Per le vie sbagliate

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Per le vie sbagliate

Per le vie sbagliate



DRAMMA  in tre atti

di

Nunzio Cocivera


PERSONAGGI:

1.Bottiglia Marco                      45 anni

2.sua moglie Carmen                 40 anni

3.suo figlio Nando                    18/22 anni

4.avv. Andrea (suo complice)      30/50 anni

5.dott. Danesi                           49 anni

6.la segretaria                            20/30 anni



I° ATTO

Scena fissa tutti gli atti ufficio sig. Bottiglia (un ufficio moderno arredato con gusto).

All’apertura del sipario il sig. Bottiglia al telefono.

Bottiglia:

Va bene, ci siamo finalmente! (entra l’avvocato)

avvocato:

Ciao Marco, è arrivato il carico? (ambedue in vestito)

Bottiglia:

(posa il telefono) Sì, mi hanno comunicato adesso che il caffè è arrivato e anche la droga.

avvocato:

Spero che facciano presto alla raffineria, i nostri spacciatori sono a secco.

Bottiglia:

Quei maledetti, hanno rovinato tutto, oltre i milioni che abbiamo perso; con quel sequestro hanno preso il nostro miglior corriere.

avvocato:

Ci è andata anche bene, per poco non scoprivano la raffineria.

Bottiglia:

Certo, per quello ci è andata bene! (breve pausa).

A proposito, non c’è pericolo che parli? Con questi pentiti e patteggiamenti che fanno non si sa mai.

avvocato:

Che può dire, non sa molto. Sa solo quello che vogliamo che sappia.

Noi siamo tranquilli, non parlerà e se lo farà non dirà nulla di importante.

Bottiglia:

Va bene. Adesso va a vedere che facciano presto a rifornire gli spacciatori, specialmente quelli alla scuola.

avvocato:

Ancora quelli hanno pochi clienti e gli studenti non rendono, sono sempre al verde; non mi piace quel settore.

Bottiglia:

Quello è un mercato in espansione, vedrai che renderà.

avvocato:

Io non sono d’accordo, ma sei tu il capo: vedremo.

Bottiglia:

Gli studenti sono i migliori clienti: per i soldi per la droga faranno di tutto. Una volta iniziati, per la dose si prostreranno in ginocchio davanti a tutti, si prostituiranno, ruberanno, ma pagheranno; faranno di tutto, scanneranno anche i genitori, ma troveranno i soldi necessari per la dose. E poi, può nascere tanta nuova manovalanza.

avvocato:

Se tu il capo, e finora è andata anche bene.

Bottiglia:

Ti ricordi: qualche anno fa ti avevo proposto di reclutare immigrati, marocchini, tunisini, africani e tu come sempre avevi delle riserve, ma il tempo mi diede ragione.

avvocato:

E’ vero, come sempre hai ragione. Adesso alcuni dei nostri migliori spacciatori sono loro, abbiamo creato un buon giro: Alì è in gamba, si è creato un certo giro e gestisce bene i suoi connazionali.

Bottiglia:

Sono solo bestie, carne da macello, gentaglia che quando non ci serve più può sparire senza lasciare tracce… e poi, anche Alì non è altro che un nero senza futuro, sembra più sveglio degli altri, ma è solo una pulce che finché non dà fastidio e serve come un cane il suo padrone può vivere; ma anche lui è sostituibile con altri neri come lui. I neri sono solo una nullità senza cervello, senza futuro, sono usa e getta come immondizia, spazzatura che puzza, non la senti la puzza?

avvocato:

Ma sei proprio senza scrupoli! (entra la moglie che li interrompe).

Carmen:

(di slancio) Caro! Oh, scusate! Salve Andrea.

avvocato:

Buongiorno Carmen. Accomodati, io stavo andando.

Ti trovo bene e sei molto elegante, come sempre.

Ciao Marco, ciao Carmen. (esce)

Bottiglia:

(lei sempre incantevole) Dimmi cara, cosa c’è?

Come mai questa interruzione?

Carmen:

Io vado dal parrucchiere, poi passo dal gioielliere: quella parure di perle che abbiamo visto è stupenda, posso comprarla?

Bottiglia:

Come faccio a dirti di no! Sei la mia rovina economica, ma ti amo e non posso rifiutarti nulla. Compra ciò che vuoi!

Carmen:

Non dici sempre che il caffè rende? E poi, il nostro conto in banca è ogni giorno più alto, perciò approfitto, i soldi servono per questo.

Bottiglia:

Va bene cara, compera pure quel che vuoi.

Carmen:

(gli dà un bacio) Ciao caro. (fa per uscire)

Ah, dimenticavo, hai mandato quel contributo per il convento?

Suor Maria ci tiene.

Bottiglia:

Ora dico alla segretaria di fare l’assegno.

Carmen:

Fagli un buon assegno, quei ragazzi orfani hanno tanto bisogno.

Bottiglia:

Va bene cara, va bene, farò un buon assegno.

Carmen:

Ciao, sei un tesoro: bisogna donare a chi ha bisogno.

Bottiglia:

Mandami la segretaria. (la moglie esce)

Segretaria:

(donna sui 20/30 anni, bella, elegante, entra in ufficio. Mi voleva?

Bottiglia:

Sì, vieni a prepararmi un assegno per gli orfanelli del collegio.

Segretaria:

Quei ragazzi hanno tanto bisogno, saranno contenti. Di quanto devo farlo? Lei sì che ha un buon cuore!

Bottiglia:

Tre milioni. Anzi cinque, altrimenti mia moglie mi sgrida.

Segretaria:

La signora è molto generosa, si preoccupa di tutti: anziani, orfani, malati e altri. Il Signore mette in conto le buone azioni.

Bottiglia:

Lei darebbe a tutti dei soldi se io la lasciassi fare per ogni situazione e associazione umanitaria: Unicef, Missioni Don Bosco, Collegio Misionari Preziosissimo sangue, Medici senza frontiera, Cesvi…

Segretaria:

Quando si può, bisogna aiutare il prossimo: un giorno si verrà ricompensati, lo dice sempre la signora, bisogna far del bene.

Bottiglia:

Lei è molto religiosa, al contrario di me che vado poco in chiesa.

Segretaria:

In questo mondo, che ormai è quasi una giungla di animali feroci, bisogna credere in qualcosa, in qualcuno; ci resta solo Dio.

