Pietro e il desiderio dei buccellati

PITRINU

PIETRO E IL DESIDERIO DEI BUCCELLATI

Commedia brillante in tre atti

di: Rocco Chinnici

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La commedia incentrata intorno ad una tipica famiglia di stampo paesano, dei nostri giorni.

Il capo famiglia, Pitrinu, si trova ad assumere le vesti di padre, di marito e contemporaneamente quelle di scrittore.

E' proprio questo ruolo composito che genera le incomprensioni e le tipiche scaramucce con la moglie Gnesa, la quale, a sua volta, esasperata per il cattivo andamento economico della famiglia.

Personaggio chiave poi quello di Anciluzzu, figlio di Pitrinu e di Gnesa, il quale nella sua semplicit riesce a scavalcare le formalit e gli imbarazzi che rendono impossibile la libera espressione della spontaneit infantile che alberga in ognuno di noi.

Su questo sfondo familiare si intreccia una vicenda che ha il sapore del tragicomico e che finisce per coinvolgere anche personaggi extrafamiliari.

PERSONAGGI e INTERPRETI

Pietro capo famiglia

Agnese moglie

Angelino figlio

Sindaco I personaggio

Don Luigi parroco del paese

Seduto I personaggio

Non Muoverti III personaggio

Guarda Chi Viene IV personaggio

Piangi La Nonna V personaggio

Giovanni compare

Lena comare

Rosalia vicina

Ignazio uno del vicinato

Marietta moglie

Lorenzo amico

Teresa moglie

Gruppo di persone

(Scena unica: un interno con dei mobili poveri; al muro qualche quadro di santi, un tavolo delle sedie.)

n.b. il figlio, Angelino, vent'enne, scemo, deve parlare come tale; esempio: pronunzier non "questo", ma "quetto", e cos via.

PIETRO

(Seduto alla scrivania; intento ad iniziare a scrivere una commedia) Dunque, il sindaco lo chiamer... no, no! Forse meglio non chiamarlo proprio; non fosse mai! Vai a spiegarlo a questi politici, subito pensano che possa averla con loro in questo caso con lui e se lo chiamassi Lu? Mi pare proprio un bel nome: Lu! Buon giorno signor Lu! (ci pensa) Signor Lu; no, no, no! E.... se lo chiamassi Illo! Eppuru, Lu mi piace tantissimo. Eh no! cos gli tiro le difese, certo! Perch... mettiamo caso: il paese sporco? Subito la gente dir: di chi la colpa? Di Illo! Manca la fognatura? Di chi la colpa? Di Illo! Aumentano la tassa della spazzatura? Chi stato? Illo! E come si capisci chi Illo? Mi sembra di sentire la storiella di Polifemo, quando disse che locchio glielo ruppe Nessuno..

AGNESE

(Entrando) Parli da solo, di non che incominciamo a dare i numeri ora?

PIETRO

Scema! Posso parlare mai da solo?

AGNESE

Allora, vuoi darmi ad intendere che i numeri li do io?

PIETRO

E lultima ci manca!

AGNESE

Allora segno che i numeri li dai tu?

PIETRO

Senti, stai facendo un mare di confusione; (ironico) io, or, ora, non parlavo da solo, ma... con Illo!

AGNESE

(Ironica) Ah, con Illo ! Mi sembrava con laltro!

PIETRO

(Sottovoce) E chi , questaltro?

AGNESE

Ancora? Piietro, ma che hai? E da, quando ti presa sta mania di scrivere che certi momenti non ti riconosco pi.

PIETRO

Ma quale scrivere e scrivere! Tho detto che parlavo con Illo, col sindaco insomma, si, col sindaco parlavo!

AGNESE

Pure! Quindi parlavi col sindaco?

PIETRO

Certo! Con chi se no?

AGNESE

Senti Pietro, prima ancora che ti persuadi chio sono un assessore, ti ricordo che siamo a casa e no al Municipio!

PIETRO

Cosa centra ora il municipio e lassessore! Va beh, va beh, lasciamo perdere! Strappiamo tutto (strappa quanto aveva scritto) e non se ne parla pi! (Alla moglie) Sei contenta adesso?

AGNESE

Ho capito, forse meglio che vado a farmi le pulizie, se no neanchio so pi quel che faccio! Ma con quale coraggio fa lo scherzoso, con tutti questi debiti che abbiamo da pagare? (Esce borbottando). Il calzolaio, la sarta, il salumiere, il macellaio...

PIETRO

(La guarda uscire, meravigliato) Puttana di sua madre! Ora ci vuole. Vedi se questa maniera di dialogare! E poi, dove si va sempre a parare? Ai soldi! Dovevano paralizzare le mani a chi invent i soldi! Ma guarda un po che sorta di manicomio che s venuto a combinare, solo perch stavo scrivendo... di chi? di Illo! E ho appena cominciato. Forse conviene lasciar stare, di scrivere questa commedia; meglio inventarmi unaltra storia. (Pensieroso) E quale, se questa continua a rodermi il cervello? Neanche la notte riesco pi a prender sonno.

AGNESE

(Entra con una cesta di biancheria da stirare e rimane meravigliata sentendolo ancora parlare da solo. Prende una camicia la alza e inizia a parlare con essa). Quanto sei sporca! Che , te la sei presa per quanto tho detto che sei sporca? (Pietro resta imbambolato) E va bene non piangere, domani ti do unaltra lavata, sei contenta? (Si adira) Non piangere tho detto! Oh, guarda staltra!

PIETRO

(Pietro, che le si era avvicinato). Ma... con chi lhai?

AGNESE

Che fai, mi prendi in giro? Non vedi con chi lho? Con Illa!

PIETRO

Ah, (ironico) con Illa!

AGNESE

Piange; non senti? Dice che vuole esser tinta. (E' un gioco d'equivoco che fa riferimento alla sinistra politica e alla perdita dei suoi ideali da poi del compromesso democristiano)

PIETRO

(Non capisce) Ah, vuole esser (facendo finta di tingere) tinta. E se non la tingi, lei... che fa? Chiediglielo.

AGNESE

(Alla camicia, sempre tenendola alzata) Senti che dice? (Se lavvicina allorecchio) No! Non dirmelo! E fallo, te lo voglio proprio veder fare!

PIETRO

E allora? Cosa ha detto di voler fare?

AGNESE

Dice di voler essere tinta di rosso, un rosso vivo! E... se non lo faccio, minaccia di chiudersi dentro il com e di non uscire nemmeno la manica fuori dal cassetto.

PIETRO

(Meravigliato, sta al gioco con un sottile filo dironia) Pure! E scusa, perch di che colore era prima che sbiadisse? Non era rossa? Chi glielo ha fatto fare scolorire?

AGNESE

Oh, senti, non ti ci mettere pure tu! Io, non le grido perch scolorita, ma perch piange; non lo sapeva lei che, (Facendo il verso di strofinarsi con le spalle verso il muro) grattandosi a destra e grattandosi a centro, prima o dopo aveva di che stingersi? Perdere il colore, insomma!

ANGELINO

(Entra osservando i genitori che parlano con la camicia. E un po scemetto) P, me lo devi rattontare (raccontare) il tuppi tuppi?

PIETRO

(Non capisce) Il tuppi tuppi? (Ricordandosi) Ah! Il tebbi tebbi?

ANGELINO

Ti, ti! (si, si).

PIETRO

(Agnese li osserva, indaffarata a stirare) Devi sapere che tempo fa, un giovane voleva una ragazza, e la voleva possedere ancor prima che si sposassero; ma lei non volle, e lui non la dispiacque. Ma, quando finalmente si sposarono, egli non la trov come... pensava, e allora le disse: nubile non tebbii, e maritata tebbii, ora che tebbii, come tebbi tebbi.

ANGELINO

(Con la risata scenetta.) E ti (chi) (indicando la camicia) quetta (questa)?

PIETRO

(Cerca di mascherare quel gioco di finzioni) No niente! Devi sapere, caro Angelino, che tua madre, avendo poco da fare, ogni tanto scherza, e parla con quello che le passa per la mente, quindi...

ANGELINO

(Indicando la camicia) No, quetta, quetta! (questa).

AGNESE

Ora, badagli (esce)

PIETRO

(Tra se) Ma come siam contenti! Quella accende il fuoco e scappa.

ANGELINO

Ton (con) ti (chi) , te (che) palli?

PIETRO

Con me, con me parlo!

ANGELINO

E pett (perch) palli ton (con) te?

PIETRO

No, niente cos! Mi andata di parlar con me, e... quella tua madre!

ANGELINO

No, (facendo il segno di tenere con le mani una camicia aperta) tho detto quetta! (questa).!

PIETRO

Ah, questa? Una camicia! Chi vuoi che deve essere?

ANCILU

E pett (perch) piange?

PIETRO

Perch perch tua madre, dice, che non vuol pi darle i pantaloni bianchi! Si ecco!

ANGELINO

Non vero! Mi diti (dici) Mentognerie (menzognerie) tu. Vedi te (che) butto i tavolo totto (sotto) topa (sopra)! Hai tapito? (capito).

PIETRO

(Cercando di stare calmo) Senti, caro Angelino, non puoi andarti a grattare le corna in un altro posto?

ANGELINO

No tignore! (signore). Mi devo ttare (stare) qua! (Pietro sera seduto, e stava, con la testa tra le mani, pensieroso) Ton (con) te pallo! (parlo). Fai finta te (che) ti naccondi (nascondi) tome (come) lo ttutto (struzzo)?

PIETRO

(Spasientito, interviene duro) Dico io, ve ne volete andare, e mi lasciate in pace per una volta e per sempre, tutti e quanti siete?

ANGELINO

Oh, devi ttare (stare) tammo (calmo)! Hai tapito? (capito). Te (se) no ccrivo (scrivo) tul (sul) muro cote (cose) ponnodafite (pornografiche) lo guarda, non sa cosa fare). Lo tai (sai) tota (cosa) gli ccrivo? (scrivo). (Pensieroso) Ccrivo Ccrivo

PIETRO

Non rischiarti, sai!

ANGELINO

A pitta! (pizza).

PIETRO

Ah, mi sembrava! (che aveva capito figa, cos che in Sicilia si suol dire).

ANGELINO

(Meravigliato) P, a pitta (pizza) poccheria (porcheria) ? A mamma mi ha dato un tacco (sacco) di battonate (bastonate).

PIETRO

Bastonate? E perch?

