PERLA
la
Santa, la Regina, la Strega
di
Anna Ceravolo
PERLA ( in ginocchio, si sta flagellando) 6664, 6665, 6666. Abbiate
pazienza, dovevo terminare le battiture del Signore, per compiere intera la mia
disciplina. (Dalle tasche del vestito estrae gli strumenti che usa per
autotorturarsi e li pone in terra davanti a s: coltelli, sassi, tenaglie, una
cintura guarnita allinterno di punte, uno strumento per lelettroshock) Una
scossa soltanto, per la conversione dei peccatori. (Prende lo strumento per
lelettroshock, si applica gli elettrodi alle tempie e si d la scarica. Sul
volto un dolore sereno, nessun lamento, poi si riprende) Ho sempre, da sempre,
sentito in me un tal desiderio di patire Da quando Monsignore me lo mostr, io
piccina, deposto dalla croce, e mi disse Sei stata tu a farlo morire, sono
stati i tuoi peccati, io non desidero che di soffrire. Io non voglio morire,
no, io voglio vivere e soffrire. Per dargli onore e gloria, per la salvezza dei
peccatori, per il peso delle mie colpe. (Chiude gli occhi e si raccoglie) Oh,
avessi la certezza di andare in Paradiso.
(Riapre gli occhi) Io non risano, n guasto. il mio Signore che mi ordina a
chi dare, e a chi togliere. Non io, ma lui vuole. Io non sono che un umile
strumento nelle sue mani. Perla, aiutami, guarda il mio dolore. Monsignore mi
ha proibito di praticare guarigioni; teme che mi scambino per strega. Perla,
aiutami, guarda il mio dolore. (Abbassa lo sguardo, si copre le orecchie con
le mani) Io nulla vedo, nulla sento, tiro diritto, nessuno mi chiama.
Ubbidienza, ubbidienza sovrana sul mio volere. Lautorit mi piega, lautorit
mi schiaccia, ma quanto dolce abbandonarvisi.
Io non sapevo Io credevo che quanto accadesse a me, accadesse a tutti. Io non
io una forza che non so vincere mi muove. Perla, percorri un sentiero
incastonato di dolori. Solo dopo mi hai illuminato e ho capito che mi avevi
prescelta.
Io sono tutta tua. Tua serva, tua figlia, tua sposa. E sono tanto presa da te,
che sono fuori di me, e non saprei dire se i miei piedi calpestano la terra o
se volo per laria. Ma quando torno in me la mia fronte bruciante e sudata,
anche in pieno inverno, e non so dove sia stata, ma scende in me una pace e una
calma infinite.
Monsignore non vuole pi che abbia rapimenti.
Vorrei seppellirmi in un convento, il mondo non fatto per me. Sei solo una
donnicciola sventata e pazzerella, ci vuol ben altra fede per entrare novizia.
Monsignore, mettetemi alla prova. Monsignore dottore di sacra teologia, e mio
padre spirituale e confessore. Monsignore mi vuole tenere umile, e ne ha
ragione. Monsignore mi vuole tenere diffidente dellamore che porto al mio
Signore, e dellamore che il mio Signore porta a me. Ma il mio Signore mi
rassicura. Deh, toglimi dal mondo. Ch non posso andare per le strade. Che
felicit, quattro sante pareti. La vita religiosa sarebbe per me la via sicura.
Tiemmi sottochiave! Fammi viva, morta! E tanto mi struggevo e deperivo, che
Monsignore acconsent: Ma resta modesta, e non far mostra delle cose
straordinarie che ti accadono. Indegna, vi ringrazio. La vita laggi tra le
monache, mi sembrava una benedizione: una pace perfetta, una croce perfetta.
Tra lo strusciare delle vesti udivo sibili: Superba Superba Superba
Superba Bugiarda Bugiarda Bugiarda Bugiarda (Si porta una mano
alla testa) Chi mi strappa i capelli? (Si porta una mano alla guancia) Chi mi
graffia sul viso? (Si schiaffeggia sulle mani) Troppo giusto castigo. Il
Signore umilia chi pi ama.
Monsignore, mi hanno cacciato di convento. Ah, Perla, Perla non ti sai tenere
in un convento? Sei proprio una stupidella.
