POESIE
di BALDI Lino Liano
La fola del vino
Dedicata al vin a chi lo f e a chi lo beja
Note dellautore :
SI SOL RE MI
Come tutte le favole al principio: Cera una volta..
Un NOBILE DI MONTEPULCIANO, BAROLO BARDOLINO sposato alla marchesa DONNA MARZIA CHARDONNEY, al raggiungimento delle NOZZE DORO diede un maestoso festeggiamento:
Per loccasione ricevette tanti REGALEALI, tra cui un DAMASCHINO e un ZAGAROLO.
Uffici le NUVIZIAL con la sua benedizione SANGIOVESE, ABATE ma col CAPPELLO DI PRETE. La vecchia governante ORNELLAIA, moglie del GRECO accudiva in cucina, quando MALVASIA della sorte una GATTINARA con GIOIA gli sgraffign il pesce. Tutti i gatti allINFERNO, NIPOZZANO ammazz url imprecando.
Intanto i nipoti del nobile MARINO e MELISSA figli di MARTINA e GENAZZANO serano di soppiatto allontanati dal banchetto per raggiungere a METAPONTO, FALANGHINA e CIRO i loro morosi e inFRASCATI sotto un COPERTINO, HUGEL e PASSERINA mandavano in FREISA (RIBOLLA il sangue a ventanni).
Dallalto del FARO la GUARDIA delle TERRE ALTE scrutava ad EST, allungava lo sguardo fino alle CINQUE TERRE, mentre nel GUARDIOLO della pORTANOVA il sergente GRATTAMACCO di LOCOROTONDO rimuginava sulla sua bella moglie ELBA: quella donna una VERNACCIA un BIFERNO il PECCATO con lei a SASSICAIA finir come SANTA MADDALENA.
Lo stalliere tutto PIGATO sotto al suo cavallo MORELLINO controllava come mai fosse cos PROSECCO e TORCOLATO.
Nel frattempo i festeggiamenti erano giunti ai BRINDISI. Allistante si ud un colpo come di CANNUNAU, CORI di gente SIZZANO a domandare che ARCADE? Il ROSSO BARLETTA col suo CORVO ROSSO al braccio, tranquillizz : un BOTTICINO duno SCHIOPPETTINO o un tappo di SPUMANTE.. ma ebbe poco credito.
Dal vicino CASTEL DEL MONTE, dato che fin dal MATINO stavano a curiosare, SAVUTO il fatto mandarono LAMEZIA una SCHIAVA GRIGIA a vedere cosa mai fosse accaduto.
Arrivata LANCELLOTTA alle TORRETTE dove TREBBIANO il grano simbatt nel conte REFOSCO dal PEDUNCOLO ROSSO che notando il suo GRAN CUVEE gettandola a BRAMATERRA approfittossi della VERGINE DI VALDICHIANA. La malcapitata urlava dimenandosi MERLOT MERLOT ma a nulla valse dopo quello CACCE MITTE PENTRO. Il bruto conte VIGNANELLO e PRIMITIVO gli avea THURGAU il ROERO e di NOVELLO poco era RECIOTO.
Di lei si persero le tracce dopo che pass un anno a CHAMBAVE col nome di LESSONA in un casino di CAPRI; c chi dice che si sia fatta MONICA di KLAUSER, mentre una FORESTERA asser che era lei la DONNAFUGATA trovata morta nella acque del LAGREIN SCURO.
Si seppe invece quasi subito che il colpo udito altro non era che il VESUVIO dato che una VALPOLICELLA avea SFORZATO e SCIACCHETRA il botto per fortuna niente di GRAVE.
La festa continu SOAVE. MANDROLISAI e ARPI suonavano ad ARTE e le BREGANZE ballavano al suono dellARGHILLA musica
ORTANOVA ai tavoli fu portata da un giovane, un certo CABERNET venuto dalla FRANCia. Era quasi buio quando i dami rientrarono, sembrer un CARSO ma nessuno si accorse della loro assenza. Arrivarono GHEMME GHEMME , sCHIANTI sfiniti e ancora SQUINZANO damore.
Il popolo FELICINO continuava a saltare nella piazza e gli fu versato un PICOLIT calice di MARSALA con un DOLCETTO al SAUVIGNON e un MARSICANO. Gli sposi ebbri di festa e di VIN SANTO andarono nelle loro stanze. Il NOBILE farfugli alla fu pulzella : GARDA se riNASCO ti risposo
E subito saccasci sul letto.
In cucina CERASUOLO il GRECO con ORNELLAIA ormai stanca da morire. Un FIORANO ROSSO sera fatta, tanto che una LACRIMA DI MORRO gli scese in volto. Quando si LEVERANO dintorno sbott, BONARDA sorte spero che feste pi non FIANO. FAVORITA dal silenzio saddorment al tavolo.
Cos la trovo il figlio GRECHETTO al suo rientro dal CILENTO.
Nella strada sottostante un emulo di CALUSO intonando ERBALUCE invit
CANDIAmo tutti insieme lode al vino,appena parlato cadde a terra strabriaco dai troppi boccali. Ora SOLOPACA gente era rimasta.
ORBELLO un ALBANA ARBOREA stava levandosi quando ormai inatteso giunse da CASTEL SAN LORENZO il duca CARMIGNANO sudante e in ritardo a causa di un fitto NEBBIOLO che AMARONE impediva di veder la strada; GAYO chiese duna BARBERA per radersi ,ma l cera solo un BARBARESCO, il vecchio PELAVERGA che in un MARZAMINO gli mise intorno al COLLIO un bel MANTONICO DI BIANCO e lo ras in contropelo della sua BARBAROSSA lasciandogli i BANFI. Il duca si disinfett col SALICE e si risciacqu in un BRICCO, un TIGNANELLO pieno di un liquido VERDICCHIO che il VECCHIO SAMPERI aveva usato alla bisogna ( dentro cera anche un VERMENTINO) ma il duca abituato a ben altre AQUILEA non ALEZIO parola anche se in BOCA avvert un ASPRINIO sapore; con un gesto un po LAMBRUSCO subito PAGADEBIT con un RUBINO DI CANTAVENNA e dando consiglio:_ mettete FONTANELLE e comprate una GAMAY. Usc alla ricerca di una stalla per il suo cavallo BRACHETTO e per il suo scudiero MOSCADELLO. Lui and alla locanda di BIANCOLELLA essendo amico delloste GUTTURNIO.
Si rialz dal giaciglio solo il giorno dopo e bevuta dacqua un RAMITELLO, senza salutare in SASSELLA a GROPPELLO PINOT PINOT ritornotte
Non pria daver comprato una ROSA GENTILE per la sua donna LIVINIA.
In piazza era rimasto il pittore BRUNELLO capace col suo tocco di ritrarre anche un GRIGNOLINO. Sempre CORTESE ma anche PIGNOLO e un po FUMIN fischiettava FRIULI FRIULI mentre di ROSSO CANOSA o CHIARETTO il cielo e BIANCO CAPENA i monti dipingeva seduto accanto alla FORTANA infISCHIAndosi del mondo finch non gli TOCAI i colori, divenne prima VERDUZZO poi TEBRO, BRUSCO chiese scuse e da me MOSCATO ebbe.
In quel momento dalla paglia di una damigiana di VINO DELLA PACE
Salz verso il cielo una COLOMBA PLATINO e tutto tacque
Il giorno successivo il NOBILE e DONNA MARZIA lORVIETO ordinarono che pi non si DIANO feste per anni sette.- Cosi ARCADE e tutti di questa ricordonno e come sempre PREDICATO vissero ancora felici e contenti anche oltre i sette anni e fu cos che TRAMINER la fola.
Si racconta che delle NOZZE DORO e di tutto il resto ne scrisse SAN SEVERO in quel di VELLETRI insieme a SAN COLOMBANO e che ora quegli scritti siano finiti in mano a VERDONE e magari ci FARA su un film Ma questa la fantasia della leggenda..
Lautore nega di aver Bevuto tutti i vini elencati.IL DI-VIN POETA
(Sal pioa per S. Vito el mosto igghj fallito)
SAN VITO
(quindice de giugno)
FOLA
Quante volte tutti oarete letto sui calendari o su i lunari : - S. Vito quindice de giugno. - Ma ch igghj-era S. Vito? ***
Perch anche m, tutti, ighhje strolichene su de Lu ?
Amma-recordo, dai tempi onde i fanti isse possene record, la fiera
( ecche fiera) de quande, a jora anche me, ero fanto.
La prima volta che me a-mmarecordo ( a quei tempi unne steo anche mo sotto la via del treno, a steo a Ejosteria da la R dai cauli fiori ) accend con la nonna Mari, la Mari la mogghja de Cal, (Toncelli Carlo, l aera una Edifizi, aestea a le Capanne ne la piazza de la Gigia) l aj sempre ditto chammeciaea portato anche uguanno avanti ma me amma -rrecordo, solo la prima volta chamm rimasta in mente, tant chavve la conto, pi o meno come aera e come aj-usaua.
Aruati su al Magghjo gi a-ssesintia el puzzo dei majalin che i vari Bonotti, del Ponto Noo, quei de Pinarejo, o i Porcon, pronti , i li vendeene a chi li volea compr. I cristian, ivviniene da Massarosa, Camaiora e anche da Lucca per accaparasse i megghjio. Quei fe fora i-vviniene organizzati con caretti o cariole per portassili a c, mentre per i muntignusin che unn-aeene mezzi de trasporto, se i ne compraeene un solo andea ben de portallo in cojo o in braccio, sonnonche aera uso, quande igghjerene pi de un, ligalli con una curdiina a le gambine, un co-ejaltro e tutti in fila, come canin al guinzagghjo, tirati da chi laea comprati, via s per i viottuli de Rosoleto, Zamparina, La Serra o per d gi per la Reneja, Debbia o la Marina, con quele zampittine piccinine, pianin pianin, dreto al no padron e un dreto a-jaltro, come indianin, anzi come purchittin.
A Muntignoso ass sempre usato cunci i porchi, pi o men, i lo feene tutti anche in c, da soli. Famosi a quei tempi pi de igghjaltri, igghjeren de siguro Jacopetti e Ad chiffeene a gara ad accaparasse la palma del pi brao a cuncialli. Lori igghja-eene anche la bottega per vende, insomma i lo feene de mestiere. Anche lori iggiraene tra le gente, nel mezzo de la fiera, i feene finta de mir i banchetti ma el loro intiresse igghjera de sint dai contadin su quel che iddeene da magn ai porchi, per pod valut e cap se la ciccia po al sirebbe vinuta bona o meno per facce i salami. Salami pi che altro: biroldi, salcicce (el lardo u-nnera anche m famoso come m, e la sciungia a la pigghjaua Yu-Yu per lustracce igghje scarpon de chi laea) Contadin cervejo fin, iddice un proverbio- Girando a chiede al f cug che Gian alla domanda:- chettu ghj da te da magnare ai to porchi? igghj rispose:- me un-gn daco mia da magnare, me tutte le matine agghje daco le palanche e lori i vanne al concorzio e isse comprene quel che ghj pare e quel che pi agghja-ggrada.- Eh acce-nera de burlon una volta piu che m.
Cumunque aera li, durante la fiera che gi igghje scelgeene onde piant el puntarolo. E i contratti :- ( igghj-affari ) Una strinta de man . -
(Parlando de magnare come assep un assaporare con la memoria le mitiche polpette de le Scarenzi o i rapin de la Virgigna, che tempi che prufumi)
La via per end alla Piazza au nnera come m al fea un giro pi a la tonda, al giraua sotto la villa deigghje Sciffe e po accanto al canalo, come m atte portaua s, in piazza del cumun, ma i pi i prefiriene pass dareto, dai Riccioli onde la via pi dritta ma pi curta atte fea aru prima.
Sc perch la fiera de ignanimali aera per la via grossa ma i dolci e el mercato igghjeren s la Piazza e i cristian o i fanti ch i-vvoleene ved i banchetti igghjeren tutti lesti per aru prima in cimo a la Piazza.
