Pene d’amor perdute

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LABORATORIO DI TEATRO   2007-2008

Pene d’amor perdute  

RE FERDINANDO DI NAVARRA   

BEROWNE          barone                              

LONGAVILLE      barone                            

DUMAINE          barone                                 

PRINCIPESSA DI FRANCIA             

MARIA              amica della principessa                                 

CATERINA        amica della principessa                                   

ROSALINA        amica della principessa                               

ELEONOIRE       accompagnatrice                        

Scene

Il giuramento del re e dei suoi amici scena 1

La principessa e le sue amiche arrivano dalla Francia scena 2

Gli amici si scoprono a vicenda innamorati, litigano per la rottura del patto. Poi decidono di corteggiarle scena 3

Le francesi commentano i messaggi e i doni ricevuti, vengono invitate a un ballo in maschera scena 4

Scena del ballo e dell’addio scena 5

SCENA PRIMA         

RE      Qui tra le statue dei miei avi, per la nostra gloria, per non essere da meno, e neppure solamente a loro pari…   Noi quattro la gloria che ogni vivente insegue ce l’avremo incisa in bronzo sulle nostre tombe, e sia la nostra grazia, nella disgrazia della morte.

Navarra diverrà la meraviglia del mondo, ecco il mio progetto; diverrà la nostra corte un’accademia piccola, studio quieto e costante dell’arte di ben vivere. E voi tre, Birun, Dumaine e Longaville siete qui per giurare, per lo spazio di tre anni, di vivere con me, compagni nello studio, e di attenervi alle disposizioni che qui registra il programma. Estrae  un quaderno da sotto il mantello  Ora sottoscrivete i vostri nomi, e possa la stessa mano affossare l’onore di chi ne violerà la minima regola. Passa la penna per firmare

LONGAVILLE    Io sono deciso. Non è che un digiuno di soli tre anni. Il corpo languirà, però la mente siederà a banchetto. Pancia piena fa zucca magra, e i morsi succulenti rafforzano le costole ma affossano gli ingegni.  Firma il documento

DUMAINE    Mio diletto signore, Dumaine è morto al mondo. I modi più volgari delle gioie terrene le getta ai vili schiavi d’un mondo infame. Amore, lusso, soldi, in sé li spegne e soffoca, per vivere con voialtri la vita filosofica.   Firma anche lui

BEROWNE    Io, non so che ripetere le loro affermazioni. Tutto ciò, caro sire, ho già giurato, cioè, di vivere qui e studiarvi tre anni. Però, ci sono regole assai severe: come, in tutto quel tempo, non veder mai una donna, ma questo, spero bene, non è scritto qua dentro; e non toccar cibo un dì la settimana e poi, notte per notte, dormire solo tre ore, ed io penso che non c’è nulla di male nel dormir tutta notte. Ah, son regole sterili codeste, son troppo, troppo dure da rispettare, niente donne, studiare, vegliare e digiunare.

RE      Di tutto ciò hai giurato farne a meno.

BEROWNE     No sire, lasciatemi dire: no. Studiare con vostra grazia, solo questo ho giurato, e che qui, per tre anni, con voi sarei rimasto.

RE     Birùn, questo hai giurato, e tutto il resto.

BEROWNE    Alla buon ora, sire!  Allora giurai per scherzo. Perché si studia, chiedo? Ditelo voi, sentiamo.

RE    Via, per sapere cose che sennò non sappiamo.

BEROWNE     Cioè, negate alla comune competenza?

RE    Appunto, è dello studio la divina ricompensa.

BEROWNE   Andiamo allora, io giuro di studiare per sapere qualcosa che m’è proibito imparare: esempio, dove fare una cenetta sopraffina, quando fare festa mi si nega espressamente; oppure, dove incontrare qualche bella donnina, se nel comune sapere le femmine son carenti; o, se ho giurato indica il quaderno cosa ch’è troppo duro osservare, come tenere la fede, e insieme ritrattare.

Se questo è veramente ciò che lo studio fa, allora esso conosce ciò che ancora non sa. Volete che giuri questo? Birùn non rifiuterà.

RE    Ma questi sono gli intoppi che impediscono di studiare, ed allenano l’intelletto ai piaceri più vani.

BEROWNE    Ma ogni piacere è vano, e il più vano di tutti è quello, avuto con pena, che di pena dà frutto: come sudare sulle carte, cercando la luce del vero, e intanto il vero riduce la vista a tradimento, e l’occhio acceca. Luce che cerca luce ruba luce alla luce; spegne  con un soffio le candele agli altri tre  e, prima di scoprire dov’è la luce nel buio, perdi gli occhi e la luce ti s’abbuia.

