Piangerò sulla tua spalla

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LIONELLO TURRINI

PIANGERO’

SULLA TUA

SPALLA

Fabio

Francesca

Donatella

Giulio

Nadia

Monica

NOVEMBRE 1999

PIANGERO’ SULLA TUA SPALLA

Desideravo mettere in scena "La strana coppia", ma dopo aver tentato di tradurre il testo dall’americano e dopo essermi aiutato con la videocassetta, ho capito che non ce l’avrei fatta.

Nelle compagnie amatoriali abbondano le ragazze e mancano i maschi.

Quattro giocatori di poker, all’inizio, sono troppi.

Che faccio? Rinuncio? E perché? I maschi pockeristi possono diventare due ragazze che desiderano fare le attrici e vanno a provare a casa di Oscar. Oscar, Felix...? No, i miei ragazzi reciteranno con il proprio nome: Fabio, Giulio... E poi i miei attori sono giovani: è improbabile che siano stati sposati. Fidanzati, allora.

E’ ovvio che tutto il testo va a gambe all’aria. Tutto da rifare.

Rimangono le due ragazze con cui gli amici tentano un approccio. Ma il testo originale non va bene. Allora sotto con i cambiamenti; già che ci sono inserisco nuove battute, un po’ perché è necessario e un po’ perché piacciono a me. E via via il vecchio testo sfuma per lasciar posto a un testo rinnovato, ringiovanito. Certo, la struttura è ancora quella, ma i dialoghi sono in buona parte inventati. Il vecchio Oscar, ora è Fabio lasciato dalla fidanzata perché non sa scrivere poesie. E purtroppo assisteremo ai suoi maldestri tentativi di comporre poesie.

Il lavoro piace ai ragazzi, iniziamo le prove e, un po’ per problemi di allestimento, un po’ perché la fantasia non è mai ferma, il copione viene stravolto ancora. A questo punto, una delle battute finali con cui si chiude il primo atto, diventa il titolo "Piangerò sulla tua spalla".

Dopo di che non resta che cambiare una sola cosa: il nome dell’autore.

Eh, sì, ringrazio Neil Simon per lo spunto offertomi, ma adesso non è più un adattamento, è un rifacimento completo.

Nota per chi volesse mettere in scena questo testo: se ce la fate, divertitevi a inserire battute vostre, a tagliare, a modificare. In una parola: create!

Lionello Turrini

PIANGERO’ SULLA TUA SPALLA

Salotto nella casa di Fabio: una porta, a sinistra, dà sulla cucina, un’altra al centro verso l’esterno (sinistra) e verso bagno e altre camere (destra). E’ una calda sera estiva. C’è disordine. Fabio è solo e sta scrivendo. Ogni tanto strappa il foglio dalla macchina da scrivere, lo appallottola e lo getta a terra. Parla a una fantomatica Federica, che si scoprirà poi essere la sua donna che lo ha lasciato.

Scena prima

FABIO Ma come faccio Federica a scrivere poesie, io che mi occupo solo di teatro? Guarda qua (si alza, si avvicina a un tavolo, prende alcune figure, tipo statuine, che lui definisce attori): ecco Federica io so muovere gli attori (sposta le figura). Quando un autore scrive deve sempre avere in testa la scena, altrimenti rischia di far entrare personaggi sbagliati, li mette lì e poi se ne dimentica. Vedi questo? Tra poco dovrà dire una battuta e quindi si muoverà in questo senso (sposta avanti una figura). Questo è il mio mondo, Federica, il palcoscenico. E tu vuoi che ti scriva delle poesie. Guarda qui cosa sono riuscito a scrivere (torna alla

scrivania, prende un foglio e legge)

Frullano le ali del passero - frullano nel mio cuore

ma dopo tanto frullare - ancor non è pronto il frappé.

Il frullo è cessato - e tutto è passato.

Non è pronto il frappé - ma il passato cos’è?

Guardo senza premura - è passato di verdura.

Ti piace Federica? E’ tutto ciò che sono stato capace di scrivere. Io curo ancora la metrica e la rima e tu mi dici che la poesia non deve avere metrica, né rima e soprattutto non deve farsi capire: cioè parola in libertà. Te lo immagini se scrivessi per il teatro... (breve pausa per il pensiero che arriva subito - mima una telefonata) "Pronto commendatore? Le rocce aguzze non frenano il volo del gabbiano che schizza nel cielo di cobalto, mentre i pensieri si frantumano in mille granelli di pulviscolo che si adagiano sull’anima del pescatore distratto". Quello capisce al volo e mi invia la merce richiesta. Ecco Federica, queste sono le ragioni del tuo abbandono: "Fabio io me ne vado, non hai un animo poetico. Sei un materialista... ed anche disordinato". Beh, disordinato forse hai ragione (beve da una lattina che poi getta a terra), in quanto a poeta... sai che ti

dico? Cercati il tuo uomo all’Accademia della Crusca.

Suona il campanello

FABIO Avanti, è aperto.

Entrano Francesca e Donatella

FRANC Ciao poeta.

FABIO Che fai? Sfotti?

DONAT No, non sfotte. Francesca ha ragione: tu scrivi per noi attrici e quindi sei

il nostro poeta di compagnia.

FRANC E non solo, ma anche la nostra salvezza.

FABIO In che senso?

DONAT Beh, intanto ciao (si scambiano un saluto con un bacio e così farà anche Francesca - riprende) Nel senso che siamo qui per cercare di capire

qualcosa del lavoro che stiamo mettendo in scena.

FRANC Se non ci aiuti tu... lo sai com’è il nostro regista, è capace solo di dire

"Dovete studiare a memoria per poi calarvi nel personaggio"

DONAT Ma lui non ci dice niente dei personaggi. Questi poi sono del seicento.

Figurati noi cosa ne sappiamo.

FABIO Perché vi manca la cultura teatrale.

DONAT Ma non è compito del regista spiegarci tutto?

FRANC Dai raccontaci tu, allora, chi sono queste "preziose ridicole".

DONAT Scusa Francesca, ma non doveva venire qui anche Giulio?

FRANC Sì l’ho chiamato io ieri sera e mi ha confermato che sarebbe venuto

anche lui da Fabio.

DONAT Di solito è così puntuale. Non sarà mica ammalato?

FRANC E se gli fosse successo qualcosa?

FABIO A Giulio? Quello è così prudente che dà la precedenza anche alle

lumache.

DONAT Magari alla macchina

FABIO Impossibile: il suo serbatoio è sempre pieno, ogni tre gironi la fa

controllare e quindi non può essere un problema di vettura.

DONAT Proviamo a telefonare a casa?

FRANC Per una volta che tarda, dai non preoccupiamoci. Su Fabio, raccontaci

qualcosa di queste preziose ridicole.

FABIO Molière era molto spiritoso e gli piaceva canzonare tutti: i malati immaginari, i medici che li curano, gli avari, gli impostori. In questo lavoro vuole prendersi gioco di quelle giovani ambiziose che vogliono farsi preziose e alla fine diventano ridicole. Sono provinciali che arrivano a Parigi e adottano un linguaggio assurdo, cambiano nome e desiderano entrare a far parte dell’élite degli intellettuali. Snobbano due giovani per bene e impazziscono poi per due imbroglioni, che sono in effetti i servi, travestiti da marche e visconte, dei due giovani trattati male poco prima.

Volevano farsi preziose e diventano ridicole.

DONAT Che ore sono?

FRANC Secondo voi perché Giulio non arriva? Non ha mai fatto così tardi.

FABIO Può darsi che sia rimasto chiuso nel bagno del suo ufficio. Lo sapevate che gli è già successo una volta? Ha scritto il suo testamento su mezzo rotolo di carta igienica. Che pazzo! (apre una lattina di Coca Cola) Chi

vuole una Coca?

DONAT Io, grazie.

FABIO Attenzione: ecco che Donatella si becca una lattina di Coca calda.

FRANC Non hai ancora sistemato il frigorifero? Ormai sono passate due

settimane. E’ per quello che c’è questa puzza?

DONAT Puzza e disordine. Aveva ragione Federica.

FABIO Calma, calma. Quando desidero sentire qualcuno che mi fa delle menate,

telefono a Federica. Non metteteci anche voi. Volete patatine, un panino?

FRANC Sapete chi fa dei buoni panini? Giulio. Avete mai provato quelli con la

crema al formaggio spalmata sul pane di noci?

FABIO (apre una lattina di birra, spruzza tutti e bagna il tavolo che ripulisce gettando la birra caduta in terra; passa la lattina a Donatella - non fanno in tempo a riprendere che Fabio ripete la stessa operazione con i

medesimi risultati).

DONAT Cosa si fa? Chiamiamo a casa di Giulio o iniziamo a provare?

FABIO Siete già in grado di provare?

FRANC Sì, non abbiamo capito niente però sappiamo tutto a memoria.

FABIO Va bene, allora proviamo. Giulio arriverà tra poco, vedrete.

DONAT E’ la prima volta che fa tardi.

Suona il telefono. Fabio va a rispondere.

FABIO Chi? Chi è che... ah, Federica, la mia fiamma antica, ora soltanto amica... Perché? Ti sembro un buffone? Cercavo di essere poetico. Ah, sì, hai ragione: la rima non si usa più. Come? Ottocentomila di riparazione? Sì, lo so che la macchina è mia, ma te la sei presa tu e quindi... Ah, ottocen- tomila è la mia metà. Ma cosa hai fatto? Hai centrato un TIR? Cosa? Si tratta solo di una revisione generale, ma... i tagliandi? Non credo... ah, bisognava fare i tagliandi... sì, sono il solito disordinato, pigro e incosciente. Ma è colpa tua... eh sì, cara. Avevi detto: vedrai che sotto la mia guida diventerai ordinato e saggio. Ma te ne sei andata prima di finire le lezioni... Ma sì che avrei imparato... mi sembrava di essere già a

buon punto.

FRANCESCA e DONATELLA (ridono)

FABIO Va bene, va bene, non tergiverso. Ti darò le ottocentomila lire. Anzi sai cosa devi fare? Falle addebitare sul mio conto... Come non ho un conto? Me l’avrai prosciugato tu... scherzavo, dai. Va bene, andrò io dal mecca-nico a saldare il conto. Certo che ci vado subito... ho capito, ho capito: se non vado subito si trattiene la macchina. Allora vado immediatamente (gesto con mano sulla fronte come e dire "sei matta"). Domani, si capisce. Ciao Federica... ah, ho iniziato a scrivere poesie... così così, ma appena il genio partorirà qualcosa di eccezionale... accadrà, accadrà,

vedrai. Ciao Federica.

