Per colpa dei Morbin

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Per colpa del Morbin 

Definitivo

(testo di Nicola Pegoraro Posizione siae 99384)

Personaggi maschili        8                                                                            Personaggi femminili   7

Attilio Fossadoro conte                                                                                              Eloisa  contessa moglie di Fossadoro

Albrizzi assistente Morbin                                                                         Verola assistente Morbin

Morbin professor                                                                                         Gisella Cameriera

Beccalossi  pompe funebri

Beccalossi figlio assistente                                                                         Antonia amica Eloisa     

don Severino                                                                                                  suor Pia

maresciallo Vito                                                                                             Grazia opere pie

appuntato Pasquale                                                                                     Orfanella

Sono presenti dei ruoli dialettali Gisella, Don Severino, Suor pia e Grazia.

Possono facilmente essere trasformati in Italiano senza modificare nulla.

La scena si presenta come l’interno di un salotto, centrale un sofà, a destra un piccolo mobile con un telefono, a sinistra un mobile gemello con una radio, a lato della radio una cornice a lutto con la foto di Fossadoro. Siamo intorno agli anni 50/60. Un unico ingresso centrale.

MUSICA 1 Scena 1 La radio è accesa e trasmette Il prologo parlato del Morbin e un  musica che viene subito interrotta per riferire la notizia della morte del luminare Morbin

Cronista-“interrompiamo la trasmissione per una importante notizia che ci è pervenuta in questo momento: il professor Morbin, il grande luminare di medicina che tutto il mondo ci invidia, è stato trovato morto”

Scena 2- entra la contessa Eloisa che si sta vestendo tutta agitata mente si infila un orecchino, seguita dalla serva Gisella

Cronista- “sono ancora oscure le cause del decesso, sembrerebbe un curioso caso di asfissia notturna. I suoi assistenti, la dottoressa Verola ed il dottor Albrizzi, assicurano che l’ambulatorio del professor Morbin continuerà ad operare nel rispetto della sua memoria.” 

Eloisa- Gisella, hai sentito, è morto il Morbin, il medico di mio marito..

Gisella- vecio el jera vecio

Eloisa- ma per fortuna la vita continua, musica, musica, Gisella, un po’ di rumba, samba, mambo, bisogna vivere.


MUSICA 2 cambia stazione cercando musica che non trova ed alla fine spegne la radio

Gisella- sì, ma so marìo.

Eloisa- ma cara, cara, mio marito è contento di sapermi felice, caro il mio maritino. (prende la cornice con la foto del marito) Guarda, guarda, vedi come sorride, puci puci puci (gli fa le smorfie per dargli un bacio) oh mio caro maritino quanto ti voglio bene, ma non voglio sporcarti di rossetto,  sei la cosa più bella che mi sia capitata. Vedi, vedi come sono felice, e tutto questo grazie a te amore.


Scena 3- suonano alla porta (Gisella esce)

Gisella- arrivo

Antonia- (da fuori scena) allora contessa Eloisa, è pronta per la sua prima serata di scuola di ballo?

Eloisa- oh Antonia mia, certo che sono pronta, stavo salutando mio marito, guarda come è felice (mostra il quadro ad Antonia)

Antonia- ma che splendido marito hai, ma adesso muoviamoci, non vorrai arrivare in ritardo, sai chi ti sta aspettando?

Eloisa- (sorridendo maliziosa) non so, con che ballo iniziamo stasera?

Antonia- potevamo forse iniziare con il mambo di Ignacio …

Eloisa- o sì il mambo (accenna ad un passo di mambo)

Antonia- o forse era meglio cominciare con un po’ di samba brasiliana (accenno di samba)

Eloisa- certo la samba, e con chi, con chi... come si chiama …

Antonia- Paco, con quelle braccia che sembrano torri di cuoio che ti stringono fino a toglierti il fiato (sospirando)

Eloisa- oh sì, a togliermi il fiato

Antonia- ed invece no, non sarà nessuno di loro.

Eloisa- ma il mambo? (accenno triste al mambo) e Paco, e le sue torri che mi stringono fino a togliermi il fiato?

Antonia- no Eloisa, no, mi spiace

Eloisa- io mi ero già preparata, maritino mio ma cosa mi combini?

Antonia- stasera ci sta aspettando la Rumba (inizia a ballare coinvolgendo Eloisa) la Rumba con Julius (accennano ancora ad un passo poi Antonia blocca Eloisa) Julius che profuma di muschio..

Eloisa- Gisella vieni, presto

Scena 4- entra Gisella

Gisella- La me comanda contessa

Eloisa- lucidato le scarpe?

Gisella- certo contessa

Eloisa-  spazzolato il cappotto?

Gisella- come sempre contessa

Eloisa- spolverato il cappello?

Gisella- ogni giorno contessa

Eloisa- Antonia sono pronta, andiamo a vestirci e poi via, Julius ci aspetta.

Gisella- ma contessa, e so marìo?

Eloisa- (si ricorda di avere in mano la foto del marito) hai ragione, bacio caro e tieni Gisella (lancia la cornice) noi andiamo, profuma di muschio …. Gisella, la pietra, Gisella…

Gisella- eccola parona eccola.

Eloisa- lo sai che la voglio sempre con me, Antonia andiamo …

Scena 5- Antonia ed Eloisa escono accennando i passi della Rumba.

Gisella- bon divertimento contessa. Caro paron, la contessa gà sentìo odore de muschio, (annusa la cornice) lu invese el spusa de naftalina. E pensare che se pasà solo dù mesi caro paron. A jeri na fameja rispetabile, lù magistrato ea contessa, stimati e riveriti e andava tuto puìto. Ma le robe le cambia, el tempo l’è on birbante che gà in man i fili dele nostre vite e se diverte a tirare da na parte o da chealtra fasendone fare queo che vòe lù. Ogni tanto, par divertirse de più, el taja qualche filo. Cusì el buratin se rompe e la storia la cambia. Infati tuto gà scumisià solo dù mesi fa. Se ricordalo paron, iera sera, el gaveva fato na sena con tuti i so amici… (uscendo accende la radio)


Scena 6- MUSICA 3 cambio di luci entra, sorretto dalla cameriera, il conte Attilio Fossadoro

Fossadoro-( entra ubriaco e spegna la radio) e adesso amici, che siete qui riuniti dopo questo abbondante pasto

Gisella- proprio on abondante pasto, el pesa come on toro. (lo trascina e lo siede sul sofà.)

Fossadoro- cara la mia Gisella, che bel panorama che vedo  “lassù sulle montagne…”

Gisella- sior conte insoma, xò le man, da lù no meo spetavo mia ste robe qua

Fossadoro- ma Gisella, un piccolo apprezzamento, una piccola carezza (allunga le mani)

Gisella- conte xò le man!

Fossadoro- ecco fatto (sposta le mani e le mette sul sedere di Gisella)

Gisella- Conte el varda che ghelo digo alla contessa e dopo el fa i conti.

Fossadoro- certo che il conte con la contessa fanno i conti ha, ha, ha … Gisella adesso basta scherzare, sii ubbidient… (stramazza supino a bocca aperta sul sofà)

Gisella- paron? Conte, sior Attilio, gnente, sto chì l’è ‘ndà, peta che lo postemo (solleva le gambe e lo sistema nel sofà, poi scivola e finisce sopra al Conte).

Scena 7- Entra la Contessa Eloisa

Eloisa- Gisella, ma cosa stai facendo?

Gisella- gnente Contessa, gnente, a jero drio sistemare el conte.

Eloisa- vedo sì che lo sistemi bene, ma anch’io lo so sistemare cosa credi?

Gisella- ma cosa pensea Contessa, mi non staria mai insieme con sò marìo, le masa vecio par mi.

Eloisa- così io sono vecchia per restare con lui?

Gisella- ma no contessa, cosa disea, ea lo ama, l’amore è cieco.

Eloisa- così sono vecchia e orba vero?

Gisella- contessa mi no go dito gnente, go solo sdraià so marìo che l’è imbriago.

Eloisa- così sono orba, vecchia e mio marito è un ubriacone, bene, hai altro da dirmi?

Gisella- forse xè meio che tasa …

Eloisa- penso anch’io. Mio marito come sta?

Gisella- ecolo lì el parlava a vanvera e dopo el meteva le man dapartuto.

Eloisa- dappertutto?

Gisella- sì el me gà tocà le gambe… dele careghe…

Eloisa- immagino anche i vasi sul balcone … (alludendo ad altro)

Gigella- comunque deso el tase, l’è cascà come on pero sol sofà.

Eloisa- mio dio, che stia male? Forse un colpo d’aria?

Gisella- più che de aria dirìa de vin…

Eloisa- bisogna chiamare il dottor Albrizzi subito.

Gisella- ma contessa, xè mezzanotte, forse basta spetare fin domattina, magari el gà magnà masa oppure bevù,… poco…

Eloisa- Gisella, non essere impertinente, adesso chiamo Albrizzi. (Prende il telefono e chiama il dottore) pronto, casa Albrizzi, c’è il dottore? Certo, lo svegli, subito, è urgente, mio marito, non parla  (Fossadoro russa) adesso rantola.

Gisella- (verso il pubblico) ma se el russa come on ghiro.

Fossadoro- le montagne, che belle le montagne.

Eloisa- adesso vaneggia.

Gisella- se la savesse a che montagne che el pensa…

Eloisa- mi raccomando la sto aspettando, arrivi subito grazie, pronto, mi sente, pronto, dottore, dottore, non mi lasci sola dottore ….

Suona il campanello

Eloisa- Gisella vai ad aprire..

Gisella- corro..

Scena 8 - Entra trafelato e scomposto il dottor Albrizzi

Gisella- questo sì che l’è pronto intervento..

Eloisa- (al telefono) dottore, mio marito sta male dottore

Albrizzi- non si preoccupi

Eloisa- (al telefono) come può dire non si preoccupi, lei non sa in che stato mi trovo.

Albrizzi- signora vedo benissimo in che situazione si trova, suo marito è steso sul sofà

Eloisa- (sempre al telefono) certo, cosa crede, che lo lasciamo per terra?

Albrizzi- era solo perché adesso mi sembra si sia mosso

Eloisa- ma come fa a saperlo lei? (si gira vede Albrizzi) Ahhhhlbrizzi!! Cosa fa qua? (al telefono)

Albrizzi- sono corso subito, lei sa che abitiamo nello stesso palazzo, vero?

Eloisa- (sempre al telefono) certo, ricordo, e allora che cosa ne pensa?

Albrizzi- è presto per dirlo, adesso lo visito, lei tutto bene?

Eloisa- (sempre al telefono) sono un po’ agitata …

Gisella- contessa, forse la poe metare xò el telefono

Eloisa- ma non vede che sto parlando con il dottore?

Gisella- sì ma el dotore l’è qua.

Albrizzi- mi permetta, forse può appoggiare il telefono

Eloisa- oh, il telefono, scusi, sono sconvolta, e lei Gisella, poteva dirmelo che il dottore era qui, lo guardi dottore, l’uomo della mia vita, mi fa pena …

Gisella- anca a mì poareto, star sempre con ea….