Lo studio è come il sole glorioso del cielo che non si può indagare con occhi impertinenti. Chi sgobba troppo ha avuto da sempre poco reddito, tranne conferme misere dai libri d’altra gente. Saper troppo ci rende famosi ma ignoranti.

RE     Com’è ben educato nel negar l’educazione!

DUMAINE     S’è istruito bene, per distruggere l’istruzione.

RE   Bene, tu resta fuori. Birùn và a casa. Addio!

BEROWNE    Eh no, ho giurato di vivere con voi, signore mio. Ciò che ho giurato lo terrò, fedele, e ogni dì per tre anni saprò far penitenza. Datemi qua quel foglio, ch’io lo rilegga bene, e aggiunga il mio nome.

RE   Bravo! Tu ti riscatti con questa sottomissione.

BEROWNE   (legge)   Inoltre: nessuna donna s’accosti a meno d’un miglio dalla mia corte. Ma questo quando l’avete escogitato?

LONGAVILLE    Quattro giorni fa.

BEROWNE   Vediamo la punizione: A rischio di perdere la lingua. Chi l’ha pensato questo bel castigo?

LONGAVILLE    Io.

BEROWNE   E perché mai, dolcissimo signor mio?

LONGAVILLE    Così, per tenerla a bada con quell’orrida pena.

BEROWNE    E’ una legge rischiosa contro le buone maniere!  Inoltre: chi viene sorpreso a parlare con una donna sarà punito da una pena che potrà decidere il resto della brigata.    Ma sire, quest’articolo voi stesso lo violerete, ben presto in ambasceria qui arriverà la figlia del re di Francia, lo sapete, fanciulla colma di grazia, dicono, e di maestà. Viene per l’Aquitania, da rendere al padre suo. O quest’articolo è inutile, o la principessa viaggia invano.

RE    Che ne dite baroni? Ce l’eravamo scordati!

BEROWNE    Sempre così, lo studio travalica il suo bersaglio. Mentre cerca d’avere quel che chiede, dimentica di fare quel che deve; e quando ottiene quel che più ricerca, l’ottiene come terra bruciata: vinta e persa.

RE     Dobbiamo farne a meno, questa regola qui non va. Lei deve alloggiarsi a corte, per pura necessità.

BEROWNE     E questa necessità ci farà tutti spergiuri tremila volte in tre anni; ogni uomo nasce con le proprie passioni, e queste di sicuro non le vince la forza, ma una grazia speciale. Se vengo meno ai patti, quella parola m’assolverà: mi son ricreduto per pura “necessità”.

Perciò scrivo il mio nome sotto tutte le vostre leggi, e chi le vìola sia disonorato in  eterno. A me le tentazioni come ad ogni altro vengono. Vi sembra che mi ripugni firmare? Eppure io credo, di tutti sarò l’ultimo a tenere il giuramento.

Ma dico, ci si concede qualche piccola distrazione?

DUMAINE  serio ….Morte al mondo!

TUTTI    Morte al mondo!

SCENA SECONDA

Arrivo delle francesi e dell’accompagnatrice Eleonoire

ELEONOIRE  Pensate mia signora, quale persona vostro padre manda, a chi la manda, e con quale ambasciata: voi negozierete con il solo erede d’ogni umana virtù, l’impareggiato re di Navarra; e il vostro argomento niente di meno che l’Aquitania, dote degna di una regina. Siate generosa come lo è stata la natura con voi.

PRINCIPESSA   Cara Eleonoire, la mia bellezza è modesta, ma non le servono certo le tue lodi. La bellezza è comprata dall’occhio che la sa giudicare, non sta in vetrina per farsi commentare.

Si va spargendo voce che il Navarra ha fatto un voto che finchè i suoi studi laboriosi non abbiano consumato tre anni, nessuna donna possa accostare la sua corte silenziosa. Ci sembra cosa necessaria, prima di superare quei cancelli proibiti, sapere cosa gli garbi; Dì che il re di Francia sollecita un colloquio con sua grazia in persona. Attenderemo il suo volere.

Esce Eleonoire

PRINCIPESSA   E chi sono questi signori che col Duca virtuoso han fatto voto?

