Qualcuno porti la colazione a letto

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ANCHE I FIORAI SUONANO DUE VOLTE

QUALCUNO PORTI LA COLAZIONE A LETTO

(1993)

Per contatti: Corrado Vallerotti

corradovallerotti@yahoo.it

PERSONAGGI

AMEDEO

STELLA

DUILIO

La scena si svolge in casa di Amedeo.

Sulla parete di fondo a sinistra una porta da’ sull’esterno. Altre due porte sulla parete di destra, che danno, quella più vicina al pubblico sulla camera da letto, l’altra sulla cucina e sul bagno.

Sul lato di destra un divano, di fianco al quale, dalla parte del pubblico, un tavolino con sopra alcune riviste. Sulla parete di fondo un lungo mobile basso su cui in un angolo sono sistemate molte bottiglie di alcolici.

Tra il mobile e la porta una sedia. Tra la prima porta di destra e il pubblico un tavolino.

Soprammobili, quadri alle pareti.

PRIMO TEMPO

SCENA PRIMA

(Si accendono le luci. La scena è vuota. Sul divano c’è la giacca di un tailleur).

STELLA: (Entrando dalla porta che da’ sulla camera da letto e cercando).

                Amedeo, ma si può sapere dove hai messo la mia giacca?

AMEDEO: (Da fuori si sente un grugnito).

STELLA: Come hai detto? Non ho capito.

AMEDEO: (Grugnisce ancora).

STELLA: Per favore, aiutami a cercarla. Sono quasi le quattro ed io ho un

                appuntamento di lavoro. Non voglio tardare. E poi anche tu hai un

                impegno, no?

AMEDEO: (Grugnito).

STELLA: (Vede la giacca). Ah, resta pure dove sei, l’ho trovata.

AMEDEO: (Appare dalla stessa porta. Ha una maglietta bianca mezza fuori dei

                 pantaloni, tutto spettinato, come si fosse appena svegliato).

STELLA: Ancora così sei?

AMEDEO: Come ancora così?

STELLA: Ma non hai visto che ora è? Sono quasi le quattro, avanti, sistemati.

AMEDEO: Tutto quello che sai dirmi è chiedermi che ora è?

STELLA: Il giorno lo so benissimo anch’io.

AMEDEO: E tu perché ti sei già vestita?

STELLA: Perché ho un appuntamento.

AMEDEO: E mi lasceresti, qui, così, in queste condizioni? Senza neanche dirmi una

                  parola.

STELLA: E cosa dovrei dirti?

AMEDEO: (Fa per parlare).

STELLA: E non chiedermi se mi è piaciuto.

AMEDEO: (Fa di nuovo per parlare).

STELLA: E non chiedermi come sei andato.

AMEDEO: (Fa di nuovo per parlare).

STELLA: E neppure se sei migliorato dall’ultima volta. Sono mesi che mi fai sempre

                queste tre domande e sai già benissimo le risposte. Dai, sei patetico.

AMEDEO: (Fa di nuovo per parlare).

STELLA: E cosa vuoi ancora sapere?

AMEDEO: Niente. Volevo soltanto vedere come avresti reagito se di domande te ne

                 avessi fatta una in più del solito.

STELLA: Amedeo, non essere noioso.

AMEDEO: Ah, mi dici di non essere noioso. Dopo quello che abbiamo fatto...

STELLA: (Sguardo di compatimento).

AMEDEO: Vabbè, cercato di fare.

STELLA: (Annuisce).

AMEDEO: Ma perché devi sempre essere così pignola?

STELLA: Pignola? Realista.

AMEDEO: Stella, me ne sono accorto anch’io che ultimamente ho avuto qualche

                  problema.

STELLA: Il fatto che te ne sia accorto è già importante.

AMEDEO: Ma tu non mi aiuti per niente. Non capisco cosa mi succeda, eppure

                 quando ti vedo mi accorgo che fai effetto.

STELLA: Che effetto ti faccio?

AMEDEO: Ma sì, mi capisci, no, effetto.

STELLA: E poi?

AMEDEO: E poi? E poi ti spoglio, ti accarezzo, ti mangerei ma... l’effetto finisce.

STELLA: Me ne accorgo anch’io che l’effetto finisce. Quello che vorrei sapere è

                perché finisce.

AMEDEO: Non lo so. Forse sono diventato gay.

STELLA: Gay?

AMEDEO: Ho provato, sai?

STELLA: (Spaventata). Che cosa?

AMEDEO: A vedere se riuscivo ad eccitarmi guardando un’altra donna, una modella,

                 carta patinata. Come facevo da piccolo: ho guardato le foto della

                 biancheria intima su postal market.

STELLA: E ti ha fatto effetto?

AMEDEO: All’inizio sì. Poi sono arrivato alle panciere ed è passato tutto.

STELLA: Avanti, dai, non avvilirti.

AMEDEO: Lo dici tu.

STELLA: A molti uomini capitano questi momenti, non c’è da preoccuparsi. Anche

                il mio capo ufficio sai, ha lo stesso problema.

AMEDEO: Ma ha settantatré anni.

STELLA: Però non li dimostra.

AMEDEO: E io?

STELLA: No, settantatré anni non li dimostri nemmeno tu.

AMEDEO: Stella!

STELLA: Dai, sto scherzando.

AMEDEO: Non mi piacciono questi scherzi. Già sono avvilito di mio, senza che ti

                 ci metta pure tu.

STELLA: Amedeo, su, sii uomo.

AMEDEO: Perché, manco più uomo sono?

STELLA: No, scusa non intendevo dire quello, mi spiace solo vederti lì, avvilito

                come una donnetta.

AMEDEO: Ecco, vedi? Lo dici anche tu.

STELLA: Ma no, Amedeo, non fraintendermi. Non volevo dire questo. Prendila con

                filosofia, come un fatto del destino. E lo sai che anche tu che di fronte al

                destino siamo impotenti.

AMEDEO: Allora insisti.

STELLA: Oh, basta, falla finita.

AMEDEO: Con la vita?

STELLA: No, falla finita con questa storia.

AMEDEO: E’ facile per te dire di farla finita. Ma non capisci che io non so neppure

                 più chi sono?

STELLA: Questo potrebbe essere un vantaggio.

AMEDEO: Ma che vantaggio? E se da domani iniziassero a piacermi gli uomini?

STELLA: Se è per questo a me sono sempre piaciuti e ciò non mi ha mai dato

                problemi.

AMEDEO: Ma per me è diverso.

STELLA: Lo so, non lo vedi che ti sto prendendo in giro? Non preoccuparti, non

                stai diventando gay.

AMEDEO: E’ facile per te.

STELLA: Allora facciamo una cosa: adesso vai di là, ti prendi la camicia che è

                ancora ai piedi del letto, te la infili, ti sistemi i capelli, ti metti la giacca

                e poi vieni qua. Lo sai, no, cosa devi fare alle quattro?

AMEDEO: Certo che lo so.

STELLA: E dato che alle quattro mancano solo una decina di minuti, sei già in

               ritardo, per cui sbrigati e non pensarci più.

AMEDEO: Per cui secondo te non sono gay?

STELLA: Su postal market guardi anche i boxer da uomo?

AMEDEO: No.

STELLA: Allora non sei gay.

AMEDEO: Ma come te li spieghi questi miei... momenti di debolezza?

STELLA: Che momenti di debolezza?

AMEDEO: Ma sì, dai l’er…z…one, quando non c’è.

STELLA: Eh?

AMEDEO: (Glielo dice nell’orecchio).

STELLA: Oh, quello.

AMEDEO: Come oh, quello?

STELLA: Ma sì, dai.

AMEDEO: Guarda che se continua così neppure tu ti diverti poi tanto.

STELLA: Sì, però io posso sempre...

AMEDEO: Puoi cosa?

STELLA: Niente, dicevo così per dire, posso, sai, posso, non lo so.

AMEDEO: Sì, sì.

STELLA: Ma dai, cosa pensi, che io possa tradirti?

AMEDEO: Non ho mica detto questo.

STELLA: Tu, piuttosto, non è che l’idea di metterti una cameriera in casa sia il

                tentativo per vedere se magari cambiando la minestra ti torna di nuovo

                l’appetito?

AMEDEO: In quel caso mi sarei preso una cuoca.

STELLA: Perché sai, fai finta di niente, mi parli dei tuoi problemi “non sarò mica

                diventato gay” e poi magari è tutta una scusa per metterti in casa una di

                quelle colf belle maggiorate che vengono a lavorare in minigonna e tutte

                scollate.

AMEDEO: Ma come puoi pensare una cosa del genere? Lo sai che non lo farei mai.

STELLA: Come se non ti conoscessi.

AMEDEO: Eh già, adesso secondo te io riesco a comandare il... come un domatore

                 in gabbia, con la sedia e la frusta (Fa il gesto). stai giù.

STELLA: Saresti anche capace di farlo.

AMEDEO: Ma dai, Stella, siamo seri.

STELLA: Allora dimmi perché vuoi una cameriera.

AMEDEO: Mi serve.

STELLA: E perché ti serve?

AMEDEO: Perché mi sono stufato di arrivare a casa la sera, dopo un giorno di

                 lavoro, e di trovarmi tutto da fare (Un po’ tentennante).

STELLA: E cosa ti resterebbe da fare? Sentiamo.

AMEDEO: Prima di tutto... la cena.

STELLA: Mangi sempre le cose della rosticceria.

AMEDEO: Infatti. Fanno male, sai? E’ un po’ di tempo che il fegato mi da’ qualche

                 fastidio. Io davo la colpa allo stress, al fatto che lavoro troppo, ma invece

                 temo proprio che sia colpa delle cose che cucina la rosticceria. Specie

                 adesso poi che c’è un cuoco nuovo, appena arrivato dal Messico, e sai

                 che i messicani a cucinare...

STELLA: Amedeo, per favore.

AMEDEO: E poi i messicani hanno il vizio di fare la siesta, e spesso in questo modo

                  gli si brucia la roba in forno.

STELLA: Va bene, comunque c’è sempre la tavola calda giù, all’angolo, che fa

                delle insalatine verdi formidabili.

AMEDEO: Ma poi io la sera preferisco mangiare a casa.

STELLA: Ma se l’hai sempre odiato, fino a ieri.

AMEDEO: Ma nella vita si cambia anche idea, qualche volta.

STELLA: Dimmi un altro buon motivo.

AMEDEO: Le pulizie.

STELLA: Ma se vengo a fartele io.

AMEDEO: Appunto. Non vorrei continuare ad approfittarne.

STELLA: Sono quattro anni che ne approfitti e non ti sei mai posto il problema di

                farlo.

AMEDEO: Appunto. Quando è troppo è troppo.

STELLA: Ma hai pensato a quanto ti costa?

AMEDEO: Certo, mi sono fatto tutti i conti  e mi sono accorto che riesco a

                 permettermela abbastanza bene. Basta tagliare qualche spesa superflua.

STELLA: Tipo?

AMEDEO: Non lo so.

STELLA: Non ci hai neppure pensato?

AMEDEO: Ma che ci vuole. Ce l’avrò bene qualche spesa superflua.

STELLA: Tu sei pazzo.

AMEDEO: E’ tutto calcolato. Non c’è problema.

STELLA: Vabbè, se proprio vuoi metterti una cameriera in casa sei liberissimo di

               farlo. Non sarò certo io a impedirtelo.

AMEDEO: Non è come pensi tu.

STELLA: Io non penso proprio a niente.

AMEDEO: Pensi, pensi.

STELLA: No.

AMEDEO: Sai cos’è? Sei gelosa.

STELLA: Di te?

AMEDEO: E di chi altrimenti?

STELLA: Ma fammi il piacere.

AMEDEO: Sì, sì, sei gelosa.

STELLA: E tu sei ridicolo.

AMEDEO: Ma dai, lo sai che per me sei l’unica donna che c’è.

STELLA: A volte mi chiedo se devo esserne orgogliosa o se la tua è soltanto una

               minaccia.

AMEDEO: Rimani qui con me a fare le selezioni? 

 STELLA: Mi piacerebbe però ho un appuntamento e non vorrei fare tardi.

AMEDEO: Telefoni.

STELLA: Poi tu mi accuseresti di averlo fatto solo per gelosia.

AMEDEO: Non sono così meschino.

STELLA: L’hai già fatto un sacco di volte.

AMEDEO: Mi accusi di essere meschino?

STELLA: Abbastanza.

AMEDEO: Sei sempre molto gentile. Allora, ti fermi?

STELLA: Ma chissà quanto ci mettiamo.

AMEDEO: Un attimo.

STELLA: E va bene, mi fermo. Mi fa piacere che tu me l’abbia chiesto.

AMEDEO: Così ho anche la tua consulenza. E se ne devo mandare via qualcuna

                 posso sempre dire che il posto l’ho già dato a te.

STELLA: Ecco perché eri così gentile. Avrei dovuto immaginarlo.

AMEDEO: (Guarda l’ora). Accidenti, è tardissimo. E’ meglio che mi prepari ad

                 accoglierle.

STELLA: Rimani così, almeno le abitui da subito allo spettacolo disgustoso che si

                dovranno sorbire al mattino quando ti svegli.

AMEDEO: (Uscendo dalla porta della camera). Se rimani solo per sputtanarmi di

                 fronte alle aspiranti, te ne puoi anche andare.

STELLA: Scherzavo.

AMEDEO: (Da fuori). E non farmi fare brutte figure di fronte alle ragazze.

