commedia in tre atti di: Rocco Chinnici
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Ho ritenuto opportuno scriverla da me la prefazione a questa commedia in quanto il tema che tratta il testo mi sta molto a cuore, ed essendo esso di grande interesse, merita una saggia riflessione, e quindi ecco la scelta mia di farlo. Avrei potuto farlo facendo una ricerca su trattati di psicologia, o i dottrinante del pensiero di Jung, o scrivere sul piscodramma, psicoterapia che molti dovremmo fare e senza che lo psichiatra si sforzi di descrivercene le scene, sono tanti i drammi che ci circondano. Ho preferito invece prendere spunto di quanto accade nella vita di tutti i giorni e parlarvene con parole semplici per cercare di intenderci tutti. Fu un vecchio saggio, mio compaesano ed amico, che per tanti giorni io ebbi la fortuna di ascoltare, che mi disse: Caru Roccu, parrari facili, sapiri parrari ca difficili; non poteva non essere la realt quanto mi diceva; tante persone parlano: per sentito dire, parlano ripetendo alcune formule memorizzate e che non riescono pi a trovare le parole per rinnovarle, parlano per labitudine di farlo e cos via, nello stesso modo in cui molti cattolici anche praticanti fanno il segno della croce cos, per abitudine, solo perch lo hanno gi memorizzato, qualcheduno ancora oggi fa il gesto di segnarsi guardando unimmagine di Santi, strada facendo. Si parla anche daffidamento, e tanti chiedono bambini cui poter badare, non importa poi (per fortuna, non tutti), se molta di questa gente non in grado di saper provvedere ai propri figli, o di accorgersi, avendo questo grande spirito di solidariet, che anche in ogni nostro paese esistono realt di bambini bisognosi di grossi interventi solidali che li aiutino ad inserirli in una realt ambientale diversa da quella in cui vivono nelle loro famiglie. La nostra una piccola comunit dove ancora a tutti riesce di conoscere lappartenenza dogni singolo, una grossa famiglia composta di tanti figli e che molti di questi hanno bisogno dessere seguiti di pi. O Che forse proprio per il fatto di saperne la provenienza che cimpedisce di dar loro una mano? Certo che neanche di quelli provenienti daltri stati possiamo dire che appartengono a famiglie migliori. Bisognerebbe, secondo me, avere chiaro, prima di tutto, il concetto di comunit e di famiglia. Io, a molti di questi signori chiederei: ma vale proprio la pena fare simili gesti? Gesti, per alcuni, vuoti di sentimenti, di significati, o iniziative di cui la nostra comunit ne ha gran priorit? Io credo sia opportuno trovare la forza di spogliarsi definitivamente di quel po di razzismo che inconsciamente abbiamo avuto tramandato da vecchie generazioni, e avvicinarci di pi ai bisogni delluomo: culturali, morali ed economici. Non bisogna andare in altri stati per vedere e capire quelli che sono i veri bisogni delluomo, basta andare nelle nostre scuole per rendersi conto di quanti bambini non hanno la possibilit di comprarsi la merendina, di quanti bambini hanno bisogno di essere aiutati culturalmente; dispiace che in molti di quegli stati ancora oggi c la guerra, ma se guardiamo attentamente anche da noi, giorno dopo giorno siamo in guerra, una guerra diversa fatta solo di rivalit, dove ancora si educano i propri figli a non frequentare ragazzi appartenenti a famiglie meno abiette; non si pu pretendere davere un terreno colto se continuiamo a zappettare quello del vicino. Questo continuo nostro cammino verso destini incerti; questa continua perdita dideali, questo facile lasciarsi prendere da stupide mode, questo continuo scopiazzare gli altri, e cos via; in tutto questo non ci siamo resi conto che abbiamo perso la cosa migliore: il gusto di vivere la vita, il dialogo, quello vero, quello che si usava fare un tempo con i nostri figli accanto ad un braciere, in quel bisogno di stare vicini e scaldarsi; ora abbiamo i riscaldamenti dove il caldo arriva ovunque e quel dolce calore umano? Quel dialogo, quello che si faceva anche nelle sezioni di partito, in chiesa, quando allora, giovani, ci si riuniva per discutere, parlare di problemi inerenti la parrocchia e problemi che riguardavano la comunit belmontese. Ora anche in parrocchia, senza voler fare polemica, sinizia sin da piccoli a far corsi, e si finisce gi grandi ancora facendo corsi; e il dialogo? Le iniziative culturali? Quella raffinatissima tecnica umana di una volta, anche un po sgrammaticata, di raccontare ai piccoli grandi esempi di vita? Da lasciarli con la boccuccia aperta sbalorditi nel sentire quel parlare semplice, creato l, volta per volta, con la pazienza e la calma di quei tempi andati. Luomo, contrariamente a quanto pensano i signori del parla, parla, si forma e si tempra in ambienti sani e civili, in luoghi dove le macchine non fanno lunghe file aspettando i comodi di tanti signori che con i loro cavalli intralciano con prepotenza la viabilit. In ambienti dove per pagare un semplice bollettino alla posta bisogna attendere mattinate intere. In ambienti dove si continua, con gran naturalezza, a buttare la carta o altri oggetti in mezzo la strada. In luoghi dove i rumori e gli inquinamenti aumentano giorno dopo giorno. In luoghi dove non si sa se ritornando a casa, la si trova sottosopra o saccheggiata. In ambienti dove la prepotenza di molti automobilisti, che si fermano a parlare in doppia o tripla fila, costringono a fare lunghe code dauto creando ingorghi a mai finire. In luoghi dove basta guardare in alcune viuzze per rendersi conto che buttata l per terra ci trovi qualche siringa, dove i piccoli, passando hanno modo di vedere e rischiare, inconsciamente, di abituarsi a quel degrado. In luoghi dove si continuano a spendere soldi pubblici in strutture, senza che poi se ne capisca la destinazione duso, e che rischiano di non essere mai consegnate. In luoghi dove la gente stufa di sentire solo parlare, parlare di cose che non si realizzano, o non si realizzeranno mai, e qua, in questo nostro sud, lasciatemelo dire, il Principe Macchiavelli avrebbe solo potuto fare il semplice uomo di corte, avrebbe detto Pirandello: COSI E SE VI PARE. Sono tutte queste cose che aiutano a trovare lumus alla criminalit minorile. Ai poveri nasceranno figli poveri, come ai ricchi nasceranno i figli ricchi; ma una cosa certa, quando si nasce, abbiamo una gran cosa in comune la vita, una breve vita, contrariamente a quanti pensano dessere immortali, e questa vita bisogna che tutti la rispettiamo, sforzandoci di ritornare ad essere bambini, a quando ci accomunava la gran gioia di vivere, al di l delle appartenenze dognuno. Provate ad entrare in una villa, quella vera, o in un parco giochi, i bimbi giocano con i loro coetanei senza pensare ai titoli che possano avere i loro padri: dottore, ingegnere, scienziato o povero, disoccupato e cos via; siamo noi che poi li educhiamo allo stare nel chival. Io, e voglio ancora ringraziare la direttrice e il preside che mi hanno dato e continuano a farlo, il permesso di potere accedere a scuola ed insegnare ai ragazzi quel poco di umile di teatro che conosco, quando parlo con i ragazzi, la prima cosa che dico loro di fare i bravi, di volersi bene gli uni con gli altri e rispettarsi, e di chiamarmi per nome, Rocco; perch il rispetto non nel farsi chiamare di voi o di voscenza, ma scaturisce dalla buona educazione comportamentale che noi insegniamo loro; solo dopo iniziamo il lavoro di drammatizzazione, e per mia esperienza devo dire che i bambini o ragazzi peggiori della classe, alla fine, riesco a coinvolgerli, con la meraviglia di qualche insegnante, in questa attivit di discipline che il teatro. Ho capito che i piccoli hanno un grande bisogno di far vedere che esistono, che sono presenti, in questa societ che non offre loro pi un dialogo, un impegno verso qualcosa di creativo che li renda partecipi e liberi di sprigionare quella gran gioia di vivere che hanno dentro. E non vorrei prolungarmi; se veramente vogliamo, senza che ancora si continui a far polemica, che non si parli pi di devianza minorile, allora dobbiamo per una volta e per sempre essere tutti vicini ai piccoli, ai giovani, impegnandoci in prima persona, strappando la tessera di socio al circolo delle deleghe, di aiutare a far capire a chi ci amministra che: per come le chiese servono per andarci a pregare, vi sono anche strutture che servono per far cultura, sport, e tante altre cose che aiutano a crescere, non certo solo in lunghezza i piccoli, i giovani, futuro del nostro domani.
Ricordiamocelo: I bambini non sono del padre e della madre, ma di chi invece li vuole veramente bene.
Rocco
PERSONAGGI
PEPPI Capo famiglia
MUMMINA Moglie
GNAZIU |
GASPARE |Figli
ROSALIA |
COSCIENZA
DON VINCENZO U chianitu
ZZU TANU
FRANCISCU
LAURA
VIRRINEDDA
VICINA
MARESCIALLO
G. POPOLARE
A.SOCIALE
CARANIERI
COMPARSA
DONNA PIPPINA
PRIMO ATTO
(stanza addobbata di misere cose, una delle tante che si trovano nelle povere famiglie. Da fuori, si sentir uno scacciapensieri e la voce di uno che sorteggia numeri)
GASPARE
(cammina, con un libro in mano, intento a studiare) La differenza fra lessere e lavere cos? Forse lirraggiungibile soglia dellinesistenza, oppure il dire, come nel proverbio caro al potere che dice: che lessere sta nellavere.
IGNAZIO
(fratello di Gaspare che, contrariamente allo studiare del fratello, si diverte a prendere la vita, cos, come gli si presenta. Entra cantando una canzone napoletana) Riscitincillu a sta cumpagna vostra, caggiu pirdutu u sonnu e a fantasia
GASPARE
E possibile mai che non riesci a capire se tu possa, come in questo caso, disturbare o no?
IGNAZIO
(incurante del richiamo di Gaspare, gli fa cenno di stare zitto e di continuare a sentire la sua voce) Cavogghiu bene, chioss ra vita mia Chi nni rici, ah! Va beni comu provinu? Ah, si marrivanu a pigghiari! Ti prumettu ca un robbu cchi, tu giuru (facendo il verso di giurare). Rubbari, iu? Ma mancu siddu niscissi foddi! Tu (al fratello che continua a guardarlo) si convintu, nveci, ca sturiannu ha divintari corcunu; turduni! Ma veru turdunu! Picch, senza sturiari un si nuddu, un esisti?
GASPARE
Veramente il vero tordone sei tu, e a te questo devono dare: cantare! E poi... lasciami studiare! (si siede al tavolo)
IGNAZIO
Ah, un lu sai, ca stura, stura! (da il tempo a Gaspare di sedersi, gli gira alle spalle e gli grida allorecchio) Aspaiiinu!
GASPARE
(spaventato, sarrabbia) Che c! Sono qui, perch gridi?
IGNAZIO
Picch griru? Comu picch griru! Pi fariti capiri ca tu esisti, ca si corcunu, anchi senza sturiari.
GASPARE
Ma che centra!