Albrizzi- non capisco, sembra stia dormendo, ma non si sveglia (dà un ceffone)

Eloisa- dottore la prego con delicatezza

Albrizzi- era per svegliarlo, ma non reagisce …. Respirare respira (si avvicina e Fossadoro sbuffa). Ha il respiro pesante, ma respira

Gisella- con queo chel ga bevù…

Albrizzi- in questa situazione bisogna agire in fretta, non possiamo indugiare oltre.

Eloisa- bene allora cosa facciamo?

Gisella- già, cosa femo? Lo portemo all’ospedae?

Eloisa- giammai, mio marito portato di notte all’ospedale, non credo proprio.

Gisella- e cosa femo, portemo qua l’ospedae?

Albrizzi- l’ospedale intero no, ma forse potremmo chiamare … (guardandosi attorno) il Professore!!

Eloisa- il Professore!

Gisella- il Professore?

Eloisa- oddio è così grave da chiamare cotanto luminare.

Gisella- sì, ma chi xè che ciamè?

Albrizzi- il più grande tra noi medici

Eloisa- invidiatoci anche dall’estero

Gisella- sì ma chì?

Albrizzi- il faro della medicina

Eloisa- il migliore tra tutti

Gisella- sì ma chì?

Albrizzi- il professor Sergio Morbin

Eloisa- il professor Sergio Morbin

Gisella- si mati voialtri, el costa on mucio de schei de giorno, ve so dire de note.

Eloisa- i soldi non sono mai stati un nostro problema.

Gisella- tranne quando ghe xè da pagarme mì.

Eloisa- se bisogna chiamarlo chiamiamolo.

Gisella- ma vardè che forse doman xè tuto a posto, ghe restarà solo on poco de mal de testa.

Eloisa- non sapevo che avessi studiato medicina, zitta e passa il telefono al dottore.

Albrizzi- pronto buona sera, sì sono il dottor Albrizzi, sì, l’assistente del professor Morbin, (parlando ad Eloisa) la servitù, no, non sono Rizzi, sono felice che lei abbia fatto le scuole con Rizzi, ma io sono un medico il dottor Albrizzi, come il signor Rizzi è malato, mi spiace, guardi, non so se è grave, come morto, condoglianze, sì una brava persona, sì mi chiami il professore, sì è mezzanotte, sì lo so sono Albrizzi, il suo assistente, lo chiami, sì chiamata notturna, sì straordinario, visita a domicilio, sì sì va bene, (verso la contessa) mi stanno chiedendo se pago, cosa dico?

Eloisa- ma paghiamo, non si preoccupi

Albrizzi- sì paghiamo, quanto viene.. cosa ma ma, no no, cioè sì sì paghiamo (verso la contessa) la informo che è molto caro.

Eloisa- per la salute di mio marito non bado a spese, ma quanto …

Albrizzi- (sussurra all’orecchio della contessa)

Eloisa- cosa? mi auguro soltanto che lo faccia guarire così poi mi sente, speriamo almeno sia una malattia seria …

Gisella- speremo ben sarìa on pecà butare via i schei….

Albrizzi- sì sì va bene lo aspettiamo, sì il conte Attilio Fossadoro bene, sapete dove abita? bene, vi aspettiamo, sì grazie, sì, in contanti, va bene, sì a dopo.

Eloisa- allora?

Albrizzi- adesso subito, ma vuole i soldi in contanti …

Eloisa- bene, andiamo a prenderli, venga con me Gisella.

Gisella- visto che sì conti pensavo chel ghe fasesse i s….conti.

Scena 9 – Escono Eloisa e Gisella,  Albrizzi in scena con Attilio Fossadoro che russa beato

Albrizzi- caro conte, lei ci fa proprio un gran favore, una persona importante come lei, vedrà, vedrà come ci prenderemo cura di lei….vedrà


Suona il campanello

Gisella- (fuori scena) buona sera dottori, prego si accomodino

Scena 10 – entra Eloisa con Gisella a sinistra poi Morbin sostenuto da Verola da destra

Albrizzi- contessa le presento il professor Morbin e la mia collega la dottoressa Verola.

Eloisa- ma prego, si accomodino, vi stavamo aspettando.

Verola- (entra sostenendo Morbin che è un vecchio decrepito pieno di tic) non preoccupatevi il tremolio è una leggera forma di rigor tremoris.

Morbin- buo, buo.. buona sera, tutututto bene signora cococo co..? (stringe le mani a Gisella)

Gisella- piacere ma mì non so mia contessa, la signora la xè ela. Xeo così par colpa del rigor mortis?

Verola- rigor tremoris, lo perdoni non ci vede (Verola mette gli occhiali a morbin)

Morbin- pipipi

Gisella- el gha anca la prostata…

Morbin- pipiacere signora cococo cocon (stringe la mano dopo vari tentativi ed aiutato da Verola).

Gisella- ocio che el fa l’ovo..

Morbin- tessa….

Albrizzi- ecco per lei illustre professore, (accomoda morbin su una strana sedia) è sempre un piacere incontrarla.

Morbin- popopopo

Gisella- le anca incontinente…

Morbin- poposso dire altrettanto.

(Albrizzi e Gisella siedono Morbin sul lato destro della stanza. Ora sono disposti:in centro il sofà con Fossadoro sdraiato, al centro Eloisa e Gisella, poi la sedia di Morbin con Verola e Albrizzi)

Verola- bene, bene, prima di cominciare una venalità, collega

Albrizzi- giusto giusto, signora contessa volevano procedere al pagamento prima di effettuare la visita, si usa così …

Eloisa- ma certo, certo, Gisella, la busta per cortesia.

Gisella- pagamento anticipato… però (consegna la busta) a lei dottor Morbin.

Verola- (piroetta veloce) non si preoccupi, sono io l’incaricata per l’incasso… Bene, assolte le formalità procediamo alla visita, Professor Morbin…

Morbin- (fa un cenno indicando Fossadoro) ma ma ma.. ma

Verola- ho capito, va bene professore, noi visitiamo e poi faremo un consulto

Morbin- ma ma, be be..

Verola- professor Albrizzi, se vuole partecipare a questo consulto.

Scena 11 - Il dottor Albrizzi la dottoressa Verola iniziano la visita

Verola- misuriamo la pressione arteriosa sistemica.

(Un polso per medico ed entrambi misurano la pressione facendo una specie di balletto).

Albrizzi- sistolica regolare

Verola- diastolica regolare

Insieme- ottimo

Eloisa- meno male

Gisella- va ben dotore? (a Morbin)

Morbin- la sistototototo eeee ananca la diala dia…

Gisella- sì buonanotte…

Albrizzi- auscultiamo?

Verola- auscultiamo

(Piegano a metà il corpo inerte di Fossadoro e Verola ausculta il cuore)

Verola- bisogna farlo respirare a bocca aperta

Albrizzi- provvedo (tappa il naso ad Attilio, il quale emette strani gorgoglii).

Eloisa- mio dio non respira più

Gisella- ma no, le solo trio anfesare, tuto ben vero luminare?

Morbin- (aspira in modo strano l’aria emettendo dei versi)

Gisella- sto chì lè ciapà peso…

Verola- battito regolare, polmoni sgombri, pupille…

Albrizzi- (si mette a cavalcioni ed apre le pupille e ci spia dentro) vacue, sguardo vuoto

Gisella- come le botiglie che el ghà tracannà…

Verola- riflessi (alza un ginocchio colpisce e non succede niente) riflessi incerti

Albrizzi- (parte un calcio di Attilio che lo coglie impreparato) ohh riflessi ritardati…

Gisella- ma mira ottima.

Eloisa- allora dottori la prognosi, come sta mio marito?

Verola- ci consenta un consulto.

Albrizzi- (ancora provato dal calcione) sentiamo il parere del professor Morbin.

Morbin-  è un, un aaa!!

Albrizzi- mi consenta Dottoressa Verola, la pupilla vacua

Verola- sì, ma i riflessi ritardati

Morbin- a aaa aaaa “ACTUS tremendis factotum”

Verola- actus tremendi!

Albrizzi- actus factotum!

Eloisa- o mio dio un actus tremendi factotum!

Gisella- ossignore un raptus tremendo che fa tuto, ma seo grave?

Verola- signora mi dispiace, il verdetto del professor Morbin non lascia speranze.

Albrizzi- prognosi infausta

Verola- nessuna speranza

Albrizzi- al massimo ancora una settimana di vita

Eloisa- o mio dio, o mio amore, o Attilio!

Albrizzi- ci spiace signora, le nostre più sentite condoglianze.

Gisella- ma dotori, spetemo sepelirlo, l’è ancora vivo.

Verola- purtroppo il nostro luminare non ha mai, mai sbagliato una diagnosi.

Eloisa- o mio dio, o mio dio…

Verola- noi andiamo ma torneremo per controllare suo marito, lasciatelo riposare in pace.

Gisella- Amen

Eloisa- grazie grazie, Gisella accompagna i dottori.

Albrizzi solleva il dottor Morbin che è sempre in preda ad un leggero rigor tremoris

Albrizzi- arrivederci e ancora le nostre più sentite condoglianze

Gisella- ma dài, finchè el respira ghe xè speranza.

Scena 12 - Escono i tre dottori

Eloisa- marito mio, mio sposo, tu te ne andrai ed io resterò qui sola, ancora giovane e piacente, sola, con il tuo denaro però…. Gisella aiutami a portare in camera mio marito

Fossadoro- susulemontagne…. Aiiiuou  (tipo yodel)

Eloisa- sentilo come soffre…


Alzano Fossadoro e lo portano fuori scena  cambio luci

Scena 13 MUSICA 4 Parlato “Il mattino dopo si presentano i due assistenti del Morbin” Mattino dopo, il divano risulta libero, Gisella fa accomodare i dottori Verola e Albrizzi

Verola- allora, stamattina ci sono novità?

Albrizzi- come ha passato la notte?

Gisella- la notte la gà pasà sbufando come on cinghiale par davanti e par de drio el pareva na moto da corsa in salita.

Verola- quindi respiro difficile … e aerofagia, conferma?

Gisella- confermo respiro difficile e dopo l’aero a fagia non la conoso, disemo che el gà vudo tanta tose ma roversa

Albrizzi- la diagnosi non mente… e poi si è mosso?

Gisella- ale sete de matina, fresco come un lugarin l’è ndà in bagno fare i so bisognini che el gà scorlà el palazzo e ghemo verto tute le finestre de casa, dopo el se gà bevù do cafè e magnà do pendole de formaio co na ciopa de pan biscoto.

Albrizzi- e niente altro?

Gisella- dismentegavo, na baila de bicarbonato che el gà el fià de on cadavere

Verola- ma sta scherzando?

Albrizzi- non può essere, ma si rende conto di quello che dice?

Gisella- e cosa posso dirve de diverso dalla verità, lo disevo mì che el gaveva bevù masa, stamattina la simia la xè tornà allo zoo e lù lè rinsavio. E deso vo ciamarveo, con permeso, dotori….

