Pupetta stira e ammira

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Pupetta stira e ammira

Pupetta stira e ammira

Commedia in due atti

di

Domenico e Massimo Canzano

TEL 0815741308---07211790243

E_mail officinaoro@gmail.com

            mecocan@tiscali.it

N° SIAE  152925

Personaggi

Gennaro Sepe

Pupetta                            moglie di Gennaro

Filomena                         sorella di Pupetta

Vittorio                            fratello di Gennaro

Calogero Tarallo                    cliente

S.ra De Carlis                  cliente

S.ra Cecere                      cliente

Don Raffaele Cecere        marito della S.ra Cecere

Ciruzzo                            barista

Commissario                         

I Polizziotto             

II Polizziotto                                       

Primo Atto

La vicenda si svolge a Napoli e racconta una giornata particolare della famiglia Sepe, titolare della lavanderia “Pupetta stira e ammira”, dal nome della proprietaria. La data è il 30 Giugno del 1984, il giorno in cui la società Calcio Napoli acquistò il mitico giocatore Maradona.

Gennaro Sepe grandissimo tifoso del Napoli non può che vivere questa giornata con grande trepidazione, dimenticando e prestando poca attenzione e poco peso a tutto ciò che gli accade intorno, fino all’inverosimile.

Scena: l’abitazione dei Sepe è stata trasformata in una lavanderia, al centro della scena, di fronte al pubblico, dovrà esserci, magari rientrante verso la scena, una porta che da in un bagnetto, dove c’è a vista la tazza e lo scarico in alto. Alla destra del pubblico nell’angolo, l’ingresso ai clienti della lavanderia, è necessario che si legga al contrario il nome della lavanderia “Pupetta stira e ammira”. Sempre sulla destra un bancone per la consegna e il ritiro degli indumenti, alla sinistra e a destra del bagnetto degli assi con appesi gli abiti lavati e da consegnare. Alla destra del pubblico una porta che da  verso altri ambienti, incluso quello con la lavatrice. In scena ci saranno anche due assi da stiro con relativi  ferri da stiro a vista.

Scena 1°

Personaggi: Pupetta , Filomena e poi Gennaro

 

Filomena :(affaticata per il peso della cesta  ed in evidente stato di scocciatura)MAMM’ DO CARMINE PUPÈ,  COMM’ PESA STA CESTA (a Pupetta) MA SONO TUTTE CAMICE?

Pupetta: (risponde in automatico con cadenza scocciata) SI SONO TUTTE CAMICE

Filomena:(a mo di interrogatorio) E SI DEVONO LAVARE TUTTE QUANTE OGGI?

Pupetta: (come sopra)SI, SERVONO TUTTE PER DOMANI

Filomena :(come sopra)SIA LE BIANCHE CHE LE COLORATE?

Pupetta: SI, PURE LE COLORATE

Filomena: (incalzando)  E SI DEVONO PURE STIRARE?

Pupetta: (esplodendo con sarcasmo) NOOOO… MO CE LE DIAMO COSI’ COME SONO, ‘O VI’(cosi come sono vedi?)… TUTTE AMMAPPUCIATE…(tutte maltrattate).. BASTA, CHE NON CE LA FACCIO PIU’ A SENTIRE I TUOI LAMENTI STAMATTINA

Filomena: IO NON MI STO LAMENTANDO, MA TU HAI VISTO QUANTE NE SONO

Pupetta: NO FILOMENA NON LE HO CONTATE…E POI, PURE SE SAPESSI IL NUMERO ESATTO CHE CAMBIA? (cambiando tono) SEMPRE NOI LE DOBBIAMO LAVARE E STIRARE

Filomena: APPUNTO

Pupetta: NO, APPUNTO LO DICO IO, VISTO CHE RINGRAZIANDO IDDIO QUESTO (mostrando il locale) LO FACCIAMO PER MESTIERE. MA POI DI CHE TI LAMENTI, NON LO SAI  CHE SE LA GENTE NON CI PORTASSE I PANNI (puntualizzando) IO… NON AVREI LA LAVANDERIA E TU NON STARESTI QUI CON NOI, BENSI’ A CASA DI QUALCHEDUNO A STIRÀ A  MEZZO SERVIZIO …PERCHÉ  FILOME’ SORA MIA , PRECISIAMO BENE…TU SOLO QUELLO SAI FARE

Filomena: UEH!… GUARDA CHE IO TENGO DOTI NASCOSTE, CHE TI CREDI

Pupetta: E VEDI BENE DOVE LE HAI  NASCOSTE, CA IO NUN SO MAI STATA CAPACE DI VEDERLE

Filomena: PUPETTA VEDI DI FINIRLA, PERCHE’ IO MI SCORDO CA M’ SI SORA, (mostrandogli il ferro da stiro) VENG’ LOC’…. E TI STIRO ‘E RECCHIE (esegue il gesto di stirare)

Pupetta: (gesticolando con la mano per compiacere la sorella)   NA PRINCIPESSA ..VEDO CHE IL SOGGIORNO A VIENNA TI HA FATTO BENE E’ STATO D’AIUTO…(sarcastica ) A QUANDO IL BALLO DELLE DEBUTTANTI?…(riprendendosi).MAMMA MIA COMM’ STAI ADDIVINTANDO…SEMP’ CHIU’ ACIDA E LAMENTOSA…..E QUAND’ ‘O TRUOV’ A N’ OMM CA TE SPOSA

Filomena: (come offesa) E CHI SI VUOLE SPOSARO….L’AGGIA TRUVA’ COME DICO IO(mostrando a gesti goffamente ma senza far capire niente) CHE T’ CRIR’ (cosa credi)…ADDA ESSERE… NU POC’ ACCUSSÌ  E NU POC’ ACCULÌ…..(con fermezza).SI NO, CHI SI SPOSA

Pupetta: MA DI QUESTO NON TI DEVI PROPRIO PREOCCUPARE, NU CECAT’ ,SURD’ , MUT’ E MIEZU SCEM’…..MIC’ S’ TROV’ TUTT’ E IURN (un cecato, un sordo e un mezzo scemo, mica si trova tutti i giorni…(imitando poi la sorella) …UN POCO COSI E UN POCO COLÌ…FILUMÈ…..TU E A VEDE’ CHI SI OFFRE VOLONTARIO … E CHELL’ TEN’ PUR’ A PUZZ’ SOTT’ O’ NAS’…

(le due sistemano i panni delle ceste che hanno vicino agli assi da stiro, e si apprestano a stirare)

Pupetta : (annusando l’aria si accorge di uno strano odore  guarda la sorella e dopo un attimo di pausa) A PROPOSITO E PUZZ’..MA TE LAVAT’ STAMMATIN’

Filomena:  E COME NON MI LAVAVO

Pupetta: (inquisitoria) VUO’ DICERE CA NUN SI TU….E ADDÒ VEN’ STA PUZZ’

Filomena: (come se sapesse la risposta) VIR’ CA CHI ‘O DIC’ PE’ PRIMM’…  CHILL’ È STAT’

Pupetta: (offesa) E M’ERAN RICOVERÀ E SUBBIT’ SI ER’ IO CA FETEV’(puzzavo) ACCUSSÌ, CHELL’ ME PAR’ NU FIET’ E CAVERCIOR’ PERUT’ BRUSCENAT’ DINT’ A NA SAITTELLA (cavolfioreinfracidito trascinato nelle fogne)

Filomena: HAI RAGIONE ..(tappandosi il naso) ME VEN’ A VUMMECÀ…(vomitare).. MA ADDÒ VEN’ STU FIET’(ma da dove viene questa puzza)

(Pupetta si guarda in torno poi indica una porta del gabinetto che hanno alle spalle)

Pupetta:  AGGIO CAPITO TUTT’ COS’…VEN’ A LÀ

(a questo punto si avvicina alla porta del gabinetto e l’aprirà, la sorpresa è che dentro seduto sulla tazza c’è Gennaro, in primo piano, inizialmente si vedono solo le gambe con i calzoni abbassati, perché è intento a leggere la gazzetta dello sport. Gennaro abbasserà il giornale, così da essere visto da tutto il pubblico)

Pupetta: (con stupore) MA CHE STAI FACENDO?

Gennaro: (ironicamente e con calma apparente) MA COME CHE STO FACENDO(mostrando il publico davanti a se) NON VEDI CHE STO’ VEDENDO UNA BELLA COMMEDIA…CI STA PURE IL PUBBLICO (poi esplodendo) CHIUR’ NUN VID’ CA STO CACANDO (chiudi non vedi che sto cacando)

Pupetta: (sbattendogli la porta in faccia e ironica) NUN’ ‘O VEC’…. MA T’ASSICURO CA S’ SENT’ (non lo vedo ma ti assicuro che si sente, riferendosi al lezzo)

Gennaro: (offeso) MA CH’ SI SENTE, SE IO ADDOR’ ‘E ROS’

Filomena: (di risposta) E VEDI BENE CHE STI RROSE LE HAI ANNAFFIATE CON LA CREOLINA

(Pupetta prende una bomboletta di deodorante e comincia a spruzzarla per il locale)

Pupetta: TU DEVI VEDERE SE È COSA , HA IMPUZZOLENTITO TUTTA LA LAVANDERIA, MI SEMBRA DI STARE NELLA “CANTINA DI ZI PACCHIONE”, DOVE FANNO LA ZUPPA DI CARNECOTTA, (riflettendoci e poi perentoria) LA STESSA PUZZA!

(cosi dicendo si avvicina alla porta del bagno, fa per prendere coraggio, poi ne apre uno spiraglio inserisce dentro il braccio con la bomboletta ed inizia a spruzzare anche sul marito)

Pupetta: E VEDIAMO SE QUESTO FA EFFETTO

Gennaro: (incazzato) MA TI STAI FERMA CON QUESTA ROBA, ’MBOCCA MO STAI FACENN’ ‘J (in bocca me lo stai facendo andare)

(le due sorelle riprendono a stirare, la quiete prima della tempesta, quasi preannunciando ciò che sta per avvenire. Improvvisamente si spalanca la porta del bagno, dovrebbe esserci ,possibilmente, un effetto scenico, fumo tipo nebbia, quasi Gennaro non si vede, poi una volta che il fumo si diraderà, Gennaro entra in scena, quasi come uno zombi.

Guarda in cagnesco le due donne, ha una mano sulla fibbia della cintura e l’altra sull’estremità della cintura, che tirerà improvvisamente come una sciabola (facendo saltare le due donne dallo spavento), per poi infilare l’estremità nella fibbia, sistemandosi i pantaloni. A questo punto, rivolgendosi prima alla moglie)

Gennaro: MA TU FUSS’ ASCIUT’ AMPAZZI’(ma tu sei uscita pazza). MI HAI ADDORMENTATO TUTTA LA FACCIA CON QUELLO SPRAY

Pupetta: TI STA BENE, ACCUSSI’ ‘A FERNISC’ ‘E PUZZÀ (così la finisci di puzzare)

Filomena: AVE RAGGIONE, (pausa, poi in italiano) UNA COSA DA VOLTARE LO STOMACO

Gennaro: (alla cognata) TIMORODOR (è uno sfottò), MA FAMMI CAPI’ NA COSA ,MA PERCHÉ TU QUANDO VAI AL BAGNO CHE FAI LE SAPONETTE?

Filomena: (sempre con la risposta pronta) E TU TI VUOI METTERE A CONFRONTO CON ME. GENNÀ VEDI CA SE IO PUZZASS’ ACCUSSI’ (se io puzzassi così), MI SAREI FATTA VEDE’ A NU BUON’ MIEREC (medico). SIENT’ A ME CHIAMM’ O’ COMUNE E VEDI SE TI MANDANO UN AUTOSPURGO CA SI SARANNO INTASATE LE FOGNE.(gesticolando con le mani sulla sua pancia)

Gennaro:(con sfida) E TI VUOI METTERE A CONFRONTO CON ME, TU QUANTO VAI AL BAGNO CI ABBOFFI DI “FILIPPO” “SOFIA”, E DI “PROCOPIO”

Filomena: E CHI E’ STA GENTE, (offesa) TITO’, IO AL BAGNO NON CI VADO CON NESSUNO, STO DA SOLA, CHI E’ SAP’(chi lo conosce) A STU “FILIPPO”, A STA “SOFIA”

Gennaro: LI SAI,(RIPETE) LI SAI , FILOME’, TIENI TALMENTE UNA VARIETÀ DI PUZZE  CHE GLI HO PERSINO MESSO UN NOME PER RICONOSCERLE.(spiega) CI STA’ LA “PPPPRRRRRO-CO-PPPPIO” (mostrandola alzando le mani al cielo e facendole volteggiare) CHE È ROBOANTE, MA È QUELLA CHE PREOCCUPA DI MENO, (minimizzando) FA SOLO BORDELLO E NON È TANTA PERICOLOSA. POI VIENE LA “FFFFFFFFFFFILIIIIIIIPPÒ” (mostrandola come una bombetta a miccia lunga che esplode piegando le braccia a gomito ) E DI QUELLA CI DOBBIAMO STARE ACCORTI. E OVER’ CA NUN A SIENTE FINQUANDO NON ESPLODE, MA SI TIEN’ A FORTUNA DA SENTI’, TE NE FUIE (te ne fuggi) IN TEMPO E T’ SI SALVATO. (poi si fa’ serio nel racconto) MA A QUELLA CA NUN SE PO’ FA NIENTE E LA “SOFFFFFFFFFFFFFFIIIIIIIIAAAAAAAA”(la mostra come una cosa effimera) FILOME’ È SUBDOLA COMM ’ A TE, NUN SE SENTE CHE RECCHIE, MA SI T’ TRASE DINT ’O NAS ’ E T’ARRIVA O ’ STOMACO (ma se ti entra nel naso e ti arriva allo stomaco), T’ FA SCURDÀ COMM ’ T’ CHIAMM.(ti fa dimenticare come ti chiami). (concludendo) CI SIAMO SPIEGATI!

Filomena: (lo guarda con superficialità) PUPETTA E VIST’, CA TENIMM’ PURE A PIERO ANGELA,  ME L’ERO PERSA STA PUNTATA E QUARK ‘NCOPP’ E LOFF ’(scorregge)

Gennaro: (offeso) MAZZ’ ALLERTA, POCA CONFIDENZA CA IO TE NE CACCIO

Pupetta: (intromettendosi) GENNÀ FINISCILA, CU’ ‘STI STRUNZAT’, CHE MIA SORELLA HA RAGIONE. QUANTE VOLTE TI HO DETTO CHE TU DURANTE L’ORARIO DI LAVORO NON CI DEVI ANDARE IN BAGNO

Gennaro: (offeso) E CHI CI VA’, LO SAI CHE IO SONO UN OROLOGIO SVIZZERO(preciso). TUTTE LE MATTINE ALLE SETTE. MA STA VOLTA LA COLPA È TUA

Pupetta: LA COLPA È MIA? E TI PAREVA. (a mo di sfottò) CHE, NON HO MESSO L’OLIO NEGLI INGRANAGGI?

Gennaro: AL CONTRARIO NE HAI MESSO TROPPO

Pupetta: MA CHE STAI DICENDO, CHE NON TI CAPISCO

Gennaro: IERI AVEVO DOLORI ALLA PANCIA E TI AVEVO CHIESTO UN ASTRINGENTE PER IL BAGNO,(inquisitorio) TU CHE MI HAI DATO?

Pupetta: HAI VISTO CHE NON TI FAI  CAPIRE QUANDO PARLI, IO AVEVO CAPITO CHE VOLEVI UN AIUTO URGENTE PER IL BAGNO, ED IO TI HO DATO….

Gennaro:(interrompendola con terrore per quello che la moglie sta per dire) CHE MI HAI DATO?

Pupetta: NA PURGA, CHE TI DOVEVO DARE (alla sorella) O NO, FILOMÈ

Filomena: (con il sorriso sotto i baffi) AH, È UNA COSA SANTA, GENNARO QUELLA SCIOGLIE TUTTO

Gennaro: (alla moglie) T’ANN’ ACCIDERE, E QUELLA TUTTO HA SCIOLTO, IO GIA’ STEVE ‘NGUAIATO E TU MI VAI A DARE NA PURGA

Pupetta: (con superficialità) VA BE, E CHE FA’, SEMP’ MEDICINA PER LA PANCIA E’!

Gennaro: MA CHEST’ FA’ CACÀ PERÒ, IO MI SENT’ O’ TERREMOT’ E CASAMICCILA  DINT’ A PANZ’(massaggiandosi la pancia). MA COME, PROPRIO OGGI CHE È UNA DATA COSÌ IMPORTANTE PER TUTTI NOI (perentorio e indicando una radio). IO DEVO STARE LI’, DEVO ASCOLTARE LE ULTIME NOTIZIE SU MARADONA.(Rimproverando la moglie). PUPÈ, IO DEVO SENTIRE SE IL NAPOLI SI È COMPRATO A MARADONA, INVECE PER COLPA TUA  OGNI TRE O QUATTRO CORRARAGGIO DINT’ O’ CESS’ (correrò al gabinetto)

Pupetta: UEH, MA TU CHE VUOI DA ME. COMUNQUE ADESSO HO DA FARE, DEVO ANDARE DI LA’ A CONTROLLARE IL PROGRAMMA DELLE LAVATRICI, E POI NON MI VOGLIO ARRABBIARE, ANZI, ALTRO CHE MARADONA,OGGI DOBBIAMO STARE ALLEGRI, PERCHÉ SONO DIECI ANNI CHE ABBIAMO APERTO L’ATTIVITA’ E DOBBIAMO FESTEGGIARE.(cosi dicendo esce di scena entrando nella stanza laterale)

SCENA 2°

Personaggi: Filomena ,Gennaro, e poi Calogero Tarallo

Gennaro: (sempre arrabbiato per il lassativo e massaggiandosi la pancia che gli duole, cerca una scusa per litigare con la cognata che continua a stirare camice. Ne prende alcune stirate) E QUESTE SONO CAMICIE STIRATE? NON VEDI CHE IL COLLO NON È INAMIDATO BENE

Filomena: (come se non la toccasse ciò che dice Gennaro) AH! NON TI PIACCIONO COME SONO STIRATE, E NUN DA RETT’, VUOL DIRE CHE LA PROSSIMA VOLTA LE STIRI TU

Gennaro:  DONNA, FAI POCO LA SPIRITOSA ,TU LE CAMICE LE DEVI STIRARE COME SI DEVE, ALTRIMENTI I CLIENTI SI LAMENTANO.(sarcastico) E POI IO SONO COSTRETTO A TE NE CACCIA

Filomena: (a tono) E A TE T’ FACESS PIACER’ OVER’

Gennaro: CERTO CA MI FACESS’ PIACER’, APPICCIASS’(accenderei) PUR’ NU LUMINO A SAN GENNARO

Filomena: E NON TI LUSINGARE CA IO STA’ SODDISFAZIONE NUN TA DONG’, ANZI SIENT’ A ME, INVECE E PARLA’  E M’FA PERDER’ TIEMP’ VID’ ‘E ME DA NA MANO (vedi di darmi una mano)

Gennaro: MA CHE T’AGGIA DA NA MANO,(pieno di se) QUI IO SONO IL PADRONE NON LO SAI

Filomena: (sfrontata) NO! NON LO SO

Gennaro: E MO TI STO INFORMANDO

Filomena: (a tono) E MO TI STAI SBAGLIANDO.(mostrando con il dito il locale) QUESTA LAVANDERIA E’ DI MIA SORELLA (sottolineando) MIA SORELLA, CHE HA CACCIATO I CAPITALI ED IL LOCALE, PERCIÒ SEI ANCO TU OSPITE, CI SIAMO SPIEGATI, TU QUA NUN FAI MAI NIENT’

Gennaro: AH….OSPITE, LOCALE E CAPITALE, BASTA, E’ MEGLIO CA FERNIMM’ CA CU STA STORIA, ALTRIMENTI STAMATTINA FERNSC’ MALAMENT’. (con tono autoritario) SIENT’ NA COSA E’ VENUTO   VITTORIO

Filomena: CHI , CHILLU SFATICAT ‘E TUO FRATELLO, NO NON E VENUTO ANCORA

Gennaro: PICCERE’ AZZ, E FERNUT’ CU ME E MO ATTACC’ A  FRATEM’(attacchi mio fratello)

Filomena: (alludendo alla poca voglia di lavorare)E CHELLA CI SARA’ UN EPIDEMIA FAMILIARE 

Gennaro: FILOMÈ TU QUANDO PARLI DI VITTORIO TI DEVI SCIACQUARE LA BOCCA E CAPITO,(riprendendosi) MA POI LO SO,  TU DICI COSI PERCHÉ SEI GELOSA.

