Processo all’aldilà

PROCESSO ALLALDILA

Commedia in due parti

Di GEORGES NEVEUX

Titolo originale: PLAINTE CONTRE INCONNU

Versione italiana di Giancarlo Vigorelli

PERSONAGGI

IVAN KARAUL

PLUSCKIN

KOPAK

MICHELE

PACHA

DORA

LA VECCHIA DONNA

PRASCOVIA

Commedia formattata da

PARTE PRIMA

Nella casa di Ivan Karaoul, procuratore di un capoluogo di provincia, in Russia; verso il 1910.

(// procuratore Ivan Karaoul, solo, beve una tazza di the. Entra Prascovia, la governante).

Il Procuratore - Sono sempre di l?

Prascovia - Non vogliono andarsene.

Il Procuratore - Hai detto che ero uscito?

Prascovia - Hanno risposto che aspetteranno, sino al vostro ritorno.

Il Procuratore - Ma tu non hai domandato cosa vogliono, perch vogliono vedermi?

Prascovia - Ho cercato, ma non aprono bocca. Si sono seduti tutti intorno, l in anticamera, senza dire pi niente. Sembrano di cera. Ecco la vestaglia; il sarto l'ha portata questa mattina. Ha allargato le maniche, come era vostro desiderio. Volete provarla?

Il Procuratore - (mentre indossa la vestaglia) Sono quattro, no? Tre uomini e una donna, hai detto?

Prascovia - S.

Il Procuratore - Sono fatto cos: ho una gran voglia di riceverli e provo gi la noia di doverli a-scoltare. E sono arrivati insieme?

Prascovia - Si.

Il Procuratore - Ma cos'ha questa vestaglia? Pesa pi del solito.

Prascovia - La ragione che mi sono permessa di farla ovattare. Non volete?

Il Procuratore - Certo che non voglio, ma...

Prascovia - Ma?

Il Procuratore - Niente. Va bene, tiene caldo. (Pausa) Ma cosa vorranno da me?

Prascovia - Sar gente che venuta a sporgere qualche querela.

Il Procuratore - Come lo sai?

Prascovia - Oggi cos, tutti sporgono querela. Uno accusa l'altro. Chi per una ragione, chi per un'altra. Nessuno mai contento.

Il Procuratore - Vai troppo in l, Prascovia. Tu credi che nessuno sia contento e abbia sempre qualche lite, perch tu sei a servizio di un procuratore. Se fossi a servizio di un medico diresti che tutta la gente malata.

Prascovia - E' anche vero. L'ospedale non ha pi un letto. Non hanno accettato quel muratore che si rotta la gamba in cortile.

Il Procuratore - Il muratore un caso. Non bisogna mai fermarsi ad un caso isolato; bisogna consultare le statistiche. Vedi, per esempio, quest'anno, 1910, il numero dei ricoverati negli ospedali di tutta la provincia sceso del dieci per cento in rapporto all'anno scorso, 1909. Prascovia, la Russia non mai stata cos felice!

Prascovia - E' quel che mi dico anch'io. Non per niente disapprovo tutta questa gente che va dagli avvocati. Faccio di tutto per sconsigliarli. D'inverno, apro le finestre, e d'estate mi metto a scopare. Qualche volta, allora, se ne vanno via.

Il Procuratore - Ma non si deve essere villani coi clienti, Prascovia. E poi non si pu mancare di rispetto verso il prossimo.

Prascovia - Io rispetto il mio prossimo, quando sono fuori di casa. Ma se il prossimo viene su dalle scale e viene in questa casa a disturbarvi, allora trovo un pretesto per mandarlo via. Il the freddo, signore.

Il Procuratore - Ma io sono il procuratore della provincia. Non posso non occuparmi degli altri, la mia mansione.

Prascovia - Signore, il the.

Il Procuratore - (bevendo) E' il mio dovere, Prascovia. Quando foderi d'ovatta la vestaglia ti do tutta la mia approvazione. Ma quando sollevi la polvere sotto il naso dei clienti, allora no, devo darti torto. Bisogna essere pi cortesi (beve).

Prascovia - Si fa presto a dirlo; ma se vedeste quel che fanno in anticamera, c' da restare stomacati. Sputano per terra, o sciupano con le mani velluti delle poltrone con la scusa - dicono - che voi siete ricco. Sono invidiosi.

Il Procuratore - Ricco, non lo sono. Vivo in un certo benessere, ecco tutto. Soldi guadagnati onestamente.

Prascovia - Ma sono invidiosi, inutile.

Il Procuratore - E va bene, continuino ad essere invidiosi! Permetto; e perdono. Quel che importa che io non sia invidioso di nessuno. Il medico dice ,che l'invidia d l'acidit di stomaco. E lo stomaco tutto. Se gii tiri via lo stomaco, un uomo non pi un uomo: cosa gli resta? (Silenzio).

Prascovia - Madame Balinsky venuta.

Il Procuratore - E non mi ha aspettato?

Prascovia - Oh no! Lei non viene ad aprire una pratica. No, non ancora.

Il Procuratore - Veramente, ti proibisco qualsiasi allusione.

Prascovia - Madame Balinsky venuta soltanto per ricordarvi che stasera c' concerto al Circolo dei Nobili.

Il Procuratore - Gi, c' quell'artista italiano. Canta bene, dicono. Dar Rossini. Adoro Rossini. Dar la sinfonia del Barbiere (fa a mezza voce qualche motivo).

Prascovia - Madame Balinsky non era pi in bianco e nero, ma in rosa e blu. Diceva che certo non dimenticherete di andare a prenderla alle otto.

Il Procuratore - E' vero; me ne ero dimenticato, quasi. Si direbbe che non mi sono ancora accorto che i due anni di lutto sono finiti.

Prascovia - Via, non dite di no, voi rimpiangete gi quei due anni.

Il Procuratore - Non dico di no. E' bello, es' sere innamorato di una vedova. Si va a trovarla di nascosto, e ci si mette a sedere sulla poltrona del defunto. C' tutto il vantaggio del matrimonio e in pi la delizia del mistero. Perch io ho un certo debole per il mistero. Il mistero, la musica della vita.

Prascovia - La musica, la musica. Fra tre settimane, quando sarete sposato, sentirete che musica. Ma io non la sentir, perch sar gi lontana.

Il Procuratore - Prascovia, se tu mi lasci, ti faccio riportare dai poliziotti e ti condanno a pane e acqua sino a quando non cambi idea. Tu dimentichi che abbiamo passato dieci anni insieme.

Prascovia - Ah non sar certo lei a prepararvi dei croccantini spolverati al papavero, e tanto meno del lardo semigrasso.

Il Procuratore - Ragione di pi per restare.

Prascovia - S. Cos lei mi metter alla porta.

Il Procuratore - Nel qual caso divorzierei. No, sta tranquilla; andrete benissimo d'accordo tutt'e due. Ha anche lei un suo amore per tutte le cose da niente che fanno cara la vita. Non saranno forse le stesse cose, ecco l'unica differenza. Tu ti occuperai dei croccanti, e lei dei fiori.

Prascovia - Infatti. E in questa casa non mancheranno i fiori, ma mancheranno i croccantini.

Il Procuratore - Non vero. Io sar l a tener bene la bilancia, fra voi due donne. Qualche volta la bilancia pender da una parte; qualche altra io la lascer andar gi dall'altra. E questo andare un po' gi e su. di qua e di l avr senz'altro un certo...

Prascovia - Un certo charme!, la vostra parola preferita. Ma non questione soltanto dei fiori e dei dolci. Le donne sono sempre un po' capaci di tutto. E lei parler subito male di me.

Il Procuratore - E tu mi parlerai male di lei (con severit). Non troppo per; perch non te lo permetter. Ma un po' s. Dovrai farlo. Cos non far l'abitudine alle qualit che lei ha. Perch, piena di qualit, sai.

Prascovia - Veramente, suo marito era di un'altra idea.

Il Procuratore - Un idiota, non faceva altro che bere il suo the bollente e non sapeva neanche che differenza c' tra due vini come il chambertin e il pmeroll. Mentre, io e lei, per fortuna, siamo fatti per intenderci su questo punto (beve).

Prascovia - Ho sempre avuto una certa diffidenza, io per le vedove.

Il Procuratore - (fa un passo verso il tavolo) Via, via (tocca il legno). Sar superstizioso; tu lo sai; lo sono. Se ti permetto di dire delle cose .cattive, non approfittarne. Mio Dio, un piacere anche questo. Ma non voglio che tu porti male. Non inquietarmi. Mi hai guastato la serata. E quelli l, quelli l che a-spettano. cosa vorranno, cosa vogliono da me?

Prascovia - Ma, se volete, posso annunciare che non tornate se non a notte tarda.

Il Procuratore - - S, un'idea. Poi no; aspetta. Lasciami far bene i conti. Se li ricevo, .cominciano a raccontarmi tutta una fila di noie, e non certo un piacere. Ma il male che se io non li voglio ascoltare, finisco a domandarmi tutta la sera cosa diavolo erano venuti a fare da me, col risultato .che non guster pi la sinfonia del Barbiere; e allora peggio. No, guarda, meglio riceverli.

Prascovia - Vado.

Il Procuratore - (solo) E' un bel fastidio essere cos curiosi! (Canta a mezza voce la sinfonia del Barbiere. Entrano quattro visitatori, Dora e Michele Tambov, Piluskin, Kopak).

Pluskin - Signor Procuratore, i nostri saluti.

Il Procuratore - Ma lei non una faccia nuova! Lei ...

Pluskin - Pluskin, direttore delle assicurazioni. Noi ci siamo gi incontrati...

Il Procuratore - A un matrimonio; ricordo benissimo. Era anche il giorno che io avevo ricevuto la decorazione dell'Ordine di Sant'Anna. Tutti bevevano alla mia salute. Un bel matrimonio, ma non ricordo pi chi fosse lo sposo.

Pluskin - Ero io, io. Lei, si sa, era un ospite di riguardo, e accettando il mio invito lei era stato...

Il Procuratore - Lasci andare, lasci andare, araico...

Pluskin - Ma la nostra visita, adesso, non un disturbo?

Il Procuratore - Ecco, non ho troppo tempo da dedicarle. Stavo gi per andare a sentire la sinfonia del Barbiere al Circolo dei Nobili, e se quel che deve dirmi una cosa un po' lunga, meglio tornare domani.

Michele - Purtroppo, anche noi, abbiamo una certa premura.

Il Procuratore - Cos', una suddivisione di eredit?

Pluskin - No.

Il Procuratore - Perch non mi salvo pi, tutti hanno la mania di scegliermi a fare da arbitro. Chiss come, mi vanno facendo una fama di uomo equilibrato; cos 'ne sconto le conseguenze. Vuole un consiglio? Si guardi bene di diventare un uomo equilibrato: la sua casa sar un andirivieni di gente, chi chiede una cosa, chi un'altra; non trover pi il tempo n di bere, n di mangiare.

Pluskin - Ivan Ivanch, devo dirle di nuovo che non si tratta di un arbitrato.

Il Procuratore - Allora, una querela?

Pluskin - S.

Il Procuratore - Le querele sono una noia, perch bisogna sempre tirare in ballo un terzo. Avrei preferito l'arbitrato.

Pluskin - Mi rincresce.

Il Procuratore - Bench ,ci siano delle querele che si possono trasformare in arbitrati...

Michele - (con irritazione) Non il nostro caso.

Pluskin - Noi abbiamo gi preso la nostra decisione. Noi siamo venuti da lei soltanto per pregarvi di registrarla.

Il Procuratore - Prima di ascoltarvi, voglio dire a ciascuno di voi che per essere felici bisogna essere indulgenti. E' lasciando un po' andare ognuno per la sua strada che si arriva a voler bene a tutti...

Pluskin - No. Con noi non c' pi altro da fare.

Michele - E abbiamo fretta, sia voi che noi.

Il Procuratore - Sicch, voi sporgete querela tutti e quattro?

Pluskin - S.

Il Procuratore - Per lo stesso motivo?

Pluskin - No. Ognuno ha un suo motivo, che non ha niente a che fare con quello degli altri.

Michele - Pluskin, non perdiamo tempo...

Pluskin - (a Michele) Su, Tambov, parlate, parlate voi, visto che siete cos agitato!

Michele - Non sono agitato, ma voglio finirla in fretta. E' pi di un mese che mi trascino dietro come un malato. Non ne posso pi.

Pluskin - (al Procuratore) Adesso le spiego io le cose. Noi abbiamo deciso, gli uni e gli altri... Ma no; Tambov, parlate voi!

Michele - No, assolutamente. L'idea di venire qui a sporgere querela vostra; parlate, tocca a chi ha avuto l'idea.

Pluskin - Io parler al momento buono. Adesso voi, Tambov.

Michele - No.

Pluskin - Allora voi, Kopak.

Kopak - Io? Ma se io non so parlare! Io, io... Su, Tambov - (supplicando).

Michele - No. Prima voi.

Kopak - Pluskin!

Pluskin - No, prima voi.

Il Procuratore - (a Kopak) Ascolter lei.

Kopak - Ecco, signor Procuratore. Noi siamo dei poveri infelici, tutti e quattro.

Il Procuratore - Ma le nostre disgrazie non sono mai le stesse.

Kopak - Beninteso, ma...

Pluskin - (interrompendolo) Eppure s. Una rassomiglianza c'.

Michele - Dove?

Pluskin - La rassomiglianza consiste in questo: che nessuno di noi responsabile di quel che ci capita, Esproprio per questo che io ho avuto l'idea di metterci insieme a sporgere querela...

Kopak - Un'unica querela. (Si rivolge agili altri). E quand' cos, penso che dobbiamo darci del tu, noi quattro.

Michele - Per quel poco che ci resta da vivere!

Kopak - Non il tempo che fa. Nell'altra vita, valgono anche le pi piccole intenzioni.

Il Procuratore - L, l! Di l, andremo pi tardi possibile, no? Ma veniamo al fatto, (a Kopak) Lei, per esempio, di che cos' che si lamenta?

Kopak - Io ho guadagnato un milione di rubli alla lotteria.

Il Procuratore - Come?, come?

Kopak - S. Un milione di rubli, quando c' stata l'ultima estrazione; in luglio. Domani, sono tre mesi giusti.

Il Procuratore - Ma allora lei ...

Kopak - Kopak. Costantino Adomovitch Kopak.

Il Procuratore - Ah, ma avevo visto la sua fotografia nei giornali. Bene, molto bene, signor Kopak, felicitazioni. (Gli va incontro) Permetta, voglio stringerle la mano. Felicissimo di fare la conoscenza di un signore che ha vinto la lotteria. Vede, io non ho mai giocato, perch non sono mai andato in cerca di emozioni. Ma adesso che ho fatto la sua conoscenza, prender anch'io un biglietto prima della prossima estrazione.

Kopak - Cio...

Il Procuratore - Anzi, sicuro, ne comprer uno questa sera stessa. Non si dice forse che la fortuna si prende come una malattia?

Pluskin - S, ma non poi tanto facile, e in ogni caso non scoppier mai una epidemia.

Il Procuratore - Che pessimista, lei (a Kopak) E cosi, uomo fortunato, lei ha vinto un milione: e allora?

Kopak - Allora, niente.

Il Procuratore - Come, niente? Comincia a venirmi il sospetto che lei - Dio mio. stento un po' a capire dove andremo a finire, dicevo, che lei abbia magari avuto qualche storia con qualcuno...

Kopak - Non ho mai avuto storie con nessuno. Ho sopportato troppe brutte cose nella mia vita. No. Io do lezioni di piano, ecco tutto.

Il Procuratore - Ah lei ama la musica; un melomane, come me.

Kopak - Do soltanto lezioni di piano. Ma di anno in anno ho sempre avuto meno allievi. Quando uno come me ha un'aria cos malmessa, non ispira fiducia se pratica e impartisce le arti belle.

Il Procuratore - Ma adesso lei ricco.

Kopak - Durante l'ultimo inverno, ho vissuto con una lezione un giorno alla settimana. Cos che mangiavo quella sera e il giorno dopo; poi basta. Per mangiare avrei suonato anche il violino nei cortili, ma mia madre mi aveva insegnato soltanto il piano. Non si pu far tutto nella vita.

Il Procuratore - Ma, adesso, ecco ,che pu pasteggiare al champagne.

Kopak - S. Avevo fame dal mattino alla sera. La notte, non riuscivo a chiudere occhio.

Il Procuratore - Era un errore. Chi dorme, si riempie.

Kopak - Uno si riempie, anche se sveglio. Ma tutto in un'altra maniera. A me capitava di passare tutta la notte a combinare dei mnus. Mia madre mi aveva lasciato un re-dei-cuochi; l'ho ancora. Cos io sceglievo un piatto rarissimo, mi mettevo in testa la ricetta adagio adagio e l'illusione era completa. Mi stemperavo in bocca il sapore di quel piatto: pollo novello in gelatina, ecco, era un piatto che mi faceva impazzire. E io me lo preparavo dentro di me senza trascurare un particolare, la dragontea, i capperi, una spruzzatina d'aceto. Aggiungevo una punta di lardo e sentivo tutti i sapori qui sulla lingua. Adoravo il pollo in gelatina. Per finire bene, ci bevevo sopra una bottiglia scelta di rosso; quasi sempre era una bottiglia di chambertin.