ANGELINO

Te (se) lo ta (sa) lei. Allora lo potto (posso) ccrivere? (scrivere). (Sta per farlo mentre entra Agnese)

AGNESE

(Entrando) Non ti rischiare a scrivere sul muro, sai! Se no vero te li do sta volta!

ANGELINO

Ti puo tapere (sapere) pecch mi hai dato battonate (bastonate), pecch ho ccritto pitta?

AGNESE

(Alludendo) Ancora! E tu niente gli dici?

PIETRO

Io? Io posso dirgli... visto che a me non piace la pizza, di scrivere focaccia, caso mai.

AGNESE

(Ironica) Ah, focaccia!

ANGELINO

(Meravigliato, gli sussurra a suo padre in disparte) P! No la pitta (facendo segno di mangiare) quella!. Ma (alludendo ad altro)

PIETRO

Ah, quella... no?

AGNESE

(Che si era accorta dei due) Te lho detto che da poi che ti sei dato allo scri-ve-re, hai perso del tu-tto la testa. (Tira per un braccio Angelino) Su, andiamo, pure tu gran pezzo di porco! (Escono facendo sbattere la porta).

PIETRO

Oh, era ora! Quanto mi rassereno un po il cervello. Certo che, anche con quello... col suo modo di pronunziare le parole... E quellaltra, che fantasia che ha; piange perch ha perso il colore. E allora? Certo, vero , comu dice il motto antico: a ogni culore, il suo carattere; e la cammicia? Che forse le camicie hanno, o influiscono anchesse nel carattere? (Inneggia una vecchia canzone fascista) Camicia nera, dellAbbissina, aspetta e spera fin che lora savvicina (continua a canticchiare il motivetto senza parole) Compagni, il nostro un gran partito (esegue ancora un motivetto senza parole). Chi sa, se forse nella sua ignoranza, non abbia pure ragione. (Osserva in giro, e ne trae un sospiro di sollievo) Ah, mi si apre il cuore! Quasi, quasi mi rimetto a scrvere. Devo uscirmeli per una buona volta, tutti questi personaggi che mi camminano in testa; non ne posso pi di sentirli parlare, di vederli immischiare nei miei discorsi, di dirmi ci che devo o che non devo fare; ora li tiro a tutti fuori e li vado mettendo in queste pagine di quaderno e lo chiudo, vediamo se pu finire questo continuo ronzare che ho qui (indicandosi la testa. Va a cercare quanto ha strappato, lo trova e legge; si gratta la testa, pensieroso). Dunque, intanto il primo personaggio, che il sindaco, lo faccio di anni quaranta, cos nella via di mezzo, e pu capire tanto i problemi dei giovani, quanto quelli degli anziani, conoscere i problemi dei poveri... insomma un sindaco a misura di tutti. Allora, primo personaggio il sindaco (inizia a scrivere la commedia). Persona quarantenne, portamento elegante, intento a pulire una pipa (esce da dentro lermadio questa figura descritta; sar solo lui a vederla e a parlargli).

SINDACO

Ciao, mio caro Pietro; come v?

PIETRO

E come vuole che vada... certo se avessi un lavoro potrebbe andar meglio.

SINDACO

Tante volte ho cercato, facendomi strada, di attraversare a gomitate una folla di pensieri che popolano la tua mente, e finalmente eccomi qua. Non vorrei che tu mi prendessi ad esempio con i miei simili; intendo miei simili coloro che esercitano la professione di Sindaco.

PIETRO

Professione? Sbaglia voscenza! Quale professione? Quella di Sindaco una missione! Pensa te! Lei stato eletto per amministrare il giusto. Io ho votato un uomo che mi rappresenter onestamente. Eh!

SINDACO

Caro Pietro, facile dirlo. Tu pensi che, se io dovessi veramente rapprentare ognuno di voi e per tutto quello che volete, non mi chiuderebbero subito in un manicomio? Scusami se ti parlo cos, in termini elementari; sai, io parlo in conformit a chi mi sta di fronte, con chi devo interloquire insomma. S un uomo di cultura, ad esempio, mi esprimo come osano fare gli intellettuali, quelli veri per, perch poi ce ne sono degli altri che non ti dico; beh, lasciamo perdere; stavamo dicendo ah, si! Parlavamo dellespressione dialettica, se invece uno come dire

PIETRO

Come me?

SINDACO

Si insomma figlio del popolo, mi esprimo diciamo

PIETRO

In modo che io capisco che a rappresentarmi uno che parla come me, e che, quindi, parlando la stessa lingua, mi viene naturale dire finalmente questo un sindaco che capisce i bisogni del popolo!

SINDACO

Esatto, proprio cos! Ah, ma vedo che capisci al volo!

PIETRO

E allora, mi spiega come mai, pur parlando la stessa lingua, lacqua nei rubinetti non arriva; le strade son piene di buche? E la spesa, la spesa perch dobbiamo pagarla due volte?

SINDACO

Due volte? Come, due volte?

PIETRO

Signor Sindaco ma voscenza la tassa dellimmondizia la paga, o no? Mi scusi, se io compro, per esempio... pesci, o che so carciofi, fagioli, melanzane... insomma cose da mangiare, non devo buttarle le bucce, le ische o... lavanzo che non serve? Tutto questo non si chiama immondizia? E se facessimo bene i calcoli, su quanto pago di tasse dei rifiuti...

SINDACO

Pietro, Pietro, cos che tu vuoi dare inizio alla storia?

PIETRO

E allora come? Parlando delle strutture che mancano? Coshanno i giovani, e gli anziani per gli svaghi o tenerli impegnati? Niente!

SINDACO

I giovani, dici? I giovani, neanche loro sanno ci che vogliono, caro Pietro. Se costruisci loro una piscina, dopo ti dicono che era meglio il palazzotto dello sport. Se fai una villa, ti dicono che era meglio una discoteca; e il primo tu, si proprio tu, non mavresti detto che buttavo soldi in strutture che non sarebbero servite a niente? Eh, caro Pietro, a te sembra sia facile comandare. E poi, scusami, sei tu che mhai cercato, sei tu che mhai voluto a sindaco, non mi sono eletto da me. Lascia parlare me e vedrai che a breve vi sistemo tutti.

PIETRO

Come se gi non siam belli e sistemati!

SINDACO

E allora! Vuoi che parli io, o no?

PIETRO

E va bene, va bene, non si accalori pi di tanto!

SINDACO

Ho pensato, e portare in parlamento, una legge nuova! Dora in avanti, quelli che sono stati ricchi questanno, saranno i poveri dellanno dopo, e cos a continuare sino alla morte; vediamo se pu finalmente finire questo continuo lamentarsi: ah, se fossi ricco! Il ricco non conosce i problemi del povero... Eh, che ne pensi?

PIETRO

Come come?

SINDACO

Hai capito bene. Tu, ad esempio, stai in questa casa? (Pietro annuisce) Lanno prossimo, si da il caso che puoi trovarti ad abitare, secondo il censimento che si far, dentro un pagliaio, e lanno dopo stare in una grossa villa piena di maggiordomi che vanno cercandoti: Signor Pietro, signor Pietro dov? E pronto laperitivo! Signor Pietro, la cena si fredda! E cos per tutta la vita, un anno si, ed uno no.

PIETRO

(Meravigliato) Bellissimo! Cos mi toglierei finalmente tutti creditori a cui devo tantissimi arretrati. Mezzo paese a cui devo soldi; eh, se lavoro non ce n (Pensieroso) E mi dica, i terreni, i terreni che ho... allora?

SINDACO

I terreni? Ecco, vedi? Siete molto legati ai beni materiali; e poi scusa, ti conviene pi coltivarli, visto che a raccogliere lanno appresso saranno altri?

PIETRO

E allora sa che faccio, coltivo solo gli uliveti, poich la produzione un anno si, ed uno no.

SINDACO

E insiste! Da coltivare avrai solo il cervello! Essere preparato, pronto ad affrontare la realt dellanno nuovo che verr; essere ricco! Saper parlare il linguaggio delluomo potente; eh, capisci quale prospettiva offro ai popolani?

PIETRO

Certo, non che sarebbe tanto male, se ogni tanto si cambiasse suonata. E ... lei?

SINDACO

Io cosa?

PIETRO

Dico lei, giacch sindaco, e gli tocca farlo per quattro anni, come si regola, come fa insomma?

SINDACO

Ah, ma per me semplicissimo; non sono io a fare la legge, scusa? Come si dice: chi va alla mandria, mangia ricotta.

PIETRO

Veramente ci sarebbe da dire che: chi va a mandria, prima beve siero e poi mangia ricotta!

SINDACO

Pietro, la sostanza sta nella ricotta!

PIETRO

E bene conoscere anche il sapore del siero, caro il mio sindaco... mi creda, non ho ancora capito bene che nome ho da mettergli.

SINDACO

Lascia perdere il nome, esso serve solo allanagrafe...

PIETRO

E no! serve a distinguerci gli uni con gli altri, lo immagina se tutti ci chiamassimo... che so... Giovanni! Uno, chiama per strada: Giovanni! Tutti quelli che si chiamano Giovanni si girerebbero tutti, come si fa? Nascerebbe un mare di confusione...

SINDACO

Si, forse hai ragione. Allora stavo dicendoti della legge; vuol dire che nel regolamento metter una postilla dove si dir che il sindaco, come primo cittadino, rester neutrale, ed osserver, anno per anno, varie ed eventuali

PIETRO

Lo vuole un asciugamano?

SINDACO

Uno... che?

PIETRO

Un asciugamano per togliersi il sudore.

SINDACO

Eh, Pietro, Pietro! Tu scherzi! La gente ha bisogno di lamentarsi, guai se non fosse cos, che mondo sarebbe il nostro?

PIETRO

Che vuole dire, mi scusi? Vuol darmi a intendere ch giusto di lamentarsi?

SINDACO

Certo ch giusto! Devi sapere che la scimmia divenne furba da poi le fu messa la banana lontano, se lavesse avuta a portata di mano invece, quale motivo avrebbe avuto di aguzzare lingegno e poterla prendere? Che , non hai capito? E la fame che fa uscire il lupo dalla tana! E il bisogno che smuove lingegno! Cominci a capire, ora, che io mi opero per il vostro bene? Se non facessi cos, e vi accontentassi in tutto, rimarreste tutti col cervello da zucca, ignoranti.

PIETRO

Oh, ma sa che non mi passato per la mente! Quindi, uno pi lontano si trova (facendo il segno dallungare la mano e prendere qualcosa) dal prendere ci che gli serve, pi scaltrisce, in quanto continua a sperimentarsi. Sa che ha ragione; ha veramente ragione! Non lo avevo minimamente pensato!

