PRIME PIOGGE
Dramma in tre atti
di ENRICO PEA
PERSONAGGI
FABRIZIO
SARA
AZARIA
GHRSOM
IL RABBINO
DLILA
MUSTAF
UOMINI DELLA COMUNIT
A Salonicco nei primi giorni di ottobre.
ATTO PRIMO
Terrazza con parapetto basso. Da un lato accesso ad una scala di pietra; a sinistra continuazione della casa con copertura terrazza, scialbata di bianco come il parapetto. Una porta scura a pannelli arabeschi, chiusa, con l chiave nella serratura. Pavimento di asfalto color pece. Intorno al tramonto: cielo giallo oro uguale inverosimilmente sferico. Una tavola in parte apparecchiata: qualche sedile scompagnato, scuro come la porta e come il pavimento. Sul parapetto Sara e Fabrizio sfogliano un grosso libro che ha le pagine dorate in testata. Azaria agita della saponata in una bacinella verde; fa con un tubo di canna delle bolle che si coloriscono in aria al di l del parapetto.
Fabrizio - In cima la lunetta rossa. Il bono, il ladro cattivo, e sotto i popoli. In alto Iddio nel suo martirio fermo per tutti i secoli! Ma quando rivedo questa Madre vestita di bianco, a testa china davanti al figliuolo suo Dio, in atto di ricevere il pane sacramentato su queste labbra che tremano... e tutta in adorazione! Credete, Sara, non mi dolgo di essere nato cristiano. Maternit dolorosa: le hanno deposto il figlio sulle ginocchia, trafitto nel costato, troncate le ossa. Questa Madre di pietra sta nel Tempo a raffigurare l'Umanit! Vi turbate.... siete ebrea....
Sara - Non per questo. Ma voi parlate con tanta fede di una madre posta sugli altari, raggiata da una ragger di angeli. Che mai questa pallida madre che ha visto risorgere il suo figliuolo glorificato? quando vi sono madri terrene di oggi e di ieri che non han partorito profeti e che piangono in silenzio tutta la vita... Ecco una madre ebrea che ieri vide appesi i figliuoli ai rami delle piante, ed ella vegli agitando gli alberi, perch i corvi non si avvicinassero, e gridando la notte, a che le iene della campagna avessero spavento. E stette per tutta la raccolta degli orzi finch dal cielo non still pioggia, fin che le membra delle creature non caddero a pezzi, fin che la piet del re David ne ordin sepoltura.
E che direste, Fabrizio, di una madre di oggi a cui morisse lo sposo, ed il cognato le dicesse: - Ho su te diritto di consanguineit: ne uso: sarai mia moglie!
Fabrizio - Direi: una schiava!
Sara - E se questa donna per amor della sua creatura si fa schiava?
Fabrizio - una madre!... Ma non parliamo di ci che aderente alla terra... eppoi... io vedervi piangere.... provocato questo... ho sbagliato, sono ospite vostro; siete sorella di un rabbino, avrei dovuto capirlo.... e questa mia esaltazione cristiana ridicola in fondo. Mi sento preso da questo ritorno senza volerlo e... (passa un branchetto di rondini nel cielo).
Azaria - Mamma! son tornate le rondini!
Sara - Belle! belle!
Azaria - Riconosceranno la nostra casa?
Sara - Certo: i nidi sono ancora intatti sotto gli orli della terrazza.
Azaria - Ma non si fermano, mamma!...
Sara - Non saranno'quelle... Queste sono di passaggio per un altro paese.
Azaria - Lontano?
Sara - Forse...
Azaria - Non- si vedono gi pi, mamma!....
Sara - Ne arriveranno altre. Fanno sempre cos; per .giorni e giorni a poche per volta... Si formano dei drappelli e vanno a freccia. Ogni drappello ha tre capitani: uno segna la via ed la punta della freccia, e gli altri due stanno ai lati, chiudono le file, e incoraggiano le rondini stanche.
Azaria - Ma se fossero morte, quelle, mamma, quelle che abitavano qui da noi l'altr'anno'!? .
Sara - I figli di un anno sono gi grandi come le mamme: verrebbero loro. Noi non ci se ne accorgerebbe. (Dalla scala del giardino appare Mustaf con un aquilone rosso).
Azaria - Mustaf, son tornate le rondini!
Sara - No! Mustaf, sulla terrazza non voglio!
Azaria - Il piombo?
Mustaf - Non vuole.
Azaria - Ma il piombo perso!
Mustaf - Lo avrete perduto voi in giardino.
Azaria - Hai perduto il piombo e la pannocchia di fondo alla coda!
Sara - Non sono giuochi da farsi sui pericoli.
Azaria - Senza piombo non vola.
Mustaf - In giardino.
Azaria - (toglie la chiave dalla porta, la porge alla mamma perch la leghi in fondo alla coda dell'aquilone). Mamma, legami questo.
Sara - Azaria, sabato; non posso faticare, lo sai! (Mustaf lega la chiave in fondo alla coda dell'aquilone e si allontana con Azaria dalla medesima scala).
Fabrizio - Sono mortifiaaito, anche perch sabato, e il mio ragionamento vi avr affaticata, certo pi del pie. colo servigio che vi chiedeva il bambino.
Sara - Sentite, Fabrizio, quel genere di fatica non contemplato nella Torh; e poi vi debbo ringraziare, mi sento meglio (si vede l'aquilone rosso nel cielo).
Fabrizio - Io non mi sento meglio di prima.
Sara - Mio fratello rabbino diceva: la Comunit ha scelto un architetto ateo... Aspettavo con tanta curiosit di vedere questo gran fenomeno. Ecco perch io fin dai primi giorni...
Fabrizio - Allora la colpa vostra! Io non mi sono mai esaltato per la religione fino a tanto che sono stato in mezzo ai cristiani. Ma adesso che sono in una casa e-brea, in un paese quasi tutto ebreo, con questo vostro frugare ho finito per rifarmi il segno della croce. curioso, adesso, lontano da casa, con il ronzio negli orecchi, di queste lingue greco-turco-ebreo, sento la nostalgia della patria. Cristiano e patriota sono diventato lontano dalla patria e in casa ebrea.
Sara - Siete, come gli ebrei, in esilio anche voi. (Passa un altro branco di rondini),
Azaria ......................... - (dal giardino) Mamma! passan le rondini!