Il Procuratore - (secco) Meglio il pomerol.

Kopak - Capisco. Ma il chambertin, sul mio libro, era descritto pi minutamente. Quella carta dei vini, in fondo al libro, e certe parole evocatrici!

Il Procuratore - Cos lei godeva di tutti i beni della terra senza dover fare i conti con le malattie dell'apparato digerente.

Kopak - Con lo storione poi...

Michele - (interrompendolo) Ma non perdiamo pi tempo! Lei non il solo qui a dovere esporre il suo caso...

Il Procuratore - Stia buono. Lasci parlare il signor Kopak. Non si vince tutti i giorni un milione alla lotteria.

Kopak - Non solo, ma io sapevo alla perfezione quale abito portare. Lo vedevo nella vetrina di uno dei primi sarti della citt. Chiudevo gli occhi, e io me lo sentivo aderire sui fianchi. E mi ero scelto anche la casa dove andare ad abitare. Era poco distante dai Giardini Pubblici e ogni giorno, quando giravo l'angolo e mi trovavo davanti alla porta, pativo tutte le pene di questo mondo per dirmi di non entrare.

Il Procuratore - E' un uomo doppiamente fortunato, perch la felicit gli venuta incontro, ma d'altra parte lei non oltrepassa i limiti della felicit. Sembra quasi una favola!

Kopak - Questo proprio l'abito che era in vetrina, e adesso abito quella casa. Ogni sera, mangio pollo in gelatina e bevo una bottiglia di chambertin. Ma la felicit, creda, non venuta.

Il Procuratore - Malgrado il pollo in gelatina? Signore, lei pretende troppo.

Kopak - No, la ragione che ne avevo avuto troppa voglia. Adesso che mi sono cavata la voglia, non hanno pi nessun sapore: perch non riesco a dimenticarmi di avere avuto fame, una fame atroce; avevo cos fame, che parlavo da solo nelle strade, a alta voce.

Il Procuratore - Ma finita, finita per sempre.

Kc-paK - Ma per vent'anni questa fame io l'ho sentita voltarsi e rivoltarsi nelle mie viscere, e non posso pi cacciarla fuori. E poi c' un'altra cosa. Io che prima non pensavo spesso a quelli che hanno fame, oggi, non so sottrarmi all'ossessione, che ci sono milioni di uomini affamai, anche questa sera, e i miei polli in gelatina mi fanno nausea.

Il Procuratore - Le do subito un buon consiglio. Quando siete sulla soglia del ristorante, fate un po' di elemosina al solito gruppo di mendicanti. Non tralascio mai, io, di fare questo gesto; solleva il cuore, provi.

Kopak - Invece io entro dentro senza voltarmi; non guardo quei poveri, perch vorrei non pensare pi che ho avuto fame. Ma non posso. Ascolti un po'. Una sera ho invitato a cena un amico povero, povero come ero io prima di quel biglietto della lotteria. Ebbene, avevo paura. Era come se io mi vedessi allo specchio, quando ero affamato. Sono stato villano; e lui mi ha giudicato un superbo.

Il Procratore - Non si deve essere scortesi con gli amici non beneficati dalla fortuna!

Kopak - Dalle prime ore del mattino viene gi gente a farmi qualche regalo e a farsi dare del denaro. Alcuni cugini di Odessa sono venuti a stare da me; hanno quattro bambini, e uno pi magro dell'altro. Mangiano, mangiano giorno e notte, e io sto a guardarli mangiare pieno di orrore. Ho finito per detestarli, proprio perch hanno fame. E io non potr pi ricominciare a vivere, se non il giorno che nessuno non sar pi affamato.

Il Procuratore - Grazie a Dio, con tante buone opere di soccorso il numero degli affamati in discesa.

Kopak - Io so leggere negli occhi di un uomo che ha fame. E so leggere meglio ancora nel rumore dei suoi passi. L'uomo che ha fame ha tutta una sua maniera di sollevare i tacchi e di premere sulla suola. E' difficile non distinguerlo. Eppure, vorrei cos tanto essere felice! Ma per essere felice dovrei dare da mangiare a milioni di uomini, e non possibile.

Il Procuratore - Fate delle elargizioni secondo la capacit dei vostri mezzi.

Kopak - Non do niente, perch darei tutto, io. S, qualche volta sono preso dalla follia, di dare via tutto, dar via tutto in poche ore senza pensarci pi. E trovarmi sul lastrico come prima". Ma io non voglio trovarmi come prima, no, non voglio pi avere fame... Ogni notte mi sveglio, tendo l'orecchio al silenzio, trattengo il respiro e mi dico: tu, tu sei felice; gli affamati non sono pi qui. Ma a poco a poco io li sento venire ancora avanti, da lontano; sento il loro rumore. Non c' mai silenzio, qui nella mia memoria. Per ritrovare il silenzio, necessario...

Il Procuratore - (lo interrompe) E' necessario partire, viaggiare. Quando i poveri parlano una lingua diversa dalla nostra, si comincia a capirli meno.

Kopak - E' quello che voglio fare. S, partir questa notte, mi metter in viaggio questa notte. Viaggiare la parola che uso anch'io; la usiamo tutti e quattro. Quando si parla di un certo viaggio, la gente non si sbaglia: non si voltano indietro, sul marciapiede...

Il Procuratore - Ma, ma allora lei non sta parlando di un viaggio vero e reale?...

Kopak - No, davvero, signor Procuratore. Questa notte io mi toglier la vita.

Il Procuratore - Come?

Kopak - Lei ha sentito bene quel che ho detto.

Il Procuratore - Ma per dirmi questo, che voi siete venuti da me?

Kopak - S, signore.

Il Procuratore - Ho capito, lei vuole sbalordirmi. Ma non ci riesce. Ne ho gi conosciuti di milionari, che si permettono di giocare. Pensi, l'altra notte, in un locale, un grosso commerciante di Mosca rifiutava di andarsene. Pagher qualsiasi somma - gridava - ma io di qui non esco, n dalla porta, n dalla finestra . La cosa andata a finire cos, che si dovuto andare a svegliare dei muratori, i quali hanno lavorato sino alle prime ore del mattino ad aprire un muro. E allora uscito, seguito da tutta l'orchestra. (Prende un tono sostenuto) Ma io non sono il proprietario di un locale notturno, signore, io seno un procuratore imperiale.

Pluskin - Vi do la mia parola che non scherza.

Michele - Nessuno scherza, qui.

Il Procuratore - Venga, Kopak... Si avvicini, cos, qui vicino, l. Apra la bocca e mi soffi un po' nel naso. (Pausa) Ancora. (Pausa) Eppure, lei non presenta traccia di alcool.

Pluskin - E' da ieri che non prende pi niente.

Michele - Vuol morire di fame.

Dora - Vuole proprio suicidarsi questa notte, signor Procuratore. (Lunga pausa).

Il Procuratore - Se penso che avevo detto di farvi passare per mettermi nella condizione di spirito pi favorevole per ascoltare il concerto di quell'italiano...

Kopak - Ma, signor Procuratore, voi non siete responsabile di niente; basta non pensarci pi.

Il Procuratore - Vedo bene che lei non mi .conosce. Io non posso tollerare le disgrazie degli altri. Quando il mio scritturale ha perduto la moglie, era uno spettacolo cos triste per me vedermelo davanti agli occhi che ho dovuto prendermi una vacanza di quindici giorni. Questa volta, il vostro molto di pi di un caso di vedovanza. Si tratta di... Ma, signori miei, che storia! Passer una delle mie notti pi brutte! (Va verso Kopak) Vediamo un po', supponiamo che sia vero, cosa della quale dubito, supponiamo che sia di fatto vero, che voi siate venuti qua, ma perch siete venuti? Per mettermi al corrente della vostra decisione? Per invitarmi alla vostra mesta cerimonia?

Kopak - No. Siamo venuti per sporgere querela.

Il Procuratore - Ma contro chi?

Kopak - Io sporgo querela perch non posso pi dormire.

Il Procuratore - Prendete del piramidone. Ma rispondete a me: la querela, contro chi sporgete querela?

Kopak - (che parla senza ascoltarlo) Sporgo querela perch per venti anni continui io ho avuto fame.

Il Procuratore - Ma contro chi?, contro chi, dico?

Kopak - Contro Dio, signor Procuratore.

Il Procuratore - Signore, devo prevenirla che io sono un credente.

Kopak - Ma siamo credenti anche noi.

Il Procuratore - Fate attenzione. Dio ci ascolta anche in questo momento.

Kopak - Voglio sperarlo.

Il Procuratore - Basta, basta! Un milionario che vuol querelare Dio. Ma non ha vergogna, scusi! Dio, che l'ha creato e che perdi pi le ha fatto vincere alla lotteria! Ma in primo luogo la sua querela contraria all'ordine sociale. La contesto; la rifiuto.

Pluskin - Benissimo, Ivan Ivanch. Ma allora, secondo la legge, dovete darci atto scritto del vostro rifiuto. E dato che questa vostra scrittura sar registrata, perci stesso la nostra querela figurer, almeno in questa forma, presso la Cancelleria dei Tribunale.

Il Procuratore - D'accordo. La legge non ha previsto il caso che si possa sporgere querela contro... Ma che storia, signori miei! lei, Pluskin, ma a quale titolo entra in questa combinazione?

Pluskin - A titolo di socio.

Il Procuratore - Socio? Socio di chi?

Pluskin - Di Kopak.

Il Procuratore - Ma io non .capisco.

Pluskin - Noi abbiamo stipulato un accordo per sporgere insieme querela e per morire questa notte stessa...

Il Procuratore - Ma....

Pluskin - Le dico di s.

Il Procuratore - Tutti e quattro?

Pluskin - Tutti e quattro.

Kopak - Bench noi quattro ci si conosca appena.

Pluskin - Kopak ha le sue ragioni, e io ho le mie.

Michele - E noi le nostre.

Pluskin - Quando avremo lasciato il vostro studio, ciascuno andr per la sua strada e andr a morire come meglio vorr. E' una cosa che non riguarda se non l'interessato.

Kopak - Tuttavia noi siamo venuti qua insieme per... per...

Pluskin - Perch la nostra querela, fatta in comune sia pi solenne. (Pausa; silenzio).

Il Procuratore - Ho capito. Io devo essermi addormentato nella mia poltrona - non la prima volta - e voi non siete altro, n pi n meno, che l'incubo di qualche sogno strano. (Scuote il campanello) E' curioso, per; ho sentito distintamente il

suono di questo campanello. E poi no, non possibile. Questa una oppressione, un incubo. D'altra parte, facile verificare. (Chiama) Prascovia! Prascovia! (Pausa) Permettete? (Esce. La sua voce, fra le quinie) Prascovia! (Silenzio. Ritorna).

Pluskin - E allora?

Il Procuratore - No, la verifica fatta; non un sogno molesto. Sono sveglio. Ma se sono sveglio, c' un'altra spiegazione di tutta questa storia. Voi siete dei mistificatori. Io vi far arrestare. S. arrestare, dico. Provveder immediatamente. Cinque minuti, e la polizia far il suo dovere.

Kopak - La polizia. Ma per noi le cose resteranno come sono.

Pluskin - Ivan Ivanch, cercate di capire...

Il Procuratore - (interrompendolo) No. Non a-scolto pi nessuno. Se avete voglia di ridere, andate in piazza; c' giusto la fiera.

Michele - S, l'abbiamo intravista, venendo qua. C'era anche un baraccone con una fila di fantocci, e la gente li abbatteva tirando delle palle. E' un gioco che si chiama il festino dei massacrati . Proprio cos. L'avete davanti a voi, adesso, il festino vero. Io e mia moglie. E quello che tira le palle, ve lo dico io, un tiratore che non sbaglia mai un colpo. E' Dio. (Pausa).

Il Procuratore - Il guaio , che nessuno di voi ha l'aria di scherzare. Ma avete un modo di guardarmi, voi due, e anche gli altri... Su, su! Ditemi che tutto uno scherzo.

Pluskin - Voi mi conoscete, e sapete che rido molto di rado.

Il Procuratore - E' vero. Anche il giorno del suo matrimonio, era come se presiedesse una Corte d'Assise. Coraggio, Pluskin, mio buon Pluskin, lei ,che un uomo serio, dica, non vorrete davvero fare quello che dite? Non vorrete lasciarci...

Pluskin - Dobbiamo farlo, Ivan Ivanch.

Il Procuratore - (a Michele e a Dora) Voi due non so chi siete, ma siete giovani e simpatici, spero che... insomma non vorrete lasciarci anche voi?

Michele - Eppure s, signor Procuratore. E' gi tutto predisposto a casa, la nostra modesta casa dove mia moglie ha saputo attendermi per ben due anni. (A Dora, che si alzata) Dora, non venire in piedi, davanti a me, a spiarmi in faccia tutto il male che ho addosso.

Dora - Ma io vedo che tu cominci ad essere preso dal tuo male, e non devi, non voglio.

Michele - (ico/i gravit) No, non devo, non dobbiamo.

Dora - Perch questa notte dobbiamo andare via.

Michele - Molto lontano.

Dora - 0 molto vicino; non si pu sapere.

Il Procuratore - Non dite cos! Mi strappate le lacrime, uno pi dell'altro. Va bene. Ma cosa vi mai capitato? Io so che finir a non prendere sonno, questa notte, ma voglio sapere. Anche voi volete sporgere querela?

Michele - S, anche noi. Il signor Pluskin ha redatto l'atto, che insieme le chiediamo di registrare.

Pluskin - (tende un foglio al Procuratore) Eccolo, volete leggere?

Il Procuratore - (tradendo la voglia di averlo nelle mani) Niente. E' inutile continuare a discutere; non lo legger mai. Se il vostro matrimonio non stato felice, la colpa vostra. Cosa c'entra Dio?

Dora - Parlagli, Michele. Digli chiaro che noi non abbiamo da rimproverarci, che abbiamo mantenuto tutte le nostre promesse, che ti ho voluto tanto bene in un anno di vita in comune e anche durante i due anni di assenza.

Michele - Anch'io, Dora.

Dora - Diglielo, faglielo capire...

Michele - Calma, Dora. (Al Procuratore) Parola d'onore, quel che capitato a noi cos triste, che non c' nessuna cosa al mondo degna di conservarne la memoria. Per rendere valida una protesta, dobbiamo accontentarci di un foglio giudiziario, cio di una roba da operetta.

Il Procuratore - (sorpreso e scontento) Signore!

Michele - Ma a me pare che la nostra protesta, questa, sera, stata straziante quanto non potrebbe essere pi prodigiosamente ridicola.

Il Procuratore - Le perdono, perch lei cos giovane ancora.

Dora - Scusatelo, signor Procuratore, sopratutto perch un infelice.

Il Procuratore - (si decide a leggere l'atto) Davanti all'Imperiala Procuratore della provincia hanno fatto comparsa i signori Tambov, Michele, studente in medicina, e sua moglie, Dora, ambedue di religione ortodossa. I predetti hanno dichiarato quanto segue: tre anni fa. i querelanti avevano prestato giuramento di amarsi e di restare reciprocamente fedeli sino alla morte... Ma essendo stati i coniugi separati loro malgrado e per ragioni del tutto estranee alla loro volont... Quali ragioni?

Michele - Ho fatto la guerra in Manciuria.Sono stato fatto prigioniero per due anni consecutivi.

Il Procuratore - (riprende a leggere) ... essi hanno rinnovato ogni giorno, a voce e .con scrittura, il giuramento formulato al momento del loro matrimonio. Al rientro del prefato signor Michele Tambov, i coniugi hanno constatato che la loro presenza non corrispondeva pi ai ricordi passati. Ma d'altra parte non consentendo i coniugi a rinunciare a quella che era stata l'unica ragione di vita dal giorno che si erano conosciuti, entrambi hanno divisato di restare fedeli al detto giuramento e di non mettere termine alla loro unione . Cos va fatto. Mi congratulo con tutti e due.

Dora - Signore, eravamo cos fieri di volerci bene! Ognuno ha sacrificato tutto per l'altro. Mia madre borbottava: L'amore di uno studente; vedrai, un fuoco di paglia, non dura mai . E mio padre insisteva: Non bisogna sposare un uomo senza quattrini . Ma io sarei morta se mio padre e mia madre mi avessero negato il loro consenso. Cos siamo andati all'altare. (Volta a Michele) Michele lavorava di notte al Mercato Maggiore, per assicurarmi una vita meno dura. E ogni volta che mi dicevo che il mondo una cosa brutta, sospiravo: S, ma c' Michele , io ho l'amore di Michele . L'anno scorso, sono stata operata. Ero in pericolo di vita; il chirurgo me l'ha detto dopo. Ma io non volevo morire, con tutte le mie forze volevo vivere, per rivedere Michele. Infatti, due mesi fa, io ho visto scendere dal treno un uomo che assomigliava a Michele, che era s Michele, ma il mio Michele di una volta io non l'ho ancora ritrovato. Anche lui, non ha ritrovato me. Cos' avvenuto di noi, cosa ora di noi se non sappiamo pi guardarci negli occhi? Se siamo stranieri, uno per l'altro?

