Pompeo in egitto

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POMPEO IN EGITTO

(di G. Leopardi)

Rielaborazione e adattamento drammaturgico

a cura di

AlbertoTicconi

Personaggi:

Tolomeo Re d’Egitto

Teodoro Confidente di Tolomeo

Achilla Confidente di Teodoro

Cneo Pompeo Magno

Teofane Confidente di Pompeo

Caio Giulio Cesare

Fulvio Ambasciatore di Giulio Cesare

Coro (formato preferibilmente da 14 elementi maschili o 28 femminili)

Guardie e Soldati egiziani

Guardie e Soldati del seguito di Pompeo

Guardie e soldati di Giulio Cesare

Numero complessivo attori 7 + coro-soldati(14) -- 21

Pompeo in Egitto

VOCE FUORI CAMPO

-------Vinto a Farsaglia, Pompeo partì per Larissa, donde s’incaminò per la vallata di Tempe; e, giunto ad Anfipoli, fece pubblicare un editto, col quale comandò a tutta la gioventù della provincia di portarsi armata appresso a lui. Avendo però inteso che Cesare lo inseguiva, e non era molto lontano, partì per Mitilene; e poi verso Rodi, ma essendo stato mal ricevuto passò in Attalia, e quindi nell’isola di Cipro. Infine, avendo risoluto di cercare un asilo presso il Re di EgittoTolomeo, il cui padre egli aveva sommamente beneficato, mandò ad avvertirlo della sua venuta.

La scena si svolge in Egitto

ATTO PRIMO

Appartamenti reali

C A N T O

Entra in scena il coro

(8)Abbandonato, intimorito, errante

sen fugge el gran Pompeo.

Ma ad Alessandria volge i passi,

in Egitto cerca asilo, e qui sarà fra poco,

supplice e mesto al regio piè: l’insegne,

il fiero vincitor, desia vendetta;

non la vuol che dall’armi,

e queste mura

cinte in breve vedrem

da squadre ostili,

se al vinto Alessandria presterà soccorso, aita.

Scena prima

Teodoto e Achilla

TEODOTO - Ah, amico mio, quale pericolo è sopra la nostra città! Cesare, dominatore dei Galli, imperatore di Roma e di tutto il mondo, nel campo di Farsaglia ha vinto le schiere del gran Pompeo, ed ora questi i suoi passi a noi volge; ai piedi del nostro Re sarà sùpplice.

ACHILLA - Ascolta: troppo pericolo sarebbe aver Cesare per nemico. L’Universo trema a tal nome, potrebbe non tremare l’Egitto?

TEODOTO - Invero se noi gli darem soccorso in breve tempo vedremo scorrere la morte nella nostra città, tra le nostre mura.. E che possiamo fare?

ACHILLA - Né possiamo scacciar da noi la supplichevole turba, che un giorno potriaci esser fatal di Pompeo lo sdegno: che è instabile la ruota della sorte.

TEODOTO - E respingere Pompeo non ci renderebbe odiosi ai Numi e al mondo? Ma accoglierlo ci farebbei immediati nemici del vincitor funesto.

ACHILLA - Io ti dico: Fallace aspetto ora vestir conviene; il vinto stuolo da noi si accolga, e in Alessandria trovi simulata pietà, mentita fede. Poi, del dittator ad evitar lo sdegno, cada Pompeo per nostra man trafitto, e l’estinta salma Cesare veda.

TEODOTO - Achilla, i tuoi consigli approvo; altronde invano salute cercheremo. Ma che ne sarebbe dei sacri obblighi dell’ospitalità?

ACHILLA - Se questa è l’unica via di scampo al minacciato Egitto sprezzinsi i diritti della fede ospitale.

TEODOTO - E questa è l’unica via di scampo; s’armino dunque le turbe, come tu dici. Ma al nostro Re, incapace alla guerra, celar conviene il meditato inganno; dato che il suo cuore, come già sai, seguirebbe l’esempio dei suoi avi, e per questo opporsi potrebbe ai miei e tuoi disegni; in petto adunque a te si celi la tramata frode.

ACHILLA - Quanto m’imponi eseguirò; ben sai. Presto veder potrai tranquillo il popol tutto; Alessandria sicura e il regno in salvo.

CORO - (63) Vanne, Achilla: Alessandria ormai per le tue cure

tra il comune terror viva tranquilla;

tu ne assicura libertade e pace.

Di armati e d’armi questa reggia or cingi;

forse potrìa la fuggitiva turba

meditar qualche inganno, e qui raccolti

e spirti e forze, ad improvviso assalto

muover furente, e d’Alessandria alfine

con nero inganno reo farsi signora.

Tu i guerrier disponi; in ogni dove

salda presenti ed inconcussa fronte

questa regal cittade ad ogni ostile

perfido agguado, ad ogni ascosa trama.

