io arguite?

IP Giornalista - Aveva una toppa nella giacca.

Renzi - Ah, capisco...

P Giornalista - Stamane è venuto in redazio­ne il Presidente dell'Accademia delle Mu­se e voleva sapere se si è scoperta l'abita­zione di questo Fioretti.

Renzi (distratto) - Perché? Il Presidente cer­ca casa?

IP Giornalista - No, per rinvenirvi il resto del copione, di cui si sono trovate nelle tasche del poeta alcuni fogli strappati. (Enfatico) Dalle poche battute che vi si leggono deve essere una splendida com­media.

I°Giornalista - Allora io ho pensato che voi potevate averne una copia...

Renzi (pronto) - No. Non l'ho più.

IP Giornalista - È terribile.

I  Giornalista - Una perdita per la civiltà!

Renzi - Sono desolato.

II Giornalista - È un annuncio doloroso che ci date signor Renzi. Le speranze di tutta la Nazione erano nel copione che cre­devamo fosse nelle vostre mani.

Renzi - Be', non esageriamo.

Martino (dal fondo) - C'è al telefono il Pre­sidente delle Muse! Vi passo la comunica­zione (Via).

Renzi (stacca il ricevitore e ascolta) - Si, so­no Renzi. Come?... Cosa rappresento? No, no, nessun Cervo... Volete venire voi? A che fare?... Ah, a parlare con me? si, va bene. Venite pure. Buongiorno. (Riattac­ca) Ma io vorrei sapere chi ha detto a co­stui che io conosco questo Fioretti!

1" Giornalista - Ma non avete letto i giornali?

Renzi - Si. Ma non si parla di me.

1° Giornalista - Come non si parla di voi? Ci sono due colonne e mezza.

Renzi - Cosa? Ma l'ho letto anch'io il Corrie­re e non ho visto niente.

11° Giornalista - Avrete letto il Corriere del­la Provincia! È sempre in ritardo su tutto. Dovete leggere il Cittadino e l'Universale.

I" Giornalista - Ecco il pezzo che vi riguarda (gli mostra un giornale) Ora vi leggo il pun­to più importante. (Scorre il foglio) Ecco: «... fra le altre carte s'è trovata una lette­ra o forse minuta di una lettera, diretta al celebre attore Renzo Renzi. La lettera dice cosi:

Egregio Renzi, questa commedia è stata scritta per voi. « Il Cervo senza Corna siete voi! »...

Renzi - Io?!

1° Giornalista (continuando) - « Voi dovete rappresentare il mio personaggio; il mari­to felice, che non è mai stato tradito, non potete rappresentarlo che voi con il vostro viso espressivo e intelligente ».

Sandra (al padre) - Senti?

1° Giornalista (continuando) - « Sarà la vo­stra voce che farà sentire la mia. Oliver Fioretti ». (A Renzi) Noi vorremmo ora sapere per quando avete deciso la rappre­sentazione di quest'opera.

Renzi - Insomma avete capito si o no che io non ho deciso niente, che non rappresen­to niente, che voglio riposarmi, che parto per Cortina.

11° Giornalista - Cosicché voi... non l'avete veramente...

Renzi - Osate mettere in dubbio la mia pa­rola?

Sandra - Papà, non farmi parlare...

Renzi (brusco) - Tu non hai niente da dire.

Martino (entrando) ■ C'è il Direttore del Tea­tro Corso.

Renzi - Che vuole anche quello, che vuole?

Martino - Non lo so, signore. Non me lo ha detto.

Renzi - Che passi, che passi.

Martino (fa per uscire, poi si volta) - Le ci­polle non le vuol mangiare...

II" Giornalista (curioso) - Chi? Il Direttore del Corso?

Sandra (a Martino) - Prova con le carote.

Renzi (seccato) - Vai, Martino. (Al giorna­lista) Parlava dell'asina di mia figlia.

I' Giornalista (che non ha capito niente) ■ Ah, capisco!

Direttore (entrando) - Caro, caro Renzi. Dovete scusarmi se sono qui a quest'ora impossibile ma so che in nome dell'arte tutto si può perdonare.

Renzi - Ebbene?

Direttore - Chi sono questi signori? (Accen­nando ai giornalisti).

1° Giornalista - Siamo della stampa.

Direttore - Della stampa? Allora è meglio che aspettiate per sentire quello che il si­gnor Renzi ed io decideremo.

1° Giornalista - Non ci muoviamo.

Direttore - Signor Renzi, voi già sapete del caso Fioretti.

Renzi - Si, so tutto.

Direttore - E che ne dite? Immagino che ab­biate già in mente qualche cosa.

Renzi - Che dico? Che volete che dica? Mi dispiace, povero giovane, molto, moltissi­mo, ma io non so che farci. (Sospettoso) Non vorrete mica credere che sia stato io a spingerlo al suicidio!

Sandra - Papà!

Direttore - Ma per carità, non è questo che voglio dire. Chi mai potrebbe dubitare una cosa simile? Pensavo che si potrebbe fare qualcosa, no?

Renzi - Ma si, possiamo, fare un'elemosina...

Sandra - Papà...

Renzi (in fretta) - Una corona! Che volete! 10, 20 mila lire? Ve le dò subito.

Direttore - Ma no, ma no! Si potrebbe, dico, rappresentare una sua commedia, quella che ha scritto per voi ad esempio.

Renzi - Cosa? Per me? Ah, già « il Cervo senza Corna»? No. Assolutamente. No.

Sandra (fremente) - Papà!

Direttore - Ma non pensate che pubblicità! La commedia di un suicida! Tutti vorran­no vederla. E che incassi!

Renzi - Ma io non recito per gli incassi. Del­la pubblicità me ne infischio! Ormai ho raggiunto una notorietà indiscussa. Vo­glio recitare quello che mi pare e piace. Il pubblico viene ugualmente! quando sa che recito io. Non ho bisogno di nessun can can reclamistico.

Sandra (scoppiando) - Ah, basta, papà! Fi­no adesso ho taciuto, ma adesso basta! Non ne posso più! (I giornalisti non perdono una sillaba e scrivono velocemente sui loro taccuini). Il tuo è un oltraggio, che non si può misurare! Non pensi che a te stesso... La tua fama... la tua gloria... E quella degli altri? Quella degli altri che potevano essere ugualmente grandi e che il destino non ha voluto...

Renzi (interrompendola nervoso) - Ecco ve­di... il destino... Anche tu dici che è il de­stino. E che cosa possiamo fare noi uomi­ni di fronte al destino?

Sandra (melodrammatica) - Dobbiamo aiutar­ci... aiutarci perché dipendiamo l'uno dal­l'altro... perché non cada su di noi la re­sponsabilità del dolore altrui... Potrebbe.. Papà, dico, potrebbe essere tua la respon­sabilità verso Oliver... Uso il condizionale, papà, ma se il ricordo della maschera (sil­labando) ma... sche...ra.. non ti commuo­ve., userò il presente..

Renzi (spaventato) - Usa quello che vuoi, ma lascia stare la maschera (Rabbrividisce).

Il" Giornalista (al primo) - Ha detto masche­ra? (il primo gli risponde bisbigliando).

Sandra - Il rimorso dovrebbe spezzare il cer­chio del tuo egoismo. Ah, l'egoismo che ti fa credere che il sole giri intorno a te... Pen­sa che non sempre la fortuna ci assiste... « Deve il timore aleggiare intorno al capo del felice: poiché la bilancia della sorte ondeggia sempre ».

Renzi (soprapensiero) - Schiller!

Sandra - Si, Schiller! Schiller! E che li reci­ti a fare i classici se non metti in pratica i loro ammaestramenti... Non tentennare, papà! Non tentennare! Ricordati la masche­ra. (Renzi tenta inutilmente di zittirla. Sandra recita la scena madre e non inten­de smettere) Trionfa su se stesso, cedi al­l'impulso che ti dice « Rappresenta il Cer­vo senza Corna ». In battaglia la sorte può strapparti l'alloro, o la sorte può metterlo sulla testa, ma quando devi combattere con te stesso, devi essere risoluto, deciso; deve essere l'impulso, solo l'impulso tuo a darti la vittoria...

