Prima pagina

Stampa questo copione

COMMEDIA IN TRE ATTI (4 quadri) di JOSEPH KESSELRING

PRIMA PAGINA

Di Ben Hecht e Charles McArthur

Adattamento di Fulvio Romeo

                      

Personaggi

Matilde Burns – direttore dell’Examiner

Hildy Jonson – giornalista dell’Examiner

Peggy Grant – fidanzata di Hildy

Lilian Grant   - madre di Peggy

Susan Hartman – direttore del penitenziario

Earl Williams – condannato a morte

Mollie Garnett – fidanzata di Earl

Oscar Besinger – giornalista del Tribune

Tom Endicott – giornalista del Post

Flo Kruger – giornalista del Journal

Jenny Mish – cameriera

Phil Forrest – sindaco di Chicago

Rebecca Pingus – segretaria del governatore

Lothar Enghelhofer – psicologo

La scena è unica per i due atti: la sala stampa del penitenziario di Chicago.

Le uscite sono due, contrapposte, una per l’esterno e l’altra per il bagno oltre una finestra praticabile.

Gli elementi essenziali dell’arredo sono l’armadio di Besinger, sufficientemente ampio per ospitare due persone, uno o più tavoli vicini dove trovano posto i telefoni (4), le sedie e un tavolinetto con una macchina da scrivere.

L’azione si svolge in tempo reale in una qualunque sera di un qualunque mese dell’anno tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio di quelli sessanta

I ATTO

Scena 1 (Kruger, Besinger, Endicott, Jenny)

BUIO - MUSICA 1 PER VENTI SECONDI – LUCI ACCESE – PORSEGUE MUSICA PER ALTRI DIECI SECONDI -  APERTURA SIPARIO – PROSEGUE MUSICA PER ALTRI DIECI SECONDI POI SFUMA GRADUALMENTE

Rumori di martello all’esterno

KRUGER.

- Apro di due.

BESINGER.

- Ci sto.

ENDICOTT

- Fino a venti.

KRUGER.

- Calma Tom, Tu non hai venti dollari.

ENDICOTT.

- Ti do’ la mia parola.

KRUGER.

- Vale molto meno di venti dollari.

ENDICOTT.

- Ehi Jenny, vuoi fare una società? Tu mi presti venti dollari e facciamo a metà del piatto che vinco.

JENNY.

- Mr Endicott, mi ha preso per scema? L’ultima volta che abbiamo fatto una società era alle corse e il cavallo su cui abbiamo puntato non è neppure arrivato.

ENDICOTT.

- Non è colpa mia se si è fatto prendere da un attacco di sciatica alla prima curva.

I rumori si fanno più forti

KRUGER.

- (andando alla finestra) La volete fare finita? Qui c’è gente che lavora!

VOCI DA FUORI.

- Oh ci scusi tanto Mrs Kruger (i rumori cessano, risata fragorosa, poi ricominciano)

KRUGER.

- Non c’è più rispetto da queste parti per la stampa.

JENNY.

- Lasci fare a me (avvicinandosi alla finestra, a voce alta) È sicuro di volere che lo svuoti da qui il secchio dell’acqua sporca? (i rumori cessano – Jenny esce).

ENDICOTT.

- Va bene, visto che non vi fidate, passo.

SQUILLO DEL TELEFONO DEL TAVOLO GRANDE GIORNALISTI

- Pronto .. sì Mr Burns … no Hildy non si è visto finora

SQUILLO DI ALTRO TELEFONO DEL TAVOLO GRANDE GIORNALISTI

- Pronto … sì sono Matilde … ciao tesoro … no, non dicevo a lei Mr Burns … se lo vedo la faccio richiamare (riattacca, agli altri) era l’oranga, cercava Hildy … no tesoro … tu non sei un oranga .. parlavo con … (agli altri) ha riattaccato.

BESINGER.

- Queste carte puzzano

KRUGER.

- E gioca, basta con questa tua paranoia della pulizia …

BESINGER.

- Ah no, potrebbero essere piene di microbi … (tira fuori dalla tasca una bomboletta di disinfettante che spruzza prima sulle sue carte e poi su quelle di Kruger)

KRUGER.

- Sono vecchie Oscar, su queste carte hanno vissuto generazioni di microbi  (Besinger spruzza il disinfettante sulle carte) .. ma che fai? (tossisce).

BESINGER.

- Ecco … ho finito (ripone il disinfettante) … tre carte  (squilla un telefono, mentre Endicott parla continuanoa giocare)

ENDICOTT.

- Endicott. Come? Ah, ah ..  bene … ha ucciso il marito tagliandolo a fette con una sega elettrica e ha spedito i pezzi ai giocatori di Hockey degli States, interessante e come l’hai saputo? Ah, è arrivato il naso al portiere dei Buffalo? (squilla un altro telefono e Endicott risponde) Pronto .. Mrs Burns .. no Hildy non è ancora arrivato … Sì … e da veniva la busta .. ah ah … quando l’hanno spedita? Trentadue anni fa? E me la chiami una notizia? Cambia lavoro che è meglio  … no non dicevo a lei Mrs Burns .. sì sì quando arriva Hildy la faccio chiamare (riattacca i telefoni) .. deve essere successo qualcosa.

KRUGER.    

- Te lo dico io cosa è successo, Hildy se ne va, si sposa.

BESINGER.

- Ma va! Hildemar Jonson, da tutti conosciuto con lo pseudonimo di Hildy Jonson convola a nozza.Cinque dollari.

ENDICOTT.

- Non è possibile, Matilde Burns lo farebbe sequestrare sotto l’altare pur di tenerselo al giornale.

KRUGER.

- Già Ti ricordi quello che ha combinato a Bill Fenton … gli ha fatto trovare dodici donne in lacrime con nugoli di ragazzini che chiamavano “papà, papà” davanti alla chiesa … Vedo

ENDICOTT.

- Io non ci credo che Hildy possa piantare un lavoro che gli rende sessanta dollari alla settimana …

KRUGER.

- Tre assi, il piatto è mio!

BESINGER.

- Fortuna sfacciata (alza il suo telefono) … ehi .. che schifo .. chi ha sputacchiato sul mio microfono? (va al suo armadio)

KRUGER.

- Oh … la prossima volta useremo la mascherina … il mio fratellino ne ha una conservata una .. dell’ultimo carnevale (ridono fragorosamente)

BESINGER.

- (aprendo l’armadio)Chi ha preso il blocco per gli appunti?

KRUGER.

- Quale, quello con la copertina rosa con gli orsacchiotti celesti disegnati?

BESINGER.

- Veramente gli orsacchiotti sono verdi.

KRUGER.

- No, allora non l’ho visto.

ENDICOTT.

- Restituisciglielo, Flo, altrimenti ci fa arrestare per furto.

KRUGER

- (Tirando fuori il blocco da un cassetto) È questo? (lancia a Besinger il blocco) ne mancano solo quattro pagine, controlla se non ci credi.

BESINGER.

- (pulendo il microfono) Piantatela, rozzi che non siete altro (compone un numero) Pronto Dick? Sì, scrivi, Hartman ha detto che non anticiperà l’esecuzione neanche di un minuto … sì rimane fissata alle sette in punto …

KRUGER.

- Anticiparla? Speravo si potese posticipare … almeno alle nove … così avrei dormito un altro po’ (alza il telefono – entra Jenny che riprende a pulire).

BESINGER.

- (Al telefono) Dick? Sì, continua col pezzo, le ultime sulla cena del condannato …

KRUGER.

- (c.s.) Si’, sono Kruger, scrivi, Williams aveva ordinato una cena luculliana …

BESINGER.

- (c.s.) Un pasto regale, delizioso brodo di tartaruga, soave pasticcio di pollo, squisite patate alla crema, fragrante insalata francese e mousse al mirtillo.

ENDICOTT.

- (c.s.) Il condannato ha mangiato con appetito …

KRUGER.

- (c.s.) … ma la perfida direttrice del penitenziario gli ha fatto servire – si fa per dire – un pezzo di formaggio muffito, crocchette di carne per cani e un dolce di cocco rancido.

ENDICOTT.

- (c.s.) … cibo cinese … nidi di rondine, gamberetti al curry e tandoori … come? Quello è indiano? Avra’ ordinato in un ristorante internazionale …

JENNY.

- Non avete decenza, non avete … mai una notizia che abbia un fondo di verità!

ENDICOTT.

- Ascolta belleza, qui non c’è uno straccio di notizia, dobbiamo far pur leggere qualcosa alle gente ..  Williams è solo un poveraccio che ha avuto la sfortuna di far fuori un poliziotto nero prima delle elezioni.

KRUGER.

- In una città dove i voti dei neri contano.

JENNY.

- Williams dice che ha sparato per difendersi.

Scena 2 (Kruger, Besinger, Mc Cue, Endicott, Jenny, Hartman, Jonson)

HARTMAN.

- (entrando) Come no, tutto vero, il sindaco lo sta proponendo per una medaglia al valore … quel sovversivo ha fatto fuori un agente e domani penzolerà dalla forca, come è vero che mi chiamo Susan Hartman.

ENDICOTT.

- Eccola, la pitonessa, ex direttrice del penitenziario femminile, nominata reggente di quello maschile, destituito per insanità mentale, io vorrei tanto parlare con quell’imbecille che ha dato a una donna questo incarico.

HARTMAN.

- Fai il maschilista Endicott? La legge parla di dipendenti statali per la direzione, senza distinzionidi sesso.

KRUGER.

- Ti ringrazio a nome della categoria femminile per la precisazione ma si può sapere che ci fai da queste parti?

HARTMAN.

- Ci lavoro io da queste parti, non come voi che usate questa sala come un bivacco, giornalisti puah!

BESINGER.

- Brava, ben detto, usano il mio armadio privato come una discarica, ogni giorno vi trovo di tutto, torsoli di mela, calzini usati .. che schifo …

KRUGER.

- Piantala,Oscar e tu dicci che vuoi, pitonessa, abbiamo da fare.

JONSON.

- (entrando con le valigie) Ehi, Flo! Non la trattare così male la mia Susan .. (l’abbraccia) se la prendi per il verso giusto, la coda,  non morde …

HARTMAN.

- Giù le zampe Jonson, non ti permettere …

JONSON.

- Scusa, allora darò un bacio d’addio a Jenny. (a Jenny). Jenny, non ti mai detto nessuno che sei la donna piu’ affascinante del penitenziario?

JENNY.

- Se si riferisce agli ultimi quindici anni di vita no, Mr Jonson.

JONSON.

- Beh, ecco a voi il nuovo Hildy Jonson e una bottiglia per brindare, Ehi, Jenny, vacci a prendere quattro bicchieri e un po’ di ghiaccio (Jenny esce). Come sto?

ENDICOTT.

- Fai sufficientemente schifo.

KRUGER.

- Allora è vero che ti sposi?

JONSON.

- Si, con la donna più bella del mondo!

ENDICOTT.

- Si, bravo Hildy, ah senti, ti ha cercato Burns.

JONSON.

- Che ha detto l’oranga?

ENDICOTT.

- Vuoi le parole esatte? Dunque .. “Dove si è ficcato quel putrido pezzo di maiale …” Piuttosto, prima di andartene, ricordati di firmare la foto.

Rientra Jenny con i bicchieri e il ghiaccio

JENNY.

- Ecco i bicchieri, il ghiaccio è quello che ho fregato poco fa’ all’obitorio (versa da bere, tutti bevono. Esce).

 HARTMAN.

- Non mi interessano i vostri battibecchi, sono qui per i biglietti dell’esecuzione (li distribuisce)

KRUGER.

- Ehi, me avevi promessi quattro  … dovevo portarci mia cugina di Baltimora colmarito.

HARTMAN.

- Cosa credi che sia, il circo equestre?

JONSON.

- Può essere, visto che partecipi

HARTMAN.

- Sono stufo di te Jonson, tu e quella Matilde Burns non avete fatto che calunniarmi sul vostro schifoso giornale.

JONSON.

- Ma se ti abbiamo sempre definitiva come l’integerrima e raffinata esse puntata Hartman.

HARTMAN.

- Già, ma integerrima e raffinata l’avete messo sempre tra virgolette.

JONSON.

- Saranno stati refusi di stampa …

BESINGER.

- Senti Susan, proprio non la potete anticipare l’esecuzione? Se la fate alle cinque potremo uscire con l’edizione del mattino, senza dover usare quella straordinaria.

HARTMAN.

- Non possiamo impiccare uno mentre dorme per far contenti i giornali.

KRUGER.

- Però l’esecuzione l’avete spostata due volte per farla coincidere con la vigilia elettorale.

HARTMAN.

- Io non c’entro nulla, sono decisioni del governatore.

KRUGER.

- Piuttosto, ho saputo che il Ministero della Sanità ha mandato un dottore per controllare che Williams non sia pazzo.

Rientra Jenny, prende i bicchieri e riesce

HARTMAN.

- Deve essere un raccomandato. Ma è solo una formalità, vi assicuro che quello è sano tanto quanto me.

ENDICOTT.

- Allora è pazzo da legare.

HARTMAN.

- Spiritoso, questa è una condanna esemplare, un monito per i sovversivi che minacciano questa città.

KRUGER.

- Posso citare le tue parole, al giornale non fanno che chiedermi le tue dichiarazioni?

HARTMAN.

- Si ma niente virgolette.

KRUGER.

- Un monito per tutti i sovversivi, ah! E non dirmi che non state tentando di accaparrarvi voti?

HARTMAN.

- Stai insinuando che usiamo l’esecuzione per fini politici?

KRUGER.

- No, mi guarderei bene dall’insinuarlo … lo dico e basta.

HARTMAN.

- Fammene andare prima che ti faccia arrestare per oltraggio … a proposito adesso chi vuole può venire ad intervistare il boia (esce).

JONSON.

- Addio Susan, mi mancherai … tra virgolette.

(tutti, tranne Jonson, lo seguono)

Scena 3 (Jonson, Burns)

BURNS.              

- (entrando) Perché cavolo ti sei vestito a festa? Questa non è una partita di polo … è un servizio su una impiccagione

JONSON       

- È di questo che ti volevo parlare...

BURNS.        

- No! Parlo io. Domattina noi due faremo saltare tutta la città in aria... fregheremo tutti gli altri giornali e sai perche? Pubblichiamo in prima pagina la foto di Williams in perso­na appeso per il collo.

JONSON.           

- Ma sei ammattita ... è contro la legge... non si può mi­ca fotografare là dentro...

BURNS.

- Nessuno se ne accorgerà. Guarda questa meraviglia, l’ho presa  … ehm … in prestito da un collega del Nippon Express: sembra una radio transistor e invece è una macchina fotografica. Tu la tieni in mano come se nulla fosse e proprio nell’attimo in cui quello cade nella botola scatti. Chiaro?

JONSON.           

- Una meraviglia, non dovro’ sopportare l’onta del trasporto in manette al penitenziario, ci siamo gia’ dentro

BURNS.

- Alle sette in punto Williams tira le cuoia. Fuori c’è un’ambulanza che ti aspetta con dentro una camera oscura e una macchina per scrivere. E poi partite a sirene spiegate... Mentre tu batti l’articolo si sviluppa il negativo. Alle 7 e 36 partono le rotative e alle 8 e 12 siamo in edicola con una edizione straor­dinaria.

JONSON.

- Nient’altro?

BURNS.             

- Sì, il pezzo, lo voglio di circa 1200 parole... dacci dentro con l’atmo­sfera della cella e poi chiudi con una  frase memorabile di Williams che sale quei fatidici tredici gradini...

JONSON.

- Vuoi una frase memorabile?... Te la dico subi­to: «Io me ne vado, sono le ultime parole»

BURNS.

- Un po’ debole per uno che sta per essere impiccato ... trova qualcosa di più forte.

JONSON.

- IO ME NE VADO!

BURNS.

- Molto spiritoso.

JONSON.

- Matilde, non parlo di Williams, sono io, Hildy, che me ne vado, lascio il giornalismo e mi sposo.

BURNS.

- (guardandolo) Ah, ah! Inventane un'altra (da’ un colpetto a Jonson che rimane serio) … Sul serio? (Jonson rimane impassibile) E perché cavolo, sei già stato sposa­to.

JONSON.

- Ah sì! Bel matrimonio! Mi telefonasti appena arrivai a Miami, imitando la voce di mia madre agonizzante e quando tornai a Chicago mi chiudesti a chiave in ufficio per farmi scrivere l’articolo su una vecchia uccisa con la fiamma ossidrica.

BURNS.

- Beh. . . è per questo che sei un gran giornalista. . . sei un fuoriclasse perché stai sempre dove è la notizia, sempre al posto giusto nel momento giusto.

JONSON.

- Ma non stavo mai a casa, né al momento giusto né mai! Né per Natale né per il nostro anniversario. Mia moglie stava in ospedale ed aveva le ore contate e io stavo nel Tennessee a seguire il processo dell’imbalsamatore pazzo che mummificava le sue vittime e le nascondeva nei bagni del museo delle cere ... E non mi succederà più, Matilde!

BURNS.

- Ok, ok. Ci vuoi riprovare, benissimo ma non c’è alcun bisogno che lasci il giornale, faremo così…. prima mi segui l’impiccagione e poi vai a sposarti. Ti prendi tutto il week-end … non devi tornare in ufficio prima di marte­dì ... d’accordo?

JONSON.