SINDACO

Ah, non lo avevi pensato? E senti ancora una cosa, tu, stai iniziando questa storia, ci siamo?

PIETRO

Una commedia.

SINDACO

E va bene, chiamala come vuoi; ma se non fossi io a raccontartela, come la scriveresti?

PIETRO

Certo, da una parte ha ragione; ma dallaltra mi dice di scrivere ci che pi le fa comodo.

SINDACO

Cos dici? Se tu sapessi! Avrei tante cose da raccontarti che nemmeno le immagini; o pensi che fare il sindaco come andare a passeggio? (Pietro confuso) Non capisci?

PIETRO

Veramente... no.

SINDACO

Il sindaco come... un regista; la gente arriva al teatro, si siede aspettando di vedere la commedia, e cominciano ad uscire i primi attori... capito, lantifona? E inizia a prendere corpo la commedia, ma, quello che avviene dietro le quinte, quello, la gente non lo sapr mai: chi arriva in ritardo alle prove, chi spesso non viene, poi ci sono quelli che vogliono la parte pi lunga, e i suggeritori, che spesso suggeriscono ben altro che il copione... continui a capire lantifona? E cos a continuare per tutta la durata del mandato... ( si corregge ) della commedia, volevo dire! E la gente, durante lo spettacolo critica, critiche a mai finire, magari seduta su di una comoda poltrona; eh, la gente brava a muovere la critica!... ma, dimmi una cosa, tu ci vai a teatro? (Agnese da fuori scena; mentre i personaggi, ogni qualvolta Pietro viene interrotto dallo scrivere, rimarranno bloccati nella posizione in cui si trovavano).

AGNESE V.F.S.

Pietro, chiamati Angelino e gli pulisci il muso che io sto parlando con la signora Lucia e lui continua a disturbare!

PIETRO

Io, a dir la verit, bisogno dandare a (alludendo alla moglie che chiama) teatro non ne ho proprio; in questa casa vivono quattro personaggi che:, non perdono mai una prova, fanno ci che gli gira per la testa, non hanno bisogno di nessun suggeritore; e cos via. Il Padreterno solo una cosa ha sbagliato, avrebbe dovuto far la testa con la filettatura, come le lampadine, insomma; Non funziona? si svita, si va in un negozio di elettrcit e si cambia.

AGNESE

(Gridando spasientita) Dico! Lo vuoi chiamare a questo?

PIETRO

Che vipera! E che lena! Ora, se invece (fa finta di svitare e buttare).

SINDACO

Lascia stare; non mettere altre lagne in mezzo ai piedi, che poi la gente viene al comune a chiedermi lassistenza per cambiarsi la testa. E meglio tenersi, ognuno, la propria testa che ha. Ci mancava solo questa!

PIETRO

(Entra Angelino, sporco e piagnucoloso, ha il viso imbrattato di gelato al cioccolato. Pietro si gira e ha un attimo di paura) Dio! Un colpo mi stava venendo! Questo modo di presentarsi? Come sei combinato? E poi, tua madre non poteva comprartelo a limone il gelato?

ANGELINO

Tu ttai (stai) titto (zitto)!

PIETRO

Pure! E si puo sapere perch piangi?

ANCILU

Io volevo i (il) connetto (cornetto).!

PIETRO

(Al sindaco, facendo segno di svitare la testa ad Angelino) Eh? (Il sindaco fa segno col dito che non si deve svitare).

SINDACO

Io ho capito che devo andare. Ci sentiamo, quando avrai pi tempo (Rientra e richiude larmadio).

PIETRO

Si, si, ci vediamo dopo!

ANGELINO

(Essendo, i personaggi, nella immaginazione di Pietro, altri non li vedranno mai, quindi, Angelino non capisce e pensa di essere preso in giro da suo padre) Tu mi pendi (prendi) pe (per) petto (fesso)! Ton (con) ti (chi) te (che) palli? (parli).

PIETRO

No, niente, dopo te lo dico.

ANGELINO

Ora me lo devi dire, ora! Hai tapito? (capito).

PIETRO

E va bene, te lo dico ora. Cera una volta

ANGELINO

(Fa il gesto delle corna) T! Mi pendi (prendi) tempe (sempre) per petto! Tei tonnato (cornuto)! Io voglio rattontato (raccontato) tuello (quello) di ora, no di ttera (cera) una votta (volta); hai Tapito?

PIETRO

(Cerca di acchiapparlo, e Angelino continua a girare attorno al tavolo sino a quando gli si ferma dalla parte opposta) Se ti prendo, te ne do tante da lasciartele per ricordo. (Con la rabbia contenuta) Io, stavo raccontandoti che cera una volta, e che continua ancora ad esserci, una storia...

ANGELINO

Io non voglio tempe le ttette (stesse) cote; tenta (senza) le ttette le voglio, pecch tempe le ttette cote, tembano (sembrano) tutte le ttette!

PIETRO

Mi stai facendo confondere tutto; io ho capito solamente teret teret teret! Non si dice ttette, ma stesse! Hai capito?

ANGELINO

Pecch io tome ho detto, non ho detto... (sillabato) ttette!

PIETRO

Tu hai detto tte, no ste. Ste, ste, ste!

ANGELINO

(Facendo il verso del padre) Tte, tte, tte!

PIETRO

Ancora! No, Tte! Ste, ste!

ANGELINO

E ttitto! (zitto). Io ditevo tte (facendo il gestaccio). Te tta (che sta) venendo quaccuno (qualcuno) (Si sente parlare).

PIETRO

E se viene qualcuno? Non casa mia? E posso fare ci che voglio, oh, guarda!

ANGELINO

Pure le temente (scemenze)?

PIETRO

Pure le scemenze! perch no?

ANGELINO

E falle; non tei tapate (capace)!

PIETRO

Veramente (guarda se viene qualcuno) mi scoccia, ecco!

ANGELINO

(A cantilena) Non tei tapate, non tei tapate! Hai paura, hai paura! Io noo, io noo! (Prende il bastone con tutta la scopa che era appoggiato al muro e lo cavalca girando per il tavolo) Ptp, ptp, ptp, e torri (corri) torri tavallino (cavallino). P (gli si ferma davanti e lo invita ad imitarlo) ti piate? Te ti piate, pecch (perch) non lo fai pure tu? Guadda, (scende da cavallo, si fa per dire, e risale facendo vedere a suo padre come si fa) lo vedi tome ti fa? fatile, fatile, p.

PIETRO

(Guarda ancora se entra qualcuno) Per te! No per me. Se Dio ce ne libera mi scopre tua madre, allora si che pensa... che io (facendo il gesto di pazzia).

ANGELINO

(Meravigliato) P, pecch te (se) a uno vine di fare quello te (che) gli piate, tutti ditono (dicono) te (che) patto (pazzo)?

PIETRO

Perch perch... una persona, prima che si fa adulta, siccome passa tantissimo tempo, dimentica quello che faceva da piccolo, e dopo le viene difficile farlo.

ANGELINO

P, e io non tono (sono) grande; non te (che) lho ccoddato! (scordato).

PIETRO

Che centra, tu se pur ti facessi vecchio, puoi sempre continuare a farlo; son io che non posso pi farlo, hai capito?

ANGELINO

Tu mi ttai fatendo tonfondere tutto. Non ti ppaventare (spaventare), te (che) te (se) ti vede quaccuno (qualcuno) glielo dito (dico) io, te te lho detto. Su, tali (sali) a tavallo (cavallo

PIETRO

(Prende il bastone con tutto il mocio e lo cavalca correndo dietro a Angelino che esce e rientra per la stanza da letto) Vai, Furia, pi veloce del vento! Ptp, ptp, ptp! (Nitrisce, galoppa, inseguendo sempre suo figlio; mentre entra Agnese con padre Luigi, il parroco del paese che rimane stupito a guardare la scena).

AGNESE

Allora, Padre Luigi; eh, che ne pensa?

DON LUIGI

(Meravigliato, si fa il segno della croce) Beh, se devo proprio dire la verit, da pensare non c proprio niente.

PIETRO

(Rientrando) Padre, vuol salire in groppa anche lei? Non si spaventi, che nessuno saccorger di lei, e poi non da proprio calci questo cavallino; vero, Angelino?

ANGELINO

Ti, ti! E mantueto (mansueto), mantueto!

DON LUIGI

Senti Pietro, io dovrei parlarti un attimo, puoi scendere per favore da cavallo?

PIETRO

Che c padre? Ch successo?

AGNESE

(Ad Angelino, tirandoselo dietro) Vieni con la mammina tu, che don Luigi ha da parlare con tuo padre

DON LUIGI

(Assicurandosi delluscita di Agnese) A dire la virit ancora non successo niente, ma, se non ti dai una controllata, finisce che pu succedere qualcosa.

PIETRO

(Meravigliato) Ma, di cosa parla, padre?

DON LUIGI

Ah, ma vedo che fai sul serio!

PIETRO

Si spieghi meglio, padre Luigi, perch non ho capito ancora dove vuole andare a parare.

DON LUIGI

(Sospettoso che possa sentire qualcuno) Abbreviando. Agnese mi ha raccontato di quanto sta succedendoti. Parli da solo, sei sempre tra le nuvole e se devo esprimere proprio il mio parere... in un primo tempo, mi venuto difficile credere a quanto stava raccontandomi tua moglie; ma, appena sono arrivato, purtroppo, ho dovuto ricredermi. Su, via! Non pi tempo di giocare col cavallo!

PIETRO

(Sbalordito) Ah, col cavallo?

DON LUIGI

Si, col cavallo, anche!

PIETRO

Tutto qui?

DON LUIGI

E non ti basta?

PIETRO

Lei stava facendomi prendere un colpo. Ma, sa cos, padre? E da un po di tempo che m presa la mana di scrivere, e ogni tanto penso e parlo da solo... ah, ma, con i personaggi che mi ronzano in testa! E allora, mia moglie si preoccupa e pensa che io stia dando numeri; ha capito? Il fatto che mi trovo ognitanto, per fortuna non sempre, con la testa fra le nuvole, come dice lei, che mi incontro con questi personaggi e chiacchiero due parole; essere pazzo questo?

DON LUIGI

(Imbarazzato) Certo che no! E questi diciamo tuoi personaggi, come sono? Di cosa ti parlano? Di cose buone; che so tu pensi che possano esserti daiuto nella crescita spirituale?

PIETRO

A dir la verit, di Madonna e santi non ne abbiamo ancora parlato, e forse meglio per lei sa, che non ne parliamo.

