Pesci piccoli

Stampa questo copione

LA GATTA SUL TETTO

PESCI PICCOLI

di LETIZIA SPERZAGA


Personaggi :

LUCIANO

Calmo, preciso, solitario, burbero. Ex imprenditore.

GIORGIO

Un po’ pasticcione e caotico. Ex missionario in Africa.

 


ATTO PRIMO

La scena rappresenta una riva. A vista, a favore di pubblico, ci sono erba alta, cespugli e canne. Tutto è selvaggio e incolto. Il regista/scenografo si premurerà di fare apporre un telo impermeabile in proscenio per creare l’effetto di una striscia d’acqua. La scena è vuota. Solo qualche ronzio d’insetto, per il resto tutto è natura, pace e silenzio.

Fa il suo ingresso Luciano. È vestito per la pesca, con calzoni e gilet color verde militare, con molte tasche e tasconi e stivali. Appare subito calmo, riflessivo, solitario, preciso e organizzato. Ha con se tutta l’attrezzatura necessaria: un paio di canne con mulinello, una cassetta a scomparti (con ami, lenze, piombini, galleggianti etc), un grosso guadino e un piccolo seggiolino richiudibile. Apre la piccola seggiola, la sistema. Si siede, prepara la lenza. Fa un paio di lanci (verso il pubblico) poi posiziona la canna bloccandola a terra. Una volta preparato tutto si concentra nell’osservare l’acqua. Poi improvvisamente estrae un piccolo quadernetto e una penna da una delle tante tasche e comincia a prendere appunti.

LUCIANO – (Prendendo appunti e commentando tra se) Nel chia-ro-re dell’aurora ceru-le-a… (ci pensa, si corregge cercando la parola più adatta) dell’alba ceru-lea… aurora cerulea… alba (cancella una parola sul quadernetto e ripete declamando) nel chiarore dell’alba cerulea (poi scrivendo) luci e voli del nascente giorno… (ci pensa)… del nascente giorno, dunque… mmh… ah! Del nascente giorno cattu-ra-no l’anima incer-ta e … (in quel momento si sentono rumori, i cespugli si muovono dalla quinta di destra. Si intravede una canna da pesca che si muove in modo disordinato e caotico. Luciano, come colto di sorpresa, nasconde il quadernetto di poesie infilandoselo in una delle tasche. Dopo un po’ di impacciati tentativi di domare la lenza fa il suo ingresso Giorgio. È un po’ goffo e porta grossi occhiali da vista. Ha addosso una divisa specializzata per la pesca a mosca, con i tipici pantaloni impermeabili, molto alti in vita, che gli conferiscono un’aria ancora più impacciata. Si tira dietro la lenza camminando lungo la riva -come si fa per la pesca a mosca- ma questo comporta passare davanti a Luciano che deve spostare il suo materiale e lasciare passare l’altro).

GIORGIO –Oddio…mi scusi… aspetti… mi dispiace, sa…

LUCIANO – Aspetti… aspetti, mi sposto… un attimo, attento!

GIORGIO – Mi scusi, sa: non sono molto esperto.

LUCIANO – Ma non mi dica… (Giorgio al suo passaggio si ingarbuglia, fa cadere il seggiolino di Luciano, cerca di fare meno danni possibili ma inutilmente)

GIORGIO – Davvero! È la prima volta…

LUCIANO -…Per favore, faccia piano se no mi spaventa i pesci…

GIORGIO – Eh lo so, ha ragione… ecco guardi, sono passato…

LUCIANO – Attento…

GIORGIO – Oh scusi, non avevo visto… grazie, scusi…

LUCIANO – (Educatamente, ma leggermente infastidito) Non si preoccupi. Davvero, le ripeto che non fa niente… Vada, vada.

GIORGIO – (Sempre tirando la sua lenza in modo disordinato) Arrivederci. Scusi, eh!

        (Luciano lo guarda allontanarsi. Giorgio sparisce confusamente nella quinta di sinistra. Ancora dopo la sua uscita si vedono per un po’ i cespugli in movimento e si sentono rumori e sbuffi di Giorgio in difficoltà mentre si allontana. Luciano, una volta ristabilita la calma, alza gli occhi al cielo e si rimette a pescare. Controlla le canne, verifica che tutto sia a posto con calma e precisione, poi si riconcentra sul galleggiante e sull’orizzonte. Estrae di nuovo il quadernetto per prendere appunti, ma l’idillio dura poco. Prima si vedono i cespugli che si muovono dalla quinta di sinistra poi fa capolino Giorgio che appare comunque ancora impegnato con la sua canna)

GIORGIO – (Cercando di parlare piano) Pssss… mi scusi… senta…

LUCIANO – (Svogliatamente) Dice a me? (Luciano rimane seduto in centro alla scena, si vede Giorgio solo parzialmente e sempre in difficoltà)

GIORGIO –Sì… guardi… siccome lei mi da l’idea di essere più esperto…

LUCIANO – (Senza muoversi, con ironia) …Ma va? Dice?

GIORGIO – Davvero! Senta, guardi… non capisco cosa sia successo… sono un pochino in difficoltà… mi sembra che la canna si sia incastrata in qualcosa…

LUCIANO – Lo vedo improbabile.

GIORGIO – Perché?

LUCIANO – Perché la canna ce l’ha in mano. …Si sarà incastrato l’amo!

GIORGIO – Eh ma com’è pignolo! Va beh: mi si è incastrato l’amo, allora. Va meglio? (Luciano alza le spalle)  Per favore mi dice cosa devo fare?

LUCIANO – Beh, se è incastrato lo scastri!

GIORGIO – E la fa facile, lei! Come si fa?!

LUCIANO (Flemmatico)  Non lo so, dipende.

GIORGIO - (Sempre in difficoltà) Dipende da che?

LUCIANO – Dipende da dove si è incastrato

GIORGIO – Non è che questo mi aiuti!

LUCIANO (Alzando gli occhi al cielo) Io da qui non vedo. È bloccato in mezzo ai cespugli o in acqua?

GIORGIO – In acqua, direi…

LUCIANO – E allora saranno delle alghe. Oppure l’amo è andato a finire tra due rocce, e quindi quand’è così… non so, provi a fare il percorso al contrario.

GIORGIO – Dovrei tornare indietro?

LUCIANO – (Svogliato) Ma sì, provi. (Giorgio prova a tirare cercando di tornare verso il proscenio, è molto impacciato. Luciano osserva per un po’ la scena senza intervenire e senza schiodarsi dalla sua postazione. Poi) Mi scusi, non per intromettermi…

GIORGIO – (Che non aspettava altro) Oh..! grazie a Dio!… dica!

LUCIANO – Io farei più piano… così rischia di spezzare il filo.

GIORGIO – Senta, io non sono un esperto, ma per me c’è qualcosa che non va!

LUCIANO – Cioè?

GIORGIO (Spazientendosi un pochino)  Per favore me la da una mano o no?!

LUCIANO – (Sbuffa, si alza svogliatamente, si stira la schiena tenendo le mani sui fianchi, il tutto mentre l’altro si dimena e arranca)  Cosa può esserci mai che non va?

GIORGIO – Non lo so, gliel’ho detto… ma mi sembra che il filo cambi direzione.

LUCIANO – Com’è possibile, mi faccia vedere…

 (Luciano si avvicina, e i due per un attimo restano fissi immobili a guardare nella medesima direzione. Un attimo di silenzio, poi insieme sobbalzano e sempre insieme con stupore, quasi con spavento, emettono un)

LUCIANO-GIORGIO – Oh! (i due si guardano sbigottiti e di nuovo insieme)  Oh! (la scena si fa improvvisamente concitata, quasi frenetica)

GIORGIO –Santo Dio ma è mostruoso!

LUCIANO – Me lo dice come ha fatto?!

GIORGIO – Non ne ho idea!

LUCIANO – Non tiri forte per carità. Mi dia la canna!

GIORGIO – No aspetti, faccio io… (I due tengono la canna a quattro mani e si contendono la cattura)

LUCIANO – Così spacca il filo! Deve fare piano. Mi faccia fare…

GIORGIO – Eh si, bella cosa! Adesso che c’è il pesce vuole fare lei!

LUCIANO – Lei non è capace, lo fa scappare.

GIORGIO – E a lei che gliene importa?

LUCIANO – Mi ha chiesto di aiutarla o no?

GIORGIO – Si, prima si, ma finora non ne aveva la minima intenzione…

LUCIANO – Dia qua!

GIORGIO – La smetta… (la canna all’improvviso dà uno strattone e i due sobbalzano insieme)

LUCIANO-GIORGIO – Oh! (un attimo e poi di nuovo) oh!

LUCIANO – E la miseria!

GIORGIO – Mio Dio, ma è enorme! Quanto sarà?

LUCIANO – Ah beh, almeno cinque chili! Se non di più.

GIORGIO – Ha visto la bocca? …Una voragine! È impressionante!

LUCIANO (Cercando di tagliare corto) Sì, sì, comunque ha messo un filo che non va bene!

GIORGIO – Come non va bene!

LUCIANO – Affatto.

GIORGIO – E’ impossibile.

LUCIANO – Perché?

GIORGIO – Ho seguito le indicazioni alla lettera.

LUCIANO – Che indicazioni?

GIORGIO – Sul sito.

LUCIANO – Che sito?

GIORGIO – www.ilpescatoresperto.com , non lo conosce?

LUCIANO – Mi faccia capire: lei non ha mai pescato prima.

GIORGIO – Infatti.

LUCIANO – Così un giorno, dal nulla, decide che vuole andare a pesca: va su internet, fa la lista di quello che serve e da solo, senza aver mai visto una canna o un pesce, viene in un posto come questo?!

GIORGIO – Perché no?

LUCIANO – Non si può imparare a pescare da un sito Internet, se mi permette!

GIORGIO – E’ un sito molto serio e dettagliato (togliendogli la canna di mano) ci sono anche fotografie e filmati e i consigli degli esperti…

LUCIANO – C’è scritto anche che deve fare piano se no il filo si spezza?!

GIORGIO – Che?

LUCIANO – Faccia piano, gliel’ho già detto trenta volte. Non può tirare su tutto in una volta. (Sarcastico) Non c’era scritto sul sito?

GIORGIO – Oh la smetta di provocare.

LUCIANO – Intanto il filo che ha messo è sbagliato.

GIORGIO – E chi lo dice?! Intanto io ho preso un grosso pesce e lei no.

LUCIANO – Intanto lei non ha preso un bel niente, non lo ha ancora tirato su!

GIORGIO – Io l’ho preso e lei no!

LUCIANO – Lei non sa neanche come ha fatto!

GIORGIO – Scommetto che lei non l’ha mai preso un pesce del genere. E adesso mi dirà che è la solita fortuna dei principianti, vero?

LUCIANO – No guardi, questa non è fortuna, ha ragione. Questo è veramente un culo spropositato.

LUCIANO- GIORGIO- (Inaspettatamente) Oh!!

GIORGIO – (Cambiando repentinamente, porgendogli la canna) La prego lo prenda lei, non ce la posso fare.

LUCIANO – Ma no, forza, lo tiri su…

GIORGIO – No no no… la prego, è mostruoso, mi fa impressione!

LUCIANO – Ok, calmo, stia calmo (prende la canna) lo dia a me. Effettivamente è molto più grosso del previsto. Sarà sui dieci chili, almeno! Cerchiamo di stare calmi… Eh, anche per me uno così grosso…

GIORGIO – (Guarda e aspetta. Dopo un po’…) …Cosa stiamo facendo?

LUCIANO – Lo tiro un po’ verso riva… ecco, così…  poi gli do modo di muoversi.

GIORGIO – E perché?

LUCIANO – Per riuscire a farlo avvicinare piano piano, stancarlo ben bene… e poi quando è esausto tirarlo finalmente su.

GIORGIO – (Aspetta un po’, poi sbuffa, è evidentemente annoiato) Manca tanto?

LUCIANO – Non lo so. Beh, un pochino.

GIORGIO – Certo che ci vuole parecchio… e si fa sempre così?

LUCIANO – Eh sì…

GIORGIO – E’ un po’ noioso pescare… uno si rilassa, è vero, ma che barba… (Giorgio si guarda intorno, sbuffa) Quanto manca?

