Pensaci, Giacomino!

PENSACI, GIACOMINO!


da Luigi Pirandello

adattamento in tre tempi con pagine fuori testo di

Giambattista Spampinato


Pensaci, Giacomino! da L. Pirandello 3 tempi di Giambattista Spampinato

PERSONAGGI:

Prof. Agostino Toti

Lillina

Giacomino Delisi

Cinquemani

Marianna

Rosaria Delisi

Il cav. Diana

Padre Landolina

Nin

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Pensaci, Giacomino! da L. Pirandello 3 tempi di Giambattista Spampinato

PRIMO TEMPO

La scena, suddivisa a mett, sulla sinistra, rappresenta lo studio del prof. Toti con una poltrona in prima, una libreria con relativa scrivania in fondo. Sulla destra, un panoramico nero completa la scenografia. Al centro una piattaforma girevole con un pannello nero al centro serve ad introdurre, man mano, i personaggi. Il prof. Toti, seduto sulla poltrona, in prima a sinistra, legge un grosso volume.

SCENA PRIMA

Il prof. Toti solo.

TOTI (Legge. Un cono di luce lo illumina)Ogni essere vivente, prima o poi, destinatoa morire. Definire che cosa significa morire non facile. Ma il fatto che tutti i viventi debbano morire non ne determina la scomparsa della specie dalla faccia della terra, perch la caratteristica degli esseri viventi anche la riproduzione, che cos efficace che potenzialmente tende a moltiplicare ogni individuo allinfinito (Alza gli occhi dal libro e comincia a pensare a voce alta. Il pensiero pu essere mandato in onda registrato) Gi, nascere e poi morire! Morire e poi nascere! Nascere e vivere! Vivere e morire! Morire e poi nascere per vivere! Ma vivere quando si nasce liberi! Senza la libert meglio morire prima di nascere! Ma libert quella di vivere in mezzo ad una Societ gretta e meschina, piena di pregiudizi e riserve mentali, dove predomina assillante e monotono il cosiddetto occhio sociale? E libert quella di fare ci che la Societ ti impone in nome di falsi pudori o di norme dettate soltanto da un esagerato puritanesimo? Tu, caro Agostino, sei voluto andare controcorrente ed eccoti costretto a vivere ai margini di quella Societ che tu hai voluto sfidare e che salita in cattedra per giudicarti e condannarti! Ma tu cos sei pi contento. Non vero, Agostino? E perch sei riuscito a fargliela in barba a quella Societ che ti criticava e ti derideva; perch, finalmente, non sei pi solo. (Si illumina il lato destro della scena e si vedono Lillina e Giacomino che giocano amorevolmente con il loro piccolo Nin) Ora hai tanto caloreintorno a te! Ora, senza esserlo veramente, sei diventato di colpo marito, padre e nonno! Ti pare niente, Agostino? Quasi come la Trinit, di cui ti parlavano quanderi bambino e a cui, forse a torto, non credi pi! Ti costato molto, per, tutto questo: la rinuncia alla professione! La professione dinsegnante, in cambio di quella di uomo! (Si spegne la luce su Lillina, Giacomino e Nin, che scompaiono) Confessa, per, che hai un po di nostalgiadel passato. Non puoi mettere nel dimenticatoio i trentasei anni dinsegnamento alle dipendenze dello Stato, che ti pagava un misero stipendio, ma che ti consentiva di stare in mezzo ai giovani e ti permetteva di contribuire a farli diventare uomini! Ricordi quelle lunghe giornate nel Gabinetto di Storia Naturale? Gli esperimenti, qualche volta mal riusciti a causa della pochezza dei mezzi e degli strumenti a disposizione? Lo schiamazzo degli alunni? La voce tonante del Direttore, cav. Diana?

(Si spegne lentamente la luce sul prof. Toti e si accende sul lato destro della scena, mentre un cono di luce viene proiettato sulla piattafoma che, girando, immette in scena il cav. Diana, ed ha inizio la 1^ azione)

PRIMA AZIONE

Il prof: Toti e il cav. Diana.

DIANA Oh, dunque, le pare, professore, che si possa seguitare cos? Che io debbasacrificarmi, con tutto il da fare che ho, ad assistere ogni volta alle sue lezioni?

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TOTI Veramente, ecco

DIANA Mi lasci dire. Per una volta che non posso, ecco che lei per poco non mi buttaallaria il ginnasio col baccano della sua classe.

TOTI Ma sar forse per la vivacit, che vuole che le dica, con cui faccio lezione.Parlando delle scimmie Fanciulli, signor Direttore! Sentono parlare della coda prensile; sentono dire che hanno quattro mani; pensano che giusto abbiamo qua un bidello che ne ha cinque e fanciulli si mettono a ridere.

DIANA Ma non dica cos, professore! Lei mindispone!

TOTI (Con risoluzione)Signor Direttore, vogliamo parlare sul serio?

DIANA Come, sul serio? Ah le pare chio le stia parlando per ischerzo?

TOTI No, dico, sul serio, se vogliamo venire al vero punto della questione, ecco.Lorario, signor Direttore! Mi arrivano stanchi questi ragazzi allultima ora. Dalle otto e mezzo seduti braccia conserte allultima ora, posso pretendere che stiano fermi placidi l, come vuole lei? (Di scatto) Ha un temperino, scusi?

DIANA (Stordito)Che cosa le salta di venirmi a domandare un temperino, adesso?

TOTI Se vuol farsi un taglietto ad un dito, piccolo piccolo; o lo vuol fare a me? Per farlevedere che alla nostra et, cavaliere, il sangue acqua: acqua di malva. Consideriamo, santo Dio, questi ragazzini che hanno fuoco invece nelle vene, e friggono! Io li guardo serio, non creda: (Con atteggiamento napoleonico) cos! Ma le giuro che quando me li vedo davanti con certe facce da santi anacoreti, mentre son sicuro che sotto sotto me ne stiano combinando qualcuna (Ride)

DIANA Eh sfido, se lei si sciala cos!

TOTI (Subito)No no, li guardo serio!(Rif il gesto di prima)

DIANA Io non so! Come se non mancassero di rispetto a lei!

TOTI A me? No. Mancano di rispetto la professore!

DIANA (Per troncare, severo)Scusi, da quanti anni insegna lei?

TOTI Perch?

DIANA Mi risponda, la prego.

TOTI Da trentaquattro.

DIANA E non ha famiglia, vero?

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TOTI Solo. Che famiglia?! Io e mia moglie, quando c il sole.

DIANA Sua moglie? Come sarebbe?

TOTI La mia ombra, signor Direttore; a spasso per via. A casa, il sole non c, e non hopi con me neanche la mia ombra.

DIANA E quanti anni, scusi?

TOTI Trentaquattro.

DIANA No, dico det: sessantacinque, sessantasette?

TOTI Faccia lei

DIANA Facciamo settanta? Bene. Senza famiglia. Trentaquattro dinsegnamento. Noncredo che possa provar gusto ad insegnare ancora?

TOTI Gusto? Me li sento pesare come trentaquattro montagne!

DIANA E allora perch non si ritira? Ha quasi il massimo della pensione!

TOTI Ritirarmi? Lei scherza! Ah, dopo pi dun terzo di secolo che porto la croce, ilGoverno mi paga per altri cinque o sei anni e voglio mettere sette, e voglio mettere otto quattro soldi di pensione e poi basta?

DIANA E che vorrebbe di pi? Ritirato, a riposo

TOTI Gi! A sbattermi la testa al muro; vecchio e solo.

DIANA E che colpa ha il Governo, se le non pens a mettere famiglia a tempo?

TOTI Ah, dovevo metter famiglia a tempo, con lo stipendio che mha dato, per morire difame io, mia moglie e cinque, sei, otto, dieci figliuoli eh, capir, quando uno ci si mette!

Pazzie, cavaliere mio! E ringrazio Dio che volle guardarmi sempre dal farlo. Ma ora, sa? ora la piglio.

DIANA Che? Ora? Prende moglie?

TOTI Sissignore. Ora s. Il Governo con me non la passa liscia! Calcolo quando pare ame che mi debbano restare altri cinque o sei anni di vita, e prendo moglie, sissignore! Per obbligarlo a pagar la pensione, non a me soltanto, ma anche a lei dopo la mia morte.

DIANA Oh quest bella! E vuol prendere moglie per ci, alla sua et?

TOTI Let Che centra let! Mi accorgo che lei come tutti gli altri, allora; vede laprofessione e non vede luomo; sente dire che voglio prendere moglie simmagina una moglie e me martito e si mette a ridere; e sinquieta come poco fa, credendo che i ragazzi diano la baja a me, mentre la danno al professore. Altro la professione, altro luomo. Fuori, i ragazzi mi rispettano, mi baciano la mano. Qua fanno anchessi la

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professione loro, di scolari, e per forza debbono dare la baja a chi fa quella di maestro e la fa come me, da povero vecchio stanco e seccato. Io mi prendo una giovane povera, timorata, di buona famiglia la quale, s, dovr pur figurare da moglie davanti allo stato civile, altrimenti il Governo non le pagherebbe la pensione. Ma che moglie poi! Che marito! Roba da ridere, allet mia! Sono e rester un povero vecchio che avr ancora per cinque o sei anni il conforto dun po di gratitudine per un bene che avr fatto alle spalle del Governo, e amen.