Vanne, Achilla: di Egitto in te la speme è posta.

ACHILLA - Che miro, o ciel! Che miro!.... Ecco: Pompeo s’innoltra.

Scena seconda

Pompeo e detti

POMPEO - Amici, quali or vi vedo! Eccomi: Io sono Pompeo; straniero, sotto straniero ciel.

TEODOTO - Signore, in questo regno amico tranquillo troverai sicuro asilo.

POMPEO - Un dì temuto dal mondo inter, stender godea l’amica destra a sollevar le oppresse nazioni supplichevoli, gementi, e spesso con la man pietosa e fida tersi ai Re dagli occhi il mesto pianto: ora sconfitto, abbandonato, errante, qui mi ritrovo.

TEODOTO - Qui, il tuo nemico sfidare in campo e affrontar potrai. Cesare alfine invincibil non è!

POMPEO - E pur non vien meno in questo cuore il marzial coraggio, il romano valore. Tal fui e tal sono, che in me non langue la romana virtude.

TEODOTO - Ebbene io ti dico che di libertade sarai ancor tu difensor, e ubbidiente al tuo voler l’Eggitto ognor sarà, e mostri la sorte a te benigno aspetto; tu dei Romani saldo sostenitor, paventi il fiero orgoglioso tiranno; Cesare vegga il seggio suo mal fermo, il trono vacillante, e tremi.

ACHILLA - Pompeo, ecco il nostro re.

TEODOTO - Prence, ai tuoi piè tu vedi Pompeo.

Scena terza

Tolomeo e detti

CORO - (133) Prence, ai tui piè tu vedi

Pompeo già grande un giorno; egli ha con Roma

comune il fato; di ribelle spada

al fulminar, vinta del Lazio cadde

la libertà; lui pur persegue irato

l’implacabil destino, la cruda sorte;

Ma non cadde Pompeo,

non fu vinto il suo valor dall’armi;

ei spira ancor.

POMPEO - Qui son frattanto a te dinanzi, io cerco un asilo un Egitto. Odioso io spero ciò non ti fia.

TOLOMEO - Amico, resti Pompeo; e ubbidisca a’ suoi cenni ognor l’Egitto: è tale il mio voler, che a benefici tuoi render il mio regno.

POMPEO - Supplice qua non sono, non imploro mercè; no, non paventa Pompeo di morte il sì temuto aspetto: sol per la patria io vivo; se me rigetti, no, pregar non saprò, poiché sdegna un romano le meste grida e i sconsolati pianti. Tra il nemico n’andrò, sol contro l’urto di mille schiere ad affrontar la morte.

TOLOMEO - Del Nilo ancor la riva di alcun romano per valore è madre, tu fra poco il vedrai. Tolomeo di Roma il fato combiange, ei di Pompeo sostegno farsi e difensor desia. Tu vanne, Achilla: armati ovunque ed armi disponi, aduna. Ad ogni cenno ormai sien del Duce roman pronti i guerrieri: ei vegga e prova quanto possa l’Egitto. Abbia con Roma ormai comun la sorte, con lei vinca o cada, vinta con essa dai ribelli acciari. (ei vegga e prova....179)

Tolomeo esce con Achilla

CORO - Tu vanne, Achilla: armati ovunque ed armi disponi, aduna.

Ad ogni cenno ormai sien del Duce roman pronti i guerrieri:

ei vegga e provi quanto possa l’Egitto. Abbia con Roma

ormai comun la sorte, con lei vinca o cada, vinta con essa

dai ribelli acciari.

Scena quarta

Teofane, Teodoto e Pompeo

POMPEO - Teofane, che rechi? Cos’è questo terror sul volto tuo?

TEOFANE - Cesare, io vidi: tra mille schiere ver noi avvanza: un’alta messe d’aste affollate, un ondeggiar confuso d’alteri elmi criniti. L’Aquile altere minaccianti orrende spiegano il volo; fra brevi istanti assaliti sarem tra queste mura. Miseri! Ah, dove ci trasse il rio destin? e vuol del nostro sangue alfine l’empia brama saziar. (ver noi.....288)

POMPEO - Vile, sii presto tu cedi alle sventure? Cesare adunque invincibil tu fingi?

TEOFANE - Miseri noi! Ah, dove ci trasse il rio destin?

POMPEO - Dunque dovrà Pompeo veder tremanti a Cesare d’innanzi i fidi suoi?

TEOFANE - Sconftti, erranti non ci volle egli sol; di morte in braccio ci spinge, e vuole del nostro sangue alfine l’empia brama saziar.

POMPEO - Ah! tolga il ciel tanta viltade. Io volo tutto a dispor per la difesa. Tu rammenta che sei del fier Pompeo guerrier, seguace e amico.

