Quando i pesci parlano

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Quando i pesci parlano

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Quando i pesci parlano

Commedia brillante in due atti

di

 Fulvio Barni

e

Maria Letizia Ceccuzzi

Il periodo in cui si svolge la commedia è quello della metà degli anni sessanta.

Siamo nel soggiorno di una casa qualunque. Vivono qui, padre, madre, un figlio, una figlia e un nonno. La figlia è terribilmente brutta. Il portamento, i lineamenti del volto e la voce, sono spiccatamente, mascolini.

Personaggi

Paolo: marito di Zaira

Zaira: moglie di Paolo

Fiorella: figlia di Paolo e Zaira

 

Carlo: figlio di Paolo e Zaira            

Settimio: padre di Paolo  

Ernesto: padre di Zaira

Concetta: madre di Zaira

Sandrino: sacrestano

Bice: perpetua di don Giuseppe

Don Giuseppe: parroco

Un infermiere    

Un infermiere

Un chierichetto 

Direttore dell’ufficio postale

Pietro: professore di musica

La scena si apre mentre Paolo sta leggendo il giornale e Zaira lavora con l’uncinetto. Suonano alla porta

Zaira: Paolo, hanno sonato. Va’ ‘n po’ a vedé’ chi è, per piacere.

Paolo: Ma ‘un lo vedi che ora ci ho da fa’. Facci ‘n salto te, noo.

Zaira: Lui ci ha da fa’………… O che ci avrà da fa’ che è ‘n‘ora che guarda le figure del giornale.

Paolo: Ci ho da finì’ di legge’ ‘n articolo che m’interessa. Se smetto perdo ‘l filo e doppo ‘n ci capisco più niente. Manco se ricomincio da capo. (suonano ancora)

Zaira: (si alza e va verso la porta) Certo che quando sei ‘n ferie, levato di legge ‘l giornale e ‘na partita a carte al bar dopo pranzo, ‘un fai altro, èh.

Paolo: Ma quanto sarai bugiarda, ragazzi………… E ‘l cane a fa’ la solita pisciatina tutt’i santi giorni chi ce lo porta, te?

Zaira: (da fuori scena) Io no, ma manco te. Ci va da solo, perché te appena arrivi davanti a la bottega del barbiere, ti fermi subito a spettegolà’.

Paolo: (al pubblico) Oh, ragazzi, ‘un gliene sfugge una, èh……….. So’ controllato a vista.

Zaira: (sempre da fuori scena) Guarda chi c’è. Bongiorno, don Giuseppe. Ma che sete già ‘n giro pe’ le benedizioni di Pasqua? ….. Venga, venga…….. entri. (Entrano il prete e un chierichetto. Il sacerdote è un tipo sempre agitato e molto pauroso)

Prete: Si, ‘l giro l’ho gia cominciato, ma ora so’ venuto pe’ ‘n’altra cosa. Avrei bisogno di un piacere da te. (vede Paolo) Bongiorno, Paolo. Che dice oggi ‘l giornale? Che è tutto a posto e niente ‘n ordine?

Paolo: Mio, chi c’é. Bongiorno don Giuseppe………….. Èh, si. Più o meno è come ha detto lei. Ci vorrebbero fa’ crede’ che Cristo è morto dal freddo e ‘nvece era ‘l padrone de la legnaia. (il prete traffica dentro una borsa)

Prete: Beato te, Paolo, che ci hai sempre le strullate pel capo.

Paolo: Èh, gia, dato la cosa che so’ ‘n po’ così…………..

Zaira: (di nascosto dal prete) Èh Paolo, ma ‘un poi esse’ ‘n pochinino meno pizzicoso quando chiacchieri con don Giuseppe?

Paolo: Ma perché, secondo te, ‘un è come ho detto io? (il prete ha tirato fuori una stoffa bianca e la porge a Zaira)

Prete: Senti, Zaira, avrei bisogno che tu mi facessi ‘na riparazione. C’è ‘sta tovaglia dell’altare de la Madonna, che comincia a esse’ tutta strappicchiata. Mica mi ce lo daresti qualche punto?

Zaira: (guarda la tovaglia che è tutta buchi) Certo, che questa ‘un ne pòle più, èh. Ma ‘un fate prima a compralla nòva, don Giuseppe? (il chierichetto ha visto sopra un mobile un cesto con caramelle e cioccolatini. Si piazza davanti e comincia a mangiare. Ogni tanto ne infila un poche in tasca e così anche gli incarti di quelle che mangia, per non lasciare traccia)

Prete: E con quale soldi la compro, la mi’ cittina. Eppure lo sai anche te che la nostra è la parrocchia più povera del circondario.

Paolo: Però, so che quest’anno cambiono le tovaglie de la festa dell’Unità. Se vòle m’interesso con qualche compagno del partito e guardo se gliele rimedio qualcuna.

Zaira: (di nascosto) Ma perché ‘n ti zitti, ‘n pochinino, ciarlatano.

Prete: (imbarazzato) Ma ho paura che ‘na tovaglia rossa co’ la falce e ‘l martello, mi ci direbbe poco, lì ‘n do’ la devo mette io.

Paolo: Forse, ha ragione lei. ‘Un ci avevo pensato……… (ironico) Magari se erono bianche.

Prete: (altrettanto ironico) O magari se ‘un ci avevono disegnato la falce e ‘ martello……….

Zaira: Comunque, don Giuseppe, io ci provo. Vediamo che posso fa’……………. E per quando gli ci vòle?

Prete: Subito, la mi’ cittina. Stasera c’è ‘na visita del vescovo e gli volevo fa’ trovà’ tutto a posto.

Paolo: (si è accorto del chierichetto che mangia tranquillo e sottovoce chiama la moglie) Zaira…………. Zaira……….. (Zaira si gira. Paolo con la testa gli fa cenno di guardare il chierichetto) Guarda quel citto.

Zaira: Sie, Paolo, ho capito. Ora gliele do le caramelle. Avé’ pazienza un minutino. Possibile che mando via ‘na creatura senza caramelle………... Don Giuseppe, mi ci metto subito e cerco di fa’ del mi’ meglio.

Paolo: (mentre fa per uscire) Grazie tante, Zaira.Fra ‘na mezz’oretta ripasso, che così ‘ntanto mi fermo a benedì’ anche qui da voi.

Zaira: Ci provi, don Giuseppe, però ‘n so’ tanto sicura se gliela farò, èh. (va dal chierichetto) Come ti chiami, bel bambino?

Chierichetto: ‘L mi’ nome vero sarebbe Onesto, ma mi chiamono tutti Tino.

Paolo: Onesto di nome e basta però.

Zaira: O vieni qua, Tino, che la Zaira ti da ‘n po’ di caramelle (con sorpresa trova il cesto vuoto e si rivolge a Paolo arrabbiata) Paolo, ma hai rifinito tutte le caramelle ‘n’altra volta? Certo che quando sei ‘a casa te le caramelle fanno ‘l vento, èh……...

Paolo: Ma chi te l’ha toccate le caramelle.

Zaira: Tino, mi dispiace, ma quel ghiotto del mi’ marito l’ha finite tutte.  Ma ‘n ti preoccupà’, èh, che doppo, quando ritorni, ti ce le fò trovà’. Sta’ tranquillo. (Tino annuisce).

Prete: Lascia sta’, Zaira, ‘n ti confonde’, che tanto a lui ‘un gli piaciono dolciumi.

Paolo: Che gli venisse la cacarella!………….Se gli piacevono magnava anche ‘l vassoio.

Prete: Allora arivederci a doppo (i due escono)

Paolo e Zaira: Arivederci, don Giuseppe. A doppo.

Zaira: (arrabbiatissima) Ghiotto, ‘ngordo che ‘n sei altro. Che figura m’ha fatto fa’, èh? (mentre apre uno sportello) Almeno lo potevi ripienà’ ‘l cestino. Lo sai che qui dentro al mobile ce la tengo sempre ‘na busta di scorta, noo. (prende una busta, riempie di nuovo il cesto e tira fuori anche una ciambella)

Paolo: Ma ‘un so’ stato io a mangià’ le caramelle. Ti dico che l’ha mangiate tutte quel citto.

Zaira: (burbera) Zittiti, sa’, bugiardo che ‘n sei altro. Ci hai anche ‘l coraggio di da’ la colpa a que’ la creatura?

Paolo: (va sul posto e sceneggia il fatto) Appena è arrivato, s’è piazzato qui davanti al cestino e una ‘n bocca e una ‘n tasca, una ‘n bocca e una ‘n tasca, l’ha votato. Se no che te l’avrei fatto a fa’ ‘l cenno di guardallo.

Zaira: (lo guarda quasi con disprezzo) Ma ‘n ti vergogni a leticà’ le caramelle co’ ‘n cittino?

Paolo:Te Zaira se’ fortunata perché ‘stamani ‘un ho voglia di discute……………. Se no ci sarebbe stato da fa’ notte, ci sarebbe stato………….

Zaira: Zittiti, sa’, delinquente, farabutto che ‘n sei altro. Ci hai anche ‘l coraggio di da’ la colpa a que’ la creatura? Rimettiti a legge ‘l giornale e sta’ zitto, va’, che è meglio per te. (Paolo riprende il giornale. Zaira, ago e filo e comincia a rammendare. Entra Settimio, padre di Paolo. È un uomo anziano. Un po’ curvo. Cammina con il bastone. Si ferma al centro della scena)

Settimio: Paolo …………… Èh Paolo………………… viene qua che ti devo dì’ ‘na cosa.

Paolo: Ma ‘un me la pòi dì’ da costì’ senza fammi alzà’, che sto tanto bene a sedé’?

Settimio: Ma viene qua che da ritti ci si capisce meglio………….

Paolo: (mentre si alza e va da lui) Ha’ ragione, da ritti ‘l cervello piglia più aria………. O qua, sentiamo che c’è di tanto ‘mportante…… Dimmi.

Settimio: ‘Sta notte mi sarebbe venuta pensata ‘na cosa……………..

Paolo: (battuta di mani) Addio……… Ci risiamo…… Ma perché babbo la notte ‘un dormi, ‘nvece di fa’ le pensate?

Settimio: Se ti zitti e m’ascolti, ti dico che ho pensato, se no, (fa per andare) arivederci e grazie.

Paolo: Vieni qua, ‘n do’ vai? (Settimio si riavvicina) Ma come si fa a chiacchierà’ con te che rizzi subito ‘l buco…………….. O sentiamo che ha’ pensato, via.

Settimio: Ho pensato……………….. ma perché ‘un ripigli moglie?

Paolo: Sie! Fammene piglià’ due. (indicando Zaira) A me m’avanza quella che ci ho, figuriti se ne vò a piglià’ ‘n’altra.

Settimio: Noe, ‘un ci siamo capiti. ‘Un dicevo che la devi piglià’ te. Mi so pensato per me e me lo so domandato per me.

Paolo: (stupito) Te vorresti ripiglià’ moglie?…… Ho capito bene? (Settimio fa gesti di conferma con la testa) Ma via, babbo, su……… A la tu’età ……….. Ma ‘un famo rid’e polli.

Settimio: A me mi sa che ‘un c’è niente da ride’. Guarda come so’ serio……….

Paolo: Gia, mi sembra anche a me………….. (lo prende sottobraccio e gli parla in confidenza) Però mi devi dì’ ‘na cosa. Quando ha’ preso moglie, doppo me lo dici che gli racconti?

Settimio: Ma io ‘un gli voglio raccontà’ proprio niente. Lo fo perché quando la sera vò a dormì’mi piacerebbe che ci trovassi qualcuno, giù pel letto.

Paolo: Mmmm…… bene! (spazientito) ‘Scoltimi, babbo. Da retta a me. Fa’ come t’ho detto prima: la sera, va’ a letto e dorme, senza pensà’ a niente.

Settimio: (sicuro di quello che dice) Te chiacchieri così’ perché ‘un ha’ sentito che piedi ghiacci ci avevo ‘stanotte quando m’è venuta ‘st’idea.

Paolo: E te vorresti ripiglià’ moglie perché se no la notte ci hai i piedi ghiacci?

Settimio: Certo!  O se no perché, secondo te,  per esse’ di più ‘n famiglia?

Paolo: Ma allora a te ‘un ti ci vòle ‘na moglie. A te ti ci vòle ‘na coperta elettrica.

Settimio: Sie. Meglio. Che tanto quelle consumono poca corrente.

Paolo: Ma perché, se tu ripigliassi moglie, ‘un dovresti spende’ per dagli da mangià’?

Settimio: (risentito) No, per Dio, èh. Perché cercherei di piglià’ ‘na vedova co’ ‘na pensione bòna, èh.

Paolo: Eh, gia. Che tanto le vedove che ci hanno la pensione bòna danno retta a te.

Settimio: (con aria da furbetto) Perché, secondo te mi manca qualcosa? ……… la casa ce l’ho, du’ lire di pensione le piglio, bellino, so’ abbastanza bellino ……… sicché……..

Paolo: Ah, ‘un ti manca niente?……………. La gioventù ti manca, e qualche rotella nel capo.

Settimio: Quell’arnese va come un rondulotto…………….

Paolo: Si! Spesso al gabinetto……….. ci farai venti viaggi al giorno……..

Settimio: Te pensela come ti pare, io ‘ntanto comincio a domandallo ‘n giro………

Paolo: Ecco, bravo, fa’ così’………. Comincia a domandallo ‘n giro che poi se ne riparla.

Settimio: Te però, ‘ntanto,  mi potresti fa’ ‘n piacere………….. sempre se ‘n ti scomoda, èh.

Paolo: (prevenuto) ‘Un mi dì’ di parlatti con qualcuna, èh, perché io ‘l ruffiano ‘un lo fò a nessuno, capimosi subito.

Settimio: Ma proprio, mi devi fa’ ‘l ruffiano. Queste so’ faccende che sbrigo da me.

Paolo: E allora che piacere ti devo fa’?

Settimio: Mica mi potresti domandà’ quanto costa ‘na coperta elettrica e quanto si spende di corrente?

Paolo: Si. E poi, quando l’ho domandato?

Settimio: E poi fo du’ conti e decido quale mi conviene di più. Se la coperta elettrica o la moglie.

Paolo: Stammi a sentì’, babbo, ma perché ‘un vai a fa’ ‘n tressette al bar così pensi a le carte e ti passono ‘st’idèe dal capo? 

Settimio: E ‘n fatti ero diretto proprio lì. E proprio per fa’ ‘na partita. (Settimio esce)

Paolo: Èh, babbo, ‘scolta ‘na cosa: ‘un mi fa’ ritrovà’ ne’ casini, però, èh.

Settimio: Che ha’ paura che ti nasca ‘n fratello?…………….dorme tranquillo………..

Paolo: ‘Un mi riferivo a quello che ha’ detto te, volevo dì’ ‘n’altra cosa…………(tra se e se) A parte che da lui c’è d’aspettassi di tutto, èh………….(mentre si rimette seduto a Zaira) Ma l’ha’ sentito ora che voglia gli è presa al mi’ babbo?

Zaira: Ho sentito che chiacchieravi, ma ‘un ci ho dato retta perché ero presa da ‘sto rammendo.  (Paolo ha ripreso il giornale)

Paolo: Vòle ripiglià’ moglie perché se no la notte ‘un dorme da quanto ci ha’ piedi ghiacci.

Zaira: (convinta di quello che dice) Guarda, Paolino, che‘l tu’ babbo ‘un ha mica tutt’i torti, èh……………. (lagnosa) Si dorme tanto male co’ piedi ghiacci.

Paolo: Òh, òh…… Secondo me, tra tutt’e due fate a chi capisce meno……. A lui gli comincia a da noia l’arterosclerosi, ma te ‘ncora se’ giovane, èh. (un attimo di silenzio tra i due)

Zaira: Paolo ……………. (non risponde) Paolo………… O Paolo, ma che ha’ spento l’orecchi?

Paolo: (burbero) T’ho detto che se m’interrompi perdo ‘l filo del discorso che leggo……….

Zaira: Lo sai che pensavo? (Paolo continua imperterrito a leggere il giornale)

Paolo: No. Perché ancora ‘un mi riesce a legge’ nel cervello de la gente. Però ci so’ vicino, èh.

Zaira: Ma me lo dici perché se’ sempre strullo così?

Paolo: Te lo dico se te mi spieghi come posso fa’ a sapé’ che pensi.

Zaira: Ti volevo dì’………L’ha’ presente quel professorino di musica che è venuto a sta’ qui da poco. Ne la casa del tu’ zi’ Giovanni………….

Paolo: No!………Anzi, si…….. Ho capito chi è……….Che gli sarebbe successo?

Zaira: (risentita) Ma niente………………. O che vòi che gli sia successo.

Paolo: O che ne so, io. Me l’ha’ detto come se gli fosse successa ‘na disgrazia.

Zaira: ‘Nsomma me lo fai dì’ o no quello che ti voglio dì’?

Paolo: O dillo, giù, che t’ascolto. Tanto ormai ho bell’e capito che col giornale ‘un mi ci fai ricavà’ niente.

Zaira: Ti volevo dì’…….. che quel professorino, mi sembra parecchio ‘nteressato a la Fiorella.

Paolo: (si alza di scatto dalla sedia e molto interessato alla cosa, si avvicina alla moglie) A la Fiorella, chi………… a la nostra Fiorella?

Zaira: Certo. O a quale, secondo te. Se ‘un mi sbaglio mi sa che qui ‘n paese c’è la nostra figliola e basta che si chiama Fiorella.

Paolo:(molto apprensivo) Ma se' sicura di ‘sta cosa?

Zaira: Che c’è la nostra figliola e basta che si chiama Fiorella?

Paolo: (spazientito) Ovvia, Zaira. ‘Un la munge, per piacere che è soda, su………. Ma sei sicura che quel giovanotto è ‘nteressato a la Fiorella?

Zaira: Penso proprio di si.

Paolo: Ma sicura, sicura, sicura?

Zaira: Credo di esse’ abbastanza sicura.

Paolo: (preoccupato) No, èh. ‘Un mi comincià’ a fa’ così, Zairina, èh………. O sei sicura, o ‘un sei sicura. Te ‘un mi pòi fa’ sta’ co’ ‘sto pensiero.

Zaira: (spazientita anche lei) O Paolo….. La certezza ‘un ce l’ho. Però m’è sembrato che sia come t’ho detto io.

Paolo: (incalza) E da che ti sei accorta?

Zaira: O da che mi so’ accorta, Paolo. L’occhio de la mamma è sempre l’occhio de la mamma e è difficile che sbagli.

Paolo: Lascia sta’ l’occhi e racconta, forza.

Zaira: La settimana passata, nel pomeriggio, dopo finita la scuola, è stato sempre per qui fòri, ne’paraggi, e appena vedeva la Fiorella uscì’ dal portone, o co’ ‘na scusa, o co’ ‘n’altra, cercava sempre d’attacca’ discorso.

Paolo: (preoccupato) E ne ‘sta settimana ‘un s’è più visto per niente?

Zaira: Ma ‘sta settimana ha piovuto giorno e notte senza smette mai. Come faceva a ‘sta fòri, poraccio.

Paolo: Ah, gia, si srebbe ‘nfradiciato tutto…………. Eeeeee……… lui che gli diceva?…… L’ha sentito che gli diceva?

Zaira: Da quassù si sentiva poco. (ammiccante) Ma ‘nsomma si capiva bene che ci provava.

Paolo: (incuriosito) E la Fiorella gli ci stava, gli ci stava?…………..

Zaira: Ma via, Paolo, su…………. Ma che dici, pòra creatura…………..

Paolo: O te, ma che ha’ capito, èh. ………..Volevo sapé’ se si fermava anche lei a chiacchiere, oppure seguitava pe’ la su’ strada.

Zaira: A volte si e a volte no. Ci avrà provato ‘na decina di volte a fermalla. Mica una. A la fine gli sarà venuto anche a noia, porina.

Paolo: (perentorio) Va ‘nvitato subito a cena, via. Bisogna trovà’ ‘na scusa e va ‘nvitato a cena.

Zaira: Guarda che per oggi ha’ gia ‘nvitato a pranzo ‘l tu’ direttore. ‘N so se te lo ricordi.

