Poveri davanti a Dio

POVERI DAVANTI A DIO

Commedia in tre atti

di CESARE GIULIO VIOLA

A Ruggero Ruggeri

PERSONAGGI

GIORGIO STEVENS

ALICE STEVENS, sua moglie

DOROTHY, loro figlia

RALPH, loro figlio

STEFANO, loro figlio

GIACOMO STEVENS, fratello di Giorgio

LOUIS DE COURSAC, marito di Dorothy Stevens

LAVERY, giornalista

RANDFELLER

LA SIGNORA CORVIN

UN MAGGIORDOMO

UN CAPO OPERAIO

OPERAI

UN USCIERE

Un sontuoso salotto nella casa del miliardario Giorgio Stevens, a New York.

ATTO PRIMO

(Dopo il desinare. Uomini e donne in abito da sera. Giorgio Stevens, soltanto, veste un abito scuro da pomeriggio. Quando s'alza la tela Louis De Coursac sdraiato in una poltrona e fuma. Pausa. Dalla destra sopraggiunge Dorothy).

Dorothy - Ah! Tu stai qui?

De Coursac - Come vedi...

Dorothy - Ti annoi?

De Coursac - Moltissimo...

Dorothy - Questo ti capita sempre, quando veniamo in casa di nostro padre... Vogliamo andare?

De Coursac - Hai parlato a tuo padre?

Dorothy - Non ho avuto occasione... Non mi pareva che questa fosse la sera pi adatta...

De Cotjrsac - Allora che siamo venuti a fare?

Dorothy - Gli parler domani... Andr a trovarlo in fabbrica... Qui, sai, stasera...

De Coursac - Gi, stasera... E' l'ultima volta che mi ci prendete... Da stasera, stop... Io capisco che si festeggi un compleanno, un onomastico, il Natale, la Pasqua, la fondazione della Repubblica degli Stati Uniti... Capisco che si festeggi il giorno in cui tuo padre ha messo da parte il primo milione di dollari, anche perch a quelli ne son seguiti molti... Ma, ogni anno, al ventotto settembre, assistere alla rievocazione di lui che torna a casa in tuta con la borsa dello stagnaro sulle spalle: di tua madre che ogni mattina si reca alla lavanderia; di te che porti gli zoccoli; dei tuoi fratelli, eccetera, eccetera... Mi pare una cosa umiliante... Si fa tanto per salire... E quello ogni anno torna al primo gradino... (Con altro tono) Beh! Del resto son cose che non mi riguardano... Mi riguarda invece.... Siamo al ventotto del mese, le Atlantic non c' pericolo che salgano... Perch, sai, sempre fortunato io... Se le avesse giocate tuo padre...

Dorothy - Mio padre non le avrebbe giocate... (Interrompendo il discorso) Taci: c' zio Giacomo...

De Coursac - Ora ci voleva anche zio Giacomo... (Entra dalla sinistra Giacomo Stevens).

Giacomo - Buona sera, Dorothy... (Stringe la mano affettuosamente a Dorothy, e fa un cenno di saluto a De Coursac).

De Cotjrsac - (corretto) . Buona sera, signor Stevens...

Giacomo - Buona sera, De Coursac...

De Coursac - Andiamo, Dorothy?

Giacomo - Uscite?

De Coursac - Abbiamo gi fatto il nostro dovere... Ora c' una partita di bridge che ci attende...

Dorothy - Del resto ci sei tu con papa... E c' anche Lavery.

De Coursac - I due satelliti...

Giacomo - Questo si pu dire di Lavery, non di me... Vengo qui una volta all'anno, in questa giornata, dopo pranzo... E sono come una di quelle stelle che appare nel cielo una sera, ogni tanto, tre ore: poi non la si vede pi per mesi e mesi... Va, Dorothy, non voglio trattenerti... (Entra dalla sinistra Alice Stevens. E' una bella donna, ancora fiorente; veste con una eleganza eccessiva).

Alice - Oh! Ragazzi: siete pronti? Vengo con voi... Addio, Giacomo...

Giacomo - Buona sera, Alice...

Alice - (ai De Coursac) Mi date un passaggio in macchina, fino al Metropolitan?... Giunger con ritardo, non vuoi dire, ma almeno sentir due atti... (Con altro tono) Perch, io, non vado pi sola in giro... Eh! Alla larga!... (A Giacomo) Hai saputo?

Giacomo - Che cosa?

Alice - H figlio di Randfeller... Assassinato... Non si vive pi! Ma pensa: esci di casa e ti fanno la pelle...

Giacomo - Io non so niente...

Alice - Ma non leggi i giornali?...

Giacomo - Io, no... Leggo riviste d'astronomia...

Alice - A Dovery... L'hanno trovato in un fosso, lui e la sua Pakard... E' proprio la caccia ai figli della gente ricca... Perch qui si tratta dei soliti banditi... Io, quando l'ho saputo, - ognuno ha i suoi ragazzi - il mio Ralph, mi parso di vedere il mio Ralph, proprio come se fosse toccata a lui... Ho messo in moto mezza America per aver subito notizie... Per fortuna Ralph ha telefonato in serata...

Dorothy - Ma che idee, mamma... Ne abbiamo gi parlato a tavola: dovresti esserti calmata...

Alice - Che idee, che idee. To'... Ti accoppano e addio... Io non porter pi i miei gioielli addosso... E s che ne ho di bellissimi... Questi che vedi al collo, tutti falsi... Certo, nella mia posizione, non posso mostrarmi in pubblico nuda e cruda...

De Coursac - II bello sarebbe che un giorno credessero che sono veri...

Alice - Sarebbe il colmo... Lasciarci la pelle per quattro pezzi di vetro... Ragazzi, andiamo... C' Gigli che mi attende... (A Giacomo) E tu, con le tue stelle?

Giacomo - Cara Alice, sono gli unici gioielli che non fanno gola a nessuno...

Alice - Si capisce: non costano niente... Addio... Tienmi compagnia a Giorgio...

Giacomo - Sta bene... Buona sera a tutti... (I tre escono. Giacomo li accompagna fino alla porta, a destra. Quando si volge gi entrano dalla sinistra Giorgio Stevens, Lavery e Stefano. L segue il maggiordomo).

Giorgio - (che precede i due) Venite, Lavery... (A Giacomo) Oh! Giacomo... Immancabile tu, eh! (A Stefano) Ora hai visto anche lo zio Giacomo... Salutalo... (Stefano esegue) E va a letto... Tu sai che questo stato un giorno di vacanza eccezionale, e che domattina alle otto dovrai gi essere in collegio...

Stefano - S, papa... (Stefano saluta i presenti ed esce per la sinistra).

Il Maggiordomo - Debbo servire i liquori?

Giorgio - S... Dite: c' della grappa?

Il Maggiordomo - C' tutto ci che desiderate...

Giorgio - Allora: tre grappe! Va bene per voi, Lavery?

Lavery - Grazie, s.

Giorgio - (a Giacomo) E per te?

Giacomo - Tu sai che io bevo acqua... (Al maggiordomo) Acqua minerale per me...

Il Maggiordomo - Sta bene...

Giorgio - E noi, due grappe... (Il maggiordomo s'inchina ed esce) La grappa fa parte della cerimonia di stasera... C'era in fondo alla strada, dove abitavamo, un piccolo spaccio. Ci andavano i marinai, i facchini, gli scaricatori del porto, gli autisti... E c'era, al banco, Madama Corinne, una francese: grassa come un otre, i capelli tinti, annodati sul sommo del cranio, come una ciambel-lina... Rossa: con un volto tutte venuzze... La ricordo. E' morta sette anni fa... Volli pagare le spese del funerale... Perch, allora, mi faceva credito... La sera, dopo una giornata di fatica, passavo da lei, un paio di grappini, e mi rimetter in gamba per la nottata... Quanto ho lavorato, allora...

Lavery - E anche oggi mi pare che non vogliate smetterla...

Giorgio - S, anche oggi: forse pi di prima: perch, oggi, forse potrei riposarmi... Ma come si fa: un vortice: quando ci sei dentro... Ma bellissimo... Del resto tutta la colpa vostra, caro Lavery...

Lavery - Gi: voi date sempre a me la colpa della vostra fortuna. (Al maggiordomo che, intanto, tornato e ha servito la grappa e l'acqua minerale) Volete portarmi quell'involto che ho lasciato in anticamera? (Il maggiordomo s'inchina ed esce).

Giorgio - Che c'?

Lavery - Niente... Una cosa che spero vi sar gradita... Una piccola sorpresa per voi, Giorgio... E ve la presento ora che siamo soli... (Il maggiordomo reca l'involto) Grazie. (Il maggiordomo esce),

Giorgio - Vediamo...

Lavery - (apre l'involto e ne trae una scatola che contiene una teca di vetro, fra le cui lastre chiuso un foglio di giornale) Sono riuscito a procurarmi il numero del giornale dove fu pubblicata la mia intervista, con le due vostre fotografie...

Giorgio - Oh!

Lavery - S... Vedete: la firma: Antonio Lavery... Il titolo: Alla ricerca degli inventori... L'ho fatto chiudere fra questi due cristalli... E' vostro...

Giorgio - Grazie... E' un pensiero gentile... Lo terr nel mio studio: in fabbrica...

Lavery - Mi ha dato una certa emozione a rileggerlo... Fu un'idea mia... Ero un povero cronista... Ricordo che non sapevo come mettermi in luce col direttore del giornale... Un giorno stavo in un bar e ordino un wisky... Mi portano il sifone per la soda... E, osservando il sifone, dico: - Ma guarda un po'... Noi, in fondo, ci siamo abituati... Si preme questo cosino e la soda schizza dal beccuccio... Eppure... E' una cosa ingegnosa... Chiss chi l'ha inventata... D'improvviso mi guardai attorno, e osservai tutte le cose che stavano in quel bar... Dal tappo delle bottiglie per la birra, all'interruttore della luce... E vidi che noi, in fondo, vivevamo di piccole invenzioni... Allora nacque l'idea luminosa: recarsi all'ufficio dei brevetti, e controllare tutti i brevetti che erano stati depositati... E intervistare tutti gli inventori sfortunati: quelli che avevano inventato cose inutili... Divertentis-simo... Quando feci la proposta al mio direttore mi guard, mi mise la mano sulla spalla, e disse: Voi avete fantasia... Voi diventerete un grande giornalista...

Giorgio - Infatti...

Lavery - Lasciamo andare: se non fosse stato per voi...

Giorgio - E anche io debbo dire; Se non fosse stato per voi! . (Guardando la pagina del giornale) Porse starei ancora come son qui, con la cassetta a tracolla, a controllare di giorno i contatori del gas, e a sognare sogni impossibili la notte... Ero molto magro... E' logico... Tutto il giorno in moto, e la notte non dormivo... Vi ricordo: sulla soglia di casa mia, la prima volta: con quel cappelluccio calato sugli occhi e la pipetta...

Lavery - Io avevo gi preso qualche appunto per l'intervista: la vostra casa alla periferia: la vostra famiglia; la signora Stevens e i vostri tre ragazzi. Ralph aveva cinque anni, Dorothy sette e Stefano era appena nato... Un pezzo di colore... Oggi l'ho riletto; non male... S, insomma... (Leggendo il giornale) Ecco Giorgio Stevens che viene lento per la strada deserta, dopo la sua giornata di lavoro. E' un uomo alto e forte: il tipo classico del nostro operaio. Apre il cancelletto del breve giardino che recinge la sua modesta casa, lo chiude con cautela, poi si ferma, curioso per la presenza d'un estraneo.... L'estraneo ero io...

Giorgio - Gi... Vi avevo preso per un agente della polizia in borghese... A proposito di polizia... Ma sapete che quella storia del figlio di Randfeller non ci voleva? Randfeller non certo un mio amico... Tuttavia se penso... Hai saputo, Giacomo?...

Giacomo - S, mi ha accennato tua moglie Ma, sai, io vivo un po' fuori del mondo...

Giorgio - Per ora si tratta d'una prima notizia... E' vero, Lavery?

Lavery - S... Io ho detto in redazione che mi telefonino pel caso che sopraggiungano nuovi particolari... Ho gi fatto partire in aereo un nostro inviato speciale: Kelly... Lo conoscete... Molto abile... E volevo, anzi, chiedervi, Giorgio, qual' la linea di condotta da seguire nei nostri giornali... Il fatto importante: e avr certo una risonanza enorme, non solo in America, ma in tutto il mondo... Io, giornalisticamente, sono per lo sfruttamento pi vasto e clamoroso... Sar per la passione al mio mestiere... Ma dati i rapporti tra voi . e Randfeller, non so se sia il caso d'impegnarsi a fondo... D'altra parte certi avvenimenti, sieno pure di cronaca, se non si sfruttano a dovere...

Giorgio - Che far il gruppo dei giornali di Randfeller?

Lavery - Ah! Non so... Io posso dirvi ci che farei se stessi a capo del Gruppo Randfeller, come sono a capo del vostro...

GroRGio - Che fareste?

Lavery - Io, per illuminare e aiutare la giustizia, mi batterei in una campagna senza quartiere... Non possibile che la nostra civilt debba ancora tollerare questo brigantaggio che si adopera specialmente a colpire le maggiori personalit del nostro mondo economico, politico, finanziario...

Giorgio - Gi!... Conoscevate Mix Randfeller?...

Lavery - No... E voi?...

Giorgio - Ah! No... Ma avete sentito come se ne parlava a tavola: da Dorothy, da mio genero, da mia moglie, che vivono la cosiddetta vita di mondo?... Un ragazzaccio... Ora Randfeller corre il rischio di vedersi ribollire tutta una serie di rivelazioni intorno alla vita di suo figlio: il che non so se possa fargli piacere... Tranne che non vogliano presentarlo come un santo... Tutto possibile... E a questo potrebbero servire i suoi giornali...

