Presenze

PRESENZE

PRESENZE

Atto unico

di

ORIETTA BORGIA

dalla vita e opere

di

FERNANDO PESSOA


Una vecchia osteria. A destra e a sinistra del proscenio due tavoli con una sedia ognuno. Sulla sedia del tavolo di destra seduto il poeta. Sul fondo a sinistra un vecchio attaccapanni con un grembiule e un basco appesi. Davanti a questo un bancone con una sedia capovolta sul bordo destro. Sul fondo a destra una finestra dalla quale si intravede un lampione e linsegna di una tabaccheria. Tra il bancone e la finestra la porta dingresso dellosteria. Sul lato sinistro la porta che dallinterno della casa porta allosteria. Da questultima entra loste. Si dirige allattaccapanni, stacca con cura il grembiule e lo indossa, poi si calza il basco in testa. Da dietro il bancone prende due posacenere e va a sistemarli sui due tavoli. Poi comincia a tirare fuori da sotto il bancone i bicchieri. Il tempo dello spettacolo dal tramonto allalba.

POETA: Dammi da bere che non ho sete.

OSTE: Ma se non avete sete...

POETA: Che angoscia! Una nausea tra lo stomaco e lanima!

OSTE: Allora vi porto un bel bicchiere di bicarbonato per lo stomaco e vi recito unAve Maria per lanima .

POETA: Devo prendere qualsiasi cosa, oppure suicidarmi?

OSTE: Se vi volete ammazzare, approfittatene adesso che siamo soli, pi tardi viene gente e non vi posso badare.

(Posa un bicchiere sul tavolo del poeta e un altro sullaltro tavolo. Torna al bancone e ricomincia a tirare fuori bicchieri.)

POETA: A cosa mi serve il mondo interiore sconosciuto? Forse ammazzandomi lo conoscerei? Io canto la vita per ubriachezza e rendo omaggio alla morte solo in letteratura!

OSTE: Sentiremo la vostra mancanza.

POETA: Nessuno sente la mancanza di nessuno. Senza di me tutto proceder ugualmente.

OSTE: (Osserva il poeta senza smettere il suo lavoro) Guardate che quando uno morto proprio morto, (Si avvicina al poeta pulendo con il grembiule un bicchiere) molto pi morto di quanto si possa calcolare.

POETA: La vita un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato. Ha un senso se si srotola e si dispone in linea retta, oppure se ben arrotolato. Cos com, solo un problema senza nucleo. un avvolgersi senza un dove avvolgersi.

OSTE: Come parlate bene! Un poeta, proprio un poeta.

POETA: Il poeta un fingitore, finge cos completamente che giunge a fingere dolore per il dolore che invero sente.

CANTO: (Dietro la finestra passa il CANTO con un vestito ed un cappello identici a quelli del poeta. Sinserisce sulla battuta del poeta cantando, mentre entra nellosteria e va a sedersi sul tavolo opposto a quello del poeta). "O poeta un fingidor, finge to completamente que chega a fingir que dor a dor que de vras sente."

OSTE: Certo, quando uno sa improvvisare cos la vita tutta unaltra cosa. (Toglie la sedia che sul bancone e va a sedersi accanto al poeta) Me la dite unaltra, unaltra sola che mi ci beo a sentirvi.

POETA: Perch no? Vediamo un po... Ecco: "Potessi baciare le tue mani oh suonatrice darpa! E baciandolo, il gesto solo, sprofondare nei meandri del sogno fino ad incontrarlo!

OSTE: Dio mi punisca se ho capito una parola, per bello, proprio bello. Io dico che voi diventerete famoso. Forse un giorno qualcuno scriver pure la vostra biografia.

POETA: Niente di pi semplice. Due sole date, quella della mia nascita e quella della mia morte. Fra luna e laltra tutti i giorni sono miei.

