Quando la pera è matura

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QUANDO LA PERA È MATURA

QUANDO LA PERA È MATURA

di AUGUSTO NOVELLI

commedia in tre atti

personaggi:

Oreste                      negoziante di vino

Mario                      suo figlio

La Gigia                  donna di casa

Rita                          fidanzata di Mario

Rolanda                  proprietaria di albergo

Piffero                     garzone di bottega

Burchiello              ragazzo di bottega

La scena si svolge a Firenze nel 1908

                 

Rappresentata per la prima volta al Regio teatro Alfieri di Firenze dalla Compagnia del Cav. Andrea Niccòli nel gennaio del 1912

ATTO PRIMO

La sala, abbastanza ben messa, di una vecchia casa fiorentina. Nel fondo finestra e porta comune. Due porte a destra dell’attore, quella della camera di Mario e quella di un’altra camera per i forestieri. Altre due a sinistra che conducono alla cucina e alla camera di Oreste. Buffet, due tavole, una da pranzo e un’altra più piccola; altri mobili, sedie etc. alle pareti, vari quadri e varie fotografie. Un panno con della biancheria stirata.

Scena prima:

Gigia e Rita

Gigia         (seria con uno straccio in mano, va spolverando attentamente tutto; intanto canterella) Una volta un ciabattino gran signore diventò……

Rita           (seduta con lo scialletto in mano e con un broncio lungo lungo) No, ecco, questa su’ padre un me la dovea fare!

Gigia         Bambina mia, icchè t’ho a dire? Tu ti può’ figurare se anch’io l’ho a noia. Si stava tanto bene soli!

Rita           Ma anche lei, la scusi, se la voleva la gli poteva dir qualche cosa.

Gigia         Eh, gli ho fatto poco muso da quando me ne parlonno! Ma  che potevo dire?….che potevo fare?… se fussi stata qualche cosami sare’ fatta intendere. Ma icchè sono io in questa casa? Io un son altro che l’umilissima serva!

Rita           Sie, la serva! La venga via anche lei con la serva!

Gigia         Dimmelo te icchè sono, dimmelo te icchè posso?….Gliè vero, io son qui che ora si cammia per ‘e vent’anni perché i’ entrai subito dopo che gli morì la moglie, dunque ci vuo’ poco a fare i’ conto; e in tutto questo tempo lo sa Iddio icchè ho fatto per lui e per i’ su’ figliolo; ma lo vedi?…..ora che Mario ‘gliè un giovanotto, e ora che sposandoti i’ ero lì lì per non aver più né seccature né responsabilità, paffute! I’ vecchio ti comincia a ‘nvitare le forestiere, vah! Perché questa l’è diventata una locanda!….Tanto, io lo so; io ni’ mi’ mondo son condannata a nen aer ma’ bene e a servire sino all’urtimo giorno!…(spolverando) Tieni, strofina!…Strofina sin che t’ha fiato!

Rita           Se succede tutto questo gliè corpa sua!

Giga          Corpa mia?

Riya           Sì, perché se ero io, ne’ primi tempi gli parlavo chiaro! “T’un vuoi che ti badi a i’ figliolo?….T’un vuoi che ti tenga la casa come la te la teneva la tu’ moglie?….E allora, fai i’ tu’ dovere”!

Gigia         Io fagli cotesti discorsi?……Ma nemmen pe’ sogno!

Rita           Sie, la venga via….

Gigia         Ah, no, no sai! Grazie a’ Iddio unn’ho ma’ auto di coteste ‘ntenzioni e mi son sempre guardata bene di fagnene i’ cenno.

Rita           Tempo alle cose!……Tempo!……La vedrà se quande sarà solo, se quande unn’avrà più i’ su’ figliolo……..

Gigia         Per me ‘gli ha a fare icchè vole. Io entrai in questa casa pe’ servillo e basta!

Rita           O un lo so?…..

Gigia         Pe’ servillo senza domandagli attro; e sino a oggi credo d’aver fatto tutto i’ mi’ dovere, senza che nessuno possa di’ nulla di conto mio!

Rita           Accidenti, un po’ di più! L’ha sempre fatto e disfatto a su’ modo!…….

Gigia         Eh, cara mia; bastava ch’i’ aessi voluto!

Rita           O un dico bene così?

Gigia         E se a me un m’è piaciuto? O piglia!

Rita           (fra se) Oppure la unn’ha potuto!

Gigia         Si vedrà se quande son veramente vecchia mi butteranno n’ mezzo di strada.

Rita           Ma che strada?………Soltanto io credo che sarebbe bene che la si spicciasse perché gli anni e’ passano per tutti e anche lei la unn’è più tanto giovanina.

Gigia         (arrabbiandosi) oh, io son quella che sono!….E grazie a iddio la pagherebbe una giovane di fare tutte le su cose come fo io!

Rita           Ma chi glie lo nega?

Gigia         E allora?

Rita           Appunto, io dico che a quest’ora, se lei la voleva…….E poi, sa?… per me l’ha a fare come la vole. A che ora l’arriva questa dama?

Gigia         Che vo’ tu che sappia?………Dice la sarà qui in serata co’ i’ direttissimo, poi un so attro. (e strofina i mobili)

Rita           Ma icchè la struscia costì se fra poco ‘gliè buio?

Gigia         I’ eseguisco gli ordini, eh, ti pare?……Se no i’ tu’ futuro suocero mi mangia.

Rita           Sie, la mangia, eccone un’attra.

Gigia         Gliè una settimana che m’empie la testa con quest’arrivo! “ E badiamo qui; e badiamo là. E cerchiamo che sia pulito, e procuriamo che sia tutto all’ordine”. Nemmeno la fusse…..una principessa d’Orleasse!

Rita           (dopo un momento di silenzio) Io…..un lo so; io provo un certo non so che…….Mi par d’aere e pruni addosso…….Ma la mi dica, ma che è proprio una vedova come ci raccontano?

Gigia         Ce lo raccontano, ma poi che si sa?….Io ti posso dire che per la camera ‘gli ha cominciato da fargli rimetter la carta di Francia!

Rita           Ma che è bella, che è b rutta? Che è giovane, vecchia?

Gigia         O se nessuno la conosce, icchè t’ho a dire?

Rita           Eh, ma io un vo’ via; prima d’andare a letto io la vuo’ veder. (posa lo scialle) La si figuri, son venuta via da lavorare apposta.

Gigia         T’un se’ passata da bottega? T’un l’ha visto Mario?

Rita           I’ unn’ho visto nessuno perché un mi son nemmen fermata, ma ora saliranno. Un devan venire a cena?

Gigia         per ora unn’hanno mndato nulla. Che lo so io? Stasera gli hanno l’arrivo della principessa per i’ capo.

Rita           (spaventata) Anche i’ mi’ Mario?

Gigia         Eh, bambina mia, chi li conosce gli uomini?…..Che lo sai te icchè gli hanno ni’ cervello?… tra babbo e figliolo ‘gliè una settimana che un fanno attro che ragionar di questa visita. Io so che anche i’ tu’ Mario pe’ stasera s’è fatto preparare la camicia di la co’i’ petto ricamato e i’ goletto ritto.

Rita           (spaventata) La camicia ricamata?

Gigia         Guarda, la gliè l’ha riportata ora la stiratora perché ‘gli ha vorsuco quella co’ cannoni. Se no unne spara, anche lui.

Rita           (urlando) Ma allora lei la me lo dovea dire!

Gigia         Sentila oh!….Toccava a te a aiutammi! Io ho fatto icchè ho potuto!

Rita           Io lo seppi sortanto giovedì!

Gigia         O io che credeo che la si trattenesse questa intrusa?

Scena seconda: 

Pifero e dette

Pifero        (dalla comune col grembiule pieno di provviste) Eccoci a una delle solite conflagrazioni di’ campo d’Agrante!

Rita           Pifero, la senta!….La senta, piffero!…Che lo sa lei come l’è?

Pifero        Chie?

Rita           Quella che arriva stasera!

Pifero        Ma, la senta, sora Rita; io n’ho sentito mormoreggiare giù in bottega tanto da i’ sor Oreste quanto da i’ su’ rampollo. Però, se dovessi dire di che stirpe la sia sulla mi’ coscienza i’ un potre’ dir nulla. Le son cose delicate, ha ‘nteso? E prima di buttar fori un urtimatumme ‘gliè bene pensacci.

Rita           Ma ch’è giovane o vecchia?

Pifero        Domani quande l’avrò vista gne ne saprò dire.

Rita           grazie tante!…..Già anche lei se la unn’anesse i’ naso così rosso un la chiamerebbero Piffero!…( si siede arrabbiata)

Pifero        Sora Rita, ‘la un dovrebbe esser lei a buttammi sulla faccia un simile epiteto! Gliè vent’anni che io son giù a travasare e sciabordare i’ benefico succo di Bacco  figlio di giove e di Gemelle…

Rita           La n’avea a ber meno così un gli veniva i’ peperone  paonazzo!

Pifero        ‘Gliè vent’anni, perché io entrai ni’ primitivo magazzino di su’ prossimo suocero quande gli stava sulle Casine e quande io ero ancora giovincello, proprio allorquando gli entrò in questa casa l’onesta e non mai abbastanza ‘logiata signora Gigia.

Gigia         Veniche ‘ia, veniche ‘ia, con tutti cotesti discorsi!

Pifero        La mi lasci finere, i’ fo per spiegagnene. Io e la Gigia siamo contemporanei, e lei qui, ambidue s’è dato quella debole ma tenace cooperativa alla fortuna di’ sor Oreste e di su’ figliolo. Dico bene?

Gigia         Icchè v’aete costì ni’ grembiule?

Pifero        (continuando come che la fa di molto lunga) Ecco perché la protuberanza della mi’ estremità superiore, tarvorta l’è rossa e tal’altra paonazza!

Gigia         Che la voleche finire, si o no?

Rita           Quande comincia un la smette più!

Pifero        Eccomi da lei.

Gigia         Icchè vu’ ci avete, la cena?

Pifero        Come si sente la madre adottiva che conosce i’ dovere pe’ la prole altrui. (accennando il grembiule rigonfio) Appena visto i’ grobo: “la cena”!

Gigia         Auhf, che noioso! Ma la un vi si secca la lingua?

Pifero        (cominciando a levar le provviste) La cena, ma una cena non prusurtra!

Gigia         (a Rita) Lo senti?……..Stasera gli scialano!

Pifero        Stesera grande sciabà!

Rita           Eh, ‘gliè naturale, gli hanno la compagnia della vedovella!

Pifero        Una bella pollastra, con l’espressa ordinanza di falla subito a lesso. Segue l’analogia di su’ peperoncino, e in caso di negativa supplisce i sullodato vasetto di vera senapa repente.

Gigia         Ah!…Guarda quante ricercatezze stasera. E poi?

Pifero        Poi, la bistecca fiorentina ni’ relativo filetto, da condissi con l’acciuga disciolta ni’ su’ cappero pizzichino!

Rita           Tutta roba che stuzzica, vah! ‘gliè naturale!

Pifero        Tutta roba che ringalluzzisce e fa vibrare i’ sentimento dell’omo.

Rita           E lei la gne ne còce?!

Gigia         Io piglierei e butterei ugni cosa ni’ muro, figurati!

Pifero        (ridendo e andandosene) Ah, ah, ah! Buonanotte, donnine!…

Rita           (fra se) Brutt’assassino! Ma io un vo’ via, stanotte dormo qui!

Pifero        Oh, ecco i’ primogenito che precede i’ genitore!

Scena terza

Mario e detti

Mario         (vedendo Pifero) O te che se’ sempre qui?

Pifero        Caro so’ Mario, un po’ di pazienza. I’ un son mica venuto nell’aroplano. I’ ho deposto ora i’ genere mangereccio.

Mario         Va’ via, va’ via, c’è i’ babbo che t’aspetta, ‘gli ha a veni’ via anche lui. Quell’attro solo un può mica rimanere.

Pifero        Vo via. Bona notte  a tutti! (esce gridando quasi alle donne) Oggi si vola!

Mario         (togliendosi il grembiule da vinaio avvolto alla cintola, a Rita che è tornata a sedersi da una parte volgendogli le spalle) Bona sera Rita. (poi alla Gigia) Che ha visto?

Gigia         (raccogliendo le provviste) I’ ho visto!

Mario         Dice così i’ babbo che la badi a quella pollastra, che la sia cotta bene.

Rita           Sicuro eh! Ci vuol la coscina tenera, se no gli si sciupa le gengive!

Mario         no, unn’è pe’ codesto, ‘gliè che anche l’arto giorno la ci portò i’ pollo che ‘gli era crudo.

Gigia         Se un vi fo più vu’ ve n’aete a trovare un’artra, così la vi contenta meglio.

Mario         Eccoci con le solite ragionacce! E sai, basta digli qualcosa la risponde sempre così!

Rita           O la unn’ha ragione? Icchè tu t’ha a ‘nteressare te se la pollastra l’è cotta o cruda?

Mario         Tu capirai, si tratta di ricevere una che la sta a Parigi.

Rita           Parigi?

Gigia         Meglio!…..E sai le son bonine! Lo vedesti quande s’andò all’arena nell’urtim’atto della vedova allegra?………(imitando un ballo indiavolato) Là,là, là!…….’Gliè capace che la si metta a ballare i’ can-can pe’ la casa!

Mario         Ma che can-can!…….Si tratta d’una donna perbene……..d’una signora vedova e che la conosce i’ fatto suo. E poi, e se l’avrà cinquant’anni!

Rita           (respirando contenta) Davvero?

Gigia         (andandosene con tutte le provviste e drizzando la testa) Cotesto un qualifica nulla, perché io so…che ce n’è delle discrete anche a cinquant’anni! (entra in cucina)

Mario         (ridendo) Da una parte vu’ mi fate ridere: quella per un conto e te per un attro!

Rita           Ma  che se’ sicuro che la sia di cotesta eta? Bada Mario! Bada!

Mario         (ridendo sempre e andando a staccare un portaritratti) Guarda; che lo vedi questo?…..Questo ‘gliè i’ su’ marito morto. Ma ti par’egli che un omo così possa aer lasciato una moglie giovane? (leggendo) “Arthur Debureau, à son cher amì Oreste Buzzigoli”. E poi da quest’altra parte: “Viva le Chianti”! Perché n’ha guadagnati tanti anche lui, ha’ inteso, co’ i’ vino che gli si spediva noi.

Rita           (guardando la fotografia) Vah, se proprio anche lei l’è della su’ età…..

Mario         Ma naturale, t’ho detto che l’avrà cinquant’anni…..

Rita           O allora perché la va a zonzo?

Mario         Bambina mia, tu capirai……l’è rimasta vedova, e l’ha ceduto i’ gran ristorante indoe noi gli si mandava i’ vino….

Rita           I’ ho capito, via; la si vuol godere quelli che gli ha lasciato i’ marito?

Mario         La fa un viaggetto pe’ l’Italia; e siccome la scrisse da Milano perché gli s’indicasse un albergo discreto, i’ babbo, trattandosi d’una donna sola, vedova d’un omo che ce n’ha fatti guadagnare a corbellino, gli ha usato quella cortesia che si costuma tra vecchi negozianti anche senza bisogno di conoscessi personalmente; ‘gli ha risposto che teneva a su’ disposizione una camera in casa sua.