Sara - Signor Fabrizio..., perdonatemi... il sole non ancora tramontato. Spengete la sigaretta... viene mio cognato dal giardino... (L'aquilone precipita e Sara segue nel giardino qualcosa che la turba).
Sara - No! No! Signor Ghersom, lasciatelo stare! (Ghersom sale la scala del giardino. Sara si leva in piedi. Fabrizio fa per salutarlo).
Ghersom - Treppica sul seminato; state qui, non vedete.
Sara - C'era Mustaf con lui... Non ha fatto danno.
Fabrizio - Scusate, Ghersom, scendo nella mia stanza e torno con i progetti del tempio.
Ghersom - Vi aspetto. La persona satolla calca la grazia di Dio. Alla persona affamata ogni cosa amara dolce.
Sara - Non a me, cognato.
Ghersom - Una donna locca fa crollare le mura della propria casa.
Sara - Siete voi, cognato, che usando dei diritti di consanguineit mi volete per moglie.
Ghersom - Eh!... una bella novit questa! Vorreste essere libera? Eh!... col gran patrimonio che vi ha lasciato il vostro primo marito!
Sara - Vostro fratello non morto povero.
Ghersom - Ma quello di mio fratello mio. E vorreste lo avesse lasciato a voi, o a quel vostro figliolo che non sangue di mio fratello?
Sara - Vostro fratello non lo ha mai toccato mio figlio, che, del resto, lo amava come suo. Quando rimasi vedova, Azaria aveva appena due anni. Ho sposato vostro fratello non per quello che voi credete.
Ghersom - E perch lo avete sposato?
Sara - Perch voleva bene a me e al mio figliolo, non perch era ricco. Ma insomma, signor Ghersom, se mi volete amica, non toccate la mia creatura.
Ghersom - una bella ricompensa per la memoria di quel povero fratello che vi ha tolta in moglie, povera, vedova, e con un figliolo. Siete molto riconoscente anche a me, che potrei farvi baciare la suola delle mie scarpe e mandarvi fuori di casa. Ma da quando in qua una cognata mette dei patti a chi su di lei ha tutti i diritti?
Sara - Sulla mia creatura non avete diritto. E poi, sentite, quel rinfacciare la povert della mia casa non lo ha mai fatto vostro fratello, che mi amava davvero... Non sono una donna di strada, signor Ghersom: mio padre era rabbino maggiore, mio fratello gli succeduto e non mi scaccer d; casa, se voi...
Ghersom - La nomina di vostro fratello a rabbino si deve a me, che sono capo della Comunit. Anche quel pane lo dovreste a me in tutti i casi.
Sara - Signor Ghersom!
Ghersom - Sono vostro cognato! (Fabrizio, che si era trattenuto a messo della scala del giardino, ora sale con rapidit gli ultimi scalini. Spiega i rotoli sul parapetto. Sara scende le scali del giardino).
Fabrizio - In fondo il tabernacolo occupa quasi tutto lo spazio. Pi avanti la balaustrata con i candelabri. Al limite della balaustrata due ali, sotto, potranno anche essere chiuse, e sopra due gallerie per le donne. Queste due gallerie resterebbero ottuse: per questo, oltre ai finestroni che illumineranno le scale interne, faremo due cupolette, cos daremo migliore aspetto all'edifizio, e saranno come due padiglioni. Un'altra cupola sar sopra il tabernacolo: in questa cupola praticheremo dei globi di cristallo: i raggi del sole illumineranno il tempio dall'alto.
Ghersom - Prima di tutto le scale per le gallerie delle donne debbono essere esterne, e non interne. E poi queste due ali danno al tempio la forma di croce: questo ha preoccupato moltissimo la Comunit.
Fabrizio - Ma se i muri sono appena alti tre metri!
Ghersom - Ma la forma si veduta sino dalle fondamenta.
Fabrizio - Il progetto che io presentai lo ha pure approvato la Comunit.
Ghersom - S, mi pare. Voi per avete fatto modificazioni di vostro arbitrio.
Fabrizio - Ho fatto delle modificazioni cos piccole, cos insignificanti, che non valeva la pena ne ottenessi autorizzazione.
Ghersom - Pare a, voi insignificante praticare le scale in modo che le donne dovrebbero entrare nel tempio per salire nei luoghi a loro assegnati. Questa cosa non si mai vista in una sinagoga! In oltre so che avete ideato una specie di tribuna davanti al tabernacolo e abolireste cos la Teb nel centro della sinagoga.
Fabrizio - Di questo ne ho parlato al rabbino. Siccome tra la cortina del tabernacolo e la balaustrata vi un grande spazio, e sulla balaustrata i candelabri, e in alto tutta la luce della cupola, ho disegnato questa
Teb - (mostra un disegno) in modo che il rabbino officiante sar prossimo al tabernacolo di Dio e avr tutto il popolo di faccia. In oltre le donne, dalle gallerie vedranno l'officiante e udranno chiaramente. Il tempio cos sgombro sar pi severo, con due ordini d colonne, in fondo la grande porta a due battenti, e sopra la porta la cantora.
Ghersom - Non mancano che due pile per l'acqua santa in questa specie di sala da ballo.
Fabrizio - Che dite, signor Ghersom?
Ghersom - Dico che la Comunit, di cui sono presidente, non la pensa come voi e che non intende sgarrare di un centimetro dalle consuetudini rituali.
Fabrizio - Ma il rabbino, vostro cognato, trov anzi pratica questa modificazione e non si scandalizz punto.
Ghersom - Per vostra regola, il rabbino un impiegato come voi.
Fabrizio - (tra se) Un sacerdote impiegato!?
Ghersom - Impiegato, impiegato, s!
Fabrizio - Scusate, credevo che il rabbino in fatto di culto, se si addottorato, ne sapesse di pi dei signori della Comunit.
(Mustafa, apparecchiata la tavola, mette in ordine i sedili, dispone per la cena).
Ghersom - Signor Fabrizio, mi pare che questo non si chiami fare l'architetto, ma piuttosto il sovvertitore de. gli usi d'Israele.
