PENSACI, GIACOMINO
di Luigi Pirandello
PERSONAGGI
Agostino Toti, professore di Storia Naturale
Lillina, sua moglie
Giacomino Delisi
Cinquemani, vecchio bidello del Ginnasio
Marianna, sua moglie
Rosaria Delisi, sorella di Giacomino
Il cavalier Diana, direttore del Ginnasio
Padre Landolina
Rosa, serva in casa Toti
Filomena, vecchia serva in casa Delisi
Nin, bambino (non parla)
Scolari del Ginnasio che non parlano
In una cittadina di provincia
Oggi
ATTO PRIMO
ll corridoio d'un ginnasio di provincia. Nella parete di fondo s'aprono a ugual distanza l'uno dall'altro tre usci, ciascuno con una tabella sopra: - Classe I. - Classe II. - Classe III. - Davanti a questa parete corrono tre archi sostenuti da due colonne. A destra e a sinistra, due pareti laterali. Nel mezzo a quella di destra, un uscio con la tabella: - Gabinetto di Storia Naturale. - In quella di sinistra, a riscontro, un altro uscio con la tabella: - Direzione. - Allo spigolo di questa parete, la campana della scuola, con la catenella pendente. Nella parete di destra, presso l'uscio del Gabinetto di Storia Naturale, un tavolino e una sedia per il bidello. Destra e sinistra dell'attore.
La scuola sta per finire. Al levarsi della tela, Cinquemani, vecchio bidello, passeggia per il corridoio, col berretto gallonato e uno scialle grigio peloso sulle spalle. Ogni tanto si ferma, alza le mani coi mezzi guanti di lana e le scuote in aria, come per dire: Dio che baccano! . Difatti, attraverso l'uscio del Gabinetto di Storia Naturale si sente un grande schiamazzo di alunni. All'improvviso si spa lanca l'uscio a sinistra e il Direttore Diana irrompe sulle furie, gridando:
DIRETTOREAh, lo far finire io questo scandalo!
Corre ad aprire l'uscio dirimpetto e subito ogni rumore cessa.
DIRETTORE (gridando dalla soglia) Professar Toti, le par questo il modo di tenere la disciplina? Poi, fingendo di rivolgersi a un alunno e quindi a un altro: Che fa lei vicino alla finestra? - E lei, cost, fuori del banco? - Dico a voi! Dico a voi! - Via tutt'e due! Raccogliete i vostri libri, e via! - Professar Toti, prenda i nomi di cadesti due alunni! (I due alunni, rossi, mortificati, coi libri sotto il braccio, vengono fuori dall'uscio). V'insegner io a stare in classe! Intanto, esclusi per tre giorni! E ne avvertir a casa i vostri genitori! Via! ( I due alunni, col mento sul petto, se ne vanno per il corridojo, svoltando a destra). Professore, la prego, venga fuori un momento! Come? Che cos'? Con uno scatto di maraviglia e d'ira insieme: Uh! Lo tenga, lo tenga, perdio! Se lo fa scappare dalla finestra? Voltandosi verso il bidello: Cinquemani, correte alla Palestra ginnastica: scappato un alunno! Cinquemani, via.
TOTI (venendo fuori dal Gabinetto. un vecchietto di settant'anni, che si regge a stento sulle gambe. Porta ai piedi un pajo di scarpe di panno; in capo una papalina di velluto nero, e rigirata attorno al collo una lunga sciarpa verde' che gli pende coi pneri davanti e dietro) Posso assicurarle, signor Direttore, che quel giovine non era della classe.
DIRETTORE E chi era allora? Come si trovava alla sua lezione?(Dalla soglia, agli alunni che tornano a schiamazzare): Silenzio! Nessuno s'attenti a fiatare! (Fremendo, al professar Toti): Si spieghi! Risponda!
TOTI (placido e sorridente) E che vuole che le risponda, signor Direttore? Non saprei. Con la faccia al muro - cio, alla lavagna, propriamente - ecco, lei pu vederlo di qua: scrivevo famiglie, specie e sottospecie di scimmie. Gli alunni, dall'interno, scoppiano a ridere; e allora lui, in un comico scatto di furore, dalla soglia: E fate silenzio, maleducati, almeno mentre parlo col signor Direttore!
DIRETTORE (con un gesto di disperazione) Ma mi faccia il piacere! (Poi con altro tono): Mi dica come, donde era entrato nella sua classe quel giovine?
TOTI Ma forse dalla finestra, signor Direttore. Entrato e uscito.
DIRETTORE (a un nuovo scoppio di risa degli alunni) Silenzio, o vi caccio via tutti quanti per quindici giorni!(Al professar Toti): Ah lei dunque lascia entrare chi vuole dalla finestra, mentre fa lezione?
TOTI No, ecco: mettiamo le cose a posto, signor Direttore: anche colpa del portinajo che dorme davanti al portone della scuola, senza badare a chi s'introduce nella Palestra ,ginnastica. C' lei la vede(indica nell' interno della classe) quella finestra l: si scala con nulla: basta alzare un piede e si in classe.
DIRETTORE E lei? Che ci sta a far lei sulla cattedra?
TOTI Santa pazienza! Con la faccia al muro... cio, alla lavagna... Non balli, signor Direttore: quel giovinotto, forse perch amante degli animali , (e aggiunge piano con bonomia e quasi tra parentesi come per far vedere che una tale sciocchezza sa dirla anche in, greco): ,- zoofilo, zoo filo - stava attentissimo. Tanto che nep,pure me n'ero accorto.
DIRETTORE Ho capito, ,ho capito. E ne riparleremo pi tardi, professore. Intanto...
CINQUEMANI (sopravvenendo sbuffante) Niente! Come il vento! Non s' visto di dove sparito! DIRETTORE Sonate, sonate la campana, Cinquemani! '
TOTI Parola d'onore, signor Direttore...
DIRETTORE Le dico, che, adesso ne riparleremo, professore. Lasci prima andar via gli alunni.
Cinquemani s'appende alla campana della scuola e la suona a lungo) com' solito ogni giorno. S'aprono gli usci delle classi e ne escono rumorosamente gli scolari. Alcuni, vedendo il Direttore subito fan silenzio e si levano ,il cappello. Anche, dal Gabinetto di Storia Naturale escono gli alunni) ma zitti e composti. Il professor Toti non pu tenersi di salutarne qualcuno con la mano o di fare un cenno a qualche, altro, subito represso da uno sguardo severo del Direttore. In breve il corridojo sgom,bro. Cinquemani, durante la scena seguente si lever il berretto e si legher attorno alla fronte, un gran fazzoletto rosso
di cotone, a fiorami; si lever i mezzi guanti e lo scialle e indosser un lungo camice turchino tratto dal cassetto del tavolino. Intanto sopravverranno la moglie Marianna e la figlia Lillina con le scope e altri attrezzi per far la pulizia delle classi.
DIRETTORE Oh dunque. Le pare, professore, che si possa seguitare cos? Che io debba sacrificarmi, con tutto il da fare che ho, ad assistere ogni volta alle sue lezioni?
TOTI Veramente, ecco
DIRETTORE Mi lasci dire. Per una volta che non posso, ecco che lei per poco non mi butta allaria il ginnasio col baccano della sua classe.
TOTI Ma sar forse per la vivacit, che vuole che le dica, con cui faccio lezione. Parlando delle scimmie
CINQUEMANI (Sfilandosi i mezzi guanti e tentennando il capo sospira lamentoso) Che scimmie e scimmie!
TOTI Voi, caro Cinquemani, silenzio, prego! Do spiegazioni al Direttore in questo momento. Fanciulli, signor Direttore! Sentono parlare della coda prensile; sentono dire che hanno quattro mani; pensano che giusto abbiamo qua un bidello che ne ha cinque e fanciulli si mettono a ridere.
DIRETTORE Ma non dica cos, professore! Lei mindispone!
CINQUEMANI Ecco! Benissimo! In dis pone!
DIRETTORE Non vi immischiate voi, Cinquemani!
CINQUEMANI Mi scusi, signor Direttore; ma creda che tutto questo baccano fa il capo anche a me come un cestone; e poi
DIRETTORE Basta, vho detto! State al vostro posto!
TOTI Ma s, ma basta, che diavolo! Per due ragazzi! Non mette proprio conto
DIRETTORE Ah questo no! Come non mette conto? La disciplina! La dignit della scuola!
TOTI (Con risoluzione) Signor Direttore, vogliamo parlare sul serio?
DIRETTORE Come, sul serio? Ah le pare ch'io le stia parlando per ischerzo?
TOTI No, dico, sul serio, se vogliamo venire al vero punto della questione, ecco: L'orario, signor Direttore! Mi arrivano stanchi questi ragazzi all'ultima ora. Dalle otto e mezzo seduti - braccia conserte all'ultima ora, posso pretendere che stieno fermi placidi l, come vuoI lei? (Di scatto)Ha un temperino, scusi?
DIRETTORE (stordito) Che cosa le salta di venirmi a domandare un temperino, desso?
TOTI Se vuoI farsi un taglietto a un dito, piccolo piccolo; o lo vuoI fare a me? Per farle vedere che alla nostra et, cavaliere, il sangue acqua: acqua. di malva, Consideriamo, santo Dio, questi ragazzini che hanno fuoco invece nelle vene, e friggono! lo li guardo serio, non creda: (con atteggiamento napoleonico) - cos! - Ma le giuro che quando me li vedo davanti con certe facce da santi anacoreti, mentre san sicuro che sotto sotto me ne stanno combinando qualcuna... (Ride).
DIRETTORE Eh sfido, se lei ci sciala cos! TOTI (subito) No no, li guardo serio! (Rif il gesto di prima).
DIRETTORE lo non so! Come se non mancassero di rispetto a lei!
TOTI A me? No. Mancano di rispetto al professore! DIRETTORE (per troncare, severo) Scusi, da quanti anni insegna lei?
TOTI Perch?
DIRETTORE Mi risponda, la prego.
TOTI Da trentaquattro.
DIRETTORE E non ha famiglia, vero?
TOTI Solo. Che famiglia! lo e mia moglie, quando c' il sole.
DIRETTORE Sua moglie? Come sarebbe?
TOTI La mia ombra, signor Direttore; a spasso, per via. A casa, il sole non c', e non ho pi con me neanche la mia ombra.
DIRETTORE E quanti anni, scusi?
TOTI Trentaquattro.
DIRETTORE No, dico d'et: sessantacinque, sessantasette?
TOTI Faccia lei.
DIRETTORE Facciamo settanta? Bene. Senza famiglia. Trentaquattro d'insegnamento. Non credo che possa provar gusto a insegnare ancora!
TOTI Gusto? Me li sento pesare sul petto come trentaquattro montagne!
DIRETTORE E allora perch non si ritira? Ha quasi il massimo della pensione!
TOTI Ritirarmi? Lei scherza! Ah, dopo pi d'un terzo di secolo che porto la croce, il Governo mi paga per altri cinque o sei anni - e voglio mettere sette, e voglio mettere otto - quattro soldi di pensione e poi basta?
DIRETTORE O che vorrebbe di pi? Ritirato, a riposo...
TOTI Gi! A sbattermi la testa al muro; vecchio e solo.
DIRETTORE E che colpa ha il Governo, se lei non pens a metter famiglia a tempo?
TOTI Ah, dovevo metter famiglia a tempo, con lo stipendio che m'ha dato, per morire di fame io, mia moglie e cinque, sei, otto, dieci figliuoli - (eh, capir, quando uno ci si mette!) - Pazzie, cavaliere mio! E ringrazio Dio che volle guardarmi sempre dal farlo. - Ma ora, sa? ora la piglio.
DIRETTORE Che? Ora? Prende moglie?
TOTI Sissignore. Ora s1. Il Governo con me non se la passa liscia! Calcolo quando pare a me. che' mi debbano restare altri cinque o sei anni di vita, e prendo moglie, sissignore! per obbligarlo a pagar la pensione, non a me soltanto, ma anche a lei dopo la mia morte
DIRETTORE Oh quest' bella! E vuoI prender moglie perci, alla sua et?
TOTI L'et... Che c'entra l'et!, 'Mi accorgo che lei come tutti gli altri, allora; vede la professione e non vede l'uomo; sente dire che voglio prender moglie s'immagina una moglie - e me marito - e si mette a ridere; o s'inquieta come poco fa, credendo che i ragazzi diano la baja a me, mentre la dnno al professore. Altro la professione, altro l'uomo. Fuori, i ragazzi mi rispettano, mi baciano la mano. Qua fanno anch'essi la professione loro, di scolari, e per forza debbono dar la baja a chi fa quella di maestro e la fa come me, da povero vecchio stanco e seccato. - lo mi prendo una giovine - povera, timorata, di buona famiglia - la quale, sl, dovr pur figurare da moglie davanti allo stato civile, altrimenti il Governo : non le pagherebbe la pensione. Ma che moglie poi! che marito! Roba da ridere, all'et mia! Sono e rester un povero vecchio che avr ancora per cinque o sei anni il conforto d'un po' di gratitudine' per un bene che avr fatto alle spalle del Governo, e ameno
DIRETTORE Ma sa che lei un bel tomo, professore? Mi congratulo! Uomo di spirito!