DONAT Ma cosa pensi di fare? Non vai a pagare il conto?

FABIO Sì, appena la SIAE mi liquida i diritti d’autore. Peccato che nessuno

ultimamente abbia rappresentato le mie commedie.

FRANC E Federica resterà senza auto?

FABIO Ma voi da che parte state? Perché vi preoccupate per Federica? Non era

Giulio che vi preoccupava?

DONAT E’ vero, che si fa?

FABIO Facciamo così: voi provate la scena precedente all’arrivo di Mascarillo. Vedrete che Giulio arriverà proprio nel momento dell’entrata in scena. Dai, datemi il copione (gli viene dato, lo sfoglia, breve pensiero) Va

bene. Allora sedetevi al centro della scena.

FRANC Dove?

FABIO Lì, sulla panchetta.

DONAT E il divano? Che fine ha fatto?

FABIO Federica si è preso anche quello. Dai, forza, mettetela al centro.

FRANC e DONAT (eseguono)

DONAT Vestite così?

FRANC Possiamo frugare nel tuo baule?

FABIO Va bene

FRANC e DONAT (frugano, trovano ventagli, vestiti d’epoca, li indossano)

DONAT Va bene così? Cosa direbbe Molière?

FABIO Morirebbe dall’invidia. Dai, cominciamo.

FRANC Inizio io. Sono Catherine, lei è Magdelon (si siede e accavalla le gambe)

FABIO Ahi, ahi, ahi, cominciamo male

FRANC Perché?

FABIO Perché le signorine per bene, all’epoca, non accavallavano le gambe.

FRANC (si siede compostamente) Siamo all’inizio della scena con la madre.

FABIO In origine era il padre, ma siccome nelle compagnie mancano sempre i maschi, ecco che il padre è diventato una madre. Comunque non cambia

niente. Vai Catherine.

DONAT Fabio, fai tu Blanche, la madre?

FABIO Va bene.

DONAT Sarebbe meglio chi ti mettessi la parrucca.

FABIO Cosa?

FRANC Dai Fabio, Donatella ha ragione.

FABIO Ma guarda se... (brontola poi va a prendere la parrucca, che indossa)

FRANC Bellissima.

FABIO Dai, senza sfottere...

FRA-CAT Cara zia, vorrei dirvi come la penso riguardo al matrimonio: la trovo la

cosa più repellente che si possa immaginare. E poi dormire con un

uomo tutto... (mano sulla bocca)

DON-MAG Lasciateci respirare quest’aria nuova. Lasciateci tessere la trama del

romanzo della nostra vita e non affrettate l’epilogo.

FABIO Questa la dico io

FAB-BLA Romanzo? Epilogo? Non capisco cosa abbiate in testa voi, ma io ho le

idee molto chiare: o vi maritate o vi fate monache. Decidete voi.

FABIO E qui la madre esce di scena.

FRA-CAT Mio Dio. Vostra madre ha lo spirito sprofondato nella materia. Che

intelligenza ottusa e che buio nella sua anima.

DON-MAG Che volete farci, mia cara? Sono confusa per lei. Faccio davvero fatica

a persuadermi di essere sua figlia... Vedrete che un giorno scoprirò di

avere origini più illustri.

FABIO E qui entra in scena Marotte, la cameriera.

FRANC (a Fabio) Falla tu, per favore

FABIO Va bene (toglie la parrucca) Per fortuna le cameriere non portano la parrucca (va a deporla nel baule e, spostando gli oggetti, emerge una

"crestina" da cameriera)

FRANC (la vede) Sì, sì, quella.

FABIO Cosa?

DONAT Sì, Fabio, mettila, dai.

FABIO (esegue, poi...)

FAB-MAR C’è un servitore che domanda se siete in casa e dice che il suo padrone

vuol venire a trovarvi.

DON-MAG Imparate una buona volta, stupida, ad annunciare in modo meno

volgare. Dovete dire: c’è un indispensabile che chiede se vi è comodo

d’essere visibili

FAB-MAR Caspita! Ma... mi spiace signorina, io non ho studiato come voi il

latino

DON-MAG Impertinente. E il padrone di questo servitore chi è?

FAB-MAR L’ha chiamato... marchese di Mascarillo.

DON-MAG Oh, mia cara, un marchese, un marchese. Sì, andate a dirgli che può

vederci. E’ senza dubbio un bello spirito che avrà sentito parlare di noi.

FRA-CAT Certamente, mia cara. Un marchese...

DON-MAG Io penso che dobbiamo metterci un po’ a posto (a Marotte). Presto

venite a porgerci il consigliere di grazie.

FAB-MAR Parola mia che non so di che bestia si tratta. Se parlaste da cristiane,

forse vi capirei.

FRA-CAT Lo specchio, sciocca, portateci lo specchio. Che ignorante. E procurate

di non imbrattare la spera riflettendovi la vostra immagine.

DON-MAG Usciamo, non è conveniente farci trovare qui.

FRANC E qui dovrebbe arrivare Giulio, il marchese di Mascarillo.

DONAT Come siamo andate?

FABIO Recitate un po’ a spanne. Penso che dovrò iscrivervi a una buona scuola di teatro, dove oltre alla recitazione, vi insegneranno anche da ascoltare i

registi.

DONAT Chi? Tu o il nostro esimio dottore in recitologia?

FRANC Dai, Fabio, perché non fai tu Mascarillo?

FABIO Eh, no, date a Giulio quel che è di Giulio (guarda l’orologio) però mi

preoccupa. Adesso telefono a Gianna.

FRANC Finalmente ti sei deciso.

FABIO (compone il numero, attende) Ciao Gianna, sono Fabio, Come vanno i preparativi? Come non se ne fa niente? Ma non dovete sposarvi tra un mese? Cosa? Giulio ti ha stressato e l’hai.... (adagio verso Donatella e Francesca) L’ha cacciato di casa (a Gianna) Ma lo sai com’è... sì, va bene, è un precisino, un po’ troppo pignolo, ma da qui a... Addirittura...? Non vuoi più sentir parlare di lui. Ma sai almeno dove potrebbe essere? Qui lo stiamo aspettando per le prove... (a Donatella e Francesca) Ha detto che andava a uccidersi (a Gianna). Ecco vedi? Il troppo teatro distrugge. Giulio è un bravo attore e ha voluto recitare anche questa sera. Dici di no? E cosa si può fare? (balzo - mette giù adagio il ricevitore).

Ha detto: che si impicchi e ha buttato giù. Credo sia incavolatissima.

FRANC Bello! Giulio va ad uccidersi e lei è arrabbiata.

DONAT Cosa si può fare? Tu sai, Fabio, se ha dei posti dove va a rifugiarsi? Un

bar, un circolo sportivo, un cinema...

FABIO Giulio? Bar e cinema costano e quindi Giulio non lo vedono mai. In quanto a un circolo sportivo, non so proprio che sport potrebbe fare uno

che ha paura di sudare.

FRANC E’ vero, anche a teatro si lamenta sempre per il troppo caldo o per gli

spifferi d’aria o per la polvere sul palcoscenico.

DONAT Già, prima delle prove scopa il palco e poi spruzza dell’acqua

nebulizzata, "per non fare alzare la polvere" - dice.

FABIO Allora, vediamo un po’... come potrebbe uccidersi? Piantarsi una lama

nel costato?

DONAT No, la lama è fredda e potrebbe bloccargli la digestione.

FABIO Ingerire del veleno?

FRANC Mai dopo i pasti.

FABIO Impiccarsi?

FRANC Poi gli mancherebbe l’aria. Non potrebbe scegliere di impiccrsi.

DONAT Se fosse tornato dalla mamma?

FABIO Abita in Sicilia. Un viaggio troppo lungo per uno che soffre da morire.

FRANC Per me è un po’ vigliacco. Non ha la forza di uccidersi.

DONAT E’ vero: uno come lui piuttosto litiga, fa scoppiare una rissa e si fa

ammazzare. Così la colpa è degli altri.

FABIO Mi sembra un’analisi precisa. Telefoniamo ai carabinieri per sentire se è

scoppiata qualche rissa nei dintorni.

FRANC E se si fosse perso? Magari gira inebetito e non sa cosa sta facendo.

FABIO come può essersi perso alla sua età, in una cittadine ben illuminata come la nostra? (si potrebbe citare il nome della città in cui viene rappresen-

tato il lavoro).

FRANC Magari ha avuto un incidente.

DONAT Si sarebbe già sentito qualcosa. Qui si sa sempre tutto...a volte anche

prima che succeda.

FRANC Magari è sdraiato in qualche strada buia e nessuno lo conosce.

FABIO Impossibile: il sindaco dice che non esistono strade buie.

DONAT Forse è stato assalito e qualcuno gli ha rubato il portafogli.

FABIO Avrebbe già fatto la denuncia.

FRANC Magari gli hanno portato via anche i vestiti. Io ho conosciuto un uomo

che è stato derubato nello studio di un dottore ed è dovuto andare a casa

con i vestiti dell’infermiera.

FABIO Francesca...!

FRANC Allora parla tu: cosa pensi?

FABIO Io penso che sia successo qualcosa di veramente grave.

DONAT Come fai a dirlo?

FABIO Me lo sento dentro.

FRANC Come amico o come commediografo?

DONAT Forse è in giro completamente ubriaco. Beve?

FABIO Giulio? Ma per piacere, non ha mai bevuto.

DONAT Peggio! Allora se non sopporta l’alcol stramazzerà al suolo dopo due

bicchieri.

FRANC Un momento, non complichiamo la situazione. Se noi non sappiamo dov’è, non vuol dire che qualcun altro non sappia dove sia. Ha per caso

un’altra ragazza?

FABIO Una che?

FRANC Una ragazza, no?

FABIO Giulio che va in giro con una ragazza? Ma sei pazza? Uno con la canottiera e la pancera. Era già successo un miracolo quando ha trovato

Gianna.

DONAT Vorresti dire che tu sai con certezza chi ha o chi non ha una ragazza?

FABIO Sì, lo so.

DONAT Va bene, visto che sei così intelligente: il mio ragazzo ha una ragazza?

FABIO Sì.

DONAT Cosa? E me lo dici così? Te lo ha detto lui?

FABIO Sì, il tuo ragazzo mi ha detto che ha una ragazza che si chiama Donatella.

DONAT No! Anche lei Donatella come me.

