PEGASO

Commedia in tre atti

di TULLIO PINELLI

PERSONAGGI

L'INGEGNERE FEDERIGO SACCOMANI

SANDRO FOGLIA

LUCIANA

LA SIGNORA ALLAIS

MICHELE PAULINO

SIMONE

IL CAV. LANZI

IL PROFESSORE

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

La soffitta di Federigo Saccomani, grande stanza spoglia, che sembra ancor pi vasta nella incerta luce serale spiovente dal largo abbaino. La porta del fondo spalancata sul corridoio che termina nel pianerottolo: si scorge, infatti, un breve tratto di balaustra; a destra, un'altra porta, chiusa.

Pochi mobili desolati: al centro, una tavola, cui fanno riscontro alcune povere seggiole; al fondo, nella penombra, un lettuccio in ferro.

La grande camera vuota e silenziosa; nel corridoio, con passo lento, eguale e pesante, cammina Michele Paulino, percotendosi ritmicamente il petto coi pugni chiusi; ogni tanto, a intervalli regolari, lo si vede passare davanti la porta spalancata. Dopo un attimo - passato Paulino - s'odono voci nel corridoio; e subito entra Sandro, seguito da Luciana e da Simone, vecchietto bianco e rosa, zoppicante, sorridente. Sandro alto e voluminoso; bench giovane, gi molto stempiato; porta occhiali a stanghetta sul largo volto bonario; veste abiti eleganti, ma sformati dai suoi portamenti trasandati e noncuranti; il soprabito sempre aperto e svolazzante, la cintura penzoloni. Picchia a tratti, nel parlare, le grosse mani sulle ginocchia; quando ride, ride di un riso forte, gioviale, sonante, Luciana piccoletta, bruna, piacente, gi) un poco grassa. Parla pacatamente, con voce eguale, sicura di s. Ride con garbo e misura. E' vestita elegantemente, senza alcuna vistosit od originalit.

Sandro - Insomma, volete dirci che cosa dobbiamo fare?

Simone - Un breve momento, signori; proprio un breve momento, e mia figlia subito pronta.

Luciana - E' coricata?

Simone - Un po' indisposta, signorina; una piccola indisposizione; ma il lavoro fatto; io l'ho aiutata a cucire.

Sandro - Voi?

Simone - S, signore; tagliavo i fili; e vi assicuro che il lavoro pronto. Sedetevi, sedetevi.

Sandro - (guardandosi attorno, diffidente) Qui?

Simone - S, signore. Se volete, s'intende.

Sandro - Ma di chi questa stanza?

Simone - Di un ingegnere, signore; oh, ima persona seria, vi assicuro. Ora fuori, e voi potete... un breve momento, proprio. Io corro, signori, e poi, vi chiamo. Va bene? Io corro. (Esce, zoppicante e sorridente).

(Breve pausa. Sandro e Luciana si guardano, guardano attorno a s).

Sandro - (a mezza voce) Un ingegnerei

- (Breve silenzio).

Luciana - (filosoficamente) Sar un ingegnere decaduto. (Poi, con sdegno, dopo aver passato un dito sulla tavola) Oh! Guarda qui!

Sandro - (dopo un attimo, girando per la stanza con curiosit un po' timorosa) Hai visto? Non c' neanche la luce elettrica.

- (Altro breve silenzio. Sandro seguita l'ispezione).

Sandro - (sempre a voce bassa) E neanche una stufa. (S'arresta davanti alla porta di destra, esitante) Chi sa che cosa c', qui dietro!

Luciana - No, questo no, Sandro. Non si deve.

Sandro - (con collera improvvisa, ma fanciullesca) Come ti venuto in mente d'ordinare il tuo corredo a questa gente?

Luciana - Ma, caro, per economia. Costa molto meno, sai.

Sandro - (alzando la voce) Economia, economia! Non era il caso.

Luciana - Ti prego, Sandro, non alzare la voce; sai che non mi piace.

Sandro - (pi basso) Non era proprio il caso.

Luciana - (che si seduta con garbo, dopo aver spolverato la sedia) E' sempre il caso, caro, di fare economia. E' inutile spendere di pi quando c' modo di spendere meno. (Arrestando Sandro, che vuol parlare) Stammi a sentire, caro; quass io risparmio - ma s - un terzo di quanto avrei speso in un negozio. Stammi a sentire: e dunque, con la eguale spesa, io avr un corredo di un terzo pi ricco. Ecco: sono soltanto gli sciocchi che non fanno questi calcoli.

Sandro - (con improvvisa e cordiale risata) E brava! (Ha tolto di tasca una scatola, l'offre aperta a Luciana) Vuoi una pastiglia?

Luciana - No, grazie.

Sandro - Prendine almeno una: un composto d salolo, indicatissimo come disinfettante dell'intestino.

Luciana - (calma) No, grazie, caro. Sei ammalato?

Sandro - Ammalato, ammalato! Sono sano, e ammalato; come tutti. Ma io prevengo il male. Ormai si sa che il nostro corpo contiene, in potenza, tutti i germi; d tranquillit, non vero?, sapere con certezza che si sa questo. Quindi, io inseguo il male, non gli d tregua; cambio, alterno i rimedi, e lo combatto con la strategia di un generale. Una pastiglia?

Luciana - No, grazie.

Sandro - (chiudendo rumorosamente la scatola, e masticando) Bene; io, alla medicina, ci credo. E' una grande cosa.

- (Pausa).

Sandro - (ha ripreso a passeggiare, le mani in tasca) Non trovi che incomincia a fare un po' troppo buio, qui dentro?

Luciana - Gi, difatti. Non ci si vede quasi pi.

Sandro - (dopo un attimo) Ma come pu un ingegnere vivere cos?

Luciana - Sono cose che succedono.

Sandro - Eh, lo so. Per triste. (Piantato davanti alla porta d destra) Di', Luciana.

Luciana - Sei stanco d'attendere?

Sandro - Io vorrei sapere che cosa c' dietro questa porta.

Luciana - (a voce bassa) No, Sandro. Non si deve.

Sandro - Gi. Ma vorrei saperlo.

Luciana - Anch'io.

Sandro - Anche tu? Di', non trovi che sono strane queste soffitte, questa gente?

- (Nel fondo ripassa, lento e gigantesco, Michele Paulino).

Sandro - (avvicinandosi rapidamente a Luciana) Ecco: hai visto?

Luciana - Che cosa?

Sandro - Quel... quella specie di bruto che passeggia l fuori?

Luciana - E' l da quando siamo giunti. Che cosa far?

Sandro - Oh, sai, non mi fa paura. Ma sono lieto di non averti lasciata venir sola, quass.

Luciana - Caro, nessuno mi avrebbe mangiata; non si tratta di questo. Mi spiace che tu perda tempo per me, e ti debba annoiare cos.

Sandro - (piantandosi a gambe larghe di fronte a lei) A proposito, Luciana; a che cosa pensi, tu, per non annoiarti, quando non siamo assieme?

Luciana - (sorridendo) Ma non c' bisogno di pensare a qualcosa di preciso, per non annoiarsi.

Sandro - Ecco, io vorrei sapere come fai. Io mi rigiro per le strade, non so dove andare, non so dove battere il capo. S, va bene, ci sono le parole incrociate, la radio, ma insomma, quando sono al giornale, non vedo l'ora d'essere in libert; e quando sono in libert... E credo proprio che questo derivi dal fatto che io non so a che cosa pensare. Perbacco, non mi piace davvero star solo; ecos, vedi, preferisco esser quass, ma con te.

Luciana - (sentenziosa) Tu eri nato per il matrimonio.

Sandro - (convinto) Si capisce. (Sentimentale, appoggiato al tavolo) E' per questo, vedi, che quando viene la sera, e dobbiamo separarci, io, ecco, mi sento tenero e triste.

Luciana - Tanto triste?

Sandro - E anche sentimentale. Eh, s! Anche sentimentale. Mi viene, la sera, un non so che, una malinconia, come se avessi appetito, ecco. Mi sembra, ecco, di essere un poeta. Quanto si sta male!

Luciana - No, no: bisogna scuotersi, reagire. Quando saremo marito e moglie, tutto questo passer; tu tornerai a casa e io ti far trovare le fettine di pane abbrustolito, e le marmellate. E poi, ci sar io, e sarai sempre allegro.

Sandro - (picchiando sonoramente la palma aperta sul tavolo) Ah, perbacco! Questo dovevi dirmi! Ora ho un pensiero che mi piace, e che mi terr compagnia quando ci saremo...

Simone - (entrando il pi velocemente possibile) Tutto fatto; tutto pronto, signorina!

Sandro - Oh, finalmente!

Simone - Un po' di toletta, si capisce, per ricevere la signorina; e un po' d'ordine. (Confidenziale, sorridente) Ho scopato io, e ho messo tutto in ordine, mentre mia figlia si vestiva, perch prima... (ride) uh!... un caos! Mia figlia era coricata, si capisce. Da questa parte, signorina. Se il signore vuole attendere...

Sandro - Io?

Simone - (un po' impacciato, ma sempre sorridente e confidenziale) Perch, vedete, siamo un poco allo stretto. C' il letto, il tavolo, quattro sedie. S, signore, abbiamo quattro sedie, un armadio, e cos il signore non ci starebbe.

Sandro - (siede brontolando a cavalcioni di una seggiola) E va bene. Economia!... Va bene.

Luciana - (ridendo) Povero Sandro! Ma mi sbrigo, sai.

Sandro - Ho capito. Aspetter qui.

Simone - Di qua, signorina. Prego. (Esce con Luciana).

Sandro - (ha tolto di tasca una matita, un giornale, e si immerso nella soluzione di un cruciverba) Ba-bi-lo-nia. No. Ni-ni-ve. Uno, due, tre, quattro. Ni-ni-ve. Tre. Uno, due. Lete. Uno, due...

(Si fatto buio. Dalla porta del fondo, come in processione, entra la signora Allais, che porta un piatto colmo di patate, seguita passo passo da Paulino, nella cui enorme mano arde una candela. La signora Allais veste con evidenti pretese di signorilit un vecchio abito nero, accollato, con pettorina di pizzo giallognolo; magra e secca, con grandi occhi spesse atteggiati ad ingenuo sentimentalismo. Muove e pana con studiata distinzione. Michele Paulino gigantesco, lento nelle mosse, pesante; ha un grande volto di fanciullo invecchiato; parla con voce grossa e stentata, distaccando quasi a fatica le parole e troncando a tratti la frase, incapace di terminarla).

Sandro - (al loro entrare, rimane immobile, interdetto. Essi, senza vederlo, avanzano verso la tavola).

Michele Paulino - ... invece il golfo di Rio...

La signora Allais - Volete deporre la candela, signor Paulino? (Ha visto Sandro; si arresta, interdetta) Oh!... (Con una piccola riverenza) Buona sera, signore.

Sandro - (alzandosi) Buona sera. (Breve silenzio) Credevo... M'avevano detto che qui abita un ingegnere e cos...

La signora Allais - Oh, s, signore. Certo, signore. Questa l'abitazione dell'ingegner Saccomani; questa la sua stanza da letto, e di l - (indica la porta di destra) il suo studio, dove tiene le carte e i progetti. Ma ora la mia signora, la signora Lena, dorme, e cos ci siamo permessi, il signor Paulino ed io... Ma la candela mia, e il signor Paulino mi aiuta, e, cos, presto avremo finito, senza disturbare nessuno. Accomodatevi, prego, signore. Con permesso, signore. (Siede al tavolo. Paulino siede all'altro lato. I due, serenamente, pelano patate).

Michele Paulino - (seguitando imperterrito il discorso interrotto) ...Invece il golfo di Rio de Janeiro - si scrive Janeiro, ma si dice Haneiro - fatto come di tanti golfi, ed tutto pieno di...

La signora Allais - Di isole?

Michele Paulino - Ma diverse delle nostre: sembra un gioco di bambini, anzi, sembra un'illustrazione. Ci sono tante piante, oh!, strane.

La signora Allais - Quanto dev'esser bello!

Michele Paulino - (gravemente) Quando ci ritorner, vi mander molte cartoline.

La signora Allais - Grazie, signor Paulino. A me piacciono tanto i viaggi.

Sandro - (che li osserva con stupita curiosit) Avete viaggiato assai, signora?

La signora Allais - Oh, no! Mai. Non ancora. Io sono dama di compagnia della signora Lena - Mi passate una patata, signor Paulino? ma la signora Lena ha soltanto ottanta lire al mese di pensione, e non viaggia. Io ci sto provvisoriamente; non mi pu pagare, la signora Lena: ma so l'inglese e il francese, e ci sto provvisoriamente.

Sandro - Come dama di compagnia?

La signora Allais - (gravemente) S, signore.

Sandro - Ah!...

Michele Paulino - Dopo Rio, sono stato a Buenos Aires, nella Repubblica Argentina. E' una grande citt, Buenos Aires.

Sandro - (che lo guarda con curiosa diffidenza) Perdonate se sono curioso, un difetto del nostro mestiere; si sa, io sono giornalista. Siete... marinaio?

Michele Paulino - No, signore. (Ad Allais) Ho terminato la mia patata, signora. (A Sandro) Io sono Michele Paulino.

Sandro - (vago) Ah!...

Michele Paulino - Michele Paulino.

Sandro - Michele Paulino... Michele Paulino... Io ho gi sentito questo nome. Paulino... Ah, perbacco! Voi siete?...

Michele Paulino - (con un largo sorriso di gioia) Michele Paulino, il pugile, sissignore.