LUCIANO – Oh Madonna benedetta!! Lo sa di essere soffocante? Sembra un bambino di cinque anni! Porti pazienza un po’!... Vuole fare qualcosa di utile? Allora vada a prendermi il guadino.

GIORGIO – (Ci pensa ma non si muove. Tra sé) …Il guadino…

LUCIANO – Esatto, non stia lì impalato, vada.

GIORGIO – …Il guadino…

LUCIANO – Oh santa pazienza… il guadino, sì, il retino, lei come lo chiama?!

GIORGIO – Cioè… il guadino è il retino?

LUCIANO – (Spazientito) Sì, vada a prenderlo!

GIORGIO – (Senza muoversi) Vado, vado… ma che brutti modi però, sa che non mi ha neanche chiesto per favore?

LUCIANO – (Quasi urlando) Per favore si dà una mossa?!

GIORGIO – Eccomi, eccomi. Eh mamma mia, che caratteraccio!

LUCIANO – Si avvicini alla riva, così mi aiuta a tirarlo su. (Con entusiasmo) Eccolo lì! Ce l’abbiamo!

GIORGIO – Bello!

LUCIANO – Eh, bello sì…

GIORGIO – (Timidamente) Però a me non sembra stanco… non so…

LUCIANO – Ma no, ma no, che è già vicino a riva. Oramai è nostro.

GIORGIO – Ma poco fa mi diceva…

LUCIANO – (Ignorandolo) Venga. Venga, si avvicini.

GIORGIO – Non so… io aspetterei…

LUCIANO – Su, forza non faccia storie. E’ pronto col guadino?

GIORGIO – Faccia piano, però, perché secondo me…

LUCIANO – (Incalzando) Forza, dai dai dai…

GIORGIO – Piano… piano… aspetti… nooo!!!

        (Il filo improvvisamente si spezza e i due rinculano all’indietro. Dopo un attimo di smarrimento la reazione più evidente è quella di Giorgio che attraversa a falcate la scena e si mette in un angolo col broncio, come un bambino. Luciano, anche lui deluso, controlla il filo spezzato e l’entità del danno. Si volta, cerca Giorgio con lo sguardo. Poi in silenzio va verso la propria cassetta degli attrezzi.)

LUCIANO – Suvvia. Non faccia così… Non è certo una tragedia!... E’ il brutto e allo stesso tempo il bello della pesca… che il pesce scappi può succedere… Eh, le carpe non sono pesci facili, sono combattivi, sa? (fruga nel cassetto degli attrezzi) E questo era davvero un avversario tenace… oltre che bello grosso!

GIORGIO – (Borbotta tra sé) Ecco bravo, mette anche il dito nella piaga, lui! Era grosso sì, era grosso…

LUCIANO – Come?

GIORGIO – Niente.

LUCIANO – (Alza le spalle) Adesso le rimetto a posto la canna. Vediamo un po’… ci vorrà solo un attimo. Allora: piombini… galleggiante… mmh… ecco qui, le metto anche un filo più adatto.

GIORGIO – (Sempre tra sé) Eh già, adesso è colpa del filo che non andava bene…

LUCIANO – Come dice?

GIORGIO – Niente.

LUCIANO – Ma no, dica…

GIORGIO – (Si stringe nelle spalle e non vuole rispondere, però dopo poco seguita a commentare fra sé sempre borbottando) …Io lo avevo detto di fare piano, l’ho detto almeno tre volte… e invece ha fatto come ha voluto lui, “faccia piano!” dice a me, e poi lui tira come un matto…

LUCIANO – Oh insomma, me lo dice cosa sta borbottando da mezzora come una pentola di fagioli?!

GIORGIO – (Esplode in una serie di accuse) A me diceva di fare piano, si rende conto?! Ha dato uno strattone che sembrava dovesse tirar su un vitello!! E mi ha pure preso di mano la canna dandosi le arie da grande esperto, e così mi ha fatto scappare il pesce!! …Bravo! Bravo! Sarà contento adesso!

LUCIANO – …Io le ho preso la canna di mano?! Ma se me l’ha data lei!!! (Accorgendosi di comportarsi come un bambino e cercando di darsi un contegno) Oh, ma cosa mi fa dire! Non abbiamo cinque anni, né io né lei: mi rifiuto di discutere con lei in questi termini. (Seguita a riparare la canna, ma nel frattempo guarda di sottecchi Giorgio, sentendosi un po’ in colpa. Dopo una breve pausa) Su, però… non è vero che ho fatto così forte.

GIORGIO – No, guardi, se lo lasci dire, ha dato uno strattone tremendo. E mentre io le dicevo di far piano!... (Anticipandolo nell’intenzione) E non osi dire che il filo non andava bene!

LUCIANO – (Si zittisce, e continua per un po’ a fare quello che stava facendo. Dopo un po’) Ha ragione. (Giorgio lo guarda dubbioso) Ha ragione, mi sono fatto prendere dall’entusiasmo e ho tirato troppo. Ammetto di non aver mai visto una bestia del genere, era proprio bella. Guardi: le ho rimontato la canna. (Sorridendo) Bella e pronta per una nuova avventura. (Giorgio alza le spalle, Luciano sospira). Le ho montato anche una mosca nuova: questa le piacerà moltissimo: una ninfa piombata con pallina opaca su amo otto. Guardi che bellezza! Forza su, non faccia così… come faccio a farmi perdonare?... Lo vuole un po’ di caffè nero? (Luciano estrae dalla cassetta un thermos e lo mostra) E’ bello caldo.

GIORGIO – Davvero?

LUCIANO – Come appena fatto.

GIORGIO –  (Giorgio è titubante, ma accetta il caffè. Pian piano si rilassa) Non è male. Da dove viene?

LUCIANO – Cosa?

GIORGIO – Il caffè. È molto buono, sa da dove viene?

LUCIANO – In che senso?... l’ho comprato al supermercato.

GIORGIO – Tutto qui?

LUCIANO – (Luciano alza le spalle e fa una faccia brutta) Era in offerta e aveva una confezione gialla.

GIORGIO – Nient’altro? (Sorseggia) Bisognerebbe sempre informarsi sulla provenienza dei prodotti, soprattutto quelli esotici…

LUCIANO – Ma lei deve per forza commentare tutto?

GIORGIO – Deformazione professionale.

LUCIANO – Insomma, le piace o no?

GIORGIO – Ma sì, gliel’ho detto!

LUCIANO – E allora beva. (I due bevono, guardando l’orizzonte. Dopo una pausa, Luciano quasi sognante, sempre sorseggiando) Bello qui, eh? Vede da quella parte? Oltre la valle, ci sono almeno un paio di torrenti, con cascatelle, rocce su cui prendere il sole e pescare, dove l’acqua è limpida e pura, e pullula di pesci di ogni sorta e dimensione. Sono posti incantevoli, sa? Certo, magari un po’ troppo frequentati per i miei gusti, ma bellissimi. Si guardi qui intorno, invece (indicando dietro di sé). C’è veramente da chiedersi come a un essere umano venga mai in mente di venire a pescare qui. E’ impervio, isolato e scomodo da raggiungere. E’ pieno di insetti e ci si ferisce facilmente con la vegetazione. E tranne il suo inspiegabile ‘caso su un milione’, è difficile catturare qualunque cosa. Ma sa perché io vengo fin qui? Perché qui non viene mai nessuno. Mai. Qui non passa anima viva. Non ci sono i curiosi che mi si appostano dietro le spalle, e poi dopo un po’ mi chiedono cosa sto facendo, e poi parlano di cose inutili come il tempo o della partita di pallone e mi fanno venire un nervoso… e non riesco più a levarmeli dai piedi. Qui non ci sono ci sono gli esperti della pesca che regolarmente mi si mettono a due metri di distanza e commentano tutto quello che faccio: e come pasturo e che esca uso, e se il lancio lo faccio lungo, corto, di lato o di sbieco… e non ci sono nemmeno le famiglie che ti affumicano col barbecue, con piccoli bimbetti molesti che corrono dappertutto e urlano. Qui in sei anni non ho visto anima viva. E mi piaceva qui per questo. (Sognante) Mi piaceva tanto questo posto, davvero tanto. Poi è arrivato lei. (I due si guardano) Sa che è un bel rompiscatole? Mi ha fatto scappare tutti i pesci!

GIORGIO – Le sta bene, così impara!

LUCIANO – (Speranzoso) …Allora siamo pari?

GIORGIO – Neanche per idea. Lei mi deve una carpa da 10 chili e tutta la delusione del mio primo giorno di pesca rovinato.

LUCIANO – (Sminuendo) Beh, veramente non so se erano proprio 10 chili…

GIORGIO – Ah, non ci provi!! Quando lo stava tirando su ha detto 10 chili, me lo ricordo benissimo! Lo ha detto lei, e ha anche aggiunto: «Almeno! Almeno 10 chili!» ha detto…

LUCIANO – …La prego, vuole che le indichi la strada per quei 2 torrentelli che le dicevo? (Giorgio lo fulmina con lo sguardo) Va bene, va bene: mi sono fatto prendere dalla foga, l’ho già ammesso, e le chiedo scusa per l’ennesima volta. Le ho anche rimontato la canna, cosa vuole di più! Non vuole nemmeno dare un’occhiata?

GIORGIO – (Prende la canna e guarda ogni particolare, poi cedendo un po’) Ah, però.

LUCIANO – Visto che bello?! (Gli sorride) …Adesso può levarsi dai piedi?

GIORGIO – (Un po’ offeso) Le piacerebbe, eh?

LUCIANO – Lo gradirei infinitamente.

GIORGIO – Allora credo che non si libererà di me tanto facilmente! (Gli sorride, sorseggia il caffè, poi gli porge la mano presentandosi): Giorgio.

(Luciano guarda con sospetto la mano senza stringerla)  Che c’è?

LUCIANO – Non vorrà mica diventare mio amico, vero?

GIORGIO – Mi sto solo presentando.

LUCIANO – E perché?

GIORGIO – Come perché?

LUCIANO – Non ne vedo il motivo.

GIORGIO – Mah, quando le persone si conoscono normalmente fanno così… non vuole neanche dirmi il suo nome?

LUCIANO – Non voglio che si metta in testa strane idee…

GIORGIO – Tipo?

LUCIANO – Tipo quella di ritornare.

GIORGIO – (Riflettendo) Sa che lei non mi convince? Non so…

LUCIANO – In che senso?

GIORGIO – Lei si comporta in un modo strano…

LUCIANO – Ah, io mi comporto in modo strano! Guarda un po’ da che pulpito!...

GIORGIO – Dico davvero: lei ha l’aria di nascondere qualcosa.

LUCIANO – Ma si figuri! Perché dovrei?!

GIORGIO – Non vuole nemmeno dirmi il suo nome… non è una cosa normale! Fanno così, che ne so, i latitanti, forse i mafiosi… per caso lei è un ricercato?

LUCIANO – (Toccato nel vivo) Ma cosa le salta in testa! E poi certo: se fossi latitante o ricercato lo verrei a dire proprio a lei! A parte che non so cosa le cambi nella vita sapere il mio nome…

GIORGIO – E a lei cosa cambia dirmelo?

LUCIANO – Ma che rompiballe che è! Se lo lasci dire… Luciano. Mi chiamo Luciano. E’ contento adesso?

GIORGIO – Sì. Piacere Luciano: Giorgio. (Gli porge di nuovo la mano)

LUCIANO – (Guarda la mano di Giorgio con sospetto e di nuovo non la stringe) Cos’è tutto questo bisogno di contatto fisico? 

GIORGIO – Le sto così antipatico?

LUCIANO – Antipatico? …assolutamente no, anzi la trovo divertente. Comico addirittura.

GIORGIO – Davvero?

LUCIANO – Davvero! Se la mettessero così com’è, senza cambiare una virgola, in uno di quegli sketch televisivi demenziali con le immagini accelerate, mi farei un sacco di risate. Solo che quando vado a pesca non mi va di ridere, anzi voglio e pretendo il completo silenzio. Voglio stare in pace, da solo con i miei pensieri, e intorno non voglio sentire un solo «ba».