Paolo: Me lo ricordo si. Mica so’ scemo. Io, però, ho detto a cena, no a pranzo.

Zaira: E perché lo vorresti ‘nvità’ a cena?

Paolo: ‘L proverbio come dice? ‘N compagnia prese moglie ‘n frate. E ‘n compagnia potrebbe anche piglià’ marito la Fiorella.

Zaira: Ma sentiamo prima se la figliola è contenta, scusa. Bisogna vedé se a lei gli ‘nteressa ‘sto giovanotto.

Paolo: Se ‘un gli ‘nteressa ora, prima o poi gli ‘nteresserà per forza.

Zaira: Però, da quanto m’è sembrato di capì’, a lei gli piace Marcello,‘l ragazzo del macellaio.

Paolo: E anche a lui gli piace?

Zaira: Che gli dovrebbe piacé’ ………………

Paolo: ‘L baccalà, co’ le pulezze……. Ma come, che? La Fiorella, noo. Di chi si parlava, ora…………

Zaira: Ah, gia……………. (con tono di delusione) Mi sbaglierò, ma a me mi sa tanto di no.

Paolo: E allora digli a la tu’ figliola che ‘un ci stia a perde più tempo, che ora provamo con questo.

Zaira: Ma ‘nsomma, Paolo, io ‘un la capisco tutta ‘sta fretta che ci hai di fa sposà’ que’ la creatura.

Paolo: ‘Un la capisci, èh. Allora te lo rispiego ‘n’altra volta e ‘sta volta guardo di fallo meglio di tutte quell’altre volte.

Zaira: O sentiamo, su. Tanto te, se ‘un puntualizzi tutto ‘n pòi sta’.

Paolo: (quasi sillabando le parole) la Fiorella ci ha gia la su’ età e se tanto, tanto, passa qualche altro anno e comincia a sfiorì’ ‘n pochinino, ‘un la piglia più manco uno che è cieco ha da tutt’e due l’occhi………. Ha’ capito, ora, o no?

Zaira: Ora ‘un esagerà’, però, èh, che la Fiorella ‘un è poi, poi, brutta come la vedi te, èh. (sicura di quello che dice) È comunque………… come si po’ dì’………… ‘un bel tipo.

Paolo: Certo! Ma comunque ‘………. Come si dice…………un è manco ‘na bella topa.

Fiorella: (da fuori scena parla mentre piange a bizza) Mamma, sei qui?

Paolo: Eccola, se’. Ora riguardela per bene da vicino e poi fammi sapé’ chi ha ragione, se io o te. (riprende a leggere il giornale)

Fiorella, che per ragioni di copione nella scena sarà interpretata da un ragazzo, è una racchia da far raggelare il sangue. In questi tempi, che tra i giovani imperversa la moda beat, veste ancora dismesse sottanine plissettate o a ruota inamidate.

Fiorella: (bela sempre da fuori scena) Mammina, ‘n do’ sei?

Zaira: (preoccupata) Paolo, ma la citta piange. Oddio. Madonnina. Che gli sarà successo?

Paolo: (con molta naturalezza) O che vòi che gli sia successo. Qualcuno gli avrà ridetto brutta ‘n’altra volta.

Zaira: Ma falla finita, scemo. (alla figlia) So’ qui ‘n soggiorno, bella. Vieni fiorellino della mamma.

Paolo: (alza lo sguardo dal giornale) E mi sembri fiorellino……… rosa spampanata, volevi dì’. (entra Fiorella)

Zaira: Però, certo, che sei cattivo, éh.

Paolo: Cattivo? E secondo te sarei cattivo perché dico le cose come stanno?

Fiorella: (mentre bela a bocca larga) Mamminaaaaaaaa…….. Marcello m’ha offesa. M’ha detto che so’ brutta .

Paolo: (alla moglie) Ha’ visto! Che ti dicevo? (poi molto tranquillo a Fiorella) E allora? Quale sarebbe l’offesa che ‘un ho capito. (al pubblico) Se gli avesse detto bella, forse la pigliava pel culo…………

Fiorella: M’ha detto che so’ brutta e ‘nvece ‘un è vero………….Vero, mamma?

Paolo: (sottovoce alla moglie) Questa se’ te sa’, che gli metti ‘st’idèe nel capo.

Zaira: (a Paolo) Ma si pòle sapé’di che chiacchieri?

Paolo: Ah, di che chiacchiero? (sottovoce alla moglie) A forza di digli che è bella, l’ha’ quasi convinta che è vero.

Zaira: (la consola accarezzandola) Ma da’ retta, porina, che ‘un è vero che se’ brutta. O ‘n dove l’ha l’occhi que lo scemo di Marcello.

Paolo: (sottovoce alla moglie) Qui davanti. (indicandoli) Uno a destra e uno a sinistra. E da quanto ho sentito, m’è parso di capì’ che gli funzionono anche bene.

Zaira: E perché t’avrebbe detto che sei brutta? (sospettosa) Mica gli avrai detto qualcosa che l’ha fatto arrabbià’, èh?

Fiorella: Io, no. Passavo di lì e fòri da la la bottega c’era Marcello, che a ‘n certo punto fa: (imita una voce profonda di un uomo) quanto sei bòna, lilla. Allora mi fermo e gli fò: che dicevi a me? E lui: (sempre tra le lacrime) Ma leviti, brutta. Ora possibile che dicevo a te.

Paolo: S’è saputo poi a chi diceva?

Fiorella: (bela sempre) Dietro a me c’era la Paoletta Stefanini. Diceva a lei.

Zaira: Mmmm ……. Que’ la pottona………. Da quando è arrivata ne le semifinali di miss Italia, ‘n ci si parla più. (imitandone l’andatura) La porta sempre tutta pari, pari. Sembra che abbia paura che gli si rompa.

Fiorella: (bela sempre) Che è che ha paura che gli si rompa, mamma?

Zaira: Ma niente, lilla, niente. Dicevo così, tanto per dì’ qualcosa.

Paolo: (Tra se e se) E anche ‘sta volta ho ragione io. Marcello l’occhi ce l’ha, e bòni……. Tanto la Stefanini è ‘na svergulona di niente.

Zaira: (tutta sorridente) ‘Scolta la mamma, lilla, che gli’è venuta ‘na idea formidabile: fa’ ‘na cosa, va’ giù al macello ……………………

Paolo: (interrompe la moglie) ‘N’altra volta! Ma a comprà’ che, che ‘l frigorifero è pieno, zeppo di carne?

Zaira: Ma ci stai ‘n pochinino zitto…….. ‘un leggevi ‘l giornale? E allora seguita a legge’ ‘l giornale e ‘un rompe ‘corbelli.

Paolo: (alla figlia) Ci ha’ fatto ‘l solco a forza di andà’ a comprà’ la carne al macello.

Fiorella: (mentre bela) Ma, però, anche te se’ buffo, èh. Ma se a me la carne mi piace....

Paolo: È qui che ti sbagli. A te ‘un ti piace la carne. A te ti piace Marcello……. Peggio io, che ha forza di mangialla m’è venuto ‘n principio di gotta.

Zaira: Ma ti riesce o no di stà’ ‘n pochinino zitto.

Paolo: A sentì’ te dovrei sta’ sempre zitto. Fortuna che ti dò poco retta.

Zaira: (alla figlia) Allora ‘scoltimi bene: dunque, vai giù al macello, come entri guardi se vedi Marcello. Appena l’ha’ visto gli fai un bel sorriso……………..

Fiorella: Come, mamma, (con un versaccio orribile della bocca gli esce un suono gutturale) così?

Paolo: Preciso! Se gli fai un sorriso così, minimo gli vòti la bottega.

Zaira: (al marito) T’ho detto sta’ zitto…… (alla figlia) Fiorella: ‘n pochino di garbo, via. T’ho detto ‘n sorriso, no un ruggito…………. Così sembri ‘na iena……….

Fiorella: Allora, forse, è meglio se gli dico: (sdolcinata e gongolante) Marcellinooo…..

Paolo: Si! Cosi lui ti risponde subito: pane e vino………

Zaira: (al marito) T’ho detto zittiti. (alla figlia) Senti, Fiorella, fa’ come ti pare. Ride, abbaia, ruggisce………….

Fiorella: No, no, va bene……………. Gli fò ‘n bel sorriso a tutta bocca e basta…………

Zaira: ‘Nsomma, doppo che gli hai sorriso, gli dici: vorrei du’ bistecche……………… Come lui piglia ‘l pezzo di carne per tagliattele, lo blocchi e gli fai: “mi dispiace ma le bistecche ‘un le voglio più. ‘Sta carne è come te, proprio brutta”. E vieni via. Ha’ capito bene?

Fiorella: Si, si, mamma, ho capito, …………… E ‘un gli devo dì’ altro?

Zaira: No, no lilla. Gli dici quello che t’ho detto io e basta.

Paolo: Guarda che se la mandi giù a fa’ ‘ste versi, quello gli ridice brutta n’altra volta e fra poco riè qui che ribela, èh. (si rimette a belà’)

Zaira: (scocciata) E se ribèla vòl dì’ che diventerà più bella.

Paolo: Se diventasse più bella per ogni volta che bela, a quest’ora l’avrebbero fatta miss universo.

Fiorella: (lamentosa) Mamma. Ma se Marcello poi s’arrabbia e mi ridice brutta, che fò?

Zaira: (non sa che dire) Che fai?……..eeeeee……. che fai?…….. (secca) Compri tre etti di macinato e vieni via…………… (scocciata) Ma che ne so’ che devi fa’.

Paolo: Da’ retta a me, lilla, ‘un lo comprà’ ‘l macinato. Guarda, ‘nvece, se hanno cotto la porchetta, e piglimela mezzo chilo.

Zaira: Doppo, però, ‘un ti lamentà’ se ti vengono le coliche di fegato, èh.

Paolo: A proposito di coliche del mangià’. Stammi a sentì’, bella del babbo……………. (la moglie lo interrompe)

Zaira: (sottovoce al marito) Poi sarei io quella che gli mette l’idèe nel capo, vero?

Paolo:  (alla moglie) Ha’ ragione. (alla figlia) Senti, amore del babbo. Saresti contenta se ‘sta sera s’invitasse a cena quel professorino che sta qui vicino.

Fiorella: E perché lo vorresti ‘nvità’ a cena?

Paolo:  Ma perché io e la mamma s’è capito che ti piace. Giorni fa, ti s’è visto che ci parlavi.

Fiorella: Ma io mica ci parlavo. Parlava lui. Io ascoltavo.

Zaira: Ma almeno l’ha’ capito che ti diceva?

Fiorella: Chi? Io?

Paolo:  No, io…………..Ma perché, ‘n quanti eri lì, mente lui chiacchierava?

Fiorella: (sgraziata) O quanti s’era. C’ero io sola, noo.

Paolo:  E allora parlava con te, noo……… O risponde a quello che t’ha domandato la tu’ mamma, su.

Fiorella: (cantilenante) Ma mi diceva che lui sa sonà’ parecchio bene e che se andavo su ‘n casa sua mi faceva sentì’ come sapeva sonà’ un certo strumento.……….

Zaira: Ti faceva sentì’ ‘no strumento ‘n casa sua?

Fiorella: Che poi, ancora ‘un l’ho mica capito che strumento sarebbe, quello che sòna lui, èh.

Paolo:  (al pubblico) ‘Un ne bastava una di disgrazia. No! Due. È anche tonta.

Zaira: O che strumento vòi che sia, Fiorella. Sarà ‘l flauto, ‘l clarino………………

Paolo:  Sta’ zitta, Zaira, che te ‘un ci capisci niente di strumenti. Vòi che te lo dico io che strumento potrebbe esse’……………………

Zaira: (sarcastica) O sentiamo l’esperto musicale.

Paolo:  (secco) La tromba……………. Capito, Zaira?…………. (sillabando) La - tro - mba.

Zaira: (ha afferrato l’allusione) E gia che ha’ ragione te. Ora che mi ci hai fatto pensà’, dev’esse proprio quello lo strumento. La tromba.

Paolo:  ‘Nsomma, Fiorellina, lo ‘nvitamo a cena, o no? Che ci dici?

Fiorella: (battte i piedi per terra e ricomincia la bizza) No! A me mi piace Marcello. Avete capito o no, che mi piace Marcello………..

Paolo:  Però se’ tignosa, èh………… (nevrastenico) Ma se te a Marcello ‘un gli piaci, che ti si pòle fa’noi.

Zaira: Da retta a la mamma, lilla. Per ora ‘nvitamo ‘l professorino. ‘Ntanto lo guardi bene da vicino e senti come si butta.

Fiorella: (bizzosa) O va bene, per favvi contenti, ‘nvitamolo. Però gli dico di portà’ con se lo strumento e di fammelo sentì’ qui, ‘n casa nostra…………

Paolo: (la blocca) No, èh………Per ora è meglio che ‘un gli dici niente de lo strumento. Prima, o poi, te lo farà sentì’ senz’altro, ma più qua, èh.

Fiorella: (supplichevole) Dai, babbo. Per piacere. ‘Na sonatina piccina, piccina. ‘Na volta sola.

Zaira: (rigida) Fiorella, basta. Quando ‘l babbo ha detto che ‘un si tromb…………..

Paolo: (la interrompe bruscamente) Zaira……….. Ma sei diventata scema?

Zaira: (sdolcinata) Amore, se ‘l babbo ha detto di no, vòle dì’ che è no e basta. Da’ retta.

Fiorella: (mentre esce verso l’interno della casa) E allora io, per dispetto, ‘nvito anche Marcello, così ‘mparate…………….

Paolo: (alla figlia che è gia uscita) Allora pigliene due di chili di porchetta………e anche qualche salciccia.

Zaira: Scusa, sa’. Ma me lo spieghi perché ‘un gli ha’ detto niente? Guarda che lei ‘nvità’ anche Marcello per davero, éh?

Paolo: Lascela sta’, che se le ‘nvita tutt’e due, forse è meglio. Chi te lo dice che ‘un s’ingelosiscono l’uno dell’altro e cominciono a leticassela.

Zaira: Ma chi si leticherebbero?

Paolo: Ma come, chi? Ma la Fiorella, noo. (Zaira si alza e porta con se la tovaglia che non ha finito di rammendare)

Zaira: (mentre esce anche lei) Boh! Io avevo capito che parlavi de la porchetta.

Paolo: (esterafatto) Io, bho, un lavoro come quest’anno ‘un s’era mai visto.

(all’improvviso entra l’altro figlio maschio. Ha una chitarra in mano. È un patito di Celentano. Non appena mette i piedi in scena canta a squarciagola)

Carlo: (il padre ha ripreso a leggere il giornale e non si accorge della sua entrata. Al primo urlo sobbalza sulla sedia. Mentre suona e canta si agita come il vero Celentano) “Il tuo bacio è come un rok, che ti fulmina sul ring. Fa l’effetto di uno shok e perciò canto così, oh, oh, oh, oh, oh…………. Il tuo bacio è come un roooooookkkkkk………..

Paolo: Chi poteva esse’ che faceva ‘ste versi? Altro che un musicista scemo.

Carlo: (convinto di quello che dice) ‘Un mi dì’ che ‘un t’è piaciuta, èh, perché ‘un ci credo manco se te lo sento dì’.

Paolo: ‘Un m’è piaciuta manco ‘n pochinino. Se’ contento?

Carlo: ‘Un è possibile. Te lo dici per fammi schifo.

Paolo: Se ‘un la fai finita di fammi fa’ ‘ste stolzi, ‘na volta coll’altra te la metto per cravatta  ‘sta chitarra.  Accident’a chi te l’ha comprata.

Carlo: (indicandolo con il dito) La chitarra me l’hai comprata proprio te.

Paolo: E allora, accident’a chi le fabbrica.Va bene così?

Carlo: A me m’andava bene anche come avevi detto prima.

Paolo: Ma perché ‘un vai a sonà’ là pel paese. C’è caso anche che rimedi qualche soldo d’elemosina.

Carlo: So’ venuto a cercatti perché ci ho da parlà’ con te di cose serie.

Paolo: (meravigliato) Te vorresti parlà’ con me di cose serie?

Carlo: Preciso. Perché ‘un si po’?

Paolo: Ma certo che si pòle, per Dio. Anzi. Si dovrebbe parlà’ sempre di cose serie. Solo, che l’ultima volta che t’ho sentito dì’ ‘na cosa seria, eri ancora nel seggiolone e pocciavi.

Carlo: Te l’ha’ sempre co’ discorsi a pòtta a dietro……………..

Paolo: Se te lo dico io credici, no……………E mi ricordo anche che dicesti.

Carlo: E che dissi, sentiamo, che io ‘un me lo ricordo.

Paolo:  (imitando la voce di un neonato) Dicesti:  Mamma……..pappa…………

Carlo: E secondo te, (anche lui imita la voce di un neonato) mamma…….pappa, sarebbe l’unica cosa seria che ho detto in vita mia?

Paolo: (esagerato) Noooo! L’ha’ dette anche altre: babbo …. cacca ……. mamma ……..piscia.

Carlo: E ora risponde a me: quando ho passato la comunione, a chi lo fecero fa’ ‘l discorso ‘n chiesa, di quanti cittini s’era?

Paolo: A te! Ma perché fosti estratto a sorte. E ‘l prete, per paura che tu dicessi ‘n pagnere di strullate,  ti fece smette’ prima di comincià’.

Carlo: Comunque, se ci hai un minuto, ascoltimi, perché ti conviene. Sto per dì’ ‘na cosa seria per davero.

Paolo:  (posa il giornale) Porca miseria questa ‘un me la voglio perde, perché ‘un è n’ evento raro, è unico e irripetibile.

Carlo: Allora, m’ascolti o no. Guarda che ci ho da fa’, èh, ‘un posso mica sta’ qui tutto ‘l giorno con te.

Paolo: T’ho detto che t’ascolto. Basta che però stai bòno co’ la chitarra e zitto co’ la bocca, èh. (Carlo posa la chitarra) E ora dimmi che vòi, forza.

Carlo: (categorico) Babbo, mi ci vogliono ‘n po’ di soldi ‘n tutt’i modi.

Paolo: (Mentre scuote più volte la testa e si agita) Noe, via. Lo sapevo che ‘un gliel’avresti fatta a dì’ ‘na cosa seria……………… E pensà’ che lì per lì ci ho anche creduto.

Carlo: (con le mani ai lati della bocca) Ripeto per chi non avesse sentito: Babbo, mi ci vogliono ‘n po’ di soldi ‘n tutt’i modi.

Paolo: (anche lui con le mani ai lati della bocca) Anche a me mi ci vorrebbero. Ma no pochi, parecchi. Quarda se ti riesce rimedialli a te che le famo mezzi per uno.

Carlo: E questa sarebbe ‘na risposta seria, secondo te?

Paolo: No, perché ‘l tuo, ‘nvece, è stato ‘n discorso serio. Va’ a sonà, va’, che così almeno t’impratichisci sempre di più e poi vai a San Remo.

Carlo: (serio) Babbo. Te ‘un ti rendi nemmeno conto di quello che fai. Ma col tu’ comportamento, blocchi la strada a un grande talento musicale.

Paolo: (si guarda intorno) E ‘n dove sarebbe che ‘un lo vedo. È entrato con te?

Carlo: (anche lui si guarda intorno) Ma ‘n dove sarebbe,chi?

Paolo: ‘Sto talento musicale che ha’ detto te.

Carlo: Ma come dove sarebbe. Sarei io, noo.

Paolo: (ironico) Ah, ecco. Ora ho capito Saresti te………. E i soldi che ti dovrei da’ a che ti servirebbero?

Carlo: Mi servirebbero per un investimento.

Paolo: Ma camina, strullo, che te manco a metteli sotto col motorino ti verrebbe bene a ‘nvestilli i soldi.

Carlo: ‘Nsomma. Lo vòi sapè’ o no quale sarebbe ‘st’investimento che devo fa’. Se no me ne vò, èh.

Paolo: Ooooooooh, guarda che mica t’ho cercato io, èh………… Comunque, tanto che ci sei, dimmelo, forza……………… ‘sta volta fossi più fortunato.