IGNAZIO
Centra, centra! Allura, iu ca un sturiu un pozzu essiri mpurtanti! E chissu ca vo diri tu, veru? Tala chi c cc; (ricomincia a cantare) e scinni, scinni, scinni da muntagna dicu tu u pensi (verso il pubblico) aviri davanti na chiazzata di cristiani: du mila, tri mila ma chi dicu tri mila, de-ci-mi-la! Ca ti sentinu cantari e chi gridanu: n Gnazio, n Gnazio, n Gnazio.Maronna! Tu si convintu, nveci, ca studiannu, un jornu, poi tattrovi davanti a tutti sti cristiani ca gridanu, maca:Asparinu, Asparinu, Asparinu. Ma quannu mai! Tu, ha fari comu a mia; o p u cunvinciu iu; un lu vidisti cu mia comu fin; ci vosi tempu, ma u cap, poi, ca iu nascivu pi cantari. Tal, tal! Che libbra sutta o vrazzu e a cammisetta a fiore blu (di fuori si sentono arrivare delle voci di gente che ne vuole conto e ragione; Ignazio capisce di chi si tratta e ha quasi paura) Mi raccumannu, un ci diri ca sugnu dintra!
PEPPI
(entra assieme a don Vincenzo che ha laria di chi difficilmente riesce a perdonare) E bonu, don Vicenzu! Trasiti, trasiti! (si rivolge a Gaspare) Asparinu, pigghia na seggia a don Vicenzu. (Gaspare ubbidisce) Vossa sassetta ca (rivolgendosi a Gaspare) Ma, to matri un ha vinutu?
GASPARE
No, ancora no, e poi la mamma ha detto che oggi dalla signora Teresa, avrebbe avuto molto da fare, (don Vincenzo rimane sbalordito da linguaggio di Gaspare) quindi
DON VINCENZU
(parla con laccento greco-albanese) Tal, tal! (a Peppi) E chistu comu parra n talianu? Ma puru to figghiu ?
PEPPI
Veramenti, di comu parra e di comu si spiega, a li voti, succedi ca n famigghia stissu nni mpappinamu, va, u scanciamu pi unu straniu Ah Asparinu! to frati unn?
GASPARE
La dentro. (poi a don Vincenzo) Dda dintra! Va beni?
IGNAZIO
(Peppi era andato ad aprire la porta per chiamarlo) Sdisanuratu, e cascittuni!
PEPPI
(fraintendendo) A cu! a mia, sdisanuratu? (entra per acchiapparlo, si sente un gran rumore di cose cadute; Ignazio grida)
IGNAZIO
(ancora fuori scena) Ahi! ahi! ahi! Mi struppii, lassami a ricchi! (entra con Peppi che lo tiene per lorecchio)
DON VICENZU
(Ignazio, vedendo don Vincenzo, si svincola e scappa; Don Vincenzo lo riprende tirandogli lorecchio) Chi , fa u gadduzzu fa! veru?
IGNAZIO
(grida per il dolore allorecchio) No, a ricchi no1 Vossa mi lassa a ricchi!
DON VINCENZU
(alza la mano come a volergli dare un ceffone) Nca va, ca ti nni dessi una, pi la Maronna, ca a testa ta facissi iri a pigghiari dda sutta. Ancora un ha vistu nenti. (a Peppi) Ma dicu iu, ducazioni a chistu un ci nni nsigni? Allura! U facemu cantari, si o no? Quantu videmu comu ci va!
PEPPI
U lassa iri, ca ora canta. (don Vincenzo lo lascia) A cu aspetti a cantari, si po sapiri?
GASPARE
(Gaspare si alza, e, uscendo per laltra stanza, si rivolge a Ignazio con un sottile filo dironia) Questo il provino che dovevi fare? Gnazio, Gnazio, Gnazio.
IGNAZIO
(vorrebbe andarlo a prendere ma saccorge che non pu) Sarvati lha, un ti scantari!
DON VINCENZU
Allura, Peppi! Le fari cantari iu?
PEPPI
A cu aspetti a musica? Canta!
IGNAZIO
No! E poi, nzoccu cantari?
PEPPI
(lo riprende per lorecchio e se lo porta in disparte) Senti, roba bona, sta vota un lu sacciu chiddu ca cumminasti, (guardando ogni tanto don Vincenzo con la coda dellocchio) ma na cosa certa, ca cu don Vicenzu, o canti, o canti! (Ignazio fa segno di no) Ah, no! (tirandogli lorecchio) Ta vo fari nesciri ssa vuci, binidittu Diu!
IGNAZIO
No, no! Aricchi no! Lassami, lassami ca cantu. (Peppi lo lascia, Ignazio si aggiusta come se dovesse davvero cantare e, giocando sul frainteso, inizia a cantare veramente). Chi bella cosa, na jurnata e sole, laria serena comu na timpesta
DON VINCENZU
(stancatosi lo prende tenendolo per i capelli) Dicisti giustu comu na timpesta! E chistu (dandogli uno schiaffo), pi u mutivu da canzuna. E ora, mi raccumannu, hai sulu vinti quattruri di tempu; ogni cosa a lu so postu pi comu eranu, e guai, dicu guai si rimetti quarchi cosa fori postu, semu ntisi? (fa per andarsene) Ah, dimenticavu! Agnidduzza njura mi raccumannu, ca so matri havi na nuttata chi fa m. Pensu davirimi spiegatu, e a prossima vota, spirannu sempri pi tia ca nun ci fussi chhi na prossima vota, stu mutivu un lu cantari cchi! Salutamu (esce).
GASPARE
(rientrando) Com finita col tuo impresario, gli sei piaciuto o no?
PEPPI
Dicu io, si po sapiri sta vota nzoccu cumminasti? (Ignazio fa cenno di no) Ah no! Fa puru lomu di pansa! Picch mha ddari corchi mala jurnta? Vidi ca chidda genti ca un scherza, pi sta vota a ricchi ta lass, ma un ti pari ca ti po finiri sempri liscia. E poi, chi stu discursu di cosi o so postu, dagnidduzza njura, di so matri, ca sar sicuramenti na pecura; nzumma, un mi diri ca nni don Vicenzu (facendo segno con la mano di rubare)
IGNAZIO
P, agnidduzza chiancia mi parsi piatusa, e iu
PEPPI
E tu! E tu chi? Ma dicu iu si po sapiri di cu schifia pigghiasti?
IGNAZIO
Du nannu Caloriu
PEPPI
Du nannu Cloriu! Ma comu, mancu u canuscisti a ddu cristianu, paci a larmuzza so, e poi, cu ci porta a to nannu.
IGNAZIO
Comu cu ci porta, p! Ti pari ca un lhaiu ntisu diri cu era u nannu Caloriu. Me m, mha cuntatu ca era un cristianu sensibili e ca quannu sintia chianciri, dici ca u cori si ci cummuviva tuttu; mischina dda picuredda; sicuramenti u nann un lavissi lassatu sula.
PEPPI
(alza la mano per dargliene una, mentre quello scappa alla parte opposta del tavolo) Ca un fussi cosa, comu minimu, di rumpiriti i canneddi di ammi! A chissu pensi? Mancu a vidiri comu fari pi purtarici li cosi prima ca ritorna don Vicenzu; ma di cu schifia pigghi!
IGNAZIO
P, arreri!
PEPPI
Tal, tal! Va dda, avanti ca
IGNAZIO
Un haiu unni iri, picch agnedda
PEPPI
Un mi diri ca
IGNAZIO
Se, o zz Mommu u parchitanu a vinnemu!
PEPPI
A cu! A chiddu ca sta o chianu a biviratura vecchia?
IGNAZIO
Se, propria a iddu! Lautru jornu ntisi, pi casu, ca circava n agnedda e ci la mpupamu a iddu.
PEPPI
E saccatta? Ma comu! Ca ddavutru un lu sapi ca un avemu ne pecuri e ne crapi, comu fa accattarisi n armalu raccuss? E poi, di unu comu a tia ca unni passi un crisci ne erba e ne lavuru.
IGNAZIO
P
PEPPI
Ti facissi avvidiri p, ti facissi avvidiri! Ca ora santu riantanuni! U zz Mommu un havi u tirrenu a limmitu di don Vicenzu?
IGNAZIO
Ih, e chi ?
PEPPI
Comu e chi! Ca nsamai Diu chiddu si porta agnedda n campagna e a vidi don Vicenzu un succedi na guerra! Chiddi ca i sciarri si tramannanu pi redit. Tal va dda e di cursa puru! Va dacci di quattru sordi ca ti detti, ti fa dari nnarreri ddarmalu e ci va posi nzemmula a lautri cosi. U capisti? A caspetti?
IGNAZIO
P, si tu ca un ha caputu nenti. Primisi primisi ca agnedda u zz Mommu a scurci e a rial o dutturi ri Palermu, e cu sapi gi chiddu un lhavi nno tianu. Secunnu secunnu ca lautri cosi si pigghi Virrinedda, u figghiu ru zz Nira, e sicuramenti gi chiddu, a stura i vinniu e (fa con a mano segno di mangiare)
PEPPI
Virrinedda ah! E chi si tranquillu! Ma comu, doppu tuttu chistu avissi a essiri latitanti, va, nna si vosca, vosca.
IGNAZIO
Latitanti? Eh, comu sta facennu pi nagnidduzza! E poi, p, di nna vita chi nni resta? Nenti, propriu nenti!
PEPPI
Chissu lavissi a diri don Vicenzu, ca nzamai Diu attruvasi a quattru comu a tia, un ci arristassiru mancu locchi pi chianciri.
IGNAZIO
Ih, p, comu sta facennu!
PEPPI
Puru! Sparti avissi u curaggiu di parrari. (lo insegue, Ignazio si mette dallaltro lato del tavolo) Nca va, ca si tacchiappu ti nne ddari na bedda passata ca ti lhaju a lassari pi ricordu (riprende ad inseguirlo).
MUMMINA
(Stanca, con i capelli scombinati e le maniche rimboccate, entra con Rosalia, la figlia di sette anni circa, anchessa stanca per avere aiutato la mamma a lavorare) Dicu io un vi siddia a tutti dui? Sempri na storia cc ddintra!
ROSALIA
Mam, lassali iri chaju pitittu. Comu ristamu nna signura Teresa: isamu i manu camu a jiri a manciari!
MUMMINA
Arraggiuni hai figghia mia, arraggiuni! (esce per andare a preparare, e, da fuori scena, da disposizioni a Rosalia di cosa fare) Rusidda, ncumincia a cunsari a tavula ca io frjiu sti cosi.
ROSALIA
Va beni! (prende la tovaglia e la stende sul tavolo, Ignazio, che vi si trovava appoggiato, prima le fa stendere la tovaglia e poi vi si appoggia di sopra, indisponendo la sorella) Cansiati! Un lu capisti ca mettiri a tavula?
IGNAZIO
(continua a indisporla) Ora a metti a tavula; bih, bih, bih, bih,bih.
ROSALIA
(chiamando in aiuto il padre) Pap, camu a fari? U fa livari quntu mettu sta tavula, si, o no! (non si muove nessuno) Ma dicu un nnaviti pitittu?
PEPPI
Veramenti u pitittu mi chiudiu, (allusivo) sunnu i manu, ora, ca mi manciunianu tutti! (riprova ad acchiapparlo)
MUMMINA
(entra portando dei piatti e delle posate) Ma, Asparinu unn? E lassalu iri pi sta vota!
PEPPI
Asparinu? Era cc antura! (a Ignazio) Tal, va vidi pi to frati, levati di cc davandi prima ca ti nni dugnu corcuna. (Ignazio, cercando sempre di non farsi prendere, esce a cercare il fratello)
MUMMINA
Chi cummina sta vota?