Lavery - E i nostri?

Giorgio - La verit! Obiettivi... Baster essere obiettivi... Randfeller non lo fu nei miei riguardi in altre occasioni... Ma non importa... L si trattava d'una lotta tra vivi: qui c' di mezzo un morto... E' vero, Giacomo? Dicci la tua opinione...

Giacomo - Io? Non saprei: io prescindo dalla persona di Randfeller, industriale, milionario, eccetera... Se gli hanno ucciso il figlio quest'uomo soffre lo stesso dolore che soffrirebbe un povero operaio... Quindi penso che, di fronte a questo dolore, poco essere obiettivi: bisogna stargli a fianco con una generosit senza limiti... Forse mi sbaglio, ma questo il mio pensiero... ,

Giorgio - E' giusto... Questa la direttiva da seguire...

Lavery - Allora?

Giorgio - Affiancare Randfeller... Anzi: a parte ci che scriveremo domani nei nostri giornali, bene che io mi faccia vivo con lui... (Suona il campanello. Appare il maggiordomo),

II Maggiordomo - Comandi?

Giorgio - Carta e matita...

Il Maggiordomo - Subito... (Esce).

Giorgio - (a Lavery) Vi prego: stendete voi un telegramma... (Il maggiordomo ritorna con carta e matita, poi subito esce).

Lavery - (dopo un po' di tempo) Dunque... Dunque... Un telegramma di condoglianze...

Giorgio - E gi!

Lavery - (scrivendo) Ecco: Leggo grave sciagura che colpisce voi vostra famiglia prego accogliere mie vivissime condoglianze. Vi va?

Giorgio - Non mi pare molto originale... Ma ingomma...

Lavery - Gi... Gli che quando si tratta di condoglianze o d'auguri difficile trovare una formula nuova... Tranne che non vogliate impegnarvi in una campagna di solidariet che inciti il governo ad un'azione energica contro la delinquenza...

Giorgio - Si... Ma bisognerebbe credere nel governo....

Lavery - Voi non ci credete?

Giorgio - Io? No! Credo, invece, nella delinquenza...

Giacomo - Giorgio...

Giorgio - Eh! S. caro... Poich quella la conosco... Sai, quando si vestita la tuta, facile essersi trovato gomito a gomito con certa gente... Io, per esempio, ho conosciuto Jarry Tali: l'ho conosciuto che era meccanico in un garage di Washington...

Lavery - Anch'io l'ho conosciuto, ma quando era gi diventato l'incendiario . Ricordo che riuscii ad intervistarlo nello Stato della Virginia...

Giorgio - Voi avete intervistato tutti: inventori e incendiar!...

Lavery - E presidenti del Consiglio... E ambasciatori... E condannati alla sedia elettrica...

Giorgio - Beh, insomma; l'uno va per l'altro... Dunque; Jarry Tali, che allora era un bravo ragazzo, vi assicuro che non avrebbe ucciso una mosca... Ricordo che le prime prove per la mia ruota Stevens, io le facevo sulle automobili che stavano nel garage dove era impiegato Jarry Tali... E lui mi aiutava, d notte... Era intelligentissimo: era l'unico a credere che quella ruota avrebbe avuto un avvenire... Poi finirono i risparmi ed io rimasi in asso con le mie esperienze, e perdetti di vista Jarry Tali... Come sia passato alla rapina, al furto, all'incendio... Ora lo immagino sempre con una faccia da bambino, come era allora, e un fiammifero in mano...

Lavery - A me l'ha spiegato come giunto al fiammifero... Per una violentissima lite col proprietario d'un garage... Per uno schiaffo... Si vendic incendiandogli lo stabile... Da allora ci ha preso gusto e s' specializzato, il che corrisponde a uno dei caratteri della civilt moderna...

Giorgio - (come a s stesso) Ma il punto di partenza c'... Era un ragazzo abbandonato a se stesso... Non aveva n padre n madre... Me lo ricordo...

Lavery - Allora?

Giorgio - Passate al telefono il telegramma, vi prego...

Lavery - Vado subito... (Esce).

Giorgio - (molto affettuosamente al fratello) E tu?

Giacomo - Caro Giorgio, tu ogni anno arricchisci d'un nuovo strumento la mia baracca... Ora, con gli ultimi cannocchiali che ho montato in questi giorni, credo che la nostra specola sia una delle pi attrezzate del mondo...

Giorgio - Beh! Sono contento...

Giacomo - Ti sar costata moltissimo... E a volte mi dico: Ecco, lui fatica giorno e notte ed io sto qui a contemplare le stelle... Sai che ho pensato? Se riesco a scoprire una stella, la chiamer Giorgio Stevens....

Giorgio - Sarebbe una stella con un nome maschile... E' vero che ce n' qualcuna...

Giacomo - Eh! Diamine... Sirio...

Giorgio - Chi era Sirio?

Giacomo - E' il nome d'un cane...

Giorgio - E allora se c' il nome d'un cane ci pu stare anche il mio... Scopri la stella... E non farti scrupolo... Basta che esca, ogni giorno, un certo numero di ruote in pi dalle mie fabbriche, perch io possa fornirti, ogni anno, di tutti gli strumenti che ti occorrono... E che sono di fronte alle migliaia che ogni giorno si mettono a correre per le strade del mondo con il mio nome sbalzato nel loro giro... Corri, corri, corri... Chilometri a non finire... Ed io a correre dietro di loro... Non ti danno il tempo di voltarti a guardare ci che accade intorno a te... L'altro giorno un impiegato che sta al nostro ufficio-statistica aveva preparato una di quelle pagine di reclame... Scemenze... Ma, insomma, era tale la ridda delle gomme, dei bulloni, dei mozzi, dei raggi, che a un certo punto gli dissi: Per carit, fermatevi!... qui si tocca il moto perpetuo.... (Con altro tono) Eppure certe sere, Giacomo, vorrei tornare come ero allora... Ti ricordi? Quelle passeggiate sul fiume, alla domenica? Senza un soldo in tasca...

Giacomo - Ti capisco...

Giorgio - Perch mi capisci: sentiamo...

Giacomo - Sai: io faccio una vita diversa dalla tua, e spesso mi dico, pensando a te...

Giorgio - ...che infelice, con tutti quei dollari...

Giacomo - No... Dico; Giorgio ormai come un vaso d'acqua saturo di sale... n sale s'ammassa solido sul fondo, e Giorgio seguita a versare sale sale sale....

Giorgio - In altri termini sarei troppo ricco...

Giacomo - No... Ma puoi col danaro allungare di un'ora la tua giornata? Puoi mangiare pi di tre volte al giorno?

Giorgio - Sissignore...

Giacomo - Come?

Giorgio - Allungo la mia giornata perch ho il mezzo di sfruttare i miei minuti al cento per cento... E mangio pi di tre volte al giorno perch non mangio soltanto per me, ma per nostra madre, per nostro padre, e per tutti gli altri Stevens che ci hanno preceduti e che hanno fatto la fame... Noi che veniamo dalla gavetta abbiamo una fame arretrata di generazioni... Pensa se io potessi convocare a banchetto tutti i nostri antenati poveri, e tutti i loro amici... Ecco, come si moltiplicano i miei pasti: mi nutro per tutti loro! (Con altro tono) Ed ecco perch quando mia moglie e i miei figli si divertono, si coprono di bei vestiti, non badano a spese, io vedo in loro saziarsi secoli di miseria, di rinunce, di desideri... E lascio fare... A questo, forse, serve il danaro...

Giacomo - Ma tu quanto ne godi?

Giorgio - Ah! Io? Niente... Una macchina mi porta alle sette del mattino in fabbrica, e mi rideposita alle sette di sera alle soglie di casa.... Alle dieci a letto, e l'indomani si ricomincia... Ma sai che, a pensarci, un bel divertimento?

Giacomo - Eh! Dico io...

Giorgio - Senti a me: stai meglio tu con le stelle... (Lo conversazione interrotta dall'arrivo di Ralph Stevens. E' un bel ragazzo, elegantissimo: indossa un vestito chiaro, sportivo).

Ralph - Buona sera...

Giorgio - Oh! Ralph... Ce l'hai fatta a venire... Grazie del telegramma...

Ralph - Tanti auguri, papa... Buona sera, zio.

Giorgio - Meno male! Ti sei ricordato che questa una giornata in cui voglio che tutta la famiglia mi stia intorno... Sei giunto con un po' di ritardo, ma insomma...

Ralph - Sarei giunto per l'ora del pranzo, ma una panne...

Giorgio - Non ti sar mica scoppiata una gomma...

Ralph - No; le gomme Stevens non scoppiano... Mi si rotto il tubo della benzina...

Giorgio - Chiss a che velocit andavi...

Ralph - Se si toglie la velocit all'automobile... E la mamma? E Dorothy?

Giorgio - Tutti fuori, come al solito... Anche tu, naturalmente, ti cambi ed esci...

Ralph - No... Sono un po' stanco... faccio un bagno... (Ralph suona un campanello: appare il maggiordomo) Fatemi preparare un bagno...

Il Maggiordomo - Subito... (Il maggiordomo fa per uscire. S'incontra in Lavery, gli cede il passo).

Lavery - Patto... Buona sera, Ralph.... Ho telefonato al giornale... Kelly ha gi trasmesso una prima colonna di cronaca...

Ralph - Di che si tratta?...

Lavery - Dell'assassinio di Mix Randfeller...

Ralph - Ah!

Lavery - Tu lo conoscevi, vero?

Ralph - Lo conoscevo... E dove l'hanno accoppato?

Giorgio - Ma non hai letto la prima notizia sui giornali del pomeriggio?

Ralph - S... Ma Kelly... Che dice Kelly? L'avrete mandato sul posto come inviato speciale...

Lavery - Non so con precisione... So che ha pi-omesso per la notte nuovi particolari... Anzi io, se permettete, vi lascio e corro in redazione, per vigilare personalmente la cosa... E' un fatto di cronaca che minaccia di prendere vaste proporzioni... Arrivederci, caro Giorgio... La linea di condotta per il momento quella che abbiamo decisa, vero?

Giorgio - Assolutamente...

Giacomo - E anche io ti saluto... (Guarda l'orologio) Tanto: son quasi suonate le dieci... E tu, a quest'ora,, vai sempre a letto... Grazie ancora di tutto...

Giorgio - Addio, Giacomo...

Giacomo - E se scopro una stella...

Giorgio - (ridendo) D'accordo... (Lavery e Giacomo, dopo aver stretto la mano a Giorgio ed a Ralph, escono dalla destra. Pausa, poi Giorgio si rivolge a Ralph) E tu?

Ralph - Mi sdraio un po' qui... (S abbandona con una gualche pigrizia sopra una poltrona).

Giorgio - Ma non avevi ordinato un bagno?

Ralph - S... Vuoi dire che se ne avr voglia... Per ora mi sdraio un po' qui...

Giorgio - Grazie...

Ralph - Di che?

Giorgio - Grazie dell'onore...

Ralph - Perch?

Giorgio - Perch mi pare che dal giorno in cui hai acquistata la libert di uscire la sera, la prima volta che a quest'ora ti veggo seduto su questa poltrona... Non credere che mi faccia dispiacere... Anzi... Soltanto mi fa tanta meraviglia che sento il dovere di ringraziarti...

Ralph - E' un rimprovero, questo?

Giorgio - No: una constatazione... Del resto non sarebbe giusto che voi giovani vi infilaste a letto, come faccio io, all'ora in cui vanno a dormire le galline... Di un po': non ti senti bene?...

Ralph - No... sto benissimo... Ma sai, quattrocento chilometri d automobile a tutta andatura... Anche quando ci si abituati... Ho la testa che mi ronza come un alveare...

Giorgio - Bevi qualche cosa: ti far bene...

Ralph - Hai ragione... (Suona il campanello. Appare il maggiordomo) Un wisky...

Il Maggiordomo - (s'inchina ed esce).

Ralph - Ma se tu devi andare a letto, non preoccuparti di me...

Giorgio - -Io? Fumo un sigaro e ti fo compagnia finch non ti sarai deciso a fare il bagno... (Giorgio prende da una scatola un grosso avana: lo accende mentre il maggiordomo rientra col wisky. Ralph tracanna il bicchiere d'un sorso. Il maggiordomo esce lasciando sul tavolino la bottiglia del wisky, il sifone, ecc..)

Ralph - (con altro tono) E quale sarebbe la linea di condotta da tenere per la morte di Mix Randfeller?

Giorgio - Morte? Pare che l'abbiano ammazzato...

Ralph - Beh! Insomma, sempre morto...

Giorgio - Tu lo conoscevi bene?

Ralph - S: era un bravo ragazzo...

Giorgio - Che vuoi dire un bravo ragazzo?

Ralph - Un ragazzo che non dava fastidio a nessuno...

Giorgio - Beh! Questa potrebbe anche essere una qualit: negativa, s, ma una qualit... Io ho telegrafato a suo padre per fargli le condoglianze...

Ralph - Ah! S?!...

Giorgio - S, mi parso doveroso, anche se tra me e suo padre non mai corso buon sangue... In compenso tra te e Mix, a quanto mi dicono, credo che corressero rapporti di vero cameratismo.

Ralph - Eravamo buoni compagni... Sai: quando si soci degli stessi clubs, si vive nello stesso giro di persone...

Giorgio - Anche se tra i padri ci si guardi in cagnesco, i figli possono andar liberamente sottobraccio...

Ralph - Dovrebbero forse accapigliarsi perch i padri si azzuffano?...

Giorgio - Dipende... Una volta tuo nonno...

Ralph - Beh! mio nonno era un'altra cosa...

