Preferirei di no

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Preferirei di no

Preferirei

di no

Tre atti di Antonia Brancati

Personaggi:

TERESA   la madre

DIANA      la figlia

Primo Atto

(La scena: una cucina-soggiorno di una casa rustica di campagna.

I mobili sono piacevoli e vecchiotti, più votati al comfort che alla bellezza.  TERESA: una donna dall'età imprecisabile; a volte sembra che abbia cinquant’anni, a volte potrà sembrare che ne abbia settanta, a seconda dell'umore e di come la scontrosità la spinge a camuffar­si. Ha un vestito lungo, bigio, da contadina, con sopra un grembiule di stoffa provenzale. Sia il vestito che il grem­biule sono però di ottimo taglio. I capelli biondi - quasi bianchi - sono raccolti in una crocchia morbida sulla nuca.

All'apertura del sipario è comodamente seduta sul divano, con un libro aperto sulle ginocchia. Non riesce però a leggere a lungo. Alza il ricevitore del telefono e spinge la forcella due o tre volte, come per sbloccarlo. Niente da fare. Sospira. Lancia un'occhiata verso la cucina, dove il forno è acceso. Cambia posizione, accocco-landosi in un altro modo. Si rimette a leggere. Non ce la fa ad anda-re avanti. Guarda la luce livida che entra dalla finestra. Si alza. Guarda fuori; quello che vede non le piace. Sospira. Volta le spalle alla finestra e va al tavolo di cucina, guardandosi attorno come per decidere cosa fare)

TERESA      (Parla a se stessa senza remore, come le persone

abituate a vivere da sole) Ordine. Dunque vediamo... Si

prenda una terrina... (Si passa le mani sul davanti del grem-biule, fa un sospiro che le rimane un po' strozzato in gola) Dio, che angoscia. Sarà il tempo. (S’ode il rumore di un tuono in lontananza) Non è una bella giornata per una meteoropati-ca. No - proprio no; (Prova a fare un respiro profondo) Oddio!... Dunque, vediamo... ordine... Si prenda una terrina... Una giornata di cattivo tempo - eh, che sarà mai!Basta un briciolo di organizzazione mentale... o no? - Sì, così dicono gli entusiasti del «basta volere»... coglioni!... Se solo sapessero come è difficile, a volte, anche solo alzarsi dal letto in una radiosa mattina di sole... Con questo tempo, poi… (riprova il telefono) No, niente. Muto. (Fa un urlo a freddo) Aaaah! (Si riprende) Allora, vediamo... (Un altro tuono, un po' più  vicino. Lei guarda fuori dalla finestra) No, non è una bella giornata...Ordine. Una cosa per volta. Dal principio. Non ci si lasci prendere dal panico. (Commenta) Sembra facile. Allora, vediamo... «Si prenda una terrina...» (tuono vicinissimo, e il suono di uno scroscio d'acqua) No - sbagliato: si vada a ritirare il bucato! (Esce rapida da una porta-finestra. Dopo un attimo c'è il rumore forte di un tuono. TERESA rientra con le braccia cariche di bucato. Sente il timer del forno, che squilla al suo rientro, e sta andando verso la cucina quando all'improvviso scoppia un altro tuono, fortissimo; si unisce lo squillo improvviso del telefono) Oddio funziona! No! (Lascia cadere la biancheria sul divano senza  richiudere la finestra; non sa cosa fare per prima cosa, poi decide: va rapida verso il forno, lo spegne, apre lo sportello, e si precipita al telefono) Pronto?... Sì, èil 27. 211... Come dice?... No, scusi, mi faccia capire: lei mi sta telefonando... Insomma, lei è o non è della SIP? E va bene, della Telecom Italia; si vede che sono rimasta indietro, e poi non è che avendo cambiato nome funzioniate meglio! (rabbia repressa) Insomma, lei, cioè uno della Telecom, mi sta telefonando per dirmi che il mio telefono è isolato. (esplode) Sono tre giorni che reclamo perché il mio telefono è isolato! Lo so che è isolato!… No, io mi aspetto che lei mi dica che il mio telefono adesso funziona, visto che mi sta telefonando!… Chiedo troppo? Cioè, no, mi spieghi: lei mi sta dicendo che io chiedo troppo?!.. (si calma) Ah, isolato fino a domani... un traliccio franato. (arrabbiata) Cosa vuole, che la ringrazi?... Io nervosa? No, caro signore, io non sono nervosa, io sono PAZZA! (Riattacca con forza il ricevitore. Fa un urlo) Aaaagh! (Pausa - poi un altro urlo) Uaugh! (Pausa. E’ chiaro che si sente meglio) Oh!Calma. Ordine. “Si prenda una terrina…” (vede la porta-finestra aperta; va a chiuderla e poi va al forno; ne tira fuori una torta al ciocco-lato perfettamente lievitata. La mette in centro al tavolo. La guarda)  E ora di questa che me ne faccio? (Guarda fuori) E quando piove, poi, diluvia! (Suono del campanello; gesto di stizza) Avanti!... No, proprio non è una bella giornata. Non vorrei arpeggiare sullo stesso tema, ma è proprio una giornata di merda!  (Suono prolungato del campanello) Avanti! - Con questo tempo, possibile che ci sia gente che se ne va in giro.. (Si sente bussare) a rompere le scatole? (Lascia perdere la torta e si gira verso la porta; ad alta voce) Che bisogna fare di più per farle capire che può entrare?! C'è la chiave nella toppa, no? La vede!? E sono pure diventata rauca a forza di gridare avanti! Santoddio! (sbuffa)

DIANA      (Entra, cauta. E’ una donna giovane, dall'aria manage-riale. Potrebbe soffrire di bulimia o anoressia; è chiaramente una persona nervosa, abituata a tenere i nervi sotto controllo per comportarsi sempre in maniera socialmente inappunta-bile) Permesso?

TERESA   (Un lamento, fra esasperazione e noia) Uaagh!

DIANA      Mi scusi, non l'ho sentita dire «avanti»...

TERESA  (Senza guardarla e senza smettere di guardare la torta) Non l'ho detto.

DIANA      Sì, ma mi pareva che prima lei...

TERESA  Prima! Questa volta no. E proprio stavolta lei è entrata.

DIANA      C'era la chiave nella toppa...

TERESA  C'era anche prima. (pausa) Si accomodi, se proprio deve. (è sempre di spalle)

DIANA      (esce e rientra subito con un’attrezzatura professionale da fotografa:borsa, macchine, treppiedi, ombrellini) E’ casa Fusi, no?

TERESA    No! (DIANA la guarda. TERESA si gira, la vede e si corregge) Voglio dire sì. Anche. In un certo senso. (DIANA  esce di nuovo; TERESA, al pubblico) Sarò io; no, sono certamente io,ma a me quella non mi sembra normale.

DIANA      (rientra con un registratore professionale ed una vali-getta. Si guarda attorno per sistemare la sua roba) Senta, la signora dov'è?

TERESA   La «signora» non c'è!

DIANA      Ah.

TERESA   Mi ha bagnato tutto il pavimento.

DIANA      Fuori piove.

TERESA   Lo so. Lo so che fuori piove. Lo vedo e lo sento che fuori piove! (DIANA non le presta attenzione; sta cercando una presa per il registratore) Ma il fatto che fuori piova non mi sembra una buona ragione perché lei se ne vada in giro ad inzaccherarmi tutta la casa. O no?

DIANA      (non risponde; ha trovato una presa vicino al tavolino. TERESA l’osserva. DIANA sistema il registratore sul tavolino davanti al divano, poi fa per scostare la biancheria per met-tersi comoda, ma)

TERESA   (la blocca) Se proprio deve sedersi si sieda, ma lasci stare i miei panni. O chiedo troppo? - Non so, oggi mi sembra che funzioni tutto a rovescio. (Parla di nuovo fra sé) Eppure non mi sembra di essere esosa nelle mie richieste: un telefono che funzioni... un po' di bel tempo... che non mi si scompigli il bucato... Non chiedo troppo, non mi pare, no.

DIANA      (non è stata a sentirla: seduta in pizzo al divano ha provato il funzionamento del registratore. Vede che tutto è a posto. Tira fuori dalla tasca un telefonino cellulare. Compone un numero)

TERESA  Non funziona.

DIANA      Prego?

TERESA   Il telefonino. Non funziona. La collina qui di fronte blocca il ripetitore. Non prende il segnale.

DIANA      (prova lo stesso a chiamare qualcuno col telefonino;TE-

RESA la guarda scotendo la testa) Non funziona!

TERESA   Che avevo detto, io?

DIANA      (dopo un’occhiata veloce) Posso usare il telefono? (e s’avvicina al telefono senza aspettare il consenso)

TERESA  Non funziona. (DIANA ha la cornetta all’orecchio) È

isolato. (Spiega) Un traliccio franato. Con questo tempo.

Domani rifunziona. Forse.

DIANA      Dio, che posto!

TERESA   Se non le sta bene, perché c’è venuta?! Non sarà capitata qui per caso, no?

DIANA      In questa landa deserta? Mi pare difficile.

TERESA   (Difendendo la località) Landa, poi... un paesino arroc-cato in collina, lontano dalle grandi vie di comunicazione.

DIANA      Anche dalle piccole, mi pare.

TERESA   È il suo bello.

DIANA      Sarà. (Si accende una sigaretta)

TERESA   (La fissa)Le verrà un cancro ai polmoni.

DIANA      (La guarda, sorpresa dal tono duro. Spegne la sigaretta di scatto. TERESA fa un grosso sospiro, tira fuori un pacchet- to di sigarette dal grembiule; se ne accende una e l’aspira con voluttà. Dopo un attimo) Perché, a lei no?

TERESA  (Quasi allegra) Di qualcosa bisogna pur morire, no?

DIANA      Prego?

TERESA   Con tutte le disgrazie che già abbiamo, non vorremmo anche il peso dell'immortalità! (Guarda Diana)

DIANA      Io non la considererei una disgrazia. (Con disinteresse riprende ad occuparsi del registratore)

TERESA   (Pausa) Senta, mi scusi, io non sono più abituata... alla socialità... non so, forse dovrei chiederle... (Non sa come andare avanti; non le viene in mente niente. Infine:) Vuole una fetta di torta?

DIANA      (continuando a tamburellare le dita sul bracciolo del divano e guardandosi intorno, distrattamente) No, grazie.

