Poveri noi
di Vincenzo Rosario Perrella Esposito
(detto Ezio)
24/04/2011
Personaggi: 11
Pasquale Rovinato
Checca Fona
Assunta figlia di Pasquale e Checca
Franco Danneggiato
Dina Mite
Umberto Danneggiato
Vincenzo Inguaiato, rapinatore
Rosario Inguaiato, rapinatore
Serafino Allalba, ingegnere del comune
Il conte Tommaso Precario
La contessa Laura Nonc
San Giovanni a Teduccio, Napoli. Una storia di indigenza che coinvolge due famiglie: la Rovinato e la Danneggiato. In primis, Pasquale Rovinato si trivrova al cospetto di due manigoldi che hanno appena svaligiato una banca. Non sapendo come nascondere il malloppo e come giustificare la propria presenza in quella casa, Vincenzo e Rosario si inventano uno stratagemma che tutto un programma: fingono di essere i conduttori di un nuovo programma televisivo. Per vincere il premio finale, Pasquale non deve spendere nemmeno un soldo di quanto affidatogli dai due, e cio due milioni di Euro, fino al loro ritorno che sarebbe avvenuto dopo un mese. Ma luomo non riesce a mantenere fede alla promessa. Anzi, alla fine perder i soldic he verranno ritrovati dalla moglie di Franco. Dunque, la scena passa da casa Rovinato a casa Danneggiato. Questultima infestata dagli spiriti. La famiglia Rovinato vi si trasferisce ospite dei Danneggiato perch intanto casa loro crolla (era gi vecchio stabile danneggiato dal terremoto). Vincenzo e Rosario scovano i Rovinato a casa Danneggiato e pretendono la restituzione dei soldi, ammettendo di aver inscenato quella farsa dei finti conduttori televisivi per nascondere i propri soldi. A questo punto, i due passano dallessere rapinatori a rapitori e tengono in ostaggio parte delle due famiglie, pi un personaggio (lingegner Serafino AllAlba che era in casa per svolgere il proprio lavoro). Alla fine i soldi si trovano. Gi, ma che fine fanno?
Numero posizione SIAE 233047
Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it
Un basso di San Giovanni a Teduccio, Napoli: salone di casa Rovinato. Lambiente spoglio. Si entra da una porta centrale (sempre aperta, perch rotta). A destra si va in cucina e camera da letto. A sinistra in bagno e stanzetta. A centro salone c una tavola con quattro sedie, pi altre due sedie poste alle pareti. C una credenza a sinistra della porta dingresso e un appendiabiti alla destra. A terra nei due angoli ci sono due bacinelle.
ATTO PRIMO
1. [Pasquale Rovinato, Checca Fona, Franco Danneggiato, Dina Mite ed Assunta]
Seduti al centro ci sono Pasquale, Checca, Francesco, Dina ed Assunta.
Franco: Cari miei, lestate scorsa, che abbiamo passato alle Maldive, stata grandiosa!
Dina: S, hai ragione, Franco. Non mi ero mai divertita tanto.
Checca: E poi, il nostro yacht era equipaggiato con champagne della Borgogna. Divino!
Pasquale: Invece, secondo me, stato pi bello il Natale trascorso a Cortina Un Pezzo.
Assunta: Ma che un pezzo? Cortina DAmpezzo. Comunque, concordo con te, pap!
Franco: S, ma ora bisogna pensare alla prossima estate.
Pasquale: Io proporrei Portofino.
Checca: Ma sai che unottima idea?
Dina: S, piace pure a me.
Franco: Tu sei daccordo, Assunta?
Assunta: S, daccordissimo!
Franco: E allora, la prossima estate si va in vacanza a Portofino col nostro yacht!
Pasquale: E no, caro Franco, unestate per uno. La scorsa estate toccato al tuo yacht, la
prossima estate si va a Portofino col mio.
Franco: Ma il tuo pi piccolo!
Pasquale: E allora me lo vendo e ne compro uno che il doppio del tuo.
Franco: Va bene, sono daccordo.
Ad un tratto il silenzio assoluto. I cinque si guardano in faccia, dopodich
Pasquale: Vabbu, basta, fernmmele e fa e scieme!
Franco: E s. Turnmme a essere comme simme nuje!
Pasquale: Noi non siamo come il conte Precario e la moglie. Io e Checca ci divertiamo solo
a sfrocoliarli ogni volta che li incontriamo.
Checca: E quelli si pensano che nuje simme overamente genta ricca comma lloro! A
contessa, po, nun me chiamma Checca, sape ca io me chiammo Francesca!
Assunta: Peccato! Per me stevo divertenno a ffa a ricca!
Checca: Purtroppo nun cosa pe nuje.
Dina: E gi. Chesta a realt nosta: a miseria!
Franco: (Guarda il proprio orologio) Vabbu, a chistu punto s fatta lora e mangi.
Dina: Franco, ma comme, chillu rilorgio funziona?
Franco: No!
Dina: E allora comme faje a ssape che s fatta lora e mangi?
Franco: Pecch tengo famme!
Pasquale: E allora mangiamme.
Franco: A proposito, grazie di averci invitati qua a pranzo, a me e a mia moglie Dina.
Pasquale: No, Franco, ma che ss sti ccose? Noi siamo vecchi amici. La mia famiglia e la
tua abbiamo deciso di organizzare queste cene del sabato per stare insieme.
Franco: E gi, comme dice tu. E allora facciamo come al solito?
Pasquale: Facciamo come al solito: alla romana! Forza, alziamoci.
Pasquale, Franco, Dina e Checca si alzano in piedi. Assunta resta seduta. I due
uomini si frugano nelle tasche, le due donne nelle loro borse. Franco commenta.
Franco: (Mette delle monete sul tavolo) Ecco qua, questa la mia quota: 2 Euro e 80!
Pasquale: (Mette delle monete sul tavolo) Io tengo cchi assaje e te: 3 Euro e 20!
Checca: (Mette delle monete sul tavolo) Io invece tengo sulo uttanta centesimi!
Dina: (Mette delle monete sul tavolo) Io invece tengo duje Euro!
Franco: Tutte nzieme, amme apparate otte Euro e uttanta.
Pasquale: Ass, nun che pe caso tensse coccosa pure tu?
Assunta: (Si alza, desolata) Beh, stamattina tenevo 2 Euro. Per li ho dati in beneficenza!
Checca: Disgraziata! A beneficenza ce llanna fa a nujeche stamme nguajate!
Pasquale: Vabbu, lassa sta, povera guagliona. Nun fa niente, magnamme cchi poco.
Franco: E s, ce facimme o solito pullasto gi pronto. Poi lo dividiamo per 5!
Pasquale: E nun ce bevmme niente?
Checca: Accattamme na Coca Cola e duje litre.
Franco: Perfetto! Allora, Ass, vai dal pollarolo qua fuori. Sta ancora aperto.
Assunta: Aggia io?
Checca: E certo. Tu nun he miso manco nu centesimo. Almeno va a accatt o magn!
Assunta: E vabbu. Dteme e sorde. (Li raccoglie dal tavolo)
Franco: Vai ass!
Assunta: Vaiassa a me?
Franco: No, vai ass: cio, ass o diminutivo e Assunta!
Assunta: Ah, ecco. Io allora vaco. Con permesso.
Esce via di casa. Dopodich, Pasquale commenta amaramente.
Checca: E questa la povert. Ci dobbiamo arrangiare.
Pasquale: Franco, Dina, e menu male che nun venuto pure vostro figlio Umberto!
Franco: E chillo gghiuto a pranzo adda nnammurata soja.
Dina: E chi ?
Franco: E chi a sape? Nun me lha vuluto dicere pe paura che ce jeveme purio e te!
Dina: A proposito, amici, tengo una bella notizia: ho trovato lavoro. O marucchino cc
ffora se n gghiuto e mha lassato o posto. Vendo CD e DVD. Per ogni DVD
venduto, guadagno 10 centesimi e per ogni CD 5 centesimi. Ma non fantastico?
Franco: (Imbarazzato da ci detto da Dina) Ehm, amma magn e bevere pe festeggi!
Pasquale: Allora jammece a lav e mmane. Tra poco mettiamo la tavola e si cena.
Checca: Oh, finalmente.
I quattro escono a sinistra, confabulando tra di loro.
2. [Serafino Allalba, poi Checca, Pasquale, Dina e Franco]
Dalla comune ecco lingegner Serafino Allalba (in abito gessato grigio. In mano
ha una cartellina). Si guarda intorno, parlando al cellulare con qualcuno.
Serafino: Oddio, assessore, com messo male questo posto. Questa casa fu evacuata dopo
il terremoto dell80. Come ingegnere incaricato dal comune di Napoli, devo
testare questo tugurio e, se il caso, abbatterlo. Eppure ho limpressione che
qualcuno ci viva ancora. Se cos, deve andarsene. Per qui non vedo nessuno.
Forse questi saranno usciti per farsi una bella mangiata! La porta dingresso era
aperta, in quanto rotta! Va bene, allora la richiamo pi tardi. A dopo. (Chiude il
cellulare, apre la cartellina e si prepara a scrivere) Dunque, prendiamo nota.
Da sinistra entra e si ferma Checca con una tovaglia da tavola in mano.
Checca: Io vaco a mettere a tov (Si blocca ed osserva ed ascolta Serafino)
Serafino: (Parla scrivendo) Ambiente degradato da evento sismico e usura del tempo. (Poi
picchietta su un muro) Mura di incerta resistenza e con lesioni gravi. (Guarda in
alto) Pericolo di crollo del soffitto. (Dubbioso) Soffitto? (Prende il cellulare e
chiama) Assessore, scusi, sono di nuovo lingegner Allalba. Volevo chiederle:
soffitto si scrive con due ti o con una sola? Come? Non lo sa nemmeno lei?
Checca: Scusatemi se intervengo!
Serafino: (Si spaventa) Oddio!
Checca: Eh, ch succieso? Vaggio fatto appaur?
Serafino: (Al telefono) Assessore, in questo momento apparsa una signora davanti a me!
Checca: E che mavte pigliato, pa Madonna e Pumpei?!
Serafino: (Al telefono) OK, assessore, ora ci parlo e vedo cosa vuole. A dopo. (Chiude) Mi
scusi, signora, vuole qualcosa?
Checca: S, vi volevo dire che soffitto si scrive con due effe e due ti!
Serafino: Due effe e due ti! Grazie, signora, lo segno subito, lo segno subito! (Cos fa)
Checca: Scusatemi se domando: ma voi chi siete?
Serafino: Io sono lingegner Serafino Allalba. E lei?
Checca: Io mi chiamo Checca Fona. (Poi savvicina a sinistra e chiama) Pasc, viene nu
sicondo cc! (Poi torna da Serafino)
Serafino: Pasquale?
Checca: No, niente, ho chiamato i rinforzi! Mio marito.
Da sinistra torna Pasquale.
Pasquale: Che vaje truvanno, Checca?
Checca: (Indica Serafino) E trasuto chisto da porta!
Serafino: Sign, ma che mavte pigliato pe nu cane?
Pasquale: E voi chi siete?
Serafino: Io sono lingegnere Serafino Allalba.
Pasquale: Ah, ecco, aggio capito: siete ingegnere solo di notte!
Serafino: E perch?
Pasquale: E voi avete detto che siete ingegnere dalla sera fino allalba!
Serafino: (Ironico) E s, io songo ingegnere cu a scadenza! Sentite, io sono stato
incaricato dal comune di visionare questa casa. Chiaro?
Pasquale: Ah, ho capito. Aspettate un momento. (Savvicina a sinistra e chiama) Franco,
viene nu sicondo cc! (Poi torna da Serafino) M viene!
Serafino: Avete chiamato pure voi i rinforzi?
Pasquale: E certo. Pu essere che vi dobbiamo prendere a mazzate e sbattere fuori a calci!
Serafino: Ma per favore. Io sono un funzionario nellesercizio delle sue funzioni.
Pasquale: E a Franco non gliene frega niente!
Serafino: Ma chi stu Franco?
Da sinistra torna Franco.
Franco: Ch succieso? E turnata Assunta cu o pullasto e a Coca Cola?
Pasquale: No, Francheti, ce sta stu tizio. Puo ved che va truvanno? Io nun o capisco.
Serafino: Permette? Sono lingegner Serafino Allalba.
Franco: E con ci?
Serafino: Voglio capire voi tre che ci state facendo qui dentro.
Franco: Noi tre? Ma noi non siamo in tre. Aspettate un momento. (Savvicina a sinistra e
chiama) Dina, viene nu sicondo cc! (Poi torna da Serafino) M viene!
Serafino: Sentite, ma che traste, a uno a vota!
Franco: E quella ci sta pure mia moglie Dina. M la vedete!
Da sinistra torna Dina.
Dina: E succieso coccosa?
Franco: No, niente, trasuto stu personaggio!
Serafino: M songo nu personaggio!
Dina: E che vvo?
Serafino: Sentite, signori, ora basta. Posso sapere i vostri nomi?
Pasquale: Io sono Pasquale Rovinato.
Serafino: Guardi che con me non attaccano queste frasi patetiche. Non mi importa se lei
rovinato. Io voglio sapere il suo cognome.
Pasquale: Ma io sono Rovinato di cognome e di fatto! E lei mia moglie Checca Fona.
Franco: Io invece sono Franco Danneggiato. E lei mia moglie Dina Mite.
Dina: Piacere!
Serafino: E tutto mio. Sentite, signori, io non sono venuto qua di mia iniziativa. Quelli del
comune mi ci hanno mandato.
Franco: O vero? Vi ci hanno mandato?
Dina: Uh, e che scustumate!
Serafino: Ma non che mi hanno mandato a quel paese, mi hanno mandato in questa casa,
e non mi aspettavo di trovare voi quattro ad abitarci.
Pasquale: No, ma qua dentro ci abitiamo solo io, mia moglie e mia figlia che adesso
andata a comprare il pollo e la Coca Cola. Invece loro due sono ospiti a pranzo!