PEPPI
Chissu, corchi jornu nnhavi a dari na mala jurnata ca tu mancu tummagini.
MUMMINA
Ah, io mancu mu mmaginu! Comu, fusti tu u primu accurdarici di un jiri cchi a scola, e ora ti lamenti.
PEPPI
Ah, secunnu tia, iu un vulia ca java a scola?
MUMMINA
Certu!
PEPPI
Iu u sapia ca un jornu di chistu laviamu a dapiri stantu; ma chi mavii a rispunniri daccuss no! e no, cara a me mugghieri, picch allura tuscurdasti, a scola, quantu voti nni mannavanu a chiamari: anticchia u prufissuri di talianu, anticchia chiddu da cosa dda comu si chiama? Chiddu ca sturianu quantu abbitanti ci su nne paisi, unni si trova Milanu nzumma u capisti va!
MUMMINA
Se, se u capivu. Io un capisciu per, o canciu darritirallu dicennuci ca u mannavi a travagghiari, o puru: camina cu mia n campagna, tu nsignu io comu si riscurri; ora, chi cosa ci ha nsignatu, mu vo diri?
PEPPI
Ah, picch secunnu tia iu un ci haju parratu! un ci haju discurrutu! O pensi forsi ca mavissi assittari da matina a n sina a sira cu iddu?
MUMMINA
Peppi, vidi ca chiddu to figghiu !
PEPPI
(adirato) Nzumma, e io! Io, pi essiri patri cavissi a fari, mu vo diri? E travagghiari, o perdiri tempu cu iddu?
MUMMINA
(dispiaciuta per quella risposta dura verso il proprio figlio) Perdiri tempu cu iddu. Io vulissi ca a parrari avissi statu lesempiu di la to stanchizza e no la vucca di un patri. Patri, oh Peppi! Quantu duru lu to diri, quantu disgraziatu lu nostru fari. E propria veru, la nostra na famigghia ca si nni va comu na varca a mari apertu, pirdennu tirrenu, amuri e sintimenti. E la genti, puru chidda ca di natari si nni ntenni, tala, aspittannu ca lenta sta varca luntanu scumpari.
ROSALIA
(abbracciandosi stretta alla mamma) Mam no! Un diri accuss! (piangendo)
PEPPI
(va per avvicinarsi a Rosalia) Veni, to matri sicuramenti
ROSALIA
No, lassami iri! (corre per la stanza da letto piangendo)
PEPPI
(che guardava uscire la figlia) Ma dicu iu si po sapiri picch ogni jornu na storia, anticchia picch un trovu travagghiu, navutranticchia ddu to figghiu nni cummina una di so, nautra vota picch to figghia chianci ca un havi amici (comu siddu lamici ci lavissi a truvari iu). Ma nzumma! Si po sapiri chi fici, pi miritarimi sta vita o riversu? (entra Ignazio e Gaspare)
IGNAZIO
Cc, cc ! Vu purtavu, vi para ca si pirdiva u dutturicchiu?
GASPARE
(si rende conto che qualcosa non va) Mamma, ch successo? Ero solo andato a farmi prestare il libro di storia da Andrea.
MUMMINA
(a Gaspare) No, un pi tia. Aspetta ca chiamu a Rusidda ca manciamu. (a Ignazio) Finisci di mettiri ssa tavula. (esce per andare a prendere le altre cose da mangiare)
IGNAZIO
(a Gaspare) Va pigghia i bicchera
GASPARE
(distratto) Cosa?
IGNAZIO
I bicchera, cosa! (verso il pubblico) Certu, iddu sturia, u po capiri i bicchera? Troppu commiru fari finta dun capiri.
GASPARE
(Indaffarato, Peppi guarda stizzito Ignazio) Dico io ti viene difficile guardare le cose per il loro giusto verso? Ti viene difficile capire che nessuno ti contro?
IGNAZIO
Ura ! Ma dicu iu ti veni difficili a parrari comu a nuautri? Ti veni difficili a capiri ca a mumentu cc rintra un nni capemu cchi? Oh, sulu i bicchera ci dissi! E iddu (ironizzando) Cosa?
GASPARE
Io io stavo pensando!
IGNAZIO
Tu, ca scusa di pinsari, a sa longa. Quannu amu a fari corchi cosa, o tarruspigghi, o pinsamu nanticchia lunu.
GASPARE
Ma che centra!
IGNAZIO
Forsi pi tia! Ma pi mia, centra assai.
PEPPI
(che stava finendo di sistemarsi una scarpa, interviene nei due cercando di capirci qualcosa) E allura, comu fini ddocu! Vi mittistivu daccordu?
GASPARE
(stava attento ad Ignazio) Come?
IGNAZIO
(a Peppi, ironico) Dici: come?
PEPPI
Ah, allura veru dici! (cerca di sfilarsi la cinghia dai pantaloni e Ignazio scappa in cucina)
MUMMINA
(entra con dei piatti in mano) Comu fin ca tavula?
PEPPI
Addumannaccillu a to figghiu Gnaziu. (entra Ignazio con due bottiglie in mano)
IGNAZIO
(indifferente) A mia? Si iu staju vinennu di dda ddintra! (posa le bottiglie e riesce di corsa. Bussano)
MUMMINA
Avanti. (entra Mauro, un compagno di scuola di Gaspare, vestito elegante)
LAURA
(Entrando, guarda e rimane meravigliata per il misero ambiente in cui vive Gaspare) Buon giorno, io veramente
GASPARE
(Cerca, premuroso, di toglierla dallimbarazzo) Laura, questi sono i miei genitori, ma accomodati.
LAURA
(Impacciato) Piacere no, no devo andare; a casa mi aspettano. Sono venuto, per come ti avevo detto, se puoi darmi una mano in matematica, lo sai, sono indietro con questa materia. A scuola, si sa com, si parla e si sanno poi chi sono i migliori, ed eccomi qua. Te la sentiresti di aiutarmi?
GASPARE
Certo, perch no! E da quando vorresti iniziare?
MUMMINA
Gaspare, picch un la fa assittari a tavula cu nuautri?
LAURA
No, la ringrazio sinora, io al pi presto possibile.
GASPARE
Ci vediamo domani pomeriggio qui a casa mia
LAURA
No! Veramnete mio pa (Peppi e Mummina continuano a guardarsi meravigliati) no, niente, volevo dirti che mio padre non sarebbe contento se venisse a sapere che vado male a scuola; quindi
GASPARE
Se vieni qui da me, nessuno glielo far sapere!
PEPPI
Certu!
LAURA
No, no! Ci vediamo da Monica, domani alle sedici; arrivederci e a domani allora. (esce)
PEPPI
(Guardava ancora Mummina meravigliato) Ma cavia i smanii!
MUMMINA
I smanii ci vinniru quannu si resi contu a cu appartinia to figghiu Asparinu. A canuscivu cu ss picciotta.
PEPPI
E cu ?
GASPARE
La figlia del maresciallo.
PEPPI
(indisposto) Nzoccu! A figghia du marasciallu? Eh no, caru Asparinu! Propria chissu no!
GASPARE
Ma, pap
PEPPI
Nenti pap! Ma comu e poi, idda un lu sapi, tu, a cu apparteni?
GASPARE
Penso che lo ha capito a chi appartengo, e poi, cosa dovevo dirle che non laiutavo?
MUMMINA
Chi ci trasi! (entrano Ignazio e Rosalia con in mano altri piatti) To patri un vula diri chissu.
RUSIDDA
E allura! Comu fin?
GASPARE
No, niente, che ci vediamo da Monica.
IGNAZIO
(Rosalia e Ignazio non capiscono) Unni nni viremu?
ROSALIA
Da Monica! Ma (alla mamma) di cu sta parrannu?
PEPPI
Ura ! Mi sta parennu u cuntu di tri surdi, cchi tostu vulemu manciari ca poi si nni parra.
RUSIDDA
Se, se manciamu! ca forsi u pitittu ca nni fa sparrari
GASPARE
(cerca di spiegare lequivoco) Quale sparlare, venu
MUMMINA
Asparinu, assettati ca manciamu, un ci pinsari cchi. (iniziano a mangiare mentre si sentono arrivare da fuori dialoghi animati di gente che ne vuole conto e ragione)
ZZU TANU
(tutto il discorso fuori scena) No, ti dissi ca sta vota un po essiri cchi! (si guardano meravigliati, solo Ignazio capisce)
IGNAZIO
(spaventato e girato in modo che gli altri non lo sentano bisbigliare) Ih! U zzu Tanu? E cu schifia mi vitti? Ma comu, era scuru fittu! (alla mamma) M, un ci diri ca sugnu dintra! (esce di corsa per laltra stanza, mentre fuori continua quellanimato dialogo)
ZZU TANU
(sempre fuori scena) I cunigghia e lassamuli iri, i addini e su picciotti! Ma ca shannu a futtiri u mutiri di lacqua no! (bussano)
MUMMINA
Avanti, avanti! (fuori ancora gridano e non sentono. Poi a Gaspare) Va vidi cu !
TANU
(entrano in due, uno balbuziente) Salutamu!
PEPPI
(sentendo quel tono adirato, li invita ad accomodarsi) Assittativi, vuliti favuriri cu nuautri?
FRANCISCU
(adirato, balbetta maledettamente) N-n-no no no! La-lassati st-t-t-tari! U-un vi-vista-ti-ti a ncu-ncummirari! (guarda in giro) Ma vo-vo-vovostru fi-figghiu
PEPPI
(sfuggendo la domanda, mette del vino in un bicchiere) Tiniti, almenu un biccheri di vinu u putissivu accittari.
TANU
(a Franciscu) Dicu ti nni adduni? Havi puru u curaggiu di canciari discursu!
MUMMINA
Ma di nzoccu stati parrannu? Spiegativi megghiu. E poi, chi vuliti di nostru figghiu? U vinniru a chiamari amici so e sicuramenti ritarda; ma putiti parrari cu nuautri.
FRANCISCU
Cu-cu iddi!
TANU
Ca comu! Pi poi macari sintirisi diri ca iddi un sannu nenti. No, no caru Peppi! Sta vota nni vulemu cuntu e raggiuni, o forsi pensi ca sugnu un pupu!
FRANCISCU
(non potendo parlare bene, cerca di andare dietro a quanto dice Tanu) Uuuuu n pu-pupu!
TANU
Sta camurra havi a finiri! (batte la mano sul tavolo e Rosalia si spaventa)
MUMMINA
(rassicurando la bambina) Dicu io, almenu pi sta criatura! Asparinu, portatilla a dda banna ca poi vi chiamu.
