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Commedia in tre atti e due quadri

diWILLIAM INGE

Premio Pulitzer 1954 - Drama Critic's Circle Award 1954

Titolo originale " Picnic "-Versione italiana di Mino Roli

da IL DRAMMA n. speciale 231 - dicembre 1955

Le persone:

HELEN POTTS

HAL CARTER MILLIE OWENS

BOMBER

MADGE OWENS FLO OWENS

ROSEMARY SYDNEY

ALAN SEYMOUR

IRMA KRONKITE

CRISTINA SCHOENWALDER

HOWARD BEVANS


L'azione si svolge nel cortile tra due modeste case in una cittadina del Kansas. La casa a destra appartiene alla signora Flora Owens, una vedova di quarant'anni che vi vive con le sue figlie, Madge e Millie. È visibile solo un lato della casa: quello che va dalla porta principale, a cui si accede con alcuni gradini, all'entrata di servizio. Un portico corre intorno alle mora. La casa a sinistra è della signora Helen Potts, un'altra vedova, più anziana, che vi abita con la madre vecchia e invalida. Ne vediamo solo la parte posteriore, i gradini che conducono alla porta di servizio e una rimessa di legno da cui si accede al resto della casa. Il cortile tra le due case è usato indifferentemente dalle due famiglie per farsi visita e prendere aria. Entrambe le case sono state costruite molto econo­micamente senza altra pretesa che quella di fornire un comodo asilo a chi le abita. Le due signore non possono permettersi il lusso di far riverniciare le loro case troppo spesso, ma lavorano energica­mente per mantenerle linde, il cortile è pulito, le aiuole con i fiori sono curate e le tappezzerie delle sedie sotto il portico sono vivaci e graziose. Dietro la casa una palizzata con un cancello che porta dalla strada nel cortile. Dietro la palizzata, lontano, si scorge il panorama di una tipica cittadina del Midwestern con una gru,  una stazione ferroviaria,  un grande silos e il campanile di una chiesa.

ATTO PRIMO

Il sipario si alza sulla scena vuota illuminata dal sole. Sono le prime ore di un mattino d'estate, è il Labor Day, data che corrisponde al nostro 1° mag­gio, e l'autunno ha cominciato a spargere sul ver­de panorama un tocco di marrone. La rugiada è ancora nell'aria e la nebbia in distanza s'alza dalla terra, Helen Potts scende dai gradini della sua casa. È una piccola donna gioviale vicino ai sessant'anni. Si ferma accanto alla rimessa aspettando Hal Carter. Hal esce dalla: casa portando sulle spalle una cesta di rifiuti. È un ragazzo estremamente attraente, indossa una canottiera, un giacchetto di pelle, pan­taloni e stivaletti da cow-boy.

Helen — Adesso che avete fatto una colazione sostanziosa non sarebbe meglio che vi riposaste un po' prima di mettervi a lavorare? Hal (cercando di sembrare allegro) — Il lavoro mi facilita la digestione, signora.

Helen — Smettetela  di  essere imbarazzato  per avermi chiesto la colazione.

Hal —    È la prima volta che lo faccio.

Helen — Capita a tutti di avere momenti dif­ficili.

Hal —    Mi sembra che a me capiti troppo spesso, signora.

(Ridono. Helen lo conduce nella rimessa. Dopo qualche istante Millie Owens irrompe dalla porta della sua cucina. Ha sedici anni, ì nervi tesi, aggressiva e assolutista, ma simpatica quando si comprende che ella si sforza di vincere la sua in­nata timidezza. Ha la segreta abitudine di fumarsi una sigaretta in cortile, dopo colazione, quando la madre non la vede. Sta accendendo la sigaretta quando Bomber, il giornalaio, appare dietro la pa­lizzata e getta un giornale contro la casa. Ciò dà a Millie il motivo per aggredirlo).

Millie — Ehi, idiota, vuoi buttar giù la casa?

Bomber   (un galletto che ha la stessa età di Millie) — Non t'ho sentita. Sono sordo.

Millie — Mi sentirai se rompi il vetro di una finestra!

Bomber — Torna a letto.

Millie — Soffiati il naso.

Bomber   (con uno sguardo a una finestra superiore della casa, probabilmente quella della camera di Madge) — Torna a letto a di' alla tua graziosa sorellina di venir fuori. Non c'è gusto a guardar te. (Millie lo ignora) Sto parlando a te, faccia d'idiota!

Millie    (balzando in piedi e lanciandosi contro di lui con i pugni alzati) — Ritira quello che hai detto, sporco bastardo! Ritiralo!

Bomber   (ridendo ed evitando con facilità ì suoi colpi) — Guardatela, 'sta faccia d'idiota! Fa a pu­gni come un uomo!

Millie    (andandogli addosso con ambedue i pugni) — T'ammazzo, sudicio bastardo! T'ammazzo!

Bomber   (schivando i suoi pugni) — Guardatela! Ma voi siete la signora Tarzan! Signora Tarzaaaaan!

(Madge esce dalla porta di servizio. È una diciot­tenne particolarmente bella ed eccessivamente con­sapevole della sua avvenenza. Indossa una semplice, vestaglia e un paio di sandali. Si è lavata i capelli da poco ed ora se li strofina con un asciugamano).

Madge — Chi è che fa tanto chiasso?

Bomber   (con un timido sorriso) — Ciao, Madge.

Madge — Ciao, Bomber.

Bomber — Spero di non averti svegliata, Madge, o di averti disturbata.

Madge — Nulla mi disturba.

Bomber   (accalorandosi) — Senti, Madge, un grup­po di noi ragazzi ha comperato con  un  tanto a testa una vecchia macchina con la radio e tutto il resto. A me spetta ogni venerdì sera.

Madge — Io non sono una di quelle ragazze che sale su uno di quei macinini ogni volta che un giovanotto svolta l'angolo e suona il clackson. Se un ragazzo vuole un appuntamento con me deve venirmi  a  trovare come  un  gentiluomo ed invi­tarmi.

Millie — Alan Seymour le manda dei fiori ogni volta che escono insieme.

Bomber   (a Madge) — Io non posso mandarti dei fiori, pupa, ma posso farti diventare matta di me!

Millie — Sentitelo, il fanfarone!

Madge    (leggermente altera) — Non sarebbe cor­retto verso Alan. Usciamo sempre insieme.

Millie — Sai che cosa significa «uscire sempre insieme», stupidone?

Bomber — Oh, t'ho vista in giro sulla sua Cadillac come se fossi una duchessa. Chissà perché le ra­gazze attraenti di questo paese devono avere la puzza sotto il naso.

Madge    (seccata) — Io non ho la puzza sotto il naso, Bomber Gutzel!

Bomber   (ancora insistente) — Usciamo insieme una di queste sere, Madge! (Madge cerca di allontanarsi da lui ma Bomber la segue) Prenderemo qualche bottiglia di birra e scenderemo sulla riva del fiume ad ascoltare la musica della radio.

(Hal Carter viene da destra e porta un rastrello nella rimessa. Osserva la scena tra Bomber e Madge).

Millie    (ridendo) — Oh, come sarebbe romantico!

Bomber   (afferrando il braccio di Madge) — Andiamo, Madge, non far tante storie!

Hal —    Tieni le mani a posto, tesoro!

Bomber   (voltandosi) — E tu chi sei?

Hal —    Che t'importa? Sono uno più grosso di te. Questo basta. (Bomber lo guarda, sente che il confronto sarebbe sfavorevole per lui, si avvia per andarsene).

Millie    (a Bomber) — Va' a farti friggere con i tuoi giornali! (Lancia contro Bomber un versaccio mentre questi esce dal cancello e scompare).

Hal        (a Millie) — Una sigaretta, piccola? (Millie gli dà una sigaretta domandandosi chi sia) Grazie, piccola.

Millie — Lavorate per la signora Potts?

Hal —    Ho fatto un po' di pulizia nel cortile.

Millie — Vi ha dato la colazione?

Hal        (imbarazzato) — Sì.

Madge — Millie! Pensa ai fatti tuoi!

Hal        (voltandosi verso Madge il suo viso s'illumi­na) — Salve.

Madge — Salve. (Madge e Hal si guardano impac­ciati. Flo, la madre esce quasi immediatamente co­me se avesse sentito la presenza di Hal. Ha in una mano una scatola da cucito e un abito da sera nell'altra. È una piccola donna bruna dall'aria im­paziente che ha lavorato duramente per dieci anni facendo da madre e da padre alle sue figliole. Si comprende che sotto la sua apparente durezza si cela un profondo amore e una viva preoccupazione per le sue ragazze. Guarda Hal sospettosamente).

Flo —    Giovanotto, questa è casa mia. Volete qual­che cosa?

Hal —    Giusto quattro chiacchiere, signora.

Flo —    Non abbiamo tempo da perdere in chiac­chiere. (Hal e Flo si squadrano rapidamente come se a vicenda si considerassero una minaccia per la propria tranquillità).

Hal —    Voi siete la madre, vero?

Flo —    Sì. Sarebbe meglio andarsene, adesso.

Hal —    Come volete, signora. È casa vostra. (Con una alzata di spalle esce).

Flo —    Helen Potts s'è preso un altro vagabondo.

Madge — Non vedo per quale ragione debba es­sere un vagabondo solo perché la signora Potts gli ha dato la colazione.

Flo —    Bisognerà che le parli su questa sua mania di occuparsi di tutti i Tom, Dick e Harry che in­contra.

Madge — Non stava facendo niente di male.

Flo —    Scommetto che gli sarebbe piaciuto farlo. (Siede sotto il portico e comincia a cucire l'abito) Hai telefonato ad Alan stamattina?

Madge — Non ho avuto tempo.

Millie — Verrà tra poco per portarci a nuotare.

Flo        (a Madge) — Digli che si prevede molta folla stasera al parco e che farebbe bene ad usare l'in­fluenza di suo padre al Municipio per riservare un tavolo. E digli di prenderne uno sulla riva del fiume.

Madge — Penserà che gli dia troppi ordini.

Flo —    Alan non è il tipo di ragazzo che considera ordini i desideri di una signorina. 

(Un treno fischia di lontano).

Madge —Ogni volta che sento quel treno arrivare in città mi... mi prende una specie di eccitamento... qui. (Si tocca lo stomaco).

Millie — Invece io ogni volta che lo sento mi dico che un giorno o l'altro lo prenderò per andare a New York.

Flo —    Quel treno arriva solo fino a Tulsa.

Millie — A Tulsa posso prenderne un altro.

Madge — Ogni volta immagino che qualche mera­viglioso personaggio scenda da quel treno, per caso, per caso venga al bazar e mi veda dietro la cassa, mi studi  attentamente e poi decida  che  io sono proprio la persona che cercavano a Washington per un importante lavoro al Dipartimento Spionaggio. O forse mi voglia per qualche grande esperimento scientifico che salverà tutta l'umanità.

Flo —    Cose del genere non capitano in un bazar. (Cambiando discorso) Millie, porta dentro il latte.

Millie — Va bene. (Entra in cucina portando la bottiglia del latte).

Flo        (dopo una pausa) — Vi siete divertiti tu ed Alan ieri sera?

Madge — Abbastanza.

Flo —    Che cosa avete fatto?

Madge — Siamo andati a casa sua e m'ha fatto sentire qualcuno dei suoi dischi di musica classica.

Flo        (dopo una pausa) — E poi?

Madge — Siamo andati in macchina fino a Cherryvale a mangiare una bistecca.

Flo        (deve  fare  una  domanda  imbarazzante)  — Madge, Alan... Alan non vuole mai far l'amore con te?

Madge — Quando andiamo a Cherryvale ci fer­miamo sempre con la macchina e... è veramente romantico.

Flo —    Gli permetti di baciarti? Dopo tutto siete andati insieme tutta l'estate.

Madge — Certo che glielo permetto.

Flo —    Non... non vuole fare nient'altro oltre che baciarti?

Madge    (imbarazzata) — Mamma!

Flo —    Sono tua madre, santo cielo! Bisogna par­lare di queste cose. Allora?

Madge — Beh... sì.

Flo —    E... e si arrabbia quando... quando tu non vuoi?

Madge — No.

Flo        (a se stessa, stupita) — Non...

Madge — Alan non è come gli altri giovanotti. Non vuole fare niente di cui poi debba dispiacersi.

Flo —    Ti piace farti baciare?

Madge — Sì.

Flo —    Non sembri molto entusiasta.

Madge — Che vuoi che faccia? Che svenga ogni volta che Alan mi abbraccia?

Flo —    No, non è necessario che tu svenga. (Dan­dole il vestito su cui ha eseguito qualche cucitura) Tieni. Appoggiatelo addosso. Sarebbe proprio una bella fortuna se tu sposassi Alan. Vivresti agiata­mente per il resto della vita, avresti credito in tutti i negozi, automobili e viaggi. Saresti invitata a tutti i ricevimenti dei suoi amici e al Circolo.

Madge    (confessando) — Mamma, non mi sento a mio agio con quella gente.

Flo —    Perché mai? Sei come loro, né più né meno.

Madge — Lo so, ma tutti gli amici di Alan par­lano di università, di viaggi in Europa e io... io mi sento a disagio.

Flo —    Ti ci abituerai con il tempo. Alan tornerà all'università tra qualche settimana. Bisogna che tu ti dia da fare.

Madge — Che vuoi dire?

Flo —    Una ragazza graziosa non ha molto tempo... solo qualche anno. Quando è ancora graziosa è uguale a una regina e può lasciare una baracca come questa per andare a vivere in un palazzo con un marito agiato che passerà tutta la vita a farla felice.

Madge    (a se stessa) — Lo so.

Flo —    Perché una volta, una volta sola è giovane e graziosa. Se perde la sua buona occasione è come se gettasse via tutta la sua bellezza. (Dà il vestito a Madge).

Madge    (tenendo il vestito avanti a sé mentre Flo prende la misura della lunghezza) — Ho solo di­ciotto anni.

Flo —    E la prossima estate ne avrai diciannove, e poi venti e poi ventuno e poi gli anni comin­ceranno a correre così rapidamente che ne perderai il conto. Prima che te ne accorga ne avrai quaranta e ancora venderai canditi al bazar.

Madge — Beh, non c'è bisogno d'essere tanto tra-giche!

Millie    (uscendo da casa con il libro dei disegni e vedendo Madge intenta a misurarsi il vestito) — Da queste parti tutti si fanno vestiti nuovi e vanno fuori, tranne io.

Madge — Alan ha detto che avrebbe cercato di procurarsi un ragazzo per il picnic di stasera.

Millie — Non voglio che Alan vada in giro a chiedere a questi stupidi ragazzi di portarmi fuori.

Madge — Chi ha bisogno non può scegliere.

Millie — Piantala!

Flo —    Però non ha torto, Madge. Stasera si bal­lerà al padiglione e anche lei dovrebbe avere un cavaliere.

Madge — Se desidera avere un giovanotto che l'ac­compagni perché non si veste e si comporta de­centemente?

Millie — Perché mi vesto e mi comporto come mi pare, e se a te non va bene, sai quello che devi fare.

Madge — Sta sempre a lamentarsi perché non ha nessun amico, ma con quel cattivo odore che ha addosso come vuoi che la gente le stia vicino?

Flo —    Ragazze, non litigate.

Millie    (ignorando la madre) — Trallalà! Madge è  tanto graziosa, poverina, ma  così stupida  che stavano per cacciarla via dalla scuola, povera Madge! (Imita la sorella).

Madge — Non è vero e lo sai!

Millie — Oh, se non è vero! Non avresti mai preso il diploma se non fosse stato per il Grillo!

Flo —    E chi è il Grillo?

Millie — L'insegnante di storia. I ragazzi lo chia­mano il Grillo per come saltella intorno alle ra­gazze più carine della scuola. Stava per essere boc­ciata, la povera Madge, finché non è andata nella stanza di lui in lacrime e gli ha detto: (imitando Madge) «Oh, non so proprio quello che farò se non sarò promossa in storia!».

Madge — Mamma, se lo sta inventando!

Millie — No che non me l'invento. Non sei stata neanche capace di finire il corso di stenografia della signorina Sydney e sei dovuta andare a lavo­rare al bazar.

Madge    (le ragazze conoscono i rispettivi punti de­boli) — Sei un'idiota!

Flo        (alzandosi) — Ragazze!

Millie    (furiosa) — Madge, sei una cagna! Ritira quello che hai detto se non vuoi che io... (Gli va addosso, Madge grida e corre sotto il portico).

Flo —    Bambine, che diranno i vicini? (Millie si è attaccata ai capelli della sorella e la madre deve intervenire per liberare Madge).

Millie — Nessuno può insultarmi e poi passar­sela liscia!

Flo —    Il tuo insulto era peggiore del suo.

Millie — Ma a lei niente dà fastidio! Lei è carina perciò come la chiami la chiami, a lei non importa nulla! È carina, lei, e null'altro conta! (Si preci­pita in casa).

Flo —    Povera Millie!

Madge    (rabbiosa per l'ingiustizia) — Ho sempre sentito dire «povera Millie» e la povera Millie ha vinto una borsa di studio per quattro anni di scuola superiore.

Flo —    Una ragazza come Millie ha bisogno di altre cose oltre la scuola.

Madge    (dopo una pausa) — Mamma, vuoi più bene a lei che a me?

Flo —    Ma no; che sciocchezze.

Madge — Qualche volta ti comporti come se fosse così.

Flo —    Tu sei la primogenita. Tuo padre strave­deva per te. Ti portava in giro sulle spalle per tutto il vicinato per mostrare quanto eri graziosa. Ma le cose erano cambiate quando venne Millie.

Madge — Come erano cambiate?

Flo —    Erano... erano differenti. Tuo padre non stava più a casa molto spesso. La notte che nacque Millie se ne stava all'osteria con  quei disgraziati dei suoi amici.

Madge — Volevo bene a papà.

Flo        (con un po' d'amarezza) — Oh, tutti gli vo­levano bene!

Madge — E tu?

Flo        (riflettendo, dopo una lunga pausa) — Alcune donne si sentono umiliate ad amare un uomo.

Madge — Perché?

Flo        (riflettendo prima di parlare) — Perché... per­ché una donna è debole per cominciare... suppon­go... poi si innamora e il suo amore per lui la fa sentire quasi... quasi senza scampo. E forse litiga con lui perché l'amore che nutre la fa sentire così schiava.

