Per una sogliola alla Curnonsky

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Tre  atti

di Cecilia Scolari Fedele

Premio « 10 città svizzere » 1978

Personaggi:

IL PRESIDENTE

ZARA, sua moglie

                                         ANNA

GIORGIO     loro figli

                                         LIVIO

MILLY, sorella del presidente

OTTAVIO, un segretario

ATTILA, un maggiordomo)

Al gruppo Cristoforo Colombo

Marzo 1974


ATTO PRIMO

Stanza di soggiorno elegante.  Seduta a un tavolino. Zara sta dividendo della corrispondenza. Il  presidente, in   una  poltrona, legge un libro,  fumando.

Zara             (a mezza voce) Per te, per me, per i figli, per te, per me, per i figli, per te, per me e per i figli. Oh finalmente!!!

Presidente    Ma non abbiamo più un segretario che si occupa di quel genere di lavoro?

Zara             L'ho pregato di passarmi tutto in blocco. Ogni tanto mi diverte leggere tutto quel che la gente ci scrive.

Presidente    Allora divertiti.

Zara             Posso aprire anche le tue?

Presidente    Fai.

Zara             (allunga una mano sopra un mucchio, ma si ferma e cambia idea) No. Comincio con una delle mie. (apre e legge) « Egregia signora. Siamo un gruppo di giovani che l'hanno sentita al concerto di beneficenza a favore degli orfanelli la scorsa setti­mana e ne sono rimasti entusiasti. Lei ha suonato come una dea... » Falso. Ho suonato come un cane. Ero infuriatissima con una tizia in prima fila che mangiava caramelle e continuava a soffiarsi il naso. (Butta la lettera nel cestino e ne apre un'altra) Questa è tua. « Fausto: sei il presidente più convincente del secolo. Ti adoro. Da quando alla conferenza stampa di Ginevra hai detto che... »

Prendente     Zara,so esattamente tutto quello che ho detto alla confe­renza stampa di Ginevra. Ti dispiace leggere mentalmente almeno le mie?

Zara             Non ti interessano proprio per niente?

Presidente    Indovina. (squillo di telefono)

Zara             Sì. Sono io. Buona sera avvocato. Dica. No senta: quel con­certo non avrà luogo. Non riusciamo a combinare le date. Ma mio figlio Giorgio doveva occuparsene. Non l'ha avvertita? Strano. Comunque gli dirò di telefonarle domani per fissare un appunta­mento. Va bene. Buona sera avvocato. (riappende) Un errore di Giorgio. Strano. Di solito è così preciso. Il contratto del 19 mar­zo... (Guarda il presidente sempre assorto nel suo libro) No. Non ti spiego. Sarebbe troppo lungo.

Presidente    Ecco brava.

Zara             (Aprendo un'altra lettera) E questa è di nuovo mia. « Zara. Permetti che io ti chiami subito così, senza preamboli. A te non so quale effetto potrà fare, ma per me il tuo nome, come il tuo viso, come tutto di te, è così familiare, è così in me che... » (Si interrompe ma continua a leggere mentalmente. Dopo un attimo) Fausto! E' la più osata lettera d'amore che io abbia mai letta... E' firmata Sansone.

Presidente    (Sempre senza sollevare gli occhi dal libro) Mia o tua?

Zara             E' mia, non hai sentito? E' firmata Sansone. (Pausa) Non dici niente?

Presidente    Cosa vuoi che ti dica? E' la più osata lettera d'amore che tu abbia letto. E' firmata Sansone. Un'esperienza che ti mancava, ma l'età ce l'hai mi sembra. Non vi è niente da dire.

Zara             E questa è dinuovo tua.

Presidente    Sì, ma mentalmente per favore.

Zara             (Apre e legge. Dopo un attimo) Qui ti attaccano politicamente. Dicono che sei un bastardo dalle ossa dure, ma che loro te le rom­peranno. E' una lettera tremenda fin dall'inizio. Senti qui...

Presidente    No Zara. Ora basta. Questa è una delle sei sere all'anno che mi è possibile dedicare alla famiglia. La famiglia è quasi tutta assente ma non è una buona ragione perché i presenti, anche se po­chi, non trascorrano nel migliore dei modi la serata.

Zara             Anna non è uscita. Sta terminando la sua commedia. (Mano al telefono) Vuoi che la chiami?

Presidente    Ma no. Anna sa come gli altri che questa sera sono in casa. Se avessero avuto piacere di starsene con noi sarebbero qui.

Zara             Forse se ne sono scordati. Anzi. Dev'essere proprio così, Gior­gio è andato a teatro, tua sorella non so... e Livio...

Presidente    (Sorridendo) Ma perché li scusi tutti? Non c'è niente da scusare.

Zara             Perché mi dispiace tanto per te.

Presidente    Grazie. Ma credi: non ne sono toccato. (Si riassorbe nella lettura del suo libro)

Zara             (Continua  per un po'  ad  aprire  e leggere  lettere.  Poi:) Fausto: le tue sono quasi tutte lettere d'amore!

Presidente    Ah sì?

Zara             Santo Dio!  Deducine qualcosa almeno!

Presidente    Penso che la gente non ha veramente un gran che da fare.

Zara             Già. Le donne specialmente. Ti hanno dedicate perfino poesie.

Presidente    Ne sono proprio lusingato!

Zara             Del resto in un certo senso le capisco. Non sei un uomo comune.

Presidente    Ecco.

Zara             L'unica cosa che dovresti fare, è farti cambiare il nome. Fausto è il nome meno  adatto per un  presidente.

Presidente    Dici? Ma ormai è un nome statale. Tutti ci hanno fatto il callo.

Zara             Tranne  me. Ogni  volta penso  a  Coppi.

Presidente    L'ho sempre detto che sotto il virtuosismo musicale na­scondi un animo sportivo.

Zara             Inoltre è orribile come nome in se stesso. Chi ha avuto quella brillante idea? Tuo padre o tua madre?

Presidente    Una zia che stava per morire e lo chiese come ultimo desiderio.

Zara             Era il nome di suo marito?

Presidente    Nemmeno. Suo marito si chiamava Asdrubale o Arcibaldo ed era morto venti anni prima. Fausto era il nome del suo ultimo amante.

Zara             Ma quanti anni aveva?

Presidente    Chi, l'amante?

'Zara             No, la zia, quando è morta.

Presidente    Novantatre.

Zara             E non poteva morirsene in silenzio a quell'età senza più espri­mere desideri?

Presidente    Difficile. Era avvocatessa.

Zara             Ah quell'anticaglia celebre di famiglia! Resta il fatto che per causa sua porti il nome di un ciclista.

Presidente    Prima di tutto non è un disonore. Secondariamente la zia non poteva immaginarselo. E' morta prima che quello cominciasse a pedalare,

Zara             Il modo con cui difendi il tuo parentado mi ha sempre lasciata perplessa.

Presidente    Non difendo. Faccio della cronaca.

Z,ara            (Dopo una pausa)  Cosa stai leggendo?

Presidente    Un libro che ho  trovato in camera di mia sorella.

Zara             Ho capito. Allora tra Marx e Marcuse c'è tutto da indovinare.

Presidente    Il titolo mi ha fatto pensare a Bakunin. Invece è un illu­stre sconosciuto dei giorni nostri. Certo Pompeiano.

Zara             Pompeiano cosa?

Presidente    Pompeiano  e basta.

Zara             Uno pseudonimo?

Presidente    Sicuramente.

Zara             S'intitola?

Presidente    « Come si ammazza un presidente e perché. »

Zara             Quel signore non ha il senso dell'ordine.

Presidente    Evidentemente.

Zara             Non  lo  dico in  senso morale.

Presidente    Ah no?

Zara             No. Intendo: non è un tipo ordinato materialmente. Infatti, se lo fosse, avrebbe scritto: « Perché e come si ammazza un presi­dente. » Prima le cause poi l'esecuzione, non il contrario.

Presidente    Non sarà ordinato ma ha un bello stile e un sacco di idee.

(Entra Giorgio.)

Giorgio         Buona sera.

Zara             Come  mai così presto?

Giorgio         Sembra la frase di una commedia.

Zara             Intanto  non hai risposto.

Giorgio         Sono rientrato presto perché la dimostrazione in piazza non ha permesso che si andasse a teatro.

Presidente    Ma si calcolava che durasse un'ora la dimostrazione. Un'ora al  massimo.

Giorgio         Il governo ha sbagliato come sempre. E' durata due. Il tea­tro è stato invaso. La rappresentazione non ha avuto luogo e vi è stato il solito scambio di pugni e manganello.

Zara             Era una dimostrazione a favore?...

Giorgio         Della solita pace. Non hai letto i giornali in questi giorni? Né visto televisione?

Zara             Ho fatto tutto di corsa.

Giorgio         Ma madre! Molto male! Per la moglie di un presidente, di­rei addirittura, imperdonabile!

Zara             Figlio caro. Non potresti essere un po' più, come dire? ela­stico, almeno una volta ogni tanto? Sì insomma, fare ogni tanto una eccezione alla tua pedanteria sarcastica e alla tua faccia senza sorrisi!

Giorgio         Io sono come sono e non posso essere altrimenti.

Presidente    Amen.

Giorgio         Fausto;   non sei obbligato a parlare. Non siamo  in senato.

Presidente    Infatti  non ho parlato.

Giorgio         Sì invece. Quel tanto per ironizzare.

Presidente    Non l'ho fatto apposta e un'altra volta non lo farò più.

Zara             Se hai i nervi, Giorgio, spacca pure qualcosa: possiamo per­mettercelo.

Giorgio         Ho i nervi ma non sono ancora isterico.

Presidente    Vuoi un consiglio?

Giorgio         Paterno? Grazie.

Presidente    Grazie sì o grazie no?

Giorgio         Grazie no. So sbagliare da solo.

Zara             Bravo!  Sbagliando s'impara.

Giorgio         Zara:  piantala.

Zara             Cosa ho detto?

Giorgio         Ironizzi.

Presidente    Ma è una fissazione!

Giorgio         Questa sera mi piacerebbe dirvi  in francese che cosa ogni tanto, tutti e due, mi fate venir voglia di fare.

Zara             Perché in francese?

Giorgio         Perché mi avete mandato in Francia a studiare e la lingua in cui si studia diventa quella istintiva,  quella madre.

Zara             Bisognava mandarti in Inghilterra se ho ben capito.

Presidente    Non sarebbe servito nel senso che gli avremmo data la stessa voglia.

Giorgio         Giusto. E' una voglia internazionale.

Zara             Giorgio:   se  tu  sapessi  dire  chiaro  una buona  volta  cosa  vai cercando. Per finire, con chi ce l'hai?

Giorgia         Ce l'ho con me, con te, con lui, con noi, con voi e con essi.

Presidente    Voilà. Anche  questa deve essere cultura francese.

Giorgio         In ogni caso tu non puoi essere che l'ultimo a capire.

Presidente    (A Zara) Forza! Hai la precedenza.

Giorgio         Lei? No. Lei è come te. Parla la tua stessa lingua ed è tutta fatta del tuo stesso tessuto. Tessuto governativo.

Zara             (Rifacendogli la cadenza) Noi siamo quel che siamo e non pos­siamo essere altrimenti,

Presidente    (Alzandosi) Così parlò « Zara brusca ».

Giorgio         (Alla madre) No. Sbagli cara mia. Voi avreste potuto essere altrimenti  soltanto  non avete  voluto  perché  era  troppo  faticoso. Infatti l'onestà pesa.

Zara             E tu? Non puoi essere altrimenti, tu? Chi te lo impedisce?

Giorgio         No madre. Io sono fregato. Voi siete nati figli di operai ed eravate liberi di vivere puliti e respirare aria pura. Io, quando sono nato, ero già il predestinato figlio di un presidente.

Presidente    Ti chiedo scusa se non ho pensato a suicidarmi prima che tu nascessi.

(Entra Attila, il maggiordomo)

Attila             Chiedo scusa signor presidente:  il telegiornale della notte ha messo in onda la dimostrazione di questa sera e...