FRANC Ma sei tu, no? Dai Donatella sveglia. Fabio, ma ti sembra questo il momento di scherzare... con Giulio che potrebbe... (drammatica) non

essere più tra noi?

Suona il campanello.

FRANC E’ lui.

DONAT Sarà sanguinante, moribondo.

FRANC Svelto, Fabio, vai ad aprire.

FABIO Perché? Noi non sappiamo niente. Riprendiamo le prove e lo

rimproveriamo per il ritardo.

DONAT Avete finito? Così gli date il tempo per impiccarsi sul pianerottolo.

Il campanello suona ancora.

FABIO (forte) Avanti... Allora Francesca, la tua battuta dev’essere più sciocca.

GIULIO (entra camminando adagio) Salve a tutti.

FABIO (senza nemmeno girarsi) Siamo in ritardo, eh?

DONAT (senza dar importanza) Ciao Giulio.

FRANC Ciao Giulio

GIULIO Mi dispiace del ritardo (gli altri provano)... C’è rimasto un po’ di ginger?

FABIO Credo di no, Giulio. Però c’è della birra.

GIULIO No, mi andava un ginger. Chissà perché non ho voglia di birra.

FRANC Dai, Mascarillo, viene che stiamo provando.

DONAT Chi tocca?

FABIO Tocca a te, devi dire...

GIULIO Hanno mica telefonato per me?

FABIO Telefonato per te? No, no che mi ricordi. Perché? Ti aspettavi una

telefonata?

GIULIO No, domandavo soltanto.

FRANC (fingendo di provare) Un marchese?

DONAT Facciamolo entrare

GIULIO Pensavo che avesse chiamato qualcuno, invece non ha chiamato nessuno.

FABIO Esatto.

DONAT Presto, Marotte... Giulio sei pronto?

GIULIO (alla finestra) Che bella vista. Sono otto piani.

FABIO (alzandosi gli va vicino) No, sono solo sette piani. Che freddo. Voi non

sentite freddo?
DONAT No... (capisce) Sì, è vero fa freddo.

FABIO E’ meglio chiudere. Vuoi provare con noi, Giulio?

GIULIO Non lo so, non mi sento molto in vena di far teatro.

FABIO E che cosa sei in vena di fare?

GIULIO Non lo so... devo pensarci un po’ (si avvia verso il bagno).

FABIO Dove vai?

GIULIO Al bagno.

FABIO Da solo?

GIULIO Ci vado sempre da solo.

FABIO Ci resterai a lungo?
GIULIO Beh, quanto è necessario. (esce)

FRANC Sei pazzo a lasciarlo andare al bagno da solo. E se tentasse di

ammazzarsi?

FABIO E coma fa ad ammazzarsi?

DONAT Con le lamette da barba.

FABIO Uso il rasoio elettrico.

FRANC Potrebbe buttarsi dalla finestra: c’è un finestra!

FABIO Ma è larga solo venti centimetri.

DONAT Può rompere il vetro e tagliarsi i polsi.

FABIO Sì, e buttarsi nella tazza e tirare la catena.

Tutti vicini alla porta del bagno

FRANC Sta uscendo.

Adagio riprendono i propri posti.

GIULIO (rientra) Beh, allora io me ne vado (scoppia a piangere).

FABIO Cosa c’è?

GIULIO No, io non posso parlare, non posso parlare con nessuno. Lasciatemi

andare, vi prego, lasciatemi andare (si alza di scatto, infila la porta, lo

seguono, non riescono ad aprire la porta).

GIULIO (apre e resta sulla porta) Ah, la mia schiena, la mia schiena (si lamenta).

Volete lasciarmi entrare?

FABIO Perché ti lamenti? Hai mal di stomaco?

DONAT Cosa hai preso?

GIULIO Niente, non ho preso niente... Non dite a Gianna cosa ho fatto, vi prego.

FRANC Cosa hai fatto?

GIULIO Ho preso delle pillole verdi, delle pillole verdi nell’armadietto. Ma non

telefonate a Gianna.

FABIO E quando le hai prese quelle pillole?

GIULIO Non lo so, un paio d’ore fa.

DONAT E quante nei hai prese? Non lo so... ho preso tutto il flacone.

FRANC Bisogna fargliele uscire,

DONAT Una lavanda gastrica. Chiama un’ambulanza.

FABIO Ma non sappiamo nemmeno che pillole erano. Potevano essere anche

vitamine.

FRANC Fallo camminare, Fabio, non lasciarlo addormentare.

DONAT Aprigli il colletto.

Gran confusione intorno a Giulio.

FABIO Volete chiudere il becco?

GIULIO Non chiamate Gianna. Fermi, smettetela, il mio braccio...

FRANC Dobbiamo farti uscire le pillole.

GIULIO Le pillole sono già uscite: ho vomitato prima (tutti si allontanano un po’)

(quasi fra sé) Nove anni, nove anni che ero fidanzato. Lo sapete che

erano nove anni che ero fidanzato?

DONAT Sì, lo sappiamo.

GIULIO Ed è tutto finito così, a un mese dal matrimonio.

FABIO Andiamo, sono cose che succedono. Avrete litigato tante altre volte.

GIULIO No, no, è finita. Domani lei andrà da un avvocato per dividere quello che

abbiamo comprato per la casa nuova. Dammi da bere.

FABIO Ginger... (cenno di "non ce n’è" con le dita - gli passa la sua lattina di

birra) Su non te la prendere. Dai ragazze, non stiamo qui a guardarlo.

GIULIO Sì, per favore, non guardatemi, mi vergogno tanto.

FRANC Penso che ormai non si prova più (si avvicinano al baule per svestirsi).

GIULIO Non raccontatelo a nessuno.

DONAT Stai tranquillo. Pensi che proverremo domani o dopo?

FABIO Non pensiamo alle prove. Ora andate ragazze (escono con le solite

raccomandazioni).

FRANC Non ci tentare più, capito?

GIULIO No, non ci tenterò di nuovo, per ora almeno. Sono molto stanco.

FABIO Eh, sì è molto stanco: ha avuto una giornataccia. Buonanotte ragazze (sta

per chiudere la porta)

DONAT (sull’uscio, adagio) Levagli la cintura e le stringhe (a Giulio) Buonanotte

Giulio, sono sicura che domani starai molto meglio (esce).

FABIO Ah Giulio, Giulio, Giulio... lo so, lo so, lo so... lo so!

GIULIO Fabio, che farò adesso?

FABIO Ne parleremo dopo. Prima mangia qualcosa. Vuoi un po’ di cioccolata

calda? Te la scaldo.

GIULIO La cosa terribile è che io l’amo ancora.

FABIO Vuoi dei biscotti? Dei cioccolatini ripieni? Ce n’è una scatola con tanti

gusti diversi.

GIULIO Avevamo tante cose insieme... dei bei quadri, dei bei mobili... Chi mai ha

avuto dei quadri cos’ belli, eh? Chi mai ha avuto...?

FABIO Nessuno, nessuno...

GIULIO Ecco, nove anni buttati via.

FABIO A tutto c’è rimedio, l’importante è non disperarsi.

GIULIO Non è giusto, non è giustoooo, oh, oh...

FABIO Cos’hai?

GIULIO Il collo, uno spasmo al collo, mi capita quando sono teso oh, oh...

FABIO Rilassati Giulio, rilassati. Ti fa male?

GIULIO No, mi fa bene.

FABIO Aspetta (lo massaggia) Se ti faccio male dimmelo, perché non so cosa

diavolo sto facendo.

GIULIO (mugula - respira col fischio)

FABIO Cos’è questo rumore?

GIULIO Faccio fatica a respirare, sarà la polvere. Apri la finestra.

FABIO Non si apre nessuna finestra qui al... settimo piano. Se vuoi aria fresca,

andremo giù a fare due passi.

GIULIO Io sono un debole, lo confesso, sono un debole, sono un debole.

FABIO Tu seppellirai tutta la generazione attuale (prende per sé e offre anche a Giulio del gelato).

GIULIO Tu non capisci: io non sono niente. Senza Gianna e senza i miei quadri e i mobili nuovi non sono niente.

FABIO Questo lo dici tu. Tu sei qualcosa: sei una persona. Non sei un pesce, né un bue: sei tu. Cammini e parli e mangi pillole verdi e invii proclami di suicidio. Nessuno lo fa, Giulio, nessuno. Te lo dico io, tu sei un genere unico al mondo (muovendosi fa cadere una goccia di gelato sul vestito di

Giulio).

GIULIO Mi hai macchiato. Capirai, questo è gelato di cioccolato e il cioccolato

macchia.

FABIO Il gelato non macchia.

GIULIO La vaniglia e il caffè non macchiano, ma il cioccolato sì. Eh, guarda un

po’ qua (cerca di pulirsi).

FABIO Giulio, lascia perdere, ti ci rimarrà tutto l’alone.

GIULIO Non viene più via.

FABIO Vuoi che usciamo? Possiamo andare a trovare delle mie amiche che...

eh?

GIULIO Già. È facile per noi uomini, giriamo, possiamo fare amicizie, ma ci

pensi a Gianna?

FABIO Cosa c’entra Gianna?

GIULIO Lei è sola poveretta, per una donna è più difficile fare amicizia.

FABIO Giulio, la smettiamo di parlare di Gianna?

GIULIO E che cosa vorresti che facessi? Che la dimenticassi? Come la posso

dimenticare dopo nove anni di fidanzamento?

FABIO Non lo so, questi sono i fatti e devi affrontarli. Non puoi passare la vita a

piangere.

GIULIO Lo sai? Sono allergico a un sacco di cose: perfino ai profumi. Te lo immagini Gianna che non poteva mettersi il profumo. Non riusciva a

sopportarmi. Lo so, forse esaspero un po’ tutti.

FABIO Non è mai uno solo che rovina un rapporto

GIULIO Tu non sai cos’era casa mia. Io sono fissato per le pulizie. Pulivo dove

Gianna aveva già pulito. E andavo sempre in cucina a ricuocere i suoi

piatti: perché sono anche migliore di lei a cucinare.

FABIO Lo so, lo so

GIULIO Ah, l’ho cotto proprio bene il mio fidanzamento. Stupido, imbecille... (si

dà una botta in testa).

FABIO Giulio, non fare così: poi ti viene anche il mal di testa.

GIULIO Non ci resisto più, davvero. Odio me stesso, oh sapessi quanto mi odio.

FABIO Tu non ti odi, tu ti vuoi bene. Credi che nessuno abbia problemi come i

tuoi?