Filomena: GELOSA …GELOSA E CHE

Gennaro: GELOSA EH! TI PIACESS’ E TE SPOSA A MIO FRATELLO O NO, MA T’ SI RES’ CONT’ CA ISS NUN TE PENZ’ PROPRIO. CHE TE CRID’ CA NUN ‘O VEC CA QUANDO LO GUARDI   TI BRILLANO GLI OCCHI

Filomena: (impacciata come se fosse stata scoperta e mostrando il ferro da stiro) MA CHE STAI DICENDO QUELLO GLI OCCHI  MI LACREMANO  PERCHÉ C’È IL VAPORO QUÒ

(Gennaro nel frattempo gira per il locale )

Gennaro: (ironizzando per l’ignoranza) SI VABÈ, QUI, QUÒ E QUA .

(ad un certo punto entra CalogeroTarallo, un tipo molto timido e imbranato,  follemente innamorato di Filomena. Cammina con la pancia in fuori ed il petto IN dentro con le spalle un pò curve ed ha i capelli sempre unti, da qui il soprannome che Gennaro gli a messo “ ‘o tarallo ca’ nzogna” (tarallo con la sugna))

Calogero: (Calogero ha con se una busta con dentro un vestito, sempre lo stesso da due anni e usa questa come scusa per vedere Filomena di cui è innamorato ma non corrisposto. Si ferma sulla soglia del locale con uno sguardo languido ed emette un sospiro) EEEEHH !

Gennaro: AH, QUA CI STÀ PURE  ‘O TARALL’ CA’ ‘NZOGNA

Calogero: CALOGERO TARALLO, A SERVIRVI

Filomena: (in evidente stato di fastidio)  I CHE GIURNAT’ SE SCHIARAT’ STAMMATINA ,CI MANCAVA SOLO QUESTO (al cliente appena entrato) MI STAVO PREOCCUPANDO, COME MAI AVETE FATTO PIU’ TARDI STAMATTINA? IAMM’ CACCIAT’ O’ FARDELL’ E FACIMM’ AMBRESS’

Calogero: (colpito al cuore) PERCHÉ, (ripete) PERCHÉ MI FERITE SEMPRE COSI, NON VI FA’ PIACERE CHE IO VENGA QUI  NEL VOSTRO NEGOZIO (sottolineando) DI TANTO IN TANTO A SERVIRMI DEI VOSTRI SERVIGI?

Filomena: DI TANTO IN TANTO( a Gennaro) CHILL’ STA’ SEMPRE CA. (precisando) NU IUORN’ PER PURTA’ E NU IUORN PE PIGLIA’

Calogero:(passandosi una mano nei capelli unti)MA È IL PIACERE DI INCOTRARVI, VOI CHE SIETE COSI AMABILE ED AVETE SEMPRE PAROLE GENTILI PER ME

Filomena:AMABILE, PAROLE GENTILI,(a Gennaro) GENNÀ, IO ‘O FACCIO NA CHIAVICA TUTT’ ‘E MATIN’,(stufata)  FA’ NA COSA SPICCIALO (servilo) TU, CHE IO NUN TENG’ PROPRIO GENIO E C’ PARLA’, MO VADO DI LA’ A DARE UNA MANO A PUPETTA (si avvia verso la stanza adiacente ripetendo le parole di prima) AMABILE, PAROLE GENTILI, MA CHIST’ NU‘ STA’ PROPRIO BUON’

Gennaro :(cerca di trattenere Filomena)  MA DOVE VAI NON VEDI CHE IL SIGNOR TARALLO PREFERISCE AVERE A CHE FARE CON TE, (premuroso)SE TU FAI COSI’  FINISCE CHE SI OFFENDE E NON VIENE PIU’

Filomena: (di tutta risposta) MA CHE S’ADDA OFFENDERE (passandosi una mano nei capelli a mo di sfottò per i capelli unti di Calogero) GENNÀ, O’ IURN CA’ “TARALLO CA ‘NZOGNA” SO OFFENDE, IO VACO A PIEDI A POMPEI, ANDATA E RITORNO,(sottolineando) SCAVEZ’ (scalza) PERÒ. (uscendo e come parlando a se stessa) MA ADDO’ STA SCRITT’, CA SE UNA NUN E’ PROPRIA TANTA BELLA, S’ADDA’ PIGLIA’ PER FORZA A UNO QUEQUERO (ridicolo) COMM’ A CHIST’

(rimasti soli i due si guardano poi Gennaro si avvicina a Calogero)

Gennaro: MA COME DEVO FARE CON VOI, AVETE VISTO L’AVETE FATTA ARRABBIARE, E COSI’ OGGI  VI TOCCO IO A SERVIRVI(allungando la mano come per prendere quello che c’e’ nella busta). A CHE DOBBIAMO L’ONORE STAMATTINA. NO, NO, FATEMI INDOVINARE, VI SIETE SPORCATO IL GESSATO BLU!

(Calogero annuisce e tira fuori dalla busta un vestito che in origine era un gessato blu, ma visto le innumerevoli volte che lo ha portato a lavare, usandolo come scusa, l’abito risulta scambiato e consumato)

Gennaro: (con soddisfazione) IO UN TERNO NUN O’ ‘NGARRO (prende il vestito e lo mette contro luce per mostrare come si e’ ridotto) SIGNOR TARALLO, SIGNOR TARALLO A FURIA DI LAVARLO STU GESSATO SI È SCAMBIATO TUTTO QUANTO,(precisando) NON C’È PIU UNA LINEA CONTINUA (poi ci fà una battuta sopra)  NA COSA È BUONA PERÒ, ACCUSSI’ SI POSSONO FARE PURE I SORPASSI (ride divertito )

(tornato in se perchè si accorge che Calogero non reagisce alla sua battuta)SENTITE, IO VE L’HO DETTO TANTE VOLTE, QUESTA TATTICA PER CONQUISTARE FILOMENA, NON VA’ PIÙ BENE, ANZI DI QUESTO PASSO VOI A QUELLA NON ME LA TOGLIETE MAI DAVANTI AGLI OCCHI

Calogero: MA IO HO SOLO QUESTO

Gennaro: (curioso) TOGLIETEMI UNA CURIOSITÀ, PREMESSO CHE A ME FAREBBE ASSAI PIACERE, SE VOI VE LA SPOSATE. MA CHE CI AVETE TROVATO  IN FILOMENA, NASCOSTO IN QUALCHE MEANDRO PROFONDO,(sottolinea) MA MOLTO PROFONDO, CHE IO NON RIESCO A SCORGERE?

Calogero 🙁 con gli occhi che gli brillano) E CHE VI DEVO DIRE , LA SUA VOCE COSI LIEVE E GIOVIALE, MI INEBRIA, I SUOI MOVIMENTI ELEGANTI E SINUOSI, MI FANNO IMMAGINARE UNA LIBELLULA E NEL  SUO SGUARDO SINCERO E PROFONDO, MI PERDO  COME IN TERRE INESPLORATE

Gennaro: (lo guarda stupito) CALÒ, MA O’ CORNETT’ A MATINA VE LO INZUPPATE DINT’ O’ LAMBRUSCO. MA STAMM’ PARLANN’ E FILOMENA,(precisando) FILOMENA LA SORELLA DI MIA MOGLIE, QUELLA CHE L’ACETO A CONFRONTO È CHAMPAGNE

Calogero: (orgoglioso della sua scelta)MA CUPIDO È CECO

Gennaro: CUPIDO È CECO? VUIE L’AVIT’ ACCHIAPPATO CECO, SURD’ E ‘NZALLANUT’ (intontito). SENTITE, QUI DOBBIAMO CAMBIARE TATTICA, ALTRIMENTI VOI A BELFAGOR QUANDO MA LEVATE A COPP’ O’ STOMACO,(ricredendosi per quello che a detto) SENZA OFFESA

Calogero: MA IO SONO FATTO COSI

Gennaro: E SIT’ FATT’ SBAGLIATO, PRIMA DI TUTTO CON LE DONNE BISOGNA ESSERE DECISO, AVERE UN PORTAMENTO MAESTOSO, PANCIA IN DENTRO E PETTO IN FUORI, SU FATEMI VEDERE

(Calogero esegue, ma siccome per farlo trattiene il fiato dopo poco lo espelle e ritorna nella posizione di partenza)

Gennaro: E C’AVIT’ FATT’ VI SIETE SGONFIATO, SU CAMMINATE,(invogliandolo) AVANTI, CON ARIA DA SUPER UOMO (Calogero esegue ma come prima comincia bene ma  espelle aria mentre va ed alla fine della camminata si ritrova pancia in fuori e spalle curvate)SU RIPROVIAMO. (vede che Calogero va bene e cerca di invogliarlo)DA BRAVO STATE ANDANDO UNA BELLEZZA (questa volta Calogero mantiene di più la posizione ma sta in evidente affaticamento per via dell’apnea, poi non ce la fa più e si riafloscia)

(Gennaro sconfitto) SENTITE, A VOI CI VUOLE NU FERRARO (un fabbro) CHE VI SALDA UNA SBARRA ARET’ A SCHIENA. VA BE’ PROVIAMO A SISTEMARE  UN'ALTRA COSA. (allargando le braccia ) VOI NON POTETE PARLARE COSI AD UNA DONNA

Calogero: PERCHÉ COSA C’È CHE NON VA NEL MIO INTERLOQUIRE ?

Gennaro: COSA C’È? VOI PARLATE COMM’O’ NONN’ E GARIBALDI, OGGI NON SI USA PIU’, ORA BISOGNA ESSERE PIU DIRETTI, PIU’DECISI

Calogero: MA IO SONO EDUCATO

Gennaro: VOI SIETE NU GUAIO E NOTTE, SENTITE A ME, ORA VI SUGGERISCO IO UNA BELLA FRASE E VI FACCIO VEDERE CHE AVRÀ SUBITO EFFETTO SU FILOMENA

Calogero: VA BENE,  MA SONO SICURO CHE QUANDO SARÒ D’INNANZI A LEI NON RIUSCIRÒ A PARLARE, IO SONO TIMIDO, MI EMOZIONO E DIMENTICO TUTTO

Gennaro:(che ha continuato per tutto il tempo a massaggiarsi la pancia) FACCIAMO UNA COSA, IO ORA VE LA DETTO, VOI PRENDETE APPUNTI, SCRIVETE….SCRIVETE PER ESEMPIO,(pensandoci) CHE NE SO’(gli viene in mente) A SI, SCRIVETE…..(Calogero si poggia sul banco  prende appunti di spalle, mentre Gennaro contiuna a torcersi),….SCRIVETE: “FILOMÈ, TU COMPAR’ ANNANZ’ A ME……(a questo punto Gennaro non riesce a terminare la frase che voleva  e non visto da Calogero, corre urgentemente in bagno esclamando un’ultima frase che non centra niente con quello che diceva ma è riferita alla sua situazione)……I CHE FIET’ SIENT’ SIE’ (che puzza senti senti) (Calogero non si accorge di niente e scrive tutto in automatico)

(entra in scena Filomena che vede Calogero di spalle che scrive)

Filomena: E VOI  STATE ANCORA LOC’?

(Calogero si volta, la vede si rende conto che è da solo ma per il troppo amore prende coraggio, pancia in dentro petto in fuori in apnea si avvia verso Filomena  e quanto gli e’ vicino ritorna in nella normale posizione, pancia in  fuori e con il fiato che gli e’ rimasto dentro rivolge alla donna la frase per intero )

Calogero: FILOMÈ,  TU COMPARE ANNANZ’ A ME…..E CHE FIET’ SIENT’ SIE’!

(Filomena lo guarda sbigottita, pausa poi  esclama con calma ed in italiano)

Filomena: NEH, “TARALLO CON LA SUGNA”, MA COME VI PERMETTETE, E’ VERO CHE IO NON VI SOPPORTO E VE LO FACCIO CAPIRE IN TUTTE LE MANIERE, MA CHE MODI SONO DI PARLARE AD UNA SIGNORA, (con estrema calma prende  il vestito di Calogero) ORA SAI CHE FACCIO, PIGLIO IL VESTITO, (ed esplodendo in napoletano ) E VO’ ARRAVOGLIO ‘NGANN’(e telo avvolgo alla gola)

Calogero: (resosi conto della brutta figura) MA IO!

Filomena: MA IO CHE, IO GIA’ NUN VI POTEVO ALLIGGERI’ (digerire) QUANN’ PARLAVATE DIFFICILE, MA MO CA TUTT’NSIEM’ SIT’ ADDIVINDAT’ VOLGARE, PROSAICO E BACCALAIUOLO, DITEMI VOI CHE SPERANZE POTETE TENERE, E MO IATEVENN’ ANNANZ’ ALL’UOCCHIE MIE (e adesso andate via davanti agli occhi miei)

Calogero: (mortificato) ED IL GESSATO?

Filomena: IL GESSATO, O’ METT’ LOCO E SI TENG’ GENIO VE LO LAVO, A SI NO DIMAN’ VO PIGLIATE ACCUSSI’ COMME’. L’AVIT’ PURTAT’, TANT’ DOPPDIMAN’ (sottolineando) IL GESSATO STA NATA VOT’ CA. E MARRACCUMANN’ (mi raccomando), COMM’ E O SOLITO VUOST’, NON VEBITE OGGI POMERIGGIO,  CA NUN È PRONT’! (troncando)   E’ STATO UN PIACERE, ARRIVEDERCI

(Calogero mestamente esce dal negozio)

Scena 3°

Personaggi: Filomena, Vittorio, Pupetta e poi Gennaro

Filomena: (pensando all’accaduto e parlando da sola) TU VIR’ NU POC’ COMM’ UNA PO PASSA NU GUAIO TUTT’NZIEM’

Vittorio :(entra in scena Vittorio, fratello di Gennaro, un tipo brillante, pieno di sharme, convinto, che non ha voglia di lavorare e sta sempre appresso alle donne) BUON GIORNO A TUTTI (anche se non c’è nessuno, tranne Filomena) E BUON GIORNO ANCHE A TE FILOMÈ

Filomena: (che stava soprapensiero si rende conto che è Vittorio del quale  e’invaghito ma non corrisposto. Subito cerca di sistemarsi per meglio apparire)  BUON GIORNO VITTORIO, (poi guarda l’orologio e si rende conto dell’ora tarda quindi come una moglie gelosa) ALLA BUON’ ORA

Vittorio : E TU LO SAI CHE IO PRIMA DELLE DIECI NON MI SVEGLIO, STO TROPPO STANCO

Filomena: (con ironia ) A SI, HAI TROVATO LAVORO ?

Vittorio : NO, CHI HA PARLATO DI LAVORO, STO TROPPO STANCO PERCHÉ LA SERA NON SI DORME, (lo dice letteralmente come sta scritto) NIGT,  DANCING,  TU LO SAI SONO SEMPRE PIENO DI INVITI,(sottolinea) DI DONNE NATURALMENTE. E CHE VUOI FARE, SONO FATTO COSÌ, PER NON OFFENDERE NESSUNA, MI DIVIDO CON TUTTE QUANTE

Filomena: (sarcastica) COME NU BENEFATTORE, E….TIENI STA SALUTE

Vittorio: E CERTAMENTE, MI FA BENE, MI INVIGORISCE, ANZI , PENSANDOCI BENE, LO SAI CHE FAREBBE BENE PURE A TE

Filomena:(quasi trasale, gli sorridono gli occhi) SI! ALLORA,….(quasi balbettando per l’emozione)…ALLORA, UNA DI QUESTE SERE ANDIAMO A “DENCIARE” INSIEME

Vittorio : (si prende gioco della donna) E CERTAMENTE, LO FAREI VOLENTIERI

Filomena: DAVVERO, ALLORA…..

Vittorio :(la interrompe)….MA NON MI PERMETTEREI MAI, DI TOGLIERE LA POLPETTA DAL PIATTO DI UN ALTRO

Filomena: MA PERCHÉ A PURPETT E CHI SONG’?

Vittorio : COME DI CHI, DI CALOGERO TARALLO, IL TUO SPASIMANTE, L’HO APPENA VISTO USCIRE E MI SEMBRAVA AL SETTIMO CIELO. MA CHE GLI FAI AGLI UOMINI, CHE GLI FAI(se ci riesce tra se deva dire )NA COS’ DINT’ O’ STOMMAC’

Filomena: VITTORIO, TU TIEN’ SEMP’GENIO E PAZZIA (hai sempre voglia di scherzare)

Vittorio :TU, ME LO TIENI TROPPO SULLE SPINE, UNO DI QUESTI GIORNI ME LO FARAI MORIRE PER AMORE

Filomena: E QUANT’ MOR CHILL’

Vittorio :(cambiando repentinamente  argomento) E…GENNARO DOVE STA’?

Filomena: ( tornando acida)E CHE NE SACCIO IO, STEV’ CA FINO A NU MUMENT’  FA’

Vittorio :E DOVE  E’ ANDATO ADESSO?

Filomena: MA CHE SONO LA SUA SEGRETARIA, NON LO SO (poi annusando l’aria ) ASPIETT’ NU MUMENT  ‘O SACCIO ADDO’ STÀ (si avvicina alla porta del bagno) STA QUA’

(Vittorio si avvicina alla porta del bagno e dall’esterno parla con il fratello)

Vittorio : FRATELLO CARO ,VEDO CHE STAI NEL PIENO DI UNA RIUNIONE DI GABINETTO

Gennaro: (da dentro) UEH, TU SI ARRIVAT’ FINALMENTE

Vittorio  :(odorando l’aria) GENNA’, MA CHE TE MANGIAT’  BELL’ DO’ FRAT’, E CREATUR’ CHE MECAP’ O’ PER’? (i bambini con le scarpette MECAP ai piedi)

Gennaro: NON STO BENE CON LA PANCIA

Vittorio : TU LO DEVI PROPRIO CAMBIARE LA PANCIA, CA  SE SENT’ NA PUZZ’ ‘E “GENOVESE ABBRUCIATA”

Gennaro : VITTORIO, MA NON SI PUÒ RIMANDARE STA DISCUSSIONE, CA DEL RESTO STONG’ PUR’ O’ SCUR’, SE FULMINATA PURE A LAMPADINA, ASPETTA UN ATTIMO  CHE SUBITO ESCO

Filomena: (intervenendo nella discussione) E QUANTO ESCE DA LA DENTRO, STA FACENDO QUESTO DA STAMATTINA, PER SBAGLIO SA PIGLIATO NA PURGA

(entra Pupetta con dei panni da sistemare)

Pupetta: GENNARO DOVE STA’?

( Filomena e Vittorio senza dire una parola indicheranno  la porta del bagno, che nel frattempo si aprirà, facendo comparire Gennaro,  che  nota il  sorriso beffardo dei due )

Gennaro:VULESS’ VEDE’ A VOI NELLE MIE CONDIZIONI, ANZI VE LO AUGURO, ACCUSSI’ FERNIT’ E M’SFOTTERE

Pupetta: ( alla sorella) HAI FINITO DI STIRARE?

Filomena: (guarda la sorella in modo strano per la domanda e risponde sarcastica) E CHI SONO SUPEMAN, MA NON VEDI QUANTE NE SONO(indicando) MANCANO ANCORA QUESTE

Pupetta: E GHIAMM’ FA NA COSA CONTINUI DOPO, ORA VIENI CON ME DI LA’,  COSÌ MI DAI UNA MANO, SI DEVONO TOGLIERE I PANNI DALLE LAVATRICI (così dicendo si avvia seguita subito dalla sorella)

Filomena : (avviandosi) SO ALTRE CAMICE?

Pupetta: NOOOO! STA VOLTA SO ZEPPOLE E PANZAROTTI (poi guarda la sorella) SI, SÒ CAMICE, FILOME’ TI DEVI RASSEGNARE, QUESTA È UNA LAVANDERIA(escono)

Gennaro :(al fratello) ALLA BUON ORA, MA DIMMI UNA COSA CHE CAPA TIEN’ STAMMATIN’?

