Per sempre

Stampa questo copione

PER SEMPRE

Commedia in tre atti

di EUGENE O’NEILL

Versione di M.B. Gallinaro

Personaggi

MICHAEL CAPE

ELEONORA

JOHN

UNA DONNA

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

 (Un appartamento studio. Sul fondo una bal­conata con al centro una scala che arriva fino al pavimento dello studio. La stanza è immersa nell'oscurità. Poi un cerchio di luce rivela Eleonora distesa su una sedia a sdraio. E? una donna di trent’anni. E’ alta, slanciata. Il suo viso, da­gli zigomi alti e sporgenti, manca di armonia; è dominato ma appassionato, occhi azzurro-grigi, termina con una fronte alta dalla quale la massa di capelli castani scuri è pettinata semplicemente indietro. La prima impressione di tutta la sua personalità è quella di un fa­scino in parte innato, in parte imposto da anni di disciplina su se stessa. Essa prende dalla tavola una lettera che apre e legge, mentre una espressione di gioia- e di amore appare sul suo volto. Bacia impulsivamente la lettera, poi esce in una gaia risata tra sé. Lascia cadere la let­tera in grembo e guarda fisso davanti a se, persa in una fantasticheria sentimentale. Una porta sotto la balconata si apre senza rumore ed entra Michael. Un cerchio di luce appare insieme con lui e lo segue dentro la stanza. Questi due cerchi di luce, come aureole di egoismo, danno forza e rilievo a Eleonora e Michael durante la commedia. Non c'è altra luce. Le altre due persone e le stanze sono vi­sibili soltanto per la luce che accompagna Eleo­nora e Michael. Michael ha trentacinque anni, è alto e scuro. Il suo volto, fuori del comune, è un tormentato campo di battaglia di ipersen­sibilità, le sue fattezze contrastano l’una con l'altra. Ha la fronte di un pensatore, gli occhi di un sognatore, il naso e la bocca, di un sen­suale. Si sente una immaginazione potente colorata da una cupa tristezza; una forza domi­natrice che può essere simpatica e crudele nello stesso tempo. C'è qualcosa di torturato in lui, una tensione appassionata, una diffidenza della vita e della propria debolezza, arrogante e volta a difendersi, un profondo bisogno di amore co­me di una fede nella quale abbandonarsi. Ha una valigia, un cappello, un cappotto, che posa sul pavimento, guardando verso Eleonora, cercando di non fare il minimo rumore. Ma im­provvisamente essa si accorge della presenza di qualcuno nella stanza e si volta impetuosamente per fargli fronte. Quando vede Michael, esce in una esclamazione di gioioso stupore e salta su per andargli incontro, mentre egli si affretta verso di lei).

Eleonora                        - Michael!

Michael                         - (facendo il broncio come un ra­gazzo) Hai sciupato tutto, Nelly; volevo che mi annunciasse un bacio. (Sono uno nelle brac­cia dell’altro. Egli la bacia con tenerezza).

Eleonora                        - (gioiosamente) Questa sì che è una sorpresa!

Michael                         - (stringendola nelle sue braccia ap­passionatamente) La mia piccola moglie!

Eleonora                        - Caro, amore! (Si guardano l'un l’altro negli occhi per qualche momento).

Michael                         - (teneramente) Felice?

Eleonora                        - Sì, sì che lo sono. Perché me lo chiedi sempre? Lo sai. (Improvvisamente re­spingendo il suo abbraccio, con una risata fe­lice) E' veramente immorale per una vecchia coppia di marito e moglie, come noi, abban­donarsi ancora a queste tenerezze. (Lo conduce per mano fino alla sedia a sdraio) E ora spie­gami. Mi hai scritto di non aspettarti fino alla fine della settimana. Mettiti qui. (Egli mette un cuscino sul pavimento accanto alla sedia a sdraio, e si siede) Raccontami come è andata, tutto.

Michael                         - (si accorge della lettera che è sul pavimento) Stavi leggendo la mia lettera? (Essa fa cenno di no. Egli ha un sorriso di feli­cità) Vuoi dire che seguiti ancora a leggerle... dopo cinque anni di me.

Eleonora                        - (con un sorriso tenero) Oh... qualche volta.

Michael                         - (sorridendo) Cosa stavi sognando quando sono entrato?

Eleonora                        - Non importa, sei già abbastanza egoista. (Con la mano gli carezza il viso e i ca­pelli) Mi son sentita così abbandonata... e sono state soltanto poche settimane, non è vero? Come era la campagna? (Improvvisamente baciandolo) Oh, son così contenta che tu sia tornato. (Con scherzosa severità) Ma devo baciarti o no? Hai finito il quarto atto? Sai che mi hai promesso di non tornare finché non l'avessi finito.

Michael                         - Questa mattina!

Eleonora                        - Sei sicuro di non averlo affret­tato (rivolgendogli un tenero sorriso) perché an­che tu ti sentivi solo?

Michael                         - (con un improvviso cambiamento nelle maniere che diventano quasi dure) No. Non l'avrei fatto. Non potrei. Lo sai.

Eleonora                        - (il suo volto mostra una traccia di offesa suo malgrado. Poi, riprendendosi, come vincendo una crescente depressione) Sono ter­ribilmente ansiosa di sentire come hai fatto.

Michael                         - (entusiasticamente) Vedrai quan­do ti leggerò il lavoro... E tu sarai meravigliosa! Sarà la cosa più bella che noi abbiamo mai fatta.

Eleonora                        - Mi piaci quando dici « noi ». Ma questo « noi » sei tu. Io (con un sorriso di iro­nico compatimento di se stessa) io recito sol­tanto una parte che tu hai creata.

Michael                         - Sciocchezze! Sei un'artista. Ogni tua recita mi ha insegnato qualcosa. Vedi, le mie donne erano tutte delle maschere morte. Ma ora sono vive, come sei viva tu... almeno quando le reciti.

Eleonora                        - (i suoi occhi scintillano eccitati per il piacere) Non sai cosa vuol dire per me il fatto che tu mi parli così! Oh, lavorerò appas­sionatamente, Michael! Ma devi leggermi quel quarto atto, ora, subito!

Michael                         - (saltando in piedi con impazienza) Benissimo. (Va verso la sua borsa da viag­gio, poi si ferma a mezza strada e, esitante, si volta lentamente e torna indietro. Si piega e sol­leva il viso di lei fino al suo, con un sorriso) No. E' meglio no.

Eleonora                        - Oh, perché no, caro?

Michael                         - Perché ho sperato che questa notte fosse tutta nostra. Dimentichiamo l'attrice e l'autore. Siamo noi, soltanto noi, gli amanti.

Eleonora                        - (con un sorriso tenero, persa in una fantasticheria) Perché noi siamo rimasti due amanti, non è vero?

Michael                         - Con le battaglie e tutto?

Eleonora                        - Non combattiamo poi troppo.

Michael                         - Troppo.

Eleonora                        - Forse è appunto questo il bello.

Michael                         - Non dire questo proprio quando stavo per proporti una riforma.

Eleonora                        - (sorridendo, prontamente) Oh, ti prometterò di essere buona se vuoi. Credi forse che mi diverta a combattere con te?

Michael                         - (con improvvisa passione) Non è giusto, Nelly. E' male!

Eleonora                        - Sss! Abbiamo promesso.

Michael                         - (con esitazione) Ci siamo abi­tuati a stare l'uno con l'altro proprio come se tutto ci fosse dovuto. Questo si può fare con gli amori comuni. Ma il nostro... (Improvvisamente rovescia la sua testa e la bacia impulsivamente) \ Tu capisci, Nelly, ti amo con tutta l'anima!

Eleonora                        - E io ti amo, Michael... sempre,! per sempre! (Stanno abbracciati, lei guarda so­gnante davanti a se, egli guarda il viso di lei)

Michael                         - (dopo una pausa) Cosa stai pen­sando?

Eleonora                        - (con un sorriso tenero) Penso alla prima volta che ci siamo visti... a una prova, rammenti? Io stavo pensando quanto falsamente ti avevo immaginato, prima. Avevo sentito una tale quantità di pettegolezzi sui tuoi affari di cuore.

Michael                         - (con un sorriso stentato) Devi essere rimasta delusa se ti aspettavi un Don Giovanni. ( Una pausa, poi, forzandosi a una breve risata) Anch'io avevo sentito una quantità di I storie sui tuoi precedenti... (Si ferma bruscamente con una espressione di estrema amarezza),

Eleonora                        - (impetuosamente) No! Era soltanto il nostro passato comune che volevo ricordare. ( Una pausa, poi, con una traccia di risentimento sprezzante) Stavo dimenticando la tua morbosa ossessione...

Michael                         - Ossessione? Perché ? (Poi, risolutamente, cambiando disposizione d'animo, con aria di rimprovero, ma sforzandosi a un tono scherzoso) Non ti sembra che stiamo già mancando alla nostra promessa?

Eleonora                        - No.

Michael                         - (dopo una pausa, un po' goffamente) Ma tu hai indovinato il mio desiderio, in quanto a questo. Volevo sognare con te nel nostro passato... trovarvi una nuova fede...

Eleonora                        - Un altro Grande Ideale per la i nostra vita?

Michael                         - (oscurandosi) Non scherzare.

Eleonora                        - (provocatoria) Ma tu sei un così implacabile idealista. Non c'è bisogno di accigliarsi. Era proprio questo che mi attraeva verso di te in quei primi giorni. Avevo perso la fede in qualsiasi cosa. Il tuo amore mi ha salvata. Il tuo lavoro ha salvato il mio. Ti debbo me stessa, Michael! Rammenti la nostra prima notte insieme?

Michael                         - Credi che possa averla dimenticata?

Eleonora                        - (continuando come se non avesse sentito) Il lavoro aveva avuto un successo così meraviglioso! Lo sapevo. Finalmente avevo a vinto, per mezzo del tuo dramma. Amavo me stessa! Amavo te! Tu venisti da me... Oh, era una splendida follia. Avevo perduto me stessa. Cominciai a vivere in te. Volevo morire e diventare te.

Michael                         - E io te!

Eleonora                        - E ricordi l'aurora che veniva 1 avanti... e come cominciammo a tracciare il nostro futuro? Oh, darei qualsiasi cosa al mondo per vivere di nuovo quei giorni!

Michael                         - Il nostro matrimonio non ha forse mantenuto lo spirito di quel tempo... insieme con qualcosa di più profondo... di più bello?...

Eleonora                        - Si, ma... Oh, sai cosa voglio dire! Era una rivelazione allora... un miracolo del cielo !

Michael                         - Ma non abbiamo realizzato l'idea­le del nostro matrimonio...? (Sorridendo, ma tut­tavia con profonda serietà) Non era per noi il solito rito della famiglia, ricordi! Giurammo di avere una fusione completa o niente! Il nostro matrimonio deve esser l'atto che esige e unisce ciò che abbiamo di meglio in ciascuno di noi! Un compito duro, difficile, difeso dal luogo co­mune, mantenuto sacro come forma esterna del­la nostra armonia interiore! (Con il senso spia­cevole di esser diventato retorico, aggiunge, pren­dendosi in giro) Abbiamo custodito la nostra fiamma su di un altare, e non su un fornello! (Si sforza a un sogghigno; poi, bruscamente, cambiando ancora, con un'improvvisa eccitata perorazione) E' stato quello che abbiamo so­gnato, non è vero, Nelly?