GIORGIO –«Voglio, voglio, pretendo»… ma che modi sono! Questo posto non è mica suo, piace anche a me. Per quale motivo non posso restare?

LUCIANO – Non si offenda ma qui si viene per pescare e lei non è capace di fare piano.

GIORGIO – Ma cosa dice?

LUCIANO – Dico che lei è un casinista, non è colpa sua, dev’essere qualcosa di innato, una cosa genetica credo… ma si trovi un altro passatempo perché la pesca non fa per lei.

GIORGIO – Ma che dice! Lei neanche mi conosce!

LUCIANO – Non se la prenda, se è questione di DNA c’è poco da fare! Non è colpa sua…

GIORGIO – Se voglio posso far piano quanto voglio!

LUCIANO – Davvero? Scommettiamo?

GIORGIO – (I due si guardano con aria di sfida. Poi Giorgio dubbioso) …Abbiamo già cominciato?

LUCIANO – Ha perso!

GIORGIO – Non vale!! Non mi aveva dato un via!

LUCIANO – Lei è pasticcione e caotico. E non è in grado di fare silenzio: se ne convinca!

GIORGIO – Non è così, le dico.

LUCIANO – Scommetto che lei non riesce a non combinare guai per più di… tre minuti!

GIORGIO – Ma figurarsi!

LUCIANO – Cronometriamo?

GIORGIO – (Giorgio annuisce e da questo momento comunica solo a gesti. Fa segno di chiudersi la bocca con una chiave immaginaria e di buttarla in acqua. Poi si mette seduto composto, come in attesa. Luciano sembra apprezzare, poi fa come se Giorgio non ci fosse: va verso la cassetta degli attrezzi e cerca. Prende un’esca e pian piano la monta sull’amo. Giorgio osserva interessato cosa fa l’altro, sempre più da vicino fino a che i due si trovano quasi faccia a faccia. Si guardano. Giorgio si accorge di essere stato invadente e si rimette seduto composto, facendo notare a gesti di non aver fiatato. Luciano cerca di ignorarlo, prende la canna da pesca sedendosi in proscenio, più in primo piano e lascia la controscena a Giorgio che guarda l’orizzonte e sospira. Con una mano all’improvviso scaccia un insetto dai capelli, poi si rimette tranquillo. Dopo un po’ l’insetto lo infastidisce ancora; lo scaccia prima con piccoli movimenti, dalle spalle, dal viso, poi è costretto ad alzarsi. Luciano non fa una piega, non si volta nemmeno, mentre l’altro in un crescendo impazzisce per levarsi di torno l’insetto sempre cercando di far silenzio. Giorgio a un certo punto sparisce dalla quinta di destra. Poi ricompare sventolando le braccia. Poi viene punto).

Aaahh!!!... Ahi ahi ahi….

LUCIANO – (Guarda con flemma l’orologio) Ah, però! Ma complimenti! Sono ammirato, quasi annichilito, direi.

GIORGIO – Ahi ahi ahi…

LUCIANO – Due minuti e quarantotto! Ancora pochi secondi e mi batteva.

GIORGIO – Eh, scherzi lei! Intanto sono stato punto!

LUCIANO – E allora? E’ allergico alle punture di vespa, per caso?

GIORGIO – Beh no.

LUCIANO – Peccato, allora temo che dovrò sopportarla ancora per un po’. (Con calma ripone la canna e fruga nella cassetta) Coraggio, faccia vedere. (Giorgio mostra la puntura e Luciano lo medica)

GIORGIO – Ah! Auh! Ohia! Faccia piano!

LUCIANO – Fermo, non faccia i capricci… se non sta fermo non riesco…

GIORGIO – (Giorgio a poco a poco si calma, e osserva di sottecchi Luciano mentre questi lo medica) L’ho vista prima, sa? Lei scrive, vero? Cosa sono, pensieri? Poesie?

LUCIANO – …Ha voglia di sfottere?

GIORGIO –Tutt’altro. Lei si prende cura della mia ferita… scrive poesie… Mi piacerebbe sapere perché ci tiene tanto.

LUCIANO – A fare che?

GIORGIO – A far credere di essere un orso quando invece non è così cattivo.

LUCIANO – Io sono un orso. E nessuno al mondo è veramente cattivo.

GIORGIO – Oh, ma noi sappiamo che invece esistono le persone cattive, vero Cristiano? (Con intenzione, come alludendo a qualcosa di conosciuto)

LUCIANO – (Si irrigidisce) Perché mi ha chiamato così?

GIORGIO – Perché è così che si chiama, no? (Cadendo dalle nuvole)

LUCIANO – (Con fastidio trattenuto) No, assolutamente no, come le viene in mente? Mi chiamo Luciano! Luciano. Gliel’ho detto poco fa!

GIORGIO – Ho capito, non si agiti. Non mi sembra di aver offeso nessuno. Cristiano, Luciano… non è così diverso.

LUCIANO – E’ molto diverso, invece. Come si fa a sbagliare?

GIORGIO – Beh, non so: Cristi-ano, Luce-ano… Cristo è luce, magari ho fatto un’associazione di idee del genere… C’è il finale che rimane invariato… (Rilfettendo) C’è sempre l’ano di mezzo, ha notato?...

LUCIANO – Basta, la chiudiamo questa storia?!

GIORGIO – Guardi che ho detto “ano” ma non volevo essere volgare, intendevo dire…

LUCIANO – Non fa niente, la smetta, mi sta rimbecillendo!

GIORGIO – Non s’innervosisca, cos’avrò detto mai!!...

LUCIANO – La medicazione è finita (Concludendo, si rimette a pescare)

GIORGIO – (Guardando la medicazione) Grazie. Non è male, sa? (Luciano non risponde e non si volta, cerca di ignorare Giorgio, mentre questi continua a parlare) Guarda qui, veramente ben fatto. E’ sorprendente come da quella cassetta per attrezzi riesca tirar fuori ogni volta qualsiasi cosa. C’è dentro tutto quello che serve per ogni evenienza. E’ un tipo organizzato, lei. Mi da l’idea di uno che sa cosa vuole, e che calcola sempre bene come fare per ottenerlo. Mi piacerebbe sapere che mestiere faceva… perché è pensionato, lei… non lavora più, vero?

LUCIANO – (Asciutto) Infatti.

GIORGIO – Anche io non lavoro più, ma la mia è una storia un po’ insolita. Dovrei dire che sono farmacista, ma ho esercitato così poco… non vale neanche la pena parlarne, anche se alla fine non ho mai smesso di avere a che fare coi medicinali… diciamo che ho prestato le mie cure alle persone in modo differente. Una cosa simile ma totalmente diversa, anche perché dove portavo le mie cure i medicinali non erano mai quelli giusti e non ce n’erano mai abbastanza, e in barba a tutto quello che si impara sui libri bisognava improvvisare un bel po’. Ventun’anni in Africa. Costa d’Avorio. Non so se mi spiego. Lei…?

LUCIANO – Io, cosa?

GIORGIO – Lei cosa faceva per vivere?

LUCIANO – Mah, niente di troppo interessante.

GIORGIO – Cioè?

LUCIANO – (Alzando le spalle) Roba noiosa. Produzione alimentare.

GIORGIO – E’ interessante, invece. Molto. E dica, di che alimenti si trattava?

LUCIANO – Dolciumi.

GIORGIO – Ah. Tipo… torte? (Tirando ad indovinare)

LUCIANO – (Senza dare importanza) No.

GIORGIO – Caramelle?

LUCIANO – No.

GIORGIO – Biscotti?

LUCIANO – No, niente farinacei…

GIORGIO – Torrone?

LUCIANO – (Leggermente spazientito) No no no no… si trattava di gelato.

GIORGIO – Ah… gelato!

LUCIANO – Sì. Niente di che.

GIORGIO – (Fa una pausa e riflette) A volte abbiamo intorno cose a cui non diamo la minima importanza, la minima attenzione, invece… Pensa un po’: gelato. Il gelato è una di quelle cose che possono rendere felici un sacco di persone. Soprattutto bambini, non trova?

LUCIANO – Mah, sì…

GIORGIO – Ci pensa a quanti bambini può dare una gioia immensa un solo insignificante gelato? (Luciano alza le spalle) I miei bimbi in Africa non sapevano nemmeno cosa fosse, un gelato! Una cosa dolce fresca morbida nutriente… che può davvero dare una gioia infinita. E lascia ricordi indelebili nel tempo. Pensi che ho la mia bella età, ma mi ricordo ancora quando avevo sei anni e mi hanno fatto l’operazione alle tonsille. Mi risvegliai in un letto di ospedale, con la gola in fiamme e pieno di paura. Ma mi ricordo ancora che c’erano lì la mia mamma e il mio papà con una coppa enorme di gelato alla crema, e un bellissimo sorriso tutto per me. Ci sono sapori che non si dimenticano. Che ti rimangono impressi per il resto della vita. Quel gelato ha rappresentato per me un momento così forte che non l’ho più dimenticato. Se faccio un piccolo sforzo e mi concentro, posso sentirlo ancora sulle labbra, sulla punta della lingua… (Con entusiasmo) Sa? Lo faceva un signore con dei grossi baffi neri, che aveva la bottega in Piazza dei Tribunali, ha presente? Lo faceva ancora mischiando gli ingredienti base a braccia, come si faceva agli inizi del ‘900. Per questo riusciva a fare pochi gusti: a banco avrà avuto cinque, sei vaschette al massimo. Una cosa rara. Poca scelta, questo sì, però venivano da fuori per mangiare quel gelato, e davanti al negozietto c’era sempre la fila. Quella bottega non esiste più da almeno trent’anni, ma io me lo ricordo bene che sapore aveva quel gelato. Quello alla crema, dico. Si sentivano le uova fresche, il latte… ma la cosa che mi si è stampata, impressa nella testa, era la scorzetta di limone, accidenti. E si sentiva che non erano aromi ma era scorzetta grattugiata a mano. Un gusto del genere non l’ho sentito più. …Anzi, no, tranne una volta. Quel sapore l’ho sentito, ma moltissimi anni dopo. Si ricorda i famosi gelati della “Venturelli&Bolzi”? (Luciano a questo punto si volta e mostra interesse)

LUCIANO – Sì, e questo cosa c’entra?

GIORGIO – Li ha mai assaggiati i loro gelati? Ah, erano fenomenali… buonissimi! C’era anche una pubblicità alla televisione, se la ricorda? Facevano vedere un carrettino dei gelati in stile anni ’20 e un ometto ridicolo con la maglietta a righe… e la canzoncina faceva (cantando il gingle) : «Ven-turel-li e Booolzi / Il gela-to più buo-no del mooon-do!!» Anche se io sono sicuro che all’inizio invece di “buono” dicessero “sano”, si ricorda? È dopo che hanno cambiato, lei ci aveva fatto caso? Perché infatti dicevano che fossero naturali ma non ci avevo mai creduto veramente. Mi chiedevo: come fanno a fare un prodotto come quello artigianale su così larga scala? Più si ingrandiscono, più dovranno scendere a compromessi… E ne sono sicuro, la canzoncina all’inizio faceva (ricantando): «Ven-turel-li e Booolzi / Il gela-to più sa-no del…»

LUCIANO – (Interrompendo) Sì, e madonna quante digressioni! Si può sapere dove vuole arrivare? Finisca il discorso una volta per tutte!

GIORGIO – E un attimo, ci stavo arrivando! Le dicevo che per caso qualche anno fa ho assaggiato quel gelato alla crema… quello della Venturelli&Bolzi, dico. Ho provato una cosa che non si può spiegare. Era quasi identico a quell’altro, non riuscivo a capacitarmi. Avevo sentito ancora con precisione le uova, il latte, la scorzetta di limone… dopo tutti quegli anni mi sembrava di essere ancora in quella stanza bianca di ospedale, con vicino mamma e papà che mi sorridevano. Le dico senza vergogna che mi sono commosso. Nella mia testa ho ringraziato le persone che erano riuscite a ricreare in me quell’emozione forte, e a fare una cosa tanto buona.

LUCIANO – (Cerca di essere ancora scontroso, ma è evidentemente toccato dal racconto e appare meno convinto) …E quindi?!

