Pigmalione

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PIGMALIONE

(PYGMALION)

di

George Bernard SHAW

Traduzione e adattamento di

Guido Nahum


PERSONAGGI:

                            Prof. HIGGINS

                            S.ra HIGGINS, sua madre

                            CLARA, zia del prof. Higgins

S.ra PEARCE, governante in casa Higgins Colonnello PICKERING

ELIZA DOOLITTLE

                            ALFRED DOOLITTLE, padre di Eliza


PRIMO ATTO

QUADRO I

Davanti al teatro Covent-Garden, ore 23,15. Violenta pioggia estiva, lampi, tuoni, fischi per chiamare le vetture, brontolii per la pioggia...

                            Henry Higgins, nel fondo, al riparo d'una tettoia, e schiena rivolta al pubblico, prende annotazioni.

                            Liza è accucciata sotto il suo grosso ombrellone. Appena l'orologio della chiesa batte il primo quarto smette di piovere.

                            Liza se ne assicura sporgendo la mano fuori dell'ombrellone. Appena ne è certa, chiude l'ombrellone e riprende la sua nenia di venditrice.

LIZA           - Fiori, fiori, fiori... I più coccoli di Londra... Fiori, fiori...

                            (Pickering si precipita in scena, chiudendo l'om-brello. Inciampa nel cestino di fiori di Liza e lo rovescia)

PICKERING  - Carrozza!

LIZA           - E porta gli occhi in dove metti i pedoli, spatorciolo. PICKERING - Chiedo scusa.

LIZA           - (Scimmiottandolo) Chiedo scusa... E chi mi paga ‘sti fiori a me? M'hai tutto arrovesciato. Tre mazzi di vio-lette nella fanga. Le più belle!

PICKERING - Sono spiacente, mi creda (Fa per andare)

                            (Liza lo trattiene per la manica)

LIZA           - (Scimmiottandolo) Spiacente, mi creda... Tu non scappi.

PICKERING - Mi fa perdere la carrozza, signorina. Ho chiesto scusa.

LIZA           - I soldi voglio, la moneta, che me faccio delle tue scuse, cocco bello?

PICKERING - Mi lasci, la prego.

LIZA           - Tu non scappi.

PICKERING - Non scappo.

LIZA           - (Lasciandolo) Come ti chiami?

PICKERING - Perché?

LIZA           - (Perentoria) Come ti chiami?

PICKERING - Philip Pickering-Hill... La carrozza se n'è andata. Chi ne trova un'altra con questo tempaccio?

LIZA           - Phil, Phil Picnick... Se scappi ti ripesco, sai? Mi devi adda pagare.

PICKERING - Giusto. Quanto?

LIZA           - Due pence tondi.

PICKERING - Ecco.

LIZA           - Per mazzo.

PICKERING - Come per mazzo?

LIZA           - Totalmente in tutto sei pence.

PICKERING - Non ho spiccioli.

LIZA           - Cosa ci hai?

PICKERING - Una sterlina.

LIZA           - Si può fare. Ti addo il resto.

PICKERING - Di una sterlina?.. Ah, ecco, ho trovato.

LIZA           - E adesso prendi un mazzetta per la tua strampoppa. PICKERING - Non ho più spiccioli.

LIZA           - Frugacchiati bene, voi signori qualcosa trovate sem-pre... Dài, sei mica molto sveglio tu... L'altra saccoccia... Vedi?.. Quanti sono?

PICKERING - Tre pence.

LIZA           - Ti do due ciuffi per tre pence. Ci rimetto, parola mia, un prezzo di favore perché sei te, e perché Iddio t'ha già fatto fintanto addormito.

PICKERING - Che me ne faccio di due mazzetti?

LIZA           - Danne uno a tua nonna. Hai anche tu una nonna, Phil? PICKERING - Alla mia età?

LIZA           - Di solito voi milordi ne avete otto, e ognuna vi lascia un cognome più forte d'uno squillo di tromba, Piccadilly, Waterloo, Trafalgar...

                            (Mentre Liza prepara i mazzetti Pickering guarda verso Higgins)

PICKERING - E lui scrive.

LIZA           - Chi? Andove?... (piagnucola) Io non ho fatto niente... Diglielo, Phil, digli che mica ti adescavo... Aoh!, sbirro, sono una ragazza seria, che credi? Vendo fiori, non vendo mica la sciosciotta, ho diritto di vendere fiori... La smetti di scrivere?.. (Piange) Ora mi portano via... No-o! non mi portate via.

HIGGINS   - E piantala di frignare, scema. Per chi mi prendi? PICKERING - La ragazza non faceva niente di male.

LIZA           - Se non sei uno sgherro, sei uno spiffero.

HIGGINS   - Un che?

LIZA           - Uno spiffero, io vi riconosco. Uno che soffia tutto alla polizia.

HIGGINS   - (scrive) Spif-fe-ro... Questa non la conoscevo.

PICKERING - Mi scusi, cos'è che scrive?

HIGGINS   - Spiffero, informatore... Ciuffo, mazzo di fiori...

PICKERING - Edificante.

HIGGINS   - M'ha preso per uno sgherro o per uno spiffero. Lusinghiero. L'ultima volta sono stato scambiato per un esattore delle tasse.

PICKERING - Lei s'interessa di linguaggio?

HIGGINS   - Si dà il caso.

PICKERING - Anch'io, straordinario. Sono studioso di dialetti indiani.

HIGGINS   - Conosce per caso il colonnello PICKERINGing, un'autorità in materia, autore del SANSCRITTO PARLATO.

PICKERING - Sono io il colonnello Pickering. Lei chi è?

HIGGINS   - Henry Higgins, autore del LINGUAGGIO UNIVER-SALE.

PICKERING - Pensi, sono venuto dall'India per conoscerla.

HIGGINS   - Pensi, io progettavo di venire in India per incontrare lei... Mi lasci buttar giù un attimo qualche altra parola, prima che me la dimentichi.

LIZA           - Scrive ancora... Aa-h! Lo sentivo che oggi non era giornata, la prima nuvola che ho visto stamattina in cielo ci aveva la forma del pipistrello, e era squatora, brutta, grinta come un sorcio... Aa-h!

PICKERING - Non si spaventi, signorina. Questo signore è il pro-fessor Higgins, un'autorità nelle ricerche del linguaggio, sta arricchendo la nostra lingua con termini nuovi, un maestro di fonetica.

LIZA           - E che d'è?

PICKERING - La fonetica?

LIZA           - Che d'è?

PICKERING - La fonetica studia i suoni linguistici. Da come parli il professore può dire da dove vieni, entro un raggio di cinque chilometri. A Londra entro due chilometri. Non è straordinario?

LIZA           - Te, a che ti serve, ci vivi?

HIGGINS   - Certo.

LIZA           - E come?

HIGGINS   - Tutti vogliono migliorare. Con una pronuncia da Kentish Town puoi guadagnare al massimo 80 sterline all'anno. Ma se parli come a Park Lane ne guadagni centomila di sterline.

LIZA           - Ogni anno?

HIGGINS   - Ogni anno.

LIZA           - E tu impari a parlare come a Park Lane?

HIGGINS   - Sì.

                            (Pausa)

LIZA           - (all'improvviso, per metterlo alla prova) Io d'andove sono?

HIGGINS   - Lisson Grove.

LIZA           - Sei uno stregone, ecco cosa sei. Porti certamente male (Sputa tre volte per terra)

HIGGINS   - Nauseante, via di qua sputazzona.

LIZA           - Mica è casa tua, la città è di tutti. Io ci ho lo stesso diritto che ci hai tu di star qui, pari pari. E di sputare. (Sputa altre tre volte)

HIGGINS   - Chi ha detto che una donna deve essere delicata come un fiore, lavarsi mattino e sera per non puzzare...?

LIZA           - Te puzzeri!

HIGGINS   - Eppure lo sa, Pickering? In tre mesi riuscirei a far passare questo essere immondo per una duchessa in qualsiasi garden party. Oppure, per non andare sul diffi-cile, la farei assumere come dama di compagnia nelle migliori case, o commessa nei negozi più selettivi di Jeremyn street.

LIZA           - Cos'hai detto tu?

HIGGINS   - Che saprei trasformare la pattumiera ambulante che sei nella regina di Saba... Andiamo, Pickering.

PICKERING - Dove abita?

HIGGINS   - Al 27, Wimpole street.

PICKERING - Io sono al Carlton, andiamo da me, è più vicino. Annaffieremo le nostre chiacchiere con una buona bottiglia di Madras.

LIZA           - Apprima compra da me sti fiori, Pickering. Ti dò tutto il cestino per sei pence. Non ho un soldo. Pickering, sii buono, ci hai gli occhi buoni tu. Non ho mangiato che un'aringa oggi, devo pagare la pigione di quel canile dove sto...

HIGGINS   - Svergognata, se appena ora hai detto che potevi cambiare una sterlina.

                            (Higgins e Pickering escono)

LIZA           - Crepa, te (Infila due dita in bocca e fischia. Si sente la frenata di una macchina) Vengo, taxi... Non te ne an- dare, scatorciolo. Posso pagare. Guarda, guarda quanti soldi ho... E vattene al diavolo anche te, strozzaramarri. Che Iddio ti faccia venir la rogna... (come sovrapensiero) 27, Wimpole street.

QUADRO II

                            Casa Higgins. giorno.

                            Il professore e Pickering giocano in silenzio a scacchi.

                            Suona il campanello di casa. Dall'interno della casa arriva la S.ra Pearce, ma Higgins la precede alla porta. Apre. Appare Liza, buffamente agghindata.

HIGGINS   - La ragazza di Lisson Grove... Che vuoi?

LIZA           - (Orgogliosa) Sono venuta in taxi.

HIGGINS   - L'immagino, tu viaggi sempre in taxi.

LIZA           - (Allungando il collo vede Pickering) Ciao, Pickering.

HIGGINS - (Cerca di spingerla fuori) Sei pregata di andartene.

LIZA           - Non vuoi prima sentire perché sono venuta?

HIGGINS   - Non m'interessa proprio.

LIZA           - Ho una proposta, ti faccio guadagnare qualcosa... Se sei un gentiluomo dici siedi, prego, signorina DOOLITTLEtle, vieni dentro, siedi.

                            (Arriva Pickering)

PICKERING - Chi si rivede.

LIZA           - Ciao Pickering... (a Higgins) Ho un affare per te.

HIGGINS   - (Divertito, a Pickering) Scaraventiamo fuori questo sacco di letame o lo facciamo accomodare?.. Ha una proposta d'affari per me.

LIZA           - Aoh! non mi chiamare più sacco di letame, io pago e voglio rispetto.

HIGGINS   - Entra, su. Che vuoi?

LIZA           - Lezioni contro denaro sonante, non chiedo favori. PICKERING - Lezioni dal professor Hig...

HIGGINS   - Che lezioni?

LIZA           - Voglio diventare una S.ra e vendere i fiori in un negozio, non più agli angoli della strada... Tu hai detto che sapevi impararmi.

HIGGINS   - Insegnarmi.

LIZA           - L'hai detto tu.

HIGGINS   - Quanto mi dài?

LIZA           - Finalmente parliamo d'affari... Lo sapevo che i soldi t'avrebbero fatto venir la bava a te.

HIGGINS   - Siedi.

LIZA           - Così! Rispetto.

HIGGINS   - Quanto?

LIZA           - Il prezzo giusto. Lo so cos'è, sai?... Una ragazza allo Strand paga quindici pence all'ora per imparare il francese. Tu non pretenderai la stessa cifra per impararmi la mia propria lingua?.. Ti darò dieci pence!

HIGGINS   - Dieci pence.

LIZA           - Non un penny di più. Prendere o lasciare.

HIGGINS   - Lo sa, Pickering, se facciamo le debite proporzioni, è come se uno dei miei milionari pagasse sessanta sterline per lezione.

PICKERING - Come sarebbe a dire?

HIGGINS   - Un milione di sterline piazzato al cinque e mezzo per cento rende 150 sterline al giomo. Questa ragazza guadagna appena due scellini al giomo.

LIZA           - Come lo sai?

HIGGINS   - ...Faccia i conti. Mi sta offrendo due quinti del suo guadagno giomaliero. L'equivalente di sessanta sterline.

LIZA           - Sessanta sterline? Tu sei suonato!

HIGGINS   - Zitta, tu.

PEARCE    - Non si parla così al professore.

LIZA           - E dove ce le prendo?.. Aa-h!