Madge    (dopo una lunga pausa in cui la ragazza ha riflettuto su quanto detto dalla madre) — Mam­ma, che conta essere belle?

Flo —    Che domanda!?

Madge — Mi piacerebbe saperlo.

Flo —    Beh, le cose belle sono rare in questa vita.

Madge — Ma a che servono?

Flo —    Le cose belle... come i fiori, il tramonto... i rubini... e anche le belle ragazze... sono come un cartello che ci avverte che la vita è buona.

Madge — E io che c'entro con tutto questo?

Flo —    Che vuoi dire?

Madge — Può darsi che un giorno mi stanchi d'es­sere guardata.

Flo —    Madge!

Madge — Può succedere.

Flo —    Non parlare in modo così presuntuoso!

Madge — Non me ne importa d'essere presuntuosa. Che gusto c'è ad essere solo carina? A che serve? A nulla.

Hal        (entrando da dietro la rimessa) — Signora, niente in contrario se accendo il fuoco?

Flo —    Come?

Hal —    La signora di là dice che è già una gior­nata abbastanza calda e forse vi avrebbe dato far stidio.

Flo —    Credo che potremo sopportarlo.

Hal —    Grazie, signora. (Esce).

Flo        (guardandolo) — Fa il comodo suo, vuoi o non vuoi, quel tipo!

Madge — Sapevo che non ti sarebbe piaciuto da quando l'ho visto per la prima volta.

Flo —    Sì?

Madge — A me non piace né dispiace. Vorrei solo sapere che tipo è.

(Rosemary Sydney entra all'im­provviso dalla porta principale. Ha una camera in affitto nella casa di Flo, probabilmente la stessa età di Flo, ma non l'ammetterebbe mai. Sui capelli ha quegli aggeggi che le donne usano per arricciar­seli e indossa un kimono infiorato).

Rosemary — Nulla in contrario se una maestra zitella si unisce alla compagnia?

Flo —    Siediti, Rosemary.

Rosemary — La posta non è ancora arrivata?

Flo —    Oggi non verrà. È la festa del lavoro.

Rosemary — Me ne ero dimenticata. Pensavo di ricevere una lettera da quel tale che conobbi al picnic della scuola superiore la primavera scorsa. (Con un sorriso pieno di sottintesi) Voleva sposarmi fin da allora. Un ragazzo simpatico, piuttosto di­vertente, ma non mi va di perder tempo con questi tipi quando cominciano a mettersi in testa di fare sul serio.

Flo —    Voi maestre ci tenete alla vostra indipen­denza, eh?

(Millie con la testa tra le nuvole, esce dalla cucina leggendo un libro).

Rosemary — Scusa, ho vissuto fino adesso senza un uomo, non vedo che cosa possa succedermi se continuo a vivere facendone a meno. Flo — E Howard?

Rosemary — Howard è solo un amico... non l'a­mico del cuore. (Madge e Millie trattengono a stento una risata. Rosemary annusa l'aria) Sento odor di bruciato.

Flo —    Helen Potts sta bruciando le foglie. È un buon odore, vero?

Rosemary (scorgendo Hal fuori scena) — Chi è quel giovanotto?

Flo —    Un altro cattivo acquisto di Helen Potts.

Rosemary (molto interessata) — Ma, signora Owens, sta lavorando senza camicia! Non mi sembra che ciò sia corretto in presenza di signore.

Flo        (a Millie che è corsa a guardare) — Levati, da lì, Millie!

Millie    (tornando sugli scalini) — Santo cielo! Va­do a nuotare tutti i giorni e là gli uomini non portano neanche la metà di quello che ha addos­so lui!

Flo —    A nuotare è differente.

Millie — Madge, posso mettermi il tuo smalto, per scherzo?

Madge — Se mi prometti di non rovesciarlo.

(Millie prende a dipingersi le unghie).

Flo        (guardando in direzione di Hal) — Guardatelo come si mette in mostra!

Rosemary (voltandosi con pudore) — Chi crede d'interessare? (Continua a massaggiarsi il viso).

Flo        (a Rosemary) — Che crema stai adoperando?

Rosemary — La Ponsella numero tre. Forma una buona base per il trucco.

Flo —    C'era un articolo sul «Reader's Digest» su alcune donne che si sono rovinate la pelle usando tutte queste creme.

Rosemary — Harriet Bristol, insegna Storia Americana, lo scorso inverno usò una certa crema che le bruciò tutta la faccia. Noi pensammo che avesse la lebbra tanto era rovinata. (Lancia un'occhiata a Hal).

Millie    (intenta a dipingersi le unghie) — Madge, come fai a farti la mano destra?

Madge — Se tu fossi più gentile con la gente forse la gente sarebbe più gentile con te.

Rosemary — Ti sei trovata un uomo, Millie?

Millie — Ci mancherebbe altro!

Rosemary — Non me la dai ad intendere, sai! Le ragazze non si tingono le unghie, a meno che non abbiano qualche giovanotto che se ne accorga.

Flo —    Madge, vuoi provarti il vestito? 

(Madge entra in casa con l'abito).

Helen     (appare dietro la casa con una cesta di bian­cheria appena lavata) — Flo!

Flo        (con un grido simile a quello di un gufo) — Ohoooo!

Helen —        Hai bisogno della corda per stendere i panni stamattina?

Flo —    Penso di no.

La madre di Helen (una voce vecchia e tremo­lante con ancora qualche nota imperativa,  viene dalla finestra superiore della casa a  sinistra) — Helen! Helen!

Helen     (rispondendole) — Sto stendendo i panni, mamma. Torno subito. (Esce affaccendata).

Flo        (confidenzialmente  a  Rosemary)  —  Povera Helen! Mi ha detto che qualche notte deve alzarsi tre volte per portare sua madre al bagno.

Rosemary — Perché non la sistema in qualche ricovero?

Flo —    Non la prenderebbero in nessun posto. È troppo cattiva.

Rosemary — Dovrebbe esserlo... se quella storia è vera.

Flo —    Ma è vera! Helen e il giovane Potts fuggi­rono insieme e si sposarono. Quello stesso giorno la madre li ritrovò e fece annullare il matrimonio.

Rosemary  (scuotendo la testa) — È  la  signora Potts solo di nome.

Flo —    Qualche volta penso che si tenga il nome di Potts per sfidare la vecchia.

(Si ode avvicinarsi l'auto di Alan. Si sente l'auto fermarsi e uno sportello chiudersi).

Millie    (posando il suo libro) — Accidenti, già è arrivato Alan! (Si alza e corre dentro) Vado a met­termi il vestito.

Flo        (a Millie) — Guarda se Madge è presentabile. (Alan entra) Buon giorno, Alan.

Alan — Buon giorno, signora Owens... Signorina Sydney...  

(Rosemary non si cura di rispondergli affettando la sua indifferenza per gli uomini).

Helen     (rientrando in scena) — Avete visto quel bel giovane che ho preso a lavorare?

Rosemary — Mi sembra che sia una vergogna che se ne vada in giro nudo come un indiano!

Helen — Gliel'ho detto io di levarsi la camicia.

Flo —    Helen Potts, vorrei proprio che tu la smet­tessi di avvicinare questi vagabondi.

Helen — Non è un vagabondo. È stato in diverse università.

Flo —    Sì. E poi va in giro a elemosinare la cola­zione.

Helen — La colazione se la sta guadagnando! Alan, dice di averti conosciuto all'università.

Alan      (non ha la minima idea di chi stiano par­lando) — Chi?

Millie    (uscendo dalla porta principale) — Andiamo a nuotare, Alan?

Alan — Puoi giurarci!

Flo —    Alan, perché non entri a salutare Madge? Chiamala dalle scale.

Alan      (entra in casa, si ode la sua voce chiamare) — Ehi, Dalila!

Flo        (vedendo che Millie sta seguendo Alan) — Millie!

(Millie comprende che Alan e Madge devono esser lasciati soli. Fa la faccia seccata).

Rosemary (a Flo, confidenzialmente) — Credi che Alan sposerà Madge?

Flo —    Non ci ho mai pensato troppo.

Helen     (dopo un momento, asciugandosi il collo con un fazzoletto) — Fa ancora così caldo! Quando c'è un tempo simile vorrei proprio che s'alzasse un bel vento.

Flo —    Preferisco sudare piuttosto che prendermi un raffreddore.

Helen     (guardando Hal, piena d'ammirazione) — Guardatelo! Solleva quella vecchia vasca da bagno come se fosse un foglio di carta!

La  madre  di  Helen  (fuori  scena)  —  Helen! Helen!

Helen     (pazientemente ma fermamente) — Sto par­lando con Flo, mamma. Adesso stai bene. Non hai bisogno di nulla.

Flo —    Che cosa gli hai dato da mangiare?

Helen — Frittelle.                                                

Flo —    Ti sei presa tanto disturbo?

Helen — Era così affamato! Gli ho dato uova e prosciutto e tutto il caffè bollente che poteva en­trargli nello stomaco. Poi ha visto un pezzo di torta di ciliege nella ghiacciaia e ha voluto anche quella!

Rosemary (ridendo oscenamente) — Direi che la signora Potts s'è trovato un nuovo innamorato!

Helen     (alzandosi offesa) — Non mi sembra che sia una battuta molto spiritosa!

Flo —    Andiamo, Helen, siediti.

Rosemary — Scusatemi, signora Potts, sono una seccatrice.

Flo —    T'ho detto di sederti, Helen.

Helen     (ancora offesa) — Posso sedermi davanti a casa mia ma detesto che i vicini mi vedano là tutta sola. 

(Madge e Alan escono insieme dalla casa. Madge ha il vestito nuovo. Camminano tenendosi per mano, fingendo una solenne marcia nuziale).

Rosemary — Signora Potts, se ho detto qualche cosa che ha potuto offendervi...

Flo        (facendo segno a Rosemary di tacere, punta un dito verso Madge e Alan) — Lo sposo e la sposa! Guardate: lo sposo e la sposa! (A Madge) Come ti sta, Madge? (Ridendo dell'involontario gioco di pa­role) Intendo il vestito.

Madge    (camminando davanti alla madre) — Mi piace moltissimo, mamma, solo che è un po' stretto in qualche parte.

Helen     (piena d'ammirazione) — Come sei bella, ragazza mia!

Alan      (a Millie) — Che stai leggendo, Millie?

Millie — «La Ballata del Caffè Trieste» di Carson McMullers. È stupenda!

Rosemary (sorpresa) — Santo Dio, signora Owens, permetti che tua figlia legga un libro sudicio come quello? Flo — Sudicio?

Rosemary — Tutti i personaggi sono dei dege­nerati!

Millie — Questo non è vero!

Rosemary — La Lega delle Figlie della Rivolu­zione Americana l'ha bandito dalle biblioteche pubbliche.

Helen     (sottraendosi dalla discussione) — Io non leggo molto.

Flo —    Millie, dammi subito quel libro!

Millie    (tenacemente) — No!

Alan — Signora Owens, non voglio interferire, ma quel libro è tra quelli che ci consigliano di leg­gere all'università al corso sul romanzo moderno.

Flo —    Povera me! A chi devo credere?

(Millie riprende il libro dalla madre. La parola di Alan è definitiva su questi argomenti).

Rosemary — Questi professori universitari non hanno il minimo senso morale!

(Millie e Alan si stringono le mani).

Flo —    Non riesco proprio a capire da dove Millie abbia preso certi gusti!

Madge    (mentre Flo osserva il suo vestito) — Ha certi quadri in camera sua, sopra il letto, che fanno spavento!

Millie — Sono riproduzioni di Picasso e Picasso è un grande artista!

Madge — Una donna con sette occhi! Molto gra­ziosa!

Millie    (lanciando il suo ultimatum) — I quadri non devono essere graziosi!

(Si ode all'improvviso un'esplosione dietro la casa di Helen. Le donne si spaventano).

Flo —    Helen!

Helen     (alzandosi di scatto, allarmata) — Vado a vedere che cosa è successo.

Flo —    Rimani qui! Potrebbe avere una pistola!

Voce fuori scena — Helen! Helen!

Flo        (afferrando Helen per un braccio) — Non andare, Helen! Tua madre è vecchia, prima o poi deve morire!

Helen     (correndo fuori scena) — Lasciami. Non ho paura.

Alan      (cercando di vedere Hal) — Come ha detto di chiamarsi quel giovanotto? (Nessuno la ascolta. Helen rientra con aria triste).

Helen — Sono proprio una stupida!

Flo —    Che era successo?

Helen — Ho gettato una bottiglia piena di liquido per smacchiare, credendo che fosse vuota, nella brace. È scoppiata.

Flo —    Sei imperdonabile! Andiamo, Madge, finia­mo questo vestito.

(Flo e Madge entrano in casa. Rosemary guarda il suo orologio poi anche lei entra in casa).

Helen —        Vieni ad aiutarmi, Millie. Il giovanotto ha sbattuto contro il filo dei panni.

(Helen e Millie escono rapidamente. Alan rimane solo cercando di riconoscere Hal che ora esce dalla casa di Helen. Hal è a torso nudo, con la canottiera intorno al collo. Alan finalmente lo riconosce ed è felicissimo di rivederlo).

Alan — E tu da dove vieni?

Hal        (ad alta voce e calorosamente) — Alan!

Alan — Hal Carter!

Hal —    Sarei venuto a trovarti un po' più tardi.

Alan      (richiamando alla mente qualche loro vecchio ricordo dell'università) — Come sta quel vecchio motore del fuoribordo?

Hal        (impaziente di cominciare il gioco) — Vuoi fare un giro?

Alan      (salta sulle spalle di Hal, con le gambe attorno ai suoi fianchi, tenendosi con una mano al suo collo, come se fosse balzato su un'immaginaria macchina) — Hai dato il gas? (Con le dita torce il naso di Hal come se fosse una manovella. Hal imita il rombante rumore di un fuoribordo e comincia a correre per la scena. Ridono rumorosamente) Largo, fratelli! Fateci passare! Hihihi. (Alan salta a terra, entrambi ridono ancora rumorosamente ricordando gli spen­sierati giorni dell'università).

Hal —    Svegliavamo tutto il collegio con questo scherzo, ti ricordi?

Alan — L'ultima volta che t'ho visto stavi per an­dare ad Hollywood per diventare un divo dello schermo, no?

Hal        (con una stretta di spalle) — Oh, Hollywood!

Alan — Che significa:  «Oh, Hollywood»? Non é stato per quel motivo che ti prestai cento dollari?

Hal —    Certo, Seymour.

Alan — Allora, che è successo?

Hal        (che avrebbe preferito che non sì affrontasse questo argomento) — Le cose non sono andate come dovevano.

Alan — Io cercai di metterti in guardia, Hal. Ogni anno qualche scopritore di talenti promette provini a tutti gli atleti che incontra.

Hal —    Oh, il provino l'ho fatto. Stavo per fare una grande carriera. Mi avrebbero chiamato Brusher Carter. Ti sarebbe piaciuto come nome d'arte?

Alan — Fantastico!

Hal —    Vero? Beh, m'hanno fatto un mucchio di fotografie senza camicia. Dovevo fare il tipo brutale. Poi m'hanno vestito da soldato della Legione Stra­niera. Poi m'hanno messo un paio di calze a ma­glia... in testa un gran cappello con una piuma e (Fa la pantomima di un duello) Touché, bambolo! (Rimette a posto l'immaginaria spada) Era vera­mente una scemenza!

Alan      (un po' scettico) — T'hanno dato anche qual­che battuta da leggere?

Hal —    Sì, per quello me la sono cavata. La colpa è dei denti.

Alan — I denti?

Hal —    Già. Laggiù devi avere un certo tipo di denti se no non ti possono far lavorare. Non mi chiedere perché. La pupa mi disse che mi avrebbero tolto tutti i miei denti e me li avrebbero messi nuovi, così naturalmente...

Alan — Aspetta un momento. Quale pupa?

Hal —    La pupa che mi fece ottenere il provino. Non era proprio una bambina. Era piuttosto cre­sciuta... ma mica male. (Vede lo sguardo critico di Alan) Gesù, Seymour, un giovanotto deve pur vivere, no?

Alan — Già. Che stai facendo qui?

Hal        (un po' seccato) — Non sei contento di ve­dermi?

Alan — Certo, ma continua a raccontarmi.

Hal —    Beh... dopo che lasciai Hollywood trovai un posto in una fattoria nel Nevada. Saresti stato orgoglioso di me, Seymour. A letto ogni sera alle dieci, m'alzavo tutte le mattine alle sei. Niente alcool... niente pupe. Misi da parte duecento dol­lari.

Alan      (allungando una mono) — Oh, dammene la metà!

Hal —    Magari, Seymour, l'avessi ancora! M'hanno imbrogliato.

Alan — Imbrogliato? tu?

Hal        (si guarda intorno per vedere se nessuno lo ascolta) — Senti che m'è capitato: me ne stavo sulla strada ad aspettare una macchina che mi desse un passaggio per il Texas dove avevo da combinare un buon affare con il petrolio. Ero arrivato fino a Phoenix quando passano due pupe su una grossa macchina gialla. Una di quelle dame frena e mi grida: «Sali, stallone!». Io salgo. Seymour, non ti puoi immaginare che razza di donne erano quelle! Pensa che avevano persino uno shaker di Martini in macchina!

Helen     (entra seguita da Millie. Porta una torta) — State parlando dei vecchi tempi? Millie mi ha aiutato a raffreddare la torta.

Hal —    Devo fare qualche altra cosa, signora?

Helen —        No, grazie. Credo di essere stata più che ripagata per la colazione.

Hal —    Dove mi posso lavare?

Millie — C'è una doccia in cantina. Venite che ve la mostro.

Alan      (trattenendo Hal) — Verrà tra un minuto. (Helen e Millie entrano in casa Owens) Allora, continua: avevano lo shaker di Martini e poi?

Hal —    E una di quelle fumava marijuana.

Alan      (eccitato) — Accidenti, a me non è mai capi­tato niente di simile! Continua.

Hal —    Seymour, non ti puoi immaginare quello che mi hanno fatto quelle ragazze. Se te lo dicessi non mi crederesti.

Alan — Erano belle?

Hal —    Che t'importa?

Alan — Rende la storia più interessante. Dimmi quello che è successo.

Hal —    Beh, tu mi conosci, Seymour, sono un ra­gazzo corretto, no?