TOTI Gi, perch lei adesso si sta figurando di vedermi.... Fa con le dita un gesto ampio di corna sulla testa.
DIRETTORE No, che! Dio me ne guardi!
TOTI Sono nel conto, sa! Segnate al passivo in precedenza! Ma non per me: se n adranno in testa alla mia professione di marito,che non mi riguardasse non per l'apparenza. lo anzi vedr di far tanto che il marito - come marito -le abbia.
DIRETTORE Oh questa pi bella della prima!
TOTI Eh s! Altrimenti, povero vecchio, come potrei aver bene? Corna, a ogni modo, senza radici, se marito non sono, non voglio n posso essere. Pura e semplice opera di carit. E se poi tutti gli imbecilli del paese ne vorranno ridere, e ne ridano pure: non me n'importer proprio niente!
DIRETTORE Giustissimo! Dato il principio... E li mangeremo presto cadesti confetti?
TOTI Non manca per me. Cerco. Appena trovo... Ma l'ho gi sott'occhio.
DIRETTORE Le faccio fin d'adesso le mie congratulazioni. Spero che m'inviter alle nozze?
TOTI Come no? Il primo, si figuri!
DIRETTORE Grazie, e si stia bene, professore. (Rivolgendosi a Cinquemani) Cinquemani, il cappello e il bastone. Cinquemani entra nella Direzione e ritorna poco dopo in iscena col cappello e il bastone del Direttore in una mano e nell'altra una spazzola.
TOTI Non pi in collera con me, signor Direttore?
DIRETTORE Eh, guardi: come uomo, no; ma se devo fare, come lei dice, la professione del Direttore...
TOTI Ah, giusto, mi rimproveri come Direttore! Purch poi, come uomo, mi tringa la mano! DIRETTORE Eccola qua!
TOTI Dato il principio... (S'avvia per rientrare nel Gabinetto di Storia Naturale, ma scorge presso l'uscio Lillina e ritorna pian piano verso il Direttore). E sa? Ragazzina la piglio - di sedici anni - per obbligare il Governo a pagarle la pensione per almeno altri cinquant'anni dopo la mia morte. Non se la passa liscia con me, il Governo, gliela giuro! Rientra nel Gabinetto di Storia Naturale.
CINQUEMANI (avvicinandosi al Direttore con la spazzola) Permette, signor Direttore? (Si mette a spazzolarlo). Ah che tipo! Capace di farlo, sa? Di ci che la gente possa dir d lui, non s' mai curato. Pu star certo che prende moglie davvero!
DIRETTORE E vedremo anche questa! Addio.
CINQUEMANI Servitor suo, signor Direttore. E appena andato via il Direttore, rivolgendosi alla moglie e alla figlia, l in attesa: Su, su oh! sbrighiamoci!
MARIANNA Eh gi, manca per noi difatti! Da un'ora qua ad aspettare, con tutto il da fare che ho su a sentir certe sudicerie!
CINQUEMANI Ssss, sta' zitta! Indica l'uscio del Gabinetto di Storia Naturale, dove entrato il professar Toti.
MARIANNA Mi senta, mi senta, che gli sta bene! Ho i capelli bianchi, e me li ha fatti diventar rossi dalla vergogna! Entra nella terza classe, con lo scopa ecc.
CINQUEMANI Maledetta linguaccia delle donne! Va' in terza subito, non perdiamo altro tempo (Alla figlia) E tu, in quarta!
LILLINA lo, in quarta? Perch? (I vada lei! lo pulir qua, al solito.(Indica il Gabinetto di Storia Naturale)
CINQUEMANI Ordine e obbedienza, perdio! Su in cas: comanda tua madre; qua in iscuola comando io!
MARIANNA (affacciandosi dall'uscio della terza con la scopa in mano) Il vice-direttore, eccolo l! - In terza! In quarta! In quinta! - Con quel cmice, ir: pompis, sputa tondo e non fa nulla!
CINQUEMANI (a Lillina che ride, alzando la scopa) Ah tu ridi, malcreata? Vuoi vedere che vi prendo a scopate tutt'e due? (Gridando alla moglie che rientrata in classe): Chiudi codesta porta, mentre spazzi, arruffona, e apri la finestra, se no tutta la polvere si butta qua nel corridojo e tocca mangiarmela a me! (Alla figlia): Subito in quarta, t'ho detto!
LILLINA In quarta non ci vado, pap: mi ci sento soffocare! Ci vada lei, mi faccia il piacere!
CINQUEMANI Ma non vedi che qua c' ancora il professore?
LILLINA Oh bella! E gli dica che esca! Non possiamo mica star qua fin a sera ad aspettar che se ne vada!
CINQUEMANI Quest' giusto! (Facendosi alla porta del Gabinetto di Storia Naturale e parlando al professor Toti): Professore, ancora costi? Se ne vada, santo Dio, che dobbiamo far pulizia! Non basta il tempo che ci ha fatto perdere? - Come dice? - VuoI parlare con me? - Che? (entra nel Gabinetto Lillina, impaziente, sbuffa e. fa gesti di rabbia; guarda l'orologino al polso e diventa pi che mai smaniosa, come se avesse una gran fretta d'entrare nel Gabinetto di Storia Naturale, pesta un piede, sbuffa di nuovo,. poi china. il capo e si nasconde gli occhi con una mano).
MARIANNA (aprendo l'uscio della terza classe e venendo fuori tutta impolverata con la scopa e gli altri oggetti di pulizia) Auff! e qua fatto! (Scorgendo la figlia): Oh, e tu che stai a far l?
LILLINA - Aspetto che esca il professore.
MARIANNA ancora l dentro? E tuo padre dov'?
LILLINA Parla con lui.
MARIANNA Con lui? E che discorsi pu aver tuo padre col professore?
LILLINA Che vuole che ne sappia io? Pap lo preg d'uscire, e lui se l' chiamato dentro per parlargli.
MARIANNA Ah s? E tu stai a sentire ci che gli dice?
LILLINA lo? Che vuole che me n'importi? Aspetto i loro comodi.
MARIANNA Eh gi! Tu. aspetti; lui parla; e lavoro io sola. ..
LILLINA Che gusto di lamentarsi senza ragione! Ogni giorno lei fa la pulizia in due classi. Bene: le pulisca e se ne torni su. Al resto penser io.
MARIANNA Mi piace codesto discorso! Le pulisco e me ne torno su! E tu rimani qua, sola, ogni giorno, tre ore, a dondolartela.
LILLINA Gi, tra le panche! Un bel festino!
MARIANNA Il fatto che ti chiamo di su, e tu non rispondi! Con una scusa o con un'altra, ogni giorno, o te ne vieni gi apposta dopo di me, 'o perdi' qua tempo, ora per l'inchiostro da rifornire alle 'panche, ora perch non trovi il gesso per le lavagne: tre ore, tre ore al giorno! Come se qua ci fosse il vischio!
LILLINA Ma se con la scusa che stato qua tutta la mattinata, pap, appena lei se ne risale, scappa via a prender aria; e tocca a me ripulir tre classi, la Direzione, il Gabinetto di Storia Naturale e tutto il corridojo! E questo poi il grazie per tutto il tempo che perdo e la pena che mi d!
MARIANNA (cantarellando) Non c' verso in questa casa, non c' verso... Andiamo, andiamo... Poi viene il Direttore e si lamenta che trova tutto sporco... Oh, bada di non farti aspettare, ragazzina! S'avvia per il corridoio e scompare a sinistra. (Lillina, sempre pi impaziente, riguarda l'orologio, al lunga dalla soglia lo sguardo nel Gabinetto).
LILLINA Ma che diavolo fanno? (Cinquemani rientra in iscena col viso composto a un'aria di stupore e di gioia, come stordito e beato per uno straordinario discorso che gli abbia tenuto di l il professor Toti; e neanche s'accorge della figliuola).
LILLINA Pap! E che? Non esce il professore?
CINQUEMANI Ah, no... Aspetta te. Vai, vai... (Sorride e la carezza sotto il mento).
LILLINA Dove? L dentro?
CINQUEMANI Si, vai; non aver soggezione!
LILLINA Che significa?
CINQUEMANI Significa che vuoI parlare con te.
LILLINA Con me?
CINQUEMANI Con te, conte, birichina! (E di nuovo la carezza sotto il mento).
LILLINA (perplessa e ansiosa, non sapendo ancora se debba rallegrarsi) Le ha detto forse... le ha detto qualcosa per me?
CINQUEMANI Qualche cosa per te, appunto!
LILLINA (c.s.) Ah, e... e lei?
CINQUEMANI (di scatto, adombrato) Tua madre dov'? sia il po' di bene che ti fo io, di fronte a quello grande che mi farai tu, solo a sentirti ridere contenta accanto a me?
LILLINA lo sola? Eh, saremo in due, professore, a ridere contenti e felici!
TOTI Tu e io, s: in due!
LILLINA E Giacomino, professore? E Giacomino che sar pi contento di me e di lei?
TOTI (restando) Giacomino? Come, Giacomino?
LILLINA Eh, scusi, vuole che non sia contento anche Giacomino?
TOTI (c.s.) Quale Giacomino?
LILLINA Come! Non stato lui a pregarla di venire a dire una parolina per noi a mio padre?
TOTI No, figliuola. Tu sbagli.
LILLINA Come, sbaglio?
TOTI (si prende la testa tra le mani) Aspetta... aspetta...
LILLINA Oh Dio, che ha, professore?
TOTI Niente. Una legnata in testa. Aspetta. - Padre, eh? Che volevo esser considerato da te soltanto come padre, t'ho detto, vero?
LILLINA S, certo. Ma mi dica che sbaglio pu esserci stato?
TOTI Aspetta. Dunque, padre... (Forte, a se stesso, con rabbia, come per richiamarsi al sentimento d'una realt impreveduta): Padre, padre, padre. Non perdiamo la testa, Agostino! (Scrollandosi, come a significare che s' liberato d'una illusione): Basta, passato! Eccomi qua, figliuola mia. Sappiamoci intendere. Chi codesto Giacomino che tu credi sia venuto a pregarmi? Da me non venuto nessun Giacomino!
LILLINA Ah, no? E allora? Che ha detto lei, allora, a mio padre per me?
TOTI Gli ho detto quello che or ora, ho finito di dire a te: che, sono un povero vecchio, il quale potrebbe levarti da codesto stato, prendendo ti con s come una figliuola, e basta.
LILLINA Me sola?
TOTI (con bonomia, 'senz'ombra d'irrisione) Eh, vorresti che mi pigliassi insieme codesto Giacomino che tu dici? Capirai che per gli occhi del mondo...
LILLINA Ma se come figliuola, professore?
TOTI Come figliuola, va bene. Tra me e te. Ma se debbo dar ti uno stato, capirai, non basta che tu te ne venga senz'altro a casa mia. Ci sar pur bisogno...
LILLINA E non c' Giacomino?
TOTI Ci sar Giacomino, non dico di no! Ma lo stato, in faccia alla legge, non potr dartelo lui; te lo dovr dare io.
LILLINA Professore, io non capisco pi niente, allora! Ma come? Scusi... Mio padre m'ha detto ch'era contento, se ero contenta io; per quel che lei gli aveva detto per me.
TOTI Si, cara. Ma codesto Giacomino scappa fuori adesso! lo non ne sapevo nulla; non l'ho mai visto, mai sentito nominare.
LILLINA Mai? Giacomino Delisi, professore!
TOTI Ah, Giacomino Delisi? Oh guarda! Bravo giovanotto, s. Fu mio scolaro, tant'anni fa. Lo conosco.
LILLINA E da allora, appunto...
TOTI Ah, fate allamore da allora? un bel pezzo!
LILLINA M'ha detto che lei gli vuoI bene...
TOTI Eh, si, gliene voglio...
LILLINA E perci m'ero immaginata che lei avesse parlato a pap per me: per me e per lui! Oh povera me! Che allegrezza in sogno! E ora come faremo? Siamo al punto di prima? E io che non posso pi aspettare... che non posso pi 'aspettare, professore!
TOTI (Stupito, turbato) Perch? (La guarda e comprende) Ah s?
LILLINA Sono perduta, sono perduta! non posso pi aspettare! M'ajuti, professore, m'ajuti!
TOTI E che ajuto potrei darti io, povera figliuola mia?
LILLINA Parli a mio padre; gli dica... gli dica che conosce Giacomino, che sa che un buon giovine; che lei far di tutto per trovargli un posticino...
TOTI Io?
LILLINA S, tanto. da .potermi mantenere! E alla fine gli faccia comprendere che non posso pi aspettare! Per carit, professore, per carit!
TOTI Eh, io, per me, s, figliuola, posso anche dirgliela. Ma ti pare che tuo padre vorr dare ascolto a me?
LILLINA Forse le dar ascolto! Lei qua professore...
TOTI Che professore, figliuola! Come professore -l'hai visto - non mi rispetta! E poi, ti sembra che possa credere sul serio che io abbia! Dado di procurare un 'posto a Giacomino?
LILLINA Non importa! Si provi a dirglielo! Forse di lei si fider!
TOTI Ma se il posto, per lui, tutto! Tanto vero che era contento per me.
LILLINA Come, per lei?