Vittorio :(mimando il gesto di aggiustarsi il cappello)PERCHE’ MI VUOI REGALARE UN CAPPELLO NUOVO

Gennaro: VITTORIO,VEDI DI FARE POCO LO SPIRITOSO, TU LO SAI CHE TRA NOI C’ERA UN ACCORDO, TU LA MATTINA MI DAVI UNA MANO NELLE CONSEGNE A DOMICILIO E NOI IN CAMBIO TI LAVAVAMO TUTTA LA BIANCHERIA

Vittorio : EMBÈ, IO DAI CLIENTI CI VADO

Gennaro: (sarcastico)IL FATTO DI ANDARCI CI VAI, E CHE A TORNARE NON TORNI PIÙ, SOPRATTUTTO SE SONO DONNE, TU CAPISCI A ME

Vittorio: (risponde vantandosi, avendo capito dove Gennaro vuole andare a parere) E TU CHE VUOI, IO PIACCIO

Gennaro:(rimproverandolo) VEDI CHE SE TU MI FAI PERDERE TUTTI I CLIENTI, IO NON TI FACCIO LAVARE PIU NIENTE E COSI CAMMINERAI CON LE CAMICE A POIS

Vittorio :(tagliando corto)COMUNQUE STAMATTINA HO DA FARE, TENGO UN APPUNTAMENTO

Gennaro:E CHI ME LE FA LE CONSEGNE?

Vittorio: E CI PENSA FILOMENA

Gennaro: FILOMENA!, IO HO PENSATO ALLE  CONSEGNE   PERCHÉ I CLIENTI NON LA VOGLIONO VEDERE E CHE FACCIO GLIELA MANDO A DOMICILIO(arronzandolo) TU OGGI FARAI LE CONSEGNE ,ALL’APPUNTAMENTO CI VAI STASERA

Vittorio: MA QUALE STASERA, IO SONO RIUSCITO AD AVERE DUE INVITI ALL’ HOTEL EXCELSIOR PER IL PRANZO DI GALA IN ONORE DEL CONSOLE SPAGNOLO,(mima il gesto) OLÈ,(riprendendo) NON SE NE PARLA PROPRIO, IO CI VADO

Gennaro: TU NON VAI DA NESSUNA PARTE

Vittorio: ANZI IO CI VADO E TU MI DEVI DARE PURE UNA MANO

Gennaro: NO, VITTORIO QUALE MANO, CHE TU QUANDO MI CERCHI QUALCOSA, MI METTI SEMPRE NEI GUAI

Vittorio: (falsamente perchè il fratello ha ragione) MA QUANDO MAI! COME SEI MALE PENSANTE

Gennaro:E POI OGGI NON MI POSSO DISTRARRE CHE È UNA GIORNATA TROPPO IMPORTANTE

Vittorio: (come se gli viene in mente qualcosa) AH SI!, SI DEVE FESTEGGIARE(cosi dicendo mostra le mani aperte  al fratello a mo di dieci)

Gennaro: (estasiato dalla vista del numero) SI, DIECI, CHE BEL NUMERO E OVER’?

Vittorio: E VERO, OGGI SONO DIECI ANNI CHE STATE APERTI

Gennaro: (capendo l’equivoco)EMBE’, CHE CI DEVO FARE, CHE MI IMPORTA A ME DI QUESTA RICORRENZA. (specificando) DIECI È IL NUMERO DELLA MAGLIA DI MARADONA, OGGI AVREMO LA CERTEZZA DEL SUO ARRIVO A NAPOLI, (sognando ad occhi aperti)CHE SQUADRA DOBBIAMO FARE, E CHE SODDISFAZIONE MI DEVO PRENDERE, MI DEVO TOGLIERE DUE PACCHERI (schiaffi) DALLA FACCIA

Vittorio :(assecondandolo per avere il favore) HAI RAGIONE, PROPRIO COSI, COME HO POTUTO DIMENTICARMENE

Gennaro:(avviandosi alla radio) PERCIÒ LASCIAMI TRANQUILLO E  FAMMI CONCENTRARE

Vittorio :(ritornando alla carica)VA BEH, MA POI D’ALTRONDE CHE TI VOLEVO CHIEDERE ,UN PIACERE PICCOLISSIMO,UNA COSA DA NIENTE

Gennaro: (cercando di sintonizzare la radio) VITTORIO , LASCIAMI PERDEREEEEE!

 Vittorio: (subdolo)MA TU SEI MIO FRATELLO, SE NON CI AIUTIAMO TRA DI NOI , TU SEI IL MAGGIORE E NON PUOI NEGARE UN AIUTO AL TUO FRATELLINO

Gennaro: (stufato e quasi arreso) VA BEH, FAMMI SENTIRE, ALTRIMENTI NON TI TOGLI DALLE ORECCHIE

Vittorio:   ALLORA, DEVI SAPERE CHE TRAMITE UN AMICO

Gennaro:(sempre  toccando la radio) MA È LUONG’ O’ FATT’

Vittorio: IO VADO NEI PARTICOLARI, COSI TU  CAPISCI MEGLIO E CERTAMENTE AVRAI PIU’ VOGLIA DI AIUTARMI

Gennaro: (facendo il segno con le mani) VITTORIO, BELLO DO FRAT’, STRINGIAMO!

Vittorio : (ripetendo come per dire”me lo fai ripetere una seconda volta?) COME GIA’ TI HO DETTO,TRAMITE UN AMICO HO RICEVUTO DUE INVITI AL PRANZO DI GALA,ALL’ HOTEL EXCELSIOR ,IN ONORE DEL CONSOLE SPAGNOLO(ripete come sopra ) OLÈ

Gennaro: NATA VOTA, E CHE RE’ STA COSA (mima il movimento dell’olè spagnolo)

Vittorio: E PER CREARE L’ATMOSFERA

Gennaro: VAI AVANTI

Vittorio: COMUNQUE IO CI VOGLIO PORTARE UNA SIGNORINA CHE HO CONOSCIUTO MENTRE FACEVO LE CONSEGNE A DOMICILIO

Gennaro: EMBE, CHE VUOI DA ME UNA MEDAGLIA

Vittorio: (perentorio) NO,VOGLIO UN VESTITO

Gennaro: CHE VUO’?

Vittorio: ORA TI SPIEGO (come se fosse la cosa più normale del mondo) SICCOME IO LI HO VISTO I SUOI E NON SONO ALL’ALTEZZA, HO PENSATO, TU ME NE PRESTI UNO, A TE NE ARRIVANO TANTI BELLI, (minimizzando)CHI SE NE ACCORGE.(enfatizzando)IO GLIELO PRESTO, LA PORTO AL PRANZO, LA FACCIO UBRIACARE, FACCIO UNA BELLA FIGURA , (come sopra) E DOPO ,OLÈ

Gennaro: (lo guarda poi fa una pausa )E SECONDO TE IO PIGLIO UN VESTITO DI UNA MIA CLIENTE E TE LO DO, ALLORA NUN STAI PROPRIO BUON CA CAP’

Vittorio: MA PERCHÉ CHE FA’?

Gennaro: MA COME CHE FA’, QUESTA È UNA LAVANDERIA SERIA, CHE TI CREDI

Vittorio: (pretendendolo) COMUNQUE A ME MI SERVE,  PERCHÉ DEVO FARE UNA BELLA FIGURA DALLO SPAGNOLO,(come sopra) OLÈ

Gennaro: SENTIMI BENE(imita il fratello) OLÈ, E INUTILE CHE FAI, NON SE NE PARLA PROPRIO, E POI,(cercando una scusa)E POI VESTITI PER UN OCCASIONE DEL GENERE, ELEGANTI ED ESCLUSIVI, NON NE HO. (degradando l’ambiente)QUI VENGONO SOLO PERSONE NORMALI, NIENTE DI ECCEZIONALE, PERCIÒ METTITI L’ANIMO IN PACE

Scena 4°

Personaggi: Gennaro, Vittorio e poi Signora De Carlis

(entra in scena la Signora De Carlis e da come e’ vestita e dagli atteggiamenti  si deve capire che e’ una donna molto sofisticata)

S.ra De Carlis : BUON GIORNO

Gennaro: (con meraviglia)LA SIGNORA DE CARLO! (al fratello) ORA FAMMI LAVORARE. (poi alla donna) SA SIGNORA, QUASI NON LA RICONOSCEVO, VISTO CHE, ANCHE SE SIETE UNA DELLE NOSTRE  MIGLIORI CLIENTI, NON VENITE MAI DI PERSONA, MA MANDATE SEMPRE LA VOSTRA CAMERIERA. A CHE DOBBIAMO  QUEST’ONORE ?

S.ra De Carlis : SI È VERO BUON UOMO, E COME DICE LEI, IO QUESTE FACCENDE COSÌ FATICOSE E COMUNI, PREFERISCO DELEGARLE ALLA MIA CAMERIERA, ALTRIMENTI A COSA SERVONO I SUBALTERNI. MA VISTO CHE  HA LA MADRE MOLTO AMMALATA, LE HO CONCESSO UNA GIORNATA DI PERMESSO E…ED ECCOMI QUA (mostrandosi compiaciuta)

 

Vittorio: (al fratello) E’ DEMOCRATICA LA SIGNORA

Gennaro:COMUNQUE È UN PIACERE VEDERVI DI PERSONA, SIGNORA DE CARLO (SOTTOLINEANDO IL COGNOME)

S.ra De Carlis :  (infastidita e sottolineando molto la esse) DE CARLIS  PREGO

Gennaro: DE CARLO, PERCHÉ COSA HO DETTO

S.ra De Carlis : (scocciata) DE CARLISSSS

Gennaro: E SCUSATE MI SONO SBAGLIATO SIGNORA DE CARLISSSSSSS

Vittorio: (al fratello) GENNA MI PARI UN SERPENTE

Gennaro: (innervosito) APPUNTO, SI NON TE NE VAI TI DO UN MORSO E TI  AVVELENO

Vittorio: (per nulla intimorito e intervenendo nella discussione) MA SIGNORA CARA, SE TELEFONAVATE, SAREI VENUTO IO DI PERSONA A CASA VOSTRA. (si  presenta) VITTORIO, PER SERVIRVI

Gennaro: (arronzandolo e spostandolo con un braccio) NON DISTURBARE, TU NON STAVI IN SCIOPERO OGGI?

Vittorio: GENNARO PER LA SIGNORA AVREI FATTO UN’ECCEZIONE ED AVREI ACCETTATO

Gennaro: (mima il gesto) SE NON LA FINISCI TI ACCETTO IO (alla donna). SIGNORA CARA COSA CI AVETE PORTATO?

S.ra De Carlis : DOVETE SAPERE CHE HO QUI CON ME  UN VESTITO DEL FAMOSO STILISTA GIANBATTISTA GHETTA, UN MODELLO UNICO DEL RESTO, COME TUTTI I VESTITI CHE IO INDOSSO. FATTI, PENSATI E CONFEZIONATI ESCLUSIVAMENTE PER ME, (sottolinea)SOLO PER ME (cosi dicendo tira fuori un vestito che consegna a Gennaro, il quale resosi conto della bella fattura dell’abito guarda sottocchio il fratello come se l’avesse letto nel pensiero e cosi facendo lo pone sul bancone)

Vittorio: (alla donna, guardando il fratello) CARA LA MIA SIGNORA DE CARLISSSS LE DEVO FARE I COMPLIMENTI PER L’ELEGANZA, QUESTO CHE LEI INDOSSA E’ UN ABITO A DIR POCO ECCEZIONALE

S.ra De Carlis : (lusingata ) HO GRAZIE (ripete come una cantilena)SA È UN MODELLO UNICO,  DEL RESTO COME TUTTI QUELLI CHE IO INDOSSO

Vittorio:NON SONO D’ACCORDO

S.ra De Carlis :(come offesa) ALLORA HO CAPITO MALE, NON VI PIACCIONO I MIEI ABITI

Vittorio:AL CONTRARIO, SONO STUPENDI, MA VOGLIO AGGIUNGERE CHE CIO’ CHE LI RENDE PARTICOLARI NON È SOLO LA LORO FATTURA, MA È IL MODO IN CUI LEI LI INDOSSA, È COSI LEGGIADRA(cosi dicendo fa eseguire una piroetta alla donna)

S.ra De Carlis : LEI È UN ADULATORE

Vittorio:MI VIENE NATURALE, CON LEI È COME RUBARE LE CARAMELLE AD UN BAMBINO, E’ TROPPO FACILE, E’ COSI’ ELEGANTE

Gennaro:(che aveva assistito alla scena prende per un braccio il fratello e spostandolo) MARIUOLO, VEDI DI ANDARE A RUBARE DA UN’ALTRA PARTE, CHEST’ NUN E’ ROBA PE TE, TU MI FAI PERDERE LA CLIENTE.(poi alla donna) CARA SIGNORA DE CARLISSS NON SI PREOCCUPI LO TRATTEREMO CON CURA

S.ra De Carlis :MI RACCOMANDO, CI TENGO

Gennaro:(osservando meglio il vestito) ANCHE SE IL VESTITO A QUANTO VEDO È GIÀ IN UN BUON STATO, ANZI  NON SEMBRA, E LO DICO CONTRO IL MIO INTERESSE, ABBIA BISOGNO DI ESSERE LAVATO

S.ra De Carlis:(offesa) MI MERAVIGLIO DI LEI SIGNOR GENNARO, QUEST’ABITO L’HO INDOSSATO IERI AD UN RICEVIMENTO E LEI, COME PUÒ LONTANAMENTE PENSARE, CHE IO MI RIMETTA UNO STESSO VESTITO DUE VOLTE SENZA LAVARLO

Gennaro: (non sapendo cosa rispondere) MA IO LO DICEVO, COSI PER FARLA RISPARMIARE

S.ra De Carlis : CHE FA INSISTE, OFFENDE PURE. COSA MI IMPORTA A ME DI RISPARMIARE

Gennaro:(cercando di riparare) VOLEVO DIRE CHE IL VESTITO NON È SPORCO (odorandolo) VEDE NON PUZZA NEMMENO!

S.ra De Carlis : (sempre più offesa) COME SI PERMETTE , VUOL INSINUARE CHE IO PUZZO

Vittorio: (al fratello) AZZ! CHEST’ È PERCHÉ NON VOLEVI PERDERE LA CLIENTE (con tutto il suo fascino  cercando di aggiustare la situazione) S.RA DE CARLIS, MIO FRATELLO VOLEVA DIRE CHE È RARO VEDERE  UNA CLIENTE COSÌ PRECISA COME LEI, DA PORTARE IN LAVANDERIA UN ABITO MESSO APPENA UNA SOLA VOLTA

S.ra De Carlis : (calmandosi) CARO IL MIO VITTORIO, DOVETE SAPERE (rivolgendosi ai due) CHE UN ABITO NON VA MESSO PER PIU’ DI UN EVENTO MONDANO, PER NON INCCAPPARE IN QUELLE PETTEGOLE ACIDE, CHE NON ASPETTANO ALTRO CHE CRITICARE IL TUO VESTITO, OPPURE NOTARE CHE LO HAI MESSO DUE VOLTE DI SEGUITO

Vittorio: ED HO CAPITO CHE QUESTO NON CAPITA MAI

S.ra De Carlis :(orgoglisa) E COME POTREBBE DEL RESTO PUOI IMMAGINARE, È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, (come sopra)AVENDO PEZZI UNICI E IN NUMERO ILLIMITATO

(Gennaro che nel frattempo aveva fatto la ricevuta alla donna, gliela porge)

Gennaro: ECCO A VOI, QUESTA È LA RICEVUTA, COME AL SOLITO SARÀ TUTTO PRONTO FRA TRE  GIORNI

S.ra De Carlis : (prende la ricevuta) BENE, LA CONSERVO E LA DARÒ ALLA MIA CAMERIERA, MANDERÒ LEI, MI SONO STANCATA TROPPO STAMANE(cosi dicendo  va via). MI RACCOMANDO, LE RIPETO È UN CAPO UNICO E VA TRATTATO COME TALE (esce)

(mentre Gennaro cerca di sistemare il vestito, il fratello gli gira in torno come un avvoltoio)

Gennaro: MA CHE VUOI DA TORNO A ME , NON TENEVI CHE FARE STAMATTINA

Vittorio :(cogliendo al volo l’occasione) APPUNTO (toccando il vestito)

Gennaro:(capisce al volo le intenzioni del fratello) CIONCATI STE MANI, CHE TOCCHI

Vittorio: UOMO DI POCA FEDE, E TU CHE TI PREOCCUPAVI CHE NON ENTRAVANO ABITI ADATTI

Gennaro: (realizzando) IL VESTITO DELLA SIGNORA DE CARLISSSS, MA TU SI PAZZO, VITTORIO TOGLITELO DALLA TESTA CHE IO QUESTO  NON TE LO DARÒ MAI!

Vittorio: (con fare da sfida  prende l’abito in mano) E IO ME LO PRENDO ED ESCO FUORI

Gennaro: E IO COME ESCI FUORI, FRAT’ E BUON’, T’ MENG’ A SOTT’ CA MACHIN’(ti investo con la macchina) (riprende l’abito) PUOS’ LOC’ E NUN ME FA PERDER’ TIEMP’

( i due si guardano in cagnesco ma poi Vittorio cambia atteggiamento e prova con il ricatto)

Vittorio: E VA BEH, NON ME LO VUOI DARE?, E NON FA NIENTE, PERÒ(subdolo) CERTO CHE SE PUPETTA DOPO CHE IO LE HO PARLATO, VIENE DA TE (fa il segno) E  T’ARAP’ A CAP’ (ti apre la testa), POI NON VENIRE A DIRE CHE LA COLPA E’ LA MIA

Gennaro: (sicuro di se a mo di sfida) PICCIRILLO, E INUTILE CHE FAI, VAI DA PUPETTA,VAI, TANTO IO NON HO NIENTE DA NASCONDERE

Vittorio: SARÀ, PERÒ GLI DEVI SPIEGARE PERCHÉ TUTE LE CONSEGNE LE FACCIO IO ,TRANNE UNA ,(a mo di inquisitore) QUELLA DELLA VEDOVA MARIOTTO!

Gennaro: (ridendo falsamente perchè forse nasconde qualcosa) E CHE CENTRA, IO CI VADO PERCHE’ ERO AMICO DELLA BUONANIMA, NON FACCIO NIENTE DI MALE

Vittorio: QUESTO LO DICI TU, MA DIPENDE SEMPRE DA COME IO LO CHIEDO A PUPETTA. TU LO SAI, BASTA UNA PAROLA SBAGLIATA, DETTA COSI SENZA VOLERE, E COSÌ SI PUÒ INSINUARE IL TARLO.(subdolo) VALLE A CAPIRE POI  LE MOGLI, LEI CI PENSA,VIENE, TI CHIEDE SPIEGAZIONI, TU PUOI TITUBARE, (perentorio rifacendo il gesto) E ESSA T’ARAP’ ‘A CAP’

Gennaro: (un attimo di pausa ) NON CI CREDO, NON LA FARESTI MAI UNA VIGLIACCATA DEL GENERE

Vittorio: E TU ME LO DAI IL VESTITO?

Gennaro: NO, MAI

Vittorio: (senza pensarci due volte chiama ad alta voce) PUPETTAAAAA

Gennaro: MA CHE FAI?

Vittorio  :(come sopra) PUPETTAAAA, PUOI VENIRE UN MOMENTO?

Pupetta: (da fuori)  VENGO SUBITO

Gennaro🙁 panico) STATTI ZITTO, CHE STAI FACENDO (poi colpito di nuovo da un attacco di pancia, anche per lo spavento si massaggia) MADONNA, STA ARRIVANDO UN'ALTRA VOLTA, IL TERREMOTO (al fratello) VA BENE, SI,VA BENE , HAI VINTO TU, TI AIUTO. SEI PROPRIO NU CAINO, STATTI ZITTO NON DIRE NIENTE (poi non resiste più e corre dentro il gabinetto)

(entra Pupetta accompagnata da Filomena)

Pupetta: NE VITTORIO CHE HAI DA GRIDARE, CHE COSA VUOI

Vittorio: (soddisfatto si avvicina al gabinetto ) NO NIENTE, CERCAVO UNA COSA  CHE MI SERVIVA, MA POI L’HO TROVATA.(battendo alla porta) È VERO CHE L’ HO TROVATA

Gennaro :(come se stesse facendo uni sforzo) SI, L’ HAI TROVATA

Pupetta: MA CHILL’ STA NATA VOTA DINT’ ‘O CESS’

Vittorio: SI SARÀ EMOZIONATA SENTENDOTI ARRIVARE

Pupetta: E COME SI EMOZIONA BRUTTO, FILOMENA MI SA CHE E’ SCHIARITA UNA BRUTTA GIORNATA,  LAMPI E TUONI

Filomena : PUPETTA IO SENTO SOLO I TUONI (cosi dicendo  le due donne escono)

                    (Gennaro esce dal bagno e senza dire una parola prende il vestito e lo consegna al fratello)

Gennaro: SENTIMI BENE, IO STARÒ PERDENDO I SENSI PER FARE QUELLO CHE STO’ FACENDO, (un attimo di titubanza) QUA STA IL VESTITO. (poi avvertendolo) MA STAMMI BENE A SENTIRE, VEDI CHE STASERA ME LO DEVI RIPORTARE COSI COME STA’, E DI ALLA SIGNORINA CHE NON CI DEVE ESSERE NEMMENO UN FILO FUORI POSTO, PERCHÉ  È VERO CHE MIA MOGLIE MI PUÒ MANDARE ALL’OSPEDALE, MA STATT’ SICUR’ CA IO TI MANDO AL CIMITERO, CI SIAMO SPIEGATI !