(Si flagella) Oh, quante meravigliose pene ed afflizioni merito. Comincer con
ben pi aspri digiuni. Solo di Lui mi voglio cibare. Astinenza, sacra
astinenza. Perla, non dare a vedere, fai lobbedienza. Io non voglio che ci
che tu vuoi. Ma ti prego fa che io beva del tuo amaro calice e che tutto,
tutto il cibo che io prenda mi si impregni di quel solo amarissimo sapore, che
tutto sia da te avvelenato. Contamina quel poco di cibo che mi sforzo di
inghiottire; fa che io lo trovi infarcito di vermi, di ragni e di ogni
qualsivoglia sporcizia. Che mi diventi disgustoso, e io mi far violenza, e ne manger.
Una penna o un cucchiaino saranno gli utensili che esercitano il vomito.
Strette dolorosissime affliggono il mio stomaco. Densi fiotti di sangue
sgorgano dalla gola. Solo te voglio gustare, nel tuo amore trasfigurare.
Monsignore mi ha privata della Santa Comunione. (Alzando gli occhi al cielo) Ce
la far a portare questa croce? Dammi il tuo aiuto perch sola non posso, non
posso nulla. Io non ho fatto studi, solo di te mi basta nutrire il mio
intelletto. Cosa occorre sapere per riconoscerti e amarti? Ma a quattro anni
leggevo gi correntemente il breviario. (Si fustiga) No, non volevo
insuperbirmi.
Monsignore dice che fantastico troppo, e le visioni che mi mandi sono frutto
dei miei digiuni. Troppo facile amare chi ci ama. Io non voglio amici, come tu
non ne avesti quando fosti condannato sulla croce. (Indica il pubblico) Tutti
contro di me. Io amer chi non mi ama e colpir chi mi ama affinch possa
soffrire il disprezzo dei primi e linimicizia dei secondi. Quando mi odieranno
e mi avranno in spregio mostrer il mio affetto, allora lo meriteranno.
Io godo degli sputi e degli insulti, e di ogni violenza che mi sia inflitta.
Non serbo alcun rancore per gli uomini.
Quante percosse, erano in quattro. Con una sbarra di ferro mi spaccarono la
testa e spappolarono la milza. Siano benedetti, equo castigo per i miei
peccati. Era il tuo dono per quel giorno, la tua grazia, tu li ponesti sulla
mia strada. Mi hai voluto salva, non hai permesso il mio martirio. Non voglio
medicamenti ad alleviarmi il dolore. Offro questo mio patire per la salvezza
dei miei aggressori. D loro ogni bene e a me ogni tribolazione. Da sveglia ho
affrontato loperazione. Ho tanto dovuto insistere perch non mi
addormentassero. Li ho fatti inalberare i dottori. (Prende due sassi e vi stringe
la lingua nel mezzo) Perdonate la mia lingua mordace. Monsignore, preso dai
suoi santi uffizi, non ebbe tempo di visitarmi. (Si tocca il ventre) Sono cos
contenta della mia ferita. Mi avvicina a te, a cui i soldati piagarono il
costato. (Si flagella) Che non minorgoglisca. Mi sfugg qualche gemito. (Si
flagella).
(Posa il flagello) Silenzio. (Si mette in bocca due sassolini. Resta immobile
in posa estatica per un tempo che deve sembrare abbastanza lungo. Quindi sputa
i sassi nella mano e li appoggia)
Pi terribili furono gli assalti del demonio. Per attuare il suo disegno, il
Signore mi mand la tentazione. Durante lora santa, proprio mentre mi
apprestavo a recitare la mia giaculatoria preferita, il diavolo si frapponeva
fra me e il mio Signore. Oh, come pi lieve sopportare ogni genere di sevizie
che uscire dalla tua luce. Sar una delle tue fantasie, Perla, o ti ci vorr
veramente un esorcista?. Se da Maria Maddalena cacciasti sette demoni, questo
solo non me lo vorrai levare? No, Monsignore, no, lasciate che vi baci
lanello, se il mio Signore mi ha voluto vittima dello spirito infernale per
la salute delle anime del purgatorio. No, non mi costringete se il mio Signore
vuole che io sia dannata, io mi danner, se il mio Signore vuole che lo rinneghi,
io lo rinnegher Amen. Le formule di Monsignore restarono senza efficacia e il
diavolo se ne part da me quando il mio Signore gli comand. Non alle regole
del mondo che dobbiamo stare. (Si copre gli occhi con le mani, dondola la
testa) Non al mondo che dobbiamo piacere. (Afferra repentinamente le forbici)
Mi taglier i capelli, che mai uomo possa guardarmi con lascivia. No No. Io
devo apprendere a vivere morta, a divenire trasparente. Io sono nulla. E chi mi
guarder, mi trapasser con il raggio del suo occhio, e non me vedr, ma una
sagoma di vetro dai bordi indistinguibili. (Rivolta a persone nel pubblico) Non
stare alla finestra, e non andartene tutta dipinta, mantieniti modesta; chi si
sforza di piacere al mondo, non piace al mio Signore.