TOTI Ma s, figliuola! Siamo giusti, siete ragazzi e non considerate tante cose! Ti sei messa con un giovanotto - buono, non dico di no, educato, ma... senz'arte n parte, sventato... Come vuoi che ti mantenga? Le senti le campane?: Con che? con che?Non ne ha i mezzi, e credo neanche la voglia. L'amore? L'amore mangia, figliuola; non si mangia! Come farete a metter su casa? C' ora anche un bambino per via... La faccenda era gi complicata con codesto benedetto Giacomino! Ma, tanto, per me o prima o poi - meglio prima che poi! Ma ora si complica di pi! Non bastava Giacomino; anche un Giacomino! Vuoi che diventi padre e nonno, tutt'in una volta?
LILLINA No, no, professore! Che dice! Lei ha ragione: non avrei dovuto farlo; ma non so pi io stessa come sia stato! Ora egli n' pi pentito e disperato di me; non sappiamo nessuno dei due come uscirne! Il tempo stringe. Ah, m'ajuti, professore, per carit, ora che lei sa tutto, ora che, per un caso, mi ,son trovata a confidarmi con lei, m'ajuti!
TOTI Ma s, io sono qua, figliuola mia, tutto per te. Non vedo che potrei fare. Ora che so tutto, non tirarmi indietro, ecco. Padre e nonno. Pi di questo?
LILLINA No, professore! Questo non possibile!
TOTI Dici per me? Se per me - a pensarci (hai inteso ci che ho detto al Direttore? dato il principio...) forse meglio cos, perch ora un po' di bene te lo posso fare davvero. E se tu sei contenta, un bene far io a te; un bene potrai fare tu a me; e potremo vivere in pace. Anche. col bambino; anzi! Un bambinuccio a cui dar la mano, da nonno: non c' meglio compagnia per avviarsi alla fossa.
LILLINA Ma Giacomino, professore? Giacomino?
TOTI Giacomino, figliuola... (fa un ampio gesto con la mano come per dire: nascondilo!) Posso dirti anche Giacomino?
LILLINA No! no! Non dico questo! Oh Dio, mi fa avvampare dalla vergogna, professore!
TOTI No, che vergogna, figliuola! Puoi far conto che in questo momento ti stai confidando con tuo padre. Mi dici Giacomino; io ti rispondo che Giacomino, s, ci sar; ma io... io non devo saperlo... cio lo so, ma... ma dev'essere come se non lo sapessi, ecco! Amico di casa; antico scolaro. E posso voler bene anche a lui, come a un figliuolo; perch no?
LILLINA Ma lui, professore, lui? Le sembra possibile che dica di s? Questo pu essere per me, per salvare me, s; e io gliene sono grata; ma non pu essere per lui: non consentir mai! No, guardi: l'ajuto che m'aspetto da lei quello che le ho gi detto. Parli a mio padre, lo persuada a farmi sposar G.iacomino, che non c' pi tempo da perdere. Un posticino lo trover di certo. Lo sta cercando; lo trover. E intanto ci facciano sposare! Ecco, questo. Mi faccia questa carit, professore! lo ora entro qua (indica il Gabinetto di Storia Naturale) con la scusa della pulizia. Perch deve venir lui...
TOTI Giacomino? L?
LILLINA S, viene quasi ogni giorno, a quest'ora. Credevo che oggi non sarebbe venuto perch aveva parlato con lei; e invece... Ah, com'ero contenta! Credevo d'essermi levato questo peso, questo peso che mi schiaccia! - Vada vada a parlare a pap, professore! lo sono di l. Ma per carit non gli faccia capir niente! E grazie, grazie, professore: mi compatisca!
Lillina entra nel Gabinetto di Storia Naturale e richiude l'uscio. Il professar Toti resta come stordito a considerar l'incarico che Lillina gli ha dato e fa una lunga scena muta, significando per cenni prima la sua sfiducia di riuscire e insieme la sua disillusione, poi come sarebbe stato bello per lui avere un bamboccetto, piccolo cos, da portarsi per mano: se lo vede l davanti; gli fa tanti attucci; ma poi pensa che c' di mezzo questo benedetto Giacomino! Troppi, troppi a cui dovrebbe pensare il Governo: lui, uno; la moglie, due; Giacomino, tre; il bambino quattro Eh troppi! Troppi! Si gratta la testa . Guarda verso luscio del Gabinetto; pensa che Lillina e Giacomino forse sono di l insieme; e di nuovo considera la difficolt dell'incarico; tentenna il capo e scuote le mani con le dita raccolte per le punte, come a dire: Che posso farci io? . In quest'atto lo sorprende Cinquemani, che ritorna cauto e curioso dal corridoio a sinistra.
CINQUEMANI Oh, professore, che fa? Giuoca da solo alla morra? Dov' Lillina?
TOTI Se n' andata.
CINQUEMANI E lei?
TOTI Me ne vado anch'io.
CINQUEMANI Ma, insomma, le ha parlato, s o no? TOTI Le ho parlato, sl.
CINQUEMANI E che le ha risposto? Di no? Che non vuoI saperne? E come! Pareva cos contenta!
TOTI (con risoluzione) Cinquemani, sappiatemi intendere;per fare un discorso breve e venir subito al rimedio. L'affare non liscio. .
CINQUEMANI Non liscio? Come non liscio? Che vuoI dire?
TOTI Oh santo Dio! Vi ho pregato di sapermi intendere.Quando una cosa non liscia...
Scusate, che intendete per liscio voi? Liscio cos! (S'impala e passa diritta rasente la
mano al suo corpo). Se io ora, poniamo, mi metto qua questo cappello (si leva il cappello e
se lo applica sul ventre) capirete bene che (rif il gesto della mano che ora trova
impedimento l, nel cappello) fa gobba, non pi liscio.
CINQUEMANI Oh, professore! lo so intendere; ma lei sappia parlare, quando parla di mia figlia! Che dire codesta gobba? .
TOTI Come diavolo debbo dirvelo, Cinquemani? landa d'una donna, che cosa sia questa gobba pare che lo potreste intendere!
CINQUEMANI (stravolto, facendoglisi addosso) O Che dice? Mia figlia? Badi come parla! (Afferrandolo per il petto minaccioso): Mia figlia?
TOTI Calma, calma, Cinquemani!
CINQUEMANI Chi gliel'ha detto? Gliel'ha detto Risponda!
TOTI E chi altro poteva dirmelo, benedett'uomo
CINQUEMANI Ah figlia infame! S' disonorata? chi? Mi dica con chi, che l'ammazzo! l'ammazzo.
TOTI Eh via! Che ammazzate! Gliela darete per rito, e non se ne parler pi!
CINQUEMANI Chi? Come? Gliela d per marito? Senza sapere chi ?
TOTI Un bravo giovine, ve lo posso assicurare: tranquillo! .
CINQUEMANI Voglio sapere chi ! Come si chi ! Come si chiama? Bravo giovine?
Dev'essere pi svergognato di lei se ha potuto far questo! Il disonore, la vergogna
sulla mia faccia! Dov'? dov'? dove se n' andata?
TOTI Via! via, Cinquemani, non fate cos! Non v' amareggiate il sangue!
CINQUEMANI Mi dica dove s' nascosta, o me le pigli o con lei! Voglio averla qua, per
mangiarle a morsi la faccia, svergognata! svergognata!
A questo punto, come un'eco, dall'interno del Gabinetto di Storia Naturale, giunge uno strillo Marianna: Svergognata!} cui subito seguo due altri strilli} di Lillina e di Giacomino Delisi sorpresi dalla madre attraverso la finestra de lla classe che d su la Palestra ginnastica. E subito dopo gli strilli, la porta del Gabinetto si spalanca e vengono fuori, di furia, spaventati, in gran subbuglio, Lillina e Giacomino, inseguiti da Marianna ancora con le vesti arruffate per avere scavalcato la finestra. Cinquemani si lancia ad afferrare Ciacomino, che vorrebbe cacciarsi in una delle classi del corridojo; Marianna afferra Lillina che cade in ginocchio. Il professor Toti va dall'uno all'altro, sballottato, e raccomanda la calma. La scena si svolger rapida, in gran confusione, violentissima. Le due invettive simultanee, di Cinquemani e della moglie, sono qui trascritte una dopo l'altra, ma sulla scena le battute s'accavalleranno, gridate dagli uni e dagli altri contemporaneamente, senza badare se le parole vadano perdute, purch s'ottenga l'effetto della massima concitazione.
CINQUEMANI Voi! (Afferrando per il petto Giacomino): Ah, siete voi? Mascalzone! GIACOMINO Perdono! Le domando perdono!
CINQUEMANI Che perdono! Hai avuto la tracotanza di metterti con mia figlia? Di disonorarmi la casa?
GIACOMINO Sono pronto, se lei me la d, pronto a riparare!
CINQUEMANI Che ti d? Vuoi che la dia a te, morto di fame? (Il professor Toti glielo leva
dalle mani). Esci fuori! fuori dai piedi, o ti faccio vedere quello che ti d! Fuori! Fuori!
GIACOMINO (al professor Toti che lo trattiene) Professore, glielo dica lei! Sono pronto!
Me la sposo! Non manca per me!
MARIANNA (contemporaneamente, a Lillina) Era questa la pulizia che facevi qua ogni giorno? Faccia senza rossore! Tieni! tieni! tieni! (La percuote, l'acciuffa).
LILLINA (in ginocchio) schermendosi) Mi lasci! Mi perdoni!
TOTI Non le fate male, povera creatura!
MARIANNA (a Toti) Si levi dai piedi! (A Lillina): Ti ci ho colta, svergognata! Farla cos, sotto gli occhi a tua madre! Con chi ti sei messa?
LILLINA Per carit, mamma, per carit!
MARIANNA Ti sei perduta cos, schifosa?
LILLINA No! Mi vuole sposare! mi vuole sposare! Non sente? Mi vuole sposare!
A questo punto avviene lo scambio di parti.. - Marianna s'avventa contro Giacomino; Cinquemani contro Lillina. Il professar Toti seguita a passare dalluno allaltro gruppo.
MARIANNA (a Giacomino) Sposare? E io d mia figlia a voi ? Avete il coraggio di dire che non manca per voi? Pazzo siete, e un'altra cosa siete, che non sta a me di dirvi. M'avete rovinata la figlia! Infame! Infame! Venire qua a tradimento, come un ladro, a rubarmi l'onore della figlia!
CINQUEMANI (a Lillina) Chi pronto? Lui pronto a sposarti? E io ti d a lui? Brutta cagnaccia! A un morto di fame vuoi che ti dia? Con uno cos ti sei sporcata? e hai sporcato il mio nome, l'onore della mia famiglia! Qua, alla scuola! Ma ora v'aggiusto io! v'aggiusto io! (Cinquemani lascia la figlia brandisce una seggiola e si scaglia contro Giacomino. Il
professar Toti lo trattiene). Esci fuori, tu! Subito! fuori! E non ti far pi vedere da me! Fuori! fuori! O perdio, faccio uno sproposito! (Si divincola dal professor Toti, riesce a liberarsi con uno strappo violento; ma Giacomino fugge via per il corridojo, ed egli lo insegue).
MARI ANNA (a Lillina) Disonorata! disonorata! E che vuoi che me ne .faccia pi, ora, di te? Piangi la tua vergogna!
CINQUEMANI (sopravvenendo, furibondo) Non ti voglio pi in casa! Fuori, ,fuori anche tu! Via, fuori! Non mi sei pi figlia! Vattene alla perdizione! Via! via!
TOTI (con grave voce, dominando tutti) Dove volete che vada, vecchio imbecille! Ve la prendete con lei, quando ne avete voi la colpa, voi che l'avete mandata qua, fin da bambina, in mezzo a tutte le sudicerie. che gli alunni stampano sui' muri e sulle panche! Pettegoli tutti e due, che non siete altro!
CINQUEMANI (a Lillina) Via, fuori! fuori, ti dico! Non ti voglio pi!
TOTI Non la volete pi? Me la prendo io! Qua, figliuola mia, pon piangere, che ci sono io per te! Vieni con me...,. il mio nome, .non posso farne a meno, bisogna che te,lo dia. Ma tu sarai la mia figliuola, la mia figliuola bella; vieni... vieni... (Si toglie sul petto il capo di lei e, carezzandole delicatamente i capelli, s'avvia verso destra).
Tela
ATTO SECONDO
Salotto modesto in casa del professar Toti. Uscio comune in fondo; uscio laterale a sinistra.. A destra, un divano, poltrone, ecc. Sul divano, alcuni giocattoli di Nin: un carrettino, un pagliaccetto coi cembali a scatto. Al levarsi della tela -in iscena, in piedi, il Direttore Diana, col cappello in mano. Poco dopo entra dall'uscio a sinistra Rosa.
ROSA S'accomodi. Aspetti. Levo questo carrettino. (Eseguisce).
DIRETTORE Grazie. Posso anche sedere qua. (Indica una poltrona).
ROSA (col carrettino in mano) Lo va lasciando da per tutto. No, segga, segga qua.(Indicando il divano. Il Direttore fa per sedere, ma scopre sul divano anche un pagliaccetto e lo porge a Rosa). Ah! c'era anche il pagliaccetto? Grazie. Ne sfascia tanti. Si figuri! Figlio unico! Il cocco di pap! Non passa giorno che non gli porti un giocattolino nuovo. Ah, ecco qua il professore. (Entra il professar Toti in veste da camera, con aria un po' stralunata. Il Direttore si alza).