STELLA: Hai messo l’annuncio sul giornale per trovarle?

AMEDEO: Certo.

STELLA: Posso vederlo?

AMEDEO: E’ sul tavolino, di fianco al divano.

STELLA: (Prende il giornale e lo sfoglia). A che pagina?

AMEDEO: E’ l’annuncio 36. (Rientrando e finendo di vestirsi). Ci ho messo tutta

                  la sera a preparare il testo.

STELLA: Eccolo: Biondo e carino, carattere remissivo, cerca padroncina per

                piacevoli serate sadomaso, citofonare Giulio. E’ questo?

AMEDEO: Ma cosa leggi? Dammi qua (Le prende il giornale).

STELLA: Mi pareva ci fosse qualcosa che non andava.

AMEDEO:  (Canzonatorio). Da cosa l’avevi capito?

STELLA: Dal fatto che non sei biondo.

AMEDEO: (Sbattendo il giornale). Con te non si può proprio parlare. Non mi

                 prendi mai sul serio.

STELLA: E non prendertela. L’avevo capito che non eri tu. Con che coraggio avresti

                potuto definirti carino.

AMEDEO: (Riprende il giornale). Se è per questo non mi chiamo nemmeno Giulio.

                  Eccolo qua. Giovane castano, bella presenza, cerca collaboratrice

                  domestica per piacevole lavoro casalingo. Che te ne pare?

STELLA: Era meglio il biondo e carino.

AMEDEO: Ma dai. (Guarda l’ora). Le aspiranti sono già in ritardo di quasi dieci

                 minuti. Non vorrei che non se ne presentasse nessuna.

STELLA: Con un annuncio così, vengono di sicuro.

AMEDEO: Certo. Basta avere la pazienza di aspettare.

STELLA: Ah, già. Con un annuncio così. Però se per una ipotesi impossibile.

AMEDEO: Impossibile.

STELLA: Ah già. Però...

AMEDEO: Impossibile.

STELLA: Impossibile. E come la sceglierai?

AMEDEO: Le farò un esame.

STELLA: Scritto od orale?

AMEDEO: Ma che domanda: Orale. Non ho tempo di fargli fare un tema.

STELLA: E cosa gli chiederai?

AMEDEO: Qualche domanda così, come si cucina una carbonara, come si spolvera

                 un soprammobile, come si stira una camicia.

STELLA: Chiedile se sa rammendare un calzino.

AMEDEO: E’ importante?

STELLA: Eccome.

                (Suonano alla porta).

SCENA SECONDA

AMEDEO: Suonano. (Agitato).

STELLA: Ho sentito.

AMEDEO: Che facciamo?

STELLA: Io direi di aprire la porta.

AMEDEO: Hai ragione. E’ solo che sono nervoso, non ho mai assunto una cameriera

                 prima di oggi.

                 (Suonano di nuovo).

AMEDEO: Hanno suonato due volte.

STELLA: Magari è il postino.

AMEDEO: Ma che vuol dire. Anche i fiorai suonan sempre due volte. Vai ad aprire.

STELLA: E io cosa c’entro?

AMEDEO: Dai, non posso andare ad aprire io.

STELLA: Ma non è mica mia la cameriera.

AMEDEO: Dai, per favore, io l’aspetto qua. Se comincio a darle l’abitudine di

                 aprire io la porta, poi non lo fa più. Lo sai come sono. E poi voglio

                 vederla entrare.

STELLA: Che palloso che sei. (Si avvia).

AMEDEO: Grazie.

STELLA: (Dalla porta). Ma scusa, io non dovevo fare l’aspirante? E tu ad una

                persona che entra in casa tua, e che finche non è assunta rimane pur

                sempre un ospite, le fai aprire la porta?

AMEDEO: Diciamo... ecco, diciamo che fa parte dell’esame.

STELLA: Aprire una porta?

AMEDEO: Aprire una porta.

                 (Stella apre, sulla porta appare Duilio, con un mazzo di fiori).

STELLA: E lei chi è?

DUILIO: In che senso?

STELLA: Il lattaio?

DUILIO: (Fa cenno di no con la testa, senza capire niente).

STELLA: Il postino.

DUILIO: No, quello suona sempre due volte.

STELLA: Ah, è vero.

DUILIO: (Le fa vedere i fiori).

STELLA: Ho capito. Il fioraio.

DUILIO: No, no. Non sono il fioraio.

STELLA: E questi sono per me?

DUILIO: Se lei è la padrona di casa, sì.

AMEDEO: No.

STELLA: (Indica Amedeo). E’ là la padrona di casa.

AMEDEO: Fallo entrare.

STELLA: Ma se non sai nemmeno cosa vuole.

AMEDEO: Chiediglielo.

STELLA: Cosa vuole?

DUILIO: Io sarei venuto per l’annuncio.

STELLA: Quale annuncio?

DUILIO: Sul giornale, oggi.

STELLA: Citofonare Giulio?

DUILIO: No. “Giovane castano, bella presenza, cerca collaboratrice domestica

              per piacevole lavoro casalingo”.

STELLA: E lei sarebbe una collaboratrice domestica?

DUILIO: No.

STELLA: Ah, per fortuna, per un attimo avevo temuto.

DUILIO: Ma lo vorrei diventare.

AMEDEO: Stella, fallo entrare. (Duilio entra). Dunque lei è qui per quel lavoro.

DUILIO: Sì.

AMEDEO: Come si chiama?

DUILIO: Duilio.

AMEDEO: Età?

DUILIO: Trentatre anni.

AMEDEO: Abita qui vicino?

DUILIO: No, sto esattamente dall’altra parte della città. Coi mezzi pubblici sono due

              ore per arrivare fin qua, almeno tre in macchina.

STELLA: Ha delle referenze?

AMEDEO: Stella, non immischiarti, sono io che devo fare le domande. Allora,

                 dicevo, lei è qui per quel lavoro.

DUILIO: Mi piacerebbe moltissimo averlo.

AMEDEO: Cosa sa fare?

DUILIO: Tutto.

AMEDEO: Tutto tutto?

DUILIO: Tutto.

AMEDEO: Beh, allora mi sembra.

STELLA: Ti sembra cosa?

AMEDEO: Mi sembra.

STELLA: Ma non gli fai qualche domanda?

AMEDEO: Ma ha detto che sa fare tutto.

STELLA: Chiedigli almeno se mette l’aglio nella carbonara.

AMEDEO: E’ vero. Ce lo mette?

DUILIO: L’aglio? Io non faccio la carbonara. Fa male al fegato.

AMEDEO: Giusto.

STELLA: Ma se tu adori la carbonara.

AMEDEO: Però fa male al fegato, non lo puoi negare.

STELLA: Chiedigli qual’è il piatto che gli viene meglio, allora.

AMEDEO: Qual’è il piatto che le viene meglio?

DUILIO: A dire il vero non ci ho mai pensato. Mi viene bene quasi tutto.

STELLA: Faccia un esempio.

DUILIO: Un esempio? E’ difficile, voglio dire, per esempio, ah sì, mi vengono molto

              bene gli spaghetti al burro. Quando non sbaglio la cottura.

AMEDEO: Ottimi.

STELLA: Ottimi gli spaghetti al burro?

AMEDEO: Semplici, senza pretese.

STELLA: Amedeo, non li hai potuti soffrire.

AMEDEO: Quanto sei pignola.

STELLA: Ma tu sei pazzo.

AMEDEO: E poi...

STELLA: E non mi dire che comunque ti resta sempre la rosticceria.

AMEDEO: Non volevo mica dire questo.

STELLA: E’ meglio.

DUILIO: Comunque so anche fare altro.

STELLA: Per esempio?

DUILIO: Per esempio... non mi guardi così, mi mette in soggezione e non mi viene

              più in mente niente.

STELLA: Tengo gli occhi chiusi.

DUILIO: Li riapra: A vederla così mi sembra addormentata e mi viene voglia di

              stare zitto per non disturbarla.

STELLA: Insomma, basta, mi sembra di avere capito che lei non sa cucinare.

                Amedeo, chiedigli almeno se sa spolverare un soprammobile.

DUILIO: Quale?

AMEDEO: (A Stella). Quale?

STELLA: Uno qualsiasi.

AMEDEO: Uno qualsiasi.

DUILIO: E’ facile dire uno qualsiasi. Come se non si avesse niente da fare di meglio

              che mettersi a cercare il soprammobile che volete che spolveri.

STELLA: Ma tanto dovrà spolverarli tutti.

DUILIO: (Guardandosi attorno). Tutti?

STELLA: E anche i mobili, i quadri, pulire i vetri, lavare i pavimenti.

DUILIO: Tutto insieme?

STELLA: Non ho capito. Lei non sa cucinare, non sa spolverare, non sa lavare i

                pavimenti, non le chiedo nemmeno se sa stirare una camicia perché sarebbe

                inutile. Mi spiega cosa ci fa qua?

DUILIO: Sono venuto per il piacevole lavoro domestico, ma non pensavo si trattasse

              di questo.

AMEDEO: Stella, non precipitare le cose. Non saprà cucinare o spolverare ma può

                 sempre imparare, ha la faccia di uno volenteroso, che ha voglia di

                 impegnarsi. Vero che ha voglia di impegnarsi?

DUILIO: Io?

AMEDEO: Dica di sì, forza, glielo si può leggere in viso che vuole dire di sì.

DUILIO: (Incerto). Sì.

AMEDEO: Lo vedi, Stella, ha detto di sì. E poi d’altra parte è l’unica persona che

                 ha risposto all’annuncio, per cui non possiamo andare troppo per il

                 sottile.

STELLA: Ma, Amedeo, vabbè che avevo paura che ti volessi mettere in casa una

                bella cameriera tutta tette e minigonne, però mi sembra che adesso tu

                esageri dall’altra parte.

AMEDEO: Così puoi stare tranquilla, no?

STELLA: Tranquilla?

AMEDEO: Certo, non corri il rischio che mi innamori della cameriera tutta tette

                 e minigonne.

STELLA: Potresti sempre siliconarlo.

AMEDEO: Ma dai, cosa dici.

STELLA: Con quello in casa non potremo neppure più starcene tranquilli, io e te

                da soli.

AMEDEO: Lo mandiamo al supermercato.

STELLA: Però gli fai una lista lunga.

AMEDEO: Certo.

STELLA: E se torna presto non gli apriamo la porta.

AMEDEO: Va bene. Però gli lasciamo il postal market sullo zerbino.

STELLA: Se vuoi.

AMEDEO: Vedi che ti stai già convincendo?

DUILIO: Allora?

STELLA: Chiedigli almeno se sa rammendare un calzino.

AMEDEO: Perché?

STELLA: E’ importante.

AMEDEO: Va bene. Volevo ancora chiederle una cosa: sa rammendare un calzino?

DUILIO: Un calzino?

AMEDEO: E’ importante.

DUILIO: Dipende.

AMEDEO: Da cosa?

DUILIO: Pulito o sporco?

STELLA: E’ uguale.

DUILIO: Comunque, sì, i calzini sono capace a ranmmendarli.

AMEDEO: Davvero?

DUILIO: Certo. Anche se secondo me quando si strappano è meglio comprarne di

              nuovi.

STELLA: Come comprarne di nuovi?

DUILIO: Ma certo, uno che ha i soldi per tenersi in casa una persona che gli

              rammenda i calzini, vuoi che non abbia i soldi per comprarsene di nuovi?

AMEDEO: Lei è assunto.

DUILIO: Perché vado a comprare i calzini nuovi?

AMEDEO: No, perché sa rammendare quelli vecchi.

DUILIO: Comunque il fatto che io sappia farlo non significa che intenda farlo.

AMEDEO: Non importa. A me basta sapere che potrebbe farlo.

DUILIO: Allora? Mi assumete?

AMEDEO: sì.

STELLA: No.

DUILIO: Mettetevi d’accordo.

AMEDEO: Stella, questa è casa mia, la cameriera serve a me, per cui ti dispiace se

                 decido io cosa fare?

STELLA: Nessun problema. Decidi tu. Basta che non la assumi.

AMEDEO: E io invece la assumo.

              (Stella e Amedeo continuano a discutere animatamente ma sottovoce).

DUILIO: Al limite io per guadagnare tempo comincio a portare su le valigie.

AMEDEO E STELLA: Va bene.

DUILIO: Lascio la porta aperta. (Esce).

              (I due continuano a discutere poi si voltano e ignorandosi passeggiano

              per la camera, arrabbiati).

AMEDEO: Dov’è andata?

STELLA: Chi?

AMEDEO: La cameriera.

STELLA: E che ne so io. E’ la tua, no? Controllala visto che te la tieni in casa.

AMEDEO: Era qui un attimo fa.

STELLA: (Nota la porta aperta). Probabilmente ha capito che aria tira e se ne è

                andata.

AMEDEO: Ma non è possibile.

                 (Rientra Duilio).

DUILIO: Eccomi qua. (Ha le valigie).

STELLA: Cosa sta facendo?

DUILIO: Ho preso le mie valigie.

STELLA: E chi glielo ha detto di farlo?

DUILIO: Voi due.

STELLA: Chi?

DUILIO: Voi due, prima.

STELLA: Ma cosa dice?

AMEDEO: Stella, ascolta.

                 (Riprendono a discutere sottovoce).

DUILIO: Beh, io intanto porto le valigie nella mia camera. (Sparisce nella prima

              porta a destra).