TANU
(a Franciscu che cercava di calmare Tanu) Ma quali scusari e scusari! Cc, un bastuni ci voli, avutru chi storii. (a Peppi) Ma nzumma quannu chavi a finiri stu discursu? Quannu ca si po aviri nanticchia di tranquillit, mai? Sta attentu peppi, ca chista strata ca un spunta! Salutamu signura e (guardando verso la stanza dove uscita la piccola) mi scusassi lei. (si avvia, poi, accorgendosi che Franciscu sta salutando Peppi, lo va a tirare per le spalle) Camina tu navutru! Chi ci saluti? (escono borbottando)
MUMMINA
(guarda Peppi e quasi piange) Ma picch, picch! Chi ci fici o Signuri, pi miritarimi sta vita. (a Peppi, sconvolta) Ma tu tu un ci trasi veru? (Peppi non risponde) Parra! o pinsari ca puru tu
PEPPI
(la guarda e non parla, poi abbassa la testa rievocando il passato) Ci fu un tempu; poi pass, forsi picch capivu, o forsi smittennu cu sapi vosi diri basta. Ma a chiddu (alludendo al figlio Ignazio) iu un dicu nenti, un vogghiu ne cunnannallu e ne mancu giustificallu. Vulissi, cridimi, sulu gridari, gridari forti! Dicennu, ora, a tempu scurdatu dessiri statu un patri sbagghiatu! un patri a capu di na famigghia mala vista, prucissata, si prucissata! Ma chiddu ca peggiu ca cu prucessaun sapi, si un sapi; ma, io ca fuvu capisciu, e soffru n silenziu sta vita ntricciata.
ROSALIA
(sulla soglia, Rosalia e Gaspare) Mam, finemu di manciari? Io
MUMMINA
Veni, figghia mia.
ROSALIA
(le si aggrappa al fianco) Mam.
GASPARE
(con sofferenza e rabbia) Pap, ti prego! Io io voglio uscire da questa realt. Io non voglio pi essere guardato dai miei compagni come se fossi unanimale raro, un essere da tenere lontano. Quando, quando la mattina entro in classe subito silenzio, e sulla soglia, mentre tutti stanno a guardarmi, mi pervade langoscia. Vorrei scappare, correre, andare via lontano da tutti, in un paese diverso, in un paese dove la gente ama la vita, in un paese dove i valori umani non sono misurati a scala; la che voglio andare! la che la gente vive!
MUMMINA
Asparinu, figghiu miu, tu parri accuss picch ancora si picciottu e giustamenti un canusci li trappuli di sta vita ca a ognunu a priparatu.
GASPARE
Che dici mamma! Tu, parli a nome delle brutte esperienze che hai vissuto! La vita, non rassegnazione, creativit!
PEPPI
E realt! E a nostra, purtroppu chista.
GASPARE
Ma, pap! Io io ho vissuto in questa che tu dici realt; allora?
Allora, dimmi, sono forse un rassegnato?
IGNAZIO
(sulla soglia) Tu, si sulu unu ca fa parti di sta famigghia e un lu voli accittari.
GASPARE
Guarda chi parla! Proprio tu non dovresti dire niente!
IGNAZIO
Ah, si! E picch?
GASPARE
Perch tu col tuo modo di essere non fai altro che aggravare la nostra gi imbarazzante posizione sociale
IGNAZIO
(che sembra non aver capito niente) Chi cosa? Ma sempri (alla mamma) cchi difficili, chistu, va parrannu? M, chi voli chistu di mia? Picch un mi lassi mpaci puru tu! Chi nni sa da vita. Tu, ti mbriacasti di ssi paroli difficili e ti va alluntanannu di cosi cchi facili.
GASPARE
Sentitelo! E quale sarebbero queste cose pi facili dalle quali io sto sempre pi allontanandomi?
IGNAZIO
Sunnu chiddi ca di dunanu tutti cosi: rispettu, amicizi, benessiri, cumannu, tuttu; i picciuli sunnu!
GASPARE
Ma con i soldi, non puoi comprare tutto!
IGNAZIO
Giustu, dicisti giustu! E cu cha parratu daccattari? Io dissi picciuli, e i picciuli vali a diri benessiri. Tu u sai nzoccu lu benessiri? Cetru, stannu nna sta casa ti veni difficili a capillu, ma prova a stari nna na grossa villa, unni, li cammareri, tutta la sata jurnata, un fannu avutru chi ripetiri: voscienza di qua, voscienza di la! Dicu nccuminci a capiri: picciuli!
MUMMINA
(a Ignazio) To frati un voli diri chissu.
IGNAZIO
Ah, no! E picch un si spiega megghiu.
PEPPI
To frati voli diri, ca siddu tu avissi jutu a scola come iddu, unavissi certamenti avutu ssu ciriveddu, avissi sturiatu, friquintatu amici diversi, e no a chissi ca cercanu di purtariti a mala strata! (cerca di acchiapparlo) E chiddu cavissi statu cchi mportanti , cavissimu ncuminciatu a canciari finarmenti facci a sta famigghia disprizzata.
Fine primo atto
Secondo atto
(scena medesima)
IGNAZIO
(intento a lucidarsi le scarpe, mentre la mamma rammenda un paio di pantaloni) M, posta oggi mancu nnarrivatu? (Mummina lo guarda e non capisce di cosa sta parlando. Ignazio si tura il naso) Certu ca u fumeri chi c dda ncapu; a senti a puzza? Arriva puru cca! E poi dicinu: a Sicilia, Palermu, Catania (sputa sulla spazzola e continua a lucidare) Splut! curnuti! Ancora aspettu!
MUMMINA
Ma, a cu caspetti?
IGNAZIO
Ca dda risposta! A cu ca ti pari caspettu, lautobus?
MUMMINA
Ah! Chidda ri libra sotto braccio! Dda diciticcillu vui
IGNAZIO
Ncillu, ncillu! Tal, tal! (si sistema un po come a volere esibirsi al pubblico) Discitincillu a sta cumpagna vostra, caggiu pirdutu u suonnu e a fantasia, (si avvicina alla mamma e le accarezza, con la mano il mento) e a vogghiu bene, chioss da vita mia
MUMMINA
Levati, levati cosa bona. E a tia chissu thannu a dari, iri pirdennu tempu accuss!
IGNAZIO
M, un ncuminciari! Anzi, quantu mi nni vaju. (si avvia)
MUMMINA
Veni cc! Unni sta jennu? Comu fin cu don Vicenzu, ci purtasti i cosi?
IGNAZIO
Arreri! Ca comu ci portu? U zz Mommu, agnidduzza, a-rri-a-l! U capisti, o ancora no? E poi, lavutri cosi, dici Virrinedda ca chiddu ca saccatt un ci duna cchi nnarreri, perci
MUMMINA
Comu, perci! E allura? Dicu io a cu aspetti a nisciritinni di ssa strata? A cu aspetti a canciari amicizi? Comu siddu picciotti nno paisi un ci nni fussiru cchi!
IGNAZIO
M, sta dicennu veru? Pi prima cosa, anzi, pi primissima cosa i me amici sunnu i me amici; lavutri, di chiddi ca tu pensi e dici ca cci nne assi, sunnu chiddi ca si sentinu dapparteniri a navutru munnu; mancu ti cacanu, e quannu corcunu di nuavutri, cerca, cu na battuta quarsiasi, davvicinarisi a unu diddi, fa a fiura dun pupu! Picch, resta sulu a parrari, lavutri sunnu gi luntanu! A nostra relat, comu dici u p, diversa; pari ca fussimu malati cuntagiusi!
MUMMINA
E to frati, allura! Un apparteni a nuautri? Ma lamici, ddi picca chi havi, sunnu figghi di famigghi diversi!
IGNAZIO
Si, comu a figghia du marasciallu! Un lu vidisti, antura, picch vinni a circari a me frati, picch havi di bisognu, no pi u piaciri di stari cu iddu, anzi, quasi, quasi ca era puru mortificata daviri misu peri nna sta casa. Certu, sicuramenti ci sunnu chiddi ca mancu a ddi carculanu e accuss acchianari, acchianari. Ma, nuautri semu chiddi ca shannu ateniri luntanu, luntanu picch vasinn nfettanu! M, vulissi diri tanti di ddi cosi ca tu mancu tu mmagini; comu siddu tacchinassiru, di cc (indicando lo stomaco), tanti di ddi cosi di diri e poi, nenti. Forsi picch un trovu i paroli giusti, o cu sapi; per u sentu ca, di dintra, si vugghi, si rivugghi e poi a ura di scuppiari nenti, sagghiutti.
MUMMINA
Gnaziu, senti a to matri, cercati un travagghiu vistu ca pi tia a scola difficili. To frati, parra difficili dun cuntu, tu ncuminci a un ti fari capiri di navutru latu; cc ddintra avemu a vidiri, a navutri du jorna, comu a vemu a fari pi capirinni. (esce per la cucina borbottando)
IGNAZIO
(solo in scena) Gi u nni capemu cchi! Unu privu di fari un discursu seriu ca subitu pigghia e resta sulu, un si cchi capiti. Cc ddintra shavi a parrari sulu di travagghiu, travagghiu e friquintari amicizii diversi. (compare in scena la coscienza, una figura dalla stessa taglia di ignazio, vestito con gli stessi indumenti; parla in lingua, e, ragionando, cerca di fare capire a Ignazio, quello che giusto e quello che non lo . Si metter, ogni volta, spalle a spalle con Ignazio, in modo che prima di parlare come se uscisse da dentro di lui) Comu siddu lamici, giri da cantunera e i trovi; lamici, amici e guardati!
COSCIENZA
(Gli si mette davanti) Eh no, Ignazio! Lamentarti, a questo punto, credimi non serve. Gli amici non te li ha dati ne tuo padre, ne tua madre, tu li hai voluti!
IGNAZIO
(meravigliato, parla con la figura) E tu, cu s?
COSCIENZA
Io sono quello che tu dovresti essere.
IGNAZIO
Comu, comu? Sintiti a stavutru! E tu, di unni schifa nesci?
COSCIENZA
Dal tuo interiore! Ma lasciamo stare; stavi dicendo?
IGNAZIO
No, no! Lassamu iri nenti, ora, vogghiu sapiri cu si!
COSCIENZA
Io? Ma Ignazio! Chi vuoi che sia.
IGNAZIO
(pi confuso che persuaso) Tu, (indicandolo) si io? Va, dicu tu, si propria iu?
COSCIENZA
Certo!
IGNAZIO
Tal, ti nni v iri di unni vinisti! Ci mancavi propria tu n menzu i pedi. Ma poi dicu iu tutti a mia capitanu. Iddu Gnaziu! Va, chiddu sugnu iu! (alla coscienza) E me? Dicu u capisti, (quasi confuso) me Gnaziu, cu ?
COSCIENZA
Sempre io!
IGNAZIU
E allura mi lha fari un favuri? Lassami n paci (e si gira borbottando mentre la figura esce incontrandosi con Mummina che, prima guarda Ignazio e poi guarda meravigliata la figura che sta per uscire)
MUMMINA
Gnaziu, Gnaziu! Ma com surdu ! (va a scuoterlo spaventandolo) Cu tia parru!
IGNAZIO
Botta di sali, mi facisti scantari!
MUMMINA
(riguarda, tra il meravigliato ed il confuso dove uscita la figura) Ma dimmi na cosa, parravi sulu?
IGNAZIO
No, nenti, parrava cu (si gira, non vede pi nessuno, chiude gli occhi e scuote la testa) Cu mia, cu mia parrava!
MUMMINA
Senti a to matri, per massentiri; io vogghiu ca tu ha essiri di n autra manera, va, unu comu lautri, unu ca un fa stari na matri supra i spini. Dicemu unu tranquillu.
IGNAZIO
Io sugnu unu tranquillu; si tu ca si sempri agitata, va, sempri cunfusa. Di chi ti prioccupi; un ci su problemi.