TERESA   La linea, eh? (Fra sé) Va beh... E io che me ne faccio, di questa torta? (Cantilenando) Che me ne faccio - che me ne faccio...

DIANA      Scusi?

TERESA  (La guarda, come stupita che lei sia ancora lì) Eh?

DIANA      Diceva qualcosa?

TERESA   No. Io no.

DIANA      Mi pareva.

TERESA   No, non a lei... E che... (confidenziale) E’ tanto di quel tempo che non vedo nessuno... Parlo da sola, come i matti.

DIANA      Già.

TERESA  (Va nella zona cucina; sposta la torta dal tavolo e al suo posto mette una cesta piena di verdure, che man mano tirerà fuori: peperoni, melanzane, zucchine, cavoli... Intanto parla) No no; no no. E’ una gaffe dirlo. Quando ci si riferisce ad una che è stata in manicomio - io - no no, non in manicomio... in una “casa di cura per malattie nervose”, ecco. Un manicomio di lusso per gente ricca.

DIANA      (Si alza e si volta a guardarla) Oh mio Dio, no!

TERESA   (Tranquilla. Non capisce la reazione di DIANA) Non sono mica pericolosa, sa. A dire il vero, non lo sono mai stata. Non per gli altri, almeno.

DIANA      (Finalmente l'ha riconosciuta) Mamma!

TERESA  (Nessuna reazione da parte sua) Prego?

DIANA      Lei è... tu sei... mia madre!!

TERESA   Io?

DIANA      Ma non sei...? - Mi scusi, ma lei non è Teresa Fusi?

TERESA   Io no... insomma sì, da sposata... (Incredula) Diana!?...

DIANA      Sei proprio tu! (Le va incontro, la prende per le braccia, la scruta)

TERESA  Quando si dice la voce del sangue: non ti avevo proprio riconosciuta!

DIANA      Se è per questo, io ti avevo preso per la serva.

TERESA  Quale serva?

DIANA      Non so, pensavo tu avessi...

TERESA  Una serva? Dio, che espressione...

DIANA      Poi quando hai parlato della casa di cura...

TERESA   Ah, ecco. Appena ti ho detto che ero pazza hai capito chi ero!

DIANA      Non avrei mai... Dio mio, come ti sei ridotta!

TERESA  (La scruta a sua volta, con attenzione. Sincera) Anche tu. Anche tu!

DIANA      (grintosa) Sapevi che sarei venuta...

TERESA  Sapevo?!

DIANA      Non hai ricevuto la mia lettera!?(TERESA lascia la figlia         e si siede sul bracciolo del divano. DIANA insiste) Non è

possibile che tu non l'abbia ricevuta!

TERESA  (Fa un grosso respiro, o per lo meno ci prova. Il respiro le viene a singhiozzo) Eh?

DIANA      Ti chiedevo della mia lettera... (TERESA prova con un

altro respiro profondo, che le riesce male) Soffri d'asma?

(TERESA scuote la testa in un cenno di diniego. Si alza e va ad aprire la porta finestra da cui proviene una luce livida, temporalesca. Si appoggia allo stipite della porta; sembra boccheggiare) Ti senti male?

TERESA  No, è solo un peso d'angoscia... ogni tanto mi viene all’improvviso.. con un bel respiro profondo a volte si smuove.. dicono... a volte... Aspetta, aspetta... (Fra sé) Un bel respiro... (Il respiro le riesce malissimo) Un respiro... (Ci riprova; va un po’ meglio) ecco... Non mi pare si sia smosso un bel niente, ma con calma. Senza panico.

DIANA      Stai meglio?

TERESÀ   Sto meglio, sì. Si fa per dire. (Richiude la porta finestra; torna lentamente al tavolo da cucina ed esamina la verdura che ha tirato fuori dal cesto) Dunque vediamo... Ordine! “Si prenda una terrina...”

DIANA      Dicevi?

TERESA  No, io niente. Eri tu, mi pare, che volevi dirmi...

DIANA      Ti ho chiesto se hai ricevuto la mia lettera.

TERESA  Sì. Sì. Sì sì sì. Ma ho anche risposto, no?

DIANA      Non mi riferisco a quella a cui hai risposto con quel tele-

gramma demenziale.

TERESA  Gaffe! Non si dà della demente ad una demente.

DIANA      Tre parole in tutto: «Preferirei di no». E senza firma.

TERESA  Pensavo avreste capito che ero io...

DIANA      Certo! Un telegramma farneticante da chi poteva venire, se non dalla pazza?!

TERESA  Gaffe! Te l'ho già detto. (Ragionevole) E quando eri piccola te l'avrò detto non so quante volte: mai dare del matto ad un matto. - Tu sulla buona educazione sei sempre stata un po’… recalcitrante.

DIANA      (Non chiede scusa; si vergogna per lo scatto) Volevo dire... Volevo dire che abbiamo capito che eri tu solo dal luogo di provenienza del telegramma. - Io parlavo dell'altra lettera.

TERESA   Da te ho ricevuto solo una lettera. Una sola, negli ultimi diciotto anni.

DIANA      Adesso non stiamo a rivangare...

TERESA   Ah no… e anche una letterina svogliata, quando sono uscita dal... dalla clinica. Scrivevi che speravi stessi finalmente bene. Bene! Dio mio! - E che saresti venuta a trovarmi, prima o poi. - Sono passati diciotto anni. Più i due del... della clinica ... vent’anni. Vent'anni che non ci vediamo. Un bel numero, tondo tondo.

DIANA      Anche tu, però...

TERESA  (Si abbatte subito) Hai ragione: non avevo nessuna voglia di vederti. Né di sentirti.

DIANA      Quindi è inutile che accusi me...

TERESA   Io non accuso nessuno.

DIANA      Ti ho scritto un'altra lettera...

TERESA  Ecco, appunto: io avrei preferito ti fossi limitata a dei bigliettini di auguri.

DIANA      Te ne ho scritta un'altra!      

TERESA  Io ho ricevuto quella in cui mi scrivevi che “in questo momento” … Com'era?... Ah sì: “in questo momento così pieno di fervori” eccetera, tuo padre (di scatto impugna un coltello) avrebbe avuto bisogno di…

DIANA      La mia prima lettera, sì.        

TERESA  (Sorpresa) Ho nominato tuo padre e mi sono ritrovata in

mano un coltello! Freud ne avrebbe da dire... (Lascia cadere il

coltello) E allora, mi dicevi che c'è stata un'altra lettera...

DIANA      Non capisco come tu non l'abbia ricevuta.

TERESA  Le poste, si sa. - E poi non c’è più nessuno che voglia fare il postino, qui. Quello che c'era è in pensione... (Un po’ trasognata, mentre DIANA rabbrividisce al racconto di tanto squallore) Non c'è più niente e nessuno. La banca l'hanno tolta dieci anni fa; la farmacia si è trasferita in una frazione a dieci chilometri da qui... Anche la tua lettera l'ho ricevuta per caso, perché l’ortolano ambulante era passato alla posta di zona, giù a valle. Lo conoscono, e glie l'hanno consegnata... Ma è un po' di tempo che non passa più neanche lui… (Esce dal suo stato trasognato) Se avessi ricevuto questa tua altra lettera avrei risposto, cosa credi? Sono una persona educata, io.

DIANA      Magari con un altro telegramma: “Preferirei di no!”

TERESA  Oh, è probabile. (Pausa) Mi chiedevi qualcosa anche in

quest'ultima lettera?

DIANA      Sì, certo - se no perché ti avrei scritto?

TERESA  Dio mio - con che faccia...?

DIANA      Dopo tutto quello che papà ha fatto per te…

TERESA  E mi  ritrovo di nuovo il coltello in mano... ma tu dimmi!

(1mpugna il coltello come un pugnale e lo punta in direzione di DIANA) Il cane di Pavlov mi fa un baffo, a me... Tu mi  nomini tuo padre, e a me vengono delle reazioni omicide. Ma è automatico, sai? Mi viene proprio così, naturale.. ancora oggi... Ma tu dimmi... (Lascia cadere il coltello; va a sedersi in poltrona rannicchiandosi su se stessa, come un'adolescente che si protegga dal mondo esterno)

DIANA      Mi stai a sentire o no?

TERESA  Preferirei di no. - Oddio, scusa: anche questo mi è venuto automatico.

DIANA      Insomma, nella mia ultima lettera...

TERESA  (Fa ostruzionismo) La seconda. In vent'anni.

DIANA      Insomma, l'ultima volta che ti ho scritto...

TERESA  Non avrai insistito ancora una volta perché tornassi giù a valle, a fianco di tuo padre!? - Che avevi scritto? …“In questo momento così pieno di fervori”... e di scandali politici per bassi motivi di lucro...

DIANA      (infuriata) Questo io non l’ho scritto! (si calma) Il tuo

facile moralismo!! Dio mio...

TERESA   Facile - hai ragione. Ma com'era che avevi scritto?... “in

questo momento”, eccetera, “ io penso che papà dovrebbe avere tutta la sua famiglia”, che poi saremmo tu ed io, “stretta attorno a lui”… Così, no?

DIANA      Ho scritto così. Mi pareva giusto. Mi sembrerebbe anco-ra giusto, se solo... tu fossi una persona affidabile.

TERESA   Ma io non lo sono.

DIANA      Appunto.

TERESA  (Felice) E allora ci avete rinunciato!

DIANA      Mi pare chiaro.

TERESA  (Si alza e piega il bucato, obbligando DIANA, senza

parole, ad aiutarla a piegare le lenzuola. DIANA esegue, ma è

chiaro che l'operazione la irrita. Dopo un attimo, sempre con intenti ostruzionistici) Sì, ma non era farina del tuo sacco!

DIANA      Cosa?

TERESA  Questa specie di santino familiare... Figlia e moglie attorno al caminetto in sorridente e confortante attesa del grande uomo... Ma quando mai! Tu non amavi le immagini familiari.

DIANA      Le odiavo. Le odio ancora, se è per questo. Dopo tutto quello che ho passato con te...

TERESA  Con me?

DIANA      Cosa credi!? Quel tuo casalinghismo sfrenato, i pranzetti, le candele sulla tovaglia di fiandra, il tailleur grigio inappunta-bile per ogni occasione, il filo di perle, la buona educazione, l'ipocrisia, il moralismo spicciolo, piccolo-borghese...

TERESA  Provavo a fare come pensavo che dovesse essere una

buona moglie. Come pensavo mi volesse tuo padre. Ci prova-

vo.

