Professor Tot
commedia in due atti di
Carlo Barbera
Personaggi
(I morti di Fame)
Tot Stagnitta
Cira Mirone (La sua convivente)
Donna Pudda (Prefica)
(i poveri senza fame)
Turi Linguazza (Il Guardiaporte)
Nannina (Sua moglie)
(I Ricchi)
Arturo Lo Presti (marito di Silvana)
Silvana Stagnitta (La sorella di Tot)
Ninetta Grill (La moglie di Tot)
(lintruso)
Il Notaio Simonelli
A T T O P R I M O
Una stanza piuttosto povera: a destra un uscio coperto da una vecchia tenda di
iuta, a sinistra una finestra, col cartone al posto vetro, sotto cui ci sar un
vecchio comodino e su questo uno scrigno; un tavolo e qualche sedia rotta, una
poltrona sgangherata, davanti alla quale ci sar uno sgabello, fatto di vecchie
tavole, su cui Tot solito appoggiare i piedi.
Uscio comune al centro con una porta rivestita di cartone. Altro cartone in
vari punti a tappare i buchi. Al levarsi della si sentir la musica di un
pianoforte, che intona il valzer tema dello spettacolo. In scena Cira che
appende dei calzini lavati ad un laccio sospeso tra la parete fondale e quella
a destra. Entrano Silvana e Arturo, i quali si aggirano curiosamente per la
stanza, osservando ogni cosa con nausea e disprezzo. L'azione si svolge a
Messina 1910.
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CIRA: (Nel vederli ha un sussulto) Come, voi qua?
ARTURO: Gi, noi qua! Non te laspettavi, vero? Nui arrivamu comu a morti
subitania, egregia
amica: allintrasartu, senza avvertrimento! Prima o poi aviuma veniri a
visitarvi nella nuova casa di citt! Ma che bei mobili! Lavete veramente
arredata bene! Complimenti!
E poi, si sta molto caldi in questa casa! I vetri sono tutti interi. Chista si
chi casa!
E veru, Silvana?
SILVANA: (Visibilmente imbarazzata) Arturo, ti prego!
ARTURO: (Ora lironia lascia il posto alla rabbia) E chi mi preghi! Non ghiabbu
e non
maravigghia! Mi preghi Vadda chi c a sti pedi pedi Barboni, questo sieta,
barboni! (Guarda un po in giro, sconsolato)
SILVANA: Arturo!
ARTURO: E cos, vi siete ridotti in questo stato: poviri e pazzi!
CIRA: Poveri e felici, Arturo
ARTURO: Si, poviri e filici! Cunfortiti cu stu spicchiu dagghiu!
CIRA: E megghiu manciari pani e cipudda.
ARTURO: E comu, no! 'U pani e cipudda havi un gustu! E chi su, marron glac!
CIRA: Il gusto della libert.
ARTURO: E poi, chi ciauru! Lavanda!
CIRA: U ciauru di lonest.
ARTURO: La libert! Lonest! Utopie! Ma non mi fare ridere! Guarda che io ti
conosco, Cira
Mirone! E di vecchia data. E ti dico che un uomo come Tot, con le sue qualit,
non doveva ridursi alla fame.
CIRA: Noi la fame non la conosciamo. (Fra se)
ARTURO: No, vui a fami a canusciti e ci parrati puru di tu, tutti i iorna,
egregia amica.
Ma sta musica di unni veni? Mi sta partennu a testa! Io odio la musica!
Quando la sento come se sentissi battere una campana a morto! Don! Don!
Don!
CIRA:
Sono i vicini.
ARTURO: Ah, i vicini suonano? Ora i fazzu sunari io bonu! (Si affaccia alla
porta, urlando)
Vicini, basta cu sta musica! Chi semu, o tiatru? (La musica fi ferma di
colpo)
Ah! Santa paci di Diu! E chi ? Mavia partutu u ciriveddu.
SILVANA: Io vorrei fare qualcosa per aiutarvi.
CIRA: Non abbiamo bisogno di niente, grazie.
ARTURO: Perch avete bisogno di tutto.Vi manca di lacqua finu o sali
SILVANA: Ma, almeno, guadagna bene mio fratello?
ARTURO: Silvana, se guadagnava bene che stavano in queste condizioni? Poviri,
pazzi, nta na
baracca, chi ci sta cadennu i supra E chi fedu i muffa! Vadda quantu fulini!
Allevatori di ragni siti.
CIRA: Quando una casa ti ripara dalla pioggia e dal freddo, basta e avanza.
ARTURO: Che morale francescana! Picch non ti metti puru i sannuli e ti nni
vai cu busciu a
circari lelemosina? Po essiri chi na vota o iornu manci, almenu. No,
picch, a quantu sacciu, Tot cu ddu travagghiu spacca a fami. O non cos?
SILVANA: Tanti, che fanno il suo mestiere, si sono arricchiti.
ARTURO: 'Na vota! Ma ora molte cose sono cambiate: a genti iapriu locchi.
SILVANA: E dire che a casa era tenuto come un principe!
ARTURO: Quando si parlava di lui, a Messina, la gente si levava il capello.
Ora, tocca ferru!
Ora nuddu u voli sentiri numinari, picch lhannu tutti pi malauguriu.
Vergogna!
CIRA: Lo avete abbandonato tutti. In fondo era una sua scelta, che avreste
dovuto rispettare.
ARTURO: Rispettare, dici? Rispettare? Dopo che ha piantato tutto e si nn'annau?
Casa, famiglia,
amici, travagghiu Scappau di notti comu un latru. Scumpariu. L'abbiamo cercato
per anni, senza poterlo trovare.
CIRA: Non avete voluto trovarlo, differente la cosa.
ARTURO: Nel mondo civile ci sono delle regole, alle quali bisogna attenersi.
CIRA: O ne sei tagliato fuori.
ARTURO: Gi!
CIRA: Evviva la sincerit!
(Silvana gli fa cenno di calmarsi)
ARTURO: Ma voi dovete capire che non si pu abbandonare la propria famiglia,
senza
ritrovarsene addosso le conseguenze.
CIRA: Le conseguenze?
ARTURO: Precisamente: le conseguenze! Ed anche noi abbiamo dovuto pagare per il
suo gesto
e dar prova agli altri di essere diversi. La nostra famiglia stata costretta
a dimostrare la propria estraneit ai fatti.
CIRA: Come se avesse commesso un omicidio?
ARTURO: Peggiu! Peggiu! Siamo stati evitati da tutti come se avessimo la peste.
E sai perch?
Perch fra i nostri familiari cera lui, un pazzo, un sognatore, uno che lascia
tutto cos, senza nessuna ragione Un vagabondo! Un cretinu, insomma! A casa
non ci mancava nenti! U capisci? Propriu nenti ci mancava, anzi, aveva pi del
necessario, il grande professore. E poi, parramuni chiaru, tanti uomini
commettono dei peccatucci... diversivi, come si dice... (Scruta Cira)
SILVANA: (Rimproverandonolo) Arturo!
ARTURO: Ma non fannu comu fici iddu.
CIRA: Lui non ha lasciato la moglie per me, ma ha inteso abbandonare un mondo,
in cui non
riusciva pi a vivere.
ARTURO: E pretendeva di essere aiutato?
CIRA: No, aiutato: compreso.
SILVANA: Tenuto come un principe era!
ARTURO: Mizzica, Silvana, ma sei ossessiva! Ma propriu, si na cosa chi non si
supporta cchi!
E non ripetiri sempri 'a stissa cosa. Era tenuto come un principe? Ora tinuto
comu a l'ultimu sciacquinu d''u principi: bagghiolu e sponsa! (Mima) E lavamu!
CIRA: Anch'io ero tenuta come una principessa, ma, per amore suo, ho lasciato
gli agi, quel
mondo assurdo in cui vivevamo e l'ho seguito.
ARTURO: Ora mondo assurdo! Quannu faciu i don Ninniri Lui ha una moglie,
capisci?
CIRA: Che significa? Anch'io ho un marito.
ARTURO: Tu puoi fare quello che vuoi, ma lui deve tornare da lei. Ora si
pigghia i strippiteddi,
ddi quattri robi chi ci ristaru Na valigia laviti?
CIRA: (Esce e torna con una vecchia valigia) Ecco qua.
ARTURO: Si fa a valigietta e si nni gira a casa, dalla moglie, che lama e lo
rispetta. E cu nebbi
nebbi di cassateddi i Pasca.
CIRA: Non lo far mai. Andarsene a casa significherebbe ritrasformarsi, tornare
ad essere quello
che era prima: (Con disprezzo) uno come te.
ARTURO: Uno come me? E picch, io chi haiu? Quannu parrati di mia,
sciacquativvi a bucca cu
lacidu. Io sono Arturo Lo Presti. Fussi comu a mia iddu, saria un cristianu. E
poi, dimmi una cosa: se lo denunciasse, anzi, lo denunciassimo per abbandono
del tetto coniugale?
CIRA: Preferisce andare in galera piuttosto che tornare con lei.
SILVANA: Insomma, non c' soluzione
ARTURO: Appuntu, Silvana, megghiu chi ci dugni ddi quattru soddi e non se ne
parla pi.
Quannu u turcu purtau a so figghiu nta chiesa pi fariccillu battiari, u
parrinu u sai chi ci
rispunniu? Sali persu. E chistu mi pari propriu sali persu e tempu ittatu.
Forza, dacci sti quattru soddi.
CIRA: No, niente soldi.
SILVANA: Consideralo un prestito.
CIRA: Non ve li potrei restituire.
