Pip.k.scò

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Pip.k.scò

di

Luca Musella - Akul K.


Buio

Voci fuori campo. Grida e risate. Una donna canticchia sgraziatamente Anima mia dei Cugini di campagna. Dopo alcuni secondi parte e si sovrappone la voce di un uomo.

Uomo: Kappa, ci sono due tombre, no tombe. Un uomo e una donna, integrati togheder, in templi, quasi in millenni diversi, ma insieme.
Immaginate, ora una donna altissima curva sulle due tombe, dialoga con l'uomo, gli smonologa di tutto, di più. Poi alla fine, con voce spezzata, dice: Ciao Papi. Si sofferma, in silenzio. In preghiera. In adorazione. Si allontana. Si ferma. Esita. Indietreggia. Si riavvicina alle tombe. Ma questo giro guarda quella della donna. Fa una boccaccia. Lancia sguardi assassini e urla:
"Tu brutta troia finalmente stai un po’ zitta. Ciao mami."

Sbatte i tacchi e si allontana sculettando oscenamente.

Sipario. 

Il palcoscenico è vuoto, al centro due attori in costume da bagno anni 30. Uno è altissimo e allampanato. L'altra bassina e isterica.

Uomo: Tu saresti altissima?
Donna: Perché no?
Uomo: Tra un po’ dobbiamo iniziare. Montiamo?
Donna: Cosa? Io sono la prima attrice bellino…non monto…vengo montata…tocca a te apparare la scena.

L'attore si allontana, lasciando la donna al centro della scena. Durante il monologo di quest'ultima, trascina in scena e mette a posto una specie d'enorme urna del lotto. 
Sul suo movimento e sul monologo, entrano in scena una serie di personaggi goffi vestiti da marziani, da antichi romani o da fetish. Montano il loro spettacolo muto che poi eseguiranno incuranti e paralleli al resto. La donna in questa fase è immobile.

Donna: L'antica e celebrale pipineste, topona derivata dal culto della pica, del cuoco e della introcchia che ti fai. È oggi… la più amata sita concimata del nord. Per il turista, pipineste significa 70 chilogrammi di carne bagnata. Cristallina. Dove si alternano luminosi anfratti, profumate insenature ombreggiate da peni secolari, strapiombi mozzafiato, incantevoli grotte e deliziose calette…calette? 
Pipineste è una divinità analcolica, selvaggia…pronta ad accogliere e ad offrirsi al pellegrino solitario, o in gruppo…che qui giungono da ogni parte del mondo.
La tradizione vuole che l'attuale centro abitato sia collegato a Urina, altra divinità iconogiallica. La storia di Pipineste è un susseguirsi di dominazioni, alcune contemporanee e solo apparentemente contraddittorie. Rasa al suolo dai misticodepilanti, fu ricostruita da arrapatao segugio, che fece ergere… la sua torre… un paio di volte al giorno dentro al sito, financo non ebbe uno sfratto penitivo. 
Sede fescovile fino all'anno scorso, fu forti ficata dagli arrapatesi. Subì il sacculegio del feroce Aladurino e il crudele massacro dei super tirati, che decapitarono la cianca. L'economia di pipineste è legata all'agricoltura, al pesce e al turismo di massa, quest'ultimo favorito dalla eccellente elasticità di tutto il settore agroriproduttivo. L'accoglienza è assiculata da pensioni, otelli, villaggi e campeggi.

Molto seria.

Auguro al viaggiatore che giunge di compiere un percorso parallelo a quello classico, di lasciare inizialmente le stupende cosce rocciose e grotte nere e di seguire il filo di una misteriosa tradizione orale. Qui, in alto, non esistono ciceroni precisi e tutto è lasciato all'improvvisazione, basta seguire la vibrazione e il ritmo. 

La scena è pronta. Lo spettacolo demenziale dei giovani artisti prosegue incurante, gli attori seppur muti sono scatenati. 

Scendono dal palco e prelevano alcuni spettatori, coinvolgendoli nel loro spettacolo. Senza testo. Entra in scena un uomo anziano, porta con se un mangiacassette a pile. Completamente avulso allo spettacolo, parla al registratore in lingue sconosciute, ogni tanto manda avanti il nastro, che contiene canzoni napoletane. 
L'urna del lotto è al centro della scena. L'attrice vi entra aiutata dall'attore. L'uomo la manovra, mentre l'attrice è stesa dentro e recita, in chiave drammatica, questa scena.