Ostia che robbe, l tu vedea:- turron, croccanti o zucchero filato, tu li vedea e basta, perch la nonna Mari, che se aesse poduto attarebbe dato anche el core, unna-ea le palanche per compr quel ben didDio, me come i pi a quei tempi assaccontentaene de vedelli liccando neejaria i prufumi, sperando ch almeno un sigarin o d lupin la Mari o la nonna de qualchidun altro assi-li-potesse alla fin compr. ( acambio discorso)
Amm sempre rimasta impressa una donnetta piccinina chal vendea le c drento a un cesta; ammarecordo cha la vedeo per s. Vito e po sempre co la so cesta a la revedeo a vende nei giorni dei Santi e per i morti, al camposanto .
(chiss perch? forse perch anche el camposanto igghj didicato a S.Vito? mah!?!) al pare ch-asse chiamasse Clutildina . ( Po darsi ? )
Un ve dico come ogni volta andea a fin. Avve dico solo che ogni anno da quande doppo nati, al ven memoria, aspettauo sempre la festa de S. Vito e sempre amme-la-recordao un s se per el sighirin o forse perch el giorno dopo, a c igghjeren tordej, visto chera nato un de imme fratei. (anche la rima) Ma, sc a lo conoscete El Trilly (Franco Baldi) . Quejaltra che gi un c pi, aera la Lina . -El me b igghjera Mario, (Mario de Betto ) la me m la Ada, chal campa anche m. /// O aete capito da-onda vegno e di chi asson ??? ///
Che festa che diurtimento, quattro pezzi de turon per cento franchi, un i gridaua e a fianco un ivvendea paracqua, accanto - aceto forte, -aceto forte, paracqua (unnanne fatto affari nisciun dei d ) e i lupin, le nucijne, le simintine, le carrube, i sigurizi, i licca licca , tutto un ben didDio roba da Pasqua o da Natalo.
Un cera bisogno de magnalli bastaua la vogghja de miralli che bajocchi, come avv gi ditto assaccontentaene de sentire el gusto e a volte de miralli in bocca, come sempre al succedea (e al succeda anche m), a qualche fanto, coi b pi ricchi, figghjioli de dottori, de maestri, o puliticanti.
Un de questultimi tra laltro amme-ven in mente che per le Palme, con la scusa de d un bagio al bimbin Gis ( complice dela me inginuit) imme magn limmagine de Gis fatta de zucchero chaera drento la palma da binidire e appena biniditta, ( crescendo imman sempre ditto come ho fatto a-esse diventato de sinistra, lascian perdere la pulitica quel fanto l, igghjera un ladro chigghj avuto el coraggio de rubb in chiesa e non per fame ma per gola. Infatti come el s b anche lu iss buttato, pi in l, in pulitica). A larebbe pistato volentera ma l igghjera pi grando. Un ce la podeo f. Quantimm mancato quel zucchirin almeno almeno fin a-la Pasqua doppo ma aiora o lo tinio rempiattato tra le man e guai a chi savvicinaua. E mozza t una volta sc ma d no. Fichi fioron !!!
Da grando unno mparato de pi de quel cha feo da fanto , in bricicretta arruao utimo, a pajon aero debolo immam mandato a fa el barbiere.
I barbieri igghjen tutti famosi per scherza a fa barzellette.
Me un podeo esse da meno e qualc a doeo f anche me, e qualc ar anche fatto , mah chi lo po d.. de certo un posso metteme a parl de me e aiora
E aiora .
A rendian a S. Vito, anche perch sonnonche chi leggia i pensa o i potrebbe pens chassio ndato o partito (specie si fusse un forestiero, sempre chicce la fesse a legge e cap ) ma siccome asson anche m qui eccheme.
Quande un igghj fanto issenta sempre parl i grandi e un-gne par millanni de aru ad esse grando anche l per pod f quel che igghji sintuto d. (al pare che i ventanni unna-riune mae)
M per chi i leggia e un s le tradizion de Muntignoso visognerebbe fagghje una spiegazion, agghje-la-fian
Per la vigiglia de S. Vito asse usaua, a Muntignoso, de port a la fanta che un i volea, de le cirege e mettegghjele su la porta, i pi coraggiosi i le portaeene fin in c, ma aera rischioso per la reazion dei b, che quagi mae igghieren contenti, de vedesse arua in c un giuinotto, se el giorno dopo a la fiera la fanta aea agghjorecchi a m de pendento d cirege al significaua che le ajaea gradito e ch aera contenta, dopo da c al podea nasce c. E qualche volta anche dei bimbin, (spesso). Questo a lo fea i pi grandi, quandai toccato a me, i tempi igghjeren gi cambiati.
Ma a ditta de la Giusippina, chaj pi memoria de me, aera tutta una finta, una manfrina, che forse al podea ae un significato per igghjaltri giuinotti, quei scartati, per fagghje intende che ormae l un a-laea scelto, de certo con questo qui, isseren gi cunusciuti, magari acce st che l igghja-esse tempo prima attaccato un maggio, ( altra tradizion del paeso) insomma de sicuro isseren gi misi daccordio. El maggio igghjera una spece de invito, una pirgamena o simplicimente un fogghjo de carta chi-vvinia appiccicato a le porte o dato a le fante, nel piriodo chicchanteene el maggio. Un invito per la prossima festa da bajo. Asse bajaa da Dam, da Gius el zoppo, da la Pancetta, destata a la grotta verda e ne le feste come carnoalo o per el vegghjon de ej-utimo de ej-anno anche al cine da Rosi. Col tempo bejo asse bajaa anche fora, bastaua una c chaesse davanti un po de piazza para, megghjo saccera un po de pergola.
Per quele fante (che ogge asse direbbe cha-sse la tirene, mentre a quel tempo ajerene ditte simplicemente strons/e) che un deene nisciuna relazion refiutando el maggio e quindi el corteggiamento, o a qualchi-duna chal fea rebrezzo, ibbola, al posto de le ciregie, agghje se portaua dei bijchiri dagghjo ligati a ciuffo, o anche pistati, chivvineene po striminati s la sogghja de la porta (un puzzo) qualchi-dun icce buttaua anche una bla pippa de buttin. ( magari prima assaggiato, per sint che un fusse de quel bon per le bragette de-jorto ) .
Epp, per la vigiglia asse usaua e anche m asse usa (sebben meno) nd arruba i vasi a c de le gente e portalli in piazza tutti ben misi, in modo che ugnun i podea retro i s, mescolati fra tanti. Assa-ippaeene su per muri, un cera reta ch-asse podea ferm aentraene e a pigghjaeene tutti i vasi caccera.
Dai vasi assian po passati a cancelli e ogni ben didDio tant vero che una sera coi soliti compagni de congrega , issan fermato come ladri, aerene me, e quigghjaltri, che un mentuo solo perche magari un vogghjene esse mentuati e anche perch qualchidun igghj ormai passato bonanima, grazie a Lu.
Insomma aeene un caretto carico che de pi un s po. Lungo el vialo de Marina andeene per accappare el tutto con tutto quel che gi aeene accappato asse ncrocia una pattuglia de carrabigneri asse intima lalt e un iddice :- donde aete preso tutta questa roba ?- chi ossete? donda-ndate???
Una fifa addosso una scurecetta de paura aspiegan la tradizion ma igghjeren de fora, un sapeene gnente de la festa de S. Vito e un san criduto, tutti in caserma per igghj-ccertamenti. El maresciallo bravi cumplimenti- Noj un sapeene pi che d ne-mmen che mae che f. Per furtuna aj aruato un graduato che de Muntignoso issapea ogni c, dato che ajera da un po chicc-e-stea, e spiegato el tutto, subito issanne rilasciato, noi abbian ditto: - grazie appuntato, - ma appena isciti dalla caserma agghj-bbiam arrubato el vaso chigghj-era sul pilastro del cancello.
Le tradizion, un deene ne al possene fin A qualchidun a-laeene ditto, a qualchidun abbian cercato de fagghjelo cap, Muntignoso idd vive, un p mur cug, cug come si fusse Milan, Milan per dire, una citt granda, Muntignoso assian noi, e come nojaltri Acce-n, veramente poghi.
*** Dopo varie ricerche e domande ad alcuni prelati e studiosi locali non sono riuscito a capire quale legame ci sia stato fra il Santo in menzione e la comunit di Montignoso, fino al punto di farlo Santo Patrono. Ringrazio Corrado Giunti, che mi ha recapitato il libro La Pieve di S. Vito Non ho potuto attingere le notizie che mi servivano. Un grazie anche a Narciso el giometra, chimme la letta per primo.
Vado a testimoniare quel che sul santo ho trovato nelle mie ricerche varie e sulla LA LODE (sussidio per la celebrazione domenicale per sacerdoti religiosi e cristiani impegnati )
Vito stato uno dei santi pi popolari del medio evo. Ne testimonianza anche il suo inserimento nel ristretto gruppo dei SS. Ausiliatori, (i 14 o 15 secondo i luoghi) santi, la cui intercessione era ritenuta particolarmente efficace, in occasione di malattie o necessit caratteristiche. San Vito era invocato soprattutto per scongiurare la corea, o ballo di S. Vito, ( malattia del sistema nervoso caratterizzata da contrazioni muscolari, con movimenti involontari) la letargia ( stato abnorme di sonno profondo) e il morso di bestie velenose e idrofobe.
La figura di S. Vito stata avvolta dalla leggenda che si concretizzata nella fantasiosa Passione redatta nel VII secolo ed ora impossibile distinguere ci che realmente accaduto. Anche se possibile mettere in guardia da grossolane invenzioni. E in questo spirito che gli esperti che hanno redatto il calendario riformato hanno stilato a proposito del 15 giugno la seguente nota :- La memoria di S. Vito, martire in Lucania, bench antica, viene riservata ai calendari particolari . Modesto e Crescenzia invece sembra siano persone fittizie, i cui nomi sono stati inserite nel calendario romano nel sec. XI
La leggenda nota: Vito, siciliano di nascita ad appena sette anni cristiano convinto e comincia ad operare vari prodigi. Il preside Valeriano ne ordina larresto e tenta di farlo apostare ma non riesce nel suo intento nemmeno con laiuto del di lui padre. Il piccolo Vito ha ormai preso coraggio e forza dagli insegnamenti del suo pedagogo Modesto e la nutrice Crescenzia. I tre prodigiosamente liberati da un Angelo, possono ritirarsi in Lucania, dove continuano a rendere testimonianza della loro fede. La fama di S. Vito guaritore giunge fino a Dioclesiano che lo fa arrivare a Roma per porre rimedio allepilessia, allora malattia impressionante, del proprio figlio. Vito guarisce il coetaneo ma per ricompensa viene di nuovo gettato in carcere. Toccher ancora allAngelo liberarlo Vito torna in Lucania dove ritrova Modesto e Crescenzia e l trover il martirio. Nonostante la leggenda Vito forse non era taumaturgo e forse neanche bambino ma continua a stimolare limpegno cristiano dei tanti Vito italiani, Vite o Guy francesi e Veit tedeschi.
2004 a cavajo del 2005 Lino Liano BALDI
da Montignoso
AMICI MIEI,
El punto de partenza, onde al vinia sviluppato ogni idea, igghjera el bar del Tacchino, diventato doppo el bar de la Pi. Ma noialtri aerene sempre i soliti.
I soliti chiffeene disper sia un che ejaltra. Disper vero ma con rispetto asse garbaa forse anche troppo scherz come nel cine de amici miei anenventaene de tutti i colori.
A de-dd che el gruppo igghjera veramente forte e me sa podeo adeo volentera una man, anche d. Se le segate al fussene state palanche m assirebbe ricco. Aerene proprio una bela ghenga
Al f l che in una de quele giornate calde destate, asse dicise dend al Forte a pigghj un-aperitio.
Cunci come aerene, asse parta per nd al Forte aff i signori, cug aeene ditto e cug a fenne.
Aruati al Forte a pigghjan pusizion al Principe el bar pi de lusso del Forte. Subito con fare da signori, anche se a lo vedea anche un porco che unneren, asse fian un d taulin epp aurdinian come ricchi signori quel che asse garbaa.
