Prete per vocazione

Stampa questo copione

                                           

PRETE… PER  VOCAZIONE

commedia brillante in due atti

di Calogero Maurici

e di Rosanna Maurici

Personaggi

Bartolomeo  Giannetto           (il sacerdote)

Nicola  Giannetto                    (il padre)

Rita                                           (la madre)                     

Fabiana                                    (l’innamorata di Bartolomeo)

Silvia Mazzagatti                    (la madre di Fabiana)

Concetto Mazzagatti              (il marito di Silvia)

Lucillo Cardullo                      (vicino di casa)

Giacinto Cardullo                   (il fratello di Lucillo)

Padre Roberto                         (il parroco del paese)

                                                                                             (elaborata da Rosanna Maurici)

titolo originale

Parrinu …Pi Vocazione

commedia brillante in due atti

(di Calogero Maurici)

                            

                                                                                               (tel. Autore-  abit. 090/638009

                                                                                                                     cell- 3393359882

           Non nascondo l’emozione con la quale inizio a scrivere questo nuovo lavoro per due motivi:

           Il primo per il tema e la storia che già ho in mente di raccontare, perché ringrazio Dio di

           questa creatività donatomi e fra i tanti lavori che ho scritto e tanti temi trattati, mancava

           proprio il tema delle vocazioni. Il secondo oltre all’emozione, sento un’euforia per una

           soddisfazione bella, pulita, ma con umiltà sapere già a Luglio del 2004 che nel 2005 sarò

           nuovamente per il quarto anno consecutivo il più rappresentato della Sicilia, e per chi ama il

           teatro e per un autore è il massimo; e quando per un motivo qualsiasi smetterò di fare il

           regista o di fermarmi perché quella creatività inizia la sua crisi, io ringrazio e ringrazierò per

           sempre tutte quelle persone con le quali ho avuto a che fare teatralmente anche chi fra quanti

           non è stato l’esempio di correttezza nei miei confronti, poiché per natura voglio ricordare

           solo i momenti belli; ma soprattutto ringrazio il Signore che mi ha dato la possibilità che

           anche fra tanti anni, potrò assaporare con un sorriso e magari raccontarlo a chi proprio in

           quel momento capisco che ha la stessa passione o meglio un grande amore per il teatro.        

           Quanti di noi, si sono congratulati con un sorriso folgorante ripetendo auguri con quei

           genitori di chi il figlio è diventato sacerdote. Ci pensiamo se a questa chiamata  rispondesse

           un nostro figlio? Per questa grazia si dovrebbe gioire!…Sembra che ormai nessuno ci

           fa caso e che in quasi tutte le famiglie si accetterebbe senza nessuna remora e con amore la

           scelta del proprio figlio. Forse pensiamo che sia un tema di molti anni fa, quando l’ignoranza

           raggiungeva un tasso molto elevato per diversi motivi purtroppo. Anche se oggi il       

           tasso di ignoranza si è notevolmente abbassato, tuttavia siamo rimasti ancora per certi aspetti

           radicati ad un modo di pensare, di agire che non si discosta molto ad alcuni anni fà, e che fa

           parte della nostra cultura. Sono sicuro che ancora oggi nella gran parte delle famiglie

           l’annuncio di un figlio o di una figlia che con gioia immensa risponde alla vita ecclesiale,

           concentrando la propria vita al Signore,  viene vista come una quasi disgrazia.

           Ecco perché ancora una volta cerco di  raccontare  nella sua tragica comicità un altro

           spaccato di vita che evidenzia il problema delle vocazioni visto per molti di noi “moderni e

           con un titolo di studio” ancora oggetto di discussioni o riflessioni quasi filosofiche: “ma chi

           gli e l’ha fatto fare”  “non sa cosa si perde della vita” magari ridacchiando e facendo

           capire che noi abbiamo fatto la scelta giusta. L’unica nota confortante è che di fronte ad una

           circostanza simile, non è solo il popolo siciliano o il sud in generale a reagire oserei dire

           stupidamente, ma da nord a sud la vocazione del proprio figlio non dà gioia. Purtroppo

           ancora nel 2004 il rispetto reciproco, il  rispetto per le scelte altrui, manca.

           Auspichiamo nel  3004!..  La scena  unica, rappresenta una porta centrale per le entrate e

           uscite, due porte laterali rispettivamente a destra e a sinistra per accedere alle stanze, sedie

           tavolo, quadri sparsi nelle pareti, divanetto e tutto ciò che lo scenografo ed il regista

           ritengono opportuno.

    

                                        

( prima di accendere le luci  sigla iniziale musica n.1)

S C E  N A  I°

(Nicola, Rita, Silvia, Concetto)

Nic.    Rita, ma io non capisco come mai tuo figlio a queta età che dovrebbe mangarsi

           le femmine dalla mattina alla sera, non è fidanzato e manco ne parla.

Rit.     Nicola, Bartolemeo da quando si è lasciato con Rosetta è rimasto traumazzato.

Nic.    Traumazzato!  Ma deve uscire da questo traumazzimento se no gli viene

           l’eusarimento e l’impazzimento.

Rit.     Per ora è tutto dedicato allo studio…vuole arrivare, vuole riuscire, vuole fare

           strada lunga si vuole laureare al più presto.

Nic.    Vuole arrivari…ma se è sempre fermo… si vuole lauriare, però si deve anche

           svagare…ma poi dimmi una cosa, l figlia di Silvia e Concetto Ammazzagatti

           dice che lo guarda sempre…

Rit.      Prima di tutto si chiama Mazzagatti e non ammazzagatti…

Nic.     Sempre gatti ammazza…

Rit.     E poi l figlia della signora Silvia, ci puo’ restare la guardata…Perché  

           Bartolomeo è rimasto due mesi con lei ora non la vede proprio.

Nic.    Mi pare che non vede ne a lei né ad altre…

Rit.     Bartolomeo, che nome  lungo, perchè gli abbiamo messo questo nome di tuo

           padre…

Nic.    Perchèi non è bello. Bartolo-meo- meo- meo- si capisci di più che è figlio-

           meo- meo.

Rit.    Quasi quasi io lo chiamerei Bartolo, è più bello e più corto.

Nic.    (ride) Bartolo…Bartolo…mi pare un nome di un prete…padre Bartolo (ride)

           Pittosto, cerca di scoprire perchè non si interessa di ragazza e fallo

           cominciara a scaltrire, non dicu che deve essere preciso come me quando ero

           (atteggiandosi) giovincello, però si deve dare da fare…tutti nella mia famiglia

            siamo stati peggio di don Giovanni e la tradizione non si deve perdere.

Rit.     Ma se prima di fidanzarti co me non ti guardava manco la scimmia…(bussano)

           ( entrano Silvia col marito Concetto sottomesso dalla moglie)  Prego signora

            Silvia…Concetto sta per sedersi prima, la moglie gli lancia un’occhiata e si

            Alza precipitosamente perché prima si deve sedere lei)

Silv.    Scusate, io dovrei parlare con voi di una cosa di una certa importanza.

           E’da po’di tempo, però ora  è diventata pesante e di sicuro è giustu che voi

           ne siate a conoscenza.

Rit.     Signora Silvia, prego di cosa si tratta.

Silv.   Mia figlia Fabiana è da quasi un mese che ha perso l’appetito.

Con.   E non lo trova.

Nic.    L’ha perso in qualche viuzza? E noi lo possiamo trovare?

Siv.    Nicola voi scherzate, però voi mi potete aiutare…

Rit.     Ma come mai l’ha perso!

Silv.    Per vostro figlio Bartolemeo.

Nic.    E come gli e l’ha fatto perdere l’appetito.

Siv.     Nicola…per amore…amore…

Con.    Nicola a te mai capitava che quando eri fidanzato perdevi l’appetito?

Nic.     Io mangiavo sempre!

Silv.    Lo pensa sempre, lo guarda sempre, ma lui dice che non la guarda proprio…

Con.    E dire che mia figlia è una bella ragazza.

Rit.     Ma non si tratta di bella o brutta…

Silv.   Forse ha ancora in testa quella ragazza di prima niente da paragonare con mia

          figlia.

Rit.     No, se le scordata completamente.

Nic.    Mi pare che tutto si sta scurdando.