- Martedì io sono a Philadephia e  comincio a lavorare per lo zio di mia moglie in una agenzia pubblicitaria.

BURNS.

- In un’agenzia pubblicitaria? A scrivere scemenze tipo «Usa Lavabello e insieme al bucato non stenderai anche chi vi passa vicino»...

JONSON.

- Perchè no? Mi danno trecentocinquanta dollari la settimana, Addio Matilde ... Questa è una donna di gran classe e non la voglio perdere....

BURNS.             

- Ma allora è una cosa seria, potevi dirmelo prima, ti avrei organizzato una festicciola d’addio...

JONSON.

- Le conosco le tue festicciole d’addio. Quando Adam Hoskins partì per Boston gli mettesti un sonnifero nel gin. Al risveglio la sua fidanzata era già scappata per Los Angeles con una camionista cinese che gli avevi presentato tu. Gli ci vollero tre mesi per ritrovarla e scappare sotto falso nome per sfuggire dalle tue grinfie.

BURNS.             

- Bella fine ha fatto... Sta seduto tutto il giorno sotto palme di cartone a scrivere i dialoghi per Rin Tin Tin! Ma che vi prende a voi altri? Adesso ti vai a vendere anche tu... L’ultimo vero giornalista che mi era ri­masto...

JONSON.

- Non m’incanti con le tue lusinghe.

BURNS.

- Quando hai fatto l’intervista a Williams nel Braccio della Morte, abbiamo tirato 75.000 copie... Ti ho preso quando non eri nessuno e sbarcavi il lunario scrivendo necrologi per cani e gatti. Ti ho insegnato tutto quello che sapevo e adesso che ho biso­gno di te mi pugnali alle spalle. Ma io prendo l’ultimo pivello che ho in redazione e lo trasformo in un giornalista anche migliore di te!

JONSON.

- (uscendo) Io vado a Philadelphia, Addio Matilde,  l’importante è lasciarsi con affetto

Scena 4 (Burns, Mrs Grant)

BURNS.

- (va al telefono) Pronto, Duffy, apri bene le orecchie  e va’ alla cabina telefonica più vicina. Chiama le ferrovie e gli dici che c’e una bomba sulle rotaie del tratto Chicago – Philadelphia, anzi digli che ce ne stanno una cinquantina e che non le cerchino perchè sono state interrate. Poi torni in ufficio, prendi un foglio, lo metti nella macchina per scrivere di Hildy, ci batti sopra “ci siete cascati, prrrr”– sì Duffy prrrr, una pi e quattro erre, ricalchi la firma di quel damerino dal passi e metti il tutto nella cassetta postale delle ferrovie, no Duffy, il tutto nel senso di tutto il foglio .. senza la macchina per scrivere … e sbrigati!

MRS GRANT.

- (entrando) Oddio che orrore, sono entrata per sbaglio in una stanza piena di agenti ubriachi che intonavano canzoncine sconce. Uno ha tentato di ammanettarmi al distributore del caffè provando ad infilarmi cinque centesimi nella bocca.

BURNS.

- Scostumato, almeno poteva usare una moneta da mezzo dollaro, lei che vuole?

MRS GRANT.

- Sono Lilian Grant, la futura suocera di Hildy Jonson, lo sto cercando … è qui che lavora, vero?  Proprio come l’aveva descritto mio genero, tale e quale, scrivanie in rovere, poltrone di pelle, quadri antichi alle pareti, piante agli angoli delle stanze … Lei è un collega di Hildy?

BURNS.

- Io? No.Sono Priscilla Shy, il suo agente addetto alla verifica del rispetto delle condizioni di libertà vigilata.

MRS GRANT.

- Hildy  in libertà vigilata, strano,  non me ne ha mai parlato. E cosa ha fatto?

BURNS.

- Cosa ha fatto? Cosa non ha fatto! Ogni genere di reati: furti, rapine, estorsioni … pornografia … il terribile … terribile … Fantomas.

MRS GRANT.

- Fantomas?

BURNS.

- Sì, lo so, un po’ banale ma e’ lo pseudonimo con cui firmava i suoi colpi. Porti sua figlia il più lontano di qui, prima che quell’avanzo di galera la renda complice delle sue nefandezze. Lui le donne prima le circuisce, poi le coinvolge nei suoi crimini ed infine scarica su di loro ogni responsabilità. La sua ultima fidanzata sta ancora piangendo in uno squallido braccio di un penitenziario femminile.

MRS GRANT.

- Non ci posso credere, è un po’ birichino ma non avrei mai pensato che fosse un ex galeotto … però sono convinta che possa cambiare … io ho una buona influenza sui giovani disadattati … ho tenuto per anni un corso di recupero per studenti rimandati nelle materie  umanistiche, che cosa curiosa … in fondo siamo quasi colleghe.

BURNS.

- Non è esattamente la stessa cosa. Mi dia retta, lo lasci al suo destino, nel suo interesse personale.

MRS GRANT.

- Personale?

BURNS.

- Sì, non le ho ancora detto cosa ne fa delle suocere … (le bisbiglia in un orecchio).

MRS GRANT

- E poi firma?

BURNS

- Si’.

MRS GRANT.

- (spaventata) Un mostro, sì lei ha ragione, è proprio un mostro …

Scena 5 (Mrs Grant, Burns, Jonson)

JONSON.

-  (entrando) Ho dimenticato di firmare  ...

MRS GRANT.

- (a Hildy) Sei un mostro, un mostro, pornografo firmatore! Oddio mi sento mancare …

JONSON.

- Vada in bagno, mamma, prenda un po’ d’acqua. (l’accompagna alla porta del bagno, poi a Burns) Cosa le hai detto … io ti ….

BURNS.

- Non ho nulla da dirti, Hildy, io me ne vado, ma vedrai che prima o poi tornerai al giornale strisciando come un verme e chiedendo che ti riassuma come aiuto fattorino (esce)

JONSON.

- Fermati, voglio sapere quali menzogne hai raccontato alla madre di mia moglie (lo segue quasi scontrandosi con Besinger che sta entrando). E tu, levati dai piedi ….

Scena 6 (Besinger, Mrs Grant)

BESINGER.

- Pfui, uomini rozzi! (apre l’armadio) Chi ha messo questa robaccia nel mio cassetto pulito e di­sinfettato, siete matti! (tira fuori un vestito da donna) … e poi (guardandolo stendendolo davanti a se’) di questo colore .. che orrore.

MRS GRANT.

- (vedendolo mentre esce dal bagno) Lei, lei, è un .. collega di Hildy?

BESINGER.

- Collega, in un certo senso sì ma noi apparteniamo a due mondi diversi. Vede, lui si occupa di tutti quei reati, violenze, rapine, in modo troppo maschio, eccitato direi, senza classe … e poi … firma quelle che definisce le sue opere d’arte con quello pseudonimo, che cosa banale. Io invece firmo ...

MRS GRANT.

- Perchè … anche lei è solito apporre la sua firma …

BESINGER.

- Certo, non vorra’ mica che resti nell’anonimato, io nel mio lavoro metto il sentimento, il pathos, io il mio pubblico lo faccio spogliare …

MRS GRANT.

- No, non ci provi …

BESINGER.

- (senza ascoltarla, preso nel suo discorso) … della propria superficialità, lo sollevo verso le alte vette della poesia … le mie sono sempre grandi esibizioni.

MRS GRANT.

- Lei, lei ha ancora un suo pubblico?

BESINGER.

- Vuole scherzare, l’apice del successo lo si raggiunge a questa età, ogni giorno migliaia di persone pendono dalle mie labbra, si alzano la mattina  bramosi di vedere cosa Oscar Besinger ha preparato per loro.

MRS GRANT.

- …  bramosi di vedere  …

BESINGER.

- Sì ma possono anche non mettere il naso fuori perchè io, col nuovo sistema pubblicitario, entro nelle loro case.

MRS GRANT.

- Lei entra nello loro case grazie alla pubblicità … non dica altro, ne ho abbastanza … (si avvia all’uscita).

BESINGER.

- Piacere di averla conosciuta … ah  e si ricordi che se vuole stipulare un abbonamento mi puo sempre chiamare.

MRS GRANT.

-  Un … abbonamento … non credo che lo farò mai (esce).

Scena 7 (Besinger, Kruger, Jonson, Mc Cue, Endicott)

BESINGER.

- Sembrava sconvolta, ah, l’effetto dell’arte su certe persone è sorprendente.

KRUGER.

- (entrando) Utile quest’intervista al boia, ha ripetuto sempre le stesse tre parole: corda, grasso, ccch. Ma chi era quella che è uscita adesso?

BESINGER.

- Veramente non lo so ma sicuramente diverrà’ una mia lettrice.

(entrano Jonson ed Endicott)

ENDICOTT.

- Ehi, Hildy, ma che hai fatto alla Burns, l’ho vista infilarsi in un taxi giù al portone che sembrava un caprone inferocito.

JONSON.

- Quella è un caprone inferocito e comunque io non le ho fatto niente … purtroppo.

KRUGER.

-  A proposito, Hildy, in quale stupidissimo giornale vai a lavorare?

JONSON.

- In nessuno stupidissimo giornale, io non voglio mica fare la vostra fine. Giornalisti, una massa di sbrindellati vagabondi buoni solo a spiare dal buco della serratura, a correre dietro ai pompieri come una banda di cani …  E tutto perché? Perché qualche milione di impiegati e di donne sole piangano ogni mattina sui vostri articoli che il giorno dopo serviranno solo ad incartarci un chilo di trippa.

KRUGER.

- E cosa farai allora?

JONSON.

- Vado a lavorare nell’agenzia pubblitaria dello zio di mia moglie.

ENDICOTT.

- Oh, andra’ a lavorare in uno di quegli uffici con la moquette per terra e la segretaria sulle ginocchia.

KRUGER.

- Sì, io già lo vedo, iscritto in un esclusivo circolo a giocare a bridge e a golf e andare a letto con un pigiama a righe con le iniziali.

JONSON.

- Siete solo invidiosi ma se volete sapere quale futuro vi aspetta, ve lo dico subito: finirete tutti al banco dei correttori di boz­ze, coi capelli bianchi, ingobbiti e mezzi ciechi ... ma a me non succe­derà ... e sapete perché? Perchè farò un mucchio di soldi.

KRUGER.         

- Vallo a raccontare a qualcun altro.

JONSON.

- Ah non ci credi? Guarda qui (tira fuori una busta) … questi sono …

ENDICOTT.

- Due biglietti per la partita di baseball …

JONSON.

- Oh … è l’altra busta (ne tira fuori una uguale) … anche qui ci sono due biglietti ma da mille dollari l’uno  .. il nostro regalo di nozze.

KRUGER.

- Accidenti, fai vedere!

JONSON.

- Giù le mani, non toccare!

ENDICOTT.

- Almeno dammi i due biglietti per la partita.

JONSON.

- Ah no, li ho promessi al figlio del capotreno … a proposito tu mi devi... (tira fuo­ri dei foglietti dalla tasca) sei dollari Flo, e tu, Tom,  me ne devi tre e mezzo... (li guarda. Poi straccia i foglietti)  ve li regalo, tanto non me li paghereste mai... (guarda l’orologio) oh ma è tardissimo, devo scappare, devo parlare con mia suocera, chissà che baggianate Matilde le avrà detto sul mio conto  … Addio ragazzi. (si dimentica la valigia che resta bene in vista).

ENDICOTT.

- Buona fortuna Hildy.

BESINGER.

- E mantieni la tua casa pulita! Capito Hildy, ehi, Hildy, … È andato.

Scena 8 (Kruger, Besinger, Mc Cue, Endicott, Mollie)

KRUGER.    

- Chi l’avrebbe mai detto … si sposa … cominciano a farlo in troppi qui dentro, persino Williams voleva impalmare Mollie Garnett sulla forca …

BESINGER.

- Oh, ma quella è un’invenzione di Matilde. Neanche un condannato a morte sarebbe disposto a sposare quella sottospecie di cantante da strapazzo (vede Mollie che si è affacciata sulla porta) … oh ciao Mollie, come stai?

ENDICOTT.

- Oh, ecco qua Maria Callas, sei venuta ad intonarci una delle tue celebri arie? Cosa ci canti, “Vissi d’arte” o preferisci esibirti in “Amami Alfredo”? La Traviata è sempre il tuo pezzo forte, no?

KRUGER.

- Piantala, Matilde, di certo è venuta a trovare Williams, vuole sapere se gli sono piaciute le rose che gli ha mandato.

MOLLIE.

- Vi credete spiritosi eh? Non siete altro che delle iene schifose, pronte a spolpare ogni disgraziato che si trova sulla vostra strada.

ENDICOTT.

- Mollie, non sei riconoscente, dovresti ringraziarci per la bella storia che abbiamo scritto di te sui giornali.

MOLLIE.

- Ringraziarvi, puah! Non avete fatto che usarmi per inventare una sequela di balle da quattro soldi. Tu (a Endicott), sei stato capace di scrivere che provengo da una famiglia immigrati italiani che vivevano sulle palafitte e si nutrivano di pesce crudo. E tu (a Besinger, tirando fuori un pezzo di giornale) hai scritto  “Giunti nel nostro paese, Mollie e i suoi quattordici fratelli, prendono strade diverse ma tutte dirette nel buio tunnel senza ritorno della perdizione, chi in umide prigioni, chi sulla nuda strada, solo lei ha più fortuna perchè conosce l’amore, ma è un fuoco di paglia, perchè viene sedotta e abbandonata da un contorsionista ucraino …

KRUGER.

- Un contorsionista ...

ENDICOTT.

- Ucraino?

BESINGER.

- Suonava bene …

MOLLIE.

- … Mollie Garnett finisce in uno squallido night della città a cantare – si fa per dire – per turisti con pochi soldi, affamati di facili avventure.”

KRUGER.

- Mollie ha ragione … talvolta rasentate l’indecenza …

MOLLIE.

- Oh, senti chi parla, credi di essere da meno, tu?

KRUGER.

- Io ho sempre parlato bene di te …

MOLLIE.

- Oh, certo, la giovane reporter paladino dei diritti delle donne, hai scritto che sono un’ex crocerossina che ha salvato i suoi quattordici fratellini dagli stenti, allattandoli personalmente … tutti e quattordici ..

KRUGER.

- Beh, la gente ci crede … qualche parto plurigemellare, Mollie, io ho esaltato il tuo personaggio!

MOLLIE.

- Gia’, ma io non sono un personaggio, sono una persona. E poi io sono americana e sono figlia unica, pago le tasse (si siede sulla sedia di Besinger) e canto in un locale normalissimo.

BESINGER.

- … pieno di microbi … alzati da qui … chissà di quali orrendi bacilli provenienti da ogni parte del mondo sei portatrice …

MOLLIE.

- Come no? (struscia le mani sulla giacca di Besinger che si ritrae indietro inorridito). Non ho mai detto che ero innamorata di Earl Williams e che l’avrei sposato anche sul patibolo .. ve lo siete inventato voi … io l’ho incontrato una sola volta mentre se ne andava da solo per strada sotto l’acqua, senza cappotto, come un cagnolino intirizzito. Era il giorno prima del delitto, gli sono andata vicino come avrebbe fatto un qualunque essere umano .. gli ho chiesto cosa avesse e mi ha detto che era stato licenziato dopo vent’anni di lavoro, così l’ho portato a casa mia perchè si asciugasse i vestiti e prendesse qualcosa di caldo.

ENDICOTT.

- E poi siete rimasti tutta la notta a guardare la tua collezione di farfalle …

MOLLIE.

- Siamo rimasti a parlare, solo a parlare. La mattina dopo se n’è andato e non l’ho più rivisto fino al processo.

KRUGER.

- Sì, raccontami di nuovo quello che hai detto ai giudici, sai è la mia prima impiccagione …

ENDICOTT.

- Se è per questo è la prima anche per Williams (ride fragorosamente).

MOLLIE.

- Sei una iena, Tom, come puoi parlare così di una persona che … (guarda Kruger) .. sì, ho testimoniato in suo favore, sono stata l’unica che ha avuto il coraggio di alzarsi e di difenderlo. Lui stava  solo distribuendo dei volantini, quel poliziotto lo voleva cacciare e lui gli ha risposto che manifestare era un suo diritto costituzionale. Quello ha tirato fuori la pistola, Earl gliel’ha presa ed è partito un colpo … ma non è servito a nulla .. (scoppia a piangere)

ENDICOTT.

- Bel racconto, peccato che non eri presente e che questa versione te l’ha fornita Williams.

MOLLIE.

- (sempre piangendo) Ma sono certa che questa è la verità.

BESINGER.

- Ah no, le lacrime no, non lo sai che sono i migliori veicoli delle peggiori malattie, via di qui, va’ a inumidire qualche altro posto (la spinge via).

KRUGER.

- Piantala Mollie, non fare la sentimentale  … ragazzi un’altra partitina?

MOLLIE.

- Dovreste vergognarvi, un poveretto che non fatto del male a una mosca e che se ne sta in attesa del boia e voi qui a ridere e a giocare a carte.

ENDICOTT.

- Basta Mollie, fuori di qui, prima che ti cacci a pedate.

MOLLIE.

- (uscendo) Giornalisti .. puah!

Scena 9 (Kruger, Besinger, Mc Cue, Endicott, Hartman)

SQUILLO DEL TELEFONO TAVOLO GRANDE GIORNALISTI

KRUGER.