Serafino: Ecco, appunto, ma non dovreste essere qui, adesso! Questa casa diroccata.
Pasquale: No, sta casa a mia. Nun appartiene a roccata!
Serafino: Ma no. Io voglio dire che stata danneggiata dal terremoto dell80 e prima o poi
croller. Per cui, dovete evacuare.
Checca: E chi ve lha ditto che sta casa pericolante?
Serafino: Ve lo mostro subito. (Picchietta col pugno sulle mura) Ecco, guardate questo
muro com marcio. E pure questaltro! E pure questaltro!
Pasquale: Alt! Scusate, ma sta casa se ne sta cadenno essa sola, oppure a state facenno
cad vuje a furia e cazzotte?!
Serafino: Mite pigliato pe na ruspa? Io vi sto solo mostrando la fragilit di questa casa.
Pasquale: (Con tono di scherno) Ma nun dicite scimmit!
I quattro se la ridono. Serafino li ammonisce.
Serafino: Il riso abbonda sulla bocca degli stolti.
I quattro smettono di ridere.
Pasquale: Checca, the magnato o riso?
Checca: No.
Pasquale: E nun lhe ntiso? Ha detto che noi siamo storti perch ci siamo mangiati il riso!
Serafino: Ma non il riso come cibo, io intendevo il riso, cio il ridere.
Franco: S, ma chi e nuje stuorto?
Serafino: Ma nessuno. Insomma, basta. Voi siete abusivi. Se non ve ne andate, vi mando i
carabinieri. Dopodich abbatteremo questa casa. Va bene? Buonasera.
Mentre si avvia ad uscire, i quattro lo rincorrono e lo fermano.
I quattro: No, no, no!
Serafino: Che volete, ancora?
Franco: Sentite, a me non me ne importa niente perch io la casa ce lho, ma Pasquale,
Checca e Assunta dove se ne vanno?
Serafino: Non un problema mio. Buonasera!
Mentre si avvia ad uscire, i quattro lo rincorrono e lo fermano.
I quattro: No, no, no!
Serafino: Ma mi lasciate andare in pace?
Checca: Sentite, ma non si pu fare niente?
Serafino: S, adesso ve lo dico subito. (Poi indica verso lalto) Uh, sta cadendo!
I quattro: (Osservano) Che cosa?
Serafino: (Li prende in giro) Sta cadendo!
Indica un punto, gli altri si distraggono e lui fugge via di casa.
Checca: Uh, mannaggia. E m?
Franco: Mi dispiace. Bisognava corromperlo.
Pasquale: E comme o corrompevo?! Senza soldi?
Dina: Sentite, io tengo fame. Io direi: aspettiamo che viene Assunta, mangiamo il pollo
che ci porta lei e poi pensiamo a questo problema. Va bene?
Checca: Io per vulsse nu poco e cammumilla.
Pasquale: E chi o ttene? Al massimo putmme fa sulo llacqua calda! Accuntintete!
Checca: E vabbu.
Pasquale, Checca e Dina escono a sinistra. Franco resta l per unimprecazione.
Franco: Ma vedte si chisto o modo e invit e ggente a magn a casa propria! Bah!
Ed esce pure lui a sinistra.
3. [Umberto Danneggiato e Assunta. Poi Franco e Dina]
Dalla comune entra Assunta che tiene un grembiule da cucina in mano: felice.
Assunta: Mamma mia, che bellu grembiule nuovo maggio accattato! Quanno so asciuta
cc ffora, nun aggio resistito alla tentazione, so trasuta into negozio e me
laggio pigliato! (Se lo prova) Custava sulo cinchEuro! Per n valsa a pena!
Dalla comune entra Umberto. Nota Assunta e le si avvicina.
Umberto: Uh, Ass!
Assunta: Uh, Umb! Tu staje cc? Add si stato fine m?
Umberto: Adda nnammurata mia. Per i genitori suoi mi hanno cacciato via!
Assunta: Uh, e pecch?
Umberto: E pecch guarde cc comme stongo cumbinato. Mhanne pigliato pe straccione!
Ma comme, io songo na perzona accuss distinta! (Si gratta con forza in testa)
Assunta: (Infastidita) E manco to faje nu shampoo?!
Umberto: Brava! Questa la stessa cosa che hanno detto i genitori della mia ex fidanzata.
Assunta: Mamma mia, e chi se pnzene e essere, chiste?
Umberto: E meglio che nun to ddico!
Assunta: E essa nun ha fatto niente?
Umberto: S. Ha ditto vicino a lloro: Beh, per pensandoci bene, avete ragione voi!
Assunta: E che ggente!
Umberto: (Nota il grembiule) E nuovo stu grembiule?
Assunta: S. Me laggio accattato momm.
Umberto: E cu quali sorde?
Assunta: (Realizza) Ah, gi, e sorde me servvene paccatt o pranzo nuosto. E m che
ce dico a pap e a mamm?!
Umberto: (Grattandosi addosso) Stamme a sent a me: meglio che nun ce dice niente!
Da sinistra tornano Franco e Dina, lamentandosi per la fame.
Franco: Mamma bella, nun ce a faccio cchi, e che famme che tengo!
Dina: Nun veco llora che torna (Nota Assunta) Uh, a vi ccanno.
Franco: Assa fa Dio! E turnata Assunta. Chiammamme subito a Pascale e a Checca.
Assunta: No, no, aspettate, prima vi debbo dire una cosa.
Umberto: E gi, ma nun avte visto che ce stongo pure io?
Franco: S, s, vabbu, aroppo te salutamme!
Dina: M tenmme famme!
Assunta: Ma io vi devo dire unaltra cosa: avte visto che bellu grembiule me so accattata?
Franco: Ass, ma che ce ne mporta do grembiule? Caccia o pullasto e a Coca Cola!
Dina: Fa ambresso, ca tenimme famme!
Umberto: (Spazientito) Oh, e basta! Assunta ve sta dicenno che nun ha accattatato o
pullasto e a Coca Cola, pecch s accattato stu grembiule!
Dina: (Dubbiosa) E cu quali sorde lhe accattato?
Assunta: Coi soldi che mi avete dato voi per comprare da mangiare!
I due: Ma m taccedmme!
I due, arrabbiati, le mettono le mani al collo per strangolarla. Umberto li calma.
Umberto: No, no, nu mumento. Lasstela, lasstela!
Riesce a liberare il collo di Assunta dalle mani di Franco e Dina.
Non il caso di affogarla cos! (E si gratta in testa) Avete capito?
Assunta: Ma voi mi dovete capire, io mi dovevo comprare per forza questo grembiule.
I due: E pecch?
Assunta: E perch, se mentre mangio, mi sporco?!
Franco: E comme te spuorche, si nun magne?!
Assunta: Vabb, io avrei una soluzione.
Dina: E sarebbe?
Assunta: Datemi unaltra volta i soldi e io vado a comprare il pollo e la Coca Cola!
I due, nervosi, le mettono le mani al collo, ma Umberto prova a calmarli.
Umberto: Calma! E basta!
I due desistono.
Nun o caso e fa male a Assunta!
Assunta: Grazie.
Umberto: Tanto, aroppo ce pnzano Pascale e Checca!
Assunta: (Ironica) Grazie doje vote!
Dina: Siente, ma tu nun stive adda nnammurata toja?
Umberto: Stevo!
Franco: E chi era sta nnammurata toja, pe sape?
Umberto: La figlia dei Precario, Marzia.
Dina: E comme va m staje cc?
Umberto: Pecch mhanne cacciato.
Dina: Ma chi?
Umberto: I genitori di Marzia.
Franco: I Marziani!
Umberto: E pure Marzia.
Dina: Siente, Franco, meglio che ce ne turnmme a casa nosta. Cc nun se magna!
Franco: E gi. Ass, dincello a mammeta e a pateto che nuje ce ne simme jute.
Dina: Ce vedmme natu juorno. Umb, nuje ce ne jamme. Tu tuorne a casa?
Umberto: E se capisce. Add vaco a durm?
Franco: Appunto! Jammuncenne, Dina.
I due escono di casa a passo deciso. Umberto resta con Assunta.
Umberto: Ass, he visto che he cumbinato? Ma dico io, tu he accatt a rrobba a
magn? E accatta a rrobba a magn. No, taccatte na mappina pe cuollo!
Assunta: E chaggia fa? Nun ce aggio penzato. E m chi ce o ddice a mamm e a pap?
Umberto: Tu!
Assunta: Io? Ma quelli mi squartano viva!
Umberto: E allora non ci facciamo trovare qua. Andiamo dentro e ti suggerisco una scusa.
Assunta: E vabb. Mannaggia a capa mia! Su, andiamo.
Escono a destra (Assunta particolarmente preoccupata).
4. [Vincenzo Inguaiato, Rosario Inguaiato e Pasquale. Poi Checca]
Dalla comune, di corsa, entrano due fratelli rapinatori: Vincenzo e Rosario
Inguaiato (questultimo con uno zaino in mano). Hanno passamontagna in testa
che poi tolgono. Si appoggiano spalle al muro accanto alla soglia della porta.
Vincenzo: (Affannoso) Ros!
Rosario: (Affannoso) Vici!
Vincenzo: Tu ive ditto cha polizia ce metteva tre ore parriv fora a banca, pe mezza
do traffico e Napule! Pa miseria, chella ce ha miso trenta siconde parriv!
Rosario: E gi, un caso unico nella storia dItalia!
Vincenzo: Vedi se li abbiamo seminati, i poliziotti.
Rosario esce dalla porta, ma poi torna di nuovo nella sua posizione, spaventato.
Rosario: Vici, stanne ancora cc ffora.
Vincenzo: E m comme facmme?
Rosario:Amma annasconnere a refurtiva dinta sta casa.
Vincenzo: Ma si scemo? Sono due milioni di Euro!
Rosario:E allora? Cc ddinto nun ce sta nisciuno.Sta casa abbandunata.
Vincenzo: Sicuro?
Rosario:Al 100%.
Vincenzo: E allora organizziamoci. Diamo unocchiata veloce qua fuori.
I due si sporgono un po dalla soglia della porta dingresso e guardano fuori.
Intanto da sinistra torna Pasquale che entra e si ferma (non notando i due).
Pasquale: Tengo na fetente e famme! Ma che fine ha fatto Assunta? M a vaco a cerc!
Si avvia alluscita e nota i due di spalle.
E chi so sti duje? Che vonno?
Gli si avvicina da dietro e gli parla, gridando un po.
Scusate!
I due: (Si spaventano e si abbracciano) Mamma mia!
Vincenzo: (Disperato) Commissario, ci arrendiamo!
Pasquale: Commissario? A me? No, io mi chiamo Pasquale Rovinato e abito qua dentro
insieme a mia moglie e a mia figlia. Quella andata dal pollarolo!
Vincenzo: (Sorpreso) Cio, voi abitate qua dentro?
Pasquale: S.
Vincenzo: (Guarda male Rosario) Ma questa casa non era disabitata?
Pasquale: Ho capito: siete pure voi ingegneri del comune di Napoli!
Rosario:Ma che ingegneri e ingegneri? Noi siamo noi siamo s, insomma, siamo
Pasquale: Sembrate due personaggi della televisione!
I due: (Lo applaudono) Bravo!
Vincenzo: Ma tu hai capito, Rosario? Questo signore ci ha riconosciuti. E come ha fatto?
Rosario: E gi, noi siamo proprio personaggi della televisione. Io sono Ros Inguaiato.
Vincenzo: E io Vince Inguaiato.
Pasquale: E io Pasquale Rovinato! E che terzetto stamme facenno! E che ci fate qua?
Vincenzo: (Preoccupato) Ecco! Che ci facciamo qua dentro?
Pasquale: Ve lo dico io: voi due state organizzando un nuovo gioco a premi. E accuss?
Vincenzo: (Sorridente) Ma quant intelligente stamico! S, stiamo proprio organizzando
un nuovo gioco a premi che andr in onda prossimamente in Rai, su La7 o Sky!
Rosario: E allora, diamoci del tu! Lo vedi questo zaino che tengo in mano? Noi te lo
lasciamo e ce ne andiamo.
Vincenzo: No, aspi, ma che staje dicenno?
Rosario: Vince, famme fa a me. Caro Pasquale, il gioco consiste in questo: per un mese,
tu dovrai conservare i soldi che stanno in questo zaino. E attenzione, non dovrai
spendere neppure un centesimo. E quando io e Vince torneremo tra un mese, se
troveremo ancora tutta la cifra che ti abbiamo lasciato
Vincenzo: Tu e la tua famiglia vincerete premi che non vedrete mai!
Rosario: No, vuole dire mai visti!
Pasquale: Ho capito. E quanti soldi ci stanno, l dentro?
Rosario: Sciocchezze: due milioni di Euro. Tutti in banconote da cento Euro. E (Nota
che Pasquale rimasto immobile con gli occhi sgranati) Oddio, ma che d?
Vincenzo: L venuta na paresi!
Rosario: (Lo scuote) Pasquale!
Pasquale: (Si ridesta) Mamma bella! Scusate, mi era sembrato di sentire che l dentro ci
stanno due milioni di Euro!
Rosario: E hai sentito bene. Tutti in banconote da cento Euro. E Ma che d sta puzza?
Vincenzo: E gi. Belle buono accumparuta into allaria.
Pasquale: Songhio! Aggiate pacienza, llemozione! Duje milione dEuro!
Rosario: S, ma tu hai capito che non li devi spendere?
Pasquale: Aggio capito, aggio capito.
Vincenzo: Bravo. Ed ora andiamo a nasconderli. C un posto sicuro qua dentro?
Pasquale: Sotto o lietto mio: s sfurnato o pavimento, accuss ce sta nu spazio vuoto!
Nisciuno ce va maje lloco sotto.
Vincenzo: Benissimo! Allora andiamoci.
Pasquale: Nu mumento, ma io aggio aspett a mia figlia che torna cu o pranzo nuosto.