Renzi (sbalordito) - Ma chi sei? Eleonora Duse?

Sandra - No. Sono una donna, solamente una donna. E per me parla il mio cuore... Ascoltalo... (Secca) e ricordati la maschera.

Direttore (a Sandra) - Lo sapete, signorina, che voi sareste una splendida attrice?

Sandra - Grazie, signore.

Direttore (a Renzi) - Vostra figlia ha ragio­ne. Seguite il suo consiglio. Ma cosa si­gnifica: ricordati la maschera?

Renzi (ridendo verde) - Niente. È un nostro modo di parlare... Per farci coraggio!

Direttore (battendogli allegramente la mano sulla spalla) - Allora se permettete ve lo ripeto anch'io « ricordatevi la maschera! » (Renzi sta diventando nevrastenico, quan­do Martino entra annunziando il presiden­te).

Martino (sul fondo) - C'è il Presidente delle Muse.

Renzi - Che sia l'ultimo. Non fare entrare più nessuno capito? Nessuno per nessu­nissima ragione, se no ti licenzio... (Marti­no via) E io che volevo riposare... Ci man­ca anche quest'altra...

Presidente (entrando s'inchina. Il Presiden­te è un vecchio incredibilmente vec­chio-mummificato sotto una gran barba bianca; parla lento bofonchiando, treme­rà di continuo, stando in piedi a malapena appoggiato al bastone e ogni tanto s'inter­rompe e tossisce a lungo, per far questo s'accascia fin quasi a terra e tutti s'affan­nano per tenerlo in piedi. I secoli e le muf­fe delle Accademie hanno in lui il loro sim­bolo) - Sono Sua Eccellenza il Presiden­te della Accademia delle Muse.

Renzi (andandogli incontro) - Bene bene, onorato. (Presentazioni) Che desidera da me?

Presidente - So che tutta l'opera di Oliver Fioretti è nelle vostre mani.

Renzi - Nelle mie mani? Ma che opera? Che opera?

Presidente - La drammatica, la lirica, la pro­sa. L'accademia cerca sempre il genio na­scosto, modesto, celato, per renderlo uni­versale, glorioso, palese. Universalizzare, glorificare, palesare la cultura... questo noi vogliamo, desideriamo, auspichiamo e voi dovete aiutarci.

Renzi - Io... io, io... Ma non potete capire che io non ho niente, niente... che ho soltan­to una gran voglia di riposare.

Presidente - Riposare! Un uomo della vostra tempra non si concede né riposi né soste. Per voi l'ansia di creare dei personaggi e di far conoscere nuovi poeti dovrebbe es­sere costante, tenace, diuturna. Perciò non dubito che voi non frapporrete indu­gio, remora o ritardo alla celebrazione del­l'opera di Oliver Fioretti.

Renzi - Mi spiace opporre un rifiuto... Un di­niego, una repulsa... ma io non ho nessu­na opera, di nessun Fioretti. Perciò non posso... ecco, non posso ottemperare al vostro gentile invito.

Direttore (suggerendo quasi suo malgrado) - Esortazione...

Sandra (imitando) - Incitamento...

Presidente - Quand'è cosi, non mi resta che ritirarmi (Inchinandosi) Onoratissimo di avervi conosciuto.

Renzi -  Fortunatissimo.

Direttore - Lietissimo...

Sandra - Felicissima... (Il presidente esce, accompagnato da Renzi, che rientra subi­to).

Renzi (rientrando ai giornalisti) - Il Presiden­te mi ha detto che ha delle dichiarazioni interessanti da fare alla stampa, se volete approfittare, lo troverete fuori dell'uscio (Il secondo giornalista si precipita fuori. Al primo giornalista) E voi, perché non andate?

I" Giornalista - Volevo sapere che cosa ave­te deciso...

Renzi - Niente, naturalmente.

Sandra - Andate pure. Vi telefonerò io le sue decisioni. Anzi potete annunciare subito che il grande Renzi ha stabilito un program­ma tutto dedicato a Oliver Fioretti.

1° Giornalista - Bene, grazie (via rapidamente, prima che Renzi sia rinvenuto dal suo stu­pore).

Renzi - Ma... ma-Sandra - Sei tu, che hai ucciso incosciente­mente Oliver. Rifiuti ancora, io tua figlia, non ho che una cosa da fare; seguire Oli­ver (tragica) mi svenerò.

Direttore (imbarazzatissimo) - Forse è me­glio che mi ritiri un momento... Non voglio disturbare... la... vostra intimità familiare. Mi chiamerete... (Esce).

Sandra - Hai deciso, allora, papà? Mi lasci svenare?

Renzi - Io, io divento matto. Non svenarti per carità, Sandra. Potresti farti male-Sandra - Ma io voglio morire... Sento Oliver che mi chiama... (Si ode di fuori una voce acuta che grida Renzo! Renzino!...)

Renzi - Veramente sembra che chiami me! (Si precipita in scena la signorina Ruperti la prima attrice di Renzi).

Ruperti - Ah, eccoti! (Eccitandosi) Mi darai delle spiegazioni, spero.

Renzi - Mia cara, da dove vieni?

Ruperti (agitando un giornale) - Voglio delle spiegazioni. Si può sapere che cosa hai di­chiarato alla stampa?

Renzi - Quando?

Ruperti • Come quando? Ieri sera. Hai detto che invecchio e hai intenzione di cambiar­mi! Io, la tua prima attrice da tre anni!

Renzi - Ma no, ma no. Io non ho detto nien­te.

Ruperti - Ma se c'è scritto qui. Ipocrita, bu­giardo! Ah, sono vecchia... però quando ti fa comodo vieni a letto con me, vero?

Renzi (con un'occhiata di traverso alla fi­glia) - Vi prego, signora...

Ruperti - Vi prego un cornò! Io ti pianto, io... brutto spilorcio! Sono vecchia.... sono vec­chia... ho ventisette anni... ventisette anni io. E tu settanta.

Renzo (piccato) - Ah, questo non è vero. Me ne hai dati venti dei tuoi cara!

Ruperti (a Sandra) - Signorina, la vostra presenza mi impedisce di dire a vostro pa­dre quello che si merita... (Alzando la voce) Vuoi cambiarmi eh! Ma prima ti cam­bio io! E non ti sarà facile sostituirmi, vecchio baccalà in frac, né come attrice né come amica! (Si sente fuori un alterco fra Martino e Katrin, che si precipita in scena con un gran mazzo di fiori).

Katrin (a Martino che vuole trattenerla) - La­sciatemi entrare, sono di casa...

Ruperti (guardandola inferocita) - Eccola, eccola! Per questa vecchia mi mandi in pensione... degenerato!

Katrin - Io vecchia? Piena di forze io!

Ruperti (ridendo) - Ma se non state nemme­no in piedi!

Katrin - Io non ho male ai piedi. Faccio ma­le ai tuoi piedi io! (Si avvicina alla Ruper­ti per pestarle i piedi. Quella saltella via).

Ruperti (a Renzi) - Ma non crederai di ca­vartela cosi! Voglio il rimborso delle spe­se!

Katrin (con disprezzo) - Donna venale! Pa­rassitaria! Aspettate... (Tira fuori dalla borsetta il suo vocabolarietto e lo sfoglia in fretta. Appena trova una parola che le sembra adatta, alza la testa e la dice con disprezzo alla Ruperti) Mercenaria... aspet­tate... corruttibile... vampiro... scroccona... aspettate... prezzolata.

Ruperti (infuriata) - A me? a me scroccona... a me prezzolata?... Ma voi non sapete a chi parlate... (a Renzi) e tu lasci che mi si insulti in casa tua... da quella pazza stra­niera capitata da chissà dove!

Katrin (equivocando) - Chissà dove? Io non sono mai stata in chissà dove, io.

Renzi - Silenzio, per favore. Non c'è nessu­na ragione per urlare.

Ruperti - Ah, non c'è? non c'è vero? Mi de­vo lasciare insultare in silenzio, perché fa comodo a te. E allora pagami. Pagami anche gl'insulti. (Riprendendosi di colpo). Insieme al rimborso delle spese, natural­mente!