Fabrizio - Mustaf, va' a chiamare la padrona (Quasi sottovoce) Signor Ghersom, voi mi avete offeso gi dieci volte, ed naturale che, non avendomi visto scattare come avrebbe fatto un qualunque mediocre uomo, pensiate alla mia estrema vigliaccheria. Vedete, queste parole, che hanno pure un certa gravit, ve le dico sottovoce e sorridendo. Vi assicuro, signor Ghersom, che non sono cos pacifico e cos passivo come voi credete. Voglio portare a termine l'opera mia, magari col vostro beneplacito, ma voglio portarla a termine ad o-gni costo. Non volete le scale dentro? Volete la Teb dove era progettata? Vi d noia la cantoria sopra la porta maggiore? Va bene, va bene, va bene. Ma io non sono un facchino umile a cui voi siate abituato a comandare, e nemmeno una femminuccia ebrea, io. (Delila sale le scale, Fabrizio s ricompone) Dunque, signor Ghersom, ci siamo intesi: la Teb dev'essere in centro, secondo il rito e non altrimenti; le scale esterne e per la cantora vedremo, ci metteremo d'accordo....
Delila - Buona sera, cognato. Mi avete fatto chiamare, signor Fabrizio?
Fabrizio - Sentite, Dlila, ero qui a bisticciarmi con vostro cognato, il quale si ostina a non volermi dire il significato di questa Tekuf, che ci costringe a rimandare la cena di qualche ora. Il signor Ghersom teme a svelare a me i segreti della sua religione, a meno che lui stesso li ignori.
Delila - Questo non possibile.
Fabrizio - Mi sono permesso di farvi scomodare perch voi, in qualit di moglie di un rabbino, avete l'obbligo di illuminare i nefiti in ogni modo, come padrona di casa, ditemi quando andremo a pranzo.
Dlila - Se mio cognato lo permette, vi dir luna e l'altra cosa.
Fabrizio - Ma s che lo permette. Il signor Ghrsom di buon umore oggi.
Dlila - Dunque, Mos ed Aronne percossero con la bacchetta le acque del fiume al cospetto di Faraone re d'Egitto, e le acque si mutarono in sangue; i pesci morirono, e questa fu la prima piaga che il Dio di Israele, per testimoniare della sua potenza, mand al Faraone, re d'Egitto. Ora Tekuf, acqua di morte, ha molte ricorrenze all'anno secondo sommi rabbini che hanno cercato nei vecchi libri e ne hanno stabilito lora e i giorni, computando i quarti della luna per gli anni avvenire. In questo oscillare di tempo, oggi, per esempio, dalle sette alle otto, in questo spazio di un'ora, un attimo imprecisato, l'angelo della Morte immerge la sua lama nelle acque del mondo e l'acqua diventa sangue. (Si scorgono Sara e Azaria fermi e perplessi..a mezzo la scala del giardino) Guai a chi, in quel fiatar di tempo, si accosta un sorso alle labbra.
Sara - Lo aveva dimenticato... povera me!... C' tutta l'acqua in camera del bimbo... ed anche in camera vostra, signor Fabrizio... e tra poco sono le sette... Corri, Dlila! anche in camera tua... E non ho dato dine a Mustaf: me lo ero dimenticato come una dissennata. Azaria, sta' qui con lo zio.
Azaria - Vengo con te.
Sara - Signor Fabrizio, in camera vostra, vi prego p l'amor di Dio! Dlila, te!
Dlila - Non sono dissennata, io. Appena tramonta il sole, ho votato le brocche della mia stanza.
Sara - Signor Fabrizio! (scende le scale con Azaria)
Fabrizio - Non vi preoccupate della mia stanza, vado me a farlo.
Dlila - Vado io per voi.
Fabrizio - Non lo permetterei assolutamente... Dite: piuttosto, a che ora si pranza.
Defila - Dopo le otto.
Fabrizio - Signor Ghrsom, vi rivedo tra poco. (Fair zio scende le scale. Mustaf sale con due caraffe la tavola).
Delila - Sciocco che sei, porti l'acqua in tavola!?
Ghersom - vergognoso che questo avvenga in casa un rabbino!
Mustaf - Ma nessuno mi ha detto nulla.
Delila - Vuota le caraffe in giardino, lontano dalle pia te. Rovescia le secchie di cucina nell'acquaio, e g tutta la casa, che non resti nei recipienti una gocci d'acqua.
Ghersom - Da Comunit paga dieci uomini per avvertir tutte le famiglie ebree di Salonicco del giorno e de' l'ora di Tekuf. Alla porta. del rabbinato c' l'avviso alla porta del tempio c' l'avviso, si distribuiscono trentamila calendari gratuitamente, si spende un patriiu^ nio per questa cosa che capitale, e in casa del r bino si prende tutto ci con una leggerezza inqualificabile.
Dlila - Se ve sempre occupata Sara... Non rimproverare me, Ghrsom!
Ghrsom - Rimprovero tuo marito, che si messo in casa questo cristiano...
Delila - Volevo dirti... una mia impressione... ma soltanto impressione. Non ho nulla di certo che possa completare questo. Sar, mi pare, non abbia nessun desiderio di sposarti. E l'assiduit di Fabrizio, i riguardi per lei e per suo figlio mi danno sospetto. Perch, vedi, Ghrsom, rivedo te quando eri assiduo in casa mia nei primi tempi. Veramente nei primi tempi non mi guardavi, le tue premure erano tutte por Sar, ed io ero gelosa di lei. Ma quando vedevo che Sar ti contraccambiava con villanie, allora non avrei voluto, perch ti vedevo soffrire. Finalmente ti accorgesti di me... Mi ricordo il giorno delle capanne... Adesso io vedo questo tuo matrimonio con gioia e con paura: con gioia perch t'avrei sempre qui... ma se poi avrai figli da lei, come potr io darti un figlio?
Gheksom - E vorresti che dimenticassi la memoria di mio fratello! I legami di consanguineit mi obbligano a questo matrimonio, che ormai io non desidero pi: amo troppo te, Delila!... Ma dimmi, tu credi che il cristiano...
Dliu - Stanno per ore e ore a sfogliare quel librone l coi bordi dorati, con la testa vicina, con le spalle curve, parlano sotto voce tra loro... Oggi sono stati qui fino a sera, sempre con quel volume sulle ginocchia, poi Azaria andato in giardino. Sono rimasti soli. (Si odono suoni di tuba lontanissimi e vicini, come un rincorrersi di echi) Ho sospettato, sono salita dalla scala di casa... L'uscio era chiuso. Perch?... (Ghrsom si avvicina all'uscio e si accerta. Sale il rabbino dalla scala del giardino. Ghrsom prende il libro e va incontro al rabbino).