OSTE: Ma cos voi a un povero Cristo che vi deve scrivere la biografia gli rendete la vita impossibile. (Avanza fino al centro con due bicchieri in mano) Quello comincia: Nato a Lisbona il 13 giugno 1888, morto a Dio piacendo, quando Lui vorr. E poi in mezzo che ci scrive?

POETA: Potrebbe scrivere: Niente lo leg a niente. Ebbe voglia di cinquanta cose allo stesso tempo. Boccheggi per lansia e sent la fame di carne che non conobbe.

OSTE: Avete proprio ragione, una bella bistecca vi rimetter di buon umore. O preferite il piatto del giorno? Trippa alla portoghese, eh, che ne dite, ve la porto? (Va verso il bancone)

POETA: La trippa non piatto che si possa mangiare freddo, eppure me la servirono fredda. (Sbuca fuori da sotto il bancone furibondo, e batte i pugni) Anche la mia vita era cosa da mangiarsi calda, eppure me la servirono fredda.

OSTE: (Cammina sempre pi furioso verso il poeta) nostra antica tradizione servirla calda. Da sempre noi la trippa la serviamo calda. (Si allontana borbottando) Calda, maledizione, calda. (Sparisce dietro il bancone)

POETA: (Girandosi verso il bancone) Sei solo oggi? E il tuo vecchio cameriere? sempre cos vergognosamente allegro, lui.

OSTE: (Tirando fuori solo la testa da dietro il bancone) morto. (Scompare di nuovo)

POETA: La morte la curva della strada, non essere visto. Ma che senso ha?

OSTE: (Uscendo da dietro il bancone) Ha il senso che mi ha lasciato cos senza un preavviso. Daltronde sono cose che capitano ai vivi. A parte questo ci tengo a ribadire che noi la trippa la serviamo calda.

POETA: Ma s, in fondo a che servono queste speculazioni? (Loste va verso la finestra) Lerba cresce indipendentemente dalla mia vita e dalla tua. indipendentemente dalla mia vita e dalla tua piove sullerba che cresce, e il sole scalda il prato su cui lerba cresce.

OSTE: (Guardando la strada da dietro la finestra) Passeremo tutti, passer tutto. Per voi lascerete i versi, io che lascio? Le tovaglie e i bicchieri? (Indicando linsegna che si vede dalla finestra) Lui, il padrone della tabaccheria lascer linsegna. (Sorride e si allontana dalla finestra)

POETA: Passer anche linsegna e passeranno anche i miei versi. Morir la strada dovera linsegna e la lingua in cui furono scritti i versi. Morir anche il pianeta in cui tutto ci successe.

OSTE: Una catastrofe! Mamma mia, oggi siete proprio nero.

POETA: Siediti, e beviamo un bicchiere. Oggi la mia anima triste fino al corpo. Tutto me stesso mi duole: gli occhi, la memoria, le braccia. In tutto il mio essere sento una specie di reumatismo.

OSTE: Che brutto umore. Io vorrei sapere perch proprio oggi i vostri amici non si vedono.

POETA: Nessun amico. Qualche conoscente, forse. Molti credono di avere simpatia per me, e magari si dispiacerebbero se io finissi sotto un tram, ma soprattutto se il funerale fosse in un giorno di pioggia.

OSTE: Amici, conoscenti, insomma gente. Gente che parla come voi, che vi capisce. Io, che volete, passo la giornata tra i bicchieri sporchi e la trippa. Calda per, questo me lo dovete concedere, calda.

POETA: Non ho mai avuto fiducia nellamicizia, come non avrei avuto fiducia nellamore se me lavessero dimostrato. Il che del resto sarebbe impossibile.

OSTE: Eh! Eh! Voi mentite.

POETA: impossibile che qualcuno mi ami a meno che non sia assolutamente privo di senso estetico, ma in questo caso avrebbe tutto il mio disprezzo.

OSTE: Tch! Tch!

POETA: Simpatizzare con me non pu essere che il capriccio dellindifferenza altrui.

OSTE: Gi gi, e la signorina Ofelia?