MARIA   Uno si chiama Longaville, io lo conosco. A una festa di nozze in Normandia l’ho incontrato. Lo stimano uomo dalle grandi doti: sia nelle armi che nelle arti, mai che gli venga male quel che vuol far bene. L’unica macchia in tanta virtù è un’arguzia tagliente che non risparmia mai nessuno.

PRINCIPESSA    Uno di quei baroni dalla battuta sempre pronta, insomma – non è così?   E gli altri due?

CATERINA   Il giovane Dumaine è un uomo di qualità. Non c’è virtù che gli manchi. Ma è capace, senza neppure accorgersene, di fare molto male, perché ha il talento di fare il brutto bello, e un tale aspetto che vi attirerebbe anche fosse senza cervello.

ROSALINA   C’era con lui un altro di questi baroni che studiano. Lo chiamano il bruno, ma un uomo più allegro e gentile non mi ha mai intrattenuta. Ogni oggetto il suo occhio colga, ne fa uno scherzo esilarante, e lo rende in parole così giuste ed amabili, che i grandi, per sentirlo, trascurano gli impegni, e i giovani restano incantati, così dolce e fluente è il suo parlare.

PRINCIPESSA   Dio benedica le mie damigelle! Siete forse tutte innamorate?

Entra Eleonoire

PRINCIPESSA   Dunque ci riceve, monsignore?

Eleonoire   Navarra già sapeva del vostro arrivo, e lui e i compagni di voto erano già sul punto di venire a incontrarvi. Ma è sua intenzione di lasciarvi attendata qui sui prati.   Eccolo qua, il Navarra.

Entrano il re, Berowne, Longaville e Dumaine.

RE    Mia bella principessa, benvenuta.

PRINCIPESSA    Il “bella” ve lo restituisco, e del “benvenuta” non ho ancora motivo.

RE    Sarete benvenuta, signora, alla mia corte.

PRINCIPESSA   Lo sarò allora. Conducetemi a corte.

RE    Ascoltate, signora. Ho fatto un giuramento…

PRINCIPESSA    Il cielo vi aiuti monsignore, diventerete spergiuro…

RE    Per tutto il mondo, no! Bella signora, non per mio volere.

PRINCIPESSA    Ma sì, sarà la vostra volontà ad infrangere il voto, lei e nient’altro.

RE    La vostra signoria non sa di che si tratti.

PRINCIPESSA   Non saperlo sarebbe più saggio e salutare come quest’aria di campi.

Fare un giuramento è peccato mortale, ed è peccato romperlo. Ma perdonatemi: non si può certo far lezione a chi le da.   Leggete qui, e datemi una risposta rapida su quanto vi è richiesto.

Si allontanano

BEROWNE    Posso raccomandarvi il mio cuore?

ROSALINA     Oh, sì, vi prego. Mi piacerebbe vederlo il cuoricino.

BEROWNE    Vorrei che lo sentiste, come geme.

ROSALINA   Perché, è malato?

BEROWNE   Malato di cuore.

ROSALINA  Poverino, trovategli una medicina.

BEROWNE    Volete provare a pungerlo con gli occhi?

ROSALINA   No, con il mio pugnale.

BEROWNE     Dio ti protegga!

ROSALINA    Ed eviti a voi di vivere troppo a lungo!

BEROWNE   Ringraziarvi sarebbe troppo lungo.

PRINCIPESSA    Dunque?

RE            Solo se vostro padre restituirà almeno metà della somma che ancora ci spetta, rinunceremo ai diritti sull’Aquitania, restando buoni amici di sua maestà. Ma sembra non abbia intenzione di farlo, anzi pretende un pagamento di altre centomila…   Cara principessa, vi posso assicurare che se le sue richieste non fossero così assurde, il mio cuore cederebbe per la vostra bellezza, e voi tornereste in Francia soddisfatta.

PRINCIPESSA   Voi fate al re mio padre un grave torto, e anche alla fama del vostro nome, se non volete ammettere di aver ricevuto quella somma.

RE        Non mi risulta affatto. E se potete provarmelo, restituisco la somma, o cedo l’Aquitania.

PRINCIPESSA    Vi prendiamo in parola.  Eleonoire, mostra le ricevute di pagamento firmate dai funzionari di Re Carlo suo padre.

ELEONOIRE        Mia signora, il pacco sigillato non è ancora arrivato. Potrete visionarlo domani.