GIORGIO – E quindi non credo che se fossi in lei me ne andrei in giro a dire con quella faccia da musone (facendogli il verso):«produzione alimentare!» Chiunque sarebbe felice e orgoglioso di dire che faceva gelati.

LUCIANO – (Ha un attimo di tentennamento, poi) Io faccio quello che voglio. E poi non le viene il sospetto che potrei essere “musone” solo con lei?

GIORGIO – (Con naturalezza) No, perché?

LUCIANO – Mah, non so… perché è logorroico e mi sta sfiancando?!

GIORGIO – (Ci pensa) Mh… no, non credo.

LUCIANO – (Sospira) Adesso che ci siamo fatti questa bella chiacchierata, perché non prende la sua meravigliosa canna per la pesca a mosca ultimo modello, e prova a fare abboccare qualche altro essere mostruoso che abita i fondali? Potrebbe riscoprire una nuova Lochness… provi a chiamare: Nessie… micio micio… (schiocca la lingua)….

GIORGIO – (Arriccia il naso) Non so se saprei gestire un’altra cattura come quella di prima. E poi non credo che la pesca sia effettivamente lo sport per me… non mi piace stare da solo. Oramai sono qui… Solamente per oggi: le da così fastidio se resto?

LUCIANO – …La smette di offrirmi su un piatto d’argento l’occasione di essere sgarbato?

GIORGIO – La prego. Solo per oggi.

LUCIANO – Non vuole andare a fracassare i piedi a qualcun altro?

GIORGIO – (Guardandosi in giro) E a chi? Non c’è nessun altro in giro!

LUCIANO – Guardi: se va un centocinquanta, duecento metri più a valle, sull’altra riva, molto probabile che trovi un simpatico vecchietto con un buffo cappello. Se c’è starà là fino a sera.

GIORGIO – Ah l’ho visto arrivando! …ma allora non è vero che qui non viene nessuno!

LUCIANO – Le assicuro che Teodoro è l’unico essere umano che vedo nei paraggi in sei anni e mezzo che vengo qui a pescare. E non cambia mai postazione.

GIORGIO – …Teodoro?

LUCIANO – Sì, l’omino che le dicevo.

GIORGIO – Che razza di nome… si chiama veramente così?!

LUCIANO – No, io lo chiamo così.

GIORGIO – Quando gli parla?

LUCIANO – …No. In realtà non gli ho mai parlato.

GIORGIO – Ma lei ha appena detto che lo chiama Teodoro…

LUCIANO – Sì ma non di persona, nella mia testa. Quando passo di lì e lo vedo, mi dico: «Toh, guarda Teodoro, è qui anche oggi.» Lo saluto con la mano e vado oltre. Tutto qui.

GIORGIO – …Nella sua testa?!

LUCIANO – Come non detto.

GIORGIO – Lo sa che dovrebbe farsi degli amici, vero?

LUCIANO – Oh, la smetta!

GIORGIO – No, dico davvero! Vede da più di sei anni un uomo, però non gli ha mai parlato e gli da dei nomi immaginari! Se mi permette…

LUCIANO – Non le permetto.

GIORGIO – Ma non volevo offenderla…

LUCIANO – Lo so, il peggio è proprio questo! Lei non si accorge di essere sconveniente. Ma dico io, invece di venire qui oggi, non poteva prendere sua moglie e andarsi a fare una bella gita con la parrocchia? Non fate così voi esseri sociali e comunitari, insieme al vostro esemplare femmina?

GIORGIO – Non le permetto.

LUCIANO – Ah, non mi permette? E’ così allora? Si sono invertite le parti e adesso sono io che le do fastidio?

GIORGIO – Sta andando oltre.

LUCIANO – E cosa c’è di strano? Lei lo fa in continuazione! Posso farlo anch’io. Le ho toccato un tasto dolente parlando della mogliettina? Sa come me la immagino?

GIORGIO – Non lo faccia.

LUCIANO – Bassina, grassottella, con una pettinatura dozzinale tutta cotonata, che si fa grasse risate a bocca larga per barzellette da quattro soldi, che cucina cannelloni e pasta al forno, ma chissà perché solo la domenica. E’ così?

GIORGIO – Lei è una persona sgradevole. E cattiva. (Giorgio scuote la testa disgustato, raccoglie le sue cose e offeso se ne va, uscendo dalla quinta di destra. Luciano soddisfatto si rimette a pescare. Dopo un po’ Giorgio ricompare)

LUCIANO – Dica.

GIORGIO – Me ne vado, non si preoccupi. Ma prima ci tenevo a farle sapere che no: non ha indovinato. Il mio “esemplare femmina” come lo chiama lei, era una donna estremamente affascinante, e in verità mi sono sempre chiesto come mai un essere così delicato, una donna così bella e intelligente stesse con uno come me. E no: non avrei potuto fare assieme a lei nessuna gita oggi, perché non c’è più. La donna che ho amato più della mia stessa vita, con cui ho fatto le più belle risate, con cui ho passato i momenti più teneri è morta nove anni fa, in un modo stupido assurdo e inutile… e io non ho potuto far niente per aiutarla. E vuole sapere una cosa buffa? Ho perso mio figlio nello stesso identico modo. Si sono spenti entrambi tra le mie braccia e io non ho potuto fare altro che stare lì, come un coglione a guardarli… E adesso dica: sarei io quello sconveniente? Lei parla poco ma riesce comunque a dire delle bestialità. Voleva offendermi, vero? Voleva colpirmi sul vivo? Beh complimenti: c’è riuscito. Perché sono solo. Solo. Mi sento solo in ogni momento della giornata e non mi piace. Lo detesto. Invece lei , caro signore, sembra che non desideri altro dalla vita che togliersi dai piedi tutti quanti e non avere intorno nessuno. Quindi adesso le faccio un favore: tolgo il fastidio e le auguro di realizzare il suo grande sogno di trovarsi finalmente solo al mondo, senza un cane che le venga vicino. Solo come il più solo degli uomini soli, ma le auguro di non sentirsi come mi sento io, perché si sta male parecchio. Ah, e tra l’altro: ho visto che porta la fede al dito: siccome non credo che esista al mondo un “esemplare femmina” capace di tollerare ogni giorno il suo carattere di merda, le auguro che a levarsi dai piedi per prima sia proprio quella poverina! (Luciano abbassa lo sguardo e non risponde. Giorgio intuisce e timidamente) Ah… ma perché sua moglie non… (Luciano scuote la testa) Quindi anche lei… (Luciano alza le spalle) O cazz… mi spiace.

LUCIANO – (Scontroso, quasi urlando) Sì sì, va bene non si preoccupi. Tanto a quanto pare i cretini qui sono due! Non siamo poi tanto diversi, vero?! Uno è un orso, l’altro è un rompicoglioni logorroico, ma di fondo c’è che siamo soli e impacciati. E neanche a me piace stare da solo, cosa crede!… E’ che a volte mi piacerebbe credere di averlo scelto io. Ed è vero, lei non è l’unico che dice cose sconvenienti! (Si rimette a pescare, chiudendosi in se stesso)

GIORGIO – (Riflette) …Lo devo ammettere, ha un modo veramente originale di chiedere scusa. (I due si guardano) Mi dispiace per sua moglie.

LUCIANO – La smetta, mia moglie non è morta. Si tratta di una storia complicata e non mi va certo di raccontarla a lei. (Si rimette a pescare)

GIORGIO – (Riflette. Guarda l’orizzonte. Poi dubbioso) …Poco fa mi ha dato del cretino o sbaglio?

LUCIANO – (Sempre scontroso) Sì infatti. (Fa una pausa) …Allora? Le accetta?

GIORGIO – Le sue scuse un po’ maldestre?... Sì, credo di sì.

LUCIANO – (Continuando a pescare) …Quindi non se ne va?

GIORGIO – Non so. Lei vuole che me ne vada?

(Luciano si volta finalmente a guardarlo. Ci pensa, poi sempre con i suoi modi un po’ asciutti gli porge l’altra sua canna da pesca e fa cenno di sedersi lì accanto.

Giorgio sorride e prende la canna. Si siede vicino a lui, e fa un lancio.

I due se ne stanno in silenzio, guardando l’orizzonte tranquilli. Giorgio a un certo punto si volta verso Luciano e prende fiato come per dire qualcosa, l’altro lo blocca con un gesto della mano e gli fa segno che può restare, certo ma… in silenzio! Giorgio si arrende. I due riprendono a pescare, insieme, guardando l’orizzonte. Si chiude il sipario.)                                                                                                                                 

FINE PRIMO ATTO


ATTO  SECONDO

       Il sipario si apre sulla stessa scena qualche tempo dopo. Sono entrambi in piedi, vicini e in centro alla scena. Luciano sta trafficando con qualcosa di estremamente piccolo e delicato. Giorgio lo aiuta e, da buon miope osserva da vicino le mani di Luciano, con molto interesse. Stanno fabbricando una piccola ninfa: Giorgio tiene una pinza intorno alla quale Luciano avvolge piumette e fili. Tutto è tranquillo e i due sono assorti e molto concentrati.

GIORGIO – (Sempre intento ad osservare al lavoro di Luciano) …Non sembra una mosca.

LUCIANO – (Distrattamente) Lo so.

GIORGIO – Secondo me i pesci non ci cascano.

LUCIANO – (Serenamente) …Porta pazienza.

GIORGIO – Sono animali acquatici e sembrano stupidi: hanno quella faccia lì tutta imbambolata, con gli occhi fissi e inespressivi… ma secondo me mica ci cascano…

LUCIANO – Aspetta e vedrai.

GIORGIO – (Osserva. Poi con stupore) Ooh… come hai fatto a fissare questo…

LUCIANO – Non toccare.

GIORGIO – Sì, ma fammi vedere…

LUCIANO – Sì, ma via le mani!

GIORGIO – Sì, ma non vedo!

LUCIANO – (Sgridandolo) Sì, ma non metterci le mani!

GIORGIO – (Sbuffa. Si rimette buono e osserva. Dopo un po’) Adesso ho capito, posso farlo io?

LUCIANO – No. E togli sto capoccione che mi fai ombra.

GIORGIO – (Sbuffa) Manca molto?

LUCIANO – (Distrattamente) Mah… no, un pochino.

GIORGIO – No perché se resta così, secondo me i pesci non ci cascano...

LUCIANO – L’hai già detto.

GIORGIO – Ma è vero…

LUCIANO – Ma l’hai già detto…

GIORGIO – (Si rimette buono. Dopo un po’, indicando) …E questo?

LUCIANO – Via le mani… questo cosa?

GIORGIO – …questo.

LUCIANO – Via le mani!

GIORGIO – Ma come faccio a indicarti se mi tiri via le mani!

LUCIANO – Non lo so, ma via le mani!

GIORGIO – Uffa.

LUCIANO – No uffa lo dico io.

GIORGIO – (Si rimette buono. Dopo un po’) Ho capito, posso farlo io?

LUCIANO – No! Ti ho detto che lo fai da solo dopo!

GIORGIO – E ma fai tutto tu! Come faccio ad imparare?

LUCIANO – Non lo so, ma aspetta.

GIORGIO – Manca molto?

LUCIANO – No.

GIORGIO – Mi fai provare?

LUCIANO – (Esasperato) No!

GIORGIO – E questo?

LUCIANO – Ancora!  (Urlando) …Io quelle mani te le taglio!!!

GIORGIO – (Si offende e si mette in un angolo a braccia conserte, col broncio.) Sei antipatico!

LUCIANO – (Continuando a lavorare da solo) O sai che novità, me lo dici ogni due minuti!

GIORGIO – (Con rimprovero) Spieghi troppo velocemente, non mi fai vedere nulla e mi tratti pure male!

LUCIANO – Veramente sei tu che continui a mettermi sotto il naso quelle tue dita grassottelle e pelose! E non la pianti mai di parlare.

GIORGIO – …Lo vedi? Mi tratti sempre come un bambino.

LUCIANO – Fidati, tu sei molto, molto peggio di un bambino. E non hai neanche l’età dalla tua!

GIORGIO – E tu che cosa ne sai di bambini! Voi orchi non ve li mangiate a colazione?