HIGGINS   - Ti faccio assaggiare quella canna da passeggio se non la smetti di frignare.

LIZA           - (Asciugandosi il naso contro la manica) Aoh! mica sei mio padre.

HIGGINS   - Se decidessi d'insegnarti, sarei peggio di tre padri. Tieni (Le dà un fazzoletto di seta)

LIZA           - A che serve?

HIGGINS   - Ad asciugarti gli occhi o il naso quando ti cola. Si chiama fazzoletto, il tuo fazzoletto. Guai a te se confondi ancora una manica col fazzoletto.

                            (Liza in segno di sfida si strofina di nuovo il naso contro la manica. Higgins cerca di strapparle il fazzoletto di mano, lei resiste)

LIZA           - È mio. Me l'hai dato. Hai detto tu ch'è mio.

PICKERING - Sono testimone, gliel'ha dato... M'interessa l'idea di farla passare per duchessa a un garden party. Se ci riesce pago tutte le spese dell'esperimento. Tutte. E pago le lezioni.

LIZA           - Lei siete molto buono. Grazie, oh, grazie commissario.

PICKERING - Colonnello.

HIGGINS - Mi tenta, Pickering. Quest'essere è così deliziosamente di basso rango, così schifosamente lurido...

LIZA           - Aaaa-ooh!... Guarda questo!... Mi sono lavata anche il collo e lo orecchie col sapone prima di venire.

PICKERING - Non l'addolcirà certo coi complimenti... Allora, rinun-cia alla duchessa? Troppo folle come idea anche per lei, professore?

HIGGINS   - Cos'è la vita senza follie? Tutto sta a trovare quelle giuste... Non mi lascerò perdere l'occasione. Farò una duchessa di questo informe fagotto.

LIZA           - Aaa...

HIGGINS   - (portandosi un dito alle labbra) Ssst... In sei mesi, tre se ha buon orecchio e una lingua slegata. La condurrò ovunque facendola passare di volta in volta per quel che mi parrà. Incominciamo subito, in questo preciso mo-mento... S.ra Pearce, la porti di là e la ripulisca. Come i cavalli, striglia e brusca. Spazzolone d'acciaio se non basta quello di sétola dura. Le scortichi pur via la pelle... Il fuoco in cucina è acceso?

PEARCE    - Certamente.

HIGGINS   - Le tolga quegli stracci e li bruci. Telefoni a Whitely o a chi vuole lei e si faccia mandare della roba. Finché non arriva avvolga questa cosa in carta da pacco.

LIZA           - Tu non sei un gentiluomo. Io sono una ragazza per bene. Mi vuoi far lavare e profumare, lo so perché. Ne ho sentite di storie su voi dei quartieri alti.

HIGGINS   - Imparerai a comportarti come una duchessa. La porti via, S.ra Pearce. Se si ribella, gliele dia di santa ragione. Prenda quella canna da passeggio. La più grossa.

LIZA           - (Corre a mettersi per protezione fra Pickering e la S.ra Pearce) Chiamo la polizia.

PEARCE    - Non ho dove metterla.

HIGGINS   - Lo stanzino dell'immondizia andrà benissimo.

LIZA           - Aoh!

PICKERING - Sia ragionevole, Higgins.

PEARCE    - Lei deve ragionare, professore. Non può disporre in questo modo della gente...

HIGGINS   - (Con estrema cortesia) Io disporre degli altri?.. Cara si- gnora Pearce, caro colonnello Pickering, non ho mai avuto la minima intenzione di... no-oh!... Ho soltanto proposto di essere gentili con questa povera ragazza. Dobbiamo prepararla ad affrontare la nuova fase della sua vita. Se non mi sono espresso con maggiore chiarezza è stato perché non ho voluto ferire la sua suscettibilità, né la vostra.

                            (Liza rassicurata torna a sedere)

PEARCE    - (Poco convinta) Professore...

HIGGINS   - (Un angioletto) Sì?

PEARCE    - Non importa... (Paziente) Non può prendersi una ragazza, così, come se raccogliesse un sassolino sulla spiaggia.

HIGGINS   - Perché no?

PEARCE    - Potrebbe avere genitori. O essere sposata.

LIZA           - Accipicchia!

HIGGINS   - Ha risposto lei. Accipicchia!... Ma non sa che questo tipo di donne appena sposate si riducono a ramoscelli appassiti, fanno un salto di trent'anni nella vecchiaia?

LIZA           - (Risata un po' ebete) Chi mi ci sposerebbe a me?

HIGGINS   - Credimi, mia cara, appena avrò finito il mio lavoro le strade saranno tappezzate di corpi, i più bei partiti d'Inghilterra si saranno sparati dalla disperazione per te.

PEARCE    - Non le deve parlare così, professore.

LIZA           - (Alzandosi decisa) Me ne vado. Questo qui non ha neppure una rotella a posto nella crapa, neanche una piccola piccola così. Tutto gli fa din-din dentro.

HIGGINS   - Benissimo. Io sono matto. S.ra Pearce, non le ordini più i vestiti... (Prende Liza per il braccio) La butti fuori.

LIZA           - Giù le zampe. Non mi toccare.

HIGGINS   - Basta adesso, la porti di là. Ci pensi lei, S.ra Pearce. PEARCE     - Vieni, Liza.

HIGGINS   - Sei una ragazza perversa e malvagia..

PEARCE    - No, professore, non glielo permetto. È lei malvagjo e perverso... Vai a casa dai tuoi genitori, bambina mia. Di' loro di badare meglio a te.

LIZA           - Non ho genitori. Hanno detto che ero abbastanza gran-de per guadagnarmi da vivere e mi hanno messo alla porta.

PEARCE    - Dov'è tua madre?

LIZA           - Non ho madre. Quella che mi ha cacciato era la mia sesta matrigna. Me la sono cavata senza di loro. E sono una brava ragazza, giuro.

HIGGINS   - Perfetto. Abbiamo fatto tanto baccano per niente. La ragazza non appartiene a nessuno, non serve a nessuno all'infuori di me.

PEARCE    - Ma che ne sarà di lei quando avrà finito d'insegnarle quel che vuole insegnarle?

HIGGINS   - Che ne sarà di lei se la lascio nella fogna?... Me lo dica, che ne sarà?

PEARCE    - Sono affari che riguardano soltanto Liza, non lei, professore.

HIGGINS   - Benissimo, quando avrò finito la ributterò nella fogna e la faccenda torna a riguardare soltanto lei. Perfetto.

LIZA           - Sei un egoista te...

HIGGINS   - Zitta!

PEARCE    - Dobbiamo pagarla, professore?

HIGGINS   - La paghi quel che occorre, metta sulle spese di casa... Mi sa dire comunque a cosa le servirebbero i soldi? Avrà vitto, vestiario... Se le diamo soldi se li andrà a bere.

LIZA           - Ne ho le balle piene. Sei un animale te, nessuno m'ha mai visto bere. Me ne vado. Ma tu dovresti vergognarti di te stesso come sei (Fa per andarsene)

HIGGINS   - Liza...

                            (Liza si ferma incuriosita. Higgins prende un cioccolatino)

HIGGINS   - Vuoi un cioccolatino?

                            (Liza torna indecisa sui suoi passi)

LIZA           - Che ne so io che ci hai messo tu dentro? Sono mica tonta. Ho sentito di ragazze drogate da schifosi come te.

                            (Higgins taglia con un temperino il cioccolatino in due. Se ne mette metà in bocca e offre l'altra metà a Liza)

HIGGINS   - Metà a me e metà a te.

                            (Liza apre la bocca per ribattere, Higgins approfitta per ficcarci dentro il cioccolatino)

                   Ne avrai scatole, casse, ogni giorno, tutti i giorni.

LIZA           - Non l'avrei mangiato, soltanto sono bene educata per sputarlo fuori.

HIGGINS   - Ascolta, Eliza. Hai detto di essere venuta in taxi.

LIZA           - Embè? Ho lo stesso diritto tuo di prendere il taxi.

HIGGINS   - Certamente. In avvenire potrai prenderne quanti ne vorrai. Scorrazzarci a lungo per la città.

PEARCE    - Professore, lei la sta tentando. Non è giusto. Lasci che la ragazza si preoccupi del proprio futuro.

HIGGINS   - A quest'età? Sciocchezze. Si pensa al futuro quando non ce ne rimane più davanti... No, Eliza, pensa ai cioccolatini, ai taxi, oro, diamanti...

LIZA           - Non voglio oro né diamanti... e nemmeno cioccolatini (Si risiede con grande dignità)

HIGGINS   - Brava, Eliza. Rimarrai nelle cure della S.ra Pearce. Sposerai un ufficiale della Guardia, con un bel paio di mustacchi, il figlio d'un marchese. Il signor marchese padre lo diserederà per averti sposata ma poi, vedendoti così dolce e raffinata, farà pace col figlio e gli renderà il diritto all'eredità...

PICKERING - Mi scusi, Higgins, la S.ra Pearce ha ragione. Se questa ragazza deve rimettersi nelle sue mani per un esperimento di sei mesi deve sapere chiaramente quel che fa, a cosa va incontro.

HIGGINS   - Come può? È incapace di capire checchessìa. Questa ragazza si aspetta soltanto di ricevere ordini: Liza, tu vivrai qui finché avrò finito, imparerai a parlare come si deve. Se ti comporti bene e ubbidisci dormirai in un letto fresco e pulito; se invece ti comporti male dormirai in uno stanzino buio pieno di scarafaggi e la S.ra Pearce ti prenderà a bacchettate... Alla scadenza dei sei mesi potrai cominciare una nuova vita come commessa di negozio o come dama di compagnia... Rifiuta quest'of-ferta e tornerai nel tuo inferno.

PEARCE    - È meglio che lei lasci ch'io parli alla ragazza. Lo so che lei non ha cattive intenzioni, professore...

HIGGINS   - Va bene, grazie, S.ra Pearce... Adesso faccia rotolare quel barilotto fino al bagno.

LIZA           - (S'alza sospettosa) Tu sei un prepotente. Io non starei qui se non lo volessi. Mi voglio ammigliorare. Non permetterò però a nessuno di bacchettarmi...

PEARCE    - Non rispondere in quel tono al profesore... Su, vieni.

                            (La S.ra Pearce trascina praticamente fuori Liza)

LIZA           - Io non parlo male a lui se lui non parla male a me. Se sapevo quel che c'era qui non avrei venuto. Ma non mi lascio mettere i piedi in faccia, ho anch'io i miei sentimenti, sono mica bestia...

                            (La S.ra Pearce chiude la porta alle loro spalle)

PICKERING - Voglio essere schietto, Higgins. Lei ci va di mano piuttosto pesante con le donne?

HIGGINS   - Come tutti.

PICKERING - Come pochi, direi.

HIGGINS   - La vita mi ha insegnato che a dar loro corda ci si rimette, diventano sospettose, possessive, esigenti, gelose, un inferno. Sconvolgono tutto, tendono a andare a nord se tu vuoi andare a sud: e si finisce con l'andare a est, con gran rammarico di tutti e due... Ecco perché morirò scapolo, grazie al cielo.

PICKERING - Lei sa cosa voglio dire, Higgins. Se mi lascio coin-volgere in questa vicenda mi sentirò responsabile verso la ragazza. Deve assicurarmi che non abuserà di lei.

HIGGINS   - Quel coso!?.. Scherza?.. Le sarò maestro, l'alunno è sacro. Ho insegnato a parlare il vero inglese a decine di milionarie americane, alcune fra le più belle donne del mondo. Sono vaccinato. Nel lavoro, sono per me sassi. Io divento un sasso...

                            (La S.ra Pearce s'affaccia sulla porta, ha il cap-pello di Liza in mano)

                   Qualcosa non va, S.ra Pearce?

PEARCE    - Posso disturbarla un minuto, professore?

HIGGINS   - Certamente. Entri... Non bruci quel cappello, S.ra Pearce. Lo terremo come reliquia (Le toglie il cappello di mano)

PEARCE    - Appunto, ho dovuto prometterle che non l'avremmo bruciato. Mi sembra però prudente tenerlo un po' vicino al fuoco.

HIGGINS   - Molto saggio.

PEARCE    - Un'altra cosa...

HIGGINS   - Dica... Parli pure davanti al colonnello... A proposito, da stasera il colonnello si stabilisce qui. Prepari la sua stanza.

PEARCE    - Molto bene, professore.

HIGGINS   - Aveva da dirmi qualcosa?