Rita           E lei l’ha subito accettato?

Mario         Sentimela oh!…..Se te t’ndassi a Parigi t’unn’avresti piacere di trovare i’ listesso?

Rita           Gli sta bene, gli sta bene, ma a me mi pare che tu’ padre poteva farne anche a meno. Bastava che gli fermasse una camera in qualche locanda, ‘gli aveva bell’e fatto i’ su’ dovere, perché i’ un capisco; unn’è ma’ stato galante a questo modo…..’Gliè sempre stato un orso!

Mario         Questa vorta si vede che ci ha i’ su’ scopo……..Eh, un dubitare; i’ mi’ vecchio un le fa mai le cose a caso. Se regala uno la fa pe’ vedere di pigliar cento.

Rita           E per questo, dico!

Mario         Oh, senti, che la vo’ saper tutta?

Rita           Mi pare d’aere aspettato abbastanza!

Mario         Pare che questa vedova, dopo aver ceduto i’ su’ ristorante e aecci fatto un be’ guadagno, ora la stia pe’ riaprinne un attro più importante su’ i’ Bulevarde des italienne. Tu capirai, mi’ padre e’ cerca di cattivassela per riattaccare l’esportazione di’ Chianti che si fa noi in bottega!

Rita           Allora, se l’ha ‘ntenzione di riaprire i’ ristorante la un pol’essere così vecchia come tu dici!…..L’è sempre abile a i’ lavoro!

Mario         E te pigliala come tu vòi! (va a prendere la roba stirata)

Rita           (urlando) No, no, a me la un mi si racconta e io un vo’ via sinchè…..(ma vedendo entrare Oreste tace subito impaurita e si trae nel fondo) Uh!…..Maria Santa!….

Scena quarta

Oreste e detti

Oreste        (anche lui da vinaio, brusco brusco, vedendo il figlio e levando subito l’orologio) Dico, t’ha a star dell’altro se tu vuo far bene!…..Quella l’arriva, la un trova nessuno e così ci si fa una bella figura, vah!

Mario         (con la roba in braccio) La guardi, babbo; i’ vo’ a vestimmi. (e entra nella propria camera)

Oreste        O qui, un s’accende il lume ancora? (urlando) Ohe, un c’è nessuno?

Rita           L’aspetti, l’accendo io! (ed  eseguisce)

Oreste        Che ci se’ anche te?

Rita           Già, son qui per…….

Oreste        Lascialo stare, lascialo stare, stasera! Stasera ‘gli ha da fare!

Rita           Uhm!………Io un gne’ ne tocco mica.

Oreste        Sarà bene! ……….V’aete tanto tempo pe’  fare all’amore…..Ora ‘gna che s’occupi de’ su’ affari, perché un son sortanto mia, sono anche sua!

Rita           Eh, lo credo, lo credo! (e accesa la lampada la depone sulla tavola)

Oreste        (si è tolto di tasca due saggi di vino e li ha messi sulla tavola) Anche sull’uscio di casa e m’ha aspettano pe’ dammi e’ saggi!……….Tanto ‘gliè inutile, i’ un lo voglio, i’ unn’ho di bisogno. Che si può far più i’ nostro ‘nteresse co’ prezzi che corre?……E la gente la un la vuol capire……..e la crede che gli si rubi. Acqua gli hanno a bere! (durante questo monologo si è liberato della giacca e del cappello ed è andato a scegliere due bicchieri puliti. Ora viene a sedersi alla tavola)

Rita           (fra se) Gli ha sempre e’ fiaschettini, un gli si può mai ragionar di nulla!

Oreste        (mesce un goccio di vino e con quello sciacqua il primo bicchiere e lo getta via, poi versa ancora guardando, col tenere alto il fiaschetto, il cosiddetto “color della mescita”. Appena osservato, senza ancora assaggiarlo, esclama subito) Lo diceo io?…..a vedello presenta un be’ rubino, e poi a mescilo e’ butta subito fori i’ mattoncino!

Rita           (che sta attenta) La scusi: i’ mattoncino sarebbe?

Oreste        Sarebbe che ni’ fiasco ‘gli ha un colore bello; tu lo versi e ti cambia, ti piglia i’ mattone!

Rita           Ah!, ecco!………….Eh, se la un se ne intende lei……..

Oreste        ‘Gliè quarant’anni!………..(lo assaggia, sul palato, senza buttarlo giù, facendolo gorgogliare sulla lingua e risputando subito a schizzo) Vah, lo dicevo? Gli ha i’ raschione che porta via la gola!…… va’ ‘ia, va’ ‘ia!……(e allontana subito il fiaschetto e bicchiere)

Rita           (fra se) Bell’e servito!

Oreste        Sentiamo quest’artro, tanto pe’ contentallo. ( e ripete il giuoco con l’altro bicchiere e l’altro fiaschetto, lo mesce)

Rita           (osservando il colore della mescita) Cotesto, andiamo ‘gliè bello! La un vede che colore anche a mescilo?

Oreste        (non risponde; assaggia e sputa, poi pensa. Lo scuote e lo riassaggia sempre pensando gravemente)

Rita           (osservandolo e fra se) Guarda come pensa! E par la statua di Dante che c’è sotto gli Uffizi, quella co’ i’ dito ritto!

Oreste        Sì, questo un c’è male. ‘Gliè stato un po’ troppo su’ i’ governo e per questo ‘gli ha preso un poco i’ marcino; però gliè bòno. Si sentirà i’ prezzo! ( si alza per riporre i due fiaschetti e riprendendo il primo osserva) Se vole io son pronto a pigliare anche quell’altro, perché con un bicchiere su quattro di mosto meridionale e tre d’acqua, ‘gliè icchè mi ci vole pe’ la fornitura dell’ospedale!

Rita           (fra se) E così mettan da parte le migliaia di lire!

Oreste        Porta in cucina que’ du’ bicchieri perché stasera ‘gna star puliti.

Rita           (fra se) La gli sta proprio su’ i’ core! (ed eseguisce poi torna)

Oreste        O quest’attro icchè fa?………..Quante ci mette? (e guarda l’orologio)

Rita           (rientrando con un cencio e strofinando dove sono stati i bicchieri) Stasera ugni cosa lustro! (e ripone il canovaccio)

Oreste        (tornando a guardare l’orologio) Guarda icchè fa quell’altro, e digli che si sbrighi!…..Lui la vuol fa’ restare sotto la stazione senza trovar nessuno! Lui la vuo’ fare sperdere!

Rita           Ma che gli pare che una parigina la si sperda?…..Se l’ha l’indirizzo ci vuo’ tanto poco; la piglia un fiacchere……

Oreste        Noe, noe! E ci ha esser lei, perché credo che la un parli attro che i’ francese, e siccome i’ ho speso pe’ fagnene ‘nsegnare, giacchè c’è questa combinazione, i’ voglio che l’adopri!

Rita           (alla porta della camera di Mario) Dice che tu ti sbrighi!…..Unne ‘mporta che tu ti lisci tanto!

Mario         (di dentro) Eccomi subito!

Oreste        Anche quella…….Un ci voleva andare da i’ maestro…….Ma ‘gli ebbe certe cignate! “icchè n’ho a fare, icchè n’ho a fare di’ francese?…” Lo ‘edi se ‘gliè venuto i’ giorno che gli fa comodo?

Rita           Sicchè, pe’ tutt’i’ tempo che questa signora la si tratterrà, l’ha proprio intenzione di mettignene accanto?

Oreste        O che posso occuparmene io?……. la sarà grassa se potrò digli: “bongiur, madam, comme vu’ portè la vottre santè”……. Ma poi, se un ci fusse lui sar’ perso prima di vedella arrivare.

Rita           Eh, già, lui e’ sa anche la su’ lingua……… E cos’, se poi, fra di loro si diranno quarcosa……….noi un s’intenderà nulla!

Oreste        Ci si farà fare la traduzione!

Rita           Già!………..E loro son co…….. a diccelo…………(e piange)

Oreste        E tu piangi pe’ questo?

Rita           Sicuro, vah, che gli paian di belle cose?

Oreste        Va’ ia, grullaccia!………..O se l’è una donna che la un pol’aer meno di sessant’anni!

Rita           Speriamo bene!

Oreste        Ma guarda icchè la va a pensare!…..

Scena quinta

Mario e detti

Mario         Oh, allora, io posso ire!

Oreste        Vien qua, fatti ‘edere…….

Mario         Meglio che co’ i’ vestito nero i’ un saprei.

Oreste        Perché lassù, ha’ inteso, vinai, calzolai, vanno tutti con la tuba.

Rita           La gne n’avea a comprare, così ‘gli era più bellino!

Mario         Già; e io passo di Borgo la Noce con lo staio!

Oreste        Un c’è male, via; pe’ icche fa la piazza mi pare che come tipo nostrale poss’andare. Icchè tu ne dici?

Rita           A me la lo domanda?

Oreste        Se t’un te ne ‘ntendi te………

Rita           A ma mi pare che cominci a ‘ere un po’ di buzzo!

Mario         Buzzo?…….

Oreste        O stringiteli e’ pantaloni!………Che vuo’ la cigna?

Mario         La lasci star la cigna!…….Che dà retta a lei?

Rita           Eh, caro mio, alle parigine gli piaccian secchi e lunghi!

Mario         O io che son piccino?

Oreste        Lasciala perdere, lasciala perdere! La lo fa apposta. La crede che tu vada a ricevere chi lo sa chie.

Mario         O un lo so, ‘gliè tre giorni che la mi fa una testa come un pallone. La un la mandi via perché i’ ho piacere che la la vegga, se no stanotte la un dorme, ved’ella!

Rita           (fra se) Eh, lo credo!…….E nemmeno mi smovo!

Oreste        Da’ retta a me, t’ho detto. Dunque riepiloghiamo. Tu ha’ capito: statura media, spolverina noisette…..

Mario         Noisette; si scrive noisette ma si dice noisette. Oi fa oa, me ne ricordo!

Oreste        Lo ‘edi se ti fa comodo?………..Lo ‘edi?……..Eh, questa cigna!……Bisognerebbe che tu la baciassi.

Rita           (fra se) Be’ profitto studiare i’ francese pe’ far di questi lavorini!

Oreste        Dunque. Statura media, sploverina noisette……noisette…….

Mario         E mazzo di garofani in mano! Un c’è da sbagliare.

Oreste        Facciamo una cosa, rileggiamo la lettera. (e la toglie di tasca)

Mario         Ma se la so a mente.

Oreste        Noe, noe, ‘gliè meglio esse’ sicuri(scorrendo) “ringrazio eccetera”. Ah, eccolo qua. (legge) “Siccome non ho il piacere di conoscervi, così scenderò da un compartimento signore sole nella mia stura media, indossando una poverina noisette e tenendo in mano un mazzo di garofani”.

Rita           (che ha ascoltato, contenta) Ma allora la conosce anche l’italiano!

Oreste        Questo un si sa. un si sa se la se l’è fatta scrivere o se la l’ha scritta lei. I’ nostro dovere ‘gliè di fargli sentire che siamo in grado di ricevilla anche nella nostra lingua.

Rita           Ma tocca a lei perla’ come noi!……….La viene in casa nostra!

Oreste        Cotesta l’è una ragione che i’ forestiero che viene in Italia un l’ha ma’ vorsuta capire!

Rita           Corpa nostra! ……….Eh, ma gli stuto gli orecchi io! (a Mario) Oh, dammi retta. Siccome la po’ parlar come noi, di fronte a me t’unne strambottoli, sai! Io voglio ‘ntendere e capire tutto quello che vu’ vi dite, bocia!

Mario         I’ vo via, babbo!

Oreste        Vai, vai. E quattrini te gli ho dati, unn’è vero?…….Paga ugni cosa!………..Paga i’ facchino, paga i’ bagaglio, paga icchè c’è da pagare, un ci facciamo scorgere. Teniamo arto i’ nome de’ Buzzigoli!

Mario         La stia tranquillo, babbo! (esce)

Oreste        (sulla porta) Piglia una carrozza chiusa……….

Rita           O perché la un gli dice che tiri giù anche le tendine?

Oreste        Va’ ‘ia, ‘mbecillona!……Ma che ti pare, se io un sapessi e se io un fussi sicuro, che mandassi i’ mi’ figliolo a ‘mbarcassi…………pe’ icchè tu credi te?……… O che credi che mi sia bevuto i’ cervello?…….. I’ un l’ho ma’ perso io, figurati se lo voglio fa’ perdere a i’ figliolo. E poi ora tu la vedrai da te, tu restera’ persuasa…….Guarda piuttosto se tu apparecchi e fatti dar la tovaglia pulita. Io vo a mutammi i’ goletto perché, esportatore va bene, ma con le mani linde! (entra nella propria camera)

Rita           (andando al buffet e cercando) Sarà come e’ dicano, sarà come mi raccontano, ma sin tanto che un l’ho vista io un son tranquilla!……….(poi chiamando) Gigia, indoe l’è la tovaglia pulita?………..oh Gigia!…………

Scena sesta

Gigia, Rita poi Oreste

Gigia         (entra rasciugandosi il sudore e gettando stizzita il soffietto col quale ha soffiato sul fuoco) Accident’a lei e a chi ce la porta!…….’Gliè du’ ore che soffio pe’ quella pollastra, ma la bolle la bolle e l’è sempre dura come un’accidente.

Rita           Che si confonde?………Se la unn’ha le ganasce bone l’ha ire a fassela cocere a Parigi. Indoe l’è la tovaglia pulita?

Gigia         (andandola a prendere) A lei la tovaglia!

Rita           (apparecchiando) Bisognerà mettere e’ piatti di’ Ginori co’ i’ rigolino dorato, eh?

Gigia         Naturale,ti pare?……………..(prendendole) Tieni, ti vo’ dare anche le posate di Cristopele!

Rita           Così l’abbaglia!

Gigia         L’accecasse davvero, ma con tutt’e due gli occhi però!

Rita           Che devo apparecchiare anche per lei?

Gigia         Votta, o io chi sono?

Rita           No, credevo, sa……

Gigia         T’ha’ a mettere cinque coperti, così un si sbaglia!

Rita           Trattenemmi a mangiare io, con quella accanto?…..Mi metterebbe fogo. No, no, apparecchio per loro quattro e basta! (eseguisce)

Gigia         Tieni! Anche e’ calici di Buemia! L’ha ‘ere ugni cosa fine!

Rita           I’ vecchio vorrà i’ solito bicchierone, la lo sa; se no un beve.

Gigia         E allora, ecco i’ bigonciolo pe’ i’ vecchio!…Gli affogasse!……….Ma con tutta la testa dentro!

Rita           (prendendo il bicchiere) Indoe si mette?

Gigia         (adesso prendendo lei il bicchiere) Uhm!…..Qui io, in capo tavola lui, di faccia a me i’ tu’ Mario, e accanto si metterà la forestiera.

Rita           Noe, noe, la metta la forestiera accanto a i’ vecchio sara meglio!……..(e sposta il bicchiere)

Gigia         Scusa, ma se la parla in francese i’ vecchio un la intende! (e risposta il bicchiere)

Rita           (risposandolo un’altra volta) O la lo lasci sta’ qui!