- Pronto! La fidanzata di chi? Ah di Hildy … no, è appena andato via … vuole sapere se è qui la mamma? Scusi, ma che glie ne importa a lei? Ah! La sua mamma, pensavo la mia … credo che stia venendo da lei, così ha detto

SQUILLO DI ALTRO TELEFONO DEL TAVOLO GRANDE GIORNALISTI

- Mi scusi un momento … pronto … la mamma? Quale mamma?… Di Peggy? E chi è?… Ah la fidanzata di Hildy … no, lui non c’è .. come “meno male” … vuole sapere se c’è sua figlia? Sì è qui …  no, non posso passargliela, anzi, anzi, aspetti un momento (mette i due apparecchi vicino, poi li riprende) .. vi sentite? No?… Ho capito … lei verrà qui … no, lei lei, non lei sua figlia … (all’altro apparecchio) … Pronto … ha capito? La mamma viene qui .. come quale mamma? Uffa, sì sì, tutti qui, (urlando) venite tutti qui … (sbatte i telefoni sulla cornetta) E basta! 

BESINGER.

- Ma chi era?

KRUGER.

- Tua madre, viene qui con la fidanzata di Tom.

BESINGER.

- Oh, la mamma, che sorpresa, (a Endicott) ma perchè viene con la tua fidanzata?

ENDICOTT.

- Ma quale fidanzata, non lo vedi  che ti sta prendendo in giro, erano la fidanzata di Hildy e sua madre.

BESINGER.

-Mrs Jonson? Ma se è morta tre anni fa … siamo andati insieme al funerale.

ENDICOTT.

- Oh ci rinuncio … Ricominciamo a giocare, devo riprendermi …

KRUGER.

-Io sto peggio di te. Sto sotto di sei dollari.

BESINGER.

- E io che dovrei dire, ne perdo nove e mezzo … un momento .. c’è qualcosa che non va … non possiamo perdere tutti contemporaneamente

HARTMAN.

- (entrando) La volete finire o no? Questa è una sala stampa, non una bisca clandestina e ora fuori perchè questa sala mi serve ed è l’unico posto dove non stanno passando l’intonaco.

ENDICOTT.

- Un momento, dobbiamo fare i conti … non sappiamo chi sta vincendo.

HARTMAN.

- Pfui! Non siete neppure capaci a giocare a poker … e poi vi pare bello fare baldoria mentre Williams attende che scocchi la sua ultima ora

ENDICOTT.

- “Attende che scocchi la sua ultima ora”, dove l’hai letto, in articolo di Besinger?

HARTMAN.

- No, sono parole mie … non ho bisogno di ispirarmi a quelle schifezze che scrive il barbagianni.

BESINGER.

- Barbagianni io, ma come di permetti …

HARTMAN.

- Basta, uscite di qui, credete che  farà piacere a quel disgraziato sentire i vostri schiamazzi mentre tenta di concentrasi nelle sue preghiere …

KRUGER.

- Oh e da quando in qua ti preoccupi dei sentimenti di un con­dannato a morte?

ENDICOTT.

- Già, non è da te, Pitonessa, sdilinquirti per un povero pazzo.

HARTMAN.

- Pitonessa su, pitonessa giù, io mi chiamo Susan Hartman, capito? Un po’ di rispetto maledizione!

KRUGER.

- Però mica è brutto Pitonessa.

HARTMAN.

- Ho detto che non voglio più sentirlo...Pitonessa Har­tmann... cosa devono pensare i cittadini? Che assomi­glio a un serpente velenoso.

BESINGER.

- No, il pitone non è mica velenoso.

ENDICOTT.

- Si, però questo molta gente non lo sa …

 

 HARTMAN.

-  Se continuate a sfottermi finirò per togliervi l’uso di questa sala.

BESINGER.

- Magari. Ci sono tanti scarafaggi per terra che non si può camminare... E basta fare un saltello perché si alzi una nuvola di polvere...

SQUILLO TELEFONO SCRIVANIA

KRUGER.

-(rispondendo al telefono)  Sala stampa del Tribunale. Chi? Ah .... .e per te, Susan.

HARTMAN.

- Per me? (prende la cornetta) Pronto? Ah sei tu... No, mamma, non ce la faccio a tornare a cena... e neanche stanotte... vai pure a letto da sola... lo sai che i condannati si impiccano all’alba... ma non prenderla così, non resto qui per divertirmi.

KRUGER.

- Nooo, fra poco ci facciamo una festa con lo zucchero filato e le noccioline.

ENDICOTT.

- Perché non ti porti la forca a casa... con tutto il condannato... così la mammina non sta in pensiero.

Scena 10 (Kruger, Besinger, Mc Cue, Endicott, Hartman, Enghelofer)

Entra il dottor Enghelhofer

HARTMAN.

- Basta! Fuori tutti, è arrivata lo strizzacervelli … ehm … il dottor Enghelhofer, Erland Enghelhofer, per la visita a Williams.

ENDICOTT.

- Calma, questo è il nostro ufficio, non il tuo.

HARTMAN.

- Si ma nel mio ….

KRUGER.

-… stanno intonacando le pareti …

HARTMAN.

- … Brava, l’hai capito,  quindi andatevene a fare un giretto e fuori dai piedi. (Parlando fuori) Ehi, voi, fate venire Williams!

BESINGER.

- Andiamocene, non voglio assistere a questi spettacoli disgustosi, psicologici, bleah!

HARTMAN.

- Ho detto fuori! (i giornalisti escono) Prego dottore, si accomodi pure.

Scena 11 (Hartman, Enghelhofer, Williams)

Entra Wlliams

HARTMAN.

- (a Williams) Siedi qui, il dottor Enghelhofer deve farti qualche domanda.

WILLIAMS.

- Cosa fa, mi ficca gli aghi sotto le unghie e mi picchia sul ginocchio con il martelletto?

ENGHELHOFER.

- Questi sono metodi sorpassati, desidero solo parlare con lei. Williams, si rende conto di quanto deve accadere domani?

WILLIAMS.

- Si, certo, mi impiccheranno, ma non mi dispiace affatto, sono contento di lasciare quella cella, è piena di correnti d’aria.

HARTMAN.

- Gliel’ho detto, è normale al cento per cento.

ENGHELHOFER.

- (consultando le sue carte) Qui vedo scritto che lei per mestiere fa il fornaio.

WILLIAMS.

- Esatto, io sono uno specialista in pasticcini, faccio biscotti, dolci, leccornie varie, ho lavorato per lo stesso forno per quasi vent’anni, poi, all’improvviso mi hanno licenziato.

ENGHELHOFER.

- E per quale motivo?

WILLIAMS.

- Avevo messo quei volantini nei pasticcini.

ENGHELHOFER.

- Quali volantini?

WILLIAMS.

- Abbasso il militarismo, disarmate il mondo!

ENGHELHOFER.

- Veramente, secondo quanto leggo qui, lei è stato arrestato venticinque anni fa per detenzione abusiva di esplosivo.

WILLIAMS.

- È vero ma io non c’entravo nulla. Fu il mio compagno di stanza, spedì una scatola da scarpe al banchiere Morgan con una bomba ad orologeria dentro; solo che torno’ al mittente perchè l’affrancatura era insufficiente. Saltò per aria il tetto della mia pensione, il mio compagno non fu mai ritrovato .. del tutto … ed incolparono me.

HARTMAN.

- Bisognerebbe rimandarli da dove sono venuti questi sovversivi.

WILLIAMS.

- Veramente io sono nato a Chicago, in questa città. 

ENGHELHOFER.

- Senta, Mr Williams, Lei è andato a scuola vero?

WILLIAMS.

- Beh .. certo .. sono lauerato in economia ma le mie idee non piacevano, così ho dovuto fare il fornaio.

ENGHELHOFER.

- E lei è andato a scuola da bambino vero?

WILLIAMS.

- Mi sembra di sì, avevo i pantaloni corti … alle superiori li portavo già lunghi …

ENGHELHOFER.

- Ah ha! Dunque la sua maestra era molto più grande di lei …

WILLIAMS.

- Immagino di sì … dovevo alzare gli occhi per guardarla ..

ENGHELHOFER.

- Ecco! Complesso di inferiorità infantile associato ad impossibilità di estrinsecazione dell’amore filiale: sua mamma non era mai con lei a scuola, vero?

WILLIAMS.

- Veramente i genitori non rimanevano mai durante le lezioni … tranne una volta … mi aveva accompagnato mio padre e rimase chiuso nell’aula perchè si era rotta la serratura della porta.

ENGHELHOFER.

- Ah ha! Ecco il transfert! Lei era innamorato della sua maestra ma la figura costante di suo padre la  opprimeva a tal punto da non poter esprimere i suoi sentimenti.

WILLIAMS.

- Ma no! Mi stava persino antipatica e con mio padre ho sempre avuto un ottimo rapporto!

HARTMAN.

- Ha ragione, non sta correndo un po’ troppo?

ENGHELHOFER.

- Stia zitta, vuole mettere in dubbio la scienza psicanalitica? Williams, ho capito tutto, quando lei si è  trovato di fronte quel poliziotto, ha pensato che fosse il preside della sua scuola, vero?

WILLIAMS.

- Ma neanche per sogno, e poi che c’entra il preside?

HARTMAN.

- Giusto, che c’entra il preside?

ENGHELHOFER.

- Faccia silenzio lei, cosa vuol capire, preside, padre, sono incarnazioni dello stesso simbolo idolatrico (a Williams) lei è idolatra naturalmente.

WILLIAMS.

- Idoche? Io? Ma quando mai!

ENGHELHOFER.

- Naturalmente lo nega, ovvio, questa è la conferma definitiva della mia tesi. Per liberarla dalla sua oppressione occorre però ricostruire il delitto, io sarò il poliziotto, lei, Hartman, farà una delle due  testimoni oculari.

WILLIAMS.

- Ma se erano cieche e non hanno visto niente!

ENGHELHOFER.

- Erano presenti, no? Anzi, me ne serve un’altra (vede Jenny che carponi, pulendo, compare sulla porta). Lei  la indica, Jenny sobbalza). Deve partecipare a un esperimento scientifico.

JENNY.

- Io? Ma veramente, devo lavorare.

ENGHELHOFER.

- Vuole opporsi allo sviluppo della scienza, assumendo su di sè la responsabilità della mancata progressione del mondo?

JENNY.

- No, no, per carità, che devo fare?

ENGHELHOFER.

- Niente, stia qui in piedi e indossi questi (le porge degli occhiali scuri).

JENNY.

- Ma non c’è mica il sole! (Enghelhofer le getta un’occhiataccia). Sì, subito (li indossa).

ENGHELHOFER.

- (Porgendone un altro paio ad Hartman) Ora anche lei, Hartman (Hartman obbedisce) e mi dia la sua pistola.

HARTMAN.

- La mia pistola, ma è impazzita?

ENGHELOFHER.

- Si rifiuta? Vuole opporsi anche lei allo sviluppo della scienza?

HARTMAN.

- Io? No, no … (porge la pistola a Enghelhofer) .. tenga.

WILLIAMS.

- È sicura di volerlo fare?

ENGHELHOFER.

- Basta! Williams vuole collaborare o no? Ora faccia quello che  ha fatto il giorno del delitto.

WILLIAMS.

- Devo?

HARTMAN.

- Sì, Williams, basta che la facciamo finita.

WILLIAMS.

- Bene, io non volevo … ma dovevo difendermi … gli tolsi la pistola .. così (la toglie a Enghelhofer) e poi …. Ma è carica?

HARTMAN.

- Certo che è carica, cretino, vuoi che me ne vada in giro per il penitenziario con una pistola senza proiettili?

WILLIAMS.

- Allora … allora non muovetevi, ferme dove siete …

HARTMAN.

- Calma, Williams, calma, non peggiorare la tua situazione …domanimattina dovrai essere impiccato.

ENGHELHOFER.

- Così non va bene .. la ricostruzione deve essere fedele!

WILLIAMS.

- Non vi avvicinate (Hartman va verso di lui) …non vi avvicinate, capito? (va verso la porta indietreggiando, con la testa girata)

HARTMAN.

- Fermo, Williams, non fare scherzi!

Williams apre la porta e, sempre con la testa girata spara, Enghelhofer caccia un urlo, Jenny fugge in

bagno  mentre Williams esce fuori

ENGHELHOFER.

- Mi ha colpito … mio Dio … il sangue .. che orrore …

HARTMAN.

- Ma lei non è un medico?

Scena 12 (Hartman, Enghelhofer, Mc Cue, Endicott, Kuger, Besinger)

Entrano Mc Cue, Endicott, Kruger e Besinger

ENDICOTT.

- Ma che diavolo è successo?

KRUGER.

- Dov’è Williams e che ci fai con quegli occhiali scuri?

HARTMAN.

- (togliendoseli con uno scatto) È fuggito, ha sparato all’impazzata, prima a vuoto, poi ha colpito il dottor Enghelhofer infine ha tentato di uccidermi, mi ha sfiorato a un fianco …

ENDICOTT.

- E la pistola chi glie l’ha data?

HARTMAN.

- E lo domandi a me?

ENDICOTT.

- Se tu il direttore, reggente, di questo penitenziario o sbaglio?

KRUGER.

- Ho capito, hai fatto scappare Williams così potrà votare per il tuo amico sindaco.

HARTMAN.

- Spritosa, riprenderemo quell’uomo in pochi minuti.

ENGHELHOFER.

- Sto morendo .. passerò alla storia .. famoso psicologo si immola per il trionfo della scienza.

KRUGER.

- È solo una ferita di striscio .. non è nulla.

HARTMAN.

- Venga in infermeria e voi non vi muovete di qui..

Scena 13 (Mc Cue, Endicott, Kuger, Besinger)

VOCI DAL CORTILE

- (mentre tutti vanno ai telefoni) Prendete i fucili, vai di corsa, laggiù! Chiudi quella porta, corri al cancello...

BESINGER.

- (al telefono)  Pronto, Dick, sono Oscar, scrivi, Williams è fuggito, ha disarmato a mani nude quindici agenti di polizia mentre lo psicologo del Ministero lo stava intervistando …

ENDICOTT.

- (c.s.) Sì, sono io …. Williams si è fatto largo sparando all’impazzata con un mitra che i complici gli avevano nascosto nel tandoori … come hanno fatto? Cavolo … era smontato a pezzi, mai sentito parlare di armi componibili?

BESINGER.

- (c.s.) …  sì il dottore è rimasta ferito … fratture multiple … pare che stia invocando l’anima di Freud perchè lo protegga.

ENDICOTT.

- (c.s.) La Hartman ha detto che lo riacciufferanno in pochi minuti. Questo significa che non sanno assolutamente dove si trovi.

KRUGER.

- … (c.s.) No, non ha agito da solo, pare che la dottoressa che lo ha intervistato fosse una sua complice e gli abbia passato un’arma, fingendo poi di rimanere ferita …

HARTMAN.

- (rientrando) La dottoressa se la caverà …

ENDICOTT.

- Con una sbucciatura alla mano ci voleva un consulto di specialisti per dare questo responso.

KRUGER.

- E di Williams che ci dici?

HARTMAN.

- Che lo prenderemo, lo impacchetteremo e lo spediremo su quel dannato patibolo.

KRUGER.

- Caspita, parole di fuoco, le riporterò sul giornale scritte in rosso!

HARTMAN.

- In rosso? Ma se il giornale esce solo con l’inchiostro nero?

KRUGER.

- Appunto.

SQUILLO DEL TELEFONO DELLA SCRIVANIA

HARTMAN.

- (rispondendo) Pronto, sì, sono Hartman … dove l’hanno avvistato? A Lincoln Street?

ENDICOTT.

- Lincoln Street hai detto, presto, sbrighiamoci (esce precitosamente seguito dagli altri).

BESINGER.

- (uscendo) Lincoln Street, che orrore,  lì è tutto sterrato, mi dovrò inzaccherare i pantaloni.

Scena 14 (Hartman, Forrest)

HARTMAN.

- Ma  non è possibile … è a cinque isolati da qui … come c’è arrivato? Va bene .. circondate la zona ma non sparate, lo voglio vivo per l’esecuzione … arrivo subito (si avvia all’uscita ma si ferma vedendo il Sindaco che entra). Ciao, Phil, come mai qui?

FORREST.

- Ero davanti al portone, per una foto propagandistica: il sindaco di Chicago posa davanti al più sicuro penitenziario dello stato …

HARTMAN.

- Ehm … c’è stato un piccolo problema …

FORREST.

- Ah, Williams che evade due giorni prima delle elezioni  tu me lo chiami un piccolo problema  … cosa dirò al comizio di chiusura eh? Scusate, concittadini, mi è scappato il condannato a morte, però se voterete di nuovo per me, vi prometto che il prossimo non me lo farò fuggire dalle mani.

 

HARTMAN.

- Beh, non è male come idea, in fondo una seconda chance non si nega a nessuno, adesso scusami ma devo scappare..

FORREST.

- Ferma lì Susan, hai fatto già troppi guai. Ora siediti e spiegami tutto per bene, come fa un detenuto a scappare con un doppio cordone di duecento uomini intorno al carcere?

HARTMAN.

- Beh, poteva succedere a chiunque.

FORREST.