GIULIO Credevo che tu mi fossi amico.

FABIO Lo sono. Ti parlo così perché ti voglio bene, quasi quanto te ne vuoi tu.

GIULIO E allora perché non mi aiuti?

FABIO Aiutarti? E come se non riesco ad aiutare nemmeno me stesso? Tu credi

di essere un uomo impossibile? Ah, Federica mi chiedeva sempre: A che ora vuoi mangiare? - Non lo so, non ho fame. Poi la svegliavo alle tre del mattino per dirle: Ora ho fame. Ho preso stipendi favolosi come giornalista negli ultimi quattro anni e sono riuscito a mettere da parte ventimila lire. La trascuravo, spegnevo cicche sui mobili, mentivo in continuazione... non sono mai riuscito a scriverle una poesia. E ancora

non capisco perché mi ha piantato.

GIULIO Io non credo che riuscirò a vivere da solo, Fabio. Tra quindici giorni sarò

completamente a pezzi. Come potrò lavorare? Come potrò vivere?

FABIO Ti metterai a piangere agli angoli delle strade. Vedrai che qualche spicciolo lo rimedierai. Intanto per questa notte dormirai qui. Domani

porterai il tuo pigiama e il tuo spazzolino da denti e verrai a stare con me.

GIULIO No, no è il tuo appartamento, ti darei fastidio.

FABIO Figurati che è così grande che potremmo stare anche un anno senza

incontrarci. Davvero, voglio che tu venga qui.

GIULIO Ma io sono una bestia.

FABIO Lo so, non c’è bisogno che me lo ripeti.

GIULIO Allora perché vuoi che venga qui?

FABIO Perché io non sopporto di vivere solo. Ecco perché. E’ una proposta

seria, che altro pretendi? Un anello di fidanzamento?

GIULIO Se dici sul serio io potrei esserti molto utile qui, sono bravo nei lavori di

casa, so anche aggiustare la roba. Lo sai che riparai io l’asciugacapelli di

Gianna?.

FABIO Il mio asciugacapelli se l’è portato via Federica.

GIULIO Lasciami fare qualcosa. Io devo fare qualcosa.

FABIO Va bene, puoi togliere dagli asciugamani le cifre di Federica. (indica una

porta, la apre) Ecco puoi dormire qui, nella camera degli ospiti.

GIULIO Io cucino, lo sai? Sono un cuoco formidabile.

FABIO Non c’è bisogno: ho tante patatine fritte da andare avanti per un anno.

GIULIO Due pasti al giorno in casa, risparmieremo un sacco. Ti piace il cosciotto

d’agnello?

FABIO Sì, mi piace.

GIULIO Lo farò questo week end. Ma come farò? Ce l’ha Gianna la pentola.

FABIO Lascia perdere Giulio, ci compreremo le nostre pentole. Non mi

esasperare prima ancora di traslocare. Va bene?

GIULIO Hai ragione, Fabio, se faccio qualcosa che ti irrita o che ti dispiaccia non esitare a dirmelo, sai. Questa è casa tua e io non voglio fare niente che ti

irriti o ti dispiaccia.

Suona il telefono.

FABIO Pronto? Ah, salve Gianna.

GIULIO Ah, non dire niente, io non sono qui, tu non sai niente di me. Non sai dove sono, non mi hai visto, non ti ho telefonato e non sono qui. Io non

sono qui.

FABIO Sì, è qui.

GIULIO Come ti sembra? Preoccupata? Eh, cosa dice? Sta piangendo? Eh, sta

piangendo? Vuol parlare con me? Io non voglio parlare.

FABIO No, no, verrà a stare qui con me.

GIULIO E dille pure che io non torno più da lei perché ne ho abbastanza. Ho sop- portato tanto quanto lei. Anch’io sono un essere umano e lei non è l’uni-

ca ad aver sofferto in questi anni di fidanzamento. Avanti, su diglielo.

FABIO Sì, sta bene.

GIULIO Non dirle che sto bene. Non hai visto in che stato ero prima? Volevo

ammazzarmi. Perché le hai detto che sto bene?

FABIO Sì, capisco Gianna.

GIULIO Vuole parlare con me? Chiedile se vuole parlare con me.

FABIO Senti Gianna, vuoi parlare con lui? Ah, non vuoi parlare con lui. Si

capisco... lo manderò. Buonanotte Gianna.

GIULIO Ah... e così lei non vuole parlarmi?

FABIO No.

GIULIO E perché ha telefonato?

FABIO Voleva sapere quando passi a prendere i tuoi vestiti, perché vuol liberare

l’armadio. Pensa di avere già un acquirente.

GIULIO Del mio armadio? Un acquirente del mio armadio nuovo?

FABIO Senti Giulio: è quasi mezzanotte, andiamo a letto. Ti prendo un pigiama

pulito. Preferisci le strisce, le aplline o gli animali?

GIULIO Io voleva ammazzarmi e lei pensa a vendere l’armadio.

FABIO Le vuoi le pantofole? Ti trovo un bel paio di pantofole.

GIULIO E’ meglio così. Mi ha fatto finalmente capire che è finita. Non c’ero

arrivato fino a questo momento.

FABIO Vorrei che tu andassi a dormire.

GIULIO Il mio rapporto con Gianna è finito davvero. Beh, ora non mi sembra

più grave. Credo di poter sopravvivere.

FABIO Sopravvivi domani, va a dormire adesso.

GIULIO Tra qualche minuto, devo riflettere.

FABIO Giulio, questa è casa mia. Gli orari li decido io.

GIULIO Fabio non hai capito: devo riflettere. Prima metterò in ordine la casa.

FABIO Non c’è bisogno che tu metta in ordine.

GIULIO Non dormirei sapendo che c’è una stanza in questo stato. Tu vai pure a

letto. Ci vediamo domani. Ti preparo la colazione, eh?

FABIO Senti Giulio, non vorrai mica fare lavori grossi, spero.

GIULIO Oh, dieci minuti mi bastano e avanzano. Solo dieci minuti, lavo i piatti e

vado a letto.

FABIO (tra sé) Vuole lavare i piatti. (fa per uscire)

GIULIO Fabio

FABIO Sì...?

GIULIO Me la caverò. Piangerò sulla tua spalla per qualche giorno, ma poi

vedrai che me la caverò.

FABIO Bene, per qualche giorno la spalla è tua. Buonanotte Giulio.

GIULIO Buonanotte, Gianna.

Fine primo tempo

ATTO SECONDO

FABIO (sta guardando la partita alla TV)

GIULIO (dalla cucina) Fabio, cosa devo fare per cena?

FABIO (grugnito) Quello che vuoi

GIULIO E’ finita la partita?

FABIO (dalla TV si sente un brano di cronaca...: Serve un gol, un gol per la qualificazione. Mancano solo due minuti e rischiamo di essere eliminati. Ecco Del Piero, avanza, dribbla e mette in rete, gol, gol, magnifico gol.

Un attimo prima del gol, Fabio si è girato per rispondere) No, non è

ancora finita (la TV prosegue: Peccato che per lo sciopero dei tecnici non si possa vedere il replay. E’ stato un gol stupendo) - Ecco mi hai

perdere il gol (spegne la TV stizzito).

GIULIO Spero che tu oggi non abbia mangiato le salamelle perché vorrei farle

stasera con i fagioli.

FABIO Ma chi se ne frega se stasera vuoi fare le salamelle con i fagioli, Giulio.

Che palle!

Suona il campanello

FABIO (va ad aprire - entrano Francesca e Donatella) Ciao, pulitevi le scarpe.

DONAT Cosa?

FABIO Pulisciti bene sullo zerbino se non vuoi farmi arrabbiare.

FRANC (entrando) Ehi, che è successo all’appartamento?

FABIO Devono fotografarlo per una rivista di arredamento. Prendete la

panchetta.

DONAT Ma è sempre la stessa?

FABIO Uh, uhm... vuoi una coca? (esce, rientra) Ecco una Coca ghiacciata per

Francesca.

FRANC Ghiacciata?

FABIO Eh, sì. Dov’è il sottocoppa?

FRANC Cosa?

FABIO Il sottocoppa

FRANC Da quando?

FABIO Da quando i bicchieri lasciano piccoli cerchi sul tavolo e noi non

vogliamo piccoli cerchi sul tavolo.

GIULIO Ecco un bel sandwich caldo. Lo vuoi Donatella?

DONAT Oh, che buon profumo. Cos’è?

GIULIO Acciuga con pomodoro e maionese.

DONAT L’hai fatto ora?

GIULIO E che ci vuole?

DONAT E ti sei fatto tutta sta faticata solo per me?

FABIO Se non ti piace, ti farà un polpettone: ci mette cinque minuti.

GIULIO Oh, io mi diverto. Mangia sul piatto, ho pulito il tappeto.

DONAT Uhm, che buono

GIULIO Fabio, e tu che volevi?

FABIO Un paio di uova al tegame e un babà al rum

GIULIO Hai spento il deumidificatore? Io cerco di togliere un po’ di polvere

dall’aria e tu... (riaccende ed esce)

FRANC Giulio, te la senti di provare? Sono due settimane che rimandiamo.

GIULIO (da fuori) Arrivo

FABIO Era meglio prima, con tutto lo sporco e il fumo, era meglio prima

DONAT Giulio, vuoi tornare di qua?

FRANC Il giorno in cui il suo fidanzamento con Gianna è finito, sono finite anche

le nostre prove.

FABIO Giulio!

GIULIO Che c’è?

FABIO Per favore, chiudi il bar e vieni a provare.

GIULIO (rientra) Tocca a me? Chi ha buttato un cetriolino sul pavimento?

(raccoglie ed esce per buttare il cetriolino)

DONAT Oh, basta. Io me ne vado, non sopporto ammoniache e detergenti.

Pulizie, pulizie e noi sempre qui ad aspettare che la massaia sia

disponibile. Penso che Gianna non avesse tutti i torti. Ciao (esce)

FRANC Hai ragione, Donatella. Rinuncio anch’io. Ciao Fabio (esce)

GIULIO (rientra) Eccomi. Ehi, dove sono le ragazze?

FABIO Non volevano essere sterilizzate.

GIULIO E’ colpa mia? E le prove? Non si fanno?

FABIO Quali prove? In quindici giorni non ti hanno trovato disponibile una sola

volta. Ti sarei molto grato Giulio se non ti mettessi subito a rassettare.

GIULIO (raccoglie bicchieri e piattini) Ieri sera ho visto Vittorio. Che stupido.