TOTI Pregiatissimo signor Direttore. Prego, stia comodo. Se mi permette un momento...
(S'accosta a Rosa e le parla piano, in fretta). Scappa subito a casa di... di mio suocero.
ROSA Ora?
TOTI Ora, subito, ti dico.
ROSA E il bambino a chi lo lascio?
TOTI Il bambino di l con la mamma, adesso. Non c' poi l'altra donna? ( volgendosi al Direttore) Prego, prego, signor Direttore, si metta a sedere (A Rosa) Hai capito?
ROSA E che vuole che vada a dire a suo suocero?
TOTI Che vengano subito qua, tutt'e due, padre e madre. Subito! Ma - oh! - senza farli spaventare. Dirai che la signora non si sente bene e che ha bisogno di loro. Corri, mi raccomando. (E appena Rosa andr via per l'uscio comune): Scusi tanto, signor Direttore. Il cappello, prego... Se lo fa dare. Posiamolo qua. (Lo poser su una seggiola accanto al divano).
DIRETTORE Grazie. Scusi lei piuttosto, professore, se la importuno.
TOTI No, che! Non importuna affatto! Un piccolo di sturbo della mia signora.
DIRETTORE Ah, mi dispiace! Ma se lei, professore, deve stare di l... (Indica l'uscio a sinistra).
TOTI No, non c' bisogno della mia assistenza. Ho mandato a chiamar la madre perch,
tra donne, s'intendono meglio. A me non vuoI dire che male ha. Ma io lo so. Niente. Piccoli
disturbi.
DIRETTORE Ah, forse...? (Allude a una nuova gravidanza).
TOTI No! Dio liberi, signor Direttore! Uno basta! un'altra cosa. (Gli s'accosta e, come in confidenza): La giovent, signor Direttore! Come l'aprile vuole la pioggia, cos la giovent, ogni tanto, le lagrime. Poi rispunta il sole e ritorna l'allegria. Giovent! - Ha comandi da darmi, signor Direttore?
DIRETTORE Per carit, che dice comandi?
TOTI No, no, lei mi pu sempre comandare. Se la mia condizione ora mutata, rimango pur sempre. il suo obbedientissimo subalterno.
DIRETTORE lo sono venuto a pregare, veramente, non tanto il professore, quanto l'amico.
TOTI Ai suoi ordini, signor Direttore.
DIRETTORE Non ho nulla, badi, da chiederle per me! O piuttosto, s, anche per me un favore che le coster per ben poco, m'immagino, dopo la bella fortuna che le toccata.
TOTI Per carit, signor Direttore, non mi parli, la prego, di questa mia fortuna! Mio fratello era in Romania; e come io non sapevo, dopo tanto tempo, se fosse vivo o morto, cos lui non sapeva di me, se fossi vivo o morto. Non posso dunque dire che abbia voluto lasciare il suo denaro proprio a me. L'ha lasciato perch non poteva portarselo all'altro mondo. Si cerc a chi si doveva dare, e si trov che si doveva dare a me, unico erede.
DIRETTORE E non stata una fortuna, scusi?
TOTI Fortuna, non dico di no! E non c' misteri, cre a. Gira in paese la chiacchiera ch'io tenga non so quant'altro denaro nascosto in casa. Nemmeno un soldo. Tutta l'eredit - cos come mi venne - centoquarantamila lire - la depositai alla Banca Agricola cittadina.
DIRETTORE Eh, una bella somma!
TOTI Sissignore. E sono diventato il pi forte azioni sta della Banca; a condizione di metterci qualcuno di mia fiducia.
DIRETTORE (un po' sulle spine) Eh, lo so: il Delisi?
TOTI (imperturbabile) Giacomino Delisi, appunto. Eppure creda, signor Direttore, creda che io stavo meglio prima, con tutta la mia miseria! Questo enaro stato per me... sa come quando, tempo d'inverno, i ragazzini, di sera, raccolgono le foglie secche cadute dagli alberi per fame una vampata, che se uno, anche piccolo piccolo, si trova a passare,' l'ombra al muro, con quella vampa, diventa come un gigante, che se alza un braccio arriva fino al quinto piano? Cos, signor Direttore!, Ero niente: passavo e nessuno mi guardava. C' stata questa vampata dell'eredit; e ora, appena alzo un braccio, appena muovo una gamba, ecco che tutti lo vedono; tutti mi stanno a guardare con tanto d'occhi; vogliono conto e ragione di quello che faccio e di quello che non faccio; se proteggo questo, se non proteggo quell'altro. E che cos'? Non san pitI padrone di fare quello che mi pare, senza danno - s'intende - di nessuno? Mi san seccato, ecco. E creda che, se non avessi quel piccino l, che gi comincia ad andar per casa, mi verrebbe quasi la tentazione di ritirare dalla Banca questi centoquaranta pezzi di carta e di fame davvero, come un ragazzino, una vampata da fare epoca, da fare epoca!
DIRETTORE Mi 'dispiace, professore, d'aver toccato un tasto doloroso. Ma mi permette un'osservazione?
TOTI Anzi, la ringrazio.
DIRETTORE Mi pare che lei non faccia tutto quello che dovrebbe - dato che la malignit del paese, come lei dice, l'ha preso di mira - per ripararsene e risparmiarsi noje, dispiaceri.
TOTI lo? Ma se non faccio nulla, io, signor Direttore! Me ne sto qua, ritirato in casa. Casa e scuola, scuola e casa. '
DIRETTORE Ecco, permette? Siamo venuti appunto alla ragione della mia visita. La scuola. Si ricorda che due anni fa, quando lei ne aveva gi trentaquattro d'insegnamento, le consigliai di mettersi a riposo?
TOTI Mi ricordo, s.
DIRETTORE E non c'era allora codesta cospicua eredit! Ma scusi, professore, perch
adesso non fa questo, almeno?
TOTI (precipitosamente) Ah, no no no no! mai mai mai mai! Non me ne parli! non me ne
parli, signor Direttore! .
DIRETTORE Aspetti. Mi permetta di aggiungere...
TOTI Non sento ragione, signor Direttore! Di ritirar mi, non voglio sentir parlare! Guardi, c' pi per me di questa creaturina? Le ore che mi prende la scuola sono levate alla gioja che questa creaturina mi d. Mi par mill'anni, ogni giorno, che suoni la campana, per ritornarmene qua a giocare, a fare anch'io il bambino. Eppure no, non' transigo! non transigo, signor Direttore!
DIRETTORE Ma sa che una bella ostinazione la sua? Se per lei un martirio!
TOTI Appunto perch un martirio! Voglio rimanere quello che sono sempre stato. La croce la voglio portare fino all'ultimo. Scusi, se questo martirio stato la ragione di tutto quello che ho fatto! E perch l'avrei fatto allora?
DIRETTORE Gi, ma se adesso non c' pi bisogno?
TOTI Lo dice lei! VuoI mettere il denaro sudato onestamente, il denaro che sa di stento, con questo dell'eredit, piovuto dal cielo, che lei fa cos (soffia sul palmo della mano)- e se ne va com' venuto? E poi le dico che m'ha portato sfortuna! E poi... poi ci san altre ragioni. In confidenza: se non avessi la scuola, starei troppo in casa; per via del bambino. Nessuno mi tratterrebbe. Sono vecchio, signor Direttore, e in casa darei troppo fastidio: lei m'intende! Non ne parliamo pi!
DIRETTORE Mi dispiace, professore; ma io debbo ancora parlargliene, e seriamente. .
TOTI Mi si vorrebbe forse costringere?
DIRETTORE Abbia pazienza, professore. Cerchi di mettersi un poco ne' miei panni: dalla
mattina alla sera, in direzione, a casa mia, se esco a fare due passi, io sono oppresso, da
due anni a questa parte, oppresso, vessato da tutti, padri di famiglia, e anche estranei che
non conosco, i quali vengono a protestare contro il preteso scandalo di codesta sua
permanenza nell'insegnamento.
TOTI Ah s?
DIRETTORE S, s, purtroppo, professore! Creda, una protesta civile vera e propria - generale.
TOTI E lei la chiama civile?
DIRETTORE Mah! Si reputano offesi di ci che si sa, di ci che si dice in paese della sua vita privata, e...
TOTI E lei, signor Direttore?
DIRETTORE lo non voglio entrare adesso a vedere se a torto o a ragione. Dico questo, per: che lei, come privato cittadino, se ha la coscienza tranquilla, pu infischiarsi del giudizio della gente; ma da professore no, veda! Addetto a un pubblico ufficio, lei ha l'obbligo di tenerne conto; come debbo tenerne conto io, da direttore; e perci sono venuto a consigliarle, ancora una volta, di mettersi a riposo.
TOTI E di sottoscrivere cos a un giudizio iniquo?
DIRETTORE No, veda
TOTI che vuole che veda, signor Direttore! Aspetto che qualcuno - poich lei non vuoI farlo venga a discutere con me, non su quello che pare, ma su quello che : la mia coscienza appunto! (Alzandosi) No no no. Non mi ritiro! Accetto la guerra, signor Direttore. Voglio vedere chi avr il coraggio di venirmi a dire in faccia ch'io non sono un uomo onesto; e che ci che faccio non fatto a fin di bene.
DIRETTORE (alzandosi anche lui e stringendosi nelle spalle) Capir ch'io ho fatto il mio obbligo d'amico.
TOTI E io la ringrazio!
DIRETTORE La prevengo che si minaccia di portare la protesta agli enti superiori
TOTI facciano! ah, facciano pure!
DIRETTORE e che se domani dal Ministero si vo lesse qualche rapporto
TOTI lei risponda come crede: che m'ha consigliato di chiedere il riposo, e che io non ho voluto saperne. Ce la vedremo, signor Direttore!
DIRETTORE E allora non mi resta che salutarla e augurarle che la sua signora si rimetta presto in salute.
TOTI Grazie, signor Direttore; le sono obbligatissimo, creda.
DIRETTORE Non s'incomodi. Rifletta piuttosto su quanto le ho detto, e segua il mio consiglio: - si ritiri!
TOTI No, no, l'accompagno, prego, l'accompagno, signor Direttore. (I! Direttore esce. I!
professar Toti lo accompagna, e poco dopo ritorna. Trova sulla soglia dell'uscio a sinistra
Lillina, con Nin per mano; abbattuta, coi capelli in disordine e gli occhi rossi di pianto).
TOTI Ah, tu. Vuoi darmi il bambino?
LILLINA S, non posso badarci. Dov' andata Rosa?
TOTI L'ho mandata io. Ma dmmelo qua il bambino. Vieni, vieni qua con me, Nin! (Se lo prende in braccio). Lasciamola stare la mammina; vedi che ha la bua ?
LILLINA cos fastidioso!
TOTI Forse perch ti vede in codesto stato, povero piccino. Siamo come due mosche senza capo, vero eh, Nin? a' vedere la mammina cos. Sai che sono gi tre giorni?
LILLINA Ma che posso farci, se non mi sento bene?
TOTI Lo so! E ti pare che non ti compatisca, figliuola mia? :SIedI, sIedI qua. Vado a lasciare il bambino alla donna, fino al ritorno di Rosa.
LILLINA No, alla donna no: ho paura che non sappia badarci. .
TOTI Glielo raccomander io, non temere. E poi Rosa non potr tardare ancor molto. (Esce con Nin per l'uscio in fondo e rientra solo, poco dopo. Nel frattempo, Lillina si sar seduta e avr nascosto il viso tra le mani. Toti, rientrando e vedendo Lillina in quell'atteggiamento, scuote il capo, poi le s'accosta piano e le dice): Non vuoi proprio dirmelo, che ti senti?
LILLINA Gliel'ho gi detto: niente mi sento! Mi fa ma le la testa, e a tener gli occhi aperti, mi gira il capo.
TOTI E non puoi neanche sentir parlare: ho capito! Intanto, non vuoi che si chiami il medico... (A un cenno d'alzarsi di Lillina, trattenendola a sedere e prevenendola): Ma s, credo anch'io che sarebbe inutile chiamarlo!
LILLINA (rimanendo seduta, ma non potendone pi) Per carit, mi lasci stare! non mi dica pi niente! Abbia pazienza ancora per qualche giorno, e vedr, vedr che mi passa, mi
passa tutto... tutto... tutto;.. (Scoppia in un pianto irrefrenabile).
TOTI Eh, lo vedo che ti passa! Ti passa bene, ti passa... Breve pausa; poi, timido,
insinuante: Non vuoi confidarti con me?
LILLINA Ma che vuole che le confidi, se non ho nulla, proprio nulla da confidarle? Perch vuole tormentarmi?
TOTI Tormentarti? Vorrei soltanto che tu mi parlassi, mi dicessi cos' accaduto!
LILLINA Ma se non accaduto nulla! Gliela giuro:nulla!
TOTI E perch stai allora cos?
LILLINA Perch mi sento male: quante volte vuole che gliela ripeta?