Gigia         Ma icchè tu ha’ paura?

Rita           Io lo dirò a lei, vah! (fra se) la me lo vuol mettere accanto alla francese. Un ci mancherebbe attro: fosse Iddio tenesse i piedi a i’ posto! Ma se unne sta ma’ fermo!

Oreste        (entra portando un vaso da fiori. Si è cambiato il solino e si è messo una giacca meno logora ma sempre modesta. Porgendo il vaso a Gigia) Teneche, sciacquachelo e mettecheci un po’ d’acqua. (poi prendendo di tasca dei soldi e dandoli a Rita) E te fammi un piacere. Sento che gli piace e fiori…………..arriva qui in piazza dell’Olio, da Pordino i’ fioraio, e fatti fare un be’ bucchè!……Ma che sia di roba fine, un mi metta de’ petonciani.

Gigia         (fra se) Anche e’ fiori sulla tavola!……….V’è egli attro? (entra in cucina col vassoio, poi torna)

Rita           Ma a quest’ora Pordino sarà chiuso!

Oreste        E te va’ da  i’ Cianchi in via de’ Panzani! Sta’ a vedi, in una città come Firenze un si troverà du’ fiori anche se gliè di sera!

Rita           I’ vo’, i’ vo’……….(mettendosi lo scialletto) Però, la badi, i’ Cianchi di via de’ Panzani unn’ha che roba scerta, gliè caro assettato.

Oreste        Te dagli icchè gli ha ‘ere un ci pensare! Basta che tu porti i’ mazzo!

Rita           (andandosene fra se) Gliè lo porterei, ma di pugnitopi! (esce)

Gigia         (entrando con il vaso) Ecco messo l’acqua!

Oreste        Qua a me! (e accomoda il vaso proprio al centro della tavola)

Gigia         (sedendo, musona musona) Alla Madonna un gli si mettano mai e’ fiori!

Oreste        Che c’entr’gli la Madonna?

Gigia         Eh, no; io dico così perché un c’è na’ stato questo pericolo.

Oreste        Ma sentila bellina! Come se la Madonna la m’ordinasse i’ vino!

Gigia         Speriamo che sia per i’ vino, i’ un dico attro. Io so che in vent’anni che sono in questa casa unn’è ma’ entrato nessuno a buttare all’aria ogni cosa a questo modo!

Oreste        E se un son entrati ‘gli entran’ora, icchè ve n’ha a ‘nterssare a voi?………..Si sa, icchè unn’è successo in vent’anni succede in un giorno.

Gigia         (a mezzavoce) Eh, già; e questa l’è la ricompensa!

Oreste        (dopo aver ricontato mentalmente i coperti) O che si trattiene a cena anche la Rita?

Gigia         La Rita la mangia a casa sua, la unn’ha di bisogno…….

Oreste        (dopo aver pensato, grattandosi la testa, con un po’ di dolore per quello ch’egli crede di dover fare) Bah, allora………bisogna che voi, questa volta v’abbiate pazienza. (e toglie un coperto)

Gigia         (alzandosi, senza fiato) Come?

Oreste        Senti, Gigia, con te un fo’ comprimenti, tanto l’è la listessa. Pe’ questi po’ di giorni……bisogna che tu mangi in cucina.

Gigia         Dopo vent’anni te……..lei?

Oreste        Che te l’ha’ a male?

Gigia         (col singhiozzo alla gola) Eh, no, no…! Un m’ho a male di nulla io! (e volto il capo si rasciuga gli occhi con la cocca del grembiule)

Oreste        (accostandosi un po’ turbato) Ohe!……

Gigia         Icchè la vole?

Oreste        O che laori son questi?

Gigia         Nulla, icchè ‘gli ha essere?

Oreste        E allora?……Che t’ho……..che v’ho ammazzato a dire che pe’ questi po’ di giorni bisogna che vu’ mangiate in cucina?

Gigia         No……….la un m’ha ammazzato; tutt’artro………..Ma se………siccome questa l’è la prima volta dopo tanto tempo che la mi dice a questo modo………Quando i’ entrai in questa casa mi misi subito a sedere in qui posto. (accenna alla tavola) la fu lei da sé che me lo disse, intendiamoci. “Ecco, la fece, la mi’ poera moglie la un c’è più. Basta che vu’ vogliate bene alla mi’ creatura io vi tratterò come se vu’ fossi……una mi’ sorella…. E difatti presi Mario, me lo misi accanto ni’ seggiolino e cominciai a fagli e’ bocconcini. Lei la mi guardava colle lacrime negli occhi!…. Ma ora che gliè un giovinotto, ora che taglia i’ pane da sé, la mi manda in cucina………La ringrazio tanto! (si asciuga gli occhi)

Oreste        (imbarazzato e sempre un po’ turbato) V’aete ragione……i’ un dico di no; ma un c’è bisogno di far tanti discorsi……..I’ motivo vu’ lo dovresti capire da voi.

Gigia         Ah, lo capisco, lo capisco!

Oreste        V’un siete mica più una bambina.

Gigia         Eh, no purtroppo!

Oreste        Ora v’avete cinquant’anni….

Gigia         (subito) La gli ha anche quella che arriva!

Oreste        Gli sta bene, unn’è guasto nulla; ma siccome vu siete sempre stata una donna ragionevole…

Gigia         Già; e per questo………..

Oreste        E per questo ‘gna adattasi alle circostanze.

Gigia         Perché io lo fare’ scomparire, unn’è vero?

Oreste        E un son io che scomparirei, mondo……..viperino! Che figura vi fare’ fare se tenendovi a tavola con me fussi costretto a dire: ecco, questa l’è……..la mi’ serva!

Gigia         Perché io per lei un sono stata artro che la serva!

Oreste        O che posso dire icchè vu’ sieche stata?…..Dichemelo voi come posso fare, insgnachemela voi la maniera per nun favvi fare i’ viso rosso!

Gigia         Dunque lei la lo fa per me, eh?…La scusa la unn’è mica malvagia.

Oreste        Scusa? ……..vu la chiamache scusa quella che un omo cerca pe’ nun esser costretto a umiliarvi?

Gigia         Accidenti, un m’umilia, oh! E mi manda a mangiare su’ i’ camino!

Oreste        C’è la tavolina co’ i’ marmo novo novo!

Gigia         Già, come da’ i’ Paoli!…..La tavolina di marmo, i’ tovagliolino dinanzi e i’ puzzo della bistecca ni’ naso!

Oreste        O che si sta male da i’ Paoli?

Gigia         Si sta bene, si sta bene, lo so. Già lei l’è i’ padrone, io un posso ripetere. Sortanto dico: c’è stato tanti su’ amici a mangiare e bere in questa casa ma questa l’è la prima vorta che la mi tratta a questo modo!

Oreste        Perché quelli son di nostro ceto, perché quelli un ci guardano a certe cose, mentre questa…

Gigia         Eh, già, questa l’è una linfa che scende dall’Olimpo!

Oreste        (urlando) La sarà icchè vu volete, ma avendola invitata in casa mia, i’ mi’ dovere gliè quello di non falla sentire a disagio!……..E finiamola!

Gigia         La starà comoda, la starà comoda: la starà anche troppo comoda.

Oreste        Io voglio che la s’accorga subito che l’ha da fare con una ditta seria e rispettabile, perché i’ mi’ scopo gliè di veder di riattaccare le nostre relazioni commerciali!…E finiamola!

Gigia         (va a riporre il proprio coperto che Oreste aveva tolto e lasciato sul buffet)

Oreste        (dopo un momento) Tante storie per due o tre giorni!….

Gigia         (per entrare in cucina) A proposito: l’avverto che quella pollastra l’è una gallina vecchia.

Oreste        Vecchia?……..come vecchia?

Gigia         Pe’ i’ brodo i’ un dirò, ma se gl’intendano di trovalla morbida e’ saranno dolori.

Oreste        Tienila a i’ foco, vah!

Gigia         I’ ho acceso anche du’ fornelli pe’ contentallo; ma più che soffio e più che la rinciprignisce!

Oreste        O, mondo!….

Gigia         (fra se) Eh, pol’essere, ma la coscina tenera t’un gne ne dai, via!

Oreste        (ascoltando) Ecco una carrozza! (grande scampanellata) L’è lei! (e si accomoda la cravatta)

Gigia         (piglia il soffietto e va per fuggire)

Oreste        (fermandola) Ohe!……Indoe tu vai?

Gigia         I’ vo’ in cucina, indoe ho ire?

Oreste        Gigia, falla finita, falla finita; se no con uno scapaccione…….

Gigia         Ma la un vede come sto?

Oreste        Un vor dire, va’ a’ aprire!

Gigia         I’ ho da còcere la bistecca.

Oreste        Unne ‘mporta! Fa i’ tu’ dovere!

Gigia         I’ vo’, i’ vo’……….Dopo vent’anni che sono in questa casa mi son ritrovata a far la serva! (esce)

Oreste        Ehn, ehn!……..(tossisce, si accomoda, non sa come mettersi, poi toglie un giornale, lo spiega e si prepara a farsi trovare così, intento alla lettura, leggendo) “La Francia a i’ Marocco!…” (volge la testa per vedere se arriva e ripete) “La Francia a i’ Marocco!”

Scena settima

Mario e detti

Mario         (entra affannato, carico di oggetti da viaggio e con una cagnolina in braccio) Babbo!………..Oh!…………Babbo!

Oreste        (alzandosi di scatto) Ohe!

Mario         La mi dia una mano! (depositandogli subito la cagnolina tra le braccia) La tenga!….(e poi depone le altre robe)

Oreste        (guardando stupito il cane) O lei?

Mario         La sale!……..Ma gliè meglio falla entrare da quest’artra porta, così la si trova subito ni’ salotto bòno.

Oreste        Tu ha’ ragione!……..Tu ha’ ragione!

Mario         I’ vo a aprigli!…….(esce dalla destra)

Oreste        Pena poco!……(poi girando imbarazzato con la canina in braccio) Un ci aveo pensato. Se no gli tocca a attraversare quell’andito buio, mentre di là gliè più……come il fò! (guardando la cagnolina infioccata) O questa?….(poi alzandola e parlandole) Bonsuar, medemmaselle!…..Comme vu’ portè la vottrè santè?……Vus’ette infioccata eh?……Tre julì, tre julì. Ma io l’ho detto che se voglio mi fa ‘ntendere.

Gigia         (entrando dalla camera della forestiera, trasformata, tutta contenta; di dentro) La faccia, la faccia, signora. La faccia pure i’ su’ comodo! (entra, è tutta sorridente) Gliè meglio, vah, che la sia passata da questa parte, armeno la messo subito e’ piedi su i’ tappeto.

Oreste        (soddisfatto) L’ha vista?………….Se’ soddisfatta?……

Gigia         Sì, sì, l’ha ragione.

Mario         (affacciandosi sulla porta del salotto) Babbo, o babbo!…La venga via, armeno la si presenti. (rientra)

Oreste        Eccomi!…(alla Gigia). Mi raccomando; un ci facciamo scorgere! (e messa la cagnetta nelle mani di lei segue il figlio accomodandosi sempre la cravatta)

Gigia         La un dubiti!………..La un dubiti!………….(e gira con la cagna in braccio). Ma questa icchè ne fo?

Rita           (entrando trafelata dalla comune con un mazzo di fiori incartato che lascia subito sopra una sedia nel fondo) Che c’è?………Ch’è arrivata?

Gigia         (sorridente) Sì, sì, l’è arrivata::::::::L’è di là che si leva la sporverina.

Rita           Come l’è?………Come l’è?…….Che è come dicano?……..Ch’è una donna attempata?………….

Gigia         Ah, no, grazie a i’ cielo; l’è giovane, l’è di molto giovane e io posso esser sicura, via, perché unn’è possibile che un vecchio………….O se la potrebbe essere su’ figliola!……Dunque posso star tranquilla.

Rita           Lei!………Ma io?……..Io? la me lo dica? (e cade a sedere sul mazzo)

Gigia         Ma icchè tu ha’ paura, grullina?

Oreste        (rientrando) Oh, dice così che alla canina ‘gna dagli subito un po’ di latte!

Gigia         Ci penso io, ci penso io, la un dubiti!

Rita           (dandogli il mazzo) Ecco e’ fiori!……Gli ha vorsuto du’ lire intere!

Oreste        (guardandoli) Du’ lire?!……….O se son tutti spampanati!

Mario         (entrando) Antré, antré madam, s’il vu plé!….

Gigia         Antré ! Antré, madam !

Oreste

Rita           Eh, ma ci ho a essere anch’io se vu’ siche in tre ! Intanto comincio a capire!

Fine primo atto

ATTO SECONDO

La stessa scena del primo atto. La tavola è già apparecchiata per il pranzo

Scena prima

Gigia e Rita

Gigia         (dopo aver ripulito un paio di scarpette che ha messo sul buffet ora ha steso degli abiti da signora, sottane di seta, camicette, e va spolverandoli seria seria mentre Rita parla)

Rita           (vestita da passeggio, con cappello, l’ombrellino e i guanti, seduta, parla tutta felice ridendo) Quande ci penso i’ un posso fare a meno di ridere. Davvero, icchè vor dire a mettersi pe’ la testa una cosa. Ecco, ma la mi dica; se fusse venuto qualcuno a dirci che la signora Rolanda la sarebbe stata quello che l’è, che ci avrebbe creduto lei?

Gigia         Eh, no,………….i’ un ci avre’ creduto! (ma sembra voglia dire tutto il contrario)

Rita           Se ne ricorda quanti castelli e quante supposizioni si faceva otto giorni fa?….Io m’ero vista quasi persa, e invece ora……..

Gigia         T’unn’ha un’amica più amica della forestiera. Lo vedi che differenza?

Rita           Però, bisogna esse’ giusti; l’è una signora dimorto perbene, andiamo. Giovane, bellina e perbene. La un vede come ‘è piana d’attenzioni pe’ tutti? A me la m’ha di già comprato prima i’ ventaglio e poi la borsa……….Lì c’è un bel regalo per quande sono sposa via; me ne son bell’e avvista!…….C’è un ber braccialetto, mi par di vedello!

Gigia         Si capisce; gli è ni’ su’ interesse entra’ nelle simpatie de’ figlioli. Si fa così quande si vo’ raggiungere uno scopo.

Rita           (dopo averla guardata come per chiedersi: ma cos’ha?) Eh, la un dubiti!…. Prima d’andar via, la vedrà; chi sa che bella mancia la gli snocciola anche a lei!

Gigia         A me un me ne ‘mporta proprio nulla!

Rita           Ma io un capisco perché la l’abbia tanto a noia. Se la fusse stata quello che si credeva, vah! Se la fusse stata una parigina davvero….

Gigia         Ma l’è italiana, e l’italiane le si sentano!

Rita           Acciderba se la si sente!

Gigia         Nata a Lucca e andata via bambina, unn’è vero?

Rita           La unn’è mica la prima che va via poera e torna ricca.

Gigia         Eh, lo credo, lo credo….

Rita           E’ licchesi, appena gli smovan le gambe, gli scappan subito.