Voleva fare dello spirito "Come va con Fabio? Una bella fortuna voi due

soli, liberi, chissà quante donne avete". I soliti discorsi che fanno quelli

sposati. Figurati. Play boy noi. Questa sì che è buona. E magari ci

invidiano sul serio. Se sapessero la verità.

FABIO Giulio vuoi lasciare come sta? Non ho ancora finito di sporcare, questa

sera (strappa e getta a terra una pagina di rivista)

GIULIO (raccoglie) Non capisci l’ironia della cosa, eh? Non la vedi l’ironia?

FABIO Sì, la vedo.

GIULIO Io credo di no, credo che non la vedi.

FABIO Ti assicuro che la vedo, l’ironia della cosa.

GIULIO Ah, sì? E allora dimmi: qual è, qual è l’ironia?

FABIO L’ironia è che se non veniamo a qualche compromesso. Io finirò con

l’ucciderti. Ecco l’ironia della cosa.

GIULIO Cosa c’è, Fabio?

FABIO Hai sbagliato il sistema, ecco cosa c’è. Un appartamento così grande, in

cui vivono due uomini soli non dovrebbe essere così pulito.

GIULIO No, cosa stai dicendo? Non pretendo mica che tu mi aiuti. Tu non devi

pulire niente.

FABIO Tu fai di peggio. Vieni nella mia stanza da bagno a riappendere i miei asciugamani. Metti pattine e sottobicchieri. Ieri notte ti ho trovato in

cucina a pulire il pavimento.

GIULIO Io voglio solo rendere abitabile questo appartamento.

FABIO E lascia stare i miei quadri.

GIULIO Cercavo solo di raddrizzarli.

FABIO (con cattiveria) Io li voglio storti. Sono miei, tu raddrizza i tuoi quadri.

GIULIO Lo sapevo che prima o poi sarebbe successo.

FABIO Sarebbe successo che cosa?

GIULIO Che ti avrei dato sui nervi.

FABIO Non ho detto che mi dai sui nervi. Per piacere, non spolverare.

GIULIO Hai detto che ti irrito.

FABIO No, tu hai detto che ti irrito, io non l’ho detto.

GIULIO E allora che hai detto?

FABIO Non ricordo quel che ho detto.

GIULIO Comunque hai ragione, tutto ciò che dici sul mio conto è vero..

FABIO Senti, non fare così. Dai, non fare il broncio.

GIULIO Lo so, lo so, accidenti, ma perché non riesco a fare bene una sola, l’unica

cosa (sta per lanciare una tazza, ma si ferma)

FABIO E perché ti sei fermato?

GIULIO Perché cerco di controllarmi

FABIO E perché cerchi di controllarti? Eri arrabbiato, avevi voglia di rompere

una tazza, perché non l’hai rotta?

GIULIO Perché dopo sarei ancora arrabbiato e la tazza sarebbe rotta.

FABIO Ma come fai a sapere di dopo? Magari stavi benissimo. Perché devi

controllare ogni singola idea che ti viene in mente? Perché non ti butti una volta in vita tua? Fa qualcosa che hai voglia di fare, non ciò che pensi che dovresti fare. Smettila di controllarti, Giulio. Rilasciati,

ubriacati, arrabbiati, avanti spacca quella lurida tazza.

GIULIO (lancia la tazza, poi urla) Ah, il mio braccio.

FABIO E’ inutile, sei un caso psichiatrico senza speranza. Perché non vivi in un

armadio? Io ti lascerei i pasti davanti e ti passerei i giornali da una

fessura.

GIULIO Senti, Fabio, forse sono una persona con cui non è facile vivere assieme,

ma poteva capitarti di peggio e parecchio di peggio.

FABIO Cioè?

GIULIO Ho messo in ordine questa casa. Per la prima volta dopo mesi, per merito mio, riesci a risparmiare, dormi con le lenzuola pulite, fai dei pasti caldi

regolari.

FABIO Sì, è vero. E alla sera dopo aver mangiato i tuoi filetti di sogliola con la salsa tartara, devo passare la serata a vederti incartare gli avanzi nel cellophan. Giulio, quand’è che noi due ci divertiremo un po’, qualche

piccolo svago, una serata fuori?

GIULIO Ma di che ti lamenti? Noi ci divertiamo. Mangia sul piatto.

FABIO Ci divertiamo? Non mi pare che guardare la Tv sia un gran divertimento.

GIULIO Ma noi non guardiamo soltanto la TV. A volte leggiamo, a volte

chiacchieriamo.

FABIO Già, io leggo e tu chiacchieri, io cerco di lavorare e tu chiacchieri. Io mi addormento e tu chiacchieri. Tu hai organizzato la tua vita, ma io sento la

mancanza di un po’ di divertimento.

GIULIO Vuoi dire che parlo troppo?

FABIO No, no: hai tante cose da dire. Quel che mi preoccupa è che comincio ad

ascoltarti.

GIULIO Tu non sentirai più una parola da me (muove le forbici).

FABIO Non avrai mica intenzione di tagliarmi i capelli.

GIULIO Ho solo intenzione di tagliare un po’ di verdura per domani.

FABIO Non mi interessa domani, io voglio divertirmi stasera. Usciamo un po’.

GIULIO Va bene, va bene, usciamo. Io l’insalata la faccio per te, a me non piace. Se volevi uscire un po’ perché non l’hai detto prima? Credi che mi diverta lavorare in cucina come uno schiavo tutto il giorno? Andiamo a

berci qualcosa in qualche bar?

FABIO Forse non mi spiego, Giulio. Io avrei voglia di... (mima la sagoma di una

donna)

GIULIO Vuoi dire... donne?

FABIO Se proprio vogliamo dare un nome, diciamo donne.

GIULIO E’ buffo, è un pezzo che non penso alle donne..

FABIO E tu lo chiami buffo? Senti io propongo di passare una serata

chiacchierando con qualcuno di sesso diverso dal nostro.

GIULIO Non posso.

FABIO E perché no?

GIULIO Non sono ancora pronto. Anch’io vorrei uscire, anch’io sento la solitudine come te, ma sono separato solo da due settimane, dammi solo

un pochino di tempo.

FABIO Noi c’è tempo da perdere e poi questa settimana non c’è niente di bello

alla TV, niente di interessante. Ma cosa ti chiedo, per la miseria? Voglio

solo andare a cena e fare due risate con un paio di ragazze.

GIULIO E non puoi andarci da solo? Perché vuoi portare anche me?

FABIO Forse potrei finire per portarmele a casa, ma il fatto di trovare te che fai il

bucato potrebbe smontare tutto.

GIULIO Prenderò una pillola e me ne andrò a letto.

FABIO Perché una pillola e non una ragazza?

GIULIO Perché mi farebbe sentire colpevole. Mi spiace, ma è così e se a te non

sembra ragionevole non so cosa farci. E poi chi inviterei? Non conosco

nemmeno una ragazza.

FABIO Ci penso io. Ci sono due sorelle nel nostro palazzo. Vivono assieme.

Pensa, vogliono fare le attrici. Sono simpaticissime.

GIULIO Come le hai conosciute?

FABIO Hanno saputo che scrivo commedie e un giorno mi hanno fermato per chiedermi se potevo aiutarle a fare teatro. Posso chiamarle subito. Ti

prego di’ di sì per il mio bene.

GIULIO Significa tanto per te? E sono almeno presentabili?

FABIO Non temere, la tua è proprio carina (telefonata a soggetto) Siamo a posto:

sette e mezza domani sera.

GIULIO A me quale tocca?

FABIO La bionda.

GIULIO E perché la bionda?

FABIO E’ lo stesso. Vuoi la mora?

GIULIO No, non voglio la bionda e non voglio neanche la mora. Io lo faccio solo

per te.

FABIO Senti, prendi quella che vuoi.

GIULIO Come sono? Vecchie? Che età hanno?

FABIO Venti, venticinque. Sono giovani e ti prego di non chiamarle Gianna:

sono Nadia e Monica

GIULIO Dove andremo a cena?

FABIO Dove ti pare: dai cinesi, dai messicani...

GIULIO In ristorante? Tutt’e quattro? Ci costerà un patrimonio.

FABIO Risparmieremo sul bucato, sulla corrente: non accenderemo la Tv.

GIULIO Non possiamo permetterci un ristorante. Mangeremo qui.

FABIO Qui?

GIULIO Cucinerò io. Risparmieremo un bel duecentomila.

FABIO Ma che razza di serata sarebbe? No, starai tutta la sera in cucina.

GIULIO Ma va, preparerò tutto nel pomeriggio. Quando ho messo le patate, ho

tutto il tempo che voglio, no? (va al telefono)

FABIO Chi stai chiamando?

GIULIO Gianna, per la ricetta degli involtini. Quelle ne andranno pazze.

Buio

Il giorno dopo.

Giulio è in cucina

FABIO (rientrando) Sono a casa, cara.(mette il naso in cucina) In questa cucina

sta succedendo un miracolo. Sissignori io sono l’uomo più fortunato della terra. Giulio, ho preso due bottiglie di vino francese. Costano più di dodi- cimila la bottiglia, ma vedrai che ne varrà la pena. Non ti dispiace, vero? Ora abbassiamo le luci e mettiamo musica molto dolce. Eh? Credi che Mozart vada bene con gli involtini? Che ti prende? C’è qualcosa che

non va? Lo capisco dalla tua conversazione. Coraggio Giulio, che c’è?

GIULIO (uscendo dalla cucina) Cosa c’è? Cominciamo da: che ore credi che

siano?

FABIO Che ore sono? Non lo so, le sette e mezza.

GIULIO Le sette e mezza? Facciamo le otto.

FABIO E va bene, facciamo le otto.

GIULIO Avevi detto che tornavi alle sette. "Tornerò alle sette", proprio così.

FABIO D’accordo: avevo detto che tornavo alle sette e sono le otto. E con ciò?

GIULIO Se sapevi che avresti fatto tardi, perché non mi hai telefonato?

FABIO Non potevo telefonare, avevo da fare.

GIULIO Così tanto da non poter fare un numero? Dov’eri?

FABIO Ero in ufficio a lavorare.

GIULIO In ufficio a lavorare? In ufficio alle sette non c’eri.

FABIO Ci ho messo un’ora ad arrivare... Ehi, aspetta un momento, voglio

incidere tutto in un registratore, perché nessuno mi crederebbe. Vuoi dire

che ora devo avvertire te se torno a casa tardi per la cena?