Donna: Avevo trascinato per anni i miei sogni all'aria aperta. Li portavo sempre con me nei percorsi della mia luce. Aggiravo me stessa come ad un ostacolo, cucinavo e sognavo. Giocavo a casting impossibili, per personaggi improponibili. Polizieschi, d'azione, scesbirriani. Io sono nata per lo sconcio. Mi hanno fatta fare sempre eroine alcolizzate e nevrotiche, ma una grande attrice per essere grande, deve essere sempre sincera. No? Tutti autori tristi, capocomici incuranti delle mie forme. Testi in napoletano verace. A me lombardo veneta padana. Nutrivo un'autentica ossessione per loro. Un caso clinico? Poi ci fu l'incendio delle morti. La classica musica del tempo. Ho trovato un uomo e lo ho amato. Ho smarrito il mio repertorio, diciott'anni di fantasie si scaricarono nel cesso una mattina languida e cupa. 
Cominciai a capire che non ero un'attrice… ero un romanzo.
Venni cacciata dalla scena da una cagnetta, la mia.
Ho preso una sventola da niente. Per fortuna sono bombardata dall'erba. Fui presa in un film. Ma il cameraman era troppo alto e mi inquadrava solo i capelli, così li ho tagliati e sono scomparsa al montaggio.
Strano, ma il mio percorso si fa sempre più bello. Continuavo a bombardarmi di sostanze infiammanti e sfiammanti. Ho comprato un altro cane. Quando mi trovavo in una pensioncina del cazzo a sfangare la giornata mi mancava. Anche il mio uomo. Allora mi rintronavo e ascoltavo musica irlandese. Cambiai casa, mi ritrovai vicino la stazione piena di amici e cicatrici. Avevo smesso con le sostanze e con i cani. Stecchetto totale. Ma avevo voglia di fare cose, senza rubare. Non dimenticavo mia madre, non ci riuscivo… altrimenti. Ero tornata pienamente e pesantemente in possesso del mio cervello e volevo usarlo, senza mentire. 
Ma non udivo voci, ero fottuta. 
La dieta di sostanze varie ed eventuali mi aveva ringiovanito. Scopavo da matta e mangiavo per tre. Ma i miei occhietti avevano voglia di languore, della luce di uno spot tutto mio. Mi rimisi in pista, ma sempre stonata agli avanzi. Una pazza consumata da un monologo muto. I registi maschietti mi trovavano ansiogena. Le donne, terrificante. I froci sublime, ma non adatta alla parte.
Se rimorchiavo un artista, puntigliosamente lo facevo cacare sotto dalla paura di fare buca. Sapevo di dare l'immagine della sfigata. Della attrice pericolosa. La mia salute celebrale non è mai stata certificata Iso 9000, nemmeno Iso e basta. Ero affamata di successo. Volevo consacrare le mie ansie liriche.
Ma le cose non giravano. Nelle mie condizioni…non potevano. Niente da narrare, niente da fingere, niente da rubare. Niente. 
Dovevo diventare più figlia di puttana e più puttana.
La cosa mi piaceva, poi, figlia di puttana sono nata, ora si trattava di diventare più troia. Nuova linfa liquida e vitale.
Era assolutamente congeniale al mio estremismo. Dovevo cambiare la mia vita. Poi incontrai Akul, si era ripulito dall'ultima volta che l'avevo visto. Più concreto e credibile. Segui il suo delirio e dissi…andate tutti affanculo…mi sentì un'altra e eccomi qui.

L'urna si ferma, anche gli attori lasciano le loro improvvisazioni e si avvicinano all'attrice, conducendo con loro anche gli spettatori coinvolti. Uomo lascia la sua posizione e fa avanti e dietro sul fronte del palco, riflettendo ad alta voce, mentre l'attrice si sporge dallo sportello dell'urna.

Uomo: Recitare il ruolo di una bambina odiosa. Io? Cosa avrà mai in testa questo? Non sono credibile.

Donna: (imita una voce maschile) Cane…ringrazia il cielo che hai una parte…devi simulare la mia infanzia…sei una mia proiezione…spengo un interruttore e scompari.

Uomo: Fusse o' cielo. Andiamo avanti. ( assume la posizione di una bimbetta leziosa) Mammina, non ho nessuna voglia di andare in collegio. Resto con papi…faccio la brava.

Donna: (voce maschile) Cane…cane.

Uomo: Ma…le mie amichette non ci vanno…ti prometto non ingerirò sostanze chimicodissuadenti e non prenderò niente in bocca dagli sconosciuti. Fammi restare.

Donna: (voce maschile) Cane…saresti un ottimo elettrauto, perché ti sei fissato con talenti che non hai. Cane, vedi io ho scritto un capolavoro, poi vai tu in scena…e sei il nulla. Scompare ogni poesia. Anche Scesbirro faceva la figura del fesso con te.

Uomo: Mammina, ti giurò non racconterò niente al papi delle tue robine. In collegio mi mettono quella divisa…tutti si mettono a ridere. Sono fuori dalla parte qui e li, però a casa non faccio ridere.

Donna: (voce maschile molto drammatizzata) Appunto. Andiamo avanti…facci ridere.

L'attrice scende dall'urna e viene vestita da marziana. Mentre uomo viene emarginato dalla rappresentazione e non sa che fare.
Alcuni secondi di attenzione per il vecchio con il registratore. Poi,
mentre i giovani le sono attorno vestendola e facendola scomparire dalla vista del pubblico, recita il suo monologo.
Uno alla volta i giovani attori si allontanano dall'attrice come petali di una rosa e vanno a riprendere le loro attività. Uomo rimane pateticamente al centro della scena.