DON LUIGI

E, scusami se insisto, perch meglio per me?

PIETRO

Perch con questo primo personaggio... politico cui ho parlato, dice di voler fare una legge che ogni anno si devono invertire i ruoli: il ricco diventa povero e il povero diventa ricco certo mi piacerebbe tanto sapere se il Vaticano, questo grandissimo impero economico, finirebbe ad essere gestito da una cooperativa. Padre ho una strana impressione che, sapprovano sta legge, a lei sar io a confessarlo. Ah, quanto mi divertir per le penitenzea, quanto rotolarsi per terra che dovr fare, quanti capitomboli... (Don Luigi si tocca la schiena facendo una smorfia di dolore). Ch padre, si sente male?

DON LUIGI

No, niente, che sta notte ho sicuramente dormito male.

PIETRO

Don Luigi, ho limpressione che ognuno di noi, la matassa, anzich districarla cerca di ingarbugliarla sempre pi. Ma come, Angelino, che a noi sembra non capire, che ha grossi problemi... si diverte con semplicissime cose, e noi che pensiamo dessere quelli senza nessun problema (facendo segni di dissenso), di esser arrivati al capolinea del sapere... non troviamo piacere pi a niente; di noi stessi che dovremmo invece preoccuparci! Pocanzi, quando lei ci trov a cavalcioni sul... cavallino, che cera d strano se anche lei si fosse preso un altro cavallo e girava con me ed Angelino?

DON LUIGI

Io, veramenti

PIETRO

Lasci perdere, non me lo dica, so gi la risposta: noi siamo adulti, e...

DON LUGI

(Decisissimo, rompe gli indugi) Io, ho limpressione che tu non sai proprio niente! (Prende un bastone e lo cavalca) Ptp, ptp, ptp!

PIETRO

(Cavalca anchegli un bastone, fa il verso del cavallo e corre dietro a padre Luigi) Vai Furia, pi veloce del vento!

AGNESE

(Entra attratta dai rumori mentre i due si trovano nellaltra stanza) Ch successo? (Rientrano i due e attraversano la scena, entrando nella stanza dove era uscita Agnese che, incredula, rimane immobile a guardarli) Oh, no!

ANGELINO

(Entra, e si avvia da sua madre che ancora guardava, imbambolata, luscita) Mamma, hai vitto? (visto) Per Furia torre (corre) pi fotte! (forte). (Agnese sviene. Si chiude lentamente il sipario).

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

(Scena medesima; ancora larmadio che servir per lentrata e luscita dei personaggi della fantasia di Pietro, il quale intento a scrivere)

PIETRO

Dunque, questo assessore lo chiamo: Seduto; questaltro: Non Muoverti; questaltro ancora: Vedi Chi Viene; mentre questo ch molto brontolone, lo chiamer: Piangi La Nonna, e gli assegner lassessorato dellOPRF Opera Pia Raccomandazione Familiaris. (Riflettendo) Forse meglio che comincio col far provar loro la parte. (Prepara loro una scena). Qua, siede il Sindaco, qui i tre assessoril, da questo lato far invece sedere Piange La Nonna, che arriva sempre in ritardo e brontolando. (Si siede; ha il tavolo, che funge da scrivania, rivolto verso larmadio. Si apre lo sportello e vanno uscendo i primi tre Assessori; dopo il Sindaco, ed infine uscir il quarto Assessore).

SEDUTO

(Avranno delle carpette colme di fogli. Guarda in giro, vede che non arrivato ancora nessuno e si siede, aspetta un po, guarda lorologio) E allora? (guarda dentro lo sportello da dove vanno uscendo. Si sente arrivare gente) Meno male, stanno arrivando!

NON MUOVERTI

Salve collega Assessore!

VEDI CHI VIENE

(Accenneranno a rispondere con un ironico sorrisino) Eccoci qua!

SINDACO

Buon giorno Assessore! (Si siedono, incominciano ad aprire le carpette). Come al solito si fa sempre attendere, Piangi La Nonna!

SEDUTO

(Alzandosi) Io direi mentre aspettiamo il collega, di vedere un po la situazione urbanistica.

SINDACO

Seduto!

SEDUTO

Si?

SINDACO

No, no! Dico Seduto; mettiti a sedere, capisci? (LAssessore si siede).

NON MUOVERTI

Allora, io direi di iniziare dal piano regolatore se i signori colleghi me lo consentono

SINDACO

Non Muoverti!

NON MUOVERTI

Dica, signor Sindaco!

SINDACO

No, no! Non dico niente! Dicevo solo di non moverti! Ma chi ve li ha dati questi nomi? (Si rivolge a Vedi Chi Viene) Tu, vedi chi viene?

VEDI CHI VIENE

Io direi, visto che limmondizia sta arrivando

SINDACO

Ma che immondizia e immondizia! Dico vedi chi viene, nel senso di vedere chi sta arrivando! (Si sente arrivare il quarto assessore che va lamentandosi) Immondizia, depuratore, piano regolatore (Entra Piange La Nonna).

PIANGE LA NONNA

Colleghi, credetemi, non ne posso pi! La gente mormora, mi ferma per le strade, stufa di sentire solo parlare, vuole anche i fatti! Il programma, dobbiamo rivedere il programma! Lurbanistica! Il poliambulatorio! Quella famosa struttura teatrale! La rete

SINDACO

Collega Assessore, per favore! Le stata assegnato lOPRF? E allora? Veda di interessarsi del suo assessorato; (sdolcinato) curi la pianta organica, su!

PIANGE LA NONNA

Non stia a preoccuparsi che la pianta organica gi al completo! Dal mese entrante gli uffici saranno pieni di mpiegati novi!

SINDACO

(Meravigliato) Quindi li ha

PIANGI LA NONNA

Mi scusi, lei che mha detto Pensaci tu. Ed io sa quanto ho perso: un attimo, soltanto un attimo. Pensi, ho gettato un fischio ai parenti (facendo con la mano il segno di tutto in famiglia) e zamt! Per tutti stato un miracolo, chi si tolto da spalare, chi da zappare, chi da portar calcina, anche di mungere le pecore ha smesso qualcuno; pensi che Calogero, povero nipote, era da tanti anni che faceva domande di concorsi, gli scesa proprio, come si suol dire, la manna dal cielo!

SINDACO

(Ironico) Pure Calogero? E ora, scusa, come si sforna questa fornata di pane della stessa misura la gente che penser? Almeno avevi laccortezza dinfornare qualche forma diversa!

VEDI CHI VIENE

Allora gi linfornata pronta?

NON MUOVERTI

Neanche il tempo di lievitare gli ha dato!

SEDUTO

E tutti pani della stessa misura!

PIANGE LA NONNA

Della stssa misura, si! E la gente ha poco di che pensare, gi stata educata, abituata a vedere infornare pani della stessa misura.

VEDI CHI VIENE

E allora, con il piano regolatore?

SINDACO

E batte ancora col pupo, con sta lagna di piano regolatore! Come siamo rimasti, la seduta precedente e laltra ancora? Che bisogna, prima di ogni cosa, approvare la consulta della curtura.

SEDUTO

Mi scusi signor Sindaco, ma non si dice cullittura?

NON TI MUOVERE

Ma che curtura e cullittura, scusate! Si dice cortura.

PIANGI LA NONNA

Aspettate (prende dalla sua valigetta un PC portatile; inizia a digitare). Scusate, curtura mi risulta che non esiste; culli-ttu-ra, nemmeno; cortura, cortura, cortura Niente! Signor Sindaco pu essere che devo cercare cortora?

SINDACO

Ma che cortora e cortora! (Riflette) Forse cultura, ma si, certo! Cul-tu-ra.

PIANGE LA NONNA

(Digitando) Cultura, cultura, cultura linsieme della tradizione e del sapere scientifico, letterario ed artistico di un popolo o dellumanit intera. (Meravigliato) Credetemi, non ho capito nemmeno una parola.

SEDUTO

Mi scusi Sindaco, noi non possiamo approvare cose che fan confondere la gente; quando mai!

AGNESE

(Da fuori scena) Pietro! (I personaggi rimangono bloccati) Aiutami a districare questo spago!

PIETRO

(Smette di scrivere e si avvicina ai personaggi) Su, avanti sloggiamo per ora, che se mia moglie mi vede ancora parlar da solo, al manicomio mi porta.

SINDACO

Ma dovevamo approvare la consulta della cullittura cio cultura!

PIETRO

Vuol dire che lapproverete la prossima volta, invece di perdervi in chiacchiere.

SINDACO

Su colleghi andiamo, proprio vero, quando si parla di consulta della cullittura

NON TI MUOVERE

(Correggendolo) Curtura!

SEDUTO

(Intervenendo) Co, co, cortura!

SINDACO

E proprio vero, quando si parla di... cortura, cultura, cullittura, non si arriva mai a concludere.

AGNESE

Pietro! Allora, com finita? (Vanno uscendo per larmadio).

VEDI CHI VIENE

E il piano regolatore?

SINDACO

(Esce per ultimo) Ah, ma sei proprio fissato con questo piano regolatore! (Escono borbottando).

AGNESE

(Entra con una matassa di spago aggrovigliato, mentre Petro stava chiudendo larmadio) Che ci fa larmadio aperto?

PIETRO

Larmadio? Ah, niente, cera un po di vento faceva corrente lo sportello sbatteva e lho chuso, si ecco!

AGNESE

(Meravigliata) Lo sportello! la corrente... Ma di che cosa parli? (Va ad aprire lo sportello, Pietro ha paura dessere scoperto, ma i vestiti sono appesi in ordine.)

PIETRO

Eh! Che ti dicevo? No, lei deve aprire per forza! Cosa pensavi di trovare la mia amorosa?

AGNESE

Cammina, cammina, robba buona! Aiutami a districar lo spago, che devo legare il pacco da mandare a Milano a mia sorella Sebastiana... anzi, li hai trovati i fichi secchi? Che a Calogero venuto il desiderio dei buccellati (tipico dolce siciliano), e siccome a Milano questo dolce lo sconoscono, mia sorella vuol fargli la sorpresa per il suo compleanno.

PIETRO

Troppe coccole ha Calogero. Deve ringraziare iddio daver trovato una santa donna per moglie... i buccellati!!! (Pensieroso) Senti una cosa, se... te lo dicessi io di farmi i buccellati?

AGNESE

Aspetta, aspetta! Non metterti pulci in testa, perch io non te ne faccio nemmeno se...

PIETRO

Fossi in punto di morte?

AGNESE

Ecco, si! mi hai tolto la parola dalla bocca.

