Quando la pera è matura

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QUANDO LA PERA È MATURA

QUANDO LA PERA è MATURA

di AUGUSTO NOVELLI

commedia in tre atti

ridotta e tradotta in lingua italiana da Marco Masini nel 2008

personaggi:

Oreste                                          commerciante di vini

Mario                                           suo figlio

Luigia                                           donna di casa

Rita                                              fidanzata di Mario

Agostino (detto Peperone)           aiutante e uomo di fiducia di Oreste

Fortunato                                     commesso del negozio di Oreste

Rolanda                                       proprietaria di ristorante

La presente edizione di “Quando la pera è matura” non è il testo originale di Augusto Novelli, bensì una sua riduzione e traduzione in lingua italiana effettuata a cura di Marco Masini.

Il testo è stato tradotto dal vernacolo fiorentino e l’azione è stata attualizzata a fine anni ’50 – inizio anni ’60[1]. Sono state, inoltre, semplificate alcune parti e modificate varie battute per renderle più adatte a un pubblico moderno.

La scena si svolge a Firenze ma può essere trasferita in qualsiasi altra località.  

I diritti di rappresentazione del testo sono di pubblico dominio

per cui non è necessario richiedere alcuna autorizzazione.

È gradita, nelle locandine e nel materiale informativo dello spettacolo,

la citazione del nome dell’autore della riduzione e traduzione.

Marco Masini

Via Luigi Capuana, 10

00137 Roma

Tel.: 06.8273475 – 347.0827532

marco.masini@fastwebnet.it

Roma, settembre 2008

ATTO PRIMO

La sala, abbastanza ben messa, di una casa fiorentina. Nel fondo porta comune che da sul corridoio. Due porte a destra dell’attore, quella della camera di Mario e quella di un’altra camera per gli ospiti. Altre due a sinistra che conducono alla cucina e alla camera di Oreste. Buffet, due tavoli, uno da pranzo e un’altro più piccolo; altri mobili, sedie, ecc. alle pareti vari quadri e varie fotografie. Sul tavolo piccolo un vestito e una camicia stirati, arrivati dalla lavanderia.

1° - SCENA PRIMA

Luigia e Rita

Luigia                (seria con uno straccio in mano, va spolverando attentamente tutto; intanto canterella) Porta romana bella, porta romana...

Rita                   (seduta, con un broncio lungo lungo) No, ecco, questa suo padre non me la doveva fare!

Luigia                Ragazza mia, che ti posso dire? Anche a me non è piaciuta. Si stava tanto bene soli!

Rita                   Ma anche te, scusa, gli potevi dire qualcosa.

Luigia                Eh, non ho fatto altro che cercare di farglielo capire da quando me ne parlarono! Ma che potevo dire?... Che potevo fare?... Se avessi contato qualche cosa mi sarei fatta sentire. Ma che sono io in questa casa? Io non sono che l’umilissima serva!

Rita                   Ma che serva e serva! Fammi il piacere!

Luigia                Dimmelo te che sono, dimmelo te che potere ho!... è vero, io sono qui da quasi vent’anni, perché entrai subito dopo che gli morì la moglie. E in tutto questo tempo lo sa Iddio cosa ho fatto per lui e per suo figlio. Ma lo vedi?... Ora che Mario è diventato un uomo e ora che sposandosi con te io potevo stare un po’ tranquilla, ecco che il vecchio t’incomincia a invitare le straniere, bah! Perché questa è diventata una pensione!... Tanto io lo so; io sono condannata a non aver mai pace e a servire fino all’ultimo giorno!... (spolverando)

Rita                   Se succede tutto questo è colpa tua!

Luigia                Colpa mia?

Rita                   Sì, perché se ero io, nei primi tempi gli parlavo chiaro! «Tu vuoi che mi prenda cura di tuo figlio?... Tu vuoi che ti tenga la casa come la teneva tua moglie?... E allora, fai il tuo dovere e sposami!»

Luigia                Io fargli questi discorsi?... Ma nemmeno per sogno!

Rita                   E invece glieli dovevi fare!

Luigia                Ah, no, no sai! Grazie a Dio non ho mai avuto queste intenzioni e mi sono guardata bene da accennagliele.

Rita                   Tempo alle cose!...  Tempo al tempo!... Vedrai che quando sarà solo, che quando non avrà più suo figlio... Quando la pera è matura cade da sola...

Luigia                Per me, faccia quello che gli pare. Io sono entrata in questa casa per servirlo e basta! Per servirlo senza domandargli niente; e fino ad oggi credo di aver fatto tutto il mio dovere!

Rita                   Accidenti, anche di più! Hai curato questa casa some se fosse la tua, per non parlare di quello che hai fatto per lui e per Mario!...

Luigia                E vedrai che quando sarò vecchia mi butteranno in mezzo alla strada.

Rita                   Ma che strada!... Però io credo che sarebbe bene che ti sbrigassi, perché gli anni passano per tutti e te non sei più una ragazzina.

Luigia                (arrabbiandosi) Oeh, io sono quella che sono!... E, grazie a Dio, una giovane pagherebbe per fare tutte le cose come le faccio io!

Rita                   Proprio per questo, io dico che a quest’ora, se volevi.... E poi, sai.... per me puoi fare come ti pare. A che ora arriva questa dama?

Luigia                Che vuoi che ne sappia?.... Dice che arriverà in serata col treno, poi non so altro (riprende a spolverare i mobili)

Rita                   Che spolveri a fare, se fra poco è buio?

Luigia                Io eseguo gli ordini!... Se no il tuo futuro suocero mi mangia viva.

Rita                   Sì, ti mangia viva, questa poi...

Luigia                è una settimana che mi fa una capoccia così con questo arrivo! «Attenta qui, attenta là. E cerchiamo che sia tutto pulito e procuriamo che sia tutto in ordine» Nemmeno fosse la principessa di Monaco.

Rita                   (dopo un momento di silenzio) Io... non lo so; io provo un certo non so che.... come se avessi una certa inquietudine addosso... Dimmi, è proprio una vedova come ci raccontano?

Luigia                Ce lo raccontano, ma poi chi ne sa niente?... Io ti posso dire che nella camera le ha fatto anche cambiare la carta da parati!

Rita                   Ma è bella o brutta? È giovane o vecchia?

Luigia                E chi lo sa? Nessuno la conosce.

Rita                   Eh, ma io non vado via; prima d’andar via la voglio vedere. Ho smesso di lavorare prima apposta.

Luigia                Sei passata dal negozio? Hai visto Mario?

Rita                   Io non ho visto nessuno, perché non mi sono neanche fermata, ma ora arriveranno. Non devono venire a cena?

Luigia                Per ora non hanno mandato nulla per la cena. Che ne so? Stasera hanno in testa solo l’arrivo della “principessa”.

Rita                   (spaventata) Anche il mio Mario?

Luigia                Eh, signorina mia, chi li conosce gli uomini?... Chi lo sa che hanno per la testa?... Tra padre e figlio è una settimana che non fanno altro che parlare di questa visita. Io so che anche il tuo Mario per stasera si è fatto preparare la camicia di seta con le iniziali ricamate e il vestito di shantung.

Rita                   (spaventata) La camicia con le iniziali ricamate e il vestito di shantung?

Luigia                (indicando il vestito e la camicia sul tavolino) Guarda, ha riportato tutto ora la tintoria.

Rita                   (urlando) Ma allora me lo dovevi dire!

Luigia                E non urlare!... Dovevi aiutarmi te! Io ho fatto quello che ho potuto!

Rita                   Io l’ho saputo soltanto giovedì!

Luigia                E io che ne sapevo che questa intrusa si sarebbe trattenuta?

  

1° - SCENA SECONDA

Agostino, Luigia e Rita

Agostino            (entra dalla comune con dei sacchetti pieni di provviste) Siamo ai soliti battibecchi tra donne!

Rita                   Senti, Agostino!... Senti, Agostino!... Lo sai com’è quella?

Agostino            Quella chi?

Rita                   Quella che arriva stasera!

Agostino            Mah, signorina Rita, io ne ho sentito parlare al negozio tanto dal signor Oreste quanto dal figlio. Però, se dovessi dire chi è e com’è, in coscienza non potrei dir nulla. Sono cose delicate, ha capito? E prima di dare un giudizio è bene pensarci due volte.

Rita                   Ma è giovane o vecchia?

Agostino            Domani quando l’avrò vista glielo saprò dire.

Rita                   Grazie tante!... Una risposta degna di te! Se tu non avessi il naso così rosso non ti chiamerebbero Peperone!... (si siede arrabbiata)

Agostino            Signorina Rita, non dovrebbe essere proprio lei a sbattermi in faccia un simile epiteto! Sono vent’anni che al negozio non faccio che servire il benefico succo di Bacco....

Rita                   Ne dovevi bere di meno, così non ti veniva quel nasone così paonazzo!

Agostino            Sono vent’anni, perché entrai nella prima bottega del suo prossimo suocero, quella in San Lorenzo, quando ero ancora poco più che un ragazzo. Fu proprio quando entrò in questa casa l’onesta e mai abbastanza elogiata signora Luigia.

Luigia                Via, via, che c’entrano questi discorsi!

Agostino            Mi lasci finire, lo faccio per spiegarlo alla signorina Rita. Io e la Luigia siamo arrivati insieme, io alla bottega e lei qui, abbiamo dato tutti e due un debole ma tenace contributo alla fortuna del signor Oreste e di suo figlio. Dico bene?

Luigia                Che c’è in quei sacchetti, la cena?

Agostino            Come si sente la madre adottiva che conosce il dovere verso la prole altrui(accennando ai sacchetti) Ha appena visti i sacchetti e subito: “la cena”! (cominciando a togliere le cibarie dai sacchetti) La cena, ma una cena coi fiocchi!

Luigia                (a Rita) Lo senti?... stasera banchettano!

Agostino            Stasera grande abbuffata!

Luigia                Eh, è naturale, hanno la compagnia della vedovella!

Agostino            (con enfasi, tirando fuori le cibarie dai sacchetti) Il San Daniele e il salame di Felino per l’antipasto, il burro e un profumatissimo tartufo di Alba per le tagliatelle fatte in casa, un bel pollo ruspante, con l’espressa ordinanza di farlo lesso con questa salsa verde a cui, in caso di negativa, supplisce il sullodato vasetto di vera senape piccante.

Luigia                Ah!... Guarda quante ricercatezze stasera. E poi?

Agostino            Poi, una fiorentina con il relativo filetto e per dessert il semifreddo del Re del Gelato. Con l’ordinanza del signor Oreste di mettere in frigo il bianco Greco di Tufo e lo spumante e di stappare in tempo una bottiglia di Chianti Gallo Nero di tre anni fa per farlo ossidare. Tanto tutti questi vini in casa non vi mancano.

Rita                   E chi prepara tutta questa roba?!   

Luigia                Io la prenderei e la butterei tutta dalla finestra!

Agostino            (ridendo e facendo per andarsene) Ah, ah, ah! Buonanotte, donnine!...

Rita                   (fra sé) Brutto delinquente! Ma io non vado via, stanotte dormo qui!

(entra Mario)

Agostino            Oh, ecco il primogenito che precede il genitore!

1° - SCENA TERZA

Mario, Agostino, Luigia e Rita

Mario                (vedendo Agostino) Che, sei ancora qui?