Renzi - Si, si! ti rimborserò, anche se ti fac­cio notare che le spese le ho sempre fatte io.

Ruperti - Le spese morali, devi pagarmi, le spese morali.

Sandra (pacifica) - I danni, vorrà dire! I danni.

Katrin - Paga, Renzo! Paga tutto, le spese, i morali e i danni! Che poi se ne vada via quella brutta donna!

Renzi (va alla scrivania e firma un assegno che da alla Ruperti) - Vi caccerei via tutti io...

Ruperti (prende l'assegno, lo sbircia e lo infi­fila nella borsa) - Per il momento... Poi si vedrà... Auguri a te e alla vecchia! (Vìa).

Sandra (al padre) - Naturalmente dopo que­sta edificante scena, non farai altre resisten­ze... Lo capisci anche tu vero? (Renzi af­franto, esausto, s'abbandona sul divano e non ha più fiato per protestare. Sandra s'affaccia all'uscio e chiama il Direttore, che entra subito) Allora, papà acconsen­te! Con vero entusiasmo... Non avete che mettervi d'accordo... (Alzando gli occhi al cielo) Anima di Oliver, esulta! Il tuo voto è compiuto!

Direttore - Benissimo, signor Renzi. In una settimana potremmo mettere su la com­media, poi potreste prendervi tutte le va­canze che volete!

Katrin (a Renzi) - È vero che reciti in una nuova commedia?

Renzi (rabbrividendo) - Si, si è vero. Ma adesso, Signora, fate quello che volete; girate le casa, disponete i fiori o andate a vedere l'asina, ma lasciatemi tranquillo. E non state a farmi domande! E tu, San­dra, accompagnala.

Katrin - Preferisco disporre i fiori... cosi re­sto vicino a te... (Dispone i fiori nei vasi gettando via i vecchi).

Direttore (a Renzi) - Realizzerete forti guadagni. E poi il nuovo successo non vi tenta? edrete: sarà un successone!

Renzi (nauseato) - Non me ne importa più di niente... forse la mia vocazione era quel­la di richiudermi in un convento di clau­sura... Vivere di preghiere e di digiuni... In silenzio... Nell'ombra...

Direttore - Ma che dite, Renzi? Volete scher­zare. Altro che clausura! La vostra vita è il teatro, la gloria, il successo. Questa nuo­va commedia sarà un'altra vittoria da ag­giungere alle mille altre.

Renzi - Ammesso anche che accetti... Io non ho più il copione! L'ho stracciato ieri sera.

Sandra - Chiamo Martino. Lui ne saprà qual­cosa certamente. Martino. Martino.

Martino (entrando) - Signorina...

Sandra - Ti ricordi dove possa essere quel pezzo di,copione stracciato ieri sera?

Martino - Veramente.... devp averlo raccolto io... Si, mi pare. Ma non so dove l'ho mes­so. Forse nella valigia. Vado a vedere... Certo, se aVessi saputo che quel povero ra­gazzo avrebbe fatto una fine cosi triste... (Scuote il capo) annegarsi d'inverno...

Sandra - Cercalo subito, Martino. (Marti­no esce).

Renzi - Ma è sempre soltanto un pezzo!

Direttore - L'altro l'ha il critico Lari. Telefo­nerò che me lo mandi. Bisognerà far pre­sto, sfruttare il momento.

Sandra - Come è brutale tutto questo.

Direttore - Mi spiace, signorina. Ma si deve essere pratici a questo mondo anche quan­do si fa dell'arte!

Renzi - Si, quando si fa dell'arte la propria ragione di vivere... ragione... alimentare però! Bene, mi metterò subito al lavoro. Prima di tutto dovrò rivedere il copione... poi gli attori. Pensa tu a radunarli di nuo­vo. Oh! manca la Ruperti. Come si sosti­tuisce...

Direttore  Di attrici ve ne trovo quante ne volete.

Sandra - Papà! Poco fa hai detto che anch'io potrei fare l'attrice...

Renzi - L'ho detto... Ma non c'entra...

Sandra (categorica) - Io sarò l'attrice del Cer­vo.

Renzi (allargando le braccia) - Se lo dici tu... Tanto che vale dirti di no! È troppo fati­coso... Volevo tanto che divenissi una bra­va dorma di casa, che imparassi a cucina­re, a rammendare, a far le maglie di lana. Ma se vuoi recitare (Con un sospiro) cer­to reciterai.

Katrin (facendosi avanti) - Anch'io posso recitare. (Renzi, il direttore e Sandra re­stano senza parola dallo stupore) Ho reci­tato anche Shakespeare, sapete?

Renzi (riprendendosi a fatica) - Ah? Shake­speare, già...

Katrin - Facevo Romeo...

Direttore - Vorrete dire... Giulietta...

Katrin - (insistendo) - No, no, Romeo.

Direttore - Ma Romeo è una parte per uomo signora...

Katrin (modesta) - Uomo o donna io so far bene tutte le parti.

Sandra - Ah abbiamo capito... in collegio, dalle monache... anch'io ricordo d'aver fatto i « Due Sergenti »... Io ero quello che muore...

Katrin (recitando un brano di Shakespeare) - « Che luce vien da quella finestra? ».

Renzi (che non ha capito) - Perché Signora?

Sandra - Ma non hai capito che sta reci­tando?

Katrin -, « Che luce vien da quella finestra? Essa è l'oriente e Giulietta il sole... È la mia dama! È il mio amore». (Fra sé) E poL^ome era... la finestra... (ricordandosi) « ah! lo splendore del suo volto farebbe scomparire una lampada; in cielo i suoi occhi brillerebbero tanto che gli uccelli si metterebbero a cantare credendo non fosse più notte... ».

Renzi (interrompendola) ■ Sì, si, signora, avete temperamento, si sente, ma vi manca la scuola...

Sandra - Ma papà, non penserai per caso di affidare a lei la parte...

Renzi - Oh fra te e la signora siamo li... an­dreste bene per qualche serata di benefi­cenza tutte e due... allora il pubblico è pa­ziente.

Sandra - In fatto di scuola, se non ho impa­rato finora a sentirti continuamente reci­tare in pubblico ed in privato... poiché re­citerò solo per questa volta, papà, solo per poter anch'io dire qualcosa scritta da Oli­ver, dal mio Oliver... Perché io l'ho amato, sai l'ho amato al primo vederlo.

Renzi (seccato) - Ma Sandra, che sciocchez­ze dici... Ti sembra il momento?

Sandra - Certo che è il momento. È per far­vi capire che solo io ho il diritto di recita­re « Il cervo senza corna »... Il diritto del­l'amore!

Katrin • Se è per quello, anche io amo...

Renzi (interrompendola) - Signora, appe­na avrete imparato bene a recitare nella vostra lingua, daremo una parte anche a voi. Ora è impossibile.

Katrin - Hai ragione, Renzo (convinta) Ma con le tue lezioni diventerò molto brava.

Renzi (stupito) - Con le mie lezioni?

Katrin - Certo. Tu sarai il mio maestro di ar­te come John Boyce è stato il mio maestro di boxe.

Direttore - Come, signora, tirate anche pugni?

Sandra - Hai sentito, papà? E capace di pic­chiare.

Katrin - Molto più piacevole sarà imparare l'arte di attricciare... con il mio Renzo.

Renzi - Attricciare? Voi con me? Ma cosa in­tendete dire?

Katrin - Attricciare, si, fare l'attrice.

Renzi (con un sospiro di sollievo) - Ah, credevo...

Sandra (ironica) - Credevi di peggio, papà?

Martino (rientrando col pezzo del copione) - Eccolo signore! Ho faticato a trovarlo perché era in fondo alla valigia.

Renzi (prendendolo) - Grazie Martino! Vai pure (guarda il pezzo e legge) « Il cervo sen »   (Martino esce).

Direttore - II... « za corna » l'avrà il critico Lari. Gli telefonerò perché ve lo mandi questo stesso pomeriggio. Vedrete, Renzo, faremo una pubblicità grandiosa, ma con stile. Poiché c'è di mezzo un morto, che ne direste di manifesti in bianco e nero?