Breve storia del mondo fino alla mamma.

Donna: In principio c'era la terra, l'aria e l'acqua, poi qualcosina iniziò a muoversi…ci fu il fuoco e non mi ricordo il quinto. Insomma, questi elementi si combinarono nelle più diverse esistenze. Ci furono guerre, pestilenze e grandi amori. Tutto sembrava scorrere verso una quieta, quasi inevitabile, distruzione. Poi, una domenica pomeriggio assolata, un uomo ricco e raffinato ebbe un'inattesa e lacerante erezione. Era Agosto e in tutta Milano non c'era una vera fica. L'uomo soffriva e sudava. Improvvisamente si ricordò della figlia della portiera. Bella, ma acida da far ammosciare un cetriolo appena colto. L'uomo non si scoraggiò. 
Si unì a quella donna della bassa padania e di basso ceto e…sapete che succede in questi casi…insomma la mise in cinta e la sposò. 
Furono anni di infelicità squillante, dominati dalla goffa creatura nata da quell'unione.
La creatura… era mia mamma.
Bella, forse più della nonna, ma con la sua acidità elevata al cubo, all'infinito. Altro che semplici e innocenti cetrioli, al suo passaggio si ammosciavano autocarri, querce secolari, partiti politici, ideali, interisti. Si…si…ricordate Ronaldo che scende dall'aereo dopo i mondiali di Francia? Ci ha ridotto tutti così…pare che Ronaldo sia rinato da quando…insomma da quando è andata. Vi starete domandando… perché - perché allora si è perso anche questo scudetto…aspettate. 'Nu poc'e' pacienza. 
Poi…ci fu un'altra domenica d'agosto…un'altra erezione…un'altra sciagurata unione…i frutti e i fiori… appassiti… d'arancio. Insomma io e…la mia sorella gemella. Due incubi in miniatura. Diversissime, io faccio alzare gli uccelli in volo…lei li accoppa con uno sguardo.


L'attrice è ormai vestita da marziana, sola. Rimane accanto all'urna. Il gruppo di giovani artisti si avvicina all'uomo e lo veste da bimba. L'uomo è riluttante e la scena ha, un non so che, di violento. 

Donna: il quinto elemento è la paura? Un liquido melmoso che si tramanda attraverso corpi… elementi. Dalla mamma alla figlia, cambi città…ti insegue…nella notte…nei tuoi personalissimi incubi…nelle impotenze…nelle storie…nei cessi delle pensioni di serie B. All'epilogo diventi tu…paura. L'acqua diventa paura…il fuoco…il suono della tua voce alla segreteria telefonica.

Sei pronta.
Il tempo aiuta i latitanti.
Le orme scompaiono.
Svanisci e nessuno sa da dove sei sparita.
Tutto è concepito in una domenica d'agosto.
Scappavo dagli uomini e dal resto.
Furba e determinata al mio oblio.
Ora tocca a noi.

L'attrice si avvicina all'uomo e si prendono per mano. I giovani attori si allontanano e riprendono le loro demenziali performance. Adesso è l'uomo il capocomico pedante e la donna fa la bimba.
L'uomo è oscenamente ridicolo.

Donna: Ti leggo la lettera dell'avvocato?

Uomo: Sei sgraziata…non funzioni.

Donna: Il signor Pip…avvertiva vertigini al solo pensiero di poter ascoltare la tua voce. Era anche caduto in viale Papiniano scorgendoti tra la folla. Quel giorno ebbe vuoti di memoria. Si guardava allo specchio e vedeva un liquido acido. Era caduto nuovamente… guardando distrattamente l'unica tua fotografia, che non aveva distrutto. Aveva sbattuto la testa. Subiva dei danni enormi…irreversibili al suo sistema neurovegetativo. La mia testimonianza ti inchioderà. Si pretende un indennizzo. Tot. Denè per aver fatto sballare il signor Pip e i suoi eredi…legittimi e no.

Uomo: Sembri una fottutissima piagnona. 

Donna: La multa…consiste nell'oblio …dalla vita della qui presente Pip. K.

Uomo: Siete tutti d'accordo è una cagna?

Donna: (incerta) Spesso… le indagini… sono piene di incongruenze. La verità è che eri un fantasma. Ti materializzavi solo alla vista di un fungo porchino. Ti smagnetizzavi… nel suo sbollire. Mi hai formato…a forma di fungo. Ossessionavi… come un ossessa. Eppure ti cercai perversamente… nelle ombre della mia crosta…non era semplice egoismo il tuo…no…tu eri qualcosa di sadico e complesso.

Uomo: Vivi fuori dal testo. Sono tuoi pipponi non i miei. Tu devi esistere solo grazie al mio desiderio…se no il gioco si spippa. Ti nascondi…dissimuli.

I giovani attori si intromettono nella conversazione. Spingono i due verso l'urna. Uno entra dentro è simula un pilota. Gli altri si seggono e sembrano passeggeri di un'astronave patetica. Durante il movimento il vecchio parla.