Vittorio: COME SEI CATASTROFICO, DAMMI QUA LO TRATTERÒ COME UNA RELIQUIA, (precisano e alludendo) E POI LA SIGNORINA NON LO INDOSSERA’ PER MOLTO TEMPO, TU CAPISC’ A ME (ripete) OLÈ (cosi dicendo esce)

Scena 5°

Personaggi: Gennaro, Filomena, S.ra Cecere e poi Vittorio

Gennaro: (guarda Vittorio che esce poi esclama) SE QUANDO ME LO PORTA È SUCCESSO QUALCOSA AL VESTITO (ci pensa su) GLIELO ARRAVOGLIO ‘NGANN’,  (glielo avvolgo alla gola) OLE’(cosi dicendo si accinge a sistemare la lavanderia poi prende un giornale sportivo e sempre aspettando la notizia su Maradona commenta)E TE!,TE!, MARADONA E CHE GIOCATORE, CHE GIORNATA MEMORABILE,(ci pensa su) LA CURVA, SI, MI DEVO FARE L’ABBONAMENTO DELLA CURVA, CHE DEVO FARE CON I DISTINTI,  IO DEVO ANDARE NEL CUORE  DELLA TIFOSERIA.

(entra nel frattempo anche Filomena intenta a sbrigare le normali faccende)

Filomena: (che si lamenta sempre, parla tra se senza far caso al cognato) QUANTE CAMICE, NON FINISCONO MAI, MA A CHI HO FATTO DEL MALE, M’ PARE  NU GIRONE E L’INFERO E DANTE, O’ GIRONE DE’ CAMMISE PERDUT’

(entra in Scena la S.ra Cecere, la moglie del boss del quartiere Don Raffaele Cecere.E’ una signora abbastanza appariscente, palesemente ignorante, con una grossa collana d’oro in evidenza e altrettanti anelli e bracciali tutti in oro, così da far capire che non ha problemi a camminare per Napoli tutta ingioiellata, senza che alcuno tenti di rapinarla.I due che sanno dell’attività illecita del marito della donna, faranno finta in un primo momento di non vedere la signora, poi si rimproveranno uno con l’altra del fatto che c’è una cliente da servire, così da far capire al pubblico, che per qualche ragione nessuno dei due ha voglia di servire la signora)

S.ra Cecere : BUON CIORNO

(Gennaro e Filomena parleranno sottovoce)

Gennaro:(riconosce la signora Cecere e non vuole servirla) C’È GENTE

Filomena : (anche lei come Gennaro) SONO IMPEGNATA NON VEDI? STO STIRANDO

Gennaro: (guarda Filomena) E TRA UNA STIRATA E L’ALTRA CHE NE DICIAMO DI ANDARE AD  ACCOGLIERE I CLIENTI?

Filomena:IO STO LAVORANDO, TU COMM’ AL SOLITO NON STAI FACENDO NIENTE, VA’ ,VAI TU

Gennaro: MA IO SONO IL MARITO DI PUPETTA, NON MI TOCCA

Filomena:APPUNTO NON AVEVI DETTO CHE ERI IL  PADRONE, E TOCCA A LUI ACCOGLIERE I CLIENTI

Gennaro:TI HO DETTO CHE DEVI ANDARE TU, ALTRIMENTI VENG’ LOC’ E TI NZEVO (ti ungo) TUTTE LE CAMICE, (perentorio) CI SIAMO SPIGATI

(Filomena cede a va verso la signora)

S.ra Cecere : FILOMENA E CI VUOLE TUTTO QUESTO TEMPO, E CHE MANIERE SO’

Filomena : (un po’ imbarazzata e titubante) E MI DOVETE SCUSARE STAVO FINENDO UNA CAMICIA UN POCO DIFFICILE DA STIRARE, MA DITE A ME, COSA DOBBIAMO FARE?

S.ra Cecere : ECCO QUA LO VEDI QUESTO È UNA GIACCA DI MIO MARITE

Filomena : (impaurita) MA CHI DON RAFFAELE?

S.ra Cecere : (contrariata)MA PERCHÉ QUANTA MARITI TENGO JA

Filomena : (riprendendosi) NO DICEVO, DON RAFFAELE HASPORCATO LA GIACCA?

S.ra Cecere : MA QUANTO MAI SONGO STAT JA , E DEVI SAPERE CHE LUI CI TIENE   ASSAI A QUESTA GIACCA, L’HO COMPRATA DA BARBARO SOTTO LA GALLERIA E L’HO PAGATA UN MILIONE, HAI CAPIT’ NU MILIONE, GLIEL’HO REGALATA IO PER IL NOSTRO ANNIVERSARIA

Filomena : SI SI AGG’ CAPIT’, (poi notando l’enorme anello della donna e per farla rilassare) SIGNO’, COMPLIMENTI E CHE CICERO PORTATE AL DITO, ANCHE QUESTO E’ UN REGALO

S.ra Cecere : E’ NATURALO, TRE CARATÈ E MEZZO

Gennaro: (che ascoltava da lontano facendo capolino dal giornale mimando il gesto) SI!, É PURE CINTURA NERA

S.raCecere:(vantandosi)RAFELE, ME LO RECALO’QUANTO MI ACCANUSCETTE(sognando ad occhi aperti) NUN E’ PE ME BUFFUNIA’(non è per vantarmi), MA IO ERA NA GRANDA BALLARINA, LA STAR DO “LIDO 21”(sentenzia) , M’ CHIAMMAVAN’ “NANNINNELA A BALLERINA”, PROPRIO ACCUSI’ MI CHIAMMAVANO, E FUIE LA’ CHE NA SERA L’AMMOR’ MIO S’ANNAMURAIE E ME’

Filomena : OVER’!  ALLORA FUIE  NU COLP’ E FULMINE

S.ra Cecere : NO E NA SCARP’

Filomena : NA SCARP?

S.ra Cecere : PROPRIA ACCUSSI’, NA SERA MENTR’ BALLAVO, AIZAI A COSC’, M’ VULAI NA SCARP’, E LO CUGLIETT’ ‘NFRONT’(mi volò una scarpa e lo colsi in fronte)

Gennaro: A RISICO DI UCCIDERLO (rischiando di ucciderlo)

S.ra Cecere : NO, ISS’ VULEVA ACCIDERE A ME, MA PO’ QUANT’ VENETT’ ARET’ ‘E QUINT’(ammiccando) ‘O FACETT’ CAGNA’ PARERE (lo feci cambiare parere)

Gennaro: HO CAPITO GLI FACESTE DA INFERMIERA

S.ra Cecere : (maliziosa) PROPRIA ACCUSSI’. (poi quasi dolce) PIRCIO’ MIO MARITE CI TIENE ASSAI ALLA MIA FIGURA, NON MI FA MANCARO MAI NIENTE, TUTTO QUELLO CHE IA DESIDERA, LUI ME LO ACCATTA. ANCO IO CI TENGA A LUI E NON VOGLIO CHE SI ARRAGGEA (arrabbia). (cambiando tono e diventando quasi minacciosa) PIRCIO’ VERITE  COMM’ ATA FA’, CHEST’ È A MACCHIA(mostrandola), PURE SE E’ PICCERELLA, ADDA’ SCOMPARI’, (a mo di minaccia) NUN TANTO PER ME, AL MASSIMO M’ PO FA’ NA CAZZIAT’, MA PE’ VUIE, (riferendosi al marito)‘O SAPIT’ COMM’ È FATT’, CHILL SUBBITO PERD’ A PAZIENZ’

Gennaro :(posa di botto il giornale e interviene, togliendo la giacca dalle mani della  donna)

P’ AMMOR E DIO, DATEMI QUA’, VEDIAMO CHE SI PUO’ FARE .(osserva) AH, MA E’ UNA COSA DI NIENTE, NON VI PREOCCUPATE LA MACCHIA SCOMPARIRÀ CERTAMENTE, FATE UNA COSA VENITE OGGI POMERIGGIO CHE LO TROVERETE  PULITO

S.ra Cecere :M’ARRACCUMANN’, TRATTATELA CU DELICATEZZA, NUN A’ SCIUPAT’, CI VEDIMM OGGI POMERIGGIO (esce)

(Gennaro con il capotto in mano lo porta come se fosse un bomba che può esplodere e camminando lentamente si avvicina al banco)

Filomena :(urlandogli alle spalle)  MA CHE DITT’, OGGI POMERIGGIO

Gennaro : (che dalla paura lancia la giacca in aria come fosse esploso)

                  MAMM’ DO’ CARMINE, MA C’ALLUCC’A FA, TU ACCUSSI’ MI FAI MORIRE

Filomena : MA COMM’ NUIE TENIMM’ TUTTI STI PANNI DA STIRARE E TU GLI VAI A DIRE CHE ‘O CAPPOTT’ E’ PRONTO IL POMERIGGIO, MA CHI LO FA

Gennaro :(volgendosi a lei con una finta calma)FILOMENA, FORSE TU NUN E’ CAPIT’ NA COSA, CHI HA PURTAT’ STA GIACCA?

Filomena : A SIGNORA CECERE

Gennaro: BRAVA, E CON CHI È SPOSATA LA SIGNORA CECERE?

Filomena : CON DON RAFFAELE CECERE (roteando la mano a far capire che sta parlando del boss del quartiere)

Gennaro: BRAVISSIMA, ALLORA, NOI VOGLIAMO O NO, A RISCHIO E CI METTERE TUTTI E TRE VICINO A STA MACCHIA PER FARLA SCOMPARIRE, LA GIACCA DEVE ESSERE PRONTA OGGI POMERIGGIO. ALTRIMENTI DON RAFFAELE, HAI SENTITO, SI PUÒ SPAZIENTIRE, VIENE QUI, (gridando) CI FA SCOMPARIRE A NOI CU TUTTO IL MAGAZZINO. (ritorna calmo) CI SIAMO SPIEGATI, ANZI FA’ NA COSA, ME NE OCCUPO IO PERSONALMENTE, NON SI PUO’ MAI SAPERE, TU PUOI FA’ QUALCHE FESSERIA, VAI DI LA A DARE UNA MANO A PUPETTA, CHE IO MI DEVO CONCENTRARE SULLA MACCHIA

Filomena : ME NE VADO, SI,  È MEGLIO CHE ME NE VADO, (riflettendo)SE NE OCCUPA LUI, NUN HA MAI FATTO NIENTE

(Gennaro come se stesse disattivando una bomba prende la giacca e lo esamina con cura)

 

Gennaro:QUESTA È LA MACCHIA, SICURAMENTE ANDRÀ VIA, FAMMI VEDERE SE CE N’E’ QUALCUN'ALTRA, NON SI PUÒ MAI SAPERE, NO QUESTA NO, QUA E’ PULITO. (poi sotto mano sente un gonfiore come se ci fosse un fazzoletto dimenticato all’interno della giacca) E QUA’ CHE CI STA’, SARÀ UN FAZZOLETTO DIMENTICATO NELLA TASCA (inserisce la mano nella tasca) MA QUA NON C’È NIENTE, MA È PIÙ GIÙ NELLA FEDERA CI SARÀ UN BUCO. (spaventato)MAMMA DEL CARMINE, MO SI PENSERANNO CHE L’HO FATTO IO, (infila la mano sempre piu’ in fondo) MA CHE È UN POZZO, NON FINISCE MAI, ECCO QUA’ L’HO PRESO, STA INCASTRATO, ECCO QUA STA USCENDO, MA CHE È UN PARTO, MA CHE È STA COSA , NON MI SEMBRA UN FAZZOLETTO

(sfila la mano e ne tira fuori una busta trasparente con dentro della polvere bianca)

Gennaro: E CHE COS’E’ STA ROBA (la gira e la rigira tra le mani cercando di capire, anche se un sospetto ce l’ha,  nel frattempo rientra in scena Vittorio che, non visto di spalle, chiede al fratello)

Vittorio: CHE TIENI IN MANO?

(Gennaro sobbalza ed in automatico nasconde la busta dietro la schiena)

Gennaro: CHI È? MADONNA, AH SI TU?

Vittorio: COSA STAI NASCONDENDO?

Gennaro: IO, NIENTE, NON STO NASCONDENDO NIENTE

Vittorio: COME NIENTE, E CHE COS’E’ QUELLA BUSTINA CHE AVEVI IN MANO

Gennaro: ( negando l’evidenza) BUSTINA, MA QUALE BUSTINA

Vittorio: GENNARO, HO VISTO CHE AVEVI UNA BUSTA BIANCA IN MANO, ME LA FAI VEDERE O DEVO CHIAMARE PUPETTA DI NUOVO?

Gennaro:PER AMOR DI DIO NON CHIAMARE NESSUNO (e come un automa consegna la busta al fratello il quale la guarda e subito capisce)

Vittorio:MA QUESTA È COCAINA?

Gennaro: CACA CHE?

Vittorio: COCAINA, DROGA, STUPEFACENTE, IGNORANTE, (poi inquisitorio) DOVE TE LA SEI  PROCURATA

Gennaro: MA CHE COSA, CHE STAI DICENDO, CHE MI PROCURO LA DROGA IO

Vittorio: E CHE NE SO, NON SI PUÒ MAI SAPERE, MAGARI PER ARROTONDARE L’ATTIVITÀ DELLA LAVANDERIA TI SEI MESSO A SPACCIARE

Gennaro: MA ALLORA SI SCEMO, NON È MIA, L’HO TROVATA QUI DENTRO, IN QUESTA GIACCA

Vittorio: NELLA GIACCA E DI CHI È ?

Gennaro:  E’ DI DON RAFFAELE CECERE

Vittorio: (accompagnato con dei movimenti della testa)  QUEL DON RAFFAELE LÀ?

Gennaro:PERCHÉ QUANTI NE CONOSCI (ancora una volta dolori di pancia e si massaggia) MADONNA DI NUOVO (e si avvia al bagno)

Vittorio: (lo ferma) DOVE VAI, SENTI A ME, È MEGLIO CHE TI CACHI SOTTO, BISOGNA RISOLVERE QUESTA COSA

Gennaro: E CHE DOBBIAMO RISOLVERE, LA RIMETTO A POSTO E BUONA NOTTE AI SUONATORI

Vittorio: MA CHE METTERE A POSTO, QUELLA È POLVERE, SI DEVE LAVARE LA GIACCA?

Gennaro: SI

Vittorio: E SE LA LAVI INSIEME ALLA GIACCA SI PUÒ ROMPERE LA BUSTA E SI SCIOGLIE TUTTO

Gennaro: (disperato) HAI RAGIONE E POI DON RAFFAELE SI PUÒ CREDERE CHE ME LA SONO PRESA IO(panico) CHE FACCIAMO?

Vittorio: (pensandoci su e vantandosi dell’idea) AH! SE NON CI FOSSO IL FRATELLINO TUO, FAI UNA COSA TOGLILA DA DENTRO, LA NASCONDIAMO IN UN POSTO SICURO, POI DOPO, QUANDO LA GIACCA E’ ASCIUTTA LA RIMETTIAMO DOVE STAVA, DAMMI QUA (si prende la busta) , ORA VADO IN CUCINA E NASCONDO LA ROBA IN UN POSTO SICURO

Gennaro:(riprende la busta dalle mani del fratello) MA CHE DEVI NASCONDERE, CI PENSO IO, CONOSCO UN POSTO DOVE NON GUARDA MAI NESSUNO

(mentre i due confabulano, sentono rientrare Pupetta, allora Vittorio strappa di mano a Gennaro la giacca al quale rimane solo la busta, che  nasconde furtivamente dietro la schiena)

Vittorio: (che era ritornato  perchè aveva bisogno anche di una bella giacca per il pranzo di gala approfitta della situazione e  sotto voce al fratello ) A PROPOSITO IO SONO VENUTO A CHIEDERTI ANCHE UNA GIACCA PER IL PRANZO DI GALA , QUELLA BUONA CHE HO ORMAI SI È FATTA VECCHIA,(mostrando la giacca) QUESTA CADE A PENNELLO, E VISTO CHE TI HO RISOLTO LA SITUAZIONE DELLA BUSTINA, IN CAMBIO MI PRENDO QUESTA ,TE LO PORTO DOPO

                                                                                                                                                   

Gennaro: MA SI STRUNZ’, T’ SI SCURDAT’ CA SI DEVE LAVARE

Vittorio  :(superficiale perchè non sa che la giacca serve lavata per il pomeriggio) LA MACCHIA È PICCOLA NON SI VEDE PROPRIO E LA LAVI DOMANI (scappa via non facendo in tempo a sentire la risposta del fratello)

Gennaro: MA CHILL’ SERV’ PE’ OGGI,(disperato)SE N’E’ GHIUT’, E COMM FACCIO MO, SE N’E’ GHIUT’, TU DEVI VEDERE, (guardando la bustina) SO’ RIMAST’ CU STA ROBBA IN MANO

(entra Pupetta che nota Vittorio uscire fuori velocemente, mentre Gennaro nasconde tra le mani la bustina)

Pupetta: (nervosa al marito) MA VA SEMP’ FUIENN’ CHILLU FRAT’ DO TUOIE, OGGI NUN HA FATTO MANC’ NA CONSEGNA, VATTI  A FIDARE DEI PARENTI

Gennaro: PUPÈ, OGNUNO PENSA AI PARENTI SUOI, CI SIAMO SPIEGATI

Pupetta: (offesa)MA PERCHÉ CHE TIEN’ A DICER’ SU MIA SORELLA

Gennaro:(rigirandosi la busta tra le mani senza farsi accorgersene) CHE TENG’ A DICERE , NUN DAMM’ RETT’, T’O CONT’ NATA VOTA (te lo dico un’altra volta), MO TENG’ CHE FA’ (cosi dicendo entra nel retrobottega, dove c’è anche la cucina)

Scena 6°

Personaggi: Pupetta, Filomena, Calogero e poi Gennaro

Pupetta :(mentre Gennaro esce, Pupetta lo guarda strano) NE MA CHE PASSATO STAMATTINA, MA A PURGA T’ FOSS’ IUT’ ‘NGAP’, RINGRAZIA A DIO CHE OGGI ABBIAMO IL DECIMO ANNO  DA FESTEGGIARE, CA SE MI VENGONO I CINQUE MINUTI, MI METTO CA CAP’ E CO’ PENSIER’ E TI INTOSSICO I PROSSIMI DIECI

(cosi dicendo si avvicina al bancone per incartare i vestiti pronti per le consegne)

Filomena :(entra uscendo dalla cucina innervosita da Gennaro)  E CHE MANIERA, POI DICE CHE IO NUN ‘O POSSO ALLIGERI’ (DIGERIRE)

Pupetta: CHE STATO, CHE PASSATO PUR’ TU  STAMATTINA

Filomena : C’AGGIO PASSAT’, MA ADDO’ LE TRUVAT’ A CHILLU COS’ BRUTT’ E MARITET’, ‘NU E’ BUON’ NE PER BEVER’ NE PER SCIAQUÀ

Pupetta:  CHE T’HA FATT’

Filomena : EMBE’, IO COCC’ VOT’ E CHEST’, CAINAT’ (cognato) E BUON’ ,’O RONG’ ‘NQUOLL’(gli do addosso) E (mima il gesto) TE LO MANDO TUTTO SCIPPATO COMM’ E GATTO SILVESTRO. (Poi spiega) MA COM’, IO STAVO SISTEMANDO IN CUCINA, E CHILL’ ME NE HA CACCIATO COMM’ NU CANE, (mima il gesto e massaggiandosi una natica) M’ALLUNGAT’ PUR’ NU CAVEC’(calcio)

Pupetta:VA BENE, NUN DA RRETT’, NON T’APPLICA’, LIEV’ OCCASIONE, QUELLO STA COSI’ PERCHÉ GLI FA MALE  LA PANCIA, FORSE OVERAMENTE AGGIO ESAGERATO CON LA PURGA

Filomena :TU LA PURGA GLIELA DEVI DARE UNA MATTINA SI E UNA NO (e da una mano a Pupetta a confezionare i pacchi)

Pupetta: (Pupetta che ha finito di fare un pacco) QUESTO È FATTO, VITTORIO COME AL SOLITO SUO NON CI STA’, MO FACCIO NA COSA, LI COMINCIO A PORTARE IO, SE NO STI VESTITI NON LI CONSEGNIAMO NEMMENO PER LA NOTTE DI NATALE (cosi dicendo prende qualche  pacco ed esce dal negozio)

(Filomena resta da sola ed è  intenta con le sue faccende, parlando tra se, mentre nel negozio compare Calogero che si ferma sulla soglia ascoltando le parole della donna , l’uomo  fà un grosso respiro, pancia in dentro e petto in fuori. Porta con se un cartoccio di dolci, prende coraggio e si avvia verso la sua amata, fa tre passi e espira ma poi non trattiene il fiato e ritorna nella sua posizione naturale)

Filomena : (prima di accorgersi di Calogero pensa ad alta voce) NO, MO BASTA, MI DEVO METTERE CA CAP’ E CO’ PENSIR’ E MI DEVO TROVARE UN FIDANZATO BELL’, AITANTE, OCCHI AZZURI E CHIN’ ‘E DENARI, CA MI SPOSA E MI FA’ CAMPARE COME UNA REGINA .(sognando ad occhi aperti)ADDA  TENÈ TANTI E CHILLI SORD’ CHE M’AGGIA PIGLIA’ DOIE CAMERIERE, UNA PE LAVA’ E UNA PE STIRA’ (si volta e vede Calogero che si avvicina)

Calogero: (espira) PUUUUUFFFFFFFF!