Sandro - Perbacco, perbacco! Ricordo perfettamente. Voi eravate... campione europeo, se non sbaglio?

Michele Paulino - Sissignore. Io sono campione europeo. Nessuno mi ha battuto. Ho anche combattuto contro Olivarez, il campione mondiale, ma il titolo non era...

Sandro - Non era in palio?

Michele Paulino - Due volte. A Buenos Aires. Duecentomila spettatori. I combattimenti pi belli della mia carriera. Presto torner a Buenos Aires.

Sandro - Voi? E a far che?

Michele Paulino - Per il titolo. Dovevo conquistarlo allora.

Sandro - (esitante) Ma questo non successo... aspettate... quattro, cinque anni or sono?

(Breve silenzio).

Michele Paulino - (con maggior fatica) Nove.

Sandro - Caspita! Nove anni! E tuttavia, vedete, mi sono ricordato di voi; la memoria del passato una cosa che fa parte del nostro mestiere, e io, chiaro, la posseggo.

Michele Paulino - Ma presto ci ritorner, signore. Mi hanno promesso una scrittura. Allora, ero partito, ma il mio impresario ...

Sandro - Morto?

Michele Paulino - Nossignore. E fallito. Ho dovuto pagare tutto io il mio viaggio, gli allenatori, e... (Quasi con angoscia) Voi non sapete quante persone si debbono pagare! (Con un riso bonario, profondo, quasi primitivo) Centomila lire! Tutto ci che avevo messo da parte incassando pugni...

Sandro - E dopo?

Michele Paulino - Non so. Ho boxato ancora, ma i tempi erano cambiati. Non era pi... Ma ora ci ritorno. Tante volte me l'hanno promesso, ma ora proprio sicuro.

Sandro - Per il campionato mondiale?...

Michele Paulino - Dovevo farlo allora, e Olivarez l'avevo battuto. Ma non fa niente. Cos, mi alleno, da solo. Mi alleno io; e sono pronto. (Si picchia il petto, coi grossi pugni).

Sandro - Ah, cos, l fuori?...

Michele Paulino - Tutti i giorni, sissignore; due ore tutti i giorni.

La signora Allais - Vedrete, signor Paulino, che troveremo a collocarci nello stesso tempo. Anche a me hanno offerto un posto in un istituto. E' preziosa la conoscenza delle lingue, e io conosco l'inglese e il francese. E pagano bene.

Michele Paulino - (con scherzo pesante, ma quasi timido) I denarinon occorrono alla signora, perch vede lo Spirito Santo.

La signora Allais - (alzandosi di scatto, rossa e confusa) Oh, signor Paulino!

Michele Paulino - (ride pesantemente).

Sandro - Lo Spirito Santo?

La signora Allais - Non gli date retta, signore. (Quasi piangendo) Non sta bene scherzare con queste cose.

Michele Paulino - Me l'avete detto voi.

La signora Allais - In confidenza. L'ho detto in confidenza. Dispensatemi, signore. Non sta bene scherzarci. (Quasi piangendo, esce rapidamente dal fondo) Perdonatemi.

Sandro - Che significa?

Michele Paulino - S'inquieta sempre, quando io ne parlo. Ma io ci scherzo.

Sandro - E' un po'... (come dire

matta ).

Michele Paulino - (serio) Oh, no. Lo vede davvero.

Sandro - (esterrefatto) Lo Spirito Santo?

Michele Paulino - Sissignore. Quando prega. Ora vado a consolarla, povera donna. Ma io ci scherzo. Buona sera, signore. Buona sera, ingegnere. (Esce).

(Nel vano della porta del fondo intanto comparso, lungo, magro, Federigo Saccomani: volto roseo sbarbato, naso appuntito, occhi cerulei un po' fissi, radi capelli grigi. Veste uno scuro abito striminzito: calzoni lunghi e stretti, alto colletto inamidato. Tiene sotto il braccio una logora borsa di cuoio. Parla con fredda pacatezza).

Federigo Saccomani - Buona sera.

Sandro - (interdetto, pi a se stesso che al nuovo venuto) Sono matti?

Federigo Saccomani - (seccamente) No.

Sandro - Ma... li conoscete?

Federigo Saccomani - S.

Sandro - E non sono matti?

Federigo Saccomani - No.

Sandro - Ma come, ma come? Di Michele Paulino pi nessuno ha sentito parlare, da tanto tempo, e adesso... Sapete che pretende di andare in America per il campionato mondiale? E' dunque vero che c' qualcuno che lo vuol scritturare? E quell'altra, poi...

Federigo Saccomani - (con asprezza quasi compiaciuta) E chi volete che lo scritturi! E' un uomo finito. Un pugile, dopo nove anni d'inattivit! Non sono come noi, gente di intelletto, che tutta la vita buona. Loro, quattro, cinque, sette anni, e addio. Ogni mese parla di un nuovo contratto, ed sempre qui. Come l'altra: inglese e francese, dama di compagnia; alla sua et, cos stracciata, con tante giovani che non hanno lavoro! Anche lei, ogni poco, a sentirla, ha trovato a collocarsi; e anche lei, sempre qui. Disgraziati! Moriranno sulla paglia.

Sandro----------------- - (con soddisfazione) Ah, mi pareva! Dico, mi dispiace per lo ro, ma, proprio, mi avevano disorientato. Dunque, vedete, che sono matti e

Federigo Saccomani - Non matti. Illusi. Vivono di speranza. Ma per vivere di speranza, ci vuole... Ci vuole quello che ho io. Non quello che hanno loro.

Sandro - (fissandolo allarmato) Ah!... (Breve silenzio) Perch voi... sareste?...

Federigo Saccomani - Federigo Saccomani, ingegnere e scopritore.

Sandro - (espansivo, curioso) Ah, perbacco! Allora, voi siete il padrone di casa - per dir cos - , l'ingegnere che abita qui dentro.

Federigo Saccomani - (freddo, sospettoso) Che c' di strano?

Sandro - Oh, nulla, s'intende. E' naturalissimo. Ciascuno abita dove gli piace. Io sono Sandro Foglia, giornalista, ed attendo qui la mia fidanzata, perch... Perdonate se mi trovo qui, e se non vi ho... (Ridendo) Ma, vedete, tutti entrano, qui dentro, e cos...

Federigo Saccomani - Mi girano attorno, lo so. Sono come i topi attorno alla montagna. Non siamo della stessa razza, loro ed io: lo sanno, e mi girano attorno. Loro non hanno niente che li trattenga su questa terra: potrebbero scomparire da un giorno all'altro, ed il mondo non avvertirebbe la loro mancanza. Io, no.

Sandro - (incuriosito, interdetto) Perbacco! Portate forse un abitino, un'immagine miracolosa?

Federigo Saccomani - No.

Sandro - Un amuleto, allora? Perdonate se insisto, ma una cosa curiosa.

Fererigo Saccomani - (con insofferenza) Che c'entra questo?

Sandro - C'entra, sicuro. Sono utili, sapete. Io ci credo. Guardate; ne porte, come dire? un trittico: il gobbo, per il gioco; il quadrifoglio, per l'amore, e il tredici, per eventi diversi. (Ride forte). E' ridicolo, vero? Eppure, qualcosa di vero c'.

Federigo Saccomani - (squadrandolo, gelido) Voi non avete capito. (Gli volge le spalle, e si allontana).

Sandro - Che cosa c'era da capire? Ho capito benissimo.

Federigo Saccomani - (volgendosi di scatto, con fredda energia) Io non ho ancora fatto ci che devo fare prima di morire.

Sandro - (sconcertato) Caspita! (Sfodera rapidamente matita e taccuino) Voglio proprio farci un articolo sensazionale.

Federigo Saccomani - (quasi senza ascoltarlo) La mia scoperta ancora l, ferma. E io non devo morire.

Sandro - Per una scoperta?

Federigo Saccomani - Non ancora.

Sandro - Ma scusate, ingegnere, voi sapete - non ve ne abbiate a male quanti scopritori esistono al mondo? Uno pi, uno meno, mi pare...

Federigo Saccomani - Quanti sono quelli che studiano il trombone?

Sandro - Il trombone? Che c'entra il trombone?

Federigo Saccomani - E' la stessa cosa. E non si pu neanche dire che pochi studino il trombone perch nelle bande i posti disponibili sono pochi. No, no. Nessuno pensa: Io rester fuori ; ma invece si pensa: Io sar il miglior trombone del mondo .

Sandro - (interdetto) E dunque?

Federigo Saccomani - (con impazienza) E dunque, la stessa cosa? Sono pochi a studiare il trombone, perch nel mondo c' bisogno di poche persone che suonino il trombone.

Sandro - (ridendo forte) Ah, ah! Questa buona davvero. Permettete che ne prenda nota. Non immaginate quanto tornino utili, nel nostro mestiere, questi paradossi, questi pensierini.

(Breve silenzio. Federigo Saccomani considera gelidamente Sandro).

Sandro - (in soggezione) E gi finito?

Federigo Saccomani - (tagliente) lo dicevo sul serio.

Sandro - Che cosa?

Federigo Saccomani - Che le occupazioni e le vocazioni, nel mondo sono in rapporto alle necessit; e perci, io, sono scopritore, perch il mondo ha bisogno della mia opera di scopritore.

Sandro - (gettandosi il cappello sulla nuca) Ah! Oh, bestia che sono! E' vero. Ma sapete ch' curioso tutto questo?

Federigo Saccomani - (quasi in collera) Appassionante, non curioso.

jSandro - (come scusandosi) Sono parole che noi usiamo correntemente senza distinzione.

Federigo Saccomani - (sempre con collera sorda) Non affatto uguale. Immaginate se io sarei arrivato all'et che ho per una cosa curiosa. Il meglio della mia vita passato cos, danneggiato da tutti, io che avevo una posizione... Per una cosa curiosa! (Breve silenzio). E si vive una volta sola, sapete! (E, dopo un silenzio, ostinato) Non uguale, ecco.

(Lunga pausa. Federigo Saccomani si seduto al tavolo, il mento fra le mani, gli occhi fissi, immobile).

Sandro - (timidamente) Scusate... (Silenzio). Dev'essere certo qualcosa di grande, la vostra scoperta, qualcosa... (Silenzio). Come giornalista...

Luciana - (chiama di fuori) Sandro!

Sandro - (ha un sussulto, come risvegliato da un sogno).

Luciana - (e. s., pi forte) Sandro! Dove sei?

Sandro - (con un balzo alla porta, un dito sulle labbra) Ssst! (Apre la porta, introduce Luciana, un po' interdetta, facendole segno di tacere. Poi timidamente) Ingegnere...

(Silenzio).

Luciana - Che cosa c'?

Sandro - (a mezza voce) Zitta! Un'intervista. Una cosa curiosa (si corregge subito, sogguardando Saccomani), appassionante anzi, appassionante: il che non lo stesso.

Luciana - Ma io...

Sandro - Zitta, cara, zitta. E' una intervista, capisci. Un articolo.

Luciana - (filosoficamente) Caro, ti diverti?

Sandro - S. No. Insomma, non questo; un lavoro...

Luciana - Vuoi restare, caro? Ma resta, caro, se ti diverti. Ne ho piacere, lo sai. In dieci minuti, io sono a casa. (Lo bacia leggermente) Addio, Sandro. Tienti il soprabito abbottonato. A pi tardi.

Sandro - Grazie, cara. E... senti, niente paura: non un bruto, sai.

Luciana - (gi dal pianerottolo) Chi?

Sandro - Quel... (si percuote il petto) quel gigante. Va' tranquilla. Addio. (Chiude la porta, senza far rumore, e torna adagio verso Saccomani).

(Breve pausa).

Federigo Saccomani - (immobile senza volgersi) Chi era?

Sandro - La mia fidanzata. Ma io credevo che non aveste sentito.

Federigo Saccomani - (guardandolo, quasi con astio) Voi siete fidanzato?

Sandro - S, veramente; sono fidanzato.

Federigo Saccomani - (dopo un attimo, batte seccamente la mano sul tavolo, con collera sorda) E intanto gli anni passano, uno dopo l'altro; e si vedono gli altri uomini che si godono tutte le cose belle della vita; che fanno denaro. E si resta soli, come...

Sandro - (impietosito) E' triste, tutto questo. Io spero, io mi auguro che voi troviate conforto presso la vostra famiglia, i vostri parenti... Qualcuno, insomma, che vi conforti un poco.

Federigo Saccomani - (con profondo odio) I miei parenti, io, li ho cancellati tutti dalla mia vita.

Sandro - (interdetto) Caspita!

Federigo Saccomani - Mi hanno danneggiato, sempre, anche quando ero ragazzo. Io potevo chiedere ai miei fratelli tante cose, che non ho chiesto. E adesso mi mantengono, s, ma soltanto perch la legge li obbliga. Ed giusto che paghino cento lire al mese, dico cento lire al mese, quattro fratelli? E' giusto che paghino per tutto il danno che mi hanno fatto e perch io devo vivere per la mia scoperta! Ma io li ho cancellati dalla mia vita: loro e tutti gli altri che non mi credono.

Sandro - Sarebbe troppo doloroso se fosse davvero cos. Non bisogna - perdonatemi- , non bisogna vedere il mondo sotto un aspetto tanto nero. C' sempre - l'avrete sentito dire anche voi - un lato roseo nel prisma della vita. Bisogna girare, girare il prisma. Mi sembra che voi esageriate un poco.