Presidente    La prego Attila. Questa è la stanza in cui non vogliamo televisione. E' la stanza di famiglia e la televisione, come è notorio, ne rovina l'ambiente. Il nostro poi, familiare, è già molto ridotto. Ne deduca quindi che qui, di televisione, non vogliamo nemmeno sentirne parlare.

Attila             Il signor presidente mi permetta di insistere. Si tratta di cosa importante. La  signorina Milly era  alla dimostrazione.

Presidente    Se non è stata  riconosciuta non è importante.

Zara             Oh Dio!

Giorgio         Quella cretina!

Attila             No, non è stata riconosciuta. Impossibile. Questa volta la signorina si è fatta negra. Una negra tale e quale.

Zara             Attila: lei è sicuro di non sbagliarsi? L'ultima volta l'ha scam­biata per una famosa femminista.

Attila             Signora: l'ultima volta non picchiava. Ma la signorina Milly, quando incomincia a menar le mani, è inconfondibile.

Presidente    Altro sbaglio: incoraggiarla a far carriera nella lotta giap­ponese, invece di aiutarla a trovarsi un marito. (Risiedendosi) Va bene. Era lei. Ci dica Attila.

Attila             Appena l'ho vista avanzare con il cartello l'ho riconosciuta subito.

Zara             Cosa c'era scritto sul cartello?

Attila             Signora:   non avevo gli occhiali.

Giorgio         Attila, non sia bugiardo:   fuori.

Attila             Mi credano...

Presidente    Attila, prego, non faccia complimenti.

Attila             I signori mi scusino. C'era scritto: « Chi non è per la pace è un fetente anche se si  tratta del  presidente. »

Zara             E  poi?

Attila             E poi basta. Il cartello non era molto grande.

Zara             No dico:  vada  avanti.

Attila             Qualcuno tra la folla ha gridato: - Buona la negra, ma un po' troppo vistosa... - o qualcosa del genere. Ma quello che si è sentito chiaramente è la risposta della signorina: - Vaffanbagno sporco razzista. (Pausa)

Zara             Attila...  lei è sicuro di  aver sentito  « vaffanbagno »?

Attila             Sicurissimo signora.

Zara             Allora non era lei.

Presidente    Sono dello stesso parere. Milly ha un discorso più diretto.

Attila             Signori   vi   assicuro...

Giorgio         Attila, qui bisogna che lei si decida: o ha detto « Vaffanba­gno » e non era lei, o ha detto « vaffaqualcosa » che non ha proprio niente a che vedere col bagno ed era lei.

Attila             Ecco, veramente, forse...

Zara             Bene. Era lei. Continui.

Attila             Di parole in parole sono passati ai fatti. A un tratto la signo­rina si è abbassata e con mossa precisa ha colpito in testa con lo spigolo del cartello il suo tipo, stendendolo come un tappeto verde. E' subito accorsa la polizia. Da quel momento è stato come far vedere il rosso al toro. Parlo dei poliziotti nei confronti della signorina. Pareva avesse dieci mani e mille piedi. In un attimo ne ha stesi cinque.

Presidente    Diavolo! Deve essere morto il direttore.

Zara             Ma di chi stai parlando?

Presidente    Del direttore della TV.  Continui Attila.

Attila             Non si è più visto nulla signor presidente. In quel momento è stato annunciato un guasto  tecnico.

Presidente    Ah ecco mi pareva! 

(Entra Anna in pigiama)

Giorgio         Eccola qui. Si è appena alzata oè già andata a letto? Con lei non si sa mai,

Anna             (Ignorandolo e sbadigliando) Genitori: avete perso un torneo che anche non essendo sportivi avrebbe potuto direttamente inte­ressarvi.

Giorgio         Chi indovina  è bravo.

Anna             Perché ve ne state sempre in questa stupida stanza?

Presidente    Perché è la meno presidenziale.

Giorgio         Inoltre non ci sono mosche.

Anna             Non ha nemmeno la TV.

Zara             Appunto: niente TV, niente mosche più ambiente non presi­denziale, uguale stanza perfetta.

Anna             (Che ha formato un numero di telefono) Ciao. Ti sveglio? Scu­sa. Non mi rendo mai conto degli orari. Senti, Cambio il finale al terzo atto. Scrivi: (al maggiordomo) Attila, le spiace portarmi fuori il cane un momento?

Attila             Dove è signorina?

Anna             In biblioteca. Grazie Attila.

Attila             Prego signorina. (Esce)

Anna             (Al telefono) Ma no! Macché cane. Non parlavo con te. Dicevo al maggiordomo.

Giorgio         (A Zara) Non ha più telefono in camera sua?

Zara             In tutto quel settore ci sono dei guasti.

Anna             Dunque:  l'annuncio finale non viene dato dagli altoparlanti ma da una donna, Hai scritto? Bene, continua:  « donna entra urlando,

due punti » - Hanno ammazzato il presidente! -

Zara             Ma che cosa è? Una congiura?

Presidente    Non impressionarti. Questa deve essere solo una variante al finale della « Cavalleria rusticana ».

Giorgio         (Ride forte) Papà, ogni tanto il tuo spirito fa dimenticare il resto.

Presidente    Grazie figliuolo.  Sei generoso.  Buona notte  a tutti.

(Si scontra nell'uscite con Milly che entra con impeto. E' in jeans, camicetta semi slacciata e trucco da negra quasi sfatto in modo di assomigliare più a uno spazzacamino che a una negra. Va a sedersi al posto del fratello premendosi una guancia.)

Anna             (Sempre al telefono) Scusa. Ti telefono domani. Ciao. (A Milly) Non credevo che tu arrivassi così presto e così intera.

Presidente    Beh? Tanto meglio no? Buona notte.

Milly             Fausto:   devo parlarti.

Presidente    E' proprio necessario? (Tira Fuori un'agenda) Se vuoi, guarda, già fra due settimane e precisamente il giorno quindici verso mezzanotte, avrò un bel quarto d'ora tutto per te. Questa serata era per la famiglia, ma ormai sono stanco e non potrei più seguirti. Sei rientrata troppo tardi cara,

Milly             Ma ho avuto piuttosto da fare caro.

Presidente    Quindi sarai stanca anche tu. Buona notte.

Milly             Fra due settimane mi sarà passata la voglia di parlarti e le cose tra noi non saranno mai chiare.

Zara             Cosa hai alla guancia?

Milly             Per evitare un manganello sono andata a sbattere contro un pugno.

Presidente    Dunque, buona notte.

Giorgia         Fausto, ce la auguri buona per la quinta volta. Se la pas­siamo cattiva è il colmo.

Milly             Non può andarsene. Non capisci? E' la sua coscienza sporca che lo inchioda qui.

Presidente    (Sorridendo) Vedi Milly. Se fossi un vero fratello mag­giore, intendo di quelli classici e vecchio stampo, quei famosi ai quali voi contestatari fate tanta guerra; ora ti darei due ceffoni, oppure me ne andrei per dimostrarti il contrario di ciò che affermi. Ma tu, e anzi, voi tutti miei cari, dovreste finalmente aver capito che più cercate di colpirmi più vi affaticate inutilmente perché io sono: in-con-si-sten-te. Sono fatto d'aria quando rientro in famiglia perché esisto troppo altrove. E' come una legge naturale di com­pensazione. Capite? E' chiaro?

Zara             Per me sì. Fin troppo.

Anna             Per me no. Assolutamente.

Giorgio         Chiarissimo. Fatto d'aria come un dio.

Milly             Veramente io ho avuto un'altra immagine: La bolla di sapone. E non pensare che io cerchi di colpirti Fausto, è che anch'io come te, cerco soltanto di farmi capire. In conseguenza volevo soltanto dirti che i tuoi sporchi sbirri, a me, non fanno né caldo né freddo. Sono sbirri da burla e quando vincono, vincono perché sono tanti e traditori. Li ho saggiati per la prima volta in un corpo a corpo e ti ripeto: sbirri da burla come le leggi, il governo, il presidente e tutto il resto. In fondo: tutto uno scherzo. L'unico inconveniente è che sia uno scherzo di cattivo gusto nel senso che chi paga è sempre e solo la povera gente.

Giorgio         (Alzandosi) Ti credi ancora alle barricate? Basta perdio! Ma tu, tu, sorella del presidente da burla sei davvero convinta che stai facendo qualcosa per la povera gente?

Zara             Vi avverto che se incominciate vi suono Eric Satie.

Milly             Bada nipotino che ho ancora i muscoli caldi. Non cercarmi sta­sera perché mi trovi.

Giorgio         Francesismo!  Comunque avanti zietta.  Sono in piena forma anch'io. Cerchiamoci e troviamoci.

(Il presidente se ne va quasi in punta di piedi)

Anna             Oh no! Ma perché siete sempre in polemica voi due? Datevi al teatro santo Dìo! Vi farebbe bene ai nervi. Se volete ve ne scrivo un fatto su misura per voi. Ho appena finito «Vita e morte di un presidente ».

Milly             (A Giorgio) Io so una cosa sola: sarò quel che sarò ma almeno non ho inibizioni.

Giorgio         Se non ne hai perché cerchi di soffocarle con le pagliacciate?

Milly             Attenzione figliuolo. Io non sorto in-con-si-sten-te. Io ti faccio volare dalla finestra.

Zara             Vado a suonarvi Eric Satie. (Esce)

Giorgio         Questo lo fanno gli sbirri con gli anarchici!…

Milly             Gli suonano Eric Satie?

Giorgio         Hai capito benissimo.

Milly             Infatti, e... l'anarchico saresti tu?

Giorgio         Più di quello che credi figliuola. Soltanto io sono modesto e detesto i Don Chisciotte tanto più quando sono da strapazzo.

Milly             Te lo dico io cosa sei tu. Semplicemente un cretino.

Giorgio         Prego?

(Entra il maggiordomo)

Attila              Signorina Anna. Sono spiacentissimo. Il cane è scappato.

Anna             Attila;   non me lo dica neanche per  scherzo.  Medaglia d'oro mondiale e in calore! Mi sparo. (Si siede)

(Si sentono le note al pianoforte di Eric Satie)

Giorgio         (Grida) No Zara! La scena è cambiata. Ci vuole la « Pate­tica ». La figlia del  presidente si spara per cause ignote. Mica si può dire perché le è scappata la cagna in calore, Premio Nobel ec­cetera.

Anna             Ma ti rendi conto? Almeno non scherzare animale! E' una ca­gna unica al mondo. Livio mi uccide.

Giorgio         Se ti spari prima che torni non ce ne sarà bisogno. E poi che c'entra Livio?

Milly             Indovina.  A chi credi  che l'abbia preso il cane? (Si alza e va a guardarsi la guancia allo specchio)

Attila             Il signor Livio è già arrivato e sta cercando il cane nel parco come un pazzo. Mi permetto di avvertire che è furibondo contro la signorina Anna malgrado io avessi continuato a dirgli che è sol­tanto colpa mia.

Milly             Ma si può sapere perché gli prelevi sempre i cani dai suoi alle­vamenti? Tientene uno definitivamente, non ho mai capito perché ogni tanto arrivi con un cane e il giorno dopo glielo riporti.

Anna             Te l'ho già spiegato. Perché i cani mi piacciono da morire ma  detesto affezionarmici  come alle persone.

Giorgio         Si spiega di conseguenza perché il tuo teatro non ha successo.

Anna             Scusa. Non vedo il rapporto.

Giorgio         E' un rapporto ermetico.

Anna             D'altra parte ti faccio notare che il mio teatro ha un certo suc­cesso.

Giorgio         Sicuro, un certo successo, tra un certo numero di amici stretti e di parenti ancora più stretti tra i quali, per esempio, non ci sono io.

Milly             Giorgio:  cominci veramente a stancare. Perché non vai a letto?

Giorgio         Perché soffro machbethianamente d'insonnia, e, poi perché adesso viene il bello tra il fratellino re dei canili e la sorellina drammaturga. Vuoi che mi perda lo spettacolo?