Agostino            Caro signor Mario, un po’ di pazienza. Non sono mica venuto con l’aeroplano. Poi ho deposto ogni genere mangereccio.

Mario                Vai via, vai via, c’è mio padre che ti aspetta, deve venir via anche lui. L’altro da solo al negozio non ci può rimanere.

Agostino            Vado, vado. Buona sera a tutti! (esce quasi gridando alle donne) Oggi si vola!

Mario                (a Rita che è tornata a sedersi da una parte volgendogli le spalle) Ciao Rita (poi a Luigia) Hai visto quanta roba?

Luigia                (raccogliendo le provviste) Sì, ho visto!

Mario                Papà ha detto di stare attenta a quel pollo, che sia cotto bene.

Luigia                (ironica) Ci vuole la coscina tenera, se no a quella le si sciupano i dentini!

Mario                Non è per questo. È che anche l’altro giorno ci hai portato in tavola un pollo che era crudo.

Luigia                Se non vi vado più bene, trovatevene un’altra che vi accontenti meglio.

Mario                Ci risiamo con le solite rispostacce. Non le si può dire una cosa che si offende subito.

Rita                   Ma ha ragione!

Mario                Cerca di capire, si tratta di ricevere una che viene da Parigi.

Rita                   DaParigi?

Luigia                Parigina?Buone quelle! Che fa, la ballerina al Crazy Horse? È capace di mettersi a ballare nuda per casa!

Mario                Ma che Crazy Horse, ma che ballare nuda!... Si tratta di una donna perbene.... di una vedova. E poi avrà quasi sessant’anni!

Rita                   (respirando contenta) Davvero?

Luigia                (andandosene con tutte le provviste) Questo non significa nulla, perché io so... che ci sono delle belle donne anche a sessant’anni! (entra in cucina).

Rita                   (a Mario) Sei sicuro che abbia quell’età? Attento Mario! Attento a te!

Mario                (ridendo e andando a staccare dalla parete un portaritratti con una foto) Guarda, lo vedi questo?... Questo è suo marito morto. Ti sembra che un uomo così abbia lasciato una moglie giovane? (leggendo la dedica sulla foto) «Arthur Debureau, à son che amì Oreste Buzzigoli». E poi sul retro: «Vive le Chianti»! Perché ha guadagnato tanto anche lui con il vino che gli si spediva.

Rita                   (guardando la foto) Mah, se proprio anche lei ha l’età del marito... perché va in giro da sola per il mondo?

Mario                Amore mio, capirai.... è rimasta vedova e ha ceduto il grande ristorante dove gli si mandava il vino...

Rita                   Ho capito, si vuole godere i soldi che le ha lasciato il marito!

Mario                Sta facendo un viaggetto in Italia e, siccome ha fatto telefonare da Milano da una sua amica italiana, perché le indicassimo un buon albergo, papà, trattandosi di una donna sola, vedova di uno che ci ha fatto guadagnare parecchio, le ha usato quella cortesia che si usa dal fornitore al cliente. Le ha risposto che metteva a sua disposizione una camera da noi.

Rita                   Va bene, va bene, ma mi pare che tuo padre poteva farne anche a meno. Bastava che le prenotasse una camera in un albergo e avrebbe già fatto il suo dovere. Ora non lo capisco, non è mai stato così galante... è sempre stato un orso!

Mario                Si vede che questa volta avrà avuto i suoi buoni motivi.... Eh, non dubitare, il mio vecchio non fa mai le cose a caso. Se regala uno, lo fa per cercare di ricevere cento.

Rita                   Spiegati meglio!

Mario                Pare che questa vedova, dopo aver ceduto il ristorante ed averci fatto un bel guadagno, ora stia per riaprirne un altro più importante sul Boulevard des Italiennes. Capirai, mio padre cerca di accattivarsela per riprendere con lei l’esportazione dei nostri vini.

Rita                   Allora, se ha l’intenzione di riaprire un ristorante non può avere sessant’anni come dici!... A questa età si va in pensione!

Mario                Pensa quello che ti pare! (va a prendere la roba stirata)

Rita                   (urlando) No, no, a me non me la racconti e io non vado via finché... (vedendo entrare Oreste tace subito impaurita e si ritrae nel fondo) Uh!... Maria Santissima!...

(Entra Oreste con in mano un cartone contenente due bottiglie di vino)

 

1° - SCENA QUARTA

Oreste, Mario e Rita

Oreste                (brusco al figlio, vedendo che non è ancora pronto) Sei ancora qui? Che aspetti a prepararti? Se quella arriva e non trova nessuno alla stazione, sai che bella figura!

Mario                (con la roba della lavanderia in braccio) Ora vado a cambiarmi, faccio subito. (entra nella sua stanza)

Oreste                (accorgendosi solo ora di Rita) Che ci sei anche te?

Rita                   Sì, son qui per...

Oreste                Lascia stare Mario, lascialo stare, stasera! Stasera ha da fare!

Rita                   Non si preoccupi, non glielo tocco!

Oreste                Sarà bene!... Avete tempo per fare all’amore... Ora bisogna che si occupi dei suoi affari, perché non sono solo affari miei, sono anche suoi!

Rita                   Eh, lo credo, lo credo!

Oreste                (apre il cartone, ne trae due bottiglie di vino e le posa sul tavolo) Anche sulla porta di casa mi aspettano per darmi i campioni di vino!... Tanto è inutile, non si può più lavorare con i prezzi che corrono!... E la gente non vuol capire... dicono che siamo ladri. Acqua devono bere! (durante questo monologo si è liberato della giacca ed è andato a scegliere due calici puliti)

Rita                   (tra sé) Sempre con questo vino, non gli si può mai parlare di nulla!

Oreste                (si siede al tavolo, apre una delle bottiglie e versa un po’ del vino in un bicchiere, alza il bicchiere e lo guarda, quindi lo ruota lentamente e lo guarda ancora, poi esclama) Lo dicevo io! Appena versato presenta un bel rubino, poi prende subito il mattoncino!

Rita                   (che sta attenta) Scusi, che sarebbe il mattoncino?

Oreste                Sarebbe che appena lo versi ha un bel colore, poi cambia e diventa color mattone!

Rita                   Ah! Ecco!... Eh, lei se ne intende...

Oreste                Sono quarant’anni!... (lo annusa ruotando ancora il bicchiere, poi ne beve un sorso assaporandolo, quindi fa una smorfia di disgusto) Puah, lo dicevo! Ha un acido che porta via la gola!... via... via...

(allontana bottiglia e bicchiere). Sentiamo quest’altro, tanto per far contento il Bruschi. (ripete le stesse operazioni con l’altra bottiglia e osserva il colore)

Rita                   (osservando anche lei il colore) Questo è bello! Non vede che colore mantiene?

Oreste                (non risponde, annusa, assaggia e poi pensa, poi assaggia di nuovo, sempre pensando gravemente). Sì, questo non è male. Forse l’hanno lavorato un po’ troppo, però è buono. Bisogna sentire il prezzo! (si alza e prende la prima bottiglia) Se vuole io son pronto a prendere anche questo, perché con un litro su quattro di mosto meridionale e tre di acqua, imbottigliato con una bella etichetta, è quello che mi ci vuole per la fornitura all’ospedale!

Rita                   (fra sé) Ecco come si fanno i soldi!

Oreste                (a Rita) Porta in cucina i bicchieri e le bottiglie, perché stasera deve essere tutto in ordine.

Rita                   (fra sé) Se l’è presa proprio a cuore! (porta la roba in cucina)

Oreste                Ma Mario che fa?... Quanto ci mette?(e guarda l’orologio)

Rita                   (rientrando dalla cucina con uno straccio e pulendo dove sono stati i bicchieri) Stasera ogni cosa tirata a lucido!

Oreste                (tornando a guardare l’orologio) Vai a vedere che fa Mario e digli che si sbrighi! Se quella non trova nessuno, si perde!

Rita                   Ma le sembra che una parigina si perda?... Se ha l’indirizzo ci vuole poco, prende un taxi...

Oreste                No, no! Ci deve essere lui, perché credo che quella parli solo il francese. Siccome ho speso dei bei soldi per farglielo insegnare per bene e visto che c’è questa occasione, voglio che lui l’adopri!

Rita                   (alla porta della camera di Mario) Dice di sbrigarti!... E smettila di lisciarti!

Mario                (da dentro) Eccomi subito!

Oreste                Pensa che non ci voleva andare alla scuola di francese... Ma gli ho dato tanti ceffoni! «Un po’ l’ho imparato alle medie – diceva – a che mi serve saperlo parlare bene?» Lo vedi che è venuto il giorno che gli fa comodo?

Rita                   Quindi, per tutto il tempo che questa signora si tratterrà, ha intenzione di farla seguire da lui?

Oreste                Che posso occuparmene io?... Sarà tanto se potrò dirle: «Bongiur, madam, comme vu’ portè la votre santè?»... Ma poi, se non ci fosse lui, me lo dimenticherei prima che lei arrivi.

Rita                   Eh, già, lui sa anche la sua lingua... E così, se poi, tra loro si diranno qualcosa... noi non capiremo nulla!

Oreste                Ci faremo fare la traduzione!

Rita                   Già!... E loro sono scemi... a dircelo... (si mette a piangere)

Oreste                E te piangi per questo?

Rita                   (singhiozzando) Sì, penso a quello che potrebbe succedere...

Oreste                Ma via, scemotta!... Non può aver meno di sessant’anni!

Rita                   Speriamo bene!

Oreste                Ma guarda che va a pensare!...

  1° - SCENA QUINTA

Oreste, Mario e Rita

Mario                (entrando dalla camera tutto ben vestito) Allora, io vado!

Oreste                Vieni qua, fatti vedere (lo squadra da capo a piedi) Non c’è male (poi a Rita) Te che ne dici?

Rita                   Mi pare che tu cominci ad avere un po’ di pancia!

Mario                Pancia?...

Oreste                Stringi la cinghia dei pantaloni!

Mario                Ma che cinghia!... Che dai retta a lei?

Rita                   Eh, caro mio, alle parigine piacciono gli uomini magri e alti!

Mario                E io, che son basso?

Oreste                Lasciala perdere, lasciala perdere! Lo fa apposta. Crede che tu vada a ricevere chi sa chi.

Mario                Ma che ne so, sono tre giorni che mi fa la testa come un pallone. Non la fare andar via, perché voglio che la veda, se no stanotte non dorme!

Rita                   (fra sé) Eh, lo credo... E chi si muove!

Oreste                (a Mario) Dunque riepiloghiamo. Hai capito: statura media, soprabito noisette...   

Mario                Nuaset; si scrive noisette, che vuol dire nocciola, ma si pronuncia nuaset. Oi fa ua e la e finale non si pronuncia, me ne ricordo!

Oreste                Lo vedi che ti fa comodo?... Lo vedi?... Dunque: statura media, soprabito noisette... o come cavolo si dice...

Mario                E un mazzo di garofani in mano! Non si può sbagliare.

Oreste                Facciamo una cosa, rileggiamo il telegramma (lo toglie dalla tasca)

Mario                Ma lo so a memoria.

Oreste                No, no, è meglio esser sicuri (legge): «Siccome non piacere conoscere voi stop scendo domani rapido 19.30 stop mia statura media soprabito noisette mazzo garofani mano stop grazie.

Rita                   (che ha ascoltato contenta) Ma allora conosce anche l’italiano!

