Piccoli borghesi
PICCOLI BORGHESI
Commedia in quattro atti
di MASSIMO GORKI
a cura di Igilio Ripamonti
PERSONAGGI
VASILI VASILEVIC BEZSEMENOV, borghese agiato; 58 anni.
AKULINA IVANOVNA, moglie di Vasili; 52 anni.
PIETRO, studente escluso dall'Universit, figlio di Vasili e Akulina; 26 anni.
TATIANA, maestra elementare, sorella di Pietro; 28 anni.
NILO, figlio adottivo di Bezsemenov, operaio; 27 anni.
PERCISKIN, parente di Bezsemenov, venditore di uccelli; 50 anni.
PAOLINA, cucitrice che lavora, a giornata, figlia di Perciskin; 21 anni.
ELENA NICOLAEVNA KRIVZOV, inquilina di Bezsemenov, vedova di un Direttore di carceri; 24 anni.
TETEREV, cantante lavorante di Bezsemenov
SCISKIN, studente lavorante di Bezsemenov
MARIA ZVETAEVA, maestra elementare, collega di Tatiana; 25 anni.
STEFANIA, cuoca.
UNADONNA DEL POPOLO.
UN IMBIANCHINO APPRENDISTA..
UN MEDICO.
L'azione si svolge in una piccola citt di provincia.
Commedia formattata da
QUADRO UNICO
Una stanza di piccoli borghesi benestanti. A destra, una stanzetta, separata dalla stanza principale da un arco a volta provvisto di una serie di tendine. In fondo alla stanza principale, una porta che d nei locali dove alloggiano i lavoranti, e nella cucina. Alla sinistra della porta una grossa credenza. Neil'angolo, una cassaforte. A destra, un orologio a muro il cui pendolo, rotondo e grande, oscilla lento dietro il vetro e nei momenti di silenzio fa udire il suo monotono tic tao. A sinistra, due porte, una delle quali conduce nella camera dei vecchi Bezsemenov, l'altra in quella di Pietro. Tra le due porte, una stufa di mattoni bianchi olandesi, accanto alla, quale un vecchio divano rivestito di tela cerata. Nel mezzo, un tavolo su cui si mangia e si prende il t. Infine, alcune ordinarie sedie viennesi, disposte lungo il muro con sconfortante simmetria. Ancora a sinistra, in fondo, un grande scrigno di cristallo che chiude moltissime scatole colorate, uova di Pasqua, due candelabri di bronzo, dei cucchiai per t e per tavola, piccoli calici d'argento... Nella stanzetta chiusa dall'arco e dalle tendine, sono un pianoforte, uno scaffale carico di carte di musica. Nell'angolo, un vaso di legno, contenente un filodendro. A destra, due finestre, una sedia a sdraio vicino a un tavolino.
PRIMO ATTO
(Autunno. Crepuscolo, verso le cinque del pomeriggio. Nella cameretta quasi buio, nonostante le finestre siano aperte. Tatiana sdraiata sulla poltrona e legge un libro. Paolina, vicino a lei, cuce e ascolta).
Tatiana - (legge). La luna apparve. Pareva strano che essa, cosi piccina e triste, mandasse la vasta luce alla terra: luce tenera, inargentata... (Lascia cadere il libro sulle ginocchia). L'aria scura.
Paolina - Accendiamo il lume?
Tatiana - Lascia andare. Fon ho pi voglia di leggere.
Paolina - Come scritto bene questo libro! Triste... ma di una semplicit che commuove... (Pausa). Mi piacerebbe sapere come finir il fatto, se si sposeranno...
Tatiana - (seccata). Non questo che importa.
Paolina - Io, per dire la verit, non amerei mai un uomo cosi, mai... mai.
Tatiana - E perch?
Paolina - Perch noioso, si lamenta sempre, non sicuro di s. Un uomo deve sapere che cosa e che cosa si propone di fare nella vita.
Tatiana - (a bassa voce). Nilo lo sa?
Paolina - Certo che lo sa.
Tatiana - E che cosa sa?
Paolina - Non saprei dirtelo con precisione... ma, da quanto dice egli stesso, si arguisce che la gentaglia, i cattivi, gli avidi, avranno filo da torcere con lui. Egli li detesta.
Tatiana - E quali sono i cattivi? Quali i buoni?
Paolina - Egli lo sa. (Tatiana tace. Paolina sorride, prende il libro e lo posa sulle sue ginocchia). E' proprio scritto bene. Come mi piace la figura di lei! Onesta, semplice, cordiale... Quando si ammira un tipo cosi attraente, ci sembra di diventare migliori noi stesse.
Tatiana - Come sei ingenua... e anche un po' sciocca, Paolina! A me, questa storia, mi irrita. Una fanciulla mai esistita... e un castello, una sponda, una luna, tutto parto della fantasia... Sempre, in ogni libro, la vita non descritta nella sua realt, come la nostra, come la mia, la tua...
Paolina - Si scrive ci che pu interessare. La nostra vita non presenta alcun interesse...
Tatiana - (irritata, senza ascoltare). Ho l'impressione che i libri siano scritti per quegli uomini non capaci di amare, che discutono su tutto. Mi sembra di sentirli sputar sentenze e scegliere fra il cattivo, il pessimo, e categorizzare.
Paolina - Io penso che tutti gli scrittori siano buoni. Mi piacerebbe conoscerne uno!
Tatiana - (come parlando fra s). Essi descrivono la parte cattiva e triste della vita; non come la vedo io, ma in un modo tutto particolare, in proporzioni gigantesche, tragicamente... e la parte buona... la inventano. Nessuno ha fatto mai dichiarazioni di amore come scritto sui libri. La vita in realt non poi tanto tragica. La vita fluisce dolce, monotona come un immenso fiume-ondoso... Quando guardiamo le acque del fiume l'occhio si stanca, la mente si annoia, si annebbia, e concepisce il desiderio di chiedersi: Perch corre il fiume?.
Paolina - (pensosa, guardando fissamente davanti a s). Mi piacerebbe conoscere l'autore di questo libro. Mentre leggevi, pensavo: Sar giovane, vecchio, bruno, biondo? .
Tatiana - Chi?
Paolina - L'autore del libro.
Tatiana - E' morto.
Paolina - Peccato! E' molto tempo che morto? Giovane?
Tatiana - Di mezza et. Era un alcoolizzato.
Paolina - Poverino! (Pausa). Perch mai anche gli uomini intelligenti e istruiti diventano alcoolizzati? Anche il nostro inquilino, il cantante, un uomo intelligente, eppure beve. Perch?
Tatiana - Perch preso dalla noia di vivere.
Pietro - (esce, appena desto, dalla sua camera). Come mai cosi buio qui? Chi c'?
Paolina - Io, e Tatiana Vasilevna.
Pietro - Potreste accendere il lume.
Paolina - Ci piace la penombra.
Pietro - Dalla stanza dei vecchi giunge nella mia il sentore dell'olio bruciato della lampada. Per questo, forse, ho sognato di annegare in un fiume dall'acqua densa come catrame. Era difficile navigare, e, inoltre, non sapevo dove dirigermi, non riuscivo a vedere n rive n argini; vedevo tavole di salvataggio, ma quando ero sul punto di afferrarle, si dissolvevano in polvere... come materia putrefatta. Strano! (Passeggia in lungo e in largo fischiettando). Sarebbe ormai tempo di prendere il t.
Paolina - (accende il lume). Vado a prepararlo. (Esce).
Pietro - La sera, qui a casa, tutto cupo, silenzioso. Questi mobili preistorici sembrano ingigantire, diventare pi pesanti, e, ingombrando lo spazio, ci soffocano. (Batte con la mano l'armadio). Da diciotto anni, diciotto anni! questo armadio sta allo stesso posto... Si dice che la vita corre veloce... Eppure, durante diciotto anni questo armadio non si mosso di un passo, nemmeno di un centimetro... Da bambino, battei pi di una volta contro la sua massa, che ora, chi sa perch, mi ripugna. Stupida invenzione! Pi che un armadio, un simbolo.
Tatiana - Come sei noioso, Pietro! Questa vita ti fa male.
Pietro - Quale vita
Tatiana - La tua. Non frequenti nessuno. Non vai in nessun luogo, se non in casa di Elena, e questa tua visita serale inquieta i vecchi. (Pietro passeggia e fischia). E della mia vita, d'altra parte, che dirti? Noia... noia... e noia, aspri passaggi da una noia all'altra; dal chiasso, dal disordine della scuola, al silenzio e all'ordine, qui. E' vero che la nostra casa meno monotona dacch Elena venuta ad abitare al piano di sopra; ma sempre una casa non troppo allegra. La scuola mi stanca e le feste sono ancora troppo lontane... (L'orologio suona le sei).
Bezsemenov - (facendo capolino dalla porta della sua camera). Ecco che i piccoli cosacchi cominciano a cantare! Dimmi, Pietro, non hai scritto la petizione nemmeno oggi?
Pietro - Si, si, l'ho scritta.
Bezsemenov - Finalmente! Dio sia lodato! (Rientra). Al solito.
Tatiana - Che petizione!
Pietro - Per vedere di riscuotere dal mercante Sizov diciassette rubli e cinquanta copechi. Li deve a pap che gli ha fatto tingere il tetto della rimessa.
Akulina Ivanovna - (entra con un lume). Ricomincia a piovere! (Si avvicina alla credenza, mette fuori le tazze e apparecchia la tavola). Fa freddo anche qui in casa, nonostante la stufa. La casa non troppo in buono stato e il vento penetra attraverso le fessure delle finestre... Ahi, ahi!... piccoli miei, pap torna di cattivo umore, come al solito. Dice che ha male alle reni, poverino! La vecchiaia, i dispiaceri, il disordine, le seccature, le spese...
Tatiana - (al fratello). Ieri sei stato da Elena?
Pietro - Si.
Tatiana - Ti sei divertito?
Pietro - Come al solito: abbiamo preso il t; poi abbiamo cantato. Ci sono state discussioni.
Tatiana - Con chi?
Pietro - Con Nilo e con Siskin.
Tatiana - Al solito.
Pietro - Si. Nilo parlava enfatico dell'evoluzione dell'esistenza umana... Come mi stizzisce il suo modo di ragionare! Parla su tutto; ma non dice neanche una parola circa il coraggio o l'amore nella vita. Come ridicolo! Il suo ragionamento ci mostra una vita che nessuno conosce, simile a una zia d'America che debba giungere all'improvviso a coprirci d'oro e di gioia. Siskin, poi, non faceva che predicare sull'utilit dell'arte e sui danni del tabacco. Naturalmente non ha dimenticato di accusarmi di mentalit borghese...
Tatiana - Sempre la stessa musica.
Pietro - Si, come al solito.
Tatiana - Ti piace S Elena?
Pietro - A dir la verit, si. E' buona, sempre sorridente...
Akulina Ivanovna - Una banderuola che fa la vita pi vuota e sciocca che si possa immaginare. Tutti i giorni che Dio ha messo al mondo li passa a fare e a ricevere visite, a prendere il t, a cantare e a ballare. Di questo passo si capisce benissimo che non pu comprare neanche un catino, e si lava il viso nella tinozza. Inutile dire che poi la vuota sul pavimento, che ormai diventato mezzo fradicio.
Tatiana - Ieri sera sono stata al Circolo. C'era la festa. Il consigliere comunale Somov, che l'ispettore della mia scuola, mi salut appena con un cenno della testa. Ma quando giunse l'amante del giudice Romanov, il consigliere Somov le si fece incontro con un profondo inchino, la salut e le baci la mano come se fosse la moglie di un governatore.
Akulina Ivanovna - Sfrontato! Piuttosto che offrire il braccio a una ragazza per bene e sentirsi onorato di presentarla agli altri...
Tatiana - (al fratello). Si, mio caro, una maestra di scuola elementare per quella gente merita meno attenzione di una prostituta tutta dipinta in viso.
Pietro - Bah! Non occuparti troppo di queste banalit. E' necessario essere superiori, e l'amante di Romanov, ammesso che sia una prostituta, non poi delle pi depravate.
Akulina Ivanovna - Che cosa ne sai? Le hai leccato il viso qualche volta, forse? Che coraggio! Hanno offeso tua sorella e tu, invece di esserne indignato, ti metti a difendere chi ne stato la causa.
Pietro - Ti prego, mamma.
Tatiana - Non assolutamente possibile parlare dinanzi a mamma. (Dall'anticamera si ode il rumore di passi pesanti).
Akulina Ivanovna - Ecco che cominciate a inquietarvi con me. Tu, Pietro, faresti meglio ad andare a prendere il samovar in cucina, invece di startene a passeggiare senza far niente. Stefania si lagna sempre che pesante...
Stefania - (entra con il grosso samovar che posa in terra, vicino alla tavola, sbuffando). Continuate pure a fare come vi piace! Ve l'ho gi detto chi sa quante volte che il samovar pesa e che mi faticoso portarlo. Ho le gambe che mi tremano. Non ne posso pi.
Akulina Ivanovna - Be', e dovrei pagare una donna per questo?
Stefania - Perch no? Altrimenti, potreste dirlo al signor cantante che ve lo porti. Per lui non sarebbe un grande sforzo. Pietro Vasilevic, per favore, mettete voi il samovar sulla tavola. Io non ce la farei.
Pietro - Stefania Via, d qui. Grazie! (Esce).
Akulina Ivanovna - Per, Pietro, in fondo sarebbe giusto che dicessi al cantante di portare il samovar a tavola.
Tatiana - (contrariata). Mio Dio!
Pietro - Devo dirgli anche di prendere l'acqua dal pozzo, di lavare in terra, pulire il camino e fare il bucato?
Akulina Ivanovna - (gesticola come se volesse battere qualcuno). Perch ti diverti a contraddirmi sempre? Sta' tranquillo, io dicevo soltanto per il samovar... So pensare alla casa lo stesso, anche senza di lui.
Pietro - Mamma, ogni sera non ci risparmi mai il discorso su questo noioso argomento: chi porta il samovar! E Stefania non si dar pace fino a quando non l'avrete liberata dalla enorme fatica del samovar e non avrete trovato un portinaio.
Akulina Ivanovna - E che cosa starebbe a fare qui un portinaio? Sai bene che il babbo lo ripulisce lui il cortile.
Pietro - Lo so, e so anche che ci non sta bene. Segno di avarizia. E essere avari quando si ha in banca...
Akulina Ivanovna - Sta' zitto, il babbo potrebbe sentire, e allora! Dimmi, sei stato tu a depositare il denaro in banca?
Pietro - No, ... Ma senti...
Tatiana - (irritata). Pietro, vuoi finirla, per favore? Sto perdendo la pazienza.
Pietro - (le si fa incontro). Non inquietarti. Spesso, senza volere, mi trovo ingolfato in queste discussioni.
Akulina Ivanovna - Eccoli, i ribelli! Neppure la madre pu fare un'osservazione!
Pietro - La solita storia! Questi battibecchi mi avviliscono, mi empiono l'anima di ruggine.
Akulina Ivanovna - (si fa alla porta della sua camera e grida). Babbo, vieni a prendere il t!
Pietro - Appena sar terminato il mio periodo di esclusione dall'Universit, partir per Mosca e non torner in casa che per un mese all'anno, come prima. I tre scorsi anni di vita universitaria mi avevano fatto dimenticare il regime di questa casa governata dalla sciocca vanit borghese e dove si fa un lutto per ogni inezia. Come bello vivere soli, lontano dal paradiso domestico!
Tatiana - Beato te che puoi farlo. Io, invece, non saprei dove andare.
Pietro - Te l'ho detto chi sa quante volte; potresti entrare anche tu all'Universit.
Tatiana - Per che fare? Io voglio vivere, vivere, non studiare... Non l'hai ancora capito?
Akulina Ivanovna - (tentando di toglier di tavola il samovar si scotta le mani. Manda un grido). Ahi! Che brutta sorte la mia!
Tatiana - (a Pietro). Dio mio! Non riesco a concepire l'idea della vita. Che significa vivere? Come potrei, come dovrei vivere?
Pietro - (pensoso). Occorre saper vivere... Occorre saper vivere prudentemente...
Bezsemenov - (esce dalla sua camera e siede a tavola dopo aver guardato i figli). Avete chiamato gli altri?
Akulina Ivanovna - Pietro, chiamali tu (Pietro esce, Tatiana si avvicina alla tavola).
Bezsemenov - Ancora lo zucchero a zolle! Vi ho detto tante volte...
Tatiana - Ma lo stesso, pap.
Bezsemenov - Non sto parlando a te, ma a tua madre. Lo so che per te la stessa cosa.
Akulina Ivanovna - Babbo, non inquietarti; ne ho comperato una libbra sola. Ho ancora un pane di zucchero, ma non ho fatto in tempo a tagliarlo.
Bezsemenov - Io non m'inquieto, ma ancora una volta ti ripeto che lo zucchero a zolle pesante e di cattiva qualit; perci non conveniente. Lo zucchero si deve tagliare in casa, anche perch cosi non si sprecano le briciole. E poi lo zucchero a pani leggero e dolce. (A Tatiana). Perch fai tutte quelle smorfie? Che hai d sospirare?
Tatiana - Ma io non ho nulla!
Bezsemenov - Non s sospira senza motivo. Si sospira... volete saperlo? Si sospira perch ci si annoia ad ascoltare le parole del padre. Non riuscite a capire che io non parlo per me, ma per voi giovani. Noi abbiamo fatto la nostra vita; ora sta a voi vivere la vostra, e pi ci penso e pi non riesco a capire le vostre intenzioni. Quali sono le vostre intenzioni? Quali sono, di grazia? Il nostro modo di vivere, naturalmente, non vi piace e non lo imiterete. Dunque, che cosa pensate di fare? I genitori non debbono sapere mai nulla!...
Tatiana - Ancora! Sempre le stesse cose, sempre le stesse questioni!
Bezsemenov - Sempre le stesse cose... fino a che avr vita... Se sapeste che cosa ho nel cuore, quando penso a voi! Sono stato stupido, mille volte sciocco... Non dovevo farvi istruire... Ecco le conseguenze della mia stupidaggine: Pietro espulso dall'Universit e tu... tu non vuoi prendere marito.
Tatiana - Io lavoro.
Bezsemenov - Lavori? Certo! Ma che utilit porta il tuo lavoro? I venticinque rubli al mese del tuo stipendio non servono a nessuno... non ne ha bisogno nessuno. Sposati, vivi contenta e te ne dar io di rubli.
Akulina Ivanovna - (mentre 'padre e figlia discutono, smania, sta sulle spine. Pi volte fa latto di parlare. Infine, domanda, umile e carezzevole). Babbo, ti andrebbe una fetta di dolce? Oggi a pranzo ne avanzato un bel pezzo.
Bezsemenov - (volge lo sguardo a Akulina, quindi si guarda in giro infastidito, sorride sotto i baffi). E va bene, dammi una fetta di dolce. Ne rimasto parecchio, eh? (Akulina Ivanovna corre verso la credenza, e Bezsemenov torna a rivolgersi a Tatiana). Tua madre sembra una cagna elle difenda i cuccioli contro il cane. Naturalmente il cane sarei io. Ha sempre paura che vi offenda quando parlo. Oh, ecco che l'uccello del malaugurio viene!
Perciskin - (appare sulla soglia. Dietro di lui, silenziosa, Paolina). Pace a voi! Pace al canuto padrone, pace alla padrona sempre bella, ai loro cari figlioli, nei secoli dei secoli.
Bezsemenov - Sei ubbriaco? Sempre ubbriaco, eh?
Perciskin - No. E' il dolore a darmi il delirio.
Bezsemenov - . Che dolore? Che ti successo?
Perciskin - (la mano nella mano comincia). Oggi ho venduto un fringuello che avevo da tre anni. Come cantava bene, caro! Eppure l'ho dovuto vendere! Mi son sentito un vile per quel che ho fatto, un buono a niente. Mi ero talmente abituato a quel canto! Oh, gli volevo bene! (Paolina sorride e"fa segno al padre col capo).
Bezsemenov - Ma allora, perch lo hai venduto?
Perciskin - (passeggia intorno alla tavola, appoggiandosi alle spalliere delle sedie). E' che me lo hanno pagato piuttosto bene, a onor del vero!
Akulina Ivanovna - Il denaro non al posto giusto nelle tue mani: non ci rimane mezz'ora.
Perciskin - (sorride). Verissimo. Il denaro non fatto per me. Ci indiscutibile!
Bezsemenov - Dunque, una ragione di pi per non vendere il fringuello.
Perciskin - Una ragione c', veramente. L'uccello stava per diventare cieco e sarebbe morto fra non molto.
Bezsemenov - Gratta gratta, e sotto lo stupido trovi il furbo No?
Perciskin - Ti sbagli. Non sono affatto intelligente; anzi sono di indole volgare. (Entrano Pietro e Teterev).
Tatiana - E Nilo?
Pietro - E' andato per le prove.
Bezsemenov - Dove reciteranno?
Pietro - In casa. Si tratta di una recita per i soldati.
Perciskin - (rivolto a Teterev). Salute al divino cantore. Vuoi accompagnarmi a caccia?
Teterev - Con piacere. Quando?
Perciskin - Domani stesso, se non hai nulla in contrario.
Teterev - Domani non posso; debbo cantare un requiem per un funerale.
Perciskin - Andremo prima della messa.
Teterev - D'accordo. Akulina Ivanovna, per favore, non ci sarebbe qualche buon boccone avanzato a pranzo?
Akulina Ivanovna - Si, adesso te lo do. Paolina, guarda un po' che c' rimasto. (Paolina esce).
Teterev - Gradite i sensi della mia profonda e assoluta riconoscenza. Naturalmente oggi sono digiuno. Infatti il funerale prima, la festa di nozze dopo, non mi hanno lasciato neanche il tempo di mangiare.
Akulina Ivanovna - Certo, certo! (Pietro, con in mano un bicchiere pieno, va dietro larco della piccola stanza. Il padre lo segue con lo sguardo scrutandolo. Anche Teterev lo osserva e non con simpatia. C' un momento di silenzio. Chi mangia e chi beve).
Bezsemenov - Mio caro Teterev, questo mese dovresti guadagnare molto. Non c' giorno che non muore qualcuno.
Teterev - Si, fortunatamente.
Bezsemenov - N i matrimoni si fanno desiderare.
Teterev - Si, ci sono anche parecchi matrimoni.
Bezsemenov - Fa' risparmi, cosi potrai sposarti anche tu.
Teterev - Veramente, non ci terrei molto. (Tatiana si fa vicina al fratello. I due prendono a conversare sottovoce).
Perciskin - Non sposarti, meglio cosi. Non siamo fatti per il matrimonio, noi altri uomini eletti. Siamo fatti per andare a caccia di fringuelli.
Teterev - Parole sante!
Perciskin - Che piacevole professione quella del cacciatore di fringuelli! Quando la neve caduta, la terra sembra vestita a festa, che abbia indossato la veste del giorno di Pasqua. Ovunque candore, lindore, soave silenzio; e specialmente quando c' sole, l'anima sembra innalzare un canto alla gioia. Se invece l'autunno, le foglie ancora attaccate agli alberi si ricoprono di uno strato sottile di neve sul quale si riflette la luce dorata del sole. E fra tanta morbida bellezza segna l'azzurro immacolato del cielo uno stormo di piccoli uccelli scarlatti che paiono papaveri. Essi volano, e cinguettano e gemono fino a commuoverti. Ci assale un vasto desiderio di essere anche noi, per un poco, fringuelli...
Bezsemenov - Il fringuello un uccello balordo.
Perciskin - Pure io lo sono.
Teterev - E' vero, dici abbastanza bene.
Akulina Ivanovna - (rivolta a Perciskin). Sei un vecchio bambino.
Perciskin - Mi piace prendere gli uccellini. Vi pare che ci sia qualche cosa di pi bello al mondo?
Bezsemenov - Non sai che si commette un peccato a togliere la libert a un uccello?
Perciskin - Si, lo so; ma a me piace far cosi perch non saprei fare altro. Del resto, penso che ogni bisogno non sia che una manifestazione dell'amore.
Bezsemenov - Proprio ogni bisogno?
Perciskin - Si, senza eccezioni.
Bezsemenov - Anche il bisogno che pu sentire qualcuno d'appropriarsi della roba degli altri?
Perciskin - Be', qui non si tratta di un bisogno, ma di un furto.
Bezsemenov - . Gi!... esatto!...
Akulina Ivanovna - (sbadigliando). Oh-o, oh... quanta noia! Appena giunta la sera si muore dalla noia. Teterev, non potresti, invece, prendere la chitarra e suonare?
Teterev - (calmo). Quando mi deste in affitto la camera, o nobile Akulina Ivanovna, non c'era nel contratto che dovessi anche procurarvi lo spettacolo.
Akulina Ivanovna - (non capendo). Come?
Teterev - Mi sembra di aver parlato con estrema chiarezza.
Bezsemenov - (meravigliato e indispettito). Quando ti osservo, Teterev, mi sorprendi sempre pi. Sei un uomo, ti prego di scusarmi, che non vale assolutamente nulla; tuttavia ti permetti d'avere lo spirito e la dignit di un vero signore. Da dove ti arrivano cotesti pregi?
Teterev - Ti dir: dalla nascita.
Bezsemenov - No, davvero, spiegami dove hai imparato cotesto tuo orgoglio?
Akulina Ivanovna - Tu, babbo, prendi per orgoglio ci che stoltezza.
Tatiana - Mamma, ti prego.
Akulina Ivanovna - (rendendosi conto). Che cosa vuoi? (Tatiana scuote il capo in atto di rimprovero). Oh, era tanto per dire! Non intendevo offendere. Sta' tranquilla, lo so che io non debbo parlare mai.
Bezsemenov - (piccato). T'ho detto tante volte di esprimerti nei limiti della buona creanza. Lo sai che viviamo fra persone colte che esaminano ogni parola da un punto di vista critico e scientifico, con il sussidio delle pi eccelse doti e dell'intelligenza. Noi non siamo che due vecchi ignoranti...
Akulina Ivanovna - Ma io...
Perciskin - Nonostante scherzassi, hai parlato molto appropriatamente, amico mio.
Bezsemenov - Non del tutto esatto dire che scherzavo...
Perciskin - Intendevo dire che i vecchi sono senza dubbio sciocchi e ignoranti.
Bezsemenov - Specialmente quando sono contagiati dalla tua presenza.
Perciskin - Non prendertela con me. In sostanza volevo intendere che senza i vecchi si fanno molte stupidaggini. I vecchi riflettono e pensano, cosi come il legno fresco brucia, fa molto fumo e non d fuoco.
Teterev - (sorridendo). Molto bene. (Paolina osserva silenziosa il padre, carezzandogli una spalla).
Bezsemenov - (cupamente). Dai, dai, fa pure il tuo comodo. (Pietro e Tatiana, per interrompere la conversazione, intervengono e guardano sorridendo Perciskin).
Perciskin - (sbadigliando). Innanzi tutto, i vecchi sono cocciuti. Ammetto che un vecchio possa riconoscere di avere torto, di non capire niente; per assurdo che lo confessi... E' l'orgoglio che non consente ai vecchi di ammettere il proprio torto. E' logico: hanno vissuto, loro, tanti anni! Sono giunti a consumare magari una quarantina di calzoni. Poi, all'improvviso, si vedono incapaci di comprendere. Questo rappresenta un'ingiuria per il pover'uomo che, allora, vi dice in faccia: Sono vecchio. Ho ragione io! . E' che lo spirito si fa pesante quando si diventa vecchi; la ragione s'indebolisce. Nei giovani, invece, sono la perspicacia e l'agilit dell'ingegno.