Sandra (severa) - Ad Oliver non sarebbe­ro piaciuti. Troppo convenzionali.

Direttore (premuroso) - Se voi avete qualco­sa da suggerire, signorina, ne saremo lieti.

Renzi (alla figlia seccato) - Ma non puoi far­ne a meno di mettere il naso dappertutto?

Sandra (con un sorriso al padre) - Papà, ri­cordati la maschera! (Al direttore) Allo­ra manifesti neri con frangie.

Direttore - Frangie?

Sandra - Si. A colori vivaci. Lunghe almeno venti centimetri.

Direttore (a disagio) - Bene, signorina. Del­le frangie sarà meglio che ne parliamo un altro giorno. Ora... ho premura.

Sandra - Allora comunico intanto la notizia ai giornali. (S'avvia).

Renzi - Aspetta, aspetta... (Sandra esce).

Direttore - Domattina vi aspetto in teatro. Vi saranno tutti gli attori. Ora vi lascio perché possiate rivedere l'opera.

Renzi - Rivedere? Rifare, rifare completamen­te, vorrete dire! Arrivederci a domani. (Il direttore, saluta ed esce. In tono la­mentoso) Chi mi aiuta??

Katrin (che dopo aver messo a posto i fiori è rimasta seduta in un angolo senza mai distogliere gli occhi da Renzi) - Io... io...

Renzi (che non si ricorda più di Katrin) - Ah, già che ci siete anche voi... Sarà meglio che anche voi ve ne andiate...

Katrin (alzandosi) - Oh, no... no...

Renzi - Sono stanco, veramente stanco... E devo lavorare. E non ne ho voglia... Non ne ho voglia...

Katrin - Povero caro! Tu hai bisogno di ri­poso, poco riposo almeno...

Renzi - Strano come voi mi capite...

Katrin - Poi lavorerai, ma prima devi ripo­sare... Anche mio John spesso dopo boxe era stanco... E io lo curavo... E lui diceva « Mia Katrin, le tue mani sono acqua fre­sca sul fuoco! ».

Renzi - Fuoco... fuoco; tutta la mia testa è un fuoco...

Katrin - Permetti, Renzo, che io ti curi come curavo John?

Renzi (tentando dì scherzare} - Sistema pu­gilistico? Senza pericolo di knock out?

Katrin - Senza nessun pericolo, certo. Siste­ma buono. Fidati e ubbidisci. (Lo spinge dolcemente al divano e lo fa sedere). Siedi­ti. Appoggiati bene alla schiena. Sta tutto come corda lenta... Non cosi. Come corda lenta... non tesa, lenta, cosi. (Si mette con le braccia penzoloni per far capire a Ren­zi di rilassarsi) Poi chiudere gli occhi, cosi. (Va dietro al divano e costringe Ren­zi ad abbandonare il capo all'indietro, co­sa che Renzo fa con una certa apprensione) Ecco ora attenzione; ecco il mio rimedio. (Prende a carezzare leggermente con un pìccolo massaggio circolare le tempie dì Renzi, il quale dapprima è stupito, poi pia­cevolmente sollevato) Cosi... cosi... Ecco, piano... come carezza di vento su prato... Leggera leggera... (Ora intona sottovoce una strana nenia straniera. Renzi socchiu­de un attimo gli occhi, sorpreso, poi, co­me un bambino cullato li richiude tran­quillo. Katrin continua a cantare), (con un acuto)

Ailu comy turni

Ailù san baima

Ailù... Ailùùùùùù

Ailùùùùùùù... ùùù

Ailù arran cumi

Ailù miraima

Ailù... Aiilùùùùùù

Ailùùùùùùù ùùù

Renzi (mezzo addormentato) - Cos'è?

Katrin - Cantilena indiana. Dolce cantilena indiana... Dice... (Cantarellando). Agnellino mangia l'erba. Agnellino lascia i fiori. Agnellino... piccolino... Piccolino...

Renzi (completamente partito) - Agnellino piccolo... piccolo...

Katrin (continua a massaggiare le tempie e a ninnarlo quando sull'uscio appare San­dra seguita da Martino).

Sandra - Papà! E tornato il Presidente...

Katrin (zittendola) - ssssss... ssssss... (Con­tinua la sua nenia) Agnellino mangia l'er­ba...

Sandra (rimanendo esterrefatta, mentre Mar­tino sorride ebete).

Katrin - Agnellino lascia i fiori.

Agnellino piccolino... Piccolino...

(con un acuto)

Ailù, comy turni

Ailù san baima

Ailù... Ailùùùùù

(Mentre Renzi sorride nel sonno Sandra e Martino sobbalzano e Katrin canta la sua canzone d'amore, cala il sipario).

FINE DEL SECONDO ATTO


ATTO TERZO

La stessa scena del secondo atto. Dieci giorni dopo, dì pomeriggio.

Martino (parlando al telefono) - No signo­re... si, signore... Credo di si. Ancora per molto tempo... Questa sera, al solito. Pre­go. Buonasera! (Riattacca il ricevitore).

Renzi (è seduto in poltrona e legge una lette­ra) - Chi era, Martino?

Martino - Un certo signor Rossi. Voleva sape­re fino a quando replicherete il « Cervo »... Diceva che voleva portarci la fidanzata, ma che prima di domenica non può...

Renzi - Farà a tempo... farà a tempo...

Martino - Io, se avessi la fidanzata, non ce la porterei...

Renzi (curioso) - Ah, no?... E perché?

Martino - Vi si parla troppo di cervi e di cor­na... Non mi sembrerebbe di buon augurio... Per me, signore, naturalmente. Non per la mia fidanzata.

Renzi - Ah, perché tu non credi alla possibi­lità...

Martino - A quale possibilità, signore?...

Renzi - Che un marito possa sfuggire alle... (Accenna alle corna).

Martino - Si, signore, se rimane vedovo! Io per precauzione non mi sono mai spo­sato!...

Renzi • È che io... Non sei gentile, Martino. Non è il momento per fare dello spirito...

Martino - Non capisco, signore...

Renzi - Sicuro che capisci. Sai che cosa è il tuo? Ostruzionismo... Vero e proprio ostru­zionismo...

Martino - Ma, signore, veramente...

Renzi (alzandosi) - Non dirmi che non sai che sposerò la vedova... Katrin Karadin... Ormai è deciso...

Martino (con voce triste) - Rallegramenti, signore... Scusate, signore; la notizia è uf­ficiale?

Renzi - Cosa vuoi dire? Se l'abbiamo già co­municata alla stampa? No, non ancora. Prima... prima (è turbato) devo annunciar­lo a Sandra.

Martino (con voce di speranza) - Ah, la si­gnorina non lo sa ancora?

Renzi - Per questo ti prego, di non dirlo in giro. Assolutamente.

Martino - Naturalmente, signore... E... quan­do lo direte alla signorina?...

Renzi (seccato) - Quando mi pare. Non im­picciartene... (Martino esce. Renzi gli gri­da dietro) E non sperare che io ci rinun­ci...

Sandra (entrando con una lunga vestaglia a fronzoli e piumetti) - Bravo papà! Non ri­nunciare a nulla!

Renzi (guardandola stupito) - Beh, che cosa ti sei infilata addosso?...

Sandra - Perché? Non faccio « tipo »?...

Renzi - E che tipo credi di essere?

Sandra - Quella che fa l'attrice!!!

Renzi - E devi conciarti cosi?

Sandra - Non sai. È tutto per pubblicità! Ho ricevuto ora una cacciatrice d'autografi. Brutta, poveretta! Ho voluto che mi vedes­se proprio come si immaginava. E le ho parlato tanto di me! Delle mie ore crepu­scolari... Dei miei sadismi!

Renzi (sussultando) - Dei tuoi... cosa?

Sandra - Sadismi, papà!...

Renzi - Così quella donna andrà in giro di­cendo... Nel migliore dei casi dirà che sei pazza...

Sandra (facendo spallucce) - Meglio! Tutti i geni sono pazzi!...