Filomena : (sente il sibilo) SI! SI È FERMATO IL TRAM(lo guarda infastidita) CALÒ SOLO VOI CI MANCAVATE STAMATTINA,VEDETE CHE NON È GIORNATA, E POI VE LO AVEVO DETTO PRIMA E’ INUTILE CHE PASSATE (acida come non mai)  TANTO IL VESTITO NON È PRONTO ANCORA

Calogero: LO SO’

Filomena :E CHE CI FACIT’ LOC’, (offesa) SOPRATTUTTO DOPO QUELLO CHE MI AVETE DETTO PRIMA (odorandosi), PER VOSTRA NORMA E REGOLA IO ADDOR’ E CIUR’ E ROSE (FIORI DI ROSA)

Calogero: ED ANCHE QUESTO SO, MIA DOLCE PULZELLA, E PER L’APPUNTO SON TORNATO PER DONARVI UN CADEAU

Filomena : NEH, E C’AGGIA FA CON IL GATÒ

Calogero: UN CADEAU, UN PRESENTE, UN DONO, UNA STRENNA PER SCUSARMI DELLA FIGURA GRAMA IN CUI SONO INCAPPATO STAMANI. SONO SFOGLIATE RICCE E FROLLE, PRENDETE SONO CALDE, (ripete) CALDE, CALDE (respiro da innamorato)

(Filomena indifferente girerà per il negozio quasi a cercare qualche vestito da stirare, mentre Calogero la seguirà da dietro come un cagnolino, con il cartoccio della paste in mano, fino a quando Filomena si fermerà al di là dell’asse da stiro, attivando il ferro da stiro che comincia a riscaldarsi, mentre Calogero è dall’altra parte dell’asse. Calogero sempre con in una mano il cartoccio, poggerà l’altra mano sull’asse da stiro)

Calogero: ALLORA CHE DITE LO ACCETTATE QUESTO OMAGGIO, COME SEGNO DEL MIO PENTIMENTO, NE SAREI  APPAGATO

Filomena : (Filomena che non l’ ha ascoltato capisce solo l’ultima parola)  A PAGARE CI PENSATE DOPO, COME AL SOLITO, QUANDO VI DO IL GESSATO

Calogero: E LE SFOGLIATE?

Filomena : (sempre più scocciata) MA CHE SIETE NA PIMMECE (zecca), NON CE LA FACCIO PIU’, E GRAZIE, SE PROPRIO INSISTETE VUOL DIRE CHE CE LI FACCIO MANGIARE AL CANE

 

(così dicendo posa inavvertitamente il ferro sulla mano di Calogero, per fortuna il ferro da stiro non è ancora del tutto caldo, ciò non toglie che Calogero comincia a sentire il dolore emettendo un lamento)

Calogero: (inizia piano e poi sempre più alto) AAAAAAAAHHHHHH!

Filomena :(che non si e’ accorta della mano) CALÒ E CHE RE’, VI FATE PRENDERE DALL’EMOZIONE, E’ VERO CHE VI HO CONCESSO E V’ALLARGA’ NU POCO (di prendervi qualche confidenza), MA NUN E’ IL CASO E V’ESALTÀ  ‘E CHESTA MANERA (di questa maniera)

Calogero :(ritirando la mano e dolorante) LA MANO

Filomena : (ha capito invece che Calogero gli ha chiesto la mano) MI VOLETE SPOSARE? (incredula) LO VEDETE , UNA NON PUO’ DARE NU POC’ ‘E CONFIDENZA CA SI PIGLIANO IL DITO CON TUTTO IL BRACCIO (“detto” napoletano)

Calogero :(mostrando la mano) LA MANO, MI AVETE USTIONATO LA MANO (cosi dicendo, urlando scappa via )

                

Filomena:(si rende conto di quello che e’ successo) UH MAMMA DEL CARMINE, CHE L’AGGIO CUMBINAT’, ASPETTATE FACITEM’ VEDE’, ASPETTATE NON CORRETE, CI VUOLE UN POCO D’ACQUA(cosi dicendo gli corre dietro ed esce anche lei)

(un attimo scena vuota poi entra Gennaro dalla cucina)

Gennaro: MA CHE, NON CI STA’ NESSUNO, ADDO’ SO GHIUT’ TUTTI QUANTI. (poi pensando alla cocaina e vantandosi del nascondiglio) MENO MALE CHE L’HO NASCOSTA DINT’ A NA  BUATTA (barattolo) CHE SARANNO SETTE, OTTO ANNI CHE NON SI APRE. (fa il punto della situazione)MO CI STA’ SOLO IL PROBLEMA E CHILLU STRUNZ’ E FRATEM’ CA S’E’ PIGLIATO LA GIACCA E SPERAMM’ CA TORNA PRESTO.(si avvicina alla radio e come se gli venisse in mente qualcosa) MA FOSSE ARRIVATA LA NOTIZIA E MARADONA, FAMMI ACCENDERE LA RADIO, MO FA’ IL GIORNALE RADIO (mentre cerca di sintonizzarsi ripete a mo di incitamento) DIEGO, DIEGO, DIEGO, DIEGO. .(la radio non funziona bene e non si sente) MA CHE RE’ NUN SE SENTE NIENTE, PURE LA RADIO SI STA’ SCASSANDO,(un  pò innervosito perchè non sente niente) DIE-GO, DIE-GO, DIE-GO, DIE-GO.

                       

CALA LA TELA

Secondo Atto

Scena 1°

Personaggi: Gennaro, Ciruzzo

(Gennaro è intento a muovere la sintonia della radio che purtroppo non funziona ancora bene  e quindi non si sente niente)

Gennaro: (innervosito e rivolto alla radio) CHE PASSATO, PERCHÉ NON FUNZIONI    ANCORA?

Ciruzzo :(entra il ragazzo del bar ed ha in mano un vassoio con del caffè ) DON GENNARO AMABILE, QUA STA’ CIRUZZO VOSTRO

Gennaro: (infastidito per il ritardo del barista) CIRU ’, ERA ORA, MA STU CAFE’ DA DOVE DOVEVA VENIRE? DAL BRASILE

Ciruzzo: (scusandosi) DON GENNARO AVETE RAGIONE, UN POCO DI PAZIENZA, HO INCONTRATO TRAFFICO

Gennaro:(sarcastico) PERCHÉ SEI VENUTO CON LA MACCHINA, QUELLO IL BAR STA’ QUA DIETRO

Ciruzzo: NO SAPETE CHE RE’, E CA OGNI TRE QUATTRO METRI MAGGIA’(mi sono) DOVUTO FERMARE

Gennaro: PERCHÉ LE TAZZE ERANO TROPPO PESANTI?

Ciruzzo: (spiegando) NO MA QUANTO MAI, E CA SO PASSATO PRIMA DA FRANCUCCIO O’ MECCANICO, POI DA TOTORE  O’ SALUMIER’ E PER FINIRE DUE CAFFÈ DAI PITTORI CA STANN’ FERNENN’ O’ MAGAZZINO A FIANCO

Gennaro: EMBE’, CHE CI VUOLE A PORTARE QUATTRO CAFFÈ.

Ciruzzo: NIENTE , CHE CI VUOLE

Gennaro:ALLORA PERCHÉ TUTTO QUESTO TEMPO,(assaggiando il caffè),CHE SCHIFO ME LE FATTO FA PURE FREDDO

Ciruzzo: (enfatizzando)DON GENNÀ, COMMENTAVAMO LE NOTIZIE SU MARADONA

Gennaro: E IO QUA TI VOLEVO, MA PERCHÉ TU TI CREDI CA IO TI HO CHIAMATO PER IL CAFFÈ, QUELLO FA SCHIFO, SIA CALDO CHE FREDDO. (spiegando) IO T’ HO CHIAMATO PERCHÉ LA MIA RADIO STAMATTINA SI È SCASSATA (guarda l’orologio) E MO’, SO LE QUATTRO E MEZZA ED IO NON AGGIO AVUTO PIU NOTIZIE SU MARADONA, E TU INVECE E CORRERE QUA, VAI IN GIRO  A FARE SALOTTO, IAMM’ BELL’, ALLORA CHE SI DICE FUORI, (cambiando subito atteggiamento e mostrandosi molto coinvolto) CE L’ABBIAMO COMPRATO O NO

Ciruzzo: (desolato) NIENTE DON GENNÀ, NIENTE ANCORA, MA SARÀ ROBBA DI POCO

Gennaro: (rammaricandosi) NON CAPISCO, MA SI VOGLIONO MUVERE O NO, OGGI E’ L’ULTIMA GIORNATA, STASERA SI CHIUDE IL  CALCIO MERCATO

Ciruzzo: PERO’ M’HA DETTO TOTOR O’ SALUMIER’  CA JULIANO E’ PARTITO PER BARCELLONA

Gennaro: MA SI SO MESSI D’ACCORDO (angosciato)

Ciruzzo: NO ANCORA, CI MANCA NATU MILIARDO

Gennaro:(ironico frugandosi come se cercasse qualcosa in tasca) PECCATO CA TENGO SOLO SOLDI E SPICCIOLI

Ciruzzo: NON VI PREOCCUPATE JULIANO E’ ROBBA BUONA, A CHILL’ NUN TO FAI

Gennaro: (chiedendolo in modo da rincuorarsi) MA TU CHE DICI CE LO COMPRIAMO ?

Ciruzzo:(con una certa sicurezza) IO PENSO CHE SI (poi sognando ad occhi aperti) MA VUIE CI PENSATE, (maestosamente)DIEGO ARMANDO MARADONA, O’ GIOCATORE CHIU’ FORTE DEL MONDO DINT’ O’ NAPOLI. DON GENNÀ, IO CE LO DETTO GIA’ A MIA MOGLIE, MO CHE NASCONO I GEMELLI, NON VOGLIO SAPERE NIENTE, S’ANNA CHIAMMA’ UNO DIEGO E UNO ARMANDO

Gennaro: E SI SO’ FEMMINE

Ciruzzo: E QUAL’ È O’ PROBBLEMA , UNA DIEGA E UNA ARMANDA

Gennaro: (riflettendoci) HAI RAGIONE NON CI AVEVO PENSATO, DIEGA E ARMANDA CAPECE (il cognome di Ciruzzo) SUONA BENE

Ciruzzo: DON GENNA’ E CHE SODDISFAZIONI CI DOBBIAMO TOGLIERE

Gennaro:CHE ATTACCO CHE ABBIAMO (elencando) CAFFARELLI, CELESTINI E MARADONA. (a mo di minaccia)UEH, A TORINO CA JUVENTUS CI VADO, SAI COME STARRA’ ‘NDUFATO L’AVVOCATO

Ciruzzo: E NORMALE, IO GIA’ STO LA’,  A PROPOSITO (caccia una scatola con su una foto di Maradona e la scritta “Per la causa” e la mostra a Gennaro)

Gennaro: E CHE RE’ STA COSA

Ciruzzo: HO ORGANIZZATO UNA COLLETTA

Gennaro:MA PERCHE’ A FERLAINO CI MANCANO I SOLDI

Ciruzzo: NO, C’AT’ CAPIT’, CHEST’ E’ LA COLLETTA PER ME, M’AGGIA FA’ L’ABBONAMENTO DINT’ E DISTINTI

Gennaro : (introducendo una moneta nella scatola) NORMALMENTE NON LE FACCIO STE COSE, MA SE E’ PER UNA BUONA CAUSA COME A QUESTA, TE’ (prendi), CA STA NA BELLA MAZZETTA

Ciruzzo: GRAZIE ASSAIE, E NUN VE PREOCCUPATE, LA DOMENICA VI VENGO A PIGLIA’ IO CO’ MOTORINO E CE NE ANDIAMO INSIEME  AL SAN PAOLO

Gennaro :E IO SO’ PRONTO ( tirando fuori da sotto il bancone una bandiera del Napoli)  TE …TE, GUARDA CHE BANDIERA MI SONO COMPRATO, E TIENI MENTE STA SCIARPA (cercando ancora)ASPETTA NU MOMENTO (tira  fuori un poster di Maradona) GUARDA QUANT’ E’ BELLO, TALMENTE CHE E’ BELL’ CA FOSS’ CAPAC’ E M’ I’ A CUCCA’(a dormire a letto) CU ISSO INVECE CHE CU MIA MOGLIA PUPETTA

Ciruzzo: DON GENNA MI PARE NU SANTO, E DOVE LO METTETE

Gennaro: E DOVE LO METTO,  (ci pensa un attimo su) LO METTO ‘NCAP’ O’ LIETT’

Ciruzzo: E A MUGLIERA VOSTRA ?

Gennaro: SOTTO O’ LIETT’,  MA CHE DEVE DIRE, (perentorio)QUA DENTRO COMANDO IO

(si sentono le voci di Filomena e Pupetta che stanno per rientrare)

Filomena : (da fuori) PUPETTA DOVE LI DEVO METTERE QUESTI VESTITI

Pupetta: (da fuori) POGGIALI SUL BANCONE, SONO STIRATI

Gennaro :(panico perché sa che la moglie si arrabbierebbe) MADONNA MIA MOGLIE, (toglie i gadgets dalle mani di Ciruzzo) DAMMI QUA TOGLIAMO TUTTO DA MEZZO,(e nasconde il tutto sotto il bancone)

Ciruzzo: (ironico) DON GENNARO,COMPLIMENTI PER L’AUTORITA’

Gennaro :(imbarazzato) NO E CHE CENTRA E..E CHE NON GLI VOGLIO FAR PERDERE LA SORPRESA

(entra Filomena che porta con se dei vestiti stirati)

Ciruzzo: AH, E QUA’ CI STA’ PURE FILOMENA NOSTRA

Filomena : (acida) GUAGLIO’ PIGLITI POCA CONFIDENZA, MA CHE USCIAMO NELLO STESSO STATO DI FAMIGLIA

Ciruzzo :(sdegnato per la risposta) MAMMA MIA BELLA, E CHE DELICATEZZA

Gennaro: (scusandosi) NON LA DAR RETTA, LA VEDI A QUELLA, E’ PEGGIO DEL CAFFE VOSTRO SENZA ZUCCHERO E CON IL LIMONE DENTRO

Scena 2°

Personaggi: Gennaro, Ciruzzo, Filomena, poi Pupetta

(entra in scena Pupetta e porta con se una bella torta  di cioccolato ricoperta da uno strato di zucchero a velo e con sopra due candele a forma del numero dieci)

Pupetta: (è raggiante per l’anniversario che vuole festeggiare) GENNARO HAI VISTA CHE BELLA TORTA CHE TI HO PREPARATO (riferendosi agli anni) DIECI, CHE BEL NUMERO

Ciruzzo: (credendo che il numero si riferisce alla maglia di Maradona) DON GENNARO MA LA MOGLIE VOSTRA E PIU’ TIFOSA DI VOI. (alla donna) DONNA PUPETTA ALLORA LA DOMENICA ANDIAMO TUTTI INSIEME

Gennaro:(Gennaro che naturalmente si è dimenticato dell’anniversario dell’attività, la richiama perché ha fatto qualcosa di sbagliato) PUPETTA, MA NON SI SA ANCORA NIENTE, QUELLO PORTA PESTE FESTEGGIARE  PRIMA CHE LA NOTIZIA SIA UFFICIALE (specificando) LO DOBBIAMO LEGGERE SOPRA AL GIORNALE

Pupetta: NEH MA CHE STAI DICENDO, MA PERCHE’ “IL MATTINO” SA CHE NOI FACCIAMO DIECI ANNI DI ATTIVITA’

Gennaro :(riprendendola per l’equivoco) T’ANNA ACCIDERE, IO MI CREDEVO CHE STAVI FESTEGGIANDO MARADONA

Pupetta : (arrabbiata e delusa) POI DICE CA UNO GLI DA LA PURGA PER SBAGLIO, COME SI PUO’ FARE TIENE SEMPE ‘A STESSA CAP’, TU E STU NAPOLI, PUO’ PURE CADERE IL MONDO, BASTA CHE VA BENE IL NAPOLI, (sentenziando)CHE MARITO INUTILE

Filomena: (acida come al solito) VOGLIO PROPRIO VEDERE SI STU MARADONA NON VIENE A NAPOLI, TU CHE FAI!

Gennaro:(perentorio)T’ACCIDE, E (proprio così), T’ACCIDE. (Poi terrorizzato) VADE RETRO SATANA, (prendendo un corno e porgendolo anche a Ciruzzo) CIRU’ TE FATTI UN STRUSCIATA, CA CHEST’ E’ PEGGIO E NA CIUCCIUETTOLA.(minacciando poi  la cognata) FILOMENA, NON PUO’ SUCCEDERE, MA SE SUCCEDESSE T’ DONG’ FUOC’ MIEZ’ O’ CARMINE, COME SI FACEVA CHE STREGHE, PERCHE’ QUELLO SEI UNA STREGA, E PER GIUNTA ZITELLA.(a Ciruzzo) UNA POTENZA CIRU’, UNA POTENZA, FA’ SECCARE L’ACQUA DENTRO IL MARE

Ciruzzo: (impressionandosi e toccandosi) E’ MEGLIO CHE MO ME NE VADO,’SI DOVESSE CONCENTRARE  SU DI ME ,’QUESTA MI FA CADERE A FACCIA A TERRA CON TUTTA LA GUANTIERA

Filomena: (quasi con soddisfazione) CIRU’ NON TI PREOCCUPARE, NUN SO ANCORA ACCUSSI’ PUTENT’,  MA MIGLIORO GIORNO PER GIORNO

Pupetta : CIRUZZO MA NON DARGLI RETTA, TU LO STAI PURE A SENTIRE A QUEL BUFFONE DI MIO MARITO

Ciruzzo:DON GENNARO, IO VADO, CASO MAI TORNO DOPO SE HO SAPUTO QUALCHE NOTIZIA FRESCA. (a Filomena) FILOME’ MI RACCOMANDO, (a Pupetta)DONNA PUPETTA, STATEMI BENE, CI VEDIAMO PIU’ TARDI

Pupetta : VA BENE, E MO CHE TORNI TI MANGI PURE UNA FETTA DI TORTA CO NOI PER BUON’AUGURIO

Ciruzzo: E SOLO NU PIACERE, (uscendo) CI VEDIAMO (esce)

Pupetta: (al marito) MA CHE ANIMALE CHE SEI. (si accinge a tagliare la torta fette) NON TE LO MERITI, MA TE, PIGLIATI UNA FETTA DI TORTA CHE SARA’ VENUTA UNA SQUISITEZZA, L’HO FATTA CON IL CUORE. (puntualizzando e allo stesso tempo ironica) PERCHE’ IO CI TENGO A QUESTO ANNIVERSARIO

Gennaro: (capisce che la moglie si è offesa e cerca di riparare ) MA COME PUPETTA MIA, PURE IO CI TENGO ASSAI

Pupetta :  MA STATTI ZITTO  CA TU TIENI SOLO AL NAPOLI

Gennaro:(finto e viscido) MA QUANTO MAI, PERCHE’ DICI COSI

Pupetta : (infastidita dall’atteggiamento)TE, MANGIATI UNA FETTA

Gennaro: (come un lecchino) CON TUTTO IL CUORE AMORE MIO, MA NON POSSO         PROPRIO,  (si tocca la pancia)  TI SEI SCORDATA CHE NON STO BENE CON LA PANCIA

Filomena:(vede che il cognato sta facendo finta con la moglie) NON TI MUOVERE (Gennaro si ferma con la mano sulla pancia, Filomena si avvicina gli prende un dito e glielo avvicina all’orecchio) NON TI MUOVERE, COMM’ SI BELLO ACCUSSI’ PAR’ PROPRIO NAPOLEONE

Pupetta : (sorridendo) HAI RAGIONE, TE FILOMENA (gli porge la fetta che stava prima offrendo a Gennaro) ASSAGGIA, COME E’ VENUTA?