POETA: La signorina Ofelia preferisce il giovanotto che la corteggia e che evidentemente le piace molto. Mi sembra normale, non c motivo di prendersela; non obbligata ad amarmi, n deve fingere di farlo. Se fingesse di amarmi sarebbe solo per dimostrarmi la sua effettiva indifferenza.

OSTE: Che razza di discorsi! Io fossi in voi sapete che farei? Le scriverei una bella lettera. Voi poi siete cos bravo a scrivere! Per anchio nel mio piccolo... sentite: "Cara piccola Ofelia, voi mi piacete molto. Apprezzo moltissimo la vostra indole e il vostro carattere allegro. Quando potremo incontrarci da soli in qualche posticino tranquillo, amore mio? Ho la bocca strana perch da tanto tempo non ricevo baci. (Molto eccitato) Piccola mia da sedere sulle ginocchia! Piccola mia da prendere a morsi! Piccola mia... Corpicino da tentazioni. (Sempre pi eccitato) Vieni qui, vieni vicino a me, fra le mie braccia e posa la tua bocca contro la mia. Tutta la mia vita futura dipende da...

CANTO: (Mimando la canzoncina senza alzarsi ) "L em cima tem o pirupiruli l em baixo tem o pirupirula. Juntaram-se os dois na esquina tocaram sanfonina danaram vira vira. Juntaram-se os dois na esquina tocaram sanfonina danaram vira vira..."(Ripete finch loste non lo interrompe)

OSTE: Cara signorina! Cara signorina Ofelia, se dovessi sposarmi non potrei sposarmi che con voi. Ecco: questa francamente la verit. Arrivederci piccola Ofelia. Mangiate, dormite e non perdete peso. Il vostro affezionatissimo ecc... (Va dal poeta con aria soddisfatta in attesa di approvazione)

POETA: (Ride) Ridicola!

OSTE: (Offeso) E va bene, non sar poeta come voi ma non vedo cosa ci sia di ridicolo!

POETA: Tutte le lettere damore sono ridicole. Non sarebbero lettere damore se non fossero ridicole. Anchio scrissi un tempo lettere damore, ridicole come le altre.

POETA: Ah! dunque anche il sommo poeta si degn!

POETA: Certo, in fondo solo chi non ha mai scritto lettere damore ridicolo. Il fatto che ormai solo il mio ricordo delle lettere damore ridicolo.

OSTE: Scusate, ma a voi qualche giornatina non dico allegra, ma che s, normale, non vi capita mai? Qualche pensierino leggero, no eh?

POETA: S. Mi pare di ricordare che una domenica... doveva essere il 16 o il 17 febbraio 1914, prima di pranzo, alle dodici e un quarto, forse dodici e mezza. Quella domenica ero veramente di buon umore. Anche la giornata era di buon umore. Feci addirittura una passeggiata. Completamente a vuoto, senza meditazioni, sterile e piena di sogni.

OSTE: Ah! una cosina semplice semplice!

POETA: Un giorno sprecato o quasi. Alcuni anni dopo ripensando a quella giornata scrissi una lettera damore.

OSTE: Alla signorina Ofelia?

POETA: Per lappunto.

OSTE: E... Insomma... No, non per curiosit, Dio ci guardi! Ma sapete com, la lettera damore di un poeta, non cosa da tutti i giorni. E poi... vedete, anchio avrei... ecco, mi sono... insomma io s Sono innamorato della figlia della vostra lavandaia.

POETA: Se io sposassi la figlia della mia lavandaia, forse sarei felice.