Il mio Signore si diverte con le anime che pi ha a cuore: le lascia venerare o
dileggiare, le innalza al cielo o le rende lo zimbello degli uomini, a suo
gusto.
Perla, io sono tuo direttore spirituale e ti devo guidare. Suvvia, lascia da
parte queste fantasticherie. In confessione ho confidato a Monsignore che il
mio Signore si mostra a me in guisa di giovane stupendo o di fanciullo. Perla,
non prenderti certe libert con il Signore o scatenerai la sua ira. Perla, la
menzogna un peccato grave. O vorrai ardere per sempre nel fuoco
dellinferno?. (Spaventata) Chi io mi sia ingannata? Che io sia in peccato
mortale? Monsignore, vi supplico, proferite su me il perdono. Non giustizia
chiedo, ma misericordia. Che devo fare? Sospendi i tuoi incontri con il Signore.
Allontanati. (Grida) No, io non posso vivere, non posso vivere Comandatemi
piuttosto di morire. Su cosa tintrattieni con il Signore?. Non so dire, ma
una gioia, una gioia Monsignore, che non si pu raccontare a chi non lha
provata. Nessuno crede alle tue stimmate, sei tu a procurartele con uno
spillo. No tutti dubitano di me. Suo il dono delle cinque frecce e di
librarmi senza peso nellaria. Monsignore, comprendo che mi vogliate prudente.
Ipocrita Ipocrita Ipocrita Mentitrice Ipocrita Ipocrita
Ipocrita Mentitrice Mentitrice Vedi, mio Signore, ognuno dubita di me,
ma tu perdonami se per un momento ho dubitato di te. Ipocrita Mentitrice
Ipocrita Ipocrita Mentitrice (Si alza curva, come sotto un pesantissimo
carico) Signore, di che croce pesante mi hai fatto carico. (Si tende come su
una croce) Meglio che io sia crocifissa, che ti abbandoni. Ipocrita
Mentitrice Ipocrita Mentitrice Mentitrice Mentitrice Oh, come le
amo queste staffilate, come ti rendono gloria. Ipocrita Ipocrita
Sbeffeggiatemi, schiaffeggiatemi. Sono lessere pi immeritevole del mondo. N
stima, n affetti. Nulla pi mi appartiene. (Dalla posizione della croce porta
una mano alla bocca) Oh, s, la santa reliquia. (Prende dal vestito un pezzo di
stoffa ripiegato con cura. Mostrando molta sofferenza) La santa veste. Oh,
certo che me ne posso separare. (Si inginocchia, prende le forbici e taglia la
stoffa in piccolissimi pezzi, poi con le mani li sfilaccia) con gioia che mi
appresto a questo sacrificio. Separer la trama dallordito. (Sparpaglia i
brandelli di stoffa) Che tutto si disperda. Ecco, non ho pi nulla.
Che gelo intorno a me. Ma quanto mi gradito poich tu ne sei lartefice.
Ipocrita Ipocrita Mentitrice Visionaria (Molto scandito)
Isterica. Che mi credano pazza, s, che mi rinchiudano, che mi rinchiudano,
che mi rinchiudano. Che importa? poich dove io sono, tu sei. Non mi abbandoni.