GIULIO Non per qualsiasi cena, solo per quelle per cui io sto sgobbando dalle cinque del pomeriggio per farti risparmiare, perché tu possa pagare la

riparazione della macchina di Federica.

FABIO Della mia macchina, Giulio. E poi non è il momento migliore per parlare di Federica. Ci sono due ragazze che arriveranno qui da un momento

all’altro.

GIULIO Vuoi dire che le hai detto di venire qui alle otto?

FABIO Non ricordo cosa ho detto, sette e mezza, otto... ma che accidenti vuoi

che importi?

GIULIO Te lo dico io che accidenti importa. Tu hai detto che sarebbero arrivate alle sette e mezza e tu saresti arrivato alle sette. Mi avresti aiutato con gli antipasti. Alle sette e mezza loro sarebbero arrivate, si beveva qualcosa di aperitivo e alle otto ci saremmo messi a tavola. Ora sono le otto, la mia cena è pronta, gli involtini sono pronti e se non li mangiamo entro

quindici secondi saranno da buttare.

FABIO Non puoi tenerli al caldo?

GIULIO Non sono mica il re dei cuochi. Mi andava bene a fare in modo d’averli

pronti per le otto. E ora come faccio? Eh, come faccio?

FABIO Non lo so: versaci sopra il sugo.

GIULIO Quale sugo? Non capisci proprio niente, Fabio.

FABIO Beh, mi hai chiesto un consiglio...

GIULIO Un consiglio a te. Non sapevi nemmeno dov’era la cucina finché non te

ne ho insegnato la strada (agita il trinciapolli)

FABIO E se vuoi parlare con me, amico, metti giù quel forbicione.

GIULIO Forbicione? Questo è un trinciapolli, ignorante: non sai neanche che

questo è un trinciapolli.

FABIO (tra sé) Non perdere il controllo.

GIULIO E credi che sia facile? Falli tu gli involtini per quattro persone che

arrivano con mezz’ora di ritardo.

FABIO Ma perché mi metto a discutere?

Suonano alla porta.

GIULIO Sono loro, le invitate. Una cosa è certa Fabio, non ho intenzione di

prendermi alcuna colpa per la cena, eh.

FABIO Ma chi se ne frega della cena.

GIULIO Io sì, e raccontagli come è andata esattamente.

FABIO Ok, ok. Adesso togliti questo grembiule perché io apro la porta.

GIULIO E chiariamo anche un’altra cosa: questa è l’ultima volta che io cucino per

te, perché la gente come te non sa nemmeno apprezzare un pasto decente.

FABIO Hai finito?

GIULIO Sì, ho finito.

FABIO E allora sorridi (apre) Ehilà!

MONICA Salve

NADIA Salve. Non siamo mica in ritardo, vero?

FABIO Niente affatto: siete in orario perfetto.

MONIC Che carino qui.

FABIO Grazie. Ah, Giulio vorrei presentarti due grandi attrici (ridono) Monica e

Nadia.

NADIA No, io sono Nadia e lei è Monica

FABIO Ah, scusate: Nadia e Monica. Lasciate che vi presenti il mio amico e

cuoco della serata, Giulio.

MONIC Molto lieta

GIULIO Molto piacere

NADIA Molto lieta (breve silenzio imbarazzato)

FABIO Beh, che facciamo? Vogliamo sederci?

NADIA Qui?

FABIO Dove volete, in qualunque posto, ma non sugli antipasti.

NADIA Antipasti? (si guarda attorno) Non li vedo.

FABIO Appunto. Ecco perché non ci si può sedere sopra: non ci sono!

(ridono - poi le risatine imbarazzate vanno avanti per un po’)

MONIC Qui è davvero carino, vero Nadia?

NADIA Sì, sì è quasi come il nostro appartamento. Viene qualcuno a pulire?

FABIO Sì, c’è un uomo che viene qui tutte le sere.

NADIA Oh, un uomo... magari l’avessimo noi (ridono)

FABIO Questa è proprio carina. Sapete? Proprio ieri raccontavo a Giulio come ci

siamo conosciuti.

MONIC Chi è Giulio?

FABIO E’ lui.

MONIC Oh, sì certo, mi scusi tanto.

NADIA Ma sapete cosa ci è successo ieri?

FABIO Cosa?

MONIC Siamo rimaste chiuse nell’ascensore.

FABIO Davvero? Eravate solo voi due?

NADIA E il povero vecchio signor Moretti del terzo piano. Siamo rimasti chiusi

per quasi mezz’ora.

FABIO Ma senti, senti. E cosa è successo?

MONIC Non molto, purtroppo... era vecchio... (ridono)

NADIA Monica...! (continuano a ridere)

FABIO Eh, anche questa è buona.

GIULIO Non l’ho capita.

MONIC Il signor Moretti è vecchio e...

FABIO E’ inutile spiegarli le battute, lui non può capire. Perché lui è nato a Bra,

in provincia di Cuneo.

NADIA E allora?

FABIO E’ in Bra nato. Imbranato, capite?

NADIA Eh, già, mentre noi siamo nate a Sata.

FABIO Sata?

MONIC Sì, siamo a Sata nate. Assatanate (mima un’unghiata) Uhm...

GIULIO Che provincia fa Sata?

FABIO La Spezia.

NADIA Perché La Spezia?

FABIO Perché è piccante.

MONIC Oh, piccante, la spezia è piccante (ride)

FABIO Avete caldo, volete togliervi qualcosa?

NADIA Per il momento no, qui fa anche più fresco che da noi.

MONIC Uhm, sì... Sembra proprio di essere in Africa dal nostro lato del palazzo.

NADIA Sapete, ieri sera faceva così caldo che Monica ed io ci siamo dovute

mettere come natura ci ha fatto davanti al frigorifero aperto.

MONIC Immagina che spettacolo?

FABIO Beh, ci sto provando (ridono)

NADIA Davvero è proprio impossibile la notte riuscire a dormire.

FABIO Perché non dormite con il condizionatore?

MONIC Beh, non lo abbiamo.

FABIO Lo so, ma noi sì (risate prolungate)

GIULIO Dicono che forse pioverà giovedì (gelo)

MONIC Ah, sì?

GIULIO Uhm, uhm...

NADIA Così almeno dovrebbe rinfrescare un po’.

FABIO Non mi sorprenderebbe

GIULIO Sebbene talvolta fa più caldo dopo la pioggia

MONIC Sì, sì è vero.

FABIO Sì, talvolta fa più caldo.

MONIC Succede... ehm...

GIULIO La cena è servita.

FABIO Ma no.

GIULIO Ma sì.

FABIO Ma no, sono sicuro che prima le ragazze gradiscono un cocktail. Vero

ragazze?

MONIC Eh, beh... io non farei difficoltà

FABIO Sentito? Cosa preferite?

MONIC Beh... cosa c’è?

GIULIO Involtini.

FABIO Abbiamo di tutto e quel che non c’è lo trovo nell’armadietto dei

medicinali. (ridono) Che cosa volete?

MONIC Una doppia vodka.

NADIA Oh tesoro ti prego, non prima di cena.

MONIC Mia sorella, che noia! Mi sorveglia come una mamma... Una piccola

doppia vodka.

FABIO Una piccola doppia vodka. E per la bella mammina?

NADIA Eh, io... ehm... non so... direi qualcosa di fresco. Ecco ci sono, io vorrei

una doppia gassosa con il ghiaccio tritato. Avete il ghiaccio tritato?

FABIO Ho passato tutta la notte a tritarlo. Vado e torno.

GIULIO Eh, scusate (si alza, si avvicina a Fabio) Fabio dove vai?

FABIO A prendere gli aperitivi.

GIULIO E io che faccio?
FABIO Finisci il bollettino meteorologico.

GIULIO Dà un’occhiata agli involtini (si siede, lungo silenzio imbarazzato) Fabio

mi ha detto che siete attrici.

MONIC Sì, è vero.

NADIA Cioè, stiamo per diventare. Fabio dice che...

GIULIO Che siete brave.

MONIC Sì

GIULIO Conoscete Molière?

NADIA No, conosciamo così poca gente... tranne voi

GIULIO E’ francese.

MONIC Chi?

GIULIO Molière.

NADIA (ride) Ecco perché non lo conosciamo. Noi siamo state due volte in

Svizzera...

MONIC E una a San Marino. Conosce qualcuno a San Marino?

GIULIO No, è carino?

NADIA Chi?

GIULIO San Marino (dopo una lunga pausa) Fate solo le attrici o avete anche un

altro lavoro?

MONIC Lavoriamo in un istituto di fisioterapia. Ecco la gente ci porta il loro

corpo e noi facciamo cose stupende.

NADIA Se le interessa potremmo farle avere una riduzione del dieci per cento.

MONIC Del prezzo, non del suo corpo.

GIULIO Oh, certo (ridono) Fabio, gli aperitivi.

NADIA E lei in che genere di attività è impegnato?

MONIC Lei? Nadia guarda com’è giovane! Tu, si dice, tu... è anche più intimo...

GIULIO Io lavoro per la televisione.

NADIA Oh, affascinante

MONIC Per la televisione...

GIULIO Sì, vendo antenne.

NADIA Ah, interessante...

GIULIO (sta al gioco con difficoltà) Eh, eh, già... Fabio... Fabio. Questo

appartamento è così grande che spesso bisogna urlare.

NADIA E ci abitate soltanto voi due scapoli?

GIULIO Sca... no, noi non siamo scapoli, noi siamo... sì, siamo scapoli, cioè Fabio

è separato, anche se non era sposato, mentre io... scaricato a un mese dal

matrimonio.

MONIC Oh, il mondo è piccolo, anche noi abbiamo mollato gli ormeggi, come si

suol dire.

NADIA Beh, siamo un quartetto molto ben assortito, non trovi?

GIULIO Veramente... no.

NADIA Sebbene tecnicamente io sia... io sia... non saprei come definirmi: sono

stata sposata con un cubano per due ore. Due ore, capisci? Poi lui è

sparito.

GIULIO Oh... sono davvero desolato...

NADIA Naturalmente è tutta acqua passata ormai.

MONIC Scusa, ma temo di aver dimenticato il tuo nome.

GIULIO Giulio.

MONIC Ah, sì, certo Giulio...

GIULIO (lunga pausa - mostra una foto) Questo è ciò che si perde... è Gianna.

MONIC E chi è Gianna?

GIULIO Lei... l’ex

NADIA (le due sorelle si passano la foto con commenti lusinghieri) Oh, sì... sì..

una bella ragazza. Vero Monica?

MONIC Oh, sì. Carina, molto carina.