Bezsemenov - (rude). Vai troppo in l, mio caro. Se siamo cretini, perch non c'insegni tu a essere intelligenti?
Perciskin - E che utilit ne verrebbe? A sparare sulle pietre si sprecano le cartucce.
Bezsemenov - Non interrompermi, ti prego. Lascia parlare me che son pi vecchio. Ti domando solo questo: Per quale ragione mai gli spiriti svegli, i giovani, gli intelligenti sfuggono i vecchi per rifugiarsi nei cantucci a mostrare nei volti il disprezzo, l'insofferenza della nostra compagnia? . Pensaci su. Io rifletto su tutto, unicamente, perch la venerabile societ che ci circonda non si degna di annoverarmi fra i suoi individui. (Nello spostare la sedia dalla tavola provoca rumore. Si alza e se ne va. Sulla soglia della camera, si volge). Riveriti, miei istruiti figlioli. (Un momento di silenzio).
Perciskin - (rivolto a Pietro e a Tatiana). Piccoli, ci trovate tanto gusto a fare inquietare il vecchio?
Paolina - (sorridendo). Veramente hai cominciato tu, se non sbaglio.
Perciskin - Io? Parola, che in tutta la mia vita, neanche una sola persona...
Akulina Ivanovna - Amici, mi sembra che le cose non vadano bene in questa casa... Perch mi avete offeso il vecchio? Vi mostrate tutti scontenti, tutti brontolate, e non vi preoccupate del padrone di casa che vecchio e ha bisogno di riposo e di rispetto. Dovete mettervi in testa che il padrone di casa, che padre... Ma meglio che lo raggiunga e che gli faccia compagnia. Paolina, aiuta Stefania a ripulire le tazze.
Tatiana - (si avvicina alla tavola). E perch poi il babbo in collera con noi?
Akulina Ivanovna - (dalla porta della camera). Continua, tu, a sfuggirlo come la peste! Tu, l'intelligente. (Paolina sta asciugando le tazze. Teterev, appoggiato alla tavola, la guarda con occhio languido. Perciskin si avvicina a Pietro e con lui siede a tavola. Tatiana lentamente si ritira nella sua camera).
Paolina - (a Teterev). Che avete da guardarmi?
Teterev - Appunto.
Perciskin - A che stai pensando, Pietro?
Pietro - A dove potrei andarmene.
Perciskin - E' molto tempo che volevo chiederti che cosa vuol dire la parola incanalamento.
Pietro - Perch t'interessa saperlo? Che vantaggio potresti trarne? A parte il fatto che per me, spiegartelo in termini adatti alle tue possibilit intellettive, sarebbe una noia non indifferente.
Perciskin - Ma sai che cosa vuol dire?
Pietro - Naturalmente.
Perciskin - (incredulo, imitando l'espressione di Pietro) Uhm!...
Paolina - Mio ritarda.
Teterev - (a Paolina). Che begli occhi avete!
Paolina - Me l'avete detto anche ieri. L'avete dimenticato?
Teterev - No. Domani ve lo ripeter.
Paolina - Perch?
Teterev - Non so davvero. Pensate sia innamorato di voi?
Paolina - No. Perch?
Teterev - Ecco, vi prego di non crederlo. Tuttavia, la mia insistenza nell'importunarvi vi far certo pensare a qualche cosa. Volete dirmi a che cosa?
Paolina - E a che potrei pensare?
Teterev - Al motivo che mi spinge ad annoiarvi. Se non ci avete ancora pensato, provateci adesso.
Paolina - Come siete sciocco!
Teterev - Senza dubbio! Non la prima volta che me lo dite; e io vi rispondo: andate via da questa casa; sar meglio per voi... ascoltatemi, andate via.
Pietro - Ehi, voi due, per caso sareste in colloquio amoroso? Se cosi, me ne vado subito e vi lascio in libert.
Teterev - Vi prego di non disturbarvi, poich non vi considero un essere animato.
Pietro - Non siete riuscito a essere molto spiritoso.
Paolina - (a Teterev). Troppo aggressivo, amico mio. (Teterev si allontana per ascoltare la conversazione di Pietro e Perciskin).
Tatiana - (esce dalla camera avvolta nello scialle, siede al pianoforte e prende a sfogliare le carte di musica). E' venuto Nilo?
Paolina - No...
Perciskin - Che noia!... A proposito, Pietro, l'altro giorno ho letto in un giornale che in Inghilterra stata costruita una nave aerea. E' simile a una nave comune, costruita appunto per navigare; poi, quando si dentro, si preme un bottone... e via! La nave si eleva nell'aria e vola come un uccello, fino alle nuvole. Vi trasporta non si sa dove. Pare che parecchi inglesi siano scomparsi in queste navi aeree. E' vero, Pietro?
Pietro - Sciocchezze!
Perciskin - Eppure i giornali ne hanno parlato!
Pietro - E che cosa si pubblica nei giornali, se non le sciocchezze?
Perciskin - Credi davvero che nei giornali si stampino sciocchezze? (Tatiana esegue al piano un'aria triste e dolce).
Pietro - (seccato). Ma certo, moltissime!
Perciskin - Non inquietarti! A voi giovani piace osservare dall'alto in basso i poveri vecchi come me; quando addirittura non disdegnate rivolgerci la parola. Questo non bello.
Pietro - Che cos'altro hai da dire?
Perciskin - Nulla. Non mi rimane che andarmene via. La mia compagnia vi d noia. Paolina, mi raggiungi presto?
Paolina - Si. Ho solo da pulire le tazze. (Esce mentre Teterev la segue con lo sguardo).
Perciskin - Pietro, ti ricordi di quando, molto tempo fa, venivi con me a caccia di uccellini?
Pietro - Ci andiamo spesso anche ora.
Perciskin - Eppure noto che sei del tutto un altro da allora.
Pietro - E' probabile; oggi non potrei gustare confetti e pan pepato con lo stesso piacere di una volta.
Perciskin - Caro Teterev, vuoi venire a bere un bicchiere di birra con me?
Teterev - Non ne ho voglia.
Perciskin - Andr solo. Come mi piace stare in cantina. Vi regnano la semplicit e l'allegria. Qui, ci logora la noia, vogliatemi scusare la sincerit. Voi non fate nulla, non preferite nulla, non amate il gioco delle carte. Giochiamo? Via, facciamo uno strappo alle nostre austere regole. Siamo in quattro, si gioca? (Teterev guarda Pietro sorridente). Non vi va? Bene, bene... come vi pare. Arrivederci. (Si avvicina a Teterev e gli d un buffetto sulla gola). Non vuoi proprio venire?
Teterev - No. (Perciskin andando via apre le braccia in segno di desolazione. Segue una pausa nel corso della quale s'intende il motivo della melodia che Tatiana esegue indolente; laccompagna il fischio di Pietro che seduto nella poltrona. Teterev, alzatosi, passeggia per la stanza. Dall' anticamera si sente cadere rumorosamente qualche cosa, forse il coperchio o il tubo del samovar, e la voce di Stefania) .
Stefania - Ma che sta succedendo?
Tatiana - (senza smettere di suonare). Come mai Nilo tarda tanto?
Pietro - Mi sembra che tardino un po' tutti questa sera.
Tatiana - Stai aspettando Elena?
Pietro - Chiunque sia. Che importa se sia Elena o un altro?
Teterev - Nessuno viene troppo volentieri in casa vostra.
Tatiana - Il solito uccello di malaugurio, il nostro Teterev.
Teterev - In casa vostra non ci verr mai molta gente perch dalla vostra amicizia non c' nulla di buono da ricavare.
Pietro - Adesso abbiamo l'opinione di Teterev il teologo.
Teterev - (insistente). Vedete, voi non riuscite a notare che il venditore di uccelli, ubbriaco e vecchio, ha spirito gaio e anima semplice. Voi due invece, appena sulla soglia della vita, siete solo cadaveri che camminano.
Pietro - Va bene, ora sappiamo che cosa siamo. Adesso vi sarei grato se voleste dirmi quale l'opinione che avete su voi stesso..
Tatiana - (alzandosi). Be', vogliamo finirla, signori? D'accordo, d'accordo... l'argomento stato esaurito. Adesso finitela.
Pietro - I vostri mezzi di espressione, Teterev, il compito che vi siete assunto di fare il giudice qui in casa nostra, mi piacciono davvero; mi piacerebbe anche sapere, per, perch vi siete scelto questo lavoro. Tutte le volte che parlate con noi e di noi avete l'aria di recitare un salmo di penitenza.
Teterev - Vi dir: i salmi che recito non figurano nella Bibbia.
Pietro - Il che mi sembra che importi pochissimo. In tendevo dire che mostrate di odiarci.
Teterev - Ci corrisponde perfettamente alla verit.
Pietro - Obbligatissimo per la franchezza. (Entra Paolina).
Teterev - Buon appetito!
Paolina - Mi offrite forse qualche cosa?
Tatiana - Si, impertinenze.
Teterev - Vale a dire: delle verit.
Paolina - Vado a teatro. Viene nessuno con me?
Teterev - Io.
Pietro - Che fanno al teatro?
Paolina - La seconda giovent. Tatiana Vasilevna, vuoi venire anche tu?
Tatiana - No. Credo che la stagione invernale passer senza che io vada a teatro una volta. Mi annoio da morire. Questi lavori teatrali imperniati su pistolettate, singhiozzi e lagrime mi stizziscono, scuotono il mio sistema nervoso. (Teterev battendo col dito sul piano provoca un suono profondo e triste che si spande per la stanza).
Tatiana - (continuando il suo discorso). Il Teatro ha degenerato nel grottesco e nell'assurdo. Non ha pi alcun punto di contatto con la vita. La vita colpisce i cuori, stronca le esistenze senza rumore, senza urli e lacrime, con lentezza: e non ci si accorge di nulla.
Pietro - (cupo). In questi drammi si parla d'amore e non ci si accorge che ormai l'amore dominato dal conflitto di un altro dramma, dal problema tra il voglio e il devo. (Teterev sogghigna, continuando a battere a intermittenza sui tasti dei toni pi bassi).
Paolina - (un po' smarrita, sorride anche lei). A me invece piace il Teatro, specie quando si rappresenta Don Cesare Bazan, gentiluomo spagnolo. Quello si che un eroe!
Teterev - Io gli somiglio, vero?
Paolina - Se vi fa piacere crederlo... Ma, datemi retta: assolutamente per nulla.
Teterev - (sorridendo). Peccato!
Tatiana - Le scene d'amore a teatro mi stizziscono estremamente: cosi false, cosi astratte, rispetto a quelle che avvengono nella vita!...
Paolina - Va bene, andr sola. Teterev, volete accompagnarmi?
Teterev - (smette di battere sui tasti). Non prima che abbiate trovato in me una somiglianza col gentiluomo spagnolo. (Paolina esce, ridendo).
Pietro - (seguendola con lo sguardo). Chi sa mai da dove le viene tutto quell'entusiasmo per il gentiluomo spagnolo!
Teterev - Dal fatto, immagino, che vede in lui l'uomo perfetto.
Tatiana - Un raffinato...
Teterev - Un uomo di spirito; continuamente gaio. L'allegria manifestazione di bont. Un criminale non mai allegro.
Pietro - In tal caso voi sareste il pi grande criminale del mondo.
Teterev - (riprende a provocare suoni profondi e lugubri). Quanto a me... io non sono che un illustre bevitore. Volete sapere perch la Russia piena di ubbriachi? Perch ubbriacarsi fa molto comodo. Gli alcoolizzati sono ben voluti qui in Russia; mentre gli uomini coraggiosi, che sanno quel che vogliono, gli uomini arditi, sono detestati. E' sempre pi comodo e meno imbarazzante amare la nullit, la vanit, anzich le grandi e generose doti dell'animo.
Pietro - (passeggia nervoso per la stanza). In Russia, in Russia... Strane parole! E' forse nostra la Russia? Mia? Vostra? Che cosa siamo noi? Che cosa?
Teterev - (canticchia). Uccelli liberi...
Tatiana - Teterev, per favore, smettetela con codesto accompagnamento funebre.
Teterev - (continua, accompagnandosi con la voce). Proprio come il nostro stato d'animo... (Tatiana stizzita esce verso lanticamera).
Pietro - Seriamente, vi prego di smetterla con codesti suoni snervanti. Io penso che un inglese, un francese, quando dice Francia o Inghilterra, si figuri qualcosa di concreto, esistente, comprensibile. Ma quando io pronunzio la parola Russia, non sento che un suono vuoto: una parola che non ha una consistenza esatta, chiara. (Pausa. Teterev continua, a battere sui tasti). Ci sono molte parole che si pronunziano per abitudine, ignorandone il vero significato. La vita, la mia vita... Quale il significato di questa parola? (Tace per un momento, continuando a passeggiare per la stanza. Teterev batte sempre sui tasti con lentezza e insistenza, riempiendo Varia di note ossessionanti. Sorride impassibile, seguendo con lo sguardo Pietro). E' stato il demonio a farmi entrare nel tumulto rivoluzionario. Mi ero iscritto all'Universit per studiare. Studiavo veramente. Ma ve ne scongiuro, smettetela di suonare! Non mi ero accorto che si trattava di un regime che proibiva di apprendere il diritto romano. No, questo non lo sapevo proprio. Mi avvinse l'armonia della collettivit, e cedetti. La ricompensa fu due anni della mia vita annullati, cancellati dall'esistenza! Cercai, di vincere me stesso! Pensavo: devo terminare gli studi, diventer magistrato, lavorer, legger, esaminer cose nuove, in una parola: vivr.
Teterev - (ironico, completando la frase). Per essere la consolazione di pap e mamma, in nome della religione e della patria, da servo zelante della societ.
Pietro - La societ? Odiosa parola! La societ accresce sempre i suoi diritti nei riguardi dell'individuo, negandogli la possibilit di sviluppare regolarmente e pacificamente le proprie attitudini. La societ rappresentata dai miei compagni non faceva che dirmi: L'uomo appartiene innanzi tutto allo Stato . Cosi ho servito lo Stato; ebbi la disgraziata idea di servire lo Stato, ma non voglio, non sento affatto il dovere di sottomettermi ai capricci della societ, sono un individuo, un nomo; e l'uomo ha la libert del pensiero... Ascoltate... ma smettetela con quella musica dannata.
Teterev - Ma vi sto facendo l'accompagnamento, o borghese che foste cittadino per mezz'ora. (Si odono rumori dall'anticamera).
Pietro - (inquietandosi). E senza ironia, intesi? (Teterev pianta lo sguardo su Pietro insistente e provocante, non tralasciando il ben noto suono. Intanto entrano Nilo, Elena, Sishin, Maria Svetaeva e Tatiana).
Elena - Ma chi che suona questa marcia da morto? Buona sera, tremendo lupo mannaro! Buona sera, signor procuratore, o quasi. Che state facendo?
Pietro - (cupamente). Stupidaggini.
Teterev - Io... stavo suonando la preghiera dei moribondi, per l'uomo prematuramente morto.
Nilo - (a Teterev). Dovrei chiederti un favore. (Sussurra all'orecchio di Teterev che annuisce col capo).
Maria Zvetaeva - Signori, la prova! come stata divertente e interessante
Elena - Signor procuratore, dovevate vedere con che tenacia il sottotenente Bicov mi corteggiava!
Siskin - Il nostro caro Bicov, sacerdote della bellezza!
Pietro - Credete che possa causarmi un qualche interesse il fatto che vi corteggiano?
Elena - C' qualche cosa che non vi va bene questa sera?
Maria Zvetaeva - Pietro ha sempre qualcosa che non gli va bene.
Siskin - Non cambia mai.
Elena - Tu pure, Tatania, non cambi mai: triste come una notte autunnale!
Tatiana - Si, non c' nulla di cambiato.
Elena - Invece, io non trovo parole che potrebbero esprimere la mia allegria! Sapreste dirmi, amici cari, perch sono sempre cosi allegra?
Nilo - Non potrei rispondere, perch anche io sono sempre allegro.
Maria Zvetaeva - Io pure.
Siskin - Io, invece, mai.
Tatiana - Non il caso che ti dia questa posa!
Elena - Hai intenzione di fare dello spirito, mia cara Tatiana? Ma bene! Voi dunque, lupo mannaro, ditemi, per quale ragione sono sempre allegra?
Teterev - Oh, umana vanit!
Elena - Va bene, vi perdoner l'insulto, purch mi facciate una dichiarazione d'amore.
Nilo - Che appetito! Mi piacerebbe proprio mangiare qualche cosa. Tanto pi che devo andarmene immediatamente essendo di servizio stanotte.
Maria Zvetaeva - E starete tutta la notte in piedi? Poverino!
Nilo - Gi. Per ventiquattro ore di seguito. Vado in cucina a supplicare Stefania che mi faccia da mangiare.
Tatiana - Glielo dico io. (Esce, seguita da Nilo).
Teterev - (rivolto a Elena). Scusatemi... dunque un mio intrascurabile dovere farvi la corte?
Elena - Si, essere insolente. Si, uomo nero. Si, si.
Teterev - (indietreggia). Allora devo obbedire, dato che non mi riesce affatto difficile l'obbedienza. Sono stato l'amante di due fanciulle e di una signora sposata.
Elena - (avvicinandoglisi). Allora ?
Teterev - Allora, niente.
Elena - (sottovoce, indicando con gli occhi Pietro). Avete avuto un alterco? (Teterev sogghigna, e parla sottovoce a Elena).
Siskin - (rivolto a Pietro). Ascoltami, amico mio dolcissimo, vorresti avere la bont di prestarmi un rublo? Te lo restituir fra tre giorni. Vedi: che ho le scarpe rotte.
Pietro - Tieni, e rammenta che con questo sono sette.
Siskin - Non penser ad altro.
Maria Zvetaeva - , Perch non partecipate alla nostra recita, Pietro?
Pietro - Perch non so recitare.
Siskin - E che? Noi sappiamo?
Maria Zvetaeva - Almeno, venite ad assistere alle prove. I nostri soldatini sono proprio interessanti. Ce n' uno, Sirkov, divertentissimo, buono, un po' sciocco, sorride sempre, impacciato e non capisce mai una sillaba.
Pietro - (guarda Elena con la coda dell'occhio). Vi dir, che non riesco a comprendere che cosa vi sia d'interessante nelle persone che non capiscono niente.
Siskin - Ma tra noi soltanto Sirkov un asino.
Pietro - Credo che di asini ve ne siano a bizzeffe.
Maria Zvetaeva - Come potete affermare simili cose? Che diavolo avete stasera?
Teterev - (alzando la voce). Io non posso compatire...
Elena - Sst...
Pietro - Voi lo sapete, io non sono che un piccolo borghese.
Siskin - Una ragione di pi perch il tuo atteggiamento verso gli umili appaia incomprensibile.
Teterev - Di me non ha mai avuto compassione nessuno.
Elena - (sottovoce). Forse avete dimenticato che necessario ricambiare il bene per il male.
Teterev - Io non ho nulla da rendere, n in vistose somme n in moneta spicciola. Ahi. Elena
Pietro - (intervenendo nella conversazione di Elena e Teterev). Io non riesco a capire la vostra benevolenza verso gli umili.
Maria Zvetaeva - Nessuna benevolenza. Dividiamo con essi quel che abbiamo, ecco tutto.
Siskin - Non direi che sia esattamente cosi. In sostanza che ci piace stare fra di loro, perch cosi ci possibile di respirare liberamente come nelle foreste dove l'aria pura. Essi sono gente semplice e noi divoratori di libri sentiamo la necessit di ristorare i polmoni.
Pietro - (insiste con malcelata stizza). Vale a dire che vi piacciono le illusioni. Andate in cerca della compagnia dei soldati con lo scopo nascosto di ristorarvi. Vi ristorate insieme a gente del genere. Ma, fatemi il piacere! ...
Maria Zvetaeva - Veramente non ricerchiamo la compagnia dei soli soldati. Sapete molto bene che le nostre recite...
Pietro - Certo, certo. Volevo dirvi soltanto che conferendo il nome di interessi vitali a questa sorta di agitazione e di movimento, non fate che ingannare voi stessi. Voi siete persuasi? non vi pare? di giovare all'evoluzione del sentimento della personalit? Datemi retta: codesta un'autentica illusione. Domani interverr fra i vostri soldati un ufficiale o un sergente e dar uno scappellotto a questa personalit, rompendole la testa e scacciando via tutto quel che siete riusciti a ficcarci dentro, ammesso che ci siate riusciti.
Maria Zvetaeva - Tra le vostre parole e una doccia fredda c' pochissima differenza.
Siskin - (riflettendo). Si, non li ascolto per la prima volta simili discorsi, e ogni volta mi suonano sempre pi sgradevoli. Un giorno, caro Pietro, voglio battermi con te su questo argomento, per farla finita per sempre.
Pietro - (con freddezza e indifferenza). Attendo con impazienza tale discussione bench ammetto che non mi riesca troppo gradita.
Elena - (grida). Ma insomma, che utilit c' a prendere atteggiamenti del genere? Ma perch dovete credere malvagi quei poveretti?
Pietro - Per originalit.
Maria Zvetaeva - Non c' dubbio che Pietro posi. A tutti gli uomini piace una posa, quando si trovano di fronte a donne: uno fa lo scettico, l'altro il demoniaco... in definitiva poi, sono tutti dei bonaccioni.
Teterev - Breve, succinto e compendioso.
Maria Zvetaeva - Dovrei forse farvi dei complimenti? No davvero. Potete aspettare un bel po'. Vi conosco, caro mio!
Teterev - Conoscete troppe cose, voi. Conoscete per caso anche il proverbio Bisogna ricambiare il bene per il male? No? Vi prego, ditemi: secondo voi il bene e il male sono due cose distinte?
Maria Zvetaeva - Ecco in campo una delle vostre assurdit che si reggono su ruote cigolanti.
Siskin - Fatemi ascoltare, vi prego. Il tema interessantissimo. Poi, io adoro ascoltare le parole di Teterev. Talvolta avviene che una briciola del suo spirito cada nel nostro cervello che continua a produrre pensieri vecchi quanto la terra, banali, consunti come...
Pietro - Ammiro la tua generosit nel riferire a noi tutti le tue tipiche qualit.
Siskin - Mio caro, necessario essere sinceri a ogni costo, anche per le cose pi insignificanti. Devo dirti con tutta franchezza che io non ho mai concepito un pensiero davvero originale, pur avendo desiderato ci moltissimo.
Teterev - Non si riuscir mai ad essere originali per proposito. Date retta a me.
Elena - Su dunque, carnefice, decidetevi a parlarci del bene e del male.
Siskin - Allora, amico mio, fate funzionare la macchina della vostra filosofia.
Teterev - (col gesto del conferenziere). Rispettabili bipedi! Considerato che mi dite che bisogna ricambiare il bene per il male, io vi dichiaro che sbagliate. Il male una qualit che l'uomo possiede innata, perci ha un valore scarsissimo. Il bene, al contrario, fu inventato dall'uomo che lo pag a caro prezzo; di conseguenza lo si ritiene prezioso, come un oggetto raro di cui sia difficile trovarne esemplari. Ne risulta che il paragone fra bene e male estremamente svantaggioso, a parte il fatto che del tutto inutile. Io vi do il consiglio di ricambiare il bene per il bene, in misura uguale alla quantit che avete ricevuta; questo per non incrementare nell'animo umano il sentimento dell'usura. L'uomo per natura avido e se una volta gli tocca di ricevere pi di quanto gli spetta, s'abituer a pretendere come un diritto ci che gli fu dato solo per generosit. Altres dovete stare attenti a non ricambiare in misura minore a quella che dovete: infatti se trufferete una sola volta, nessuno poi vi dar pi affidamento. Se continuerete a truffare, nessuno vi far del bene: tutto quel che riceverete non sar che elemosina. Fratelli, siate completamente scrupolosi nel ricambiare il bene che ricevete, perch al mondo non c' nulla di pi misero e ripugnante che l'elemosina. In quanto al male, invece, ripagatelo generosamente. Siate crudelmente larghi nel ricambiare al prossimo il male che vi ha causato, E se, chiestogli del pane, vi scaglier un sasso, rovesciategli addosso un'intera montagna. (Teterev, che aveva iniziato scherzando, assume gradatamente un tono sempre pi serio e conclude il discorso con violenza e convinzione. Terminato, prende a passeggiare lentamente, assorto nei suoi pensieri. Segue un generale silenzio. Ognuno si sente in imbarazzo a causa delle parole ascoltate, sincere ma crudeli).
Elena - (sottovoce). Si direbbe che abbiate ricevuto molte amarezze da parte degli uomini. Sbaglio?
Teterev - (sogghignando). Almeno, potr nutrire, per questo, la speranza che anch'essi possano soffrire a causa mia. Vi pare?
Nilo - (entra con in mano una fetta di pane e una scodella, preoccupato perch non cada il contenuto. Lo segue Tatiana). Questa si che filosofia. Sentito, Tatiana, tu che hai il brutto vizio di filosofare su tutto? Piove? Questo si che un tema per un dottore di filosofia. Ti duole il dito? Splendida occasione per filosofare. Il cibo puzza di fumo? Magnifico! E quando osservo che alle inezie s'attaccano argomenti seri, penso, pur non desiderandolo, che l'essere sapienti una virt perfettamente inutile.
Tatiana - Sei davvero volgare, Nilo(siede a tavola, e comincia a mangiare). Volgare? Forse ti annoi? prova a occuparti di qualcosa. Il lavoro non sempre annoia. Ti annoia restartene a casa? Ma vai, vai dunque in campagna, dove potrai fissare la tua residenza e insegnare; oppure vattene a Mosca a completare gli studi all'Universit.
Elena - Ma certo, perfettamente d'accordo! Adesso, per, vogliate avere la bont di dare addosso a costui. (Addita Teterev).
Nilo - (d a Teterev uno sguardo di sbieco). Ecco un uomo che vuole sembrare un eraclide!
Teterev - Ma puoi anche chiamarmi Swift, se non ti d troppo fastidio...
Nilo - Sarebbe troppo!
Pietro - Infatti, sarebbe troppo.
Teterev - Per, mi piacerebbe.
Maria Zvetaeva - (rivolta a Nilo). Ingordo!
Nilo - (guarda la scodella languidamente). Non preoccuparti per questo. Paolina tornata? O meglio: dove andata?
Tatiana - E' andata a teatro. Che volevi?
Nilo - Proprio nulla. Era tanto per dire qualcosa.
Tatiana - Ti indispensabile la sua presenza?
Nilo - No del tutto, in questo momento; ma in generale si. Be', sto scherzando, intendiamoci! (Sorridono tutti, eccetto Tatiana).
Tatiana - (insistendo). Perch, perch dunque ti indispensabile? (Nilo continua a mangiare senza rispondere).
Elena - (volgendosi vivacemente a Tatiana). Ma non vedi che parla per scherzo?
Maria Zvetaeva - Carina!
Siskin - Quando Nilo fa della morale, io me la spasso pazzamente ad ascoltarlo.
Pietro - Io invece a guardarlo quando mangia.
Nilo - Infatti so fare molto bene l'una e l'altra cosa.
Elena - Be', non dici niente, Tatiana?
Tatiana - Non mi va di parlare.
