Precari si nasce

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LA MORTE PUTTANA

PRECARI SI NASCE

Life is now?

di Enzo Ferrara

Sipario aperto.

Tre attori in scena. Sono nervosi.

Attrice A: Quanto manca?

Attore C: Poco! due minuti…

Attrice B: E ancora non si vede?

Attrice A:: A me questa cosa mi fa andare in ansia… poi mi dimentico la parte…

Attore C: Non cominciamo eh? L’abbiamo provata per tre mesi…

Attrice B: Ma ha ragione… a me pure, questa cosa mi fa andare in asia… a te no?

Attore C: No, a me mi fa andare in Africa…

Attrice A: Nooo! Non ci andare! Io ci sono andata due anni fa con mio marito è stata una delusione…. Caldo, caldo e caldo.

Attore C: Ma siete sceme tutte e due… che me ne vado in Africa adesso? Siccome lei ha detto che andava in Asia… insomma ragazze stiamo facendo discorsi cretini… Qua, qua sta arrivando, sta arrivando…

Sale sul palco l’attore D.

Attore D: E’ permesso? C’è nessuno?

I tre gli vanno incontro:

Attrice A: Ma che piacere averla qui, finalmente!

Attore C: lei non può immaginarlo, ma l’aspettavamo con asia…

Attore D: Con Asia…

Attore C: Volevo dire con ansia. Bene, se si vuole accomodare…

Attore D: Subito?

Attrice B: Fra due minuti cominciamo lo spettacolo…

Attore D: e non aspettiamo gli altri?

Attrice A: Gli altri? Chi?

Attore D: Il pubblico!

Attore C: Ma è lei il pubblico!

Attore D: Io?

Attrice A: E certo!

Attore D: Io solo?

Attore C:  Non si meravigli, questo è teatro d’avanguardia…

Attrice B: Vede a noi non interessa il vasto pubblico, noi vogliamo pubblico di qualità!

Attrice A: E’ lei è di qualità!

Attore D: Io? Ah! io sono di qualità?

Attore C: Certo! Lei è di prima qualità!

Attrice A: Lei è uno spettatore col bollino blu!

Attrice B: Di più... lei è uno spettatore DOC!

Attrice A: anzi se permette gli facciamo un applauso.

        (I tre applaudono)

Attore D: Grazie, grazie... sono commosso... vorrei fare un discorso... Amici, compagni...

Attore C: Siii! Buona notte! Non è che lei si deve montare la testa... adesso lei si siede e sta zitto e attento...

Attrice A: Si, perché vede noi facciamo un teatro, che possiamo definire… simbolistico, iconoclastico…

Attore C: Per essere più esaustivi il nostro è un teatro astratto, indefinibile, paradigmatico…

Attrice B: in una parola il nostro è un teatro asciutto!

        Attore C guarda il soffitto.

Attore D: Ma… se lo dite voi, io comunque l’ombrello l’ho portato. Stasera mi voglio divertire... mi ha detto un amico che c’è da morire dal ridere...

Attrice A: Ma… chi glielo ha detto?

Attore C: Guardi che lei sta confondendo; lo spettacolo di stasera è un testo drammatico del grande autore cecoslovacco: Miroslav Svankmajer…

Attore D: Scusi lo può ripetere?

Attore C: Lei è uno stronzo… (al pubblico) Siccome lo sa che ci ho messo dieci giorni per impararlo, me lo vuole fare ripetere. Un grande autore…

Attrice B: Che il signore certamente conosce… lei ha visto altri testi dello scrittore ceco?

Attore D: Testi? Una testa... mi pare... ma non lo so se era cieco…

Attrice A: Ecco lei ora si siede qui, (lo fanno sedere su una sedia) e si goda lo spettacolo.

Attore D: Ma scusi il palcoscenico dov’è?

Attrice A: Ma nel teatro d’avanguardia ceco non c’è palcoscenico, tutto si svolge in platea a diretto contatto del pubblico.

Attore D: Ma come si intitola questo…

Attore C: Puuu! (Sputa)

Attore D: Ma che fa sputa?

Attore C: No, il titolo dello spettacolo è: Puuu! (sputa ancora) E’ simbolico come vuole la tradizione del teatro d’avanguardia ceca.

Attore D: Ma! Comunque, per me, i legnanesi sono meglio

Attore C: Basta! (solenne) Si va in scena!

        Un attimo di preparazione. Entra un’attrice vestita con una lunga veste e una matassa di lana. Si siede, si alza, va da attore C e gli mette nelle mani la matassa,  lei prende un capo e comincia a fare il rotolo, dondolandosi.. Entra attore C.

Attore C: (rivolto al pubblico, cioè ad attore D, con faccia seria)  Cacca, sperma, vomito, merda, liquame, le mie viscere, sbudellati e incartapecoriti nella melma si sfracassano nel fracasso dello sconquasso… e tu?

        (rivolto ad attore D, il quale si guarda attorno e poi…)

Attore D: Sta parlando con me?

Attore C: Si tu! (ripetendo sempre con toni diversi) Cacca, sperma, vomito, merda, liquame, le mie viscere, sbudellati e incartapecoriti nella melma si sfracassano nel fracasso dello sconquasso… e tu?

Attore D: Effettivamente…

Attore C: Cacca sperma, vomito, merda, liquame, le mie viscere, sbudellati e incartapecoriti nella melma si sfracassano nel fracasso dello sconquasso… e tu?

Attore D: Come ci stavo dicendo…

        (Entra attrice)

Attrice A: Cacca sperma, vomito, merda, liquame, le mie viscere, sbudellati e incartapecoriti nella melma si sfracassano nel fracasso dello sconquasso… e tu?

Attore D: Questo me lo ha detto gia il signore…(attore C risponde sempre tenendo le braccia allargate da cui si srotola la matassa di lana che gli è stata data all’inizio) Scusi eh! (si alza e trasferisce alle braccia di uno del pubblico la matassa da cui si continua a srotolare) Ma tutte queste schifezze: merda, cacca, ecc… ma che cosa significano?

Attore C: Ma è chiaro! L’autore indica con assoluta precisione dove porta la strada della cultura.

Attore D: Nella cacca?

Attrice A: O nella merda.

Attore D: Ho capito. (riprende la lana e si risiede al suo posto, continuando.)

Attore C: Non v’è alcuna speme per me, se non la morte!

Attrice A: Si, sposo mio, morire è il tuo destino. Ma prima lascia che io prenda la tua corona e la deponga sul tuo nemico.

(Attrice prende un rotolo di carta igienica e la mette come una corona sulla testa di attore D, che continua a srotolare la matassa con attrice).

(Attore B prende un pugnale e, in maniera esagerata, si trafigge)

Attore D: E perché si è ammazzato?

Attrice B: perché ha perso!

Attore D: La guerra?

Attrice B: No, a perso il posto.

Attore D: Lo hanno licenziato?

Attrice A: Cosa vuole oggi anche i Re sono precari.

Attrice B: Siamo tutti precari, io sono precaria, lei è precaria... e lei?

Attore D: No, io sono a tempo indeterminato.

        (Gli si fanno tutti intorno meravigliati.)

Attore C: Mi vuole dire che lei... non è precario?

Attore D: No!

        (Lo guardano tutti con meraviglia, girandogli attorno per osservarlo meglio)

Attrice B: Ma come ha fatto?

Attrice A: Ce lo dica... quale il suo segreto...

Attore C: Ma è meraviglioso....

Comincia a cantare:, sulle note di “Meraviglioso” di Modugno.

       

E’ vero,

credetemi è accaduto

Lavoro nello stato e faccio l’impiegato

Con la mancata voglia di fare un’ora in più.

