Permette? Angelo Musco, artista
Commedia in due atti
di
Antonio Sapienza
Personaggi attuali:
Il professore Bellassai Docente di drammaturgia;
Giovanni Allievo attore e ragazzo di Marinella;
Marinella... Allieva attrice e ragazza di Giovanni;
AlfioAllievo attore e cronista.
E, inoltre, due o tre comparse, allievi anche essi.
Personaggi rievocati:
Angelo Musco;
Rosina Anselmi;
Eugenio Colombo
1 Atto
Questa commedia dovr essere supportata da un grande impegno dellilluminotecnico e delladdetto ai suoni. Infatti, tramite questi accorgimenti, ed altri effetti scenografici, lambientazione si potr spostare agevolmente. A destra, separati da un arco posto di traverso rispetto al palcoscenico, agiranno i personaggi rievocati, mentre a sinistra quelli attuali
Allinizio dello spettacolo, entreranno in scena cinque sei allievi, portandosi appresso le rispettive sedie e in piccolo tavolo, che porteranno via a fine scena. Quando si saranno sistemati entrer in scena il professore Bellassai il quale sar intento a leggere sul giornale un articolo riguardante il suo Istituto Stanjislasky-Dancenko, il cui nome comparir in un cartello posto sopra la loro scena e che sar tolta quando detta scena sar finita.
Prof. Sentite qui, ragazzi (leggendo il giornale agli allievi): Catania, citt d'artisti......oltre millecinquecento Associazioni Artistiche e Culturali...e Sportive.
Pi di 73 Compagnie teatrali...- ...una di queste 1500 Associazioni, che ingloba una delle 73 Compagnie, ha deciso di fondare una Scuola di Teatro. Detto, fatto!...Nasce cos l'Istituto di Arte Drammatica "Stanjislasky-Dancenko", con sede presso il Teatro Stesicoreo. Poi sono stati nominati i docenti, si sono aperte le iscrizioni... ...e gli allievi sono affluiti numerosi.
Buono, questarticolo buono. (piega il giornale e se lo mette in tasca).
Allora ragazzi, ci siamo tutti?
Giov.- Credo di si professore.
Prof.- Benissimo. Allora Dunque, fatemi concentrare(si concentra passeggiando sulla scena)
Intanto, Giovanni e Marinella, due studenti del primo corso, stando in disparte discutono animatamente. Sono fidanzatini.
Giov.- Marinella, Marinella...-
Mari.- Non mi disturbare.-
Giov.- Ma daiascoltami-
Mari.- (sottovoce) Zitto, ne parleremo dopo, ma tu non lo dovevi fare!-
Giov.- Ma cosa non dovevo fare, almeno lo sapessi.
Mari.- Non fare lo scemo, lo sai benissimo.
Giov.- Non so nulla, dimmelo, per favore. Debbo sapere di cosa sono accusato.
Mari.- Sei accusato di essere ununtraditore! Ah, lho detto!
Giov.- Ma chi avrei tradito?-
Mari.- Me!
Giov.- E quando, e come?
Mari.- Col pensiero, quando hai guardato quella smorfiosa
Giov.- Quale smorfiosanon ricordo.
Mari.- Quella che era alla fermata dellautobus.
Giov.- Ah, quellae allora non debbo pi guardare nessuno, secondo te, per non tradirti?
Mari.- Non fare la vittima. Tu la potevi guardare, ma solo per guardarla, non per guardarla e mangiartela con gli occhi.
Giov.- (prima confuso) Guardareguardare(poi quasi prendendola in giro per la ripetizione della parola guardare) ma ma se le ho dato appena uno sguardo...-
Mari- Tu! tu! tu con quello sguardo l'hai spogliata!-
Giov.- Oddio! Ma come sei esagerata...-
Mari- Esagerata? io?-
Giov.- No, mia sorella. -
Mari- Ssst! Ne parleremo dopo!.. Esagerata...-
Prof. Bene. Adesso vorrei riepilogare la nostra precedente chiacchierata sul Teatro Siciliano a cavallo tra il 1800 e il 1900.
Come vi dissi la lezione scorsa, Giovanni Verga fu l'innovatore del teatro italiano moderno, con il Verismo in scena:"Cavalleria rusticana","La Lupa", "Caccia al lupo", sono le sue opere pi note.
Verista come lui fu Luigi Capuana, il quale compose opere anche in dialetto siciliano, proponendo in chiave comica i vizi e i vezzi di popolani, di nobili decaduti, di nuovi ricchi, di eccentrici e di preti. Esempio: "Il Paraninfo", gustosa commedia incentrata sui matrimoni d'interesse; e "Lu Cavaleri Pidagna", la cui trama data dalla fuga della figlia...-
Giov.- ... la famosa "fujitina" di una volta.-
Prof.- Brrraaavo.
Ma l'affermazione definitiva del Teatro Siciliano si ebbe con Nino Martoglio, il quale riusc a portare il Teatro del Riso alla vera e propria Condizione d'Arte. I suoi personaggi, umanissimi, reali, vivi sono incisi nella memoria collettiva non solo dei siciliani, ma di tutta la Nazione.
Chi non ricorda Mastru Austinu Misciasciu, del " San Giovanni decollato"; Cicca Stonchiti e Messer Rapa dei "Civitoti in Pretura"; Cola Dusciu de " L'aria del continente"?
Insieme a Martoglio doveroso segnalare alcuni autori minori, almeno per fama: Antonino Russo Giusti ( "L'eredit dello zio canonico" e "Articolo 1083", pi nota come: "Gatta ci cova"); Giuseppe Macr ( "Fiat voluntas Dei"); Giuseppe Marchese ( "I Don").
Ma il sigillo universale lo dette Luigi Pirandello, il quale, spinto dall'amico Martoglio, compose, per il grande Angelo Musco, tra il 1910 e il 1916, alcune commedie in dialetto agrigentino,
ed esattamente: Lumie di Sicilia; Pensaci, Giacomino; La Giara; La Patente; A Birritta cu i Ciancianeddi (Il Berretto a Sonagli); Ccu i nguanti gialli ( Tutto per bene) e Liol. E il Nostro non lo deluse: tutte le commedie ebbero successo di critica e di pubblico, per decenni...-
Giov.- Scusi professore, Angelo Musco e Angelu a' musca, sono la stessa persona, vero?-
Prof.- Si, certamente. Ma come mai questa domanda?.-
Giov.- Sa, siccome mio nonno ci raccontava certe storielle buffe di un certo Angilu a' musca, io pensavo che questi fosse una antica maschera, un personaggio inventato dal popolo, e non il grande Musco.-
Prof.- Beh, certo, data la tua giovane et il dubbio ammesso. Anche se a me ne resta uno grande cos: e cio che, probabilmente, Musco non e' ricordato come merita nemmeno dalla sua propria citt.
Comunque, tu, pur credendo di riferirti ad una maschera, hai detto una grande verit Certo, Musco fu inventato dal popolo; dal popolo catanese, dal quale scatur per genesi spontanea.-
Alfio - Professore, io sono apprendista cronista presso il settimanale locale "Sikania Oggi", tra l'altro ci occupiamo anche di Arte e di Cultura; ma ahim, nonostante che in redazione si respiri quell'aria colta, di Angelo Musco, ho notato che, in giro, se ne parla ben poco. Forse potrei scriverci s un articoloce ne potrebbe parlare pi approfonditamente?
Giov.- Ma certo, aiuterebbe un po tutti a conoscerlo meglio...-
Mari.- Magari approfondire la sua Arte, e saperne di pi, ci servirebbe da stimolo-
Prof.- Sono lusingato del vostro interessamento per questo nostro Grande Artista ... e l'interesse giornalistico potrebbe colmare un vuoto... chissa'...-
Altri- Ma si, professore...-
Prof.- Voi mi volete provocare? Badate che io posso anche accettare la sfida. (passeggia e si massaggia la barba) Per vostra fortuna avete una grande smania di conoscenza che non mi sento di deludere. Vediamo un po' ( riflette, poi consulta un orario)... la prossima lezione l'abbiamo dopodomani dalle 9 alle 11. Facendomi prestare le altre due ore dal collega di Dizione, potremmo anche farcela...-
Giov.- A fare cosa?-
Prof.- A fare conoscenza con Angelo Musco, perbacco!-
Mari.- Possibile? e come?-
Prof.- Andandolo a trovare nella sua citta, nei suoi luoghi, tra la sua immutata gente. Bene, deciso! Allora, appuntamento per dopodomani alle 9 al Tondo Gioieni, ma prima passate dal Largo Paisiello. Il perch ve lo dir dopo.