Renzi - Bella consolazione! Per dimostrare d'essere dei geni ci vuole del tempo, ma per dimostrare d'essere dei pazzi basta un minuto!

Sandra - Lo scopo era di sbalordirla e ci so­no riuscita. E cosi, papà? Sei contento dei tuoi incassi?

Renzi (beato) - Una cosa veramente meravi­gliosa! « Il Cervo senza Corna » ha vera­mente battuto tutte le novità e le riprese della stagione! Con una sola settimana di repliche mi ha rifatto di tutte le spese del mio giro in provincia. Ah, è stata la mia fortuna quell'Oliver Fioretti... Peccato che sia morto! Gli avrei commissionato subito un'altra commedia.

Sandra - Non si sarebbe prestato! I veri arti­sti non scrivono dietro commissione... scri­vono soltanto sotto l'impulso del loro co­mandamento segreto.

Renzi - Ti prego, Sandra... Quando sei in pri­vato smetti quelle tue arie da oracolo di Delfo... e soprattutto in casa non recitare.

Sandra - Chi recita? Parlo, parlo semplice­mente per difendere un artista, un vero artista! Del resto avrai letto quello che di­cono di luì i critici, i letterati più illustri...

Renzi - Naturale! È morto!

Sandra - E per questo?

Renzi - Per questo i letterati lo esaltano. Per essere esaltati alla loro volta, quando mo­riranno... Per loro le lodi ai colleghi de funti sono le rate di una assicurazione che riscuoteranno il giorno della propria mor­te...

Sandra - Assicurazione alla gloria.

Renzi - No, agli epitaffi. Non è la stessa cosa.

Sandra (togliendosi la vestaglia; sotto è ve­stita sportivamente) - Sono arrabbiata con Martino.

Renzi (che non l'ascolta) - Sai, Sandra, vorrei dirti...

Sandra (c. s.) - Pensa, in questi dieci giorni non si è mai preoccupato di mungere l'a­sina!

Renzi (svagato dietro alla preoccupazione di annunciare il proprio matrimonio alla figlia) - Ah, davvero!

Sandra - Eppure, dovrebbe saperlo che l'ho comprata per il latte!

Renzi - Vorrei dirti, Sandra, che alla mia età... forse parlare d'amore...

Sandra - Certo, papà, alla tua età non si ha bisogno del latte per la pelle... Ormai!

Renzi - Perché? Mi trovi vecchio? Per esem­pio... se mi sposassi?...

Sandra - Che c'entra, papà? Bisogna sempre aver cura di se stessi... ma non è il caso che tu ti lavi col latte...

Renzi - No. Non dicevo per lavarmi... Sai, al­la mia età ci si sente soli-Sandra - Io, qualche volta, penso... (Rimane assorta).

Renzi  (speranzoso) - Allora  non  troverai tanto strano che io e Katrin... noi due... io e lei-Sandra - Io dico che è questione della dieta...

Renzi - Della dieta? Dici? Non capisco... Ah! se abbiamo gli stessi gusti? Certo Katrin non vuole che io beva... Ma non è molto severa...

Sandra - Bisognerà che m'informi presso un veterinario...

Renzi (sbalordito) - Informarti su Katrin? Vuoi informarti da... da... un veterinario?

Sandra - Perché dovrei informarmi su Ka­trin? E dal veterinario? Ma papà! Stai perdendo la testa? Per l'asina voglio infor­marmi!...

Renzi (tirando un respiro) - Ah! M'avevi spaventato...!

Sandra - Cosa volevi dirmi di Katrin? Mi pa­reva che avessi accennato a qualcosa; hai detto che beve, mi pare...

Renzi (prendendo il coraggio a due mani) - No. Ho detto che la sposo.

Sandra - Lo prevedevo, papà... (Una lunga pausa di silenzio, poi con timidezza).

Renzi - E... e... non hai nulla in contrario?...

Sandra (abbracciandolo) - No, papà. Sarò la vostra suocera. Sarà divertentissimo...

Renzi - Non esagerare, cara-Sandra - Non vi lascerò mai... Vi assisterò nella vecchiaia...

Renzi - Grazie dell'intenzione, ma sposerai

anche tu e ci farai divenire nonni-Sandra (scuote il capo) - Non mi sposerò mai... sono già vedova...

Ranzi - Non scherzare su certe cose...

Sandra - Seriamente, papà. Sono una vedo­va, come dire, psichica, vedova di Oliver Fioretti, il poeta infelice... Vedova psichi-co-letteraria.

Katrin (entra affannata e pallida) - Ah, il mio cuore palpita... Il respiro— Il respiro sincopato... datemi da bere... (Si lascia cadere sul divano).

Renzi - Che hai? Ti senti male?

Sandra - Calmatevi, signora!

Renzi (a Sandra) - Su, dalle da bere! (A Ka­trin) Su, cara, coraggio!

Sandra - Un cognac le farà bene! (S'avvia al bar).

Katrin (sobbalzando) - Alcoolici no! Acqua, figliola, acqua di fonte! Anche John Boyce non beveva mai alcoolici... Renzo, tu for­se bevi?...

Renzi - Oh, Dio, non molto...

Sandra - Papà è quasi astemio, signora...

Katrin - Questo mi tranquillizza. Gli alcoo­lici turbano... Basta un bicchierino... uno solo...

Renzi - Mi sembra che tu esageri un poco!!!

Katrin (con un brivido) - No... Mezz'ora fa ho bevuto un piccolo piccolo bicchie­re di...

Sandra - Cherry...?

Katrin - No... Come dire... di... di...

Renzi - Strega?

Sandra - Whisky?

Katrin - No. Come dire « chiave »... « chia­ve »... che gira nel buco...

Sandra e Renzi - Chiave?...

Sandra - Proprio nel buco?

Renzi - Forse sarà un nuovo coktail?...

Katrin (scuotendo violentemente il capo) - No. Chiave che gira... che apre... che apre... (Trionfante) Ricordo! Piccolo bic­chiere di aperitivo!

Sandra - Aperitivo!

Katrin - Poi vengo qui e cammino per le stra­de. (Turbata) Camminavo bene dritta, (accenna alla testa) chiara... Credevo al­meno, ma l'aperitivo... all'improvviso, giun­ta ad un crocettoio di strada mi sento guar­data da... lui...

Renzi - Da lui, chi?...

Sandra - Sta ancora male, papà.

Katrin - Da lui, dal morto!

Sandra - Delira, papà!

Renzi - Stai calma, cara. Quietati!

Katrin - Sono calma. (Tende una mano) Non vedete? Mi voltai e vidi che mi seguiva...

Renzi - Ma chi?

Katrin - Il morto. Allora attraversai la strada...

Renzi (impaziente) - Qui, in questa città muoiono duecento persone al giorno, Ka­trin...

Katrin - Il morto del fiume... Fioretti, era...

Sandra (con un urlo) - Oliver! (Renzi si ver­sa rapidamente un cognac e lo beve).

Katrin - Si. Anch'io tremai. Lui mi fece un cenno... Pensate! Una mano verde e spet­trale, uno sguardo freddo... Mi continua­va a chiamare col gesto... Forse voleva chia­marmi al fiume da lui-Sandra - Me doveva chiamare allora!...

Katrin - O forse voleva darmi un messaggio... un messaggio per te, Renzo!

Renzi (pallido, guardandosi in giro con so­spetto) - Non un messaggio urgente, spero...

Sandra - E perché non l'avete ascoltato?... (Aggressiva).

Katrin - Mi sentivo venire giù... venire me­no... il mio cuore palpitava come uccelli­no prigioniero in una mano cattiva. Volevo fuggire ma le mie gambe mollavano. Per fortuna passò vicino un tassi e vi salii tre­mula per correre da te. (Teneramente) Tu fai svanire tutte le ombre, caro!...

Renzi - Povera piccola spaurita!... (Le pren­de la mano affettuosamente).

Sandra - Ah, no! Non è il momento, mi pare.

Renzi - Momento?...