Scena 15 - Gisella esce

Verola- ha sentito Albrizzi?

Albrizzi- è assurdo, il Morbin ha già reso pubblica la notizia, il Fossadoro è già cadavere.

Verola- un luminare al suo livello, non può sbagliare la diagnosi, e noi  si rende conto che figura facciamo?

Scena 16 - Entra Fossadoro

Fossadoro- grazie, grazie di essere qui mi scuso per questa notte, ho un po’ esagerato,  portate le mie scuse al professo Morbin, mi rendo conto il disturbo…

Albrizzi- mi spiace signor Fossadoro, ma lei non si rende conto, il dottor Morbin ha sentenziato una diagnosi mortale e lei va in giro per casa come se niente fosse?

Fossadoro- mi scuso, ma mi sento bene

Verola- non confonda l’apparenza per la sostanza, lei crede di stare bene.

Albrizzi- in realtà lei sta male, malissimo

Fossadoro- ma il Morbin ha sbagliato, è evidente.

Albrizzi- lei non sa cosa dice

Verola- come si permette, crede forse di saperne più del Morbin?

Fossadoro- ma signori, io sto bene, ho solo alzato il gomito, ed ora scusatemi ma vado nel mio studio, signori, buona giornata e portate i miei saluti al vostro luminare...

Scena 17 - Fossadoro esce, entra la contessa Eloisa con Gisella

Eloisa- dottori buon giorno, che spavento ieri notte, ma per fortuna ora è tutto a posto.

Verola- mi scusi ma qui sta succedendo una cosa gravissima.

Albrizzi- il professor Morbin ha sentenziato un esito mortale a breve termine ed il paziente se ne va in giro per casa come se niente fosse.

Gisella- nol voe metarse in testa de morire, varda tì che rasa de paziente, el voe saverghine più del dotore…

Verola- domineiddio, che disastro. Il prestigio di un noto professore, invidiatoci da tutte le università messo a repentaglio così.

Albrizzi- Non possiamo permetterlo!

Eloisa- ma allora mi dia un consiglio, cosa dobbiamo fare?

Verola- intanto dovete convincere vostro marito a mettersi a letto, fargli capire che è ammalato, gravemente ammalato.

Eloisa- ma lui si sente bene..

Albrizzi- no contessa, consideri anche il buon nome della famiglia Fossadoro…

Verola- se si venisse a sapere la verità, se l’integerrimo magistrato, di illustre famiglia patrizia, diventasse lo zimbello di tutto il paese…

Albrizzi- un ubriacone senza freni..

Eloisa- professore non le permetto..

Verola- scusi contessa ma non è più il caso di fare complimenti.

Albrizzi- il professor Morbin deve essere salvato ad ogni costo. In fondo sarà una cosa semplice.

Verola- basterà metterlo a letto, somministrare ad esempio i cibi adatti.

Albrizzi- suo marito vedrà, non si farà pregare.

Eloisa- la conclusione sarebbe?

Albrizzi- ha detto una settimana.

Verola- tiriamogli pure il collo alla sua diagnosi.

Albrizzi- vede anche noi siamo comprensivi ma

Verola- entro quindici giorni, i funerali.

Eloisa- oh mio dio, i funerali

Gisella- i funerali a on vivo, i xè mati sti dotori.

Eloisa- ma mi sembra una assurdità.

Albrizzi- pensi alla sua reputazione.

Verola- al buon nome della sua famiglia, e poi il Morbin non sbaglia mai,

Albrizzi- arrivederci.

Scena 18 - Escono

Gisella- dai contessa, allegria, so marìo sta ben, l’è san come on pese.

Eloisa- no Gisella, no, mio marito è grave, morirà ed io resterò una giovane vedova, sola, sconsolata e …. ricca. Mio marito non deve uscire e tu devi aiutarmi, è per il suo bene.

Gisella- come che la comanda parona, come che la comanda.

Scena 19 - Entra Fossadoro vestito per uscire

Fossadoro- bene cara, io andrei a fare una passeggiata, è una bella giornata di sole e ..

Eloisa- ah, marito mio, ma che cos’hai sulla faccia…

Fossadoro- ma dove, cosa c’è? (si schiaffeggia convinto di avere un insetto)

Eloisa- oh no anche lì, mio dio Gisella non vedi anche tu?

Gisella- ooo, varda che roba, do masele, una da na parte e una da che altra mama mia.

Fossadoro- ma cos’ho, cosa vedete?

Gisella- gnente de grave

Eloisa- (piangendo) niente di grave, non vedi come sta? Gisella non mentire…

Gisella- alora se gò da dirghe la verità el gha da savere che lù nol gà proprio gnente ..

Eloisa- da fare fuori, devi restare in casa, coricarti e stare fuori dall’aria capito?

Fossadoro- ma veramente fuori c’è un sole stupendo.

Eloisa- mio dio, non capisci, non ti rendi contoma ti sei guardato allo specchio, non vedi come sei…

Gisella- pallido vero, proprio pallido, forse con do bee papine.. (schiaffeggia Fossadoro)

Fossadoro- Gisella come ti permetti?

Gisella- ma xè pal so ben, ghe fasevo le masele rosse

Fossadoro- e va bene, resterò a casa, ma domani, esco! Capito? Pallido o non pallido.

Scena 20 - Esce Fossadoro

Eloisa- meno male che è rimasto dentro, ma domani, come faremo domani?

Gisella- qualche santo provvedarà, de certo non poso mìa batarlo tuti i giorni.

Eloisa- vado a riposarmi, che vedova sconsolata sarò, o mio dio, povera me, povera me, a proposito devo ricordarmi di passare in banca…

Suonano alla porta

Gisella- Buongiorno, desidera? Come, cosa vol dire“ specializzato nell’ultimo viaggio” Parona, ghe xè quelo delle pompe funebri, pareva chel fuse na agenzia de viaggi, sola andata però.

Eloisa- pompe funebri, o mio dio, si è già sparsa la notizia. Ha fatto presto davvero.

Scena 21 - Entra Beccalossi pompe funebri

Beccalossi - Rapidità è il nostro motto. Rapidità e, in questo caso, riservatezza. Signora mi è stato riferito che purtroppo vostro marito ha una diagnosi infausta del nostro amato ed esperto dottor Morbin che ha decretato una malattia incurabile e terminale. Le faccio le mie più sentite condoglianze. Stranamente, dato il mio lavoro, io non sopporto i lutti, questi tragici eventi che spezzano le vite degli altri che purtroppo coinvolgeranno tutti, oggi tocca a lui, domani a te, del resto, come diciamo noi “Mors tua vita mea” (indicando Gisella)

Gisella- (spostando il dito) magari n’altro giorno e comunque l’ammalato non l’è gnancora morto.

Beccalossi- Diamogli tempo. A volte penso che la sorte di suo marito toccherà anche a me, e non mi do pace perchè mi toccherà andare dalla concorrenza, non lo sopporto…

Eloisa- Beh, si faccia coraggio. Sono cose che succedono.

Gisella- sì e par fortuna che le capita na volta sola.

Eloisa- ma parliamo adesso un po’ del motivo della sua visita.

Beccalossi- la mia visita gioca d’anticipo sulla concorrenza. Essendo l’infausto evento ancora da venire ma certo nella sua sostanza mi permetto di rivolgermi a lei con una proposta che potrebbe essere conveniente.

Eloisa- quindi lei vorrebbe parlare del funerale?

Beccalossi- Con piacere. Cioè, scusi, volevo dire: con dispiacere.Contessa, noi siamo la nuova frontiera verso l’infinito. Il passaporto verso l’eternità ed è per questo che vorrei presentarle alcuni modelli della nostra collezione. Accomodatevi. Ragazzo presenta i modelli, è mio figlio, lo sto iniziando alla professione

Scena 22 Entra il Garzone che ha una strana parlata con un campionario di bare

Garzone – ecco la più bella di tutte da noi nominata l’Amerigo Vespucci solcare i mari dell’infinito con eleganza e signorilità. All’occorrenza possiamo attezzarla con borchie e maniglie di bronzo, come legno proporrei il noce massiccio. Con zampe di leone. Tappezzato di raso.

Beccalossi- Se le interessa potrei proporle un sconto particolare se ne acquistasse due, qualora non riuscisse a riprendersi dal lutto…

Gisella- ciò bechin, ma le noleggito anca le bare?

Beccalossi- Benissimo. Però l’idea del noleggio non è male.

Garzone- che ne dice del carro? ( il garzone ha un strana pronuncia)

Eloisa- cosa?

Garzone- il carro

Eloisa- il carro?

Garzone- e cosa ghoi dito mi?

Eloisa- Anche il carro, il più ricco possibile, povero marito mio. Non voglio badare a spese.

Garzone - Con fiocchi pennacchi, gualdrappe e fregi d’oro: cabina di cristallo. In modo che si veda il feretro. Conducenti e accompagnatori grande uniforme di parata. Due cavalli..

Eloisa- Non è possibile di più?

Beccalossi- mettiamone quattro

Eloisa- di più

Garzone- Ma guardi che sei cavalli sono più che sufficienti.

Gisella- contessa, la varda che i xè massa sei cavalli no semo mia drio fare el palio de Siena.

Eloisa- Sei cavalli

Gisella- va ben, va ben, la poe ciamare anca la banda se la voe.

Eloisa- brava, e ci voglio la musica dietro.

Gisella- jera mejo se tasevo.

Garzone- In chiesa. Dodici ceri?

Gisella- varda che non semo mia drio brusare la vecia.

Beccalossi-  La salma si muoverà alle sette?

Scena 23 - Entra Fossadoro

Fossadoro- Si muoverà?

Garzone- (mette via tutto in modo furtivo)

Eloisa- signor Beccalossi le presento mio marito.

Beccalossi- ma il signore è vivo?

Fossadoro- certo e sto bene anche

Garzone- ma dobbiamo sopprimerlo?

Beccalossi- costerà di più

Fossadoro- stavate parlando?

Eloisa- pratiche da sbrigare…

Gisella- robe che non la riguarda, pal momento…

Garzone- Dimenticavamo la questione più importante. Per l’estrema dimora hanno già qualche cosa? No? Se credono…

Fossadoro- Scusi sa, ma di quale estrema dimora state parlando?

Beccalossi- estrema? No, esterna dimora, esterna dimora.

Eloisa- caro hai capito male.

Gisella- parlavimo de on condominio, tanta gente ma tuti chieti e tranqulli, na zona così chieta che la xè quasi on mortorio…

Eloisa- Attilio il signore è un sarto e lui è il suo aiutante

Gisella- sì, e i se specializzà in completi de abete…

Scena 24 Gisella esce

Fossadoro- Capisco, pensavi di farmi un bel vestito per la cerimonia, vero?

Eloisa- no caro per festeggiare la tua guarigione… e dato che ci siamo può prenderti le misure?

Fossadoro- dato che ci siamo..

Beccalossi- ragazzo prendi il salmometro (il Garzone esce)

Fossadoro- mi raccomando la misura del giro torace, rimanga abbondante.