Simulare il Tondo Gioieni ore 9, due giorni dopo. Stesso capannello di studenti, stesso bisticcio tra Giovanni e Marinella).
Giov.- Allora, ti e' passata?-
Mari.- Lasciami in pace.-
Giov.- Ma perch sei cos severa con me?-
Mari.- Io non sono severa, semmai sono solamente disgustata.-
Giov.- Ma non fare la drammatica.-
Mari.- Uffa!! ( gli gira le spalle). Alfio, mi presti i tuoi appunti? (civettando)
Alfio- Con vero piacere colombella.
Giov.- E non chiamarla cos. Si chiama Marinella.
Mari.- Alfio, chiamami come vuoi tu.(poi a Giovanni) E tu piantala di immischiarti nelle mie faccende personali.
Giov.- Ma sono il tuo ragazzo
Mari Chiss fino a quandocontinuando cos. (ad Alfio) Grazie caro, te li restituisco domani.
Alfio Vuoi che venga io a prendermeli, a casa tua?
Giov.- Non ti disturbare, compare, ti ha detto che te li render domani. Punto e basta. Intesi?
Alfio Come siamo nervosi(si allontana adombrato).
Mari.- (piano) Ma ti vuoi fare gli affari tuoi?
Giov.- Me li sto facendo, cara (ironico).
Mari.- Uffa, uffa e uffa.
Giov.- Basta, basta e basta!
Mari.- Zitto, arriva il professore.
Giov.- Zitto, per ora
Intanto arriva il professore Bellassai con in mano libri, fotocopie di giornali e riviste.
Prof.- Buongiorno ragazzi. Vi sarete domandati perch vi ho fatto passare dal largo Paisiello prima di venire qui. Ebbene dovete sapere che in quel luogo sorse, tra il 1918 e il 1938, il glorioso Anfiteatro Gangi. In realta la struttura si chiamava Eden Bellini, ma poi rilevandola Giuseppe Gangi, la ribattezz col proprio nome e la condusse al massimo dello splendore. In questo teatro si faceva prosa, rivista, operetta, lirica, musica e cinema. Vi recitarono, per la rivista, Nuto Novarrini, Milly ed Erminio Macario.
In seguito decadde.
Mari.- Peccato.
Prof.- Gi.
Nel 1935 divenne Anfiteatro Comunale, poi pista di pattinaggio e, nel dopoguerra,...quello che potete vedere con i vostri stessi occhi. Perch ve ne parlo, sentiamo? Perch?-
Alfio - Gia, perch?-
Prof.- Perch dovevate annusare l'aria, e capire il motivo della visita, da voi stessi. Avete sentito nulla?-
Giov.- Veramente io non ho percepisco nulla, mi dispiace.-
Mari.- Nemmeno io professore
Alfio Io sono raffreddato
Prof.- (ironico) PoverinoConcentratevi figlioli, pensateci bene, sforzatevi! perch l rimasto l'odore dell'Arte del grande Musco.
Giov.- Come sarebbe, professore?
Prof.- Sarebbe che quando la sua compagnia, nelle sue tournee estive, toccava la piazza di Catania, quasi sempre, essa recitava proprio in quel posto. E il ricordo delle rappresentazioni muschiane l, intorno alle cose, nell'aria, nella polvere, sugli alberi, nelle stelle, nel pensiero, persino nel ricordo stesso del famoso Anfiteatro Gangi e voi questafflato dovevate afferrarlo per i capelli e portarvelo al naso e da l al cuore.
Mari. Mi dispiace
Prof.- Fa niente.
Alfio Anche a me.
Prof.- (lo guarda come per dirgli: e chi se ne frega)Lei lei raffreddato.
Comunque fa nulla, siete giovani e ancora allievi artisti.
Vedete, allora la presenza del Musco, a Catania, per i catanesi era un avvenimento, non vorrei esagerare, pari alla festa di Sant'Agata.
Sapete, tempo fa, una gentile signora, madre di un mio carissimo amico, mi raccontava che quando Musco arrivava al Ganci, ella comperava due biglietti per due diverse repliche dello stesso lavoro, quasi sicura di assistere, nelle due serate, a due interpretazione differenti della medesima commedia.
Giov.- Fantastico.
Prof.- Gi. Bene, e adesso entriamo a Villa Musco.
Si spostano verso il centro del palcoscenico, ma sbilanciati a destra, senza occupare, per, lo spazio scenico riservato ai personaggi rievocati.
Prof. PermessoBuongiorno, sono il professore Bellassai, questi sono i miei allievi, ho telefonato per una visita alla Villa
Voce Buon giorno, buongiorno, lo so, ho risposto proprio io. Accomodatevi
Prof.- Grazie. Entriamo? (ai ragazzi)
Entrano attraverso un arco per ritornare a sinistra del palco, comportandosi come semplici turisti in visita.
Mari.- Professore, mi scusi, ma la madre di quel suo amico si riferiva forse ai famosi "soggetti" che gli attori comici usano inserire nelle commedie, - di loro iniziativa? -
Prof.- Anche, certamente. Anzi sono sicuro che pure il Musco, durante le prove, quando intuiva dei "soggetti", li elaborava, li provava e quindi li fissava nella scena. Ma - ed ecco la genialit del grande artista - egli, anche durante una rappresentazione se li inventava, di getto, sul posto, sulla scena, in quel momento, all'improvviso, e - come testimoniava la gentile signora sopraccitata - anche da una replica all'altra. E si trattava ora di una mossa, ora di un'espressione esilarante o commovente, oppure di un gesto, di una battuta, - a seconda dell'estro del momento e del "feed-beack" che si instaurava tra lui e il pubblico in sala.
Dallaltra parte del palcoscenico, ci saranno in scena, dietro larco, e illuminati da un occhio di bue, che delimita il loro spazio scenico, Angelo Musco, Rosina Anselmi e Eugenio Colombo.
Eugenio ( Parlando a se stesso, intanto che sistema una sedia sul palco) Io sono Eugenio Colombo, la sua spalla preferita (accenna al Musco che immobile, insieme a Rosina) e vi posso garantire che spalle come me non ce ne sono pi nel mondo dello spettacolo. E questo perch, lavorare con quel tipo straordinario, senza andare a spasso per la scena, inciucchito, un vero miracolo - e Rosinella ne sa qualcosa. (indica Rosina)
Intendiamoci recitare con lui un privilegio, ma anche unavventura rischiosa, perch non sai mai come v a finire, dove si v a parare magari con quella scena provata e riprovata e che lui, improvvisamente ti cambia sotto il naso, con un esilarante soggetto, lasciandoci allibiti, ma non sconcertati, perch rapidamente ed intuitivamente, bisogna capirlo e assecondarlo, continuando la scenae senza sbuffargli in faccia (ridacchia) Come quella volta che mi doveva dire: Faccia brutta! E invece mi disse: Facciazza di stummu scaffitutu.
Poi, durante le prove, ne inventa di belle. Oggi proviamo LAria del continente e precisamente la scena del riconoscimento di Milla Mylord, come carapipana esperiamo bene.
La scena si anima. Musco, da Capocomico, d le disposizioni per la scena.
Angelo (a Rosina e a Eugenio) Voi due ve ne state qui, alla mia destra (indica un punto del palcoscenico). Tu qui e tu qui (riflette), anzi tu no ( ad Eugenio).
Rosina E che facciamo le belle statuine? (Musco sta zitto)
Eugenio-E non disturbarlo, non vedi che pensa
Rosina- (piano) Per pensare ci vuole la testapi cu ci lhavi.
Eugenio- Stai zitta, lo vuoi fare incazzare?
Rosina Diminiscanzi! Sancazza u riuzzu!
Angelo (Di colpo) Ho trovato!
Rosina Archimede ha trovato! eureka.
Angelo Zitta tu troiana!
Rosina Muto tu crastiano!
Eugenio Ah, siamo su di un palcoscenico, nel tempio dellarte teatrale! E cosa sono sti modi. Avanti Angiluzzu, cosa hai trovato?
Angelo Mo scurdai! Sta malanova me lha fatto scordare
Rosina Bada come parli, civitotu!
Angelo Bada tu, badiota!
Eugenio Ah, e che siamo bambini? Su, Angelo, sforzati
Rosina E attento se ti scappa
Angelo Bonu v! Oggi non si lavoraper forza mi deve fare incazzare
Rosina (piano) Cappoi si scazza e se la fa a piedi
Eugenio Rosina, ti prego
Rosina Va bene, va bene, ma lo faccio per te Giniuzzu.
Angelo (facendole il verso) lo faccio per te Giniuzzu
Rosina Ah, vuoi la guerra?