PEARCE    - La pregherei di pesare bene le parole davanti alla ragazza.

HIGGINS   - Io soppeso sempre le mie parole, S.ra Pearce, davanti a chiunque.

PEARCE    - Be', quando è nervoso tende ogni tanto a bestemmiare. Non tutti sono abituati come me a...

HIGGINS   - Io bestemmiare, ma che diavolo dice, S.ra Pearce? PEARCE         - Ecco, appunto.

HIGGINS   - S.ra Pearce... Va bene, cercherò di controllarmi.

PEARCE    - È per la ragazza, se non vogliamo che prenda cattive abitudini.

HIGGINS   - Giusto... Tutto qui?

PEARCE    - Vorrei che lei non scendesse in vestaglia a far colazione.

HIGGINS   - Le mie belle vestaglie di seta... Perché?

PEARCE    - Per la ragazza, se non vogliamo che diventi sciattona. HIGGINS   - Sì, S.ra. A colazione in giacca e cravatta.

PEARCE    - Lei, professore, spesse volte prende il pollo con le mani...

HIGGINS   - Come vuole che mangi il pollo?

PEARCE    - Giusto, ma poi si pulisce le mani nella tovaglia.

HIGGINS   - Va bene, va bene, d'ora in poi me le pulirò nei capelli. Basta, S.ra Pearce?

                            (Pausa)

PEARCE    - Professore?

HIGGINS   - (Con esagerata pazienza) Sì?

PEARCE    - Non si sarà offeso?

HIGGINS   - No, S.ra Pearce.

PEARCE    - Professore?

HIGGINS   - Sì, S.ra Pearce.

PEARCE    - Posso far indossare alla ragazza alcuni di quegli indu-menti che lei ha portato dai suoi viaggi finché arriva la roba che abbiamo ordinato?

HIGGINS   - Certamente. Buon 'idea.

PEARCE    - Grazie, professore. Non ho altro (Esce)

                            (Higgins guarda Pickering. Non sa che dire)

                            (Pausa)

                            (Rientra la S.ra Pearce. Higgins la guarda sorpreso e esasperato)

                            (Pausa)

PEARCE    - C'è uno spazzino alla porta di servizio... Alfred Doolittle, vuole vederla. Dice che lei tiene sua figlia in questa casa.

PICKERING - Incominciamo...

HIGGINS   - Faccia entrare il furfante.

                            (La S.ra Pearce esce)

PICKERING - Perché lo chiama furfante?

HIGGINS   - Perché lo è.

PICKERING - Ci creerà dei guai?

HIGGINS   - Lui a noi?.. Il contrario, colonnello, il contrario: saremo noi a creargliene. E in più ricaveremo qualcosa d'interessante.

PICKERING - Sulla ragazza?

HIGGINS   - Sul suo modo di parlare.

                            (Torna la S.ra Pearce seguita da Doolittle, in tenuta da spazzino)

PEARCE    - Doolittle, professore.

DOOLITTLE - Sua Signoria Yig-jins?

HIGGINS   - Sono io. Buongiomo. Si sieda.

DOOLITTLE - Buongiomo Eminenza (Siede con grande compostez-za) Sono qui per qualcosa di molto grave, Eminenza. Direi anzi di piuttosto greve. Sì, alquanto.

HIGGINS   - (A Pickering) Cresciuto a Hounslow, madre gallese, direi.

                            (Doolittle apre sorpreso la bocca)

                   ...Cosa vuole, Doolittle?

DOOLITTLE - (minaccioso) Mia figlia, ecco quel che voglio, la mia carne, le mie entraglie. Le sembra assurdo?

HIGGINS   - Assurdo? Che dice? È logico che lei la voglia, ne è il padre. Sono felice di questo forte senso della famiglia che lei ha, Doolittle... Sua figlia è di sopra. Se la porti via all'istante.

DOOLITTLE - (Scatta in piedi spaventato) Come?

HIGGINS   - La porti via. Non pretenderà che io mi prenda cura di sua figlia al posto suo?

DOOLITTLE - (Non sa che dire) Momento, momento Eminenza. Le sembra giusto, eh, le sembra giusto approfittare così di me perché sono di bassi fondali?.. La ragazza è mia, esatto, ma chi se l'è presa?... Perché vuole scaricare su di me, eh? (Si risiede)

HIGGINS   - Sua figlia ha avuto la faccia tosta di bussare alla mia porta e chiedere che le insegnassi a parlare a modo per trovare un posto di fiorista in qualche negozio. Questo signore e la mia govemante ne sono testimoni, non sono rimasto un unico minuto solo con sua figlia... (Minaccioso) Come osa venir qui a ricattarmi? Ho capito, l'ha mandata lei: apposta.

DOOLITTLE - No, Eminenza...

HIGGINS   - E invece sì, come avrebbe saputo altrimenti che era qui?

DOOLITTLE - Non mi tratti così, Eminenza.

HIGGINS   - Ti spiegherai con la polizia. È tutta una trama per estorcere quattrini (Va al telefono, apre la guida e cerca il numero)

DOOLITTLE - Nessuno mi ha sentito chiedere neppure un centesimo bucato?... (A Pickering) Lo dica lei, Eminenza, che ha buon udito: ho mai parlato di soldi?

HIGGINS   - (Conciliante) Alfred: l'hai mandata tu?

DOOLITTLE - Iddio mi fulmini, Eminenza... Lo giuro sulla Bibbia. Dove avete una Bibbia?

                            (Sta per mettersi in giro a cercarne una, Higgins lo trattiene per il braccio)

                   Giuro che sono due mesi che non vedo la ragazza. HIGGINS           - Allora, come hai saputo che è qui?

DOOLITTLE - Se mi lascia mettere insieme due parole, far quattro più quattro, glielo dirò perché io voglio dirglielo, anelo a dirglielo, non ho altro desiderio che rivelarle il vero. Sul mio onore.

HIGGINS   - Noti, Pickering, il talento naturale che questo individuo ha per la retorica. E che ritmo, quasi musicale: 'glielo dirò perché voglio dirglielo, anelo a dirglielo...'. Retorica sentimentale, si sente il gallese in lui: ecco anche la fonte della sua disonestà, della facilità a mentire.

PICKERING - La prego, Higgins, anch'io ho sangue gallese...

                            (A Doolittle)

                   Come sapeva che la ragazza era qui?

DOOLITTLE - Liza aveva vergogna di portare nel taxi il suo baga-glio quando è venuta qui. Allora ha dato due farthing a un ragazzino perché glielo portasse. Mi sono imbattuto per caso nel ragazzo, ho riconosciuto la gabbia del merlo...

HIGGINS   - La gabbia?

DOOLITTLE - Del merlo.

HIGGINS   - Col merlo?

DOOLITTLE - Niente merlo. Il merlo è morto cinque anni fa... Ho dovuto dare al ragazzo altri due farthing per farmeli portare a me.

HIGGINS   - Tanto bagaglio?

DOOLITTLE - Uno strumento musicale, qualche cartolina illustrata, due braccialetti di latta che lei chiama gioielli e la gabbia. Niente vestiti. Non ha voluto vestiti. Io, come padre, cosa dovevo pensare, Eminenza?

HIGGINS   - E allora, hop, ti sei precipitato lancia in resta a salvarla. DOOLITTLE - (Compiaciuto) Esatto, signore, Eminenza.

HIGGINS   - Perché hai portato il suo bagaglio se sei venuto a riprenderla?

DOOLITTLE - Chi ha parlato di riprenderla?

HIGGINS   - (Deciso) Tu te la riprendi, e di corsa

                            (Suona il campanello)

DOOLITTLE - (Alzandosi) No, Eminenza, non lo dica neppure per scherzo. Io sono di quegli uomini che si sacrificano per il benessere della propria figlia. Le si prospetta una di quelle carriere, come si sipl dire, e io…? Mai!

                            (La S.ra Pearce apre la porta e aspetta ordini)

HIGGINS   - S.ra Pearce, questo è il padre di Eliza. È venuto a riprendersela. Gliela dia.

DOOLITTLE - C'è un malinteso paternale. Ascolti...

HIGGINS   - Come se la può portar via, professore? Lei mi ha detto di bruciare i vestiti.

DOOLITTLE - Esatto. Che, le faccio attraversare la città nuda come un verme, eh?.. Vuol scherzare, Eminenza?

HIGGINS   - Poche storie. Vuoi tua figlia, prendila. Non ha vestiti, compragliene.

DOOLITTLE - (Cerca disperato una via d'uscita) Chi le ha bruciato i suoi - visto che vogliamo ragionare raso terra - io o sua moglie?

PEARCE    - Sono la governante, prego... Ho ordinato dei vestiti nuovi, appena arrivano ve ne andrete. Vieni ad aspettare in cucina... Per di qua.

                            (Doolittle la segue per qualche passo poi speranzoso si rivolta verso Higgins)

DOOLITTLE - Ascolti, Eminenza, mio Unico, oh, Supremo!, io e lei siamo uomini di mondo, che diamine...!

HIGGINS   - Certo, uomini di mondo... Può andare, S.ra Pearce. (La (La S.ra Pearce esce)

PICKERING - (Da arbitro) A lei la parola, signor Doolittle.

DOOLITTLE - Grazie, Eminenza... (A Higgins) La verità, lei mi è simpatico, Eminenza. E se tiene alla ragazza, non gliela sottraggo, ma dobbiamo prima metterci d'accordo... Co-me giovine donna è una bella creaturina; come figlia, non saprei che farmene: come vede parlo al bersaglio. Chiedo soltanto che mi siano riconosciuti i miei diritti patreschi, e lei è senz'altro l'ultima persona a volere che io la ceda per niente. E sa perché? Perché anche lei tira diritto al bersaglio, proprio come me, Eminenza. Non perde tempo in ghirigori... Cosa sono in fondo cinque sterline per uno come lei, eh? E cos'è in fondo Liza per uno come me, eh? (Siede con eleganza, incrocia le gambe)

PICKERING - Doolittle, lei deve sapere che le intenzioni del pro-fessor Higgins sono più che onorevoli.

DOOLITTLE - Come no? Lo so. Avrei chiesto cinquanta sterline altrimenti.

HIGGINS   - (Disgustato) Venderesti tua figlia per cinquanta sterline?

DOOLITTLE - Non a chiunque, s'intende. Ci mancherebbe... Ma chi può perdere l'occasione di entrare nelle grazie di un signore come lei?... Sarebbe come perdere un grosso affare per uno della city.

PICKERING - Non ha moralità?

DOOLITTLE - Sono troppo povero non me la posso permettere, signor Eminenza. Non intendo il male, per carità... Ma se Liza ricava un bocconcino da questa faccenda, perché non ne dovrei ricavare uno anch'io? Vostro utile con mio dilettevole signori, come si suol dire.

HIGGINS   - Sono in bilico, Pickering. Se la mettiamo sul piano morale non dovrei dare un soldo a questo ceffo... se invece c'infischiamo della morale, troviamo del giusto nel suo ragionamento.

DOOLITTLE - Ecco, Eminenza. Esatto.

PICKERING - Si vede che i miei principi sono più saldi dei suoi, Higgins, non mi convincerà mai che...

DOOLITTLE - No, no, Eminenza, non la metta così. Sua Signoria Yiggings ha capito. Sono un uomo povero. Perché devo essere schiacciato dalla moralità dell'agiata borghesia?.. La morale borghese è soltanto un alibi per lasciarmi a bocca asciutta, eppure ho le stesse necessità, il mio stomaco non è meno capiente, piace anche a me bere un cicchetto, stringere le chiappe a una donna - scusate - fare quattro salti al suono di una pianola... No, signori, non è corretto. Non fate giochi con me. Sono stato franco, non ho mai preteso di essere uno stinco di santo e non intendo santificarmi al vostro cospetto, per carità... Ma voi non giocate sul prezzo dovuto al padre per aver cresciuto una figlia, nutrita fino a farla diventare quel donnino che a voi ora interessa tanto: col sudore della fronte... Cinque sterline vi sembrano proprio tante? A voi lo chiedo, a voi mi rimetto.

HIGGINS   - Se avessimo quest'uomo fra le mani per tre mesi ne faremmo il primo tribuno d'Inghilterra, o un predicatore, di quelli roboanti che rivoluzionano e infestano il Galles.

PICKERING - Le piacerebbe, Doolittle?

DOOLITTLE - No, Eminenza, grazie, molto gentile. La loro vita è più da cani della mia. Guazzo bene nella mia pozzanghera.