Ghrsom - Ecco i libri che entrano in casa tua!
Il Rabbino - Ma che cosa avete, cognato? Ho trovato mia sorella che piangeva.
Ghrsom - Tua sorella vuole la sua libert.
Il Rabbino - Non dite questo. Mia sorella ha parlato sempre con rispetto di voi. (Sfoglia- il libro; trae dei fogli disegnati con la matita) Ebbene, questo libro che cosa contiene d'immorale? Sono dei quadri d'arte raccolti nelle gallerie del mondo. un libro del signor Fabrizio. Un libro bello che permetto lo veda Azaria... Guardate, cognato, Azaria ha copiato dei cherubini.
Ghrsom - Azaria!? quel libro con quelle donnacce nude?
li, rabbino - Ma non dite spropositi! Il signor Fabrizio dice che Azaria ha grande disposizione al disegno. (Si scorge appena la testa di Sara e di Azaria gi per le scale. Poi salir Mustaf; si accorger della bacinella rimasta sul parapetto e vorr d soppiatto portarla via).
GhErsom - Senti, cognato, se siamo gi arrivati che un forestiero cristiano educhi una creatura come Azaria in casa di un rabbino, si pu anche permettere che una vedova ebrea passi dei pomeriggi interi su questa terrazza con l'educatore del figlio... e si pu anche ammettere che si tolga la chiave dall'uscio per non essere disturbati.
(Sara si affretta a salire la scala con Azaria, fa per mostrare al cognato la chiave legata in fondo alla coda dell'aquilone).
Sara - Scusate, cognato, la chiave dell'uscio...
Azaria - Mamma! Non sposare lo zio cattivo! (fa per andare presso la madre. Urta Mustaf: l'acqua della bacinella gli s rovescia sul capo Stira strappa di dosso le vesti al figlio e lo porta via nudo sulle sue braccia. Gli astanti sono sbigottiti di superstizione.)
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Pavimento di legno a doghe. Soffitto a pannelli rigati di rosso e di blu. A sinistra una scala di legno appoggiata ad una parete sbieca. Sul pianerottolo una porta. A destra una porta pi grande. Una tenda gialla con fiori di loto, applicati in rosso e blu, divide questa parte dalla continuazione della stanza sulle cui pareti sono altre porte.
In fondo una porta nera, liscia, grande da pare':e a parete, alta fino al soffitto, con i cardini e i chiavacci luccicanti d'argento.
(Sara e Fabrizio parlano sotto voce presso la scala. La tenda abbassata. La porta sul pianerottolo della scala aperta).
Sara - Chi sa quale mostro vedeva in me, con questo abito scuro: - Vai via! vai via! Si divincolava tra le braccia di mio fratello - Mandala via, mi schiaccia! Mi butta urta pietra addosso! Vedermi scacciata e strappata alla mia creatura, mi ha preso la disperazione. Mi sono buttata di schianto per terra, mi sono trovata ginocchioni come una cristiana, ed ho invocato la Madonna e i Santi ad alta voce, e mio fratello m'ha detto: Impazzisci, Sara! Ed ero veramente come pazza... Ma come fare perch Azaria non mi vedesse cos orribile, ma come fare? Ma come fare? Ed ho pensato agli angeli bianchi che copiava Azaria dal vostro libro. Ho sentito come un suggerimento: mi sono messa l'abito d,i sposa, le trecce per le spalle, il velo. - Sara, impazzisci! E Azaria mi ha messo le braccia al collo: Mamma! Mamma! E mi guardava curiosamente, mi carezzava il viso... Io trattenevo il pianto... Mi si addormentato in grembo, ed allora, Fabrizio, ho pianto anche di gioia.
Fabrizio - Vi ho veduta. ,
Sara - Voi mi avete veduta, Fabrizio?
Fabrizio - Si, ero qui.
Sara - Al buio?
Fabrizio - Al buio, si, ma ho veduto.
Sara - E perch non siete entrato?
Fabrizio - Perch non avrei potuto giovarvi.
Sara - Grazie. Coin vi ricompenser io? Con tutto i! cuore, grazie per questa bella amicizia.
Fabrizio - Sentite, Sara, volevo dirvi anche qualche cos'altro.
Sara - Ditemi...
Fabrizio - Ma se io vi dico di aver visto una tale cosa, voi la credete?
Sara - Come se l'avessi veduta io.
Fabrizio - Ebbene, qui c'era vostro cognato stanotte.
Sara - Mio cognato? Anche stanotte? La mia creatura stava per morire. Lui qui, con quella donna... mentre il mio povero fratello... orribile, orribile!
Fabrizio - Dunque voi sapete?
Sara - So tutto, Fabrizio, so tutto, e da molto tempo... Ma non debbo sapere... E poi mio fratello debole, fiducioso, beneficato da lui, capo della Comunit, capite...
Fabrizio - Io sono stato in dubbio se dirvelo o no, e credevo di dire una cosa ignorata da voi. Ho sempre esitato di aprirvi l'animo mio... E voi sapete che non sono gradito n in questa casa n in questo paese. Certo che dopo il vostro matrimonio me ne sarei andato, e voi non avreste saputo dalle mie labbra nulla. Ma ora che vedo impossibile un matrimonio tra voi E a vostro cognato... vi dico: se volete essere mia moglie, portatemi Azaria e null'altro.
Delila - Come potr essere dura con voi adesso? Consideratemi male, signor Fabrizio, consideratemi una schiava a cui sia stato forato con la lesina l'orecchio allo Stipite della porta in olocausto ai Mani della casa. La mia volont non conta. Il mio corpo per diritto di consanguineit, per giusta legge di Haliss, strumento a suscitare progenie al mio signore e padrone (sale la Beota) Addio, Fabrizio!
Fabrizio - Addio!
Sara - Consideratemi fin d'ora moglie del signor Ghersom.
Fabrizio - Lo far.
Sara - (plesso la porta) Signor Fabrizio, domani andatevene da questa casa.
Fabrizio - Ormai posso andarmene anche da questo paese.
Sara - No! (represso; poi chiude la porta della stanza indietro di s).
Delila - (viene di dietro la tenda) Siete voi qui, signor Fabrizio?
Fabrizio - Io, si.
Delila - Parlavate voi?
Fabrizio - S, parlavo io.
Delila - Col rabbino?
Fabrizio - No, con vostra cognata, che si ritirata in questo momento.
Delila - Ma il rabbino non era qui?