Alan — Certo!

Hal —    Quando hanno fermato la macchina da­vanti al villaggio turistico, io dico: « Okey, ragazze, se devo pagarvi il passaggio questo è il modo più semplice che conosca. (Si stringe le spalle) Ma quelle dovevano aver creduto che io fossi un super­uomo.

Alan — Vuoi dire... tutte e due?

Hal —    Certo!

Alan — Mamma mia!

Hal —    Allora dico:   «Okey, ragazze, la festa è finita, andiamocene». Allora la ragazza della ma­rijuana tira fuori una rivoltella e me la punta con­tro la schiena: mi dice «Questa festa durerà fino a quando lo diremo noi!». L'avresti scambiata per Humphrey Bogart!

Alan — E poi che successe?

Hal —    Finalmente svenni! E quando rinvenni le due gentildonne se ne erano andate e con loro se ne erano andati i miei duecento dollari! Andai alla polizia e non mi volevano credere... dicevano che tutta la storia era frutto della mia immaginazione morbosa! Che te ne sembra?

Alan      (pensandoci) — Mah!

Hal —    Le donne stanno diventando disperate, Seymour.

Alan — Credi?

Hal —    Come giustificheresti il loro comportamen­to? Gesù, Seymour, che deve fare un poveraccio come me?

Alan — Dopo tutto non mi sembra che tu ti sia annoiato troppo.

Hal —    Pensavo a te, Seymour, a scuola... come sei sempre riuscito a controllare le cose.

Alan — Io?

Hal —    Tu. Mai ripetuta una classe... capivi le lezioni... prendevi appunti! (Alan ride) Che ho detto di buffo?

Alan — L'eroe del campo che m'invidia!

Hal —    Sì! Un grande eroe, detto tra me e te! Tu sei stato il solo in tutta l'università che m'ha sem­pre trattato come un essere umano.

Alan      (comprendendolo) — Lo so.

Hal —    Tutti quegli altri bastardi snob stavano sempre a guardarmi se adoperavo la forchetta.

Alan — Ti sei fatto venire un complesso d'infe­riorità. Molte cose sono frutto della tua immagi­nazione.

Hal —    Al diavolo!

Alan      (delicatamente) — Hai avuto notizie di tuo padre?

Hal        (serio) — Finalmente è successo... prima che partissi per Hollywood.

Alan — Che cosa?

Hal        (solennemente) — S'è preso l'ultima sbornia. La polizia l'ha raccolto sul marciapiedi. È morto in prigione.

Alan      (commosso) — Mi dispiace, Hal.

Hal —    La vecchia non ha voluto neanche pagare le spese del funerale. L'hanno dovuto seppellire nel cimitero dei poveri.

Alan — Che fine ha fatto la stazione di riforni­mento?

Hal —    La lasciò a me nel suo testamento, ma la vecchia l'aveva fatto dichiarare matto così se l'è potuta prendere lei.

Alan      (piuttosto depresso dalla storia di Hal) — Veramente, Hal, non si può credere che ci sia gente capace di arrivare a tanto!

Hal —    Beh, non ti stare a deprimere con le mie storie.

Alan — Perché non sei venuto a trovarmi quando sei arrivato in città?

Hal —    Non m'andava di presentarmi a casa tua come un vagabondo. Volevo buttarmi una colazione nello stomaco e  vedere   se  riuscivo  a combinare qualche cosa. Pensavo che tu e tuo padre, tra voi, potreste riuscire a trovarmi un lavoro.

Alan — Che specie di lavoro, Hal?

Hal —    Che specie di lavoro potete darmi?

Alan — Che specie di lavoro hai in mente?

Hal        (queste sono le sue favorite fantasie) — Oh, qualche cosa in un bell'ufficio dove possa mettermi la cravatta e avere una piccola e dolce segretaria e parlare al telefono di affari e cose del genere. (Alan si allontana scettico) Ho sempre creduto che se mi si presentasse l'occasione potrei riuscire a siste­marmi bene.

Alan — Molti giovani pensano la stessa cosa, Hal.

Hal        (quasi disperato) —- Devo trovare un posto in questo mondo, Seymour! Devo trovarlo!

Alan      (mettendo una mano sulla spalla di Hal) — Calmati.

Hal —    Questo è un paese libero e io ho gli stessi diritti dell'altra gente. Perché non riesco a siste­marmi?

Alan — Non ti preoccupare, Hal. Ti aiuterò in tutto quello che posso.

(Helen esce dalla porta posteriore di casa Owens)

Sinclair sta assumendo nuovo personale, vero, signora Potts?

Helen — Sì, Alan. Carey Hamilton ha bisogno di un centinaio di uomini per sistemare le condut­ture d'acqua.

Hal        (che sperava di più) — Condutture d'acqua?

Alan — Se vuoi diventare il presidente della so­cietà, Hal, ti consiglio di lavorare forte e d'aver pazienza.

Hal        (stringendo i pugni e facendoli cozzare l'uno contro l'altro) — Okey, questo è una cosa che devo imparare. La pazienza.

(Entra nella porta poste­riore di casa Owens).

Helen —        Mi dispiace per questo giovanotto.

Rosemary (esce dalla porta principale molto orgo­gliosa del nuovo abito che indossa e del suo elabo­rato cappello) — Interrompo un colloquio privato?

Helen     (con un certo timore per l'eleganza di Rose­mary) — Accidenti come siete vestita bene!

Rosemary — È la mia nuova toilette per l'autunno. L'ho presa a Kansas City. Il cappello l'ho pagato ventidue dollari e mezzo.

Helen —        Voi maestre di scuola potete farvi tante cose graziose!

Rosemary — E non abbiamo bisogno di chiederle a nessuno quando le vogliamo.

Flo        (uscendo dalla porta posteriore con Madge) — Rimani a colazione con noi, Rosemary?

Rosemary — Grazie, no. C'è un ricevimento al­l'hotel per dare il benvenuto alle nuove studentesse della facoltà. Colazione e bridge.

Madge — Mamma, posso andare anche io a nuo­tare?

Flo —    E chi prepara la colazione? Io ho mille cose da fare.

Madge — Millie non morirà se una volta tanto preparerà da mangiare.

Flo —    No, ma farà morire noi.

(Si odono le voci di Irma Kronkite e Cristina Schoenwalder che ven­gono a prendere Rosemary. Esse credono che sia carino chiamarla da lontano).

Irma  —  Rosemary! Andiamo,  ragazza! (Appena sono visibili Irma si volge a Cristina) Vedrai come ti riuscirà simpatica Rosemary Sydney! È così di­vertente! Dice le cose più impensate!

Rosemary (scherzosamente sospettosa) — Che stai dicendo di me, Irma Kronkite? (Corrono l'una nelle braccia dell'altra come due sorelle che non si vedono da dieci anni).

Irma —   Rosemary Sydney!

Rosemary — Irma Kronkite! Come sono state le tue vacanze?

Irma —   Ho lavorato come una negra. Ma mi sono anche divertita. Non m'importa niente se non avrò quel diploma. Non ho nessuna intenzione di lavo­rare come una schiava per tutta la vita.

Cristina (timidamente) — Mi stava appunto di­cendo di come ha passato... pericolosamente... quei giorni a New York... non al collegio degli Inse­gnanti, se devo precisare.

Irma      (a Rosemary) — Cara, questa è Cristina Schoenwalder, sostituirà Mabel Fremont in Igiene Femminile.

(Rosemary e Cristina si stringono le mani).

Irma      (a Flo) — È stata un'estate calda, vero, signora Owens?

Flo —    La peggiore che ricordi.

Helen     (Rosemary le presenta Cristina) — Lieta di conoscervi, Cristina. Ben tornata, Irma.

Irma —   Hai trovato da lavorare, Madge?

Madge — Sì.

Flo        (intervenendo) — Sì, Madge ha trovato da lavorare in città questa estate... giusto per fare qual­che cosa.

(Hal e Alati escono dalla cucina ingag­giati in una rumorosa e furibonda partita di pugi­lato, per scherzo. Hal è ancora a torso nudo, la canottiera intorno al collo e la sua vista procura una specie di choc alle signore)

Ma quando diavolo è...

Alan      (prendendo Hal per le presentazioni) — Si­gnora Owens, questo è il mio amico Hal Carter. Hal è un mio amico fraterno.

Helen     (facendo cenno a Flo) — Che ti avevo detto, Flo?

Flo        (stupita) — Amici fraterni? veramente? (Fa­cendo del suo meglio) Qualunque amico di Alan è amico nostro. (Offre ad Hal la sua mano).

Hal —    Lieto di fare la vostra conoscenza, signora.

Alan      (imbarazzato per lui) — Hal, non hai una camicia?

Hal —    È fradicia di sudore, Seymour.

(Alan fa un gesto di disapprovazione. Hal comprende di aver detto una cosa che non doveva dire e riluttante si infila la canottiera).

Rosemary (a Cristina e Irma) — Ragazze, è ora di avviarci.

Cristina (a Irma) — Perché non racconti loro che è successo a New York?

Irma      (al centro dell'attenzione) — Sono andata allo Stork Club!

Rosemary — Come diavolo hai fatto ad andare allo Stork Club?

Irma —   Sai quel ragazzo della mia classe di Scienze Statistiche...

Rosemary (continuando il gioco) — Sapevo che c'era un uomo!

Irma —   Oh, niente di serio, ragazze. Serviva otti­mamente a farmi passare il tempo in modo diver­tente, ecco tutto. Avevamo scommesso che chi di noi due avesse ottenuto i voti più bassi agli esami finali avrebbe condotto l'altro allo Stork Club... e io ho perduto.

(Le tre maestre escono ridendo rumorosa­mente. Flo e Helen le osservano).

Alan      (chiamando Hal che sta giocando con Millie in fondo alla scena) — Vuoi venire a nuotare, Hal? Ho un costume anche per te in macchina.

Hal —    Perché no?

Helen     (a voce bassa) — Flo, invitiamo anche quel ragazzo al picnic. Potrebbe fare da cavaliere a Millie.

Flo —    Va bene, ma...

Helen     (prendendo l'iniziativa) — Giovanotto, Flo ed io abbiamo organizzato un picnic per i ragazzi. Venite anche voi, farete da cavaliere a Millie.

Hal —    Un picnic?

Helen —        Sì.               

Hal —    Beh, non vorrei essere d'incomodo.

Helen —        Sciocchezze. Un picnic è divertente solo se ci sono molti giovani.

Alan      (conducendo Hal al centro della scena) — Hal, voglio farti conoscere Madge.

Madge — Oh, già ci siamo conosciuti.

Hal —    Infatti.

Alan      (a Madge) — Non c'è ragazza carina che Hal non conosca.

Madge    (pretendendo di protestare) — Alan!

Alan — Beh, non sei la ragazza più carina della città? (Ad Hal) La Camera di Commercio l'ha nomi­nata reginetta del Carnevale l'anno scorso.

Hal —    Ah, sì?

Helen     (unendosi al discorso) — Tutti gli anni fanno una grande cerimonia per l'incoronazione, con concerti e danze.

Millie — E Madge ha dovuto star seduta per tutta la cerimonia fino a quando non le hanno messo la corona in testa.

Hal        (impressionato) — Davvero?

Madge — Ero terribilmente stanca.

Millie — Il «Messaggero» di Kansas City pub­blicò delle fotografie a colori nell'edizione dome­nicale.

Madge — Tutti quanti si aspettavano che mi dessi un sacco d'arie, ma io invece...

Hal —    No?

Millie — È piuttosto difficile darsi delle arie per quelle fotografie.

Madge    (spiritosamente) — Il colore era stato stam­pato un bel po' fuori registro e le mie labbra erano in mezzo alla fronte.

Hal        (con simpatia) — Che peccato!

Madge — Sono cose che succedono.

Millie    (ad Hal) — Facciamo a chi arriva prima all'automobile?

Hal        (avviandosi con Millie) — Tua sorella non viene con noi?

Millie — Madge deve preparare la colazione.

Hal —    Vuoi dire che si mette a cucinare?

Millie — Certo! Madge cucina e cuce e fa tutte le altre cose che fanno le donne.  

(Corrono via, Millie prendendosi un vantaggio col passare prima per il cancello e Hal scavalcando la palizzata per superarla).

Flo        (preoccupata) — Alan!

Alan — Sì?

Flo —    Come ha fatto un ragazzo come lui ad essere ammesso all'università?

Alan — Tramite la squadra di calcio. Aveva fatto delle partite spettacolose giocando per una piccola scuola superiore dell'Arkansas.

Flo —    Ma questi ragazzi non dovrebbero avere un comportamento più decente per essere ammessi?

Alan — Dovrebbero, ma quando uno si distingue in modo particolare nello sport si passa sopra alle sue maniere... è buona pubblicità per l'università avere un atleta di grido. E Hal avrebbe potuto fare molta strada...

Helen     (compiaciuta) — Davvero?

Alan — ... se avesse studiato.

Flo —    Come si comportavano gli altri studenti nei suoi confronti?

Alan      (riluttante)  —  Non piaceva loro,  signora Owens. Erano piuttosto scortesi con lui. Ogni volta che entrava in una stanza gli altri arricciavano il naso. Da principio neanche a me piaceva. Poi avem­mo una stanza in comune ed ebbi modo di cono­scerlo meglio. È veramente un buon ragazzo. Il miglior amico che abbia avuto, forse.

Flo        (più precisa) — Ma è così... così selvaggio!

Alan — Oh, no! È solo...

Flo —    Beve?

Alan — Un po'. (Cercando di minimizzare) Signora Owens, Hal segue i miei consigli. Starò attento che si comporti come si deve.

Flo —    Vorrei che non succedesse nulla a Millie.

Madge — Millie può badare a se stessa. Ti prendi troppa pena per lei.

Flo —    Può darsi. Andiamo, Helen. (Mentre lei ed Helen entrano dalla porta posteriore) Chissà perché, cara, le cose non devono essere semplici!

Alan      (dopo che Helen e Flo sono uscite) — Madge, mi dispiace di essere costretto a tornare a scuola in autunno. È un'idea di papà.

Madge — Ne ero sicura.

Alan — Credimi, Madge, tu piaci a mio padre, ne sono sicuro. (Ma egli stesso non è convinto di quanto ha detto).

Madge — Beh... è sempre molto gentile.

Alan — Sentirò la tua mancanza, Madge.

Madge — Ci saranno un sacco di ragazze carine all'università.

Alan — Onestamente, Madge, in quattro anni di scuola non ho trovato una ragazza che mi piacesse.

Madge — Non ci credo.

Alan — È vero. Sono tutte così affettate che se vuoi un appuntamento devi chiederglielo un mese in anticipo. Madge — Veramente?

Alan — Madge, è difficile spiegarmi ma io, onesta­mente, non avrei mai creduto che una ragazza come te potesse interessarsi di me.

Madge    (commossa) — Alan...

Alan — Io... io spero che tu senta qualche cosa per me, Madge. (La bacia).

Hal        (torna in scena con l'aria di chi si scusa. È preoccupato per qualche cosa e cerca di attirare l'attenzione di Alan) — Ehi, Seymour...

Alan      (infastidito) — Che c'è, Hal? Non puoi sop­portare che nessun altro baci una ragazza carina?

Hal —    All'inferno, Seymour!

Alan      (una scusa per arrabbiarsi) — Hal bada come parli.

Madge — Alan!

Hal —    Mi dispiace. (Fa cenno ad Alan di avvici­narsi).

Alan      (avvicinandosi a lui) — Che c'è?

(Madge si allontana comprendendo che Hai vuole parlare pri­vatamente con Alan).

Hal —    Senti, Seymour, io... io non sono mai stato a un picnic.

Alan — Ma che stai dicendo? Tutti sono stati a un picnic.

Hal —    Io no. Quando ero un bambino ero troppo occupato a giocare a dadi o a rubare le bottiglie del latte.

Alan — Beh, tutte le cose bisogna farle una prima volta.

Hal —    Io non ho ricevuto esattamente la tua edu­cazione. Voglio sapere come mi devo comportare con tutte queste donne.

Alan — Le donne non sono nulla di nuovo per te.

Hal —    Ma queste... queste sono donne per bene! Che succede se dico una parola storta o mi viene fuori un versaccio? Mi sento così buffo!

Alan — Tu sei malato di mente!

Hal —    Okey, ma se faccio qualche cosa storta, stacci attento.

(Corre via. Alan ride. Poi si avvicina a Madge).

Alan — Saremo lì alle cinque, Madge.

Madge — Va bene.

Alan      (accanto a lei, teneramente) — Madge, sta­sera dopo cena forse io e te potremo andarcene e prendere una barca per fare un giro sul fiume.

Madge — Va bene, Alan.

Alan — Voglio vedere se sembri vera sotto la luna. Sai, tu sei la ragazza che ho sempre sognato e qual­che volta mi domando se sei vera o una illusione dei miei occhi.

Madge — Alan, non dire così.

Alan — Perché? Non m'importa niente se sei vera o no. Sei la ragazza più carina che abbia visto.

Madge — Se non hai nulla in contrario, sono vera. (Mentre Alan comincia a baciarla si ode la tromba di un automobile).

Hal        (gridando energicamente fuori scena) — Ehi, Seymour, guarda un po' di far presto!

Flo        (dall'interno della casa) — Madge, vieni den­tro, adesso.

(Alan esce irritato. Madge sta a guar­darli mentre se ne vanno, salutandoli con una mano).

Madge — Va bene, mamma.

(Mentre si avvia per entrare, lontano un treno passa fischiando. Madge lo sente e si ferma ad ascoltarlo).


ATTO  SECONDO

Tardo pomerìggio dello stesso giorno. Il sole comin­cia a tramontare e riempie la scena di una raggiante luce arancione. Quando si alza il sipario Millie è sola sotto il portico. Si è concessa un po' di eleganza, indossa infatti un decente abito femminile che non le impedisce di sentirsi un poco a disagio. È piut­tosto attraente. Si ode un pianoforte suonare fuori scena, in qualche posto dietro la casa di Helen. Millie ascolta la musica per qualche istante, quindi prende a muoversi a tempo e presto improvvisa una strana danza per il portico e il cortile. La musica si ferma all'improvviso e interrompe l'ispirazione di Millie. Corre in fondo alla scena, a sinistra.

Millie — Non proprio adesso, Ernie!