Oreste                Questo non si sa, non si sa se l’ha fatto scrivere o se l’ha scritto lei. Il nostro dovere è farle sentire che siamo in grado di riceverla anche nella sua lingua.

Rita                   (a Mario) Stammi a sentire bello mio: se può parlare come noi, di fronte a me tu non parli in francese! Io voglio sentire e capire tutto quello che vi dite!

Mario                Papà, io vado!

Oreste                Vai, vai. Paga tutto te!... Paga il facchino, paga tutto quello che c’è da pagare, non ci facciamo parlare dietro. Teniamo alto il nome dei Buzzigoli!

Mario                Stai tranquillo, papà! (esce)

Oreste                (sulla porta) Non ci andare con la Seicento, prendi l’Aurelia!

Rita                   Perché non gli dice che abbassi anche le tendine?

Oreste                Ma via, scemotta!... Ti pare che, se io non sapessi e se non fossi sicuro, che manderei mio figlio a.... perché, te che credi ?... Credi che mi sia bevuto il cervello?... Non l’ho mai perso io, figurati se lo voglio far perdere a mio figlio. Poi quando la vedrai ti convincerai... Piuttosto ora apparecchia la tavola e fatti dare la tovaglia pulita. Io vado a farmi una doccia e a cambiarmi, perché commerciante di vini va bene, ma pulito! (entra nella propria camera)

Rita                   (andando al buffet e cercando) Sarà come dicono, sarà come mi raccontano, ma finché non l’ho vista non sono tranquilla!... (poi chiamando) Luigia, dov’è la tovaglia pulita?... Luigia!....    

                                                      

  1° - SCENA SESTA

Luigia, Rita poi Oreste

Luigia                (entra asciugandosi il sudore) Accidenti a quella e a chi ce la fa venire!... è più di un’ora che quel pollo bolle, bolle ed è sempre duro come un accidente.

Rita                   Non te la prendere!... Se non ha i denti buoni, che se la faccia cuocere a Parigi. Dov’è la tovaglia pulita?

Luigia                (andandola a prendere) Ecco la tovaglia!

Rita                   (apparecchiando) Si dovranno mettere i piatti di Ginori, quelli con il bordo dorato, no?

Luigia                Naturale, ti pare?..... (prendendoli) Tieni, ora ti do anche le posate d’argento!

Rita                   Che devo apparecchiare anche per te?

Luigia                Perché, io che sono?

Rita                   No, credevo, sai...

Luigia                Metti cinque coperti, così non si sbaglia!

Rita                   Restare a mangiare io, con quella accanto?... Mi andrebbe di traverso. No, no, apparecchio per voi quattro e basta! (esegue)

Luigia                Tieni! Anche i calici di Boemia! Tutto il meglio stasera!

Luigia                (iniziando ad apparecchiare) Uhm!... Qui io, a capo tavola lui, di fronte a me Mario e accanto a Mario la francese.

Rita                   (spostando i coperti) No, no, metti la francese accanto al vecchio e Mario accanto a te!...

Luigia                (rimettendo i coperti come prima) Scusa, ma se parla in francese, il vecchio non la capisce!

Rita                   (rispostando i coperti un’altra volta) Lascialo stare qui!

Luigia                Ma di che hai paura?

Rita                   (fra sé) Me lo vuoi mettere accanto alla francese. Non ci mancherebbe altro. Almeno tenesse i piedi a posto! Non sta mai fermo!

Oreste                (entra dalla sua stanza vestito con giacca e cravatta. Poi rivolto a Luigia) Metti dell’acqua in quel vaso da fiori. (poi prendendo dalla tasca dei soldi e dandoli a Rita) Te fammi un piacere. So che le piacciono i fiori... arriva dal fioraio qui sotto e fatti fare un bel mazzo!... Ma che sia roba fine!

Luigia                (fra sé) Anche i fiori sulla tavola!... (entra in cucina con il vaso da fiori scuotendo la testa)

Rita                   Ma  a quest’ora il fioraio qui sotto sarà chiuso!

Oreste                Qui intorno è pieno di fiorai, vai da un altro. Vorrei vedere che in una città come questa non si trovassero dei fiorai aperti di sera!

Rita                   Vado, vado... Però guardi che gli altri sono cari ammazzati.

Oreste                Tu dagli quello che vuole e non ti preoccupare! Basta che tu porti un bel mazzo!

Rita                   (fra sé, andandosene) Io glielo porterei di pungitopo! (esce)

Luigia                (entrando con il vaso) Ecco, ho messo l’acqua!

Oreste                Dallo a me! (Prende il vaso e lo piazza al centro della tavola)

Luigia                (sedendo imbronciata) I fiori non li abbiamo mai messi neanche alla Madonna!

Oreste                Ma sentila! Come se la Madonna mi ordinasse il vino!

Luigia                Speriamo che sia per il vino. Io so che, in vent’anni che sono in questa casa, non è mai successo che entrasse qualcuno a provocare questo casino!

Oreste                Se non è mai entrato nessuno, entra ora. A te non deve interessare!

Luigia                (a mezza voce) Eh, già, questa è la ricompensa!

Oreste                (dopo aver contato mentalmente i coperti) Che, rimane a cena anche Rita?

Luigia                No, Rita cena a casa sua.

Oreste                (dopo aver pensato, grattandosi la testa, con un po’ di dolore per quello che crede di dover fare) Bah, allora... bisogna che te, questa volta abbia pazienza. (toglie un coperto e lo mette sul buffet)

Luigia                (alzandosi senza fiato) Come?

Oreste                Senti Luigia, con te non fo complimenti, tanto è la stessa cosa. Per questi pochi giorni... bisogna che tu mangi in cucina.

Luigia                Dopo vent’anni te... lei?   

Oreste                Che ti sei offesa?

Luigia                (quasi singhiozzando) Eh, no, no...! Non mi sono mica offesa! (gira la testa dall’altra parte e si asciuga gli occhi con un lembo del grembiale da cucina)

Oreste                (accostandosi a lei un po’ turbato) Ohe!...

Luigia                Che vuole?

Oreste                Ma che hai?

Luigia                Nulla,... nulla, che dovrei avere?

Oreste                E allora?... Che ti ho... che ti ho ammazzata a dirti che per questi pochi giorni devi mangiare in cucina?

Luigia                No... non mi ha ammazzata, tutt’altro... Ma se... siccome questa è la prima volta dopo tanto tempo che mi dice così... Quando entrai in questa casa mi misi subito a sedere in quel posto (accenna alla tavola) fu lei che me lo disse, intendiamoci. «Ecco – mi disse – la mia povera moglie non c’è più. Basta che tu voglia bene a mio figlio e io ti tratterò come tu fossi... una mia sorella... E difatti presi Mario, me lo misi accanto e cominciai a fargli i bocconcini. Lei mi guardava con le lacrime agli occhi!... Ma ora che è un giovanotto, ora che la carne se la taglia da solo, lei mi manda in cucina... La ringrazio tanto! (si asciuga gli occhi).

Oreste                (imbarazzato e sempre un po’ turbato) Hai ragione... non dico di no; ma non c’è bisogno di fare tanti discorsi... Il motivo lo dovresti capire da sola.

Luigia                Ah, lo capisco, lo capisco!

Oreste                Non sei mica più una bambina.

Luigia                Eh, no purtroppo!

Oreste                Ormai hai passato i cinquant’anni...

Luigia                (subito) Anche quella che arriva!

Oreste                Giusto e tra noi non cambia niente; ma siccome sei sempre stata una donna ragionevole...

Luigia                Già e per questo...

Oreste                E per questo bisogna adattarsi alle circostanze.

Luigia                Perché io le farei fare brutta figura, vero?

Oreste                La brutta figura non la farei io, mondo... boia! Che figura ti farei fare se, sedendoti a tavola con me, fossi costretto a dire: «Questa è... la mia donna di servizio!»

Luigia                Perchè io per lei non sono stata altro che la serva!

Oreste                Che posso dire che sei stata?... Dimmelo te come posso fare, insegnamelo te il modo per non farti arrossire!

Luigia                Dunque, lei lo fa per me, he?... La scusa non è malvagia.

Oreste                Scusa?... Me lo chiami scusa quello che un uomo cerca di fare per non umiliarti?

Luigia                Accidenti, non mi umilia, eh! E mi manda a mangiare in cucina! Ma lei è il padrone e io non posso replicare. Dico solo: ci sono stati tanti amici suoi a mangiare in questa casa, ma questa è la prima volta che mi tratta in questo modo!

Oreste                (urlando) Basta con queste storie! Siccome l’ho invitata a casa mia, ho il dovere di non farla sentire a disagio!... E finiscila, mondo boia!

Luigia                Starà a suo agio, starà a suo agio, starà anche troppo a suo agio.

Oreste                Io voglio che capisca subito che ha a che fare con una ditta seria e rispettabile, perché il mio scopo è riprendere le relazioni commerciali!... E finiamola!

Luigia                (va a riporre il proprio coperto che Oreste aveva tolto e lasciato sul buffet, poi facendo l’atto di andare in cucina) A proposito: l’avverto che quel pollo è una gallina vecchia.

Oreste                Vecchia?... Come vecchia?

Luigia                Sono quasi due ore che cuoce, ma più bolle e più diventa dura!

Oreste                O, mondo cane!... (ascoltando) Oh, ecco la macchina! (suona il campanello) è lei! (si aggiusta la cravatta)

Oreste                (fermando Luigia che sta per andare i cucina) Ohe!... Dove vai?

Luigia                Vado in cucina, dove devo andare?

Oreste                Vai ad aiutarli a portare le valige!

Luigia                Devo finire di cucinare.

Oreste                (fremente di rabbia) Non importa! Fai il tuo dovere!

Luigia                Vado, vado... Dopo vent’anni in questa casa mi sono ritrovata a fare la serva! (esce dalla comune)

Oreste                Ehm, ehm!... (tossisce, si accomoda, non sa come mettersi, poi prende un giornale, lo apre e si prepara a farsi trovare così, intento alla lettura. Poi legge) «L’onorevole Amintore Fanfani...» (volge la testa per vedere se arriva e ripete) «L’onorevole Amintore Fanfani...»

  1° - SCENA SETTIMA

Mario, Oreste, Luigia e Rita

Mario                (entra affannato e con una cagnolina tutta infiocchettata in braccio) Papà!... Oh!... Papà!

Oreste                (alzandosi di scatto) Ohe!

Mario                Dammi una mano! (depositandogli subito la cagnolina in braccio): Tieni!...

Oreste                (guardando stupito il cane) E lei?

Mario                L’ha accompagnata Luigia. Ora è in camera a rimettersi un po’. Io vado a prendere l’altra valigia in macchina(esce)

Oreste                Fai presto!... (gira imbarazzato con la cagnolina in braccio e guardandola) Ma questa che è?... (poi alzandola e parlandole in francese maccheronico) Bonsuar, mademmaselle! Comme vu portè la vottre santè?... Vus’ette infioccata eh?... Tre julì, tre julì. L’ho detto io che se voglio mi faccio capire.

Luigia                (da dentro la camera degli ospiti, tutta contenta) Faccia, faccia pure, signora, faccia con comodo! (entra tutta sorridente) è meglio che sia passata da questa parte, così si può dare una rinfrescata.

Oreste                (soddisfatto) L’hai vista?... Sei soddisfatta?...

Luigia                Sì, sì, ha ragione.