Beccalossi- non si preoccupi starà bello comodo

Garzone- (rientra con il salmometro) eco, non se mia difisile, el mete le man qua, eco chi va i oci, ciao ciao. Ecco, qui metterei le maniglie…

Fossadoro- le maniglie?

Beccalossi- sono termini da sartoria, ( guarda male il Garzone)

Eloisa- si direi che vanno bene e lo voglio portato in spalla.

Fossadoro- non ho mai visto prendere le misure in questo modo.

Garzone- in effetti non è mai capitato che i miei clienti vedano che prendo le misure.

Fossadoro- bene abbiamo finito con le misure?

Garzone- certo, se volessero vedere qualcosa di conveniente, potrei accompagnarli dal marmista….

Eloisa- dove?

Garzone- dal marmista

Eloisa- il marmista?

Garzone- e cosa ghoi dito mi??

Eloisa- a fare cosa?

Garzone- A scegliere i tessuti (fa cenni d’intesa ad Eloisa)

Beccalossi- marmorizzati, tessuti marmorizzati, una novità.

Fossadoro- quasi quasi vengo con voi così faccio due passi.

Garzone- no, mi scusi ma non sono abituato a passeggiare con i miei clienti.

Eloisa- bene signor Beccalossi.

Fossadoro- Beccalossi, che strano nome per un atelier.

Eloisa- allora va bene signor Beccalossi, rimango in attesa di un suo preventivo.

Beccalossi- non si preoccupi, i nostri clienti non hanno mai reclamato.

Garzone- per fortuna visto che clienti che tratemo.

Fossadoro- allora la saluto e mi raccomando che sia comodo di giro spalle.

Beccalossi- non si preoccupi, starà comodo e lo indosserà per molto tempo.

Garzone- arrivederci

Scena 25 I Beccalossi escono

Fossadoro- (si siede sulla poltrona) Sono felice di sapere che confidi in una mia guarigione, addirittura stai preparando una festa.

Eloisa- certo, di cosa ti preoccupi, e poi un capo di quel genere prima o poi lo indossiamo tutti.

Scena 26 - Entra Gisella con Antonia amica di Eloisa

Gisella- signora Eloisa sull’uscio c’era la sua amica Antonia, è disperata, la faccio entrare?

Eloisa- certo.

Scena 27 - Entra Antonia disperata

Antonia- Eloisaa, oh mio dio che dolore, oh mi spiace, mi spiace molto, ho sentito la triste notizia, ne parlano tutti.

Eloisa- ma a cosa ti riferisci?

Antonia- a tuo marito, o cara Eloisa, mi si strappa il cuore, e lui come sta adesso?

Eloisa- bene perché?

Antonia- o che tenera, lo so, tu vorresti che lui stesse bene, ma lo sanno tutti di come sta veramente, dimmi la verità, lui come sta?

Eloisa- chiediglielo, è lì.

Antonia- oh, signor Attilio, o poverino, come mi dispiace, come si sente?

Fossadoro- (alzandosi) io.

Antonia- (gridando) stia seduto, non si alzi, un uomo nelle sue condizioni.

Fossadoro- (sedendosi) ma veramente io mi sento bene.

Antonia- è normale, il canto del cigno, ancora per pochi giorni poi, oh mio dio…

Fossadoro- (alzandosi) ma signora

Antonia- (gridando) stia seduto, anche il mio defunto marito, era lì, seduto come lei, sembrava stesse bene poi si è alzato, (sempre più disperata) ed è caduto, morto, all’istante.

Eloisa- ma Antonia, tuo marito è scivolato dal balcone ed è caduto dal quinto piano.

Antonia- non ricordarmelo, lui non voleva scivolare, si aggrappava con tutte le forze al balcone, e si ostinava a non scivolare e poi, alla fine è scivolato. Sento ancora le sue grida “aiutami, aiutami, Antonia aiutami…” ma io ero impietrita e non mi sono mossa fino a che è scivolato ed è caduto. Ricordo ancora il tonfo. Lui cadeva e gridava, gridava e cadeva. Le sue ultime parole, il suo ultimo grido spezzato resterà sempre nella mia memoria… “ sei una grande tro..” e poi splasc… e il silenzio. Non saprò mai cosa voleva dirmi, con quale ultima parola voleva lasciarmi.

Fossadoro- io un’idea l’avrei..

Antonia- Che dolore, che vuoto dentro. A cosa serve avere ereditato da lui i terreni, le casa i soldi, e poi anche le obbligazioni ed i buoni del tesoro. Se mi fossi mossa, se lo avessi aiutato ora avrei lui.

Fossadoro- ma non avrebbe le case, i terreni, le obbligazioni, i buoni del tesoro…

Antonia- Lo so, ma sono cose, oggetti inanimati. Può forse il denaro, il lusso dare la felicità?

Fossadoro- dare non so, però aiuta.

Antonia- Un uomo preciso mio marito, aveva pensato a tutto. Aveva anche stabilito con precisione la cifra per i suoi funerali.

Eloisa- previdente vero caro?

Fossadoro- ci penserò…

Antonia- aveva accantonato più di 15 milioni per la sua sepoltura.

Eloisa- però, una cifra consistente.

Antonia- certo cara e divisa per tipo di spesa, due milioni per il feretro, un milione in beneficenza alla parrocchia e altri 2 milioni per il rinfresco in sua memoria.

Eloisa- però, cinque milioni…

Fossadoro- eh sì, ma per gli altri 10 cosa stabilì?

Antonia- il resto per la pietra commemorativa.

Eloisa- ma cosa hai fatto, un monumento?

Antonia- no, la porto sempre con me (mostra un vistoso anello con diamante) non lo dimenticherò mai…

Fossadoro- amore, amore puro..

Antonia- Oramai è caduto, e le mia vita è cambiata. Sono vedova ma viva.

Eloisa- vedo cara Antonia che sei piena di energia quasi non si direbbe che sei vedova.

Antonia- Non sono certo il tipo che si fa commiserare dalle persone, non vado certo a dirlo in giro, sono una vedova orgogliosa e fiera. Io soffro dentro di me.

Fossadoro- certo Eloisa si può dire che la tua amica s’offre molto vero?

Antonia- certo, ho faticato molto ad accettare di vivere senza mio marito. Ero abituata alla mia routine, alzarmi per fargli la colazione, accudire la casa, preparare il pranzo e la cena. Poi tutto questo è finito, non più quei dolci impegni domestici.

Eloisa- cara Antonia ti comprendo, anch’io non riesco a pensare di vivere senza mio marito.

Fossadoro- (alzandosi) ma cara

Antonia- seduto, vuole farsi male? E’ vero cara Eloisa, ma poi uno si abitua. Ora vado sola in pasticceria per la colazione, al ristorante per il pranzo e la cena, poi a teatro. Davvero è doloroso vivere senza di lui. Poi, lentamente sono rinata. Dopo la sua morte ho fatto subito beneficenza..

Eloisa- sei sempre stata un animo nobile.

Antonia- certo cara, certo, e per prima cosa ho adottato due splendidi fanciulli in Congo.

Eloisa- oh che bello due bambini, e di quanti anni?

Antonia- uno di 26 e l’altro di 29.

Eloisa- ma non sono un po’ grandi?

Antonia- forse sì, ma sapessi che soddisfazioni mi danno (sospirando) grazie a loro ho riscoperto la vita, ho cominciato a viaggiare, da quanto non viaggi?

Eloisa- beh, siamo stati in campagna, il mese scorso…

Antonia- e lo chiami viaggiare? Parlo di crociere, Grecia, Egitto, mari tropicali

Fossadoro- (alzandosi) ma cara volevo proprio proporti un viaggio..

(Lo guardano adirate e Fossadoro si ferma e si siede)

Eloisa- mi è sempre piaciuto l’Egitto…

Antonia- e la cultura, sai che mio marito si lamentava della mia scarsa cultura vero? Beh mi sono iscritta ad un corso di indirizzo socio, socio…

Eloisa- sì, mi hanno detto, è un corso di indirizzo socio psico pedagogico.

Antonia- sì appunto socio ciclo pedalogico. Chissà come sarebbe contento mio marito ora che sono così coltivata.

Fossadoro- sì, un vero luminare…

Antonia- e poi ballare, lo sai che mi sono iscritta ad un corso di ballo.

Fossadoro- anche a me cara piacerebbe un bel corso di valzer.

Antonia- valzer? Non fa per me. Non parlo di valzer, ma di Rumba, Samba, Mambo, balli vitali, la vita è un gioco senza i tempi supplementari.

Eloisa- ma io non so ballare, ad Attilio non piace e quindi…

Antonia- ascolta la musica cara, la musica è dentro di noi, accendiamo la radio, ecco questa va bene, vieni cara che ti insegno.

                                                                                                                                                  

MUSICA 5 Afferra Eloisa e la trascina in un mambo, parte un sottofondo di mambo.

Fossadoro- (si alza e spegne la radio) adesso basta, insomma, un po’ di decoro.

Antonia- signor Attilio, non faccia così, non vede che sto rincuorando sua moglie?

Eloisa- ma caro non facevamo nulla di male, stavamo solo ballando.

Fossadoro- non mi sembrava decoroso, due signore che ballano tra loro, insomma qui c’è gente ammalata.

Eloisa- allora è vero che stai male amore mio.

Antonia- visto lo dicevo io, purtroppo i dottori non sbagliano, su, torni a sedersi e non si alzi più.

Eloisa- scusami caro, mi sono lasciata prendere dalla musica.

Antonia- bello ballare vero? E dovresti conoscere gli istruttori, la Samba me la insegna Paco, un brasiliano con due braccia che sembrano torri di cuoio e poi profuma di muschio.

Eloisa- mi è sempre piaciuto il profumo di muschio…

Antonia- e poi il Mambo, che Mambo con Ignacio..

Fossadoro- basta, basta così, posso capire cosa voleva dire suo marito..

Antonia- e già, mio marito. Se ci penso che dolore, per questo non ci penso mai. Vieni cara, guardalo, guardalo bene, cosa vedi?

Eloisa- mio marito.

Antonia- pensa a tutto quello che ti ha dato fino ad ora.

Fossadoro- amore, gioia, serenità….

Antonia- niente, non sono niente rispetto a quello che ti darà il suo ricordo.

Eloisa- ma io devo sempre ringraziare mio marito per quello che sono.

Antonia- certo, ci mancherebbe. Devi ringraziarlo per quello che sei ora e per quello che diventerai dopo, grazie a lui. Signor Attilio, lei è un grande lavoratore?

Fossadoro- certo, sono molto stimato nel mio ambiente.

Antonia- è stato un attento risparmiatore ed investitore?

Fossadoro- modestamente, ho messo da parte un bel gruzzoletto

Antonia- che amore di marito, cara Eloisa sei fortunata, tuo marito ti vuole bene e vuole che tu viva intensamente vero?

Fossadoro- intensamente, dipende.

Eloisa- non vorrai impedirmi di vivere?

Antonia- in qualche modo dovrà pure dimenticare il dolore della sua dipartita.

Eloisa- certo, magari farò una crociera in Egitto.