DIANA      Con scarsissimo successo, mi pare.

TERESA  Già. A tuo padre non andavo mai bene. (Torna a perder-si nei suoi ricordi, in una sua zona di sofferenza che la figlia non è in grado di capire) Adeguarsi... Pensare di doversi adeguare...

DIANA      Perché no? In tutte le coppie uno è il leader - e l'altro si adegua.

TERESA  Il «leader» - Dio mio! (ritorna a perdersi) La sofferen-za... L'inutile sofferenza... (Torna alla realtà, secca) Per me è stato impossibile, con tuo padre.

DIANA      Questo l'hai dimostrato ampiamente.

TERESA  E allora, perché adesso vorresti...?

DIANA      Io non voglio niente.

TERESA  (Mite) Mi pareva che questo richiamarmi all'ovile non potesse essere un'idea tua.

DIANA      No. E neanche di mio padre, se è per questo.

TERESA   (forte ironia) Paura, eh?

DIANA      Che c'entra? L'idea è stata del nostro consulente per l'immagine...

TERESA  Ma va!

DIANA      Sai, in questi momenti il look di un possibile candidato alla presidenza diventa molto importante.

TERESA   (sardonica) Il look.

DIANA      L'immagine, sì.

TERESA   (secca) So cosa vuol dire look.

DIANA      E non solo l'immagine del candidato, ma anche quella di coloro che lo circondano. La sua famiglia. Tutti devono avere un aspetto rassicurante.

TERESA  E tu da sola non basti.

DIANA      (Evita di cogliere l'ironia) Una moglie di sottofondo sarebbe meglio.

TERESA  Già... un' accorta massaia che ha riposto la sua laurea nel cassetto per cucinare pranzetti e badare al conforto della sua famigliola. (al pubblico) Come lei, signora, come quelle migliaia di donne che costituiscono la parte più sana del nostro paese... Fate come me!, e vedrete che bel successo!... (a Diana) Così, no?

DIANA      È quello che si pensava. Sì.

TERESA  Ma ti pare davvero che io possa costituire un bell’esem-pio?

DIANA      Si pensava che di te si potesse fare un immagine...

TERESA  Rassicurante, sì. Ma io, io - così come sono?

DIANA      Non c'è bisogno che tu sia come sei.

TERESA  Io non posso farne a meno.

DIANA      Per la gente, dico. Per gli altri.

TERESA  Quelli che non conoscono i dettagli? Pensi che non sa- prebbero leggere, al di là di ogni possibile camuffamento, la verità?

DIANA      Infatti io ho sempre sostenuto che il rischio era troppo grosso.

TERESA  Brava! E li hai fatti rinunciare.

DIANA      In un certo senso.

TERESA   (pausa) Tuo padre avrebbe dovuto divorziare da me. Trovarsi una di quelle belle mogli da salotto radical-chic, perfette padrone di casa.. di quelle che sembrano intelligenti perché ripetono con convinzione le idee del «Capo»... Una che «sta al passo». Una così. No?

DIANA      Sì, certo, avrebbe dovuto. Ma non in campagna elettora-le.

TERESA   E allora mai. Il nostro è un paese in campagna elettorale perenne.

DIANA      Insomma, lascia che ti spieghi perché sono qui.

TERESA  Se proprio non puoi farne a meno. (e va al tavolo della cucina, dove comincerà automaticamente ad affettare la verdura su un tagliere)

DIANA      Sai... No, figurati se lo sai...

TERESA   Tu prova a chiedere.

DIANA      Petra Sebastiani...

TERESA   La giornalista.

DIANA      Ah, la conosci persino tu!

TERESA   I giornali arrivano anche qui.

DIANA      Mi meraviglia. E’ un luogo praticamente introvabile.

TERESA   Tu ci sei arrivata.

DIANA      Io arrivo sempre dove voglio.

TERESA   Ma che brava.

DIANA      Ho preso da mio padre.

TERESA   Ma che brava!

DIANA      (l’ironia della madre la fa scattare) Il massimo che pote-

vo sperare da te era una ricetta per l'arrosto!

TERESA  Sei qui per quella?

DIANA      Non sei spiritosa.

TERESA  Già. Non lo sono mai stata.

DIANA      Sono qui perché...

TERESA   … Petra Sebastiani...

DIANA      (la fissa) Di' la verità: tu la mia seconda lettera l'hai rice-vuta.

TERESA  Ma no, ma no! Tiravo ad indovinare da quel poco che mi hai detto. (guardando DIANA) Una fetta di torta?

DIANA      No!

TERESA   È al cioccolato! Quand'eri piccola ti piaceva.

DIANA      Ti ho detto che non voglio nessuna torta. (con un attimo di ritardo) Grazie.

TERESA   Peccato, quella te l'avrei data volentieri. Anche perché non so cosa farmene.

DIANA      E perché l'hai fatta, allora?

TERESA  Per usare le uova. Le mie galline ne fanno tante, di questi tempi. E per tenere in movimento le mani. Fare mi aiuta a pensare. O anche a evitare di pensare, quando è il caso.

DIANA      Insomma, posso dirti perché sono qui?

TERESA  Non so se hai notato, ma tentavo di evitare proprio que-sto.

DIANA      Tanto non riesci a smontarmi. (TERESA sospira) Petra

Sebastiani ha intenzione di fare una serie d’interviste alle

mogli dei politici.

TERESA  Lei, ha intenzione...?

DIANA      (con sopportazione) Il suo giornale... (discorsiva) Una serie di interviste alle mogli dei politici che sono in corsa per la poltrona di Presidente del consiglio...

TERESA  Ce ne sono altri, oltre tuo padre?

DIANA      Non sei spiritosa.

TERESA  Lo so, lo so.

DIANA      Comunque vorrebbe cominciare con un'intervista con te.

TERESA  Non vedo perché.

DIANA      Perché papà è il candidato più in vista. Mi pare chiaro che le interviste di Petra debbano andare in ordine d’impor-tanza dei vari politici. E se la tua intervista non venisse per prima...

TERESA   Potrebbe sminuire l'importanza di tuo padre. Ti pare chiaro.

DIANA      Mi fa piacere che te ne tendi conto.

TERESA  Oh sì, io mi rendo conto di molte cose.

DIANA      Quindi capirai che, poiché Petra scrive per la più impor-tante rivista femminile, la cosa avrà una grande efficacia sull'elettorato. E l'elettorato femminile…

TERESA   … si fa guidare dall'utero, piuttosto che dalla testa.

DIANA      Chi lo dice!?!?

TERESA  Non so. Tuo padre, penso.

DIANA      Ma quando mai! Mio padre!

TERESA  Come non detto. Scordatelo.

DIANA      Ad ogni modo, Petra Sebastiani ti voleva intervistare.

TERESA   «Voleva»... Al passato.

DIANA      Il fatto è che non potevamo stare tranquilli su quello che ti sarebbe saltato in mente di dire...

TERESA  No, certo. (DIANA la fissa) Nonper niente sono stata in...

DIANA      In una casa di cura per malattie mentali.

TERESA  E così l'avete convinta a rinunciare all'intervista?

DIANA      Abbiamo pensato fosse meglio che non t’incontrasse. Ma

non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare al servizio. Non

possiamo rinunciarci, lo capisci questo?

TERESA  Capire, io capisco tutto. Quasi.

DIANA      Sono riuscita a fare un accordo con Petra.

TERESA  Non ne dubitavo. Scrive su un giornale che è di proprietà

di una società che appartiene a tuo padre.

DIANA      Ha parlato l'esperta di finanza internazionale!

TERESA  No, non c'è bisogno di essere esperti, cosa credi? Lo sanno tutti come funzionano certe cose.

DIANA      (sorvolando) Insomma, Petra Sebastiani...

TERESA   E’ l'amante in carica di tuo padre.

DIANA      Ancora con la tua gelosia morbosa!  

TERESA  No no: io non sono gelosa. Può esserti difficile crederlo,

ma non lo sono - e ti dirò di più: non lo sono mai stata. No, io parlavo solo di quello che sanno tutti.

DIANA      Sono pettegolezzi!

TERESA   Perché te la prendi tanto? Che male c'è? Delle amanti importanti danno prestigio ad un capo! Un gran look!

DIANA      Lascia perdere il look. Un capo, come dici tu, dedito alla sua famiglia e con una moglie fedele alle spalle è molto più rassicurante.

TERESA  Molto più vendibile. (Pausa) E allora, questo accordo che avresti fatto con Petra Sebastiani?

DIANA      Lei mi ha scritto le domande; io te le faccio, registro le risposte, e poi lei scrive l'articolo.

TERESA  Molto deontologico.

DIANA      Ti devo fare anche delle foto per corredare il  servizio.

TERESA   (Nessun entusiasmo) Ma che bello.

DIANA      (entusiasta) Abbiamo a disposizione tre pagine, e forse anche la copertina!

TERESA  (grande ironia) Tre pagine! La copertina!

DIANA      Per te non conta nulla tutto questo, vero?

TERESA  Io... diciamo che capisco che possa contare per uno come tuo padre.

DIANA      Conta anche per me.

TERESA   Già.

DIANA      Vuoi che cominciamo dalle foto?

TERESA  Io...

DIANA      Preferiresti di no. Lo so.

TERESA   Ah, te ne rendi conto!

DIANA      L'unico favore che io e mio padre ti abbiamo mai chiesto in tutta la vita!

TERESA   (Ci pensa) No. In tutta la vita, no.

DIANA      Diciamo allora negli ultimi venti anni. Va bene così?

TERESA   (Riflette prima di rispondere) Sì. Questo è vero. Da quando gli ho... dal momento dell’incidente non mi avete più chiesto niente. Tranne che mi tenessi in disparte.

DIANA      Ci sei voluta restare tu - in disparte!

TERESA   (Ci pensa) Sai che forse è vero anche questo? E’ passato tanto di quel tempo. - Non ricordo più bene.

DIANA      E qui si tratta di un favore da nulla. Non capisco perché fai tante storie. Potremmo dire che è un tuo dovere.

TERESA  Un dovere!? Un mio dovere!?

DIANA      Certo! Se non altro verso tuo marito.

TERESA  Mio marito è morto.

DIANA      (Fa gli scongiuri) Mache dici!? Mai stato così bene.

TERESA  (Come ritornando alla realtà) Ah, tu parli di Andrea.

Dimenticavo. Gli devo qualcosa? (Previene la reazione della

figlia) Va bene, va bene!