Mario                (affacciandosi sulla comune) Papà, papà!... Vieni, vieni in salotto a presentarti (rientra)

Oreste                Eccomi!... (poi rivolto a Luigia) Mi raccomando, facciamo una bella figura! (e messa la cagnetta nelle mani di lei, segue il figlio accomodandosi sempre la cravatta)

Luigia                Non si preoccupi!.. Non si preoccupi!... (gira con la cagnetta in braccio) Di questa che ne fo?

Rita                   (entrando trafelata dalla comune con un mazzo di fiori che lascia subito sopra una sedia sul fondo) è arrivata?... è arrivata?

Luigia                (sorridente) Sì, sì, è arrivata: è di là a togliersi il soprabito e ad aggiustarsi.

Rita                   Com’è?... Com’è?... Che è come dicono?... è una donna attempata?...

Luigia                Ah, no, grazie al cielo. È giovane, è molto giovane e io posso star tranquilla, perché non è possibile che un vecchio.... Potrebbe essere sua figlia!... Dunque posso star tranquilla.

Rita                   Lei!... Ma io?... Io? Dimmelo! (cade a sedere sul mazzo di fiori)

Luigia                Ma di che hai paura, scemetta?

Oreste                (rientrando) Ha detto che bisogna dare subito un po’ di latte alla cagnetta!

Luigia                Ci penso io, ci penso io!

Rita                   (dando il mazzo di fiori a Oreste) Ecco i fiori!... Ha voluto millecinquecento lire!

Oreste                (guardandoli) Millecinquecento lire?!... Ma se sono tutti spampanati!

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La stessa scena del primo atto. La tavola è parzialmente apparecchiata per il pranzo.

2° - SCENA PRIMA

Luigia e Rita

Luigia                (aggiusta su una sedia un abito da donna stirato e un paio di scarpette pulite, mentre Rita parla)

Rita                   (è seduta vestita sportivo-elegante. Parla tutta felice ridendo) Quando ci penso non posso fare a meno di ridere. Guarda che vuol dire mettersi una cosa in testa. Se fosse venuto qualcuno a dirci che la signora Rolanda sarebbe stata quella che è, ci avresti creduto?

Luigia                Eh, no... non ci avrei creduto! (ma sembra voglia dire tutto il contrario)

Rita                   Ti ricordi quante fantasie e quante supposizioni si facevano otto giorni fa?... Io mi ero vista quasi persa e invece ora...

Luigia                Non hai un’amica più amica della straniera. Lo vedi che differenza?

Rita                   Bisogna esser giusti: è una signora molto perbene. Giovane, carina e perbene. Non vedi com’è piena di attenzioni per tutti? A me ha già comprato prima un foulard e poi una borsa.

Luigia                Si capisce: è nel suo interesse entrare nelle simpatie dei figli. Si fa così quando si vuole raggiungere uno scopo.

Rita                                              (dopo averla guardata come per chiedersi: ma cos’ha?) Eh, stai sicura!... Prima d’andar via, vedrai che bella mancia ti darà!

Luigia                A me non importa nulla della mancia!

Rita                   Non capisco perché non ti sia simpatica. Se fosse stata quello che si credeva, lo capirei! Se fosse stata una parigina davvero...

Luigia                Ma è italiana! Nata a Lucca e andata via molto giovane, vero?

Rita                   Sì, è vero, ma non è la prima che va all’estero e torna ricca! Quando partì, non si vergogna a dirlo, aveva perso i genitori e non aveva neanche i soldi per mangiare. Arrivò a Parigi e trovò un posto come cameriera in una casa di nobili. Ci rimase sei anni e imparò perfettamente il francese e l’inglese. Un giorno, per conto dei suoi padroni, andò a prenotare un tavolo a un ristorante. Il proprietario la vide e, trovandola simpatica, sveglia e carina, la assunse come cassiera. Quest’uomo, che aveva il doppio della sua età, se ne innamorò, la sposò e, dopo cinque anni, morì lasciandola erede di un bel patrimonio. Dove puoi trovare più fortuna di questa? Certo, se fosse rimasta a Lucca, non le sarebbe capitata.

Luigia                Eh, purtroppo!... L’avessi fatto anch’io quando mio fratello mi voleva portare con sé!

Rita                   (piuttosto brusca, quasi a rimproverarla) Senti, quando una rimane sola e senza soldi, è meglio partire e andare all’estero! In un posto qualsiasi, o la va o la spacca! Basta esser furbe.

Luigia                Tu credi, eh?... Eh, cara mia, spesso non basta!... Non basta! Siamo donne. Si crede di essere al sicuro, ma poi ci fregano come vogliono. Quando ci sembra di essere a posto, basta che capiti un fatto qualsiasi e ti accorgi di essere con il sedere per terra...  è questione di fortuna, ragazza mia, è solo questione di fortuna. (seguita ad aggiustare la tavola).

Rita                   (comprendendo di averla addolorata con le sue parole) Su, via, perché te la prendi?... Di cosa ti lamenti?... Qui non ti trovi bene?

Luigia                Eccome!... Dopo aver fatto tutto quello che ho fatto, sono stata messa a mangiare in cucina!

Rita                   In questo Oreste ha fatto male; ma lascia fare a me, ci penso io!

Luigia                No, no, non ti intromettere, lascia stare.... Ormai ha voluto così... e così sia.

Rita                   Come vuoi; però stammi a sentire, te lo dico da ora: il giorno del mio matrimonio tu devi essere la prima di tutti! In capo tavola devi stare!

Luigia                (commossa) Grazie Rita!... Perché me lo merito, sai, me lo merito!

Rita                   Te lo ripeto, ti ripeto quello che ti ho detto tante volte: tempo al tempo... chi va piano...

Luigia                Va sano e va lontano, vero?... Accidenti al piano! Sono vent’anni che vado avanti in questo modo!

Rita                   Zitta!... (suona il campanello) Vado ad aprire (va ad aprire uscendo dalla comune)

Luigia                Eh!... sì; credevo di essere stata furba anche io, ma me ne accorgo oggi!... Troppo tardi, purtroppo.

2° - SCENA SECONDA

Rita, Luigia e Agostino

Rita                   (rientrando) è Agostino. (poi guardando verso la camera degli ospiti) Ma stamani che fa?... Si deve andare alla Messa delle undici...

Agostino            (entrando) Buon giorno a tutti. Eccoci alla solita corvè dell’umile garzone, costretto a servire anche la straniera. (cercando sotto i mobili) Dove s’è cacciata?... (poi chiamando col fischio) Pfs!... Allons petite fanny, vieni fuori!

Luigia                Sì! Ma guarda dove vai a cercare il cane!

Agostino            Che l’ha presa l’accalappiacani?

Luigia                Ma che accalappiacani! È in camera con lei che si rotola sul letto!

Agostino            E allora come si fa?... Perché oggi è domenica, giorno del sacrosanto riposo sancito anche per noi dall’integerrimo legislatore. Io stasera non posso tornare.

Luigia                A me lo dici?... Ci penserà da sola.

Agostino            Ma che, si trattiene ancora parecchio?... Non ha ancora visto tutte le bellezze di Fiorenza regina dell’Arno?

Rita                   Andrà via tra due o tre giorni.

Agostino            Sarà bene!... Perché questo muoversi quotidianamente dalle proprie consuete mansioni per venir qui alle undici e alle sette di sera, prendere il piccolo animale e portarlo... come posso dire?... a fer le son besuen all’angolo di un muro cittadino, è un lavoro che non mi va giù!... Toccherebbe alla Luigia...

Luigia                (scattando) Ci mancherebbe solo questo!.... Anche fuori con il cane a fargli fare i bisogni!

Agostino            Dovere!... Eh, cara Luigia, al dovere nessuno può rifiutarsi.

Luigia                (arrabbiandosi) Un’accidente che ti pigli, a te e a lei!

Rita                   Ssst!... Ma che urli, può sentire!

Luigia                Non ne posso più!... Io sto dalla mattina alla sera in cucina, le pulisco anche tre paia di scarpe al giorno, le stiro i vestiti... Che devo fare di più?... Per riuscire a fare tutto devo anche apparecchiare la tavola due ore prima!...

Agostino            Calma e sangue freddo. Capisco l’animo esulcerato, ma anch’io... Era compreso forse nel mio appannaggio condurre le petì chien? A questo mondo bisogna adattarsi.

Rita                   Ieri sera è andata a teatro con Oreste.

Agostino            Oh!... Quindicimila lire ha speso per un palco!... Ha mandato me la mattina a prenotarlo.

Luigia                Gli hai prenotato un palco?

Rita                   Ma non disse che gli avevano regalato due poltrone e che per questo né io né Mario ci potevamo andare?

Luigia                Eh?... Lo vedi?... Lo vedi che si scoprono gli altarini?... E dico poco!... Quindicimila lire ha speso!... Quello che ci vuole, ci vuole, ora non fa più il tirchio!

Agostino            (piano fra sé) Ahi!... Questa sarebbe una gaffe, come dicono al suo paese di elezione! (poi a voce normale) Intendiamoci; io non so se il palco era per lui, poteva essere per un suo amico!

Luigia                Sì, figurati! Andarono insieme e soli, con la scusa delle poltrone regalate!

Rita                   Avrà preso il palco per non fare brutta figura.

Luigia                Ma lo sai che ho visto stamattina?

Rita                   Che cosa?

Agostino            Questo non si vuole sapere.

Luigia                E invece io lo voglio dire!...(a Rita) Come sai, lei prende il caffè e latte verso le otto e poi si riaddormenta.

Rita                   E allora?

Luigia                Io avevo lasciato qui sul tavolo il vassoio con la colazione, perché si raffreddasse un po’. Quando sono tornata dalla cucina per portarglielo, non c’era più nulla!... Sparito il burro, spariti i panini, sparito il vassoio, sparito tutto!

Agostino            Ho capito. Le petì chien il s’è arrampichè...

Luigia                Ma che chien!.... lui! L’aveva preso lui e glielo aveva portato sul comodino. L’ho visto uscire dalla sua camera, tutto rosso in viso, mentre lei di dentro rideva, rideva... chi sa perché!

Agostino            Forse... perché le avrà liquefatto lo zucchero, distruggendolo con il relativo cucchiaino.

Luigia                Ma che, si ride per sciogliere lo zucchero?

Agostino            Si ride, si ride, io so che si ride!

 

2° - SCENA TERZA

Rolanda, Rita, Luigia e Agostino

Rolanda            (affacciandosi alla camera con un paio di scarpette in mano, in un elegante accappatoio. Il suo accento è quello di un’italiana che ha vissuto molto in Francia) è permesso?... Si può?... Buon giorno a tutti!

Rita                   Oh, signora, buon giorno!

Agostino            Madam!... Bon lever!... Bon lever!...

Rolanda            Parlate italiano, parlate italiano, per carità; è così bello! (poi a Rita) Sono subito con lei, signorina. Ho forse fatto tardi?... Che ore sono?

Luigia                Eh, se non si sbriga.... (le porge gli abiti e le scarpette pulite) ... va alla Messa di domani.

Rolanda            Merci, merci, mia buona Luigia. (prende le scarpette pulite e le rilascia quelle sporche, poi rivolta a Rita) Vengo subito!... Con permesso?

Rita                   Se ha bisogno di me...

Rolanda            Davvero?... Ah, grazie, grazie! (fa per entrare in camera con Rita)

Agostino            (fermandola) Pardon, madam... sil vù volè... le petì chien...