Il Procuratore - (legge di nuovo) Stando cos le cose, la sofferenza e l'angoscia di non pi ritrovarsi rendono ai predetti la vita impossibile, i qui sottosegnati, di comune accordo, hanno deciso di por fine ai loro giorni. Ma. affermando una volta ancora d'aver .con ogni studio adempiuta l'uno verso l'altro ogni debita promessa, essi decidono, prima di eleggersi una morte comune, di sporgere protesta e querela contro Dio al cui trono entrambi avevano scambiato il giuramento di ben volersi e di serbarsi fedeli sino alla morte .

Dora - (si fascia cadere su una poltrona e piange) E' spaventoso ascoltare, cos, la propria vita riassunta in quelle scarse parole. Si ha come l'impressione di comparire davanti al tribunale di Dio per il giudizio finale.

Il Procuratore - Curioso. (Pausa) Non mi spianerebbe di assistere a quell'udienza.

Michele - Avrete anche voi la vostra seduta.

Il Procuratore - Non siate aggressivo. Del resto, una causa persa.

Michele - Ma noi passeremo in appello.

Il Procuratore - A chi farete appello?

Michele - A chi? Davanti all'assemblea degli uomini. Gli uomini ci daranno tutti ragione. Anche voi, in fondo al vostro cuore, finirete per darci ragione.

Il Procuratore - Non vale niente, quel ricorso. Perch il giudizio degli uomini, di l non esecutorio, e meno male che cos. poi, tutto sommata, lei di che cosa si duole? Di avere .cambiato? Ma, vede bene, tutto cambia in questo mondo. Sono costretto a dirle delle banalit, ma la vita altro non che una serie di minuti mutamenti. Permetta che parli di me: io sono contento di me stesso, perch dire di no? Tuttavia cambio anch'io, giorno per giorno. E' una constatazione che ho fatto non pi tardi di questa mattina, mentre mi passavo il rasoio.

Michele - Ma la mia donna non cambiata in niente. Tuttavia, in questi due anni di separazione, essa andava e veniva dentro di me con modi e g-sti .cos diversi, e mi parlava con parole che non aveva mai avuto. Io, adesso, sono legato a quei gesti, e non aspetto su di me che quelle sue parole, ma oramai so che non verranno.

Il Procuratore - Perch?, non detto.

Michele - Perch anche lei, durante questi due anni, mi ha immaginato a modo suo. Lei, a questo suo uomo invisibile che fa di tutto per piacere. Quanto pi si ama un assente, tanto pi si continua a inventarlo; e quando torna, si sbalorditi di non riconoscerlo e di non ritrovarlo. Era meglio se fossi morto, laggi in prigionia.

Il Procuratore - In fondo si pu benissimo vivere insieme e non amarsi pi. Basta venire a patti.

Michele - Ma noi non vogliamo patti.

Il Procuratore - Quand' cos, separatevi.

Dora - Voi trovate che due anni di separazione sia ancora poco? Ma non avete capito che per ritrovare Michele, che io ho deciso di morire?

Michele - Dora, io non sono certo di ritrovarti di l. Ma prima d'andarmene di qua voglio fare un atto di protesta proprio perch, qui sulla terra, io non ho potuto ritrovarti.. Dio non aveva il diritto di unirci per poi disunirci cos. Ecco perch io sporgo querela. Querela per abuso d fiducia.

Il Procuratore - Per favore, dico a tutti, non mettiamo di mezzo Dio in questa faccenda. Francamente, non posso ammetterlo. E' una follia; una provocazione. (Pi conciliante) E' un fatto, voi due avete la scusa dell'et, siete giovani. E il signor Kopak ha un'altra scusante, la sua ricchezza. Ma veniamo a lei, Pluskin, lei non n studente n milionario, e perch lo fa? Sopporti di vivere, cos, come fanno tutti. Guardi, guardi: non voglio neanche prestare l'orecchio ai motivi che la spingono a quel brutto passo.

Pluskin - Voi mi togliete un peso. L'idea soltanto di parlare mi dava il batticuore.

Il Procuratore - Ah?

Pluskin - S, perch sono stufo di ripetere giorno e notte la stessa cosa. Cosa dire di pi? Me lo chiedo. Tutto considerato noi non cerchiamo che una cosa sola, il silenzio. (Pausa, poi bruscamente) A proposito, Ivan Ivanch, voi amate il silenzio?

Il Procuratore - (con un sorriso) Mio Dio, so farlo rispettare durante le udienze.

Michele - Appunto, il silenzio del tribunale. Forse questo il silenzio, che troveremo di l. Ognuno di noi, vedrete, sar, giudicato senza poter dire neanche una parola.

Pluskin - E' perch temo che sar cos, che ho stillata la nostra querela. Una cosa sola mi spiace, di non poter addurre tutti i documenti probanti del processo. Di Michele, tutte le lettere di .prigionia. Di Kopak, l'abito consunto portato per venti anni. E io...

Il Procuratore - Pluskin, un po' pi di seriet, le ordino.

Pluskin - Noi, ma noi siamo tremendamente seri. Non per colpa nostra se tutto quello che ci viene sulle labbra, mentre l'orologio batte l'ora e il nostro tempo di vivere svanisce, s, se tutto quello che vogliamo dire ci viene su con uno strano accento buffonesco, siamo noi i primi a torturarcene.

Il Procuratore - E' uno strazio, ascoltarvi. Ma, Pluskin, c' sotto anche qualche intrigo, non mettetemi in un imbarazzo. Confesso che vorrei sapere perch fate cos...

Pluskin - (preso da emozione) Lo sapevo, io. Lo sapevo che avreste finito per domandarmelo. Non ne posso pi di dirvelo, posso cos dirmi di tacere, io lo so che finir a parlare. Anche se per me sar un male atroce. Anche se mi sento gi torcere le viscere. E' come se avessi una corda al collo qui, qui. voi di Volete sapere, perch io mi uccido? Ecco, guardatemi in faccia.

Il Procuratore - Senz'altro. Non vedo cosa ci sia di strano.

Pluskin - Ma a guardarmi in faccia non forse chiaro, evidente, che io devo ammazzarmi?

Il Procuratore - No, non vedo.

Pluskin - Guardate un po' pi attentamente. Se voi foste nei miei panni, riuscireste voi a sopportare di essere cos?

Il Procuratore - Capisco, non un'idea del tutto piacevole immaginare di risvegliarsi sotto altra spoglia, in un altro corpo. Capita lo stesso con gli spazzolini da denti: sono tutti uguali, ma ciascuno usa soltanto il suo.

Pluskin - Ma proprio vero che io non vi suscito disgusto?

Il Procuratore - In nessun modo, Non solo, ma la sua ostinazione a pretendere che io provi disgusto della sua persona ha qualche cosa di imbarazzante, soprattutto mentre io sono qui a far di tutto di esternarvi della., della...

Pluskin - Simpatia?, ma io ne faccio a meno.

Il Procuratore - Diciamo, vero, della...

Pluskin - Della piet?, ma non so che farmene.

Il Procuratore - Va bene, ma lei pu dire quello che vuole, dica pure, ma lei non mi ispira nessun disgusto. Tutt'al pi, una certa sorpresa.

Pluskin - Ah!, voi provate una certa meraviglia!, finalmente! Eppure, Ivan Ivanch, lasciatemi dire, io e voi ,ci rassomigliamo. Senza essere ricco, ho un avviato studio di assicurazioni. Anch'io come voi ricevo gente che viene a raccontarmi tutte le loro noie, tutti i fastidi. Faccio il mio mestiere. Ho un cavallo e una carrozza inglese; come voi.

Il Procuratore - La rassomiglianza tra noi finisce qui, per. Perch io non mi tolgo la vita, signore mio.

Pluskin - Per l'unica ragione che voi non vi siete ancora guardato in faccia.

Il Procuratore - Sarebbe a dire?

Pluskin - Non alludo all'aspetto fisico, Ivan Ivanch. Ma gli uomini hanno un'anima. Avete guardato voi in fondo alla vostra anima?

Il Procurartore - Guardare in fondo? Ma chi l'ha detto che quel nostro fondo va esplorato? Va benissimo; sta benissimo. (Guarda Pluskin fra la diffidenza e la superiorit) Io ho la coscienza tranquilla, per sua buona norma.

Pluskin - Nessuno, nessuno pu avere la coscienza tranquilla. Se ognuno, come ho fatto io. passa tre giorni e tre notti ad andare avanti e indietro nella sua stanza e a farsi certe domande.

Il Procuratore - Ma lei ha dei rimorsi? Ha qualche rimprovero da muovere a se stesso?

Pluskin - Nessun rimorso, nessun rimprovero. Non a me. Ma a colui che mi ha creato. A chi mi ha fatto brutto, anche se non poi una cosa cos importante. A chi mi ha fatto brutto, stupido, cieco. Proprio cos: eccetto questi ultimi tre giorni, che sotto una scossa tremenda non mi sono mai sentito tanto lucido, io ho sempre vissuto come uno che non vede. Come uno che non ha cuore. Ivan Ivanch, il mio .cuore cos arido! Una pietra, lo giuro, un campione di tenerezza a paragone di questo cuore. S. Io lancio l'accusa al mio creatore di avere privato me. sua creatura, di tutto quello che il vero valore della vita, e sopratutto di aver privato me e gli altri di tutti quei mezzi che dovrebbero servire a prevedere e a ottenere tutto quello che invece ci manca.

Il Procuratore - Ma lei mi sconcerta. Vediamo un no' Pluskin. lei diceva poco fa di aver subita una terribile emozione, no? E cos' stato? (Pluskin socchiude gli occhi) Vedo che lei soffre troppo per parlarne...

Pluskin - Infatti, ma bello soffrire, cos per parlare, e per parlare male di noi stessi, quando si scoorf tutto il nostro male. (Pausa) Io ero sposato.

Il Procuratore - Vedo, vedo; pene di cuore.

Pluskin - Non ho mai amato mia moglie. Ho preso moglie, perch si deve prendere moglie. Mio padre mi diceva: Nella nostra famiglia, di padre in figlio, ci siamo tutti ammogliati perch a un bel momento una cosa che fanno tutti. E mia madre doveva pensare la stessa cosa della sua famiglia: Di madre in figlia, noi ci siamo maritate tutte, perch una cosa da fare . Io, che sono un orgoglioso - lo so con certezza da tre giorni - , avevo voluto scegliermi una donna di modesta condizione. Cos facendo, ero sicuro di agire con nobili intenti. Non per niente, ho sempre avuto una buona opinione di me; molto buona. Tutte le mie azioni, anche una minima azione, sono mosse da bont d'animo, dalla discrezione, dall'onore. Ma, non pass molto tempo, che non provassi una certa vergogna di mia moglie. Mi dicevo che non la trovavo degna di me. Il pomeriggio, all'ora del the, quando c'erano degli invitati, lei si appartava nella nostra stanza. E io, allora, parlavo a voce alta, cos, perch lei di l, nel suo nascondiglio, mi sentisse bene, volevo che sentisse che ero brillante, che avevo successo. Quando se ne erano andati via tutti lei rientrava, prendeva il suo the freddo e gli avanzi della torta. Cos che io dovetti convincermi, una volta per sempre, che tutti quelli del mio ambiente la infastidivano e che in fondo mia moglie non chiedeva altro che di essere lasciata sola. Mi pare di vederla, ancora, coi capelli tirati sulla fronte, in quel suo vestitino nero che non cambiava mai per tutto l'anno. Ma avrebbe mai potuto una donna fatta cos indossare una toilette elegante, fare bella figura in societ. Era una domanda, che era stupido farsela. Niente da fare. Parlava poco, o quando diceva qualche cosa era per dire delle banalit, delle sciocchezze. Provavo un grande imbarazzo io per lei, e anche per me; per forza. Allora ho deciso di divorziare. L'ho vista piangere un po'; era sincera, credo di s. Mi amava? Forse; chi lo sa. Non l'ho pi vista, dopo il nostro divorzio. No, devo dire che l'ho vista. Una settimana fa. Di sera, rincasavo a piedi, quando mi sembra di scorgere una figura indistinta - lei? Aveva un abito chiaro, elegantissimo; era a braccio di un uomo. E i due scomparvero nel giardino di una casa. Da quel momento io ho cominciato a girare intorno a quella casa. Tre giorni fa, tutte le finestre erano illuminate. Certo, in casa davano una festa. Il cancello era aperto - cos mi sono infilato nel giardino. Lei. andava e veniva in mezzo a un gran numero di invitati. Due volte, l'ho incrociata e mi sono trovato sotto il suo sguardo, ma tutte e due le volte ho fatto in tempo a tirarmi indietro, a nascondermi. Ma l'ho guardata. Era cos bella, cosi brillante, pettinata come un figurino ultima moda. L'ho vista* ,e l'ho sentita. Spiritosa, sapeva dare delle frecciate, si sentiva che a-veva letto dei libri, parlava di musica; era affettuosa col marito, corteggiata dagli uomini, e le donne si vedeva che erano gelose di lei. S, un miracolo. Io, me ne sono andato via, come se ne va via un domestico scacciato- Non sono neppure andato a casa mia. Camminavo da una strada all'altra, continuavo a struggermi di domande. Come, come mai questa donna aveva potuto essere fredda, chiusa, triste con me?, era quasi brutta con me. Allora sono andato a guardarmi in uno specchio. Mi guardavo tenere le mani sui fianchi, come ho l'abitudine di fare (eseguisce). Poi mi guardavo a sedere in due riprese, accompagnando il gesto, con qualche colpo di tosse strozzata; un'altra mia abitudine (eseguisce). Ho parlato, e mi sono ascoltato. Era a lei che parlavo. Veramente, io ero l che parlavo proprio a lei. Come le altre volte. Le parlavo, per sapere. Non c'era nessuno in quella mia stanza, eppure continuavo a parlare. Se voi m'aveste visto, avreste detto che ero un pazzo. Invece io mi sedevo davanti a lei. Avevo cenalo con lei. Ero andato con lei, sentendola al mio fianco, nel nostro gran letto di ferro e tutto ornato di bronzi. E le parlavo, come ogni giorno, come se tutta la nostra vita di matrimonio fosse stata incisa su uri disco e io ero l sopra il fonografo, a girare la manovella. Qualche volta mi fermavo, il disco non girava pi, e io scoppiavo a ridere. Ecco cosa sono io, a che punto sono ridotto. Sono un personaggio grottesco e ipocrita che dice delle parole solenni, e sono luoghi comuni. Sono uno che si dice intelligente e che approfitta di tutto perch crede di essere leso in qualche cosa? Scoppio da ogni parte di vanit, e poso a uomo modesto? Ecco quel che sono oramai. Ma no, no, io voglio essere cos come sono, no, cos no!

Il Procuratore - Buono, buono, non si deve e-sagerare.

Pluskin - Silenzio!, non una parola. Non detto che lei e gli altri siate meglio di me, non valete di pi di me.

Il Procuratore - (con stizza) Ma, signore...

Michele - (interrompendolo) Non prendetevela; l'ultima volta che racconta la sua vita, lasciatelo dire.

Pluskin - Direte che basta dimenticare tutto quello che io ho veduto dentro di me. Direte che sono ferite che adagio adagio si chiudono e non lasciano un segno. La piaga si asciuga: voi dite cos, come diceva il mio medico quando ho avuto un a-scesso in questo dito. Ma no, non cos. Non pi possibile. Ieri, rientrando, ho trovato questo biglietto. Era lei che me l'aveva mandato, e diceva: Pietro, mio marito ed io siamo venuti a stare qui. Avrei piacere di vederti. Passer domani alle otto a darti un saluto . Capite?

Il Procuratore - Mi pare che sono quasi le otto.

Pluskin - Appunto. E lei non trover nessuno. Non trover mai pi persona viva. No, io non voglio che lei possa fare un confronto. Perch lei s che potrebbe farlo, lei la sola creatura che potrebbe anche giudicarmi. Ma io, io non voglio che mi si giudichi (grida). Non voglio, capite? Io sono quel che sono, non voglio essere giudicato (Pausa).

Il Procuratore - Ho fatto il mio dovere ad avvertire la polizia. Non solo ho a che fare con dei mistificatori, ma ho davanti a me dei ribelli alle leggi. Peggio ancora. E sarete puniti ai sensi di legge per avere organizzata una societ segreta, un sindacato in piena regola, mentre dovreste sapere che i sindacati non sono permessi.

Michele - Vero, ma il nostro, signor Procuratore, non avr una gran durata.

Il Procuratore - Ma basta che abbia avuto la durata di un giorno, di un'ora, di un minuto per essere inseguibile dalla legge.

Kopak - Noi rispettiamo le leggi. Tanto vero che non accusiamo nessun potente della terra.

Il Procuratore - Ma Dio rappresentato in terra dallo Czar. Lo Czar da tre milioni di funzionari. Sollevando, .come voi fate, una protesta al trono di Dio, mettete sotto processo tutto l'apparato amministrativo sino all'ultimo usciere.

Kopak - Vedo apertamente che lei non ci capisce. Sar meglio se ce ne andremo.