Bottiglia:

Lei, come mia moglie, è molto religiosa. Pregate pure per me.

Segretaria:

Io lo faccio spesso, anche se, con i tempi che corrono, credere in Dio sembra un difetto che un pregio!

Nando:

(entra ragazzo sui 18/20 anni) Ciao papà.

Bottiglia:

Ciao Nando, che c’è, che vuoi? Sbrigati, ho tanti grattacapi, oggi è giorno di paga, è arrivato il caffè dalle Americhe: insomma, sono occupato, cosa c’è?

Segretaria:

Gli dedichi qualche minuto, Nando lo merita: per i figli il tempo bisogna trovarlo.

Nando:

Ti prego, devo parlarti, è importante.

Bottiglia:

Proprio ora? Non puoi passare più tardi? Sono impegnatissimo.

Nando:

Mi bastano cinque minuti, papà.

E’ importante, ne va della mia vita, del mio futuro!

Bottiglia:

Il tuo futuro sarà roseo e pieno di soldi, resterà tutto a te; che vuoi di più?

Segretaria:

Nando, è meglio che ripassi poi, oppure stasera a casa. Adesso tuo padre è impegnato.

Nando:

A casa lui non ha tempo per me, né a casa, né in ufficio; tutto è più importante, tutto viene prima.

Segretaria:

Tuo padre è un industriale molto impegnato e fa tutto per te e per tua madre, affinché non vi manchi nulla.

Nando:

Lo so che sei sempre occupato con riunioni, cene d’affari ed altro, ma io vorrei parlare con te adesso, è importante, veramente importante. Non te lo chiederei altrimenti: devo parlarti di un mio problema personale: ho intrapreso una brutta via e vorrei uscirne.

Segretaria:

Signore, se non c’è altro io vado di là.

Bottiglia:

Vada pure, la chiamerò se avrò bisogno. E tu che vuoi? Sbrigati, dimmi (senza guardarlo, guarda delle carte)

Nando:

Papà, se hai un minuto da dedicarmi vorrei parlarti.

Bottiglia:

Dimmi, cosa c’è? (continua a leggere o a scrivere qualcosa)

Nando:

Avrei bisogno di parlare con te di un problema importante.

Bottiglia:

(senza alzare la testa) Dimmi, dimmi pure, ma fai in fretta, devo uscire.

Nando:

Io voglio dirti… avrei bisogno… vorrei…

Bottiglia:

Che c’è? Deciditi, ho tanto da fare, non posso perdere tempo proprio con te.

Nando:

Io volevo dirti se mi…

Bottiglia:

Insomma che c’è, che vuoi? (alzando la voce)

Nando:

Mi servono 300.000 lire

Bottiglia:

Dì alla segretaria di farti un assegno. Ci voleva tanto! Vuoi altro?

Nando:

Grazie papà, ciao, ho da fare.

Bottiglia:

(fa per andare ma ritorna) Papà, io vorrei parlare con te di un mio problema importante: se rinvio adesso non so se potrò avere poi il coraggio!

Nando:

(guardando delle carte) Dimmi, che c’è altro?

Bottiglia:

Niente, non è poi tanto importante; ciao. (esce)

Segretaria:

(incrocia Nando sulla porta) Signore, mi scusi, c’è il dott. Danisi che chiede di lei. Dice che è urgente ed importante.

Bottiglia:

Il dott. Danisi? Chi è? Non credo di conoscerlo!

Segretaria:

Mi ha detto di essere un suo caro amico.

Bottiglia:

Lo faccia entrare, vediamo chi è. (lei esce e rientra con il dottore)

Segretaria:

Prego dottore, si accomodi. (entra un uomo elegante sui 44 anni)

Dottore:

Grazie. Ciao, come stai? (da la mano, la segretaria esce)

Bottiglia:

Ciao, ah sei tu il dottore! Ci sei riuscito a laurearti? Bravo!

Dottore:

Sono riuscito, come vedi. Da quanti anni non ci vediamo?

Bottiglia:

Da troppo. E tu, come stai? Stai qui in città?

Dottore:

Da qualche mese sono qui. Tu come stai? Mi sembra benone!

Bottiglia:

Non mi lamento. (dà una pacca sulla spalla all’amico).

E tu dottore, chi l’avrebbe detto? Rivederti dopo tanti anni dottore!

Dottore:

Sono secoli! Chi lo diceva che ci saremmo rivisti? Ed eccomi qui.

Bottiglia:

E tu, come mi hai trovato? Chi ti ha dato il mio indirizzo?

Dottore:

Il caffè Bottiglia si trova ormai in tutti i posti. Sei un magnate del caffè, e, a quanto vedo ti rende bene!

Bottiglia:

Hai fatto bene a venire a trovarmi; mi fa piacere rivederti. Anche la medicina rende bene, vero?

Dottore:

Ma ancora non sai il motivo per il quale sono qui e la medicina rende a chi fa con scopo il medico.

Bottiglia:

Perché, c’è qualche motivo particolare? Non era per riabbracciare un vecchio amico?

Dottore:

Certo, anche, ma la mia è una visita a doppio senso; riabbracciarti sì, ma anche chiederti qualcosa di importante.

Bottiglia:

Bene, parla, che posso fare per te?

Dottore:

Vorrei chiederti dei soldi.

Bottiglia:

Soldi? Non capisco, spiegati.

Dottore:

Denaro, soldi: ho bisogno di soldi.

Bottiglia:

Vedo che non ti perdi in chiacchiere e vai subito al dunque. Del resto anche a scuola eri un tipo deciso. Come mai vuoi soldi, perché?

Dottore:

Per una cosa importante e utile che è un pozzo senza fondo, assorbe un mare di soldi.

Bottiglia:

Che cosa stai facendo? Vuoi coinvolgermi in qualche attività industriale? Spiegati.

Dottore:

Niente di tutto questo. Io i soldi li voglio per qualcosa che non rende nulla.

Bottiglia:

Soldi? Come, in prestito? Fammi capire.

Dottore:

No, direi in regalo, una donazione.

Bottiglia:

Spiegati meglio, non capisco.

Dottore:

Vedi, io… non hai sentito parlare di droga, di drogati?

Bottiglia:

(ha un attimo di esitazione) Beh, certo, come tutti di questi tempi.