RE       Bene. Mi basta. Rivediamoci, e saprò piegarmi a ogni tua nobile ragione. Intanto, ora ricevi da me il benvenuto che posso offrirti  senza venir meno al mio onore. Se varcare i miei cancelli è illecito, mia bella principessa, qui all’esterno avrete un’accoglienza che vi farà sentire accolta nel mio cuore, anche se vi si nega accesso alla mia casa. La vostra gentilezza mi scusi. State bene. Domani torneremo a farvi visita.

PRINCIPESSA    Salute a vostra grazia, e desideri puri.

DUMAINE     Una parola, chi è quella dama?

ELEONOIRE           L’erede di Alencon, Caterina di nome.

DUMAINE       Bella ragazza.

LONGAVILLE      Chi è quella dama in bianco?

ELEONOIRE          Una donna.

LONGAVILLE       Vorrei avere il suo nome.

ELEONOIRE          Non ti starebbe bene. 

LONGAVILLE        Di chi è figlia?

ELEONOIRE             Di sua madre.  Erede di Falconbridge.

LONGAVILLE         E’ una donna dolcissima.   

BEROWNE         La dama col cappello, come si chiama?  

ELEONOIRE             Si chiama Rosalina.

BEROWNE           E’ maritata?

ELEONOIRE         Dipende dalla sere.

BEROWNE       Benvenuta alla corte signorina.

ELEONOIRE          E a voi  benandato.

Escono il re Longaville Dumaine e Berowne

La principessa Boyet Caterina e Maria raccolgono i bagagli per la notte

MARIA    Quest’ultimo è Birun, il barone testa matta.

CATERINA    Che bella voce, sembra un cantante.

ROSALINA      Hai fatto bene a dargli pan per focaccia.

ELEONOIRE    A proposito, quel Navarra si dev’essere ammalato.

PRINCIPESSA   Di che male?

ELEONOIRE  Mal d’amore.

PRINCIPESSA    Che intendi dire?

ELEONOIRE   in mezzo alle altre  Tutti i sensi ce li aveva stipati nel globo oculare, come gioielli sottovetro che solo un principe può comprare. La lingua impaziente incespicava, e si era fatto il nido tra le vostre ciglia. Io vi assicuro l’Aquitania e tutto di cui è signore, se gli darete anche un solo bacio d’amore.

PRINCIPESSA   Andiamo alla tenda, Eleonoire è in vena di scherzare.

ELEONOIRE   No, sono solo in vena di dire ciò che ho potuto afferrare.

Escono ridendo.

SCENA TERZA

BEROWNE     Maledizione, sono stracotto! Io che sono stato la frusta dell’amore, il fustigatore di ogni sospiro piagnucoloso, lo sbirro del buon costume… E sto cosino bendato, orbo, capriccioso, principe delle fessurine nelle sottane e re delle braghette… Don Cupido dei versi d’amore!       Povero me! Io cotto? Io far la corte? Io cercar moglie? Peggio, ancor peggio di tutto, diventare spergiuro, prendere la sbandata per la peggiore delle tre, una fraschetta pallidina… e io qui a sospirare per lei! Ma questo è un flagello che t’infligge Cupido, caro Birun, perché trascuri il suo comando!

Sta bene, io amerò, scriverò e sospirerò, pregherò e farò la corte…e mi torcerò gemendo le braccia!  Qualcuno lo deve pur fare, Birun! … Ma che succede…arriva qualcuno!   Si nasconde.

RE   (un po’ legge un po’ a memoria, ha un foglio in mano) 

       Così dolce un bacio il sole non lo da

       A quelle fresche gocce sulle rose del mattino

       Come i tuoi occhi quando illuminano la notte

       Che rugiadosa passa sul mio viso…    

Ma come faccio a farle sapere tutti questi miei triboli? …. Ah, chi è che arriva?

Si nasconde

LONGAVILLE     Aimè, sono spergiuro! Sono io il primo ad essere così spergiuro?...

Questi versi sono rozzi, non hanno la forza di commuovere.  imperatrice del mio cuore...  No, questi versi li strappo, e provo a scrivere prose.    Prende un altro foglio.  Questo credo possa andare… no, neppure questo… ecco:

Giurai di non amare donna, ma posso dimostrare

Ch’essendo tu dea, contro di te non giurai;

la tua bellezza mi fa coraggioso

da rompere un voto per vincere un paradiso.

Ma…chi viene? Nascondiamoci, via.

BEROWNE   (a parte)  Questa è la lingua del fegato… pura idolatria.

                       Dio ci corregga e ci perdoni, siamo proprio fuor di via.