SILVANA: Non ci pinsari.
ARTURO: Ti prego, Cira, pigghitilli, se no, io, dovr lasciare mia moglie,
picch non la supportu
cchi, sempri chi si cianci a stu frati sfurtunatu! (Canzonandola) Tot! Tot,
unni si, fratuzzu sfurtunatu!
CIRA: Ma se lui felice, che sfortuna?
SILVANA: (Tirer fuori dei soldi) Ecco, prendili, fammi questo piacere.
ARTURO: Li terrai nascosti, gli dirai che hai impegnato qualcosa che ti
rimasto. Ti sar rimasta
qualcosa?
CIRA: Si, un paio di orecchini.
SILVANA: Vedi? Tu non devi essere orgogliosa, i soldi servono.
CIRA: Mi sembra di fargli un tradimento!
ARTURO: Coraggio, prendili, non un tradimento. Fai finta chi ti caderu i
laria anzi, i
truvasti mentri niscivi di intra. Ricorditi, Cira, chi i soddi non si
rifiutunu mai, neanche dal peggior nemico. (Morboso) E non si guarda il colore
n si sente lodore: i soldi sono incolore e inodore.
CIRA: Io non capisciu picch nni vuliti dari sti soddi?
ARTURO: Perch ti ripeto che mia moglie, nonostante tutto, sempri fissata cu
so frati:
Me frati, criaturi, a sta ura mori i fami! Comu sha fari! Arturu, annamu,
circamulu,
purtamuci un aiuto, qualcosa di soldi. U capisti?
CIRA: Non abbiamo bisogno di soldi: stiamo bene.
ARTURO: Ma si hai 'a facci d'un virdeddu. (Con aria maniachesca)
SILVANA: (Lo rimprovera ancora) Arturo!
ARTURO: Vorrei sapere da quanto tempo non mangi.
CIRA: Da stamattina... e mi sono tenuta leggera, picch ieri sira annammu 'nta
bettula di don
Fanu e nni ficimu 'na ghiotta 'i piscistoccu che ci mancava 'a parola. (Fra se)
Magari!
ARTURO: Sta beni, significa che stasera, invece di pescestocco, vi manciati na
bella bistecca
alla faccia nostra. Tantu, vadda, non ci rivedremo pi, perch io in questa
stamberga, non metter pi piede, dove due filosofi presuntuosi e morti di fame
vogliono sfidare il mondo! Ma finitila! Quant bella la ricchezza! Na iamma
cca e una dda!
CIRA: Resta tutto qui, caro Arturo!
ARTURO: Si, hai ragiuni. Ma almenu unu, ddi quattru iorna chi campa, campa
bonu.
SILVANA: Forza, Cira, accettali, prendili come un augurio di Buon Anno.
CIRA: Va bene. (Prender i soldi e se li ficcher nel petto) Ora meglio che
ve ne andiate,
perch se arriva lui, non so che reazione avr.
ARTURO: Tutti scantati semu! (Con ironia) Mammitta comu tremu!
SILVANA: (Con tono di rimprevro per lironia di Arturo) D'accordo per, se
avete
bisogno, chiamaci.
ARTURO: Un momento! Che "chiamaci?"... io non c'entro, sono affari
vostri: frati e soru.
Mi bastau stamatina, tutta sta gran puzza i muffa! E stu gran fetu i fami.
SILVANA: Lascialo stare, in fondo, anche lui gli vuole bene.
ARTURO: Si, u bugghiu beni!
TOTO: (Da fuori) Cira, io sono qua.
CIRA: Troppo tardi: arrivato. E ora comu facemu?
ARTURO: Comu ficiru lantichi: lassaru i scocci e si manciaru i muddichi.
TOTO: (Entrando in scena) Oh mio Dio! Cosa vedono i miei occhi!
SILVANA: Tot!
TOTO: E chi ci fai cca?
CIRA: Silvana si nni stava annannu.
TOTO: Ormai ch' cca! Iurnata rutta perdila tutta.
SILVANA: C' anche Arturo, non lo saluti?
TOTO: Cu Arturu?
SILVANA: Mio marito.
TOTO: Non lo vedo. Unn? Arturo! Arturo! (Lo chiama come si chiama il gatto)
Non c
nessun Arturo in questa stanza.
ARTURO: Ringrazia a Diu chi si un poviru pazzu, si no a sta ura mi facia vidiri
e sentiri, egregiu
amicu.
TOTO: Oh, questo il parlare di Arturo, ora lo riconosco. Buongiorno, Arturo!
ARTURO: Silvana, amuninni, prima chi finisci a schifiu. A quanto vedo, questo
signore ha
conservato anche il suo spirito ironico, inveci di pinsari chi, nautra para
di iorna, morir di stenti.
TOTO: Ancora il caro Arturo non disposto a rassegnarsi, vero? T''a scurdasti
dda passata 'i
timpulati chi ti desi, ah? Faceva il moscone attorno a mia sorella. Allura io
chiamai a me patri e ci 'u dissi: Pap, quel tipo non mi piace, troppu
fanaticu. Ma iddu, nenti, si fece abbagliare dal suo denaro e mi rispunniu:
"Figghiu, comu l'am'a scanciari sta cambiali?
Si c' stu pollu chi s''a ncolla..."
SILVANA: Pap non ha mai detto queste cose: aveva stima di me e di Arturo.
TOTO: Gi, infatti vi chiamava la bella e la bestia.
ARTURO: E menu mali chi muriu e non ti visti in questo stato, cu sta concubina.
E, soprattutto,
non ti ha visto in questa stamberga.
TOTO: Palazzo...
ARTURO: Capanna.
TOTO: Castello.
ARTURO: Barracca.
TOTO: Reggia.
ARTURO: Stalla.
TOTO: Porcile, da quando siete entrati tu e tua moglie.
ARTURO: E' inutile parlare con te: a fami ti fa sparrari.
TOTO: Io manciu tutti 'i iorna.
ARTURO: Su questo ho i miei dubbi.
TOTO: E mangio alla faccia tua.
ARTURO: Su questo dubbi non ne ho.
SILVANA: Ma insomma, non potete riuscire a parlare?
TOTO: Io parru, iddu 'bbaia...
ARTURO: Tu ragghi, caro il mio asino!
TOTO: 'A curpa toi, Cira non li dovevi fare entrare.
CIRA: Traseru di priputenza.
TOTO: E tu, con altrettanta prepotenza i sdirrupavi d''i scali.
ARTURO: Ce ne stiamo andando, non ti preoccupare.
CIRA: Appuntu, annativinni, ch gi avete turbato abbastanza la nostra quiete.
SILVANA: Tot, se hai bisogno...
TOTO: Io non ho bisogno di niente, soprattutto da parte vostra.
CIRA: Di una sola cosa abbiamo bisogno: di essere lasciati in pace.
ARTURO: Andiamo.
TOTO: Ti saluto, imprenditore.
ARTURO: Addio, morto di fame!
SILVANA: Tot...
ARTURO: Silvana, camina! Ancora ci dugni sta cunfidenza?
(Arturo e Silvana escono)
CIRA: Chiss cosa volevano realmente?
TOTO: Boh! N''o sacciu.
CIRA: Mi piacerebbe scoprirlo.
TOTO: Sicuramenti, nenti di bonu.
CIRA: Dopo tanti anni si fanno vivi. (Pausa) Ma veru 'u fattu du pollu e
da cambiali?
TOTO: Certu chi veru. Mia sorella Silvana era leggerina da ragazza.
CIRA: Che vuol dire: leggerina?
TOTO: Sintia troppu 'a quagghia. Allura, me' patri, mischinu, uomo d'onore,
dissi: "Ci haiu a
sparari a quarchedunu?"... Si presentau ddu bummulu crudu; ddu caruseddu
chinu i soddi;
ddu sceccu carricatu 'i dinari... E ci 'a desi.
CIRA: (Abbracciandolo) Non ci fa niente, noi stiamo meglio di loro: tranquilli,
liberi e felici!
TOTO: Certo... liberi e felici! A parti a fami
CIRA: Ma sei strano.
TOTO: Non ho una bella cera, vero?
CIRA: Veramente, debbo dire che sei pi colorito del solito. Chi facisti,
manciasti a mmucciuni?
TOTO: E si manciava non ti purtava un muzzicuneddu puru a tia? Eh, cara Cira!
Il mestiere
nostro ormai decaduto. 'Na vota i ciancimorti erano ricercatissimi. Poi,
c'erunu periodi di culera, pestilenza, chi si travagghiava bonu. Non parliamo
del 1908: il terremoto del 28 dicembre per noi fu una manna dal cielo. Ci nni
fussi unu ogni sei misi! Oramai, ognunu si 'nsigna a chianciri e risparmia sti
soddi: e nui muremu 'i fami. (Cambiando discorso) Ma che cosa ti dissi
quell'imbecille del figlio di Ciccio Scin?
CIRA: Mi ha detto che voleva che andassi a casa sua, perch era morto suo padre
e siccome la
madre era continentale, non lo sapeva piangere e ci vulia unu chi s''u ciancia
a postu soi. Dice che il morto aveva due sorelle, ma erano in lite, e quelle,
pi che piangerlo, ci avissur'a mannatu na tinta e nira malanova. "Gli
dica di venire subito, perch fra poco verranno persone. E chi figura facemu si
non cianci nuddu?"
TOTO: E io ci sono andato e sai chi ho trovato? A donna Pudda Cianci cu
'n'occhiu!
CIRA: Veramenti?