Parte

Il coro lentamente esce di scena:

Scena quinta

Teofane e Teodoto

TEOFANE - Oimè! che udii? Dunque Pompeo disegna d’opporsi armato all’inimico stuolo, e del trionfo ancor nutre speranza? Folle è colui che contro il fato a cozzar prende. Eh, qual difesa mai da tali schiere sperar puote Pompeo? D’Egitto forse nella virtude egli confida? Ah! questa troppo è folle lusinga; e qual dal forte vittorioso nemico oltraggio o danno Tolomeo riceve?

TEODOTO - Mal conosci del nostre Rege il cuor. Si pugni e cada vinto l’Egitto; Pompeo veggia quanto possa Alessandria. L’Egitto a un Romano sacrare il sangue dovrà: questo è il volere di Tolomeo. Ma veder dobbiano la nostra gente estinta per appagar di un insensato il folle temerario desìo?

TEOFANE - Che cosa intendi dire?

TEODOTO - Ognuno già lo riconosce eroe e di sua virtude sparso è dovunque il grido.

TEOFANE - E quindi?

TEODOTO - Cessi or dunque di contrastar col fato, che di Farsaglia i campi parlan di sue sconfitte. Tu vanne amico: del roman Duce il cuor desta procura men fieri sensi, ei ceda, e il sangue risparmi sì vanamente sparso.

Parte Teofane

Scena sesta

Teodoto solo

TEODOTO - Avanza Cesare il prode; ei d’Alessandria in breve signor sarà, ma sol per poco; il capo del fier Pompeo sia tra l’Egitto e Roma di pace mediator; nulla si oppone al mio desir. Ma forse da me va lungi troppa van speranza; o forse potria sperar molto di più: che lo stesso acciar del roman Duce farsi uccisor di Tolomeo saprà, lasciando per la mia fronte libero il diadema regal; il trono, lo scettro, il glorioso regno d’Egitto. Gradita immago che commuove tutti i sensi miei. Ma secreta sia nel mio petto tanta speranza, che forse non vana un giorno veder potrò; forse di morte in braccio l’odiato regnator.

Scena settima

Tolomeo seguito da coro

CORO - (324) Ver queste mura armate schiere

volgono i passi; il vincitor Romano

lor Duce e guida, ormai tra breve istanti

assalirci vedrai: signor dell’Egitto.

Trema ciascun all’appressar delle nemiche squadre.

Inabile ai ripari, ciascun si asconde

e mille morti prova ad un punto sol.

Confuso errante ciascun si aggira.

TEODOTO - Signore, solo fra tanto orror tranquillo, immoto vedi il fiero Pompeo, dei nostri mali abborrita cagion: di tanto lutto nulla il commuove la funesta immago.

TOLOMEO - T’accheta, non sedurre il mio cuor; lo speri invano.

CORO - Imperturbato con feroce aspetto

Cesare attende, e sol di sangue e stragi,

di vendetta e di guerra è sol bramoso.

TEODOTO - Che pensi o Prence? Ah degli Egizi ognun supplice e mesto a te le mani stende.

TOLOMEO - Pace Alessandria non avrà; si avvanzi il crudel oppressor; la reggia, il trono atterri, incenerisca, arda; si pugnerà, vinca Alessandria o cada vittima infausta del roman tiranno: la fede è questa che al vinto Duce io serbo.

CORO - Imperturbato con feroce aspetto

Cesare attende, e sol di sangue e stragi,

di vendetta e di guerra è sol bramoso.

TEODOTO - Pace brama ciascun, pace ti chiede per bocca mia tutto l’Egitto: ah il tuo popolo deh consola, o Re.

TOLOMEO - No, che Pompeo deluso non sarà, e di sue sventure non teme Tolomeo l’odiato aspetto.

TEODOTO - Cesare attende, e sol di sangue e stragi, di vendetta e di guerra è sol bramoso.

PRIMO CORO - Imperturbato

con feroce aspetto

Cesare attende,

e sol di sangue e stragi, SECONDO CORO - Imperturbato.....

di vendetta e di guerra

è sol bramoso.

TOLOMEO - (si sovrappone ai cori) Solo fra tanto orror tranquillo, Signore, immoto vedi il fiero Pompeo, de’ nostri male abborrita cagion. Nulla paventa il nemico vicin; o Re, di tanto lutto nulla il commuove la funesta immago.

- Se pur anco.... (tutti tacciono) Se pur anco all’empio Duce in faccia fugga l’infido stuolo, e insegne ed armi in preda lasci alle nemiche squadre, sol me vedrà la turba ostile al suo insano empio furor far fronte immoto. Me sol! Cesare il vegga l’egizian valore.

TEODOTO - O Re...

TOLOMEO - Tu vanne intanto, e noti a ognun procura rendere i sensi miei, vinca l’Egitto, o con Pompeo soccomba; invan sedurmi spera ciascuno, il mio volere è questo. Vanne!