OSTE: (Sbattendo sul tavolo i due bicchieri che gli erano rimasti in mano)Scusate, ma perch proprio la figlia della vostra lavandaia? La signorina Ofelia, dicevate. (Si siede)

POETA: Le scrissi dunque: (Loste tira fuori carta e penna e si prepara a scrivere) "Mio caro beb, ho di nuovo mal di gola, piove, (Loste sconsolato mette via carta e penna) sono lontano da te: e questo quanto ho per consolarmi oggi, con la prospettiva della grande seccatura del trasloco, forse sotto la pioggia e in questo stato di salute, (Loste sempre pi insofferente) in una casa dove non c anima viva. Quello che ho intenzione di fare di andare a chiedere ospitalit a Mariano de SantAna che mi ricever, di buon grado? e mi curer la gola con competenza, come ha fatto il 19 ultimo scorso quando ho avuto laltra angina. Ciao amore. Fa il possibile per volermi bene, per sentire la mia sofferenza, o almeno cerca di fingerlo. Molti baci dal tuo, sempre tuo, ma molto abbandonato e desolato...

OSTE: Ah! e questa sarebbe una lettera damore? Non sia mai vi capitasse di scrivere un biglietto di condoglianze!

POETA: Tu senti quel che senti, io invece ho un concetto superficiale e decorativo dellamore e del suo uso dilettevole.

OSTE: Dilettevole. Oh! adesso cominciamo a capirci. Dilettevole. Ma voi con la signorina Ofelia, vi siete dilettato o no?

POETA: Amo con lo sguardo, non con la fantasia. Fisso una figura femminile o maschile per la sua bellezza o per...

OSTE: Un momento, come sarebbe a dire femminile o maschile? Spiegatevi

POETA: Se non c desiderio non c differenza di sesso.

OSTE: Quindi voi con la signorina Ofelia, niente desiderio... niente differenza? Bah!

POETA: Lamore la cosa essenziale, il sesso solo un incidente. Pu essere uguale o diverso.

OSTE: Pu darsi che io non abbia capito niente, ma ho limpressione che voi vogliate farmi credere che tra le belle forme della signorina Ofelia e quel pedicelloso del garzone del barbiere non vedete la differenza? Ges Ges! Lei sembra una Venere in carne ed ossa e quello una specie di scarrafone...

POETA: Il binomio di Newton bello quanto la Venere di Milo, ma pochi se ne possono accorgere.

OSTE: Come preferite, io per onestamente...

POETA: Tu per sei felice!

OSTE: Modestamente.

POETA: Mi piacerebbe essere te pur essendo io. Possedere la tua gaia incoscienza avendone piena coscienza.

OSTE: Troppo buono, che dite, voi siete un poeta, parlate bene, scrivete, io invece...

POETA: Tu invece sei felice! Tu hai istinti generici. Sei felice perch sei cos, e tutto il nulla che sei tuo. Io mi vedo e sono privo di me, mi conosco e non sono io.

OSTE: E chi siete? (Si china sul poeta. I due si trovano faccia a faccia)

POETA: Sono una cosa buttata in un angolo, uno straccio caduto per terra, il mio essere ignobile rappresenta se stesso innanzi alla vita.

OSTE: Vi sottovalutate troppo, perci avete sempre idee cos tristi. Date retta a me, vi serve una donna.

POETA: La donna unottima fonte di sogni, ma non bisogna toccarla, mai.

OSTE: Come sarebbe a dire non bisogna toccarla, mai? La donna la cosa pi piacevole che un uomo possa toccare: morbida, liscia, calda...

POETA: Bisogna imparare a godere delle cose non per ci che esse sono, ma per le idee e i sogni che provocano.

OSTE: Voi siete poeta e sognate, io sono oste e tocco. (Si alza e va a prendere una tovaglia bianca dietro il bancone)

POETA: Poeta, poeta, ma io sono un bambino e hanno permesso alla vita di picchiarmi, di rubarmi i giocattoli. (Loste piega vistosamente la tovaglia) Mi hanno lasciato solo durante la ricreazione a tormentare con la mano debole il grembiule sporco di lunghe lacrime.

OSTE: Poveretto che brutta infanzia!

POETA: Sapevano che non potevo vivere senza carezze e mi hanno buttato via la tenerezza.

OSTE: (Commosso, si avvicina con la tovaglia al poeta) ma dico io non ce lavevate una mamma?

POETA: Solo una vecchia zia che amava me perch aveva perso il figlio suo.