Ho un contratto che mi copre le spalle

E faccio quello, quello che cazzo voglio

Facendomi sentire cosi.

Meraviglioso,

lavoro per tre ore

E poi non faccio niente, meraviglioso.

Meraviglioso, persino il sindacato

Si stringe intorno a me e mi dice:

meraviglioso.

Un attore si innesta con enfasi canora alla Claudio Villa,  sulle note di “Binario”

Precarioooooooo, triste e solitario,

tu che portasti via con il contratto a tempo

la giovinezza mia,

per me è finita.  

in continuazione sulla musica di “Felicità”:

Attore: Precarietà

        È avere un lavoro che sempre rincorro

        precarietà

        È stare in bolletta, dormire in cuccetta

        Precarietà

        Avere una sfiga, mangiare una spiga

        Precarietà.

        Precarietà.

       

Attrice:  Precarietà.

        È stare in affitto, avere lo sfratto

        Da fare pietà

        Spostare le nozze, mangiare le cozze

        Precarietà.

        Tagliarsi le vene, vendere un rene

        Precarietà.

        Precarietà.

       

Insieme: Senti nell’aria  c’è gia

        Un’aria di fame che viene e che va

        Una sfortuna che fa precarietà

        Senti i lamenti di già

        Di chi fa lavori qua e la

        Sempre e soltanto con precarietà.

                       

L’attore di prima si innesta con enfasi canora alla Claudio Villa,  sulle note di “Binario”

        Precariooooooo, triste e solitario,

        tu che portasti via con il contratto a tempo

        la giovinezza mia,

        per me è finita.

Due degli attori lo zittiscono con parole come: “E basta! Sempre con questa lagna... non se ne può più...”

Insieme escono litigando.

       

Resta attore.

Si signori,  io sono un precario. Ma essere precari non è una conseguenza della organizzazione del lavoro, no! Essere precari è una condizione dello spirito, perché: precari si nasce!

Prendete me. Io sono nato precario. Già da spermatozoo non mi hanno messo in un utero! Mi hanno messo in una provetta, poi sono stato inserito in un utero, ma non era quello definitivo! In affitto! solo per nove mesi.

Alla scadenza, via! Fuori!

Immaginate quindi come sono stato contento di avere una madre vera, effettiva. Una madre, bella, messa in regola, con tutti i crismi: convalide, approvazioni,  omologazioni, conformità... insomma: una madre fissa.

Poi, purtroppo, la ditta, cioè il matrimonio di mamma e papà, è fallito.

E cosi il giudice mi ha affidato sei mesi a uno e sei all’altro.

Se consideriamo che ognuno di loro continuava a cambiare partner mi sono trovato ad avere sei madri e otto padri, tutti a tempo determinato.

Poi sono cresciuto e quale poteva essere il mio sogno? Avere una ragazza fissa! Almeno quella! E invece no! Tre mesi, due mesi, un mese... tutti fidanzamenti a termine... a volte anche due giorni,  nemmeno interi... a partime!

Adesso spero che sia la volta buona. Sono fidanzato da sei mesi. Sei mesi! Una eternità, con Giuliana. Mi sono deciso: stasera le chiedo di sposarmi, e voglio che il mio matrimonio sia per la vita... ecco sta arrivando.

Lui: - Giuliana, amore...

Lei: - Ciao...

Lui: - Giuliana, tesoro, ti devo parlare.

Lei: - Si, anch’io ti devo parlare.

(l’attore al pubblico)

Anche lei!!! Ma questa è una cosa eccezionale... sono sicuro che anche lei vuole sposarmi.

(l’attore rivolto all’attrice)

Lui: - Ah si? E dimmi, di che mi vuoi parlare?

Lei: -  No, prima tu! Hai detto che mi vuoi parlare...

Lui: - No, prima tu...

Lei: - Nooo! Prima tu!

Lui: - No, prima tu...

Lei: - Senti, tu lo sai che oggi fanno sei mesi che stiamo insieme?

Lui: - Si amore, i sei mesi  più belli della mia vita!

Lei: - Ma era solo un periodo di prova..

Lui: - Come sarebbe: di prova?

Lei: - Lo avevamo detto: stiamo insieme, senza impegni...

Lui: - Si ma io credevo che fosse un modo di dire... cosi...

Lei: Noooo! Che modo di dire! Era una vera e propria prova... e oggi, è scaduta.

Lui: - Scaduta? C’era la scadenza?

Lei: - E certo! Amore... bisogna essere pratici...

Lui: - Si, ma... insomma, come è andata questa prova?

Lei: - Male! Amore te lo devo dire: è andata male.

Lui: - Ma perché?

Lei: - (prende un quaderno e legge) Quà c’è tutto scritto: per esempio... alla voce appuntamenti: male! Vai malissimo. Hai una media di ritardo di 22  minuti... avrei accettato una media di 12 minuti...

Lui: - Ma amore... non è colpa mia... il traffico...

Lei: - Si, vabbè... ma i risultati sono quello che sono. Andiamo alla voce: regali! Qui sei una frana... in sei mesi solo tre mazzi di fiori! Dico... mai un anellino, un orecchino...

Lui:  - e la scatola di cioccolatini per il tuo compleanno?

Lei: i cioccolatini non fanno regalo... dicesi regalo un oggetto il cui valore non sia inferiore a 175 euro...

Lui: Ma amore... è il pensiero quello non conta più...

Lei: - Amore, il pensiero un accidenti! I regali sono regali. Ma andiamo alla voce: pomiciate..

Lui: - eh no... qua non puoi dire niente!

Lei: - E invece si... mio caro. In sei mesi abbiamo pomiciato una media di 2, 8 voltealla settimana...

Lui: - Ma, scusa, ci vediamo tre volte alla settimana... mi pare una buona media... scusa 2,8!

Lei: - Ma scherzi! Una coppia regolare ha una media di pomiciate di 6,5 alla settimana... Non parliamo poi della voce scopate...

Lui: ma... scusa, qui io che colpa ho... non abbiamo dove andare...

Lei: - ma non c’entra... ti è mancata la fantasia, l’inventiva... no no no!

Lui: - Ma allora?

Lei: allora... mi dispiace, ma non hai superato la prova....

Lui: - ma che vuol dire che mi licenzi?

Lei: - E si!

Lui: - Ma come? Ma io ti amo1

Lei: - Mi ami, mi ami... ma questo non c’entra... L’amore non è mica un requisito essenziale, e poi sto prendendo in prova un altro... Non te la prendere amore. Ciaoooooo!

Canzone. Perdere l’amore

       

        E adesso vado via

        Lei mi ha lasciato solo

        Con il foglio di via

        Tornare nel mio cielo

        Non chiesi mai chi eri

        Perché scegliesti me

        Me che fino a ieri

        Credevo fossi un re.

        Perdere l’amore

        Restare come un fesso

        E non trovare un nesso

        ................................      

        Rischi di impazzire

        Di restarci secco

        Perdere una donna

        E aver voglia di schiattare

        Lasciami gridare

        ............................

        Prendere a pedate tutti i sogni

        Ancora in volo

        ..............................

        Li farò cadere ad uno ad uno

        Spezzerò le ali del destino

        E ti avrò vicino.

Perdere l’amore.

       

         

FACCIAMO UN MASTER

Due attori in scena:

A: - No, io adesso vorrei fare un discorso chiaro.

B: - Ma si, smettiamola con questo discorso del precariato...

A: - Il precariato non esiste! Oggi bisogna darsi da fare, perché il lavoro non manca.

B: - Giusto! E’ solo momentaneamente assente.

A: - Perché se tu non ti adegui non lo trovi. Noi, per esempio, abbiamo fatto un master.