Dottore:

Non come tutti… Io, purtroppo ho vissuto di persona il dramma della droga, l’angoscia, le lacrime, il dolore.

Bottiglia:

Tu un drogato? Tu sei o eri un drogato?

Dottore:

Mia figlia si è drogata a 15 anni: una cosa terribile!

Bottiglia:

Così giovane, come mai?

Dottore:

Un po’ è stata colpa mia e di mia moglie, se nostra figlia è andata per le vie sbagliate. I genitori hanno sempre delle colpe.

Bottiglia:

Perché colpa vostra? Non l’avete certo spinta a drogarsi!

Dottore:

Perché io mi preoccupavo a fare carriera e soldi e mia moglie a spendere e a preoccuparsi di cose frivole, e mai di lei e dei suoi problemi, dei suoi sogni.

Bottiglia:

Questo cosa c’entra?

Dottore:

C’entra, perché lei cresceva senza di noi, si sentiva trascurata, senza amore, senza affetto, e l’ha cercato altrove quell’affetto e quell’amore che non le davamo. (commosso)

Bottiglia:

Per questo si è drogata? Perché la trascuravate?

Dottore:

Ha cercato l’amore con un balordo che prima l’ha drogata, poi l’ha fatta prostituire per i soldi della dose anche per lui… a 15 anni (piange)

(Mentre Bottiglia parla entra la moglie)

Bottiglia:

E’ terribile, veramente. E ora come sta? Quanti anni ha? E sta ancora con lui?

Carmen:

Permesso car…(nota il dottore) Oh, scusatemi.

Bottiglia:

Vieni cara, ti presento un mio vecchio amico, il dottor Danesi.

Dottore:

Piacere signora, mi scusi per il mio stato (molto commosso)

Carmen:

Non c’è motivo che si scusi, la prego. Cosa le è successo?

Bottiglia:

Sai, mi stava dicendo che ha una figlia a 15 anni che si droga e si prostituisce.

Carmen:

Io li metterei al muro quei bastardi che portano quella maledetta droga che rovina questo mondo, che miete ogni anno migliaia di vite ancora giovani (rivolta al dottore) Come sta sua figlia?

Dottore:

(dopo qualche attimo) Spero che sia vero che dopo la morte ci sia un mondo meraviglioso con Dio; almeno voglio credere in questo; e mi dico che sarà lassù e starà bene. Voglio credere, per poter vivere senza impazzire, che lei viva in paradiso.

Carmen:

E’ morta? Povera bambina! Sarà con Dio adesso, credo in questo. (avvicinandosi al dottore, lo tocca). Starà in pace adesso.

Bottiglia:

E’ orribile tutto questo. Ma come… (non continua). Come mai vuoi dei soldi? Ti sei ridotto in povertà? Per lei hai dei debiti? Capita che un figlio drogato porti alla rovina la famiglia.

Carmen:

Ne ho sentiti casi in cui famiglie benestanti si sono ridotte sul lastrico con dei figli drogati.

Bottiglia:

Se hai bisogno chiedi, chiedi pure, vedrò di aiutarti. Che diamine!

Gli amici a cosa servono?

Dottore:

(si ricompone un attimo) Vedi, quando è morta mia figlia volevo morire, era colpa mia, non mi sono mai curato di lei, delle sue esigenze, del mio dovere di padre: pensavo alla mia carriera, a tutto tranne che a lei, la lasciavo libera e sola! Pensavo a fare soldi, soldi… anche i miei pazienti erano solo numeri.

Carmen:

Non si addossi colpe che non ha.

Dottore:

No! Ne ho di colpe! E tante. Mia figlia cresceva senza di me, senza il mio amore, le mie attenzioni. Credevo le bastasse avere tutto, ma non era così, non era felice! Le ho negato l’amore, l’affetto, l’attenzione di un padre di cui lei aveva bisogno. E così anche mia moglie. Noi l’abbiamo uccisa! (piange)

Bottiglia:

Cosa posso fare, dimmelo.

Dottore:

Scusatemi… vedete, ho creato un centro per il recupero dei drogati, ma non posso farcela con le mie forze. Ho speso già tutto, mi servono fondi e li sto cercando un po’ a tutti.

Carmen:

E’ venuto al posto giusto. Se non altro, almeno possiamo fare questo per i poveri drogati. Caro, fagli un assegno.

Bottiglia:

Certo, cara, chiamami la segretaria. (lei la chiama ed entrano)

Signorina, faccia un assegno di cinque milioni al dottore.

Segretaria:

Bene dottore, venga, mi dica come devo intestarlo.

Dottore:

Grazie Marco, sei generoso;

(rivolto a Carmen) Grazie anche a lei e mi scusi tanto.

Carmen:

Non lo dica nemmeno (dà la mano), le opere come la sua servono.

Dottore:

(saluta Bottiglia) Grazie anche  te. Che Dio ti ricompensi.

Bottiglia:

Non dire altro e lascia il tuo numero alla segretaria.

Dottore:

Certo, e grazie ancora (esce)

Bottiglia:

Torna quando vuoi.

Carmen:

Poveretto, è ridotto uno straccio. Che tragedia, che tragedia!

Bottiglia:

L’hai comprata poi la collana?

Carmen:

(esce l’astuccio dalla borsa) Certo. Guarda com’è bella!

Bottiglia:

Molto bella. Però ora vai, ho ancora da fare.

Carmen:

No! Tu vieni con me, è ora di cena.

Bottiglia:

Va bene, va bene. Verrò tra un po’. Un attimo prima che il dottore arrivasse stavo per fare una cosa.

Carmen:

La farai domani. Adesso vieni via con me, e non cercare scuse.

Bottiglia:

Verrò tra mezz’oretta, lo giuro.

Carmen:

No, tu vieni ora. Ho prenotato una cenetta di lusso; e poi, devo ringraziarti per il regalo, ci aspetta una notte d’amore.

Bottiglia:

Va bene, cara. Il tutto è molto invitante, e le prospettive sembrano buone, ma dammi 10 minuti devo telefonare in Brasile.

Carmen:

Non se ne parla nemmeno. Le conosco le tue brevi telefonate! Tu adesso vieni con me, e senza protestare.

Bottiglia:

Bene, andiamo. (escono)

FINE I° ATTO


II° ATTO

La mattina dopo.

Entra la segretaria e suona il telefono. Lo prende.