Io resto senza volont. Ipocrita Mentitrice Ipocrita Io pregher,
pregher per loro, per chi mi dileggia, io pregher, per chi mi insulta, io
pregher, per chi rovescia disprezzo sopra di me, io pregher, per i miei e i
tuoi avversari, io pregher. Nulla v miglior vendetta.
Perla, il medico che ti ha esaminata ti ha giudicata isterica. Monsignore
La diocesi unita: sei una miscredente, come ti porti getta fango su tutta la
Chiesa. (Mentre afferra il coltello) Non alla giustizia di quaggi dobbiamo
rendere conto. (Volge gli occhi al cielo) Se mi reggi la mano. Monsignore
(Fendendo colpi col coltello) 6664, 6665, 6666. (Resta chinata, sfinita)
Questa corte dichiara limputata colpevole di omicidio volontario e la
condanna al carcere a vita.
(Si rialza, leva le braccia in alto. Gridando) In barba a questo mondo, io sar
santa.
BUIO
PERLA Un levriero, un destriero, un guerriero nel mio araldo, e il guerriero
eri tu. Nobile non di nascita, ma di aspetto e di temperamento. Questa fu
limpressione che mi avvolse. Ero giovane, con una profezia sopra la testa:
diventare regina. Non sono mai stata spensierata. Egli asceso alla mia
altezza per mio volere, per mio capriccio. Indomita di oppormi a pretendenti di
maggior lignaggio e maggiori pretese sul mio trono. Mi hanno lasciato fare. Era
la prima, ufficiale manifestazione della mia volont. Messomelo al fianco, mi
avrebbe allontanato tutti gli altri sciacalli che agitavan la coda davanti a me
e mi ringhiavan dietro. Dovevo sposarne uno, ho preso questo. Alieno dagli
affari del regno, speravo mi avrebbe fatto governare in pace. E cos stato,
fino ad oggi.
Di oscure origini, dunque, il consorte sovrano: ma ben visto, tutto qui. Il
popolo avrebbe gradito offrendomi la stima, inebriato di libert e uguaglianza.
Parole che galleggiano fasulle in ogni idioma. Nei puri partoriscono ingenuit
ridicole. Ma in chi della gente fa macello, si volgono in appuntiti
grimaldelli. Le ragioni di stato sono sempre state pi forti delle mie ragioni.
Il mio potere cresceva, commisurato alla perdita della mia libert. Perch per
governare, occorre imporsi un autogoverno pi rigido di quello che si esercita.
Mio marito, intanto, si crogiolava nei fasti della reggia, dormendo sogni
doro. Un uomo buono per le cerimonie, dal portamento eretto. Ha incominciato
tradendomi nel letto un numero pi grande delle notti trascorse dal nostro
matrimonio. Gli nascondevo la reputazione, e stringevo i cordoni della borsa.
Le finanze del mio regno sono una cosa sola con le mie. E non ammetto sprechi.
Nei pettegolezzi mi chiamavano avara. Mi sembra un complimento.
La riconoscenza del popolo unidea. Non lassaporavo mai davvero. Come un
granello di zucchero disciolto in unoncia di sole. Lesultanza per la mia
incoronazione sanc la fine del lutto per chi morto lasciandomi il trono.
Portando la corona sulla testa, sono passata tra ali infinite di sudditi
inginocchiati, sapendo gi che gli inchini a un sovrano sono segno di
obbedienza, di ribellione tenuta a freno dal giudizio, non di ammirazione.
Lorgano non aveva smesso di suonare che i pi immodesti, come cani rognosi,
sazzuffavano per leccarmi lo strascico, sperando in chiss quale ricompensa.
Gli adulatori, ricchi o poveri che siano, mal celano lo stesso grado di
avidit. Tuttavia il risentimento arma pi debole della diplomazia; cos
quanti ne tollerai intorno a me.
Il mio potere era il boccone velenoso di tutti gli invidiosi. Subito dismisi la
mia malizia, il mio profilo doveva incutere autorit, non invogliare i sensi.
Troppo potere in una donna, fa inviperire gli uomini, e le donne non sono da
meno. Entrambi i sessi sono pi inclini a genuflettersi a un signore. Pi
inclini, infine, che alla libert.