Silv.    Per ora sta passannu un mumentu di crisi Bartolomeo, ma sarà una crisi

            leggera.

Nic.    A me pare che è troppo pesante…

Silv.   Comunque, noi adesso andiamo, vedete voi se ci potete venire all’incontro.

Nic.    Se ci veniemo all’incontro sbattiamo ( Concetto si alza prima, la moglie

          gli lancia uno sguardo fulminante e si risiede perché prima si deve alzare lei,

          poi salutano ed escono)

S C E N A  II°

(Nicola, Rita, Bartolomeo)

Nic.    Poverini mi hanno fatto pena, ma perché non prova a mettersi, se poi dopo non

           la vuole più la lascia…intanto si diverte.

Rit.     Tu parli cosi perchè non hai figlie femmine…

Nic.    Se avevo figlie femmine era diverso, ma il figlio maschio è maschio. Senti

           vedi se puoi capire quello che ha e poi me lo dici, altrimenti ci parlo io e gli

           faccio capire che a questa età si deve divertire oltre che studiare, e quale

           divertimento c’è meglio di quello delle femmine…(esce)

Rit.     Mamma mia, io non gli do sazio, ma mio figlio  è da un paio mesi che mi

           pare troppo strano…(entra Bartolomeo)

Bar.    Mamma…

Rit.     Bartolomeo…ha finito di studiari la materia…

Bar.    Veramente non ho studiato la materia…

Rit.     E cosa hai fatto là dentro sempre a leggere…

Bar.    Mamma, ho studiato la bibbia…

Rit.     Ma che ti vuoi fare testimone di Genova?

Bar.    Ma che dici mamma…

Rit.     E allora che ti vuoi fare evingelista?

Bar.    Evangelista....ma quale evangelista…

Rit.     E dimmelo che ti vuoi fare baddista? O mirmone? O Musulmano.

Bar.    Mamma, è da due mesi che la notte non dormo, e finalmente ho capito che

           Cosa devo fare e dove devo andare.

Rit.     Mamma mia a mamma te ne vuoi andare da questa casa?

Bar.    Mamma…devo andare   me ta… fo ri… ca… mente.

Rit.     Metà fuori e metà nella mente?!…

Bar.    Mamma, senti te lo dico chiaro…io mi voglio fare prete…

Rit.     Che ha detto?

Bar.    Hai sentito bene...

Rit.     Prete…prete (si accascia su una sedia)

Bar.    E tu mi devi aiutare, fai in modo che papà non se la prenda più di tanto.

           Perché una mamma è sempre una mamma…

Rit.     Mamma mia che delusione…

Bar.    (adirato) Mamma non lo dire mai più e chiedi perdono a Dio.

Rit.     Senti Bartolomeo, io non sò come dirlo a papà, gli viene una botta di

           sange, ma sei sicuro a mamma, pensaci bene, lo sai che non ti puoi sposare…

Bar.    Basta mamma, pensavo che tu almeno avresti capito, ma mi sbagliavo,

           se non mi aiuti complichi le cose, se mi aiuti, io lo ricorderò per sempre,

           che mia madre mi ha sostenuto nel momento più complicato e più bello della

           mia vita. (rientra nella sua stanza)

Rit.     Madonna Santa, madonna delle grazie, madonna del rosario (entra Nicola e si

           ferma vicino la porta) madonna della catena, madonna delle lacrime, Madonna

           della Vergine…

Nic.    Ma che ti dici il Rosario sola?

Rit.     Madonna della grotta e della festa.

Nic.   ( Al pubblico) Che le venga una botta  nella testa .

Rit.     Nicola, tuo figlio…tuo figlio…(balbetta) ti ti… de…ve…ti de ve…ti deve

          pa…pa…parl…parl…

Nic.    Madonna del balbbettio…

Rit.     Tuo figlio ti deve parlare…

Nic.    Calmati e che successo una disgrazia…

Rit.     In confronto una disgrazia non è niente. Peggio di una disgrazia.

Nic.     Che  ha perso lo stomaco? (entra Bartolomeo)

 

Bar.     Papà…

Nic.     Dimmi Bartolomeo.

Bar.     Papà  ti…ti…de..de…vo parlare…

Nic.     Sono cose di uomini? Tua mdre può sentire?

Bar.     Lei già lo sài…papà è da due mesi che non posso dormire.

Nic.     Bello mio, per questo sei cosi con gli occhi infossati, strano e senza forza.

            Qualche pillola te la puoi prendere…

Bar.     E’ da due mesi che mi sento chiamare la notte…

Nic.     Chiamare la notte!?…e che tieni la finestra aperta?

Bar.     La finestra è chiusa e sento lo stesso…Bartolomeo…Bartolomeo…

            cosi mi chiama...

Nic.     E chi è quiesto disgraziato!

Rit.      Io vado a piangere là dentro …(entra nella stanza)

Bar.     Papà prima non capivo ma poi pian piano ho capito….

Nic.     E dimmelo subito che gli scippo la lingua a questo disgraziato che non fa

           dormire le persone la notte.

Bar.     Non ti arrabbiare papà...

 

Nic.     Se ti chiama Bartolomeo, vuol dire che ti conosce , sarà qualche amico.

Bar.     Mi conosce bene, ed è più di un amico, è un padre, un padre per tutti.

Nic.     Un padre?! Allora grande è, ma questo è un cretino...un maniaco.

Bar.     Mi chiama…mi chiama…ogni notte!

Nic.     Ma questa voce da dove viene.

Bar.     (fà segnale verso l’alto) Da sù…

Nic.     Dal piano superiore?

Bar.     Più in alto… (alza le braccia e il viso verso l’alto) Dall’alto!..

Nic.     E che si mette  sopra il tetto questo disgraziato?!

 

Bar.     Continuava a chiamarmi ed io ho risposto.

Nic.     E tu ha sbaglaitoi, non dovevi rispondere…dovevi chiamare subito me.

Bar.     L’ho conosciuto e ho capito che dovevo rispondere alla sua chiamata.

            Papà… lui mi ha aperto (pieno di gioia apre le braccia) il suo cuore!...

Nic.     Mamma mia, lui… ma tu maschio sei, tu devi aprire il cuore alle femmine…

Bar.     Papà io l’ho accolto e l’ho fatto entrare dentro di me…

Nic.     Da dove dalla finestra? O mamma mia!

             

Bar.     Papà, ancora non hai capito, io da due mesi sono diverso…

Nic.     O mamma mia!… Rita, o Rita (entra Rita) tuo figlio è diverso, non gli

            Piacciono più le femmine… (Bart. atteggiamento dolce, gioioso)

Rit.      Ma che dici, magari era questo!...peggio peggio di peggio…

Bar.      Papà, continui a non capire, io mi faccio Prete…prete…

Nic.     Ah! Menomale! (ancora preso dalla confusione di prima,  poi capisce)

Bar.     Prete per vocazione…

Nic.     (grande espressività e mimica) O mamma mia!..

Rit.     (alzando gli occhi e le braccia verso l’alto) Madonna dello Scoglio!...

Nic.    (anch’egli come sua moglie verso l’alto) Mi sento scoglio…nato!..

Rit.     Madonna Consolata!...

Nic.    Mi sento sconsolato!

Rit.     Madonna  senza peccato!

Nic.    Bartolomeo mi ha rovinato!

Rit.     OH Gesù Bambino!

Nic.    Mio figlio è diventato cretino!…

Rit.    Signore siamo caduti nella rete!…

Nic.   Mio figlio si vuole fare prete…    

Bar.    Papà vedrai che io ti aiuterò con le preghiere a superare…

Nic.    Prete…Prete…prete…prete… (stordito)

Rit.     Madonna Santa un icx gli sta venendo…

Nic.    Prete…preteinu…quello con la tunica lunga e scura…

           Tu ti vuoi fare prete per delusione….(arrabbiato)

Bar.    Io mi faccio Prete per vocazione con la V maiuscola…Vocazione.

            Prete  Per  Vocazione…Il signore mi ha chiamato io ho sentito e ho risposto.

Nic.    (al pubblico) Ma non poteva nascere sordo e muto!

Rit.     L’unico figlio, senza nipotini e senza nuora…una nuora che mi poteva aiutare

           A lavare i piatti la biancheria….