Giorgio - Sta a sentire: tuo nonno ebbe a che dire con Michel Kenney, per certi bulloni che Kenney gli aveva commissionati eppoi aveva rifiutati... Beh! La prima volta che ci incontrammo io e il figlio di Kenney si venne a una cazzottatura che, se non ci separavano, uno dei due ci lasciava la pelle... Ho ricordato questa mia avventura per dirti che noi, un po' pi semplici, ragazzacci di strada, sentivamo diversamente i rapporti tra padre e figlio...

Ralph - Papa, stai in vena di prediche stasera: ci vediamo una volta tanto, -e tu...

Giorgio - Oh! Scusa... Hai ragione... (Ralph si alza, va verso il tavolino, si serve un secondo whisky, tracannandolo anche questa volta d'un fiato. Giorgio lo osserva) Quanti ne berrai fino all'ora in cui andrai a letto?

Ralph - (non rispondendo alla domanda del padre: con un'aria trasognata) Mix Randfeller quando attaccava non la smetteva pi... Anche l'altra sera credo che ne abbia tracannati una dozzina... Beveva... Beveva... C'era Dolly West, accanto a lui... Sai, la divetta del Broadwaytheater...

Giorgio - Non la conosco.

Ralph - Neppure di nome?... Una bellissima figliola... bionda... alta... Stavamo nel bar dell'Astoria... E lui ad ogni bicchiere le consegnava cento dollari perch tenesse il conto dei calici - diceva lui - che avrebbe vuotati... Alla fine voleva picchiarla, perch s'ostinava a dire che l'aveva defraudato d'un centone... (Sorride) Uffa... che caldo... Papa, va a letto... Buona notte...

Giorgio - Non mi pare che ti abbia scosso eccessivamente la morte di Mix... Vedi: noi non lo conoscevamo, ma appena ce l'hanno annunciata, ci siamo commossi e abbiamo deciso una linea di condotta nei nostri giornali di piena adesione al lutto del padre... Credo che convenga, anche a te, telegrafare alla famiglia, se ancora non l'hai fatto...

Ralph - Che bisogno c'... Chiss quanta gente telegrafer: uno di pi uno di meno...

Giorgio - Che c'entra: un dovere sociale.... Ho telegrafato io e non telegraferesti tu?...

Ralph - Beh! Tu sei Giorgio Stevens... Io, invece, chi sono? Uno dei tanti amici di Mix...

Giorgio - Di un po': c'era forse un po' di ruggine tra te e Mix? Anche se cos fosse, di fronte alla morte... E a quella morte, poi...

Ralph - No, anzi... Si andava di perfetto accordo...

Giorgio - E allora?

Ralph - (dopo una pausa) Papa, vattene a letto... Non il caso che tu rinunci a un'ora di sonno...

Giorgio - Ma che dici?... Porse... questa storia... Capisco; quando si amici...

Ralph - (con una gualche concitazione) Gi! Tu sai la vita che conduceva Mix Randfeller? Era una vita strana, pazza, frenetica! Donne, gioco: ogni sera ubriaco... Tutto ci che voleva, cos, a portata di mano... Aveva dieci automobili... E se ne avesse voluto cento, cento ne avrebbe avuto... Vita senza limiti! La saziet di tutto... E allora la ricerca di qualche cosa che gli desse il brivido ; cos diceva; il brivido ...

Giorgio - Che cosa?

Ralph - Gi: tu non puoi capire... Tu vivi una vita...

Giorgio - No, seguita: m'interessa... Hai fatto male, anzi, a non parlarne alla presenza di Lavery: sono dati che forse gli potevano servire, cos, per una pittura d'ambiente...

Ralph - Beh! Glie li dir poi... (Tornando al suo linguaggio concitato, come se parlasse a se stesso) Capisci? Se perdi al gioco, come se non perdessi: sai che la riserva inesauribile... Le donne? Quante ne vuoi... Basta pagare... Nulla ti vietato... E allora ti necessaria qualche cosa di pi , che rappresenti un interesse quale che sia: un'emozione, pi forte, che scuota finalmente questa carne inerte che non vibra pi...

Giorgio - E per questo ti fai ammazzare?

Ralph - O ti fai ammazzare o ammazzi.

Giorgio - Come?

Ralph - Pare strano, eh! Infatti! Ma tutto apparirebbe logico, conseguente, se si conoscesse la vita segreta dell'uomo. Il giorno in cui si palesa, tu ti chiedi: quello? Chi l'avrebbe mai detto! Lo vedi ben vestito, pulito, profumato, e dentro sente di cadavere! Lo vedi felice, appagato, e dentro l'uomo pi scontento del mondo...

Giorgio - Non mi pare che Mix Randfeller avesse troppe ragioni per essere scontento del mondo. (Ralph ora tace. Poi d'improvviso parla con un tono diverso).

Ralph - Papa... Io non ti ho parlato di Mix: ti ho parlato di me...

Giorgio - Beh! E' lo stesso.

Ralph - (fissando il padre: con voce rauca) Papa: sono io che ho ucciso Mix Randfeller...

(Giorgio come fulminato dalla confessione del figlio).

Giorgio - Ma che dici? Sei impazzito...

Ralph - Ieri notte, al bivio d Randem, dove l'hanno trovato nella sua automobile...

Giorgio - E come? Perch?

Ralph - Papa... (D'improvviso, crollando, sconvolto) Salvami, salvami... Salvami, papa...

Giorgio - (ritraendosi in un primo orrore) Va via... via... E che ti arrestino per la strada... E che facciano giustizia di te... Come vuoi che ti salvi?... E perch dovrei?...

Ralph - Non ho che te, papa...

Giorgio - E mi vuoi tuo complice? Ma come hai fatto?... Questa una cosa assurda...

Ralph - E' la verit,.. (Come ossessionato) Qualche cosa di pi . Non ti bastano le orge, le donne, l'ozio, il giorno che si fa notte, la notte che si fa giorno... Nulla pi ti diverte: nulla ti diverte... E allora cerchi: cerchi qualche cosa di pi... Ma che ne sai tu, di me...

Giorgio - Niente... Oh, certo, niente... N voglio sapere niente...

Ralph - E allora come puoi capire...

Giorgio - Non c' nulla da capire...

Ralph - Eh! No: c' da capire... Come ci si arriva, ecco: come ci si arriva... (Contraddittorio) Eppoi, dopo tanto coraggio, questa ignobile paura che mi fa battere i denti, e mi riduce come un cane frustato... E' il segno pi ributtante della mia miseria: perch questo davvero il fallimento...

Giorgio - Di che?

Ralph - Di tutto: di ci che si organizzato, qui, nella testa, lucidamente. Tutto premeditato. (Con un'ansia di liberazione e di confessione) Come ci si arriva? Cosi. Due mesi fa in un teatraccio della periferia, una sera, a una partita di boxe. Il sangue! Eravamo seduti ai primi posti. Una folla di marinai, d scaricatori del porto, gentaccia, urlava. La partita pareva una rissa. Si era agli ultimi rounds. E Mix, ora, con quell'uragano alle spalle che pareva dovesse travolgerci, s'era levato in piedi, e gridava anche lui, ossessionato: - Dagli... Dagli... . Protendeva e agitava i pugni contro il ring, come se fosse lui a pestare sugli occhi, sul naso, sul grugno di quel disgraziato che grondava rosso e barcollava sotto la scarica dei diretti. Quando quello stramazz sul tappeto, Mix mi cadde tra le braccia, sfinito. In macchina, al ritorno, tacevamo. Eravamo stanchi. Sentivo nel palmo delle mani il dolore e il segno delle unghie che mi si erano impresse nella carne, nello spasimo della lotta cui avevo assistito. D'improvviso Mix mi disse: - Dev'essere bello uccidere un uomo! -Una frase, gittata cos, nel silenzio. In quelle parole l'origine di tutto. (Passando rapido a un altro tono) Non vero, sai, che ho avuto una panne...

Giorgio - E perch non sei venuto subito qui?...

Ralph - Avevo bisogno di rifare i conti... E i conti non tornano, perch, ora, ho paura... Ho paura che mi scoprano e mi arrestino... E invece, prima non avevo paura; per due mesi non ho avuto mai paura... Anzi: era come un'ebbrezza... (Tornando al racconto) Quella frase si concret, s precis, ci scopr, ci leg l'uno all'altro; divenne l'argomento della nostra vita segreta. Si andava pei circoli, nei teatri, si giocava, si ballava, e nessuno si accorgeva che, ormai, noi due eravamo due belve in agguato. Spiavamo il momento buono per il colpo maestro, che ci ponesse al riparo d'ogni insidia... Quindici giorni fa sulla via di Landspole, abbiamo fatto il primo esperimento: abbiamo freddato il meccanico d'un autotreno...

Giormo - Come?

Ralph - Uscendo da Landspole avevamo visto fermo un autotreno dinanzi a un bar. La via di Landspole poco frequentata di notte. Abbiamo sopravvanzato l'autotreno di pochi chilometri. Poi ci siamo appostati lungo il margine della via perch ci raggiungesse. Come si fa a caccia: cos! Curvi sul cofano della nostra macchina abbiamo simulato un guasto al motore. Quando l'autotreno ci ha raggiunti abbiamo fatto segno al meccanico che si fermasse. D'improvviso gli abbiamo scaricato contro le nostre rivoltelle. L'abbiamo lasciato l, nella notte... L'abbiamo fatta franca... Mix sosteneva che era stato lui a colpire. La volta ventura si far a chi pi bravo! Iersera si parte insieme da Goldwin alle otto... Cio: lui parte nella sua macchina, ed io lo seguo con la mia... Allora un pensiero diabolico mi balena, mi ossessiona... - Ora si vedr chi pi bravo. Ora si vedr chi pi bravo!... - Ed io sono stato pi bravo...

Giorgio - E l'hai anche derubato...

Ralph - Per deviare le indagini... Che se ne fa d'un portafoglio il figlio di Giorgio Stevens... Che se ne fa di quest'anello... (Ralph trae dalla tasca un anello e un portafogli: li poggia sul tavolino. Giorgio li guarda, fa per toccarli, s ritrae. Entra d'improvviso il maggiordomo. Giorgio, istintivamente, si appoggia al tavolo per nascondere gli oggetti).

Il Maggiordomo - C' il signor Lavery al telefono...

Giorgio - Ditegli che mi chiami domattina...

Il Maggiordomo - Ha urgenza di parlarle...

Giorgio - Allora, datemi la comunicazione...

Il Maggiordomo - Subito. (Esce).

Giorgio - Nascondi questa roba...

Ralph - Non importa... (Giorgio prende il portafogli e l'anello, apre il cassetto del tavolino, nasconde gli oggetti. Il maggiordomo rientra, innesta l'apparecchio telefonico a una presa. Esce).

Giorgio - (al telefono) Pronto... Pronto... Oh! Lavery... Sono ancora desto, s!... Non potete per telefono? Allora venite, venite pure... Tanto si tratta di due passi... (Posa il ricevitore; a Ralph) Hai capito?

Ralph - Che?

Giorgio - Deve comunicarmi qualche cosa che non pu dirmi per telefono... (Indicando il cassetto dove ha nascosto gli oggetti) Prendi quella roba; via... nascondila...

Ralph - (smunto) Dove?

Giorgio - E che so io? Qui no, ecco...

Ralph - (riprende gli oggetti, li rimette in tasca) S...

Giorgio - Hai capito? Questo vuoi dire che c' qualche cosa di nuovo... Kelly avr telefonato a Lavery...

Ralph - Tu credi che... (Ripreso dalla sua ossessione) Salvami... Salvami... Non voglio morire... Non voglio morire... Sono un vigliacco: non voglio morire... Ti ricordi, quand'ero bambino, che ricorrevo sempre a te, mi rifugiavo in te... Vedi: come allora... Tu puoi tutto: tutto...

Giorgio - (disarmato) Che posso io?!

Ralph - Tutto... Nascondimi... Difendimi... (Con abbattimento) Gi: ma io sono un estraneo per te.

Giorgio - No...

Ralph - Anni che non ci parliamo: separati, lontani... E allora si capisce che tu non puoi... Perch siamo stati tanto tempo, separati, lontani? (Il maggiordomo entra).

Il Maggiordomo - II dottor Lavery...

Giorgio - Fatelo passare... (Dopo che il maggiordomo uscito) E tu va... Va nella tua camera... (Ralph esce rapido dalla destra. Dalla sinistra subito dopo entra Lavery).

Lavery - Io credevo che voi foste gi andato a letto...

Giorgio - (dominandosi) No... Come vedete...

Lavery - Del resto vi avrei destato...

Giorgio - Ah!

Lavery - (incerto) Si tratta di... di quella storia di Mix Randleller... E' stato utile che io mi sia recato subito in redazione...

Giorgio - Beh! Che c' di nuovo?

Lavery - Vostro figlio Raplh in casa?...

Giorgio - Che c'entra mio figlio Ralph?

Lavery - Ecco: Kelly mi ha telefonato... Voi sapete che Ralph era molto amico di Mix Randfeller... Pare che venga fuori tutta una faccenda nella quale potrebbe essere implicato anche vostro figlio... Indizi... Si tratta di indizi, che certo non hanno nessun fondamento... Ma dei quali bene che voi siate informato...

Giorgio - Parlate chiaro, Lavery: voi sapete che io sono un uomo cui si pu parlar chiaro...

Lavery - Insomma... Temo che da un momento all'altro si possa determinare la minaccia d'un mandato di cattura...

Giorgio - (con ostentata calma) Eh! Lavery, come correte... Un momento: chiamo mio figlio... (Giorgio esce per la destra. Lavery lo attende, legge alcune bozze. Va al telefono).