HIGGINS   - Penso che dobbiamo dargli le cinque sterline.

PICKERING - Chissà che cattivo uso ne farà.

DOOLITTLE - Non si preoccupi, Eminenza. Abbiate fede in me, non sono di quelli ossessionati col risparmio, metti in banca e vivi di rendita. Oh, no. Non vi preoccupate. Prometto di consumarle entro lunedì. Tutte. E non cambierò. Continuare poi a lavorare come se non le avessi mai avute. Una botta di vita per me e la mia missus. E qualcuno ci guadagnerà sopra... Potreste spenderle meglio, eh?

HIGGINS   - (Estrae il portafogli) È troppo forte. Diamogliene dieci... (Gli dà due banconote da cinque sterline)

DOOLITTLE - Per carità, Eminenza. La mia donna non avrebbe il coraggio di spenderle. Forse neppure io. Dieci sterline sono un mucchio di soldi, ti rendono prudente e addio divertimento... Mi dia quel che ho chiesto, Eminenza, non un penny di più, non un penny di meno.

HIGGINS   - Hai detto cinque?

DOOLITTLE - Grazie, Eminenza.

HIGGINS   - Sei sicuro che dieci non andrebbero meglio?

DOOLITTLE - Un'altra volta magari, Eminenza. Buona giornata.

                            (Doolittle si precipita alla porta. Quando la apre si scontra quasi contro una pulitissima Liza, in un elegantissimo kimono. Al fianco di Liza, la S.ra Pearce.

                            Doolittletle si mette educatamente di lato)

DOOLITTLE - Signora!

LIZA           - Acciderba, non riconosci tua figlia?

DOOLITTLE - Porca vacca!

HIGGINS   - Però!

PICKERING - Eliza!

LIZA           - Faccio ridere i polli?

HIGGINS   - (Imbambolato) Ridere i polli?

LIZA           - Sembrerò meno stupida col cappello (Prende il cappello)

                            (Se lo mette in testa, fa la passeggiata da mannequin fino al caminetto)

HIGGINS   - Una nuova moda... Ha tutti i requisiti per sembrare ridicola e invece...

DOOLITTLE - (Con paterno orgoglio) Non avrei mai pensato che si potesse ripulire tanto, Eminenza. Guardi che ragazza... Con un padre simile, certo...

LIZA           - È facile ripulirsi qui. Acqua calda e fredda, proprio dal rubinetto. Viene giù forte come il piscio d'un cavallo. Quanta ne vuoi. E che asciugamani, morbidi: e asciu-gano. Spazzole, spazzolini, spazzolette. Una ciotola di legno con crema di sapone: che profumo. Adesso capisco perché le signore sono così pulite. Lavarsi è una goduria per loro.

DOOLITTLE - Liza, non dire certe parole!

HIGGINS   - Sono contento che la stanza da bagno sia di tuo gradimento.

LIZA           - Non completamente, no...

HIGGINS   - Cosa non andava, signor Pearce?

PEARCE    - Nulla d'importante, professore.

LIZA           - Una voglia matta di romperlo. Non sapevo da che parte guardare. Ho dovuto coprirlo con un asciugamano.

HIGGINS   - Coprire che cosa?

PEARCE    - Lo specchio.

HIGGINS   - Doolittle, hai educato tua figlia in modo troppo rigido.

DOOLITTLE - E chi l'ha educata, a parte qualche cinghiata nei denti... Non dia a me la colpa, Eminenza. Non è abituata a certe cose, ecco tutto. Ma imparerà presto, a poco a poco si lascerà andare anche lei.

LIZA           - Sono una brava ragazza, e non mi lascerò andare mai.

HIGGINS   - Eliza, se ripeti un'altra volta che sei una brava ragazza, tuo padre ti riporta a casa.

LIZA           - Lui?.. Non lo conosce. È qui per spillare qualche soldo e andarselo a bere.

DOOLITTLE - A cos'altro mi servirebbero i soldi, a metterli nel cestino della questua in chiesa??

                            (Liza gli fa la linguaggia)

                   Non me lo fare mai più, figlia spartana, e guai se vengo a sapere che l'hai fatto a queste Eminenze. Torno qui e...

HIGGINS   - Hai altri consigli da dare alla signorina Doolittle prima di andartene?

DOOLITTLE - Ho risparmiato di appesantire i miei figli con consi-gli. È già difficile scoprire le cose da sé, figuriamoci attraverso gli occhi degli altri... Se lei vuol cambiare la testa di Liza, Eminenza, faccia pure. Ma usi una buona cinghia. Arrivederci, signori (Fa per uscire)

HIGGINS   - Fermo. Verrai spesso a vedere tua figlia, è tuo dovere. Mio fratello è un parroco e vi aiuterà a capirvi.

DOOLITTLE - (vagamente) Certamente, Eminenza, verrò.

HIGGINS   - Questa settimana?

DOOLITTLE - No-oh!... E neppure la prossima, ho un lavoro nel Sussex. Ma più in là, certamente, ci conti. Arrivederci, signori... (Si tocca il cappello rivolgendosi alla S.ra Pearce) Signora (e la segue fuori)

LIZA           - Non creda a quel vecchio bugiardo. Se gli parli di preti non lo vedi più.

HIGGINS   - E io infatti non lo voglio rivedere. E tu?

LIZA           - Mai più. È uno scansafatiche, ciondola tutto il giorno invece di fare il suo mestiere.

HIGGINS   - Che mestiere fa, Eliza?

LIZA           - Non mi chiamerà più signorina Doolittle?

HIGGINS   - Le chiedo scusa: signorina Doolittle.

LIZA           - È così delicato.

HIGGINS   - Che mestiere fa suo padre, signorina Doolittle?

LIZA           - Grattare soldi alla gente... Il suo vero lavoro è muratore, ci guadagnerebbe un sacco di soldi con tutte le costruzioni che vengono su a Londra... Ma lui preferisce ogni tanto fare lo spazzino... Vorrei ora prendere un taxi e andare all'angolo di Tottenham Court Road per far schiantare d'invidia le ragazze. Non rivolgerò loro la parola. Basta che mi vedano.

PICKERING - Aspetti d'indossare i vestiti belli.

LIZA           - Giusto. Farà ancora più rabbia.

HIGGINS   - Non devi rinnegare le vecchie amicizie adesso che sei salita un po' in su. Questo è snobismo.

LIZA           - Non sono amiche mie. Mi hanno sempre preso in giro, riso di me. Perché non devo rifarmi se ne ho l'occasione?

                            (Entra la S.ra Pearce)

PEARCE    - Vieni, Eliza, sono arrivati i nuovi vestiti.

ELIZA        - Aaaa-oooh! (Esce di corsa seguita dalla S.ra Pearce)

HIGGINS   - Non occorre in questo modo, Liza, è stata data la cera ai pavimenti.

SIPARIO


ATTO II

QUADRO I

                            (Casa Higgins. Pomeriggio, fra le quattro e le cinque. La madre del Professor Higgins si sta to- gliendo guanti e cappello. Entra il professore. Le si avvicina le dà un bacio)

 

MADRE     - Un po' strano, Henry, questo tuo invito quasi formale al tè: hai sempre detto che è una cretina usanza inglese... Chiedermi poi di portare la zia Clara. L'hai sempre trovata sciocca e retrograda.

HIGGINS   - Mi occorrevano due persone per vedere che effetto vi fa una certa cosa. Tu, senz'altro. La seconda può anche essere zia Clara. Non avevo nessun altro sotto mano... Dov'è zia Clara?

MADRE     - Un momento di là, con questo freddo... Non voleva venire, dice che tu l'offendi sempre. Soltanto perché ho insistito ha accettato d'intraprendere questo viaggio.

HIGGINS   - Viaggio, mamma, da Chelsea Embankment a Wimpole Street?

MADRE     - Coi suoi reni, povera Clara, allontanarsi più di dieci minuti da casa è un'avventura, la terrorizza... Allora, Henry?

HIGGINS   - Ho raccolto una ragazza...

MADRE     - O è stata lei a raccogliere te?

HIGGINS   - Non si tratta d'una faccenda sentimentale.

MADRE     - Che peccato!

HIGGINS   - Perché peccato?

MADRE     - Non t'innamori mai di ragazze, devono avere almeno quarantacinque anni per interessarti.

                            (Higgins va in su e in giù facendo tintinnare le monetine in tasca. La madre lo tratterà sempre come se fosse un bambino)

                   Mi faresti un favore, Henry?

HIGGINS   - Certamente.

MADRE     - Smettila con quella musica. Tira fuori le mani di tasca. (Higgins ubbidisce)

                   Bravo. Dimmi della ragazza.

HIGGINS   - La vedrai. Si tratta di una ragazza comune. L'ho raccolta sul marciapiede.

MADRE     - E hai pensato d'invitarla a prendere il tè con me... e la zia Clara... Ecco un 'altra cosa che poveretta non capirà...

HIGGINS   - Bene.

MADRE     - ...Io, invece, è dato per scontato che debba capire.

HIGGINS   - Non ti preoccupare, le ho insegnato a parlare e a comportarsi a modo. Le ho dato ordine preciso di attenersi ai due classici argomenti di conversazione: il tempo e come sta, spero che stia bene.

MADRE     - Edificante... Dovevi far attraversare la città a zia Clara?

HIGGINS   - Dimmi poi che ne pensi. Ho una scommessa con Pickering: in sei mesi la farò passare per una duchessa. Ci lavoro da qualche mese, ha preso fuoco come un incendio in un pagliaio. Che orecchio! Mille volte meglio di qualsiasi altra alunna abbia avuto. È come se imparasse una lingua per lei del tutto nuova. È già a posto con la pronuncia, ora bisogna che sia a posto anche con quel che dice. Ecco perché ti ho chiesto di...

                            (Entra la zia Clara)

CLARA      - Henry!

HIGGINS   - (Le va incontro, la bacia) Ciao, zia Clara.

CLARA      - Sei ancora cresciuto.

MADRE     - No, Clara, ti stai rimpicciolendo tu.

CLARA      - È vero, non arrivo più allo scaffale dello zucchero.

MADRE     - Non dovresti arrivarci per niente. Lo zucchero ti fa male.

CLARA      - È vero, mi fa male.

HIGGINS   - Oggi vanno di moda le donne piccolette.

CLARA      - Cos'ha detto?

MADRE     - Che profumi sempre di violette.

CLARA      - È vero, non cambio profumo da cinquant'anni.

                            (Entra Pickering. Bacia la mano alla S.ra Higgins e a zia Clara)

PICKERING - Cara Signora Higgins... Signora Eynsford. Uhm, che buono!

CLARA      - Violette.

HIGGINS   - Cominciamo (Suona)

CLARA      - Cominciamo. Di cosa volete parlare?

HIGGINS   - Di cose intelligenti se possibile, zia Clara.

MADRE     - Henry!

                            (Entra la S.ra Pearce)

PEARCE    - Sì, professore.

HIGGINS   - Se la signorina Doolittle è pronta, che scenda pure. PEARCE       - Subito professore (Esce)

MADRE     - Non abiterà qui?

HIGGINS   - Perché no?

MADRE     - Henry, manchi di tatto, manchi di... Pensa alla reputazione della poveretta.

HIGGINS   - Eliza non ha reputazione da difendere.

MADRE     - Ma a che titolo la tieni qui?

HIGGINS   - Nessun titolo.

MADRE     - È una domestica?

HIGGINS   - No, anche se si rende utile, sa dov'è la mia roba, ri-corda i miei appuntamenti... Lavoriamo alla sua educa-zione dalle sette di mattina fino a notte fonda, non abbiamo tempo per badare ai convenevoli. Cosa credi che...

                            (Entra la S.ra Pearce seguita da Eliza. Eliza emana un senso di bellezza, di distinzione, di eleganza.

                            Higgins a segni le fa capire qual'è sua madre.

                            Eliza pronuncerà le parole con pedante correttez-za. Baderà a far ben risuonare la 'h' di Higgins)

                   Eccola, mamma.

LIZA           - Come sta, Signora Higgins? È tanto che avrei voluto conoscerla.

MADRE     - Buongiomo, signorina Doolittle.

HIGGINS   - Mia zia Clara Eynsford, signorina Doolittle.

LIZA           - Che piacere conoscerla, Signora Eynsford.

CLARA      - Chi è?

HIGGINS   - Conosce il colonnello Pickering?

LIZA           - Oh, sì. Colonnello Pickering!

PICKERING - Lei è deliziosa come sempre, signorina Doolittle.