TOTO: Dice che glielo faceva per met prezzo. Poi 'a mugghieri cuminciau a
dirimi che ero un
truffatore, che si approfittava delle disgrazie altrui. "Becchino!
Avvoltoio!..." Pigghiau un lignu e cuminciau a carricari corpa da tutte le
parti! A cu vidu vidu e di unni vegnu vegnu du mulinu.
CIRA: E ti ha fatto male?
TOTO: Male? M'ammazzau.
CIRA: Povero Tot! Veni cca, chi ti stricu.
TOTO: No, lassimi stari, chi sugnu tuttu un duluri. Unu comu a mia non si
trova, chi ci nesciunu
i lacrimi, che ha quella intonazione perfetta! Il morto si chiamava Cicciu? E
io m'avia scrittu 'na puisia magnifica. Senti, senti...(Tirer fuori un
foglietto e comincer la litania) Oh Cicciu! Oh beddu Cicciu...veramenti, brutticeddu
era, ma io non ci 'u putia diri: Bruttu Cicciu...allura, senti: Oh Cicciu! Oh
beddu Cicciu! Comu la morti 'nfami si passau stu capricciu!...la morti 'nfami,
capisti? E poi, continuava cos: Quannu vinivi 'i fari 'u muraturi, a casa ti
passavi ddi du' uri! Manciavi sulu pani e pumadoru! Pi curpa 'i ddi buttani
d''i to' soru!
CIRA: E comu sapivi 'u fattu d''i so' soru?
TOTO: Lo conoscevo, Cira, lo conoscevo! Unu chi fa 'u me' misteri, deve
conoscere tanta
gente. Hai a sapiri tutti i segreti delle persone, cos, quannu morunu, si ti
chiamunu, ci fai 'na cinciuta pi comu Diu cumanna. Non puoi improvvisare la
vita di un uomo senza sapere nessuna notizia.
CIRA: Certu, si fannu brutti malifiguri.
TOTO: Logico...si rischia di rimanere come i cretini, senza paroli. E poi,
quannu 'u ciancimorti
sbagghia, non perdi sulu i soddi, ma scippa lignati. Allura, non si mancia?
CIRA: Io aspittava a tia.
TOTO: Ho capito: non si mancia.
CIRA: Senti, Tot io ho pensato una cosa: vado a lavorare.
TOTO: No, sarebbe un disonore: a te debbo pensarci io. E io ti pensu!
Stamatina, dopu chi
buscai, ti pinsai: "Oggi Cira dovr ancora una volta digiunare!".
CIRA: Non dire: digiunare. Il digiuno si fa volutamente. Nui muremu i fami.
Comunque, mi
ristau ancora un oggettino da pegnorare: un paio di orecchini.
TOTO: No, Cira, no, saranno un ricordo di famiglia.
CIRA: Me li ha regalati mio marito.
TOTO: E allura, pignura, pignura.
CIRA: (Va ad aprire lo scrigno e prende gli orecchini) E cos rimasto vuoto:
'u putemu
ittari.
TOTO: No, Cira, ci putemu mettiri i soddi.
CIRA: Quali soddi?
TOTO: Quelli che guadagneremo.
CIRA: Passo dal Monte di Piet e poi passu a 'ccattari qualche cosa di
manciari.
TOTO: Cira, mi raccumannu, roba di sustanza, chi l'ultima vota chi manciammu
fu a Natali.
CIRA: E dumani e Capudannu.
TURI: (Da fuori) Si pu? E' permesso?
TOTO: Veni, Turi, trasi.
TURI: (Entrando) Bongiornos!
CIRA: Buongiorno, Turi.
TURI: Professore, mi ho permesso di portarvi il giornale.
TOTO: Turi, Turi, quantu voti ti l'haiu a diri?
TURI: Ma vui mi dati i lezioni e non vi faciti pagari. Io mi sento in dovere di
disobligarmi.
CIRA: (Al pubblico) Putia purtari 'na vastedda 'i pani!
TURI: Che dite?
CIRA: No, parlavo con Tot. Chi fazzu, 'a pigghiu 'na vastedda 'i pani?
TOTO: Pigghila, pigghila.
CIRA: Io vado.
TOTO: E nesci cos? Fora fa friddu.
CIRA: Vuoi che mi metta il Cincill?
TOTO: No, mettiti la mia giacca. Far freddo, ma non il caso che indossi la
pelliccia.
TURI: (Fra se) Quali pilliccia?
TOTO: (Dandole la giacca) Tieni, mettiti chista.
CIRA: (La indossa) 'A 'nnocca nira per ci 'a levu. (Esce)
TOTO: Ah! Caro Turi, che umiliazione continuare seguire gli ideali! Mih, chi
friddu! E chi mi
mettu? Ah, ecco. (Prender una vecchia coperta e se la metter addosso. Siccome
la coperta avr un buco al centro, la indosser tipo poncho messicano. Partir
una musica da flamenco) Ecco, vedi, podemos empezar con la leccion. Ol!
Empezamos!
TURI: Chi avem'a 'mpizzari?
TOTO: Ma chi 'mpizzari? Empezar: iniziare. Mi misi pure il vestito da
messicano: el poncho.
Allura, hai studiato?
TURI: No, por que io tiengo pueco tiempo por arripassar las leziones che vois
me insegnates.
TOTO: No he dicho que tienes que hablar en lengua espanola, por que, si tu
hablas en esta
manera, cascan todas las paretes.
TURI: Chi dicistu?
TOTO: Chi stai sdirrupannu i cantuneri 'i muru. Parla siciliano, per ora.
Vienes ah.
TURI: Comu?
TOTO: Vienes ah, significa: vieni qui. Assettiti, mancu?
TURI: Certi voti stu spagnolu mi pari arabianu.
TOTO: Chi st'arabianu?
TURI: Arabiano, come romano, siciliano... La lingua degli arabi.
TOTO: Oh Madre de Dios! Tu es un besugo.
TURI: Facistu 'u zzucu?
TOTO: Tu es un besugo: uno stupido. E chi ti 'nsignu, nenti?
TURI: Aviti ragiuni, prufissuri. Io sono agnorante come una segna... Perch in
giovent no ho
studiato.
TOTO: Ieri ti ho insegnato a pronunziare la lettera C, che in ispagnolo si
pronunzia con la
lengua en las encinas, sulla gengiva. Fammi vedere quello che sai fare.
Pronuncia: CCC
TURI: (Ripete, sbagliando)
TOTO: Bueno, no salivas mas, por que me he derramado todo el liquido en el
piso.
TURI: 'Na sittantina 'i chila.
TOTO: Chi cosa?
TURI: El mi piso.
TOTO: Ma quali pisu? No salivas, non sputari, ch mi stai inchennu 'a
casa.
TURI: Ah, compriendo.
TOTO: No, no, no... no he comprendido nada de nada.
TURI: Cu Nada?
TOTO: Sceccu, nada non una persona. Nada en espanol quiere decir: niente.
TURI: Ah, capia, pi diri: nenti, si dici: nada. E pi diri molto, chi si dici:
Pippina?
TOTO: Che Peppina? Molto, in ispagnolo, si dice: mucho.
TURI: Comu?
TOTO: Mucho!
TURI: Mucccho.
TOTO: Y ahora, escucha.
TURI: Chi haiu a scucciari?
TOTO: Caramba, tienes una cabeza como el hierro.
TURI: Avit'a fari a pezza un merru?
TOTO: Madre de Dios! Non ci nni 'nserti nudda!
TURI: Prufissuri, che ci posso fare se sono arfabetico? Non vi arrabbite. Io,
prima di fare il
guardiaporta, facevo l'abbracciante agricolo.
TOTO: E chi abbracciavi?
TURI: Gli alberi, gli ortaggi, pomidori, milanzani, scarole... Prufissuri,
megghiu chi livamu
manu cu stu spagnolu. Io pinsava chi era cchi facili, picch m'aviunu dittu
chi era comu 'u
sicilianu: "Basta chi ci metti 'na S..." Buongiornos, professores,
como states?
TOTO: Il babbos che seis!
TURI: Io pensu chi 'u francisi cchi facili. Me nonnu ha andato in Francia,
e mi dissi chi puru i
picciriddi parraunu francisi. Dunca...
TOTO: Dunca, senti a mia, parra in sicilianu chi megghiu. Pour estudiar le
linguage
necessaire connaittre trs choses. Tu si 'gnuranti!
TURI: Aviti ragiuni. E per questo io vi ammiro, ma vi critico. Un uomo come a
voi, avrebbe
dovuto andare a Roma, a fare il deputato, non restare qua a fare l'affamato.
TOTO: Meglio mangiare una volta la settimana, ma essere tranquilli. Ricorda:
mundus cloaca
maxima est.
TURI: Chistu latinu. E chi vulistu diri?
TOTO: 'U munnu 'na fogna.
TURI: A propositu, vi volevo dire che ieri sera venuta a cercarvi una
signora. Non mi vosi diri
cu era; mi ha chiesto se eravate solo, perch dice che deve parlare con voi a
quattrocchi.
TOTO: Era bona, almenu?
TURI: Chissacciu! 'Na fimmina, cu du' pedi, du' brazza e tutto il resto.
TOTO: Il resto. Appuntu, com'era stu restu?
TURI: Prufissuri, io i fimmini i vardu 'nta facci, si no, me' mugghieri mi
spacca a lignati.
TOTO: Ah, gelosa.
TURI: Us, madre di Dios!
TOTO: E chi ci dicisti.
TURI: Che eravate sopra con vostra moglie. Ma era vistuta beni, una signora
dell'alta societ.