Rosario: Senti, facciamo cos. (Dalla tasca estrae dei soldi) Questi sono 50 Euro, compra
ci che vuoi. Per dopo! Adesso andiamo prima a nascondere i soldi. Va bene?
Pasquale: E va bene. Seguitemi per di qua. (Indica a destra)
Rosario: A proposito, Pasquale, io e Vincenzo preferiamo andarcene dalla finestra della
tua stanza, piuttosto che dalla porta dingresso.
Rosario: E gi, noi siamo personaggi della televisione, stravaganti! A proposito, i tuoi
familiari non dovranno sapere niente di tutta questa storia.
Pasquale: Avete ragione voi. Seguitemi.
Si avvia a destra, camminando a gambe larghe, pian piano.
Vincenzo: Nh, ma pecch sta cammennno accuss?
Rosario: E nun a siente a puzza? Te s scurdato?
Vincenzo: Ah, gi! Jammuncenne, v.
Pasquale esce a destra, seguito dai due che fanno aria con le mani.
5. [Checca. Poi Assunta ed Umberto. Poi Pasquale. Infine Serafino]
Da sinistra torna Checca.
Checca: Ma ch stato? Add so gghiute Pascale, Franco e Dina? Ma soprattutto, add
gghiuta Assunta? (Senta la puzza nellaria) E che d sta puzza? E trasuto nu
cavallo cc ddinto? Mah! (E chiama) Pasc, add staje? Va a cerc a Assunta!
Da destra tornano Assunta ed Umberto.
Assunta: Mamm, io so turnata diece minute fa.
Checca: Ah, finalmente.
Umberto: Buongiorno, signora Checca.
Checca: No, no, Umb, m nun tengo proprio o tiempo e te salut!
Umberto: Ma che d, cc nisciuno me vo salut? Nemmanco pap e mamm!
Checca: A proposito, ma add stanne?
Umberto: Se ne sono andati. Vi mandano i saluti.
Checca: S, s, vabbu. Jamme Ass, caccia o pullasto e a Coca Cola, chamma magn!
Assunta: A Coca Cola? Ehm
Umberto: Ass, e dincello.
Assunta: Mamm, a Coca Cola nun ce sta.
Checca: E nun fa niente, ce bevmme llacqua da funtana! Allora caccia o pullasto.
Umberto: Ass, e dince a verit.
Assunta: Mamm, pure o pullasto nun ce sta.
Checca: Nun ce sta? Forse he truvato chiuso?
Assunta: Ehm s.
Umberto: Ass, e dince a verit. Signora Checca, Assunta, cu e solde do pullasto, s
accattata nu grembiule!
Checca: Che? Disgraziata!
Umberto: Ehm per la colpa non sua. E mia!
Checca: (Arrabbiata) E a toja? E allora nun abbusca sulo essa, abbuscate tutte dduje!
I due: Oh, no!
I due fuggono fuori casa, inseguiti per un breve tratto da Checca.
Checca: Parassiti della societ! Nun ce traste maje cchi dinta sta casa. Avte capito?
(Va al centro) Aggio fatto staffare: nu marito che nun v fa niente, na figlia
che nun serve a niente e cierti ccumpagnie sbagliate! E chillo che ffa? Sparisce!
Da sinistra torna Pasquale.
Pasquale: Uh, Checca, io sto cc!
Checca: Ah, o vi lloco! (Sente qualcosa nellaria) Ma che d sta puzza?
Pasquale: Ma comme, se sente ancora? Comunque nun niente. E Assunta turnata?
Checca: S, turnata, per o pullasto nun ce sta. Tua figlia nun lha accattato.
Pasquale: Che cosa? E m che ce magnmme io, tu, Franco e Dina?
Checca: No, sulo io e te, pecch Franco e Dina se ne so gghiute.
Pasquale: Ecco qua: gli amici si vedono nel momento del bisogno! Ma m ce penzo io.
(Dalla tasca estrae i 50 Euro) Guarde cc: na carta e 50 Euro!
Checca: Famme ved nu poco. (Prende la banconota e la osserva bene) Ma o vera!
Pasquale: (Se la riprende) E se capisce ch o vera.
Checca: E add lhe pigliata?
Pasquale: Me lha regalata un amico!
Checca: Uh, che bellezza! Allora m ce facmme na bella magnata io e te!
Pasquale: A faccia e chi se n gghiuto e nun sape che s perzo!
Checca: S, s, va a accatt coccosa a magn, muvete!
Pasquale: Veramente, io avessa primma into bagno.
Checca: No, no, ce vaje aroppo!
Pasquale: Aroppo tarde.
Checca: Nun me ne mporta niente.
Pasquale: E vabbu. (Si avvia alluscita) Uh, ce vedmme aroppo.
Ma mentre sta per uscire, si imbatte in Serafino.
Serafino: Famiglia Rovinato, scusate un momento!
Pasquale: Vuje state nata vota cc? Sentite, noi dobbiamo mangiare.
Serafino: (Sente qualcosa nellaria) Ma che d sta puzza?
Pasquale: E na puzza da mia! Vabbu?
Checca: (Interviene tra i due) Sentite, lasciate andare a mio marito. Non gli rubate tempo!
Serafino: Un secondo solo. Vedete, io pensavo che voi gi ve ne foste andati.
Checca: E invece stamme ancora cc. Fateci prima mangiare e poi ce ne andiamo.
Serafino: No, no, proprio questo il punto. Signori miei, c stato un qui pro quo.
Checca: Un qui pro quo?
Serafino: Voi lo sapete che vuol dire qui pro quo?
Pasquale: S, sognhe nepute e Paperino!
Serafino: Quelli sono Qui, Quo e Qua. Invece qui pro quo vuol dire che c un equivoco.
Checca: In che senso? Spiegatevi.
Serafino: Poco fa, al comune, mi hanno detto che mi sono sbagliato. Non questa la casa
pericolante che stiamo cercando, anche perch questa casa non pericolante!
Pasquale: Ate visto? E io che vaggio ditto? (Va al muro) A casa mia nun marcia. Vulte
ved? (Picchietta col pugno sul muro) Ecco qua. (Torna dai due) Avete visto?
Si sentono le mura scricchiolare e rumori di fondo di un imminente crollo.
Checca: Oddio, ma che sta succedenno?
Serafino: La casa sta per crollare! Presto, dobbiamo scappare.
Pasquale: Avviteve tutte dduje, io aggio a pigli e sorde!
Checca: Quali sorde? Nuje nun tenmme sorde!
Pasquale: E na cosa che saccio io. E laggia a pigli assolutamente!
Ser-Che.: (Lo bloccano per le braccia) No, no!
Pasquale: Uh, lassteme st, io aggia correre dinto!
Serafino: Ma pericoloso, dobbiamo scappare!
Pasquale esce a destra a prendere i soldi, poi torna da loro. Uscendo via
Pasquale: Presi!
FINE ATTO PRIMO
Si cambia casa: basso di San Giovanni a Teduccio, il salone di casa Danneggiato. Lambiente spoglio. Si entra da una porta centrale (aperta). A sinistra ci sono cucina e camera da letto. A destra bagno e altre stanze. A centro salone, un tavolo con quattro sedie. C una credenza (destra di porta dingresso), un appendiabiti e un divanetto verso destra.
ATTO SECONDO
1. [Franco, Dina, Assunta, Checca e Pasquale]
Seduti a tavola ci sono Franco, Dina, Assunta, Checca e Pasquale. Conversano.
Franco: Cari miei, non ci sta niente da fare: ognuno di noi sta bene solo a casa sua, sia
che la casa sta a Montecarlo, sia che la casa sta cc a San Giuanne a Teduccio!
Checca: Comunque io, Pasquale e Assunta vi ringraziamo che ci ospitate qua da voi.
Pasquale: Ma del resto, comme amma fa? A casa nosta se n crollata nu mese fa.
Dina: Vabbu, nun ve pigliate collera. Chesta casa tene sette stanze. Perci, c spazio.
Franco: Tanto, nuje sta casa nun lamme manco pavata. Lhanne abbandunata tiempo fa.
Checca: Pe mezza do terremoto?
Franco: E chi o ssape? Limportante che la casa resiste e noi ci abitiamo gratis!
Assunta: Mamm, pap, per stanotte aggio ntiso e scricchiol a stanza mia.
Dina: Uh, nun fa a ciucciuvettola! Sta casa nun lhanne costruite e cinesi.
Franco: E i cinesi, sulle cose che costruiscono, ci mettono il marchio Madre in Cina!
Pasquale: Madre in Cina? Ha raggione, ma che vvo dicere stu Madre in Cina?
Franco: Vo dicere che cinese tnene a mamma in Cina! Quelli sono mammisti!
Dina: Che meraviglia! Vulsse essere purio cinese!
Checca: No, invece a me me piacesse e essere talebana!
Franco: Ma no, Checca. E pericoloso a essere talebana. Ma tu non li hai mai sentiti?
Checca: Chi?
Franco: I terroristi di Gaeta.
Pasquale: Ma pecch, a Gaeta ce stanne e terroristi?
Assunta: Ma forse tu staje parlanno e Al Qaeda!
Franco: Per lappunto! Chillo, Bin Laden, era nu mercenario.
Pasquale: (Sorpreso) O vero? E add a teneva?
Franco: Che cosa?
Pasquale: A merceria!
Franco: Bin Laden teneva a merceria? Ma no, era mercenario, cio prezzolato.
Pasquale: Ah, ecco, era brizzolato! Comunque, io invece vulsse essere indiano.
Checca: E pecch?
Pasquale: Pecch in India ce steva chillu personaggio che lottava pa pace!
Assunta: Il Mahatma Gandhi.
Pasquale: Ecco: il Mammeta Gandhi!
Assunta: No, pap, Mahatma.
Pasquale: E io chaggio ditto? Il Mammeta!
Franco: Io invece nun supporto e francese pecch tnene a erre moscia! A proposito,
tengo a panza moscia! Perci, adesso mangiamo.
Pasquale: Facciamo come sempre?
Franco: Come sempre.
Pasquale, Franco, Dina e Checca si alzano in piedi. Assunta resta seduta. I due
uomini si frugano nelle tasche, le due donne nelle loro borse. Franco commenta.
Pasquale: E allora (Mette delle monete sul tavolo) Ecco la mia quota: 2 Euro e 50!
Franco: (Mette delle monete sul tavolo) Stavolta io tengo solo 1 Euro e 20!
Checca: (Mette delle monete sul tavolo) Io invece tengo 3 Euro!
Dina: (Mette delle monete sul tavolo) Io invece tengo duje Euro!
Franco: Tutte nzieme, amme apparate otto Euro e sittanta. Ass, tu quanto tiene?
Assunta: (Si alza in piedi, fiera) Tengo 75 centesimi!
Checca: E conservati quei 5 centesimi in pi, a mamm! Un giorno ti devi sposare!
Assunta: Cu cinche centesimi? Lascia stare, meglio che li uso per comprare il mangiare.
Prende i soldi dal tavolo ed esce via.
Checca: (Soddisfatta) Comm altruista, a figlia mia!
Pasquale: A proposito, ma sarricorda che ha da accatt o pollo e a Coca Cola?
Checca: Ma s, Pasc. E m, io e Dina jamme a pigli a tovaglia e e pposate.
Dina: Brava, h ditto buono.
Le due escono a sinistra. Pasquale estrae un cellulare dalla tasca della camicia.
Pasquale: E allora, caro Franco, ti piace il cellulare che ti ho regalato?
Franco: (Estrae il suo cellulare dalla tasca della camicia) S, s, bellissimo. E tale e
quale o tuojo. A proposito, Pasc, ma tu comme he fatto a laccatt?
Pasquale: Ehm vu sape commaggio fatto? Ma io non li ho comprati. Li ho trovati per
terra alla Vesuviana. Si vede che qualcuno li ha comprati e li ha perduti.
Franco: (Guarda il display) Il mio telefono tiene tre cacche.
Pasquale: (Sorpreso) Tre cacche?
Franco: Esatto, tre cacche! E il tuo telefono quante cacche tiene?
Pasquale: (Osserva il telefono) Ma che ce sta inta stu telefono? E ccacche?
Franco: E certamente. Sono quelle linee che ti dicono se il tuo telefono prende oppure no.
Pasquale: Ma allora sono le tacche, non le cacche!
Franco: E vabbu, io nun ne capisco. A proposito, ho notato che nel materasso del tuo
letto hai fatto un buco e ci hai messo una mappata di panni dentro. Ma perch?
Pasquale: Ehm niente. Lho messa cos, per bellezza.
Franco: (Incuriosito, si alza in piedi) E dai! Ma perch non me lo vuoi dire?
Pasquale: (Si alza in piedi) Ma ti dico che non niente.
Franco: Voglio andare a vedere. Io sono tuo amico e ho il diritto di sapere i tuoi segreti.
Pasquale: Add vuo ?
Franco: (Si avvia a destra) A ved che ce sta!
Pasquale: (Lo segue per fermarlo) No, ma nun o caso.
I due escono a destra.
2. [Umberto e Serafino. Poi Vincenzo e Rosario]
Dalla porta dingresso entra Umberto. Pare deluso.
Umberto: Niente, nun ce sta niente a fa. (Si siede sul divanetto) Io, cu e ffemmene, nun
tengo proprio ciorta! Uffa!
Poi nota Serafino (con la sua solita cartellina) che entra parlando al cellulare (e
non nota Umberto).
Serafino: Assessore, sono arrivato a destinazione. Questa casa pu crollare da un momento
allaltro. Prendo nota e poi le faccio sapere. A dopo. (Riaggancia) Bene, ora
mettiamoci al lavoro. (Apre la cartellina e si siede a tavola e scrive)
Umberto: Uh, ma chi chisto? Che sta cumbinanno? (Si alza e gli si avvicina da dietro)
Serafino: (Ignaro, lui scrive, ragiona a alta voce) Dunque: casa fatiscente e senza messa in
sicurezza. Manca il salvavita contro il macroshock elettrico. (Realizza) E comme
se scrive macroshock? (Prende il cellulare e chiama) Assessore, mi scusi, sono
sempre io, lingegner Allalba. Sa per caso come si scrive macroshock?