MADRE     - Venga a sedersi accanto a me, mia cara.

                            (Mentre Liza va accanto alla S.ra Higgins, il professore siede a metà su un tavolinetto)

                   Henry, non sul tavolo. Col tuo peso. Quello poi, era del nonno... (A Liza) Non imparerà mai.

HIGGINS   - Può servire il tè, Signora Pearce.

                            (La S.ra Pearce esce)

MADRE     - (A Liza) Ha visto com'è cambiato il tempo?

CLARA      - Quand'ero giovane io non pioveva mai.

HIGGINS   - A Londra?

CLARA      - Mai, mai.

HIGGINS   - Din-don!

CLARA      - Pensa che pioverà?

LIZA           - Le perturbazioni all'ovest si stanno portando rapidamente verso di noi. Il barometro è sul brutto fisso. Temo proprio che pioverà prima di sera. Per Giove se pioverà.

CLARA      - Speriamo che non mi torni l'influenza. Ricordi, Meg, tre volte ci sono ricaduta l'anno scorso.

MADRE     - Speriamo di no.

LIZA           - Una mia prozia è morta d'influenza.

CLARA      - Come?

LIZA           - Così si racconta in famiglia. Ma io sono convinta che l'abbiano fatta fuori. Caspita se ne sono convinta.

CLARA      - Fatta fuori?

HIGGINS   - Uccisa.

LIZA           - Per dindirindina se ne sono sicura. Perché mai doveva morire d'influenza? Era forte come una manza dello Yorkshire.

CLARA      - Come parlano i giovani di oggi!

HIGGINS   - Perché l'avrebbero uccisa, signorina Doolittle?

LIZA           - Aveva un cappello di paglia...

CLARA      - L'hanno uccisa per un cappello di paglia?

LIZA           - Quelli?.. L'avrebbero uccisa anche per il solo spillone. Non c'era motivo che morisse d'influenza. Era talmente forte che due anni prima mio padre la guarì dalla difterite a forza di gin. Glielo mandava in gola a cucchiaiate, un cucchiaio dietro l'altro, a una tale velocità...

CLARA      - La difterite col gin?

LIZA           - Pareva spacciata, e invece si riprese talmente che a un certo punto strinse il cucchiaio fra i denti e lo spezzò.

CLARA      - Ma rischiava di morire!

LIZA           - Col gin? Il gin era per lei più tonico del latte materno. Mio padre ne ha tracannato tanto in vita sua che non conosce più la giusta misura.

CLARA      - Suo padre beve?

LIZA           - Dalla botte, se lo lasciamo fare, e così diventa sopportabile, anche allegro. Quando lo vedeva giù di corda mia madre gli dava quattro pence e gli diceva: vatteli a bere e non tornare finché non ti senti leggero come una farfalla. Via, marche!

HIGGINS   - (Si alza, guarda Liza) Hmm!

LIZA           - (Capisce, si alza) Devo andare.

MADRE     - Non ha ancora preso il tè.

LIZA           - Oggi è la mia giornata di visite. M'aspettano altri due tè, ne berrò tre galloni prima di sera, una sciocca usanza inglese... È stato un piacere conoscerla, Signora Higgins.

MADRE     - Arrivederci.

LIZA           - Arrivederci, Signora Eynsford.

CLARA      - Sì, sì, arrivederci.

LIZA           - Colonnello Pickering…

PICKERING - Signorina Doolittle…

                            (Liza esce)

HIGGINS   - Ti piace la signorina Doolittle, zia Clara?

CLARA      - Sì. No... Non lo so.

HIGGINS   - Din-don!

CLARA      - Sono disinvolti i giovani d'oggi. E parlano con

                   disinvoltura. Per dindirindina, per Giove, fatta fuori... (come sollecitata dalle parole, si alza svelta)

                   Vado di là un attimino.

HIGGINS   - A che fare, zia Clara?

MADRE     - Henry!

                            (Zia Clara esce il più velocemente che può)

HIGGINS   - Allora?

MADRE     - Tecnicamente ineccepibile. Un trionfo anche per il parrucchiere, pettinatura perfetta. Ma credi che riesca a farla franca finché ti imita nelle tue cose più brutte?

HIGGINS   - Le mie...?

MADRE     - L'umor nero, il cinismo, le espressioni da barcaiolo che ti trascini dietro dai tempi di Cambridge... Non deve prenderti per esempio. Deve imparare da te, non imitarti.

                            (Pausa)

HIGGINS   - Hai ragione. Dobbiamo regolare il tiro, Pickering. Vedi che è stato utile invitare mia madre?

PICKERING - Sì.

MADRE     - Siete due bambini, e giocate con una bambola in carne e ossa.

HIGGINS   - Giocare? Questo è il lavoro più duro e più impegnativo che io abbia fatto nella vita, continuamente a osservarla, come muove le labbra, la lingua, le mani, stacca i denti, scrutarle la coscienza, i pensieri... Però è anche il lavoro più esaltante, un essere umano, dargli un altro linguag-gio, trasformarlo attraverso questo linguaggio, trasfor-mare fors'anche il suo animo.

PICKERING - Non immagina, Signora Higgins, che sensazione dà vedere Eliza cambiarsi un pochino tutti i giorni, momento per momento: e alla fine di ogni settimana il cambiamento è tale...

HIGGINS   - Che esperimento!... Ci riempie la vita, vero Pick? PICKERING - Non parliamo che di lei...

HIGGINS   - Come insegnarle, come vestirla... Inventiamo delle nuove Eliza...

PICKERING - Ha un orecchio tale...

HIGGINS   - Impara come un pappagallo, sente e hop!...

PICKERING - Un genio di ragazza. Il pianoforte, non sapeva quasi cosa fosse settimane fa e ora lo suona, e come...!

HIGGINS   - Suona tutto. Ascolta una volta, strimpella cinque minuti e parte...

PICKERING - Quasi incredibile...

MADRE     - (si copre le orecchie con le mani) Smettetela!

PICKERING - Prego?

MADRE     - Mi scusi, colonnello... Non considerate il vero problema?

HIGGINS   - Risolverò tutti i problemi, ne abbiamo già risolti tanti.

MADRE     - Siete proprio testardi e irresponsabili. Ce n'è uno che conti: enorme. Cosa sarà di lei dopo?

HIGGINS   - È questo il problema?... Potrà andare per la sua strada con tutti i vantaggi che le abbiamo dato.

MADRE     - Modi da Signora senza avere i mezzi per vivere da Signora?.. Bei vantaggi!

PICKERING - Metteremo a posto anche questo.

HIGGINS   - Le troveremo un lavoro adeguato.

MADRE     - Mi fate venire i brividi.

PICKERING - Mi creda, Signora Higgins, Liza è felice.

HIGGINS   - Non hai idea di cos'era questa ragazza quando l'abbiamo raccolta...

PICKERING - Perché non le facciamo sentire i rulli con la voce di Liza come era?

HIGGINS Giusto, valli a prendere per cortesia, io intanto porto le fotografie.

PICKERING - E il cappello di paglia.

HIGGINS   - Ah, quel cappello!

                            (Higgins e Pickering escono ridendo. Pausa.

                            Entra Clara)

CLARA      - Dov'è Henry?

MADRE     - Ora viene.

CLARA      - È cresciuto proprio tanto.

MADRE     - Sì, tanto.

CLARA      - E si è fatto difficile. Non lo controlliamo più.

MADRE     - Quando mai l'abbiamo controllato?

CLARA      - Chi è quella ragazza?

MADRE     - Quella ragazza è una ragazza che Henry ha raccolto sul marciapiede.

CLARA      - Non la vorrà mica sposare?

MADRE     - Non si sa.

CLARA      - Henry non imparerà mai le buone maniere, ci invita per il tè eppoi se ne va con quella ragazza. Per Giove, se è mancanza di buone maniere.

MADRE     - Clara!

CLARA      - Sì, Meg?

MADRE     - Niente, niente... Andiamocene.

CLARA      - Non abbiamo ancora preso il tè.

MADRE     - Il tè è diuretico. Potrebbe crearti dei problemini per strada.

CLARA      - È vero, ricordi quella volta a Green Park?.. Ma è l'ora del tè.

MADRE     - Lo prenderemo a casa.

CLARA      - Che ci faceva quella ragazza sul marciapiede?

MADRE     - Din-don, direbbe Henry... Su, Clara, muoviti.

QUADRO II

                            (Casa Higgins. Mezzanotte. Estate. Scena vuota.

                            Il pendolo batte dodici colpi)

                            Voci di Higgins e Pickeringing.

                            Liza apre, accende la luce. È stanca, il suo pallore le dà un'aria tragica. Si libera del mantello, posa guanti e ventaglio da qualche parte (pianoforte?) e siede in silenzio, col muso lungo.

                            Entrano Higgins e Pickering, in abito da sera sotto il soprabito, guanti e cappello. Higgins si toglie il soprabito e lo butta su una sedia. Manca il bersaglio, il soprabito finisce per terra)

HIGGINS   - Rimani pure lì... Domattina la Signora Pearce penserà che siamo rincasati ubriachi.

PICKERING - Un po' lo siamo (Si lascia cadere in una poltrona) HIGGINS      - Il bicchierino della staffa.

PICKERING - Non per me, sono al limite. Vado in camera mia. HIGGINS        - Un attimo, torno subito (Entra verso casa)

                            (Pausa)

                            (Torna con una giacca da camera in mano. Si toglie la giacca dell'abito e lo butta verso una sedia. Manca di nuovo il bersaglio(

                   Rimani là!...

                            (Indossa la giacca da camera. Gironzola per la stanza in cerca di qualcosa. canticchia un motivo dalla “Fanciulla del golden West”)

                   Ma dove diavolo sono le mie pantofole?

(Liza lo guarda con severità, poi si alza e esce.

Higgins sbadiglia, riprende il suo canto. Rientra Liza con le pantofole, gliele piazza davanti ai piedi. Torna a sedersi al suo posto)

                   (Sbadiglia) Che serata. Quante scemenze...

                            (Alza la gamba per slacciarsi le scarpe e si accorge delle pantofole)

                   Ah, erano qui.

PICKERING - Ho le ossa rotte. Mai avuta una giornata così lunga. Il garden party, la cena di gala eppoi il ricevimento in ambasciata: troppo, tutto insieme... Tu, vecchio mio, hai vinto la scommessa.

HIGGINS   - Grazie a Dio ce ne siamo liberati.

                            (Liza tacchetta rabbiosamente. Loro non se ne accorgono)

PICKERING - Eri nervoso al garden party?.. Io tanto. Eliza invece sembrava di una serenità...

HIGGINS   - Sapevo che ce l'avremmo fatta, perché avrei dovuto essere nervoso?... Il peso di questi mesi è caduto su di me. Mi prenderò una lunga vacanza per rifarmi.

PICKERING - Ci siamo divertiti però.

HIGGINS   - I primi giorni, un po', quando si trattava di fonetica, toglierle di gola quei suoi suoni bestiali, metterci dentro la mia musica... Che noia dopo. Non mi sarei sobbarcato un'impresa simile se avessi saputo quanto poteva essere noiosa. Una tentazione di mollare al secondo mese!... Che esercizio cretino, insulso.

PICKERING - Dài!... Al garden party il cuore mi batteva come a un liceale. Non mi dire che tu invece...

HIGGINS   - Per due o tre minuti... forse. Appena mi sono accorto che avrei vinto a man bassa niente aveva più significato. Dover ciondolare lì per tutto il pomeriggio è stata una tortura. E la cena, di male in peggio, seduto accanto a una signora incipriata da capo ai piedi, come se si fosse immersa in un sacco di farina. Mi ha fatto starnutire venti volte.

PICKERING - Comunque, un enorme successo. Puoi essere orgo-glioso di te stesso. Un trionfo... Per me è tempo di nanna.

HIGGINS   - Anche per me.

PICKERING - 'notte.

HIGGINS   - Buona notte.

                            (Pickering esce. Higgins si ferma sulla porta. Ha dimenticato d'infilare le pantofole)

                   Di' alla signora Pearce che domattina non voglio caffè ma tè... Spegni tu (Esce)

                            (Liza va all'interruttore. Torna sui suoi passi. È sul punto di gridare di rabbia ma si controlla. Siede nella poltrona nella poltrona di Higgins e stringe forte i braccioli... Finalmente non resiste più e, in una crisi di nervi, si butta per terra e si attorciglia su se stessa)

HIGGINS - (fuori scena) Ma che diavolo ne ho fatto delle pantofole? (Apre la porta)

                            (Liza raccoglie le pantofole e gliele scaglia contro, una dopo l'altra)

LIZA           - Eccole... eccole!... Che tu non abbia mai un giorno di felicità con queste tue pantofole.