Nic.    Senza Nipotini per potergli dire…(si immedesima come se parlasse con il

           nipotino appena nato) di chi è questo nasino…di chi è…bello del nonno…

            

Bar.     Papà avrai più di un nipotino…

Rit.      Perchè, poi ti vuoi spogliare e ti sposi?

Bar.     Io avrò tanti bambini.

Nic.     Come li fai questi bambini per virtù dello spirito santo!

Bar.     I bambini della parrocchia, sono tutti figli miei e nipoti vostri…

Nic.     Tutti questi nipoti è meglio che se li tengono i propri nonni…Io non voglio

            sentire più niente, se ti fai prete, non mi cercare pi, io non sono tuo padre tu

             non sei mio figlio.

Bar.      Papà, quado si è fatto prete il figlio di Giuseppe, l’amico tuo, gli hai fatto

             Gli auguri ed eri contento…e mi hai detto: questo figlio gli è riuscito!

Nic.      Con i figli degli altri è un’altra cosa…Scordati questa casa, tanto hai trovato

              un altro padre!.. (esce)

 

Rit.       Bartolomeo, sei ancora in tempo per dari una gioia ai tuoi genitori e non un

             dolore cosi forte, più forte di dolure di testa e di schiena…Io vado appresso a

             tuo padre perchè puo fare una fesseria…speriamo appena ritorniamo che il

             Signore ti fa cambiare idea. (esce)  (musica n. 2)

S C E N A  III°

(Bartolomeo, Fabiana)

Bar.    Signore tu mi hai chiamato, aiutami, fai che superano questo che per loro

           dovrebbe essere una gioia invece è un dolore…fai che mia mamma cominci

            subito ad essere più comprensiva, anche se mio padre lo diventi col tempo.

           (entra Fabiana)

Fab.    Ciao, Bartolomeo…non ti disturbo vero?

Bar.    No, siediti, ho proprio voglia di parlare…

Fab.    Vero? Mi aspettavi allora? Perchè  prima mi guardavi e ora è più di due

            mesi ca non mi guardi più, pare che manco esisto. Sei ancora innamorato di

            quella di prima?

Bar.     Ma che dici…

Fab.     Pensi che lei è pi bella di me…

Bar.     Ma che dici…

Fab.     Pensi che le baciava meglio?

Bar.     Ma che dici…    (si alza)

Fab.     Io ti posso dimostrare che sò baciare meglio di lei…(si alza e gli si

            avvicina, ma Bart. si svincola e si risiede anche Fab. si risiede)

Bar.     Ma che dici…la verità è che io…

Fab.     Che tu…           

Bar.     Che io… ( si rialza)

Fab.    (si alza e le mette una mano sulla spalla, Bart. glie la toglie e si scosta)

            Hai visto…pensi sempre a lei, è meglio che me lo dici chiaro…

           (musica n. 3 )   Tutto accetto ma non che pensi ancora a lei.

Bar.     Accetti tutto…proprio tutto…(Fabiana annuisce) Io mi faccio  prete…

Fab.     (alcuni secondi lo guarda fisso ed incredula) Prete! Prete per delusione!

Bar.      Pure tu…Io mi faccio Prete per vocazione…

Fab.      (si và a sedere disperata) Tu non mi puoi fare questo, io è da due mesi che

              non dormo, pare che ogni notte mi sento chiamare…chiamare da te…

Bar.      Anch’io è da due mesi che non dormo, e ogni notti mi sento chiamare…

Fab.      Hai visto, anche tu, ti sentivi chiamare da me…hai visto…

Bar.      Ma non eri tu che mi chiamavi…

Fab.      A si, e chi eraa sempre lei…lei...lei.

Bar.      No, non era lei…era il Signore…

Fab.      Se tu, ti fai prete per vocazione, io mi faccio monaca per delusione, e mi

             faccio trasferire sempre dove sei tuu…(mentre esce lo ripete) dove sei tu.

              (musica n. 4)  (diminuire appena inizia a parlare)

Bar.      Un sacerdote dovrebbe portare gioia, invece porta dolore…però è tutto

              all’inizio, poi questo dolore si tramuta in grande gioia  e questa gioia sarà

              cento, mille volte più forte di questo dolore. (esce) (aumentare la musica n.4)

                                                       S C E NA  IV°

(Rita, Nicola, Lucillo, Giacinto)

                       (prima di entrare Nicola e Rita diminuire gradualmente la musica)

Rit.      Bartolomeo…Bartolomeo…a unni potti iri, nisciu.       

Nic.     Sicuro è andato in chiesa a spegnere le candele! 

Rit.      Nicola, sai ti devo una cosa che manco io sò come te lo devo dire.

Nic.     Ti vuoi fare monaca?

Rit.      Quando sono uscita e abbiamo lasciato solo lui…mi sono sentita chiamare…

            Era una voce strana, il cuore mi batteva forte forte come se mi sentivo in

            colpa di qualchi cosa…mi sentivo chiamare…chiamare…pare che mi

            chiamavano col cuore…

Nic.     A Madonna era!

Rit.      Ma tu mai ti senti chiamare?

Nic.    A me quando mi chiamano mi chiamano con la bocca no col cuore…(bussano,

             entrano Lucillo Cardullo col fratello Giacinto, vicini di casa molto strani  e pessimisti)

             (Appena Rita va ad aprire musica n. 5) (ogni entrata ed uscita stessa musica)            

            

Luc.    (appena sono davanti al divano diminuire e finire) Buongiorno…

Nic.     Oh! Signor Lucillo Cardullo e fratello, quant’avi chi non li vidia…(possono

              essere anche due fratelli: Giacinto e Lucillo, vestiti uguali, stessi movimenti, stessa

              camminata)

Luc.     Ma che dici…se fino a ieri siamo venuti tre volte…

Nic.     Tre volte manco me lo ricordo…

Luc.     Ma come tte lo sei scordato, parlavamo della vita, abbiamo fatto una 

            riflessione lunga sulla Vita, ti ho detto che campi a fare quando sai che devi

            morire…che fai sopra questa terra quando sai che prima o poi arriva qualche

            malattia di quella fulminante e ti ritrovi al camposanto prima di certi vecchi

            che a cent’anni buttano salute di tutti i lati…( Nicola si tocca e fa scena)

Rit.      Signora Lucillo, per ora si scorda tutto…abbiamo tanti cosi per la testa…

Gia.     E non ci pensate! Un Prete più un prete in meno, non possono fare tutti

           gli altri mesteri, un prete oggi giorno guadagna più di un dotture.

Rit.      Già lo sanno…

Gia.     Noi è l’abbiamo saputo subito dopo che è uscita Fabiana piena di lacrime

            poverina, piangeva come quando c’è un diluvìo, comu quando pive a

            dorotto e ci sono accazzoni, origàni, timpisti e timpirali… se non era per noi

            che le asciugavamo tutti quelle, pensa sei pacchi di fazzoletti di carta ci sono

            voluti, menomale che erano quelli dei marocchini…

Nic.     Menomale che ci sono questi accazzoni, accazzetti e accazzini…

Rit.     Allora già in paese lo sanno tutti…

Luc.     Le notizie cattive arrivano sempre prima di quelle buone! Certu dispiace,

            perchè un figlio maschio per giunta unico, si poteva sposare, portare una bella

            nuora…Però sono sicuro che se si sposava, la nuora era cattiva, e sempre che

            litigava con voi, poi podarsi (lo chiama forte e trasalta) Nicola in un

            momento di nervosismo ti dava un colpo di bottiglia in testa, te la spaccava,

            correvi per l’ospedale e trenta punti di sutura erano assicurati!…

Nic.     Che sono felice!...

Gia.      E poi poteva capitare che si scordavano pure la garza dentro la testa e

             dovevano operarti una’altra volta…

           

Nic.      Sono piu felice di prima!