DIANA Ma sa che lei un bel tomo? Mi congratulo! Uomo di spirito!

TOTI Gi, perch lei adesso si sta figurando di vedermi(Fa le corna sulla sua testa)

DIANA No, che! Dio me ne guardi!

TOTI Sono nel conto, sa! Segnate al passivo in precedenza! Ma non per me: se neandranno in testa alla mia professione di marito, che non mi riguarda se non per lapparenza. Io anzi vedr di far tanto che il marito come marito le abbia.

DIANA Oh questa , pi bella della prima!

TOTI Eh s! Altrimenti, povero vecchio, come potrei aver bene? Corna, ad ogni modo,senza radici se marito non sono, non voglio n posso essere. Pura e semplice opera di carit. E se poi tutti gli imbecilli del paese ne vorranno ridere, e ne ridano pure: non me ne importer proprio niente!

DIANA Giustissimo! Dato il principio E li mangeremo presto codesti confetti?

TOTI Non manca per me. Cerco. Appena trovo Ma lho gi sottocchio.

DIANA Le faccio fin dadesso le mie congratulazioni. Spero che minviter alle nozze?

TOTI Come no? Il primo, si figuri!

DIANA Grazie, e si stia bene, professore.

TOTI Non pi in collera con me, signor Direttore?

DIANA Eh, guardi: come uomo, no; ma se devo fare, come dice lei, la professione delDirettore

TOTI Ah, giusto, mi rimproveri come Direttore! Purch poi, come uomo, mi stringa lamano!

DIANA Eccola qua!

TOTI Dato il principio(Si avvia, fa qualche passo, tosto si ferma)E sa? Ragazzina lapiglio di sedici anni -. Per obbligare il Governo a pagarle la pensione per almeno altri cinquantanni dopo la mia morte. Non se la passa liscia con me, il Governo, glielo giuro!

(Buio e fine della prima Azione)

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SCENA SECONDA

Il prof. Toti sulla sinistra della scena con un cono di luce che lo illumina.

TOTI (Racconta)Ragazzina, proprio cos! E che conoscevo Lillina, la figlia del bidelloCinquemani, da quando era nata e mi faceva pena, povera figlia! Lei, cos giovane e delicata, costretta dal padre a pulire non soltanto le aule e i corridoi, ma anche tutte le sudicerie che gli alunni scrivevano sui banchi, sui muri e nei gabinetti! Pensavo: togliendola dal suo stato e dandole un po dagiatezza, del bene avrei fatto a lei e del bene avrei ricavato anchio, ormai vecchio e solo. Per me sarebbe stata come una figlia e basta. Avessi avuto ventanni di meno! Ma settanta sono un po troppi per considerare una ragazza di sedici anni diversamente che da figlia. Ne parlai, allora, al padre, il quale mi disse che sarebbe stato contento se anche Lillina lo fosse. Quindi mi lasci solo con lei per parlarle. Non sapevo da dove cominciare Alla mia et certi discorsi diventano difficili. Ero impacciato e timido Fu lei che incominci a parlare Il suo discorso, per, non coincideva col mio. Era sorto un equivoco grosso come una casa! Mi parl di un certo Giacomino Delisi, mio ex allievo, di cui era innamorata e che laveva messa nei guai. Ricordo ancora quel faccino disperato che implorava aiuto!

(Si spegne lentamente la luce sul prof. Toti e si accende quella sul lato destro della scena, ed inizia la 2^ azione)

SECONDA AZIONE

Prof. Toti, Lillina e poi Cinquemani e Marianna.

LILLINA Sono perduta, sono perduta! Non posso pi aspettare! Maiuti, professore,maiuti!

TOTI E che aiuto potrei darti io, povera figliuola mia?

LILLINA Parli a mio padre; gli dica gli dica che conosce Giacomino, che sa che unbuon giovane; che lei far di tutto per trovargli un posticino

TOTI Io?

LILLINA S, tanto da potermi mantenere! Gli faccia comprendere che non posso piaspettare! Per carit, professore, per carit!

TOTI Eh, io, per me, s, figliuola, posso anche dirglielo. Ma ti pare che tuo padre vorrdare ascolto a me?

LILLINA Forse le dar ascolto! Lei qua professore

TOTI Che professore, figliuola! Come professore non mi rispetta! E poi, ti sembra chepossa credere sul serio che io abbia modo di procurare un posto a Giacomino?

LILLINA Non importa! Si provi a dirglielo! Forse di lei si fider!

TOTI Ma se il posto, per lui, tutto! Tanto vero che era contento per me.

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LILLINA Come, per lei?

TOTI Ma s, figliuola! Siamo giusti, siete ragazzi e non considerate tante cose! Ti seimessa con un giovanotto buono, non dico di no, educato, ma senzarte n parte, sventato Come vuoi che ti mantenga? Le senti le campane?: Con che? Con che? Non ha i mezzi, e credo neanche la voglia. Lamore? Lamore mangia, figliuola; non si mangia! Come farete a metter su casa? C ora anche un bambino per via La faccenda era gi complicata con codesto benedetto Giacomino! Ma, tanto, per me o prima o poi meglio prima che poi! Ma ora si complica di pi! Non bastava Giacomino; anche un Giacominino! Vuoi che diventi padre e nonno, tuttin una volta?

LILLINA No, no, professore! Che dice! Lei ha ragione: non avrei dovuto farlo; ma nonso pi io stessa come sia stato! Ora egli pi pentito e disperato di me; non sappiamo nessuno dei due come uscirne! Il tempo stringe. Ah, maiuti, professore, per carit, ora che lei sa tutto, ora che, per un caso, mi son trovata a confidarmi con lei, maiuti!

TOTI Ma s, io sono qua, figliuola mia, tutto per te. Non vedo che potrei fare. Ora cheso tutto, non tirarmi indietro, ecco. Padre e nonno. Pi di questo?

LILLINA No, professore! Questo non possibile!

TOTI Dici per me? Se per me a pensarci forse meglio cos, perch ora un po dibene te lo posso fare davvero. E se tu sei contenta, un bene far io a te; un bene potrai fare tu a me; e potremo vivere in pace. Anche col bambino; anzi! Un bambinuccio a cui dar la mano, da nonno: non c meglio compagnia per avviarmi alla fossa.

LILLINA Ma Giacomino, professore? Giacomino?

TOTI Giacomino, figliuola(Fa un ampio gesto con la mano, come per dire:

nascondilo!) Posso dirti anche Giacomino?

LILLINA No! No! Non dico questo! Oh Dio! Mi fa avvampare dalla vergogna, professore!

TOTI No, che vergogna, figliuola! Puoi far conto che in questo momento ti staiconfidando con tuo padre. Mi dici Giacomino; io ti rispondo che Giacomino, s, ci sar; ma io io non devo saperlo cio lo so, ma ma devessere come se non lo sapessi, ecco! Amico di casa, antico scolaro. E posso voler bene anche a lui, come un figliuolo; perch no?

LILLINA Ma lui, professore, lui? Le sembra possibile che dica di s? Questo pu essereper me, per salvare me, s; e io gliene sono grata; ma non pu essere per lui; non consentir mai! No, guardi: laiuto che maspetto da lei quello che gli ho detto. Parli a mio padre, lo persuada a farmi sposare Giacomino, che non c pi tempo da perdere. Un posticino lo trover di certo. Lo sta cercando; lo trover. E intanto ci facciano sposare! Ecco, questo. Mi faccia questa carit, professore! Io ora entro qua (Indica a destra) con la scusa della pulizia, perch deve venir lui

TOTI Giacomino, l?

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LILLINA S, viene quasi ogni giorno, a questora. Credevo che oggi non sarebbe venutoperch aveva parlato con lei; e invece Ah, comero contenta! Credevo dessermi levato questo peso, questo peso che mi schiaccia! Vada, vada a parlare a pap, professore! Io sono di l. Ma per carit non gli faccia capir niente! E grazie, grazie, professore: mi compatisca!

(Lillina via. Il prof. Toti resta come stordito a considerare lincarico che Lillina gli ha dato e fa una lunga scena muta, significando per cenni prima la sua sfiducia di riuscire e insieme la sua disillusione; come sarebbe stato bello per lui avere un bambino, piccolo cos, da portarsi per mano; se lo vede davanti; gli fa tanti attucci; ma poi pensa che c di mezzo questo benedetto Giacomino! Troppi, troppi a cui dovrebbe pensare il Governo! Lui uno; la moglie, due; Giacomino, tre; il bambino, quattro Eh, troppi! Troppi! E si gratta la testa. Guarda verso luscio donde uscita la ragazza; pensa che Lillina e Giacomino forse sono di l insieme; e di nuovo considera la difficolt dellincarico; tentenna il capo e scuote le mani con le dita raccolte per le punte, come a dir: Che posso farci io? In quellatto lo sorprende Cinquemani, che ritorna cauto e curioso dalla destra. La suddetta scena pu essere realizzata col prof. Toti che la mima, mentre viene eseguita la registrazione dei pensieri di Toti)

CINQUEMANI Oh, professore, che fa? Gioca da solo alla morra? Dov Lillina?