HIGGINS   - Attenta!... (le si awicina) Che ti prende?.. Alzati... (la tira su) Che c'è? Qualcosa non va?

LIZA           - (ansante) Tutto a posto: per te!... Ti ho fatto vincere la scommessa. Cosa vuoi di più?

HIGGINS   - M'hai fatto vincere la scommessa, tu?... La scommessa me la sono vinta da me... Perché m'hai buttato addosso le pantofole?

LIZA           - Perché volevo romperti la faccia. Vorrei ucciderti, tu, animale egoista. Perché m'hai tirato fuori dalla fogna?.. Per ributtannici adesso ch'è tutto finito?

HIGGINS   - Mi sembri alquanto nervosetta.

                            (Liza gli si lancia contro, unghie in avanti, mira al viso. Higgins la prende per i polsi)

                   Che modi?.. Siedi, e buona! (La butta in una poltrona)

LIZA           - Che ne sarà di me?... Che sarà di me?

HIGGINS   - Che ne so quel che sarà di te?

LIZA           - Non te ne importa, lo so che a te non importa niente di me, neanche se fossi morta t'importerebbe. Non sono niente per te, sono meno delle tue ciappole.

HIGGINS   - (Furioso) Pantofole!

LIZA           - (Docile) Pantofole... Ormai credevo che non facesse differenza come parlo.

                            (Pausa)

HIGGINS   - Perché fai così? Sei stata trattata male qui?

LIZA           - No.

HIGGINS   - Qualcuno si è comportato men che correttamente con te: il colonnello Pickering, la Signora Pearce, la servitù?

LIZA           - No.

HIGGINS   - Forse io?

LIZA           - No.

HIGGINS   - Sei stanca per la giornata. Vuoi una coppa di champagne?

LIZA           - No... (Si ricompone) Grazie.

HIGGINS   - Da qualche giorno accumuli dentro tensione. Naturale, il pensiero della prova... Ma ora è finita.

                            (Le dà due pacchettine sulla spalla, lei si contrae)

                   Ci siamo buttati il brutto incubo alle spalle. Non più preoccupazioni.

LIZA           - Per te...

                            (Si allontana da lui. Affonda il viso tra le mani)

                   Vorrei essere morta.

HIGGINS   - In nome del cielo!... Ascolta, Eliza, questa tua stizza è soltanto soggettiva...

LIZA           - Non capisco i paroloni, sono molto ignorante.

HIGGINS   - ...La tua immaginazione, sei un po' giù di morale. Nessuno ti sta facendo del male. Il mondo non ti è contro... Su da brava, vai a letto e dormici su. Fatti anche un piantarello, se t'aiuta; e una preghierina.

LIZA           - Ho sentito la tua preghiera: 'Grazie a Dio è finita'.

HIGGINS   - (Spazientito) Non credi che dobbiamo ringraziarne Iddio? Adesso sei libera e puoi fare quel che ti pare.

LIZA           - Cosa posso fare? Che cosa mi hai messo in posizione di fare? Dove vado, che faccio, cosa sarà di me?

HIGGINS   - È questo che ti tormenta!...

                            (Mette le mani in tasca e prende a andare in su e in giù facendo tintinnare le monetine)

                   Se fossi in te non me ne preoccuperei eccessivamente. Non ti sarà difficile sistemarti in un modo o nell'altro, anche se non ho pensato al fatto che tu te ne andassi...

                            (Liza lo guarda furtivamente. Lui è tutto preso a scegliersi una mela)

                   Potresti prendere marito...

                            (Addenta in profondità la mela)

                   Gli uomini non sono tutti degli scapoli incalliti come il colonnello e me. La più parte si sposa, e tu non sei brutta: anzi, a volte è un piacere guardarti: non ora, hai pianto e ti si sono arrossati i pomelli... ma di solito direi che sei attraente, proprio attraente... Lo dico per chi è sposabile, s'intende... Vai a letto e riposa, domattina guardati nello specchio e ti accorgerai che non sei un tipo comune.

                            (Liza lo guarda fisso, ma lui non se ne accorge, morde la mela, l'ammira, la rimorde)

                   (Idea geniale) Mia madre ti troverà un ottimo partito!

LIZA           - Nemmeno a Tottenham Court scendevamo così in basso.

HIGGINS   - Che vuoi dire?

LIZA           - Vendevo fiori, non me stessa. Adesso che tu hai fatto di me una signora, non mi resta altro da vendere.

HIGGINS   - Non ridurre tutto a un compra-vendita, non abbassare il genere umano a un livello ancora più infimo... Non sei costretta a sposare chi non ti piace.

LIZA           - Cosa devo fare?

HIGGINS   - Non hai che l'imbarazzo della scelta. Per esempio, il negozio di fiori, che ne dici? Pickering te lo metterebbe su volentieri, ha tanti di quei soldi... Ha! dovrà pagare il vestito principesco che indossavi oggi, e se ci aggiungiamo il noleggio dei gioielli ne avrà per almeno duecento sterline: una giornata alquanto costosa, direi... Avresti sognato sei mesi fa di ritrovarti un giorno con un negozio tutto tuo, magari a Leicester Square?... Vedrai, non avrai problemi. Vado a letto, mi si chiudono gli occhi... Ho dimenticato perché sono ridisceso qua da basso: cosa volevo?

LIZA           - Le pantofole.

HIGGINS   - Che m'hai buttato in faccia. Già.

                            (Higgins raccoglie le pantofole e fa per uscire. Liza si alza)

LIZA           - Prima che se ne vada, signore...

HIGGINS   - Signore? (Le butta con rabbia le pantofole)

LIZA           - I vestiti che ho sono miei o del colonnello Pickering? HIGGINS    - Che se ne fa Pickering dei vestiti?

LIZA           - Potrebbe usarli con la prossima ragazza che raccoglie-rete, nel prossimo sperimento.

HIGGINS   - È questa l'opinione che hai di noi?

LIZA           - Lasciamo perdere. Voglio sapere se qualcosa mi appartiene poiché, ricorderà, i miei vestiti sono stati bruciati.

HIGGINS   - E lo vuoi sapere proprio adesso, nel cuore della notte?

LIZA           - Voglio sapere quel che posso portarmi via. Non voglio che mi si accusi di rubare.

HIGGINS   - (addolorato) Rubare?... Si parla così?... Non hai considerazione per noi?

LIZA           - Mi scusi, sono una ragazza di strada, e devo badare attentamente a come mi muovo.

HIGGINS   - ...Nessun sentimento per noi?

LIZA           - Possono correre sentimenti fra i suoi simili, lassù, e i miei, signore?.. Allora, mi dice cortesemente cos'è mio e cosa non lo è?

HIGGINS   - Puoi portarti via l'intera fottuta casa!... Meno che i gioielli, sono in noleggio... Contenta? (si volta per andare)

LIZA           - Aspetti, la prego... (si toglie i gioielli) Li chiuda in cassaforte, in camera sua per piacere. Non vorrei che sparissero.

HIGGINS   - Dài qui... Se fossero miei te li farei ingoiare (Se li mette in tasca)

LIZA           - (Si toglie l'anello) Quest'anello non è del gioielliere, è quello che mi ha comprato lei a Brighton. Non lo voglio.

                            (Higgins butta l'anello nel camino spento. Si dirige minaccioso verso di lei. Liza cerca rifugio (dietro il pianoforte?), si protegge il viso con le mani)

                   Non mi picchiare.

HIGGINS   - Picchiarti?.. Sei tu, essere infame ad avermi ferito. Profondamente.

LIZA           - Ne sono felice.

HIGGINS   - (con dignità) Mi hai quasi fatto perdere le staffe, non mi era mai capitato prima. Preferisco non dire altro stanotte. Vado a dormire.

LIZA           - Lasci lei un bigliettino alla Signora Pearce se vuole il caffè o il tè domattina. Io non glielo dirò.

HIGGINS   - Al diavolo la Signora Pearce, al diavolo il caffè e il tè; e al diavolo la scempiaggine che mi ha indotto a sprecare il mio tempo, il mio sapere, e la mia saggezza con una ragazza arida e ingrata come te.

                            (Higgins esce a testa alta, ma rovina il gesto sbattendo la porta. Liza si lascia cadere sulle ginocchia, Muovendosi a carponi cerca l'anello. quando lo trova riflette un po' su cosa deve farne. lo posa finalmente sul tavolo e, in un bagno di lacrime, entra dentro casa)

QUADRO III

                            (Casa Higgins. L'indomani mattina)

PEARCE    - Sono già fuori da un paio d'ore. Non riuscivano a ricevere informazioni per telefono, sono corsi dalla polizia.

MADRE     - Polizia?

PEARCE    - Il professore è in tale agitazione...

MADRE     - Quando mai non lo è?

                            (Suonano alla porta. Appena la S.ra Pearce apre, Higgins si precipita in casa come una furia. Ci mette un po' ad accorgersi della madre)

HIGGINS   - Sei qui?... Signora Pearce, mi ascolti...

MADRE     - Buon giorno, Henry.

HIGGINS   - Buon giorno, mamma (Le dà un bacio) ...Eliza è scomparsa.

MADRE     - L'avrai spaventata più del solito.

HIGGINS   - Sono diventato il bau-bau, uno spaventapasseri!... L'ho lasciata qui tranquilla stanotte, felice, beata. Credevo che spegnesse le luci e andasse a letto, e invece si è cambiata e via... Stamattina di buon'ora è venuta in taxi a prendere la sua roba e lei, S.ra Pearce, glie'ha data senza neppure avvertirmi.

PEARCE    - (ironica) Giusto, professore, colpa mia.

HIGGINS   - Cosa devo fare?

MADRE     - La ragazza era libera d'andarsene come e quando avesse voluto.

HIGGINS   - E i miei appuntamenti, chi se li ricorda più? I gemelli? Oggi volevo quelli col rubino...

PEARCE    - Sono sulla mensoletta del bagno.

HIGGINS   - Grazie, me li prenda per cortesia, con questa cravatta...

                            (Suonano. La S.ra Pearce apre.

                            Entra Pickering. Esce la S.ra Pearce)

PICKERING - Buon giomo, Signora Higgins. Henry, le ha detto?

HIGGINS   - Si è convinto quel somaro d'ispettore? Ha fissato la taglia?

MADRE     - Una taglia, su Eliza...? Vi ha dato di volta il cervello?

HIGGINS   - Mamma, ti prego! È usanza comune per ritrovare la gente.

MADRE     - I criminali.

PICKERING - L'ispettore vuole aspettare ventiquattro ore prima di decidere se sguinzagliare o meno i suoi agenti. Ho l'impressione che ci sospetti di qualcosa di losco. Ha fatto mille domande: 'Ma lei è proprio un ex ufficiale delle Indie? E il suo amico... ?'

MADRE     - Vi sorprende? Che diritto avevate di rivolgervi alla polizia e metterla sulle tracce di quella ragazza come se vi avesse rubato l'ombrello, o che so io?... Incredibile!

HIGGINS   - Dobbiamo trovarla.

                            (Suonano. La S.ra Pearce va ad aprire. Accosta la porta)

PEARCE    - C'è il signor Doolittle.

PICKERING - Il padre d'Eliza?

HIGGINS   - Lo spazzino?

PEARCE    - Non sembra più uno spazzino adesso.

                            (Doolittle spinge la porta e entra. È vestito con estrema ricercatezza, addirittura come se andasse a nozze, bombetta, stivaletti di capretto, un fiore all'occhiello. Si dirige a passi lunghi verso il professore, ignorando gli altri)

DOOLITTLE - (Stringendo fra due dita il bavero della propria giacca. Parla concitato) Vede, vede cosa mi ha combi- nato?

HIGGINS   - Che ti ho combinato, brav'uomo?

DOOLITTLE - Ecco quel mi ha combinato. Guardi, guardi ‘sta giacca.

HIGGINS   - Te l'ha comprata Eliza?

DOOLITTLE - Liza? E perché avrebbe dovuto comprarmela?

MADRE     - Buon giorno, signor Doolittle. Sieda, prego.

DOOLITTLE - Oh, mi scusi, Signora. Grazie.

MADRE     - Sono la signora Higgins, madre del professore.