PIETRO

Quindi... allora... potrei anche... morire? (Agnese alza le spalle). E allora sai che ti dico, che intanto i fichi per Calogero te li vai a cercare, e in quanto alleventuale morte staremo a vedere. (Esce per laltra stanza).

AGNESE

(Rimane meravigliata) Ah, si, devo andare io a comprare i fichi? Allora segno che staremo davvero a vedere, caro il mio marito! (Ed esce borbottando per andare a comprare i fichi).

PIETRO

(Facendo capolino per capire se Agnese gi uscita. Entra, guarda nellaltra stanza e capisce che gi uscita). Ch vipera! Non le si pu dir niente! (Pensieroso) Si, ma il rimedio devo pur trovarlo; la signora cimiciolla deve capirlo che se al marito lo assale qualche piccolo desiderio... certo, non sempre, bisogna coccolarlo, accontentandolo. E allora io, cosa dovrei dire di lei, mentre aspettava di nascere Angelino; mi faceva alzar di notte per andare in giro a cercar cibi strani, questi sono capricci! Su, alzati e corri a cercarmi il melone! Svegliati e vammi a comprare il panino con la milza! Ed io, poveraccio e mezzo morto di sonno, correvo alla ricerca di quanto lei chiedeva. Corri e sbrigati, dormiglione, se no il bimbo non nasce buono se non mi mangio due ostriche! Ed io, cretino e sempre morto di sonno correvo a destra e a manca per soddisfare i suoi desideri e per la paura che il nascituro non avesse problemi. E dopo tutto questo corri corri e perdite di sonno, com venuto mio figlio? Ah, se avessi saputo in tempo del risultato! (Rivolto verso la porta, da dove Agnese uscita) Ti poteva seccare la gola e scoppiare i bronchi in quel letto! Eh, no! Sta volta ho da vincerla io, deve farmi i buccellati, al costo anche di... (Ha una trovata) Ma si, certo! perch no? E... con chi mi metto daccordo? (Bussano) Chi ? Entri!

DON LUIGI

(E stanco e va asciugandosi il sudore che gli scende sulla fronte) Ciao Pietro!

PIETRO

(Fa un gesto, di nascosto a don Luigi, come se avesse trovato il complice per lidea che gli balen pocanzi) Oh, padre, si accomodi! Che l successo per essere cos affannato?

DON LUIGI

Sei tu che devi rispondermi invece. (Pietro meravigliato).

PIETRO

Io? E di che cosa, padre?

DON LUIGI

Stavo recandomi in chiesa, quando vedo Agnese, (quasi evidenziando) tua moglie, che parlava da sola, era adirata; mi sono avvicinato e non scoppia a piangere!

PIETRO

Perch ha capito, sicuramente, daver sbagliato a negarmi i buccellati!

DON LUIGI

I bucce... chi?

PIETRO

No, chi! Llati, llati! (Don Luigi non capisce) I buccellati!

DON LUIGI

Buccellati? (Pietro annuisce) E che centrano i buccellati scusa? E poi, siamo fuori stagione, il mese della Madonna questo, siamo a Maggio ma si certo! Mi parlava di fichi secchi! Su, raccontami.

PIETRO

Padre Luigi, a mia moglie la lasci andare, da piccola aveva la passione per il teatro, e questa passione se l portata sino a grande. Quando lei non pu arrivare a ci che vuole...

DON LUIGI

Io?

PIETRO

Che centra lei! mia moglie. Allora che fa, comincia a gridare, si tira i capelli, si strofina per terra piangendo... insomma, fa lopera, si trasforma.

DON LUIGI

(Meravigliato) No! Eppure non sembra fosse cos!

PIETRO

Ecco, vede, vede che anche lei non s accorto della recita? E cos brava a far la parte da farlo credere a tutti (Pensieroso) Don Luigi, mi dica una cosa, piccato se uno muore?

DON LUIGI

Morire, non un peccato!

PIETRO

Io... intendo per finta..

DON LUIGI

(Sbalordito) Eh!!! Tu vuoi... dire...

PIETRO

(Fa segno con le dita) Si padre. Voglio vedere sino a che punto mi vuol bene mia moglie.

DON LUIGI

(Confuso) Non capisco, vuoi spiegarti meglio?

PIETRO

Pocanzi, prima che lei la incontrasse, per una cosa da niente stava succedendo un pandemonio, e sa perch?

DON LUIGI

Perch?

PIETRO

Perch a Milano non ci sono buccellati; se ci fossero stati, non sarebbe successo niente; (Don Luigi non capisce) ma, siccome a Milano (fa segno con la mano di niente). Ha capito?

DON LUIGI

(Pi confuso che persuaso) Io, veramente

PIETRO

Ho capito, glielo spiego meglio; lei deve aiutarmi a morire.

DON LUIGI

(Scandalizzato) Pietro, ma dico! Io non mi sto pi raccapezzando. E poi cosa ti salta in mente?

PIETRO

Padre, questione di un attimo una semplice finzione. Voglio solo vedere se mia moglie mi vuol veramente bene.

DON LUGI

Io non posso esserti complice! La morte, una cosa sacra!

PIETRO

Quando mai! E per finta, no sacra! E poi lei niente deve fare, solo quello di fingere di benedire un morto senza far capire chio son vivo, ha capito ora? E non abbia paura, su, che niente succede!

DON LUIGI

(Si sentono alcuni tocchi di campana) Io devo andare, ho a momenti da servire la messa, mi far sentire. (Si avvia).

PIETRO

Minchione, ch pauroso! E cosa gli ho detto! (Bussano). E chi sar mai? Tutti in una volta si sono svegliati? (Bussano). Entri! (E Giovanni, compare e vicino di casa). Entri, compare, giusto a lei stavo a pensare.

GIOVANNI

Ecco, perch mi fischiavano le orecchie! Senta, compare, mi scusi sa se sono indiscreto, ma siccome ho visto entrare ed uscire il prete, non che

PIETRO

Ma non avete da fare che stare affacciato sulluscio di casa per vedere chi entra ed esce dalle case altrui?

GIOVANNI

Bel ringraziamento per essermi preso pena di lei! Perci, io vedo entrare ed uscire un prete dalla casa del mio vicino e non devo allarmarmi?

PIETRO

Si, si compare ho capito! Vuole sapere veramente la verit?

GIOVANNI

E certo! Perch son qui, allora?

PIETRO

(In disparte) E ti pareva. (Al compare) Compare, siccome a breve devo morire, ho avvisato il parroco in tempo per darmi la estrema unzione; si ecco, proprio cosi!

GIOVANNI

(Meravigliato, gli tocca la fronte) Permette? Eh, la madonna, come siete accaldato! Non , che ha la febbre per caso, ha cominciato a farle dar numeri?

PIETRO

E lasci stare la febbre! Io no ho niente, ho solamente che lei dovrebbe aiutarmi a morire; ora, di corsa, prima che arrivi mia moglie.

GIOVANNI

(Sempre meravigliato, e in disparte) Ma chi me lo ha fatto fare di venire, non potevo farmi i fatti miei? (Al compare) E scusi, sa, come devo farla morire? Con una coltellata? Con un colpo di legno (indicandosi la testa) qui? Col gas? O pure

PIETRO

Oooh!!! Calma, calma, e ch, s convito tutto dun colpo? Quale coltelli e pezzi di legno! Io intendevo per finta, per finta! Ha capito? (Ironico) Col gas! Le voglio fare uno scherzo a mia moglie.

GIOVANNI

Aaah!!! Ora, comincio a capire meglio! E mi dica, cosa devo fare? (Ci ripensa) Compare, non facciamo che alla comare pu venire un colpo, e io? (Fa segno con i poli uno su laltro come a volere indicare prigione).

PIETRO

Ma quale colpo e colpo! Il colpo a voi lo faccio venire, se le fate accorgere ch uno scherzo. Senta che facciamo, lei va a mettersi affacciato come suol fare sulluscio di casa sua, come se stesse prendendo una boccata daria fresca; non appena vede mia moglie comparire infondo la strada fa un forte fischio. Io, come sento, vado subito ad aprire la bombola del gas e mi metto lungo per terra, mia moglie entra e Ha capito finalmente? Per ho bisogno che lei mi trucchi un p attorno agli occhi, magari con un p di borotalco come fanno a teatro, in modo da sembrare cadaverico. Aspetti. (Va a prendere le cose, mentre Giovanni ha paura dessere scoperto, e guarda spesso se viene qualcuno). Ho trovato, compare! (Si trucca aiutato da Giovanni). Eh! Pensa che possa andar bene? Siam pronti, allora?

GIOVANNI

Speriamo a san Calogero che la comare non ci scopra; se no, caro compare, fritti siamo!

PIETRO

Oh, quanto jettaore! Come fa ad accorgersene?

GIOVANNI

Compare, e ora? Come lo viene a sapere mia moglie che siete morto, non comincia a gridare? Tutto il vicinato fa correre!

PIETRO

Meglio ! e non abbia paura! Su, vada, prima che viene mia moglie.

GIOVANNI

(Gli si avvicina guardandolo) Compare, sembra davvero morto.

PIETRO

Ancora? Andate! (Giovanni si avvia ad uscire girandosi spesso a guardare il compare). Le devo far prende una gran paura da ricordarsela per tutta la vita. Voglio vedere se dopo non corre al primo desiderio che avr. (Si avvicina alla porta sentendo se arriva qualcuno) Ancora nessuno si sente. (Pensieroso). E se Dio ce ne libera dovesse entare Angelino e ne prende una malattia? (Ci ripensa) Niente, prima dovevo pensarci, oramai (Si sente fischiare) Eccola! Sta arrivando! (Ci ripensa) E se non era il fischio del compare, che lascio la bomola del gas sempre aperta? (Si risente il fischio) Meno male, lui , non posso sbagliarmi. (Esce nellaltra stanza ad aprire il gas e si va buttare li per terra come se fosse morto. Entra Agnese con Angelino, ha con se un involto, fichi secchi).

ANGELINO

(Saccorge di suo padre a terra) Catto! (cazzo), E te (che) fa a terra i (il) pap?

AGNESE

(Subito si preoccupa) Madonna! Ch successo? Pietro, Pietro! Parla! Cosa t successo, parla? (Inizia a piangere) Pieeeetro! Pietruccio miiio! (Ad Angelino) Corri Angelino, vai alla porta accanto e chiama compare Giovanni!

ANGELINO

(Piangendo) E che tti (ci) devo dire??

AGNESE

Gli dici di venire subito!

ANGELINO

E pecch?