MUMMINA
E pir tia mai nenti c! (prende da un cassetto della vetrinetta dei soldi) Teni cc, va nna un picuraru, vaccatti nagnidduzza e ci a porta a don Vicenzu addumannannucci scusi; pir lautri cosi, ci dici ca si pigghi Virrinedda e ca tu un ci trasi nenti
IGNAZIO
Chi cosa!? Io ghiri nni don Vicenzu a fari u cascittuni? Va, u muffutu! M, chi duni nummari? Iu e tradiri u me amicu, ma quannu mai! Io megghiu (bussano)
MUMMINA
Va vidi cu ! (va ad aprire rimanendo sulla soglia a parlare con Virrinedda) Ci facissi vidiri io megghiu, ci facissi vidiri! (Ignazio continua a parlare con Virrinedda) Cu ?
IGNAZIO
Virrinedda. (lo invita ad entrare. E un suo coetaneo, vestito con indumenti sporchi, qualche tatuaggio, un orecchino, capelli malandati, una sigaretta accesa; insomma unaria di quelli che, a guardarli, dicono tutto) Trasi Virrinedda, nuddu c, sulu m matri.
VIRRINEDDA
(anche il tono del linguaggio e latteggiamento che assume invita a farsi dare qualche ceffone di Mummina che, a vederlo, resta meravigliata) Salutamu, donna Mummina. (fuma, indifferente di Mummina che lo osserva da testa ai piedi)
MUMMINA
Salutamu, salutamu. Ma tu n autru di unni tarricogghi? Pari ca vinissi di spagghiari! Vattrova a cu (facendo segno di rubare) sta vota! Un veru? (Virrinedda guarda Ignazio, e stizzito continua a fumare del tutto indifferente di quanto Mummina gli dice) Cu tia parru! Chi , un rispunni? Un tapporta u curaggiu e veru? Ma dicu iu to matri nenti ti dici?
VIRRINEDDA
(stancatosi, esplode) Oh, ma u sapi ca pari un carrrabbineri! (poi a Ignazio) Minchia, nuddu cera! Trasi, sulu me matri c, e menu mali! E si cera tutta a famigghia, era un tribunali al completu: giudici, cancilleri, pubblicu ministeru e u me avvocatu? Un c! o solitu, pi mia avvocatu nenti. O Diu attruvari na vota, dicu na vota sula, a unu ca mi tiri i difisi, mai!
MUMMINA
Sparti! Vulissi puru a cu ti tira i difisi! Troppu commiru fussi; ma tu u capisci chiddu ca vo diri? Ora io ti dugnu un timpuluni, e tu, tu chi fa, maddumanni scusa?
VIRRINEDDA
(quasi in tono di sfida) E vossia, donna Mummina, (le butta il fumo in faccia) mu duna un timpuluni?
MUMMINA
(si avvicina adirata ai due come a volerglieli dare per davvero, tanto che sono costretti a mettersi con le spalle al muro per paura di prenderli) Io, veramenti, a tutti dui vi nni dessi na bedda manciata di lassarivilla pi rigordu, ma lassamu iri!
IGNAZIO
E bonu m! Ddu picciottu mancu ha trasutu, e tu pari
VIRRINEDDA
(A Ignazio) Tal, iu mi nni vaju. Nni viremu o solitu postu. (a Mummina, con tono di sfida) Arrivederci, donna Mummina! (esce di corsa)
IGNAZIO
(andandogli dietro sino alla porta) Se, se nni viremu dda!
MUMMINA
Unn ca tavvidiri? Ah, un rispunni? Ma dicu io, nzoccu ca ti manca?
IGNAZIO
M, sta dicennu veru? Tu scurdasti quantanni haju? Quasi diciassetti. Io, Gnaziu Prufaziu, haju diciassetti anni e un mi manca nenti, propria nenti! giuru. Haju un beddu muturi russu fiammanti (facendo finta di salire sul motore e accenderlo), na bedda divisa di jucari opalluni, un saccu di tifusa ca gridanu: Gnazio! Gnazio! Gnazio! Ah, chi mi stava scurdannu! (Mummina lo guarda meravigliata) Labbonamentu o cinamu e o tiatru! O tiatru, ma nzocch u tiatru? Dicinu ca dda i cristiani si movinu veru; m, m! (Mummina si gira a guardarlo) Un sbagghianu mai?
MUMMINA
(stizzita) Ura ! Quantu mi risettu anticchia a casa, tantu u capivu ca ora mumentu di fuddia. (ed esce)
IGNAZIO
(incurante dessere rimasto solo continua a parlare) Signuri me, un sbagghianu mai! Mi piacissi sapiri comu schifia fannu.
COSCIENZA
(sempre come la prima volta) Se un autore ti sentisse, anche tu saresti un personaggio da teatro, perch tu, non stai sbagliando, stai solo facendo la tua parte, una parte vera, insita della tua persona, certo, per altri non condivisibile, sotto certi aspetti, ma per lui, credimi, no!
IGNAZIO
Arreri cc ! Dicu iu, chiffari un nnhai? E un mi pigghiari cu bonu, ca iu un bogghiu essiri nuddu!
COSCIENZA
Quanto sei sciocco! Tu, non puoi non essere, perch tu sei!
IGNAZIO
Ura ! Io un bogghiu essiri e io un bogghiu sugnu! Ora vattinni e lassami n paci pi na vota e pi sempri, oh! Unu, dicu unu a favuri un lhaju, e comu sunnu appattati sunnu.
COSCIENZA
Sei tu che vuoi, senza magari renderti conto, essere questo personaggio; pensa un po a tuo fratello Gaspare (indicando il tavolo dove egli studia), egli, lo vedi: studia, premuroso, diligente, e quello che pi conta che vuole cambiare, essere diverso, uscire, da questa che lui chiama vita assurda, e che poi, detto tra noi, credimi non che ha tanto torto.
IGNAZIO
Ntantu fammi u favuri di un ti strinciri assai cu stu noi, picch io un sugnu tu, quindi
COSCIENZA
(ridendo) Ah! Ah! Ah! Io un sugnu tu! Oh, Ignazio quanto sei sciocco! Continui a non capire, o fai finta. Io, sono il tuo io, diciamo, per capirci meglio, il tuo essere; quindi ora tu verrai con me a sistemare il discorso di don Vincenzo.
IGNAZIO
Chi cosa!? Io un vegnu a nudda banna!
COSCIENZA
Tu invece vieni, e lo farai per tua madre, dai su! (lentamente si avvia ad uscire)
IGNAZIO
(come se venisse trascinato, si oppone) No, lassami! Veni cc, nni don Vicenzu no!
COSCIENZA
(deciso) Vieni, ti ho detto! (a questo punto, Ignazio, si avvia ed escono)
MUMMINA
(rientrando, chiama Ignazio) Gnaziu, Gnaziu! Chi fici si nni ju? Spiramu ca u Signiruzzu ci alluminassi u ciriveddu. (inizia a sistemare qualcosa; da fuori si sentono arrivare voci animate, va ad aprire). Chi c, chi successi?
VICINA
(entra con Lucia che piange. Lucia ha in mano qualcosa che non vuole mollare) Successi ca ci avissivu a nsignari nanticchia di ducazioni e vostri figghi! Mancu u tempu darrivari n terra hannu i cosi du finistruni ca gi si nni n pussessanu.
RUSIDDA
(piangendo) Un veru mam! A idda ci car n autra cosa, chista attruvavu prima, era davanti a porta di donna Lucia.
VICINA
Ma sciatri e matri, taliatila! Chi sta criscennu bedda puru idda! Certu, a genti nnhavi tortu!
MUMMINA
Ih, e ora basta! Ntantu trasistivu senza addumannari u pirmissu e senza mancu salutari, gran pezza di vastasa ca siti! O funnacu tras!
VICINA
S pi chissu, (guardandosi in giro) macari peggiu!
MUMMINA
U sapiti ca siti na gran facci tosta e senza ducazioni.
VICINA
Ma fatimi u favuri! O paisi nni canuscemu tutti, quindi (Rosalia stava andandosene nellaltra stanza ed ella interviene) Eh no!
MUMMINA
E poi sicura siti ca fu me figghia a pigghiarivi ddocu nzocch? Un po essiri ca, nno mentri chi scinnivavu da scala, corchi picciriddu prima di me figghia pass e fici corpu, comu fati a diri ca fu idda?
VICINA
(ironica) Savissi passatu a figghia du farmacista, o chi sacciu du cavaleri, allura statinni certa ca ssu pinseri lavissi fattu, ma, passannu giustu a puntu vostra figghia, mancu mi vinni n menti di pinsallu!
MUMMINA
(Alla figlia, che teneva stretta qualcosa nella mano) Allura, dammi cc tu n autra!
RUSIDDA
(Cercando di districarsi per non farsi prendere ci che ha nella mano. Piange) No! un u so!
VICINA
Tutti cosi vostri sunnu!
MUMMINA
Mu vuliti diri, a discursu, chiddu ca vi cariu du finistruni? Tutti cosi aviti dittu, tranni di nzoccu vi manca!
VICINA
(Non sa cosa rispondere, del resto a lei non era proprio caduto niente, aveva solo visto raccogliere furtivamente qualcosa da terra alla bambina) Un cucchiarinu dargentu! Si propriu accuss! Un cucchiarinu dargentu, ca ci jucava me niputi nno finistruni.
MUMMINA
E vui cu i cucchiarini dargentu lu fati jucari a vostru niputi? (Finalmente riesce a prendere a Rosalia ci che teneva in mano, e, alla vista di un orologio doro, si meraviglia) Ih! Ma chistu un roggiu! E doru puru!
VICINA
E jamu ca picciridda! Nca u sai ca ncuminciasti bonu, e troppu prestu!
RUSIDDA
Io n terra lattruvavu! (Piange)
MUMMINA
Nzoccu vuliti diri? O puru vi pari ca a me casa un munnizzaru e cu passa havi dirittu di jittari munnizza!
VICINA
Comunqui, munnizzaru o no, iu vaju a caserma a fari a denunzia ca vostra figghia vi purt un roggiu doru dintra, poi si vidi si lattruvau o puru (Facendo il gesto di rubare). Salutamu! (Ed esce)
MUMMINA
(Cerca di persuadere Rosalia a farsi dire dove ha trovato lorologio) Allura, dimmi a virit; u sintisti chi dissi dda cristiana. Rimmi di cu , ca ci portu io cu na scusa quarsiasi. (Rosala piange) Parra!
RUSIDDA
Mam, che te diri? Tu un mi cridi! Era nmenzu a strata, n terra, davanti a porta di donna Lucia. (Piangendo) Un tu dissi antura, tu cridi a dda cristiana.
MUMMINA
Io veramenti un sacciu cchi a che cridiri. E basta, un chianciri cchi ca ora sistimamu tutti cosi.
GASPARE
(Entra, ha un libro in mano, mentre con laltra ne tiene un altro che andava leggendo) Mamma! cos successo?
MUMMINA
Nenti, un ti prioccupari, to soru attruv un roggiu n terra e sta succidennu un manicomiu.
GASPARE
In che senso?
MUMMINA
Na cristiana a vitti e jiu a fari a denunzia
GASPARE
Ma la denunzia di che se lorologio lo avete voi; anzi senti che facciamo, dammelo che glielo porto con le mie mani in caserma, cos spiego loro come stanno le cose e chiariamo tutto (lo prende, lo guarda e guarda anche Rosalia). Ma sicuro che lo hai trovato?
RUSIDDA
(Sempre piangendo) Su sapa u lassava dda n terra. Si, ti dissi!