Attila             (Sulla porta) Il signor Livio sta arrivando.

Giorgio         Ossia l'orco sta salendo a dieci a dieci i gradini della torre, La principessa trema. Entra l'orco sulle note di Eric Satie.

(La musica che durante tutta la scena sarà rimasta in sottofondo, all'entrata di Livio dovrà farsi più forte)

Livio             (Entrando come un bolide e dirigendosi verso Anna) La prima volta che mi tocchi di nuovo un cane, giuro che ti faccio fredda.

Attila             Signor Livio:   è stata tutta colpa mia. Era in biblioteca e...

Livio             Ma mi faccia il piacere Attila! Mi ha già spiegato. Conosco quel­la bestia. Impossibile tenerla. Era l'ultimissima da lasciarle pren­dere. E quell'imbecille invece gliel'ha data. Lo licenzio parola d'onore.

Anna             Mi dispiace Livio. Mi dispiace proprio.

Livio             E' tutto quello che sai dirmi?

Giorgio         Non credere. Un minuto fa voleva spararsi.

Livio             Oh senti tu. Non è il momento sai!

Attila             Io vado a dare un'altra occhiata nel parco. Con permesso. (Esce)

Livio             Se non la ritrovo cosa do al principe giovedì sera? Me lo dici?

Milly             Uh senti senti! C'è in giuoco anche il principe signori! Casca il mondo! Il principe! E come si fa?

Livio             Ah ci sei anche tu? E cosa fai così conciata? E' Carnevale? Sei matta?

Giorgio         Tutto al presente! Insomma dalle il tempo di rispondere. Ti credi al canile tra i tuoi quadrupedi e i loro allevatori?

Anna             Quanto ti dà il principe?

Giorgio         Iniziano le trattative.

Livio             Inutile che tu anche solo ci pensi. Mi dà qualcosa che nessun altro può darmi.

Milly             La storia sifa interessante. Scambio merci. Cassaforte controcassaforte.

Anna             Allora?

Livio             Mi dà un De Chirico.

Giorgio         Vero?

Livio             La pianti tu sì o no?

Anna             Scusa Livio. Quale?

Livio             Quale quale, che importanza ha? Mi dà un De Chirico. Non ti basta?

Anna             Come si può scambiare un cane con un quadro?

Livio             I soliloqui falli quando sei sola. A me piacciono tanto icani quanto i quadri. Ti da fastidio?

Anna             Non t'arrabbiare di nuovo. Dico solo che non capisco.

Livio             Non ti chiedo di capire. Ti chiedo di lasciai stare i miei cani. (Pausa. Livio passeggia avanti e indietro nervosamente.)

Anna             Vedrai che si ritroverà.

Livio             Lo so che si ritroverà, ma se la si ritrova gravida di un bastardo chi gliela  dà  ancora al principe la cagna?

Giorgio         Il principe è un filosofo. Direbbe sicuramente:  - Meglio la cagna che la moglie. -

Milly             O, peggio, la figlia che è sicuramente ancora vergine e illibata.

Livio             Voi due o siete uno contro l'altro o quando vi mettete insieme si direbbe che giocate a chi è più scemo. Così, sia nell'uno che nell'al­tro caso, riuscite sempre ad essere dei perfetti rompiballe.

Giorgio         Di perfetto non c'è nessuno.

Milly             Inoltre, « rompiballe » non si usa negli ambienti presidenziali.

Livio             (Urla) Mamma smetti quella lagna.

(La musica si interrompe e quasi subito entra Zara)

Scusami Zara. Sono nervosissimo.

Zara             Ciao Livio. Sei arrivato anche tu. Scusa di che?

(Va al tavolino e ricomincia a scorrere le lettere)

Livio             Beh, scusa perché ti ho urlato di smettere. Non hai sentito?

Zara             No non ho sentito. Non sento mai nulla quando suono Eric Satie salvo il suo estro.

Milly             Per questo lo suoni quando litighiamo?

Zara             Anche. Ma soprattutto per punirvi. Perché Satie non vi piace. Così voi sentite Satie e io non sento i vostri litigi.

Giorgio         In conclusione non sappiamo perché ti sei interrotta.

Zara             Volete la vostra posta?

Anna             Quale posta?

Zara             Quella che arriva dal pubblico.

Milly             Vuoi dire dal popolo.

Zara             Non fa lo stesso?

Milly             No. Il pubblico è quello che va a teatro, il popolo...

Giorgio         (Caricando)  ... è quello che grida « pane e lavoro ».

Milly             Come minimo va a finire che questa sera ti sputo in faccia.

Giorgio         Fossi in te non mi ci proverei. Ho la faccia particolarmente sensibile.

Anna             Oh Dio!  Ricominciano.

Livio             (A Zara) Ma non c'è un segretario per la corrispondenza di quel genere?

Zara             C'è un segretario che ne fa una scelta, ma a me ogni tanto piace leggere tutto. Queste sono tutte vostre.

Anna             Le mie quali sono?

Milly             E le mie?

Livio             Le mie puoi cestinarle in blocco, all'istante.

Zara             Posso aprirne almeno una?

Livio             A condizione che non me la leggi.

Giorgio         Cestina subito le mie per favore.

Zara             Posso...

Giorgio         No. Non puoi e per favore non insistere.

Zara             (Esegue e apre quella di Livio. Vi è una pausa durante la quale le due donne scorrono rapidamente la loro corrispondenza che poi cestinano.) Ma senti questa:   « Egregio signore... »

Livio             Mamma:   per piacere!

Zara             Ma Livio:  è la lettera di un bambino. Ti prego. E' molto bella.

Livio             E va bene! Giorgio    E' lunga?

Milly             Puoi sempre andartene.

Giorgio         Grazie. Non ci avevo pensato.

Anna             Zara:   ti  ascoltiamo.

Zara             « Egregio signore. Sono un bambino di otto anni e quando torno da scuola sono solo. Ma fino alla settimana scorsa non me ne ero mai accorto perché avevo Bruno che era il mio cane che è morto appunto la settimana scorsa sotto un'automobile. Tutta la famiglia ha pianto perché era proprio un gran bravo cane. Un amico di mio fratello vuole regalarcene un altro ma nessuno è d'accordo perché si è avuto troppo dispiacere per Bruno. Ma il papà leggeva un giornale domenica e sul giornale c'era la sua foto con un bellissimo cane. Sotto c'era scritto: « Livio, il figlio del presidente, con un campione dei suoi allevamenti », Il papà ha detto ridendo: - Ecco, se questo qui ti regala un cane, ti permettiamo di tenerlo. - L'ha detto per farmi uno scherzo, l'ho ben capito ma io provo lo stesso a pregarla di regalarmi un cane perché se non me lo regala lei chissà fino a quando resterò senza cane, se invece lei me lo regala il papà è obbligato a mantenere la sua promessa. Spero che l'indi­rizzo sia giusto. Lo terrò bene. Lo chiamerò Livio e non lo lascerò più andare sotto le automobili. Grazie. Tanti saluti da Giulio... » segue l'indirizzo.

Livio             Fa vedere.

Milly             Se non regali un cane a quel bambino, faccio uno scandalo.

Livio             Milly:  con me non attacca. Non sono Giorgio.

Giorgio         Si vede. Stai tranquillo.

Anna             (A Livio) Se non glielo regali tu glielo regalo io. (A Zara) Dammi la lettera.

Zara             Se ho ben capito, in ogni modo quel bambino ha il suo cane assicurato.

Livio             (Prendendo la lettera che Zara sta porgendo ad Anna) Dimen­ticate che il cane può essere regalato solo da me. A meno che vo­gliate falsificare la mìa firma.

Giorgio         Dicci insomma se glielo darai o no e facciamola finita.

Livio             Ve lo lascio indovinare. (Intasca la lettera)

Giorgio         Bene, Chiuso il capitolo bambino/cane, resta da chiuderne un altro. (Tutti lo guardano) Mamma: non ci hai ancora detto perché ti sei interrotta su Satie poco fa.

Zara             Ah sì. Mi sono interrotta per un crampo alla destra. A proposito Giorgio:  ha telefonato Rosettani per quel concerto...

Giorgio         Sì mamma. Rosettani lo vedo lunedì. Non ti preoccupare. Fi­dati di tuo figlio almeno come « manager ». Torniamo al capitolo secondo.

A) I crampi alla destra, di solito, ti durano dai cinque ai dieci minuti e quando sei  entrata, immediatamente dopo esserti interrotta, non avevi nessun crampo.

B) Perché non Io hai detto subito e hai sviato la domanda parlando della posta?

Zara             Non è il caso di farne un processo, credi.

Giorgio         C) Perché continui a non rispondere?

Zara             Perché è troppo stupido, ecco.

Livio             Cosa è troppo stupido?

Milly             Insomma Zara:  adesso ci hai incuriositi.

Anna             Ma sì: parla una buona volta.

Zara             E' troppo stupido il motivo per cui mi sono interrotta. (Pausa)

Giorgio         Allora?  Sentiamo  il motivo.

Zara             A un tratto ho avuto la sensazione netta e precisa di avere qual­cuno alle spalle. Uno sguardo fisso sulle mie mani. L'ho sentito talmente che ho dovuto fermarmi. Non mi è stato più possibile continuare. Nell'uscire ho notato un semplice particolare. La fine­stra, aperta quando sono entrata, era chiusa.

Livio             Sarà stato Attila.

Zara             Attila non entra mai quando sto suonando. Né Attila né altri.

Milly             E poi Attila era già nel parco a cercare il cane.

Giorgio         Fausto non può essere stato. Era già andato a letto e se si fosse alzato si sarebbe fatto sentire. Se tu leggessi polizieschi si po­trebbe dubitare della tua fantasia.  Ma così... Strano!

Anna             Macché strano. La finestra può essersi chiusa con una corrente di aria. Oppure la mamma si è sbagliata. Sentite. Non pensateci più In questi casi è la miglior cosa. Io vado a finire il mio terzo atto. A domani.  (Esce) 

(Lunga  pausa)

Livio             Ma sei proprio sicura che la finestra era aperta quando sei entrata?

Zara             Come di essere qui.

Giorgio         E sei sicura che non vi sono state correnti d'aria e che la finestra non possa essersi richiusa da sola?

Zara             In quella stanza non vi sono mai correnti d'aria,

Milly             Ma come puoi dirlo scusa! Che ne so... un colpo di vento improvviso.

Livio             Forse ha ragione Anna. Non bisogna pensarci più.

(Altra pausa. A un tratto si sentono lontane poi sempre più vicine delle grida ripetute di Anna. Dopo un attimo entra in scena in preda a una crisi isterica. Si dibatterà come una pazza tra gli altri, che tentano di tenerla, di calmarla e di capire ciò che dice. Le battute, salvo quelle di Anna, si debbono accavallare.)

Anna             (Sempre urlando) Il cane... il cane... il cane...

Zara             Oh Dio! Anna che hai? Che hai?

Giorgio         Sei impazzita? Smettila di urlare così! Cosa diavolo hai?

Milly             Calmati Anna.  Calmati, Che ti succede?

Anna             Il cane... il cane:   l'hanno ammazzato, (urla) è là... è là...

Livio             Ma dove « là », dove? Parla perdio parla!

Anna             In camera mia. L'hanno squartato!  (Urla di nuovo)

Livio             Oh Cristo! (Esce di corsa)

Zara             (Sedendosi) Dio mio!

Milly             Vieni Anna. Andiamo via di qui... (A Giorgio) Portiamola via.

(Anna continuerà a urlare)

Giorgio         Basta!  Basta!  Smettila di  urlare perdio!   Smettila!

Anna             Il cane...  il cane...

Zara             (Turandosi le orecchie) Portatela via. Non posso più sentirla.

(Giorgio e Milly escono sostenendo Anna che continuerà a urlare e a dibattersi. A poco a poco le voci si allontanano. Zara resta se­duta e immobile con le mani sulle orecchie. Le luci si abbassano. Entra il presidente allacciandosi la vestaglia.)