B: - Prima abbiamo fatto uno stage…

A: - …poi una convention…

B: - …una full immersion…

A: -  e finalmente: “abbiamo fatto un master”.

B: - Oggi se non hai fatto un master non sei nessuno…

A: - Come dicono a Oxford: sei come il due di mazze con la briscola a spade.

B: - Il master si chiamava: “Che è stu Job?” Ovvero: “come difendersi dalle offerte di lavoro”

A: - E no, perché, diciamo che sta diventando una piaga sociale questa continua e asfissiante offerta di posti di lavoro…

B: - Non puoi aprire un giornale che ti trovi offerte di lavoro…

A: - Anche sul mio giornale… di cultura...

B: - PornoExpress? Quella schifezza che leggi?

A: - quella è alta cultura, l’altro giorno fra un servizio su Alice il viados dell’estremadura e un reportage su Clarissa la regina dell’hard, ragazzi, non vi trovate davanti una pagina intera di offerte di lavoro?!

B: - Che schifo! Questa è volgarità gratuita, offesa al comune senso del pudore…

A: - Ma quale senso del pudore, qua siamo in un regime lavorocratico; siamo ai messaggi subliminali…

B: - Suppli…?

A: - Si… babà!

B: - Dopo il supplì?

A: - Subliminali! Che ti lanciano il messaggio in maniera subdola. Per questo abbiamo fatto questo master.

B: - Abbiamo così imparato a difenderci dal “male assoluto”… il lavoro.

A: - Primo argomento del master: “conosci te stesso”. Da una approfondita auto analisi ognuno di noi si è posta la domanda fondamentale:

B: - Sei sicuro che non si annidi in te un lavoratore occulto?

A: - Qualcuno ha scoperto con raccapriccio di essere geneticamente disposto non solo al lavoro, ma anche allo straordinario…

B: - Purtroppo per casi del genere non basta un master ci vuole un intervento chirurgico… al cervello…

A: - Seconda lezione: “L’inganno”. Ovvero sotto quale veste si può presentare il male?

B: - Mettiamo che siete a casa vostra sparapanzato sul divano a guardare una intrigante televendita e sentite suonare… vi avviate e aprite la porta…

(L’attore A mima uno che aspetta alla porta.)

A: - Buon giorno, scusate stiamo facendo un sondaggio sociologico può rispondere a qualche domanda?

B: - Ma io non ho tempo da perdere…

A: - Guardi per fare prima le leggo solo la domanda senza la risposta, le sta bene?

B: - Basta che ci sbrighiamo.

A: - Facciamo presto. Allora: la situazione economica internazionale sta precipitando, come bisogna porre rimedio? Le risposte sono A B C D, cosa rispondete?

B: - …B, no, anzi facciamo… A!

A:  - A.  (scrive) Seconda domanda: la politica europea ha un momento di crisi, quali sarebbero, secondo voi le iniziative da prendere? Risposte: A B C D.

B: …mmmmm, C:

A: C.  (scrive) Terza domanda: il perdurare della crisi medio orientale, può essere un freno alla produzione del petrolio? E in che modo? A B C D.

B: - Facciamo… D.

A: - Perfetto! Le sue risposte hanno evidenziato una preparazione politico economico sociale di altissimo livello, per cui la invitiamo a presentarsi al palazzo dell’ONU per essere assunto come segretario.

B: - Io, segretario dell’ONU? E io per un posto di segretario dovrei andare a New York? Ma voi siete scemi!

(Imita la chiusura della porta)

A: Un altro sistema di reclutamento di forzati da inviare ai campi di lavoro retribuito è la: “videoipnosi”. Guardate come… (come se telefonasse) Pronto? Parlo col signor Rossi?

B: - Perché? Che mi volete vendere qualche cosa? Io non firmo niente, non ho mai firmato niente, anzi io non so nemmeno come si firma…

A: - Ma no, lei è stato estratto a sorte ed ha vinto un premio.

B: - Senti amico bello! Questa storia dei premi l’ho inventata io 20 anni fa, e tu mi vieni a raccontare a me… (Chiude il telefono)

A: - (riprova e cambia voce)Pronto!

B: - Ancora!

A: - Ma non sono quello di prima, io sono un altro…

B: - Siamo sicuri?

A: - Ma non la sente la voce?

B: - L’ha cambiata?

A: - E’ vero, l’ho cambiata… ma per piacere non chiuda, io mi debbo guadagnare il pane, tengo 4 figli… sia gentile…

B: - E vva bene! Che cosa vuole?

A: - Una sciocchezza… deve rispondere a qualche domanda, se non le dispiace…

B: - Ma niente di personale eh?!

A: - Per me guardi mi può dare anche generalità false, a me non m’importa…

B: - Di che si tratta?

A: - Sciocchezze, io le faccio quattro domande e lei mi da le risposte che vuole…

B: - Lo faccio per i suoi sei figli…

A: - Grazie lei è buono; ma io ho detto tre figli…

B: - Io avevo capito quattro…

A: - Allora perché ha detto sei?

B: - Volevo vedere se era attento. Allora me la fa questa domanda?

A: - Subito! Quanti anni avete?

B: - Voi quanto me ne date?

A: - A occhio… ve ne do… 35!

B: - E va be perché sono in pigiama… comunque c’è andato vicino.

A: - E cioè?

B: - Vicino!

A: - Ma quanti anni avete?

B: - Ma allora lei travalica!?

A: - Non mi permetterei mai… io non so nemmeno come si travalica! Va be, mettiamo 32 circa. Che titolo di studio ha?

B: - Aaaaah! Allora sta buttando la maschera!

A: - In che senso?

B: - E perché io la conosco la storia… quanti anni ha… che titolo di studio… giovanotto: dove vuole arrivare!

A: - Sia buono risponda… lo faccia per i miei cinque figli…

B: - E va be… se è per i suoi tre figli…

A: - Veramente io ho detto sei figli…

B: - Lo so, volevo vedere se io ero attento… mi garantisce la segretezza assoluta!

A: - Una tomba!

B: - Mi raccomando, questo è un segreto che non ho mai rivelato a nessuno! Ho fatto scomparire ogni traccia di questo errore del mio passato…

A: - Mi guardi negli occhi… un po più a destra… ancora un poco… cosi!

B: - Ma scusi che c’ha il video telefono?

A: - Si!

B: - Ahh! Così va bene?

A: - Perfetto! Stia fermo e guardi fisso il telefono…

B: - (In evidente stato ipnotico) Siii…

A: - Che titolo di studio ha?

B: - Diploma in informatica…

A: - Che votoooo?

B: - Ventidueeee!

A: - Meglio che nienteee! Presentatevi domani mattina in via sella nella banca omonima alle nove siete assuntoooo!

B: - Mi hanno fregatooooo!

Canzone:  da trovare.

LA MANIFESTANTE

 

(L’attrice con un cartellone bianco in mano arriva correndo)

Arrivo, arrivo, arrivo... Sto qua. Quanti siamo? Per il corteo... che poi sui giornali non si dica... ”erano quattro gatti”. Come quale corteo? Quello per la manifestazione... contro il precariato... o era “la marcia per la ...” per la ... per cosa dobbiamo marciare oggi?

Non mi ricordo. Ma io c’ho tutto scritto. Allora... vediamo... questo mese ci ho da fare: la marcia per la pace, marcia contro la guerra, marcia di solidarietà ai controllori di volo, solidarietà ai viaggiatori incazzati, marcia per le donne del terzo mondo... la marcia per: la Palestina ai palestinesi, la Serbia ai serbi, la Juventus agli juventini, la fiorentina... per tutti; nel senso della bistecca.