Rolanda            Ah, sì, sì, entrate! (entra in camera con Rita)

Luigia                Entrate, entrate!... Lei fa entrar tutti!...

Agostino            Onni suà chi mal y panse, come disse un re! (entra in camera)

Luigia                (guardando le scarpette da pulire con i tacchi altissimi) Guarda che si deve veder portare, hanno certi tacchi che sembrano trampoli. (poi quasi piangendo) è capace che dopo il teatro l’abbia portata anche a prendere il gelato da Doney... Con me si vergogna a farsi vedere insieme, ma con lei... (entra in cucina asciugandosi gli occhi)

2° - SCENA QUARTA

Oreste, Fortunato, poi Agostino

Oreste                (entra portando due bottiglie di Champagne e un dolce che mette subito sul buffet. Fortunato lo segue portando uno shopper di un negozio elegante con dentro un abito nuovo) Entra, Fortunato, sbrigati.

Fortunato          (sottovoce) Dove lo metto?

Oreste                Portalo in camera mia e stendilo sul letto. E stai attento che non prenda le pieghe.

Fortunato          Che scherza? (fa per andare)

Oreste                Ma Mario dov’è?

Fortunato          Quando sono uscito dal negozio stava chiudendo. Sarà andato dal barbiere. (entra nella camera di Oreste).

Oreste                (rimasto solo guarda qua e là, quindi si toglie furtivamente dalla tasca un pacchetto postale, lo svolge e ne esce un’elegante scatoletta di cartone) ...Accidenti che confezione! Eh, già, si capisce, se no non si spiegherebbe perché la facciano pagare tremilacinquecento lire. Oh, finalmente! (leggendo l’etichetta sulla scatola) «Pathos! Unica lozione per ridonare il loro primitivo colore ai capelli e alla barba» (sospirando) Eh!... Ma sarà vero?... (continua a leggere) «Agisce sul bulbo dandogli il necessario nutrimento. Mantiene la cute pulita. Invio immediato segreto!» Ecco, lo fanno pagare tremilacinquecento lire, ma almeno c’è il segreto! (sentendo venire gente lo ricaccia rapidamente in tasca).

Agostino            (uscendo dalla camera con la cagnetta in braccio e parlandole) Ah, vu’ v’aravè ceè sotto le comò, eh?... Ma Agostino il v’ha afferrè pe’ la collottolà e v’ha tirè de là!

Oreste                (sorpreso) E te di dove esci?

Agostino            Dalla camera di madama per compiere la mia mission!

Oreste                La mission?...Mica mi piace tanto questa confidenza. Entrare nelle camere degli altri, che sistema è?

Agostino            Piano, piano, signor Oreste; io non ignoro i doveri che spettano all’ospite proprietario...

Oreste                Quali doveri?

Agostino            Mi spiego meglio. È stata lei che mi ha pregato di afferrare la cagnetta che si era nascosta sotto il cassettone. Del resto c’è anche Rita che l’aiuta a finire di vestirsi per andare alla Messa.

Oreste                Allora, se è così!... (e avviandosi verso la propria camera) Cerca di non farla scappare, eh!... Stalle dietro, senza tirarla e... quando si vuol fermare... fermati! (entra nella propria camera)

Agostino            (appena si vede solo, arrabbiato e dando un solenne scapaccione sulla testa della cagnetta) Vile!

La cagnetta       Kain!

Agostino            (afferrandola per il muso e chiudendole la bocca) Zitta, sai!... Ah, vile società capitalista!... Ecco come è ridotto l’umile proletario incapace di costituirsi un capitale suo proprio. A star dietro a un cane e a fermarsi... quando lui si ferma!

Fortunato          (uscendo dalla camera di Oreste e contando delle monete) Guarda chi c’è! Agostino!

Agostino            Che fai anche tu in questa magione, umile discendente di una razza infelice?

Fortunato          Che fo?... Abbiamo già chiuso il negozio, sai!

Agostino            E la mia giacca?

Fortunato          Vah, la prenderai domani. Che hai quella sola?

Agostino            Quindi io, per tener dietro a un basso animale, devo passare la domenica in maniche di camicia?

Fortunato          Si pensava che tu l’avessi presa... (ridendo, poi sottovoce) Fai una cosa, compra due bretelle rosa come ha fatto il nostro principale!

Agostino            Due bretelle rosa?

Fortunato          Tu le vedessi! L’ho accompagnato io a prenderle da Gucci. Ma belle, sai!

Agostino            Povero mondo! Anche al vecchio è saltata la cellula ragionante!

Fortunato          Via, via, vieni che ti pago l’aperitivo! Guarda, mi ha dato solo trecento lire, ma bastano (e gli mostra le monete)

Agostino            (per essere sicuro) Fammi vedere. (li guarda e mettendo subito in terra la cagnetta, la trascina con il guinzaglio) Allonsa!... (poi tutti e due in coro trascinando la cagnetta) Allons’anfant de la patrì le giur de la gluar set’arrivè!...

La cagnetta       Kain!... Kain!

Agostino            (dandole uno strattone) E cammina, accidenti a chi t’ha messo al mondo... (escono dalla comune)

2° - SCENA QUINTA

Mario e Luigia

Mario                (di dentro, incontrando i due) Prendila in braccio! Che è questo il modo di trattare gli animali?... (poi entrando con un mazzo di garofani che lascia subito sul buffet, poi vedendo le bottiglie e il dolce) Accidenti!... Oggi tutta festa: il dolce e lo Champagne! (a Luigia che entra) Chi l’ha portato?

Luigia                (entrando con un sacchetto di frutta e andando a prepararla nella fruttiera) Che si domanda? L’avrà portata tuo padre, no?

Mario                A me fa comprare tutti i giorni un mazzo di garofani.

Luigia                Per metterglieli in camera, dice che le piacciono tanto...

Mario                Stammi a sentire, Luigia; te che ne pensi?... Non ti sembra che mio padre?... (e accenna al cervello)

Luigia                Se mi sembra?... (quasi urlando di rabbia) Se mi sembra? Lo è... lo è! Io finora sono stata zitta, ma non ne posso più, se non mi sfogo con qualcuno scoppio!

Mario                Non urlare, non urlare, lo sai com’è fatto. Ma che s’è messo in testa?

Luigia                Che ne so? Chi lo capisce? Per questo ti dico: stai attento Mario! Stai attento! Tu dovresti sorvegliarlo, non lo dico per me, ma penso quella è capace, prima di pelarlo ben bene e poi di mandarlo all’altro mondo come ha fatto con il suo primo monsiù!...

Mario                (grattandosi la testa) Mah, forse hai ragione...

Luigia                Dunque tocca a te, che sei suo figlio, tocca a te fargli aprire gli occhi! Se non gli dici qualcosa, se non gli metti un freno, qui si va tutti in rovina!

Mario                Ma io non capisco: Rita mi dice che è una signora tanto perbene... e anche a me, a vederla, mi sembra...

Luigia                Perché Rita è cieca!... Perché siete tutti ciechi!... Ma io che ci vedo, io che ormai conosco il mondo, me ne accorgo e ho capito qual’è il suo metodo: cerca di ingraziarsi il figlio per abbindolare il vedovo!

Mario                Perché, credi che se lui non fosse ricco...

Luigia                Che? Se tuo padre non fosse ricco? A quest’ora, sai dove sarebbe lei? Ma siccome ha capito che qui c’è da acchiappar bene, si è piantata in questa casa ed hai voglia a tenerle il muso...

Mario                Però lei non è una che ha bisogno di soldi.

Luigia                E chi lo dice? Perché ha i vestiti eleganti? Perché viaggia con la cagnetta? Che ne sai di come l’ha lasciata quell’altro? Intanto ha dovuto cedere il locale!

Mario                Ma lo ha fatto per aprirne un altro più elegante!

Luigia                Senti Mario (commuovendosi e cercando di commuovere) tu sai che io ti ho sempre voluto bene e che non lo ho mai fatto per il mio interesse....

Mario                Ma questo che c’entra?

Luigia                Lasciami finire. Tu lo sai; tu sai quello che ho fatto per questa casa. Quando entrai era tutta sottosopra e tuo padre ti voleva mandare in collegio. Fui io che gli dissi: «no! Perché io con un uomo solo non ci sto; se c’è il bambino bene, altrimenti se ne cerchi un’altra...»

Mario                Sì, lo so, lo so!

Luigia                                          Ma come?... Ora che sei un uomo, ora che stai per sposarti ed esser felice, devo vedere che si cerca di mandarti in rovina?... Perché lo fo per te, capisci, solo per te... (molto commossa)

Mario                (dopo un momento di silenzio) Che ti posso dire?... Vedrò... Starò attento... Aprirò gli occhi!

Luigia                Non gli potresti accennare.... così... Almeno per sentire che gli passa in quel cervello bacato!

Mario                Senti... per ora mi pare che non ce ne sia bisogno; possono essere tutte idee nostre.

Luigia                Tu le chiami idee?... Ma se anche ieri sera ha speso quindicimila lire per un palco al teatro!

Mario                Quindicimila lire?

Luigia                Quindicimila lire, quindicimila lire!... E poi il gelato da Doney e sa Iddio quanto ancora gli ha fatto spendere; perché quelle donne hanno le mani bucate, credi che non le conosca? Se non intervieni, si vede che ti vuoi ritrovare con le pezze al sedere!

Mario                (pensando) E i fiori tutti i giorni... Oggi lo Champagne e il dolce... mah, allora... ci proverò.

Luigia                Oh, bravo!... Con tatto, senza litigare. Tu lo devi prendere e dirglielo con le buone maniere... Che hai paura forse?

Mario                No, ma cerca di capire. Mi ricordo di quando discuteva solo prendendomi a ceffoni!

Luigia                Andiamo!... Che vorresti che arrivasse a menar le mani? Ancora?

Mario                Eh, sai... Non è mica molto che ha smesso.

2° - SCENA SESTA

Rita, Rolanda, Mario e Luigia

Rita                   (uscendo dalla camera di Rolanda) Non si preoccupi, andremo a quella di mezzogiorno.

Rolanda            (uscendo anche lei dalla camera, in tailleur elegante ma serio, poi scorgendo Mario) Oh, signor Mario, se permette le porto via la fidanzata, stiamo andando alla Messa.

Mario                Fate pure... però tra poco si va a pranzo. Rita, resti con noi oggi?

Rolanda            Ah, sì; mi sono permessa di invitarla io!... Ah, ah, ah!

Rita                   Ci sarò, ci sarò!... (escono entrambe dalla comune ridendo)

Luigia                è diventata la padrona, vah! Ora invita anche!

Mario                (voltandosi) Oh, ecco papà!... (va a mettere i garofani nel vaso)

2° - SCENA SETTIMA

Oreste, Luigia e Mario

Oreste                (entra senza giacca, camicia di seta, bretelle rosa fiammanti, pantaloni grigio-gessato nuovi, elegantissimi, scarpe nuove bellissime, cravatta regimental. Ogni tanto si accarezza i baffi con una certa preoccupazione. Si capisce che si è dato qualcosa della quale invano aspetta gli effetti)

Luigia                (apparecchiando e squadrandolo) Che mi prenda un colpo!... e dico poco!... Perfino le bretelle color d’angioletto!... Non è mai stato vestito così!

Mario                (stupito anche lui) Che eleganza, papà!