Segretaria:

Pronto? Sì… no, il signor Bottiglia non è ancora arrivato.. chi? Il bar Ester? E’ importante? Bene, prendo un appunto, non dubiti, riferirò subito al suo arrivo… certo, stia tranquillo. (posa il telefono)

Entrano marito e moglie

Bottiglia:

Buongiorno signorina.

Segretaria:

Buongiorno, buongiorno signora, come sta stamani?

Carmen:

Ciao. Bene cara, grazie.

Segretaria:

(rivolta al principale) Senta, hanno chiamato dal bar Ester. Hanno detto che era urgente, di andare o richiamarli.

Carmen:

Cosa può volere da te un barista? Qual è? Il bar all’angolo?

Bottiglia:

Sì, è quel bar qui sotto, sai è un mio vecchio amico, è stato il mio primo cliente, il primo a vendere il mio caffè, quando non ero ancora nessuno; c’è un rapporto di amicizia, mi chiama per i motivi più strani, la tostatura o altro.

Segretaria:

Questo è molto bello, non si deve scordare chi ti aiuta!

Carmen:

Credo anch’io, non si può dimenticare chi per primo ti è stato amico. Ma perché non me ne hai mai parlato?

Bottiglia:

Non c’è stata mai l’occasione, e poi devo dirti tutto?

Carmen:

A proposito di occasioni: il tuo amico dottore mi ha fatto riflettere su una cosa. Noi due non ci siamo molto occupati di nostro figlio, non me ne ero resa conto finora, ma è così.

Bottiglia:

Ma cosa dici, non gli manca nulla; anche ieri è venuto a batter cassa, gli ho dato trecentomila che vuoi che gli serva?

Carmen:

Duecentomila li ha chiesti a me, è uno spendaccione.

Bottiglia:

Cosa? Ma che ci fa con tutti quei soldi? E’ un po’ strano.

Carmen:

Da un po’ lo vedo cambiato, per quel poco che vedo. Deve avere qualche problema. E’ anche più sciupato.

Bottiglia:

Veramente ieri mi è parso che volesse dirmi qualcosa.

Carmen:

Io sono preoccupata: dobbiamo parlargli, dedicargli più tempo.

Bottiglia:

Stasera vedremo, gli parleremo.

Segretaria:

Signore, scusi, c’è l’avvocato. (l’avvocato entra; la segretaria esce)

Avvocato:

Buongiorno, salve signora (dà la mano)

Carmen:

Bene, grazie. Caro, io vado, parleremo più tardi. La saluto avvocato; ciao caro, non dimenticarlo.

Avvocato:

Arrivederci signora (lei esce). Allora, tutto a posto? Si ritorna alla normalità, si ricomincia, è tutto sistemato.

Bottiglia:

Non mi crederesti, sai cosa mi è successo?

Avvocato:

(incuriosito) Che cosa?

Bottiglia:

Ieri è ricomparso un mio vecchio compagno di scuola che fa il medico che ha voluto una donazione per un centro che ha creato per il recupero dei drogati. Ci pensi? Io che finanzio un centro per il recupero di drogati!

Avvocato:

Nel tuo caso è controproducente.

Bottiglia:

E’ il colmo: prima li drogo e poi li curo!

Avvocato:

C’è da ridere a crepapelle! Tu li droghi e li curi!

Bottiglia:

Sai che faremo? Dobbiamo trovare un modo per portare la droga là dentro.

Avvocato:

Corromperemo qualche inferiore, non sarà difficile.

Bottiglia:

Se ci penso mi viene da ridere! Io che curo i drogati con i miei soldi (ridono)

Avvocato:

Con i loro soldi! (ridono) Sono loro che ci finanziano.

Bottiglia:

Certo, con i loro soldi (ridono). Ed io da un lato li prendo da loro e da un altro li ridò indietro per curarli.

Avvocato:

Sembra una barzelletta umoristica: gli dai la droga e i soldi per curarsi.

Bottiglia:

Io che faccio donazioni per curare i miei clienti!

Avvocato:

Questo è il colmo! Dei soldi da te! E’ venuto nella tana del lupo.

Bottiglia:

C’era mia moglie, ho dovuto dargli dei soldi.

Avvocato:

Potevi dargli della droga per i suoi malati, ne avranno bisogno.

Bottiglia:

(ride) Questa è proprio bella! Dobbiamo dargliela.

Avvocato:

E’ un’idea; proverò a corrompere qualche suo collaboratore, può essere utile per vendere altra roba.

Bottiglia:

Le pensi proprio tutte (entra la segretaria)

Segretaria:

Scusi, c’è il barista del bar Ester al telefono, dice che è urgente.

Bottiglia:

Me lo passi, e la prossima volta bussi prima di entrare.

Segretaria:

Sì, mi scusi (esce)

Bottiglia:

(prende il telefono) Pronto? Sì, come? Quando? Adesso, va bene, ti cercherò un avvocato, ma tu stai zitto, ti conviene. (posa il telefono)

Avvocato:

Cosa è successo?

Bottiglia:

Siamo fregati! Quel maledetto Procuratore che chiamano il Duce ha scoperto che il bar Ester era un centro di vendita di droga! Li ha arrestati tutti; stanno mettendo tutto sottosopra!

Avvocato:

Maledizione! Speriamo che il corriere col rifornimento non fosse ancora andato, altrimenti perderemo un chilo di roba.

Bottiglia:

Quello vuole un avvocato, ci vai tu?

Avvocato:

No, di me non sa nulla, meglio che non mi esponga, lui sa che il capo sei tu, ma non sa che io sono il tuo braccio destro, e forse è meglio che non lo sappia. Gli manderai un altro penalista.

Bottiglia:

Se quello parla sono fregato, rovinato! Dicono che quel procuratore fa parlare anche i muti; è un problema grosso.

Avvocato:

Non parlerà, stai tranquillo, ci penso io.

Bottiglia:

Speriamo! Vado a vedere cosa si può fare.

Avvocato:

Meglio che non ti muovi, ci vado io, penso io a tutto.

Bottiglia:

Forse è meglio; vai e fammi sapere.

(l’avvocato esce, mentre Bottiglia resta in scena molto agitato, dopo un po’ entra sua moglie)

Carmen:

Caro, sai quello che è successo?

Bottiglia:

(sobbalza) Cosa, che è successo?