CANTO: "Nana nen, que a cuca j vem j. Mame foi pra roa papai foi trabalhar... (Effetto tramonto. La ninna nanna rimane in sotto fondo. Loste si seduto e cuce la tovaglia)

POETA: Per addormentarmi cantava una canzone...

OSTE: Triste?

POETA: Ricordo quella melodia e le lacrime mi cadono sul cuore e lo lavano della vita.

OSTE: Sempre pi triste.

POETA: Altre volte cantava una melodia nostalgica, medioevale. Ricordo la povera vecchia voce e ricordo di essermi ricordato cos poco di lei che mi amava tanto.

OSTE: la vita, uno ha tante cose per la testa, che volete, capita a tutti.

POETA: Sono stato ingrato con lei. Cantava e io chiudevo gli occhi. Poi li aprivo un po vedevo la finestra piena di luna, richiudevo gli occhi ed ero felice.

OSTE: (Si alza, sbatte la tovaglia e la piega) Oh! Almeno da piccolo siete stato felice.

POETA: Ripensarci mi fa sentire freddo e fame di cose che non si possono avere.

OSTE: Vi preparo qualcosa?

POETA: Il tempo...

OSTE: Il tempo che ci vuole!

POETA: Il passato...

OSTE: Il passato di verdure? buonissimo.

POETA: Quello che ho avuto e non riavr mai pi. I morti che mi hanno amato nella mia infanzia.

OSTE: Abbiamo cose di tuttaltro genere qui. (comincia a scopare il locale).

CANTO: "Lavadeiras de Portugal lavam roupa de manhnzinha..."

" uma casa portuguesa com certeza, com certeza uma casa portuguesa. Po e vinho nunca faltam sobre a mesa, com certeza uma casa portuguesa"..."

"Alecrim alecrim doirado que nasceu no mato sem ser semeado, foi meu amor que me disse assim que o alecrim que a flor do mato o alecrim. Alecrim alecrim doirado que nasceu no mato sem ser semeado..."

POETA: Potrei forse alzarmi da questa sedia di malinconia?

OSTE: Alzatevi, alzatevi che vi far bene.

POETA: Ho la sensazione di averci passato tutta la vita.

OSTE: un bel po che ci siete, questo s, ma tutta la vita mi pare unesagerazione.

POETA: Potrei alzarmi senza sentire questa sedia attaccata al mio corpo come la mia soggettivit?

OSTE: Certo che potete alzarvi, nessuno ve lo proibisce. Paralitico grazie a Dio non lo siete, e inoltre se vi alzate io posso finire di pulire per terra e magari chiudere e andare a casa.

POETA: Dovrei sollevare il mio corpo su se stesso...

OSTE: Una fatica da niente eh!? Benedetti poeti a forza di non fare niente gli diventa poema pure togliere il sedere dalla sieda.

POETA: (Si alza lentissimamente e resta qualche secondo con lo sguardo smarrito. Loste gli toglie immediatamente la sedia e la mette sul tavolo . Vorrei andare alla finestra e guardare la citt che dorme.

OSTE: Guardate, guardate, cos magari vi viene sonno e ce ne possiamo andare tutti a dormire.

POETA: (Di spalle guardando fuori dalla finestra) C una luna grande e cos bianca che pare sottolineare tutto il mistero del mondo.

OSTE: Non mistero, luna piena, perch molto tardi e sarebbe ora di andare a letto.

POETA: Vieni notte antichissima e identica!

OSTE: gi qui da un pezzo.

POETA: Vieni piano, vieni sola e solenne con le braccia abbandonate lungo il corpo.

OSTE: (Tra s) Gli serve una donna.

POETA: Vieni e consolaci. Vieni notte antichissima e identica, vieni e baciaci sulla fronte.

OSTE: Le donne non le vuole toccare, per poi vuole essere baciato dalla notte. Mah!

POETA: Mi duole sapere che c vita da vivere domani.