Eleonora                        - Il nostro ideale era difficile. Qualche volta penso che abbiamo chiesto troppo. Ora non c'è niente di non dato se non quel qualcosa che non si può dare. E io ti rim­provero per questo - perché non posso né pren­dere né dare di più - e tu rimproveri me! Per questo combattiamo.

Michael                         - Allora dobbiamo essere orgogliosi della nostra lotta! E' cominciata un centinaio di milioni di anni fa col dividersi di una cellula in te e in me, lasciando un eterno desiderio di divenire nuovamente una sola vita.

Eleonora                        - Certi momenti... sì.

Michael                         - Tu ed io... anno per anno... in­sieme... forme dei nostri corpi assorbite in una sola forma; ritmo delle nostre vite che palpi­tano l'ima contro l'altra, formando lentamente un unico ritmo - la vita nostra - creata da noi! Al di là di noi, al di sopra di noi! Dio, come sento la verità di questo, la bellezza! Ma come posso esprimerla?

Eleonora                        - Ma io ti capisco.

Michael                         - (attirandola a sé con passione fu­riosa) O mia, tutta mia, soltanto mia... e io tuo, fino alla fine del tempo!

Eleonora                        - Ti amo!

Michael                         - (con esultanza appassionata) Perché rimpiangi i nostri primi giorni? Il loro fuoco brucia in noi più nel profondo! Non lo senti? Sono divenuto te! Tu sei divenuta me! Un solo sangue! Mia moglie! Vieni!

Eleonora                        - (quasi venendo meno nelle sue braccia) Il mio amante. Sì, sei il mio amante...

 Michael                        - Vieni! (Circondandola con le braccia la conduce verso la scalinata. Quando sono ai piedi di essa si sente un rumore dalla « hall ». Ella lo sente, trasale, sembra improvvi­samente riportata a se stessa. Michael è dimen­tico di se e continua a salire gli scalini. Ella si ferma, sporgendosi, afferrandosi alla balaustra come stordita. In cima Michael si volta sorpreso di non trovarla, come se l'avesse sentita accanto. Guarda già appassionatamente, tendendole le braccia, con gli occhi ardenti) Vieni!

Eleonora                        - (debolmente) Un momento... hai sentito?

Michael                         - (colpo alla porta) Cosa... a quest'ora...? (Poi, siccome essa fa lentamente, mec­canicamente un passo verso la porta, con in­tensa preghiera) Ma lascia stare! Vieni su! (Essa si volge a guardarlo ed è trattenuta dai suoi occhi imploranti. Si muove irresolutamente verso di lui raggiungendo di nuovo la balaustra per appoggiarsi. Si ode un altro colpo alla porta che produce in lei come una scossa elettrica. I suoi occhi si muovono in quella direzione, essa fa un altro passo di scatto, Michael balbetta in un mormorio frenetico) No! Non andare!

Eleonora                        - (senza guardarlo, meccanicamente) Devo.

Michael                         - Se ne andranno, Nelly, non aprire! (Di nuovo essa si ferma, indecisa come una persona ipnotizzata, divisa da due sugge­stioni contrastanti. Il colpo alla porta questa volta viene ripetuto con autorità, sicurezza. Il suo corpo reagisce come se stesse gettando via un peso).

Eleonora                        - (con un ritorno al suo tono natu­rale, ma istericamente) Ti prego non essere sciocco, Michael. Può essere qualcosa d'impor­tante. (Si affretta verso la porta).

Michael                         - (precipitandosi già dagli scalini, freneticamente) No! Non devi aprire! (Ar­riva in fondo proprio mentre essa apre la porta. Si ferma là immobile, sconcertato).

John                              - Ciao, Nelly.

Eleonora                        - (vedendo chi è, con un tono solle­vato, di sorpresa) Ma come, John! Vieni, c'è qui Michael. Michael, è John! (John entra nella stanza. È un uomo sulla cinquantina, alto, dalle membra sciolte, dalle spalle un po' curve, con i capelli grigio-ferro e un viso magro, affilato. Non è bello, ma la sua personalità costringe alla simpatia. I suoi occhi sono tondi e simili e quelli d'un ragazzo. Non è nervoso. Ha una voce bassa, che infonde calma).

John                              - (stringendo la mano a Eleonora) Stavo tornando a casa dal teatro e ho pensato di sa­ lire per un momento. Ciao, Michael. Quando sei venuto? Son contento di rivederti. (Gli si avvi­cina e stringe la mano che Michael gli tende, quasi suo malgrado, senza una parola).

Eleonora                        - (dopo uno sguardo a suo marito, con un tono sforzato) Siamo così contenti che tu sia venuto. Siediti.

John                              - (si rende conto dell’atmosfera di disagio creata dalla sua apparizione) Non posso re­stare neppure un minuto. (A Michael) Volevo qualche notizia. Pensavo che Nelly probabil­mente ne avrebbe avute da te. (Batte un colpo sulla spalla di Michael con gioviale familia­rità) Dunque, come viene?

Michael                         - Oh, benissimo, benissimo.

Eleonora                        - Non vuoi una sigaretta, John? (Prende la scatola dalla tavola e gliela porge).

John                              - (prendendone una) Grazie, Nelly. (Si siede a metà sul bracciolo di una poltrona. Essa gli porge il fuoco) Grazie.

Eleonora                        - Perché non ti siedi, Michael? (Egli non risponde. Essa va da lui con le siga­rette) Una sigaretta? (Michael si volge a lei con uno sguardo carico d'ira. Essa se ne ripara, volgendosi in fretta da un'altra parte, visibil­mente colpita. Senza far mostra d'accorgersene John scruta le loro facce acutamente, studiando la situazione).

John                              - (fingendo naturalezza) Mi sembri un po’ giù, Michael mio caro.

Michael                         - Sono... sono stanco morto.

Eleonora                        - (con aria sforzata) Ha lavorato troppo. Ha finito l'ultimo atto soltanto questa mattina.

John                              - (con un mugolio di soddisfazione) Sono contento. Quando posso leggerlo ?

Michael                         - Tra un giorno o due... Voglio ritor­narci su...

John                              - Benissimo. Dunque ora basta. Scappo via.

Eleonora                        - (quasi spaventata) Rimani. Mi­chael, perché non ci leggi ora l'ultimo atto?

Michael                         - (impetuosamente) No! E' sbal­lato! Odio tutta la commedia.

John                              - Reazione. Questa commedia è la cosa più bella che tu abbia fatto. (Si avvicina a Mi­chael e gli batte sulla spalla come per rassi­curarlo) Ed è la più bella occasione che questa signora abbia mai .avuta. Sarà un trionfo per tutti e due, aspettate e vedrete. E così arrive­derci... e buon riposo. (Michael sorride amara­mente con ironia) Buona notte. (Michael ac­cenna di no senza parlare, John va verso la porta ed Eleonora lo accompagna) Buona notte, Nelly. Sarà meglio che tu guardi la tua parte... soltanto non esagerare, anche tu. Buona notte.

Eleonora                        - Buona notte. (Chiude la porta dietro di lui. Rimane là per un momento guar­dando la porta chiusa, timorosa di volgersi e d'incontrare gli occhi fieramente accusatori dì Michael che sente fissati su di se. Finalmente, con uno sforzo di volontà, ritorna verso la tavola, evitando i suoi occhi, assumendo un'aria noncurante).

Michael                         - (improvvisamente esplode in una furiosa protesta) Perché hai fatto questo?

Eleonora                        - (fingendo sorpresa, ma con aria colpevole; voltando le pagine di una rivista) Che cosa?

Michael                         - (intensamente, afferrandola per un braccio) Sai cosa voglio dire! (Inconsciamente la stringe più forte quasi scuotendola).

Eleonora                        - (freddamente) Mi fai male. (Un poco vergognoso Michael lascia andare il suo braccio. Essa dà un rapido sguardo al suo viso, poi parla con una specie di confuso rimorso) Perché sono andata alla porta?

Michael                         - Se ne sarebbe andato via... Nelly, perché l'hai fatto?

Eleonora                        - D'altra parte, è stato utile per te vedere John!

Michael                         - Non cercar di sfuggire! Pensavo che te ne saresti vergognata.

Eleonora                        - (dopo una pausa, svanita) Forse è così. Non so ritrovarmi.

Michael                         - Avresti dovuto essere senza me­moria questa sera, al di fuori di qualsiasi cosa! No... non posso capire!

Eleonora                        - Questo sei tu, Michael. Io sono un'altra cosa... capisci è un'altra parte di me... posso appena capire io stessa.

Michael                         - (lasciandosi cadere su una poltrona, con la testa fra le mani) Eppoi noi saremmo stati l'uno per l'altro, stanotte!... (Con amaro scoraggiamento) Rovinato tutto... perduto... un raro momento di bellezza! Sembra a volte che il demone della banalità, geloso, si prenda giuo­co di noi. (Con un gesto violento di disgusto) Come può essere intollerabilmente offensiva la vita! (Poi, con voce rotta) Nelly, perché l'hai fatto?

Eleonora                        - (assorta) Io... io non lo so. (Poi, dopo una pausa, viene avanti e mette una mano sulla sua spalla) Non pensarci sopra, caro. Mi dispiace. (Una pausa. Essa lo guarda e sembra concentrare la sua mente su qualcosa. In un tono sforzato) Ma perché dici che ei è perduto... il nostro momento? (Accarezza i suoi capelli) Abbiamo l'intera notte. (Egli la guarda fissa' mente, meravigliato. Essa si sforza a un sorriso, mezza voltata da una parte).

Michael                         - (in una protesta selvaggia) Nelly, che cosa mi stai offrendo... un sacrificio? Ti prego!

Eleonora                        - (disgustata) No, perdonami! Sono disgustosa! Mi detesto! (Sì volge via da lui e si butta su una seggiola, guardando con gli occhi spalancati, fisso davanti a sé. Le loro seggiole sono una accanto air altra, tutte e due di fronte al proscenio così vicine che con un piccolissimo movimento ognuno di loro potrebbe toccare l’altro, ma durante la scena seguente essi guar­dano fisso davanti a se e rimangono immobili. Parlano apparentemente l’uno all'altro, ma tra­spare dal loro tono che essi pensano ad alta voce a se stessi, e nessuno dei due sembra sen­tire quello che l'altro ha detto).

Michael                         - (dopo una lunga pausa) Sempre più spesso. C'è sempre qualche colpo alla porta, più spesso qualche ricordo della vita di fuori che ti chiama lontano da me.

Eleonora                        - E' così bello... e poi... improvvisa­mente mi sento annientata. Sento in me una pre­senza crudele che mi paralizza, insinuandosi nella mia persona possedendola così che non è più la mia persona... e impadronendosi infine della più segreta cosa che mi fa essere me... l'anima mia... chiedendo di avere anche quella! Io devo ribellarmi con tutte le mie forze... af­ferrare qualsiasi pretesto! Appunto ora, ai piedi della scala... il colpo alla porta è stata la libe­razione. Eppure ti amo! E' perché ti amo! Se io sono distrutta, che cosa rimane che ti ama, che cosa ti rimane'di amare?