GIULIO Sì, è bella. E vi piace questa?
NADIA In questa non c’è nessuno.

GIULIO Lo so, è la foto del nostro salotto... era una magnifico appartamento.

NADIA Oh, sì bello, molto bello.

MONIC Sì, ci sono dei bellissimi quadri.

GIULIO Oh, grazie. Li comprammo ad una mostra... mi piaceva ritornare la sera

nel mio appartamento (accenno di pianto) beh...

MONIC E adesso lei, l’ex, si è tenuta anche i quadri?

GIULIO Oh, sì: le ho lasciato tutto... in attesa di vendere a qualcuno che non saprà

apprezzare e soprattutto non sarà legato a certi ricordi... Mi dispiace,

vogliate perdonarmi, non volevo fare il sentimentale (quasi piangendo).

Gradite delle patatine?

NADIA Ti prego, ti prego non devi vergognarti. Io credo che nell’uomo sia una

rara virtù.

MONIC Sì, anch’io. Io credo che sia una cosa molto carina, terribilmente poetica,

davvero.

GIULIO Vi prego, così mi fate sentire peggio.

NADIA E’ raro sentir un uomo parlare così bene della sua ex.

MONIC E dei suoi quadri.

NADIA Anch’io avevo dei quadri bellissimi. Ricordi Monica? E li ho dovuti

vendere.

MONIC E’ vero, piacevano tanto anche a me (singhiozza).

GIULIO E’ ridicolo (piange).

NADIA La vita offre e poi toglie (piangono tutti).

FABIO (entrando) Allegria. Arriva la bomba. (si blocca per le lacrime dei tre)

Che vi è capitato?

GIULIO Niente, niente. Niente...

FABIO Ma come niente? Sto via per tre minuti e trovo una cerimonia funebre (a

Giulio) Che cosa gli hai raccontato?

GIULIO Ah, io non gli ho raccontato niente, eh... Non te la prendere con me,

capito?

FABIO Non posso lasciarti solo nemmeno un secondo. Beh, sei hai tanta voglia

di piangere, vai in cucina a vedere i tuoi involtini.

GIULIO Perché non mi hai chiamato? (va in cucina)

FABIO Ragazze sono spiacente davvero: non avevo finito di parlarvi di Giulio.

Lui, oltre che imbranato, è anche una specie di melodramma ambulante.

NADIA Trovo... trovo che sia l’essere più caro che abbia mai visto, così sensibile,

così fragile. Avrei una gran voglia di prenderlo tra le braccia e cullarlo e

coccolarlo (singhiozza).

FABIO Quando tornerà dalla cucina vi toccherà farlo.

GIULIO (entra singhiozzando) Preparo qualche panino imbottito.

MONIC No, Giulio, non si può fare niente?

FABIO Già, magari sono buoni lo stesso.

GIULIO Buoni? Neanche per il gatto.

NADIA Perché avete un gatto?

FABIO No.

MONIC Perché non venite a casa nostra?

GIULIO Perché? Voi avete un gatto?

MONIC No, dicevo: a casa nostra a mangiare.

FABIO Questa sì che è un’idea!

MONIC Però dovete accontentarvi di quello che abbiamo.

FABIO (le guarda con ammirazione) Io vado pazzo per quello che avete.

NADIA Solo che di sopra fa un caldo tremendo. Dovrete togliervi la giacca.

FABIO Potremo sempre aprire il frigorifero.

MONIC Dateci cinque minuti per preparare la tavola.

FABIO Cinque minuti? Non possiamo fare quattro? Io muoio di fame.

NADIA Non dimenticate il vino.

FABIO No, non lo dimentichiamo. E nemmeno il cavatappi.

NADIA e MONICA (escono) Ciao, ciao.

FABIO Preparatevi bambine perché stanotte ne vedrete delle belle. Giulio.

Amore mio ti voglio bene. Grazie alla tua cucina faremo una serata coi

fiocchi.

GIULIO Io non vengo.

FABIO Eh?

GIULIO Ho detto che non vengo.

FABIO Ma sei diventato scemo? Lo sai cosa ci sta aspettando lassù? Sei stato

invitato a passare la serata nel nido d’amore di due belle ragazze.

Come sarebbe a dire: non vieni.

GIULIO Non saprei più che cosa dire: ho già parlato di Gianna e dei miei quadri e

non ho più argomenti di conversazione.

FABIO Giulio, Giulio, quelle sono pazze di te, hanno perso la testa per te. Te lo

dico io, me l’hanno detto. Una vuole prenderti tra le braccia e coccolarti.

Te la stai cavando meglio di me. Coraggio, prendi il secchiello.

GIULIO Non vuoi capire? Ho pianto davanti a due donne.

FABIO E gli è piaciuto. Non farmi venire una crisi isterica. Dai prendi il

secchiello.

GIULIO Ma non capisci? Io sono ancora legato a Gianna. Se mi telefona? Non mi

trova e chissà... Non voglio ripetertelo più. Ora vado a rifare la cucina.

FABIO Chissà cosa? Perché Gianna dovrebbe telefonare? Non ti vuole più. E poi

la cucina... che scusa è questa? La cucina può aspettare. Tu ora vieni di

sopra con me.

GIULIO Io non vengo.

FABIO Ma che ci faccio solo lassù con due ragazze? Giulio, se perdo questa occasione non ti perdonerò mai (pausa) Non vuoi fare nessuno sforzo per

cambiare? Vuoi restare sempre come sei fino al giorno in cui creperai?

GIULIO Noi siamo quel che siamo.

FABIO (indica la finestra) Sono otto piani, non sette (afferra le bottiglie ed esce)

musica - buio

fine secondo atto

ATTO TERZO

FABIO (sta leggendo)

GIULIO (entrando dalla cucina) Va bene, per quanto andrà avanti?

FABIO Stai parlando con me?

GIULIO Sì, sto parlando con te.

FABIO Cosa dicevi?

GIULIO Dicevo se vuoi passare il resto della tua vita senza rivolgermi la parola.

FABIO L’hai avuta ieri l’occasione di parlare. Ti ho scongiurato di venire con me. Tieni, è la chiave della porta di servizio. Creeremo due zone

indipendenti.

GIULIO In che senso?

FABIO Nel senso che se vuoi stare qui io non voglio vederti, non voglio sentirti, non voglio vedere quello che cucini. D’accordo? Ora porta via quel

risotto dal mio tavolo.

GIULIO (ride)

FABIO Che diavolo c’è di buffo?

GIULIO Non è risotto... è ris pilaf (ride)

FABIO (prende il piatto, va verso la cucina e lo getta sul muro, all’esterno) Ora

il ris pilaf ha fatto "splaf".

GIULIO Ma tu sei pazzo.

FABIO Io sono pazzo? Beh, questa è grossa, detta da uno schizofrenico come te.

GIULIO Io non pulisco mica, eh.

FABIO E’ una promessa?

GIULIO Hai sentito cosa ho detto? Io non ho intenzione di pulire. Hai sporcato tu.

Ma guarda, guarda, tutto il riso appicccicato al muro.

FABIO Non sta male.

GIULIO Tu lo lasceresti appiccicato lì? Lo lasceresti lì e lo lasceresti marcire, non

è vero? E’ disgustoso. Pulirò io.

FABIO Lascialo stare.

GIULIO No, io voglio pul...

FABIO Tu lo lasci stare. Se tocchi anche solo un chicco di quel riso, ti spacco la

faccia.

GIULIO Senti, perché non prendi un tranquillante?

FABIO Vai in camera tua (alza la voce) Hai sentito? Vai in camera tua.

GIULIO E’ meglio se ci calmiamo un po’...

FABIO Ti avverto Giulio, se vuoi sopravvivere questa notte è meglio che ti

chiudi a chiave e sbarri le finestre.

GIULIO (scappa fuori, dopo un attimo rientra) Fabio, vorrei sapere cosa è

successo.

FABIO Cosa è successo?

GIULIO E’ qualcosa che ti ha mandato su tutte le furie, di che si tratta?

E’ qualcosa che ho detto, o qualcosa che ho fatto?

FABIO Niente che hai detto. Non stuzzicarmi, Giulio.

GIULIO E’ la cucina, le pulizie, i pianti?

FABIO Te lo dico io cos’è: la cucina, le pulizie, i pianti, il fatto che parli mentre dormi... Io non ce la faccio più Giulio, sono a pezzi. Tutto quello che fai mi irrita. E se non ci sei mi irrita pensare a quello che farai quando torni.

(pausa). Non è colpa tua Giulio, è una convivenza che non funziona.

GIULIO Hai fatto un bel quadro.

FABIO No, non ho ancora finito di farti il quadro. Ieri sera, sì ieri sera è stato il colmo. Sì, amico, è stato il colmo. Hai passato il limite di tutti i limiti della sopportazione umana. Avevo organizzato tutto con quelle ragazze.

Sono finito a bere tè per tutta la notte raccontando la storia della tua vita.

GIULIO E non farmi una colpa di questo: io ti avevo avvertito di non combinare

l’appuntamento.

FABIO Ma se eri d’accordo!

GIULIO (urla) Ora basta Fabio, eh. Basta!

FABIO Ehi, che ti prende?

GIULIO Fabio mi costringi a dire una cosa che non vorrei. Però se la dico tu devi

starla a sentire.

FABIO Forza, sputa.

GIULIO E va bene, allora: l’hai voluto tu. Tu sei un essere meraviglioso, Fabio. Hai fatto tutto per me. Se non era per te non so che cosa mi sarebbe capitato. Mi hai preso qui, mi hai dato un posto dove vivere, mi hai dato un motivo per vivere. Io non lo dimenticherò mai questo. Tu sei un amico

impagabile.

FABIO Se mi hai mandato all’inferno, temo di non aver capito.

GIULIO Arrivo al dunque: tu sei anche uno dei peggiori pelandroni del mondo,

del tutto inattendibile, imprevedibile, irresponsabile.

FABIO Continua.

GIULIO Ora ti ho detto quello che penso. Che ne dici?

FABIO Bene, bravo. Perché adesso la prendo io la parola. Per sei mesi ho vissuto

solo in questo grande appartamento, tutto solo. Ero avvilito, depresso,

disgustato. E poi sei arrivato tu, il mio più intimo e caro amico. E dopo

tre settimane di intima convivenza, io sto per avere un esaurimento nervoso. Fammi un favore, Giulio, ti prego vattene in cucina, vivi con le tue pentole, i tegami, i trinciapolli e gli elettrodomestici e quando vuoi venir fuori suona il campanello e io fuggirò in camera mia. Te lo chiedo

gentilmente, Giulio, non starmi tra i piedi

GIULIO Cammina sulla carta, ho appena lavato il pavimento (pausa). Perché fai

quella faccia, Fabio? No, non mi toccare.