- Sì, a chiunque abbia un quoziente intellettivo pari a quello di un pecora rimbecillita. Cavolo, tra poco ho la cena per la conclusione della campagna elettorale, ci sarà un mucchio di gente piena di soldi, pronta a darmi forti contribuiti e tu mi combini uno scherzo del genere.

HARTMAN.

-Ti garantisco che lo troveremo, Phil.

FORREST.

-E non chiamarmi Phil, chiamami Vostro Onore

PINGUS.

- (entrando) Susan Hartman? Sono Rebecca Pingus, della segreteria del governatore, ho una cosa per lei: è la grazia per Earl Williams.

HARTMAN.

- Per chi?

PINGUS.

- William, Earl Williams, il condannato a morte … ma quanti ne avete? Mi dispiace di aver fatto tardi ma alla stazione era un caos, tutto pieno di macchine della polizia che andavano contromano e passavano con il rosso.

HARTMAN.

- È uno scherzo, per caso?

FORREST.

- Dia a me, io sono il sindaco.(leggendo la sospensione) Il governatore Fant ha concesso la grazia a Williams.

HARTMAN.

-Ma non può farci questo.

PINGUS.

- Sa, è arrivata una petizione popolare lunga così...

FORREST.

- Chi ci dice che non sia falsa.

HARTMAN.

- Già non sarà un trucco dei complici di Williams?

PINGUS.

- Quali complici?

HARTMAN.

- Ci sono sempre dei complici.

PINGUS.

- La grazia è autentica.

FORREST

-Potrebbe essere falsa la firma (guarda il documento e legge)  Fant Thomas …

PINGUS

- Lo sanno tutti che il governatore firma mettendo il cognome prima del nome, e’ un suo vezzo che gli ha provocato non so quante prese in giro, comunque e’ tutto autentico, io ero presente quando il governatore ha firmato.

FORREST.

- E chi ci assicura che lei era presente?

PINGUS.

- Il governatore, era presente quando io ero presente.

FORREST.

- Questo lo dice lei, non abbiamo nessuna prova.

PINGUS.

- Come no, io ero present …. Ma dica mi sta prendendo in giro?

FORREST.

-Io? Non mi permetterei mai, penso però sia meglio chiamare il governatore al telefono.

PINGUS.

- Non può. È andato a pescare da solo, con una canoa e una guida indiana, niente telefono nè indirizzo.

FORREST.

- Ha scelto proprio un bel momento per andare a pescare

SQUILLO DEL TELEFONO DELLA SCRIVANIA

HARTMAN.

- (andando a rispondere) Cosa .. davvero ... Phil .. ehm .. Vostro Onore (al Sindaco che si è avvicinato, sottovoce) Lo hanno individuato, hanno circondato il palazzo dove si nasconde.

FORREST.

- Miss Pingus, questa grazia non possiamo accettarla, non sappiamo se sia autentica e in ogni caso Williams non è più sotto la nostra giurisdizione, è evaso.

PINGUS.

- Questo è un bel problema, chiamerò il governatore.

FORREST.

-Non può! Non ricorda, lo ha detto lei, è andato a pescare, niente indirizzo, niente telefono.

HARTMAN.

-Ehm, Vostro Onore, (sottovoce) che devo dire ai ragazzi?

FORREST.

- (c.s.) Susan, questa grazia non è mai stata consegnata, ordina di sparare a vista.

HARTMAN.

-  Ma ...

FORREST.

- (c.s.) Niente ma, esegui gli ordini.

HARTMAN.

- (c.s.) Nuovi ordini … non posso strillare … mpf … (a voce più alta) Nuovi ordini, non perdete tempo a catturarlo ... appena lo vedete fate fuoco, tanto cambia poco. (chiude, a Pingus che la guarda interrogativa, con un sorriso) Gli amici del circolo della caccia, vogliono prendere sempre i tordi vivi, a che serve, dico io, se poi bisogna cucinarli.

FORREST.

- Ascolti, Miss Pingus, torni domanimattina e tenteremo di metterci in contatto con il governatore.

PINGUS.

- Ma dovrei passare la notte qui in città, non conosco nessuno …

FORREST.

- Non si preoccupi, le fornisco io un ottimo indirizzo, le vado a prendere il biglietto (a Susan) tu vieni con me. (a Pingus) Torniamo subito.

PINGUS.

- (da sola) Una persona sospettosa, però gentile.

Scena 15 (Mrs Grant, Pingus)

MRS GRANT.

- (entrando) Devo assolutamente parlare con mio genero (vedendo Pingus) Anche lei è del dipartimento della socializzazione degli ex detenuti?

PINGUS.

- No, sono Rebecca Pingus, io lavoro alla segreteria del governatore, sono qui per Ea … (starnutisce, bofonchiando qualcosa che sembra …ldy).

MRS GRANT.

- La segreteria del governatore, allora ci deve essere proprio qualche problema grave,  … (confidenzialmente) A me può dirlo, sono la suocera, cioè la futura suocera … è per via di quella storia della firma .. vero?

PINGUS.

-(guardandola) Sì, è proprio per via di quella firma …

MRS GRANT.

- Senta io non voglio ancora credere che quel ragazzo sia arrivato a tanto. Deve essere tutta colpa di quel suo collega anziano. E poi come può essere così sicura che si tratti proprio di lui  ..

PINGUS.

- Via, lo sanno tutti che Fant Thomas e’ la sua firma, l’ha depositata ufficialmente al governatorato.

MRS GRANT.

- Non pensavo permettessero queste cose … pero’ potrebbe essere un’imitazione.

PINGUS.

- Non e’ possibile, ne sono sicura, io ero presente quanto l’ha messa.

MRS GRANT.

-(sbigottita) … Lei, lei era presente?

PINGUS.

- Certo, da quando lavoro con lui non firma che davanti ai miei occhi, anzi sono io che gli dico dove deve firmare!

MRS GRANT.

- (esterrefatta) Da quando lavora con lui .. gli dice sempre dove deve firmare?Ragazza mia, credo che noi tre dovremo fare un bel discorsetto.

PINGUS.

-Noi tre chi?

MRS GRANT.

-Lei, il mio futuro genero ed io.

PINGUS.

-Non vedo perchè e poi è impossibile.

MRS GRANT.

-Perchè?

PINGUS.

-È fuggito.

MRS GRANT.

- Me lo immaginavo, tutti uguali gli uomini, quando arrivano al dunque tagliano la corda, avrebbero dovuto incatenarlo.

PINGUS.

-Non si può, la legge lo proibisce, si possono mettere solo le manette.

MRS GRANT.

-Davvero? Non lo sapevo, sarebbe stato già qualcosa.

Scena 16 (Forrest, Pingus, Mrs Grant, Hartman)

FORREST.

- (rientrando) Bene, bene, Miss Pingus, ecco qui il biglietto (glielo porge).

PINGUS.

- (leggendo) La foresta dei cervi … che nome insolito

FORREST.

- Sa, è un ambiente quasi fiabesco, ci vanno i familiari delle educande del convento di Santa Crispina in visita alle loro figliole (accorgendosi di Mrs Grant) E lei chi è?

PINGUS.

- Ah, è la futura suocera di Ea.. (starnutisce come sopra).

FORREST.

- Ah, è la suocera di quel “simpaticone” … (a Mrs Grant) Bisogna sempre stare attenti a quello che scrive suo genero …

MRS GRANT.

- Lo sanno proprio tutti qui.

PINGUS.

- Sarà meglio che vada, grazie sindaco.

FORREST.

- E si diverta, ehm si riposi.

MRS GRANT.

- Un momento, Miss Pingus, io le devo parlare (esce dietro al seguito).

FORREST.

- (ad Hartman) La Foresta dei Cervi?

HARTMAN.

-Mi hai chiesto quale fosse il locale più spinto della città, beh, è questo.

FORREST.

- Sì, sì, va bene, però ricordati, tra mezz’ora spedisci una decina di uomini per una retata, che arrestino tutti gli avventori, quando la Pingus sarà riuscita a spiegare la sua presenza, Williams starà già marcendo all’inferno, me ne vado al ricevimento. A proposito, fai liberare tutti appena arrivano in centrale, tranne la ragazza ovviamente, il proprietario è … ehm .. un caro amico (esce).

HARTMAN.

- (seguendolo) Aspetta, Phil …(esce al seguito).

Scena 17 (Jenny, Jonson)

JENNY.

- (uscendo dal bagno dove si era nascosta) Oh mamma mia che spavento.

JONSON.

- (entrando) Ho lasciato qui le valigie. (vedendo Jenny) Jenny, stai bene?

JENNY.

- Più o meno, c’è mancato poco che non ci rimettessi le penne. Williams è fuggito sparando.

JONSON.

- Sì, ho sentito, ma non riesco a capire come abbia fatto a procurarsi una pistola.

JENNY.

- Non ci crederà mai.

JONSON.

- Ne sai qualcosa?

JENNY.

- Certo, io ero qua e … e no, stavolta non mi frega, Hildy … stavolta non me ne importa un fico secco del diritto all’informazione dei cittadini e di tutte quelle balle sulla libertà di stampa che mi propina ogni volta che ho uno straccio di soffiata. Cosa mi dette in cambio quando le feci fotografare la collezione di orsi di peluche che il terribile Giudice Kulmann, il castigatore dei malavitosi, teneva nella sua stanza? Glielo dico io, niente! E come mi ricompensò quando le confidai che la Mriosa amante del direttore del penitenziario altri non era che lo stesso direttore che si travestiva da donna? Ancora con un bel niente. Eh no, stavolta, se vuole sapere qualcosa, le costerà caro.

JONSON.

- Accidenti, non ti facevo così avida … (riflette un momento) … e quanto vorresti?

JENNY.

- Quello che ha in tasca …

JONSON.

- Due biglietti …

JENNY.

- Sì i due biglietti per la partita di baseball, ho sentito che ne parlava con Endicott, avevo promesso al mio nipotino di portarcelo ma erano esauriti.

JONSON.

- I due …

JENNY.

-….biglietti per la partita di baseball .. che altro credeva?

JONSON.

- Che altro credevo? Niente, di quali altri biglietti si può parlare. E va bene, hai vinto (porge a Jenny la busta), allora?

JENNY.

- Ascolti bene, quell’Enghelhofer, lo psicolog, ha voluto fare una ricostruzione del delitto e siccome la voleva assolutamente fedele, si è fatta prestare la pistola da Hartman e l’ha data a Williams …

JONSON

- Non mi dire, altro che pitonessa, capronessa la dovremmo chiamare, grazie Jenny (la bacia sulla fronte spingendola fuori), ora va’ che ho da fare.

JENNY.

- Aspetti, Mr Jonson, mentre ero in bagno il sindaco e la Hartman  …

JONSON.

- Sì, sì posso immaginare, è uno schifo, me lo dici dopo, ciao, ciao (la spinge definitivamente fuori).

Scena 18 (Jonson, Peggy)

JONSON.

- (va precipitosamente al telefono) Pronto Matilde? Sì, so tutto sulla fuga di Williams me lo ha detto Jenny, sì Jenny, la donna delle pulizie, mi è costato due… (si accorge di aver dato i duemila dollari al posto dei biglietti, lascia il telefono e corre fuori) Jenny, Jenny (rientra dentro) Oh, aldiavolo,  sì Matilde, mi è costato duemila dollari ma la notizia è una bomba

SQUILLO TELEFONO TAVOLO GRANDE GIORNALISTI

- Sala stampa! Chi? ah, sei tu amore. ... sei alla cabina qui sotto? Pioviggina?  Mi dispiace ... solo che … (all’altro telefono) Vuoi star zitta, vecchia bertuccia? ... No, non non dico a te amore ...  sì arrivo subito, ti amo pazzamente. (riprende con Burns) Lo hai sempre saputo cosa? No, non dicevo a te, parlavo con ... oh, lascia perdere e stammi a sentire. Anzi prima promettimi di mandarmi subi­to quei soldi. Ok, allora ascolta

MUSICA 2 PER DIECI SECONDI POI SFUMA

- Esatto, la Hartman in persona ... No, l’articolo te lo scrivi da sola ... mandami subito Duffy con i soldi, sì lo aspetto qui alla sala stampa, sbrigati.

PEGGY.                          

- (entrando) Con chi stavi parlando?

JONSON.

- Con Matilde Burns... le dicevo che non avrebbe potuto mai più contare su di me, ecco tutto.

PEGGY.

-  Hai idea di quanto mi hai fatto aspettare? Ancora un po’ e i ragni avrebbero iniziato a tessere una tela sotto l’ombrello.

JONSON.

- Peggy, ti giuro, io stavo scendendo... ma è successo un putiferio qui, hanno cominciato a sparare da tutte le parti. Pum pam pum.

PEGGY.

-  Succede sempre qualcosa quando stai per venire da me... E i soldi? dove sono i soldi?

JONSON.

- I soldi ... quali soldi? Ah... i soldi!

PEGGY.             

- Bene,  voglio che tu li dia a me. Primo perchè a casa i soldi li teneva sempre la mamma e secondo perchè

comincio a credere che tu non li abbia.

JONSON.

- Ce li ho, ma non proprio qui con me, li avrò tra pochissimi minuti. Matilde ha già spedito qui Duffy per restituirmeli, me l’ha promesso.

PEGGY.

-  Te lo ha promesso, allora possiamo stare tranquilli. Ma come puoi fidarti di quella donna?

JONSON.

- Senti amore, ti giuro che non avrei mai dato quei soldi se non si fosse trattato di un caso eccezionale... Williams è scappato dalla cella della morte ...  Jenny ha visto tutto e le ho dato i soldi perché mi dicesse come stavano veramente le cose... lo avresti  fatto anche tu no?...

PEGGY.

- No, Hildy, tu sei completamente pazzo!  Ogni volta che mi prepara­vo a passare qualche giorno sola con  te... per il mio compleanno, per capodanno... non ho fatto che aspettarti  ... c’era sempre qualche colpo grosso di cui occuparti ... uno scoop indimenticabile di cui però ti dimenticavi regolarmente il giorno dopo però.

JONSON.

- Io dimenticarmi? Scherzi? Allora, il giorno del tuo compleanno c’è stato l’assassinio di Clara Hammon... e per capodanno il se­questro del figlio del generale Duvall … come vedi ricordo benis­simo... Ora senti, ti chiedo solo di aspettare cinque minuti. Appena arriva Duffy col denaro partiamo, va bene?

PEGGY.             

- Deve andare bene per forza.  Non potrei mai presentarmi a mia madre senza il denaro. È tutto quello che abbiamo Hildy.

SQUILLO DEL TELEFONO TAVOLO GRANDE GIORNALISTI

JONSON.

-Pronto? Di nuovo tu? Come come? L’articolo in prima pa­gina? Ma sei ti ho detto che non lo scrivo..

SQUILLO ALTRO TELEFONO TAVOLO GRANDE GIORNALISTI

Pronto, un momento (al primo apparecchio) Vai al­l’inferno!...  Pronto? Mammina! No, non dicevo a lei ... cosa ... Ma no che non sono mai fuggito .. e non ho commesso nessun furto ....  Peggy? Si è qui, gliela passo. (porgendo il telefono a Peggy) È la mamma.

PEGGY.

- Pronto ... chi? ... Cosa ha fatto Hildy? Ma non è possibile! ... Dove sei? ... Alla Foresta dei Cervi? E cos’è? Ah, un locale notturno ... e che ci fai lì? Controlli cosa fa Rebecca Pingus, la complice di Hildy?  Sì, sì certo che vengo li, arrivo subito. (A Hildy) Hildy Jonson, io vado a riprendere la mamma, non ho ben capito cosa mi debba riferire sul tuo conto, ma penso proprio che mi dovrai una spiegazione (esce).

JONSON.

- Dove si sarà cacciato quell’imbecille di Duffy? Perchè non arriva con i soldi?

Scena 19 (Jonson, Wlliams)

(va al telefono, in quel momento entra Williams, pistola in pugno, dalla finestra, Hildy lo guarda esterrefatto)

WILLIAMS.

- Mi stanno cercando coi riflettori.

JONSON.

- Posi... posi quella pistola... per favore.

WILLIAMS.

- Quale pistola? Ah, questa. Mi ero quasi dimenticato di averla con me … ma lei è Hildy Jonson, vero? Mi ricordo della sua intervista … è stato interessante … non ero mai stato intervistato prima di allora e così l’ho letta tutta: “un povero pesciolino che si dibatte in una mare di ingiustizie”, non era niente male. (mentre parla agita la pistola verso Hildy).

JONSON.

- Sì è stato molto interessante, però posi la pistola ….

WILLIAMS.

- Ma è scarica, non ci sono più colpi … la tenga lei … (da’ la pistola a Hildy) mi arrendo  … non avevo più forza per tenermi aggrappato alla grondaia...

JONSON.

- Si tolga dalla finestra. Vuole che la vedano? (Hildy chiude la finestra. Poi si precipita a chiudere la porta a chiave, poi si volta verso di lui indeciso sul da fare) E ora che facciamo?

WILLIAMS.

- Non lo so. È la prima volta che mi capita di essere inseguito dalla polizia perché’ sono fuggito dalla prigione .. anzi è la prima volta che fuggo dalla prigione … e a dire il vero è la prima volta che ….

JONSON.

- Sì, ho capito, è la prima volta.

WILLIAMS.