STELLA: Ma dove ha detto che andava?

AMEDEO: A portare le valigie nella sua camera, credo.

STELLA: E come fa a sapere dov’è la sua camera?

AMEDEO: La cercherà.

STELLA: Come, la cercherà? Questo entra, fa come se fosse a casa sua dopo appena

                dieci minuti da che è entrato qua dentro e va a cercarsi la sua camera?

AMEDEO: Ma no, Stella, sono più di dieci minuti che è qua dentro.

STELLA: Io non ci capisco più niente.

AMEDEO: E poi non è detto che sappia già dove è la sua camera, probabilmente la

                 starà ancora cercando, così intanto inizia a guardarsi la casa.

STELLA: Ma cosa dici?

AMEDEO: Magari vive in una casa uguale a questa e sa orientarsi.

STELLA: Ma cosa dici? Basta, basta, me ne vado, mi sono stufata di sentirti dire

                tante stupidaggini tutte insieme.

AMEDEO: Ma Stella.

STELLA: Zitto. (Prende le sue cose e va verso la porta).Per oggi ne ho davvero

                abbastanza, di te, della cameriera e di tutto il resto.

AMEDEO: Stella.

STELLA: Ci vediamo domani. Salutami la cameriera. E dille di non stancarsi troppo

                visto che è il suo primo giorno di lavoro.

AMEDEO: Mi sembra di cogliere una vena di sarcasmo nella tua voce.

STELLA: Ma no, che cosa dici. (Esce).

SCENA TERZA

DUILIO: (Entrando). Ho messo tutto sul letto. Metto poi a posto più tardi.

AMEDEO: Va bene.

DUILIO: Ma... sei rimasto solo?

AMEDEO: Sì, se ne è andata.

DUILIO: Per sempre?

AMEDEO: Ma cosa dici? Mi telefona domani.

DUILIO: Ah, scusami.

AMEDEO: Ti cercherò poi un po’ di posto in qualche armadio, così puoi appendere

                 i tuoi vestiti.

DUILIO: Oh, grazie.

AMEDEO: Sai, sei piaciuto molto a Stella.

DUILIO: Mi fa piacere. (Pausa). Ne sei sicuro?

AMEDEO: Certo. Io la conosco bene, sai?

DUILIO: Lo so.

AMEDEO: Ah sì?

DUILIO: Lo immagino.

AMEDEO: Sono quasi quattro anni che stiamo insieme.

DUILIO: Bella ragazza.

AMEDEO: Oh, sì. E brava. Molto brava.

DUILIO: Molto brava.

AMEDEO: Gran lavoratrice.

DUILIO: Si vede.

AMEDEO: Che cosa?

DUILIO: Che è una gran lavoratrice.

AMEDEO: E da cosa?

DUILIO: (Fa vedere i muscoli). Da... da come si veste.

AMEDEO: Oh, sì, molto elegante, sempre.

DUILIO: Sempre.

AMEDEO: E tu?

DUILIO: Io? Sono qua. (Pausa). Starà origliando dalla porta?

AMEDEO: Chi?

DUILIO: Stella.

AMEDEO: No, non lo farebbe mai.

DUILIO: Allora siamo soli, adesso.

AMEDEO: Sì, finalmente soli. (Si abbracciano).

DUILIO: Sai, credevo non riuscissi a convincerla a farmi prendere in casa.

AMEDEO: Ho fatto abbastanza in fretta. Sai come sono le donne, sospettose, però

                 io sono più furbo di lei.

DUILIO: Si vede.

AMEDEO: L’ho convinta che volevo una cameriera e il gioco è fatto, ci è cascata.

                 Tu, piuttosto, come hai fatto a sbarazzarti di tutte le altre aspiranti che

                 avrebbero dovuto presentarsi?

DUILIO: Non ce n’erano. Con l’annuncio che hai fatto non ti avrebbe mai risposto

              nessuno.

AMEDEO: Perché?

DUILIO: Sembrava quello di un maniaco sessuale.

AMEDEO: Non è vero. Io a un annuncio così avrei risposto subito.

DUILIO: Certo. Ma tu sei un maniaco sessuale.

AMEDEO: Sai, io credo già di... volerti bene.

DUILIO: Ma come fai a dirlo così in fretta? Sono qui appena da mezz’ora. Non hai

              nemmeno fatto in tempo a conoscermi bene.

AMEDEO: Ma se ci conosciamo da sei mesi.

DUILIO: Vabbè. Le donne lo dicono sempre, e allora fallo dire anche a me almeno

              per una volta.

AMEDEO: Ma dì quello che vuoi, caro. Posso chiamarti caro?

DUILIO: Sì, se mi prometti di aspettare qualche settimana prima di chiamarmi

              tesoro.

AMEDEO: Ma sì, adesso abbiamo tanto di quel tempo davanti, da passare insieme.

DUILIO: E’ vero. Ma, dimmi, c’è una cosa che non ho capito: voglio dire, è la

              prima volta?

AMEDEO: Per cosa?

DUILIO: Sì, voglio dire, non l’hai mai fatto prima, come adesso, ecco, con... con

              un uomo intendo.

AMEDEO: Io? Ma cosa dici?

DUILIO: Volevo intendere. Sai, anch’io non ho molta esperienza in materia.

AMEDEO: Ma se stavi al “Red moon”.

DUILIO: Sì, è vero, però era la prima volta che ci andavo.

AMEDEO: Vuoi dire che non...

DUILIO: Ma no, cosa pensi. Certo che mi piaci, mi piaci tantissimo. Però non vorrei

              che ti illudessi di avere trovato un compagno, esperto, capace, che abbia

              alle spalle una... carriera.

AMEDEO: Ma no, cosa dici, meglio così, per lo meno non bruciamo le tappe, no?

                 In fondo neanch’io ho molta esperienza in materia, così possiamo

                 fare le cose pianino, intanto ci conosciamo, più platonicamente.

DUILIO: Ecco. Perfetto. Non vorrei solo che pensassi che non... che non ti amo.

AMEDEO: Ma cosa dici?

DUILIO: No, infatti.

AMEDEO: Io li so riconoscere i sentimenti, quelli veri.

DUILIO: Oh, anch’io, e tu hai gli occhi così espressivi.

AMEDEO: Sì, vero?

DUILIO: Azzurri?

AMEDEO: Te ne sei accorto. No, sono marroni.

DUILIO: Dici? Oh, è vero, però hanno dei riflessi azzurri.

AMEDEO: Sarà la luce.

DUILIO: Ma quello che volevo chiederti è un’altra cosa. Sai, come mai io? Voglio

              dire, hai per le mani un pezzo di... mica male.

AMEDEO: Di cosa?

DUILIO: Intendevo, una ragazza che piacerebbe, anzi che manderebbe letteralmente

              fuori di testa tutti gli uomini del mondo, e tu... tu preferisci me.

AMEDEO: E con questo?

DUILIO: Ma no, niente.

AMEDEO: Non ti capisco.

DUILIO: Con questo io al tuo posto...

AMEDEO: Tu?

DUILIO: Voglio dire, un altro al tuo posto, un altro, uno qualsiasi, mica io, cosa vai

              a pensare. (Amedeo lo osserva). Un altro proprio, io figurati.

AMEDEO: E cosa farebbe questo altro proprio?

DUILIO: Una ragazza così non la farebbe neanche più uscire di casa.

AMEDEO: Ma dai, non è poi così bella. In fondo, sei meglio tu.

DUILIO: Ti ringrazio.

AMEDEO: Ti posso chiedere una cosa? Una cosa che non ti ho ancora mai chiesta

                 ma che proprio... mi sta lì.

DUILIO: Spara.

AMEDEO: Ma che ci facevi in quel bar?

DUILIO: Ci sono arrivato quasi per caso. Perché tu prendi le discoteche: paghi il

              biglietto, entri, ti siedi lì e che cosa vedi? Camionate di gambe, culi, tette,

              che ti sfrecciano davanti, e tu vai fuori di testa e più vai fuori di testa più

              camionate che ti entrano dentro e ti passano addosso. Mi capisci?

AMEDEO: Vai avanti.

DUILIO: E allora? Esci di lì e vai a casa, ti metti davanti alla televisione e ti becchi

              la pubblicità delle videocassette porno o dei telefoni erotici e sono altre

              camionate che ti becchi addosso. E tu cosa fai?

AMEDEO: Cosa fai?

DUILIO: Dimmelo tu cosa fai.

AMEDEO: cosa fai...

DUILIO: (Invitandolo a parlare). Impari...

AMEDEO: A guidare i camion.

DUILIO: Ma se il massimo che becchi sono quelli della nettezza urbana.

AMEDEO: Ah, già.

DUILIO: E tu lo guideresti un camion della nettezza urbana?

AMEDEO: Se è appena lavato.

DUILIO: E no che non lo guideresti.

AMEDEO: Eh no, che schifo.

DUILIO: Pieno di immondizia.

AMEDEO: Sporchi.

DUILIO: Che non sai chi l’ha prodotta.

AMEDEO: Prodotta?

DUILIO: L’immondizia.

AMEDEO: Che schifo.

DUILIO: Di tutte le case.

AMEDEO: Però se lo lavano bene.

DUILIO: E’ uno schifo.

AMEDEO: Sì, uno schifo.

DUILIO: E allora sono andato al “Red moon”. Lì donne, zero.

AMEDEO: E ci hai trovato me.

DUILIO: Già. Ci siamo conosciuti, mi hai raccontato di te, dei tuoi problemi con quel

              pez... con Stella, che non sapevi più se ti piacevano ancora le donne e che...

              quando mi hai visto...

AMEDEO: E’ vero. Ma sai qual’è stata la cosa più bella? La volta che ti ho fatto

                 conoscere Stella: cioè, non proprio conoscere, che te l’ho fatta vedere.

                 Ti ricordi?

DUILIO: Eccome. Una camionata così. Ho avuto lividi per un mese.

AMEDEO: Nettezza urbana.

DUILIO: Eh? Certo, nettezza urbana. (Pausa). Lo sai che sei bello?

AMEDEO: Dai, smettila. Ma tu, piuttosto, dimmi, tra tutte quelle camioniste che mi

                 dicevi, hai mai fatto autostop?

DUILIO: In che senso?

AMEDEO: Voglio dire, se avevi una donna.

DUILIO: Una donna? Beh, sì, una donna ce l’avevo e ce l’ho tuttora.

 AMEDEO: Come sarebbe a dire?

DUILIO: Beh, ci vuole una copertura, no? Un uomo senza una donna a volte fa

              parlare, ci sono i pettegolezzi, e allora è meglio evitare.

AMEDEO: E’ vero. E come si chiama?

DUILIO: Wilma.

AMEDEO: Wilma. Bel nome. E com’è?

DUILIO: Diciamo, un furgoncino.

AMEDEO: Allora, va già bene.

DUILIO: Sì.

AMEDEO: Però tu in realtà.

DUILIO: Sì. Però non ricordarmelo.

AMEDEO: Va bene.

DUILIO: Anzi, non parliamone proprio più. Tutto deve rimanere nascosto, Stella

              deve continuare a frequentare la casa come se nulla fosse, e tu fare come hai

              sempre fatto.

AMEDEO: Hai ragione.

DUILIO: Fuori è meglio che ci facciamo vedere poco, insieme.

AMEDEO: Perché?

DUILIO: La gente. Mormora.

AMEDEO: Ah sì.

DUILIO: Bene. E adesso cosa facciamo?

AMEDEO: Preparami la cena.

DUILIO: Io?

AMEDEO: Sei la mia cameriera, no? Ti ho assunto e ti pago pure.

DUILIO: Come la cameriera? A parte che al limite sarei il cameriere.

AMEDEO: No, non devi dire cameriere. Cameriera da meno nell’occhio, sai, la

                 gente mormora.

DUILIO: Ma io non faccio un bel niente stasera.

AMEDEO: Ma come?

DUILIO: Sei impazzito? Arrivo qui, da te, e tu la prima sera saresti così indelicato

              da farmi lavorare subito? Senza darmi il tempo di mettermi a mio agio? Sei

              uno sfruttatore.

AMEDEO: Ma io non volevo dire questo.

DUILIO: Però l’hai pensato.

AMEDEO: E’ solo che visto che ti pago da oggi, io pensavo.

DUILIO: Ecco il tuo problema, pensare. Sei uno sfruttatore.

AMEDEO: Ma che sfruttatore. Io pago per questo.

DUILIO: Ecco, appunto. Visto che paghi e io non ho ancora visto un soldo, facciamo

              così: ti vesti, si va alla tavola calda, ce n’è una favolosa qui all’angolo, l’ho

              vista arrivando, si mangia qualcosa e tu paghi.

AMEDEO: Pago io?

DUILIO: E certo. Io sono il cameriere.

AMEDEO: Cameriera.

DUILIO: (Lo guida come un burattino). Certo. Cameriera. Ma adesso vieni, eh,

              andiamo.

AMEDEO: Te lo scalo dallo stipendio, però, vero?

DUILIO: Non si può. E’ un regalo che mi fai, no, e ad un amante si fa.

AMEDEO: Ma tu sei...

DUILIO: Sì, e come no, tutto quello che vuoi.

AMEDEO: ... la cameriera.

DUILIO: Cameriera, sì.

AMEDEO: Ma poi quando torniamo promettimi che fai qualcosa.

DUILIO: Certo. Però quando torniamo. Adesso...

AMEDEO: Spolveri?

DUILIO: Tutto quello che vuoi.