Sandra - Per le vostre espansioni. C'è una povera anima che ha un messaggio da man­dare; certo qualche cosa di grave, di im­portantissimo e voi chiudete le orecchie. Bisogna provvedere... bisogna fare qualco­sa... (Eccitata) Su, fate qualcosa... su... Non state li a guardarmi come due gatti di gesso...

Renzi - Ma, cara, cosa vuoi che facciamo?

Sandra (decisa) - Voi, signora, dovete tor­nare li, dove avete incontrato l'anima di Oliver.

Renzi - Al crocicchio?...

Sandra - Certo. Io l'accompagno e... anche tu, papà.

Renzi - Ma scusa, cara, non crederai che Oli­ver, ora che è morto, abiti al crocicchio? Non mi sembra proprio un luogo adatto, ti dico. Troppo movimento... Troppo chiasso...

Sandra - E allora consiglia tu. Di' qualcosa...

Katrin (balzando in piedi) - La palla!!! La palla!!!

Renzi - Che palla?

Sandra - Si, si. La palla di cristallo. Signo­ra, vi prego... Non perdiamo tempo. (Al padre che la guarda stupito). Sa leggere l'avvenire... Si; l'aldilà... tutte quelle cose li .insomma...

Renzi - Ah, ho capito... Mi pare almeno... (A Katrin) Non me l'hai mai detto, cara

Katrin - L'amore me l'ha fatto discordare...

Sandra - Comincio allora. (Guarda interro­gativamente Katrin).

Katrin (piena di entusiasmo) - Cominciamo.

Sandra - E la palla? Dov'è la palla?

Katrin (candida) - Ma io non ho la palla. Credevo che...

Sandra - No? E allora? Come si fa allora?

Katrin - Anche piccola, non importa?

Renzi - Perché non una lampadina elettrica?

Sandra - Può andare, signora?

Katrin (scuote il capo) - Troppo piccola. Non distinguerei bene-

Sandra (con un lampo di genio) - La vaschetta del pesce rosso! (Esce e rientra di corsa con una vaschetta ancora gocciolante) Va bene, questa?

Renzi - E il pesce? Sandra - Nel bagno.

Katrin (felice) - Si, si. Benissimo. (Prende in mano la vaschetta capovolta e la fissa at­tonitamente) Un po' d'ombra, per favore. (Sandra corre a tirare le tende della fine­stra. Poi accende una lampadina da la-volo, che illuminerà la scena di una luce fantomatica).

Renzi - Ma allora non si vede niente!

Katrin (zittendolo) - Ssss... Ssss... (Fissa la vaschetta, Renzi e Sandra le si fanno ai lati, intenti) Non parlate per nessuno ra­gione... L'ispirazione... L'alito etereo... non vuole interruzioni... Assolutamente...

Sandra - Sarà meglio che avverta Martino, che non faccia entrare nessuno. (Esce).

Renzi (dubitoso) - Non ci sarà pericolo?...

Katrin - Pericolo? No, nessun pericolo. Ca­ro, come puoi pensare che la tua Katrin ti esponga ad un pericolo?

Renzi - Ma sai... le... magie fanno certi scher­zi alle volte... Io... Io per esempio avevo una maschera... (Rabbrividisce) Br... br... Katrin, devi promettermi di rinunciare al­la... alla chiromanzia...

Katrin (offesa) - Ma non è chiromanzia que­sta!... È... è... come si dice?

Renzi (interrompendola) - Non importa, ca­ra, rinunciaci egualmente. Non mi piace l'idea di una moglie che legga il pensie­ro... che veda il futuro e parli con l'aldilà. Un giorno mi faresti sorvegliare forse da­gli spiriti... (Cercando una scusa) Io... io... io sono geloso, ecco.

Katrin - Oh, caro... si certo... sei geloso... ge­loso degli spiriti... Ma io sono tutta tua...

Sandra (tornando) - Ecco. Possiamo comin­ciare. (Katrin in mezzo e gli altri due ai fianchi riprendono l'esame della vaschetta).

Katrin - Bisogna che mi immerga... Silenzio, mi raccomando (Pausa intensa) Ecco... mi pare... no... falso... Indizio falso... Ohhh... Ohhh...

Sandra (a bassa voce, impaziente) - C'è qualcosa?

Katrin - Non so... un bagliore... Un riflesso rosso... li... vedete... li a sinistra., rosso.

Renzi (tentando di scherzare) - Beh, rosso a sinistra.. Non è molto strano...

Sandra - Non dire sciocchezze, papà!

Katrin (con voce perduta) - Il riflesso guiz­za... guizza...

Renzi - Ancora rosso?

Katrin (misteriosa) - Si.

Renzi - Allora è lo spirito del pesce! (In­tanto dalla porta sbircia Martino e poi en­tra fermandosi sul fondo a curiosare).

Katrin (con un piccolo grido) - Ecco... un'om­bra... Un uomo... cammina in fretta...

Sandra - E Oliver?

Katrin - Si, è lui. Proprio come l'ho incontra­to... Pallido. Serio... Muove la bocca... di­ce qualcosa.

Sandra - Cosa? Cosa?

Katrin - Non capisco. Zitti... (La tensione crescerà sempre più. Anche Martino ten­de l'orecchio curiosamente) Ora tace... ma gesticola... Si ferma... riprende a cam­minare... Attraversa... passa... È davanti alla porta... Tira...

Martino (eccitato) - Goal!!...

Katrin - Tira il campanello... (Si sente il campanello) S'avanza... (Agli altri) Ora parlerà!... Lo vedo benissimo. Come se fos­se qui... (Infatti sull'uscio appare Oliver, pallido, avvolto, in un mantello scuro e sta un momento stupito a guardare e ad ascoltare. Martino lo vede per primo e tre- -mando si affloscia sulla sedia più vicina senza spiccar parola) Ora parlerà... (Oli­ver da un colpo di tosse).

Sandra - Non cominciare a tossire, papà!

Renzi - Scusate, non me ne ero accorto!

Sandra (a Katrin) - Chiedetegli che cosa de­sidera...

Katrin (con voce di circostanza) - Ombra di Fioretti che cosa desideri? (Oliver  nel sentirsi  nominare,  sussulta. Fa un passo avanti e con strana voce bas­sa).

Oliver - Vorrei parlare con Renzo Renzi. (Katrin e gli altri due credono ad una vo­ce di oltretomba).

Renzi - Cosa?

Katrin - Hai sentito? Vuol parlare con te. È la sua voce ultraterrena...

Renzi (sbirciando di fianco vede Oliver) - Ohhh... (Deglutisce a fatica) Ohhh!...

Sandra (lo imita) - Oliver... (Lo indica con la mano a Katrin).

Katrin (si volta) - Meraviglioso! Anche il corpo astrale!... Non mi era mai successo... (Ora Oliver è quasi al centro, sempre un po' sul fondo. Solo il suo viso pallidissi­mo è visibile; il resto del corpo, perduto nel mantellaccìo oscuro sì confonde con l'ombra. Katrin alla sua destra, avanti, con Renzi. Alla sua sinistra avanti San­dra).

Sandra - Oliver!! (Fa per avanzare e toccar­lo, ma Katrin la ferma con un grido).

Katrin - No! No! Non lo toccare! È astrale; astrale... (Sandra si ferma e la guarda in­terdetta) Se lo toccate svaporeggia... (A Renzi) Non hai sentito? Ha qualcosa da dirti.

Renzi - Ma io non ho niente da dirgli!

Sandra - Oh, Oliver, perché non vuoi parla­re con me? Avrei tante cose carine da dir­ti...

Oliver (confuso) - Grazie, ma vorrei par­lare con vostro padre. Anche se lui non ha nulla da dirmi, io (calcando) ho qual­cosa da dirgli...

Katrin (enfatica) - Ombra di Oliver, parla. Renzo ti ascolta.

Renzi - Si, si, lo ascolto...

Oliver (deciso) - Voi non darete più la mia commedia.

Renzi - E perché?

Katrin (zittendolo) - Ssss... Tocca a me in­terrogare le ombre. Perché non volete che mio Renzo rappresenti vostra commedia?