Esce Tolomeo seguito da Teodoto

FINE DELL’ATTO PRIMO

C A N T O

PRIMO CORO - Imperturbato

con feroce aspetto

Cesare attende,

e sol di sangue e stragi, SECONDO CORO - Imperturbato.....

di vendetta e di guerra

è sol bramoso.

Esce il coro

POMPEO IN EGITTO

ATTO SECONDO

Scena prima

Teodoto, Acilla

ACHILLA - Ecco: dal vinto stuolo nulla a temer ci resta; tutto già disposi.

TEODOTO - Bene, mio fido.

ACHILLA - L’esercito di Pompeo è atterrito, palido, palpitante, e l’armi obblia; alla fuga sol pensa. In ogni lato prodi guerrieri al cenno mio son pronti. Ferree sbarre di già le aenee porte assicuràr, fidi custodi all’uopo disposi ovunque; al mio comando, a un tratto, schiuder le porte al vincitor d’innanzi sarà lor cura: in ogni dove ad arte finsi di guerra marziale aspetto, onde all’egiziano imbelle Prence deludere così le vane cure.

TEODOTO - E Pompeo?!

ACHILLA - Esulta il fier Pompeo, giubila, e crede di stragi sitibondo il crudo acciaro tinger tra poco nel nemico sangue. Vana speranza! Egli ben presto il ferro rosso farà nel sangue suo. Già nulla s’oppone, amico, a’ tuoi disegni: in breve Alessandria vedrem sicura e lieta plauder gioconda all’opre nostre, e alfine quella pace goder, che or mesta e afflitta chiede e desia. Tu dell’Egitto, amico, lo scudo, il difensor sarai; te solo liberator, sostegno suo fra poco il popol tutto ammirerà.

TEODOTO - Bene, bene. Ora al Duce roman conviene i nostri sensi far noti. Il capo del fiero Pompeo guerrier noi gli offriremo; schiuse le porte con amico aspetto lo accoglieremo fra queste mure; ma se egli ignorerà i nostri disegni le forti turbe feroci spingerà ad assalirci. E chi si potrà opporre alle romane schiere. Qual mai poté di ruinoso fiume vincer la possa , allorché gonfio il seno per le raccolte acque crescenti, ogni argin rotto, i vasti campi ad assalir sen corre. Fido messaggio or dunque a noi convien elegger tosto; al Dittator ei vada, il suo giunger prevenga, a lui del fier duce roman, dell’egiziano Re noti faccia i disegni, e a lui le nostre cure discopra, e quando oprammo ei sappia con arte disvelar; cauto a noi faccia quindi ritorno, e di Cesare i sensi esponga, onde possiam sicuri i comandi sprezzar del nostro Re.

ACHILLA - Chi è che viene?

TEODOTO - Ma.... che vegg’io?.... Fulvio s’appressa.

Scena seconda

Fulvio e detti

TEODOTO - Oh quanto dopo si grave lontananza e tante aspre vicende e imprevedibili eventi, io ho piacere di rivederti, alfine. Eh quale venuta in Alessandria or te condusse?

FULVIO - Compagno a mille guerrier, le paterne mura con la tenda marzial cangiar mi piacque; dar di fiero valor non dubbie prove fu mio desio. Così di Cesare seguìì l’armi e la sorte contro i Galli pugnai, me di Farsaglia vide il campo guerrier, nel giorno in cui dal nemico valor sconfitto cadde il fiero Pompeo; qua venni al fine, l’orme seguendo del Romano Duce, del vinto stuolo in traccia; egli mi invia all’egiziano Re nunzio di pace. Sol che renda Pompeo nulla tema da noi; tranquillo e lieto vivrà l’Egitto: al Campidoglio in breve farà ritorno il vincitor guerriero. Ma se egli....

TEODOTO - Taci amico: tutto previdi, e del nostro Re la mente invano guadagnar cercai. Guerra egli brama e guerra desidera Pompeo. Ora se tu puoi, con arte, mostrar sappi i perigli al re insano.

FULVIO - Non temere; minacce e preghi impiegar saprò.

TEODOTO - Ecco che egli s’appressa.

Scena terza

Fulvio e Tolomeo

FULVIO - Signore, Roma salute e pace oggi per me t’invia. Dagli odi antichi ormai brama por fine. Torni la pace, con saldi nodi di fede e insiem congiunte sian le genti tutte, e questa alfine gloria coroni le romani imprese, che per coloro sia felice il mondo. Tal di Roma è il desio.

TOLOMEO - Grato a Roma io sono, grato pur anco all’opra tua.