Carlo: Ci devo comprà’ l’ultimo disco di Celentano che è uscito ‘ste giorni……….. Ascolta bene, che ti fò sentì’ come fa: (riprende la chitarra e si agita) Stai lontana da me………… Stai lontana perché………..non ti voglio più……

Paolo: (si alza di scatto dalla sedia e va verso di lui) Se ‘un ti levi di torno te la spacco ne la schiena, ‘sta specie di scopa spelacchiata. (Carlo esce dalla scena correndo. Paolo si rimette seduto e riprende a leggere) Sto tutta la settimana dietro al banco dell’ufficio postale a timbra’ le buste (imita il gesto di timbrare) Tum……Tum…. Tum…. Tum……. Figuriti te se ho voglia di senti ‘ste tonfi e ‘ste strepiti anche quando so’ ‘n ferie. (Carlo fa capolino dalla porta)

Carlo: (prima sottovoce, poi sempre più forte) Babbo ………… Babbo …….. Babbo ……. (urla) O babboooooo………………… Accident’a sordi. (Paolo si gira)

Paolo: Ah, ma allora ‘un ci siamo capiti. T’ho detto di cavatti di torno. (Carlo esce)

Carlo: (rientra con le mani in alto e sventola un fazzoletto bianco) Babbo…….  Babbo….Pace …..  Pace ……..

Paolo: (si gira verso di lui sospettoso) ‘N do’ l’ha’ messa la chitarra?

Carlo: O ‘n do’ l’avrò messa secondo te. ‘N saccoccia! L’ho posata, noo.

Paolo: (si alza e prende dalla tasca il portafogli) O bell’e capito, via. Qua, famola corta. Dimmi quanto vòi, che così ti levi di torno.

Carlo: Proprio perché se’ te, èh……………….. Du’mila lire e la chiudemo qui.

Paolo: (si rimette seduto) Ma te mi sa che se’ tutto scemo nel capo……………… Le vòi cento lire?

Carlo: Fino a milleccinquecento lire ci posso arrivà’. Meno, niente.

Paolo: Dugento lire………..

Carlo: (accomodante) Mi potrebbero sta’ bene anche mille lire. Ma proprio a volé’ trovà’ ‘n accomodamento ‘n tutt’i modi, èh.

Paolo: Chiappa trecento lire e sta’ contento………..tòh. (Carlo esce e dietro la porta prende la chitarra e ricomincia a suonare)

Carlo: “I tuoi baci non son semplici baci, uno solo ne vale almeno tre, e per questo, bambina tu mi piaci, e ti dico, ba, ba, baciami, così……… Il tuo bacio è come un rock………

Paolo: (urlando) Basta…..Zittiti………..Falla finita………….. Tò, quattrocento lire e ‘n se ne parla più. Accident’a me e a te.

Carlo: ‘Un mi bastono, èh. Ma ottocento lire le piglio e le considero ‘n acconto. Meno, manco ‘na lira

Paolo: Ultima offerta: cinquecento lire. E Dio mi cechi se ti do ‘n soldo di più.

Carlo: (tende la mano) Qua, cinquecento lire. Ma giusto perché ‘un ne posso fa’ a meno, èh. (prende i soldi e li mette in tasca) E poi perché so’ precisi, precisi, pel disco che devo comprà’. (fa per uscire, poi si ferma) Ah, mi’, che coglione.  Almeno grazie te lo vorrò dì’, noo.………….

Paolo:  No, ‘un lo so, io. Fa ‘n po’ la pace tua..

Carlo: E per ditti grazie, lo sai che fo? Ti voglio cantà ‘na canzone di Celentano che te ‘un ha’ mai sentito. (molleggiatissimo) Con ventiquattromila baci ….. felici corrono le ore…… in questo giorno di follìa…….  (Entra Settimio e si ferma sulla porta a guardare figlio e nipote)

Paolo: (lo spinge fuori) Ma ci vòi ‘ndà’ a sonà’ da ‘n’altra parte. Accident’a chi te l’ha comprata, ‘sta chitarra.(tra se) Anzi, no. A chi le fabbrica, che così io ‘n centro niente. (Carlo esce e rientra subito)

Carlo: (due strimpellate con la chitarra) La prossima canzone che scrivo la dedico a te. Se’ contento?

Paolo: E ‘vece, no. A me ‘un mi devi dedicà’ niente. T’ho detto, vattene. (Carlo esce. Paolo prova a rileggere il giornale)

Settimio: Mi sa che co’ ‘sto ragazzo ‘n ci ricavi niente. (sarcastico) Studià’ ‘un ne studia, lavorà’ ‘un lavora ……………. però ha’ sentito come sonà!

Paolo: Babbo, per piacere, ‘un ti ci mette anche te, èh.

Settimio: Paolo …….. Èh Paolo…….. viene qua che ti devo domandà’ ‘na cosa.

Paolo: Babbo, ma mi fai rialzà’ ‘n’altra volta? Tanto sei ritto vieni qua te a dimmelo, noo.

Settimio: Noe. Viene qua te che da ritti s’intendemo meglio. (Paolo va dal padre)

Paolo: Ovvia, mi alzerò …………………Che ci hai gia qualche offerta?

Settimio: Ma di quale offerta chiacchieri?

Paolo: Volevo dì’, ha’ già parlato con qualche vedova?

Settimio: Fa’ meno ‘l coglione, che questa che ti devo domandà’è ‘na cosa seria davero.

Paolo: O qua, sentiamo che ha’ pensato a ‘sto giro, su.

Settimio: (si guarda intorno per essere sicuro che non ci sia nessuno in giro) Èh, Paolo, te mi devi fa’ capace d’una cosa………….. (si guarda ancora intorno)

Paolo: Io ti fò capace, però fammi la domanda, se no come fò a fatti capace.

Settimio: (si guarda ancora intorno e poi parla sottovoce) Ma i casini………quelli che ci s’andava………….(Paolo lo interrompe)

Paolo: O babbo, io lo so che ci facevono li dentro, èh.

Settimio: Dimmi ‘na cosa……… mal’hanno chiusi, oppure ci so’ sempre?

Paolo: Ma via, babbo, su………… O che discorsi fai ……….. ora dimmi che te ne fregherà a te se hanno chiuso casini, o no?

Settimio: Te rispondimi a quello che t’ho domandato, che poi ti dico perché lo voglio sapé’.

Paolo: Ma certo che l’hanno chiusi….. Saranno quasi dieci anni ormai che ‘n ci so’ più.

Settimio: Cecatimi se avevo sentito dì’ qualcosa……... Per me c’erono sempre, e funzionanti.

Paolo: E ora spieghimi perché m’avresti fatto ‘sta domanda, forza.

Settimio: Però, bisogna che ti racconti tutto da capo, se no mica ci capisci niente.

Paolo: Famola corta, però èh. ‘Un ci fa’ un romanzo com’al tu’ solito.

Settimio: Allora………quando prima so’ uscito di casa che t’ho detto che andavo al bar. ‘Un ci so’ andato.

Paolo: Ah, no? E Perché?

Settimio: Perché mi so detto: èh Settimio, ma perché co’ ‘sto sole che c’è, ‘un vai a fa’ ‘na bella girata?

Paolo: (scocciato) E se’ andato a fa’ ‘na girata.

Settimio: Preciso. So’ preso a piedi, a piedi e so’ arrivato fino a quel palazzone grosso che è davanti a ‘n dove ora hanno fatto ‘l campo sportivo nòvo. 

Paolo: Ho capito, si. Dove ci sta anche quel tu’ mezzo parente.

Settimio: Proprio quello……… E che poi sarebbe ‘l palazzo ‘n do’ c’è sempre stato ‘l casino…………… Prima, èh, (con tono di chi non è convinto) perché ora, secondo te, l’avrebbero chiusi.

Paolo: (alterato) Babboooo. No secondo me………. L’hanno chiusi davero. ‘Un – ci – so’ – più. Ha capito, ora?

Settimio: Va bene……. Va bene, ho capito…… ‘Un – ci – so’ – più.………… ‘Nsomma, quando so’ stato lì davanti mi so’ detto: èh, Settimio, ma perché ‘un entri e dai ‘n occhiatina a come funzionono ora? E so’ entrato.

Paolo: (desolato) Che figure…………. Speriamo che ‘un t’abbiono riconosciuto.

Settimio: ‘Nsomma, ho dato ‘no zeppone a la porta e so’ entrato. (meravigliato) Paolo: Te ‘un ci crederai, ma ‘un riconoscevo più niente.

Paolo:  Per forza, babbo. Ora, lì, c’è tutta ‘n’altra cosa.

Settimio: Pensa, che ne la stanzina ‘n do’ si pagava  ci hanno fatto ‘na sala co’ ‘n bancone e quattro sportelli per pagà’………… file di gente da ‘un credisi………..

Paolo:  (guardando l’orologio) Dai babbo, su, che a momenti è l’ora di pranzo………..

Settimio: Quello che però ‘un m’è riuscito di capì’, è perché la gente ‘rivava lì, pagava e poi se ne rindava…………. Senza andà’ ‘n camera come si faceva ‘na volta.

 Paolo: Babbo. Lì’ ‘un c’è più quello che dici te.

Settimio: (con tono rafforzativo) Ma poi ora ci vanno anche le donne. E c’ereno più fitte dell’òmini.

Paolo: ‘Nsomma, babbo, me lo dici o no  come sarebbe ‘ndata a finì’, ‘sta cosa.

Settimio: ‘Spetta, che ‘ncora ‘un è niente…….. Allora mi so’ detto: èh, Settimio, ma perché ‘un ti metti ‘n fila anche te?

Paolo: E ti sei messo ‘n fila?

Settimio: E mi so’ messo ‘n fila. Quando è stato ‘l mi’ turno, la metresse mi fa……

Paolo: Babbo, ma che metresse, quella era la direttrice dell’ufficio postale dove lavoro io………..

Settimio: ‘Nsomma, chi era, era. Allora mi fa: lei che operazione deve fa’? E io subito pronto: La prostata, per Dio. Ma ‘l dottore, però, m’ha detto che la posso fa’ anche più qua.

Paolo: Oddio, Signore……… Manco me lo posso ‘mmaginà’ che confusione che gli avrai messo su.

Settimio: Allora, sempre que’ la signora di prima, mi rifà: a parte l’operazione a la prostata che la può fa’ anche più qua, mi dica almeno che è venuto a fa’ qui da noi.

Paolo: E te che gli hai detto.

Settimio: Gli ho detto: (con tono burbero) o cosa, secondo te che ci si viene a fa’ qui? A veglia?

Paolo: Ma ‘nsomma, me lo dici com’è andata a finì’?

Settimio: Allora, a quel punto gli ho fatto occhino e gli ho detto: le ragazze ‘n do’ so?

Paolo: E a quel punto lei ha pensato che la pigliavi ‘n giro e s’è arrabbiata.

Settimio: Ma proprio s’è arrabbiata. S’è girata ‘n’ una la seggiola co’ le ròte e m’ha detto: ‘un so lei chi cerca ma ‘un poche di ragazze so’ lì. E io gli fò: ma ci posso ‘ndà’ a guardalle da vicino?

Paolo: E s’è passato di la dal bancone per guardalle?

Settimio: Spetta ………. Allora, lei con sorriso da piglià’ pel culo mi fa: ci pòle andà’ si………… basta che ‘un le tocchi, èh ……………… E io di schianto gli fò: nòe, ‘un le tocco.....  ma mica crederai davero, davero che so’ venuto a veglia, èh.

Paolo: Io, però, ‘un mi spiego come ‘un hanno fatto a buttatti fòri.

Settimio: Passo di là, e comincio a guardalle a una a una da vicino……… Guarda che ti riguarda, la trovo una che mi c’entrava l’occhio……………..

Paolo: Ma mica t’hanno riconosciuto, vero?

Settimio: E che ne so se m’hanno riconosciuto………..Ritorno da la metresse e col portafogli ‘n mano gli fò: (insegna col dito) Ho scelto que’ la morona laggiù. Quanto pago?……….

Paolo: Ma perché babbo ci fai fa’ ‘ste figure?

Settimio: Ma che vòle pagà’, mi fa lei. Ma come che voglio pagà’? Voglio pagà’ la marchetta, per Dio, noo?

Paolo:E ‘un si so’ arrabbiati manco doppo che gli ha’ fatto ‘sto discorso?

Settimio: Ah, ‘un si so’ arrabbiati? Si so’ ‘ncancheriti, per Dio. C’era la metresse che sbavava come un lupomarano e m’ha detto anche, ma dove crede di esse’. Questo ‘un è mica un casino, èh . …….. Se ne vada, maiale.

Paolo: (desolato) Che figure…………. Speriamo che ‘un t’abbiono riconosciuto.

Settimio: Allora mi so’ detto: èh, Settimio, ma mica tante le volte avrai sbagliato portone e sei ‘nfilato ‘n un altro?………. So’ ‘ndato fòri e ho provato ‘n qua e ‘n là, (dispiaciuto) ma ‘un c’è stato verso di trovà’ niente.

Paolo: Ma perché, sei entrato anche in qualche altro portone?

Settimio: Certo! Ma perché te che fai quando ‘un la trovi ‘na cosa, la cerchi, noo. (esce)

Paolo: Oh, oh ……..A me mi sa che ‘l mi’ babbo ci chiappa  ogni giorno meno………….. Mah! (Paolo si ferma davanti ad una vaschetta di vetro dove dentro ci sono dei pesci rossi e gli parla. Entra, non visto, suo suocero Ernesto, che si ferma ad osservarlo. Ernesto è un tipo molto saccente) Che fate, squali del pacifico? Ve la godete, èh. Qui avete trovato l’America. (vezzeggiando) O madonnina come sete cresciuti. Vero che sete cresciuti? ………… Si che sete cresciuti……….‘Un mi dite niente?….. Ditegli qualcosina a Paolino vostro, su ………. Paolo ….Paolino………. Chiamate Paolino, su.

Ernesto: ‘Un era meglio se compravi ‘n pappagallo pe ‘nsegnagli a parlà’?

Paolo: (si mette diritto di scatto, come preso in castagna) Ma mica gli ‘nsegnavo a parlà’, èh.

Ernesto: Ah, no? Pensavi che chiacchierassero gia da se. Così, di suo, senza manco ‘nsegnagli?

Paolo: (imbarazzato) Ma no, gli facevo du’ versini………….Ci facevo du’ parole.

Ernesto: A te se nascevi a’ tempi di San Francesco ti facevono subito ‘l su’ aiutante.

Paolo: È vero! Lui parlava co’ l’uccellini, co’ lupi……………..

Ernesto: Comunque, co’ pesci ,‘un ci sta’ a perde’ tempo. Perché so’ muti. Te lo garantisco io. Fiditi.

Paolo: No, no, va bene. Se lo dite voi ci credo. (si pulisce le mani lungo il vestito) Smetto subito, mi’. ‘Un gli dico più niente.

Ernesto: (mentre guarda i pesci da vicino) Che so’, maschi o femmine, o maschi e femmine misti?

Paolo: E che ne so, che so’. ‘Un lo so mica da che si riconoscono i maschi e le femmine de’ pesci.

Ernesto: (meravigliato) Ma come, tieni ‘n casa ‘na vasca co’ pesci e ‘un sai manco se so’ maschi o femmine?

Paolo: (imbarazzato) Ma perché, è parecchio ‘mportante sapello?

Ernesto: No senz’altro. Ma comunque è sempre meglio sapello. I maschi ci hanno certe esigenze, le femmine ce l’hanno certe altre. O sbaglio?

Paolo: No, no, avete ragione voi. Noi maschi, presempio, (di nascosto fa un verso con la mano) ‘un siamo mica uguale a le femmine………. èh……………  

Ernesto: Èh! (anche lui fa un verso con la mano) Lo vedi che quando vòi ci arrivi anche te

Paolo: Ma perché, voi, Ernesto, lo sapete come si fa a riconosce’ i maschi da le femmine?

Ernesto: (risentito) Ma ora che domande mi fai, èh? Vòi che ‘un lo sappia?

Paolo: Eeeeeeeeee …… Se ‘un vi dispiace, èh ……. mica me lo diresti anche a me ………… tante le volte ……..sa’… ‘un si sa mai……… come avete detto voi, è sempre meglio sapello.

Ernesto: (restio nel parlare) Te lo direi volentieri………… ma, sa’ com’è….….so’ que’ le cose ‘n po’ segrete………… che ‘un si dicono mai volentieri.

Paolo: Ma voi come avete fatto a ‘mparallo?……. Scommetto che vi sete accorto per caso.

Ernesto: Ma proprio per caso……. A me me lo disse ‘l mi’ pòro babbo. Ma mi ci volle per cavaglielo di bocca, èh……… Mica me lo disse subito la prima volta che glielo domandai, èh.

Paolo: (quasi pregandolo) Ditimelo anche a me, Ernesto. Io so’ uno che fa parte de la famiglia. So’ ‘l vostro genero, mica un estraneo.

Ernesto: (titubante) Te lo direi, ma…………..No, è meglio di no, via………

Paolo: O che vi costa, su…………. Mica l’avete pagata ‘sta notizia

Ernesto: (la fa cascare dall’alto) Ma tu sapesse, prima di dimmelo, quante volte mi fece giurà’ che ‘un l’avrei detto a nessuno……….

Paolo: Ma ve lo giuro anch’io, èh. Al massimo, al massimo, quando so’ vecchio, prima di morì’, lo dirò a’ mi’ figlioli. Ma proprio perché ‘un si perda la conoscenza, èh. Come fosse ‘n bene di famiglia.

Ernesto: Ovvia, giù. M’ha’ convinto. Prima, però, giura che al di fòri de’ tu’ figlioli, ‘un lo dici a nessun’altro

Paolo: (dita incrociate davanti alle labbra e baci) Lo giuro.

Ernesto: (guarda in giro come per essere sicuro di non essere sentito) Per esse’ facile, è facile, basta che stai attento a come fò io…………….. Pigli du’ bricioline di mangime. (lo spiega facendo tutti i movimenti sopra la vasca) Le butti dentro la vasca. Aspetti un pochinino che loro s’accorgono e poi guardi.

Paolo: E di che guardo?

Ernesto: Guardi dentro la vasca………… se viene su lui, a mangià’, quello è ‘l maschio. Se viene su lei, quella è la femmina. ‘Un ti pòi sbaglià’.

Paolo: E ‘un c’è da fa’ nessun’altra manovra? Basta così?

Ernesto: Devi fa’ quello che t’ho detto e basta. (ripete i mivimenti). …….Bricioline……… Se viene su lui è ‘l maschio, se ‘nvece viene su lei è la femmina…….. Chiaro?

Paolo: (frastornato, ripete i movimenti che ha fatto Ernesto) Ho capito……….. Facile ………… Bricioline………... Aspetti ‘n pochino e poi guardi…………..se viene su lei, è la femmina. Se viene su lui, è ‘l maschio………….

Ernesto: (convincente) E pensà’ che ci so’ stati fior di scenziati che ci so’ diventati scemi, per capì’ come poté’ distingue’ i pesci maschi da le pesce femmine.

Paolo: (Sottovoce, come si confessa un peccato) Ernesto. Avvicinatevi che vi voglio fa’ ‘na confidenza.

Ernesto: A proposito de’ pesci?

Paolo: Si! Perché con voi voglio esse’ sincero.

Ernesto: Ci ha’ provato anche te a vedé’ se ti riusciva a capì’ come si riconoscevono i maschi da le femmine. Dì’ la verità?

Paolo: Certo che si vede che voi ci avete parecchia cultura, èh. ‘Un vi si pòle nasconde’ niente. (guarda in giro come per essere sicuro di non essere sentito)

Ernesto: Èh, lillo……….. io ho fatto ‘l conservatorio da le monache.

Paolo: Ci ho provato e anche parecchie volte. Ma ho sempre guardato sotto la coda e ‘un so’ mai arrivato a capo di niente.

Ernesto: Èh, caro mio. Le conoscenze ‘un s’inventono. Bisogna studià’, studià’ e studià’, per avé’ ‘na grande cultura come me.

Paolo: Avete, no una, ma cento ragioni …………. Ma se per disgrazia rinasco ‘n’altra volta, ‘un mi fò fregà’, èh. Studio fino a arrivà’ a le scuole alte. Purtroppo, quand’ero ragazzo, la penna mi sapeva più pesa de la vanga.