TOTI Se n andata.

CINQUEMANI E lei?

TOTI Me ne vado anchio.

CINQUEMANI Ma, insomma, le ha parlato, s o no?

TOTI Le ho parlato, s.

CINQUEMANI E che le ha risposto? Di no? Che non vuol saperne? E come! Pareva coscontenta!

TOTI (Con risoluzione)Cinquemani, sappiatemi intendere; per fare un discorso breve evenir subito al rimedio. Laffare non liscio.

CINQUEMANI Non liscio? Come non liscio? Che vuol dire?

TOTI Oh santo Dio! Vi ho pregato di sapermi intendere. Quando una cosa non lisciaScusate, che intendete per liscio voi? Liscio cos! (Passa la mano rasente al suo corpo) Se io ora, poniamo, mi metto qua questo cappello capirete che (Pone il cappello sul ventre e rif il gesto della mano che ora trova impedimento l, nel cappello) fa gobba, non pi liscio.

CINQUEMANI Oh, professore! Io so intendere; ma lei sappia parlare, quando parla dimia figlia! Che vuol dire codesta gobba?

TOTI Come diavolo debbo dirvelo, Cinquemani? Parlando duna donna, che cosa siaquesta gobba, mi pare che lo potreste intendere!

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CINQUEMANI- (Stravolto, facendoglisi addosso)Oh! Che dice? Mia figlia? Badi comeparla! (Afferrandolo per il petto, minaccioso) Mia figlia?

TOTI Calma, calma, Cinquemani!

CINQUEMANI Chi glielha detto? Glielha detto lei? Risponda!

TOTI E chi altro poteva dirmelo, benedettuomo?

CINQUEMANI Ah figlia infame! S disonorata? Con chi? Mi dica con chi, chelammazzo! Lammazzo!

TOTI Eh via! Che ammazzate! Glielo darete per marito, e non se ne parler pi!

CINQUEMANI Chi? Come? Glielo do per marito? Senza sapere chi ?

TOTI Un bravo giovane, ve lo posso assicurare: state tranquillo!

CINQUEMANI Voglio sapere chi ! Come si chiama? Bravo giovane? Devessere pisvergognato di lei, se ha potuto fare questo! Il disonore, la vergogna sulla mia faccia!! Dov? Dov? Dove se n andata?

TOTI Via! Via, Cinquemani, non fate cos! Non vamareggiate il sangue!

CINQUEMANI Mi dica dove s nascosta, o me la piglio con lei! Voglio averla qua, permangiarle a morsi la faccia, svergognata! Svergognata!

( A questo punto come uneco, dallnterno dellaula dove si era trasferita Lillina, giunge uno strillo di Marianna: Svergognata!, cui subito seguono altri strilli di Lillina, sorpresa dalla madre con Giacomino. Tosto Marianna viene fuori, trascinandosi Lillina piangente)

MARIANNA Disonorata! Disonorata! E che vuoi che me ne faccia pi, ora, di te? Piangila tua vergogna!

CINQUEMANI Non ti voglio pi in casa! Fuori, fuori! Via, fuori! Non mi sei pi figlia!

Vattene alla perdizione! Via! Via!

!

TOTI (Con gran voce, dominando tutti)Dove volete che vada, vecchio imbecille! Ve laprendete con lei, quando ne avete voi la colpa, voi che lavete mandata qua, fin da bambina, in mezzo a tutte le sudicerie che gli alunni stampano sui muri e sulle panche! Pettegoli tutti e due, che non siete altro!

CINQUEMANI (A Lillina)Via, fuori! Fuori, ti dico! Non ti voglio pi!

TOTI Non la volete pi? Me la prendo io! Qua, figliuola mia, non piangere, che ci sono ioper te! Vieni con me il mio nome, non posso fare a meno, bisogna che te lo dia. Ma tu sarai la mia figliuola, la mia figliuola bella; vieni vieni (Si pone sul petto il capo di lei e, carezzandole i capelli delicatamente, savvia verso il fondo)

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S I P A R I O

SECONDO TEMPO

SCENA PRIMA

Il prof. Toti sulla sinistra del palco, seduto sulla poltrona, come allinizio del 1 Tempo. Una luce lo illumina: Sta pensando ad alta voce. (Registrazione)

TOTI Agostino, non prendertela! La tua coscienza a posto. Tu, sposando Lillina edando un nome alla sua creatura, hai fatto unopera di bene. Anche se la gente trova da ridire, a te cosa importa? E se ti condannano perch ti sei messo dentro anche Giacomino, non badarci! Lo so, lo so tu non ci fai caso, sei al di sopra e al di fuori di ogni bench minima azione disonesta, e le accuse e le critiche della gente non ti sfiorano minimamente, ma cos non per gli altri che sono schiavi dei pregiudizi della societ. Anche il cav. Diana, il Direttore del Ginnasio, ti fece pressioni continue ed insistenti affinch tu ti ritirassi dallinsegnamento. Ricordi? Venne a trovarti fino a casa per dirti: Prof. Toti, si ritiri! Si ritiri! Si ritiri!

(Si spegne lentamente la luce sul prof. Toti e si accende quella sul lato destro della scena, ed inizia la 3^ azione)

AZIONE TERZA

Il prof. Toti e il cav. Diana.

TOTI Ha comandi da darmi, signor Direttore?

DIANA Per carit, che dice comandi?

TOTI No, no, lei mi pu sempre comandare. Se la mia condizione ora mutata, rimangopur sempre il suo obbedientissimo subalterno.

DIANA Io sono venuto a pregare, veramente, non tanto il professore, quanto lamico.

TOTI Ai suoi ordini, signor Direttore.

DIANA Non ho nulla, badi, da chiederle per me! O piuttosto, s, anche per me un favoreche le coster per ben poco, mimmagino, dopo la bella fortuna che le toccata.

TOTI Per carit, signor Direttore, non mi parli, la prego, di questa mia fortuna! Miofratello era in Romania; e come io non sapevo, dopo tanto tempo, se fosse vivo o morto, cos lui non sapeva di me, se fossi vivo o morto. Non posso dunque dire che abbia voluto lasciare il suo danaro proprio a me. Lha lasciato perch non poteva portarselo allaltro mondo. Si cerc a chi si doveva dare, e si trov che si doveva dare a me, unico erede.

DIANA E non stata una fortuna, scusi?

TOTI Fortuna, non dico di no! E non c misteri, creda. Gira in paese la chiacchiera chiotenga non so quantaltro denaro nascosto in casa. Nemmeno un soldo. Tutta leredit cos come mi venne centoquarantamila lire la depositai alla Banca Agricola cittadina.

DIANA Eh, una bella somma!

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TOTI Sissignore. E sono diventato il pi forte azionista della Banca; a condizione dimetterci qualcuno di mia fiducia.

DIANA (Un po sulle spine)Eh, lo so: il Delisi?

TOTI (Impertubabile)Giacomino Delisi, appunto. Eppure, creda, signor Direttore, credache io stavo meglio prima, con tutta la mia miseria! Questo denaro stato per me sa come quando, tempo dinverno, i ragazzini, di sera, raccolgono le foglie secche cadute dagli alberi per farne una vampata, che se uno, anche piccolo piccolo, si trova a passare, lombra al muro, con quella vampa, diventa come un gigante, che se alza le braccia arriva fino al quinto piano? Cos, signor Direttore! Ero niente: passavo e nessuno mi guardava. C stata questa vampata delleredit; e ora, appena alzo un braccio, appena muovo una gamba, ecco che tutti lo vedono; tutti mi stanno a guardare con tanto docchi; vogliono conto e ragione di quello che faccio e di quello che non faccio; se proteggo questo, se non proteggo quellaltro. E che cos? non sono pi padrone di fare quello che mi pare, senza danno sintende di nessuno? Mi sono seccato, ecco. E creda che, se non avessi quel piccino, che gi comincia ad andar per casa, mi verrebbe quasi la tentazione di ritirare dalla Banca questi centoquaranta pezzi di carta e di farne davvero, come un ragazzino, una vampata da fare epoca, da fare epoca!

DIANA Mi dispiace, professore, daver toccato un tasto doloroso. Ma mi permetteunosservazione?

TOTI Anzi, la ringrazio.

DIANA Mi pare che lei non faccia tutto quello che dovrebbe dato che la malignit delpaese, come lei dice, lha preso di mira per ripararsene e risparmiarsi noie, dispiaceri.

TOTI Io? Ma se non faccio nulla, io, signor Direttore! Me ne sto qua, ritirato in casa.

Casa e scuola, scuola e casa.

DIANA Ecco, permette? Siamo venuti appunto alla ragione della mia visita. La scuola. Siricorda che due anni fa, quando lei ne aveva gi trentaquattro dinsegnamento, le consigliai di mettersi a riposo?

TOTI Mi ricordo, s.