(Non può sentire la risposta di Ernie) Come?

(Madge esce dalla porta della cucina. Millie si volge a lei)

Ernie aspetta il resto dell'orchestra per le prove. Suone­ranno al parco stasera.

Madge    (va a sedersi su una sedia al centro della scena) — Non sono riuscita a capire perché non sei potuta venire ad aiutarci in cucina.

Millie    (leggermente, dando la sua interpretazione di una ragazza sofisticata) — Dovevo vestirmi per il ballo.

Madge — Io ho dovuto preparare l'insalata di pa­tate e farcire le uova e preparare tre dozzine di sandwiches con il burro.

Millie    (molto affettatamente) — E io dovevo fare il bagno... spargere le mie membra di borotalco... e indossare il vestito.

Madge — Hai pulito la vasca da bagno?

Millie — Sì, ho pulito la vasca da bagno. (Adesso torna normale e si preoccupa per se stessa) Madge, come sto? Dimmi la verità.

Madge — Sei molto carina.

Millie — Mi sento buffa.

Madge — Puoi tenerti il vestito se ti piace.

Millie — Grazie. (Una pausa) Madge, come parli ai giovanotti?

Madge — Parlo da sciocca; ecco tutto.

Millie — Come ti vengono in mente le cose che dici loro?

Madge — Non lo so. Di' tutto quello che ti passa per la testa.

Millde — Supponi che non mi ci passi niente.

Madge — Hai parlato con lui tutta la mattina.

Millie — Ma adesso ho un appuntamento con lui, è differente!

Madge — Tu sei matta!

Millie — Credo che sia un grosso esibizionista. Avresti dovuto vederlo stamattina sul trampolino più alto. Ha fatto dei graziosissimi tuffi alla cigno, poi due salti mortali e mezzo, poi una rovesciata... e i ragazzi stavano intorno a lui a battere le mani. E lui gongolava.

Madge    (pensando ad altro) — Credo che stasera mi dipingerò le unghie dei piedi e mi metterò i sandali.

Millie — E si è vantato tutto il pomeriggio di come era un fenomeno alla pesca subacquea all'isola Catalina.

Madge — Veramente?

Millie — E ha detto che guadagnava centinaia di dollari gettandosi con il paracadute da un pallone. Ci credi?

Madge — Perché non dovrei crederci?

Millie — Alan non fa mai il fanfarone in quel modo.

Madge — Alan non si è mai gettato da un pallone.

Millie — Madge, credo che vada matto per le ragazze.

Madge — E tu credi che qualunque ragazzo che vedi sia qualche cosa di orribile.

Millie — Alan ci portò al bar per bere una coca-cola e c'era un gruppetto di ragazze negli ultimi tavolini... Juanita Badger e la sua comitiva.

(Madge fa una smorfia a sentire quel nome)

Quando l'hanno visto hanno cominciato a squittire e a dire un muc-chio di scemenze. Poi Juanita mi si è avvicinata e mi ha detto all'orecchio: «Quel tipo è la cosa più carina che io abbia visto!». Lo è veramente, Madge?

Madge    (che non si vuole compromettere) — Io certo non direi che « è la cosa più carina che abbia visto!

Millie — Juanita Badger è una vecchia sporcacciona. Al cinema si siede nelle poltrone in fondo, così i ragazzi che entrano la vedono e si siedono con lei. Una volta il direttore pregò lei e Rubberneck Krauss di andarsene... e non stavano solo baciandosi!

Madge    (orgogliosa) — Io non rivolgo neanche la parola a Juanita Badger.

Millie — Madge, credi che gli piacerò?:     

Madge — Perché mi hai fatto tutte queste domande? Dicono che sei carina.

Millie — Oh, a me mica interessa troppo! Volevo solo saperlo.

Flo        (uscendo dalla porta della cucina) — Devo dire a me stessa che ho due figliuole veramente graziose.

Millie    (imbarazzata) — Sta' buona, mamma.

Flo —    Non è vero che Millie sta veramente bene, Madge?

Madge — Quando non si pulisce il naso con le dita è carina.

Flo —    Madge! (A Millie) Non vuole che nessuna altra sia carina tranne lei.

Millie — Tu dici che sono carina solo perché sei mia madre. La gente che amiamo è sempre carina, ma tutti amano le persone che sono sufficientemente carine per cominciare ad amarle.

Flo —    Va' di là e fa' vedere a Helen Potts come stai bene.

Millie    (in una selvaggia parodia di se stessa) — Ecco arrivare Millie Owens, la donna più bella di tutti i tempi! Preparatevi a svenire quando la vedrete! (Si arrampica al portico di Helen e scompare).

Flo        (siede a unasedia sotto il portico) — Chissà che cosa avevo in testa quando ho permesso a Helen Potts di dire a quel vagabondo di accompagnare Millie al picnic?

Madge — Parli di Hal?

Flo —    Sì, Hal, o come diavolo si chiama. Ha la­sciato gli asciugamani nel bagno neri di sporcizia.

Madge — Credo che non dia fastidio a nessuno trattarlo gentilmente.

Flo —    Se stasera cominciano a bere li farai subito smettere.

Madge — Non ho nessuna intenzione di fare la guastafeste.

Flo —    Se i ragazzi hanno voglia di bere un po' non puoi farci niente, ma puoi impedire a Millie di farlo.

Madge — Figurati se mi dà retta!

Flo        (cambiando argomento) — È meglio che vai a vestirti. E non passare tutta la serata ad ammirarti allo specchio.

Madge — Mamma, non mi prendere in giro.

Flo —    Non dovresti dispiacerti di certi  scherzi quando sono fatti con buone intenzioni.

Madge — Quando... quando mi guardo allo spec­chio mi sembra che sia il solo modo per provare a me stessa che sono viva.

Flo —    Madge, che cosa dici?

(Le tre insegnanti entrano da destra, piuttosto stanche del loro ricevi­mento. Dopo l'uscita eccitata del primo atto il loro umore è depresso quasi che si fossero aspettate, tornando a casa, un qualche beneficio che invece non c'è).

Irma —   Vi abbiamo riportato a casa la vostra vaga­bonda, signora Owens.

Flo —    Salve, ragazze! È stato un bel ricevimento?

Irma —   Non era un ricevimento vero e proprio. Ognuna di noi ha pagato la propria colazione. Poi abbiamo giuocato a bridge per tutto il pomeriggio. (A Rosemary, confidenzialmente) Mi stanca tanto il bridge!

Flo —    Il cibo dell'albergo è buono, vero?

Irma —   Non molto, ma viene servito bene, con dei veri tovaglioli. Signore, come odio i tovaglioli di carta!

Cristina — Io ho ordinato una cotoletta di maiale alla francese ma era quasi tutto grasso. E voi che avete preso?

Rosemary — Io peperoni ripieni.

Irma —   Io pollo fritto.

Cristina — Linda Sue Breekenridge ha ordinato uno stufato di vitella e c'era appena una fettina di carne. Le abbiamo detto di chiamare il cameriere e di protestare.

Rosemary — Avete fatto bene. Irma (dopo una pausa) — Pensavo che qualcuno avrebbe notato il mio vestito nuovo.

Rosemary — Stavo appunto per parlartene e poi...

Irma —   Rammenti quello di satin che avevo l'altro anno?

Rosemary — Se me lo ricordo!

Irma —   Mamma me lo ha rimodernato mentre ero al Columbia. Sembra proprio che sia nuovo. (Sof­frendo) Ma nessuno mi ha detto niente per tutto il pomeriggio.

Rosemary — È... è chic.

Irma      (questo consola Irma, adesso raggiante. Ma ora c'è un'imbarazzante pausa in cui nessuno sa che cosa dire) — Beh... è meglio che ce ne andiamo, Cristina. Rosemary ha un appuntamento. (A Rosemary) Passeremo a prenderti domani mattina. Non fare tardi. (Si avvia e si ferma al cancello aspettando Cristina).

Cristina (avvicinandosi a Rosemary) — Rosemary, volevo dirti che in un pomeriggio mi sembra di averti conosciuto da sempre.

Rosemary (assicurando la sua devozione) — Ti con­sidero già una mia vecchia amica.

Cristina        (felice) — Bene...

Rosemary (mentre Cristina e Irma escono) — Arrivederci, ragazze!

Flo        (a Rosemary) — A che ora verrà Howard?

Rosemary — Da un momento all'altro.

Madge — Ma, c'è dell'acqua calda?

Flo —    Va' a vedere.

Madge    (si avvia verso la porta, poi si volge a Rose­mary) — Signorina Sydney, vi dispiace se uso i vo­stri sali da bagno?

Rosemary — Ma no, fate pure.

Madge — Grazie. (Entra in casa).

Rosemary — Madge pensa troppo ai giovanotti, signora Owens.

Flo        (incredula) — Madge?

(La conversazione è in­terrotta dall'ingresso agitato di Helen che viene dalla sua casa. La segue Millie che porta un'altra torta).

Helen — È un miracolo, ecco quello che è! Non avevo mai immaginato che Millie potesse essere così carina. È come un film che ho visto una volta con Betty Grable... o era Lana Turner? Comunque, lei faceva la parte della segretaria di un importante uomo d'affari. Portava occhiali e i capelli tirati e l'uomo non le prestava la minima attenzione. Poi un giorno si levò gli occhiali e il principale se la voleva sposare subito subito! Adesso tutti i ragazzi s'innamoreranno di Millie!

Rosemary — Millie ha un cavaliere per stasera?

Flo —    Sì, mi dispiace a dirlo.

Helen —        Perché, Flo?

Rosemary — Chi è Millie? Dillo alla zia Rosemary.

Millie — Hal.

Rosemary — Chi?

Flo —    Quel giovanotto che Helen ha scoperto che è un amico di Alan.

Rosemary — Oh, lui! (Millie entra in cucina).

Flo —    Helen, perché ti sei incomodata a fare una altra torta?

Helen — Una vecchia signora come me se vuole essere notata dai giovanotti in un picnic non può fare altro che torte.

Flo        (piuttosto disapprovando) — Helen Potts!

Helen —        Mi sento così eccitata, Flo! Io credo che noi organizziamo picnic solo per dare a noi stesse il pretesto... per far succedere qualche cosa di emo­zionante nella nostra vita.

Flo —    Per esempio, che cosa?

Helen — Non lo so.

Madge    (uscendo infuriata dalla porta) — Mamma, Millie mi fa diventare matta! Ogni volta che fa il bagno  consuma   tutta   l'acqua  dello  scaldabagno. Ora non c'è neanche un goccio d'acqua calda!

Flo —    Ci dovevi pensare prima.

Rosemary (che ha sentito arrivare e fermarsi l'auto di Howard) — Eccolo! Eccolo!

Helen — Chi? Oh, è Howard. Salve, Howard.

Rosemary (sedendosi di nuovo) — Se ha bevuto non uscirò con lui.

Howard (entra passando per il cancello) — Buona sera, signore.

(Howard è un piccolo uomo magro molto vicino alla media età. Commerciante in una piccola città, «indossa» permanentemente un sor­riso complimentoso che, il più delle volte, è vera­mente sincero).

Flo —    Buona sera, Howard.

Howard — Sei molto graziosa, Rosemary.

Rosemary (il tono della sua voce deve far compren­dere a un uomo che ella è completamente indipen­dente da lui) — Penso che avresti fatto meglio a metterti la giacca.

Howard — Fa ancora così caldo, anche se siamo già a settembre. Buona sera, Madge.

Madge — Salve, Howard.

Flo —    Come vanno le cose a Cherryvale, Howard?

Howard — Si fanno buoni affari. Tutti tornano a scuola e fanno spese.

Flo —    Quando gli affari vanno, è un bene per tutti.

Millie    (uscendo dalla cucina, si ferma timidamente davanti a Howard) — Ciao, Howard.

Howard (sigira e fa la scoperta) — Ehi, Millie è una ragazza! Non ci avevo mai fatto caso prima!

Millie    (avvicinandosi a Flo, con apprensione) — Mamma, a che ora hanno detto i ragazzi che sareb­bero stati qui?

Flo —    Alle cinque. Me l'hai già chiesto una doz­zina di volte. (Si odono avvicinarsi delle automobili e Flo guarda fuori scena, a destra) Alan ha portato tutte e due le auto! (Millie corre in casa).

Helen — Qualche giorno di questi anche tu andrai in giro su quella grossa Cadillac, fata!

Alan      (venendo da destra) — Tutti pronti?

Flo —    Vieni a sederti, Alan.

Rosemary (come un'ospite modello) — Più siamo e meglio è.

Alan — Sono venuto con tutte e due le auto. Ho pensato che Hal e Millie potrebbero portare i ce­stini nella Ford. Hal la sta parcheggiando. (A Madge, seduta sotto il portico di Helen) Ciao, bellezza.

Madge — Ciao, Alan.

Alan      (chiamando fuori scena) — Sbrigati, Hal!

Flo —    Guida prudentemente, Alan?

(La domanda non ha risposta. Hai entra correndo, a disagio nella sua giacchetta che gli va stretta alle spalle, e gri­dando con una voce abituata ai campi sportivi).

Hal —    Ehi, Seymour! Sono troppo grosso per por­tare la tua giacchetta.

Alan — Allora levatela.

Helen —        È meglio. Mi piace che un uomo stia comodo.

Hal        (con un aperto sorriso di completa confidenza) — Non ho mai potuto indossare la roba degli amici. Vedete, sono piuttosto largo di spalle. (Lo dimostra) Tutti i miei abiti devono esser fatti su misura.

(Agita le braccia per gustare la libertà riconquistata. Helen lo ammira, le altre donne meditano).

Alan      (con l'intenzione di superare i formalismi) — Ehi, Ercole... conosci la signora Owens, vero?...

Hal —    Certo! (Flo lo saluta con un cenno).

Alan — ...e credo che tu abbia conosciuto anche la signora Potts stamattina.

Hal        (abbracciandola scherzosamente) — Oh, è la mia migliore amica!

Helen     (squittendo come una ragazza) — Ho fatto una torta «Lady Baltimora».

Hal        (espansivo, come per fare un annuncio di pub­blico interesse) — Questa piccola signora ha avuto pietà di me quando io stavo praticamente morendo di fame. Mentre viaggiavo ho fatto qualche cattivo incontro e certe persone mi hanno derubato dei soldi che avevo.

Alan      (interrompendolo) — ...e ti presento Rose­mary Sydney, Hal. La signorina Sydney insegna stenografia e dattilografia alla scuola superiore lo­cale.

Rosemary (offrendo ad Hal la sua mano) — Sì, sono una maestra vecchia e zitella.

Hal        (con franchezza non necessaria) — Ho sempre rispettato moltissimo le maestre, signorina. Lavorano molto e guadagnano poco. (Rosemary non sa decidere se sia un complimento o meno).

Alan — E questo è Howard Bevans, Hal. Il signor Bevans è un amico della signorina Sydney.

Howard (mentre stringe la mono di Hal) — Ho un negozietto a Cherryvale. Profumi, novità e articoli scolastici. Fateci una corsa voi e Alan uno di que­sti giorni per fare un po' di spese.

(Millie entra e si ferma sotto il portico con la pretesa di essere di­sinvolta e a suo agio).

Hal        (a Howard, francamente) — Ci verremo, si­gnore, non appena avremo tempo. (Guarda Milite) Ehi, piccola! (Fa un'elaborata imitazione del volo di un cigno e va a cadere accanto a lei sul portico) Hai preso la tintarella, eh? (Agli altri) Dovevate vederla stamattina. Ha fatto un bel tuffo a lama di coltello dal trampolino più alto.

Millie    (allontanandosi e sedendosi sugli scalini) — Smettila!

Hal —    Che succede, bambina? Credi che ti stia adulando? (Di nuovo rivolgendosi agli altri) Non lo ammetterei davanti a tanta gente, ma Millie ha fatto un tuffo a lama di coltello che non aveva nulla da invidiare ai miei! (Comprende che ciò è presun­tuoso e cerca di spiegare) Sapete, sono stato cam­pione di tuffi sulla Costa Occidentale perciò so quello che dico. (Ride per rassicurare se stesso poi siede accanto a Millie).

Flo        (dopo una pausa) — Madge, è meglio che vai a vestirti.

Alan — Va' di sopra e fatti bella per noi.

Madge — Ma', posso mettermi il vestito nuovo?

Flo —    No, ti ho fatto quel vestito per andare a ballare questo autunno.

(L'attenzione ritorna su Hal e Madge continua a sedere e, inosservata, l'osserva).

Rosemary (a Hal) — Dove avete preso quegli sti­vali?

Hal —    Suppongo che debba scusarmi del mio aspetto. Ma, vedete, quelle persone di cui v'ho par­lato prima m'hanno rubato anche tutti i vestiti.

Helen — Che peccato!

Hal —    Non vorrei che voi, gente, pensaste di avere a che fare con un poveraccio! (Ride acremente).

Helen     (intuitivamente dice quello che serve per salvare la sua personalità) — Gli abiti non fanno un uomo.

Hal —    È quello che dico sempre a me stesso, signora.

Flo —    Hai sistemato tutto per tua madre, Helen?

Helen — Sì, Flo, ho fatto venire un'infermiera.

Flo —    Allora andiamo a preparare i cestini.

(Entra in cucina. Helen fa per seguirla ma il racconto di Hal la fa fermare e torna a sedersi).

Hal        (continuando a spiegare a Rosemary) — Mio padre, signorina, mi lasciò questi stivali quando morì.

Rosemaky (lievemente) — È tutto quello che vi ha lasciato?

Hal —    Mi diceva questa specie di poesia: «Figlio, un marito ha bisogno di un paio di stivali perché de­ve lavorare e lavorare duro. - Il tuo salario è finito, -il padrone di casa vuole l'affitto, - tu vai da tua moglie a farti consolare - e lei, invece di meglio, peggio ti fa stare». (Ride e spiega orgogliosamente) È una poesiola composta da lui. Diceva sempre: «Figlio, ci saranno delle volte in cui la sola cosa della quale sarai orgoglioso sarà di essere un uomo. Perciò mettiti i tuoi stivali che così la gente ti sen­tirà arrivare e tieni i pugni chiusi in modo che sap­piano con chi hanno a che fare». (Ride) Il mio vecchio era un grande uomo!

Alan      (ridendo) — Hai è sempre tanto timido con la gente prima di conoscerla, ma poi, quando è en­trato in confidenza, non lo ferma più nessuno!