OSTE: Mi duole sapere che mi devo alzare alle quattro per andare al mercato, domani.

POETA: Non sai che piacere non compiere un dovere. (Con improvvisa euforia) Che gioia avere qualcosa da fare e non farlo.

OSTE: Dite bene voi. Non avete mica bicchieri da lavare, trippa da preparare, che poi magari arriva uno come voi e dice che la mia trippa fredda prima ancora che gliela porto. Non dovete mica fare i conti con i prezzi del mercato, o con i camerieri che ti muoiono da un momento allaltro senza neanche darti il preavviso. facile parlare, per voi. Siete poeta, voi, che ne sapete della vita dei comuni mortali, voi?

POETA: La monotonia di queste vite comuni apparentemente terribile.

OSTE: Sempre esagerato! Prima avete detto che ero felice, adesso mi dite che la mia vita terribile. Insomma decidetevi.

POETA: Che vita la tua? Da quarantanni passi quasi tutta la giornata in cucina, hai poche pause, dormi poco...

OSTE: Grazie anche ai poeti.

POETA: E tutto questo per mettere via lentamente denaro che non intendi spendere.

OSTE: Penso alla vecchiaia. Voi pensate sempre alla morte e al passato, io preferisco pensare alla vecchiaia e al futuro. Una bella casetta in campagna, tanti fiori, i nipotini, una bella stufa...calda.

POETA: Praticamente tutto ci che nutre la stupidit con la quale la maggior parte degli uomini vive la vita?

OSTE: Se la maggior parte di che vi meravigliate?

POETA: Mi meraviglio dellintelligenza che c in questa stupidit.

OSTE: Sarebbe a dire?

POETA: La vera intelligenza quella di chi riesce a rendere monotona la propria esistenza.

OSTE: Sempre pi difficile!

POETA: Chi riesce ad avere una vita monotona prova un grande stupore per ogni pi piccolo incidente. Il cacciatore di leoni non si accorge pi di vivere unavventura dopo il terzo leone; per te invece una rissa in strada diventa una piccola apocalisse.

OSTE: Voi dite?

POETA: Un piccolo incidente stradale ti richiama sulla porta e riesce ad intrattenerti pi di quanto io non riesca ad intrattenermi con il pi piacevole dei miei inutili sogni.

OSTE: Lo credo, voi sognate pure da sveglio, e certi sogni complicati, tristi, pesanti! Io sogno facile facile. Per sogno solo quando dormo, e oggi probabilmente non sogner, visto che qui non aria di chiudere. O sbaglio?

POETA: Quando andr via... (Il CANTO si alza lentamente e esce da dove era entrato)

OSTE: Volesse il cielo.

POETA: Ignobilmente come tutte le persone, percorrer quella strada la cui sola idea non si pu guardare in faccia. Varcher quella porta che nessuno vorrebbe varcare. Che almeno questo momento sia degno della noia che stata la mia vita.

POETA: Per carit, se vi deve capitare tutta questa tragedia restate pure. Mi far un sonnellino dietro il bancone.

POETA: Il tuo corpo reale che dorme come un freddo nel mio essere.

OSTE: Pazienza star sveglio, e magari gi che dobbiamo vegliare ci facciamo un bel caff. Tante volte vi si scaldasse lessere, eh?!

POETA: Potresti solo poggiare dinanzi ai miei occhi il milionesimo caff dellatto di poggiare il caff sul tavolo. No, siediti accanto a me e fumiamo una sigaretta.

OSTE: Non posso fumare. Maria, quando torno a casa mi annusa. Lodore del baccal fritto ormai lo regge benissimo, ma guai se sente odore di fumo, se ne va a dormire in cucina e... niente da fare.

POETA: Io invece quando accendo una sigaretta assaporo il liberarsi dei pensieri. Seguo il fumo come se seguissi una meta e mi rendo finalmente conto che la metafisica solo il risultato dellessere un po indisposti.