FULVIO - Eppure come oprar se di Pompeo tuttora vive lo sdegno e l’ambizione insana, se armato ancora e da ribelli squadre cinto e difeso alla vendetta aspira? Deh tu, che il puoi, tu al mondo ridona alfine la sospirata pace. Cesare il chiede e sa che non trasgredirai quelle leggi che vogliono un Monarca dedito al bene della gente sua.

TOLOMEO - No, Roma nulla teme da me, grato a Cesare io sono. Ma vedrà ben presto l’altero vincitor se in faccia a mille rischi sappia temer l’egiziano Re. No, questo non è de’ Galli il suol, né di Farsaglia potrà l’altero vincitor feroce in Alessandria ritrovare il campo. Tremi il ribelle stuol: Roma, il ripeto, nulla tema da me; sciolta da’ lacci d’infame servitù per me fra poco ella sarà, se pur benigno il fato lieto e propizio a’ miei disegni arride. Vanne....

FULVIO - Questa dunque risposta al Dittator recar degg’io?

TOLOMEO - Questa è la nostra volontà.

FULVIO - Signor, Perdona! Ma impaziente, dall’armi cinto, è Cesare, e tra mille schiere il mio ritorno attende; e cotal risposta sarà per la ruina d’Alessandria il segno.

TOLOMEO - Ritorna al tuo signore, a lui fa’ noti i sensi miei.

FULVIO - Deh ti commuovi o Re: se nulla apprezzi la tua vita, il tuo sangue, ascolta almeno del popol tuo le meste voci e il pianto.

TOLOMEO - Sì, grato, il dissi, a Cesare son io, ma quella pace ch’offre all’Egitto il vincitor Romano, di me degna non è. Non odio e sdegno, di vendetta desio, di sangue e stragi me non spinger a pugnar: ma sol le sacri voci di giustizia arman la mia destra a sostenere liberamente del vinto Duce i dritti.

FULVIO - Cedi, o Re, al destino; Pompeo abbastanza pugnò: dunque non mai l’avida brama di battaglie e sangue paga di esso sarà? Deh! Cessi alfine il suo furore insano.

TOLOMEO - Vanne, ritorna al campo: il fiero tiranno muova all’assalto; immoto Tolomeo resterà; sol quando il ferro avrà l’altero vincitor immerso in questo petto, egli potrà sicuro d’Alessandria Signor farsi e di Roma.

Parte

Scena quarta

Fulvio, Teodoto, Achilla

FULVIO - Udisti amico?

TEODOTO - Udii tutto, e tutto previdi. ma non senza scampo e difesa Alessandria sarà. Al prode roman vincitore le porte schiuse verran, fidi custodi ovunque disposti all’uopo. Sol ch’io lo brami Cesare tra poco d’Alessandria signor sarà; che di tanti mali onde l’Egitto minacciato vegg’io, l’aspeto orrendo sostener non potrei. E quale danno maggior far ci potrebbe, o Numi, il più spietato, il più crudel nemico, di quello che il nostro Re per noi desia? Tu vanne, o Fulvio: al tuo Signore sian noti di Teodoto i sensi: ei venga, ei regni su questo suolo. Vivi ei ci serbi sol; questa, sol questa mercé di nostra ubbidienza e fede renda Cesare a noi.

FULVIO - Tranquillo, che tra mille schiere egli verrà fra poco de’ tuoi fidi in difesa; credimi, Teodoto, Cesare non è già qual credi un tiranno crudel. Coloro che un giorno a lui furon ribelli a lui fedeli son ora. Io vado, e allor che a questi tetti l’aquile altere scorgerai vicine, fa che ad un cenno tuo pronto i custodi schiudan le porte al Dittator d’innanzi, e che alcun scopra tal ordito inganno.

Parte

Scena quinta

Achilla e Teodoto

ACHILLA - L’ora è già presso, o fido amico. L’opra affrettiamo: fugge e sen vola l’opportuno istante, e io corro a radunar di Pompeo i fidi guerrier, a prevenir lo scampo; che alla salvezza del popol nostro ben conviene il sacrificio loro.

TEODOTO - No Achilla, intempestiva sarebbe l’impresa, credi: a noi è d’uopo celar il meditato inganno, finché d’armi e d’armati. abbia la reggia cinta il roman guerriero. Periglioso sarìa di troppo, amico, privi di scudo e di difesa, all’ira dello sdeganto Tolomeo esporci.

ACHILLA - Nell’ardir mio confida: nulla a temere avremo: inerme e solo che mai potrìa Tolomeo? Se a noi fedeli le schiere son, che già corrotte i nostri cenni attendono sol, che potrà mai l’egiziano Re.

TEODOTO - Amico, se Tolomeo giungesse a conoscer l’ordito inganno le adunate schiere condurre ei stesso a battagliar potrìa, prima che Cesare sia amico

d’Alessandria.