Antonia- l’Egitto, conosco una guida, Kemet, mamma che bei ricordi…

Eloisa- magari un corso di ballo.

Antonia- sì, per iniziare la samba con Paco, profuma di muschio

Eloisa- profuma di muschio….

Fossadoro- ma cara queste cose sono lontane da venire, io ora sto bene.

Eloisa- ma se prima dicevi di stare male, e che la musica ti infastidiva.

Antonia- sarà la malattia, viene e va fino a quando se lo porta via.

Fossadoro- ripeto che non sono così grave.

Antonia- per ora, ma prima o poi. Beh, devo andare Eloisa ti saluto, stammi bene, e anche lei signor Attilio, mi raccomando non ci deluda. Arrivederci, Eloisa (in disparte) chiamami per le esequie, io chiamerò Paco, profuma di muschio, selvatico…

Scena 28 - Antonia esce

Eloisa- profuma di muschio…

Fossadoro- allegra la tua amica vedova, scusami cara, ma non sono del parere di abbandonarti così in fretta come dicono. Io sto bene, che ne dicano i medici e le tue amiche vedove (esce)

Eloisa- (inseguendolo) marito mio, ma io non voglio restare vedova oggi, magari domani…

Scena 29 - Entra Gisella con il parroco don Severino e suor Pia

Gisella- Prego don Severino si accomodi, prego suor Pia.

Don Severino- sorella, in confidenza, suor Pia la me gà dito l’infausta notizia.

Suor Pia- cara sorella, mì non pensavo de dirghelo, parchè mì so na suora discreta che rispetta con devozione i sacramenti e la regola del silenzio, e soprattutto non me saria mai permessa de parlarghe a Don Severino se non gavese pensà che fusse na roba importante da farghe savere

Don Severino - suor Pia… suor Pia…

Suor Pia- el me scusa don Severino, a iero solo drio spiegarghe alla signorina Gisella come mai che semo qua, me pareva el caso de dirghelo

Don Severino - suor Pia, par piasere, la tasa on attimo.

Suor Pia- (tra sè) stì preti i voe sempre parlare luri, non ghe basta mia predicare in cesa, anca fora i voe farlo.

Don Severino - Suor Pia!! Porcasso can! (si sta arrabbiando)

Suor Pia- iero drio dire on’orasion pal futuro defunto, amen.

Gisella- suora ghe xè vegnù sen par caso?

Suor Pia- veramente a gavaria on poco de seco in gola, l’altro giorno a gò ciapà un colpeto de aria seca che me gà fato vegnere la gola arsa, non voria esare drio malarme ancha parchè a go un mucio de mistieri da fare, noialtre done semo sempre all’opera anca da suore.

Don Severino - signore jutame parchè la sofego…. Alora, cara sorella, volevo dirghe….

Suor Pia- on atimo che la va torme l’acqua no…

Don Severino - speta un’atimo con l’acqua par piasere.

Suor Pia- tanto so mì che gho sen…

Don Severino - ehm, semo vegnù oncò, dopo che ghemo savudo la triste notizia….

Suor Pia- me lo ga dito al mercà la signora Antonia, la conossea?

Gisella- sì, la xè pena stà qua..

Suor Pia- Pora vedova, anca ela, certo che a sentire queo che i conta la se gà rimesso in sesto in pressa dopo la dipartita del so poro marìo. I conta che la bala la rumba, la polca e on mucio de altri bali pecaminosi insieme con sti maestri de ballo giovani, alti, muscolosi e così maschi che solo a pensarghe me vien le suarole. Chissà el so poro marìo come che el bala dentro la tomba.

Don Severino - signore dame la forza…. Suor Pia par piasere, poso finire ‘na frase?

Suor Pia- ehh nol staga insustarse, don Severino, semo drio scoltarlo, el ne diga, (a Gisella) la siora Antonia la xè proprio na vedova allegra, speremo che la so parona non la diventa come ea.

Don Severino - suor Pia, ma cosa disea, se rendea conto?

Suo Pia- nol staga rabiarse don Severino, xè solo opinioni riservate. (A Gisella) non lè mia on cativo prete, ma el se insusta ogni tanto che non capiso parchè.

Scena 30 - Entra Fossadoro

Fossadoro- signor parroco buon giorno.

Don Severino - sior Attilio che piasere vedarla.

Suor Pia- complimenti lo vedemo in forma, no se diria gnanca che fra poco el ga da…

Don Severino - semo passà…

Suor Pia- (sottovoce a Gisella) ghe xè chi che passa e chi che trapassa..

Don Severino - appunto semo passà a saludare e a portare la benedizion del nostro Signore.

Suor Pia- (a Gisella) veramente a ghemo portà anca l’oio dei santi.

Fossadoro- grazie per la visita.

Suor Pia- a nol se preocupa, don Severino l’è on parroco attento ai so parrocchiani, e preciso. Ghe piase sempre preparare un calendario con tutte le so attività e nol voria doverse trovare con dele cerimonie importanti da governare all’ultimo momento…

Gisella- certo, la parrocchia la va pianificà.

Don Severino - eh sì, el compito del parroco xè de portare i sacramenti che la vita richiede, battesimi, comunioni…

Gisella- cresime, matrimoni..

Suor Pia- e funerali! Don Severino l’è un esperto in esequie, el dise de che le prediche che quasi quasi xè on pecà che nol possa sentire quela che el gà parecià par lù…

Fossadoro- così lei ha già pronto il sermone per la mia dipartita, curioso.

Suor Pia- previdente.

Gisella- cussì el se ciapa vanti con i lavori.

Don Severino - el xe solo on zugo, on passatempo.

Gisella- sì, ghe xè chi che fa le paroe crociate, chi scrive prediche par funerali.

Suor Pia- ognuno gà el so passatempo, mì costruiso rosari con i tapi dele botiglie, i vien on po’ grandi…

Fossadoro- ma Don Severino, dato che lo ha scritto, se vuole leggermelo..

Don Severino - non me sembra el caso, non me xe mai capità.

Suor Pia- de solito gli intestatari i xè un poco morti…

Gisella- però podaria essare un’idea, scrivere le prediche sui defunti prima che i mora e lesarghele in vita…

Suor Pia- magari a ciaparissimo anca schei par la parochia.

Don Severino - me so permesso de tore a riferimento la famosa orazione funebre del Giulio Cesare de Shakespeare.

Suor Pia- e l’è on paroco istruito el nostro, cossa credìo.

Fossadoro- ma prego  lo legga.

Fossadoro si siede, ai lati Gisella e Suor Pia, in centro Don Severino

Don Severino - allora lo leso, par scherzo s’intende.

Suor Pia- sì, proprio i famosi scherzi da prete.

Don Severino - L’orazione di Attilio. Parrocchiani, concittadini! Ascoltatemi per la mia causa, e rimanete in silenzio, affinché possiate avere rispetto del mio dolore.

Fossadoro- un inizio deciso.

Don Severino - Se c'è qualcuno dei cari amici di Attilio, a lui io dico che l'amore di Eloisa per Attilio non era minore del suo per lei.Poiché Attilio amò Eloisa, io piango per lui

Fossadoro- come?

Don Severino - Poiché era fortunato e poiché era valoroso, lo onoro; ma, poiché è morto, lo seppelliamo.

Suor Pia- me pare giusto.

Don Severino - seppellisco Attilio come farei per Eloisa.

Fossadoro- professionale

Suor Pia- se sa i preti te da el primo sacramento e anca l’ultimo.

Don Severino - Ecco qui il suo corpo,  portato in lutto dal Becchino, che dalla sua morte ne trae beneficio.

Gisella - so questo non ghe xè dubbi.

Don Severino - Amici, concittadini, prestatemi attenzione; io vengo per seppellire Attilio,  non per elogiarlo. Il male che gli uomini compiono vive dopo di loro;  il bene  è spesso interrato con le loro ossa. Quindi lasciate che sia così per Attilio. Attilio, che è uomo d’onore, saprà aspettare nella tomba finché la sua diletta sposa venga per ricongiungersi al suo amore per l’eternità.  Perciò, se avete lacrime da versare cominciate a versarle ora. (guarda Eloisa che si preoccupa)

Suor Pia e Gisella (applaudono commosse)- bravo, bravo…

Gisella- sarìa on pecà che nol dovesse lèsarla.

Suor Pia- speremo ben, tuti dovaria sentire stè belle parole.

Don Severino - grassie, grassie.

Fossadoro- complimenti, davvero un bella orazione funebre  quasi mi spiace che non possa leggerla.

Suor Pia- beh, intanto la xè scrita, ghe sarà modo sì de lèsarla, magari no desso ma tra poco, chissà, la provvidenza.

Don Severino - grasie par i complimenti, me so permesso de omaggiarla preparandome sto sermone, ma l’è solo on pasatempo.

Suor Pia- se la voe signora Gisella, el parroco el poe prepararghine uno anche par ea.

Don Severino - no oncò no, magari in futuro. Comunque deso ghemo da andare, semo felici de vedare chel sta ben, e arrivederci.

Gisella- prego signori si accomodino, proprio belle parole, sarìa on pecà non sentirle in cesa.

Scena 31 - Escono suor Pia, Don Severino e Gisella

Fossadoro- belle parole davvero, è quasi un peccato non fargliele dire…

Gisella- (da fuori scena) prego si accomodino il signor Fossadoro le in salotto

Scena 32 entrano Grazia ed Orfanella

Grazia- Signor Fossadoro el ne scusa pal disturbo, so la presidente della confraternita delle grazie, a semo vegnù saludarla appena che ghemo sentia la triste notizia

Fossadoro- quale, di grazia?

Orfanella- che lei muore

Grazia- nol ghe bada, sa, lè un caso disperato. Appena nata la se sta abbandonà davanti el nostro porton cusì la ghemo tegnù, mi non me so mai sposà

Orfanella- (tra se) nessuno la voleva

Grazia- par poder fare la mamma volontaria e non so mia pagà solo opera de ben

Orfanella- ma dimentica di dire che lo stato paga la mia assistenza..

Fossadoro- insolente la ragazza

Grazia- e queto se poco el savese quante che la ghin combina

Orfanella- fate la carità ad una povera orfanella

Fossadoro- mi scuso ma non ho tempo

Orfanella- lo so signor Fossadoro, tutto il paese lo sa

Fossadoro- cosa vuol dire che tutto il paese lo sa?

Orfanella- che lei non ha tempo.

Fossadoro- ma di cosa parli bambina?

Orfanella- la diagnosi, dicono che ha i giorni contati  erano 15 meno uno o meno due?

Fossadoro- meno niente, non c’è niente da togliere capito?

Grazia- el me scusa non voevimo miga insustarla. Jerimo pasà saludare e nel caso a ricordare la nostra opera per sti poveri figli senza famiglia.

Fossadoro- va bene, le farò avere un’offerta

Grazia- a dirghe la verità speravimo in on suo ricordo magari scritto

Fossadoro- scritto, cosa intende?

Orfanella- ma nel testamento no!

Fossadoro- ma quale testamento??!!

Grazie- tasi sbetega prima de parlare tasi, capio?