AMEDEO: E domani mi fai da mangiare tu.

DUILIO: Pranzo e cena.

AMEDEO: E merenda?

DUILIO: I cavoli.

AMEDEO: Ah, buoni. Mi piacciono i cavoli a merenda, anche se a dire il vero non li

                 ho mai mangiati.

DUILIO: Da domani, tutti i giorni.

AMEDEO: Sei grande Duilio, che fortuna ho avuto incontrandoti.

DUILIO: Puoi dirlo forte. Amore. (Escono dalla porta di fondo).

SECONDO  TEMPO

SCENA PRIMA

(Stessa scena. All’accendersi delle luci Amedeo, vestito da cameriera, con cuffietta

e grembiulino, sta stirando dei vestiti. Entra Duilio da fuori).

DUILIO: Ciao.

AMEDEO: Ciao.

DUILIO: Che casino c’è fuori. Gente dappertutto. Pensa che sono andato al bar a

              farmi un aperitivo e non trovavo nemmeno un posto per sedermi. Troppo

              casino. Beato tu che eri qui, tranquillo in casa. Allora?

AMEDEO: Come allora?

DUILIO: Sì, dico, hai finito di stirare?

AMEDEO: Non vedi? Certo che ho finito.

DUILIO: Sei un tesoro. Hai fatto in fretta comunque.

AMEDEO: Avrei fatto molto più in fretta se l’avessi fatto tu.

DUILIO: Lo sai che non sono capace, no? Vedere il colletto della camicia? Sì, è

              quasi perfetto anche se una piegolina è rimasta.

AMEDEO: Lo so benissimo che non sei capace a stirare. Ma c’è una cosa che non

                 ho capito: mi hai detto “visto che non sono capace a stirare, perché oggi

                 non stiri tu e mi fai vedere come si fa”?

DUILIO: Infatti.

AMEDEO: E allora perché dopo che ho stirato la prima camicia te ne sei andato e sei

                 stato fuori casa per quasi tre ore?

DUILIO: Ormai avevo imparato come si faceva ed era inutile starti lì vicino a

              guardarti stirare.

AMEDEO: E perché non me l’hai detto?

DUILIO: Non volevo toglierti la concentrazione.

AMEDEO: Ah.

DUILIO: Io non capisco, ti fai dei problemi assurdi a volte.

AMEDEO: Dici?

DUILIO: Ma sì. Amedeo, secondo me tu sei troppo buono, ti fai fregare dalla gente.

              Ne approfittano di te.

AMEDEO: Non è vero.

DUILIO: Sì. Anche sul lavoro. Ti ho visto, sai, se c’è qualcosa di spiacevole da fare

              sono sempre tutti lì, “Amedeo qui, Amedeo là”. e tu? Tu sei sempre

              disponibile.

AMEDEO: Non è vero.

DUILIO: Sì, e sai cosa ti dico? Che lo stesso succede con Stella. Ti fa girare come

              un burattino.

AMEDEO: Ah no, lei no. L’altra sera, ad esempio, che lei voleva a tutti i costi andare

                 in discoteca e io non avevo voglia, ebbene non ci sono andato.

DUILIO: E’ vero. Lei ti ha detto “se non vuoi venire stattene a casa” e ci è andata da

              sola.

AMEDEO: Però non ci sono andato.

DUILIO: Amedeo, devi farti rispettare.

AMEDEO: Ma io ce la metto tutta.

DUILIO: Non basta.

AMEDEO: Forse hai ragione. Dovrei essere più cattivo, non farmi sfruttare.

DUILIO: Ecco, così.

AMEDEO: Smetterla di fare i lavori che non mi competono al posto degli altri.

DUILIO: Bene. E’ così che voglio sentirti parlare.

AMEDEO: Sì, da oggi basta. (Si toglie il grembiule e lo butta per terra, con aria

                 molto convinta e impettita).

DUILIO: Che fai? Ti togli il grembiule?

AMEDEO: Certo.

DUILIO: Eh no, rimettilo, ci sono ancora i piatti di ieri sera da lavare (Lo aiuta a

              rimetterlo). Mica li vorrai lasciare nel lavandino. Lo sai che stasera viene

             Stella a cena e non puoi farle trovare tutto in disordine.

AMEDEO: E’ vero. Che ora è? E’ tardissimo. Non c’è più tempo per lavare i piatti,

                 li nasconderemo da qualche parte. (Si avvia).

DUILIO: Bravo. (Va a sedersi sul divano e legge un giornale). Quando hai finito mi

              prepari un drink?

AMEDEO: Certo. (Da fuori Poi dopo qualche secondo entra). Cosa vuoi bere?

DUILIO: Fai tu.

AMEDEO: (Versa). E per la cena?

DUILIO: Come?

AMEDEO: Per cena, dico. Dovevi pensarci tu, no?

DUILIO: Infatti. ci ho pensato tutto il giorno. E tu preparala così ci dividiamo i

              compiti.

AMEDEO: Eri tu che dovevi cucinare questa sera.

DUILIO: Ah sì?

AMEDEO: Sì. allora, cosa cucini?

DUILIO: Cucinare? E chi l’ha detto che dobbiamo cucinarla la cena? Non serve, è

              tutto tempo sprecato.

AMEDEO: E che facciamo? Mangiamo le cose crude?

DUILIO: C’è la rosticceria.

AMEDEO: Eh no, Duilio, almeno questo. Non possiamo comprare la roba in

                 rosticceria. A parte che lo facciamo tutte le sere, almeno da quando hai

                detto che ti occupavi tu della cucina, e mi sono anche un po’ stufato, ma

                almeno stasera che viene a mangiare qui Stella, potevi sforzarti a cucinare

                qualcosa. Avrai imparato ormai, no?

DUILIO: Non sono ancora sicuro.

AMEDEO: Ma se è una vita che compriamo la roba in rosticceria per darti tempo di

                 imparare, e tra l’altro pago sempre io.

DUILIO: Amedeo, ricordati che io sono una cameriera, non vorrai mica che oltre alla

              miseria che mi paghi io debba anche spendere per comprarti da mangiare.

AMEDEO: Come sarebbe a dire che ti pago una miseria? Ma se ti verso anche i

                 contributi.

DUILIO: Sai che sforzo. Altrimenti di denuncio.

AMEDEO: Comunque tu mi hai detto che per imparare a cucinare bastava comprare

                 la roba in rosticceria...

DUILIO: Prendimi il ghiaccio, l’hai dimenticato. Ti sembra possibile che non sei

              nemmeno capace a preparare un drink?

AMEDEO: Scusami. (Va a prenderlo). Comunque ti stavo dicendo che tu mi hai

                 detto che a vedere i piatti della rosticceria avresti imparato a cucinare.

DUILIO: Infatti.

AMEDEO: Però fino ad adesso mi sembra che non hai ancora mai cucinato.

DUILIO: E certo, finchè compriamo la roba in rosticceria, mi spieghi che bisogno

              c’è di cucinare?

AMEDEO: Lo so, hai ragione, ma almeno stasera.

DUILIO: Senti, copiando la roba della rosticceria, io ho imparato a cucinare, ma so

              solo fare la roba che fa la rosticceria, e quindi, visto che quella roba la fa

              tanto bene la rosticceria, che bisogno c’è che mi metta io a cucinare? Lo sai

             benissimo anche te che le imitazioni sono sempre peggio degli originali.

AMEDEO: Beh, non hai tutti i torti, però.

DUILIO: Però niente, Amedeo.

AMEDEO: Adesso ti frego io. Sai cosa facciamo le prossime sere? Ti porto un po’

                 di volte a mangiare al ristorante, magari variando anche un po’ i locali,

                 così poi puoi copiare i piatti che fanno loro e mi prepari delle belle

                 cenette, va bene?

DUILIO: E’ vero. Perché non ci abbiamo pensato prima?

AMEDEO: Così stasera avresti potuto cucinare dei manicaretti favolosi.

DUILIO: Iniziamo domani sera.

AMEDEO: Che idea. A volte mi chiedo come mi vengono.

DUILIO: A volte mi chiedo perché non vengono a me.

AMEDEO: Sono un genio. Non vedo l’ora sai.

DUILIO: Nemmeno io.

AMEDEO: Sì, però intanto oggi...

DUILIO: Oggi niente. Comunque prima scherzavo. Non solo ci ho pensato alla cena

               ma ho già anche ordinato tutto io.

AMEDEO: Che cosa?

DUILIO: Qualche antipasto freddo, delle lasagne già cotte e soltanto da riscaldare,

              un pollo allo spiedo e il dolce che ho comprato in pasticceria. Tra l’altro

              devi poi andare a pagare.

AMEDEO: Passo domani.

DUILIO: Dal pasticcere ci sono anche altre cosette da pagare, niente di particolare.  

AMEDEO: Che cosa?

DUILIO: Robetta che mi sono comprato in questi giorni: avevo fame.

AMEDEO: E non potevi pagartela?

DUILIO: Era più semplice fare un conto unico, così gli fai un assegno ed è finita.

AMEDEO: E non potevi farglielo tu un assegno, visto che hai mangiato tutto tu?

DUILIO: Non avevo il tuo blocchetto, come facevo?

AMEDEO: Potevi utilizzare il tuo.

DUILIO: Non ce l’ho.

AMEDEO: Ah no?

DUILIO: No. Già che ci sei c’è anche il bar. Le colazioni del mese. Passa presto

              perché è già di molto incazzato perché non paghi mai.

AMEDEO: Io?

DUILIO: E certo. Mica tua nonna.

AMEDEO: Però dai, non possiamo presentare a Stella il menù della rosticceria.

DUILIO: E perché?

AMEDEO: Ma perché le ho detto che ti tengo in casa anche perché sai cucinare bene,

                 e adesso la invito e le diamo da mangiare quella roba.

DUILIO: Possiamo dirle che visto che era molto tempo che cucinavo io, ti era venuta

              voglia di mangiare la roba della rosticceria.

AMEDEO: Proprio stasera?

DUILIO: E perché no?

AMEDEO: Perché voleva assaggiare la tua cucina. Come facciamo adesso?

DUILIO: Magari non se ne accorge che è roba della rosticceria.

AMEDEO: Le lasagne surgelate.

DUILIO: Embè? Ne abbiamo fatte un po’ di più qualche giorno fa e poi le abbiamo

              surgelate ed abbiamo fatto la scorta.

AMEDEO: Ma se sono mesi che la invito a cena e le do da mangiare quella roba. La

                 rosticceria lì sotto ormai mi conosce così bene che potrebbe farmi un

                monumento.

DUILIO: Ci hai già lasciato molti soldi?

AMEDEO: Molti soldi? Con tutti quelli che gli ho lasciato ci ha fatto studiare i figli,

                 e ne ha tre, mica uno solo. Un giorno o l’altro mi viene voglia di andare

                a controllargli le pagelle, per vedere se i miei soldi sono spesi bene.

DUILIO: Ho un’idea.

AMEDEO: Quale?

DUILIO: Per prima cosa togliamo la roba dai contenitori di alluminio, la mettiamo

              dentro dei bei piatti da portata e la manomettiamo un po’.

AMEDEO: In che modo?

DUILIO: Non lo so, per esempio la gelatina invece di lasciarla tutta compatta la

              schiacciamo un po’, all’insalata russa potremmo aggiungere un po’ di sale,

              in modo che il gusto non sia perfetto.

AMEDEO: E’ vero. Visto che lei ha poca fiducia nelle tue capacità culinarie, non

                 sarà sorpresa che il cibo non sia poi così perfetto.

DUILIO: Infatti.

AMEDEO: A meno che pensi che il rosticcere sia impazzito.

DUILIO: Impossibile. Allora, nell’insalata russa ci mettiamo del sale.

AMEDEO: Sì, e nell’insalata di pesce lo zucchero.

DUILIO: Perfetto. E nel vitello tonnato, vediamo, cosa hai in cucina?

AMEDEO: Yogurt.

DUILIO: Perfetto.

AMEDEO: Poi cos’hai ancora preso?

DUILIO: Della roba in gelatina. Non ho capito cosa fosse.

AMEDEO: A quello basterà rompere la gelatina.

DUILIO: Per non rischiare è meglio manomettere un pochino anche quello.

AMEDEO: Con cosa?

DUILIO: Pepe.

AMEDEO: Pepe.

DUILIO: Dai, andiamo a fare il lavoro.

AMEDEO: Ci penso io. Tu intanto cambiati. (Si toglie gli abiti da cameriera).

DUILIO: Cambiarmi? E perché? Non sto bene così?

AMEDEO: Ma non va, devi metterti la mia roba.

DUILIO: Ma guarda che se è solo per quello, di vestiti eleganti ne ho anch’io.

AMEDEO: Ma che vestiti eleganti.

DUILIO: Se vuoi ho anche degli stracci. Ne ho di più ancora.

AMEDEO: Duilio, devi metterti i vestiti da cameriera.

DUILIO: Ah no.

AMEDEO: E certo. Lei pensa che tu qui sia la cameriera, per cui devi vestirti da

                 cameriera.

DUILIO: No. Da cameriera non mi vesto.

AMEDEO: Ma fa parte del gioco.

DUILIO: Non me ne frega niente.

AMEDEO: Aiutami. Se non ti vesti da cameriera lei potrebbe sospettare che non lo

                sei veramente e potrebbe far pressioni perché ti cacci di casa. Lo sai come

                è fatta.

DUILIO: Dici?