M un vorrebbe sbagghj ma erene in sette, forse otto? Partiti con d machine, accerene:- me de siguro, un de Firenze un de Parma e i soliti de sempre. I soliti de sempre igghjerene de volta in volta tutti quej che j frequentane el bar che al momento igghjerene l e i viniene coinvolti o i coinvolgeene. (quel giorno amme pare de record accera chiamandoli con nomi finti , LILLO , FRANCO, VASCO el LELLO e altri che a chiaman TIZIO CAJO e SEMPROGNO. Tanto igghjenne tutti nomi de fantasia, chi s i sa chi aerene e ch igghjerene.
Ricchi come mae affian d cunsumazion, grandi, con fare da grandi riccon. Dreto a noi a un taulin accera d signore sole, come un lampo in accordo con quejo chi guidaua quejaltra machina a fian in modo che in d igghjarimanene app, mentre quigghjaltri iffan finta de nd via.
Accordo fatto a pensiero prima anche m che tutti isse alzene me e quejo de Firenze a scommettian con tutti che assirebbene ndati da le signore sole e agganciate ala-rebbene portate la sera al bar. Accettata la scummisa doppo un minuto noialtri aerene gi assettati con lore e con lore gi a divideene vecchi ricordi, aerene vistiti ben epp a recitaene la parta dei ricchi signori, lore aeene abboccato, aran pensato:- ecco d polli chisse paghen le vaganse.-
Igghjamici in accordo isse ne vanne e soli arimana quej d che soli i doeene riman e col conto da pag. Li per l ippaghene el conto e isse lascen campo libero raggiungendo quej che gi isserene allontanati:
Un trovando pi ne lori ne la machina igghje ncumincene a appuzzazze de qualc e igghje ncumincene a gir intorno al bar e fare cenni.
Noi a feene finta de gnente e lori isse-ncazzaeene sempre de pi, alla fin Lillo issavicina al tualin. M immaginatelo coi calzon curti, zocculi, una camigia da mercato, ligata sopre el bijchero, un cappejaccio in capo, insomma apparenza zero, aspetto da rozzo sceso dai monti, ivven al taulin e in dialetto, da ncazzato igghj sborbottola qualc, per le forestiere arabo, ma noi dreto a quele parole sparate a raffica aeene ben capito che lu ivvolea nd a c chigghjera stufo e via moccoli.
Amme giro verso lingresso e a chiamo el cameriere, l i pensa meno malo i pag cug andiam via, arriva el cameriere e me subito con distacco:- cameriere questo individuo st molestando noi e le nostre amiche, vuol provvedere a farlo allontanare. Aun faccio in tempo a fin la frase, che lu idd in escandescenza con urli, parolacce e gi moccoli. In tre camerieri, tre camerieri per fallo allontan con la minaccia dei carabinieri. El muso, el s iparea un vulcano quande igghj-erutta, laltro amico con le bone i lo cunvincia a reentra in corriera e cug i fanne fin al Cinquale, donde per la via, app, passo passo, su s igghiendeene e l a-labbiam raggiunti. Dopo d spinton settotto parolacce d scuse e una prumisa el nervoso ipparea passato.
La prumisa aera che siccome ejaffare con le d donne isse podea anche f ma la sera alle 10 quel chisser fermato con me un podea vin e el Lillo i-larebbe puduto rempiazz. Appuntamento a le dieci al caff Milano del Forte.
Caff Milano, scelto perch isse troa in una pusizion che tu po ved da rempiattato tutti quei chigghjarivene.
Alle 9 e quaranta aerene gi tutti piazzati rempiattati dreto scepe e piante a spett chigghj-rivasse. Alle dieci meno cinque ecchelo liccato e prufumato tutto in tira .Giro de ronda intorno al bar, i cercaa con occhiate lunghe de ved saccero. Tra laltro d donne eren proprio sole a un taulin e al pareene in attesa. (non le stesse ma l queje del giorno, preso da la rabbia, gnanche i laea viste) Igghje-ncumincia a pens chaj vero sul serio quindi isse f coraggio igghjentra un v al taulin ma al banco interno in attesa.
Dopo tre quarti dora un de noialtri igghientra, e i racconta che me aero stato a la pension onde a steene quelre do e che lappuntamento igghjera stato rimandato a la sera doppo. nel frattampo ammero intrattunito un po-p con lore, mandando l ad avvirt che lappuntamento igghjera remandato a dimanda-sera stesso posto stessa ora.
Me un s se lu icce-ndato noialtri nisciun e me per una sittimana niente BAR.De certo as che al primo reentro in cumitiva amm aruata addosso una sciacquata dacqua, mandata dal celo, ma tirata dalle man de Lillo vindicatore. Al vole d che aerene pronti per cuminci a pens a una nova segata.
Anaeene tante:
Era de moda lasciasse app. F scummise su chi ce la fea a fa ogni c. Rub cunigghj e gagghjne e invit a cena el derubato. Sciacquate dacqua e non solo Fare i mannej a carte, col solo scopo de vince per fa la cojoneja. Svegghj a tarda notta chi marcaa visita. Scherzi al telefono, Truccasse a donna per nd a batte su la via. Asse-n fatte tante appena a posso avv le racconto tutte.
Almeno queje cha- anche m in mente.
BECCAMORTO
Quante volte a leggian, e un sappian el significato de le parole. A me amme succeda spesso e spesso a vaco a cercare per quanta-a-posso per pod cap. Ovve sete mae dimandati quel chal v d per esempio la parola BECCAMORTO
Da i cenni storici chass nel tempo retroato a Muntignoso, come in tante altre parte dItaglia, ajesistea la figura del beccamorto.
Al vinia cug chiamato un omo del paeso che igghjaea el compito di pod cap se un cristian che i-pparea morto i lo fusse veramente o se oppure aera solo na morta chal parea . M a doete pens che asse parla de tempi lontan intorno al 1350 e un cera anche m conoscenza de la scienza medica come acce po esse ogge. Asse ndea un po a occhjo e per sperienza. Un cera n machinari n altro, per pod f de-jaccertamenti e av de le certezze, asse-ndea a taston.
Questa persona, el beccamorto, ighghjaea el compito de ved se el presunto morto ighhjera proprio morto o se iffea finta de essello o altro. Queio de Muntignoso, de j-anno 1350 appunto, isse chiamava Felice DESOTTERA.
Come asse leggia nei libri de-igghj archiui de prima de lunit dItaglia, ( quande aerene chi sotto un, chi sotto un altro e accer gi chi volea st sotto un anzi che sotto un altro o chi vole st sotto tutti e d, famosa a quej tempi aera donna Mastella VELADO) tutti pi o meno igghjaeene el BECCAMORTO.
Lu, el nostro beccamorto, come tutti quej del resto del mondo i doea nd a c del prisunto morto ed effettu questa operazion:-
L igghjaruaa i lo miraua, i lo girua, i lo remiraua, i lo regiraua epp a capo del letto igghje scupria ipp, dopo-de-ch con un fare da esperto isse chinaa e iddea una boccata sul dito grosso del p. ECCO PERCH BECCAMORTO . Se el morto un dea nisciuna reazion al volea d chgghjera proprio morto e quindi asse podea f el trasfirimento fin al camposanto, in caso contrario gnanche a dillo tutti contenti, compreso el beccamorto che per fa questa operazion, sia chal finisse in un modo che in quejaltro, isse pigghjaua 3 scudi.
El beccamorto igghjera un bel mestiere.
Tutto nde ben fin al 1400 quande al morse un senza gambe
Da l inn assen chiamatepompe funerbri.
Lino Liano Baldi
BECCAMORTO
Quante volte a leggian, e un sappian el significato de le parole. A me amme succeda spesso e spesso a vaco a cercare per quanta-a-posso per pod cap. Ovve sete mae dimandati quel chal v d per esempio la parola BECCAMORTO
Da i cenni storici chass nel tempo retroato a Muntignoso, come in tante altre parte dItaglia, ajesistea la figura del beccamorto.
Al vinia cug chiamato un omo del paeso che igghjaea el compito di pod cap se un cristian che i-pparea morto i lo fusse veramente o se oppure aera solo na morta chal parea . M a doete pens che asse parla de tempi lontan intorno al 1350 e un cera anche m conoscenza de la scienza medica come acce po esse ogge. Asse ndea un po a occhjo e per sperienza. Un cera n machinari n altro, per pod f de-jaccertamenti e av de le certezze, asse-ndea a taston.
Questa persona, el beccamorto, ighghjaea el compito de ved se el presunto morto ighhjera proprio morto o se iffea finta de essello o altro. Queio de Muntignoso, de j-anno 1350 appunto, isse chiamava Felice DESOTTERA.
Come asse leggia nei libri de-igghj archiui de prima de lunit dItaglia, ( quande aerene chi sotto un, chi sotto un altro e accer gi chi volea st sotto un anzi che sotto un altro o chi vole st sotto tutti e d, famosa a quej tempi aera donna Mastella VELADO) tutti pi o meno igghjaeene el BECCAMORTO.
Lu, el nostro beccamorto, come tutti quej del resto del mondo i doea nd a c del prisunto morto ed effettu questa operazion:-
L igghjaruaa i lo miraua, i lo girua, i lo remiraua, i lo regiraua epp a capo del letto igghje scupria ipp, dopo-de-ch con un fare da esperto isse chinaa e iddea una boccata sul dito grosso del p. ECCO PERCH BECCAMORTO . Se el morto un dea nisciuna reazion al volea d chgghjera proprio morto e quindi asse podea f el trasfirimento fin al camposanto, in caso contrario gnanche a dillo tutti contenti, compreso el beccamorto che per fa questa operazion, sia chal finisse in un modo che in quejaltro, isse pigghjaua 3 scudi.
El beccamorto igghjera un bel mestiere.
Tutto nde ben fin al 1400 quande al morse un senza gambe
Da l inn assen chiamatepompe funerbri.
COME BIMBIN GISU
Me dorebbe esse un fanto furtunato. A sson nato ne la bambagia O te o-esse mae saputo che cazzo aera questa bambagia. Ma al pare che me, assio nato l.
Per pricision asson nato dopo guera, e aj vero gi aera na furtuna. Unn sintuto i colpi de le bombe, che tutti per anni imman contato. Me gnanche voleo sap , tutti issen prudigati per contamme:- la guera, la risistenza, el fascio lo sfascio de lo sfascio, i cumunisti, quigghjaltri evvia evvia. Aero fanto vero ma gi immaeene fatto do paje a brendalon come queje de No.
El me b igghjera un ferroviere, petta, cio: a voleo d, i laoraa su la via del treno, iffea el manoalo, pala e piccon, sposta le travirsine e reme i sassi. laoro onesto, pagato pogo e de fadiga . (proate)
La me m invece per s furtuna aera un artista, al laoraa nel cine, come anche el m fratejo.
L al fea la maschera al cine da Gius el zoppo. El me fratejo igghj strappaa i bigghjetti.
Me a avuto el culo de pod nasce doppo guera, in pi de vedemme gratisse tutti i cine chiddeene in quejanni ! Ercole contro Ulisse, Manit contro Gis Maciste, Ursusse e tante altre fole Per daltronde, Da Rosi, magari iiddea un megghjio cine ma doe pag e chi lae le palanche per nd al cine e pag ?
El cineasta del tempo, quejo de Gius el zoppo (ormae bonanima tutt-e-do) i l chiamaene Fellini tanto igghjjera brao nel s mestiere. El cineasta igghjera-quejo chi fe gira la pillicula, che normalmente i l fea part eppo i dormia fin-a-cch un sintia i fischjj chivvineneene da la sala ogni volta che la pillicula ass rumpia. (sempre e spesso, a d noia al sonno dejoperatore).
El s garzon che po, diventato pi brao anche de l, igghjera Pino. Me ammarecordo chissapea ogni c dogni cine. A memoria, l i conoscea vita, morta e miraculi dogni artista sia tallian che merican. Doppo isse perso nel pajon De cine comunque penso issenentenda anche m pi de tanti che iddicene de intendesse e un c capiscine na sega.