DOOLITTLE - Onoratissimo... Sono in un tale stato di ambascia che dimentico le buone screpanze... Colonnello Pickering!

PICKERING - Buon giorno, signor Doolittle. Come sta?

HIGGINS   - Ma che diavolo le è capitato.

DOOLITTLE - Se mi fosse capitato dal cielo, qualunque cosa, pazienza, con chi me la prendo?... Ma ce l'ho con lei, è lei che mi ha fatto capitare quel che mi è capitato, proprio lei, Aynri Yig-jins.

HIGGINS - Ha ritrovato Eliza?

DOOLITTLE - L'avete persa?

HIGGINS   - Esatto.

DOOLITTLE - Siete fortunati, non l'ho trovata... Ma sarà presto lei a trovarmi, oh, sì, certamente. Per colpa sua.

MADRE     - Cosa le ha fatto mio figlio, signor Doolittle?

DOOLITTLE - M'ha rovinato, Signora badessa, un crac, parlando con rispetto. Ha distrutto la mia felicità. M'ha buttato in pasto alla morale comune, m'ha...

HIGGINS   - Questo qui sta delirando. O è ubriaco. Forse matto. Ti ho dato cinque sterline, poi ho avuto un paio di conver-sazioni con te, costate cinque scellini l'una. E non ti ho più rivisto.

DOOLITTLE - Ubriaco, eh? Pazzo, eh?... Ebbene, dimmi, non hai scritto a un vecchio americano zeppo di quattrini che voleva stanziare cinque milioni di dollari per creare un centro mondiale per la riforma della morale?

HIGGINS   - Ah, Ezra Wannafeller, quel vecchio balordo...Voleva che gli inventassi un linguaggio universale in cui le parole maschili cominciassero tutte per esse e quelle femminile per elle: chissà perché?.. Comunque, è morto.

DOOLITTLE - È morto, e ha lasciato la croce a me!... Ha lei scritto a questo Ezdaferre che il moralista inglese più originale era un certo Alfred Doolittle, modestamente me, di professione spazzino?

HIGGINS   - È stato uno scherzo, una barzelletta... Mi è capitato di scrivergli proprio il giorno della tua prima visita...

DOOLITTLE - Bella barzelletta. Si vede che gli americani non capiscono lo spirito inglese... M'ha lasciato tremila sterline l'anno a condizione che tenga delle conferenze al CEMRIMCOP, Centro mondiale riforma moralità prevalente, ogni volta che me lo chiedono, per un massimo di sei conferenze l'anno.

HIGGINS   - Che sedere!... Scusa, mamma.

PICKERING - Vedrà, Doolittle, nessuno le chiederà una seconda conferenza.

DOOLITTLE - Parlare non mi preoccupa. Ma trasformarmi in gentiluomo!... Se prima ero ammalato non facevo in tempo a buttare giù una purga che mi scagliavano fuori dall'ospedale, anche se la febbre mi era a quaranta. Ora invece pare che la mia salute sia attaccata a un filo e in mille se ne preoccupano... Non avevo un parente, di colpo mi ritrovo cinquanta cugini e trenta zii, tutti poveri in canna, grazie a Dio... E vedrete, Liza non si è persa, sarà già alla mia porta. Il prossimo sarai tu, Aynri Yig-jins, dovrò prendere lezioni per dimenticare l'inglese giusto e parlare il tuo...

MADRE     - Nessuno l'obbliga ad accettare il lascito, signor Doolittle, vero colonnello?

PICKERING - Ci mancherebbe altro!

DOOLITTLE - Facile da dire, signora. Il barlemma di Amleto - sa, quello di Shakesapeare - era nullo in confronto al mio... Chi ha la forza di rinunciare a una pioggia d'oro?.. Ero felice, spensierato, il futuro era oggi e il passato era oggi, trovavo sempre un fesso cui spillare quattro soldi, suo figlio qui presente per esempio...

MADRE     - Cosa intende fare, signor Doolittle?

DOOLITTLE - Cosa posso fare? Rassegnarmi, signora, accettare la volontà del cielo, come Giosuè. Quel che il cielo manda...

MADRE     - Bene. Allora è risolto il problema di Eliza, lei ora è in grado di provvedere a lei.

DOOLITTLE - (Un santo) Provvedo a tutti, bussate alla mia porta.

HIGGINS   - Panzane! Non può provvedere a lei, non provvederà a lei, lei non gli appartiene, l'ho pagata cinque sterline... Doolittle, rispondi: sei un uomo onesto o un furfante?

DOOLITTLE - Un po' l'uno e un po' l'altro: come tutti.

HIGGINS   - Ti ho pagato, hai intascato i soldi, non hai diritto di tenertela. Dove la nascondi?

MADRE     - Henry, non essere assurdo... Eliza è di sopra.

HIGGINS   - È tornata!... Adesso le faccio vedere io...

MADRE     - Henry!... Rimettiti a sedere.

HIGGINS   - Se crede...

MADRE     - Seduto, caro... e ascolta.

HIGGINS   - (Siede, guarda verso la finestra, come un bambino col broncio) C'è tempo per te, Eliza Doolittle, c'è tempo.

MADRE     - Eliza è venuta da me stamani presto. Mi ha detto del modo ignobile in cui l'hai trattata...

HIGGINS   - Ignobile, io?.. Al contrario, è stata lei a comportarsi in modo obbrobrioso, mi ha buttato le pantofole in piena faccia... Devo essermi anche fatto male, un male permanente (si tocca la guancia), brucia... Non l'avevo provocata, appena sono entrato in camera, bang!

DOOLITTLE - Carattere di famiglia.

HIGGINS   - E dovevate sentire che linguaggio...

PICKERING - Ma perché, chissà perché?

MADRE     - Glielo dico io il perché. Non si è risparmiata per voi due. Si è impegnata senza riserva. Sapete cosa significa uno sforzo simile per una ragazza non abituata alla concentrazione intellettuale?... E inoltre si era affezio-nata a voi... Arriva il grande giorno, compie mirabilie per accontentarvi, non sbaglia una virgola e cosa succe-de?.. voi due signori vi sorridete, vi complimentate l'un l'altro, vi date grandi pacche sulla schiena, e soprattutto ringraziate Iddio ch'è fmita, non ne potevate più, che noia, uffa che noia... Io ti avrei buttato addosso olio bollente, Henry, altro che le pantofole.

HIGGINS   - Cos'abbiamo detto, Pickering?, che eravamo stanchi e era tempo di andare a dormire.

PICKERING - Vero.

MADRE     - Ne siete sicuri?

PICKERING - Assolutamente sicuri.

MADRE     - Non l'avete ringraziata, fatto una carezza, lodata, detto quanto era ammirevole?

HIGGINS   - Mamma, queste cose le sa!... No, non le abbiamo fatto nessun discorsetto particolare, se è questo che intendi?

PICKERING - (Prende coscienza della situazione) Abbiamo manca-to di tatto, ha ragione, Signora Higgins... È molto arrabbiata?

MADRE     - Non rimarrà certamente più qui, soprattutto ora che il signor Doolittle può occuparsene. Ha acconsentito ad accompagnarmi perché è una persona civile, non c'era motivo che uscisse alla chetichella da questa casa. E tu ti comporterai da persona civile, vi saluterete civilmente e ognuna andrà sereno per la sua strada. Con magnanime superiorità ha detto che non te ne vuole.

HIGGINS   - Magnanime superiorità!?... Non me ne vuole!?... Per Diana se ora non le...

MADRE     - Se non prometti di comportarti bene me la riporto via. Ho perso già abbastanza tempo con te. Sono al limite della pazienza.

HIGGINS   - (docile) Mi comporterò bene. Anche tu, Pick, fai il bravo. Mettiamoci la divisa della domenica per questo essere che abbiamo tirato fuori dal fango.

DOOLITTLE - No, non lo permetto Ayinry Yiggings!

MADRE     - È così che mantieni le promesse?

HIGGINS   - D'accordo, d'accordo.

MADRE     - Chiama la Signora Pearce, caro... Signor Doolittle, abbia la cortesia di aspettare sul balcone. Vorrei che Eliza affrontasse un problema alla volta.

DOOLITTLE - Ai suoi ordini, signora... T'aiuterò, Aynri, basta che non mi scarichi addosso mia figlia (Esce).

                            (Entra la S.ra Pearce)

PEARCE    - Sì?

MADRE     - Dica alla signorina Doolittle di scendere.

HIGGINS   - (Con rancore) Anche lei sapeva, signora Pearce!

                            (La S.ra Pearce esce)

MADRE     - Henry, hai promesso...

HIGGINS   - Sì, mamma.

                            (Higgins allunga le gambe, butta indietro la testa e comincia a fischiettare)

MADRE     - Henry, non credo questo sia l'atteggiamento giusto. PICKERING - No, Henry.

                            (Pausa)

HIGGINS   - Quanto ci mette!

                            (Entra Liza, completamente a suo agio. Porta con sé un cestino da lavoro)

LIZA           - Buon giorno, professor Higgins. Sta bene?

HIGGINS   - Dovrei?

LIZA           - Ha un'ottima cera. Lei d'altronde non si ammala mai... Che piacere rivederla, colonnello Pickering.

                            (Pickering si alza di colpo. Lei gli porge graziosamente la mano)

                   Freschetto stamane, vero?

                            (Siede, Pickeringing le siede al fianco)

HIGGINS   - Questi giochetti con me non funzionano. Chi te li ha insegnati?... Se vuoi scusarti, fallo apertamente. Al bersaglio, come direbbe tuo padre.

                            (Liza ricama tranquillamente)

MADRE     - Con questi modi, nessuna donna ti può resistere, Henry.

HIGGINS   - Mamma, stanne fuori. Lasciala parlare, ti accorgerai che in quella testolina non c'è un'idea, un pensiero che non le abbia messo io. L'ho creata da foglie marce di cavolo. E vuol fare la signora con me!

MADRE     - Calmati, caro. Rimettiti a sedere. Mi porti il mal di mare con il tuo su e giù.

LIZA           - (Come se Higgins non esistesse neppure) Vi libererete di me adesso che l'esperimento è finito, colonnello Pickering?

PICKERING - Non deve parlare di esperimenti...

LIZA           - ...Sa, io sono i resti di cavolo marcio...

PICKERING - Oh, no!

LIZA           - ...Le debbo tanto e sarei oltremodo infelice se lei mi dimenticasse.

PICKERING - È così gentile da parte sua...

LIZA           - ...Non perché ha pagato i vestiti - so che lei è generoso con tutti - ma è perché da lei ho impararato le buone maniere... Era così difficile capire come deve essere una signora, come gentildonne e gentiluomini si comportano prendendo per esempio il professor Higgins. Vede, anch'io ero come lui, parolone e parolacce, scatti alla minima provocazione... Per fortuna c'era lei, colonnello, ad osservare.

HIGGINS   - Continua ancora per molto questa tiritera?

PICKERING - Non lo fa apposta, sa? Il professore è un buon diavolo...

LIZA           - Neppure io lo facevo apposta, sa, una piccola fioraia. Ero il mio modo di fare. Ma lo facevo.

PICKERING - Dopo tutto le ha insegnato a parlare: io non ne sarei stato capace.

LIZA           - Insegnare è il suo mestiere...

HIGGINS   - Mestiere!

LIZA           - Sa quel che mi ha smosso dentro, colonnello...?

                            (Interrompe un attimo il ricamo)

                   Lei, che mi ha subito chiamato signorina, dalla prima volta. Ho sentito rispetto per me stessa.

                            (Riprende il suo lavoro)

                   E centinaia di altri particolari, si alzava, si toglieva il cappello... Dimostrava così la sua considerazione per me, non ero l'ultima delle sguattere... Non si è mai tolto le scarpe in salotto, lei, in mia presenza almeno.

PICKERING - Non deve badarci, lui si toglie le scarpe ovunque.

LIZA           - Lo so. È il suo modo di fare. Ma l'importante era che lei non se le toglieva... Vestire, parlare: si impara. Non è il comportamento che fa la differenza fra una gran dama e una fioraia. È come si è trattate. Per il professor Higgins sarò sempre una fioraia perché mi ha sempre trattata da fioraia e continuerà sempre a farlo. Per lei invece so di poter essere una signora.

MADRE     - Henry, non digrignare i denti, caro.

PICKERING - Le sue parole mi hanno lusingato e commosso, signorina Doolittle.

LIZA           - Mi farebbe piacere se mi chiamasse Eliza.

PICKERING - Grazie.