Michael                         - Io sono cresciuto interamente den­tro la nostra vita... Ma tu cominci a cercare di sfuggire come se fosse una prigione. Senti il bi­sogno di qualcosa che è al di fuori. Io non sono abbastanza, per te.

Eleonora                        - Perché non posso mai conoscerti? Cerco di conoscerti e non posso. Desidero acco­gliere tutto di te nel mio cuore, ma c'è una gran­de forza estranea... (Supplichevolmente) Non ho diritto a me stessa come tu lo hai a te?

Michael                         - Tu lotti contro di me come se fossi il tuo nemico. Ad ogni mia parola o azione che ti tocca, tu ti risenti. Ad ogni occasione senti la tua individualità invasa, e nello stesso tempo sei gelosa del minimo distacco da parte mia. Tu do­mandi sempre di più, mentre dai sempre di meno. E io devo rassegnarmi. Devo? Sì, perché non posso vivere senza di te! E tu lo sai. Te ne approfitti e nello stesso tempo mi disprezzi per la mia debolezza! (Questo sembra spingerlo alla disperazione) Ma stai attenta. Ho ancora la for­za... ( Volta la testa e la guarda con aria di sfida).

Eleonora                        - (come prima) Tu insisti perché io non abbia nessuna vita all'infuori di te. Per­fino il mio lavoro dovrebbe esistere soltanto come un'eco del tuo. Hai in odio i miei amici. Sei geloso di tutto e di tutti. (Con risentimento) Devo lottare. Tu sei troppo severo. Il tuo ideale è inumano. Ma perché non puoi capire? (Si volge a incontrare i suoi occhi guardandolo con rim­provero pieno di risentimento. Si guardano l’un l’altro in questo modo per qualche momento).

Michael                         - (voltando gli occhi e rivolgendosi direttamente a lei con tono freddo, sarcastico) Strano... che John entrasse da noi così im­provvisamente.

Eleonora                        - (risentita) Non vedo nulla di strano in questo.

Michael                         - A mezzanotte passata...

Eleonora                        - Sei a New York, adesso.

Michael                         - (pungentemente) Lo so bene. Nondimeno...

Eleonora                        - (brevemente) L'ha spiegato. Non l'hai udito? Voleva notizie della commedia e pensava che io potessi avere una lettera...

Michael                         - E' proprio questo il punto. Non aveva la minima idea di trovarmi qui.

Eleonora                        - (sul punto di avventarsi a lui, si arresta, dopo una pausa, freddamente) Perché ? Non poteva venire a vedere me? E' il più vecchio amico che io abbia. Mi offrì la prima pos­sibilità di successo e da allora mi ha sempre aiu­tata. Tutti i successi che ho avuto li debbo al suo consiglio e alla sua direzione.

Michael                         - (punto, sarcasticamente) Oh, sen­za dubbio!

Eleonora                        - Secondo te avrei dovuto dire di dovere ogni cosa a te?

Michael                         - (seccamente) Avrei preferito che tu dicessi: a te stessa, e a nessun altro. (Dopo una pausa, tentando di assumere un tono indiffe­rente) Aveva l'abitudine di passare di qui men­tre io ero via? (Precipitosamente) Non mi frain­tendere. Sto facendo semplicemente una do­manda.

Eleonora                        - (sprezzantemente. Una pausa. Si morde le labbra : poi freddamente) Sì, è stato qui un'altra volta. E anche quella volta dopo il teatro, pensa...

Michael                         - (sogghignando) La stessa insazia­bile curiosità per la mia commedia, eh?

Eleonora                        - (una pausa, poi sprezzantemente)

                                      - Non mi dire che stai diventando nuovamente geloso di John!

Michael                         - (in modo significativo) Nuova­mente. E' proprio così.

Eleonora                        - (saltando su dalla seggiola, con ec­citazione) E' insopportabile! (Poi, calman­dosi con uno sforzo, con un riso sforzato) Ti prego non esser ridicolo. Perderò la mia calma, se seguiti così. (Poi improvvisamente prende una risoluzione e gli si avvicina) Ti prego, caro, basta. Ci siamo ripromessi di non litigare. Non parliamone più. (Gli accarezza la testa con un sorriso amichevole).

Michael                         - (impulsivamente prende la sua mano e la bacia) Va bene. Perdonami. Sono tutto sotto sopra. Quel suo comparire qui da noi, così... (Ricade di nuovo in una triste medi­tazione. Essa si siede, questa volta di faccia a lui, e lo guarda con inquietudine).

Eleonora                        - (dopo una pausa, piuttosto irritata)

                                      - E' assolutamente una sciocchezza che tu sia geloso di John.

Michael                         - Non sono geloso di lui... Sono ge­loso di te... di quel qualcosa in te che rifiuta il nostro amore... di quello che in te è estraneo.

Eleonora                        - (con una risata breve) Dopo cinque anni... dovrei pensare...

 Michael                        - (senza darle retta) E ciò che mi ti fa odiare in quei momenti è il fatto che so che questo ti piace... rendermi geloso, che la mia sofferenza ti fa piacere, che soddisfa in te un ardente desiderio... di vendetta.

Eleonora                        - (sprezzantemente) Ma non ca­pisci come sei assurdo? (Poi, con un sorriso for­zatamente placato) No, seriamente, sarebbe ridi­colo se non fosse così esasperante.

Michael                         - (dopo una pausa, si alza) Hai ci­tato i nostri anni passati insieme, come una prova. Ma gli anni precedenti?

Eleonora                        - (con aria di sfida) Ebbene?

Michael                         - Se ripenso a quegli anni ho dei motivi fondati per essere geloso di John. Vuoi riconoscerlo?

Eleonora                        - Nego assolutamente.

Michael                         - Come, mi hai detto tu stessa che è stato innamorato di te per anni, e che una volta ti ha chiesto di sposarlo!

Eleonora                        - Ebbene, l'ho sposato o no?

Michael                         - Ma lui ti vuole sempre bene.

Eleonora                        - Non essere stupido!

Michael                         - Ti vuol bene, ti dico!

Eleonora                        - Se tu avessi un po' di buon senso sapresti che il suo amore è divenuto soltanto quello di un vecchio amico. E io mi rifiuto di interrompere la sua amicizia per le tue stupide fantasie.

Michael                         - (dopo una pausa, durante la quale ciascuno di essi cova qualcosa con risentimento, sarcasticamente) Sei stata una luminosa ecce­zione, a quanto pare. Le altre donne che ha aiu­tato, difficilmente potrebbero proclamare che è rimasto soltanto loro amico.

Eleonora                        - (con veemenza) E' una bugia! E anche se fosse vero, potresti trovare che furono loro a offrirsi!

Michael                         - (in tono significativo) Oh! (Poi, dopo una pausa) Forse perché sentivano che era necessario per la loro carriera.

Eleonora                        - (seccamente, dopo una pausa) Ma avrebbero scoperto il loro sbaglio, allora. John non è il tipo.

Michael                         - Perché sei così gelosa di quelle altre?

Eleonora                        - Non sono gelosa. E' una tua in­venzione.

Michael                         - Allora perché perdi la calma?

Eleonora                        - Perché mi dispiace il tuo atteg­giamento di superiorità su John, il quale do­vrebbe corromperle, le donne, perché lo amas­sero. Non è forse degno di amore... come lo sei tu?

Michael                         - Se devo credere alla tua storia non la penso così.

Eleonora                        - (con irritazione) Allora smetti di fantasticare. Perché devi sempre frugare nel pas­sato? In quest'ultimo anno sei tornato ad essere sempre più come eri da principio: geloso e sospettoso di tutto e di tutti! Non posso soppor­tarlo.

Michael                         - (ironicamente) Allora mi volevi bene proprio per questo.

Eleonora                        - Ebbene, ora non posso soppor­tarlo. E' una cosa troppo degradante. Ho diritto alla tua fiducia completa. (Raggiungendolo e af­ferrando le sue mani con fervore) Nel profondo del cuore sai che ce l'ho. Sai che per me non potrà mai esistere nessun altro che te. Dimen­tica il passato. Allora non eravamo noi. Per la tua pace fallo... e per la mia.

Michael                         - (commosso, stringendole le mani) E va bene. Basta. Soltanto avevo sentito che tu ti ritiravi... Forse è tutta colpa della mia sensi­bilità. (Dandole un colpettino sulla mano e for­zandosi a un sorriso) Parliamo d'altro. Non puoi immaginare che meraviglia in campagna. C'era proprio abbastanza inverno nell'aria per diven­tare energici. Nessuno di quei buffoni dell'estate. Solitudine e lavoro. Ero felice... cioè felice come posso esserlo senza di te.

Eleonora                        - (ritirando le mani dalle sue con un rapido movimento - sarcasticamente) Grazie per l'aggiunta... ma ti aspetti forse che io ci creda? Quando stai lavorando io potrei morire senza che tu te ne accorgessi.

Michael                         - Ecco dove vai a finire! Accusi la mia gelosia, ma la tua è molto più ridicola.

Eleonora                        - Credi che sia gelosa del tuo la­voro? Tu... ti lusinghi!

Michael                         - (punto - sarcasticamente) Certa­mente sarebbe gelosia innaturale... nel tuo caso. E molto ingrata, potrei aggiungere!

Eleonora                        - (perdendo completamente il con­trollo) Vuoi dire che dovrei esserti ricono­scente... Immagino tu pensi che senza i tuoi drammi io sarei rimasta... la tua presunzione ti fa diventar matto. Stai diventando così pieno di te elle nessuno può sopportarti. E, sai, se ne ac­corgono tutti.

Michael                         - Non è vero. L'hai detto soltanto per esser volgare. In quanto al mio lavoro, hai riconosciuto un milione di volte che...

Eleonora                        - Se anche l'ho riconosciuto, ti prego, ricordati che ci sono altri scrittori di commedie sulla terra!

Michael                         - Sei stata sul palcoscenico sette anni prima che io t'incontrassi. E nei lavori de­gli altri commediografi bisogna riconoscere che eri ben lontana dall'aver successo!

Eleonora                        - (con un sogghigno rabbioso) E forse tu l'avevi?

Michael                         - Sì! Non nel tuo senso commer­ciale, forse, però...

Eleonora                        - Vigliacco... questa è l'ultima cosa che tu possa dire di me. Proprio perché non ero così... perché ero un'artista... ho trovato tutto così difficile!

Michael                         - (senza farle attenzione) Le mie commedie erano già state scritte. Quella che tu recitasti per la prima era stata scritta da tre anni. Il lavoro era fatto. Ecco la prova.

Eleonora                        - (con amarezza) Ma tu sai benis­simo che se non ci fosse stato John, tu...

Michael                         - (violentemente) Sciocchezze! C'e­rano altri impresari che...

Eleonora                        - Che non volevano le tue com­medie.

Michael                         - Vedo dove vuoi arrivare! Vorresti pretendere che anch'io dipendevo da John, come te! (Tremando tutto per la violenza della sua passione) Avrei pensato che ti saresti vergognata di vantare così sfacciatamente... a me!... quello che lui aveva fatto di te!

Eleonora                        - Perché avrei dovuto vergognarmi della mia gratitudine?

Michael                         - Di trascinare quella relazione fuori del passato e gettarmela in faccia.

Eleonora                        - (pallidissima, tesa) Relazione?