Carmen:

Quel barista tuo amico, l’hanno arrestato: dicono che vendesse droga! C’è una confusione in strada! E’ pieno di gente e di polizia.

Bottiglia:

Non può essere, sembrava tanto una brava persona! Non ci credo; vedrai che scopriranno che è innocente (entra il figlio Nando)

Nando:

Ah, ci siete tutti e due, è meglio. Vorrei parlare con voi.

Bottiglia:

Che c’è Nando? Ti serve qualcosa? Ti servono soldi?

Nando:

La frase famosa: “Ti servono soldi?”. Ma non ti è mai passato per la mente l’idea che avessi bisogno di un padre qualche volta? O di una madre? Di genitori mai avuti?

Bottiglia:

Genitori mai avuti? Ma che stai farneticando?, non ti riconosco, che dici?

Carmen:

Ci  hai dalla nascita e sempre ci avrai! Cosa dici, tesoro? Neanche io capisco cosa vuoi dire.

Nando:

Certo, in teoria vi ho dalla nascita, ma in pratica, forse quando ero neonato avete avuto attenzione per me. Da quando posso ricordarmi ho avuto tutto, tranne il vostro affetto, le vostre attenzioni. Ho avuto baby-sitter, governanti, camerieri, autisti che mi portano dove voglio, ma mai una madre che mi portasse in giro, né un padre che mi portasse al cinema. Non mi avete mai portato in nessun posto; quanti anni sono che noi tre non usciamo insieme, che non passiamo una giornata insieme?

Carmen:

Ci stai accusando ingiustamente! Sei un ingrato se dici che ti trascuriamo.

Nando:

Voi siete sempre stati lontani da me!

Bottiglia:

Ma che hai, che blateri, cosa dici?

Carmen:

Hai qualche problema caro?

Nando:

Ne ho tanti di problemi, ne ho tanti! Ma quando avrei dovuto parlare con voi dei miei problemi non c’eravate mai, mai, né di notte , né di giorno. Occupati di tutto tranne che di vostro figlio, sono cresciuto solo.

Bottiglia:

Di cosa ci puoi rimproverare? Noi facciamo tutto per te.

Carmen:

Non ti abbiamo fatto mancare nulla.

Nando:

Certo, nulla, tranne l’amore, l’affetto e l’aiuto dei genitori.

Bottiglia:

Io… non ti riconosco più che ti succede?

Nando:

Tutto, mi succede tutto: tu non mi riconosci più… ma cosa sai di me, delle mie aspirazioni, dei miei sogni? Non ti sei mai fermato un attimo ad ascoltarmi, non sei stato un padre.

Carmen:

Tuo padre ha un’azienda da mandare avanti!

Nando:

Non difenderlo, non ci sono scuse per un padre che non si è occupato di suo figlio! Da quanti anni non mi porti più in nessun posto? Ero un bambino quando sono andato al cinema con te l’ultima volta! (rivolto alla madre).

E tu! Ti sei occupata dei bisogni di tutti, e quando non avevi nessuno da aiutare, hai pensato a tutto tranne che a me, a me che mi hai partorito e ignorato.

Carmen:

Io non avrei mai pensato che tu fossi infelice. Cosa c’è tesoro?

Bottiglia:

Nemmeno io: credevo fossi felice, ti ho dato tutto.

Nando:

Ma io non sono infelice, sono soltanto davanti ad un baratro, impaurito, angosciato, distrutto, con la morte addosso; non ho nulla, proprio nulla, nessun problema. (piange)

Carmen:

Come, che hai?

Bottiglia:

Che ti è successo, tesoro? Dimmi, stai male?

Nando:

Solo, abbandonato a me stesso, senza il vostro amore mi sono lasciato prendere dalla trappola della droga: sono un drogato!

Bottiglia:

No! (barcolla) Un drogato, perché? Tu… non può essere!

Carmen:

Perché Nando? Nostro figlio un drogato!

Nando:

Non lo so, perché, per errore, per curiosità: ormai sono un drogato. Vorrei uscirne, ma non so come! Aiutatemi. (si lascia cadere in braccio alla madre)

Aiutatemi, non resisto più così!

Bottiglia:

Figlio mio, perdonami! (angosciato). Maledetto me!

Carmen:

Marco, quel tuo amico dottore!

Bottiglia:

Signorina, signorina… (grida, lei entra)

Segretaria:

Che succede, mi dica.

Bottiglia:

Telefoni al dottor Denisi; anzi, no! E’ meglio che andiamo da lui.

Carmen:

Sì, caro è meglio (rivolto al figlio). Vedrai tesoro, tutto si risolverà per il meglio. Ti cureremo, ti rimetterai e poi sarà diverso; saremo una famiglia.

Segretaria:

Fatemi capire, cosa succede?

Carmen:

Una tragedia, una cosa terribile: nostro figlio… il nostro Nando…

Bottiglia:

Nando, il nostro Nando è… (scoppia a piangere)

Segretaria:

Cos’ha? Sta male?

Carmen:

Nostro figlio… (non può finire la frase, scoppia in lacrime)

Segretaria:

Ditemi, non capisco, Signor Bottiglia, cos’ha Nando?

Bottiglia:

Che io sia maledetto, maledetto me, è colpa mia, mia…

Segretaria:

Ma cos’è colpa sua? Si calmi, mi spieghi. Cos’ha Nando? Perché piangete tutti? Fatemi capire.

Carmen:

Vedi, cara, la tragedia, il flagello peggiore che poteva accaderci! E’ successo che… (piange)

Segretaria:

Signor Bottiglia, la prego, mi faccia capire cos’è accaduto.

Bottiglia:

E’ accaduto che io sono un essere spregevole e senza coscienza! Ho rovinato anche mio figlio!

Carmen:

Si è drogato, mio figlio si droga! Nostro figlio è drogato!

Segretaria:

E’ terribile, Nando un drogato!

Bottiglia:

Lo porto in clinica da quel mio amico; se mi cercano, lei non sa nulla, non ci sono per nessuno, per nessuno.

Segretaria:

Va bene, non ne  dubiti, farò del mio meglio, nessuno lo saprà.

Bottiglia:

Per nessuno, devo pensare a mio figlio, per nessuno.

Segretaria:

Coraggio, tutto si risolverà, io sono convinta, fatevi coraggio.

Carmen:

Speriamo, speriamo. Se quel dottore è in gamba, solo lui ci può aiutare a salvare nostro figlio dalla droga.