(Improvvisamente Hal scorge Madge seduta sul portico di Helen).

Hal —    Ciao.

Madge — Ciao. (Entrambi distolgono gli occhi l'uno dall'altra, come colpevoli di qualche cosa).

Howard — Di che cosa vi occupate, giovanotto?

Hal        (con importanza) — Sto per entrare proprio adesso in affari, signore. Petrolio. (Siede alla sedia al centro della scena).

Howard — Oh!

Hal —    Sapete, sebbene mio padre non fosse un aristocratico milionario o niente  di simile,  aveva qualche amico molto importante... gente influente... nel loro campo. Uno di loro mi voleva per un posto in quella compagnia petrolifera nel Texas, ma...

Alan      (molto realisticamente) — Mio padre ed io abbiamo trovato un posto per Hal nella ditta che sistemerà le condutture dell'acqua.

Hal —    Santo Dio, Seymour, non potevi lasciare che  raccontassi io la storia?

Alan      (sapendo di aver fatto male) — Mi dispiace, Hal.

Hal        (con estrema franchezza, agli altri) — Vedete, ho deciso di cominciare dal basso perché in questo modo imparerò meglio... anche se per adesso non guadagnerò molto.

Helen     (salvandolo di nuovo) — Il denaro non è tutto.

Hal —    È quello che dico a me stesso, signora. Il denaro non è tutto. L'ho imparato da parecchio tempo, E sono molto grato ad Alan e al suo... (pensa per un attimo e sostituisce la parola «vecchio» che stava per dire)... a suo padre... per avermi dato que­sta opportunità.

Helen —        Oh, io penso che sia meraviglioso. (Ha molta fede in lui).

Howard — È una buona città commerciale. Un giovane può fare strada e andare lontano.

Hal —    Signore, io intendo andar lontano!

Rosemary (con degnazione) — Un giovanotto, ve­nendo in città, ha bisogno d'essere un buon par­latore.

Helen —        Non sarebbe simpatico se potesse en­trare al Circolo e giuocare a golf?

Alan — Non sarebbe all'altezza della situazione.

Rosemary — La gente al Circolo del golf è molto esigente.

Helen —        Alla Chiesa Battista c'è un corso sulla Bibbia anche per i giovani.

Hal        (con la testa piena di questi progetti per il suo futuro, li rassicura) — Oh, entrerò nei migliori cir­coli, andrò in chiesa e farò tutte queste cose.

Flo        (uscendo dalla cucina) — Madge?  Sei an­cora qui?

Madge    (andando frettolosamente verso la porta prin­cipale della propria casa) — Chiedo scusa, vado a vestirmi. (Entra in casa).

Flo —    Sarebbe ora.

Millie — Dovresti vedere che razza di toletta si fa Madge! Usa circa sei creme per il viso e s'inci­pria tutta e si spruzza il profumo dietro le orecchie per essere misteriosamente affascinante. Le ci vuole almeno un'ora e mezza per mettersi il rossetto. Non sarà pronta se non tra qualche ora.

Flo —    Vieni, Helen. Alan, abbiamo bisogno di un uomo che ci aiuti a rompere il ghiaccio e portare i cestini nell'auto. (Helen entra in casa Owens).

Hal        (generosamente) — Verrò io ad aiutarvi, si­gnora.

Flo        (semplicemente) — No, grazie. C'è Alan.

Alan      (avviandosi) — Ricordati di comportarti bene, Hal.

(Entra insieme a Flo).

Millie    (non sapendo come comportarsi da sola con Hal, corre dalla madre) — Mamma!

Flo —    Millie, perché non mostri a quel giovanotto i tuoi disegni?

Millie    (a Hal) — Vuoi vedere i miei ritratti?

Hal —    Sai disegnare?

Millie    (prende l'album dei disegni e lo mostra ad Hal. Flo e Alan entrano in casa) — Questa è la signora Potts.

Hal        (impressionato) — Accidenti come le somiglia!

Millie — Voglio proprio bene alla signora Potts. Quando andrò in paradiso mi aspetto che tutti sia­no uguali a lei.

Hal —    Ehi, piccola, vuoi farmi il ritratto?

Millie — Beh... ci proverò.

Hal —    Una volta ho fatto il modello. (Assume una posa) Va bene, così? (Millie scuote la testa) E così? (Siede su un ceppo in un'altra posa) Va bene?

Millie — Perché non provi ad essere naturale?

Hal —    È una parola!

(Ma finalmente assume una posa naturale. Millie comincia a ritrarlo. Rosemary e Howard siedono insieme sui gradini della porta.

Il sole ha cominciato a tramontare riempiendo la scena con una luce arancione così violenta che sem­bra fuoco).

Rosemary (prendendo il braccio di Howard) — Guarda che tramonto, Howard!

Howard — Bello, vero?

Rosemary — È il tramonto più infiammato che io abbia visto.

Howard — Se lo dipingessi in un quadro nessuno ti crederebbe.

Rosemary — È come se il giorno non volesse fi­nire, eh?

Howard (non comprende perfettamente) — Oh... non lo so.

Rosemary — Come se il giorno non volesse finire, come se volesse ingaggiare una lotta e forse incen­diare il mondo... per impedire alla notte di scendere.

Howard — Rosemary, sei una poetessa...

Hal        (mentre Millie lo ritrae si rilassa e comincia a parlare della sua vita) — Sai, arriva un giorno nella vita di ogni uomo che lui deve sistemarsi. Una piccola città come questa, questo è il posto in cui sistemarsi, dove la gente è semplice e sincera.

Rosemary — No, Howard, non credo che dovrem­mo bere in presenza di Millie.

Hal        (si volta sentendo menzionare il bere) — Come avete detto?

Rosemary — Stavamo parlando.

Hal        (a Millie) — Che cosa hai fatto oggi pomerig­gio, piccola?

Millie — Letto un libro.

Hal        (impressionato) — Vuoi dire che hai letto un libro intero nel pomeriggio?

Millie — Certo. Sta' fermo.

Hal —    Che mi venga un accidente! Di che parlava quel libro?

Millie — Non c'era una trama vera e propria. È quello che provi quando lo leggi... una specie di calore dentro e ti senti triste e divertita... tutto allo stesso tempo.

Hal —    Oh... certo. (Dopo una pausa) Vorrei avere più tempo per leggere. (Orgogliosamente) È quanto farò quando mi sarò sistemato. Leggerò i migliori libri... andrò a sentire la migliore musica. Un uomo deve ciò a se stesso. (Millie continua a disegnare) Avevo una ragazza che leggeva tanto. Era abbonata al Circolo del Libro del Mese e non fecevano altro che mandarle libri! Non faceva in tempo a finirne uno che gliene mandavano un altro.

Rosemary (mentre Howard si allontana) — Ho­ward, dove vai?

Howard — Torno subito, cara. (Rosemary lo segue al cancello e lo osserva mentre egli esce).

Hal        (mentre Millie gli porge il disegno) — Sono io? (Ammirandolo) Ammiro tanto gli artisti! Posso tenerlo?

Millie    (timidamente) — Scrivo anche poesie. Ho scritto delle poesie che non ho mai fatto leggere a nessuno.

Hal —    Piccola, tu devi essere una specie di genio, credo.

Rosemary (a Howard) — Howard, lascia quella bottiglia dov'è!

Hal        (sobbalza alla parola « bottiglia») — Ha detto «bottiglia»?

Rosemary (avvicinandosi a Hal) — È andato al­l'albergo e ha comprato del whiskey di contrabbando da quei fannulloni di facchini.

Howard (tornando, tenendo una bottiglia) — Gio­vanotto, non ve n'andrebbe un sorso?

Hal —    Accidenti! (Ne beve un sorso).

Rosemary — Howard, metti via quella bottiglia!

Howard — Millie non sverrà se vede qualcuno bere; vero, Millie?

Millie — Certo che no.

Rosemary — E se passa qualcuno e lo dice al con­siglio dei Professori? Perderei il mio posto in un baleno.

Howard — Ma chi vuoi che ti veda, cara? Tutta la città è al parco al picnic.

Rosemary — Non ha importanza. I liquori sono contro la legge in questo Stato e una persona per bene deve rispettare la legge. (A Hal) Non avete detto così, giovanotto?

Hal        (impaziente di essere d'accordo) — Oh, certo! Una persona per bene deve rispettare la legge.

Howard — Su, amore, bevi un goccio.

Rosemary — Neanche per sogno, Howard. Non ne toccherò neanche una goccia!

Howard — Andiamo, cara, bevine un sorso per me.

Rosemary (cominciando a cedere) — Howard, do­vresti vergognarti di te stesso!

Howard  (innocentemente) — Non vedo perché.

Rosemary — Credo di sapere perché vuoi che io beva.

Howard — Ti sbagli, cara. Penso solamente che tu debba divertirti come tutti noi. (A Hal) Le maestre hanno il diritto di vivere. Non avete detto così, giovanotto.

Hal —    Certo, le maestre hanno diritto di vivere.

Rosemary (prendendo la bottiglia) — Adesso, Mil­lie, non l'andare a dire ai tuoi compagni di scuola.

Millie — Per chi m'hai preso?

Rosemary (guardandosi intorno) — Non viene nes­suno?

Howard — Nessuno all'orizzonte.

Rosemary (beve un bel sorso e fa una faccia lugu-bre) — Ufff! Vorrei un po' d'acqua!

Howard — Millie, perché non corri in casa a pren­derne un po'?

Rosemary — La signora Owens sospetterebbe qualche cosa. Berrò dall'idrante. (Corre dietro il cortile di Helen).

Howard — Millie, ragazza mia, vorrei offrirtene un goccio, ma suppongo che tua madre diventerebbe una furia.

Millie — Ciò che mamma non vede non può darle fastidio. (Fa per prendere la bottiglia).

Howard (prende la bottiglia prima di lei) — No, piccola. Lascia stare. (Ne beve un'altra sorsata).

Rosemary (chiamando fuori scena) — Howard, vie­ni ad aiutarmi! C'è un serpente!

Howard — Va' tu, Millie. Non ha visto nessun serpente.

(Millie esce. Mentre Hal prende la bot­tiglia e beve ancora, vede una luce accendersi alla finestra di Madge. Howard segue lo sguardo di Hal)

Guardala, come si incipria le braccia. Sapete, ogni volta che vengo qui mi metto a guardare a quella finestra per vederla e dico a me stesso:   «Bevans, vecchio mio, puoi guardarla quanto vuoi ma non puoi toccarla neanche con un dito!».

Hal        (con un certo timore di Madge) — È il genere di ragazzache un giovanotto deve rispettare.

Howard — Guardala come si mette il rossetto su quella boccuccia di baci! Io credo che quando il Padre Eterno fa una ragazza graziosa come lei, lo fa per una qualche ragione e ormai è parecchio tempo che lei ha scoperto per quale ragione. (Ha un'idea) Sentite, giovanotto, se state agonizzando conosco un paio di ragazze giù all'albergo.

Hal —    Grazie tante, ma io ho chiuso con quel genere di cose.

Howard — È un atteggiamento molto rispettabile.

Hal —    Inoltre, non ho mai speso un soldo per quello.

Rosemary (entrando, seguita da Millie) — Signore, stavo per svenire!

Millie    (ridendo dell'eccitabilità di Rosemary) — Era solo un pezzo di tubo del giardino.

Rosemary   (guardando  i   due  uomini  sospettosa­mente) — Di che cosa stavate parlando?

Howard — Parlavamo del tempo, mia cara. Parla­vamo del tempo.

Rosemary — Ci scommetto!

Millie    (vedendo Madge alla finestra) — Ehi, Mad­ge, perché non vendi i biglietti d'ingresso per lo spettacolo?

(Madge abbassa le tendine).

Rosemary — Al diavolo! Quando ero giovane ero bella come lei!

Howard — Certo che lo eri, tesoro!

Rosemary (prendendo la bottiglia) — Avevo un sacco di ragazzi che mi correvano dietro. Ma se mio padre m'avesse pescata a mettermi in mostra alla finestra, m'avrebbe preso a frustate.  (Beve) Sono stata educata severamente da un  uomo timorato di Dio. (Beve ancora).

(La musica ha cominciato a suonare lontano)

Millie — Forza, Ernie! (Spiegando ad Hal) È Ernie Higgins e i suoi «Ragazzi della Felicità». Suonano a tutte le feste dei dintorni.                                         

Rosemary (comincia a dondolarsi a ritmo della musica) — Vieni a ballare con me, Howard.                

Howard — Cara, non so ballare.                             

Rosemary — Questo è quello che voi uomini, dite: a voi stessi per evitare di imparare. (Si volge a Millie) Vieni a ballare con me, Millie. (Prende Millie per una mano e la fa scendere dal portico poi insieme liberano lo spazio dalle sedie).                                    

Millie — Porto io, eh! Porto io!

(Rosemary e Millie ballano insieme meccanicamente, seguendo il ritmo della musica e nient'altro. Entrambe sfoggiano una certa arroganza ballando insieme come se vo­lessero mostrare agli uomini la loro indifferenza. Il loro ritmo è sicuro ma senza entusiasmo. Hal e Howard le guardano ridendo).

Howard — Che ne direste se io e Hal facessimo lo stesso?

Rosemary — Fate pure, per quello che m'importa! (Howard si volge a Hal e, ridendo, cominciano a ballare insieme. Hal imita una donna schifiltosa e ciò irrita Rosemary).

Rosemary — Smettetela!

Howard — Andavamo così bene!

(Rosemary prende Howard e lo porta sul portico).

Hal —    Balliamo insieme, Millie?

Millie — Beh... io non ho mai ballato con un gio­vanotto. Ho sempre portato io.

Hal —    Rilassati e fa' i passi che faccio io. Vieni, prova.

(Ballano insieme ma Millie ha la sgradevole sensazione di essere goffa e ciò è evidente nel suo modo di ballare. Howard, ballando con Rosemary, salta e s'agita).

Rosemary — Finiscila di fare il pagliaccio, Howard, e balla come si deve!

Howard — Cara, che gusto ci provi a ballare con me?

Rosemary — L'orchestra suona, bisogna pur ballare con qualcuno, no? (Ballano a passetti).

Millie    (ad Hal) — Vado tanto male?

Hal —    Affatto! Hai bisogno solo di un po' di pratica.

Rosemary (mentre balla) — Signore, come mi piace ballare! A scuola mi chiamavano la ballerina pazza. Tutte le sere andavo a ballare in qualche posto.

Helen     (esce dalla cucina, siede e osserva i balle­rini. Flo e Alan appaiono e si fermano sulla porta a guardare) — Mica posso stare in cucina mentre qui si balla!

Hal        (si ferma per dare le necessarie istruzioni) — Adesso guarda, piccola, devi ricordarti questo:   io sono l'uomo e tu devi fare i passi che faccio io.

Millie — Ma io voglio fare i passi che piacciono a me.

Hal —    Sono gli uomini che conducono, piccola, fino a quando lo possono. (Riprendono a ballare).

Helen —        Stai andando proprio bene, Millie!

Millie    (mentre Hal la fa girare) — Oh, mi sento Rita Hayworth!

(Flo e Alan rientrano in casa).

Rosemary (ricorda la sua giovinezza) — Una notte andai a ballare a un grande ricevimento; ho ballato tanto che sono svenuta. È stato allora che m'hanno battezzato la ballerina pazza.

Hal        (fermandosi per un momento) — T'insegnerò un nuovo passo, piccola. L'ho imparato a Los Angeles. Provalo. (Eseguisce agilmente un passo com­plicato).

Helen —        Oh, come è carino!

Millie — Santo Cielo, sembra difficile!

Hal —    Ci vuole un po' di tempo per impararlo. Provalo, su!

(Millie tenta di eseguirlo ma è troppo difficile per lei).

Millie    (fermandosi) — Mi dispiace, ma proprio non ci riesco.

Hal —    Osserva bene, piccola. Se imparerai questo passo sarai la ragazza più chic della città. Vedi? (Continua le sue dimostrazioni).

Millie    (l'osserva sconcertata) — Sì, ma...

Hal —    Devi rilassarti, vedi? Fai un po' così e poi così. (Fa schioccare le dita e fa alcune movenze con agile, sensibile aderenza al ritmo).

Millie — Dio, come mi piacerebbe essere capace di farlo! (Adesso la musica cambia ritmo e suona una canzone più lenta e più sensuale. Hali e Millie si fermano ed ascoltano).

Rosemary (che ha guardato Hal invidiosamente) — Quello è il modo di ballare, Howard, quello è il modo!

(Hal incomincia a ballare seguendo il ritmo più lento e Millie cerca di seguirlo. Madge esce dal­la porta principale, indossando il suo abito nuovo. Sebbene il vestito sia naturalmente troppo elegante per un picnic, ella è molto attraente. Si ferma ad osservare Hal e Millie).

Howard (sciogliendosi da Rosemary) — Come stai bene, Madge!

Madge — Grazie, Howard.

Howard — Vuoi fare un ballo?

(Madge accetta, ed essi ballano insieme sul portico. Rosemary balla da sola sul portico, in fondo, e non li nota).

Helen     (vedendo Madge e Howard ballare insieme) — Altri ballerini! Abbiamo trasformato il cortile in una sala da ballo.

Rosemary (togliendo Howard a Madge) — Non sapevi ballare, vero?

(Madge scende nel cortile e osserva Millie e Hal).

Helen     (a Madge) — Il giovanotto sta insegnando un nuovo passo a Millie.

Madge — Oh, non è buffo? Io ho cercato d'inse­gnarlo ad Alan. (Prova il passo e lo fa tanto bene quanto Hal).

Helen — Guardate! Anche Madge sa farlo!

Hal        (si volge e vede Madge ballare) — Ehi!

(Di lontano, schioccando il dito a tempo, i loro corpi si rispondono senza toccarsi. Poi danzando vanno l'uno verso l'altra, lentamente e Hal la prende tra le braccia, ha danza ha qualche cosa di un ritmo primitivo che unirà ì due giovani. Gli altri li guardano con una certa solennità).

Helen     (finalmente) — È come se fossero stati fatti per poter ballare insieme, vero? (L'osserva­zione di Helen rompe l'incanto. Millie si dirige ver­so i gradini di Helen e vi si siede quietamente, sul fondo, cominciando ad ispezionare la bottiglia di whiskey).