Lavery - (al telefono) Pronto... Sono io, Lavery... Sta bene per l'articolo di fondo... Ma attendete il mio ritorno, prima di impaginarlo...

Giorgio - (dopo una lunga pausa, rientra dalla destra, padrone di se) Non c'... E' uscito...

Lavery - Come?...

Giorgio - S... E' uscito... (Siede e invita con un gesto Lavery a sedere) Sedete, Lavery... Dunque: dicevate?...

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Lo studio di Giorgio Stevens, nella fabbrica delle ruote Stevens

(E' arredato con molta semplicit. Tavola grandissima: poltrone e divani ampi e comodi. In un angolo una lampada che riproduce, in vetro, una ruota Stevens. Telefoni sulla tavola, sgombra di carte. Scaffali colmi di libri ben rilegati. Dia>-grammi alle pareti in cui segnato il crescente sviluppo della industria Stevens. Una porta a destra, una a sinistra. Quando s'alza la tela il pomeriggio. Sono in scena Giorgio Stevens, che siede dietro fa tavola; alcuni operai in piedi in tenuta da lavoro, al di qua della tavola. E' presente Lavery).

Primo operaio - Ecco: io ho finito e vi saluto, signor Stevens... I miei compagni mi avevano incaricato di parlarvi a nome di tutti i vostri operai... Non so se ho parlato bene: l'importante che vi dicessi ci che si doveva dire, cos, alla buona...

Giorgio - (si leva da sedere) Io vi ringrazio... Anche io non so fare discorsi... Ma io capisco le vostre parole: anche quelle che non avete dette... Perch io, come voi, ho vestita in altri tempi la tuta, e conosco il linguaggio degli operai... Sono davvero commosso da questo segno di solidariet che mi viene dalle mie maestranze... Questo vuoi dire che mi vogliono bene... Direte al vostri compagni che io li ricambio dello stesso affetto...

Primo operaio - Grazie, signor Stevens... (Stevens gira intorno alla tavola, raggiunge il gruppo, stringe la mano a tutti. Gli operai escono per la porta a sinistra. Stevens va verso la tavola, toglie da un astuccio un grosso avana, lo offre a Lavery; anche lui accende un sigaro).

Giorgio - Beh?

Lavery - Benissimo...

Giorgio - Sono lieto che voi abbiate assistito a questo incontro...

Lavery - Anche a me ha fatto piacere...

Giorgio - Perch?

Lavery - Perch anche a me, che in questo momento affronto la polemica, questo segno cordiale, spontaneo, che viene dagli uomini che vivono del lavoro creato da voi, da una forza che fa pi saldi, se ce ne fosse bisogno, i miei convincimenti... In fondo che cosa vi hanno detto, oggi, in parole povere i vostri operai? - Giorgio Stevens, lasciateli dire, lasciateli fare, ci siamo noi alle vostre spalle... Noi vi conosciamo... Noi sappiamo ora per ora la vostra vita...

Giorgio - E' questo: ora per ora... Chi mi ha visto legato alla mia fatica, dalla mattina allasera, ogni giorno, non si leva a giudice, e non grida: Giorgio Stevens, tu per crescere la tua fortuna, per occuparti dei tuoi affari, per ammassare il tuo danaro, hai mancato al primo compito del cittadino: quello di educare tuo figlio! . Ora l'accusato son io... Si risale dal figlio al padre... E si vorrebbe portare il padre alla sbarra...

Lavery - Vi faccio osservare, per, che se l'ago della discussione deviato, forse non un male... Nel primo momento la curiosit morbosa del pubblico si era tutta rivolta verso Raplh; ora, giacch Ralph irreperibile, si sposta la rotta, ed entrano in lizza altre forze ed altri problemi... Questo ci fa buon gioco...

Giorgio - Se non ci fosse di mezzo mio figlio vi confesso che mi piacerebbe questa partita... Mi ci divertirei... Io non so scrivere, ma potrei buttar gi qualche pagina sulla vita dei cosiddetti fortunati, da mettere tutti knok-out...

Lavery - Scrivetela, Stevens: la pi bella risposta che si possa dare a questi censori...

Giorgio - (seguendo il suo primo pensiero) Che c'entro io? Che sanno di me? Vengano qui: si mettano al mio posto... Gli che tutto un ricatto! Sapete che, ieri, venuto da me Jarry Tali? S: quello del fiammifero... Non lo vedevo da dieci anni. S' presentato d'improvviso: non l'avrei riconosciuto: s' fatto pi alto, veste come un gran signore, e porta al dito un brillante grosso cos. Dice: Giorgio Stevens, tre giornali vi fanno una campagna diffamatoria... Se non avete altri mezzi par farli tacere, servitevi di me... Incendiamo in ima notte le tipografie e bruciamo i depositi di carta... E' un servizio che vi rendo gratis, data la nostra vecchia amicizia....

Lavery - (ridendo) E voi?

Giorgio - L'ho ringraziato, e ho risposto che ho fiducia nell'intervento dei pompieri... Mi parso pi pratico l'acquisto di tutte le carature dei tre giornali...

Lavery - Vi pare una cosa facile?

Giorgio - Facilissima: dipende dal prezzo...

Lavery - Voi soffochereste cos la libera discussione: noi viviamo in un paese di libert, caro 6tevens...

Giorgio - Loro sono liberi di attaccare me; ed io son libero di turar loro la bocca con i miei dollari: la libert rispettata...

Lavery - E se fosse Randfeller a muovere i fili di questa campagna?

Giorgio - A che scopo?

Lavery - Randfeller potrebbe essere convinto he siate voi a nascondere vostro figlio...

Giorgio - Randfeller si sbaglia... Io non ho pi notizie di mio figlio, da quella sera - ricordate? -in cui voi tornaste da me e mi annunciaste... Voi siete il miglior testimone... No... No... Spazzare il terreno... Non voglio fastidi: ne ho gi troppi: tanti... (E' internotto dallo squillo del telefono) Alloh!... S, va bene... (Riprendendo il discorso) Ecco... Mia moglie e mia figlia: non hanno pi pace... Ogni tanto me le veggo piombare qui... Arnvederci, Lavery... Io vi ringrazio per la vostra collaborazione pi che amichevole...

Lavery - Ma, caro Giorgio...

Giorgio - Sono due gli uomini che, in questo momento, mi danno forza e coraggio... Voi e mio fratello... Sapete come viveva solo, appartato, mio fratello Giacomo: ora viene qui, ogni sera, dopo il lavoro, a rilevarmi... E' un grande riposo per me Ma gli altri: impazziti... Tutti impazziti... Per fortuna quel ragazzo in collegio sono riuscito a sot-trarlo a questa marea... Beato lui, che ignora ogni cosa... (Lavery esce dalla sinistra. Subito dopo si apre la porta di destra, e appaiono Dorothy e Alice. Dorothy va rapida verso il padre e gli si getta fra le braccia. Alice stanca, cade a sedere sopra una poltrona).

Dorothy - (emozionatissima) Papa...

Giorgio - Che c', dunque... Che c', Dorothy?...

Dorothy - Papa... papa mio... Io non reggo pi: io non so pi che fare... Aiutami, papa...

Giorgio - Ma parla... Calmati... Se sei venuta qui qualche cosa avrai da dirci, no? (E poich Dorothy non riesce a vincersi, si volge alla moglie) Parla almeno tu.... Che cosa accaduto...

Alice - (con una voce roca) Quel mascalzone...

Dorothy - (d scatto) No, mamm... Non dire cos...

Alice - E come vuoi che lo chiami? Quel mantenuto?

Dorothy - Basta, mamm... Ti proibisco...

Giorgio - Ho capito...

Alice - (quasi con ira, al marito) Che vuoi capire tu... Tu che te ne stai qui e ti occupi dei tuoi affari... Io non so come tu ne abbia la forza: come tu faccia, ogni giorno, alle otto del mattino, a venirtene qui, e a tornare a casa la sera, sempre alla stessa ora, con una puntualit, come se nulla fosse accaduto... Ma io... Io che avrei bisogno di pace, di riposo, di rispetto, e debbo combattere, ogni giorno, ogni ora, con quel manigoldo... Finch non ho rette pi, ecco, e un'ora fa gli ho detto il fatto suo... E sai come mi ha chiamata,. quel l'insolente? Lavandaia...

Giorgio - E questo ti ha offeso?... Dieci anni fa non lavoravi forse in una lavanderia? Se a me, mi avesse chiamato operaio del gas, gli avrei risposto: Sissignore: avete bisogno di qualche riparazione?... .

Alice - Allora, anche tu, come lei, mi dai torto: finisci col dire che sono io a non sapermi regolare...

Giorgio - No... Io vorrei che tu dominassi i tuoi nervi... Capisco, mia cara, che ce ne vuole, e nessuno lo sa meglio di me... Ma se, in questo momento, tutti perdiamo la bussola... Invece: con un po' di calma...

Alice - (coti emozione crescente) Trovatela voi, la calma: per me impossibile... Io ho un solo pensiero, qui, nella testa... Mi scoppia la testa... Non dormo pi... Da venti giorni non chiudo pi occhio...

Giorgio - E da venti giorni giri fra le chiromanti, prendi sonniferi, tocchi appena cibo... Bisogner smetterla anche con queste storie... Che cosa accaduto a Dorothy?...

Alice - Fattelo dire da lei... Io sono venuta qui per accompagnarla...

Dorothy - Vuole che io parta: con lui: subito... Vuole tornarsene in Europa... Ed io non posso allontanarmi da voi, in questo momento... Lui non capisce che io non posso...

Giorgio - E come gli venuto quest'idea?

Alice - E chi lo sa! Sono dieci giorni che batte sullo stesso chiodo... Tu lo vedi soltanto a pranzo... Si capisce: a pranzo il cuoco che gli tura la bocca...

Dorothy - (infastidita) Mamm...

Alice - Ma lasciami dire: io sono una lavandaia e parlo cos... E lui chi ? Un De Coursac... Chi li conosce i De Coursac? Io non li ho mai conosciuti! Se giunge in Europa, un Ford, un Rock-feller, un Giorgio Stevens sanno chi sono...

Dorothy - Ma si sa anche chi sono i De Coursac.

Alice - Sissignore: degli spiantati, che sono venuti qui a rifarsi la pelle da noi... E dopo che se la son rifatta, fossero almeno grati: no, alzano la cresta!... (A Dorothy) E questa stupida, perch sei una stupida, che lo sta a sentire... E insulta mio figlio: quel mio povero ragazzo: quel disgraziato... (E' ripresa d'un tratto dall'idea del figlio) Raplh... Ralph... Povero Ralph... Ma ci sono io che ti difendo, sai? C' la tua mamma che ti difende...

Dorothy - (accorrendo presso la -mamma) Mamm...

Alice - (esaltandosi) C' bisogno, forse, d'essere una grande signora per essere mamma?... Lavandaia, sissignore, che parla come parla la gente del popolo, perch non sa scegliere le parole, e dice quelle che vengono, cos, sulla bocca... A me non importa pi niente delle automobili, dei gioielli, dei vestiti... Io non ho pi bisogno dei palazzi, delle scale di marmo, dei quadri... Che me ne faccio io? Sapete come sono io, ora? Come quel giorno, Giorgio, che Ralph era piccino, e si perdette, e noi lo ricercammo tutta la giornata, ed io girai, girai, per tutto il quartiere, chiedendo di lui, ad ogni policemen, ad ogni passante, ad ogni porta... E che sapevo se ero ricca o povera... Avevo perduto il mio bambino! - (Con un tono pi intenso e disperato) E ho perduto lui, ora... Me lo vogliono uccidere... Me lo vogliono giustiziare... (Con una crisi estrema) Salvatemelo... Salvatemelo... (Alice si abbattuta sulla poltrona. Giorgio e Dorothy si sono avvicinati).

Giorgio - E sta bene... Vedremo... E' quello che tentiamo di fare...

Alice - (come a se stessa) Eppoi... Chi ha detto che stato lui?...

Giorgio - Purtroppo, cara...

Alice - Io non ci credo, ecco... Io non ci credo... Non ci crederei neppure se me lo dicesse lui...

Giorgio - Calma, cara... Per ora tuo figlio ancora a piede libero...

Alice - E dove sta? Tu lo sai... E non me lo vuoi dire...

Giorgio - Io non lo so... E se lo sapessi, forse non te lo direi...

Alice - Sei cattivo: siete tutti crudeli con me... Io impazzir, lo sento, io impazzir...

Giorgio - Oh! Certo... Se seguiti cos... Su A-lice: credi che anche io non soffra come te? Ma io lotto, reagisco, mi batto: e mi batter contro tutti, sai? (Ha stretto la mono di Alice, e la tiene affettuosamente, mentre si rivolge alla figlia) In quanto a tuo marito poteva parlare con me, no?

Dorothy - E' quello che vuoi fare... E noi l'abbiamo preceduto: verr qui quest'oggi...

Giorgio - Sta bene... E io l'attendo...

Dorothy - Papa, vedi: De Coursac non cattivo... Forse in questo momento...

Giorgio - No, no... E' buonissimo...

Dorothy - Io gli voglio bene, papa: l'ho sposato...

Giorgio - D'accordo...

Dorothy - Ma voglio bene anche a voi due... E lui non capisce che mentre tutti ci abbandonano, mentre tutti ci assalgono...

Giorgio - Lui si aggiunge a quelli che disertano il campo... (Un usciere appare sulla porta d destra, e annuncia l'arrivo di De Coursac).

L'Usciere - Il Conte...

Giorgio - Un momento... (L'usciere esce).

Alice - (di scatto) Ah! Io non voglio vederlo...

Giorgio - D'accordo... Vi prego di passare da quella parte... (Giorgio accompagna Alice e Dorothy verso la porta di sinistra).