Il Procuratore - Adesso non potete pi (va alla finestra). Alla porta, ci sono due agenti che hanno istruzioni precise. Proibizione assoluta di lasciare passare anima viva,

Kopak - Ma, signor Procuratore, noi veramente eravamo venuti qui da lei senza nessuna intenzione meno che...

Michele - Venuti per esporre il nostro caso.

Pluskin - Ma la vostra collera, egregio signor Procuratore, ci apre gli occhi. E' vero: senza volerlo noi, qui, rappresentiamo la infelicit di milioni e milioni di uomini. Noi siamo venuti a intentare una causa in nome di tutti quelli che in questo mondo avrebbero voluto essere migliori. In nome di quelli che hanno fame. Di quelli che sono separati. Ora vedo: noi siamo i loro delegati. Come mai non ci avevamo pensato, amici?

Il Procuratore - Attenzione! Sinora ho fatto ricorso alla dolcezza, alla persuasione. Ma d'ora in poi ricorro alla forza: vi faccio arrestare, vi faccio deportare tutti.

Michele - E' meglio farci condannare a morte. Cos lei ci rende davvero un servizio.

Il Procuratore - Infatti, voi non chiedete di meglio che di essere trattati coi mezzi a mia disposizione, con le armi in mio potere. Ma assurdo. E' persino disgustoso. (Conciliante, sorride). Vediamo un po'. Mettiamo un po' d'acqua sul fuoco, gli uni e gli altri. Io non voglio fare del male a nessuno. Voi sapete pure chi sono io, sono il procuratore pi indulgente di tutta la Russia. Io ho fatto le mie belle letture di Tolstoi. Non sono sempre delle sue idee, ma l'ho letto. E ho letto Voltaire. Eh, s, sotto sotto io sono un po' un volterriano. Applicate gradatamente, io non ho nessuna paura di certe riforme sociali. Ma il guaio che la vostra protesta non fatta in vista di una riforma sociale. Semplicemente, voi dite di essere infelici. Ma voi mi capite bene, a questa stregua tutti dovrebbero protestare.

Pluskin - Certo, dovrebbe essere cos, tutti o quasi dovrebbero protestare.

Il Procuratore - Per arrivare a che cosa?. al suicidio totale?

Pluskin - No. Baster il nostro suicidio.

Kopak - Noi, arrivati di l, ci faremo avanti come delegati del resto del mondo. Non .c' bisogno che gli altri facciano come noi.

Il Procuratore - Voi siete nemici della religione.

Pluskin - No.

Dora - Noi se presentiamo protesta formale a Dio perch crediamo in Dio.

Il Procuratore - Quand' cos meglio non credere in Dio. Mio Dio, mi fate dire delle sciocchezze: ecco, questa gi una delle tante sciocchezze della vostra decisione. E poi ve l'ho gi detto, lasciate da parte Dio, non tiratelo in causa.

Michele - Accettato! E se preferite, allora, noi sporgeremo la nostra querela contro un ente sconosciuto, va bene?

Il Procuratore - Peggio, peggio! Ma non importa; veniamo a noi, e rispondete alle mie domande (va allo scrittoio; scrive). Prima questione. Quando vi siete conosciuti l'un l'altro?

Pluskin - Neanche una quindicina di giorni fa.

Il Procuratore - Come? (pausa). Voi, Kopak, per esempio, come avete fatto a conoscere Pluskin?

Kopak - Ero andato da lui per fare la mia assicurazione sulla vita.

Il Procuratore - (a Michele) E voi?

Michele - Anch'io.

Il Procuratore - Bene. Pluskin, lei si consideri perci come il primo accusato e voi tre i suoi complici, (entra Prascovia).

Prascovia - Signore, c' una donna che vuole parlare ad ogni costo.

Il Procuratore - Alla porta, alla porta!

Prascovia - Ma dice che viene proprio per questo affare dei... (indica i visitatori). E' cos che ho pensato che potrebbe esservi utile di ascoltarla.

Il Procuratore - (guarda l orologio) E il mio concerto? Mio Dio, che storia!, se l'avessi saputo. E va bene, fatela venire avanti. (Prascovia esce). (Entra una donna, bella, vestita in maniera vistosa e un po' stonata. Il Procuratore la guarda, con sorpresa).

Il Procuratore - (imbarazzato) Se non sbaglio, non la prima volta che noi abbiamo l'occasione di incontrarci.

Pacha - Infatti, due anni fa, al Cabaret de l'Oiseau Rouge. Cantavo.

Il Procuratore - Ah! s... ( mezza voce) e avevo promesso anche di rivedervi, vero, ma...

Pacha - Ma non sono venuta a ricordarvi quella vecchia promessa...

Il Procuratore - Meno male. Mi sarei trovato

un po'...

Pacha - Lo giuro, non immaginavo neanche di trovare voi, qui. Tanto vero, che me ne vado.

Il Procuratore - Ma no, no. Vediamo, vediamo, una cosa di poca importanza. D'altra parte ho necessit di ascoltarvi. Perch, se non sbaglio, sic-1 te venuta per... (indica vagamente i presenti).

Pacha - S, signor Procuratore. Ma devo dirvelo, ora vorrei andarmene, lasciate.

Il Procuratore - Ve lo proibisco. Del resto, gli agenti non vi lascerebbero il passo. Ricordatemi piuttosto il vostro nome.

Pacha - Pacha Wolzok.

Il Procuratore - E conoscete qualcuno di questi tre uomini?

Pacha - No, non conosco nessuno; tranne voi.

Il Procuratore - Ma io non ho niente da spartire con loro; voi siete al corrente, no, delle loro intenzioni?

acha - S.

Il Procuratore - Da molto tempo?

Pacha - No. Da pochi minuti. L'ho sentito dire fuori, per la strada; non si parla d'altro.

Il Procuratore - Per la strada?

Pacha - S, per la strada. I vostri agenti hanno detto la cosa a tutti, e tutti fuori si sono passati la parola e discutono.

Il Procuratore - Ecco dove siamo arrivati! Allo scandalo pubblico! (a Pacha). E voi cosa facevate per la strada?

Pacha - Non facile, dirlo.

Il Procuratore - Capisco. Me ne spiace per voi.

Pacha - Anche loro hanno capito, no?, e pu darsi allora che rifiutino di prendermi in compagnia.

Il Procuratore - Come?

Pacha - Anch'io, questa notte, voglio morire anch'io, (aghi altri) Vi scongiuro, non ditemi di no.

Il Procuratore - Ma questo pi di uno scandalo. E' una sommossa, una rivoluzione. E'..., ma non so pi neanch'io che cos'. Tutti e quattro, tutti e cinque, meritate... Pacha, ma perch tu vuoi toglierti la vita?

Pacha - Non lo dir. N a voi, ne a nessuno. Anche voi, non chiedetemelo; non lo dir.

Il Procuratore - lo sono qui per niente, Pacha? Non posso venirti in aiuto io?

Pacha - Non pensavo neanche pi alla vostra esistenza.

Il Procuratore - Preferisco cos.

Pacha - (agli altri) Mi accettate? Anche lei, signora, mi accetter?

Il Procuratore - (Pacha) Smettila, taci! Nessuno si ammazzer questa sera, te lo dico io sulla mia

parola. E tu, tu meno degli altri.

Pacha - Come, come meno degli altri?

Il Procuratore - Voglio dire che la tua condizione non ti d neppure il diritto di sporgere querela. Guardati un po', come sei conciata! (a Pluskin) Mio buon Pluskin lei voleva mettersi alla testa di una delegazione di gente per bene, ecco dove siete arrivati invece: alle ragazze di strada. Spero che rifletter sul suo caso.

Pacha - (ansiosa, al Procuratore) Allora, voi dite che non mi vorranno?

Il Procuratore - Ma una cosa da pazzi. Peggio, peggio se cos. Ricorrer a misure draconiane.

Pluskin - Quali?

Il Procuratore - Quali? Questa una domanda stupida. Lasciatemi almeno il tempo di riflettere. Che serata, che serata incresciosa. Io che adoro Rossini. Ah, ma so io quel che devo fare. Adesso vedrete. (Chiama) Prascovia, Prascovia! Vedrete, semplicissimo. Prascovia! Ma in fin dei conti volete mettervi bene in testa, che Dio ha ben altro da pensare 'che tutte queste vostre storie; Dio, capitelo una volta per tutte, ha ben altre gatte da pelare!

Kopak - E' segno che sa pelarle alla perfezione! Io infatti non riesco a chiudere un occhio, quando vado a letto; non dormo.

Il Procuratore - Fate quello che fanno tutti, turatevi le orecchie. Prascovia!

(Una vecchia non Prascovia apre la porta. E rimane in piedi, sull uscito. Il Procuratore che non la vede, continua a parlare).

Il Procuratore - E' forse colpa di Dio, o colpa del governo, se voi, Kopak, avete un'anima di povero?, e voi, Pluskin, se avete quella, dir cos, di un marito tradito?, e che colpa ha Dio o il governo se voi due invece credete di essere Tristano e Isotta?

Vecchia - E di chi 'la colpa, se un bambino muore?

Il Procuratore - Ma .come? Cosa viene a fare qui, lei, signora? Mi spiace, ma non ricevo pi nessuno.

Vecchia - Di chi la colpa, se si trova il corpo di un ragazzo di quattordici anni annegato in riva a un fiume?

Il Procuratore - Le mie condoglianze, signora...

Vecchia - Cos che non si sapr mai se quel ragazzo si buttato lui in acqua o se invece caduto, stata una disgrazia. Non si sapr mai la verit. Pu darsi che qualcuno gli abbia ispirato compassione; non si sa. Ma io devo rivederlo. Bisogna che lui venga a sapere che io, sua nonna, io gli voglio tanto bene, e che gli altri invece non contano. E' per questo, che anch'io devo protestare.

Il Procuratore - Sedete, signora. Io non so pi cosa dirle, (agli altri). Bel risultato, vedete? E' colpa vostra. Vogliono tutti metter fine ai loro giorni... (entra Prascovia). Prascovia, senti. Io devo andare al concerto. Vado, ma non rester fuori a cena. Se succede qualche cosa, sono al concerto; mi fai chiamare. Nessuno uscir di qui. (Apre un cassetto, mette in tasca la rivoltella). Naturalmente mi guardo bene dal lasciarvi questo gingillo. Al mio ritorno..., vedrete. (Esce, borbottando). E' la fine del mondo, la fine del mondo. (Il Procuratore e Prascovia sono usciti).

Vecchia - Si chiamava Alioscia. Tutte le sere, dopo aver mangiato, veniva a sedersi accanto a me; giocava con la cassetta delle costruzioni; faceva sempre una casa, e in quella casa .costruiva sempre una stanza per me. Era la mia stanza. L'aveva dipinta in celeste. Ma perch vi racconto queste cose? Non parler pi n di lui, n di me. Non si deve annoiare nessuno. (Fa la calza) Permettete?

Pacha - - lo vi avevo fatto una domanda, se mi accettate con voi. Perch non mi date nessuna risposta?

Kopak - Rispondere, non c' bisogno. Vuoi essere dei nostri? Benissimo. Sei dei nostri. Qui, come all'asilo notturno; non c' bisogno di documenti e di tessere.

Pluskin - Non sono dello stesso parere, mio caro, scusa. Noi non siamo un asilo notturno, un dormitorio pubblico. Siamo una delegazione che vuol comparire davanti a Dio a fare un atto di protesta. Ora, i membri di una delegazione come la nostra devono offrire delle garanzie, come dire?, morali, e io mi domando se...

Pacha - Lo sapevo che mi avreste detto di no.

Kopak - Pluskin!

Pluskin - Duole dirlo, ma il Procuratore non a-veva torto. Tu mi capisci, Kopak, come possibile presentarci davanti a Dio in compagnia, vero, di questa donna?

Pacha - Ho capito. Me ne vado.

Kopak - No. Vi prego di restare. Pluskin non il solo a decidere, qui. Qual' la vostra opinione, Tambov?

Dora - Rispondo io, sia per me che per Michele. Signora, noi non abbiamo niente da dire sul suo conto, e siete benvenuta qui tra noi senza il minimo imbarazzo.

Michele - Dora, hai trovato la risposta adatta.

Pluskin - Va bene. Non ho pi niente da dire, non dir pi niente.

Kopak - Resterai.

Pacha - (a Kopak). Dovrei dirvi grazie, signore, lo so. Ma gli uomini che prendono le mie difese, di solito non riesco a vederli di buon occhio. Non so, ma mi danno l'impressione, pi degli altri, di essere una razza di cani randagi.

Kopak - Qui, questa sera, siamo tutti dei cani randagi, come dici tu. Il padrone se ne andato, e noi abbaiamo. Ma il padrone cosa fa?, dorme?, si nascosto? Stai meglio, qui con noi? (Pausa).

Pacha - Molto meglio. Fa cosi bene, pensare che tutto, tutto finito. Finito; ma pu darsi che tutto cominci di nuovo...

Pluskin - Tu devi scusarmi se torno ad insistere. Ma. vedi, io vorrei almeno sapere... perch, ecco?...

Kopak - Perch?

Pluskin - S, vorrei sapere il perch. Non pi per ragioni di principio che dico di respingere questa donna dal nostro gruppo, ma vorrei conoscere, e, magari, esaminare un po' le sue ragioni.

Michele - Senz'altro. Non sarebbe male se...

Pluskin - E' indispensabile. Voglio cio sapere se la sua protesta ha i requisiti per essere fatta insieme alla nostra.

Kopak - Pacha, tu perch vuoi toglierti la vita?

Pacha - Volete proprio una risposta?

Kopak - No, io non esigo niente. D quello che vuoi.

Pluskin - D tutta 'la verit, come in un tribunale, scusa.

Pacha - Niente da fare; allora come se mi scacciate, perch io non ho il diritto di parlare.

Kopak - Hai forse fame? (La guarda) Mi pare di no.

Pluskin - Sei pallida per. Sono sicuro che una novera donna malata.

Pacha - No.

Dora - Innamorata?

Pacha - No. Quel che mi capitato, una cosa meno complicata. Ma non 'la posso dire. Mi stato proibito. Devo morire, senza dir niente a nessuno. E morire senza perdere tempo, in fretta, perch non c' tempo da perdere. Morire sola, cos, perch sono scacciata anche da voi.

Dora - Pacha, giura che non hai mai fatto del male, a nessuno. Basta questo; non ti chiederemo altro.

Pluskin - Ma, veramente...

Dora - Giuralo, Pacha.

Pacha - Non posso giurarlo.

Pluskin - Trovo che oramai come avesse detto tutto. S o no?

Kopak - (a Pacha) Tu ti senti responsabile del male che hai fatto?

Pacha - Ah, no!, lo giuro. Posso giurarlo davanti a Dio.

Pluskin - Ad ogni modo vorrei un po' vedere quel che questa donna nasconde in quella borsa.

Pacha - Ho gi bruciato tutto. (Apre la borsa) Non c' che un po' di denaro; e questa carta, che devo presentare una volta la settimana, in polizia.

Dora - Basta, un interrogatorio troppo crudele. Se questa donna ha deciso di morire, perch le successo qualche cosa di grave, di ingiusto, poco importa che .cosa. Accettiamola cos com'.

Pluskin - Ma se ha rubato?

Pacha - Non ho rubato.

Pluskin - Anche se lei ...

Michele - Basta. E' accettata.

Kopak - Siamo intesi, Pluskin?

Pluskin - Mi inchino davanti alla maggioranza, ma avrei preferito non farlo. Non potremo pi andarcene di l a testa alta.

Pacha - Grazie. Ma allora posso stracciarla, questa carta, finalmente! (eseguisce) Non ho pi nome, non ho pi mestiere, non ho pi catena. Pi niente. Sono libera. Muoio, e muoio contenta. Io che sono stata cos triste tutta la mia vita, ecco, mi par di sentire come un sorriso qui nella mia testa. Io che non ero mai arrivata a ubriacarmi, neanche quando mi gonfiavo di champagne, per la prima volta in vita mia mi sento leggermente ubriaca. Che bello!, ho voglia di cantare, ho voglia di ballare, cos, sola, come se avessi di nuovo quindici anni: ho quindici anni e vado alla festa del villaggio, l, in piazza.

Pluskin - Tu hai fatto giuramento di non essere responsabile del tuo male, d'accordo. Ma per hai passato tutta la tua vita ad ingannare gli uomini a uno a uno.

Pacha - L'hai visto anche tu, quella carta l'ho fatta a pezzi. No, non mentir pi con nessuno, a nessuno.

Kopak - Davvero, Pacha?

Pacha - Ma volete capire che voi, con questa vostra dolcezza di modi, mi fate pi male del male che mi facevano gli altri? Perch farmi questa domanda? Perch continuate a guardarmi con quegli occhi tristi? Basta occhi tristi, mi fanno orrore. Voglio essere felice, ora, felice sino al mio ultimo minuto di vita. E voi, voi morirete al fianco di una donna felice! Tutti quei pezzetti di carta della tessera della polizia sono volati via come farfalle. Anche la mia anima vola via! La mia anima diceva sempre di no, quando le facevo fare quei che doveva fare. Ora non pi, ora la mia anima canta, perch sto per aprirle la porta. Canta come al tramonto dei miei quindici anni, quando mio padre portava in tavola una torta, grande cos, con tutte le candeline, e spegnevamo tutte le altri luci, era pi bello cosi... Canta, con canta... (scoppia in singhiozzi).