(Bussano)
TOTO: Vidi cu .
TURI: (Esce e rientra) Professore, lupus in spatula, la signora di ieri sera.
TOTO: Ti ha detto il nome?
TURI: No.
TOTO: Va bene, falla passare ugualmente. (Si aggiusta)
TURI: (Esce e rientra con Ninetta) Prego, signora.
TOTO: Tu? Qua? Ma questo il giorno delle sosprese.
NINETTA: Si, il giorno delle sorprese.
TURI: Ma, scusate, voi vi conoscete?
TOTO: La signora mia moglie.
TURI: E quantu mugghieri aviti?
NINETTA: Ora la presenti come moglie?
TURI: Ma la signora Cira non vostra moglie?
NINETTA: No, la sua concubina.
TOTO: La mia donna... e se vivessimo in un paese civile, mia moglie.
NINETTA: E tu mori cu stu disideriu.
TOTO: Fino a prova contraria, quella che soffre di fegato sei tu.
NINETTA: Ma per ora non moru.
TOTO: E questo il piccolo contrattempo. Ma la Provvidenza pu sempre
pensarci.
TURI: Io vado, scusate. Se avete bisogno di me, al solito.
TOTO: Grazie, Turi.
TURI: Mio dovere. (Esce)
NINETTA: Vedo che ancora c' qualcuno che rispetta la tua brutta faccia.
TOTO: Chi vinisti a fari?
NINETTA: Non lo immagini?
TOTO: No.
NINETTA: Penso che ora sarebbe meglio che la piantassi e tornassi alla ragione.
Ho parlato col
direttore del San Luigi: sono disposti a ridarti la tua vecchia cattedra, ma a
condizione
a condizione che torni a condurre un'esistenza normale, nei limiti della
moralit.
TOTO: Quindi, dovrei tornare a vivere con te.
NINETTA: Gi, con la tua legittima moglie.
TOTO: E a notti m'aviss'a curcari cu tia e compiere anche i miei, diciamo,
doveri coniugali.
NINETTA: No, non ti chiedo questo. Ti poi teniri tutti i to' buttanelli, come
del resto hai sempre
fatto, ma devi tornare ad essere un uomo sposato.
TOTO: Tu credi che io me ne sia scappato per stare con Cira? No, lei che mi
ha seguito.
Io mi nni scappai pi non vidiri cchi il tuo mondo, quello che tutti chiamano
il mondo civile, dove ero costretto a vivere nella cosiddetta Societ Bene.
NINETTA: Io ti costringer a tornare. Ho un'arma in mano...
TOTO: Spariti 'nte cavigghi e mori ballannu.
NINETTA: Sei un pagliaccio! Un buffone! Un imbecille! Come ho potuto vivere
cinque anni
accanto a te! (Si commuove) M'avissi fattu almenu un figghiu!
TOTO: Si t'assumigghiava a tia, beddu vinia!
NINETTA: E ora non disprezzarmi! Nni facisti pazzii per potermi avvicinare!
TOTO: Tutti i iorna mi sintia a missa d''i setti e poi annava e mi curcava
n'autra vota.
NINETTA: (Nostalgica) E poi, sei venuto a chidermi in moglie.
TOTO: M'avissi rumputu 'na iamma! C'era un malutempu ddu iornu! Quando si
dice:
l'impedimento! Cchi 'mpidimentu di dda burrasca d'acqua?
NINETTA: (Torna alla rabbia) Basta, alle corte! Non intendi tornare a
riprendere una vita
civile?
TOTO: No.
NINETTA: Cambierai idea. Ricorda, ho un'arma infallibile.
TOTO: Ninetta, stai attenta, non ti permettere di scaricare la tua vendetta su
Cira. Ti levu 'a
fatica di campari!
NINETTA: Vicino a te era una fatica.
TOTO: E allura, lassatimi stari in santa paci, tu, me soru e me cugnatu.
ARTURO: (Entrando allimprovviso) Ti piaciria!
TOTO:: Di novu cca?
NINETTA: Arturo!
ARTURO: Sugnu cca, Ninetta, non aver paura. Oh visto che non scendevi e ho
pensato che
potevi aver bisogno. A stu mmucca lapuni ci pensu io. (A Tot) E chi cridivi,
chi a mannava sula nta tana du lupu? Era cca fora, pronto allintervento.
TOTO: Nta testa lhai bisognu linterventu. Annativinni, di vui non vogghiu
nenti.
ARTURO: Sei convinto? Io haiu i me dubbi. E veru, Ninetta? Tu hai gi
qualcosa di nostro,
egregio amico.
TOTO:: Che vuoi dire?
NINETTA: Che la tua scaldaletto, stamattina, i soldi se li presi.
TOTO: Come?
ARTURO: Si, s''i pigghiau.
TOTO: Non vero.
NINETTA: Si, veru.
TOTO: Non veru.
CIRA: (Sopraggiungendo all'improvviso) E' vero!
TOTO: (Imbarazzatissimo) Cira!
CIRA: Che vuole questa donna?
TOTO: Se ne sta andando.
CIRA: Picch 'a facisti trasiri?
TOTO: E' entrata con prepotenza.
CIRA: E tu, con altrettanta prepotenza, 'a sdirrupavi d''i scali.
NINETTA: Non pu farlo: sono sua moglie.
ARTURO: Non la sua scaldaletto.
CIRA: Non ti permettere, sai?
TOTO: (Mettendosi in mezzo) No, no, no, non si permette. (Trae Cira a se)
NINETTA: Non credere che durerai tanto nelle sue grazie. Lui tratta le persone
come bambole:
ci gioca e poi i ietta.
ARTURO: Ammessu chi havi a forza di giucari. Picch senza manciari, egregio
amico, si passa a
miglior vita. (Fa il segno della croce)
TOTO: Facistu na bella comunella.
ARTURO: Visto che tu pensi a sognare, a tua moglie ci debbo pensare io, egregio
amico.
TOTO: Ci pensi tu, egregio amico? E allura in buone mani.
ARTURO: U poi diri. Mani pulite e travagghiaturi, mani da signore! E tu
dovresti vergognarti,
picch sta fimmina cianci da matina a sira, da sira a notti e da notti
a matina: cianci
sempri, povira nnuccenti! E se non fosse per me, che la consolo ogni lacrima!
TOTO: E comu a consoli?
CIRA: Cu fazzulettu.
ARTURO: E dandole tutto laffetto di cui ha bisogno insieme a tua sorella,
sintende, visto che
tu a bbannunasti, povira fimmina.
TOTO: E unni a consoli, egregiu amicu, nta stanza i lettu?
NINETTA: Non fare battute idiote! Arturo mi molto caro, e mi sta aiutando
tanto.
E anche Silvana
TOTO: Bene, bene, mi fa piacere.
CIRA: E comu si trova di novu cca?
ARTURO: Ero nascosto qua vicino, e non vidennula scinniri, pinsai di chianari a
controllari a
situazioni. Noi siamo ancora na famigghia unita, egregia amica. U ziu
Filadelfu non ti
nsignau nenti, ristasti comu un ovu duru. Ma chi prufissuri si? Non capisci
chi chista to mugghieri? Tu hai dei doveri. E li rispetterai.
NINETTA: (A Cira) E tu resterai delusa.
CIRA: Questi sono affari miei. E ora, vattene, lasciaci stare. A che ti
servirebbe portarti via
quest'uomo con la forza?
NINETTA: Non verr via con la forza, ma di sua spontanea volont. (Con
sprezzante ironia)
Aurevoir, concubina.
CIRA: Ti salutu, tappinara c''a pinna 'nta testa.
NINETTA: Ti saluto, amore! (Esce con mezzo sirriso ironico)
TOTO: A mori tu!
ARTURO: Per ora ce ne andiamo, ma torneremo.
TOTO: Speriamu, mai!
ARTURO: E ricorditi che i tuoi doveri non li puoi mettere da parte, egregio
amico. A dda povira
fimmina ci ruvinasti a vita e gliela pagherai cara. A meno che non ritorni a
casa. E come hai visto e sentito, la povera donna disposta a perdonarti, a
stendere un velo pietoso, picch ti voli beni, come tutti te ne vogliamo, in
fondo, pure io.
TOTO: Ma a Ninetta ci nni voi cchiussai.
ARTURO: E non fare illazione sul nostro fraterno rapporto di benevolenza. (Come
se avesse
capito) Ah, ora capia! Cira, gilusu, si ngilusiau di mia! Non ti scantari,
perch io, tua moglie, la proteggo, e basta. Ci vedremo presto, e sarai tu a
cercarci, egregio amico. (Esce)
CIRA: Ci mancava solo questa visita: ora siamo al completo.
TOTO: Chiuttostu: picch ti pigghiasti i soddi?
CIRA: Ho comprato pane, formaggio, olive e un quartino di vino.
TOTO: Picch ti pigghiasti i soddi?
CIRA: Hanno insistito tanto! M''i vulia livari 'i supra. Non volevo che
tornassi e li trovassi qua.
E se avessi avuto una reazione violenta?
TOTO: Ma quali reazioni violenta? Cu sta fami? Io le energie le conservo.
Avanti, cunzamu 'a
tavula.
(Partir il valzer tema della commedia, prenderanno una tovaglia tutta bucata e
apparecchieranno la tavola. Poi prenderanno due tovaglioli, in pessime
condizioni e faranno due posti. Due tazze saranno al posto dei bicchieri.