Dorothy - Papa... Mi raccomando a te... Sii cauto...

Giorgio - Ma s... Sar cauto. (Dorothy e Alice escono per la sinistra. Giorgio torna alla sua tavolai. Suona firn campanello. Appare sulla porta a destra l'usciere) Fate entrare il conte De Coursac...

L'Usciere - (esce. Dopo gualche istante entra De Coursac: elegantissimo).

Giorgio - Buon giorno, De Coursac...

De Coursac - Buon giorno, signor Stevens...

Giorgio - Vi prego, sedetevi...

De Coursac - (esegue) Grazie...

Giorgio - (dopo essersi seduto anche lui) Dunque?

De Coursac - So che Dorothy e sua madre sono venute qui, quest'oggi...

Giorgio - S...

De Coursac - Allora debbo pensare che voi siate gi informato sulle ragioni che mi hanno condotto qui...

Giorgio - Press'a poco... Ma, sapete, le donne parlano sempre, come dire, approssimativamente... E allora mi piacerebbe che voi precisaste un po' meglio il vostro programma...

De Coursac - Semplicissimo: ho deciso di tornare in Europa con uno dei primi piroscafi in partenza...

Giorgio - Questo tutto?

De Coursac - Gi... A voi non pare una decisione grave?

Giorgio - In verit, no... Per me che voi stiate qui o a Parigi la stessa cosa... Che fate voi qui? Niente... Voglio dire non avete impegni di lavoro... Andate a Parigi e seguitate la vostra vita... Siete quindi libero di domiciliarvi nel posto che pi vi aggrada... Parigi, Londra, Shangay, Tokio...

De Coursac - No: Parigi... Poich io sono nato in Francia... Mi fa molto piacere che voi abbiate capito...

Giorgio - S, s... Ho capito...

De Coursac - E allora?... Io ero venuto per annunciarvelo... Se siamo gi d'accordo... (Fa per alzarsi).

Giorgio - Un momento...

De Coursac - (risedendosi) Prego...

Giorgio - Quanti anni sono che voi siete giunto in America?

De Coursac - Dieci anni, lo sapete...

Giorgio - E da tre anni soltanto fate parte della mia famiglia... Mi piacerebbe sapere come vi siete trovato in casa mia...

De Coursac - Benissimo...

Giorgio - Non vi mancato nulla... Rendite - diciamo cos - abbondanti... Casa montata... Un yacht a mare... Una scuderia da corsa... D'estate, una magnifica villa in California, con la possibilit di ospitare quanta gente si vuole... Maggiordomo, camerieri, autista, cuoco, sguatteri neri e bianchi... Cucina francese, tanto per non dimenticare le origini... Gioco a tavolino, gioco in borsa...

De Coursac - Che c'entra il gioco in borsa...

Giorgio - Mettiamo in conto anche quello, poich... permettete... (Va verso uno scaffale, ne trae una teca che contiene un grosso incartamento) Qui tutto registrato... Tutte le rimesse che sono state fatte da me a vostro nome... E' una cosa che vi diverte, quindi perch sottrarvi questo divertimento!... Insomma, a conti fatti, un buon affare... Se si paragoni alla vita dei sette anni che hanno preceduto il vostro matrimonio, penso, un ottimo affare....

De Coursac - Questo vostro discorso, permettete che ve lo dica, manca di eleganza.

Giorgio - Infatti non elegante...

De Coursac - Voi non avete fatto altro che rispondere ai vostri impegni...

Giorgio - Ecco: quello che volevo dire... Io ho risposto ai miei impegni... Mi fa piacere che lo riconosciate... E voi?

De Coursac - Io?... Io ho dato un nome illustre a vostra figlia...

Giorgio - Giusto: ognuno da quel che pu... E le cose sino a questo momento sono andate lisce.. lo sapevo che a casa mia spesso vi annoiavate: ma eravate voi ad annoiarvi e non io, quindi... Ora per volete partire...

De Coursac - Gi..

Giorgio - E volete condurre con voi mia figlia...

De Coursac - Mia moglie...

Giorgio - Gi... E quindi la moglie deve seguire il marito ecc. ecc... Posso farvi una domanda? Vorrei sapere se siete voi che avete sposato mia figlia, o mia figlia che ha sposato voi...

De Coursac - Signor Stevens: voi riportate continuamente i vostri ragionamenti sopra un piano pratico... Voi, in altri termini, credete di avermi comprato e di poter disporre di me a vostro piacimento...

Giorgio - No: credo di aver offerto a mia figlia la possibilit di legarsi a un uomo che ha un bel nome. Le piacevate: l'importante che piaceste a lei. Ho detto: - Vada per il De Coursac! - Ma naturalmente in tanto il De Coursac ha un suo valore, in quanto deve servire a mia figlia e a me... D'altra parte voi, in tanto esistete, in quanto accanto al vostro nome sta la fortuna di Giorgio Stevens...

De Coursac - (con molto sussiego) E... le incompatibilit che si legano in questo momento a questa fortuna, voi non le contate?

Giorgio - Sarebbero?

De Coursac - Si tratta di una questione sottile che voi forse non potete comprendere. Voi, americani...

Giorgio - Questione di continente?

De Coursac - Forse! Questione d sensibilit... di stile...

Giorgio - H che vuoi dire...

De Coursac - (con un tono sicuro') Ecco: voi siete stato molto esplicito con me, io lo sar con voi... La disgrazia che vi ha colpito indiscutibilmente grave...

Giorgio - Lo riconoscete?

De Coursac - Lo riconosco... Ma U modo come si affrontano certi avvenimenti varia a secondo delle persone che li subiscono... Io non ho mai troppo legato n con voi, n con i vostri... Tuttavia il mio disagio non era di tale importanza da determinare una insofferenza nei nostri rapporti... Oggi? Oggi, signor Stevens, io preferisco porre una qualche distanza tra noi, poich non mi possibile - ve lo dico sinceramente - tollerare le escandescenze di vostra moglie, e - permettete che ve lo dica -la vostra... la vostra...

Giorgio - Dite... dite...

De Coursac - La vostra presunzione di poter dominare gli eventi perch possedete la fortuna di Giorgio Stevens... Voi ogni anno festeggiate l'incontro donde ebbe origine questa fortuna... A me parso sempre una cosa di pessimo gusto, anche perch mi sa di convenzionale... Ma, ora, dopo gli ultimi avvenimenti, io ho capito: voi state ancora con la vostra mentalit a quel punto di partenza. Non bastano, infatti, pochi anni di ricchezza a creare una tradizione: e solo attraverso la tradizione si forma quella - mi sia scusata la parola - educazione per la quale si affrontano in un dato modo certi avvenimenti... Educazione che conduce a quello che io chiamo lo stile , la linea , cui accennavo pocanzi... Mi pare che in questa ultima circostanza voi manchiate di stile , di linea... Ecco: mi pare che si sia tornati alla tuta... Ed questo che crea una certa incompatibilit fra me e voi...

Giorgio - Non capisco...

De Coursac - Non importa... (Con altro tono) Senza contare che per questo can-can che si fa intorno a voi, la posizione mia e di vostra figlia in societ...

Giorgio - (quasi comicamente) E' scossa...

De Coursac - Non dico questo, ma insomma...

Giorgio - In altri termini, voi vi vergognate di esservi imparentato con noi...

Db Coursac - No... Preferisco, piuttosto, vivere in un ambiente, in cui sia pi facile non dare troppa importanza, per il momento, a questa parentela... E non credo con questo di offendere chicchessia... E' una questione di opportunit... (Squilla il campanello che annunzia la fine della giornata di lavoro nelle officine Stevens. La ruota, a questo segnale si illumina per il tempo che dura il trillo del campanello).

Giorgio - Le sei... A quest'ora s'interrompe il lavoro nelle officine di Giorgio Stevens... Mezz'ora fa un gruppo di operai era qui, al vostro posto, per testimoniarmi, in quest'ora grave della mia vita, la solidariet di tutte le mie maestranze. Mezz'ora dopo siete venuto voi per dichiararmi la vostra defezione... (Con un tono deciso, dopo una pausa) Caro De Coursac, se dipendesse da me, vi direi:

-Andate pure... Buon viaggio... - Non vi trovate bene in casa mia? La vostra tradizione, la vostra educazione, non vi consentono di amalgamarvi con la mia famiglia? Benissimo. Potrei anche dirvi:

-

-Potevate pensarci prima! - Ma quello che fatto fatto. E poich io sono abituato a guardare le cose sopra un piano di realt, vi rispondo che voi avrete le vostre buone ragioni per partire, ed io ho le mie buone ragioni per non farvi partire. Mi oppongo: s, mi oppongo. E le ragioni son due: una di carattere interno, l'altra di carattere esterno. La prima questa: mia figlia - sia "pure con una mentalit da punto di partenza (in questo forse pi figlia d'un operaio che d'un miliardario) non tanto evoluta da abbandonare la sua casa, in un momento in cui tutti - ognuno a suo modo - come ce lo consente la nostra natura... primitiva - soffrono. Non si allontana n dal suo papa, n dalla sua mamma, perch li ama: li amer come un cucciolo, come una piccola bestia, ma li ama. E tuttavia ama anche voi, e non pu allontanarsi neppure da voi. Che volete farci: una disgrazia. Potevate incontrarvi in un'americana, pronta a divorziare. Ce ne sono a migliaia, no? Seconda ragione: e questa riguarda me. Il nostro un paese che vive di cronaca. Il giorno in cui voi vi imbarcaste per l'Europa, cento reporters sarebbero pronti a fotografarvi sul vostro piroscafo, in cento pose: e a commentare la vostra partenza con cento interpretazioni... E allora la defezione risulterebbe un fatto palese, che gioverebbe ad accrescere quel tale can-can che da tanto fastidio a voi, ed anche a me... Conclusione: non si parte, perch non conviene n a mia figlia n a me... E neanche a voi, caro... Poich se partiste solo, non ci sarebbe nessuna ragione che la fortuna di Giorgio Stevens vi seguisse, come un'ombra, nelle vostre peregrinazioni.

De Coursac - (con uno sdegno mal represso) Questo si chiama ricatto...

Giorgio - No: questo si chiama ragionare sopra un piano pratico... Noi siamo gente pratica...

De Coursac - (insinuante) E vi pare pratico tutto ci che voi fate in questo momento?

Giorgio - Che intendete dire?

De Coursac - Voi temete lo scandalo, perch...,

Giorgio - (tagliandogli la parola) Vi ripeto: non lo temo... mi da fastidio... E non voglio aggiungere altra esca al fuoco...

De Coursac - Lo temete perch disturba i vostri progetti...

Giorgio - Cio?...

Db Coursac - Ma non vi accorgete, caro signor Stevens, che la campagna giornalistica nella quale si spostano le responsabilit che ha messe in luce Ralph col suo delitto ha fini pi lontani: potrebbe condurvi a rispondere in un secondo tempo, se non di complicit penale, di complicit morale con vostro figlio. E' un passo, sapete. E io voglio allontanarmi perch non desidero essere presente e partecipe a questa avventura... Sar bene che non vi partecipi neppure vostra figlia, che porta il mio nome, e che il vincolo matrimoniale ha affidato a me...

Giorgio - (con disinvoltura) Oh! Questo divertente...Ma come mai avete potuto pensare che io...

De Coursac - Oh! Dio... Io ho sempre oziato: giustissimo... Ognuno nasce con una vocazione... Ma oziando si ha il tempo di osservare... Ed io vi ho-guardato, spiato nei gesti, sorpreso nelle parole... E sono giunto a quella conclusione che vi ho manifestata... Sbaglier... Vorrei sbagliarmi...

Giorgio - Voi vi sbagliate...

De Coursac - E' logico che voi lo diciate ed i logico che io lo creda... Ma tanto basta a mettere la parola fine a questo colloquio, e a farvi comprendere che dal mio angolo visuale qualche ragione l'abbia anche io... Io non oso darvi un consiglio... Ma oso dirvi che, come oggi ho visto io, domani altri potrebbero vedere... E allora?

Giorgio - Voi non avete visto niente...

De Coursac - D'accordo... Ho detto male... Ho intravisto... (Entra dalla porta di destra Giacomo Stevens).

Giacomo - Buon giorno, Giorgio... Buon giorno, De Coursac...

De Coursac - Buon giorno... (A Giorgio) Dunque?

Giorgio - Per conto mio non ho nulla da aggiungere...

De Cousarc - (lentamente) Allora non vi rincrescer se da quest'oggi io non metter pi piede in casa vostra...

Giorgio - Oh! Questo potete farlo benissimo...

De Coursac - In quanto al mio punto di vista personale, vi dichiaro che cosa che resta per me... Su questo potete contare... E' l'unico modo per dimostrarvi che quella tal tradizione, in certe occasioni, non si smentisce... (De Coursac s'inchina ed esce per la porta di destra. Giacomo lo guarda meravigliato).

Giacomo - Ma che accade?

Giorgio - Niente!... Firmo la corrispondenza e si va via... (Suona il campanello e siede dietro la tavola) E tu? Come va?

Giacomo - (che si seduto) Bene, grazie... Ma tu piuttosto che hai?

Giorgio - Niente!... T'ho detto niente... (Entrano dalla porta di sinistra tre impiegati, con le cartelle per la firma. Giorgio, alla sua tavola, in silenzio, ha inforcato gii occhiali, legge le lettere, le firma. Dopo la firma, ai tre impiegati) Grazie... .

I tre Impiegati - (inchinandosi) Buon giorno, signor Stevens...

Giorgio - Addio, cari amici...

I tre Impiegati - (escono).