Ernesto: E ‘nvece è vero ‘l contrario. Caro mio.

Paolo: Ma ora, da ‘n discorso si passa a ‘n altro. O com’è, che siete capitato da ‘ste parti?

Ernesto: Ho accompagnato la tu’ sòcera che ci aveva da portà’ du’ lenzòli a la Zaira………... (mentre fa per sedersi) Mi posso mette a sedè’ che ‘ntanto che aspetto la Concetta do ‘n’occhiata al giornale?

Paolo: Ma vi ci potete mette si. O che so’ cose che si domandono queste? Sete o ‘n sete ‘n casa de la vostra figliola?

Ernesto: Ma sempre ‘n casa dell’altri so’. (mentre appoggia i piedi sopra al tavolo) E ‘n casa dell’altri a me m’hanno ‘nsegnato che ci si sta coll’educazione. (si mette a leggere il giornale)

Paolo: Appunto! ……..  Sentite, Ernesto, se ‘un vi dispiace io andrei giù ‘n cantina che ci ho da sistemà’ ‘n po’ di cose. Se ‘un lo fò ora che so’ ‘n ferie, se no, quando lo fò.

Ernesto: Va’ va, e datti da fa’. Che voi dipendenti de lo stato, quando c’è ‘l lavoro di mezzo, la pigliate sempre per Santa Maria del Piano.

Paolo: Anche voi, però, se ‘un mi sbaglio, prima di andà’ ‘n pensione eri ‘n ferrovia, èh.

Ernesto: Certo. Ma io lavoravo, caro mio. A’ mi’ tempi, ‘n ferrovia, si sudava, e manco poco.

Paolo: (al pubblico, mentre esce) Si! A ghiaccio. Pe’ la paura di esse trasferiti ‘n un postaccio.

Ernesto: (a Paolo che è appena uscito) Lo posso accende l’aradio che voglio ascoltà’ ‘l bollettino?

Paolo: (da fuori scena) V’ho detto, fate come se fossevo a casa vostra. ‘Un me lo fate ridì’ ‘n’altra volta, per piacere. (Ernesto accende la radio. Il giornale radio sta per finire. Ascolta con attenzione l’ultima notizia)

Speaker: Ed ora, prima di concludere il giornale radio, vi vogliamo segnalare uno spiacevole fatto che da giorni si sta ripetendo in alcune zone dell’Italia centrale. Specialmente nel sud della provincia di Siena. Un falso prete, che in realtà non è altro che uno schizzofrenico con tendenze maniaco sessuali, con la scusa delle benedizioni pasquali delle case, s’introduce all’interno delle stesse approfittando delle ignare vittime. Ciò che induce a cadere facilmente nella trappola è la perfetta finzione di conoscere i componenti della famiglia. I sanitari dell’ospedale psichiatrico raccomandano a coloro che avessero a che fare con tale soggetto, di segnalarne immediatamente la presenza alle autorità e nell’attesa che arrivino le forze dell’ordine, di assecondarlo in tutto e per tutto. Con questa notizia abbiamo concluso. Arivederci alla prossima edizione. (Ernesto spenge la radio)

Ernesto: (con aria Furbesca) Ma vedrai che a me ‘l prete ‘un mi frega. Digli che s’azzardi a venì’ ‘ntorno casa mia, che poi gliele ‘ndrizzo io le costole. (suonano alla porta) Zairaaaaaaaa, …………Concettaaaaaa…… hanno sonatooooooo ……………. Qualcuno andate a aprì’, per piacere………….. (suonano ancora) Zairaaaa…….Concettaaaaaaa ………. ‘ndate a vedé’ chi è per pacere….. (da una porta laterale entra Concetta)

Concetta: Si pòle sapé’ che hai da bercià’? Ma che credi d’esse’ al campo sportivo?

Ernesto: Ma ‘un avete sentito che sonono a la porta?

Concetta: E se sònono vòl dì’ che gli piace la musica. (suonano ancora)

Ernesto: (sarcastico) Ma lo sai che sei spiritosa! ……………..La Zaira ‘n dov’è?

Concetta: ‘N questo momento ‘n po’ lascià’. Abbrustolisce ‘l pollo perché oggi ci ha gente a pranzo.

Ernesto: (si alza ed esce) Tanto che ci sei te, allora io vò a fa’ ‘n pò d’acqua.

Concetta: (mentre Concetta va ad aprire) Sta’ attento che ‘n t ‘affoghi, perché ‘un gli ha’ mai ‘segnato a notà’. (da fuori scena) Bongiorno, chi cercavi? (sono il sacrestano e la perpetua. Sono sudati e si asciugano la faccia con un fazzoletto)

Sacrestano: Siamo’ Sandrino e la Bice, ‘l sacrestano e la perpetua di don Giuseppe. Si voleva sapé’ se per caso era qui.

Bice: Ci aveva detto che doveva passà’ da la Zaira perché ci aveva da ripiglià’ certa robba.

Concetta: A parte che ‘sto don Guseppe ‘un lo conosco, ma qui ‘un s’è visto nessun prete.

Bice: (è agitatissima) E ora come si fa? È ‘na cosa piuttosto urgente. S’è cercato per mare e per terra, ma ‘un c’è stato verso di trovallo da nessuna parte.

Sacrestano: Si disturba se s’aspetta cinque minuti? C’è caso che da ‘n momento all’altro arriva.

Concetta: Venite, venite, accomodatevi pure. (entrano in scena)

Sacrestano: Gli dispiace se ci si mette a sedé? (si siedono e continuano ad asciugarsi e sventolarsi) Siamo stanchi morti. Avremo fatto diecimila passi per cercà’ ‘n do poteva esse’ don Giuseppe.

Bice: Senza contà’ le corse che s’è fatto su e giù pe’ la chiesa.

Concetta: (preoccupata) Mica si sarà sentito male qualcuno, no?

Bice: Magari! Era meglio se s’era sentito male qualcuno che succede ‘na faccenda così.

Sacrestano: Peggio, parecchio, parecchio, peggio.

Concetta: O che po’ esse’ successo di peggio che sentissi male qualcuno?……… Allora c’è di mezzo ‘n morto?

Sacrestano: (stravolto) ‘Un morto, si. Peggio, parecchio peggio.

Concetta: Allora c’è stata ‘na strage?

Bice: Macché strage, peggio, parecchio peggio…………

Bice: Ci s’è pienata ma la chiesa d’animali, altro che.

Concetta: (preoccupatissima) Ma di animali feroci che so’ scappati da ‘n circo?

Sacrestano: No! So’ scappati dal bosco di Pilella.

Bice: Sta’ zitto, scemo, che glielo racconto io.

Sacrestano: O forza però, èh, datti da fa’. Se no parlo io.

Bice: (disperata) Stamani, doppo che s’è governato i polli, o ‘un ci siamo scordati di chiude ‘l cancello del pollaio…………..

Sacrestano: Così so’ andati tutti là pe’ l’orto. Da lì hanno visto la porta aperta de la sacrestia e  so’ ‘nfilati tutti dentro.

Bice: E da la sacrestia so’ entrati ‘n chiesa

Concetta: (molto sollevata) Oh, ma allora ‘l problema dov’è? Le riscalciate fòri o le richiappate a uno a uno…………. ‘Un mi sembra ‘na cosa tanto difficile da fassi.

Bice: Lei parla bene, ma ‘un è semplice  a fassi com’ha detto lei.

Sacrestano: Dunque senta, èh: so’ quattro coppie di piccioni, sette o otto coniglioli, ‘na ventina fra polli e galline e ‘na quindicina fra òchi e nane.

Concetta: Tutti dentro la Chiesa?

Bice: Tutti dentro la Chiesa.

Concetta: (rassicurante) Ascoltate me, fate come vi dico io: pigliate ‘n secchio, ci mettete dentro ‘n po’ di grano, (mentre mima l’atto) vi mettete vicino la porta e lo scotete forte. L’animali sentono ‘l rumore e vengono a mangià’. A quel punto uscite fòri  e tutti vi vengono dietro.

Sacrestano: (alla Bice) Sé’, ecco scappa tardi. Ma perché secondo lei ‘un ci s’è provato? Niente da fa’, la mi’ cittina. Come chiacchierà col muro.

Concetta: (a mani giunte) Poracci, quanto mi dispiace……………. vi so’ nel cuore……

Bice: Si! Però, ci va nel cu…………..

Sacrestano: A ‘n certo punto i piccioni svolacchia di quà, svolacchia di là si so’ appollaiati sopra a’ lampadari e hanno cominciato a scachicchià’ dappertutto………………….

Bice: Allora che s’è fatto?

Concetta: ‘Un lo so’. Me lo dica lei……………..

Sacrestano: S’è preso ‘na canna e s’è cominciato a scanagialli……… e ci s’è fatta anche a zeppalli fòri.

Bice: ‘Un si fosse mai fatto!………Subito lì fori ‘un c’era ‘l cane che appena l’ha visti arrivà’gli ha dato du’ abbaioni e l’ha rizzeppati tutti dentro ‘n’altra volta.

Concetta: E a favvi aiutà’ da qualcuno ‘un ci avete provato?

Sacrestano: Ah! ‘Un ci s’è provato? Ci s’è provato si, accident’a la mamma del maiale.

Bice: A ‘n certo punto so’ arrivate ‘n po’ di donnine pe’ recità’ ‘l rosario, no. Allora gli ho raccontato la cosa e gli ho detto se ci davono ‘na mano a chiapalli.

Sacrestano: So’ entrate dentro e ‘nvece che dacci ‘na mano ci hanno aiutato a fa’ più confusione di quella che già c’era.

Concetta: E perché? Che avrebbero fatto?

Bice: Tutt’a ‘n tratto, ‘n conigliolo che saltellava, o ‘un è entrato su pe’ le sottane dell’Argentina.

Concetta: (si scuote tutta con un brivido) Oddio, madonnina, che schifo.

Sacrestano: L’Argentina ha cacciato ‘n bercio lungo cinque minuti che pareva ‘na sirena de’ pompieri. (fa i verso della sirena) Aaaaaaaaa ……Aaaaaaaa………. Aaaaaaa…….

Bice: Da lì a du’ minuti è corso mezzo paese a domandà’ che aveva preso fòco.

Concetta: Certo che se vedono tanta gente, l’animali s’impauriscono e vanno subito a nascondisi ………………

Sacrestano: S’è provato anche ‘n due soli, ma ‘n c’è stato niente da fa’. Tutto tempo perso.

Bice: Quelle più facili da chiappà’ sembravono le nane……….

Sacrestano: E ‘nvece, che gli venisse’n colpo a loro e a don Giuseppe che l’ha volute comprà’ per forza, ti sguillavono da le mani come le saponette molle.

Concetta: Ci credo, poracci…………. vi so’ nel cuore…………

Bice: Si! Però ci va sempre ‘n do’ gli ho detto prima……….

Sacrestano: M’era riuscita di chiappalla una che girellava tra le panche, no, (mima la scena) apro la porta appena, appena, pe’ zeppalla fòri, quando all’improvviso ‘un mi si ripresenta quel tisico di quel cane che abbaia…… Bauh…. Bauh…………

Concetta: Ci credo, poracci…………. vi so’ nel cuore………

Bice: Da lo stolzo ‘sto scemo casca ‘n terra e la nana scappa……………

Sacrestano: La porta si spalanca del tutto e così finiscono di entrà’ anche tutti quell’altri polli che fin’ora erono rimasti fòri.

Concetta: Ci credo, poracci…………. vi so’ nel cuore………

Sacrestano: Senta signora, ma perché ‘un ne smette di essici nel cuore e ‘nvece ci dice che si potrebbe fa’ secondo lei.

Concetta: Non vi rimane che fa’ ‘na cosa: lascià’ tutte le porte aperte senza nessuno dentro e aspettà’ che gli venga fame……… Vedrà che appena arriva quella, escono di sicuro da se.

Bice: A questo ci s’era pensato anche noi, ma quando stasera viene‘n visita ‘l vescovo, che gli si racconta che s’è cominciato a preparà’ l’animali pe’ l’arca di Noè?

Concetta: Allora ‘un saprei che altri suggerimenti davvi. Ma ‘un capisco nemmeno che vi pòle fa’ don Giuseppe…………. Se ‘un v’ è riuscito a voi a chiappalli …………………..

Sacrestano: Io, ‘nvece, la soluzione ce l’avrei, ma a don Giuseppe manco gliela dico, tanto so’ sicuro che‘un gli va bene……… sofisticato com’è.

Concetta: E ‘nvece gliela deve dì, magari è quella giusta e a lui manco gli potrebbe venì’ ‘n mente.

Bice: (fa cenno a Concetta di avvicinarsi poi con tono di una che ha avuto un’idea geniale) Senta se l’ha pensata male, èh: si chiappa ‘na gabbia grossa e dentro ci metto un piccione, ‘na gallina, ‘na nana e sopra, legato co’ ‘no spago a ‘na zampa, un conigliolo. 

Concetta: E a che servirebbe ‘sta cosa che ‘un ho capito?

Sacrestano: Come se fossero richiami, noo. Poi si va a chiamà’ ‘l mi’ nipote Gilberto che è ‘n cacciatore di quelli che quando tirono ‘l grilletto del fucile, ‘l morto ci scappa di sicuro.

Concetta: Ma mi faccia ‘l piacere………Ora vi vorreste mette’ a sparà’ col fucile‘n chiesa?

Bice: Si mangerebbero polli, piccioni e nane per qualche mese, èh, (tassativa) ma è l’unico sistema per sgombrà’ la chiesa prima che arrivi ‘l vescovo.

Concetta: E a’ danni che potrebbero fa’ i pallini di piombo che vanno ‘n giro, ‘un ci avete pensato?

Sacrestano: A questo, no! Ha ragione lei. ‘Un ci s’era pensato davero …………..

Bice: Allora speriamo che trovi ‘na soluzione don Giuseppe, perché se no tocca fa’ ‘na cosa da furbi e zitti.

Concetta: E quale sarebbe ‘sta cosa? Mi piacerebbe tanto sapella perché sento che lei è ‘na volpe per rimedià’ le cose.

Sacrestano: Tocca telefonà’ al vescovo e digli che ne la chiesa ‘un c’è la luce perché c’è un guasto nell’impianto e che l’elettricista fino a domallaltro ‘un ci pòle venì’.

Concetta: Ecco, questa come pensata ‘un mi sembra male. Anche se è una bugia grossa come ‘na casa……… Ma ‘l Signore capisce e perdona. (rientra Ernesto)

Bice: (si alza) Senta, don Giuseppe ‘un si vede e noi si va via.

Sacrestano: Si fa‘un altro giretto per vedé’ se s’incontra e poi si ritorna ‘n chiesa.

Bice: Però appena viene, ci faccia ‘l piacere di digli ‘sta cosa che gli s’è raccontato e che venga immediatamente a casa.

Concetta: ‘Un dubitate, state tranquilli. Ora lo dico subito anche a la Zaira, perché quando viene lui, io potrei esse’ ‘ndata via.

Bice: Grazie tante e arrivederci. (mentre escono)

Sacrestano: Mi raccomando, èh, che è troppo ‘mportante……

Concetta: ‘Ndate tranquilli, che ci penso io. (entra Ernesto)

Ernesto: Èh, Concetta, ma chi erono que’ due?

Concetta: Ma cercavono ‘n prete.

Ernesto: E che volevono dal prete?

Concetta: Ma niente, volevono sapè’ se s’era visto………… Senti, io rivò di là a da’ ‘na mano a la Zaira, però ‘n t’allontanà’, èh, che tra poco si va via. (Concetta esce)

Ernesto: Quando vòi ‘ndà’ via chiamimi. Io so’ qui che leggo ‘l giornale. (Ernesto si siede e parla tra se) Se passono casa per casa a domandallo, allora è vero che cercono ‘l maniaco vestito da prete. (suonano alla porta) Zairaaaaaaaa, …………Concettaaaaaa…… hanno risonatooooooo ……………. Qualcuno andate a aprì’, per piacere………….. (suonano ancora) Ovvia, su. Tanto ho bell’e capito come va a finì’. Tocca andacci a me perché quella mica ci ritorna di qua ‘n’altra volta. (Ernesto va ad aprire. Sono don Giuseppe e il chierichetto)

Prete: (da fuori scena) ‘Un c’è mica la Zaira? Ero venuto a ritirà’ ‘na cosa che mi doveva preparà’ e ‘ntanto che so’ passato,  benedìvo la casa.

Ernesto: (entrano in scena) Venga, venga, reverendo. Ora gliela chiamo subito la Zaira. (al pubblico) ‘Sta volta, ‘l pazzo, maniaco sessuale ha fatto la medicina pel su’ culo. (il chierichetto vede il cesto delle caramelle pieno e ci si fionda. Si piazza davanti e ricomincia a mangiarle. Ernesto si precipita al telefono mentre invita il prete a sedersi) Si metta comodo, don…………..

Prete: Giuseppe …… So’ don Giuseppe. Parrocco de la parrocchia di Santa Maria Immacolata.

Ernesto: (al pubblico) Si. E io di quella de la Madonna del Cardellino. (al prete mentre compone il numero) Gli dispiace, reverendo, se prima fò ‘na telefonata. È ‘na cosa urgente. La stavo per fa’ prima ma poi ha sonato lei…………..

Prete:  Faccia quello che deve fa’. Anzi, mi scuso per avé’ disturbato. Se lo sapevo, sarei venuto più tardi.

Ernesto: ‘Un si preoccupi. Nessun disturbo. (vicino al telefono c’è una porta. Ernesto, per parlare non sentito, si nasconde per metà all’interno di essa) Pronto? Parlo co’ carabinieri?…………. Ascoltatemi bene perché ‘un posso parlà’ a voce alta. Qui ‘n casa mia c’è quel maniaco sessuale che cercate……………. Preciso! Quello che si spaccia per prete. Correte, perché ‘un lo so per quanto tempo mi riesce di trattenello…………… l’indirizzo ve lo dico subito…… allora è: via de le scrofe prene 28 ………. Si, si ….. avete capito bene………pre-ne…. ….co’ la p…… come pre-gne……… Sie, pregne si scrive co la p, maiuscola ……….. e anche scrofe, si scrive co’ la esse maiuscola …….. Primo piano………..fate a la svelta, però, èh. (posa la cornetta)

Concetta: (moglie di Ernesto da fuori scena) Ernesto…………Ernesto, sei ‘n sala?………..

Ernesto: (si precipita verso la porta come terrorizzato) Si, so’ qui, ma te sta’ bòna ‘n do sei, però. ‘Un ci venì’ di qua che pò esse’ parecchio pericoloso. (Concetta entra)

Prete: (si alza in preda al terrore e avvicinandosi a Concetta le prende la mano) Che pericolo c’è signor Ernesto? Mi dica che ha visto………… ‘Un mi faccia sta’ ‘n pensiero.

Ernesto: (mentre stacca la mano della moglie e l’allontana dal prete) Ora te lo dico, però‘ntanto te posa l’osso, èh ………. Che ho visto? ( non sa che inventare) …….Ma…….m’è sembrato d’avé’ visto……… (deciso) Ho visto ‘l diavolo Lucifero che entrava da la finestra (soffia e urla).

Prete: (scappa terrorizzato. Intanto il chierichetto si mangia anche il dolce. Vicino c’è una bottiglia di vinsanto e dei bicchieri. Ogni tanto si fa un gòtto. Il prete lo vede e va a farsi un bicchierotto anche lui) Il diavolo?………. Oddio, Gesù, Maria, aiutateci……… (beve) Il maligno è entrato anche qui dentro? ……… Ormai è dappertutto. (beve di nuovo)

 

Chierichetto: Èh don Giuseppe, ma ‘un è meglio se date subito ‘na bella benedizione, ‘nvece che fa’ ‘ste gòtti di vinsanto? ‘L giro de le benedizioni ancora è lungo, èh. S’avesse a ritornà’ a casa briachi.

Prete: (con movimenti convulsi) Si, si…………. Ha’ ragione……Qua….. subito ‘na bella benedizione. (al chierichetto) Passimi ‘l secchiello……  (benedice più volte girando per tutta la stanza) Vade retro Satana…… Vade retro Satana……….