LUCIANO – (Sempre impegnato a costruire l’esca) Bah… io a colazione preferisco biscotti e caffè. E per tua norma e regola: io so più di quanto immagini sui bambini. Questo per esempio l’ho imparato portando a pesca mio figlio quando aveva nove anni… Toh, rompiballe! Guarda qui la tua ninfa. (Gliela mostra con orgoglio)

GIORGIO – (Mostrandosi entusiasa, senza più rancore) L’hai finita?! Beeella! …ma è un’esca stupenda, sei bravissimo…

LUCIANO – (Soddisfatto poi dubbioso) Perché mi guardi in quel modo?

GIORGIO – Hai un figlio?!

LUCIANO – Sì. Ti sembra tanto assurdo?

GIORGIO – No, non so… non me ne hai mai parlato…

LUCIANO – E quindi?

GIORGIO – Non riesco ad immaginarti padre… a tenere in braccio dei bambini piccoli, occuparti di loro…

LUCIANO – (Sorridendo) Veramente di figli ne ho due e non sono più piccoli da un pezzo.

GIORGIO – Non mi sembravi il tipo, ecco … non ti ci vedo. E li portavi a con te a pescare?

LUCIANO – Il maschio sì. Tutti i fine settimana. Finché non ha avuto quattordici anni e si è fatto degli amici più interessanti di me… (alza le spalle) sai, l’età… ma fino a quel momento non c’era santo né preghiera: io e lui tutte le domeniche, crollasse il mondo, ci alzavamo presto e andavamo a pesca. Con mia moglie che se ne lamentava e mi metteva il broncio. (Facendole il verso): «Durante la settimana lavori, la sera sei stanco… la domenica potresti pure portarmi a fare qualcosa di carino, no?!» Ogni tanto la accontentavo poverina, e andavamo tutti insieme a fare una gita o un pic nic… ma normalmente la domenica era per mio figlio Sandro. La prima volta me la ricordo ancora. Lui aveva otto anni. Aveva perso un dentino, e invece di mettergli la moneta sotto il bicchiere come facevamo sempre, mi venne l’idea di festeggiare portandolo a pesca il giorno dopo. Io e lui soli. Figurati, non stava più nella pelle. Era emozionatissimo. Tanto che per essere sicuro di svegliarsi in tempo aveva voluto caricare da solo la sveglia, cosa che a otto anni può risultare molto complicata… me lo sono trovato di fianco al letto alle quattro e quaranta del mattino, già vestito di tutto punto, con addosso gli stivali, il cappello e la canna da pesca in mano. T’immagini? M’ha preso uno spavento! (Ridono) Dormivo della grossa, mi sento toccare e mi vedo l’ombra di questo piccolo alieno… sono passato dal sonno pieno all’infarto! (Ridono)

GIORGIO – E tu?

LUCIANO – …Eh beh cos’avrei dovuto fare? Oramai eravamo svegli… Siamo usciti che c’era ancora buio… non ero molto convinto, pensavo ci saremmo un po’ annoiati, invece inaspettatamente è stata una giornata incredibile. Ricordo che abbiamo visto l’alba sul fiume, e a un certo punto, nel silenzio, ci siamo trovati vicini una lepre che non si era accorta di noi. Mio figlio era addirittura paralizzato dallo stupore… non si muoveva più… poi in quattro salti quella se n’è andata. Ma per noi è stato un momento magico. Per anni abbiamo lo ricordato, e lo raccontavamo ad amici e parenti come un fatto straordinario. Che giornata è stata quella…. Abbiamo chiacchierato come non facevamo mai, e lui mi raccontava le sue cose: di un amichetto di scuola che gli faceva i dispetti, di una bimbetta con gli occhiali che lo faceva arrossire… della mamma…  lì ho capito che un bambino di otto anni può fare dei discorsi davvero intelligenti. Chiari, lineari e che ti spiazzano… Alla fine abbiamo anche catturato un pesce enorme, di quasi mezzo metro! Ho ancora la foto. E’ stato talmente bello pescare insieme, che non abbiamo smesso più. Col tempo ci divertivamo a cambiare posto e tecniche di pesca. Era una cosa che ci univa molto. E’ con lui che ho imparato a fabbricare ninfe e mosche. Tornavamo a casa esausti, infangati e puzzolenti, con le unghie nere e piene di terra… però com’era bello!... Che c’è?

GIORGIO – (Sorride, lo sta a guardare) E’ strano vederti così… sentirti parlare delle tue cose…

LUCIANO – (Chiudendosi e incupendosi) Lo so.

GIORGIO – Ma no, forza… continua! Mi piaceva, sai?

LUCIANO – Lasciamo perdere.

GIORGIO – Perché?

LUCIANO – Ho già parlato anche troppo.

GIORGIO – E di che?

LUCIANO – …Di cose che non ci sono più.

GIORGIO – (Lo guarda e lo lascia stare un attimo, poi) Luciano, io non so cosa sia successo… Credo… che sia accaduto qualcosa che ti ha allontanato dalla tua famiglia… Qualcosa che ti impedisce di rivederli o di riunirti a loro… (Luciano alza le spalle) … Non ne vuoi parlare?

LUCIANO – No.

GIORGIO – Non so, forse ti farebbe bene sfogarti un po’… (Gli mette una mano sul braccio, Luciano si ritrae)

LUCIANO – (Lo guarda attonito) …Ma cosa stai facendo!

GIORGIO – Perché?

LUCIANO – Stai cercando di psicanalizzarmi?!

GIORGIO – Ma no: passiamo tanto tempo insieme… magari vuoi parlare con un qualcuno.

LUCIANO – No. Voglio pescare. E non toccarmi più così che mi fa impressione!

GIORGIO – Cercavo di farti sentire che ti sono vicino!

LUCIANO – Ecco appunto: non farlo più.

GIORGIO – Perché?

LUCIANO – Perché è un po’ troppo vicino per i miei gusti.

GIORGIO – Eh madonna, che carattere! E poi come sei all’antica… non ti tocco più! E che sarà mai… Però siccome ci tengo, ti ripeto che se vuoi parlare e sfogarti con qualcuno io ci sono… (Luciano grugnisce) Guarda che tutti nella vita hanno le loro piccole tragedie… o i loro disagi… anch’io ho dei disagi, sai?

LUCIANO – (Ironico) Su questo non avevo dubbi.

GIORGIO – Quanto sei odioso.

LUCIANO – Ti ho detto che non ne voglio parlare!

GIORGIO – Fai come vuoi, però non è bello tenersi tutto dentro. Non ti fa bene. Forse se ti sfogassi un po’ non saresti sempre così ingrugnito!

LUCIANO – Ma la pianti?!

GIORGIO – Non capisco se questi modi che hai da perenne incazzato li tieni per fare personaggio. Ti credi più interessante così? E poi cheppalle tutta quest’aria di mistero! E dai! Del passato non parli, della famiglia non parli… e mamma mia! Sai cos’ho pensato addirittura alle volte?

LUCIANO – Cosa.

GIORGIO – Che tu fossi quello dei giornali.

LUCIANO – Quali giornali?

GIORGIO – Sai quel fatto di cronaca… cinque o sei anni fa… quello della “Venturelli&Bolzi”, ti ricordi? Quelli dei gelati, con la pubblicità che faceva (Cantando il gingle) : «Ven-turel-li e Booolzi / Il gela-to più buo-no del…»

LUCIANO – Ma che stai dicendo… Piantala subito di cantare!

GIORGIO – Ma sì dai… è una storia che sanno tutti… erano due soci, poi uno è stato ammazzato… forse per questioni di mafia… L’altro è scomparso, e non se n’è più saputo niente… potresti essere tu.

LUCIANO – Ma per piacere! Cosa vai blaterando!

GIORGIO – Beh, ma pensaci! Non verrebbe anche a te il sospetto? Anche lui faceva gelati… e anche lui, dovunque sia non potrà rivedere casa sua, no?! Se tu sei Venturelli tutto torna!

LUCIANO – Non diciamo fesserie! A parte che quello è stato dato per morto!

GIORGIO – No no no no… me lo ricordo benissimo! Era scomparso, questo sì, pare che rischiasse anche lui lo stesso regolamento di conti, ma nessuno ha mai detto che fosse morto.

LUCIANO – Beh, comunque non sono io. E non so come ti sia venuto in mente!

GIORGIO – Va bene, va bene… ho solo fatto un collegamento… e poi mi insospettiva che tu non volessi mai parlare di te.

LUCIANO – (Luciano grugnisce, scontroso) Non c’è niente di strano o misterioso, non mi va e basta! Non voglio parlare del mio passato, l’hai capito o no?! Poi perché dovrei! Tutto se n’è andato. Avevo una vita bella, piena … Io non so com’è: improvvisamente ho perso tutto. In un attimo non avevo più nulla… (Sospira) Giorgio, fammi il piacere: lasciamo stare il passato là dov’è, che è meglio. E anche la mia famiglia.

GIORGIO – (Si zittisce per un po’, poi un po’ infantile) Non li puoi vedere… ma non sono morti, vero?

LUCIANO – (Reagendo molto male) Oh Giorgio basta! Lasciami in pace.

GIORGIO – Ok, ok… come non detto. (Fa una pausa. Poi con difficoltà) Volevo solo dire che … tu non ne vuoi parlare e va bene. Però ricordare le cose belle può fare compagnia e dare coraggio. (Sorride con sentimento) Io la foto di mio figlio la guardo tutti i giorni. A volte mi sale una grande nostalgia, è vero, ma quasi sempre mi vengono in mente tutte le cose belle: il suo sguardo, le sue mani, i giochi… mi vengono in mente le monellerie che mi combinava, certi disastri! … le battute, le gaffes… e ancora mi viene da ridere. E in quel momento sto bene. Sorrido da solo come uno scemo. Mentre cucino, mentre guido l’auto… mentre mi faccio la barba… e in qualche modo lui è ancora lì vicino a me, e vive. Anche tu sorridevi un momento fa, lo sai? Eri… diverso. Ti eri illuminato tutto. Sembravi addirittura simpatico!

LUCIANO – (Con ironia) Addirittura!

GIORGIO – (Stando allo scherzo) Davvero, robe da matti!…

LUCIANO – Sì, scherza, scherza… continui a dirmi che sono antipatico, finirò per crederci.

GIORGIO – Sarebbe un enorme passo avanti!

LUCIANO – Verso dove?

GIORGIO – (Sempre con ironia) Verso il lungo e impervio cammino dell’autoanalisi.

LUCIANO – Per farne cosa?

GIORGIO – Per diventare più accettabile al prossimo…

LUCIANO – Ah ecco.

GIORGIO – (Facendosi serio) Dico davvero, mi farebbe piacere se mi parlassi un po’ di te.

LUCIANO – (Ci pensa) Sono cose passate, lasciamole dove sono.

GIORGIO – Guarda che sei veramente zuccone!

LUCIANO – Scusa, non ero antipatico?!

GIORGIO – Certo: sei zuccone e pure antipatico!

LUCIANO – Ah ecco.

GIORGIO – Meglio chiarire: non vorrei che ti montassi la testa! (Giorgio prende il portafogli da una tasca e tira fuori una fotografia, la mostra con orgoglio) Guarda: questo è mio figlio.

LUCIANO – (Osserva. Cambia espressione, appare stupito) Ah! ma è… caspita, è… cioè lui è… È bellissimo, non fraintendermi, ma è…

GIORGIO – …nero?!

LUCIANO – Eh, infatti!

GIORGIO –Piuttosto evidente, direi.

LUCIANO – Ma quindi anche tua moglie…?

GIORGIO – (Porgendogli un’altra foto) Eh beh… te l’ho detto: ventun anni in Africa! Mi sembra piuttosto normale, no? Uno la vita se la fa lì…

LUCIANO – (Guardando il portafogli da cui Giorgio sta estraendo altre foto) …Pasquero? Giorgio Pasquero… ti chiami così? (I due si guardano) Ho già sentito questo nome…

GIORGIO – Non credo.

LUCIANO – Ti dico di sì.

GIORGIO – (Alzando le spalle) È un nome piuttosto comune…

LUCIANO – (Dubbioso ma tranquillo) Non so… non ci siamo già incontrati, noi due?

GIORGIO – E quando? (Ribadendo il concetto e scuotendo la testa) Te l’ho appena detto: ventun anni in Africa! Tu sei mai stato in Africa?