DIANA E non cera allora codesta cospicua eredit! Ma scusi, professore, perch adessonon fa questo, almeno?

TOTI (Precipitosamente)Ah, no no no no! Mai mai mai mai! Non me ne parli! Non mene parli, signor Direttore!

DIANA Aspetti, mi permetta di aggiungere

TOTI Non sento ragione, signor Direttore! Di ritirarmi, non voglio sentir parlare! Guardi,c pi per me di questa creaturina? Le ore che mi prende la scuola sono levate alla gioia

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che questa craturina mi d. Mi par millanni, ogni giorno, che suoni la campana, per ritornare qua a giocare; a fare anchio il bambino. Eppure no, non transigo, sig. Direttore! DIANA Ma sa che una bella ostinazione la sua? Se per lei un martirio!

TOTI Appunto perch un martirio! Voglio rimanere quello che sono sempre stato. Lacroce la voglio portare fino allultimo. Scusi, se questo martirio stato la ragione di tutto quello che ho fatto! E perch lavrei fatto allora?

DIANA Gi, ma se adesso non c pi bisogno?

TOTI Lo dice lei! Vuol mettere il denaro sudato onestamente, il denaro che sa di stento,con questo delleredit, piovuto dal cielo, che se lei fa cos (Soffia sul palmo della mano), se ne va com venuto? E poi le dico che mha portato sfortuna! E poi poi ci sono altre ragioni. In confidenza: se non avessi la scuola, starei troppo in casa; per via del bambino. Nessuno mi tratterrebbe. Sono vecchio, signor Direttore, e in casa darei troppo fastidio; lei mintende! Non ne parliamo pi!

DIANA Mi dispiace, professore; ma io debbo ancora parlargliene, e seriamente. TOTI Mi si vorrebbe forse costringere?

DIANA Abbia pazienza, professore. Cerchi di mettersi un po nei miei panni: dallamattina alla sera, in direzione, a casa mia, se esco a fare due passi, io sono oppresso, da due anni a questa parte, oppresso, vessato da tutti, padri di famiglia, e anche estranei che non conosco, i quali vengono a protestare contro il preteso scandalo di codesta sua permanenza nellinsegnamento.

TOTI Ah, s?

DIANA S, s, purtroppo, professore! Creda: una protesta civile vera e propria generale.

TOTI E lei la chiama civile?

DIANA Mah! Si reputano offesi di ci che si sa, di ci che si dice in paese della sua vitaprivata, e

TOTI E lei, signor Direttore?

DIANA Io non voglio entrare adesso a vedere se a torto o a ragione. Dico questo, per:che lei, come privato cittadino, se ha la coscienza tranquilla pu infischiarsi del giudizio della gente; ma da professore no, veda! Addetto a un pubblico ufficio, lei ha lobbligo di tenerne conto; come debbo tenerne conto io, da direttore; e perci sono venuto a consigliarle, ancora una volta, di mettersi a riposo.

TOTI E di sottoscrivere cos ad un giudizio iniquo?

DIANA No, veda

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TOTI Che vuole che veda, signor Direttore! Aspetto che qualcuno poich lei non vuolfarlo venga a discutere con me, non su quello che pare, ma su quello che : la mia coscienza appunto! (Alzandosi) No no no. Non mi ritiro! Accetto la guerra, signor Direttore. Voglio vedere chi avr il coraggio di venirmi a dire in faccia chio non sono un uomo onesto; e che ci che faccio non fatto a fin di bene.

DIANA (Alzandosi anche lui)Capir chio ho fatto il mio obbligo damico.

TOTI E io la ringrazio.

DIANA La prevengo che si minaccia di portare la protesta agli enti superiori.

TOTI Facciano! Ah, facciano pure!

DIANA E che se domani dal Ministero si volesse qualche rapporto

TOTI Lei risponda come crede: che mha consigliato di chiedere il riposo, e che io nonho voluto saperne. Ce la vedremo, signor Direttore!

DIANA E allora non mi resta che salutarla e augurarle che la sua signora si rimettapresto in salute.

TOTI Grazie, signor Direttore; le sono obbligatissimo, creda.

DIANA Non sincomodi. Rifletta piuttosto su quanto le ho detto, e segua il mio consiglio:

si ritiri! (Via)

(Buio e fine della 3^ azione)

SCENA SECONDA

Il prof. Toti sulla sinistra della scena con una luce che lo illumina.

TOTI (Racconta)Quel giorno non me ne and una per il verso giusto! Prima il Direttore,che voleva, a tutti i costi, che io mi ritirassi dallinsegnamento, poi Lillina che trovai piangente e disperata, poi Rosa, la vecchia serva, che si ribellava anche lei a quella situazione ingarbugliata e poco chiara per lei, quindi i miei suoceri che mi fecero una predica che non finiva mai, infine padre Landolina con una notizia che si abbatt sul mio capo come una mazzata. Ma procediamo con ordine. Lillina da tre giorni non stava bene. Era nervosa, si era chiusa in un mutismo, rifiutando con me ogni possibilit di dialogo. Diceva di avere mal di capo e di non poter tenere gli occhi aperti. Giacomino non si faceva vedere da alcuni giorni. Era successa qualcosa che non riuscivo a capire e, visto che Lillina con me non voleva aprirsi, mandai a chiamare la madre. Nellattesa del suo arrivo, tentai ancora di sapere, per aiutarla a farle superare quel momento critico. (Si accende la luce sulla poltrona a destra, illuminando Lillina piangente) Oh, benedetta giovent!Come laprile vuole la pioggia, cos la giovent, ogni tanto, le lacrime. Poi rispunta il sole e ritorna lallegria. Giovent! (Buio e inizio 4^ azione)

AZIONE QUARTA

Prof. Toti e Lillina.

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TOTI Non vuoi proprio dirmelo, che ti senti? Non vuoi confidarti con me?

LILLINA Ma che vuole che le confidi, se non ho nulla, proprio nulla da confidarle?

Perch vuole tormentarmi?

TOTI Tormentarti? Vorrei soltanto che tu mi parlassi, mi dicessi cos accaduto!

LILLINA Ma non accaduto nulla! Glielo giuro: nulla!

TOTI E perch allora stai cos?

LILLINA Perch mi sento male: quante volte vuole che glielo ripeta?

TOTI Ah dunque debbo parlare io? Credi davvero, via, che, per quanto vecchio, sia gicos rimbecillito da non capire che tu non puoi star cos, solo perch ti fa male il capo? (Ad un cenno di alzarsi di Lillina, la trattiene con piglio pi severo e risoluto) No, aspetta,figliuola, sta qua, sta qua ad ascoltarmi; e lascialo il mal di capo, ch questa anzi sar la ricetta per fartelo passare. Tutte queste chiacchiere che la gente fa sul conto nostro, than forse messo in soggezione davanti a me, fino a farti credere che tu non possa pi parlarmi come prima e dirmi ci che ti sta sul cuore? Bada che sarebbe lingiuria pi grave che tu potessi farmi, il tradimento pi brutto: quello di vedere in me ci che non voglio neanche dire. Io ho mantenuto tutto quello che ti promisi e non mi sono tirato indietro dun passo. Se la gente parla, se la gente ride, e c chi protesta e chi minaccia mi hanno perfino mandato il Direttore, hai visto ebbene, lasciali dire! Lasciali fare! Ciarle, risa, proteste, minacce per me non significano niente, e non debbono significar niente neanche per te. Sappiamo bene, tu ed io, che non facciamo nulla di male; e dobbiamo dunque pensare a star tutti uniti e a non darla vinta a nessuno, aspettando che il tempo mi dia ragione: non ora presto alla mia morte quando vi avr lasciati a posto, tutti e tre tranquilli e contenti. Hai inteso? Di, hai inteso?

LILLINA S, s, ho inteso.

TOTI E dunque parla adesso! Che stato? Vi siete litigati?

LILLINA No, che litigare! Non mi sono litigata con nessuno.

TOTI E perch allora da tre giorni lui non viene?

LILLINA Che vuole che ne sappia io?

TOTI Non va neanche alla Banca, da tre giorni. Me lha detto ieri il cassiere. Si vede chefar male il capo anche a lui. Ah, santo Dio, ragazzi! Pensate che il tempo rimane per voi, e che un giorno che togliete a me, peccato! Tre giorni che non canti, tre giorni che non ridi (Lillina scoppia di nuovo a piangere) Ecco, vedi? E tostini a dire che non niente! Qualcosa di grosso devessere accaduto! E tu devi dirmelo! (Si sente suonare il campanello, internamente) Ah, eccoli qua! Se non vuoi dirlo a me, lo dirai almeno a tuamadre.

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LILLINA (Balzando in piedi, tra i singhiozzi)Mia madre? Ha fatto venire mia madre? Ionon ho niente da dirle! Non ho niente da dire a nessuno! Mi lascino stare! (Via di corsa. Toti resta costernato, tentenna il capo; poi si avvicina alluscio e fa accomodare i suoceri)

TOTI Caro Cinquemani, cara suocera, accomodatevi, accomodatevi!