TOTI Ah dunque debbo parlare io? Credi davvero, via, che, per quanto vecchio, sia gi cos rimbecillito da non capire che tu non puoi star cos, solo perch ti fa male il capo? (A un
nuovo cenno d'alzarsi di Lillina, trattenendo la con piglio pi severo e risoluto): No, aspetta,
figliuola! sta' qua, sta' qua ad ascoltarmi; e lascialo il mal di capo, ch questa anzi sar la
ricetta per far tela passare. Tutte queste chiacchiere che la gente fa sul conto nostro, t'han
forse messo in soggezione davanti a me, fino a farti credere che tu non possa pi parlarmi
come prima e dirmi ci che ti sta sul cuore? Bada che sarebbe l'ingiuria pi grave che tu
potessi farmi, il tradimento pi brutto: quello di vedere in me... ci che non voglio neanche
dire. lo ho mantenuto tutto quello che ti promisi e non mi sono tirato indietro d'un passo. Se
la gente parla, se la gente ride, e c' chi protesta e chi minaccia (mi hanno perfino mandato
in casa il Direttore, hai visto) - ebbene, lasciali dire! lasciali fare! Ciarle, risa, proteste,
minacce per me non significano niente, e non debbono significar niente neanche per te. Sappiamo bene, tu e io, che non facciamo nulla di male; e dobbiamo dunque pensare a star tutti uniti e a non darla vinta a nessuno, aspettando che il tempo mi dia ragione: non ora - presto - alla mia morte quando vi avr lasciati a posto, tutti e tre tranquilli e contenti. Hai inteso? Di', hai inteso?
LILLINA S, s, ho inteso.
TOTI E dunque parla adesso! Che stato! Vi siete li tigati ?
LILLINA No, che litigare! Non mi sono litigata con nessuno.
TOTI E perch allora da tre giorni lui non viene?
LILLINA Che vuole che ne sappia io?
TOTI Non va neanche alla Banca, da tre giorni. Me l'ha detto jeri il cassiere. Si vede che far male il capo anche a lui. Ah, santo Dio, ragazzi! Pensate che il tempo rimane per voi, e che un giorno che togliete a me, peccato! Tre giorni che non canti, tre giorni che non ridi... (Lillina scoppia di nuovo a piangere). Ecco, vedi? E t'ostini a dirmi che non niente! Qualcosa di grosso dev'essere accaduto! E tu devi dirmelo! (Si sente sonare il campanello, internamente). Ah, eccoli qua! Se non vuoi dirlo a me, lo dirai almeno a tua madre.
LILLINA (balzando in piedi, tra i singhiozzi) Mia madre? Ha fatto venire mia madre? lo non ho niente da dirle! Non ho niente da dire a nessuno! Mi lascino stare, per carit! Mi lascino stare! Via di corsa per l'uscio a sinistra. Toti resta costernato a guardar l'uscio per cui Lillina uscita; tentenna il capo; aspetta; poi, non vedendo entrar nessuno, si fa all'uscio in fondo e grida:
TOTI Chi ? (Pausa) Rosa! Si presenta sulla soglia Rosa.
ROSA Eccomi qua.
TOTI (contraffacendola) Eccomi qua! E non vieni a riferirmi che cosa t'hanno risposto?
ROSA Che stanno per venire. Sono usciti dopo di me. Faccia conto che sono qua. Ma badi che non volevano saperne.
TOTI Di venire?
ROSA Perch dicono nei suoi affari.
TOTI E chi ha detto loro d'immischiarsi?
ROSA Non so. Hanno detto cos.
TOTI Ma tu li hai avvertiti che la signora non sta bene?
ROSA Li ho avvertiti. E si sono guardati negli occhi, tra loro.
TOTI E tu allora hai sciolto lo scilinguagnolo, e figuriamoci! Basta. Di' almeno anche a me quello che sai, se sai qualche cosa!
ROSA (scattando, bizzosa) Che vuole che sappia io? Io non so niente! Faccio qua la serva; non faccio la spia, n altro mestiere!
TOTI Ih, salti come una vipera!
ROSA Perch voglio il mio rispetto! Ha capito? Se mi vuole, mi tenga; se non mi vuole, mi mandi via! Ho considerazione per la signora. Approvarla, non l'approvo. Voglio bene al bambino. E quanto a lei, se vuol saperlo, ecco qua: lei mi d proprio allo stomaco. Se mi vuole, mi tenga; se non mi vuole, mi mandi via! che non vogliono immischiarsi Si ode di nuovo il suono del campanello alla porta. Rosa si prende la veste pulitamente per due lembi, la allarga strisciando una riverenza, e via.
TOTI (le grider dietro) Linguaccia! Linguaccia!
Entrano, seri e impettiti, Cinquemani e la moglie Marianna, senza salutare. Il primo con un'antica mezzatuba grigia, proprio per la quale, e una mazza col manico di corno; Marianna con un gran velo da Maria Addolorata sui capelli e una goffa sottana pieghettata, a quadretti verdi e neri, che puzza di naftalina lontano un miglio.
TOTI Caro Cinquemani, cara suocera, accomodatevi, accomodatevi!
MARIANNA (a schizzo) Tante grazie. E non s'accomoda.
CINQUEMANI (alzando una mano con gravit) Questo non posto per noi da star comodi!
TOTI Mettetevi almeno a sedere e posate il cappello.
CINQUEMANI Non poso niente.
TOTI Voi almeno, signora suocera, abbassatevi il velo sulle spalle.
MARIANNA (c.s.) Grazie. Non mi abbasso niente. (Siede).
CINQUEMANI E il cappello, io, per sua norma, me lo levo a casa mia. Qua non casa mia; per cui... (Siede).
TOTI Questa la casa della vostra figliuola. Se voi non avete mai voluto considerarla come vostra...
CINQUEMANI (alzandosi) Marianna, pst! (Marianna si alza). Andiamo via!
TOTI Siete pazzo? Che v'ho detto? Eh via, non facciamo storie, ch ho ben altro adesso per il capo! Sedete, sedete; discorriamo.
MARIANNA Discorriamo? Lei? Vuol discorrere lei? Prima lei deve stare a sentire il discorsetto che dobbiamo farle noi! (A Cinquemani): A te! Attacca!
TOTI (con atto di rassegnazione) Sentiamo codesto discorsetto! Ma sbrigatevi, per amor di Dio.
CINQUEMANI Eccomi qua. Tanto io, quanto mia moglie; io (sappunta lindice sul petto) e mia moglie (la Indica) va bene?
TOTI (sbuffando) Benissimo! Avanti!
CINQUEMANI No, sa: per precisare; perch noi due siamo intanto marito e moglie, per davvero. Or dunque, tanto io quanto mia moglie, lei sa bene che non abbiamo messo piede in questa casa, se non il giorno dello sposalizio.
MARIANNA (agitandosi sulla sedia) E Dio sa quello che abbiamo patito!
TOTI Voi? Perch? Quando?
MARIANNA (insorgendo) Ah, perch, dice? quando, dice? Ma ora stesso, ora stesso! Sappia che con tanto d'occhi ci ha guardato la gente, davanti a tutte le porte, affacciata a tutte le finestre, vedendoci venire qua!
TOTI Bene, vi hanno guardato; e poi?
CINQUEMANI Basta, Marianna: lascia parlare a me!
TOTI Un momento, Cinquemani. Voglio prima saper questo: - Vi ho detto, s o no, a scuola, non so pi quante volte, di venire qua con vostra moglie, a trovare la vostra figliuola?
CINQUEMANI S, me l'ha detto.
TOTI Chi vi ha proibito allora di venire?
MARIANNA (scattando) Ah, vuoI sapere chi ce l'ha proibito?
CINQUEMANI (balzando in piedi anche lui e accorrendo come a parare la moglie) Aspetta, Marianna: gli rispondo io! - Giacch lei mi parla della scuola, voglio che sappia che l, davanti ai suoi colleghi e agli alunni, io la saluto per semplice considerazione sodale, e basta! Perch io solo so, e il signor Direttore, tutte le porcherie che mi tocca a scancellare dai muri per lei e per la mia figliuola! Cose da far cadere la faccia a terra, dalla vergogna! la faccia a terra!
MARIANNA E vuoI sapere chi ci ha proibito di venire!
CINQUEMANI Lei la favola del paese! E il paese ha ragione! E io e mia moglie, tutt'e due, lo sappia, siamo col paese!
MARIANNA Perch siamo gente che non ha perduto ancora il santo rossore della faccia! Il santo rossore, qua! qua! (Si d manate sulle guance).
CINQUEMANI Gente onorata siamo!
TOTI E via, smettetela! Volete sapere che cosa siete? Due asini siete! Due asini!
CINQUEMANI Mi parli con rispetto perch sono suo suocero!
TOTI Ma statevi zitto! Suocero! Sapete bene come e perch mi sono presa vostra figlia!
MARIANNA Se l' presa perch ha voluto prendersela!
TOTI Sissignori! E con tutto il cuore!
MARIANNA Non gi per noi, s l' presa! Perch per noi poteva restar dov'era, che sarebbe stato meglio! Vergogna nascosta, anzich pubblica, come lei l'ha ridotta! Ma sa che non possiamo pi mettere il naso fuori della porta, per paura d'aver beccata la faccia dalla gente?
TOTI Avete finito? Vi siete sfogati? Posso parlare io, adesso?
CINQUEMANI No, che finire! che sfogare! Aspetti! A lui, dica un po', a lui, a uno svergognato di quella specie; ladro dell'onore delle famiglie; che l'ha coperto di ridicolo dalla punta dei piedi alla cima dei capelli; a lui doveva far dare il posto di fiducia alla Banca? Glieli deve guardar lui gl'interessi?
TOTI Ah, ho capito: per questo tutta la vostra indignazione?
CINQUEMANI No, non per questo! quest' per giunta! Non le bastava avergli permesso, con lo scandalo di tutto il paese, che seguitasse a venir qua?
MARIANNA E pretendeva che ci venissimo anche noi, insieme con quello!
CINQUEMANI Zitta, Marianna! - Non bastava, eh? Anche a guardia degl'interessi doveva
esser messo? Che bisogno aveva d'un tutore di questo genere mia figlia? Con la pensione
che lei le lasciava e questa nuova fortuna piovuta dal cielo, non poteva forse mia figlia restar libera, padrona di s, col bambino, senza questo scandalo, guardata dalla madre e da me? (Si commuove, cava di tasca un grosso fazzoletto di colore e si mette a piangere. La moglie lo imita in tutte le mosse. E tutt'e due piangono per un pezzo).
TOTI E bravi! E bravi! Si chiama ragionare, codesto? Quattro soldi di pensione sarebbero toccati a vostra figlia! E quanto all'eredit, chi se l'aspettava? Certo che, se avessi potuto immaginare che mi sarebbe venuta, avrei preteso che - non solo la vostra figliuola ma qualunque altra ragazza avesse voluto venir con me per assistermi e darmi onestamente un po' di conforto nella vecchiaja, aspettasse con pazienza la mia morte per poi fare ci che le sarebbe piaciuto. Ma venuta troppo tardi e fuori d'ogni previsione questa fortuna, capite? quando ilfatto era fatto e bisognava lasciar le cose com'erano.
CINQUEMANI Basta. Sa perch siamo venuti noi, adesso? Siamo venuti perch, con l'ajuto di Dio, pare che ormai sia tutto finito.
TOTI (balzando, costernatissimo) Che? Tutto finito? Che dite?
MARIANNA Eh, lo dice tutto il paese!
TOTI (come sopra) Finito?
CINQUEMANI Ah, come? lei s'infuria, invece di ringraziarne Dio?
MARIANNA (facendosi il segno della croce) In nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo!
TOTI (c.s., smarrito e senza requie) Ma che accaduto insomma? Possibile che non debba saperlo soltanto io? Ditemi subito quello che sapete! Ah, per questo, allora,' piange da tre giorni quella poverina? una cosa seria, dunque? Che si dice in paese? inutile, inutile che vi facciate la croce, voi! Aspettate a farvela, perch ci sono io, qua, ancora! ci sono io! .
MARIANNA Si, ma anche i santi sacerdoti, per grazia di Dio!
TOTI I sacerdoti?
MARIANNA I santi sacerdoti, sissignore! Ah lei non sa che la sorella di lui ...,
TOTI di Giacomino?
MARIANNA -- appunto! la signorina Rosaria Delisi ha messo sossopra tutta la gente di chiesa sacerdote per sacerdote - .
CINQUEMANI e le annunzio che sar qui tra poco - . don Landolina!
TOTI don Landolina? E chi ?
CINQUEMANI (con enfasi) Un sant'uomo! Il beneficiale di San Michele! Ecco chi !
MARIANNA Il padre spirituale della signorina Delisi! Ecco chi !
TOTI E vuoI venire... vuoI venire a parlare con me?
CINQUEMANI venuto jersera a casa mia, credendo ch'io fossi d'accordo con lei, nel tener mano qua... Com'ha saputo, invece, che
TOTI disse che sarebbe venuto da me? (Si stropiccia le mani): Sta bene! sta bene! Lasciatelo venire! Se mi vuoI parlare, segno che ancora ha da vedersela con me! E ce la vedremo! - Intanto... - no, aspettate... (Si rivolge a Marianna): Fatemi il piacere, entrate l da vostra figlia. (Indica l'uscio a sinistra).
MARIANNA (di nuovo scattando) lo? Non voglio pi vederla, io!