DUMAINE    Vorrei pure scordarla, ma questa febbre alza la posta, e mi spinge la mente a ricordarla senza sosta!

Ah, magari Birun , Longaville e il re fossero cotti anche loro! Leverebbero dalla mia fronte  questo marchio di spergiuro.

Questo infatti è chiaro: dove ognuno è folle, nessuno fa peccato.

LONGAVILLE    Cerchi dunque compagnia per le tue grane d’amore…  Che cosa lamenti?  Sei forse preso da un malocchio? Impallidisci… sei tutto bianco… e invece rosso dovresti diventare! Visto in che mollezza ti ho sentito nuotare!…

RE    Rimproverate lui, e fate assai peggio. Io vi ho sentiti, voi non amate Maria! Ho visto le vostre mani e i vostri occhi roteare… Il nostro animo è puro!  Cosa direbbe Birun se vi sentisse rompere il voto solenne? Ci sfotterebbe, trionferebbe, saltando di gioia e ridendo! Per tutte le ricchezza che mai ho potuto vedere, io non vorrei mai che questo lo venisse a sapere.

BEROWNE    Con che faccia ti fai avanti ad accusare, quando più ancora tu sei finito a sospirare? Soltanto i giullari amano fare sonetti. Non ti vergogni, e voi, pure? Avete passato il limite della decenza: il re s’è trasformato in una zanzara! Dov’è la tua bua Dumenino?  E piccolo Longaville, dov’è che ti duole? Dov’è la bua del mio sovrano? Dovunque, in tutto il petto. Portate qualcosa di caldo!

RE    Birun, è troppo amaro il tuo scherzo. Ci hai traditi facendoci la spia?

BEROWNE   Non voi traditi da me, ma io tradito da voi. Io che sono uomo onesto, io che considero un peccato rompere un giuramento in cui mi sono impegnato… Che incostanza… Quando mai mi troverete a scrivere un verso? a gemere per una Gianna, o a sprecare un minuto a fare il pavone? Quando mai mi sentirete lodare mano, piede, faccia, modo di camminare, fronte, vitino, gambetta, o…

RE   Piano… Dove vai così di fretta? Un uomo onesto non si squaglia così al galoppo…

BEROWNE   Scappo via dall’amore. Caro amico, suvvia non farmi intoppo.

LONGAVILLE  Che cos’è questa lettera? (gliele strappa da una tasca)

BEROWNE    Nulla, ragionamenti per allenare la mente… (cerca di riprenderla, Longaville la lancia a Dumaine)

DUMAINE   Ah sì? E chi che tipo, con dei sospiri o senza?

BEROWNE    Con assoluta diligenza. Se manca un sostegno la vite non cresce, l’amicizia è come la vite, in assenza di allegria non fiorisce. (riesce a riprenderla, la straccia)

Lo guardano malissimo, delusi.

BEROWNE    E va bene, lo confesso. A voi tre folli mancavo io. Siamo ladruncoli in amore, e meritiamo di morire. Miei cari amici, abbracciamoci, via. Siamo corretti come può esserlo un uomo in carne e sangue. Opporci non possiamo alla causa per cui siamo nati; in ogni caso perciò, quei giuramenti li avremmo violati.

RE   Allora basta chiacchiere. E buon Birun, provaci questi amori legittimi, e intatti i nostri giuramenti.

LONGAVILLE   Una medicina per la malattia!

DUMAINE     Qualche trucco o cavillo!

LONGAVILLE   Un decotto per lo spergiuro!

BEROWNE   Ecco dunque, soldati dell’amore!  Potete digiunare? Troppo giovani sono le pance, e l’astinenza genera malattie. Quando mai avreste potuto inventare versi, senza arricchirvi gli occhi della loro bellezza e farveli suggerire da essi? Accecano le aquile gli sguardi innamorati. Pazzi foste a rinnegare le donne, per una volta a quei voti manchiamo, per ritrovar noi stessi, o noi stessi perderemo per mantenere i voti.

DUMAINE    Dunque di corteggiare le belle di Francia decidiamo?

RE    Sì, escogitiamo un piano, spremiamo il nostro ingegno, una manciata di audacia, un pizzico di follia, e saranno nostre.

LONGAVILLE   Una festa, con musica, danza e maschere…

BEROWNE   Ognuno sia pronto ad afferrar la manina della sua bella. Spargeremo fiori sulla via per l’amore, ore allegre lo precedono, non perdiamo tempo!

TUTTI    Andiamo!