Eugenio - no, paci, paci, pi favuriannunca cca facemu notti.
Angelo - accetto un armistizio!
Rosina Pi Giniuzzu accetto pure io.
Eugenio Salaratu Diu. Dunchi?
Angelo - Sta bene. Allora Sentitimi: dopo aver rifatto la scena del canto e del ballo della carrapipana, dopo aver fatto latto di buttarmi gi dalla finestra
Rosina - (ironica) scanzatini
Angelo (occhiataccia alla Rosina)dicevo - prima che una cornacchia minterrompesse - che dopo aver simulato la scena della finestra, e quando prendo la decisione di rifarmi sicilianu ca scoccia, e chiedo a scuzzetta cco giummu, a pipa, eccetera eccetera, e prima di sedermi sulla poltrona
Rosina accuzza! E come sei lungo
Angelo - lungo quanto mi pare e piace, sono padrone? Oh, insomma! Sto spiegando una scena, mia cara prima vecchia attrice e dovresti ascoltare il tuo capocomico - in religioso silenzio.
Rosina Unn unn?-
Eugenio Unn chi?
Rosina Il capocomico (sarcastica)
Eugenio Cui iddu?
Angelo No, idda, - la prima attricevecchia (sardonico).
Rosina Non so chi mi frena
Angelo i vastunati
Eugenio (spazientito) E finiamola, e travagghiamu e buschiamoci il pane.
Angelo - (dandosi uno strattone alla giacca, come per dire: mettiamo tutto a posto, signori miei) Allora faremo la scena della vestizione.
Rosina Chi facemu?
Eugenio Che cosa?
Angelo (pomposo) La scena della vestizione. Cio faremo in modo che il passaggio da continentale a sicilianu ca scorcia, avvenga tramite una vestizione solenne. Procederemo cos: Tu Rosina, andrai di l, poi entrerai insieme alla servetta - la quale porter sulle braccia un cuscino ricamato - sul quale ci saranno i seguenti oggetti: un marruggiu, la scurzetta cco giummu, uno scialle di lana nero, la grossa pipa intartarata e una scatola di fiammiferi di legno - da cucina.
Procederete solennemente, come se fosse una processione (intanto sar entrata la servetta e Rosina avr preso posto al suo fianco, come se facesse la scorta donore. Angelo si sar seduto nella poltrona che Eugenio avr introdotto in scena, con aria imponente, regale, e aspetta le due donne. Queste, arrivati a due metri da lui, si fermeranno, quindi Rosina con un accompagnamento di marranzano prender gli oggetti dal cuscino - che la servetta regge come se fosse un porta reliquario e, uno per uno, li metter addosso ad Angelo: Prima lo scialle sulle spalle, come se fosse il mantello dermellino, dopo la scuzzetta, che gli poser in testa con grande dignit, come se fosse una corona; quindi gli porger il marruggiu, cio un grosso bastone tutto nodi, da pecoraio, che egli prender con la mano destra; e, infine la gigantesca pipa, che Angelo prender con sussiego con la mano sinistra; quindi con solennit depositer la scatola di fiammiferi ai piedi del sovrano e arretrando tutte e due di spalle, usciranno. Fine musica. E fine scena.).
Luci a sinistra del palcoscenico.
Giov.- Professore, come ce lha descritto, ci sembrava proprio di vederlo. Era veramente forte... Ma lei come lo sa?-
Prof.- Gia', come lo so. Lo so e basta. Certo era come dici tu: forte. Vedete, ragazzi, se Cesco Baseggio, Cecco Durante, Gilberto Govi, rappresentavano, rispettivamente la terra, gli umori del popolo palpitante e vivo di Venezia, di Roma e di Genova, il Musco era la terra siciliana stessa, il respiro e l'ironia del popolo, il dramma che si fa riso e il riso che si drammatizza. Egli era attore dionisiaco, ma pure atellano; maschera della Commedia dell'Arte, vivificatore del Teatro dell'Improvviso e novello Scaramouche - alla Tiberio Fiorilli: Re dei Comici e Comico dei Re; e, seppur ben mimetizzato, grande interprete drammatico, esempio?
Alfio Si, ci interessa (si prepara a prendere appunti).
Prof. - Per esempio: Il professore Toti in Pensaci Giacomino", e non nella scena patetica del finale, no, quella la sanno fare tutti e bene, ma in quella iniziale, quella col direttore, quando esprime la sua filosofia
Luci a destra. Sempre in scena Angelo, Rosina ed Eugenio.
Angelo No, sentitemi, questa scena troppo lunga. Ci sono troppe interruzioni: i ragazzi, il bidello, il direttore stesso. No, non mi piace, la vorrei non proprio accorciare, ma, anzi, accorpare in ununica tirata, quasi un monologo.-
Rosina E a don Luigino chi glielo racconta?
Angelo (facendole il verso) Se non glielo dirai tu, don Luigino non ne sapr nulla.-
Rosina E porta rispetto agli autori, screanzato.-
Angelo Io porto rispetto soltanto a Sua Maest u Re! (conciliante) Poi don Luigi un amico, capir. E ora lasciami parlare. Dicevo
Eugenio che io perdo il posto e faccio solo la comparsa, visto che il direttore non c pi.
Angelo Macch comparsa, tu non ci sarai affatto. ( vedendolo sbalordito) Babbasunazzu e che capisti? (facendogli una carezza) Volevo dire: a te ti faccio fare padre Landolina (sentenzioso).
Eugenio Guarda che cosedeclassato da direttore a prete.
Angelo E un grande personaggio anche lui.
Eugenio Ma infame. E non mi v.
Angelo Ma smettila, sei un serio attore professionista, che vai dicendo. Eppoi tu lo renderai pi vivo e pi diabolico, sono sicuro.
Rosina Insomma pi carogna, come certe persone che conosco io
Angelo (non cogliendo la provocazione, ad Eugenio) Ah, un grande onore che ti d. Lo capisci?
Eugenio Come dici tu. Grande onore e niente direttore.
Rosina E Rosaria ci sar vero? No? perch non si sa mai, mi dovessi trovare qualche altra parte pure a me...
Angelo per ora ci sar, domani non so.
Rosina Fammi un telegramma, nel caso, perch io me ne vado. (esce)
Eugenio Angelo, quella se ne v
Angelo - ma torner. Allora, ora ascoltami bene. Far una prova di come vedrei io la scena e tu mi dirai cosa ne pensicon sincerit.
Eugenio Come sempre. Dai attacca.
Angelo (concentrandosi e passeggiando) Certo signor Direttore, ha ragione, questo mio fare non modo di tenera la disciplina. Sicuro, sicuro. Mi mancano di rispetto? Ah, ma non a me, semmai al professore.
Come dice signor direttore? Quanti anni ho? Sessantacinque, per servirla. Ah, diceva quanti anni di servizio ho? Sono quasi al massimo degli anni. Perch non mi ritiro? (a Eugenio)- Ma questo quanto vuol sapere? (poi al direttore) O prima o dopo mi ritirer, ci sto pensando seriamente. (fa cenno ad Eugenio come per dire: fregato!) Certo, vivo solo, non ho mai voluto prendereno signor direttore non potuto, ma ha inteso bene: ho detto voluto! voluto prendere moglie, e come facevo, con quella miseria di stipendio che mi passava il Governo Ma ora sto pensando a come fregarlocome dice? Chi? Ma il Governo voglio fregare. E sa come: ora la prendo. Come cosa prendo? Ma la moglie, sissignore! E me la prendo anche giovane, cosicch, quando, mettiamo- fra cinque, sei anni - io tiro lo cuoia, (si tocca) lui, il governaccio, dovr continuare per anni a sborsare la pensione, tam, tam, tam (fa cenno allesborso di bigliettoni). Ti questo, Governo ladro!
Come dice? Le corna? Dice le famose corna di marito cornuto? Ho capito bene? Si, si, certo, ma quelli li ho messo gi in conto; per essi non andranno a me, nel mio povero conto, nossignore, ma bens andranno nella testa alla professione di marito, nel suo specifico conto. Sono spiritoso vero? Ma sa alla mia et
Ah, signor direttore la moglie me la prendo di sedici anni, cos il governaccio dovr sborsare la pensione come minimo per altri cinquantanni.
La riverisco, signor direttore.
Cinquemani, Cinquemani, bidello scansafatiche, venite ho da parlarvi a proposito vostra figlia, si, si, di Lillina
Allora Eugenio, che te ne sembra?
Eugenio Per me buona, ma ti consiglierei di pensarci bene, prima di fissarla.