Michael                         - (incoerentemente, accecato dalla passione) Chiedilo a chiunque! No, no! Non volevo dir questo. Dio mio! Dio mio!

Eleonora                        - Non dimenticherò mai quello che hai detto!

Michael                         - (punto e nello stesso tempo di nuovo con passione) Perché mi offende che quell'uomo sia stato qui, tardi, di notte quando era via... Oh, non voglio dire che ho dei sospetti su di te, ora...

Eleonora                        - (viziosamente) Quale nobile fi­ducia! Forse stai per scoprire che non la merito!

Michael                         - (senza farle attenzione) C'è stato abbastanza scandalo intorno a te e lui, e se tu avessi avuto un po' di rispetto per me...

Eleonora                        - Ora l'ho perduto.

Michael                         - Non avresti dovuto deliberata­mente aprire la strada alle chiacchiere.

Eleonora                        - Così tu credi... a quel basso pet­tegolezzo? Tu credi che John? Allora, se in tutti questi anni hai sospettato, che ipocrita sei!

Michael                         - (punto, sarcasticamente) Non fare tanto l'indignata. Che cos'altro avrei potuto pen­sare? Quando ci innamorammo, mi confessasti francamente di aver avuto degli amanti... non John, ma altri...

Eleonora                        - (rottamente, con dolore e rabbia in­sieme) Ero un'idiota. Avrei dovuto mentire! Ma speravo che tu avresti capito... che avevo cercato qualcosa... che avevo bisogno di amore... di qualcosa che trovai in te! Cercai di farti capire - la verità - che quelle esperienze mi avevano soltanto fatto apprezzare di più te, quando ti ebbi incontrato! Ti dissi quanto poco quegli uomini avevano voluto dire per me e come il mio stato d'animo verso di loro non avesse nes­sun valore. Un atteggiamento così è possibile soltanto a una donna non volgare. Pensavo che tu capissi. Ma non hai capito, non sei abbastanza grande per questo! Ora so perché le donne nelle tue commedie erano così legnose! Dovresti rin­graziarmi per aver ispirato in loro la vita che tu non sapevi dare.

Michael                         - E osi tu criticare la mia creazione, tu attrice!

Eleonora                        - Creazione? Neghi forse che io crei...? Già, per te, soltanto se avessi dei figli e una casa e mi contentassi di far la cucina... Sarei salva allora, non è vero? Degna di fiducia, darei delle garanzie. (La sua faccia sembra improvvi­samente gelarsi) E così tu pensi che io sia stata l'amante di John... che io l'abbia amato... o credi che mi sia soltanto venduta?

Michael                         - (con angoscia) No, no! Per amor di Dio, non questo! Posso aver pensato che tu una volta abbia amato...

Eleonora                        - Ebbene, era così... proprio cosi! Quando mi scritturò per la prima volta - avevo udito le voci - pensai che se l'aspettava che io mi sarei data a lui e mi misi d'accordo con me stes­sa... Non m'importava niente se era in un modo o nell'altro... di niente mi importava allora se non della possibilità di fare carriera... Io ero d'ac­cordo, ma vedi, lui no, lui non era d'accordo. Mi amava, ma vedeva che io non l'amavo... a suo mo­do ed è un uomo più nobile di quanto tu pensi!

Michael                         - Tu menti! Non posso credere...

Eleonora                        - Oh, sì che lo puoi! E lo vuoi anche! Lo credi! E ne sei contento! Mi fai più bassa di quanto tu non pensassi, ma sei ugual­mente contento di saperlo! Sei contento perché ora puoi veramente credere che... niente... mai... è accaduto fra noi! (Guarda dentro i suoi occhi e sembra leggervi una conferma della sua sup­posizione, perché grida trionfalmente con ama­rezza) Puoi negarlo!?

Michael                         - No! Demonio che sei, tu, mi leggi i pensieri nella mente!

Eleonora                        - (con selvaggio disprezzo isterico) E' vero! Come potrò ancora amarti se tu segui­terai a pensare di me e del mio passato cose così meschine?

Michael                         - (stringendola furiosamente fra le braccia) Mi ami! (La bacia freneticamente. Per un momento essa si sottomette, sembra per­fino rispondere ai suoi baci a dispetto di se stes­sa. Michael grida trionfalmente) Mi ami! (Im­provvisamente essa lo respinge e lo guarda con ira a distanza di un braccio. Le sue fattezze sono agitate convulsamente. Tutto il suo viso tormen­tato esprime una infinita ripugnanza per se stessa e un odio spaventoso per lui).

Eleonora                        - (come a se stessa, con una voce strozzata) No! Non puoi baciarmi! (// suo volto diventa mortalmente calmo. Parla con odio intenso, freddamente) Non mi baciare. Amo lui. Quando tu eri via, è stato il mio amante, qui!

Michael                         - (la guarda negli occhi per qualche momento... silenziosamente. Con voce rauca, in una agonia) Menti! Vuoi soltanto torturarmi...

Eleonora                        - (mortalmente calma) E' vero!

Michael                         - (la guarda ancora per un secondo, poi, con ringhio di rabbia come quello di una bestia, l'afferra intorno alla gola con tutte e due le mani. La soffoca, costringendola a inginoc­chiarsi. Essa non si sforza di liberarsi ma seguita a guardarlo negli occhi con lo stesso odio diffi­dente. Infine egli ritorna in sé con un brivido e si allontana da lei. Essa rimane dov'è, soltanto puntando una mano sul pavimento per sorreg­gersi. Poi, egli, in uno stato tremendo, singhioz­zando con rabbia e angoscia) E' finita! L'hai fatto per odio contro di me! Hai trascinato il no­stro ideale nel fango... con gioia! E sei orgogliosa di averlo ucciso, non è vero, attrice, anima ste­rile? Ma io ti dico che soltanto uno che crea può veramente distruggere. E lo farò! Lo farò! Non voglio dare al tuo odio la soddisfazione di vedere il nostro amore vivere in me... torturarmi! Lo trascinerò più in basso di te! Lo estinguerò in un abisso di abiezione! Lo farò morire! Lo ucciderò e sarò libero! (Di nuovo la minaccia, le sue mani si contraggono nuovamente intorno al collo di lei; poi, come se l’inseguissero le furie, si precipita fuori della porta e la chiude die­tro di sé, sbattendola).

Eleonora                        - (con un grido di disperazione) Michael! (Si ferma come se l’odio e la rabbia la vincessero, di nuovo si lancia avanti e corre alla porta, l'apre e grida dietro di lui violente­mente) Vattene! Vattene! Me ne andrò anch'io! Libera! (Si volta e corre su per gli scalini, scom­pare per un momento, poi torna indietro con addosso cappello e cappotto, precipitando giù per gli scalini di nuovo, si slancia fuori lasciando la porta aperta dietro di se).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

QUADRO PRIMO

(Una stanza da letto; sul fondo, al centro, una porta. Una seggiola a sinistra della porta. Nell'an­golo sinistro un portacatino. Sul muro sinistro, al centro, una piccola finestra con una tenda scura, stracciata, tirata giù. A destra un letto. Una carta da parati brutta, sudicia, macchiata, dove s'incro­ciano i segni di sfregature di fiammiferi. Quando si alza il sipario la stanza è immersa nell'oscu­rità, salvo, sulla tenda della finestra, un debole chiarore proveniente da un lampione di strada. Poi la porta si apre e la figura di una donna si profila contro la luce debole, gialla, dell'ingresso. Si volta e parla con qualcuno che la segue. La sua voce è pesante e lenta con forti tracce di pronuncia straniera, benché le parole siano abba­stanza chiaramente definite. La figura di un uomo appare dietro la sua. La donna è abba­stanza giovane. La sua faccia, imbellettata, inci­priata, dipinta, è larga e stupida. I suoi occhi hanno uno sguardo vitreo. Tuttavia non è brutta - piuttosto graziosa per il suo tipo bovino, ot­tuso - e la sua figura è ancora attraente benché i suoi movimenti finora siano stati quelli di una povera diavola stanca. Si toglie il cappotto, lo appende a un uncino, e si leva il cappello. L'uo­mo è Michael. E' a capo scoperto, i capelli scom­pigliati, gli occhi selvaggi, il viso ha un'espres­sione febbrile, folle. Si ferma sull’uscio osser­vando ogni movimento della donna con una concentrazione innaturale e preoccupata).

La Donna                      - (dopo essersi tolta il cappello, lo butta sul lavabo e si volta verso di lui impazien­temente) Beh!... Entri o non entri? (Egli sob­balza e fa un cenno col capo stupidamente, muo­vendo le labbra come per rispondere, ma senza produrre alcun suono) Entra. Chiudi l'uscio.

Michael                         - (entra e chiude meccanicamente.» poi, cominciando da lei, guarda intorno la stoma con uno sguardo spaventato, imbarazzato, come se si rendesse conto soltanto allora di ciò che lo circonda).

La Donna                      - (sforzandosi a un sorriso professio­nale... con un tentativo di allegria) Ebbene, ci siamo, cocco. (Poi," con sospiro di debolezza fisica mentre si siede sulla sponda del letto) Dio mio, come son stanca! I piedi mi fanno un male tremendo! A furia di andare su e giù avrò fatto delle miglia. (Sospira di nuovo, questa volta con una specie di soddisfazione tranquilla) E' vero che non c'è neanche un cane con quest'umidità, te l'assicuro io. (Una pausa) Avevo abbandonato ogni speranza e stavo battendomela a ca9a quan­do ti sei fatto avanti te. (Una pausa, durante la quale essa lo considera) Come hai fatto a per­dere il cappello? (Egli trasale, passa una mano tremante attraverso i capelli, confuso, ma non risponde. Una pausa... poi la donna sospira e sbadiglia stancamente... annoiata) Non sei buono a dire nulla? Eri abbastanza in vena quando mi hai incontrata. Dio mio, credevo che ci avresti fatto beccare tutti e due. Pareva tu avessi perso la testa. Ricordati che all'angolo mi hai dato persino un bacio con tutta quella gente intorno.

Michael                         - (riscuotendosi - evidentemente ri­spondendo a una serie di pensieri nella sua niente - con una risata selvaggia) Ricordare? (Si butta giù sulla seggiola con la testa fra le mani. Una pausa).

La Donna                      - Ma che hai ? (Insinuante) Allora resti la notte? (Egli la guarda stupidamente ma non risponde. La donna insiste ottusamente) Dai retta, che hai gli orecchi imbottiti? Ti ho chie­sto se vuoi rimanere tutta la notte!

Michael                         - (dopo aver esitato un momento, ac­cenna varie volte col capo, inghiottendo varie volte con difficoltà come se tentasse di control­lare la sua voce, finalmente prorompe con tono di disperazione) Sì... sì, certamente! Se no dove vado?

La Donna                      - Dopo puoi andare a casa. (Con indifferenza) C'è n'è sono tanti che ci vanno... dopo.

Michael                         - (con un improvviso scoppio di risa selvagge) Ah!... Ah!... Ah!... A casa! E' la tua speciale forma di vendetta, quella di andare con gli uomini che hanno una casa? Mi congra­tulo con te! (Ride fra sé con amara ironia, poi, alt'improvviso, mortalmente calmo) Sì, ho una casa, ora che ci penso... d'ora in poi la mia casa è all'inforno, credo che noi due siamo concitta­dini. (Ride).