Escono tutti tranne Berowne.

BEROWNE   Sì, andiamo. E così abbiamo rotto un voto: e con il nostro danaro avremo solo quel che meritiamo.     Esce.

SCENA QUARTA

PRINCIPESSA    Qui, care mie, diventeremo ricche prima della partenza, se i regali ci fioccano addosso in tanta quantità. Guardate cosa mi manda il mio re innamorato.

ROSALINA     Nient’altro signora, insieme a questo?

PRINCIPESSA   Tanto amore in versi da riempire le due facciate di un foglio di carta.

ROSALINA    A me dice che sola valgo ventimila bellezze. Oh, m’ha fatto il ritratto in questa lettera!

PRINCIPESSA   E t’assomiglia?

ROSALINA   Per com’è scritto molto, per niente nella lode.

PRINCIPESSA  Caterina, cos’è che t’ha mandato il tuo bel Dumaine?

CATERINA   Signora, questo guanto.

PRINCIPESSA   Ne avrà mandati due!

CATERINA   Sicuro, e qualche migliaio di versi di un uomo tutto preso. Versi malfatti, densi, ma di cialtronerie.

MARIA   Questa lettera e queste perle me le manda Longaville. La lettera è troppo lunga almeno di mezzo miglio.

PRINCIPESSA   Non vorresti forse, nel fondo dell’anima, la lettera più corta e più lunga la collana?

MARIA    Certo, o mai più da questa mi si sciolgano le mani!

PRINCIPESSA   Siamo sagge a schernire così gli innamorati.

ROSALINA  Tanto più pazzi loro a far doni per essere beffati.

ELEONOIRE    Signora, ho un messaggio importante per voi tutte. Il re vi invita ad una festa presso la corte.

PRINCIPESSA  Dunque due volte spergiuro.

ELEONOIRE  Che vi dicevo? Le loro penne viaggiano più rapide dei loro pensieri. Non è l’unica questa nuova. Da Parigi è giunto anche il plico che attendevate.

PRINCIPESSA    Potremo finalmente lasciare quest’umida campagna.

ELEONOIRE    Dolce regina, concedete la vostra grazia a questa festa…. legge la lettera:  Ciascuna delle dame indosserà la sua sorpresa, e in tale splendido fiorire l’ammiratore coglierà la sua rosa.     

ROSALINA   Delle frasi che mi sussurrerà all’orecchio, farò una corona che indosserò per dispetto.

MARIA  Vorrà sfiorare la seta bianca del mio sorriso, si scotterà con la porpora che m’infiamma il viso.

ROSALINA    E se ci invitano a danza, balleremo?

CATERINA    S’è vero che la notte mi ha sognata nel cielo, mostrerò che con la lingua pesto i piedi come un mulo.

PRINCIPESSA  I piedi muoveremo, ma senza far grazia al discorso che han preparato. Ognuna volti le spalle mentre vien pronunciato.

ELEONORA  Se le loro teste cadranno, io non voglio vedere…

PRINCIPESSA   Mio passerotto, leggi pochi romanzi d’amore, ogni conquista deve avere il suo sapore. S’è troppo facile da ottenere, allora meglio digiunare.

La principessa esce, seguita dalle altre.

SCENA QUINTA

Re e baroni.

RE   (provando una danza popolare con Dumaine) Diamine Dumaine, sono fuori esercizio…

BEROWNE     Non c’è spasso che mi dia più noia del passo, voglio dire, la danza dev’essere libera espressione del cavaliere. Purchè ad ispirarlo ci sia l’anima in carne ed ossa di una fanciulla da guidare.   Longaville, ti vedo assopito, non è che ti sia passato l’appetito?

LONGAVILLE   La fame non manca, mio signore, e ho buoni anche i denti, è che lo stomaco fa le bizze, si è chiuso in casa serrando i battenti.

DUMAINE   Ecco che arrivano, fratelli, non esitiamo, le fanciulle vengono a farsi prendere per mano.

Entrano le dame.

RE  Il nostro cuore molte miglia ha misurato...

PRINCIPESSA: quanti passi affaticati di tante stanche miglia avete attraversato?

RE: Ciò che facciam per voi non lo contiamo mica. La nostra devozione è così infinita che ve la offriamo ognora senza fatica. Mostratemi la luce solare del vostro volto, perchè la si possa adorare.