Federigo Saccomani - Ah, s, davvero! A che devo se ho passato tutto questo tempo cos? E sapete, poi, che mi hanno processato? Sissignore, processato per tentata truffa; e, naturalmente, assolto, perch c'erano le carte che provavano che tutto vero. Ma intanto, processato. E ridono. Come fanno a ridere? Non possono giudicare, se non sono competenti. Ioso che cosa un impianto metallurgico, e come nasce e come si organizza una grande societ industri. Perch io ci ho lavorato quindici anni, e io ho visto i giacimenti, e loro no,

Sandro - I giacimenti?

Federigo Saccomani - (sedendo, calmo, all'altro lato del tavolo) Io li ho visti.

Sandro - (deluso, e a mano a mano pi ironico) Oh, Dio, si tratta di giacimenti? Anche voi!... Volevo dire, scusate... Oh, perbacco, e io che credevo... Aspettavo chi sa che! (Ride forte) Ah, bene, bene; saranno giacimenti d'oro, naturalmente.

Federigo Saccomani - (pacato) No. Non d'oro. Di petrolio.

Sandro - Di bene in meglio. Giacimenti di petrolio! Oh, perbacco! E dove? In Sardegna?

Federigo Saccomani - (c. s.) No. In Persia.

Sandro - In Persia, si capisce, che diamine! Tutto il petrolio in Persia, naturalmente.

Federigo Saccomani - No, non tutto. Ma quello, s, in Persia; presso Ispahan, nelle montagne a sud-ovest di Ispahan: le montagne del Chusistan. Sono giacimenti immensi: si potrebbero estrarre migliaia di tonnellate di materiale all'anno.

Sandro - (rovesciato sulla sedia, la sigaretta in bocca, con aria di tolleranza) Ah, bene, bene. Benissimo. E a chi appartengono?

Federigo Saccomani - (tranquillamente) A me. Sono miei.

Sandro - (sobbalzando e fissando Saccomani) Avete detto?

Federigo Saccomani - Li ho scoperti io. Presso il Governo persiano giace la mia domanda di concessione. E' la prima; dunque sono miei.

(Breve silenzio, durante il quale Sandro seguita a fissare Saccomani).

Sandro - Questa, poi!

Federigo Saccomani - (sereno) E per cominciare a sfruttarli basterebbe un capitale relativamente modesto.

Sandro - (sempre fissandolo, perplesso) Cio?

Federigo Saccomani - (sereno) Centocinquanta milioni.

Sandro - Quanto?

Federigo Saccomani - Centocinquanta milioni. Non molto. Le spese generali sono tanto pi forti, quanto minore il capitale.

Sandro - Centocinquanta milioni!

Federigo Saccomani - Nessuno osa arrischiarli. Sciocchi! Non mi danno i capitali, perch non vedono gli impianti; ma se ci fossero gi gli impianti, non avrei bisogno del loro denaro.

Sandro - E allora?

Federigo Saccomani - (alzandosi) Allora, cerco. E aspetto.

Sandro - Da quanto tempo?

Federigo Saccomani - Da venti anni.

Sandro - Con cento lire al mese?

Federigo Saccomani - (ha preso dal cassetto un pane, lo affetta con calma, lo ripone, e passeggia masticando lentamente) S.

Sandro - Ah, perbacco! Possedetegiacimenti di questa importanza, e vivete cos... No, sentite, non abbiatevene a male, ma francamente... I capitali, va bene; ma non avete trovato a cedere l'iniziativa, la concessione, che so io...

Federigo Saccomani - (con gelida ostinazione) Li ho scoperti io, ed io solo debbo essere a capo dell'impresa. Io so che cosa vale, e non la ceder mai. Il Governo persiano mi ha offerto parecchie volte il premio di scoperta.

Sandro - i Quanto?

Federigo Saccomani - Tremila sterline.

Sandro - E voi avete rifiutato?

Federigo Saccomani - Sicuramente.

Sandro - (ironico, ma incominciando a spazientirsi. Alzandosi) Ah, bene, bene. Si capisce. Voi morite di fame, mentre potreste riscuotere tremila sterline, e le rifiutate, cos! (Ride forte) Benissimo. E perch poi?

Federigo Saccomani - (gelido, squadrandolo) Perch, se le riscuoto, perdo il diritto di propriet. (Testardo, prepotente) E i giacimenti sono miei.

Sandro - Questo, da vent'anni, naturalmente. (Prendendo il cappello) Ho capito. Ho capito, mio caro signore. Io vi faccio molti auguri e... (Esplodendo) Oh, perbacco! Per lasciatevi dire che quando si raccontano alle persone oneste cose di questo genere senza avere le carte in regola, i documenti, le prove, non bisogna farsi meraviglia se si processati per truffa. Ecco. Carte in regola, mio caro signore; documenti!

Federigo Saccomani - (dopo un momento di silenzio, durante il quale ha fissato gelidamente Sandro) Ma io ho detto che ho i documenti di quel che dico. (Gli volta le spalle, e si dirige verso la porta di destra).

Sandro - (seguendolo impetuosamente) Che cosa fate?

Federigo Saccomani - Prendo i documenti. (Fermando con un gesto Sandro sulla soglia della porta) Un momento, prego. Qui entro io solo. (Scompare un istante, e ricompare con una cartella accuratamente confezionata e legata).

Sandro - (quasi con frenesia) Date qua, date qua, lasciatemi vedere.

Federigo Saccomani - Guardate, guardate pure. Le lettere del Governo persiano, in inglese. Voi sapete l'inglese? La copia della domanda di concessione, i certificati della societ in cui lavoravo a Teheran, prima; il diploma di laurea. Guardate, guardate pure.

(Lungo silenzio).

Sandro - (eh' ricaduto a sedere, smarrito) Volete una pastiglia?

Federigo Saccomani - Grazie, non ora. Lasciatele sul tavolo. Ora sto mangiando.

Sandro - (distrattamente) Che cosa?

Federigo Saccomani - Pane.

Sandro - Oh, perdonate, perdonate. S'intende. Voi potete mangiare ci che volete. Perdonate. Ho la testa... Vi confesso, ingegnere, che questi discorsi al lume di candela... Questione d'abitudine, si sa. E quegli altri due: Michele Paulino e la dama di compagnia che vede lo Spirito Santo! E tirano avanti cos! Vi confesso che mi par di sognare. E' una cosa... non so come dire. Sono tutto sottosopra. Non mi ci raccapezzo. (Breve pausa). Vediamo, ragioniamo con calma. Voi ammetterete, caro ingegnere, che tutto questo molto strano. Va bene - voi dite - i documenti. E va bene; i documenti li ho visti. Ma, l'assieme? Capite? Quel vivere cos, voi e gli altri. Vent'anni. Caspita!

Federigo Saccomani - (masticando)Circa. Io lavoravo a Teheran in una societ italo-americana. Si presentato un vecchietto, un miserabile, che chiedeva d'essere finanziato per alcune ricerche. Nessuno lo prese sul serio; io s. Andai con lui da Teheran a Ispahan; poi nelle montagne del Chusistan. I giacimenti c'erano.

Sandro - E quell'altro?

(Breve silenzio).

Federigo Saccomani - E' morto.

Sandro - Come?

Federigo Saccomani - Di miseria. Non aveva parenti, lui. Io s, e mi mantengono. E io vedr quello di cui abbiamo parlato assieme per tanti anni, e che lui non ha visto.

Sandro - (alzandosi, e passeggiando con larghi gesti) Ma come potete dirlo, scusate, ingegnere? Come potete dirlo? Quello - vedete - morto, e voi...

Federigo Saccomani - (sereno, fermo) Credere o non credere, caro signore.

Sandro - Credere, credere! E' una parola!

Federigo Saccomani - (insorgendo)Una parola? Non sapete quel che dite!

Sandro - Credere, va bene! Credere, siamo d'accordo, quella cosa... Ma insomma, sapete, su uno ch' riuscito, quanti sono rimasti cos?...

Federigo Saccomani - Perch le loro imprese non erano tali da riuscire; la mia, s. E poi, se avessero ragionato come voi, caro signore; se, per esempio, avessero ragionato come voi...

Sandro - Lo so, lo so! Colombo non avrebbe scoperta l'America. Lo so, lo dicono tutti!

Federigo Saccomani - (con fuoco improvviso, ma sempre contenuto) Proprio, anche Colombo. Tutti lo dicono, e quindi pi nessuno si rende conto di quello ch' stato. Ma avete provato, voi, ad allontanarvi in barca dalla [riva soltanto di un chilometro? Vi siete sentito il coraggio di aspettare cos la notte sul mare? Voi sareste stato di quelli che volevano tornare indietro; io, no, perch io... e con ragione. Perch se voi provate a immaginare, ma proprio sul serio, che cos'era trovarsi in mezzo all'Oceano Atlantico, ch'era un mare sconosciuto, su quei gusci di legno-Pensateci, pensateci! E tutti gli altri non hanno fatto cos?

Sandro - (smarrito) Gli altri, chi?

Federigo Saccomani--- - (immobilenella penombra solenne, quasi religiosamente) Knot d'Arcy, per esempio.

Sandro - (guardandosi attorno, quasi con timore) Knot d'Arcy... Chi era?

Federigo Saccomani - Vedete? Nessuno sa neanche chi fosse. E lu, per tutta la vita, ha girato i deserti della Persia; sissignore, proprio della Persia, anche lui. Ed era ricco a milioni, giovane, non aveva bisogno di nulla. S'era messo in testa che nei deserti della Persia si dovesse trovare il petrolio. In quelle steppe - voi non sapete che desolazione siano, perch non le avete viste - ha passato la giovinezza, la maturit; ha visto venire la vecchiaia. Sempre pi solo, sempre pi povero. I fratelli, i parenti!... S, davvero! Sempre pi povero! Ogni tanto doveva tornare a Londra a chiedere finanziamenti, perch non aveva pi nulla di suo. I suoi milioni andati spariti in quelle sabbie salate! A Londra, sapete come lo ricevevano? Come un pazzo!, sissignore. E lui, ci stava. Si faceva cacciare, e ritornava a mendicare; sinch riusciva ad ottenere ancora un po' d denaro. E gi, di nuovo, nei deserti persiani. Tutta la vita.

Sandro - E poi?

Federigo Saccomani - (lento, imponente) Come, e poi? Ha trovato, si capisce.

Sandro - Il petrolio?

Federigo Saccomani - Il petrolio, si capisce. E sapete? Dalla sua scoperta, che gli ha preso tutta la vita, tutta la ricchezza, tutta la salute, sapete che cosa sorto? L' Anglo-Persian Oil . Questo, di nome, lo conoscerete, vero? E allora, se lo conoscete, voi sapete che l' Anglo-Persian Oil oggi, e da molti anni, una delle pi potenti Case petroliere del mondo. E questa storia.

(Pausa).

Sandro - (come scuotendosi da un incubo) E' tardi. E' tardi; me ne vado.

Federigo Saccomani - Accomodatevi.

Sandro - Io vi ringrazio... (Timidamente) Potr rivedervi?

Federigo Saccomani - Come credete.

Sandro - Parleremo anche domani?

Federigo Saccomani - Come credete.

Sandro - Grazie. Ora me ne vado. Nel Chusistan, vero? Domani, mi spiegherete... Oh! Le mie pastiglie?

(Breve silenzio).

Federigo Saccomani - (con leggero imbarazzo) Scusate. Io credo che inavvertitamente, parlando...

Sandro - Le avete mangiate col pane?

Federigo Saccomani - Cos... parlando. Scusatemi. Provveder.

Sandro - Non parlatene neanche! Mi auguro che non vi faccian male. La scatola era piena... Al salolo. Non vorrei...

Federigo Saccomani - Io non ho mai male.

Sandro - (smarrito) Meglio cos.Col pane, eh? A domani, a domani. E grazie. (S'avvia verso la porta di destra).

Federigo Saccomani - (accompagnandolo con la candela verso la porta del fondo) Da questa parte.

Sandro - Esatto. Buona sera, ingegnere.

Federigo Saccomani - Da questa parte?

Sandro - (finalmente orientato) Sicuro, da questa parte. Buona sera. (A s) Sempre solo, da vent'anni! E io, che a star solo dieci minuti... Ma ritorno, sapete, e mi spiegherete meglio tutte queste cose. (A Saccomani) Io incomincio ad ammettere, vedete, che qualcosa di vero ci possa essere, in tutto questo; ed appunto perci ho bisogno di capire quanto c' di vero; e capire come avete fatto, come fate a vivere solo, cos, in miseria, da venti anni, sempre con quel solo pensiero. E vivere, e non morire di disperazione... Voi, e quegli altri...

Federigo Saccomani - (lento, tranquillo, ritto sulla soglia della porta, tenendo alta la candela per far luce a Sandro ch' gi sulla scala) Credere o non credere. Buona sera, signore.

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Ancora la soffitta di Federigo Saccomani, ma nella piena luce di un mattino luminoso. Il grande abbaino aperto su un cielo fresco e tersissimo. Una leggera brezza primaverile elitra, a tratti, nella stanza polverosa.

I pochi mobili sono sossopra: il tavolo stato collocato davanti alla porta di destra; le sedie sono rovesciate sul tavolo. Alcuni stracci, un secchio d'acqua, una scopa dicono che si sta facendo una radicale pulizia del locale. La signora Allais vi attende. Entra, esce per la porta del fondo, ch' spalancata; spolvera, scopa, riordina, seguita passo passo da Paulino.

Michele Paulino - Anche per me, il giorno del combattimento era la liberazione.

La signora Allais - Volete favorirmi quello straccio?

Michle Paulino - Sissignora, eccolo. Finiva il tormento dell'allenamento. Non sapete: tutti i giorni, sette, otto chilometri.