Luc.     Certo c’ è da dire che vi mancheranno i nipotini, ma pensanndoci bene,

             il nipote della signora Caterina poverino a tre anni se lo sono messi di sotto

              una macchina (Nic. continua a fare scena)  Nicola (lo chiama forte e Nicola

             trasalta) io mi chiedo, mi domando, mi interoggo e mi rispondo, a che serve

             un nipote…io per questo non mi sono sposato, gran parte degli uomini che

             restano vedovi, manco passano tre anni e moiono appresse alle moglie…

             (mettendo la mano sopra la spalla di Nicola)

Gia.      E gran parte delle donne che restano sule, perdono la fame, la sete, non

             Dormono più, i dolori sono più forti e nel giro di tre mesi si ritrovanu dentro

             Una bara. (mano sopra Rita) 

       

Luc.      (poi lo chiama di nuovo forte e Nicola salta spaventato) Nicola…(poi piano)

             Nicola,  per ora pensi, cammini, piangi…

Gia.     Mangi, dormi…

Luc.     Vedi, ridi…

Gia.     Ti lamenti, gioisci…

Luc.     Ma mi chiedo mi domando e m’interrogo a che serve, non serve a ninete

             Perché  appena  muori non puoi fare niente più…quindi non ci pensare…ora

            andiamo, perché il maritu della signora Rossella dici che da un periodo che

            gli viene sempre da ridiri, e sua moglie vuole si ci possiamo andare io e mio

            fratello per aiutalrlo a fallo piangere un poco.

           

Gia.     Che dici Nicola ci riusciamo?

Nic.     (molto espressivo)  Sicurissimo, siete specializzati.  

Luc.      Appena  Bartolomeo se ne và, dillo che veniamo a salutarlo. Mi  hanno

              Messo Lucillo, perché sono la luce degli occhi di tutti…di cognome vado

             Cardullo, perchè lascio un trastullo…(musica n.5 per 20 secondi circa) (escono

                ridendo)

 

S C E N A V°

                                         (Nicola, Rita, Bartolomeo)

Nic.     Di nome si chiama Lucillo  perché con chi parla diventa un brambillo. Di

            cognome si chiama Cardullo perchè lascia la marca da bollo.  Figli di

            bona madre, se mentre nasce un bambino, e sentissi parlare a questi, il

            nascituro direbbe al ginecologo: scusate, non voglio nascere più, a che

            serve nascire si poi devo morire, se ne entrerebbe di nuovo prima di

            uscire…tanto là dentro sta al calduccio…e a che serve nascere per sentire

            freddo!…

Rit.      Mamma mia sono più pesanti di un palazzo di trenta piani.

Nic.     Ma che dici…il palazzo di trenta piani, me lo carico sopra la spalla con una

            mano…a loro manco il palazzo li tengono, il palazzo cadrebbe…quando

            parlano e mi guardano con quei occhi, mi viene un bruciore…

Rit.      E tu non li guardare…

Nic.     Ma il bruciore non mi veni negli occhi, mi viene nne sedere…

Rit.      Nicola, vedi che i preti non sono tutti con la tunica, certi preti si vestono con i

            pantaloni e giacca…

Nic.     Ah! Si…e si mettono pure a cravatta? Senti tu mi pari che ti stai  

            ammorbidendo, io non voglio sapere niente, faccio finta che figli non ne ho.

           (entra Bartolomeo)             

Bar.      Papà…

Nic.      (si gira dall’altro lato) Chiama c a chi ti ha chiamato fin’ora.

Bar.      Mamma…è ora che io vada, ho parlato con padre Roberto e lui mi aiuterà

             a studiare…alcune materie che ho dato servono anche per il seminario.

             Papà pensavo che avresti capito e mi avresti aiutato…

Nic.      (di scatto) Si me l’avissi detto a me quando questo ti chiamava, io ti avrei

              aiutato…

Bar.       E come!

Nic.       Ti facevo mettere i tappi grossi dentro gli orecchi cosi non sentivi.

Bar.       Ma lui mi ha chiamato dal cuore…è entrato dal mio cuore.

Nic.       E tu gli dicevi che sei sofferente di cuore che avevi una tichecardia…

Bar.       Quanto dovrò pregare…vedrai papà, ritornerai da me, ed io ti aspetterò

              a braccia aperte.

Nic.       Se esci da questa porta non entrerai più…scordati di tutto…

Bar.       Ciao mamma, vedrai, il tempo medico impassibile guarirà ogni dolore.

              (sta per arrivare alla porta)

 

Rit.        Figlio mio, ricordati che tua madre c’è sempre.

Bar.       (si ferma di spalle per qualche attimo, poi si gira e và ad abbracciare la madre poi esce)

Nic.       Tua madre c’è sempre ma tuo padre non ci sarà più. (musica n. 6)

Rit.        (iniziando la litania cantata) Era meglio che nasceva una figlia femmina

               uniicaaa!..

Nic.       Cosi si mettevaa prima la tuniicaaa!..

Rit.        Gesù Giuseppe e Maria, fategli trovari la giusta viiaaa...

Nic.       Gesù Giuseppe e Maria, fatelo stare a cento chilometri lontano da miiaaa

Rit.        Chissà come sembra quando dice la meeeessasaaaa…

Nic.       Sono sicuro che  parei un pezzo di feeessaaa…

Rit.        La sua fidanzata è rimasta soolaaa!

Nic.       E rovinao a Nicoolaaa!  (fine rosario)

Rit.        Nicola abbiamo perso un figlio…

Nic.       Non ti preoccupare podarsi che si spoglia prima di diventare prete…

Rit.        Nicola abbiamo perso un figlio…

Nic.       Non ti preoccuparei, facciamo appello al vescovo …

Rit.        Nicola  abbiamo perso un figlio…

Nic.       Non ti preoccupare, quando lo vuoi veddere ti vesti da monaca e lo vedi…

Rit.       Nicola abbiamo perso un figlio...

Nic.      Non ti preoccupare a forza di perderlo lo troviamo…

Rit.       (ormai sfasata chiama Rita il marito) Rita abbiamo perso un figlio…

Nic.      Nicola non ti preoccupare podarsi che nel secondo atto lo ritroviamo.

Rit.       E se non lo troviamo nel secondo atto che facciamo il terzo atto…

Nic.      No… bastano e avanzanu due atti, e poi non ci credo che se  la passa senza

             PASSERINA!…    (Musica n. 7)

   

 

S E C O N D O   A T T O

S C E N A  VI°

(Nicola, Rita, Silvia, Concetto, Padre Roberto)

                                                  (Dopo cinque anni)

                                                       (musica n.8)

Rit.     Nicola, è quasi quattro mesi che è prete, è da tre mesi che ha spedito una

           lettera e non l’abbiamo letta manco una volta…io non vedo l’ora di vederlo, io

           l’ho perdonato ma forse l’ho sempre perdonato, è da cinque anni che non lo

           vedi…io quel giorno c’ero e almeno l’ho visto da lontano e tu non sei

           entrato…Nicola, prendi questa lettera, dove l’hai nascosta, sentiamo cosa ci ha

           scritto, se è pentito, se è felice, se ha a qualcuna e vuole qualche consiglio tuo

           (Nicola comincia ad assumere un altro atteggiamento)

Nic.    Aspetta, la vado a prendere…(entra nella stanza)

Rit.     Solo dicendogli cosi glie la potevo fare prendere…(musica n. 9)

           (diminuire quando Rita inizia a parlare) veramente non vedo l’ora di

           abbracciarlo, chissà quando, mio marito vuole. (aumentare musica per circa 10

             secondi e finire)  

Nic.      (entra Nic.) Leggila tu…          

Rit.     Cara Mamma…Nicola ha cominciato con cara.

Nic.    E a me…a me caro me l’ha scritto?

Rit.     Caro papà …pure a te caro, però è scritto tra parentesi caro papà…

Nic.    Tra parentesi? E che significa!

Rit.     Forse per farlo risaltare di più…o forse perchè ti calcola di meno!

Nic.    Continua a leggere…

Rit.     Cara mamma…cara mamma…cara mamma…cara mamma…

Nic.    Ma sempre cara mamma c’è scritto…             

Rit.     No, una volta sola, e con l’emozione che mi viene di ripeterlo…

Nic.    Non ti emozionare e continua…

Rit.     Cara mamma, è da circa tre mesi che celebro … (musica n.10)

Rit.      La celebrazione della prima messa è stata fantastica, pensavo di non

            reggere all’emozione dell’omelia ma il signore ha fatto in modo che io

            superassi tutto…Io ti voglio un bene dell’anima, papà a te penso notte e

            giorno, non vedo l’ora di vederti e anche se tu ancora vuoi essere lontano

            da me, sappi che io ti sono vicino e aspetterò con gioia il tuo abbraccio

            quell’abbraccio che ho sempre voluto, cercato, desiderato anche nel

            giorno della mia ordinazione. Vi cercavo in mezzo a quella folla piena di

            mamme e papà, vi cercavo ma non vi vedevo, in ogni volto di una

            mamma vedevo la mia mamma. (fine musica) Giorno… (dire mese e giorno

              ed ora di ogni rappresentazione) io avrò tre giorni liberi, voglio passarli con

            voi… Nicola, ma giorno…è oggi, oggi ne abbiamo….mamma se non

            avessimo letto questa lettera oggi non sapevamo niente…cara mamma, caro

            papà…

Nic.     Caro papà sempre tra parentesi è scritto?