Pluskin - (va verso Pacha) Perdoni, perdoni, signora. Tengo a dirle...

La vecchia - Lasciatela piangere, lasciatela.

Pluskin - Tuttavia imbarazzante che, per partito preso, Pacha voglia tacere i motivi della sua decisione. In fondo, orgoglio. Cos facendo, lei a vuole far credere che pi infelice di noi.

Kopak - Chi vi dice che non sia vero?

Pluskin - - No, una ragazza di strada non mai sola. Mentre il male peggiore la solitudine, ecco per che, qui, il pi disgraziato sono io.

Michele - No. E' il reduce, che torna a casa f che non trova pi nessuno.

Dora - No, Michele, la sua donna, che non riconosce pi negli occhi l'uomo tanto atteso,

Kopak - Ma una creatura che non pu neanche pi dire quel che gli fa male, ma non vi pare che ancora pi da compiangere di noi quattro?

Pluskin - Siamo arrivati a un bel punto! Questi donna, col suo mistero che forse un mistero niente, riuscita a diminuirci l'uno in faccia all'altro. Ma irritante, lo ripeto.

Kopak - Voi non pensate che al vostro caso.

Pluskin - Non dico di no. Ma questa, la , che io mi sparo per qualche cosa. Mentre voi che non pensate che agli altri, perch volete uccidervi allora? Me lo domando.

Kopak - Io ho gi .confessato le mie ragioni...

Pluskin - Basta. Uno spiantato come voi, che diventa milionario da un giorno all'altro, ecco, questa una bella notizia, fatta apposta per incoraggiare tutti i poveri della citt.

Kopak - Credete allora...

Pluskin - Credo una cosa sola, che siete il poi tabandiera della fortuna. A vedervi passare, la gente' ha un'altra faccia. Segno che c' speranza in questo mondo, se uno pu guadagnare un milione la gente dice cos.

Kopak - Non sapevo che si parlasse tanto di me

Pluskin - S, che lo sapete. Hanno stampato vostra fotografia sui giornali, ma una volta sola noi basta; volete che la stampino una seconda volta.

Kopak - Ma, se io muoio, non sono pi l a trovarmi sul giornale...

Pluskin - Non fa niente. C' un orgoglio, che noi muore nella tomba. Questo avete voglia che dicano: Che tipo straordinario, non appena ha guadagnato un milione, ma dopo si ammazzato.... Sapete) invece cosa dico io? Guarda, guarda, se si pu essere pi orgogliosi. Che uomo! e sputo (eseguisce). Ecco come giudico le vostre disgrazie.

Michele - E voi, Pluskin, sapete cosa penso dM le vostre? Devo dirlo?

Pluskin - Parlate, parlate. Io meglio che non dica niente.

Michele - Neanch'io dir niente. Su, dite.

Pluskin - S, parlo, dir tutto. Dir che trovi che avete torto a darvi tante arie, caro signore. Per che di voi due. uno solo ha veramente sofferto, uno solo soffre ancora, e non siete voi, signore mio.

Michele - Noi soffriamo tanto uno che l'altro!

Dora - No, Michele. Pluskin ha ragione.

Michele - Ma io ho patito il freddo, la fame.!

Dora - Anch'io.

Michele - Io contavo i giorni.

Dora - Anch'io.

Michele - Tu potevi andare, venire, passeggiare nel sole.

Dora - Tu hai avuto la gioia di essere liberato. sentirti tutto nuovo, rinato ai tuoi occhi. Mentre io

Michele - Basta, basta. Diventiamo pazzi, a continuare cosi.

Pluskin - (urlando) Ah, chiaro che il pi il felice non siete voi!

La vecchia - Non gridate, signore, non sta bene

Pluskin - Non siete voi; sono io. Mi fate ridere coi vostri fastidi ridere, ridere.

La vecchia - Ma, signore, soffocate cos, Sedete sedete. Bevete un sorso d'acqua (eseguisce; c' tavolo una brocca e un bicchiere) Meno male che sono qua io a prendermi cura di tutto e di tutti. (Pluskin beve. Kopak gli va presso).

Kopak - Pluskin!

La vecchia - Lasciatelo stare...

Kopak - (a bassa voce) Pluskin... A quest'ora, chiss, vostra moglie scender tristemente le scale di casa vostra. Sentir un certo rimpianto forse per voi.

Pluskin - Non possibile. Mi sono guardato bene nello specchio.

Kopak - Ma lei pu darsi che vi trovi migliore, che vi veda pi bello...

Pluskin - No, mi sono visto. E' bastato.

Kopak - Ma provate a farvi fare un bel ritratto da un buon pennello. Alla Scuola di Belle Arti, a Mosca, avevo un compagno che abbelliva sorprendentemente i suoi modlli. Mandatelo a chiamare: a furia di guardare il vostro ritratto, finirete a credere nelle vostre fattezze. No, veramente, io al vostro posto non mi toglierei la vita.

Pluskin - (parla come in sogno) S, un bel ritratto., .io in piedi, che sorrido... con un certo sussiego, indifferente a tutto. S. s, era quello che mi occorreva... mi avrebbe reso la mia fierezza...

Michele - (a Dora) Dora, tu non hai cambiato idea? Siamo sempre d'accordo per...

Dora - Certo. Ma poco fa, quando eravamo d'accordo su tutto il resto, era meglio; era pi bello.

Kopak - (torna vicino a Pluskin) Pluskin...

Pluskin - (con un filo di voce) Cosa volete, mio bravo Kopak?

Kopan - Volevo dirvi: quel che mi avete rinfacciato un momento fa, proprio il vostro pensiero?

Pluskin - Non ricordo bene. Cosa?

Kopak - Perch... se il milione che ho guadagnato alla lotteria restituisse veramente la speranza a quelli che sono in miseria, voi .capite bene..., se io fossi realmente, come dite, il portabandiera della fortuna, ma vorrei essere sicuro, allora io ritroverei la mia tranquillit, sentirei il cuore pi leggero (pausa). Rispondete, Pluskin!

Pluskin - Sono sfinito, ho nervi scoperti. Ho lanciato contro la vostra persona delle parole che non dovevo dire in un momento come questo. Non so pi quel che vi ho detto.

Kopak - Scusatemi, Pluskin. (Va verso Dora e Michele) Amici, voi avete ascoltato quel che Pluskin mi diceva poco fa... (Ma Dora e Michele, perduti in una boro estasi, non gli danno retta). Scusate, scusate. (Siede).

(Pausa).

La vecchia - (fa la calza; parla a voce bassa) Ecco, tornato il silenzio. Ciascuno fa l'esame dei propri peccati. E ciascuno arriver in paradiso con una cesta, e la cesta sar piena di tutti i mali che ognuno avr fatto agli altri. E' inutile, non necessario che io pianga ancora per la morte di Alioscia. Perch, se piango, questo mio male va a pesare nel suo cestello: fargli un altro torto, povero Alioscia. Cos, io dovr morire adagio adagio, senza far chiasso, senza farmi accorgere. Povero bambino mio, altrimenti gli fanno una .colpa per causa mia - e di l, allora, devo tardare ancora a rivederlo (fa sempre la calza).

Kopak - (avvicinandosi a Pacha) Pacha, credi che sia difficile morire?

Pacha - Io ho deciso di buttarmi nel fiume, dove ci sono quei due isolotti; l'acqua, l, fa mulinello. Meno male, che da bambina non ho imparato a nuotare.

Kopak - Pacha, ma vale la pena di morire?

Pluskin - (che cammina su e gi) E' vergognoso rimettere tutto in discussione, esitare, adesso, all'ultimo momento.

Pacha - Ma io non esito. Quel che ho detto, faccio: morir.

Pluskin - Si pu ancora vedere...

Dora - No! Non voglio pensare pi a niente. Michele, sono al limite delle mie forze.

Michele - (a Pluskin) Ci siamo messi insieme per essere pi forti, pi tranquilli. Se avete in animo di gettare la discordia e l'inquietudine tra noi, andate per la vostra strada.

Pluskin - Non semino dubbi. Io pongo il problema. Ah, andava cos bene sino a un momento fa! Ma la colpa di tutto, questa donna da marciapiede, che non vuole aprir bocca. (Rivolto a Pacha). Parla, parla, puttana!

Kopak - Perch insultate Pacha? Non voglio.

Pluskin - Avete ragione. Non so pi quel che mi dico. Bisogna che si ritorni tutti come prima, sicuri di avere le nostre buone ragioni di morire. Ognuno, ognuno deve dire le sue; per questo, che insisto. Se no, io perdo il mio coraggio. Tu, Kopak, tu hai le tue ragioni, capisci, tu fai bene a morire.

Kopak - Anche tu. Che Dio ci ascolti!

(Entra il Procuratore, agitatissimo).

Il Procuratore - Ho trovato, ho trovato. Eureka, come diceva Archimede. Ma non stata una cosa da niente. Tutti insieme potete vantarvi d'avermi procurato un bel mal di testa. Non ho neanche potuto ascoltare la musica, sono venuto via a met della sinfonia. Tutto il teatro si voltato a guardarmi. Uno scandalo, amici miei. Mancava poco che anche il direttore d'orchestra fermasse la bacchetta. Ma non importa. A mali estremi, estremo rimedio. E il rimedio io l'ho trovato, vedrete .

Pluskin - Che rimedio?

Il Procuratore - E' un rimedio per tutti. Guarirete tutti. Andrete via da questa casa benedicendomi, dicendo in coro che la vita bella. E a me, non conferiranno neanche una medaglietta per questo salvataggio generale. Ma non importa. Nessuno per potr togliermi la gioia di avere avuto questa sera una idea geniale. Eureka!, ho trovato, ho trovato.

CALA LA TELA

PARTE SECONDA

(Gli stessi personaggi nella stessa posizione. - Chi vuole pu recitare questa commedia anche senza calare il sipario).

Kopak - Cosa avete trovato, si pu sapere?

Michele - Parlate, dunque.

Il Procuratore - (riprendendo fiato) Un minuto. Non c'era neanche una carrozza, fuori del Circolo. Cos ho dovuto tornare a piedi. Ho anche fatto la strada di corsa. Non avevo pi l'aspetto di un procuratore imperiale: avevo l'aria di un cavallo da trotto, di un gatto di grondaia. Correvo via come un fuoco fatuo. Ah, come bello, amici miei, avere una bella notizia da dare ed essere ancora trafelato .per aver corso troppo!

Pluskin - S, ma siamo impazienti, Ivan Ivanch.

Il Procuratore - Mi pareva di saperlo che la musica mi avrebbe ispirato una bella idea. Quando ho udienza, le mie trovate migliori mi vengono in mente la sera prima, canticchiando un'arietta. E' andata cos anche questa volta... Ah, no, troppo bello! Cos semplice, poi! Come mai non ci avevo pensato prima... Ma sapete quando m' venuta l'idea? Proprio all'attacco del secondo tempo. La, la, la. la, la... la, la, la, la, la... Direte .che sono pazzo? Lo so, ma non importa. Io so che sto per restituirvi questa buona, cara, vecchia esistenza, e voi andate a go-dervela dove diavolo avete voglia!

Pluskin - Cos voi avete trovato quel che ci tormenta da un momento a questa parte, cio il mezzo per sfuggire alla solitudine, per sottrarci alla infelicit.

Kopak - Il mezzo per tornare ad avere l'anima senza macchia.

Pluskin - Credo che lui l'abbia trovato.

Il Procuratore - Vi dico di s. Salutate in me il vostro benefattore. Me lo merito; vedete che grondo di sudore.

Pluskin - (a Kopak) Imbecille, dategli un bicchiere d'acqua.

Kopak - Subito, subito - (versa un bicchiere, glielo d).

Il Procuratore - Grazie, grazie, amici. Siete troppo buoni, uno fa a gara con l'altro.

Pluskin - E' che noi vi vogliamo bene, Ivan Ivan eh. ,

Il Procuratore - Lo so, lo so bene. Ma non c' un minuto da perdere. Attenzione, tutti! (Pausa). Supponiamo un istante che voi, qui, siete tutti morti.

Kopak - (timidamente) Ma quello che si vorrebbe cercare di evitare...

Pluskin - Non -pi questione di supporre di essere morti.

Il Procuratore - Tuttavia supponiamolo, e seguite il mio ragionamento senza interrompermi. Dopo morti, davanti a chi vi presenterete? (Pausa). Rispondete, Kopak.

Kopak - Davanti a Dio-...

Il Procuratore - Giustissimo. Davanti a Dio. Vediamo la scena, in tutti i particolari. (Va allo scrittalo, siede in poltrona). Voi venite avanti ad espormi il vostro caso. Io ascolto. Ascolto e rispondo. Ma che cosa rispondere? (Pausa) Su, su, Pluskin, indovinate un po' quale sar la mia risposta.

Pluskin - Voi risponderete, che... che...

Il Procuratore - Ecco cosa rispondo io: S, come dite voi. Io ho .creato degli esseri infelici, perch negarlo? Ma ho anche creato degli esseri pienamente felici. Questi esseri felici li ho sparsi un po' qui, un po' l; uno per cento, forse; uno su mille, non importa. Ce n' almeno uno per ogni professione; ce n' almeno uno per ogni distretto. Non potete dire che io vi ho lasciato andare senza aiuto al vostro destino, perch io in mezzo a voi ho stabilito un uomo felice. Il vostro compito di rendervene conto, d'andare a cercarlo: fate cos, una volta che l'avete scoperto, andategli vicino in punta di piedi e imitatelo parola per parola, gesto per gesto. Invece voi cosa avete fatto? Avete tenuto la vostra benda sugli occhi e nella vita vi siete comportati come dei pazzi che si rincorrono su un tetto. Ed allora io infliggo a tutti voi una punizione. Indovinatela! (Pausa). Voi non sapete indovinarla, eppure cos evidente che non .ce ne pu essere un'altra all'infuori di questa. La punizione che vi do .che ritornate tutti, invisibili, in una di quelle case dove abita uno di questi esseri felici che sinora avete trascurato, ma siccome, per vostra colpa, ora tardi e non siete pi in tempo ad imparare a vivere come essi sanno vivere, almeno constaterete come avreste dovuto e potuto vivere.

Pluskin - Ma, signor Procuratore, tutto questo non dice niente...

Il Procuratore - Non interrompetemi!, lasciatemi finire. E Dio vi domander: Pluskin, qual' l'uomo felice che avete conosciuto di pi? E voi per tutta risposta direte: Il procuratore Ivan Ivanch Karaoul. Nella nostra citt era celebre, o Signore, per avere ridotto alla perfezione l'arte del vivere felice. Allora Dio dir: ben detto, Pluskin. D'ora in avanti tu ronzerai intorno alla casa del procuratore come una mosca; non lo perderai mai di vista, n di giorno di notte, e ad ogni istante dirai dentro di te: ecco il gesto che avrei dovuto fare, ecco la parola giusta che avrei dovuto dire.

Kopak - Ma una volta che noi siamo morti, dire cos non sar un beneficio per noi.

Il Procuratore - Sciocco, sciocco! E' qui che volevo arrivare. Che nessuno di voi morto! Approfittate appunto del fatto che siete vivi in carne e ossa e fate tesoro del segreto della felicit. Amici miei, qui nessuno di voi pi prigioniero: consideratevi degli ospiti. Vedrete, andandovene, che nessuno avr voglia di attentare pi alla propria vita, perch, qui, in questa casa, avete posto gli occhi su una creatura felice. E adesso mettiamoci tutti a passare una bella serata. (Pausa).

Michele - Nessuno rifiuter la bella serata, ma quanto al risultato...

Pluskin - E va bene. In ricordo del mio matrimonio, Ivan Ivanch...

Kopak - In fondo, ognuno di noi che qui non chiede che di persuadersi o no.

Il Procuratore - Ero sicuro dell'esito. A noi, allora: voi vedrete io vado, vengo, mi siedo, penso a alta voce, canticchier qualche motivo... In una parola, io mi metter tranquillamente a godermi una bella serata, cos, come se fossi qui solo e voi foste degli ospiti invisibili.

Michele - Accettato. Ma, dopo, ognuno di noi potr andarsene per suo conto?

Il Procuratore - Naturalmente, dato che ognuno di voi sar guarito dall'idea del suicidio. D'altra parte, chi mai rifiuterebbe di veder vivere un uomo felice? E' uno spettacolo cos raro! Ci sono certi momenti, il mattino, prima ancora di aprire gli occhi alla luce, che io mi sento cos fiero di essere felice che provo una specie di tenero disprezzo per tutto il resto dell'umanit. Vedete, mi dico: Denis Papin ha costruito la macchina a vapore, Franklin ha inventato il parafulmine, ma c' pure al mondo questo buon uomo che ha nome Ivan Karaul ed a lui che si deve la scoperta della felicit!

Kopak - In un certo senso stata una fortuna per noi d'essere venuti da voi.