Fabrizio - Non era qui.
Delila - E dove sar andato? uscito dalla sua stanza, ho supposto che l'avesse chiamato Sara per il bambino. Il bambino dunque non sta male?
Fabrizio - Al contrario, il bambino si addormentato quasi senza febbre. Anch'io mi ero alzato per domandare. Ho trovato vostra cognata e ho conversato con lei finora.
Delila - Ma forse il rabbino era in camera?
Fabrizio - No, vi dico.
Delila - impossibile altrimenti. Non un bazr questo, che ci si possa perdere.
Fabrizio - Anche qui dentro ci si pu perdere. Bussate alla porta di vostra cognata, accertatevi, ma io sono sicuro che lui non l dentro.
Delila - (va alla porta di destra). Di qui non pu essere uscito... E poi perch sarebbe uscito senza dirmi nulla? a quest'ora?
Fabrizio - Avete veduto in giardino?
Delila - No, in giardino no. Perch in giardino?
Fabrizio - Per nulla. Ma quando sono sceso poco fa, la, porta del giardino era aperta. Me ne sono accorto perch la brezza smuoveva la tenda.
Delila - E l'avete richiusa?
Fabrizio - No, ho creduto che vi facesse comodo di tenerla cos,
Delila - Perch dovrebbe farmi comodo lasciar passare il freddo in casa?
Fabrizio - Ah! cara signora, dove passa il freddo pu passare anche il caldo.
Delila - Non capisco...
(Fabrizio tira la tenda senza mostrarsi sorpreso della presenza del Rabbino e di Ghersom in fondo alla porta nera).
Fabrizio - Ecco vostro marito ritrovato. Cessate di stare in pena. Torna da una passeggiata sentimentale in compagnia del vostro signor cognato.
Delila - Mio cognato?
Fabrizio - Vi meraviglia?
Ghersom - Vedi, cognato, che i miei sospetti non sono infondati. Io posso aver agito male per essermi introdotto in casa tua in questo modo. Aia si tratta del mio onore! E se debbo sposare una donna, voglio prima sapere chi sia.
Il rabbino - Dov' la fondatezza dei vostri sospetti? E tu hai lasciato la porta aperta a mia insaputa per un'azione come questa: dubitare che mia sorella treschi con un galantuomo, di cui io rispondo, e questo alla vigilia di un matrimonio, e in un momento in cui una creatura sta tra la morte e la vita... Manco una sgualdrina sarebbe capace di tanto.
Fabrizio - Siete venuto a sorvegliare me, signor Ghersom?
Il rabbino - Come giudicher io una moglie che cela una cosa simile a suo marito?
Ghersom - Sono stato io che ho voluto non dicesse nulla a te.
Delila - Perdonami, ho ubbidito al cognato, ho fatto male a non dirtelo... ma temevo un litigio fra te e lui.
Il rabbino - In casa mia dunque comandate voi!?
Ghersom - Io sto per entrare in questa casa col mio nome intemerato.
Il rabbino - E per questo avete diritto di offendermi con la complicit di mia moglie?
Delila - Non credevo di far male!
Ghersom - Non ti ho offeso!
Fabrizio - Il signor Ghersom non pu offendere.
Ghersom - Smettete di provocare!
Fabrizio - Se tutto questo si iscatenato per me, anch'io debbo dire qualche cosa... (segni di preoccupazione in Delila) non per difendermi; anzi per accusarmi...
Delila - Signor Fabrizio....
Fabrizio - Non per accusare, signora... Mio caro rabbino, bisogna del resto compatire il signor Ghersom. Ha ragione di essere geloso, perch delle donne come Sara Iddio ne ha creato una sola. Ed un peccato che diventi preda di un lupo.
Ghersom - Smettete! Senti se questo linguaggio da ospite.
Fabrizio - Questo linguaggio pi sincero del vostro. Voi non dite la verit, io s.
Ghersom - comodo ingiuriare con la protezione del padrone di casa.
Il rabbino - Io non proteggo nessuno. Voglio sapere.
Fabrizio - Ho troppo rispetto di me e troppo affetto al padrone di casa, per dargli dispiaceri pi grossi... dunque il protetto siete voi.
Deeiea - Ora si accende una lite.
Fabrizio - No, signora, non si accendono liti. Parler voce pi bassa. Dir quello che riguarda me solo. Sentite, rabbino, il signor Ghersom non solo da notte che mi sorveglia.
Ghersom - Adesso state per calunniare!
Fabrizio - Vi voglio troppo bene, rabbino... altrimenti
Il rabbino - Altrimenti che? Anche altre notti siete venuto qui? Io sono ingannato da un pezzo, dunque?
Fabrizio - Dicevo, rabbino, che il signor Ghersom ha ragione di sorvegliarmi; perch avrei fatto di tutto perriscattare vostra sorella dalla schiavit di questo malvagio. Stasera ho detto a vostra sorella che questuomo la sorveglia, che non la stima, che era qui anche la notte passata a questo scopo, a vostra insaputa. Il male che potevo dire di lui gi lo sapeva. Avete ragiona signor Ghersom, di essere geloso. Consolatevi: mi ha risposto che la legge di Haliss le sacrata.. - Consideratemi - mi ha detto - fin d'ora moglie del signor Ghersom. Fabrizio, domani andatevene da questa casa.
Ghersom - Stanotte ve ne andrete!
Fabrizio - Me ne andr domani di giorno, col sole! Non sono un ladro, non sono entrato qua dentro col grimaldello, io!
(Si ode un gran pianto nella stanza di Sara. Il rabbino sale la scala, forza la porta e dietro lui Delila, che riscende precipitosa incontro a Ghersom. Appare Sara vestita da sposa, di bianco, con le trecce per le spade..
Sara - Andate via! Mio figlio non ha pi bisogno del vostro pane! Tra me e voi non ci pu essere pi nulla. Per la mia creatura tutto avrei taciuto, tutto sopportato, tutto sofferto.... Fino a farmi schiava di un uomoche ha insozzato con la sua onorabilit la casa di mio fratello.
Il rabbino - Sorella, che dici?
Sara - Maledico adesso la leggedi Haliss!
Il rabbino - Sorella, calmati!
Sara - Io non ho consanguineit con quest'uomo.
Il rabbino - Sara, taci!
Sara - Mio figlio morto in rancore con lui.
Il rabbino - Non ci badate, cognato.