Oreste                (brusco) Pensa ai fatti tuoi... Come se non fossi andato sempre vestito bene! (e va allo specchio)

Mario                (piano a Luigia) E tu vuoi che gli dica qualcosa!

Luigia                (piano a Mario) Eh, caro mio, se non glielo dici ora non glielo dici più. Non vedi che spreco di soldi? Non può avere speso meno di centocinquantamila lire. Non fare lo scemo: se sperpera in questo modo, poi ne prenderai di meno.

Mario                (piano a Luigia) è quello che penso anch’io... ma... se mi tira due ceffoni?

Luigia                (piano a Mario) Fai come ti pare, io vo via! Sei proprio un gran fifone! (entra in cucina)

Mario                (fra sé) Ma come chiacchiera bene lei!

Oreste                (è sempre allo specchio e cerca di aggiustare la cravatta sotto il colletto della camicia – poi a Mario) Vieni qua, aggiustami la cravatta dietro il colletto.

Mario                (correndo) Subito! (aggiustandola) Ma no!... Ma come l’hai l’hai messa? Ecco fatto! (poi guardandolo) Lo sai che sei molto elegante anche così in maniche di camicia?

Oreste                Fatti i fatti tuoi, ti ho detto! (e si liscia i baffi)

Mario                No, scusa, non lo posso dire? I pantaloni ti stanno a pennello e la sai una cosa? Hai fatto benissimo a mettere le bretelle invece della cinta. Lo senti come si sta meglio?

Oreste                Eh, sì! E i pantaloni non calano.

Mario                Sì, è tutta un’altra cosa, anche io porto spesso le bretelle. (pausa; poi dopo un po’ di silenzio, facendosi animo) Ma, io allora papà?... Io che mi metto?

Oreste                (lisciandosi i baffi e guardandosi le dita) Tu sei giovane!

Mario                Va bene, ma non permetterai che io accanto a te faccia brutta figura?

Oreste                (tace e si volta lisciandosi ancora i baffi)

Mario                (che ha osservato a più riprese quell’atto) Ma che hai fatto?

Oreste                (impaurito) Dove?

Mario                Ai baffi! Che, ti pizzicano?

Oreste                Non te ne occupare!... Ti vuoi fare un altro vestito? Fattelo e fai meno chiacchiere! (quindi, dopo un altro momento di silenzio, come prendendo una risoluzione naturale nel suo carattere imperativo) Poi senti; io sono tuo padre e, siccome mi piace che tu lo sappia, ti dico subito tutto, perché dopo non ti debba meravigliare...

Mario                (impaurito) Che c’è?

Oreste                Non c’è nulla di male, non aver paura. Io so quello che faccio, so dove vado a cascare.

Mario                Attento papà, a volte ci si rompe la testa. 

Oreste                Non te ne occupare, ti ho detto!... Quando ti ho pagato le spese del matrimonio e ti ho dato una casa e un negozio nuovo, ho fatto tutto il mio dovere!

Mario                Ma che pensi di fare?

Oreste                Che penso di fare?... Penso di fare quello che... Però, intendiamoci bene, perché non credere che io sia come tanti che si fanno acchiappare subito! Ma siccome vedo... siccome ho capito... siccome so... che... che... funziono ancora bene, così ho pensato...

Mario                Di riprendere moglie?

Oreste                Eh, figlio mio, se no che fo?... Se non mi decido ora non mi decido più.

Mario                Ma così distruggi una famiglia!

Oreste                (scattando) Allora io devo rimaner solo?... Sentilo lui, io distruggo una famiglia! Te ti sposi e vai via. E io come rimango?

Mario                Resterò qui, resterò in casa!

Oreste                No, no, non mi piace; e poi con Rita non mi prenderei, perché io ti dico il mio parere e lei ti difende sempre. Ti difende ora, immaginati quando sarà tua moglie! Dunque, è meglio che ognuno stia per conto proprio; e siccome, dopo aver lavorato tanto, ho diritto come te di avere un po’ di compagnia, mi pare che sia logico e che nessuno possa dirmi niente se cerco di rifarmi una vita.

Mario                Eh, sì, sì, hai ragione... non dico di no... Anzi, sono di questo parere anch’io, non voglio che tu rimanga solo!

Oreste                E allora, cosa mi rimproveri?

Mario                Io non ti rimprovero, papà!... Dico solo...

Oreste                Che cosa, sentiamo!... Parla, parla, perché è bene spiegarsi.

Mario                Dico... mi pare... che quella su cui hai posato gli occhi... non sia la donna che ci vuole per te.

Oreste                Per tua norma e regola, io so quello che faccio. Perché in vita mia non ho mai deciso qualcosa senza guardare al mio e al tuo interesse!

Mario                Ma che hai bisogno di sposare una coi soldi? Via, papà!

Oreste                A questo mondo quando si può unire l’utile al dilettevole è sempre bene.

Mario                Papà, pensaci, pensaci bene, perché c’è anche un’altro problema!

Oreste                Che problema?

Mario                Pensa che non sei più un ragazzino...

Oreste                Ma neanche lei è più una ragazzina!

Mario                Ma tu hai il doppio della sua età!

Oreste                Il suo primo marito era come me...

Mario                E per questo è morto!

Oreste                Io non muoio, non dubitare, io non muoio!... Io so... regolarmi!

Mario                Ah, no, papà, si dice, ma poi siamo uomini e si cerca tutti di fare il proprio dovere...

Oreste                Lo farò anch’io!

Mario                E guai se una donna ancora giovane si accorge di avere delle disillusioni!

Oreste                (fremendo) Mario!... Non offendere tuo padre; attento a come parli!

 

Mario                No, io non ti offendo; io dico che dovresti pensare anche a un’altra cosa!

Oreste                (aggrottando le sopracciglia) A quale? Che vuoi dire? Che hai in mente?

Mario                (tentando di dirlo) Mi sembrava che te... io.. noi, insomma, si avesse tutti e due degli obblighi...

Oreste                Con chi?

Mario                Con quella disgraziata ... che è di là! (accenna alla cucina)

Oreste                (scattando furioso) Che obblighi!... Che obblighi!... Io in vita mia non ho conosciuto altre che tua madre!... Soltanto tua madre ho conosciuto, hai capito?!... E tuo padre, mettitelo bene in testa, non ha obblighi con nessuno!... (tremante di rabbia accenna a dargli un ceffone).

Mario                (anche lui tremante di rabbia fa l’atto di afferrare una sedia, ma poi si trattiene) Papà!

Oreste                Ringrazia Iddio che non voglio sciuparmi il vestito! (entra in camera sua)

Mario                (cadendo a sedere, pieno di rabbia e mordendosi le mani) Eh l’ho visto io!... L’ho visto quello che ha fatto dopo che è morta mia madre!

Luigia                (uscendo dalla cucina,  avvicinandosi a lui tra i singhiozzi per gettargli le braccia al collo) Grazie Mario!... Grazie!

Mario                Non piangere! Stai tranquilla... Se lui è una bestia, se lui se ne dimentica, ci sono io, ci sono io!... Verrai a stare con me!... (e l’abbraccia piangendo insieme a lei - si sente suonare il campanello) Su, asciugati gli occhi! Ad aprire ci vado io!

Luigia                Sì... sì...

(si abbracciano ancora tenendosi stretti per un momento e mentre lui esce dalla comune, lei riprende ad apparecchiare)

2° - SCENA OTTAVA

Luigia, Rita e Rolanda

Rita                   (entrando con Rolanda) Hai visto che abbiamo fatto presto?

Luigia                Eh, lo credo... Quando si vuole, si fa presto a fare ogni cosa.

Rolanda            (Si toglie la giacchina del tailleur poi fissa Luigia osservandola attentamente da lontano)

Rita                   (facendosi dare la giacchina da Rolanda) Mi dia, gliela porto io in camera.

Rolanda            Oh, grazie!

Rita                   (sulla porta della camera, sottovoce a Rolanda) Ha pianto, si vede!

Rolanda            (sottovoce) è vero, è quello che osservavo.

Rita                   (sottovoce) C’è da capirla, povera donna! (entra in camera)

Rolanda            (si volta e torna a guardare Luigia che sta apparecchiando-poi si avvicina alla tavola e fa l’atto di disporre lei i piatti) Se lei ha da fare in cucina, vada pure, lasci fare qualcosa anche a me...

Luigia                (sorpresa e stupita, balbettando) No... ma che scherza?

Rolanda            Mi lasci fare... (sorridendo) Io ho una certa esperienza in queste cose. Guardi la tavola si dispone così... (accomoda prima i fiori, poi i tovaglioli e il resto, dando un tono di eleganza a quello che era stato disposto piuttosto confusamente)

Luigia                (rimane lì, incantata a guardarla a bocca aperta)

Rita                   (che è rientrata ed anche lei è stata a guardare, ridendo dell’estasi di Luigia) Ah, ah! Che ne dici, Luigia?

Luigia                (quasi offesa) Che devo dire? Lei è stata a Parigi!

Rolanda            Vada, vada pure, signora Luigia. Alla tavola ci pensiamo noi (e mette i coperti)

Luigia                (andandosene) Mi dà anche della signora per farmi dispetto! Ma io li pianto! (entra in cucina)

Rolanda            Eh, cara Rita, tutto quello che mi hai raccontato della signora Luigia...

Rita                   Eh, cara signora, perché a questo mondo...

Rolanda            Non tutte si nasce fortunate. Hai ragione, hai mille ragioni! (e mette un altro coperto)

2° - SCENA NONA

Mario, Rita e Rolanda, poi Oreste, quindi Luigia e in ultimo Agostino

Mario                (entrando vestito in giacca e cravatta) E’ pronto?

Rita                   Credo!... (si affaccia alla porta della cucina) Ci possiamo sedere a tavola, Luigia?... Sì, sì, dice di sì!

Mario                (a Rolanda) Si sieda, signora, si sieda.

Rolanda            (restando sempre in piedi) Prego, si sieda lei.

Mario                Grazie (si siede)

Rita                   (chiamando alla camera) Signor Oreste, è pronto in tavola! (poi a Rolanda) Lei non si siede?

Rolanda            Prima te, accanto al tuo fidanzato. (la fa sedere)

Rita                   Grazie mille! (siede accanto a Mario)

Oreste                (entrando non più in maniche di camicia, ma con un’elegantissima giacca doppiopetto grigio-gessato come i pantaloni e andando subito incontro a Rolanda) Buon giorno, signora!

Mario                (ridendo fra sé) Ah, ah, sembra un pinguino! Se si fa vedere vestito così dai suoi amici delle bocce, gli tirano i pomodori!

Rolanda            Oh, venga, venga, signor Oreste, aspettavamo lei. (osservandolo) Ah, bellissimo quest’abito, veramente molto elgante.

Oreste                Oh, non è il solo... Ma, vede, signora, questa volta Caraceni non mi ha soddisfatto al cento per cento. La giacca mi sembra un po’ troppo attillata!

Rolanda            Ma no, le sta alla perfezione (poi conducendolo alla tavola nel posto alla sinistra di Rita) Venga, venga, si sieda accanto alla sua futura nuora.

Oreste                (avviandosi a sedersi dove gli dicono -  poi osservando)  Ma qui c’è  un piatto in più. (fa per toglierlo).

Rolanda            (fermandolo) Cosa fa?... Lasci stare, lasci stare.

Oreste                è in più, signora!