Rosemary (impazientemente a Howard) — Non sei capace di ballare in quel modo?

Howard — Ma io sono un commerciante, mia cara!

Rosemary (balla da sola, alzando le gambe in aria. Millie beve un sorso dalla bottiglia di whiskey e continuerà a farlo durante la scena seguente, non vista dagli altri). — Ho ballato tanto una notte che sono svenuta! Proprio in mezzo alla sala da ballo!

Howard (osserva divertito) — Rosemary ha delle belle gambe, vero?

Rosemary (ciò provoca la sua ilarità) — Questo è tutto quello che sapete fare, voi uomini: osservare le gambe delle donne! O parlarne.

Howard (piuttosto offeso per essere stato frainteso) — Ho semplicemente notato che hanno una bella linea.

Rosemary (ridendo rumorosamente) — Che ne direste se noi donne andassimo in giro tutto il giorno a parlare delle vostre gambe?

Howard (pronto allo scherzo, s'alza in piedi e alza i suoi pantalonifino alle ginocchia) — Va bene! Ecco le mie gambese ne vuoi parlare!

Rosemary (esplode in una risata) — Mai visto niente di più brutto! Quelle grosse gambe pelose degli uomini! (Rosemary si avvicina a Hal, lo to­glie a Madge con fare possessivo) Giovanotto, fa­teci vedere le gambe!

Hal        (non sapendo che cosa fare) — Come?

Rosemary — Abbiamo votato una nuova legge qui, stasera. Ogni uomo deve mostrare le sue gambe.

Hal —    Ho gli stivali, signorina.

Howard — Lascialo stare, Rosemary. Sta ballando con Madge.

Rosemary — Adesso è il mio turno! (A Hal) Sarò una vecchia maestra zitella, ma posso tenervi testa. Andiamo,  cow-boy!  

(Con i nervi tesi, stimolata dalla presenza fisica di Hal, ella abbandona le convenzioni e stringe Hal molto vicino a sé, poggiando la sua guancia su quella di lui, spingendo le contro di lui. È chiaro che Hal è imbarazzato e disgustato).

Hal        (volendo obiettare) — Signorina, io...

Rosemary — Avevo un amico che era un cow-boy. Lo conobbi in Colorado quando ci andai per cu­rarmi una polmonite. Era innamorato di me, per­ché ero più grande di lui e avevo più esperienza. Una notte mi portò sulle montagne a far l'amore. Voleva sposarmi lassù, sulla cima. Diceva che Dio sarebbe stato il nostro pastore e la luna la nostra testimone. Mai sentito fare un discorso simile.

Hal        (cercando di liberarsi) — Signorina, vorrei bere.

Rosemary (stringendosi ancora più a lui) — Ballate con me, giovanotto. Ballate con me! Posso tenervi testa. Sapete una cosa? Mi ricordate una di quelle antiche statue. Ce n'era una alla biblioteca della scuola fino all'anno scorso. Era un gladiatore ro­mano. Tutto ciò che aveva addosso era uno scudo. (Ride oscenamente) Uno scudo sopra il braccio. Noi ragazze ci sentivamo insultate! Ogni volta che dovevamo andare in biblioteca eravamo obbligate a passare davanti a lui! Facemmo una petizione e chiedemmo al preside di fare qualche cosa. (Ride ilare durante il racconto) Sapete che fece? Ordinò all'amministratore di sistemare la faccenda. Lui pre­se uno scalpello e fece diventare la statua decente. (Un'altra risata oscena) Signore, quella gente dell'antichità era proprio depravata!

Hal        (sempre più a disagio) — Signorina, proprio non mi va più di ballare.

Rosemary (ritornando in sé dal suo racconto, af­ferra Hal per la camicia) — Dove andate?

Hal —    Signorina, io...

Rosemary (comandandolo e implorandolo) — Bal­late con me, giovanotto. Ballate con me.

Hal —    Io... io... (Cerca di allontanarsi ma la stretta di lei provoca uno strappo alla camicia. Howard in­terviene).

Howard — Vuole ballare con Madge, Rosemary. Lasciali stare. Sono giovani.

Rosemary (con voce cupa) — Giovani? Che cosa vuoi dire?

Millie    (con un lamento) — Mi sento male...

Helen — Millie!

Millie — Voglio morire!

(Tutti gli sguardi sono puntati su di lei mentre si dirige correndo verso la porta della cucina).

Madge — Millie!

Howard  —  Che  cosa  ha combinato la piccola Dickens? S'è ubriacata?

Hal —    Vacci piano, piccola.

Rosemary (ha i suoi problemi. Barcolla quasi cie­camente per la scena, soffrendo per l'umiliazione ricevuta) — Suppongo che sia una cosa meravi­gliosa... loro sono giovani.

Madge    (andando verso Millie) —Andiamo dentro, Millie.

Millie    (rivoltandosi a Madge, aspramente) — Ti odio!

Madge    (ferita) — Millie!

Millie    (singhiozzando) — Madge è la più cari­na... Madge è la più carina!...

(Millie si precipita in cucina e Helen la segue).

Madge    (a se stessa) — Per quale ragione ha do­vuto fare tutta questa storia?

Howard (esaminando la bottiglia) — Deve averne bevuto parecchio.

Rosemary (puntando un dito contro Hal, piena di spirito vendicativo) — È tutta colpa sua, Howard!

Howard — Ma cara...

Rosemary (a Hal, con aria di sfida, accusatrice) — Eravate il cavaliere di Millie. Dovevate badare a lei. Ma eravate troppo occupato a fare gli occhi dolci a Madge!

Howard — Cara...

Rosemary — E tu non sei migliore di lui, Madge. Dovresti vergognarti!

Flo        (irrompe nel portico arrabbiatissima) — Chi ha dato da bere a Millie?

Rosemary   (indicando fanaticamente  Hal)  — È stato lui, signora Owens. È tutta colpa sua!

(Flo guarda Hal).

Howard (cercando di chiarire la situazione) — Si­gnora Owens, è andata così...

Flo —    Millie è troppo giovane per bere whiskey.

Rosemary — Oh, l'ha fatta bere, ci si è divertito e poi l'ha piantata!

Howard (cercando di farle ragionare) — Valete ascoltarmi? Non è vero...

Rosemary — So quello che faccio, Howard! E non ho bisogno di nessun consiglio da te. (Ad Hal) Siete andato in giro con i vostri stivali come se foste il padrone, pensando che ogni donna che vedevate si sarebbe innamorata pazzamente di voi. Ma ecco qui una donna che se ne infischia di voi!

Howard — Il ragazzo non ha fatto niente, signora Owens.

Rosemary (faccia a faccia con Hal, avvicinandosi sempre più man mano che lo accusa) — Aristocra­tico milionario della malora! Non conoscerete nes­sun milionario aristocratico fino a quando non vi sputerà in faccia! Facevate il fanfarone con vostro padre e io scommetto che non era migliore di voi.

(Hal è come paralizzato. Howard cerca ancora di ragionare con Flo).

Howard — Nessuno di noi s'è accorto che Millie beveva whiskey.

Rosemary (più, vicina a Hal) — Credete, solo perché  siete un uomo, di poter venire qui e fare il comodo vostro? Credete, solo perché siete giovane, di poter buttare l'altra gente da una parte e fare come se non esistesse? Credete, solo perché siete forte, di poter mostrare i vostri muscoli senza che la gente capisca che razza di disgraziato siete? Ma non sarete sempre giovane, ci avete mai pensato? Che sarà di voi allora? Finirete la vostra vita in una fogna e vi starà bene, perché di lì siete venuto e lì tornerete.

(Ha sputato le ultime parole proprio contro la faccia di Hal prima che Howard final­mente l'afferri, come per proteggerla da se stessa e le forza le braccia contro i fianchi trascinan­dola via).

Howard — Rosemary, sta' zitta, accidenti!

(Hal si ritira verso l'estremo limite del portico, nessuno gli presta attenzione, ma la sua reazione matura).

Helen     (esce dalla cucina) — Tra poco Millie starà benissimo, Flo. Alan le ha tenuto la testa e l'ha fatta rimettere. Starà a posto tra qualche minuto.

Flo        (un annuncio per tutti, chiaro e deciso) — Desidero che tutti capiscano che non si berrà più niente in questo picnic.

Howard — È stata tutta colpa mia, signora Owens. Colpa mia.

(Alan scorge sul portico Millie singhiozzante).

Helen —        Ecco Millie, stai bene, vero? Adesso an­dremo al picnic e dimenticheremo l'incidente.

Alan      (fa presto ad accusare Hal) — Hal, che cosa è successo?

(Hal non risponde).

Flo        (ad Alan) — Millie verrà con noi, Alan.

Alan — Certo, signora Owens. Hal, ti avevo detto di non bere.

(Hal è ancora silenzioso).

Flo —    Madge, perché ti sei messa il vestito nuovo?

Madge — Non lo so. Me lo sono messo senza sa­pere perché.

Flo —    Sali in camera tua e cambiati immediata­mente. Capito? Verrai più tardi con Rosemary e Howard.

(Madge corre in casa).

Helen — Sbrighiamoci. Troveremo tutti i tavoli occupati.

Alan — Signor Bevans, dite a Madge che ci ve­dremo là. Hal, i cestini sono tutti nella Ford. Muo­viti.

(Hal non si muove. Alan esce in fretta).

Flo —    Millie, cara, ti senti meglio?

(Flo e Millie escono attraverso il cancello).

Helen     (a Hal) — Giovanotto, veniteci dietro così non vi perderete per la strada. 

(Helen segue gli altri. Si sente la Cadillac partire. Hal siede silen­zioso e abbattuto all'estremità del portico, Howard e Rosemary sul prato di Helen).

Howard — È solo un ragazzo, Rosemary. Hai detto cose terribili.

Rosemary — Che cosa mi ha spinto a farlo, Ho­ward? Che cosa mi ha fatto agire in quel modo?

Howard — Devi ricordarti che anche gli uomini hanno una sensibilità; proprio come le donne. (A Hal) Non fateci caso, giovanotto, non aveva nes­suna intenzione di offendervi.

Rosemary (è andata presso il cancello) — Non voglio andare al picnic, Howard. Questa è la mia ultima serata libera e voglio divertirmi.

Howard — Andremo a fare un giro, cara.

Rosemary — Voglio arrivare fino al tramonto, Howard! Fino al tramonto!

(Corre fuori verso l'au­to, Howard la segue. L'auto di Howard parte. Hal siede sul portico, disfatto. Dopo poco Madge esce dalla casa indossando un altro vestito. Esce molto quietamente  ed  egli  non  nota  la  sua  presenza. Madge siede sulla panchina sotto il portico e fi­nalmente parla con voce dolce).

Madge — Siete un ballerino fantastico...

Hal        (appena udibile) — Grazie.

Madge — Ed io riesco a capire molte cose di un giovanotto,  ballandoci  insieme.  Qualche ragazzo, anche molto attraente, oppure che ha successo in un altro campo, quando prende una ragazza tra le braccia per ballare, è... è goffo e una ragazza ci sta a disagio.

Hal        (abbassa la testa, si copre il viso con le mani) — Già.

Madge — Ma quando voi mi avete preso tra le braccia... per ballare... mi sono sentita sicura, voi sapevate quello che stavate facendo e potevo seguire ogni vostro passo.

Hal —    Stammi a sentire, piccola, sono proprio di cattivo umore.

(Si alza in piedi improvvisamente e si allontana da lei, con le mani in tasca. È ancora a disagio accanto a lei; ancora tremante per gli insulti e la rabbia).

Madge — Non dovete far caso alla signorina Sydney. (Hal tace) Le donne come lei mi fanno odiare tutto il sesso femminile.

 Hal —   Perché non la smetti, piccola?

Madge    (ella è cosciente della profondità dei suoi sentimenti) — Perché parlate così?

Hal        (trattenendo a stento la rabbia) — A che serve, piccola? Sono un disgraziato. Quella donna ha visto dentro di me come se avesse usato i rag­gi X. Nel mondo non c'è posto per un tipo come me.

Madge — Deve esserci.

Hal        (con ironia verso se stesso) — Ah, sì?

Madge — Certamente. Siete giovane e... siete molto simpatico. Voglio dire... dite un sacco di cose di­vertenti ed io...  a me piace moltissimo starvi a sentire. E siete forte e... siete molto bello. Scom­metto che anche la signorina Sydney la pensa così, se no non avrebbe detto tutte quelle cose.

Hal —    Senti, piccola, parliamoci chiaro. Quando avevo quattordici anni ho passato un anno al ri­formatorio. Che ne dici?

Madge — Veramente?

Hal —    Già!

Madge — Per quale ragione?

Hal —    Per aver rubato la motocicletta a un altro ragazzo. Sissignore, ho rubato! Capito? Rubai la motocicletta perché volevo montarci sopra e andare lontano, così velocemente che nessuno avrebbe po­tuto prendermi.

Madge — Credo... credo che parecchi ragazzi pro­vino lo stesso desiderio di tanto in tanto.

Hal —    Allora la mia vecchia andò alla polizia. (Imita la sua «vecchia» madre) « Ho fatto tutto quello che potevo con questo ragazzo. Non posso fare niente di più». Così sono andato a finire in quel maledetto riformatorio.

Madge    (con tutto il sentimento che ha) — Santo Cielo!

Hal —    Finalmente una qualche lega di protezione della gioventù mi tirò fuori e la vecchia si dispiac­que di vedermi tornare. Già! S'era preso un nuovo amico e io le davo fastidio.

Madge — È orribile quando i genitori non fanno il loro dovere!

Hal —    Non l'ho mai detto a nessuno tutto questo, neanche a Seymour.

Madge    (profondamente commossa) — Vorrei... vor­rei che ci fosse qualche cosa che io potessi dire... o fare.

Hal —    Bene... questa è la storia di Hal Carter ma nessuno ci farà un film.

Madge — La maggior parte della gente ne sarebbe terribilmente impressionata.

Hal        (guardandola e poi voltandosi cinicamente) — Ora sai il peggio, piccola. Se vuoi svenire... o vo­mitare... o correre in casa e rinchiuderti dentro... fa' pure. Non ti fermerò.

(C'è una pausa di silenzio. Poi Madge, impulsivamente e improvvisamente, prende il volto di lui tra le sue mani e lo bacia. Poi riporta le mani al grembo imbarazzata. Hal la guarda stupefatto)

Bambina mia, ti rendi conto di che cosa hai fatto?

Madge — Io... io sono orgogliosa che mi abbiate raccontato tutto.

Hal        (apprezzandola umilmente) — Bambina mia!

Madge — Sono... sono così stanca di sentirmi dire che sono graziosa.

Hal        (stringendola tra le sue braccia teneramente) — Bambina, bambina, bambina mia!

Madge    (resistendogli e saltando in piedi) — No. Dobbiamo andare. I cestini sono tutti nella nostra auto e loro ci stanno aspettando.

(Hal si alza in piedi e lentamente va verso di lei, i loro occhi sono affascinati e Madge sente dentro di sé un lieve eccitamento mentre egli le si fa più vicino)

Veramente... dobbiamo andare.

(Hal la prende tra le sue braccia e la bacia appassionatamente. Poi Madge pronunzia il suo nome con voce rassegnata)

Hal!

Hal —    Sta' zitta, piccola.

Madge — Veramente... dobbiamo andare. Ci sta­ranno aspettando.

Hal        (sollevandola tra le sue braccia e avviandosi verso casa, con voce profonda e ferma) — Noi non andremo a quel dannato picnic.


ATTO   TERZO

Quadro primo

È passata mezzanotte. Una grande luna piena splende in cielo, gettando una pallida luce spet­trale sulla scena. Dopo qualche istante si sente arrivare la Chevrolet di Howard e fermarsi presso la casa. Poi entra Rosemary, seguita da Howard. È stanca e depressa, si trascina fino ai gradini e vi si lascia cadere. Dapprima sembra preoccupata e le sue risposte ad Howard sono solo monosillabi.

Howard — Eccoci qui, cara. Tornati al punto di partenza.

Rosemary (con la mente altrove) — Uhm.

Howard — Sei stata molto carina con me stasera, Rosemary.

Rosemary — Uhm.

Howard — Credi che la signora Owens sospetti qualche cosa?

Rosemary — Non me ne importa niente.

Howard — Un commerciante deve stare attento alle chiacchiere. E dopo tutto tu sei un'insegnante. (Alzandosi per andarsene) Beh, è meglio che mi avvii  verso  Cherryvale.  Devo fare  l'apertura  del negozio domani mattina. Buona notte, Rosemary.

Rosemary — Uhm.

Howard (le stampa un bacio sulla guancia) — Buona notte, ma forse dovrei dire buon giorno. (Si avvia).

Rosemary (tornando in sé) — Dove vai, Howard?

Howard — Tesoro, devo andare a casa.

Rosemary — Non te ne puoi andare senza di me.

Howard — Cara, ragiona...

Rosemary — Non te ne puoi andare senza di me, dopo questa sera: questo è ragionare.

Howard (un po' nervoso) — Tesoro, appunto: sii ragionevole.

Rosemary — Prendimi con te.

Howard — Che direbbe la gente?

Rosemary   (quasi   morbosamente)   —   All'inferno quello che direbbe la gente!

Howard (stupito) — Rosemary!

Rosemary — Che direbbe la gente se io le facessi una smorfia? Che direbbe la gente se camminassi per la strada e le mostrassi le mie mutandine rosa? Che m'importa di quello che dice la gente?

Howard — Cara, non sei in te stessa stasera.   

Rosemary — Sì che lo sono. Lo sono più delle altre volte. Lo sono più che mai. Portami con te, Howard. Se non lo farai non so quello che farò. Veramente!

Howard — Adesso stammi a sentire, tesoro: è me­glio che vai di sopra e ti metti a dormire. Devi ricominciare la scuola domani mattina. Ne riparle­remo sabato.

Rosemary — Forse tu non tornerai sabato. Forse tu non tornerai più.

Howard — Rosemary: sai bene che tornerò.

Rosemary — E se tu non torni che mi rimane? Essere carina con il prossimo uomo, poi con il pros­simo... fino a quando non ci sarà più nessuno che s'interesserà se io sono gentile o no. E allora sarò pronta per la tomba e non avrò nessuno che mi ci porterà.

Howard (tentando di consolarla) — Suvvia, Rose­mary!