Poi c’ho il raduno degli ambientalisti, quello degli animalisti, dei commercialisti e degli elettricisti. E non abbiamo ancora finito. C’è il corteo dei disoccupati, dei sottoccupati, dei referendari e dei sottosegretari. Mi restano le giornate del GiOtto, del Cimabue e del Pinturicchio. E per questo mese abbiamo finito. Ma posso andare a lavorare con tutti questi impegni civili? Non ci ho il tempo manco per manifestare il mio affetto a Roberto il mio ragazzo. Ma quando una si sente che deve partecipare, deve partecipare. Non è solo un fatto di partecipazione fisica, è anche un fatto di partecipazione emotiva. Quando io partecipo non ci metto solo i cartelloni, i cappellini, gli striscioni, i fischietti. Io ci metto l’anima. Ci metto tutta me stessa. Io non mi sento una partecipante come tanti, io mi sento come... Giovanna d’Arco. Sento le voci. “... siamo i carovanieri del Sahara, qui non piove da un’eternità abbiamo bisogno di te, fai qualcosa.” E io faccio la marcia contro la siccità nel Sahara. “Siamo gli aborigeni della Nuova Zelanda, con la scusa dell’estinzione ci proibiscono di ammazzare i canguri, loro non sanno com’è buono il canguro in agrodolce, fai qualcosa.” “Siamo i canguri della Nuova Zelanda gli aborigeni se ne fregano dell’estinzione e ci massacrano e ci fanno pure con le patate, fai qualcosa”. “Sono Roberto ma che cazzo devo fare per parlare con te.”

E c’ha pure ragione. Lo devo trovare un buco pure per Roberto. Lo posso inserire fra un Sit-in contro la caccia e un raduno di antivivisezionisti. Che uno se ci ha l’impegno civile, lo deve manifestare, se no che impegno è?

Capita anche che succede qualcosa di spiacevole come durante una manifestazione di protesta di bulimici che è transitata davanti ad un sit-in dove da alcuni giorni un gruppo d’operai facevano lo sciopero della fame. Alcuni scioperanti si sono infiltrati nel corteo e se ne sono mangiati due.

Oppure quando un corteo di disoccupati si è scontrato con un corteo di bancari in sciopero per l’aumento di stipendio. Dopo il parapiglia, molti bancari hanno denunciato la scomparsa di chiavi di casa, portafogli e di uno slogan che diceva: “Siamo in molti, siamo in tanti, basta promesse, vogliamo contanti”. Negli altri slogan non hanno più trovato i puntini sulle i.

Ma a parte questi episodi quello che è importante è partecipare.

Per esempio, il debito dei paesi del terzo mondo, lo vogliamo eliminare o non lo vogliamo eliminare? Perché tanto questi i soldi, ma quando ce li ridanno? Noi che siamo fra i paesi più ricchi del mondo... si! Noi siamo uno dei paesi più ricchi del mondo! Non lo sapeva signora? Lei c’ha il mutuo della casa, che fa sacrifici e privazioni da dieci anni? Che per comprare le scarpe ai ragazzini deve aspettare i saldi? Signora cosa vuole che le dica... faremo pure una manifestazione per eliminare il mutuo della casa della signora. Lei ci ha le rate della macchina? 60 rate? Ma quando ne ha pagate? Nessuna! Organizzeremo un sit-in pure per lei.  Lei deve dare tre milioni a suo cognato che glieli ha prestati? Faremo una marcia per l’eliminazione dei debiti ai cognati. Ah, solo per suo cognato, per gli altri non gliene frega niente? Perché questo è il bello della nostra società: non siamo mai soli. Una fiaccolata, una manifestazione, una marcia, non si nega a nessuno. Per tutti c’è un Telethon, una 48 ore per la vita, un concerto per la solidarietà. 

Perché non è vero che il mondo è cattivo, che gli uomini sono egoisti. Se tu c’hai un problema, la gente ti si stringe attorno, ti circonda, ti riempie d’attenzioni, ti toglie il fiato. Non si muove da li, perché vuole vedere fino a che punto tu resisti, vuole vederti esalare l’ultimo respiro. E quando tu non dai più segni di vita: Ahhh! Finalmente ce lo siamo tolto dalle palle.

La solidarietà è una componente genetica dell’uomo. L’hanno scoperto adesso con il genoma. Noi tutti abbiamo un gene che si chiama “il gene buono”. Quando un nostro simile ha bisogno d’aiuto subito scatta la reazione del gene, che attiva tutti i meccanismi di protezione e d’aiuto; e quando non hai bisogno d’aiuto, non hai problemi, che sei tranquillo, soddisfatto; te li creiamo noi i problemi, te ne creiamo tanti, ma tanti tanti. Cosi possiamo essere solidali con i tuoi problemi.

Adesso poi sono state regolamentate le manifestazioni di protesta. Per esempio sono vietate le parole violente e offensive. Si consigliano frasi del tipo: “Se cortesemente ci volete dare una pensione adeguata.” “Quando avete tempo se per favore ci rinnovate il contratto.” “Ci farebbe piacere avere un aumento di stipendio.” “Questo governo dovrebbe gentilmente andare via” Ecc. E mi pare giusto che anche gli organi preposti al controllo si adeguino. Ora un’unità speciale è stata approntata dalla polizia pronta ad intervenire nelle manifestazioni con sciopero della fame.

I poliziotti si travestono da cuochi e cominciano a cucinare a 4 metri dagli scioperanti. Porchetta, salsicce, abbacchio, bucatini all’amatriciana. Così assediati sono pochi gli scioperanti che resistono. Dopo 10 minuti se magnano pure i poliziotti.

Ma quello che ho imparato partecipando a queste manifestazioni e la prospettiva; nel senso che tu non vedi il problema dall’esterno, no, tu c’entri dentro: sei nel problema. Fai una marcia contro la globalizzazione. E ti senti globalizzato. Ti senti globalizzato nelle cosce, nei fianchi, nello stomaco. Ti senti tutto un globo. Tu non cammini: rotoli. Fai un corteo contro i cibi transgenici. Ti senti un cetriolo che sa di melanzana, un cocomero che sa di fragola, un pollo che sa di pollo. Che ti devono subito ricoverare per grave intossicazione alimentare.

 (voce fuori campo come da un megafono)

- Attenzione. Tutti i partecipanti alla marcia per “un mondo più unito” si portino a sinistra della piazza. I partecipanti al corteo per “un mondo migliore” si portino a destra della piazza. Invece i manifestanti per “un mondo nuovo” restino al centro.

- E adesso... io dove mi metto? Ma ragazzi, ma così non si fa. Almeno decidiamo prima come lo vogliamo questo porco mondo, se no io... io non so che scrivere sul mio cartello. 

CALL CENTER

Parodia di “Ma dove vanno i marinai”

Ma dove vanno le ragazze

Quelle sane e quelle pazze

Sempre in cerca di un lavoro da trovar

Ma dove vanno le ragazze

Con le loro facce stanche

Sempre in cerca di un impiego da scovar

Ma cosa fanno le ragazze

Quando trovano un lavoro

Nel call center a 300 euro al mese

Qualcuna vive alla giornata

Qualcuna è morta

C’è una rata ancora da pagar

La la la, la la la lala lalalala la.

Si continua fischiettando il motivo.

Frattanto si sistemano in scena due sedie e un tavolino.

L’attrice si siede al tavolino e l’attore sulla sedia, apre il giornale e legge.

L’attrice compone il numero e squilla il telefono. L’attore risponde.

A: - Pronto.

B: - Parlo col signor Giovanni?

A: - Siii!