Maria Zvetaeva - Tatiana non ha mai voglia di far nulla.
Tatiana - Ma che cosa ne sai? Perch, non potrei anche avere una voglia matta di morire?
Elena - Uh, che freddo! Non mi piace parlare di morte!
Nilo - (a bocca piena). Che cosa si pu dire della morte, prima del momento in cui si muore?
Teterev - Lui si che un vero filosofo.
Elena - Andiamo a casa mia. E' tardi, e certamente il samovar ci attende da un pezzo.
Siskin - Berrei proprio volentieri una bella tazza di t in questo istante.
Elena - Come?
Siskin - (rivolto a Nilo). Devo confessarti, elle pi ti guardo e pi t'invidio.
Nilo - Non invidiare, ormai ho mangiato tutto. Ho ancora un'ora di libert e voglio trascorrerla insieme a voi.
Tatiana - Sarebbe meglio che riposassi un po', prima d'iniziare il servizio.
Nilo - No, non mi va.
Elena - Ci accompagnate, Pietro?
Pietro - Se non sono di troppo.
Elena - Anzi, vi autorizzo con piacere a seguirmi. Vorreste offrirmi il braccio?
Maria Zvetaeva - Mettiamoci in fila per due. Nilo, a me il vostro braccio.
Siskin - (a Tatiana). E il mio braccio per te.
Teterev - Di solito si crede che nel mondo le donne siano pi numerose degli uomini; nonostante ci, pur essendo stato in molte citt, in nessun luogo ho trovato una donna disponibile per me.
Elena - (ride e canta). Figli della patria...
Siskin - (spingendo Pietro). Svelto, muoviti, figlio della patria. (Escono facendo chiasso, cantano e ridono. La camera resta vuota per alcuni istanti. Entra Akulina Ivanovna; sbadiglia e spegne i lumi. Intanto si sente la voce senza alcuna inflessione del vecchio che recita salmi. Akulina rientra in camera, al buio, urtando fra le sedie).
CALA IL SIPARIO
SECONDO ATTO
Autunno. Pomeriggio. Il vecchio Bezsemenov siede a tavola. Tatiana passeggia lenta, silenziosa per la stanza. Pietro, in piedi, guarda attraverso la finestra.
Bezsemenov - Vi sto parlando da oltre un'ora, figli miei; ma evidentemente la mia bocca non sa proferir parole atte a toccarvi il cuore... L'uno mi ascolta con la schiena, l'altra gironzola come una cornacchia sull'aia.
Tatiana - Adesso sono seduta. Contento? (Siede).
Pietro - (rivolto al padre). Dimmi chiaro e tondo che cosa desideri da noi.
Bezsemenov - Ecco, mi piacerebbe sapere a che specie di gente appartenete. Sapere a quale razza di uomini appartieni tu.
Pietro - Fa' che finisca gli studi e lo saprai.
Bezsemenov - Oh, ma guarda! gli studi, gli studi! Quali? Non prendermi in giro, per favore. E' un po' di tempo che hai preso l'abitudine di disprezzare tutto ci che ti circonda; e agisci senza riflettere bene sulle cose. Le conseguenze di questo modo di vivere, d'altra parte, mi sembra parlino da sole e lascino ben prevedere il tuo avvenire. Sei stato espulso dalia Universit, ingiustamente, d'accordo, come dici tu; con ragione, come dico io. Lo studente un allievo, non un maestro della vita e se ogni giovanotto ventenne si desse le arie di maestro, addio disciplina! Il genere umano precipiterebbe nel caos, e sulla terra non ci sarebbe pi posto per gli uomini seri. Vedi di farti un'istruzione, prima; vedi di diventare padrone della scienza in cui ti sei versato; poi, se lo desideri, potrai riflettere su ogni cosa e dichiarare pubblicamente il tuo punto di vista. Finch non sarai un uomo nel senso vero della parola, dovrai frenare in te le opinioni e lo spirito di parte. Voglio sperare che tu non prenda tutto quel che ti dico per malvagit. E' il cuore a suggerirmi sia pur la pi piccola parola che ti rivolgo. Dammi retta, e tieni a mente che sei mio figlio, mio sangue, e che non potrei essere proprio io a ingannarti. A Nilo, per esempio, non faccio di questi discorsi, bench confesso che mi sono occupato fin troppo Ji lui, considerato che soltanto mio figlio adottivo. Nelle sue vene scorre il sangue di altri, e via via che passa il tempo sento che egli si fa sempre pi estraneo al mio cuore. Intuisco che diverr un farabutto: un attore, magari, o un socialista. Le sue tendenze infatti sono ben chiare. Stia tranquillo, per, che gli sar reso pan per focaccia.
Akulina Ivanovna - (facendo capolino dalla porta, dice timidamente e con voce lamentevole). Babbo, non ti sembra che sia ora di mangiare?
Bezsemenov - (arcigno). Va', va'! Non seccarmi. (Akulina Ivanovna scompare immediatamente senza dire una, parola. Tatiana guarda il padre con aria di biasimo e riprende a passeggiare per la stanza). Visto? Vostra madre non si d pace un momento. Sta sempre a sorvegliarvi, e ha paura di continuo che io vi offenda. Credetemi, figli miei, io vi voglio bene, lo sapete. E che il maltrattato - duramente maltrattato - sono io. Qui in casa mia no paura perfino di far rumore quando cammino, come se il pavimento fosse ricoperto di vetri. Sono padrone e servo, messo da parte persino dagli amici pi cari che mi hanno detto chiaro e tondo: I tuoi figli sono troppo istruiti e non eviterebbero di disprezzare noi altri, gente semplice . Infatti pi di una volta li avete sfacciatamente presi in giro, e io ho sentito avvamparmi per la vergogna. Mi hanno abbandonato, gli amici, sfuggendo come la peste i miei figli colti che, sia detto fra noi, non si curano di loro padre pi di quanto si curino della polvere della strada. Perch non siete mai voi i primi a parlarmi? Parlarmi dei vostri propositi per l'avvenire! Io che vi amo tanto! Voi invece mi trattate come un estraneo. Ma lo sapete che cosa vuol dire, amare? Tu, Pietro, sei stato espulso dall'Universit, e tu, Tatiana, rimani zitella. Sapete bene che ci mi rattrista e mi fa vergognare di fronte alla societ. Io vorrei vederti uomo, Pietro mio, e non studente; e Tatiana, donna sposata. N si pu dire che lei abbia niente di meno delle altre ragazze che si sposano. Per esempio, il figlio di Filippo Nazarov si laureato e ha sposato una ragazza carina e con soldi; ha uno stipendio di duemila rubli all'anno e fra non molto sar membro del Consiglio Municipale.
Pietro - Un po' di pazienza: poi sposer anch'io.
Bezsemenov - Certo, certo: quanto a sposarti, saresti pronto pure domani. Ma ti sposeresti una donna senza cervello, una sfacciata e magari vedova.
Pietro - (con un sussulto). Perch dici queste cose?
Bezsemenov - Perch? In che ho sbagliato? Nel parlarti di una donna vedova o nel parlarti di una donna sfacciata?
Tatiana - Pap, per favore, finiscila! E tu, Pietro, se non puoi fare a meno di stare zitto, esci dalla stanza. Io non parlo pi perch trovo che infine pap non ha tutti i torti. Ti prego di credermi, pap, io vedo l'assennatezza delle tue parole, ma non posso fare a meno di riconoscere che il tuo punto di vista estraneo al nostro modo di pensare. La verit mia e di Pietro un'altra. Su, non inquietarti. Ascoltami. La nostra verit differente dalla tua.
Bezsemenov - Sciocchezze. La verit una sola e, nel caso particolare, quella mia. E la vostra quale sarebbe? Sentiamo. Dimostratemela.
Pietro - Ma non gridare, pap. Lo so anch'io che hai ragione e riconosco l'opportunit delle tue parole; tuttavia sostengo che codesta tua verit ristretta per noi, e il volerla ossequiare sarebbe come se volessimo indossare i nostri abiti da bambini. Il tuo modo di vivere, i tuoi punti di vista non sono adatti a noi.
Bezsemenov - Infatti! Voi... voi... Come spiegarmi? Voi siete persone colte e io sono un cretino.
Tatiana - Non abbiamo detto questo, pap.
Bezsemenov - E invece cosi. Voi ricevete visite tutto il giorno, e anche di notte fate un chiasso del diavolo... Tu, Pietro, vivi romanzetti sentimentali con la mia inquilina, proprio sotto i miei sguardi e tu, Tatiana, hai sempre il muso; e noi poveri vecchi ci ritiriamo in un cantuccio a farci compagnia reciproca.
Akulina Ivanovna - (entra precipitosamente nella stanza piagnucolando). Figli miei... io... io... Marito mio... io non mi lamento mai, anche se sono in un cantuccio. Non aprirei bocca neanche se dovessi restarmene nella stalla. Allora, perch state a tormentarvi? Perch v'insultate? Miei cari.
Bezsemenov - Non l'hai capita che non servi a nulla per loro? No, noi non serviamo pi a nulla, perch essi sono intelligenti e colti. Non siamo che estranei, per loro.
Tatiana - Che tortura! Che strazio!
Pietro - (pallido, quasi disperato). Ma non ti accorgi, pap, quanto sciocco tutto ci? Sciocchissimo. All'improvviso, senza nessuna ragione...
Bezsemenov - All'improvviso? Menti pure, adesso! Non sai che questa la pena che ho nel cuore da anni e anni?
Akulina Ivanovna - Pietro, non rispondere. Smettila, Tatiana... Tigli miei, abbiate un po' di piet per vostro padre.
Bezsemenov - Ma ci stupido, idiota! Tutto quello che accade in casa mia raccapricciante anzi, non stupido. Si vive tutti d'amore e d'accordo, e poi all'improvviso ti saltano fuori due verit... Siete dei barbari, dei barbari! ...
Tatiana - Vattene, Pietro! Cerca di calmarti, pap.
Bezsemenov - Figli snaturati che ci avete messi da parte, in un cantuccio, si pu sapere quale il motivo della vostra superbia? Ma che cosa avete fatto per credervi tanto superiori? Noi si, che abbiamo lavorato per tutta una vita! Noi abbiamo fatto costruire una casa per voi. Noi abbiamo peccato - magari peccato molto! - per voi.
Pietro - (gridando). E chi te l'ha fatto fare?
Akulina Ivanovna - Pietro, per l'amor di Dio...
Tatiana - Va' via, Pietro. Io me ne vado perch non resisto pi.
Bezsemenov - Scappate, eh? Sfuggite la verit come il diavolo sfugge l'incenso. La coscienza vi rimorde!
Nilo - (spalanca la porta dell' anticamera, ma s'arresta sulla soglia. Torna dal lavoro e ha la faccia e le 'inani nere di fumo. Veste una giubba corta e unta, stretta alla cintola da un cordone di cuoio; ha stivali alti fino al ginocchio. Tende la mano). Chi ha venti copechi? Devo pagare il cocchiere. (La comparsa 08 improvvisa di Nilo e la voce calma, di lui fanno cessare d'un tratto il baccano. Tutti lo guardano silenziosi per qualche istante. Egli si rende conto subito di che cosa si tratta, e sorride dolcemente). Avete ancora litigato?
Bezsemenov - (grida brutalmente). Dove credi di essere, miscredente?
Nilo - Dove?
Bezsemenov - Perch non ti togli il cappello? Il cappello!
Akulina Ivanovna - Veramente, perch entri in quello stato? Sei cosi sporco! Potevi ripulirti, prima.
Nilo - Ma su, me li date i venti copechi?
Pietro - (gli d le monete, e dice sottovoce). Torna presto...
Nilo - (sorridendo). Al soccorso? Non sar facile...
Bezsemenov - Il nostro galantuomo! Se ne viene sporco da far paura, senza il minimo rispetto.
Akulina Ivanovna - (sul tono di voce di Bezsemenov). Ma dico io, che ragazzaccio! Tatiana, va', va' in cucina ad avvertire Stefania per il pranzo. (Tatiana esce).
Bezsemenov - (con un sorriso amaro). E Pietro dove lo manderai? Come sei sciocca, vecchia mia, come sei sciocca! Diamine, non sono una bestia feroce io! Eppure lo sai che voglio loro bene e che ho paura per loro. Ho un dolore dentro di me che mi costringe a gridare. Sai che non sono cattivo, non c' quindi ragione che tu li allontani sempre da me.
Akulina Ivanovna - Lo so, lo so, tesoro mio, lo so; ma mi fanno-tanta pena quei ragazzi! Noi siamo vecchi, eh si, vecchi! Quanto potremo vivere ancora? Essi invece hanno tutta una vita innanzi a loro e avranno tutto il tempo per soffrire. Vedi di non rendere ancora pi tormentosa la loro esistenza.
Pietro - Vedi, pap, tu t'inquieti proprio senza ragione. Tu immagini quello che magari non ci passa neanche per la testa.
Bezsemenov - Temo, temo per voi. Corriamo brutti momenti, terribili... Il mondo - in tumulto, e io ho paura che da un momento all'altro sopravvenga chi sa quale disastro! E a noi chi penser quando saremo vecchi? Tu sei il nostro sostegno. Quanto a Nilo, non ti accorgi pure tu che testa fra le nuvole ha? E gli altri... Teterev... cerca di non frequentarlo. Entrambi non ci possono vedere.
Pietro - Be', per questo non ti preoccupare; non mi succeder nulla. Era poco far la domanda di riammissione all'Universit.
Akulina Ivanovna - Si, al pi presto, Pietro caro, falla al pi presto. Cosi tuo padre si tranquillizzer.
Bezsemenov - Vedi, figlio mio diletto, quando parli in codesto modo, mi riempi il cuore di fiducia; sento che ragioni e spero che potrai vivere non pi infelice di me; ma, certe volte...
Pietro - Su, lasciamo andare. Smettiamola una buona volta, augurandoci che questi odiosi bisticci non si ripetano in casa nostra.
Akulina Ivanovna - Miei cari!
Bezsemenov - Ma Tatiana... Mi sai dire che cosa ci fa con quella sua scuola? Non capisco! Non sa che strapazzarsi ed esaurirsi.
Pietro - Si, dovrebbe riposare un po'.
Akulina Ivanovna - Proprio cosi!
Nilo - E alle prese con una locomotiva decrepita che casca da tutte le parti. Si, sono stanco, non ho pi tanto cosi di forza. Mi sarebbe piaciuto farlo fare al nostro signor capo della trazione, un viaggio cosi!
Bezsemenov - Il solito indisciplinato! Troppo presto per parlare, in codesto tono, dei superiori. Purch non perdano la pazienza e...
Nilo - I superiori non la perdono mai la pazienza.
Akulina Ivanovna - Non sarebbe meglio che ti limitassi a parlare di Nilo Bezsemenov
Nilo - Di te stesso? Proprio, di te. Ah ah
Bezsemenov - Invece di ridere faresti meglio a seguire i consigli, ad ascoltare. (rientra, ha una camiciola celeste ed ancora sudicio). Si mangia? (Pietro esce verso lanticamera).
Bezsemenov - Potresti lavarti la faccia, prima di chiedere da mangiare.
Nilo - Oh, questo ci vuol poco a farlo! Ma, per vendetta, dichiaro che ho una fame spaventosa. Per ventiquattro ore di seguito ho patito pioggia, gelo, vento, Nilo Ascolto.
Bezsemenov - E' da un pezzo a questa parte che ti credi un tipo interessante.
Nilo - Da molto tempo?
Bezsemenov - E non parlarmi in tale linguaggio.
Nilo - E' l'unico che conosco. (Mostra la lingua). E lo parlo con tutti.
Akulina Ivanovna - (batte le mani in segno di ammonimento). Sfacciato, a chi osi fare le boccacce?
Bezsemenov - Sta' zitta, mamma, zitta. (Akulina Ivanovna esce scuotendo la testa).
Bezsemenov - Mi piacerebbe ragionare un po' con te; con l'intelligentone.
Nilo - Si, ma dopo pranzo.
Bezsemenov - , Subito.
Nilo - Oh, per favore, riparliamone dopo pranzo! Ho fame, sono stanco... Non potreste farmi il piacere di rimandare a pi tardi la discussione? E, poi, che cosa potreste dirmi pi che insulti, insulti e insulti? Credetemi, mi annoia tanto bisticciare con voi. Non sarebbe meglio che mi diceste in due parole che non potete soffrirmi e che...
Bezsemenov - Va' all'inferno! (Esce sbattendo con fracasso la porta).;
Nilo - (borbotta). Senza dubbio il diavolo una persona migliore di te. (Si mette a passeggiare nervosamente per la stanza. Entra Tatiana).
Nilo - Ancora nuove battaglie?
Tatiana - E come! Avessi visto!
Nilo - Immagino perfettamente. Be', avete recitato una scena drammatica dell'interminabile commedia N su n gi.
Tatiana - Come facile dare giudizi standosene in disparte!
Nilo - Me ne sto in disparte per lasciare che passi questa ondata ossessionante; poi me ne allontaner per sempre. Quanto prima chieder un altro genere di lavoro: o al deposito, o all'officina. Sono stanco di manovrare treni-merce nella notte, n la cosa cam-bierebbe se fossero treni-passeggeri. Per esempio, il diretto non ti permette di respirare, con la sua corsa a tutto vapore. No no, a me piace di pi vivere nel mondo.
Tatiana - Ma se cerchi di sfuggirci!...
Nilo - Scusami la sincerit: Come sarebbe possibile che non vi sfuggissi? A me piace vivere rumorosamente, mi piace il lavoro, la gente semplice e allegra. Voi, avete questi requisiti? Voi non fate che piagnucolare e lamentarvi di tutto. Perch vi lamentate? Con chi ve la prendete? Non riesco a capire.
Tatiana - Non capisci?
Nilo - Assolutamente nulla. Quando un uomo sdraiato su un lato si sente stanco, si posa sull'altro lato. Ma quando la vita non lo soddisfa o non gli sembra adatta per lui non sa fare altro che lamentarsi. Perch non provi invece a volgerti dall'altro lato?
Tatiana - Un filosofo diceva che soltanto agli stupidi possibile vivere felici.
Nilo - I filosofi sulla sciocchezza sanno tutto. Quanto a me, che non mi giudico un intellettuale, trovo che la vostra compagnia assolutamente noiosa e insopportabile. Non sapete fare che lamentarvi di tutto e di tutti. Ma perch? Da chi sperate aiuto? Nessuno vi aiuter, mettetevelo in testa... E poi... perch dovrebbero aiutarvi? Ne vale la pena?
Tatiana - Come sei aspro, Nilo!
Nilo - Ma no! Sono aspro?
Tatiana - E crudele. Non hai per caso appreso a essere crudele da Teterev, che non si sa di preciso per quale ragione odia tutto il genere umano?
Nilo - Non esattamente tutto... (sorride). Dimmi, non trovi che Teterev somigli in un certo modo alla scure?
Tatiana - Alla scure? Che scure?
Nilo - Quella comune, di ferro, con il manico di legno.
Tatiana - Che spirito! Smettila! Sai, a me piace la conversazione con te. Hai la virt di avvincere, quando discorri; per non sei cauto.
Nilo - In che senso?
Tatiana - Non sei cauto con le persone che avvicini. Con me stessa, per fare un esempio.
Nilo - Be', non posso stare attento a tutti.
Tatiana - Ma io mi riferivo a me, adesso.
Nilo - Be', non posso stare sempre attento neanche a te. (Pausa. Nilo osserva i suoi stivali. Anche Tatiana li osserva, in attesa che egli riprenda la conversazione). Non che io... Si, insomma, ti stimo, molto, e... ti amo, anche... Pertanto, mi dispiace non poco che tu debba fare la maestra. Il troppo lavoro ti esaurisce: la professione di maestra, d'altra parte, richiede moltissimo lavoro e moltissima pazienza. I bimbi sono gli uomini futuri: per questo li si deve amare, li si deve stimare; essi hanno bisogno di un completo sacrificio da parte di chi s'incarica di far loro da guida. La maestra si trova, per cosi dire, di fronte a un blocco di ferro grezzo incandescente, vivido, che vuole essere malleato nella forma adatta. Bisogner che la maestra picchi col martello sul blocco di ferro; e le scintille sprizzeranno piovendole addosso quasi vogliano bruciarle gli occhi o respingerla lontano. Ma la maestra deve continuare a battere, giulivamente, e sempre con maggiore energia, fino a foggiare a suo gusto il ferro informe dell'infanzia.
Tatiana - E' necessaria molta forza per fare tutto questo.
Nilo - E anche l'opportuna capacit.
Tatiana - Io vorrei sapere, Nilo, come mai tu non ti lamenti...
Elena - (entra). Gi mangiato? Non ancora? Perch non venite su da me? Davvero: ho uno squisito dolce, delizioso. Ma dov' il procuratore?...
Nilo - (va incontro a Elena). Ma io vi seguir con grandissimo piacere! Il dolce, tanto per parlarci chiaro, me lo manger tutto io; infatti sto morendo dalla fame, e il fatto di poter mangiare prima degli altri rimane un irraggiungibile sogno, per me. Chi sa perch non mi possono vedere in questa casa, un po' tutti.
Elena - Credo d'intuirla la ragione: la vostra lingua. Allora andiamo, Tatiana?
Tatiana - Vado ad avvertire mamma, e venero subito.
Nilo - Da chi avete saputo che ho fatto le boccacce a pap?
Elena - Che cosa? Io non ne so proprio nulla. Che avvenuto?
Nilo - Oh, nulla! Parliamo invece del buon dolce che sto pregustando.
Elena - Eppure riuscir a sapere, state tranquillo. Quanto al dolce, vi dir che m'insegn a prepararlo un condannato ai lavori forzati che mio marito prese in casa perch mi aiutasse nella cucina. Faceva tanta pena, poverino. Pelle e ossa.
Nilo - Vostro marito?
Elena - Ma signore! Mio marito era alto due metri e due centimetri!
Nilo - Che cara cosina!
Elena - E smettetela dunque, buffone! Mio marito aveva due baffi lunghi cosi. (Indica, con le mani la lunghezza dei baffi). Ogni baffo quindici centimetri.
Nilo - Ma guarda! Non avevo mai sentito parlare di un uomo le cui virt si misurino a centimetri di bario.
Elena - Ahim! Egli non aveva altra qualit che i baffi!
Nilo - Tristissimo! Ma, vi prego, parlatemi ancora del dolce.
Elena - Quel detenuto era un bravissimo cuoco. L'avevano messo in prigione perch aveva ucciso la moglie. Ma era un uomo simpaticissimo... Diceva di averla uccisa cosi... senza una ragione precisa...
Nilo - E si, capisco. Parliamo d'altro.
Elena - Ma lasciatemi stare! Io non voglio pi parlare con voi. (Tatiana torna, si ferma sulla soglia guardando i due. Pietro anche entra, dall'altra 'porta). Procuratore, volete accomodarvi in casa mia a mangiare il dolce?
Pietro - Molto volentieri.
Nilo - Oggi pap l'ha rimproverato perch non stato abbastanza rispettoso.
Pietro - Finiscila!
Nilo - E francamente mi sorprende moltissimo che ardisca venire in casa vostra senza chiedere prima il permesso.
Pietro - (guarda la porta della camera dei vecchi. E' sulle spine). Su, se dobbiamo andare sbrighiamoci.
Tatiana - Cominciate ad andare. Io venero subito. (Nilo, Pietro e Elena escono. Dalla camera si sente la voce di Akulina Ivanovna).
Akulina Ivanovna - Tatiana!
Tatiana - (s ferma e scuote le spalle spazientita). Che cosa vuoi?
Akulina Ivanovna - (comparendo sulla soglia). Vieni un po'. (Quasi sottovoce). Di', andato anche Pietro a casa di quella...
Tatiana - Si, anche Pietro. E adesso ci vado pure io.
Akulina Ivanovna - Oh, che guaio! Che dannato guaio ci capita. La furba matricolata sapr come accalappiarlo! Diglielo, almeno tu, a Pietro: Fratello mio, sta' attento ai casi tuoi, cerca di capirla che una donna di quel tipo non pu andare d'accordo con te... . Diglielo! Fammi un piacere, diglielo... Quanto a soldi, lei non ha che tremila rubli oltre alla pensione del marito...
Tatiana - Ma smettila, mamma. Elena se ne infischia di Pietro.
Akulina Ivanovna - Ma io non dico che tu devi parlargli adesso. Adesso riposati, invece, va' a letto, dormi un po'.
Tatiana - (spazientita). Ma che riposare! Io sono stanca definitivamente... per tutta la mia vita. Stanca di voi... di voi... (Esce a veloci passi nervosi dalla porta, dell' anticamera. La 'madre le corre dietro come per fermarla; ma non riuscendole, resta a bocca-aperta)
Bezsemenov - (fa' capolino). Si litiga di nuovo?
Akulina Ivanovna - (di soprassalto). Niente, niente. Non stato niente
Bezsemenov - Proprio niente? Come sarebbe a dire? Ti ha mancato di rispetto?
Akulina Ivanovna - (in fretta). Ti ho detto: nulla... nulla. Che vuoi, adesso? Le ho detto soltanto: E' ora di pranzo . E lei: Non ho voglia . E io: Perch non vuoi? Come sarebbe? . E lei...
Bezsemenov - Ma tu mi stai prendendo in giro,-mamma.
Akulina Ivanovna - Ma neanche per sogno.
Bezsemenov - E dire che per loro devi anche dirmi bugie. Guardami negli occhi. Ah, hai visto? Non sei capace. Non puoi. Eh, si, vecchia mia! (Akulina Ivanovna tace, con il capo chino innanzi a Bezsemenov che tace anche e si carezza intento la barba). Non abbiamo proprio nessuna ragione d'inorgoglirci per averne fatto dei giovani colti.
Akulina Ivanovna - (con dolcezza). No, babbo, ti prego, no. Vedi, ai giorni nostri la gente alla buona non vale gran che. Non pi come una volta...
Bezsemenov - Bisognerebbe non dare mai pili di quello che si ha ai figli. Non bisognerebbe istruirli pi dei genitori. Sai da che proviene la mia pena? Dal fatto che non riesco a scoprire un vero carattere in loro. Niente... Come spiegarmi... Niente forza. Ogni uomo, infatti, dovrebbe avere qualcosa di suo, nel suo intimo. Qualche cosa di proprio, che sia suo soltanto. Ma i nostri figli, nulla di tutto ci. Mancano di carattere, ecco. Nilo uno sfrontato, malvagio; per ha un carattere. Un uomo che pu farsi temere. Guarda me! Quando ero giovane c'era qualcosa che amavo: cantare in chiesa, girare per il bosco a cogliere i funghi. Ma Pietro che cosa ha amato. Che cosa ama?
Akulina Ivanovna - (timida, sospirando). Sta dall'inquilina, adesso.
Bezsemenov - Che? Dall'inquilina? Adesso, adesso ti faccio vedere, io... io... l'acchiappo... (Entra Teterev, mezza cadente dal sonno. Ha con s una bottiglia di acquavite e un bicchierino). Teterev, ricominci con l'acquavite?
Teterev - Ieri... durante il servizio notturno.
Bezsemenov - E per quale circostanza?
Teterev - Nessuna. Nessuna circostanza. Cosi... Si mangia?
Akulina Ivanovna - Sto preparando. (Comincia ad apparecchiare la tavola).
Bezsemenov - Vedi, tu, Teterev, sei pieno d'intelligenza, ed ecco che ti stai rovinando con l'acquavite.