MARIANNA (A schizzo)Tante grazie.(E non saccomoda)

CINQUEMANI (Alzando una mano con gravit)Questo non posto per noi da starcomodi!

TOTI Mettetevi almeno a sedere e posate il cappello.

CINQUEMANI Non poso niente.

TOTI Voi almeno, signora suocera, abbassatevi il velo sulle spalle.

MARIANNA Grazie. Non mi abbasso niente.(Siede)

CINQUEMANI E il cappello, io, per sua norma, me lo levo a casa mia. Qua non casamia; per cui (Siede)

TOTI Questa la casa della vostra figliuola. Se voi non avete mai voluto considerarlacome vostra

CINQUEMANI (Alzandosi)Marianna, pst!(Marianna si alza)Andiamo via!

TOTI Siete pazzo? Che vho detto? Eh via, non facciamo storie, ch ho ben altro adessoper il capo! Sedete, sedete, discorriamo.

MARIANNA Discorriamo? Lei? Vuole discorrere lei? Prima lei deve stare a sentire ildiscorsetto che dobbiamo farle noi! (Al marito) A te! Attacca!

TOTI (Con atto di rassegnazione)Sentiamo codesto discorsetto! Ma sbrigatevi, peramore di Dio!

CINQUEMANI Eccomi qua. Tanto io, quanto mia moglie; io(Sappunta lindice sil petto)e mia moglie (La indica), va bene?

TOTI (Sbuffando)Benissimo! Avanti!

CINQUEMANI No, sa: per precisare; perch noi due siamo intanto marito e moglie, perdavvero. Or dunque, tanto io quanto mia moglie, lei sa bene che non abbiamo messo piede in questa casa, se non il giorno dello sposalizio.

MARIANNA (Agitandosi sulla sedia)E Dio sa quello che abbiamo patito. TOTI Voi? Perch? Quando?

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MARIANNA (Insorgendo)Ah, perch, dice? Quando, dice? Ma ora stesso, ora stesso!Sappia che con tanto docchi ci ha guardato la gente, davanti a tutte le porte, affacciata a tutte le finestre, vedendoci venire qua!

TOTI Bene, vi hanno guardato; e poi? CINQUEMANI Basta, Marianna: lascia parlare a me!

TOTI Un momento, Cinquemani. Voglio prima saper questo: Vi ho detto, s o no, ascuola, non so pi quante volte, di venire qua con vostra moglie, a trovare la vostra figliuola?

CINQUEMANI S, me lha detto.

TOTI Chi vi ha proibito allora di venire?

MARIANNA (Scattando)Ah, vuol sapere chi ce lha proibito?

CINQUEMANI (Balzando in piedi anche lui e accorrendo come a parare la moglie)Aspetta, Marianna: gli rispondo io! Giacch lei mi parla della scuola, voglio che sappia che l, davanti ai suoi colleghi e agli alunni, io la saluto per semplice considerazione sociale, e basta! Perch io solo so, e il signor Direttore, tutte le porcherie che mi tocca scancellare dai muri per lei e per la mia figliuola! Cose da far cadere la faccia a terra, dalla vergogna! La faccia a terra!

MARIANNA E vuol sapere chi ci ha proibito di venire!

CINQUEMANI Lei la favola del paese! E il paese ha ragione! E io e mia moglie, tuttedue, lo sappia, siamo col paese!

MARIANNA Perch siamo gente che non ha perduto ancora il santo rossore dellafaccia! Il santo rossore, qua! Qua! (Si d manate sulla guancia)

CINQUEMANI Gente onorata siamo!

TOTI E via, smettetela! Volete sapere che cosa siete? Due asini siete! Due asini!

CINQUEMANI Mi parli con rispetto perch sono suo suocero!

TOTI Ma statevi zitto! Suocero! Sapete bene come e perch mi sono presa vostra figlia!

MARIANNA Se l presa perch ha voluto prendersela!

TOTI Sissignori! E con tutto il cuore!

MARIANNA Non gi per noi se l presa! Perch per noi poteva restar dovera, chesarebbe stato meglio! Vergogna nascosta, anzich pubblica, come lei lha ridotta! Ma sa che non possiamo mettere il naso fuori dalla porta, per paura daver beccata la faccia dalla gente?

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TOTI Avete finito? Vi siete sfogati? Posso parlare io, adesso?

CINQUEMANI No, che finire! Che sfogare! Aspetti! A lui, dica un po, a lui, a unosvergognato di quella specie; ladro dellonore delle famiglie; che lha coperto di ridicolo dalla punta dei piedi alla cima dei capelli; a lui doveva far dare il posto di fiducia alla Banca? Glieli doveva guardar lui glinteressi?

TOTI Ah, ho capito: per questo tutta la vostra indignazione?

CINQUEMANI No, non per questo! Quest per giunta! Non le bastava averglipermesso, con lo scandalo di tutto il paese, che seguitasse a venir qua?

MARIANNA E pretendeva che ci venissimo anche noi, insieme con quello!

CINQUEMANI Zitta, Marianna! Non bastava, eh? Anche a guardia degli interessidoveva esser messo? Che bisogno aveva di un tutore di questo genere mia figlia? Con la pensione che lei le lasciava e questa nuova fortuna piovuta dal cielo, non poteva forse mia figlia restar libera, padrona di s col bambino, senza questo scandalo, guardata dalla madre e da me? (Si commuove, cava di tasca un grosso fazzoletto di colore e si mette a piangere. La moglie lo imita in tutte le mosse. E tutte due piangono per un pezzo)

TOTI E bravi! E bravi! Si chiama ragionare, codesto? Quattro soldi di pensionesarebbero toccati a vostra figlia! E quanto alleredit, chi se laspettava? Certo che, se avessi potuto immaginare che mi sarebbe venuta, avrei preteso che non solo la vostra figliuola ma qualunque altra ragazza avesse voluto venir con me per assistermi e darmi onestamente un po di conforto nella vecchiaia, aspettasse con pazienza la mia morte per fare poi ci che le sarebbe piaciuto. Ma venuta troppo tardi e fuori dogni previsione questa fortuna, capito? Quando il fatto era fatto e bisognava lasciar le cose comerano.

CINQUEMANI Basta. Sa perch siamo venuti noi, adesso? Siamo venuti perch, conlaiuto di Dio, pare che ormai sia tutto finito.

TOTI (Balzando, costernatissimo)Che? Tutto finito? Che dite?

MARIANNA Eh, lo dice tutto il paese!

TOTI (C.s.)Finito?

CINQUEMANI Ah, come? Lei sinfuria, invece di ringraziarne Dio?

MARIANNA (Facendosi il segno della croce)In nome del Padre, del Figlio e dello SpiritoSanto!

TOTI Ma che accaduto insomma? Possibile che non debba saperlo soltanto io? Ditemisubito quello che sapete! Ah, per questo, allora, piange da tre giorni quella poverina? E una cosa seria, dunque? Che si dice in paese? E inutile, inutile che vi facciate la croce, voi! Aspettate a farvela, perch ci sono io, qua, ci sono io!

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MARIANNA S, ma anche i santi sacerdoti,per grazia di Dio!

TOTI I sacerdoti?

MARIANNA I santi sacerdoti, sissignore! Ah lei non sa che la sorella di lui TOTI - di Giacomino?

MARIANNA Appunto! La signorina Rosaria Delisi ha messo sossopra tutta la gente dichiesa sacerdote per sacerdote

CINQUEMANI e le annunzio che sar qui tra poco don Landolina

TOTI Don Landolina? E chi ?

CINQUEMANI (Con enfasi)Un santuomo! Il beneficiale di San Michele! Ecco chi !

MARIANNA Il padre spirituale della signorina Delisi! Ecco chi !

TOTI E vuol venire vuol venire a parlare con me?

CINQUEMANI E venuto iersera a casa mia, credendo chio fossi daccordo con lei, neltener mano qua Comha saputo, invece che

TOTI - disse che sarebbe venuto da me?(Si stropiccia le mani)Sta bene! Sta bene!Lasciatelo venire! Se mi vuol parlare, segno che ancora ha da vedersela con me! E ce la vedremo! Intanto - no, aspettate (Si rivolge a Marianna) Fatemi il piacere, entrate l da vostra figlia. (Indica a destra)

MARIANNA (Di nuovo scattando)Io? Non voglio pi vederla, io!

TOTI Non facciamo storie, vi ripeto! Entrate da lei e cercate con le buone, con garbo, difarvi dire che stato, che cosa accaduto tra loro.

MARIANNA Io? Ma lei pazzo! Vuol che mi metta a parlare di codeste cose con miafiglia? Per chi mha preso?

TOTI Per una buona madre vho preso! Il guaio serio: abbiate, per Dio santo, un podi cuore! Entrate!

MARIANNA Entro ma non parlo, glielavverto! Se parler lei

TOTI Va bene! Forse, appena vi vedr, vi butter le braccia al collo e vi dir tutto.

MARIANNA (Al marito)Debbo entrare?

CINQUEMANI (Grave, dopo un momento di riflessione)Entra.

TOTI Con garbo, mi raccomando!