Rolanda            Ma no, scusi, ho apparecchiato io!

Oreste                (stupito e fra sé) Si vede che a Parigi si usa averne due! (va a sedersi mentre Rolanda è sempre in piedi)

Luigia                (entra con una zuppiera di tortellini e, deponendola al centro della tavola, mormora con il singhiozzo in gola) Se ne volete... ce n’è ancora! (fa per andarsene)

Rolanda            (fermandola) Dove va?... Dove va?

Luigia                (sorpresa) Dove devo andare? Vado in cucina.

Rolanda            Ah, no, no. Venga qua, venga qua al suo solito posto (la trascina a sedere)

Luigia                (spaventata) Ma che fa, signora?

Rolanda            Ho apparecchiato io... (mettendola accanto a Oreste) E mi chiami soltanto Rolanda.

Luigia                (sedendo con paura e guardando Oreste che è rimasto a bocca aperta) Io non ho colpa, eh!

Mario                (ironico) Non sei contento papà di stare fra due belle donne?

Oreste                (imbronciato) Fatti i fatti tuoi, fatti i fatti tuoi, t’ho detto!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa sala del primo e secondo atto. Sulla  tavola grande c’è un centro con un vaso da fiori e dei garofani; sulla tavola piccola c’è una grossa bacinella con dell’acqua calda.

3° - SCENA PRIMA

Agostino, poi Luigia

Agostino            (ha tuffato la cagnetta nella bacinella e va facendole il bagno) Stai ferma!... Stai ferma, che Giove ti fulmini!... Anche il bagno con il relativo massaggio!... Ce n’è altre per umiliare il misero lavoratore costretto a economizzare anche un pezzo di sapone?... Per la bestia invece, guardate! (accennando al pezzo di sapone) Marsiglia purissimo all’olio di oliva!... Tieni, lavati anche il muso! (glielo sfrega sugli occhi)

Luigia                (trasformata, tutta felice e servizievole, uscendo dalla camera di Rolanda con un flaconcino in mano) Non si preoccupi, non si preoccupi, signora! (correndo verso Agostino) Ecco!... Ecco, ora bisogna buttare nell’acqua questa roba.

Agostino            Pure! (continua a lavare il cane)

Luigia                Oh! Trattala bene, povera bestia!

Agostino            Ma che bestia!... Questa è la principessa di Galles, altro che bestia!

Luigia                Ora basta con le chiacchiere; mettigli subito questa roba, se no si fa tardi. (stappa il flaconcino e ne versa il contenuto nella bacinella) Senti che profumo!

Agostino            (allontanando la testa) Pehu! Quanto puzza!

Luigia                Ma che puzza e puzza!... Non senti che profuma di mandorle?

Agostino            Questione di Gusti, cara Luigia. Se io fossi un cane mi terrei a distanza; non mi piace!

Luigia                Ora basta. Falle fare altri due o tre tuffi e tirala fuori! Io vado a prendere un asciugamano caldo.

Agostino            Che non debba prendere il raffreddore! Anche le serviet sciod! Ci manca solo che le diano un bicchierino di Cognac per farle venire la superlativa reazione! Eh, vile potenza dell’argiant!... Tieni, bevi! (e la tuffa) Vai, vai, non ci pensare!... Non fa male, c’è il profumo di mandorle...

3° - SCENA SECONDA

Rolanda, Agostino, poi Luigia

Rolanda            (da dentro la propria camera) Agostino!... Agostino!

Agostino            Comandi, madam!

Rolanda            Ha fatto?

Agostino            Je sui che la risciacquò!...

Rolanda            (uscendo) Ah, bravo, bravo... Così va bene. È stata buona?

Agostino            Buonissima! Eh, quest’animale è intelligentissimo; basta darle un’occhiata e non si muove.

Rolanda            Sì, è abbastanza tranquilla la piccolina.

Agostino            Peccato che me la porti via; perché, ci crede? Ormai tra me e la petitte è nata quella tal simpatia...

Rolanda            (ridendo) Ah, lo credo, lo credo. Se non fosse un ricordo di mio marito, la regalerei ben volentieri al signor Oreste, ma mio marito le era così affezionato.

Agostino            (subito) Fa bene! Fa bene! (poi piano fra sé) Ci mancherebbe solo questa!

Luigia                (tornando con un asciugamano) Eccomi qua! Svelto!.... Svelto!

Agostino            (alzando la cagnetta e involgendola nell’asciugamano) Subito!

Luigia                Asciugala, asciugala bene! (porta in cucina la bacinella)

Agostino            Stia calma, stia calma! So bene quello che faccio... Masseur patentè! (la friziona con forza)

Luigia                (tornando) Oh, ma che fai? Che maniere son queste? Così le rompi le costole!

Rolanda            Bisogna usare un po’ di delicatezza. Così, guardi.

Agostino            Ma cara signora, io lo fo per estirparle la pulce antropofaga.

Rolanda            Adesso basta, adesso dovrebbe essere tenuta un po’ al sole.

Luigia                Vai, portala sul balcone della cucina, c’è un bel sole.

Agostino            (andandosene – fra sé) Anche al sole!

Luigia                Oh, stai attento che non cada di sotto, perché dai ferri della ringhiera ci passa!

Rolanda            Per l’amor del cielo!

Agostino            Ah, stia tranquilla, madam! So io come fare: le metto il collare e la lego alla ringhiera. (poi piano fra sé) Così se va di sotto resta impiccata e buona notte!

Rolanda            (accompagnandolo) Poverina come trema!

Agostino            Oh, non è nulla. Non abbia paura, è francese! (poi avviandosi verso la cucina con la cagnetta) Anche se batte i denti, Diè protege la Frans! (entra in cucina)

Luigia                Signora, ha bisogno di qualcosa, ha tutto pronto per la partenza?

Rolanda            Tutto, tutto; devo solo infilarmi il soprabito.

Luigia                Allora per questo c’è tempo. Mi dispiace che non si voglia trattenere qualche altro giorno.

Rolanda            Ah, no, mia cara signora; Avrei abusato della vostra ospitalità, mi sono fermata abbastanza.

Luigia                Lo capisco, lo capisco. Perché, visto fallire il suo scopo, quel vecchio imbecille non si comporta più con lei come nei primi giorni.

Rolanda            Ma tutt’altro!... Il signor Oreste si è mantenuto lo stesso, io non trovo nessuna differenza.

Luigia                Siccome lui non gliel’ha più comprati, prima che partisse ho voluto pensarci io... (va al buffet e toglie da sotto un bel mazzo di garofani incartati) Tenga! L’accetti buon cuore.

Rolanda            Ah, che meraviglia!... Che pensiero gentile! Mettiamoli qua, in modo che non me ne dimentichi (li mette in vista sulla tavola) Grazie! Grazie infinite!

Luigia                Ma di che?... Se potessi, s’immagini...  perché io non l’avrò mai ringraziata abbastanza. Un’altra non avrebbe fatto quello che ha fatto lei.

Rolanda            Ho fatto soloquello che era mio dovere fare! Ora cerchi lei di fare quello che feci io (e indicando l’anello matrimoniale che porta al dito) Cerchi di conquistare questo.

Luigia                (con un sospirone lungo, lungo) Ehee!... S’immagini... Me lo comprerei anche da sola!

Rolanda            Niente affatto!... Niente affatto!... Questo è l’errore e guai a pensarla così! Deve essere lui a sceglierlo, a comprarlo... e ad infilarglielo così (e toltosi l’anello glielo prova)

Luigia                (tutta emozionata a quel contatto) Dio mio! Se fosse vero? Sto sudando freddo!

Rolanda            Sta a lei volere, perché volere è potere, come dice il proverbio.

Luigia                Già, ma a condizione di sapere come... Che ne so io come si fa?

Rolanda            Ma come?... Lei no sa?...

Luigia                Io non ho vissuto a Parigi!

Rolanda            Ma per certe cose tutto il mondo è paese. Specialmente poi quando la donna ha la fortuna di essere abbastanza appariscente.

Luigia                (sottovoce, quasi senza fiato, facendo il viso rosso) Ma... sì..., quando cammino per strada vedo che gli uomini si voltano ancora a guardarmi...

Rolanda            E perchè, dunque, non le deve riuscire?

Luigia                Non lo so! (poi con un sospiro) Io ho sbagliato fin dall’inizio, ha capito?

Rolanda            Anch’io mi trovavo, si può dire, nelle identiche sue condizioni. Vivevo già da qualche tempo nella casa di monsieur Arthur, così come lei. Un bel giorno, stanca di aspettare, sa cosa ho fatto? Gli ho detto che sarei ritornata in Italia, per sempre! Tre mesi dopo mi infilava questo anello al dito (così dicendo lo sfila dal dito di Luigia e se lo infila nel suo). Ha capito?... è così che bisogna fare. Basta mettergli paura!... Solo paura!... è questo che fa venire i brividi all’uomo abituato alle comodità della vita di famiglia.

Luigia                (pensando) Eh, è vero, è vero... Ma se lui... se lui, come si era messo in testa, se ne trova un’altra più giovane e più bella?...

Rolanda            Ha visto la figura che ha fatto coltivando a quell’età certe idee? Credo che gli sia passata la voglia di ritentare la prova.

Luigia                Forse ha ragione, perché c’è rimasto troppo male! (e resta a pensare, mentre si sente aprire la porta di casa) Sta arrivando, è lui!

3° - SCENA TERZA

Oreste, Fortunato, Rolanda, Luigia, poi Agostino

Oreste                (entra serio, serio, seguito da Fortunato che rimane da una parte)

Rolanda            (sorridente, andandogli incontro) Ecco il signor Oreste che, da perfetto gentiluomo, viene per salutarmi e per dirmi «A buon rivederci!»

Oreste                (sempre serio, cambiando discorso) Fortunato e Agostino le porteranno le valigie e l’aspetteranno al treno.

Rolanda            Ah, quanta cortesia!...

Agostino            (entrando con la cagnetta) Pronti con la petitte!...

Rolanda            (a Agostino e Fortunato) Venite, venite, perché bisogna affrettarsi! (entra in camera seguita dai due)

Oreste                (scorgendo il mazzo di garofani) Questi chi gliel’ha comprati?

Luigia                Uhm!... Se li sarà comprati da sé... Ma se lei vuol fare una bella figura, è sempre in tempo; c’è il fioraio qui sotto.

Oreste                Io non butto via i soldi! Per un poco va bene, ma poi basta!

Luigia                (fra sé) Già, perché ha visto che lì non c’è trippa per gatti! (prendendo una cartolina dal mobile) Prima è arrivata questa cartolina per lei. Tenga! (la getta sul tavolino ironicamente)

Oreste                (prendendola) Una cartolina? Sarà della tenuta del Corno.

Luigia                Giusto del corno!

Oreste                Sarà l’amministratore che mi dice che posso mandare a ritirare il vino. (e legge) «Vi preghiamo voler ritirare dall’ufficio postale il flacone da voi ordinateci e speditovi contrassegno di lire tremilacinquecento» Che flacone? «del nostro Pathos, tintura rigeneratrice...!» (nasconde la cartolina – poi piano fra sé) Accidenti a loro! Ma se l’ho ritirato una settimana fa! (si volta e vedendo che Luigia ride) Che c’è da ridere? Questa non è mia, io non uso certa roba!

Luigia                E chi le dice niente?... Però c’è il suo nome!