Il Procuratore - Ma questa idea degli inventori e degli scopritori, la scaccio subito. Perch tutta questa categoria di persone si sempre trovata in un mare di guai; io no, invece. Spalanco bene i polmoni, respiro bene tutta quanta l'aria della mia camera e mi dico: se qualcuno qui, aprisse la porta proverebbe un leggero giramento di testa. L'odore di una stanza da letto dove uno che non siete voi ha dormito, non mai un odore piacevole. Ma io, contrariamente, respiro a pieni polmoni; una delizia. Perch la mia camera; il mio odore. Mi sento tutto a mio agio. Ma non mi indugio sotto le coperte. Sotto un piumino caldo si prova un certo piacere, ma, se uno sta l troppo a covarselo, si priva di quell'altro piacere che incomparabilmente superiore.

Kopak - Qual'? Sono impaziente di saperlo, perch i miei risvegli sono ogni volta cos tristi.

Pluskin - Sentiamo, qual'?

Il Procuratore - La toilette.

Kopak - La toilette?

Il Procuratore - La toilette. Adesso vi far vedere il mio stanzino da bagno. Una domanda: lei, Kopak, si lava con acqua calda o fredda?

Kopak - Acqua calda.

Il Procuratore - E lei, Pluskin?

Pluskin - Acqua fredda.

Il Procuratore - Vuol dire allora che fin quando sulla terra ci sar acqua calda e acqua fredda, voi non avrete nessun diritto di suicidarvi. Ma, attenzione a quel che vi dico! Regola capitale: essere nudi. Non si trae giusto profitto dal proprio corpo se non si nudi. Un'altra domanda, Kopak: Lei superstizioso?

Kopak - Qualche volta. Mi capita di andare da una cartomante.

Il Procuratore - E lei, Pluskin?

Pluskin - Una volta lo ero anch'io. Ho in tasca ancora un ferro di cavallo, che tastavo qualche volta giocando a .carte.

Il Procuratore - Errore! Stupidit! Oscurantismo! Anch'io sono superstizioso, ma sapete qual' il mio feticcio? E 'questo mio corpo. Appena alzato, mi basta passare la mano, cos, sulla guancia per accompagnare il rasoio, e io sento gi che quel leggero sfioramento mi porta bene. Non vi nascondo il piacere di lavarmi, tutto, dalla testa ai piedi! E' come rifare ogni volta la conoscenza con se stessi. Naso mio, buon giorno! Buon giorno, braccio destro e braccio sinistro! Salute, orecchio.(Punto il dito su un orecchio). Se foste state un po' pi regolari, orecchie mie, ma non importa: basta intenderci. Guardate le dita dei piedi: buon giorno anche a voi. Anche fossero le dita dei piedi di Rockfeller, con tutti i suoi milioni, se non fossero le mie ne proverei disgusto, mentre l, dove finisce la mm gamba, il mio piede, le guardo con piacere: vi scorro su con le mani, come i tasti di un piano, do, re, mi, fa, sol; e questa una musica speciale, che ascolto soltanto io. Allora canto, fischietto; sciocchezze. Intanto mi insapono tutto; e il sapone fa schiuma su tutta la faccia, tanto che non mi vedo pi. E' un minuto d'angoscia, ma poi mi rivedo subito! E vedo la mia faccia, insaponata; n quella di Rockfeller, n quella di un altro; la mia. Apro gli occhi. S, sono proprio io, Ivan Karaul, tirato a nuovo. Allora mi sciacquo, e mi do degli schiaffetti sul collo, sulle spalle, nella schiena; come a teatro, un rumore di battimani, quando il pubblico applaude i suoi beniamini. Bravo, Karaul! Sei allegro, sei buono, sei sano. Ah, sempre un momento fastidioso quando lascio il mio stanzino da bagno. Spesso, se non mi frenassi, sono tentato di tornare a lavarmi una seconda volta.

Pluskin - Sia pure. Ma...

Il Procuratore - Non interrompetemi! Quando sono invitato in campagna, in casa di amici, la mia prima preoccupazione quella di conquistarmi, appena suonata la sveglia, lo stanzino da bagno. Mi chiudo dentro per due ore, schizzo acqua dappertutto. Peggio per gli alri.

Pluskin - Va bene. Voi sarete l'uomo pi felice della terra l nel vostro stanzino da bagno. Ma dopo?

Kopak - Perch verr pure il momento di vestirsi e di uscire. E' allora che la vita comincia.

Il Procuratore - E comincia per me il pi bel godimento della giornata: l'udienza in tribunale.

Pluskin - Ma un godimento, che non pu essere di tutti. Di noi, nessuno nei ruoli della magistratura.

Il Procuratore - E' cos?

Pluskin - Infatti. Tambov studente in medicina. Kopak ...

Il Procuratore - Errore, errore. Che cosa un ufficio postale, una portineria, uno spaccio d'alcooli-ci? A veder bene, sono tutti tribunali. Dove c' un posto pubblico, c' un tribunale. Dappertutto si giudica, dappertutto si condanna. L'unica differenza che io giudico pubblicamente e con una retribuzione di dieci mila rubli all'anno. L'udienza del mattino, per me, proprio indispensabile alla mia salute.

Kopak - Come il bagno?

Il Procuratore - Esattamente come il bagno. Mi rinfresco lo spirito, come rinfresco il corpo. Vi suggerisco subito un esempio. Qualche volta sono tentato anch'io di farmi una amante, inquieta e inquietante come se ne trovano nei romanzi francesi. Cosa faccio allora? Aspetto il primo processo passionale, e con la mia immaginazione ecco che vado io a prendere posto sul banco degli accusati, mentre io stesso pronuncio una requisitoria implacabile. Cos quella tentazione che avrebbe potuto turbare questa mia casa pacifica subito condannata, direi che esorcizzata in me con le mie. stesse mani. Spedisco il condannato ai lavori forzati e io lascio l'aula fresco, sorridente.

Pluskin - Cos lei, Ivan Ivanch, facendo il processo agii altri riesce a poco a poco a ritrovare la propria fierezza?

Kopak - E la tranquillit dello spirito?

Il Procuratore - Ma si, ma s. Beninteso, bisogna intentare un processo senza cattiverie. Io, durante un mio processo, non sono mai cattivo. Mi succede persino di provare dell'affetto, sinceramente, per dei tipi che devo condannare alla forca. (Pluskin va su e gi, inquieto). A che cosa pensa, Pluskin, in questo momento lei?

Pluskin - C' uno specchio nell'aula?

Il Procuratore - No. Ma che domanda questa?

Pluskin - Fate collocare una bella specchiera, ampia, sul muro che vi sta di faccia. E specchiatevi un po', nell'istante che condannate a morte qualcuno. Sono sicuro che vi sentireste mancare il respiro.

Il Procuratore - Ma che cosa vi salta in mente? Mi guarderei bene dal guardarmi in un momento come quello, non vorrei ricevere un insulto al cuore! (Pausa). Mio Dio, mi fate venire i brividi con quell'idea dello specchio. E' come se mi vedessi d'un tratto in piedi, su quel muro, con l'indice puntato verso me stesso a domandarmi...

Pluskin - D fastidio, eh?

Il Procuratore - S. Ma non so perch. Non ho niente da rimproverarmi. Ho la coscienza di un bambino in fasce. Non ho n peccati, n rimorsi. Ma mi d fastidio, s, devo dirlo.

Kopak - (s>i alza, agitato) No! no! e poi no!

Il Procuratore - - Ma che cosa c' Kopak?

Kopak - C' che non posso essere d'accordo con voi. Facendo il processo agli altri, pu darsi che uno ritrovi la sua fierezza...

Pluskin - A patto di non guardarsi in uno specchio.

Kopak - Uno pu liberarsi da tanti brutti desideri, ma non pu, non pu ritrovare la sua anima, senza macchia. Ditemi un po', come fate a sentire di avere l'anima pulita?

Il Procuratore - E' subito fatto. Quando esco dal Palazzo di Giustizia, traverso la strada e faccio una scappata alla sede dell'Opera di Beneficenza. Sono vicepresidente dell'Opera. Tutti gli anni, mando li gli abiti smessi. E ogni giorno faccio un giro di tutto il cortile dell'asilo, non fosse altro per rendermi conto che quei miei vecchi vestiti sono di nuovo servibili. Passa un vecchio, e lo interpello cos: Ionitch, un po' larga la tua redingote, eh? Si, Eccellenza, ma d'estate un vantaggio se larga. Meglio cos meglio cosi!, rispondo. E lascio l'asilo, spensierato come uno scolaretto. In quei momenti, mi vengono delle idee strepitose. Si pensa all'umanit, al prossimo, a se stessi. E' delizioso. Tutti i marted, durante la, seduta plenaria dei soci fondatori, stappiamo nella sala del consiglio, due o tre bottiglie di vino di Crimea. Marted prossimo, la bevuta in o-nore della mia croce di terza classe dell'Ordine di San Gregorio, perch - rimanga tra noi - sono nelle liste di nuova promozione. Marted alzer il mio bicchiere e dir: Eppure, signori, non che una modestissima decorazione, tuttavia io ho finito per accettarla perch i poveri della citt, vedendomela appuntata sul petto, possano avere la prova .che il governo non li dimentica. Per... Ah, irritante! Si, insopportabile!

Kopak - Che cosa?

Il Procuratore - Lo specchio. Quello specchio di cui parlava Pluskin. Me lo vedo davanti agli occhi, e mi vedo dentro, col bicchiere alzato, mentre pronuncio il mio discorsetto. E' come se avessi l'impressione..., no, non possibile!

Pluskin - Quale, quale impressione?

Il Procuratore - Non so, ma come se mi sentissi tutto rosso e tutto gonfio e la gente intorno mormorasse: Ma guarda, guarda come beato, come sicuro di s! Per ne ha sudate di camicie per ottenere la sua commenda dell'Ordine di San Gregorio di terza classe! . Vedo che uno d un colpetto di gomito all'altro e io cerco, cerco di farmi piccolo, di darmi un'aria dimessa, ma impossibile, mi gonfio... mi gonfio... spaventoso. Il vestito che ho indosso, ecco, non ci sto dentro pi. Ma io sono ridicolo, faccio ridere. Ma no, no!, una brutta idea, una fantasia. Tutt'altro, io sono conosciuto, tutti mi conoscono per il mio scetticismo, per il mio humor inglese; sono un buon diavolo, un po' burbero, un po' bisbetico... Tutta la citt mi adora, sono cos elegante! (a Pluskin) Ah, ma la colpa tutta di quel suo specchio dannatole lei. E' lei che mi guasta il sangue con tutti quei suoi stupidi progetti di suicidio! E io stupido sono io, a essere ancora qui a perdere il tempo con voi, ad avere mandato a monte il concerto al Circolo! (Pi inquieto). Adesso mi viene in mente, s, era al vostro matrimonio, Pluskin, quando tutti avevano alzato il bicchiere alla mia salute...

Pluskin - S, cos' avvenuto?

Il Procuratore - Ero forse ridicolo, tanto la felicit mi sprizzava dai pori della pelle?, ridevano di me, mi prendevano in giro?

Pluskin - Ma no, Ivan Ivanch, ma chi vi ha messo in testa queste fantasie?

Il Procuratore - Sono fantasie?

Pluskin - Senz'altro, evidente.

Il Procuratore - No, perch se vero che quel giorno... allora bisognerebbe dirmelo, bisogna avvertirmi...

Pluskin - Ma giuro!

Kopak - Ha giurato, cosa volete di pi..

Il Procuratore - Grazie, grazie, amici. E' un gran conforto, davvero, avere degli amici. Per me, l'amicizia tutto, la colloco pi alto di tutto! Per me, questa notte stessa potrebbe esserci un terremoto, venire gi un diluvio universale, tutto quello che volete, io me ne infischio, basta che io trovi uno scampo in un'isola deserta con al fianco un vero amico e una buona biblioteca a mia disposizione.

Kopak - Che gioia, come sono contento!

Il Procuratore - Di che, amico mio?

Kopak - Delle vostre parole. Sinceramente, la vostra idea di prima non mi aveva convinto. Ma in questo momento mi aprite gli occhi, devo dirlo. S, soltanto con un po' di amicizia che un uomo pu rifarsi un'anima senza macchia. Ivan Ivanch, da questo momento, io non ho pi dubbi, so che mi salverete, che sono salvo. Ivan Ivanch, parlatemi, su, degli amici che avete.

Il Procuratore - E' una gioia, per me, nominarli. Questa una sentenza di Marc'Aurelio: Una casa senza amici una bocca muta .

Kopak - Lasciamo stare Marc'Aurelio. Veniamo ai vostri amici.

Il Procuratore - E' che io ne ho molti! S, ho anche questa bella fortuna. Quando uno apre le porte del proprio cuore, finisce sempre per popolarlo, pieno come un alveare. Questa un'altra massima: di Turghenjef.

Kopak - Lasciamo andare anche Turghenjef. Veniamo al vostro sciame di amici, Ivan Ivanch.

Il Procuratore - E' semplice!, non ho che da consultare il mio indirizzario - (Lo prende). Agradian... No. (Sfoglia). Alexejeff. il mio sarto. Ah, ecco un amico: Apraxin. Un grande amico, un vero amico. Apraxin. Caro Apraxin! (Consulta U quaderno). Due mila rubli , ma come mai ho scritto qui Due mila rubli? Ah, vero! Gi, ma per questo mese non posso saldare questo debito. Neanche il mese venturo. Del resto, che bisogno c' di avere tanta fretta? Un amico, se non amico che dia prova di essere un amico... (Sfoglia ancora). Andoff. S. E poi no; non restituisce mai i libri... Miluchoff. Questo s. Volevo ben dire di avere un amico che vale per tutti, e questo amico lui, Miluchoff.

Kopak - Bene, Ivan Ivanch: sentiamo qualche cosa intorno a Miluchoff.

Il Procuratore - Miluchoff!, ah non sarebbe certo lui a prendersi gioco di me durante il banchetto per la mia decorazione! E i libri, lui, li restituirebbe immantinente. Che pasta d'uomo, questo Miluchoff!

Kopak - E' un tipo fine?

Il Procuratore - Fine e entusiasta! Tutte le volte che mi capita qualche cosa di bello, mi dico subito: Ah, se c'era Miluchoff!

Kopak - Perch? Non lo vedete spesso?

Il Procuratore - No. E' morto; dieci anni fa. Quando era in vita, qualche volta abbiamo anche litigato. Si sa, ciascuno ha i suoi piccoli difetti. Ma, adesso che se ne andato in pace, gli scopro ogni giorno una qualit nuova. Cos, come se diventassimo adesso amici sempre pi intimi. L'amicizia una quercia che fa da guardia al bosco: chi che diceva cos: Ma perch non sono morto io al suo posto! Allora, sarebbe stato qui,lui a parlarvi di me, questa sera; a tessere il mio elogio, come saprebbe farlo soltanto Miluchoff. Comincerebbe dal mio primo successo alla facolt, dal mio primo amore, dal mio primo processo. Mi pare d'essere qui ad ascoltarlo anch'io, il buon Miluchoff! Ne sento molto la mancanza, il vuoto. (Sfoglia) In fondo, non c'era che Miluchoff, che era veramente un amico fidato. (Sfoglia ancora). E' strano, strano.

Kopak - Proprio cos. E' una sorpresa anche per me...

Il Procuratore - Questo mio indirizzario, sinora io l'avevo consultato in tutt'altro modo: io non l'avevo mai guardato con gli occhi di adesso. E' pieno di nomi ,e sembrano tutti cancellati. Eppure, non si pu dire di no: tutta la citt mi adora... Non capisco, non .capisco pi.

Kopak - E' capitato anche a me. Me ne sono accorto, da quando sono milionario...

Il Procuratore - Ma la smetta di pensare egoisticamente a s! E' un tormento! Ma guardi, un po' anche a me, non vede in che stato sono ridotto? Questa notte, non chiuder occhio, agitato come sono (va a sedere su una poltrona).

La vecchia - Non bisogna agitarsi troppo, non bisogna farsi del male da s stessi, su, su.

Pluskin - No. Bisogna invece esaminarci, freddamente, metodicamente, dall'a alla z, come mi so; no esaminato io punto per punto per tutti questi tre giorni.

Il Procuratore - Io mi rifiuto d farlo... Insomma, vorrei dire... Ma non so neanche pi quel che voglio dire... Sento gi un brontolio qui nelle orecchie...

Michele - E' perch scoprite tutto d'un colpo di essere solo anche voi, la vostra solitudine.

Kopak - Non tormentatelo!

Il Procuratore - Capisco... sento...

La vecchia - Mettete questo bel cuscino sotto testa... (eseguisce).

Kopak - Rivolgete il vostro pensiero a Miluchoff,

Il Procuratore - E' giusto. Lui, s, che aveva della comprensione per me. Ma anche voi, mio buon Kopak! (Guarda intenerito Kopak e la vecchia). Me no male che voi due siete qui con me...

La vecchia - Vado in cucina a prepararvi un the] volete? Vi riscalder, fa bene.

Il Procuratore - No. Non c' bisogno. Ho tutti quello che mi occorre, in questo armadio. (Si alza) Ma non importa se in, vita mia non ho ancora trovato gli amici che mi merito. (Apre l'armadio) Ecco questi sono i miei veri amici! Vedete tutte questi scatole, scatolette, fiale, fialette. Signori, vi presenti la mia collezione.

Pluskin - Ma, che collezione?