GASPARE
Non c bisogno che gridi.
RUSIDDA
Puru tu un mi cridi.
GASPARE
Io ti credo, anzi sai che facciamo, portiamoglielo assieme in caserma e glielo racconti tu stessa com accaduto.
RUSIDDA
Si. (Da un bacio a Gaspare)
GASPARE
E alla mamma?
RUSIDDA
(Prima guarda la mamma, poi Gaspare) Si, puru a mam, cu tuttu ca un mi voli cridiri.
MUMMINA
(Stringendola a se) Ti crju, ma cerca di un ti cunfunniri a diricci comu stannu li cosi. (Ed escono. Mummina inizia a fare alcuni lavoretti di casa).
PEPPI
(Dalla stanza da letto si sente gridare Peppi che non riesce a trovare degli indumenti da mettere) E nnhaju di tirari! Mummina! Chi ci fannu i quasetti di to figghia (Si vedono entrare in scena, dalla stanza da letto, oggetti che Peppi non ritiene siano suoi) nna me colonnetta?!
MUMMINA
Ah, iddu cc ! Mi lavia scurdatu! Lintamu cu i manu a pasta e ghjamu a tuccari u culu a jiaddina! Poi, dicu io, sempri na cosa! Un lu vidi ca sunnu nichi, no! Siddu un li sfarda ti pari ca si cujieta!
PEPPI
(Sempre fuori scena e adirato) Unu cerca na cosa, e nnattrova nautra; cc ddintra pi truvari a cosa giusta shavi a circari sempri chidda sbagghiata! (Entrano spesso oggetti in scena) Ma poi dicu ju a cu aspetta a veniri, ca passa lavutobus, o ca prima finisciu di pruvarimilli tutti sti cosi!
MUMMINA
Pi carit, un ti nfilari cchi nenti ca staju vinennu!
PEPPI
E stavutri scarpi? (Entrano in scena anche le scarpe) No, ma nna sta stanza o canciu toppa, o va finisci ca me curcari vistutu. (Avvilito) Ma poi dicu ju com ca un trasi! Mummina! Ma botta di sali! Tal, tal ma va fa (Si sente un rumore di qualcosa lanciata sopra un mobile)
MUMMINA
(Lascia quanto stava iniziando e si appresta ad andare a vedere ci che sta succedendo) Pi carit, sta fermu e un ti moviri cchi! (Arrivata sulla soglia si mette le mano ai capelli) Ma comu si cumminatu!? I casciuna sutta n capu vol diri pi nfilarisi du cosi! (Esce)
PEPPI
(fuori scena) E casciuna pensa, mancu o ciriveddu ca mi sguazzaria tuttu, e i surura che ghittari ogni vota ca me vestiri, no! A chissu un ci pensa!
MUMMINA
U vidi comu attrovu n anticchia di tempu, ti ce scriviri u nomu nna ssi robbi, accuss sicuru ca un li scanci cchi!
PEPPI
A toppa! A toppa! Ma chi c u meli nna sta stanza? Cu arriva si cancia e jietta! Comu siddu a stanza un lavissiru. Taliati!
MUMMINA
Taliati iddu u dici, oh!
PEPPI
(Entra in scena cercando di sistemarsi un po; tutto mal vestito) Dicu ju, si Diu nni scanza e libbira sarrusvigghiassi anticchia siddiateddu e dassi na nnaculiatedda (alludendo al terremoto) va vestiti nna ssa cunfusioni! Niscissimu nuri! (Alza la testa in alto come a volere parlare con Dio) Menu mali, ah! Ca semu tutti bravi (facendo con la mano come a volere significare che non siamo per niente bravi).
MUMMINA
Ancora parra! Vol diri un dramma sta mpiattannu cu du sordi di cavusi ca savia a nfilari! Ma comu un ci sidda!
PEPPI
Se, se, canciamu discursu. Ma dimmi na cosa, antura mi parsi, ntra dormi e vigghia, daviri ntisu tracchiggiu, o sbagghiu?
MUMMINA
Tracchiggiu, tracchiggiu ci ha statu! Abbasta ca iddu dormi e poi pir lautri cosi chiddu ca succedi, succedi!
PEPPI
E secuta a munciri la pecura strippa! Ah, ma allura ghiurnta! Unu ci addumanna pi sapiri nzoccu successi e idda pigghia e ci havi a mettiri anticchia di spezii! Un era megghiu ca mavissi dittu: (ironico) ma quali traccheggio! Sicuramenti ti eri nzonnato! E basta, chi ci avissi vulutu, no!
MUMMINA
Va vidi ca i to figghi su a caserma.
PEPPI
(Che stava aggiustandosi ancora i pantaloni, nel sentire ci, si preoccupa e i pantaloni gli scivolano lentamente gi lasciandolo in mutandoni) Chi cosa! A caserma? Chi successi? Parra!
MUMMINA
Oooh!!! Finarmenti sarruspigghiau! (Additandogli i pantaloni ancora abbassati) ntantu ncuminciati a vestiri.
PEPPI
(Si alza velocemente i pantaloni; Mummina perde tempo a spiegargli laccaduto) Nca corpu di sali, parra! Ci lhannu a tirari ca virrina i cosi da vucca!
MUMMINA
E zittuti! Un fuareddu pari! Nenti, to figghia attruv un roggiu doru nterra e sta succidennu un quarantottu; (Mummina cammina e Peppi gli va dietro) era megghiu cattruvava un cucchiarinu dargentu.
PEPPI
Certu! Siddu cu roggiu doru quarantottu, cu cucchiarinu dargentu avissi successu un pezzu di vintinovi. Ma dicu ju si po sapiri chiddu ca successi? Nveci di fari i cunta.
MUMMINA
(Si sente un principio di temporale: tuoni e lampi) Puru u tempu ora! Tal, pigghiati u paracqua e ci va o ncontru, sicuramenti appiru a finiri, tu fa spiegari di Asparinu ca sapi tutti cosi (Ed esce. Mummina preoccupata per Ignazio che ancora non rincasa). Ddavutru vulissi sapiri unni schifa si nni jiu. Spiramu ca savissi pirsuarutu a sistimari u discursu di don Vicenzu. (Si rivolge al quadro del Cuore Ges) Signuruzzu, fatimilla na razzia, jo un vogghiu nenti, sulu chiddu dallumanaricci lu ciriveddu a patri e figghiu. (Si sente, oltre ai tuoni, lo sbattere di una finestra) A finestra aperta! Tal, quantu a vaju a chiudu (Ed esce).
IGNAZIO
(Entra tremando, battendo i denti dal freddo, tutto bagnato.) M, mam! (Si toglie le scarpe bagnate e piene di fango e si siede; ha molto freddo. Rientra Mummina).
MUMMINA
Ih! Di unni veni cu ssi scarpi?! Dammi, dammi cc! (Gli prende una tovaglia) Teni cc, asciucati ssa testa e ti canci ssi robbi ca si tuttu cultu. Ma un ca tavissi pirsuarutu, pi casu, a sistimari ddu discursu?
IGNAZIO
(Col battere dei denti non riesce a far capire bene ci che dice) Se, di dda vegnu, di
MUMMINA
Chi dici? Ca parra cchi forti!
IGNAZIO
Ti dissi ca staju vinennu di dda! Di ncampagna; un lu vidi comu sunnu i scarpi!
MUMMINA
Allura tuttu a postu?
IGNAZIO
Tuttu a postu, tuttu a postu.
MUMMINA
Oh! E ora, mi raccumannu, un ti fari veniri corchi nautra pinsata. Dumani vaju a parru cu patri Franciscu, videmu si nni metti na bona parola o municipiu
IGNAZIO
O Comuni dicisti? M, comu si vidi ca tu si troppu comu si dici
MMMINA
Chi vo diri, ca mi nteressu di tia? Certu, tu me figghiu si, quindi
IGNAZIO
Un ci trasi nenti chissu, anzi, vogghiu propria diri ca tu si tantu pigghiata da bont ca, quasi, quasi, pensi ca tutti avissiru a essiri comu a tia. M, arruspigghiati! Tuttu lottizzatu ! Ora pigghia e ti dunanu u postu.
MUMMINA
Ma patri Franciscu
IGNAZIO
Quali Franciscu e Franciscu, ancora!
MUMMINA
Io un vogghiu diri ca thannu a dari u postu effettivu, ma chi sacciu cu ssi canteri scola comu i chiamanu iddi
IGNAZIO
Poi ti cercanu a scusa ca ci voli chistu, ca ci voli chiddautru... tal, tal lassa iri. Poi dicu iu nuddu mi voli! A chiddu ci paru nicu, a ddavutru ci paru granni! Almenu mu dicissiru nta facci: un si cosa pi mia, e basta, no! Ta firrianu, ta girianu; un c peggiu di quannu unu misu sutta prucessu. Eh, vita, vita! Ma cu si? Comu si cumminata? A cu vidi, a cu svidi! Poi veni ddavutru: Io sono tu, tu sei io! Mancu tu u sai cu si!
MUMMINA
E va beni, un ti ci appricari, un fari daccuss.
IGNAZIO
U vidi, tu pensi ca staju dannu i nummari, veru? Certu! Ma tu pozzu diri ca haju namicu caccumpari e scumpari, comu si fa! (Si sente sempre il temporale)
MUMMINA
(Preoccupata nel pensare che questaltro amico possa essere un cattivo compagno) Namicu! E cu ? A cu apparteni? Un facemu ca puru chistu havi dda (fa il verso di chi ruba) mana? (Se ne va via la luce) Puru u tempu ci vula! Aspetta ca pigghiu i cirina; e ora! unni su misi? (Esce per laltra stanza)
COSCIENZA
(Ignazio cammina lasciandosi la coscienza a destra del boccascena; poi, giratosi, si avvicinano parlandosi al centro del palco) Ora dico ti rendi conto che vita lavorata che ha tua madre? Cosa aspetti a cambiare il tuo modo di essere?
IGNAZIO
(Sempre a luci bassissime) Arreri cca ! Ca puru o scuru mi veni attrovi? Ma dicu ju comu arristamu, avia a sistimari u discursu nni don Vicenzu e poi un nnaviamu a vidiri cchi! E veru, o no? E allura!
COSCIENZA
Continui a far finta di non capire, io, sono il vero Ignazio! Tu, sei solo un insieme di brutte abitudini da correggere, hai capito, o ancora no?
IGNAZIO
(Si avvicinano come se si guardassero allo specchio, la coscienza, con una panciata, lo butta a terra facendo cadere anche il tappeto da tavola) Ahi! Ahi! Ahi! U rinocchiu, u rinocchiu!
COSCIENZA
(Esce ridendo mentre torna la luce e si vede Mummina che stava rientrando con una candela accesa) Ah! Ah! Ah!
MUMMINA
Ma chi fa n terra? U tappitu da tavula!
IGNAZIO
(Guardando verso dove uscita la coscienza) Ma sarvati lha, un ti prioccupari!
MUMMINA
(Meravigliata, guarda Ignazio e la porta dove egli volge lo sguardo; mentre si chiude il sipario)
FINE SECONDO ATTO
TERZO ATTO
(Scena medesima)
GASPARE
(Cammina ripassandosi una materia) Allora, in base alla paletnologia, le dimore arcaiche altro non erano che delle grotte, medie, o grandi, a secondo del numero dei componenti della famiglia. Esse venivano ricavate mediante scavi fatti a mano, con degli attrezzi...