ACHILLA - E se frattanto il fier Pompeo all’improvviso assalto si fesse incontro: qual sarìa allora lo sdegno di Cesare, vedendosi ingannato e tradito? e quale salvezza potrìa sperar questa regal città da simile assalto?

TEODOTO - Vano è il terror che l’alma ora t’ingombra; tu intanto procura di assecondar i miei disegni che a provveder al tutto io volo. Sol sia propizio il fato e alle mie brame arrida.

Parte

Sesta scena

Achilla solo

ACHILLA - Di Teodoto i sensi assai compresi; egli spera di Tolomeo sul soglio ascendere a dettar leggi all’Egitto. E sia, ma per poco: i suoi disegni secondar fingasi ad arte. Amicizia, virtù, diritto e fede, nomi vani per me, né questo cuore suddito a voi non fia: tradirmi invano alma imbelle, tu vuoi; ben sa chi nato è ad alte, inusitate, eccelse imprese quei fulmini sprezzar, quei finti Numi, che sol di terror son vano oggetto a vili anime imbelli e al volgo ignaro. Quando Teodoto, allorché già la destra stenda allo scettro regale, ei cada, e sull’estinta gelida salma il trono mio s’innalzi. Muoia chi puote giovar con la sua morte a’ miei disegni; ei cada, e questa fronte sia cinta dal regal diadema.

Scena settima

Coro, Tolomeo e detto

CORO - (694) E’ questo il dì, che pace a Roma

e libertà. che al vinto Eroe guerriero

e gloria ridonar deve e trionfo.

Ormai della dubbia sorte

sulle tracce corriam; l’egizie schiere

pronte sian a pugnar. Prima che il sole

nel profondo Ocean tuffi i destrieri,

forse esso el vedrà premere il dorso

con le vittrici fulminanti spade

al fuggitivo avverso stuol, che scampo

di Cesare nel nome indarno spera.

TOLOMEO - L’opera affrettar conviene, Achilla, mio fido, fervido in petto sento il valor che mi commuove i sensi. Perda il tiranno empio oppressore, alfine d’invincibile il nome.

ACHILLA - Già l’armi, o Re, indossano i guerrieri; e ognuno al campo è a seguirti disposto ovunque.

TOLOMEO - Vegga, Cesare, a prova quanto di Tolomeo possa nel core la fede e la pietà. Dunque il mio regno, dunque la eccelsa di Quirin cittade ad un tiranno impero esser soggetta ognor dovrà?

CORO - (713) Dunque atterrito il mondo

sol di Cesare al nome, a lui d’innanzi

piegar dovrà vile il ginocchio, e farsi

suddito imbelle a un oppressor superbo?

ACHILLA - Tutti a gara, paga omai resa la diurna fame, veston gliu usberghi, e le fulgenti spade.

CORO - (713) Dunque atterrito il mondo

sol di Cesare al nome, a lui d’innanzi

piegar dovrà vile il ginocchio, e farsi

suddito imbelle a un oppressor superbo?

ACHILLA - Al ferro rilucente scudo stendono la destra marzial: ciascuno squassa l’aste appuntate e a te promette generoso ardire.

CORO - (713) Dunque atterrito il mondo

sol di Cesare al nome, a lui d’innanzi

piegar dovrà vile il ginocchio, e farsi

suddito imbelle a un oppressor superbo?

TOLOMEO - Ah no! che ver non fia! Cada il tiranno, o liberi moriam; questi d’un Re nato alla gloria e per l’onor nutrito esser debbono i sensi. Io dunque innanzi a Cesare depor dovrei lo scettro, con il regal diadema?

CORO - (715) Piegar dovrà vile il ginocchio, e farsi

suddito imbelle a un oppressor superbo?

TOLOMEO - Mai! mai sia tal’onta! Achilla, mio fido, non più si tardi ormai il regal cocchio ad apprestar ten vola. Vanne, i miei comandi, e tutto disposto e pronto alla battaglia or sia, poiché impaziente di pugnar io sono.

FINE DELL’ATTO SECONDO

C A N T O

CORO - (713) Dunque atterrito il mondo

sol di Cesare al nome, a lui d’innanzi

piegar dovrà vile il ginocchio, e farsi

suddito imbelle a un oppressor superbo?

(715) Piegar dovrà vile il ginocchio, e farsi

suddito imbelle a un oppressor superbo?

POMPEO IN EGITTO

ATTO TERZO

Scena prima

Teofane Achilla

ACHILLA - Di libertade e di vittoria ormai con certa speme il cuor consola, amico: già quel terror, che all’egiziane schiere l’alma e il core ingombrò cedette alfine al coraggio, al valor che in ogni petto destar cercai: già corre all’armi ognuno: già tutto pronto è alla battaglia. Oggi vedrai dell’empio stuol spenta la schiatta, e la memoria e il nome; questo io credo.