Cumunque de pajon icci capito come de cine - e se un fusse che igghj per e-jntere
In ogni caso, quej tempi, igghjeren bej tempi, asse voleene ben, asse prestaene el salo o per d el-zucchero, un con quejaltro. Pronti a quistiona per gnente, a feene pace doppo un minuto, are-quistionaeene per re-f pace, ma -sse voleene ben.
Doppo asse sian ricchiti
O asse sian sintuti cug solo perch aeene el pan da magn, che prima unn-ene. (Visogna proalla la fame, e m chasse potrebbe n falla pi pro a nisciun fian i furbetti a pigghj per el culo chi visogno.)
Asse sian sintiti e sse sintian ricchi-
Unabbiam capito chaerene e.assian rimasti e a siren forse sempre solo dej cojon.
Me a orebbe rend a quei tempi quande asse puliene el culo con le fogghje de fico o col pampino de ua e smette de esse preso per i fondej c la carta-jgenica
( CHE PO AL SIRA PROPRIO JGENICA O) ////Lino liano Baldi ////Muntignusin/// scusateme..e voleteme ben
Come igghjeren bon, quej tagghjarin
A Muntignoso a sempre usato alz un pop el gomito e anche tutto el braccio.
Come in tutte le cose bisogna capinne el mutivo. Tradizion, predispusizion ???
In paeso le cantine unenne mae mancate da queje storiche del dopoguerra: Scarenzi, Misciulin, Fil, Gius, Miglietta, Pupporona, ecc. a queje che m dai monti al maro, ajan sustituito le vecchie cantine con rinnovati bar, ma sempre in tutti tu troa la droga dei poeri el vin .
Droga dei poeri esc. Muntignoso unn mae stato un paeso ricco gnanche nel passato e se tu caa igghje Sciffe e igghje Sforza de famigghje ricche un ce-nera proprio, qualche benestante ma ricchi intesi ricchi un ce-nera. Dopo la seconda guera mondiale el paeso igghjera distrutto in tutto e per tutto. Omi e donne inaeene passate de tutti i colori. Anime disperate svotate de ogni dignit, campati per miracolo anzi scampati, l onde in tanti cciaene lasciato la peja.
Le donne al cercaene de accasasse per isc de s le spaje de i ginitori, epp riman zitella unnera bejo a quej tempi, igghjomi i cercaene una compagna chgghj fesse da m e da mogghja, fatta, isse troaene e i metteene su famigghja, senza c, senza laoro, senza senza.
Ejunica manera per sogn aera quea de infilasse in gola un po de vin, ch fea scord la fatiga del laoro, o la forza dendallo a cerc o rempiatt i rospi in gola. Un cera ne trevision ne giochi se non quejo duna partita a carte, con quattro moccoli, e do-ttre amici
Al f in una de queste sere passate in cantina, che doppo ae buto qualche bicchjeretto, a Gius agghj-vense in mente denvit a c soa igghj-mici de buta.
O fanti volete vin fin a c-mmea la me mogghja ai preparato dei tagghjarin nei fagioli che igghjenne la fin del mondo, vinite?
Mezzi mbriachi igghj-ccettene e i vanne.
Per la via Gius lavverta:- fian pianin pianin e stian al buio, cug la me mogghja un se svegghja, va ben? Sonnonche asse manda tutti fora, a lo sapete come a fatta no?
Tutti con un cenno de coppeja gghj-mmicchene de sc. Anche perch anche le s mogghje aun eren diverse da queja de Gius.
Le donne un eren de certo contente dei mariti che igghjendeene a b el vin epp a c ffeene i disastri, compreso quejo de fagghj f figghjoli a ripitizion.
La c de Gius aera come tutte le c del dopoguera, d stanze una sotto una sopre separate da un bajatojo in cimo a una scala de legno chal portaa ne la stanzia da letto, el cesso quagi sempre fora, la cucina un taulin, de le scrane, un fornejo, un foco, un mobile, un acquajo unpogo de niente ma tutto quel chaccera iccera e un mancaa gnente e gnente accera in pi.
Entrati drento, al buio, in silenzio, come solo i briachi un possene mae f, a taston armati de mestolo e cucchjari, tutti inseme, quatti quatti, iss-vicinene al pajolo ligato a la catena del camin.Sintite che robe! Igghjenne nchem tepidi. E gi mestolate e cucchjarate zeppe e piene
Un sentenzia:- ostia come igghjen bon, e come igghje schiocchene i fagioli.
E Gius de rimando:- atte credo igghjenne quej c jgghj-occhi. Atte-leo ditto chigghjen bon
E un altro:- igghjen proprio bon chedDio. Igghjen proprio saldi i fagioli. Senta che schiocchi
Igghjenne perfetti,- ddice quejaltro:- bon e come igghje schiocchene in bocca.
In quel mentre assaccenda la luce. (Tre donne al mercato al fanne un casino ma quattro briachi i fanne altro che bordejo ).
Come la lampadina aeillumina el paiolo, tutti inseme un urlo, sul pajolo, s la catena, drento al pajolo, tutta una sfilza de borbolon dal lozzo, quej neri schifosi.
Atte credo che igghje schioccaene i fagioli.
Per d sittimane tutte-quattro unn fatto altro che vumit, ibbola, senza gnanche pi pass in cantina.
Cunsigghjo del saggio
sia a dicembre come a maggio LIANO 2005
seppure t coraggio
se sicuro tu v magnare
ricorda el lumo dappicciare
unte-lo diminticareare are are are are
SCHIO, SENTA COME IGGHJE SCHIOCCA, SCHIO, COME IGGHJE SCHIOCCHENE
I CANARIN
Oaete mae fatto caso ai canarin quande i volene ne la gabbia, mirateliUn fanne mae dei voli normali. I fanne sempre dei balzi giumetrici, a triangolo, a trapezio, a zigghe e zache, in zina ma mae morbidi, sempre de furia. U-nn vero ?
M al succeda chal ven la guera. Ma sc onarete sintito parl no? la guera dei canarin i-lan ditto anche a la trevision milioni di ugej morti inviati aiuti sanitari ( scatolon de viagra) Va beh! Insomma ae scoppia la guera. Anche el canarin in gabbia ivven chiamato. La canarina col pianto a la gola agghj dice un-cend sta a c, agghje sattacca ai ginocchj ( a voleo d a le gambine) ma l devoto a la patria i dicida de part. Isse nfila ej-elmetto, igghje stivali i pigghja el tapun, chissirebbe eje schioppo dei canarin, s o sette bombe a ala, coltej, insomma, armato fin ai denti (pardon fin al becco) i parta. Aruato a-jareoporto, (l accera anche el presidente dei canarin a salut questi eroi Mi si consenta di. Insomma do discorsi e i li manda in guera) issen-vola s e-ajroplano e ivv. L da ugejo igghjarebbe vuluto imbarcasse ma i-l-an fatto vol. Eh oh! El distin a volte.
La canarina rimasta sola un fea pi voli ne lenti ne giumetrici ae stea li tutta mogia mogia a pensa al so canarin:- che i far, onde issir ecc. E i giorni i passaeene.
Na matina un ugejo chi passaa de l jgghja-docchia la canarina sola ne la gabbia, Igghje ncumincia a svolazz intorno e a d:- o canarina sola famme entr asson solo anche me fianse cumpagnia.- E le va via, me un son sola el me marito igghje in guera e me asson seria, va via diaolo tentatore.- Ma e-jugejo un sintia discorsi, i cuntinuaa a muginalla al piro e a pinge. Pingia ogge pingia diman (asse sa che quande e-ugeio i pingia prima o dopo igghjentra ) un giorno con la scusa chal pioea, chisse torsaa come un pirin, igghj riscitte a fasse apr, e igghjentr.
A-recuminci i voli a zigghe e zache. E-jugejo e la canarina i volaeene ogni minuto. La guera i laeene scordata. Ma come tutte le guere anche questa al fin. ( che i le ncumincene aff ) El canarin chissera salvato igghja-reven a c soa, a voleo d a la s gabbia, ivveda questa scena dei voli, i diventa verdo come na ciorteja, lu nnamorato pi de quande igghjera partito, senza d una parola igghje-nforca el tapun ( e schioppo dei canarin) i pigghja la mira e tapun, tapun, tapun, igghje spara tre colpi addosso al rivale, chimmora.
Aj finita.
Ma gi come in tutte le storie acce de-esse una morale, sonnonche che storia aj.
La morale state ben attenti aj :
QUANDE LAMORE ICCE EJUGEJO I TIRA
Lino Liano BALDI
I fochi de:
Pietro e Paolo
Tra le tradizion muntignusine, una volta accera anche queja de f dei fochi per le vigiglia de SS. Pietro e Paolo, vale a d la sera del 28 giugno. Assencumincia una sittimana prima addaccapp le legne in un punto ben priciso. Isse feene in piazza, po abbian douto falli sempre pi lontan da le c, fine a fin per falli drento al canalo.
Assa-recchataa ogni c chal podesse pigghj foco, cascette de legno, fascine, tronchi, carton, per f la pila pi alta chasse podea. doppo una sittimana ariaa anche a tocc cinque o s metri in aria e dieci, ondice de cerchio.
La sera del 28 a buio tutta una focata, chal duraa pi o meno a segonda de quanta roba aerene risciti accatast. Comunque sempre ass per fasse pass una serata in compagnia.
I fochi i-vviniene fatti in diversi posti, quagi in ogni frazion asse ne podea ved un acceso. I salutaeene i Santi del diman, igghjeren un invito a la stagion, un modo per engraziazze i raccolti ne i campi, chi lo sa? De certo i portaene alligria.
M un s fanne pi, nonostante che de Pietri e Pauli, al sia sempre pien Muntignoso. Come tante vecchie, care tradizion, anche questa labbiam persa.
Anzi m un se po proprio accend un foco da nisciuna parta, guai airua subito le guardie a f la contravenzion, un s po pi f fochi da nisciuna parta. Un c gnanche la speranza de podelli ref.
Ma che dico fochi ? Da questanno un se po gnanche accende le sigarette.
Sigarette ? Ma che a dico sigaretteun se po gnanche pi tin le gagghjne o i cunigghj. Visogna compralli bej nudi a ejeuromercato.
Tinilli nei grinej o ne le gabbie un s po pi. I puzzene. E sc ! I puzzene, i gaghene, quindi i puzzenee el puzzo i-dd noia.
Le tradizion labbiam perse ma ejodorato igghj migliorato. M a sentian ejodore de igghj-nimali e a dician chi puzzene. Quej de ejeuromercato un puzzene. Tu v mette? Cug nudi asse veda come igghj-enne bej puliti, un-enne mia crisciuti ne la merda. Oh signore! Aessene lasciato areto solo che le tradizionqui amme-sa chabbiam perso tanto ma tanto manche-m tanto de pi. Mah! Acce-v pacenza. Tiran a camp.
Visognerebbe,almeno qualche volta, recordasse che per f cresce un fioro acce v el lotamo. ( come al cantaa De Andr)
O come al cantaa i d contadin ne la vigna :- che ci vuoi far, noi siamo nati per-amar
IL FORNAIO
E un lavoraccio tutte le notti, devo andare al forno a lavorarelamentava.
Meglio andare al forno a lavorare che stare in un FORNO a riposare eternamente
LA FILA
In fila tutti spingono. Alle poste come in banca, sempre un qualcuno che furbo sinfila per passare prima. Tutti hanno fretta.
Siamo tutti in fila
In quella fila, nessuno spinge, nessuno vuol passare prima. Prego signore saccomodi prego vada pure prima lei. Nessuna fretta e tanta cortesia.
La morte porta rispetto. Gi li vince lultimo della fila.
In vita no! In vita vince il primo cretino scavalca pure, vai, vai . Mi hai fregato il posto in questa fila, ti auguro di giungere prima di me anche nellaltra.
Io so attendere il mio turno tu andavi di frettaciao vai, vai
Fola del cuccudrllo ( QUEJO DEL NILO)
Amme garberebbe, contalle tutte, ma chi me po cape soppurt a provian con-una ?
Per-esempio lo sapete come asse f ad-agguant un cuccudrillo???
Aiora, prima de tutto, bisogna che chi lo v cattur, chi sappia quel cha-ccev per pigghjallo.