AMEDEO: Certo.

DUILIO: Ma da cameriera no, non mi piace.

AMEDEO: Non fa niente. Vestiti.

DUILIO: Aspetta, ho un’idea. Mi metto una giacca nera, un papillon e mi vesto da

              cameriere.

AMEDEO: Ma saresti poco credibile.

DUILIO: Con la crestina lo sarei di più?

AMEDEO: Ma perché devi sempre averla vinta tu?

DUILIO: Su, non fare tante storie.

AMEDEO: Io non devo fare storie? (Si avvia verso la cucina).

DUILIO: Ehi, il dolce?

AMEDEO: Beh, ma che c’entra, il dolce in genere si prende in pasticceria.

DUILIO: Però se dicessimo che l’ho fatto io...

AMEDEO: Aceto?

DUILIO: Ok.

AMEDEO: Nelle lasagne cosa ci metto?

DUILIO: Inventa. Olio o marmellata.

AMEDEO: Nel pollo? Trovato! Quelle uova che stavano andando a male le hai già

                 buttate?

DUILIO: Figurati: Se non l’hai fatto tu sono ancora nel frigo di sicuro.

AMEDEO: Perfetto. (Esce).

DUILIO: (Esce anche lui. Da fuori). Non staremo esagerando?

AMEDEO: Ma no, figurati. Sarà un successone la cena.

SCENA SECONDA

DUILIO: (Tornando in scena, sta finendo di vestirsi). Dici?

AMEDEO: Sicuro. Non se ne accorgerà mai che questa non è roba della rosticceria.

                 (Da fuori).

                 (Entra Stella, non vista).

DUILIO: Deve essere ben stupida, allora.

AMEDEO: (Da fuori). Stupida non è la parola giusta. Diciamo che la tengo in mano

                 e le faccio fare un po’ quello che voglio. Sai, bisogna sempre giocare con

                un po’ di astuzia, altrimenti...

DUILIO: Appunto. Se basta la tua astuzia stupida è la parola giusta.

STELLA: Disturbo?

DUILIO: Eh? Oh, Stella, ehm... signorina Stella, che piacere vederla, vuole darmi

              la giacca?

STELLA: Il piacere è mio, Duilio. Come sta?

DUILIO: Abbastanza bene, signorina.

STELLA: Ah, ecco la giacca. (Duilio la prende). Di cosa stavate parlando col

               signore?

DUILIO: Oh, di niente, si ciarlava.

STELLA: Mi sembrava parlaste di stupidità.

DUILIO: No. Cioè era una barzelletta.

STELLA: Bella?

DUILIO: No, molto stupida.

STELLA: E le barzellette il signore le tiene in mano?

DUILIO: No, voleva dire che... che le conosce così bene che le ha tutte sulla punta

              delle dita.

STELLA: No, no, parlava proprio di mano.

DUILIO: Ha solo dieci dita e quelle stupide le tiene in mano.

STELLA: Ah, ecco, così ce ne stanno di più. Complimenti per la fantasia. Dov’è

               adesso? (Va  verso la cucina).

DUILIO: No, non entri.

STELLA: Perché?

DUILIO: Perché... perché è nudo.

STELLA: Sai la novità, come non lo avessi mai visto.

DUILIO: No, ferma.

STELLA: Perché?

DUILIO: Perché... perché è pericoloso.

STELLA: Pericoloso Amedeo?

DUILIO: Sì.

STELLA: Ma fammi il piacere, quello sembra un neonato... in tutto. E ti assicuro

                che è del tutto inoffensivo.

DUILIO: Lo so però, ah, però mi ha ordinato di non fare passare di là nessuno, e se

              non obbedisco poi si arrabbia.

STELLA: Perché, aspettavate qualcuno?

DUILIO: Lei.

STELLA: Appunto. Io però passo lo stesso e non preoccuparti. Gli parlerò io ad

               Amedeo e vedrai che non ti dirà niente.

DUILIO: No, davvero.

STELLA: Insomma, Duilio, per favore. Non è che mi state combinando qualcosa di

                losco?

DUILIO: Noi? Non lo faremmo mai.

STELLA: Lo spero. (Si avvia).

AMEDEO: (Entrando). Oh, Stella, che sorpresa.

STELLA: Sorpresa? Ma se lo sapevi benissimo che dovevo venire.

AMEDEO: Certo, però vederti è sempre una sorpresa.

STELLA: Ma non dovevi essere nudo?

AMEDEO: Nudo? Ma Stella, non dire queste cose davanti alla servitù. Se sapevo lo

                 congedavo.

STELLA: Ma che cosa dici?

AMEDEO: Dico che lo mandavo via.

STELLA: Ma chi vuoi mandare via.

AMEDEO: Vorrai mica fare un’orgia.

STELLA: Ma Amedeo, stai impazzendo?

AMEDEO: Volevo ben dire. Ma allora perché volevi che fossi nudo? Forse perché

                ti sentivi particolarmente attratta dal mio fisico, oggi?

STELLA: Il tuo fisico? Ma non essere ridicolo. Non eri di là nudo? Me l’ha detto

                Duilio.

AMEDEO: Ma spero non penserai che...

DUILIO: Le stavo appunto dicendo che tu non volevi che lei andasse di là perché

              non ti eri ancora sistemato e non volevi che ti vedesse prima che fossi tutto

             a posto.

AMEDEO: Sì, prima che fosse tutto a posto

STELLA: Che fosse?

AMEDEO: Sì, la cena.

STELLA: Perché, stavi cucinando tu?

DUILIO: No, cosa pensa, lui verificava soltanto che io avessi fatto tutto nel modo

              corretto.

AMEDEO: Sì, è vero.

STELLA: Ed era tutto a posto?

AMEDEO: Certo, tutto buonissimo.

STELLA: Ma allora chi era nudo?

AMEDEO: Il pollo.

STELLA: Il pollo? Nudo?

DUILIO: Sì, è una nuova ricetta: pollo nudo arrosto.

STELLA: Pollo nudo arrosto? E come si fa?

AMEDEO: Si spenna.

DUILIO: Prima di cuocerlo. Più nudo di così.

STELLA: Insomma, basta, voi mi fate scoppiare la testa. Non ci capisco più nulla,

                spero soltanto che questo pollo nudo sia almeno buono.

DUILIO: Lo è certamente.

STELLA: Ha fatto tutto lei?

DUILIO: Tutto. Anche il dolce.

STELLA: Bene, allora assaggeremo per vedere se è vero che lei è così bravo in

               cucina come dicono.

DUILIO: Lo sono, non dubiti.

STELLA: Bene. Allora, come vanno le cose qui?

AMEDEO: Oh, benissimo. Sai, è stata proprio una grande idea assumere questa

                 cameriera. Fa praticamente tutto.

STELLA: Tranne togliere la polvere, mi sembra. Ce n’è un dito dappertutto.

AMEDEO: Ma come? Se ho passato lo straccio soltanto la scorsa settimana.

STELLA: Come?

DUILIO: Voleva dire che io ho passato lo straccio, solo che è qualche giorno che

              non lo faccio, sa, la casa è grossa e c’è molto da fare.

STELLA: Ma se sono quattro camere.

DUILIO: Però molto grosse.

STELLA: Se lo dice lei.

DUILIO: Ma perché non si accomoda sul divano? Noi intanto le prepariamo un

              aperitivo, vero signor Amedeo?

AMEDEO: Ma certo (Si avvia).

STELLA: Ma Amedeo, cosa fai, lo prepari tu?

AMEDEO: Come?

DUILIO: Signore, si vada a sedere, ci penso io.

AMEDEO: Oh, scusa, l’abitudine.

DUILIO: Anzi no, forse è meglio che io vada a controllare se di là è tutto a posto e

              i drink li prepari lei. (Si avvicina ad Amedeo). Ne prepari tre. (Esce).

STELLA: Allora, Amedeo, sinceramente, ti trovi bene con quello in casa?

AMEDEO: Non mi lamento.

STELLA: Bene, sono contenta, anzi, sai, io credo che tutto sommato tu abbia fatto

                bene a mettertelo in casa.

AMEDEO: Mi costa un po’, comunque.

STELLA: Però ti aiuta. La casa è tenuta bene, ti ha anche cucinato la cena di stasera,

                guarda la tua camicia, è stirata benissimo. Lo avevo sottovalutato.

AMEDEO: Anch’io. (Porta i tre bicchieri).

STELLA: Perché tre?

AMEDEO: Perché ne avevo voglia anch’io.

STELLA: Di due?

DUILIO: (Entrando). Uno è per me, signora. Il signore è molto gentile ed ogni cosa

              sua è anche mia.

AMEDEO: Proprio tutto no.

DUILIO: Quasi. (Si ferma con loro).

AMEDEO: Duilio, io stavo parlando con la signora.

DUILIO: E con questo?

STELLA: Per favore, Duilio, stia al suo posto.

DUILIO: E io sono al mio posto.

STELLA: Il divano?

DUILIO: Certo.

AMEDEO: Sì, effettivamente la cucina è il mio di posto.

STELLA: Che cosa significa?

DUILIO: Niente, è solo che a volte io faccio una pennichella sul divano, per non

              disturbare.

STELLA: Disturbare chi?

AMEDEO: Me alle prese coi piatti.

DUILIO: Quando mangia.

STELLA: Ah.

AMEDEO: Ma non stiamo qui a perdere altro tempo. Potremmo prepararci per

                 mangiare.

DUILIO: Ci sarebbe ancora da finire di apparecchiare il tavolo.

AMEDEO: E lo faccia, no?

DUILIO: Certo, signore. Se potesse però venire ad aiut... ehm, a consigliarmi su

              alcune cose, gliene sarei grato.

AMEDEO: Ma certo, Duilio. (Si avviano).

DUILIO: Ah, un attimo, mi preceda lei, io devo recuperare i bicchieri sporchi.

AMEDEO: Certo. (Esce).

DUILIO: Se non ci fossi io qui dentro. Non so come ha fatto ad andare avanti

              per tanto tempo da solo. Sa, non sa fare niente in casa, lui arriva dal lavoro,

              si mette lì in poltrona e si trova tutto fatto.

STELLA: Immagino.

DUILIO: A volte mi capita di lavorare fino a tarda sera. Per fortuna che mi sono

              trasferito qua altrimenti non so come farei a tornare a casa. Avrei dovuto

              sistemarmi in pensione. Ma qui è meglio di una pensione.

STELLA: Oh, non lo metto in dubbio.

DUILIO: E poi gli cucino certe cenette.

STELLA: Come quella di questa sera?

DUILIO: Certo.

              (Rientra Amedeo).

AMEDEO: E’ tutto a posto. Stella, quando vuoi metterti a tavola possiamo iniziare.

DUILIO: Benissimo. Ho una fame.

STELLA: Lei mangia con noi?

DUILIO: Cer...

AMEDEO: No. Cosa dici? Lui ha già mangiato.

DUILIO: Come già mangiato?

AMEDEO: Sì, prima, non ti ricordi?

DUILIO: No.

AMEDEO: Che memoria corta che hai Duilio. Lo sai che stasera è una sera

                 particolare.

STELLA: Se vuole mangiare con noi perché non può farlo?

AMEDEO: Ma cosa dici? E’ una cena a lume di candela e di candele ce ne sono

                 soltanto due.

 DUILIO: Vorrà dire che io starò lì vicino al buio.

STELLA: potrebbe essere un’idea.

AMEDEO: Ma neanche per sogno. Stella, non dare troppa confidenza alla servitù.

                 E tu poche storie.

STELLA: Sentite, mentre voi discutete, io vado in cucina e comincio a piluccare

                qualcosa. Ho una fame, e sono curiosa di assaggiare la cucina di Duilio.

                (Esce).

AMEDEO: Ma dico, sei impazzito?

DUILIO: No, tu sei impazzito.

AMEDEO: Io invito la mia ragazza a cena e tu vuoi venire a mangiare al nostro

                 tavolo?

DUILIO: Embè?

AMEDEO: E vatti a mangiare una pizza, no? Per una sera.

DUILIO: Eh no, nel contratto si diceva vitto e alloggio pagati.

AMEDEO: Ho capito, tieni. (Gli da’ dei soldi).

DUILIO: E se non mi bastano?

AMEDEO: Guarda, prenditi il portafoglio, tanto io non credo di averne bisogno

                 per stasera.

DUILIO: Così mi piaci, capo.

              (Si sente un urlo dalla cucina).

AMEDEO: Che succede?

DUILIO: E cosa ne so?

              (Esce Stella, piegata in due, con un gran mal di pancia).

STELLA: Ah, cosa ci avete messo nel cibo? Sto male.

DUILIO: Presto, aiutami, mettila su una poltrona. (Da’ il portafoglio ad Amedeo che

              lo appoggia su un tavolino).

AMEDEO: Cos’hai, Stella?

STELLA: Sto male, ah, la pancia.

DUILIO: E’ colpa tua.

AMEDEO: Come mia?

DUILIO: Ma sì, non ti andava bene come ho cucinato e volevi metterci del tuo ed

              ecco cos’hai combinato. Vai a prendere dell’acqua , almeno.

AMEDEO: Ma cosa dici?

DUILIO: Vai a prendere dell’acqua, ti ho detto.

AMEDEO: Quella minerale va bene?

DUILIO: No, prendila dal rubinetto che in quella minerale ci ho messo del profumo.

AMEDEO: Del profumo?

DUILIO: Sì, così non si capiva che era comprata.