Teterev - Tu non dici il vero, o rispettabile borghese! Non si tratta di acquavite. E' la mia forza a portarmi alla rovina, l'eccesso di forza, ecco!
Bezsemenov - Eh? Come sarebbe a dire? Di forza non ce n' mai abbastanza.
Teterev - Continui a non dire il vero. Ai giorni nostri, non necessaria la forza. Occorre solo la furberia, la astuzia e la pieghevolezza delle serpi. (Si rimbocca la manica mostrando il polso). Vedi? Se do un pugno sulla tavola, la riduco in frantumi. Ma nella vita non servono a nessuno mani simili. Posso spezzare un pezzo di legno; per mi difficile, assai difficile scrivere; e se ci provassi sarei buffo. La mia forza non posso applicarla. Potrei sfruttarla per un giorno, forse, in una baracca a una fiera, spezzando una catena di ferro, sollevando grossi pesi, eccetera eccetera... Ma io ho studiato. E non con cattivo profitto. Per questo fui espulso dal Seminario. Ho studiato, io, e non voglio dar spettacolo. Io non voglio che tu, venendo alla fiera, ti diverta per un po' di tempo a guardarmi con tutta tranquillit. Voglio essere guardato con un certo timore.
Bezsemenov - Sei un malvagio.
Teterev - Come si vede che non sai nulla di zoologia! Le bestie con una forza pari alla mia non sono malvagie. Malvagia la natura. Se alla mia forza, infatti, si unisse la malvagit, dove potresti scappare?
Bezsemenov - Non ho bisogno di scappare. Io sono in casa mia.
Akulina Ivanovna - Ma finiscila, basta, babbo!
Teterev - Giustissimo! Sei incasa tua. Ma tutta la vita come la tua casa. Per questo non saprei dove vivere; per questo nel mondo non c' posto per me, o borghese!
Bezsemenov - Quale tua vita? Niente affatto. La tua vita non ha motivo di essere. Se tu volessi, invece...
Teterev - La volont non fa per me. Non mi piace volere... Mi pare che sia pi generoso ubbriacarmi, e rovinarmi, piuttosto che vivere crepando, su quel lavoro, per te e per i tuoi pari. Mi hai mai visto, o borghese, non ubbriaco, vestito elegantemente, parlare la lingua degli schiavi, dei tuoi servi? Ah, no, non riuscirai a vedermi (Paolina entra; ma visto Teterev fa un passo indietro. Teterev) scuote il capo, sorride e le tende la mano). Buon giorno, non temete, non dir pi nulla. Infatti so tutto.
Paolina - (impacciata). Che? Che cosa sapete?
Akulina Ivanovna - Ah, sei qui! Allora, di' a Stefania di portare la minestra in tavola.
Bezsemenov - Sarebbe ora. (Rivolto a Teterev). Ti dir che mi piace sentirti parlare, su ogni cosa; specie quando parli su te stesso. Hai un aspetto fiero; ma quando cominci a parlare s'intuisce subito la tua debolezza. (Ride soddisfatto).
Teterev - E tu pure mi piaci. Sei intelligente e stupido, nello stesso tempo. E parimenti sei buono e cattivo, ora onesto, ora disonesto. Talvolta un cialtrone, talaltra sei energico. Per farla breve: il borghese perfetto. Sei l'ideale della banalit, quella forza che abbatte anche gii eroi, trionfa sempre. Ma potremmo prendere un bicchierino prima della minestra, rispettabile talpa?
Bezsemenov - Lo prenderemo appena sar pronto in tavola. Intanto, potresti dirmi perch insulti senza motivo le persone. Ti par giusto insultare solo per divertimento? Bisogna discutere con calma, con disciplina, cosi da interessare gli interlocutori. Ma se dici soltanto insulti, non ti ascolter pi nessuno, o chi ti ascolta non pu essere che un cretino.
Nilo - (entrando). C' Paolina?
Teterev - (sorridendo). Si, c',
Akulina Ivanovna - Perch, che volevi?
Nilo - (rivolto a Teterev). Ancora ubbriaco? Non ti sembra che sia troppo presto, amico?
Teterev - Meglio bere acquavite che sangue umano. Tanto pi pensando che il sangue, degli uomini d'oggi fiacco, sgradevole. Di sangue puro, del sangue del Salvatore ne rimasto assai poco, perch fu succhiato... (Entrano Stefania e Paolina-, rispettivamente con la zuppiera e un piatto con la carne).
Nilo - (avvicinandosi a Paolina). Buon giorno. Puoi darmi subito la risposta?
Paolina - (quasi sottovoce). Non davvero adesso, dinanzi a tutti.
Nilo - Perch? Che cosa abbiamo da temere?
Bezsemenov - Chi che dovrebbe temere?
Nilo - Io e lei.
Akulina Ivanovna - Riuscissi a capirci qualcosa.
Teterev - (ridendo). Ma io capisco. (Si empie un bicchiere di acquavite e lo beve).
Bezsemenov - Ma di che state parlando? Che c', Paolina?
Paolina - (impacciata a voce bassa). Niente...
Nilo - (sedendo a tavola). Un segreto: un mistero!
Bezsemenov - Se si tratta di un segreto, allora mettetevi da parte e parlate a vostro agio; non in presenza di tutti. Ma a me sembra che vogliate prenderci in giro e che, fatti i conti, non ci resti che andarcene via da questa casa. Non vedo che segni d'intesa. Parole a met, reticenze, e quando vi guardo spalancando gli occhi, ci faccio la figura del cretino. Dimmi un po', Nilo, io chi sono per te?
Akulina Ivanovna - Veramente Nilo.
Nilo - Chi siete? Mio padre adottivo. Ma perch volete dare inizio a una chiacchierata non troppo a proposito? Non mi sembra sia accaduto niente di strano.
Paolina - (alzandosi improvvisamente). Nilo mi ha fatto... ieri sera mi ha detto... ha chiesto...
Bezsemenov - Dunque, avanti! Che cosa?
Nilo - (tranquillo). Ma non la fate spaventare. Le ho chiesto solo se voleva sposarmi. (Bezsemenov guarda meravigliato ora Nilo ora Paolina e rimane nellatto di 'portarsi il cucchiaio alla bocca. Akulina Ivanovna rimane come 'paralizzata sulla sedia. Teterev fissa lo sguardo nel vuoto innanzi a s e batte penosamente le labbra; il pugno sinistro poggiato sul ginocchio scosso da un tremito nervoso. Paolina ha il capo chino).
Nilo - (continuando). Lei mi ha detto che oggi mi avrebbe dato una risposta. E' tutto qui.
Teterev - (agita la mano). Tanto semplice! Nulla di pi semplice!
Bezsemenov - (con amarezza). Semplicissimo, infatti. Oggi si usa cosi. Che c' da meravigliarsi?
Akulina Ivanovna - (a Nilo). Miscredente, testa matta. Non sapevi che il tuo dovere era di rivolgerti innanzi tutto a noi?
Nilo - (con disappunto). Cosi andava tutto a rotoli.
Bezsemenov - Sta' zitta, Akulina. Questi fatti non devono riguardarci. Mangia, e zitta. Vedi come faccio io? Mangio e non dico pi una parola.
Teterev - (scaldandosi). E io invece voglio parlare! Se non fosse che, pensandoci, stimo pi opportuno attendere gli eventi tacendo.
Bezsemenov - Certo, meglio stare zitti. Tuttavia desidero dirti, Nilo, che non mi sembra troppo generoso ricambiare in maniera cosi poco giusta chi ti allev con il suo denaro. Tu sei uno scaltro, un gran furbo.
Nilo - Il vostro denaro ve lo restituisco oggi con il mio lavoro e continuer a pagarvi nell'avvenire. Ma non posso sottomettermi alla vostra volont. Vi dichiaro, perch lo sappiate bene, che ci non mi sar mai possibile. Lo so che voi desideravate che sposassi quella sciocca ragazza di Sedov che ha una dote di diecimila rubli. Ma che cosa ne avrei fatto? Amo da molto tempo Paolina, n ve ne ho fatto mai un segreto. Sono certo che sposandola sar felice. Mi sempre piaciuto vivere lealmente, e continuer cosi. Di conseguenza nessuno ha diritto di rimproverarmi.
Bezsemenov - (facendo sforzo su stesso). Bene, bene, come vuoi tu. Sposatevi, niente di male. Nessuno vi ostacola. Permettetemi solo una domanda: chi ve lo dar il denaro necessario per vivere?
Nilo - Il mio lavoro. Fra poco sar promosso impiegato, al Deposito; e a voi dar trenta rubli al mese.
Bezsemenov - A promettere non. ci vuol nulla. Staremo a vedere.
Nilo - Vi far una dichiarazione scritta.
Teterev - Non lasciarti sfuggire l'occasione, o borghese, fagliela firmare subito.
Bezsemenov - Sei pregato di occuparti soltanto dei fatti tuoi.
Akulina Ivanovna - Quanti consiglieri!
Teterev - Ma no, ti dico d fargliela firmare! Se non adesso, non gliela farai firmare pi. In quanto noto che non sei un uomo di carattere. Nilo, fagli la dichiarazione; ecco, scrivi cosi: Mi obbligo a dare ogni mese... .
Bezsemenov - Non ci sarebbe proprio niente di male se la accettassi. Mi sembra di averne il diritto. Nilo stato allevato, sfamato, vestito, calzato da me, da quando aveva dieci anni fino ad ora che ne ha ventisette.
Nilo - Azzarderei di proporvi di rimandare questi conti a pi tardi.
Bezsemenov - E va bene. (Infuriandosi). Mettiti in testa, per, che da oggi saremo nemici, perch so che non riuscir a perdonarti l'offesa che mi hai fatto. Mettitelo in testa.
Nilo - Quale offesa? Dov' l'offesa? Forse perch desideravate che sposassi voi?
Bezsemenov - (non gli d ascolto). Ricordati che prenderti gioco di chi ti ha dato da mangiare e da bere, non chiedergli un consiglio, non metterlo a parte... Quanto a te, la soave fanciulla, l'umile ancella, abbassi la testa, eh? Non dici niente? Non lo sai che se volessi...
Nilo - (alzandosi). Non potreste far nulla. E smettetela di gridare. Anch'io sono il padrone, qui. Lavoro da quando avevo dieci anni e do il mio guadagno. (Pesta il pavimento col piede, facendo un largo gesto intorno). E non ho dato poco, perch il lavoro mi rende parecchio. Padrone chi lavora. (Paolina si alza ed esce. Vicino alla porta incontra Pietro e Tatiana. Pietro, dato uno sguardo nella stanza, subito si ritira. Tatiana, sulla soglia, s appoggia allo stipite).
Bezsemenov - (sbalordito, spalancando gli occhi). Che dici? Tu il padrone...
Akulina Ivanovna - Su, babbo, andiamo! Andiamo, ti prego! (Fa a Nilo un gesto di minaccia col dito). Va bene, Nilo. Vedrai, vedrai quello che succeder. (Con le lacrime agli occhi). Vedrai...
Nilo - (insistendo). Si, padrone chi lavora. Proprio cosi.
Akulina Ivanovna - (tirandosi dietro il marito). Vieni, vecchio mio! Vieni! Lasciamoli stare! Non gridare, non gridare: chi vuoi che ci ascolti?
Bezsemenov - (cedendo alla moglie). Va bene, rimani, rimani, signor padrone! La vedremo chi il padrone; si, la vedremo. (Si rinchiude nella sua camera. Nilo, eccitato, passeggia per la stanza. Dalla via si ode il suono di un pianino).
Nilo - Eccone un'altra! E' stato il demonio a tirarmi la lingua. Cretino che sono! Non so tenermi niente in gola e tutto mi va male.
Teterev - (a Nilo). Niente, niente! Scena interessantissima, credimi. Solo, bada a non inquietarti troppo, amico mio. Hai una certa tendenza al teatro, specie per la parte di eroe. E in questo momento ci vuole un eroe. Davvero. Siamo nell'epoca degli imbecilli che devono vestirsi da eroi e degli intelligenti che devono vestirsi da mascalzoni.
Nilo - Non so perch io abbia dovuto fare inghiottire a Paolina una villania simile. E si impaurita... o meglio, no: non paurosa. Si sentita offesa. (Tatiana, ancora appoggiata allo stipite della porta, al nome di Paolina ha un sussulto).
Teterev - Trovo che sia veramente opportuno dividere il genere umano in due categorie: i cretini e i mascalzoni. I mascalzoni sono i pi; vivono come i barbari e non credono che alla legge della forza. Ma non si tratta di quella forza che nei miei muscoli; ma della forza dell'astuzia. L'astuzia la forza del barbaro.
Nilo - (fra s). Adesso bisogner fare il matrimonio al pili presto. Va bene, lo faremo quanto prima. Ella non mi ha ancora dato una risposta, ma io la conosco la sua risposta. Ho un odio mortale per questa casa, per quell'uomo, per tutta questa esistenza stagnante. Non ci sono che mostri a circondarmi. Votati con perfetta consapevolezza a una perenne clausura, a un bagno... Come si pu giungere a questo? Io non riesco a capirlo. Detesto gli uomini che guastano il senso della vita. (Tatiana avanza di un passo, ma poi si ferma e, silenziosa, si dirige vicino la cassaforte e si siede nell'angolo, curva, rimpicciolita).
Teterev - E che, non lo sai che sono gl'imbecilli a ostacolare la via? Per fortuna di imbecilli non ce ne sono troppi. Essi cercano sempre quello di cui nessuno ha bisogno. Amano architettare prospettive per il comune benessere, e frottole del genere. Vorrebbero fissare il principio e la fine di ogni cosa esistente e, nella maggioranza dei casi, fanno un sacco di stupidaggini.
Nilo - (perplesso). Stupidaggini, si... Io sto per essere capo di famiglia. Ebbene, ella pi pratica di me in casa, ama la vita come me, ma di un amore cauto e cheto. Sono convinto che vivremo assai bene; entrambi siamo tranquilli e buoni e riusciremo a ottenere tutto ci che ci va. Ma certo ella una ragazza... (Ride). Vivremo davvero molto bene insieme.
Teterev - Un cretino spende tutti gli anni della sua vita a cercare la causa per cui il vetro trasparente; un mascalzone, invece, prende il vetro e ci fa una bottiglia. (Il pianino ha ripreso a suonare; e il suono ora si sente vicinissimo).
Nilo - E tu che stai facendo? Sei stato sempre a parlare delle bottiglie?
Teterev - Ho, degl'imbecilli. Si domanda, il cretino: Come si provoca il fuoco? , quando il fuoco non ancora acceso; e quando si spento si domanda: e Come avviene che si spegne? . Il mascalzone siede accanto al fuoco e si scalda.
Nilo - (perplesso). Si scalda!
Teterev - In fondo sono stupidi entrambi. Ma l'uno stupido in una maniera eroica; l'altro in un modo sciocco, da accattone. Entrambi - : sia pure per vie diverse - arrivano alla stessa meta che la tomba. Nient'altro che la tomba, amico mio. (Sghignazza fragorosamente. Tatiana scuote tenuemente il capo).
Nilo - (rivolto a Teterev). Che ti prende?
Teterev - Rido! I cretini che rimangono in vita guardano il cretino morto e si domandano: Dove andato a finire? . I mascalzoni rimasti in vita succhiano l'eredit del morto e vivono comodamente al caldo, con agi. (Ride).
Nilo - Sei ubbriaco, amico mio. Di', perch non te ne vai in camera tua?
Teterev - Sai spiegarmi tutto questo?
Nilo - Stai dicendo delle stupidaggini. Vuoi che ti accompagni in camera?
Teterev - Sta' tranquillo, non sarai tu a condurmici. Non sono l'imputato, e neppure la vittima, bens il corpo del reato. La vita guasta? Si vede che non la si conosce bene; si vede che non si sa che non adatta per la gente per bene. E' stata rimpicciolita dai borghesi, spezzata, immiserita: fatto che si dimostra qualora tu pensi che l'uomo non ha n dove n come vivere, n ha un motivo per vivere.
Nilo - camera tua. Va bene. Adesso vattene in
Teterev - Ma io voglio parlare. Forse, tu credi che io possa perdermi? Il fatto che io, caro mio, mi sono gi perduto da molto tempo. Una volta pensai di risorgere; ma passasti tu, non ti accorgesti di me e mi desti un urtone che mi fece tornare a rotolare in terra. Niente di male: tutto passa! Passa! lo non mi lamento di nulla: lo scopo che ti sei fissato giusto e onesto. Io, in qualit di uomo rovinato, ti accompagno cosi come posso con uno sguardo di approvazione. Va'...
Nilo - Che vogliono significare codeste chiacchiere? Mi sembra che dici cose interessanti, ma non riesco a capirle.
Teterev - Non importa che non le capisca. Meglio cosi. D'altra parte sarebbe inutile. Vai, vai...
Nilo - Sta bene, obbedisco. Arrivederci. (Se ne va attraverso la porta dell'anticamera e non si accorge di Tatiana rannicchiata nel cantuccio).
Teterev - Sii felice, o ladro! Senza saperlo hai rubato la mia ultima speranza e... al diavolo ogni cosa! (Si alza e va a riempirsi un bicchiere di acquavite. Scorge Tatiana nella penombra). Tanto per parlare pulito, si pu sapere chi c' l?
Tatiana - (quietamente). Io. (Il pianino cessa improvvisamente di suonare).
Teterev - Voi? Ah! Credevo, mi sembrava...
Tatiana - No, sono io.
Teterev - Si. Ma perch state qui?
Tatiana - (con voce squillante, scandendo esattamente le parole). Perch non ho dove n come vivere, n ho alcun motivo di vivere. (Teterev le si avvicina con dolcezza, silenzioso). Non capisco: sono costantemente stanca, avvilita dal dolore, un dolore sempre pi opprimente. Ho ventotto anni, e mi vergognodi sentirmi cosi fragile, cosi isolata. Ho un abisso nel cuore, e mi sembra che il sangue non vi affluisca pi: sembra essersi disseccato; e soffro, soffro smisuratamente. E tutto ci avvenuto nel mio inconscio. Un vuoto s' formato nella mia ani-Ima, a mia insaputa, e non potr colmarsi mai pi. Ma che cosa vi sto a raccontare! ...
Teterev - Non vi capisco, non riesco a capire un accidente: sono ubbriaco.
Tatiana - Nessuno mi dice le cose che mi piacerebbero, nessuno parla come vorrei. Avevo sperato che lui avesse potuto. Cosi attesi: tanto tempo! Mi lasciai vincere dalla banalit, dalla miserabile mediocrit della vita. Fui oppressa con dolcezza, essendone inconsapevole, e l'enorme peso dell'esistenza m'illanguidi completamente, fino a fiaccare la mia stessa disperazione. Ho paura, tanta paura, anche adesso.
Teterev - , (scuote il capo, si fa alla porta, la apre e dice con lentezza). Maledetta casa, e basta!... (Tatiana si ritira lentamente in camera sua. Silenzio e attesa. Entra rapida e circospetta Paolina. Nilo la segue. Entrambi si fanno alla finestra). E vero? La vita bella!
Nilo - (prende nelle sue le mani di Paolina e dice sottovoce). Non avermene per quello che accaduto. Lo sai che non son capace di stare zitto quando sento di avere ragione.
Paolina - Nulla, nulla. Cosa vuoi che m'importi di loro? Non preoccuparti.
Nilo - Lo so che mi vuoi bene, lo capisco, tanto che non sento neanche il bisogno di domandartelo. Sciocchina, ieri mi avevi detto che una risposta me l'avresti data oggi; che avevi bisogno di pensarci su. Sciocchina, a che serve pensarci, se mi vuoi bene?
Paolina - S, ti voglio bene, davvero, e da molto tempo (Tatiana compare di nuovo e, camminando in punta di piedi, va a nascondersi dietro le tendine).
Nilo - Saremo tanto felici, Paolina cara! Tu sei una bella ragazza e sarai una buona compagna. Le privazioni non ti fanno paura. Non ti lasceresti sopraffare dal dolore.
Paolina - (dolcemente). Sentendomi amata da te, non ci sarebbe cosa sulla quale non vincerei. Io, per natura, non sono paurosa, e non desidero che starmene sola...
Nilo - Tu sai lottare e non ti arrenderai. E io mi sento felice, straordinariamente felice.
Paolina - Lo sapevo che dicessi. Che eri felice, anche prima che me lo dicessi.
Nilo - S, vero? La vita bella! Non vero che bella?
Paolina - Certo, mio caro, si...
Nilo - Come hai detto? Oh, che dolcezza mi danno le tue parole!
Paolina - Non ti lasciar prender la mano dalla gioia,.. Adesso bisogna andare. Potrebbe venire qualcuno.
Nilo - E che importa?
Paolina - Davvero, andiamo via; ma abbracciami ancora una volta. (Nilo la stringe fra le braccia. Ella si libera dalla stretta e fugge; passa davanti a Tatiana e non la scorge. Nilo la segue sorridendo ; ma il suo sguardo cade su Tatiana, per cui si arresta sorpreso e turbato. Tatiana volge verso di lui gli occhi stanchi, mentre le sue labbra si increspano a uno scialbo sorriso).
Nilo - Hai ascoltato? Ci stavi spiando? (Volta bruscamente le spalle a Tatiana. Tatiana rimane come di pietra. Nilo nelluscire ha lasciato aperta la porta dell'anticamera e attraverso essa s'intende la voce burbera di Bezsemenov).
Bezsemenov - Stefania! Chi stato a far cadere in terra il carbone? Che aspetti a raccoglierlo?
CALA IL SIPARIO
TERZO ATTO
Mattino. Stefania intenta a spolverare i mobili.
Akulina Ivanovna - (asciugando le tazze del t). Oggi mi sembra troppo magra la carne. Sar meglio prendere quel grasso che rimasto dall'arrosto di ieri e metterlo nella minestra di cavoli; altrimenti diranno che non ben condito. Hai capito?
Stefania - Si.
Akulina Ivanovna - E bada a non mettere troppo burro nell'arrosto di vitello. Ne ho comprato cinque libbre mercoled e ieri non ce n'era neanche una libbra.
Stefania - In casa la roba se ne va.
Akulina Ivanovna - Lo so, lo so, e me ne rendo tanto pi conto se guardo i tuoi capelli che sembrano impiastricciati di grasso per macchine.
Stefania - Dall'odore non vi siete accorta che io mi servo dell'olio per la lampada della madonna, e non dei burro?
Akulina Ivanovna - Certo, certo: hai sempre ragione tu. (Pausa). Tanto per cambiare discorso: dov' che ti ha mandato Tatiana stamattina?
Stefania - A comprare venti copechi di ammoniaca.
Akulina Ivanovna - Poverina, le far male la testa. (Sospirando). Non sta mai bene, quella ragazza.
Stefania - Dovrebbe maritarsi: le andrebbe tutto a posto e diventerebbe florida e robusta.
Akulina Ivanovna - E ti sembra facile, di questi tempi, trovare marito a una ragazza, a una ragazza istruita come Tatiana? Ti sembra proprio tanto facile?
Stefania - Neanche tanto difficile. Con una buona dote non si farebbe aspettare molto un giovanotto istruito come lei pronto a sposarla. (Pietro fa capolino dalla porta della sua camera e si ritira subito).
Akulina Ivanovna - Non arriver ad avere tale gioia. Tatiana si ostina a rimanere zitella.
Stefania - Ma non fatevelo sentir dire! All'et sua: sarebbe pur ora!
Akulina Ivanovna - Eh!... Hai saputo chi c'era ieri sera dalla nostra inquilina del piano di sopra?
Stefania - L'istitutore: quello rosso di capelli.
Akulina Ivanovna - Quello la cui moglie partita poco tempo fa?
Stefania - Si, ecco. Poi c'era l'impiegato della Corte d'Assise, quel giovanotto magro come uno stuzzicadenti, con la faccia gialla.
Akulina Ivanovna - Ah, si, si!... elle ha sposato poco tempo fa la figlia di Pimenov, il mercante. Dicono che sia tisico, per.
Stefania - Si? Infatti, si vede...
Akulina Ivanovna - E il nostro cantante, c'era pure lui?
Stefania - Lui, e anche Pietro. Teterev ha strillato da rompere i timpani fino alle due del mattino: muggiva come un bove.
Akulina Ivanovna - A che ora tornato, Pietro?
Stefania - Era gil'alba.
Akulina Ivanovna - Dio mio, Dio mio!...
Pietro - (entrando). Stefania, per favore sbrigatevi a finire quello che state facendo, e andate via.
Stefania - Certo, anch'io ho fretta d'andarmene.
Pietro - Benissimo. Lavorate di pi e chiacchierate di meno. (Stefania esce, facendo rumore e brontolando). Mamma, ti ho detto tante volte di far meno chiacchiere con la serva. Vuoi o non vuoi capirla che non sta bene intavolare discorsi intimi con la cuoca? Farle tante domande? Non sta bene!
Akulina Ivanovna - (piccata). Devo chiedere il permesso a te se ho voglia di parlare con qualcuno? Se non vuoi parlarci tu, con i tuoi genitori, lasciali parlare almeno con la serva.
Pietro - Ma non vuoi capire che tra la serva e voi esiste una differenza sociale? Non avete problemi in comune. Non potete parlare quindi se non di stupidaggini.
Akulina Ivanovna - E allora parlami tu. Sono sei mesi che sei a casa e non hai mai dedicato neanche un'ora interamente a me o a tuo padre. Non ci hai nemmeno tolto la curiosit di sapere come Mosca.
Pietro - Via, mamma...
Akulina Ivanovna - Ci hai rivolto la parola soltanto per rimproverarci, dirci che questo non sta bene, che quello non si deve fare, che quest'altro non ti piaceva: tutto questo, chiaro; per dar degli stupidi ai tuoi genitori, umiliarli, canzonarli. (Pietro fa un gesto brusco con la mano, ed esce attraverso la porta dellanticamera, spazientito).
Akulina Ivanovna - (a voce alta, continuando). Non cambi mai! (Si porta il grembiule agli occhi e comincia a piangere),
Perciskin - (fa ingresso, tutto stracciato indosso. Dagli strappi dei panni escono fuori ciuffi di sporco cascame. Ha per cintura uno spago, porta scarpe di pezza e, in testa, un cappello di pelo). Piangi? Che c'? Pietruccio, no? Mi passato sotto il naso; filava come un rondone. Non mi ha neanche detto buon giorno. Dove Paolina?
Akulina Ivanovna - In cucina, sta pulendo i cavoli.
Perciskin - In questo caso dobbiamo trarre ammaestramento dagli uccelli, i quali lasciano volare in santa pace i figlioli, appena cominciano a esserne capaci. Non stanno a far proibizioni. Non li annoiano... Di', non avresti una tazzetta di t?
Akulina Ivanovna - E tu segui le abitudini degli uccelli?
Perciskin - Ma naturalmente. E me ne trovo proprio soddisfatto. Non mi preoccupo e non mi metto fra i piedi di nessuno. Io vivo nell'aria come gli uccelli, e non su questo misero mondo.
Akulina Ivanovna - (con tono di disprezzo). Perci tutti ti stimano cosi poco. Prendi, prenditi il t. Non farci caso se un po' freddo e un po' leggero.
Perciskin - Guarda il bicchiere contro luce. Non si pu dire che sia molto carico, vero. Ma sempre t. Molte grazie! Anzi, cosi non fa male. Quanto alla stima, ti prego di volermela risparmiare del tutto. Vedi, ti dir: io per gli altri non ne ho affatto.