La signora Allais - (spolverando le seggiole, che rimette a terra) A piedi?

Michele Paulino - A piedi, sissignora. E nel pomeriggio, tre, quattro uomini, per combattere, li pagavo tutti io. Dopo, il mio allenatore (segue, imperterrito, la signora Allais ch' uscita a scuotere lo straccio nella tromba delle scale) mi metteva a letto, sotto due coperte di lana, e anche, oh!, un materasso.

La signora Allais - (.cercando vanamente di rientrare, perch Paulino s' piantato in mezzo alla soglia) Perdonate se vi disturbo, signor Paulino; vorrei passare.

Michele Paulino - E io... Ah! Oh, scusate. (Rientra) Passate pure. E io sudavo (ridendo); mi pareva... come se morissi.

La signora Allais - Oh, ma terribile! Perch vi facevano questo?

Michele Paulino - Ah, perch? Come, perch? Era per l'allenamento, si sa, e io...

Federigo Saccomani - (sporgendo il cavo dalla porta di destra, seccamente) Signora Allais, avete ripassato l'abito?

La signora Allais - (precipitandosi verso il letto, ove deposto un abito nero, e porgendo i calzoni a Saccomani) Mio dovere, ingegnere. Subito. Eccoli.

Federigo Saccomani - (prende i calzoni, e scompare).

Michele Paulino - Ma il giorno del combattimento era il pi...

La signora Allais - Bello? Michele

Paulino - Salivo sulla pedana...

Sandro - (entra come una folata di vento dalla porta del fondo. Ha salito le scale di corsa, ed ansante. In una mano tiene un grosso involto, che depone sul tavolo; nell'altra, alcune lettere) Posta! C' posta! Tre lettere! Dov' l'ingegnere?

La signora Allais - (quasi sommessa) E' di l, che si veste. Buongiorno, signor Sandro.

Sandro - (smanioso) Ma c' posta! L'ho trovata in portineria, e... Leggo io, intanto. (Lacera la prima busta).

Federigo Saccomani - (affacciandosi di nuovo, senza neanche salutare Sandro) La giubba e il panciotto.

La signora Allais - Subito. Eccoli, ingegnere.

Sandro - (si volge, gli si precipita incontro, le mani tese) Oh, buongiorno, buongiorno!

Federigo Saccomani Seccamente) Buongiorno. (Ha preso giubba e panciotto, e si ritira chiudendo l'uscio in faccia a Sandro).

Sandro - (dopo un attimo) Come si vede ch' emozionato! La grande giornata, oggi, vero? La giornata campale! Anch'io mi sento tutto rimescolato, come ai tempi degli esami, e anche di pi. Non riesco a star fermo. Oh, a proposito, signora Allais; ho portato una tovaglia per il tavolo, un calamaio, diversi oggetti d'ufficio, per decorare un po'. Sono finanzieri, uomini d'affari, e qui dentro... Insomma, fate voi. (Si gettato a sedere, e prende a leggere avidamente la corrispondenza).

La signora Allais - Oh, sicuro; grazie, signor Sandro. Avete fatto bene. E' importante, questo. (Apre l'involto, ne toglie gli oggetti che dispone sul tavolo, studiando con cura la collocazione di ciascuno}.

Michele Paulino - (passeggiando, imperterrito) Io, i colpi non li ho sentiti, quando combattevo. Dopo... (ride) oh, s! Ma chi sente i colpi quando combatte, significa che non costruito per il pugilato. (Si percuote il petto). lo sono costruito per il pugilato.

Sandro - (ch' passato dalla prima lettera alla seconda, dalla seconda alla terza con un crescente avvilimento, ora, letta la terza lettera, batte un gran pugno sul tavolo, con infantile esplosione di dolore) Oh, perbacco! Non uno! Ingegnere!

Federigo Saccomani - (esce lentamente, quasi vestito, e s'arresta a considerare Sandro).

Sandro - (balzandogli incontro) Oh, ingegnere carissimo! Non ve devo l'ora che foste pronto! Guarda te qui: tre lettere, tre rifiuti; tre cretini che non hanno compreso nulla, come tutti gli altri. Cinquanta quattro memoriali ho gi spediti, in due mesi; solo venti hanno risposto, e tutti e venti, negativamente, prima ancora di conoscere i particolari! E' una cosa...

Federigo Saccomani - (che ha esaminato attentamente le intestazioni) Io non ho mai scritto a queste aziende.

Sandro - (trionfante) Ma ho scritto io, ingegnere! Ho scritto io.

Federigo Saccomani - (squadrandolo)A nome di chi?

Sandro - Come, a nome di chi? A nome vostro, naturalmente; e difatti, vedete, le lettere sono indirizzate a voi.

Federigo Saccomani - (gli volge le spalle, si allontana; poi, quasi a mezza voce) Allora, dovevo aprirle io.

Sandro - (umile, interdetto) Ma, ingegnere, io...

Federigo Saccomani - (lacerando le lettere) D'altronde, questo vostro lavoro che io non ho richiesto inutile. Quel che conta il convegno di stamane; stamane, avremo i capitali. (Alla signora) La cravatta, signora Allais.

Sandro - (sussultando, come toccato da una scarica elettrica) Santo Cielo, che bellezza! I capitali! Dopo tutta una vita, e proprio adesso, che son giunto anch'io!... I capitali! Ah, mi sembra d soffocare! (Si piazzato sotto l'abbaino aperto, a gambe larghe; e respira a pieni polmoni, felice) Dite, siete certo che li otterremo?

Federigo Saccomani - S.

Sandro - Ah, s, anch'io. Che mattina meravigliosa, ingegnere! Anch'io ne sono certo. Se sapeste, ingegnere; quando sono con voi, ecco, sono certo di tutto: pi niente mi spaventa, non ho preoccupazioni. Ingegnere, se otterremo i capitali, occorrer fondare subito la societ.

Federigo Saccomani - (che termina con cura la sua toletta, assistito dalla signora Allais) Certamente.

Sandro - La societ! Ci pensate? (Respira profondamente, conte, un mantice) Avete visto, che cielo azzurro? E bisogner che qualcuno vada subito in Persia.

Federigo Saccomani - Certamente.

Sandro - In Persia! E chi?

Federigo Saccomani - Io.

Sandro - Ah, si capisce. E io, mi occuperei...

Federigo Saccomani - (di punto in bianco) Perch volevate che ricevessimo questi signori nel vostro ufficio?

Sandro - (interdetto) Ma perch... un ufficio, capitemi, sembrava diverso. Pi... Mi capite?

Federigo Saccomani - Debbono venire qui. Debbono sapere che il padrone della scoperta sono io, senza equivoci.

Sandro - (stupito) Ma questo si sa.

Federigo Saccomani - D'altronde, hanno voluto venire qui. E' un giusto segno di deferenza.

La signora Allais - Oh, s! Guardate quant' bello, ora qui! Se volgete le spalle al letto, cos... quello pare proprio - ma davvero - l'angolo di un ufficio autentico.

Michele Paulino - Oh, s; proprio bello. Anche i fiori sono belli.

Sandro - Toh! E chi li ha portati?

Michele Paulino - La signora Allais; ma li ho pagati un poco anche io.

Sandro - Voi! Oh! Ebbene... (Piroetta fp se stesso; si allontana, le mani sprofondate nelle tasche).

La signora Allais - (confusa, ma lusingata) E' cos poco. Ma anche questo fa, non vero? D l'impressione della ricchezza, della signorilit, un vaso di fiori, che il superfluo. Non vero?

Sandro - Ebbene, perch non devo dirlo? Sono commosso; non c' nessun male ad essere commosso. Ma dobbiamo, dobbiamo riuscire!

La signora Allais - Vedrete, signor Sandro, come resteranno bene impressionati, quei signori, dal bell'abito nero dell'ingegnere! Quanto distinto! Un vero uomo d'affari.

Michele Paulino - Sembra quasi che sia proprio suo.

(Breve silenzio).

Michele Paulino - (cercando di spiegarsi meglio) Sembra - non so - che sia stato tagliato - ecco - per lui.

(Breve silenzio).

Federigo Saccomani - Come dovevo presentarmi a quei signori? Cos, con quell'abitino - lasciatemi dire, so benissimo com' - , con quell'abitino che porto tutti i giorni? Non ne ho altri.

Sandro - Ma cos sta bene davvero. Che cosa importa, se preso a prestito? Ha ragione la signora Allais: importante, e vedrete...

La signora Allais - Zitti!

(Pausa. Tutti restano in ascolto).

La signora Allais - (a mezza voce) Che ora ?

Sandro - (a mezza voce) Le nove e un quarto. Sono loro.

La signora Allais - Non lo dite, signor Sandro! Non lo dite, che il cuore mi batte troppo forte. Mi sembra che sia una cosa mia.

Federigo Saccomani - Via! Andate via!

La signora Allais - (raccogliendo in fretta la scopa) Il secchiello, signor Paulino. (A Saccomani) Auguri! Vedrete, l'abito, che effetto! Auguri!

Michele Paulino - (piantato sullaporta, il secchio in mano) Io, ecco; io...

Sandro - Presto, presto!

Michele Paulino - Io ecco: preferisco combattere, che veder combattere.

La signora Allais - (tirandolo per un braccio) Venite, signor Paulino!

Michele Paulino - (trascinato via) Si soffre meno.

Federigo Saccomani - (sedendo rapidamente al tavolo) Chiudete la porta.

Sandro - (che comincia a perder la testa) Adesso... Ah, s; la porta. (Chiude la porta, scende affannato verso Saccomani) Ed ora? (S'ode bussare alla porta).

Federigo Saccomani - La porta! Aprite.

Sandro - (completamente smarrito) Ah? Ah, s; subito! (Si slancia, spalanca l'uscio).

(Sopra il pianerottolo stanno il cavaliere Lanzi e il professore. Il cavaliere Lanzi un signore affabile, conciliante; piccolo e paffuto, sbarbato e quasi calvo; porta ghette ,e anelli: i radi capelli sono lisciati e impomatati. Il professore un uomo maturo, di forte corporatura; il volto incorniciato da una barbetta quasi grigia, a punta. Parlando, toglie, tiene qualche tempo tra le dita e torna ad inforcare gli occhiali a molla).

Il cav. Lanzi - L'ingegner Saccomani?

Sandro - E' qui, qui. Accomodatevi, prego.

Il cav. Lanzi - Grazie. (Entra, seguito dal professore. Sandro rinchiude la porta).

(Un attimo d'indecisione. I nuovi venuti guardano alternativamente Sandro e Saccomani).

Il cav. Lanzi - (indicando Saccomani) L'ingegnere?

Federigo Saccomani - (seccamente, alzandosi) Sono io. Buongiorno.

Sandro - E' lui, lui. Io sono Sandro Foglia, giornalista. Siamo... siamo assieme.

Federigo Saccomani - Il signor Foglia si interessato ultimamente della mia scoperta; la scoperta mia. Se volete, io sono a vostra disposizione per tutti i chiarimenti che potete desiderare. Vi prego di accomodarvi, signori.

Il cav. Lanzi - (dopo aver scambiato un'occhiata col professore) Grazie.

(Tutti siedono in silenzio. Pausa).

Il cav. Lanzi - (con qualche impaccio) Ecco: siamo venuti precisamente per alcuni - appunto- per alcuni chiarimenti.

Sandro - Siamo qui apposta, s'intende. Dite, dite pure.

(Breve pausa).

Il cav. Lanzi - (dopo essersi guardato attorno, con tono di piet) Voi abitate qui?

Federigo Saccomani - (lo fissa un attimo; poi, con profonda dignit) S, signore.

(Breve silenzio).

Il cav. Lanzi - Ascoltate, ingegnere. Noi siamo venuti... Lasciamo stare per un momento lo scopo della nostra visita.

Sandro - (insorgendo) Come, come! Parliamone, invece.

Il cav. Lanzi - Vi prego, lasciatemi dire. Lo scopo della nostra venuta pu avere un interesse, bench... Ma insomma, ingegnere, io voglio parlarvi, se me lo permettete, come un amico, come un vero amico.

Il Professore - Ma... ma... ma...

Il cav. Lanzi - (al professore, pieno di sottintesi, indicando vagamente col capo la grande stanza spoglia) E lasciate, andiamo!... Non vedete?... Dunque, ingegnere, volete che io?...

Federigo Saccomani - Io sono qui per parlare d'affari con voi. Su questo argomento voi potete chiedermi tutto ci che volete. Voi avete letto sicuramente il mio memoriale, e io posso darvi la dimostrazione di quanto ho scritto.

Il cav. Lanzi - Non ne dubito. Ma vedete, ingegnere, sono cose queste, tanto - diciamo cos - grandiose, tanto lontane: la Persia!, che se proprio non vi fosse la sicurezza assoluta... Non vi pare che sarebbe meglio dedicarsi ad altro, non pensarci pi? Dedicare le vostre energie ad altre occupazioni, che vi consentissero, oltre alla soddisfazione morale di cui faccio gran conto, anche un tenore di vita pi adatto a voi, alla vostra condizione sociale?...

Sandro - Ma voi non considerate - per carit, non equivochiamo, non considerate che si tratta di un progetto serio. Grandioso, proprio; veramente grandioso, e concepito tutto da lui. Ma esatto, concreto, basato su calcoli precisi, meditati...

Il Professore - Calcoli precisi, meditati! Vedete, si d sovente il caso di persone che fanno i progetti pi fantastici; che so: per esempio, il traforo del globo; sicuro. Ho visto anche questo caso...