Rosemary — Non puoi permettere che mi succeda una cosa simile, Howard. Non te lo permetterò.

Howard — Non capisco. Quando abbiamo comin­ciato ad andare insieme tu eri la ragazza più sim­patica che avessi conosciuto, sempre pronta a scher­zare.

Rosemary (a bassa voce) — Non posso scherzare più, Howard.

Howard — Ne riparleremo sabato.

Rosemary — Ne parliamo adesso.

Howard (con una smorfia) — Ma... cara... io...

Rosemary — Hai detto che m'avresti sposata, Ho­ward; hai detto che quando sarei tornata dalle va­canze m'avresti aspettato con il pastore.

Howard — Cara, ho avuto un sacco di cose questa estate e...

Rosemary — Dov'è il pastore, Howard? Dov'è?

Howard (allontanandosi da lei) — Tesoro, ho qua-rantadue anni. Una persona prende l'abitudine di vivere in un certo modo, e poi un giorno è troppo tardi per cambiare.

Rosemary (afferrandolo per il braccio e tenendolo) —- Torna qui, Howard. Neanche io sono una galli­nella giovane. Forse sono anche più vecchia di quanto tu immagini. E anche io ho le mie abitudini. Ma esse possono essere cambiate. Devono cambiare. Non è vita questa, in camere d'affitto, incontrare un mucchio di vecchie zitelle per il pranzo ogni sera e poi tornarsene a casa sola.

Howard —So bene com'è, Rosemary. Neanche la mia vita è un letto di rose.

Rosemary — E allora perché non fai qualche cosa per cambiarla?

Howard — Suppongo... beh, non tutto può andar bene nella vita.

Rosemary — Ci sono troppe cose che vanno male nella mia vita, Howard. Ogni anno dico che è l'ul­timo. Qualche cosa succederà. Ma poi non accade nulla... tranne che divento più nevrastenica ogni anno che passa.                                             

Howard (senza speranza) — Beh...

Rosemary — Dici «beh» come se con questo risol­vessi ogni cosa, ma per tutto questo tempo non hai fatto altro che portarmi in giro.

Howard (sulle difensive) — Rosemary, questo non è vero! Lo sai bene che non ti prendo in giro.

Rosemary — Mi piacerebbe sapere come chiami il tuo comportamento.

Howard — Ma... ma non possiamo riparlarne sa­bato? Sono stanco morto e ho davanti a me una setti­mana molto dura...

Rosemary (lo afferra per le braccia e lo fissa negli occhi) — Devi sposarmi, Howard!

Howard (torturato) — Ma... ma non posso sposarti adesso, mia cara.

Rosemary — Puoi tornare domani mattina.

Howard — Qualche volta sei proprio irragionevole.

Rosemary — Devi sposarmi.

Howard — Come farai con il tuo impiego?

Rosemary — Alvah Jackson può sostituirmi fino a quando l'agenzia non manderà una nuova inse­gnante.

Howard — Io dovrei pagare Fred Jenkins per occu­parsi del mio negozio per qualche giorno.

Rosemary — Fallo.

Howard — Beh...

Rosemary — Ti aspetterò domani mattina, Howard.

Howard (dopo un attimo di riflessione) — No.

Rosemary (un grido strozzato) — Howard!

Howard — Non sposerò mai una che mi dice «De­vi sposarmi, Howard». No.

(Tace, Rosemary piange. Lentamente Howard torna a considerare il proble­ma)

Se una donna vuole che io la sposi deve... deve almeno dirmi «per favore».

Rosemary (abbattuta e umiliata) — Per favore, Howard, sposami.

Howard — Beh... devi darmi il tempo di pensarci.

Rosemary (disperata) — Oh, Signore! Per favore, sposami, Howard! Per favore... (cade ai suoi ginoc­chi) per favore...

Howard (imbarazzato dalla sua_ dolorante umiltà) — Rosemary... io... devi darmi un po' di tempo per pensarci. Adesso andrai a letto e ti riposerai. Tor­nerò domani mattina e forse potremo parlarne prima che tu vada a scuola. Io...

Rosemary — Non stai cercando di scappare, vero, Howard?

Howard — Sarò qui domani mattina, cara.

Rosemary — Veramente?

Howard — Ma sì, e comunque devo andare al mu­nicipio. Ne riparleremo allora.

Rosemary — Ti prego, Howard, sposami. Howard, per favore.

Howard (cercando di andar via) — Va' a letto ades­so, cara. Ci vedremo domani mattina.

Rosemary — Per favore, Howard!

Howard — A domani mattina. Buona notte, Rose­mary.

Rosemary (con voce tremante mentre Howard si avvia) — Per favore!

Howard — Buona notte, Rosemary.

Rosemary (dopo che Howard se n'è andato) — Per favore!

(Rosemary rimane sola sui gradini. Si ode la macchina di Howard mettersi in moto e partire, suonando il clackson in distanza. Rosemary è priva di energie, allo stremo delle sue forze. Con sforzo si alza e si trascina in casa. La scena rimame vuota per qualche attimo. Poi Madge esce correndo da die­tro la casa. Ha il volto tra le mani. Singhiozza. Hal la segue rapidamente. La raggiunge proprio quando è arrivata alla porta e l'afferra per i polsi. Ella gli resiste furiosamente).

Hal —    Piccola... non ti dispiace, vero?

(Silenzio. Madge singhiozza).

Madge — Lasciami.

Hal —    Ti prego, piccola. Se sapessi di aver fatto qualche cosa che ti rende infelice io... io preferirei morire.

Madge — Ho tanta... tanta vergogna!

Hal —    Non dire così, piccola.

Madge — Non sapevo neanche quello che stava succedendo e poi... tutto all'improvviso mi sembra come se la mia vita fosse completamente cambiata.

Hal        (con amaro scoraggiamento) — Dovrei essere preso ed impiccato! Non sono altro che un disgra­ziato. Quella maestra aveva ragione. Dovrei stare nelle fogne.

Madge — Non parlare così.

Hal —    Quando succedono queste cose odio me stesso, piccola.

Madge — Credo... credo che tu non abbia più colpa di me.

Hal —    Qualche volta mi comporto così impulsi­vamente... (Madge fa per entrare) Ti vedrò domani?

Madge — Non lo so.

Hal —    Gesù, quasi me ne dimenticavo! Domani ricomincio a lavorare.

Madge — Io devo stare al bazar alle nove.   

Hal —    A che ora esci?

Madge — Alle cinque.

Hal —    Ci possiamo vedere a quell'ora. Potrei ve­nire a prenderti e...

Madge — Ho appuntamento con Alan... se ancora vorrà parlarmi.

Hal        (una nuova preoccupazione) — Signore, m'ero completamente scordato di Seymour!

Madge — Anch'io.

Hal —    Non posso tornare a casa sua. Che faccio?

Madge — Forse la signora Potts potrebbe.,.

Hal —    Riporterò l'automobile dov'era, mi sdraierò sul sedile anteriore e ci farò una dormita. (Riflette un attimo) Piccola, come farai con tua madre?

Madge    (con un lieve tremito) — Non... non lo so.

Hal        (di nuovo arrabhiato con se stesso) — Gesù, dovrebbero ammazzarmi!

Madge — Io... troverò qualche cosa da dirle.

Hal        (goffamente) — Beh... buona notte.

Madge — Buona notte. (Fa per avviarsi).

Hal —    Piccola... forse potresti darmi un bacio per la buona notte? Un altro solo.

Madge — No, meglio di no.

Hal —    Ti prego.

Madge — Poi... poi si ricomincerebbe da capo e invece preferisco dimenticare.

Hal —    Per piacere, piccola.

Madge — Prometti di non tenermi?

Hal —    Terrò le mani a posto. Lo giuro davanti a Dio.

Madge — Beh...

(Lentamente va verso di lui, pren­de il volto di lui tra le sue mani e lo bacia. Il bacio dura a lungo. Le mani di Hal s'innervosiscono e finalmente abbracciano il corpo di lei. La loro pas­sione si ravviva. Poi Madge ha un piccolo gemito, si stacca da Hal e corre nella casa singhiozzando)

No! Avevi promesso! Non voglio rivederti più! Vor­rei esser morta!

(Entra correndo dalla porta princi­pale lasciando Hal a disprezzare se stesso: picchia i pugni l'uno contro l'altro, da un calcio al suolo con il tacco ed esce rabbiosamente come uno che odia il giorno in cui è nato).

Quadro secondo

(Le prime ore del mattino seguente. Millie siede sui gradini fumando una sigaretta. Indossa un abito fresco e pulito in onore del primo giorno di scuola. Flo esce precipitosamente dalla porta principale. È affranta. Millie nasconde la sigaretta rapidamente. Flo non ha avuto neanche il tempo di vestirsi, in­dossa infatti una vecchia vestaglia sulla camicia da notte).

Flo —    Eri sveglia quando Madge è venuta in camera?

Millie — No.

Flo —    Non t'ha detto niente stamattina?

Millie — No.

Flo —    Oh, Santo Iddio! Ieri sera non le ho potuto tirar fuori una parola tanto piangeva. Adesso s'è chiusa in camera sua.

Millie — Scommetto di sapere quello che è suc­cesso.

Flo        (tagliente) — Non sai niente tu, Millie Owens! E se qualcuno ti dice qualche cosa... (Annusa l'aria) Hai fumato?

Helen     (venendo dalla porta posteriore) — Madge ti ha detto che cosa è successo?

Flo —    La prossima volta che ti prendi in casa un vagabondo, Helen Potts. ti pregherò di restare nella tua parte di cortile.

Helen— Madge sta bene?

Flo —    Certo che sta bene! È scesa dall'automobile e ha lasciato solo quel vagabondo. Ecco quello che ha fatto.

Helen — Saputo niente di Alan?

Flo —    Ha detto che sarebbe venuto in mattinata.

Helen — Dov'è quel giovanotto?

Flo —    So io dove dovrebbe essere! Dovrebbe essere in galera e là andrà a finire se si farà rivedere da queste parti!

Rosemary (spuntando la testa dalla porta princi­pale) — Nessuno di voi ha visto Howard?

Flo        (sorpresa) — Howard? Perché? No, Rosemary!

Rosemary (nervosa e incerta) — M'ha detto che sarebbe passato stamattina. Signora Owens, sto sten­dendo la mia roba d'estate in terrazza. Qualcuno può venire ad aiutare?

Flo —    Abbiamo da fare, Rosemary.

Helen — Verrò io, Rosemary. (Guarda Flo poi va sul portico).

Rosemary — Grazie, signora Potts. (Rientra).

Flo        (a Helen) — È tutta la mattina che se ne va in giro per casa come un cane a fiutare l'aria. Deve essere successo qualche cosa.

(Helen entra in casa. Flo si rivolge a Millie)

Sta' attenta se viene Alan.

(Flo entra in casa. Ora si odono le voci di Irma e Cristina che vengono a chiamare Rosemary).

Irma —   Spero che Rosemary sia pronta. Ho pro­messo al principale che sarei andata presto per aiu­tarlo alle registrazioni.

Cristina — Come sto, Irma?

Irma —   È un abito molto carino. Aspetta che te lo abbottono di dietro.

(Irma aggiusta gli uncinelli dell'abito mentre, Cristina rimane ferma paziente­mente).

Cristina — Io sostengo che un'insegnante debba vestirsi bene il primo giorno di scuola per dare agli studenti la prima buona impressione.

Irma      (andando sul portico) — Buon giorno, Millie.

Millie — Salve.

Irma —   Rosemary è pronta?

Millie — Se volete entrare fate pure.

Cristina — Abbiamo perso di vista Madge ieri sera al picnic.

Millie — È successa la stessa cosa a parecchie persone.

Irma      (dà a Cristina un'occhiata significativa) — An­diamo, Cristina. Scommetto che dovremo buttar giù dal letto quella dormigliona.

(Entrano in casa dalla porta principale. Arriva Bomber, scende dalla sua bicicletta, lancia un giornale sugli scalini di Helen e uno sul portico posteriore di Flo. Poi salta sul portico di Helen per poter guardare nella camera di Madge).

Bomber — Ehi, Madge! Vuoi venire a ballare? fammi essere il secondo, Madge!

Millie — Chiudi il becco, scemo!

Bomber — Mio fratello li ha visti fermi con la macchina sotto il ponte. Alan Seymour intanto li stava cercando per tutta la città. Madge s'è data sempre un sacco d'arie ma io lo sapevo che le piace­vano i giovanotti. (Vede Alan venire di dietro la casa degli Owens e s'allontana rapidamente).

Millie — Va a finire che un giorno o l'altro l'am­mazzo veramente quello sporco bastardo. (Si volta e scorge Alan).

Alan — Posso vedere Madge?

Millie — Te la chiamo, Alan. (Chiama verso la finestra di Madge) Madge! E' venuto Alan. (Ad Alan) Probabilmente dovrà vestirsi.

Alan — L'aspetterò.

Millie    (siede sul ceppo e si volge ad Alan molto timidamente) — Io... mi sei sempre piaciuto, Alan. Lo sapevi?

Alan      (un po' sorpreso) — Io?

Millie    (scuote la testa) — E' terribilmente difficile far capire a una persona che ci piace, non trovi?

Alan      (con un po' d'amarezza) — Per certa gente invece è facile.

Millie — Ti... ti senti così... così stupida. Non so perché.

Alan      (piuttosto commosso) — Sono... sono contento di piacerti, Millie.

Millie    (è facile capire la sua solitudine) — Non m'aspetto che tu faccia nulla per questo che t'ho detto. Volevo dirtelo, ecco tutto.

(Howard entra af­faccendato attraverso il cancello, molto agitato. Si rivolge a Millie).

Howard — Posso vedere Rosemary?

Millie — Santo Cielo, Howard, che cosa fate qui?

Howard — Credo che mi stia aspettando.

Millie — E' meglio che la chiami dalle scale... (Howard fa per andare, è giunto alla porta, ma quan­do sente l'ultima frase di Millie si ferma e si volta) Ci sono anche le altre su da lei.

Howard (molto serio) — Le altre?

Millie — La signora Potts, la signorina Kronkite e la signorina Schoenwalder.

Howard — Accidenti, io devo parlarle da solo.

Rosemary (chiamando da dentro) — Howard! (Da dentro la casa, alle altre donne) E' Howard. E' qui!

Howard  (comprendendo d'essere in trappola) — Accidenti!

(Si ode un gioioso coro di voci femminili dall'interno. Howard dà un'ultima occhiata penosa a Millie, poi entra in casa. Millie lo segue e Alan rimane solo nel cortile. Dopo un momento Madge esce dalla porta della cucina. Indossa un semplice abito  ed  è  molto castigata nell'insieme.  La sua espressione è imperscrutabile).

Madge — Ciao, Alan.

Alan      (molto agitato nel vederla) — Madge!

Madge — Mi dispiace moltissimo per ieri sera.

Alan — Madge, qualunque cosa sia successo... non è stata colpa tua. So bene che cosa diventi Hal quando beve. Ma adesso l'ho sistemato. Non ti darà più fastidio.

Madge — Veramente?

Alan — A scuola passavo quasi tutto il mio tempo a tirarlo fuori dai guai. Sapevo che aveva avuto qualche dispiacere e ho sempre cercato di aver com­prensione per lui. Ma questo è quello che ho avuto per ringraziamento.

Madge    (ancora inespressiva) — Dov'è adesso?

Alan — Non ti preoccupare di Hal. Ti porto i suoi saluti.

Madge    (ancora indecifrabili i suoi sentimenti) — Se n'è andato?

Flo        (venendo correndo dalla cucina. Adesso è ve­stita) — Alan, non sapevo che tu fossi qui.

(Si odono grida dentro la casa. Millie esce gettando del riso sulle spalle delle altre che ridono e gridano tanto da rendere quasi incomprensibile quello che dicono).

Helen —        Ecco la sposa! Ecco la sposa!

Irma —   Ti auguro ogni bene, mia cara!

Cristina — Vi prendete una ragazza magnifica, Howard Bevans!

Irma —   E Rosemary si prende un uomo come si deve!

Cristina — Rosemary è la migliore ragazza che io abbia conosciuto!

Helen — Siate felici!

Irma —   Vi auguro ogni bene!

Helen —        Felici per sempre!

(Sono usciti tutti sul portico e Howard porta due valigie. Il suo volto ha un'espressione di completa confusione.   Rosemary indossa un vaporoso abito da viaggio).

Irma      (a Rosemary) — Ragazza, hai addosso qualche cosa di vecchio, per caso?

Rosemary — Un vecchio paio di calze di nylon, ma sono come nuove.

Cristina — Porterebbe sfortuna, mia cara. E questo è un vestito nuovo, vero? Rosemary hai addosso qualche cosa di azzurro? Io non la vedo.

Rosemary — No, no, sta' tranquilla! Ma non ho niente preso in prestito! (Hal appare all'estremità della baracca. Osserva per un attimo e quando è sicuro che nessuno lo vede corre dentro la baracca).

Flo —    Madge, presta qualche cosa a Rosemary. Porterà fortuna anche a te. Andiamo, Madge! (Pren­de Alan per un braccio e lo spinge verso i gradini con lei) Rosemary, Madge ti darà qualche cosa in prestito.

Madge    (avvicinandosi al gruppo sugli scalini) — Posso prestarvi il mio fazzoletto, signorina Sydney.

Rosemary — Grazie, Madge. (Prende il fazzoletto) Non è una ragazza deliziosa, Madge?

Irma e Cristina — Oh, sì! Certo!

(Madge si volta e s'allontana dal gruppo andando verso la casa di Helen).

Rosemary (nel mentre) — È anche modesta! Una ragazza carina come lei può andare verso la vita senza preoccupazioni!

(Alan va a raggiungere Madge. Flo si volta e si avvicina a Madge, Rosemary la segue)

Signora Owens, ho lasciato la borsa dell'acqua calda nel bagno e i bigodini nel camerino. Potete pren­derli. Un po' di roba è appesa in terrazza, verremo a prenderla dopo che ci saremo sistemati. Cherryvale non è poi tanto lontana. Potremo restare buoni amici come prima.

(La testa di Hal spunta dalla baracca e Madge la scorge. Madge trasale).

Flo —    Mi dispiace di dirtelo proprio adesso, Rose­mary, ma non m'hai dato il minimo avvertimento per la stanza. Sai chi potrebbe affittarla?