DIANA      Ti chiedo solo un articolo...

TERESA  ...fasullo...

DIANA      … per un giornale femminile; che sarà mai! Cominciamo

dalle foto?

TERESA  Come vuoi tu. (presa nell'ingranaggio organizzativo della      figlia sembra spegnersi)

DIANA      Allora io preparo. (Sistema cavalletto, ombrellini delle luci, macchina fotografica, pellicola)

TERESA  (la osserva) Sai fotografare sul serio.

DIANA      Certo. Se no non lo farei.

TERESA  Ah, questo l'hai preso da me.

DIANA      (stupita) Fotografare!?                               

TERESA   No. Fare solo quello che si sa fare. (pausa) E dove hai imparato a fotografare?

DIANA      Mi ha insegnato il mio... ragazzo.

TERESA  Si dice ancora così?

DIANA      Beh, come dovrei dire?

TERESA   Penso che siate qualcosa di più, no?

DIANA      Vuoi anche farmi la morale, adesso?

TERESA  Che c'entra l'andare a letto con la morale? Mi riferivo al lessico. Parole che significhino esattamente quello che s’intende dire; parole che evitino che il pensiero deragli...

DIANA      (ironica, sprezzante) La solita maestrina!

TERESA  Mi spiace. (Pausa. Poi si riprende) Mi dicevi che questo tuo ragazzo fa il fotografo... una bella professione... Come si chiama?

DIANA      Dario.

TERESA   Dario e Diana. Suona bene. Un po’ come Bibì e Bibò. (DIANA ha un gesto di insofferenza) Vuoi una fettina di torta?

DIANA      Tu e la tua torta!

TERESA  Mi dispiace buttarla. Fermati un attimo e mangiane una fettina. (DIANA si taglia una fettina esilissima di torta) Dev'essere buona. Di solito mi vengono bene.

DIANA È l'unica cosa che sai fare. Torte. (Ha mangiato la fettina.

Si sta allontanando dal tavolo per continuare a sistemare le

sue cose ma ci ripensa; taglia una fetta più grossa e continua

a lavorare, mangiando avidamente la torta. Dobbiamo capire

che il suo rapporto col cibo è problematico. TERESA se ne

rende perfettamente conto)

TERESA  Dario... Dario Pisani, mi sembra si chiami, no?

DIANA      (annuisce a bocca piena)

TERESA  Ho letto qualcosa… (Naturalmente sa tutto, anche quello

che i giornali non hanno mai riportato) Ma non credevo

facesse il fotografo... il giornale parlava di... produzioni televi-

sive, mi pare... appalti, o qualcosa del genere.

DIANA      Ha cominciato come fotoreporter... Si occupava di fotografie ai politici.

TERESA  Ah! E poi ha conosciuto te; è diventato... “il tuo ragazzo” ... Ha smesso di fare il fotografo ed è diventato un produttore di appalti televisivi. Voilà. Bella carriera.

DIANA      Il nostro è un rapporto serio! Lui mi vuole bene per me stessa, non perché sono la figlia di mio padre!

TERESA   Ci credo.

DIANA      E se poi il fatto che io sia figlia di mio padre ha facilitato le cose anche dal punto di vista lavorativo...

TERESA  Non c'è niente di male.

DIANA      Anzi! - A me sembra giusto.

TERESA  Altro ché! (DIANA le lancia un’occhiata sospettosa; TERESA si affretta a spiegare) Dicevo senza ombra di ironia. E poi lo so benissimo: più sono fondati sugli interessi, più i rapporti sono seri. E duraturi. (DIANA la guarda con sospetto)

Nessuna ironia, davvero. Anche tuo padre - a parte l'amore, che c'era, sono sicura che c’era, allora - credo - mi ha sposata soprattutto per l'entratura che mio padre, tuo nonno, gli poteva dare in certi ambienti.

DIANA      Figurati se mio padre ha mai avuto bisogno di mio nonno!

TERESA   Tuo nonno è stato per anni il presidente della Regione. E poiché era un uomo onesto, aveva molti amici che lo rispetta-vano, e che avrebbero potuto rivelarsi influenti, se solo lui lo avesse chiesto...

DIANA      Ma mio padre non ne ha mai avuto bisogno... Non ce lo vedo proprio mio padre aver bisogno del nonno, e quindi non capisco di cosa parli. Mio padre! Figurarsi!

TERESA  (A questo punto non riesce a fare a meno di dire la veri-tà) A tuo padre serviva l'appoggio del nonno per le elezioni all'interno del partito.

DIANA      (stupita) E il nonno l'ha aiutato?

TERESA  No.

DIANA      E papà? Fu eletto?

TERESA   Oh, sì. Alla fine ottenne comunque ciò che voleva... Si

rivolse ad altri per avere il loro appoggio, e poi naturalmente dovette sdebitarsi. Ma tanto, in quell'ingranaggio di dare e avere era già entrato da un bel pezzo. Ma non prese bene il rifiuto del nonno. Era così sicuro del suo fascino, lui… Quel rifiuto fu un duro colpo.

DIANA      Ci credo. E perché poi il nonno non lo ha aiutato?

TERESA   Per rigore.

DIANA      Che idiozia!

TERESA  (Una lunga occhiata, poi) Mio padre non avrebbe mai chiesto niente a nessuno - né per sé, né per me - e neanche per quel suo genero che gli piaceva, sai, gli piaceva molto, così arrembante e allegro. Nonno pensava che non fosse l'uomo adatto per me - e aveva ragione - ma Andrea gli piaceva molto... (Si perde)

DIANA      Io certe cose non le capisco: se gli piaceva tanto, perché

non aiutarlo?

TERESA   (non risponde, neanche con lo sguardo; dopo una lunga pausa) Te lo ricordi il nonno?

DIANA      Appena. Ero ancora piccola, quando morì.

TERESA   Peccato: ti avrebbe fatto bene conoscerlo.

DIANA      In effetti papà ha sempre parlato con gran rispetto del nonno... E non è facile guadagnarsi la stima di mio padre.

TERESA   Lo so, lo so: il disprezzo gli viene molto più naturale.

DIANA      Solo perché è quanto si merita la maggior parte della gente.

TERESA  (Non raccoglie) Ho sempre pensato che Andrea temesse

che mio padre avrebbe potuto decidere, prima o poi, di usarle

contro... quelle amicizie che non aveva voluto usare in suo favore. Dopo quella volta famosa... non so, era come se si fosse fatto cauto nel trattarlo... quasi timoroso... (smorfia ironica di DIANA) Sembrava convinto che non fosse il caso di inimicarsi mio padre...

DIANA      Questo può essere.

TERESA  Lo credi anche tu?

DIANA      Certo. Mai farsi inimicizie inutili.

TERESA   Ah, sì, ricordo: una delle sue regole di vita. Come  quel-l'altra: “Tenere sempre a portata di mano tutto ciò che prima o poi si potrà usare”.

DIANA      Le amicizie contano - non c'è niente da fare.

TERESA   Ah, sei d'accordo anche tu.

DIANA      Non per niente sono cinque anni che lavoro nell'ufficio

stampa di papà. (citando) “Le amicizie è sempre meglio non     buttarle via”.

TERESA  Vuoi dirmi che lui ha dei veri amici? Gente che mangia alla sua tavola senza aspettare l’occasione per pugnalarlo alle spalle? Amici che non vogliono nulla da lui ma che, anzi, sono disposti a dargli affetto, comprensione, critica - se del caso?

DIANA      Lui... Certo che ha dei veri amici.

TERESA  I suoi vecchi amici di infanzia...

DIANA      (Imbarazzata) Alcuni. Altri lo hanno tradito.

TERESA  Tradito!?...

DIANA      Sono invidiosi! Prendi Claudio Branca - non perde occa-sione di scrivere male di papà!

TERESA  Già - e invece un tempo...

DIANA      E’ stato il mio padrino di battesimo. Quando ero piccola era sempre per casa...

TERESA  Sì. Un vero amico.

DIANA      E adesso invece si è messo a fare il grillo parlante!

Critica, moralizza, accusa, attacca… Non lo vediamo più.

TERESA   Mi pare giusto. Sempre meglio frequentare quelli che ti

approvano.

DIANA      (Non raccoglie) Ma abbiamo molti amici nuovi! Amici veri! Amici che stimano papà.  E’ un uomo talmente pieno di fascino…

TERESA   Io parlavo di amicizia.

DIANA      Tutti lo ammirano!

TERESA   Io parlavo di amicizia.

DIANA      Lo invidiano!

TERESA   (Rinuncia) Va bene, sì, certo.

DIANA      Hai un tono critico verso mio padre. Non hai mai capito

niente del suo idealismo! Della sua generosità! Tu hai sempre

fatto di tutto per ridurlo al tuo livello di piccola massaia

nevrotica. Papà è un grand'uomo! Uno dei pochi grandi uomini

della nostra epoca!

TERESA   (le lancia un’occhiata. Mite) Forse hai ragione tu.

DIANA      Per me è un tale orgoglio...

TERESA   (Sorride) Noi figlie femmine, eh... sempre un po' inna-morate dei nostri padri... E’ un classico. (Poi) Perché non me l'hai portato, questo tuo Dario? L'avrei visto volentieri.

DIANA      Non mi pareva il caso.

TERESA  Mi sarei comportata come una vera suocera, con lui. Una di quelle buone, intendo.

DIANA      Dario non è in città in questo momento.

TERESA  Ah no?

DIANA      No. Ha dovuto partire. Per lavoro. Doveva chiudere un affare con gli americani.

TERESA  Nella clinica per drogati della Betty Ford. (DIANA si volta di scatto verso la madre, come morsa da un serpente. TERESA continua, blanda) Così c'era scritto sul giornale. Che era partito per disintossicarsi. Crack - a quanto s’intuiva dall'articolo. Ma forse esageravano - era solo cocaina.

DIANA      Ma che giornali leggi?!

TERESA  Quelli che trovo dal parrucchiere.

DIANA      Eppure, a guardarti, non sembra proprio che tu vada

dal parrucchiere.

TERESA  Mi annoio andarci. E mi annoiano i giornali di pettego-

lezzi. Lo faccio più che altro per avere vostre notizie.

DIANA      Se credi alle notizie di certi giornali! Ti converrebbe fare

una telefonata, ogni tanto.

TERESA   Io telefono solo agli amici, quando il telefono funziona. E i giornali li so leggere anche fra le righe.