              (Amedeo si avvia).

AMEDEO: Però è colpa tua.

DUILIO: Vai! Cos’hai, Stella?

STELLA: La pancia, mi fa male.

                (Torna Amedeo, con l’acqua).

STELLA: C’è una medicina che potrebbe farmi bene.

DUILIO: Hai sentito? Porta via l’acqua, vuole una medicina. Hai qualcosa?

AMEDEO: Credo.

DUILIO: Porta via l’acqua, ti ho detto. (Amedeo esce).

STELLA: L’apenival.

DUILIO: Apenival? Amedeo! Hai l’apenival?

AMEDEO: (Rientrando). L’ape che cosa?

DUILIO: L’apenival, ce l’hai?

AMEDEO: Non so nemmeno cosa sia. Si mangia?

STELLA: (Urla).

DUILIO: Non parlare di mangiare, idiota.

AMEDEO: Va bene, scusate.

DUILIO: E prendi dell’acqua.

AMEDEO: Acqua? Ma se non la volevi.

DUILIO: Ma cosa dici, vai a prendere dell’acqua.

AMEDEO: Uffa. (Si avvia).

STELLA: L’apenival.

DUILIO: Ma dove lo troviamo? Ho un’idea.

              (Torna Amedeo con l’acqua).

AMEDEO: Che idea hai?

DUILIO: Ho un amico dottore, puoi rivolgerti a lui.

AMEDEO: Io?

DUILIO: E chi? Mia nonna? Tieni. (Si fruga in tasca). Questo è il biglietto da visita

              con l’indirizzo, vacci subito.

AMEDEO: Ma perché non ci vai tu?

DUILIO: Io devo stare vicino a lei.

AMEDEO: Ci posso stare io.

DUILIO: Ma tu non sapresti come comportarti se succedesse qualcosa.

AMEDEO: Non è vero.

DUILIO: Su, non fare storie, devi andare a prendere le medicine per salvare la tua

              donna, fai il grande cavaliere.

AMEDEO: Ma non voglio fare un bel niente e poi questo dottore sta dall’altra parte

                 della città. Mi ci vorranno due ore.

DUILIO: E con questo? Meglio no? Così quando arriverai sarai accolto ancora con

              più entusiasmo, lo sai no che la lontananza accresce l’amore?

AMEDEO: Ah sì?

DUILIO: Ma certo.

AMEDEO: E’ vero, Stella?

STELLA: Ma che cosa me ne frega, vai.

DUILIO: Ecco vedi? Lei ha bisogno di te. (Lo spinge fin sulla porta). Non farla

              aspettare ancora, cavaliere, e poi lei ti amerà ancora di più, come mai ha

              amato un altro uomo.

AMEDEO: Beh, allora io vado proprio.

DUILIO: Avanti, muoviti, Lancillotto.

AMEDEO: Vado. (esce).

DUILIO: (Dalla porta). Vai  Lancillotto, che Ginevra (Chiude la porta). Sta in

              Svizzera.

SCENA TERZA

DUILIO: E’ andato. (Riapre, controlla fuori della porta). Sì. (Richiude). E’ proprio

              andato. Ehi, Stella, puoi smetterla di soffrire, se n’è andato.

STELLA: Sei sicuro?

DUILIO: Certo, l’ho sentito scendere le scale.

STELLA: Non è che ritorna?

DUILIO: Ma no, dai, perché dovrebbe farlo? Non ha motivo di sospettare. (Va verso

              Stella. Si apre la porta, rientra Amedeo, Stella e Duilio restano come

              pietrificati).   

AMEDEO: Nella fretta ho dimenticato le chiavi della macchina. (Non si accorge che

                 i due sono in piedi, vicini. Esce di nuovo).

STELLA: Non s’è accorto di nulla?

DUILIO: Non credo.

STELLA: (Si lascia cadere sulla poltrona). Mi sento svenire.

AMEDEO: (Riapparendo sulla porta). Scusa...

DUILIO: Che cosa? (Stella per lo spavento urla).

AMEDEO: Come sta?

DUILIO: Sta male, non vedi? Vai, sbrigati.

AMEDEO: Ma mi era sembrato che...

DUILIO: Che cosa? Non vedi che sta svenendo? Vai a prendere le medicine e fai in

              fretta, cavaliere.

AMEDEO: Sì, vado, vado.

DUILIO: Corri.

AMEDEO: Va bene. E’ solo che... (Fa per avviarsi).

DUILIO: Vai.

AMEDEO: Mi era sembrato che...

DUILIO: (Andando verso la porta). Vai ti ho detto.

AMEDEO: Vado. (Esce).

STELLA: Sarà la volta buona?

DUILIO: (Apre la porta e rimane qualche secondo in ascolto). Dunque, sta

              scendendo le scale... sento i passi... non sento più niente... era caduto

              dalle scale. Sì’, è uscito.

STELLA: Sicuro?

DUILIO: Ha messo in moto la macchina.

STELLA: Finalmente.

DUILIO: Aspetta. Ha spento il motore... l’ha riacceso... l’ha spento di nuovo... ha

              aperto la portiera... No, l’ha richiusa e ha rimesso in moto. Ecco, è partito

              finalmente. Ah, ho sentito alcuni clacson, probabilmente non si è accorto

              che il semaforo era rosso ed ha tagliato la strada a qualcuno... penso

              comunque sia passato incolume. (Richiude). Finalmente è andato.

STELLA: Oh, non ne potevo più.

DUILIO: A chi lo dici. Comunque devo farti i miei complimenti, sei davvero

              bravissima a recitare. Il fatto è che non ho capito come mai hai modificato

              il programma: eravamo d’accordo che si cenava e che poi avresti finto

              l’indigestione.

STELLA: Sì, ma poi ho assaggiato quelle schifezze che stavano in cucina. Ma cosa

                gli avete fatto a quella roba? Era immangiabile.

DUILIO: Dici? Il fatto è che Amedeo non voleva che ti accorgessi che era roba

              comprata in rosticceria e allora ha voluto modificarla. Io non sapevo come

              fare e gli ho dato il primo consiglio che mi è passato per la testa.

STELLA: Non era certo un granchè come consiglio.

DUILIO: Ma guarda il lato positivo della cosa: in questo modo abbiamo molto più

              tempo per stare insieme.

STELLA: E’ vero, caro.

DUILIO: Amore. Sei bellissima.

STELLA: Ti ringrazio.

DUILIO: Non ce la facevo più ad aspettare. Rimanere lì, vederti in questa casa quasi

              tutti i giorni e non poterti stringere, abbracciare, parlare liberamente, per

              evitare che Amedeo si insospettisse.

STELLA: Era molto divertente, dai.

DUILIO: Per te forse. Non per me che dovevo stare qui con quello.

STELLA: Ti ha fatto proposte sconce?

DUILIO: No, ma non è stato divertente lo stesso.

STELLA: Ma sì, dai.

DUILIO: Comunque questa sera abbiamo finalmente la casa tutta per noi. Anche

              questo mi sembra un sogno.

STELLA: Sei sicuro che Amedeo non torni presto?

DUILIO: Impossibile. E come potrebbe? E’ tutto troppo ben organizzato: innanzitutto

              quel tipo di medicinale che lui come un cavaliere della tavola rotonda, tavola

              del cesso, sta cercando, non esiste, me lo sono inventato io. Il dottore che

              sta cercando abita esattamente dall’altra parte della città, per cui gli ci

              vorranno un paio d’ore per arrivarci. Tenuto poi conto che il dottore è un

              mio amico e che ci siamo già messi d’accordo, lui gli dirà che quel

              medicinale è rarissimo e gli consiglierà di andarlo a cercare da un suo collega

             che abita molto distante e che sembra sia l’unico che lo possiede in questa

             zona. Per raggiungere quest’altro dottore, che tra l’altro non esiste,  gli ci

             vorranno almeno altre tre ore, e poi altre due per ritornare a casa: in pratica

             prima di domattina non lo vediamo, e noi quindi potremo goderci questa

             splendida serata insieme, senza dover pensare a nient’altro che a noi due,

             io e te soltanto.

STELLA: Sei geniale, Duilio.

DUILIO: Lo so. Ma per te sarei capace di qualsiasi cosa. E adesso, signorina, cosa

               le posso offrire?

STELLA: Quello che vuole lei. L’importante è che non sia roba da mangiare.

DUILIO: Posso sempre cucinarti qualcosa io.   

STELLA: Tu?

DUILIO: E perché no?

STELLA: Ma fammi il piacere, dai.

DUILIO: Oppure se vuoi in  dispensa ci sono dei biscotti.

STELLA: Così è meglio. Ma comunque non ho fame.

DUILIO: Nemmeno io.

STELLA: Magari qualcosa da bere.

DUILIO: Potremmo andare in camera. Tu ti metti comoda, come fossi a casa tua,

              ed io ti porto qualcosa da bere

STELLA: Per quello abbiamo tempo, non hai detto che Amedeo resterà fuori tutta la

                notte?

DUILIO: Certo, è solo che sono io che non so se posso resistere ancora per molto.

STELLA: Sì, dai.

DUILIO: Se lo dici tu.

              (Duilio prepara da bere, Stella intanto da a sistemarsi sul divano).

DUILIO: Alcoolico?

STELLA: Naturale.

DUILIO: Vodka?

STELLA: Va bene.

DUILIO: Ti metto del ghiaccio?

STELLA: No, liscia. (Gliela porta).

DUILIO: Ero stufo, sai, di tutti quegli incontri veloci, di qua e di là, senza riuscire

              mai ad avere un solo momento tutto per noi.

STELLA: Però riuscivamo a vederci molto spesso.

DUILIO: Ma sempre con altri fra i piedi, prima fra tutti Wilma, ma poi anche

              Amedeo,  altri amici, i tuoi colleghi.

STELLA: Wilma?

DUILIO: Sì, Wilma, la mia ragazza. Ma ti rendi conto? Doverla avere sempre fra i

              piedi ogni volta che mi incontravo con te.

STELLA: Era solo per essere più tranquilli e non dare tanto nell’occhio. Se ci vedeva

                qualche amico di Amedeo mentre eravamo io e te da soli, gli avrebbe

                riferito tutto, perché saremmo stati sospetti: io che uscivo con il cameriere

               del mio uomo. Invece così vedevano due donne e pensavano a una pura  e

               semplice amicizia, no? Ma pensa ci avessero visti in un bar io e te da soli.

               Come l’avremmo spiegato ad Amedeo? Sai cosa avremmo risolto? Che lui

               ti avrebbe cacciato da casa sua e non ci saremmo più potuti vedere. Senza

               tenere in considerazione il fatto che come minimo a me avrebbe rotto la

               testa, e anche tu ci avresti rimesso qualche costola.

DUILIO: Però almeno qualche volta potevamo anche andare ad appartarci da qualche

              parte, senza dovere andare a tutti i costi in un bar o a spasso in centro.

STELLA: Infatti. E questa sera cosa stiamo facendo?

DUILIO: Hai ragione. Finalmente io e te da soli, senza nessuno tra i piedi.

STELLA: E’ fantastico.

DUILIO: Ed abbiamo tutta la notte per noi.

STELLA: Sì, tutta la notte.

DUILIO: Vuoi bere ancora qualcosa?

STELLA: Guarda che non hai bisogno di farmi ubriacare.

DUILIO: Già.

STELLA: Andiamo di là?

DUILIO: Di là? Certo.

              (Duilio si toglie la giacca e la butta per terra. Durante le battute seguenti

              ci sarà un lento spostamento verso la camera da letto, lasciando una scia

             di vestiti lungo il tragitto).

DUILIO: Avanti, amore.

STELLA: Sì, caro. Ma... sei sicuro che facciamo la cosa giusta?

DUILIO: Sicurissimo.

STELLA: Sicuro, sicuro?

DUILIO: Non lo sono mai stato più di così.

STELLA: Ma Amedeo?

DUILIO: Sarebbe sicuro anche lui.

STELLA: E se torna?

DUILIO: Non torna.

STELLA: Sicuro, sicuro?

DUILIO: Al cento per cento.

STELLA: Solo?

DUILIO: Anche di più. Al mille per mille.

STELLA: Allora va bene.

                (Escono. Da fuori viene buttato ancora un reggiseno).

DUILIO: Dai, vieni. (Da fuori).

STELLA: Quanta fretta. (Da fuori).

DUILIO: Non ce la faccio più.

STELLA: E allora dovrai farti una doccia fredda di almeno cinque minuti.

DUILIO: Perché?

STELLA: Devo andare un attimo in bagno. Arrivo subito.

                (Entra in scena avvolta in un lenzuolo).

DUILIO: (Da fuori). Ti prego, fai in fretta.

STELLA: Dammi soltanto cinque minuti.

DUILIO: (Da fuori). Tre.

STELLA: Quattro.

DUILIO: (Da fuori). Tre e mezzo.

STELLA: Va bene.

DUILIO: (Da fuori). Sto già contando.

STELLA: No, aspetta, devi iniziare nel momento in cui entro in bagno. (Esce). Ora.

                (Stella esce dall’altra porta a destra. Entra Amedeo).

AMEDEO: Duilio, Stella. Dove siete? Stella, come stai? Ehi, dove siete? Duilio!