Angelo- Niente niente stai pensando ancora al ruolo di direttore? Scordatelo!
Buio
Luce a sinistra
Mari. Professore, lei favoloso e Musco Gran artista, non c dubbio.
Giov. - E un grande onore per noi catanesi
Prof.- Gigi
Aldo Professore, la vedo perplessoMusco non sarebbe
Prof.- No, Musco lo . Sono solo i suoi concittadini che lhanno quasi dimenticato. Sapete cosa ce in citt che ci ricorda il Nostro? Un busto nel viale dei nasi rotti e una lapide murata nella vecchia casa natale di via Garibaldi, nella quale, con visibile sforzo, si legge: "Angelo Musco qui nacque il 18 Dicembre 1871. Il Comune pose". Nient'altro!
Alfio - Che sforzo, ragazzi.-
Prof.- Niente commenti, per favore.-
Giov.- Possiamo visitarla?-
Prof.- Non si entra.-
Mari.- Professore, non visitabile?-
Prof.- Mi vergogno di confessarlo, ma credo che non lo sia.-
Alfio.- Non e' una Casa Museo?-
Prof.- Non credo. Basta! continuiamo. Dicevamo che Musco fu espressione di un popolo, dal quale scatur. E proprio in questo quartiere egli inizi la sua carriera artistica.-
Giov.- In che modo, professore?-
Prof.- Nel modo pi semplice: Dalla strada. (a Alfio, infastidito) Lei prende sempre nota?-
Alfio- Non perdo una sola parola.-
Prof.- Ca pascienza. Bene. Allora, siamo come periodo storico intorno alla fine del 1800, ed egli matur la sua Arte, passando dalla strada, all'esperienza di puparo, lavorando con don Carmelo Sapienza e don Michele Insanguine. Poi fu macchiettista, ballerino, mimo e cantante di sceneggiate napoletane, esibendosi, con un vasto e ricco repertorio popolare, nei quartieri di San Cristoforo, Angeli Custodi, Fortino e Civita, dove si guadagn l'appellativo di Angelu a' musca, dal titolo di una sua famosa macchietta: "A' musca".
Luci a destra-
Angelo giovane (da solo) Gentili siore e siori, il qui presente il pi grandi domatori di lioni e signe, che ho lonuri desseri io medesimo, senza offisa, e vi apprisento la mia ultima imprisa di domatori mondiali: a musca malandrina. Detta propriamenti Musca cavaddina! Osservate siore e siori come la quali la qui presenti musca, obbedisce a miei ordini medesimi, mugghio di Pippinu Gannibaddi.
Musca, susiti!
Vedeti come si susi?
Comu, non s muovuta?
Ma chi ci ancucchia vossia, questa si annacata, ma siccome una musca cavaddina vili e stanca, picch stata tutto lo jorno appinnuta nte natichi da cavadda di don Carmelu Sapienza, allora si movuta pochissimo, di solo pochi centilitri.
Comu dici voscenza?
Sunu centimetri? Ah, ma vossia vole la questione, e chi ci cerca u pilu nta lovu? centilitri o centimetri, sempre un pilu .
Ma ora viene il bello dello spittaculo, dove la mia arte si supera e si sduaca assistireti ora, nientedimeno che, a un finomunu mondiali, ca mancu il grandi Hudini sapi fari, e cio: la musca parlanti. Picch io, innesorabbilmenti lho addestrata a parrari ca lingua di fora.
Spittabbile pubbricu, facite silenziu e apprestatimi la massima attenzioni. Tamburu! (Eugenio imbambolato) Tamburu! (Eugenio idem, Musco gli molla un calcione) Ti dissi: tamburu! (Eugenio suona) Ah, cche boni maneri Allora incominciamo- ragazzino lasciami travagghiari- Musca pronta? Vidi ca cuntu fino a tri. (attimo di suspance) Unoduee tri: Musca parlanti, dimmi chi jornu oggi?
Comu? Nun sentu, parra cchi forti. Cosa hai ditto? Vofanculu! Comu, vofanculo a mia? Aspetta ca ti castiu, musca viperina ( e cos dicendo, si cimenta in una terribile tenzone, da Orlando Furioso, con una mosca invisibile, finch stanco, e vinto non stramazza a terra esclamando) don Carmelo , vaggiuva na musca?
Luci a sinistra.
Prof.- Ed ora, col pensiero, rechiamoci in Piazza Ogninella, perch in un locale di servizio dello scantinato del palazzo Sangiuliano, c'era il benemerito Teatro Machiavelli.-
In quel locale, siamo gi nel 1901, la Compagnia nella quale lavorava il Nostro, si esibiva in drammoni dal titolo: La Zolfara, I mafiusi da' Vicaria, Cavalleria Rusticana, tradotta in dialetto dal Martoglio ecc. Capo Comico della Compagnia era il grande attore drammatico Giovanni Grasso.-
Giov.- ( a bassa voce a Marinella) che sarei io.-
Mari - ( sempre a bassa voce, a Giovanni) solo di nome, purtroppo.
Giov.- e anche di cognome...
Mari - e poi basta. (poi al professore) Anche questo teatro stato abbattuto?-
Prof.- No, il teatro che era illuminato a gas, fu distrutto da un incendio nel 1903 e, che io sappia, mai pi ricostruito.
Dopodicch, Musco pass a recitare con la compagnia diretta da Nino Martoglio, con la quale giro
l'Italia e, poi, il mondo.-
Alfio - Quando fond la sua propria Compagnia?-
Prof.- Fu nel 1914, e si chiamava " Compagnia Comica Siciliana del cav. Angelo Musco". Da allora i suoi teatri furono l'Alfieri di Torino, l'Argentina di Roma, L'Olympia e il Filodrammatico di Milano, il Biondo di Palermo, e il Principe di Napoli di Catania.
Alfio - E dove si trovava il Principe di Napoli?-
Prof.- (gonfiando) In via di Sangiuliano, dove c'e' adesso il cinema Sarah, ti basta? (riprende la lezione) Allora tornando al Nostro, il suo cavallo di battaglia era il " Sangiovanni decollato". A tale proposito, si dice, che la famosa scena del rosario la sugger proprio il Musco al Martoglio, il quale la inser stabilmente nella sua Commedia
Luci a destra.
Angelo (ai suoi compagni) Carusi, oggi proviamo la famosissima commedia di don Nino Martoglio: San Giovanni decollato. Vi debbo avvertire subito, che dovendo andare in scena fra dieci giorni, non intendo ricevere lamentele sullorario di lavoro, n giustificher le assenze immotivate: chi si assenta, dopo mi dovr presentare il certificato di morte!
Allora, tu Rosina farai la gn Lona, moglie di mastru Austinu, che far io, naturalmente
Rosina - (ironica) e ti pareva
Angelo Coshai da dire, donna?
Rosina Aho, guarda a questo, gi si sente nella parte (inchino) sabbenedica signor marito mastru Austinu Misciasciu, tintu scarparu di curtigghiu.
Angelo Ebbene, si! Si entra nella parte: ditemi, donna, questo il moto di parrari col vostro signor marito?
Rosina Ma vo curcati, beddu. Eppoi, a me questa parte non mi piace.
Angelo E si pu sapere perch, madama?
Rosina (tergiversando) Perchperch(poi di botto) perch una donna che si fa mettere i piedi in faccia, che non si fa rispettare, ecco.
Angelo E secondo leccellentissima signora, qui presente, io che colpa ne ho? Ho scritto io la commedia? Sono il coautore? E allora?
Rosina E allora tu, come hai fatto altre volte con altri lavori, potresti modificarla un pochetto e rendere questo personaggio pipiinsomma pi!
Angelo Ca ora io prendo un personaggio e: opl! fatto!questo personaggio pi pi, ad uso e consumo di una certa prima attrice vecchia. E macchiappu con lautori. Ma sii seria, perbacco!
Rosina E allora, se non hai il coraggio civile, lo faccio io, oh! Ca ora! Ma quale moglie ubbidiente e sottomessa al marito, io ti cavo gli occhi se mi tocchi la figlia. Mia figlia si sposer per amore, e basta!
Angelo Pattri, figghiu e spiritu santu, la sentite? La sentite? la nuova stella cometa della drammaturgia italiana e straniera. Senti bedda, tu farai Lona come c scritto qua, sul copione.
Rosina Beddu copione maschilista, con quella specie di ciabattino arrogante e prepotente che si vende pure la figlia e che tratta male anche il futuro genero e prossimu duttori
Angelo Eugenio tienimi, senn faccio una primattricivecchiacidio.
Rosina Certo per il rosario ci mettesti lo zampino, per Lona no.