Presidente    Ma si può sapere cosa sono tutti questi urli?

Zara             (Guardandolo come una sonnambula) Hanno ammazzato il cane.

Presidente    Il cane!  Quale cane?

Zara             Quello  che  aveva  Anna  questa  sera.  Un  cane  di  Livio.

Presidente    Mi dispiace. Ma non capisco ancora perché facciate tanto baccano.

Zara             (Alzandosi) Ma non capisci che l'hanno ammazzato qui, qui nel parco, forse in questa stessa casa, mentre tu dormivi, mentre io ero di là a suonare e l'hanno portato in camera di Anna?

Presidente    Sì sì. Ho capito. Hanno ammazzato un cane di Livio e l'hanno portato in camera di Anna. E poi?

Zara             Finirò con l'impazzire! (Di scatto gridando) E poi Anna trovan­dolo squartato in camera sua ha avuto una crisi isterica, ti sembra strano?

Presidente    Mi sembra strano sentirti gridare per la prima volta da quando  ti conosco.

Zara             (Gli va vicinissima) Ma Fausto: ho paura. Ho paura!

Presidente    (Abbracciandola) Paura di che? (Le prende il viso fra le mani) Di guardate così, la morte in faccia?

Zara             Vorrei essere un'operaia come lo era mi madre e vorrei che tu fossi un operaio come mio padre. Vorrei vederti stanco di un lavoro pulito. Vorrei che fossimo tutti stanchi di un lavoro pulito.

Presidente    Non si può Zara. Non possiamo camminare a ritroso. E la morte esiste dovunque. Tuo padre l'ha trovata negli ingranaggi di una macchina.

Zara             Ma è morto tranquillo. Non aveva mai fatto del male a nessuno e quando è morto l'hanno pianto tutti.

Presidente    Andiamo cara. Si è fatto tardi.

(Escono tenendosi stretti. Lunga pausa poi entra Ottavio che viene al boccascena)

Ottavio         A questo punto, signore e signori, l'autore di questa com­media vuole che io intervenga per presentarvi il mio personaggio. Malgrado che personalmente e come attore io non sia d'accordo con questo sistema, ho acconsentito a condizione che mi facesse parlare il più brevemente possibile in un discorso chiaro e conciso. (Pausa) Dunque, io sono il segretario. Quello a cui Zara preleva ogni tanto tutta la corrispondenza. Mi chiamo Ottavio e non Ottone come si ostina a chiamarmi Anna con la sua distrazione congenita. Ufficial­mente io sono uno dei tanti segretari ma in pratica sono un idea­lista che si è impegnato con se stesso a uccidere il presidente come ci si impegna con se stessi a compiere un atto di giustizia. Capisco come la mia brutalità possa colpirvi ma non è colpa mia se ancora una volta l'autore ha voluto fare di testa sua e presentarvi del presidente e della sua famiglia solo il lato simpaticamente rosa. Sì, perché dietro tutta la famosa democrazia di questo presidente, si nasconde la vera stoffa dell'uomo politico senza scrupoli e in fami­glia, chi in un modo chi nell'altro, cerca di non saperlo. La mia denuncia vale quindi anche per la famiglia.

Attila             (Entra trafelato e fa per parlare ma si accorge che non c'è più nessuno) Ah, se ne sono andati tutti... (Si lascia andare su una sedia asciugandosi la fronte con un fazzoletto.) Ma dove può mai essersi cacciato quel benedetto cane!

Ottavio         E forse nemmeno lui è innocente. Infatti, perché vive in una simile famiglia?


ATTO SECONDO

Una gran  veranda con  qualche mobile da giardino.  Ottavio sta stenografando sotto dettatura di Anna.

Anna             « A questo punto Paola rientra in scena con un cane. »Metta fra parentesi: possibilmente meraviglioso setter irlandese. « A Nino: - Ti piace, questo? - Nino, palpando il cane. - Bellissimo! Quanto vuoi? - Paola: De Chirico. « La Penelope ». - Nino fa un fischio: - Ne vale duecento di questi « La Penelope ». - Paola: - Anch'io ne valgo duecento di donne come la tua. (Si interrompe e riflette) No, cancelli Ottone.

Ottavio         Tutto signorina?

Anna             Fino all'entrata di Paola col cane. Non voglio cani in scena.

(La scena seguente deve essere rapida dando l'impressione del gran movimento.   Gli   attori   devono   passare   quasi   di   corsa.)

Zara             (Entra da destra esce da sinistra dicendo) La campagna eletto­rale  è  incominciata.

Milly             (Attraversando in senso contrario) Tutto il marciume viene a galla.

Giorgio         (Da destra a sinistra) Di questi tempi, il più onesto è un venduto.

Livio             (In senso contrario)  Non  trovi fedeltà neanche più  tra i  cani.

Anna             Dunque  Ottone...

Ottavio         (Sorride)  Ottavio, signorina.

Anna             Ah sì! Mi scusi. Non lo terrò mai a mente. Dunque, mi rilegga per favore la scena precedente l'entrata di Paola.

Ottavio         Quando Nino sta ai telefono?

Anna             Sì ecco. Tutta la telefonata alla moglie.

Ottavio         (Legge senza colore) Sì sono io. Ma tu da dove telefoni? Dun­que mi hai seguito. Sei pazza! Vuoi compromettermi? Già sono te­nuto d'occhio. Ti amo sì ma non è una buona ragione per farmi beccare. Paola non c'entra. Non gridare. Paola non c'entra ti dico. Il termine amante non mi piace. Fa sempre pensare a una mante­nuta privata o a una peripatetica a qualcosa di losco insomma che non si addice a Paola. Certo che le voglio bene. E con questo? Forse che quando un uomo si sposa diventa proprietà privata della moglie, cuore e sensi? Non piangere. Non piangere. O piangi se vuoi su tutti gli errori di educazione che sono stati fatti in questo campo, da Eva in avanti.

(La scena seguente va ripetuta c.s.)

Zara             L'ho  pregato  in ginocchio di rassegnare  le  dimissioni.

Milly             (In senso contrario) Ha le ossa dure ma gliele romperanno.

Giorgio         (Attraversando) L'unico politicante coscienzioso l'hanno cro­cifisso.

Livio             (Attraversando) Molto prima ve ne fu un altro: l'hanno abbe­verato con la cicuta.

Anna             Oggi sono  tutti   talmente eccitati!   Non riesco a concentrarmi.

Ottavio         Devo  rileggere  l'ultima  frase, signorina?

Anna             Grazie Ottone, non serve.  Stessero fermi un attimo!

Ottavio         (Si alza) E' la giornata definitiva, signorina. Bisogna capirli.

Attila             Vuole andarsene?

Ottavio         Se  la  signorina  non ha  più bisogno di  me...

Anna             Non ho più bisogno di lei come stenografo. (Gli indica una sedia) Le spiace? Non ho voglia di essere sola fra tutto questo fermento.

Ottavio         Sono lieto di esserle  utile anche  in un  altro  modo. (Siede)

Anna             Mi dica Ottone...  Ottone è giusto, no?

Ottavio         Ottavio,  signorina.

Anna             Se ha ragione Freud a proposito dello scambio dei nomi, deve essere grave. Lei conosce Freud?

Ottavio         Solo di nome. Non ho mai avuto tempo di dedicarmici. Ma la signorina stava dicendomi qualcos'altro.

Anna             Ah sì. Volevo chiederle come mai lei è qui in questo luogo, per così dire, nascosto, dove è venuta a ritirarsi la famiglia del presi­dente, invece di essere come tutti i segretari, nella capitale?

Livio             (Attraversando) Nella capitale il presidente è in testa.

Zara             (In senso contrario) Se lo rieleggono, morirò di crepacuore.

Giorgio         (Attraversando) Nelle province il presidente è in coda.

Milly             (In senso contrario) Le classi operaie votano contro il presidente.

Ottavio         Diceva perché sono qui e non nella capitale? Il presidente mi ha pregato di stare qui con voi in queste ultime giornate, signo­rina Anna. Non posso dirle altro.

Anna             Papà è insolito di questi tempi. Si direbbe che voglia isolarci e metterci attorno il minor numero di persone possibili. E' la prima volta che la famiglia del presidente si ritrova con attorno due sole persone: un segretario e un maggiordomo. Non ha neanche voluto che la cucca ci seguisse, con la scusa che lei è appassionato e bra­vissimo in cucina.

Ottavio         La mia cucina non la soddisfa, signorina?

Anna             La sua cucina è perfetta. Dico di papà. Ci vuole una grande fantasia e una ancor più grande faccia tosta, per utilizzare, mi scusi il termine, un segretario come cuoco.

Ottavio         Non sia troppo severa con il presidente. Quando ho saputo che avrei trascorso con voi l'ultimo periodo delle elezioni ho suggerito io stesso al presidente l'idea della cucina. Prima di tutto perché,  come lei ha detto, ne sono appassionato, secondariamente perché, come prevedevo, qui senza far cucina mi sarei annoiato a morte.

Anna             E se io, con le mie commedie, le avessi impegnato tutto il giorno?

Ottavio         Il signor presidente conosce il suo ritmo di lavoro, signorina Anna. Per questo ha accettato la mia proposta.

Anna             E' vero. Non ho un gran ritmo di lavoro. A volte, creare anche una sola scena mi stanca da morire.

Milly             (Attraversando) Per la seconda volta hanno attentato alla vita del  presidente.

Giorgio         (Nell'altro senso) Attila, per favore, venga a darmi una mano. Di  qui  non  funziona il primo  canale.

Zar a            (Senso contrario) Se attentassero alla mia vita sarei molto meno angosciata.

Livio             (Attraversando)  Attila, per favore, lei che se ne intende, di là non funziona il quinto canale. E' in onda un documentario sui cani.

Attila             (In senso contrario a Livio) Eccomi. Certo che la TV è indi­spensabile in questi momenti.

Anna             Paiono proprio morsi dalla tarantola.

Ottavio         (Guardando l'orologio) Ne avranno ancora per poco.

Anna             A che ora si avranno i  risultati definitivi?

Ottavio         Fra un paio di ore al massimo.

Anna             Lei che se ne intende di politica, mi faccia delle previsioni.

Ottavio         Difficile signorina. La situazione è molto sbilanciata. In ogni caso preparerò una gran cena.

Anna             E allora mi  faccia le previsioni sulla  cena.

Ottavio         Veramente dovrebbe essere una  sorpresa.

Anna             La prego Ottavio.

Ottavio         D'accordo. Per premiarla di avermi chiamato col mio vero nome,

Anna             L'ascolto.

Ottavio         « Consommè » Borghese.

Anna             Mi dice qualcosa...

Ottavio         Qualsiasi riferimento  è casuale,  signorina.

Anna             E come lo fa questo « consommè? ».

Ottavio         E' un consommè di « volaille » con punte di asparagi e petti di  pollo.

Anna             E poi?

Ottavio         Poi « Croûtes » alla Du Barry...

Anna             Quelle per le quali papà va pazzo. Sono squisite infatti, ma personalmente non sono mai riuscita a definirne il gusto.

Ottavio         Eppure è molto semplice. Sulle « croûtes » rosolate vien po­sto un insieme di cavolfiore lessato e passato al mixer misto con besciamella e bianco d'uovo battuto a neve. Si cosparge il tutto di groviera grattugiato e burro e si passa in forno.

Anna             Forse ha ragione Ottavio. La cucina può essere una cosa appas­sionante. Poi?

Ottavio         « Sole en chaud-froid Curnonsky ». E questa è una sogliola circondata da gelatina, decorata di tartufi, farcita con champignon de Paris.  Una cosetta piuttosto complicata.

Anna             Passiamo ai « desserts ».

Ottavio         Una gamma di formaggi: dai caprini ai formaggi della Savoia, dell'Abbazia e della Lorena.

Anna             Dolce?

Ottavio         Moka de la Reine de Saba.