Orfanella- ripeto quello che dicevate prima “se riusimo a farghe scrivere un lascito nel testamento semo a posto”

Fossadoro- come? Un lascito?

Grazia- nol staga badarghe, e ti impara tasere

Fossadoro- ci bado eccome, volete un lascito e non basta una buona azione?

Orfanella- forse no, non vorrà mica finire nell’inferno, ci si arriva in barca con un mostro dagli occhi di bragia che col remo picchia chiunque s’adagia… dicono così

Fossadoro- questo lo raccontava Dante

Grazia- stiamo studiando Dante nella nostra piccola scuola la se on po’ cadente ma femo el posibile, serto che se podesimo riparare el querto e mettere il riscaldamento.

Orfanella- è vero, il nostro dormitorio è sempre freddo, per fortuna funziona bene dove dormono le volontarie, e non piove sa, il tetto non è bucato come da noi.

Grazia- sempre drio schersare sta povera orfanella, la ga sempre tanto bon tempo

Fossadoro- capito, anche la scuola fatiscente, ma dimmi, cosa si dice in paese?

Orfanella- niente di particolare, dicono che domani dovrebbe piovere. Speriamo di no altrimenti mi bagno tutta dormendo.

Fossadoro- di me, cosa dicono di me?

Grazia- de lu gnente nol staga badarghe.

Orfanella- si dicono piccole cose tipo

Fossadoro- tipo?

Orfanella- che lei ha un cactus, ma dov’è che non lo vedo?

Fossadoro- cosa?

Orfanella- Il cactus

Fossadoro- perché?

Orfanella- dicono che sta morendo.

Fossadoro- chi?

Orfanella- il cactus

Fossadoro- ma cosa stai dicendo.

Grazia- el sa come che se sti esseri soli, i vive delle so fantasie. Vuto finirla?

Orfanella- Lui mi ha detto di dire cosa dicono in paese. In paese dicono che lui ha un cactus e che sta morendo.

Fossadoro- io non ho il cactus e non sto morendo e non farò testamento.

Orfanella- peccato, la confraternita ci contavano molto.

Grazia- ma cosa disito, el se figura se voemo che lu mora

Orfanella- comunque tutti dicono che il grande Morbin lo ha illuminato con il suo luminare ma che si spegne tra poco.

Fossadoro- credo che ci sia un po’ di confusione in paese.

Grazie- queo se vero, ghe se on afare de ciacole, non se parla de altro e dopo ghe mancava anca sta orfanella maleducata.

Orfanella- del resto siete voi che mi educate

Grazia- te si ‘ndà scola par imparare l’italiano ma no l’educasion

Orfanella- scusi mi può dire una cosa?

Fossadoro- certo dimmi

Orfanella- volevo chiederle, ma il luminare dove lo hanno infilato per illuminarlo?

Grazia- non gli hanno infilato nulla, luminare vuol dire grande dottore.

Fossadoro- sì, un grande dottore e ha detto che io ho un actus tremendis factotum che è una malattia e che devo morire tra poco.

Orfanella- o mi spiace che lei debba morire, ma il cactus allora sta bene?

Grazia- ghea moito cho sto cactus?

Fossadoro- e lei non si preoccupi del mio testamento. La diagnosi è certamente sbagliata e tra poco tutti capiranno che il Morbin è un cialtrone.

Orfanella- speriamo di no, sono stufa di stare al freddo e bagnarmi quando piove.

Grazia- semo contente che ghe sia on sbaglio, però se strano il dottor Morbin non gha mai sbaglià.

Fossadoro- e questa sarà la sua prima volta. Ed ora per favore, se volete seguirmi e non preoccupatevi, passerò a vedere la vostra scuola ed a farvi un’offerta cospicua, da vivo.

Orfanella- allora niente testamento, per adesso, pazienza, sarà per la prossima volta.

Grazia- el ne scusa el disturbo, alora la spetemo alla confraternita.

Orfanella- (uscendo) magari muore davvero

Grazia- ma tasi ciacolona che non te si altro!!

Scena 33 – Escono Graza ed orfanella entra Gisella

Fossadoro- assurdo, assurdo quante chiacchiere sulla pelle degli altri

Gisella- el me scusa ma xè rivà ospiti illustri che chiede de parlare con lù, i xè dù carabinieri.

Fossadoro- ma che si accomodino pure.

Gisella- signori si accomodino.

Scena 34 – esce Gisella entrano il Maresciallo Vito e l’appuntato Pasquale entrano marciando al passo

Maresciallo Vito- uno, piii, uno, pii… squadra Alt! Chi di voi è il signor Dottor Fossadoro? Faccia un passo in avanti. ( Fossadoro non si muove e i due carabinieri fanno un passo indietro)

Fossadoro- ma, maresciallo Vito, sono io, e lo sapete da un pezzo, prego prego, si accomodino.

Maresciallo Vito- è la legge! Desidero portare a conoscenza la vostra signoria illustrissima che: prego appuntato Pasquale.

Appuntato Pasquale- questa mattina alle ore 08.00 giuntaci, durante l’espletamento della pausa caffè nella caffetteria di Pipino, apprendemmo  l’infausta notizia di una vostra precoce dipartita e quindi recatecisi, recatandocisi, recapitolandicisi randagi..ricompar..….

Fossadoro- andammo…

Appuntato Pasquale- andammo in caserma per principiare l’interrogatorio di tutti coloro che avevano diffuso la ferale notizia.

Maresciallo Vito- e quindi interrogammo nell’ordine: Pipino

Appuntato Vito- detto il ristretto

Maresciallo Vito- il dottor Morbin

Appuntato Vito- detto il luminare

Maresciallo Vito- gli assistenti Verola ed Albrizzi

Appuntato Pasquale- detti gli assistenti.

Maresciallo Vito- ci appropinquiammo ad espletare le nostre funzioni investigative costringendo nella sedia dell’interrogato il primo della lista ovvero

Appuntato Pasquale- Pipino detto il ristretto di anni 37

Maresciallo Vito- il quale dopo aver declinato le sue generalittà manifestava segni evidenti di turbamento ed irrequietezza

Appuntato Pasquale- il Maresciallo ed io ci scambiammo sguardi d’intesa come da esempio che ora le sottoponiamo

Vito e Pasquale si scambiano buffi sguardi d’intesa

Appuntato Pasquale-sedutolo, accomodatolo, fattolo sedere

Maresciallo Vito- Appuntato, messolo comodo, ovvero riposatolo (fa sedere Fossadoro) gli porgemmo la seguente questione. Come faceste voi a commettere un atto si misero che diffonde per la cronaca del popolo così dolose azioni? Se parli e ci dici tutto sei capace che non ti succeda niente. Alle mie parole il malnato si gettava alle mie ginocchi e colpendosi con il pugno il petto gridò

Appuntato Pasquale- io fui! Io fui, a testa persi, io fui. Mannatemi a lu carzere, svinturato che sono. Non ce la feci a tenemmi, avido sono e tutto voglio per me, terra mischiai ed orzo misi dentro u caffè

Maresciallo Vito- ci apparve subito chiaro che il malnato non aveva inteso che di lei si parlava

Appuntato Pasquale- infatti il suddetto individuo gridava e confessava frodi alimentari che da generazioni si compiono nella sua caffetteria.

Maresciallo Vito- ma di lei non parlò e nulla fu in grado di dirci.

Appuntato Pasquale- chiusa è ora la caffetteria con grave danno per la pausa che per tradizione ci è concessa.

Maresciallo Vito- Con lo studio del Morbin l’affare si ingrossava. Interpellata la Polizia di stato per le competenze territoriali questa dichiarava di

Appuntato Pasquale- catafottersene delle nostre indagini dichirando che ci faceva sopra i propri bisigni se del caso.

Maresciallo Vito- Andando di gran prescia dai medici Albrizzi e Verola che si rifiutarono di rispondere perchè avevano fatto un patto.

Appuntato Pasquale- con tale Ippocrate il quale non risulta residente in paese e che non erano disposti a parlare con cani e porci e ci invitarono ad uscire.

Maresciallo Vito- accettammo il loro invito ed uscimmo

Appuntato Pasquale- però non mollammo la presa e ci concentrammo sul famoso Ippocrate.

Maresciallo Vito- all’anagrafe il signor Ippocrate non risulta nei registri. Pensiamo però che essi intendessero Filippo detto Pippo Crate deceduto. Interrogammo il figlio Mario Crate che afferma di non conoscere gli inquisiti e che facessimo il piacere di non rompergli gli zebedei e di andare fuori dagli stessi in fretta.

Fossadoro- ma insomma tanta agitazione per la mia salute,davvero mi commuovete.

Maresciallo Vito- le indagini sono in corso ma ne frattempo noi siamo qui per ricordarle che le siamo vicini seppur lontani e che siamo con lei finchè lei è con noi non dopo quando non ci sarà più. Quindi siamo qui ad onorarvi per il vostro servizio nel fronte della legalità nella speranza di una pronta quanto improbabile guarigione.

Fossadoro- ma signori, apprezzo, in parte, il motivo della vostra visita, ma vi prego comportiamoci da amici e non da colleghi, in fondo ci conosciamo da vent’anni.

Maresciallo Vito – non le sto a dire il dolore, ma che dico mai, l’amarezza, ma che dico mai, la delusione, ma che dico mai

Appuntato Pasquale- se permette, lo sconcerto.

Maresciallo Vito- appunto, quello che stavo per dire, il concerto di dolore che ha riempito la nostra caserma all’apprendere della notizia della sua tragica, ma che dico, grave, ma che dico, imprevista, ma che dico…

Appuntato Pasquale se permette io direi…

Maresciallo Vito- appuntato per cortesia rispetti scala geriatrica.

Appuntato Pasquale- se permettete, scala gerarchica.

Maresciallo Vito- allora ricominciamo? Siamo qui a fare bella mostra di indisciplina, le ripeto per l’ultima volta, si tenga i fatti, e non si attacchi ai miei discorsi, che a me mi attacco da solo.

Fossadoro- su su, calmatevi, sono molto felice della vostra visita.

Maresciallo Vito- e questo è niente, abbiamo inciso per voi una targa, vero appuntato, è un piccolo omaggio che l’arma vi vuole dare a memoria del vostro valore. Appuntato legga la targa.

Appuntato Pasquale- V come verona, I come imola 438..

Maresciallo Vito- Appuntato cosa sta dicendo?

Appuntato Pasquale- maresciallo ho letto la targa del signor Mario Crate come lei ha chiesto.

Maresciallo Vito- lasci stare i signori Crate legga quella in memoria del Dottor Fossadoro. (verso Fossadoro) La targa non riporta la data del decesso poiché al momento ci è ancora ignoto datosi che purtroppo lei è ancora vivo e non potevamo con certezza definire una data anche se gli indizi ci sono. Una targa in sua memoria che lei potrà leggere da vivo datosi che risulta improbabile che da deceduto lei riesca….

Fossadoro- ho capito Maresciallo, ho capito. L’idea della targa in mia molto futura memoria a chi è venuta?