Sara - E se la legge mi obbliga, diventer donna strada, perch mi ripudi. Mandalo via o impazzisco o mi sguscio gli occhi per non vederlo!
Il rabbino - Uscite per un poco, vi prego.
Sara - No! Scaccialo! Strappami la lingua, se mentisco!: Scaccialo, o ti fai servo! Ti ha offeso! Ti ha insudiciata la casa! Hai ragione anche di ucciderlo!
Il rabbino - Vattene!
(Ghersom esce dalla porta di destra. Delila lo accompagna e poi s butta a terra e resta accucciata sull'uscio).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Vecchio orto: alberi fruttiferi: ciuffotti di mortella e rosmarino lungo un viottolo a destra.
A sinistra la casa del Rabbino. In fondo un muro con limoni e capperi a spalliera e sotto il verde scialbatura a strisce nere e giallo cupo.
Cancello di ferro tinto di rosso. Cielo piovigginoso e vero, come nelle scenografie delle commedie borghesi.
(Il Rabbino scapigliato: ha intorno alla fronte una fetuccella di cuoio girata pi volte e sulle spalle uno scialle a strisce bianco-celeste. Alcuni uomini della Comunit stanno aggruppati a se; uno parla, col Rabbino, intanto che facchini turchi s scaricano di sulle spalle dei tronchi di colonne e dei capitelli di pietra: pongono i blocchi uno sull'altro e su questi un capitello: poi escono).
L'uomo della comunit - Piuttosto che fare aspettare questa gente per le scale del rabbinato... Non si volevano muovere. Ho detto che siete ammalato. Ma che!... dicevano che fate per mandare alle lunghe, che questa cosa doveva gi essere risolta da un pezzo... E sono saliti tre volte, questi uomini, con tutto quel carico sulle spalle. Andare su e gi dalla sinagoga al rabbinato... E dei greci dietro, lungo la strada, a curiosare, e gli indigeni che brontolavano. La Comunit voleva fare tutto occultamente, ma tra poco lo sapranno anche quelli del patriarcato ortodosso.
Il Rabbino - Ma se tutto appianato. Ho parlato con mio cognato ieri. Non lascer la Comunit, mi ha detto. E d'altronde io non posso dispiacervi per uno straniero, ma dovete darmi tempo per agire con tatto. Oggi ero rimasto a casa per questo. La mia parola dovrebbe essere sufficiente.. Vi assicuro che mio cognato non lascer la Comunit.
L'uomo della comunit - Infatti, vostro cognato aspetta a ritirare le sue dimissioni a quando voi avrete mantenuto la vostra promessa. Non lascer la Comunit, ma pretende che l'architetto se ne vada subito di qui ed anche dal paese, e vi fa sapere a mezzo nostro che non verr a trovarvi fino a che lui sar ospite. Questa faccenda non deve andare alle lunghe; ma la Comunit vi fa osservare che non potrebbe tollerare un disaccordo tra il rabbino e il presidente della Comunit stessa... Considerate che il signor Ghersom regge la Comunit da dieci anni e non pu essere sostituito come un qualunque altro.
Il Rabbino - Come me, per esempio?
Fabrizio - (appare sulla porta) Come me, rabbino! Dite al signor Ghersom che pu venire liberamente da oggi, perch l'architetto ha mandato i suoi bagagli a bordo di quel veliero che ha issato bandiera di partenza. Dite che gli eviter la convenzionalit del saluto di congedo, e che ha lasciato un disegno di modificazione per i capitelli scartati. Ho pensato di trasformare in serpenti gli angeli che impauriscono cos tanto i figli d'Israele. E siccome, malgrado tutta la mia volont, non avranno veleno in bocca, dite al signor Ghersom che pensi lui a quello: cos sar maggiormente benemerito della sua razza.
Il Rabbino - Signor Fabrizio, non solo mio cognato che vi prega di andarvene, ma tutti quelli della Comunit ed il popolo.
Fabrizio - Ed anche voi?
Il Rabbino - Io sono servo del popolo e non posso inasprirlo ed eccitarlo alla bestemmia. Io debbo moderare il popolo, e non aspettare che il popolo insegni a me la moderazione. Io non posso difendervi; queste pietre vi accusano: gli ebrei non hann0 idolatria, signor Fabrizio! E per via vostra sono avvenute cose che non qualifico, ma che non approvo n in casa mia n in Comunit.
Fabrizio - Io mi sono sempre occupato di arte in casa vostra, e non conosco gl'interessi della vostra Comunit. .
Il Rabbino - Per un certo momento ho creduto che l'arte non contaminasse la fede.
Fabrizio - Un giorno mi dicevate di sentirvi moderno. Adesso vi siete ricreduto, rabbino.
Il rabbino - Non si pu essere moderni, cos come voi credete, quando si hanno cinquemila anni da rispettare. Chi venuto dopo di noi, chi ha staccato qualche ramo dal nostro albero eterno per diletto, per abbellimento ad una ragione bastarda, pu correre dietro a fantasie e sbizzarrirsi a coronare angeli abitatori del cielo nelle allucinazioni cristiane?
Fabrizio - Come siete invecchiato da quel giorno!
Il rabbino - Sono state le calunnie che avete tentato di seminare in casa mia. Andate, vi prego., riferite ai cognato... io verr dopo di voi. (Gli uomini della Comunit se ne vanno).
Fabrizio - Quasi non vi riconosco, e non del vostro aspetto fisico che parlo.
Il Rabbino - I vostri ragionamenti sviano.
Fabrizio - Non sar un ateo che far cambiar fede.
Il rabbino - Vi avrei preferito ateo
Fabrizio - Consideratemi tale.
Il Rabbino - Non possibile: vi sento cristiano e nemico. Avete profittato della mia casa.
Fabrizio - Per fare dei proseliti cristiani, forse?
Il rabbino - Forse s, e in ogni modo, coi vostri paralleli cristiani, avete tentato di commettere una cattiva a-zione, signor ateo. (Sara e Delila sono sulla porta. Delila si trattiene col mantello e il bastone del rabbino. Sara porta su le palme il libro di Fabrizio, va incontro a lui, glielo porge voltando la testa dal lato opposto).
Sara - Avete dimenticato questo libro, riprendetelo.
Fabrizio - Lo avevo lasciato per voi.
Sara - Non posso tenerlo!; mi turberebbe... Mio fratello vuole che ve lo renda.