TEOFANE - Taci, amico! Questo mio cor non lusingare invano. Del prode egizian stuol troppo m’è noto il coraggio, il valor; ma qual col fato audacia o forza è a contrastar possente?

ACHILLA - Io ti dico che oggi in breve al campo ostile muover disegna Tolomeo per deporre le vinte schiere del tuo Signore al piede.

TEOFANE - No, in cielo è scritto; al Dittator romano il Campidoglio ceda e il mondo intero. Egli sicuro nel favor del fato ogni periglio sprezza, e in mezzo all’armi si lancia audace ad incontrar la morte. Elmo non havvi, usbergo o scudo, che resister sappia della spada di Cesare che alla terribil possa.

ACHILLA - E invece, molto a sperar dobbiamo; che fausto destin le fide turme attende. Ognor sarà fido l’Egitto; invano volle Cesare feroce sedurre il cuore dell’egiziano Re. Molto, ti dico, a sperar dobbiamo.

TEOFANE - Urta, rovescia ogni suo colpo, attera, piaga, squarcia trafigge; in brevi istanti intorno a se di estinti corpi un monte alza il vedrai. Fuggiran le schiere dal un sol cacciate.

ACHILLA - No, sì funesta non fia qual credi la sorte; tra brevi istanti salva l’eccelsa di Quirino città tu il vedrai. Io parto, e tu frattanto all’alma afflitta l’audacia antica richiamar procura.

Parte

Scena seconda

Teofane e Tolomeo

TOLOMEO - Che n’arrechi, o guerrier? di’, questi tetti abbandonò di Cesare il messaggio?

TEOFANE - Il vidi io stesso in sul lucente cocchio: in ogni dove armi disporsi e generose schiere egli mirò; con minaccioso aspetto il tergo volse a queste mure. Già l’inimico esercito guerrier mosse all’assalto, e in breve cinta d’armi e di ribelli turbe sarà Alessandria. Chiuso nell’armi Cesare s’avvanza, scorre di schiera in schiera. Tutto è tumulto.

Scena terza

Pompeo e detti

POMPEO - O Re, tutto alla battaglia è pronto; al campo io volo le schiere infide ad affrontar. Fia questo il dì fatal, cui di Pompeo la morte, o la vittoria renderà famoso: Prence, io parto: non più....

TOLOMEO - T’arresta, amico. Di Tolomeo degno è il periglio. Al campo le fide schiere io condurrò. Tu queste mura intanto, questa regia difendi; qui, se il destin de mali tuoi non pago vinta vuol Roma ancor, le fide schiere raccogli, aduna, del nemico stuolo all’ira insana il tuo valore opponi: qui cada estinto il fiero vincitor supremo, e l’egiziane arene tinga dell’empio sangue. Al tuo valor commessa sia d’Alessandria la salvezza. Io parto; a morir vado o delle schiere avverse a trionfar.

POMPEO - No, che il periglio, o Re, di te degno non è. La vita, il sangue a Roma io debbo, e sopportar non posso tranquillo, tra queste mura, che altri al mio posto generosamente combatta. Ah se pietoso a’ miei disegni arride il ciel, fatale fia questo giorno all’oppressor tiranno. Tu qui rimani, o Re: la vita, il sangue all’Egitto tu dei; io pugnerò nel campo. Troppo al tuo regno, al tuo popol fatale fora, o Signore, il tuo perir; no, meco non perirà la libertà latina: nel sangue mio altri ritrar sapran vendetta.

Scena quarta

Achilla e detti

ACHILLA - Signore, il cocchio t’attende. A’ cenni tuoi dispose son le guerriere squadre, e sembra che dell’inimico stuol chiedan vendetta.

TOLOMEO - Andiamo adunque, un tal desir si compia, pugnam da forti, e pria che cada il sole egli ci vegga o vincitori o estinti.

Trae la spada e parte insieme con Achilla

Scena quinta

Pompeo a Teofane

POMPEO - Si parta: omai dell’egiziana Re si secondi il valor; già tutto arride, amico, a’ voti miei, forse in Egitto fia che dell’opressor superbo il nome e la gloria abbian la tomba. Andiam, vedrai di questa il lampo

trae la spada

balenar del tiranno innanzi agli occhi. Non più: si segua della sorte il corso, o vincitori il Cielo ci voglia o vinti.

TEOFANE - Deh voi del retto ognor, del giusto amanti, ci difendete in tal periglio, o Numi.

Trae la spada e s’incammina per partire insieme con Pompeo

Ma....

Trattenendosi

Ciel che ascolto mai? Quai grida! e quale improvviso tumulto?

S’ode strepito d’armi, e si vedono alcune guardie del séguito di Pompeo, che

fuggono attraverso il teatro.

Scena sesta

Teodoto e detti

TEODOTO - Amici.... oh Dei!...

POMPEO - Quale spavento?....