B: - Buon giorno signor Giovanni, sono Rosaria della “Incommensurabile Art Trading Society and Communication broadcasting”

A: - ..azzo!

B: Appunto, signor Giovanni, come lei sa bene, ci occupiamo di arte, comunicazione visiva e percettiva. Lei conosce qualche nostra opera?

A: - Mmmmm

B: Bene! Ero sicuro di trovare in lei un estimatore delle nostre opere. Le rubo solo pochi minuti per farle alcune semplici domande.

A: - Ma guardi che io ci avrei da fare...

B: - Bene signor Giovanni; lei preferisce l’arte concettuale, l’arte paranormale o l’arte tout court?

A: - Laaaaa.... terza che ha detto.

B: bene, mi fa piacere perché lei conferma le nostre opinioni, come lei sa il nostro slogan dice appunto: Prendi l’arte e mettila da parte.

A: ma non è: impara l’arte e mettila da parte?

B: Noi abbiamo capovolto il concetto, come le sa benissimo l’arte è visione, l’arte è rottura...

A: - A proposito di rottura...

B: Quello che io le propongo signor Giovanni, è un capolavoro che lei potrà mettere nella sua collezione senza temere il confronto con gli Utrillo, i De Pisis e i Picasso che lei ha già in casa sua...

A: - Quale casa?

B: La sua, appunto. Mi dica signor Giovanni, lei preferisce la pittura o la scultura?

A: - Beh....

B: - Perfetto, la scultura è senza ombra di dubbio più rappresentativa e darà più prestigio alla sua bella casa. Quello che le propongo è un’opera di Marsilio Mantegazza di indubbio valore. Stiamo parlando dell’opera numero 444 del nostro catalogo, ossia del “Cavallo pensieroso” un’opera che lei conoscerà di certo e che i musei di tutto il mondo ci richiedono...

A: - Ma scusi... ma io dove la metto..

B: - è sicuramente un’opera fra le più rappresentative del maestro, la dimensione è la stessa di un cavallo seduto in posizione meditativa, espressa in centimetri appena 300 per 550...

A: ma lei conosce casa mia? 300 per 550 è tutto il palazzo!

B: Allora signor Giovanni possiamo passare alla pittura, e qui il nostro orizzonte si apre a 360 gradi. Le dico solo che il nostro catalogo comprende 4900 opere fra oli, tempere, pastelli ecc, lei cosa preferisce signor Giovanni...

A: Guardi... io in questo momento..

B: Perfetto! Andiamo sugli oli, dove abbiamo solo l’imbarazzo della scelta, le piace l’olio signor Giovanni?

A: Se è buono....

B: Abbiamo solo oli di prima scelta...

A: Se si tratta di olio, facciamo 5 litri e non se ne parla più.

B: apprezzo il suo umorismo signor Giovanni, ma l’olio che le voglio proporre e del maestro Gianfedericomariafilippo Rovellasco, un artista italiano che il mondo ci invidia...

A: Sicuro?

B: Sicurissimo signor Giovanni, quello che le propongo adesso la farà restare a bocca aperta, ed è la famosa “Natura stressata” che come lei sa fa parte del trittico: “La natura non è morta, è stanca” che comprende “La natura incazzata” e l’ormai celebre: “La natura depressa”. E sa quanto le costa questo capolavoro? Una cifra irrisoria, se teniamo conto che lei potrà pagare in comode rate giornaliere di 20 euro al giorno...

A: Ascolti signorina..

B: Mi dica signor Giovanni, lei forse vorrebbe delle rate più comode, allora possiamo fare 140 euro alla settimana...

A: Senta signorina...

B: ho capito, lei è per le rate comodissime, allora facciamo subito il contratto per 600 euro di rate al mese...

A: SENTAAAA! IO NON VOGLIO NIENTE!!!

B: Signor Giovanni, sia buono, mi compri qualcosa...

A: ma io non c’ho un euro...

B: Ma io c’ho pure bisogno... sia buono... su, che le costa...

A: NOOOOOO!

 

Chiude il telefono.

Risuona il telefono.

A: Pronto!

C: Il signor Giovanni suppongo?

A: Chi parla?

C: Signor Giovanni sono Daniela della “Virtual sex”. Signor Giovanni, lei sa che la mission della nostra azienda è dare sviluppo alle emozioni e sensazioni sessuali...

A: Ascolti signorina... io sono un uomo calmo, riflessivo..

C: Appunto per questo lei è stato prescelto come cliente ideale per i nostri prodotti...

A: Ma che prodotti! Ascolti..

C: Ascolti prima me signor Giovanni e non se ne pentirà... Lei sa che oggi la sessualità viene sfruttata da una miriade di prodotti che mirano solo a speculare sulle debolezze dell’uomo... noi della  “Virtual sex” abbiamo realizzato una serie di prodotti che hanno come scopo la soddisfazione del cliente...

A: Signorina...

C: ...non è stato scelto a caso il nostro slogan: “Abbi uno scopo nella vita”, dove la parola “scopo” riveste un significato simbolico declinandolo all’infinito.

A: In che senso scusi?

C: In tutti i sensi. Le posso chiedere, signor Giovanni, quali sono le sue preferenze sessuali?

A: Ma scusi le sembra una domanda da farsi?

C: Come lei sa i tabù oggigiorno sono reperti archeologici; le chiedo perciò, lei è per l’eterosessualità, l’omosessualità o la multisessualità?

A: Ma che cosa interessa scusi..

C: Bene, allora le elencherò alcuni prodotti di nostra invenzione che attrarranno sicuramente il suo interesse..

A: Ascolti, signorina..

C: ...nel settore eterosessualità dobbiamo distinguere fra “realsessualità e autosessualità”  il nostro cavallo di battaglia è il “laserpen”, una protesi leggera e di minimo ingombro che munita di un sensore particolare si gonfia facendo affluire sangue al suo pene  portandolo a dimensioni da “erezione di partenza” appena sente nelle vicinanze un apparato genitale femminile, noi lo garantiamo per duecento meri, ma clienti che l’hanno provato attestano una sensibilità di oltre i trecento metri...

A: Ma signorina, come glielo devo dire...

C: Capisco, lei è per la “Autosesualità” non c’è niente da vergognarsi... sono più di quanto non si creda le persone che vivono la sessualità all’interno del proprio corpo...

A:Non ci siamo capiti...

C: L’articolo che le propongo è il “masturbatore digitale automatico”, un vero gioiello della tecnica, che si può avere in due versioni, con o senza serbatoio...

A: Allora non mi sono spiegato...

C: AAAAHHH! Basta, non dica altro, per i casi come il suo abbiamo un prodotto fuori catalogo... signor Giovanni mi ascolti bene, si tratta del famoso “Bambolo in lattice” con le fattezze  e gli attributi, mi capisce, di un divo a scelta. George Clooney, Brad Pitt, Raul Bova... Raul va alla grande... ho il dovere di dirle anche che stiamo dando in svendita, prezzo bassissimo,  il modello “Taricone” praticamente lo regaliamo...

A: SIGNORINA!!! Ma lei è completamente impazzita! Ma cosa viene a propormi? Queste porcherie...

C: Signor Giovanni, non si alteri... io faccio solo il mio lavoro... lo sa lei che mi pagano solo se trovo qualche cretino che mi compra queste stronzate... sia buono compri qualcosa..

A: No!

C: Un piccolo vibratore, per sua moglie... solo 15 euro... su faccia un bel regalo a sua moglie...

Comincia la musica e continua la canzone di prima alla strofa finale.

        Davanti ad un tavolo senza amore

        Senza un attimo di sosta

        Senza nessuno che gli chiede come va

        Col cuore oppresso di una donna

        Una donna senza cuore

        Chissà se ci pensano ancora, chissà.