Disporrano il pane, il formaggio, le olive e il vino. Poi cominceranno a
ballare il valzer)
NANNINA: (Da fuori) Si pu? E' permesso?
CIRA: Entra, Nannina.
NANNINA: Buongiorno!
CIRA/TOTO: Buongiorno!
NANNINA: Avete visto mio marito?
TOTO: Havi tantu chi si nni scinniu.
NANNINA: E cu cui era?
TOTO: Sulu.
NANNINA: Siete sicuro? Prufissuri, a mia mi pari chi vui ci stati tinennu 'u
saccu. Ogni dui e tri
dici chi veni cca a pigghiari lezioni di spagnolo!
CIRA: E' veru.
NANNINA: Ma 'na parola di spagnolu non la sapi.
TOTO: Picch sceccu.
NANNINA: Ieri sera l'ho sorpreso mentre se la discuteva con una femmina.
CIRA: E vabbene, non faceva niente di male.
NANNINA: Non faceva niente di male? Ma vui schirzati! Iddu 'i fimmini mancu
l'hav'a vardari...
chi dicu? Mancu l'hav'a pinsari, si deve scordare che esistono. Io sono la sua
legittima moglie! Lui deve vivere in un mondo maschile, senza altri sessi.
CIRA: Ma via, non esagerare!
TOTO: E poi, bruttu pi com'!
NANNINA: E gi! Cu sta scusa iddu fa il comodaccio suo. E sa discurria e
facia tutto il gentile
cu dda signura. E chi signura! Elegante, vestita bene, dell'alta societ... Ma
io ci sparu a lupara!
CIRA: Non ti preoccupare. La signora che hai visto ieri sera...
NANNINA: Era cca, deci minuti arreti.
TOTO: E chi stai sempri in osservazione?
NANNINA: Lassati stari losservazioni. Iddu chiana e scinni cu sta signura.
Oggi chianau, e
dopu deci muniti io visti a idda chi facia i scali. Poi happ'a nesciri e a lui
non l'ho pi visto, ma visti scinniri dopu a idda.
CIRA: Chi cunfusioni!
TOTO: Infatti. E chidda sai cu ?
NANNINA: No.
TOTO: Me' mugghieri.
NANNINA: E quantu mugghieri aviti? Voi mi prendete in giro, per coprire lui.
CIRA: Io non sono la vera moglie.
TOTO: Io e me' mugghieri ci siamo lasciati quattro anni fa.
NANNINA: Ah, capia!
CIRA: Quindi, statti tranquilla.
NANNINA: Pi stavota me' maritu s''a scapputtau.
TOTO: Menu mali!
NANNINA: Ma io lo tengo d'occhio e seguo tutti i suoi passi, picch fimmini 'o
munnu nn'havi
assai.
(Da fuori si sente urlare Turi)
TURI: Professore! Professore!
NANNINA: Arrivau.
TOTO: Che c'?
TURI: (Entra affannato) Professore!
CIRA: Calmiti, Turi!
TURI: Facitimi 'ssittari!
TOTO: Calmati, biviti 'na schizza 'i vinu!
TURI: Che piacere! Che contentezza! (Vedendo la moglie) E chista chi fa cca?
NANNINA: Poi t''u spiegu.
TURI: No, m'u spieghi ora.
CIRA: Ma chi succidiu?
TURI: Mi fici passari tutta 'a cuntintizza.
NANNINA: Voi chi mi nni vaiu?
TURI: Ormai chi si cca...
TOTO: Si p sapiri chi succidiu?
TURI: Prufissuri!
TOTO: Turi!
TURI: Donna Cira!
CIRA: Chi c'?
TURI: Siete ricchi!
CIRA/TOTO: Comu? Ricchi?
TURI: Gi, ricchi!
TOTO: Senti, Turi, vidi chi 'a iurnata non chidda giusta.
TURI: Vostro zio Filadelfo morto.
TOTO: Comu? 'U ziu Filadelfu muriu? E quannu?
TURI: Dieci giorni fa.
CIRA: E non hanno detto niente?
TOTO: Tutto mi ha dato nella sua vita: mi ha fatto da padre! E non mi hanno
dato nemmeno la
possibilit di fare il mio dovere; l'unicu cristianu chi putia cianciri
veramenti e gratis. Belve
sono; animali feroci!
CIRA: Ma perch non hanno detto niente?
TOTO: Ma certu, stupida! Non capisci?
CIRA: No.
TOTO: Me' ziu Filadelfu, nonostante tutto, mi avr lasciato qualche grossa
ricchezza.
Apposta vinniru cca, ti hanno offerto i soldi, hanno cercato di riportarmi a
casa!
CIRA: Ma come facevano ad aprire il testamento, senza di te?
TOTO: Non apreru nenti, ma si sa che in vita me ziu Filadelfo... si, insomma,
fici quarche cosa
in mio favore. L'ultima vota chi nni vistumu mi disse: "Tot, nonostante
il tuo gesto,
ricorda che tu sei sempre mio figlio. Tu tornerai in questa casa dopo la mia
morte".
(Bussano)
CIRA: Nannina, vidi cu .
NANNINA: (Esce e rientra con una lettera) Per il professore.
TOTO: (Legge) Studio notarile Simonelli. Iddu . Egregio signor Stagnitta,
intendo comunicarle
che in data da concordare verr data lettura del testamento di suo zio
Filadelfo Stagnitta,
deceduto il 21 dicembre 1910. La prego di mettersi in contatto col mio studio.
TURI: Prufissuri, ci semu!
TOTO: E' come dico io! Ora si che mi piace: ricco e libero.
(Manifestazioni di gioia e cala la tela)
A T T O S E C O N D O
La medesima scena del primo atto. Al centro ci sar il tavolo e le sedie si
troveranno divise ai due lati. Appeso al muro il ritratto dello ziu Filadelfo,
pieno di fiori e candele. Al levarsi della tela in scena Tot vestito elegante,
che guarda il quadro dello zio.
NANNINA: (Entra vestita da cameriera) Professore, comu ci paru?
TOTO: Bedda, bellissima!
NANNINA: La signora Cira mi ha fatto lezione di servimento a tavola. E io putia
mai pinsari che
era cos complicato?
TOTO: Servi come vuoi, basta chi servi. Stasera stessa si parte.
NANNINA: Quantu vinni bella dda casa! Non vidu l'ura di annarici a stari. C'
un ciaoro di
gersomini!
TOTO: Ma si semu a gennaiu!
NANNINA: Io m''u 'mmaginu comu saravi ad aprili!
TOTO: Ah! Sogni!
NANNINA: Ma me' maritu hav'a stari cu du' pedi 'nta 'na scarpa. Non pinsassi
iddu chi, cu sta
storia chi vi fa 'u sciofferri, ha l'autorizzazione di fare il galletto.
TOTO: Ma non essere esagerata!
NANNINA: Non essere esagerata? Voi non lo conoscete. Quello un uomo
pericoloso e
femminaio. 'U saccio io chiddu chi passai per raddrizzarlo.
TOTO: L'uomo cacciatore!
NANNINA: Iddu non hav'a cacciari nenti! 'I muschi a mia m'hav'a cacciari.
Professore, vui v''u
dissi io chi ci faciti 'u ruffianu.
TOTO: Ma quale ruffiano?
TURI: (Vestito da chauffeur) Professore, chi parrati cu me' mugghieri?
TOTO: Mi facia 'na discurruta.
TURI: E scummettu puru chi vi rispunnia.
NANNINA: E chi era 'na mummia?
TURI: C' una visita.
TOTO: Cui ?
TURI: Donna Pudda Cianci cu' n'occhiu. (Fa gli scongiuri)
TOTO: Falla trasiri.
TURI: Subito. (Esce e rientra con donna Pudda)
PUDDA: Caro Tot!
TOTO: Donna Pudda! Come state?
PUDDA: Beni, beni...e vui?
TOTO: Siamo in attesa di sbaraccare.
PUDDA: Mi fa piacere, mi fa molto piacere.
TOTO: Ma sedetevi.
PUDDA: Grazie. E chi questa bedda picciotta?
TOTO: 'A mugghieri 'i Turi.
PUDDA: Non pari completamenti.
TURI: (Punto) Chi vulistu diri?
PUDDA: Unu bruttu comu a tia...
TURI: De gustibus non estensur sputandus.
TOTO: Poviru latinu!
PUDDA: Bedda, ma muta?
TURI: E' timida. Capiti? Trovandosi all'aspetto di una grande prefica come a
voi...
NANNINA: Non parru assai.
PUDDA: E chi bella vuci!
NANNINA: Grazie!
PUDDA: Nenti, Turi, 'a sbagghiau sta carusa.
TURI: Chi sbagghiau?
PUDDA: Di maritarisi cu tia.
TURI: 'A finemu?
TOTO: Ma non vidi chi ti pigghia pi fissa?
NANNINA: Scherza.
TOTO: Turi, puoi andare.
TURI: Con permesso. (A Nannina) A tia, camina!
NANNINA: Ora.
TURI: Ti dissi: Camina! (Esce con Nannina)
PUDDA: Tot, io devo chiederti scusa pi dda storia di l'autra vota.
TOTO: Certo che mi avete giocato un tiro mancino, donna Pudda. Buscai 'na
passata 'i lignati!
PUDDA: Tot, 'u travagghiu travagghiu, sai bene che io ho qualche anno in pi
d'esperienza.
La mia una famiglia di Prefiche, tutti ciancituri di morti hamu statu.
nonna Pudda, me' matri Pudda, me ziu Puddu, me cucinu Puddittu... Io l'haiu
'nto sangu, Tot! Si mi fai un tagghiu, mi nesciunu lacrimi. L'importante,
per, essere amici.