OSTE: (Ha un attacco di riso incontrollabile) Un po indisposti... Ahahahah! Un po indisposti, ahahahah! Sembrate un funerale ambulante, un po indisposti. Non avete un pensiero che non sia una catastrofe universale e me lo chiamate un po indisposti. (Si butta sulla sedia dove prima era il CANTO e continua a ridere.

POETA: proprio necessario ora che io vi dica che tipo di uomo sono.

OSTE: Ah ma io lho capito da un pezzo che razza di uomo siete voi. (Da dietro la finestra si vede il CANTO appoggiato al lampione e anche lui ride. Il poeta con le sue battute cerca di far cessare queste risate).

POETA: (Grida)Tutto in me esitazione e dubbio.

OSTE: E questo pure si era capito tutta la notte che siete seduto qui e non avete ancora deciso cosa vi debbo portare.

POETA: (Sempre pi forte) Mi sento multiplo...

OSTE: Quando vi porto il conto per siete meno che uno eh?!

POETA: Sono come una stanza piena di specchi che distorcono la realt. (Si accascia esausto. Le risate smettono di colpo. Il CANTO scompare).

OSTE: Troppo fumo, troppo assenzio!

POETA: (Come se si risvegliasse) Non so chi sono. Che anima ho?

OSTE: Si ricomincia.

POETA: Datemi da bere che non ho sete.

OSTE: Quindici bicchieri vi siete bevuti e non avevate sete?

POETA: Ti rivedo unaltra volta, ma non mi vedo. andato in frantumi lo specchio dove mi vedevo identico.

OSTE: (Facendo un gesto di scongiuro) E si sono rotti pure gli specchi!

POETA: E in ogni inevitabile frammento vedo solo un pezzo di me. O di te?

OSTE: E che ne posso sapere. Voi vedete solo un pezzo io ci vedo doppio per il sonno.

POETA: Lansia di cose impossibili, la nostalgia di ci che non c mai stato, linsoddisfazione per lesistenza, tutti questi mezzi della coscienza creano un paesaggio dolorante.

OSTE: Il paesaggio? Io vi vorrei far provare un momento i miei poveri piedi. Altro che paesaggio.

POETA: Un eterno tramonto accanto (Fuori successo qualcosa. Loste va a guardare dalla finestra, poi si precipita fuori) ad un fiume senza imbarcazioni. Sono solo come nessuno lo mai stato, vuoto dentro di me senza un dopo n un prima. Una tristezza gravida di terrore mi raggela. Maestro mio maestro, perch mi hai portato sulle cime dei monti se io, bambino delle citt, non sapevo respirare? La tua presenza entra dai sette buchi della mia testa, scivola negli occhi, narici, bocca e orecchie. Rendimi umano! rendimi fraterno. Spegnimi, annegami in te! Costringimi a inginocchiarmi! Umiliami! Torturami! Strappami e i pezzi miei spargili in mare. Crolla su di me come... (Entra loste e rimane fermo sulla porta con il basco in mano) come muro pesante. Fa di me tutte le vittime...

OSTE: Il garzone del barbiere si suicidato.(Va dietro al bancone e si appoggia come ad un balcone)

POETA: Non voglio sapere cos il mistero! Non posso sopportare il mio sguardo sulla verit finale!

OSTE: Non c nessun mistero. Nessuna verit finale. Era innamorato, ma tanto brutto, si suicidato.

POETA: La realt plausibile mi cade improvvisamente addosso. (Si alza e va alla finestra) Posso dormire, mattina in me. (La luce scende allinterno mentre fuori si fa giorno. Il CANTO compare da destra e attraversa tutto il campo visivo dietro la finestra. Il poeta si allontana verso luscita dellosteria).

CANTO: "Manh to bonita manh, no ar uma nova cano, na vida uma nova emoo. A felicidade como pluma que o vento vai levando pelo ar. Voa to leve mas tem a vida breve precisa que haja vento sem cessar". (Il poeta e il CANTO sono arrivati contemporaneamente sulla porta dellosteria. Buio.)

FINE

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