PRINCIPESSA: il mio volto è una luna ed è rannuvolata. (con mascherina)

RE: Vogliate ardente luna, rimosse quelle nubi, brillar con queste stelle. Allora di quel ballo concedimi solo un giro, non chiediamo cosa ardita a voi belle.

PRINCIPESSA: E sia il chiar di luna sul mare! Musica dunque!

Parte musica vivace. Ballano tutti.

PRINCIPESSA: Oh no, devi muoverti con più slancio. Fermo ancora? Niente danza! Come luna io cambio.

RE: Non volete più ballare? Come mai così mutata?

PRINCIPESSA: Hai chiesto alla luna piena, ma adesso ella è cambiata.

RE: Però è sempre la luna, ed io sono un uomo contento. La musica c’è, concedimi un movimento.

PRINCIPESSA: Qua la mano. Non danziamo.

RE: perché allora darci la mano?

PRINCIPESSA: per separarci con buon animo. Un bell’inchino, ragazze. Così finisce il ballo.

RE: se non vi va di ballare, parliamo un poco di più.

PRINCIPESSA  bene, a quattr’occhi allora.

RE: Ah, non chiedo di più.

Parlano a parte.

BEROWNE: Madama, la Bianca Mano, una dolce parola con te.

ROSALINA: Miele, zucchero e latte: ecco, ve ne do tre.

BEROWNE: Facciamo due volte tre, se voi siete così gentile. Sidro, idromele e vin dolce. Colpo di dadi fine! Mezza dozzina di dolcezze.

ROSALINA: la settima è questa: adieu. Visto che voi barate, con voi non gioco più.

BEROWNE: Una parola in segreto.

ROSALINA: Che non sia dolce, va bene?

BEROWNE  Tu mi sdegni la bile.

ROSALINA: Bile? Amara.

BEROWNE: Dunque va bene.

Parlano a parte.

DUMAINE: Volete degnarvi di scambiare con il qui presente due parole?

CATERINA: Quali parole?

DUMAINE: Bella signora…

CATERINA: Dite così? bel signore! Questo pigliatelo in cambio per la vostra “bella signora”.

DUMAINE: vi prego, altre due a parte. Poi dirò, alla buon ora.

Parlano a parte.

MARIA: “Veal” dicono gli olandesi. Ma “veal” non è vitello?

LONGAVILLE  Un vitello, bella signora?

MARIA: No, un bel signor vitello. Pigliate il vitello, fatelo crescere, e un bue diventerà.

LONGAVILLE: Attenta a non farvi male con questa lingua acuminata. Darete le corna, furba signora? Vi prego non lo fate.

MARIA: Allora morite da vitello, prima che siano spuntate.

LONGAVILLE: Si, ma prima voglio dirvi a parte una sola paroletta.

MARIA: Allora muggite piano piano, che il macellaio non vi senta.

Escono.

Musica. Li si vede a coppie rincorrersi giocando con dei veli.

Rientrano re  e baroni.

RE: Non una parola di più ragazzi! Via, basta!

BEROWNE: Scorticati senza toccare ferita, a forza di pura beffa!

RE: Addio, ragazze matte! Le vostre doti di spirito son davvero piatte piatte.

PRINCIPESSA  Ma no, mio buon signore, per stavolta fatevi vincere. Diverte di più chi meno sa divertire, quando lo zelo tenta di contentarvi, e nello zelo di chi presenta muore tutto ciò che v’è dentro. Allora una forma confusa prende più forma nell’allegria, mentre in un passo di danza ogni peso sbuffa via.

Inizia una musica lentamente. LE ragazze si fanno da parte con le mascherine.

Ultimo ballo.

Improvvisamente arriva Eleonoire, tutti si bloccano.

ELEONOIRE: Mia signora, una lettera dalla corte. Il triste disegno di guerra sembrava debellato, mentre ancora si presenta alle porte affamato e senza ragione . Il re di Francia, senza dar tempo agli imprevisti, vi impone l’immediato ritorno.

Pausa di silenzio.

PRINCIPESSA: Ragazze preparate tutto. Questa sera bisogna partire.

RE: No, signora vi prego restate, il nostro orgoglio non vale la vostra pena.

Le dame lentamente riprendono le loro cose

PRINCIPESSA: Miei gentili signori, grazie per tutte le vostre premure. Io vi chiedo, con l’anima gravata da questo nuovo dolore, di scusare, o trascurare, quegli eccessi di libertà del nostro giocar di spirito che ci han portato con troppa sfrontatezza a conversare. La nobiltà vostra ne è stata la causa. Addio, degno signore!