Il Procuratore - Di medicinali.

La vecchia - Non sar malato, vero, signore?

Il Procuratore - Malato io! Prego, non dite pi questa parola (fa un gesto superstizioso). Grazie Dio, io ho una salute di ferro, come la statua di Pietro il Grande. Ma ho la mia tecnica: io prevengo io non lascio che la malattia tenti di fare la sua coi sa verso di me; la allontano, la allontano. Per esempio: prima di un buon pasto io rompo sotto ai denti una di queste compresse rosa, e allora sono sicuri che posso berci sopra una bottiglietta di vodka. Si poi sento che c' qualche cosa che non va, ingoi] una di queste pillolette bianche. Amici... amici inti mi..., che bisogno c' di amici intimi? Non fanno che infastidire con la storia dei loro guai, e non ti n' uno che porga l'orecchio ai nostri guai. Menti i medicinali non dicono una parola, e intanto prendono cura del loro paziente... Volete una pillola?, queste? (porge la scatola nessuno accetta). parola d'onore, che vi scapperebbe subito la voglia di,. No?, non volete?, peccato, peggio per voi. (Ne mastica una). Sar uno spettacolo: tra cinque minuti avr cambiato cera, baller come i topi su in solaio (Ripone la scatoletta nellarmadio). Sicuro, sicura sono quasi soddisfatto d'essermi accorto di non ave re amici l sul mio indirizzario. E' la prova del no ve che non ho bisogno di essere consolato da nessuno. E' la prova che sono felice. Anche se capiti che l'infelicit si camuffi in mille maniere pur metter piede in una casa. Non importa, so io come si fa a tappare i buchi! Si fa la guardia, quello faccio. Giorno e notte, monto di guardia. Chi va i Provo una emozione troppo violenta? Al largo, largo! Troppa voglia di fare una partita a carte? Via al largo! Mi assale un'idea troppo spinta? F fuori! Questa la casa di Ivan Karaul, l'uomo ce per eccellenza, fuori.

Michele - D'accordo. Ma alla fine la vostra ) una casa vuota, svuotata.

li Procuratore - Svuotata? Vuota?, perch?...

Kopak - Ma una casa senza amici.

Il Procuratore - Ho delle buone conoscenze, ottime relazioni.

Michele - Non avete amici, e non avete uni donna che vi ami.

Il Procuratore - Ho alcune relazioni riposati! Quel che potrebbe darmi l'insonnia o l'angoscia, chiaro, me ne libero subito. Vedete, ho fatto la malizia necessaria, qui, nel mio cuore.

Michele - D'accordo. Ma pi .che spazzare, ave! te svuotato, avete fatto il vuoto.

Il Procuratore - No. Il mio cuore non vuoto! Io ho una diffusa simpatia per tutto e per tutti. Una simpatia vaga, facile, e che rende ogni gesto facile. Colgo l'istante che fugge, e ne respiro tutto il profumo, dolcemente.

Michele - D'accordo. Ma respirate il vuoto.

Il Procuratore - Perch il vuoto? Quel che lei chiama vuoto io lo chiamo misura, grazia, saggezza. In una parola, l'amore delle arti. Io infatti amo le belle arti. Io ho viaggiato, senza mai un disturbo. Bisogna conoscerle; ci sono alcune agenzie di viaggio che fanno tulio: stabiliscono l'itinerario, e treni, albergo, servizi, tutto, mancia compresa. Non siete ancora scesi a Venezia, che gi vi preparano il vostro letto caldo a Firenze. Lei stato a Firenze, Kopak? Ah, .caro Kopak, fin tanto che si potr ammirare Bolticelli agli Uffizi, stupido suicidarsi. E Parigi? Kopak, avete passato una notte a Parigi? La grande Roue! Le Caf Anglais! Le Concert Mayol! (Canticchia). Viens poupoule, viens poupoule, viens... . Caro amico, occhio alle donne, mi raccomando! A Parigi le donne sono l'incarnazione del diavolo. Tutti i mali vengono di l, come la febbre tifoidea viene a bere acqua non bollita. E' bello lasciarsi prendere dall'ebbrezza soave del viaggio, ma a patto di incatenare un po' la propria immaginazione!

Michele - D'accordo. Cio fare il vuoto.

Il Procuratore - Basta, basta col suo vuoto, mi fa perdere la testa. Si sa, certe sere capita di sentirsi un po' soli, niente di pi. Una sera come questa, l'infelicit potrebbe penetrare nella mia casa. Ma io penso a tutto, predispongo tutto. Volete saperlo? Il mese venturo sar ammogliato. Siete invitati tutti al mio matrimonio, cos conoscerete mia moglie.

Michele - Noi?

Il Procuratore - S.

Michele - Ma non avete un po' paura dei fantasmi?

Il Procuratore - Pochi scherzi, amico; piano, con questo genere di scherzi.

Michele - E' vero che - quel giorno - finalmente ci comprenderemo tutti bene.

Il Procuratore - Adesso, per, non capisco. Che volete dire?

Michele - Semplicemente questo: che, questa sera, noi ci toglieremo la vita, moriremo tutti, ma dei, lei caro signore, gi morto, morto, morto da non so quanto tempo.

Il Procuratore - Non passate il limite coi vostri scherzi!

Michele - S. Lei uno dei tanti che si potrebbe chiamare morti-vivi. Ma morti: la terra piena di tipi cos. Hanno tutto, cuore, polmoni, fegato, funziona tutto bene, ma l'anima dov'?, dove l'hanno?

Il Procuratore - Ma siete pazzo?

Michele - L'anima dov'? Partita, partita. Forse, la ritroveremo di l, nell'altra vita. Appena noi saremo morti, la incontreremo; ci verr incontro, e dir: Come sta?, vissuto felice da quando io ho lasciato il suo corpo? Ma noi le risponderemo: No, non n felice, n infelice, vuoto .

Il Procuratore - Basta, non vi sopporto un minuto di pi. Via, via, fuori!, fuori tutti! (Pausa) No, restate, non posso neppure lasciarvi partire cos, starei male, male per .tre giorni. E voi avete la pretesa che io abbia il cuore vuoto! (Pausa). Ebbene, vero, vero. Se ho deciso di confessarmi a alta voce, perch negarlo? S, s, ho il cuore vuoto. Se io vi tengo qui, questa sera, se io voglio salvarvi a tutti i costi, perch voglio salvare il mio sonno, la mia digestione, il mio buon umore. E' perch penso a me stesso, soltanto a me. E' vero, ho il cuore vuoto, E' vuoto, perch ne provavo un certo piacere. Vedete, io sarei disposto ad amare, amare d'amore, come voi due - (a Dora e a Michele; poi a Kopak), e sarei disposto a soffrire i mali degli altri. S. anch'io come voi, sarei pronto a fare qualsiasi follia. Ma non voglio, non so volere.

Michele - La verit che non potete volere, signor Procuratore, un morto non pu risuscitare.

Il Procuratore - Qualche altra volta mi sembrava di impazzire, mi gi capitato. Pacha, tu mi hai visto ubriaco?

Pacha - Una sola volta, all'Oiseau-Rouge. Era uno spettacolo increscioso, triste.

Il Procuratore - Triste?, ma se ridevano tutti e io per primo!

Pacha - Triste per me. Voi avevate voluto che tutti i vostri amici sapessero che io ero stata a letto con voi. E tutto quello che io vi avevo detto, a casa mia, di me, mi avete costretto a ripeterlo, l, davanti a tutta la sala.

Il Procuratore - Cosa mi avevi detto, Pacha? Pacha? (Pausa). Pacha?

Pacha - Che ero innamorata di voi.

Il Procuratore - Tu mi hai amato? Ma allora vero, .che qualcuno mi ha amato. Pacha, senti, ascoltami bene. Questa sera, io voglio soppiantare tutta la mia vita. Non me ne importa niente del mio matrimonio! Venga, venga pure lo scandalo! Pacha, vieni a vivere con me, vieni! Ascolta, prendo un congedo di tre settimane, ne ho pieno diritto; e partiamo insieme. Pacha, ci ameremo, sai, vedrai. Sono stato un egoista sino a ieri, venivo con te a divertirmi. Oggi no, un altro uomo che ti parla, un uomo che vuole amare e, un uomo che ha bisogno di dare le prove di potere, di sapere amare. Vuoi, vuoi Pacha?

Pacha - Ma non sono pi innamorata di voi, Ivan Ivanch.

Il Procuratore - Non importa. Questa volta, sar io ad amarti, perch sono capace, vedrai, di amare. Pacha, saremo felici. Pacha, andremo via, all'estero. Faremo spese pazze. Vieni, vuoi, Pacha?

Pacha - Ivan Ivanch, ma non per voi che io mi suicido.

Il Procuratore - Voglio almeno salvarti. Tu non credi? Non sono qui a mentirti. (Agli altri). A sentirvi parlare tutti di morte, mi ha preso un certo panico. E' come se tutto quello che avevo lasciato disperdere qua e l, facesse ressa qui intorno, mi prendesse alla gola. Ma io ricomincer da capo la mia vita, Pacha. Non dire che tardi oramai. Perch non rispondi? (Pacha ride) Ma perch ridi?

Pacha - Perch a morire siamo noi, e voi cercate proprio da noi delle consolazioni!

Kopak - Ha ragione. Continua a parlarle di s... La lasci stare.

Il Procuratore - S, sono ridicolo. Non so neanch'io cosa mi sento nel sangue, ma colpa vostra. Siete stati voi a introdurre la tristezza in questa casa. Andava cos bene, prima della vostra venuta. A-desso non capisco pi niente, mi gira la testa, ho le vertigini, terribile. No, non vero, io non sono vuoto!

Dora - Certo, lei come gli altri, lei forse meglio anche degli altri.

Il Procuratore - Non sono vuoto.

Michele - Ivan Ivanch, ho avuto torto a dire quel che ho detto del vostro matrimonio.

Dora - Gli studenti di medicina sono sempre un po' cinici. Anche quando parla di noi due, morti, lui scoppia a ridere. S, non abbiamo pi dubbi sul vostro conto, sarete felici.

Pluskin - Ma arrivati a questo punto lasciateci andare.

Kopak - Lasciateci andare e non pensate pi a noi, dimenticateci.

Michele - Se volete dormire in pace avrete senz'altro dei buoni cachet, noi

Dora - Avete sentito, fa sempre cos: scherza ,ma non cattivo.

Il Procuratore - Non parlate di cachet. Se mai dovrei prenderne uno per svegliarmi, non per addormentarmi. Per svegliarmi da tutto questo incubo che mi ha assalito da quando voi siete piombati in questa stanza. No, non possibile, io non ho parlato della mia vita, ho raccontato la vita di un altro. O forse l'ho raccontata male, perch io non sono un essere vuoto. Guardate, guardate, questo il mio ritratto (solleva una cortina che copre un grande ritratto a olio). Guardate lo sguardo, come dolce, come comprensivo! E' lo sguardo di un uomo buono, retto, che ha saputo amare e che ha il diritto di essere felice... (Contemplando il ritratto) Ah, respiro! Mi ritrovo, finalmente. Ma s, io vado ad ascoltare il finale del concerto. Quanto a voi, una preghiera che un ordine: non muovete vi di qui. Se lo spettacolo di un uomo felice non valso a convincervi, peggio per voi. Impartir i miei ordini alla polizia. Sarete tradotti via. Ma, per il momento, non voglio pi darmi nessuna briga per voi. E' finita, siete tutti cancellati dentro d' me, basta! (Va verso la porta, s volta e sorride). A proposito, se di l incontrerete per caso la mia anima, non dimenticate di presentarle 1 miei omaggi. E sopratutto ditele che non ho mai goduto una salute cos eccellente. Saluti anche a voi. Un po' di musica, mi rimetter a posto.

(Esce, canticchiando ancora la sinfonia del Barbiere. (i sei personaggi restano silenziosi).

Pluskin - E questo sarebbe un uomo felice? Gli sputo sopra, io! (eseguisce).

Kopak - Tutt'altro, io gli sono grato del suo spettacolo.

Dora - Infatti, ha aperto gli occhi a tutti.

Pluskin - Esatto. Se non fosse ritornato qui, qualcuno di noi, o tutti, avremmo magari rinunciato a suicidarci.

Kopak - Avremmo continuato a tirare avanti sempre pi felici di anno in anno.

Michele - Oppure avremmo finito a diventare come lui; e sarebbe stato peggio. Avremmo finito anche noi a fare il vuoto nei nostri cuori. Ma io rifiuto di avere qualcosa in comune con quell'uomo, di rassomigliargli. Io rifiuto di essere un vivo-morto.

Pluskin - Tutti rifiutiamo.

Kopak - E' meglio morire.

Pacha - Morire subito, questa notte.

Kopak - Bisognerebbe per trovare un trucco per uscire da questa casa.

Pluskin - (va alla finestra) Impossibile. I due agenti sono sempre l, davanti alla porta.

Kopak - Passeremo dal cortile.

Pluskin - Ma ci sono altri due agenti anche nel cortile.

Dora - Sar. Ma non possiamo restare qui.

Michele - Perch no? Questo studio legale, in fondo, un tribunale. E il Procuratore non se n' andato: eccolo! (indica il quadro). E' ancora nell'atteggiamento di chi sta per mettere fine a una requisitoria; e adesso il nostro turno, la parola ai querelanti.

Pluskin - Michele, non il momento di scherzare.

Michele - Non scherzo! Ascoltatemi, vedrete. Io faccio una proposta: invece di uscire e di separarci, restiamo qui e moriamo qui, subito. Forse un po' melanconico finire la vita cos, nella casa di un uomo felice, ma del resto tutto stato cos incoerente da quando siamo al mondo, che inutile domandare una cosa diversa ora che siamo arrivati all'ultima stazione di questo viaggio. Basta che sia una morte rapida e silenziosa. Ecco. (Apre l'armadio). Ero sicuro. Questi per esempio sono due sonniferi, inoffensivi, se presi a piccole dosi, ma se li prendiamo a dosi forti, dopo pochi minuti, piombiamo in un sonno sempre pi duro, un sonno che sembrer non finire pi, che si perder in un rumore di campane, in un rumore di treni in corsa. Un treno che ci porter subito oltre frontiera, e l subiremo la visita dei bagagli, il controllo dei passaporti. (Tiene' una fiala in una mano, e un'altra nell'altra). Questo bravo Karaul! A vedere bene, ci stato utile sino alla fine. Non posso trattenermi dal ridere, scusate, se penso che il nostro Procuratore trover fra poco, qui in casa sua, sei viaggiatori dell'ai di l, immobili, inerti, e che nel suo armadio, cerca e cerca, non trover pi nessun sonnifero che lo aiuti a passare la notte senza terrori...

Dora - Non ridere. Il tuo riso mi fa male.

Michele - Pronto! Spezzo questa fiala, e verso; spezzo quest'altra, e verso. Metto il tutto a completa ebollizione - (versa in un recipiente) e otterremo un grazioso precipitato azzurro, come diceva il nostro professore di chimica. Siete d'accordo? Tutti?

Pluskin - Non sar un preparato intollerabile?

Michele - Tutt'altro. E' leggermente edulcorato

Pluskin - Non parlo del sapore, ma del... dell'effetto...

Michele - Effetto rapido e indolore. E ora che tutto deciso - perch tutto deciso no? guardate questa fiammella. (Accende un fiammifero). E' il segnale della partenza. Viaggiatori dell'ai di l, in vettura! (Accende sotto il recipiente). L, ci siamo. Non dobbiamo aspettare pi di quattro minuti: il borbottamento della fiamma sostituir per noi la musica del direttore d'orchestra italiano. Una raccomandazione, non perdete questi quattro minuti. Il treno ancora in stazione. Noi siamo gi in vettura, ognuno al suo posto, gi liberi. Respiriamo ancora, siamo ancora vivi, ma sentiamo gi montare in noi tutta la indifferenza di quelli che se ne sono andati, di quelli che non respirano pi. Addio rimpianti, inquietudini, sciagure. Sono l, sotto al nostro finestrino, salutano agitando i fazzoletti, ma non possono pi niente su di noi, contro di noi.

Pluskin - Pi niente. E' finita.

Kopak - A nome di noi sei, io mi rivolgo a Dio e lo imploro: queste sono creature che avete creato, uomini e donne che soffrono e non sanno perch devono soffrire. Uomini e donne che scontano senza averne conoscenza colpe commesse da altri, in una et lontana. Queste vostre creature, questa sera, rompono gli indugi e salgono in coro sino a voi, Signore, e chiedono la revisione del loro processo.

Pluskin - Creature che aspettano la morte.

Pacha - Ma vero? Morir, finalmente!, e non morir sola. No. Morir qui, ,con voi, al vostro fianco. Accettata da tutti. Morir apertamente, la sera del grande, come a una festa!

Kopak - (avvicinandosi a Pacha) Pacha, prima che sia troppo tardi, non vorresti rivelarci il tuo segreto, dire perch...

Pacha - Sapete bene che non ho il diritto di dare una risposta.

Kopak - Anche adesso?

Pacha - Sopratutto adesso.