Sandro - Ma si tratta di pazzi, scusate!

Il Professore - Appunto. Cio, lasciatemi dire. Pazzi, una parola generica. Sono sovente persone che ragionerebbero come tutti gli altri, e anche ragionano; e i loro calcoli sono, appunto meditati, forse anche precisi. Ma quello ch' sbagliato il presupposto, il punto di partenza: e su questo, nella loro mente, buio completo. Non c' pi controllo.

Sandro - Ma il Chusistan non mica...

Federigo Saccomani - Lasciate dire.

Il cav. Lanzi - Insomma, ingegnere, questo: siete ben sicuro, ma sicuro davvero, di quello che dite? Non sarebbe meglio... Dico: altri lavori pi normali non mancano; noi stessi potremmo interessarci per trovarvi... Voi siete proprio sicuro...

Sandro - E come no? Noi siamo sicurissimi.

Il Professore - Abbiate pazienza! Lasciateci sentire l'ingegnere!

Sandro - (brontola, masticando una pastiglia).

(Breve silenzio).

Federigo Saccomani - (lentamente, freddo) Io vi porto l'esperienza di tutta la mia vita. Questi calcoli non sono mica una cosa improvvisata! Sono... Li ho fatti tutti io. E volete ch'io non sia certo? Se per un momento solo potesse venirmi il dubbio che tutto questo non serve a nulla... (Breve silenzio). Fa ridere a pensarci. Fa ridere. Mi dite, voi, come potrei essere ancora vivo? E discuterne qui, adesso, davanti a voi, persone serie, che avete la responsabilit di grandi interessi, di capitali ingenti... No, no. Fa ridere. Non sono un pagliaccio. Io son qui per offrire. Insomma, io vi offro il frutto di tutta la mia vita; ho un'esperienza di organizzazione e di direzione...

Il Professore - Vorreste esser a capo dell'impresa?

Federigo Saccomani - (subitamente duro, quasi animoso) L'impresa deve essere mia. Nessuno pi idoneo di me; io sono nel mio diritto.

Sandro - E' chiaro. E' evidente. Il progetto suo. E, in Persia, voi ci siete stato?

Il Professore - No.

Sandro - Neanchio. Ma lui, s. La conosce. Conosce Teheran, Ispahan, i deserti, il genere di lavoro...

Il cav. Lanzi - E voi vorreste andare in Persia?

Federigo Saccomani - E chi deve andarci, allora? Scusate. Voi potete studiare progetti, informarvi, garantirvi quanto credete; ma, in definitiva, a capo dell'impresa devo esserci io; e, quindi, andare subito in Persia,

Il cav. Lanzi - Capisco. Ma vedete, ingegnere: in Persia! Anche se fosse possibile, alla vostra et!...

Il Professore - Scusate, quanti anni avete?

Federigo Saccomani - Cinquantacinque.

Il cav. Lanzi - Cinquantacinque? Vedete!

Il Professore - E non risentite disturbi, inconvenienti di nessun genere; non accusate, dico per dire, giramenti di capo, calori improvvisi, amnesie...

Federigo Saccomani - No.

Sandro - Ma scusate, scusate...

Il cav. Lanzi - Comunque sia, vedete ingegnere, quanti disagi, alla vostra et! Voi non siete vecchio: ma un'impresa tanto vasta, tanto faticosa...

Sandro - Che c'entra questo? Io non capisco.

Federigo Saccomani - State zitto, voi.

(Breve silenzio).

Federigo Saccomani - Potete parlare chiaro. Molte volte anch'io ho licenziato uomini che avevano, allora,la mia et. Vedete dunque che so come succede, nelle aziende.

Il cav. Lanzi - No, affatto. Noi...

Federigo Saccomani - Lo so, lasciatemi dire. Io ammiro la vostra delicatezza, ma lo so. Voi siete in diritto di sapere che garanzie di rendimento offro. Forse mi avete visto un po' magro. Lo so anch'io che sono magro. (Con astio e collera) 'Ma questo perch certe persone hanno avuto interesse a misurarmi i mezzi di sussistenza. Non sarei cos. Ma non ho malattie, di nessun genere. Fatemi visitare quando volete. Posso mangiare qualunque cosa. La vista, ecco; gli occhi, forse, incominciano ad indebolirsi un poco. Ma non nulla. So anche quali lenti mi occorrerebbero. Per il resto, non so; in coscienza vi assicuro che non ho nulla; che resisto a qualunque disagio. Poi, non so; se necessario, fatemi visitare.

Sandro - Noi siamo a vostra disposizione. Visitateci pure quando volete; anche adesso, per modo di dire. Io, sono sanissimo, e l'ingegnere... (S'ode bussare alla porta) Avanti! L'ingegnere, io lo conosco da molto tempo: ha una salute di ferro, cammina sempre, vuol sempre camminare, anche quando, s, dico, si starebbe volentieri seduti. Un uomo di ferro. Si alza alle quattro, mangia... (S'ode bussare ancora). Insomma, chi ? Avanti!

(La porta s'apre discretamente e compare, sulla soglia, la signora Allais. Dietro di lei s'intravede Paulino che allunga il collo per veder qualcosa).

Federigo Saccomani - Che cosa volete?

La signora Allais - Mille scuse. Io sono mortificata. Non , per carit, non per curiosit che sono entrata...

Sandro - Che cosa c'?

La signora Allais - C' una signorina che vuol parlare con voi. Io le ho detto... Perdonate! (Fa una rapida riverenza e scompare. Prima che la porta si chiuda, s'ode la grossa voce di Paulino).

Michele Patjlino - Va tutto bene?

Sandro - Con me? Non capisco. (A tutti) Perdonate un istante. (S'alza, si avvia, sempre parlando. A Saccomani) Ma voi, intanto, ingegnere, spiegate i dettagli. Questi signori, forse, non si sono ancora resi esattamente conto. I dettagli, ingegnere! Io torno subito. (Spalanca la porta, resta un attimo interdetto. Esclama) Luciana! Qui?... (Esce, chiudendo rumorosamente la porta dietro di s).

Il cav. Lanzi - (leggermente inquieto) E' forse successo qualche cosa?

Federigo Saccomani - Pu darsi. Ci che succede a quel signore non ci deve interessare. Vi prego di occuparvi di me. Questi sono i miei documenti personali, i miei titoli, le mie carte. Vedrete che sono, s, una persona di prim'ordine. Questo fascicolo contiene il progetto esposto in tutti i suoi particolari...

(La porta si spalanca; Sandro compare sulla soglia).

Sandro - (a voce alta, sgomento) Un alienista!...

La voce di Luciana - Sandro! Ascolta! (La porta si chiude).

Il cav. Lanzi - (sempre pi inquieto) Forse... se ce ne andassimo?

Il Professore - (che s' sprofondato nell'esame del manoscritto) Un momento. Questo scritto da voi?

Federigo Saccomani - S come no? Ho fatto tutto io.

Il Professore - Voglio dire: anche scritto di vostro pugno?

Federigo Saccomani - S, certo. Questi sono i diversi progetti, pi specialmente tecnici. Questa, la carta della regione: vedete, tutti i dislivelli notati, e poi calcolati qui, nel progetto delle funivie. (Compiaciuto) E' un capolavoro, questo; tutto chiaro, indiscutibile, per chi capisce. Ci ho messo tanto tempo; e adesso qui, in mano vostra (pi basso, quasi con sforzo), come la mia vita.

(La porta si spalanca di nuovo. Sandro, sconvolto, ansante, fuori di s, piomba nella stanza. Luciana lo segue, cercando di trattenerlo e calmarlo).

Sandro - (con voce tonante) Ah. che infamia!

Luciana - Sandro! Taci! E' per il suo bene!

Sandro - Via di qui!

Luciana - Sandro!

Sandro - Ah, s, vero? Finanzieri, eh? Persone serie, con la responsabilit di grandi capitali! (Quasi con un nodo alla gola) E noi, qui, in buona fede! Tutta la nostra speranza, i nostri progetti... Questo disgraziato, tutta la vita, ci ha messo; e loro: il caso clinico, eh? (Picchiando for-midabilmente il pugno sul tavolo) Knot d'Arcy! Knot d'Arcy! Che infamia! Via di qui!

Luciana - (esterrefatta, scandalizzata) Sandro! Sembri un facchino!

Il cav. Lanzi - Non capite, ch' per il suo bene? Come pu pensare seriamente che qualcuno... Ma guardate, come ridotto, questo disgraziato!

Sandro - Ah, per il suo bene? Farlo passare per... (Tace ansante; fissa con spavento Saccomani, si riprende) No, no, no! Neanche dirlo, neanche dirlo! Andatevene subito! Via, subito!

Il Professore - Oh, insomma! Con chi credete di parlare?

Sandro - Con chi? Con chi! Proprio voi!... (Esplodendo di nuovo, incapace a contenersi) Ah, troppo, troppo atroce! Farlo passare per pazdo, lui! (Con schianto, con vergogna a Saccomani) Avete capito? Mandati dai vostri fratelli, uno; quello, un amico loro, un pagliaccio...

Il cav. Lanzi - Signore!

Sandro - E l'altro, sapete chi ? Un alienista! Il dottore dei matti! Avete capito? Mandati dai vostri fratelli, per esaminarvi! Per pazzo, voglion farvi passare! Perch sicuro di quello che dice! perch crede, mentre voi non credete a niente!

Il Professore - Ora basta. Andiamocene.

Sandro - Dopo vent'anni d'attesa, questa farsa atroce! E noi qui, disgraziati, a metterci nelle loro mani; lui, disgraziato, alla sua et, a dir tutte le sue miserie, a denudarsi davanti a loro... Questi fiori, questi fiori! Voi non sapete, che cosa significano! Matto, lui? Ah, s; allora matto anch'io! Questo fiore sul cappello, io lo metto, come una bandiera.

Federigo Saccomani - (pallidissimo, immobile, snocciola le ingiurie con tranquillit glaciale) Pagliacci, venditori di fumo, mascalzoni!

Il Professore - Come avete detto?

Il cav. Lanzi - Ah, questo troppo! Siamo qui, da un'ora, a supplicarvi in tutti i toni di metter testa a partito, per il vostro bene, per il bene della vostra famiglia, e voi!... Ma non sapete che i vostri fratelli non vogliono darvi neanche pi un soldo?

Luciana - E' questo, Sandro!

Sandro - (atterrito) Come?

Il cav. Lanzi - (all'ingegnere) Andiamo! E perch dovrebbero esser costretti a provvedere a voi, che non fate niente, e che mettete in piazza tutta la vostra famiglia? Non capite che quando uno dei vostri fratelli dice il suo nome sembra, ormai, ecco, una insegna di truffatori? Andiamo, ora basta! O voi prendete a lavorare come tutte le persone che si rispettano, oppure, scusate, bisogna dire che la vostra mente... Scusate. E allora, i vostri fratelli, se vi mantengono, hanno anche il diritto di... curarvi. Ecco, me l'avete fatto dire. Hanno il diritto, se qualcuno dice qualcosa, di rispondere: Ah, no, alt! Quello matto; noi non c'entriamo. Ecco. Pensateci, adesso.

Sandro - (fuori di s) Un ricatto! Ah, basta, basta! Fuori di qui!

Il cav. Lanzi - Ma che ricatto! Siamo tutti disposti a dargli lavoro, se mette testa a partito!

Il Professore - Andiamo, andiamo. Io ne ho abbastanza.

Il cav. Lanzi - Ora vengo. Pensateci.

Federigo Saccomani - Mascalzoni! Io vi denuncer, e mi pagherete i danni.

Il cav. Lanzi - (a Sandro, dalla soglia) E voi pensate a quel che fate, finch siete in tempo. (Esce, seguendo il professore).

Luciana - (spaventata) Oh, Dio!

Sandro - Via!

(Lungo silenzio. Saccomani rimasto diritto dietro il tavolo, pallido come un cadavere, immobile. Sandro piombato a sedere, le dita nei capelli, che a tratti si tira a piene mani. Luciana ferma in un angolo, esterrefatta, guardando ora Sandro ed ora Saccomani. Nel vano della porta, le braccia penzoloni, ritto Michele Paulino, sui piedi del quale sono passati, per uscire il cav Lanzi e il professore).

Michele Paulino - La signoraAllais di l; e io ho visto che piange.

Federigo Saccomani - (rapidamente va alla porta, la chiude sul naso a Paulino) Andatevene. (E torna, adagio, verso il tavolo).

Sandro - (alzando gli occhi su di lui, smarrito) E adesso? (Pausa).

Luciana - Non hai sentito che gli hanno offerto un impiego? E' sistemato, a posto. (Coti sdegno contenuto) Io non capisco perch tu abbia inveito a quel modo. E' stato disgustoso, ecco. Sono venuti per il suo bene; sono persone serie, rispettabili. Gli hanno offerto lavoro: che cosa volete di pi?

Sandro - (coti sdegno) Come? (Si alza, guarda smarrito Saccomani) Santo Cielo! Voi accettereste?

Luciana - E perch non dovrebbe accettare? E' una sistemazione; ed meglio per lui e per te.

Sandro - (feroce) Per me? E' meglio per me? Anche tu!...

Luciana - No, caro. No, Sandro: io so che tutti ti stanno addosso da quando, s, da quando sei con lui. Io, no, Sandro. Io ero contenta che tu ti divertissi, tu che ti annoiavi sempre. L'ho sempre detto a tutti; anche stamane, al fratello dell'ingegnere.

Federigo Saccomani - (volgendosi violentemente) Mio fratello?