La Donna                      - (con superstizione) Oh, ma che dici!

Michael                         - (con sorpresa) Perché ?

La Donna                      - Potrebbe succedere qualcosa. (Una pausa) Non ci credi in Dio?

La Donna                      - Io, credo nel diavolo!

La Donna                      - (spaventata) Ma sei matto? (Poi, dopo una pausa, sforzandosi di ridere) Ho ca­pito! Hai bevuto.

Michael                         - (di scatto) No. Non sono ubriaco. Ci ho pensato... ma è un'evasione momentanea.

La Donna                      - Evasione? Perché , dove stavi?

La Donna                      - Io devo essere in me... pienamente in me, capisci? Lo farò come un simbolo di li­berazione... della fine di ogni cosa! (Si ferma, rabbrividendo. Essa lo guarda scioccamente. Una pausa. Egli si preme le mani sulla fronte) Basta, pensare, diavolo! (Poi, dopo una pausa, come in torpore) Che ore sono?

La Donna                      - Più delle due, credo.

La Donna                      - Soltanto? Soltanto le due...? Mi ricordo le strade... le luci... le facce morte... Poi tu... Solo la tua faccia era viva per me, viva con la mia liberazione! E' stato per questo che ti ho baciata.

La Donna                      - (guardandolo stranamente) Ma che hai che brontoli, vaneggi? Ti sei avvelenato con quella poverina. Bello lui...

Michael                         - (con un esclamazione improvvisa) Ah! (Lo guarda con una intensità innaturale) Mi pare che per te sia una cosa straordinaria che gli uomini possano non essere ubriachi o istu­piditi... Meraviglioso! Tu, tu sei l'ultimo abisso. (Con una esultanza strana, selvaggia, si alza in piedi) Sei la mia salvezza! Tu hai il potere - e il diritto - di uccidere l'amore! Tu puoi soddi­sfare il mio odio! Posso baciarti ancora? (Va verso di lei).

La Donna                      - (in uno stato di stupida meraviglia, sentendo di essere stata insultata ma non sa­pendo esattamente da che cosa o come vendicarsi, con ira, respingendolo) No! Vattene! (Poi, temendo di perdere il suo cliente con que­sto scatto) Auff, e va bene. Tè!... (Facendo visi­bilmente uno sforzo tremendo egli la bacia sulle labbra, poi si tira indietro con un brivido e si sforza a una risata aspra. Essa lo guarda e bron­tola con risentimento) Però non esser strampa­lato. Non mi piace il tuo modo di discorrere. (Egli ricade giù di nuovo sulla sedia, immerso in un tetro stupore. Essa lo guarda. Sbadiglia. Finalmente gli chiede insinuante) Hai sonno?

Michael                         - (sobbalzando, con violento disprezzo, si alza) Credi che io...! Oh, capisco, vuoi dire, che cosa sono venuto a fare?

La Donna                      - (nello stesso, tono) Si sta facendo tardi.

Michael                         - (intorpidito, con una domanda senza senso, come un automa) Poco dopo le due?

La Donna                      - Faresti meglio a lasciarmi andare a letto e a venirci anche te.

Michael                         - (guardandola di nuovo con strana intensità, improvvisamente, con una strana ri­sata) Quanto siamo stati, io e te, uniti. (Ride sardonicamente).

La Donna                      - (con una smorfia imbarazzata) Ohe, dico!

La Donna                      - Diecimila anni... circa... non è vero? Oppure venti mila? Non ricordi?

La Donna                      - (mantenendo la sua smorfia sfor­zata) Ma chi vuoi incantare?

La Donna                      - Non mentire sulla tua età! Tu eri accanto alla culla dell'amore, e danzerai ubriaca fradicia sulla sua tomba!

La Donna                      - Ho solo trenta anni.

La Donna                      - Questa tua è una realtà! Hai ra­gione. I pensieri mantengono vivi. Soltanto le realtà... i fatti uccidono. Allora sarò solo con l'odio. L'amore sarà morto. Sarò brutto come il mondo. I miei sogni saranno bassi sogni. Mi pro­metti questo, tu?

La Donna                      - (vagamente offesa... con impazien­za) Bah, ti prometto tutto, io. (Comincia a spogliarsi. Si sta levando le forcine dai capelli, e, quando si alza, questi le cadono sulle spalle in un torrente ossigenato. Si volta verso di lui, sorridendo con una gioia fanciullesca) Ti piac­ciono i miei capelli, pupo? Sono belli, eh?

La Donna                      - « O amore mio, lascia cadere i tuoi capelli e io ne farò il mio sudario».

La Donna                      - (con civetteria, compiaciuta) Cos'è questa... una poesia? (Poi, ripensando im­provvisamente a qualcosa, lo guarda con cal­colo... dopo una pausa, freddamente) Ti è suc­cesso qualche pasticcio, dì! E' questo che ti agita.

Michael                         - (sorpreso, poi con amara ironia) Forse credi... (Prende dalla tasca un biglietto e glielo getta con disprezzo) Toh!

La Donna                      - (guarda prima il biglietto, poi lui, arrossendo sotto il belletto). Ohe, dico! Non mi piace la tua maniera di fare. Io non prendo niente per niente... e tanto meno da un tipo come te.

La Donna                      - Lo lascerò qui, allora. (Lo mette sul bordo del lavabo e si volta verso di lei... con imbarazzo) Non intendevo... offenderti.

La Donna                      - (la faccia le si rischiara immedia­tamente) Uff, non importa. Va bene.

Michael                         - (con una intensità innaturale) Sai che cosa sei? Sei il simbolo di tutte le torture che gli uomini infliggono alle donne... e sei la vendetta delle donne! Sei l'amore che rivendica se stesso al disopra di se stesso! Sei il suicidio dell'amore, del mio amore, di ogni amore, sin dal principio del mondo! Ascoltami! Due ore fa... (Poi si batte la testa con tutt'e due i pugni, fuori di se) Lasciami solo! Lasciami solo, accidenti a te! (Si butta sulla seggiola in un violento scoppio di singhiozzi, senza lacrime).

La Donna                      - (con sbalordimento) Ohe, dico! (Poi, commossa, si avvicina a lui e mette le brac­cia intorno alle sue spalle, sul punto di mettersi a piangere anche lei) Ma via, coraggio, ragazzo. Non ci pensare! Andrà bene. Andrà tutto bene, vedrai! (Come i suoi singhiozzi diventano più calmi) Dico, può darsi che tu abbia bisogno di qualche cosa. Vuoi che vada al bar qui all'an­golo? Basta che mi metta le scarpe.

Michael                         - (dominando una risata isterica, rau­co) No... grazie. (Poi i suoi amari ricordi riaf­fluiscono in lui angosciosamente. Egli balbetta con violenza) Ha confessato! Era orgogliosa del suo odio! Era orgogliosa della mia tortura. Ha gridato: «Andrò anch'io». Andare dove? Sarà poi andata? Sì, certo, deve... essere andata! Oh, mio Dio! Basta, basta! (Salta su con la faccia stravolta, e afferra la Donna stringendola fero­cemente tra le braccia) Salvami tu! Aiutami a uccidere! Aiutami a ricuperare la pace! (La ba­cia varie volte. Essa subisce passivamente. Infine, con un gemito, la spinge vìa, rabbrividendo per il disgusto, e si butta di nuovo sulla seggiola) No! non posso!

La Donna                      - (asciugandosi le labbra col dorso della mano, con l'espressione di chi cominci a comprendere vagamente qualcosa, piena di di­sprezzo) Ho capito! Ho capito quello che ti fa stare così! (Poi, con una specie di selvaggio trionfo) Son contenta che una delle tue bambole ti abbia ripagato come meritavi.

Michael                         - (con rabbia impotente, assorto) Non posso! Non posso. Sono io il più debole. Il nostro amore, Nelly, deve continuare a vivere in me. Non c'è morte per esso. Non c'è libertà... finché vivo. (Colpito da un pensiero improvviso) Allora, perché ... (Pausa) Basta col disprezzo... ba­sta con le ferite, con i ricordi... dormire!

La Donna                      - Cominci a farmi venire la pelle d'oca.

Michael                         - (trasalendo con una risata sforzata)

 46

                                      - Io? (Scuote la testa come per cacciar via un pensiero dalla mente e si sforza a un sorriso tre­ mante, ironico) Ci siamo. La grande tentazione, vero? Credo che tu l'abbia conosciuta. Ma an­che la grande liberazione. Troppo semplice per chi è complicato... troppo debole per chi è forte, troppo forte per chi è debole. Uno deve conti­nuare, anche se ferito, piegato sulle ginocchia, anche soltanto per la curiosità di vedere cosa succederà... a se stesso. (Ride aspramente e si volta con un rapido movimento verso la porta) Bene, addio, e scusami. Non sci tu, lo sai. Tu sei la morte perfetta... ma io sono troppo forte, o troppo debole... e non posso, capisci... non posso! E così, addio. (Verso la porla).

La Donna                      - (con spavento) Ohe, dico! Cosa vuoi fare?

La Donna                      - Entrare nel buio.

La Donna                      - Faresti meglio a andartene a casa, piuttosto.

La Donna                      - No!

La Donna                      - Ma dimentica. E' tua moglie, no?

La Donna                      - Come lo sai? (Ritorna da lei, at­tratto dalla curiosità).

La Donna                      - (cinicamente) Eh, le capisco queste cose io. Appiccicato a lei, no? Ci passerai so­pra. Ti ci abituerai, credi a me!

La Donna                      - No! Ma è vero... è l'insulto che noi tutti inghiottiamo come prezzo della vita. Ma io...

La Donna                      - (con una specie di sorriso maligno)

                                      - Tornerai a casa di filato! Non imbrogliare te stesso. Tornerai a qualunque costo e tutto questo arriverà perfino a piacerti. Credi che non lo sappia? Tu le vuoi bene? E allora! Non c'è bi­ sogno di mandare a monte tutto. Vai a casa. Ba­ciala e passaci sopra. Dimentica. E' facile dimen­ticare queste cose quando uno ha bisogno del­ l'altro. (Finisce con cinico disprezzo annoiato).

Michael                         - (molto pallido, balbettando) Tu... tu rendi la vita ignobile.

La Donna                      - (arrabbiata) Ohe, dico! (Poi, con cieco risentimento crescente) Non mi piace mica il tuo modo di discorrere. Sei venuto qui a buttar fuori un mucchio di parole... tu non hai il diritto... Cosa mi hai chiamato a fare, allora? Mi vuoi tener qui soltanto per dire delle cose schifose? Ti vuoi servire di me per vendicarti di lei? Ohe, dico! E io cosa ci sto a fare? Quei ragazzi vengono con me perché gli piace il mio aspetto... gli piace quello che sono, capisci? Ma tu, tu non vuoi niente. E non hai bevuto, nean­che. Non ti piaccio e basta. E te la battevi lasciando qui i tuoi quattrini... senza fare altro. (Improvvisamente gli dà una spinta tremenda che lo manda a finire, barcollando, contro il muro) Vattene! Prenditi i tuoi sporchi quattrini e tela! Non voglio niente, e non vorrei aver niente a che fare con te, neanche se tu ti but­tassi in ginocchio.