Filomena: (assaggia) E’ BUONA, FORSE, NON SO, UN POCO SALATA

Gennaro: (riprendendo la cognata e difendendo la cucina della moglie) QUELLA E’ LA BOCCA TUA CHE E’ SALATA, TU COSI’ SEI FATTA, NZIPIDA FUORI E SALATA DENTRO. PUPETTA NON LA DAR’ RETTA CHE TU SEI BRAVA A FARE LE TORTE

Pupetta: (assaggia a sua volta) FILOME’ HAI RAGIONE, SI SENTE UN PIZZICO E            SALATO, (cercando di scusarsi) FORSE AVRO’ MESSO UN PO’ DI BICABONATO IN PIU’(poi orgogliosa) PERO’ E’ BUONA, MANGIA (e continua a mangiare tutta la fetta cosi come Filomena)

                                                                                                                                                  

Scena 3°

Personaggi:  Gennaro, Filomena, Pupetta poi la Signora De Carlis

Gennaro:(ruffiano) MI RACCOMANDO NON VE LA MANGIATE TUTTA, CONSERVATEMI UNA FETTA, CASO MAI MI FACCIO LA ZUPPA DI LATTE DOMANI MATTINA

Pupetta: NON TI PREOCCUPARE E’ BELLA GRANDE, PERO’ ORA  LA TAGLIO A FETTE E LA LASCIO QUI, COSI’ LA POSSIAMO OFFRIRE AI CLIENTI CHE VENGONO COME AUGURIO, DOBBIAMO FESTEGGIARE

Gennaro: (a Filomena) E MI RACCOMANDO A TE, UN PO’ LA FACCIA ALLEGRA, CHE STIAMO FESTEGGIANDO, TU PARE SI APPENA TORNATA DA UN FUNERALE

Filomena:(sarcastica) GENNARO MI DISPIACE ASSAI MA NON ERA UN FUNERALE (sentenziando) TU STAI ANCORA BUONO

 Gennaro: (alla moglie) LO VEDI, CHE  E SEMPRE LEI CHE COMINCIA

Pupetta: E GHIAMM, TUTTI E DUE  PARITE  DUE CREATURE, NON VI SOPPORTO PIU’, PER UNA VOLTE FINIAMOLA QUA E FATE PACE, SU STRINGETEVI LA MANO

Gennaro:(ritirandosi la mano a mo di paresi) NON LA MANO NO, MI SERVE

Pupetta: GHIAMM GENNA’, NON FA’ O’ ‘NSIPIDO (cosi dicendo avvicina i due e gli fa stringere la mano anche se loro non si guardano in faccia) E MO TORNIAMO AL LAVORO. FILOMENA CHE SI DOVEVA FARE DI URGENTE?

Filomena: A SI ! SI’ DOVEVA LAVARE LA GIACCA DELLA SIGNORA CECERE, (cercando) MA NON LA VEDO PIU’ IN GIRO,(a Gennaro e come se non avessero mai fatto pace) UEH A TE, ADDO’ LE MIS’ (dove lo hai messo)

Gennaro :(a sentire nominare la giacca a Gennaro gli torna in mente l’incubo della droga e del fratello ) MADONNA A’ GIACCA, SI STA SCIOGLIENDO LA PANCIA, ME NE ERO PROPRIO SCORDATO. (fingendo a Filomena) NON TI PREOCCUPARE  CHE SE ERA PER TE QUANTO LO CONSEGNAVAMO, L’HO MESSO GIA’ A LAVARE. (cosi dicendo si tocca la pancia perché sia la purga sia la paura stanno facendo effetto) MO TOGLIETEVI D’AVANTI CA DEVO ANDARE A FARE UNA TELEFONATA (cosi dicendo corre verso il bagno e ci entra)

Pupetta :(si avvicina alla porta del bagno e bussando) VEDI DI NON FARE NESSUNA INTERCONTINENTALE, CI SIAMO SPIEGATI, CHE SE SI SENTE DI NUOVO LA PUZZA, CHIAMO L’UFFICIO IGIENE E TI FACCIO ARRESTARE. (alla sorella) MA QUANTA PURGA GLI HO DATO A QUESTO?

Filomena: E SI NUN O’ SAI TU!

(entra in scena la signora De Carlis in evidente stato  di agitazione. Di base è antipatica alle due donne, per tutte le arie che normalmente si dà)

S.ra De Carlis: DOV’E, (ripete) DOV’E PER TUTTI I NUMI (cosi dicendo cerca tra i vestiti che stanno alla sua vista)

Pupetta : (alla sorella) MA CHE HA PASSATO QUESTA?

Filomena: E CHE NE SO GLI AVRA’ FATTO MALE QUALCHE COSA

Pupetta: SIGNORA, MA NON VI SENTITE BENE, VOLETE UN BICCHIERE D’ACQUA

S.ra De Carlis: MA QUALE ACQUA DOV’E, LO VOGLIO SUBITO VEDERE, DOVE L’AVETE NASCOSTO (continua a rovistare anche  tra le camice che aveva stirato Filomena maltrattandole)

Filomena: SIGNO’, (terrorizzata solo all’idea di dover ristirare le camice) MA CH’ SANG’ DA MISERIA STAT’ CUMBINANN’ (ma che sangue della miseria state facendo) LA VOLETE FINIRE CA ME LE STATE FACENDO UNA CHIAVICA STE CAMMICE, IO MO LE HO FINITE DI STIRARE, CHI L’ADDA FA’ NATA VOT’ (chi lo deve fare un’altra volta)

S.ra De Carlis: SENTITE  ME LO FATE VEDERE  O NO

Pupetta :(non sapendo ovviamente niente del vestito ne lei ne Filomena perché non c’erano quando e stato consegnato,urlando) SIGNO’, MA CHE V’AGGIA FA’ VEDE’?

(La S.ra De Carlis  per lo spavento ritorna in se e recuperata la calma si siede su una sedia e spiga)

S.ra De Carlis: SE NON VI DISPIACE VORREI VEDERE IL MIO VESTITO

Pupetta: (cadendo dalle nuvole) SCUSATE, MA QUALE VESTITO, OGGI LA CAMERIERA VOSTRA NON E’ PROPRIO VENUTA

   S.ra De Carlis: MA QUALE CAMERIERA, IL VESTITO L’ HO PORTATO IO CON LE MIE MANI

Pupetta:VOI,  E COME MAI

Filomena: (alla sorella sarcastica) SARRA’ MORTA A CAMERIERA

Pupetta: ALLORA SE L’AVETE PORTATO VOI (non credendola pensando che la donna stia vaneggiando) FATEMI VEDERE LA BOLLETTA

S.ra De Carlis: LA BOLLETTA E COS’E LA BOLLETTA

Filomena:LO SCONTRINO LA RICEVUTA, COME LO CHIAMATE VOI

S.ra De Carlis: IO NON HO NESSUNA RICEVUTA, NELLA FRETTA L’ HO LASCIATA A    CASA

Pupetta: EMBE’  SIGNORA DE CARLO

S.ra De Carlis:(sottolineando la esse)DE CARLIS, PREGO

Pupetta: (infastidita)SI DE CARLISSS, COME DITE VOI, IO DICO, COME FATE A DIRE CHE ABBIAMO UN VESTITO VOSTRO, SENZA OFFESA,VI VEDO UN PO’ AGITATA, NON E’ CHE A PRANZO AVETE  FESTEGGIATO (alludendo fà il segno di bere)

S.ra De Carlis: MA COME VI PERMETTETE, IO SONO ASTEMIA, CHE FATE NON MI CREDETE, DOMANDATELO AL SIGNOR GENNARO, IO L’ HO DATO A LUI  IL VESTITO

Pupetta: A MIO MARITO?

S.ra De Carlis: SI PROPRIO A LUI,  DOV ’E’, FATE PRESTO, DOMANDATEGLIELO

Pupetta: (titubante)E ADESSO E’ IMPEGNATO MIO MARITO (pausa), STA’ TELEFONANDO NEL SUO UFFICIO

S.ra De Carlis: E DURA MOLTO QUESTA TELEFONATA

Filomena: (annusando) NON CREDO, E’ UN URBANA

S.ra De Carlis : (sollecitando) SU , SU DOMANDATEGLIELO, E VEDETE COSA VI RISPONDE

(Pupetta si avvicina al bagno e bussa alla porta)

Pupetta: GENNARO?

Gennaro:(da dentro e affaticato) CHE C’E’, CHE VUOI, NON VEDI CHE STO IMPEGNATO

Pupetta: GENNARO VEDI CHE QUI C’E’ LA SIGNORA DE CARLO

S.ra De Carlis: DE CARLIS, PREGO DE CARLIS

Pupetta: SIGNORA E ME LO  FATE DOMANDARE O NO?  QUELLO GIA E’ PERICOLOSO A STARE QUA VICINO

S.ra De Carlis: E VOI MI SBAGLIATE IL COGNOME, DE CARLIS CON LA ESSE

Pupetta: E VA BE MO NON E’ IL MOMENTO DI  PUNTAULIZZARE.(al marito)GENNARO QUI C’E’ LA SIGNORA DE CARLI’SSSSSS(allungando la esse, poi alla donna) VA BENE COSI (S.ra De Carlis annuisce), CHE DICE CHE STAMATTINA HA PORTATO UN VESTITO ,TU SAI NIENTE?

Gennaro: (emette un urlo) AHHHH!

Pupetta: UEH,  MA C’ALLUCC’ A FA’. (alla donna) SCUSATE, DEVE ESSERE CADUTA LA LINEA

Filomena: (di contro scena) PROPRO ACCUSSI’ ! SI  SARRA’ROTTA I DENTI D’AVANTI

Pupetta: GENNARO INTERROMPI STA TELEFONATA E GHIESC’ SUBITO QUA FUORI. (alla donna) ESCE SUBITO

(Gennaro esce guardingo dal bagno e viene subito assalito dalla S.ra De Carlis)

S.ra De Carlis: VI PREGO, RIDATEMI IL VESTITO, SONO DISPERATA E IN GIOCO LA MIA REPUTAZIONE

Gennaro: (imbarazzato perché non ha con se il vestito cerca di prendere tempo per pensare a qualcosa) SIGNORA DE CARLO, MA CALMTEVI, SPIEGATEVI MEGLIO

S.ra De Carlis: (sottolineando) DE CARLIS

Gennaro: SIGNO’ MANCO NELLA DISPERAZIONE VI SCORDATE LA ESSE, ALLORA FATEMI CAPIRE

S.ra De Carlis:MI SPIEGO, SONO STATA INVITATA ALL’ HOTEL ECXCELSIOR, AL PRANZO IN ONORE DEL CONSOLE SPAGNOLO

Gennaro: (preso dal panico risponde in automatico gridando) OLE’

Pupetta: GENNA’, MA FUSS’ USCITO PAZZO, CHE PASSATO

Gennaro: (imbarazzato) ERA PER CREARE L’ATMOSFERA

Pupetta: E TO FAI VENI’ ACCUSSI’ BRUTTO, (poi alla signora) CONTINUATE PREGO

S.raDeCarlis:TUTTO PROCEDEVA BENE FINO A QUANDO LE MIE AMICHE (sottolineando) NEMICHE, MI HANNO FATTO NOTARE CHE NELLA SALA C’ERA UN'ALTRA INVITATA CON UN ABITO UGUALE A QUELLO CHE IO AVEVO INDOSSATO IERI IN UN  ALTRO RICEVIMENTO. (a Gennaro) COME VI HO SPIEGATO STAMATTINA I MIEI VESTITI SONO PEZZI UNICI

Filomena: (sempre acida mentre stira) E ALLORA

S.ra De Carlis: IO GLI HO FATTO NOTARE CHE SICURAMENTE C’ERA UNA QUALCHE DIFFERENZA CON IL MIO, E COSI’ HO CERCATO DI AVVICINARMI A QUELLA TIPA, MA QUANDO MI SONO TROVATO A QUALCHE METRO DA LEI….TRATRAC

Gennaro :(urla terrorizzato) SE STRACCIATO O’ VESTIT’

Pupetta: GENNA’, MA ALLORA SI SCEMO

S.ra De Carlis: NO COSA HA CAPITO, TRATRAC, SI E’ APERTO IL BUFFET 

Gennaro :(tra se) DEVI PASSARE UN GUIO, IO MI CREDEVO CHE SI ERA STRACCIATO

S.ra De Carlis: E COSI E’ SCOMPARSA NELLA MISCHIA,(sentenziando) PERO’ SONO RIUSCITA A CONTARE I BOTTONI CHE AVEVA SULLE MANICHE, ERANO QUATTRO

Filomena: (acida tra se) AVIMM’ CAPITO CA SIGNORA SAPE CONTARE

S.ra De Carlis: INVECE SONO SICURA CHE IL MIO NE HA CINQUE, QUINDI ORA SE ME LO MOSTRATE IO APPURO QUESTA COSA, E MI TRANQUILLIZZO. ALTRIMENTI SE NON E’ COSI CITERO’ PER DANNI MORALI GIMBATTISTA GHETTA

Gennaro: (sempre più imbarazzato e cominciandosi a torcere dal dolore di pancia, tenta di ritornare in bagno, ma la moglie lo blocca, interponendosi tra lui e la porta con le braccia allargate) IO DEVO TELEFONARE

Pupetta: CI VAI DOPO

Gennaro: MA IO MI TELEFONO SOTTO

Pupetta: PRIMA DEVI DARE IL VESTITO ALLA SIGNORA

Gennaro:(prende coraggio imbarazzato) SIGNORA  DE CARLISSSSS(allungando molto la esse credendo che ciò possa far piacere alla donna) IL VESTITO ORA STA IN LAVATRICE, E QUELLA E’ TUTTA AUTOMATICA SE NON FINISCE IL CICLO NON SI APRE

S.ra De Carlis: E QUANTO TEMPO DURA QUESTO CICLO

Filomena: NORMALMENTE UNA MEZZ’ORA

Gennaro: MA STATTI ZITTA TU STAI SEMP’ MIEZ’, MA CHE NE SAI , CHE LE FATTO TU IL PROGRAMMA?

S.ra De Carlis: ALLORA QUANTO TEMPO?

Gennaro: (si guarda l’orologio) E MENTRE VANNO E VENGONO, UN PO’ SU UN PO GIU’, A DESTRA E A SINISTRA, UN ORA,UN ORA E MEZZA SEMPRE CI VUOLE

Pupetta: GENNA’, MA E CHI STAI PARLANDO

Gennaro: (confuso perché si stava facendo scoprire) IL DETERSIVO, CHE CAPITO, MENTRE VA, TROVA LA MACCHIA, LA SCIOGLIE E  TORNA, TANTO CI VUOLE, PERCIO’(come sopra) SIGNORA DE CARLISSSSSS, CI VEDIAMO VERSO LE SEI

S.ra De Carlis:NO E CHI SI MUOVE, CHI RESISTE A CASA NELL’ATTESA, ASPETTERO’ QUI TUTTO IL TEMPO CHE CI VUOLE

Gennaro: (panico) MA VUI CHE STATE DICENDO

Pupetta: NEH GENNARO MA TI VUOI CALMARE, SE ALLA SIGNORA FA PIACERE DI ASPETTARE QUI , QUAL’E IL PROBLEMA

Gennaro: MA FUSS SCEMA, E CHE ABBIAMO FATTO LA SALA D’ATTESA. QUA ABBIAMO DA FARE, DOBBIAMO LAVORARE, DOBBIAMO PRODURRE, MICA POSSIAMO AVERE GENTE TRA I PIEDI, E POI NON ABBIAMO NEMENO UNA RIVISTA  COME LO PASSA IL TEMPO LA SIGNORA

Filomena: GLI DIAMO UNA FETTA DI TORTA

Gennaro: E VEDI SE NON RISPONDE SEMPRE IN MEZZO

Pupetta: SI HAI RAGIONE, MANGIATE NELL’ATTESA UNA FETTA DI TORTA, L’HO FATTA IO CON LE MIE MANI, OGGI FESTEGGIAMO DIECI ANNI DI ATTIVITA (le porge una fetta che contemporaneamente Gennaro le toglie dalle mani)

Gennaro: MA LA SIGNORA  LA TORTA NON SE LA PUO MANGIARE, LA CIOCCOLATA GLI FA MALE

Pupetta: (gli strappa la fetta dalle mani) NUN  FA’ O SCUSTUMATO, NUN FA’ L’INGORDO, NON TI PROCCUPARE LA FETTA PER TE RIMANE, TE LA METTO DA PARTE, E POI TU CHE NE SAI , PUR ESSA NON STA BENE CON LA PANCIA?

S.ra De Carlis: NO COSA DICE, ANZI A ME LE TORTE AL CIOCCOLATO PIACCIONO DA IMPAZZIRE(cosi dicendo la mangia con eleganza,  mentre Gennaro comincia ad essere nervoso)

Scena 4°

Personaggi: Gennaro, Filomena, Pupetta, S.ra De Carlis, Don Raffaele Cecere e la S.ra Cecere

(Entrano in scena don Raffaele Cecere e la moglie , che abbiamo già incontrato al primo atto, quest’ultima ha una vistosa medicazione sulla testa e si lamenta.)

S.ra Cecere: (lamentandosi) AHHH! E NON BUTTARE, CA VADO A FINIRE A FACCIA IN TERRA

Don Raffaele : (spingendola in malo modo e arrogante) TRASE E STAI SILENZIO

(Gennaro alla vista di don Raffaele cade dalla padella nella brace)

Gennaro: (tra se) DON RAFFAELE, (quasi svenendo) MI SENTO MALE

Don Raffaele :(con finta cortesia) COL PERMESSO DEI SIGNORI, (e poi con tono autoritario) STATEVI ZITTI E STATEMI A SENTIRE. LA SIGNORA QUI PRESENTE, LA MIA MOGLIERA, STAMATTINA SENZA IL MIO PERMESSO HA PORTATO A LAVARE UNA GIACCA CA IO CI TENGA ASSAI, PIRCIO’ (sempre con finta cortesia ma minaccioso), NUN M’ FACIT’ PERDERE TIEMP’, DATEMMILL’ SUBBITO

S.ra Cecere : (che continua a lamentarsi toccandosi la testa) AHHH! A CAPA

Pupetta: (che non sa niente di tutta la faccenda chiede spiegazioni alla donna) SIGNO MA CHE V’E’ SUCCIESE

Don Raffaele:(subito si intromette) HA ABBUSCATA (precisando) CI HO SCHIATTATO UNA BOTTIGLIA IN CAPA, LEI LO SA CHE LA ROBBA MIA NON LA DEVE TOCCARE, (alla moglie) MI SONO SPIEGATO. (minaccioso ai presenti) PIRCIO’ ADDO’ STA’ A’ GIACCA MIA

Pupetta: (guarda interdetta il marito e la sorella) MA QUALE GIACCA?