Umberto: Ua, ma chi te lha misa a laurea nmana?
Serafino: Assessore, perch moffende? E lei ha detto: Ua, ma chi te lha misa a laurea
nmana? Ah, non stato lei? E come si scrive macroshock? Ah, non lo sa?
Umberto: O ssaccio io!
Serafino: Assessore, ma lei lo sa o non lo sa? E come, lei ha detto: O ssaccio io!, con
una insospettabile cadenza napoletana volgare!... Ah, non stato lei?
Umberto: E gghiamme bello, jamme!
Serafino: Assessore, la prego, non mi dia fretta. Ma come, lei ha detto: E gghiamme
bello, jamme! Non stato lei? E allora chi stato?
Umberto: (Gli si mostra, gridando) So stato io!
Serafino: (Lo nota e salta in piedi, gridando dallo spavento) Mamma mia bella! Assessore,
davanti ai miei occhi apparso un essere immondo!
Umberto: No, ma io nun so Raimondo, songo Umberto!
Serafino: S, assessore, ora ci parlo. A dopo. Ossequi! (Chiude il cellulare) E chi lei?
Umberto: Songo o figlio e mia mamma e mio padre!
Serafino: E sua madre e suo padre chi sono?
Umberto: I miei genitori!
Serafino: E voi tre insieme chi siete?
Umberto: La famiglia Danneggiato.
Serafino: E che ci fate qua dentro?
Umberto: Ci abitiamo insieme alla famiglia Rovinato!
Serafino: Pure?
Umberto: Scusate, ma chi site vuje, chiuttosto?
Serafino: Sono lingegner Serafino Allalba.
Umberto: E pecch site trasuto cc ddinto?
Serafino: Io sono qui perch mandato dal comune di Napoli a ispezionare questa casa
pericolante. La gente delle case intorno sente spesso dei rumori.
Umberto: No, ma i rumori di questa casa sono fatti dai fantasmi!
Serafino: E secondo lei, io devo credere che in questa casa ci sono fantasmi? Ma andiamo.
Ride, si volta ridendo, nota oggetti che si muovono. Smette di ridere, intimorito.
Oddio mio! Maronna mia! San Giuseppe mioooo!
E fugge via di casa, lasciando la cartellina sul tavolo. Umberto si diverte.
Umberto: Ma che d? S appurto? Avr visto un fantasma! (Guarda sul tavolo) Sha
scurdato pure a cartellina! (La chiude e va alluscita) Uh, amico,the scurdato
sta cosa! (La getta fuori casa e torna al centro) Ecco qua! E m famme ved si
riesco a magn coccosa!
Esce a sinistra. Da destra entrano Rosario e Vincenzo con aria circospetta.
Hanno i passamontagna. Se li tolgono.
Rosario: OK, nun ce sta nisciuno. Ce putmme lev o passamontagna. (Cos fa)
Vincenzo: Finalmente! (Anche lui) Rosario, ma pecch simme traste pa fenesta, si ce sta
a porta aperta?!
Rosario: Perch siamo ladri.
Vincenzo: Emb, siamo ladri mica simme scieme?!
Rosario: Senti, Vici, piuttosto ti sei accertato che la casa questa?
Vincenzo: E certamente. Quel tizio che noi gli abbiamo dato i soldi, sta qua.
Rosario: Pensava di farci fessi, eh!
Vincenzo: Adesso dobbiamo cercarlo, dirgli che il gioco a premi finito, che ci deve
restituire i soldi e poi spariamo.
Rosario: Lo spariamo? Lamma accidere?
Vincenzo: No, spariamo: verbo sparire, non verbo sparare!
Rosario: Ma scherzi? I soldi ce li troviamo noi. Io non ho paura di niente. (Si appoggia
alla credenza e nota che alcuni oggetti verso il muro si muovono da soli. Si
spaventa e cerca di parlare a Vincenzo, ma gli escono solo versi affannosi)
Vincenzo: (Ignaro, gironzola avanti e indietro) Ros, ci vuole troppo tempo. Non credi?
(Non sente risposta) Ros, ma nun me rispnne? (Lo nota terrorizzato) Ma ch
stato? Tu tiene na brutta faccia! Me pare comme si avsse visto nu fantasma!
Rosario fa segno di s con la testa. Vincenzo allora lo rimprovera.
Ma a vuo fern e fa o scemo? Quanno faje nu poco a perzona seria?
Rosario: (Terrorizzato) Vici... a rrobba vicino o muro se move essa sola!
Vincenzo: Famme ved, va! (Getta un occhio e nota alcuni oggetti muoversi da soli. Si
spaventa e cerca di parlare a Rosario, ma gli escono solo versi affannosi)
Rosario: He visto? E tu nun me credve! Facmme ambresso, che sta casa stregata!
Vincenzo: Stattu zitto! Nun te fa sent!
Rosario: Da chi?
Vincenzo: De fantasme! Adesso cerchiamo i nostri soldi e poi ce ne scappiamo.
Rosario: E non che quel tizio li ha messi in banca?
Vincenzo: Ma quala banca? I nostri soldi stanno nascosti in questa casa. Forza, cerchiamoli.
Rosario: E add? (Si siede al tavolo) Stu posto me pare nu labirinto. (Ad un tratto salta
in piedi, gridando dal dolore e toccandosi il sedere) Aaaaah!
Vincenzo: Cretino, challucche a ffa?
Rosario: O fantasma mha dato nu cavicio!
Vincenzo: Ma qualu fantasma? Forse ci sta un chiodo sulla sedia.
Rosario: Siente, cercmme sti solde e gghiammuncenne. (Indica a destra) Jamme all!
Vincenzo si avvia lemme a destra, stentatamente, impaurito, seguito a ruota da
Rosario che gli posa una mano sulla spalle e Vincenzo si spaventa e si ferma.
Vincenzo: (Terrorizzato) Maronna!
Rosario: Ch stato?
Vincenzo: O fantasma mha miso na mana ncoppa a spalla!
Rosario: Sc, songhio!
Vincenzo: Puozzitt o sango!
Escono via a sinistra.
3. [Pasquale e Franco. Poi Assunta]
Da destra riecco Pasquale e Franco (che ha le mani tra i capelli, sconvolto).
Franco: Mar, Pasc! Maggia assett, o si no sbatto nterra! (Siede sul divanetto)
Pasquale: Stattu zitto, nun allucc!
Franco: Pasc, ma tu add lhe jute a pigli tutte chilli sorde?
Pasquale: (Gli siede accanto) E nun allucc! Niente, sono anni e anni di elemosine.
Franco: E quanti soldi sono?
Pasquale: Due milioni di Euro!
Franco: Duje milione delemosina? Pasc, ma tu me vulsse pigli pe fesso?
Pasquale: Taggio ditto nun allucc! E va bene, adesso ti dico la verit: io sto facendo un
gioco a premi televisivo. Se non spendo niente di quella cifra, vinco un premio.
Franco: E tu me vuo fa credere che fine m nun he spiso manco nu centesimo?
Pasquale: A verit proprio? S, aggio spiso coccosa. Ho comprato qualcosina da mangiare
e pure i due cellulari per me e per te.
Franco: E tu, cu sta famme che tenmme, te miette a accatt e cellulare cu e cacche
a dinto?
Pasquale: Per poi recupero i soldi con qualche elemosina e li rimetto al loro posto!
Franco: E fammi capire una cosa: ma perch non mi hai detto niente?
Pasquale: Nisciuno sape niente. Quelli del gioco a premi mi hanno impedito di dirvelo.
Franco: Pasc, ma tu me staje dicenno a verit?
Pasquale: Assolutamente. Uh, per tarraccummnno: nun dicere niente a nisciuno! Si
qualcheduno o vvene a sape, io songo squalificato e perdo o premio.
Franco: Nun te prioccup. E che premio ?
Pasquale: Nu viaggio. Per io lo vinco e me lo vendo, cos coi soldi mi compro un sacco
di roba da mangiare per tutti noi.
Franco: Buona idea.
Pasquale: E m aspettamme che torna Assunta. Maggia fa proprio na bella magnata!
Dal centro entra Assunta. E assai delusa.
Assunta: Io stongo cc. (E si siede al tavolo imbronciata, ignorando i due)
Pasquale: (Guarda perplesso Franco, poi le si avvicina) Ass, ma add sta o magn?
Assunta: E tu ti preoccupi del mangiare? Pap, o magn nun ce sta.
Franco: (Si alza ed accorre, preoccupato) Comme? E pecch?
Assunta: Mhanne fatto na rapina!
Pasquale: Na rapina? A mano armata?
Assunta: No, o rapinatore era disarmato, per era gruosso assaje! Ma che mondo infame!
Pasquale: Appunto: minacciano una creatura angelica per un tozzo di cibo. Minacciate sulo
a essa, po! Che centra il mio cibo che povero e indifeso?
Assunta: Pap, io me vaco a sciacqu nu poco a faccia.
Franco: Nun ce sta llacqua!
Assunta: Allora me vaco a ffa na spremuta e arancia!
Franco: Nun ce stanne arance!
Assunta: E allora me ne vaco nu poco fora o balcone. Vabbu?
Esce via a sinistra.
Pasquale: Assunta va fora o balcone? Ma dinta sta casa e balcune nun ce stanne!
Franco: Nun aggio avuto o curaggio e ce o rricurd!
Pasquale: E intanto m rimanimme dijune? Amma truv o modo e magn!
Franco: Pasc, dinto matarazzo tuojo ce sta na miniera doro.
Pasquale: No, no, i soldi non si possono toccare, se no vengo squalificato.
Franco: E che ce ne mporta? Nuje ce murimme e famme e tu pienze o gioco a premi?
Pasquale: Ma se io vinco, aroppo amme voglia e magn!
Franco: E secondo te meglio a gallina dimane che lluovo oggie? Forza, jamme a pigli
lluovo ehm e sorde a sotto o matarazzo e magnmme! (Si avvia a destra)
Pasquale: (Lo blocca) Add vaje?
Franco: Pasc, famme fa!
Pasquale: No, no!
Franco va a destra seguito dallamico. Da sinistra torna Assunta.
Assunta: Saje che faccio? Me vaco a addurm ncoppa o lietto mio. Anze, no, meglio o
lietto e mamm e pap. E pi massiccio. Ma che ce sta inta chillu matarazzo?
Esce via dubbiosa a destra.
4. [Checca e Dina, Tommaso Precario, Laura Nonc]
Da sinistra tornano Checca e Dina con tovaglie e posate che mettono sul tavolo.
Checca: Finalmente m se mangia!
Dina: E gi. Tengo na famme che nun ce veco cchi.
Checca: A proposito, ma Umberto ha fatto pace cu a figlia do conte Precario?
Dina: Purtroppo no. I Precario nun vonno fa carte! E che gente pip!
Checca: Come tu sai, io e mio marito ci divertiamo a fare finta di essere gente borghese
come loro. E quelli ci sono sempre cascati!
Dina: E che scieme!
Le due se la ridono, mentre si presentano alla porta proprio Tommaso e Laura.
Tommaso: (Accento bolognese) E permesso?
Dina: Chi ?
Checca: (Li nota e resta sconvolta) Oddio! (E si mette in disparte, nascondendo il viso)
Dina: (Verso i due) Prego, dite, dite.
Tommaso: Siamo i conti Precario.
Dina: (Stupita) I Precario? Ma prego, entrate!
Tommaso: Grazie.
I due vengono avanti.
Tanto piacere di conoscerla. Io sono il conte Tommaso Precario.
Dina: E la signora la consorte?
Laura: S, Laura Nonc.
Dina: Molto onorata. Io mi chiamo Dina Mite. E lei (Nota Checca che cerca di
non farsi notare) Scusatemi, torno subito. (Va da Checca) Ma che ffaje?
Checca: No, ehm aggia nu mumento inta cucina.
Dina: E ce vaje aroppo. Signori, lei la mia amica.
Laura: (Si avvicina alle due, sorpresa) Ma ma signora Francesca!
Dina: Francesca? Ma no, Checca Fona!
Laura: Che cafona a me?
Checca: No, a lei!
Laura: Lei cafona?
Dina: No, lei Checca di nome e Fona di cognome!
Laura: Ma ma lei mi ha detto di chiamarsi Francesca.
Checca: (Guarda male Dina) E te llaggio pure ditto!
Dina: E maggio scurdata.
Laura: (Osserva bene Checca) Ma com vestita?
Intanto Tommaso nota oggetti che si muovono alle pareti e rimane turbato.
Tommaso: (Savvicina pure lui a Laura) C qualcosa di strano in questa casa.
Laura: No, c qualcosa di strano in tutto!
Checca: Ehm cambiamo discorso. Come state, signora Laura?
Laura: (Fredda) Bene, grazie.
Dina: Ma prego, accomodiamoci.
I quattro si accomodano al tavolo. Poi Dina li interroga.
Bene. E a che cosa devo questo onore?
Tommaso: Signora, parleremo alla presenza di suo marito e suo figlio. Non ci sono adesso?
Dina: Oddio, ma ch succieso coccosa?
Laura: No, non pensi subito a male. Per si tratta di una cosa negativa. Ma stia calma!
Dina: Aggia st calma? E vabbu. Gentili signori, vi posso mostrare la mia casa?
Laura: Ma certo! Alziamoci!
I quattro si alzano in piedi.
Dina: (Indica a sinistra) Vogliamo cominciare da l? Vi voglio mostrare il mio bagno!
Checca: Ma comme, Dina, ce vuo fa ved o bagno? E pare brutto!
Dina: Giusto. E allora assettmmece nata vota!
I quattro si siedono di nuovo. Dopodich a Dina viene un dubbio.
Aspettate, ma non la volete vedere pi la mia casa?
Tommaso: E come. Per lei ci ha detto di accomodarci di nuovo.
Dina: No, ma scusatemi. Alziamoci di nuovo.
I quattro si alzano in piedi. Dina indica a destra.
Prego, andiamo di l.