LIZA           - ...E se il professor Higgins mi chiamasse signorina Doolittle.

HIGGINS   - Manco morto.

MADRE     - Henry!

PICKERING - (Divertito) Gli risponda a tono. Gli tenga testa. Non potrebbe che fargli bene.

LIZA           - Non ci riesco. Un tempo mi sarebbe stato facile... Ricorda di avermi detto che i bambini appena arrivano in paesi stranieri imparano subito la lingua del posto e dimenticano la propria?.. Io sono una bambina nel vostro paese. Ho dimenticato la mia lingua. Appena me ne sarò andata da Wimpole street dimenticherò probabilmente la vostra.

PICKERING - Tornerà da noi, vero? Perdonerà a Higgins?

HIGGINS   - Perdonarmi?.. Che se ne vada! Scoprirà cos'è stare senza di noi, in tre settimane torna alla melma.

                            (Doolittle rientra. Sguardo di dignitoso rimpro-vero verso Higgins. Si porta alle spalle di Liza, senza che lei se ne accorga)

PICKERING - È senza speranza... Non si lascia andare, vero Eliza?

LIZA           - No, non più. Ho imparato la lezione, non riuscirei a emettere uno solo dei miei vecchi urli selvaggi.

                            (Doolittle le tocca una spalla. Eliza sussulta vedendo come è conciato)

                   Aaaa-oooh!

HIGGINS   - (Trionfante) Aaaa-oooh!... Eureka! (Si butta sul divano e incrocia arrogantemente le braccia)

DOOLITTLE - (A Liza) Non mi guardare così... Affogo nei soldi.

LIZA           - Hai spennato un milionario?

DOOLITTLE - Eh!... Ma oggi sono vestito in modo speciale anche per un altro motivo. Vado alla chiesa di St.George, in Hannover Square. La tua matrigna mi sposa.

LIZA           - E tu hai accettato?

PICKERING - È giusto, Eliza... Come mai si è decisa, la signora?

DOOLITTLE - La nuova situazione ha imbambolato anche lei, è un continuo storcersi le viscere, cos'è bene, cos'è male?... Metti il cappello, Liza, e vieni a vedere come tuo padre prende i voti.

LIZA           - Se il colonnello ritiene che io debba venire...

PICKERING - Sia gentile con loro, Eliza, come sa esserlo lei.

LIZA           - Bene... Torno subito (Esce)

DOOLITTLE - Mi si piegano le gambe, colonnello... Mi farebbe da testimone?

PICKERING - Con enorme piacere.

MADRE     - Posso venire anch'io, signor Doolittle?

DOOLITTLE - Che onore!... Solleverà il morale alla mia signora, ne ha proprio bisogno, poverina... Non credevo fosse tanto facile perdere la felicità.

MADRE     - Mi metto il cappello.

                            (La madre incrocia Liza sulla porta. Liza, col cappello, finisce di abbottonarsi i guanti)

MADRE     - Vengo con voi in chiesa. Preferisci la carrozza con me o andare in taxi con quei due signori?

LIZA           - La carrozza. Il taxi è così volgare.

MADRE     - Lasciamo che il colonnello viaggi con lo sposo, lo rincuorerà strada facendo.

DOOLITTLE - Sposo! Che parola grossa, fa tremare i femori... Andiamo, colonnello. Arrivederci, Henry. Ci vediamo in chiesa, Eliza.

                            (Doolittle e Pickering escono. Liza per non rimanere sola con Higgins esce sul balcone. Lui la raggiunge. Lei allora torna in camera, si dirige verso la porta. Higgins le sbarra il passo)

HIGGINS   - Hai finalmente avuto la tua rivincita, Eliza. Ti basta così, torni ragionevole o vuoi tirare la corda per un altro po'?

LIZA           - Tu vuoi che io torni per portarti le pantofole, subire le tue scariche di nervi, fai questo, fai quest'altro, vero?

HIGGINS   - Non ho mai detto ch'io voglio che tu torni.

LIZA           - E allora di cosa stiamo parlando?

HIGGINS   - Di te, non di me. Se torni comunque sappi che sarai trattata come ti ho sempre trattata. Non posso cambiare la mia natura, né intendo cambiare i miei modi, le mie maniere, sono identiche a quelle del colonnello Pickering.

LIZA           - Ce ne corre, fra voi due. Lui tratta le fioraie come se fossero duchesse.

HIGGINS   - E io tratto le duchesse come se fossero fioraie... Ho mai trattato nessuno in modo diverso da come tratto te!?

LIZA           - Non m'importa se mi tratti male, bestemmi, mi fai un occhio nero... me l'hanno già fatto prima. (Lo affronta decisa, anche fisicamente, viso contro viso) Ma non voglio essere ignorata!... Posso fare a meno di te, che credi?

HIGGINS   - Ti sei mai chiesta se io posso fare a meno di te?

LIZA           - Non cambiare le carte in tavola.

HIGGINS   - Eliza...

LIZA           - Dovrai fare senza di me.

HIGGINS   - (Arrogante) Posso fare senza chiunque, col fuoco divino che mi arde dentro io posso rinunciare perfino... (umile) Ma sentirei la tua mancanza, Eliza.

                            (Le siede al fianco sul divano)

                   Tu m'insegni tante cose, lo dico con gratitudine e umiltà. Mi sono abituato alla tua voce, alla tua figurina. Direi che mi piacciono un pochino, entrambe, mi piacciono alquanto anzi, direi... abbastanza. La voce e la figurina.

LIZA           - M'hai registrato la voce in decine di rulli, e hai un album pieno di mie fotografie, con indosso lo straccio da fioraia e il vestito del garden party... Quando ti senti solo fai andare il grammofono, guarda le fotografie... Non ferirai i sentimenti di nessuno se scattano i nervi.

HIGGINS   - Dammi questi tuoi sentimenti e portati via voce, figu-rina, mani, piedi... Tutto si costruisce, soltanto i senti-menti sono tuoi, sono te.

LIZA           - Ha ragione la signora Pearce, sai incantare quando ti ci metti. Ogni volta che ha voluto sbatterti la porta in faccia e andarsene sei riuscito a ammansirla. Eppure non t'im-porta un fico secco di lei, come non tieni minimamente a me.

HIGGINS   - Io tengo alla vita, al genere umano, e tu ne fai parte.

LIZA           - Io tengo invece alle persone che tengono a me, indi-vidualmente.

HIGGINS   - Che concetto mercenario.

LIZA           - Tu butti in faccia alla gente il tuo disprezzo...

HIGGINS   - Io disprezzarti?... Ho soltanto avversione per il mercan-tilismo. Non vendo il mio affetto. Sei stata una sciocca a pensare di comprarlo portandomi le pantofole o gli occhiali. Una bassezza. Io ti ho mai portato le pantofole? Ti ho stimata e rispettata di più quando me le hai buttate in faccia. Prima fai la schiavetta eppoi ti lamenti che io ti tratti come tale. Hai ottenuto da me mille volte più di quanto io abbia ricavato da te... Se vuoi tornare fallo, ma lascia perdere i numeri da circo, cagnolino con giornale in bocca...

LIZA           - Tante volte avrei voluto chiedertelo: perché hai perseverato nella tua faticaccia se non provavi niente per me?... Hai mai pensato alle conseguenze, ai problemi?

HIGGINS   - Ci sarebbe stato il mondo se il Padreterno avesse voluto evitare i problemi?... Creare, dar vita significa anche generare difficoltà, problemi. Il modo per non averne è non agire. Sii-leen-zioo, immoo-bilitaaa assoo-luu-taaa... Tagliamo corto: se vuoi tornare torna, se non vuoi vai pure al diavolo.

LIZA           - Perché dovrei tornare?... Mi butteresti fuori senza pensarci su due volte se non mi comporto come fa piacere a te.

HIGGINS   - Esatto. E tu saresti libera di andartene il momento stesso in cui io non mi comportassi come piace a te.

LIZA           - Dove andrei, a vivere con la mia matrigna o vendere fiori a Tottenham Court? Sono in catene, ti rendi conto? Prigioniera dei miei vestiti, dell’acqua e sapone, dei mezzi toni...

HIGGINS   - Ti adotto, Eliza. Intesto parte del mio patrimonio a tuo nome... A meno che tu non preferisca sposare Pickering.

LIZA           - Perché Pickering? Tu sei più giovane che lui...

HIGGINS   - Di lui!

LIZA           - ...Di lui, e non sposerei neanche te se me lo chiedevi. HIGGINS    - Chiedessi!... Che ti piglia oggi?

LIZA           - Parlo come mi pare e piace. Non sei più il mio maestro. Ti estrogeno dall'incarico.

HIGGINS   - Lo fai apposta?... (Paziente) Esonero.

LIZA           - (docile) Esonero.

HIGGINS   - Non credo che Pickering voglia sposarsi. È scapolo da troppo tempo.

LIZA           - Nel mondo non ci siete soltanto tu e Pickering. Londra pullula di ottimi partiti. Basta che ne parli a tua madre, lei me ne procura a centinaia, tutti stesi lì ai miei piedi. Quelli che scarto si uccidono, con un colpo di pistola alla testa. Sono tutti ufficiali della Guardia, alti due metri novanta, e hanno i mustacchi.

HIGGINS   - Nessun buon partito è ormai sufficiente per te. Ti rendi conto che io ti ho fatta degna di un re?

LIZA           - Chi mi ama profondamente è degno di me. Chi non mi trascura è degno di me.

HIGGINS   - Per non farti sentire trascurata un uomo dovrebbe passare metà del suo tempo a sbavarti sul collo e l'altra metà a farti l'occhio nero.

LIZA           - Anche così si ama. Io lavorerei, manterrei un uomo che mi ami come dico io.

HIGGINS   - Perché voi donne del popolo volete sempre mantenere i vostri uomini... Venderesti fiori per lui?

LIZA           - Esistono altre possibilità.

HIGGINS   - Esempio!

LIZA           - Potrei insegnare.

HIGGINS   - Questa è bella. Cosa?

LIZA           - Quel che insegni tu. Ho un ottimo orecchio, migliore del tuo, non lo puoi negare. Quel che ho imparato, insegno. E quel che ho imparato, tu non me lo puoi togliere. È mio, per sempre. Eh, Aynri Yig-jins?

HIGGINS   - Piccola serpe impudente!

                            (Higgins le va contro. Anziché cercare rifugio, questa volta Liza rimane ferma e offre anzi il viso)

LIZA           - Sapevo che un giorno mi avresti picchiato... Su, Aynri Yig-jins, Aynri Yig-jins!

                            (Higgins si ferma)

                            (Pausa)

                            (Guarda Liza negli occhi. Scoppia a ridere)

HIGGINS   - Per Giove, Eliza, mi ero ripromesso di fare di te una donna e ci sono riuscito.

                            (Entra la S.ra Higgins, pronta per la cerimonia)

MADRE     - Andiamo, Eliza.

LIZA           - Il professore non viene?

MADRE     - No, assolutamente no. Non si sa comportare in chiesa. Parla ad alta voce, fa commenti scandalosi sulla pronuncia immancabilmente gallese del prete...

LIZA           - Allora non la rivedrò più (Gli porge la mano) Addio, professore.

MADRE     - Quanta formalità. Poco fa gridavate come due aquile. Sembravate moglie e marito da mezzo secolo.

LIZA           - Io moglie di quello là?... Signora Higgins, credevo che avesse migliore opinione di me.

MADRE     - Ciao caro.

HIGGINS   - Ciao, mamma.

                            (Higgins si china a baciare la madre. La madre esce. Mentre Liza si attarda a raccogliere la bor- setta Higgins prende il giornale, siede sul divano e si immerge nella lettura. Eliza arriva alla porta, sta per richiudersela alle spalle quando Higgins sembra ricordarsi di qualcosa)

(Eliza, rientrando porta del prosciutto crudo da Smith and Smith)

LIZA           - A te piace cotto.

HIGGINS   - A te piace crudo... E già che sei da quelle parti, pren-dimi in Regent street un paio di guanti che vadano con l'abito nuovo. Ho sempre le mani gelate. Numero otto.

LIZA           - L'otto è piccolo, se li vuoi foderati di lana.

HIGGINS   - Fai tu. E una cravatta adatta.

LIZA           - Hai tre cravatte ancora nuove nel cassetto. Usa quelle.

HIGGINS   - Vanno bene?

LIZA           - Quella coi filini rossi è perfetta.

SIPARIO

FINE DELLA COMMEDIA

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