Vecchio: ( la voce è sognante e incomprensibile) 
Nel 44…alabamba…ero il capo del controspionaggio…avevo segretarie che parlavano sei lingue, ma non capivano la mia…alabamba era indifendibile…eppure nessuno è riuscito a prenderla…era praticamente impossibile…scappava…di mano…in mano…si verniciava di rosso…si pettinava e mangiava bombe a mano. 

Donna: Capitano…Marte e vicina. Attacchiamo?

Uomo: No…oggi voglio attaccare Urina. L'oro giallo domina il mondo. Chi lo ha vince.

Donna: Ma è un suicidio…non c'è la faremo mai.

Uomo: Silenzio. Ho un piano. Atterriamo a Sborro. Trasformiamo L'astronave in una astrospermina…poi, risaliamo la via giallea e ci confondiamo…in incoito.

Donna: Ci riconosceranno?

Uomo: E' domenica…pieno agosto gli sborrini sono al male…le difese immunitarie in fiele…procreiamo a tendoni…atterriamo tra la lèdura del monte inguine…ci strusciamo tra i peli. Poi al mio urlo arriviamo in massa.

Donna: Capitano…lei è un vero genio…scesbirro le fa un pip.

Uomo: Adesso zitta e giallo in bocca.

Uomo: Procreiamo.

Tutti gli attori si danno da fare per trasformare l'urna. Utilizzeranno cartoni e plastica e copriranno l'urna di un bianco irregolare.
L'attrice e il vecchio osservano la scena.

Molto drammatica.

Donna: Che cosa è mai questo giallo che domina il mondo? Misureremo oggi… quanto il membro del Consiglio superiore intergiallico sia duro…si…si dopo l'attacco, sapremo quante macerie l'ok Corral del segato avrà provocato. 
Sulla mano sembra innocente, gommoso, ma adesso non si può escludere nulla. Se un colpo di sega bagnerà il giallo, vorrà dire che abbiamo iniziato a pagare il prezzo della figa di questa estate.
E chissà se il gioco vorrà la candela? E dove?

Dove l'appoggerà, per non perdere la credibilità nelle istituzioni.

Tra poche ore si saprà se Urina resterà o dovrà ricominciare dai filodrammatici…dai dilettanti. Ma di chi è la colpa?

Cinque anni… dopo il terremoto e non sono ancora ristrutturata. Niente del mio emisfero è stato aggiustato. Alle 18 scatta il copri fioca…tutti devono abbandonare le antiche e banali stadie. Soltanto 13 funghi possono rimanere nelle loro elevazioni. Gli altri trasferiti, di ano in ano, ad arrivare…in piena notte… in cascine montane. Tutti assediano Urina. La vogliono, per deturparla.
Ci stiamo trasformando in un club med.


Gli attori hanno finito la trasformazione, si prendono per mano con l'attrice e compongono un girotondo. Si muovono velocemente ridendo e cadendo attorno all'astrospermina.
Il vecchio accende il mangiacassette. 

Donna: (quasi incomprensibile) Astospermina dimmi una cosa…cosè quella cosa rosa? Dimmi amichetta della robetta che sembra mare, ma è un giallo da inventare… dimmi cos'è…questo pianeta che attrae anche se feta. 



Coro:

La Pip è questa qui.
Occhi da grande poeta,
Nasconde, ma fa vedere tutto il male,
Il male che è giallo come un consiglio.
Questa è la nostra Pip.
Dimmi perché non gode,
Se la terra gira intorno al sole.
Questa è la nostra Pip.
Tanta malinconia e… tanti c'è l'ho duro come un cavallo e
Tanti geni, tutti, tutti incompresi.
Questa è la nostra Pip.
Terra di girotondi, di cliniche esclusive e di tramonti,
Di ragazze carine e maleducate.
Dimmi, tu che sei un tipo,
Perché gli mancano le treccine e quel dito.

Donna: (mentre continua il girotondo) Questa dispersione mi stona…sto da quattro mesi a studiare il mio caso. La stanza dove lavoro è asfissiante. Ci sono tante foto. Ne ho aggiunta una: mia madre. Più che scioccarmi mi irrita. Eppure non la ho levata. Volevo indebolirla. Sto imparando ad uscirne, meno rancore verso il mondo. 

Canta, seguendo il ritmo del girotondo.

Ero una bonza…la dolce rampolla…secondo il ritmo di una stirpe infranta… senza fatica…senza mollica. Sono uno spasso…sono un torpore…la beniamina di ogni cricca…un vero spasso. Che delizia.
La Pip diverte o terrorizza.

Il girotondo si rompe, i giovani attori riprendono le posizioni e la donna e l'uomo hanno un attimo di smarrimento. Rimangono circa dieci secondi senza sapere che fare. Poi riattaccano.




Uomo: Una volta su Urina controlleremo il mondo.

Donna: Fra tutti i percorsi che si interrogano nella pipinata, il più potente è Francesco, su cui sono saltati in rapidissima successione, Marta, Daniela, Leonardo, si Leonardo, e tante incornate. L'antica strada dei pellegrini provenienti dalla regione del nord, pian piano è stata percorsa da quelli del sud, centro e insulari.