Filomena:(vedendo che Gennaro non risponde) LA GIACCA CHE HA PORTATO STAMATTINA LA SIGNORA, QUELLO SE L’E’ PRESO IN CONSEGNA GENNARO. (quasi lavandosi le mani) A DETTO CHE SE LO VEDEVA LUI

Pupetta:(guarda il marito in malo modo) O’ SAPEVO ADDO’ STANNO LE COSE COMPLICATE CI STAI SEMPRE TU MIEZ’, IAMM’ BELLO ADDO’ STA’ LA GIACCA, NON VEDI CHE DON RAFFAELE VA DI FRETTA (come per dire facciamo presto e togliamocelo di torno)

Don Raffaele: APPUNTO CI VOGLIAMO MUOVERE, O MI VOLETE FAR PERDERE LA PAZIENZA

Pupetta: PA AMMOR’ E DIO, ORA MIO MARITO VA SUBITO A PRENDERLO, E’ VERO GENNARO CHE LO VAI SUBITO A PRENDERE?(vede che il marito non si muove lo invita a muoversi) GENNARO E PRENDI  LA GIACCA

(Gennaro e sempre più interdetto e paralizzato dal panico con le mani sulla pancia)

Gennaro: (pensando al fratello Vittorio)LA CONOSCETE LA STORIA DI CAINO E ABELE?

Filomena: (alla sorella) MA A PERZ’ I SENSI, E CHE CENTRA?

 Gennaro: (lamentandosi) NO, CENTRA, CENTRA

Don Raffaele: (stringendogli la guancia tra due dita come per minacciarlo) GENNARI’, ME LA PRENDI LA GIACCA

Gennaro: VULIT’ A’ GIACCA?

Don Raffaele : SI  A’ GIACCA MIA ADDO’ STA’? MA VUO’ DA’ SI O NO?

Gennaro: (deglutisce e con coraggio) NUN VO POZZ’ DA’

Don Raffaele : COMM NUN MO PUO’ DA, E PERCHE’

Gennaro: PERCHE,’(deglutisce) PERCHE’ STA’ NELLA LAVATRICE

Don Raffaele: (urla sapendo che c’è la busta con la droga dentro, che si può rompere così da sciogliere la cocaina) E’ LAVATO A GIACCA CU’ L’ACQUA

Gennaro: (ricordandosi naturalmente della cocaina, lo rassicura) NUN VE PREOCCUPAT’ E NU’ LAVAGGIO A SECCO

Don Raffaele : E FA AMBRESS’ VAMMILLO A PIGLIA’ COMM STA’ STA’

Gennaro: E NON POSSO, PERCHE’ ‘ UNA LAVATRICE AUTOMATICA E STA FACENDO UN PROGRAMMA, SE NON FINISCE NON SI FERMA

Don Raffaele : (si avvia verso il retro) MO VACO A LA’, UNU CAVECE (calcio) E TI FACCIO VEDERE IO SI SE FERMA O NO

Gennaro:ADDO JAT (cercando di fermarlo) SI VUI ARAPIT’ MO, CHELL TRASE L’ACQUA DENTRO A LAVATRICE E S’NGUAIA O’ CAPPOTT’

Pupetta: (che non sta capendo niente  ma pensa solo alla qualità dei lavaggi) GENNA’(sottovoce) MA HAI MESSO LA GIACCA DENTRO LA LAVATRICE DOVE STA’ IL VESTITO DELLA SIGNORA (indicando la De Carlis, che intanto guarda i presenti con sguardo assente, perché la cocaina comincia a farle effetto) MICA SONO DELLA STESSA QUALITA’

Gennaro: MA STATTI ZITTA, IO LI HO VISTI ESTIVI  TUTTI E DUE E LI HO LAVATI INSIEME

Filomena : (che comincia ad avere qualche effetto della droga) A ME M’ PARE NA STRUNZAT’ (e comincia a ridere)

Gennaro: NE MA CHE RIDI A FARE, QUANTO MAI E’ CAPIT’ COCCOSA E LAVATRIC’ TU

Don Raffaele: E MO QUANTO TEMPO CI VUOLE?

Gennaro:UN ORA E MEZZO, MA NON VI PREOCCUPATE APPENA E’ PRONTO VE LO PORTO SUBITO A CASA

Don Raffaele :IO A CA’ NUN ME MOV’,  MO FACIMM’ NA COSA, C’ASSETTAMM’ LOC’ E ASPETTAMM’ (si siede con la moglie vicino alla de Carlis che ha assistito)

Pupetta: SI BRAVO FATE COSI, PURE LA SIGNORA STA ASPETTANDO, E NEL FRATTEMPO GRADITE UNA FETTA DI TORTA, OGGI SO’ DIECI ANNI CHE STIAMO APERTI, E A CIOCCOLATA  E  L’HO FATTA IO E….

Gennaro:(interrompendola) ..E CHE SE NE FOTTE DON RAFFAELE, E POI LA TORTA A CICCOLATA NON SE LA POSSONO MANGIARE GLI FA MALE (gli toglie le fette di mano a Pupetta come prima)

Pupetta: NE GENNARO  MA CI STESSE N’EPIDEMIA E DIARREA DINT’ O’ QUARTIER’ E IO NUN O’ SACCIO, MA NUN FA O’ SCUSTUMATO (si riprende le fette e le porge ai due). PREGO PREGO, (ripete piu volte) ASSAGGIATE, ASSAGGIATE, ASSAGGIATE, CHE E’ BONA A TORTA

Don Raffaele : GRAZIE ASSAI, MA VERIMME E C’ MOVER’ CU STU PROGRAMMA

S.ra Cecere: HAI SENTITO, CI VUOLE PIU’ DI UN ORA PERCHE’ NON TORNIAMO DOPO

Don Raffaele:TI HO DETTO STAI SILENZIO, NOI ASPETTIAMO QUA E BASTA. MO MANGIATI LA TORTA CHE E’ BON’ OVERAMENT’, ANZ’ AROPP’ FATTE DA’ A RICETTA DA SIGNORA

Scena 5°

Personaggi: Filomena, Pupetta , S.ra De Carlis, Gennaro, Don Raffaele, S.ra Cecere poi Ciruzzo

(Filomena ,Pupetta e S.ra De Carlis cominciano ad avere un comportamento un po’ strano esasperando un po i movimenti e gli stati d’animo cominciando ad avere anche un pò la faccia da ebete )

Filomena:(batte all’improvviso le mani come se avesse schiacciato un insetto ) NIENTE, NUN SO’ CAPACE DA PIAGLIA’ (di acchiapparla)

Gennaro: (salta dallo spavento) MA ALLORA SI SCEMA, MA CHE  STAI FACENDO

Filomena : E CHELLA SE NE FUIE

Gennaro: CHELLA CHI, MA DI CHE STAI PARLANDO, E MODO DI BATTERE COSI LE MANI

Filomena : A VI CANN’ (eccola) (e ribatte le mani proprio avanti al viso di Gennaro), NIENTE SE NE FUIUT ‘NATA VOTA

Gennaro: UN'ALTRA VOLTA, MO MI AMMACCAVI IL NASO, MA CHE STAI PIGLIANDO

Filomena : (in modo naturale come se tutti le vedessero) E FARFALLE

Gennaro: E  FARFALLE, MA ADDO’ STANN’ IO NON VEDO NIENTE

Filomena :E CHEST CHE RE’ (alza la mano come se gli stesse dando uno schiaffo)

Gennaro: NON TI PERMETTERE SA

Filomena : (infastidita) LE FATTA FUI’

Gennaro: (alla moglie) MA CHE HA PASSATO QUESTA, E NDISS’ VEDE LE FARFALLE

Pupetta: (come se la  stesse rimproverando) FILOMENA MA CHE DICI (riprendendola) QUELLI SO UCCELLI (comincia a fare il verso) CIP,CIP,CIP,CIP,(comincia a saltellare come se li stesse seguendo)

Gennaro:(la guarda stranito) PUPETTA MA ALLORA OVER’ NON TI SENTI BENE?

S.ra De Carlis:(che seguiva la scena sempre da ebete e un pò di sorriso, si alza e si unisce al gruppo) MA NO MIA CARA, IL CIP,CIP CIP NON SERVE, NON VEDE CHE E’ UN PAPAGALLO, ECCOLO  LI’(indicando la parte alta di una sedia come se fosse un trespolo dove si è posato l’animale e nel modo in cui si parla ai pappagalli) POR-TO-BELLO, PO-RTO-BELLO

Gennaro: (Gennaro guarda il quadro in modo sbalordito)IO STO MIEZ’ E SCIEM’

(irrompe all’improvviso Ciruzzo che porta notizie fresche)

Ciruzzo:(entusiasta e quasi incredulo senza curarsi dei presenti)DON GENNA’, DON GENNA’, NON CI POSSO CREDERE

Gennaro:(preso dall’evolversi della situazione) CIRU’ CHE BUO’ CA NUN E MUMENT’

Ciruzzo: VI DEBBO DIRE UNA COSA

Gennaro: FAI PRESTO CHE DEVI DIRE, CHE QUA MI SEMBRA DI STARE NELL’ARCA DI NOE’, FARFALLE,  UCCELLI,  PAPPAGALLI, JAMM CHE BUO’

Ciruzzo: DON GENNA’, M’HA DETTO CARMINIELLO O’ BARBIERO, CHE UN AMICO SUO TIENE UNA CUGINA CHE E’ SPOSATA CON UN COMMECCIANTE DI FRUTTA , CHE HA UN FRATELLO CHE VIVE IN SPAGNA

Gennaro: EMBE C’AGGIA FA’ IO, GLI DEVO MANDARE UNA CARTOLINA

Ciruzzo: NO STATEMI A SENTIRE , HA DETTO CHE GLI HA TELEFONATO E DICE CHE A BARCELLONA SI VOCIFERA CHE LA FIRMA E QUASI VICINA (preso dall’entusiasmo) DON GENNA, MARADONA E’ DO NUST’

Gennaro :(preso da un momento di euforia dimentica per un attimo i suoi problemi) TU CHE STAI DICENDO, (incredulo) ALLORA E’ DO NUOST’, E’ DO NUOST’?

Ciruzzo: (dando forza alla notizia)SE NON HA FIRMATO ANCORO LO STARA’ FACENDO ADESSO, CHE EMOZIONE, NU BRIVIDO CA MI SCENDE DIETRO LA SCHIENA, TENGO LA PELLE A STRUFFOLI

Gennaro:(baciando sulla fronte Ciruzzo) BELLA, CHE BELLA NOTIZIA CHE MI HAI PORTATO, (lo manda a cercare la conferma) VA ,VAI IN GIRO E FAMMI SAPERE APPENA METTONO LA FIRMA,VA

Ciruzzo: (esce intonando il nome di Maradona a mo di cantilena) MARADONA, MARADONA, EH ,EH, MARADONA, MARADONA, EH, EH.

(a questo punto, le tre donne ,prima Filomena poi Pupetta e poi S.ra De Carlis, che hanno seguito tutto, prese dall’entusiasmo, si guardano e si mettono in fila indiana e come se stessero facendo una danza della pioggia con i pugni stretti, alzandoli ed abbassandoli, ripetono la stessa frase di Ciruzzo descrivendo un cerchio sulla scena)

(Gennaro torna in se, intanto Don Raffaele e la moglie che hanno finito di mangiare la torta  guardando il quadro rimangono sbigottiti )

Don Raffaele : (innervosito) NEH, MA CHE STA SUCCEDENDO?

Gennaro :(un po preso alla sprovvista) E NO NIENTE, NON VI PREOCCUPATE E SOLO UN POCO DI ENTUSIASMO PER L’ACQUISTO DI MARADONA (poi prende la moglie per un braccio e sottovoce) NE PUPETTA MA QUANTO MAI TE NE FOTTUTO DO FATTO CA MO VEN’ MARADONA

Pupetta: A STA VENENDO? (nel modo più naturale possibile) CHE DICI VADO A METTERE LA PENTOLA ACCUSSI’ MO CHE VIENE TROVA CUCINATO

Gennaro: (la guarda sbigottita) MA FUSS’ ASCIUT’ A ‘MPAZZI’ (poi rivolto a Filomena che continuava con S.ra De Carlis) E TU TI VUOI FERMARE, MA NON TENETE DA FARE NIENTE, ABBIAMO UNA LAVANDERIA DA PORTARE AVANTI, JAMM BELL, JAMM A FATICA’.(poi alla S.ra De Carlis) E PURE VOI SIGNORA DE CARLISSSSSS (allungando la esse) DA VOI NON ME LO SAREI MAI ASPETTATO

S.ra De Carlis: (S.ra De Carlis tenta di ritornare in se e si scusa) MI SCUSO, NON SO COSA MI E’ PRESO, MA D’IMPROVVISO MI E’VENUTO DI ESULTARE

(Pupetta e Filomena riprendono la loro attività, ma sono in un palese stato confusionario. Filomena che gioca con il ferro da stiro come fosse una macchinina facendo da sfondo alla scena dicendo “brrrm”e Pupetta cerca di infilarsi un vestito dietro l’altro)

Scena 6°

Personaggi: Filomena, Pupetta , S.ra De Carlis, Gennaro, Don Raffaele, S.ra Cecere, poi Vittorio

Don Raffaele :(comincia anche lui ad accusare qualche strano sintomo) NEH, MA CHE ORA E’?

Gennaro: SONO LE CINQUE

Don Raffaele: E SO PASSATE UN ORA E MEZZA?

 

Gennaro: NO DON RAFFAELE, SO PASSATI APPENA DIECI MINUTI

Don Raffaele : E CHE CI VUOLE A PASSARE UN’ORA E MEZZA

Gennaro: (stupito per la domanda)DON RAFE’, UN’ORA E MEZZA

Don Raffaele : TUTT’ STU TIEMP CI VO’

Gennaro: E MO VI FACCIO UN POCO DI SCONTO, UN’ORA E VENTI

          Don Raffaele:(alterandosi) E GHIAMM’ E CI VOGLIAMO MUOVERE CHE A ME MI PARE DI STARE IN MEZZO AGLI SCEMI

Gennaro: (calmandolo) MA MO  CALMATEVI

Don Raffaele : (ricomincia) SI , MA CHE ORA E’? E’ PASSATA UN’ORA E VENTI?

Gennaro: (tra se)MA CHE GLI E VENUTI A QUESTO, A PIGLIAT’ A’ NZIRIE (un capriccio) (a don Raffaele) FORZA, UN ALTRO PO’ DI PAZIENZA, MO CHE PASSA UN ORETTA VI POTETE MUOVERE (facendolo riaccomodare)

 

S.ra Cecere:(nel frattempo la S.ra Cecere attacca bottone con S.ra De Carlis infastidendola e toccandola ) VOI MI AVETE MAI VISTO BALLARE?

S.ra De Carlis: MA NON MI TOCCATE

S.ra Cecere :  ALLORA MI AVETE MAI VISTO BALLARE

S.ra De Carlis:  PERCHE DOVEVO ?

S.ra Cecere: MA COME, MI CHIAMAVANO “NANNINELLA A BALLERINA”, COME ALZAVO IO LA COSCIA NON L’ALZAVA NESSUNO, NON MI AVETE MAI VISTA AL “LIDO 21”

S.ra De Carlis: (scoppia a ridere) A LIDO 21? E CHE CI ANDAVO A FARE

S.ra Cecere : VENIVATE A VEDERE A ME, VA FACCIO A SPACCATA? (alzandosi dalla sedia ed andando al centro)

S.ra De Carlis:(scoppiando a ridere più forte) SIGNORA NON  DATE RETTA,(perdendo il suo italiano) VISSAVA ROMPERE QUA IN MEZZO

S.ra Cecere : (al marito) MA CHE FA’ STA QUEQUERA, STA SFUTTENN’, MO A FACCIO O’ STRASCINO QUA IN MEZZO

Gennaro:(interviene nella discussione rivolgendosi alla S.ra Cecere) NON IMPORTA SIGNORA ,QUELLA LA SIGNORA DE CARLIS, NON HA CAPITO BENE LA DOMANDA

S.ra De Carlis:(sempre sonb) NO, NO, HO CAPITO BENE (ridendo di nuovo a mo di sfottò verso la donna che scatta per darle addosso)

Gennaro:(bloccandola e rivolto al marito) SIGNORA E CALMATEVI (facendola sedere)DON RAFFAELE ACCHIAPPATE A VOSTRA MOGLIE

Don Raffaele: (che nel frattempo sta guardando come un fesso il suo orologio in modo fisso) NUN M’ POZZ’ MOVERE, ANCORA ADDA’ PASSA’ UN’ ORETTA (ritorna a fissare l’orologio)

(Gennaro è sempre più stranito per la situazione mentre entra in scena suo fratello Vittorio che naturalmente è ignaro di tutto)

Vittorio: (ha una borsa con se che contiene vestito e giacca ed esordisce raggiante perché ha raggiunto il suo scopo)GENNARIELLO MIO, COME PROMESSO SONO TORNATO, OLE’

Gennaro: (sottovoce e portandolo in un angolo)E T’ANNA ACCIDERE A TE E A LEVATRICE CA NUN TA SCIUGLIET’ O’ ‘MBELLICOLO QUANTO NASCIST’, TUTTO STU TEMPO C’E VOLUTO, NON VEDI CHE QUI TI STIAMO TUTTI ASPETTANDO (cercando di fargli notare  che i proprietari dei capi sono al negozio)

Vittorio :ASPETTAVANO ME, (euforico e superficiale a tal punto da sottovalutare la presenza di Don Raffaele) PERCHE’ GLI HAI CONTATO IL FATTO E VOLEVANO SAPERE COME ERA ANDATO A FINIRE, OLE’, (rimproverandolo e tenendogli una guancia tra le dita) COME SI PUO’ FARE NON TI TIENI UN CECIO IN BOCCA (rivolto hai presenti che non l’ hanno nemmeno visto entrare perché ognuno impegnato in qualche cosa strana, quindi soprappensiero ) ORA VI RACCONTO

Gennaro:(tra i denti)MA CHE DEVI RACCONTARE, MO T’AFFOGO QUA IN MEZZO FRATE E BUON, MA E’ CAPITO CHI SO QUESTI QUA’. SONO I PROPRIETARI DELLA GIACCA E DEL VESTITO E NUN SANN’ NIENTE. (togliendogli la borsa di mano) E DAMMI QUA CA MO PER MEZZA TUA PASSAVAMO UN GUAIO

Vittorio: (sottovoce al fratello) MA CI STA PURE LA SIGNORA DE CARLIS, IO PENSAVO CHE STAVA ANCORA ALLA FESTA. (spiegando al fratello) INFATTI QUANDO L’ HO VISTA APPENA SI E’ APERTO IL RINFRESCO HO PRESO LA MIA BELLA E OLE’, SONO SPARITO IN UN LAMPO

Gennaro: SCE’, QUELLO L’HA VISTA

Vittorio: LO SO, MA LA MIA BELLA, QUANTO SIAMO PASSATI DAVANTI AL BUFFET, SE VOLUTA FERMARE, TENAVA NA FAMM, CHE FACEVO NON LA FACEVO MANGIARE. CI SIAMO MESSI DIETRO UNA PIANTA E SE MANGIATO TUTTO COS’, L’ HO PORTATA VIA CON FORZA, GLI MANCAVA SOLO IL BABBA’

Gennaro: (quasi rassegnato) E CI FACEVI MANGIARE PURE  QUELLO

Vittorio: E NO, QUELLO GLIEL’ HO DATO DOPO IO

Gennaro:E NON MI POTEVI PORTARE PRIMA IL VESTITO E POI CI DAVI ILBABBA (alludendo)

Vittorio:E SE QUELLA PRIMA NON SI SPOGLIAVA IO IL VESTITO COME TE LO PORTAVO

Gennaro:(Gennaro gli strappa la borsa da mano) DAMMI QUA, CHE FORSE CI SALVIAMO PER VENTINOVE E TRENTA

Filomena:(si inserisce correndo fino ad un muro e toccandolo come se giocasse a nascondino) TRENTUNO SALVITUTTI, VITTORIO CA BORSA IN MANO

Gennaro: NE MA CHE PASSATO STA GIORNATA, MO VADO DI LA’ A CONTROLLARE  SE IL PROGRAMMA E’ FINITO, POI VENGO E MI SPIEGHI (esce)

Filomena : FAI PRESTO A TORNARE CHE MO E’ IL TURNO TUO AD ANDARE SOTTO

Vittorio: (notando la torta) AH CHE BELLA  TORTA, L’HAI FATTA TU FILOMENA?