I quattro si avviano a destra, poi Dina si ferma e si fermano pure gli altri.
Un momento! Di l ci sta la cucina, per ci sta una muina in mezzo mai vista!
Ve la mostro un altro giorno. Torniamo a sederci!
I quattro tornano a sedersi (Laura e Tommaso alzano gli occhi al cielo).
Checca: Dina, ma gliela vuoi mostrare questa casa?
Dina: S, s, certo. Su, andiamo di l. (Indica sinistra) Alziamoci unaltra volta.
I quattro si alzano in piedi.
Prego, andiamo!
I quattro si avviano a sinistra, poi Dina si ferma e si fermano pure gli altri.
Alt! Quella la stanza di mio figlio: sembra il Vietnam! Torniamo indietro.
Tommaso: (Stufo) Signora, andiamo dove vuole lei!
Laura: (Stufa) Basta che ci andiamo!
Dina: E va bene. Seguitemi, seguitemi!
I quattro escono a sinistra.
5. [Assunta, Pasquale e Franco]
Da destra torna Assunta, con le mani tra i capelli, sconvolta!
Assunta: Gies, chaggio visto! Aggio spiato a pap e a Franco inta stanza e lietto.
Belle buono pap ha cacciato nu mattuoglio e sorde! E add lha pigliate?
Si siede al tavolo. Da destra tornano di corsa Pasquale e Franco.
Pasquale: Uh, add sta? Add sta?
Franco: (Gli indica Assunta) A v lloco. S assettata! Jamme subito add essa!
I due corrono subito da lei. Pasquale la interroga.
Pasquale: Ass, Ass dinta stanza e lietto che he visto?
Assunta: (Sconvolta) Pap, aggio visto o Paraviso!
Franco: Ah, menu male, nun lha viste e sorde sotto o lietto tuojo!
Pasquale: Cretino, chesta sta parlanno proprio de sorde che stanne sotto o lietto mio.
Assunta: Pap, ma he fatto cocche rapina?
Pasquale: Stattu zitta! Tu nun he visto niente. Te si sbagliata! He capito?
Assunta: (Si alza indignata) Tu tenevi i soldi e non ce lhai mai detto. Lo dir a mamm!
I due: Nooooo!
Pasquale: Non devi dire niente a nessuno.
Franco: Non devi dire niente a nessuno.
Pasquale: (Lo guarda male) Laggio ditto gi io! Ass, non devi dire niente a nessuno.
Assunta: E perch?
Pasquale: Nun to ppozzo dicere.
Franco: E gi, o si no chi e ssente a chilli duje?
Assunta: A chilli duje? Ma di chi state parlando?
Pasquale: Nun to ppozzo dicere.
Franco: E gi, o si no fernesce o gioco e perdte o premio!
Assunta: O premio? Qualu premio?
Pasquale: Nun to ppozzo dicere.
Franco: E gi, vuje nun putte spennere manco nu centesimo pe nu mese intero!
Assunta: Pap, ma che d sta storia?
Pasquale: Taggio ditto che nun to ppozzo dicere!
Franco: E gi, quando abitavate nella casa vecchia, due signori sono entrati coi soldi e
hanno parlato con lui.
Assunta: E quanti soldi sono?
Pasquale: Nun to ppozzo dicere!
Franco: Bravo, Pasc, nun ce o ddicere che s duje milione deuro!
Assunta: (Sorpresa) Duje milione deuro?
Franco: E tu commo ssaje?
Pasquale: Cretino, ce lhe ditto tu!
Franco: O vero? Nun me ne songo proprio accorto!
Assunta: Pap, ma quei soldi, spendiamoli per noi. Che ce ne frega del gioco a premi?
Pasquale: No, no, non si pu.
Assunta: Ma noi ci moriamo quasi di fame. E io me so scucciata e fa sta vita.
Franco: Pasc, sta meza scema ave raggione. Nuje cc ce puzzamme quase e famme!
Pasquale: Quase? No, nuje ce puzzamme e famme e basta! E allora dice buono Assunta.
Sapete che vi dico? Andiamo alla pizzeria qua fuori e ci compriamo sei pizze.
Assunta: Oh, finalmente!
Franco: Me si piaciuto, Pasc! Allora v a pigli e sorde!
Pasquale: Gi e ttengo dinta sacca. Jamme, ascmme, muvmmece. Voglio magn!
Assunta: E purio!
Franco: E purio!
Escono di casa felici.
6. [Tutti e infine Serafino]
Da sinistra totnano Vincenzo e Rosario.
Rosario: Niente, i soldi non stanno da questa parte.
Vincenzo: E gghiamme a ved a chellata parte? Ambresso, ambresso!
Escono a destra. Da sinistra tornano Umberto (di corsa), Tommaso, Laura,
Checca e Dina.
Umberto: Uh, mamma mia, aiuto, aiuto!
Tommaso: Ah, finalmente ti ho acchiappato! (Gli afferra il braccio) Non mi sfuggi pi.
Laura: Tommaso, non lasciarlo scappare.
Umberto: Ma che mavte pigliato, pe nu capitone?!
Dina: Scusate, ma che sta succedendo? Perch state maltrattando a mio figlio?
Checca: Maltrattando?
Dina: E commaggia dicere, allora?
Checca: Trattando male!
Dina: E nun a stessa cosa?
Checca: E no. Na camicia se maltratta, nu cazone se maltratta ma no na perzona!
Dina: Checca, ma stattu zitta! Io voglio sape che sta succedenno cu mio figlio.
Tommaso: Cara signora, suo figlio ha messo gli occhi su mia figlia Marzia.
Dina: E con ci?
Tommaso: (Molla il braccio di Umberto) Potrebbe averla messa incinta!
Umberto: E che llaggio misa incinta cu lluocchie?
Laura: Perch, vuoi farci intendere che tu non lhai toccata mai?
Umberto: Cu lluocchie no, ma cu o riesto s!
Dina: Scusate, ma non si erano lasciati?
Laura: S, ma loro due non possono lasciarsi. Lui ormai deve riparare sposandola!
Umberto: A chi? (Si siede al tavolo) A me me piace Marzia, ma o matrimonio no!
Dina: Cretino! Si tu te spuse a Marzia, chella tha da manten economicamente!
Tommaso: Aspettate un momento, ma che sono questi discorsi?
Dina: Stteve zitto, vuje! Noi stiamo in trattativa familiare!
Laura: Ma se Umberto ci garantisce che Marzia illibata, ogni vostro discorso inutile.
Dina: No, no, ma quello mio figlio ha fatto, ha fatto! (Gli si avvicina e gli torce il
braccio) E o vero, Umb?
Umberto: (Dolorante) Ah, s, s!
Tommaso: Perfetto. (Va a sedersi al divanetto) Allora aspettiamo il padre del ragazzo.
Laura: Gi, cosci presentiamo a lui. (Gli siede a fianco) Poi per ce ne andiamo.
Dina: Fate come volete.
Tornano a casa Franco, Pasquale ed Assunta (con sei cartoni di pizze in mano).
Assunta: (Entrando) Finalmente si mangia!
Franco: Assa fa a!
I tre si bloccano, stupiti, guardando i presenti. Silenzio generale, poi
Checca: (Va da Pasquale) Ehm (Gli indica Tommaso)
Pasquale: Oddio! (Si volta un po in disparte)
Assunta: (Posa le pizze sul tavolo, davanti ad Umberto) Ma che succede, qua? (Si siede)
Dina: (Si avvicina a Franco) Ehm Franco, guarda chi ci sta seduto sul divanetto!
Franco: Chi ci sta?
Tommaso e Laura si alzano e lo raggiungono.
Tommaso: Ah, sicch lui suo marito.
Franco: Sicch? Che vvo dicere sicch?
Dina: Boh! Comunque, conte, s, vero, lui mio marito Franco.
Franco: Ah, ma o conte chisto?
Dina: S, chisto!
Tommaso: Gi, chisto! Cio, sono io. Io sono il conte Tommaso Precario.
Franco: Piacere.
Tommaso: E mia moglie Laura Nonc!
Franco: Ah, non venuta?
Tommaso: S, c, per Nonc.
Franco: Scusate, ma se non c, perch dite che c?
Tommaso: Perch c, per Laura Nonc!
Franco: (A Dina) Ma ce sta o nun ce sta?
Dina: (Spazientita) Ce sta! (La indica) A vi lloco, chesta!
Franco: E si ce sta, pecch o conte dice che nun ce sta?!
Laura: Ma Laura Nonc il mio nome e cognome!
Franco: E abbiate pazienza, me state facenno perdere a capa! Comunque, piacere!
Laura: E tutto suo!
Franco: Grazie! Cari signori, adesso vi chiamo il mio migliore amico. Un secondo solo.
(Va da Pasquale, lo afferra per il braccio) Pasc, viene cu me a salut a chille!
Pasquale: No, no, nun pozzo, nun pozzo!
Franco: Ma si scemo? Jamme, jamme!
Tommaso: (Sdegnato) Non si nasconda, signor Pasquale. Ormai labbiamo scoperta.
Pasquale: (Imbarazzato) Ah, ehm buongiorno!
Franco: Guardate, pure se non ci sembra, lui un nobile. Tiene ville, yacht e tanti soldi!
Laura: (Sdegnata) E inutile mentire. Ormai sappiamo tutta la verit sul suo conto e di
sua moglie Francesca. Anzi, Checca Fona!
Dina: Vabb, parliamo di cose pi importanti. Franco, sai perch i signori stanno qua?
Franco: Pe magn cu nuje?
Dina: No, per nostro figlio Umberto.
Franco: O vero?
Umberto apre uno dei cartoni di pizze e guarda la pizza, stupito.
Umberto: Pap, e che d sta cosa rotonda cu a muzzarella e a pummarola ncoppa?
Assunta: Ciuccio! Chella se chiamma pizza!
Umberto: Pizza? Ma m lhanne nventata?
Pasquale: (Accorre a chiudere il cartone) No, lhanne nventata cinche minute fa! E m
lieva e mmane a cc vvicino. Chesta a cena nosta!
Checca: (Prende i contenitori con le pizze) M e pporto inta cucina. Con permesso!
Porta il tutto via a sinistra. Tommaso riprende il discorso.
Tommaso: Dicevamo, lei deve sapere che suo figlio ha un debole per la nostra Marzia.
Laura: Tuttavia la cosa impossibile, essendo lui di un ceto diverso dal nostro.
Tommaso: Ma il responso di una visita medica a mia figlia ha avuto un esito chiarissimo.
Laura: Direi, shockante! E cos, anche se la cosa mi spiace, Umberto deve riparare.
Umberto: (Si alza in piedi e gironzola, nervoso) Ma vi ho detto che io non saccio niente!
Dina: Umb, gurdeme nfaccia: ma s proprio sicuro?
Umberto: S, mamm.
Dina: Benissimo, ha ditto a verit!
Franco: Eh, arrivata a ginecologa! Lha fatto na perizia al volo al volo!
Umberto: Sentite, io tengo famme. Picci, me vaco a magn chella cosa rotonda cu a
muzzarella e a pummarola!
Assunta: Pizza!
Umberto: Appunto!
Tommaso: Ma dove vai? Noi non abbiamo ancora finito!
Umberto: E io invece aggio fernuto! Arrivederci! (Si avvia a sinistra)
Tom&La: Ehi, torna qua, torna qua!
Umberto esce a sinistra, seguito da Tommaso e Laura che lo richiamano.
Dina: Nh, Franco, chilli duje stanne inseguenno a Umberto. E tu che ffaje? Niente?
Franco: No, Dina. Vieni con me: i Precario dovranno passare prima sul tuo cadavere!
Dina: O mio? O tuojo!
Franco: E vabbu, o mio, o tuojo: a stessa cosa!
I due escono a sinistra. Pasquale ed Assunta si guardano perplessi.
Assunta: Pap, ma m nun se magn cchi?
Pasquale: S, s, per facmme ambresso. Approfittiamone, o si no rimanmme dijune!
Anche i due escono a sinistra. Dalla comune entra Serafino. Parla al cellulare.
Serafino: Assessore, stia tranquillo, mander via la gente di questa casa. Qui croller tutto.
Guardi qui, ho la spalla destra e i capelli imbiancati dai calcinacci! Come dice?
Non pu guardare perch al telefono? Ha ragione! Bene, adesso mi metto al
lavoro. A dopo. (Chiude il cellulare) E che pacienza ce vo! E allora, vediamo!
Esce a sinistra: si sente un rumore e lo si sente urlare.
Ahia!
Da destra tornano Vincenzo e Rosario (con un fagotto in mano).
Vincenzo: Hai visto? Abbiamo trovato i soldi!
Rosario: Non stato poi cos difficile. Ora scappiamo, prima che viene qualcuno.
Vincenzo: Va bene.
Ma i due si bloccano perch da sinistra, ma da l esce Umberto: sta fuggendo.
Umberto: Aggia fuj, aggia fuj! (Scansa i due) Levteve a nanzo, sto fujenno!
Esce via di casa, di corsa. Da sinistra giunge anche Tommaso.
Tommaso: Dov andato, quello screanzato?
I due indicano con la mano luscita di casa. Tommaso allora li ringrazia.
Grazie tante. Ehi, Umberto, sto arrivando!
Ed esce anche lui di casa. Da sinistra riecco Pasquale e Franco.
Franco: (Uscendo) Umbert!
Pasquale: (Nota Vincenzo e Rosario) Vuje?
Ros&Vin: Tu?
Franco: Nh, ma chi so sti duje?
Pasquale: Quelli del gioco a premi. Sono loro che mi hanno lasciato i due milioni di euro.
(Nota il fagotto nelle loro mani) Ma chillo o fagotto cu e sorde mie a dinto!
Vincenzo: E sorde mie? Sti sorde so de nuoste e m ce e ppigliamme nata vota!
Pasquale: Ma io me ce songo affezionato!
Franco: E purio: e vvoglio bene assaje!
Pasquale: No, so e mie! Io ho vinto il gioco a premi.