Uomo: Dove stai andando? Qui…torna qui…che non ho tempo da perdere…questo non è il mio testo.

Donna: L'antica strada dei pellegrini… cominciava a sgretolarsi. Eppure… la tensione molecolare di monte calvo li faceva venire a migliaia. Terminavo il loro percorso nel centro tavola assolato. La storia di pipineste è strettamente collegata alle vicende dei pellegrini.

Uomo: Torniamo al percorso che ti ho assegnato. Urina.

Donna: Gli affreschi a schizzo, sui fianchi della pipineste indicano, la presenza sulla terra dell'ex reginetta dell'ansa…di molti artisti. Con cui, del resto, è solita stabilire un rapporto privilegiato.

Uomo: Ok…cambio scena…cambio… (abbandona l'attrice e interagisce con i giovani attori)

Donna: Le stesse apparizioni in sonno o incubi indicano che il tutto è legato ai vari arrivi. In tutta la zona, infatti, si scoprono presenze, a testimonianza di una singolare apertura alle popolazioni italiane e straniere più disparate. Sono significative le tracce antichissime che i pellegrini provenienti dall'Irlanda e da altre parti dell'Europa mozzonara hanno lasciato in giro su pipineste. I fedeli, sebbene tutti automuniti, sono rimasti sostanzialmente tradizionalisti. Legati a questo luogo da rituali secolari.

E' quindi, Pipineste è l'unica strada da percorrere nella sua interezza perché rappresenta, nella successione delle tappe e nella pienezza dei suoi richiami, il solo possibile percorso per arrivare che un cristiano può compiere.

Pipineste nasce in padania il 22 aprile 1885.
A sedici anni…no forse a tredici…ha una visione…diciamo qualche visione…entra e esce …che avete capito…da storie e collegi. Qualche anno dopo è a Roma, dove diventa attrice. Per tutto questo periodo è afflitta da un'inspiegabile e dolorosa malattia da filodrammatica. Il 15 Agosto 1911, nel duomo di Palermo è consacrata Prima attrice e il giorno seguente officia da Prima attrice. In una lettera indirizzata al suo capocomico di allora si coglie tutta l'intensità del momento.
Da quel giorno frotte di pellegrini giungono a Lei e le arrivano copiosi…testi in visione.

Tutti si fermano. L'attrice sale sull'urna e rimane immobile come una statua. Gli attori giovani e l'attore si avvicinano imploranti.

Coro: Mia pipineste, facci vedere la luce in fondo alla grotta, fai del povero pellegrino un santo Graal da bere…facci affrescare a spruzzo le tue cattedrali…i siti ancheologici …le insenature umide e fresche.

Uomo: Non ci rimane che questo cilindro a forma di torre in direzione di Troia. Si continua sempre per la stessa strada, che aggira il mistero, e… tra una fitta folla di maschere, mette in mostra la complessità della scena. La sua debolezza.

Donna: (sempre sull'urna) Scrivono i cronisti che i primi uomini, quando apparvero sulla terra, provenendo da chissà quali brumose sfere, si affacciarono alla luce e si innamorarono. Dopo qualche tempo però decisero di tornare indietro ed esaltare le meraviglie di questo mondo, ma a casa loro. Nacque la nostalgia, un rito universale sempre uguale per i secoli avvenire. Il medesimo stupore, si ripropone ogni giorno nei moderni pellegrini, ma ogni giorno si vorrebbe ritornare indietro…verso quali brumose sfere, nessuno lo sa. Così si pretendono sacrifici e riti…il tempo ha cambiato i nomi…emozioni e sensazioni…nella impossibilità di tornare indietro. Riti paurosi, dove prevale la pietà…il rimorso…si trasformano in religione…in guerra…in arte…ma è solo nostalgia.

L'attrice scende dall'urna aiutata dai giovani. L'attore, che è sempre vestito da bimba, si avvia pensieroso al centro della scena e rimane immobile senza parte.

Donna: Insomma, in parole semplici se Adamo invece di Eva avesse incontrato mia madre, si sarebbe impiccato all'albero delle mele senza toccarle e l'umanità sarebbe salva. 


I giovani attori iniziano a trasformare l'urna in un enorme giaciglio, nei loro movimenti, si interrompono per saltare, ridere o farsi dispetti. L'attrice va verso l'attore.

Donna: Proviamo un'altra volta.

Uomo: Questo è un racconto. Impresentabile.

Donna: Un giorno, tanti anni fa, mi capitò di trombare uno che si era fatto la Loren… a un certo punto…sapete come vanno queste cose…mi ritrovai ad osservare quel coso. Da smisuratamente vicino. In quel preciso momento ebbi un'illuminazione che da allora non mi ha mai lasciato.
Sto osservando il coso che ha visto il fondo dell'imperatrice.
Quando racconto quest'aneddoto, mi sembra che nessuno condivida la mia illuminazione…oltre Barthes…naturalmente. Il mio interesse nel guardare i cosi è diventato un'attrattiva culturale. Un'ossessione.