LUCIANO – No.

GIORGIO – E allora vedi? (Giorgio tenta di proseguire come se nulla fosse, mostrando altre foto)

LUCIANO – Sei sicuro di non avermi mai inviato nulla?

GIORGIO – (Stupito) Che cosa avrei dovuto inviarti? (I due si fissano intensamente per un lungo istante)

LUCIANO – Non so, avevo un’azienda che funzionava bene…

GIORGIO – Quindi?

LUCIANO – …qualche richiesta di fondi per la tua missione..?

GIORGIO – No.

LUCIANO – Qualche brochure informativa?

GIORGIO – No.

LUCIANO – Gli auguri di Natale?

GIORGIO – No. (Luciano appare pensieroso e guarda con sospetto Giorgio, che prosegue con nonchalance) Questa è mia moglie Adéla. Era una donna veramente dolce e intelligente. Mi ha aiutato moltissimo. Ho perso una parte di me, quando è morta.

LUCIANO – Che bella donna… Sai che è strano immaginarti in Africa, sposato ad un’ivoriana, e pure missionario...?

GIORGIO – (Sorride) È strano soprattutto come le persone facciano tanta fatica ad andare oltre la prima impressione… A me prima non riusciva di vederti come un padre affettuoso e adesso tu non riesci a vedermi come missionario... (Con le mani sui fianchi) E dimmi un po’: perché mai io non dovrei riuscire a prestare assistenza e distribuire medicinali? Eh? Perché sono un po’ pasticcione?!

LUCIANO – …Tu non sei un po’ pasticcione, sei un autentico disastro!

GIORGIO – Questo non è vero.

LUCIANO – Ah no?!

GIORGIO – Forse a te non sembra possibile, ma sono stato un punto di riferimento per molte persone, e per molto tempo, in Africa. Quello era il mio posto. Lì mi sentivo davvero me stesso e a mio agio.

LUCIANO – E’ incredibile che esista un posto così…

GIORGIO – Così come?

LUCIANO – (Con ironia) Dove tu sia a tuo agio e utile al prossimo…?

GIORGIO – (Offeso) … Ma! Razza di villano indisponente e maleducato! Ma senti chi parla!

LUCIANO – Dai… scherzavo, che permaloso che sei!

GIORGIO – No non scherzavi… Lo so benissimo che c’è sempre un fondo di verità negli scherzi. E sentiamo: dove ti sentiresti a tuo agio, tu? Esiste un posto al mondo dove non continui a brontolare e lamentarti?

LUCIANO – Esisteva.

GIORGIO – Ah, sì?

LUCIANO – Sai dove hai i piedi ora? (Giorgio abbassa lo sguardo e si osserva i piedi): era su questa riva, prima che ti ci insediassi tu.

GIORGIO – Vedi?! Lo sapevo, bella gratitudine, bravo! E io sto qui a preoccuparmi pure… Invece di essere contento di avere qualcuno che ti parla …

LUCIANO – Veramente il mio problema farti stare zitto…

GIORGIO – Va bene, ho capito, allora non parlo più.

LUCIANO – Ma figurati.

GIORGIO – Non la meriti la mia compagnia!

LUCIANO – (Sorride) Guarda che stavo scherzando…

GIORGIO – Io no! Sono serio. Serissimo! E con te non ci voglio più parlare. (Sul momento Giorgio si mette in un angolo a braccia conserte, offeso. Poi in uno scatto di orgoglio va verso la cassetta degli attrezzi e vi rovista dentro)

LUCIANO – Cosa stai facendo?

GIORGIO – Mi fabbrico una mosca.

LUCIANO – Perché?

GIORGIO – Per far passare il tempo.

LUCIANO – Ma se non l’hai mai fatto!...

GIORGIO – E allora? Ho visto come fai tu. Cosa ci vorrà mai?

LUCIANO – Non sei capace.

GIORGIO – Vuoi lasciarmi stare? Ti ho detto che con te non ci parlo.

LUCIANO – Ma cosa stai facendo... guarda lì, stai facendo un pasticcio! …stai ingarbugliando tutti i fili…

GIORGIO – E a te che importa?

LUCIANO – Ma sono i miei fili!

GIORGIO – Ho bisogno di tenermi occupato per sbollire la rabbia!

LUCIANO – Eh ma così la rabbia la fai venire a me…

GIORGIO – La smetti? Ti ho già detto che io non ho più intenzione di… Aaahh! (Giorgiolancia un grido, e si ritrova con un amo infilzato in un dito)

LUCIANO – (Arricciando il naso) Oh cacchio, questa fa male.

GIORGIO – (Guardandosi il dito) Ouhiahuoiuihu…

LUCIANO – Aspetta, prendo il disinfettante…

GIORGIO – Non voglio il tuo aiuto.

LUCIANO – Non fare il bambino…

GIORGIO – Faccio da solo! (Giorgio prova a tirare, delicatamente con le unghie, poi con le labbra, coi denti… ma l’unico risultato è quello di saltellare e fare facce assurde per il dolore, mentre Luciano sta a guardarlo impassibile. Poi Giorgio spazientito, dopo diversi tentativi, in un moto di stizza esplode inveendo contro Luciano) Tu mi tratti sempre come se fossi un cretino, e invece sono una persona intelligente, sai? Ho una dignità, cosa credi! Sono farmacista! Sono laureato… nella mia vita ho aiutato un mucchio di persone bisognose, e tu mi tratti come un povero deficiente…

LUCIANO – (Luciano alza gli occhi al cielo e prende cotone, disinfettante e una piccola pinza. Si avvicina gli prende il dito e comincia a medicarlo) Su, su, fai vedere…

GIORGIO – Dico sul serio! (Giorgio si lascia medicare) A volte riesci veramente a farmi sentire un idiota. Ma io valgo più di così… ho fatto tante cose buone nella mia vita, sai? Grazie a me è stato costruito un pozzo di acqua potabile dove prima c’erano solo erba alta, baobab e liane… Hai capito bene? Riesci ad immaginarlo?! Solo erba alta, baobab e liane. Grazie al mio gruppo molte persone malate hanno avuto garze e siringhe. E vaccini contro tifo, tetano e febbre gialla... ma tu che ne sai! Che ne saahaiouh…!

LUCIANO – (Sempre medicando) Fermo, non ti agitare…

GIORGIO – Mi agito sì, mi agito. Il nostro centro era un punto sanitario a tutti gli effetti. Piccolo, per carità, ma accidenti se funzionava bene. E non è stato mica semplice. Due medici avevamo… due! Non so se ti rendi conto. La gente non si ammalava più tanto spesso e… ahouhui!

LUCIANO – E certo che se ti dimeni in questo modo…

GIORGIO – … riuscivo a farmi spedire scatole di giocattoli per i bambini, registrarli all’anagrafe e a far loro un po’ di scuola. Una scuola, capisci? Dove prima c’erano solo erba alta…

GIORGIO – LUCIANO (Insieme) - … baobab e liane!...

LUCIANO – …ho capito.

GIORGIO – E tu mi tratti come un cretino.

LUCIANO – (Lo guarda diretto negli occhi) So benissimo che non sei un cretino, cosa credi.

GIORGIO – (Pausa. Stupito) Eri ironico?

LUCIANO – No. Adesso stai fermo, voglio usare il tronchese per tagliare l’amo.

GIORGIO – (Ancora dubbioso) …Non riesci a sfilarlo?

LUCIANO – No, è incastrato, vedi?

GIORGIO –Fa un male cane.

LUCIANO – E allora stai fermo. E possibilmente anche zitto.

GIORGIO – No, piano piano piano… Ahi!!

LUCIANO – Ecco fatto. (Luciano disinfetta il dito di Giorgio mentre questi come un bambino si agita)

GIORGIO – Ah… brucia brucia brucia!Soffia soffia! (Luciano ci soffia sulla ferita) Che razza di disinfettante usi? L’acido muriatico?!

LUCIANO – Dai su, non fare il bambino… Sappiamo tutti e due che sei molto più tosto di così.

GIORGIO – Cosa intendi dire?

LUCIANO – Esattamente quello che ho detto: che hai l’aria di essere tonto. E molto anche.  Ma non lo sei … credo che in realtà tu sia un mastino che se azzanna la preda non la molla più.

GIORGIO – Mh? (Tiene in vista il dito ferito e ci soffia sopra)

LUCIANO – Ma sì, tu sei un pit bull, uno squalo, un predatore come quelli che si vedono nei documentari… Un giaguaro che salta sulla preda… Alla fine mi hai trovato, no? Non guardarmi così… ho appena detto che sei un predatore e tu mi fai sta faccia da pesce lesso?

GIORGIO – …Pesce lesso?!...

LUCIANO – Ti manca giusto un ricciolo di maionese…

GIORGIO – …Maionese?!

LUCIANO – …Ecco appunto. E un ciuffetto di prezzemolo. Giorgio, è inutile fare la commedia. Credo di sapere chi sei.

GIORGIO – Non capisco.

LUCIANO – Non è certo un caso se ti trovi qui in mezzo al nulla, su una riva sperduta dove non passa anima viva. Hai calcolato tutto, vero? Qui non prendono neanche i telefonini: se succede qualcosa non si può avvisare nessuno. Qualsiasi cosa tu abbia in mente, questo è il luogo ideale, no? (Guarda l’orologio) A quest’ora anche il nostro amico Teodoro sarà già tornato a casina sua. Siamo solo noi. Se devi dirmi qualcosa dimmela. E se è vendetta quella che cerchi fai pure, sono stanco di vivere in questo modo.

GIORGIO – Guarda che io proprio non ti capisco…

LUCIANO – La finiamo questa pantomima? Mi cercavi e mi hai trovato. Non dev’essere stato nemmeno tanto semplice: neanche la polizia sa dove mi trovo.

GIORGIO – Ma di cosa stai parlando? Io non so assolutamente… aaahhhh (Luciano senza cambiare espressione prende il dito ferito di Giorgio e glielo stritola) Ma sei matto?! Mi hai fatto un male pazzesco, perché hai fatto una cosa del genere?!

LUCIANO – Perché comincio a innervosirmi. Vuoi ammetterlo o no che sei qui per me? Certo non capisco cosa voglia dopo tutti questi anni. Ma immagino che dopo tanta fatica per trovarmi tu abbia quantomeno qualcosa da dirmi…

GIORGIO – (Incredulo, dopo una pausa) Tu sai chi sono?

LUCIANO – Credo proprio di sì. Ho solo fatto un po’ fatica collegare le cose.

GIORGIO – E’ impossibile. È incredibile… Come puoi ricordarti di me?

LUCIANO – Infatti non mi ricordo di te, non ci siamo mai incontrati, giusto? Ma penso di avere qualcosa che ti appartiene. (Luciano tira fuori di tasca una vecchia lettera e gliela porge. Giorgio apre la busta, dà un’occhiata alla lettera)

GIORGIO – Non ci posso credere, la mia lettera… dopo tutti questi anni… l’hai tenuta!

LUCIANO – Certo che l’ho tenuta… Quella lettera è la mia croce, la mia condanna. Dopo aver ricevuto quella, tutto è cambiato. Quel pezzo di carta mi ha rovinato la vita…

GIORGIO – Ma cosa dici…

LUCIANO – La verità. È la tua firma quella in fondo, no? (Giorgio annuisce) E allora è te che devo ringraziare: davvero Giorgio, grazie per avermi aperto gli occhi: (con sarcasmo) ero cieco e mi hai dato la vista. Grazie, perché in pochi mesi ho perso tutto: la dignità, la fiducia in me stesso, il mio migliore amico, la ditta, la famiglia… tutto! E adesso mi raggiungi pure in questo posto dimenticato da Dio, per fare cosa?! Cosa vuoi ancora da me? Non ho più nulla da dare a nessuno, è un viaggio a vuoto il tuo. (Giorgio non risponde) Sapevo che prima o poi qualcuno mi avrebbe trovato, certa gente non si dà pace finché ha saldato l’ultimo conto… certo non immaginavo che tra tutti mi avresti trovato proprio tu, e in questo modo, poi.

GIORGIO – Da quanto tempo lo sai?