Irma      (a Rosemary) — Non le hai detto di Linda Sue Breckenridge?

Rosemary — Oh, già. Linda Sue Breckenridge... è l'insegnante di cucito.

Irma      (una dichiarazione positiva per tutti) — Ed è una cara ragazza!

Rosemary — Ha avuto una lite con la sua padrona di casa, la signora Bendix. La signora Bendix voleva farle pagare venti cents per la spremuta d'arancio della mattina e nessuna di noi l'ha mai pagata più di quindici cents. Non è vero, ragazze?

Irma e Cristina (confermando decisamente) — No! Mai! Certo che no!

Rosemary — Irma, di' a Linda Sue di mettersi in contatto con la signora Owens.

Irma — Volentieri.

Flo —    Grazie, Rosemary

Howard — Rosemary, dobbiamo ancora andare a prendere la licenza matrimoniale...

Rosemary (a Cristina ed Irma singhiozzanti) — Arrivederci, ragazze! Abbiamo passato delle giornate così divertenti insieme!

(Irma, Cristina e Rosemary si abbracciano).

Howard (un poco inquieto) — Andiamo, cara! (Alan prende le valige a Howard).

Howard (ad Alan) — Un uomo deve sistemarsi pri­ma o poi.

Alan — Naturale!

Howard — E la gente preferisce fare affari con un uomo sposato.

Rosemary (a Madge e Alan) — Spero che voi due sarete felici come lo saremo io e Howard. (Si volge a Helen) Siete stata un'amica magnifica, signora Potts!

Helen — Ti auguro ogni felicità, Rosemary.

Rosemary — Arrivederci, Millie. Sarai una scrittrice famosa un giorno ed io sarò orgogliosa di averti conosciuta.

Millie — Grazie, signorina Sydney.

Howard (a Rosemary) — Tutto sistemato?

Rosemary — Tutto sistemato e pronta per partire! (Improvvisamente) Ma dove andiamo?

Howard (dopo una pausa imbarazzata) — Beh... ho un cugino che ha un campo turistico negli Ozarks. Lui e sua moglie possono ospitarci gratis.

Rosemary — Oh, adoro gli Ozarks! 

(Afferra il braccio di Howard e lo spinge fuori scena. Alan porta le valigie fuori scena. Irma, Cristina, Millie, Helen li seguono, tutti gettando riso e gridando).

Tutti     (uscendo) — Gli Ozarks sono stupendi in questa stagione!

Siate felici!

Vi auguro di ogni bene!

Oh, ti sei preso una ragazza magnifica, Howard!

E tu, Rosemary, hai scelto proprio l'uomo giusto!

Flo        (rimasta sola con Madge) — Madge, che è suc­cesso ieri sera? Non mi hai detto una parola.

Madge — Lasciami sola, mamma.

Rosemary (fuori scena) — Signora Owens, non venite a salutarci?

Flo        (esasperata) — Santo Cielo! È tutta la mattina che la saluto!

Alan      (appare dietro il cancello) — Signora Owens, la signorina Sydney vuole darvi la chiave di casa.

Helen     (appare dietro Alan) — Vieni, Flo.

Flo        (uscendo in fretta) — Vengo! Vengo!

(Segue Alan e Helen per unirsi all'addio a Rosemary fuori scena. Adesso Hal esce dalla rimessa. I suoi abiti bagnati e attaccati al corpo. È scalzo e la sua canot-tiera è insanguinata. Si ferma davanti a Madge).

Hal —    Piccola!

Madge    (voltandogli le spalle) — Non dovevi venire qui.

Hal —    Sto nei guai, piccola.

Madge — È quello che ti meriti.

Hal —    Il vecchio di Seymour m'ha denunciato alla polizia. Mi ha accusato d'aver rubato la loro auto­mobile. Ho dovuto prendere a pugni uno di quei bastardi poliziotti e buttarmi nel fiume per libe­rarmi. Se mi prendono adesso non scherzeranno.

Madge    (come indifferente) — Sei nato per metterti nei pasticci.

Hal —    Piccola, ero venuto per salutarti.

Madge    (ancora non rivelando i suoi sentimenti) — Dove andrai?

Hal —    Ho qualche amico a Tulsa. Posso sempre trovare un posto di facchino all'albergo Mayo. Gesù, quanto odio gli addii!

Madge    (non sapendo con precisione quali sono i suoi sentimenti) — Beh... non vedo che altro ci sia da fare.

Hal —    Sei ancora arrabbiata con me, piccola?

Madge — Io... io non ho mai conosciuto un ragazzo come te.

(Gli addii si sono calmati fuori scena. Le voci dì Rosemary e Howard si allontanano mentre rispondono ai saiuti degli altri. Flo rientra in scena e siferma al cancello scorgendo Hal).

Flo —    Madge!

(Alan rientra correndo).

Alan      (esasperato) — Hal, che stai facendo qui?

(Helen e Millie in scena seguite da Irma e Cristina).

Helen —        Oh, ecco il giovanotto!

Hal —    Stammi a sentire, Seymour, io non ho rubato la tua macchina. Piantala con questa storia.

Alan — Faresti meglio ad andartene da questa città se ti preme la salute.

Hal —    Me ne andrò quando avrò fatto quello che devo fare.

Helen —        Ve ne andate? Credevo che sareste rima­sto qui e vi sareste sistemato.

Hal —    No. Non mi sistemerò qui.

Alan      (lanciandosi contro Hal selvaggiamente) — Te ne andrai subito, invece! Per chi m'hai preso?

Hal        (trattiene Alan non volendo litigarci) — Senti, ragazzo, non ho nessuna intenzione di mettermi a litigare con te. Sei il solo amico che ho avuto.

Alan — Non siamo più amici. E tu non mi metti paura.

(Alan si lancia contro Hal ma Hal è molto più forte e agile di lui. Afferra il braccio di Alan, glielo torce dietro la schiena e l'obbliga a piegarsi a terra. Irma e Cristina guardano eccitate dal can­cello, Helen è preoccupata, Alan grida per il dolore)

Lasciami, maledetto vagabondo! Lasciami!

Flo        (a Hal) — Lasciatelo immediatamente!

(Ma Alan deve ammettere la sua sconfitta. Hal lo lascia e Alan si ritira sugli scalini di Helen, con le mani sul viso, profondamente umiliato. Un fischio del treno si ode in distanza. Hal corre accanto a Madge).

Hal        (a Madge) — Piccola, non mi dici addio?

Flo        (a Cristina e Irma) — È meglio che ve ne an­diate, ragazze. Non stiamo tenendo spettacolo! (Le due donne se ne vanno stizzite).

Madge    (chinando la testa, non volendo guardare Hal) — ... Addio.

Hal —    Ti prego, piccola, non essere arrabbiata con me. Stavi seduta davanti a me, eri così bella, dicevi tutte quelle cose gentili che io... io credevo di pia­certi, piccola. Veramente, lo credevo.

Madge — Non sono arrabbiata.

Hal —    Grazie. Grazie tante!

Flo        (come un cane che abbaia) — Giovanotto, se non ve ne andate immediatamente chiamerò la po­lizia e andrete a finire dove meritate.

(Madge e Hal non l'hanno neanche sentita).

Madge — E... tu mi piaci... fin dalla prima volta che t'ho visto.

Flo        (esasperata) — Madge! Veramente?

(Madge annuisce).

Madge — Se sapessi come desideravo piacerti!

(Rag­giante. Ora tutto va per il meglio a Hal. Millie os­serva la scena scetticamente dai gradini. Helen guarda i due giovani amabilmente. Flo si preoccupa di Alan e vuole liberarsi di Hal).

Flo —    Madge, rientra subito in casa.

(Madge non si muove).

Hal —    Stammi a sentire, piccola... Non l'ho mai detto prima... non ho mai potuto... mi faceva sen­tire così... così ridicolo!... Ma io...

Madge — Che cosa?

Hal —    Sono pazzo di te, piccola, veramente pazzo!

Madge — Hai fatto l'amore con tante ragazze...

Hal —    Qualcuna...

Madge — ... come l'hai fatto con me ieri sera.

Hal —    Non come ieri sera, piccola. Ieri sera è stato... (cerca le parole) era come se fossi ispirato.

Madge — Sul serio?

Hal —    Il modo con cui ti sei seduta vicino a me comprendendo quello che io provavo... il modo con cui m'hai preso la mano e m'hai parlato...

Madge — Non potevo sopportare che la signorina Sydney ti trattasse in quel modo. Sei un uomo, dopo tutto.

Hal —    E tu sei una donna, piccola, che tu lo sap­pia o no. Sei una vera donna.

(Si ode la sirena della polizia in distanza. Flo, Helen e Millie si allarmano).

Millie — Ehi, è la polizia!

Helen — So io come liberarmi di loro.

(Esce in fretta da destra. Hal e Madge non si sono mossi. Si guardano negli occhi).

Hal —    Mi... mi vuoi bene?

Madge    (con le lacrime agli occhi) — E se anche fosse?

Hal —    Sono un povero bastardo, piccola. In tutta la mia vita non ho fatto altro che rovinare le cose che mi appartengono. Dammi un bacio per dirmi addio. (La prende e la bacia) Vieni con me, pic­cola.  All'albergo mi  danno una stanza  nel  sotto­suolo. Sarà abbastanza scomoda ma potremmo starci fino a quando non avremo trovato di meglio.

Flo        (oltraggiata) — Madge!  sei  diventata  matta!

Madge — Non potrei.

(Il treno fischia in distanza).

Flo —    Giovanotto, è meglio che corriate a pren­dere quel treno il più presto possibile.

Hal        (a Madge) — Quando sentirai quel treno al­lontanarsi dalla città, sapendo che sopra ci sono io, il tuo piccolo cuore si spezzerà; bambina, perché... perché mi ami. Accidenti se mi ami! (Stampa un ultimo  bacio sulle sue  labbra  poi  corre via  per prendere il treno).

(Madge cade a terra quando egli la lascia. Flo corre a consolarla).

Flo —    Sta' su, bambina.

Madge — Oh, mamma!

Flo —    Perché doveva succedere proprio a te tutto questo?

Madge — Io lo amo! Lo amo!

Flo —    Parla piano, bambina, parla piano! I vi­cini stanno alla finestra a guardare.

Madge — Non avevo mai saputo che cosa fosse l'amore. Perché nessuno me l'ha detto?

Millie    (guardando fuori) — Ce l'ha fatta. Ha preso il treno.

Madge    (un grido di profondo dolore) — Non lo vedrò più!

Flo —    Madge, credimi, meglio così.

Madge — Perché? Perché?

Flo —    Infine non l'hai sposato!

Madge    (angosciata) — Oh, mamma, che cosa si può fare per l'amore che sento? Come... come si fa?

Flo        (battuta e disfatta) — Io... io non l'ho mai sa­puto.

(Madge entra in casa piangendo. Helen ri­torna, portando gli stivali di Hal. Li mette sul portico).

Helen —        La polizia li ha trovati sulla riva del fiume.

Alan      (si alza dagli scalini di Helen) — Hal è sempre piaciuto alle ragazze. Mesi dopo che aveva lasciato l'università le ragazzevenivano ancora a cercarlo: «C'è Hal?». «Nessuno sa dove sia an­dato a finire?». Facevano la voce così triste quando parlavano di lui.

Flo —    Alan, vieni a pranzo da noi stasera. Farò la torta di patate dolci e qualche altra cosa che ti piace.

Alan — Stasera sarò partito, signora Owens.

Flo —    Partito?

Alan — Papà vuole che l'accompagni  nel Mi-chigan a pescare. L'avrei mandato solo ma adesso...

Flo —    Tornerai qui prima d'andare all'università?

Alan — Tornerò a Natale, signora Owens.

Flo —    Natale! Alan, va' dentro a salutare Madge.

Alan      (ricordando) — Madge è bella. Mi faceva sentire così orgoglioso... solo a guardarla... e dire a me stesso che ella mi apparteneva.

Flo —    Valla a salutare, Alan, per l'ultima volta.

Alan      (ormai ha deciso) — No! Tornerò a casa a Natale. Verrò a trovarvi... per farvi gli auguri. (Via).

Flo        (un grido disperato) — Alan!

Helen     (consolante) — Tornerà, Flo. Tornerà.

Millie    (agitando la mano) — Addio, Alan.

Flo        (tornando in se stessa) — È meglio che ti pre­pari per andare a scuola, Millie.

Millie    (salendo gli scalini, piuttosto triste) — Si­gnore, m'ero quasi dimenticata!

(Entra in casa).

Flo        (si volge a Helen) — A te... a te piaceva quel giovanotto, vero? Helen? Ammettilo.

Helen — Certo che mi piaceva.

Flo        (minimizzando) — Uhm.

Helen — Vivendo sola in casa con mia madre ho preso l'abitudine di accontentarmi delle cose come sono, di amarle... Ogni cosa al suo posto... una for­cella per caso sul pavimento... il geranio alla fi­nestra... l'odore delle medicine di mia madre...

Flo —    E io m'accontento delle cose di casa mia, grazie tante!

Helen — Ma non è la stessa cosa quando c'è un uomo, Flo. È entrato in casa mia e tutto improv-visamente è diventato differente. Sentivo i suoi passi pesanti risuonare nelle nostre piccole stanze, parlava con la sua voce robusta che rimbombava nel sof­fitto e... Tutto quello che m'ha ricordato è sialo che c'era un uomo in casa ed era una bella cosa.

Flo        (scettica) — Veramente?

Helen —        E... e mi ha ricordato che... che sono una donna e anche questo è una bella cosa.

(Millie esce da casa dalla porta principale in fretta, por­tando i suoi libri di scuola).

Millie    (disperata) — Madge è innamorata di quel pazzo. Sta piangendo come una fontana.

Flo —    Pensa agli affari tuoi e va' a scuola.

Millie — Io non m'innamoro mai. Non io!

Helen —        Aspetta di essere cresciuta un altro po' prima di dirlo, Millie.

Millie — Sono già abbastanza grande. Madge può restare in questa stupida città, sposarsi qualche gio­vanotto ordinario e mettere al mondo un mucchio di sudici ragazzini. Quando io avrò preso il diploma me ne andrò a New York e scriverò dei racconti che per la gente saranno un pugno in un occhio!

Helen —        Tu hai molto talento, Millie.

Millie    (vittoriosamente) — Sarò così grande e fa­mosa... che non avrò nessun bisogno d'innamorarmi.

La voce di un ragazzo (fuori scena, chiamando Millie) — Ehi, faccia da idiota!

Millie    (sputando contro di lui) — È Poppedeck Mc Gullough. Pensa di essere tanto bello!

La voce di un ragazzo — Ehi, idiota d'una ra­gazza! Vieni a baciarmi. Ho voglia di vomitare!

Millie    (con rabbia crescente) — Se crede di ca­varsela liscia dopo quanto ha detto, è matto. (Trova un bastone con cui colpire il suo offensore).

Flo —    Millie! Millie! Non sei più una bambina! (Millie riflette su questo avvertimento della madre, butta via il bastone e si avvia).

Millie — Ci vedremo stasera. (Esce).

Flo        (che vuole essere rassicurata) — Alan tornerà, vero, Helen?

Helen — Certo che tornerà, Flo. Tornerà a Na­tale e porterà Madge a ballare al Circolo e si spo­seranno e vivranno felici.

Flo —    Lo spero. 

(Improvvisamente Madge esce dalla porta principale. Ha il cappello e porta una piccola valigia di fibra. È molto decisa. Si avvia verso il cancello).

Flo        (esterrefatta) — Madge!

Madge — Vado a Tulsa, mamma.

Helen     (a se stessa) — Per l'amor del cielo!

Madge — Per favore, non t'arrabbiare. Sono... sono costretta a farlo.

Flo —    Ma che diavolo dici?

Madge — Capisco quello che provi; ora non posso fare altrimenti.

Flo        (ansiosamente) — Stammi a sentire, Madge. Alan torna a Natale. Ti porterà a ballare al Cir­colo. Ti farò un altro vestito nuovo e...

Madge — Me ne vado, mamma.

Flo        (disperata) — Madge! Senti... devo dirti...

Madge — Il mio autobus parte tra pochi minuti...

Flo —    Non è una persona per bene, quel giova­notto. Non sarà mai capace di mantenerti. Quando avrà un lavoro spenderà tutta la paga in whiskey. Dopo un po' si prenderà un'altra donna.

Madge — Le ho già pensate tutte queste cose.

Helen — Non si ama qualcuno perché è perfetto, Flo.

Flo —    Oh, Dio mio!

La voce di un ragazzo (lontano) — Ehi, Madge! Ehi, bellezza! Sei proprio quella che ci vuole per me!

Helen — Chi sono questi ragazzi?

Madge — Qualcuno di quelli che hanno la vecchia macchina da corsa. (Bacia Helen) Addio, signora Potts. Sentirò la vostra mancanza quanto quella della mamma.

Flo        (afferrando Madge, cercando di toglierle la va­ligia) — Madge, ascoltami. Non posso permetterti...

Madge — Non serve a niente, mamma. Me ne vado. Non preoccuparti. Ho preso i dieci dollari che avevo messo da parte per comprarmi le scarpe con i tacchi alti e ho visto gli avvisi economici sul giornale di Tulsa: cercano molte cameriere. Salu­tami Millie, mamma. Dille che quando dicevo di odiarla non lo pensavo affatto.

Flo        (piangendo) — Madge, Madge...

Madge — Dille che sono stata sempre orgogliosa di avere una sorella brava come lei. (Corre via).

(Flo singhiozza ancora, poi si ferma al cancello, osser­vando Madge che s'allontana).

Flo —    Helen, potevo fermarla?

Helen —        Qualcuno avrebbe potuto fermare te, Flo?

(Flo le lancia uno sguardo di comprensione).

La voce di un ragazzo — Ehi, Madge! Sei proprio il tipo che mi ci vuole!

Flo        (che ancora guarda Madge lontana) — È così giovane. C'erano tante cose che volevo dirle e non ho mai dette.

Helen — Lascia che l'impari da sola, Flo.

La voce della madre di Helen — Helen! Helen!

Helen — Abbi pazienza, mamma. 

(Comincia a salire i gradini della sua casa. Flo è ancora al can­cello e guarda lontano).

F I N E

* Tutti i diritti riservati al traduttore Mino Roli.

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