Uomo: Per questo amiamo il teatro e non il cinema. Anche io ho questo desiderio ancheologico. Rituale …ritmico…ripetuto. Osservare i cosi per sapere cosa hanno in se…cosa essenzialmente li distingue l'uno dall'altro. Tutti diversi…eppure uguali.

Donna: Un simile desiderio ci accomuna…diamo il nostro fondo…in cambio della conoscenza. Spazi urinari, talvolta…ahimè raramente…con stratificazioni di antecedenti analisi.

Uomo: Anche altri spazi di indagine. Bellina. Io sento che la sua presenza modifica la percezione. Questo arnesino è il punctum…cioè quello che punge.

Donna: Pazza o savia? A te piace apprendere?

Uomo: Non entriamo nelle camere di mezzo…diciamo che mi piace sentirlo.

Donna: Stai parlando di una conoscenza orale?

Uomo: Pazza…diciamo solo…è nel mio fondo che mi piace sentirlo…ma appena…appena…una percezione vaga nel tempo.

Gli attori giovani si scagliano contro i protagonisti. Poi contro il pubblico. Mentre i due attori riprendono a fatica la recitazione.

Donna: Pazza o savia? Otto milioni di codini, nella sola Italia del nord, ogni anno fanno girotondi e capriole su montagne vergini - solo ai loro occhi, si intende. E' la religione imprescindibile dell'infelicità. Io sono testimone e officiante di centinaia di queste goffe giravolte.

Uomo: Mi hai chiesto se non è, per caso, una idea fantastica avere una Pip per presidente del consorzio dei domatori di codini in fuga.

Discorso di insediamento.

Donna: Care compagne e cari compagni, scendere in campo per tentare una mediazione tra le vostre estremità, è stata una missione imposta dall'alto (indugia sulla parola alto).
Del resto i miei conflitti di interessi e tutti quei vendicatori calvi e rosa alle costole, mi costringevano a prendere diverse e fantasiose posizioni. Sarò breve. Innanzitutto vi ringrazio di avermi eretto. Un pensiero particolare lo rivolgo alla mamma, che ha reso possibile e inevitabile l'accanimento sadico dei codini rosa nei miei confronti. Poi, volevo ringraziare, tutti voi, paganti e a scrocco, presenti a questa inseminazione. Il mio programma, rati ficato, attraverso un contatto con ogni eretto è composto da cinque punti.
Le bandierine non posso usarle se no viene la buoncostume.
Primo punto: Abolizione delle tazze da tè.
Cretini…disfattisti…mica sono cicciolina.

Gli attori giovani, impediscono all'attrice di continuare.
Il vecchio parla nel suo linguaggio incomprensibile e canta. 
I ragazzi spogliano con violenza i protagonisti e li vestono. Lei ha una maschera trash da gattino (tipo pubblicità di un telefono erotico) lui da serva (tipo teatro napoletano di serie B).

Lei inizia il suo monologo sul giaciglio, assume posizioni e atteggiamenti languidi. Lui inizia lentamente a trasformare il giaciglio in urna. I giovani attori, ormai incuranti e annoiati dalla rappresentazione sono più scatenati che mai.

Donna: (assumendo posizioni oscene) Dovete uscire dall'oblio. Con l'abitudine finisce che vi piace. Niente, non ha niente di buono. Nessuno. Quando un uomo arriva non è perché odia la luce. E' il suo desiderio che spinge. Spinge dal buio alla luce e viceversa, finchè, remando contro la sorte, arriva dentro o fuori al porto. 

Pipineste…Lui, mi ha insegnato così. Anche quando rientrando a casa dopo il lavoro, trovava la mammina in compagnia di uomini di diversa nazionalità e colore, rifletteva sul buono della vita. Fece amicizia con alcuni di loro. Di modo che la sua socialità non subì mai cali di tensione. 
Poi, che sono mai queste cose sulla testa dell'umanità, quanti di noi desiderano metterle sulle teste altrui? E quanti, invece, amano mostrare le proprie? Generosi trofei di guerre del prossimo, battaglie clandestine e poetiche, andiamo, bisogna esserne orgogliosi, in fondo è la parte più gratuita. 
L'unica che ci viene realmente…immeritatamente donata.
Una volta che scappavo dalle grinfie della strega, mi nascosi appallottolata dentro un giornale. Lui mi vide e disse: "Quanti fuggono in questo mondo… solo… perché vedono se stessi."
A me sembrò, che in quell'istante, mi svegliassi dall'ingenuità. Forse per questo, sulla scena, sono diventata un'aquila. Modulo i toni e i movimenti, con mille sfumature diverse. Faccio ridere, senza fare smorfie e piangere solo con i miei occhi. Con me i registi non debbono usare il bastone e la carota, perché entrambi hanno dentro di me un identico risultato. Basta un tamburello… che mi dia un ritmo e mi scacci dai guai. 
Una volta entrai in un gruppo, mi affidarono la parte di un asino, i quattro interpreti mi usavano come scenografia. Fu solo l'inizio, ben presto cominciarono una danza antica su di me. Salivano e scendevano dall'asino scena… con tale veemenza… che già alla fine del primo atto… erano tutti arrivati alla fine del secondo. Avevo la bocca piena e non riuscivo a recitare. Non di meno fu un grande trionfo. Quando poi, per arginarmi, mi diedero la parte di un uomo, capii che quello sarebbe stato il mio mestiere.
Fui scritturata come sbirro, poi come coniglio, ma restavo poco in ogni situazione, mi sembrava pericoloso. 
Un giorno, mentre mi stavano impiccando in un teatro di Frattamaggiore, mi resi conto di quanto fosse esatta la profezia di mio padre: 
"Il bastone della vita ti farà andare tutto di traverso." 