Fabrizio - Rendetemi anche i disegni di Azaria, allora, che mi saranno pi cari. Quelle incertezze non avrebbero valore n per voi n per gli altri di casa vostra.
Sara - Quelle cose vorrei tenerle... Sono ricordi di mio figlio!
Fabrizio - Non insisto. Ma voi correte un grande pericolo. Quegli angeli son benedetti da Dio, tracciati sui fogli con la matita turchina sembrano d'aria. Se vostro figlio dal cielo invocasse la divinit per dar loro l'anima, potrebbero farsi miei giustizieri. Lasciate che io li prenda per aver qualcosa di voi.
Il rabbino - Prendete gli scarabocchi di Azaria e andatevene.
Fabrizio - proprio necessario che io me ne vada?
Sara - Lo avete promesso.
Fabrizio - vero!... Ma...
Sara - E voi non siete una povera donna che non mantiene le sue promesse e che promette senza perch...! Perch non ha diritto di promettere nulla, perch non ha nulla di suo, manco la carne attaccata alle ossa.... Io non vi guardo, eppure sento che dai vostri occhi mi viene una minaccia addosso... Non oso domandarvi perdono... Addio! ..
Il rabbino - Delila, prendi quelle carte nella camera del terrazzo.
Fabrizio - Vado io a prenderle. Addio, rabbino! Rassicurate il cognato; tra un'ora sar il principio di un ricordo (Fabrizio esce).
Sara - Non mi lasciare sola con lui, perch sento che mi trascinerebbe dietro la sua volont. Perdonami, fratello: ieri avevo promesso al signor Fabrizio di partire.. con lui, di divenire sua moglie... Non mi lasciare sola: non avrei la forza di resistere.
Il rabbino - Che? Sorella mia! Eri sulla via di perderti dunque? ... Per poco il nostro nome millenario non sceso nei vicoli della citt.
Sara - Perdonami! Avrei violata la legge, ed ero contenta di farlo. Adesso ti obbedisco, perch non voglio trascinarti nel mio gorgo. Ma ieri mi pareva di veder tutto chiaro innanzi a me. Non avevo avuto mai tanta gioia! Ero decisa a tutto. Mi batteva il cuore e tremavo, ma non avevo dubbio alcuno. Vedevo belle anche le cose che mi sono indifferenti. Vedevo tutto bene e non sentivo pi dolore per la mia creatura morta. Ero come in un limbo' r mi credevo gi lontana dalle pene terrene. Rivedrai tuo figlio, se credi . Rabbino, questo tu non me l'hai mai detto. Rivedrai tuo figlio, se credi . Fratello, perch non scritto nella Torah?
Il Rabbino - Questa tua esaltazione bestemmia, sorella mia. Che il cognato non oda mai un simile ragionamento. Pensa che la pace sta per tornare in casa nostra; che il cognato ha perdonato a te e a me di averlo offeso e scacciato ingiustamente. Egli sia dunque il benvenuto; ricevilo con serena umilt; gli appartiene per legge di Haliss. Sia benedetto Iddio (si toglie dalla fronte i tefilin di cuoio e con essi stringe i polsi a Sara). Sorella mia, prendi questi tefilin, serrati i polsi, che il nome di Dio resti fermo sulle tue vene. Che sotto il nome di Dio scorra il sangue, che ti fluisca al cuore, e tu sia benedetta in nome d'Israele eterno!
Sara - Grazie! Stringi forte! che mi si tronchino i polsi! (riappare Fabrizio con in mano le carte di Azaria).
Fabrizio - Sara, ti sei fatta incatenare per sempre?!
Il Rabbino - Non rispondere!
Fabrizio - Speravo di trovarti qui sola.
Il Rabbino - Non rispondere!
Fabrizio - Non rispondere, no! Non voglio udire la tua voce tremula di pianto. Come varcherei la soglia di questa casa?
Rabbino - Non rispondere!
Fabrizio - Non rispondere, no! Lasciami nel dubbio, che mi fa incapace di agire.! E voi, rabbino, le avete stretto i polsi con la materialit del contadino, quando sbarra i fossi per deviare le acque. Ma lo spirito che soffio di Dio non s'imprigiona! Ed io sento che il tuo spirito con me, Sara. Chiudete le finestre, rabbino, quando soffia quel vento che voi credete abbia lambito i ruderi del tempio di Salomone: pu essere passato invece sulla tomba di Cristo. (Lascia cadere sull'erba le carte e strappa fra i cespugli piantine di basilico). Fate crescere la gramigna nei vostri vasi, e dite al giardiniere che vagli i semi prima di farli fecondare: i greci han seminato il basilico per la festa della Croce: il vento, ha trasportato il polline negli orti ebrei! Tra 'a mortella e il rosmarino il basilico genera confusione. (Si avvicina al rabbino, prende un lembo del manto, lo guarda contro l'aria) Dio mio! Avete la veste tessuta a filo in croce! Siete dunque cristiano anche voi, rabbino!.. Ba quando gli uomini non han pi le pelli sui fianchi? Siete dunque cristiano anche voi, rabbino, da che non vivete di pastorizia come Abramo, da che non pregate Iddio sotto i padiglioni di Giacobbe, da che i vostri polmoni respirano l'incenso ortodosso e i miasmi delle citt cosmopolite. Addio, Sara! Non sono un missionario di Cristo come tu hai creduto. Volevo farti padrona del mio cuore. Ero mercante della mia causa con parole nuove per te. Ormai l'incantesimo svanito: tu hai frainteso, piccola e dubbiosa anima ebrea. Ti sei turbata la coscienza e a nulla valso. Non sei fuggita e ti par di essere tornata da un lungo viaggio. Sara, la paura di Cristo ti ha incatenato i polsi. Non voglio dirti altro, adesso che credi di essere appoggiata al macigno della salute. Sono contento di lasciarti cos senza pi riudire la tua voce. (Si allontana dalla parte del cancello). Un orco cristiano venne nel giardino per la prima pioggia di ottobre, e cercava di rapire l'anima e il corpo di una creatura con parole di magia, con erbe malefiche, con figure idolatre. Ma ecco il rabbino di Dio che si toglie dalla fronte i tefilin sacrati e stringe i polsi della creatura quasi perduta. Brucia le erbe maligne in un vaso di rame e le figure di carta. La creatura ne respira il fumo, cos come fanno per guarire i negri con il Vangelo, quando i missionari cristiani vogliono convertirli alla fede. E l'orco fugge via per i mari, mentre la pioggia di ottobre disseta la terra - (le ultime parole s odono mentre Fabrizio si allontana oltre il cancello. Il cielo e torbato).