LUCIANO – Cinque minuti. Ho visto il nome sul documento poco fa. Ho dovuto fare mente locale, ci ho messo un po’ a collegare le cose, ma poi ho immaginato... A dire la verità mi sembrava strano che uno come te, che non ha mai pescato prima, venisse in un posto del genere con delle canne nuove di zecca. E soprattutto che si facesse amico un vecchio orso come me. (Giorgio comincia a mettere via le sue cose) Che stai facendo? 

GIORGIO – Me ne vado.

LUCIANO – Stai scherzando, spero!

GIORGIO – Hai ragione tu, è un viaggio a vuoto questo. Non ha senso che io sia qui.

LUCIANO – Mi sembra che tu mi debba quantomeno una spiegazione. E smettila di raccogliere roba… Giorgio, pretendo che tu mi dica qualcosa! Dammi una spiegazione, Cristo!

GIORGIO – Vuoi una spiegazione? C’è che la gente come te non guarda in faccia a niente e nessuno, la gente come te non si fa scrupoli. A causa tua ho perso le persone che amavo di più al mondo. Vuoi sapere perché sono qui? È molto semplice. Volevo farti ammettere chi sei e quello che hai fatto…

LUCIANO – Perché, che cos’avrei fatto?

GIORGIO – Lo sai benissimo. Ce l’hai scritto su quella lettera, se vuoi un ripasso generale: i ‘gelati più buoni del mondo’ non sono affatto ‘buoni’. Per ogni gelato che un bambino mangia qui, c’è qualcuno che soffre dall’altra parte del mondo. Ah, hanno un ottimo sapore, certo. Sublime, su questo non c’è dubbio. Ma vengono prodotti sfruttando minori nelle piantagioni dell’Africa, e chi li produce inquina acquedotti e pozzi con scarti industriali.

LUCIANO – Ti assicuro che sfruttare minori non era assolutamente tra le politiche dell’azienda…

GIORGIO – Davvero? Strano, perché invece io coi miei occhi ho visto l’esatto contrario.

LUCIANO – Io non lo sapevo …

GIORGIO – A tuo figlio piaceva il cioccolato, caro Cristiano? Perché adesso è così che ti devo chiamare, giusto? Perché tu sei Venturelli, il magnate, il creatore dei ‘gelati più buoni del mondo’…

LUCIANO – Giuro che se ricanti la canzoncina ti arriva un pugno sul naso…

GIORGIO – (Incalzando) Pensa al paradosso: la cioccolata che mangiava tuo figlio poteva averla coltivata il mio…

LUCIANO – Ma cosa dici…

GIORGIO – Sì, mio figlio. Il simpatico negretto della foto. Si chiamava Sékou… Sékou, ricordatelo bene questo nome, imprimitelo a fuoco nella memoria perché ce l’hai sulla coscienza due volte!

LUCIANO – Di cosa stai blaterando…

GIORGIO – A otto anni tuo figlio andava a pescare con il suo papà… il mio a nove lavorava ancora in una delle tue piantagioni di cacao. Non ti viene il vomito? La prima volta che l’ho visto penzolava svenuto dalle spalle di un ragazzo più grande. Sarebbe morto se questi non fosse scappato dalla piantagione per portarmelo, nel tentativo di salvarlo…  

LUCIANO – Quindi… tuo figlio…

GIORGIO – L’ho adottato certo, c’è bisogno di dirlo? Avresti dovuto vederlo, quel giorno… ciondolava senza vita, non rispondeva più a nessuno stimolo… ed era così piccolo… Nessuno merita un trattamento del genere, nessuno.

LUCIANO – Non capisco… chi l’aveva ridotto in quello stato?!

GIORGIO – Il lavoro massacrante, la fame, le frustate… normalmente ai ragazzi che lavorano nelle piantagioni viene riservato un trattamento che non è tra i più delicati… Sono piccoli schiavi. Né più né meno. E Sékou aveva nove anni. Solo nove. E come lui ce ne sono a migliaia che vengono rapiti, venduti a questi contadini senza scrupoli e sfruttati fino allo stremo delle forze per coltivare cacao. Daloa è una zona di piantagioni, ed è piena di ragazzi che non avranno mai un’infanzia. E questo solo perché altri bambini dall’altra parte del mondo possano abbuffarsi di cioccolato. Ma tu dovresti saperlo… tu e il tuo compare gestivate un bel po’ di terreni in Costa d’Avorio.

LUCIANO – Scherzi?! Io non lo sapevo, non ne sapevo nulla finché non ho ricevuto la tua lettera… Gerardo ha fatto tutto a mia insaputa! Io avevo acconsentito ad acquistare delle piantagioni in quella zona solo perché la qualità dei nostri prodotti fosse controllata in modo più diretto. Volevo che il nostro gelato fosse sano, fosse buono…

GIORGIO – E invece non lo era… Era tutta una copertura. Il cacao veniva prodotto sottopagando i lavoratori adulti e sfruttando i minori. Sékou era uno di loro, ed era troppo giovane, troppo fragile per sopravvivere a quei ritmi… ancora un paio d’ore senza cure e sarebbe morto. Sai quanti ce ne sono come lui?

LUCIANO – Ma io non c’entro… non ne sapevo nulla, giuro…

GIORGIO – Ecco bravo: questo è l’atteggiamento giusto. È proprio così che funzionano le cose: a monte ci sono uomini come te, che se ne stanno seduti comodi alla loro scrivania. A loro basta fare una telefonata, spedire un’e-mail, e dall’altra parte del mondo muore della gente… ma loro si sentono la coscienza pulita, loro non c’entrano, non sono stati… e tu sei uno di loro.

LUCIANO – Ti assicuro che chi gestiva questi affari era il mio socio…

GIORGIO – Ah, lo so benissimo. Che Gerardo Bolzi fosse un criminale e un figlio di puttana mi era ben chiaro fin dal principio… Mi ero informato, so che aveva intrallazzi con tutti. Se si pagano le tasche giuste ti si aprono un sacco di porte e si chiudono molti occhi… Si era fatto amici potenti. Queste cose le sapevo, ed è per questo che la lettera l’ho inviata a te. Speravo che tu fossi diverso, che potessi fare qualcosa, intervenire, non lo so… dicevano che tu fossi la parte sana dell’azienda… ma non sei intervenuto. Non hai fatto niente. Te ne sei completamente lavato le mani. Anche in questo modo si diventa complici.

LUCIANO – Non è così, te lo assicuro…

GIORGIO – Ho un’immagine in testa che mi segue ogni giorno… sai il ragazzo che mi ha portato Sékou in fin di vita? il suo padrone il giorno dopo è venuto a riprenderselo. Dopo aver visto Sékou in quello stato ha capito che non gli sarebbe convenuto portarsi dietro un lavoratore mezzo morto, e me l’ha lasciato, ma ha rispedito l’altro nella tenuta a suon di spintoni e calci. E lo sai? Mentre guardavo quel ragazzo andarsene in quel modo senza poter far nulla, lui si è girato verso di me e mi ha sorriso. Sapeva di non avere altro destino che quello, ma sperava che Sékou potesse avere un futuro migliore… Non ho più rivisto quel ragazzo, ma prego per lui ogni giorno. Mi ha fatto il dono più grande che potesse farmi: mi ha messo nelle mani la vita mio figlio. Ed è con quel sorriso che ho saputo che sarei diventato padre.

LUCIANO – Va bene, bravo. È tutto molto commovente, ma ancora non so dove vuoi arrivare… Dimmi una volta per tutte cosa cerchi da me e facciamola finita.

GIORGIO – Aspetta, lascia che ti racconti, adesso arriva la parte interessante.

LUCIANO – La conosco già, me l’hai scritto in quella lettera sette anni fa: una parte dei nostri terreni veniva utilizzata per smaltire sostanze tossiche e rifiuti industriali.

GIORGIO – E la gente del villaggio moriva intossicata. Ci abbiamo messo un po’ a capire cosa stesse accadendo. All’inizio c’erano stati casi di dissenteria, e pensavamo si trattasse di parassiti intestinali. Poi abbiamo pensato a un’epidemia… Poi invece le persone hanno cominciato a stare male davvero.. e a morire. Nessuno aveva pensato al pozzo. Quell’acqua per quindici anni era stata il nostro sostentamento, la nostra fonte di vita… e invece ci stava uccidendo tutti…

LUCIANO – Ti ripeto per l’ennesima volta che io non c’entro. Ero all’oscuro di tutto, non ne sapevo niente, te lo giuro… Che il mio socio fosse un bastardo e un arrivista l’avevo capito, ma non potevo immaginare che arrivasse a tanto!

GIORGIO – Tu sei uguale a lui! Sei esattamente della stessa pasta. Cos’hai fatto quando hai saputo che sui vostri terreni venivano versati liquami chimici e materiali di scarto? Niente. Esattamente niente. Siamo davvero ai poli opposti, noi due. Non è così? Agli antipodi della catena economica: tu l’imprenditore, io il missionario. Tu crei benessere affamando il Terzo Mondo, e io cerco di porvi rimedio… Tu sei il pesce grande, io quello piccolo. E si sa, il pesce grande se lo mangia il pesce piccolo…

LUCIANO – Smettila.

GIORGIO – Ah, no? Io faccio costruire un pozzo, così che le persone possano cucinare, bere e lavarsi e tu cosa fai? per i tuoi guadagni inquini l’acqua! Dodici persone sono morte per avvelenamento! E tra queste, pensa un po’, c’erano anche mia moglie e mio figlio… Sékou ce l’hai sulla coscienza due volte: prima l’hai reso schiavo e poi l’hai avvelenato… ecco che razza di uomo sei.

LUCIANO – Mio dio… (Comprendendo) Quindi è per questo che sei qui… eri qui per me, con uno scopo preciso…

GIORGIO – (Pausa) Te l’ho detto prima. Volevo vedere in faccia l’uomo che mi ha rovinato la vita.

LUCIANO – No. Voglio sentirtelo dire.

GIORGIO – Cosa.

LUCIANO – Che volevi vendetta… Non è forse così?

GIORGIO – (Giorgio dapprima non risponde. Poi, passivo) A questo punto me ne vorrei andare...

LUCIANO – (Incalzando) E’ per quello che hai passato… Tu avevi intenzione di ammazzarmi…

GIORGIO – (Tentando di giustificarsi confusamente) No, beh io… no, io non sono questo. Io non farei mai…

LUCIANO – Avevi intenzione di ammazzarmi…

GIORGIO – (Sempre a toni pacati) io non sono così… ma figurati se io avrei mai potuto…

LUCIANO – (Interrompendo e incalzando sempre più rabbiosamente) Avevi intenzione di ammazzarmi…

GIORGIO – Ecco, mi sembra che la conversazione si stia arenando, e io sinceramente andrei…

LUCIANO – (Avvicinandosi anche fisicamente) Avevi intenzione di ammazzarmi!…

GIORGIO – (Reagendo all’improvviso, quasi urlando, non tollerando più la pressione) Sì sì sì volevo ammazzarti, va bene?! Volevo vederti morire, volevo giustizia… tu mi hai tolto ciò che avevo di più caro…

LUCIANO – E mi hai cercato per sei anni…

GIORGIO – (Riflettendo tristemente) Sei anni e mezzo. Non è stato facile trovarti. Però è strano, ora che sono qui, io non ce la faccio a…

LUCIANO –  (All’improvviso Luciano dà un violento spintone a Giorgio) Maledetto bastardo! Quindi sei stato tu!

GIORGIO – (Sorpreso) Che ti prende sei impazzito?

LUCIANO –  Sei stato tu ad ammazzare Gerardo… (Luciano afferra Giorgio alla gola. I due si azzuffano, prendendosi a spintoni e tirandosi i vestiti) …e adesso sei qui anche per me. Maledetto…

GIORGIO – Non è affatto così…

LUCIANO – Finalmente mi hai trovato, eh?E allora forza, fammi fuori, ammazzami come hai ammazzato lui…

GIORGIO – Razza di imbecille! Datti una calmata… Adesso sarei io l’assassino?!

LUCIANO – Tu mi hai rovinato la vita…

GIORGIO – No! Tu e il tuo amico l’avete rovinata a me…

LUCIANO – Ti ammazzo! Giuro che ti ammazzo… (riesce a colpire Giorgio)

GIORGIO – Piantala!... Calmati! Non sono stato io…

LUCIANO – Che stai dicendo?!