Gigia         Segno che un possano sta’ fermi!

Rita           E da una parte, la senta, e’ fanno anche bene. Lo vede questa?….L’andò via, si può dire, che la unn’aveva scarpe in piedi, la un si vergogna a dillo, la cel’ha raccontato da sé.la va via e si ferma a Marsiglia, come cameriera in casa di signori. La ci sta tre anni e la impara a menadito i’ francese e l’inglese. Di lì la trova un posto di governante a Parigi. Un giorno, icchè gli è icchè unn’è, la va a pagar per e’ su’ padroni un conto di vino di’ Chianti. I’ proprietario la vede, la trova simpatica, modesta, con una bella figurina e gli domanda subito se l’andrebbe volentieri a stare alla cassa. Lei l’acconsente, cotest’omo, che gli ha i’ doppio d’età, se ne innamora, te la sposa, e dopo cinqu’anni ti more lasciandola erede d’una bella cifra. Indoe la vol trovare più fortuna di questa? Se la fusse restata ferma la un gli capitava mica!

Gigia         Eh, purtroppo!….L’aessi fatto anch’io quando i’ mi’ fratello mi volea porta’ con sé!

Rita           La senta, veh; quando una la riman sola, piuttosto che vivere a carico degli estranei, la meglio gliè piglia’ su e ‘mbarcassi…Via! Indoe si va si va, o la va o la si stronca. Basta esse’ furbe.

Gigia         Tu creddi, eh?….Eh, cara mia; tante vorte un basta!…E’ un basta! Si crede di fa’ bene e invece si fa peggio… Si crede d’aver messo i’ piede a i’ sicuro, e invece….Siam donne; si pensa di potere, ma poi ci rigiran come e’ vogliano. Quando ci pare d’essere a cavallo, basta che capiti un’occasione, basta che capiti un nulla; tu t’accorgi subito d’esse’ sempre giù, pe, la terra…….(si rasciuga furtivamente una lacrima e poi) L’è quistion di fortuna, bambina mia; a questo mondo un c’è attro. Chi nasce bene e chi nasce male….bah un ci pensiamo! (e seguita a spazzolare).

Rita           (comprendendo d’averla afflitta ricordandole il suo passato) La venga via, icchè la si confonde?…Anche lei la unn’ha mica nulla da rammaricarsi…O la unne sta bene?

Gigia         Aho!…….. Dopo aver fatto tutto quello che ho fatta i’ ho finito co’ i’ ritrovammi a esser messa a mangiare in cucina!

Rita           Costì i’ sor Oreste gli ha fatto male; ma la lasci fare a me, ci penso io!

Gigia         No, no, un ti confondere, un ti confondere, lascialo pur fare………..Oramai, un gli è piaciuto cos’?…E così sia.

Rita           Già, la corpa l’è anche di’ so’ Mario, ha ‘nteso, perché se ne dovrebbe ricordare di quanto lei la s’è sacrificata per lui. Ma stasera gli stuto gli orecchi.

Gigia         T’ho detto di non te n’occupare, dunque, fammi questa carità.

Rita           Come la vole; però la senta; gne ne dico fin d’ora, i’ giorno di’ mi’ sposalizio lei l’ha esser la prima di tutti! In capo tavola l’ha a stare!

Gigia         (scoppiando in lacrime) Grazie, Rita!….Perché me lo merito, sai; credi me lo merito!

Rita           Su, su; ohe, o icchè la fa?….Se non piango anch’io, e allora?….La un vede mi son data la cipria per accompagnarla alla messa?….Glie lo ripeto; gli ripeto quello che gli ho detto tante volte: tempo alle cose…..chi va piano va sano ….

Gogia        E va lontano, unn’è vero?….Alla grazia; io ho camminato perché gli vent’anni che vo’nnanzi a questo modo….

Rita           Zitta!………E picchiano. (va ad aprire e torna)

Gigia         (rasciugandosi gli occhi) Eh, va!…….Sì; credevo d’essere stata furba anch’io, ma me n’accorgo oggi!….Troppo tardi, purtroppo..

Scena seconda

Rita, Pifero e detta

Rita           (rientrando) Gli è Pifero. (poi guardando la camera a destra) O stamani icchè la fa?…..Se s’ha andare alla messa dell’undici……

Pifero        (entrando) Bon giorno a tutti. Eccoci alla solita corvé dell’umile garzone costretto a servire anche i’ forestiero. (cercando sotto i’ mobili) In do’ ella?…(poi chiamando col fischio) Pss!…Allons, petite fanny, vien fora!

Gigia         Sie, l’è costì, la cagna!

Pifero        Che glie l’hanno accalappiata?…Gli è facile perché se la un si fa fare i’ foglio classificante la temporanea permanenza, glie l’acciuffano.

Gigia         No, no, un glie l’hanno presa. L’è in camera cn lei, a rotolassi sulle coperte di’ letto!

Rita           O che tiene la cagna in camera?……Ah, questo un mi piace.

Pifero        Ora, sa, a una vedovella può essere ammissibile…..La notte un si sa mai; qualche rumore, e’ ladri…E poi, a Parigi, tutte…

Gigia         (ironica) Ma lei l’è di Lucca!

Piffero       Icchè vor dire?……L’uso parigino gli è così confacente alla natura umana che s’appiccica subito. Se l’andase lassù anche lei….

Rita           Io?…No, no, un me ne cibo!

Pifero        (dopo aver dato un’altra guardata) E allora come si fa?…Perché oggi, intendiamoci, gli è festa; a mezzogiorno gl’incomincia i’ sacrosanto riposo sancito anche per noi dell’integerrimo legislatore; io stasera un posso mica tornare.

Gigia         A me vu lo dite?….La ci penserà da sé.

Pifero        Ma che si trattiene ancora dimorto?….La un l’ha viste ancora le bellezze di Frora regina dell’Arno?

Rita           Gli è questione d’artri due o tre giorni, poi la va via la va via.

Pifero        Sarà bene!….Perché questo muoversi quotidianamente dalle proprie consute mansioni per venir qui all’undici e alle sette la sera, pigliare i’ piccolo animale e portallo……come posso dire?……a fer le son besuen all’angolo di’ muro cittadino, questo laoro e’ mi va poco giù! ………….. Toccherebbe alla Gigia……..

Gigia         (scattando) Anche!……..Perché v’un mi maniache anche fora co’ i’ canino a fagli fare……..!

Piffero       Dovere!…….Eh, cara Gigia, a i’ dovere nessuno può rifiutassi.

Gigia         (arrabbiandosi) Dovere?…….Un accidente che pigli a voi e a lei!

Rita           Ssst!…….Oh, ma icchè l’urla, la può sentire!

Gigia         Senti roba ch’è quella, oh!….I’ sto dalla mattina alla sera in cucina; gli lustro anche tre paia di scarpini a i’ giorno; gli levo le pillacchere da tutte le sottane….Icchè ho a fare di più?…Per non aver tempo a riparare a ogni cosa bisogna persino che apparecchi per i’ desinare du’ ore prima!…Ma un son contenti, un son contenti!…

Rita           O la si carmi!

Gigia         O per chi m’hanno preso?…Ce n’è pochi viene anche lui!

Pifero        Carma e capo freddo. Capisco l’animo esulcerato, ma anch’io….Ch’entrava forse ni’ mi’ appannaggio condurre le petì chien? A questo mondo bisogna adattassi.

Rita           (ascoltando alla porta) Secondo me la s’è levata.

Pifero        La le gusta, eh, le dorci piume?

Rita           L’andò alla Pergola co’ i’ sor Oreste.

Pifero        Oh!…..Venticinque lire ni’ relativo parchetto gli spese!……E mandò me a compragnene la mattina.

Gigia         I’ parco vu’ gli compraste?

Rita           O un disse che gli avevan regalato du’ poltrone e che pe’ questo né io né Mario si poteva andare?

Gigia         Eh?…….Lo vedi?………Lo vedi se le si scoprano?…..E dico poco!……..Venticinque lire gli spese!…….Là, icchè ci va ci vole, ora un lo fa più i’ tiranno!

Pifero        (piano fra se) Ahi!…….Questo sarebbe un gaffe, come dicano a i’ su’ paese di elezione! (poi a voce normale) Intendiamoci; io un so se i’ parco gli era per lui; per i’ sor Oreste!

Gigia         Chi l’ha detto? Gli andarono insieme, e soli, con la scusa delle poltrone regalate!

Rita           La un  si confonda, io un ci penso nemmeno.

Gigia         Ma ci penso io!

Rita           L’avrà comprato per nun scomparire.

Gigia         Ma te t’un lo sai icchè m’ha fatto vedere stamani?

Rita           Icchè?

Pifero        Questo un si vuo’ sapere.

Gigia         I’ lo vuo’ dire, io!..(a Rita) Come tu sai lei la piglia i’ caffè e latte verso l’otto e poi la si riaddormenta.

Rita           Ebbene?

Gigia         Io l’aveo lasciato qui sulla tavola, ni’ vassoio, perché gli si raffreddasse. Esco di cucina e vo per portagnene. Un c’era più nulla!….Sparito burro, sparito panini, sparito vassoio, sparito uni cosa!

Pifero        I’ ho capito. Le petì chien il s’è arrampichè……

Gigia         Ma che chienne!…………….lui, sapeche!…L’avea preso, gli avea aperto l’uscio e gne n’aveva portato pari pari sino a i’ comodino. L’ho visto risortire io, rosso rosso, mentre lei di dentro la rideva, la rideva….Chi lo sa icchè, gli ha fatto!

Pifero        Si può credere…….Gli avrà lequefatto lo zucchero distruggendognene coi i’ relativo cucchiaino.

Gigia         O che si ride a rigiragnene?!…

Pifero        Gigia, e’ si ride via; io lo so, e’ si ride!

Rita           Vah, io resto di stucco!

Scena terza

Rolanda e detti

Rolanda     (affacciandosi alla camera, con un paio di scarpette sporche in mano, in un elegante pegnoir da mattino dal quale escono le braccia nude. Il suo accento è quello di un’italiana che ha vissuto molto in Francia) È permesso?....... Si può?... Buon giorno a tutti!

Rita           Oh, signora, buon giorno!

Piffero       Madam!........Bon lever!....Bon lever!

Rolanda     Parlate italiano, parlate italiano, per carità; è cos’ bello! (poi a Rita) Sono subito con voi, signorina. Ho forse fatto tardi?.........Che ore sono?

Gigia         Eh, se la un si spiccia………..(le porge gli abiti e gli scarpini puliti) La va alla messa di domani.

Rolanda     Mersì, mersì, mia buona Gigia. (prende le scarpette pulite e le rilascia quelle sporche, poi rivolta a Rita) Vengo subito!.......Con permesso?

Rita           Se l’ha bisogno di me…..

Rolanda     Davvero?......Ah, brava, ma brava!

Rita           Ma volentieri! (e entra per aiutarla)

Pifero        (fermandola) Pardon, madam….Sil vù volé…le petì chien…

Rolanda     Ah, sì, sì, entrate, entrate! (e entra in camera con Rita)

Gigia         Entrate, entrate!........Lei la fa entra’ tutti!..

Pifero        Onni suà chi mal y panse, dice i’ Fanfani! (entra in camera dopo aver strusciato le scarpe)

Gigia         (guardando gli stivalini)Vah, guardache icchè s’ha a veder portare. Gli hanno certi tacchi che paian du’ campanili. (osservandole) E presero i’ legno, sui vede…(quasi piangendo) Gli è capace che dopo l’abbia portata anche a i’ Bottegone a pigliare i’ gelato…Con me si vergogna a fassi vedere insieme, ma con lei…(entrando in cucina piangendo) E dire che mi tocca andare a preparagli l’arrosto d’uccellini!......(entra in cucina).

Scena quarta

Oreste, Burchiello poi Pifero

Oreste        (entra portando due bottiglie di Champagne e un dolce che mette subito sul buffet, il ragazzo di bottega lo segue recando steso e chiuso in un fazzolettone un abito nuovo) Vai, Burchiello, passa….

Burchiello  (sottovoce) Indo’ gne ne metto?...

Oreste        Portalo in camera, aprilo e stendilo su i’ letto. E badiamo che un pigli le grinze, eh?

Burchiello  Ma che gli pare? ( fa per andare)

Oreste        O i’ mi’ figliolo?

Burchiello  Quande son venuto via e’ chiudeva; e’ mandava cinque fischi marca oro a a’ marchese Niccolini e veniva via. Sarà ito a fassi la barba. (entra nella camera a sinistra; poi torna)

Oreste        (rimasto solo guarda qua e là, quindi si toglie di tasca una bottiglietta incartata e comincia a svolgerla da vari fogli velini di réclame-istruzione). Ohe!...O indoe se’ tu’ …Accidenti che confezionatura! Eh, già, si capisce; se non un si spiega come la possin fare otto lire. Oh, finalmente! (leggendo sull’etichetta) “Patos! Unico ristoratore per ridonare i’ loro primitivo colore alla barba e ai capelli” (sospirando) Eh!...Ma se fusse vero?..(continua a leggere) Agisce sul burbo dandogli i’ necessario nutrimento” Già, gli sta bene; perché anche i’ burbo va nutrito. Io, invece, come tutt’i’ vinai, i’ ho bevuto dimorto, ma ha sempre mangiato poco….(legge) “Antipelliculare, mantiene la cute,. Invio immediato, segreto!” Ecco!...Lo fanno pagare otto lire, ma armeno c’è i’ segreto! (e sentendo venir gente ricaccia lesto la bottiglia in tasca)

Pifero        (uscendo dalla camera con la canina in braccio) Ahn, vu’ v’aravé ceé sotto le comò, eh?...ma Piferò il v’ha afferré pe’ la collottola e v’ha tiré de là!

Oreste        (sorpreso) O te di doe tu esci?

Pifero        Dalla camera di madama pe’ compiere la mia mission!

Oreste        La mission?...ma e me la un mi piace mica questa confidenza. Entrar nelle camere degli altri…O che laoro egli?

Pifero        Piano, piano, sor Oreste;io un live i’ diritti che si spettano all’ospite proprietario…

Oreste        Che ospite!?

Pifero        Se la bocia allora…..io divento pusillo e un mi spiego più. L’è statta lei che m’ha pregato d’afferrar la cagnetta che s’era nascosta sotto i’ cassettone. Di’ resto c’è di là anche la Rita che l’aiuta a finissi di vestire per andare alla messa.

Oreste        Allora, se gli è così!.....(e s’avvia dicendogli) Cerchiamo di non sperdila, eh?.....Stiamogli dietro, perbenino, senza tiralla….e quando la si vuo’ fermare….fermiamoci! (entra nella propria camera)

Pifero        (appena si vede solo, stizzito e dando una solenne ditata sul cervello della cagnetta) Vile!

La cagna    Kain!

Pifero        (afferrandola per il muso e chiudendole le mascelle) Chetati, sai!....Vile società allobroga!...Ecco a icchè gli è ridotto l’umile proletario incapace a costituissi i’ capitale suo proprio. A ten’ dietro ai’ cane e a fermassi….quando lui si ferma!