IGNAZIO
(Entra, contento e cantando, con una lettera in mano) Asparinu! Cc sugnu! (Additando la lettera) Arrivau lura! Teni, teni leggila tu! (Gaspare intento a leggere la lettera, mentre Ignazio, rivolto verso il pubblico, canta come se si stesse esibendo) Munasteru e santa Chiara (Gaspare lo chiama mentre egli fa segno con la mano di aspettare) Ma picch, picch picch, torna a Napuli cun me! A te docu: Gnazio! Gnazio! Gnazio!
GASPARE
Ignazio, Ignazio!
IGNAZIO
Poi tu Ignazio! Un lu vidi ca mancu sona bonu; tal nveci: Gnazio, Gnazio A o, shavi a sentiri e un shavi a sentiri, uo, uo; capisti?
GASPARE
Senti Ignazio, a me spiace disturbare la tua gioia, ma
IGNAZIO
Tal dimmillu n sicilanu chiddu ca ma diri, accuss u capisciu megghiu e po essiri ca mi dispiaciu cchi picca.
GASPARE
Insomma, (indicando la lettera) hanno risposto che
IGNAZIO
Che chi?
GASPARE
Dicono che il provino per coloro che cantano in lingua.
IGNAZIO
Comu, comu! Ca picch iu comu cantu, senza lingua?
GASPARE
Tu, canti diciamo in napoletano, la canzone partenopea insomma!
IGNAZIO
E allura? Vol diri du misi daspittari, pi poi sintirisi diri: canzuni napulitani nenti! Taliani! Chissi taliani sunnu?
GASPARE
Che centra! E poi scusa tu non lo hai letto il bando di concorso? Perch ti lamenti ora?
IGNAZIO
Ah! Unu havi a essiri puru privu di lamintarisi; ma dicu, unni semu arrivati cu sceccu! Poi, tutti a mia capitanu!
GASPARE
La colpa non tua, dellignoranza! Perch non provi ad aggiornarti un po su quello che ti circonda. I tempi non sono pi quelli di una volta! Ora, se non stai dietro a tutte le novit dellattuale vita, sei fritto! Non hai spazio, altro che cantare, caro il mio fratello munasteru i santa Chiara! Tu, hai scelto la strada sbagliata, ecco dove sta lerrore! Cos facendo tu, e con le cattive tue amicizie, finirai la, un giorno! (facendo segno con le mani come se avesse le manette ai polsi).
IGNAZIO
(Meravigliato, indietreggia di due passi) Ma cu ju!?
GASPARE
Si, proprio cos! Tu, non ti rendi conto, ma il tuo stare con gli altri, e per gli altri io intendo anche il loro ambiente in primo luogo, non fa altro che accrescere in te le brutte abitudini, perch credimi, tu sei solo un insieme di cattive abitudini.
IGNAZIO
E siti dui.
GASPARE
Cosa, due?
IGNAZIO
No, nenti.
GASPARE
Lambiente, lambiente caro Ignazio! E quello che forma luomo.
IGNAZIO
E ju, mavissi a vinniri ddi quattru amici chi haju pi ssi beddi paroli, ma quannu mai!
GASPARE
E allora, perch non cercate di cambiare il vostro modo dessere? Che so, frequentare ragazzi nuovi, socializzare con quelli dalle idee pi sane, diverse!
IGNAZIO
Troppu commiru fari ssu discursu; i fatti, poi, un rispunninu cchi. Ma comu, tu un lu vidi ca, quannu nni avvicinamu a vostra comitiva, u primu tu allonghi u passu pi evitarinni.
GASPARE
Tu lo sai non per me: la figlia del maresciallo, il figlio del sindaco, il figlio del cavaliere, poi, che quando se ne accorge suo padre: Andrea, ma dico!
IGNAZIO
Ah! E menu mali ca u sa diri! Lamu ntisu, lamu ntisu a pizziteddu; cu ssu varbigghiuneddu chi havi vulissi sapiri propria a cu mi voli rapprisintari, capaci a Vittoriu Emanueli, e senza macari addunarisi ca iddu cchi longu. U vidi ssavutru Andrea, mi raccomando! Nna so mpurtanza, havi puru a so cruci. Io armenu sugnu Gnaziu sulu; cc, u vidi, (indicandosi) chistu !
GASPARE
Certo, ognuno ha il suo essere.
IGNAZIO
Veramenti, ognunu havi: u so, e chiddu di lautri!
GASPARE
GASPARE
Si vive anche di questo, purtroppo: megalomania.
IGNAZIO
U vidi! Ognunu, caru Asparinu, a forza di purtari autra genti n coddu, stanca! E poi, un shavi vogghia di fari cchi nenti, per si mpurtanti. Ora dicu ju, pizziteddu u po vuliri mai ca so figghiu si junci cu mia, cu Gnaziu Prufaziu!
GASPARE
Non questo, perch io non credo di rappresentare qualcuno, e pure a me non dice mai nulla.
IGNAZIO
Tu dormi caru miu! O pensi forsi ca un tha canusciutu, u sapi a cu apparteni, stanni tranquillu, sulu chi sacciu, ma ci sar u motivu, un tilludiri. Forsi a scola! Si certu!
GASPARE
La scuola, che cosa?
IGNAZIO
So figghiu, so figghiu! Ssavutru beddu signurinu, ca, tra lautri cosi, ha capiri bonu s masculu o fimmina quannu camina; va trova chissu a cu voli rassumigghiari (facendo leffeminato), sicura-menti a comu va chissu a scola, bonu?
GASPARE
Ho capito cosa vuoi dire, certo, pu essere questo il motivo per cui non mi dice niente, e allora?
IGNAZIO
Allora?! Ah, chistu veru dici! Ma nzumma, dicu ju ca, si tu a scola eri sceccu, di certu un putivi friquintari a ddu gran fro di so figghiu. Quindi, iddu, un a tia chavi rispettu ma a scola!
GASPARE
A me personalmente, dei suoi apprezzamenti, non interessa proprio, se davvero ci tieni a saperlo, quindi
IGNAZIO
Ju, ti dicu u fattu e a virit ca da genti nni sugnu gi beddu e saziu. Gnaziu, Gnaziu saziu! Dda! Jetti quattru favi n to crivu e cerni, chiddi carrestanu su i megghiu; oh, Asparinu! Ma dicemu veru? Lomu consideratu merci, schifiu!
MUMMINA
(Entra assieme a Rosalia, molto preoccupata) Veni cc! (a Ignazio) Dimmi na cosa, ma ti dici nenti donna Pippina?
IGNAZIO
(Guarda Gaspare) Donna Pippina! E cu ?
MUMMINA
Chidda ca sta a punta o paisi.
GASPARE
(A sua madre) La madre di Ninni? Quella che ha il marito invalido?
MUMMINA
Si, propria chissa! Vergogna! Ah, ma sta votaun vogghiu sentiri nenti, pi mia ti ponnu purtari dda, o cunfini.
RUSIDDA
(a Gaspare che, sottovoce, le aveva chiesto cosera successo) Mischina! Quattru picciotti cci arrubbaru i picciuli da pinsioni davanti a posta, a tri i pigghiaru e, u quartu, vistu ca cera Virrinedda, dicinu ca po essiri Gnaziu.
MUMMINA
(Ripete, evidenziando quanto ha detto Rosalia) Dicinu ca po essiri Gnaziu.
GASPARE
Tu sei andato alla posta questoggi! Hai portato la lettera del concorso. Parla!
IGNAZIO
E chi vaju a diri ca fuvu ju? Ah, ma allura a genti havi raggiuni a pinsari mali di mia, u pinsti puru vuautri! Virrinedda, a littra, e chi vol diri? (Bussano)
CARABINIERE
(Gaspare va ad aprire) Buon giorno, questa la famiglia profazio? Cerchiamo Ignazio, chi di voi due?
GASPARE
Sono io!
CARABINIERE
Ma tu non sei lamico di Laura? No, non pu essere!
IGNAZIO
Ju sugnu Gnaziu, chi vuliti?
CARABINIERE
Devi seguirci in caserma.
IGNAZIO
N caserma? E picch?
CARABINIERE
Questo te lo dir il comandante! Su, andiamo.
MUMMINA
Sicuramenti stati sbagghiannu, me figghiu cc ha statu! Cu nuautri.
CARABINIERE
Stia tranquilla signora che, se cosi, a momenti torna a casa.
GASPARE
Posso venire anchio con voi?
CARABINIERE
(Guarda il collega e quello da lassenso) Si, certo! Su, andiamo! Buon giorno signora.
RUSIDDA
(Mentre la mamma, avvicinatasi la mano in bocca trattiene il pianto, Rosalia le si aggrappa al fianco piangendo) Mam!
MUMMINA
(Si lascia andare su una sedia tenendo stretta a se la figlia) Figghia mia! (Il temporale riprende facendo sussultare Rosalia) Aspetta, aspetta! Prima ca si nni va a luci (prepara il lume a petrolio e, appena preso, va via la luce) corpu di sali puru a idda!
RUSIDDA
Mam, mi scantu! Unni si?
MUMMINA
Cc, cc sugnu! Aspetta ca addumu. (Accende il lume. Intanto si sente parlare fuori) E cu ora? (Bussano) Cu ?
PEPPI
Ju sugnu, grapi, grapi ca nni satmu vagnannu!
MUMMINA
(Con la fioca luce del lume perde tempo) Grapu, grapu! (Ed apre) Trasiti, cu sta luci chi manca.
DON VINCENZU
Salutamu, (poi a Peppi) allura, cavemu a fari?
MUMMINA
Ma chi c ora, Peppi?
PEPPI
(Additando lagnello) Chi c, un lu vidi chi c!
MUMMINA
Chi successi? Un lu capisciu, parrati, pi lamuri di Diu.
DON VINCENZU
Donna Mummina, vostru figghiu cuntinua a vulirisi jucari di mia, agnedda, chista, a pecura di sutta un la vosi giustamenti, un so figghia! E allura, a curnati a fici nesciri fora, e menu mali, pirch sulu accuss mi potti pirsuadiri di un bastuniari cchi a pecura, fora, ca cu ddu maluttempu dilluviava, ddarmalu addivintau biancu, u viditi?
MUMMINA
Mischineddu! E biancu picch?
DON VINCENZU
Veramenti a vostru figghiu ca u vulissi addumannari! Va trova sta vota a cu ju a tappiari, ci vinni franca a prima e a pigghi, poi giustamenti, bianca ma putiva purtari, e pins di daricci na tinciutazza, ma (additando il cielo) lacqua di lu celu
MUMMINA
Sta vota un ci vinni franca nenti! Laccatt, un sacciu unni, ma laccatt. Certu, njura un nnattruv e
DON VINCENZU
E nzoccu, donna Mummina! Chi dicemu veru? Vui vi lavissivu pigghiatu?
PEPPI
E bonu don Vicenzu! Ca cc nuddu vi voli dari tortu, ma chi vuliti ca shavi a fari?
DON VINCENZU
Ju, agnedda, a vulia addivari, vistu ca a razza era bona, ma di chista chi cosa mi nnhaju a fari?
MUMMINA
Sintiti, quantu vuliti pi chidda njura?
DON VINCENZU
Forsi un laviti caputu, ju vogghi a me!
PEPPI
E comu facemu?
DON VINCENZU
A mia? A to figghi addumannari!