Anna             Ottone:   non  scrivo più  commedie  e  mi  dò  alla  cucina,

Ottavio         La signorina ha voglia di scherzare.

Anna             Solo a metà. E' veramente molto appassionante. Mi spieghi bene la sogliola Cur... cosa ha detto?

Ottavio         Curnonsky. Dunque;  si prende una bella sogliola, la si apre, si tolgono bene bene le lische...

(Entra Milly e Ottavio si alza.)

Milly             Oh voi due!  Ma come è possibile che ve ne stiate così tran­quilli in un momento simile?

(Entra Zara. Sembra disfatta. Sì accascia su di una sedia.)

Zara             Non ne posso più.

Milly             E questi due son qui a parlare di trote.

Anna e

Ottavio         Sogliole!

Milly             Ma sì. E' tutto pesce

Zara             Ottavio, che ore sono?

Ottavio         Le cinque e tre quarti signora.

Zara             I risultati definitivi saranno dati quando?

Milly             Zara: l'hai già domandato cento volte e ti abbiamo già risposto altrettante volte:   non prima delle otto.

Zara             Mi sembra proprio di non poter resistere.

Anna             (Si alza) Vuoi un consiglio? Vai con Ottone in cucina. Anzi vieni con Ottone in cucina perché io ci vado subito. Andiamo Ottone.

Zara              (A Milly) Diventa matta?

Milly             Giudicando dalla costanza con la quale continua a chiamare « Ottone », Ottavio, si direbbe proprio che lo è già da un pezzo.

Anna             Ah sì! Ottavio... Andiamo.

Ottavio         Oh no. Mi spiace signorina Anna. Questa sera non è assolutamente  possibile.

Anna             Perché?

Ottavio         La cena è troppo impegnativa. Non avrei nemmeno il tempo di rivolgerle la parola e la cucina è un'arte che va spiegata.

Milly             Non credi che sarebbe ora di documentarti sulle elezioni? Met­titi davanti al televisore, Dio santo! Non è possibile.

Anna             Perché gridi?

Milly             Perché non ti  scaldi e mi sembra  incredibile.

Anna             Ma io non grido perché tu ti scaldi e anche a me sembra in­credibile che abbiate tutti il ballo di San Vito. Cambia qualcosa agitarsi così? Il risultato sarà quel che sarà e lo sapremo solo quando si potrà saperlo. Non un minuto prima né dopo.

Milly             Livio, dopo il primo momento di tensione, mi ha tenuto lo stes­so discorso ed è andato a piantarsi davanti al quinto canale dove stanno mettendo in onda un addestramento sui cani da caccia e in seguito una corsa di levrieri dei suoi allevamenti.

Zara             Ottavio, che ore sono?

Ottavio         Le sei  meno cinque,  signora.

Zara             Verso che ora crede che potrà essere qui  il  presidente?

Ottavio         Non prima di mezzanotte,  signora.

Anna             Zara, dimentichi che quel presidente che tu intendi, può non es­sere mai più né qui né altrove. Infatti se non lo rieleggono...

Zara             Tu non immagini nemmeno. Anna, come vorrei che tutti gli dei ti ascoltassero!

Milly             Anch'io lo vorrei, ma non per le stesse ragioni di Zara.

Zara             Non sento la politica. Non l'ho mai sentita. È una colpa Milly?

Milly             L'hai già chiesto a tuo marito?

Zara             Fausto dice di no.

Milly              Ottavio, secondo lei, e una colpa?

Ottavio         Dipende.

Milly             Non è una risposta precisa.

Ottavio         Dipende come e perché si sente o non si sente la politica. Evidentemente il signor presidente ha giudicato che, per la signora, non sentire la politica non è una colpa.

Milly             Evidentemente. (Pausa) Ma il guaio è che il signor presidente non è un criterio per giudicare la signora.

Giorgio         (Entrando) Bene bene bene. La famiglia del presidente alla tavola rotonda. Tema: « Il presidente è o non è un criterio per giudicare la moglie? » Pardon. « La first lady »? Mediatore Otta­vio, il segretario. Come dire: il boom della democrazia.

Milly             Perché hai smesso di guardare la televisione?

Giorgio         Io per un guasto tecnico. E tu?

Milly             Per  respirare meglio  almeno un attimo.  Ti  spiace?

Giorgio         Affatto. Vedo che non abbiamo lo stesso modo di respirare.

Zara             Per amor di Dio non cominciate! Non sarei nemmeno in grado di suonarvi Eric Satie.

Giorgio         E tu, Zara. perché hai lasciato il tuo posto davanti alla televisione?

Zara             Ma che cos'è,  un'inchiesta?

Giorgio         Neanche per sogno. Una semplice domanda.

Zara             Cercavo un posto in cui non ci fosse più la faccia de! presidente. Ma mi sono accorta che è inutile cercare. (Pausa) Che ore sono?

Milly             Non te lo diciamo  più.

Giorgio         Madre; io non so se nel tuo caso è o non è una colpa sentire o meno la politica, ma so che tu non sarai mai una vera « first lady ».

Zara             Lo so anch'io. Né vera ne falsa.

Giorgio         Tu sei soltanto una pianista. E quindi, madre, vai a suonare. Potrebbe essere il momento adatto per Debussy: « Les feux d'artifice »,  Pim pum pam boum!  Tutti  per aria!

(Entra Livio gridando)

Livio             Ha perso, quei maledetto!

(Tutti  sussultano  e c'è  un  attimo  di  silenzio assoluto e sospeso. Milly è la prima a reagire.)

Milly              Ma chi?  Chi ha perso?

Livio             Beh, lui no, Daniele, il mio levriere!

Milly             Mavaff...

(Zara che le sta accanto le mette rapidissima una mano sulla bocca.)

Zara             Niente volgarità per favore. Sai bene che non le sopporto.

Giorgio         Per una volta sono d'accordo con Milly. Una bella volgarità ci  stava  e del  resto l'ho pensata  anch'io.

Livio             Ah perché voi (comincia a ridere) voi avete creduto (ride più forte) voi avete pensato a papà!  (Ride come un pazzo) Ah questa e bella! Uuh  guarda  che  facce!   (Continua a ridere  senza  potersi frenare.)

Milly             (Indica Anna) Ridi ridi, tu e quella finirete per farmi dannare, perché   siete   o   completamente   idioti   o   completamente  fuori  dal mondo.

Livio              Magari hai  ragione. Ma oh, tu avessi visto quella bestia!  Erain una forma! L'ho vista correre ancora ieri. Imbattibile ti dico. E uno stile! Non riesco proprio a rendermi conto come abbia potuto perdere.

Anna             Sei sicuro Livio che il guardiano abbia dormito con il cane la notte scorsa?

Livio             Oh Dio Anna!  Non mettermi  pulci nelle orecchie...

Milly             Io vi metto una miccia nel sedere a tutti e due se non la pian­tate con i vostri cani del cavolo.

Zara             Sebbene io non sia affatto d'accordo con questo genere di lin­guaggio, devo ammettere che in questa occasione dimostrate tutti e due  un  disinteresse veramente anormale.

Livio             Ma sì, ma sì. Se ho detto che avete ragione. E dunque: a che  punto  siamo con queste elezioni?

Milly             Non hai che da captare il  primo canale.

Giorgio         Sul quale, per il  momento c'è un guasto tecnico.

(Attila è apparso sull'ultima battuta)

Attila             Venivo appunto per avvisare che le trasmissioni sono state riprese.

Giorgio         (Alzandosi e correndo via) Ah ecco. Grazie. Vi saluto.

Livio             Telefono in fretta  al canile, poi arrivo anch'io.  (Esce)

Zara             Ottavio, a che ora sarà pronta la cena?

Ottavio         Verso  mezzanotte, signora.

Zara             Crede,  Ottavio,  che  per  quell'ora...

Milly             Sì Zara. Glielo hai già chiesto. A quell'ora, il tuo uomo, presi­dente o non presidente sarà qui. Vieni. Andiamo a riprendere i no­stri posti davanti ai primo canale. (La trascina via)

Anna             Dunque Ottavio:   lei  proprio  in  cucina non  mi vuole?

Ottavio         La prego di non insistere, signorina Anna. Ne sarei molto im­barazzato.

Attila             Mi permetto di suggerire alla signorina il quarto canale. Va in onda  una  commedia.

Anna             Ah sì? Di che genere?

Attila             A quel che ho capito è la storia di una regina vedova che si innamora di un rivoluzionario somigliante come una goccia d'acqua al  defunto re.

Anna             Ho capito: Cocteau. Andiamo a vedercelo a rischio di scanda­lizzaretutta la famiglia. Ottavio, domani mattina la prima lezione. Intesi?

Ottavio         Intesi signorina.

Anna             E lei, Attila, mi faccia un favore: appena si saprà cosa il po­polo ne ha fatto del presidente, venga a dirmelo.

Attila             Non dubiti signorina Anna.

(Anna esce)

Ah,che stupido! Ho ancora dimenticato di portar su il pacco.

Ottavio          Quale pacco?

Attila             Un pacchetto che ho trovalo giù davanti alla porta di servizio, quella che sta sempre chiusa.

Ottavio    E dove l'ha lasciato  questo pacco?

Attila             L'ho dimenticato giù sul tavolo di cucina. Siccome non c'è nes­sun indirizzo da prima ho pensato fosse qualcosa che avesse co­mandato lei per la cena di questa sera. Ma poi mi sono detto che la cosa più logica era di darlo alla signora. Mi è venuto in mente che deve essere senz'altro un regalo per il signor presidente. Qual­cuno che prevede sia rieletto. Forse un orologio: si sente un ticchettio. Vado a prenderlo.

Ottavio         Attila, non si muova.

Attila             Perché?

Ottavio         Attila, lei si rende conto che nessuno, nel senso più assoluto, sa che siamo qui? E che il presidente verrà qui questa notte?

Attila             Già. E' vero. Che bestia! Non ci avevo pensato. (Pausa) Ma allora chi l'ha portato quel pacco?

Ottavio         Non ha visto nessuno qui attorno in questi giorni?

Attila             Mai un cane da quando siamo qui. Pare il paese dei morti. Più deserto di così, veramente, non si poteva sceglierlo il luogo.

Ottavio         Eppure qualcuno ha scoperto che siamo qui, se hanno portato il pacchetto. Non le sembra?

Attila             E se lei, quando scende in città per le compere, fosse stato seguito. Magari da un fotografo?

Ottavio         Impossibile Attila. Lei non sa quanti occhi ho io quando scendo in città e soprattutto quando torno. Ma resta il fatto che il pacco è stato messo dietro una porta che non si apre mai, dove nes­suno rischia di vederlo.  (Aspetta che l'altro capisca il pericolo.)

Attila             Senta Ottavio: diamo il pacco alla signora e veda un po' lei. Vado a prenderlo.

Ottavio         Attila:   in quel pacco c'è una bomba, non lo capisce?

Attila             Cosa!? Ma lei è matto!

Ottavio         C'è una bomba le dico. Non si muova dì qui.

Attila             Oh Dio!  Ma perché? E lei dove va?

Ottavio         Vado a disinnescare la bomba.  (Esce)

Attila             No. Aspetti Ottavio. Scendo anch'io. (Fa per andare e si ferma) Oh Dio! No. Cosa sto dicendo? No che non scendo. Sarebbe proprio il colmo saltar per aria senza nemmeno sapere i risultati della vota­zione! Una bomba!? Ma perché una bomba? L'altra volta un cane. Adesso la bomba. Ma che cosa ha tutta questa gente? Cosa vuole? Perché è così cattiva? Non capisco. Mah! Che mondo! (Pausa. Ri­flette) Però eh! quell'Ottavio, ne ha di fegato! « Vado a disinne­scare la bomba » come se avesse detto: « Vado a prendere una boc­cata d'aria. » E a proposito: come mai un segretario sa disinnescare una bomba?! Mah!... Va bene che come segretario quello non è molto comune: basta vederlo cucinare... Mah!  Chi ci capisce qualcosa?