Lanarchia mi ripugna, perch luomo non degno di meritarsela. Il popolo
reclama chi lo guidi, chi gli fornisca regole e sanzioni. Aspira silenzioso a
una mediocre tranquillit; turbatela, e inizier a rumoreggiare.
Ho percorso in lungo e in largo il mio regno chiedendomi quale fosse il miglior
bene del popolo. Sapendo che linteresse delluno sottrae allinteresse
dellaltro, tiravo somme totali, senza ingannar nessuno. Il miglior bene,
pretendevo per il mio popolo, il pi duraturo. Affrontando le folle, pensavo a
questo. La mia ambizione arrivava seconda. E sto parlando sotto giuramento. Le
generazioni che ha cresciuto il mio regno non lo sanno.
Non ho in mente il consenso, quando parlo. Sono figlia di re. Lo scettro mi
saltato nelle mani. Le promesse, per me, sono obbligazioni a scadere, i
giuramenti costano la vita: misuro le mie parole con chiunque. Le parole non
son merce di scambio, n spiccioli di stagno, sono patti.
Si dice che una regina senza eredi, non possa star sicura. Che debba
attendersi, presto o tardi, attentati al suo regno.
Pure, una barriera di spie non mette in guardia dallapparecchiarsi di
congiure. Ragione per la quale non ho allevato di proposito nella mia corte una
genia di malfattori pronti a inventare un sospetto per nutrire la loro gloria o
togliere di mezzo i loro odi. Altri lo ha fatto, in vece mia e contro di me. Ho
malnutrito la diffidenza.
Mio marito era ad insidiarmi il trono. (Pausa) Ci tocca dover prendere
decisioni terribili. (Pausa) Geloso non della mia persona, in quanto tale.
Ansioso, invece, di non restare in controluce. Sedeva sul trono accanto a me,
ma lo scettro ce lavevo io. Pesante come un giogo. Questo non lo sapeva. Non
gli bastava la sua bella vita. Un tempo mi dannavo, ma ora sono fiera di non
avergli dato seguito. Nessun figlio di traditore uscito dal mio grembo.
Quando mi specchiavo nel suo sguardo, appassionato da qualche cortigiana,
credetemi, lho amato. Mia regina, mi chiamava, mia Perla. Servile, pi di
un servo. Provo troppo disprezzo, quanta ne degna la mia regalit.
Ho studiato mappe e cifre, accanto i miei zelanti consiglieri. Strisciavan come
bisce sui documenti regi. Li ascoltavo tutti, in ordine di stima decrescente.
Ma i retti non abitano a corte, n da nessuna parte che io sappia. I saggi sono
saggi in quel che sanno, che siano anche leali nessuno ci scommette. Mercenari
tutti, come lultimo pezzente. Comprata un tanto al chilo, la loro onest. Col
suo splendore, una puttana li acceca.
Perch ho escluso il mio regal consorte dagli affari reali? Io non lho
escluso, era lui un incapace. Passate in rassegna i reami del mondo, e vedrete
che solo uno che comanda. Nel mio regno era io. Sono figlia di re. Ma non
solo per nascita ho condotto: perch dovevo.
Il popolo malleabile e non sa che un frammento della sua storia. Lo si
conduce dove si vuole, una volta provveduto al suo benessere. Pasciuto quanto
basta per rendergli a noia le cose dello stato, soggiogato quanto serve a
incontrare sollievo nei suoi svaghi. Le casse dello stato traboccano. Oggi il
popolo attende senza stupore il domani, e ieri se lo gi dimenticato.
Ho inasprito le imposte? Questa non una colpa. Quanto ho restituito in
cambio? Un regno riformato, completamente, dentro i suoi confini. Come ho preso
il mio regno, e ora, come me lhanno preso? Una potenza, dal sottosuolo al
cielo. Non si patito stenti: n fame, avete avuto, n conflitti hanno
sconvolto il territorio che anche vostro, giudice. Il popolo, cosa dice? Non
vi rende sapienza mescolare le carte. Attenetevi al capo della mia accusa: ho
ucciso. Un traditore.