Rit.      No, stavolta tra virgolette…

Nic.     Ma che puo significare!…

Rit.      Se non siete pronti a ricevermi, io capirò, datemi almeno la gioia di

            vedervi e se anche non dovessi abbracciarvi vi abbraccerò lo stesso

            dentro di me.  (piange) mamma mia che commovente, Nicola io sono

            prontissima, fra poco arriva…Nicola, perdonalo pure tu…(entra Silv. e Conc.)

Sil.      Buongiorno…

Rit.      Silvia, a momenti arriva Bartolomeo…

Nic.     Padre Bartolomeo…

Con.    Pure mia figlia a momenti arriva…

Nic.     Perchè si è laureata già…

Rit.     E’ un paio di anni che non la vedo…speriamo che ha trovato un ragazzo

           e che si puo’ sistemare …

Sil.      Si, è molto che non viene, fin’ora sempre noi siamo andati a trovarla…

           Oggi arriva…

Rit.      Proprio quando arriva mio figlio…

Nic.     Che coincidenza…

Sil.      Sarà una sorpresa per voi e per lui…

Rit.      Sorpresa! Ma non è che si è sposata…

Con.    Si, si è sposata… ha fatto un bel matrimonio, adesso andiamo e accogliamo

            mia figlia come merita…(escono)

Rit.      Si è sposata senza che nessuno sapeva niente…

Nic.    I figli di altre mamme pensano a sposarsi, solo mio figlio ha pensato di

           rovinarsi.

Rit.     Ma lui si è sposato con Gesù…

Nic.    Bello matrimonio!  (bussano entra P. Roberto, parroco del paese)

P.R.    Nicola, vedi che oggi arriva tuo figlio, mi ha telefonato, perchè se per caso la

           lettera ancora non l’avite letta, voii ancora non sapevate niente…

Rit.     Grazie Padre Roberto, proprio oggi l’abbiamo letta e già siamo preparati, oggi

           lo facciamo mangiare bene, si fa una bella doccia, la sua camera è bella

           sistemata, domani mattina fa colazione con il latte…

P. R.   Vostro figlio non ha bisogno di queste cose, lui ha bisogno di una carezza,

           di un abbraccio forte forte specialmente da suo padre…Rita tu l’abbraccerai

            vero?

Rit.     Non vedo l’ora…

P.R.    E allora Nicola, sei proprio tu che devi pensare….

Nic.    Che devo pensare, lui doveva pensarei prima… poteva viaggiare, sposarsi,

            godersi la vita…

P. R.    Per pensare bene, bisogna agire bene…soltanto i buoni sentimenti possono

            legare l’un l’altro…amare significa viaggiare, correre con il cuore verso

            l’oggetto amato, ricordati che chi ci ama, corre viaggia gode e vola.

Nic.     Per me questo è stato un dispiacere…

P.R.     Non c’è uomo senza dispiaceri; e se ce n’è uno, non è un uomo…(musica n. 11)

            Il Dio che tuo figlio ha cercato e voluto, è un bene infinito una felicità eterna:

            i soldi, i piaceri, le fortune di questo mondo, al suo confronto, sono frammenti

            di bene e momenti effimeri di felicità…e poi tu non hai perso un figlio, non è

            un drogato dal quale non può più uscirne, non è un malato inguaribile, non ha

            avuto un incidente…Nicola non l’hai perso ma l’hai avuto sempre accanto a

            te in ogni momento della tua vita in questi cinque anni, solo che tu non te ne

            sei mai accorto facendo chiudere anche gli occhi a tua moglie. Nicola non sei

            tu che hai perso lui, ma sei tu che ti sei perso. Ora io mi nni vaiu, e si non vidu

            quell’abbraccio io non sacciu cchiù a quali santo rivolgermi, anzi mancu to

            figghiu ti po salvari…ma ricordati che hai ancora una porta aperta, una

             finestra  aperta, un soffio di vento, uno spiffero di cuore aperto.(esce, subito

              Rita starnutisce)

Rit.      Mi raffreddavo.

Nic.     Con tutte queste cose aperte che ha lasciato questo!

S C E N A  VII°

(Nicola, Rita, Lucillo, Giacinto)

Rit.    Nicola mi ha fatto rabbrividire P. Roberto…

Nic.   Lui parla perché non ha figli…è prete e difende i preti…

Rit.    Nicola, non possiamo perdere altri cinque anni…

Nic.   Già…cinque anni, per ora farei giocare qualche nipotino…

Rit.    Nicola, che pensi che arriva con la tunica o con giacca e pantaloni…

Nic.   Io preferirei che arrivasse in pantaloncini corti, occhiali da sole, camicia

          auvaiana, con due maschietti e un pezzo di femmina e chi dicesse: Papà ti

          presento a Nicola e  Nicolino: i tuoi nipotini…

Rit.    Ma non ha sentito qualche mesi fa, che quel onorevole alla stanza dei

          deputati…

Nic.   Alla stanza!.. Alla camera…

Rit.     O stanza o camera sempre lo stesso è…ti ricordi dissi che non è giusto che

           i preti non si sposano…perchè tanto se lo devono fare lo fanno lo stesso

           quindi meglio all’aperto che di nascosto…

Nic.    Ma ci sono preti e preti…certi preti hanno  sei sette figli…Certi preti si danno

           da fare…ma certi non si ammorbidiscono manco di fronte ad una biondona o

           mora con occhi azzurri o scuri, sguardo fulminante che ti accecano subito,

           lampade di settimila kw che fanno resuscitare pure i morti, uno di questi preti

           è Bartolomeo…Bartolomeo…è troppo parrineo! Io voglio lasciarti libera, ma

           non cercare di convincire me…(musica n.5)  (bussano entra la signora Lucillo col fratello)

Luc.    Ecco Lucillo, picchi sugnu la luce degli occhi…

Gia.    Ecco Giacinto a unni trasu trasu c’è apertura e non labirinto

Luc.    Buon giorno, dov è il prete, non  è arrivato …

Gia.    P. Roberto l’ha dettoi a tutti, dobbiamo fargli una festa…Rita siamo contenti…

Nic.    Ci stiamo divertendo!

Rit.     Signor Lucillo…sono emozionata…

Luc.    Per ora è prete normale, però ricordatevi che puo’ fare carriera…

Rit.     Vero? Dopo prete che c’è cardinale?

Nic.    Si, il sacrestano !

Luc.    Prima viene prete, poi arciprete, poi vescovo, poi arcivescovo, poi cardinale…

Rit.     (veloce e contenta) Poi arcicardinale…

Gia.    No…poi   PAPA…

Nic.    Poi Arcipapa…

Rit.     Nicola, ma ci pensi se diventa papa, o papà come si dici…

Nic.    Non ci è diventato con i figli, almeno ci diventa con questi passaggi, si dice

           papa…

Rit.     Ma il papa deve stare per forza con la tunica bianca…

Nic.    No, lui ogni tanto sta in pantaloncini…

Luc.    Però pensandoci bene anche se capitasse tutto questo…a che serve pensando

          che poi deve moriri…papa Luciani, ve ricordate, il papa del pianto, dopo

           trenta giorni è morto…ma!..di quante cose insicure ci sono nella nostra vita

           umana, una sola dicu una sola è sicura…

Gia.    LA MORTEEEEEEE!!!…(con una certa inquietudine)

Luc.     E tutti si lamentano di questa cosa sicura…Nicola ma tu chi pensi di questa

            cosa unica e sicura.