AGNESE

Digli che a tuo padre venuto un No, niente. Digli che viene di corsa!

ANGELINO

M (mamma) Pech non Ti butti un tecchioi (secchio) dacqua di topa? (sopra).

AGNESE

Senti questaltro! Vuoi correre a chiamare il signor Giovanni? (Riprende a piangere) Che colore che haaa! Pieeetro! Pietruccio miiio! Che gli abbia fatto male il mangiare? E cosha mangiato? I peperoni... (Piange pi forte) I buccellati!!! Voleva i buccellati!!! Pietruccio mio! (Pensieroso) Dicono che fame e desiderio pu provocare acidit... e se era desiderio di buccellati? Quanto sono stata scellerataaata! (Si sentono le voci della comare che sta arrivando).

LENA

(Voce fuori campo) Compare Pieeetro! Com che siete morto! Sta noootte lho sognaaata!! (Entra con Giovanni ed unaltra vicina, Rosalia. Appena lo vede ha un grosso spavento) Mamma mia, che brutto!!! Ch diventato bruuutto! Comare, si pu sapere di cosa morto?

AGNESE

(Sempre piangendo) E come faccio a saperlo.

ROSALIA

Puo essere, poverino, che gli venuto (indicando il cuore) un colpo?

GIOVANNI

(Che ne conosceva la causa, incomincia ad annusare per aria) Ma... non sentite anche voi puzza di gas? Sicuramente... chiss cosa gli girava per la testa e avr aperto il gas per farla finita!

AGNESE

Ma quale gas e puzza; la bombola ieri sera era finita. (Giovanni, meravigliato, guarda il compare disteso per terra).

ROSALIA

(A Giovanni in disparte) Signor Giovanni, vado a chiamare il prete?

GIOVANNI

(Alza le spalle, non sa cosa fare) Credetemi, la prima vota che mi tocca di vider morire cos come dire di niente!

ROSALIA

Di niente? Di subbitu, vuole dire?

ANGELINO

(Meravigliato, guarda suo padre a terra e si rivolge a sua madre) M, quando uno muore, ti (si) tucca (trucca) pima (prima)? Temba tuccato!

ROSALIA

Su, Angelino, vieni con me.

ANGELINO

No, devo ttare (stare) qua! Devo vedere tome (come) te (se) ne tale in paradito.

GIOVANNI

(In disparte) In paradiso, si! Al compare neppure in inferno lo vogliono!

ANGELINO

(Che lo ha sentito parlare sotto voce) Te (che) dite? (dice).

GIOVANNI

No, niente ho detto che siccome tuo padre ... volevo dire era! Era troppo bravo, forse va in paradiso, si ecco!

ANGELINO

E te (se) non lo vogliono neanche in paradito, dove te (se) ne va?

GIOVANNI

Ho una strana impressione che sicuramente la (alludendo al carcere) andr a finire!

ANGELINO

Dove a terra? (A sua madre) M, tempe (sempre) a terra deve ttare? (stare).

AGNESE

Ora, ora gli prepariamo il letto da morto.

ANGELINO

(A Giovanni; gli esce la lingua, e gli fa un gestaccio) T! Lo vedi te (che) a terra no ti (ci) deve ttare!

AGNESE

(Addoloratissima) Compare Giovannii, lo andate a chiamare padre Luigi, intanto che noi sistemiamo il letto.

LENA

(Piangendo) Madonna! Il leeetto! Il letto dobbiamo preparare! (Giovanni esce a chiamare il prete) Angelino, sposta il tavolo intanto e fai un po di spazio. (Le tre donne si avviano per laltra stanza a prendere gli oggetti, che serviranno a sistemare un letto da morto al centro della stanza dove si trova Pietro. Angelino si mette a tirare il tavolo, dando le spalle al padre, verso la parete; Pietro trattiene il tavolo da un piede. Angelino non capisce e guarda, cercando di spiegarsi la ragione del perch il tavolo non si muove. Riprova; niente, tutto come prima. Pietro star attento a non farsi scoprire).

ANGELINO

Ma tom? (com). (Si gratta la testa) Tementato (incrementato) ? (Riprova. Stessa situazione). Ah, ti?(si). Ora ti fatto (faccio) vedere io! (Esce a prendere una corda. Pietro si alza e gira il tavolo sotto sopra e si rimette a terra. Entra Angelino e rimane imbambolato nel vedere il tavolo sotto sopra). E te (che) ?! E te vuol dire? T metto (messo) a piedi totto (sotto) topa (sopra)? (Posa la corda a terra e, dando sempre le spalle a Pietro gira il tavolo; Pietro sposta la corda dallaltro lato del tavolo: Angelino si abbassa per prendere la corda). E te ? Mi tto (sto) imbogliando (imbrogliando) tutto! Lavevo metta (messa) qua!!

AGNESE

(Entrano le tre donne portando le attrezzerie per il letto: reggi tavole in ferro e tavole). Qui, sistemiamolo qui comare. (Lo sistemano al centro. Si sentir sempre il continuo lamento funebre. Si rivolge ad Angelino) Ma che hai Angelino che sei cos sudato? Non ti senti bene?

ANGELINO

Mi tento (sento) ttanco (stanco). (Indica il tavolo) Quetto tavolo, a che femmo (fermo) a che ti (si) mette totto (sotto) topa (sopra).

LENA

(Agnese, preoccupata, guarda Lena, e lei la rassicura pensando che il ragazzo desse numeri a causa dellimprovvisa morte del padre; non lo dispiace e condivide, per gioco, quanto gli racconta). Non prendertela, Angelino, ieri laltro anche il mio tavolo si muoveva; pensa: camminava! Ha sentito la musica e s messo persino a ballare!

ANGELINO

E tome (come), tome (come) ballava? Voglio vedere! (Si mette a piangere).

AGNESE

(A Rosalia, indicando Pietro) Mi aiuti, mi aiuti a prendere quanto serve per cambiarlo prima che arriva gente. Comare, lei bada un po ad Angelino (escono).

LENA

Su, su non piangere, non questo il momento di giocare.

ANGELINO

Io lo voglio vedere, lo voglio vedere!

LENA

E va bene. (Va a guardare se viene qualcuno) Cos; (accenna a fare due passi per paura che possa entrare qualcuno) vedi?

ANGELINO

(Piangendo) Quetto (questo) non ballo, mentognerie (continua a piangere).

LENA

(Va a guardare ancora se viene qualcuno, mentre nellaltra stanza si sente Agnese piangere). Oh Madonna! Come faccio a ballare col morto in casa? E si, si non piangere, non piangere che ti faccio vedere. (Guarda ancora velocemente se viene qualcuno, ri fa due passetti in pi di prima e si ferma). Sei contento?

ANCILUZZU

(Sempre piangendo) Tu fai cot (cos) (e rif i pochi passi fatti da Lena). Vedi? Quetto ballare ? E ttemenza (scemenza), ! (Piange pi forte) Deve ballare di pi di pi! Ha tapito (capito?

LENA

(Si scatena) Ah, si? E tieni allora! (Si sente la musica di un ballo veloce e moderno) Basta che non piangi pi! (Esegue il ballo attorno al "morto" con dietro Angelino che la imita goffamente, mentre entrano Giovanni e padre Luigi che rimane scandalizzato e si fa il segno della croce. Dallaltra stanza, entrano Agnese e Rosalia con i vestiti per il morto, e, nel vedere ci che succede, sviene, mentre sotto la meraviglia di tutti si va chiudendo il sipario del secondo atto).

FINE SECONDO ATTO

TERZO ATTO

(Scena medesima. Pietro disteso sul letto vestito da morto: fazzoletto attaccato tra la testa e il mento, quattro candelabri attorno. Saranno disposti a U. La moglie e il compare da un lato; mentre dallaltro, la comare e don Luigi intento a leggere il sermone. Tutti, tranne il parroco, sono in dormiveglia. Pietro allunga una mano ed accarezza il ginocchio di Lena, che, meravigliata, si compone, guarda il parroco pensando che sia stato lui; don Luigi la guarda, non capisce e le accenna un ironico sorrisino. Lena si lascia prendere ancora dal dormiveglia, Pietro allunga ancora la mano sul ginocchio della comare la quale si gira e molla un sonoro schiaffo al parroco che cade con tutta la sedia, mentre, attratti dal rumore, intervengono gli altri.)

LENA

(Al parroco che tenta di rialzarsi meravigliato) E non si rischi ancora di farlo! Ha capito? Brutto maialone!

AGNESE

Ih, comare! Davanti al morto? Cos successo??

GIOVANNI

(Alla moglie) Ch successo? Che ha fatto?

LENA

(Pensa sia giusto non spiegare laccaduto e cerca dinventarsi qualcosa per giustificare quanto accaduto) Niente, niente, non successo niente! Non vi preoccupate. (Don Luigi si tocca la guancia indolenzita cercando di capirci qualcosa). Siccome voialtri eravate mezzi addormentati.... con padre Luigi si stava giocando allo schiaffetto Quel gioco di quando chi sotto si mette con la mano cos (facendo il gesto). E veru don Luigi? (don Luigi non capisce) E siccome sotto era lui, io lo schiaffo stato sicuramente pi del normale, e lho fatto cadere con tutta la sedia; si, proprio cos! (Al parroco) Ch, si fatto male? (In disparte; la comare la sente) Gran maialone!!!!

AGNESE

(Scandalizzata) Ma comare!

GIOVANNI

Lena, ma ti senti bene, mogliettina mia? (Al parroco) E voi, padre Luigi? Si puo sapere quello ch successo?

DON LUIGI

Io, se devo proprio dire la verit, ero arrivato (indica il sermone) dove Ges disse

AGNESE

Ah, porgi laltra guancia! (Al compare) Ha capito compare? E un gioco! Ma... che ore sono?

GIOVANNI

(Guarda lorologio che ha al polso) Le sei!? Per questo ho sonno!

AGNESE

Comare, vada un po a letto; si sta facendo lalba. Padre Luigi, compare, andate su! E gi tanto quello che avete fatto. Io vado a controllare Angelino se gli caduta la coperta. (Giovanni sta per avviarsi; Agnese sta per recarsi verso la stanza dove dorme Angelino, Lena si abbassa a dare un bacio sulla fronte al compare mentre don Luigi stava prendendosi dalla sedia il sermone e la stoia; Pietro allunga ancora la mano e la poggia sul di dietro di Lena la quale, inviperita, si gira e molla un sonoro ceffone al prete che anche sta volta rimane di stucco. Intervengono i due che stavano per uscire).