Luciana - Poveretto, venuto stamane da me, per impedire che tu fossi coinvolto in questo affare. Era allarmato per te, per il tuo avvenire; e io ho riso, poveretto, e gli ho detto che non era una cosa grave; che due anni fa t'eri dato alla collezione dei francobolli, e l'anno scorso alle corse dei cavalli; ma mi ha fatto quasi paura, e allora sono venuta. Perch vedi, Sandro, ora sembra che le cose cambino; non pi uno scherzo; potresti esser messo sui giornali. Pensa che orrore! E allora, meglio... Anche per la tua salute, credi. Lui, non so, sembra che non soffra; e tu, lo segui dappertutto, a tutte le ore: sei dimagrito, credi. (Gli batte amichevolmente la mano inguantata sulla guancia) Su, non far quel volto: troveremo qualche altra occupazione divertente; l'ingegnere avr il suo buon posto, e tutto sar sistemato. Su, su, andiamo; prendi il cappello; quasi ora di colazione. (Gli prende il braccio, fa l'atto di avviarsi. Sandro, atterrito, gli occhi fissi su Saccomani, sembra vitato al pavimento).

Luciana - (sorpresa, dopo un attimo) Dunque, andiamo? Si fa tardi. (Pausa. Fissandolo, poi, preoccupata) Che cosa aspetti?

(Breve silenzio).

Federigo Saccomani - (lentamente, diritto dietro il tavolo, le mani poggiate stille sue cartelle) Un impiego: otto, nove ore al giorno; tutte le energie ad un lavoro che non interessa. Io so che cos'. Adesso, che mi restano ancora pochi anni per i miei progetti. (Coti crescente odio) Di quest'arma, si servono, loro, per impedirmi di raggiungere la potenza; credono di tenermi in pugno, di piegarmi per sempre. (Batte il pugno sul tavolo, cocciuto, inflessibile) Ebbene, no!

Sandro - (con uno scoppio di trionfo, raggiante, svincolandosi dal braccio di Luciana e gettando violentemente a terra il cappello) Ah, lo sapevo! Lo sapevo che non avreste accettato! No, no! Finire cos, voi, la nostra scoperta, tutto! Non era possibile!

Luciana - (disorientata, allarmata)Sandro. Che dici? Sei matto? Vuoi spingerlo alla disperazione?

Sandro i - Ma non capisci?...

Luciana - Tu, non capisci. Che ho da capire io? Tu non hai capito che se non si mette a lavorare, non gli danno pi un soldo! Di che cosa vivr?

Sandro - (subitamente angosciato, torcendosi le mani) Dio mio, di che cosa vivr? Oh, io non voglio che moriate di fame! Che facciamo? Mascalzoni! Che facciamo ora? Io sono qui...

Federigo Saccomani - (eh' seduto al tavolo, la fronte tra le mani) State zitto.

Sandro - (timido) Volevo soltanto dire che se voi permetteste... Io non so come dirvi. Se non vi offendete, io vorrei, ecco, io sarei proprio felice di provvedere: quello che ho, met ciascuno, mentre aspettiamo, se non vi offendete.

Luciana - (allarmatissima, brusca, a mezza voce) Sandro! Che cosa dici? Tu non puoi, non possibile!

Sandro - (pi a Saccomani per indurlo ad accettare che come giustificazione a Luciana) Come un prestito, s'intende, da sistemare pi tardi. Se credete, coi proventi dei vostri pozzi...

Luciana - (sempre pi allarmata) Ma Sandro! Sei alla vigilia del matrimonio!...

Federigo Saccomani - No. Non voglio.

Sandro - Perch?

Federigo Saccomani - (coti fastidio)No. Perch no. (E, dopo un atti mo, seccamente) La legge non mi d nessun diritto contro di voi; e allora, io, da voi, non voglio niente. (E ricade nella sua meditazione).

Luciana - Si capisce. (Ancora spaventata, fissando Sandro con smarrimento) E' naturale. Tu devi provvedere alla tua vita. Ma come hai potuto pensare...?

Sandro - (passeggiando come una belva in gabbia) E allora, come farete? Di che cosa vivrete? Chi vi dar...

Federigo Saccomani - (levando il capo, con fredda decisione) I miei fratelli.

Sandro - (arrestandosi di botto) Ma...

Luciana - (trionfante) Vedi che non aveva capito? I vostri fratelli hanno detto...

Federigo Saccomani Ho capito benissimo; non dubitate. I miei fratelli li conosco. (Con astio ed amarezza) O lavorare, oppure sono matto.

(Silenzio).

Federigo Saccomani - (pallidissimo, con visibile sforzo) Benissimo. Io

sono matto. E allora paghino. Se io sono matto, non posso provvedere a me, e la legge li obbliga a mantenermi. E, io, sono matto.

Sandro - (cotitati ruggito) Matto? Voi? Loro, loro sono...

Federigo Saccomani - (quasi con violenza) State zitto! (Poi, dopo un attimo, con collera sorda e cocente dolore) Da quando sono tornato a casa, con quel tesoro nel cuore, che cosa hanno fatto, tutti, e loro per i primi, se non darmi del pazzo? Potevamo esser tutti felici; potevano render felice la mia vita, che adesso passata, se mi avessero creduto, aiutato. E invece, no: matto! E adesso, il professore del Manicomio, la visita... E va bene. Dunque, paghino. Io sono matto, e non posso provvedere da solo al mio sostentamento. E paghino.

Sandro - Ma voi accettereste? Voi volete farvi dichiarare... Oh, no, no!

Federigo Saccomani - Con sentenza, sissignore. Mi lascer, anzi mi far dichiarare pazzo con sentenza. Non pazzo pericoloso, da internare; no: questo, no. Nessuno lo potr dire. Ma infermo di mente, come ce n' tanti in giro. Con sentenza; e loro saranno costretti, una volta per tutte, a mantenermi.

Sandro - Ma voi non pensate, oh, ingegnere!, ma voi non pensate che che cosa significa, nella vita di un uomo, un marchio simile! Voi, arrivato alla vostra et, chiudere cos... Oh, terribile!

(Pausa).

Federigo Saccomani - (pallidissimo, il volto contratto) Non c' altro da fare. (Breve silenzio). Io non conto. Quello che conta riuscire; che l'impresa riesca.

Sandro - Ma chi creder ancora?

Federigo Saccomani - Io non conto. Non dipende da me; dipende dalla bont della cosa. E quando vedranno i dati, le cifre, documenti, non possibile che non credano. Dovranno, dovranno credervi; anche se io sar, per tutti (sordamente) un matto.

Sandro - (quasi piangente) Ingegnere!

Federigo Saccomani - (con odio profondo) Ma, un giorno, me ne renderanno conto. Quando io sar alla testa d una delle pi potenti imprese del mondo, ed i miei impianti appariranno su tutti i giornali, e avr, ai miei ordini, centinaia di impiegati, migliaia d operai, e sar il padrone io, in testa a tutti, io, che adesso son qui a morir di struggimento in questa soffitta, allora, ah, allora!, li schiaccer, li perseguiter senza nessuna misericordia. Li perseguiter fino a farli morire di disperazione, i miei fratelli; morire di disperazione e di miseria. E io lo so, che non avr piet di loro: lo so, come so che son vivo e che non son matto.

(Pausa).

Luciana - (durante tutto questo dialogo, ha guardato in silenzio ora l'uno, ora l'altro; prima con stupore, poi, a mano a mano, con visibile sdegno e sgomento. Ora la sua fronte corrugata; la sua voce risoluta. Decisamente, prende il braccio di Sandro) Caro Sandro, andiamo subito via.

Sandro - (con sdegno) Via, perch?

Luciana - Perch... (Con calma affettata) Caro, perch ora di colazione.

Sandro - (con un ruggito) Di colazione? Credi che io...?

Luciana - Non vuoi mangiare?

Sandro - (formidabile) No!

Luciana - Non hai appetito, caro?

Sandro - S, ho appetito. E con questo? Che c'entra?

Luciana - Hai appetito e non vuoi mangiare? Sei irragionevole, caro.

Sandro - Bene. Sai che cos' l'ideale? Io, all'ideale, ci credo!

Luciana - (calma) E poi?

Sandro - (smontato di colpo) Come, e poi?

Luciana - (decisa, netta) Senti, Sandro: io non so che cosa ci sia di vero nella scoperta dell'ingegnere. Ti assicuro che non sono riuscita a capirlo, e, del resto, pu darsi che sia tutto vero. Ma io non voglio che i giornali facciano il tuo nome in uno scandalo; sarebbe una cosa orribile. Tu sei giovane, la tua posizione sarebbe in pericolo, tutto il tuo avvenire compromesso. E io, ti voglio bene, e non voglio che questo succeda,

Sandro - (coti aria di sfida) Lascia che facciano. Io sono pronto.

Luciana - (con gli occhi sbarrati) Pronto a che cosa?

Sandro - Pronto a tutto.

Luciana - Non t'importerebbe se il tuo nome fosse coinvolto in uno scandalo?

Sandro - (eroico) No.

Luciana - E perdere il posto?

Sandro - (un po' meno tassativo) No, neanche.

Luciana - Sandro! Tu non hai altro che il tuo lavoro: saresti povero.

Sandro - Ebbene... (Esita, guarda di sottecchi Saccomani; poi, risoluto) Anche Knot d'Arcy era povero; non me ne importerebbe.

Luciana - Tu scherzi. Tu non hai mai provato a soffrire la fame, e non sai di che cosa parli.

Sandro - Non me ne importerebbe, ti assicuro che non me ne importerebbe. Vuoi che ti dica di pi? Io sarei contento - contento, capisci? di far la fame assieme a lui. Io mi sento trasformato: sono un altro. Le giornate mi sembrano troppo corte; ho tanti pensieri, tanti progetti; e non sono mai stato casi felice. E anche lui, felice. Tu non mi crederai, ma ti assicuro che, cos come lo vedi, felice. E anche lui, vedi, povero.

Luciana - (rapidamente, quasi con violenza) Ma lui non si sposato. E ha fatto bene.

Sandro - (investito in pieno petto, spaventato dal tono e dalle parole di Luciana) Luciana! (Breve pausa).

Luciana - (d'un tratto s mette a piangere).

Sandro - Piangi? Tu? Non ti ho mai visto a piangere! Luciana! Su, su, Luciana! Non piangere. Su, Luciana, per carit. Mi fa troppo pena.

Luciana - E' tardi. E' tardi.

Sandro - Dove vai? Perch vai via?

Luciana - E' tardi; e i miei mi aspettano. No, no, non accompagnarmi. Vado da sola.

Sandro - Luciana, aspetta.

(Breve silenzio. Sandro e Luciana si fissano un istante, poi si gettano nelle braccia vicendevolmente, senza parlare. Restano un attimo strettamente abbracciati, poi Luciana si scioglie e rapidamente esce, chiudendo la porta dietro di s. Lunga pausa).

Sandro - (disfatto, smarrito, rimasto immobile di fronte alla porta chiusa. Lentamente si volge, scende verso Saccomani, le braccia tese) Diamoci del tu, ingegnere. Adesso necessario.

Federigo Saccomani - Voi non sapete che cosa lasciate, e perch. Non sono stato io ad esortarvi a questo: perci non vi sono debitore di niente.

Sandro - Ma...

Federigo Saccomani - (le cartelle sotto il braccio, avviandosi verso la porta di destra) Adesso state zitto, e lasciatemi in pace. Debbo restituire l'abito nero. (Entra; chiude la porta).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La soffitta di Federigo Saccomani. Di notte.

La porta chiusa; il vetro dell'abbaino chiuso; tutto silenzioso in un'atmosfera di smarrimento. Federigo Saccomani giace in letto, la faccia rivolta al muro, con il corpo appoggiatovi contro, ostinatamente immobile. Sul tavolino da notte, sono allineate boccette e scatole di rimedi in quantit prodigiosa; ai piedi del letto sta seduta la signora Allais, un libro aperto in mano; di quando in quando lascia di leggere, e fissa Saccomani. Poco discosto da lei, a cavalcioni di una seggiola, le braccia incrociate sulla spalliera e la testa reclinata sulle braccia, dorme Michele Paulino. Sandro seduto al tavolo: all'oscillante luce di una candela, sfoglia con attivit febbrile lettere e cartelle, prende annotazioni, scrive. E' dimagrito; i suoi abiti sono disordinati, trascurati; pi curvo. A tratti si caccia le mani tra i capelli, fissando il vuoto con occhi sbarrati. Sovente lascia il lavoro e getta occhiate angosciate verso Saccomani.

(Un silenzio).

Sandro - Respira?

La signora Allais - Oh, s, signor Sandro. Ha sempre respirato. (Pausa). Perdonate se vi disturbo, signor Sandro...

(Il fiato di Paulino dormente s'alza di tono).

Sandro - (volto a Paulino) Sssst!...

(Il respiro di Paulino ritorna regolare).

La signora Allais - La signora Lena non parla inglese, e neanche ilsignor Paulino; e io non ricordo pi, da tanto non parlo pi inglese, come si pronuncia questa parola che significa distruttore (sillabando): verthrower.

Sandro - (infastidito) Ma io non so l'inglese.

La signora Allais - Oh, scusate; quanto mi rincresce! (Dopo un istante, sillabando) Overthrower . Io la pronunciavo bene, una volta.

(Silenzio).

Federigo Saccomani - Che nome aveva? Il gusto, tale e quale, lo risento. Ma il nome era un frutto. Lo mangiavo sovente, a Teheran, ma prima, prima di scoprire i petroli; quando ero ingegnere capo, tutto vestito di bianco, e avevo trentacinque anni.