TOTI Non facciamo storie, vi ripeto! Entrate da lei e cercate con le buone, con garbo, di farvi dire che stato, che cosa accaduto tra loro.
MARIANNA lo? Ma lei pazzo! VuoI che mi metta a parlare di cadeste cose con mia figlia? Per chi m'ha preso?
TOTI Per una buona madre v'ho preso! Il guajo serio: abbiate, per Dio santo, un po' di cuore! Entrate!
MARIANNA Entro, ma non parlo, gliel'avverto! Se parler lei...
TOTI Va bene! Forse, appena vi vedr, vi butter le braccia al collo e vi dir tutto.
MARIANNA (al marito) Debbo entrare?
CINQUEMANI (grave, dopo un momento di riflessione)Entra.
TOTI Con garbo, mi raccomando!
MARIANNA Le ho detto che io non parlo! Se parler lei... (Via per l'uscio a sinistra).
TOTI Oh! E voi mi farete intanto un altro piacere, Cinquemani! Non dubitate che sapr alla fine come regolarmi con voi.
CINQUEMANI Da quest'orecchio io non ci sento. Sono un pubblico funzionario; umile, s, ma pubblico funzionario; e non me ne sono ancora dimenticato.
TOTI Lo vedo. Vi siete invece dimenticato d'esser padre.
CINQUEMANI Vorrei sapere quanti siamo i padri qua!
TOTI Il meno di tutti, voi: ve lo posso assicurare. Finiamola! State attento a ci che vi .dico.
CINQUEMANI Parli, parli.
TOTI (s'accosta prima all'uscio a sinistra per sentire se Lillina si confida con la madre; poi, tornando a Cinquemani) Dunque, presto, mi raccomando: scendete in piazza. .
CINQUEMANI E poi?
TOTI Salite alla Banca Agricola.
CINQUEMANI E poi?
TOTI E poi il canchero che vi porti! Ma guarda che muso da far favori!
CINQUEMANI Se ancora lei non si spiega! Che dovrei andare a fare alla Banca?
TOTI Niente. Vedere soltanto se c' Giacomino Delisi.
CINQUEMANI lo? Quel laccio di forca? Ma dov'ha la testa lei, professore? Se io lo vedo, quel laccio di forca
TOTI fate come la lepre davanti ai cani. Scantonate. Ma forse non lo vedrete neppure,
perch da tre giorni non va nemmeno n. Siete disposto a parlare col cassiere?
CINQUEMANI Per il cassiere, nessuna difficolt. Ma non di quel signore l - badiamo!
TOTI Baster che gli domandiate a mio nome se non c' nulla di nuovo.
CINQUEMANI E se vedo quello?
TOTI Scantonate, scantonate, e me lo venite a dire. (Si sente sonare il campanello della porta). Oh Dio, fosse lui!
CINQUEMANI (cercando dove nascondersi, in gran con fusione) Lui? non voglio vederlo! non voglio veder lo! Badi che se lo vedo... (Si fa alla soglia dell'uscio comune Rosa).
ROSA C Padre Landolina. Dice che vuol parlare con lei.
CINQUEMANI Ah, eccolo! Ha visto?
TOTI (A Rosa ) fallo passare. (Rosa, via)
CINQUEMANI Io vado. (Savvia) Meno male che finalmente cominciano a entrare persone per bene in questa casa. (Sinchina profondamente a don Landolina che entra) Padre reverendo! (Via)
LANDOLINA Chiarissimo professore!
TOTI Reverendissimo! Favorisca. Saccomodi, prego.
LANDOLINA Grazie, grazie!
TOTI (Indicandogli il divano) No no, qua; per carit!
LANDOLINA Sto bene anche qua; grazie!
TOTI Non sia mai! Lei un personaggio di riguardo.
LANDOLINA Obbedisco. Grazie. Obbligatissimo.
TOTI A che debbo lonore della sua visita?
LANDOLINA Ecco, professore. Se permette, io avrei bisogno di tutta la sua bont riconosciutissima non tanto per quello che vengo a chiederle, che giusto; quanto per me, timido servo di Dio, perch mi dia il coraggio di parlare di una cosa molto delicata.
TOTI Coraggio: eccomi qua. Le metto a disposizione poich lei me la riconosce tutta quella bont che le abbisogna; sicuro che se ne prender non pi di quanta potr bastargliene a farla parlare.
LANDOLINA Ah, nei limiti della discrezione, sintende! E un caso di coscienza, professore.
TOTI Coscienza sua, o coscienza d'altri?
LANDOLINA D'una povera anima cristiana, professore non so se a torto o a ragione - (non voglio indagare)
TOTI neanche lei?
LANDOLINA (stordito dalla interruzione che non comprende) - come dice?
TOTI No, niente. Prosegua, prosegua.
LANDOLINA (ripigliando) Dicevo, non so se a torto o a ragione addolorata, offesa da certe dicerie pregiudizievoli che girano in paese a carico del proprio fratello.
TOTI Ho capito. Lei viene a nome della sorella di Giacomino Delisi?
LANDOLINA Fa il nome lei, professore; non io.
TOTI Senta, reverendo. Se vuoI parlare di questo, dev'essere a un patto: che lei, prima di tutto, si levi i guanti.
LANDOLINA (mostra le bianche mani ignude, con un sorriso fino fino sulle labbra) - ma io, veramente.
TOTI non dico dalle mani. Dalla lingua, dico. Parli chiaro, insomma; aperto. Con me si parla casi, perch non ho niente da nascondere, io. Aperto!
LANDOLINA Ma scusi, non vorrebbe rispettare il mio ufficiosacro?
TOTI un segreto di confessione?
LANDOLINA No, guardi, il dolore - come le dicevo d'una povera penitente che viene a chiedere consiglio e ajuto al suo confessore.
TOTI E lei se ne viene da me?
LANDOLINA C' il suo motivo, professore, se lei ha la pazienza di lasciarmi dire.
TOTI Dica, dica.
LANDOLINA Parler aperto, come lei desidera. La signorina Delisi, di parecchi anni maggiore del fratello, come lei sapr, ha fatto da madre al giovine, quasi fin da bambino rimasto orfano; e, grazie a Dio, con ineffabile compiacimento, se l' veduto crescere sotto gli occhi timorato, rispettoso, obbediente.
TOTI Pu abbreviare, Padre. Vuole che non conosca Giacomino? Meglio di lei lo conosco e anche meglio di sua sorella, ne pu star sicuro.
LANDOLINA Ecco, lo dicevo perch tutte queste buone doti che lei riconosce nel giovine, sono merito, a mio credere, della buona educazione che ha saputo dargli la sorella.
TOTI (quasi tra s) Quant' bello finire come un cero d'altare!
LANDOLINA Non capisco.
TOTI Ardere e sgocciolare, Padre! Codesta signorina Delisi. Ma s, ottima creatura. E riconosco che ha saputo educare bene suo fratello.
LANDOLINA E come avviene allora, professore, che a carico di questo giovine cos bene
educato si trovi, adesso, tanto da ridire in paese? Ecco, per me chiaro che dipende da
questo: che il giovi ne frequenta con una certa assiduit la sua casa; e che la malignit della gente, essendo la sua riverita consorte anche lei molto giovane
TOTI veniamo, Padre, veniamo allo scopo della sua.. , VIsIta.
LANDOLINA Ma gi ci siamo.
TOTI No, guardi: glielo dico io: Andiamo per le spicce: Mandato dalla sorella, lei vorrebbe che io, per troncare codeste che lei chiama dicerie pregiudizievoli, pregassi Giacomino di non mettere pi piede in casa mia. Vuol questo?
LANDOLINA (con umilt dolente e dispettosa) No, professore, non questo propriamente.
TOTI E che altro vorrebbe allora da me?
LANDOLINA Ecco. Le ho parlato della sorella, del dolore della sorella per queste dicerie, che non fanno male soltanto al giovine, ma anche
TOTI non badi, non badi a me, la prego!
LANDOLINA Capisco che lei superiore a coteste miserie. Ma una povera donna, no; una povera sorella, che dobbiamo piuttosto considerare come madre, no; ne soffre; piange; chiede conforto e ajuto - donna - e...
TOTI (restringendosi come se il parlare untuoso del prete gli promovesse doglie viscerali e applicandosi le mani alle tempie) Che stradacce, ah che stradacce in questo nostro porco
paese!
LANDOLINA (stordito pi che mai di questa nuova bislacca interruzione) Stradacce?
TOTI Appena piove, non ha visto? le si sfanno subito sotto i piedi, che pare a camminarci
s'abbia il vischio alle suole. E che piacere sguazzarci, poi, quando seguita a piovere e quella mota si fa acquosa! acquosa!
LANDOLINA Non capisco, in verit, come c'entrino le strade.
TOTI Porto scarpe di panno, reverendo! Lei mi parla di questo gran pianto della sorda; e io allora, non so, ho pensato alle strade quando piove. Non ci faccia caso! Diceva?
LANDOLINA Che ha mandato me, s, professore, ma solo per supplicarla d'esser cortese di farle avere ecco - un piccolo attestato, un piccolo attestato proprio per suo conforto e nient'altro: come qual mente queste dicerie non hanno n certamente possono avere il minimo fondamento di verit.
TOTI E nient'altro vorrebbe?
LANDOLINA Nient'altro, oh, nient'altro!
TOTI Perch, quanto a ritornare qua Giacomino, la sorella crede di poter essere sicura che questo non avverr mai pi, vero? poich lei, da buona sorella, da buona mamma, lo ha persuaso e convinto che questo non deve pi avvenire. cos?
LANDOLINA S, professore: questo crede proprio d'essere riuscita a ottenerlo.
TOTI E ora vorrebbe l'attestato da me? Prontissimo. Gliela rilascio.
LANDOLINA Oh grazie!
TOTI Grazie? Che vuole che mi costi? Due righe: come egualmente, avendo saputo di queste dicerie eccetera eccetera, attesta e certifico eccetera eccetera. Pu andarsene, reverendo. Gliela faccio. Gliela faccio e gliela mando.
LANDOLINA Sono proprio felice e ammirato, professore, di codesta sua carit fiorita. Si alza. E - scusi - non vorrebbe darlo a me? Gliela porterei subito.
TOTI Ah, no. Ora non ho tempo. Ma non dubiti, glie la faccio e gliela mando, in giornata.
LANDOLINA Lo mander a me?
TOTI No; perch a lei? Direttamente alla sorella. Sene vada tranquillo.
LANDOLINA lo allora la riverisco, e
TOTI aspetti! - Mi dica. Lo sa, reverendo, che Giacamino - buon giovine, ottimo anzi, timorato, rispettoso ma... sl, via! scioperato - trov posto alla Banca per me?
LANDOLINA Oh, vuole che non lo sappia, professore! Lo so bene, e voglio che lei mi creda: glien' gratissima la sorella, riconoscentissima!
TOTI Meno male, meno male. Sono contento di code sta riconoscenza.
LANDOLINA A rivederla, dunque, professore. E tante grazie di nuovo. (S'avvia).
TOTI A rivederla, reverendo. (Lo richiama) Scusi, scusi, reverendo le volevo domandare unaltra cosa che mi passa ora cos - per la mente. Mi chiarisca un dubbio. Crede lei che un giovanotto un giovanotto qualunque - possa non farsi pi nessuno scrupolo, nessun rimorso, se per caso - per puro caso, intendiamoci! - una ragazza da lui sedotta e resa madre avesse poi trovato in tempo un uomo, un povero vecchio... (Don Lanolina, avendo compreso fin dalle prime parole l'allusione del professar Toti, s' messo a tossicchiare nell'imbarazzo; il professar
Toti lo guarda; interrompe il discorso, sorride e osserva): Ma sa che lei 'ha una bella tosse, reverendo? Si curi, si curi: un bell'impiastro! A rivederla. (Don Landolina via a precipizio, 'sempre tossendo con un fazzoletto sulla bocca).
TOTI (facendosi all'uscio a sinistra e chiamando forte) Signora Marianna! signora Marianna! La signora Marianna accorre.
MARIANNA inutile, sa? Non parla. Non vuoI parlare.
TOTI (in fretta) risoluto) Non importa, non importa. Fatemi piuttosto il piacere di rivestirmi il bambino.
MARIANNA Il bambino? E che so io, dove sono i vestitini del bambino?
TOTI Avete ragione. Grazie. Faccio da me, faccio da .me! .
Via per l'uscio a sinistra La signora Marianna resta a guardare, imbalordita; e intanto Cinquemani entra dall'uscio comune.
CINQUEMANI (vedendo la moglie che guarda in quel modo) Ebbene? Che accaduto?
MARIANNA Lo domandi a me? Mi sembra la casa dei matti! Tu di dove vieni?
CINQUEMANI Ho incontrato per le scale don Landolina che scendeva mogio mogio, con gli occhi stralunati... - Che fa Lillina? Che t'ha detto?
MARIANNA Niente. Non m'ha voluto dir niente.
CINQUEMANI Oh, sai che ti dico io? Andiamocene!
MARIANNA Aspetta, aspetta! Forse non prudente, in questo momento.
Rientra dall'uscio a sinistra il professor Toti col cappello in capo e ancora in veste da camera. Regge in un braccio Nin e nell'altro braccio la sua giacca, il berrettino da marinajo e le scarpette del bimbo. Posa a sedere Nin su un tavolino; si leva e butta via la veste da camera; indossa la giacca; poi s'accosta a Nin per calzargli le scarpette nuove.