Kopak - Eppure, Pacha, quanto pi l'istante sta per scoccare, io sento di farmi sempre pi vicino a te, come se adagio adagio prendessi possesso di tutti i tuoi pensieri anche reconditi; e trovo per ognuno una risposta, ti rispondo a voce bassa come se ci conoscessimo da tanto tempo.

Pacha - Allora, senza domandarmelo, indoviner il mio segreto, anche se non parlo.

Kopak - S, forse. Pacha, se lo indovino, non ti spiacer?

Pacha - No, ma non dica niente a nessuno... (Pausa). Kopak, lei aveva gli occhi tristi poco fa, ora pi; ha gli occhi sorridenti, come quelli di un bambino. Resti, resti. Sono contenta di essere vicino a lei. Non dica una parola. Non ce n' pi bisogno. (Silenzio).

La vecchia - Uno, due, tre. E' finita. (Guarda la calza, ripone l ferri). Povero Alioscia! Se avessi finito un po' prima, avrebbe avuto il tempo di portare queste calze, almeno una volta. Ma inutile. Le porter un suo compagno. Sarebbe un delitto sciupare una lana cos buona. Se poi entriamo nell'inverno...

Pluskin - Che ora ?

Kopak - Strana domanda. Sono le undici meno dieci. Perch?

Pluskin - Di solito l'ora che mi alzo da tavola, solo, nel mio salone vuoto. Come vero che l'imminenza della morte impicciolisce le cose! Tutto quello che sto per lasciare, sembra cos distante, cos minuscolo. Mia moglie potrebbe varcare quella soglia, passare per quella porta, e la cosa non mi farebbe pi n caldo n freddo.

Kopak - Pacha, tu hai i brividi.

Pluskin - (a Pacha) Metti il mio soprabito, sui ginocchi (Eseguisce; passando davanti allo specchio, si ferma a guardarsi). Buon giorno, Pluskin! Vedi, la tua faccia non mi fa pi spavento. Ti trovo bene, anzi, che benessere! Che compostezza e che tranquillit!

Dora - (a Michele, che le siede accanto). E' strano. Anch'io mi sento invasa adagio adagio da una particolare tranquillit;, da un improvviso benessere.

Pi.uskin - (torna allo specchio). Far come il Procuratore! Mi dar dei buffetti sulle guance, sul .collo, e grider: Bravo, bravo Pluskin, sei allegro, buono, di buon umore .

Michele - (a Dora che fruga nella borsetta) Cosa cerchi?

Dora - La tua ultima lettera, quella dove annunciavi il tuo ritorno dalla prigionia. L'ho sempre con me, eccola. (Legge): Mia adorata, ti scrivo a matita, perch l'inchiostro gelato nella boccetta. Ma se questa mia mano trema, non appena perch fa freddo, ma sopratutto perch domani il grande giorno. S, non sono pi prigioniero, siamo tutti liberi. Ho gi fatto la valigia... .

Michele - Era gi una partenza strana, come questa.

Dora - E' vero, ma oggi siamo in due, io e te. S, parti tu, ma parto anch'io. Questa notte io parto e vado a ritrovare colui che amo. Questa volta, ti ritrover forse. (Legge d nuovo la lettera). ... Ma ho paura, cara, terribilmente paura, una paura assurda... .

Michele - (che legge dietro alle sue spalle) ... paura del momento che saremo finalmente io di fronte a te... .

Dora - No! No, non leggere pi, lascia...

Michele - Perch?

Dora - Perch questa lettera, che mi aveva dato tanta gioia, a rileggerla in questo momento come se fosse stata scritta non pi da te, ma da un altro a una che non ero io, che non sono pi io. Non mi fa pi male, Michele.

Michele - Siamo a poca distanza dalla stazione di frontiera, per questo che noni vuoi: tutto comincia ad essere cos indifferente, per me e per te.

Dora - Ma se di l ci risveglieremo io e te, insieme, sar come era prima, Michele?, rispondimi, saremo innamorati come una volta?

Michele - Non so niente. Quello che so che moriamo per finirla di soffrire, per diventare indifferenti.

Dora - No. Se io accetto di morire, la mia una sfida: di l, io spero tanto di ritrovarti. Vivo. Non indifferente. No, non come quel ritratto (indica il ritratto del Procuratore).

Michele - Dora, stai attenta. Sono le nostre ultime parole: dopo, la morte.

Dora - La morte! Io capisco adesso a che cosa rassomiglia da morte: alla casa di un uomo felice, a questa casa. La morte allora la felicit impastata col vuoto! No, io rifiuto una felicit fatta cos: non la voglio n in questo, n in quell'altro mondo. Se cos, preferisco vivere, vivere e star male, star male per te.

Michele - Ma se riprendiamo a vivere, cominceremo da capo a farci del male, tu crudele con me, io con te.

Dora - S.

Michele - Ci spieremo ancora.

Dora - S.

Michele - Confronteremo, ancora, gesti, ricordi.

Dora - S. Ci faremo ancora del male, Michele. Ma tu a me, io a te, capisci? (Pausa; poi a voce pi bassa). E poi, soffrendo sempre di pi, Michele, forse finiremo a ritrovarci anche su questa terra.

Michele - Dora, non illuderti troppo.

Dora - Hai ragione! N troppe illusioni, n troppe speranze! Ma a me non importa pi neppure di sperare. Io perdo tutto, voglio perdere tutto, ma non quello che mi dato da te, che mi viene da te. Perder tutto, ma queste mie sofferenze no. Anche tu, Michele, di' cos anche tu. Vuoi?, vuoi?

Michele - Tentiamo.

Dora - (a tutti) Avete sentito? Noi tentiamo ancora di vivere... (Silenzio).

Kopak - Hai sentito, Pacha? Michele e Dora provano ancora a vivere.

Dora - Pacha, se vuoi, noi ti daremo un aiuto...

Pacha - Lasciatemi, lasciatemi. Del resto, non sapete niente di me.

Pluskin - (fra s) Soffrire, in fondo interessarsi a qualche cosa, tanto vero che quando va bene tutto soffoco di noia. (Va allo specchio). Io mi dolgo con me stesso, la parola. Kopak, tu, tu vivrai.

Kopak - Hai sentito, Pacha? Anche lui tenta ancora.

Pacha - Partite con loro.

Pluskin - Tu, Kopak, continuerai a vivere.

Kopak - No.

Pluskin - Tu sei un debole, tu sei incapace di morire da solo, senza di noi. Kopak, tu vivrai.

Kopak - No, rester con Pacha. E' pi giusto. Non so bene perch, ma pi giusto. Vuoi, Pacha?

Pluskin - (a Pacha) Digli di no, digli che deve vivere. Vedi bene che incerto.

Kopak - No. Per la prima volta in vita, non vero che sono incerto. Pacha, vuoi?

(Pacha tace).

Pluskin - Lei, tace, (a Pacha) Perch taci? Non hai vergogna, puttana?

Pacha - S, adesso ho vergogna di essere venuta qua, di essere qui in mezzo a voi. Sono stata una pazza. Chiedo perdono a tutti. Io sono fatta per morire sola.

Kopak - Pacha...

Pacha - Sola., sola... soia. (Sviene; Kopak ila sorregge).

Kopak - Pacha... Pacha...

Michele - (che aiuta Kopak) Adagiamola l. Non niente. Ma vedrete che scopriremo adesso perch vuole morire. (Pacha rinviene). Pacha, sono un medico, lasciati visitare...

Pacha - Non ne vale la pena. (Silenzio). S, s, vero, aspetto un bambino, per questo che voglio morire.

Michele - Ma avreste potuto...

Pacha - No. Non voglio. Sono troppo felice da quando sento questo mio figlio muoversi qui nel ventre. E' strano, pensare che una mamma non pi sola, che ha due cuori, due bocche, due anime. E' bello, ma terribile dire che un giorno verr al mondo anche lui, crescer, e giudicher, condanner sua madre. Anche se cambier mestiere, io non potr mai distruggere quello che io sono stata. E lui avr vergogna. Come ha avuto vergogna suo padre, che mi ha lasciata, se n' andato. Allora... ecco cos far. Moriremo, moriremo insieme, io e il mio bambino. E gli parlo, sento che risponde, gi in fondo al sangue. Dice di s anche lui, d'accordo con la sua mammina. Dormiremo tutt'e due e ci sveglieremo, di l, in un mondo dove i bambini non si vergogneranno pi della loro mamma.

Michele - Pacha...

Pacha - No. Non cercate di convincermi. Non capite, che non mi fa male? Il mio non un suicidio, un viaggio di nozze, perch anche noi siamo in due... (Pausa). Ma perch mi fate parlare? Non parlo pi. Era cos facile, quando non sapevate niente! Invece mi siete qui sopra, come dei giudici, come dei poliziotti... Via, lasciatemi in pace!

La vecchia - Un bambino! Ascoltate: come se tutte le campane di Natale cominciassero a suonare intorno a noi. No, non si va a morire la notte di Natale.

Dora - Avevo tanto voluto un bambino, Michele. Se avessimo un bambino cambierebbe tutto, forse, (a Pacha) Basta la voce, do strillo di un bambino, e tutti i cattivi ricordi se ne vanno.

Pluskin - Uno si guarda negli occhi di un suo bambino, e si trova subito bello.

Dora - E' come cominciare un'altra vita.

Pacha - No. Io non posso ricominciarne un'altra.

Michele - Certo, Ma noi ti salveremo. Saremo pi ostinati di te, a salvarti.

Dora - Ci prenderemo cura di voi, sino al giorno che il bambino sar nato.

Pacha - E dopo?

Kopak - Dopo, Pacha, se mi volete, veglier io su tutt'e due. E perch tutto sia pi facile, io ti chieder... Mio Dio che imbarazzo a dover dire a alta voce quel che non oso neanche dire a bassa voce... Insomma, Pacha, io ti chiedo di sposarti, qui, in faccia a tutti.

59

Pacha - Ma io non vi amo.

Kopak - Lo so. Ma, quando si in due a curvarsi sopra una stessa culla, si finisce sempre a scambiarsi almeno un sorriso. Questo sorriso, sar il mio nuovo biglietto della lotteria! Pacha, lasciami tentare questa nuova fortuna?

Pacha - Ma rideranno tutti di voi.

Kopak - (designando gli altri) Non loro. Vuoi, Pacha?

Pluskin - Non vedi che ti ha gi detto di s, idiota?

Kopak - Non vero, fa ancora di no con la testa.

Dora - Ha gi detto di s, Kopak. Il suo s l'abbiamo sentito tutti, e voi no? Guardatela, come sorride, Michele ed io saremo i due testimoni del vostro matrimonio.

La vecchia - Ah, devo ricominciare a lavorare di nuovo, mettere su altri punti...

Pluskin - (in disparte) Ecco un matrimonio al completo, gli sposi, i testimoni, la nonna. Ognuno ha qualche cosa da fare. Io no, io rientrer a casa, solo, e riprender a guardarmi nello specchio e a sputare per terra.

Kopak - Idiota, festeggeremo in compagnia il fidanzamento, questa sera stessa, e faremo la festa in casa tua.

Pluskin - In casa mia?

Kopak - S, da te. E finalmente ti dovrai interessare di qualcuno che non sia tu!

Pluskin - Ma...

Kopak - Non c' ma che tenga! Sar il tuo castigo per avere offeso Pacha.

Pluskin - Pacha, io vi vorrei presentare...

Kopak - Lasciala stare. E domani andremo da loro due (indica Michele e Dora). Da questa sera, come se fossimo una nuova famiglia.

Michele - (che si era allontanato e torna con una bottiglia di champagne) Pi che una famiglia, diciamo una societ segreta.

Kopak - Giustissimo. La societ segreta di coloro che sanno.

Pluskin - Che sanno che cosa?

Michele - Che gli uomini che non hanno mai sofferto sono pi infelici degli altri. Ecco cosa ho scoperto di l, lo champagne del Procuratore.

Pluskin - Lo berr senza rimorsi. Quando il procuratore era venuto al mio matrimonio, aveva bevuto tanto che non stava in piedi...

Michele - Dora, prepara i bicchieri.

La vecchia - Anch'io ho bevuto un po' di champagne al mio matrimonio. Non dimenticate di fare un pensiero, quando salta il turacciolo.

Michele - Su, in fretta, allora, Pacha, fai un pensiero.

Pacha - Fatto.

La vecchia - A alta voce, se no non vale.

Pacha - Voglio che il bambino non assomigli a nessuno. (Salta il turacciolo).

Kopak - Grazie, Pacha. (a tutti) Vedete, noi avevamo sporto querela. Dio ci ha risposto. Ci ha inviato un bambino, un bambino che forse sar meno infelice di noi.

Michele - Non troppe illusioni, Kopak. Anche lui sar preso nella catena di tutti.

Kopak - Ma forse...

Michele - No, anche lui come tutti. Ma finir ad amare il, suo dolore, lui come tutti, anche se una colpa. Ritiro la mia querela e bevo al tuo matrimonio, Kopak. E tu, Pluskin, perch fai quella faccia?

Pluskin - Perch la tua miscela mortifera bolle ancora.

Michele - E' vero, chi se lo ricordava? (Va a spegnere). Abbiamo cambiato treno.

Pluskin - Si lascia il rapido, e si riprende l'omnibus.

Michele - Bevo alla salute di tutti quelli che lottano nella notte e che non hanno pi il coraggio di vivere, bevo a questo tremendo mistero che fa che l'uomo soffra senza sapere perch e senza d'altra parte riuscire a fare a meno di soffrire.

Pluskin - E cosi.

Michele - A voi due.

Kopak - Hai sentito, Pacha?

Michele - E alla nostra amicizia.

Pluskin - S, ma non potremo dimenticare gli altri.

Michele - Quali altri?

Pluskin - I felici! lo levo il bicchiere ai felici. Con l'augurio che non aprano mai gli occhi sulla propria vita.

Michele - Non parliamo di loro. Non hanno niente a che fare con noi. Io bevo a Pacha.

Tutti - A Pacha!

(Entra il Procuratore; a testa bassa, triste; guarda intorno).

Il Procuratore - Qui si ride? Ridete e bevete! Ma io vi credevo tutti cadaveri.

Michele - Giusto. Morti, e risuscitati

Il Procuratore - Avevo licenziato gi gli agenti. Adesso potete andarvene, fare un bel viaggio, come qualcuno aveva detto. Andate, non trattengo pi nessuno.

Pluskin - Ma nessuno pensa pi a morire, Ivan Ivanch. Questo un brindisi per le nozze di Pacha e di Kopak. Volete un bicchiere?

Il Procuratore - Ci ho pensato sopra. Avete ragione di sporgere querela... Presenter anch'io la mia protesta.

Michele - Nessuno sporge pi querela, ora. L'incidente chiuso.

Pluskin - Preferiamo restare infelici.

Dora - S, ma insieme, uniti.

Kopak - Andiamo, Pacha.

Pluskin - (a Pacha) Tenete il mio soprabito, fuori fa freddo.

Il Procuratore - (vedendogli avviarsi) Ma non mi lascerete qui solo! Pacha... Io ti avevo parlato come un. pazzo, prima. Non offro pi niente a nessuno, ma, ascoltami, Pacha... l'ultima volta...

Pacha - Siete felice. Che volete di pi?

Il Procuratore - E' vero, sono felice. Non sono andato al concerto. Ho girato per le strade buie come un mendicante, e mi ripetevo, dentro di me: Si, che sei felice, tu lo sai che sei felice... . (Nessuno lo ascolta, tranne Pacha e Kopak).

Pluskin - Noi andiamo a casa mia a festeggiare Pacha e Kopak. Venite con noi.

Il Procuratore - No.

Michele - Omaggi, signor Procuratore.

Dora - I nostri saluti, Ivan Ivanch. (escono).

Kopak - Addio, uomo felice.

Il Procuratore - E tu, Pacha, non mi dici pi niente?

Pacha - (a Kopak) Tu permetti? (abbraccia il Procuratore) Ti abbraccio, prima di dimenticarmi per sempre di te... (es\oe, con Kopak).

(Il Procuratore ha vicino Pluskin, che si versa l'ultimo bicchiere) .

Il Procuratore - Pluskin, ma lo sapete voi cos' un uomo felice?

Pluskin - Non mi interessa di saperlo.

Il Procuratore - Ascoltatemi, Pluskin. Io soffoco, non sto pi in me, da quando ero uscito. Ho deciso di rompere il mio matrimonio, di cambiare vita. Ma non potr, non posso. Io... (Pluskin uscito). Anche lui, anche lui se n' andato? A chi, parlare? A chi, mio Dio? (al suo ritratto) Ivan Ivanch Karaul. procuratore imperiale, ascolta, ascolta, il chiasso che fanno gli infelici sulla terra - (si odono infatti a tratti, in distanza, le voci di Dora e di Michele che cantano, seguiti dagli altri). E tu, invece, tu che hai chiuso tutte le porte, sbarrato tutte le finestre, per impedire che la infelicit entrasse in questa casa, ecco, ora tu sei qui che ti guardi e ti senti vuoto, vuoto come una bolla di sapone. S, avevano ragione: tu sei gi morto. Non ti rimane che quest'arma (che leva di tasca). Basta premere il grilletto, non farai in tempo neanche a sentire il colpo (punta alla tempia)... non sentirai niente...

FINE

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