 Ottavio        (Rientrando)  Lei è ben sicuro, Attila, di aver lasciato quel pacco sul   tavolo di cucina?

Attila             Guardi Ottavio: come di chiamarmi Attila.

Ottavio         Sul tavolo di cucina non c'è nessun pacco.

Attila             Ottavio:   mi  sento tutto  freddo.

Ottavio         Non è il momento di badare alla nostra temperatura.

Attila             Io mi  metto nelle sue mani, Ottavio.

Ottavio         Siamo tutti  nelle mani di un esplosivo.

Attila             Sa  che  facciamo?  Li   avvisiamo  e  scappiamo  tutti   insieme gambe levate il più in fretta possibile. Salti in aria la casa, chi sene frega?

Ottavio          No. Aspetti. Mi lasci riflettere... (A un tratto si sente come fulminato) Oh Dio!

Attila             Cosa c'è?  Se  continua così, anche se la bomba non esplode, morirò di  un  colpo!

Ottavio         Oh Dio!  No no no non è possibile!  Sarebbe mostruoso.

Attila             Ma che cosa?   Parli in nome di  Dio!

Ottavio         Attila:  lei era già qui quando il signor Giorgio ha detto alla madre:   « Tu sei soltanto una pianista. Quindi vai a suonare.  Po­trebbe essere il  momento  adatto per Debussy:   « Les  feux  d'artificc. » Pim pum pam tutto per aria?

Attila             Non saprei dirle Ottavio. Magari ero qui. Sa, il signor Giorgio ne dice tante che non mi riesce mai di seguirlo. Lo ascolto sempre soltanto  se  mi  ordina  qualcosa.

Ottavio         Senta Attila. Faccia uno sforzo per ricordarsene.   è estrema­mente importante.

Attila             Quando sono arrivato qui sulla veranda stavano parlando... mah! Proprio non mi ricordo.

Ottavio         Ma ora  me ne ricordo io.  Stavano  parlando del  guasto  sul primo canale.

Attila             Ah sì, Ecco!

Ottavio         Lei ha annunciato che le trasmissioni erano riprese e il signor Giorgio è partito di corsa.

Attila             Esatto. Ma non vedo...

Ottavio         Le spiegazioni più tardi Attila, Adesso mi dica:   il pacco sul tavolo di cucina a che ora lei lo ha lasciato. Più precisamente:  a che ora lo ha visto l'ultima volta?

(Entra Giorgio senza che i due se ne accorgano.)

Attila             Verso le tre di questo pomeriggio. Poi sono salito per aiutare a riparare i televisori e non sono più ridisceso.

Giorgio         In questo frattempo, io, che avevo già adocchiato il pacco fin da questa mattina, sono sceso in cucina e ho disinnescato la bomba tirando fuori la mia antica pratica di appassionato dinamitardo. Di­namitardo, così per dire beninteso. Insomma Ottavio: mi scusi se l'ho preceduta. Resta ancora da stabilire se sia più straordinario che la pratica dinamitarda ce l'abbia un segretario o il figlio del presidente. Comunque, per non seminare il panico in famiglia, vi pregherei di parlare di questo fatterello solo fra di voi. Grazie. Ho fiducia nella vostra comprensione. Corro di nuovo a mettermi da­vanti al teleschermo. Che giornata! Con permesso. (Fa per uscire e si ferma) Per la cronaca: il « fuoco d'artificio » doveva aver luogo dopo mezzanotte. Chiara l'intenzione di festeggiare il presidente. (Esce)

(I due si  guardano  allibiti per un lungo istante.)

Attila              Ma lo sa Ottavio che io non capisco proprio più niente di niente?

(Ottavio si siede come afflosciandosi. Si sentono fortissime al piano­forte le  note de « Les Feux d'artifice »).


ATTO TERZO

Stessa scena del secondo atto. Non sono trascorse che poche ore. Zara se ne sta allungata su una sdraio con una compressa sulla fronte. Entra Livio quasi in punta di  piedi.

Zara             Non è che io abbia particolarmente bisogno di essere sola. Per­ché siete spariti tutti? Dove siete?

Livio             Milly e Giorgio stanno ancora di là a litigare davanti al tele­schermo spento.

Zara             E Anna dov'è?

Livio             Anna non la si vede dalla fine del pomeriggio. Dev'essere in camera sua. Starà finendo o incominciando una commedia. E' sem­pre al principio o alla fine. Si direbbe che le sue commedie non hanno altro.  (Pausa)  E  tu come stai?

Zara             Molto male grazie.

Livio             Posso fare qualcosa?

Zara             Dimmi che ore sono.

Livio             Quasi  mezzanotte.

Z.ara            Tra poco sarà qui.

Livio             Sì. Hanno telefonato un momento fa che l'elicottero è già partito.

Zara             Livio: per favore chiamali. Vorrei che fossero qui prima che Fausto arrivi.

Livio             Vuoi   fare   testamento?

Zara              Ti prego di non scherzare.

Livio             Ma sì, ma  sì.  Vado a chiamarteli.  Stai tranquilla.  (Esce)

Zara             (Si toglie la compressa. Si alza. Va a guardare il cielo.) Gran  bella  notte!   Gran bella  luna.   Mettono  voglia  di  scappare. Scappare   dalle   ricchezze,   dagli agi,   dal   superfluo,   dagli   intrighi dall'odio,  dai  leccapiedi  e dalle  persone  di  sfiducia.  Scappare  da tutto quell'ammasso di astuzia e falsità che si chiama politica.

Giorgio          (Entrando) Vedo che ti sei svegliata.

Zara             Ho dormito infatti. Non so quanto ma sono riuscita a dormire.

Milly             (Entrando, a Giorgio) Tu, quando ti mettono con le spalle al muro, la miglior cosa che trovi per difenderti è quella di andartene.

Giorgio         Livio è venuto a dirci che Zara ci voleva. Sono pronto a ri­prendere la  discussione quando vuoi,

Milly             Io quando cambio ambiente perdo il filo.

Giorgio         E' la prova che il tuo filo non ha né capo né coda.

Milly             Ma come fai a non accorgerti che le tue battute sono sempre gratuite?

Giorgio         Analizza le  tue,  figliuola.

Zara             Vi prego di smetterla. (A Livio che entra) Hai  trovato Anna?

Livio             E' in camera sua tra una montagna di libri. Dice di aver sco­perto non so cosa. Arriva subito.

Milly             Scommettiamo che non sa ancora niente sulle elezioni?

Livio             Sarebbe incredibile ma è probabile. In ogni caso non ha af­fatto l'aria di esserne informata.

Milly             Non dimentichiamo che tu hai guardato il documentario sui cani fino a un'ora prima della conclusione.

Livio             Una corsa di cani dei miei allevamenti. E' diverso.

Anna             (Entrando) Vi annuncio ufficialmente che Cocteau è un ladro.

Milly             Hai  proprio scoperto l'acqua  calda.   Il  mondo  ne  è pieno,

Giorgio         Ragione per cui occorre classificarli. Il tuo di che genere è?

Anna             Il mio è un ladro di idee.

Livio             Non è poi così grave.

Anna             A no? Ti par niente che ne « L'aquila a due teste » vi siano dettagli  tolti di sana pianta dallo Zadig di Voltaire?

Zara             Lascia stare Cocteau. E' morto.

Giorgio         E Voltaire pure,  se non  sbaglio.

Milly             Insomma lasciamo stare i morti.

Anna             Non mi va di lasciarli stare quando disturbano ancora i vivi. La regina velata di Cocteau, servita dal suo negretto muto che solo lei capisce, è la regina Astarté di Voltaire, servita dal suo nano muto che solo lei capisce. E' la stessa immagine vi dico!

Giorgio         Conti di far causa agli eredi di Cocteau in nome degli eredi di Voltaire?

Anna             Sempre spiritoso tu!

(Entra Attila)

Attila             Signora, devo portare fiori anche qui sulla veranda?

Zara             Direi che almeno qui, no, Attila. Ce ne sono dappertutto.

Milly             Come al cimitero.

Giorgio         Sei allegra!

Anna             Attila, l'avevo pregata...

Attila             La signorina era già in camera sua. Ho bussato due o tre volte senza risultato. Ho pensato che la signorina si fosse addormentata

Giorgio         Macché.  Era in strettissimo colloquio con Voltaire.

Attila             Prego?

Giorgio         Spiritismo.

Attila             (Come se capisse) Ah!  (Poi scuote il capo) Mah!

(Si sente il rombo di un elicottero. Tutti corrono alla finestra.)

Con permesso.

(Esce di corsa. Il rumore dell'elicottero si allontana.)

Livio             Beh cosa facciamo?  Gli andiamo incontro?

Giorgio         Io, per la prima volta in vita mia mi sento imbarazzato.

Anna             Tu imbarazzato? Non è possibile.

tara               Anna:  per la cronaca:   tuo padre è stato rieletto.

Anna             Ah!  Mi fa molto molto piacere!

Zara             A me  tutto il  contrario.

Livio             Ad ogni modo se vogliamo andargli incontro è il momento di farlo. Da quella specie di spiazzo a qui, vi sono al massimo due minuti.

Zara             Perché sempre andargli incontro? (Si rimette nella sdraio) Tutta la sua vita ha  trovato gente che gli è andata incontro.

Milly             Vuoi dire che l'ha seguito.

Zara             Voglio dire che il risultato è stato identico; una fortuna finanziaria e un disastro.

Giorgio         Parli a stretto nome di chi, precisamente?

Zara             Parlo a stretto nome della famiglia per le finanze e a stretto nome di una categoria per il disastro.

Giorgio         Così senza parere hai  fatto un discorso anarchico.

Livio             Vergognati madre! Ti sembra il momento?

Milly             Io sono a bocca aperta. Mai ti ho sentita fate discorsi simili. Stai per morire Zara?

Zara             Perché li ho sempre soltanto ruminati. Non so se i miei discorsi sono anarchici o se sto per morire, ma so che questa rielezione del presidente ha fatto di me un'altra donna. (Si alza)

Giorgio         Se tu ci suonassi qualcosa?

Milly             Che idea! Non stiamo litigando,

Giorgio         Non ho detto di suonarci Eric Satie. Dico di suonare per scaricarsi personalmente.

Anna             Sta per arrivare papà. Suona qualcosa che gli piace come in una gran scena teatrale.

Livio             Giusto. Perché non lo accogli al suono di un bel Chopin?

Zara             Neanche per sogno! Questa è la mia serata e suonerò soltanto per me. (Esce)

Giorgio         Parola d'onore non l'ho mai vista così sconvolta.

Milly             Ma cosa diavolo le succede?

Livio             Oggi è stata in una tensione continua. Sarà la reazione.

Anna             No,   E'   cambiata   da qualche  tempo.

Giorgio         Se te ne sei accorta anche tu, deve proprio essere diventata un'altra.

(Si sente la suonata al « Chiaro di Luna » di Beethoven)

E' una delle rarissime volte che suona « Il chiaro di luna ». Fa sempre un mucchio di difficoltà anche per suonarlo ai concerti. (Lunga pausa)

Anna             Io vado incontro a papà.

(Nell'uscire si scontra con il presi­dente)

Oh! Tanti tanti auguri papà! (Si baciano sulle guance)

Prendente    Grazie grazie cara e salve a   tutti.

Livio             (Stringendogli la mano) Ce l'hai fatta e non per poco! Pratica­mente un trionfo. Una votazione indimenticabile.

Milly             (Lo bacia  freddamente) Ciao.  Era bello in elicottero?

Presidente    (Scoppia a ridere) Milly, sorellina cara! Sempre imbron­ciata  con  il tuo fratellone!

Milly             Non hai che da cambiare mestiere.

Presidente    Vedi cara: per il momento mi sono un po' troppo impe­gnato .

Giorgia         Mi congratulo con la tua incolumità veramente a prova di bomba.

Presidente    Grazie anche a se figliuolo. (Si guarda attorno) Perché il «  Chiaro di luna »? Non lo suona mai. E' un disco della Haskil?