Giorgio - Giornata campale!... Su, andiamo... Accompagnami fino a casa... Tu non puoi immaginare che riposo sia per me sentirti al mio fianco, anche se non parli... Anzi, proprio perch non parli... Tu zitto ed io zitto... Mentre gli altri parlano, parlano, parlano tutti...

Giacomo - Io non so che cosa sia accaduto tra te e De Coursac... Ma proprio oggi non ci voleva...

Giorgio - Perch?

Giacomo - Perch io avevo un incarico per te...

Giorgio - Dimmi...

Giacomo - Ma vorrei che tu fossi calmo...

Giorgio - Su... dimmi... parla... Che c', dunque?

Giacomo - Niente: non t'allarmare... Non una cosa grave... C' di l qualcuno che vuole vederti...

Giorgio - Chi?

Giacomo - E' venuto un'ora fa a casa mia e mi ha pregato di accompagnarlo e di annunciarti la sua visita... Randfeller.

Giorgio - Randfeller?...

Giacomo - S... Proprio lui...

Giorgio - Ma tu hai letto i giornali starnarti? E sai che potrebbe essere lui ad ispirarli?

Giacomo - Io non so... Ad ogni modo, se ha chiesto di incontrarsi con te, ho pensato che tu non possa rifiutarti di vederlo...

Giorgio - (dopo una pausa) Infatti... Non posso...

Giacomo - Ecco... E allora lo faccio passare... Io, poi, ti attender di l...

Giorgio - Sta bene... Ma ti ha detto qualche cosa?... Che vuole da me?

Giacomo - No... Niente... N io gli ho chiesto nulla... So soltanto che vuole parlarti... (Giaco mo esce dalla destra, Giorgio si fermato presso la tavola e guarda la porta. Pausa. Appare sulla soglia della porta a destra Tomaso Randfeller, vestito a lutto).

Randfeller - Caro Stevens...

Giorgio - Buongiorno, Randfeller... Accomodatevi...

Randfeller - (siede) Grazie... (Dopo una pausa) Voi certo siete un po' sorpreso della mia presenza qui...

Giorgio - Oh! Dio!... So che avete chiesto a mio fratello d'incontrarvi con me...

Randfeller - S... A vostro fratello, poich mi pare che sia la persona che pi vi sta vicina in questo momento...

Giorgio - Infatti...

Randfeller - Eppoi; perch ero certo che lui non mi avrebbe chiesto le ragioni di questa mia vista... E' un uomo discreto, vostro fratello...

Giorgio - In verit non so comprenderla neppure io...

Randfeller - Capisco... Voi vi chiedete: che cosa hanno a che dirsi due uomini, in una situazione qual la nostra... Tutto e niente, caro Stevens... Vi prevengo, intanto, che se in altri tempi noi abbiamo avuto qualche contrasto, ora io considero quei contrasti cos poveri, piccini, direi quasi stupidi... Ecco perch se qualche rancore c' stato fra noi, io lo ritengo superato, e in voi e in me.... E' vero, Giorgio Stevens?

Giorgio - Assolutamente...

Randfeller - I nostri rapporti, oggi, sono diversi, poggiano su basi diverse, su fatti diversi: molto pi importanti... In casi come i nostri si mettono di mezzo gli avvocati: gli avvocati servono ad alzare i muri tra le due parti... E non avviene mai che le due parti possano incontrarsi e parlarsi...

Giorgio - Sono i procedimenti della giustizia...

Randfeller ------------- - Ecco: e io parlo della giustizia... Del modo come procedono i fatti della giustizia... di questo bisogno che gli uomini hanno di affidarsi a terze persone perch difendano le loro rispettive posizioni... Non vi pare, se si pu, che sia pi giusto parlarsi direttamente, ognuno a nome proprio? A viso scoperto, Giorgio Stevens?... Di fronte a voi c' un uomo che, prima di decidersi a far questo passo, si spogliato dell'odio; del pianto; e s' fermato a un suo dolore freddo, pacato, che non da Pi sussulti, ma che gli serve a dire le cose, senza tremare, come stanno dentro e fuori... Dentro e fuori: badate bene a queste due parole... E' importantissimo... Perch se non si scava dentro inutile affrontarle certe situazioni...

Giorgio - E allora?

Randfeller - Allora... Io sono venuto per dirvi: Che fate, Giorgio Stevens.... Anzi: Che facciamo?....

Giorgio - Noi?...

Randfeller - S... Io e voi... Perch noi siamo intimamente legati a una stessa ruota... Siamo due uomini non dico colpiti allo stesso modo...

Giorgio - Ma quasi...

Randfeller - Quasi?... A me era rimasto lu... Mia moglie l'avevo perduta che lui aveva quattro anni... Voi avete una figlia e un altro ragazzo... La cosa diversa...

Giorgio - E' la stessa...

Randpeller - S... E tuttavia diversa... Non c' il vuoto intorno: tutto il vuoto... Come vedete, mi metto al vostro posto, e dico: dev'essere terribile anche ci che accaduto a Giorgio Stevens.

Giorgio - Lo capite?...

Randfeller - S, s: capisco tutto: voglio capire tutto! E tuttavia anche se io avessi altri dieci figli, il discorso che io debbo farvi non muterebbe... (Dopo una lunga pausa) Giorgio Stevens, io sono al corrente di tutto...

Giorgio - Cio?...

Randfeller - Io so che la sera del ventotto settembre vostro figlio tornato in casa vostra...

Giorgio - Questo lo sanno tutti...

Randfeller - So anche che quella stessa notte siete voi che gli avete indicato il posto dove per il primo momento doveva rifugiarsi! So che voi gli avete organizzato le varie tappe del suo cammino: e finalmente gli avete procurato, due giorni fa, un asilo in una casa della periferia. Conosco la casa: Wellow streat, n. 28, primo piano, seconda porta. Vostro figlio ora sta l, in attesa di varcare il confine... So anche questo...

Giorgio - E poi?

Randfeller - Io potrei denunciare e fare arrestare vostro figlio oggi stesso...

Giorgio - Esatto o no che sia ci che voi affermate, non capisco, caro Randfeller, perch invece di passare da un posto di polizia, voi siate venuto da me...

Randfeller - E' semplicissimo: perch io non denuncer vostro figlio...

Giorgio - Voi siete nel diritto di farlo: se non lo fate vuoi dire che avete le vostre buone ragioni...

Randfeller - Ecco: questo il punto... (Con altro tono) Io non so se voi, in questo tempo, abbiate rifatto col pensiero la vostra vita. Io s. Bisogna rifare, nei momenti gravi, il proprio cammino a ritroso, per essere giusti di fronte a Dio e agli uomini. Ora, tanto a voi che a me, la vita fino a ieri non si pu dire che abbia mentito. Chi eravamo noi? Due modesti operai... E oggi?

Giorgio - Siamo quel che siamo... Ma dobbiamo tutto al nostro lavoro...

Randfeller - D'accordo! Ma tanti uomini lavorano ed hanno lavorato quanto e pi di noi: eppure chi sono? Che hanno ricavato dalla loro fatica? C'era un certo Mattia Tolby, che lavorava con me, nella stessa officina, allo stesso banco: uno qua, l'altro l. E sta ancora l, allo stesso banco, con la stessa paga d'allora. Mattia Tolby! Conoscete questo nome?

Giorgio - No...

Randfeller - Ignoto, com'erano ignoti, allora, i nomi di Stevens e di Randfeller... Ora: state a sentire: ecco ci che accade. Accade che tutti i Mattia Tolby, quelli che sono rimasti laggi, ci stanno a guardare, in questo momento, e si dicono: che faranno Stevenis e Randfeller?. Dicono: il nostro Stevens, il nostro Randfeller, che sono venuti su da noi, che Iddio ha prescelto fra noi: I fra tanti milioni di uomini: soltanto uno, due,I loro due. E ci indicano ai loro figli: guardate: quello Giorgio Stevens, quello Tommaso Randfeller... quello Morgan... quello Ford... Erano come noi, bambini miei... Guardateli ora... Sono quelli gli esempi!... . Ecco: questo il punto. Non vi pare che noi dobbiamo rispondere del credito che ci fanno i Mattia Tolby? Oggi essi chiedono una risposta. Credete voi di averla data, Giorgio Stevens?

Giorgio - E voi come avete risposto?...

Randfeller - Venendo qui, da voi, non pi come un uomo colpito ed offeso, ma col bisogno di . suggerirvi qual' la strada da seguire...

Giorgio - E sarebbe?

Randfeller - (categorico) Voi dovrete consegnare con le vostre mani vostro figlio alla giusti-B zia... (Giorgio Stevens a queste parole si leva di scatto. Pausa).

Giorgio - E' il padre di Mix Randfeller che mi chiede questo?

Randfeller - No... Che ci guadagnerebbe il padre di Mix? Se vostro figlio fosse arrestato tornerebbe, per questo, in vita mio figlio? E allora!! E' un uomo che chiede ad un altro uomo di compiere il proprio dovere... Non solo per se stesso! ma per gli altri: per nostri creditori...

Giorgio - In altri termini io dovrei cogliere loccasione per crearmi quella statua di cittadino per la quale si dice: guarda che eroe...

Randfeller - Gi! Se compiere il proprio dovere un eroismo-

Giorgio - (con coraggiosa lealt) Non sono un eroe...

Randfeller - Lo so... Anch'io fino a pochi giorni fa non ho avuto che un solo pensiero: denunciare vostro figlio, e voi... Crollata la vita mia, logicamente mi pareva che dovesse crollare la vostra! Poi? Quando sono stato nella possibilit di colpirvi, ecco, mi s' sbollita l'ira, e ho visto le cose secondo una legge morale, che riguarda pi voi che me; anzi voi e non me. Io, ormai, sono fuori causa.

Giorgio - Capisco! E quando si fuori causa logico che si parli cos! Ma io potrei rispondervi: Randfeller, non lo denunciate voi, ma volete che lo denunci io, mio figlio... E allora?

Randfeller - No... Perch? Voi potete anche fargli passare la frontiera... Dipende da voi...

Giorgio - Invertiamo le parti, Randfeller: se voi foste al mio posto, ed io venissi a chiedervi ci che voi avete chiesto a me, come vi regolereste?

Randfeller - Voi volete che sia io stesso a formulare la risposta che voi dovreste dare!... Non lo so... Non posso saperlo... La vita come , non come vorremmo che fosse... E ognuno deve stare sulle proprie posizioni, con le proprie responsabilit!

Giorgio - (con impeto) Insomma: se vostro figlio fosse vivo, come vi comportereste?... Ecco: questo il punto... E allora, forse, la risposta diversa da quella che voi vi attendete... (Giorgio ora si muove nervosamente per la stanza: poi si volge di scatto, e apostrofa Randfeller) Randfeller, voi sapete dove sta mio figlio: andate, prendetelo, conducetelo voi nelle mani della giustizia...

Randfeller - Questo io non lo faccio... Non questo il mio compito...

Giorgio - E volete che Io faccia io?... Perch poi? Per dare l'esempio ai Mattia Tolby? Ma io l'ho gi dato agli uomini l'esempio che serve loro. Lo seguano. Ho mostrato, come voi avete mostrato, che un operaio dal niente crea tutto ci che io ho creato, e che voi avete creato. Non vi pare che basti?

Randfeller - Non basta... Non basta...

Giorgio - Randfeller, io non so se voi fino a questo momento siete stato sincero con me... Avverto, nelle vostre parole, l'eco di un'accusa che nell'aria, in questi giorni... Lealt per lealt... Siete voi che avete scatenato contro di me la campagna denigratrice, che assale e sconvolge me e la mia famiglia?

Randfeller - No... Ve lo assicuro... Ma quei giornali hanno ragione... E ci che dicono contro di voi, va detto anche contro di me... Che abbiamo fatto noi pei nostri figli? Non siamo forse noi i responsabili?

Giorgio - E allora, se cos, apriamo le finestre, sporgiamoci al balcone, tutti e due, io e voi; e gridiamo alla folla; Siamo noi i responsabili!. Ma io, mio figlio, non lo consegno... Che ho fatto per lui? Ho costruito questa fortuna che mi consente di sottrarlo alla sedia elettrica. Chiaro: non ho peli sulla lingua, con voi. Sono io che l'ho nascosto, sono io che ho organizzato la sua fuga, sono io che ho gi corrotta la polizia perch mio figlio possa varcare liberamente, stanotte, la frontiera. La varcher. Poi, fuori del pericolo, vivr... L'importante che viva! Non sono un eroe... D'accordo... Sono un padre che pronto a bruciare tutta la sua fortuna per salvare il suo ragazzo... Anche questo pu essere bello... E se non bello, non importa: umano... Ormai il processo lo facciamo noi due: senza terze persone: senza avvocati... Giudice uno dell'altro... Condannatemi, se credete, Randfeller Complice? Sissignore!!! Come sareste stato complice voi, se una sera vi foste visto cadere fra le braccia vostro figlio, e vi avesse implorato, vigliaccamente, miserabilmente: Salvami, papa... Salvami... Non voglio morire!. In un primo momento, ah! s, gli ho gridato: Va via, via da me! con ribrezzo. Un abisso tra noi due. Ma poi, appena ho visto che lui era tutto affidato a me, solamente a me, a quel tanto che io solo potevo fare per lui, allora - la verit, Randfeller - io ho sentito che la mia potenza finalmente mi serviva, era utile a qualche cosa. Ho sentito quanto valeva il mio danaro... E sono stato felice d'essere ricco... Mi son visto, come venti anni fa, operaio, e ho detto; - Ecco, se fossi ancora come allora, come il vostro Mattia Tolby, che potrei fare io? Niente. Le mani legate. - E ho pensato, giusto o non giusto che sia: - Ecco, questa fortuna che io ho ammassato in anni di fatica, e della quale non ho goduto - perch io non ne ho goduto, come voi non ne avete goduto: tutto per gli altri, Randfeller - la Provvidenza ha voluto concedermela perch era stabilito che dovesse accadermi un giorno questa tremenda disgrazia, e perch io avessi il mezzo di difendermi. (Con altro tono) So che queste mie parole possono suonarvi come bestemmie. Possono anche ferirvi. Non ho esitato a dirle, perch voi, che avete sofferto quanto me e pi di me, e che mi avete portato questa sera, la vostra verit, frutto di tanto dolore, meritate da parte mia una parola decisa, senza ipocrisie, vera. Ed questa la mia risposta.