Sandro - (s' alzato di scatto, e gli si avvicinato) Siete sveglio?

Federigo Saccomani - (sussultando, brusco) Ebbene, che c'? Cos. Sono idee che vengono. Senza importanza. Non c' niente di strano.

Sandro - (interdetto, guardando la signora Allais) Oh, certo.

La signora Allais - (timidamente) Avete la febbre, ingegnere?

Federigo Saccomani - Credo di s. Lasciatemi stare. (Vedendo che Sandro esita, pi brusco) Lasciatemi stare. Tornate al vostro tavolo. (Chiude gli occhi).

Sandro - Come volete. (Si allontana in punta di piedi, e siede al tavolo, fissando Saccomani).

(Lungo silenzio. La signora Allais legge. Paulino, dorme).

Federigo Saccomani - Trentacinque anni! (Di botto, quasi con violenza, a Sandro) Quanti anni avete, voi?

Sandro - Io? Quanti anni ho?

Federigo Saccomani - S, voi.

Sandro - Ventotto.

Federigo Saccomani - (gli occhi sbarrati, quasi con spavento) Ventott'anni! Voi! (Bruscamente, alla signora Allais) Toglietemi questa coperta. Non vedete che ho caldo?

La signora Allais - Subito, ingegnere.

Sandro - (accorrendo) Va bene cos? Vi sentite meglio?

Federigo Saccomani - No.

Sandro - Volete uno dei vostri rimedi?

Federigo Saccomani - No. Sono porcherie.

Sandro - (ferito) Sono ottimi ritrovati; i pi cari...

Federigo Saccomani - Che cosa stavate facendo?

Sandro - Io? Niente, ingegnere.

Federigo Saccomani - Voi scrivevate. Vi ho visto.

Sandro - Ah, s. Prima scrivevo.

Federigo Saccomani - (sospettoso) Che cosa?

Sandro - Lettere, ingegnere. Ho un nuovo elenco di finanzieri. Ecco le lettere.

Federigo Saccomani - Lasciate stare. Non voglio vederle.

Sandro - (mortificato) Credevo vi facesse piacere.

Federigo Saccomani - (pi basso, come tra s) Tanto non servirannoa niente. (Pi basso ancora) Tutto ci che voi fate non serve a niente.

Sandro - Oh, ma!... Ma io faccio ci che posso, ingegnere.

Federigo Saccomani - Aprite quel cassetto; portatemi tutte le carte che vi trovate.

Sandro - (eseguendo meccanicamente) Io ho sempre fatto del mio meglio. Ogni giorno...

Federigo Saccomani - (prendendo le carte) Non gridate: mi rintrona la testa, la vostra voce.

IIa signora Allais - Sottovoce, signor Sandro; ammalato.

Sandro - (si allontana, sbuffando di dolore, e va a sedere al tavolo, dove resta fissando Saccomani. Non colpa mia, ecco.

Federigo Saccomani - (spoglia accuratamente le carte che Sandro gli ha dato; ne strappa alcune; altre, le ripone da un lato. Poi, con amara ironia) Lettere di due, di tre, di cinque mesi fa: eccole qui le risposte. No, no, no. Tutte negative. Ho perso anche troppo tempo, con voi. Mi avete danneggiato abbastanza, voi.

Sandro - (balzando in piedi) Danneggiato? Io? Oh, ma!...

Federigo Saccomani - Non gridate.

Sandro - (soffocato) Che cosa ho fatto, io? Che cosa ho fatto?

Federigo Saccomani - (prendendosi la testa fra le mani) Non gridate. Sono ammalato.

La signora Allais - Vi prego, signor Sandro, con i malati, si sa, sono un po' nervosi, un po'... bisogna esser pazienti.

Sandro - (con un sordo ruggito, cade a sedere e resta mordendosi rabbiosamente le unghie; poi,, dopo una pausa, picchia la palma della mano sul tavolo, esplodendo col pianto in gola) Io non voglio che diciate che vi ho danneggiato! Che cosa...

La signora Allais - Signor Sandro, vi prego, ha la febbre!

Sandro - Ma io non voglio che dica questo! Non vero! Che cosa ho fatto?

Federigo Saccomani - (lo fissa con astio, e quasi lanciandogli una sfianca a bruciapelo, freddamente) Voi mi avete fatto credere che le vostre relazioni, il vostro giornale avrebbero fatto strada alla mia scoperta. E non era vero. Non servito a niente, e io sono diventato pi vecchio. Voi mi avete ingannato.

Sandro - (fuori di s, senza aver la forza di alzarsi dal tavolo) Io? Io? Io vi ho ingannato? Ingegnere, che cosa dite? S, vero; io non sono riuscito, vero: se sapeste che dolore per me, ma io non vi ho danneggiato, non vi ho ingannato.

Federigo Saccomani - (alla signora Allais) Portatemi la mia cartella; tutte le carte che sono l dentro, portatemele.

La signora Allais - Subito. Ma state coperto, ingegnere.

Sandro - (precipitandosi) Io vi ho dato tutto ci che potevo. (Alla signora Allais) Lasciate; le prendo, le porto io. (Raccoglie le carte, va, ritorna; le porta a Saccomani, con mosse disordinate e smaniose). Ho rinunciato a tutto; m'hanno licenziato dal giornale; la mia fidanzata, non so, anche lei, contro di me; tutti sono contro di me, e io me ne infischio; ma vi ho dato tutto ci che potevo.

Federigo Saccomani - (che seguita a spogliare le carte, molte riponendole nella sua cartella) Era ben naturale che lasciaste tutto, per seguirmi.

Sandro - Naturale?

Federigo Saccomani - (dopo averlo squadrato un istante, si rivolge alla signora Allais) Rimboccatemi il letto.

La signora Allais - (tremante) Subito, subito.

Federigo Saccomani - (con iroso fastidio) - No, non cos.

Sandro - (si allontana, tirandosi i caplli con ambo le mani; la sua voce ha, in fondo, il pianto) Io divento matto, io divento matto! Perch mi parlate cos?

La signora Allais - (timida) Sar la febbre.

Sandro - Non la febbre. Ogni giorno si ricomincia, e io faccio tutto il possibile...

Federigo Saccomani - (prende a parlare con fredda pacatezza; e poi, a grado a grado, il tono della sua voce si fa concitato, violento) Che cosa facevate, voi, prima di conoscermi? Che cosa avete fatto di comparabile a ci che ho fatto io? Niente. Le personalit sono come i pianeti, hanno la forza vitale dei pianeti, e voi mi avete seguito: ecco. Voi volevate divertirvi. Vi annoiavate, e adesso c' qualcosa che vi occupa. Giocate, voi; giocate, come un bambino, con la vita. E volete che tutti giochino con voi, per divertirvi. Perch (quasi selvaggiamente) voi siete giovane, giovane, voi! E avete l'avvenire davanti, voi!...

Michele Paulino - (che da qualche tempo s' scosso dal sonno, e sta guardando con occhi imbambolati i due) Signora Allais...

Sandro - (sventolando un largo fazzoletto, col quale, a tratti, si asciuga rabbiosamente una lacrima sulle guance) Ma non vero, non vero! Io non sono un bambino. Diteglielo voi, signora Allais, che mi conoscete. Io ho lavorato, e voglio lavorare sul serio. Io so benissimo ch' una cosa seria, e ho lasciato tutto...

Federigo Saccomani - Io non vi ho mai chiesto nulla; non avete niente da rinfacciarmi.

Sandro - Che cosa vi rinfaccio, per carit, ingegnere? Io non vi rinfaccio niente.

Federigo Saccomani - Ma io s, a voi.

Sandro - A me? Che cosa?

Federigo Saccomani - A che mi giova, tutto questo; a che mi ha giovato il vostro lavoro, le vostre rinunce? Mi avete procurato il denaro, voi, con le vostre rinunce? Vedrete poi che cosa ne penserete, quando sarete vecchio! Mi avete dato di godere la mia scoperta per gli anni che mi restano? Al limitare della vecchiaia, dopo vent'anni d'attesa, avevo bene il diritto di sacrificare qualcuno dei vostri inutili giorni, perch la salvezza poteva venire anche dai voi. Invece, niente, niente. Se io voglio gli abiti che si vedono nei negozi, quelli cos belli, cos eleganti, e se voglio mangiare - sicuro, mangiare- le cose raffinate e buone che gli altri mangiano, dov' il denaro? Il denaro che la mia scoperta doveva darmi, perch io potessi godere la vita. E se volevo, se voglio una donna, anche questo un diritto, s, signora Allais; inutile che vi scandalizziate: un diritto di tutti, e, anche questo, si paga. E se non c' denaro?... Si vive una volta sola, e poi, buona notte; ma lo stesso: ne amanti, n moglie, n figli; niente!

Sandro - (tuonante) Ah, no! Non era per questo che voi...

Federigo Saccomani - (con gelido disprezzo) Che cosa ne sapete, voi?

Sandro - Non lo so? Non lo so?

Federigo Saccomani - Voi, giovane, quel che ho desiderato e desidero io? Avanti, ditelo.

Sandro - (resta un momento interdetto, poi con esplosione) Ma io so, per, quel che intendevo, io! E non era questo ah, no, per Dio! non era questo!

Federigo Saccomani - Ma se non avete mai compreso nulla!

Sandro - (furibondo) Non ho compreso! Ancora!

Federigo Saccomani - (freddamente)Non avete compreso.

Sandro - Ho lasciato tutto, tutto! (Morde con furia il fazzoletto) Ah, per Dio! Questo troppo! Ho lasciato tutto, e non ho compreso?

Federigo Saccomani - (squadrandolo)Potete anche far pena, cos incosciente come siete!

Sandro - (fuori di s) Meglio di voi, ho compreso; e io non faccio pena, non voglio far pena! Avete capito? Per me, e per voi, ho compreso! Incosciente! Signor Paulino, sono incosciente? Signora Allais... Voi avete la febbre questa notte, e... fatemi il piacere! Il denaro avreste potuto averlo per mille altre vie, se aveste voluto soltanto questo. Che cosa mi state contando? Sciocco io a prendervi sul serio! Il denaro - ma s - anch'io potrei averlo in mille altri modi, e non cos, a patire...

Federigo Saccomani - (interrompendolo violentemente, gli occhi sfavillanti e fanatici) C' un modo solo, che conta: la mia scoperta.

Sandro - S! S! Ma perch una cosa che prende tutta la vita, tutti gli istanti della vita...

Federigo Saccomani - Perch la mia scoperta, e basta.

Sandro - E per arrivarci, bisogna lottare, sacrificare gli agi, le comodit, la posizione, l'amore; bisogna chiamare a raccolta tutte le forze della propria anima, e avanti, a denti stretti, tutta la vita, non creduti, perseguitati! (Con romantico entusiasmo) Che c' di pi bello della persecuzione? Knot d'Arcy! Knot d'Arcy! Soltanto il nome sconvolge il cuore. Siete voi che mi avete insegnato il suo nome. E allora s, che vale la spesa di vivere. La vittoria, dopo aver lottato tutta la vita! E che cosa importa se si vissuto da ricchi o da poveri? Non era mica al vestito, che si pensava, ma alla vittoria, e si ha vinto! E allora, vengano pure, i denari; ben naturale che vengano. Che cosa importa? S, ha vinto! E si corre a dirlo a tutti, ad abbracciare tutti. Se non posso far parte a tutti della mia gioia e del frutto della mia vittoria, che gusto c'? E a uno affidi gli uffici; a un altro, i progetti; a un altro, che so io!; a ciascuno quel che sa fare; a tutti si dice: Guarda che grande impresa, che impianti giganteschi! Ho fatto tutto, io. Quanto lavoro, quanto bene per tutti! Ho fatto tutto, io. Ma non importa; vieni, lavora con me; lavoriamo assieme; io ho lottato anche per te; siamo uomini tutti e due; "Siamo fratelli, avanti!.... (S'interrompe, soffocato dall'emozione) Questo s! Questo s, che vai la pena di giocarci la vita. Ma non altro; no, non altro!

Federigo Saccomani - (con angosciata violenza) E credete di aver pensato soltanto voi a tutto questo? Aspettate d'essere vecchio e vedrete, vedrete con quanta rabbiosa vergogna dovrete giudicare ridicoli, ridicoli!, i giovani che parlano come voi. Ah, s, soltanto chi ha ancora la vita davanti, e non sa, pu parlare in questo modo! Le rinunce, le persecuzioni! Ah, s, davvero!, come se io non conoscessi tutto questo, tanto che ne muoio! La lotta, le persecuzioni, belle parole, vero? A voi, che siete giovane, e avete tutto l'avvenire davanti, possono forse ancora servire: a me, no! Per questo, voi siete disposto ad affrontare tutto, a rinunciare a tutto. Non per me. Mi vedete vecchio, e malato, e credete, e credete!... Ma io non rester inchiodato qui; io non sono malato; io non morir, io non morir. (Tremante, terreo, ansante, si rovescia sul guanciale, mormora, spaventato) Il rimedio! Il rimedio!

Sandro - Il cuore! Il cuore! Presto, il Tonorsan! Non deve morire; deve spiegarmi... Ingegnere!... Mio Dio! Non ci siamo capiti. Perdonate...

La signora Allais - (affannata, tremante) Bevete; ecco, prendete!

Michele Paulino - (sventolando un asciugamano, come un allenatore) Aria, aria. L'aria basta.

Federigo Saccomani - Andate, andate via!

Sandro - (fuori di s) Il dottore! Non deve morire! Il dottore! (Si precipita verso la porta; scompare).