                 Il mio portafoglio, ti ricordi? Te l’ho dato perchè volevo che te ne andassi

                 in pizzeria e non me l’hai restituito. Per fortuna che me ne sono accorto

                 quasi subito, altrimenti facevo tutta quella strada per nulla. (Si accorge dei

                 dei vestiti). Ma... avevate caldo? Stella! Potevate spegnere l’impianto di

                riscaldamento. (Segue la scia dei vestiti). Non era il caso di svestirsi, e poi

                stavi male, se prendi freddo ti viene una polmonite.

                (Arriva al reggiseno. Si ferma pensieroso). Non mi sembra faccia poi così

                caldo. (Si affaccia dalla porta della camera da letto).

DUILIO: (Da fuori). Stella, sbrigati che i tre minuti e mezzo stanno finendo.

AMEDEO: Qui sta succedendo qualcosa che non mi piace. Devo capire che cosa.

                 (Esce).

                (Dall’altra porta appare Stella, raccoglie i suoi vestiti tranne il

                reggiseno e scappa).

AMEDEO: (Da fuori un urlo). Duilio!

TERZO  TEMPO

SCENA PRIMA

(Quando si accendono le luci Duilio è seduto sul divano in boxer e maglietta di

cotone bianca, mentre Amedeo passeggia nervosamente).

DUILIO: Senti...

AMEDEO: Zitto.

DUILIO: Però...

AMEDEO: Stai zitto.

DUILIO: (Fa per parlare).

AMEDEO: Ti ho detto di stare zitto.

DUILIO: (Alza la mano).

AMEDEO: Che cosa vuoi?

DUILIO: Volevo soltanto chiederti se potevo rivestirmi.

AMEDEO: Ah, vorresti rivestirti? Ma non lo capisci che quei vestiti lì sono il corpo

                 del reato?

DUILIO: Reato? E chi sarebbe stato ucciso?

AMEDEO: Nessuno. Ma quei vestiti devono rimanere lì per terra almeno finchè io

                 non sarò riuscito a capire.

DUILIO: Conoscendoti ho tempo di prendere una polmonite allora. E poi che cos’è

               che devi capire?

AMEDEO: Che cosa devo capire? Te lo spiego subito. Primo: perché quando sono

                   entrato per terra c’erano due giacche, due camicie, una gonna e adesso

                   non ci sono più che una giacca, una camicia ed un paio di pantaloni.

                   Dov’è finito il resto e in particolare la gonna? Secondo: dov’è finita

                  Stella?

DUILIO: Se mi lasci parlare ti posso spiegare tutto.

AMEDEO: Bene, avanti, parla allora, che sono proprio curioso.

DUILIO: Beh, è molto semplice: per quanto riguarda i vestiti ti sei sbagliato. Sai,

              sei entrato di corsa...

AMEDEO: Camminavo.

DUILIO: Tutto accaldato...

AMEDEO: Con il freddo che fa?

DUILIO: Preoccupato per il fatto di essere uscito senza portafoglio e di avere perso

              del tempo mentre Stella stava...

AMEDEO: Non dirmi dove stava nel frattempo.

DUILIO: Stava male e ti è sembrato di vedere due giacche, due camicie e una gonna,

              mentre in realtà c’erano soltanto una giacca e una camicia così come adesso:

              d’altra parte in casa ci siamo soltanto io e te, hai anche controllato, per cui

              non possono essere spariti.

AMEDEO: E Stella? Dov’è Stella?

DUILIO: Stella se n’è andata. A un certo punto ha cominciato a sentirsi un po’

              meglio ed ha preferito andarsene a casa. Come vedi si spiega tutto

              benissimo.

AMEDEO: Già. Così sembra. Ma c’è una cosa che non si spiega troppo facilmente.

                 (Va verso il reggiseno e lo prende).

DUILIO: Che cosa?

AMEDEO: Questo.

DUILIO: Ah, quello. Ma certo che si spiega.

AMEDEO: Ah sì? Spiegamelo allora.

DUILIO: E’ molto semplice. Volevo farti una sorpresa per questa notte.

AMEDEO: Stai pur certo che me l’hai fatta la sorpresa: questo reggiseno è di

                   Stella, lo riconosco perché glielo ho regalato io.

DUILIO: Infatti. Me l’ha detto. E’ che me l’ha prestato, per la sorpresa.

AMEDEO: Sei un Giuda, stai mentendo.

DUILIO: Non è vero.

AMEDEO: Sì, invece.

DUILIO: Dimostramelo.

AMEDEO: Oh, è semplicissimo: non è vero che Stella ti ha prestato questo, non è

                 proprio possibile.

DUILIO: Come fai a dirlo?

AMEDEO: Semplicemente perché non è la tua taglia, non ci entreresti mai qui dentro.

DUILIO: Posso dimagrire.

AMEDEO: Non ce la faresti entro questa notte e l’hai detto tu che ti serviva per farmi

                 una sorpresa questa notte, quindi questa storia non regge.

DUILIO: E va bene. Ti dirò la verità: tutta la verità, soltanto la verità e nient’altro che

              la verità. Volevo... volevo regalarlo a te.

AMEDEO: (Raddolcendosi). Davvero?

DUILIO: Sì.

AMEDEO: Che gentile. (Poi ravvedendosi e tornando irato). Non ci credo, non

                 prendermi in giro.

DUILIO: Davvero.

AMEDEO: No. Non l’avresti mai fatto perché sai benissimo che non andrebbe

                 neanche a me.

DUILIO: Ma figurati, sei magrissimo.

AMEDEO: Non è vero, guarda. (Se lo prova sopra la camicia). Vedi?

DUILIO: E certo, se te lo provi lì sopra.

AMEDEO: Insomma, basta, Giuda. Come hai potuto farlo?

DUILIO: Ma io non ho fatto niente.

AMEDEO: Non mentire.

DUILIO: Davvero. Te lo giuro. Sei arrivato a casa troppo presto, non ne ho avuto il

              tempo.

AMEDEO: E io che mi fidavo di te. Ti ho dato un tetto, la mia fiducia, i giorni

                  migliori della mia vita, mentre tu la sola cosa che volevi era la mia donna.

DUILIO: Ma non è vero.

AMEDEO: Che cosa posso fare adesso?

DUILIO: Tanto per cominciare potresti lasciarmi rivestire.

AMEDEO: No. Rimani fermo lì.

DUILIO: Ma insomma, Amedeo, dai, quel che è fatto è fatto, mica posso uccidermi.

AMEDEO: Perché no?

DUILIO: Ma dicevo così per dire.

AMEDEO: E io faccio così per fare (Esce).

DUILIO: Amedeo. Amedeo, che cosa hai in mente? Qualunque cosa sia non fare

              niente di avventato.

AMEDEO: (Entra con due pistole in pugno). E adesso possiamo iniziare il

                 divertimento.

DUILIO: Amedeo, ma sei impazzito? Metti via quei cannoni, per favore.

AMEDEO: Certo che li metterò via ma soltanto dopo che avrò scaricato tutto il

                 piombo che contengono su di te.

DUILIO: Amedeo, non precipitiamo le cose, cerchiamo di ragionarci su con

              tranquillità. Sparare non ti serve a nulla.

AMEDEO: Ah no? Conosci un metodo più rapido per eliminarti?

DUILIO: Potremmo parlare no? Parlare. D’altra parte lo dicono tutti che ne uccide

              più la lingua che la spada.

AMEDEO: Della spada. Ma io uso la pistola. Più sicuro.

DUILIO: D’altra parte io non c’entro niente. Stai facendo un errore. E’ stata Stella

              ad istigarmi.

AMEDEO: Non scaricare la colpa su di lei.

DUILIO: Davvero. Io non volevo. Un giorno, stavo passeggiando con Wilma e la

              abbiamo incontrata. Così, per caso. Lei si è fermata a parlare con noi e poi

              abbiamo bevuto un caffè insieme, tutti e tre. Ed è stata lei che ha voluto

              che ci rivedessimo altre volte.

AMEDEO: Ah, è così? Dunque non era la prima volta, questa.

DUILIO: Non era la prima volta ma non è mai successo niente, nè le volte precedenti

              nè oggi. C’era sempre Wilma con noi, anzi, era proprio lei a volere che

             Wilma fosse sempre presente ai nostri incontri, sai, per mascherare meglio

             la situazione. Così la situazione la mascheravamo benissimo però io non

             riuscivo mai a concludere niente.

AMEDEO: Meglio.

DUILIO: E quindi ad uccidermi fai un errore.

AMEDEO: No, farei un errore a lasciarti in vita.

DUILIO: Dammi almeno una possibilità.

AMEDEO: Una possibilità? Va bene, mi hai convinto, non ti ucciderò.

DUILIO: Grazie al cielo.

AMEDEO: Al posto faremo un duello.

DUILIO: Un duello?

AMEDEO: Tieni la pistola.

DUILIO: Non voglio.

AMEDEO: Prendila o ti ammazzo.

DUILIO: Va bene.

AMEDEO: Vieni al centro della camera e dammi le spalle. Faremo cinque passi poi ci

                 gireremo e spareremo.

DUILIO: Facciamone venti.

AMEDEO: E vestiti che mi fai impressione.

                 (Duilio si veste).

DUILIO: Trenta passi?

AMEDEO: Cinque. Avanti, vieni, sistemati.

DUILIO: (Si sistema e guarda la pistola che gli trema in mano). Ehi, ma la mia

              pistola è scarica.

AMEDEO: Certo. Non voglio correre il rischio che mi ammazzi.

DUILIO: Ma hai detto che mi davi una possibilità.

AMEDEO: Infatti. C’è la possibilità che io a quella distanza sbagli mira.

DUILIO: Amedeo.

AMEDEO: Aspetta.

DUILIO: Cosa?

AMEDEO: Prima del duello c’è un’altra cosa che devi fare.

DUILIO: Ma anche due. E non mi faccio nemmeno pagare. Te le regalo, davvero.

              Gratis.

AMEDEO: Telefona a Stella.

DUILIO: Perché?

AMEDEO: Voglio che venga qui.

DUILIO: A cena?

AMEDEO: Telefonale. Falla venire qui.

DUILIO: Va bene, ma non arrabbiarti. (Va al telefono).

AMEDEO: Non cerchi il numero?

DUILIO: So a memoria quello del suo cellulare. Anzi, ti spiace se vado di là a

              telefonare? Aspettava che la chiamassi e vorrei avere un po’ di privacy.

              Se non ti dispiace.

AMEDEO: Figurati, fai pure.

DUILIO: Grazie. Tu beviti qualcosa, intanto. (Esce)..

AMEDEO: Va bene. (Va a prepararsi qualcosa).

                 (Torna Duilio).

DUILIO: Che fortuna. Sai dov’era? A due isolati da qui. Aspettava che la chiamassi

               ed era già anche un po’ in pensiero. Sai come è fatta, no?

AMEDEO: Perché come è fatta?

DUILIO: Viene subito.

AMEDEO: Le hai detto della cena?

DUILIO: Certo.

AMEDEO: Bene. Stasera si mangia carne. La tua di carne. Avanti, andiamo con il

                 duello.

DUILIO: Ma come? E la cena?

AMEDEO: Sarà a lume di candela. E mangiamo te. E poi, quando avremo finito di

                 mangiare, la ucciderò.

DUILIO: Ma no. Non puoi uccidere prima lei e poi ceniamo io e te? La sua carne è

              sicuramente più tenera e poi noi ci amiamo, no?

AMEDEO: Ormai ho il cuore distrutto.

DUILIO: Amedeo, guarda dalla finestra, c’è la luna, e ti sta guardando, sarà testimone

              di tutto quello che farai stasera e non vorrai farla assistere ad un duplice

              omicidio, vero?

AMEDEO: Ma lei non parlerà.

DUILIO: Sì, ma la tua coscienza? Pensaci. (A poco a poco Amedeo si commuoverà).

              Pensa a quello che stai facendo. Hai un amico, una persona che ti vuole

              bene, che ti ha aiutato quando eri in difficoltà, che ti ha stirato le camicie,

              i calzini, che ti ha lavato le mutande, ti ha grattato la schiena, ti ha voluto

              bene e ti ha preso per mano.

AMEDEO: Ma veramente.

DUILIO: Non interrompere. Pensaci, Amedeo, un uomo può sbagliare, ma la più

              grande vendetta è sempre il perdono, ricordatelo, sii virtuoso, dimostraci

              la tua superiorità, la tua capacità di perdonare, la tua grandezza d’animo,

              il tuo splendore, la tua nobiltà, tu sei sempre stato un esempio per tutti noi,

              da seguire, da imitare, da indicare ai più giovani, per noi sei sempre stato

              fonte di gioia, di risate, di intrallazzo, abbiamo parlato di te, alle tue spalle,

              abbiamo riso, ti abbiamo amato. Ed ora in questo giorno di letizia, noi

              siamo contenti di averti vicino, perché il tuo esempio e la tua parola non

              vengano mai meno. Tu, nostro padre e signore, nei secoli dei secoli.

AMEDEO: Amen.

DUILIO: E adesso stringetevi la mano, dimenticate ogni odio e scambiatevi il segno      

              della pace (Lo fanno).

AMEDEO: La pace sia con te.

DUILIO: E con il tuo spirito. (Si abbracciano).

AMEDEO: Che belle parole hai detto.

DUILIO: Ti assicuro che mi uscivano dal cuore.

AMEDEO: Hai ragione. Sono stato uno stupido. Non si può risolvere niente con un

                 colpo di pistola. Potrebbe addirittura non essere mortale. E se poi ti

                 ferissi soltanto?

DUILIO: Pensa che male mi faresti. Un male da morire.