Rosario: Ma qualu gioco a premi? Ora basta! Io e isso nun simme da televisione. Siamo
due rapinatori. Amme svaligiato na banca e tamme lassato e sorde pe nun ce
fa acchiapp da polizia! S cuntento, m?
Pasquale: (Ci rimane male) Ah, s?
Franco: Emb, sti sorde nun scene a dinta casa mia. (Afferra il fagotto) Mettite cc!
Vincenzo: Uh, live e mmane a coppa e sorde nuoste!
Pasquale: E no, chilli sorde so e mie!
Rosario: Uh, uh!
I quattro si contendono il fagotto, alla fine vincono Franco e Pasquale esultanti.
I due: Ol!
Rosario: Ah, s? (Estrae una pistola e la punta contro i due) Di chi sono quei soldi?
I due: (Rassegnati, cedono il fagotto a Vincenzo) Vostri!
Vincenzo: Grazie! E grazie soprattutto per non aver speso nemmeno un soldo!
Pasquale: Beh, veramente non proprio cos.
Vincenzo: (Preoccupato) Ma pecch, quanto h spiso?
Pasquale: Sinceramente? S e no treciento euro.
Vincenzo: (Risollevato) Ah, vabbu!
Franco: S, per aggia confess na cosa: io aggio scoperto add stvene nascoste e
sorde e cos ho stretto a Pasquale a spendere ancora!
Rosario: Che? E quanto?
Franco: Pi o meno sei pizze!
Rosario: Vabbu, nun fa niente. Ve lamme regalate. M per ce namma .
Vincenzo: E grazie per aver conservato i soldi. Ora scappiamo dalla finestra.
Pasquale: Emb, puzzate ncuntr e fantasme che stanne inta sta casa!
I due: (Se la ridono) Ahahahahah! E fantasme!
Savviano a sinistra, ma dalla porta di l esce Serafino, imbiancato di calcinacci.
Serafino: Mamma mia bella!
I due: (Si spaventano, lasciando il fagotto a terra) Aaaah, o fantasma!
Fuggono fuori casa dalla porta centrale, urlando come matti. Pasquale e
Franco si inginocchiano in terra, terrorizzati! Serafino li osserva perplesso.
Pasquale: Signor fantasma, non ci fate del male!
Franco: Noi siamo brava gente!
Serafino: Ma qualu fantasma? Io sono Serafino Allalba, quello del comune.
Pasquale: (Si rialza) E che ci fate tutto bianco?
Serafino: Nulla, ho toccato le mura di questa casa e mi sono caduti dei calcinacci addosso!
Pas&Fra: (Arrabbiati) Disgraziato!
Inseguono fuori casa Serafino e gli fanno un cappotto. Da sinistra esce Dina.
Dina: Ma add so gghiute Umberto, o conte, Pascale e Franc? (Nota il fagotto) E
che d stu coso? (Apre un po il fagotto, nota i soldi. Resta sbalordita) Oddio!
Soldi! Ma allora i fantasmi in questa casa ci sono veramente! Grazie, grazie!
Prende il fagotto e va via a passo svelto a destra.
FINE ATTO SECONDO
Salone di casa Danneggiato, il giorno dopo.
ATTO TERZO
1. [Checca, Dina e poi Umberto. Poi Pasquale, Franco e Serafino]
Da destra entrano Dina (felice) e Checca (sconvolta) con una mano sulla fronte.
Checca: Mar, Dina! Maggia assett, o si no sbatto nterra! (Siede sul divanetto)
Dina: Stattu zitta, nun allucc!
Checca: E comme faccio a nun allucc? Tu, dinta televisiona scassata toja, tiene astipata
na furtuna: quasi due milioni di Euro. Ma add lh truvate?
Dina: Tu non ci crederai, ma li ho trovati l a terra. Secondo me stato o munaciello!
Checca: E gi. In questa casa ci stanno gli spiriti. Allora la nostra vita cambiata!
Dina: Veramente, cagnata a vita mia. E sorde laggio truvate io. Ma stai tranquilla,
tu e i tuoi familiari siete amici miei, quindi non mi scorder di voi!
Checca: Dina, grazie di cuore. A proposito, ma agli altri glielo dirai questo fatto dei soldi?
Dina: Beh, non subito. Per adesso lo sa solamente Umberto. Stamattina gli ho dato 500
Euro e gli ho detto di non tornare qua se prima non diventato un essere umano!
Dalla comune entra Umberto: ben vestito, coi capelli gelatinati, tirati indietro.
Umberto: Ci, mamm! Ci, Checca!
Checca: (Si alza in piedi, sconvolta) Mio Dio! Umberto, ma che t succieso?
Umberto: Mhanne cagnato e connotati! Po so passato a maccatt sti quatte straccie!
Dina: Si a vocia nun fosse a toja, sembreresti un altro uomo!
Checca: Hai visto i soldi che combinano?
Umberto: Nu mumento, mamm, ma tu ce lhe ditto a Checca o fatto de sorde?
Dina: S, Checca namica. E quase na sora, pe me.
Umberto: No, dico, ma mica tha cercato coccosa e sorde?!
Checca: No, per Dina, gentilmente, me li da lo stesso. Io songo comma na sora p essa!
Dina: E gi. Ci dobbiamo comprare una bella vasca idroformaggio!
Checca: Idromassaggio, Dina! Io invece devo andare in un centro estetico e mi devo far
fare un massaggio Shatzu. Umberto, tu lo vuoi il massaggio Shatzu?
Umberto: (A Dina) Nh, ma che Shatzu va truvanno, chesta, a me?
Dina: Niente, niente. E m ascmme. Dobbiamo andare in banca a depositare i soldi.
Umberto: E nuje nun ce tenmme niente?
Dina: Qualcosa ce lo teniamo qua con noi. Aspettatemi qua, adesso li vado a prendere.
Dina esce a destra. Umberto si guarda i vestiti nuovi. Checca lo osserva
maliziosamente. Lui se ne accorge, si volta e la osserva.
Umberto: Che d, Checca?
Checca: Siente na cosa, Umb, tu a mia figlia Assunta a cunusce a quanno nata. Ma a
te per sultanto pe curiosit nun che te piace?
Umberto: Beh ti dir
Da destra torna Dina col fagotto in mano.
Dina: Possiamo andare.
Checca: (Seccata) No, justo m eva turn chesta!
Dina: Umberto, allora noi andiamo in banca e poi dopo andiamo a comprare il cibo.
Umberto: O solito pullasto cu a Coca Cola?
Dina: Ma che? M jamme o ristorante e ordinamme tantu bene e Dio! Ci, a mamm!
Le due escono di casa. Umberto si osserva ancora una volta (anche dietro).
Umberto: Ti, ti, come sono bello! Peccato che io vivo in un basso: sono un bassista!
Esce via a destra, camminando beatamente. Da sinistra tornano, sconvolti
negativamente, Pasquale e Franco. Questultimo impreca.
Franco: E io o ssapevo! O ssapevo! Puteva maje essere che durava pe sempe? No!
Pasquale: Che sfurtuna: uno trova due milioni di Euro e poi spariscono misteriosamente!
(Sospettoso) Franco, ma nun che lhe nascoste?
Franco: Come ti permetti di sospettare di me? Chiuttosto, nun che lhe nascoste tu?
Pasquale: Uh, emb?
Franco: Vabbu, basta. Nisciuno e tutte dduje tene colpa. La colpa di uno soltanto.
Torna via a sinistra.
Pasquale: Bravo. Valla pigli, a chillu fetente.
Franco torna con Serafino, legato ai polsi. Lo fa sedere sul divanetto.
Franco: O vi ccanno. Pe colpa soja, nuje simme turnate in povert assoluta!
Serafino: Lasciatemi. Perch mi avete rapito? Che intenzioni avete? Volete uccidermi?
Pasquale: Quase quase, mhe dato na buona idea!
Serafino: (Si dispera) Nooooo! (Squilla il suo cellulare) Il mio cellulare sta squillando. Ce
lho qui nel taschino destro della camicia. Sar lassessore.
Franco: Famme ved nu poco. (Prende il cellulare) S, isso. Adesso ve lo passo. Per
vi raccomando a quello che dite. Capito?
Serafino: Va bene.
Franco gli accosta il telefonino allorecchio e lui parla.
Pronto, assessore, sono io. Mi dispiace, ma in questo momento non posso venire.
Sono bloccato in una riunione con due signori. (Poi grida) Mi hanno rapitoooo!
Franco: (Tira via il telefono e parla lui) Assessore, sentite, io sono un povero disgraziato.
E questo tizio che voi mandate in tutte le case a vedere se sono pericolanti, uno
iettatore! Come dite? E un funzionario.
Pasquale: Damme nu poco stu telefono. (Glielo tira di mano) Assess, questo funzionario
funziona male! Ma qual il suo funzionamento? E qual la sua funzione? Io chi
sono? Io sono pi disgraziato del mio amico di prima! Sapete quel Serafino che
ha combinato? Ha fatto cadere prima la mia casa, poi ha fatto quasi cadere quella
del mio amico, infine ha fatto sparire due milioni di Euro! Dico due milioni!
Franco: (Gli tira il cellulare di mano) E se non ricompaiono i soldi, il funzionario non
funzioner mai pi. Assessore avvisato, mezzo salvato! (Spegne il cellulare)
Ecco fatto. (Getta il cellulare sul tavolo)
Pasquale: E m che ce ne facmme e chisto? (Indica Serafino)
Franco: Ci deve trovare i soldi.
Serafino: (Desolato) Ma io non so niente.
Pasquale: Vi dobbiamo torturare? Guardate, che io sono bravo a torturare la gente.
Serafino: Ma non faccia il gradasso!
Franco: Hai sentito? Non fare il grasso!
Pasquale: Grasso a me?
Serafino: Ma quale grasso? Io ho detto gradasso, cio buffone.
Franco: Buffone al mio amico? Presto, portiamolo dentro e torturiamolo!
Serafino: Noooo, noooo!
Fanno alzare in piedi Serafino e lo trascinano via a sinistra.
2. [Vincenzo, Rosario e poi Assunta. Infine Umberto]
Dalla comune entrano Vincenzo e Rosario coi passamontagna che tolgono via.
Vincenzo: Ros, he priparato a machina?
Rosario: S, ma teneva doje rote bucate.
Vincenzo: Benissimo, e tu hai rubato le gomme?
Rosario: S, eccole. (Tira fuori dalla tasca dei pantaloni un pacchetto di chewing gum)
Vincenzo: E che sso, cheste?
Rosario: E ggomme!
Vincenzo: Cretino! Le gomme della macchina. (Gli tira il pacchetto di mano) Che ci
mettiamo al posto delle ruote bucate? E ggomme a mastic?
Rosario: Vabb, ruberemo unaltra macchina. Prima per dobbiamo recuperare i soldi.
Vincenzo: E per fare questo, dobbiamo rapire qualcuno di questa casa e chiedere il riscatto.
Rosario: (Indica a destra) Forza, andiamo da quella parte.
I due si avvicinano lentamente a destra, ma dalla comune entra Assunta, triste.
Assunta: Mamma mia, comme songo depressa!
Vincenzo: (Si volta e la nota, poi richiama lattenzione di Rosario) Guarda l.
Rosario: S, chella va buono.
I due vanno da lei, estraggono una pistola a testa e gliela puntano contro.
Vincenzo: Ferma qui!
Rosario: Seguici, altrimenti ti spariamo.
Assunta: (Placidamente) Fate pure, fate pure, io non mi oppongo!
Vincenzo: (Sorpreso, poi torna freddo) Ma tu hai capito che ti spariamo, se non ci segui?
Assunta: No, io non vi seguo. Sparatemi direttamente! Forza!
Rosario: Chesta ha da essere scema!
Assunta: No, io non sono scema. Sono solo depressa, perch ho perso una barca di soldi!
Vincenzo: Pure tu? A chi o ddice?! Noi abbiamo perso due milioni di Euro.
Assunta: Io quasi.
Vincenzo: Overamente?
Rosario: Vici, ma secondo te, chesta, accuss cumbinata, tene duje milione dEuro?
Vincenzo: Ros, ti ho detto che quando siamo sul lavoro, non dobbiamo dire i nostri nomi.
Assunta: Ah, vi chiamate Vincenzo e Rosario?
Vincenzo: Uh, niente confidenze. Noi ti abbiamo rapita. E m, jammuncenne.
Assunta: Oddio, no! Si mavta spar, va buono, ma si mavta rap, io me metto appaura!
Rosario: Uh, m basta, che scucciato. Vici, purtammancella.
La trascinano fuori casa (Rosario fa strada ai due). Da destra torna Umberto.
Umberto: Nh, ma mamm e Checca quanto ce mettono paccatt o magn? Io tengo
famme! (Si siede al tavolo) Nun ce sta manco Assunta. Chi sa add gghiuta?!
Ad un tratto, Vincenzo, Rosario ed Assunta tornano di corsa dentro casa.
Rosario: Fuje, fuje, Vici!
Vincenzo: Ros, ma tu nun ive ditto che nun ce steva nisciuno, cc ffora?
Rosario: E che taggia dicere? Belle buono s accumparte a guardia e finanza, a
polizia, e carabbiniere, peffno e pumpiere!
Vincenzo: Menu male che nun ce sta nisciuno, cc ddinto.
Umberto osserva i due e pure Assunta. Si alza in piedi e va da lei.
Umberto: Uh, Ass!
I due si spaventano e tengono le mani in alto.
Vincenzo: (Terrorizzato) Ci arrendiamo!
Rosario: Non sparate!
Umberto: No, ma io so disarmato! In questa casa ce murmme e famme!
Rosario: E tu comme va staje vestuto accuss elegante?
Umberto: Ve piace o vestito mio? So gghiuto o centro e bellezza e ppo maggio
accattato stu completo e sartoria napulitana!
Assunta: E comme he fatto?
Umberto: Chesto nun to ppozzo dicere. Quanno uno trova duje milione dEuro inta
casa soja, sha da sta zitto!