Concetta: Ma me lo spieghi che sarebbe successo?……… Che ci sarebbe di tanto pericoloso?

Ernesto: (alla moglie sottovoce) Stammi vicino che è meglio per te. Questo‘un è un prete vero. È un maniaco sessuale……. Prima ti rampica addosso e poi scappa. Ha’ capito o no? (il prete s’infila dentro una porta)

Concetta: (titubante) Ma doppo fatto……… La faccenda…… volevo dì’……m’ammazza?

Ernesto: Se uno rimane calmo e l’asseconda, dicono di no.

Concetta: E di che devo avé’ paura se ‘un m’ammazza ………..Dimmi ‘na cosa, piuttosto, ma te come fai a sapé’ ‘ste cose. ‘N do’ l’hai conosciuto?

Ernesto: L’ho sentito dianzi al bollettino dell’aradio …….. L’ho acceso proprio nel momento che lo dicevono.

Concetta: E qui come ci sarebbe capitato?

Ernesto: Dicono che entra ne le case co’ la scusa de la benedizione pasquale.

Concetta: Ho capito. Ma qui, ‘n casa de la Zaira, voglio sapé’, come c’è entrato.

Ernesto: Hanno sonato a la porta, so’ andato a vedè’ chi era  e gli ho aperto………… Però sta’ tranquilla, èh, perché ho gia telefonato a’ carabinieri e tra poco mandono qualcuno.

Concetta: Hai già telefonato a’ carabinieri?...... O ragazzi, ti riuscisse mai a falla una pel verso giusto.

Ernesto: Ma perché, secondo te ‘un le dovevo chiamà’ carabinieri?

Concetta: E gia, che ‘un le dovevi chiamà’. Chiamavi subito me e risolvevo tutto io. Ma ‘un l’ha’ visto poraccio com’è ‘mpaurito?

Ernesto: (meravigliato) Poraccio?……… Ooooh, guarda che quello è pericoloso, èh. ‘Un salto e ti rampica addosso. ‘Un sente rombe, èh.

Concetta: E capirai che dispiacere. Tanto con te, nell’ultimi tempi, ‘un è stato sempre più un patì’ che ‘un gòde.

Ernesto: Concetta, ‘un cominciamo a offende, èh. Eppure lo sai che tipo so’ io…………..

Concetta: Si, si, lo so, e te l’ho detto ‘n secondo fa come sei. Te lo devo ridì’ ‘n’altra volta?

Ernesto: Allora lo sai che devi fa’? Ritelefona a carabinieri e digli che qui ‘l prete‘un c’è più perché è scappato.

Concetta: Stammi a sentì. Ma stamani, prima di partì’ per venì’ qui, ‘un avevi detto che volevi andà’ a salutà’ quell’òmo che ha fatto ‘l soldato con te………… va’……va’ che io me la cavo da sola col prete, va’………….

Prete: (fa capolino) Signor Ernesto. Secondo lei è passato ‘l pericolo? Mica s’è fatto rivedé’ ‘l maligno, vero?

Ernesto: Per ora ‘un s’è rivisto nessuno. Però è meglio se resta nascosto. ‘Un si sa mai.

Prete: (quasi piangente) Si, si . Stia tranquillo che sto nascosto……… E chi mi cava di qui. ‘Un mi mòvo manco se viene a pigliammi ‘l vescovo.

Ernesto: Allora lo sai che fò? Vò a fa’ rincontro a’ carabinieri, che dovrebbero esse’ qui a momenti. Così ‘un perdono tempo a cercacci.

Concetta: Ma ancora sei qui? (Ernesto fa per uscire) Ah! Ernesto, ‘spetta ‘n momento. (quasi sottovoce, indicando il chierichetto) Porta fòri que’ la creatura. S’avesse a ‘mpaurì’ quando carabinieri vengono a piglià’ ‘l prete.

Ernesto: (lo prende per mano) Vieni lillo. Vieni co’ lo zio che ti porta a comprà’ le caramelle.

Chierichetto: (col senzo della pienezza di stomaco) Le caramelle a me ‘un mi piaciono. Mi fanno venì’ stomacucci.

Ernesto: Allora ti comprerò ‘l gelato, via.

Chierichetto: Se proprio mi vòi comprà’ qualcosa, allora comprimi ‘n panino co’ la porchetta, che ho ‘na fame che gavuglio. (escono. Concetta va verso la porta dove è nascosto il prete)

Concetta: (con voce calma e suadente) Don Giuseppe…………… Don Giuseppe, venga fòri che ‘un c’è più pericolo. (il prete fa capolino)

Prete: (Fa capolino. Piangente) Siamo sicuri, èh, perché io ho tanta paura del maligno. A me mi basta sentillo nominà’ che mi si scioglie subito ‘l corpo.

Concetta: (lo prende per mano) Venga, don Giuseppe……. Venga con me che ci si mette a sedé’ nel divano, che si sta più comodi. (il prete la segue e si siedono)

Prete: (sempre frignante) Ma lei ‘un ha paura del diavolo? La vedo tanto tranquilla.

Concetta: Per forza che ‘un ho paura. Ma ‘un lo sa che le donne la sanno una più del diavolo? (lo tira a se e lo abbraccia) Qua, s’appoggi a me, che lo proteggo io se dovesse ricomparì’, ‘l maligno. (entra Settimio. Guarda la scena e poi tossisce per avvertire della sua presenza. Concetta si allontana di scatto dal prete. Il prete cerca di nascondersi e riabbraccia nuovamente Concetta. Settimio non riconosce don Giuseppe)

Prete: Aaaaaaaaaah ……… Oddio. Riecco ‘l maligno. Ci pensi lei, signora Concetta.

Settimio: (sarcastico) Bongiorno Concetta. Che dovete fa’ la comunione che vi confessate?

Concetta: (imbarazzata) Ma proprio mi confesso. Cerco di tené’ tranquillo ‘sto prete.

Settimio: Ho capito, s’è agitato e ‘un vi sta fermo? 

Concetta: Èh, si, gli è presa l’agitazione perché s’è ‘mpaurito, poraccio.

Settimio: Ci credo.Un prete abbracciato a ‘na donna, appena sente un rumore di passi s’impaurisce subito.

Concetta: (alterata) O Settimio, ma che avete capito, èh? (in confidenza) Questo ‘un è ‘n prete vero. (sottovoce) Dice che sia ‘un maniaco sessuale.

Settimio: Un manico sessuale? Ma perché, ora i preti le chiamono anche manici sessuali?

Concetta: Ho detto maniaco sessuale, Settimio, no manico sessuale. (sempre sottovoce) Praticamente, sarebbe uno che appena vede una donna sola, la chiappa, la violenta, e poi scappa.

Settimio: Ah, ora ho capito. E ‘un lo potevi dì’ subito? ‘N poche parole lui cercava di scappà’ senza essivi saltata addosso, apposta cercavi di tenello fermo.

Concetta: Noe, Settimio, via.  ‘Un avete capito manco ora ………. ‘Ndate, su………. ‘Ndate ‘n dove ci avevi da andà’, che tanto io e voi, ‘un si capimo.

Settimio: Vò perché ci ho da fa ‘n salto ‘n farmacia. (sottovoce) Però, date retta a ‘n coglione, ‘ndate ‘n un’altra stanza a rifinì’ ‘sta faccenda. Questa è troppo di passaggio. Prima o poi qualcun’altro ricapita e vi tocca rismette. (esce)

Concetta: (che tira di nuovo a se il prete e lo accarezza) Vieni porino, vieni da la Concetta. ‘Un avé’ paura che ti difendo io. (rientra Settimio)

Settimio: Èh, Concetta. (si separa subito dal prete. Il prete da in escandescenze e va di nuovo a nascondersi) Ma allora sete dura, èh…. Che v’ho detto, ora, ora?….. Questo ‘un è un posto sicuro. Sento traspigge su pe’ le scale. (entrano improvvisamente due infermieri)

1° infermiere: (all’altro) Te va a quell’altra porta e sta’ attento che ‘un ne scappi da lì. (a Settimio) Dov’è?

Settimio: ‘N dov’è, chi?

1° infermiere: ‘L pazzo maniaco sessuale che si veste da prete.

Settimio: Qui c’era ‘n prete poco fa, ma ‘un m’è sembrato un gran manico sessuale. La Concetta ha tribbolato come ‘na bestia per fagli capì’ che vòleva e tanto ‘n c’è riuscita.

Concetta: (alterata) Oh, Settimio, piano co’ l’offese, èh………Ma per chi m’avete preso…...

Settimio: Ma io ‘un v’ho preso per niente. Semmmai sete voi che prova e riprova ‘un avete trovato ‘l verso di pigliallo ‘l prete. (il prete fa di nuovo capolino. L’infermiere lo vede e si precipita verso di lui)

2° infermiere: (urlando) Eccolo, l’ho visto. È dietro que’ la porta. Forza, ‘un lo famo scappà’. (anche l’altro infermiere si precipita)

1° infermiere: Se lo chiappo lo castro. Doppo vedrai se la smette di da noia a le donne.

Settimio: Bravo! E quando avete fatto con lui, castrate anche la Concetta, però. Così anche lei la smette di da noia a’ preti. (fuori scena si sentono le imprecazioni degli infermieri, urla del prete e rumori di oggetti che cadono)

Concetta: A voi, ‘nvece, ‘un c’è bisogno di castravvi, ci ha già pensato la natura. (Entra Zaira) (Settimio va a sedersi)  

Zaira: Mamma ………. Settimio…….. che è successo? Che sarebbero ‘ste berci e ‘ste tonfi?

Concetta: Sta’ tranquilla, Zaira, che  ‘un è successo niente. So’ venuti a piglià’ quel maniaco che si spaccia per prete. Di là ci so’ du’ infermieri del manicomio che cercono di chiappallo.

Zaira: Ma di quale maniaco chiacchieri? Io ‘un so’ mica niente.

Concetta: Ma è uno che si veste da prete e co’ la scusa di benedì’ le case, entra e poi violenta le donne………. Se ‘un era per ‘l tu’ sòcero, che vò’ sapé’ ‘n che condizioni ero, ora.

Settimio: Ah, si! Questo è vero Zaira, èh. Se ‘un rivavo io, ‘l prete era spacciato. La tu’ mamma l’aveva bell’e accaprettato. (dalla porta escono i due infermieri che tengono saldamente per le braccia, il prete)

Prete: (mentre viene letteralmente trascinato) Lasciatimi, vi dico …………‘Un so’ io quello che cercate voi …….. Io so’ ‘n prete vero. So’ don Giuseppe, ‘l parroco de la Madonna dell’Immacolata.

1° infermiere: E io, ‘nvece, quello de la Madonna di Pompei…………

2° infermiere: Camina e alza ‘ste piedi, che ti si consumono tutte le scarpe ne le punte. Ma ‘un ti costono niente a te?

Zaira: (cerca di bloccare gli infermieri) Ma che fate. Siete ammattiti? Lasciatelo subito. Questo è don Giuseppe…………. Era venuto da me a ripiglià’ ‘na tovaglia che gli dovevo rammendà’.

1° infermiere: Noi ci s’ha l’ordine di portallo via. Comunque, stia tranquilla, perché se tante le volte ‘un fosse lui, quello che si cerca noi, avanti stasera riè a casa sua.

2° infermiere: (il prete tenta di divincolarsi) Forza, mòve ste gambe, e camina, se no vedrai che se ti violento io……… (il prete si libera e scappa)

Prete: Aiuto!............ Chiamate la polizia…………. Chiamate i carabinieri………………. Chiamate i pompieri…………..(s’infila in una porta)

1° infermiere: (all’altro mentre inseguono il prete) Ma me lo spieghi perché ‘ha’ lasciato?

2° infermiere: Io ‘un ho lasciato nessuno. Se’ te che hai allentato la presa. ( Zaira li segue)

Settimio: (seduto in panciolle)  È meglio che guardà’ ‘l giro d’Italia a la televisione…..(fanno un giro dietro alle quinte e ritornano in scena)………. Rieccoli, se’……. Chissà chi è ‘n testa……………… (un infermiere blocca il prete e anche l’altro lo riagguanta)

1° infermiere: (mimando l’atto) Se provi a riscappà’ ‘n’altra volta, ti do un maglio ne la zucca che t’allucchisco.

2° infermiere: (mentre cerca di spingerlo fuori) Forza, caminare spedito e zitto. ( entra Ernesto. Zaira prende il prete per la tonaca e cerca di trattenerlo. Settimio osserva la scena con distacco)

Ernesto: (euforico) Concetta! Che donna che sei………. Brava! Ho visto che gliel’hai fatta da sola a tené’ fermo ‘l prete.

Settimio: E ‘nvece no. Perché ‘un gli ci stava……………. Ma la colpa però è mia, èh, che so’ arrivato troppo presto. Se no lei gliel’aveva quasi fatta……… Bastavono cinque minuti più tardi, e ‘l prete ‘un aveva più scampo.

Ernesto: Ma come sarebbe a dì’? Ho visto che l’hanno preso e lo portono via.

Zaira: (mentre segue gli infermieri) Ma io mica fò portà’ via don Giuseppe così, èh? Vò a parlà’ co’ la polizia, co’ carabinieri, col sindaco……… ‘L prete falso ‘un è lui……………..

Concetta: (mentre segue Zaira) ‘Spettimi, Zaira che vengo anch’io………….

Ernesto: Ma come, ‘l prete falso ‘un è lui? E allora chi è?

Settimio: Quello è ‘l parroco de la chiesa de la Madonna dell’Immacolata e cercava davero la Zaira. (ironico) Senz’altro te l‘avrà anche detto, ma te se’ duro come i gonzi del’Astrone.

Ernesto: Allora, vorrebbe dì’ che tutta ‘sta confusione l’avrei fatta io?

Settimio: Io ‘un lo so se la colpa è la tua, perché prima ‘un c’ero. Ma da quando ti conosco, ‘n dove arrivi te, rizzi subito casino. 

Ernesto: (preoccupato) Ah! E sa’ che s’è fatto ‘na faccenda di niente. E ora come la rimediamo ‘sta cosa?

Settimio: Come la rimediamo? Come la rimedi volevi dì’. Per ora, l’unica cosa che pòi fa’ è andà’ giù e cercà’ di da ‘na mano a que’ le donne.

Ernesto: Si, si…….. ha’ ragione, vò giù subito…….. (mentre esce) Vieni anche te, Settimio?

Settimio: Si, a fa’ ‘l coglione. O ‘un ci sei già te, che sei di tuo…………. E senza che ora ti metti a fa’ ‘l modesto, basti e avanzi.

                                             

Secondo Atto

La scena si apre mentre Carlo sta prendendo a pugni il televisore perché non vuol saperne di funzionare.

Carlo: Allora!.........Accident’a te e a chi t’ha comprato……… Ti vòi accende’ o no………… ‘Namo, forza, che comincia ‘l programma ‘n do’ c’è Celentano…………… (entra Fiorella)

Fiorella: Ora, appena lo vedo, lo dico subito al babbo che dai cazzotti a la televisione………..

Carlo: (mentre continua nell’impresa) Rieccola ‘n’atra volta, mi’……. Arriva sempre quando nessuno la vòle……………..Ma te un pochinini d’affari tua ‘un te le pòi fa’, noo, èh?

Fiorella: Fra te e ‘l nonno Settimio l’avete rintronata tutta a forza di dagli cazzotti.

Carlo: Fiorella, guarda d’andà’ a fa’ ‘na giratina, per piacere. Eppure lo vedi da te che ‘un è ‘l momento…………….

Fiorella: Allora perché ‘l babbo, quando al telegiornale parlono di politica, dice sempre: questi o so’ scemi o so’ rintronati…………..

Carlo: (continua a manovrare sulle varie manopole) Ma lui  mica parla de la televisione, ce l’ha con que’ magnoni del concone che sminestrono.

Fiorella: ‘Nvece, ‘l nonno,  appena vede comparì’  Fanfani, gli da certi tonfi che ‘na volta co’ l’altra la divide ‘n due, la divide

Carlo: (guarda, trepidante, dietro all’apparecchio) Zitta, Fiorellina, zitta, che forse giela fa a accendisi. Vedo che le valvole si so’ illuminate. (suonano alla porta) Ora chi è a rompe’ corbelli.

Fiorella: ‘Un so’ sicura, èh, ma potrebbe esse’ ‘l direttore nòvo de le poste dove lavora ‘l babbo. Ieri sera ho sentito dì’ da la mamma che l’avevono ‘nvitato a pranzo.

Carlo: E perché l’avrebbero ‘nvitato a pranzo? Che festa sarebbe, oggi?

Fiorella: O che ne so, io.  Secondo me, l’hanno ‘nvitato per arruffianassi. (suonano ancora)

Carlo: (guarda l’orologio) Ma che aveva paura di ‘un fa’ ‘n tempo? Ancora ‘un so’ manco le undici.

Fiorella:  ‘Ntanto sarà venuto a piglià’ ‘l posto. (suonano ancora)

Carlo: Sie, per paura che ‘un gli si lasciasse. Camina, Fiorella, va’ a aprì’, se no questo sa’ quanto seguita a sònà’.

Fiorella: (mentre Fiorella va ad aprire) Carlo, mi raccomando, èh, la mamma m’ha detto di ‘un fagli fa’ figuracce con questo qui.

Carlo: Te pensa a ‘un fagliele fa’ te le figuracce, che io ‘un gliele fò fa’, sta’ tranquilla.

Fiorella: (fuori scena) Bongiorno, chi cercava? (intanto Carlo continua imperterrito la lotta con il televisore)

Direttore: Cercavo la famiglia Trombetti. Sta qui, vero?

Fiorella: Si, si, siamo noi………. Venga……. Venga…….. Entri…….. (entra in scena mentre Fiorella gli tende la mano) Io so’ la Fiorella, la figliola di Paolo……….. e lui è ‘l mi’ fratello, Carlo ………… sempre figliolo di Paolo.

Direttore: Io sono Cesare……… Cesare Picchettii……. ‘l nòvo direttore de l’ufficio postale  dove lavora ‘l su’ babbo,

Fiorella: Ah, sarebbe lei ‘l nòvo direttore de le poste che ‘l mi’ babbo ha voluto ‘nvità’ per forza a pranzo per arruffianassi, èh?

Direttore: (imbarazzato) Ma…… veramente…….. ‘un so’ tanto sicuro…… se so’ io quello che dice lei…… Però potrebbe esse’, perché no…….. (in quel momento Carlo inizia una serie di moccoli e pugni sul televisore)

Carlo: (da le spalle all’ospite) Accident’a te e a quel becco che t’ha ‘nventato ………….  Maremma maiala…………

Fiorella: (inviperita) Carlo! Che t’ho detto ‘n minuto fa?

Carlo: Ridimmelo, che ‘un me lo ricordo ……….Accident’a quel cornuto che t’ha fabbricato ………… a quel coglione che t’ha comprato e a me che mi ci confondo ………….  Maremma assassina.

Fiorella: T’ho detto che la mamma ‘un vòle che si faccia figuracce col direttore del babbo.

Carlo: Accident’anche a lui. (pugno sopra al televisore) Toh!

Fiorella: Èh Carlo, ma che sei rincoglionito? ‘L direttore è arrivato. ‘Un lo vedi che è qui? (Carlo si gira)

Direttore: (a Fiorella) Forse so’ arrivato in un momentaccio. Mi sa che era meglio se venivo ‘n pochinino più tardi.

Carlo: No, no, passi ………… passi pure e si metta a sedé’ ‘n do’ gli pare………… Anzi, scusi pe’ moccoli di prima, èh, ma ‘un ce l’avevo con lei.

Direttore: Se devo esse’ sincero, lì per lì, ci so’ rimasto ‘n po’ male. Pensavo ce l’avesse con me………….

Carlo: Ma proprio! Io ce l’ho con chi ‘un capisce quando ‘un è ‘l momento di andà’ a rompe le scatole ne le case dell’altri…………….. (Il direttore si siede)

Fiorella: Senta ‘na cosa, ma gliela posso fa’ ‘na domanda……… come si dice…... piuttosto personale?

Direttore: Dica pure……….. Se posso, le rispondo volentieri.

Fiorella: Ma è vero che lei ancora è giovanotto?