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MARIANNA Le ho detto che io non parlo! (Buio e fine della 4^ azione)

SCENA TERZA

Il prof. Toti sulla sinistra con un cono d luce che lo illumina.

TOTI (Racconta)Che donna mia suocera! Si ostinava ad antepporre al suo affettomaterno e ai suoi doveri di madre la gretta mentalit di donna ligia ai principi morali di una Societ falsa e puritana! E quel caro suocero che mi annuncia la venuta in casa mia di don Landolina! Ma chi sar mai codesto don Lamdolina? Un santuomo, a detta di Cinquemani! Il padre spirituale della signorina Delisi, secondo quella benedettissima donna di mia suocera! Sicuramente sar mandato da lei, dalla cara e stimatissima donna pia, signorina Rosaria Delisi Ma che cosa vorr dirmi il molto reverendo don Landolina? Staremo a sentire! (Si ode suonare internamente il campanello) Eccolo! Questo sicuramente sar lui! (Si sposta sulla destra, che viene illuminata, mentre alla sinistra si fa buio. Appare Padre Landolina)

AZIONE QUINTA

Il prof. Toti, padre Landolina, e poi Marianna e Cinquemani.

LANDOLINA Chiarissimo professore!

TOTI Reverendissimo! Favorisca. A che debbo lonore della sua visita?

LANDOLINA Ecco, professore. Se permette, io avrei bisogno di tutta la sua bont riconosciutissima non tanto per quello che vengo a chiederle, che giusto; quanto per me, timido servo di Dio, perch mi dia il coraggio di parlare di una cosa molto molto delicata.

TOTI Coraggio: eccomi qua. Le metto a disposizione poich lei me la riconosce tuttaquella bont che le abbisogna; sicuro che se ne prender non pi di quanta potr bastargliene a farla parlare.

LANDOLINA Ah, nei limiti della discrezione, sintende! E un caso di coscienza,professore.

TOTI Coscienza sua, o daltri?

LANDOLINA Di una povera anima cristiana, professore non so se a torto o a ragione

non voglio indagare

TOTI - neanche lei?

LANDOLINA (Stordito dallinterruzione che non comprende)Come dice?

TOTI No, niente. Prosegua, prosegua.

LANDOLINA Dicevo, non so se a torto o a ragione, addolorata, offesa da certe diceriepregiudizievoli che girano in paese a carico del proprio fratello.

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TOTI Ho capito. Lei viene a nome della sorella di Giacomino Delisi?

LANDOLINA Fa il nome lei, professore; non io.

TOTI Senta, reverendo. Se vuol parlare di questo, devessere ad un patto: che lei, primadi tutto, si levi i guanti.

LANDOLINA (Mostra le mani nude, con un sorriso sulle labbra)Ma io, veramente

TOTI non dico dalle mani. Dalla lingua, dico. Parli chiaro, insomma; aperto. Con me siparla cos, perch non ho niente da nascondere, io. Aperto!

LANDOLINA Ma scusi, non vorrebbe rispettare il mio ufficio sacro?

TOTI E un segreto di confessione?

LANDOLINA No, guardi, il dolore come le dicevo duna povera penitente cheviene a chiedere consiglio e aiuto al suo confessore.

TOTI E lei se ne viene da me?

LANDOLINA C il suo motivo, professore, se lei ha la pazienza di lasciarmi dire.

TOTI Dica, dica.

LANDOLINA Parler aperto, come lei desidera. La signorina Delisi, di parecchi annimaggiore del fratello. Come lei sapr, ha fatto da madre al giovane, quasi fin da bambino rimasto orfano; e, grazie a Dio, con ineffabile compiacimento, se l veduto crescere sotto gli occhi timorato, rispettoso, obbediente.

TOTI Pu abbreviare, Padre. Vuole che non conosca Giacomino? Meglio di lei lo conoscoe anche meglio di sua sorella, ne pu star sicuro.

LANDOLINA Ecco, le dicevo perch tutte queste buone doti che lei riconosce nelgiovane, sono merito, a mio parere, della buona educazione che ha saputo dargli la sorella.

TOTI Ma s, ottima, ottima creatura. E riconosco che ha saputo educar bene il fratello.

LANDOLINA E come avviene allora, professore, che a carico di questo giovane cosbene educato si trovi, adesso, tanto da ridire in paese. Ecco, per me chiaro che dipende da questo: che il giovane frequenta con una certa assiduit la sua casa; e che la malignit della gente, essendo la sua riverita consorte anche lei molto giovane

TOTI Veniamo, Padre, veniamo allo scopo della sua visita!

LANDOLINA Ma gi ci siamo.

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TOTI No, guardi: glielo dico io. Andiamo per le spicce. Mandato dalla sorella, leivorrebbe che io, per troncare codeste che lei chiama dicerie pregiudizievoli, pregassi Giacomino di non mettere pi piede in casa mia. Vuol questo?

LANDOLINA (Con umilt rispettosa)No, professore, non questo propriamente. TOTI E che altro vorrebbe allora da me?

LANDOLINA Ecco. Le ho parlato della sorella, del dolore della sorella per questedicerie, che non fanno male soltanto al giovane, ma anche

TOTI Non badi, non badi a me, la prego!

LANDOLINA Capisco che lei superiore a codeste miserie. Ma una povera donna, no;una povera sorella, che dobbiamo piuttosto considerare come madre, no; ne soffre; piange; chiede conforto e aiuto donna e ha mandato me, s, professore, ma solo per supplicarla desser cortese di farle avere ecco un piccolo attestato, un piccolo attestato proprio per suo conforto e nientaltro: come qualmente queste dicerie non hanno n certamente possono avere il minimo fondamento di verit.

TOTI E nientaltro vorrebbe?

LANDOLINA Nientaltro, oh, nientaltro!

TOTI Perch, quanto a ritornare qua Giacomino, la sorella crede di poter essere sicurache questo non avverr mai pi, vero? Poich lei, da buona sorella, da buona mamma, lo ha persuaso e convinto che questo non deve pi avvenire. E cos?

LANDOLINA S, professore: questo crede proprio dessere riuscita ad ottenerlo.

TOTI E ora vorrebbe lattestato da me? Prontissimo. Glielo rilascio.

LANDOLINA Oh grazie!

TOTI Grazie? Che vuole che mi costi? Due righe: come qualmente, avendo saputo diqueste dicerie eccetera eccetera, attesto e certifico eccetera eccetera. Pu andarsene, reverendo. Glielo faccio e glielo mando.

LANCOLINA Sono proprio felice ed ammirato, professore, di codesta sua carit fiorita.

(Si alza) E scusi non vorrebbe darlo a me? Glielo porterei subito.

TOTI Ah, no. Ora non ho tempo. Ma non dubiti, glielo faccio e glielo mando, in giornata.

LANDOLINA Lo mander a me?

TOTI No; perch a lei? Direttamente alla sorella. Se ne vada tranquillo.

LANDOLINA Io allora la riverisco e

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TOTI Aspetti! Mi dica. Lo sa, reverendo, che Giacomino buon giovane, ottimo anzi,timorato, rispettoso ma s, via, scioperato trov posto alla Banca per me?

LANDOLINA Oh, vuole che non lo sappia, professore? Lo so bene, e voglio che lei micreda: glien gratissima la sorella, riconoscentissima!

TOTI Meno male, meno male. Sono contento di codesta riconoscenza. LANDOLINA A rivederla, dunque, professore. E tante grazie di nuovo.(Si avvia)

TOTI A rivederla, reverendo.(Lo richiama)Scusi, scusi, reverendo: le volevo domandareunaltra cosa che mi passa ora cos - per la mente. Mi chiarisca un dubbio. Crede lei che un giovanotto un giovanotto qualunque possa non farsi pi nessuno scrupolo, nessun rimorso, se per caso per puro caso, intendiamoci! una ragazza da lui sedotta e resa madre avesse poi trovato in tempo un uomo, un povero vecchio (Don Landolina, avendo compreso fin dalle prime parole lallusione del prof. Toti, s messo a tossicchiare, nellimbarazzo; il prof. Toti lo guarda; interrompe il discorso; sorride e osserva) Ma sa chelei ha una bella tosse, reverendo? Si curi, si curi: un bellimpiastro! A rivederla. (Don Landolina, via a precipizio, sempre tossendo, con un fazzoletto sulla bocca. Il prof. Toti si avvicina a destra e chiama forte) Signora Marianna, signora Marianna! (Appare Marianna con Cinquemani) Fatemi il piacere di rivestirmi il bambino.

CINQUEMANI Dove vuole andare?

TOTI Da Giacomino!

CINQUEMANI Ma che dice? Pensi, santo Dio, a quello che fa! Vuol coprirsi divergogna? Glielo impedir io!

MARIANNA Non si metta codesta maschera davanti a tutto il paese!

TOTI Ma che maschera! Maschera! La vostra una maschera! Lasciatemi andare!(Siavvia a destra dove scompare)

CINQUEMANI E incredibile! E incredibile! Se ne vuole andare da lui!

MARIANNA Dio, che uomo! Dio, che uomo! Dio, che uomo!