GIORGIO – Luciano, basta! Calmati… guardami… (Lo prende per il colletto e lo scuote) Non sono stato io! (I due sospendono la lotta guardandosi negli occhi) Non sono stato io. (Ansimando) …Ah è vero. Avrei voluto ucciderti, avrei voluto giustizia… e allora ti ho cercato ovunque, non avevo altro scopo che quello di trovarti. Come un pit bull, come un mastino, sì. Quello che mi ha spinto fin qui è stata una rabbia cieca che mi ha seguito e perseguitato per anni. Io… Pensavo di trovarmi davanti una specie di boss, attorniato da scagnozzi. Un uomo ricco e senza scrupoli, uno che vive da nababbo, che schiocca le dita e altri eseguono per lui, uno con tanto di pelo sullo stomaco… e non lo so. Quando ti ho trovato in questo posto sperduto, solo come un cane, a vivere come un pensionato, lontano dalla tua famiglia… era tutto sbagliato. Io, ti giuro, non ce l’ho fatta. Non aveva più senso ucciderti. A quale scopo? Eri solo uno come tanti. Ah: e mi ero organizzato sai? Nello zainetto avevo cloroformio, nastro adesivo e corde. Ti avrei legato, imbavagliato… Volevo ammazzarti con le mie mani… E invece  non ci riesco. Ogni volta mi dicevo: «Adesso. Adesso è il momento buono. È chinato, è distratto, colpiscilo, avanti» e invece non ce la faccio… Ti guardo e non ci riesco… Ti guardo e vedo solo un uomo. Un tipo insignificante e solo, come me. Non vedo cattiveria nei tuoi occhi. Nonostante i modi burberi non vedo odio. E a dire la verità non mi disturba nemmeno la tua compagnia. Grazie a te ho scoperto che non è così facile diventare assassini. Bisogna esserci portati, vero Cristiano?

LUCIANO – Non chiamarmi più in quel modo. Cristiano Venturelli non esiste più. Non ne voglio più sentire parlare... Che vuol dire che non sei stato tu…? Allora chi l’ha ammazzato Gerardo?

GIORGIO – E io che ne so?! Io no di certo. (I due si guardano) Ma mi vedi come sono? Già nella vita normale sono uno sfigato… Come killer faccio addirittura pena. Sette anni fa vengo in Europa, deciso a far fuori il tuo socio. Prendo una stanza d’albergo, compro tutto il necessario, e poi al telegiornale della sera vedo passare la notizia dell’assassinio Bolzi. Ci crederesti? Sono arrivato tardi. Ci sono rimasto così male… Qualcuno gli aveva già fatto la festa.

LUCIANO – Hai ragione. Sei veramente sfigato!

GIORGIO – (Apre le braccia) Lo so.

LUCIANO – Guarda, non darti pena. Aveva talmente tanti nemici che qualcuno di loro ci ha pensato prima. Credimi, io lo conoscevo fin dai tempi dell’Università, per soldi avrebbe fatto qualsiasi cosa, avrebbe persino venduto sua nonna alla Knorr per farne dei dadi! È brutto da dire, ma ha avuto quel che si meritava.

GIORGIO – (Si massaggia uno zigomo) Mi hai fatto male lo sai?

LUCIANO – Dove, fai vedere…

GIORGIO – Qui… Ahi, non toccare… si vede la botta?

LUCIANO – Eh un po’ sì, mi spiace… Aspetta, credo di avere del ghiaccio per il pronto soccorso.

GIORGIO – Lascia stare, non fa niente.

LUCIANO – No, un attimo, te lo prendo. Se no ti si gonfia la faccia, e già non sei questa gran bellezza…

GIORGIO – (Sinceramente) …Grazie.

LUCIANO – Di nulla. Ah, e per inciso: non osare mai più dirmi che sono uguale al quel fetente di Bolzi, la cosa mi offende parecchio.

GIORGIO – Beh, scusa: tu cos’avresti pensato? Pur sapendo tutto quanto non hai mosso un dito… non hai fatto assolutamente nulla! Perché non l’hai fermato quel bastardo?

LUCIANO – (Passandogli il sacchetto del ghiaccio) Tu non sai niente. Io non sono come credi… Non ti chiedi come mai ho portato con me quella lettera per  tutti questi anni? Dopo aver ricevuto quella tutto il mio mondo è crollato. Ho fatto delle indagini, ho verificato i vari passaggi, i documenti… e accidenti, quello di cui ci accusavi era tutto vero. Ho parlato con Gerardo e ne è nata una lite furibonda, non puoi neanche immaginare… l’ho minacciato di denunciare lui e di bloccare tutti i suoi intrallazzi, ma gli affari in cui era invischiato erano enormi… ho rischiato anch’io di essere coinvolto, ho cominciato a ricevere minacce e avvertimenti, la mia famiglia era in pericolo. Così me ne sono andato. Ho mollato la ditta, mi sono allontanato dalla famiglia. E sono piombato in una depressione nera. Mi sono sentito così impotente… così stupido! Avevo costruito un impero sul nulla, ero stato raggirato da quello che credevo essere il mio migliore amico… Non potevo credere che la nostra ditta nascondesse quelle mostruosità. Fin da ragazzo avevo un sogno: volevo fare dei gelati buoni, sani, che portassero il sorriso sulle labbra della gente, non morte e distruzione… Sono stato in cura, sai? Ho dovuto vedere uno psicologo per quasi due anni. E adesso sono ridotto così: a vivere da solo, come un vecchio cane randagio che ringhia contro tutti… non ero così, sai?

GIORGIO – Così odioso?

LUCIANO – (Lo fulmina con lo sguardo) Così scontroso, sì. Depresso e antipatico. Sei la prima persona che ho lasciato avvicinare dopo tanto tempo. Non ho più nulla, ho perso tutto. Chiunque abbia ammazzato Gerardo crede coinvolto anche me, e probabilmente dopo tutti questi anni ancora mi cerca… Non ho più la mia ditta. Non posso più tornare a casa. Non sento la voce di mia moglie da un’eternità… Ho visto la mia famiglia sei mesi fa, pensa un po’. Ho preso un pullman e ho fatto sette ore di viaggio solo per vederli trenta secondi da lontano, nascosto dietro un albero.

GIORGIO – Non lo sapevo…

LUCIANO – Non potevi saperlo. Quello che mi dispiace è che tutto questo fosse solo una farsa…

GIORGIO – Questo cosa?

LUCIANO – La tua compagnia. C’era un motivo se tornavi qui. Non c’era nessuna amicizia. Era tutto falso.

GIORGIO – Non è così…

LUCIANO – …Come non è così, ma se volevi ammazzarmi!

GIORGIO – In realtà volevo veder morire l’uomo che ha avvelenato la mia famiglia. Strangolarlo, per la precisione. Lo volevo legare, imbavagliare, fargli una ramanzina che non finiva più provando a fargli venire gli ultimi sensi di colpa, e poi strangolarlo con le mie mani.

LUCIANO – Ah ecco.

GIORGIO – E avevo anche una frase ad effetto che avrei pronunciato con aria solenne guardando il suo cadavere dall’alto al basso.

LUCIANO – Pensa tu.

GIORGIO – Ma non era come l’avevo immaginato. Quello che volevo ammazzare era il Cristiano Venturelli che avevo nella testa. Quello opportunista, il corrotto, l’affarista senza scrupoli… Su questa riva tu per me eri solo Luciano, quello con cui passavo i pomeriggi a pescare… Un orso, un brontolone, una testa dura, a volte mi facevi venire un nervoso… ma non sono mai riuscito ad odiarti. E adesso sono felice di averti parlato.

LUCIANO – L’hai capito finalmente che non c’entro? (Giorgio annuisce) Sai quella storia dell’imprenditore e del missionario, del debole e del potente, col pesce grande che mangia quello piccolo? È tutta un’enorme baggianata. Guardami: siamo tutti pesci piccoli.

GIORGIO – (Mostrando lo zigomo) Com’è? Dici che si gonfia?

LUCIANO – (Guardando da vicino) No, non molto. Avrai sempre la tua brutta faccia. Tienici sopra il ghiaccio. Cos’hai da sorridere.

GIORGIO – Ti preoccupi per me?

LUCIANO – No, è che sei più bello quando il sacchetto ti copre la faccia. Senti, sono curioso, qual’era la frase ad effetto?

GIORGIO – Quella che avrei dovuto pronunciare facendoti fuori, ridendo con fare satanico?

LUCIANO – Quella.

GIORGIO – (Fingendo una risata cattiva, con le mani sui finchi) «Ahahah… Oggi un altro Davide ha ucciso il suo Golia»…

LUCIANO – Che schifo. È patetica…

GIORGIO – E’ vero. Adesso che l’ho provata ad alta voce fa cagare anche me…

LUCIANO – E se fosse (fingendo anche lui una risata): «Ahahah… Oggi caro mio si cambia menu: pesce piccolo mangia pesce grande!»

GIORGIO – Non è che questa sia meglio… mica siamo al ristorante!

LUCIANO – E’ vero, suona malissimo. Però è in tema con le nostre attività di pesca…

GIORGIO – Luciano?

LUCIANO – Sì?

GIORGIO – Cosa succederà adesso?

LUCIANO – Per noi? Non lo so. I casi sono due: puoi riprendere le tue cose e tornartene da dove sei venuto, così non dovrai più sopportare questo vecchio orco, oppure domani ci vediamo qui alla solita ora.

GIORGIO – Beh, allora i casi sono tre. Puoi seguirmi.

LUCIANO – Per andare dove?

GIORGIO – In Costa d’Avorio. Magari c’è ancora l’occasione per due vecchie pellacce come noi di ricostruire qualcosa di buono. C’è tanto da fare, sai? (Cominciano a raccogliere le loro cose per partire)

LUCIANO – Dici che potrebbe piacermi?

GIORGIO – Parecchio. Conoscendoti, penso ne andresti pazzo. Ci sono tante cose che vale la pena di conoscere. (Mentre parla e tenta di rimettere a posto, Giorgio si ingarbuglia coi fili) Lì la natura è qualcosa di incredibile, e le persone sono accoglienti… L’Africa è la mia casa, potrebbe diventare anche la tua. Allora, che ne dici?

LUCIANO – Non è una cattiva idea. Prima allora devo sistemare un po’ di cose qui. Penso che andrò alla polizia, ho intenzione di uscire allo scoperto e raccontare quanto mi è accaduto…

GIORGIO – Non lo so… Mi sembra pericoloso… Sei sicuro di volerlo fare?

LUCIANO – Assolutamente. È ora che io affronti il mio passato e prenda i miei rischi.

GIORGIO – E allora con me non ci verrai mai… quando sarà sistemata tutta la faccenda tornerai da tua moglie e non ci vedremo più.

LUCIANO – (Parlando Luciano inizia a sbrogliare dai fili Giorgio, come la cosa più naturale del mondo) Non so cosa accadrà, non ne ho la minima idea. Se sopravvivo spero che mia moglie mi segua. Sempre che voglia ancora rivolgermi la parola… e se non sarà così, verrò solo. Devo rimediare a un bel po’ di cazzate…

GIORGIO – (Con l’entusiasmo di un bambino) Visto che tu hai conoscenze e agganci potremmo creare un’associazione per raccogliere fondi e aiutare i missionari del nostro gruppo…

LUCIANO – Non è che abbia più tanti agganci, ma ci si può provare. Perché no?

GIORGIO – Come potremmo chiamarla?

LUCIANO – …L’associazione che ancora non esiste per sostenere dei volontari che ancora non ci sono? Mah. Potremmo intitolarla a tuo figlio Sékou. Ce l’ho sulla coscienza due volte, ricordi?

GIORGIO – Ho un’idea migliore. Potremmo darle un nome che abbia significato per entrambi. Un nome simpatico.

LUCIANO – Tipo?

GIORGIO – (Uscendo di scena) Ti piace: “I Pesci Piccoli?”

LUCIANO – Non lo so…

GIORGIO – Perché?

LUCIANO – Vai avanti, va. Cammina. (Escono)

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 1 volte nell' ultimo mese
  • 3 volte nell' arco di un'anno