        La la la , la la la

       

Fischiettando il finale le attrici si portano le sedie ed escono di scena.


   

Entra attrice.

MONOLOGO: CIAO EMBRIONE!

Adesso dirò una parola che metterà i brividi a qualcuno, la parola è : EMBRIONE.

Avete presente?

L’ho detta e non la ripeterò.

Lo so. Questa parola mette a disagio, sarebbe come dire, che so... MENOPAUSA, oppure: COMPETITIVITA,... INCONTINENZA, PRECARIETA’.

Non c’entrano niente, ma sono quelle parole che disturbano. Ti danno ansia, non ti chiariscono il concetto che vogliono esprimere. Per esempio se io dico: “URBANIZZAZIONE”. Vuol dire: diffusione del galateo e delle buone maniere, o concorso municipale per assistenti al traffico?

La parola in questione è quella, ma ne potremmo usare un’altra... ma è estremamente pericoloso, potremmo svelare cose che non vogliamo svelare.

Io devo fare una confessione: ne ho conosciuto uno.

Era ancora uno spermatozoo, mi ricordo che mi disse: “scusi, vado bene per l’ovulo?” “Credo di si” - risposi – ma perché non si ferma un minuto...” “No, mi –disse - vado di fretta. Ci vediamo.” E sparì.

Devo essere sincera... mi è sembrato buffo... con quella codina, quella testona... ma già aveva una... personalità... si vedeva che era deciso, risoluto Mi sono detta: “Vuoi vedere che questo piccolo stronzetto, sarà il solo che entra nell’ovulo?”

E difatti quando l’ho rivisto stava li nel suo ovocito. L’ho salutato, stavolta non correva. Gli dico: “Dove va di bello?” “ Vado nell’utero, mi fa lui, qualche giorno ancora e arrivo.”

Era cambiato rispetto a prima, non lo so... aveva qualcosa... qualcosa di... stavo dicendo: umano... nooo... è che ti fa impressione perché non sai come comportarti... Dico: “scusi, ma lei... lo sa dove va? Perché ci va? Voglio dire, sono domande che uno deve porsi. Non è mica che uno trova un ovulo, ci entra dentro e si fa questo viaggio verso l’utero come se fosse... una crociera Costa? Abbia pazienza!.”

No, perché... non è che io mi voglio fare i fatti degli altri, ma so di persone che per un viaggio verso l’utero facevano un viaggio a Lourdes.

Ora io sono una di quelle che se mi compro le azioni della Parmalat mi leggo il prospetto informativo, non ci capisco niente... ma loro lo sanno benissimo... visto che le fregature le prendo, e mi chiedo: ma il prospetto informativo, che è una brutta parola, vogliamo dire... l’avviso di garanzia, a LUI, glielo hanno dato?

“No, scusi, mi rivolgo a lei che nel suo ovocito sta andando verso l’utero, ma lei lo sa che qui fuori a causa sua c’è un casino? Lo chiamano “dibattito”; perché non sanno come definirlo; e parlo di fior di filosofi, scienziati, grandi menti. Lei è o non è? Perché se “è”, è un discorso, se “non è”, è un altro discorso. Come che é? Ma allora, scusi, lei fa finta di non capire? Che poi, detto fra noi, ma... le conviene? Io non voglio insinuare dubbi, però al suo posto, io valuterei opzioni diverse. Quali? Non mi faccia dire cose che non posso dire... Ma poi si metta nei miei panni, voglio dire io... ho solo 30 anni, mi affaccio adesso al mondo del lavoro, ci sono delle prospettive che vorrei approfondire; lei lo sa quanti “master” ho fatto? E gli “stage”? Come a che mi sono serviti? A formarmi. Io adesso sono pronta per il mercato del lavoro. Io! sono pronta... sono quelli che mi dovrebbero assumere che non sono pronti. Ma io non mi arrendo... abbiamo lottato tanto per avere le pari opportunità, vorrei vedere che adesso ci rinunciamo... Mai! Mi dicono: ma il lavoro... la famiglia... che fa? Concilia? E’ una parola! Il papà? Ah, quello che... Ma si figuri, non glielo nemmeno detto... lui entra in crisi, non si sente pronto... Al massimo, mi ha detto una volta, possiamo prendere un labrador piccolo, lo cresciamo... però facciamo a turno per la pipi. Secondo lei, ci sono le basi per fargli un annuncio shock del tipo: sai... aspetto un figlio.

Io però vorrei metterla al corrente di quello che succede da questa parte, affinché lei possa farsi un’idea... dunque: le guerre si sono evolute: le guerre puniche sono demodè, non li fa più nessuno, ora ci sono le guerre preventive, le guerre ideologiche, guerre sante, c’è un listino molto ampio e dettagliato. Il lavoro è una cosa preziosa, talmente preziosa che chi lo trova viene insignito del titolo di: lavoratore. Ci sono persone che credono di averlo trovato ma, quando vanno a farlo autenticare gli capita di sentirsi dire: mi dispiace ma quello che lei ha trovato è solo una cagata, tanto che lo chiamano: interinale. Ah, una cosa che nessuno le dice ma che io sento il dovere di dirle è questa: lei è pieno di debiti... lo so lei mi può dire: ma io non ho mai chiesto niente a nessuno; e questo è il bello, qualcuno ha fatto debiti anche per lei. Chi è stato? Uno che ha fatto il debito e si è firmato: pubblico.

Ora alla luce di quanto le ho detto, io la invito a ponderare la sua decisione, e lo deve fare adesso, perché dopo, non c’è più tempo. Lei stesso avrà tanto di quel da fare che non troverà più il tempo per riflettere. Come che dovrà fare? Ma lei non ha idea... Scusi ma non se ne accorto? Lei da 2 cellule è passato a  16 cellule e continua a crescere, e quando arriva nell’utero sarà un fuoco d’artificio, le spunteranno le gambe, le braccia, la testa, il sistema endocrino, sanguigno... no, no, non si spaventi è una cosa normale, no, no... non faccia cosi, dai... le assicuro che non sentirà niente... è normalissimo... certo, certo che glielo garantisco... su via, se si mette a piangere, fa piangere anche me. Le garantisco che non sentirà nessun dolore. I dolori saranno fra nove mesi, si, ma non solo i suoi... anche i miei... no, non si deve dispiacere, che ci vuol fare... è la vita. La vita... ah, lei non sa cos’è la vita? Come glielo posso spiegare... la vita è... la vita è... la vita. E’ un concetto difficile da spiegare... non è difficile? Lei dice che forse lo sa? E chi glielo ha detto? L’ha intuito. Ma sa che lei... lei è una personcina intelligente. Comunque se posso darle un consiglio spassionato: arrivato nell’utero, non si faccia prendere dall’orgasmo... no...non orgasmo quello... insomma faccia tutto con calma... e se ha bisogno di qualcosa... bussi!

Buio.

IL SOGNO DEL PRECARIO.

Una voce fuori scena.

Questa è la storia di Bianchi Mario di professione lavoratore precario.

Entra in scena l’attore:

L’attore si siede e si appisola su una sedia.

Un giorno mentre aspettava che l’agenzia lo chiamasse si addormentò e sognò.

Sognò di essere in un bosco mentre camminava fra alberi e fiori senti una voce:

Si sente una voce di donna che gorgheggia.

Entra in scena l’attrice con in mano un cesto di fiori (?)

Canta sulle note di “Amapola”

        Sono bella, sono una caramella

        E cerco l’uomo che un uomo è

        Il mio amore si è perso in una fiaba

        E io come una babba sono qui...