S I P A R I O

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TERZO TEMPO

SCENA PRIMA

Il prof. Toti sulla sinistra, seduto sulla poltrona.

TOTI (Racconta)La signorina Rosaria Delisi e Padre Landolina non saspettavano dicerto che io, dopo la venuta del prete in casa mia, mi precipitassi col bambino in casa Delisi, dove vi si era recato subito anche don Landolina a riferire del nostro colloquio e del promesso attestato che avrebbe rassicurato tutti e che Giacomino si sarebbe allontanato per sempre da Lillina e messo in regola con la Societ. Erano convinti di aver riportato una vittoria nei miei confronti e che, finalmente, Giacomino fosse stato lasciato in pace. Erano lontani dal concepire che il giovane avesse dei doveri ben precisi nei confronti della creatura che aveva messo al mondo, della madre che si era data a lui fiduciosa e innamorata e perch no? anche nei miei riguardi che non potevo pi fare a meno di quel calore umano e che la rottura tra lui e Lillina mi avrebbe portato alla tomba prima del tempo. Dovevo lottare con tutte le mie forze perch la pace e la serenit tornassero in casa mia. Mi recai, perci, in casa Delisi, bussai alla porta, si affacci allo spioncino, ma senza aprire, la serva che mi rifer che Giacomino non era in casa e che non vi si trovava neanche la sorella. Mi sedetti, allora, insieme a Nin sullo scalino, deciso ad aspettare che mi aprissero. Finalmente mi fu aperto. (BUIO e luce sulla destra dove si trova seduta su una poltrona Rosaria Delisi)

AZIONE SESTA

Il prof. Toti, Nin, Rosaria Delisi, poi Giacomino e poi don Landolina.

TOTI Cara signorina Rosaria!

ROSARIA Ma come, professore? Viene a cercarlo anche qua, e col bambino?

TOTI E una bellissima giornata. Da tre giorni il povero piccino non usciva di casa. Lhoportato dalla mamma e le ho detto: Vestimelo; gli far fare due passini. Sono come gli uccelletti i piccini. Ora con tutte le pennucce arruffate, e un minuto dopo, spunta un occhio di sole, e tutti vispi e gai.

ROSARIA Ma non aveva altro posto ove portarselo? Proprio qua, scusi?

TOTI E perch non qua? Giacomino non si fa vedere da parecchi giorni. So che non andato neppure alla Banca. Per via non lho pi incontrato. Ho pensato che forse non si sentiva bene e sono venuto a vedere come stava.

ROSARIA Sta bene, benissimo, professore; tanto che non in casa, come la serva le hadetto.

TOTI Scusi, signorina; vedo che lei mi tratta in un modo Ho forse fatto offesa, senzasaperlo, a lei o a Giacomino, venendo qua?

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ROSARIA Ah, lo domanda? Da s non lo capisce, vero?

TOTI Capisco, signorina Rosaria. Ho i capelli bianchi. E prima di tutto capisco che certefurie certe furie, meglio lasciarle evaporare!

ROSARIA Io non ho furie! Le ripeto che Giacomino non c. Se vuol vederlo e parlargli,mi faccia il piacere di non incomodarsi unaltra volta a venirlo a cercare qua; verr lui, Giacomino, a trovar lei, ma non a casa ah, questo per patto: n lei pi a casa mia, n pi lui a casa sua. Verr a trovarlo a scuola o dove lei gli indicher.

TOTI Va bene, signorina.(Pausa)Dunque, Giacomino non c?

ROSARIA Non c.

TOTI E allora me ne debbo andare? Perch vuol farmi ritornare?

ROSARIA Le ho detto che non c bisogno che lei ritorni. Verr Giacomino a scuola.

TOTI Vuol farlo incomodare a venire fino a scuola, mentre io sono qua e lui di l, epotremmo senzaltro metterci a parlare?

ROSARIA (Sbuffando, non potendone pi)S, s, ha ragione, professore! Vado achiamarglielo, per farla finita una volta per sempre, poich abbiamo da fare con un uomo cos petulante!

TOTI Calma, calma, signorina.

ROSARIA Che calma! Lei un demonio tentatore!

TOTI Il bambino sta a guardarla con tanto docchi!

ROSARIA Me ne vado perch non so pi che cosa mi verrebbe di fare! Aspetti qua!Vado a chiamarlo! (Si ritira di furia)

TOTI (Prendendosi sulle gambe Nin)Niente, bellino mio, non avere paura. La ziascherza. Ora gliela faremo sbollire tutta codesta furia. Sai chi verr ora? Giam. Gli vuoi bene tu a Giam, vero? Eh, ti porta anche lui le chicche, i giocattolini. Ma tu devi voler pi bene a me, piccino mio; assai pi a me che a lui, perch io per te tra poco non ci sar pi. Queste cose tu ancora non le puoi capire, figlietto mio bello, e forse non le capirai mai, perch, quando potrai capirle, non ti ricorderai pi di me che tho tenuto in braccio cos, che tho stretto a me cos cos e che ho pianto per te, figliuolo (Con un dito si porta via le lacrime dagli occhi) Che dici? Giam? S, ora verr. Ah, dici di andarcene? Cene andremo presto, s. Prima per bisogna che venga Giam. E tu devi star bonino. Guarda, ti do questa borsetta qua. (Cava dal taschino del gil un portamonete pieno di monetine) Eccola senti come suona? Giocaci Ma ecco Giam! Va, va da Giam (Spinge il bambino verso Giacomino, che entra, torbido, rabbuffato. A Giacomino) Dio, chefaccia! Oh, Giacomino?

GIACOMINO Che ha da dirmi, professore?

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TOTI Come! Non vedi il bambino?

GIACOMINO Io mi sento male, professore. Ero buttato sul letto! Non posso nguardare n parlare.

TOTI Gi, ma il bambino?

GIACOMINO (Dolente, mortificato, chinandosi per compiacenza a carezzar la testinadel bimbo) Ecco, s. Mi dica, la prego, che cosa vuole da me.

TOTI Vieni qua, Nin bellino mio, qua; siedi qua. No, guarda; cos in ginocchio: vedraimeglio. (Lo porta in ginocchio su una sedia davanti ad un tavolinetto su cui sta un vecchio album di fotografie; poi si volge a Giacomino e indicandogli lalbum gli domanda:) Possoprenderlo?

GIACOMINO Prenda quello che vuole.

TOTI (A Nin)Ecco, gioca con questo lo guardi lo apri cos vedi com bello? Vedi, vedi qua uh quanti pupi! Vedi? Poi, volti cos, ma piano eh? Senza strappare. Uh, guarda, guarda qua: lo riconosci chi questo? Chi ? Giam, lo vedi? Giam quandera piccino come te, coi riccioli come questi tuoi lo vedi? Bene, ora guarda da te. (Voltandosi a Giacomino) Me lero immaginato, che ti dovessi sentir male. Il capo, eh? Sivede.

GIACOMINO (Impaziente)Professore

TOTI Siedi. Cos, in piedi non possiamo discorrere.(Siede e invita Giacomino a sedersi.Poi di nuovo rivolto a Nin) Senza strappare, eh Nin. Piano piano. (a Giacomino) Ti volevodomandare se il Direttore della Banca tha detto qualche cosa.

GIACOMINO No. Niente. Non lho visto nemmeno.

TOTI Non ci vai da tre giorni.

GIACOMINO Non sono andato perch

TOTI (Interrompendolo)Non voglio saperlo. Te lo domandavo perch ieri lo incontraiper la strada e mi chiese di te. Discorrendo, si parl del tuo stipendio, e io gli feci notare che non quello che dovrebbe essere. Siamo rimasti daccordo che ti sar cresciuto.

GIACOMINO (Sulle spine, strizzandosi le mani)Professore, io la ringrazio, ma TOTI Di che mi ringrazi?

GIACOMINO Ma mi faccia il piacere, la carit di di non incomodarsi pi, di noncurarsi pi di me, ecco!

TOTI Ah s? Bravo, bravo. Non abbiamo pi bisogno di nessuno, ora, eh?

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GIACOMINO Non per questo, professore. Se lei non vuol capire!

TOTI Che vuoi che capisca? Mi puoi impedire, scusa, se voglio farti un po di bene, chete lo faccia?

GIACOMINO Ma se io non lo voglio?

TOTI Tu non lo vuoi e io te lo voglio fare. Per mio piacere. Non sono padrone? Ohguarda un po. Mi dici che non debbo pi curarmi di te. E di chi vuoi che mi curi io, allora? (A un moto di Giacomino) Aspetta. Senza furie. Poi parlerai tu. Lascia parlare a me,adesso. Devi sapere, figliuolo mio, che ai vecchi ai vecchi, sintende, che non siano egoisti e che abbiano stentato nella vita, comho stentato io, per arrivare a farsi, bene o male, uno stato piace vedere i giovani che se lo meritano farsi avanti per loro mezzo, e godono se essi sono contenti, godono se possono risparmiar loro tutti gli stenti provati. Tu lo sai chio ti considero come un figliuolo. (Si volta a guardarlo) Che fai? Piangi? (Giacomino ha nascosto infatti il volto tra le mani e sussulta come per un impeto di singhiozzi che vorrebbe frenare. Fa per posargli amorosamente una mano sulla spalla, domandando:) Come? Perch? (Ma Giacomino balza in piedi)

GIACOMINO (Convulso, come per ribrezzo, e mostrando il viso alterato, sconvolto, peruna fiera risoluzione improvvisa) Non mi tocchi! Non mi saccosti, professore! Lei mi stafacendo soffrire una pena dinferno

TOTI Io?