MUMMINA
Sintiti don Vicenzu, purtroppu vaju a diri ca di chidda njura vi nnaviti a stujari u mussu, mi nni dispiaci veramenti, criditimi, ma, purtroppu accuss. (Si sente tanta gente in strada) E chi successi? Ma chista un a vuci di Asparinu? Rapi.
PEPPI
Trasi.
GASPARE
Entri si accomodi? (Entrano il maresciallo, due carabinieri, unassistente sociale, Ignazio e un tizio che funge da giudice popolare. Gaspare davanti la porta cerca di non fare entrare nessuno) Ma dico! Volete andarvene a casa? Cosa volete? (Nella confusione si capisce che vogliono sentire il giudizio che daranno al fratello)
MUMMINA
(A Gaspare) E chi sunnu tutti sti cristiani?
GASPARE
Niente, non stare a preoccuparti mamma, vorrebbero solamente capire un po come stanno le cose.
MARESCIALLO
(A don Vincenzo) E voi? (A Mummina) E un vostro parente?
DON VINCENZU
Io veramenti (cercando di mostrare lagnello che ha sulle spalle)
MUMMINA
Si, un nostru parenti !
MARESCIALLO
Allora, se vuole, pu rimanere.
PEPPI
(Alla moglie indisparte) Chi stu tribunali? Chi successi?
MUMMINA
Ma tu (guarda se osservata e saccorge che sono poche le sedie) Rusidda, pigghia navutri du seggi. (In coro dicono di non voler sedersi. Poi a Peppi) Tu nenti sa?
PEPPI
Ju? Di nzoccu?
MUMMINA
Du fattu carrubbaru a posta.
PEPPI
Ju ju di campagna vegnu. E chi centra a posta cu stassembrea?
MARESCIALLO
Prego, siedano che iniziamo. Signorina, a lei la parola.
MUMMINA
Mi scusassi signor marasciallu, ma sta criatura voscenza un penza (A Gaspare) Asparinu, leggici corchi cosa a Rusidda. (Facendo segno verso laltra stanza. Escono. Poi al maresciallo) Commiru, commiru ccillenza. (Agli altri) Si vuliti, putemu ncuminciari. (A don Vincenzo fa segno di stare zitto).
ASSISTENTE SOCIALE
Allora, intanto pregherei chi mi sta ascoltando di tenere in considerazione let del ragazzo. Dunque, in base a quello che sta mane accaduto, io credo che non siano da tenere in considerazione i fatti per i quali si accusa il qui presente Ignazio Profazio. Il primo indizio per il quale lo si crede colpevole quello, e mi pare daver capito bene, che lIgnazio ha per amico il Virrinella!
MARESCIALLO
Che centra?
ASSISTENTE SOCIALE
Se i due non si fossero conosciuti, non avrebbero certamente accuasato lIgnazio ma leventuale amico tizio o caio che avrebbe, come in questo caso, avuto la sfortuna dessergli stato amico.
MARESCIALLO
Senta signorina, intanto nei confronti di questo suo angioletto, pendono alcune grosse marachelle, e in caserma abbiamo un fascicolo che non perdona, poi
GIUDICE POPOLARE
Mi scusi maresciallo, riguardo al fatto che non sia un angelo questo scontato, non la prima volta che lo assisto, ma che lo si debba condannare in questo caso
MARESCIALLO
Veramente io parlo a nome della gente che qui fuori e che aspetta il parere di voi giur.
MUMMINA
(Allassistente sociale) Signurina bedda diciticcillu ca me figghiu un centra cu stu discursu.
DON VINCENZU
Lei signura un si ntricassi, (guardando lagnello) e un fluinzamu la corti.
ASSISTENTE SOCIALE
Lei stia zitto, e non occorre che evidezia niente, noi sappiamo quello che dobbiamo fare. Anche lei signora, non occorre che ci esprima i suoi pareri, e cerchiamo soprattutto di non perderci in chiacchiere.
PEPPI
Mi sentu pigghiatu di turchi!
DONNA PIPPINA
(Entre m,entre fuori vorrebbero trattenerla) Salutamu! (Guarda subito Ignazio) Iddu, iddu chi marrubb ddi quattru sordi a posta. Mi putissiru siccari locchi marasciallu, arristatilu! (Vorrebbe prendere Ignazio ma la tengono) Nca va ca siddu tacchiappu lassatimi, lassatimi! Datimillu a mia du jorna, ti lavissi a nsignari nna tempu quattru e quattrottu lu giudizziu, curnutellu ca si!
GIUDICE POPOLARE
Donna Peppina! Moderiamo.
DONNA PEPPINA
Moderiamo! (Entra Rosalia con un pezzo di pane duro in mano e va ad appoggiarsi sulle ginocchia della mamma)
MARESCIALLO
(Da fuori arriva un gran frastuono) Voi (Ai carabinieri) mettetevi fuori e fate fare silenzio. Allora, cerchiamo di concludere. Tu (A Ignazio) Continui a dire di non saperne nulla di questo discorso, ma non riesci nemmeno a darci risposte chiare riguardo a dove ti trovavi nel momento della rapina.
IGNAZIO
Marasci, comu fazzu a sapiri unni mi putiva truvari nna ssu mumentu? Sta matina fuvu: nni mastru Pitrinu u scarparu, nni Lillu u briscichittista, nna chiazza a parrari cu Giacominu u vuttaru anzi, mi vitti Antria u postinu e mi retti na littra, poi ma gi penzu ca a posta avia chiujutu, quindi
MARESCIALLO
Quindi che cosa! Potresti averlo inventato tutto questo, a me chi lo dice che la verit. Le prove, le prove dove sono?
GIUDICE POPOLARE
Lo si pu chiedere a Virrinella o agli altri.
PEPPI
E ci vulia tantu?
MARESCIALLO
Lei, per favore stia zitto! So io quello che si deve fare o no! (Al giudice popolare) Lho chiesto insistentemente, ma quello non apre per niente bocca.
DONNA PEPPINA
Certu, voli salvari lamicu!
ASSISTENTE SOCIALE
Ma bisogna vedere quale amico, perch intanto, col suo silenzio, sta facendo condannare questo. (A Ignazio) Dico, ti stai rendendo conto? (Ignazio tiene la testa bassa)
COMPARSA
(Dal pubblico si leva una voce) Ma dicu io tantu ci voli pi daricci na cunnanna? Un lu viditi ca mancu havi lu curaggiu di jsarisi la testa?
ASSISTENTE SOCIALE
Voi, voi! Chi siete per aizzare tanto? Come osate? Si vero , la realt di questi (indicando uno per uno i componenti della famiglia) non delle migliori, ma noi, noi cosa facciamo per capire loro? Niente! Ci sono comodi, e se non fossero esistiti li avremmo di certo inventati questi personaggi. Tu sali, vieni in questa realt che non conosci e che tanto disprezzi.
COMPARSA
Ah, certu ca vegnu, tal! (Sale girando per la comune. Fuori fa fatica a passare tutti. Molti le chiedono chi fosse per entrare) Ma livativi di cc! Cu sugnu io? Ma picch taju addumannatu a cu apparteni? E jitivinni a casa! Hai! Gran pezzu di sdisanuratu, teni cc, va scancia! (Non riesce ancora a farsi varco) E facitimi passari! Ah, sparti vuautri ci siti? (Ai carabinieri che la invitano ad entrare. Appena dentro ha davanti Mummina con la bambina anchessa da poco entrata).
RUSIDDA
Mam, haju pitittu!
MUMMINA
(Le da un pezzo di pane duro) Teni figghia mia.
RUSIDDA
Mam duru!
MUMMINA
Sulu chissu c, figghia mia.
ASSISTENTE SOCIALE
Allora, ditemi, quale condanna voi proponete a costoro? A questi che solo di fame e miseria vivono e che non hanno cultura!
DONNA PIPPINA
Ju, criditimi, sugnu cchi cunfusa ca pirsuasa.
CARABINIERE
(Entrando) Scusate Maresciallo! (In disparte parlando allorecchio)
MARESCIALLO
Vi comunico che hanno preso il quarto complice, e che intanto i sospetti e le accuse che sono state fatte su vostro figlio Ignazio sono prive di fondamento. Perci Ignazio innocente! (Escono maresciallo e carabiniere)
ASSSTENTE SOCIALE
Avete sentito? Avete capito? Tutti siamo in grado di condannare loro, ci liberiamo dei nostri pesi, scarichiamo le nostre colpe, ci innalziamo al di sopra di noi stessi, questo che vogliamo, salire! Poi, stanchi, ci riposiamo sul gradino dellipocrisia, aspettando che passi lattimo daffanno. Ma loro, loro no! Guardateli, aspettano. E altrove che bisogna cercare il motivo: mancanza di strutture sociali, centri di aggregazione, migliorare la qualit della vita per rendere pi vivibile la comunit. Questa una delle tante farse alla quale noi, senza ormai rendercene pi conto, pure essendone i protagonisti, fungiamo da spettatori. Voi! Cosa avete da rimproverare a costoro che avete gi processato e non avete concesso loro neanche il diritto di essere creduti? Andate quindi, e tornate la, con gli altri a cercare i perch della mancanza di quanto vi ho accennato.
COMPARSA
Haju sempri pinstu, e parratu sintenni, comu del restu tutti avemu fattu, cu la vucca nostra, certu, ma cu la vuci di li pinseri, ca tantu, mi cridissi voscenza, sarrusicanu la menti. Ora, nveci, cc ddintra, cu tantu rispettu pi li prisenti, forsi lu sguardu ca detti a la nnuccenti, o forsi cu sapi.
GASPARE
(Entrando) Mamma io com finita? (Guarda i suoi, poi allassistente sociale) Allora, signorina, com finita?
ASSISTENTE SOCIALE
Gaspare il maresciallo ha comunicato che, essendo stato preso il quarto, tutte le accuse su tuo fratello Ignazio non hanno alcun fondamento e che perci tuo fratello innocente. (Gaspare va ad abbracciare il fratello, poi, staccatisi, entra la coscienza mettendosi di fronte a Ignazio, i due si guardano e si incontrano abbracciandosi. Dopo un attimo si tengono per mano ed escono mentre gli altri guardano Ignazio.)
DON VINCENZU
(Rendendosi conto della situazione che venuta a crearsi) Sintiti chi haju pinsatu: lu tempu nsigna a tutti tanti cosi; a Gnaziu a ncuminciari a capiri, e a nuautri di scinniri daccavaddu e dari na manu, comu dici a signurina, a chiddi ca disprizzamu; picch lu disprezzu, chi pari ca un havi prezzu, nni li duna a tutti nta lu cozzu! E poi, nautra cosa: agnedda, vistu ca un a me e mancu di razza, forsi megghiu ca nna manciamu! (Tutti si guardano; poi allassistente sociale) Allura, signurina, chi nni pensa, a manciamu?
ASSISTENTE SOCIALE
Certo! E questa la risposta alla filosofia della vita, e voi credetemi, con la vostra semplicit, date esempio di quello che dovrebbe essere grande amoree di fratellanza.
PEPPI
Mummina! A cu aspetti a pigghiari na buttigghia di chiddu vecchiu ca vivemu. Brindamu, brindamu e facemu festa. E prosita a don Vicenzu! (In coro battono le mani. Don Vincenzu comincia a cantare una canzone popolare, mentre lento si chide il sipario.)
TELA
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