Nic.     Io penso meglio assai unu dura e respirare  respirare  aria pura

Luc.    Certe volte neppure questa serve pensandoci che poi uno a che respira a che

            Non respira più…Per esempio Nicola, tu ogni tantu arrosti…

Nic.     Certo che arrosto…

Gia.    E quado finisci, tutta quella cenere la vedi…

Nic.    Certo che la vedo…

Luc.    E non ti fa pensare quella cenere…che prima o poi diventi in quella maniera?

           (Nicola fa scena) Ora mi chiedo, mi domando, mi interrogo e mi rispondo…  

           a che serve arrostire?

Nic.    Rita da domani in poi la carne solo in padella…

Gia.    Ma anche in padella che ti pare che è megglio?

Nic.    Meglio morire a digiuno allora…

Luc.    Bravo, a che serve morire sazio se poi i vermi ti rosicano…

Nic.    Signor Lucillo menomali che lei mi fa riflettere e mi apre gli occhi. (ironico)

Luc.    Ma io mi chiamu Lucillo, perchè sono la luce degli occhi…comunque

           appena viene Padre Bartolomeo vengo, ora dobbiamo andare, perchè mi

           viene fame ma fame...

Gia.    E a me sete, ma sete…(mentre se ne vanno)

Nic.    Signora Lucillo, Giacinto, a che serve bere se  poi va pisciare, e a che ci

           serve mangiare, si poi va cacare…

Gia.   A me serve…a te non ti serve perchè quando beve prima o poi le vie urinarie ti

          si bloccano…

Luc.    E quando mangi prima o poi non vai più perchè ti viene un blocco

            intestinale…(musica n.5)  (Nicola fa scena)

S C E N A  VIII°

( Nicola, Rita, Bartolomeo, Fabiana)

Nic.    Disgraziati ogni volta mi fanno veniri un prurito in tutte le parti.

Rit.     Nicola non ci fare caso tu…

Nic.    Quante cose non ci devo fare caso…

Rit.     Nicola se diventa papa tu ci fai il segretario, poi ce ne andiamo in vacanza nel

           Trantino alto adìge…là c’è un fresco, ti rinfrescano tutte cose..

Nic.    Si perché ho tutte cosi calde! (bussano, Rita apre ed entra Bartolomeo, in tunica o

             giacca e pantaloni con una valigia)

Bar.    (musica n. 12)      Mamma…

Rit.     Bartolomeo…figlio mio……(si abbracciano fortemente) Come ti devo

           chiamare Bartolomeo o Padre Bartolomeo…(Nic. distaccato)

Bar.    Mamma chiamami Bartolomeo, sono tuo figlio…e poi non mi chiamano

           Padre Bartolomeo….ma Bartolo, perché è più corto…(Nic.fà scena)

Bar.    Papà…(sta per andare ma Nicola con un passo avanti fa capire tutto e Bart. si ferma)

             Papà…

Nic.     Ciao…padre  Bar…tolo.

Bar.     Papà io posso capirti, sai anche qualche altro genitore è venuto da me perché

            ha avuto lo stesso problema…prima non accettava, rifiutava ma poi ha capito

            che l’amore quell’amore di cui tutti parlano, pochi sanno comprendere il

            vero significato e anche chi lo comprende, solo la metà di  quei pochi  lo

            sanno dare…

Rit.      Ma poi che ha fatto il padre di questo collega.

Bar.     Mamma, non puoi immaginare la gioia che hanno adesso, cento, mille volte

            Perdono hanno chiesto al figlio…

Nic.     Io non devo chiedere perdono di niente e a  ne ssu no!..

Bar.     Papà , perché devi chiedere… il perdono lo troverai…perché tu non sei quello

            che appare ma quello che sei dentro…

Rit.       Come parli difficile a mamma…

     

Nic.      Rita, io esco più tardi vengo (esce)

Rit.       A mamma non ci fari caso, lui è ancora arrabbiato, ma ci passerà.

Bar.      Non ti preoccupari mamma, lo sò ci passerà…prima che me ne vado

             succederà anche questo.

Rit.      Sai a mamma, Fabiana si è sposata…

Bar.     Vero e con chi? (in quel momento entra lei già suora)

Fab.     Proprio con chi ti sei sposato tu…(rimangono stupiti)

Rit.      Fa…Fa…Fabiana ma sei proprio tu?

Bar.     Fabiana ma tu sei suo…

Fab.     Suora…si suor Fabia…

Rit.      Suor fabia comu l’aqua minerale!…(verso il pubblico)

 

Bar.     Fabiana non sapevo…

Fab.     Avresti dovuto saperlo, te l’avevo detto che se tu ti fossi fatto sacerdote, io

            mi sarei fatta suora, anzi mi trasferiscono nel convento di fronte la tua

            parrocchia…

Rit.      Io vado a prendere tuo padre…(esce)

         

S C E N A  VIII°

(Fabiana, Bartolomeo)

Bar.    (Bartolomeo si siede nel divano ancora incredulo) Non pensavo che il signore

            avesse aperto il cuore anche a te.

Fab.    Il Signore ha mantenuto il mio cuore sempre aperto…aperto per te.   

Bar.    Fabiana, ormai la nostra vita non ci appartiene…

Fab.    La nostra!  La mia mi appartiene e come se mi appartiene…io per cinque

           lunghi anni non ho fatto che pensare, pregare…

Bar.    Pregare...sono contento che hai pregato…

Fab.    Pregare che tu potessi avere un ripensamento e che saresti venuto a prendermi.

           (si và a sedere accanto a lui) Bartolomeo, io sono sempre pronta a lasciare

           tutto e renderti felice…(Bartolomeo si alza svincolandosi)

Bar.     Fabiana, ti prego, io sono un sacerdote e tu una suora ed anche se prima

            eravamo legati entrambi da un sentimento adesso siamo legati al Signore…

Fab.     (si alza e và accanto a lui) Bartolomeo, nel convento dove sono io, anche

            la madre superiora ha capito che sono suora per delusione…

Bar.      Ed io sono prete per vocazione…

Fab.      La madre superiora mi dice sempre: Suor Fabia come la capisco!

             U sai picchi, picchi idda è puru innamorata…

Bar.      E’ una peccatrice!…

Fab.      Non si considera peccatrice, è soltanto una suora innamorata. Pensa puru so

             matri era una suora  innamorata di un sacerdote, che a sua volta era figlio di

             un monaco francescano… quando ha scoperto tutto questo, è caduta in

             depressione e si è fatta suora…

Bar.       Era meglio ca continuava ad amare il suo innamorato e non si facia suora.

              Gesù Giuseppe e Maria!

Fab.       E’  un convento di delusi e di innamorati…menomali ca il convento si trova

              fuori paese, in aperta campagna, lontano da occhi indiscreti…e la notte

              dopo le preghiere di rito, monaci, suore e parrini si divertono...ed io sola.

Bar.        Io queste cose non li voglio sentire…io sono padre Bartolomeo…

Fab.       (dolcemente) Pensa solo io là dentro non ho amore…perché  penso sempre

               a te…

Bar.       Suor Fabiana, un po’ di contegno siamo uomini di chiesa…

Fab.       Nel mio convento tutti sono di chiesa, ma tutti si amano, ognuna fa finta di

              non vedere, né sentire…

Bar.       Santissimo… che razza di convento, mi rifiuto di ascoltarti…

Fab.      Solo una suora si salva…suor Alfonsina.

Bar.      Menomale, spero ca suor Alfonsina vi porti nella retta via.

Fab.     Ma quale retta via, leisi salva perchè ha più di ottantanni, però fino a

            Sessantasei anni si dava da fare con il vice parroco…

Bar.     (segno di croce) O gesù Giuseppe e Maria….

Fab.     Io sono sicura che il Signore dove vede vero amore perdona…e lui vede

            che io ti penso continuamente…

Bar.     E tu non mi pensare, prega…prega cosi ti illumini…

Fab.    Ma chi mi illumino e illumino…sono piena di luce, mi vennu  vam…pate

           che se tu mi tocchi ti bruci…(si avvicina sempre più con tono e movimenti

           sensuali) toccami  Bartolomeo…

Bar.    O mamma mia! (girano attorno al tavolo) Io sono Padre Bartolo…

Fab.    Padre bartolo…P. Bartolo…vieni, placa questi cinque anni pieni di desiderio.