La trasformazione dell'urna è completa e l'attore inizia a manovrarla. Mentre i giovani attori, in penombra, iniziano a smontare la loro scenografia.

Da dentro l'urna.

Donna: Mi sono cacciata dentro un altro guaio. Debbo trovare una soluzione. Un'uscita. Questo cosone di vita è pieno di buchi… i nemici entrano da per tutto, trovano fessure entrano come topi. 
E' credibile?
Non è il caso di smascherarli…performance e pagelle…no mi soffermo su uno…l'ultimo…tipo un simbolo…perché è quello il procedimento poetico che fa vivere un testo.

Gli azionai la leva. 
Cominciai a sbriciolarci del pane sopra…poi spezzettai un pollo disossato…tutto sopra.
Iniziai a mangiare…lentamente e indifferentemente…osservai quello che faceva. Niente…quello…quando rientrò…fece finta di niente…allora presi olio caldo e brace…niente. 
Pensai: "E' un grosso guaio." 
Quando… la mattina dopo si ritrovò il coso smozzicato e pieno di bolle, io gli mostrai i buchi nel cosone…( voce dolcissima) "Vedi amore sono state le zoccole a fare il danno…sono entrate dai buchini…quelle divorano tutto. Figurati. Il coso."
Lui…esamino la cosa con non poco senso di colpa.
Lui…dolorante da paura disse:
Cosa vuoi che sia…topi? Zoccole? Sono bestioline pulite.
Poi sorrise ed io capii… che era un'antecchia più bastardo di me.
Ma come uscirne?

Il palcoscenico, a parte l'urna, è deserto, anche l'attore si allontana. Il vecchio, va via con la musica ad alto volume e, la mantiene in sfumatura, anche dietro le quinte. L'attrice esce fuori con il busto e da quella posizione, illuminata da uno spot, termina il monologo. 

Per il momento non pensai nulla.
Il giorno dopo… lo vidi armeggiare con la mia pagnotella da latte e ebbi la seconda o terza folgorazione della mia vita.
Potevo mollarlo, ma di bilanci allegri n'avevo pochi. Poi, non mi sono mai fidata delle mie ghiande. Troppo affamate. Alla fine trovavo sempre qualcuno di peggiore. 
Non potevo smuovere le acque. 
Già la mattina avevo difficoltà a guardarmi allo specchio senza pensare: ma guarda che troia…quasi da faccia in terra.
Così capii…dovevo cascarci addosso…farlo sentire con un piede nella fossa… fino a diventare una mammina indispensabile.

L'attrice non sa cosa fare. Da dietro le quinte arrivano rumori di ristate e di urla. Alcuni secondi e rientrano tutti in scena, aiutano l'attrice a scendere dall'urna. L'attore, inizia lentamente a trascinare l'urna fuori della scena, mentre gli altri sembrano attori scadenti di circo. 
Dietro le quinte l'attore si cambia, assumendo l'aspetto goffo di uno spermatozoo. I giovani attori cambiano il costume dell'attrice, che assume l'aspetto di una reginetta. Riprende la rappresentazione. L'uomo si avvicina alla donna e la trascina lontano dai giovani attori. Si spostano verso il pubblico, mentre gli altri continuano indifferenti il proprio spettacolo immaginario. 
Il vecchio torna in scena con una torcia auto alimentata e illumina l'attrice.



Donna: C'è del marcio in Val padana.

Uomo: E' dalle…l'attacco filodrammatico…è l'ora?

Donna: Posso avere il mio spazio o no?

Uomo: Ne hai avuto abbastanza…più tardi…adesso dobbiamo preparare la scena che arriva Akul. Montiamo?

Donna: E' …è che sembro buona solo a montare. Tutti che mi chiedono di montare. Montati i tuoi ovetti da gallina. Io sono una prima attrice. Sono stata promossa tanti anni fa…io e la mia cagnetta. Noi…se vi va bene…ci facciamo montare.

Uomo: Si quella poi…mi abbaiava contro come un leone…ma di pelushe. Bastava che iniziassi un monologo…che so …una barzelletta e si inviperiva. 

Donna: Cane. Odiava gli attori. La loro voce in falsetto. Poi quelli mediocri…i cani…poi…i tromboni…gli davano il sangue alla testa…c'è morta per colpa di voi grandi artisti…dei talenti …impastati…Lei si che capiva il teatro…si…certamente più di questo Akul.