Pupetta: (si intromette) NO L’HO FATTA IO CON LE MIE MANI, (prende una fetta e si avvicina a Vittorio e più si avvicina e più si rende conto che è un uomo alto e quasi ammiccando) VITTORIO, NUN TER’ MAI VIST’ ACCUSSI’ AVET’,  S’ VED’ ADDO’ ACCUMMIENC’ E NUN S’ VED’ ADDO’ FERNISC’ (non ti avevo mai visto così alto, si vede dove cominci e non si vede dove finisci)

Filomena :(ingelosita toglie la torta dalle mani alla sorella) NEH MA CHE M’ VUO’ LEVA’ A PURPETTA A DINT’ O’ PIATT’, VITTORIO ADDA’ MANGIA’ SOLO DALLE MANI MIE (prende un pezzetto e con forza glielo fa mangiare)

Pupetta: UAH, E COMM’ STA’ CHESTA

Vittorio : NO FILOMENA, ASPETTA CHE IO HO APPENA FINITO DI MANGIARE, NON HO VOGLIA

Filomena:(con estrema dolcezza, ma fermezza) MA  COME IO TI OFFRO UN PEZZO DI TORTA E TU LO RIFIUTI, E BUONO, E DOCE COMM’ A ME

Vittorio : SARRA NZIPIDO VUOI DIRE

Filomena: STA SEMPRE DI UNA MANIERA, NON VEDI CHE E’ UN SIMBOLO, IO TI STO OFFRENDO  IL MIO AMORE E TU LO RIFIUTI (cosi dicendo si scopre una spalla ammiccando)  HO CAPITO ALLORA VUOI  QUALCOS’ALTRO

Vittorio :(gli toglie la torta dalle mani e la mangia in fretta) PA AMMORE E DIO, NO DAMMI QUA, MI MANGIO LA TORTA, E’ BUONA HAI RAGGIONE, PUPETTA COMPLIMENTI (mangia voracemente)

(rientra Gennaro con in mano il solo vestito della De Carlis)

Gennaro:(con una certa soddisfazione) ECCO QUA SIGNORA IL VOSTRO VESTITO, E’ PRONTO, LAVATO E STIRATO PER VOI, E’VENUTO UNA BELLEZZA

S.ra De Carlis: (che ancora sorrideva per prima, gli viene in mente del vestito e corre in contro a Gennaro per prenderlo) AH, SI GRAZIE, DEVO VEDERE PROPRIO SE E’ UGUALE AL MIO

Gennaro: PREGO (gli porge il vestito poi rivolto a Don Raffaele) DON RAFFAELE, VADO A PRENDERE LA GIACCA, TORNO SUBITO (esce)

Don Raffaele :(che imperterrito fissa il suo orologio) SO LE CINQUE E UN QUARTO, MANCA ANCORA UN ORA E DIECI, (ripete) SO LE CINQUE E UN QUARTO MANCA ANCORA UN ORA E DIECI.,(continua)

S.ra De Carlis:(prende ad analizzare il vestito) NO E’ PRORPIO LUI, ERA COSI SCOLLATO COME QUESTO, PERO’ QUELLO AVEVA SULLE MANICE QUATTRO BOTTONI, E QUA INVECE QUANTI NE SONO, (comincia a contare cadenzando i numeri) UNO, DUE, TRE E  QUATTRO (comincia a ridere isterica) E GIANBATTISTA MA FATT’ O’ PACCO (continua a contare gli altri bottoni sull’altra manica) CINQUE,SEI, SETTE E OTTO (arrotolandolo tra le mani ) CIO ‘NFIZZ’ NGANN’ COMM’ A NU PANZAROTT’ (riscoppia a ridere trascinando anche gli altri nella risata)

 

Gennaro: (rientra perché sente ridere e senza il capotto) NEH, MA CHE STA’ SUCCEDENDO, (poi forse perché gli è venuto qualche dubbio si rivolge alla moglie) PUPETTA, MA CHE CI HAI MESSO NELLA TORTA

Pupetta: E CHE GLI DOVEVO METTERE GLI INGREDIENTI (e ride)

Gennaro: SI, MA QUALI?

Pupetta: QUELLI DI SEMPRE LA FARINA, L’UOVO, O’ ZUCCHERO (e ride)

Gennaro: E QUALE ZUCCHERO GLI HAI MESSO

Pupetta: QUELLO DI SEMPRE, ANZI PA FA VENI’ CHIU’ BUONA CI HO MESSO ANCHE DELLO ZUCCHERO A VELO C’AGGIO TROVATO DINT’ A NA SCATOLA CA STEV’ DINT’ O’ MOBBIL’ DA CUCINA. (riprendendo a ridere come una ebete) PIENZ’ CA NUN HO SAPEVO NEMMENO CHE LO TENEVO (POI RIVOLTO AGLI ALTRI ) E BELLA A TORTA WEH!

Filomena: (appena sente la sorella parte in circolo seguita da tutti altri) E BELLA A TORTAWEH, E BELL A TORTA WEH (continuano)

                       

(Gennaro terrorozzato, mentre gli altri girano entra in cucina per andare a controllare se veramente pupetta a messo la cocaina nella torta)

Gennaro :(esce disperato dalla cucina con la giacca in mano prende il fratello per un braccio e lo stacca dal trenino lo porta da un lato e tenta di spegargli tutto) NON CI STA’, NON CI STA’ PIU’

Vittorio:(pensando che si riferisse alla ragazza del buffet e ormai anche lui sotto l’effetto della cocaina)  E CHE MI IMPORTA A ME BASTA CHE C’E’ STATA PRIMA, OLE’

Gennaro: MA CHE OLE’ E CHI TE BIVO, CHE CAPITO, LA COCAINA NON CI STA’ PIU’ NELLA SCATOLA, PUPETTA LA MESSA DENTRO LA TORTA, MO CHI HO SENT’ A CHIST’(indicando Don Raffaele che anche in piedi continua a guardare fisso il suo orologio)

Don Raffaele: (ripete il ritornello, seguito da tutti gli altri, tranne Gennaro) E MANCA UN’ORA E DIECI, E MANCA UN’ORA E DIECI

Scena 7°

Personaggi: Filomena, Pupetta , S.ra de Carlis,Gennaro,don Raffaele Cecere , S.ra Cecere ,Vittorio e poi Calogero Tarallo

(entra in scena Calogero, con una mano fasciata e con un fascio di fiori nell’altra, si ferma sulla soglia e pancia in dentro e petto in fuori, prende coraggio ed urla)

Calogero: (urla) SILENZIOOOO

(tutti si fermano tranne Don Raffaele che continua schizzato la tiritera dell’ora)

Don Raffaele: E MANCA UN ORA E DIECI, E MANCA UN ORA E DIECI

Calogero: (lo guarda in cagnesco) HO DETTO  SILENZIO

Don Raffaele : (stupito per la reazione del giovane) NE MA CHI E’ STU MIEZ’ SCEM’?

Calogero: (mettendogli una mano in petto, spostandolo e facendolo sedere) TU STATTE ZITTO E LEVATI  D’ AVANTI

(Don Raffaele sorpreso da tanto ardire esegue placidamente mentre Calogero si avvia verso Filomena si inginocchia davanti a  lei e gli porge i fiori)

Filomena : (mentre seguiva la scena anche lei continuava a parlare ma sotto voce sempre a ritmo cadenzato fino a quanto Calogero non parla) E BELLA A TORTA WEH !E BELLA A TORTA WEH!

Calogero: L’UOCCH’ TUOIE SO’ COMMA A DOIE STELLE…..

Filomena :(smette di parlare e guardando prima i presenti e poi Calogero, emette un mugugno) MMHHHHH! (sarebbe come dire “è vero?” senza parlare)

Calogero:(continua)A VOCCA TOIE È NA ROSA SENZA SPINE…

Vittorio: (tra se, ma in modo che ascoltano pure gli altri soprattutto Filomena) NU CRISANTEM’      VUO’ DICERE (ridendo sotto i baffi)

(Filomena lo guarda storto ma per ora non reagisce)

Calogero: (continua) O’ NAS’ TUOIE È COMMA A NU MURZILL’(morsetto) E NA CREATURA

Filomena : (si tocca il naso lusingata) O’ VER’?(vero?)

Calogero: (continua)  E O COR TUOIE……

Vittorio : (lo interrompe bruscamente questa volta alzando la voce) CALO’ T’ SI SCURDAT’ E RECCHIE (e scoppia a ridere, suscitando l’ilarità dei presenti)

Filomena:(si arrabbia e senza dire niente, di getto gli lancia contro qualcosa, possibilmente di bagnato come una camicia che aveva a portata di mano, esclamando subito dopo) E GHIAMM’ A VEDE’, (poi si rivolge a Calogero e amorevolmente) TARA’…… CONTINUA

Calogero:(continua tutto di un fiato)O’ COR’ TUOIE…..È COMM’ A LUNA CHIENA….. C’ALLUMINA E NOTT’ SCUR’ DO COR MIO IN PENA …….FILUMÈ………SPUSAME

(Tutti i presenti tranne Gennaro che rimane seduto con la giacca in mano, esplodono in un fragoroso applauso)

Filomena:(Filomena rimane un attimo interdetta, ma poi comincia ingiustificatamente ad esultare per la proposta di matrimonio, proprio perché sotto l’effetto della cocaina) MI VUOLE SPOSARE, MI VUOLE SPOSARE (a Pupetta) E’ CAPITO MI VUOLE SPOSARE

Pupetta: COMM’ SO CONTENTA, SORA MIA E’ TRUVATO PURE NU  BELLU PARTITO (guardando Calogero con occhi velati)  COMM’ E AVET’

Filomena:(rivolto alla De Carlis) AVETE SENTITO, MI VUOLE SPOSARE

S.ra De Carlis:SONO CONTENTISSIMA,VENGO ANCHE IO AL MATRIMONIO, FACCIO DA DAMIGGELLA, ANZI  DA DAMMIGGIANA, SO PURE  INGRASSATA UN POCO (e scoppia a ridere come un imbecille, guardandosi allo specchio, cosa che farà fino alla fine)

S.ra Cecere : (rivolta al marito sempre schizzata) E  NUIE CHE FACIMM’, NON CI ANDIAMO AL MATRIMONIO. (a Filomena) FRA QUANTO VI SPOSATE, QUANDO MANCA?

Don Raffaele:(risponde subito a comando guardando sempre fisso l’orologio) MO MANCA ‘N   ORA E CINQUE, (ripete)MO MANC ‘N ORA E CINQUE (continua)

Pupetta: (rivolta a Gennaro) E’ NTIS’ LA VUOLE SPOSARE, NU SI CONTENTO, (lo vede distrutto su una sedia) MA CHE RE’ STA FACCIA APPESA, NU SI CONTENTO?

Gennaro:A VERITA’, TRE PENSIER’ E STU MATRIMONIO QUATTRO, (alla moglie) PUPE’, CHE ME CUMBINATO

Pupetta :(sempre sull’allegra) PERCHE’ CHE AGGIO COMBINATO

Gennaro: E’ MIS’ O’ ZUCCHERO A VELO DINT’ A TORTA (riferendosi tra se alla droga) L’E’ GHIUT’ TUTTO QUANTO ‘N CAP’ (le è andato tutto in testa)

Pupetta: (guardando la sorella) PERCHE’ TIENE IL DIABETE (poi rivolto a Filomena) FILUME’ COMM’ TE SIENT’

Filomena: (prendendo Calogero per mano e danzando come una libellula) M’ SENT’ BUON’, TROPP’ BUON’

Calogero: (con inaspettata felicità e danzando anche lui) E PUR’IO

Scena 8°

Personaggi:  Filomena, Pupetta , S.ra De Carlis, Gennaro, Don Raffaele Cecere , Sig.ra Cecere, Vittorio, Calogero Tarallo, poi Commissario con due Poliziotti

(entrano in scena il commissario con i poliziotti)

Commissario : CHE NESSUNO SI MUOVA, (rivolto ai poliziotti) BLOCCATELI E ATTENTI CHE NESSUNO SFUGGA

Poliziotti : COMANDI COMMISSARIO

Commissario : FINALMENTE VI HO BECCATI TUTTI IN FRAGRANTE, E’ STATA DURA, MA ALLA FINE CI SONO RIUSCITO

Gennaro:(che si era alzato un attimo dalla sedia ne ripiomba subito dicendo) SOLO O’ COMMISSARIO CI MANCAVA STA GIORNATA, AVIMM’ FATTO O’ QUADRO COMPLETO

Don Raffaele :(al commissario) COMMISSA’ E CHE CI FATE VOI QUI

Commissario :(ironico) PERCHE’ CI DOVEVAMO DARE UN APPUNTAMENTO, TIENI DA FARE ?MA  METTITI DA PARTE(al poliziotto) BRIGADIERE DON RAFFAELE CECERE E’ IL PRIMO CHE DOBBIAMO ARRESTARE

Don Raffaele : COMMISSARIO MA CHE ARRESTARE IO NON HO FATTO NIENTE

Commissario: NUN E’ FATTO NIENTE, E A’ GIACCA, NUN SAI NIENTE DA GIACCA, MUOVITI CHE E’ SCADUTO IL TEMPO

(Gennaro istintivamente per un attimo tenta di nascondere la giacca  dietro le spalle)

Don Raffaele : E’ SCADUTO IL TEMPO, (guardando poi l’orologio) MA MANC ‘QUASI UN ORA(ripete )E MANCA QUASI UN ORA

Commissario :(rivolto ai poliziotti) A QUESTO L’ARRESTO GLI E ANDATO IN TESTA (poi rivolto a don Raffaele) MA CHE TI CREDI CHE NON CE NE ERAVAMO ACCORTI CHE COSA TI SERVIVA LA GIACCA, PORTANDOLA IN GIRO DA UNA PARTE ALL’ALTRA, ERA SOLO RIMASTO DA SCOPRIRE DOVE ANDAVA A FINIRE (poi guardando Gennaro che ha la giacca nascosta dietro la schiena) ECCOLO LI, C’E L’HA IN MANO IL TUO COMPLICE, LO RICONOSCEREI TRA MILLE LA TUA GIACCA

Pupetta: COMMISSARIO MA CHE STATE DICENDO, NON VI INNERVOSITE VULISEV’ NU POC’ E TORTA?

Gennaro:MA CHE GLI DAI, (poi a bassa voce) ALLORA VERAMENTE MI VUOI FARE ANDARE IN GALERA

(il commissario comincia a tastare la giacca ma non ci trova niente)

Commissario: STA QUI, (ripete) SONO SICURO CHE STA NASCOSTA QUI DENTRO(si rende conto che dentro non c’è niente e rivolto a Gennaro) DOVE STA, DOVE L’ HAI NASCOSTA

(interviene a questo punto don Raffaele con un attimo di lucidità ma poi non tanta)

Don Raffaele :COMMISSARIO E’ INUTILE CHE CERCATE, DENTRO NON CE NIENTE (poi si da la zappa sui piedi ridendo da imbecille isterico) NON C’E’ LA COCAINA

Commissario: COCAINA, E CHI HA PARLATO DI COCAINA IO NON L’ HO MAI NOMINATA, TU CHE NE SAI CHE DENTRO C’ERA LA COCAINA

Don Raffaele :(si ferma, si rende conto della fesseria che ha detto e riprende con la cantilena) E MANCA MENO E N’ ORA(ripete) E MANCA MENO E N ‘ORA

(Il Commissario  comincia a girare per il negozio, guardando tutti i presenti, uno ad uno fissandoli negli occhi, poi la sua attenzione viene attirata da quello che rimane della torta, che è ancora ricoperta dal velo di zucchero.Guarda la torta, guarda i presenti, poi di nuovo la torta, mette un dito sulla torta, assaggia e guardando tutti dice perentoriamente ai due poliziotti)

Commissario : (stupendosi) INGEGNOSO, HO CAPITO TUTTO, E VOI MI VOLEVATE FARE FESSO, BRIGADIERE ARRESTATELI TUTTI E PORTATELI IN CASERMA

Pupetta: (cade dalle nuvole ma sempre schizzata) WEH FILOMENA, VITTORIO, AT’ NTIS’? (avete sentito?) O’COMMISSARIO CI VUOLE ARRESTARE (scoppia in una fragorosa risata isterica, poi rivolgendosi ai poliziotti) E GHIAMM’ IA’, METTITECI E MANETTE

Commissario: (spiegando) SPACCIO E USO PROMISQUO DI COCAINA, E QUI CHE LA COCAINA FINIVA E VENIVA SMERCIATA AI CLIENTI DELLA LAVANDERIA. (ai poliziotti) AVANTI SBRIGHIAMOCI

(I presenti che non si rendono conto di quanto sta accadendo o forse si, cominciano a protestare, mentre i poliziotti li ammanettano, tranne Vittorio)

Scena 9°

Personaggi: Filomena, Pupetta , S.ra De Carlis, Gennaro, Don Raffaele Cecere , S.ra Cecere, Vittorio , Calogero Tarallo , Commissario, i Poliziotti e poi Ciruzzo.

(Entra in scena in maniera irruente Ciruzzo, ha l’affanno, non riesce parlare dall’emozione e guardando nel vuoto, come se si rivolgesse a Gennaro, ma senza guardarlo)

Ciruzzo: DON GENNA ’ E CERTO O’ NAPOLI S’E’ ACCATTATO A MARADONA (cosi dicendo si inginocchia con le braccia verso l’alto tenendo in mano una sciarpa del Napoli)

Gennaro:(preso da un attimo di euforia per la notizia e dimenticando quello che sta invece accadendo, sposta d’impulso il commissario, poi si inginocchia accanto a Ciruzzo)TU CHE STAI DICENDO CHE BELLA NOTIZIA, I COMM’ SO’ CUNTENTO, MARADONA A NAPOLI…MARADONA A NAPOLI, (Gennaro si rialza)VITTORIO E’ SENTITO

Vittorio : COMM’ NON HO SENTITO, (nel medesimo istante un poliziotto gli mette le manette) MA SENTO PURE LE MANETTE, OLE’ (e ride)

Pupetta : (rivolta a Gennaro) E T’ PAREV’, NUN TI SMENTISCI MAI,  I CHE ELEMENTO (poi rivolta ai presenti e ridendo sempre più schizzata) STAMM’  INGUAIATO DI QUESTA MANIERA E QUELLO PENZA A MARADONA. (arrabbiandosi e alternando riso e pianto) GENNA’ MO’, OIH (lo vedi), A CHISTU MUMENT’, SCUORDAT’ E MARADONA, O’ NAPOL’, FERLAINO, A JUVENTUS CA NUN S’ N’ CADE CU TUTTA TORINO, E VEDI COME SBROGLIARE (risolvere) QUESTA SITUAZIONE. E’ CAPIT’!

Gennaro: (alla moglie) MA STATT’ ZITT’ TU, CA NUN CAPISC’ NIENTE. (poi rivolto al commissario, visibilmente confuso ma irrazionalmente emozionato, mettendogli una mano sulla spalla come un amico di vecchia data) E GHIAMM’ COMMISSA’, CHE STATE PIGLIANDO UN ABBAGLIO, NUIE NUN CE TRASIMM’ NIENT’ DINT’ A STA FACCENDA DA COCAINA, E’ STATO TUTTO N’EQUIVOCO. OGGI E’ NA BELLISSIMA GIORNATA AMMA ESSERE ALLER’,  STA ARRIVANDO MARADONA  E NUIE AVIMMA I’ TUTTI QUANTI AL SAN PAOLO A FESTEGGIA’

Commissario: (togliendo la mano che Gennaro gli aveva poggiato spalla) POCHE CHIACCHIERE, CHE FORSE SE VI COMPORTATE BENE, PER BUONA CONDOTTA, LE PARTITE VE LE VEDRETE DA DENTRO UNA CELLA DI POGGIOREALE. (ai poliziotti) PORTATELI TUTTI VIA

Gennaro:(quasi impazzito e incredulo)  NO COMMISSÀ, NO, TUTT’ POZZ’ SUPPURTÀ, L’ERGASTOLO, MIA MOGLIE, STA COSA BRUTTA E MIA COGNATA, MA A PRIMMA A PARTITA E MARADONA A NAPOLI (urlando) ME LA DOVETE FARE ANDARE AVEDERE.  FORZANAPOLIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!! FORZANAPOLIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!

Commissario: (guardando i   poliziotti con ironia e facendo loro segno con il capo di portare via i presenti, aiutandosi anche con un movimento delle braccia) SI SI ANDIAMO AVANTI, FORZA, ANDIAMO AVANTI, SI VUOLE VEDERE A MARADONA, CIRCOLARE…CIRCOLARE.

                                                           CALA LA TELA

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