Akulina Ivanovna - Cosa vuoi che importi agli altri della tua stima?
Perciskin - Proprio cosi! Vedi, pi studio la gente e pi mi convinco che per guadagnare un morso di pane assolutamente necessario strapparlo con lotte dalla bocca del nostro prossimo. Ma io, vedi, io no: io mi nutro dell'aria; infatti sono gli uccelli la fonte del mio guadagno. Essi che non appartengono a nessuno.
Akulina Ivanovna - E a quando il matrimonio?
Perciskin - Uh, chi che va a nozze? Io? Parola mia, no. La donna capace d'innamorarsi di me non credo sia nata ancora, e nutro vivaci dubbi che essa possa nascere. D'altra parte evidente che nascendo giungerebbe in ritardo. Ed altrettanto evidente che nell'attesa morirei.
Akulina Ivanovna - Be', non fare lo spiritoso, e sbottonati. Quando intendi di maritarla?
Perciskin - Chi?
Akulina Ivanovna - Su, non fare il finto tonto.
Peecisckin - Alludi a mia figlia? Oh, quando vorr lei, se riesce a trovarsi un fidanzato.
Akulina Ivanovna - Era molto che se la intendevano?
Peecisckin - Ma lui, se la intendeva?
Akulina Ivanovna - Per favore, smettila di prendermi in giro. Ma insomma, te ne ha parlato, o no?
Peecisckin - Di che?
Akulina Ivanovna - Del matrimonio.
Peecisckin - Quale?
Akulina Ivanovna - Senti, ma non ti vergogni di essere cosi stordito alla tua et?
Peecisckin - Non inquietarti, sii buona. Dimmi di che si tratta, piuttosto.
Akulina Ivanovna - Non ho voglia di parlare...
Peecisckin - Eppure stai parlando da ore; ma non mi fai capire niente.
Akulina Ivanovna - (in cagnesco, seccamente). Uff!... quand' che darai Paolina, a Nilo?
Peecisckin - (meravigliato). Come? Nilo? Davvero?
Akulina Ivanovna - Guarda, le ragazze moderne! Ma non ti ha detto, niente? Santo Dio, al padre!
Peecisckin - (con gioia). Ma davvero? Non stai scherzando? Dunque, Paolina sposer Nilo? Brava, bravissima la mia Paolina. Ma posso contarci? Non mi stai prendendo in giro? Oh, allora sono arcicontento! E pensare che io ero convinto che Nilo avrebbe sposato Tatiana. Tutto me lo faceva credere.
Akulina Ivanovna - (livida e sdegnosa). Ti pare che potevamo abbassarci con quel buono a niente?
Peecisckin - Ma di chi stai parlando? Naturalmente non di Nilo. Sarebbe un grossissimo errore! Avendo dieci figlie da maritare non esiterei un momento a dargliele tutte e dieci. Nilo! Ma tu lo sai chi Nilo? Egli capacissimo di fare da centro di sussistenza ad alcune centinaia di persone. E brava la nostra Akulina! Mi hai dato una notizia veramente gradevole.
Akulina Ivanovna - (ironica). Che bel nonno sarai! Si vede! Un nonno con i fiocchi.
Peecisckin - Nonno? Si, un nonno che non avr voglia di crearsi grattacapi. Oh, non potrei assolutamente evitare di eseguire alcune danze di gioia. Che bellezza! Fra poco torner a essere libero come uno scapolo, a vivere come pili mi far comodo. Oh, che pacchia! Abbiate la pi assoluta certezza che nessuno avr d'ora in avanti la possibilit di vedermi o di sentire la minima notizia sul mio conto. Io andr nella foresta. E, addio Perciskin! Brava Paolina, bravo il mio diavoletto! Spesso mi sono torturato il cervello pensando alla sua vita. Sentivo che era necessario vergognarmi dinanzi a lei, in quanto oltre ad avere il torto di averla messa al mondo, a parte la vita, non avevo altri doni da farle. Adesso me ne andr per il mondo: lontano, lontanissimo; in capo al mondo.
Akulina Ivanovna - Va' l, che non te ne andrai. Non comodo sfuggire la felicit.
Perciskin - La questione che la mia felicit sta precisamente nel poter correre per il mondo. Quanto a Paolina, sono convinto che sar felice, logico: si capisce subito che si sar felici con un marito come Nilo. Nilo un ragazzo stracarico di ardimento; ha l'anima bellissima. E' leale. Oh, la gioia minaccia di farmi scoppiare il cervello nella testa! Quanto al cuore evidente che si tratta di allodole che vi cantano dentro. Oh, gioia inaudita, suprema felicit! (Si accinge a ballare). Paolina ha trovato il marito! E quale marito! Un gentiluomo autentico, Oh, umana gioia, o perfetta felicit!
Bezsemenov - (entra. Ha ancora il soprabito e, in mano, il berretto. Ubbriaco, come al solito!
Perciskin - Infatti sono realmente ubbriaco: di gioia, vecchio mio! La sai la novit? Paolina. (Ride esilarato). Paolina si sposa con Nilo. Quale enorme consolazione, per un padre, quale gioia smisurata!
Bezsemenov - (aspro e pungente). Che cosa vuoi che c'importi di codesti fatti? Noi continueremo ad avere quanto ci spetta, e questo l'essenziale.
Perciskin - Uh, io che ero convintissimo che Nilo volesse sposare Tatiana! ...
Bezsemenov - Che dici?
Perciskin - Parola! Ed piuttosto evidente che Tatiana non avrebbe posto la minima obiezione. Questo ti dico, a giudicare da come lo guardava. Che sguardi! Come dirti... tu sai quando le donne... Poi...
Bezsemenov - (calmo, ma punto sul vivo). Voglio dirti una cosa, mio caro: naturalmente tu sei un cretino e molte cose ti vanno perdonate per questo; tuttavia ti converrebbe non parlare di una signorina con tanta leggerezza. (Con voce eccitata). Io, per esempio, non mi sono mai occupato di osservare chi tenesse gli occhi addosso a tua figlia, e tanto meno mi sono curato di osservare chi ella guardasse. N mi sono mai preso la briga di domandarmi che specie di donna sia. Del resto giusto che si prenda Nilo, non avrebbe potuto ambire a di pi. Dio li fa e poi li accoppia. Quanto a me, nonostante mi siano debitori di molto, non vorr pi sentire parlare di loro. Su questo punto sar inflessibile! E adesso veniamo a te. Che feccia d'uomo sei? Un accattone, disonesto. Tu lo sai quanta vergogna mi costi l'esserti parente alla lontana! E come ti permetti di venire a casa mia ricoperto di panni cosi miserabili, con le scarpe di un pezzente, con un aspetto vergognoso che ispira unicamente pena?
Perciskin - Ma che cos'hai, amico mio? Non inquietarti, vecchio. Perch mi parli in tal modo? Eppure non 103 vengo per la prima volta a casa tua'ornato di questi costumi!
Bezsemenov - Non mi sono mai preso la briga di fare il conto delle tue visite, n voglio prendermela adesso. Sappi, per che presentandoti vestito in codesta miserabile maniera, tu compi un atto di mancanza di ossequio a me, padrone di casa. Ma insomma si pu sapere chi sei? Un accattone? Uno straccione disonesto, un buono a niente? Ecco che sei, capito? E adesso vattene via.
Perciskin - (sbalordito). Ma Vasili Bezsemenov, che diavolo stai dicendo?
Bezsemenov - No, non venirmi a fare storie. Vattene via!
Perciskin - Rifletti su quello che fai, o fratello. Potresti amaramente pentirtene nella tua coscienza. Io non ho colpe verso di te.
Bezsemenov - Fuori!
Perciskin - (uscendo dice, in tono di profonda compassione). Povero vecchio mio, come ti comprendo. Mi fai sinceramente piet! Addio! (Bezsemenov, alzatosi, prende a -passeggiare pesantemente per la stanza. Akulina Ivanovna sempre intenta ad asciugare i bicchieri ; ma ha un tremito nelle mani e nelle labbra che borbottano qualcosa).
Bezsemenov - Si pu, si pu sapere che hai? Vuoi smetterla di biascicar parole come una strega?
Akulina Ivanovna - Ma stavo dicendo le preghiere! Le preghiere!
Bezsemenov - Come suppongo che ti sia noto, la mia nomina a presidente della corporazione andata in fumo... Ormai ne sono sicuro. Cialtroni!
Akulina Ivanovna - No! Che dici?... Oh, Dio! E per quale ragione, poi? No, no, vedrai, non possibile...
Bezsemenov - E invece cosi. Teodoro Dossekin sar il nuovo presidente della corporazione dei fabbri.
Akulina Ivanovna - Ma no, vedrai che non nomineranno lui. Non prendertela... Vedrai che non sar...
Bezsemenov - E invece sono convinto che sar lui il presidente. C' da aspettarsi tutto nella vita. Stamattina se ne stava li davanti all'ufficio a cianciare: le sue solite buffonate. Dice che non si pu pi tirare avanti, che necessario decidere e stabilire un'organizzazione nella societ che permetta a tutti di vivere d'amore e d'accordo, che gli stabilimenti industriali si accaparrano tutte le possibilit di lavoro e che di conseguenza gli operai che non vogliono morire di fame devono organizzarsi in cooperative. E io che seguitavo a ribattere che gli ebrei sono la causa di questo stato di cose: Mettete con le spalle al muro gli ebrei, fate una petizione al governatore chiedendo di escluderli dai paese, perch questi maledetti costituiscono l'ostacolo al progresso russo . (Tatiana compare silenziosa e vacillante; in punta di piedi si ritira nella sua camera).
Bezsemenov - Ma lui sorrideva maligno e mi chiedeva: Cacciamo gli ebrei? e che ne facciamo dei nostri russi che sono peggio degli ebrei? . E cosi, sotto a buttar fuori allusioni e sarcasmi a mio riguardo. Naturalmente, sai come sono fatto io, non me ne sono dato per inteso: fingevo di non capire allo scopo di poter saggiare cosi le sue intenzioni. Per un po' di tempo sono restato ad ascoltare il mascalzone, poi me ne sono andato. Per me la deve pagare... Michele Erucov, un muratore mi ha detto che Dossekin era la causa di tutto, e io avevo una voglia pazza di gridargli in faccia: Miserabile di un ebreo! .
Elena - (entrando). Buon giorno, Vasili Bezsemenov. Buon giorno, Akulina Ivanovna.
Bezsemenov - Ah, voi! Benvenuta! Che cosa desiderate?
Elena - Vengo per la pigione.
Bezsemenov - Ah, bene! Volete sapere quant'? Dunque: venticinque copechi, pi quaranta copechi per i due vetri rotti nella finestra del corridoio, pi venti copechi per il quadro della porta della rimessa rovinato dalla vostra cuoca.
Elena - (con un sorriso eloquente). Veramente esatto! In questo momento non ho spiccioli con me. Prendete questo biglietto da tre rubli. Ili
Akulina Ivanovna - Avete da pagare anche un sacco di carbone che la vostra cuoca ha preso da noi.
Bezsemenov - E sarebbe a dire?
Akulina Ivanovna - Trentacinque copechi.
Bezsemenov - Quindi, totale: un rublo e venti copechi. Vi devo un rublo e ottanta copechi. A voi. Quanto alla mia esattezza, cara signora, vi siete espressa in maniera davvero ineccepibile. Voi sapete che il sole sorge e tramonta con esattezza nelle ore stabilite da quando fu fatto il mondo. Se l'ordine perci vige nell'universo, tanto pi deve essere sulla terra. Anche voi, vedete, venite sempre a portarmi la pigione nel giorno preciso.
Elena - Non mi piace aver pensieri; per questo non mi piacciono i debiti.
Bezsemenov - Parole d'oro. Se sarete sempre esatta, vi meriterete la fiducia di tutti.
Elena - Benissimo. Arrivederci: devo andare.
Bezsemenov - Ossequi, signora. (& accompagna con lo sguardo). A onor del vero proprio bella; bella per lo meno quanto furba. Nonostante ci la caccerei di casa con molto piacere.
Akulina Ivanovna - Sarebbe anche ora...
Bezsemenov - No, no, cara mia. Se sta qui, potremo sorvegliarla; ma se va via chi lo tiene pi Pietruccio nostro? Puoi star sicura che starebbe a casa di lei tutto il giorno. Lei ha di che attirarlo. D'altra parte bisogna riconoscere che nei suoi impegni con noi un'inquilina puntualissima, e non fa mai discussioni sui guasti che provoca. L'unico inconveniente che cerca di prender Pietro alla rete.
Akulina Ivanovna - Ma chi sa? Magari Pietro non pensa neanche lontanamente di sposarla. Pu darsi che la corteggi solo per...
Bezsemenov - Be', se si fosse certi di questo non me la prenderei tanto. Paschi non ce ne sarebbero, e poi ti ripeto che sempre meglio tenerla qui, sotto i nostri occhi, che lasciar correre Pietro da una parte all'altra. (Si ode dalla camera di Tatiana un fioco lamento).
Akulina Ivanovna - (sottovoce). Chi ?
Bezsemenov - (anchegli sommessamente). Chi sar?
Akulina Ivanovna - (mormorando d uno sguardo in giro inquieta, scrutando da per tutto). E' venuto dall'anticamera. Non ti pare?
Bezsemenov - (aumentando il tono della voce). Forse il gatto.
Akulina Ivanovna - Vedi, babbo, volevo dirti...
Bezsemenov - Di', avanti.
Akulina Ivanovna - Mi sembra che tu sia stato un po' troppo duro con Perciskin. In fondo non fa male a nessuno.
Bezsemenov - Non far male a nessuno, d'accordo. Tanto meglio: cosi non si sentir offeso. Se poi si offeso, sta' tranquilla che con lui non perderemo gran che. Non si pu dire che la sua amicizia ci conferiva troppo decoro. (Si ode ancora un lamento pi forte, questa volta, e pi straziante).
Bezsemenov - Ma chi sar?
Akulina Ivanovna - (agitata). Non so, non riesco a capire..
Bezsemenov - (corre nella camera di Pietro). Pietro?
Akulina Ivanovna - (in preda allo spavento, corre dietro al marito). Pietro! Pietro! Pietro!
Tatiana - (con voce soffocata). Aiuto, mamma, aiuto! (Bezsemenov e Akulina Ivanovna dalla camera di Pietro si precipitano verso quella di Tatiana. Indugiano silenziosi sulla soglia, quasi timorosi di entrare, poi entrano decisamente, mentre si odono senza interruzione gli strazianti lamenti).
Tatiana - Brucio... Oh, oh, brucio! Datemi da bere... Acqua... salvatemi...
Akulina Ivanovna - (esce dalla camera, corre nellanticamera, gridando). Gente! Aiuto! Accorrete! Pietro, Pietro!
Bezsemenov - (la sua voce si ode dalla camera di Tatiana). Che hai fatto figlia mia? Che accaduto?
Tatiana - Acqua, acqua... Muoio! Mi sento ardere. Dio mio, aiutami!
Akulina Ivanovna - Accorrete tutti. Venite qui!...
Bezsemenov - (la sua voce si ode ancora dalla camera di Tatiana). Un medico, presto, un medico!
Pietro - (accorrendo). Che succede? Che c'?
Akulina Ivanovna - (si aggrappa al braccio di lui e stride). Tatiana... sta morendo...
Pietro - (dando uno strappone alla madre). Lasciami! E lasciami!...
Teterev - (infilandosi di corsa la giacca). C' il fuoco? Ma che avvenuto?
Bezsemenov - Un medico! Ho detto di andare a cercare un medico! Presto! Do venticinque rubli a chi va.
Pietro - (uscendo dalla camera della sorella, va di corsa verso Teterev). Un medico, vi prego, un medico. Si tratta di un avvelenamento... Ditelo al dottore. Una donna... Presto... Una ragazza... Avvelenata... L'ammoniaca... Presto! Presto!... (Teterev si precipita attraverso la porta dell'anticamera).
Stefania - (arrivando affannata). Oh mio Dio, mio Dio!
Tatiana - Pietro, sono divorata nelle viscere. Muoio. Oh, dammi l'acqua! Io non voglio morire! Non voglio morire!
Pietro - Quanta ne hai bevuta? Quanta? ti dico! Rispondi!
Bezsemenov - Figlia, figlia mia! Tatiana mia!
Akulina Ivanovna - Ho perduto la mia piccola colomba!...
Pietro - Via' via, mamma, va'. Stefania, portatela via. Ti dico di andartene! (Elena giunge e di corsa, s'introduce nella camera di Tatiana).
Pietro - (rivolto a Elena). Portate via mia madre... (Entra una donna del popolo, si ferma sull'uscio guardando in giro e mormorando).
Elena - (sostiene Akulina Ivanovna, conducendola via). Non agitatevi, state tranquilla, vedrete...
Akulina Ivanovna - Figlia mia cara, figlia mia buona! Io non ti ho fatto niente. In che cosa ho peccato verso di te?
Elena - Fatevi animo. Adesso viene il medico e tutto si metter a posto. State tranquilla! Tatiana guarir sicuramente. Oh, che disgrazia!
La donna del popolo - (sostiene Akulina Ivanovna per l'altro braccio). Non disperatevi, signora! Eh, eh, le sventure arrivano fra capo e collo! Ah, povera signora. Pensate, ieri, anche in casa di Sitanov, il mercante, il cavallo con un calcio ha fracassato una costola all'uomo...
Akulina Ivanovna - Figlia mia! Figlia mia! Come potr vivere senza di te? Senza di te, la figlia unica! (Mentre Akulina Ivanovna viene condotta nella sua camera, si odono i lamenti di Tatiana, la voce gemente del padre, e la voce febbrile di Pietro. Rumore di tazze rotte, di una sedia rovesciata, tintinnio del letto di ferro, cigolio di molle, di un cuscino da canap caduto in terra. Stefania in ' faccende, scalmanata, con la bocca aperta, gli occhi stralunati; prende dalla credenza dei piatti, rompendo delle tazze, e sparisce. Una folla di curiosi che non ardisce farsi avanti nell'anticamera. Un ragazzo, apprendista imbianchino, sgattaiola nella stanza dando uno sguardo fuggevole nella camera di Tatiana e torna subito in anticamera).
Ragazzo - Muore! (Si ode dal cortile il suono del pianino che per s'interrompe subito).
Voci - (dall'anticamera). E' stato il padre ad ammazzarla , Il padre? , Proprio cosi. Con un colpo alla testa , Con che? Con che? Non so. Sembra... , E se non lo sai, che diavolo ti metti a raccontare? , Ma smettila! , Io si che lo so come stata, posso garantirti che si uccisa da s. S' tagliata la gola .
Una voce femminile - (sempre dall'anticamera). Era sposata? (Si ode un bisbiglio ciarliero).
La donna del popolo - (uscendo dalla camera di Akulina Ivanovna, passa innanzi alla tavola, e visto un pane lo prende e se lo nasconde sotto lo scialle. Poi si rivolge a quelli dell'anticamera). Silenzio! Sta spirando!...
Una voce duomo - Com' che si chiama?
La donna del popolo - Elisabetta.
Una voce di donna - Ma come stato?
La donna del popolo - La Festa dell'Assunzione. Le avevano detto: Elisabetta dicevano... (La gente si agita con rumore facendo largo. Arrivano il medico e Teterev. Il medico in soprabito e cappello. Si dirige decisamente nella camera di Tatiana. Teterev getta uno sguardo nell'interno, fermo sulla soglia, poi si ritira sgomento. Gemiti e parole represse vengono in folla dalla camera di Tatiana. Dall'altra camera si odono le grida e i lamenti di Akulina Ivanovna).
Akulina Ivanovna - Lasciatemi! Vi dico di lasciarmi! Voglio andare da lei. voci (dall'anticamera). Eppure un uomo serio, Ottimo cantante. Davvero?. Certo. L'ho sentito io nella Chiesa di S. Giovanni Battista .
Teterev - (rivolto a quelli dell'anticamera). Che cosa state facendo? Andate, su, andate via!
La donna del popolo - (nello stesso tono di Teterev). Si, andate, tornate a casa, brava gente! Questi fatti non devono interessarvi.
Teterev - Ma chi sei tu? Ma che cosa vuoi?
La donna del popolo - Faccio la fruttaiola: cipolle e cetrioli.
Teterev - E adesso che vuoi?
La donna del popolo - Andavo dalla Semagin... quando un'amica...
Teterev - Ma, insomma, si pu sapere che stai a fare adesso qui in questa casa?
La donna del popolo - Passavo davanti al portone... e... sento grida, rumori. Un incendio, penso.
Teterev - E con questo?
La donna del popolo - Entro. Volevo rassicurarmi...
Teterev - Be', adesso va' via. E voi pure, andatevene via tutti. Via, su.
Stefania - Acqua, presto, portate acqua! (Dall'uscio s'intravede la testa d un vecchio con i capelli bianchi; ammicca con gli occhi).
Vecchio - (rivolto a Teterev). Quella li vi ha rubato un pane... (Teterev respinge la gente nell'anticamera. Si sente uno scalpicciar di suole sul pavimento, infittirsi di voci).
Un monello - Miaoooo! (Risate).
Teterev - (respingendo la gente). Op! Op!
Una voce - (in tono di rimprovero). Ma fate un po' di silenzio!
Teterev - (si sente la sua voce mentr' egli immerso nella folla). Al diavolo tutti quanti!
Pietro - (compare sulla soglia della camera di Tatiana). Non fate rumore!... (Volgendosi a Bezsemenov che nella camera di Tatiana). Pap, per favore, vai da mamma... (Di nuovo rivolto a quelli dell'anticamera , con voce alta). Non lasciate entrare nessuno! (Bezsemenov esce dalla camera di Tatiana traballando e siede accanto alla tavola guardando imbambolato nel vuoto. Alzatosi, si dirige alla sua camera da dove vengono le grida di Akulina Ivanovna).
Akulina Ivanovna - Non le volevo abbastanza bene, forse? Non la coccolavo abbastanza?
Elena - State calma, suvvia, cara...
Akulina Ivanovna - Ali, babbo, babbo! Cile cosa sar di noi?... (Bezsemenov entra e chiude la porta. Le ultime parole di Akulina Ivanovna rimangono soffocate. Pi nessuno. Rumori da destra e da sinistra. Dalla camera di Bezsemenov una sommessa conversazione; dall''anticamera, parole troncate, bisbigli, scalpiccii. Teterev compare con un secchio d'acqua che depone in terra. Spinge leggermente la porta della camera di Tatiana. Stefania apre, prende il secchio e si ritira nella camera, poi ricompare asciugandosi il sudore sulla fronte).
Teterev - Be', come sta?
Stefania - Pare che non sia grave.
Teterev - Cosi dice il medico?
Stefania - Gi, il medico. Ma i medici ne dicono tante!... (Fa un gesto evasivo con la mano). Non permettere di entrare neanche al padre e alla madre!...
Teterev - Ma sta meglio?
Stefania - Dio solo lo sa! Non si lamenta pili... diventata tutta verde, con gli ocelli spalancati. Si irrigidita (abbassa la voce, continuando in tono di biasimo). E gliel'ho detto chi sa quante volte ai genitori di farla sposare, presto, presto! Ma non mi hanno dato retta, e adesso ecco le conseguenze. Ma Dio mio, vi sembra possibile che una ragazza se ne resti senza marito alla sua et? Fosse almeno una di quelle ragazze che credono in Dio, che si confortano con la religione... Lei, a dir la verit, mai una preghiera, mai un segno della croce. C'era da aspettarselo.
Teterev - Ammutolisciti, cornacchia! ...
Elena - (entrando). E allora, come sta?
Teterev - Non so di preciso. Sembra che il medico abbia detto che non ci sia nessun pericolo.
Elena - Quei due poveri vecchi sono accasciati. Fanno davvero pena. (Teterev scrolla le spalle).
Stefania - (uscendo). Oh Dio, ho lasciato le pentole sul fuoco!
Elena - Ma perch? Perch? Non riesco a capire che cosa la abbia spinta a un atto simile. Ah, povera Tatiana! Deve soffrire atrocemente, povera ragazza! (Scossa da un brivido ha una smorfia di raccapriccio sul volto). Chi sa come soffrir, no?
Teterev - Ne sono perfettamente ignaro, non avendo mai avuto occasione di bere ammoniaca.
Elena - Ironico anche in questa circostanza?
Teterev - Sono tutt'altro che ironico.
Elena - (facendo capolino alla porta della camera di Pietro, vi d un'occhiata). Dove sar Pietro? Sempre con Tatiana?
Teterev - Se non mai uscito dalla camera di Tatiana piuttosto probabile che si trovi in essa.
Elena - (soprapensiero). Anche lui, che terribile colpo! (Pausa). Innanzi a simili disgrazie sento in me nascere un odio profondo per la sventura in genere.
Teterev - (sorride). Ci meritevole del massimo apprezzamento.
Elena - Comprendete quel che voglio dire? Sono afferrato da un desiderio quasi furioso di calpestarle, schiacciarle una volta per sempre.
Teterev - Suppongo che alludiate alle sventure!
Elena - Si, si. Non che io le tema; piuttosto le odio. A me piace la vita allegra e senza pensieri, vedermi circondata da amici ai quali m'ingegno di far dimenticare le amarezze della loro vita.
Teterev - Codesto degno di apprezzamento ancora di pi.
Elena - Ebbene, voglio parlare a voi come al confessore. Vi dir, io sono veramente dura di cuore, pressoch insensibile. Non so nutrire la piet - oserei dire - per gl'infelici. Penso che non si possa avere piet di tutti una volta che nel mondo esistono esseri che per quanto si possa fare per loro restano sempre degli infelici. Per esempio, provate a mettere in testa un cappello a uno di costoro - si potrebbe d'altra parte fare di pili? - : State pure certo che continuerebbe a piagnucolare e a lamentarsi: a Uh, come sono disgraziato! Mi abbandonano tutti. Nessuno si d pena per me. Uh, come amara e noiosa la mia vita! . Quando mi trovo di fronte uno di questi tipi sono presa da una pazza voglia di renderlo ancora pi infelice.
Teterev - Adorabile signora, anch'io adesso voglio confessarmi a voi. E per prima cosa denunzier questo mio peccato: detesto mortalmente le donne che vogliono fare le intelligentissime. Per, a onor del vero, quando un tale atteggiamento lo prendete voi, l'unico desiderio che mi viene quello di carbonizzarvi le mani.
Elena - (vezzosa e schiva). Tutto qui? Codesti desideri vi prendono solo quando ragiono? (Riprendendo dominio di s). Mio Dio: sto a scherzare mentre li dentro c' una poveretta che soffre.
Teterev - (indicando la camera dei Bezsemenov). Anche l c' chi soffre. Guardatevi intorno nel mondo: ovunque incontrerete gente che soffre. Ormai il dolore non che un'abitudine dell'uomo.
Elena - Non sono d'accordo. In tal caso l'uomo dovrebbe rimanere indifferente al dolore.
Teterev - Se si tratta di dolore inevitabile che soffra.
Elena - Di qui la necessit di essere pietosi.
Teterev - Si e no, anzi credo che, veramente, non bisogna avere la minima piet per l'uomo. L'essenziale aiutarlo.
Elena - Ma non possibile aiutare tutti. E non si pu aiutare un uomo se non si sente piet di lui.