Direttore: Si, signorina. Non sono sposato e per il momento non sono nemmeno legato a nessuno.

Fiorella: E mi dica ‘n’ altra cosa, tanto ci siamo: scommetto che ‘l mi’ babbo, gli ha bell’e detto che anch’io so’ zitella?

Direttore: (imbarazzatissimo) Si, qualcosa m’ha accennato ma ‘un gli ho dato nessuna ‘mportanza. Per me, ognuno po’ fa’ quello che crede.

Fiorella: E fa bene, sa. Perché se tante le volte ci avesse fatto la bocca, se lo scordi. Prima di tutto perché’ lei è parecchio più vecchio di me e poi perché ‘un è ‘l mi’ tipo. A me mi piace Marcello.

Carlo: Èh Fiorella,  chi ti piace a te che ‘un ho capito?

Fiorella: (batte i piedi per terra e ricomincia la bizza) A me mi piace Marcello. Avete capito o no, che mi piace Marcello…….. a me mi piace Marcello………..

Carlo: Ma la fai finita, di fa’ ‘ste versi che scherzavo. O ragazzi, ‘un gi si pòle  fa’manco  ‘no scherzo.

Direttore: ‘L vostro babbo non è ‘n casa?

Fiorella: ‘N casa ‘n c’è nessuno. Che vòle sapé’ ‘n do’ so’ ‘ndati a sbatte ‘l capo…….. Forse ci potrebbe esse’ ‘l mi’ nonno. Glielo devo chiamà’?

Direttore: No, no…………. ‘Un si disturbi. Lo lasci stà’……….. Anche perché……io e lui nemmeno ci si conosce.

Fiorella: Ma ‘un ha mica perso niente, sa. Sapesse che tipino che è. Piglierebbe pel culo anche la su’ nonna.

Carlo: (a Fiorella) Ora ‘un esagerà’, èh. Dimmi quando ha’ mai visto ‘l nonno piglià’ ‘n giro la su’ nonna che quando se’ nata te, lei era bell’e morta?

Direttore: (si alza) Sentite, tanto vedo che è presto, fò ‘n giretto pel paese così guardo se ‘ncontro ‘l vostro babbo e ritorno più tardi ‘nsieme a lui.

Fiorella: Ma no.................. ma ‘ndo’ vòle andà’, (lo spinge sulla sedia) si rimetta a sedè’ che ora gli do ‘n bell’aperitivo, qua. (da un mobile prende una bottiglia e un bicchiere) Te Carlo lo vòi da beve?

Carlo: Sie, meglio. Proprio bevo ‘ste ciufèche ………….. coteste dalle al direttore, che a occhio e croce mi sembra di bocca bòna.

Direttore: Signorina, ‘un si disturbi per me, èh, perché io ‘un prendo niente. So’ un po’ delicato di stomaco e ‘un vorrei………………….

Fiorella: Ma che disturbo………………. (gli mostra la bottiglia) Questo è proprio adatto per chi è delicato di stomaco.

Direttore: Signorina Fiorella, la prego, ‘un ne ‘nsista………….. ‘un posso beve…(comincia a versare) Ovvia, giù, però me lo dia un goccio e basta per piacere, èh………. basta……….basta……. (riempie il bicchiere)

Fiorella: (gli mette la bottiglia sotto gli occhi) Guardi qua. Centerbe purissimo fatto da’ frati de la Verna ……… sessanta gradi tondi, tondi………… (il direttore posa il bicchiere che aveva preso)

Direttore: Mi dispiace ma ‘un lo posso prende’. Se lo bevesi, starei male pe’ ‘na settimana.

Fiorella: (gli porta il bicchiere alla bocca) Forza……Che doppo avé’ bevuto ‘n bicchiere di questo vedrà che digerisce anche la breccia…….

Direttore: Ma ‘un ci ho niente ne lo stomaco. So’ digiuno. Che devo digerì’?

Fiorella: Beva e poi vedrà’ se me lo richiede ‘un altro bicchiere…….. Su, tutto ‘n fiato… (dopo aver bevuto tossisce e respira con affanno per l’alta gradazione alcolica. Fiorella lo percuote forte sulle spalle) Guardi quassù…….. l’uccellino………..l’uccellino………..

Direttore: (come fosse assatanato) Aaaaaaaaah! .................... Aaaaaaah ……….. Aaaaaah ……. Aria ……. Aria……… (anche Carlo va da lui e gi assesta alcuni colpi sulle spalle)

Carlo: Forza, che ‘un è niente……….. Ora c’è bisogno di fa’ ‘ste versi?

Fiorella: Ma che fisico ci ha, èh?............... So’ sicura che a lei gli risulta calorosa anche l’acqua…………….

Direttore: (non ha più fiato) Un altro pochino ………….

Fiorella: (mentre versa il liquore nel bicchiere) Che gli avevo detto, èh? Ha visto che me l’ha richiesto. (gli porta il bicchiere alla bocca e lo fa bere) Su, complimentoso d’un direttore.

Direttore: (ha sempre meno fiato) Un altro pochino e ………….

Fiorella: (toglie la bottiglia dal tavolo) Èh, no, èh………. Ora basta, se no va a finì’ che gli fa male, èh……………..Anzi, più che fagli male, s’imbriaca di sicuro.

Direttore: (con il fiato cortissimo) Fatimi parlà’! Porco Giuda …………….Volevo dì’: un altro pochino e mòio……..

Carlo: (un’altra botta sulle spalle) Ma che mòre!........... Ma lei l’ha mai vista sperge’ la gramigna?

Direttore: (passa le mani sullo stomaco e nella pancia lamentandosi) Oddio, Signore, che gran bruciore di stomaco e di pancia …………. Mica resisto, èh…………io mòio

Fiorella: Noe, gli ho detto che ‘un mòre. Faccia meno versi e si comporti come ‘n òmo grande.

Direttore: (si tasta sullo stomaco) Sento un peso proprio qui, come se ‘un avessi digerito…….

Fiorella: (a Carlo) Ci vorrebbe qualcosa che lo facesse digerì’ a la svelta……….. Èh Carlo, piglia la bottiglia del Fernet, dentro al mobile, svelto.

Carlo: (va verso il mobile) Pronti ‘l Fernet! ( si blocca) Èh, Fiorella, ma ‘un sarebbe meglio dagli un grappino per digerì’? Guarda che ‘l Fernet gli potrebbe fa’ da di stomaco, èh.

Fiorella: Sentiamo lui che dice……(al direttore) Che preferisce, un grappino o un Fernet?

Direttore: (distrutto e quasi ubriaco) Secondo lei che mi farebbe meglio?

Carlo: Secondo me gli farebbe bene que’ la robba che beve sempre ‘l nonno…….

Fiorella: Sie, ‘l vino!…… A me ‘un mi sembra ‘l caso di fagli beve ‘l vino la mattina a le undici e poi a digiuno.

Carlo: Ma che vino!..... Aspetta ‘n attimo..…… o come si chiama quel liquore..............Ah, ecco …….. Sassolino ……… (sicuro di se) si chiama Sassolino. Co’ ‘n‘ bicchierino di Sassolino gli passa ‘gni cosa.

Fiorella: E mi sembri, Sassolino. Qui per fagli passà’ ‘gni cosa ci vorrebbe ma ‘na mattonata, altro che ‘n Sassolino.

Direttore: Signorina Fiorella, mi potrebbe da’ ‘n bicchier d’acqua, per piacere? (arrivano i primi accenni della sbornia)

Carlo: (forte botta sulle spalle) Meglio! Ora ‘n’altra! ‘N bicchiere d’acqua. Così, doppo, si sente tutto lo stomaco slavicchiato………… (colpetti sulla testa)  Ma che gli dice ‘l capo, èh?

Fiorella: (va verso il mobile e cerca) Io gli do ‘n bel bicchiere di Fernet. O campa o crepa. De le due una la farà……..

Carlo: Ma si, dagli ‘l Fernet, sarà quel che Dio vòle……..

Direttore: Ma ‘n ci sarebbe qualcosina di più leggero, che mi mandasse via ‘sto bruciore?

Carlo: (spazientito) E stia zitto ‘n attimino, per piacere. Guardi che si sta a lavorà’ per lei, èh, mica per noi…

Fiorella: (come per infliggergli un senso di colpa) Lo sa che se ‘un fosse stato tanto cagionevole di stomaco, tutto ‘sto casino ‘un sarebbe successo.

Direttore: Ha proprio ragione. Anzi, scusate tanto pel disturbo che vi do. ‘Un saprò mai come ricompensavvi.

Carlo: Fermiti, Fiorella ……. Ci so’….. Fagli ‘no Zabaglione…… Du’ ovini, ‘n po’ di zucchero e ‘n bel bicchierotto di Marsala……… Ritorna meglio di quando s’è presentato qui.

Fiorella: Ma l’òva ‘un ci so’. Lo so perché ieri sera ci volevono anche a la mamma. (come un lampo di genio) ’Spetta però, èh, che nel mobile ho visto la Marsala all’òvo. Sarà uguale, penso, noo?

Carlo: È uguale, si! ………Oddio, magari faglici mangià’ anche du’ savoiardi, così si piena anche lo stomaco e po’ darsi che poi i fortori gli passono. (Fiorella prende il liquore e lo versa nel bicchiere)

Fiorella: (porge il bicchiere al direttore) Forza, però, èh. Senza tante sguerguenze, su. Un colpo e giù. (il direttore beve e riprende a tossire)

Carlo: Sta meglio ora? ‘Un mi dica di no, èh, perché ‘sta marsallina farebbe rivisolà’ anche morti di qualche secolo fa. (si alza in piedi ma non è più capace di tenersi in equilibrio)

Carlo: Ma ‘n do’ vòle andà’, ma lo vedè o no che ‘un ne sta ritto. Stia a sedé finché ‘un gli è passata, mi dia retta.

.

Direttore: (canta) La Marianna la va ‘n campagna, finché ‘l sole tramonterà…………… Tramonterà……… (traballa)

Fiorella: Oddio, ‘l direttore ci casca. (lo rimettono seduto) Èh Carlo! Ma mica starà’ male?

Carlo: Vorrei vedé’ chi gliela farebbe a sta’ ritto, doppo avé’ bevuto que’ le dosi di Centerbe che gli ha’ fatto ‘ngollà’ te.

Fiorella: Perché dici così? Pensi che sia ‘briaco?

Carlo: Briaco, no davero. Secondo me è ‘briaco tronco.

Fiorella: Oh, Madonnina che figura si fa se rientra ‘l babbo e la mamma e lo vedono così.

Carlo: E che è colpa nostra? Che ci s’entra noi se ‘sto torso ‘un si sa regolà’ nel beve.

Fiorella: E ora che si fa. Se ha preso la sbornia mica gli passa ‘n du’ minuti, èh.

Carlo: Aiutimi, qua, mettemolo sdraiato nel divano. Se dorme ‘na diecina di minuti gli passa tutto. (lo accompagnano verso il divano e lo sdraiano)

Direttore: (canta) La Marianna la va ‘n campagna, finché ‘l sole tramonterà…………… Tramonterà………

Fiorella: (al direttore) Ma un’altra canzone‘un la sa? Sa questa e basta?

Direttore: (canta) La Marianna la va ‘n campagna, finché ‘l sole tramonterà…………… Tramonterà………

Carlo: Lascia sta’ Fiorella, ‘un la ‘ntignà’, tanto mi sa che ‘un ti vòle da sodisfazione. (lo sdraiano sul divano) Mettemolo a scorpaccioni, che ho sentito dì’ che ‘n certi casi gli fa.

Fiorella: Si, per fa’ i gattini.

Carlo: O gattini o canini, basta che qualcosa faccia.

Fiorella: Senti Carlo, Ci resti te qui con lui? Io ci ho da andà’ a ‘nvità’ Marcello e quel professorino di musica per stasera a cena.

Carlo: E perché ‘nviteresti a cena ‘ste due?

Fiorella: Boh, l’ha voluti, ‘nvità’ ‘l babbo. Ma se ti dovessi dì’ perché, ‘un l’ho capito.

Carlo: Comunque, qui ‘n ci posso rimané’, perché ci ho da fa’ e parecchio. Ciao (Carlo esce verso l’interno della casa)

Fiorella: (quasi supplichevole) Dai, Carlo , ‘un esse’ ‘gnorante. Che gli fò io da sola.

Carlo: (da fuori scena) Quello che gli si farebbe ‘n due, se rimanessi anch’io. Va a fa’ quello che ci ha’ da fa’, camina, tanto vedrai che lui di lì ‘n si mòve. (Fiorella si china su di lui e lo scuote. Entra suo nonno Settimio e si ferma a guardare la scena sulla porta)

Fiorella: (leziosa) Direttore ………….. direttore……….. su, si svegli che tra poco è ora di pranzo e si mangia la pappa.

Settimio: Èh Fiorella, che rifamo le scene de la tu’ nonna Concetta col prete?

Fiorella: Ma di che chiacchieri…………… La mi’ nonna, ‘l prete………………

Settimio: A parte, che te se’ ‘rivata più avanti di dove era ‘rivata lei, èh. Almeno t’è riuscito a sdraiallo. A lei, ‘l prete, ‘un c’era verso che gli stasse fermo.

Fiorella: Ma che sarebbe successo tra la mi’ nonna, e‘l prete ?

Settimio: Ma niente…. ‘na questione tra loro………… Eeeee….. senti ‘n po’ ‘na cosa: ma ‘st’òmo che ci hai sottomano, chi sarebbe?

Fiorella: È ‘l nòvo direttore de le poste dove lavora ‘l mi’ babbo. L’aveva ‘nvitato a pranzo.

Settimio: A vedello così sembra più che sia venuto a riposassi, ‘nvece che a mangià’……

Fiorella: A me mi sa che gli ha fatto male quel bicchiere di Centerbe che gli ho dato come aperitivo.

Settimio: (meravigliato) Gli ha’ dato ‘n bicchiere di Centerbe?

Fiorella: Si!………... Anzi, no, due………. E ‘na marsallina all’òvo………

Settimio: Allora ho bell’e capito……. L’hai ‘mbriacato……….. Ne basterebbe ‘n bicchiere solo di Centerbe per sdraià’ n toro. Te gliel’hai svergati due e uno di Marsala………….

Fiorella: Ma se ora dorme ‘n quarto d’ora, vedrai che gli passa tutto. Per l’ora di pranzo manco se lo ricorda più che gli è successo.

Settimio: Te dici?  A me mi sa che questo salterà anche la cena e la colazione di domattina, ‘nvece che ‘l pranzo e basta.

Fiorella: Senti, nonno, me lo faresti ‘n piacere? Mi ci staresti qui con lui che devo uscì’ d’urgenza a fa’ ‘na cosa?

Settimio: Va’, va……… Va’ tranquilla, che tanto questo di qui ‘un lo smòvono manco le cannonate.

Fiorella: (mentre esce) Grazie, nonno………. Fò a la svelta, èh, ‘un ne sta’ ‘n pensiero ……..

Settimio: (tra se) ‘Un devo sta’ ‘n pensiero? Ma ‘n pensiero per chi? Per me o per lui ……Moh!….. Ah! Forse ho capito: voleva dì’ di ‘un ne sta’ ‘n pensiero per lei. (il direttore, sempre sdraiato, comincia a cantare. Settimio si siede)

Direttore: Volare ……..

Settimio: Oh, oh,………..

Direttore: Cantare …………..

Settimio: Oh….oh….…oh……..

Direttore: Nel blu, dipinto di blu,

Settimio: Felice di stare lassù…………..

Direttore: E volavo, volavo, più in alto del sole ………………

Settimio: E ancora più sù………………

 (Si sente una voce fuori scena. È Pietro, il professore di musica. Tipo molto lezioso. Porta occhiali spessi e veste fuori moda. Il direttore continua a cantare )

Pietro: C’è nessuno in casa? Possiamo entrare? (il direttore continua a cantare)

Settimio: (al direttore) Zitto ‘n po’ ‘n momento, che m’è sembrato che chiamono ………… (continua a cantare) Allora!……….. (mentre lo scuote) Capone! Dico a te, èh. (smette di cantare)

Pietro: C’è nessuno in casa? Possiamo entrare?

Settimio: Toh! Chiamono per davero. Ora che si faceva tanto bene un duetto co’ ‘sto direttore ‘briaco, so’ venuti a rompe’……………………

Pietro: C’è nessuno in casa? Possiamo entrare?

Settimio: Ma perché, quanti siete, parecchi?

Pietro: No, siamo noi soltanto…………

Settimio: Si! …….Noi galline……………. Come disse ‘l pòro Menotti.

Pietro: È permesso?  Possiamo entrare?

Settimio: Potete entrà’, si. Però dipende anche da quanti sete. ‘Un è che ‘un vi ci voglio, ma qui lo spazio ‘un è tanto.

Pietro: (sempre da fuori scena) Possiamo entrare?

Settimio: (scocciato) Aritonfa, Nèno. ………O allora entrate. Ma che vi devo fa’…… Vorrà dì’ che se ‘un bastono le seggiole, un pochi staranno ritti. (entra Pietro)

Pietro: Buongiorno. Disturbiamo?…………. Abbiamo visto la porta aperta e allora ci siamo permessi di non suonare. (Settimio si alza, lo guarda, lo squadra, e poi si dirige verso la porta, guardando dentro. Da l’impressione che stia cercando qualcosa)

Settimio: Ma quell’altri che fanno, ‘un entrono? Mica gli avrò fatto paura perché ho detto ‘n quel modo, èh?

Pietro: Quegli altri, quali? Scusi. Non capisco a chi si riferisce … La fuori, c’ero soltanto io.

Settimio: (si riavvicina a Pietro) No ………… ‘spetti ‘n momento, se no si comincia subito a fa’ confusione. Io ero lì, no, e sento fa’: permesso? Possiamo entrare?

Pietro: Ed ha capito benissimo……… Sono stato io che ho detto: permesso? Possiamo entrare?

Settimio: E fino a qui ci siamo……. Ma quell’altri che erono con lei, volevo dì’, si pòle sapé’‘n do’ so’ ‘nfilati?

Pietro: (sorridendo) Ma come glielo devo dire, Santo Dio. Con me non c’era nessun’altro.

Settimio: Ah, ecco …………. Così, lei, quando bussa, o sòna a le porte, appena domandono chi è, gli risponde, siamo noi?

Pietro: È un mio modo di fare………… Capisco che può trarre in inganno, ma faccio così perché credo che sia una bella forma di cortesia.

Settimio: E ‘mettiamo ‘na cosa, no. Lei entra ‘n un bar e vòle un caffè. Mi dica come gli dice.

Pietro: Buongiorno, ce lo potrebbe fare un caffè? (il direttore ogni tanto emette dei suoni strani, come fossero lamenti. Pietro lo guarda incuriosito)

Settimio: Però, so’ sicuro che ‘l cameriere gli domanda subito quanti caffè deve fa’?

Pietro: Si, in effetti ha ragione lei. Spesso, nascono degli equivoci. Ma, comunque, riesco sempre…………………

Settimio: A fa’ la figura del coglione, ci scommetto.………. (mano alla bocca come per zittirsi) Uh! Scusi, tanto, èh, ma m’è scappata senza volello.

Pietro: Non è niente, non si preoccupi…….  (imbarazzato) Senta, posso farle una domanda?

Settimio: Lei domandi pure, se la so gli rispondo, e se no vorrà dì’ che la domanderà a qualcun’ altro.

Pietro: Si è sentito male qualcuno in questo palazzo?…….. Fuori ho visto………….

Settimio: Ah, si……….. Anzi, no………. Quelli che ha’ ‘visto lei, giù fòri, stanno tutti bene di salute, è di capo che so’ parecchio malati.

Pietro: (indicando il direttore sdraiato sul divano) Questo signore, però, vedo che non sta molto bene.

Settimio: Machi? Questo qui? Lui ‘un è mai stato meglio di così, dia retta a me.

Pietro: (fregandosi le maniper l’imbarazzo) Oggi è proprio una bella giornata, vero?

Settimio: (Sarcastico)Èh, si! Proprio bella…….. E ‘ncora ‘un è notte……..

Pietro: Qualcosa non è andato come avrebbe voluto?