 

Michael                         - (la guarda con un'espressione come se la vedesse per la prima volta, con grande pietà) L'orgoglio sopravvive ancora in te. Non te l'hanno ucciso... è la vita di uno che soffre abbandonato in solitudine. Avrei dovuto saperlo. Puoi perdonarmi?

La Donna                      - No!

La Donna                      - Per strade diverse l'amore ci ha condotto tutte e due a questa stanza. Come un essere disperato, a un altro essere, non vuoi...?

La Donna                      - (lottando con se stessa, aspramente) No!

La Donna                      - Neppure se te lo chiedo in ginoc­chio? (S'inginocchia, davanti a lei, guardandola in faccia).

La Donna                      - (sbalordita, con fierezza isterica) Non fare buffonate. (Alza minacciosamente il pugno sulla sua testa. Si allontana da lui e si lascia cadere sul letto esausta) Sarebbe bene che tu te ne andassi.

La Donna                      - Me ne vado. Accetta quel denaro. Ti farà comodo...

La Donna                      - Certo. Lascialo lì.

Michael                         - (con lo stesso tono gentile) Devi darlo a lui?

La Donna                      - Certo.

La Donna                      - Altrimenti ti picchia?

La Donna                      - Certo. Forse mi picchierà lo stesso, per il piacere di picchiarmi.

La Donna                      - Ma tu lo ami lo stesso!

La Donna                      - Certo...

La Donna                      - Perché hai sorriso quando hai detto che ti picchierà in ogni modo?

La Donna                      - Stavo pensando. E' un buffo gioco, no?

Michael                         - (lentamente) La vita?

La Donna                      - Già... da ridere. Ma imparerai ad amare in questo modo.

Michael                         - (la frase gli fa una profonda impres­sione. Scuote la testa più volte) Sì! E' così! Proprio. Questo va al di là della saggezza. Im­parare ad amare la vita... ad accettarla. E' l'unica fede concessa. Addio, sono arrivato alla tua reli­gione. Vado a casa, ora.

La Donna                      - (con una smorfia stranamente affet­tuosa) Così va bene. Chiudi gli occhi e i piedi ti porteranno laggiù. (Sorridendo) Buona for­tuna.

Michael                         - Addio. (Esce, chiudendo la porta dietro di se. Essa guarda la porta ascoltando i suoi passi che muoiono sugli scalini).

La Donna                      - (confusa) Mah...

QUADRO SECONDO

(Una biblioteca: sul fondo, verso destra, una porta. Disposto di fronte un grande divano. Al muro, incorniciato, un ritratto di Eleonora. Dapprima la stanza è nell'oscurità. Quando si alza il sipario, a malapena si può distinguere John seduto, stancamente piegato in avanti, con le spalle curve, le lunghe braccia appoggiate sui ginocchi, le mani ciondoloni. Siede proprio sull'orlo, esattamente nel mezzo del grande di­vano e ciò accresce il senso di solitudine intorno a lui. Improvvisamente si riscuote, mentre dalla strada carrozzabile viene il rumore di un mo­tore. Si sente un'automobile che frena e si ferma davanti alla porta d'ingresso; uno sportello sbatte, l'auto riparte; si sente il suono di un campanello).

John                              - (si è alzato, è andato verso la porta di fondo, esclamando con irritazione, mentre il campanello seguita a suonare) E va bene! Chi diavolo...? (Si sente che apre la porta d'ingresso. Con stupore, sconcertato) Nelly!

Voce di Eleonora          - (in tono sforzato, isterico) John! Io... (// resto si perde incoerentemente).

Voce di John  - (con dolcezza) Entra! Entra.

(La segue nella stanza. La faccia di lei è pallida, stravolta, disperata).

Eleonora                        - (va in fretta al divano e si lascia cadere giù in un angolo. Egli sta in piedi vicino a lei, guardandola. Il suo viso rivela un insieme confuso di spavento, tenerezza, perplessità e spe­ranza appassionata).

John                              - Tu tremi.

Eleonora                        - (con un movimento di terrore) No... no. Io sono... sai... (Una pausa. Egli aspetta che parli, non sapendo cosa pensare. A poco a poco essa ritorna in se. Le riaffluisce la memoria e il suo viso si contrae per il dolore, che si tra­sforma poi in odio e rabbia. Accorgendosi dello sguardo di John, si sforza di mutare tale espres­sione, così che il suo volto diventa simile a una maschera, e risoluto. Dà un'occhiata a John e manda fuori le parole, lentamente, con sforzo) John... mi dicesti che, se mai io... una volta mi dicesti che potevo sempre venire...

John                              - (la sua faccia risplende per un momento di una gioia straordinariamente violenta... con­trollandosi subito... semplicemente) Sì, Nelly.

Eleonora                        - (con voce un po' rotta, adesso) Credo... che tu intendessi questo.

John                              - (semplicemente) Sì, questo.

Eleonora                        - Voglio dire... intendi ancora...?

John                              - (sforzandosi a un sorriso imbarazzato)

                                      - Allora... ora... dopo... sempre, non esiste un passato Nelly. (Poi, sopraffatto da un impeto di gioia sbigottita, balbettando) Perché ... dovresti sapere...!

Eleonora                        - (con un sorriso teso) Sarei an­cora bene accetta se fossi venuta... per rimanere?

John                              - (con voce tremante) Ma certo, Nelly! (Si slancia verso di lei, poi si ferma, con voce bassa, incerta) E Michael?

Eleonora                        - (con un'esclamazione di dolore) No! (Rapidamente riprendendosi, con voce fred­da, aspra) Tutto è morto! (John si lascia sfug­gire un respiro sospeso che aveva trattenuto. Eleonora balbetta un po' istericamente) Non parlare di lui! L'ho dimenticato come se non fosse mai esistito! Mi ami ancora? Mi ami? Allora dimmelo! Devo sapere che qualcuno...

John                              - (ancora incerto, ma venendo più vicino a lei, semplicemente) Lo sapevi una volta. Da allora... Lo avrai sentito.

Eleonora                        - Ho bisogno di sentirlo dire. Non hai mai parlato per anni...

John                              - C'era Michael.

Eleonora                        - (violentemente, mettendosi le mani sugli orecchi come per non sentire quel nome) No! (Poi, guidata da una decisione disperata, si costringe a un sorriso stentato) Perché stai lì?

John                              - Nelly! (Le afferra una mano goffa­mente e la copre di baci, confuso, con profonda emozione) Io... lo sai... lo sai...

Eleonora                        - (con lo stesso immutato sorriso) Devi mettere le tue braccia intorno a me... e baciarmi... sulla bocca...

John                              - (la prende goffamente tra le braccia e la bacia sulle labbra... con incoerenza appassio­nata) Nelly! Avevo abbandonato ogni spe­ranza... io non posso crederlo... (Essa subisce i suoi baci, gli occhi chiusi il volto simile a una maschera, il corpo che trema di repulsione. Im­provvisamente egli sembra accorgersi di qualcosa che non va; confuso) Ma tu... tu non...

Eleonora                        - (ancora con gli occhi chiusi, intor­pidita, con un improvviso scatto di energia di­sperata lo bacia furiosamente diverse volte, poi si lascia andare indietro chiudendo gli occhi) Sono così stanca, John, così stanca!

John                              - (immediatamente premuroso) Tremi tutta. Sono un idiota a non essermi accorto... Perdonami. (Mette una mano sulla sua fronte) Hai la febbre? Faresti meglio a andartene su­bito a letto. Vieni. (La fa alzare in piedi).

Eleonora                        - (debolmente) Sì, sono stanca. (Con amarezza) Oh, fa piacere essere amata da qualcuno che è gentile, che non è egoista...

John                              - Zitta! Sto facendo la parte del dot­tore, ora. Ecco gli ordini del dottore: non par­lare, non pensare, dormire. Vieni, ti farò vedere la tua stanza.

Eleonora                        - (in un torpore) Sì. (Come se non si rendesse conto di quello che sta facendo, si lascia condurre da lui alla porta di destra, in fondo. Là, improvvisamente, trasale, come risve­gliandosi, spaventata) Dove stiamo andando?

John                              - (perentorio, ma gentile) Stai andando di sopra, a letto.

Eleonora                        - (con un tremito, incoerentemente) No, no! Non ora. No... aspetta, devi aspet­tare... (Poi calmandosi e cercando di parlare con disinvoltura) Preferirei restare alzata e star se­duta qui con te.

John                              - (contrariato, ma cedendo subito a lei) Benissimo. Come ti piace. (Tornando indietro, essa si siede su una seggiola. Egli le mette un cuscino dietro le spalle).

Eleonora                        - (con un sorriso scialbo, riconoscen-te) Sei così gentile, John. Sei stato sempre gentile. Così differente dagli altri! (S'interrompe e il suo viso diventa duro. John la guarda. Ce una lunga pausa).

John                              - (finalmente, con tono dolce) Nelly, non pensi che ti sentiresti sollevata, se mi di­cessi quel che è successo?

Eleonora                        - (con un brivido) No! E' stata una cosa così orribile... disgustosa! Perché mi fai ri­cordare? Sono venuta da te. Perché vuoi sapere le ragioni? Sei geloso di lui?

John                              - Ho sempre invidiato Michael.

Eleonora                        - Se tu l'avessi veduto stanotte, non l'avresti certo invidiato. E' meschino e sprege­vole! Fa divenire bassa ogni cosa, così come è basso lui! Se n'è andato minacciando, vantandosi che lui... Perché mi fai pensare a lui? Voglio es­sere tua... (Si getta tra le sue braccia).

John                              - (stringendola a sé... con passione, ma gof­famente) Nelly! (Sotto i suoi occhi la faccia di lei diviene nuovamente simile a una maschera, il corpo rigido, gli occhi chiusi. John improvvi­samente se ne accorge. Mentre guarda la faccia di lei, la sua si trasforma, diventa stupita e spa­ventata. Balbetta) Nelly! Che cosa hai?

Eleonora                        - (aprendo gli occhi, con spavento) Cosa c'è?...

John                              - (con un sospiro di sollievo) Mi hai fatto paura. Sembravi un cadavere.

Eleonora                        - (si stacca dai lui) Io... io credo di essere malata. Andrò a letto. (Si muove verso la porta).

John                              - (con inquietudine, con una semplicità forzata) Ora parli assennatamente. Vieni al­lora. (Le fa strada nella « hall ». Essa arriva alla porta... poi si ferma. Uno strano sforzo è visibile sul suo viso, in tutto il suo corpo, come se stesse lottando con tutta la sua volontà per superare un'invisibile barriera che le sbarra la strada. John la guarda con attenzione ora, men­tre un triste presentimento appare nei suoi occhi. Ritorna dietro di lei nella stanza, dicendo gentilmente ma con una debole traccia di ama­rezza) E' la prima porta in alto a destra... se preferisci andare sola. (Si allontana ancor di più, poi si volge a guardarla, mentre il suo viso si fa sempre più consapevole e malinconico).

Eleonora                        - (vagamente) No, tu non puoi ca-pire, forse. (Si ferma barcollando, stendendo una mano sullo stipite della porta, per appoggiarsi) La prima porta a destra in alto?

John                              - Sì.