Teterev - Ma mia cara signora, vi prego: io ragiono cosi. Le sofferenze provengono da due tipi di desideri: il desiderio che si deve rispettare e il desiderio malato. I desideri che meritano rispetto sono quelli che aiutano a mantenere sano e forte il corpo e che nello stesso tempo nobilitano lo spirito essendo gli stessi desideri che elevarono l'uomo dal livello del bruto.
Elena - (non ha prestato attenzione e risponde vagamente). Si... si, forse avete ragione voi. Dio mio, ma che sta succedendo li dentro? Pu darsi che Tatiana dorma. C' tanto silenzio! Si sente solo un leggerissimo bisbiglio. Neanche i genitori possono entrare a vederla. Poverini! Si sono chiusi nella loro camera, senza obiettare una parola. Come strano! D'un tratto grida, chiasso, lamenti, tumulto; poi di colpo silenzio e immobilit.
Teterev - E' la vita, cara signora: gli uomini gridano, lavorano; poi fanno silenzio, riposano, e poi gridano ancora; ma in questa casa in modo particolare tutto si esaurisce e muore con una spaventosa tempestivit: grida di dolore e risate. Qualsiasi emozione qui come una bastonata in un ruscello fangoso. L'ultimo grido sempre quello della banalit: dea di questa casa. Trionfante o avvilita sempre lei a dire l'ultima parola.
Elena - (pensosa). Quando con mio marito vivevo nello stesso edificio delle prigioni, la vita era davvero molto pi interessante. Mio marito era un arrabbiato giocatore, beveva molto e andava di frequente a caccia. Eravamo in un piccolo villaggio con pochissimi abitanti, tutti, per cosi dire, a nostra disposizione. Ero libera, completamente libera da qualsiasi stucchevole convenzione. Non facevo n ricevevo visite. Trascorrevo le giornate a parlare con i detenuti, che mi volevano molto bene. D'altra parte anch'io ero cortese con loro. Erano bravissime persone, infine miti e semplici, davvero. Talvolta li studiavo con attenzione e non riuscivo a capacitarmi che avessero potuto commettere delitti, magari ucciso un uomo. E chiedevo a qualcuno: E' vero che hai commesso un delitto?. E lui: Verissimo, mia buona signora, verissimo: ho ucciso un uomo . Che cosa volete? Arrivavo perfino a congetturare che quell'uomo avesse deciso di accollarsi il delitto di un altro; oppure che fosse come una pietra precipitata dalla vetta per opera di una forza soprannaturale, occulta. Amavo acquistare libri; e li regalavo ora a questo ora a quest'altro. Davo loro giochi, come quello della dama, quello delle carte, regalavo tabacco e perfino, ogni tanto, un po' di acquavite. Per loro era una grandissima gioia andare in cortile. Si davano come i bimbi a giocare con la palla, con la corda, coi birilli. A volte leggevo loro racconti umoristici che li facevano sbellicare dalle risa. Io volli che fosse assegnata una gabbia di uccellini per ogni cella; ed essi amavano le bestiole e le governavano scrupolosamente, n pi n meno che come facevo io. Mi esprimevano poi il desiderio che vestissi abiti con colori vistosi: corpetti rossi o gialli. Io li accontentavo e usavo le stoffe dai colori pi chiassosi. (Sospira). Come mi piaceva stare con loro! Trascorsero tre anni, quasi senza che mi accorgessi. Poi quando mio marito mori ucciso dal proprio cavallo, devo dire la verit, non piansi tanto per lui, quanto perch ero costretta ad abbandonare le carceri. Come mi dispiacque! Non riuscivo proprio a darmi pace al pensiero che dovevo lasciare quei bravi detenuti. E anche essi si addolorarono con tutto il cuore. (D uno sguardo in giro). In questa citt la vita tanto pi varia, eppure mi tanto pi penosa, specie in questa casa. C' un'aria di malvagit, direi. Non dico che siano cattive le persone, anzi! Ma non riesco a capire il senso di uggia che m'invade quando oltrepasso la soglia di questa casa. L'anima mi va in pena. Ob, mio Dio, e noi che stiamo qui a discutere tranquilli mentre proprio alle nostre spalle un essere umano forse sta morendo!
Teterev - (placidamente). Ma noi non ne sentiamo alcuna piet.
Elena - (parlando precipitosamente). Come, non la rimpiangereste?
Teterev - Voi neanche.
Elena - (sottovoce). Si, vero. Non bello tutto ci; lo capisco; ma non questa una buona ragione per vergognarsi di ammetterlo. Si d spesso il caso, vedete, di rendersi conto che un sentimento ingiusto. Per non si trova mai il coraggio per confessarlo. Ebbene, io vi confesso che nutro pi compassione per Pietro che per Tatiana. Mi fa veramente pena, Pietro. Gi di per s la vita non d molte gioie a quel giovane.
Teterev - Ma, come noto, la vita non d gioia a nessuno.
Paolina - (entrando). Buon giorn...
Elena - (correndo verso di lei). Sst... parlate piano. Non sapete che Tatiana... si ... avvelenata?
Paolina - No!
Elena - Proprio cosi. Il medico e Pietro la stanno vegliando.
Paolina - Ma in pericolo grave? Pu morire?
Elena - Non si pu dire.
Paolina - Ma come avvenuto? Ha detto per quale motivo ha fatto una cosa simile?
Elena - Non ne so nulla. Ma credo di no.
Pietro - (si presenta affranto sulla soglia della camera). Elena, vi prego. (Elena segue Pietro nella camera oli Tatiana).
Paolina - (rivolta a Teterev). Che cosa avete da guardarmi cosi?
Teterev - Fino a quando seguiterete a farmi la stessa domanda?
Paolina - Non cambiate mai, voi. Sempre con quello sguardo. Che cos'altro dovrei chiedervi? (Facendoglisi vicina con una certa apprensione). Suvvia, ditelo pure: voi mi rimproverate di essere la causa di tutto questo, no?
Teterev - (Affettando un comico sorriso). E voi, magari, vi sentite rimordere.
Paolina - Io sento solo... che vi detesto sempre pi. Avanti, raccontatemi come accaduto, invece.
Teterev - Ieri ha avuto un urto, come una piccola spinta, e oggi, poich di costituzione gracile, crollata. E' accaduto cosi.
Paolina - Ma decidetevi a parlare seriamente.
Teterev - Sono estremamente serio. Vi ho detto la verit.
Paolina - Io non so che cosa volete intendere. Ma non vero. Nilo...
Teterev - E chi ha parlato di Nilo? Che cosa avrebbe a fare Nilo in questa faccenda?
Paolina - Non ci entriamo n io n Nilo. Per intuisco che secondo voi i colpevoli siamo noi due. Ci amiamo, vero, ci amiamo. C' niente di male? E' molto tempo che ci amiamo.
Teterev - (gravemente). Io non vi ho accusato. Siete voi ad accusarvi di non so che cosa, e prendete a giustificarvi davanti al primo venuto. Perch? Sapete che io ho molta ammirazione per voi. E, dovete ammetterlo, non ho fatto che ripetervi costantemente, quasi petulantemente, di allontanarvi da questa casa malsana che tormenta il vostro spirito.
Paolina - Dove volete arrivare?
Teterev - Sono gi arrivato. E tutto qui. Volevo solo farvi rilevare che seguendo i miei consigli adesso non provereste quello che provate.
Paolina - Ma parlatemi di Tatiana. E' proprio in pericolo? Con che cosa si avvelenata?
Teterev - Non so. (Pietro e il medico escono dalla cartiera di Tatiana).
Pietro - Paolina, per favore, tieniti pronta se Elena ti chiama in aiuto.
Teterev - (rivolto al medico). Voi sarete stanco, dottore, vi prego, sedetevi.
Il medico - Ah, grazie! Fra otto giorni potr alzarsi. Mi sono incontrato in un caso analogo pochi giorni fa. Un imbianchino ubbriaco aveva bevuto un bicchiere di vernice scambiandola per birra. (Entra Bezsetnenov e taciturno si ferma di fronte al medico interrogandolo ansiosamente con lo sguardo).
Pietro - Tranquillizzati, pap. Tatiana fuori pericolo.
Il medico - Si. Non preoccupatevi. Vostra figlia guarir completamente in due o tre giorni.
Bezsemenov - Dite davvero?
Il medico - Ma certo!
Bezsemenov - Oh! grazie, grazie! E' proprio vero? Tatiana non corre pi pericolo? Siate benedetto!... Pietro, vieni, occorre... (Pietro segue il padre nella camera di lui. Poco dopo si ode un tintinnio di monete).
Teterev - (rivolto al medico). Raccontatemi il fatto dell'imbianchino.
Il medico - V'interessa?
Teterev - Come sta adesso l'imbianchino?
Il medico - Oh, sta bene! Ma, sbaglio, o noi ci siamo gi incontrati.
Teterev - Tutto pu darsi.
Il medico - Voi siete stato ammalato di tifo?
Teterev - Esatto.
Il medico - Avete visto? Ero certo di avervi gi incontrato. Funella primavera scorsa, vero? Forse ricordo perfino il vostro nome.
Teterev - D'altronde anch'io vi riconosco.
Il medico - Si?
Teterev - Ma naturalmente. Ricordo con molta esattezza che vi chiesi di aumentarmi la razione di cibo e voi, con una smorfia assolutamente atroce, mi rispondeste: Contentati e sta' zitto. Li conosciamo bene i vagabondi alcoolizzati come te .
Il medico - (confuso). Ma, scusate... Il fatto ... scusate.... il vostro nome... Permettete: io sono il dottor Nicola Troerukov.
Teterev - (andandogli incontro). Io sono l'alcoolizzato per vizio ereditario e cavaliere del serpente verde... In altre parole: Teterev Bogoslovskij. (Il medico fa alcuni 'passi indietro).
Teterev - Ma di che avete paura? Io sono buonissimo. (Passeggia davanti al medico che sta sulle spine e che non sapendo dove mettere le mani, si ventaglia con il cappello. Pietro entra, uscendo dalla camera di Bezsemenov).
Il medico - (segue con lo sguardo Teterev che esce attraverso luscio dell'anticamera). Be', io vado, fuori mi aspettano. Se la ragazza dovesse avere dei dolori, datele una soluzione di poche gocce, della medicina che vi ho dato, in mezzo bicchiere d'acqua. Ma vedrete che star bene. Ditemi... per favore: prima c'era qui un signore. Un tipo direi originale. E' vostro parente?
Pietro - -E' un nostro pensionante.
Il medico - Oh, oh! Capisco. Tipo originale! Arrivederci e grazie. (Si avvia verso l'uscio. Pietro lo accompagno.. Bezsemenov e Akulina Ivanovna uscendo dalla loro camera si dirigono in punta di piedi verso quella di Tatiana).
Bezsemenov - No, non entrare. Non si pu. Non si sente nessun rumore. Forse dorme. Non vorrei che la svegliassi. (Prende per un braccio la 'moglie conducendola nell'angolo vicino alla cassaforte). Vedi, questa la nostra posizione. Sentirai, quanti pettegolezzi! Chi sa quante male lingue intorno a noi!
Akulina Ivanovna - Ma che cosa dici? Che cosa potr importarcene? L'importante che ci resti la nostra figliola. Poi la gente dica quel che le pare. Possono strombazzare ai quattro venti.
Bezsemenov - Solo una che non capisce niente come te pu dire cose simili. Ma non ti rendi conto che saremo svergognati da questa faccenda?
Akulina Ivanovna - Perch svergognati?
Bezsemenov - Ma lo vuoi capire che nostra figlia si avvelenata? E perch? Che male le abbiamo fatto? L'abbiamo addolorata in qualche modo? Siamo stati cattivi con lei? Delle male lingue non me ne importa. Sopporterei anche queste per amore dei miei figli. Ma mi domando: o Perch arrivare a un punto simile? . Me lo dica, almeno, e sar soddisfatto. Cosa nascondono nella loro anima? Viviamo in pace nella stessa casa; ma essi non si confidano e a me non possibile conoscere le loro pene, le loro idee... E il mio cuore si gonfia da scoppiare.
Akulina Ivanovna - Ti capisco, vecchio mio, ti capisco perch io anche soffro per le tue stesse ragioni. Non abbiamo altro pensiero che loro, non altro scopo nella vita. per ricompensa, neanche la pi piccola attenzione affettuosa. Ti capisco; ma che dirti? L'essenziale che vivano in buona salute, il resto non importa.
Paolina - (uscendo dalla camera di Tatiana). Fate silenzio, sta dormendo.
Bezsemenov - (alzandosi). Allora, come sta? Possiamo entrare?
Akulina Ivanovna - Entreremo pian pianino... volete?
Paolina - No, il medico ha dato il preciso ordine di non lasciar entrare nessuno.
Bezsemenov - (incredulo). E come lo sai, tu? Non eri ancora arrivata, quando venuto il dottore!...
Paolina - Me lo ha detto Elena.
Bezsemenov - Elena sta con lei? Come! Una donna che non ha niente a che vedere con la mia famiglia deve rimanere al capezzale di Tatiana, mentre la madre, dico la madre, ne allontanata? Questo raccapricciante!
Akulina Ivanovna - Sar meglio prendere il t in cucina, stasera; cosi non la disturberemo. Figlia mia cara, neanche vederti possiamo.... (Si avvia in cucina, con un gesto di disappunto. Paolina resta appoggiata alla credenza, guardando nella camera di Tatiana con le sopracciglia aggrottate, la bocca serrata in un atteggiamento nervoso. Bezsemenov, seduto alla tavola, sembra come in attesa di qualche cosa).
Paolina - (sottovoce). Non venuto mio padre, oggi?
Bezsemenov - Perch chiedi di lui? Che cosa rappresenta per te tuo padre? Credo che tu vorresti chiedere di qualcun altro. (Paolina gli volge uno sguardo stupito). Tuo padre era venuto, si: sudicio da fare schifo, un vero pezzente... Nonostante ci non posso ammettere la tua mancanza di rispetto verso di lui.
Paolina - Ma chi vi ha detto che io non lo rispetti? Perch dite questo?
Bezsemenov - Tuo padre, naturalmente, un vagabondo; tuttavia non bene che tu gli manchi di rispetto. Ma lo capisci che cosa un padre? Non si direbbe, dai sentimenti che hai. Tu sei una ragazza povera, senza una casa; perci dovresti essere umile, gentile verso tutti. Invece ti piace ragionare e scimmiottare le persone colte. Nonostante ci, ti sposi. E un'altra creatura umana, accanto a te, per poco non muore.
Paolina - Non capisco le vostre parole. Che volete intendere?
Bezsemenov - (evidentemente non sa che cosa dire e prorompe esasperato). Cerca di capire: ho parlato appunto perch mi comprendessi. Insomma, in fondo tu chi sei? Ti sembra giusto che ti sposi, mentre mia figlia... E adesso che stai a fare qui? Ma vattene in cucina. Ci star io a sorvegliare la porta. (Paolina lo guarda sorpresa e si avvia verso la cucina).
Bezsemenov - Prima, ho insultato tuo padre.
Paolina - Perch questo?
Bezsemenov - Non impicciarti. Vattene! (Paolina esce sconvolta. Bezsemenov si avvia con cautela verso la camera di Tatiana, socchiude la porta e d uno sguardo dentro, ma E lena lo respinge con una mano).
Elena - No, no. Mi sembra che sia addormentata. Non entrate, meglio non disturbarla.
Bezsemenov - E noi? Tutti ci disturbano. Nessuno si preoccupa di noi. Nessuno.
Elena - Ma che cosa dite? Non sapete che Tatiana sta male?
Bezsemenov - Lo so, lo so... (Esce attraverso la porta dell'anticamera, mentre Elena, seguendolo con lo sguardo, scrolla le spalle; quindi, fattasi, alla finestra, siede sul divano, incrocia le braccia dietro alla schiena e resta in atteggiamento pensoso. Poi sorride e socchiude gli occhi come inseguendo un sogno. Intanto entra Pietro, cupo, avvilito; scuote il capo come per liberarsi da una oppressione, poi, scorta Elena, si ferma).
Elena - (sempre con gli occhi socchiusi). Chi ?
Pietro - Sorridete? Fa un certo effetto vedere un sorriso in un momento come questo.
Elena - (guardandolo). Siete molto stanco, vero? Addolorato! Povero Pietro! Ho sinceramente molta compassione di voi.
Pietro - (le siede al fianco). Anch'io ho compassione di me stesso.
Elena - Voi dovreste allontanarvi da questa casa.
Pietro - Lo so, me ne convinco sempre pi. Non riesco a capire che cosa ci stia a fare, qui. La vita mi opprime...
Elena - Come vi piacerebbe vivere? Parlatemene. Ve l'ho chiesto diverse volte. Ma non mi avete dato mai una risposta.
Pietro - Non facile essere sincero.
Elena - Neanche con me?
Pietro - Si. So forse quali sentimenti nutrite verso di me? Come potrei conoscerli? Eppure talvolta mi sembra che voi...
Elena - Io che cosa? Dite! .
Pietro - Insomma mi sembra che voi siate bene...
Elena - Bene, si, assai ben disposta verso di voi, mio caro... fanciullo...
Pietro - (vivacemente). Fanciullo! Ma non sono pi un fanciullo, no di certo! Ho molto pensato, molto; ecco, vorrei sapere: gradite, trovate interessante la vitalit di Nilo, Siskin, Zvetaeva, tutte queste persone cui piace far chiasso? Insomma pensate che la lettura di voluminosi libri, gli spettacoli in favore degli operai, i divertimenti eccetera, siano un'urgente necessit cui sia lecito dedicare un'intera vita? Lo pensate? Pensate questo? Ma voi ridete. Ditemi perch! Sono ridicolo, vero? Voglio vivere, e vivere a modo mio, cosi come io intendo la vita, inseguendo soltanto la mia volont!
Elena - Vivete, dunque! Chi ve lo proibisce?
Pietro - Chi? Chi! C'... non capisco chi... non so... Insomma, quando penso al modo nel quale bisogna vivere, isolato, libero, mi sembra di sentire una voce alle mie spalle: No, non sta bene, non si pu... .
Elena - E' la coscienza.
Pietro - Perch la coscienza? Ma io... Non voglio mica commettere un delitto, io. Non desidero che essere indipendente. Questo voglio.
Elena - (avvicinandosi a lui). Voi alludete a una cosa che intuisco, ma che dovreste esprimere con altre parole. Voglio aiutarvi io, povero ragazzo, voglio aiutarvi a non rendere difficili le cose semplici.
Pietro - Elena, vi prego, non tormentatemi col vostro sarcasmo. Voi siete crudele. Ma non capite che io di fronte a voi non sono che quello che sono?
Elena - Non sempre, direi.
Pietro - Naturalmente sono un debole. E questa vita vince la mia resistenza. Ne sento la banalit; per non. saprei far nulla per cambiarla, per farla migliore. Io voglio andare via, voglio vivere solo...
Elena - (gli pone dolcemente le mani sulle tempie). Ebbene, dite: a Vi amo!.
Pietro - Si, si, ma... Oh, voi vi prendete gioco di me!
Elena - Tutt'altro. Gida molto tempo sono venuta nella determinazione di sposarvi. Tutto ci forse non sta bene; ma io lo desidero sinceramente da tempo,
Pietro - Oh, come sono felice! Vi amo tanto!... (Si ode un lamento di Tatiana. Pietro si alza di scatto, guardandosi intorno. Anche Elena si alza; ma tranquilla). E' Tatiana... E noi che...
Elena - (gli passa davanti). Non abbiamo fatto nulla di male.
Tatiana - (la sua voce si ode fioca). Acqua, datemi dell'acqua.
Elena - Si, vengo. (Sorride a Pietro, quindi esce. Pietro, infila, la testa fra le mani, fissa attonito lo sguardo innanzi a s. Dall'anticamera viene Akulina Ivanovna).
Akulina Ivanovna - Pietro! Pietro! Dove sei?
Pietro - Qui.
Akulina Ivanovna - Vieni a mangiare.
Pietro - Non ne ho voglia, non ho fame.
Elena - (uscendo dalla camera di Tatiana). Pranzer con me. (Akulina Ivanovna guarda Elena in cagnesco e se ne va).
Pietro - (vivacemente a Elena). Non bene quello che abbiamo fatto. Tatiana in quelle condizioni, e noi... noi...
Elena - Venite con me. Vi pare che vi sia alcun male in quello che abbiamo fatto? Al teatro, dopo la tragedia si rappresenta la commedia. Nella vita lo stesso, necessariamente. (Pietro le va vicino ed ella gli porge il braccio. Escono).
Tatiana - (gemendo rauca). Elena!... Elena!... (Paolina accorre).
CALA IL SIPARIO
QUARTO ATTO
Sera. Un lume sulla tavola. Paolina prepara per il t. Tatiana distesa sul divano, nella penombra. Maria Zvetaeva le siede accanto.
Tatiana - (sottovoce). Cosi, tu sei convinta che io non voglia prendere la vita come la prendi tu, che non mi piaccia vivere gaiamente, serenamente? Non vero. Io vorrei, vorrei impormi a me stessa, certo che lo vorrei! Per non ci riesco, forse non possibile, forse sono nata senza la fede nell'anima e ho imparato prematuramente a ragionare.
Maria Zvetaeva - Tu ragioni troppo, cara Tatiana. Se ci deve essere intelligenti solo per ragionare, non ne varrebbe proprio la pena. Ma a che serve ragionare? Se l'uomo non vuole una vita triste e uggiosa, deve ricorrere ai sogni, di quando in quando, spingere il suo sguardo lontano, nel futuro... (Paolina, che ascolta le parole di Maria Zvetaeva, sorride dolcemente e riflette).
Tatiana - Ma che cosa si potrebbe vedere nel futuro?
Maria Zvetaeva - Tutto: ogni cosa che ci piaccia.
Tatiana - Va bene, ma non che fantasia.
Maria Zvetaeva - E' fede.
Tatiana - Fede in che cosa?
Maria Zvetaeva - Proprio nel sogno. Vedi, per farti un esempio: guardo negli occhi uno dei miei piccoli alunni, Novikov, mettiamo, e penso che questo bambino probabilmente diventer un grande scrittore. Terminati i primi studi, far il liceo, poi andr all'Universit. Potrei gi vederlo dottore in medicina. Sar un uomo forte, leale, buono e mite, affettuoso; sar senz'altro un lavoratore ardito e disinteressato. Tutti avranno stima di lui. Oh, mi piace molto la sua fronte ampia, con due protuberanze! E un giorno riandando entro di s al tempo della sua fanciullezza trover fra i ricordi la maestra Zvetaeva che mentre giocava con lui durante la ricreazione gli dette senza volerlo un colpo sul naso; o magari il mio ricordo non sopravviver in lui, nitidamente. Sono convinta per che sar difficile: quel caro bambino mi vuole bene, molto. Ce n' un altro, invece, Klokov, sempre disattento, disordinato e sporco, aggressivo di indole, attaccabrighe e imbroglione. Klokov non ha ne padre n madre; soltanto uno zio, che fa il guardiano notturno, si occupa di lui. Ma sebbene egli viva nella pili desolante miseria, conserva uno spirito fiero e coraggioso. Io guardo nel futuro: forse sar un giornalista. Oh, quanti interessanti tipi fra i miei scolari! E penso sempre al loro avvenire, al destino che loro riservato. Credimi, davvero piacevole per me fare previsioni sulla vita dei miei scolari. Vedi, Tatiana, queste previsioni mi avvincono e perfino mi preoccupano; tuttavia trovo in esse un conforto.
Tatiana - E al tuo futuro non hai mai pensato? I tuoi scolari avranno una bella vita, bellissima forse. Ma tu? Tu sarai gi...
Maria Zvetaeva - ...Morta? Oh, io vivr molto a lungo!
Paolina - (in un sospiro, con voce fievole). Avete veramente un animo buono e delicato.
Maria Zvetaeva - (sorridendo a Paolina). Ecco il ruscellino che riprende il suo mormorio. Vedi, Tatiana, non si pu proprio dire che io sia una sentimentale, per quando penso agli uomini, alla vita del futuro, mi sento invadere da una tenera malinconia, serena come una lucente giornata di autunno. Sai, l'autunno ha giornate bellissime in cui il sole splende cosi puro nel celeste terso, dolce e sereno. L'aria limpida, lieve, e lascia trasparire ogni cosa perfettamente, con una confortante nitidezza. L'aria fresca, non fredda. Tiepida, non calda.
Tatiana - Tutte illusioni! Tuttavia non voglio negare, che a te, a Nilo, a Siskin e agli altri amici sia possibile vivere di illusioni.
Maria Zvetaeva - Ma non si tratta di illusioni.
Tatiana - Non c' nulla di reale-, secondo me, all'infuori degli oggetti che posso toccare: questo muro, la sedia, il tuo e il mio corpo. In realt non sono convinta di niente. Forse non faccio che ripetere quello che sento dire dagli altri. Si, spesso contraddico e poi mi domando: a Ho fatto bene? Forse dovevo approvare! Avrei dovuto dire di si?.
Maria Zvetaeva - Tu ti lamenti di ogni cosa. Ma perch? Cerca di riflettere. Cosa trovi di affascinante nello sdoppiare il tuo spirito? Tu hai paura di credere perch la fede costringe in determinate regole la nostra personalit.
Tatiana - Non saprei dirti, veramente. Provate a farmela vedere, la fede; altrimenti non penso che essa possa nascere spontaneamente nella mia anima. (Ride stanca). Come ho compassione di coloro che hanno fiducia in voi: perch so che voi li ingannate! Certo, li ingannate! Dovreste avere il coraggio di ammetterlo. La vita stata sempre cosi: opaca, misera e rester sempre cosi.
Maria Zvetaeva - (sorridendo). Si? Ne sei sicura?
Paolina - (quasi a s stessa). Io no.
Tatiana - Cosa dici?
Paolina - Non sar sempre cosi la vita.
Maria Zvetaeva - Il dolce caro ruscellino!
Tatiana - Ecco, lei una di quelle sventurate che credono. Prova a chiederglielo. Chiedile per quale ragione pensa che la vita cambier.
Paolina - (si fa vicina a Tatiana, dicendole sottovoce). Vedi, in sostanza sono assai pochi coloro che possono profittare dei benefici della vita. Mancano, per cosi dire, del tempo per vivere. Non possono che lavorare, lavorare per procacciarsi un pezzo di pane; ma un giorno...
Siskin - (entrando a precipizio). Buona sera! (Rivolto a Paolina). Buona sera, o bionda figlia di li e Dunkan!
Paolina - Che cosa? Quale re?
Siskin - Eh, eh! Ci siete caduta! E' evidente che non avete ancora letto Heine, nonostante sono due settimane che avete il libro per le mani. Buon giorno, Tatiana.
Tatiana - (tendendogli la mano). Ha ben altro per la testa che i libri, lei. Tra poco si sposa.
Siskin - Ma davvero? 1 con chi?
Maria Zvetaeva - Con Nilo.
Siskin - Benissimo! Posso felicitarmi con tutto il cuore? Devo riconoscere che sposarsi una sciocchezza come tante altre, non degna di persone intelligenti. Il matrimonio, nell'attuale stato della societ...
Tatiana - Basta cosi, per favore. Risparmiaci la tua opinione che, d'altra parte, ci hai illustrato un migliaio di volte.
Siskin - Allora, se la conosci, me ne sto zitto con piacere. D'altronde ho moltissima fretta. (Rivolto a Maria Zvetaeva). Venite con me? Benissimo. E Pietro dov'?