TOTI Ora il cocchetto, piano piano, se ne viene a spassino con pap. (Voltandosi appena verso Marianna): Quanto mi piacerebbe che mi chiamasse nonno! Con pap, eh? Nin? a spassino. Andremo a trovare 'Giam', tutt'e due. Come lo chiami tu Giacomino? 'Giam', vero? Andiamo, andiamo da 'Giam', carmo.. (Posa il bimbo in terra, gli mette il berrettino in capo e s'avvia con lui).
CINQUEMANI (parandoglisi davanti, trasecolato, insieme con la moglie) Professore, che dice? Dove vuole andare?
TOTI (scostandolo) Levatevi! Lasciatemi andare!
CINQUEMANI (c.s.) Pensi, santo Dio, a quello che fa! VuoI coprirsi di vergogna? Gliela impedir io!
MARIANNA Non si metta codesta maschera davanti a tutto il paese!
TOTI (scostandoli, divincolandosi e avviandosi col bambino) Levatevi, vi dico! Maschera! Maschera! La vostra una maschera! Lasciatemi passare!
CINQUEMANI incredibile! incredibile! Se ne va da lui!
MARIANNA (lasciandosi cadere su una sedia) Dio, che uomo! Dio, che uomo! Dio, che uomo!
Tela
ATTO TERZO
Salottino quasi monacale, in casa Delisi. Arredo all'antica, modestissimo. Su una mensola nella parete di fondo, tra due usci con tende, un grande quadro della Madonna del Rosario col lampadino acceso davanti. Lateralmente a destra e a sinistra, altri due usci, anch'essi con tende.Sono in iscena don Landolina e Rosaria Delisi, quello seduto sul vecchio divano, questa sulla poltroncina accanto. Don Landolina sorseggia una tazza di caff.
LANDOLINA Ah, creda, creda che andata bene. Proprio bene. Lasciato nell'illusione d'aver indovinato lo scopo della mia visita... (S' interrompe). (Com' buono questo caff!)
ROSARIA Va bene di zucchero?
LANDOLINA Benissimo! (Riprendendo il discorso): Andiamo per le spicce - mi disse a un certo punto - Mandato dalla sorella, lei vorrebbe che io pregassi Giacomino di non mettere pi piede in casa mia. VuoI questo? - E io allora: (imitando il suo fare, con mansuetudine dispettosa):No, professore; non questo propriamente! E si mette a ridere
ROSARIA M'immagino lui, allora!
LANDOLINA Rest. Non se l'aspettava. Accenna d' alzarsi per posare la tazza vuota.
ROSARIA (pronta) prevenendolo) No no; dia qua! Dia a me!
LANDOLINA No, prego!Le cede la tazza) che Rosaria va a posare sulla mensola.
Le cede la tazza, che Rosaria va a posare sulla mensola. Grazie. Riprendendo di nuovo il discorso: Gli sembrava che il pi per noi fosse questo: impedire l'andata di Giacomino a casa sua. Come seppe che questo per noi era ormai pacifico, e che non doveva pi mettersi neanche in discussione, - Ma come? , dice, E allora?
ROSARIA Gi, gi; m'immagino. Sarebbe stato meglio, per, che codesta benedetta assicurazione se la fosse fatta scrivere sotto gli occhi.
LANDOLINA Glielo chiesi. Mi rispose che non aveva tempo. Insistere, per il momento, non sarebbe stato prudente. Bisognava dir la cosa (e saperla dire), ma poi lasciarla l, fingendo che per me non aveva nessun valore pratico, mi spiego? ma soltanto morale, di conforto per lei, fors'anche un poco ingenuo, mi spiego?
ROSARIA S, capisco. E ingenuo , difatti; ma lei sa bene che non per me; per la ragazza che vorrebbe averla, codesta dichiarazione. Ora temo ch'egli ci ripensi e non me la scriva pi.
LANDOLINA Non credo. Me lo assicur pi volte. E, dato che per lui non ha nessuna importanza, la far, anche per il piacere di gabbarci con niente. Intanto, con la mia visita s' guadagnato questo: che neppur lui adesso mette pi in discussione che Giacomno possa andare ancora a casa sua. (Non ha finito di dir cos che la vecchia serva Filomena si precipita in iscena per l'uscio comune, annunziando con apprensione ch' quasi sgomento)
FILOMENA Il professore, signorina! Il professore! Il professore!
LANDOLINA (con un balzo) Come?
ROSARIA (con un altro balzo) Qua?
FILOMENA Davanti la porta! Sento il campanello; corro ad aprire; per fortuna mi viene prima d'aprire la spia! - lui lui, e col bambino!
ROSARIA Ah! Col bambino? Anche col bambino!
LANDOLINA Che tracotanza! Dio mio! Sorpassa ogni limite!
ROSARIA Ha capito? Non mette pi in discussione che Giacomino possa andare a casa sua, ed eccolo qua che viene lui invece a casa di Giacomino!
FILOMENA Che fare, intanto? Che vuole che gli si dica?
LANDOLINA Proibirgli, proibirgli d'entrare!
ROSARIA Ditegli che Giacomino non in casa!
LANDOLINA Ecco, benissimo! Ditegli cos!
ROSARIA Senza aprire la porta! Dalla spia!
FILOMENA Non dubiti! Glielo dico dalla spia!
Via per l'uscio donde entrata.
ROSARIA Lo vede, Padre? E lei che diceva...
LANDOLINA Sono trasecolato, creda, per l'improntitudine di quest'uomo!
ROSARIA Dio mio! Dio mio! Come si fa?
LANDOLINA Bisogna tener duro! Non transigere, signorina! Pareva rassegnato, pareva! Io non so! Pretese lui stesso che gli parlassi chiaro, aperto. E io con tutti i debiti riguardi! Mi licenzi assicurandomi che me ne potevo andar via tranquillo!
ROSARIA Ed eccolo qua col bambino! Mandato dalla moglie, certo!
LANDOLINA Mi domando in questo caso, se non ci convenga piuttosto, un uomo cos, affrontarlo risolutamente; anzich nasconderci come stiamo facendo. ROSARIA Ma chi lo affronta? Lei?
LANDOLINA Io, no. Non credo che gioverebbe. Non per tirarmi indietro. Ma qua ci vuole uno della famiglia. Lei, signorina Rosaria. Perch no? La sorella. O se no, lui: Giacomino stesso!
ROSARIA No! Giacomino, no! Giacomino, no!
LANDOLINA Dia ascolto a me. Non dico ora, perch non prevenuto; ma se Giacomino ha il coraggio di dirgli in faccia lui stesso che tutto finito e che non s'attenti pi a venire... Ah, ecco la nostra buona Filomena! (Rientra in iscena Filomena).
ROSARIA Se n' andato?
FILOMENA Che andarsene! Non vuol saperne!
ROSARIA Ma non gli avete detto che Giacomino non in casa?
FILOMENA Detto e ridetto cento volte!
ROSARIA E lui?
FILOMENA Ride.
LANDOLINA Ride?
FILOMENA Ride, e dice: - Va bene, va bene . - Che vuol parlare con lei, dice.
ROSARIA Con me?
FILOMENA Mi sono provata a fargli intendere che non era in casa neanche lei.
LANDOLINA E lui?
FILOMENA Ride. Apritemi: l'aspetter. - La porta dico fermata; non ho la chiave. Sa che ha fatto? S' seduto sullo scalino, dicendomi: E allora la aspetter qua! . Non se n'andr, nemmeno a legnate.
LANDOLINA (risolutamente) Ors, coraggio, signorina: lo riceva!
ROSARIA Lo ricevo?
LANDOLINA Lo riceva. E procuri di frenarsi quanto pi pu. Fermezza! Pazienza! Lei ne ha tanta. Dia ascolto a me. Voi, Filomena, andate ad aprire. lo mi ritiro qua, col suo permesso. (Indica l'uscio laterale a destra).
ROSARIA Pu andare da Giacomino, in camera sua.
LANDOLINA Andr da lui. Fermezza! Pazienza!
Via per l'uscio laterale a destra, mentre Filomena uscir per l'altro. Poco dopo il professar Toti col bambino per mano verr avanti dalla comune, piano piano e placido.
TOTI Cara signorina Rosaria!
ROSARIA Ma come, professore? Viene a cercarlo anche qua, e col bambino?
TOTI una bellissima giornata. Da tre giorni il povero piccino non usciva di casa. L'ho portato dalla mamma e le ho detto: Vstimelo; gli far fare due passini . Sono come gli uccelletti, i piccini. Ora con tutte le pennucce arruffate, e un minuto dopo, spunta un occhio di sole, e tutti vispi e gai
ROSARIA Ma non aveva altro posto ove portarselo? proprio qua, scusi?
TOTI E perch non qua? Giacomino non si fa vedere da parecchi giorni. So che non andato
neppure alla Banca. Per via non l'ho pi incontrato. Ho pensato che forse non si sentiva bene e sono venuto a vedere come stava.
ROSARIA Sta bene, benissimo, professore; tanto che non in casa, come Filomena le ha detto.
TOTI Scusi, signorina: vedo che lei mi tratta in un modo... Ho forse fatto offesa, senza saperlo, a lei o a Giacomino, venendo qua?
ROSARIA Ah, lo domanda? Da s non lo capisce, vero?
TOTI Capisco, signorina Rosaria. Ho i capelli bianchi. E prima di tutto capisco che certe furie... certe furie, meglio lasciarle svaporare!
ROSARIA Io non ho furie! Le ripeto che Giacomino non c'. Se vuol vederlo e parlargli, mi faccia il piacere di non incomodarsi un'altra volta a venire a cercarlo qua; verr lui, Giacomino, a trovar lei, ma non a casa - ah, questo per patto: n lei pi a casa mia, n pi lui a casa sua. Verr a trovarlo a scuola, o dove lei gl'indicher.
TOTI Vede, signorina? E poi dice che non ha furie... Qua dev'esser nato qualche malinteso. Sar bene chiarirlo, dia ascolto a me: francamente, senza sotterfugi e senza riscaldarsi.
ROSARIA Sl, s, d'accordo, professore, spiegarci una buona volta: quanto prima, tanto meglio.
TOTI Ah, ora s che ci siamo. E metteremo tutto bene in chiaro, non dubiti. Mi lasci sedere e vada a chiamare Giacomino.
ROSARIA E dalli! Non c', non c', non c'; quante volte le si deve ripetere?
TOTI (con scarto improvviso) Scusi, i preti, a casa sua, signorina, usano forse parlare con le seggiole?
ROSARIA (stordita) Ipreti? Come c'entrano i preti e le seggiole?
TOTI (prendendo da una seggiola accanto al divano il tricorno di don Landolina e mostrandoglielo) Ecco qua: un tricorno e la seggiola. Conosco la buona educazione della famiglia, e...
ROSARIA (confusa, irritata, strappandogli di mano il tricorno) Ma lasci stare! di Padre Landolina.
TOTI Non gli faccio male! Dico che non posso supporre che stia di l senza compagnia. Giacomino certo con lui.
ROSARIA Nient affatto! Padre Landolina era qua con me. Ora di l con Filomena. Non stia a immischiarsi negli affari di casa mia:
TOTI Immischiarmi io? Non ho avuto mai questo vizio, signorina! Gli altri s, negli affari miei, e come! (Pausa) Dunque, Giacomino non c?
ROSARIA Non c.
TOTI E allora me ne debbo andare? Perch vuol farmi ritornare?
ROSARIA Le ho detto che non c bisogno che lei ritorni. Verr Giacomino, a scuola.
TOTI Vuol farlo incomodare a venire fino a scuola, mentre io sono qua e lui di l, e potremmo senzaltro metterci a parlare.
ROSARIA (Sbuffando, non potendone pi) S, s, ha ragione, professore!Vado a chiamarglielo, per farla finita una volta per sempre, poich abbiamo da fare con un uomo cos petulante!
TOTI Calma, calma, signorina!
ROSARIA Che calma! Lei un demonio tentatore!
TOTI Il bambino sta a guardarla con tanto docchi!
ROSARIA Me ne vado perch non so pi che cosa mi verrebbe da fare! Aspetti qua! Vado a chiamarlo! (Si ritira di furia per luscio a sinistra)
TOTI (Prendendosi sulle gambe Nin) Niente, bellino mio, non avere paura. La zia scherza. Ora gliela faremo sbollire tutta questa furia. Sai chi verr ora? Giam. Gli vuoi bene tu a Giam vero? Eh, ti porta anche lui le chicche, i giocattolini. Ma tu devi voler pi bene a me, piccino mio; assai pi a me che a lui, perch io per te tra poco non ci sar pi: Queste cose tu ancora non le puoi capire, figlietto mio bello, e forse non le capirai mai, perch, quando potrai capirle, non ti ricorderai pi di me che t'ho tenuto in braccio cos, che t'ho stretto a me cos... cos... e che ho pianto per te, figliuolo... (Con un dito si porta via le lagrime dagli occhi). Che dici? `Giam'? S, ora verr. Ah, dici, d'andarcene? Ce n'andremo presto, s. Prima per bisogna che venga 'Giam'. E tu devi star bonino. Guarda, ti d questa borsetta qua. (Cava dal taschino del panciotto una borsetta di seta rossa a maglia, con anellini d'acciajo, piena di monetine) Eccola - senti come suona? giocaci... Ma ecco 'Giam'. Va', va' da 'Giam'...(Si alza, posando il bambino in terra e spingendolo verso Giacomino, che entra dall'uscio a sinistra, torbido, rabbuffato. A Giacomino): Dio, che faccia! Oh, Giacomino?