- Io non ho paura di morire, sa? E poi è meglio così … non ne posso più. Mi svegliano nel mezzo della notte per parlarmi di cose che non capisco, mi dicono che sono un sovversivo al soldo dei sovietici .. ma non è vero .. io sono un anarchico. Non tiro bombe io... io sono per la libertà... io sono dalla parte di chi è schiacciato dal sistema... io non sono per l’oppressione dell’uomo sull’uomo ma per l’esatto contrario … ho ucciso senza saperlo, per paura... e ora mi danno la caccia co­me ad un cane arrabbiato ... non ce la faccio più’ … mi aiuti, Hildy.

JONSON.

- Vada a nascondersi.  (lo accompagna in bagno, poi va al telefono e compone un numero) Pronto? Matilde, non ci crederai mai … ho Williams in persona, sì, qui alla sala stampa... vieni immediatamente, dobbiamo decidere che fare... sì, ti aspetto, sbrigati …(bussano alla porta) .. Chi è?

Scena 20 (Jonson, Mollie, Wlliams)

MOLLIE.

- (da dietro la porta) Sono io, Mollie, aprite. (Hildy va ad aprire) Ah sei tu, Hildy, ti prego fa qualcosa, se lo trovano lo uccideranno …

JONSON.

- Non è un grande cambio di programma per lui rispetto alle previsioni di un’ora fa .. scusami Mollie.

MOLLIE.

-  Lascia perdere, ci sono abituata, dove sono tutti gli altri?

JONSON.

- (richiudendo a chiave)Non lo so, sono usciti tutti quando urlavano che l’avevano trovato a Clark Sreet.

MOLLIE.

- Se gli è successo qualcosa, dimmelo, Hildy.

WILLIAMS.      

- (facendo capolino dal bagno senza berretto) Sto bene Mollie, grazie per quelle rose, erano bellissime. Purtroppo nella cella non c’era un vaso, così, per tenerle in fresco, le ho messe nello sciacquone.

MOLLIE.

- È stata una buona idea, Earl.

WILLIAMS.

- Non direi, quando ho tirato la catena, sono venute tutte giù, il bocchettone è di quelli a cascata .. però ne ho recuperata una … credo di averla conservata da qualche parte (si cerca nelle tasche) …

MOLLIE.

- Non fa niente, Earl, basta il pensiero. (accarezzandolo) Lo so, lo so che non sei colpevole... E ora che  vuoi fare? Non puoi restare qui, ti troveranno.

WILLIAMS.

- Sei molto buona Mollie.

MOLLIE.

- Io?

WILLIAMS.

- Sì tu. Sei una persona meravigliosa.., ho scritto un testamento in cella. Ti ho nominata mia erede universale. Ti lascio tutto quello che mi è rimasto … la mia collezione di bustine del the usate, tutte le pagelle della scuola, una palla di vetro con la neve dentro e tre matite ben temperate … una arriva a quattro centimetri ..le altre qualcosa meno … i libri puoi buttarli, tanto sono stati rosicchiati dai topi .. spero tu sia contenta.

MOLLIE.

-Se non ce la farai, terrò tutto con me Earl, come tuo ricordo, tranne i topi.

JONSON.

- Smettetela con queste smancerie... Torna la dentro Williams, stanno tornando, li sento.. (qualcuno bussa alla porta).

MOLLIE.

-In bagno lo troveranno subito …

ENDICOTT

- (da fuori) Ehi chi ha chiuso la porta a chiave? Fateci entrare.

JONSON.

- È vero … dove … (vaga, così come Mollie con lo sguardo per la stanza, fino a fermarsi sull’armadio di Besinger) … lì è il posto giusto.

WILLIAMS.

-No, lì no, soffro di claustrofobia.

MOLLIE.

-È l’unica via di uscita, Earl.

WILLIAMS.

- Quell’armadio non ha uscite!

KRUGER

-(da fuori) Dai sfonda la porta. Forza

JONSON.

- Piantala, Williams, entra là dentro e tra dieci minuti ti faccio uscire (mettono Williams nell’armadio, poi si sedie su una sedia mettendo Mollie sulle ginocchia un momento prima che Endicott, Mc Cue e Kruger irrompano nella stanza ) Allora, non si puo avere un po’ di privacy qua dentro?

SIPARIO FINE I ATTO

BUIO –LUCI DI SALA – MUSICA 3 DURANTE L’INTERVALLO

Il ATTO

Scena 1 (Jonson, Mollie, Endicott, Mc Cue, Kruger – stessa posizione del finale del primo atto)

BUIO – MUSICA 4 PER VENTI SECONDI – LUCI ACCESE – PROSEGUE MUSICA PER ALTRI DIECI SECONDI -  APERTURA SIPARIO – PROSEGUE MUSICA PER ALTRI DIECI SECONDI POI SFUMA GRADUALMENTE

ENDICOTT.

-Che facevi, le prove per la luna di miele?

JONSON.

-Fatti gli affari tuoi, tu. Piuttosto, l’hanno trovato Williams?

ENDICOTT.

- Quelli non troverebbero un pesce rosso dentro il vaso. (al telefono)  Parla Endicott, scrivi: l’edificio di Lincoln Street è stata circondato.

KRUGER.

-  (c.s.) No Williams non è stato trovato, in compenso, durante l’assalto, Mrs Bridgwater che era affacciata alla finestra del palazzo di fronte per lo spavento, ha partorito un maschietto di tre chili e mezzo.

ENDICOTT.

- (c.s.) L’irruzione non ha portato a niente, alcuni passanti hanno segnalato Williams, travestito da suora, in fuga su un sidecar condotto da un gorilla.

KRUGER.

- (c.s.) I poliziotti, accorsi in loco, hanno voluto sincerarsi che non si trattasse di Williams travestito: il controllo ha dato esito negativo.

ENDICOTT.

- (c.s.) Gli uomini dello sceriffo hanno dato l’assalto alla casa. Tra le vittime un frigorifero, una lavatrice ed un vecchio cane sordo ma di Williams nessuna traccia.

KRUGER.

-(A Hildy) Tu, piuttosto, che ci fai ancora qui, non dovevi partire?

JONSON.

- Mentre aspettavo i soldi di Matilde ho pensato di fare un’intervista a Mollie.

MC CUE.

- Che soldi? Ma se non lavori più per lui...

JONSON.

- I soldi dell’ultimo stipendio... non me l’ha ancora da­ti e mi servono per il viaggio.

ENDICOTT.

- Ma sei hai detto che eri pieno di grana

SQUILLO DEL TELEFONO DEL TAVOLO GRANDE GIORNALISTI

- Pronto? Sì? Come? l’hanno visto in Franklin Street... ragazzi sono stanco di correre... io non mi muovo... Sarà il solito falso allarme.

JONSON.

- Se volete andare a vedere io rimango qui di guardia. Tanto devo aspettare il fattorino del giornale ...

ENDICOTT.

- Ho già speso un dollaro e mezzo di taxi oggi. Basta non esco più.

KRUGER.

- Non so perché ma ho l’idea che Williams sia nascosto qui vicino, con tutti quei poliziotti a far da cordone non può essere riuscito a lasciare il palazzo

JONSON.

- Sì … ha parlato Miss Marple ..

BESINGER.

- (entrando, a Mollie) Che ci fai tu qui, levati dalla mia sedia, una che porta con sè chissà quali microbi sconosciuti …

MOLLIE.

- Non te la contamino mica la tua sedia, barbagianni, non ti preoc­cupare...

BESINGER.

- Non chiamarmi barbagianni tu … (agli altri) Oddio, mi sta già venendo l’emicrania, qualcuno ha un’aspirina?

MOLLIE.

- No. Ma ho del cianuro di ottima qualità.

BESINGER.

- Taci, mi sento davvero male, sarà l’influenza che cova... (fa  per aprire l’armadio) scansati un momento per favore...

JONSON.

- Spero di non avertela attaccata io l’influenza...

BESINGER.

- Da qualcuno l’ho presa... ma è naturale, con tutto quel tossire e sputare sul mio telefono... (spingendo Hildy che gli sta impedendo di aprire l’armadio) Ti levi? Lì dentro c’è la mia aspirina.

Hildy comincia a tossirgli in faccia.

BESINGER.

- Che hai, stai male Hildy?

JONSON.

- (tossendo in faccia  a Besinger, mezzo soffocato) Sto malissimo.

BESINGER.

- Non si tossisce in faccia alla gente...

JONSON.

- Ma io mica lo faccio apposta. Mi è venuto un improvviso dolore qui alla gola e... tocca, tocca, avro’ le placche? Guardami in gola. Aaaaah.

BESINGER.

- Non ti avvicinare, potrebbe essere una infezione.

JONSON.

- (allungando una mano e toccando gli la fronte) Anche tu hai la febbre …..scotti.

BESINGER.

- Non mi toccare, che fai? Sarà sicuramente contagioso.

JONSON.

- Non saprei dirti. Però stamattina, facendomi la doccia mi sono trovato la pancia coperta di macchie gialle.

BESINGER.

- Macchie tutte gialle o gialle solo sulla punta?

JONSON.

- Mmm … Sulla punta e tutto intorno...

KRUGER.

- Ma non lo vedi che ti prende in giro?

BESINGER.

- Non lo so e non lo voglio sapere, stammi lontano Hildy … mi fai innervosire con questo tuo modo di fare ... ho bisogno delle mie gocce tranquillanti (esce in bagno e rientra con  una boccetta e un bicchiere con  dell’acqua in un bicchiere e tenta di mettere dentro le gocce che però non scendono, prosegue nel tentativo mentre gli altri parlano).

KRUGER.

- Ci stiamo scordando di Williams. Perché non chiamiamo i poliziotti e li mettiamo sotto a cercare nei dintor­ni...

JONSON.

- Brava furba e se per caso, proprio per caso, lo trovano? Lo catturano e si pappano il premio. È un’idea da scemi. Facciamo cosi’, ciascuno di noi si prende un settore e chiunque lo tro­va divide la taglia con gli altri.

ENDICOTT.

- Io non mi muovo di qui.

JONSON.

- Guarda, io devo aspettare quei soldi... perciò è meglio che voi andiate in giro a cercarlo e che io resti qui...

ENDICOTT.

- Hildy, tu non mi convinci lo sai... hai troppa fretta di mandarci via. Non ci starai mica depistando?...

JONSON.

- Io? Ma che dici, io ormai sono fuori. Ho piantato tutto. Mi sposo.

ENDICOTT.

- Vuoi farci fare la figura dei cretini?

JONSON.

- Beh questo non sarebbe tanto difficile.

KRUGER.

- Ti consiglio di non fare il furbo con noi.

ENDICOTT.

- Tira fuori quello che sai.

MOLLIE.           

- (per salvare Hildy) Lui non sa niente, cretini! Lasciatelo stare!

ENDICOTT.

- E tu come lo sai che non sa niente?

MOLLIE.

- Perchè sono io che so dove si trova Williams ma non saprete niente perchè io non ho mai fatto una soffiata in vita mia e non ho nes­suna intenzione di cominciare adesso.

MC CUE.

- Ah no? (si avvicina con Endicott minaccioso a Mollie che indietreggia verso la finestra).

MOLLIE

- (Tirando fuori un coltello) No!

BESINGER.

- (Mentre tenta sempre di versarsi le gocce del tranquillante) Prego signori, prego, stiamo sbagliando strada, se vo­lete la mia opinione... Offriamole dei soldi.

MOLLIE.

- Minacce, soldi, credete che tutti siano come voi, incapaci di aiutare una vecchia ad attraversare la strada e pronti a vendervi una notizia per qualche dollaro. Pensate che siccome canto in un night io non possa provare dei sentimenti … già ma per voi i sentimenti  valgono solo per quante copie dei vostri schifosissimi giornali fanno vendere … no, non ve lo dirò mai dove si trova Earl, tranne che non vogliate venire con me (salta giù).

BESINGER.

- Per la miseria (fa cadere, senza accorgersene tutte le gocce del tranquillante nel bicchiere) si è buttata, non voglio guardare, è morta?

KRUGER.

- Ma se stiamo al piano rialzato!

BESINGER.

- Ah già ….

ENDICOTT.

- Fermiamola, presto, prima che riesca a scappare … (esce seguito dagli altri).

Scena 2 (Jonson, Burns, Williams)

(Jonson va alla finestra, entra Matilde Burns)

BURNS.

- Dov’è?

JONSON.

- Non lo so, stava su davanzale, poi .. zac .. ha attraversato di corsa il piazzale … penso sia già fuori, ormai.

BURNS.

- Cavolo, la migliore occasione della nostra vita, lo sapevo che te la saresti lasciata sfuggire …

JONSON.

- Non ha potuto fare diversamente, stava sotto torchio, Kruger ed Endicott volevano sapere tutto.

BURNS.

- Kruger ed Endicott ci hanno parlato? Bravo, doveva essere un’esclusiva. Niente intervista a Williams.

JONSON.

- Niente intervista a Williams … Come niente intervista a Williams, abbiamo tutto il tempo  per farla.

BURNS.

- Sì, certo, ora lo cerchiamo con i cani poliziotto.

JONSON.

- Ma perchè se sta nell’armadio.

BURNS.

- Chi?

JONSON.

- Williams.

BURNS.

- Ti senti bene Hildy?  Poco fa hai detto che Williams è fuggito.

JONSON.

- Io? Ma io parlavo di Mollie.

BURNS.

- Mollie? Ma che mi frega di Mollie (andando verso l’armadio e aprendolo) Oh Earl, come va?

WILLIAMS.

- (da dentro) Salve Mrs Burns, non tanto bene, mi faccia uscire da qui, sto anche soffocando.

BURNS.

- E tu respira piano. E ora organizziamoci. Pronto?  Sonoio, Burns. Dammi Duffy. . . (a Hildy). Mettiti seduto e scrivi un articolo coi controfiocchi, questo è il colpo più grosso che ci sia capitato da anni a questa parte. Rovesceremo l’amministrazione comunale. Noi due avremo in mano la cit­tà. Daranno i nostri nomi alle strade del centro. Via Jonson, piazza Burns.

JONSON.

- Ah, io sarei una via e tu una piazza. Chi l’ha fatto questo colpo io o te? La piazza tocca a me!

BURNS.

- Insisti e ti proporrò’ per un vicolo.

JONSON.

- Voglio la piazza … oh piantamola … piuttosto, hai portato i soldi?

BURNS.

- I soldi? Ah, sì, non avevo tutto quel contante in cassaforte, li portera’ un fattorino non appena arriveranno al giornale gli incassi di oggi. (Al telefono) Ah, Bill, sei tu, comeDuffy non può venire, Dov’è? … Si sta spalmando il callifugo?  … Ma che schifo di giornale.

JONSON.

-  Lo dirigi tu...

BURNS.              

- (al telefono) Passami quell’imbecille … ehi, rispondi..

WILLIAMS.

- (che ha capito male e crede chiamino lui) Sono sempre qui, posso uscire?

BURNS.

- Noo! Rimetti dentro quella testaccia, pezzo di tartaru­ga. .. Hildy che aspetti a scrivere? (a Williams) Tu non devi mai farti vedere, chiaro? Quando sarà il momento batterò tre colpi sulla scrivania e solo allora usci­rai, hai capito? Farò così (esegue) capito?

JONSON.

- Come farai a farlo uscire di qui?

BURNS.

- Porteremo l’armadio all’Examiner, lo caleremo dalla finestra se necessario (al telefono) Duffy, Duffy, dove cavolo ti eri cacciato? Non mi im­porta niente del tuo mal di piedi... anche se è una cosa insop­portabile... Stammi a sentire Duffy, mandami subito uno dei nostri camion; con sei gorilla del reparto spedi­zioni e una carrucola. (a bassa voce) A proposito, con quella storia delle ferrovie, lascia perdere (chiude il telefono e apre l’armadio). Ora serve una tua fotografia, Earl.

WILLIAMS.

-Ma non ne ho nessuna qui con me.

BURNS.

- Non importa. Te la faccio io ora. Uscirà sull’Examiner di domani. In prima pagina. Dove ho messo la macchina fotografica giapponese? (si cerca addosso) Cavolo, deve essermi caduta in auto, ma perchè li fanno così piccoli questi aggeggi? Hildy, rimani qui di guardia, vado a riprenderla, non muoverti (esce).

JONSON.

- Cerca di resistere, Earl.

PEGGY.

- (da fuori) Hildy, Hildy.

JONSON.

- (andando alla finestra) Tesoro, ma che ci fai qui?

PEGGY.

- (c.s.) Vengo sopra, ti devo assolutamente parlare.

JONSON.

- No! Qui no .. aspetta scendo io (va all’armadio e lo chiude a chiave) Earl, non ti muovere da lì, vengo subito (a Peggy) Arrivo amore (esce dalla finestra).

Scena 3 (Williams, Mrs Grant)

WILLIAMS.

- (da dentro l’armadio) Mr Jonson?  Mrs Burns? C’è nessuno (tossisce) Aprite, qui dentro soffoco (tossisce di nuovo, poi con tono soffocato) Aprite!

MRS GRANT.

- (entrando) Mi hanno detto che Hildy sta qui .. deve essere qui.

WILLIAMS.

- (da dentro l’armadio) Per favore, aprite ….

MRS GRANT.

- Ma chi è? (Williams bussa da dentro l’armadio. Lei non capisce e va alla porta del bagno) Ma dov’è?

WILLIAMS.

- (sempre tossendo) Sto nell’arm.. (tossisce di nuovo).

MRS GRANT.