TOTO: Ma certo, acqua passata, io vi perdono, ormai a queste cose non ci do
pi peso: sono
ricco.
PUDDA: Ti dico che mi fa piacere assai. Vinni a complimentarmi proprio per
dimostrarti la mia
amicizia. Alle volte potevi pensare male di me. E' bello vedere uno di noi che
cambia vita, che si toglie da quest'inferno di fame.
TOTO: Ma quali 'nfernu? Chistu paradisu.
PUDDA: 'U paradiso d''u digiunu. Unni c' fami non c' Paradisu, picch gli
stenti non ti fannu
beare, ti fannu dannari. C''a panza vacanti, caru Tot, non si prega: si
bestemmia.
TOTO: E vostro marito?
PUDDA: Al solito: non vota un chiovu. Mio marito stato sempre la mia croce...
TOTO: Ma anche la vostra delizia...
PUDDA: No, sulu cruci. Quando l'ho sposato mi nni vulia annari di intra:
pensavo che fosse
peggiore mio padre. Inveci, era megghiu chi mi stava cu me' patri.
CIRA: (Entra, anche lei elegante) Non sono arrivati, ancora?
TOTO: Chi hai desideriu di vidirli?
CIRA: Pi carit!
PUDDA: Ciruzza, quanto ti sei fatta bella! E' vero che il denaro ci dugna 'a
vista a l'orbi!
CIRA: Donna Pudda, di sti soddi, fin'a ora, non abbiamo visto un centesimo.
PUDDA: Se si deve aprire il testamento...
TOTO: Per tutti ci fanno credito.
PUDDA: Cos 'u munnu: se sei povero e hai bisogno un prestito, devi andare al
Monte di Piet
a 'mpignariti l'occhi; se sei ricco, si nni futtunu tutti: "Cca ci su' i
soddi", qualunque somma.
TOTO: E vui nni sapiti quarche cosa.
PUDDA: Io, cari amici miei, sono un'esperta del Monte. Io mi sono impegnata
persino i chiova
d''u crucifissu chi avia 'o capizzu d''u lettu.
TOTO: E non vi cadiu 'i supra?
PUDDA: No, perch vendetti anche la statua. Nella mia vita sono pi i giorni in
cui ho digiunato
che quelli in cui ho mangiato.
TOTO: Donna Pudda, non si dice digiunare, perch il digiuno una cosa
volontaria. Quannu
non si hannu i soddi, si dici: moriri 'i fami.
PUDDA: Hai ragiuni, Tot.. Ecco da dove giunge la concorrenza selvaggia che si
sviluppa fra
i poviri disgraziati. La lotta per il pezzo di pane!
CIRA: Basta! Basta con questi discorsi! Ormai finita.
PUDDA: A propositu, mi dissi Turi Linguazza, 'u vardiaporta, che non far pi
questo lavoro.
Dice che l'hai assunto come tuo sciofferri personale. E' vero?
TOTO: Si, perch andremo a vivere nella tenuta di Santa Croce, ad Al, per cui
mi serve uno
chauffeur.
CIRA: Abbiamo comprato una carrozza, 'a vidistu?
PUDDA: Chidda chi c' sutta?
CIRA: Si.
PUDDA: Ma infatti, dissi io: "Ma cu chi havi 'a carrozza? Cca semu un
pugnu di morti di fami".
Bella, veramente bella, devo dire.
CIRA: Nni custau un occhiu d''a testa!
PUDDA: Insomma, gi quattru debiti l'aviti fattu.
CIRA: E puru cincu.
PUDDA: La vita questa: un giorno sei alle stelle, un altro alle stalle e,
quannu menu ti l'aspetti,
torni alle stelle. Anch'io ho avuto un momento di gloria, quannu s'innamor di
me il Barone Galluppi. Io mi donai a lui senza riserva.
CIRA: E poi?
PUDDA: L'animale era spusatu! Si pass un p di tempo e scomparve.
CIRA: Brutta storia!
PUDDA: Bruttissima! Comunque, questa la vita! Ma io vi vurria diri 'na cosa.
In questa tenuta
di Santa Croce vi servir un altro lavorante.
TOTO: Certo: un cuoco, un maggiordomo, una cameriera personale per Cira...
CIRA: Una dama di compagnia... come la regina!
TOTO: Ma certu, come la regina!
PUDDA: Darai delle feste?
TOTO: Si, inviter tutti i morti di fami; la mia villa sar il mondo
alternativo: tutti poviri e pazzi,
ma felici. Sto facendo sistemare un salone a teatro e l porter tutti i comici
cchi disgraziati e disperati della Sicilia... E si far spettacolo tutte le
sere. La mia casa dovr essere un ricco mondo di povert.
PUDDA: Io ormai mi stancai di fari ddu misteri. Un travagghiu comu a chiddu non
si p fari pi
tutta 'a vita. Non ci saria un postu puru pi mia?
TOTO: Ma vui, sparti 'i cianciri morti, chi sapiti fari?
PUDDA: So cucinare: potrei fare la cuoca.
TOTO: Cira, che ne pensi?
CIRA: Ma si, vabbene!
TOTO: Bene, vi assumo.
CIRA: Ci vuole un brindisi.
PUDDA: Un momento. (Si toglie la benda) Ah, finalmenti! Non nni putia cchi di
stu
stuppagghiu.
TOTO: Ma allura l'occhiu vi funziona?
PUDDA: Era un semplice accorgimento del mestiere.
(Riempir i bicchieri)
TOTO: 'A saluti di donna Pudda! E cu non voli mi si rumpi 'a mitudda!
(Allegria)
TURI: Professore, c' sua moglie.
CIRA: Cca ci nn' una chi non voli.
TOTO: Viditi a Turi come impara presto? Basta chi non spagnolu.
TURI: E' megghiu chi non ci attruzzu.
TOTO: Falla passare.
TURI: Subito. (Esce)
PUDDA: Ma allura, Cira non tua moglie?
TOTO: Moglie ufficiosa, senza contratto scritto.
CIRA: Contratto verbale.
NINETTA: Buongiorno.
PUDDA: Buongiorno, signora.
TOTO'/CIRA: Buongiorno.
TOTO: Ti presento la signora Pudda Piange con un occhio.
NINETTA: E cu saria?
TOTO: Una mia ex collega, da questo momento in poi: mia cuoca ufficiale.
Questa mia
moglie.
PUDDA: Ah, la tua signora.
TOTO: No.
PUDDA: Scusa, se sposata...
CIRA: Non basta essere sposata per essere signora.
NINETTA: Tu, in questo, ci dai lezioni.
(Fanno per avventarsi l'una contro l'altra, Tot le ferma)
TOTO: Stiamo calme!
PUDDA: La calma calma, signore mie.
NINETTA: Non capisco perch il testamento debba aprirsi in questa baracca, non
ci sono
nemmeno delle sedie decenti.
TOTO: C' tantu pavimentu?
NINETTA: Quello riservato a te.
CIRA: Vogliamo dare stasera stesso l'addio alla povert.
TOTO: Apriremo il testamento e via! E' un fatto simbolico.
PUDDA: E la signora lavora?
TOTO: No, fa la mantenuta.
NINETTA: Ho del mio: vivo di rendita.
CIRA: Ti piace la nostra carrozza?
NINETTA: Roba da villani arricchiti: pacchiana!
CIRA: TOTO:, hai sentito?
TOTO: Lasciala stare. Cara Ninetta, l'invidia che ti fa parlare, perch sei
stitica e...
NINETTA: Io nelle carrozze ci sono nata e so distinguere una vara da parata da
una carrozza.
Chidda mi pari confezionata per la sfilata domenicale delle prostitute .
CIRA: Ora basta! Tot, falla stare zitta, si no ci cavo l'occhi.
PUDDA: Signore, per favore!
TOTO: Smettetela, che figura mi fate fare davanti alla signora?
NINETTA: (Con gesto da snob) Signora! Beh, soprassediamo!
PUDDA: Signora, di matrimonio e di fatto.
NINETTA: E suo marito fa il suo stesso mestiere?
PUDDA: In un certo senso.
NINETTA: Chi voli diri?
PUDDA: Mi teni 'u fazzulettu, quannu cianciu i morti.
NINETTA: (Sconcertata) Mamma mia!
TURI: Mi scusino! Professore, hanno arrivati sua sorella e suo cognato.
TOTO: Falli passare.
TURI: Agli ordini. (Esce)
ARTURO: (Entrando insieme a Silvana) Ma cu ddu speci 'i becchinu?
TOTO: Il mio chauffeur.
ARTURO: Veramente, dall'abito, mi sembrato pronto per accompagnare un
funerale. E chiddu
avissa purtari na carrozza? Chi si avventura a farsi guidare da un cocchiere
di quel genere? Chiddu sulu accumpagnamenti po fari vistutu di dda manera. A
quanto vedo tutte due avete dimenticato il buon gusto dellalta societ, a
furia di stari nta munnizza! Vous avez oubli le bon ton, omn ami!
TOTO: Connaittrez vouz le francais?
SILVANA: Avete comprato una bella carrozza.
CIRA: Ti piace?
SILVANA: Molto.
ARTURO: Molto di gusto... cattivo! Vi putiu risparmiari i soddi.
TOTO: Viditi, donna Pudda, comu sunnu? Lui dice quello che pensa, la verit;
me' soru, inveci,
cerca sempri di fari 'a pulita.