Et rabbino - Mustaf, assicurati della sua partenza. Delila, presto, che io vada. Sara, voglio trovarti al mio ritorno con gli occhi asciutti.
Sara - S! (Il rabbino esce da destra per il viale dell'orto. Mustaf segue le orme di Fabrizio. Si ode un chioccolio di pioggia sugli alberi).
Sara - Adesso dovr passare tutta la mia vita con te, perfida!... Bisogner che io mi stringa al collo questi tefilin di Dio per soffocare la collera che mi avvampa! Non sarai pi sola a tradire mio fratello: hai un complice adesso, che a sua volta dovr dividere il. giaciglio con te, sgualdrina!... Ma per questo non mi lagno; anzi meglio che il rognoso sfoghi su te la sua foja canina! Tanto schifo di meno per me!
Belila - Tu non puoi farti giudice di me; tu non puoi condannare. Non puoi odiarmi per colpe, di cui sei tutta macchiata.
Sara - Non vero.
Belila - Sara, che cosa avvenuto nel tuo cuore per Fabrizio, che per poco gli avresti partorito dei figli? Che cosa era venuto in te? Quale demone di pazzia ti a-veva afferrata tra le braccia? Ecco: la tua cecit ti faceva dimenticare il pi grande dei doveri. Tu che cosa sei, se non la moglie di Ghersom? Eppure lo a-vresti seguito, il cristiano... Ed anche adesso sento nelle tue parole d'odio un grande amore per Fabrizio.
Sara - vero...
Belila - Perch dunque rimproverare a me una follia ch' in te male quasi mortale?
Sara - vero! ..
Belila - Anch'io ho le mie scuse. Non amo tuo fratello. Non l'ho mai amato! L'ho sposato senza conoscerlo. Mi messero in treno come una mercanzia, come una giovenca che si porta al mercato: Portiamo nostra figlia a maritarsi a Salonicco. un buon partito! Ecco tutto quello che sapevo del mio amore. Adesso sono presa da questa passione insanabile. Ma prima ho tentato tutto! Ho invocato Iddo, come tu hai fatto; non ha ascoltato me, come te non ha ascoltato! Siamo imbrattate nello stesso fango, Sara!
Sara - vero!
Delila - Sara, tu potrai forse sanarti....
Sara - Come, come?
Belila - Quel cristiano prima di uscire ti ha insegnato il modo.... (Sara ha la faccia occultata dai gomiti, in abbandono sul capitello. Delila entra in casa, ritorna con un vaso di rame fumante, raccoglie il basilico tra i ciuffi della mortella, prende i disegni di Azaria, li pone nel vaso di rame presso le vesti di Sara. La voce di Sara pare singhiozzata dall'eco d'una valle).
Sara - Bruciare le carte idolatre e l'erbe maligne... Respirarne il fumo... chi sa? Chi sa? Dissipare quel soffio cristiano che in me... Dimenticare lui... tutto nella mia mente e nel mio cuore come un tepore dolce., una leggera nebbia autunnale, che vapori allor che il sole asciuga le brume sulla prateria luccicante.... (Si butta in terra di schianto e soffoca le fiamme con la sua veste) No! Delila! Non lo fare! Che se dimentico lui, ti strozzo! ...
(La pioggia cessa di picchiettare sulle foglie degli alberi. Il cielo si rasserena. L'orto chiaro e fresco senz'ombre. Arriva Ghersom dal viale dell'orto, si avvicina con rispetto a Sara senza curarsi di Delila che ha il viso infiammato d'allegrezza per lui).
Ghersom - Sara, levatevi.
Delila - Cognato, non rivolgetele la parola... Ascoltate me prima.
Ghersom - Dovr dunque mettermi in soggezione davanti a lei?
Delila - Non questo dovete fare, cognato... Ma... Non ardisco dire...
Sara - Aspetto di essere percossa sul volto!... (Resta accovacciata per terra con le mani nel vaso e con la testa levata).
Delila - Ecco,... si... ripudiatela, bene...
Ghersom - Come dovr tenderti le braccia, insegnami il modo, Sara.
Sara - A voi basta la legge.
Ghersom - Non mi basta averti per legge... Ti ho sempre desiderata. Questa gran pena quasi punizione di Dio, per averti amata quando non dovevo amarti. 'Mi sono gravato di rimorsi per dimenticarti. Sono stato brutale. Il destino ha accavallato ostacoli tra noi. A-desso che per legge sei mia, tremo come un fanciullo perch sento che il tuo cuore lontano da me.
Delila - Ripudiatela...
Ghersom - Delila, andatevene!
Delila - Risparmiatemi questa tortura.
Ghersom - Andatevene, vi dico, voglio parlare solo coti Sara, dire a lei tutto quello che mi trabocca dal cuore.
Deeila - Sono stata il facchino della tua passione per lei? ... Ghersom! Mi hai trascinata iati mal fare senza amore!
Ghersom - Senza amore, vero!
Delila - Sara! Le parole dolci che vuol dire a te, sono state prima mie! Sara! Non lo credere! bugiardo!
Ghersom - Delila, quello che deve avvenire, avvenga con rancore. Cos sar ben morta ogni cosa tra noi...
Delila - Con rancore, si! Con perdizione anche!...
Sara - (scruta nel viale come se avesse scorto qualcuno) Taci! Va incontro a tuo marito che viene. Fa' come se fosse giorno di Purm. Stenditi le rughe di sul viso. Non aver tremito agli angoli della bocca, e annunzia, con il tuo schietto sorriso: che il cognato stato accolto dalla sposa come si conveniva (fa per alzarsi, il] cognato le porge le mani commosso).
Delila - No! (si pone tra i due. Il capitello di pietra a caduto sul petto di Ghersom. Delila fugge inorridita Ha un urlo di liberazione).
Sara - Fabrizio!.. Fabrizio!... Gli angeli di Azaria raffrenano le nuvole piovane, adesso! (Alza le braccia al cielo; strappa i tefiln di cuoio).
Mustaf - (da lontano) partito!
Sara.............................. - Fabrizio, la terra ancora assetata di pianto Mentre il cielo si rasserena per ischerno.
FINE