Appuntato Pasquale- se permettete, l’idea è venuta al sottoscritto.

Maresciallo Vito- come dicevo poc’anzi questi giovani si voglio mostrare.

Appuntato Pasquale- se permettete l’idea è nata quando appresi che purtroppo le era stato diagnosticato un male

Maresciallo Vito- appuntato non mi sembra elegante girare il dito nella piega

Appuntato Pasquale- ehm, si dice coltello nella piaga.

Maresciallo Vito- appunto appuntato, non è bello infilare il coltello nell’occhio.

Appuntato Pasquale- dito, dito nell’occhio.

Maresciallo Vito- Appuntato, la vogliamo smettere con queste correzioni?

Fossadoro- maresciallo, non si irriti per piacere.

Maresciallo Vito- io non mi sto irritando, ma questi giovani continuano a battere i piedi contro il muro, e a darsi la zappa sulla testa. Dovrebbero saperlo che è inutile fasciarsi la testa prima di darsi la zappa sui piedi.

Fossadoro- ho capito ma gradirei vedere il vostro pensiero.

Maresciallo Vito- ma certo, Appuntato, prenda la targa, quella giusta e legga il pensiero che ci abbiamo scritto.

Appuntato Pasquale- (legge) “A memoria”

Maresciallo Vito- Appuntato, lo legga, non vada a memoria

Appuntato Pasquale- ma sto leggendo “A memoria per non scordarci di ricordare colui che non c’è più, per tenere vivo la fiamma del ricordo di colui che si è spento contro la sua volontà.”

Maresciallo Vito- poche parole che ho pensato di dedicarle in sua futura morte.

Fossadoro- originale, la terrò con cura a memoria della mia morte e la rileggerò volentieri.

Maresciallo Vito- a dire il vero è stato un impeto di vanità che mi ha portato qui, volevo farle capire in vita l’affetto che le porto e mi consenta la mia debolezza umana.

Fossadoro- non ci trovo nulla di male, deve essere fiero della sua opera.

Maresciallo Vito- Ebbene sì lo ammetto io sono un po’ orgoglione.

Appuntato Pasquale- se mi permette, orgoglioso.

Maresciallo Vito- insomma basta, subalterno se le dico che sono orgoglione è perché sono orgoglione capito? Mi scusi dottor Fossadoro se ho alzato la voce con un mio sottoposto ma lei sa quanto sia importante la disciplina in un corpo militare. Che corpo sarebbe se fossimo tutte teste, ci vuole pure qualche braccio o gamba è vero o non è vero? Comunque adesso è ora di andare allora alla prossima dottor Fossadoro.

Appuntato Pasquale- e si conservi in salute.

Fossadoro- non mancherò..

Maresciallo Vito- sì però non ci deluda, abbiamo già preparato il picchetto d’onore, vedesse che bello, già mi commuovo, ma che dico mi conturbo, mi agito mi mi

Appuntato Pasquale- se permette

Fossadoro- (interrompendo l’appuntato Pasquale) Se permettete vi accompagno!

Maresciallo Vito- Agli ordini Dottor Fossadoro! Appuntato lei faccia la gamba che noi facciamo le teste, avanti cammini appuntato. Uno, piii, uno, pii…


MUSICA 6 (solo se si fa l’intervallo) Escono tutti e tre Fine Primo atto Luci a sfumare

MUSICA 7 parlatoSono passati 15 giorni e fervono i preparativi per la festa di guarigione”   Inizio Secondo attoLuci a riaccendere

Scena 35 -  è arrivato il giorno in cui Fossadoro doveva morire. In scena, Eloisa

Eloisa- Quindici giorni, sono già passati quindici giorni, mio marito doveva morire ed invece oggi festeggiamo. Gisella, Gisella qui faremo l’aperitivo e poi di là la cena con gli ospiti, su dai sistema la stanza, sposta la poltrona, dai Gisella.

Scena 36 - Entra Gisella per sistemare

Gisella- parona so chì, calma, la me gà pena dito de tore i biceri, deso sposto la poltrona, rivo, non la staga agitarse

Scena 37 - Entra Fossadoro in vestaglia

Fossadoro- cosa succede

Eloisa- ma caro, cosa vuoi che succeda, stiamo preparando per la festa di questa sera

Gisella- e la me fa diventare mata mi, par colpa sua (esce)

Scena 38- esce Gisella

Fossadoro- immagino che se rispettavo la diagnosi era tutta un’altra cosa

Eloisa- cosa dici caro, non sai come sono felice, senza di te cosa facevo io

Fossadoro- beh potevi sempre parlare con la tua amica, di sicuro ti trovava qualcosa da fare

Eloisa- sì ballare, girare il mondo, crociere, balli e tutto senza di te…. Non voglio neanche pensarci, ma tu cosa fai ancora in vestaglia?

Fossadoro- adesso vado a cambiarmi, a proposito di vestito, quel capo in spalla che mi avevate preso le misure in modo curioso è pronto, perché non ne ho più sentito parlare?

Eloisa- diciamo che non è ancora il momento di indossarlo ma visto che oramai è stato pagato, prima o poi lo indosserai, su vai a cambiarti

Scena 39 Fossadoro esce

Eloisa- se sapesse che il vestito è bello pronto in attesa di essere indossato. Il Beccalossi ha detto che non intende rimborsarmi per il mancato utilizzo ma che se voglio me lo ricompra a metà prezzo visto che ha sottomano un signore in gravi condizioni…


Suonano alla porta

Eloisa- Gisella la porta.

Gisella- deso vago, poso i fiori, e vo verso la porta, e deso la verso, eco tuto fato, e chi ghe xè alla porta? (fuori scena) a Buon giorno dotoressa, prego si accomodi.

Scena 40 entra Verola con Gisella

Verola- buongiorno, ero passata a salutare il signor Fossadoro come sta?

Eloisa- bene, anzi benissimo

Gisella- me dispiase pal so luminare ma stavolta la ghe sè ‘nda sbusa.

Verola- beh sono felice per voi, in fondo è molto meglio così

Eloisa- ma se vuole fermarsi, stiamo organizzando un piccolo rinfresco, pensi, abbiamo trovato uno splendido cuoco francese, August Escalope che ci allieterà con la sua cucina esibendoci ricette della Larousse Gastronomique

Verola- uno splendido cuoco francese?

Gisella- come se mi non fuse bona de cusinare.

Eloisa- certo voi apprezzate i nostri cugini d’oltralpe?

Verola - no pura curiosità

Gisella- ma varda la me parona la gha on cugin che fa el cogo...

Eloisa- pensi ci è stato consigliato dal signor Albrizzi, che persona squisita, ha detto che la guarigione andava festeggiata nel migliore dei modi

Verola- come, il mio collega ha addirittura proposto un cuoco? (fra sè) Aspetta che lo incontri.

Eloisa- come?

Verola- non vedo l’ora di incontrare il mio collega per farmi dare l’indirizzo

Eloisa- ma lo chieda direttamente al cuoco, dovrebbe essere qui a momenti.

Scena 41 suonano alla porta

Eloisa- Gisella, dovrebbe essere lui, vai ad aprire

Gisella-  così vedemo ‘sto parente.

Scena 42 esce Gisella entra Albrizzi vestito da cuoco

Albrizzi- (con vistosi baffi) je suis le coq August Escalope, il cuoco francese 

Gisella- e mi so Gisella la coga vicentina, prego el se acomoda che mi vo in cusina. (facendo la rima)

Albrizzi- (entrando in scena) et voilà, madam e monsé je suis le chef August Escalope !!

Eloisa- oh finalmente è arrivato il cuoco

Verola- oh mio dio !! (riconoscendo Albrizzi)

Albrizzi- oh Mon dieu !!

Eloisa- come scusi? ( a Verola)

Verola- (mentre Albrizzi le fa cenni di tacere) niente, mi sono ricordata di un impegno

Eloisa- permetta che le presenti il cuoco Escalope, la dottoressa Verola

Albrizzi- (accenna ad un baciamano) je suis enchantè (sottovoce) stia zitta e finga di non conoscermi.

Verola- (sottovoce) che cos’è questa pagliacciata? Anch’io sono incantata e sorpresa, molto sorpresa

Eloisa-  mi dica, signor Escalope, mi parli di lei, il suo deve essere un lavoro molto raffinato

Albrizzi- raffinatò (forte accento francese) e un lavoro apasionante, sempre tra i fornelli

Verola- sono senza parole, e mi dica il suo piatto preferito?

Albrizzi- piatò preferitò? Ma che .. (colto di sorpresa inventandosi una cosa a caso) Ma sensa dubio le scargò scevrolèt alla maitre de mi meson

Eloisa- che bello sentire la lingua Francese che purtroppo non parlo, così suadente, e il suo piatto poi, solo il nome fa venire appetito.

Verola- e come si cucina?

Albrizzi- per prima cosa servono le scevrolet, poi si fanno bollire nel marsala le scargò e si aggiunge alla fine un po’ di meson grattugiata alla maitre e quindi…

Eloisa- delizioso, deve essere un piatto delizioso e faticoso da fare

Verola- immagino, grattugiare una meson….

Eloisa- ma vi lascio un attimo soli, vado a vedere come siamo messi con i preparativi per il rinfresco.

Scena 43 esce Eloisa

Verola- Albrizzi, spiegami questa pagliacciata!

Albrizzi- calmati collega, non è un pagliacciata, sto tentando di risolvere la questione

Verola- quale questione?

Albrizzi- quel maledetto Fossadoro non vuole capirla che il suo tempo è finito

Verola- vero, purtroppo festeggia la guarigione, non si rende conto del danno che ci fa, il nostro luminare verrà deriso

Albrizzi- umiliato

Verola- e i suoi assistenti, noi…

Albrizzi- faremo la stessa fine

Verola- la nostra carriera, anni di sacrificio

Albrizzi- tutte quelle diagnosi che puntualmente si sono verificate. Il Fumagalli con angina pectoris, e sua moglie che non lo voleva ammettere, insisteva nel dire che era sano, invece… purtroppo era malato, infatti di li a poco spirò

Verola- se posso confessarti una cosa caro collega, non è spirato completamente di sua volontà (si avvicina alla radio MUSICA 8 e la accende) diciamo che la diagnosi si sarebbe sicuramente avverata

Albrizzi- senza alcun dubbio

Verola- ho solo evitato inutili sofferenze al dottor Fumagalli.

Albrizzi- certo mi pare etico e responsabile

Verola- quindi un goccio di arsenico giallo nel suo sciroppo per la tosse. Del resto come potevamo non rispettare la diagnosi.

Albrizzi- oh cara collega, ma allora anche tu hai agito per il nostro bene, o dolce creatura, finalmente posso condividere un peso che sentivo troppo grande solo per me.

Verola- ma Albrizzi, credevi davvero in quelle assurde diagnosi?

Albrizzi- ma no esimia collega, ti ricordi della signora Antonia Baldassarre, ti ricordi quella curiosa forma di bronchite asfissiante che solo il nostro dottor Morbin aveva diagnosticato?