A: (rivolto a B) Hei tu! Bestia!

B: (Si guarda attorno)

A:Dico a te! Bestia!

B: A me?

A: Si! A te! Bestia!

B: Senti, ‘a cosa... guarda che tu bestia a me non me lo dici...

A: Ma che hai capito? Bestia!

B: Aridaje! Ma che uno non può nemmeno fare un sogno in santa pace che trova sempre chi deve rompere le scatole...

Sulle note di “Eaven, chech too chech”

       

Lei:Vieni, non fuggire

        la tua vita è senza vita

        E sai perché

        Con un bacio, una carezza

        Ed un sospir

        Ti donerò un altro mondo in un balen.

Lui: Scema, tu sei scema

        C’hai le pigne nella testa

        E sai perché

        Queste fiabe sono sogni

         Illusion

        Perciò grazie e arrivederci.

        Perciò grazie e arrivederci

        Perciò grazie e arrivederci... e vai affancul.

       

A: Bestia! Se tu sei Bestia, io con un bacio ti posso trasformare in un principe.

B: Ma siamo impazziti? Ancora nel 2008 tu vai in giro con queste menate?

A: Ma scusa, ma non può essere che tu hai subito una metamorfosi?

B: Una metacchè?

A: Metamorfosi! Bestia!

B: Metaform metarsfo.. insomma quella cosa li, e tu mi dai un bacio e io...

A: Diventi il principe che eri.

B: Ma io non ero un principe, io ero un impiegato a tempo indeterminato, avevo un posto fisso, potevo comprare a rate, avere le ferie, la tredicesima... adesso al massimo mi danno la quattresima... sono un precario.

A: Allora con il mio bacio ti faccio diventare un lavoratore col posto fisso.

B: Davvero... tu puoi...

Attrice comincia a cantare sulle note di. “Tango della gelosia”

Lei: Baciami,

        che cosa ti costa dai

        Se in questa giungla

        Fai parte del serraglio

        Prendimi, non fare il cretino dai

        Cosa ti costa, devi solo baciar.

Lui: Se tu sei la Bella che sei

        E un bacio mi può ricrear

        Tu fai quel che vuoi

        Ma dai ora a me

        Un posto sicuro

        Un posto sicuro per me.

A: Vieni, vieni fra le mia braccia...

B: Siiii! Vengo, vengo, baciami, baciami...

I due attori si avvicinano lentamente, le luci si abbassano. Una voce si leva alta, Bella va via e al suo posto c’è l’impiegata dell’agenzia.

C: Ma che fa?!

B: (ancora nel sogno) Il bacio... voglio il bacio

C: Ma che bacio... ma lei è cretino?

B: No, io sono Bestia...

C: No guardi lei oltre a essere bestia e anche cretino.

B: Mi scusi ero distratto...

C: Senta c’è un lavoro per un mese alle poste, che fa ci va?

B: Ma la bella li mi aveva...

C: Ma chi? La mia collega? Quella non è bella è una cretina...

B: No, l’altra...  Scusi ero sovrapensiero.. va bene, ci vado.

C: Ecco firmi qui....

Attore solo comincia a cantare sulle note di “The sound of silence”

E ritorna come allor

Tutto ancora come allor

Fai due mesi in un lavoro qui

Fai due mesi in un lavoro li

Sempre in cerca di qualcosa che non c’è

Che non c’è

Per me, per me.

DOCTOR HOUSE

Una voce da altoparlante con tono elegante:

“Benvenuti al “Interinal hospital” specializzato nella cura di patologie da precariato ........ Avete una malattia da lavoro interinale? Nevrosi da Call Center? Traumi da lavoro Part Time? Nessuna preoccupazione, i nostri medici troveranno sicuramente la giusta cura.”

Entra l’attore che zoppica con bastone.

Si guarda attorno, non vede nessuno, e comincia a ballare imitando Fred Astaire con il bastone.

Si sente una voce che chiama: House! House! House!

L’attore si ricompone e comincia a rifare lo zoppo.

Entra l’attrice.

A: House, c’è un caso urgente...

B: Fategli una gastroscopia, una amniocentesi e una epidurale..

A: Ma se non ti ho nemmeno detto i sintomi?

B: Vomito, diarrea, febbre? E’ incinta! Di 260 giorni, il bambino è un maschio, occhi marro e capelli viola..

A: House! Ma è un uomo!

B: Allora non è incinto, è finocchio...

A: House fammi parlare! Ti devo dire i sintomi...

B: Mi pare sintomatico, anzi diagnostico, ho già la diagnosi, ma non ti voglio togliere la soddisfazione di dirmi i sintomi...

A: Smarrimento esistenziale, crede ancora nella politica e nelle istituzioni,

B: Gli avete fatto una lavanda gastrica al cervello?

A: fatta, nessun risultato...

B: avete provato a leggergli il verbale dell’ultima seduta al senato?

A: Fatto... ha vomitato sangue dal naso...

B: UHmmm! Il caso è interessante... Fategli un resoconto dettagliato del discorso di Veltroni.

A: Non sarà troppo:

B: In questi casi bisogna tentare il tutto per tutto.. vai!

Attrice esce.

House passeggia con bastone. Entra attrice dal lato opposto. Zoppica ed ha un bastone anche lei

C: Dottor House; sono la dottoressa di E.R.

B: Ma lei non era nell’altro canale?

C: Abbiamo un caso difficile e volevo un suo parere.

B: Sentiamo!

C: Si tratta di donna sui trent’anni, caucasica, 53 chili, carnagione olivastra, due anni in un call center.

B: Sintomi?

C: logorroicità insopportabile, scatti verbali alternati ad un uso di eccessivo di avverbi.

B: interessante... avete provato a fare l’esame dei pronomi...

C: Negativo!

B: degli aggettivi?

C: Negativo... solo qualche “vaffanculo”...

B: Ma, vaffanculo non è aggettivo?... Come mai si trovava li...

C: La cosa ha meravigliato anche noi...

B: Fategli vedere brani di un film di Antonioni...

C: Quanti? Non vorrei avere reazioni violente...

B: non piu di sei...

C: Bene!

Esce.

Entra A.

A: House, gli abbiamo fatto leggere tutto Veltroni... niente! la sua reazione è stata di isteria...

B: (annuisce) Me lo aspettavo... proviamo a distogliere la sua attenzione dai problemi e facciamo in modo che si rilassi...

A: Può essere una buona terapia...

B: Facciamogli il Test delle stronzate, fategli vedere una puntata di cabaret del Bagaglino...

A: HOUSE! Ma cosi corriamo il rischio del suicidio!

B: E’ un rischio che dobbiamo correre...

A: Non sono d’accordo... ma correremo il rischio... vado.

Entra C.

C:  Dottor House... non abbiamo risultati. La paziente continua a parlare, parlare...

B: Avete notato se perde parole, consonanti, vocali...

C: Se ci penso... mi pare che abbia detto supercalifragilisticoespiralidoso senza nessuna vocale.

B: Bene, se la mia teoria è giusta ci troviamo davanti ad un caso di “sindrome di Paperino” intermittenza fonetica... un disturbo lessicale raro...

C: Ricordo un caso del genere... un uomo che aveva smarrito tutte le vocali e parlava solo con consonanti.... non si capiva un cazzo.

B: Esatto. Proviamo a leggergli la Divina Commedia...

C: non si trovano più dottori in grado di leggerla... la legge solo Benigni.

B: Costa un fottio di soldi... allora leggetegli.. “Pinocchio”

C: Nemmeno quello.. gli possiamo leggere Camilleri.

B: Dottoressa.. lei è una sadica... lo potremmo avere sulla coscienza...