TEODOTO - Ahi! che già tutta inonda questa regal città lo stuol nemico. No, più speme non v’è; Cesare il fiero scellerato tiranno, a questa reggia è presso omai: le ignude spade ovunque scintillar vedi de’ nemici, è chiuso ogni adito alla fuga, il popol tutto gemente palpitante i Numi invoca e il ciel avverso; il Re istesso è cinto dalle squadre nemiche. A lui dintorno mille scintillar vedi ostili acciari; ei pugna ancora invano, invano il ferro intorno ruota, invan di sangue il suolo e di nemici estinti corpi ingombra: a lui ceder fia forza , e questa reggia delle fiamme sarà non dubbia preda.

TEOFANE - Miseri noi!

POMPEO - Corrasi amici, il forte Re si salvi: a lui la vita, il sangue si doni: lo merita il suo valor, la fede, la pietà, la virtù.... Ma.... che vegg’io?....

Scena settima

Achilla con spada nuda, seguito da alcune guardie egiziane, e detti

POMPEO - Achilla.... eterni Dei!.... tu dunque ancora?....

Le guardie circondano Pompeo

TEOFANE - Olà fermate, o ciel!.... così rispetta della fede ospitale Achilla i dritti? Miseri noi!.... dunque l’amico ancora ci tradisce, ci assal?.... Ma questo petto passar dovrete in pria... barbari!.... Ah! questa al gran Pompeo de’ benefici suoi mercé si rende?.... Ma il mio braccio, infidi....

Si scaglia contro le guardie

POMPEO - Ah no, fermate. E’ a questo suol dovuto il mio sangue, o guerrier, di pace, ah! fosse codesto il mediator! Vana difesa sdegno, e non curo....Ah! Il Re egizio adunque

getta la spada

deludermi così.... No, Tolomeo mentir non sa, viva in Egitto io lascio la fede, la virtù: deh possa il cielo del sangue mio non ricercar vendetta.

Le guardie, secondate da Achilla, spingono con impeto Pompeo dentro la scena ove

esse pure l’accompagnano, e s’ode da quella parte uno strepito d’armi e un

dibattimento di spade.

Scena ottava

Teofane e Teodoto

TEOFANE - Implacabil destin vincesti alfine! Aimè!... qual giorno!... il roman Duce al suono dunque cadrà da infida man trafitto! Ed io pur son qui neghittoso, e in tanto periglio abbandonarlo m’è forza? Sventurato Pompeo! Roma infelice! eh qual tra queste ingannatrici mura sperar salute io posso?.... Ah! tronchi alfine questa spada i miei dì.... Si muora. Io cedo al fato avverso omai; deh sorga, o Numi, alcun vendicator del sangue mio.

Si uccide entrando con impeto dentro la scena

Scena ultima

Cesare preceduto e seguito dal coro delle guardie, e Teodoto

CESARE - Olà! guerrier il fido acciar posate; si risparmino i vinti: ognuno in traccia corra di Pompeo; alcun non osi spargerne il sangue, egli di mia clemenza vivo si serbi all’immortal trionfo: andiam...

TEODOTO - No, più di tua pietade, o Cesare, uopo non have il fier Pompeo superbo; egli per man fedel cadde trafitto vittima all’ira tua:

CESARE - Oimè!... che ascolto?...

TEODOTO - Da tal nemico libero alfin tu puoi stender la destra allo scettro regal, prezzo di tante vittorie, in tua possanza omai sicuro regnar su Roma e sovra il mondo intero.

CESARE - Oimè!..

TEODOTO - Soggetto ognora a’ cenni tuoi d’Egitto....

CESARE - Basta! Basta! Basta! Ah! m’invidiaste, o cieli, di perdonare al gran Pompeo la sorte! Misero me! dunque Signor del mondo, dunque trionfator di mille schiere, tu mi persegui ancor barbaro fato? Inumani, crudeli!... Ah! se cotanto costar mi dee lo scettro, il soglio, il regno, riprendetevi, o Numi, il vostro insanguinato dono.

Parte

CORO - (80)Amici, di mie sventure

un tal contento alleggerisce il peso.

Un dì temuto dal mondo inter,

Terror dell’Asia avversa,

dell’Africa spavento, e dell’Europa

sostegno e difensor, stender godea

l’amica destra a sollevar le oppresse

nazioni supplichevoli, gementi:

ora sconfitto,

lungi dal patrio suol, qui mi ritrovo:

straniero in terra straniera.

Io son Pompeo.

Per me sconfitto parli Tigrane, Mitridate,

il Medo parli e il forte Italo invitto,

e il generoso Ibero.

Tal fui, tal son, che in me non langue

estinta la romana virtude, il fier valore.

....il fier valore. ....il fier valore.

....il fier valore. ....il fier valore.

F I N E

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