Un isse de-arm come se i-gghjendesse in guera de, recordatevelo, perch unve lo redico.. Aiora pronti segnatevelo. Acce v..
Una gagghjna, un curdjin de spago, ( almeno tre metri ), un fogghjo de carta bianca, una svegghja, (de queje de una volta chal sonaeene a carica,- *** asse chiamene queje de una volta perch una volta al sonnaeene e tre no ). Cumunque cuntinuja al serva anche, un pennarejo de quej grossi e un segacchjo. Megghjio al sirebbe tirasse dreto una grossa sporta o na valigia.
Add el vero acce vorrebbe, Anche un bigghjetto de viaggio per arua in Igitto. ( Ma tanto se untu l un- tu parta )
Una volta che tu sen aruato, tu pigghja la gagghjna tu la liga a na pianta vicin al Nilo, tu carica la svegghja e tu spetta.
Quande la gagghjna al f ej-ovo, che al f ??? al f cc, coc, cocc. Pronta la svegghja caricata a tempo, al sona: e al f: Drill, drill, drill. drill..
Un sian mia briachi . coco-drill COCCO DRILL COCCODRILL el coccodrillo che unn n sordo n cojon issenta chillo chiamene e assa-vicina a la riua per ved chigghj chi lo chiama.
L visogna esse lesti, lesti come una lepra. Appena lu isse china su la riua agn se d mette su la testa el fogghjo de carta portato dreto e col pennarejo facce subito un grosso zero in-cimo a la coppeja. Per viloci come un fulmino.Attenti che igghj-bocca.
M la dimanda? El cuccudrjo sotto zero che iff ? Immora
sottozero el cuccudrillo, immora cungelato. A questo punto se tu sen un fanto svegghjo, tu-v-l , col segacchio tu lo sega per ben, tu lo f s cioncato in tanti tronchi.
A pezzi come al porebbe f un macejao. Dopo cioncato tu lo metta ne la sporta o ne la valigia e tu lo porta a c , tu lo po mette onde megghjo att-grada. Tu ce po f le scarpe per te, per la to mogghja e per i to fanti, oppure un cinturin, na borsa o quel che-tte pare ( LIANO)
LA MERENDA
Era uso el giorno doppo Pasqua nd a fa la merenda : Un cera posto che un vinia preso da le famigghje fin da la matina,a la recerca de la piana pi valida per lo scopo.
I pi gioini igghjarivaene fin al Pin o anche al Pasquigghjo, ma el Pin igghjera pi ambito, perch l asse podea anche bajare al sono de orchestre acustiche. Fisarmoniche, chitarre, viulin e ogni c cal fea rumore andea ben, asse sintaa sona ne jara mentre con la lingua a penzolon tu tavvicinaa.
Lingegno de qualchedun igghjaea fatto un paro sotto a un pin in cima al monto e l non solo el giorno de pasquetta ma anche destate asse cendea al fresco e a baj, come scusa ma con la vogghja e la speranza de podesse, visto che l un mancaeene, rempiattasse con la fanta fra le frasche, E sci tra le fresche frasche.
Al garbaa nd anche a la fortezza ma in quei giorni accera troppo pien per rempiattasse aendea meggghjio ne i giorni de laoro.
Al Pasquigghjo acce-ndea pi che altro le gente de la Piazza, chi-llan sempre sintuto come si fusse s. Al limite asse ce podea trova quei de le Montagne, che lori passando a cionco in un minuto igghjeren in cimo al Carchio. Ma una volta s igghjendeene pi volentera verso la Crocia anzi che st a la chiesetta coi piazzaioli. Gnanche m isse veden de bon occhio. Chissa perch.
In tanti pi che altro a famigghje intere coi, nipoti, nonni, b e m i frequentaene zone pi calme come intorno al fosso de Balon a Montopepo, o ne la piana de Fantagia, qualchidun s per la Zamparina, poghj perch aera una zona ben tinuta e coltivata, e ai montanari-contadin aun-gne garbaa chassendesse a trippicare coi p drento le piane.
Quei cun-ce-la-feene a camin isse fermaene gi nigghj-ulieti. Una c a certa chi de qu chi de l ma nisciun igghje ndea verso el maro. Unnera de moda
Normalmente ejarrivo sul posto scelto jgghjera per le ondice, ondice e mezzo per d tempo de stende la tovagghja e magari col foco rescald qualc rimasto da la Pasqua: Pi el percorso igghjera stato lungo pi al vinia fame. Anchi i fanti sc iffeene do mazzaculi ma po isse strusciaene a la sottana de la m:- quande asse magna??? Quei chigghjeene la strombola igghjendeene ajugei issintiene meno la fame ma i pi cicchi gi igghjeren a cerca le brige de la fogaccia, o un crostejo de pan da sgranocchj.
Ma a la fin e senza gnanche chal fusse passato tanto tempo asse magnaa. Dopo la caminata igghj-avanzi del giorno prima ippareene manna vinuta dal celo.
Al Pin per i pi gioini accera anche la pussibilit de compr un panin o una bibita, la scelta aera mista, gazzose o ranciate. Per un perde tempo, anche se palanche aerene poghe, aera una scelta chiffeene un po tutti senza st a f o portasse dreto da magn, per una quistion anche de tempo, visto che buio specialmente le fante, prima de buio, al doene reesse a c.
Infatti verso le 4 doppo ae pulito per ben la piana ospite tutti igghj reentraene
Chi contento chi no, chi sgriffiato da prun, chi da ginestre, chi rossa nel muso, chi gonfia ne la pancia, tutti a c a spett un'altra merenda, e anche l, come ogni anno acce-re-sir chi partir in d, per revin in tre . BONA PASQUETTA
LA PATENTE
Esame per la patente. Lesaminatore pone una domanda:-
E notte in una strada buia vede venire contro di lei due fari grossi , di cosa si tratta ?
Sar un camion, - risponde lallievo
Si un camion si fa presto a dire camion, potrebbe essere un fiat iveco, un mercedes, un lancia. No non ci siamo. Gliela faccio pi facile vediamo un po, sempre la stessa strada buia le vengono incontro due fari medi, di cosa si tratta ?
Sar un automobile:-
Si un automobile, si fa presto a dire automobile, potrebbe essere una panda, un alfa, una toyota. No non ci siamo ma oggi sono buono la voglio aiutare. Stessa strada stesso buio un solo faro che le viene incontro, di cosa si tratta ?
Sar una moto.
Si una moto s fa presto a dire moto, potrebbe essere una gilera, una vespa, una honda. No non ci siamo lei bocciato torni pi preparato.
Lesaminando tutto crucciato st per uscire poi sulla porta torna indietro e rivolgendosi allispettore lo apostrofa:-
Senta le posso porre una domanda ? Prego - risponde lispettore.
Su una strada buia c un fal acceso intorno al fal ci sono delle donne, di che cosa si tratta?
Saranno delle puttane risponde.
Si fa presto a dire puttane, potrebbe essere la puttana di tua madre, la puttana di tua sorella, la puttana di tua moglie..
PATENTATEVICONNOIPIUPUNTIMENOGUAILATENTI
LA ZAMPARINA
M facile arrivacce, s a la Zamparina, da quande igghjan fatto la via da Monto de Gatto, via per modo de d, tanto ai strinta e brutta. Cumunque utile per la frazion de Zamparina. Al parta da Pian per fin ai p de la Fortezza.
Me da fanto accendeo app, asse partia da ejOsteria e al Prado trabaccando el canalo asse giraa intorno al frantojo, del Bottaccio, epp s per un viottolo, con i bacchin mai uguali, asse ncamminaeene per aru da la zia Jolanda, che stea appunto in Zamparina. Accendeene spesso pi che altro con la stagion beja. La s c amme parea un castejo tanto a la vedeo granda. Drento a una de le varie stanze accera anche la scola.
Sc per un f tribol quei fanti chigghje steene li intorno, visto che appunto un cera una via bona, al vinia s una maestra ch al fea da la prima a la quinta, tutti inseme.
Destate aera vota e me a sognao de esse el maestro e colla bacchetta in man dreto la cattedra a feo le proe.
La zia e el zio Sabatin ( la vera era l, soreja del me b, l igghjera un Ravenna) igghjaeene un pezzo de monto che da c soa igghje scendea gi fin a la via de la Fortezza ila-eene miso un po a ulieto e un po a vigna con qualche pezzo lasciato a selva. L ne la selva me accendeo a f i marmolotti, come igghjeren bon, quanti an magnati.
El zio Sabatin igghjera un ometto de quej chissan fa un po de tutto, nel dopoguera igghjaea fatto anche el mobile de cucina per i m. De robe de falegnameria iffea tutto finestre, taulin, botte, igghjera un de quej come asse dice bon de fa le scarpe anche ai p de le mosche, se ivolea. Epp i lavoraa nel terren.
Per evit de f s e gi carico de tutte le robe chal sirviene, dal magnare a tutto el resto, issera nventato anche una spece de funicolare, chal partia da sotto c soa e aruaa fin gi a einizio de la Costa.
Coi m, accendeene spesso, come a diceo, spece in occasion de la vendemmia o de la raccolta de ejulie. Al tempo de ejulie me andeo a la scola, quindi amme podeo gode solo la domenica, mentre per la vendemmia le scole unnerene anche m ncuminciate e a podeo ndacce tutti i giorni da ejnizio a la fin.
Andeo su col me b o la me m, sempre col solito giro, Osteria, Capanne, Prado, Bottaccio, Sentiero, Arrivo.
Ejulieto igghjera nelle piane pi vicine a la c mentre la vigna aera gi fin in fondo al monto. A tutte le donne al vinia data una forbicia e un panero, lore aeene el compito dend ne le piane e cogghje ejua mettela nel panero e una volta che el panero igghjeran pien votallo ne la bigoncia in cimo al filare.
Li igghjomi isse la metteene su la schiena, col riparo de un manipolo de cucina o un sciugaman misi a m de cercine. Cug in cojo, i la portaeene fin a la c donde a pian-tera accera la cantina. Una fatiga immane.
Pensate che la bigoncia aera de legno e gi aea el s peso, pi ejua, in pi doppo do-ttre viaggi, la bigoncia, asse ngozzaa de sugo dua chi la rendea anche m pi pesa. Eppure nonostante el peso e la difficolt de mont s per quej viottuli con quigghje scalin scoscesi, igghjera tutto un endare e vinire s per quele piane.
Noialtri fanti do-ttre pigne a le cogghjeene ma po aera pi queja c magnaeene che queja che a metteene nej corbej.
Ad ogni arrivo de bigoncia doppo avella votata nella botta quel che i la ea portata iss settaa un minuto a repos e se i volea i podea besse un bicchiero de vin de anno, o magnasse un pezzo de cagio fatto in c.
Appena represo fiato regonfia gi per el viottolo tra le piane, recarica e redai, a la sera igghjarivaeene a f anche venti viaggi ma stracchi morti.
Se aera vinuta ejora de cena asse magnaa tutti inseme. Noialtri fanti che pi che fatig, asseren divirtiti unnaeene gnanche tanta fame, gonfi de ua e de tutto quel che dal bosco asse podea magnare. A steene un popo al taulin eppo via gi in cantina a trippicare ejua ne le botte, a schiccialla, a lo feene per quanto a lo podeene f e isse lo feene f per fasse divirt ma col nostro peso a pigiaeene ben pogo, per qualche granejo a lo sbrigiaeene.
La matina doppo bisognaa reesse l. Aera aruata ejora de rend a c. Col buio, gi per el viottolo con quej bacchin mai uguali a rescendeene in gruppo, meno malo, perch de notta con quel buio, quel silenzio, Dio ne guarda da solo accera da cagasse addosso.
La prima luce assa rencontraa al Prado doppo un'altra gi per le Capanne e pp anche m buio fin a c
La trevision un cera e un se ne sintia el bisogno, subito a letto, con la gioia de sap che la matina doppo asirebbe rendato s per le piane de la Zamparina.