Qualche testa traballa per minaccia; soltanto in senso metaforico, sia chiaro,
mio marito era troppo codardo per sporcarsi di sangue; e la corte intera
saddossa nella sua ombra. Quei pidocchi asserragliati adesso tra il muro e la
tappezzeria aspettando da voi la buona nuova. Qualche promessa gonfia di bugie
li ha guadagnati in fretta alla sua parte. Nessuno ci sta bene nei suoi panni.
Allora, io no, la testa la tronco per davvero al capo dei vigliacchi.
Perfino i pi fedeli mi hanno lasciato sola. Si vede che non ho inculcato il
culto del mio mito, io inseguivo altre mete. Perfino i pi fedeli chiedono
suggestioni. Io sono la regina. Anime sfacciate, han fatto commercio della
parola data. Se il loro giuramento pi solenne non vale niente, che sorte avr
il mio regno?
La verit sia oscura al popolo. Cos la legge di chi guida. (Pausa)
(Guarda lontano) Questa larga pianura schiacciata di nebbia era mia.
Ho armato molte braccia, interi eserciti, legioni, non ho badato a spese per
proteggere il popolo e trionfare. Ma lui, lho ucciso io, con le mie mani. Non
si delega ad altri il proprio dovere. Quando cos gravoso, soprattutto, non
si deve. Non per difesa, no: era troppo tardi. Sono qui: il suo partito mi
aveva gi sopraffatto. Non per vendetta: la forza del mio carattere preferisce
subire torti, se riguardan me sola, che caricarsi di colpe. Ma per la dignit
che devo al mio popolo lho ucciso.
Potere e giustizia affrontano la medesima sorte, salgono e scendono tenendosi a
braccetto, e voi che amministrate il diritto lo sapete quanto me che ho
regnato. (Pausa) Attendo il verdetto, pronunciatevi. (Pausa)
Non rintracciate in me la minima commiserazione, e questo vi indispone.
Compiete il vostro ufficio, e smettetela di tremare. Non avrete n lacrime, n
scongiuri da me. Non indugiate ancora. Non ho rimorsi. Assolvete il vostro
dovere di servo di un nuovo padrone e mandatemi a morte. A morte, ho detto, non
in un carcere, non voglio sopravvivere al mio regno. Signor giudice, vi ordino:
piet. (Pausa)
Durer il mio nome?
BUIO
PERLA ( voltata di schiena, mostra le spalle scoperte) Me han sbiott tuta e
ghha frug anca nele parti libidinosamente. No c secreti la Perla, nanca un
ve de camamela de snasare. Me han crup in tute le parti pudicose, con un
zuicc de f, e de la pagura, sor comisari, le budele sin sleg e l stuc tt
in sciolta lo che av magn e bev: un cuk, un spet, un pomm. Nugot, vert, che
simo poverisimisimisimisimisimi.
(Sempre girata indica con un dito un punto della spalla) Quiqui? No marco, no
sig-no de Satanasso, ecelenza, l un veruchin, (Gratta) ahi, ahi, ahi, me
piga, me piga, me piga. Mercuriale e oli de sgiaff e dum gh p.
(Si gira e si inchina) Mi voltalesso sua ecelenza. Bonsur. Me cuati (Si tira su
il vestito). S, Perla, su ecelenza. (Allibisce) Che nomm de troia? Ghha
res Signor s Se lo diseva mi mam. Come te la ciameti la nena? ghe c a
mi m, Perla, scia diseva. Che nomm de merda; per una contadina. Je no so
contadina, so stetrica e levatrice, santit, stetrica e levatrice.
De la dona de cu so, je poc de d.
Como che ai seis ann det me fu una febre tremendisima, na sciampa se
stropign. Che stregheria fuss, mi m no sa. Donche vaio scianc (Mostra che
zoppa) che contadar non poto che me slombo. (Si china) Ahi. (Si rialza) Setada
den del campo sin trabac me spasavi cun mi jughetn: (Fa finta di annusare) la
salva, el sorb, la rosa de mar, (Sembra prendere un topo per la coda) la slafa
del pantegon. As trese agn min ven le regole, che dera chi mi maritera. Mi
no, si no, tu no. El Bernardo de la Grosa no lo vol. Me pica, me scross, me d
i strigoss. Quanci che pasi disaz de la sua porta, ve f e str m n strasce
L sopa, l sopa, l sopa don p. No te marito, no te marito, no.