Oliver (sardonico) - E mi chiedete il perché? Dopo averla raffazzonata, mutilata, mani­polata, prostituita, cosa resta della mia trisintesi? Cosa resta della mia creatura ideale? Soltanto una volgare commedia in tre atti!! Suddivisa in tre atti!!!

Renzi - In meno proprio non si poteva. Ve lo assicuro.

Oliver - Basta, vi dico! Voi non la rappre­senterete più...

Renzi - Ma cosi ha avuto un successo enor­me!... Se aveste letto i giornali...

Oliver - Li ho letti!...

Katrin (lietamente sorpresa) - Però come sono organizzati! Persino lassù arrivano i giornali!

Oliver - E perché non dovrebbero arrivare? Pochi però ed è difficile procurarseli!

Sandra - Avete letto allora che anch'io reci­to la parte della protagonista, Oliver! In vostra memoria, sapete... Poiché ora siete là, tra gli eletti, non ho vergogna a confes­sarvi che vi amo e dedicherò la mia vita al vostro culto...

Oliver - Mi mettete in imbarazzo, signorina! Non merito il vostro culto... E poi non so­no più tra gli eletti, come voi dite! Sono fuggito...

(Martino sgaiattolando va via con un ge­mito).

Katrin - Fuggito?...

Sandra - Ma non siete in permesso?

Renzi - Male, ragazzo mio, molto male! Tor­nate subito indietro!

Oliver - Mi inseguono... Anzi, dovete aiutar­mi...

Renzi - Ah, vi inseguono anche!...

Katrin (gioiosa) - Gli angeli, certamente. Lo inseguono gli angeli!

Renzi - O i diavoli!

Oliver - Proprio i diavoli sono! Altro che angeli!

Katrin - Ma allora siete dannato! Vade retro Satana! Vade retro! (Fa scongiuri).

Sandra - Pregherò per te, mio diletto!

Renzi - Ah, vi hanno mandato all'inferno an­che dall'altra parte?

Martino (entra turbato) - Sono qui a prende­re il... (indica Oliver) il... morto... no... il... corpo astrale... il signore, ecco..

Katrin (a Martino) - Chi sono Angeli o Dia­voli?

Martino (confuso) - E che ne so io? Sono vestiti di bianco.

Katrin (voltandosi verso Oliver) - Sono ange­li, angeli!... Siete salvo!... Siete ancora tra gli elettìì...(Nell'impeto dell'entusiasmo lo abbraccia).

Sandra (con un urlo) - Ma, signora! Vole­te farlo sparire!? (Katrin si accorge che il corpo di Oliver è piuttosto sostanziale e lo tocca per accertarsene).

Oliver - Ma cosa fate? Giù le mani... Non vi vergognate?

Martino (agli altri) - Non capisco... Sembra vivo...

Renzi - Come vivo?... Cosa vuoi dire?

Sandra - Ma allora il corpo astrale perché non sparisce?

Martino - Forse è una manifestazione spiritica straordinaria. (Con enfasi) Un'apparizione sostanziale. Può accadere qualche volta.

Sandra - Allora anch'io posso abbracciarlo! (Esegue).

Renzi (trattenendola) - Piano, cara! Non è conveniente per niente affatto che tu lo ab­bracci!

Sandra - Ma papà, un'apparizione sostanzia­le capita raramente! Forse il mio Oliver non lo potrò toccare mai più!

Oliver (sbalordito) - Ma... io... io... Non ca­pisco. Forse avevano ragione i miei custo­di. Non dovevo fuggire.

Katrin (affettuosa) - Ah, ragazzo, dovevi dar retta a loro... agli angeli custodi...

Oliver (a Martino) - Fate venire qui quelli che mi cercano... subito...

Martino - Si, si. Certamente... (Esce indietreg­giando).

Katrin (a Sandra) - Hai uno spillo, cara? Sandra - Per fare?

Katrin - Per vedere (indica Oliver) le sue rea­zioni fisicospirituali. E' curioso sapere se le apparizioni sostanziali sono sensibili...

Renzi (maligno) - Si, si... pungetelo. (Offre a Katrin uno spillo che si è tolto dalla giacca).

Sandra - Nemmeno per sogno. (Sulla soglia appare un signore di mezza età distintis­simo: il dottor Grisi. Dietro a lui si intrav-vedono due infermieri in camice bianco il dottore si ferma incuriosito ad ascoltare ed a guardare).  Perché volete pungerlo?

Katrin - Per la scienza, soltanto per la scien­za metapsichica. (Con lo spillo fra le dita si avvicina a Oliver che la guarda atterrito e poi fugge per la stanza).

Oliver - Ma siete pazzi, siete tutti pazzi!!...

Sandra - Non si tormenta cosi una povera anima. Un po' di rispetto per i morti!...

Renzi - E ora. (Vede il dott. Grisi con i due infermieri e balbetta) Ohi, scusate... voi sareste gli angeli... scusate... non eravamo preparati...

Grisi - Veramente... (Si avanza un poco men­tre gli infermieri rimangono sul fondo).

Renzi - Siete venuti a prenderlo?

Katrin (a Sandra) - Deve essere uno dei ca­pi. Forse un Arcangelo! (Al dottore) O siete un Serafino?

Grisi (stupito) - Un Serafino! Credo di aver capito male, signora!

Sandra - Ma li immaginavo diversi... (Al dot­tore) Si... pensavo... credevo che foste lu­minosi... con le ali di piume...

Grisi (si volta a guardare dietro, poi, a San­dra) - Avete detto a me, signorina?

Renzi - È la mia figliola. Abbiate pazienza, reverendo. (Segno di protesta del dottore) Forse bisogna rivolgersi a voi con qualche appellativo speciale... Dovete scusarci... Non siamo pratici delle abitudini celesti...

Oliver (facendosi vicino) - Oh, dottore! Aiu­tatemi voi! Io non capisco più niente!

Grisi (con sospetto) - Calma... calma... £ un ambiente molto curioso questo, molto in­teressante. (Katrin e Sandra si avvicina­no anche loro) Da quello che ho visto asso­miglia molto al luogo da dove vengo.

Katrin - Paradisiaco, vero! Paradisiaco!

Grisi - Beh, non direi. Vengo dal Manicomio provinciale. (Tutti meno Oliver lo guarda­no sbalorditi) Sono uno dei dottori del ma­nicomio: il dottor Grisi.

Katrin - Ma allora... (delusa)... gli Angeli!...

Renzi (sbalordito) - Dal manicomio? Non... dall'ai di là?

Grisi - Si... proprio dal Manicomio. Questi sono due infermieri. Siamo venuti a pren­dere il nostro Oliver Fioretti.

Renzi - Ma non è morto??!!! Cioè... voglio dire... Ma allora, allora è vivo!

Sandra - Il mio Oliver! Il mio Oliver è vivo! (Katrin riesce a pungere Oliver che lancia un grido).

Oliver - Ahi! Ahi!!

Katrin (seria) - È vivo! Strano! Molto strano!

Renzi (irritandosi) - Ma questo è un ingan­no! Una truffa, una vera truffa!

Oliver - Certo che è una truffa!

Renzi - Una presa in giro!

Oliver - Ma il truffato sono io! Mi rovinate la commedia, me la rappresentate abusiva­mente facendomi passare per morto...

Sandra - Qui ci deve essere uno sbaglio, pa­pà!...

Renzi - Macché sbaglio! L'unico sbaglio è che io ho creduto ai giornalisti, al presiden­te delle Muse ed ho portato al successo il vostro lavoro... Al successo la vostra tri-sintesi! E questa è tutta la riconoscenza... invece di inginocchiarvi e ringraziarmi!

Oliver - Davanti a voi non mi inginocchierò mai...

Sandra - Oliver! Non essere severo con mio padre!

Grisi - Non si potrebbero aprire le finestre? Fare un po' di luce?

Katrin - Avevamo oscurato per leggere...

Grisi (sta convincendosi di trovarsi in mez­zo ad una accolta di pazzi) - Naturale... naturale... con il buio si legge meglio... si, si...

Katrin - Specialmente per leggere nella palla...