AMEDEO: Ho deciso. Lascerò che sia lei a scegliere. Quando arriverà le dirò

                 “decidi tu” e qualunque di noi due sceglierà l’altro dovrà andarsene per

                 sempre e non tornare mai più.

DUILIO: Certo.

AMEDEO: E’ giusto così. Per lo meno due di noi saranno felici e vorrà dire che il

                 terzo...

DUILIO: Si batterà sui denti.

AMEDEO: Che cosa?

DUILIO: Non lo so. Deciderà lui.

AMEDEO: Hai ragione. Non è importante quello che farà il terzo. D’altra parte

                 passare la vita in galera per una donna non ha molto senso, vero?

DUILIO: E nemmeno morire.

AMEDEO: Già.

DUILIO: Deciderà lei. (Si siedono sul divano. Pausa).

AMEDEO: Certo che se tu fossi morto...

DUILIO: Deciderà lei.

AMEDEO: Sì. Però la scelta sarebbe più facile. In quel caso, anche scegliesse te

                 dopo pochi giorni cominceresti a puzzare, quindi...

DUILIO: Deciderà lei.

AMEDEO: Sì.

DUILIO: E preoccupati di non morire tu.

AMEDEO: Come sei suscettibile. Stavo semplicemente pensando ad alta voce.

DUILIO: E allora cerca di non pensare più.

SCENA SECONDA

(Si apre la porta. Appare Stella. I due non si girano).

DUILIO: Ho sentito un rumore.

AMEDEO: Hanno aperto la porta. Dici che è lei?

DUILIO: Lo spero, perché se non è lei vuol dire che è un ladro. E’ entrata senza

              suonare e noi siamo nella posizione ideale per prendere una botta sulla

              testa.

AMEDEO: Che c’entra se è entrata senza suonare, tutti lo possono fare. E’ mica un

                 postino.

DUILIO: Che vuoi dire?

AMEDEO: I postini suonano sempre due volte.

DUILIO: E con questo? Anche i fiorai.

AMEDEO: Come?

DUILIO: Anche i fiorai suonano sempre due volte.

AMEDEO: E tu come lo sai?

DUILIO: Lo so e basta.

STELLA: Disturbo?

DUILIO: Ha chiesto se disturba.

AMEDEO: Ho sentito, mica sono sordo.

DUILIO: E allora rispondile.

AMEDEO: Va bene. No, non disturbi.

STELLA: Duilio mi ha telefonato. Per la cena.

AMEDEO: Hai fame?

STELLA: No.

AMEDEO: Meglio. Neanch’io ho fame.

DUILIO: Io sì a dire la verità e se non vi dispiace ne approfitterei. (Fa per alzarsi).

AMEDEO: Rimani qui tu.

DUILIO: Ma ho fame.

AMEDEO: Fa niente. Ora dobbiamo parlare. Stella.

STELLA: Dimmi.

AMEDEO: Dobbiamo parlare.

STELLA: Di cosa?

AMEDEO: E di cosa vuoi parlare? Di politica?

STELLA: Perché no?

DUILIO: Non ne abbiamo mai parlato.

STELLA: E ci sarebbe molto da dire.

AMEDEO: Smettetela. Sapete bene di cosa dobbiamo parlare. Questa casa è troppo

                 piccola per tutti e tre.

DUILIO: Vuoi trasferirti?

AMEDEO: No che non voglio trasferirmi. Perché dovrei farlo, sto benissimo qui. Non

                 interrompetemi e fatemi parlare. Io non l’avevo capito, non avevo capito

                 niente, ma questa sera all’ora di cena mi si sono aperti gli occhi ed ho

                 cominciato a capire.

DUILIO: Non esagerare dai, la casa sarà anche piccola, ma se ci stringiamo un po’

              ci stiamo benissimo.

AMEDEO: Fammi parlare.

DUILIO: Vuoi dire che hai aperto troppo gli occhi e non ci stiamo più?

AMEDEO: Smettila di interrompermi.

DUILIO: E dai, chiudi un occhio sulla situazione.

AMEDEO: Io voglio tenerli aperti tutti e due per bene.

STELLA: Duilio, smettila di scherzare, lascialo parlare.

DUILIO: Va bene, va bene, come non detto.

AMEDEO: Stella...

STELLA: (Si siede). Dimmi.

AMEDEO: Forse è meglio se ti siedi.

STELLA: Sono già seduta.

AMEDEO: Meglio... Allora magari mi siedo io.

STELLA: Anche tu sei già seduto, Amedeo.

AMEDEO: Ah. Beh, una cosa in meno da fare.

STELLA: Se vuoi possiamo stare in piedi.

AMEDEO: No, è meglio seduti, sarà tutto più facile. Vedi, Stella, io ho una cosa

                 molto importante da dirti.

STELLA: Anch’io.

AMEDEO: Vedi, io... anche tu?

STELLA: Sì.

AMEDEO: Comincia tu, allora.

STELLA: No, Amedeo, è meglio se cominci tu.

AMEDEO: E perché?

STELLA: Perché dopo non so se avresti ancora voglia di parlare.

AMEDEO: Ah, bene. Ma, che significa?

STELLA: Niente, non preoccuparti, tanto non capiresti.

AMEDEO: Mica sono scemo.

STELLA: Lo so, è proprio per quello che non capiresti.

AMEDEO: Stella, io so tutto, so benissimo che sotto questo tetto si è consumata

                 una tresca ai miei danni...

DUILIO: Magari si fosse consumata.

AMEDEO: Che la persona nella quale io avevo una fiducia assoluta, che si era

                 ritagliata un posto fondamentale nella mia vita, fino a crescere nella mia

                anima, si è poi rivelata un traditore.

STELLA: Davvero ero tutto questo per te?

AMEDEO: No. Io stavo parlando di Duilio.

DUILIO: Grazie.

AMEDEO: Io non mi ero accorto di niente, come ho fatto ? Voi vi trovavate sotto

                 questo tetto quando io non c’ero e poi per la strada, coinvolgendo,

                 per proteggervi, quella poveretta della ragazza di Duilio, Wilma, un’altra

                 vittima come me.

STELLA: Duilio...

AMEDEO: No, lasciami continuare, Stella. Sei stato molto furbo, Duilio, lo devo

                 ammettere, molto astuto. Ti sei fatto assumere da me per poterti sistemare

                 a portata di Stella, hai conquistato la mia fiducia, il mio affetto, e poi?

DUILIO: E poi. E poi che cosa?

AMEDEO: E poi mi hai tradito, sì, hai escogitato un piano perfetto, niente da dire,

                 lo stupido sono stato io.

DUILIO: In ogni vicenda ce ne vuole uno.

AMEDEO: Per cui, Stella, io ho deciso una cosa: lo sai benissimo anche tu,

                 dobbiamo prendere una decisione...

DUILIO: Dobbiamo?

AMEDEO: Sì, insomma, devi prendere una decisione. o io o quest’uomo che ti

                 ha conquistato con l’inganno, che ha tradito, che si è servito di sotterfugi

                 per arrivare a te, che ha mentito, agito meschinamente, che...

DUILIO: Amedeo, credo abbia capito, non è il caso che continui.

AMEDEO: Volevo solo metterle di fronte agli occhi la verità, farle capire fra chi

                 deve scegliere.

DUILIO: Sei stato molto esauriente, te lo assicuro.

AMEDEO: Mi sembra giusto.

DUILIO: Beh, allora diciamola tutta: Stella, devi scegliere fra me e quest’uomo che ti

              ha tradita, che ti ha ingannata, che si è servito di sotterfugi per arrivare a me,

             che ha mentito, perché se io mi sono trovato sotto questo tetto, eh, sappiamo

             tutti perché, vero Amedeo?

AMEDEO: Vabbè, credo abbia elementi sufficienti per scegliere e che non ci sia

                 bisogno di continuare. Quindi, Stella, a questo punto sei tu che devi

                decidere. O io o lui.

STELLA: Sedetevi.

AMEDEO: Siamo già seduti.

STELLA: Oh, è vero, allora alzatevi.

                (Si alzano tutti e tre).

AMEDEO: Va bene così?

STELLA: Benissimo. Anche troppo.

DUILIO: Non sarebbe meglio ci sedessimo?

STELLA: Fate come volete (Duilio e Amedeo fanno per sedersi). Ma io preferirei

                restaste in piedi. (Si rialzano).

AMEDEO: Va bene.

STELLA: Ecco, vedete, per me è molto difficile fare questa scelta, vorrei proprio

                non doverla fare. Come faccio? Siete tutti due così cari. Beh, certo,

                Amedeo, con te ci sono alcuni anni di vita in comune...

AMEDEO: Eh, infatti.

STELLA: Molti ricordi, di molti bei momenti, e come si possono cancellare i

                ricordi?

AMEDEO: E quindi...

STELLA: D’altra parte Duilio è stato molto importante per me, perchè mi ha aiutato

                a capire che non avevo scelto bene.

DUILIO: Appunto.

STELLA: Che forse ero più portata per l’avventura, per le cose un po’ più

                clandestine, nascoste.

AMEDEO: Insomma, Stella, scegli.

STELLA: Va bene, va bene. Amedeo, Duilio, alzatevi.

AMEDEO: Siamo già in piedi.

STELLA: Meglio. Io avevo deciso già da qualche giorno ma non avevo il coraggio

                di rendere note le mie decisioni.

DUILIO: Fallo, avanti.

STELLA: Amedeo, dicevi che uno era di troppo in questa casa: ebbene, sarò io

                ad andarmene. E’ vero. Duilio mi ha aperto gli occhi e mi ha dato la

                possibilità di trovare il vero amore. Ho deciso di andare a vivere con la

                ex ragazza di Duilio, Wilma.

DUILIO: Come ex ragazza?

STELLA: Ex ragazza.

AMEDEO: Wilma?

STELLA: Sì.

AMEDEO: Ma è una donna.

STELLA: E con questo? Anche a te piacciono.

AMEDEO: Ma è diverso.

STELLA: Via, mi diventerai mica razzista adesso?

AMEDEO: No, ma.

DUILIO: Come, ex ragazza?

STELLA: Sì, insomma, un motivo c’era se ti chiedevo di portartela sempre dietro,

                no?

DUILIO: Non era per evitare i pettegolezzi?

STELLA: Palle. Il solo modo per vedere lei era di avere fra i piedi anche te.

                (Amedeo si siede come ipnotizzato).

DUILIO: E lei era d’accordo?

STELLA: Certo. Ed abbiamo scoperto che ci amiamo. Ci amiamo da morire. Ed

                abbiamo anche deciso di andare a vivere insieme.

                (Anche Duilio si siede).

STELLA: Beh, ragazzi, io devo andare, Wilma mi aspetta. Le avevo detto che mi

                sarei trasferita stasera da lei. Vado. Ci vediamo, non dimenticatemi.

                Potremmo qualche volta uscire tutti quattro insieme.

                (Esce).

SCENA TERZA

AMEDEO: Se n’è andata?

DUILIO: Sì.

AMEDEO: Secondo te scherzava?

DUILIO: Ma... Non credo.

AMEDEO: E adesso?

DUILIO: Ma...

AMEDEO: Cosa possiamo fare?

DUILIO: Ma...

AMEDEO: Non sai dire altro? Non mi sei molto d’aiuto.

DUILIO: Ma...

AMEDEO: D’altra parte era lei che doveva scegliere.

DUILIO: Sai qual’è il problema? Che in un colpo solo io ne ho perse due.

AMEDEO: Ma ti sono rimasto io.

DUILIO: Evviva.

AMEDEO: (Gli prende la mano). Magari potrebbe anche essere meglio così.

DUILIO: Dici?

AMEDEO: (Si guardano). No.

DUILIO: No.

AMEDEO: E Allora? Ci arrendiamo così? Cerchiamo un’altra donna, no?

DUILIO: Una in due?

AMEDEO: Esageriamo. Cerchiamone due.

DUILIO: Ma come?

AMEDEO: Il giornale. Mettiamo un annuncio.

DUILIO: Eh no, un annuncio no.

AMEDEO: (Più agitato). Ma come no? Come il primo.

DUILIO: Ma non ti è bastato?

AMEDEO: No, avanti, prendi la carta.

DUILIO: (Mentre gliela porge). Due allora?

AMEDEO: Questa volta sì. Due. Per non correre rischi. Come inizio? Giovani bella

                 presenza?

DUILIO: Aitanti.

AMEDEO: Cercano collaboratrici domestiche?

DUILIO: Ovviamente bella presenza.

AMEDEO: Noi o loro?

DUILIO: Tutti e quattro.

AMEDEO: Tutti e quattro. Hai ragione. Eccolo qua. Bella presenza.

DUILIO: Aspetta. E se risponde un uomo?

AMEDEO: Beh.

DUILIO: Niente beh. Non ti sono bastato io? Un calcio in culo e fuori.

AMEDEO: E fuori.

DUILIO: Ottimo così. Vado a imbucare.

AMEDEO: Vai.

                 (Duilio si ferma mentre sta per uscire, con la porta di ingresso già

                 aperta).

DUILIO: Aspetta. E per questa sera come ci sistemiamo?

AMEDEO: In che senso?

DUILIO: Per dormire. Ormai non siamo più amanti.

AMEDEO: E’ vero. Beh, letti divisi?

DUILIO: Letti divisi. (Duilio esce).

AMEDEO: E si ricomincia.

                 (Buio).

          

                

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