Giorgio         Se ti sentisse si offenderebbe. Così, il « Chiaro di luna » non può suonarlo che  lei.

Presidente    (Sedendosi) Va bene. Che suoni il « Chiaro di luna ». Se può aiutarla...

Anna             Aiutarla a far cosa?

Presidente    A  superare la  sua crisi.

Milly             Non ti illudere. Non ha l'aria di essere una crisi semplicemente.

Giorgio         Vero. Ha più l'aria di una improvvisa presa di coscienza. Tu che ne dici Fausto?

Livio             Domandategli prima  di  tutto  se  se  ne è  accorto.

Presidente    Io mi accorgo di tutto anche se non ho un'immediata assimilazione. Inoltre, per quanto concerne mia moglie, so fare delle previsioni in generale abbastanza esatte. Per esempio vi pre­dico che tra al massimo un minuto smetterà di suonare il suo « Chiaro di luna » e sarà qui trattandomi con aria di sufficienza se non ignorandomi  completamente.

Giorgio         (Guarda l'orologio) Hai detto un minuto?

Presidente    L'ho detto e lo ripeto. Un minuto al massimo. Controlla. Controlla.

(A questo punto, di colpo, Beethoven si interrompe e prorompono delle improvvisazioni di Keit Jarret. Tutti si guardano sbalorditi).

Milly             Cosa cavolo sta suonando adesso?

Anna             Ma... in ogni modo ancora qualcosa che non suona solitamente.

Presidente    Secondo me sta semplicemente improvvisando.

Livio             Sarebbe la prima volta...

Giorgio         Infatti, miei egregi ignoranti, queste sono improvvisazioni, ma non sue, bensì di Keith  Jarret.

Presidente    Mai sentito nominare.

Giorgio         Un giamaicano oramai celebre nel campo del jazz.

Presidente    Quindi deve c'entrare con Beethoven come i classici cavoli  a merenda.

Giorgio         Padre:   tu sarai un grande politico ma in fatto di musica sei una bella nullità.

Presidente    (Guardando l'orologio) Figlio:  il minuto è scaduto.(La musica si interrompe.) Sarò una nullità in fatto di musica ma valido quanto a psicologia coniugale. Infatti:   ecco tua madre.

Zara             (Entra senza guardare nessuno) Ave Cesare. Pare che gli  Ididi marzo », a te, abbiano portato fortuna.

Presidente    Salve cara. Che vuoi? Non sempre Bruto ha il colpo sicuro.

Zara             Giorgio, conosci la barzelletta che circola di questi tempi sulla popolarità del tuo personaggio?

Giorgio         No.  Ma mi  interessa.

Zara             Sapete qual è l'uomo più selvaggio del mondo? Quello che, dopo avergli  mostrata  la foto  di  Giorgio, il  figlio del presidente,  vi chiede:  - E questo?  Chi diavolo è?

Giorgio         Bene madre. Per essere la prima volta che ti sento raccontareuna barzelletta non c'è male davvero. Io ne conosco una su Milly.

Milly             Bada che se l'hai inventata tu me ne accorgo subito.

Giorgio         Parola  d'onore non l'ho inventata  io.  Sapete come ricono­scere Milly, la sorella del presidente? Andate a una dimostrazione contestataria. Al primo cartello che avanza con parolacce chiamate. - Milly - e quella automaticamente vi risponde:  - Sì?

(Tutti ridono tranne Milly e Zara.)

Presidente    Io ne ho sentita una su Livio. Livio, il figlio del presidente, è  l'autore d'una  variante  del  proverbio:   « Cane  che  abbaia  non morde. »

Livio             E questa variante sarebbe?

Presidente    Non morde... ma lecca.

(Tutti scoppiano in una gran risata salvo Zara.)

Livio             Io ne conosco una su Anna. Un uomo, sbadigliando, si slogòtutt'e due le mandibole. L'assicurazione incidenti non lo pagò, L''uomo sporse denuncia ad Anna, la figlia del presidente.  Era stato a vedere una sua commedia.

(Altra risata generale salvo Zara.)

Zara             Zara, la moglie del presidente, disse a sua marito:  - Se sarai rieletto chiederò il divorzio. Dovrai scegliere tra la politica e me.

Presidente    Ma  il   presidente   rispose:   -  Non   puoi  costringermi a scegliere tra due materie così diverse e che pure mi appartengono come dei componenti del mio stesso sangue.

Zara             Problemi tuoi - rispose Zara - Tu badi ai tuoi, io ai miei. E io so con la massima sicurezza che non posso più essere la moglie del presidente. Ne provo ormai una nausea fisica solo a pensarci.

Presidente    - Senti - le disse allora il presidente - facciamo un patto da buoni amici. In fondo, per me, l'importante è sapere se ho ancora abbastanza forza politica per essere rieletto. Quindi, se sarò rieletto, ti prometto che nel limite di tempo possibile rassegnerò le dimissioni.

(I figli si guardano tra attoniti e increduli. Poi Zara dirà con impeto rompendo il giuoco dell'impersonalità)

Zara             Ah  ma questo non me lo avevi detto!

Presidente    (Alzandosi) Te lo dico adesso.  Sono in tempo no?

Zara             Oh Fausto!   (Si abbracciano)

Giorgio         La vostra barzelletta  non  fa ridere  nessuno.

Milly             Fausto:   sei un mostro di orgoglio.

Anna             Ottavio ha preparato una cena che non vi sognate neanche,

Livio             Se  io mi mettessi  a parlare del  tempo,  si potrebbe  dire  che ognuno ha fatto il suo soliloquio come in un manicomio.

(Entra Attila)

Attila             Signori:   la cena  è servita.

(A questo momento tutte le luci si spengono come per un'improv­visa «panne». Le frasi che seguono vanno dette rapidamente, ma una dopo l'altra,  senza sovrapporle).

Presidente    Tò sono saltate le valvole.

Zara             Fausto  dove sei?

Milly             Attila,  per  favore,  vada  a  cercare  delle  candele.

Attila             Sì.  Subito. Ce  ne devono  essere di là.  (Esce.)

Anna             Ho paura!

Livio             Non fare la scema. Paura di cosa?

Giorgio         E state calmi. Ceneremo con i candelabri. Farà molto fine secolo scorso.

Zara             Fausto dove sei?

Presidente    Ma sono qui.

Giorgio         No Zara. Questo sono io. Mi hai messo un dito in un occhio.

Zara             Scusa caro.

Anna             Ho paura!

Giorgio         Anna piantala. Non si tratta che di cambiare delle valvole.

(Entra Attila con un candeliere)

Attila             Se i signori vogliono seguirmi giù in sala da pranzo. Ottavio sta accendendo tutti i candelabri. Dice che le valvole sono in ordine. Deve essere un guasto alla centrale. Pare che ne capitino spesso da queste parti. Per questo la casa è ultra provveduta di candelabri.

(Tutti escono dietro Attila. Si sentono ancora ovvi commenti finché le voci sì allontanano definitivamente e tutto resta buio e silenzioso. Lunga pausa dopo la quale entrerà Ottavio. Quando la scena si illumina,  Ottavio  sarà  quindi  già al boccascena.)

Ottavio         Il mio atto di giustizia, signore e signori, dovrebbe già ap­partenere al passato se non mi fossi lasciato prendere da una debo­lezza umana che vorrei rapidamente confessarvi. Il presidente è seduto a capotavola dando le spalle alla finestra spalancata sul giar­dino, in modo che colpirlo diventa un gioco da bambini. Poco fa, mentre puntavo l'arma, l'ho sentito elogiare le mie « croûtes » à la Du Barry. In quel momento mi viene una voglia irresistibile di sa­pere cosa ne pensa della mia « sole en chaud-froid »e mi dico: - Lasciamogliela almeno provare. Dopo tutto è un condannato a morte -. Siccome Attila è molto lento tra una portata e l'altra ne ho approfittato per salire a congedarmi da voi. So che un estremista mi direbbe: - Piantala con le pagliacciate. Non sei tu il primo che ammazza un presidente -. L'estremista avrebbe ragione ma dovrebbe pur concedermi l'attenuante di essere il primo che gli cu­cina prima d'ammazzarlo, una « sogliola alla Curnonsky ».

(Esce. Lunga pausa finche a un tratto si sentono le voci concitate degli uomini frammiste alle grida delle donne. I primi a entrare in scena sono Livio e Giorgio che tengono fermamente Ottavio. Poi seguono le donne completamente sconvolte. Poi il presidente e in ultimo Attila come al solito smarrito ma stavolta al massimo, te­nendo una rivoltella con la punta delle dita e guardandola ogni tanto come una rarità.)

Ottavio         (Dibattendosi) Lasciatemi. Non posso più sentirmi addosso le vostre mani. Non l'avete una rivoltella per tenermi a bada?

Attila             Eccola. L'ho raccolta io ma non so come funziona.

(Nessuno gli bada).

Livio             (A Giorgio) Hai capito? Gli danno fastidio le nostre mani a questo   sporco  delinquente!

Giorgio         (A Ottavio) E' la tua giornata sbagliata amico. Ancora una volta non sei arrivato in tempo. Per la seconda volta io ti ho pre­ceduto.

Ottavio         Puoi anche non credermi ma della faccenda di oggi non ne sapevo assolutamente nulla.

Giorgio         Ti credo. Tu miravi più in alto. Al centro.

Zara             Volete spiegarvi? Vi sembra il momento di fare dei misteri?

Giorgio         Niente Zara. Stai calma. Un segreto tra me e Ottavio.

Attila             (Ricordandosi) Ah ecco perché nel pomeriggio... Oh Dio! Ma pareva proprio sincero Ottavio nella sua preoccupazione per quel pacco!

Ottavio         Lo ero. Volevo solo un atto di giustizia, non una carneficina.

Livio             Adesso te lo dò io l'atto di giustizia brutto bastardo.

(Alle donne) E voi cosa fate lì ferme come mummie? Cosa aspet­tate a chiamare la polizia?

Ottavio         (Si dibatte furiosamente) Chiamate anche direttamente il car­nefice ma toglietemi le mani d'addosso.

Presidente    (Freddo e imperioso) Lasciatelo.

Livio             Sei impazzito? Attila:  corra a prendere una corda.

Attila             Una  corda!   Volete impiccarlo?

Livio             Ha capito?  Vada.

Attila             Vado.  (Mostra la rivoltella)  E questa? Dove posso  metterla?

Presidente    (c.s.) Non siate ridicoli. Lasciatelo. E lei Attila, non si muova e posi quell'arma,

(Giorgio e Livio lasciano Ottavio che sembra scrollarsi tutto come un cane che esce dall'acqua. Livio prende la  rivoltella a Attila e la punta contro Ottavio.)

Ho detto di posare quell'arma.

(Livio se la mette in tasca.)

Ottavio         (Andando a piantarsi davanti al presidente. I due uomini dovranno mantenere durante tutta la scena la massima calma e freddezza.) Tu lo sai, vero, perché volevo ucciderti?

Presidente    Che  tu  volessi uccidermi  sono  affari  tuoi.

Ottavio         Non hai risposto.

Presidente    Cosa vuoi? Una confessione?

Ottavio         Magari! Ma è tardi e non sarebbe più utile nemmeno per te. La sola cosa utile non si è potuta realizzare.

Livio             (Andando verso il telefono e incominciando a formate un nu­mero.) Basta!  Io non lo sopporto un minuto di più.

Presidente    Lascia stare quel  telefono.

Ottavio         Vuoi graziarmi, presidente?

Presidente    L'ho fatto con tutti quelli che hanno attentato alla mia vita, perché non dovrei farlo con te?

Ottavio         Perché graziare gli attentatori ufficiali è una buona mossa di propaganda politica, mentre graziare Ottavio non ti serve a nulla a meno che tu  voglia rendere pubblico il mio attentato.

Presidente    Non voglio rendere pubblico il tuo attentato e voglio la­sciarti andare. Vedi quindi che so anche essere generoso senza tor­naconto.