Verola- un caso medico unico, rese celebri le sue deduzioni, lui solo colse quei sottili sibili emessi mentre dormiva. (Albrizzi fischia sibilando ad imitare la bronchite asfissiante)

Albrizzi- dicevano che era la sua dentiera. Invece la diagnosi. “trattasi di bronchite soffocante massimo una settimana e poi la morte per asfissia” E i colleghi medici lo deridevano.

Verola- in effetti dopo una settimana la signora morì nel suo letto per asfissia.

Albrizzi- Un’ovazione dal mondo medico alla diagnosi del Morbin.

Verola- le confesso che stupì anche me che la diagnosi si avverasse

Albrizzi- è stato un brutto lavoro molto faticoso e triste.

Verola- arsenico?

Albrizzi- no, cuscino, non voleva rispettare la diagnosi.

Verola- sono anni collega che le diagnosi del Morbin si realizzano puntualmente, anche le più assurde

Albrizzi- infarto galoppante, trombosi claudicante, isteria simpatica, ventricolo fibrillante...

Verola-  francamente non so più cosa inventare per rispettare la diagnosi.

Albrizzi- mi guardi, guardi come sono ridotto. Un medico del mio calibro ridotto a vestirsi da cuoco. Oh mio dio, come sono caduto in basso (scoppia a piangere abbracciando la gamba di Verola)

Verola- (consolandolo) che amarezza, e questo solo per salvare il buon nome di un vecchio incompetente.

Albrizzi- (singhiozzando) uno che ci ha costretto ad anni di sacrifici per realizzare le sue diagnosi assurde

Verola- (cercando di divincolarsi da Albrizzi che rimane avvinghiato alla gamba) ma ora siamo qui e la diagnosi oramai si deve compiere.

Albrizzi- e si compirà! (ritemprato si rialza) Cara collega, parliamoci francamente, cosa succederebbe se la diagnosi fallisse?

Verola- crollerebbe la fama del nostro vate, il nostro luminare verrebbe smascherato.

Albrizzi- noi sappiamo che Morbin non è più l’audace medico di una volta

Verola- ricordo ancora il suo passo agile (Albrizzi imita il dottor Morbin) ora cammina a stento

Albrizza- la sua voce vigorosa e virilesecca e incomprensibile

Verola- solcava i mari della medicina con l’impeto di una portaerei

Albrizzi- si un vero Titanic della medicina (imitano la classica posa del film)  solo che ora, dobbiamo ammetterlo, è affondato

Verola- e noi con lui.

Albrizzi- siamo adagiati nel fondo del mare e ci trasciniamo in un relitto senza più meriti e valori.

Verola- allora cosa fare?

Albrizzi- un’ultima diagnosi che si avvera, un’ultima folle intuizione e poi anche Morbin

Verola- abbandonerà questa vita, sarà chiamato tra gli eletti

Albrizzi- tra gli onori del popolo accademico e finalmente il luminare si spegnerà

Verola- e lo faremo insieme

Albrizzi- sarà il sigillo alla nostra unione

Verola- erediteremo la sua fama

Albrizzi- il suo studio

Verola- le sue parcelle

Albrizzi- Verola (le prende le mani) funziona ancora il tuo Arsenico giallo?

Verola- senza dubbio!

Albrizzi- per l’ultima volta

Verola- per il nostro onore

Albrizzi- questa sarà l’ultima

Verola- diagnosi fatale!!

Scena 44 entra Fossadoro

Fossadoro- buongiorno dottoressa, signor cuoco, allora è venuta a verificare se la diagnosi si compie o a festeggiare la mia guarigione?

Scena 45 entra Eloisa

Eloisa- a festeggiare non è vero dottoressa?

Verola- certamente, sono convinta che ci sarà da festeggiare, senza alcun dubbio.

Fossadoro- signori, mentre aspettiamo gli altri permettetemi di offrirvi un aperitivo. Gisella porta i calici

Scena 46 entra Gisella con un carrello ed i calici

Albrizzi- monsiè e madame le spumantè

Fossadoro- vi prego unitevi al brindisi per la pronta guarigione, datemi un calice

Albrizzi- (versa nel bicchiere lo spumante) Et voilà le spumante per le monsieur (lo consegna a Fossadoro)

Fossadoro- Grazie mon scheff (e lo passa a Verola) prego

Verola- grazie (e lo tracanna decisa) ottimo

Gisella- però come che la trinca.

Verola- scusatemi ma sono agitata

Fossadoro- si avvicina il termine della diagnosi vero

Eloisa- e si sente in colpa per quello che accadrà?

Verola- infatti è sempre così quando una diagnosi sta per scadere mi agito sempre, è un lavoro ingrato ma purtroppo va fatto.

Albrizzi- l’importante è che si raggiunga il risultato sperato

Fossadoro- suvvia sia felice con noi prego, il mio bicchiere

Albrizzi- seigneur (versa il calice guardando Verola) questo è per lei

Fossadoro- il mio ultimo bicchiere da ammalato

Verola- sante parole

Fossadoro- allora brindo all’inattesa guarigione (fa per prendere il calice)

Verola- un momento (abbassa il braccio di Fossadoro) vorrei essere io che le consegno il calice in segno di amicizia

Eloisa- mi pare una bella idea


scena 47 suonano Gisella esce

Gisella- adeso rivo, proprio sol brindisi...

Fossadoro- proprio adesso (Fossadoro posa il calice)

Eloisa- staranno arrivando gli ospiti

Nel mentre Albrizzi versa un bicchiere che passa a Verola, Verola velocemente svuota la bottiglietta guardando Albrizzi

Verola- ecco questo è il suo calice (e lo consegna a Fossadoro)

Fossadoro- grazie mille

Scena 48 entrano don Severino e Suor Pia

Don Severino - sia lodato Gesù Cristo

Suor Pia- sempre sia lodato

Don Severino - suor Pia, el xe on saludo rivolto ae persone, le dovaria rispondere loro.

Suor Pia- be’ dai ‘na lode in più non la fa mia male

Fossadoro- Buongiorno, stavamo facendo un piccolo brindisi per festeggiare la mia guarigione, prego prenda il mio bicchiere ( fa per dare il calice al parroco)

Verola- No, il calice è suo, lo deve bere lei.

Fossadoro- ma un calice vale l’altro.

Verola- lo avevo versato per lei 

Fossadoro- va bene non si arrabbi, bevo dal suo calice...

Albrizzi intanto versa e consegna bicchieri a tutti

Verola- non sono arrabbiata, quel calice l’ho versato per lei in segno di amicizia

Eloisa- caro non vorrai far arrabbiare la nostra dottoressa

Fossadoro-  ma no, assolutamente, ed ora brindiamo

Don Severino – se i me consente vuria fare on breve augurio a la pronta guarigione, na picola modifica ad on brindisi de Orazio “Vuota cento bicchieri, o Mecenate, alla salute dell'amico salvo”

Verola- bene brindiamo.

Albrizzi- santè

Fossadoro fa per alzare il calice ma suor Pia lo ferma

Suor Pia- e nol ga mia finio, el ga pena taca

don Severino - scuseme riprendo: “la medicina è lacerata,  l’actus nemico è stretto da catene”

Eloisa- che belle parole

Fossadoro- stupefacenti

Verola- bene brindiamo

Albrizzi- santè

Fossadoro alza il calice ma suor Pia lo blocca

Suor Pia- el gai pasiensa semo quasi rivà alla fine

Don Severino - e ora l’ultimo verso

Suor Pia- eco tra poco bevemo

Don Severino - “Il luminare e stato smentito e dalla sua diagnosi sei libero, prendi i doni di quest'ora lieta e lascia le cose gravi”

Fossadoro- bene, ora posso brindare?

Suor Pia- deso ghe domando, don Severino, adeso podemo bere o galo altre novità da tirar fora?

Don Severino - queo che gavevo da dire lo go dito.

Suor Pia- el ga finìo, podemo bere.

Scena 49 Fossadoro sta per bere ma entra Gisella

Gisella- scuseme volevo savere se go da impisare el forno...

Albrizzi- ma non è questo il momento, stiamo facendo il brindisi

Fossadoro- Gisella fermati e facci compagnia, in fondo sei stata tu a soccorrermi vero?

Gisella- me lo ricordo sì, el pareva on folpo, el gaveva man dapartuto..

Albrizzi- (consegnando un bicchiere a Gisella) allora senza altro indugio brindiamo.

Tutti insieme- santè!!

si formano tre gruppi che parlano tra loro sormontandosi con le parole, al centroscena Fossadoro beve il veleno ed inizia non visto ad avere delle convulsioni

Eloisa-  Don Severino devo riconoscere che lei fa dei discorsi molto originali

Don Severino - i me riferimenti i xe i testi degli antichi, Orazio xè una de le me fonti preferite.

Eloisa- davvero riesce a trasportarli nelle nostra realtà quotidiana

Don Severino - xe quelo che serco de fare

Suor Pia- sa dottoressa, a volevo chiedarghe on parere professionale

Verola- prego chieda pure

Suor Pia- a volte me capita, specie co femo i funerali, che me vien come el rafredore

Verola- e le bruciano gli occhi anche?

Suor Pia- sì, specie quando che impiso l’incenso

Verola- ma allora lei è allergica all’incenso

Suor Pia- aposto semo, na suora alergica al’incenso  

Gisella- scusì lu lè on cogo de fama mondiale

Albrizzi- non esageriamo, diciamo che me la cavo bene con in fornelli

Gisella- ma lu alora l’è parente dea contessa vero?

Albrizzi- non credo proprio

Gisella- ma se la ga dito che lù le un sò cugino doltr’alpe?

Albrizzi- ma è un modo di dire

In centro scena Fossadoro beve il veleno, non visto fa smorfie orrende, comincia a traballare fino a che cade fuoriscena  MUSICA N.9.Tutti si fermano e si guardano

Eloisa- Attilio, mio dio… Attilio (esce)

Gisella- (esce) parona, parona, paron, mio dio l’è morto!

Eloisa- la diagnosi, la diagnosi si è avverata. Mio Dio, ed ora cosa farò, oh mio dio...

Suor Pia- L’epitaffio don, el diga l’epitaffio che xè on bon momento.

Don Severino - Parrocchiani, concittadini! Ascoltatemi.Lui uomo eretto ora è supino, era persona operosa che ora riposa. Il suo ricordo resterà inciso nella nostra memoria  come il suo nome nel marmo. Alla sua giovane vedova rimarrà il dolore della perdita  ma anche i frutti del suo lavoro e a noi suoi concittadini  null’altro che una prece in sua memoria.

Scena 51  Don severino e Suor Pia escono, Verola e Albrizzi in disparte brindano

Verola- (avvicinandosi ad Albrizzi che versa da bere) niente, non c’è niente da fare

Albriizzi- come sempre il Morbin non sbaglia mai


Si accende la radio e parte la MUSICA 10 Verola e Albrizzi ballano il tango

Albrizzi- la diagnosi è compiuta!

Verola- ed ora tocca al Morbin  


 Sfumano le luci sul tango poi  MUSICA 11 e tutti gli attori salutano il pubblico.

Fine 

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