Segretaria:

Se viene l’avvocato che cosa gli dico?

Bottiglia:

Mi ascolti bene: nessuno deve sapere nulla, nessuno. Noi andiamo dal Denisi e lei dirà a tutti che non sa dove siamo.

Carmen:

Ad Andrea può dirlo, lui non è solo il tuo avvocato, è anche un tuo caro amico.

Bottiglia:

Mi ascolti non deve fiatare con nessuno, soprattutto con Andrea; lei non sa nulla, stamattina non ci ha visti, capito?

Segretaria:

Certo, come desidera, io non vi ho visti stamattina, lei non è venuto.

Carmen:

Ma Andrea… è un amico!

Bottiglia:

Parlerò io con lui a suo tempo. Non siamo venuti in ufficio, lei non ci ha visti.

Segretaria:

Ho capito: spiegazioni per nessuno, voi non vi ho visti, anche per l’avvocato.

Bottiglia:

Soprattutto per lui, sono stato chiaro?

Segretaria:

Chiarissimo, stia tranquillo.

Carmen:

Non capisco perché nasconderlo ad Andrea.

Bottiglia:

Non voglio nasconderlo ad Andrea, ma parlerò con lui di persona al mio ritorno. Adesso muoviamoci.

Carmen:

Sì, coraggio caro, coraggio, vedrai che ti guariremo.

Segretaria:

Lei chiuda l’ufficio e torni a casa; noi non ci siamo per nessuno, potrebbero volerci giorni, non ci faccia caso, e soprattutto non sa nulla (escono)

FINE II° ATTO


III° ATTO

All’apertura del sipario in scena la segretaria che scrive.

Bottiglia:

(entra come un cane bastonato) Buongiorno.

Segretaria:

Buongiorno signore, come sta? E suo figlio?

Bottiglia:

Io sto bene, se intende fisicamente, mentre mio figlio… sta malissimo, e per colpa mia.

Segretaria:

Non sia così severo con sé stesso.

Bottiglia:

Io sono colpevole, è colpa mia se mio figlio è ridotto così.

Segretaria:

Anche io sono un po’ colpevole, forse un mese prima si poteva fare di più, era meno intossicato.

Bottiglia:

Tu di cosa sei colpevole?

Segretaria:

Io avevo capito che si drogava qualche mese fa.

Bottiglia:

Come? Tu lo sapevi? Perché non hai parlato?

Segretaria:

Qualche mese fa è venuto qui sconvolto ed è corso in bagno: poi ho trovato una siringa ed ho capito.

Bottiglia:

Perché non mi hai detto nulla? Perché, stupida! (la scuote)

Segretaria:

Ci ho provato, ma mi è sempre mancato il coraggio di darle questo dolore; e poi credevo che l’aveste capito.

Bottiglia:

E’ colpa mia, solo mia. Scusami se ti ho fatto male.

Segretaria:

Vedrà che si riprenderà. Ah, dimenticavo, l’avvocato l’ha cercata ogni giorno.

Bottiglia:

Sì, grazie; ora vada, mi lasci solo. (la segretaria esce; Bottiglia resta in scena col capo chino per qualche attimo).

Segretaria:

(appare sulla porta) Sei qui finalmente, che sei scemo, sparire così!

Bottiglia:

Purtroppo sono qui!

Avvocato:

Che hai? Visto che come ti avevo detto il barista non ha parlato? Ha tentato di fuggire e un poliziotto l’ha ucciso.

Bottiglia:

L’ho saputo che è stato ucciso mentre tentava la fuga. E’ opera tua, vero? Come sempre.

Avvocato:

Dove sei stato tu? Ti cerco da giorni. Ti eri nascosto per paura che parlasse, vero? E quando hai saputo che era morto sei tornato. Sei solo un fifone senza fegato!

Bottiglia:

Ti sbagli, e come ti sbagli!

Avvocato:

Allora dov’eri? Ti cercavo, devo dirti le novità, i nuovi spacciatori, le nuove basi; ho aggiustato tutto.

Bottiglia:

Non ti rendi conto che mostri siamo? Come abbiamo ridotto tanti giovani, cosa abbiamo fatto! Siamo mostri, mostri!

Avvocato:

Cosa sei, ubriaco di prima mattina? Che cosa stai dicendo? Cosa vuol dire quei “mostri” ?

Bottiglia:

Ed è anche poco: noi siamo la morte, l’angoscia! Abbiamo distrutto intere famiglie, stroncato giovani vite!

Avvocato:

Ma cosa cavolo stai delirando, cosa ti succede? Ti sei forse fatto anche tu, o cosa?

Bottiglia:

Noi dobbiamo morire all’inferno, siamo diavoli senza cuore, senza morale, dei mostri, mostri.

Avvocato:

Tu stai male! Che ti succede, sei strano, cosa stai dicendo? Che ti prende?

Bottiglia:

Ho aperto gli occhi e mi sono finalmente visto! Ho rovinato centinaia di vite, di giovani vite! Vite spezzate, giovani drogati che vivono un calvario.. e uno peggiore lo fanno vivere ai propri genitori.

Avvocato:

Che ti prende? Adesso ti vengono i rimorsi!

Bottiglia:

Volevi sapere dove sono stato? In questi giorni sono stato in quella clinica per drogati per mio figlio! Sì, mio figlio si è drogato, è in uno stato pietoso: soffre, urla… e tanti anche più giovani di lui.. poveretti (commosso)

Avvocato:

Tuo figlio un drogato… vedrai, tuo figlio si riprenderà e tu vedrai tutto sotto un’altra luce, tutto tornerà com’era.

Bottiglia:

Nulla potrà tornare com’era.

Avvocato:

Che vorresti fare ora, mandare tutto a puttane?

Bottiglia:

Non lo so, maledetto me… proprio non lo so!

Avvocato:

Ora vedi tutto nero, ma vedrai che tutto si aggiusta, guarirà, e tornerà a casa e allora sarà solo un brutto ricordo.

Bottiglia:

Come possiamo aiutare tutte quelle vite distrutte, quelle famiglie in cui abbiamo portato la morte? Chi restituirà i figli a coloro che li hanno persi per colpa nostra?

Avvocato:

Cerca di calmarti, che vuoi fare rovinarci, rovinare tutto?