RE: Il tempo incalza e porta a certe decisioni, ma non lasciate che il vostro dolore proibisca la ridente cortesia dell’amore. Dolersi per disgrazie già avvenute non è salutare, ed utile, meglio gioire per amici appena trovati.

PRINCIPESSA: Abbiamo ricevuto le vostre lettere, piene d’amore, i doni, ambasciatori del vostro cuore, e la mente li aveva considerati mere galanterie, scherzi piacevoli, e modi di rimpinzare ed imbottire il tempo. Per questo abbiamo accolta la vostra corte come un divertimento.

DUMAINE: Signora, le nostre lettere mostravano più di questo.

LONGAVILLE: E anche le nostre facce.

ROSALINA: Così non c’era parso.

RE: Ma adesso, proprio all’ultimo momento, dateci il vostro amore.

Le dame si fanno da parte.

PRINCIPESSA: Troppo breve è questo tempo per un contratto che non avrà mai fine. Allora vi dico questo: se per amor mio volete fare qualcosa, farete questo per me: andate immediatamente in qualche eremitaggio squallido, desolato, lontano da tutti i piaceri del mondo, e lì restate per un anno.  Se quella vita austera  e solitaria non muterà la proposta che fate a sangue caldo, allora torna a chiedermi per i tuoi meriti, e per questi vorrò esser tua.   Se mi neghi questo, le mani si separino, nessuno dei due ha diritto al cuore dell’altro. Mio dolce signore, così mi congedo.

RE  Il mio cuore è nel tuo petto. E noi per un poco vi accompagneremo.

Escono.

DUMAINE   E a me, amor mio? A me che imponi, una sposa?

CATERINA   No, barba, buona salute e d’essere onesto. Con triplice amore t’auguro tutto questo.

DUMAINE  Ma posso dirti almeno “Grazie, mia cara sposa?”

CATERINA  No di certo, signore. Per dodici mesi e un giorno non darò retta agli sbarbati che ho intorno. Venite a trovarmi quando il re tornerà dalla mia signora, e allora, se ne ho abbastanza, vi darò un tantino d’amore.

DUMAINE  Ti servirò sincero e fedele fino ad allora.

CATERINA  Ma non fate giuramenti, per non dover rimangiarveli ancora.

Escono.

LONGAVILLE  Maria che dice?

MARIA  Dodici mesi. Quando saranno finiti cambierò il mio vestito nero con un uomo che sia di parola.

LONGAVILLE   Aspetterò con pazienza, ma quel tempo è lungo.

MARIA   Tanto più vi somiglia, allora. Dei ragazzi voi siete il più loquace.

Escono.

BEROWNE   Imponimi qualche prova per il tuo amore.

ROSALINA  Avevo sentito parlare spesso di voi, Birun, già prima di vedervi, vi dicevano tutti pieno di lazzi e burle, paragoni e freddure, che spargevate su gente di ogni sorta, preda del vostro ingegno. Per estirparvi quell’assenzio dal cervello ferace, e con questo ottenermi, se vi piace, visiterete i malati senza voce e parlerete con gli infelici. Porterete il sorriso alla gente che soffre.

BEROWNE Non può essere, è impossibile. Non può mai l’allegria, far presa su un’anima in agonia.

ROSALINA   Sì, invece, è l’unico modo di soffocare lo spirito beffardo. Il successo di una freddura è tutto nell’orecchio di chi l’ascolta, non è mai nella lingua di chi l’inventa. Dunque, se orecchie sofferenti daranno retta ai vostri sarcasmi idioti, continuate così, avrò voi e con voi quel peccato; ma se non vi danno ascolto, gettatelo via quel vostro talento; vi troverò liberato dal difetto, e sarò lieta del vostro ravvedimento.

BEROWNE  Dodici mesi? Bene, per quanto che vada male, farò lo spiritoso dodici mesi allo spedale.

Escono.

Rientrano il re e Berowne.

BEROWNE: La nostra storia non finisce come quei vecchi lavori di teatro. Qua, lui non ha lei. Avrebbe potuto darlo al nostro divertimento, la cortesia di queste signore, un qualche finale migliore.

RE  Dodici mesi e un giorno! …Ma vecchio mio, è un’inezia, finirà tutto presto.

BEROWNE  Troppo lungo per una commedia.

Escono.

Pausa con musica.

Entra Eleonoire.

Poesia finale

Esce.   

Musica – Ingresso glorioso di tutti i personaggi.

Saluto.

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