Angelo A parte il fatto che quello lo concordammo con lautore, ma mi vuoi spiegare perch tutto questo accanimento a favore di questo personaggio? Perch un personaggio, vero Rusina?
Rosina - (cincischiando) Beh, volevo solo difendere la categoria
Eugenio A socialista la farai fuori del teatro, Rusinedda, ma cca sadda lavorare
Luci a sinistra.
Giov.- E fu finalmente il successo?-
Prof.- No, il successo pieno arrivo nel 1915, esattamente il 12 Aprile, al teatro Filodrammatici di Milano, con la commedia " Il Paraninfo", dell'illustre capostipite del Verismo Luigi Capuana.-
Alfio - Quindi Capuana gli spiano' la strada?-
Prof.- Non esattamente. O perlomeno non per il pubblico, ma quanto per la critica. I fatti si svolsero, secondo una versione romanzata, pressappoco cos: Musco, per quanto bravo, era considerato un attore comico dialettale, con tutte le riserve mentali di questo mondo da parte del grosso pubblico nazionale. Ora, trattandosi di una commedia del ben noto Capuana, in teatro vennero solamente pochi appassionati spettatori, ma fortunatamente, anche il critico del Corriere della Sera, Renato Simoni. Ed ecco la parte mitica: Si dice che gli attori della compagnia, vedendo la sala vuota, manifestassero il desiderio di
rinviare la rappresentazione per mancanza di pubblico, ma Musco, con fiero cipiglio da condottiero disse:
Luci a destra .
Angelo - Angelo Musco recita anche per un solo spettatore, il quale il mio padrone!"
Luci a sinistra.
Prof.- E recitarono. E fu la loro fortuna: Infatti Renato Simoni fu colpito dalla bravura di tutta la Compagnia, ma si entusiasm soprattutto, per l'interpretazione di Musco; e scrisse sul suo giornale che aveva visto un attore comico irresistibile, nel volto, nel gesto, nell'espressivita' e che la commedia, pur essendo scritta in dialetto siciliano, era perfettamente comprensibile da tutti, grazie alle summenzionate doti del grande comico. L'indomani il teatro era tutto esaurito.-
Mari.- Favoloso!-
Alfio.- Ho saputo che a girato anche dei films.-
Prof.- Si tanti, iniziando da un film muto del 1917, un "San Giovanni Decollato" che non ebbe la giusta fortuna, poi, "L'eredit dello zio buonanima"...
Giov.- ...Canonico...-
Prof.- quindi " L'aria del Continente", "Il feroce saladino, " Fiat voluntas Dei", "Gatta ci cova" ...-
Giov.- ...da " L'articolo 1083 " ...
Prof.- Esatto, bravoed altri ancora.
Ma tutti questi films figurano soltanto come successo di cassetta e non come Opere d'Arte, in quanto la sceneggiatura di allora era influenzata, fortemente, dalla forma dell'opera teatrale da cui era tratta,- e voi sapete che la scrittura del teatro, per contenuto e forma, differente da quella della narrativa e del cinema. Poi, c' da considerare che i mezzi tecnici erano primitivi e che la Regia di allora era rudimentale, artigianale, e lontana dalla finezza artistica che, alcuni anni dopo, avrebbe maturato un Rossellini, un De Sica, un Visconti, un Fellini. Se questi films vengono tuttora ricordati, il merito dell'interpretazione del Musco.-
Alfio - E' stato solo e sempre il Protagonista?-
Prof.- Beh, e' ovvio, trattandosi di films tratti prevalentemente da commedie siciliane... Per guardate, al suo fianco hanno recitato i pi famosi attori dell'epoca: da Osvaldo Valenti a Luisa Ferida; da Camillo Pilotto a Sarah Ferrati, quindi Mario Pisu, Paola Borboni, Checco Durante, l'Anselmi naturalmente, e anche Alida Valli, tanto per citarne alcuni.-
Giov.- Figuriamoci la soddisfazione di Musco.-
Prof.- Certo.. forse... non credo!-
Mari.- Non era soddisfatto?-
Prof. E chi lo sa(detto come se la sapesse lunga) si dice che a lui il cinema fosse un pochino antipatico...C' un aneddoto in proposito, non so quanto veritiero, che la dice lunga. Io personalmente credo che al Musco il cinema rimanesse indigesto.
Luci a destra.
In scena ci sono Angelo con due amici.
1 Amico Angilu, parlaci del cinematografo, chiss quante femmine, vero? Chiss che paradiso di donne fatali, quante avventure tumultuose
2 amico- Parlaci della gloria sempre sognata, sperata e ora raggiunta.
Angelo - Ah, il cinematografo! Belle donne - certamente - affascinanti, disinvolte, disinibite...Ma se sapeste che tortura fare un film... Voi non ci crederete, perch, a volte, per un motivo o per un altro, una inquadratura viene ripetuta decine di volte. E dalle a rifare sempre la stessa parte, che camurria.
Volete sapere l'ultima? Avevamo girato una stessa inquadratura per ventitre volte di seguito, e cio sempre a causa di banalissimi errori. Finalmente al ventiquattresimo " Ciak" : io avevo detto le mie battute esatte, la mia spalla aveva recitato magnificamente le sue, le comparse avevano fatto bene la loro parte, l'elettricista aveva dato la giusta luce, nessuno aveva parlato, nessuno aveva riso, il Regista finalmente era contento... e non era finita la pellicola all'operatore? Allora m'assal la mosca e dissi: Basta! io me ne vado! Questo modo di recitare uno schifo!-
1 Amico:- E te ne andasti?-
Angelo - Te ne andasti...te ne andasti. Me ne stavo andando...sbattendo pure la porta... Ma poi mi si avvicinarono dei signori, mi parlarono all'orecchio e mi fecero cambiare idea: rimasi sul set, come un cornuto, a girare la stessa inquadratura per la centesima volta!...-
2 Amico: - Scusa, ma chi erano quei signori cos potenti?-
Angelo - Chi erano? Erano i signori "Picciuli", caro amico!"
Luci a sinistra.
Prof. - Avete capito l'antifona?-
Alfio.- Perfettamente!-
Mari.- Favoloso!-
Giov.- Quindi a Catania, Musco divenne un notissimo e importante personaggio?-
Prof.- Credo proprio di si, e di diritto. E le sue amicizie divennero altolocate. Fu amico anche dell'on. Gigi Macchi, il deputato democratico- sociale, al quale indirettamente, forse, favor la campagna elettorale, specialmente nei quartieri popolari..-
Giov.- Ci racconti un aneddoto in proposito, professore.-
Prof.- Ne ho uno: Si dice, badate si dice, che durante un comizio dell'onorevole, un ragazzino fu sorpreso a borseggiare un signore: successe un parapiglia. Ma il Musco con prontezza di spirito intervenne e disse:
Luci a destra, fulmineamente.
Angelo - Ah,"carusi", qui per rubare abbasta l'onorevole..."
Luci a sinistra, idem.
Prof. - E tutto fin a risate.
Mari. - Professore quale fu la sua pi grande interpretazione?
Prof.- Che io sappia fu un famoso Berretto a sonagli, non ricordo dove fu dato, n la data, ma mi fu raccontato, quando ero studente di drammaturgia, da uno dei suoi amici e attori, Turi Pandolfini.
Giov. Turi Pandolfini? Questo nome credo daverlo sentito altre volte.
Prof.- Tu sei troppo giovane, e forse neanche tuo padre lo ha applaudito sulla scena; ma possibile che labbiate visto al cinematografo. Infatti ci ha lasciato una favolosa interpretazione della Patente dallatto unico di Pirandello.
Mari.- E cosa le ha detto Pandolfini?
Prof.- Mi disse che quella volta gli spettatori, in piedi, applaudirono per quindici minuti
Luci a destra.
Angelo (declamando) pupi siamo, caro signor Fif. Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Pupo io, pupo leitutti pupi. Dovrebbe bastare, santo Dio, esser nati pupi cos per volont divina. (pausa) Nossignori! Nossignori, ognuno si fa pupo per conto suo: quel pupo che pu essere o che crede dessere.
Eugenio, come vado?
Eugenio- Vai bene, come al solito.
Angelo No, Eugenio, stavolta non voglio andare bene come al solito, stavolta voglio il capolavoro, lopera darte...
Rosina Megghiu lopera de pupi (sarcastica).
Angelo A mavara allopera
Rosina - de pupi
Angelo - di to soru! (d le spalle a Rosina che esce, e si rivolge ad Eugenio) Eugenio, sentimi bene: voglio commuovere pure te! Se ci riesco abbiamo fatto terno! Dove eravamo rimasti?