           (musica n. 13)

Bar.    Tu non sei una suora, tu sei il demonio, il demonio che mi tenta, ma io non

           cado, non diventerò la tua preda…(continuano a girare attorno al divano o tavolo)

Fab.    Va bene basta, ma sappi che io mi farò trasferire sempre nel luogo dove

            Tu andrai…fino a che non diventerai mio…(esce)

    

S C E N A  IX°

(Bartolomeo, Rita, Nicola, Silvia, Concetto, )

Bar.     Signore, fai che questa passione cosi fortemente accesa, le si spenga

            e diventi una suora vera che rivolga il suo amore verso i deboli e i bisognosi.

Rit.     (entra Rita) Bartolomeo, perchè sei cosi seccato, forse ti è venuta nostalgia di

            Fabiana? Si è  fatta più bella ancora, vero a mamma.

Bar.    Si, però non mi aspettavo che si facesse suora…

Rit.     Ti  ha detto che ti pensa più vero…

Bar.     Meglio che non ci pensiamo più nessuno di tutti e due…

Rit.     Ma dimmi a mamma, non capita che un prete hai desiderio di una moglie?

Bar.    Puo’ capitare mamma, però la preghiera serve anche per questo. Senti mamma

           Io mi vado a sistemare le cose e mi dò una sciacquata…(và)

Rit.    Ho l’impressione che lui a Fabiana la pensa ancora...(entra Nicola)

Nic.   Dov’è il pretino.

Rit.    Si sta sistimando…

Nic.   E’ da cinque anni che è sistematoe si sistema ancora? Perciò Fabiana è monaca,

          povera ragazza, pure a lei rovinao…mi ha incontrato e mi ha detto: sig. Nicola

          Buongiorno…per ora lo chiamerei papà…ed è scappata piangendo…

Rit.    Però ti  accorgi non è sciupato per niente…

Nic.   Certo che pensieri ha…

Rit.    Nicola, manco gli abbiamo chiesto quanti chierichetti ha.

Nic.    Ma chi mi interessa…

Rit.    Lo sai a Fabiana, la chiamano suor Fabia, è rimasta un bel pezzo sola con lui,

          sarei curiosa di sapere quello che si sono detti…

Nic.    Che si dovevano dire, podarsi che si sono detti il rosario… (entra Silvia col marito)

Rit.     Signora Silvia…buongiorno…ma non me lo poteva diri che Fabiana si era

           fatta…

Con.    Non lo sapeva nessuno, nessuno. Doveva essere una sorpresa per tutti

           specialmente per Bartolomeo.

Sil.     Senti Rita, mia figlia mi ha detto, che Bartolomeo ha ancora un sentimento

          d’amore per lei, però non si vuole spogliare, non se la sente.

Con.   Ma neppure mia figlia si vuole spogliare…come popremmo fare per aiutalli.

Rit.     Ma vero? Pare che io avevo capito qualcosa, sono rimasti assai insieme.

         

Sil.      Però mi ha detto, di fare in modo che noi no sappiamo niente…Fabiana

            non voleva che ve lo dicevo…

          

Nic.     Ma se è per questo, aiutamoli a falli amari senza fare capire che noi

            sappiamo e podarsi che poi si spogliano.

Con.     Mi raccomando, fate in modo che Bartolomeo non capisca niente che noi

            e voi sappiamo…i ragazzi si vogliono podarsi che poi si spogliano e si

            fanno una vita normale…(escono)

Nic.     Rita, forse si vergogna, sono un cretinu che non l’ho capito, ma io me lo

            immaginavo che non poteva stare tutto questo tempo senza  PASSERINA!

           

Rit.      Mi raccomando, aiutalo e non ci fari capire preciso preciso che lo sappiamo

            con discrezione facci capire che ha capito qualche cosina, praticamente gli e

            lo devi fare capiri e non farglielo capire…(musica n.5  finire appena si siedono)

Bar.     (entra Barolomeo)  Papà Mamma vado a trovare Padre Roberto.

Nic.     Aspetta che ti devo parlare…Senti Rita, lasciami solo un po’ con Bartolomeo.

Rit.     Mi raccomando parlate sereni…(Rita và)

Nic.    Bartolomeo, io…io…se tu…mi devi scusare…capisco che sei  prete parrinu…

           E mashio!…(con un certo tono)

Bar.    Certu che sono prete e maschio…

Nic.     Questo volevo sentirti diri…se tu voi il mio aiuto (riferendosi a ciò che ha

            raccontato la signora Silvia) io…sono…sempre tuo padre…queste sono cose

            delicate… io ho sbagliato… ma non sà niente nessuno vero?

Bar.     Papà certe cose si tengono dentro il cuore, si soffre però…

Nic.     Io…io… prima non capivo…ma ora sono pronto…

Bar.     (che capisce che lo vuole perdonare per il suo sacerdozio, e che non sa

             esprimersi bene perché si sente in colpa)  Papà…non ti preoccupare

             mi basta il tuo silenzio…come sono felice (lo abbraccia)

Nic.     Se questo tuo a…a…amore…poi diventa più forte ancora…io…

Bar.     Papà ma è già forte, è sempre stato forte, solo che prima da ragazzo non

            riuscivo a capirlo, ma con gli anni ho capito che se sono amato cosi, è grazie

            al signore…e lui ha capito… che io l’amo tanto…

Nic.     L’ha capito pure lui?…   (continuano a fraintendersi)

Bar.     Lui l’ha sempre capito…

Nic.     Ma ci ha pensato troppo tardi però…

Bar.     Per lui niente è troppo tardi .

Nic.    Ma non ci resta mali?

Bar.    Quando si ama, il signore non può che esserne contento. Papà col tuo

           aiuto sono sicuro che saprò dare più amore…

Nic.    Rita...Rita…(entra Rita) Ci siamo spiegati cu Bartolomeo…

Rit.     Che sono contenta…(abbraccia il figlio) Non ti preoccupare a mamma

           da oggi in poi saremo discreti, silenziosi e facciamo finta di non vedere niente.

Bar.    Siete sempre i miei genitori, e anche se vedrete sono sicuro che capirete.

           vado a ringraziare Gesù, tre patrenostro ed una ave Maria (và)

Nic.    E un gloria nell’alto dei cieli…(musica n. 14)  ma chi lo doveva dire…è pure

            contento, e va a ringraziari gesù!…

Rit.     Ha capito che siamo genitori moderni…certo che prima o poi si veni a sapere

           e saremo sulla bocca di tutti…

Nic.    Meglio sopra la bocca per questo…Un prete e una monaca…chissà

           quante candele spegneranno e quanti chierichetti dentro certi letti

Rit.     Certo mi sarebbe piaciuto che si fossero sposati belli puliti…

Nic.    Il signore mi ha detto che ci ha pensato ora…(entra  Bartolomeo)

           Ora noi andiamo a fare un po di spesa, tu mettiti in libertà…

Bar.    Papà è successo prima del previsto, non ci credevo…grazie per aver capito

          che il mio cuore è solo per…(viene interrotto)

Nic.    Eh! Caro figlio, a lungo non si po’ stare senza Passe…Passeggiare (Rita gli dà

           una spinta) Non c’è bisogno cdi dirlo papà… Basta papà, l’importante che è

           successo… e ho capito…(escono)       

S C E N A  X°

(Bartolomeo, Fabiana, Rita, Nicola, Silvia, Concetto, P. Roberto)

Bar.    Non ci credevo, ha capito tutto, ha capito che il mio cuore è solo per te o mio

           Signore… era un po’ in difficoltà per dirmi di aver capito grazie Gesù…

           (entra Fabiana)

Fab.     Ciao Bartolomeo…

Bar.     Ciao…se devi dirmi qualcosa di importante e che non riguarda niente di

            personale fallo, altrimenti ti prego di uscire..

Fab.     Io sono venuta per dirti scusa, e di pregare per me…(Bartol. cambia atteggiamento)

            Certo non posso più dimenticarti, ma sapendo che tu hai donato tutto te stesso

            al Signore, io saprò consolarmi e sperare che anch’io come te possa diventare

            da oggi in poi una  vera suora… ti prego prega per me affinché la mia

            delusione si tramuti in vocazione…la tua preghiera metterà pace dentro di me.

            Voglio ricordarti sempre con gioia e non con disperazione…perdona anche

             mia madre…

Bar.     Tua madre è perché?!