Bottiglia:

Vorrei morire, solo morire, o meglio non essere nato.

Avvocato:

Calmati, non fare pazzie. Io devo andare, dopo parleremo con calma. (l’avvocato esce; lui rimane in scena facendo avanti e indietro, agitato)

Segretaria:

(entra dopo qualche attimo) Scusi, c’è il dottore.

Bottiglia:

Lo faccia entrare presto.

Segretaria:

Si accomodi. (lo fa entrare e va via)

Bottiglia:

Come va la terapia? Credi che riuscirà a superare la droga? Riuscirà ad uscirne? Guarirà? Riavrò il mio Nando?

Dottore:

Dalla droga sì: era da poco passato alla droga pesante, può farcela, ha tanta voglia di uscirne, povero ragazzo! (resta mesto)

Bottiglia:

Fai di tutto, non badare a spese, avrai tutti i soldi che vuoi.

Dottore:

Purtroppo i soldi in certi casi non servono, non servono.

Bottiglia:

Ma che c’è, hai detto che può uscirne, e allora?

Dottore:

Dalla droga sì, ma non dall’ AIDS !

Bottiglia:

Mio figlio ha… l’Aids?

Dottore:

Sì, purtroppo gli è stata riscontrato l’Aids. Ho ordinato che gli vengano rifatti gli esami, ma non credo servirà. Mi dispiace, credimi.

Bottiglia:

Signore, perché lui? Me dovevi fulminare, maledetto me!

Dottore:

Sono addolorato più di te, credimi! (commosso)

Bottiglia:

Mi… mia… moglie lo sa?

Dottore:

Gliel’ho detto poco fa, poveretta. Ha avuto una crisi isterica, l’ho ricoverata in stato confusionale.

Bottiglia:

Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli! A me doveva venire l’Aids, non a lui: io sono colpevole!

Dottore:

E’ terribile, lo so. E’ mostruoso, e sarà terribile vedere il mostro divorarlo ogni giorno, piano, piano, portarlo alla fine.

Bottiglia:

Nooo… (urla) Perché lui? Nooooo… me dovevi incenerire: Signore fammi morire!

Dottore:

Prega Marco, solo la fede può aiutare in questi casi. Sono addolorato più di te e sono io a darti questa terribile notizia!

Bottiglia:

Non è colpa tua, ma mia: ed è a me che doveva venire!

Dottore:

Io ti capisco, è terribile. Io quando ho perso mia figlia credevo di morire.

Bottiglia:

Perché lui? Lui era innocente… (alzando gli occhi)

Dottore:

Fatti coraggio, io devo andare (esce commosso, con il fazzoletto in mano, singhiozzando)

Bottiglia:

(sempre rivolgendo in alto gli occhi e le mani) Dovevi far pagare a me le mie colpe, non a mio figlio! (sempre agitato, disperato, si alza, prende la pistola da un cassetto e tremante la punta alla testa; poi la butta via).

Sono un vigliacco, non sono nemmeno capace di uccidermi. Merito solo di morire, solo la morte mi resta. (si dispera ancora un po’, poi esclama).

Devo fermare tutto questo! (prende un foglio e scrive, poi prende altri fogli e li mette dentro una busta gialla) Signorina, signorina (grida)

Segretaria:

Mi dica, cosa c’è signore (arriva di corsa).

Bottiglia:

Prenda questa busta e faccia una raccomandata a quel procuratore che chiamano il Duce.

Segretaria:

Bene, signore (prende la busta e fa per uscire)

Bottiglia:

Aspetti!

Segretaria:

Che c’è altro?

Bottiglia:

Ha sempre quel fidanzato giornalista?

Segretaria:

Certo signore.

Bottiglia:

Bene, gli faremo fare un buon colpo giornalistico: in questa busta c’è del materiale per lui; lo fotocopi per lui e dopo lo porti personalmente al procuratore, nelle sue mani.

Segretaria:

Bene, vado e torno.

Bottiglia:

Non torni qui: per oggi è libera.

Segretaria:

Grazie signore, arrivederci e coraggio.

Bottiglia:

Addio (lei nota la pistola per terra)

Segretaria:

Una pistola? Che vuole fare? (impaurita)

Bottiglia:

Niente. Vada, la prego, è urgente.

Segretaria:

No, io non la lascio solo in questo stato: lei vuole fare qualche pazzia! Non pensi al peggio, vedrà, si risolverà tutto, suo figlio si riprenderà.

Bottiglia:

Se sapesse veramente chi sono, non sarebbe così preoccupata per uno come me! Vada via.

Segretaria:

Io lo so chi è lei: è sempre stato un buon principale, io le sono affezionata.

Non si preoccupi, Nando guarirà.

Bottiglia:

Sì, dalla droga poteva guarire, ma dall’Aids no! Il dottore mi… (non può continuare, piange).

Segretaria:

Ora capisco perché il dottore piangeva! Povero Nando (commossa).

Bottiglia:

Ora vada, e faccia presto. La prego si sbrighi.

Segretaria:

Lei che farà? Non vorrà suicidarsi?

Bottiglia:

Vada, non farò nulla, vada via!

Segretaria:

Va bene, vado, ma questa la porto via (prende la pistola).

Bottiglia:

(resta seduto con la testa fra mani, imprecando contro se stesso)

Maledetto che sono! (si alza e si risiede varie volte).

Carmen:

(arriva di corsa sconvolta) Caro, caro (lo abbraccia)

Bottiglia:

Perdonami cara, perdonami. Ma tu come stai? Il dottore mi ha…

Carmen:

Ti ha detto che mi aveva ricoverata: non potevo restare lì senza sapere come stavi tu! Oh, caro, il nostro Nando… (piange)

Bottiglia:

Perdonami cara, perdonami. Maledetto me!

Carmen:

Oh, caro, cosa devo perdonarti? Nostro figlio sta morendo, come faremo senza di lui? Come vivremo? Perché Dio ci punisce?

Bottiglia:

Io dovevo morire, quando sono nato! Me doveva far morire, non lui! Me dovevi colpire Signore! Ho portato la morte a mio figlio!

Carmen:

(lo lascia) Che dici? Stai bene? (entra il dottore)

Dottore:

Permesso, meno male che vi ho trovati. Ho temuto il peggio, purtroppo, anzi per voi devo dire meno male: i miei assistenti si sono sbagliati, vostro figlio non ha l’Aids! Si salverà, è stato un errore, un tragico errore.