DIANA      Balle.

TERESA  Come vuoi.

DIANA      (Va davanti alla madre, la scruta) Dobbiamo darti una sistemata.

TERESA  (Coopera) Mi tolgo il grembiule?

DIANA      Intanto. E poi...

TERESA  Un po' di trucco? Ho dei prodotti nuovi nuovi nel bagno. Una serie di bei colorini per gli occhi...

DIANA      (Tira fuori un portacipria dalla borsetta) Basterà un po'

di cipria. Che dici?

TERESA  Ah, beh, certo, la moglie campagnola non sta bene troppo truccata.

DIANA      (Non ha colto l'ironia) No. Lo penso anch'io.

TERESA  (Con uno dei suoi attacchi a sorpresa) Non hai una visione un po' troppo antiquata del mondo? Per il mestiere che fai, dico,

DIANA      Io seguo i trend. Abbiamo un ufficio sondaggi apposta

per dirci quello che vuole la gente.

TERESA Ah sì? Non vi basta uscire per strada e sentirla parlare, la

gente? Non siete «gente», voi? Non siete capaci di sentirlo sulla pelle quello che pensa e vuole «la gente»?

DIANA      Io ti parlo di metodi scientifici - e tu mi rispondi in termini di sensazioni... Ma che ne vuoi sapere, tu!?

TERESA  No, niente. Dicevo per dire. (Pausa, poi) Sei andata all'università?

DIANA      Che c'entra l'università adesso?! (Intanto, per masche-rare il suo disagio, tenta di migliorare la pettinatura della madre)

TERESA  T’interrogavo sul tuo grado di cultura. Quando... quando è successo quello che è successo... non avevi ancora finito il liceo - e anche lì... non è che tu fossi un'aquila.

DIANA      L’ho finito privatamente. E non mi sono iscritta all'uni-versità perché le cose che mi serviva sapere le imparavo meglio rimanendo al fianco di mio padre.

TERESA  Ah, ecco.

DIANA      Tutto volevo, tranne che diventare una maestrina come te.

TERESA  Questo mi pare saggio. Ma studiare almeno un po’ di Logica... Sai, il mio professore diceva: ”La logica è la scienza delle scienze, l'arte del pensare”... l'arte del pensare...

DIANA      A te non è servita a molto.

TERESA  E’ buffo, eh? - Sì, ma non è vero, sai? Non è proprio vero. Perché nei momenti più bui, quando la vita che ti sei

scelta sembra farti male da tutte le parti, la risorsa della Logica...

DIANA      Ti porta a vivere come vivi! – Basterebbe il fatto che tu l'abbia studiata, la Logica, per farmela disprezzare. Tutta la mia vita sai, tutta, l'ho orchestrata in modo da somigliarti il meno possibile. Quando qualcuno dei vecchi amici di papà,  quelli che ti hanno conosciuto, sembra notare una qualche somiglianza fra me e te... Dio, mi viene una tale rabbia! - Quando ero più piccola mi rinchiudevo nel bagno e passavo ore davanti allo specchio: io sono io - pensavo - io sono all'altezza- non può essere che io abbia qualcosa in me che la ricordi - non sono come lei!

TERESA  Di' la verità! L'articolo, le foto -  tutto bene. Ma tu sei

venuta qui per vendicarti di me.

DIANA      (È vero, ma dice piuttosto) Sono venuta io perché mi

vergognavo di mostrarti agli altri.

TERESA   Più che giusto. (Chiude con le confidenze) Siamo pronti? Sbrigati a fare questa foto, e che non se ne parli piu.

DIANA      (Accende le luci degli ombrellini, fa’ partire l'autoscatto,

si precipita dalla madre e si siede sul bracciolo della sua poltrona, di fianco a lei)

TERESA   Che fai? Perché?

DIANA      Dev'essere una foto di famiglia.

TERESA  Con te? Io e te?

DIANA      Una foto di famiglia con chi la vorresti fare?

TERESA  (La fissa, e fa una scoperta) Povera figliola…quanto sei

infelice. (Le passa un braccio sulle gambe, in un improvviso

gesto di pena, e cela il volto da un lato, in modo da non venire

ripresa. Il volto di DIANA si con trae in una smorfia di soffe-

renza. La scena si chiude con un flash che fissa l'immagine di

un volto celato e di un altro volto contratto dal dolore)

FINE PRIMO ATTO
SECONDO ATTO

(LUCE. E’sera. La pioggia fuori continua, ma non più a carattere temporalesco. Nel corso della scena mancherà, a tratti, la luce elet-trica, come capita spesso in campagna durante i temporali. Ma la casa è attrezzata con vecchie lampade a petrolio perfettamente funzionanti. Una di queste illumina TERESA. E’ seduta in poltrona, con un grosso librone sulle ginocchia; lo apre di scatto ad una pagina a caso; legge qualche riga con grande concentrazione poi lo richiude, per riaprirlo subito dopo alla stessa maniera di prima. Davanti a lei, sul tavolino, il registratore (di quelli che funzionano anche a pila) un blocco notes chiuso, qualche penna, e un bicchiere di vino rosso che lei di tanto in tanto sorseggia)

DIANA      (Da fuori) Non c'è luce!

TERESA   Candela e fiammiferi sono nel cassetto del comodino!

          (richiude il libro, riaprendolo quasi subito ad una  pagina a caso e legge. DIANA esce portando in mano una candela, la cui cera le gocciola fastidiosamente sulla mano. Visto che la stanza è illuminata dalle lampade a petrolio spegne la candela e l’appoggia sul tavolo. DIANA ha l'aria un po' sfatta, come di chi si è appena alzato dal letto con un gran mal di testa)

DIANA      Dio, che mal di testa!

TERESA  (Senza alzare gli occhi dal libro) Da giovane ne soffrivo anch'io. E tuo nonno mi diceva sempre, con un tono roboante che mi spaccava le tempie: «Come fà a farti male qualcosa che non hai?!» - Una rabbia! - Non ti ha fatto bene riposare un po'?

DIANA      Ho dormicchiato malissimo. Un sonnecchiare pieno di incubi, di cose da fare, posti dove andare, una città sconosciu-ta, mezzi di trasporto che non passavano mai... Un inferno! (Con un ingiustificato tono di accusa) Dev'essere stata la tua torta.

TERESA  Non ti ho mica obbligato io a mangiarla.

DIANA      No. Ma hai insistito tanto...

TERESA  Prenditi un po' di vino. A volte aiuta.

DIANA      (Andando a prendersi del vino) Che stai leggendo?

TERESA   (Mostra la copertina) «L'Accorta Massaia» - è così          vecchio che il titolo ormai si legge appena.

DIANA      Una lettura intellettuale!

TERESA  Mi rilassa. Lo apro ad una pagina a caso, e seguo antichi percorsi culinari. Vediamo: (Apre una pagina a caso del librone e legge) “Diverse maniere di allestire il baccalà”

DIANA      Una cosina leggera! (Torna la luce; DIANA fa per spegnere la lampada a petrolio ma TERESA la ferma)

TERESA  Lascia acceso. Non è detto che sia tornata per sempre.

DIANA      (rabbrividendo) Non sopporto il baccalà. È praticamente l'unica cosa che non mangio.

TERESA  Ah, se è per questo, anch’io. (Richiude il librone. Si rispegne la luce) Visto? (Cita) «L'accorta massaia...» - di me si può dire tutto, tranne che «accorta»... Ma aspetta, ti leggo quello che c'è scritto all'inizio - mi fa sempre ridere... Ecco: (Legge) «Compenso alle proprie fatiche l'Autrice avrà assai grato, se dall'arido lavoro scaturirà limpida fonte di famigliari affetti...» (Luce. TERESA e DIANA alzano gli occhi. Buio) “Se dall'arido lavoro scaturirà limpida fonte di famigliari affetti...” proprio così! - “Venezia, nel febbraio 1904!” - Ah ah. (interrompe subito la risata) No, non è vero che mi fa ridere, mi fa solo tristezza. Mi ha sempre fatto tristezza.

DIANA      Se ti rende triste, buttalo via.

TERESA  Me l'ha regalato tua nonna, la madre di tuo padre. Era

una casalinga anche lei. Anche se lei non si degnava di fare i

lavori di casa. Aveva la «serva», lei. Faceva chic. Essere chic

era il suo unico scopo nella vita.

DIANA      Io me la ricordo come una donna molto elegante.

TERESA  Sì. E apparentemente soave. Con un sorriso alla melassa - acida - stampato sul volto. Inamovibile. Anche a lei l'aveva dato sua suocera. Sai, questo libro di cucina è un po' come la

Bibbia di famiglia nel vecchio West dei pionieri – tramandato di padre in figlio - con la traccia aggiornata dell'albero genea- logico.

DIANA      Perché non lo bruci? Secondo me porta pure jella.

TERESA  Perché comunque non riuscirei ad essere diversa da quella che sono. (Piccola pausa) Lo vuoi? Te lo regalo, come ricordo di tua nonna...

DIANA      (Si ritrae,come se la madre le avesse offerto un serpente)

Grazie, ma anch'io preferisco rimanere quella che sono!

TERESA  Con la tua smania di essere uguale a tuo padre, sei

diventata tale e quale a lui: una truffatrice!

DIANA      (La afferra per le braccia, la scuote) Ma come osi!.. Te ne stai qui segregata in questa specie di capanna, senza nessu-na voglia di ritornare nella società civile e giudichi, emetti sentenze, ti fai arbitro di moralità!

TERESA  No no no no, questo no. No. È solo che mi sembra di

sapere come vanno le cose giù, a valle - nel mondo - e non mi

piace. Proprio non mi piace.

DIANA      E io che ho detto? Sempre pronta a tirar fuori il tuo facile

moralismo! Ma che ne sai tu di quanto possono essere compli-cati i rapporti... soprattutto nel campo della politica!… Quanti compromessi bisogna accettare per poter fare qualcosa...

TERESA  Per chi?

DIANA      Per gli altri! Per tutti. Per il paese. Che ne sai tu?

TERESA  Hai ragione: io non sono che una casalinga... a volte

inquieta... una nullità... e non posso saperne niente.

DIANA      Eppure non sei stupida.

TERESA  Grazie.

DIANA      Non capisco quindi perché ti ostini non voler capire, o a fingere di non capire.

TERESA  Grazie. (DIANA la guarda) Mi fa piacere che tu non mi

consideri del tutto stupida.