FABIO Questo è il giorno che ti ammazzo. Io ti ammazzo! (lo rincorre, escono,

si sente gridare "ti ammazzo, no... rientrano)

GIULIO Se vuoi litigare, fermiamoci qui in salotto.

FABIO Io non ti voglio nel mio salotto, né nella mia camera da letto, né nel mio bagno, nella mia cucina, nel mio ingresso, nel mio palazzo. Io non ti

voglio in nessun posto.

GIULIO Ma cosa ti prende?

FABIO E’ finito il nostro matrimonio, chiederemo l’annullamento. Io non voglio

più vivere con te, voglio che tu prenda la tua roba, te l’incarti nel

cellophan e te ne vai via.

GIULIO Devo veramente andarmene?

FABIO Veramente, fisicamente, immediatamente.

GIULIO Come? Traslocare sui due piedi?

FABIO Sì, su due piedi, su un piede solo, a quattro zampe, come vuoi, ti lascio

scegliere.

GIULIO (lo guarda in silenzio, poi) Sai che io sarei capace di andarmene sul

serio?

FABIO Perché questo non sente? Io so che sto parlando, riconosco la mia voce.

GIULIO Perché se proprio vuoi che me ne vada, io me ne vado, eh.

FABIO (grida) E allora vai, voglio che te ne vai. Quindi vai. Quando te ne vai?

GIULIO Ehi, hai più fretta di quanta ne abbia avuta Gianna.

FABIO Prendi il tempo che ti ha dato lei: voglio che tu segua la procedura

abituale.

GIULIO In altre parole mi stai cacciando fuori?

FABIO No, non in altre parole: queste sono le parole esatte.

GIULIO D’accordo, volevo solo che le cose fossero chiare. Queste saranno le tue

ultime battute, commediografo.

FABIO Che vuoi dire?

GIULIO Io sono disposto a restare qui per chiarire i nostri contrasti, ma tu

rifiuti. Esatto?

FABIO Sì, e sono arcistufo di discutere con te, quindi voglio che tute ne vada.

GIULIO Bene. E’ l’ultima tua battuta.

FABIO Perché dici così? E’ un’oscura minaccia? Ma perché non ti fai buttar

fuori come una persona normale?

GIULIO (esce e poi torna con una valigia) Io me ne vado secondo il tuo volere e

desiderio. O torno a prendere i miei vestiti, oppure verrà qualcun altro

(fa per uscire).

FABIO (gli sbarra la strada) No, tu non vai in nessun posto, fin quando non ti

rimangi la minaccia.

GIULIO Cosa devo rimangiarmi?

FABIO Che sono le ultime battute.

GIULIO Come esco se tu blocchi la porta?

FABIO E’ così che lasciasti Gianna?

GIULIO Ti togli di mezzo per favore (lunga pausa)

FABIO Dove te ne andrai?

GIULIO Andiamo, Fabio, tanto che importa?

FABIO Va bene Giulio, hai vinto. Cerchiamo di discutere. Torna qui Giulio,

Giulio (Giulio è già uscito - sull’ingresso) Giulio torna subito. Non lasciarmi così (si aggira per casa) Se ne è andato davvero (si siede, dopo

un po’ suona il campanello della porta, si alza e va ad aprire).

Entrano Donatella e Francesca.

DONAT Cosa è successo con Giulio? Lo abbiamo incrociato sulle scale. Aveva

un’aria...

FRANC Gli ho chiesto dove stava andando e mi ha risposto: "Solo Fabio lo sa".

FABIO Ah, sì? Certo che lo so. L’ho cacciato. Bene cominciamo a provare.

DONAT Vuoi dire che l’hai proprio cacciato via?

FABIO Esatto, l’ho cacciato senza attenuanti.

DONAT Starà vagando per la città.

FABIO Mi faceva impazzire con tutte le tovagliette, i portacenere, i sandwich di

prosciutto, lattuga e pomodoro, lo dicevate anche voi.

FRANC Noi non ti abbiamo detto di cacciarlo via.

FABIO E per chi credete che lo abbia fatto? L’ho fatto per voi.

DONAT Noi?

FABIO Sì, esatto. Sapete cosa voleva fare prima delle prove di venerdì prossimo,

tanto per cambiare, ne avete idea?

DONAT Che cosa?

FABIO Un piatto hawayano: maiale arrosto, con riso fritto..

FRANC Magari era buono!

FABIO Francesca!

DONAT Io sono preoccupata.

FABIO E allora smettiamo di preoccuparci e cominciamo a cercare. Che stiamo

a fare qui?

FRANC Dove lo troviamo? La città è grande.

FABIO La città è grande, ma ben illuminata. Cercheremo uno che piange con una

valigia in mano..

DONAT Proviamo a telefonare a Gianna (fa il numero) Ciao Gianna sono

Donatella. Hai notizie di Giulio? Ah... beh, se si fa vivo digli per favore

di chiamare Fabio. Ciao (depone il ricevitore) Dice che non lo sente da

quando gli ha dato la ricetta degli involtini.

FRANC E se avvertissimo la polizia?

DONAT Poveretto.

FABIO Poveretto? E non pensi a me? Quando l’ho cacciato mi ha detto: Queste saranno le tue ultime battute, commediografo. Che vuol dire, secondo voi? Non è una minaccia? Io lo conosco: si ucciderà solo per farmi rabbia. Lo so a cosa state pensando, ma è colpa sua, non mia. Non doveva traslocare qui, per cominciare. Doveva restare con Federica

dov’era il suo posto.

FRANC E perché?

FABIO Perché era la donna che doveva sposare.

FRANC No, Federica è la tua ex, la sua è Gianna.

FABIO Fai anche la spiritosa? Bene ragazze, le prove sono finite.

DONAT Se non abbiamo ancora cominciato.

FABIO Non voglio preoccuparmi per lui. Lui si preoccupa per me? In giro per la

strada a piangere, a fare il broncio. E chissà quanto si diverte.

Suona il campanello.

FABIO Scommetto che è lui.

FRANC Lo dicevo che tornava.

FABIO Donatella, apri la porta e facciamo finta di provare come sempre.

DONAT Oh, salve.

NADIA Oh, salve (entra)

FABIO Oh, salve. Ragazze questa è Monica.

NADIA No, sono Nadia. Vi prego, state comode. Posso parlarle un momento

signor Corsini?

FABIO Certo, certo Nadia. Cosa... cosa è successo?

NADIA Se non lo sa lei... sono venuta per la roba di Giulio.

FABIO (pausa imbarazzata) Vuole dire il "mio" Giulio?

NADIA Oh, sì, si Giulio, quel pover’uomo che in questo momento è nel mio

appartamento a piangere tra le braccia di Monica.

MONIC (arriva trascinandosi dietro Giulio) Nadia, Nadia, Giulio vuole

andarsene, diglielo tu di restare.

GIULIO Vi prego, ragazze, è imbarazzante, posso andare in albergo. Ciao Fabio, ciao ragazze.

NADIA Sciocchezze, c’è un sacco di posto sul divano.

GIULIO Vi darei fastidio.

MONIC Oh, come potresti dar fastidio? Che fastidio?
GIULIO Vi ringrazio, ma...

MONIC Te ne prego, saremo così felici.

GIULIO Beh, magari per pochi giorni.

MONIC Tutti i giorni che vuoi. Prendi la tua roba. Noi andiamo a preparare.

NADIA Come sarà bello avere di nuovo un uomo per casa.

MONIC Spiacenti signori di avervi interrotto, ciao.

NADIA Ciao, ciao (escono)

GIULIO (sulla porta, prima di uscire) Beh... eh... eh... eh...

FRANC Davvero Giulio vai a stare con loro?
GIULIO Beh, solo un paio di giorni, finché non mi trovo un appartamentino.

FABIO E non mi ringrazi nemmeno?

GIULIO Per cosa?

FABIO Per le due grandi cose che ho fatto per te. Prenderti in casa e cacciarti

fuori.

GIULIO Fabio hai ragione. Farsi cacciare due volte non è da tutti. Penso che potrai scrivere altre battute, commediografo.

FABIO Ti benedico e ti ringrazio.

Suona il telefono.

DONAT Pronto?
GIULIO Saranno le ragazze, non vogliono ritardi per il cocktail.

DONAT E’ la tua ex.

GIULIO Ah, fammi un favore Donatella, dille che non posso parlarle. Dille che la richiamerò tra un paio di giorni per discutere certi argomenti e dille che se le sembro diverso è perché non sono più lo stesso uomo che lei cacciò

di casa un mese fa. E... dille solo così, Donatella.

DONAT Lo farò quando la vedo. Questa è la ex di Fabio.

FABIO (va al telefono) Pronto Federica, sì ho capito perché mi telefoni, hai

potuto ritirare la macchina dal meccanico, vero? Beh... siccome ho mangiato spesso in casa in questi ultimi tempi... Non devi ringraziarmi: ho fatto solo il mio dovere. Molto gentile da parte tua. La poesia? Ti è piaciuta la poesia? Non è possibile. Cosa? Recitarla, qui la telefono? No,

dai, non... Va bene (prende il foglio e declama)

Una goccia nella mia mano - tempesta nel mio cuore

Forse sarà la lontananza - che spacca le pietre

del mio giardino fiorito.

E’ un alito di vento - che mi sfiora la nuca

il tuo profondo sospiro - che mi giunge di lontano?

Le ali di un passero - forse recano novelle d’amore.

GIULIO Terribile. Buonanotte, signor Corsini. Se le servono pulizie a fondo io

prendo ventimila lire all’ora (fa per andarsene).

FABIO (a Giulio) Ssst, aspetta un momento... Sì’, si ti richiamo io. Buonanotte (posa il ricevitore) Giulio, e per le prove di venerdì? Non vorrai rovinare

Molière.

GIULIO (torna avanti, verso il centro) Chi? Io? I fidanzamenti finiscono, ma il

teatro continua. Ciao (esce).

FABIO Ciao Federica. Beh, che vogliamo fare? Stiamo qui a guardarci o

vogliamo provare? (le ragazze si mettono a cercare i vestiti nel baule).

State attente a non mettere tutto in disordine per favore: questa è casa

mia, non è mica un porcile.

Sipario

FINE

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