Paolina - Al piano di sopra.
Siskin - Ali! Non mi va proprio di fare le scale per salutarlo. Vuoi farmi il piacere, Tatiana, o voi, Paolina, di fargli sapere che io... cio... che insomma i Prokorov vanno ancora in cerca di un professore per lezioni private...
Maria Zvetaeva - Ancora? Vuol dire che la vostra dea non davvero la fortuna.
Tatiana - Avete litigato?
Siskin - Non esattamente litigato. Sapete, io sono piuttosto riservato.
Maria Zvetaeva - Ma che cosa c' stato? Voi avete avuto sempre molta stima per Prokorov.
Siskin - Oh si, vero! E tuttora riconosco che un brav'uomo; ma che mi d l'aria di essere smargiasso, ciarlone e parolaio. Per, tutto sommato, un trattabile bestione.
Tatiana - E' facile prevedere che Pietro non si preoccuper pi di procurarti lezioni private.
Siskin - Naturalmente! Avr ragione d'inquietarsi.
Maria Zvetaeva - Ma raccontatemi. Che cosa accaduto tra voi e Prokorov?
Siskin - Che cosa volete... Innanzi tutto odia gli ebrei.
Tatiana - E che ragione hai di prendertela?
Siskin - Nessuna, vero. Ma vi renderete conto, che non conveniente essere antisemita? E' indegno di un intellettuale. Poi Prokorov un perfetto borghese. Voglio dirvene una che potr farvi capire che razza di tipo sia costui. La sua domestica andava alla scuola popolare domenicale. Ora, quando egli attaccava il bottone sull'utilit di questa scuola, non la finiva pi. E non ero davvero io a chiedergli d'illuminarmi sull'argomento. Lui si vantava per intere ore di essere uno dei promotori dell'istituzione. Ma ecco che una domenica egli tornando a casa - orribile cosa! - vede venirgli ad aprire la porta non la domestica, ma la balia... Infuriato chiede: Dov' Sasa?. E la balia: E' andata alla scuola . Cosi da allora proib alla domestica di andare a scuola la domenica. E adesso ditemi il vostro parere su tutto ci. (Tatiana scrolla le spalle, schiva).
Maria Zvetaeva - Eccolo, lui, l'illustre retore!
Siskin - Dite quello che vi pare. Il fatto che Pietro sembra trovarci un gusto matto a procurarmi le lezioni solo in casa di ciarlatani.
Tatiana - (aspramente). Sbaglio o anche il precedente ricevette i tuoi cortesi complimenti?
Siskin - Be', era senz'altro un bravissimo vecchio; ma, disgraziatamente coltivava la numismatica. E in ogni momento non faceva che rattristarmi con le sue monete, con avvilenti note di erudizione intorno ai Cesari e ai Faraoni. Cosi un giorno gli dissi: Vikenti Vasievic, voi dite cose perfettamente assurde. Un qualsiasi pezzettino di pietra antica quanto le vostre monete pu essere non meno importante . Lui si offese e replic: Secondo voi, quindi, io avrei sacrificato quattordici anni della mia vita intorno a cose assurde? . Risposi che era perfettamente cosi. Quando mi congedai da lui trattenne sul mio mensile una moneta di cinquanta copeki: per metterla in collezione, suppongo. Si, adesso faccio dello spirito. Certo, ma... (Amaramente). Che caratteraccio, il mio! (Bruscamente). Allora, Maria, vogliamo andare?
Siskin - Sono pronta. Arrivederci, Tatiana! Domani domenica, vero? Verr a trovarti.
Tatiana - Grazie. Posso proprio paragonarmi a una pianta rampicante che si attorciglia alle vostre gambe impedendovi di camminare. Una pianta brutta e inutile.
Siskin - Che idee!
Maria Zvetaeva - Idee che ci fanno soffrire, Tatiana cara.
Tatiana - Ma si, vedi, tu mi conosci. Il triste che io credo di avere afferrato la malvagia logica dell'esistenza: Non pu vivere il senza-fede. Il senza-fede deve morire . Si, questo...
Maria Zvetaeva - (sorridendo). Si? Pu anche darsi che non sia cosi.
Tatiana - Mi prendi in giro? Lascia andare, non ne vale la pena!... Non credo che ci si possa divertir molto a prendermi in giro.
Maria Zvetaeva - Ti prego, Tatiana cara, di non dire queste cose. Lo so che non sei tu, ma la tua malattia, la tua stanchezza a parlare. Ora ti lascio... e non giudicarci malvagi e crudeli.
Tatiana - Andate pure, e arrivederci.
Siskin - (rivolto a Paolina). E voi quando vi deciderete a leggere Heine? Ah, gi, voi vi sposate! Gi Si potrebbero fare interessantissime dissertazioni; ma meglio che me ne vada. (Segue Maria Zvetaeva e esce con li).
Paolina - Sta per finire la funzione del vespro. Devo portare il samovar a tavola.
Tatiana - Non credo che pap e mamma prenderanno il t. Ma fa' come ti pare. (Pausa). Prima il silenzio mi prostrava, adesso sento invece che mi giova.
Paolina - Non ti sembra ora di prendere le medicine?
Tatiana - No, aspetta un po'. Specie in questi ultimi giorni. C' troppo chiasso in questa casa. Siskin, che chiassone!
Paolina - (si avvicina a Tatiana). Non cattivo, in fondo.
Tatiana - Sar buono, ma stupido.
Paolina - Io trovo che sia oltre che buono anche generoso. Sfugge le ingiustizie, non le tollera, anzi; per questo s'interess alla faccenda della domestica. Ci sono molti che come lui s'interessano alle condizioni di questa gente salariata dai ricchi. Perch poi?
Tatiana - (senza guardare in volto Paolina). Ma dimmi, Paolina, ti senti tranquilla, nella deliberazione di sposare Nilo?
Paolina - (calma, ma stupita). E che cosa dovrei temere? Non c' nulla che mi faccia paura.
Tatiana - E domandi che cosa c' da temere? Non so, io avrei paura. Ti dico questo perch ti voglio bene, lo sai. Tu e Nilo non avete nulla in comune. Tu sei un tipo alla buona, non istruita; egli invece colto, ha studiato molto. Non hai mai pensato che la tua conversazione potrebbe annoiarlo?
Paolina - Sono sicura che no, perch so che mi ama.
Tatiana - puoi sapere? (Teterev (indispettita). Ma come lo entra con il samovar).
Paolina - Oh, siete veramente cortese! Vi ringrazio. Io allora vado a prendere il latte. (Esce).
Teterev - (Ha la faccia enfiata evidentemente per la sbornia consumata il giorno prima). Passavo dinanzi alla cucina con l'anima completamente beata, quando Stefania mi ha avvistato e mi ha implorato: Signore caro, portatemi il samovar; vi dar tutto quello che vorrete, un cetriolo sotto aceto, della salsa piccante... . Io, in quanto ghiottissimo, mi sono lasciato immediatamente corrompere affrettandomi a portare il samovar.
Tatiana - vespro? Siete stato alla funzione del
Teterev - No, poich mi fa male la testa. E voi come state?
Tatiana - Abbastanza bene, grazie. Mi domandano come sto almeno venti volte al giorno. Vi garantisco che starei molto meglio se la facessero meno lunga. Questo continuo viavai mi esaspera i nervi. Tutti sono sempre in faccende e in bisticci. Pap in collera con Nilo, mamma non fa che lagnarsi, e io, sdraiata qui, assisto e non riesco a comprendere quale sia la ragione di questo stato di cose, di ci che, in altre parole, sarebbe nient'altro che la vita.
Teterev - Vi dir che secondo me la questione non va impostata cosi; il mio punto di vista notevolmente liti originale. Io, vedete, sono un uomo del tutto singolare, astratto da quanto accade nel mondo. Vivo per curiosit e trovo che, sotto questo mio modo di vederla, la vita diventa abbastanza interessante.
Tatiana - Lo so che voi vi contentate di poco. Ma quale sarebbe l'interesse che trovate nella vita?
Teterev - Quello di studiare la gente che vive d'amore e d'accordo. Per esempio, quando vado a teatro mi piace ascoltare gli orchestranti che accordano gli strumenti. L'orecchio viene distratto da una quantit di suoni che a volte si connettono in una proposizione musicale pregevole ed espressiva; per la mente presa dal desiderio di assistere a un altro accordo: a quello degli orchestranti quando concertano.
Tatiana - Gi; questo voi lo provate in teatro, Viene il direttore d'orchestra e alza la bacchetta, e i suonatori eseguono un'aria sorpassata e banale. Ma credete veramente che essi siano capaci di suonare? Lo credete davvero?
Teterev - E come! E a volte eseguono anche qualche cosa di fortissimo.
Tatiana - Vedremo, vedremo. (Pausa. Teterev accende la sua pipa). Perch fumate la pipa? Non preferite le sigarette?
Teterev - La pipa pi comoda. Vedete, io sto sempre in giro, non ho un recapito fisso; e la pipa la mia compagna. Appena verr l'inverno, me ne andr da questa citt.
Tatiana - Per andare dove?
Teterev - Chi lo sa! D'altra parte in un luogo o in un altro lo stesso.
Tatiana - Voi morrete ubbriaco in qualche regione glaciale.
Teterev - Quando sono in viaggio, non bevo, a dire la verit. Per anche se morissi assiderato ci non avrebbe alcuna importanza. Meglio morire assiderati mentre si cammina - sia pure senza una meta - piuttosto che marcire senza fare alcun tentativo per cambiare residenza.
Tatiana - Vi riferite a me?
Teterev - (ha un sussulto, sconcertato). Dio me ne guardi e liberi! Ma che cosa dite? Io, io... io non sono...
Tatiana - (sorridendo). Non allarmatevi. Non mi offenderei davvero per questo. Da molto tempo non ho pi il piacere di possedere il sentimento del dolore. (Amaramente). Tutti orinai sono convinti che non possono punzecchiarmi: Paolina, Elena, Maria Zvetaeva si comportano con me come quei ricchi che non si curano di quel che possa sentire il povero alla vista dei loro vistosi pranzi.
Teterev - (accigliandosi). Perch vi vilipendete cosi? Bisogna aver rispetto di se stessi.
Tatiana - Be', lasciamo andare. (Pausa). Ditemi qualche cosa di voi, piuttosto. E' molto tempo che non vi sento parlare di voi stesso. Perch?
Teterev - La questione complicata. E del tutto priva d'interesse.
Tatiana - Non fa niente, dite pure. Perch menate una vita cosi singolare? Siete intelligente, pieno d'ingegno. Che cosa c' dunque nel vostro passato?
Teterev - (ironico). Che cosa c'? Oh, la mia vita troppo lunga e troppo noiosa! Non piacevole sentirla raccontare. Avevo cercato la luce e il sole, ma dovetti tornare a piedi nudi, con le vesti a brandelli. Brano morte le belle e grandi speranze inseguite nel mio lungo cammino... Per questi versi sono ancora troppo belli perch possano riferirsi alla mia vita. Inoltre si deve aggiungere che in Russia indubbiamente pili comodo fare l'alcoolizzato e il vagabondo anzi che l'uomo onesto, parco, e buono a qualche cosa. (Entrano Pietro e Nilo). Solo le persone integerrime e forme nei loro propositi riescono a farsi strada. .Nilo, da dove vieni?
Nilo - Dal deposito. Dopo fiera battaglia ho riportato piena vittoria. Il capo deposito ha la testa di legno...
Pietro - Rischi decisamente di essere licenziato.
Nilo - E anche se fosse? Troverei subito lavoro altrove, e, naturalmente, a condizioni pi vantaggiose.
Tatiana - Pietro, volevo dirti che Siskin ha litigato con Prokorov. Ma non aveva il coraggio di dirtelo, allora...
Pietro - (infuriato). Al diavolo anche lui! Mi secca terribilmente questa faccenda, perch mi fa fare una pessima figura di fronte a Prokorov, e mi toglie la possibilit di giovare agli altri amici.
Nilo - Come fai presto ad adirarti! Prima di tutto dovresti andare in fondo alla faccenda e scoprire di chi la colpa.
Pietro - Questo lo so pure io.
Tatiana - Siskin si inquietato perch Prokorov antisemita.
Nilo - (ridendo). Ottimamente
Pietro - E' naturale. Anche tu sei d'accordo perch non ammetti la libert di pensiero. Barbaro
Nilo - E tu, scusami, che difendi tanto la libert delle opinioni, ti senti capace di stimarlo, un antisemita?
Pietro - Io so solo che non avrei alcun diritto di prendere per il petto chicchessia.
Nilo - Io invece non esiterei un istante.
Teterev - (guarda or l'uno or l'altro dei due avversari). Forza, seguitate!
Pietro - E da dove ti viene codesto diritto?
Nilo - I diritti non cadono dal cielo. Si conquistano. L'uomo deve conquistarli con le sue forze i propri diritti, se non vuole essere soffocato dai propri doveri.
Pietro - Un momento! ...
Tatiana - (irritata). Discussioni! Ancora discussioni. 'Non la finirete dunque mai di discutere?
Pietro - Scusa, non parlo pi. Devi pur ammettere per che Siskin...
Tatiana - E uno stupido, d'accordo.
Nilo - Invece a me sembra un bravissimo ragazzo, che non permette a nessuno di prendere il sopravvento su di lui; ed egli lo prende sugli altri. E' un giovane che sente profondamente il senso della propria dignit.
Tatiana - Si tratta di dignit puerile, chiaro.
Nilo - Non volevo dire questo; ma anche se fosse cos, egli non cesserebbe di essere un ottimo giovane.
Pietro - Unbuffone..
Nilo - T'utt'altro. E' ammirevole chi getta via runico pezzo di pane che ha, perch non riesce a stimare colui che gliel'ha dato.
Pietro - Se uno rifiuta il pane, sta tranquillo che vuol dire che non ha fame. Ma tanto lo so che tu contraddirai, che vorrai discutere. Per esempio: non fai che affannarti a dichiarare che non stimi mio padre. Perch questo?
Nilo - Perch non lo stimo, ecco tutto.
Teterev - Parli da bambino. Non sai che le regole della societ esigono che l'uomo menta? Dunque, dimmi, quale il tuo punto
Pietro - Divista?
Nilo - Amico mio, evidente che noi non siamo nati per capirci. Perci chiudiamo la questione senza discutere ulteriormente. Abbiamo tutto da guadagnarci. D'altra parte lo sai che tutto quello che tuo padre dice o fa mi ripugna.
Pietro - Va bene, qualche volta anche io sento un po' di ripugnanza; per so dominarmi. Tu invece non fai che farlo inquietare. E a pagare le spese poi siamo Tatiana e io.
Tatiana - Ma basta, smettete! Non vi accorgete di quanto siete noiosi? (Nilo le volge uno sguardo, poi si avvicina alla tavola).
Pietro - La nostra discussione ti affatica?
Tatiana - Si, sono stanca, tanto stanca! (Paolina torna con la lattiera. Vedendo che Nilo sorride, un po' pensieroso, volge uno sguardo in giro agli altri).
Paolina - Guardatelo, contento come una Pasqua!
Teterev - Che cos'hai da ridere?
Nilo - Stavo ricordando il modo col quale ho fatto ammutolire il capo deposito che sbraitava.
Teterev - (flettendo la voce su un tono basso). E cosi sia!
Pietro - (scrollando le spalle). Bellissimo! Questi ottimisti giurati nascono ciechi.
Nilo - Ottimista o meno, ci non ha importanza. A me piace la vita, e basta. (Si alza e prende a passeggiare per la stanza). Come bello vivere!
Teterev - Si, la vita molto interessante.
Pietro - Se parlate sinceramente siete due persone di spirito.
Nilo - Io invece non so come definirti. Ormai tutti sanno che ami e sei ricambiato e non credo che tu desideri ancora tenere nascosta la cosa. Dunque, nemmeno per questo sei preso dal desiderio di cantare e ballare? Neppure per questo senti il cuore scoppiare dalla gioia? (Paolina, dietro al samovar continua a osservare tutti a uno a uno, con uno sguardo severo. Tatiana smania, e senza averne Varia, segue con lo sguardo Nilo. Teterev intento a pulire la pipa, e sorride).
Pietro - Il tuo noto ottimismo ti fa dimenticare che ho ancora molti ostacoli davanti a me. Innanzi tutto sono studente, e come tale non ho alcun diritto a prendere moglie. In secondo luogo dovr lottare ai ferri corti con i miei genitori. Terzo...
Nilo - Ancora? Mio Dio, allora non ti resta che fuggire. Fuggi nel deserto!
Tatiana - (sorride). Nilo, ti prego, non fare il burlone!
Nilo - No, caro Pietro, no. Vivere una necessit assoluta anche quando non ci vanno bene le questioni amorose. Io, per esempio, so che penoso, logorante far marciare brutte locomotive nelle notti autunnali nel vento e nella pioggia, o nelle notti d'inverno sotto la tormenta, quando tutto intorno a noi oscurit tetra, spaventosa; per, questo fatto non manca di una certa attrattiva. Si, anche tutto ci ha un'attrattiva. La sola cosa che non mi convince il fatto che noi uomini onesti dobbiamo avere per maestri ladri, stupidi, e porci. 'Ma dobbiamo vedere di consolarci: la vita non tutta per loro. Essi spariranno come finiscono con lo sparire le pustole su un corpo sano.
Pietro - Mi hai ripetuto questo discorso chi sa quante volte. Vedremo quale sar la risposta che ti dar la vita.
Nilo - Sar io a imporre alla mia vita la risposta che mi piacer. Le tue parole non mi scoraggiano affatto, in quanto pi di te io non mi faccio illusioni: so che la vita difficile. Talvolta anche barbaramente feroce; so che le forze pi brutali e violente soffocano e affogano l'uomo. Sono perfettamente convinto di tutto questo e ne ho nausea. L'attuale stato di cose non mi convince affatto. Naturalmente so che la vita una necessit intrascurabile dell'uomo: ma una necessit non ancora sistemata e io per organizzarla dovr fare appello a tutte le mie forze e a tutte le mie ide8. Non sono un gigante, lo so; ma sono onesto e sano. Per questo mi dico: Non fa nulla! . E con tutte le energie del mio spirito m'impegner a realizzare il mio desiderio, ad amalgamare la vita secondo la mia volont, a combattere gli uni e a soccorrere gli altri. In questo, per me risiede la gioia della vita
Teterev - (sorridendo). Questa lenunciazione della scienza pi profonda, sintesi di tutta una filosofia! Che ogni altra filosofia sia una bestemmia, a confronto!
Elena - (comparendo sulla soglia). Che cosa significano tutto codesto chiasso e codesti gesti oratori?
Nilo - (andandole incontro). Oh, voi almeno, signora, potrete comprendermi! Ho elevato un canto di lode alla vita. Dunque, dite con me; e La vita un piacere! .
Paolina - (sottovoce). E un piacere la vita.
Elena - E chi potrebbe affermare il contrario?
Nilo - (rivolto a Paolina). E anche tu, amore, sei...
Elena - Ehi, ehi, non si dicono paroline dolci alla mia presenza.
Teterev - Ma che cosa ha Nilo? Ha perduto la testa? Sembra che abbia bevuto. (Tatiana lascia andare indietro con lentezza il capo sul bracciolo del divano, poi, con altrettanta lentezza, si copre il viso con le mani).
Elena - Avevo intenzione d'invitarvi a prendere il t in casa mia; ma vedo che voi vi state gi servendo. Ebbene, dato che questa sera mi sembra che siate in vena, rester qui. Va bene? (Rivolta a Teterev). Soltanto voi, venerabile corvo, vi adombrate. Che cosa avete ?
Teterev - Io? Niente. Sono allegro anch'io, questa sera; ma che amo consumare in silenzio la mia allegria, e annoiarmi rumorosamente.
Nilo - Come tutti i grossi cani, intelligenti e docili.
Elena - Io non vi ho mai visto n triste n allegro. Voi non fate che della filosofia. Ah, sapete, miei cari, si, non sai, Tatiana, che egli il mio professore di filosofia? Ieri, infatti, mi ha fatto una lezione intorno al raziocinio. Per ho del tutto dimenticato i termini della regola che mi ha enunciato. Vi prego, potreste ripetermeli?
Teterev - (sorridendo). Non c' nessuna cosa senza ragione: per cui la ragione esiste.
Elena - Capito? Ho imparato cose scientifiche di questo gemere. Voi, per esempio, ignorate che questa regola determina, determina, proprio, - questo un termine filosofico, determina - qualche cosa... vale a dire che somiglia un po' alla quercia in quanto, vedete, ha quattro radici. Dico bene?
Teterev - E chi oserebbe mai contraddirvi?
Elena - Oh, quanto a questo vi credo senz'altro. Ma andiamo avanti. La prima radice, che, sotto determinati aspetti, potrebbe anche non essere la prima, la legge, cio, della ragion d'essere, la materia che prende forma. Io, per farvi un esempio, non sono che la materia che ha preso la forma di donna; per non c' ragione alcuna in questo processo, e io sono completamente priva di esistenza. L'esistenza, infatti, eterna; la materia che prende forma, invece, transitoria sulla terra, e fuggevole. Dico bene? Esatto?
Teterev - Siete la bocca della verit. Avanti.
Elena - Naturalmente esiste la relazione di causa a 'priori e la relazione di causa a posteriori. Per ho completamente dimenticato il significato di queste relazioni. Ora, se non diventer calva sotto il peso di tanta sapienza, mostrer di essere una donna intelligentissima. Ma adesso, ecco il punto, il capitolo pi significativo e pi saggio di tutta la filosofia: a che pr, Teterev, mi pariate di filosofia?
Teterev - io mi d l'ambita gioia Innanzi tutto, perch ci di guardarvi...
Elena - Grazie! Il secondo motivo sar certamente non troppo interessante.
Teterev - In secondo luogo perch solo facendo della filosofia si pu avere la gioia di evitare le menzogne. Difatti quando l'uomo fa della filosofia, non mentisce, in quanto inventa.
Elena - Non ho capito bene... Dimmi, Tatiana, come stai stasera? (Senza attendere risposta). Pietro, perch avete il broncio?
Pietro - Sono stanco di me stesso.
Nilo - E di tutto il resto, no?
Elena - Oh, sapete che ho una voglia matta di mettermi a cantare? Peccato che sabato sera e che non siano ancora finite le funzioni del vespro. (Entrano i vecchi Bezsemenov). Oh, ecco che tornano! Buona sera!
Bezsemenov - (in tono scontroso). I miei rispetti.
Akulina Ivanovna - Buona sera, signora! Ma noi ci siamo gi salutate prima.
Elena - Gi, dimenticavo. Allora, faceva caldo in chiesa?
Bezsemenov - Noi non andiamo in chiesa per saggiare il grado di temperatura.
Elena - (indispettita). Gi. In realt volevo chiedervi... chiedervi se c'era molta gente.
Akulina Ivanovna - Non abbiamo contato le persone, signora.
Paolina - (rivolta a Bezsemenov). Prendete il t?
Bezsemenov - Prima ceniamo. Akulina, fa' presto a preparare. (Akulina Ivanovna esce mormorando. Segue il silenzio. Tatiana, sorretta da Elena, si avvicina alla tavola. Pietro passeggia. Teterev, seduto vicino al pianoforte, guarda attentamente tutti sorridendo. Paolina intenta a mettere il samovar sulla tavola. Bezsemenov seduto sul grosso scrigno). E' incredibile come la gente d'oggi rubi sfacciatamente. Quando sono uscito per andare in chiesa con mia moglie ho messo sulla soglia dell'uscio di strada una tavola per pulirci le scarpe sporche di fango al nostro ritorno. Ma quando siamo tornati la tavola non 'era pi: rubata! Quanta disonest al giorno d'oggi! (Pausa). Ai nostri tempi non esistevano tanti ladri. I delinquenti magari si davano al brigantaggio. Certo, allora l'anima umana era piena di sentimenti pi grandi, e nessuno voleva insudiciarsi per un nonnulla. (Si sente dalla via il suono di una fisarmonica accompagnata dal canto). Anche questa, adesso! E' sabato, e si canta, si suona, si ride come se niente fosse. (Il suono si fa pi vicino. Ora si distingue che le voci sono due). Naturalmente saranno operai che dall'officina si saranno recati direttamente all'osteria per depositarvi la paga della settimana. Ora, a tasche vuote, urlano. (Il canto vicinissimo. Si capisce che il suonatore con i suoi amici si fermato sotto le finestre. Nilo, col naso schiacciato contro i vetri delle finestre, guarda nella via). Tutta gente che prova questa vita per un anno o tutt'al pi due. Poi abbandona ogni cosa e si d al vagabondaggio e ai crimine.
Nilo - Mi pare che sia Perciskin.
Akulina Ivanovna - (facendo capolino). Babbo, vieni a cena?
Bezsemenov - Perciskin: altro buono a nulla... (Esce).
Elena - (lo segue con lo sguardo). Si prende meglio in casa mia il t.
Nilo - Prima, avete parlato ai vecchi veramente con spirito.
Elena - Il Signore di Bezsemenov non riesce a digerirmi, e questo non mi entusiasma... anzi, m'indispone... Perch mi odia?
Pietro - Sapete, non cattivo, in fondo... E che ha un po' troppo amor proprio.
Nilo - E anche un po' troppa avidit... Senza parlare del fatto che notevolmente cattivo.
Paolina - Non sta bene parlare male degli altri alle spalle.
Nilo - Ma essere avidi sta bene ancor meno.
Tatiana - (irritata e sdegnosa). Se non vi dispiace, vi proporrei di troncare la faccenda senza discutere ulteriormente... Pap potrebbe giungere da un momento all'altro... Dovete tener conto che sono tre giorni che fa sforzi per mostrarsi cortese con tutti e non insultare nessuno.
Pietro - E ci gli costa molto. Pi di quanto possiate credere.
Tatiana - Bisogna serbargli una certa gratitudine per questo, e tener conto che non davvero sua la colpa se nato prima di noi e se, di conseguenza, non riesce a vedere le cose come le vediamo noi. (Irritandosi^). Siamo crudeli, in realt! Siamo volgari e spietati! Si dice che bisogna amare il prossimo, perdonare, non fanno che predicarci la bont e l'indulgenza...
Nilo - (imitando il tono della voce di Tatiana)... e ci montano a cavallucci, e ci spronano a camminare. (Elena ride di cuore. Paolina e Teterev sorridono. Pietro si rivolge interdetto a Nilo. Tatiana scuote il capo, disapprovando).
Bezsemenov - (entrando, volge a Elena un'occhiata audace). Paolina, in cucina c' tuo padre. Fammi il piacere di dirgli di andarsene... Che venga un'altra volta, quando non sar in un simile stato di ubbriachezza. Diglielo, diglielo, di tornarsene a casa; non ci sarebbe altro da dirgli in un'occasione come questa. (Paolina esce. Nilo laccompagno). (Seguendo Nilo con lo sguardo). Si, si... va' pure tu... a vedere il tuo futuro... (Tace d'un tratto e si siede a tavola). Allora, nessuno ha niente da dirmi? E' da un pezzo che sto notando che appena arrivo io cadono tutte le discussioni.
Tatiana - Oh, anche quando non ci sei tu, pap, credilo, non si trovano mai sufficienti argomenti per conversare!
Bezsemenov - (guarda Elena di sbieco). In compenso si ride. Di che cosa, poi?