Tutto el vin, famoso e bon, che igghja-risciene a fare, cavato quejo per uso de famigghja, a lo compraa Gius el zoppo, che al tempo igghjaea, oltre che al cine, la bottega dalimentari e una cantina per mescita de vin. Aera un esclusiva che al fea bon nomo, el vin de Zamparina igghjera famoso e tra i pi bon chasse fea in quel de Muntignoso. Le altre zone donde i la refeene bon aerene Palatina
Montorosso e Montopepo.
Purtroppo per el troppo sacrificio nel tempo queste zone da vin assenne perse, solo utimamente qualche appassionato igghj remiso man a la vigna, pi per passion, che per resa. Questo almeno a sirvito addae un indicazion con tanto de cartejo, via del vin che poggiata gi da Bonotti s la via Noa al record chel vin a Muntignoso isse fea e.. anche bon.
Laltra sera ero come mezzo Montignoso a salutare il nostro famoso concittadino Giorgio Panariello e la memoria mi volata al tempo, al tempo dei carnevali del Cinquale.
C un aneddoto che merita di essere raccontato riguardo appunto il Giorgio Panariello, Zucchero e me.
Ve lo racconto un po in lingua e un po in italiano.Probabilmente
a quei tempi el pi famoso dei tre, in quanto barbiere del paese,ero io.
Me ammarecordo che alternandome sul palco fra i vari presenta tori
e presenta vacche al vense el turno del Gi a lu agghje garbaa
Renato Zero e lo faceva, a mia cugina gli piaceva Dalla e cercava di fallo
Anzi pi di uno. Sotto al palco accera un che isse fea chiam Sugar
Pronuncia sciuga che da un emilian che i vivea a Carrara per me al sonava come acciuga termine appropriato in quanto era magrissimo
E io credevo fosse un nome legato al fisico
Questo sciuga gi da sotto el palco urlava Gi famme fa una cantata anche a me / Spetta un minuto prima de buio tu vedr che a trovian el verso de fatte cantare anche te, IGGHIERA, anzi IGGHJE ZUCCHERO e lu PANARIELLO. Tutte e do passati sul palco del CARNEVAL CINQUALE.
E me me a sson rimasto qui, and alla RAI per un provino sci xch a quei tempi accera solo la RAI che aera un po come andare in quei ristoranti de lusso de ogge donde asse spenda tanto, massemagna pogo il signore desidera il primo o vuole passare al secondo. Esci xch accera solo do canali. La vecchia rai , ma po vinuto Berlusconi con tutte le so reti oddio anche el signore unna mai pruibito ai so discepoli pescatori de avere pi di una rete x pescare ma lu qui i le vo tutte. A proposito del cavalier mi consenta
Berlusconi barzelletta del porco.( E se va del bagnino cionca le gambe)
Ma tornian alla rai saccorsero subito che non sapevo le lingue ed io seppi che sugar vuol dire zucchero ed io dallora bevo caff con sambuca anziche sugar. Ragazzi mi rivolgo a voi giovani studiate le lingua importante nella vita non si puo vivere senza o meglio si vive ma non se ne gustano i sapori .Aneddoto su CARLO SFORZA
In Francia si in Francia diverso, sci una volta asson stato anche in Francia ammarecordo come mo aero a Lione assettato e assetato in un bar
Fora al passa quattro o cinque fanti de quattro o cinque anni a li sintio parlare fra lori PATTUA PATTUA , OUI, PATTUA, OUI, PATTUA.. ot cugi piccinin i parlaene gi el Francese. ( Sulle orme de Frac e Dom)
In Svizzera no in Svizzera i parlene come noialtri ognun a so modo
Senza fasse cap amme parea de esse a Muntignoso, durante i cunsighhj cumunali E sci Xch asson stato anche in Svizzera, eaiora? Da Lione a voleo vini a c alla stazion a leggio GENEVE e me pronto, ecco el me treno per GENOVA bona ammeson retroato a GINEVRA. Cumunque igghje svizzeri igghjen come a volte assian anche noialtri i parlen i parlen i parlene ma un se capiscene e come a feene anche noi da fanti ..iggiochene anche m ai QUATTRO CANTON.
LE LINGUE LATINE E GALLICHE
Ciao Pi come al v? Ben! Asson un po priuccupato perch a-dend in Francia martit. Me un s una parola de francese, a paura de troamme malo, de una risc a cap e famme cap, de fa brutte figure
Oh Pi che tu v chal sia el francese igghj come el muntignusin, basta parl pianin con le parole scandite e itte capiscene tutti. Le lingue ajenne tutte uguali al vegnene tutte dal latino. Se te tu parla senza furia, tu te fa intende come gnente. Credeme, tu lo sa che me acce-son stato, un te fa preuccupazion e recordete, basta parl pianin, pianin.
Grazie Ug, a far cug. Sperian in ben che Dio itte-ne renda merito.
Pi aruato a la stazion de Parigi, appena sceso dal treno, con la valigia ben salda in man, issavvia a la recerca de un taxi. Come un lampo appena un isse ferma i monta s e recordando el cunsigghjo de ejamico igghj-attacca:-
Scu-sa, tu me po por-t fin a-jal-ber-go Mai-son de lun-go Sen-na. El taxista:- la por-to su-bi-to, si-gno-re, i-gghj qui vi-cin, d mi-nu-ti, assian a-rua-ti.
Pi:- (tra se e se) Aea ragion el me amico facile parl francese. Al taxista:-
Ai la pri-ma vol-ta che a-ve-gno a Pa-ri-gi, fa pu-re un gi-ro lun-go cu-g a ve-do un po in gi-ro.
Co-me ivv ma a-gghje co-ste-r de pi
Unem-por-ta al-me-no a ve-do qual-c. Ma tu lo sa che a-eo pau-ra de una ri-sc a fam-me ca-p in fran-ce-se, in-ve-ce a co-me am-ma dit-to Ug ba-sta par-l pia-nin. Te tu me ca-pi-scia e me a ca-pi-scio te. Aeo una pau-ra. Sa me asson i-ta-lia-no de Mun-ti-gno-so.
Tu sen de Mun-ti-gno-so asson de Mun-ti-gno-so an-che me de la Piaz-za.
Che cum-bina-zion anche te de Mun-ti-gno-so. Ai-ora a pos-sian an-che smet-te de par-l in fran-ce-se, Gi a fac-cio na fa-di-ga! Mirian settu t re-cor-da el mun-ti-gnu-sin Come tu te chiama? I to chigghjen?
NON SCRIVO VERSI DIVINI
MA HO BEVUTO DIVERSI VINI
Liano
La Pefana --- LEpifania tutte le feste a le porta via.
Come tutte le tradizion, anche la festa de la Pefana asse-perda ne la notta dei tempi. A parte la festa riligiosa chal v f aru i re Magi proprio in questo giorno, acc la festa dei cristian (queia pagana) e aj questa che in quagi tutta la Toscana e in altre parte dItaglia aj pi o meno sintuta e festeggiata in vari modi.
Muntignoso ivvanta da sempre un attaccamento a questa festa, con alcune situazion che un s retroeene da altre parte.
La vigiglia de la festa asse-usaa (e anche m asse usa) nd mascherati, come la poera vecchietta, a c de le gente, che a-juffrieene da be e a volte anche da magn, a tutta la compagnia dei peffan, per acce-volea la guida cio un senza maschera che igghjaea el compito de acconpagn e ne lo stesso tempo de garant che sotto la maschera un ce fusse dei dilinguenti che appruffittando de la festa p i feene i lazzeron.
Mentre era pi che mae duso tra le maschere, rempiattasse el damo de le fante o megghjio espasimante che cug rempiattato da la maschera ippodea avvicinasse a la fanta vuluta senza fasse reconosce dai s e digghje qualc nejgghjorecchi. Una volta unnera facile come m incontr una fanta e podegghje parl.
De le volte, le pi, aje ndea a fin che doppo el lungo giro per le c del paeso tutti i finiene briachi e pi de tutti la proprio la guida.
Tanto el giorno doppo era festa, eppo accera la gioia de esse risciti nee-intento de pod parl con la dama.
Questa tradizion a Muntignoso a-labbian mantinuta anche quande igghjaeene cavato la festa de la Pefana, cug come el gruppo fulkloristico igghj cuntinuato a cant la Pefana.
E sc perch oltre a la vecchia tradizion de la vigiglia a Muntignoso asse usaa gi fin dai primi del novecento Cant la Pefana
El canto de la Pefana i sirebbe che:- gruppi de cantanti e musicanti i girene de giorno per le vie del paeso cantando e bajando per port alligria e scaccia i pensieri. Normalmente questo i duraa e i dura per circa una sittimana, o gi de l.-
De uguanni un s poduta f per mancanza dei musicanti o per le guerre o altro,.. Da igghjanni settanta su inizitiua de Franin dai mobili, (Francesco Guadagni) un gruppo de musici e cantanti igghj redatto vita a questa festa portandola agghj onori e ne le cronache nazionali. ( Un dei capi-banda igghj el cav.Alfio Poggi )
Da questa sperienza che el Gruppo Fulkruristico de Muntignoso i port avanti da oltre trentanni, ai nato anche altri gruppi, un igghjera chiamato i Menestrelli ideato dal pizzino, ( Dott. Giuseppe Lenzetti ) che m iss sciolto eppo el gruppo Cervaiolo col s vulcanico capo Giuglianin ( Carlo Germelli ) che i cuntinua anche m la s attivit. Utimamente su iniziativa del Dott. Jonny Egrotelli a preso el via una specie de festival-gara, reservata a tutti gruppi de peffan, non solo de Muntignoso ma anche dei paesi de fora.
El finale: una gran festa per el 6 de gennaio in piazza Bertagnini ormae per tutti suprannuminata piazza de la vergogna , a le Capanne. Tutti a baj Peffan e Pefane e a scambiasse igghj--uguri per ej-anno noo.
Tanti e tanti i vari musicanti chigghjanne participato, a-cce vorrebbe un altro fogghjo per solo mintualli - a lo far pi-nn - --------- Grazie a tutti da allegrato Muntignoso
MUNTIGNOSO, tra el 2004 e el 2005
La fin dogne cavajo, pur bon
aj la caretta. Quande el diaolo un le v pi
La fin de le puttane Le donne, asse danne a Dio
aj la piletta.
Racconto vissuto al BI-PI
Al capita che a volte nei bar tra igghjamici a se parla del pi e del meno. Un saprebbe d, come e perch ma, a un certo punto ne la discussion a s v a fin de parl, dei problemi de la prostata, le disfunsion chal porta coj-end de igghj-anni e via discorendo.
Amme ven in mente de cont la m, ancumincio a contalla:- Per lavoro a volte a vaco anche a Lucca. Una matina, chaero l, intorno a le ondice, amme succeda da un bisogno a-entro in una bottega, a pigghjo un caf e a chiedo se per curtisia a posso us el bagno, gnente da fa , igghj rotto. imme dice el fanto chisserva dreto al banco. Altro bar solita zolfa: guasto. Un altro un troa la chiava e cug via. Amme parea de scoppi.
Dopo tre quattro caf, a proo a cambi, a beo un bittere, ma gnanche cug un cera verso de pod pisci.
Aun ce la feo pi. Avve sir capitato qualche volta no? ancuminciao a stringe le gambe, aera anche peggio, un dolore, quegghj strizzon ch itte pigghjen drento che solo chil proati ippo cap. Girato un muro ammacosto, amme sbottono e a proo a liberamme, un faccio in tempo a fa un filo dacqua, chamme savvicina un vigile chimme ferma nellazion e imme dice che imme de f la multa perch stavo evaquando , ( issirebbene : atti osceni in luogo pubblico)
Me a cerco de fagghje ntende che unnevaquao ma che a voleo solo pisciare. Lei a ditto pisciare, bene, altra multa per uso de parolacce.
Po i cuntinua fina dimme che igghjarebbe chiamato i carrabigneri e immarebbe portato in caserma. Un ce la feo pi gnanche a parl. Ho pagato la multa e amme son pisciato addosso. Un ce la feo proprio pi a tinilla e, un po perch un-na tinio pi e, un po per la paura, tutto un lago nei calzon, ne le scarpe, nei calzerotti, aero dientato come un sudicion dei pi leti. Ammero libirato de sopre, sotto aero torso come un pirin, sc pirin, per, pien de piscio.