Eugenio - Allopera de pupi, cio volevo dire ai pupi, insomma parlavi del pupo che c in noi.
Angelo Si, si il pupoVedi io questo personaggio, questo Ciampa, non lo capisco bene. E se non capisco non potr entrarne del tutto dentro e cavargli lanima.
Capisci? Questo tizio, secondo la commedia, un cornuto contento. Bene, dico io, ha accettato le corna? benissimo, e allora che se li tenga. No, ma lui no. Lui vuole essere cornuto in privato e pretende il rispetto in pubblico, per il suo pupodice. Capisci? Qui c qualcosa che non mi quadraqui don Luigino s divertito a imbrogliare le carteed io debbo trovare il trucco. Scoprendo il trucco scoprir anche il personaggio. (riflettendo e passeggiando) Corda civilecorda seriacorda pazza, queste sono le tre corde che il professore Pirandello ci proponee se ci fosse qualche altra corda nascosta da qualche partechessoio, per esempio, la corda sordala corda me ne fotto non pu essere, no? oppureforse la corda vile.
Eugenio, che ne pensi della corda vile?
Eugenio (che era distratto) Ah, cosa? Chi fu?
Angelo Fu che ti licenzio: prenditi la giacca e vattene!
Eugenio Mi ero un poco distratto. Scusami, cosa volevi da me?
Angelo Volevo sapere che ne pensavi della corda vile.
Eugenio (frastornato) ququale cordavile?
Rosina (entrando) Quella sua, da quando nato! (scappa via)
Angelo E come si pu fare il sacro fuoco con gente cos? (disperato)
Eugenio Forse ho capito: tu vorresti una chiave di lettura nuova
Angelo Hai fatto centro: sei riassunto! Quindi se io mi lavoro questo personaggio per tutto il primo atto e per met del secondo, lasciandolo cuocere ben benino nel suo brodo, quando sar il momento rovescer le carte e non sar Beatrice, la moglie tradita, che andr in manicomio, ma proprio lui, il Ciampa cornuto, contento e pazzo e allora addio
Rosina - addio alla professione. Perch ti fischieranno fino a Catania. Sentimi, io ti conosco troppo bene: non cercarti guai col pubblico e con don Luigi; e pensa pure a noi che ci buschiamo il pane lavorando insieme a te. Capisco quello che vorresti fare: normale per un grande interprete, ma vacci piano, vacci coi piedi di piombo. Eppoi, questo personaggio tuo cos com. Sta a te capirlo, sta alla tua arte, alla tua intelligenza, ma soprattutto alla tua pelle - che ne capisce pi di tutti noi messi insieme. (esce)
Eugenio Angelinu, Rusinedda ha ragione, questo un signor personaggio. Dalle retta, dacci retta! Fallo come ti viene, di getto, con lanima, senza cervello, senza pensare, e vedrai che ti verr fuori quella opera darte, anzi quel capolavoro di recitazione che tanto desideri
Fine 1 atto
II Atto
Luci a sinistra
Giov.- Professore, e qualera la commedia che sentiva pi sua?
Prof.- Vi rispondo sempre per sentito dire: pare che fosse Liol.
Luci a destra.
Angelo (al telefono) professore Pirandello, vossia ci deve permettere: questa commedia voi lavete scritta pensando a me! Per il mio carattere, per la mia aspirazione. No, non ditemi di no, senn offendete la mia intelligenza. Don Luigino, don Luigino illustrissimo, guardate cosa vi dico: stu Liol sono tutto io, spiccicato, spaccato, tali e quali. Mizzica, la mia copia preffetta. Poi anche il nome del protagonista: Liol, cio: l o loppure qua, in questo istante, ora, dove sono io; come me, che non so stare mai fermo in un posto per pi di un minuto; come me, che cerco nelle donne quel refrigerio per larsura della mia vita - che mi rode e corrode - e che mi fa perdere il sonno e il senno. Sono io caro professore mio. Sono io questo vostro personaggio. Ma come avete fatto a pensarmi cos? Come ci siete riuscito? Mi avete spiato di giorno e di notte per tutta la vita? O avete carpito i miei pensieri pi profondi o i miei desideri? Ah, illustre professore, sapesse come vorrei viverla la vita mia: la vorrei proprio cos, come la vive questa vostra creatura: libero, felice, con tanti amori: amori dappertutto, amore dato e ricevuto, concesso e negato, cos, senza condizioni, per il solo fatto di vivere, per la sola unica, inestimabile felicit terrena. E ci tento, ci tentola vita la faccio, la vivo, ma, Professore, la felicit lontanaqualche volta mi sembra di afferrarla, ma essa mi sfugge tra le dita, come la sabbia della mia plaia. E altre volte, quella baddascia, mi guarda da lontano e mi fa le boccacce; qualche altra volta si gira indifferente, indisponente, irriverente e se ne va per i fatti suoi, ignorandomi vergognosamente. Ehi, dico, guarda che io sono Angelo Musco! e quella a momenti mi fa una pernacchia! Ma questa la vita, e io la prendo cos a mucchio, a mazzo, a come veni veni, senza avvelenarmi, senza rimpianti e senza rancori anche sema v!
Ora, in confidenza, parlando con voi, il mio pi grande desiderio, come vi dissi, sarebbe quello di poter vivere veramente quella vita, la vita del vostro personaggio, come lavete scritta voi per questo vostro formidabile Liol! Mi credete oppure no? Certo, mi credete. Ma la ricetta mi manca. Non so proprio come fare per scovarla, per carpirla, per farla mia! Ma se ci riuscissi, ci pensate che bellezza?
Avaia, professore, mi servono poche cose, pochissime, anzi solamente tre: Libert, vino e donne. E cosa pu desiderare di pi, un uomo dalla vita?
Ah, Dionisio, vostro dio ispiratore, come tinvidio!
Si, si, va bene, mi calmo, sono calmo professore, parlo cos, per parlare, e vi dico: grazie! Grazie per la commedia, grazie per il magnifico personaggio, grazie per aver pensato a me. E grazie per avermi fatto sognare Vi ossequio caro maestro, grazie ancora
E chiude lipotetico telefono. Entrano Rosina ed Eugenio.
Angelo Era il professore Pirandello
Rosina - non si era capito
Eugenio Ci sono novit?
Angelo Ce ne sono due, ma una la conosci gi
Eugenio E quale sarebbe?
Angelo Che quella na malasoggira! (indica Rosina)
Rosina E tu nu malacunnutta!
Eugenio Bonu v! E la seconda novit?
Angelo La seconda novit che don Luigino vuole assistere alle prove della prossima commedia che mettiamo in scena.
Rosina Ci scommetto che Liol, la commedia di quello sporcaccione
Angelo - bellu, libero e indipendente
Rosina - scanzafatica e fimminaru!
Angelo E a te cosa te ne importa?
Rosina A me? Nulla, figurati. Io non mi abbasso a frequentare certa gente.
Angelo E allora vuol dire che quando faremo Liol, noi saremo in basso, sul palcoscenico, e tu reciterai in alto, in piccionaia.
Rosina Spiritoso.
Eugenio E quando iniziamo?
Angelo Subito!
Eugenio E con lautore in sala? - quello forse ti vuole controllare - come facciamo?
Angelo Come al solito, ignoriamolo!
Luci a sinistra.
Prof.- ...Cos scrisse Antonio Gramsci sul Musco, facendo una recenzione della commedia Pensaci Giacomino Egli ha qualche volta il torto di forzare interpretazioni impossibili perch il lavoro vuoto di ogni espressivit, ma diventa grande quando l'autore da qualche spunto artistico. Ed ora attenzione ragazzi: E questo si e' verificato in Liol, di Pirandello, una delle pi belle commedie moderne che la sguaiata critica pseudomoralista ha fatto quasi del tutto ritirare dal repertorio
Alfio Dove lha trovata questa critica, professore?
Prof.- (infastidito) Glielo dir dopo. Allora dicevo di Gramsci. della quale interpretazione il Nostro dette un grande saggio di bravura recitativa: drammatica s, ma misurata, e senza farla mai sfociare nel patetico. Angelo Musco e' ormai "qualcuno" nella storia del teatro italiano, ed riuscito ad imporre il teatro dialettale della sua regione, la Sicilia...
Alfio Piano professore, non riesco a seguirla . (prende affannosamente appunti)
Prof.- (guardandolo con insofferenza continua a leggere) Con lui il teatro ritorna alle origini e scaturisce dall'attore che veramente interprete e creatore dell'Opera d'Arte che si compone di una sintesi di movimenti, di danza, di atteggiamenti. E questo teatro favorito dall'essere dialettale, da tutte quelle possibilit espressive al Musco, che ha il teatro che si merita solo perch se lo merita, perch lo comprende, lo rivive...-
Fine dellarticolo, add 29 Marzo 1918.