- Dove? Non capisco (si guarda intorno mentre Williams batte, poi finalmente si rende conto e va ad aprire).

WILLIAMS.

- (uscendo tramortito) Finalmente, un altro po’ e morivo soffocato.

MRS GRANT.

- Che scherzi stupidi nascondersi nell’armadio … e poi non poteva dirlo prima che stava là dentro.

WILLIAMS.

- Ma se è mezz’ora che strillo … ma lei chi è?

MRS GRANT.

- Sono Mrs Grant di Philadelphia ...

WILLIAMS.

- Di Philadelphia, davvero? Ma allora lei avra’ conosciuto sicuramente Philip Grant, il grande professore di economia.

MRS GRANT.

- Se l’ho conosciuto? L’ho sposato.

WILLIAMS.

- Io sono sempre stato un suo grande ammiratore ... che uomo ... quanti meriti ha avuto ...

MRS GRANT.

- Oh sì, tanti ma vuole sapere qual è stato il più grande?

WILLIAMS.

- La pubblicazione del suo saggio sui riflessi sociali dell’economia di mercato?

MRS GRANT.

- No.

WILLIAMS.

- Il suo famoso seminario sull’etica degli investimenti finanziari?

MRS GRANT.

- Macchè, avere me per moglie, una donna che ha dedicato tutta la propria vita a farlo felice. Vede, noi due, fin dal primo giorno di matrimonio ci siamo divisi i compiti, a lui le sue lezioni a me l’amministrazione della casa, perchè lui non doveva pensare a nulla, non doveva preoccuparsi di nulla, non doveva interessarsi di nulla, era sufficiente che mi consegnasse il suo stipendio in busta chiusa, possibilmente sigillata. Vuole che le confidi un segreto? Lui, da quando ci siamo sposati, non ha più toccato un dollaro in vita sua!

WILLIAMS.

- Beh, certo è un po’ singolare per uno studioso che ha fissato alcuni tra i prinicipi fondamentali del cosiddetto risparmio assistito.

MRS GRANT.

- Vuole sapere da dove li ha tratti? Beh, glielo dico io, dalla mia parsimonia, dalla mia economia domestica ... lei ricorderà certamente i suoi studi sui rilievi economici circa il riciclo dell’acqua piovana ... tutto merito mio! Oh se non gli avessi proibito di usare l’ombrello - sa che spreco di soldi acquistare tutti quegli ombrelli che si perdono in continuazione – non avrebbe mai scritto una riga sull’argomento.

WILLIAMS.

- Ah, ah, ora capisco perchè arrivò a quella conferenza completamente fradicio, con la sua folta barba bianca tutta  gocciolante ...

MRS GRANT.

- Oh la barba, quella veramente fu una mia idea. Una volta gli dissi: “Ma quanto spendi ogni giorno per sapone, lamette e lozioni e quanto tempo perdi per raderti, se ti fai crescere la barba risparmierai tempo e denaro”. Naturalmente non fece obiezioni di sorta.

WILLIAMS.

- E come sta, adesso, non ho più sentito parlare di lui da quando è andato in pensione.

MRS GRANT.

- È morto, una forma fulminante di reumatismo … però, vicino a me, è sempre stato felice e spero proprio che mia figlia sappia fare altrettanto con suo marito, quell’Hildy Jonson, ammesso che sia opportuno che lo sposi.

WILLIAMS.

- Oh, ma guarda i casi della vita, lei è la futura suocera di Hildy, sa, è stato lui ad insistere perchè mi nascondessi nell’armadio.

MRS GRANT.

- Hildy! Non la finira’ mai di stupirmi.

WILLIAMS.

- L’ha fatto perchè sono arrivati gli altri, specie quello … come si chiama … ah sì, Besinger, voleva aprire a tutti i costi l’armadio e se mi avesse visto sarebbe stata la fine.

MRS GRANT.

- Perchè la fine?

WILLIAMS.

- Ma non capisce, Besinger è geloso di Hildy …

MRS GRANT.

- Ma sta parlando di Besinger .. quello con i capelli bianchi … (quasi tra sè) un po’ strano?

WILLIAMS.

- Lui.

MRS GRANT.

- Ed è geloso di Hildy?

WILLIAMS.

- Sì, come gli altri …

MRS GRANT.

- Oddio mi gira la testa ( si mette seduta) .. ma ci sono anche degli … altri?

WILLIAMS.

 -Ma sì, tutti quelli che lavorano qui dentro sono gelosi di Hildy, li ho sentiti dire “Tu ci nascondi qualcosa”.

MRS GRANT.

- (sempre più intontita) E quel qualcosa ...  ho bisogno di un po’ d’acqua ... e quel qualcosa ... era lei? (cerca dell’acqua sul tavolo).

WILLIAMS.

- Ma certo, non l’aveva ancora capito?

MRS GRANT.

-A certe cose … (trova il bicchiere con le gocce di Besinger e lo beve) a certe cose … non si vorrebbe mai credere.

WILLIAMS.

- Lo so, lo so, la vita è spesso spietata, glielo dice uno che per le sue idee è sempre stato considerato .. come dire ... un diverso.

MRS GRANT.

- (sbadigliando) Già .. un diverso

WILLIAMS.

- Sì, la nostra società è strutturata in modo tale da ... (Mrs Grant si sta addormentando) ... ma mi ascolta?

MRS GRANT.

- (quasi addormentata, guardandolo) ... un diverso (piomba nel sonno).

 

Scena 4 (Burns, Wlliams, Mrs Grant)

BURNS.

- (entrando) Hildy, ho trovato la maccchina, la foto per il giornale di domani verrà un capolavoro (accorgendosi degli altri) e tu perché stai fuori dall’armadio, ritorna dentro (rivolto alla Grant) e questa che ci fa qui?

WILLIAMS.

- Non lo so, credo cercasse Hildy, è la sua futura suocera, si deve essere addormentata.

BURNS.

- E non poteva farlo a casa sua? Aiutami a toglierla da qui, prima che vada a raccontare a tutti quanti quello che ha visto.

WILLIAMS.

- Ma …

BURNS.

- Fa’ come ti dico, imbecille (la prendono e fanno per portrala in bagno) No, lì la troverebbero subito, meglio nell’armadio.

WILIAMS.

- Ma staremo stretti.

BURNS.

- Manda una lettera di protesta al falegname (mettono  Mrs Grant nell’armadio). Ora mettiti lì che scatto .. no, niente sorrisi, fammi un’espressione come di un animale braccato (Williams esegue, Burns scatta la foto) Ora rientra dentro.

Scena 5 (Burns, Jenny)

JENNY.

- (entrando) Buonasera Mrs Burns, giornataccia eh?

BURNS.

- Per qualcuno credo sia stata proficua …

JENNY.

- Per quello che si può guadagnare stando qui.

BURNS.

-Già, (tra sè) ipocrita .. (a Jenny) per fortuna che ci sono gli extra.

JENNY.

- Mah, sì, poca roba ogni tanto.

BURNS.

- (tra sè) E insiste. (A Jenny) E il regalo di Hildy?

JENNY.

- Ah, quello, è vero, i miei nipotini saranno contenti, Mr Jonson è stato gentilissimo, farmi portare i cucciolotti a vedere la partita dei Cubs.

BURNS.

- Con quello che ti ha dato Mr Jonson potrai portarli in tribuna d’onore, i cucciolotti,  con tutto il canile..

JENNY.

- Tutto il canile, non capisco, e poi non lo so ... io, biglietti così non penso di averne mai visti, anzi, mi faccia un favore, guardi un po’ lei nella busta, io non l’ho neanche aperta, così mi dice che devo farci (le da’ la busta) .. io torno subito. (tra se’) Magari fossero di tribuna d’onore.

BURNS.

- (resta a guardarla incredula mentre esce, poi apre la busta) Di tifosi pazzi ne ho visti ma come questa mai.

Rientra Jonson

JONSON.

- (vedendo Matilde con i soldi in mano) … Oh grazie, te li hanno portati, sapevo che potevo fidarmi di te (prende i soldi e la busta dalle mani di Matilde) … certo che queste buste le fanno proprio tutte uguali.Prima era Peggy … mi ha dato solo altri dieci minuti di tempo

WILLIAMS.

- (mettendo la testa fuori dall’armadio) Ah, Peggy, nell’armadio c’è anche … (non finisce di parlare perchè Burns gli richiude la porta in faccia)

JONSON.

- C’è anche cosa?

BURNS.

- Niente, niente, mettiti a scrivere (Jonson va alla macchina per scrivere e comincia a battere) farnetica per la stanchezza, non preoccuparti.  (A Williams) Earl .. il furgone sarà qui da un momento all’altro.(a Jonson) Visto che il tuo Matilde ha una sola parola? Rivolevi i soldi? Detto, fatto

JONSON.

- Allora, la polizia è un branco di iene, dirette da incapaci e corrotti, ti piace?

BURNS.

- Benissimo, continua cosi’.

JONSON.

-  E se poi ci chiedono i danni per un milione di dollari?

BURNS.

- Che lo facciano,  Te li detraggo dallo stipendio.

JENNY.

- (rientrando) Allora Mrs Burns, ha visto nella busta?

BURNS.

- Cosa? Sì certo, ascolta, Jenny, c’è stato un problema …

JENNY.

- Quale problema, dove sono i biglietti? Che ne ha fatto?

BURNS.

- Li ha ripresi Hildy.

JENNY.

- E perchè mai? Me li aveva regalati (va da Jonson che, distratto a scrivere non ha sentito il discorso). Ehi, Hildy, perchè si è ripreso i biglietti da Mrs Burns?

JONSON.

- E a te cosa importa?

JENNY.

- Mi importa eccome, sono convinta che si è accorto che questi erano migliori degli altri, per questo li ha rivoluti indietro, magari erano di tribuna d’onore.

JONSON.

- Ma no, erano di tribuna stampa …. Un momento … ma di quali biglietti stai parlando?

JENNY.

- Di quelli della partita … di quali altri biglietti si può parlare, ho dato la busta che non no nemmeno aperto a Mrs Burns perchè mi dicesse a quali posti corrispono …

JONSON.

- Ah, tu non hai neppure aperto la busta .. allora tu non volevi .. tu pensavi … Jenny, stavo scherzando … (si fruga nella tasca) .. ecco i biglietti (fa per darglieli, poi si ferma a controllare il contenuto e vede che sono quelli della partita) … puoi andare allo stadio.

JENNY.

- Che scherzi cretini, però.

BURNS.

- Ah, Jenny, fammi un piacere, deve venire un fattorino dal giornale, appena arriva dagli questa (le da’ la macchina fotografica)

JENNY.

- Va bene, lo farò … a proposito,  Mr Burns, le volevo dire della Hartman e dello sindaco …

BURNS.

- Sì, sì possiamo immaginare, è uno schifo, ciao Jenny (la spinge fuori) ..

JENNY.

- Ma … (uscendo sospinta da Matilde) … grazie …

Scena 6 (Burns, Jonson, Peggy)

BURNS.

- Ma che bugiarda, hai sbagliato a dare la busta a Jenny e l’hai fatta passare per un’avida senza scrupoli per riavere i soldi da me, complimenti.

JONSON.

- Oh, senti chi parla, tu hai fatto la bella figura con i soldi che ti aveva ridato Jenny.

Bussano alla porta

JONSON.

- Chi è?

PEGGY.             

- Sono io, Peggy.

JONSON.

- Peggy chi? (come ricordando di colpo) Ah, Peggy, sei tu amore... ma non sono passati dieci minuti.

PEGGY.

- Vuoi aprire o no?

JONSON.

- Aprire? Spingi, è rotta.

Appare Peggy

PEGGY.             

- Hildy, ti devo parlare, temo che tu non ti muoverai da qui nè tra dieci minuti nè mai.

BURNS.              

- Che vuole quella là?

JONSON.

-  È Peggy, Matilde ... ti presento la mia futura moglie ... Peggy, questa è Matilde Burns.

BURNS.              

- (al telefono) Duffy, allora senti... al diavolo l’eruzione vulcanica in Giappone, no, non me ne importa niente se è la più spettacolare del secolo … il discorso del vicepresidente? Spostalo tra i necrologi. (a Peggy) Senta Peggy, qui stiamo lavorando... Lei ci fa perdere del  tempo prezioso.

PEGGY

- (a Burns) La colpa è tutta sua. Hildy stava partendo con me e lei l’ha fermato ... ma questa volta non cederò. Hildy verrà con me e subito. Facciamo ancora in tempo a prendere il treno di mezza­notte e mezza.

JONSON.

- (scrivendo) A prendere il treno di mezzanotte e mezza... Oh Dio me l’hai fatto scrivere! Mi distrai Peggy, stai zitta un momento.

PEGGY.

- Ora finalmente capisco quello che sei: un animale ... freddo come una biscia ed egoista come una scimmia...

JONSON.

- Perfetto, brava Peggy, Phil Forrest, sindaco di questa città, freddo come una biscia ed egoista come una scimmia, vedi vado velocissimo, ti prego, amore, aspettami ancora qualche minuto ... questa è la più grande occasione della mia vita.

PEGGY.

- Pensavo di essere io la più grande occasione della tua vita.

JONSON.

- Tu sei la più grande occasione della mia vita, sai cosa faremo, scambieremo i biglietti del treno con la mamma, così tu ed io avremo uno scompartimento tutto per noi.

PEGGY.

- Non m’incanti, Hildy, tu non hai nessuna intenzione di uscire da questo mondo schifoso. . . non hai fatto che mentirmi.

JONSON.

- Ma no, amore, pensa, tu prenderai la cuccetta di sotto e io quella di sopra (l’abbraccia).

PEGGY.

- (cedendo) E va bene, voglio darti ancora fiducia, però lascia a me la cuccetta di sopra.

JONSON.

- Facciamo così, prendiamo tutti e due quella di sopra.

PEGGY.

- E se vengono il controllore o la mamma?

JONSON.

- Li mandiamo nella cuccetta di sotto.

PEGGY.

- A proposito, Hildy, hai visto la mamma?

JONSON.

- Qui non è venuta di certo, sarà sicuramente alla stazione che ci aspetta.

PEGGY.

- Ok, Hildy, io vado lì ma se non arrivi in tempo per il prossimo treno, partirò senza di te.

JONSON.

- Partiremo insieme, tesoro (Peggy esce).

Scena 7 (Burns, Jonson)

BURNS.

- (tentando di chiudere la porta) Questa porta non si chiude, l’hanno sfondata, ci incastro davanti una sedia (esegue). (A Hildy) Forza Hildy, colpisci duro. (aprendo la porta dell’armadio) Come stai Williams? Hai abbastanza a­ria? (soffia dentro dell’aria con un gesto della mano) Va meglio così?  (a Hildy) Leggimi il pezzo...

JONSON.

- (leggendo) “Mentre centinaia di guardie armate fino ai denti, pagate con i soldi dei nostri concittadini correvano per Chicago sparando su in­nocenti pedoni e spargendo il terrore, Earl Williams stava nascosto negli uffici del penitenziario.”

BURNS.

- Puah, non hai nominato l’Examiner. Chi l’ha cat­turato Earl Williams?

JONSON.

- L’ho messo nel secondo paragrafo.

BURNS.

- Il secondo paragrafo? Ma non hai ancora imparato che tutti si fermano al primo? Faresti meglio a tornare a fare il fotografo.

JONSON.

- Ah, davvero? E Chi ha scritto la confes­sione in punto di morte di Fitzgerald chiaMatildeo lo sbu­dellatore? Chi ha scritto il diario di Ruth Randall l’avvelenatrice? E che mi dici dell’alluvione a Dayton? Persino il telegrafista si è messo a piangere!...

BURNS.

- Benissimo, allora ora cerca di fare piangere me. .

.JONSON.

- Sì, lo farò un giorno, a sberle.

BURNS.

- Sei bellissimo quando ti arrabbi..

JONSON.

- (che nel frattempo ha scritto) Senti se così ti va bene...”L’Examiner di Chicago ha salvato ancora una volta la città da un nuovo feroce attentato. . . mentre le forze di polizia brancolavano nel buio, due eroici giornalisti sono riusciti a catturare Earl Williams, la belva assetata di sangue che si aggirava nella notte minacciando i poveri cittadini addormenta­ti”. Va meglio?

BURNS.

- Perfetto, continua così.

Scena 8 (Burns, Jonson, Besinger)

BESINGER.

- (da fuori, tentando di aprire la porta) Ehi, è una mania chiudersi qua dentro.

JONSON.

- È Oscar Besinger, il proprietario dell’armadio, cronista giudiziario del Tribune...

BURNS.

-Ci penso io... (va ad aprire) Che c’è?

BESINGER.

- Che ti ha preso Hildy? (vedendo Burns) Oh buonasera Mrs Burns. . .che onore averla qui...

BURNS.

- Ciao caro Besinger.

BESINGER.

- Mi scusi, volevo ….ma lei conosce il mio nome... (lusingato si avvia verso l’armadio)

BURNS.

- (bloccandolo) Che fortuna questo incontro. Stavo proprio parlando di te con Hildy.  Ho letto il tuo articolo stamattina sul Tribune. Bel pezzo! Molto ben fatto.

BESINGER.

- Davvero? Accidenti. Sono molto contento, Mrs Burns, che le sia piaciuto ... E la poesia come le è sembrata?

BURNS.