Randfeller - (con molta calma) Voi mi fate molta piet, Stevens...

Giorgio - Davvero?

Randfellek - Tanta! Parlate come un bambino! Voi credete ancora nel danaro? Infatti: col danaro si comprano le carature dei giornali, cos? si compra la polizia: si comprano gli uomini, le cose, i popoli... Si dice: pago, e tutto a posto! Eppoi? C' qualche cosa che non si compra...

Giorgio - Cio?

Randfeller - Dio...

Giorgio - Oh! Dio misericordioso... Avr piet di me...

Randfeller - Ve lo auguro... (Si alza) Io per conto mio non ho altro da dirvi... Ah! S!... Debbo dirvi che io mi ritirer a vivere in una piccola casa di campagna... Cos... Un giorno forse verrete a trovarmi... per ricambiarmi questa visita... Sentirete il bisogno di riprendere questo discorso... E anche se ci non accada, se non con me, lo riprenderete con voi stesso; perch questi sono discorsi che si continuano... Addio, Giorgio Stevens...

Giorgio - Addio, Randfeller.... (Randfeller si inchina, poi si avvia verso la porta di destra per uscire. Quando per girare la maniglia Giorgio lo ferma con la voce) Randfeller...

Randfeller - (si volge. I due uomini si fissano. Nello sguardo di Giorgio sta la domanda: Tu non denuncerai mio figlio! . Egli scruta Randfeller che sostiene con lealt il suo sguardo).

Giorgio - (chinando lo sguardo) No... Niente... Scusatemi... (Randfeller ha capito. S'inchina. Esce).

Fine del secondo tempo

ATTO TERZO

La stessa scena del primo atto.

(E' sera: dopo l'ora del pranzo. Giacomo Stevens sta in piedi e attende. Giunge dalla destra Stefano, che reca una scacchiera e una scatoletta per il gioco degli scacchi).

Stefano - Ecco, zio... Allora vogliamo giocare?

Giacomo - (distratto, col capo altrove) S, caro... Un momento...

Stefano - Perch un momento ... Ci sediamo a questo tavolino... Iersera abbiamo giocato qui... Non vuoi la rivincita?...

Giacomo - (c. s.) Sicuro che la voglio... (Sulle ultime due battute entrata dalla sinistra Dorothy).

Dorothy - (intenzionalmente) Qui, no... Andate nel salotto rosso... Vi mettete in un angolo... Li c' il lume che pende proprio sul tavolino: giocherete meglio...

Giacomo - (che ha capito) S: Dorothy ha ragione... Nel salotto rosso... (A Dorothy) E tu?

Dorothy - Io vado su, dalla mamma... Star su, con la mamma... Potrebbe venirle l'idea di scendere in salone... E bisogna che non si muova...

Stefano - (ingenuo) Perch?

Dorothy - Perch bene che la mamma riposi... Avete capito, zio Giacomo? Voi due giocate... molte partite, eh?

Giacomo - S, Dorothy... (A Stefano) Andiamo; caro... (I due si avviano verso la porta di fondo. Dorothy e Giacomo si guardano con intenzione. Dorothy fa segno a Giacomo come per dirgli: Trattieni il bambino . Poi, quando i due sono usciti, dopo una pausa tormentata, va verso il telefono).

Dorothy - (al telefono) Volete chiamarmi il conte?... S: sono Dorothy... Volevo dirti che stasera torner a casa pi tardi... Non mi attendere... Beh... Vai da Wallace... Fa le mie scuse... La mamma ha bisogno della mia presenza... S, ti prego, Louis..'. Buona notte... (Dorothy dopo aver telefonato esce per la destra. Giorgio Stevens entra dalla sinistra: s'indugia sulla soglia della porta).

Giorgio - (volgendosi all'interno) Vieni... Qui I staremo pi appartati... (Dopo qualche attimo appare sulla soglia Ralph. Sosta indeciso) Vieni... Vieni... Siediti...

Ralph - (avanza muto. Siede sopra una poltrona).

Giorgio - (siede sopra un divano e indica a Ralph il posto vuoto accanto a lui) No... Qui...

Ralph - (si leva e va a sedere presso il padre. Un penoso silenzio si fa tra i due).

Giorgio - E ora?

Ralph - Non avresti voluto vedermi, vero?

Giorgio - Ma no; che c'entra... Come puoi dirmi questo... (La mano di Ralph abbandonata sul divano. Giorgio istintivamente gliela stringe con la sua destra. Poi la mano di Giorgio si libera dalla stretta, risale lungo il braccio del figlio, batte affettuosamente sul'omero d Ralph. Come a se stesso) Ma perch? Ecco: non capisco il perch... E non capisco come tu abbia fatto a venire qui...

Ralph - E' una cosa molto semplice... Ho ripassato il confine con gli stessi documenti che avevo quando sono fuggito un mese fa... Eppoi: nessuno si occupato di me...

Giorgio - E non pensi al pericolo che corri?

Ralph - S... Il pericolo si fa grave quando si ha paura. Ma quando un uomo tranquillo...

Giorgio - Tranquillo? Ma sai che basta una telefonata del nostro cameriere che ti ha visto entrare...

Ralph - Beh? Anche se la facesse?

Giorgio - Senti: quando mi sei apparso mezz'ora fa ho avuto il sospetto che tu fossi impazzito... Ora comincio a supporre che il pazzo sono! io... Perch, con queste tue risposte, io non vedo dove si vada a parare...

Ralph - No, papa... Non siamo pazzi n tu nel io... Siamo due uomini che dopo qualche tempo si rivedono, e non sanno ci che passato, in questo tempo, nell'uno e nell'altro... Ti pare strano questo mio arrivo improvviso? Tutto ci che ho! fatto io apparso sempre strano. E invece tutto logico, papa. Logica quella mia fuga, logico questo mio ritorno. Eppoi: ormai fatto...

Giorgio - Che cosa fatto?

Ralph - E' fatto che io sto qui con te, no? Come state, qui, a casa?

Giorgio - Ma come vuoi che si stia...

Ralph - Male?... La mamma...

Giorgio - La mamma, sapessi... Dorothy non la lascia un minuto...

Ralph - Lo so... Me l'ha detto... De Coursac che non ha messo pi piede in casa nostra... Tu...

Giorgio - Io? Oh! Io!

Ralph - Gi... Tu sei forte... E invece tu stai peggio di tutti... Hai fatto bene a richiamare Stefano dal collegio... Ebbene, non ti preoccupare, papa: ora vedrai che tutto si rimette a posto...

Giorgio - Io mi domando che vuoi fare?! Bada, figliolo, io quasi vorrei che tu non mi rispondessi... Io non vorrei aver capito...

Ralph - Non puoi capire ancora niente... Capirai pi tardi... (Si leva da sedere) Siamo soli, vero?

Giorgio - S, perch?

Ralph - E allora vuoi aspettarmi un momento?... (Fa per avviarsi verso la porta a sinistra).

Giorgio - (cui balena il pensiero che il figlio possa allontanarsi per uccidersi) Dove vai?

Ralph - No, papa: non temere... Non sono uno di quelli, che tornano a casa, fanno un saluto alla famiglia, e si bruciano le cervella... No... T'ho detto: un minuto... Abbi pazienza... Devi avere un po' di pazienza con me... (Prima di uscire) Io non sono venuto solo stasera... Ho condotto con me una povera donna... Voglio che tu la vegga... E' necessario! Pu molto aiutarci a capire... (Ralph esce. Giorgio solo, fissa intensamente la porta donde uscito il figlio, si passa sul volto le mani).

Giorgio - Oh! Signore!... Oh! Signore!... (Ralph rientra dalla sinistra. E' seguito da una donna vestita modestamente: giovane, un po' impacciata nei gesti, inumidita dall'ambiente in cui si trova. Ma una donna piacente che ha un bel sorriso).

Ralph - Entri, la prego... Entri... Le avevo detto che l'avrei condotta in casa del signor Giorgio Stevens... Questo il signor Giorgio Stevens. (A Giorgio) La signora Corvin...

La signora Corvin - Buona sera, signore...

Giorgio - Buona sera...

Ralph - (alla signora Corvin) Prego, s'accomodi... (Offre da sedere alla signora Corvin) Bisogna trattare molto gentilmente questa signora... Accoglierla con molta ospitalit, perch anche lei iersera mi ha accolto con tanta generosit, nella sua casa...

La signora Corvin - Una casa modesta, signore.

Ralph - S, semplice... Molto semplice... Ma, insomma, accogliente! La signora mamma di due bambini... La sua casa sta dove finisce il paese di New-Sey... Io, iersera, verso le nove, ho battuto alla sua porta... Ce n' voluto a persuaderla perch mi seguisse... Poi quando, finalmente, stamani si convinta che nessuno le avrebbe fatto del male, e che era chiamata nella casa di Giorgio Stevens, per urgenti comunicazioni, s' decisa... (Alla signora Corvin) Come vede...

La signora Corvin - S... Ma ancora io non riesco a capire perch lei sia venuto da me... E che cosa abbia da dirmi il signor Giorgio Stevens... Conosco di nome il signor Giorgio Stevens, e perci questo fatto mi pare straordinario...

Ralph - (rapido) La signora Corvin vedova... Da pochi mesi...

La signora Corvin - Non sono stata fortunata, signore...

Ralph - E gi!... Dica... Dica al signor Stevens che cosa le accaduto... E' proprio per questo: per la sua disgrazia che lei stata chiamata qui...

La signora Corvin - II signor Stevens informato?

Ralph - S... Ma ignora i particolari... Quelli che lei ha raccontato a me...

La signora Corvin - Oh! Non sono particolari interessanti... C' solo che eravamo tanto felici io e Giovanni, mio marito... Un brav'uomo... C'eravamo sposati da sei anni, ed erano venuti al mondo...

Ralph - ...due ragazzi...

La signora Corvin - S... due ragazzi... Non per vantarsi, ma...

Ralph - ...due bellissimi ragazzi...

La signora Corvin - H signore li ha visti... Mio marito lavorava in una societ di trasporti... Era un bravo meccanico... E una sera signore, non tornato pi, ecco... Io quella sera non avrei mai pensato che... M'ero detto: non rientra, beh, si sar fermato lungo la via... Gli era capitato qualche volta... Ed ero andata a letto... Ma non dormivo... Chiss perch non dormivo... L'ho capito, poi: al mattino dopo... E non s' mai saputo perch e come l'abbiano ucciso...

Giorgio - (rapido) Ho capito... Ed io, per questo, ho dato l'incarico di ricercarla...

La signora Corvin - Lei forse pu dirmi chi... Lei pu sapere tante cose, che noi povera gente...

Giorgio - (tentando di deviare la piega che ha preso il discorso) No... Ma io, quando mi accade d'incontrarmi in questi casi tristissimi, se ho la possibilit di intervenire... Ecco... E allora io sono lieto di averla vista, signora, e la prego di passare, quando creder, dal mio ufficio, dove si vedr di provvedre per rendere meno difficile la vita, a lei e ai suoi ragazzi...

La signora Corvin - Oh! Signore... Come posso io ringraziarla... (A Ralph) E lei chi che venuto a cercarmi come un angelo benefico?

Giorgio - (rapido) Lui?... Lui incaricato...

La signora Corvin - (a Ralph) Siete molto buono...

Ralph - S, s... (A Giorgio, quasi con ironia) E allora quanto avete deciso di darle, signor Stevens...

Giorgio - Beh! Si vedr... Parleremo... Io non conosco ancora le condizioni della signora...

Ralph - (come esaltandosi) Una pensione di cinquanta dollari al mese? Di cento dollari? Si provvede perch i due ragazzi siano chiusi in un collegio e siano inviati agli studi? (Con altro tono) E il morto? Il povero morto?

Giorgio - Ma inutile rivangare... Non il caso...

La signora Corvin - Oh! Era tanto buono... E se vi vede dal cielo vi benedice...

Ralph - Gi... Ma chi lo paga? E lei non ha mai tentato di sapere chi abbia ucciso suo marito?

La signora Corvin - Oh! Sono tanti i malvagi che camminano sulle strade della terra...

Ralph - E ce n' uno che passa di notte, per una di quelle strade, e dice al primo che incontra; Basta con la vita! Poi scompare... L'autotreno fermo nella notte! Silenzio! Non passa nessuno! Poi passa qualcuno e tira dritto! Lo chauffeur dell'autotreno, che fermo, si sar addormentato: probabile, anche, che sia ubriaco... Poi! Poi, al mattino, quando albeggia, gli uccelli di rapina si destano, guardano dall'alto, volteggiano in cielo, piombano gi, su Ignazio Corvin...

La signora Corvin - (con orrore) Perch dite questo, signore?!

Giorgio - Insomma... tronchiamo questo discorso... Si far ci che si deve fare...

Ralph - Allora gli uomini si accorgono che Ignazio Corvin, suo marito, stato assassinato... Dopo due mesi un signore si presenta a lei, si guarda intorno, carezza i bambini, parla, interroga, le da appuntamento in casa di uno degli uomini pi ricchi e pi generosi d'America. E Giorgio Stevens soccorre la vedova Corvin, e salda il conto con la vedova Corvin, con i figli della vedova Corvin. E' giusto! Questo deve fare il signor Giorgio Stevens...