Oreste                (guardandola) Ma l’indirizzo è un altro, guarda! (poi fra sé) è per questo che ha ritardato! (poi rivolto a Luigia) Che sia resa al postino... cioè, gliela renderò io (e se la mette in tasca)   

Luigia                Ecco, sarà meglio levarla di circolazione.

Oreste                (piano fra sé) Figli di...! Meno male che la vendono con il segreto!... E come me l’hanno fatta pagare anche!

Luigia                Eh, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!

(da qui i due vanno alzando sempre più il tono della voce)

Oreste                Luigia, finiscila!... Finiscila Luigia, perché sono stufo! È una settimana che sopporto!

Luigia                E io vent’anni!

Oreste                Ma che t’ho fatto?

Luigia                A me? Nulla mi ha fatto. Che le dice la sua coscienza? (poi quasi piangendo) Stavo fresca se non trovavo una signora perbene come quella che è capitata qui!... Stavo fresca!... Lei mi avrebbe fatto vedere delle belle cose!

Oreste                Io?

Luigia                Lei!... Lei!... E si vergogni alla sua età!

Oreste                (dopo un momento di pausa, un poco scosso, ma sempre crudo) Questi sono tutti discorsi inutili!... Questi sono tutti ragionamenti fuori luogo...

Luigia                Lo so, lo so.... (calmandosi e asciugandosi gli occhi) Lo so che è inutile... Ma almeno, prima d’andar via, mi sono sfogata! (fa per andar via)

Oreste                (fermandola e guardandola) E dove vai?

Luigia                Vado via, che le importa dove?

Oreste                (pensa un poco e poi) E... e quando vai via?

Luigia                Stasera, subito!

Oreste                Stasera?!

Luigia                Sì, stasera!

Oreste                Ma dai, non farmi ridere!

Luigia                Ridere?... Lo vedrà, lo vedrà... Intanto, se stasera vuol cenare, pensi a farsi cucinare la lepre che ha mandato, perché io non ci sarò.

Oreste                Oh, stammi a sentire, non mi fare arrabbiare, sai! Io ho invitato anche Beppino il tabaccaio a mangiare le pappardelle, è un mese che se ne parla...

Luigia                C’è la Rita, faccia cucinare a lei...

Oreste                Ma la Rita deve andare con Mario alla stazione ad accompagnare quell’altra!

Luigia                Ci vada lei ad accompagnarla... così le butta l’ultimo bacino mentre il treno parte!

Oreste                (urlando e cominciando ad essere confuso e imbarazzato) Ma che bacino!

3° - SCENA QUARTA

Mario, Rita, Oreste, Luigia, poi Rolanda

Mario

Rita                   (entrando) Che sono queste urla?

Luigia                Eccoli! Meno male, perché sola in casa con lui non ci resto più!

Oreste                E lo decidi ora!

Luigia                Lo so!... Lo so!... Lo dovevo far prima!... Ma credevo che lei fosse un galantuomo e invece... non è che un lupo che succhia il sangue di una pecora e poi si butta su un’altra! (e va in cucina)

Oreste                (cammina smaniando)

Mario                Che è successo, papà?

Oreste                è successo che vuole andar via così, di punto in bianco!

Mario                Vuole andar via?

Rita                   Eh, c’era da aspettarselo!

Oreste                Ma che aspettarselo? Se non mi ha mai detto nulla, se non è mai stata così; per me qualcuno l’ha messa su!

(Rolanda appare non vista sulla porta di camera sua ed ascolta)

Mario                O... o come si fa se va via?... Io avevo anche un bottone da riattaccare...

Rita                   Ehh, per un bottone! Il bottone te lo riattacco io!

Mario                Già, ma il resto? Io non so quali camicie ha dato a stirare e a quale tintoria ha portato il vestito bianco estivo!

Rita                   Si saprà, si saprà, non ti preoccupare.

Oreste                Ma che è questo il problema?... è come ci lascia! È il modo, il momento!... Guarda, per esempio, tu sai che stasera deve venir Beppino a mangiare le pappardelle...

Mario                E anch’io ho invitato il mio amico Giuliano!

Rita                   Se è per le pappardelle, posso prepararle io!

Oreste                Ma che sei capace te? Diglielo, Mario, come fa le pappardelle quella di là!

Rita                   Se non c’è che lei che lo accontenta, allora sa quello che deve fare.

Oreste                No, io so adattarmi!.... Io mi adatto! Quando ero in montagna coi partigiani si mangiavano anche le radici delle piante. Poi ho sempre detto che la donna non è necessaria e che l’uomo può far benissimo anche da sé!

Mario                Su, papà, calmati... Guardiamo piuttosto se si riesce ad aggiustare. Andrò a parlarle con Luigia, perché non mi sembra possibile... una ragione ci deve pur essere. Vieni Rita, così si mette anche a cuocere la lepre.

Rita                   Ma dobbiamo andare alla stazione!

Mario                C’è tempo, vieni! (prende Rita per mano ed entra con lei in cucina)

Oreste                (smaniando, solo, solo) Questa è la ricompensa dopo che per vent’anni l’ho tenuta come l’ho tenuta... la padrona era lei! Dice che è sempre stata onesta. Per forza, vorrei vedere che avesse rubato, dopo che la mantenevo in tutto e per tutto! (asciugandosi qualche lacrima) Vai a far del bene alle donne! Ma credi che io mi scoraggi? Io non ho paura di nulla! Mario si sposa e va via? E io prendo e vado a fare l’importatore in Argentina!... Perché io non so che voleva di più!... Non lo so!... (si asciuga gli occhi)

Rolanda            (che piano, piano gli si è accostata alle spalle, dopo aver lasciato una valigetta sul tavolo) Disturbo?

Oreste                Oh.... (dopo un momento imbarazzato) Non si prepara, non va via? Farà tardi, sa!

Rolanda            Ah, no, c’è tempo, poi ho combinato con i suoi figli...

Oreste                Sono arrivati!... Ora li chiamo!

Rolanda            Ma no, no, se adesso sono occupati li lasci fare. Piuttosto... (cercando) dov’è la signora Luigia? È pronta?

Oreste                Pronta? Perché?

Rolanda            Non lo sa?... Non gliel’ha detto ieri sera?

Oreste                No, a me non ha detto nulla. (preoccupato) Perché dovrebbe essere pronta ?

Rolanda            Siccome mi ha raccontato che lei le aveva fatto capire che non aveva più intenzione di tenerla...

Oreste                (subito) Non è vero!... Bugie!..

Rolanda            Così le proposi di venire a stare con me a Parigi.

Oreste                (spaventato) A Pa.... a Parigi, me la porta a Parigi?

Rolanda            Sì, a Parigi, a Parigi. Perché là sono rimasta in ottimi rapporti con monsieur Duchâtel, che era lo chef del nostro ristorante. È ancora un bell’uomo, come lei più o meno della sua età. Ora si è ritirato con un discreto gruzzolo e una buona pensione. Lui va pazzo per le italiane e, più di una volta, mi ha confessato.... che se ne trovasse una, ben portante e dell’età giusta...

Oreste                (spaventato sul serio) La vuol dare a un cuoco?

Rolanda            Ah, questo non lo so, non lo posso dire!... Ma spero bene, perché Luigia, vestita con un po’ di eleganza, può ancora suscitare qualche passione.

Oreste                (subito) Ma lei ne fa un disgraziato!

Rolanda            Perché?

Oreste                Perché?... Se ne accorgerà quando l’avrà vicina!... Stia attenta, stia attenta a quello che fa, glielo dice un amico, ci pensi bene!... Quella le mette sottosopra tutta la casa! Non sa far nulla.

Rolanda            E chi le tiene così bene questa casa?

       

Oreste                Fortunato!... Eh, se non mandassi Fortunato! È lui che pulisce i vetri, che lava i pavimenti....

Rolanda            Ma che Fortunato! L’ho vista io la signora Luigia lavorare tutto il giorno, senza stancarsi mai! E la cucina? Io qui ho avuto la fortuna di gustare finalmente la grande cucina italiana.

Oreste                (cominciando a commuoversi) E non ha sentito come fa le pappardelle!

Rolanda            E quei tortellini dell’altro giorno, fatti in casa da lei, con quella sfoglia sottile, sottile...

Oreste                Con il sugo di funghi porcini! (dopo un attimo di silenzio) Non me la porti via!... Non me la porti via!

Rolanda            Ah, sì? Dice sul serio?

Oreste                No... cioè... sì... D’accordo, ma non le dica che sono stato io.

Rolanda            (sorridente) Va bene, va bene. Vado a disdire quello che avevo combinato. Con permesso. (entra in cucina)

Oreste                (rimasto solo)  Ma chi ce l’ha portata quella? Quella ne sa una più del diavolo! E io che la volevo sposare!

3° - SCENA QUINTA

Oreste, Rolanda, Luigia, Rita e Mario poi Agostino

Rolanda            (entrando) Venga, venga, signora Luigia; ecco qua il signor Oreste già pentito e pronto a riconfermarla per altri cento anni.

Oreste                Però, intendiamoci...

Rolanda            Aspetti, aspetti, io non ho ancora finito. Prima di partire devo distribuire i miei regalini... (va ad aprire la valigetta)

Mario                Ma perché ha voluto disturbarsi?

Agostino            (apparendo dal fondo – piano fra sé) Meno male, arrivo in tempo!

Rolanda            (Togliendo dalla valigetta degli astucci e consegnandoli uno alla volta) Questo è per Mario.

Mario                (aprendolo) Un orologio d’oro! È bellissimo, grazie, grazie.

Rolanda            Questo per la sposa.

Rita                   Grazie (apre e poi con un grido) Uh! Una collana di perle!... Una collana di perle!

Rolanda            Qualcosa anche per il fido custode della mia Fanny.

Agostino            (con un inchino) Madame, je suì commò! (poi guardando) Una pipa di schiuma!... Genere troppo fine! (piano fra sé) Domani la vendo al Bargossi!

Rolanda            E poi... e poi avrei voluto lasciare un ricordo anche al signor Oreste e alla signora Luigia, un ricordo duraturo, per un impegno d’onore.

Oreste                Grazie, grazie, sarà per la prossima volta...

Rolanda            Aspetti!... (fruga nella valigetta) Debbo avere qualche cosa che può soddisfare il gusto di tutti e due. (toglie un piccolo astuccio chiuso) Ecco! (dandolo a Oreste) Dia lei questo alla sua... donna.

Oreste                Perché glielo devo dare io?

Rolanda            Perché solo lei può darglielo!

(tutti hanno gli occhi su quell’astuccio – Oreste, al centro del gruppo apre l’astuccio ed ha come una scossa, è commosso, guarda Luigia e guarda in faccia il figlio)

Mario                (vedendo il contenuto dell’astuccio) Daglielo, papà, daglielo perché se lo merita.

Rita                   (vedendo anche lei) Un anello con un solitario! L’anello di fidanzamento!

Luigia                (quasi svenendo mentre Oreste le si avvicina) Io...io... tu..

(Oreste prende la mano sinistra di Luigia e le mette l’anello – Luigia si lascia andare su una sedia, ridendo e piangendo insieme)

Oreste                (commosso, aiutando Luigia a rialzarsi) Allora, Luigina, non me lo dai un bacio? (i due si abbracciano)

Rita                   (rivolta al pubblico) Che vi dicevo io? Quando la pera è matura....

FINE


[1] Nell’originale l’azione si svolge nel 1908.

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