Federigo Saccomani - (rauco) Andate via! (Si copre il volto con il lenzuolo, e resta immobile).

(Lungo silenzio).

Michele Paulino - Che cos'ha?

La signora Allais - (sommessa) Lo si ignora, signor Paulino.

(Breve pausa).

Michele Paulino - A me pare che dorma.

La signora Allais - Tornate a dormire, signor Paulino. Basto io, a vegliarlo. Io sono dama di compagnia.

Michele Paulino - (sedendo) Ionon posso dormire. Da tanto tempo non posso pi dormire.

La signora Allais - Siete ammalato anche voi?

Michele Paulino - (grave, puntandosi un dito in fronte) Ho qui un pensiero, che non mi lascia dormire.

La signora Allais - Un dispiacere?

Michele Paulino - S. (E dopo un silenzio) Mi ha scritto l'impresario.

La signora Allais - Sottovoce, vi prego. Sottovoce.

Michele Paulino - Viene da s; io non lo faccio apposta. Mi ha scritto l'impresario che non mi pu scritturare.

La signora Allais - Oh, signor Paulino, che cosa sento!

Michele Paulino - Mi avevano detto...

Federigo Saccomani - Signora Allais.

La signora Allais - (alzandosi di scatto, un po' tremante) Come state, ingegnere?

Federigo Saccomani - E' proprio uscito?

La signora Allais - Chi?

Federigo Saccomani - Quel giovanotto: il signor Sandro.

La signora Allais - Certo, ch' uscito.

Federigo Saccomani - Bene. (Tace).

La signora Allais - (torna a sedere, lentamente).

Michele Paulino - Mi avevano detto che era una cosa seria. Ho anche la lettera qui; e io avevo risposto subito.

Federigo Saccomani - Signora Allais?

La signora Allais - (di nuovo in piedi, inquieta) Ingegnere?

(Breve silenzio).

Federigo Saccomani - No, voi non l'avete visto, e non sapreste dirmelo. Ma, insomma, se la pelle del volto grigia, lo potete vedere; avvicinate la candela. No, non era soltanto la pelle del volto; erano gli occhi, tutto l'assieme. Sentitemi il polso.

La signora Allais - Con piacere.

(Breve silenzio).

Federigo Saccomani - (allarmato) Ebbene? Com' che non dite niente?

La signora Allais - Ma buono. Davvero, mi sembra buono.

Federigo Saccomani - (evidentemente sollevato) Ah, bene! (Subito, con altro tono, quasi tra s) Adesso, buono. Anche il suo pareva buono. E poi... (Dopo un momento) Quanto manca all'alba?

La signora Allais - Poco, credo.

Federigo Saccomani - Allora, troppo presto. Copritemi; fa freddo.

La signora Allais - Subito, ingegnere. Volete altro?

Federigo Saccomani - (seccamente) No. (Resta immobile, assorto, gli occhi fissi al soffitto).

Michele Paulino - Aspettavo questa risposta da sei mesi. Ma io voglio scrivergli. Io vi dir quello che voglio scrivergli, e voi che sapete...

La signora Allais - Non confondetemi. Io far del mio meglio.

Michele Paulino - Voi scrivetebene. Voglio che mi veda, come sono costruito, per il pugilato. Dice che ha rinunciato al giro. Tutte le volte mi dicono cos; e, invece, io so che il giro lo fanno, ma con un altro pugile. Tutte le volte... Perch mi dicono cos? Io non capisco.

Federigo Saccomani - (bruscamente, aspro) Che cosa, non capite? Che cosa c' da capire?

Michele Paulino - Io non capisco perch fanno il giro con un altro pugile, mentre...

Federigo Saccomani - Dite che non volete capire. (Poi, dopo un attimo, con altro tono, quasi di dolorosa compassione e di strazio) Pensate a lavorare, finch siete in tempo. Pensate a mangiare, Michele Paulino. (Volge un momento gli occhi su di lui, fissandolo e torna a guardare il soffitto). Non c' nessuno che pensi a scritturarvi. Perch? Ma perch siete vecchio! Ecco. Perch la vita passata.

Michele Paulino - Ma, io!... Oh! Ma io sono un pugile! Oh!...

Federigo Saccomani - Pensate a lavorare, o, se no, morirete sulla paglia, di fame. (Quasi con astio, ma sempre con pacato dolore) Ecco come morirete voi. Io ho visto, sapete, morire di fame e di stenti: la pelle del volto, grigia come la cenere; gli occhi iniettati di giallo; le labbra terree. Ecco come si muore, di stenti, quando si vecchi. Ve lo dico, perch ho visto. Quel vecchio, che mi ha cercato a Teheran, e abbiamo scoperto assieme i giacimenti, e nessuno gli ha creduto! Cos morto, e io ho preso le carte. E' rimasto inchiodato sul suo letto, da un giorno all'altro, e non ha potuto muoversi pi. E voi siete vecchio: pensate a lavorare, pensate a mangiare.

La signora Allais - Oh, ingegnere, che cosa dite! Ma guardate, che lo avete fatto piangere!

Federigo Saccomani - (quasi scuotendosi) Quant' ch' partito quel giovane? Giovane, lui! Quant' ch' partito, quel Sandro?

La signora Allais - (quasi piangente) Oh, non so. Io non so. Io credo che a momenti sar qui.

Federigo Saccomani - (di botto, violento, gettandosi gi dal letto, gi semi vestito) A momenti?

La signora Allais - Misericordia, ingegnere, che cosa fate?

Federigo Saccomani - (in silenzio, con gesti rapidi e un po' affannosi s'infila le scarpe, termina di vestirsi).

La signora Allais - (smarrita, spaventata) Ingegnere! Oh, io credo che siate in preda al delirio! Che cosa fate?

Federigo Saccomani - (senza badarle, come se non la udisse, seguita a vestirsi).

La signora Allais - Aiuto, signor Paulino!

Michele Paulino - (smarrito) S, signora Allais!

La signora Allais - Ingegnere!... Io chiamo gente.

Michele Paulino - S, signora Allais.

Federigo Saccomani - (imperioso) Dove andate? State ferma! Ho il diritto: vi ordino di non muovervi, voi che vedete lo Spirito Santo.

La signora Allais - (atterrita, sedendo) S, ingegnere. (E resta a guardarlo, con gli occhi sbarrati, lasciando a tratti sfuggire un gemito di angoscia).

Federigo Saccomani - (sempre in silenzio, sta infilando la giacca. La premura lo fa sbagliare. Collerico, affannato) Mi avete fatto parlare, voi, e adesso tardi, tardi, e a momenti sar di nuovo qui. (Breve pausa). Portatemi la candela. (Nessuno si muove. Altro silenzio) Portatemi la candela. Perch mi guardate cos? Non sono matto, no, e non ho ancora il delirio! Portatemi la candela!

Michele Paulino - (meccanicamente, avanzandosi con la candela in mano)Sissignore, sissignore.

Federigo Saccomani - (raccoglie rapidamente le carte lacerate, le getta nel caminetto, sempre in silenzio. Poi prende la candela dalle mani di Paulino, e, fissando i due, seccamente) Non sono matto. Me ne vado. Ecco. Me ne vado, (Si china, appicca il fuoco alle carte, resta piegato sulla fiamma).

La signora Allais - (balzando in piedi) Ve ne andate?

Federigo Saccomani - (immobile, gli occhi fissi sulla fiamma, non risponde).

- (Breve silenzio).

Michele Paulino - (grave, sommesso)S, signora Allais, ha detto che se ne va.

La signora Allais - (ricade a sedere) Oh, Dio buono! (E incomincia a piangere silenziosamente).

Federigo Saccomani - (sordamente)A torto o a ragione, io le ho dato tutta la mia vita, alla mia scoperta. E adesso mia, soltanto mia! (Si rialza, apre i cassetti, li esplora, ripone affannosamente nella cartella le carte o gli oggetti che ancora vi trova. Poi, dopo un silenzio) Presto, fatemi luce.

Michele Paulino - (seguendolo con la candela) Sissignore.

Federigo Saccomani - (alla signora Allais) E voi datemi... (Irosamente) Che avete? Che cosa v'importa che io me ne vada? Io sono nel mio diritto, di andare dove voglio fin che posso camminare. E di portarmi via, qua con me, la mia scoperta. (Le volge le spalle, si allontana).

La signora Allais - Questo vero, ingegnere. Ma io non piango per me, piango per il signor Sandro.

Federigo Saccomani - (sussultando al nome, con rinnovato affanno) Presto, presto. (Raccoglie rapidamente le ultime carte; poi, quasi selvaggiamente) Io non rester inchiodato qui: io non morir tra le sue mani. (Investendo con violenza la signora Allais) Immischiatevi di ci che vi riguarda. Il signor Sandro! Che c'entrate, voi?

Michele Paulino - La signora Allais ha ragione, perch... Oh! sar un diretto al cuore, ora che torni. E anche domani...

La signora Allais - (sommessamente) Non ha pi niente, il signor Sandro, e soffrir. E' una cosa cattiva far soffrire la gente buona, ingegnere.

Federigo Saccomani - (violentemente) Cattiva? (Breve pausa. China il capo. Profonde rughe gli segnano il volto. In un attimo, sembra invecchiato di dieci anni) Ma io mi sento vecchio, signora Allais. Sono stanco, stanco da morire. Non si vive impunemente tutta una vita d'amarezze e di stenti, e io mi sento vicino alla morte. (Con amara ironia) Non ho il tempo d'esser buono, io. Posso restare inchiodato da un giorno all'altro l dove mi corico, come l'altro, come quel vecchio!

Michele Paulino - Oh, io so; sissignore. Anch'io capisco.

Federigo Saccomani - (di nuovo duro, sprezzante) Ma io non sono della vostra razza; io non morir cos. (Rapidamente si avvia verso la porta, la apre; si volge, terribile) Perch, se dopo morto dovessi vedere la mia scoperta tra le mani di quel ragazzo, e lui che riesce; lui, che giovane e sar vivo quando io sar morto; lui godersi la vita con i denari della mia scoperta, io mi rivolterei nella tomba. E non avrei pace, neanche dopo morto, per tutta l'eternit. (Esce, rinchiude la porta). (Lungo silenzio).

Michele PaulIno - (avviandosi lentamente, sommesso) E' quasi l'alba. Buongiorno, signora Allais.

La signora Allais - Vi prego, signor Paulino, non ve ne andate. Non lasciatemi sola ad attendere il signor Sandro.

Michele Paulino - (si arresta, tace un istante tenendo la faccia rivolta venfi la porta) Signora Allais, io voglio dirvi una cosa.

La signora Allais - Che cosa?

Michele Paulino - Io credo... ecco, che l'ingegnere sia...

La signora Allais - Cattivo? Zitto! Lo diventato perch ha sempre pensato soltanto alla vita terrena, e adesso che questa gli manca, non ha pi niente. Non possiamo giudicarlo.

Michele Paulino - (crollando il capo) No. Io non dicevo questo. Io credo che abbia ragione, per me; voglio dire per quello che mi ha detto.

La signora Allais - (malcerta) Perch dite questo? (Pausa). A momenti sar qui.

Michele Paulino - (si volta lentamente, resta addossato alla porta) Signora Allais, io voglio dirvi un'altra cosa, ma non so se ho il coraggio.

La signora Allais - Perch mai, signor Paulino?

Michele Paulino - Ecco. Anch'io ho pensato molte volte, tra di me - sapete, a forza d ricevere rifiuti... e allora... anch'io ho pensato che sono diventato vecchio. S, signora Allais, lo pensavo anch'io. Ma speravo di no; che gli altri non se ne accorgessero.

La signora Allais - Ma no. Voi non siete vecchio. Io s, ormai, ma voi, no.

Michele Pauuno - Per il pugilato, dico. (Breve silenzio). E allora, che cosa facciamo, signora Allais? Io, ilpugilato, finito; voi, nessun impiego, e il signor Sandro, che non ha pi niente, che cosa facciamo?

La signora Allais - Oh, ma se non far niente di male, lo Spirito Santo mi assister sempre, nelle mie preghiere. Di questo, non ho paura; perch pi divento vecchia e pi si avvicina il giorno, non vero?, che star nel suo regno. Tutto il resto, s, mi dispiace un poco. Mi dispiace tanto, se debbo dire, esser sempre soltanto la dama di compagnia della signora Lena! S, se devo dire, sento qualcosa qui!... Ma questa soltanto la vita terrena E chi vive soltanto per la vita terrena si perde, signor Paulino. (Si alza; prende a chiudere i cassetti, rimasti desolatamente aperti; a riordinare la stanza, a rifare il letto). Pensate: se io fossi diventata la dama di compagnia di qualche grande signora, come piaceva tanto a me, e avessi sempre viaggiato sui grandi transatlantici che si vedono sulle riviste, con l'alta societ, io forse adesso camminerei sempre con la mano sul fianco, e voi, che non sapete parlare francese, vi guarderei con disprezzo.

Michele Paulino - (colpito) Me? Oh, ma io...

La signora Allais - No, signor Paulino! No, io, adesso, non vi disprezzo: ho detto se fossi diventata cattiva. Vi prego, signor Paulino; voi che siete forte, aiutatemi a riordinare la stanza. E' meglio che, tornando, non la trovi cos desolata. Gli scenderebbe un gran freddo nell'anima; e invece noi gli parleremo e gli faremo festa; e per tutta la vita avr un conforto in fondo al cuore.

Michele Paulino - (alzandosi pesantemente) S, signora Allais. Io sono forte, e vi aiuto.

FINE

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