Giorgio - (sconcertato, ma dominando la situazione) Io non credo di far nulla di straordinario... Uno spirito di fratellanza deve unire tutti gli uomini...

Ralph - Ecco...

Giorgio - Sono lieto di esserle venuto incontro, signora, e di giovarle come meglio mi possibile... Non credo che noi si abbia pi nulla da dirsi... E' tardi... Se crede la faccio accompagnare dalla mia macchina...

La signora Corvin - Ma io sto tanto lontana... C' un treno che parte nella notte e al mattino mi conduce a casa... Basterebbe che mi accompagnasse alla stazione...

Giorgio - No, no... Fino a casa... Pino a casa... Direte voi dove vi si dovr condurre... (Giorgio indica alla signora Corvin la porta. La signora Corvin interdetta, fa -per avvicinarsi a Ralph. Gli tende la mano che Ralph non stringe).

La signora Corvin - (confusa) Grazie... Anche per i miei bambini... (La signora Corvin esce da sinistra, accompagnata da Giorgio. Pausa. Ralph si butta a sedere sul divano. E' stremato. Dopo qualche minuto torna Giorgio dalla sinistra).

Giorgio - (venendo risolutamente verso Ralph) Ma che gioco questo...

Ralph - (sempre buttato sul divano) Ah! Lo chiami gioco?

Giorgio - E come vuoi che lo chiami? E' un gioco d'inferno...

Ralph - Bruci, eh, papa...

Giorgio - Io? Sei tu che. bruci... Io sono a posto... Io ho fatto tutto ci che dovevo fare per te, intendiamoci... E da tre mesi stiamo tutti penando a causa tua... Io, tua madre, tua sorella, tuo zio.... Se questo non ti pare che basti!...

Ralph - Come sei stato abile, papa... D'improvviso ti sei insinuato tra me e lei, hai aperto la tua cassaforte e tutto, ecco, s' contagiato... Io non ho gridato la verit: non mi sono inginocchiato e accusato di fronte a quella donna per paura che lei ormai non reagisse pi, e non mi maledicesse... Ora quella donna viaggia, in una ricca automobile... Le hai dato del danaro, vero?

Giorgio - Era il meno che potessi fare...

Ralph - Un anticipo! E giunger fra due ora nella sua casa dove dormono i suoi bambini. E 11 dester. E dir loro piangendo: Sapete?... Siamo! salvi.... E li bacer. E al nome di Ignazio Corr - del " povero papa " - avvicender il nome di Giorgio Stevens, il benefattore... E noi, abbiamo impudentemente accettato i suoi ringraziamenti... Pel poco non ci ha baciato le mani...

Giorgio - Beh! Eppoi?... Tu credi che in questomomento, col pericolo che corri, io abbia voglia di discutere di queste cose?

Ralph - Io, invece, s...

Giorgio - E io no, no, no...

Ralph - (con malinconia) Non ne avrei voglia neppure io... Sapessi, quanto ne soffro, papa...

Giorgio - (tentando di riscuoterlo) E non bisogna soffrirne! Bisogna invece raccogliere tutte le forze e riscuotersi e dominarsi! E se non l'hai fl la forza, te la d io... Ma hai coscienza di ci eh sta accadendo, in questo momento?

Ralph - S, purtroppo!

Giorgio - E invece no! Ed io ho il dovere di snebbiarti il cervello! Senti, Ralph; tre mesi fa un sera tu sei venuto qui, a quello stesso posto, III hai detto tutto di te, hai implorato perch io ti salvassi...

Ralph - Lo so, papa...

Giorgio - Io ti ho salvato! Ma non credere ella tutto quanto io ho fatto per te non mi sia costato.

Ralph - Lo so, papa...

Giorgio - E allora, se capisci quale sforzo io abbia compiuto - anche di fronte a me stesso: dentro, eh! - quali che siano le ragioni che ti hanno spinto a tornare - per noi, sai, per me, per tua madre, per questa casa - dovevi rispettarlo questo mio spaventoso sforzo... E invece mi accorgo che non hai pensato che a te, e non pensi che a te, prima e dopo...

Ralph - No, papa... Penso anche a voi... Penso a te...

Giorgio - (con uno scatto) Insomma...

Ralph - Tu hai detto la parola salvare... Salvare che cosa?

Giorgio - La vita... La tua vita...

Ralph - E che te ne fai della vita?... Che cos' la vita?... Che ne sai della vita che io ho passato in questi tre mesi?!...

Giorgio - E tu che ne sai della nostra vita...

Ralph - E questa la terribile cosa: abbiamo seguitato a vivere uno da una parte, l'altro dall'altra.... Come prima, separati, senza capirsi, senza comunicarsi, estranei. E ora il momento in cui bisogna trovare finalmente questo punto di contatto, per ci che si deve fare, tutti... Ecco; a tanto son serviti questi tre mesi... A capire questo... Per me, almeno... E sto qui perch tutto nato da me, tutto dipeso da me, e tutto ancora dipende da me... Tu sei abituato ai bilanci, papa... Partita del dare e dell'avere... Ecco: pensa a un bilancio... C' un deficit, papa... Bisogna colmare questo deficit... E tu non ci puoi far niente: tu puoi bruciare tutto il tuo denaro, fino all'ultimo soldo, che una forza s, lo riconosco, e ti servito, anzi ci servito... Ma il deficit non si colma... Si tratta d'un'altra partita... Ecco, bisogna capire che si tratta d'un'altra partita... E' vero, papa?... Dimmi che cos... Che, dentro , cos...

Giorgio - (dopo una pausa, con voce cupa) Lo so... Questo lo so...

Ralph - (con slancio) Ah! Lo sai... L'hai capito, papa?... E allora io ti posso parlare, come se parlassi a me stesso: col cuore in mano... Ecco: e vedrai che ti riconcilierai con me. (Pausa) Io ho vissuto, in questi tre mesi, un po' di qua un po' di l, e non uscivo mai... La sera, soltanto, per prendere un po' d'aria, e il resto del giorno fra quattro mura, come in una prigione..- Voi stavate qui, tutti insieme, e potevate aiutarvi l'uno con l'altro... Io ero solo... E quando si soli, si pensa, non ci si distrae, e giunge la notte e non s dorme, papa... .

Giorgio - Ralph!...

Ralph - Ma un bene; perch i pensieri si fanno lucidi, ordinati... Si cammina... Io ho camminato tanto... E sono giunto, cos, alla casa di Ignazio. Corvin... E ho condotto qui la moglie di Ignazio Corvin, la mamma dei figli di Ignazio Corvin, perch tu potessi vedere precisamente il mio punto di arrivo e il mio punto di partenza... Ecco: questo quello che conta... E da questo punto bisogna ricominciare tutti: come ho fatto io... Vedrai che tutto logico, semplice, sgombro... E si fa ci che si deve fare, senza paura, con persuasione, con tranquillit; tanto da tanto... (Con altro tono) L'avevamo dimenticato, eh, papa, quel poveretto!... E' la vera vittima: la sola vittima... Tra me e Mix, s, poteva capitare a me ci che capitato a Mix... Il gioco era alla pari... Ma l'altro, l'altro che se ne torna a casa, dove l'aspettano la moglie, i ragazzi, per la cena... il conto da saldare tra me e lui... Tra noi e lui!... Mix ha gi pagato... Ora spetta a me... E' come se, tanti anni fa, mentre tu torni a casa, una sera, con la tua cassetta dei ferri a tracolla, e il figlio di Morgan e il figlio di Rokfeller, per divertimento ti accoppano per la strada... Poi. quelli, lass si mettono a giostrare al si salvi chi pu... E tu?... La mamma vedova e noi tre orfani... Quelli con la borsa piena mettono in moto la macina e se la fanno franca! E tu? E noi?...

Giorgio - (disperato) Anche se tutto questo giusto do non posso vedere: non voglio vedere...

Ralph - Devi vedere, papa!... Tutti dobbiamo vedere... E come io rispondo di me a Ignazio Corvin, cos tu devi rispondere di te a me... Che hai fatto di me, papa...

Giorgio - Ho creduto di essere sempre un buon papa per te...

Ralph - E che vuoi dire essere un buon papa?... Non lo dico per me: ormai la mia partita giocata... Lo dico per l'altro... Papa: fanne un uomo... E' l'unica cosa che importi... Tutto il tempo che non hai dedicato a me, trovalo per lui...

Giorgio - Sicch anche tu mi fai responsabile...

Ralph - No... Povero papa... Pareva che la vita fosse tutta fatta... Eh!... No... Non era fatta dentro... E quando non fatta dentro, tutto il resto mutile... Vedi a che son ridotto io, e a che sei ridotto tu?... Siamo i pi poveri uomini del mondo... Ma io diventer l'uomo pi ricco, tanto pi ricco di te, quando sar uscito da questa casa, mi sar presentato dove debbo presentarmi, e avr detto: - Eccomi qui...

Giorgio - Sicch?...

Ralph - Coraggio, papa! La penultima tappa fatta... Ora resta l'ultima. E' bello, papa... Non ti commuovere... Devi essere contento di me... Devi dire: - Bravo Ralph - Dillo! Dammi questo conforto...

Giorgio - (dopo una lunga esitazione) Oh! Ralph...

Ralph - Ecco... (Il momento emozionantissimo. I due tacciono. Poi Giorgio si passa una mono sul volto, come a cancellare le lacrime che gli sono affiorate).

Giorgio - Ecco...

Ralph - (un po' trasognato) Bisogna sbrigarsi,

Giorgio - Perch?

Ralph - Non abbiamo pi nulla da dirci... E allora sono mutili gli indugi... A che servirebbero: a pestarci il cuore... (Risoluto) Voglio baciare Stefano, zio Giacomo, Dorothy... Voglio baciare la mamma....

Giorgio - No, Ralph...

Ralph - Perch no?

Giorgio - Tu vuoi ucciderla...

Ralph - Immagina che domani la mamma sapesse - prima o poi lo saprebbe - che io, questa sera, mi sono fermato qui, e che non sono salito ad abbracciarla... Lo so: una pena terribile: pu parere anche una crudelt... Ma queste sono posizioni che bisogna affrontarle fino in fondo... E' necessario che io la vegga, papa... Debbo vedervi tutti... Se no: sarebbe facile per me e per voi... So che ti costringo a cose che ti sembrano insopportabili, e non lo sono... Tu devi aiutarmi... Come vedi, ti chiedo ancora qualche aiuto... Tu puoi darmi, ancora, qualche aiuto... Chiama lo zio Giacomo... E Stefano... E Dorothy...

Giorgio - (dopo una esitazione: deciso va verso la porta di fondo, l'apre) Giacomo... Stefano... (Entrano Stefano e Giacomo dalla porta di fondo) Ecco: Ralph vuole salutarvi...

Stefano - (accorrendo verso il fratello) Oh! Ralph...

Ralph - (con simulata disinvoltura) Come va, giovanotto...

Stefano - Bene, e tu?...

Ralph - (intenzionalmente) Benissimo! Studi a casa, ora, eh!... Niente pi collegio...

Stefano - II papa e la mamma hanno voluto che venissi qui, perch tu eri partito...

Ralph - II papa e la mamma hanno fatto benissimo...

Stefano - Ma ora tu sei tornato...

Ralph - Si, ma per questa sera soltanto... Non temere: tu resterai col papa e con la mamma... Devi volere molto bene alla mamma e al papa... Ricordati, sempre, che ti chiami Stevens, e che quando si porta il nome del nostro papa bisogna essere... molto bravi... Com' bravo il nostro papa!... Zio Giacomo!... Quando io ero piccino voi non venivate mai a casa nostra... Ora, invece, dacch tornato Stefano...

Stefano - Viene per giocare a scacchi con me, ogni sera...

Ralph - Ecco... Dovete promettermi che verrete ancora... Sempre... Stefano deve diventare un bravo giocatore di scacchi...

Giacomo - S, Ralph... (Ralph stringe la mono a Giacomo).

Ralph - Dorothy su, dalla mamma; vero papa?

Giorgio - S...

Ralph - Vado a raggiungerla... (Ralph esce rapido per la sinistra. Restano solo i tre. Giorgio come assorto).

Giacomo - (meravigliato che Ralph si sia recato presso la madre) Giorgio!...

Giorgio - Che?

Giacomo - Mah!

Giorgio - S... (A Stefano) Va di l, Stefano; ti chiamer io pi tardi...

Stefano - S, papa... (Esce per la porta di fondo),

Giorgio - Ecco: il bambino non sa e non deve sapere... Ma noi? Noi non possiamo pi sottrarci alla realt delle cose: come sono, come debbono essere... Sento che ognuno in questo momento si carica del proprio peso... Giacomo...

Giacomo - Dimmi...

Giorgio - Tu ci sei stato vicino in questo tempo... Ti pare che ogni cosa fosse veramente al suo posto, nella nostra vita?

Giacomo - (deciso) No, Giorgio...

Giorgio - Ecco... Mi fa piacere che me lo dici tu, che sei un onesto uomo... E mi conosci... (Come a s stesso) Questi sono discorsi che si continuano.. Randfeller non ha pi bisogno di aspettare la mia visita...

Giacomo - (preoccupato) Ma che far, e Ralph...

Giorgio - Ci che si deve fare quando d'improvviso raggiungiamo la nostra verit. Forse bisognava preparare sua madre a questo incontro...

Giacomo - Vuoi che vada io, Giorgio?

Giorgio - No... Ormai... Tutti dobbiamo caricarci del nostro peso... Anche lei... Non c' scampo... Ma le mamme s'illudono... Credono nell'impossibile... Porse non capir... Speriamo che non capisca...

FINE

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