Ottavio         (Dopo averlo guardato fissamente) Tu sei soltanto un gioca­tore fortissimo e se non ti conoscessi tanto bene riusciresti a con­vincere anche me.

Presidente    Anche  tu  Ottavio sei un  ottimo giocatore.

Ottavio         No presidente! No. Sta qui l'equivoco. Io non sono un gio­catore. Io sono un idealista allo stato puro.

Presidente    Provamelo Ottavio.

Ottavio         Attento. Non sfidarmi. Ho un altro mezzo per ucciderti, molto più crudele del  primo.

Zara             La prego Ottavio.  Vada via.

Presidente    Ora non può più andarsene. Si è troppo impegnato.

Ottavio         L'avrai voluto tu. (Trae di tasca delle carte e dei documenti.)

Ottavio         Questa è la lettera della vecchia contadina che viveva con mio padre nell'altro continente dove sono nato. Mi dice che mio padre è morto e che quel pezzo di terra che mi ha lasciato, lei da sola, non può coltivarselo. Praticamente mi invita ad andare laggiù a fare il contadino. Questo è un assegno in bianco sul quale potevo mettere una cifra anche astronomica. Questo è il passaporto falso e questo è il biglietto per andarmene laggiù a piantar patate. Ora, questo assegno mi è stato rilasciato in cambio delle tua vita. L'ho conservato appunto in previsione che il colpo non riuscisse per mostrartelo. Fosse riuscito l'avrei stracciato durante il viaggio. Avrei buttato i pezzetti in mare. Era una gioia solo l'immaginarmelo. (Fa per stracciare l'assegno).

Presidente    (con fredda violenza fermandogli la mano e guardandolo in faccia) Voglio vedere quella firma,

Ottavio         E' quella di uno dei tuoi intimi amici. Non ti basta?

Presidente    No. Fammi vedere quella firma.

Ottavia         Anche questo l'avrai voluto tu. (Gli mostra la firma.)

Presidente    (Come se Ottavio lo avesse colpito con un pugno) Non è possibile,

Giorgio         Possibilissimo:   è la firma del  vicepresidente.

(Automaticamente, come il gruppo si era riunito attorno ad Ottavio si allargherà e riprenderà il posto di prima. Il presidente, al centro, si sarà seduto e Zara, in piedi dietro di lui gli accarezzerà la testa.)

Presidente   Non è possibile.

Ottavio         (Straccia l'assegno e tira fuori altre carte). Vieni Giorgio. Qui c'è roba che normalmente dovrebbe interessare un tipo come te.Non crederete che il firmatario abbia fatto le cose da dilettante. Questa è la fotocopia di tutto il piano per indiziare la parte avver­saria. In questa busta vi sono altre fotocopie con prove, false natu­ralmente, che servono allo stesso scopo. (Dà tutto a Giorgio) Con­trolla.

Giorgio         (Sfogliando le carte) Giusto. (Pausa) Tutto perfetto... (Pausa) E' allucinante. (Allunga le carte a Ottavio).

Ottavio         Cosa vuoi che me ne faccia io, adesso? Tenetevele in fami­glia, per ricordo. Se tu non mi fossi arrivato alle spalle poco fa, mentre stavo tirando, domani avrei mandato tutto alla giustizia, non a quella ufficiale beninteso, perché in quella ufficiale, di giustizia, non ne trovi neanche l'ombra; ma avrei mandato tutto a un paio di uomini pronti a battersi come belve per la verità. Ne rimane ancora qualcuno.

Zara             Quello che continuo a non capire, è perché lei Ottavio, con tutta la sua buona fede che noi siamo ormai disposti a riconoscerle, abbia voluto  macchiarsi di un  delitto.

Livio             Parla per te Zara. Io non gli riconosco nessunissima buona fede.

Milly             E io nemmeno.

Anna             A me sembra di impazzire.

Attila             E io vorrei proprio poterci capire qualcosa.

Ottavio         (A Zara) Signora, per capire il mio delitto come lei dice, bisogna che lei invece di dar concerti per gli orfanelli e tutta la beneficenza manipolata dal partito di suo marito, incominci a dar concerti per i carcerati, gli operai e gli studenti. (Andando verso Anna) E tu, fuori, fuori dalle tue commedie che sono ancora una fedele riproduzione degli ambienti sporchi in cui vivi.

Anna             Ma... in « Vita e morte di un presidente », il presidente viene ucciso.

Ottavio         Sì,ma per mano del solito estremista linciato alla fine dalla folla:   il tutto presentato come giusta punizione del cattivo.

Anna             (E' di colpo sconcertata) Ma io... ma un uomo che uccide resta sempre un assassino.

Ottavio         Eccola la parolona! Ebbene, impara che in un caso come il mio serve soltanto a indicare un uomo che tenta di arginare il male con un esempio drastico. Ricordatelo. Assassino: uguale uomo che in certi casi tenta soltanto di arginare il male con un esempio drastico.

Livio             (Andando verso il telefono e ricominciando a formare un nu­mero.)  Segretario;   hai parlato abbastanza.

Presidente    (Senza muoversi ma deciso) Ho detto di no Livio.

Giorgio         (Saltando addosso al fratello) Hai sentito?  No!

Ottavio         (Andando verso Milly) E tu? Non dici niente tu? Di solito sei molto aggressiva.

Milly             Io non ho fatto che lottare contro la violenza. Vuoi che ti ap­plaudisca? A me, tu, proprio tu, non hai niente da rimproverare.

Ottavio         Ah, perché tu vorresti farmi credere che per tacitare la tua coscienza ti basta il tramutarti come « Pelle d'asino » e scendere in piazza a far casino portando cartelli con slogan gratuiti?

Milly             Abbastanza esatto perché per esempio, in questo momento, per tacitare la mia coscienza, dovrei spararti addosso e non lo faccio.

Ottavio         Tu dovresti smetterla di giocare alla guerra e di far finta di crederci. Ormai sei adulta.

Livio             (Estraendo la rivoltella e puntandola contro Ottavio) Ora basta davvero. Sarà stato per legittima difesa.

Giorgio         (Strappandogliela con mossa fulminea e intascandola) Non fare il cretino.

Ottavio         Se tu fossi cresciuto nel mio ambiente contadino, Giorgio, avremmo potuto essere grandi amici. Noi siamo della stessa pasta.

Giorgio         Sì. Porresti aver ragione. Credo proprio di sì.

Ottavio         E tu cinofilo, quando esci dai tuoi allevamenti vai a fare un giretto nelle carceri di stato, reparto torturati, poi vai a visitarne le famiglie. Vedrai quanto bene ti farà allo spirito vedere il con­trasto fra la loro vita è quella dei tuoi cani!

Livio             (Cercando di saltargli addosso ma subito impedito da Giorgio) Se non mi dai la rivoltella lo strozzo.

Presidente    (Alzandosi.) Ora vai Ottavio. Credo che tu non abbia più nulla da dirci. Prendi l'automobile e lasciala al solito posto. Vai. Buon viaggio.

Ottavio         No presidente... Niente più automobile. Se mi lasci andare par­to a piedi da qui. Una bella boccata d'aria! La sola cosa che mi dispiace è di non poter partire nudo come un verme perché tutto quello che ho addosso è stato pagato con ituoi soldi.

Presidente    Hai lavorato.

Ottavio         Appunto.  Lavoro  sporco.  Addio.

Anna             Ottavio.   (Deve  essere  quasi  un  grido.)

Ottavio         (Fermandosi e girandosi appena) Che vuoi?

Anna             Voglio partire con  te.

Zara             Sei  pazza?

Livio             Se lo ripeti  ti do due schiaffi.

Anna             Ottavio:   prendimi con te.

(Livio la  prende   per i  capelli  e  alza  una  mano  che  Giorgio  gli afferra)

Giorgio         Se vuole andare non puoi impedirglielo, né hai il diritto di picchiarla.

Presidente    Dici sul serio  Anna?

Anna             Ottavio non mi hai ancora risposto.

Ottavio         Non stiamo vivendo una delle tue commedie.

Livio             Ma siete tutti impazziti?

(Zara e Milly vanno a scuotere Anna e le parlano insieme. Anna esce come decidendosi improvvisamente)

Milly             E svegliati!  Non fare la scema. Cosa dici?

Zara             Anna:   non dici sul serio vero? Anna!

Anna             Ottavio:   voglio partire con te. Rispondimi!

Ottavio         (Avvicinandosele)  Adesso stai  attenta.  Potrei incominciare a prenderti sul   serio.

Anna             Andiamo via Ottavio.

Zara             (Abbracciandola e incominciando a piangere) No Anna. No. Non voglio. Non è possibile.

Ottavio         Ma lo sai che ti aspetta?

Anna             Sì sì lo so. La contadina di tuo padre. La terra... le patate. Ho capito   tutto  benissimo.  Stai   tranquillo.   Sarò   brava.   Vedrai.   An­diamo via subito. Attila    (Rientrando con un mantello sul braccio e un paio di scarpe senza tacco in mano) Si metta almeno questo signorina. (L'aiuta a infilarsi  il  mantello)  E queste scarpe. Con  quei   tacchi  non ce la farebbe mai.

Anna             Grazie Attila.  (Si cambia le scarpe).

Ottavio         Anna ascolta.

Anna             No. Sono pronta. (Va dal padre e lo abbraccia)  Addio.

Presidente    Addio Anna.

Livio             (Mettendosi sull'entrata)  Di  qui non  esce più  nessuno parola d'onore. Se sono rimasto l'unico sano di mente devo pur agire di conseguenza.            

Anna             (Abbracciando là  madre) Perché piangi?  Tu che  ami  tanto il tuo uomo devi pur riconoscermi il diritto di quanto sto per fare.

Zara             Andate via domani.

Anna             (Va verso Milly. Si abbracciano.) Addio Milly.

Milly             A me sembra un sogno.

Anna             Ti assicuro che a me sembra invece di aver sognato finora e di svegliarmene.   (Va  verso  Giorgio   e   si  abbracciano   per  un lungo istante senza dirsi una parola. Poi abbraccia Attila rimasto impalato con le scarpe dei tacchi alti in mano.)

Attila             Addio signorina Anna.

Anna             (Piantandosi davanti a Ottavio sempre con la stessa decisione.) Andiamo Ottavio.

Ottavio         Senti Anna...

Anna             (Con forza) No!  Ti sfido a dirmi di rimanere.

Ottavio         (Dopo  averla  guardata  un  attimo  più  stupito  che   esitante) Va bene Anna. Andiamo. 

(Alla porta trovano il passo sbarrato da Livio).

Anna             Sii buono Livio. Lasciaci andare. (Gli accarezza una guancia.)

Livio             Ho detto no.

Anna             Vedi bene che non puoi più fare nulla.

Livio             Ora ti faccio vedere io! (E si precipita verso il telefono).

(Ottavio e Anna escono rapidi. Contemporaneamente: Giorgio corre a immo­bilizzare  Livio. Zara si slancia verso l'uscita chiamando disperatamente la figlia e Milly corre alla finestra chiamando lei pure la ni­pote ma con il tono di volerla salutare un'ultima volta. Il presi­dente tratterrà Zara sulla porta. Solo Attila rimarrà immobile.)

Giorgio         (A Livio con violenza) Ora basta. Basta hai capito? O vuoi che ti prenda a pugni per farti stare tranquillo?

Zara             Anna!  Anna!  (Tenta sempre di uscire)

Presidente    (Scuotendola) Basta anche tu! Hai capito? Basta! (E l'ab­braccia)

Milly             (Voltandosi) È troppo buio. Anche la luna è tramontata. Non sono nemmeno riuscita più a vederli. E' incredibile. Se ne sono proprio andati.

Giorgio         Già. E vissero a lungo felici ed ebbero tanti figli.

Presidente    Ma  lei  lo chiamò sempre  «Ottone».

Livio             (Grida) Siete tutti pazzi pazzi pazzi!

F I N E

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