DIANA      (Con l'aria di voler dire che la considera molto peggio)

No, stupida no.

TERESA  Grazie. (Torna la luce) Chissà se questa è la volta buona.

DIANA      Allora, hai deciso per l'intervista? Hai avuto tutto il

tempo per ascoltare la registrazione.

TERESA  Sì, è che...

DIANA      È che, cosa? Mi hai già fatto perdere tutta la giornata, con le tue fisime. E io che speravo di rientrare presto...

TERESA  Non vorrai metterti in viaggio di notte, con questo brutto

tempo.

DIANA      Il temporale è passato. (La luce va via di nuovo)

TERESA  Sì, ma c'è questa pioggerella fine-fine. E’ pericoloso gui-

dare con un tempo così.

DIANA      Io guido benissimo anche con la pioggia.

TERESA  Non ti fermi per cena?

DIANA      Non lo so. Forse sì. Anzi, diciamo: sì.

TERESA  E poi riparti?

DIANA      Sì.

TERESA  Capisco che tu non voglia restare in mia compagnia più

del necessario, ma sei sicura di non essere troppo stanca per

ripartire stanotte stessa?

DIANA      Io sono abituata a vincerla, la mia stanchezza; come mio

padre.

TERESA  Allora dopo cena riparti?

DIANA      No, forse no. Il guaio è che credo che qui ci sia ancora da

discutere. O no?

TERESA  No, davvero; io vorrei evitare... Odio le discussioni.

DIANA      Allora posso far scrivere l'intervista come dico io?

TERESA  (Umile) A me continua a sembrar meglio quello che dico

io, piuttosto di quello che vorresti farmi dire tu.

DIANA      (Citando con rabbia le risposte della madre, scritte sul blocco notes) «Mi sono innamorata di lui perché mi affascina-va la sua facilità di vivere!» - Ma ti pare una risposta che giovi all'immagine di un politico che deve farsi carico dei problemi del suo paese?

TERESA  Non so se giovi o non giovi, ma è così. Prendeva sempre tutto così... allegramente... con noncuranza... Aveva una tale facilità di rapporti con la gente…

DIANA      (prendendo appunti) Beh, vedi, questo si può dire.

TERESA   … che m’illudevo di aver trovato, attraverso lui, un rimedio alla mia timidezza. Era allegro, affascinante, affabu-latore…

DIANA      … affascinante va bene.

TERESA   … Tutto in superficie… un narciso… Affascinava, affinché gli altri lo trovassero affascinante, e poi li tradiva.

DIANA      (chiudendo di scatto il block-notes) Questo è meglio di no.

TERESA   Lui finiva sempre col tradire… ma io pensavo: non me, non con me… Pensavo che anche lui si rendesse conto che insieme eravamo perfetti: io davo profondità, costanza, rifles-sione…

DIANA      Noia.

TERESA   (si spegne) Oh sì, certo. Noia.

DIANA      Una noia mortale.

TERESA   Sì, a ripensarci è proprio così. Ma all’epoca m’illudevo. E invece lui non sapeva che farsene del mio sostegno… perché quando poi un progetto non gli riusciva non c’era neanche bisogno di consolarlo; aveva già un altro progetto, che questa volta sarebbe andato sicuramente in porto. Tutto era strumen-tale, in superficie. Seguiva il flusso della corrente come un pescecane gioioso, divorando tutto ciò che gli capitava davan-ti.

DIANA      Ecco, ancora meglio, come ritratto.

TERESA  «Chi si fa pecora il lupo se lo mangia!» - Non lo dice più? Un tempo erail suo motto. Non faceva che dirlo, con

un’ aria così golosa...

DIANA      Una volta gli è sfuggito in televisione, ma continua a

pensarlo. E ha ragione: è così che va il mondo.

TERESA  Ed è proprio necessario seguirlo?

DIANA      (sincera) Sì, se non si vuole finire come te.

TERESA  Già. Ma tu vorresti che io dichiarassi che mi sono inna-morata di lui per il suo idealismo.

DIANA      Non c’era anche questo?

TERESA  Allora lo credevo. Sì.

DIANA      (Accende il registratore) E allora perché non potremmo

pubblicare che ti sei innamorata di lui per il suo idealismo?

TERESA  (Con stanchezza) Se aggiungi l'idealismo alla facilità di vivere... non mi oppongo.

DIANA      (Al registratore) Idealismo, facilità di vivere, facilità di

rapporti con gli altri... (E poiché sente su di sé lo sguardo della

madre)... L'hai detto tu.

TERESA  L'ho detto, sì.

DIANA      Fascino...

TERESA  Ho detto anche che era un narciso...

DIANA      (Spegne il registratore) Sì, ma il materiale che ho mi basta.

TERESA  Allora abbiamo finito?

DIANA      Veramente c'è quella faccenda della laurea...

TERESA  Ma che c'è di male se lui è stato un perpetuo fuori corso?

Avrà fatto a malapena gli esami del secondo anno di Econo-mia e Commercio!

DIANA      E vorresti che lo pubblicassimo?

TERESA  Ma io non voglio niente! Sei tu che mi hai fatto delle

domande sul nostro periodo universitario.

DIANA      Ha due lauree Honoris Causa, e tu vorresti...

TERESA   Io non voglio niente!

DIANA      Allora per te è lo stesso se non lo pubblichiamo?

TERESA   Io... oddio!

DIANA      (Riaccende il registratore. Registra) Siamo d'accordo di

non entrare in dettagli sugli esami sostenuti da mio padre

all'università. (Alla madre) Siamo d'accordo, no?

TERESA  Sì... va bene… sì. C'è altro?

DIANA      (spegne di nuovo il registratore) E il matrimonio?

TERESA   Il matrimonio cosa? Non ti va bene neanche quello?

DIANA      Io avrei fatto volentieri a meno di tutti quei dettagli: lui

che insisteva, lui che ti ha messa incinta...

TERESA  Con questo bel risultato.

DIANA      (non raccoglie) Non basterebbe scrivere che il vostro è stato un matrimonio d'amore?

TERESA   (pausa) Se hai già le risposte, perché sei venuta a farmi tutte queste domande?

DIANA      Voglio essere sicura di avere la tua approvazione all'ar-ticolo. Voglio che tu sottoscriva quello che dici.

TERESA  Ma io quello che ho detto lo sottoscrivo.

DIANA      Voglio che tu sottoscriva quanto concordiamo.

TERESA  (Sì sente pressata; con fastidio) Ma perché?

DIANA      Per cautelarci. Capace che ti viene un momento di matta-na...

TERESA  (Ammonisce) Gaffe!

DIANA      Insomma, non vorrei che di punto in bianco tu decidessi

di smentire tutto - e magari mettessi in mezzo gli avvocati.

TERESA  Non è da me.

DIANA      Smentire?

TERESA  Quello sì. Mettere in mezzo gli avvocati, intendevo.

DIANA      Appunto: voglio la tua firma di approvazione dell’arti-colo. E l’impegno a non concedere interviste ad altri.

TERESA  Ad altri?

DIANA      A Claudio Branca, ad esempio.

TERESA  Non mi sarebbe mai venuto in mente.

DIANA      Ma a lui magari sì.

TERESA  Claudio rispetterebbe la mia inclinazione a non rivangare

il passato.

DIANA      Tu ti illudi! E ti illudi anche se pensi che io me ne vada  senza aver ottenuto quello che voglio.

TERESA  La mia firma...

DIANA      Per accettazione e benestare all'articolo.

TERESA  (La fissa con freddezza, poi) Senti, dimmi la verità: l'arti-colo è già stato scritto?

DIANA      (Si vergogna un po’) Una bozza.

TERESA  Diana, io ero già stressata prima che tu arrivassi; perché

non mi faciliti la vita e non mi fai leggere quello che hai

scritto? (DIANA prende da una cartella alcuni fogli e glieli porge; TERESA prende i fogli e inforca gli occhiali) L'hai scritto tu?

DIANA      (A disagio) Petra Sebastiani. Mi ha fatto le domande - e

io ho risposto pensando di essere te.

TERESA   Ti sei messa nei miei panni?

DIANA      Ci ho provato.

TERESA   E sei sopravvissuta? Ma che brava! (Si mette a leggere)

DIANA      (si aggira per la stanza. Non sa come passare il tempo,

ed è imbarazzata)  Ma non hai neanche un televisore, qui?

TERESA  (Continuando a leggere, rapida, ma con attenzione) S'è

rotto. (DIANA va a provare il telefono. TERESA, senza alzare

gli occhi) Funziona?

DIANA      No.

TERESA  Ci avrei scommesso. (DIANA prova con il telefono cellu-

lare. TERESA alza gli occhi) Qui non prende.

DIANA      Già. La collina qui di fronte. Oh Dio mio! (TERESA ride; sta leggendo rapida, e ha trovato un punto che la diverte)

DIANA      (sospettosa) Che c'è da ridere?

TERESA  Le mie idee sulla maternità.

DIANA      (Tira fuori una penna) Vuoi correggerle?

TERESA  Ma no! La figura che ci faccio io non m’importa. (conti-nua a leggere. S’incupisce su un passaggio dell'articolo)

DIANA      (spia le sue espressioni mentre va al frigorifero; prende,

quasi senza accorgersene, qualcosa che mangia avidamente.

          Si sente il suono della suoneria del timer) Cos'è questo?

TERESA  Il segnale che è ora di spegnere il forno. Ti dispiace farlo

tu?

DIANA      (esegue;TERESA arriva alla fine dell’articolo. Sospira)           E allora, firmi?

TERESA  (Con un sospiro) Firmo. Sì. (Firma) Ti dispiace tirar fuori la cena dal forno?

DIANA      (Sollevata, perché la madre ha firmato) Che hai prepa-rato di buono?

TERESA  (Contemplando la sua firma con aria scontenta) Pepero-

nata, cavoli affogati e salsicce.

DIANA      Una cenetta leggera.

TERESA  Dovevo pure far qualcosa di tutta quella verdura che avevo affettato.

DIANA      Già. Buttare via il cibo ti pare peccato. (Tende una mano verso TERESA che, lentamente, le allunga l’articolo firmato, senza però consegnarglielo) Su, lascia quell'aria così tragica!

TERESA  Francamente, mi fa schifo.

DIANA      Pensa all'aiuto che stai dando a mio padre.

TERESA   (E’ evidente che si sta sentendo oppressa da una crisi di

angoscia; prova a fare un respiro profondo.)