Carmen:

Come? Nando non è infettato, da quel tremendo morbo?

Bottiglia:

Non ha l’Aids? Signore grazie, grazie.

Dottore:

Hanno scambiato i flaconi, vostro figlio sta bene! A parte la droga, ma da quella guarirà, sono sicuro di guarirlo.

Carmen:

Dio mio grazie! Per lui e per noi.

Bottiglia:

Grazie, non per me Signore, so di non meritarlo, ma per lui!

Carmen:

Grazie anche a lei dottore.

Dottore:

Non ringraziatemi. Purtroppo il contagiato dal morbo è più giovane di vostro figlio, e… devo andare… dai suoi a dare… la terribile notizia (esce piangente)

Carmen:

Caro vieni, andiamo in Chiesa a ringraziare il Signore.

Bottiglia:

Vai tu e prega anche per me. Io non ho preghiere che potrebbero bastare per le mie colpe: non c’è salvezza per me.

Carmen:

Ma caro, che colpa hai tu? Certo, abbiamo trascurato nostro figlio, ma io sono colpevole quanto te, se non di più come  madre.

Bottiglia:

Non sono quelle le colpe di cui parlo. Io devo dirti…

Avvocato:

(entra con le mani dietro la schiena) Posso? Dovrei disturbare.

Carmen:

Buongiorno Andrea.

Bottiglia:

Vai cara, parlerò io con Andrea.

Carmen:

Cosa mi stavi dicendo?

Bottiglia:

Dopo lo scoprirai, adesso vai.

Carmen:

Vado da Nando, ma vieni subito anche tu, ti prego.

Bottiglia:

Sì cara, verrò, ma adesso vai.

Carmen:

Ciao Andrea.

Avvocato:

Ciao, ciao (lei esce). Allora stronzo, cosa credi di fare? (lo spinge)

Bottiglia:

Di cosa parli? Che cosa dici? Che ti succede?

Avvocato:

A me nulla, a te piuttosto. Vuoi ricordarti adesso che hai un figlio drogato, di avere una coscienza? Vuoi pentirti, redimerti, rovinare tutto?

Bottiglia:

Dobbiamo mettere fine a tutto questo, finirla! E’ finita, finita!

Avvocato:

Tu lo sai perfettamente che nel nostro giro non ci sono pentimenti, né ripensamenti! Una volta entrati nel giro non si esce, almeno non vivi… non puoi dire basta. Troppi interessi, troppe persone coinvolte. Politici, poliziotti.

Bottiglia:

Siamo solo gentaglia, tutti corrotti, esseri immondi, senza etica, senza cuore, senza morale, portiamo la morte!

Avvocato:

E tu ora vorresti pentirti, salvare la tua anima e trascinare nel fango tutti, me compreso?

Bottiglia:

Sarà una liberazione, pagheremo per le nostre colpe, almeno davanti agli uomini e ci metteremo nelle mani di Dio, al suo giudizio finale.

Avvocato:

Questa è tua? (mostrando la busta che lui aveva dato alla segretaria)

Bottiglia:

(sorpreso) Maledetta, anche lei era d’accordo con te!

Avvocato:

Non maledire quella poveretta, ha fatto un casino perché il procuratore l’avesse personalmente. E meno male perché se la dava al vice, come quello insisteva, ero rovinato.

Bottiglia:

Il procuratore è… corrotto?

Avvocato:

Solo un amico che ogni tanto mi è utile, lo pago bene.

Bottiglia:

Ma faceva quegli arresti, e poi a me non risulta che…

Avvocato:

Fumo negli occhi! Arrestava chi volevo che arrestasse; poi tu, meno sapevi e meglio era, non mi fidavo di te! E tu, stupido, volevi rovinarmi tutto, fare nomi, date, indirizzi: avevi preparato la fossa a tutta l’organizzazione!

Bottiglia:

Volendo fermare tutto questo non c’era altro modo. Deve finire questa spirale di morte!

Avvocato:

Tu sei pazzo! E se arrivavo qualche attimo dopo, l’avresti detto anche a tua moglie e avrei dovuto uccidere anche lei oltre te. Devo ucciderti, lo sai, non c’è scelta ormai.

Bottiglia:

Non la farai franca: ormai è finita, finita! Tutto verrà a galla.

Avvocato:

La busta era chiusa, e la segretaria ho capito che non sa nulla. Sono io il capo ora, anzi, lo sono da sempre!

Bottiglia:

Non ti servirà a nulla uccidermi, non ti salverai: ho avvertito la stampa, domani leggerai su tutti i giornali.

Avvocato:

Andiamo Marco, non è da te bluffare. Sai ora vieni con me in strada, c’è un incidente che ti aspetta, quel povero camionista sarà disperato per la disgrazia, è tutto pronto.

Bottiglia:

Credi di aver pensato a tutto?

Avvocato:

Del resto io sarò un testimone perfetto: hai inciampato e sei caduto sotto il camion, e quel poveretto si dispererà.

Bottiglia:

E se io mi rifiutassi di scendere?

Avvocato:

Ucciderò tua moglie e tuo figlio. Allora, andiamo? Vedrai, sarà questione di un attimo, non sentirai quasi nulla.

Bottiglia:

Io non ho paura di morire, perché so che tu sei finito. La morte per me sarà una liberazione, ma tutto è finito, convinciti. Avere il procuratore dalla tua non servirà, ormai ho messo la parola fine a questo traffico maledetto, è finito tutto.

Avvocato:

Ma smettila! Hai vissuto da verme e adesso morirai da uomo. Non ti serve bluffare! E’ finita, per te non c’è scampo, non puoi fermare nulla!

Bottiglia:

Certo, morirò, solo la morte merito e la accetto. Ma è finita, deve finire questo traffico di morte e questa corruzione!

Avvocato:

Sei un illuso! Nulla finisce! Finché ci saranno uomini assetati di soldi, di potere, ci sarà la droga e chi si arricchirà sulla pelle degli altri. Non serve avere scrupoli inutili, così va il mondo, è normale!

Bottiglia:

Ti sbagli! Finché ci sarà gente onesta che ci crede e gente che ha coscienza, c’è una speranza che tutto finisca.

Avvocato:

Bene, caro, morirai con la speranza e il sogno di un mondo migliore (escono)

FINE                           

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