Settimio: Praticamente, niente………… Poi a rifinilla siete arrivati anche voi

Pietro: Cosa vorrebbe dire, siete arrivati voi…………….. Non capisco.

Settimio: Ascolti, palle secche. Ho detto voi, per dì’, lei. Perché quando è arrivato lei e io ho domandato chi è, lei, m’ha risposto, siamo noi.

Pietro: La seguo molto male………… Non riesco a starle dietro……………..

Settimio: (indicando la testa)E allora acceleri ‘n pochino. Così si camina ‘n coppia e sente bene quello che dico.

.

Pietro: Forse non mi sono spiegato………. Volevo dire, che non capisco………….

Settimio: Che ‘un capiva  me lo so’ ‘mmaginato subito, appena è arrivato e ha aperto bocca….. (prende un arancio da una fruttiera) Lo vòle ‘n arancio?

Pietro: No, grazie. Non mangio quasi mai frutta.

Settimio: Io ‘nvece si. A me mi piace tutta la frutta. Aranci, mele, pere, fichi……

Pietro: (meravigliato) Le piacciono anche i fichi?

Settimio: I fichi, si, perché, che c’è di strano.

Pietro: E scommetto che ci mangia anche il pane.

Settimio: A me ‘l fico, caro lei, mi fa parecchio companatico…… Al mi’ fratello Gino ‘nvece no, èh, perché co’ la femmina del fico, a Roma, ci s’è mangiato tre palazzi, e tutti senza pane.

Pietro: Forse si è lasciato trascinare…………..

Settimio: Si! ‘Nfatti lo tiravono……. Ovvia, ora si metta a sedé’ e mi dica che è venuto a fa’ qui e che vòle. (Pietro si mette seduto)

Pietro: (molto timido) Non so da dove cominciare………….

Settimio: Manco io, se ‘un comincia lei.

Pietro: ………..Sono qui per Fiorella…………. 

Settimio: Allora,‘ntanto, ‘ncominci a dimmi chi è ‘sta Fiorella e chi è lei, forza, su…………. Vediamo se gliela famo a partì’.

Pietro: (si alza in piedi e tende la mano a Settimio) Che sbadato che sono ……….. Io sono Pietro….. Pietro Stornelli…………….  professore di musica…………….. molto lieto……..

Settimio: Settimio Trombetti, lieto anch’io …………… E ‘nsomma, ‘sta Fiorella che dice lei chi sarebbe?

Pietro: Non so che grado di parentela abbia con lei ………….  So che abita qui, e quindi immagino che sia (Settimio lo interrompe) …………….….…..

Settimio: (con molta calma)La mi’ nipote…….. si, si ………. è la mi’ nipote ………….

Pietro: Le dicevo……. Fiorella …………. per me, è una ragazza…………molto…….. come posso dire….. io la vedo…… (estasiato) Bellissima.

Settimio: (esterefatto) Ma chi è che vede bellissima? La mi’ nipote?

Pietro: Si! Proprio lei…………Fiorella

Settimio: Scusi, èh. (gli toglie gli occhiali e guarda le lenti contro luce) Un attimo solo che gliele ridò subito. (li prova e poi tra se e se) È come avevo pensato. ‘Un ci si vede niente…………..

Pietro: Non riesco a capire questo gesto………..

Settimio: (mentre gli rimette gli occhiali) Ma lei, giovanotto, ogni tanto se la fa da’ ‘na controllatina a la vista?

Pietro: Perché, scusi?……… Lei ci vede qualche difetto?……….. Non riesco a capire……

Settimio: (di schianto) Qualche difetto addosso a chi?  A la mi’ nipote, Fiorella?

Pietro: (risentito) Assolutamente, no. Mi riferivo ai miei occhiali … Fiorella……. è perfetta.

Settimio: E in che sarebbe perfetta?……….. Voleva dì’ in qualcosa di particolare?

Pietro: In tutto! Santo Dio!………… (con molta passione) Ha due occhi che ti stregano appena incroci il suo sguardo ………… Due orecchie………(come stesse andando in estasi)

Settimio: Che ci verrebbe ‘na soppressata.

Pietro: Che sembrano petali di rosa………… una bocca con due labbra carnose …………..

Settimio: Qui è meglio sta zitti, se no casco nel pornografico………..

Pietro: Due seni meravigliosi …………….. (comincia a girare su se stesso) Due cosce che non finiscono mai………………

Settimio: (lo blocca) Oooooooooooh ………… O lillo. Guardi che si sta a parlà’ de la mi’ nipote Fiorella, èh.

Pietro: Certo, signor Settimio. Ma non faccia caso a come mi sto comportando. Anzi, mi perdoni, (rivà in estasi) ma al solo pensare a Fiorella, vado in visibilio. (emette dei suoni indefinibili. Frutto di eccitazione)

Settimio: (al pubblico)Si, si……….. te va’ ‘n visibilio………….. Però guarda come ti se’ conciato a forza di pensà’ a la Fiorella?

Pietro: (come se sognasse ad occhi aperti) Tutte le sere, solo, soletto, nella mia cameretta, compogo musica, pensando a Fiorella.

Settimio: ‘Nsomma, se ‘un ho capito male, lei sarebbe venuto fine qui per facci sapé’ che la sera, prima di addormissi, ‘nventa la musica mentre pensa a la Fiorella?

Pietro: (timidamente) Non proprio…………. (deciso) Ebbene…….. Sarò sincero…… Sono venuto per sapere dal babbo e dalla mamma, se c’è qualche speranza per Fiorella.

Settimio: (preoccupato)Ma perché, sta per morì’? ……. Che malattia ha? …… A me ‘un m’ha detto niente nessuno ………………

Pietro: Ma no. Che cosa ha capito, signor Settimio. Sono venuto per sapere della mano di Fiorella.

Settimio: Allora vede che qualcosa ci ha? …… Che ci ha ne la la mano? L’attrite, i reumatismi, ‘l tremulo…………

Pietro: (rassicurante) Ma le dico che Fiorella non ha nulla, stia tranquillo……………

Settimio: (arrabbiato)Mica ti dicono niente ‘ste farabutti, sa. Tengono tutto per se.

Pietro: (deciso) Signor Settimio, è giunta l’ora che io le parli chiaro………….

Settimio: Si, forse è meglio, perché tanto se seguitamo così mica si capimo, èh.

Pietro: Ebbene…….sono qui perché sono innamorato pazzo di Fiorella e…… vorrei sposarla.

Settimio: (con naturalezza) Ma guardi che questa è ‘na cosa che si pòle fa’ senza manco da noia al su’ babbo e la su’ mamma, èh…….. Oh, ‘un so’ qui io. (indica una porta) Poi, se ci fosse bisogno, ma ‘un credo, di là c’è anche ‘l su’ fratello.

Pietro: (tutto contento) Dice davero signor Settimio?

Settimio: (disponibilissimo) Ma certo, l’affare lo famo io e lei, perché tanto so’ sicuro che quando s’è deciso noi due, sta bene a tutti quanti.

Pietro: C’è però, un piccolo particolare che io ritengo indispensabile………………..

Settimio: (ammiccante)Dica, dica pure senza vergogna. Tra òmini ci si capisce

Pietro: Sono molto imbarazzato…………….. non ne ho il coraggio.

Settimio: (fa cenno di avvicinarsi e poi in confidenza) Dica la verità. Quell’arnese ‘un funziona come dovrebbe. ……… ‘Un fa niente. Nessuno è perfetto.

Pietro: Ma che cosa dice, signor Settimio. Dal punto di vista fisico è tutto a posto…………… Solo…… che Fiorella ancora non sa niente di niente di questa cosa.

Settimio: Ha’ detto scansiti!………… Magari……….. se ‘ntanto gli aveva accennato qualcosina a la Fiorella……… era parecchio meglio.

Pietro: (disperato e quasi piangente) Sono nelle sue mani, signor Settimio. Mi aiuti. Io amo fiorella.

Settimio: Su, su, su, ‘un comnciamo co’ le bizze, èh. Stia calmo e tranquillo che ora si studia come si pòle rimedià ‘sta cosa …………..

Pietro: Faccia qualcosa, la prego. Non mi abbandoni.

Settimio: ‘Ntanto mi dica ‘na cosa. Lei che strumento sonerebbe?

Pietro: Dunque: so suonare molto bene il violino, la viola e il violoncello. Me la cavo abbastanza con il contrabbasso e l’arpa.

Settimio: Chitarra elettrica, basso, tastiere, batteria……………. Niente, èh?

Pietro: (come inorridito) Assolutamente, no!……… Con enorme sforzo potrei arrivare alla chitarra. Quella classica, però. Ma mai e poi mai oserei prenderla in mano per suonare un pezzo rock, oppure, beat…………… Io sono per la canzone melodica.

Settimio: (dispiaciuto)Peccato, giovanotto, peccato. Perché a me mi piace Celentano, Little Tony, i Beatles e i Rolling Stones…………….

Pietro: (disperato) Quanto mi dispiace, signor Settimio, di non amare questa gente.

Settimio: E senza contà’ che anche la Fiorella ci va matta……… E ‘l su’ fratello, Carlo, ‘nvece, c’è diventato quasi scemo.

Pietro: (vuole ricucire) Ma anche a me piacerebbero, sono sicuro. Solo che è un genere che non conosco…….. Però, se ci fosse qualcuno disposto a farmeli apprezzare, sarei contentissimo di ascoltarli.

Settimio: ‘Spetti ‘n po’ ‘n momento che forse m’è venuta ‘n’idea. (va verso una porta e chiama a voce alta) Carlooooooooooo …………… O Carlooooooooo …..  Vieni qua che ti voglio……

Carlo: (da fuori scena a voce alta) Si pole sapé’ che vòi? Ci ho da fa’. Ora ‘un ti posso da retta.

Settimio: Vieni subito di qua e porta la chitarra, che c’è da fa’ ‘n servizio urgente.

Carlo: Ovvia, nonno, su. Si canta doppo, dai. Ora devo fa’ ‘n’altra cosa.

Settimio: (sempre a voce alta) Ma sei coglione o ci fai? Se ‘nsisto vòle di’ che è ‘na cosa che va fatta subito, noo?

Carlo: Ma manco ci fosse da da’ ‘n ‘estrema unzione a qualcuno………………

Settimio: Èancorapiù urgente.(sottovoce) C’è un cristiano che dice che spasima pe’ la tu’ sorella. Guardamo se fra tutt’e due gliel’appiccicamo. Dai, mòviti. (intanto Pietro si è seduto. Per l’imbarazzo accavalla le gambe nervosamente. Una volta di qua, una volta di là. Incrocia le braccia, infila le mani in tasca. Si aggiusta continuamente gli occhiali. Si toglie e si mette il cappello)

Carlo: (sempre da fuori scena) Ma com’è, ‘sto cristiano?…………… A te che ti sembra? …………… Potrebbe anche andàà’?

Settimio: O Carlo, com’è, è, ‘un la fa’ tanto lunga, per Dio.  Ora mica si vorremo mette’ anche a sceglie’, no?

Carlo: (sempre da fuori scena) ‘L direttore è sempre sdraiato nel divano? (Settimio risponde di si) L’ha pelata que’ la starna che ha chiappato?

Settimio: Le penne più grosse gliel’ha fatte a levalle. Ancora, però, gli ci so’ rimasti parecchi cacchioni. (entra Carlo. Ha con se la chitarra. Va subito dal direttore)

Carlo: (gli bussa sulle spalle) Permesso? C’è nessuno, ‘n casa?

Direttore: (solleva appena la testa e lo guarda) Vi venisse un colpo per uno a te e a la tu’ sorella (si rimette giù)

Carlo: (al nonno) Mi sembra che però stia a ripiglià’ conoscenza, èh, te che dici?

Settimio: Migliora ……………. Migliora …………. Sta’ tranquillo.

Carlo: ‘N dov’è, ‘sto spasimante, qua……… Fammelo guardà’ da vicino. (lo vede. Si avvicina) Saresti te?

Pietro: Èh, si. Sarei io.

Carlo: (Lo squadra bene e dopo avergli fatto un giro intorno si rivolge al nonno) Se devo esse’ sincero, ho visto di meglio ‘n giro……… Però………. (il nonno lo interrompe)

Settimio: Però, ‘l coglione che ha’ nel capo……...  Che c’è che ‘un ti va bene? Du’ occhi ce l’ha, la bocca gliela vedo, l’orecchi so’ al su posto……….. (gli fa cenno di avvicinarsi) M’ha detto che l’arnese ‘un gli perde ‘n colpo…………….

Carlo: (titubante) Se devo esse’ sincero……………….

Settimio: Guarda che se famo tanto i schicchignosi, ‘l marito a la Fiorella, ‘un glielo trovamo mai, èh.

Carlo: Ma che ha’ capito, èh. (si avvicina al nonno) Volevo dì’ che secondo me è anche troppo bello……….anzi,  pe’ la Fiorella, è sciupato.

Settimio: Ora ‘un sagerà’, èh. Perché se si dovessero sposà’, e gli nascesse qualche figliolo, ‘l rischio ci sarebbe ………. e manco poco……….

Carlo: Ma ‘l rischio di che?

Settimio: Di dové’ buttà’ i figlioli che gli nascono da quanto gli potrebbero venì’ brutti. (improvvisamente entra Zaira. La segue ad un passo il padre. Attraversano la scena ed escono dall’altra parte)

Zaira: ‘Ste cose succedono perché te, babbo, ‘un ti pòi mai fa’ l’affari tua. L’hai visto come l’hanno ridotto don Giuseppe, l’infermieri, perché ‘un gli stava fermo? Si! (escono)

Settimio: Anche a la tu’ mamma ‘un gli stava fermo. Ci ha provato ‘n pio di volte, ma ‘n c’è stato niente da fa’. (Entra Concetta. La segue ad un passo Paolo. Attraversano la scena ed escono dall’altra parte)

Paolo: Ma ‘nsomma, si potrebbe sapé’ di preciso che sarebbe successo?

Concetta: Ma niente. C’è stato uno scambio di prete. (escono)

Carlo: (al nonno) Che vorrebbe dì’, c’è stato uno scambio di prete?

Settimio: (minimizza) Vorrebbe dì’ che ‘l tu’ nonno Ernesto ha rifatto casino come al su’ solito. (rientra Zaira, dalla parte che è uscita, seguita da suo padre. Attraversano la scena ed escono da dove sono entrati. Ha con se alcool, garze e cerotto)

Ernesto: Ma me lo spieghi, Zairina, come facevo a sapè’ che quello era ‘n prete normale?

Zaira: Bastava che chiamavi noi di casa, che si sapeva.

Pietro: Un prete normale?……….. Perché voi, qua, avete anche preti che non sono normali?

Settimio: Lei consideri che ne ‘sta casa, ‘un è normale nessuno. Manco ‘l gatto. Pensi che preferisce l’insalata al posto del ciccio. (rientra Concetta, dalla parte che è uscita, seguita da Paolo. Attraversano la scena ed escono dalla parte che sono entrati. Ha con se una coperta)

Paolo: ‘Nsomma, Concetta, ditimi se ho capito bene: a ‘n certo punto è entrato ‘n casa nostra un maniaco sessuale, che tutt’a ‘n tratto s’è messo a fa’ a cazzotti con don Giuseppe…………

Concetta: Zitto, Paolino, su…….. Zitto, che ‘n ci hai capito niente manco ‘sta volta. Doppo, quando c’è tempo, qualcuno, te lo rispiegherà, via. (escono)

Carlo: (al nonno) O spieghimi per benino che è successo, via. Che da quanto ho capito dovrebbero esse’ volati ‘n po’ di cazzotti.

Settimio: Senti, Carlino, ora ‘un mi ci metto a raccontatti tutto da capo, èh. Doppo, quando lo rispiegono al tu’ babbo, ti metti vicino a lui e ascolti anche te.

Carlo: (accomodante) Farò cosi…… O dimmi perché m’ha’ fatto portà’ di qua la chitarra, su.

Settimio: C’è ‘sto giovanotto che voleva sentì’ ‘n pezzo moderno fatto da te. (improvvisamente si mette a suonare)

Carlo: (molleggiato come il vero Celentano. Canta e si agita anche il nonno) “I tuoi baci non son semplici baci, uno solo ne vale almeno tre, e per questo, bambina tu mi piaci, e ti dico, ba, ba, baciami, così……… Il tuo bacio è come un rok che ti fulmina sul ring. Fa l’effetto di uno shok e perciò canto così, oh, oh, oh, oh, oh…………. Il tuo bacio è come un roooooookkkkkk………..  (a Pietro) Che t’è sembrato?

Pietro: (imbarazzato) Il pezzo è stupendo… Magari un po’ troppo agitato…… però, mi piace.

Carlo: Allora, ‘ntendemosi subito……… Se vòi fa’ colpo su la Fiorella, mi devi da retta. (s’incammina) Vieni con me ‘n camera mia, che ti fò mette qualcosa che quando ti vede la Fiorella, ci deve rimané’ tonta, ci deve rimané’. (Pietro lo segue)

Settimio: Sie, Falla diventà’ anche tonta, che così, doppo, chissà a chi l’appiccicamo. Ci resta ‘n gran dificile così, figuriti con qualcos’altro sopra. (improvvisamente entra Fiorella. Il nonno non si accorge. Poi la vede) Aaaaaah! (una mano sul cuore) Oddio!………… Ma chiama la mi’ cittina, quando arrivi, èh. Eppure lo sai che ci ho ‘l cuore debole.

Fiorella: Ma te, nonno, sai niente di che sarebbe successo? Giù fòri c’è don Giuseppe tutto fasciato e ‘ncerottato nel capo, a sedé’ ’n una seggiola che si lamenta.

Settimio: Senti lilla, mettiti d’accordo col tu’ babbo e ‘l tu’ fratello. Dice che doppo a loro gli spiegono come s’è svolta tutta la faccenda.

Fiorella: Èh nonno. Ma mica tante le volte è stato qui quel professorino di musica che è venuto a sta’ ne la casa de lo zi’ Giovanni?

Settimo: E che doveva venì’ a fa’ qui?

Fiorella: ‘Un lo so, ma m’hanno detto che l’hanno visto salì’ quassù da noi.

Settimio: (mente spudoratamente) Dunque, fammici pensà’……………. (tra se) Mi sembra che qualcuno è venuto stamani………. Ma mi sa che era tutta gente che conoscevo………… Ci avevi da parlacci?

Fiorella: Ma ‘l mi babbo m’aveva detto d’invitallo a cena. E se ti dovessi dì’ la verità, ‘un ho manco capito bene perché.

Settimio: Se ‘l tu’ babbo t’ha detto d’invitallo a cena qualcosa pe’ la testa gli sarà balenato, noo?

Fiorella: Mi sbaglierò, èh. Ma secondo me, ‘l mi’ babbo e la mi’ mamma cercono d’appicicammi a qualcuno.

Settimio: O lilla, guarda che se avessero pensato a quel professorino, ‘un ti farebbero mica cascà’ male, èh………. Personcina raffinata…..Stipendino bòno…………… (ricomincia a battere i piedi)

Fiorella: (bizzosa) Ma a me mi piace Marcello……………… Ho detto che mi piace Marcello ………… ho detto che mi piace Marcello…………….

Settimio: Chi ti piacerebbe, che ‘un ho capito?

Fiorella: (stessa scena di prima) A me mi piace Marcello……………… Ho detto che mi piace Marcello…………………. (Settimio la interrompe)

Settimio: (urlando) Sta’ bòna………… Smettela di zampettà’, che ho capito che ti piace Marcello.

Fiorella: Ho ‘nvitato anche Marcello, a cena. Ma quando gli ho detto che c’era anche ‘l professorino m’ha risposto: e che vengo a fa’, a regge’ ‘l lume? Fattelo regge’ dal tu’ nonno che tanto ‘n ci ha da fa’ niente.