Uomo: Andiamo…facciamo memoria…che quello ha un solo insulso terrore… che dimentichiamo la parte, come se fosse l'unica cosa importante…in questo mondo. La memoria.

Donna: Memoria - movimento…come ogni pip…si. La pip. è memoria…movimento…memoria del movimento…splende…anche dei più cupi ricordi…voi pensate di invaghirvi di una parte…non so il culo…di essere attratti da un ruolo…invece è la melma liquida dei nostri ricordi che vi arrapa.

Uomo: Ma come ti è venuto in mente di fare il pip.k.scò?

Donna: Era la quarta o quinta cosa che mi proponeva…tutte cacate.

Uomo: E allora? Questa non è da meno.

Donna: E' venuto…mi ha picchiato…lividi…graffi…io tosta. 

Uomo: Che è successo?

Donna: Bruto del sud…mi ha anche akulizzato…io niente…poi… mentre… raccoglieva i fogli dispersi per la stanza…mi ha guardato negli occhi…con cazzimma…e…vago… da marcio che è…mi ha detto: 
" Sai… domani…vedo Veronica Mappina". 

Uomo: Così hai accettato la parte. No? 

Donna: Ebbene si. Tu…il tuo personaggio dove lo hai preso?

I giovani attori s'iniziano a travestire da infermieri. 

Uomo: Sono andato in un cinema porno. Mi si è avvicinato un tipo di Caserta e mi ha chiesto se ero peloso. Io gli ho detto che ero in crisi e che non godevo né con i maschi né con le femmine. Lui…prima ha insistito di fare qualcosa…poi…ha preso la palla… al balzo…della mia impotenza… e mi ha spiattellato la sua vita.
Il film procedeva…nel buio gruppetti di maschi giocavano a fare le infermiere…noi due…soli…commossi…a parlare della crisi dell'occidente e della solitudine…inevitabile…quasi violenta…di un frocio casertano.

Donna: (rivolta al pubblico) Si è persa una cagna…pelo folto…modello pip…taglia piccola…si offre lauta ricompensa a chi dovesse riportarla ad una condizione morale almeno tollerabile.

Uomo: Tu badi troppo alle malelingue. Per questo non fai strada. Iniziamo. Se no finisce che ci manda affanculo anche Akul…l'ultimo dei traumaturghi…traumatizzati.


Donna:(impostata) Cosa spinge i fili del destino…un vermetto bianco…insulso…come te. Dimmi… perché decidi di andare o di restare? Caso? Necessità impellente? 
Cosa?

Uomo: E' come scavare una fossa…annego…comunque annego…ed è questo il mio arrivare…come il vostro…tutto sottratto…No?

Donna: Ma è volontà?

Uomo: E' solo azione: immagina un fiume… da una parte acqua…rapide violente e ingovernabili… dall'altra una riva…un porto. Io al centro…in ogni caso annego… si tratta solo di capire quanto è lungo il mio tratto…quanto mi si abbrevia la vita.

Donna: Falso. Voglio sapere la verità…tormento il mio cervello…in questo stupido dubbio. E' solo un gioco? Parla.

Uomo: (canzonatorio) I miei primissimi secondi alla luce sono miele…sembro miele…poi …albore pallido…poi…divento fango.

Iniziano ad inseguire Uomo e, mentre quest'ultimo non smette di recitare, lo trascinano via. 

Donna: Non hai nessun sentimento…eppure sei la vita.

Uomo: (scappando) E' solo abitudine a dare vita o…a incicciare le lenzuola…la moquette…il finestrino di una macchina… Afferrato…comprì.

Donna: Potresti essere " la potenzialità" di un grande musicista o di un filosofo…o di un comune falegname. Com'è possibile?

Uomo: ( mentre viene trascinato via) Potevo - potevo- ma ora appartengo a questo legno…una macchia di unto…che la prossima performance spazzerà via…( fuori campo) quanto tempo mi rimane prima di diventare una potenzialità smarrita…( sfuma la voce)dipende dal vizio…dal luogo e dalla temperatura…(risa e frastuono)

Poi si avventano sulla donna e non le danno il modo di terminare il monologo.




Donna: (scappando)Temperatura? Sarà per questo, che al sud si crea di più. No? Quale stupida ipocrisia distingue me da lui? Guardatevi intorno, tutte insieme…le vostre potenzialità - non riempivano una tazzina di caffè…non la riempiranno…del resto. Come se…come se (viene catturata dai giovani che lentamente la conducono nelle quinte) …come se… tutto fosse memoria.

Molto bene…guardate il tritacarne…trita la carne…il lenzuolo copre i vivi e i morti…la luce riscalda anche le pietre…il mare le bagna…il sole…asciuga…vedete la nostra giostra sfumare…cogliere un vostro sorriso…spegnersi…spargersi nella confusione del tempo…speriamo solo di avervi lasciato una buona memoria.


Incertezza tecnica di alcuni secondi, in cui rimangono sulla scena solo gli spettatori che sono stati precedentemente coinvolti dai ragazzi.

Buio. 

Sipario.

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