I due: Che?
Umberto: S, per nun dicite niente a nisciuno, o si no cocche marjuolo ce po rapin!
Assunta: Oh, no!
Umberto: Ass, ma pecch faje accuss? Chisti duje me prene brava gente!
Rosario: He ntiso, Vici?
Vincenzo: E gi. A mamma e chisto ha truvato e sorde nuoste.
Umberto: Ma pecch, uno e tutte dduje nu munaciello?
Rosario: (Estrae la pistola) E m basta. Fernmmele cu sta pazziella. Add stanne e
sorde nuoste. Parlate, o si no malacqua!
Umberto: In che senso?
Assunta: Imbecille, questi due sono rapitori. Ci vogliono rapire.
Umberto: (Sconvolto) No!
Vincenzo: Ros, m amma pigli in ostaggio pure a isso.
Umberto: A me? Ma io nun saccio niente.
Rosario: Resteremo insieme a voi in questa casa finch non sar pagato il riscatto.
Umberto: Il riscatto? Ma guardate, a noi nessuno ci pu liberare, perch non teniamo soldi.
Rosario: O vero? E e duje milione che ha truvato mmmeta?
Umberto: Ehm no, ma io stevo pazzianno. Mamm nun ha truvato o riesto e niente.
Vincenzo: E invece m jamme a cerc e sorde. Forza, forza! (Indica a destra) Jamme a ll.
Umberto: Ma chi mha cecato a me e turn cc? Io me ne putevo a magn o Vesuvius!
Cosicch i quattro escono a destra.
3. [Pasquale e Franco. Poi Dina e Checca. Infine Vincenzo, Rosario e Serafino]
Da sinistra tornano Pasquale e Franco, affranti e pentiti.
Franco: Pasc, ma che stamme cumbinanno? Amme pigliato in ostaggio a chillo.
Pasquale: E gi, Franco. (Si siede al divanetto) Chisto nu reato. Si ce acchippene, ce sta
a pena e morte: a camera a gas! Io nun voglio mur cu o gas ncuorpo.
Franco: No, ma in Italia nun ce sta a camera a gas.
Pasquale: Ah, no? E allora peggio, ce sta a sedia elettrica!
Franco: Ma nun ce sta manco a sedia elettrica.
Pasquale: Allora limpiccagione?
Franco: (Gli siede accanto) Ma nemmeno. In Italia, a pena e morte nun ce sta.
Pasquale: Siente, ma si allora nun ce fanne niente, pecch ce stamme prioccupanno?
Franco: Pecch na cosa brutta chella che stamme facnno. Io dicesse: libberamme a
chillo comme se chiamma? A ciucciuvettola, a jatta nera o funzionario.
Pasquale: So daccordo cu te. E alle nostre mogli, non raccontiamo niente.
Franco: No, pe carit.
Dalla comune entrano Checca e Dina, soddisfatte. Non vengono notate dai due.
Checca: Ecco qua. Anche questa fatta.
Dina: Fra mezora o ristorante cc ffora ce porta o pranzo imperiale!
Checca: Saje che surpresa pe Franco e Pascale!
Dina: (Li nota seduti) Uh, e vvi lloco. Jamme add lloro.
Checca e Dina si avvicinano subito ai due.
Checca: Uh, ci, Pascal!
Dina: Ci, Francheti!
Franco: (Senza degnarle di uno sguardo) Pasc, sti ddoje tnene a capa fresca.
Pasquale: Biate a lloro!
Checca e Dina si appartano un po.
Checca: Ma che d, Dina? Nun saccio comme e vveco strane.
Dina: Saje che te dico? Diciamogli che tra poco il ristorante ci porta il pranzo.
Checca: Uh, e allora ce vuo ruvin a surpresa?
Dina: E che ffa? M ce o ddichio.
Checca e Dina si avvicinano di nuovo a Pasquale e Franco. Dina gli parla lei.
Ehm Pasc, Franco, vamma dicere na cosa. La notizia che
Ma i quattro si voltano a destra da dove tornano Vincenzo e Rosario, seccati.
Vincenzo: O guaglione eva raggione: e sorde lloco nun ce stanne.
Rosario: E allora mettimme a casa sotto e ncoppa e truvammele.
I due si avviano verso sinistra, ma notano gli altri che li osservano.
Franco: (Si alza in piedi) Vuje? State nata vota cc?
Vincenzo: S, e sta vota nun ce ne jamme si nun ce restituite e sorde. (Estrae la pistola)
Pasquale: (Si alza pure lui) Uh, ha cacciato na pistola.
Rosario: (Anche lui estrae la sua pistola) A tengo purio.
Franco: Complimenti!
Checca: E chintenzione tente?
Rosario: Siete tutti nostri prigionieri. Se pagate il riscatto, noi vi liberiamo. Se no!
Pasquale: Ma e sorde nun ce stanne cchi. Lamme perze aire.
Franco: Vuje o ssapite gi, dinta sta casa ce stanne e spiriti. E chille so dispettuse.
Vincenzo: S? Emb, si nun ascene e sorde, nuje ve sparamme a tutte e quatte.
Rosario: No, a tutte seie. Ce stanne pure chilli duje chamme legate vicino o lietto.
Dina: Forse stanne parlanno e Assunta e Umberto.
Checca: Uh, mamma mia!
Pasquale: Ma, veramente, simme sette. (Indica a sinistra) Ll ddinto ce sta nata perzona.
Vincenzo: O vero? E jatele a pigli. Ros, va nzieme a isso. Io non mi fido di lui.
Rosario: (Afferra Pasquale per il braccio) M putimme .
Rosario e Pasquale escono a sinistra.
Vincenzo: E m a vuje, assettateve ncoppa a stu divanetto
Franco, Checca e Dina si siedono.
E nun dicite manco na parola.
Franco: Etci!
Vincenzo: Aggio ditto che nun ata dicere manco na parola.
Franco: E mica aggio ditto na parola? Io aggio fatto nu starnuto!
Vincenzo: Ma pecch, etci nun na parola?
Franco: Ma si io nun dico etci, comme o faccio, o starnuto?
Vincenzo: He raggione. E allora, da questo momento, silenzio!
Da sinistra riecco Pasquale, Serafino e Rosario.
Rosario: E ora sedetevi al tavolo.
I due eseguono senza fiatare. Vincenzo si avvicina a Serafino e lo osserva.
Vincenzo: E chisto chi ?
Serafino: Serafino Allalba, funzionario del comune in trasferta!
Vincenzo: E che staje a ffa cc?
Serafino: Ma che ne saccio? Chi mha cecato a me? Mannaggia allassessore!
Squilla il cellulare di Serafino sul tavolo. Rosario e Vincenzo vanno nel panico.
Vincenzo: Ch succieso?
Rosario: Add sta sunanno, stu cellulare? Forse nu cellulare fantasma?
Serafino: No, o cellulare mio. Sta ncoppa o tavolo. Lassessore me starr cercanno.
Vincenzo: Va bene, rispondi. Ma ricordati di fare il bravo, perch noi ti abbiamo rapito.
Serafino: Pure vuje?
Rosario accosta il cellulare di Serafino al suo orecchio e questultimo parla.
Pronto, assess, siete voi? Assess, sto in un brutto momento: oggie mhanne
rapito doje vote! Voglio sape chi lha da pav o riscatto mio!
Rosario: (Gli stacca il cellulare e lo posa sul tavolo) Basta. He parlato troppo assaje.
Vincenzo: Allora, adesso, una delle due donne chiuda la porta di casa.
Dina si alza e va a chiudere la porta (in realt sono due), poi torna a sedersi.
Rosario: Perfetto! E ora, se non escono i nostri soldi, ogni minuto che passer, spareremo
a ognuno di voi. (Guarda lorologio) E sbrigatevi, che il tempo carogna.
Franco: Ma vamme ditto che sorde so sparite.
Pasquale: Overamente nun ce stanne cchi.
Checca: Dina, parle tu. (Al silenzio di Dina, Checca replica) E vabbu, allora parlio.
Dina: No, Checca.
Checca: E invece s. E allora dicmme a verit: signori, i soldi li abbiamo trovati io e lei.
Dina: Beh, veramente laggio truvate sulo io.
Franco: Che cosa? E nun ce avite ditto niente?
Pasquale: E brave, a tutte ddoje!
Checca: Vi volevamo fare una sorpresa. Per non ci riuscita.
Vincenzo: S, ma m e sorde add stanne?
Dina: In banca: Monte dei Pascoli di Siena!
Rosario: E m amma sagl ncoppa e mmuntagne e Siena pe ce pigli e sorde nuoste?
Checca: No, a banca sta cc vicino.
Franco: E allora, facmme accuss: io e Pascale jamme a pigli e sorde, mentre vuje
aspettate cc! E na bella idea?
Rosario: No, na scimmit! Vuje po ascite e turnate nzieme a polizia.
Franco: (A Pasquale) E chiste commo ffanne ssape?
Vincenzo: E che simme scieme? Chisto o mestiere nuosto. No, caso mai, jamme io e a
signora, lloco. (Indica Dina) E cos
Ad un tratto suonano il campanello della porta dingresso.
Rosario: (Terrorizzato) Oddio! E chi sarr m?
Vincenzo: Aspettavate visite?
Franco: Veramente, no. Chamma fa? Amma arap?
Vincenzo: No, m venuta nidea: facmme arap a chilli duje chamme legato vicino o
lietto. Al loro posto, ci leghiamo questi altri quattro.
Rosario: Bravo, buona idea. Allora adesso, silenziosamente, alzatevi e seguiteci.
I quattro seguono Rosario e Vincenzo a destra.
4. [Assunta, Umberto, i due rapitori, Tommaso, Laura, Dina, Checca, Pasquale, Franco]
Suonano ancora il campanello della porta dingresso. Da destra tornano
Vincenzo e Rosario, seguiti da Assunta ed Umberto.
Vincenzo: Aprite la porta. Vi raccomando, guardate chi e poi mandateli via. Capito?
Rosario: E non fate scherzi. Sono stato chiaro?
I due: (Malvolentieri) S.
Rosario: E forza, andate a aprire. Noi ci nascondiamo con le pistole puntate verso di voi.
Rosario e Vincenzo si nascondono dietro la porta di destra. Assunta ed
Umberto vanno ad aprire la porta: sono il commendatore Tommaso e Laura.
Tom&La.: Buongiorno!
Ma subito Assunta ed Umberto gli sbattono le porte in faccia.
Umberto: Maronna, mia, e signori Precario. E m nun ce vulvene proprio, chiste!
Assunta: E comme facmme, m?
Suonano ancora il campanello.
Umberto: Ass, amma arap afforza. Nun ce sta niente a fa.
I due aprono e si notano i Precario con la mano coprirsi il loro naso dolorante.
Assunta: (Finge cortesia) Ehm carissimi conti Precario! Come state?
Tommaso: Stavamo meglio prima!
Laura: Ma io non capisco perch ci avete chiuso la porta in faccia.
Assunta: Ci siamo sbagliati!
Umberto: Ma mica volete entrare?!
Tommaso: E allora che siamo venuti a fare?
Assunta: E va bene, se proprio dovete! Prego, accomodatevi.
I due entrano con aria circospetta.
Tommaso: Umberto, dobbiamo parlarti al cospetto dei tuoi genitori.
Assunta: Allora io me ne posso andare?
Laura: No, no, rimani pure tu. Anzi, fai venire pure tua mamma e tuo padre.
Assunta: Ma proprio adesso?
Laura: S, subito!
Cosicch Checca, Dina, Franco e Pasquale entrano di corsa, spinti nella stanza
da Rosario e Vincenzo (che per rimangono nascosti).
Franco: Ma che maniere!
Tommaso: Ah, eccoli. Buongiorno!
Dina: Buongiorno a voi.
Laura: Cari signori, abbiamo bisogno di parlarvi.
Assunta: Io vado a prendere due sedie in cucina.
Da destra Rosario tossisce con forza per mandarle un messaggio. Lei desiste.
No, non ci vado pi!
Tommaso: Ma chi che ha tossito l dentro?
Franco: Fantasmi! Ma non ci fate caso. Accomodiamoci tutti. Vorr dire che Assunta ed
Umberto si accomoderanno per terra!
Umberto: Mannaggia, o vestito nuovo!
Tommaso, Laura, Checca e Dina si siedono al tavolo, Pasquale e Franco al
divanetto, mentre Umberto ed Assunta si siedono a terra gambe incrociate.
Franco: (Bisbiglia a Pasquale) Pasc, cercmme e fa cap a sti duje che hanna a
chiamm a polizia.
Pasquale: Vabbu.
I due cominciano a fare strani segni a Tommaso e Laura.
Tommaso: Dunque, cari signori (Osserva i due) Eh?
Franco: No, niente, continuate.
Tommaso: Stavo per tornare sullargomento che gi conoscete: nostra figlia Marzia ed
Umberto. Ebbene, la nostra cara figlia incinta, ma gli esami parlano chiaro.
Laura: Infatti. E dicono che (Osserva i due fare segni) Ma che c?
Tommaso: Non capiamo. Cosa fate?
Pasquale: No, niente.
Umberto: Sentite, ma mi volete dire che cosa dicono gli esami?
Laura: Stai tranquillo, sei sciolto da ogni vincolo. Non sei tu il padre di nostro nipote.
Dina: Uh, meglio accuss!
Umberto: Aspiette nu mumento, mamm, io nun songo o pato do figlio e Marzia, per
a chistu punto io tengo e ccorne!
Franco: E o vero, Umb!
Umberto: (Ironico) Pap, grazie da conferma! (Poi serio) E m, Marzia, cu chi lha
fatto chistu figlio? Chella sgualdrina!
Tommaso: Come osi?
Franco: E no, aggiate pacienza, conte, mio figlio ave raggione! (Fa di nuovo segni)
Tommaso: Ma che volete con questi gesti? Ringraziate che non andiamo alla polizia e non
la facciamo venire qua!
Pas&Fra: Ecco, s!