- La poesia? .. .Ah sì la poesia... divina! Un colpo al cuore.

BESINGER.

- Le è piaciuto il finale? ... (recitando) “Fuori dalla buia cel­la / splende una grande stella / ma i suoi occhi non la vedran più / per lui ci sarà solo il boia a far cucu’.”

BURNS.

- Sruggente, unica, vero Hildy? Besinger, cosa ne diresti di venire a lavorare per me?

BESINGER.

- Ma dice davvero Mrs Burns?

BURNS.

- Non mi credi? (acchiappa il telefono) Pronto Duffy? ti man­do Besinger, Oscar Besinger...il poeta. Mettilo subito al lavoro. Sta arrivando il camion?

BESINGER.

- Il camion?

BURNS.

- Certo, lo portiamo con le tue cose all’Examiner, tu cominci subito, adesso? Quanto ti danno al Tribune?

BESINGER.

- Centodieci.

BURNS .

- Da me prenderai centocinquanta più gli straordina­ri. (al telefono) Hai capitoDuffy? Come primo incarico voglio che ti scriva una preghiera sulla città di Chicago, la pubblichiamo in prima pagina, tutta in maiuscoletto gotico.

BESINGER.

- La poesia la preferisce sullo stile del nuovo o del vecchio testamento?

BURNS.

- Una via di mezzo tra il discorso della montagna e il ventitreesimo salmo.

BESINGER.

- (sempre indugiando sulla porta con l’altra che lo spinge fuori). Niente di più facile, ne ho una già pronta. Io non so come ringraziarla Mrs Burns... se poi un giorno volesse mandarmi all’estero come corrispondente io so un po’ di francese: merci, voilà, voiyont, donque, bon alors, la vie en rose, vuole che gliela canti?

BURNS.

- Dipenderà da te, Besinger... poi ne parliamo.., adesso vai …  ma credo che Parigi sia alla tua portata. Au revoire mon capitaine! (Besinger esce) … Ci sarà solo il boia a far cucu’ .. bleah … (Al telefono) Duffy?  Un imbecille del Tribune verrà da te a prendere servizio. Trattalo coi guanti di velluto ... Aspetta che consegni la poesia e poi caccialo via a pedate. (Va da Williams) Ehi Earl, tutto bene, ricordi il segnale? (Batte tre volte, Earl risponde) (a Hildy) Allora, a che punto sei? Non stare lì imbambolato come un gelato alla crema...

Scena 9 (Jonson, Burns)

JONSON.

- Io ho finito, se ti piace, bene, se no fa lo stesso (fa per andarsene). Vado a sposarmi, non voglio invecchiare su questa scrivania...

BURNS.

- Meglio la scrivania! Dopo due anni ogni matrimonio puz­za!

JONSON.

- Che ne sai tu dell’amore?

BURNS.             

- Credi che gli uomini siano capacio di diventare dei mariti affettuosi? Ti ricordi di quello che ha tagliato a pezzi la moglie e ci ha fatto i wurstel in scatola? E quell’altro, Petras, che l’ha cotta nel forno dopo averle messo l’arsenico nell’ovomaltina? Quando sarai stato in questo lavoro tanto quanto me, saprai che l’amore è una illusione e i mariti, te compreso, dei potenziali assassini.

JONSON.

- Credi di essere una che la sa lunga eh? niente casa, niente famiglia, niente ....... Cene a base di panini al salame, nottate sul divano dell’ufficio. Addio Matilde, io me ne vado. Non posso perdere quella ragazza.

Se ne va verso la porta. Lui lo blocca.

BURNS.

- Hildy, questa è diserzione. Se tu fossi nell’esercito finiresti davanti al tribunale militare.

JONSON.

- Se io fossi nell’esercito ti avrei già fatto fucilare.

bussano forte alla porta

BURNS.              

- Non aprire, che restino lì finché non ho portato fuori questo armadio.

JONSON.

- Non l’hai ancora capito... me ne vado Matilde ... mi sono stufato di te, del giornale, della puzza di questa sala stampa e di tutto... l’articolo ce l’hai. Fanne quello che vuoi. Addio.

Scena 10 (Burns, Jonson, Endicott, Mc Cue, Kruger, Hartman)

(Apre  la porta. Viene investito da Mc Cue, Endicott e Kruger che lo re­spingono indietro).

ENDICOTT.

- Eccolo qui...

JONSON.

- Un momento, non spingete.

KRUGER.

- Volevi fregarci ancora una volta, eh?

HARTMAN.

- Oh, eccolo qui il nostro Hildy.

JONSON.

- Ho fretta ... devo prendere il treno con la mia fidanzata.

HARTMAN.

- E come si chiama questa fidanzata: Williams? E magari è condannata a morte, eh?

BURNS.

- Calma, calma, di Hildy Jonson rispondo io... che volete razza di marmotte? (toglie l’articolo dalla macchina da scrivere e lo ap­pallottola)

HARTMAN.

- Allora lo chiedo a te, Matilde, che ci fai qui?

BURNS.

- Questo non ti riguarda. Conosci il Primo Emen­damento... garantisce la libertà di stampa e dunque anche della sala stampa.

HARTMAN.

- Al diavolo la libertà di stampa, voi non uscite di qui se non ci avete detto prima dove sta Williams.

ENDICOTT.

-  Ha parlato con Mollie. La porta era chiusa a chiave, ricordate ... Lei deve avergli raccontato tutto.

KRUGER.

- Non siamo mia scemi, cosa ci facevi chiuso qui dentro con Mollie? Dicci dov’è Williams

JONSON.

- Ti dico che non so niente di niente, fatemi uscire.

(Lo bloccano tirandogli la giacca e gli trovano la pistola)

ENDICOTT.

- Guardate, è armato.

HARTMAN.

- E questa dove l’hai presa?

JONSON.

- Ho il diritto di tenere una pistola, io.

HARTMAN.

- Ma non questa. (esaminando I ‘arma)

BURNS.

- Sono stata io a dare la pistola a Hildy, per difender­si. È stato minacciato diverse volte dopo la faccenda di Jo Cangemi ... quelli della mafia lo tengono d’occhio...

HARTMAN.

- Molto interessante. Ora però si dà il caso che questa pistola sia quella con cui Williams ha sparato sul dot­tore...

KRUGER.

- Cavolo, Hildy, sei davvero complice di Williams.

BURNS.

- Quella pistola l’ho data io a Jonson.

HARTMAN.

- Può anche essere, ma ciò non toglie che continui ad essere quella che ha sparato a Williams.

KRUGER.

- Ne sei proprio certa?

HARTMAN.

- Sapro’ riconoscere la mia pistola o no?

ENDICOTT.

- La tua pistola!

KRUGER.

- Lo dicevo che c’era qualcosa sotto...

HARTMAN.

- Non perdiamoci dietro questi dettagli, parla Jonson, dov’è il condannato? Dove l’hai nasco­sto?

ENDICOTT.

- Ora ci dira’ che è andato all’ospedale a trovare il dottor Enghehofer...

KRUGER.

- Certo, gli è venuto un improvviso complesso di colpa ed è an­dato a chiedergli scusa.

ENDICOTT.

- Perchè non lo chiediamo alla Burns. Cosa credete che sia venuto a fare qui? Non è la tipa da muoversi per niente quel­la.

HARTMAN.

- Allora, Matilde, dove lo avete nascosto?

BURNS.

- Vuoi insinuare che l’Examiner aiuterebbe un criminale a nascondersi?

HARTMAN.

- Non lo insinuo, lo affermo!

 BURNS.

- Pensi che io sia una bugiarda? Beh lo sai cosa c’è scritto sotto l’aquila sulla testata del giornale “Tutta la verità, solo la verità, nient’altro che la verità”

SQUILLO DEL TELEFONO DEL TAVOLO GRANDE GIORNALISTI

ENDICOTT.

- Potrebbe essere Williams

JONSON.

- Scommetto uno contro dieci che non è lui.

KRUGER.

- (andando a rispondere) Pronto … sì sono Matilde … cosa? La fotografia di Williams non è venuta bene? Ma quale fotografia … quella che ho fatto io? (Burns gli chiude il telefono)

BURNS.

- È contro la legge fingersi il direttore del giornale.

HARTMAN.

- E vuoi farmi credere che non sai dov’è nascosto Williams? Ti do dieci secondi per dirmelo.

BURNS.

- Ma se non sai contare fino a dieci.

HARTMAN.

- Troverò Williams, dovessi rivoltare questo ufficio (va in bagno e rientra con il berretto di Williams). E questo non è di Williams?

JONSON.

- Portalo agli oggetti smarriti, forse viene a riprenderselo.

SQUILLO DEL TELEFONO DELLA SCRIVANIA

ENDICOTT.

- (Rispondendo) Pronto! … Cosa? Dove devono salire i sei facchini con la carrucola?

HARTMAN.

- Cosa dovete farci con sei facchini?

JONSON.

- Devono prendere le mie valigie.

KRUGER.

- Ma non farmi ridere, sei facchini per due valigie.

JONSON.

- Prenditela con il sindacato lavoratori, non puoi chiamarne meno di otto per volta, fortuna che due erano malati.

 

HARTMAN.

- Basta o mi dite dove sta Williams o io vi sbatto dentro.

BURNS.

- Io questo non te lo permetto, vuoi che racconti a tutti quanti come hai fatto carriera?

HARTMAN.

- Ma perchè mi trattate così? Io qui rappresento la legge .. da piccola volevo fare l’avvocato, poi trovai posto nell’amministrazione penitenziaria, così mi sono ritrovata a tenere la gente dentro invece di farla uscire. Faccio una vita d’inferno, vivo praticamente in galera, avrò diritto o no a qualche distrazione? Vuoi che mi metta contro il sindaco, che dia manforte a quei sovversivi che stanno invadendo le nostre città, che assaltano i nostri palazzi, che si arrampicano sulle aste delle bandiere per tirare giù tutte le stelle.

BURNS.

- Tu sei suonata Susan, sei suonata, sei suonata. (così facendo batte tre volte sull’armadio, da dentro si sentono tre colpi di risposta).

ENDICOTT.

- Acccidenti, sta nell’armadio.

KRUGER.

- Nell’armadio di Besinger... Chissà come gliel’ha riempito di bacilli.

HARTMAN.

- Io l’avevo capito subito... dove poteva stare?... (pun­tando la pistola) Fuori da lì Williams. Sei sotto ti­ro. A mani alzate... (agli altri) Voi pronti a prenderlo..

anziché dargli retta sono già tutti ai loro telefoni che chiamano

KRUGER.

- Pronto? Passami Jim .. Jim, Williams è stato scovato, sì...

ENDICOTT.

- Sono Endicott, è urgente... Senti, Al, se ti dico che ho nelle mani Williams ci credi? Stai in linea. Fra un momento ti darò una notizia sensazionale...

HARTMAN.

- Ora conto fino a tre. Al tre vieni fuori Williams e non fare scherzi perché sparo.Uno … due,

Scena 11 (Burns, Jonson, Endicott, Mc Cue, Kruger, Hartman, Mrs Grant, Williams)

l’armadio si apre,  Mrs Grant compare

ENDICOTT.

- E questa chi è?

JONSON.

- Mia suocera … mamma, cosa ci fa là dentro?

MRS GRANT.

- Non lo so, ho come un vuoto nella mente … ricordo solo che mi hanno raccontato che hai fatto delle cose terribili nella tua vita …

ENDICOTT.

- (al telefono) La polizia era sul punto di arrestare Williams ma questi si è di nuovo fatto largo sparando all’impazzata.

KRUGER.

- (al telefono) Pare che Williams stia cercando di scappare travestito da donna, sono in corso i controlli di rito.

ENDICOTT.

- (al telefono) Pare che il condannato sia stato aiutato da una complice, una vecchia  rimbecillita.

MRS GRANT.

- Ehi, sarà lei rimbecillito.

JONSON.

- Penso che tu ci debba delle scuse, Susan.

HARTMAN.

- Scuse? Io vi faccio arrestare tutti e tre per complicita’ nella fuga di Williams.

BURNS.

- Con quali prove?

HARTMAN.

- E questa (agita la pistola) non è una prova?

JONSON.

- Dimentichi che è tua, se noi siamo complici di Williams, tu che sei?

HARTMAN.

- Ma me l’ha chiesta il dottor Enghelhofer!

JONSON.

- E tu gliel’hai data, minimo di beccherai una rimozione per negligenza, fossi in te lascerei perdere e cercherei Williams. Io me ne vado alla stazione.

BESINGER.

- (entrando) Mrs Burns, che scherzi sono questi, sono stato al giornale, ho consegnato la poesia e mi hanno cacciato a pedate.

MRS GRANT.

- Aah! È lui, quello geloso di Hildy …

KRUGER.

- Hildy … anche tu … non l’avrei mai detto …

MRS GRANT.

- Sì, ora ricordo tutto, è quello che fa spogliare il pubblico ed entra nelle case della gente (rivolta a Besinger) ma io l’abbonamento non lo faccio, se lo può scordare!

KRUGER.

- Oscar, non è da te, sei un rompiscatole ma ti facevo un tipetto raffinato.

BESINGER.

- Ma io non so di cosa stia parlando questa signora, le ho semplicemente raccontato della mia arte nello scrivere..

MRS GRANT.

- .. appunto …

BESINGER.

- … gli articoli che ora tutti leggono con la consegna porta a porta del giornale.

MRS GRANT.

- Articoli di giornale?

BESINGER.

- E  che altro?

MRS GRANT.

- E i reati di cui vi occupate?

BESINGER.

- Siamo giornalisti di cronaca …

MRS GRANT.

- Eh no, un momento, questo può essere un equivoco ma quello che mi ha detto Priscilla Shy non può essere frainteso: le tue ex fidanzate che piangono affrante nei bracci dei penitenziari femminili, e poi furti, rapine …

JONSON.

- Ma quali furti e rapine? .. Aspetta un attimo, lasciami indovinare chi è Mrs Shy (a Burns) Matilde, Matilduccia cara, carissima direttrice dell’Examiner, lo sai che sei la persona più … repellente e disgustosa che abbia mai conosciuto in vita mia … io ti … ecco cosa avevi raccontato a mia suocera.

BURNS.

- D’accordo, d’accordo, l’avevo fatto per il tuo bene,  … rifiuti il mio aiuto? Ok,  non ti preoccupare, ti auguro di essere felice, quanto è vero’ che mi chiamo Priscilla Shy.

JONSON.

- È convinta adesso mamma?

MRS GRANT.

- Quasi .. però mi devi spiegare perchè tutti sono gelosi di te.

ENDICOTT.

- Qui nessuno è geloso di Hildy, chi le ha messo in testa questa panzana?

MRS GRANT.

- Me l’ha detto quell’uomo che sta nascosto nell’armadio.

ENDICOTT.

- Quale uomo?

HARTMAN.

- Già, quale uomo?

ENDICOTT.

- Questo l’ho già chiesto io.

MRS GRANT.

- Quest’uomo (apre la porta dell’armadio e compare Williams).

HARTMAN.

- Lo dicevo io che stava qua (punta la pistola su Williams) Cammina, Earl, è finita (parlando fuori) Ehi, voi, là fuori, venite a prendere il monello.

MRS GRANT.

- Un momento, un momento (a Williams), prima di andarsene lo ripeta, lo ripeta che qui tutti quanti sono gelosi di Hildy.

WILLIAMS.

- Hildy è un grande giornalista e un brav’uomo, Mrs Grant, per questo può suscitare gelosia tra i colleghi.

MRS GRANT.

- (sedendosi) Ah .... e io che credevo ... che figura  .... (A Jonson) Ma perchè lo portano via?

JONSON.

- Glielo spiego dopo, mamma.

WILLIAMS.

-  (Uscendo, a Jonson) Dica a Mollie di non piangere, per favore. E le dica che quei tredici gradini non portano alla forca. Quei tredici gradini portano alle stelle (esce).

I giornalisti si precipitano ai telefoni

BURNS.

- Eccolo li, Hildy! Non portano alla forca ma portano al­le stelle. Eccolo il titolo che volevo.

JONSON.

- Brava, fallo scolpire come tuo epitaffio.

ENDICOTT.

- (al telefono) Williams è stato preso in questo momento nella sala stampa del palazzo di giustizia dopo un feroce conflitto a fuoco.

KRUGER.

- (al telefono) Williams si è consegnato spontaneamente a Susan Hartman che lo ha abbracciato a lungo. I due hanno pianto a dirotto, la commozione ha prevalso sul disgusto.

BESINGER.

- (al telefono) Per Williams è finita, l’aurora che ormai s’approssima lo condurrà a calcare i mesti passi che conducono al tristo patibolo.

BURNS.

-  (al telefono) Scrivi, idiota: L’Examiner ha appena conse­gnato Earl Williams alla giustizia.

JONSON.

- Bene, è stato un piacere, andiamo mamma.

HARTMAN.

- Dove credete di andare? Voi tre siete in arresto, nascondere un condannato a morte evaso è un reato gravissimo, dieci anni non ve li toglierà nessuno (parla fuori), ehi, voi altri, ce ne sono altri tre da prendere …

KRUGER.

- Basta così, non voglio assistere a queste scene, me ne vado a letto,  tanto qui non puo’ succedere altro. Ciao, Hildy, mandami una cartolina.

ENDICOTT.

- Stammi bene, Hildy e non te la prendere, puoi sempre scrivere sul corriere del detenuto. Ciao.