Alfio Bella critica, complimenti.
Prof.- Grazie.
Alfio A Gramsci, professore.
Prof.- Evidente.
Luci a destra.
Angelo - e senza eredi ringrazi Dio se non lo spossessano.
Eugenio Mi dovrebbero anche spossessare?
Angelo E come no? Anche questa legge possono mettere domani. Scusi. Qua c un pezzo di terra. Se lei la sta a guardare senza farci nulla, che le produce la terra? Nulla, Come una donna. Non le fa figli.
Bene. Vengo io, in questo suo pezzo di terra: la zappo; la concimo; ci faccio un buco; vi butto il seme: spunta lalbero. A chi lha dato questalbero la terra? A me!
Viene lei, e mi dice di no, che suo. Perch suo? Perch sua la terra? Ma la terra, caro zio Simone, sa forse a chi appartiene? D il frutto
No, fermo, fermo, fermiamoci.
Eugenio Chi fu?
Angelo Non lo so Eugenio, ma mi pare una cosa stantia, mi puzza di muffa, di passato, di givisto.
Eugenio Ma cosa la commedia?
Angelo No, io, la mia recitazione. Non mi sento a mio agio, mi sento impacciato, con tutte queste battute dette come se facessi una lezione di filosofiaho bisogno di vita! (pausa)
Eugenio, questo personaggio favoloso. Guarda: un donnaiolo campestre; analfabeta ignorante, ma con lanimo di un poeta; ebbro di libert; dovr lavorare sotto padrone, ma volontariamente, senza esserne costretto. Mi spiego?
Eugenio Un pochino
Angelo Poi deve amare la vita e il canto
Rosina - ma deve sapere anche lavorare e rapportarsi coi compagni
Angelo morti buttana: na pipita nta lingua
Rosina - dovr essere giovane
Angelo - e non vecchia ciaula( a Eugenio) dicevo: ed pieno di vita. E gli piacciono le donne e lui piace a loro alle vere donne (guardando Rosina sarcasticamente) Poi il nome stesso ne indica la specie: uomo libero come il vento, un Dionisio siculo che conosce solamente la legge umana, al di fuori della morale corrente come quella di certe persone di mia conoscenza (accenna a Rosina).
Rosina un pervertito
Eugenio un uomo impossibile
Angelo - ... unutopia duomo.
Eugenio e allora che facciamo?
Angelo Che facciamo? Io questo pezzo me lo ballo!
Eugenio Come, comete lo balli?
Rosina Scanzatini, se lo balla(beffarda)
Angelo Sissignore, me lo ballo. Dopo questa tirata, non viene un canto? bene, vuol dire che prima verr il ballo.
Questa parte la dir ballando attorno a te magari a mo di sfott, la canticchier, quando il caso. Far il fauno con lo zufolo
Rosina - finalmente farai il becco!
Angelo Eugenio portala via senn la strozzo, seduto stante, qui sul posto, in questo preciso momento, davanti a tutti.
Eugenio Rosinedda, facci lavorare
Rosina Lo faccio sempre per te Giniuzzo. (esce)
Angelo (sospirando di sollievo) Ah. Allora, stai a vedere e dimmi cosa te ne pare
Luci a sinistra.
Alfio- Professore, lei ci ha appena detto che il Musco, anche recitando in dialetto siciliano, si faceva comprendere da tutti, con la sua mimica, i suoi gesti. Ma, mi chiedo, nelle scene brillanti, dove le battute sono veloci e frizzanti, gli spettatori di altre regioni italiani, come facevano a comprenderle? Ad afferrarne lesatto significato? Oppure il lessico?
Prof.- Lei molto acuto, giovanotto. Si, avevano qualche difficolt, ma questa veniva ampiamente superata dalla sorprendente mimica dellattore. Infine anche se non capivano le parole esatte, ne afferravano sicuramente il significato; in fin dei conti, sul palcoscenico non si faceva filosofia, ma commedia, la Commedia dellArte. Un esempio? Prendiamo la commedia: Annata ricca, massaru cuntentu, egli, di ci, ne dette un clamoroso saggio
Luci a destra.
Angelo Massaru Michelangilu, fidatevi di mia.
Eugenio- Si, di vui, accuss ci arriccumannu a pecora o lupu
Angelo Bedda matri, certi voti siti mpossibili a mia sti cosi?
Eugenio- Canuscinnuvi Allura, sintiti Mastru Filippu, appena ca Marianu esci do fienili, vui cantati: A baddottula esci in chianu. Iu, ca dormu cu nocchiu sulu, appena ca vi sentu cantari, nesciu subbutu fora e lacchiappu. Chiaru?
Angelo Chiaru comu sta nuttata di luna. Sissignori, appena nesci, iu cantu: A baddottola eccetere eccetera.
Eugenio- No eccetere eccetera, ma: nesci in chianu. Mi spiegai?
Angelo Eh, s pi chissu E, sintiti massaru Michelangilu, ma picch a tacchiappari a Marianu?
Eugenio- Affari miei...
Angelo (sottovoce) e di vostra muggheri
Eugenio Chi diciti?
Angelo Cu iu? Nenti, nenti, anzi si. Massaru Michelangilu, cca allapertu, di notti u sapiti - fa friddu, vui capiti, nevvero?
Eugenio U sacciu, e pi chistu vi purtai stu carateddu di vinu, di chiddu bonu. To pigghiati, ma nun vambriacati.(posa il barilotto ai piedi di Angelo)
Angelo Ma chi dicitibedda matri sunu tri misi ca nun mambriacu...
Eugenio sunu sulu tri uri, mastru Filippu. Allura marraccumannu, iu vaiu a dormiri.
Angelo Santa notti. (poi adocchia il barilotto di vino e lo ammira come se fosse una gran bella donna da concupire. Eugenio esce dal cono di luce. Angelo, rimasto solo, con effetti di chiaro di luna, inizia il corteggiamento del barilotto: gli gira attorno; lo stuzzica con le mosse del viso, poi del corpo; si abbassa, per poi rapidamente alzarsi; gli manda baci con la mano, infine, quasi gli chiedesse scusa, lo prende con tutte e due le mani, e lo alza al cielo, come per offrirlo agli dei; poi facendo girotondo, pian piano laccosta al viso, poi al petto: e lo fa come se abbracciasse la bella donna. Infine, quando ha ritenuto che il rituale del corteggiamento sia finito, apre con estrema delicatezza il barilotto, e beve un sorso di vino, fa per posarlo, ma ci ripensa e ne beve un altro sorso pi lungo, poi un altro ancora, infine rompe gli indugi e beve a garganelle. Quindi, ritappandolo delicatamente, con cura, si stende nel supposto giaciglio, ponendosi al suo fianco il barilotto, avendo cura che stia comodo, che non si prenda dumidit, e che si accucci a fianco a lui, teneramente. Dopo un poco, come se dormisse e sognasse, tocca il barilotto per assicurarsi che c ancora, e rassicurato, finalmente prende sonno. Musica adatta).
Fine effetti, ma resta il cono di luce, nel quale entra Eugenio.
Angelo (alzandosi) Che te ne pare?
Eugenio Bello, bello, se non fosse
Angelo Se non fosse?
Eugenio Se non fosse che, come al solito hai cambiato le battute.
Angelo Ihh, quanto sei pignolo.
Eugenio- Il fatto chi ci vado di mezzo io
Angelo E perch?
Eugenio- Perch Nino me lo ha raccomandato: Eugenio mi disse non fargli fare cazzate. Ti ritengo responsabile.
Angelo- Sciocchezze. Tu non dargli retta. Ah, sti benedetti autori come sono suscettibili.
Allora ti piaciuta la scena?
Eugenio Tanto, Angilinu, tantissimo
Luci a sinistra.
Prof. E adesso entriamo.-
Giov.- Subito?
Prof.- Perch, ci sono problemi?
Giov.- No, no volevamo fare un break, col suo permesso.
Prof.- Giusto, facciamolo. Ci vediamo fra un quarto dora, di nuovo qua.
Giov.- Grazie a nome di tutti.
Prof.- Dovere(esce)
Alfio Ragazzi noi andiamo a farci un panino, ci vediamo dopo. (esce)
Giov.- Andate, andate, vi raggiungiamo poi.