Sandra (andando ad aprire le finestre) - Lu­ce!! Luce!!

Grisi (a Katrin) - Ah, leggevate nella palla??!! (A Oliver) È meglio che veniate con me, Fioretti, senza fare resistenza.

Renzi - Non pensate di andarvene ora senza ritirare quello che avevate detto prima, quando facevate il fantasma?

Oliver - Non me ne vado e non ritiro niente. Voi non farete più il mio Cervo

Grisi - Naturalmente... naturalmente... Non dovete fare più il Cervo. Il Cervo è suo...

Renzi (a Oliver) - Ah, no eh!!! Non devo fa­re più il cervo?!

Grisi (conciliante) - Perché non fate l'Elefan­te o il Ragno!!? Oppure l'Anitra?

Sandra (a Oliver) - Ti prego, Oliver, lascia fare il Cervo a papà...

Renzi - E poi, signor Oliver, prima di alzare la voce, dovete spiegarci perché vi siete fin­to annegato prima e poi vi siete fatto pas­sare per... per... (A Katrin) Come si dice?...

Katrin - Per una manifestazione spiriticale...

Renzi - Si, ecco. Per uno spirito ultraterreno. Quando invece non siete che un matto, un matto fuggito dal Manicomio...

Oliver - Equivoco. Tutti equivoci... (Ispirato). Nelle sue man l'equivoco come un polipo ambiguo m'avviluppa...

Sandra - Ma è un grande poeta! Il celebre Oliver Fioretti è lui, proprio lui!

Grisi - Lui?! No, no, signorina. Si chiama Ra-petti. Ce l'ha portato la Polizia una sera.

L'avevano trovato seminudo in riva al fiu­me che camminava su e giù urlando.

Oliver (piccato) - Volevo fare un bagno! È proibito fare bagni, forse?

Grisi (scuotendo la testa) - D'inverno... e poi gridavate frasi sconnesse!

Oliver - Mi era venuta l'ispirazione... poeti­ca... poetavo... L'onda divina mi usciva a fiotti, a gettito irrefrenabile...

Grisi (agli altri) - Aveva un febbrone da ca­vallo... Delirava... Fummo costretti a met­tergli la camicia di forza...

Oliver - Non deliravo... Davo spiegazioni con frasi alate...

Grisi - Abbiamo dovuto metterlo in inferme­ria.

Renzi (in tono di biasimo) - E perché l'avete lasciato scappare?

Oliver - Sono fuggito. Avevo letto sui giornali la vostra indegna appropriazione del mio cervo e fremevo. (A Renzi) Vi citerò in tribunale...!

Grisi - Non ci badate... È una fissazione!

Oliver (eccitato) - Ma non sono pazzo...!

Katrin (al dottore) - Si potrebbe leggerlo nel­la vaschetta del pesce rosso!

Grisi (guardandola sbalordito) - La vaschet­ta!...

Sandra (con naturalezza) - Si. Il pesce è nel bagno...

Grisi (c. s.) - Il pesce?... Nel bagno?...!!

Renzi (al dottore) - E voi dottore vi interes­sate di teatro?...

Grisi (c. s.) - Io??? Teatro... Veramente, no, non ne ho il tempo...

Renzi (al dottore) - E sapete se i matti posso­no proibire le rappresentazioni?

Grisi (c. s.) - Ma non credo... no... certamen­te no.

Oliver - Ma io non sono matto, ho detto. Io ve la proibirò lo stesso.

Renzi (ammiccando al dottore) - Macché non è matto... noooo... (Sempre al dottore sottovoce) Pazzo pericoloso... Caso grave.

Sandra (a Oliver, tenera) - Caro, sei sposato?

Oliver - No, non mi risulta.

Sandra - Intanto che eri morto ciò non mi preoccupava. Ero decisa a dedicarmi al tuo culto; ma ora... e non sei neppure fidan­zato? vero?

Oliver - Si. Con la Gloria...

Sandra - Oh, quella... (Gli prende una ma­no) Lo sai... che ti ho sempre amato?... Mi sentivo già la tua vedova!...

Oliver (facendo un gesto di scaramanzia) -Ah...!

Renzi (al dottore) - È meglio che lo ripor­tiate subito dentro... In confidenza non mi sono mai appropriato del suo Cervo...

Grisi - Per carità... non lo dubito nemmeno.

Renzi - Se ho fatto il Cervo, l'ho fatto solo do­po enormi pressioni...

Grisi (più che mai allibito) - Avete fatto un cervo??... Dopo pressioni?

Renzi - Ah, vi assicuro che spontaneamente non l'avrei mai fatto...

Grisi (c. s.) - Certamente... certamente...

Katrin (che era rimasta a fissare intensamen­te la vaschetta con un grido) - Dobbiamo fare un viaggio!... Lo vedo, lo vedo qui...

Sandra (sempre vicino a Oliver con voce amorosa) - Si... un viaggio di nozze...

Oliver (gli viene il verso) ...quando l'amore chiama follia è la lotta... si prende una cotta e si deve sposar... (Accorgendosi della rima) Con la rima... che decadenza...

Grisi (sempre timoroso, ma gentilmente ac­comodante) - Bene, bene giacché tutto è spiegato, soltanto per una piccola formali­tà sarà meglio mi accompagniate tutti in ufficio... tutti...

Renzi - Ma sarà una cosa spiccia? Perché Io sapete che io devo andare a fare il Cervo-Mi aspettano... Non posso fare a meno di farlo...

Grisi - Sarà una cosa di pochi minuti... con la macchina faremo prestissimo...

Katrin - Dobbiamo proprio venire tutti?

Grisi - Si, si, signora... Porti pure la vaschet­ta, se crede...

Katrin - Perché? Vi serve?

Grisi - Potrebbe essere una dimostrazione di...

Renzi - Se è questione di poco, va bene... una formalità, come dite... Però mi raccoman­do. (Indicando Oliver) Quello non lascia­telo libero subito... Bisognerà riorganizza­re bene il suo ritorno tra i vivi... Capire­te, c'è di mezzo il Presidente delle Muse, la stampa... lo si doveva commemorare..

Grisi - Già., già. Avrete tempo, state tran­quillo.. Andiamo ora, andiamo..

Katrin - Sono qui tutta pronta...

Sandra (tenera) - Anche noi., vero, Oliver?

Grisi (fa un cenno ai due infermieri) - Ac­compagnateli giù e metteteli in lettiga. Vi raggiungo subito. Faccio una telefonata.

Renzi - Prego, prego, fate pure... (escono tutti).

Grisi   (telefonando)   -  Pronto?  Manicomio provinciale? Sono io, Grisi. Avvertite il di­rettore che Rapetti è stato ritrovato. Si, uno strano luogo, molto sospetto. Pare sia scoppiata una strana forma di pazzia epi­demica... La causa?? E chi lo sa?... Pre­parate altre celle., no, furiosi no... ma... c'è una che legge nelle vaschette... un altro dice di aver partorito un cervo; una ragaz­za che mi sembra normale, ma sarà meglio farle fare una visita lo stesso, per precau­zione... Si, va bene, arrivederci

Martino (entrando) - Sono giù tutti che aspet­tano. Torneranno presto, vero?

Grisi (bonario) - E chi lo sa, vecchio mio?... La vaschetta, il cervo!... (Scherzoso) E voi, per caso, non avete qualche cosa che vi perseguita, qualche cosa che vi osses­siona?...

Martino (con un sospiro) - Ah, sapeste, dot­tore... Io ho un'asina...

Grisi (di nuovo allibito) - Un'asina?!...

Martino - Si, un'asina. Per il latte della signo­rina... ma, in confidenza il latte non lo fa perché... come dire... è ancora nubile...

Grisi - La signorina?!

Martino - No. L'asina!!...

Grisi - Il latte della signorina... l'asina nubi­le?? (Battendogli una mano sulla spal­la, certo di aver trovato un ultimo pazzo e sospingendolo fuori) Venite, venite anche voi con me... Ur.a passeggiata in macchina non vi farà male... Poverino! Ave­te bisogno di riposo...

(Escono mentre cala la tela)

FINE

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