Eleonora                        - (lotta con se stessa, confusa e im­potente, cercando di ritrovare la sua volontà... finalmente si volge a John come un bambino abbandonato) John. Non mi puoi aiutare?

John                              - (gravemente) No... non ora che ca­pisco. Devi fare da sola.

Eleonora                        - Posso farlo! Sono forte come lui! (Questo rompe l’incanto che l’aveva inca­tenata. Si fa eretta e forte. Oltrepassa la soglia).

John                              - (con una esclamazione trionfante di gioia) Ah! (Si affretta verso la porta... poi si ferma accorgendosi che anche lei si è fermata in fondo alla scala con un piede sul primo sca­lino, guardando su in cima. Essa diventa incerta e improvvisamente rientra in furia nella stanza, barcollando con la faccia stravolta e spaven­tata. John le chiede terribilmente sconcertato) Che cosa c'è? Perché ti sei fermata?

Eleonora                        - (sforzandosi a un sorriso stentato... violentemente) Devo aver la febbre. (Cer­cando di dominarsi, prendendosi giuoco di sé) Vedere gli spettri; ormai è passato quel tempo, non è vero? Sì... ti giuro che l'ho visto... stava fermo in capo alle scale, aspettandomi... pro­prio come quando hai bussato alla nostra porta, rammenti? Veramente, è stata una cosa troppo ridicola. ,

John                              - Non vuoi stenderti qui? Cerca di ri­posare.

Eleonora                        - (lasciando che egli raccomodi gen­tilmente sul divano davanti al fuoco) Sì. (/ suoi occhi guardano in quelli di lui con stu­pore).

John                              - (dopo una lunga pausa... lentamente)

                                      - Nelly. Tu non mi ami.

Eleonora                        - Ma sì che ti amo, John! Ti amo! Sei gentile. Non sei egoista e sei nobile.

John                              - Questo non sono io.

Eleonora                        - (con sfida disperata) Ti amo! Sì! (Prende tra le mani la faccia di lui e, por­tando la sua vicinissima ad essa, lo guarda negli occhi. Egli la guarda nei suoi. Essa mormora furiosamente a denti stretti) Ti amo! (Per qual­che momento restano così, mentre essa avvicina sempre più la sua faccia sforzandosi con tutta la sua volontà a baciarlo sulle labbra. Final­mente i suoi occhi si fanno esitanti, il suo corpo si ritrae, essa si volta da un'altra parte e si ro­vescia sul divano in un accesso di singhiozzi di­sperati).

John                              - (con un sorriso triste) Vedi?

Eleonora                        - (con voce indistinta tra i singhiozzi)

                                      - Ma io... voglio! E ti amerò. Lo so... un gior­ no... te lo prometto!

John                              - (costringendosi a un tono allegro) Bene, mi rassegnerò ad attendere e a sperare, allora... e a credere nelle tue buone intenzioni. (In un tono di voce serio, che infonde tranquil­lità) Sei più calma ora? Dimmi che cosa è ac­caduto fra te e Michael.

Eleonora                        - No! Ti prego!

John                              - (sorridendo, ma con fervore) Ne sarai sollevata, Nelly. Altrimenti, come posso aiu­tarti?

Eleonora                        - (dopo una pausa in un torpore ras­segnato) Abbiamo litigato, però mai come questa volta. E' stata quella decisiva. (Ha un tre­mito... poi, air improvviso, con uno scoppio vio­lento) Oh, John, per amor di Dio, non chie­dermi nulla! Voglio dimenticare! Ci siamo fatti a pezzi l'uno con l'altro. Mi son resa conto di odiarlo. Non potevo frenare il mio odio! Do­vevo spezzarlo come lui stava spezzando me! (Dopo una pausa, di nuovo come in un torpore) E così è venuta la fine.

John                              - (teso, sperando di nuovo, adesso... sup­plichevolmente) Ne sei sicura Nelly?

Eleonora                        - (furiosamente) Lo odio!

John                              - (dopo una pausa, con fervore) E al­lora rimani qua. Credo di poterti aiutare a di­menticare. Non importa quel che dirà la gente. Fai che questa casa diventi la tua casa... e forse col tempo... Vedi, ho già cominciato a cullare quella briciola di speranza che mi hai dato. (Essa guarda in basso, assorta nei suoi pensieri. Egli la guarda con imbarazzo, poi continua gen­tilmente, timidamente persuasivo) Non m'impor­ta di aspettare. Ci sono abituato. E ho sperato fino dalla prima volta che ti ho visto. Ammet­terò che quando l'hai sposato, l'attesa e la spe­ranza sembravano divenire una pena eccessiva. Ho cercato di riaccenderle... con la fantasia. E quando sei venuta qui stanotte debbo confes­sarti che era di nuovo al lavoro. (Ride, poi ri­prendendosi, goffamente) Ma all'inferno! Non vo­glio annoiarti ora. Dimentichiamo.

Eleonora                        - (con un tono dolce, assente, che lo ferisce) Sei così buono John. (Poi seguendo il filo dei suoi pensieri, prorompe selvaggia­mente) Gli ho detto che ero stata la tua amante mentre lui era via!

John                              - (sbigottito) Nelly!

Eleonora                        - Dovevo dirgli questa bugia. Mi stava umiliando. Dovevo vendicarmi!

John                              - Ma certo lui non potrà mai crederlo, non l'avrà creduto.

Eleonora                        - (con tono di feroce trionfo) Oh, gliel'ho fatto credere! Se n'è andato. Ha detto che avrebbe ucciso il nostro amore come avevo fatto io e peggio... E' quello che sta facendo adesso. Sarà andato da una di quelle donne con cui viveva prima... o forse non gli saranno sem­brate abbastanza vili... per la sua splendida ven­detta su di me! E lui ha una fantasia straordi­naria. Lo sanno tutti! Mio Dio, perché penso...? Aiutami, John, aiutami a dimenticare.

John                              - (dopo una pausa., con triste, amaro ab­bandono) Vuoi dire: aiutami a vendicarmi. Ma non capisci che non posso... che non puoi... perché lo ami ancora!

Eleonora                        - No, non lo dire! Lo so! (Sin­ghiozza disperatamente).

John                              - (dopo una pausa, mentre i suoi sin­ghiozzi diventano più quieti, tristemente) Vai a casa.

Eleonora                        - No! Non tornerà più, ora.

John                              - Oh, sì che tornerà; ti do la mia pa­rola che tornerà. Lo so... perché è successo an­che a me di amarti.

Eleonora                        - (debolmente) E tu adesso mi odi...?

John                              - (dopo una pausa, con melanconico di­sgusto di se) No. Sono troppo debole. Dovrei odiarti! Due volte ormai hai trattato il mio amore con il più umiliante disprezzo... Una volta, quando volevi subirlo come prezzo della tua carriera... stanotte di nuovo, quando hai cercato di darti a me per odio contro di lui! Perdio! Che cosa sono io, eh? (Poi, frenando la sua rabbia e forzandosi a un sorriso obliquo) Penso che il tuo modo di trattarmi è stato piut­tosto duro a sopportare, eppure perfino adesso, non importa! (Ride aspramente e si volta da un altra parte per nascondere di essere vera­mente ferito).

Eleonora                        - (profondamente addolorata) Per­donami.

John                              - (come a se stesso . rassicurante) E poi... io sarei stato un miserabile schiavo. Non avrei saputo combattere con te come Michael. Forse, in fondo in fondo, sono contento... Non faresti meglio ad andartene subito a casa?

Eleonora                        - (come in un torpore) Anche se lui...

John                              - Non importa. Affronta la verità in te stessa. Devi o non devi? Puoi o non puoi?

Eleonora                        - (dopo un momento di lotta dispe­rata con se stessa, con abbandono) Sì. (Dopo una pausa, con un gesto verso la porta e un sor­riso stanco, abbattuto) Di sopra... se avessi po­tuto venire avrei potuto essere liberata. Ma lui mi ha fatto troppo schiava del suo ideale. (Poi scuotendo le spalle, fatalisticamente) Sono di­strutta. Non sono più niente. E allora cosa im­porta di esser deboli! Ma forse comincio a ca­pire qualcosa. (Con un improvviso, strano or­goglio esultante) Il mio amore per lui è soltanto mio, non suo! Lui non potrà mai possederlo! Esso è soltanto mio. E' la mia vita! (Si volta verso John, risolutamente, con decisione) Adesso sì, posso andare.

John                              - (con meraviglia) Bene. Ti accom­pagnerò. (Va verso la porta).

Eleonora                        - (afferrandolo improvvisamente per un braccio) John, stavo dimenticando te... come al solito! Cosa posso fare...?

John                              - (con un sorriso obliquo) Studia la tua parte; aiuta Michael; e avremo tutti e tre un enorme successo! (Ride ironicamente).

Eleonora                        - (con tenerezza) Ho sempre creduto che la sorte avrebbe dovuto farmi amare te, invece.

John                              - (con lo stesso sorriso obliquo) Allora io comincio a credere che in un certo modo-sono stato fortunato a essere straziato. (Con una. risata) Sipario! Ma tu vorrai andare di sopra a incipriarti il nasino. Ora là, non c'è più l'angelo con la spada fiammeggiante, non è vero? (Si dirige verso la porta).

Eleonora                        - (con un sorriso stanco) No. (Va alla porta. Egli la segue. Ambedue si fermano lì per un momento istintivamente e sorridono compassionevolmente l’uno all'altro).

John                              - (impulsivamente) Questo mi salva dal rimorso per tutta la vita.

Eleonora                        - (con fervore... stringendogli la ma­no destra fra le sue e sostenendo il suo sguardo) Non devono esserci rimorsi tra vecchi amici.

John                              - (stringendole a sua volta la mano) No, ti prometto, Nelly. (Poi, lasciando cadere la mano di lei e voltandosi da una parte per nascondere la sua emozione, forzandosi a un tono di scherno) Dopo tutto, l'amicizia è più sana,, più equilibrata, più in stile col mio tipo, no?

Eleonora                        - (adesso nuovamente assente, vaga­mente) Non so. Dobbiamo far presto. Verrò subito giù. (Esce e sale le scale nella « hall »).

John                              - (la guarda per un momento, poi sorri­dendo torvamente) Ebbene, le solite cose della vita, come sempre. (Esce, gridando verso la scala) Vado a prendere l'automobile, Nelly.

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

(La stessa scena del primo atto. Eleonora sta ferma accanto alla tavola, appoggiandovi la schiena, facendo fronte alla porta, in una posa sforzata per l'attesa ma anche per lo spavento, tremando, incerta se correre a nascondersi o se correre incontro a Michael che sta sull'uscio. Per qualche momento di tensione essi rimangono im­mobili, guardandosi negli occhi con una doman­da appassionata. Poi, come inconsciamente, con esitazione, con sorrisi tremanti, si vanno in­contro. Le loro labbra si muovono come se ten­tassero di parlare. Quando arrivano uno vicino all'altro, istintivamente tendono le mani con uno strano gesto contrastante di difesa, di pro­tezione, e nello stesso tempo cercando possesso. Le loro inani si stringono ed essi si fermano di nuovo, mentre i loro occhi si scrutano a vi­cenda. Finalmente le loro labbra lasciano uscire con sforzo le parole).

Eleonora                        - (con pentimento) Michael!