DON LUIGI

(Un po adirato) Insomma si pu conoscere la ragione di questo contiuo schiaffeggiare?

LENA

Pure! Vuol pure lo scontrino? Ha anche il coraggio di parlare!

DON LUIGI

Quindi devo pure stare zitto? Non devo parlare?

LENA

Parlare? Muto, muto deve stare!

DON LUIGI

(In disparte) Sar sicuramente il sonno

LENA

Il sonno? Questo, al paese moi, si chiamano mani lunghe!

GIOVANNI

Che mi venisse un colpo se ho capito una parola!

LENA

E forse meglio! (Alla comare) Comare, mi permette di fare u po di caff? (Ironica ed alludendo) Cos ci svegliamo un po; perch (al parroco) succedono co-se stra-ne!

DON LUIGI

(Pi confuso che persuaso) Per San Cristoforo! Se ho capito unacca! (Ad Agnese) Donna Agnese, scusi (fa il gesto per andare in bagno) posso

AGNESE

Si accomodi pure.

LENA

(Tra se) Pure? Gran pezzo di crasto!

AGNESE

Comare, ha parlato? Venga, venga con me. (Si avviano per la stanza dove si trova Angelino. Padre Luigi si avvia per andare in bagno, mentre va toccandosi la faccia indolenzita. Giovanni, si accerta delluscita dei tre e si avvia dal compare; gli alza la mano cercando di farlo alzare).

GIOVANNI

(Entra Lena che si era dimenticata lo scialle sulla sedia ed egli sinventa qualcosa). Io, questa mano, quasi quasi...

LENA

Giovanni! Che stai facendo?

GIOVANNI

Ah, tu sei?

LENA

Cosa vuoi fare?

GIOVANNI

No, niente! (Continua ad inventarsi qualcosa) Dicevo che questa mano, se riesco a farla star ritta cos, la cassa col morto me la porto in spalla da solo! Ecco, si, proprio cos. (La mano resta alzata. Lena ha un sussulto di paura e si va ad aggrappare a Giovanni).

LENA

Mamma mia! Giovanni, ho paura! Portami a casa.

GIOVANNI

E smettila, scema! (Lena, piena di paura e di curiosit nello stesso tempo, si avvicina al braccio ancora alzato e lo guarda stupita, mentre Giovannii la fa spaventare toccandola dietro). Attenta!!!

LENA

Aiuto!!!

VOCE F. C.

(Agnese da fuori scena) Che succede comare?

LENA

(Al marito) Demonio infame! Smettila! Un colpo rischio di prendere! (Alla comare) Niente, niente, comare! (Si accorge della mano che sta abbassandosi molto lentamente, quando sta per toccare il letto si abbassa veloce, tanto da fare sussulatare Lena che esce impaurita, e, nello stesso tempo, meravigliata).

GIOVANNI

(Segue con locchio luscita della moglie e si rivolge al compare finto morto prendendolo per un orecchio) Senta, compare Pietro (Rientra Lena che non ha preso ancora lo scialle e rimane meravigliata).

LENA

Eh!?

GIOVANNI

(Saccorge ancora della moglie e continua ad inventarsi qualcosa) Gli sto dicendo, (con una mano tiene ancora lorecchio e con laltra, come se fosse un microfono, avvicinata alla bocca, gli parla) senta compare (Lena non capisce) E cos che si parla ai morti perch possano sentirti. Senta, compare Pietro, visto che la cassa col morto ho da portarla in spalla da solo, vado a riposare un po e... la saluto. (Alla moglie) Eh! Hai capito, ora? Vado a letto, a riposarmi! (La moglie, capisce di essere presa in giro, prende lo scialle e si avvia ad uscire ma).

PIETRO

Buon riposo compare.

LENA

(Si blocca, si gira, ha molta paura e parla quasi a sillabe) Eh!?

GIOVANNI

Eh? Eh, cosa?

LENA

(Sillaba, per paura) Tu, tu niente hai sentito?

GIOVANNI

Ma cosa vuoi che devo sentire? Chi vuoi che parla, il morto?

LENA

Mera sembrato daver sentito parlare il compare.

GIOVANNI

Si, la comare ha parlato? Ma... non che comincia a dare numeri? Non vedi che sembra morto da centanni?

LENA

Cos, dici? E pure, pocanzi, quando lo baciato sulla fronte, mera sembrato un po... caldo; co-co co-sa vuol dire?

GIOVANNI

Che vuol dire... cosa? Senti, forse meglio che esco un po fuori a prendere una boccata daria fresca.

LENA

Giovannino, non te ne andare, ho paura. Qui sembra che succedono cose strane.

GIOVANNI

Io di strano non vedo proprio niente; sar sicuramente la perdita di sonno, o... la paura che fa vederti ci che non c! (Si avvia, impaurita nella stanza. Entra padre Luigi che guarda Pietro disteso, come se nulla fosse, sul letto). Padre, lei non mi fa compagnia a prendere un po daria fresca?

DON LUIGI

Io veramente (Vorrebbe lanciarsi su Pietro, Giovanni lo trattiene) a quello che butterei gi dal letto!

GIOVANNI

Lasci andare, come siamo rimasti? A giorno fatto, tuttu ritorna alla normalit; anzi (guarda lorologio) sa che le dico, siccome manca poco a farsi lalba, andiamo a sgranchirci le gambe in piazza. (Padre Luigi, tentenna) Su venga! Non stia a pensare!

DON LUIGI

In piazza proprio no! Se qualcuno mi vede con te, a questora, scusa, che cosa pu pensare? E gi tanto che nessuno ancora ha capito niente! E poi sino in piazza!

GIOVANNI

E va bene; arriviamo sin davanti casa mia e torniamo indietro.

DON LUIGI

Ma se qualcuno ci vede? A questora capisci? Perch, visto che la durata dello scherzo volge al termine, dobbiamo farlo sapere in giro? Io sono un prete! Ti rendi conto, in che pasticcio mi trovo? Cosa penser di me, la gente?

GIOVANNI

S per la gente, non stia a a darsene pensiero, avr sempre di che ridire; o crede forse che nessuno sa di lei che in questo momento si trova qui. In piazza vorrei essere come si fa giorno! Se ne sentiranno di tutti i colori!

DON LUIGI

(Meravigliato) Di me?

GIOVANNI

E di chi, di mia sorella? Ah, perch lei pensa che la gente, solo perch la saluta ossequiosa, col sorrisino sulle labbra: buon giorno don Luigi! Pace e bene padre Luigi! La gente, caro padre (facendo il verso di tagliare con una forbice) taglia! La gente non ha rispetto nemmeno per la propria persona. In piazza, ogni giorno, sartoria con certi tagli di vestiti che neanche la miglior moda riesce a realizzarli cos bene; certo, questo anche dovuto alla crescente disoccupazione...

DON LUIGI

La disoccupazione! Cosa centra la disoccupazione?

GIOVANNI

Non centra, dice? Lei crede che se ognuno avesse un lavoro... con i suoi pensieri che comporta, se ne starebbe iin piazza a parlare dei fatti altrui?

DON LUIGI

E va bene, andiamo che ci facciamo quattro passi, tanto ho capito che per domani mi trover ad indossare una tunica nuova. (Escono parlando a soggetto).

LENA

(Pietro si alza, si toglie i vestiti e li mette sul letto, situati al posto suo, ed esce per laltra stanza. Lena entra stropicciandosi gli occhi e sbadigliando, si avvia a gurdare fuori dalla comune; richiude la porta e, ritornando per la stanza da dove era entrata, guarda di sfuggita il letto del morto; non capisce bene, gli si avvicina, non trova pi suo compare). U mortu u mor... (sviene dalla paura. Rientra Pietro, si veste e si rimette a letto come se nulla fosse accaduto).

AGNESE

Comare, comare, dov? (pensando che si fosse addormentata a terra) Su, vada a letto a riposare! Sul pavimento? Questa poi! (Cerca di svegliarla) Comare, si svegli, santo Dio! E che si addormentata tutta dun colpo? (Comincia ad avere paura che sia accaduto qualcosa) Comare, comare su, non mi faccia spaventare.

LENA

(Rinvenendo) Madonna di Fatima, dove sono? Il morto, dov il morto?

AGNESE

Ma si sente bene, comare? Dove vuole che devessere il compare? Qua ! Non che ha fatto un brutto sogno?

LENA

Non vero, se n salito in cielo il compare, nudo! E i vestiti li ha lasciati sul letto, come la serpe lascia la pelle al sole. Lei non mi crede, vero? Lho visto io, con gli occhi miei

AGNESE

Si faccia coraggio, comare, perch il dispiacere stato grande per tutti.

LENA

Lei crede che io stia dando numeri, ma le dico che... (Guardando il letto. Meravigliata) Oh, tornato!

AGNESE

(Acconsente pensando che la comare continuasse a dare i numeri) E tornato, tornato; sar questo un segno che non vuole abbandonarci pi.

LENA

Comare, ora... glielo posso dire, devo confessarmi con lei; tanto oramai... lavevo (toccandosi la pancia) qua, sulla bocca dello stomaco. Vero che il compare maveva messo gli occhi addosso, ma io niente, non ho voluto cedere...

AGNESE

(Al marito) Gran pezzo di crasto! devi ringraziare iddio che sei morto, se no vero tavrei cavato gli occhi!... (Dubbiosa) Comare, ma lei... (Segno di niente) niente... di niente ha ceduto, vero?

LENA

Comare, niente! Niente di niente! ...Anche se, qualche volta mi faceva pena e...

AGNESE

(Subito) le faceva pena e allora?

LENA

Comare, come si dice niente? Niente!

ANGELINO

(Stropicciandosi gli occhi. E impaurito) M, m, dove tei?

AGNESE

Qua, qua sono, Angelino. Ch successo? Anche tu hai fatto un brutto sogno?

ANGELINO

M (guarda il letto, e si meraviglia) Ah, lui qui !

AGNESE

E siete in due! Ma dove volete che ha dandare, poverino.

ANGELINO

(Racconta quanto gli accaduto) M, mi tono (sono) tognato te (che) avevo una bella pitta! Ma una pitta! (Parlano dando le spalle al letto).

LENA

(Meravigliata) Che cosa?

AGNESE

Una pizza... quella che si mangia.

LENA

Ah! Siccome, lui dice

ANGELINO

Ti (si), a pitta... Va beh! (Sillabando) A pi-tta! (A sua madre) Lei penta (pensa) tempe (sempre) una cota. Mi ttava (stava) mangiando quetta pitta, e il pap tattato (saltato)... da letto! (Pietro gli da un pizzicotto nel sedere) Aih! (Meravigliato, si gira) E chi ttato (stato)?