Formole? Mi? No save. No save sua celentissima. Sopa dei seis ann, ofesa vi
dico in una patta; gnorante del d che vin al mond. ( posta alla tortura) Che
f, che d? Meteme z. So la Perla, bona come l pan. Tuti me conoss. Meteme
z. Sun nasuda de magio come un bel fior.
No fo stregasse, vastit. No ci strongpera un pelo del cranio a nade, per
timore de Dio e de li sancti. Ostetrica e levatrice, so pi quei chho visto
nascer che quei chho visto morir. De vero, de giust. Nho salv tanti chera
l de crup. I mo me vole ma, i me acusa, i me voli mat. La jen ven no plu
bona. I fioli me regarda comm fusi pestilada de la peste negra, son sopa no
stria, che tanti se no ghera mi se sufegava nelo sgravarsi la madre. Che se no
jera i quanti xera gi del Creatore.
De da, de nocc, de giur, de tute le ore me sciamava, a mi, a mo, a me, de bu,
ve giur. Stetrica de tuto el pe, son mi. Si ben, mi paga: de ovi, de pan, de
una gaina, pomi, vino, quel che chan ciapo. Todi fati vivi, no. No gh
sciensa de medecina che pol, sua santit, sino scampasimo de centani. No xe
posibl, sespira, i se va suta tera. Lo scriba ne lepistula: gi de vulunt
moriti nisuni. Che no conoxo de stregherie, de diabli u malefis. Semper vutati
tuti, i boni e i grami. De preg-nansa le femene e de maladie tucc. Como
fassa (La tirano) Ahi. Specime, ve disi tuto, monsignori. Ve disi tuto. De
turbolenze de la crapa se spalma nogal moscat e oli de inc sobre la frontaleza.
De malevolense de intestino, de spigrese de cagamenti, smacio alpericoche
infundite en agua de aneto de be matina i sora. De usel che no vola, con respeto
parlando, se scula la cinara e po cu masturbamenti, cu sfregamenti de la mano
el so padron lo enzta a no fanagotar davan la fica. No stregese verd, ma
impratichimenti dela sciensa. Quante mensonge ve avino d de la Perla. Lasseme
n, sua santit.
De contrada en contrada marciavan fino a mi. Medicamentosa de fama mero fata
no pitonessa. Ca ma re adr nela via. Pui qui che je dol ul cu, el f, le
tripp, ul dint, la rondell ghava de pic a la mia porta, ghava de vin a la
mia ca. Compris, la Perla sopa. E j topco topco; de sul, de nievi, de fa,
de scur, por san tut i cristien. Ma pl cancher di malan spagiant: la jelos.
De ser medichesa, sua venerabilit, me scolt? So minchiona che sce nava, me
volse del mal el bon chho fa.
(Pausa) Lho ciap de dr sodomiticamente (Stupita) Mons, s. Comol sav?
Chi ve lha d? Peca mortal? No l sava. Vo in gesa a confesar,
subitamente. (La tirano) Ahi! Meteme z, che g, che vo. Pias nagot, no faco
pu. Dassme, (Fa un giuramento) strufin, strufot che me fo monaca se magna, se
beve, oib.
(La tirano) Ohi, me stropa i oss, no podi p. (La tirano) Dass
Voio dir de comerzo de verzini, e marid tan s, che dopi me lassa, ben? Che
de tanti sporchesi chho fa, questa l grosa. Par gan un dindin, me sconda
nel campo de formenton, port na dona o na ninela a fa ciav. Giuize, pret,
mercanta, notariat, asesor: chen d dargian, dan, mon vo tromb tut i d.
Jovanesse che plore a ficar nela paserassa un merlot vegiass. Ma tuca furn lo
stomico. Ca giuize, pret, mercanta, notariat, asesor, ghhan toti la vesta
longa par cuvr s sti sconcess. Lho fa, lho d.
Alor, me vo? (La tirano) Ohi! Che vol sav? Vert, lho d. Me av straz li
brazi e le ispalde me paren strici sota un carr.
Ahaa el giod s, mons, l d del Signor come i otri, de river dan la gesa
e sin mangi carn, che poca, poca, poca, poca, poca nho mangi en vita mia.