GIACOMINO Che ha da dirmi, professore?
TOTI Come! Non vedi il bambino?
GIACOMINO Io mi sento male, professore. Ero buttato sul letto! Non posso n guardare n parlare.
TOTI Gi, ma il bambino?
GIACOMINO (dolente, mortificato, chinandosi per compiacenza a carezzar la testina del bimbo) Ecco, s. Mi dica, la prego, che cosa vuole da me.
TOTI Vieni, qua, Nin... bellino mio, qua; siedi qua. No, guarda: cos in ginocchio: vedrai meglio. (Lo pone in ginocchio su una sedia davanti a un tavolinetto su cui sta un vecchio album di fotogra fie; poi si volge a Giacomino e indicandogli l'album gli domanda): Posso prenderlo?
GIACOMINOPrenda quello che vuole.
TOTI(a Nin) Ecco, gioca con questo - lo guardi - lo apri cos - vedi com' bello? - vedi, vedi qua - uh quanti pupi! - vedi? - poi, volti cos, ma.pano eh? senza strappare. Uh, guarda, guarda qua: lo riconosci chi questo? chi ? `Giam', lo vedi? `Giam', quand'era piccino come te, coi riccioli come questi tuoi - lo vedi? - Bene, ora guarda da te.(Voltandosi a Giacomino): Me l'ero immaginato, che ti dovessi sentir male. Il capo, eh? Si vede.
GIACOMINO (impaziente) Professore...
TOTI Siedi. Cos in piedi non possiamo discorrere. (Siede sul divano e invita Giacomino a sedergli accanto. Poi si volta di nuovo verso Nin): Senza strappare, eh Nin. Piano piano. (A Giacomino: Ti volevo domandare se il direttore della Banca t'ha detto qualche cosa.
GIACOMINO No. Niente. Non l'ho visto nemmeno.
TOTI Non ci vai da tre giorni.
GIACOMINO Non sono andato, perch...
TOTI (interrompendolo) Non voglio saperlo. Te lo domandavo perch jeri lo incontrai per istrada e mi chiese di te. Discorrendo, si parl del tuo stipendio, e io gli feci notare che non quello che dovrebbe essere. Siamo rimasti d'accordo che ti sar cresciuto.
GIACOMINO (sulle spine, strizzandosi le mani) Professore, io la ringrazio; ma
TOTI Di che mi ringrazii? -
GIACOMINO (seguitando) - ma mi faccia il piacere, la carit di... di non incomodarsi pi, di... non curarsi pi di me, ecco!
TOTI Ah s? Bravo, bravo. Non abbiamo pi bisogno di nessuno, ora, eh?
GIACOMINO Non per questo, professore. Se lei non vuol capire!
TOTI Che vuoi che capisca? Mi puoi impedire, scusa, se voglio farti un po' di bene, che te lo faccia?
GIACOMINO Ma se io non lo voglio?
TOTI Tu non lo vuoi, e io te lo voglio fare. Per mio piacere. Non sono padrone? Oh guarda un po'. Mi dici che non debbo pi curarmi di te. E di chi vuoi che mi curi io, allora?A un moto di Giacomino: Aspetta. Senza furie. Poi parlerai tu. Lascia parlare a me, adesso. Devi sapere, figliuolo mio, che ai vecchi - ai vecchi, s'intende, che non siano egoisti e che abbiano stentato nella vita, com'ho stentato io, per arrivare a farsi, bene o male, uno stato - piace vedere i giovani che se lo meritano farsi avanti per loro mezzo, e godono se essi sono contenti, godono se possono risparmiar loro tutti gli stenti provati. Tu lo sai ch'io ti considero come un figliuolo.(Si volta a guardarlo bene e s'interrompe). Che fai? Piangi? (Giacomino ha nascosto infatti il volto tra le mani e sussulta come per un impeto di singhiozzi che vorrebbe frenare. Fa per posargli amorosamente una mano sulla spalla, domandando): Come? perch? (Ma Giacomino balza in piedi).
GIACOMINO (convulso, come per ribrezzo, e mostrando il viso alterato, sconvolto, per una fiera risoluzione improvvisa) Non mi tocchi! Non mi s'accosti, professore! Lei mi sta facendo soffrire una pena d'inferno
TOTI io?
GIACOMINO lei, lei - non voglio codesto suo affetto! - per carit, la scongiuro, se ne vada! se ne vada! e si scordi ch'io esisto!
TOTI (sbalordito) Ma perch? Che hai?
GIACOMINO Vuol sapere che ho? Glielo dico subito. Mi sono fidanzato, professore. Ha capito? Mi sono fidanzato.
TOTI(vacilla, come per una mazzata sul capo; si porta le mani alla testa; casca a sedere quasi stroncato; balbetta) Fi... fidan... fidanzato?
GIACOMINO S! E dunque, basta! basta per sempre, professore! Capir che ora non posso pi vederla qua, comportare la sua presenza in casa mia.
TOTI (quasi senza voce, istupidito) Mi... mi cacci via?
GIACOMINO (dolente, con rispetto) No, no... ma se ne vada... bene che lei... che lei se ne vada, professore.
TOTI(si leva a stento, per andarsene; s'appressa pian piano a Nin; -lo guarda; gli carezza i capellucci: poi voltandosi a Giacomino) Quando stato? Senza... senza dirmene nulla...
GIACOMINO Gi da un mese.
TOTI Da un mese? E seguitavi a venire a casa mia?
GIACOMINO Lei sa come ci venivo.
TOTI (gli fa cenno con la mano di non aggiunger altro. Poi) Con chi? (E poich Giacomino tarda a rispondere): Dimmelo!
GIACOMINO Con una povera orfana come me, amica di mia sorella.
TOTI (seguita a guardarlo come inebetito, con la bocca aperta, e non trova pi
neancbe la voce per parlare) E... e... e si lascia tutto, cos?... e... e... e non si sa pi a... a niente? non... non si tien pi conto di niente?
GIACOMINO Ma scusi, professore, mi voleva schiavo?
TOTI Schiavo? (Ha uno schianto nella voce, e insorge a poco a poco). Io che t'ho fatto padrone della mia casa? Ah, codesta s, che vera ingratitudine! Il bene che t'ho fatto, il bene che t'ho fatto, te l'ho forse fatto per me? E che n'ho avuto io, del bene che t'ho fatto? Le ingiurie, la baja di tutta la gente stupida che non vuol capire il sentimento mio. Ah, dunque, non vuoi pi capirlo neanche tu il sentimento di questo povero vecchio che sta per andarsene e che era tranquillo di lasciar tutto a posto, una madre, il bambino, te, uniti, contenti, in buone condizioni? Non so - non so ancora - non voglio sapere chi sia la tua fidanzata. Sar - se l'hai scelta tu - sar una giovane per bene. Ma pensa che non possibile che tu abbia trovato di meglio, Giacomino, della madre di questo bambino. Non ti parlo dell'agiatezza soltanto, bada! Ma tu hai ora la tua famiglia, in cui non ci sono di pi che io, ancora per poco, io che non conto per nulla. Che fastidio vi d, io? Sono come il padre di tutti; e posso anche, se tu vuoi, per la vostra pace, posso anche andarmene. Ma dimmi, com' stato? che cos' accaduto? come ti s' voltato cos tutt'a un tratto il cervello? (Lo prende per le braccia). Figliuolo mio... dimmelo, dimmelo.
GIACOMINO Che vuole che le dica? Come non s'accorge, professore, che tutta codesta sua bont
TOTI questa mia bont - sguita! che vuoi dire?
GIACOMINO Mi lasci stare! Non mi faccia parlare!
TOTI No, parla, anzi! Devi parlare!
GIACOMINO Vuole che glielo dica? Non comprende dunque da s che certe cose si possono fare soltanto di nascosto, e non sono possibili alla vista di tutti, con lei che sa, con la gente che ride?
TOTI Ah, per la gente? E parli tu della gente che ride? Ma ride di me, la gente, e ride
perch non capisce, e io la lascio ridere perch non me n'importa niente! All'ultimo vedrai
chi rider meglio! l'invidia, credi a me, l'invidia, figliuolo, di vederti a posto, sicuro del tuo avvenire.
GIACOMINO Se cos - guardi, professore - se cos, lasci star me - ci sono tant'altri giovani che hanno bisogno d'ajuto.
TOTI (ferito, con un feroce scatto d'indignazione: gli va con le mani sulla faccia, poi gli afferra il bavero della giacca e lo scrolla) Oh! che cosa... che cosa hai detto? giovane Lillina; ma onesta, perdio! E tu lo sai! Nessuno meglio di te lo pu sapere! qua, qua, il suo male! (Si picchia forte sul petto). Dove credi che sia? Pezzo d'ingrato! Ah, ora la insulti per giunta! E non ti vergogni? non ne senti rimorso in faccia a me? tu? E per chi l'hai presa? Ah credi che possa passare dall'uno all'altro, cos come niente? Madre di questo bambino, che tu sai bene di chi ! Ma che dici? Ma come puoi parlare cos?
GIACOMINO E lei, professore, mi scusi, come pu lei piuttosto parlare cos?
TOTI (d'improvviso, come vaneggiando, grattandosi lievemente le tempie) Hai ragione... hai ragione... hai ragione. (Rompe in un pianto disperato, cadendo a sedere sul divano e abbracciando forte forte il bambino, il quale, sentendolo piangere, sar accorso a lui). Ah, povero Nin mio! povero piccino mio! che sciagura! che rovina! E che ne sar della tua mammina ora? che ne sar di te, Nin, bello mio, con una mammina come la tua, senza esperienza, senza pi chi l'assista e chi la guidi? Che baratro! che baratro! (Sollevando il capo, rivolto a Giacomino): Piango, perch mio il rimorso; piango, perch io t'ho protetto: io t'ho accolto in casa; io le ho parlato di te in modo da nglierle )gni scrupolo d'amarti! E ora che t'amava sicura, madre di questo bambino, qua, ora tu... (Balza in piedi d'improvviso, risoluto, convulso): Pensaci, Giacomino! Io sono buono, ma appunto perch sono cos buono, se vedo la rovina d'una povera donna, la rovina tua, la rovina di questa creaturina innocente, io divento capace di tutto! Pensaci, Giacomino! Io ti faccio cacciar via dalla Banca! Ti butto di nuovo in mezzo a una strada!
GIACOMINO Ma s, faccia quello che vuole, professore. Io gi me l'aspettavo.
TOTIAh, te l'aspettavi? Ma son capace di fare anche quello che non t'aspetti, sai? Vado ora stesso, con questo bambino per mano, a presentarmi alla tua fidanzata.
GIACOMINO Ah no, perdio, questo lei non lo far, professore!
TOTI - Non lo far? E chi potr impedirmelo?
GIACOMINO Gliel'impedir io! perch lei non ha il diritto d'andare a turbare una povera ragazza!
TOTINon ho il diritto? E chi t'ha detto che non l'ho? Io difendo la madre a questa creaturina! difendo questa creaturina! e difendo anche te, ingrato, che non ragioni pi! Andr a parlarle, a parlare ai parenti, mostrer questo piccino e domander se c' coscienza a rovinar cos una casa, una famiglia, a far morire di crepacuore un povero vecchio, una povera madre, e lasciar senza ajuto e senza guida un povero innocente come questo, Giacomino; come questo... Ma non lo vedi? non hai pi cuore, figliuolo mio? non lo vedi qua il tuo piccino? tuo! tuo! (Lo prende e glielo appende al collo. Giacomino non resiste pi; lo abbraccia; lo bacia sulla testa; e al lora il professor Toti, al colmo della commozione, ride, piange, come impazzito, grida): Santo figliuolo... santo figliuolo mio... ah che bene mi fai... lo volevo dire... lo volevo dire... Su su, andiamo, ora! Andiamo via subito! Non perdiamo tempo! Cos come ti trovi! Via, via, tutti e tre!
A questo punto si spalanca l'uscio laterale a destra e irrompono Rosaria, don Landolina e Filomena, gridando insieme:
ROSARIA No, no, Giacomino, che fai? che fai? Cosi ti lasci trascinare?
LANDOLINA Di violenza? inaudito! Peccato mortale, Giacomino!
FILOMENA Misericordia! Misericordia!
GIACOMINO (a Rosaria) Non posso pi sciogliermi, Rosaria! Lasciami andare!
TOTI (a Landolina, parandoglisi davanti) Vade retro! vade retro! - Via, via, Giacomino, non ti voltare! (E mentre Giacomino e Nin passano la soglia, sguita imperterrito a gridare): Vade retro! Distruttore delle famiglie! Vade retro!
LANDOLINA (accorrendo; gridando) Giacomino, io credo...
TOTI(subito, dandogli sulla voce) Che crede? Lei neanche a Cristo crede!
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