GIACOMINO Lei, lei Non voglio codesto affetto! Per carit, la scongiuro, se ne vada!

Se ne vada! E si scordi chio esisto!

TOTI (Sbalordito)Ma perch? Che hai?

GIACOMINO Vuol sapere che ho? Glielo dico subito. Mi sono fidanzato, professore. Hacapito? Mi sono fidanzato.

TOTI (Come se ricevesse una mazzata sul capo. Si porta le mani alla testa e balbetta)Fi fidan fidanzato?

GIACOMINO S! E dunque basta! Basta per sempre, professore! Capir che ora nonposso pi vederla qua, comportare la sua presenza in casa mia.

TOTI (Quasi senza voce, istupidito)Mi mi cacci via?

GIACOMINO (Dolente, con rispetto)No, no ma se ne vada bene che lei che leise ne vada, professore.

TOTI (Si leva a stento per andarsene; sappressa pian piano a Nin; lo guarda; glicarezza i capelli: poi voltandosi a Giacomino) Quando stato? Senza senza dirmenenulla

GIACOMINO Gi da un mese.

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Pensaci, Giacomino! da L. Pirandello 3 tempi di Giambattista Spampinato

TOTI Da un mese? E seguitavi a venire a casa mia?

GIACOMINO Lei sa come ci venivo.

TOTI (Gli fa cenno con la mano di non aggiungere altro, poi)Con chi?(E poichGiacomino tarda a rispondere) Dimmelo!

GIACOMINO Con una povera orfana come me, amica di mia sorella.

TOTI (Seguita a guardarlo come inebetito, con la bocca aperta, e non trova pi neanchela voce per parlare) E e e si lascia tutto, cos? E e e non si pensa pi a a niente?Non non si tiene pi conto di niente?

GIACOMINO Ma scusi, professore, mi voleva schiavo?

TOTI Schiavo?(Ha uno schianto nella voce e insorge a poco a poco)Io che tho fattopadrone della mia casa? Ah, codesta, s, che vera ingratitudine! Il bene che tho fatto, il bene che tho fatto, te lho forse fatto per me? E che nho avuto io, del bene che tho fatto? Le ingiurie, la baja di tutta la gente stupida che non vuol capire il sentimento mio. Ah, dunque, non vuoi pi capirlo neanche tu il sentimento di questo povero vecchio che sta per andarsene e che era tranquillo di lasciar tutto a posto, una madre, il bambino, te, uniti, contenti, in buone condizioni? Non so non so ancora non voglio sapere chi sia la tua fidanzata. Sar se lhai scelta tu sar una giovane per bene. Ma pensa che non possibile che tu abbia trovato di meglio, Giacomino, della madre di questo bambino. Non ti parlo dellagiatezza soltanto, bada! Ma tu hai ora la tua famiglia, in cui non ci sono di pi che io, ancora per poco, io che non conto per nulla. Che fastidio vi do, io? Sono come il padre di tutti; e posso anche, se tu vuoi, per la vostra pace, posso anche andarmene. Ma dimmi, com stato? Che cos accaduto? Come ti s voltato cos tutta un tratto il cervello? (Lo prende per le braccia) Figliuolo mio dimmelo, dimmelo.

GIACOMINO Che vuole che le dica? Come non saccorge, professore, che codesta suabont

TOTI Questa mia bont sguita! Che vuoi dire?

GIACOMINO Mi lasci stare! Non mi faccia parlare!

TOTI No, parla, anzi! Devi parlare!

GIACOMINO Vuole che glielo dica? Non comprende dunque da s che certe cose sipossono fare soltanto di nascosto, e non sono possibili alla vista di tutti, con lei che sa, con la gente che ride?

TOTI Ah, per la gente? E parli tu della gente che ride? Ma ride di me perch noncapisce, e io la lascio ridere perch non me ne importa niente! Allultimo vedrai chi rider meglio! E linvidia, credi a me, linvidia, figliuolo, di vederti a posto, sicuro del tuo avvenire.

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Pensaci, Giacomino! da L. Pirandello 3 tempi di Giambattista Spampinato

GIACOMINO Se cos guardi, professore se cos, lasci star me ci sono tantaltrigiovani che hanno bisogno daiuto.

TOTI (Ferito, con un feroce scatto dindignazione: gli va incontro con le mani sullafaccia, poi gli afferra il bavero della giacca e lo scrolla) Oh, che cosa che cosa hai detto?E giovane Lillina; ma onesta, perdio! E tu lo sai! Nessuno meglio di te lo pu sapere! E qua, qua, il suo male! (Si picchia forte sul petto) Dove credi che sia? Pezzo dingrato! Ah, ora la insulti per giunta! E non ti vergogni? Non ne senti rimorso in faccia a me? E per chi lhai presa? Ah credi che possa passare dalluno allaltro, cos come niente? Madre di questo bambino, che tu sai bene di chi ! Ma che dici? Ma come puoi parlare cos?

GIACOMINO E lei, professore, mi scusi, come pu lei piuttosto parlare cos?

TOTI Hai ragione hai ragione hai ragione(Abbraccia Nin e cade in piantodisperato) Ah, povero Nin mio! Povero piccino mio! Che sciagura! Che rovina! E che nesar della tua mammina ora? Che ne sar di te, Nin, bello mio, con una mammina come la tua, senza esperienza, senza pi chi lassista e chi la guidi? Che baratro! (Sollevando il capo, rivolto a Giacomino) Piango, perch mio il rimorso; piango perch io tho protetto;io tho accolto in casa; io ho parlato di te in modo da toglierle ogni scrupolo damarti! E ora che tamava sicura, madre di questo bambino, qua, ora tu (Balza in piedi allimprovviso, risoluto, convulso) Pensaci, Giacomino! Io sono buono, ma appunto perchsono cos buono, se vedo la rovina duna povera donna, la rovina tua, la rovina di questa creaturina innocente, io divento capace di tutto! Pensaci, Giacomino! Io ti faccio cacciar via dalla Banca! Ti butto di nuovo in mezzo a una strada!

GIACOMINO Ma s, faccia quello che vuole, professore. Io gi me laspettavo.

TOTI Ah, te laspettavi? Ma son capace di fare anche quello che non taspetti, sai ? Vadoora stesso, con questo bambino per mano, a presentarmi alla tua fidanzata.

GIACOMINO Ah no, perdio, questo lei non lo far, professore!

TOTI Non lo far? E chi potr impedirmelo?

GIACOMINO Glielimpedir io! Perch lei non ha il diritto di andare a turbare unapovera ragazza!

TOTI Non ho il diritto? E chi tha detto che non lho? Io difendo la madre a questacreaturina! Difendo questa creaturina! E difendo anche te, ingrato, che non ragioni pi! Andr a parlarle, a parlare ai parenti, mostrer questo piccino e domander se c coscienza a rovinar cos una casa, una famiglia, a far morire di crepacuore un povero vecchio, una povera madre, e lasciar senza aiuto e senza guida un povero innocente come questo, Giacomino, come questo Ma non lo vedi? Non hai pi cuore, figliuolo mio? Non lo vedi qua il tuo piccino? E tuo! E tuo! (Lo prende e glielo appende al collo. Giacomino non resiste pi; lo abbraccia; lo bacia sulla testa; e allora il professore Toti, al colmo della commozione, ride, piange, come impazzito grida:) Santo figliuolo Santo figliuolo mioah che bene mi fai lo volevo dire lo volevo dire Su su, andiamo, ora! Andiamo via subito! Non perdiamo tempo! Cos come ti trovi! Via, via, tutti e tre! (A questo punto irrompono Rosaria e don Landolina, gridando insieme)

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Pensaci, Giacomino! da L. Pirandello 3 tempi di Giambattista Spampinato

ROSARIA No, no, Giacomino, che fai? Che fai? Cos ti lasci trascinare? LANDOLINA Di violenza? E inaudito! Peccato mortale, Giacomino! GIACOMINO (A Rosaria)Non posso pi sciogliermi, Rosaria! Lasciami andare!

TOTI (A don Landolina, parandoglisi davanti)Vade retro! Vade retro! Via, via,Giacomino, non ti voltare ! (E mentre Giacomino e Nin passano la soglia, seguita imperterrito a gridare:) Vade retro! Distruttore delle famiglie! Vade retro!

LANDOLINA (Gridando)Giacomino, io credo

TOTI (Subito, dandogli sulla voce)Che crede? Lei neanche a Cristo crede!

S I P A R I O

Giambattista Spampinato

Via Orto Limoni, 60 95125 CATANIA

Tel. 095.436657 Cell. 338.6374574

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