Ahi Lo strisamento che me d ohi s che me fa mal, griti m na tordona
sbusecata, o me od? Ahi, ahi, ahi. Lagrime no vedi perch non hai. Nho but
tropp en vita mia. In sec i oc. Ma mi fa ma de bo. Ah! Maszadina de na Perla
che te fa Ah! inaridati i suchi de lo guardo, ciangi no por est, ma
misericordia istess, profesore de leze ilustri. Vard i me occ; (Spalanca gli
occhi) me fasso basilissa: me miri, te mori. No va buscar nient de me. Ho d,
fin. Disligme.
De bali de note? Son sopa, che so? (Gridando) El fogo no vo dir ancor.
(Pausa in cui pensa come continuare) Sarme en prison e basta: de pan, de acqua
no se mor. (La tirano) Ahi. (Mostra il seno) Vard, na teta, sua celenza,
paciona am, na farinata de culo, cavalier, na pulsera marina, gepa de
namorar, cha li maci sindura. Comprend Ahi, no me grite juize che me
spagno. No ve comoveressi na pora donela? che omi svasati. (La tirano) Ah.
No me slongh.
Voi basar el crocefice e sperzur che no sapo parola de strigaze. (La tirano)
Ah.
Bengime slassate le corde che ge conto, ma promitime santit che depu no me
brusa como stria. Si confeso toto fino lultimo fi me striche strica en una
logia de carcel e sia fin. Promet
Si ben el Bernardo de la Grosa me torment. Lu no me creda de medicar.
Salvatico, impunente. Denvidiosisimo zaldo, pintato nela faza, quan me veda
me straza de putiferi, de furfantese me acusava, de scambi medicamenti per
nebolanti bagian. Ol se sciala de la mia infirmit, che mi voi gir guaritesse
e mi, so sciopa, sopco a ogne pas. Me toli a infamit den de la strada, davan
i gent che pasa, me stasona con petre nela s-cena. Ma un bel d alfin el
Bernardo de la Grosa cae mala. I su famm me presa de giutarla. L riva el
momento de farghe strosar gi nel gargarosso tote le male parole che l mha
d. Una debilesa de pancreatica caveva el Bernardo, che lo faseva sderenar e
perdr el capiss. Una spenelada de menta i comin e despu de sei d era in p.
Ma j, in luogo de menta i comin, ghho fa una mesciuleria de fie doleandrum
sminzic, de predesemolo secato, de gandulin de perzica schisciati, sbolent nel
susu de more mate. Lha bt gi in un viff. E l mort in un vaff. Vert, l
mort. No me cred? Lho maz mi. L busa malfidenta che fu bona no de
salvicarlo. No lo vol salvar.
Lho maz mi: mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
No de stregonense, che stregasa non son, ve lo sperzuro, (La tirano) ahi, ma
de veneno, lho matato. De un brodon spurulent navigante de mortaresi che come
te lo casci intela pansa te liga i nervarezi i te renferma el sang. Un scola,
i manco di perdo drizo matado. (Grida) Maledicio una gotta no conserv per
mi, che morta pota ser de un mese lungo.
Ho confes. Dess de spertecarme. De sciampa so clociata e mo anca de brassa.
Martiriatemi pi. Ah. (La tirano) Perch no faci fine a mei torturamenti? Ho
confes.
Che stupidez, decir la verit.
Onorevolense, meteme vu alora in su le labra le palabre che devo confirmar, che
anzoli del cielo no me guarda.
(Come se le fosse suggerito) Confeso sopra i sancti vangeli de ser strega i
practicar stregoneria.
E bon, e mo me lassa nd? (Spaventata) Che tochi de campana son sti qua? Me va
a brusar? La mi carcasa fmigada? Che busa che mhan strep di dincc.
Giuduni dun Giuda, in su la mia pell se crompan lindlgenzia plenaria.
BUIO
NOTA
La pronuncia allitaliana, cio si dicono tutte le lettere con i suoni del
nostro alfabeto, rispettando per le dieresi come nel dialetto lombardo.
Inoltre: j si dice alla francese, c in fine di parola suona dura, cc in
fine di parola suona dolce.
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