PUDDA: Tutti i dui sbagghiunu.
ARTURO: E picch? Visto che siete cos sapiente, egregia amica?
PUDDA: La verit comu 'na timpulata: struppia sempri e subitu. La bugia 'a
stissa cosa, ma
struppia dopu.
ARTURO: Non ho capito.
PUDDA: La bugia ha le gambe corte, caro signore... e prima o poi le cose si
sanno, per cui la
bugia diventa verit. E struppia!
ARTURO: Che filosofia!
PUDDA: Vita vissuta!
SILVANA: No, ma io dicevo la verita: veramente bella la carrozza.
NINETTA: Ma se sembra la zucca di Cenerentola!
ARTURO: Ci mancunu i surici vistuti cu frac
CIRA: (Tot, spezzando il discorso) Non hai ancora presentato la signora.
ARTURO: Quale signora?
PUDDA: Io sono la signora.
ARTURO: Ah! Capisco tutto!
TOTO: Donna Pudda Cianci cu 'n'occhiu!
SILVANA: Ah, la famosa!
ARTURO: Famigerata!
TOTO: Mia sorella Silvana e mio cognato Arturo.
PUDDA: Piacere! Haiu cianciutu cchi morti io...
ARTURO: 'U sacciu. (Fa gli scongiuri)
PUDDA: Io sono una grande professionista: se avete bisogno...
TOTO: Non necessario, donna Pudda, a mia sorella sa piangere.
CIRA: E come lo fa bene!
ARTURO: Dovrebbe piangere me?
TOTO: Si.
ARTURO: Questo troppo!
TOTO: No, solo l'inizio.
ARTURO: Se la discussione assume questi toni, io me ne vado.
TOTO: 'A porta dda.
NINETTA: Non capisco perch il notaio tardi cos tanto.
TOTO: Pinsannu chi avia vidiri 'a vostra facci!
ARTURO: E poi, questa donna qua che c'entra?
PUDDA: Fra poco me ne vado.
CIRA: C' tempo.
PUDDA: Ciruzza, io non sugnu in condizioni di scippari lignati. Non per
essere codarda, ma
propriu 'a cascia chi non ci 'a 'nguanta.
TOTO: State tranquilla, queste sono persone per bene, non alzano mai le mani.
Cuntaticci dda
storia di Roccalumera.
PUDDA: Chidda bella, sapiti?
ARTURO: Insomma, vinnimu cca pi sentiri storii di funerali? Ci dobbiamo
sbrigare. Io haiu
chiffari.
TOTO: In attesa che arrivi il notaio.
CIRA: Avanti, donna Pudda.
ARTURO: Sintemuni a storia di Roccalumera.
PUDDA: A Roccalumera c'era il professore Santo Parisi. Uomo molto serio e
intelligente era.
Ci conoscemmo in un funerale.
ARTURO: Putia essiri?
PUDDA: 'U prufissuri, dopu chi mi visti cianciri, ristau talmente entusiasta
della mia bravura, che
mi venne a cercare, dopo la tumulazione e mi dissi: "Pudda, quannu moru,
devi venire tu a piangere la mia dipartita."
ARTURO: Addirittura, vi ha fatto la commessa ante-tempore?
PUDDA: Si. Basta. Stu prufissuri mori e mi mannunu a chiamari. Veglia di prima
classe! Ciuri chi
non vi dicu! Addobbi! Insomma, 'na cosa pi comu Diu cumanna. Quannu si ficiru
'i deci e menza i sira, 'a mugghieri, addoloratissima, si, ma si suggi e mi
fa: "Io vaiu e mi curcu". Appressu a idda si suggi 'a figghia e,
senza diri nenti, si nni va. Pinsai io: "Ma chisti chi fannu? Non chi mi
vonnu lassari sula?"... Io mi 'mpressionu d''i morti.
ARTURO: E faciti stu misteri? Annativinni a lavari scali.
PUDDA: Chi c'entra? Non chi 'u fazzu a sula a sula c''i morti. Per la verit,
mi cuminciai a
scantari. 'U figghiu masculu d''u prufissuri, 'a stissa cosa. "Donna
Pudda" mi fa "io vado
a dormire. Domani mi aspetta una giornata dura: il funerale, le visite... Per,
vi prego, restate voi con mio padre, non giusto che rimanga da solo!". E
si nni lavaru tutti i manu. Appressu a iddi si nn'annaru tutti l'autri parenti.
Giustamenti, ognunu pinsau: "'A mugghieri e i figghi si curcunu e nui nni
ciancemu 'u mortu?"...Tantu, c'era a fissa!
ARTURO: E vui chi facistu?
PUDDA: Avia stari dda, per contratto. E cos si curcaru. E io cuntinuava a
cianciri, assittata
vicinu 'o lettu. Quantu, a un certu puntu, mi sentu diri: "Ma chi stati
ciancennu?"... Mi vardu attornu e non vidu a nuddu. "Mih!"
pinsai "e cu chi parra?"... Mi mancava 'u curaggiu di girarimi d''u
latu d''u mortu. (Fa segno verso Arturo, che fa le corna) Circava di vardari
c''a cuda di l'occhiu, ma non riniscia a vidiri. E sintia rispirarari! Sintia
rispirari! Forte! Forte! A un certu puntu dissi: "Basta! Haiu a vidiri chi
succedi". Cos fici un corpu di curaggiu. Mi votu e vidu 'o mortu cu
l'occhi aperti. (Con uno scatto che fa impaurire tutti) Matri Santa! Signore
mio, aiutami tu! Patri Nostru!
SILVANA: Matri di Diu! E chi facistu?
PUDDA: E chi avia a fari? 'U cori l'avia quantu 'n'alivu! Ma mi battia comu a
chiddu d'un
cavaddu! Tun tun tun tun tun... Dissi: "Ora cercu di parraricci"...
Chi putia sapiri chiddu chi succidia? Quannu mai io avia truvatu 'na cosa di
chisti? (Forte, verso Arturo che sobbalza) "Spirito buono" ci dissi
"ti prego, non farmi del male! Disideriu toi era che io venissi a cianciri
alla tua morte!"... A stu puntu, 'u prufissuri cuminciau a ridiri.
"Ma quali mortu? Io sugnu vivu".
SILVANA: Avia risuscitatu?
ARTURO: Ma no, era morte apparente.
PUDDA: Bravu, morti apparenti. Come un sonno profondo. E quantu risati poi nni
ficimu.
Nni iammammu 'na gran tavulata e nni ficiumu 'na scialata alla faccia della
morte. E chi non c'era? Carni 'i maiali, sasizza, carni 'i crastu,
maccarruna... Insomma, dopu sta gran manciata, 'u prufissuri ebbi
un'intossicazione potente e s''a cugghiu piddaveru. E non ci cridia nuddu chi
era mortu. Corpa ci nni desiru!
CIRA: Certu, donna Pudda, chi vui storii nni putiriu cuntari!
PUDDA: Putiria scriviri un libro.
ARTURO: Un libru allegru, piacevole! Si unu non havi sonnu, si metti e su
leggi.
E che meraviglia! Proprio uno scacciapensieri: barzelletti!
TURI: Scusate, signori, ha venuto il notaio.
TOTO: Fallu trasiri.
PUDDA: Io mi nni vaiu. Buongiorno a tutti.
TUTTI: Buongiorno.
NOTAIO: (Entra e si scontra con Pudda) Oh, Pudda, chi ci fai cca? E senza la
benda?
PUDDA: Non mi serve pi, caro notaio Simonelli: caduto il motivo. Il Professore
Tot
Stagnitta mi ha assunto come Cuoca. Il cuoco deve saper friggere il pesce e
controllare il gatto. E cu 'n'occhiu sulu non si p fari.
TOTO: Da ora in poi cianciravi sulu quannu munna 'a cipudda.
PUDDA: Un pianto ortaggico.
NOTAIO: Auguri.
PUDDA: Grazie. Ora vi saluto. (Donna Pudda esce)
NOTAIO: Ti saluto, Pudda. Ossequi a tutti.
TUTTI: Buongiorno.
NOTAIO: (Nel vedere tutti seduti e non esserci una sedia per lui) Mi faciti
assittari?
(Si alzano e si crea il gioco delle sedie: si passano le sedie da uno all'altro
e il notaio resta in piedi. Questo gioco si far tre volte, dopodich:)
NOTAIO: Oh, ma siete impazziti? Io sono il notaio Francesco Simonelli! Mi nni
vaiu!
TOTO: No, no, vi prego, assittativi al mio posto.
NOTAIO: Al centro devo stare io.
TOTO: (Sistemandogli la sedia al centro) Prego.
NOTAIO: (Sedendosi) Grazie! (Tirer fuori le carte) E allora! Siamo qui per
aprire il
testamento del defunto Stagnitta Filadelfo, fu Salvatore. Per giusta legge, in
questa stanza dovrebbero esserci solo il signor Stagnitta Salvatore, la
sorella, il cognato e la signora Cira Mirone.
TOTO: Per l'appunto.
NINETTA: Io sono la moglie ed ho tutti i diritti. Ma non credo che le concubine
ce li abbiano
questi diritti.
NOTAIO: Ma, vista la particolare situazione, ho voluto che ci fossero anche
un'altra persona, la
signora che or ora ha sparlato. E dopo capirete perch.
TOTO: Magnifico, vorrei che si sapesse che non sono stato avvisato della morte
di mio zio
Filadelfo.
NOTAIO: Questo non ha nessuna importanza ai nostri fini.
SILVANA: Non sapevamo dove trovarti.