C: Non abbiamo alternativa.

Esce

Entra A.

A: House, il paziente peggiora... credeva che Pippo Franco fosse il presidente del consiglio...

B: Non era una terapia sbagliata...

A: Si ma dopo ha avuto una reazione incontrollata...

B: Cosa ha fatto?

A: Voleva fare un appello al presidente della Repubblica, per avere un lavoro fisso.

B: E’ peggio di quanto credevo... dobbiamo ricorrere ad una terapia pericolosa ma dobbiamo tentare...

A: Vorresti fargli telefonare da Fiorello che imita napoletano?

B: No, non servirebbe, la malattia è in uno stadio di non ritorno... solo se gli facciamo tornare un sano e cinico disgusto per la classe politica si può salvare...

A:  Cosa consigli House?

B: Una terapia d’urto... mettetelo in una autoambulanza e portatelo davanti a Palazzo Chigi...

A: Ma... House... è estremamente pericoloso... se in quel momento passa...  Dini, Cento,... Oddio! Pecoraro Scanio! Sarà terribile...

B: Lo so, potrebbe abbracciarli...

A: Ma questa sarebbe la fine per lui!

B: Potremmo essere fortunati, potrebbe passare Ignazio La Russa...

A: E’ vero! Sei geniale House! Provvedo subito.

Esce

Entra C:

C: La paziente è in coma lessicale.

B: Cioè, non  parla più!

C: No, parla e dice cosa senza senso, del tipo: l’offerta non è cumulabile con mia suocera”, “datemi una rata da pagare a rate”

B: Deve essere l’effetto della lettura di Camilleri... non ci sono alternative... fategli una trasfusione dell’ultimo Baricco.

C: Qual è l’ultimo?

B: Quello uscito stamattina...

C: A che ora? Di Baricco ne escono tre al giorno...

B: Qualcuno corra in libreria e aspetti... fra qualche ora c’è ne sarà un altro.

C: Se non dovesse bastare? Che facciamo?

B: la dobbiamo operare...

C: Vuol dire che dobbiamo asportare la memoria?

B: Lo so, è l’ultima ratio, ma non ci sono alternative... toglierle dalla testa tutte le offerte promozionali e tutti i concorsi a premi...

C: Lei sa che questo potrebbe ridurla un vegetale?

B: Meglio un vegetale che un Montalbano.

C: (sente il cellulare, risponde) Siii! È arrivato? Veniamo subito, mettetelo da parte. E’ arrivato l’ultimo libro di Vespa... 10 minuti fa... pensa che può servire?

B: Non è l’ideale,,, ma proviamo!

(esce attrice A)

(entra un attore con due bastoni)

D: House, ti devo sottoporre un caso.

B: Un  caso difficile, lasciami indovinare... Encefalite letargica multifunzionale?

D: No!

B: Vene varicose a zig zag?

D: Noooo!

B: Emorroidi intorcinate intrauterine?

D: Nooo! House, Rottura femori per caduta dalle scale.

B: E chi è il cretino?

D: Io! Non vedi? Che devo fare?

B: e lo chiedi a me? Vai all’ospedale?

(entra A)

A: House, il paziente da segni di miglioramento... appena ha visto La Russa ha detto..

B: Che ha detto?

A: Ma va a mori...

B: bene è sulla via di guarigione...

(entra C.)

C: Dottor House il paziente sta recuperando il controllo delle funzioni vocali...

B: Cosa dice?

C: Mi ha proposto una enciclopedia medica a rate...

B: Bene allora possiamo dire che abbiamo risolto i casi..

D: E io?

B: Tu? Fai questi esercizi. Guarda come faccio io seguimi.

(l’attore B fa avvicinare l’attore D al suo fianco, gli toglie un bastone e lo da all’attrice A. I quattro attori sono sulla stessa linea tutti con il bastone in mano. Comincia la musica di: “The for two” l’attore fa alcuni passi di tip tap, imitato dagli altri, dopo qualche minuto di musica, ad uno ad uno gli attori si staccheranno e ognuno di loro prenderà una sedia e si siederà. L’ultimo farà il finale e poi si andrà a sedere insieme agli altri. Comincia:

PRECARI ANONIMI

A: Bene! Ci siamo tutti? Possiamo cominciare. Vuoi cominciare tu? (rivolto ad una: B)

B: (si alza. È impacciata) Ciao, io sono Sandra!

A,C,D: (insieme) CIAO SANDRA!

B: Io frequento da sei mesi il centro dei “precari anonimi” e penso di aver raggiunto degli ottimi risultati...

A: Bene! Congratuliamoci con Sandra.

A,C,D: CONGRATULAZIONI SANDRA!

B: Grazie. Io sono una precaria dall’età di 18 anni. Passavo da un lavoro all’altro, due settimane, tre settimane... la mia vita era un susseguirsi di lavori precari. Poi ho conosciuto questo centro, qui ho riflettuto sulla mia condizione di precario ed ho preso coscienza del mio problema.

A: Bene Sandra, e cosa hai fatto per risolvere questo problema? Raccontalo agli altri perché possano imparare dalla tua esperienza.

B: Si, ecco io, ho seguito i consiglio della nostra guida.  Ho cominciato a rifiutare i lavori che duravano meno di un mese... Poi quelli di due mesi... adesso sono arrivata a tre mesi.

A: Come potete vedere la nostra Sandra, con l’impegno, il sacrificio sta cercando di risalire la china. Bene Sandra, e, dicci, cosa vedi per il tuo futuro?

B: Beh, per il mio futuro io vedo un lavoro fisso, vedo la messa in regola, vedo il versamento dei contributi, vedo la pensione...

A: Cari amici, come potete osservare Sandra vede il suo futuro radioso, certo lei vive ancora nel mondo dei sogni, ma perché non sognare? Vero Sandra?

B: si, ho piena fiducia nel futuro; ci sarà un lavoro sicuro e una vita serena, (comincia a cantare sulle note di “Ci sarà) di Al Bano)

        ci sarà
un lavoro sicuro ed un mondo migliore

(continuerà a cantare facendo da sola la ola)

        ci sarà
un azzurro più intenso ed un cielo più immenso
ci sarà

(si accorge che gli altri la guardano come allibiti e smetterà e si siederà)

A: Bene... e adesso tu (indicando C)

C: Io mi chiamo Mario.

A,B,D: CIAO MARIO!

C:

FINALE

Canzone finale

(Sulle note di “One” di “Chorus Line”)

Dai

non gettar la spugna, non mollar la presa, dai.

Dai

Ci saranno storie che vivrai anche tu,

Se ti ritiri dal gioco

hai perso già.

Fai finta di fare l’eroe per la tivvu, dai.

Quello che ci vuole per andare avanti, dai

è la voglia di sognar, su dai, dai.

Ti puoi fare una risata

se vuoi fare della vita

un vero affar.

(Durante la presentazione ognuno degli attori, con sottofondo di musica, dopo il suo nome, dirà una di queste brevi poesie)

Loredana

Mi dice per telefono:

“Guarda...

Da quando non lavoro

sono così giù

che quasi quasi

farei la puttana...”

Io penso:

“Tutte in gamba le donne!

Anche se sono giù,

trovano sempre

qualcosa di buono da fare!

Anchio

come tutta l’umanità

corro verso il traguardo

però a differenza degli altri

mi sto allenando

a frenare in tempo.

La vita è come una partita di pallone,

si può vincere, pareggiare o perdere...

(uno degli attori fischia e esce un cartellino rosso come un arbitro)

Ma sempre espulsi no. Cazzo!

(tutti gli attori circondano “l’arbitro” e lo inseguono uscendo.)

FINE

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