DIANA      Pensa allora all'aiuto che stai dando a me.

TERESA   (scuote la testa, provando a fare un altro respiro)

DIANA      E via! Quante storie per qualche piccolo aggiustamento

della verità.

TERESA   È così che si precipita irrimediabilmente nella menzogna.

(Si riprende) No, sai. Io... mi dispiace... Preferisco di no. (Madre e figlia si guardano. TERESA straccia l'articolo)

FINE SECONDO ATTO
TERZO ATTO

(È notte. La scena è buia. Dalla finestra, con le imposte aperte e i vetri chiusi, non proviene alcuna luce. Entra TERESA al buio. Parla fra sé, veloce e sottovoce, come per mettere ordine nei suoi pensieri)

TERESA  Che fare, che fare, che fare...? Dunque, vediamo... «Si

prenda una terrina»... Ordine. Fare con ordine. Non ci si lasci

prendere dal panico... (Si muove, al buio, e va a sbattere con-tro qualcosa) Appunto. Sembra facile... Intanto, ordine... Si apra la finestra e si provi a fare un bel respiro... (Va di slancio verso la finestra; inciampa) Con calma - con calma - ordine. La finestra. Ecco. (Apre i vetri. Si appoggia allo stipite della finestra e tenta di fare dei respiri profondi. La sua figura si

confonde con buio esterno)

DIANA      (entra senza accorgersi della presenza della madre. Parla anche lei fra sé, a voce alta. Cerca qualcosa nella credenza e nei cassetti) Peperoni... cavoli... e poi dice che uno la notte non dorme... Mi verrà l'ulcera... Ma dove diavolo avrà messo l’Alka Seltzer? (Continua a cercare) Come fa a non rendersi conto? Con tutte quelle sue fisime sulla moralità se ne frega degli altri, lei, - ecco la verità!... Sta qui a fare l'eremita e se ne frega... Facile! (Non ha trovato quello che cerca) No, niente Alka-Seltzer neanche qui... Ha uno stomaco da struzzo, la pazza... Forse nel bagno, chissà... (Esce)

TERESA  (si è tenuta nascosta finché c'era la figlia) Povera stron-za… No! Cheho detto!?... E’ mia figlia dopotutto... Quando non mi fa rabbia mi fa pena... Se ci penso... No, no, quando ci penso mi fa proprio... (mano davanti alla bocca) censura!.. Ebbene sì! Censura.

DIANA  (rientra; TERESA si defila) Dio, lo stomaco... Che ci sono

venuta a fare qui? Che ci sono venuta a fare!!... Questa fissa-zione dell'intervista… Bastava dire: ”La moglie del candidato

fà vita ritirata in campagna” - e come donna a fianco del can- didato Petra poteva intervistare me... Era fatta... E non mi imbarcavo in questa inutile e stupida impresa... Solo che

se non mi passa questo peso allo stomaco... «Preferirei di no!»

Quella è proprio pazza, altroché!... L'unica cosa che sa fare sono le torte... (grande ironia) una dote essenziale per la moglie di un politico! - E ogni volta che le dici che non è all'altezza, ha pure l'aria di offendersi! (Nel suo parlare ha aperto uno sportello e vede la torta) Quasi quasi… con un bicchiere di latte... forse mi riaddormento... (prende la fetta di torta e un bicchiere di latte. Esce)

TERESA   (guardando fuori dalla finestra) Non una luce, buio

fondo, un pozzo nero... (stupita) Sono scomparse tutte le

lucciole!... E chi se ne frega... anche i dinosauri sono scom-parsi, e allora?...  E’ una bella certezza, di quelle che fanno bene al cuore... “Sicuro come la morte”. - L'unica cosa sicura per noi vivi... essere o non essere... “Essere o non essere?” – No; via, via, niente facili citazioni, non è questo il momento. - No! - Pensare in piccolo. Pensare in concreto! Pensieri come pietre, pensieri per rallentare il corso dei miei pensieri - o almeno ci provo - e tuttavia... si accavallano, s’intrecciano, si spintonano nella mia mente - e creano il caos... Ordine! Procedere con ordine. Dipanare, seguire e pensare un pensiero alla volta. Ecco... «Si prenda una terrina!» (Si allontana dalla finestra; accende un lume a petrolio e siede in poltrona con una scatola sulle ginocchia. Scoperchia la scatola, tira fuori delle vecchie fotografie e le esamina, sospirando. Dà alle spalle all’ingresso)

DIANA      (Rientra; non si accorge della luce fioca né della presenza di TERESA; appoggia bicchiere e piatto vuoti sul tavolo. Va a sua volta alla finestra) Niente da fare: proprio non riesco a dormire...  (È arrivata alla finestra), Come dice la pazza?... Un bel respiro profondo per smuovere l'angoscia!! (Fà un respiro profondo) Sarà!... Io so solo che sento una rabbia, ma una rabbia... Mi si è bloccato lo stomaco!... Che le avrò mai chiesto, Dio mio!... Qualche omissione... un addol-cimento della verità... Verità, la sua verità... la verità di una pazza, capirai!...  Secondo me non ha niente di clinico; quella è solo una vecchia piena di fissazioni. Insopportabile lo è sempre stata, con tutte le sue manie... “Pensare bene per vivere bene!” -  Basta vedere com'è finita lei…Sarà che io sono come mio padre: non posso, non riesco ad abituarmi alle sconfitte, anche se...

TERESA  (Facendosi sentire) Parli da sola, come i matti.

DIANA      (Si accorge della madre e si sente colta in fallo) Avrò

preso da te! (e accende la luce)

TERESA  Questo sì. Io ormai parlo sempre da sola. Ho provato ad

adottare un gatto, per parlare con lui, ma i gatti di qui

sono così superbi!... Quello che mi ero scelta: bello, grosso,

rosso, con un'aria da teppista... non sembrava  apprezzare i

miei discorsi...

DIANA      Neanche lui!

TERESA  (Una piccola esitazione, poi) Già, neanche un gatto che

mi stia a sentire. Forse dovrei provare con un cane: sembra che

siano molto più amorevoli e molto meno critici. Sì, proverò con un cane.

DIANA      (Guarda fuori) Che buio!.. Questa finestra sembra aperta

su un buco nero: si avvicina, si allarga fin dentro la casa, slùrp,

mi ingoia - Fine. - Dio, che orrore!

TERESA  Perché? Sarebbe la soluzione finale.

DIANA      Sì, in fondo vorrebbe dire che non avrei più problemi,

no? Però a me non dispiace avere problemi: mi stimolano.

TERESA  Tutta tuo padre.

DIANA      Grazie al Cielo! - Che stai guardando?

TERESA  Vecchie foto. Ne ho anche una recente di tuo padre. L'ho ritagliata da un giornale. Guarda.

DiANA      (S’avvicina. Guarda da sopra la spalla) E’una bella

foto.

TERESA  Trovi?

DIANA      Sì, questa inquadratura lo smagrisce. Sta bene. Si è

irrobustito, in questi anni.

TERESA  Sì, mi sembra il lupo di Cappuccetto Rosso travestito da

Nonna: “E’ per mangiarti meglio, piccina mia!”

DIANA      C’è una cosa che proprio non capisco: perché ce l'hai

tanto con lui? Che ti ha fatto?

TERESA  Non lo so... Lui, niente... forse è solo per il male che mi sono fatta io attraverso lui... non so.

DIANA      È stata una tua scelta!

TERESA  Sì, certo.

DIANA      Una tua insufficienza.

TERESA  (Ha un moto di protesta) Insufficienza!? (Si riprende

subito: si fa mite) Sì, forse, anche.

DIANA      Sei veramente ingiusta con lui, sai?

TERESA  Sì. O forse invece...

DIANA      (Guardando un’altra foto) E quello chi è?

TERESA  Maurizio. Il mio... pusher. Si dice così al giorno d'oggi, no?

DIANA      Il tuo che?

TERESA  Il mio spacciatore ufficiale di ironia e distacco - due

prodotti essenziali...

DIANA      Ma chi è?

TERESA   Mio marito. Era mio marito. Non c'è più. È morto.

DIANA      Tuo marito!? Ma tu non hai mai divorziato da mio padre!

TERESA  No. Ma che vuol dire?

DIANA      Io pensavo...

TERESA  “Come fai a pensare se non hai gli organi preposti al pensiero? (risatina) Tuo nonno me lo diceva sempre. Mi faceva una rabbia!

DIANA      Pensavo che tu avessi chiuso...

TERESA  Con la vita? E perché?

DIANA      Non so, la tua... malattia...

TERESA   La mia «malattia»! - Sì, è così. Avevo chiuso. Mi sem-brava di aver chiuso, ma poi...

DIANA      Ma poi l’hai incontrato.

TERESA  Già.

DIANA      Quando? Dove? Era uno di qui?

TERESA  No. L'ho incontrato in… clinica.

DIANA      Era un medico?

TERESA  No no. Era anche lui una vittima.

DIANA      Una vittima, via!

TERESA  Vittima delle terapie. Vittima di coloro che lo volevano «guarire», come se il suo... disagio di vivere fosse una malattia... Dio, che ne sa la gente di quanto si può soffrire!?

DIANA      Ma soffrire di che? Per che cosa?

TERESA  Eh, già - le sofferenze degli altri non fanno mai un gran

male. Quelle morali, poi... Ma lui, nonostante le pressioni, le

terapie, le analisi, riusciva a mantenere intatti ironia e

distacco... e mi ha aiutato in quei due anni... se non altro a

capire che non dovevo considerarmi malata solo perché la vita

mi era diventata  insopportabile.

DIANA      Un amore basato sulla solidarietà.

TERESA  Se vuoi. Anche se non basta solo decidere di aver chiuso con le passioni... decidere che si sarà amici e buoni compagni con le persone che abbiamo scelto a mente fredda e a ragion veduta... I sentimenti poi assumono sfumature convenzionali ... e fanno soffrire secondo schemi antichi...

DIANA      Ironia e distacco...

TERESA   Già. Lui ne aveva in quantità, ed erano le qualità che me lo rendevano così caro - perché in lui si univano a una capacità

di affetto così travolgente, così... Niente. Ho perduto anche lui.

DIANA      Ti deve mancare molto.

TERESA  Non so. Negli ultimi speravo solo che si sbrigasse a morire. Lo odiavo.

DIANA      Come è successo?