Revinuto a c ao chiamato Elasti el dottore, asson ndato in ambulatorio e amme son fatto fa un cirtificato. con su scritto :-
Liano un mio paziente affetto da prostatrice cronica e deve pisciare dove vuole per non incorrere in inconvenienti di salute. si prega ogni autorit di consentire la menzione in ogni luogo sia Italiano che altrove, in fede io dottore ecc. ecc.-
Me a-laeo buttata gi come una burla ma doppo d giorni el dottore imme chiama al talefono e i mme dice:- ma tu me v d che tu conta in giro, igghjennne gi vinuti in do a cercamme un cirtificato come el to, per pod pisciare ondegghje pare, o Liano, tu sen pien de segate, asse-s, ma almeno, se-atta-reven in mente qualc, mandili dal t dottore.
O te !!! unmaeene proprio preso sul serio !!! ( che ganzata, che attore) ***
****** Lino Liano BALDI Muntignusin durigine contrullata *****
Quande un cera le mirindine
A rimanene ne la mente le c fatte da fanti, unn-vero? Per esempio me amma recordo anche m de quel che a magnaeene.
Sc bona le mirindine. A staccaene i butti dei prun e sgusciati un pop, a li ciancicaeene e a lingojaene come se i fusse il pi bon dei frutti, quei veri per magnalli ejunica manera aera quea dendalli a rub nei campi ma aera piricoloso e ass rischiaua de pigghj de le frustate per le gambe, prima dai padron e doppo anche dal b o da la m se i lo viniene a sap, peri, meli, a li sognaeene tuttalpi a volte un cacco cascato reccattato per tera, sonnonche butti de cesi, in attesa chi ffessene le more, o chal maturasse i gelsi su la guancia de la via del treno nella zona tra el ponto de Ghirlanda e i S Ponti.
Quande accerene, le more, une po a le magnaeene l per l mentre con quele pi mature acce feene el vin. Asse pigghjaua un pezzo de canna dindia, da una parta asse ce lasciaa el nodo e dalla parta vota asse ce infilaa le more po con une stecco asse pigiaene e dalla canna a-jscia el vin, sugo de more, ma per la nostra fantasia igghjera vin. Un'altra pianta che a magnaeene a proposito de vin, aera un erba chal fea i fiori rosa-viola che a chiamaeene panevin, asse magnaa el gambo che igghjaeea un sapore dolciastro e gustoso, al crescea un po dapertutto un cera bisogno de cercalla tanto e forse per questo un fea tanto vogghja, ulchimora a sapeene onde troalla.
A magnaeene anche ejanima del sambuco che asvotaeene per facce le cerbottane per tir le pajne chal fea de le piante chal cresceene lungo la passeggiata ( la passeggiata aera una via sterrata lungo el canalo No Pannosa. Al partia da la Baccaneja e aruaa fin gi al Ponto Noo, davanti al bar La Pergola. Aera una via donde giuinotti e giuinotte, spece la domenica, issencontraene per camin su e gi e parl. Al bar sul Ponto Noo, accera anche un juboxchesse che con cento lire i fea sint tre cantate e con cinquanta una sola. La domenica i cantaa tutto el giorno per po riman in silenzio, gi da la sera, fin a la prossima domenica. M al manca igghj-euri ma a quel tempo un cera una palanca ).
Ma rendian al magnare. Con la stagion era facile trov d fave, d pisei o una pannocchia de granturco non matura darrust sul foco ma igghjendeene sempre rubati, con el rischio ditto sopre. Troppo casino, (le frustate m un se usene pi ma avve giuro al feene malo, specialmente queje date col torchio, un cera tempo per f i sermon per f cap a la svelta, accera solo la frusta e come asse capia in freccia e furia.
Ajora asse deene da f magari ndando a cogghje la vitriola chal sirvia per pul le bocce o i fiaschi e in scambio a podeene sper dae una brancata de fave o de pisei maturi, perch quei che a volte al capitaa de rub, asse toccaa pigghjalli cug come igghjerene e quagi sempre, igghjeren cervi. Quei maturi i li cogghjenne lesti, cunvinti che quei agresti un larebbene rubati. ( bona nan! )
Passata la stagion ancuminciaa el tempo de le castagne. De corsa via per Pittinajola e s anche fin in cimo a Caracineso. Oltre a magnalle sul posto, le
castagne, a le portaaene anche a c. Oddio anche l accera da st attenti, sia a le guardie forestali che ai padron del bosco ma asse la sbrigaene megghjo.
Ejacqua a la beene direttamente da una goretta chal costeggiaa el viottolo per mont su, a beene sempre sotto qualche metro da donde aeene visto una bota, perche igghj-anzian i diceene che se acc la bota ejacqua a bona e pura e asse po be. Altro che ejacqua minerale. (M unn berebbe pi cha orbo, ibbola ).
Se oltre a le castagne a troaene anche dei marmolotti aera festa granda. (Per i bacolej visognaa dand fin al Pasquigghjo, ma in luglio, intorno a la festa de S. Paulin). La manna po aera de tro anche m attaccati s la pianta d fichi sittimbrin de quei selvatichi, d meleti o i resti de una pigna dua scappata aigghjocchi e a le man de i vignaioli. ( Cosa rara e difficile , per quej tempi, igghj reccattaeene de tutto).
Al capitaa anche de tro dei fungi ma aeene fiffa chi fussene vilinosi e un li toccaene da la paura che el vilin i podesse fin s le man, col rischio de un pod pi magnare gnente, pi che pens davvilinasse, a pensaene sc ma a reimp la buzza.
Altro che fr fr o buod motta, la nostra fiesta aera de tro, ogni giorno, qualc da ciancic, per f smette ajestomico de borbott. Anche se isse diceene de un magn le cose cerve chal ven el colera, a magnaeene de tutto, tre volte tanto, come al dice la publicit.
Quande aeene cinque o dieci lire, che a l-feene and al ferro, a li spolpaeene tutti in carrube, lupin o simintine che a pigghjaeene da la Livia e se aera destata magari anche un bel piruletto, doppo chaerene stati a f el bagno nei bozzi del canalo, onde prima con sassi e todiche aeene fatto la tura. I megghjo bozzi i viniene accanto al Camposolare, le sponde aerene pi alte e pi strinte, epp aera una zona pi rempiattata e senza c intorno. Aioltre pi s o pi gi po accera sempre qualche donna chandea a lav i cenci con la liscia, con ejacqua candida o un pezzo de sapon, mentre l al Camposolare un ce vinia nisciun, insomma, igghjera un punto libero del canalo.
Al ritorno da Pittinajola c le castagne in cojo, lungo la via, a sbroccaeene un ramo dorbaco, cug aeren sicuri che una volta a c, sal fusse mancata la padeja coi buchi per f le mundine, bajotti. A scelgeenele castagne pi grosse epp gi a bugghjre ne la chiocca sonnonche nel pajolo sul foco, con un pop de salo e le fogghje dejorbaco. In una manera o nejaltra la cena aera assigurata.
Finalmente asse podea nad a letto a pancia piena
E el giorno doppo, con tutto questo ben did-Dio. . .
sane scuregge.
LIANO 2005
TRA FOLA E VIRITA
Aerene in tre, asse sintiene in trecento. Rempiattati su a Grotta de Penna, a mir i tedeschi a s volta rempiattati drento la Fortezza.
Aeene scavato una grossa buca sotto la grotta che chi la conoscia iss cha una granda roccia vicin a Palatina.
Da l a controllaene i muvimenti de tutto el fronte, si sul lato Massa che Viareggio, oltre chiaramente attenti a quel chal succedea al castejo. Aeene tutto sott occhio, a turno me, Gugli e Fern une smetteene mae de mir oltre Pittinaiola per ved se qualche merican isse fea vivo, o da quejaltra parta, per controll i tedeschi in ogni c chiffeene.
Aeren sempre allerti. Sal capitaa de distraesse un popo, acce pensaa qualche fischio de bomba a reportasse svegghj come al fischiaeene, fiiiiiiiuuuushhh-BUM.
I colpi igghjeren pi che altro indirizzati verso el castejo. Tra me a diceo mir l per manda via d tedeschi imme sbrigene anche quej quattro sassi che a rimasto s per anni e anni per el me vecchio castejo un cera remission.
Cumunque al primo fischio, megghjo ae paura che toccalle, andeene drento la buca chaeene scaato sotto la roccia, rempiattando la spelonca con de le frasche, per rendella invisibile fin chal tiraa l artiglieria. Le bombe unnenne gnanche m intilligenti e noialtri unnn cha eren proprio scemi scemi.
A turno andeene s al Pasquigghjo o a la Crocia per incontr i compagni chigghjeren stabiliti s in alto e da l isse moeene secondo ordini verso Carara
o altre zone piene de tedeschi per de le incursion mirate.
Per aru s a passaeene dreto Caracineso epp tagghjando da Cerreta ariaene sicuri fin in cimo. L asse feene d ordini da Pietro e ogni informazion utile per la nostra postazion, mentre a lo metteene al corente de quel chal succedea gi.
La paura aera la compagna de ogni minuto, per furtuna accera el coraggio dei ventanni a vincela. Magnare a magnaeene de tutto, tanto chun cera niente, da le radice de le piante a quel chal capitaa.
Giusto quande assa rivaa su al Pasquigghjo, una fetta de polenta assa rimediaa.
Lass qualc da magn igghj-riscieene a port rempiattandolo tra i sassi e el materiale chi portaeene per f finta de custruj la chiesetta, mentre aera una scusa per moesse e spostasse per el monto senza d nejocchio.
Cariole e carette al portaeene sassi e tutto quel chal podea sirv, e rempiattate in mezzo, ogni c utile per i partigian dal magnare a le munizion o altro, questo a la luce del solo sotto igghjocchi de i tedeschi, a rischio cuntinuo de esse scuperti. Forse anche lori igghjeene rispetto de Cristo oppure come a penso, anche lori igghjeren stufi de guera e se non comandati i lasciaeene perde
Per i nostri muimenti invece asse spostaene de notta, un cera un anima e ogni rumore igghjera presto avvirtito a salv la peja. Nel buio andeene a taston, siguri de la via ma mae siguri daru.
A volte al capitaa de scende, sempre da Caracineso o Palatina, anche gi fin a Seravezza o Stazzema, per incontr qualchidun del fronte alleato, per sintire se come e quande igghja-rebbene diciso de sfond la ligna gotica.
Ogni volta isse diceene fr un po, scoaati a sintiene senza pod fa gnente de pi.
A reentraene a Grotta de Penna repat la fame e anche el freddo de la notta, visto che un podeene gnanche accende un foco per scaldasse un popo.
E a steene gi ben, accera chi stea anche peggio, chi morto e chi come tanti amici o parenti presi prigiogneri ( el me b igghjera deportato in Germagna) o sfollati.
I m vecchi con la me m, per esempio igghjeren risciti a scapp a Solaio, onde gi aera-ariato igghjamerican. L a l sapeene al siguro, vicin, per un se vedeene, asse mandaeene nutizie tramite persone, ariaene a sap de ogni paesan, spece se asse trattaa de cose brutte e de beje an capitaa ben che poghe.
Non sempre asse podeene spost come a voleene. o come arebbene duoto f. A volte al capitaa de doe st rempiattati a giorni interi.
Doppo un po Pietro isse sposto pi su verso Cerreta l asteene un po pi tranquilli almeno dai i colpi de le bombe, che sempre a sintiene ma pi lontan.
Un ci-rimanenne tanto, solo el tempo de confonde le idee ai tedeschi che igghj-eene cuminciato a rastrej intorno a la Fortezza. El coraggio e la paura i cuntinuaeene a litig fra lori. Acce fusse stato el tempo de pens, al vinia in mente de pens che cazzo asse fanne a f le guere, ma un cera tempo per pod pensare, bisognaa moese e st attenti altro che pens.