Pietro - Di sciocchezze... Nilo...
Bezsemenov - Nilo, naturalmente... sempre lui...
Tatiana - Vuoi il t?
Bezsemenov - Si.
Elena - Lascia stare, Tatiana, lo servo io.
Bezsemenov - Grazie, grazie, non scomodatevi, mi servir Tatiana,
Pietro - Immagino che per te sia lo stesso. Tatiana non sta bene.
Bezsemenov - Le tue personali opinioni non m'interessano affatto. E noto che tu preferisci fartela con gli .estranei anzi che con i parenti.
Pietro - Pap, dovresti vergognarti di parlare in codesto modo..
Tatiana - Pietro, per favore, sii cauto.
Elena - (con un sorriso falso). Mio Dio, non mi sembra il caso di stare a discutere. (Si apre lentamente la porta ed entra Perciskin, alticcio).
Perciskin - O, Vasili, io sono venuto e tu sei scappato... Io, per, voglio starti vicino...
Bezsemenov - (senza degnarlo di uno sguardo). Dato che ci sei, siedi, e prendi il t.
Perciskin - No, grazie. Bevilo alla tua salute. Io non sono venuto propriamente per il t, ma per parlarti.
Bezsemenov - E di che cosa? Non pu trattarsi che di stupidaggini,
Perciskin - Stupidaggini, va bene. (Ride). Per io credo che sia tu lo stupido. (Nilo rientra, volge a Bezsemenov uno sguardo severo, quindi va a mettersi davanti all'armadio). Poich c' necessit di un colloquio a quattro, in questa casa, eccomi qui.
Bezsemenov - D'accordo, d'accordo...
Perciskin - Eh no, cosi non siamo mica d'accordo, caro Vasili! Tu sei un uomo intelligente, molto ricco, e io sono venuto a interrogare la tua coscienza.
Pietro - (si avvicina a Nilo e gli dice a mezza voce). Ma perch l'hai fatto entrare?
Nilo - Lascia andare. Questa faccenda non ti riguarda.
Pietro - Tu fai sempre il comodo tuo, e degli altri te ne infischi.
Peecisckin - (coprendo con la sua voce quella di Pietro). Eh, vecchio del mio cuore, ti conosco da un pezzo, io!
Bezsemenov - (di nuove infuriato). Ma si pu sapere che vuoi? Che diavolo sei venuto a fare?
Perciskin - "Voglio sapere perch l'altro giorno mi hai messo alla porta. Pi ci penso e pi non riesco a capirlo. Ti prego di spiegarmelo. Io sono venuto amorevolmente... con le pi buone intenzioni.
Bezsemenov - Tu sei venuto non assistito dalla ragione... ecco la verit...
Tatiana - Pietro, ti prego di... Paolina!... (Pietro esce).
Perciskin - Si, Paolina. E' per la mia buona Paolina che mi hai messo alla porta, eh? Perch ha portato via il ragazzo a Tatiana...
Tatiana - Non dire stupidaggini... smettila!
Bezsemenov - (si alza lentamente). Perciskin, per la seconda e ultima volte... ti dico...
Elena - (a Nilo sottovoce). Conducetelo via, vi prego: litigheranno ancora!
Nilo - No, non sarebbe giusto.
Perciskin - Non mi metterai ancora alla porta. Non sarebbe giusto. Io voglio bene a Paolina, la mia cara figlia. Non posso approvare, tuttavia... No, non approvo... Non si deve prendere quello che appartiene agli altri. Non sta bene.
Tatiana - Elena, vorrei tornare in camera mia. (Elena si alza e offre il braccio a Tatiana; passa davanti a Nilo). Vergognatevi tutti! Perch non lo conducete via?
Bezsemenov - (cercando di dominarsi). Perciskin, sta' zitto... sta' zitto. se no... vattene a casa tua! (Entra Paolina seguita da Pietro).
Pietro - (rivolto a Paolina). Prudenza! Mi raccomando.
Paolina - Yasii Bezsemenov, perch l'altro giorno avete cacciato di casa mio padre? (Bezsemenov osserva in silenzio tutti lun dopo laltro).
Perciskin - (fa col dito un cenno di rimprovero alla figlia). Eh, figlia mia, no, tu non dovresti parlare, non ne hai il diritto, tu... lo sai bene perch Tatiana si avvelenata! Vasili mio carissimo, vedi io son venuto per sottomettere la faccenda al mio giudizio, giudicarlo secondo la mia coscienza, e da tutti i punti di vista.
Paolina - Taci, pap...
Pietro - Scusami, Paolina...
Nilo - Sarebbe molto meglio che tu tacessi.
Bezsemenov - Sei incredibilmente sfacciata, Paolina...
Perciskin - Mia figlia, che dici? Mia figlia...
Bezsemenov - Ti ho detto di tacere. Comincio a non capire pi niente... Ma insomma, dove credete di essere? Chi il padrone, qui? Chi deve essere il giudice, secondo voi?
Perciskin - Io voglio giudicare. Io so giudicare bene. Innanzi tutto non si ruba la roba altrui; in secondo luogo se Paolina l'ha presa, deve restituirla.
Pietro - (a Perciskin). Ma basta, basta, dunque! Avanti, vieni via!
Perciskin - Tu, Pietro, non mi piaci. Fai sempre il furbo, e in fondo non sei buono a niente. E poi sei troppo ignorante. Non hai saputo neanche dirmi che cosa vuol dire incanalamento... Non lo sai... non me l'hai saputo spiegare. E io me lo son fatto spie- gare da altri pi istruiti di te... (Pietro lo tira per la manica). Lasciami stare... un momento!...
Nilo - (a Pietro). Lascialo...
Bezsemenov - (rivolto a Nilo). Dai, tu! Divertiti a mettere la paglia sul fuoco!
Nilo - A me preme soltanto sapere che cosa ha fatto di male Perciskin. perch l'avete messo alla porta? E qual la parte di Paolina in questo affare?
Bezsemenov - Anche un interrogatorio, adesso?
Nilo - Perch no? Voi non siete che un uomo come me.
Bezsemenov - (infuriato). Tu invece non sei un uomo, ma un veleno, una belva!
Perciskin - Perch tanto chiasso? Bisogna discutere dolcemente; e ascoltare solo la coscienza.
Bezsemenov - (rivolto a Paolina). E tu, vipera, pezzente...
Nilo - (con ira mal soffocata). Non alzate tanto la voce!
Bezsemenov - Che cosa? Fuori, esci fuori! Serpe schifoso! A me che t'ho sfamato con la fatica delle mie braccia, col mio sangue!...
Tatiana - (dalla sua camera). Pap, ti prego, pap!...
Pietro - (a Nilo). Contento adesso? Questo volevi, no? Dovresti vergognarti!
Paolina - (a bassa voce). Non strillate contro di me! Devo ricordarvi che non sono la vostra schiava e che non vi concesso d'insultare tutte le persone. Insomma, volete dirmi perch avete scacciato mio padre?
Nilo - (calmo). Anche io vi chiedo la stessa cosa. Mi sembra che non ci sia nessun pazzo qui; quindi ognuno deve avere il coraggio di rispondere delle proprie azioni.
Bezsemenov - (cercando di dominarsi, abbassando la voce). Nilo, non farmi uscire fuori dei gangheri! Va via! Bada, eh! Ricordati che sono stato io a tirarti su!
Nilo - Come al solito mi rinfacciate il pane che mi avete dato e che io vi pago con il mio lavoro...
Bezsemenov - Non il pane hai divorato, ma la mia anima, mascalzone!
Paolina - (tirando Nilo per la mano). Andiamocene via!
Bezsemenov - (a Paolina). Fuori, fuori, serpe! Per te... per le tue male arti, mia figlia... Si, tu, serpe, hai morso mia figlia... e hai accalappiato lui; maledetta serpe! Per colpa tua mia figlia...
Perciskin - Vasili, sta' calmo! Bisogna ponderare le cose secondo la coscienza!
Tatiana - (dalla camera). Pap, non vero! Pietro, perch non mi difendi? (Compare sulla soglia della, sua camera, tendendo le braccia e vacillando). Pietro, non permettere che si dicano certe cose!... Ah, Dio! Teterev, aiutatemi voi! Dite che non vero! Nilo, Paolina... vi supplico di andar via... andate, vi prega, per ora... Tutto questo.. (Tutti smaniano imbarazzati. Teterev sorride e si alza lentamente. Bezsemenov fa alcuni passi indietro davanti alla figlia. Pietro prende la sorella per un braccio e si guarda intorno smarrito).
Paolina - Andiamo via.
Nilo - Si. (A Bezsemenov). Va bene! Dunque, addio! Mi spiace solo che si sia fatto tanto chiasso!
Bezsemenov - Fuori! Fuori! Andate via!...
Nilo - Vado, e per sempre!
Paolina - (a voce alta e sonora). Accusarmi di... Dare a me la colpa di quel che accaduto a Tatiana!... Incredibile!... E colpa mia se... Dovreste vergognarvi, tutti!
Bezsemenov - (furioso). Stai ancora qui?
Nilo - Un po' pi di buona creanza, se non vi dispiace.
Perciskin - Figli miei, ragazzi miei, non infuriatevi, bisogna agire con dolcezza...
Paolina - Addio a tutti! Vieni, pap...
Nilo - (a Perciskin). Venite.
Perciskin - No, non vengo con voi. Non voglio venire con voi. Io ho il mio destino. Teterev, sai, io sono solo e voglio fare solo quello che mi piace.
Teterev - Vieni ad abitare a casa mia.
Paolina - Che aspetti a venire, pap? Che ti caccino?...
Perciskin - Non voglio venire con voi. Teterev, capisci, non voglio mettermi dalla parte loro... Io capisco...
Pietro - (rivolto a Nilo). Dunque, andate una buona volta!
Nilo - Vado, vado... addio!... Ma ricordati che pure tu...
Paolina - Vieni... su... (Escono).
Bezsemenov - (grida). Venite subito qui; salutate la gente, per creanza!
Pietro - Pap, lascia che vadano alla malora, finalmente!
Tatiana - Pap caro, sta' calmo, non inquietarti pi!
Bezsemenov - Aspettate un momento...
Perciskin - Allora, se ne sono andati? Meglio cosi! Che vadano per la loro strada!
Bezsemenov - Devo dirglielo per l'ultima volta: delinquenti! Dopo di averli sfamati, cresciuti! (A Perciskin). E tu, vecchio pazzo, che diavolo sei venuto a fare qui? Che vuoi?
Pietro - Pap, basta, basta!
Perciskin - Vasili, amico mio carissimo, non urlare cosi; sai che ti stimo tanto... nonostante mi abbia regalato l'appellativo di pazzo. Io sono pazzo, risaputo; ma capisco abbastanza quanto valete voi tutti.
Bezsemenov - (siede sul divano). Ho perduto la testa! Non capisco pi niente. Che cosa successo? All'improvviso... come nell'estate... dopo una siccit, l'incendio... Se ne sono andati, all'improvviso... Semplicissimo, no? Ma io non posso persuadermi,
Teterev - (a Perciskin). E tu sei ancora qui? Che aspetti ad andartene?
Perciskin - Vorrei procedere ordinatamente, amico mio. Io ho idee chiare e semplici... dalla prima all'ultima... Paolina non figlia mia? Si! Dunque deve... (Tace all'improvviso). Io non sono stato un buon padre; e lei non mi deve nulla. Viva dunque come le piace. Ma la povera Tatiana mi fa pena. Tatiana, ti giuro che mi fai pena. Veramente mi fate pena un po' tutti. Siete un po' tutti stupidi, veramente. Cosi ridicoli...
Bezsemenov - Sta' zitto!
Pietro - Tatiana, dov' Elena?
Elena - (la sua voce si ode 'proveniente dalla camera di Tatiana), Qui, sto preparando le medicine.
Bezsemenov - Ho perduto il filo delle mie idee... Non capisco pi un accidente. Ma e proprio vero che Nilo se ne andato via cosi, di punto in bianco?
Akulina Ivanovna - (entra, agitatissima). Che succede? Nilo e Paolina sono in cucina... Io nella dispensa...
Bezsemenov - Sono qui?
Akulina Ivanovna - Si, aspettano Perciskin. Paolina mi ha detto di dire a Perciskin... Ha detto con le labbra tremanti... Nilo fuori di s... Ma che succede?
Bezsemenov - (si alza). Un momento, voglio andare a vedere di che si tratta.
Pietro - Pap, resta qui, ti prego! Lascia stare!
Tatiana - Pap, ascoltami, resta!
Bezsemenov - E perch?
Akulina Ivanovna - Ma che successo?
Bezsemenov - Nilo se ne va per sempre... capisci?
Pietro - E con questo? Meglio cosi! Perch dovrebbe rimanere? Si sposa, deve mettere casa...
Bezsemenov - E io? Sono un estraneo per lui?
Akulina Ivanovna - E ti avveleni il sangue per questo? Che se ne vadano! Noi, fortunatamente, li abbiamo due figli! (A Perciskin). E tu che stai a fare? Va' a raggiungerli.
Perciskin - No, io non andr con loro, no. Io seguir il mio destino!
Bezsemenov - Non mi irrito perch se n' andato, ma per il modo... Voleva andarsene? Bene, poteva andarsene in un'altra maniera... e non guardandomi con quegli ocelli. (Elena viene fuori dalla camera di Tatiana).
Teterev - (prendendo Perciskin sotto il braccio, laccompagna alla porta). Un bicchierino... eh?
Perciskin - O tu, cantore dalla voce divina, andiamo!... Sei un uomo serio, tu! (Escono).
Bezsemenov - Lo sapevo, lo sapevo, che ci avrebbe lasciati... ma non avrei mai pensato che l'avrebbe potuto fare in un simile modo. E quell'altra... quell'altra... Una pazza... una ragazzaccia! Devo dirgliele due paroline!
Akulina Ivanovna - No, no, che t'importa? Non sono della nostra famiglia. Non meritano che ce la prendiamo tanto. Se ne sono andati? Tanto di guadagnato!
Elena - (a Pietro). Volete venire su da me?
Tatiana - Anche io voglio venire, ti prego!
Elena - Allora andiamo, su!
Bezsemenov - Dove?
Elena - A casa mia.
Bezsemenov - E con chi vorreste andare in casa vostra? Con Pietro?
Elena - Si, con Pietro e Tatiana.
Bezsemenov - Tatiana non ne ha voglia. In quanto a Pietro non vedo la ragione perch debba venire a casa vostra.
Pietro - Ma pap, scusami, non sono pi un ragazzo... e posso andare dove mi piace.
Bezsemenov - E invece non andrai.
Akulina Ivanovna - Ubbidisci a tuo padre, Pietro!
Elena - (indignato). Con permesso, Vasili Vasilevic...
Bezsemenov - Voi mi dovete obbedire, nonostante siate persone colte, e anche se non avete n vergogna n considerazione per nessuno...
Tatiana - (con un grido isterico). Basta, pap!
Bezsemenov - Zitta! Se non sai neanche tu quello che vuoi, almeno stattene zitta! (A Elena). Perniatevi un momento! (Elena fa latto di andarsene).
Pietro - (lafferra per un braccio). Aspetta, ti prego, meglio chiarire ogni cosa... E' necessario...
Bezsemenov - Per favore, ascoltatemi! Dovete spiegarmi che cosa succede. (Perciskin entra allegro insieme a Teterev che ha le labbra increspate nel consueto sorriso. Entrambi si fermano sulla soglia, scambiandosi occhiate. Perciskin accenna con lo sguardo a Bezsemenov e agita le braccia). Tutti se ne vanno, senza dire niente, senza chiarire le proprie intenzioni. Senza una ragione! Cattiveria e disonest! Tu, per esempio, Pietro, credi di potertene andare dove ti piace? Chi credi di essere? Che vita intendi condurre? Che cosa hai deciso di fare? (Akulina Ivanovna, singhiozza. Pietro, Elena e Tatiana restano in piedi davanti a Bezsem,enov. Tatiana va a mettersi davanti a Akulina Ivanovna. Perciskin fa un segno a Teterev, scuote il capo, agita le braccia come volesse spaurire gli uccelli). Ho il diritto d'interrogarti io, perch tu sei giovane e certe cose non le puoi capire... Sono cinquantotto anni che fatico e sudo per i figli...
Pietro - Ancora me lo ripeti? Ne ho fin sopra i capelli.
Bezsemenov - Sta' zitto!
Akulina Ivanovna - Ah Pietro, Pietro!
Tatiana - Taci, mamma. Certe cose non le puoi capire... (Akulina Ivanovna scuote il capo).
Bezsemenov - (a Tatiana). E tu che ne sai? Che cosa potresti dire? Sta' zitta!
Pietro - Insomma, pap, smettila di torturarmi! Si pu sapere che cosa vuoi, che cosa ti serve?
Akulina Ivanovna - (improvvisamente, a voce alta). Fatemi dire una cosa sola! Ho un cuore anche io. Anche io devo dire la mia opinione! Pietro, figlio mio, che fai? Chi ti ha guastato, figlio mio?
Tatiana - (alla madre). Come una sega sdentata, che lacera 1 anima e la carne!
Akulina Ivanovna - Ah, tua madre una sega, una sega sdentata, eh? Tua madre!
Bezsemenov - Un momento, Akulina... lui... Pietro, a lui bisogna...
Elena - (rivolta a Pietro). Basta, non resisto pi! Vado!
Pietro - No, vi supplico, rimanete! Vedrete che riuscir a chiarire tutto.
Elena - Non voglio andare... questo un manicomio... ...
Teterev - Elena, andatevene! Mandateli tutti all'inferno!
Bezsemenov - Adesso dobbiamo ascoltare anche voi!...
Tatiana - Finitela! Pietro, va'!
Pietro - (improvvisamente (/ridando). Pap, mamma, vi presento la mia fidanzata. (Tutti volgono lo sguardo a Pietro. Akulina Ivanovna congiunge costernata le mani, e guarda il marito. Bezsemenov smania, indietreggia, scuote il capo avanti e indietro. Tatiana d un forte sospiro, quindi con lentezza si muove in direzione del pianoforte.
Teterev - (a, bassa voce, come a s stesso). Ha scelto proprio il momento adatto.
Perciskin - (facendosi avanti). Bene, tutti vanno via. Tutti i ragazzi fuggono dalle gabbie come gli uccelli nel giorno dell'Annunciazione...
Elena - (con uno strappone tira via la sua mano da quella di Pietro). Lasciatemi, non posso pi rimanere!
Pietro - (mormora). Tutto chiarito... adesso...
Bezsemenov - (con un saluto motteggiatore al figlio). Benissimo, figlio mio, ti ringrazio della bella notizia.
Akulina Ivanovna - (in lacrime). Oh, Pietro, ti sei rovinato! E quella li degna di...
Perciskin - Elena vale Pietro? Ma che stai dicendo, vecchia? Pietro varrebbe quanto Elena?...
Bezsemenov - (a Elena, scandendo le parole). E ringrazio anche voi, signora. Da questo momento ho perduto un figlio che dovrebbe laurearsi. Io lo sapevo che andava a finire cosi... ma... (Con acredine). Mi felicito con la coppia... Quanto a te, Pietro, non avrai la mia benedizione... E tu, gatta... hai saputo lavorartelo bene, eh?
Elena - Smettetela di parlare in codesto tono, vi dico!
Pietro - Ma pap, che ti prende?
Elena - Ebbene, statemi a sentire. Si, vi ho strappato vostro figlio!E l'ho fatto con intenzione. Sono stata io, si! Sono stata io a dirgli che lo volevo sposare. Chiaro? Gufi che non siete altro! Avete capito? Ve l'ho tolto io, proprio io: perch voi non siete esseri umani, ma solo un mucchio di ruggine. Con tutto il vostro amor proprio l'avete rovinato. Lo so che m'incolpate di avervelo tolto per egoismo, per mio piacere. E invece non cosi, mi crediate o no. Vi detesto!
Tatiana - Elena, che dici? Elena! Elena,
Pietro - Andiamocene!
Elena - E sappiate anche che forse non ci sposeremo nemmeno. Soddisfatti? Anzi, non ci sposeremo quasi di certo. Vivremo insieme nel nostro amore, senza sposarci. Soddisfatti? Ma a voi non lo ceder mai. No,mettetevi in testa che non lo tormenterete pi. Pietro non lo vedrete mai pi in casa vostra.
Teterev - Bene! Benissimo! Hai coraggio, o donna!
Akulina Ivanovna - Che cosa succede? Che cosa succeder Babbo!
Pietro - (spinge Elena verso l'uscio). Su... andiamo... via... (Elena esce insieme a Pietro che tiene per 'mano).
Bezsemenov - (si guarda intorno, sbalordito). Ah, cosi? (E' preso da un violento accesso d'ira). La polizia! Chiamate la polizia! (Fremendo). Da domani questa... se ne deve andare via dalla mia casa...
Tatiana - Pap, ti prego!...
Perciskin - (esterrefatto, fa dei gesti di stupore). Ma Vasili, amico mio del cuore, che ti succede? Come mi piacerebbe capire per quale ragione gridi tanto! Tutto va per il meglio, no? Dovresti essere felice...
Tatiana - (facendosi verso U padre). Pap... ascoltami...
Bezsemenov - E tu, che stai a fare qui? Che aspetti ad andartene anche tu? Via! Via! Non l'hai un maschio con cui fuggire? Vattene, va' via! (Tatiana torna vicino al pianoforte. Stordita, Akulina Ivanovna la segue) .
Perciskin - Vasili, amico dell'anima mia, lascia che il torrente scorra per la sua via. Torna in te. Non c' niente da fare, se Pietro non ha intenzione di continuare gli studi. (Bezsemenov volge, sbalordito, lo sguardo a Perciskin, e scuote il capo). Senza di lui non morirai di certo: vivrai di gran lunga meglio, anzi. Dai retta a me, non occuparti dei fatti suoi. Sai com' la storia: la moglie una cosa carina che piace a tutti. Non scalmanarti, ti rovinerai la salute: devi rassegnarti! (Teterev ride da slogarsi le mascelle).
Akulina Ivanovna - (in lacrime). Se ne sono andati! Per sempre! Non torneranno pi da noi!
Bezsemenov - (guardandosi intorno). Consolati, Akulina! Vedrai che torneranno. Sta' tranquilla! (A Teterev). E tu di chi stai ridendo? Anche tu, da domani, via! Euori da questa casa! Accozzaglia di delinquenti!
Perciskin - Vasili! Che cosa stai dicendo!
Bezsemenov - Togliti dai piedi, pezzente accattone!
Akulina Ivanovna - Tatiana, Tatiana mia! Piglia mia disgraziata, che cosa faremo?
Bezsemenov - E tu sapevi tutto, eh, Tatiana? E sei stata zitta! v Anche tu hai tradito mio padre! (Tace un istante, come se temesse qualcosa). Ma sta' tranquilla che Pietro la lascer. No, non la sposer quella sporca sgualdrina! Mio figlio! Disgraziato, mascalzone!
Tatiana - Lasciami in pace. Non fare che ti odi anch'io!
Akulina Ivanovna - Tu, Tatiana? Come? Perch, figlia mia cara? Siamo cosi infelici!...
Bezsemenov - E la causa di tutto? Nilo, naturalmente! Nilo, sempre lui, l'infame! Tutto questo a lui lo dobbiamo. Per lui mia figlia in questo stato. (Si rivolge a Teterev che sta in 'piedi vicino all'armadio). Stai ancora qui, delinquente? Ti ho detto d'andartene da casa mia.
Perciskin - Vasili! Perch adesso te la prendi con Teterev? Non ti ha fatto niente. Ma hai perso la testa? Sei diventato...
Teterev - (calmo, a Bezsemenov). Risparmia i tuoi polmoni, vecchio. Non vedi che non riesci a mettere insieme due parole sensate? Smettila di sbraitare: tuo figlio torner.
Bezsemenov - (vivacemente). Come puoi dirlo?
Teterev - Tuo figlio non si staccher dai tuoi calzoni. E' andato via un momento, e non per sua volont. Torna subito, tranquillizzati. Star sempre qui! E quando tu sarai morto, aggiuster questa tavola, disporr i mobili in un altro modo: magari li vender e ne acquister altri. E continuer la vita che stai vivendo tu.
Perciskin - (a Bezsemenov). Ecco, uomo cretino, uno che ti augura ogni bene e ti dice parole cortesi per consolarti. Che hai da strillare, allora? Hai ascoltato le parole di Teterev? Egli un saggio!
Teterev - Cambier di posto i mobili, e la sua coscienza sar tranquilla. A questo si limita il suo dovere verso il mondo e la societ. Vedi, vecchio: tuo figlio ti somiglia moltissimo!
Perciskin - Esatto: due gocce d'acqua.
Teterev - Ti somiglia moltissimo: pauroso e stupido! Come te.
Perciskin - (a Teterev). Che cosa hai detto? Come?
Bezsemenov - Parla, ma piano con gl'insulti.
Teterev - E avido come te. Avr fiducia solo in se stesso, fino alla crudelt. (Stupito, Perciskin guarda Teterev; non capisce se vuole consolare o insultare Bezsemenov. Questi ha un'espressione di perplessit, non scevra, per d'interesse per le parole di Teterev). E infelice come lo sei tu adesso, egli sar. Il mondo cammina a passi di gigante, vecchio: o seguirlo o essere abbandonato per la strada.
Perciskin - (a Bezsemenov). Visto? Tutto va a gonfie vele. Di che ti lamenti?
Bezsemenov - (a Teterev). E la tua via, quale sar?
Teterev - Qualcuno dir a tuo figlio la verit. Cosi come io la sto dicendo a te ora. Dir: Cosa ci fai nel mondo? Perch vivi? Quali azioni lodevoli hai fatto durante la tua esistenza? . E tuo figlio non risponder, cosi come ora non rispondi tu.
Bezsemenov - Eccolo, eccolo lui: le solite belle parole. E tu che hai nella tua anima? Io non ho alcuna fiducia in te, convincitene. Vattene, e presto, fuori da questa casa: ho sofferto troppo, e desidero restarmene solo. Anche tu hai cospirato contro di me.
Teterev - Se avessi cospirato io, a quest'ora... Ma no, io no. (Se ne va).
Bezsemenov - (scuote il capo). Ebbene, poich occorre soffrire ancora, si soffra! Rassegnamoci con animo paziente, e abbandoniamo per sempre la speranza di una vita serena. (Si dirige verso la sua camera).
Akulina Ivanovna - (correndogli dietro). Babbo, babbo caro! I nostri figli! Perch ci hanno trattato cosi male i figli nostri? (Segue Bezsemenov nella camera. Perciskin rimane nel mezzo della stanza; socchiude gli occhi. Tatiana seduta vicino al pianoforte: volge intorno uno sguardo demente. Si ode un cheto parlottare dalla camera dei vecchi).
Perciskin - Tatiana! (Tatiana volge a lui gli occhi, e non risponde). Ma perch? Chi fugge e chi piange! (Guarda la porta della camera dei Bezsemenov ; si dirige verso l'anticamera. Tatiana solleva il seno a un doloroso sospiro). Stupidi! E' necessario andare in cerca di Teterev... Stupidi!... (Tatiana si curva lentamente; la stanza rimasta deserta; ella si accascia affranta con la testa sulla tastiera del pianoforte provocando un suono assordante di parecchie note che s'incontrano insieme stranamente; e subito il suono muore).
CALA IL SIPARIO
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