TERESA  Una piccola ombra sul polmone. - L'approssimativa

certezza del «quando» lo avevano all'improvviso reso

timoroso, e rabbioso...

DIANA      Poveraccio...

TERESA   Si aggrappava alla vita con una paura feroce. Da lui non me lo sarei mai aspettato...

DIANA      Che c’entra!? Vorrei vedere te!

TERESA   Io vivo sempre la mia vita come sulle sabbie mobili... con un desiderio costante di fuga... da tutto.

DIANA      Ma non si può fuggire sempre!

TERESA   E  perché credi che io sia tanto in crisi!?

DIANA      (pausa) E... quanto tempo fa…

TERESA  Tre mesi.

DIANA      Beh, è comprensibile che tu non ti sia ancora ripresa. -  E adesso?

TERESA  Adesso cosa? Lui è morto. Finito. Chiuso. Ora me la

          devo sbrigare da sola.

(Dalla finestra proviene la luce livida della pre-alba)

DIANA      (Le sembra di aver intravisto uno spiraglio per convince-re la madre) Di' la verità! E’ per Maurizio che te ne sei stata qui, tranquilla e serena tutti questi anni! Non eri sola - avevi un uomo!

TERESA   Sì. Ero... in un certo senso ero felice. Ma non solo perché

avevo Maurizio, non credere. Era piuttosto perché mi sentivo... dimenticata. Tu non sai quanto sia consolante essere dimen-ticati! - In questo paesino...

DIANA      Fuori dal mondo.

TERESA  Sì. È il suo bello.

DIANA      Una landa desolata!

FERESA  Sì, ma mi dava l'impressione... l'impressione di essere al

riparo dagli sguardi astiosi della sventura...

DIANA  Non capisco come tu possa sopportare questa vita, dopo

quella al top che hai avuto al fianco di mio padre!

TERESA   Per anni ha funzionato... fino alla malattia di Maurizio e

alla sua morte...

DIANA      Una forma di auto-annullamento.

TERESA  Il tentativo di sfuggire al mio destino di impegni, obbli-ghi, doveri...

DIANA      Rinunciando del tutto ad avere una vita sociale? 

TERESA   Se questo è il prezzo...

DIANA      Ma adesso - adesso che sei proprio sola - sei davvero convinta di voler restare a vivere qui?

TERESA   Io... sì.

DIANA      Da sola? Sola sul serio?

TERESA   So che non ce la farei a tornare indietro.

DIANA      Credi?

TERESA   (Un attimo di esitazione) Sì.

DIANA      Ma tu prova a non pensare agli obblighi e ai doveri.

Pensa per una volta ai piaceri che ti potresti procurare

tornando. Una grande città, amici, librerie, gallerie d'arte,

spettacoli, concerti…

TERESA  Ma a che prezzo?… A che prezzo!?

DIANA      Via, via: ti si chiede così poco, in cambio! Solo esserci.

TERESA  Dici niente.

DIANA      Nessuno ti impedirebbe di frequentare le persone che ti

piacciono... anche se magari non vanno d'accordo con mio

padre... Non ti si chiede di vivere al suo fianco... anche per lui sarebbe una finzione...

TERESA   Senza senso...

DIANA      Puoi vivere sullo sfondo... organizzandoti una tua vita. Non devi fare campagna elettorale per papà, non ti si chiede questo. Potresti però star lì, a far la tua vita in pace, così che chi vuole sapere sa che mio padre ha una solida famiglia alle spalle. Dei doveri di rappresentanza e di organizzazione mi farei carico io; tra l'altro a me piace. L'ho sempre fatto.

TERESA  Io...

DIANA      E a queste condizioni non venirmi a parlare di prezzi che

dovresti pagare, perché è un ragionamento che non sta in

piedi... (Continuando ad elencare elementi a favore di questa soluzione) Pensa solo al fatto che non dovresti più parlare da sola, come una pazza...

TERESA  Ma io ho intenzione di prendermi un cane, e allora...

DIANA      Pensa alla rivincita che ti stai prendendo! Io e mio padre

che riconosciamo di aver bisogno di te! - Per la carriera di

papà sarebbe importantissimo avere una figura onesta come la tua…

TERESA   Sullo sfondo.

DIANA      Senti, dopo quello che mi hai detto di te e Maurizio, ti

capisco se non te la senti di stare al fianco di papà. Ma puoi

sempre stargli alle spalle, come un'amica...

TERESA  (ride) Dopo quello che è successo credi davvero che tuo padre si fidi a voltarmi le spalle?

DIANA      Quello che è successo è stato… un incidente.

(La luce dalla finestra si sta facendo via via più rosea con il sorgere del sole)

TERESA  «Un incidente con un'arma da fuoco lasciata in giro per sbaglio da una delle guardie del corpo». - E’ stata questa la versione ufficiale. Ma tu ci hai mai davvero creduto?

DIANA      No. Io ho sempre saputo la verità. Avevi scoperto la sua

relazione con quell'attrice, era su tutti i giornali del resto, e hai

avuto una crisi di gelosia - giustificata, intendiamoci. Lui non

si era certo comportato con discrezione...

TERESA   Una crisi di gelosia...

DIANA      Hai impugnato una pistola e ti sei messa a sparare contro

di lui all'impazzata... Ma è acqua passata; no? Non hai più

ragione di…

TERESA   «Gelosa! È molto gelosa! Lui ha un tale successo con le

donne...» Anche questo dissero. Un'altra versione dei fatti, bugiarda quanto quella ufficiale.

DIANA      Ma se non è stato per gelosia, allora perché?

TERESA  Già. Perché? Me lo chiedeva anche lui: “Perché mi vorre-

sti lasciare? Cosa ti manca? Non ti rendi conto di quanto     

sarebbe controproducente per la mia immagine? Per il partito?

Per il bene della causa!”

DIANA      Ma è così! Ancora oggi!… Possibile che  non abbia più

passione politica? Eppure un tempo...

TERESA   Se la politica non serve a rendere migliori...

DIANA      Tu confondi la politica con la morale!

TERESA  No no, qui ti sbagli: non confondo affatto! Solo voglio

          che la politica sia morale.

DIANA      Utopie! Pensa a te stessa, invece...Non hai ragioni per

rifiutare.

TERESA   È quello che mi diceva tuo padre allora... «Non hai ragioni» - Tranne l'unica ragione valida: che non volevo più vivere con lui.

DIANA      Papà me l'ha detto, una volta: «A Teresa non stava bene il mio potere». Ma perché, Dio mio, perché?

TERESA  Sì. Non è mai riuscito a capirmi.

DIANA      E non ti capisco neanch'io, sai? Il tuo atteggiamento mi

          sembra così autolesionista!... Almeno questi due mesi di

campagna elettorale... Lo dico per te, stavolta, non per lui. Per

te, perché non puoi continuare a vivere qui da sola...

TERESA  No.

DIANA      Fai la valigia. Ti porto giù io in macchina, oggi stesso... e poi andiamo a rifarti un guardaroba decente.

TERESA   A rifarmi il look?

DIANA      Che c'è di male?... Se poi decidi di tornartene qui, in campagna, sarai in grado di affascinare i villici.

TERESA  No.

DIANA      Una vacanza!

TERESA  No!

DIANA      Non ti ho mai chiesto niente!

TERESA   No!

DIANA      Due mesi...

TERESA  (inaspettatamente tira fuori dalla scatola delle foto una

vecchia pistola che, alzandosi in piedi, punta contro la figlia)

Vuoi che faccia di nuovo la pazza?... O che diventi di nuovo pazza?... Ti devo sparare?!

DIANA      Non lo faresti!

TERESA  Non ci contare!... Se non ti convinci una volta per tutte

che non ho nessuna intenzione di tornare da tuo padre (molto

 seria) Io ti ammazzo! (Pausa) È questo che vuoi? - Che io venga di nuovo rinchiusa per tentato omicidio... o chissà, magari stavolta non sbaglio la mira... per omicidio? E’ a questo che mi vuoi condannare?

DIANA      (lunga pausa) Io... No. Penso che sì: forse è davvero meglio che tu resti qui, dove almeno non puoi far danni... Non gravi, perlomeno...

TERESA  Bene. (Ma continua a puntare la pistola contro DIANA)

DIANA      Ti dispiace se... Mi sento un po’…

TERESA   Hai paura.

DIANA      No. Penso invece di aver capito.

TERESA  Vattene.

DIANA      Prendo la mia roba.

TERESA  Basta che te ne vai.

DIANA      (in crescendo) Me ne vado, sì, me ne vado... Ti lascio qui a parlare da sola - da quella pazza che sei!... (TERESA le fa cenno di andarsene con la pistola) Me ne vado, stai tranquilla. Anche se... il discorso stava diventando interessante.

TERESA   Un'altra volta. Non ora.

DIANA      Un'altra volta. Va bene. (esce di scena sbattendo la

porta)

TERESA   (abbassa la pistola, la ripone nella scatola, si mette a

ridere) Povera ragazza… Povera ragazza, anche se è una

stronza... ha creduto davvero che le sparassi... Povera ragazza

infelice!.. (Squilla il telefono. TERESA, incredula) Noo! (Va a

rispondere, tutto d’un fiato) Pronto!? Non mi dica che lei è uno della Sip che mi telefona per dirmi che il mio telefono è ancora isolato, perché è più di quanto potrei sopportare!... (Cambia tono immediatamente) Ah, sei tu, Claudio? - Che piacere: una voce amica, finalmente... Se sto bene?... Insomma... Un po' nervosa, sì: tre giorni che ho il telefono isolato e... altre cose. (pausa) Ma, non so: inutili tormenti, tu sai come sono fatta - te ne parlerò un'altra volta... Il tempo? (Guarda fuori dalla finestra. Sorpresa) Sta venendo fuori una bella giornata... Lo sai che mi fai sempre piacere quando vieni a trovarmi... Prometto: niente politica... Ma no, non mi serve niente: vieni e basta... Va bene... Anzi no, Claudio?! -  Quando vieni - non ridere, sai?! - mi porti come regalo un cane?... Così ci parlo e non mi sembro più una povera vecchia pazza che parla da sola... Sì. Ti aspetto. (posa il telefono; guarda di nuovo fuori dalla finestra) Sì, è proprio una bella giornata. (Va a mangiarsi una fetta di torta, e continua a guardare l'alba con i suoi lieti colori. L'angoscia sembra un ricordo già lontano)

SIPARIO

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