BESINGER.

- Arrivederci Jonson, (guardando la Burns) sono contento di non essere diventato un tuo collega in quel giornalaccio.

Escono tutti i giornalisti

Scena 12 (Hartman, Jonson, Burns, Mrs Grant, Forrest)

HARTMAN.

- Avanti, muovetevi, vi concedero’ il piacere di non farvi mettere le manette nella sala stampa.

 

BURNS.

- Fossi in te lascerei perdere, Susan, non ricordi cosa successe a chi  minacciò di mandarci in galera?

JONSON.

- Già, ti sei dimenticata della causa che ci intentò la Manzex quando scoprimmo che dentro le loro scatolette c’era carne di gatto e non di mucca?

BURNS.

- Il giorno della prima udienza in Tribunale uscirono tutti fuori strada e affogarono nel fiume, con i loro atti legali … e le loro scatolette.

MRS GRANT.

- (sottovoce a Jonson) Oddio, ma è vero? Io ho sempre mangiato i prodotti della Manzex, mi avranno fatto male?

JONSON.

- (sottovoce) No, i gatti li favevano vaccinare.

BURNS.

- C’è una stella che protegge l’Examiner, Susan.

HARTMAN.

- Non credo alle stelle, preparatevi a finire al fresco.

FORREST.

- (entrando) Che dolce suono hanno queste parole “preparatevi a finire al fresco”, specialmente se rivolte a due imbroglioni come voi.

BURNS.

- L’ultimo sindaco che le ha pronunciate nei nostri confronti è finito a vendere hot dog fuori da una stazione secondaria della metropolitana.

JONSON.

- Possiamo sempre mettere una buona parola con lui per farti assumere come aiutante.

MRS GRANT.

- Siete sicuri che accetti? Forse sarà ancora arrabbiato con voi.

 FORREST.

- Molto arrabbiato ma non tanto quanto me, erano secoli che aspettavo questa occasione.

BURNS.

- Voglio telefonare al mio avvocato!

FORREST.

- (staccando i fili generali  del telefono) Impossibile, i telefoni sono guasti.

BURNS.

- Te ne pentirai, sindaco, questo è contro la legge.

In quel momento entra Pingus, visibilmente brilla.

Scena 13 (Hartman, Jonson, Burns, Mrs Grant, Forrest, Pingus)

PINGUS.

- Ehi, lei (rivolta al sindaco), ma dove mi ha spedito? Altro che educande del convento di S.Crispina, quel posto, la Foresta dei Cervi,  è un vero schianto.

FORREST.

- Questa ragazza è completamente ubriaca (ad Hartman, sottovoce) Ma non ti avevo detto di farla arrestare?

HARTMAN.

- (c.s.) Mi sono dimenticata di organizzare la retata.

FORREST.

- (c.s.) Incapace. (agli altri) Io non la conosco e no so cosa sia questa Foresta dei Cervi.

PINGUS.

- Siii che mi conosci e conosci pure il locale, orsacchiotto.

MRS GRANT.

- Orsacchiotto?

PINGUS.

- È così che lo chiamano lì, sta pure scritto sul biglietto che che mi ha dato, “al mio orsacchiotto”, scritto con il rossetto … (barcolla) … uhau … devo avere bevuto un po’ troppo, meno male che hanno messo tutto sul tuo conto.

FORREST.

- Ribadisco che non so assolutamente di cosa stia parlando costei, deve essere completamente pazza.

PINGUS.

- Siiii, sono pazza, pazza di te, mi hanno detto cose incredibili sul tuo conto, orsacchiotto (gli si getta addosso).

FORREST.

- Toglietemi di dosso questa ragazza …

PINGUS.

- Eh no, non mi mandare via un’altra volta … sai che facciamo … la grazia la diamo a questa mascherata da secondino e noi due ce ne andiamo a festeggiare.

JONSON.

- Quale grazia?

 FORREST.

- Ma che grazia, ha detto che ringrazia … è andata completamente … ci penso io a lei .. venga, Miss Pingus che l’accompagno.

BURNS.

- Aspetta un momento, voglio capire meglio questa storia della grazia, (a Pingus) di cosa sta parlando?

PINGUS.

- Ma della grazia che il governatore ha concesso a Williams, io l’ho portata piu’ di un’ora fa’ a questi due (indica Forrest e Hartman) ma non l’hanno voluta accettare (tira fuori dalla borsa la grazia) perchè dicevano che non era sicuro che era autentica, un mucchio di balle .. ehm, scusate … poi mi hanno spedita in quel locale … che schianto.

BURNS.

- Mi faccia vedere … (a Forrest che cerca di togliergliela) Fermo tu … (legge) Cavolo, ma è vero, questa è autentica.

JONSON.

- Bene, bene, omissione di atti d’ufficio, corruzione … nonchè … tentato omicidio premeditato … sarà meglio che tu non faccia smontare la forca, potrebbe servirti.

FORREST.

- Ehi, calma, io ho agito in buona fede, dovevo verificare che quella firma sulla grazia fosse proprio di Fant Thomas…

MRS GRANT.

- Fantomas! Ora ricordo tutto, (a Hildy) questa ragazza ha confessato di essere tua complice … ma perche’ hai firmato la grazia a Williams … e poi con il tuo pseudonimo, Fantomas?

JONSON.

- Mail mio non e’ un pseudonimo, e’ un diminutivo, Hildemar non mi e’ mai piaciuto … Fantomas?

MRS GRANT

- Si’, Fantomas, me lo ha detto Priscilla Shy, cioe’ Matilde Burns …(si ferma interdetta) Oddio, non ci capisco piu’ niente …

FORREST

- Ribadisco, io ero in assoluta buona fede.

HARTMAN.

- … e Williams non e mica stato giustiziato … peraltro, voi, quando l’avete nascosto, non sapevate che era stato graziato, quindi …

JONSON.

- Ok pitonessa, uno a uno, per me va bene

BURNS.

- Andatevene fuori di qui, prima che pensi seriamente di sacrificare la mia libertà personale per il trionfo della libertà di stampa.

FORREST.

- Venga con me, Miss Pingus, dobbiamo formalizzare il deposito dell’atto di grazia.

PINGUS.

- Oh, sì, orsacchiotto, formalizziamo ….

FORREST.

- (ad Hartman) e tu muoviti, liberiamo quel disgraziato, prima di finire in galera. (esce con Hartman)

MRS GRANT.

- Aspetti, Miss Pingus, ho ancora un dubbio su quella storia delle firme …(a Jonson) e tu, Hildegard,  fa’ che questo dubbio si risolva bene. (esce dietro a Pingus)

JONSON.

-Hildemar, non Hildegard … Hildegard e’ un nome da donna … oh, lasciamo perdere.

BURNS.

- Forza, Hildy, mettiti al lavoro, non crederai mica che gliela faccia passare liscia a quei due .. e la mia libertà personale non corre alcun pericolo, nascondere un fuggiasco che non è un fuggiasco non è reato, quei due il diritto l’hanno studiato al corso per lavorare a maglia …. domatttina mi porti questa Pingus in  ufficio e ci penso io a tirarle fuori una storia da prima pagina...

JONSON.

- Io non ti porto proprio nessuno, Matilde. Ho chiuso con questo lavoro. Parto. E questa volta dico sul serio.

Scena 14 (Burns, Jonson, Endicott, Mc Cue, Kruger, Besinger)

Rientrano a precipizio i giornalisti

ENDICOTT.

- Cavolo, Flo, meno male che avevi detto che non poteva succedere nulla. (al telefono) Pronto, una notizia sensazionale, il governatore ha concesso la grazia a Williams.

KRUGER.

- (al telefono) Non si conoscono le ragioni ma pare che il governatore, in gioventù, abbia intrattenuto una relazione con la madre di Williams

BESINGER.

- (al telefono) Il pallido lume della speranza di Williams si è ora trasformato in un sole che è tornato a rischiarare la buia notte della sua misera esistenza.

ENDICOTT.

- (al telefono) Migliaia di sostenitori di Williams stanno intonando canti di giubilo sotto le mure del penitenziario (staccandosi dalla cornetta, cantando) Earl sei libero, Earl sei libero (di nuovo al telefono) Senti? … Pronto, ma mi senti? (vede Burns che tiene in mano i fili del telefono) Ehi, ma chi è stato a staccare i fili?

BESINGER.

- I fili? Quali fili? Ah, quelli, ecco perchè non sentivo niente.

JONSON.

- Opera dell’amato Sindaco Forrest, grande sostenitore della libertà di stampa .. e della sala stampa.

KRUGER.

- Dannazione, meglio correre al giornale.

ENDICOTT.

- Si’, qui ci vuole un’edizione straordinaria.

(riescono tutti precipitosamente)

Scena 15 (Burns, Jonson, Peggy, Mrs Grant, Mollie, Williams)

BURNS.

- Dilettanti, non sono neanche capaci di capire se stanno parlando con qualcuno. Oh, Hildy, tu appartieni ad un’ altra categoria, pensaci bene, questa può essere la tua ultima occasione.

PEGGY.

- (entrando) Già,  Hildy, te l’ho già detto, questa può essere proprio la tua ultima occasione.

BURNS.

- Hildy, questo sarà il pezzo più grande della storia del giornalismo.

PEGGY.

- Basta, Mrs Burns, non ci sarà nessun pezzo.  Hildy sarà mio marito e io sarò sua mo­glie, che lei lo voglia o no.

JONSON.

- Io sarò sua moglie che tu lo voglia o no... Cioé... suo marito...

BURNS.

- Ti vedo confuso, ragazzo...

PEGGY.

- Partiremo col treno dell’una e ventotto.

MRS GRANT.

- (entrando) Sì, partiremo con il treno dell’una e ventotto, tutti quanti. Ho finalmente dipanato questa storia delle firme,  Mrs Burns su questo si’ che potra’ farci un bel pezzo;   l’autore di tutte quelle nefandezze non e’ Hildy: e’ il governatore … e ho qui la prova, la penna con cui e’ stata firmata la grazia, me l’ha regalata Miss Pingus.

PEGGY.

- Ciao, mamma … ma quali nefandezze?

MRS GRANT.

- Oh, tu che non sei ancora sposata, cosa vuoi saperne dei rapporti con un marito, queste cose lasciale fare a tua madre che, in tema, ha esperienza da vendere.

BURNS.

- (a Jonson) Ma chi ti sposi, la madre o la figlia?

MRS GRANT.

- Io scendo a chiamare un taxi, sbrigatevi voi due. Arrivederci Mrs Priscilla Matilde Burns Shy, è stato un piacere conoscerla … a proposito, le voglio dare un consiglio, di mestiere tra l’assistente sociale e il direttore di giornale, ne scelga uno solo, altrimenti, prima o poi, rischierà una gran confusione (esce).

JONSON.

- Tua madre certe volte mi preoccupa, però io ti amo e non ti lascerò mai. Ti prometto che non avrò più niente a che fare con questi orribili giorna­li ... anzi da sposato mi rifiuterò perfino di leggerli.

BURNS.

- Accidenti, Hildy, non pensavo fosse una cosa così seria, perchè non me l’hai detto prima? Se l’avessi saputo non mi sarei mai messo tra te e la tua felicita’

JONSON.

- Ti sei messa sempre fra me e le mai felicita’.

BURNS.

- Tu sei un grande giornalista. Mi dispiace perderti, davvero.

JONSON.

- In un certo qual modo dispiace anche a me, mi mancheranno i tuoi urli da oranga. Beh, se un giorno dovessi decidere di tornare, (a Peggy) cosa che non farò assolutamente, c’è una sola persona al mondo per cui lavorerei.

BURNS.

 - Ti ammazzerei se lavorassi per qualcun altro … non so che farò senza di te.

JONSON.

- Dodici anni insieme a correre di qua e di là non è poco, vero? Ti ricordi quando ritrovammo la figlia del milardario che era stata rapita?

PEGGY.

- Lo so anch’io, me l’avrai raccontato cento volte: la ripescaste dentro l’impastatrice di una fabbrica di spinaci e la tiraste fuori tutta verde.

JONSON.

- Già, rimanemmo nascosti una settimana per non essere presi.

PEGGY.

- Comincio a pensare che non hai nessuna voglia di parti­re Hildy...

JONSON.

- Io? Ma che dici, io non posso vivere senza di te Peggy...

PEGGY.

- Già sarebbe bello se mettessi su casa e vivessi da persona decente, occupandoti  un poco di te stesso.

BURNS

- Ha ragione la ragazza. Vai, Hildy prima che ti promuova capo cronista.

JONSON.

- Perché non l’hai detto prima? Anni fa. Ormai è troppo tardi ... andiamo Peggy, quella sarebbe capace anche di farlo.

BURNS.              

- Posso baciare la sposa?

MOLLIE.

- (entrando con Williams) Anche se dicono di lei che è una iena che si è già divorata il proprio cuore, sì.

WILLIAMS.

- Abbiamo deciso di sposarci e dobbiamo ringraziarla, in fondo è merito anche suo se non mi hanno fatto secco.

 JONSON.

- Earl, ti hanno liberato!

WILLIAMS.

- (serissimo) No, la grazia era falsa, sono evaso di nuovo.

PEGGY.

- Eh no, ora basta, lei evada pure quanto vuole ma lo faccia lontano da qui, dove non viene stampato l’Examiner.

WILLIAMS.

- Ma che evaso, scherzavo …

PEGGY.

- Ah …

JONSON.

- Earl, Mollie, vi presento Peggy, la mia futura sposa.

 

WILLIAMS.

- Piacere, ho conosciuto sua madre, una fautrice del matriarcato, tanto simpatica però, abbiamo avuto solo qualche difficoltà nel dialogo …

BURNS.

- Dove ve ne andrete adesso?

MOLLIE.

- Il più lontano possibile, ne ho abbastanza di questa schifosa città.

BURNS.

- Beh, se vorreste passare prima dall’Examiner per un’ultima intervista.

MOLLIE.

- Con tutto il rispetto vorrei andare a vivere in un posto dove non si pubblicano giornali e (guardando Williams) non si stampano manifestini.

WILLIAMS.

- Addio Hildy, credo che lei sia veramente il più grande giornalista che abbia mai conosciuto, a dire il vero l’unico grande giornalista che abbia mai conosicuto, anzi l’unico giornalista che abbia mai conosciuto.

JONSON.

- Addio Earl, addio Mollie, siate felici.

MOLLIE.

- Addio. (a Peggy) Se lo tenga stretto, prima di essere un grande giornalista è un grande uomo. (esce con Williams).

PEGGY.

- Andiamo anche noi, grande uomo.

BURNS.

- Mi dispiace non avere avuto il tempo di comprarvi un regalo.

PEGGY.

- Grazie Mrs Burns. Ma Hildy è il solo regalo che de­sideri. (ridendo) Mi sembra un sogno di portarlo via con me... (tenendolo abbracciato)

BURNS.             

- Aspettate... voglio che prendiate un ricordo.., qualco­sa che vi faccia pensare a me... non posso lasciarvi andare cosi a mani vuote ... ( fruga nel le tasche e poi tira fuori un grosso orologio d’oro) Prendi Hildy, è per te.

JONSON.

- (imbarazzato) Ma no Matilde, questo è il tuo orologio... Te l’ho sempre visto addosso...

BURNS.

- Stai zitto, prendilo e basta. È stato un regalo del gran capo. Se guardi dentro trovi una piccola dedica «A Matilde Burns, la miglior giornalista che conosco». Quando sei a Philadelphia lo cancelli e ci metti il tuo nome... (glielo mette in mano)

JONSON.

- Sai benissimo che non lo farei mai. (guardando l’orologio)  Beh questa è la prima e l’ultima cosa che ho

avuto in regalo dall’Examiner in dodici  anni.

PEGGY.

- Arrivederci Matilde, posso chiamarla Matilde, vero?

BURNS.

- Certo cara che puoi.

PEGGY.

- Ho sempre pensato che lei era un poco di buono … continuo a ritenerla un po’ stram­ba, ma in fondo penso che sia una brava persona... sotto sotto si può dire che lei è un pezzo di pane... e deve avere anche un gran cuore...

JONSON.

- Molto sotto. Ciao, vecchia oranga.

BURNS

- Ciao Hildy (lo bacia sulla guancia).

PEGGY.

- Addio Matilde (Esce tirandosi Hildy appresso).

Burns li saluta con la mano, poi va al tele­fono del tavolo giornalisti, alza la cornetta, la posa, va al telefono dell’altro tavolo, si ferma un momento a pensare con la cornetta in mano. Poi se la porta al­la bocca.

BURNS.

- (al telefono) Duffy?... Senti, qual è la prima fermata per Philadelphia? Cleveland? Bene, manda subito un telegramma al capo della polizia di Cleveland,  digli di fermareil treno  che parte all’una e ventotto da Chicago con un mandato di cattura per Hildy Johnson... mandagli una descrizione dettaglia­ta... Quel disgraziato mi ha rubato l’orologio...

SIPARIO

DIECI SECONDI RIAPRE SIPARIO – QUADRO – SETTE SECONDI – RICHIUDE SIPARIO – MUSICA 5 – DIECI SECONDI – RIAPRE SIPARIO PER RINGRAZIAMENTI – LUCI DI SALA SULLA CHIUSURA SIPARIO

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 5 volte nell' ultimo mese
  • 24 volte nell' arco di un'anno