Settimio: Ah, sii? Ora quando lo chiappo, vedrai se gli fò regge’ ‘l lume e qualcos’altro, a ‘sto masticabrodo. (si sentono, fuori scena, voci e lamenti) O che è ‘sto lamentìo? Fiorella va’ ‘n po’ a vedé’ chi è. (Entrano, con passi lenti, sorreggendo per sotto le ascelle don Giuseppe, Ernesto e Paolo. Li seguono Zaira e Concetta. Fiorella s’incontra con don Giuseppe proprio mentre mette i piedi in scena. Il prete non se ne accorge, quando alza la testa la vede ed ha una reazione inconsulta con strilli e strepiti)

Prete: (mentre si divincola) Aiutoooooooooo!........ Aiutoooooooooo!......... Ho visto ‘l diavoloooooooo!....... Riportatimi viaaaaaa!……… Aiutooooooo!......... (Fiorella, impaurita più del prete, scappa dal nonno. Zaira e Concetta vanno a tranquillizzare don Giuseppe)

Zaira: Che c’è don Giuseppe?.................. Che ha visto pe’ ‘mpaurissi così?

Prete: (si sta calmando) Ho rivisto ‘l diavolo, ho rivisto……………. ‘l maligno è sempre qui.

Paolo: Ovvia, don Giuseppe, ora si calmi, su……. ‘Namo che si va a sedé’……..Faccia passini corti, corti, però, èh ……… Ecco, così…… bravo….. 

Ernesto: E stia attento a dove mette i piedi, avesse a ricascà’.

Prete: (burbero a Ernesto) Te se ‘un ne stai zitto ti do ‘na zampata ‘n uno stinco che te la ricordi per fin che campi.

Concetta: Ernesto! A me mi sa che guadagni di più se stai zitto! Sbaglio?

Prete: (ha la testa fasciata e una coperta sulle spalle) ‘Un ti sbagli, no…….………………. O Gesù santissimo, questa proprio ‘un mi ci voleva. ………Oddio la mi testina……….Oddio le mi’ gambine………….Oddio le mì’ costoline………..

Settimio: Almeno se erono costoline di maiale si mangiavono arrosto.

                                                                                                                                     

Prete: (burbero a Settimio) Perché, se ‘nvece erono di troia ‘un t’andavono bene?

Settimio: A me m’andavono bene anche se erono d’agnellone castrato.

Zaira: (a Concetta) Don Giuseppe fa così per via de la capata che ha battuto, sa’.

Concetta: Senz’altro. Tanto l’ha battuta poco bella. E anzi che ‘un se l’è fracassata. (lo mettono seduto su una sedia. Paolo vede l’uomo sdraiato sul divano e si avvicina)

Paolo: E questo qui chi sarebbe?..... (lo guarda e lo riconosce) Ma è ‘l mi’ direttore? E che gli sarebbe successo? S’è sentito male?

Carlo: Ma proprio! Gli s’è rinfacciato l’aperitivo che gli ha dato la Fiorella e doppo gli è venuto subito sonno.

Paolo: (lo scuote) Direttore……. Direttore……. So’ Paolo Trombetti, ‘un mi riconosce? …… Su, si svegli……..

Direttore: (alza appena la testa) Un colpo, du’ paralisi e tre coliche a te e a’ tu’ figlioli.

Paolo: Forse è meglio lascialo sta’. Almeno si riposa e gli passa prima.

Carlo: Mi sa anch’a me che è meglio…………………. (Fiorella, curiosa, si avvicina al prete per guardare la testa fasciata. Il prete la scorge all’improvviso e caccia un urlo. Fiorella si ritrae immediatamente)

Prete: (annaspa) Oddioooo!....... Aiutoooo!.........‘Sta volta so’ morto sul serio, èh ……… So’ bell’e arrivato all’inferno………Ho rivisto ‘l diavolo ‘n’altra volta.

Fiorella: No, no……. Stia tranquillo, don Giuseppe. So’ io…… So’ la Fiorella…….. Anche prima quando è entrato, ero io.

Prete: Èh, Paolo………. Zaira…….. Ma mica la potete lascià’ sciolta così ‘sta città, èh. Ma ci avete mai pensato che se s’avvicina a ‘na donna che allatta, co’ la paura che gli fa piglià’ gli potrebbe mandà’ via ‘l latte?

Paolo: Ma ora possibile gli manda via ‘l latte?

Prete: È possibile, si!…………  Guardate che doppo vi citono per danni, èh.

Paolo: (burbero) Va a sedé’ accanto al tu’ nonno, camina. E prima di riavvicinatti, chiama.  Lo vedi che don Giuseppe sta male, poraccio.

Fiorella: (mentre si allontana) ‘Un ne sta male, no. ‘Un lo senti che lena che ci ha? Specialmente ne la bocca.

Prete:  Èh, Paolo, ma ‘n ti sa anche a te che a ‘sta citta bisogna che gli fate da’ ‘na riguardata ne la lingua……………….

Paolo: Èh, si, mi sa anch’a me. Ma più che a la lingua bisogna fagli da’ ripulita nell’ingranaggi del cervello che gli fabbricono le parole.

Prete: (si tocca le parti dolenti) O madonnina che gran dolore. Ma che scoppio che m’hanno fatto fa’ giù pe’ le scale……… Mentre barullavo ‘un vedevo l’ora d’arrivà’ ‘n fondo per vedé’ che m’ero fatto.

Concetta: (smorfiosa) Ovvia, don Giuseppe, ‘un fate tanto ‘l ficoso, che ‘un è niente, su. Fra qualche giorno manco ve lo ricordate più.

Prete: Èh, Paolo, ma l’ha’ sentita che discorsi che fa, ‘sta brutta sciancicata de la tu’ sòcera? (a Concetta) Ah, ‘un mi sarei fatto niente, èh?

Zaira: (previene Concetta) Lascelo sta’, mamma, su. ‘Un gli risponde. Si diceva prima, noo. Fa ‘ste discorsi per via de la gran capata che ha battuto, poraccio.

Prete: Guarda come m’hanno ridotto que’ delinquenti dell’infermieri, quando m’hanno fatto cascà’ giù pe’ le scale. (arrabbiatissimo) Che gli potesse venì’ un canchero per uno a tutt’e due.

Zaira: (esterefatta) No, èh, questo è troppo ……… Don Giuseppe! Ma che è diventato matto? Che so’ parole che si possono sentì’ da la bocca d’un prete?

Prete: Noe, io ‘un so’ diventato matto, so’ parecchio, ma parecchio, ‘ncazzato, ‘nvece …………. Che gli venisse un tegame di paralisi, con quattro etti di coliche per contorno……………..

Ernesto: Don Giuseppe! Ora basta. Èh. ‘Un mi sembrono parole adatte a lei, queste. Ma è proprio diventato scemo del tutto?

Prete: Ma semmai, scemo sarai te, ‘mbecille, che ha’ combinato tutto ‘sto casino e è per colpa tua se mi ritrovo conciato così. (il prete continua nei lamenti)

Ernesto: (avvilito) Ma io l’ho fatto ‘n bòna fede, don Giuseppe. ‘Un pensavo mica che sarebbe successo ‘no scangèo del genere.

Prete: E ‘nvece, no. È successo perché ‘un fai lavorà’ (gli indica la testa) ‘sta specie di cocomero che ci hai sopra al collo. Cetròlo.

Ernesto: (s’inginocchia) Mi perdoni, don Giuseppe. Giuro che da qui ‘n avanti ci starò più attento.

Prete: (incazzato) Ti devo perdonà’? Se ‘n ti levi di torno, vedrai se ‘un ti do ‘no zampatone ‘n do’ lo senti meglio e te ne fò ‘n pagnere.

Ernesto: Ma via, don Giuseppe, o che si dice ‘ste parole?

Prete: E se vòi ‘n consiglio da me, prega Dio che ti faccia morì’ ‘ni ‘ste giorni, perché tanto, se no, appena stò meglio t’ammazzo io da me co le mi’ mani. (si allontana)

Concetta: E ‘nvece, bisogna perdonà’, don Giuseppe…….. Per chi ha sbagliato, ci sarà la giusta punizione, quando si presenterà (indica in alto) lassù ………… pel giudizio universale.

Prete: Sie, che io voglio aspettà’ tutto ‘sto tempo. Te fammi riavé’ ‘n pochinine di forze e poi vedrai se le vò a cercà’ quell’imbecilli dell’infermieri e gli accrocco tutte le costole come hanno fatto a me………… (sprezzante) ’ste pezzi di cretini…..

Paolo: Don Giuseppe,appena si sente pronto, mi chiami, che vengo anch’io ‘nsieme a lei. (quasi in confidenza)Ci ho i nomi e l’indirizzi dell’infermieri.

Zaira: (al marito) Ma ci stai zitto, scemo. Ma che ti sembra che c’è bisogno d’aizzà’?

Paolo: Ma io ‘un aizzo nessuno. Gli voglio da’ ‘na mano.

Zaira: Tanto è poco stranito. Ma ‘un lo vedi che ‘un sembra più manco lui doppo che ha battuto ‘l capo?...E pensà’ che era un pretino tanto per bene, timoroso, gentile. Ora sembra ‘n diavolo.

Paolo: O lilla, te lo sai che io i preti le sopporto poco, èh, ma stavolta, anche se svagilla so’ d’accordo co’ lui. (deciso) Quando ci vogliono, ci vogliono.

Prete: (chiama Paolo tirandolo per la giacca) E tanto ci sei, guarda se mi rimedi anche qualcuno de’ tu’ compagni. Di quelli che ci avevano ‘l pugno proibito, ne’ giorni di carta bianca, quando le sonarono belle belle a’ fascisti.

Zaira: (risentita) Don Giuseppe, ora però, è arrivato ‘l momento di dassi ‘na calmata, èh. Io capisco che tutte ‘ste cose che ha detto fin’ora, so’ per via de la cascata, ma ‘un pòle mica seguità’ così’. Pensi se a qualcuno gli venisse ‘n mente di riportalle al vescovo……….

Prete: E sa’ che m’importa parecchio …………… Tanto fra poco ci so’ l’elezioni e voglio proprio andà’ a votà’ pe’ comunisti. Così vincono loro e lo mandono via. E devono mandà’ via anche ……………. (Concetta e Zaira gli tappano la bocca)

Zaira: (molto arrabbiata) Ora, basta, davero, èh! Se no chiamo ‘n tassì e ce lo porto direttamente io dal vescovo. Così le sente da se tutte le strullate che dice. (don Giuseppe sgambetta mentre cerca di divincolarsi)

Prete: (riesce a liberarsi, si alza, e canta col pugno alzato. Nel canto lo segue anche Settimio e dal divano il direttore) Avanti o popolo, alla riscossa. Bandiera rossa, bandiera rossa ………(Concetta e Zaira lo rimettono seduto e gli ritappano la bocca. Tenta ancora di liberarsi)

Paolo: Èh, babbo, falla finita. Guarda che ‘l mi’ direttore è democristiano, èh ……………..

Settimio:Oh, lillo, ‘un so se ti sei accorto, èh, ma è stato ‘l prete a comincià’, mica io. (applaude) Bravo don Giuseppe…... Fra qualche anno ci sarete anche voi ne’ libbri di storia.

Zaira: Settimio, per piacere, ‘un vi ci mettete anche voi a fa’casino, èh.

Paolo: Ooooooh, ma così lo fate asfissià’, èh. (Paolo libera dalle mani il prete) Almeno, prima, fatelo finì’ di cantà’, poraccio. (il prete respira affannosamente come stesse per affogare)

Concetta: (a Paolo) Ma mica lo sapevo che anche te eri coglione al pari del tu’ babbo, pe’ la politica.

Paolo: Concetta, ‘un mischiamo le cose di casa co ‘ la politica, èh. Perché, se no, mi faresti ‘ncancherì’ davero, èh.

Prete: Oddio …… affogo! ……… (si sventola con le mani) ….Aria…...Aria….. (urla arrabbiato) Ma che sete diventate sceme? …….. Ma mi volete fa’ morì’, sul serio?

Zaira: Allora smettetela di dì’ le scemenze, se no oggi va a finì’ che vi fò strozzà’ per davero, èh…… Oppure, ritelefono al manicomio e fò ritornà’ subito l’infermieri a pigliavvi.

Prete: (supplichevole con le mani giunte) No, no. L’infermieri, no, èh ……. Zairina, per piacere …… l’infermieri, no. Ammazzimi, torturimi, castrimi, ma l’infermieri, ‘un le richiamà’. (si sente una musica fuori scena. Sono Carlo e Pietro con le chitarre. Vestiti di tutto punto alla moda beat. Pietro è irriconoscibile)

Ernesto: Ma che so’ già arrivati i pifferassai. Eppure, ancora a Natale ci manca ‘n bel pezzo.

Paolo: I pifferassai, si. Questo dev’èsse quel talento musicale del mi’ Carlo, ‘nsieme a qualche altro scemo come lui, che avrà ncontrato là per piazza. (entrano Carlo e Pietro. Stanno suonando una canzone di Celentano: “24.000 baci”. Settimio e Fiorella si uniscono ai due e cominciano a dimenarsi. Gli altri si mettono le mani alle orecchie per non sentire)

Prete: (urlando) Basta………Basta……… Fatela finita…….. (la musica cessa) Con tutti ‘ste contorcimenti mi fate aumentà’ ‘l dolore a le costole…….. Accident’a chi ve l’ha comprate ‘ste chitarre. (Fiorella comincia ad avvicinarsi a Pietro)

Paolo: (al prete) A Carlo gliel’ho comprata io. E oggi è la terza volta che piglio l’accidenti. Senza contà’ che due me le so’ mandati da me.

Prete: A parte la musica che ‘un mi piace, e la canzone che fa schifo, però, loro, so’ bravini, èh. Si, si……. Quello che è bisogna dillo. (indica Pietro) E te, palle, di chi sei, che ‘un ti conosco? (Pietro si avvicina)

Pietro: (gli da la mano) Io sono Pietro. Pietro Stornelli. Professore di musica.

Prete: Professore di musica?……….. Fregna, nonna!  Allora ci credo che sa’ sonà’.

Zaira: (burbera) Don Giuseppe, si ricomincia col linguaggio da osteria?

Prete: (a Pietro) Io, ‘nvece, so’ ……….. Anzi ero…..  (indica Ernesto) Prima che ‘sto cretino facesse tutto ‘sto casino, don Giuseppe, ‘l parroco de la chiesa di Santa Maria Immacolata.

Pietro: Perché ha detto, ero. Adesso non lo è più?

Prete: Mica lo so’ se doppo che avrò fracassato le costole a qualcuno, ‘l vescovo mi ci lascia sempre a fa’ ‘l parroco.

Fiorella: Zitti ‘n po’ ‘n momento, che forse ho capito qualcosa.

Prete: Ma chi, te?…………. ‘Un è possibile.

Fiorella: Ma te saresti Pietro, ‘l professorino di musica che è venuto a sta’ qui vicino a noi ne la casa del mi’ zi’ Giovanni?

Pietro: (sdolcinato) Si, Fiorella. Amata mia. Ero venuto qui per parlare con i tuoi e a chiedere la tua mano.

Fiorella: Ma scusa, sa. Ma noi mica s’era fidanzati. Si pòle sapé’ che mano eri venuto a chiede’?

Pietro: Avevo pensato di avvantaggiarmi. (posa un ginocchio sul pavimento e mentre la guarda estasiato da due strimpellate alla chitarra) Poi, con tanto ardore, avrei pensato a conquistare te. (altre due strimpellate di chitarra)

Fiorella: (ricomincia a battere i piedi, bizzosa) A me mi piace Pietro……………… Ho detto che mi piace Pietro ………… ho detto che mi piace Pietro…………….

Settimio: Chi è che ti piace, che ‘un s’è capito?

Fiorella: (stessa scena di prima) A me mi piace Pietro……………… Ho detto che mi piace Pietro ………… ho detto che mi piace Pietro…………….

Settimio: Basta, che s’è capito. Falla finita…………… (Fiorella va da Pietro. lo prende per mano e restano vicini)

I parenti: (grida di gioia)Gli s’è fatta…………. Venduta………… C’è voluto, ma ha’ visto che dai, dai ‘n bischero s’è trovato, èh…………….. (il direttore si mette seduto sul divano)

Prete: Basta!………..Zitti tutti (i presenti si zittano)  …………………. Zitti tutti, che voglio dì’ du’ parole a la Fiorella e a Pietro.

Zaira: Don Giuseppe, mi raccomando, èh. ‘Un ricominciamo co’ discorsi di prima…… Ci siamo Capiti?

Prete: Guarda che ho detto anch’a te di sta’ zitta, èh……………… un momento di pazienza che mi devo concentrà (Mette la faccia tra le mani e rimane qualche attimo pensoso) ...... Ecccola, m’è venuta……… ……… Dunque……….. (declama)

Siamo tutt’insieme qui riuniti,

Compresi i nonni rincoglioniti.

Per festeggiare la Fiorella,

                                      Che purtroppo è bruttarella.    (Fiorella gli fa la linguaccia)

Caro Pietro sonatore,

Stacci attento nell’ardore

E poco prima dell’amore,

Mangia svelto un ossobuco

Così sarai sicuro, che chiapperai dritto nel………

Concetta e Zaira: (gli tappano la bocca) Allora, don Giuseppe……….. Ora basta, don Giuseppe, èh.

Zaira: (mentre lo prendono sotto braccio e lo alzano) Via, si ritorna in canonica, su. Tanto ormai ‘un mòre più………. È bell’e guarito…………

Direttore: (con la voce di un ubriaco) Fermi tutti……… (alle due donne) Rimettete subito ‘l prete a posto, che deve sentì’ anche lui quanto so’ bravo a fa’ le rime.

Prete: (arrabbiato a Zaira e Concetta) Allora! Che ci avete ‘l prosciutto nel’orecchi? ‘Un avete sentito che ha detto ‘l direttore? Rimettetemi a sedé’, forza. (lo rimettono sulla sedia)

Paolo: Direttore ……… Per favore……. Mi sa che ‘un è ‘l caso che reciti anche lei, su. Si rimetta giù che sta meglio……..

Direttore: Te zittiti, coglione, che tanto prima o poi ti fò trasferì’ e ti fò mandà’ al lavoro ‘n Sardegna ……………..  (Paolo gli resta vicino. Il direttore declama)

Ero venuto a pranzo da ‘nvitato,

e ‘nvece mi so’ ritrovato digiuno e ‘mbriacato,

                                                 perché que’ la scema de la Fiorella,

che ‘un capisce e manco è bella,

m’ha dato da beve un forte liquore,

che m’ha fatto andà’ tutto ‘n bollore.

E a ‘sta cornacchia,

che a guardalla è proprio racchia,

fossi Pietro gli troverei un rimpiazzo,

perché a vedella dall’andazzo, prima o poi

 gli potrebbe spuntà’ fòri un bel ceppo di c……

(all’ultima parola Paolo Tappa la bocca al direttore che annaspa per liberarsi)

Prete: (applaude) Bravo direttore! Gli farò da’ ‘l premio Nobel pe’ la letteratura.

Paolo: (Prende a braccetto il direttore) Ovvia, direttore, su che l’accompagno a casa. A pranzo da noi ci verrà ‘n’altra volta. Concetta, Zaira, voi riportate a casa don Giuseppe, forza. (alzano il prete e s’incamminano)

Settimio: Alt!…. Fermi tutti!...........  Tanto ormai ci siamo voglio dì’ du’ parole anch’io.

Paolo: Eccolo! Lo sapevo. Ci mancava altro che lui. Ora così la finimo ‘n bellezza senz’altro…….…….Oh babbo, famola corta però, èh.

Settimio: (risoluto)Te zittiti e ‘un rompe………. Zaira, Concetta …….. (indicando la sedia)  rimettete immediatamente a posto‘l prete che deve sentì’ anche lui.

Prete: (mima la scena) Porta a casa ‘l prete…… …mette a posto ‘l prete …….. riporta a casa ‘l prete ……… rimette a posto ‘l prete …………….. Ma ‘nsomma, quanto la volemo seguità’ ‘sta solfa? No, perché io mi sarei bell’e gonfiato i cogl ……………… (le donne tappano la bocca al prete e lo rimettono seduto)

Settimio: (schiarisce la voce) Poesia melodica:

vi s’è raccontato la storia de la signorina Fiorella,

che ha rischiato un gran tanto di rimané’ zitella.

Ma per fortuna nostra a Pietro ‘un gli è sfuggita,

e ora potete andà’ anch’ a casa, perché la commedia, è finita.

Fine

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