AGNESE

Ho capito, ora dello scherzo! Vieni, vieni Angelino che ti scaldo un po di latte. (Si avvia e Lena la segue).

LENA

(Spaventata) Aspetti, comare, vengo con lei!

AGNESE

Vada a riposare, su! Vada a casa con suo marito... ma, padre Luigi ancora in bagno ? Vuol vedere che...

LENA

(E spaventata, cerca di andare a controllare; mentre Angelino cerca sotto il letto chi gli ha dato il pizzicotto. Pietro fa un grosso scorregio, Lena si spaventa e Angelino esce di corsa da sotto il letto.) Porco di un demonio! Tuoni meran parsi!

ANGELINO

E Te (che) fu? (Sente puzza e si tappa il naso guardando meravigliato suo padre) Catto! Mi tento tutto toffocare!

LENA

E come parla staltro! Che c Angelino, anche tu hai sentito...?

ANGELINO

(Ancora con le dita al naso cercando di non respirare) La putta! La putta! Ti tente (sente) te putta di motto (morto)!

LENA

(Che non aveva capito) Morto? Ma cosa dici? E padre Luigi, che ancora in bagno!

ANGELINO

No, no! La putta (indicando sotto il letto) tt (qua)! E i tuoni tono pure tt!

LENA

Padre Luigi. Padre Luigiu! Ch successo, morto anchegli?

ANGELINO

(Va a controllare) Appetti. (Entra e non trova nessuno) E compatto (scomparso)! E compatto padre Luigi! (Si sente arrivare gente, don Luigi con Giovanni).

LENA

(Guarda, meravigliata, il compare sul letto) Ma allora? (Comincia ad avere dubbi).

DON LUIGI

(Entrando, vede Lena che parla verso il morto) Che c, donna Lena? Cos successo?

LENA

Mi dica una cosa, padre; i morti possono buttare... (facendo il gesto di pernacchia)

DON LUIGI

A secondo quello che hanno mangiato cio, (si corregge di corsa) volevo dire che quando lanima lascia il corpo, gli suggerisce al corpo, di completare la sua pulizia, prima di intraprendere la via

GIOVANNI

Padre, che cosa dice?

DON LUIGI

(Adirato) Tu, zitto! Che lo sai meglio di me quello che voglio dire.

LENA

(Guarda il compare e sinsospettisce sempre pi) Padre Luigi, ho la strana impressione che questo (sillabato) cor-po ha veramente bisogno di una gran lavata! (Ad Angelino) Angelino, vai a prendere un secchio pieno dacqua

ANGELINO

Ti, ti, te fa putta! (Ed esce)

DON LUIGI

(Ha capito che Lena, gi ha scoperto tutto, e li invita ad andare dallaltra parte, ad intrattenere Angelino e Agnese) Voi andate di la, e senza dire niente! So io cosa fare!

LENA

No, no padre! Ora vorrei tanto sentire la giustificazione di questo brutto scherzo... se proprio scherzo si pu chiamare, e che scherzo! Un colpo ci stavate facendo prendere! I tuoni, la puzza, la vo-ce! (al marito) E tu, tu non ne sapevi niente? Lascia che finisce tutto che a te so io cosa fare! E comerano daccordo! Per... anche lei, padre! (Don Luigi abbassa la testa).

GIOVANNI

E ora smettila, allocca! Dopo, ti racconto per filo e per segno.

LENA

(Uscendo si svincola dalla presa del marito) Lasciami stare, broccolone che non sei altro! (Al compare) La comare sapeva recitare! E come continua a star disteso, vuole un ombrellone? (Escono)

PIETRO

(Guarda verso luscita dei due. Preoccupato) E ora, padre Luigi?

DON LUIGI

Dico, ti rendi conto che brutto scherzo hai combinato? In paese perder la credibilit! Lo capisci questo, almeno? Io ho contribuito in questa tua pazza (Ha unidea) Ma si! Certo! Tu, ti fingerai pazzo! Ternta e due ventotto. Solo a un pazzo si pu dar credito per un simile gesto (Bussano).

PIETRO

E chi pu essere a questora?

GIOVANNI

Chi ?

IGNAZIO V.F.C.

Io, sono, mastro Ignazio! E permesso? (Pietro si rimette come fosse morto. Entra con sua moglie Marietta; i due non sanno cosa dire). Vedi? (alla moglie) Cosa ti dicevo? E tu nun volevi credermi. Padre, ma come successo? Ieri sera ci siam salutati e... non sembrava che dovesse morire! (Entrano Agnese e Lena, e rimangono sorpresi). Donna Agnese, siamo dispiaciuti, e con mia moglie, abbiamo pensato... (prende dalla tasca una cambiale e, strappandola, la consegna ad Agnese) Non ci dovete pi niente, tenete.

DON LUIGI

(Non sa cosa rispondere) Veramenti no, niente! Sapete cos?

MARIETTA

Tutto il vicinato lo diceva: per padre Luigi esser li, in casa di Pietro, qualcosa devesser successo (bussano).

DON LUIGI

E ora?

GIOVANNI

Entri! (Entra Lorenzo e sua moglie Teresa; si andranno disponendo ai lati del morto).

LORENZO

Buon giorno padre! Ma come fu? Poveraccio, proprio ieri mi diceva mastro Lorenzo, a breve estinguiamo quel piccolo debito (Anchegli, prende dalla tasca una cambiale, la strappa e la consegna a donna Agnese) Tenga, donna Agnese.

AGNESE

(Non sa cosa fare) Io

TERESA

Non preoccupatevi pi di tanto; prendete. (Parlano tutti sottovoce).

DON LUIGI

(In disparte) Questo figlio di pu (interrompe, facendosi il segno verso lalto) Ges, perdonami se mi sono lasciato ma con questo figlio di (cerca di giustificare) pure i debiti, dico, si sta togliendo! (fa avanti e indietro, mentre entra altra gente, qualcuno strapper ancora qualche cambiale e la consegner sempre ad Agnese).

LENA

(Si avvicina a don Luigi, mentre gli altri continuano la falsa) Don Luigi, e ora? A tutta sta gente che va arrivando cosa si dir?

DON LUIGI

E si pure levato i debiti! Capisci?

LENA

E come risuscita, la gente non li vorr indietro i soldi?

DON LUIGI

E come, scusa? Le cambiali sono state gi strappate!

LENA

Figlio di pu (si controlla) No, no volevo dire pura donna! Certo che meglio di cos...

GRUPPO

(Si sente il rosario. Una dir tanti nomi di santi; ad ogni santo, altre ripeteranno un ora pronobis).

PIETRO

(Levandosi adirato) E andate via!! (Paura a soggetto; molti andranno via gridando che il morto risorto) Uccelli di malaugurio! Ora, ora pregate per me? Quando ero vivo dovevate farlo!

DON LUIGI

(Interviene cercando di riprendere la situazione) Pietro! Ma, allora tu eri in catalesi?

GIOVANNI

(Lorenzo) Cata chi?

LORENZO

(Ad Agnese) Cata come?

AGNESE

Catechismo!

GIOVANNI

Ah!

LORENZO

Ah!

PIETRO

Sci! Sci! Tornatevene tutti a casa!

IGNAZIO E LORENZO

E diventato pazzo! E i soldi che ci doveva?

AGNESE

(A tutti quelli che le avevano consegnato, in mille pezzi, la cambiale, va ritornando un pezzettino di quella carta oramai senza pi valore) Tenete, una a lei, unaltra a lei

MARIETTA E TERESA

Si, pazzo, pazzo, poveraccio, diventato!

GENTE

(Usciranno considerandolo, chi pazzo, chi un poveraccio) Che pena, poverino! E diventato pazzo! Non gli bastava la disgrazia del figlio... ma, a proposito, dovera? Non lho visto in giro!

GENTE

Andiamo, su! Solo lui mancava tra i piedi, Angelino! Vedi tu che donna sfortunata, ora anche il marito pazzo! (Escono Tutti, tranne la moglie che lo guarda meravigliata.)

PIETRO

Che guardi baccal!

AGNESE

Allora... tu... non sei pazzo? (Entra Angelino).

ANGELINO

(Meravigliato si stropiccia gli occhi e va a toccare suo padre) Che tonno (sonno)! E che mi tto (sto) tognando! Ma mai mi vveglio? (sveglio). (Riesce, stropicciandosi sempre gli occhi).

AGNESE

Il ragazzo convinto che dorme; io mi auguro desser sveglia

PIETRO

Chi aveva da dirlo che i buccellati

AGNESE

Non ricominciamo coi buccellati, che non te ne faccio... neanche se...

PIETRO

Diventassi veramente... pazzo?

AGNESE

Certo se dovessi davvero diventar pazzo... allora... Ma pazzo non puoi diventare, quindi... (esce).

PIETRO

Oh! Finalmente ha capito che non sono pazzo, quindi posso riprendere a scriver quella storia. (Va ad aprire larmadio, mentre Agnese guarda, senza farsene accorgere, quanto accade) Prego, entrino, (Entrano Sindaco ed Assessori, tranne Piange La Nonna che rientrer in ritardo; e riprendono quanto avevano lasciato in sospeso).

SINDACO

Come al solito (Pietro va sistemando le sedie via, via che vanno entrando i personaggi, mentre Agnese guarda meravigliata) a farsi attendere sempre Piange La Nonna. Allora, riprendiamo da

PIETRO

Eh, no! Questa volta riprendiamo da dove dico io!

AGNESE V.F.C

Angelino, alzati che dobbiamo andare a comprare i fichi secchi!

ANGELINO V.F.C.

Minta, di nuovo, m!?

AGNESE

Di nuovo, si!!

ANGELINO V.F.C.

E tu me lo tompi (compri) il gelato a toccolatto (cioccolato)?

PIETRO

A limone, sta volta! Allora, stavamo dicendo?

VEDI CHI VIENE

Io direi di iniziare dal piano regolatore!

SINDACO

Ancora?

SEDUTO

Io direi dallurbanistica!

SINDACO

Di nuovo?

NON MUOVERTI

E la consulta della

SINDACO

Ci risiamo!

SEDUTO

Signor Sindaco sta volta ho imparato! Co-lli-ttu-ra!

NON MUOVERTI

Eh, no si dice

PIANGE LA NONNA

Salve, signori, eccomi! Io, se mi consentito, direi di ampliare la pianta organica (Confusione a soggetto, mentre si chiude lentamente il sipario).

Fine