Aerene reentrati gi a Grotta de Penna da poghi giorni quande asse sint un casino de spari chivviniene dal castejo, i duronne a spar per una mezzora, po silenzio. Dal Pasquigghjo ari una staffetta, un gruppo de american igghjaeene attaccato el castejo e fatto prigiogneri tutti i tedeschi che visto la mal parata isseren subito aresi. Al f l che per la prima volta a vide un omo col colore de la peja diverso dal nostro. per el resto igghjera identico a noialtri, solo la peja dun altro colore ma con igghjocchi da braa persona. Imma regal de le c che l per l a scupr , un cin-gomma (che un conosceo, e gnanche a sapeo ch-isse doea ciancic), sigarette e una cioccolata dura come el marmo. El tempo de scambi d parole pi che parole ammicchi, che subito a rimasene sotto un bombardamento de tiro tedesco, che saputo dae perso el castejo igghjaeene preso a bombardallo tirando coi cannon dal Monto de Pasta.
Ma al f roba de poghe ore ormae el fronte de la Gotica igghjera spezzato, da l a pogo infatti a scendettene gi in paeso liberi ma completamente ruinati ne-janima con tutte le nostre c distrutte e con i nostri cari anche m da reved, sapendo gi che qualchidun unnarebbe pi revisto. (Ciao zio Lino) Tutto per el potere, per la stupidit umana chal creda, anche m, che la guera al serva a port la demograzia, non a mand anime a Dio. Una volta aeerene ignoranti, m assiam un popo pi struiti, ma LORI una scusa isse la troeene sempre.
VEDOE SCONSOLATE
1 VEDOA
A la morta de terzo marito, la R sola al capezzalo del difunto, al senta igghje strizzon de la fame. Visto chaera sola e che in cucina aera rimasto d pesci, al dicida de fassili fritti.
Appena pronti, arev ne la stanzia de l, dal marito morto. Assassetta s una scrana, aest per magnalli quande i sonene a la porta. Chi issir? Al dice fr s e s.
Fasse tro cug, a magn davanti al morto al sirebbe stata una vergogna. Lesta arempiatta el piatto c i pesci sotto al letto e al v ad apr. Igghjeren dei parenti e qualche amico chivviniene per vegghj el morto.
Inseme a lori areentra ne la stanzia e tutti inseme igghj-ttacchene con le litanie. Ave Maria, Ora Pronobis
El gatto de c che igghj-ea sintito ejodore dei pesci igghje sgajattola sotto el letto, igghje sgraffigna un pescio e isse ne v per revin subito e d noo nd via con un altro pescio in bocca, per reesse-l un'altra volta e rescapp con un altro pescio. La scena unnera scappata a la R, chaea una fame che un ce vedea ma el gatto alaea visto, eccome.
Tant chal terzo pescio, agghje scappa ditto:
Oh Signore, Oh Signore, immi-l-v porta via tutti
Quej chigghjerene l, a sint queste parole, tutti in coro: poera donnapoera donna
2 VEDOA
La Lu assera misa al capezzalo del marito morto con in sacca una brancata de sicchine e de tanto in tanto asse-ne mettea una in bocca e a la biascicaa in rispettoso silenzio.
A un certo punto agghje ven da dire.- Cristo questa a proprio grossa! ( al pensaa a la sicchina)
Tutti igghj-stanti in coro:- poera donna poera donna !!!
( i pensaene al morto )
1 VEDOVA
Alla morte del terzo marito, Rosa sola al capezzale del defunto, viene morsa dalla fame. Visto che era sola e che in cucina cerano dei pesci, decise di farsele fritti.
Appena pronti, rientra nella camera ardente. Si accinge a mangiarli quando suonano alla porta. Chi sar?
Farsi trovare a mangiare davanti al morto sarebbe stata una vergogna.
Lesta, nasconde il piatto con i pesci appena fritti sotto il letto funebre e v ad aprire, erano alcuni parenti e amici che venivano per vegliare il morto.
Insieme a loro rientra nella stanza e tutti insieme cominciano le litanie. Ave Maria, Ora pronobis, ecc
Il gatto di casa che aveva sentito il profumo dei pesci sgaiattola, (il gatto sgaiattola no?) sotto il letto sgraffigna un pesce e se ne v, per tornare dopo un attimo e di nuovo uscire con un altro pesce in bocca, un secondo ed eccolo che ritorna araffa un altro pesce e scappa.
La scena non era sfuggita allaffamata Rosa che al terzo pesce esclama: - Oh Signore, Oh Signore, me li st portando via tutti
I presenti astanti, equivocando sui defunti mariti, in coro :- povera donna, povera donna !!!
2 VEDOVA
La Luisa sera messa al capezzale del marito con in tasca una manciata di castagne secche (sicchine) e ogni tanto se ne metteva una in bocca biascicandola in silenzioso rispetto
Ad un certo punto esclama: - Cristo, questa proprio grossa! ( riferendosi alla castagna)
Tutti gli astanti in coro: - povera donna, povera donna !!!
( equivocando sul defunto )
VIETINA
Vietina, una localit, frazione semiconosciuta o se preferite semiscunusciuta del comune di Montignoso, comune a sua volta scunusciuto pur avendo conosciuto e partecipe in primis ad ogni attivit culturale e storica, sia Etrusca che Romana o Longobarda, senza scendere a compromessi o sottomissioni con nessuno, neanche nel 2 conflitto mondiale dove il fronte segn su questo piccolo paese la LINEA GOTICA. ( accera tutto el posto chivvo-leene ma i-lan fatta qui) . Vietina.. Vietina..
Ma un s chiamaene Vietina quei fanti che ne-janni 60 igghj-anne inventato la Versilia con la ristorazion???
Ma sc cazzo, come faccio un-recordamme, per qualche mutivo, igghjeren, anche parenti per via dei ToncelliEcco Eccheme acce-son, scusate ma el tempo ipassa anche per me grazie aDdiocome aspero per tutti, anzi pi n passa megghjio aj.
Andian areto nel tempo anni 60 questi d fanti Alfio e Bruno, ma come nascita visognerebbe d Bruno e Alfio igghja-revegnene da Milan onde igghjeren ndati a laor come camerieri, A-revinuti a Muntignoso i pigghjene la gestion de un locale in cimo a la Fortezza i lo chiamene EL FARO nomo appropriato perch igghjera in un posto chi lo podeene ved da tutta la costa. Un successo de la Madonna. O t isseren tirati dreto la crema de Milan in pi igghjaene preso el megghjo de Muntignoso, quel pogo caccera. A lo posso d e lo s perch feo el barbiere barbiere insomma. ndeo mpar, l sotto el ponto no, da Bonotti.
Aero fanto ma capio che questi qui igghjaeene una marcia in pi. Dopo un-e sperienza al faro igghjan comprato una baracca sul maro al Forte. A ntendo Forte de Marmi, capiteme.
Tutti digghje che fate ondo-ndate, ossete dei matti, ma lori avanti con la s testa. VAI
Doppo una sittimana el s poero b Cesare una sapea pi come f con que-la giardinetta a port gi i tagghjarin che la Tina al fea acc, bon come solo a Muntignoso assapian-f. A paioli interi i-lingojaene come sal fusse manna e.. come manna contenti -li pagaeene.
Doppo un minuto igghjanne nventato LE PENNE A LA MAITO na segata caj fatto el giro del mondo, un primo che anche m doppo 40anni in tutte le parte l proponene come Lori -laeene nventato :- tre o quattro penne un po de pumidoro una spruzzata de cagio e do fogghje de basilico.- Ma nisciun l mae sapute f come Lori le feene. ( mistero o che?)
Tutti i fanti de Muntignoso chi-vvoleene laor i troaeene l un posto de laoro e tanti e tanti igghjanne imparato un mestiere doro. ( MAITO senza gnanche scritto ristorante MAITO )
Un-c mae stata scola de cucina ( e a quei tempi un ce-nera) cal potesse insegn quel che Lori issapeene f e unna-eene sigreti per nimo, anzi quel chissapeene ilo diceene a tutti.
Arruaua tutte le gente ricche chiprenotaene per av posto anche na sittimana prima. Che avv posso d: CAMPARI, AGNELLI, MUDUGNO, MINA, per d qualchidun ma per mentualli tutti acc vorebbe un libro. Un ch-imme rimasto impresso igghjera PACE l igghjaruaa quande-ghje pare c la s pantera e strusciando i p (l un caminaua igghje strusciaua ipp) ivolea esse sirvito ad ogni ora e ad ogni ora igghjera sirvito. Che tempi che robbe, mia come m che appena al passa e-jora un se magna pi da nisciuna parta, sia tabbia o no le palanche per pag.
Me ao auto la furtuna de pod frequent quel posto, pogo sigh! De conosce un po quej-unico locale da sogno e conosce Lori e quej che con Lori igghjanne auto la furtuna de laor, dal sardo che la parola ancumincia per o aera ottomobile a quejo chiccredea in Diabolik e tutti i me coetagni chi-mme contaeene quel chal succedea, chi accendea, chi-vvedeene, che iffeene, e me barbiere de Muntignoso, poero barbiere arenventao ai clienti con la cunvinzion dessecema uncero. Un fra tanti de questi fanti c-amme posso vant ch-imm rimasto amico, Giuliano, igghjaea cuminciato a laora proprio l con Lori e m igghj el padron del Madeo. Ma anche tutti igghjaltri chigghjen passati da l igghjan fatto furtuna (anche se tutti un se nascia sotto la stessa luna). Per a quei tempi quande un ivole laor e iddicea a laorato al Maito unno scartaa nisciun perch tutti issapeene da donde ivvinia Al bastaa.
La leggenda al dice chissenne perso tutto le carte me avve dico lascian perde le leggende E qualsiasi cosa al sia successa, pi che Lori, chi acci perso assian noialtri e chi vinia al maro, non solo per el maro, e se ogge in Versilia asse magna ben, un ve lamentate del conto: oaete magnato, grazie ai Vietina DA SIGNORI ( gente come me, de Muntignoso Liano 2005 )
Eppo un ristorante chisse chiama Maito un po mae esse de qualchidun perche el Maito un sir mai MAI-TO
Igghjera e issir sempre solo de Lori anche se de Lori un sir MAI-PIU-SO
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Lino Liano Baldi
liano@freemail.it
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NOTE SULLAUTORE
Lino Liano Baldi, nasce a Montignoso in Toscana (I)
Fin da ragazzo savvia alla professione di parrucchiere che tuttora esercita in quel di Massa, riuscendo uno fra i pochi in Italia a fregiarsi di regolare attestazione in CCIA, atta allo svolgimento dellattivit di Tricologo e Consulente in Tricologia applicativa, materia che tuttora studia a livello scientifico e di cui, tiene convegni, in tutta Italia.
Da sempre attratto dallarte in genere, si diletta a scrivere, dipingere, fotografare e recitare in teatro, in un primo tempo in dialetto Montignosino, per poi passare con la compagnia Le luci della ribalta a commedie in lingua, recitando, praticamente, in tutta Italia. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e primi premi in concorsi di poesia e di pittura. Scrive racconti e commedie. Sinteressa, da sempre, di storia locale.
Legato a Montignoso, pragmatico ed eclettico, ha ideato diverse e molteplici iniziative. Vale la pena di ricordare lassociazione Congrega da bosco e da riviera, sodalizio, enoculturalgastronomico. Il Premio Internazionale di Poesia dedicato ad Enrico Pea. Il concorso di poesia Erotica a Viareggio. La gara dei Castelli di Sabbia sul litorale del Cinquale, i Giochi da Spiaggia, la Gara degli Aquiloni, il Carnevale Stradavecchia. I concorsi tra il serio e il goliardico di: Miss Castellana, Miss-Rizza e Miss Culetto Da-mare. Ha allestito e curato, diverse mostre di pittura, incontri con i poeti e seminari sullarte. La stampa ha spesso parlato di lui, dedicandogli negli ultimi dieci anni, circa mille articoli.
Ultimamente, rubando tempo al tempo, tornato con sempre pi frequenza alla sua prima passione che la pittura non tralasciando le altre attivit artistiche e goliardiche che ricompensano, con i giudizi positivi ottenuti, dai dissapori della quotidianit.
(Balino 05)
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