Michael                         - (umilmente) Nelly! (Con asprezza) Un momento fa (indica il posto dove sono stati uniti in un abbraccio) sapevamo tutto, eh! Sapevamo tutto.

Eleonora                        - (impetuosamente) Sì! E' vero!

La Donna                      - Ora dobbiamo ricominciare a pensare... continuare ad andare avanti, lasciando perdere...

Eleonora                        - (tristemente) Non pensiamo... ancora.

Michael                         - (cupamente) Abbiamo già co­minciato. (Poi, con una risata aspra) Il pen­siero spiega. Elimina l'inesplicabile, per il quale viviamo.

Eleonora                        - (correggendolo) Per il quale amiamo. (Una pausa).

Michael                         - (con meraviglia, senza guardarla) Anche tu hai imparato questo?

Eleonora                        - (con esultanza, sicura) Oh, sì, Michael. Sì! (Essa stringe la sua mano. Una pausa. Poi mormora) Ora... conosciamo la pace. (Le loro mani si separano. Essa sospira).

Michael                         - (lentamente) La pace non è quel­lo che noi vogliamo.

Eleonora                        - (improvvisamente si volta e si ri­volge a lui direttamente con un tono triste, di simpatia) C'è qualcosa che vuoi chiedermi, Michael?

Michael                         - (si volta verso di lei con una im­mediata affermazione sulle labbra, ma la trat­tiene non appena incontra i suoi occhi; si volta da un'altra parte. Una pausa... poi si volta nuo­vamente, con umiltà) No.

Eleonora                        - (la sua testa è rimasta girata da quando lui si era voltato dall'altra parte. Senza guardarlo) Sì che vuoi sapere.

La Donna                      - No, Nelly. (Essa continua a te­nere la testa girata. Dopo una pausa egli chiede semplicemente) Perché ? C'è qualcosa che tu volevi chiedere a me?

Eleonora                        - No. Non posso essere meno ma­gnanima di te, non è vero?

La Donna                      - Allora c'è qualcosa?...

Eleonora                        - E non c'è qualcosa che tu vuoi dirmi?

Michael                         - (la guarda. I suoi occhi s'incontrano di nuovo) Sì... la verità, se posso. E tu?

Eleonora                        - Ah, sì, voglio dirti la verità. (Si guardano l'un l'altro negli occhi. Ad un tratto essa ride con triste ironia verso se stessa) Eb­bene, siamo stati nobili tutt'e due, io non ho chiesto nulla a te, tu non hai chiesto nulla a me eppure... (Fa con le mani un gesto senza speranza. Una pausa. Poi, bruscamente, mecca­nicamente) Comincerò dal principio. Me ne sono andata di qua subito dopo di te.

Michael                         - (con un sobbalzo involontario) Oh! (Si domina).

Eleonora                        - (i suoi occhi leggono in quelli di lui. Dopo una pausa : un po' seccamente) Pen­savi che fossi rimasta qui tutto questo tempo? Ad aspettarti?

 

La Donna                      - No! Quando ti ho trovata qui... forse, l'ho sperato...

Eleonora                        - (come in un torpore) Sono tor­nata soltanto da pochi minuti. Ma era per que­sto che sembravi così contento... laggiù?... (In­dica il luogo dove sono stati abbracciati).

Michael                         - (con indignazione) No, no! Non pensare questo! Non sono così. Non sono più così!

Eleonora                        - (dopo una pausa) Sono andata da John.

Michael                         - (cercando, con angoscia, di fare l’indifferente, mormora stupidamente) Eh, già... lo pensavo...

Eleonora                        - (dopo una pausa, con tono di rim­provero) John è una brava persona.

Michael                         - (allarmato, si volta e guarda la sua testa girata, poi, pietosamente umile, balbetta)

                                      - Sì... sì... lo so... lo riconosco... è buono... (Perde le forze, imprecando pietosamente con­tro se stesso) Che Dio ti maledica!

Eleonora                        - Oh!

La Donna                      - Non te! Me! Io voglio bene a John!

Eleonora                        - (volgendosi verso di lui con osti­nazione, come se fosse costretta da una forza esterna, a riferire tutto) Allora voglio dirti che questa notte... John ed io... niente di quello che potresti sospettare. (Esita, si volta da una parte con un sorriso amaro) Te l'ho detto sol­tanto per mia propria soddisfazione. Non mi aspetto che tu ci creda.

Michael                         - (con un sorriso obliquo) No. Come potresti aspettartelo? (Poi, volgendosi a lei, decisamente, dopo una pausa) Ma non im­porta.

Eleonora                        - Volevo vendicarmi, come te. Vo­levo distruggere... ed essere libera per sempre! Non ho potuto. (Con semplicità) Qualcosa più forte di me.

Michael                         - (con trionfo appassionato) L'amo­re!? Nelly! Crederai che anch'io?... (Tenta di costringere gli occhi di lei a guardare di nuovo nei suoi).

Eleonora                        - (dopo una pausa, guardando da­vanti a se, tristemente) Avresti dovuto essere generoso prima.

La Donna                      - E' la verità, Nelly! Te lo giuro!...

Eleonora                        - (dopo una pausa, stancamente) Abbiamo giurato tanto! (Con amaro cinismo) Una donna?

Michael                         - (ferito, si volge da un'altra parte)

                                      - Non fare così. (Poi, dopo una pausa, con profondo sentimento) Sì... una donna. E io avevo pensato a lei soltanto come a una vendetta... la più bassa di tutte! e con la donna più bassa di tutte.

Eleonora                        - (con un tremito) Ah! Michael        - (con disperazione) Ti dico che io!... (Si interrompe senza speranza. Essa non ha alcun gesto. Poi egli chiede tristemente) Se puoi pensare questo, come hai potuto tornare?

Eleonora                        - (balbettando istericamente) Co­me? Come? Perché ti voglio Lene!

Michael                         - (balzando dalla seggiola e tentando di abbracciarla, con esultanza) Nelly!

Eleonora                        - (respingendolo violentemente) No! Non sono tornata da te! Ho conquistato me, non te! Qualcosa in me... di mio... non te. (Lo guarda negli occhi, con sfida, trionfalmente).

Michael                         - (dolcemente) Non importa. Non sono tornato anche io, a te? (Per un po' sie­dono ambedue guardando desolatamente da­vanti a sé. Improvvisamente egli si volge a lei... disperato) Ma se non ci rimane altro che la rassegnazione. Piuttosto, come possiamo resistere con il nostro sogno distrutto dentro noi?

Eleonora                        - Abbiamo forse una scelta?

Michael                         - (intensamente, sembra raccogliere tutte le sue forze e si volge verso di lei con sfida violenta) Possiamo scegliere una fine!

Eleonora                        - (rabbrividisce istintivamente quan­do legge nel pensiero di lui. Una pausa, poi guar­dandolo negli occhi, come sfidandolo a sua volta con calma) Se « tu » lo vuoi.

Michael                         - (con appassionato disprezzo di se) Siamo divenuti ignobili.

Eleonora                        - Lo vuoi tu. (Di nuovo insiste sul « tu ») Accetto. Tu non devi soffrire troppo. (Sporge una mano e gli stringe la sua, per con­fortarlo) Sono io che sono cambiata di più. (Poi parla tristemente, ma con fermezza, come se fosse giunta ad una decisione) C'è soltanto un modo per poter dar vita l'uno all'altro.

Michael                         - (prontamente) Quale?

Eleonora                        - Lasciarsi liberi.

Michael                         - (dopo una lotta, con amarezza di­sperata) Bene. Accetto! Se vuoi andare... Vai!

Eleonora                        - (ferita) Michael, anche se tu fraintendi, devo essere forte per te!

Michael                         - (quasi sarcasticamente) Allora vai, se sei abbastanza forte. Fammi vedere il tuo nobile modo di agire!

Eleonora                        - (con voce rotta, si gira in fretta) Addio.

La Donna                      - Addio. (Egli sta seduto, domi­nando tormentosamente la sua angoscia. Essa prende il suo mantello dalla sedia, va rapida­mente alla porta, mette la mano sulla maniglia, poi si ferma, tesa come lui. Ad un tratto egli non può più sopportare la situazione, si alza in piedi e si precipita verso la porta con un grido suppli­chevole) Nelly! (Rimane immobile quando la vede dinanzi all’uscio, come se avesse creduto che se ne fosse già andata. Essa non si volta, ma continua a guardare la porta davanti a sé. Fi­nalmente alza la mano e bussa debolmente alla porta, poi si ferma ad ascoltare).

Eleonora                        - (con una strana voce distante) No. Mai più uscire di qui. (Apre la porta e si volta a Michael con uno strano sorriso. La richiude, sorride fra se e ritorna ai piedi della scala. Allora si volta a far fronte a Michael. Sembra colma di una felice certezza. Gli sor­ride e parla con tenera debolezza) Mai più andare via da te. Deve essere quasi l'alba. Ti dirò buona notte, invece che addio. (Si guardano negli oc­chi. E' come se ora, per un lampo improvviso dal di dentro, essi sì riconoscessero).

La Donna                      - Abbiamo ceduto!

Eleonora                        - Siamo deboli? Io sono felice.

La Donna                      - Forti! Possiamo vivere di nuovo. E ci tortureremo, ci agiteremo e ci stringeremo l'uno all'anima dell'altro! Lottare... cedere e odiare di nuovo... Ma « cedere con fierezza », con gioia.

Eleonora                        - (esaltata dalla sua esultanza, piut­tosto che dalle parole di lui) Sì!

La Donna                      - La « nostra » vita vorrà dire la nostra passione, al disopra del mondo.

Eleonora                        - (con gli occhi fissi su di lui, so­gnante) Il tuo sogno!

Michael                         - (quasi singhiozzando, mentre la for­za della passione rompe Vincanto della sua esul­tanza) Oh, Nelly, Nelly, vorrei tanto dire quello che provo. (E' caduto in ginocchio da­vanti a lei).

Eleonora                        - (molto commossa, appassionata­mente) Lo so! (Si piega e lo bacia).

Michael                         - (cercando appassionatamente di esprimersi) Spesso io mi sveglio la notte... in un mondo nero, solo in un milione di anni di oscurità. Sento il desiderio di gridare grazie a Dio perché la vita vive! Poi istintivamente ti cerco... la mia mano ti tocca! Tu sei là... accanto a me... viva... con te io divento un tutto, una verità! La vita mi conduce indietro, attraverso migliaia di anni, fino a te. Questo rivela un prin­cipio nella unità, e così posso aver fede nella unità della fine. (Abbassa la testa e le bacia i piedi estaticamente) Ti amo! Perdonami per tutto quello che ho fatto, per tutto quello che farò.

Eleonora                        - (con voce rotta) No. Perdonami tu. (Comincia a singhiozzare debolmente).

Michael                         - (guardandola con dolcezza) Perché piangi?

Eleonora                        - Perché sono felice. (Poi, con improvvisa gaiezza, tra le lacrime) Tu sei fe­lice! (Sale lentamente gli scalini) Vieni! Vieni! (Arriva in cima alla scala e si ferma là, guar­dando in basso verso di lui; poi tende le brac­cia con un gesto appassionato e tenero).

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 2 volte nell' ultima settimana
  • 11 volte nell' ultimo mese
  • 54 volte nell' arco di un'anno