Laura: Bene, vi abbiamo detto quello che vi dovevamo dire. Fortunatamente nostra
figlia sposer un uomo di una famiglia benestante.
Umberto: E pecch, nuje nun simme addiventate benestante?
Tom.&La: Eh?
Dina: No, niente, nun o data retta, a stu deficiente!
Tommaso: Hai visto, Umberto? Ti abbiamo liberato di un peso. Finora, vivevi come con
una pistola puntata alla tempia!
Umberto: E o bello che nun fernuta ancora!
Laura: Dai, Tommaso, ora andiamo.
Si alzano tutti in piedi.
Tommaso: Va bene, allora signori, noi vi salutiamo e
Pasquale: No, no, aspettate, non ve ne andate ancora. Non ve lo prendete un caff?
Tommaso: No, grazie. Dobbiamo andare da nostra figlia. Il suo bambino deve nascere.
Franco: E ha da nascere justo m?
Laura: Dai, senza rancore, veniamo un altro giorno.
Franco: No, aspettate, conte, contessa. (Si mette tra i due, poggia le braccia sulle loro
spalle in gesto confidenziale) Se ve ne andate, ci dispiace. (Poi bisbiglia ai due)
Gna-gnate alla polizia gna-gnate alla polizia!
Tommaso: La zia?
Franco: A zia e mammeta! Ma quale zia?
Pasquale: Ma no, Franco, accuss nun faje niente. (Si avvicina a Tommaso) Caro conte
Voi siete il pi grande imbecille che ho mai visto! E vostra moglie racchia!
Laura: Ma come vi permettete?
Franco: Meno male che mio figlio non si sposa a quella baracca di vostra figlia!
Tommaso: Come vi permettete? Io vi querelo.
Franco: E dove si fa la querela?
Tommaso: Alla polizia.
Pasquale: Emb, si site ommo, lavta fa!
Tommaso: Ma certo che lo faccio. Laura, andiamo!
Laura: Subito!
I due escono via imbronciati. Assunta va a chiudere le imposte della porta.
Pasquale: E pure chesta fatta!
Franco: Speramme che chillo mantene a parola!
Da destra tornano Rosario e Vincenzo.
Rosario: Bene, sono andati via. Ora io e la signora (Indica Dina) andiamo in banca.
Vincenzo: Per facte ambresso.
Rosario: Signora, cammina tu davanti. Io ti seguir con la pistola puntata. Per ti
raccomando: non cercare di correre via.
Dina: E chi ce a fa a correre? A me me trmmene e ccosce pa paura!
I due escono di casa e Assunta chiude la porta.
5. [Vincenzo, Checca, Franco, Pasquale, Umberto, Assunta e poi Serafino]
Vincenzo si accerta che la porta sia chiuda bene. Poi si riferisce ai presenti.
Vincenzo: Sedetevi tutti, tranne Pasquale.
Tutti obbediscono al comando del rapitore.
Pasquale: Siente, scusa, ma pecch io so rimasto allerto? Mica me vuo spar?
Vincenzo: Per adesso no. Va a pigli o funzionario do comune legato vicino o lietto.
Pasquale: Laggia a pigli io?
Vincenzo: S. E ci devi mettere meno di un minuto, o si no te vengo a cerc e so guaje!
Pasquale: E vabbu.
Esce via a destra.
Vincenzo: E in quanto a vuje, nun fiatate. Me so spiegato? (Poi si volta verso destra e
chiama) Pasc, he pigliato a stu funzionario?
Da destra esce di corsa, felice ed esultante, Serafino.
Serafino: Libert! E fernuta a prigionia! (Ma nota accanto a s Vincenzo con pistola
puntata contro e cambia espressione del viso) No, nun fernuto proprio niente!
Vincenzo: Assiettete lloco nterra, vicino o divanetto.
Serafino: Ma se sporca o cazone.
Vincenzo: E allora facmme nata cosa. (Indica Umberto) Tu, assittete nterra.
Umberto: Emb, ma che me laggio accattato a ffa stu vestito nuovo? (Si siede a terra)
Vincenzo: (A Serafino) E tu vatte a assett ncoppa o divanetto.
Serafino: Grazie. (Cos fa) Me pozzo leggere nu giurnale?
Vincenzo: Ma che staje, into chalet? Stattu zitto na mezora!
Va alla porta dingresso, apre unanta e sbircia fuori.
Pasquale: (Bisbigliando) Franco, si tu distrae a chillo, io manno nu messaggio cu o
cellulare mio.
Franco: (Bisbigliando) S, ma il cellulare tuo quante cacche tiene?
Pasquale: Ancora cu sti cacche?
Franco: E certo. Tieni le cacche sufficienti per mandare un messaggio?
Pasquale: So cacche che nun te riguardano!... Taggio ditto va a distrarre a chillo!
Franco si alza in piedi e va da Vincenzo, mentre Pasquale scrive lSMS.
Franco: Ehm caro rapinatore. Mi pare che ti chiami Vincenzo.
Vincenzo: Che vvuo? Pecch te si aizto?
Franco: Stevo penzanno: giacch stamme senza fa niente, ce facmme nu bellu caf?
Vincenzo: Chesta na bella idea. Tu o ssaje fa?
Franco: No, io saccio mettere sulo llacqua inta cafettra! Per Checca o ssape fa!
Vincenzo: Ma pecch, cc ddinto ce sta na checca?
Franco: Checca a mugliera e Pascale.
Vincenzo: Pascale s spusato cu na checca?
Franco: Na Checca femmena!
Vincenzo: Benissimo, allora m jamme io, sta Checca e o funzionario inta cucina. E
vuje invece rimanite cc. Ma varraccummnno: nun facte fessare. Intesi?
Franco: Va bene.
Vincenzo: (Con un gesto chiama Checca e Serafino) Forza, muvmmece.
Vincenzo, Checca e Serafino escono a sinistra. Franco corre subito da Pasquale.
Franco: (Speranzoso) Pasc, he mannato o messaggio?
Pasquale: (Orgoglioso) S, s, laggio mannato!
Franco: E a chi lhe mannato? A polizia? E carabbiniere?
Pasquale: No, meglio ancora: laggio mannato o Generale De Vecchis!
Franco: (Deluso) Pasc, ma a chi lhe mannato?
Pasquale: Ma pecch, nun buono?
Assunta: O Generale De Vecchis muorto na semmana fa! Teneva nuvantacinchanne!
Pasquale: Nuvantacinchanne? Uh, e comm? E muorto accuss, belle buono?
Franco: Ma che te ne mporta? Chiuttosto, tu nun cunusce a nisciuno da polizia?
Pasquale: Io no.
Umberto: E manchio.
Assunta: E io manco.
Franco: E io pure. Allora ci vuole uno che va alla polizia per noi. A chi cunuscmme?
Pasquale: A signora Esposito! E a fruttajola che sta cc di fronte. Tengo il cellulare suo.
Franco: E m to faje asc? Va, mnnece nu messaggio.
Pasquale: Ma chella nun sape leggere. M a telefono ncoppa o telefono e casa.
Franco: S, ma muvete!
Pasquale: Subito! (Compone il numero, poi aspetta) Pronto, sign! (Poi parla gridando)
Sign, me sentite? So Pascale! (Poi a Franco) Mannaggia, io me so scurdato.
Franco: E che cosa?
Pasquale: A signora Esposito completamente sorda!
Franco: E che lhe chiammata a ffa? Stuta, stuta!
Pasquale: (Cos fa) Laggio stutato.
Franco: Emb, quanno te serve coccheduno, nun bussa maje nisciuno a chella porta!
Suona il campanello della porta. I quattro si guardano perplessi.
Assunta: (Stupita) A porta!
Da sinistra accorre subito Vincenzo, seguito da Checca e Serafino.
Vincenzo: Zitte, nisciuno sha da movere. (Poi indica Assunta) Tu, aisce fora a porta e
vide chi . Se non si tratta di Rosario e della signora, mandali via. Capito?
Assunta: Vabbu.
Vincenzo apre unanta e Assunta esce. Poco dopo Assunta torna.
Vincenzo: Chi era?
Assunta: Erano quelli del ristorante qua fuori. Ci avevano portato il mangiare.
Franco: A nuje?
Checca: Uh, mannaggia! Chesta era a surpresa ca io e Dina ve vulveme fa a vuje.
Pasquale: (Spalanca gli occhi) O magn! O magn steva pe tras inta sta casa e nuje
lamme cacciato accuss, senza piet!
Vincenzo: Oh, e te vuo calm? (Poi ad Assunta) Chille do ristorante se nhanne jute?
Assunta: S.
Checca: Che peccato, lamme pavte inutilmente!
Franco: Pure?
Pasquale: Uff, ma io tengo na super-fetente e famme!
Vincenzo: Jamme inta cucina, o ccaf quase pronto!
Pasquale: E comme me sazio? Cu o ccaf?
Vincenzo: E tu che vvuo a me? Io che ne sapevo do fatto do magn?
Pasquale: (Piagnucola) Ma io voglio mur, voglio mur!
Vincenzo: (Lo consola) Jamme, nun fa accuss! M fernesce tutto cose.
Vincenzo, Pasquale, Franco, Serafino e Checca escono a sinistra.
Scena Ultima. [Assunta e Umberto, poi tutti gli altri tranne Tommaso e Laura]
Assunta seduta sul divanetto, Umberto a terra. Poi lui le siede a fianco.
Assunta: Umb, per curiosit, ma tu veramente ti eri innamorato della figlia dei Precario?
Umberto: Beh, s, mi piaceva, anche se era un purpo affogato!
Assunta: E come mai non te la saresti sposata?
Umberto: Ass, il matrimonio costa, sia prima che dopo. Perci, io non mi sposer mai.
Assunta: Nemmeno a me?
Umberto: No, per ti vorrei bene. E tu?
Assunta: Pure io.
Umberto: E allora ce vulsseme pure vas?
Assunta: Ma s, io dicesse: vasmmece!
Stanno per baciarsi, suona il campanello della porta, Serafino spunta tra i due.
Serafino: La porta!
Accorrono Pasquale, Checca, Franco e Vincenzo (con la pistola).
Vincenzo: (Ad Assunta) Uh, a te, va a ved chi .
Assunta: Ma che mhe pigliata, pa schiava toja?
Vincenzo: Nh, coccosa in contrario?
Assunta: No, no, m vaco.
Assunta apre unanta della porta. Sbircia, poi riporta a Vincenzo.
Sono mia mamma e il tuo compare.
Vincenzo: E muvete, falle tras.
Assunta apre ed entrano Dina e Rosario (con un fagotto pieno di soldi).
Rosario: Missione compiuta! (Posa il fagotto sul tavolo)
Vincenzo: Finalmente. Chi si rivede! (Posa la pistola sul tavolo e sbircia nel fagotto) So
quase duje mise che nun e vvedevo cchi, e sorde mie.
Umberto: (Prende la pistola di Vincenzo e la osserva) Ua, comm bella sta pistola!
Franco: Cretino, puse sta pistola nata vota!
Dina: Nh, uh, ma site scieme? Puntate sta pistola contro a sti duje.
Umberto: He raggione, mamm! (Esegue) Mani in alto!
Vincenzo: (Se la ride) Mani in alto?
Rosario: (Se la ride pure lui) Chella pistola tale e quale a mia: na pazziella!
Serafino: E fasulla?
Checca: No, finta.
Serafino: E pecch, io chaggio ditto?
Checca: Vuje jate truvanno e fasule!
Dina: E allora sapte che ve dico? Pasc, Franco, pigliate a mazzate a sti duje!
Pasquale: Oh, aspiette. Comm bellella, chesta! Ma pecch lamma vattere proprio nuje?!
Dina: E che laggia vattere io che songo femmena?
Assunta: E allora, visto che nun e pputmme vattere, facmmele sbari nu poco. (Prende
il fagotto e lo cede ad Umberto) Ti, acchiappa!
Umberto: E chaggia fa cu stu coso nmana?
Assunta: Tu saje correre? E curre!
Umberto corre via a sinistra. Rosario e Vincenzo si guardano perplessi.
Rosario: Vici, facmme ambresso, acchiappmmele!
Rincorrono Umberto.
Franco: E nuje che ffacmme? Ce guardamme o film? Forza, jamme pure nuje.
Serafino: Un momento, ma pure io?
Pasquale: Ma vuje sapte fa cad sulo e ccase? Jamme, rendetevi utile, nu poco!
Tutti gi altri corrono a destra. Poco dopo, esce di nuovo Umberto inseguito dai
due e poi da tutti gli altri.
Umberto: Pap, acchiappa stu coso!
Franco: Votta a me.
Passa il fagotto a Franco, che lo passa a Pasquale, che lo passa a Serafino, il
quale fugge via inseguito dagli altri a sinistra. Poco dopo, esce Checca col
fagotto in mano, inseguita da Pasquale e Franco che la braccano e lei si ferma.
Checca: (Si arrabbia coi due) Oh, songhio!
Pasquale: Ah, gi!
Da sinistra entrano pure Rosario e Vincenzo (e il resto della truppa).
Rosario: A v lloco, a vi! Acchiappmmele!
Checca, Pasquale e Franco fuggono a destra, poi tutti gli altri. Si sentono grida
e botte e lo scroscio dello sciacquone del gabinetto. Poco dopo, tutti tornano.
Pasquale: Ua, s araputa a mappata e so gghiute a fern e sorde into gabinetto!
Franco: Ma po chi lha tirato o discarico?
Serafino: Chiedo venia, involontariamente sono stato io!
Umberto: Ne facsseve maje una bona!
Vincenzo: Emb, e m add s gghiute a fern, e sorde?
Checca: Stanne cammenanno inte ffognature!
Dina: Chi schifo!
Rosario: Sentite, se ci aiutate a prenderli, ce li dividiamo in parti uguali tutti quanti.
Vincenzo: Ci state?
Pasquale: Uh, jammece a ffa stu viaggio inte ffognature e Napuleeee!
Tutti: S!
Tutti escono di casa frettolosamente.
FINE DELLA COMMEDIA
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