Giovanni prende per una mano Marinella e la conduce in un luogo appartato del palcoscenico)
Giov.- ...Marinella, finiamola! io voglio bene soltanto a te! Le altre non mi interessano. Perdiana, lo vuoi capire che ti amo?-
Mari.- Dimostramelo!-
Giov.- Come? Vuoi che mi tagli le vene sotto i tuoi occhi?-
Mari.- Magari! Provaci, s...-
Giov.- Non essere ridicola! Accidenti! Come posso? Avanti, vuoi che mi spari alla tempia? Oppure che prenda il tetano con questo chiodo arrugginito? (si china e raccoglie un chiodo)
Mari.- Fermo! Ti credo! Per, bada, se ci riprovi a guardare le altre ...-
Giov.- Giuro! Mai pi! Dai Marinella, ora facciamo pace con un bacio.-
Mari.- ( lo bacia sulla guancia)
Giov.- Non cos, ma cos (tenta di baciarla sulla bocca)
Mari.- No, fermo.
Giov.- Cosa ti succede?
Mari Io non lo soforse ho paura.
Giov.- Hai paura di me?
Mari No, ma cosa dici? Non di te, no, no. Forse ho paura damare.
Giov.- Ti fa paura lamore? Oppure io, mio amore?
Mari No. Non ho paura di te so che sei buono mama dellamore: amorecapisci?
Giov.- (ciondolando il capo) Capiscoe ti comprendoperch, in fondo, anchio
Mari Anche tu?
Giov.- Si. (timidamente) Mai
Mari Giovanni, Giovanni mio, adesso so perch ti voglio tanto bene. Lo sentivo che eri solo mio.
Giov.- E tu sola mia. (lattira a se) Ti amo tanto che quando ti stringo a me, sentosentola scossa!
Mari Ed io i campanellini che mi frullano in testa e mi annebbiano la vista...
Giov. e canti angelici in sottofondo
Mari con profumi di fiori di campo
Giov.- che salgono fino al cervello e lo incantano(intanto si inginocchiano luno di fronte allaltro)
Mari - e luci! Luci splendenti, luci abbaglianti, luci paradisiache (come se si toccassero)
Giov.- e una vampa di sole sul viso
Mari - e la mia anima si smarrisce
Giov.- col mio corpo che freme (come se la stendesse per terra)
Mari - io sono una corolla di fiore (come se lo attirasse a se)
Giov.- che si schiude
Mari - che ti chiama
Giov.- che ti brama
Mari- Oddio, ti sento!
Giov.- Ed io ti cerco
Mari - e mi trovi.
Giov.-dentro di te.
Mari - ci sei tu mio amore.
Giov.-e la mia anima...
Mari- e lanima vola.
Giov.-Universi infiniti mi frullano il cuore
Mari -Eternit e corpi atavici mi serrano lanima.
Giov.-la vita scorre dai miei pensieri
Mari -e laccolgo, con gratitudine, in me la tua vita!
Buio
Quando riprende la luce ci sono in scena tutti i ragazzi, che chiacchierano tra di loro; quindi, arriva il professore e riprendono il giro. Per, questa volta, entrando a destra, non ne usciranno pi.
Prof.- Che ne dite, riprendiamo il giro?
Alfio Come vuole professoreper Giovanni e Marinella non ci sono ancora
Prof.- Saranno al bar.
Alfio O si saranno imboscati
Prof.- Non sia pettegolo! Ci raggiungeranno. Andiamo. (escono da destra)
Alfio Professore, non ci ha ancora detto quando morto Musco.
Prof.- Mi meraviglio di lei, per questa ingenua domanda. Sappi che i grandi uomini non muoiono mai! Ed egli fu un grande uomo, un grande della scena, dello spettacolo, della comicit. Come pu morire una personalit simile? No, questi uomini grandi vivono in eterno, nei nostri cuori e nei nostri cervelli, nella nostra cultura e, se permettete, in noi stessi, che stiamo facendo questo percorso artistico-culturale a scopo didattico, si, ma anche a scopo rievocativo e di espiazione. Si, proprio cos, despiazione - per la grande ingiustizia perpetrata da chi doveva e non lo ha ricordato adeguatamente, dignitosamente, direi amorevolmente - il pi grande artista della nostra citt.
Che gli si renda, finalmente, onore e giustizia! E noi, oggi, molto modestamente, stiamo facendo proprio questo; e stiamo anche dando voce a chi stato troppo spesso dimenticato.
E, mi creda, quando mor fisicamente, o come mor, importa assai poco
Alfio Professore, io non sono un poeta o un drammaturgo, che scrivono quello che gli detta il loro cuore e la loro arte, ma sono solamente un aspirante giornalista, e per un giornalista - mi stato insegnato per i fatti che tratta, indispensabile attingere da notizie certemi scusi, sa, per quellarticolo che gi le dissi.
Prof.- Capisco, capisco. E lei scriva soltanto che Angelo Musco non morto mai. I suoi lettori capiranno. (escono)
Entrano, trafelati, Giovanni e Marinella e cercano i loro compagni, poi si avvicinano alla destra del palcoscenico, nella zona dei personaggi evocati. Sotto larco bussano.
Giov.- Abbiamo fatto tardi, hanno ripreso il giro. Affrettiamoci.
Mari - Ma dove andiamo, a sinistra o a destra?
Giov.- A destra, a sinistra ci siamo gi stati. (bussano sotto larco)
Voce - E' aperto.-
Giov.- Possiamo?- ( spinge l'uscio ipotetico e si sporge timidamente verso l'interno).-
Voce - Avanti.-
Giov.- Permesso? ( intanto passa larco seguito da Marinella) Scusate, siamo del gruppo del professore Bellassai
Luce dei personaggi rievocati sui due ragazzi. Entra Angelo.
Giov.- Buongiorno ancora.
Angelo Entrate, entrate, accomodatevi.
Mari. Scusi, signore, cerchiamo i nostri compagni, li ha visti?
Angelo Sono l, col loro professore.
Giov.- Allora, col suo permesso, li raggiungiamosignorsignor
Angelo -( cerimonioso, facendo un leggero inchino) Permette? Angelo Musco, artista.
Giov.- (impietrito) Come ha detto?
Angelo Ho detto: Angelo Musco.
Giov.- Musco Musco?
Angelo Musco Musco, in carne e ossa.
Mari Ci sta prendendo in giro, per caso? Angelo Musco morto!
Angelo Davvero? (malizioso)
Giov.- (guardando Marinella) A me sembra proprio lui. E spiccicato come nelle foto.
Mari Ma sii serio, come pu essere. Sar un sosia, per fare richiamo a questa villa, per motivi turistici
Angelo Ah, le donne, le donne (minacciandola bonariamente con la mano)Gentile signorina, lei vuole offendermi e offendere lArteun sosia, ma guarda che cose.
Giov.- Marinella, a me sembra
Mari Ma Giovanni
Angelo (tra se) Marinella? Giovanni? (poi a Giovanni) Scusi giovanotto, lei si chiama Giovanni?
Giov.- Esatto.
Angelo E mi scusi ancora: Giovanni, come?
Giov.- Giovanni Grasso, signore.
Angelo Giovanni Grasso? Giovanni sei tu? E tu Marinella? Mamma mia, Madonna Santissima, SantAitina bedda. ( balla sulla scena) Non posso crederci: siete arrivati! (li abbraccia li bacia sulle guance, varie volte) I miei pi cari amicimancavate solo voiIl miracolo, il miracolo si compiuto. (gridando) Rosinedda, Eugenio, venite, venite, guardate chi c.
Entrano Rosina ed Eugenio.
Angelo Guardate: Giovanni e Marinella sono di nuovo con noi.
Rosina Giovanni! Marinella! Che gioia!
Eugenio Marunnuzza bedda! (se li abbraccia e li bacia).
Rosina Finalmente siete arrivati. Grazie Ges (idem, Giovanni e Marinella sono esterrefatti, imbarazzati e si lascio coccolare senza capire veramente il perch).
Eugenio- Vi abbiamo aspettato per tanto tempo
Angelo - e ora sono di nuovo con noi! Picciotti, che grande giorno! Andiamo di l, diciamolo anche agli altri. Facciamo festa!
Eugenio (saltellando di gioia) Turi, Turi, sono arrivati, Giovanni e Marinella sono quasono quasono qua (quasi piangendo dalla gioia, se li accarezza).
A soggetto continueranno a fargli festa, mentre Giovanni e Marinella, prima sbalorditi, increduli, ma dopo, quasi come se si arrendessero al trascendente, si uniranno alla loro gioia. Intanto le luci gradatamente di attenueranno fino al buio completo.
Musica adatta.
Fine.
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