Burchiello  (uscendo di camera e contando dei centesimi) Guarda chi c’è?...C’è Pifero!

Piffero       Cosa fai anche te in questa magione, umile rampollo d’una razza infelice?

Burchiello  Icchè fo?...S’è bell’e chiuso bottega, sai!

Pifero        O la mi’ giacchetta?

Burchiello  Vah, tu la pigliera’ domani. T’un ce n’ha’ attre?

Pifero        Sicchè io, via, per tener dietro a un basso animale, dèo passar la festa in maniche di camicia?

Burchiello  Si credeva che tu l’aessi presa…(ridendo, sottovoce) Oh, fa’ una cosa; fatti da’ le farde che s’è fatto fare i’ nostro principale!

Pifero        Le farde?

Burchiello  Tu vedessi!... Sono stato io a pigliagnene da i’ Beni. Ma belle, sai! …Lunghe fin qui!

Pifero        Poero mondo!...Anche a i’ vecchio gli è saltata la cellula ragionante!

Burchiello  Vien via, vien via ti pago i’ vermutte! Guarda, un m’ha daco che ventini, ma bastano. (e gli mostra i denari)

Pifero        (per esser sicuro) Fa’ ‘edere. (li guarda e mettendo subito in terra la cagnetta, trascinandola per il guinzaglio) Allonsa!...(poi, tutte e due in coro trascinando la cagnetta) Allons’anfant de la patrì le giur de la gluar set’arrivé!....

La cagna    Kain!...Kain!

Pifero        (dandole uno strattone) Vien via, accidemnat’a chi t’ha svicolato……(escono)

Scena quinta

Mario  e Gigia

Mario         (di dentro, incontrando i due) Pigliala in collo, costì t’un lo vedi?...Ch’è codesto i’ modo di trattar gli animali?....(entrando con un mazzo di garofani che lascia subito sul buffet) Già io un l’ho mica con lui, l’ho con chi glie la dà!....(scorgendo le bottiglie e il dolce) Corbezzole!...Oggi si va sodo. I’ dorce e lo champagne. (a Gigia che entra) O chi l’ha portate?

Gigia         (entrando con un cartoccio di frutta e andando a prepararla nella fruttiera) Che si domanda?...L’avrà portate tu’ padre, eh?

Mario         A me tutt’i giorni mi fa pigliare i’ mazzo de’ garofani…

Gigia         Pe’ mettignene in camera, si sa…Dice che gli piaccian tanto….Se no un gne ne profuma. Eh!

Mario         Ma la dia retta Gigia; icchè la ne dice?....Un gli pare anche a lei che mi’ padre?...(e accenna al cervello)

Gigia         Se mi pare?....(scoppiando) E’ gli è…..e’ gli è! Io sino a ora sono staca zitta, ma io unne posso più, se un mi sfogo con qualche d’uno scoppio!

Mario         La unn’urli, la unn’urli, se no la lo sa come gli è fatto. O…o icchè s’è messo pe’ i’ capo?

Gigia         Che loso, io?...Che si capisce?...Per questo io dici: sta’ attento Mario!....Sta’ attento!....Io, tu l’avresti a vedere, un lo fo per me, ma penso che quella l’è capace, prima di pelallo bene bene, e poi di mandalllo all’artro mondo come l’ha fatto co’ i’ su’ primo monsiù!...Perchè gli è così che le fanno le donne; a Parigi le fanno tutte così, me lo diceva anche i’ mi’ fratello; le li dissanguano, e poi le ne pigliano un attro!

Mario         (grattandosi) Vah, io un dico che la un dica male…

Gigia         Dunque e’ tocca a te, che tu sei i’ su’ figliolo; tocca te a aprire gli occhi!...Se te t’un gli dici quarcosa, se te t’un gli metti un argine, qua si tutti in rovina!

Mario         Ma io un capisco:::::::::o se la Rita la mi dice che l’è una danna tanto perbene…..E anche a me a vedella, mi pare……….

Gigia         Perché la Rita l’è cieca!...........Perchè vu’ siete tutti ciechi!.....ma io che ci vedo, io che ormai conosco i’ mondo, me n’accorgo, l’ho indovinato quale gli è i’ su’ metodo. Icchè la ti fa per esse’ sicura di’ fatto suo?....Ci vuo’ poco a capilla; la cerca d’abbacinare e’ figliolo per poi poter ‘mperare su i’ vedovo, io l’avre’ a sapere!

Mario         Perché lei la crede che se lui unn’avesse qualche sordo a i’ su’ comando?

Gigia         Icchè?...Se tu’ padre e’ fusse un poveraccio?...Eh, poer’omo!...Un gli starebbe d’intorno nemmeno i’ diavolo!....A quest’ora, anche lei, sa’ tu indoe la sarebbe?....Ma siccome invece l’ha capito che qui c’è di’ panno, che qui cìè da fa’ di’ bene, la sìè piantata in questa casa e tu ha’ voglia di fagli tanto di muso…..Guarda: io scommetto che se anche vu’ la mandassi a mangiare in cucina, quella la un si smoverebbe!....Gli è così, credilo, gli  è così!...la donna, in oggi, l’è fatta a questo modo; quande l’arriva ad una certa età, se la trova appena appena da attaccare i’ dente, va’ tranquillo, la ci lascia le ganasce, ma la morde son che l’ha fiato!

Mario         Però, lei la un’è mica una donna che abbia bisogno?

Gigia         E chi lo dice?...Perchè l’ha le sottane di seta? Perché la viaggia con la cagnetta?...Che lo sai te come l’ha lasciata  quell’attro?....Intanto l’ha dovuto cedere i’ su’ locale e l’è dovuta scappare!...

Mario         Ma che scappare!

Gigia         Oh, insomma, senti Mario…(commovendosi e cercando di commovere) Te tu sai se io t’ho vorsuto bene e se ho mai cercato di fallo per i’ mi’ interesse…

Mario         Ora icchè c’entra coresto?

Gigia         Lasciami finire. (c.s.) Te tu lo sai; tu sai tutto quello che ho fatto per questa casa. Quando entrai la pareva la baraonda e i’ tu’ babbo ti voleva rimandare a balia; fui io che gli dissi: no! Perché io cor un omo solo un ci sto; se c’è i’ bambino bene, se no la se ne cerchi un’artra…

Mario         O se lo so!....

Gigia         Dunque, ma come?....Ora che t’eri grande, ora che t’eri alla vigilia d’esser felice dèo vedere che si cerca di mandarti in rovina?....Perchè lo fo per te, capisci, gli è per te….No, no, via; a me mi passa proprio i’ core! (piange)

Mario         (dopo un momento di silenzio) Icchè gli ho a dire?......Vedrò…………..Starò attento……..Aprirò gli occhi!

Gigia         O t’un gli potresti accennare….così…..Armeno pe’ sentire icchè rimugina in qui’ cervello bacato!

Mario         La senta…………….per ora mi pare che un ce ne sia tanto di bisogno; le posson essere anche tutte idee nostre.

Gigia         Tu le chiami idee?........O se anche ieri sera gli spese venticinque lire per portalla ni’ parco!

Mario         Venticinque lire?

Gigia         Venticinque lire, venticinque lire!...E poi i’ legno, i’ gelato e sa Iddio icchè la gli fece buttar via: perché quello creature le un guardano a miseria, icchè ci va ci vuole, eh, le un conoscano!....Si vede che te tu ti vuo’ proprio ritrovare in camicia.

Mario         (pensando) E fiori tutt’i giorni……………oggi lo champagne e i’ dorce…………vah, allora ………..ci proverò.

Gigia         Oh, bravo!........................Perbenino, t’nn’ha’ mica a leticare; tu l’ha a pigliare e dignene perbenino………….. Che avresti paura forse?

Mario         No; ma la capirà: mi ricordo tanto bene di quando un ragionava attro che levandosi la cigna!

Gigia         Andiamo!.....................O che vorresti che gli arrivasse alle mani?  Ancora?

Mario         Eh, sa!............Gli è dimorto he gli ha smesso

Scena sesta

Rita, Rolanda e detti

Rita           (uscendo dalla destra)La un si confonda. S’anderà a quella di mezzogiorno.

Rolanda     (in abito nero, da passeggio, elegante, ma serio, piegando e sigillando una lettera) Era assolutamente necessario che io la impostassi. (scorgendo Mario) Oh, signor Mario….

Mario         Signora………

Rolanda     Se permette le porto via la sua fidanzata.

Rita           si va alla messa.

Gigia         (fra se) Di’ chierico!…

Mario         Faccia pure……..però, fra poco si va a desinare.

Rolanda     Oh, ci sbrigheremo alla svelta. (e mette il francobollo alla lettera)

Rita           (piano a Rolanda, indicandole la Gigia)La guardi…..la guardi se ho ragione….

Rolanda     (gettandole un’occhiata) È vero, è proprio vero…..oh, poveretta!

Mario         (piano alla Gigia) O la un vede?….La va persino alla messa….

Gigia         (piano) All’uscita, sai le vanno; pe’ fassi vedere a’ giovanotti che c’è fermi sulla cantonata della misericordia!..l’entrano in Domo dalla parte di fianco e l’escan da quella di mezzo; e questa l’è la messa!

Rolanda     Allora, andiamo, eh?

Rita           Andiamo a fra poco, Mario.

Mario         Tu sta’ con noi, oggi, eh?

Rolanda     Ah, si; mi son permessa d’invitarla io!…Ah, ah, ah!

Rita           Ci sono, ci sono!….(escono dalla comune ridendo)

Gigia         L’è la padrona,  vah; lei la invita anche quelli di fòri!

Mario         (volgendo il capo) Oh, ecco i’ babbo!…(e va subito a mettere i garofani nel vaso)

Scena settima

Oreste e detti

Oreste        (entra scamiciato  in bretelle rosa fiammanti, camicia inamidata a lustro, calzoni neri nuovi, elegantissimi, scarpe verniciate, cravatta inglese. Egli ogni poco va lisciandosi i baffi con una certa preoccupazione. Si capisce che si è dato qualcosa della quale invano aspetta gli effetti)

Gigia         (apparecchiando e squadrandolo) Un t’un mi cordoni!… e dico poco!…Perfino le cigne di seta color d’angiolino!…Unn’è ma’ stato vestito a qui’ modo!

Mario         (stupito anche lui) Di lusso eh, babbo?

Oreste        Perché?

Mario         Cacasenno, direbbe i’ Macchiavelli che gli scrisse la Mandragola.

Oreste        Guarda un t’abbia a dare i’ senno…. E quell’attra roba su i’ cervello!…Pensa a’ fatti tua….Come se io un fussi andaco sempre pulito! (e va allo specchio)

Mario         (piano alla Gigia) E lei la vole che gli dica quarcosa!

Gigia         (piano a Mario) Eh, caro mio, se t’un gne ne dici ora t’un gne ne dici più. T’un lo vedi che strazio di quattrini? Un pol’aere speso di meno cinquecento lire. Cordone; se te li macina a qui’ modo, poi tu ne piglierai di meno.

Mario         (c.s.) Gli è icchè penso anch’io….ma…e se mi tira du’ scapaccioni?

Gigia         (c.s.) Guarda; v’aete a fare icchè vu’ volete, io vo via! Tu se’ proprio un gran baccellone! (entra in cucina)

Mario         (c.s.) Ma come la chiacchiera bene lei!

Oreste        (è sempre allo specchio e cerca di buttarsi giù la cravatta di dietro il colletto)

Mario         (lo guarda e vorrebbe parlargli; ma poi sempre piano fra se) Lui un guarda mica se son grande e grosso!

Oreste        Vien qua, tene. Buttami giù la cravatta di dietro.

Mario         (correndo) Subito!….(servendolo) ma noe!…O come la se l’è messa?….Queste le son co’ i’ plastron…

Oreste        Ahn….Lo vedi?…Se anch’io aveo studiato i’ francese!

Mario         Queste le si mettan così!…..(e glie l’accomoda) Ecco fatto!…..(guardandolo) ma la un sa che l’è dimorto elegante anche così in maniche di camicia?

Oreste        Un te n’occupare. (e si liscia i baffi)

Mario         No, la scusi, i perché un s’ha a dire?….C’è cotesti pantaloni gli stanno che paian fatti a pennelllo!…E sa una cosa? L’ha fatto dimorto bene a lasciar la cigna, lo sente come si sta meglio?

Oreste        Eh si, vah!…E un calano.

Mario         Siam più tranquilli, via; siam tutti più tranquilli. Anch’io….porto le bretelle.

Oreste        E poi si sta su, si sta diritto.

Mario         Un gli pare?…(pausa; poi, dopo un po’ di silenzio, facendosi animo) Ma, o io allora babbo?…Io icchè mi metto?

Oreste        (lisciandosi i baffi e guardandosi le dita) Te tu se’ giovane!

Mario         Gli sta bene; però la un permetterà mica che accanto a lei io scomparisca?

Oreste        (tace e si volta lisciandosi ancora i baffi)

Mario         (che ha osservato a più riprese quell’atto) Mi dice icchè l’ha fatto?

Oreste        (impaurito) Indoe?…

Mario         Costì, a’ baffi?….Che gli pizzica?

Oreste        Te un te n’occupare !............Ti vuo’ fare un altro vestito?..Fattelo a fa’ meno discorsi!..(quindi, dopo un altro momento di silenzio, come prendendo una risoluzione naturale nel suo carattere imperativo) E poi, senti; io son tu’ padre, e siccome mi piace che tu lo sappia, ti dico subito ogni cosa perché dopo t’un te n’abbia a meravigliare…

Mario         (impaurito) Icchè c’è?

Oreste        Un c’è nulla di male, unn’aer paura. Io so icchè fo e so indoe vo a battere…

Mario         La badi, babbo; alle vorte ci si rompe la testa.

Oreste        un te n’occupare, t’ho detto!……Quande io t’ho dato moglie e t’ho dato la bottega di Borgo la Noce son fòr di’ mi’ obbligo!

Mario         O icchè la pensa di fare?

Oreste        Icchè penso di fare…..Penso di fare quello che….Però, intendiamoci bene perché un i credere che sia come tanti che rimangan subiti presi!…Ma siccome vedo…..siccome ho capito….e siccome anche ieri sera ni’ parco e in carrozza, tastai e m’accorsi…..che posso navigare, così i’ ho pensato…..

Mario         La ripiglia moglie?

Oreste        Eh, bambino mio, se no icchè fo?……Se un mi decido ora un mi decido più.

Mario         Ma lei la m’assassina!

Oreste        (scattando) O io che dèo restar solo?…..Sentimelo bellino, e’ l’assasino!….te tu pigli moglie e tu va’ via; come rimango io?

Mario         Resterò qui, resterò in casa!

Oreste        No, no, e’ un mi piace; e poi con la tu Rita mi pare che un ci si piglierebbe, perché io ti dico i’ mi’ parere e lei la ti difende sempre. La ti difende ora, figurati quande la t’avrà preso!…Dunque gli è meglio ognun da sé; e siccome dopo aer lavorato tanto, ho diritto come te d’aere un po’ di compagnia, mi pare che sia logico, i pare che nessuno possa dimmi nulla se cerco d’accasammi convenientemente.

Mario         Eh, si, si l’ha ragione…..i’ un dico di no….Anzi, son di questo parere anch’io. O che deve restar solo, lei?

Oreste        E allora icchè tu mi rimproveri?

Mario         io un la rimprovero, babbo!….Soltanto, dico….

Oreste        Icchè, sentiamo?…..Fòri, fòri, perché gli è bene spiegassi.

Mario         Dico….mi pare…..che quella sulla quale l’ha posato gli occhi…la un sia la donna  che ci vuol per lei.

Oreste        Per tu’ regola e norma io so icchè mi fo; perché in vita mia unn’ho ma’ mosso foglia senza guardare a i’ mio e all’interesse tuo!

Mario         O che ha bisogno di sposare de’ quattrini; andiamo, babbo, via!

Oreste        A questo modo quande si pol’unire l’utile a i’ dilettevole gli è sempre bene.

Mario         Ma quella l’è una donna che l’ha de’ gusti speciali, che l’ha delle abitudini che le un son le nostre!

Oreste        Tu lo dici te l’è stata cameriera!

Mario         L’è stata, ma ora?

Oreste        Ora la m’ha fatto capire che l’è sempre la medesima! E poi che la piglio pe’ fagli fa’ la poera?

Mario         Ecco; dunque, vede?……E lei che potrà adattassi a fagli i’ galante?

Oreste        Un ci badare a me, un ci badare!

Mario         Babbo, la ci pensi, la ci pensi bene, perché c’è un’altra ragione!

Oreste        Quale?

Mario         La pensi che lei la unn’è più un giovanottino…

Oreste        Io un piglio una ragazzina!

Mario         Ma ci corre più di’ doppio!

Oreste        I’ su’ primo marito gli era come me…..

Mario         E per questo gli è morto!

Oreste        Io un moio, un dubitare, un moio!…..Io so….regolammi!

Mario         Ah, no, babbo, si dice, ma poi siam omini e tutti si cerca di fare i’ proprio dovere…

Oreste        Lo farò anch’io!

Mario         E guai se una donna ancora giovane la s’accorge d’avere delle disillusioni!

Oreste        (fremando)Mario!….Un offendere tu’ padre; pensa a icchè tu dici!

Mario         No, io un l’offendo; io dico che lei la dovrebbe pensare a un’artra cosa!

Oreste        (aggrottando le ciglia) A quale? Icchè c’è?…Icchè ti si affaccia a i’ cervello?

Mario         (tentando di dirlo, con le lacrime) Mi s’affaccia questo: a me mi pareva che noialtri….s’avesse tutt’e due degli obblighi…..

Oreste        Con chie?….

Mario         Con quella disgraziata…..che l’è di là! (accenna alla cucina)

Oreste        (scattando furioso) Che obblighi!………. Che obblighi!……….Io in vita mia unn’ho conosciuto altro che tu’ madre!………..Soltanto tu’ madre, ho conosciuto, ha’ capito?!…….E tu’ padre, mettitelo bene in mente: unn’ha obblighi con nessuno!……(pallido e tremante corre con le mani a cercare la cigna)

Mario         (piangendo di rabbia, trattenendosi dall’afferrare una sedia) Babbo!

Oreste        Ringrazia Iddio che ho le bretelle! (entra in camera)

Mario         8cadendo a sedere, piangendo di rabbia e mordendosi le mani) O se l’ho visto io!…L’ho visto io dopo che fu morta la poera mamma!

Gigia         (uscendo di cucina e avvicinandosi  a lui tra i singhiozzi per gettargli le braccia al collo) Grazie, Mario!….Grazie!

Mario         La un si confonda! La stia tranquilla!….Se lui gli è una bestia, se lui se ne scorda, ci son io, ci son io!…..La  verrà a star con me!….(e l’abbraccia piangendo con lei, si sente bussare) la si rasciughi gli occhi e la vada a aprire!

Gigia         Sì……sì….(tornano a baciarsi tenendosi stretti per un momento, lui con le labbra sui capelli di  lei, e mentr’essa esce dal fondo egli afferra il grembiule che si era tolto al principio della scena e scappa in camera propria)

Scena ottava

Gigia, Rita e Rolando

Gigia         (rientra per la prima e va a terminare d’apparecchiare)

Rita           Ha’ visto se s’è penato poco?

Gigia         Eh, lo credo…….Quande si vole si pena poco a fare ugni cosa.

Rolanda     (si toglie il cappello e poi, con l’occhialetto fissa la Gigia, osservandola attentamente, da lontano)

Rita           Ma se n’è avuta soltanto un bocconcino, unn’è vero?

Rolanda     Colpa mia….

Rita           (che si sarà tolto anche il suo cappello) Mi dia, li porto io in camera!

Rolanda     Oh, grazie!…

Rita           (uscendo coi cappelli, sull’uscio di camera piano a Rolanda) L’ha pianto, si vede!

Rolando    (piano) Di fatti…..è quello che osservavo!

Rita           (piano) La capirà, poera donna! (entra in camera)

Rolanda     (si volge e torna a guardarla con l’occhialetto)

Gigia         (mettendo gli ultimi coperti – fra se) Ma icchè la mi guarda, la un m’ha visto ancora, questa….!

Rolanda     (accostandosi alla tavola e volendo disporre i piatti) Se lei ha da attendere alla cucina, vada, lasci fare un po’ anche a me……

Gigia         (sorpresa e stupita, balbettando) Ma….ma che gli pare?

Rolanda     Mi lasci fare…..

Gigia         La si sciupa i’ vestito!….

Rolanda     (sorridendo) Crede?……..Forse, io, ne so più di lei. Guardi la tavola si dispone così…….(accomoda prima i fiori, poi i tovaglioli e il resto, dando un cachet d’eleganza a quello ch’era stato disposto piuttosto confusamente)

Gigia         (rimane lì, incantata a guardarla a bocca aperta)

Rita           (che è rientrata ed anche lei è stata  a guardare, ridendo dell’estasi di Gigia) Ah, ah! Eh?..Icchè la ne dice, Gigia?

Gigia         (umiliata, quasi con le lacrime) Sicuro vah, lei l’è stata a Parigi!…

Rolanda     Vada, vada, signora Luigia. Alla tavola ci pensiamo noi. (e mette i coperti)

Gigia         (andandosene) La mi dà anche di signora pe’ fammi dispetto!…Ma io li pianto!…Aho!….(entra in cucina)

Rolanda     O perché, perché tutto quello che lei mi ha raccontato?

Rita           Eh, cara signora; perché a questo mondo…..

Rolanda     Non tutte si nasce fortunate. Ha ragione ha mille ragioni!….(e mette un altro coperto)

Scena nona

Mario e dette; poi Oreste, indi Gigia in ultimo Pifero

Mario         (entrando con la giacca e il solino puliti) Che siam pronti?…

Rita           Credo!…..(all’uscio di cucina) Si pol’andare unn’è vero, sora Gigia?….Sì, sì, dice di sì!

Mario         (a Rolanda) La s’accomodi, signora, la s’accomodi.

Rolanda     (restando sempre in piedi) Segga lei, segga.

Mario         Grazie. (e siede)

Rita           (chiamandolo alla camera) Sor Oreste, si va a tavola! (poi a Rolanda) La un s’accomoda?

Rolanda     Prima lei, accanto al suo fidanzato. Che diavolo!…(e la fa sedere) Non voglio usurparle il posto che le spetta! (e viene sul davanti della scena per togliersi i mezzi guanti e lasciarli sopra un mobile)

Rita           Grazie mille!…..(siede accanto a Mario)

Mario         (fra se) La l’ha fatto per aspetta’ mi’ padre e poi mettessi accanto!

Oreste        (entrando, non più in maniche di camicia, ma con un lungo tait nero e andando subito incontro a Rolanda) Buon giorno signora….Cioè, bona sera!

Rolanda     Oh, venga, venga, signor Oreste. Aspettavamo lei.

Rita           (fra se) Da’ retta che palandrone!

Mario         (ridendo, fra sé) Ah, ah, ma se lo dico, io!…S’ha a fa’ vedere da’ su’ amici di’ Canto alle Rondini con qui’ tagliere, te lo cardan loro!

Rolanda     (osservando Oreste ch’è venuto a serrarle la mano sul davanti della scena) Ah, bellissimo quell’abito, elegantissimo.

Oreste        Oh, unn’è i’ primo….Ma, vede, signora; questa vorta i’ Beni, che gli è i’ mi’ sarto e che gli sta lì di fianco all’Arcivescovado; questa vorta, se unne sbaglio, gli ha corso un po’ troppo con le forbici!

Rolanda     Ah, ci vuol Parigi, caro signor Oreste; Parigi!

Oreste        Eh, si sa!……..Le tailleurre!…Ce l’ha scritto anche i’ Beni su’ cristalli della mostra!

Rolando    (conducendolo alla tavola) Venga, venga, si accomodi.

Oreste        Ma che gli pare?….prima lei!

Rolando    Si segga accanto alla sua futura nuora.

Oreste        Ma no!….La vada lei accanto alla Rita così io….

Rolanda     Lei rimane soltanto vicino a me, non è vero?

Mario         (fra se) Si capisce!

Rolanda     Allora faccia così, guardi. Si segga a fianco della signorina; in tal modo invece di restarle a diritta…………

Oreste        lei la mi resta mancina! Ah, no, un lo permetto……

Rita           O che si vergogna a stare accanto a me?

Mario         se la si mette ni’ mezzo la n’ha due, una di qui e una di là, la unn’è contento?

Oreste        (sedendo a malincuore dove gli dicono) Te chetati!….te un te n’occupare! (osservando) E poi guardache, c’è anche un piatto di più. (togliendolo) Vu’ faresti meglio a stare attente quande vu’ apparecchiate! (e va per deporre il coperto sul buffet)

Rolanda     (fermandolo) Che cosa fa?----Ma che cosa fa lei?……Lasci stare, lasci stare.

Oreste        Gli è di più sa, signora.

Rolanda     Ma no, scusi, ho apparecchiato io!

Rita           La gli ha messi da sé la signora!

Oreste        (stupito e fra se) Si vede che a Parigi costuma averne due! (va a sedersi, entra Gigia e Rolanda è sempre in piedi)

Gigia         (entra con una zuppiera e deponendola nel centro della tavola mormora col singhiozzo nella gola) Se voglian di’ brodo…..ce n’è anche dell’altro! (fa per andarsene)

Rolanda     (fermandola) Dove va?…….Dove va?

Gigia         (sorpresa) Oh bella….In cucina, i’ vo.

Rolanda     Ah, no, no. Venga qua, venga qua al suo solito posto. (la trascina a sedere)

Gigia         (spaventata) Ma icchè la fa, signora?

Rolanda     Ho apparecchiato io……(mettendola accanto a Oreste) E mi chiami soltanto Rolanda.

Gigia         (sedendo con paura e guardando Oreste che è rimasto a bocca aperta) Oh, io un ci ho corpa, veh!

Rolanda     (prendendole la scodella e servendola per la prima) Eccole un altro saggio di una scienza che non ho ancora dimenticato.

Piffero       (entrando con la cagna) Bon appetito, sor Oreste!

Oreste        Grazie!…Altrettanto a su’ tempo! (porge tentennando e sbalordito la scodella, mentre gli altri trattengono a stento le risa)

Mario         La pigli i’ cacio, babbo!

Oreste        Un te n’occupare………….        Un te n’occupare! T’ho detto!

Fine del secondo atto

                       

ATTO TERZO

Scena prima

Pifero, poi Gigia

Pifero        (Ha messo un lavapiedi di zinco pieno d’acqua calda sulla tavola di destra e tuffata in quello la cagnetta va insaponandola e facendole il bagno) Sta’ ferma!....Sta’ ferma che Iddio ti rincarchi!...Anche i’ bagno co’ i’ relativo massaggio!.....Ve n’è egli attre pe’ umiliare i’ misero lavoratore costretto a       economizzare anche i’ pezzo di sapone?...Vah, per la bestia invece, guardache. (Accennando al pezzo di sapone) Vindsorre sopraffino!...Tieni, tu l’aer tutto! (E glielo sfrega negli occhi) Noe, e’ un fa male! ?gli è ‘gienico!

Gigia         (Trasformata, tutta felice e servizievole, uscendo dalla camera di Rolanda con una bottiglia in mano) La un dubiti, la un dubiti, signora, la stia tranquilla! (correndo presso Pifero) Ecco!...ecco, ora bisogna buttagli nell’acqua questa roba.

Pifero        Anche!....(e struscia il cane)

Gigia         Oh! O fate perbenino, poera bestia!

Pifero        Ma che bestia!......Questo gli è Roscirde, attro che bestia!

Ggia          Chè Roscirde, chè Roscirde!...Le un vi danno noia a voi le purce?

Pifero        Ma io vo in Arno!....E quando voglio fare una cosa più dispendiosa, i’ vo a i’ Bagno Comunale, in via Luigi Alemanni; e lì, con un ventino, carda e diaccia di sopra, a colombella sulla cervice!.....E non più di venti minuti e di qui’ tanto di liquido. Se con quello che ti passano tu ti ripulisci, bene; se no tu ritorni a casa co’ i’ vibrione sulla pelle!

Gigia         Veniche via, veniche via cor i’ chiacchierare; ora i’ sapone e basta, mettechegli questa roba, se no si fa tardi. (stappa la bottiglia e la versa nel bagno) Dio che profumo!...V’un lo sentite?

Pifero        (allontanando il capo) Pehu! Senti sito che è questo!

Gigia         Ma che sito!....V’un sentite come sa di….di…di mandorle d’arbicocco?

Pifero        Questione di gusti, cara Gigia. Se io fussi un cane un m’avvicinerei; un mi piace!

Gigia         Ora e basta. Dachegli artri due o tre tuffi e po’ basta. Io vi a pigliare i’ panno acrdo! (entra in cucina)

Pifero        La unn’abbia a infreddare!...Anche le torcion sciodde! Né poco un gli danno i’ bicchierino di vero Bulesteinne pe’ fagli venire la superlativa riazione! Eh!....vile potenza di’ metallurgico elemento!....Tieni, bei! (e la tuffa) Vai, vai, un ci pensare!....la un fa male, c’è l’arbicocche…

Scena seconda

Rolanda, Pifero poi Gigia

Rolanda     (d.d.) Piferò!.....Piferò!

Pifero        Comanda, madama?

Rolanda     Avete fatto?

Pifero        Je suì che gne ne risciacquo!...

Rolanda     (uscendo) Ah, bravo, bravo….Così va bene, È stata buona?

Pifero        Una pasta!...Un c’è pericolo….Intelligente, via quest’animale; basta un’ occhiata la un si smove.

Rolanda     Si, è abbastanza tranquilla, poverina.

Pifero        Peccato che la me la porti via, vedella; perché, ci crede?.....ormai gli è nato tra me e la petitte quella tar quale simpatia….

Rolanda     (ridendo) Ah, lo credo, lo credo. Se non fosse un ricordo di mio marito la regalerei ben volentieri al signor Oreste, ma gli era così affezionato.

Pifero        (subito) La fa bene!.....La fa bene! (piano fra se) Un ci mancherebbe artro pe’ non falla più finica! Mai regalare! Perché nella petitte a lei gli parrà di rivedere….tutta la sciose dimonsiù.

Gigia         (tornando con un panno) Eccomi qua!......Lesto!...Lesto!

Pifero        (alzando la cagna e involgendola nel panno) Pronto!

Rolanda     Oh, povera signora Luigia!

Gigia         Strusciatela, strusciatela! (e porta in cucina il lavapiedi)

Pifero        Lei la si carmi!.....So io i’ mi’ dovere……Masseur patenté! (struscia forte)

Rolanda     Piano!....Piano!

Gigia         (tornando) Oh, ma icchè vu’ fate?...Ch’è cotesto i’ modo?...La unn’ha mica le costole di ferro!

Rolanda     Bisogna usare un po’ di delicatezza. Così, guardate.

Pifero        Ma, cara signora; io fo per estirpagli la purce antropofaga.

Rolanda     Adesso basta; adesso andrebbe tenuta un po’ al sole.

Gigia         Andate, portatela di là sulla terrazza di cucina, c’è un sole veramente bello. Intanto se vu’ volete mangiar quarcosa, lì su i’ tavolino v’ho preparato tutto…..E dopo vu’ anderete a spedire i’ baule della signora.

Pifero        (andandosene – fra se) Anche a i’ sole!

Gigia         Badateci, oh!....Stateci attento perché da’ ferri di’ terrazzino la ci passa. La unn’abbia a andare di sotto!

Rolanda     Per l’amor del cielo!

Pifero        Ah, niente, stia tranquilla, madama! Lo so io come fare. (prendendo il cane  di sul tavolo) Gli metto i’ su’ collare e la lego alla ringhiera. (poi piano fra se) Così se la va di sotto la resta impiccata ciondoloni e bona notte!

Rolanda     (accompagnandolo) Poverina come trema!

Pifero        Ah, chiè!....Unn’è nulla. L’è francese, la unn’ha paura!.......(entra in cucina con la cagna dicendo) Anche se la batte e’ denti, Dié protege la Frans! (esce)

Gigia         Ecco fatto, così, anche lei, poverina, la viaggerà meglio, vah….

Rolanda     Anche questo incomodo!

Gigia         Ma che gli pare!....O lei, signora, che ha bisogno d’attro, ha tutto pronto?

Rolanda     Tutto, tutto; non debbo che infilarmi la spolverina e mettermi il cappello.

Gigia         Allora a far questo l’ha tempo………(poi, per rivolgerle ancora delle attenzioni e non sapendo che cosa dirle) O……o perché la unn’ha fatto i’ bagno anche lei? Non mica, sa, che ci dovesse star Pifero!........Ci stavo io!........

Rolanda     (ridendo) Grazie, grazie…

Gigia         Come la vòle; però, vah, a me mi apre che se l’avesse voluto la si sarebbe potuta trattenere ancora qualche artro giorno.

Rolanda     Ah, no, mia cara signora; non solo avrei abusato della loro bontà, ma mi sono fermata abbastanza.

Gigia         Eh, lo capisco, lo capisco. La colpa l’è tutta mia.

Rolanda     Sua, e perché, scusi?

Gigia         Perché, visto fallire i’ su’ scopo, qui’ vecchio imbecille unn’è più, per lei, quello che gli era ne’ primi giorni.

Rolanda     Ma tutt’altro!.....Il signor Oreste si è mantenuto lo stesso, io non trovo nessuna differenza.

Gigia         Sicura, la gli disse!...Gli aveva promesso un monte di divertimenti e poi s’è scordato perfino di portalla a Fiesole.

Rolanda     Pazienza, sarà per un’altra volta.

Gigia         Se avessi potuto io…..Ma come fo?...Io unn’ho potuto far altro che questo. (va al buffet e toglie di sotto un bel mazzo di garofani incartati) La tenga! L’accetti il buon cuore.

Rolanda     Ah, che meraviglia!......

Gigia         Siccome lui un gne n’ha più comprati, prima che la partisse i’ ho voluto pensaci io…

Rolanda     Pensiero davvero squisito. Mettiamoli qua, perché poi non me ne dimentichi. (e li mette in vista sulla tavola di destra) Grazie!.....Grazie infinite!

Gigia         Ma icchè!....Se potessi, la si figuri; perché io un l’avrò mai ricompensata abbastanza. Un’altra la un l’avrebbe mica fatto, sa, quello che la fa lei?....Speciarmente qui a Firenze, dove un ci par vero di fassi rabbia. Lei invece, per non darmi ombra, per non far nascere uno scompiglio, la piglia su e va via! Va’ a trovarne una compagna!....Le un ci son che a Parigi, via come lei!...Ma mi dispiace, la creda; se io potessi….

Rolanda     E allora, vuole che io resti?.....Vuole che io coltivi ciò che ho cercato di sradicare?

Gigia         (subito) No, per l’amor di Dio!

Rolanda     (ridendo)Ah, ah, e dunque, vede se faccio bene?.....Rimanga sola, rimanga sola e cerchi di fare (accennando l’anello matrimoniale che porta in dito) quello che feci io. Cerchi di conquistare questo.

Gigia         (Con un sospirone lungo lungo) Ehee!.......La si figuri…..Me lo comprerei anche da me!

Rolanda     Niente affatto!.......Niente affatto!....Questo è l’errore e guai a pensarla così! Deve essere lui a sceglierlo, comprarlo……ed infilarglielo a questo modo. (e toltosi quell’anello glielo prova)

Gigia         (andando, a quel contatto, come suol dirsi in brodo di giuggele) Diio mio!....Ma se fusse vero?...La senta come sudo!

Rolanda     Difatti…..

Gigia         La guardi come mi sta preciso. A vedella parrebbe che lei l’avesse e’ diti più fini e invece….

Rolanda     Dunque, sta a lei a volere, perché volere è potere, dice il proverbio.

Gigia         Già, ma a condizione di sapere….Che vol’ella che sappia, io?

Rolanda     Ma come?............Lei non sa?............

Gigia         Io un son mica stata a Parigi!

Rolanda     Ma per certe cose tutto il mondo è paese; specialmente poi quando la donna ha la fortuna di poter essere una sposa abbastanza appariscente.

Gigia         (sottovoce, quasi senza fiato, facendo il viso rosso) Se la vedesse che braccia…

Rolanda     Ma sì, sì, si capisce benissimo. E perché dunque non le deve riuscire?

Gigia         I’ un lo so! (poi, con un sospiro) I’ ho sbagliato ni’ principio, ha capito?

Rolanda     Osservi, osservi me. Anch’io mi trovavo, si può dire, nelle identiche sue condizioni; vivevo già da qualche tempo con monsieur Arthur, così come lei.

Gigia         Ma come?.......Nemmeno lui un si smoveva?

Rolanda     Nemmen per sogno. Il mio scopo però era uguale al suo!

Gigia         Eh, che vol’ella, un s’avrebbe a fare per altri motivi!

Rolanda     Orbene; stanca di aspettare, un bel mattino sa che cosa faccio?.....Mi alzo e gli annunzio il mio ritorno in Italia, per sempre!....Tre mesi dopo egli m’infilava questo anello……..Ah, ma lo ha ancora lei!........

Gigia         (confusa, rendendoglielo subito) Uh!...L’abbia pazienza, sa….Chi lo sa a icchè pensavo!

Rolanda     Ha capito? ……….È così che bisogna fare. Basta la paura!......La paura soltanto!.......È questo che mette i brividi nell’uomo abituato a tutti i comodi della vita di famiglia.

Gigia         (pensando) Eh, gli è vero, gli è vero……………Ma, e se lui…………..Intendo dire i’ mio………….Se lui come ‘gli aveva idea, se ne trova un’altra più giovane e più bellina?....L’è questa la paura!

Rolanda     Una statua di cera, ma non una donna fedele; fors’anche una vipera……….Perchè lei ha veduto la figura ch’egli ha fatto coltivando a quell’età certe idee. Credo che il suo non sia uomo da ritentar la prova.

Gigia         Eh, no…..perchè gli è rimasto troppo male! (e resta a pensare, si sente girar la chiave nell’uscio) E mettan la chiave nell’uscio!...Gli è lui!

Rolanda     Verrà per dirmi addio.

Gigia         Lo vede?.............Lo vede?...........Un pole stare!

Rolanda     Stia tranquilla, stia tranquilla. Vedrà, quando non ci sarò più, sarà tutto finito.

Scena terza

Oreste, Burchiello e dette; poi Pifero

Oreste        (entra serio serio. Seguito dal ragazzo che rimane da una parte col cappello in mano)

Rolanda     (sorridente, andandogli incontro) Ah, vede, vede, signora Luigia?......Lei diceva che il signor Oreste non sarebbe tornato….

Gigia         Io?

Rolanda     E invece eccolo qua; da perfetto gentiluomo, egli viene per salutarmi e per dirmi: “a buon rivederci”! non è vero?

Oreste        (sempre serio, cambiando discorso) Siccome e’ facchini rovinano sempre ogni cosa, questo gli è i’ ragazzo che insieme a quell’altro gli porterà via tutta la su’ roba, e che gli farà la spedizione.

Rolanda     Ah, quanta cortesia!....

Oreste        No, no; la unn’è quistion’ di cortesia. Gli è che partendo un voglio che l’abbia a dire che qui a Firenze……gli s’è sciupato qualche cosa. Come la viense e come la ritorna!

Rolanda     Va bene; va benissimo….(al ragazzo) E allora andiamo, eh?

Gigia         Portatelo via da quell’altr’uscio!

Burchiello  La badi, signora, l’avverto, se la va con la grande ci vole i’ diecino per la richiesta.

Rolanda     (ridendo) Ah, ah, lo so; lo so bene!

Oreste        Pezzo d’ignorante! (e gli lascia andare uno scapaccione)

Rolanda     Ma no!.......Lasci fare.

Oreste        O t’un ce l’hai a ogni caso, che ha’ bisogno di chiedilo?

Burchiello  Ce l’ho, ma so assai…………se la signora la parte………..

Gigia         E resta a i’ fallimento, vah!.....O perché t’un ti fa’ fare una cambialina?

Rolanda     (ridendo) Vieni, vieni…………( prende la borsa e da i denari a Burchiello)

Gigia         (entra Oreste)Ecco anche quest’altro, meno male.

Pifero        (entrando con la cagna) Pronti con la petitte!.....La senta che norvide piume, sor Oreste.

Oreste        (piano fra se) Sì!......L’ho speso bene i’ mi’ tempo!

Rolanda     Entrate, entrate; perché bisogna affrettarsi! (entra in camera)

Pifero        (incamminandosi con Burchiello – a mezza voce) Unne’mportava mica che tu venissi anche te!

Burchiello  (piano) O che vo’ mangiare ugni cosa te?

Pifero        (piano) Mangiare?....Du’ polpettine di l’altro giorno, m’hanno dato per ora! (entrano in camera – Gigia spolvera qua e là, Oreste sempre serio, si toglie il cappello e viene a sedere).

Oreste        (scorgendo il mazzo dei garofani) O questi chi gne n’ha comprati?

Gigia         Uhm!.......La se lì sarà comprati da sé…….Ma se lei la vuo’ mostrassi generoso l’è sempre a tempo; c’è i’ fioraio vicino.

Oreste        Io un li butto via e’ quattrini!....Per un poco gli sta bene, ma poi metto i’ fermo!

Gigia         (fra se) Già; perché gli ha visto che lì un si fa ova! (prendendo una cartolina dal mobile) Dianzi gli è arrivato questa cartolina per lei. La tenga!.....(e glie la getta sul tavolino ironicamente)

Oreste        (prendendola) Una cartolina?.......La sarà della fattoria di’ Corno.

Gigia         Giusto di’ Corno!

Oreste        Sarà i’ fattore che mi dirà di preparargli la cesta de’ fiaschi. (e legge) “Vi preghiamo a voler ritirare dall’ufficio postale di cotesta città il flacon da voi ordinatoci e speditovi contrassegno di lire otto,” che flacon? “del nostro PATHOS, tintura rigeneratrice…!” (nasconde la cartolina – piano fra se) Accident’a loro, o se gli è una settimana che l’ho ritirato!.....(si volge e vedendo che Gigia ride) Icchè c’è da ridere?.....Questa la un viene a me, io un me ne cibo di certa roba!

Gigia         Chi gli dice qualche cosa?......Però c’è i’ su’ nome!

Oreste        (guardandola) Ma l’indirizzo gli è un altro, la guardi! (fra se) E per questo l’ha ritardato! (poi rivolto a Gigia) Che la sia resa a i’ postino……cioè, gne ne renderò io (e se la mette in tasca).

Gigia         Ecco; sarà meglio levalla di circolazione.

Oreste        (piano fra se)Figli di…..! sorte la vendan co’ i’ segreto!.... E come me l’hanno fatto pagare, ache!.....Un se ne fa una pulita, via, i’ ho bell’e visto!

Gigia         Eh, i’ diavolo gl’insegna falle ma nascondile!

Oreste        (gonfiando e ambedue cominciano questa scena sottovoce ma andando poi ad alzarne sempre più il tono) Gigia, finiscila!.........Finiscila Gigia, perché io sono stufo!....Gli è una settimana che sopporto!

Gigia         E io gli è vent’anni!

Oreste        (dandole un po’ del tu e un po’ del voi) Ma icchè v’ho fatto?

Gigia         A me? Nulla la un m’ha fatto. La su’ coscienza la gne n’ha a dire.

Oreste        La mi’ coscienza?

Gigia         Io un posso sperare che in quella perché lei ch’è un omo capace d’intender la ragione?....La su’ coscienza la gli dirà come l’ha tentato di ricompensammi. Eh, ma c’è un Dio!....C’è!....Perchè la un gli è riuscita!

Oreste        Icchè un m’è riuscito?

Gigia         Nulla……

Oreste        Ma come nulla?.............Se vu’ discorrete a cotesto modo, segno che v’aete avuto de’ dubbi!

Gigia         Dubbi!.........Ah, lei la li chiama dubbi, eh?.....(quasi piangendo) Stavo fresca se un trovavo una signora perbene come quella che l’è capitata qui!.........Stavo fresca!..........lei la mi faceva vedere di belle cose!...

Oreste        Io?

Gigia         Lei!.....Lei!.....E la si vergogni a quell’età!

Oreste        (dopo un momento di pausa, un poco scosso, ma sempre crudo) Questi son tutti discorsi inutili!....Questi son tutti ragionamenti for di posto…..

Gigia         Lo so, lo so………………….(calmandosi e rasciugandosi) Lo so da me che gli è inutile………Ma armeno, prima d’andar via, mi son voluta sfogare!.............(fa per andare via)

Oreste        (fermandosi e guardandola) Indoe v’andate?

Gigia         Via i’ vo!

Oreste        Indoe, a Piteccio?

Gigia         Chiè!.....A i’ su’ paese un si torna a questo modo. Vo via. O che crede che ci sia sortanto lei a questo mondo?......Grazie a iddio un boccon di pane sono ancora bòna a guadagnammelo!

Oreste        (pensa un poco, e poi) E….e quande v’andache via?

Gigia         Stasera subito!

Oreste        Stasera?!

Gigia         Sicuro!...........Che devo restar qui perché la me ne faccia veder dell’altre?.........Stasera vo via e domani verranno a pigliare quella po’ di robaccia che credo d’essermi guadagnata.

Oreste        A me vu’ mi fache ridere, vedeche.

Gigia         Ridere?...............La vedrà, la vedrà…………Intanto se stasera la vuo’ cenare la pensi a fassi mettere a i’ foco la lepre che l’ha mandato, perché io un ci sono.

Oreste        Oh, dachemi retta, un mi fache ingrullire! I’ ho invitato anche Beppino i’ tabaccaio a mangiar le pappardelle, gli è un mese che se ne ragiona…….

Gigia         Se la un vuol che le pappardelle, l’ha a pigliar gli striscioni! La un ci ha la Rita?.........L’ha a fa’ venir lei…………..

Oreste        Ma la Rita l’ha da andare con Mario alla stazione a accompagnare quell’altra!........

Gigia         la ci ha a andar lei a accompagnalla e lascialla in casa………….così la gli butta l’urtimo bacino ni’ mentre che i’ treno va via!

Oreste        (urlando e cominciando a essere confuso e imbarazzato) Ma che bacino!

Scena quarta

Mario, Rita e detti – poi Rolanda

Mario

Rita           (entrando) Icchè c’è?....

Gigia         Vah, eccoli!.....meno male perché in casa sola con lui un ci resto più!

Oreste        Ora la ci pensa!

Gigia         Lo so!.............Lo so!.............lo dovevo far prima!..........Ma glie l’ho detto. Credevo che la fusse un galantòmo, e invece………….la unn’è altro che un lupo che succhia i’ sangue della pecora e poi si butta su’ un’altra! (e va in cucina)

Oreste        (cammina smaniando)

Mario         O icchè c’è stato, babbo?

Oreste        La vòle andar via così, intrafinefatta!

Mario         Via?

Rita           Eh, c’era da aspettasselo!

Oreste        Ma che aspettasselo? Se la un m’ha ma’ detto nulla, se la unn’è ma stata a qui’ modo; per me qui c’è stato qualcuno che me l’ha messa su! (Rolanda appare non vista sulla porta e ascolta)

Mario         O……o come si fa se la va via?..............I’ aveo da riattaccare anche questo bottone….

Rita           Ihe, bada lì pe’ un bottone! I’ bottone te lo riattacco io!.......dammi qua. (e toltagli la giacca eseguisce sedendo)

Mario         Già, ma, e i’ resto?....I’ iun so né le camicie che l’ha dato alla stiratora…………..I’ un so indoe la m’ha dato a lavare i’ vestito bianco da estate!

Rita           E si saprà, si saprà, un ti confondere.

Oreste        Ma ch’è cotesto i’ male?.......Gli è come la ci lascia!...Gli è i’ modo, i’ momento!...Guarda, per esempio; tu sai che stasera deve venir Beppino a mangiar le pappardelle…

Mario         Dico bene!..............I’ ho invitato anche i’ mi’ amico Airardi. (alla Rita) L’Airardi sai; i’ capo sciofferre che gli sta dall’Arberti…..

Rita           T’ha’ fatto bene, ci porta sempre a far delle girate.

Oreste        Eh, gli sta fresco!..............Se un si sfoga co’ i’ profumo della benzina, l’odore delle pappardelle un lo sente! La lepre l’è sempre di là intatta…

Rita           Se gli è per questo posso preparagnene io!

Oreste        Ma icchene!....Ma che se’ bona tene?.....Dignene te, come la fa le pappardelle, lei di là!

Rita           E allora se un c’è che lei che la lo contenta, la sa icchè gli resta a fare.

Oreste        Icchè?

Rita           Impiccassi!

Oreste        Noe, io un m’impicco!.............io so adattammi!.........Io m’adatto!

Rita           O un si sente?

Oreste        Si sente sicuro. Ni’ sessantasei, nella Croazia, quande mi fecero prigioniero a Bezzecca, i’ ho mangiato la minestra di susine!...

Rita           C’era da leccassi baffi!

Oreste        Io un mi spericolo mai, un ci avrebbe a esser pericolo, perché ho sempre detto che la donna la unn’è punto necessaria e che l’omo può fa’ benissimo anche da se!

Rita           Ma intanto la unn’ha le pappardelle! (alzandosi) Tieni la giacchetta!

Mario         O babbo, via, la si carmi…………Guardiamo piuttosto se la s’accomoda. Ora anderò io,  verrà anche la Rita, e si sentirà, perché a me un mi par possibile…Una ragione la ci ha essere.

Rita           La ci sarà sicuro!

Oreste        (guardandola male) Eh, lo so io!..............la ragione lo so quale l’è!............Qui c’è stato qualcuno che m’ha preparato i’ terreno, a me un mi si leva dalla testa!.......

Rita           E la guarda male me?

Oreste        I’ un lo so!

Rita           L’è lei che la sa icchè l’ha fatto!............Sentimelo, oh, sono stata io!........

Mario         (trascinandola) Vieni a spezzettar la lepre, vien via!

Rita           O un s’ha ire alla stazione?

Mario         C’è tempo!

Rita           E mi concio tutta!

Mario         Tu ti mettera’ un grembiule!

Rita           (piano a Mario) Oh, senti, veh!............Un lo contenta nemmeno i’ diavolo, figurati se io mi vo’ roder lo stomaco per lui! (entrano in cucina)

Oreste        (smaniando, solo solo) Brutt’assassini!.............E questa l’è la ricompensa, dopo che per vent’anni un poer’omo l’ha tenuta come l’ha tenuta. …………Padrona, l’era!............padrona lei, che pensavo a nulla io?..........Dice che l’è sempre stata onesta. Per forza, vah, dagli anche che la mi rubasse dopo che la mantenevo di tutto punto!.......(asciugandosi qualche lacrima) O fatelo di bene alle donne!..........fachegnene dimorto se vu’ volete esser serviti a questo modo!.........Ma che mi spericoli, ha’nteso? L’ho detto, io unn’ho paura di nulla; male male, i’ mi’ figliolo unn’è sposo?....E io piglio su’ vo a far lo importatore a Tripoli!....Son sicuro che le nere l’hanno più core delle bianche!..........Perchè io un lo so icchè la desiderava di più!....Un lo so mica!.........(e si rasciuga gli occhi)

Rolanda     (che piano piano, dopo aver lasciato una borsa di cupio sul tavolino, gli si è accostata alle spalle) Disturbo?

Oreste        Oh………….(piano fra se) Ecco quest’altra. La unn’avea attro da fare anche lei, che venire in Italia! (dopo un momento, imbarazzato) O….o la un si prepara, la un va via?.....La fa tardi sa?

Rolanda     Ah, no, c’è ancora tempo; il suo forse corre troppo. E poi, ho combinato co’ suoi figli……

Oreste        Ci sono, sa!............L’aspetti glie li chiamo!

Rolanda     Ma no, no, se adesso sono occupati li lasci fare. Piuttosto, (cercando) la signora Luigia? Dov’è la signora Luigia? Bisogna dirlo a lei.

Oreste        Icchè la vole dalla Gigia?

Rolanda     O non lo sa?............non glie lo ha detto ieri sera?

Oreste        A me la un m’ha detto nulla. Icchè c’è d’attro?

Rolanda     Ah, questo ha fatto male! Io credevo che lei fosse già informato. Però, la si può perdonare, poveretta, quando una donna vive così, certe decisioni improvvise bisogna aspettarsele. Oh, ma per lei, signor Oreste, per lei questa è una fortuna.

Oreste        (un po’ stordito) ecco, la scusi; mi dice icchè la chiacchiera, mi dice icchè la intende di dire?.......perchè vedo che qui la discorre ogni cosa da sé…….Icchè l’ha fatto la Gigia?

Rolanda     Niente di male, e niente ch’essa non abbia il diritto di fare. Ha fatto quello che prima o poi fanno tutte le persone di servizio. Siccome mi ha raccontato che da qualche tempo lei le aveva fatto capire che aveva intenzione di cambiar donna…..

Oreste        (subito) Unn’è vero!.................Bugie!.........

Rolanda     Così io le proposi di venire a stare con me a Parigi!

Oreste        (spaventato) A Pa…a Parigi la me la porta?!

Rolanda     Si, a Parigi, a Parigi. Perché c’è questo che consiglia la buona Luigia a seguirmi. Laggiù io sono rimasta in stretta relazione con monsieur Duchâtel, che era il primo cuoco del nostro ristorante, ancora un bell’uomo, su per giù come lei, e che adesso si è ritirato con un discreto gruzzolo. Orbene; egli va pazzo per le italiane, e più di una volta, udendomi parlare, vedendo i miei modi,più di una volta egli mi ha confessato……..che se trovasse una mia connazionale, vedova, ben mantenuta e della sua età………..

Oreste        (spaventato sul serio) La la dà a i’ coco?!

Rolanda     Ah, questo non lo so, non lo posso dire!...........ma io spero molto bene perché Luigia è donna che, vestita con un po’ d’eleganza, può ancora suscitare qualche passione….nelle persone della sua età, questo s’intende, com’è appunto monsieur Duchâtel.

Oreste        (subito) La lo sacrifica!.........La ne fa un disgraziato!

Rolanda     Perché?

Oreste        O ch’è una donna quella?

Rolanda     E che cos’è?

Oreste        Icchè l’è?........La lo sentirà; la lo sentirà quande la l’avrà vicina!....la badi sa, la badi a quello che la fa, glie lo dice un amico, la ci pensi bene!....Quella la gli butta all’aria tutta la casa!...La unn’è bona a nulla……

Rolanda     E chi è che tiene così in ordine questa abitazione?

Oreste        Pifero!.............Eh, se un mandassi Pifero! E’ vetri li ripulisce lui. I’ lustro in terra lo dà lui.

Rolanda     E la cucina?.........Oh, la cucina della buona Gigia!...io la conduco apposta a Parigi perché sono sicura che monsieur Duchâtel, il quale se ne intende, l’apprezzerà come se essa gli portasse centomila franchi di dote!

Oreste        (cominciando a commuoversi) Ma la unn’ha sentito come la fa le pappardelle!

Rolanda     Ma io ho sentito ben altro perché stando in questa casa, ho avuto la fortuna di gustarla tutta la schietta e sana cucina fiorentina.

Oreste        Eh, lo credo!....perchè da noi si mangia bene, ha ‘nteso!

Rolanda     Specialmente quando si ha una donna come la Gigia!

Oreste        (che non vuole ancora persuadersi) Pe’ quello, anche la Rita la sa fare…..

Rolanda     Ma la Rita è giovane, non può avere l’esperienza necessaria. La Gigia invece conosce i suoi gusti, conosce il suo stomaco e sa quello che lei può digerire, perché sono vent’anni!

Oreste        (balbettando) Si…….ma però…………..anche la Rita………

Rolanda     Guardi un po’, gurdi un po’, per esempio. La bistecca di l’altro giorno, alta due dita, nel filetto di bove e cotta in modo da farla sembrare di burro!............E quegli asparagi all’olio?..........Quegli asparagi?!

Oreste        Co’ i’ su’ limonino! (dopo un attimo di silenzio) La un me la porti via1…….La un me la porti via!.................

Rolanda     Ahn, sì?....Lei sente proprio questa necessità?

Oreste        No…………io…….

Rolanda     Ma insomma, sì o no?

Oreste        Gli sta bene, ma la un gli dica che sono stato io………….

Rolanda     (sorridente) Va bene, va bene; non voglio affliggerlo maggiormente. Vado a disdire quello che avevo combinato. Con permesso?.......(entra in cucina)

Oreste        (rimasto solo) Ma chi è che ce l’ha portata quella cosa?.......E io la volevo sposare?.........La buttavo in Arno i’ secondo giorno!

Scena quinta

Detto, Rolanda, Gigia, Rita e Mario poi Pifero

Rolanda     (entrando) venga, venga, signora Luigia; ecco qua il signor Oreste già pentito…..

Oreste        Pentito di che?

Rolanda     Pentito perché pronto a riconfermarla per altri cento anni.

Rita           Oh, meno male, così le pappardelle la gne ne farà lei!

Oreste        però, intendiamoci…………

Rolanda     Aspetti, aspetti; io non ho ancora finito. Prima di partire ho da distribuire i miei regalucci………..(e va ad aprire la valigetta)

Rita           (piano) Ecco i’ braccialetto!

Mario         Ma perché l’ha voluto incomodarsi?

Pifero        (apparendo dal fondo – fra se piano) Meno male i’ arrivo in tempo!

Rolanda     (togliendo via via degli astucci e consegnandoli) Questo per Mario.

Mario         (aprendolo) Un orologio d’oro?!

Rita           Acciderba!

Pifero        (piano) la signora la va sodo, via!

Rolanda     (c.s.) Questo per la sposa.

Rita           Grazie. (apre e poi un grido) Uh!...............la sciatelene!..........la sciatelene!

Rolanda     (c.s) Qualcosa anche per il fido custode della mia Fanny.

Pifero        (con inchino) Madame, je suì commò!

Mario         Ma che comò, fa’ edere!

Pifero        (guardando) Una pipa di schiuma!.........genere troppo fine! (piano fra se) Domani la vendo a i’ Bargossi!

Rolanda     E poi……e poi avrei voluto lasciare un ricordo anche al signor Oreste e alla signora Luigia, ma un ricordo duraturo eterno………

Oreste        Grazie, grazie; sarà per quest’altra volta………

Rolanda     Aspetti!.........(fruga nella valigetta) Debbo avere qualche cosa che può soddisfare il gusto di tutti e due. (e toglie un piccolo astuccio chiuso)

Oreste        Unne ‘mporta!

Gigia         Ma lei l’ha fatto troppo, signora!

Rolanda     Ecco!...(dandolo a Oreste) Dia lei questo alla sua………..donna.

Oreste        Perché gne n’ho a dare io?

Rolanda     Ma perché sì!........(tutti hanno gli occhi su quell’astuccio. Mario è vicino al padre; a sinistra la Gigia con accanto Rita; a destra gli altri due)

Oreste        (apre l’astuccio ed ha come una scossa, gli occhi gli si bagnano di lacrime . guarda la Gigia e guarda in faccia il figlio)

Mario         La gne ne dia, babbo, la gne ne dia perché la se lo merita.

Oreste        (sottovoce) Ma…..e la tu’ mamma, ichhè la dirà?

Mario         Di lassù la sarà più contenta anche lei.

Gigia         (impaurita) O icchè gli è?

Rita           Che lo so, io?

Oreste        (leva dall’astuccio un anello matrimoniale)

Rita           Un anello matrimoniale!

Gigia         Gli è quello di dianzi! (sta per cadere)

Oreste        (fissa Rolanda e si muove verso Luigia)

Rolanda     Bravo, bravo!....Faccia il suo dovere.

Oreste        (prende la destra della sua compagna e glie lo infila)

Gigia         (si lascia andare piangendo sopra una sedia)

Rita           Icchè gli dicevo?..........Quando la pera l’è matura………….

Oreste        (ridendo e  piangendo anche lui) la piange, guardala!

Pifero        Perché l’è matura bene!

Fine della commedia

                 

                       

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