Fab.     Ha cercato con l’inganno fino all’ultimo..di…di…perdonami…(musica n.14)

              (Bartolomeo gli si avvicina e l’abbraccia, in quel momento entrano  Nicola e Rita e li

               vedono abbracciati)

Nic.     (Tossisce) Scusate…( Bart. e Fab. si ricompongono) Capisco il momento,

             però sta arrivando padre Roberto e non vorrei che vi vedesse…

Bar.     Non ti preoccupare papà padre Roberto sa tutto, l’avevo avvisato…

Rit.      Speriamo che non  dici niente…

Bar.    Quando gli l’ho detto, è rimasto contento, mi ha detto a momenti vengo a

            ringraziari tuo padre.

Nic.    Ma chi preti moderni…e io che pensavo…(entra P. Roberto)

P.R.    Eccoci qua…Nicola, grazie per aver capito…

Nic.    Ma a me sembrava che eravate voi a non capiri…

P.R.    Nicola, io avevo capito sin dall’inizio…ho cercato di fallo capire anche a te,

           ma tu non riuscivi. Forse tua moglie aveva capito prima di te.

Rit.     Solamente un poco prima di mio marito…una mamma capisce prima.

Nic.    Padre Roberto ma non è meglio che ogni tanto si vedono in sacrestia

           questi ragazzi?

P.R.    E perchè in sacrestia…

Nic.    Perché a casa mia, entrano ed escono troppe persone…

P.R.    Non stò capendo… quali ragazzi…

Nic.    Il prete e la preta…

Bar.    Papà ma che stai dicendo…

Nic.    Come, a signora Silvia mi ha detto che vi a-ama-te…

Bar.    A signora Silvia?…(a Fabiana) Ma ha parlato anche con i mei… (entra Silvia

           col marito)

Sil.     Perdonatimi tutti…ho tentato fino all’ultimo, ma mia figlia mi ha fatto capire

           che ho fatto male…

Con.    Perdono vi chiediamo perdono…io non volevo ma mia moglie mi ha

           convinto.

Rit.     Nicola mi stò confondendo

Nic.    Io stò fondendo…

Fab.    Bartolomeo te lo stavo dicendo…perdono…ti prego perdono…

Bar.     Madonna santa che equivoco…

Nic.    Allora tu sei sempre prete…prete…non c’ è né  speranza….

Bar.     Speranza, quale speranza pa…pà, io avevo capito che tu mi avevi aperto il

            tuo cuore, invece me lo hai chiuso di nuovo anzi più di prima…

Nic.     Io desideravo molte cose da te…

Bar.      Quando non si desidera molto, anche le piccole cose ti sembreranno grandi

             pa…pà…non ti preoccupari, la valigia è già pronta, mi nni vaiu subitu.

             (entra a prendere la valigia)

 P.R.      Ora basta Nicola, cerca di stringere tuo figlio prima che stavolta lo puoi

              Perdere  per sempre…

Rit.        Nicola ti prego, non lo fare andare…

Nic.       Io non volevo un prete…non volevo...doveva ascoltare me.

P.R.       Tu volevi comandare anche il suo cuore. Ma per saper comandare, bisogna

               Saper obbedire! E tu non sai né comandare né obbedire! (entra Bartolomeo)

               Sai ci sono molti modi per essere lontano da Dio: uno è averlo sulla bocca

               senza averlo nel cuore; o quando l’uomo nasconde le sue infamie dietro il

               nome di Dio; ma quella più forte è, quell’indifferenza che l’uomo pensa di

               essere più potente e che non ha bisogno di nessun Dio…

  

Bar.        (saluta Silvia e Giac. abbraccia Padre Roberto) signora Silvia, sig. Concetto

               sarete perdonati; Fabiana, sono sicuro che sarai una suora piena di attenzioni

               per il prossimo…(l’abbraccia) Padre Roberto grazie di tutto e preghi per me.

               Mamma ti voglio bene (cominciando a singhiozzare) te ne vorrò sempre.

               (musica .15) (l’abbraccia forte forte…mentre Rita piange Nicola è dall’altro lato del

                  palco) Papà…si  mi voi dari l’ultimo abbraccio io sono qua…(Nicola non

                  risponde)  Papà  capivu ca non mi voi vidiri cchiù…ma sappi che io

               continuerò a  pregare per  te…(si sta per avviare )

 

Nic.        Si esci da questa casa… (Bartolomeo si ferma vicino la porta senza girarsi)

Bar.        Si esco da questacasa…che fai  pa…pà… non mi fai entrare più…

Nic.        Si esci da questa casa…(sta scoppiando a poco a poco)

Bar.        Abbi il coraggio di dirlo pa…pà…non mi fai entrare più…

Nic.        Si esci da questa casa…io…io…

Bar.        Non hai neppure il coraggio di dirlo che non sono più tuo fighlio…

               Ma non  ti aspettare che io ti dica che non sei più mio padre, tu …tu

               sei…sarai per tutta la vita mio padre…

Nic.        Si esci io…io morirò… ti prego non te ne andare (piangendo, Bartolomeo si

                 gira di scatto con un sorriso di gioia e corre ad abbracciarlo ripetendo PAPA’) Per la

               prima volta dopo tanto tempo dissi: Signore Aiutami…in un minuto ho

               sentito che non potevo perderti, il cuore mi batteva forte…E’ vero, noi

               genitori non possiamo condizionare la vita dei nostri figli, noi gli diamo la

               vita, ma è vero che certe volte ce la togliamo…i figli sono nostri ma per

               certi versi non ci appartengono…E’ vero, quando si fanno i figli degli altri,

               preti gli facciamo gli auguri e magari pensiamo: mih! gli è riuscito,  però

              (musica n.16) se a diventare prete è un figlio nostro, non siamo contenti…

               sapete chi vi dico… io questa grazia l’ho avuta, tanti non l’hanno…ho

               sbagliato per cinque anni, ma grazie a Dio, mi sono sono salvato in

               tempo…tanti questa fortuna di salvarsi in tempu non l’hanno e per la vita

                sono divorati dal rimpianto e dal rimorso!

              (aumentare musica al alto volume per circa 10 secondi e subito dopo diminuire)

                LUCI SOFFUSE E OCCHIO DI BUE PER NICOLE E BARTOLOMEO

                (s’inginocchia ai piedi del figlio, Bartolomeo gli posa la mano sul capo mentre gli altri

                   chinano tutti il capo. Mentre  una voce fuori campo recita:

          

                       

                 Cosa  c’è di più bello di un abbraccio cosi forte ed intenso fra un padre

               ed un figlio.  Un padre che pensava di aver perso un figlio, e che tentava

               di ritrovarlo. Invece era Lui  che si era smarrito ed è stato ritrovato

               proprio dal quel figlio.                    

                 LA RUOTA DELLA VITA GIRA, DIMOSTRANDO CHE  COSA E’

                 ESSENZIALE E CIO’ CHE E’ ININFLUENTE.  NELLA GIOIA DI GODERE LE

                 COSE BELLE E GRANDI DELLA VITA!..  (chiudere le luci e mettere la sigla

                 Finale. Musica n.17)

                  (Per ogni rappresentazione è necessaria l’autorizzazione dell’autore e degli elaboratori)

                                 (elaborata , Rosanna Maurici e dallo stesso autore.

Cominciata a scrivere il 23/07 alle ore 14. 30 finito il primo atto alle ore 17,15

ripresa il 26/07/2004  alle ore 10.00 per il secondo atto fino alle 11.30,

continuato alle ore 16.00 e finito alle ore 18.15 il secondo. 

 A Pietro Barbaro e alla sua signora, attori poliedrici bravissimi ed a tutta la compagnia A. Maio. 

 A Biagio Pardo ed a tutta la compagnia “Piccolo teatro città di Gela”

 

Rappresentata dai nuovi Orizzonti  con la regia dello stesso autore vincendo premio come migliore regia e testo. Rappresentata in Calabria dalla Luna Gialla vincendo premio come migliore testo; rappresentta a Brescia vincendo premio come migliore regia. Rappresentata in provincia di Brescia;

in preparazione da diverse compagnie.

 

 

          

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 1 volte nell' ultima settimana
  • 3 volte nell' ultimo mese
  • 87 volte nell' arco di un'anno