CIRA: Non vero, perch dopo siete venuti tutti e tre.
ARTURO: Pu anche darsi che lo zio non volesse vederti, egregio amico.
TOTO: E mi lassava tutti cosi?
NOTAIO: Questo ancora dobbiamo appurarlo. Se ora mi fate lavorare... (Apre il
testamento)
Cominciamo. L'anno 1908...
ARTURO: Apposta ci fu 'u tirrimotu...
NOTAIO: Per cortesia, fatemi continuare... L'anno 1908 il giorno 7 del mese di
dicembre,
Vittorio Emanuele III regnando, per grazia di Dio e volont della nazione, si
presentato davanti a me Francesco Simonelli, notaio, avente lo studio in
Messina, Piazza Duomo n7, il signor Stagnitta Filadelfo, commerciante e
possidente, per dettare a me notaio le sue volont testamentarie.
TOTO: Quindi, me ziu, du' anni fa pinsau a mia!
SILVANA: Purtroppu!
NOTAIO: Signori, gentilmente, io capisco i vostri astii, ma si non mi faciti
travagghiari in paci,
mi nni vaiu e dopu risolvo a modo mio. Vi prego!
ARTURO: Stativi muti.
TOTO: Stativi muti, in casa mia, lo dico io. Stativi muti.
ARTURO: (Fra se) Ietta sangu!
NOTAIO: Allora, ecco quanto mi ha dettato vostro zio. Io sottoscritto Stagnitta
Filadelfo, fu
Salvatore...
TOTO: Me nonnu...
SILVANA: Nostro nonno.
NOTAIO:...nato a Capizzi il 22 maggio del 1830...
ARTURO: 80 anni avia, quannu muriu? Mancu i scagghiuni avia fattu.
TOTO: Non ti permettere di insultare la felice memoria dello zio.
NOTAIO: Chi facemu?
TOTO: Scusate!
NOTAIO: E residente a Messina in via Garibaldi n30. Nel pieno possesso delle
mie facolt
mentali, lascio. A mia nipote, che ho odiato profondamente; donna stupida, di
casa, rispettosa di quel cretino del marito e di quegli idioti, storti e brutti
figli, che ha avuto la tracotanza di mettere al mondo; a Silvana lascio il
quadro raffigurante la Madonna della Lettera, che si trova appeso al mio
capezzale.
SILVANA: Sciugamucci 'a sudura! Tuttu si spilau!
TOTO: Stai zitta, rispetta le volont d''a bonanima!
ARTURO: Per idda s''u sirviu, quannu tu eri nel mondo dei sogni a fare il
contestatore.
NINETTA: Idda? E io chi fici?
ARTURO: Puru tu, puru tu, Ninetta!
NOTAIO: E ci nn' puru pi vui, signura, si mi faciti ittari sangu.
NINETTA: Ora videmu chiddu chi fici 'u ziu!
ARTURO: Se il buongiorno si vede dal mattino...
TOTO: Sar uno splendido testamento.
NOTAIO: Io mi nni vaiu.
ARTURO: Scusate, magnifico, continuate.
TOTO: In casa mia, continuate lo dico io.
ARTURO: (Fra se) E rietta sangu!
TOTO: Continuate.
NOTAIO: Lo so che questa mia decisione vi far litigare, ma v'avit'a 'nsignari
a campari.
SILVANA: E ce lo doveva insegnare lui? Arturo, parla!
ARTURO: Ma che devo dire?
CIRA: Aggiungi 'na picca di fissarii 'e soi.
NINETTA: Tu stai zitta!
SILVANA: Tu sei stata sempre antipatica.
CIRA: Anche tu.
NOTAIO: Professore, io non posso continuare.
TOTO: 'A vuliti finiri?
NOTAIO: (In preda alla follia) Papere!
TUTTI: (Interdetti) Comu?
NOTAIO: Scusate! Ma mi stati facennu perdiri 'a tramuntana! Io devo lavorare in
pace!
Haiu a leggiri stu schifiu 'i tistamentu.
ARTURO: Il notaio ha ragione. Conti... (Tot lo fulina con sguardo e lui si
blocca)
TOTO: Continuate.
NOTAIO: A mio nipote Arturo, che ricco, ma altrettanto avaro e poco
rispettoso del
prossimo...come dice Tot: 'Nu sceccu carricatu 'i dinari... lascio un libro.
ARTURO: (Saltando impiedi) Un libro?
NOTAIO: Appena lui lo sentir, salter sulla sedia e dir: "Un
libro?" Ebbene, si, caro Arturo.
In questo libro si racconta di San Francesco d'Assisi, il santo povero. Cos
impari qualche piccolo segreto per vivere meglio.
ARTURO: S''u putia puru teniri. Ora viditi, iddu chi mi vosi nsignari comu si
campa a mia,
ad Arturo Lo Presti.
TOTO: Tu non puoi capire i precetti morali di Zio Filadelfo.
ARTURO: Menu mali chi ci si tu.
NOTAIO: (Continuando a leggere) Durante la mia vita non ho inteso mai prendere
moglie ed
ho allevato mio nipote Salvatore, detto Tot, come se fosse mio figlio.
TOTO: Beddu me' Ziu! Beddu! (Va ad accendere un'altra candela) Cuntinuati.
NOTAIO: E, nonostante negli ultimi anni mi abbia dato qualche dispiacere, il
mio affetto nei suoi
confronti non stato scalfito.
SILVANA: Fortunato!
NINETTA: Nato con la camicia!
CIRA: Muti, arpie!
TOTO: 'Ranni Ziu! (Va ad accendere altre candele) A casa a focu hav'a
pigghiari, con la
fiamma del mio amore per te.
NOTAIO: Ancora?
CIRA: Stai fermu.
NOTAIO: Pertanto, lascio mio nipote Tot erede universale di tutto il mio
patrimonio.
TOTO: Cira, ringrazia 'o ziu.
CIRA: Grazie, Ziu. (Va ad accendere delle candele)
TOTO: Nutaru, grazie di tutto!
NOTAIO: Un momento, non abbiamo ancora finito.
TOTO: Non abbiamo ancora finito? E chi avem'a fari?
NOTAIO: Ah, e valia 'a pena di veniri cca, allura?
TOTO: Se mi lascia erede universale del suo patrimonio...
NOTAIO: A condizione...
TOTO: A condizione?
NOTAIO: A condizione.
SILVANA: A condizione?
NOTAIO: A condizione.
CIRA: Che condizione?
NINETTA: Ora vedremo.
ARTURO: Dunque?
NOTAIO: A condizione che mio nipote Tot torni a vivere con la sua legittima
moglie,
fimmina tinta e scunchiutuda, ma sempre sua moglie e si non ci piacia non se la
prendeva.
TOTO: Comu? (Guarda il testamento, poi va a spegnere qualche candela)
Cuntinuati.
NOTAIO: Alla sua concubina...
NINETTA: Puru 'u ziu ti chiamava accuss!
CIRA: Per te ha riservato un trattamento migliore!
NOTAIO: Alla sua concubine ho riservato duemila lire come liquidazione per la
compagnia e i
servizi fatti a Tot.
CIRA: Comu? (Va a leggere e dopo va a spegnere altre candele) Cuntinuati.
NOTAIO: Qualora mio nipote si rifiutasse di tornare a casa, tutti i miei soldi
saranno devoluti
(Guarda tutti negli occhi) a sua sorella Silvana. Con mio grande dispiacere!
ARTURO: (Sottovoce a Silvana) E nui chi 'u vuliumu ripurtari a casa!
SILVANA: (C.S.) Pazzi, eravamo pazzi!
ARTURO: (C.S.) E chi nni putiumu sapiri?
TOTO: Facitimi leggiri. (Legger e finir di spegnere le candele, afferrando il
quadro e
lanciandolo fuori)
NOTAIO: Dunque? Che decidete?
TOTO: Io aviria scegliri fra l'incudine e il martello?
NOTAIO: Chista 'a zita.
TOTO: Una bella presunzione.
SILVANA: Prenditela con zio Filadelfo.
(A questo punto si alzeranno tutti in piedi e si creeranno due schieramenti: da
un lato Silvana, Arturo e Ninetta dall'altro Cira, mentre al centro il Notaio e
Tot)
NOTAIO: E allora? Che decidete? Mi dovete dare una risposta.
(Tot guarder Cira a lungo, poi far cenno agli altri di uscire ed andranno
fuori insieme, lasciando in scena Cira e il Notaio)
NOTAIO: Signora, torni a casa da suo marito, il bell'idillio terminato come
da copione. (Esce)
(Musica Cira si aggirer un p nella stanza, mostrando tutta la sua angoscia.
Pudda entrer ed andr a rimettersi la sua benda. Saluter Cira con
atteggiamento di circostanza, quando entreranno Tot, Turi e Nannina, che
indosseranno i vecchi vestiti e Tot terr in mano quelli di Cira)
TOTO: Cira, a 'cchiappa! (Le tirer il suo abito)
CIRA: Tot, chi stai facennu?
TOTO: Vestiti, ch avem'a manciari: devi cambiarti per il pranzo. (Chiamando
Pudda)
Donna Pudda!
PUDDA: (Entrando) Chi c, Tot?
TOTO: Restate a cena con noi.
CIRA: Tot...
TOTO: Ma che avevi capito? Forza, rimettiti to robbi di sempri. E non ti
scordare: Poveri, si,
ma liberi e felici!
(Si abbracceranno e balleranno il valzer del primo atto. Caler la tela)
F I N E
- Questo copione è stato visto:


