Quattro di cuori

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QUATTRO DI CUORI

 


Commedia in tre atti

di Alfredo Vanni

PERSONAGGI

Tito De Palma

Piero

Marcello

Bepin

Rinaldo

Il Duca Cristini

La Marchesa Teodora

La contessa Lida Serrani

Donatella

Amalia

A Roma. Anteguerra.

Rappresentata la prima volta

al Teatro Mercadante di Napoli

dalla Compagnia Menichelli-Migliari-Giorda  

la sera del 6 dicembre 1937

GHERARDO CASINI EDITORE


ATTO PRIMO

In casa di Tito De Palma. Salotto molto elegante. Radio-grammofono. A sinistra è la porta che da nel gabinetto di consultazioni del dottar Marcello, figlio maggiore di Tito De Palma. Al gabinetto i clienti accedono da un'altra scala. Due porte a destra mettono in altre stanze dell'appartamento. Comune in fondo, nel mezzo. Le sette di sera, verso gli ultimi di settembre. Bepin, solo in scena, ha messo un disco sul radiogrammofono. E' un uomo che ha passato di poco la cinquantina, fronte calva. Fu già attendente di Tito De Palma. Il disco gira. Su la soglia, prima porta a destra, ap­pare il figlio più giovane del colonnello, Piero. È un ragazzo sui ventidue anni, sportivo. Indossa un costume da scherma: ha in mano fioretto e maschera.

Piero (si avvicina curioso alla radio) - E questa... che musica è?

Bepin - Segnali militari.

Piero - Dove li hai trovati?

Bepin - Il signor colonnello mi ha ordinato di comprare alcuni dischi. Nel catalogo c'era anche questo e l'ho comprato.

Piero - Grazioso. (Voltandosi verso la porta da cui è en­trato) Rinaldo! Ehi, Rinaldo!

Rinaldo (Un anno più di Piero. È anche lui in costume da scherma) - Che c'è?

Piero - Vieni...

Rinaldo - Per amor di Dio! La sveglia! Mi ricorda l'anno scorso, d'inverno, quando ero costretto ad alzarmi alle sei. E nelle camerate l'acqua gelava!

Bepin - Anche trent'anni fa gelava. Io però dormivo nella scuderia. Un caldo delizioso!

Piero - E un profumo!.. Vero, Bepin?

Bepin - Delizioso anche quello. Mi pare di vederle ancora, le scuderie. I cavalli in fila... le mangiatoie... le code che scacciano le mosche. E all'ora della biada, che nitriti!

Marcello (da sinistra. Ventotto anni. È in camice bianco. Barbetta, occhiali, aspetto professionale. Accenna la ra­dio) - Che roba è?

Piero - Segnali militari scovati da Bepin,

Rinaldo - Buona sera, dottore,

Marcello - Buona sera. (Gesto a Bepin, che ferma il disco). Il babbo è in casa?

Bepin - Credo sia in terrazza. Vado a chiamarlo,

Marcello - Non importa. (Si toglie il camice. Bepin lo aiuta). Portalo di là. Va in bucato.

(Via Bepin dal fondo col camice, Marcello siede).

Rinaldo - Dottore, è stanco?

Marcello - Ho avuto una giornata un po' laboriosa. Qui, parecchi clienti. E in clinica, stamani, tre o quattro ope­razioni assai interessanti. Una, specialmente. Immagini una deviazione del sètto... con caratteri...

Piero - E vuoi raccontarcela a noi? (Prende Rinaldo pel braccio). Ciao, ciao, illustre otorinolaringoiatra! (Rientra con Rinaldo).

Tito (da qualche momento è apparso su la soglia a destra, in seconda. Bell'uomo di poco oltre i cinquanta. Aspetto ancora fresco e giovane. Già tenente colonnello di ca­valleria. Sotto l'eleganza sobria del vestire è l'agile di­sinvoltura di chi è abituato allo sport) - Che c'è? Tuo fratello ti prende in giro?

Marcello (alzandosi) - Niente di strano. La gioventù di oggi, tu sai...

Tito (entra, con una. schietta risata) - La gioventù d'oggi!... E tu, che cosa sei? Un vecchio?

Marcello - No :  voglio dite che...

Tito - Andiamo! La serietà professionale sta bene. Nel tuo gabinetto, però. La barba... gli occhiali... quelle parole scientifiche che il cliente non capisce... quei ferruzzi lu­centi che lo fanno svenire sulla poltrona... Ma fuori, nella vita, nel mondo, è, deve essere un'altra cosa. Hai ven-totto anni, caspita! (Ripete, le mani in tasca, con una punta iì nostalgia) Ventotto anni! (Altro tono) Dunque? Di che cosa stavi parlando?

Marcello - Di una incisione al sètto nasale. Dopo aver de­licatamente tagliato col bisturi...

Tito (con raccapriccio, afferrandosi il naso) - Ah, no! Basta! Il mio naso lascialo dove si trova! (Altro tono) C'è an­cora qualcuno di là?

Marcello - Nessuno. Anche l'assistente è andato via.

Tito - Esci?

Marcello - Aspetto la contessa Serrani.

Tito - Ah, già. La contessa ci tiene a essere ricevuta fuori orario.

Marcello - Più che una cliente, si può ormai considerare un'amica di casa.

Tito - Da quando due mesi fa la conobbi a un concerto. Si lagnava di essere giù di voce. Le consigliai una celebrità: mio figlio.

Marcello (dopo una breve pausa, lisciandosi la barba) - A pensarci bene, babbo, noi siamo colleghi.

Tito - Colleghi? In che?

Marcello - Io, specialista in malattie di orecchi, naso e gola. Tu, in malattie di cuore.

Tito - Che cosa c'entra il cuore? Credi forse che tra me e la contessa Lida... Per amor del cielo! Sei fuori di strada! Anzitutto, la contessa svolazza...

Marcello - Svolazza?

Tito - ... di fiore in fiore. Giura di essere fedele alle me­moria di suo marito e si può anche crederle, perché in fin dei conti non le si attribuisce che qualche flirt inno­cente. E poi, è tutta presa dal canto, è invasata dal canto; e la sua vita è vaporosa, fittizia. come quella delle eroine a cui dà la sua voce.

Marcello - Quando è di là, nei mio gabinetto, gira, si muove, siede, si rialza, parla di cento cose, gorgheggia... Il suo profumo empie la stanza... mi stordisce...

Tito (ridendo) - E strano come tu non abbia mai appro­fittato dello stordimento...

Marcello - Per far che?

Tito - Ma per caderle ai piedi! Data la tua età sarebbe una cosa normalissima, logicissima...

Marcello - Ma, data la mia professione, la quale m'impone dei doveri...

Tito - Sicuro: il dovere di palparle delicatamente la gola e di passarle le mani con una tenue carezza sulle guance. Di' la verità: non ti sembra che sotto i tuoi polpastrelli quelle guance abbiano la morbidezza del velluto o della seta?

Marcello - Ma, papà...

Tito (insistendo) - Sìo no?

Marcello (dopo un breve silenzio, grattandosi la barba) -Credi che non sarebbe male farle un pochino dicorte?

Tito - Questi sono affari tuoi. Certo che poi non potresti piùpresentarle il conto.

Marcello - Non importa.

Tito - Però ci guadagneresti il novanta per cento.

Marcello - E come?

Tito - Un'amante conosciutissima nella buona società, bella ed elegante, consoliderebbe la tua scienza. Oggi sei il dottor De Palma. Domani saresti il professor De Palma, specialista alla moda,

Marcello (perplesso) - Credi?

Tito - Ma sì. Non più nasi plebei nel tuo gabinetto.

Marcello (con slancio) - Papà, grazie del consiglio.

Tito (burbero) - Ma che consiglio! Io non do consigli!

Marcello - Quando si tratta di donne, sei inarrivabile!

Tito (c.s.) - Ma che donne! (Le mani nelle tasche dei cal­zoni, un po' vanesio). Sì, una certa esperienza... Tanto più quando si son passati venticinque anni, mettiamo trenta, in cavalleria... Brillante ufficiale, poi brillante borghese...

Marcello - Vedovo.

Tito - Già: vedovo. Però ci tengo ancora una volta a di­chiararti che non ho mai voluto riammogliarmi. Ho la­sciato l'esercito per badare alla vostra educazione. E ora che siete grandi...

Marcello - ...le donne continuano a interessarti. A pro­posito: che ne pensi della mamma della contessa?

Tito - La marchesa Teodora? Anche lei svolazza. Però, ele­ganza e spirito non le mancano.

Marcello - Sai quanti anni ha la figliola della contessa, che la marchesa Teodora è andata a riprendere a Firenze? Diciassette. L'ha detto a Bepin la cameriera della contessa.

Tito - Caspita! Vedrai che la contessa dichiarerà di avere sposato a dieci anni, come le arabe.

Marcello (ridendo e avviandosi a sinistra) - Vado ad aspet­tarla. E grazie del tuo consiglio.

Tito - Ma se ti ho detto che non dò consigli! Fai da te, regolati da te. Ci mancherebbe altro!

Marcello (via a sinistra).

Tito (avviandosi a un tavolino a destra e scegliendo un «virginia») - Sono il padre, che diamine! Un padre d'idee un po' larghe, ma, insomma... E poi, si regoli da sé! (Voltandosi, vede Bepin immobile sulla soglia in fondo). Che c'è? Che vuoi?

Bepin - Giovanni ha telefonato se deve venir con la mac­china.

Tito - Ma certo: aspetti al portone.

Bepin - Il signor colonnello esce subito?

Tito - Subito, no. (Toglie con minuziosa cura la pagliuzza e spunta il sigaro. Bepin, in fondo, mette in moto il disco. Tito ha un sussulto. Sorride, senza voltarsi).

Bepin - Questa è vera musica, signor colonnello.

Tito - Già, già... Sento, sento... (Accende lentamente il sigaro).

Bepin (come a se stesso) - Il signor tenente attraversa il cortile della caserma... La tromba suona l'abbeverata... I cavalli nitriscono... Le « cappelle »fanno l'istruzione...

Tito (lentamente va al radiogrammofono, ferma il disco).

Bepin - Al signor colonnello dà noia?

Tito - No: mi piace troppo, anzi. Troppo! Però, mi dà an­che un certo senso... un certo senso... (Vede Lida sulla comune) Oh, contessa!  

(Bepin s'inchina, esce).

Lida (Età vera, trentaquattro anni. Bionda, elegante, vapo­rosa, superficiale. Entrando) - Cos'è? Musica militare? Sogna il guerrier le schiere...

Tito - No: è Bepin che sogna.

Lida - Non fu vostro attendente?

Tito - Parecchi anni fa. Poi l'ho ritrovato durante la guerra e non mi ha lasciato più. Dunque, dunque... Come va la vostra voce?

Lida - Orribile. Da qualche giorno prendo il si bemolle- con un po' di naso!

Tito - Ma è grave! Una sigaretta? (Offre, ma ritira subito la scatola) Ah, già: se non prendete più il si bemolle... Guardate:  smetto anch'io.

Lida - Ma no, no. Fumate pure.

Tito - E la marchesa?

Lida - Non avete ricevuto una cartolina da Venezia? Ne ha mandate tre: una a voi. una al dottore e una a Piero.

Tito - Nessuno ha ricevuto nulla.

Lida - Forse avrà dimenticato d'imbucarle. E nemmeno da Milano avete ricevuto cartoline?

Tito - Nemmeno.

Lida - È strano. Mi ha assicurato di averle scritte. Ma forse ha creduto di averle scritte. È una donna che si sug­gestiona facilmente. Ora poi, con la preoccupazione di Donatella...

Tito - Ah, già:   l'educanda. E quando torneranno?

Lida - Ma sono già tornate! Non ve l'ho detto?

Tito - No.

Lida - Ma sì! Vi dissi: « Torneranno o lunedì, o martedì, o mercoledì... ». Non è oggi mercoledì?

Tito - Oggi è giovedì.

Lida - Be', l'importante è che siano tornate. E che abbiano fatto un bel viaggio. Veramente io avevo dato il mio consenso solo per Venezia. Ma, capirete, Milano. Firenze, Genova, Torino... sono su la stessa linea,

Tito - Una capatina a Palermo non avrebbe guastato.

Lida - Sarà per un'altra volta. A ogni modo ci tenevo che Donatella, appena uscita di collegio, respirasse una gran­de boccata d'aria libera.

Tito - E qui non la respirerà?

Lida - Oh, qui sarà tutta una educazione da rifare.

Tito - Da rifare?

Lida - Bisognerà pur che impari le norme del vivere civile!

Tito (sorridendo) - A meno che non le capiti subito un buon marito.

Lida - Ma che dite! È troppo giovane. Io presi marito a sedici anni e mia madre a quindici. Ebbene: furono due matrimoni disgraziati.

Tito - Perché?

Lida - Perché non sapevamo.

Tito - Che cosa non sapevate?

Lida - Ma non avevamo esperienza! Quella esperienza che è meglio acquistare prima che dopo.

Tito - Prima del matrimonio?

Lida - Sicuro. Prima non fa male a nessuno, mentre dopo... (Con volubilità) Ma non è logico che una fanciulla debba conoscere tutte le piccole amarezze, tutte le piccole delusioni, insomma tutta l'inutilità di quelle piccole cose che i romanzi, chissà perché, gonfiano tanto?

Tito - Giustissimo. Così, il giorno che un galantuomo chie­derà la sua mano, la fanciulla potrà dire: « Grazie a Dio, so di che si tratta ».Voi, invece...

Lida - Io, tortorella innocente; sposai un gaudente che mi fece aprire gli occhi. E quando restai vedova a ventisei anni...

Tito - Li richiudeste?

Lida - No:  ho continuato a tenerli bene aperti.

Tito - Infatti non vi si attribuiscono amanti.

Lida - A che scopo? Ho amato mio marito perché mi fa­ceva soffrire. Gli altri, sarei io a farli soffrire. Non c'è gusto, capite? (Si alza di scatto, fa un breve gorgheggio per provare la voce, poi domanda) Il dottore è di là?

Tito (seguendola verso la porta) - Conoscerò con molto piacere la vostra piccola educanda.

Lida (con un allegro sorriso, girandosi rapida) - Volete forse contribuire alla sua esperienza?

Tito - Io? Ma che dite?

Lida - Gli uomini, alla vostra età, sono pericolosi per le fanciulle.

Tito - Alla mia età?

Lida - Io a quattordici anni mi innamorai pazzamente di un signore che ne aveva cinquanta. Non lo ha mai saputo. Ma fu una cotta! (La mano sulla maniglia) Vi prego di non prendere le mie parole per una dichiarazione. Non ho più quattordici anni!

Tito - E nemmeno io, purtroppo, nemmeno io! (Richiude ridendo la porta).

Piero (rientra da destra seguito da Rinaldo. Sono ancora in costume da scherma; ma senza maschere e fioretti) -Papà... sei qui? (Chiamando) Bepin! Ehi, Bepin! (A Bepin, che è sulla soglia) Portaci due bicchieri d'acqua.

Rinaldo - Freschissima!

Tito - Sono finiti gli assalti?

Piero - Cinque minuti di meritato riposo. (Vocalizzi dal gabinetto di Marcella). Ohi, c'è la contessa?

(Bepin rientra con vassoio e bicchieri).

Tito - E fra poco sarà qui anche la marchesa con l'educanda.

Rinaldo - Quale educanda?

Piero - La figliola che la contessa teneva in collegio.

Rinaldo - La contessa ha una figlia?

Piero - Un documento segreto che ora viene alla luce. (Ri­mette il bicchiere sul vassoio).

Rinaldo (facendo altrettanto) - Perché? Quanti anni ha l'educanda? 

(Via Bepin).

Tito - Diciassette, dicono.

Rinaldo - Ma è grandetta, allora.

Piero - Sicuro. E volendo fare un calcolo approssimativo dell'età della contessa...

Tito (di malumore) - Ma lascia i tuoi calcoli approssima­tivi!  Qui non si sente parlare che di età, età, età!...

Piero - Nessuno ti ha chiesto la tua.

Tito - La mia? Stai fresco! Non sono mai stato così in forma come ora. E poi, ti prego...

Bepin (annunziando) - La signora marchesa e la signorina contessina...

(Entrano Donatella e Teodora. Donatella è di una freschezza primaverile. Veste ancora un po' sem­plice, in tono minore. Ha bruschi passaggi da una timi­dezza, più che altro apparente, a una disinvoltura a scatti, che qualche volta rasenta l'audacia. E allora pianta ardi­tamente gli occhi m faccia a chi le parla. Si comprende che non tarderà molto a mettersi al corrente con gli usi e i costumi del suo tempo. La marchesa Teodora è una elegante, amabile e simpaticissima signora, a cui sarebbe ingiusto dare i cinquanta, o i cinquantadue anni che ha, I suoi capelli sono di un biondo così chiaro, che è diffi­cile dire se siano argentati o al platino. Ma poiché il viso sembra fresco, così i capelli sembrano di platino).

Tito (movendo loro incontro con festosità) - Oh, marchesa! Buona sera, buona sera!  Ben tornata!... Uh, ma guarda che bella signorina! E che eleganza!.. E io che mi aspet­tavo di vedere una educanda col mantellone e il cappellone!

Teodora - Ma che mantello! A Firenze, appena messo il naso fuori del collegio, siamo andate ai più vicini magaz­zini, e lì, in un'ora, metamorfosi completa! Cioè... (si scosta e guarda con occhio esperto Donatella dalla testa ai piedi) completa, ancora no... ma con qualche ritocco, parecchi ritocchi... Qui, a Roma, avremo tempo, avremo tempo! (Si volta verso Piero e Rinaldo) E questi gio­vanotti...

Piero (avanzandosi) - Marchesa... (le bacia la mano).

Teodora (presentandolo a Donatella) - Piero... il figlio del colonnello. Uno spadaccino fuori classe!

Piero - Oh! semplice schiappino marchesa. (Spinge Ri­naldo davanti alla marchesa e a Donatella che ridono) E questo è il mio compagno: Rinaldo...

Teodora  (porgendo la mano) - Conosco,  conosco...

Rinaldo (bacia la mano alla marchesa, s'inchina a Donatella).

Teodora - Mia figlia è venuta?

Tito - Sì. Si accomodino, si accomodino! (Seggono. Piero e Rinaldo rimangono in piedi, un poco lontano, l'uno vi­cino all'altro). So che hanno fatto un magnifico viaggio.

Teodora - Oh, bellissimo! Così bello che, a Torino, Donatellami disse: « È il viaggio che voglio fare quando prenderò marito *.

Tito (ridendo) - Ah, ah!  Auguri!

Piero (piano a Rinaldo) - La senti, l'educanda?

Rinaldo (idem) - Vatti a fidare!

Tito (a Donatella, con bonarietà scherzevole) - E che cosa, sentiamo, che cosa le è piaciuto di più in questo bel viaggio?

Donatella - Venezia!

Rinaldo (piano a Piero) - Se non c'entrano i piccioni, mi faccio tagliare la testa!

Tito - Ah, ah,benissimo! San Marco, le gondole...

Donatella  -  I  piccioni...   

(Piero e Rinaldo ridono con discrezione. Donatella li guarda).

Tito (amabile) - Oh, ma anche qui potrà divertirsi quanto vuole!

Piero - Sicuro:  anche a Roma abbiamo i piccioni.

Donatella (candidamente) - Lo so, lo so. (Lieve occhiata verso i due giovani)  E so pure che c'è il Giardino Zoologico...

Rinaldo (piano) - Di', Piero:  mi pare che questa sia per noi.

Tito (con ardore) - M'impegno fin d'ora a condurla con la marchesa a visitare lo Zoo!

Donatella   (con gentilezza)  -  Grazie. So che lei è un perfetto cavaliere.

Rinaldo (piano a Piero) - Anche questa è per noi.

Piero (idem a Rinaldo) - E guarda come Tito ci gode! (Si avvicina) Marchesa... signorina... se permettono, torniamo di là.

Teodora  (alzandosi vivacemente)  - Un minuto!   Tengano soltanto un minuto compagnia a mia nipote. Vado dal dottore. Colonnello, venga anche lei.

Tito (alzandosi a malincuore) - È proprio necessario?

Teodora - Ho bisogno di lei. (Piano, mentre sì avviano a sinistra) Voglio che Donatella si abitui a stare in mezzo alla gioventù...

Tito - Ma... veramente...

Teodora - Deve sveltirsi che diamine! Venga, venga... (Via con Tito).

Piero (dopo qualche attimo di silenzio, fra i denti) - Be'? E adesso?

Rinaldo (tanto per dire qualcosa) - La signorina si divertiva in collegio?

Donatella (sorridendo) - Divertirmi? Capirà: il collegio è sempre il collegio.

Rinaldo - Come sotto le armi: la prigione è sempre la prigione.

Donatella - Lei ha fatto il soldato?

Rinaldo - Un anno nelle autoblinde. La signorina sa che cosa sono le...

Donatella - Lo so, lo so. Il cugino di una mia compagna era nelle autoblinde.

Piero (con impercettibile caricatura) - E come si chiamava questa signorina con il cugino nelle autoblinda?

Donatella - Valeria. La domenica, in parlatorio, il cugino era sempre là. (Sorride).

Piero - E le suore non dicevano nulla?

Donatella (subito un poco aggressiva) - Suore? Lei con­fonde: un conto è il convento e un conto è il collegio. Istitutrici e professori:   ecco che cosa avevamo.

Rinaldo - Allora, niente clausura?

Donatella - Ma che clausura!

Rinaldo - Educazione moderna?

Donatella - Modernissima. Da signorine della buona società.

Rinaldo - Sport?

Donatella - Certo.

Piero (interessato) - Ah, ah... Di che genere?

Donatella - Il volano.

Piero - Che cosa è il volano?

Donatella - Quella piccola palla di stoffa, con tante pic­cole piume intorno... che si getta con la racchetta...

Rinaldo - Ah, sì, sì!

Piero - Ce n'è un altro più interessante ancora: quello coi bastoncelli e i cerchietti... (Esegue il lancio dei cerchietti, sopra una gamba sola, come in atto di volare).

Donatella (si alza rapida, senza dir parola).

Rinaldo (piano, a Piero) - Ha preso cappello.

Piero (idem, a Rinaldo) - Ora la calmo io. (Forte) Signo­rina, un « cocktail »?

Donatella  (seccamente) - Grazie.  (Ci ripensa) Fatto da lei?

Piero - Ma certo. Cognac, rum, menta...

Donatella - La miscela di qualunque bar. Io posso farle dieci specie di « cocktails », ognuna con venti liquori diversi.

Piero - Davvero? In collegio imparavano anche...

Donatella - Oh, no. Diede a me la ricetta il cugino di Valeria, che di  « cocktails »  se ne intendeva forse più di lei...

Teodora  (rientrando seguita da Tito) - Ebbene, vi  siete affiatati?

Piero - Perfettamente.

Rinaldo (movendosi) - Se la contessina vuol venire, le de­dicheremo l'ultimo assalto.

Piero  -  Premio al  vincitore,  un « cocktail » secondo la ricetta del cugino di Valeria!

Tito (intervenendo) - Ah, no. La contessina ora la sequestro io. (A Donatella) Sono esigente?

Donatella (sorridendo) - Tutt'altro. Le confesso che a ve­der saltare avanti e indietro come marionette... Poco mi ci diverto, ecco.

Piero (piano, a Rinaldo) - Senti? Si vendica.

Teodora - Ma verrò io a far da giudice!  Se questi baldi cavalieri permettono,

Piero - Con tutto il cuore, marchesa! Però, se ne intende?

Teodora - Lei non sa o dimentica che mio marito ai suoi tempi ebbe quattordici duelli.

Piero - Ah, già. Una vera fortuna che non sia più di questo mondo.

Teodora - Perché, ragazzaccio?

Piero - Perché non vorrei avere con lui il quindicesimo. (Con cavalleria, tirandosi da parie) Prego, marchesa (Ed escono).

Donatella (guardando Tito) - Quattordici duelli?

Tito - Già. Passava il tempo a infilzare la gente.

Donatella - Ha visto il ritratto della nonna che abbiamo in salotto?

Tito - Bellissimo.

Donatella - Quando la nonna veniva a trovarmi in colle­gio, tutti gli occhi erano per lei.

Tito - E la mamma? Anche la mamma è una bella signora e immagino che quando veniva...

Donatella (interrompendo e come pesando il suo pensie­ro) - No. La mamma è un genere un po' diverso.

Tito - Diverso? Cioè?

Donatella - Una mia amica diceva:  «Tua nonna è come uno di quei preziosi scrigni che conservano il profumo del passato ».

Tito (ridendo) - Che anima romantica e che intuito, questa sua piccola amica!  Infatti, la marchesa Teodora è stata una dama ammiratissima.

Donatella - Oh, il marito era assai geloso.

Tito - E lei come lo sa?

Donatella - Son cose che si sanno. (Breve pausa). Lei ha avuto mai duelli?

Tito (un po' sorpreso) - Io?

Donatella - Sì, lei.

Tito - Quattro o cinque soltanto.

Donatella - Per donne?

 Tito - Come dice?...

Donatella - Sì, insomma... per amanti?

Tito - Diremo: per creature che attraversavano la mia vita come meteore.

Donatella  (sorridendo) - Non mi metta in curiosità!

Tito - Curiosità di che?  Ohi, ohi, sarei forse anch'io un prezioso scrigno?

Donatella - Oh, no. In lei si vede subito l'uomo moderno,bene in regola con lo sport.

Tito - Questo mi fa piacere. Anche lei si diletta di sport?

Donatella - Sì, ma... (abbassa la voce e guarda verso la sala di scherma) non bisogna dirlo.

Tito (sorpreso, abbassando miche luì la voce) - Perché?

Donatella - Perché quei due di là potrebbero pigliarmi in giro.

Tito - L'anno presa in giro? Idioti! Io invece la prendo sul serio. Ed anzi, poiché mi trova moderno, le sembra che stoni con la mia modernità questo po' di cipria, qui, sulle tempie?

Donatella - Ma le sta benissimo!

Tito - E allora, lasciamola dov'è. (Con un rapido passaggio alla gaiezza) Ma guarda! Chi mai avrebbe potuto imma­ginare, mezz'ora fa, quando era sulla terrazza con un noioso libro tra le mani, che ora avrei avuto una così piacevole conversazione? (Con brusca volubilità) Perché noi saremo amici, vero?

Donatella (sorridendo) - Se lei vuole...

Tito - Se voglio! Ma mi offro fin d'ora come sua guida spi­rituale nel mondo dove sta per entrare! Sicuro: ella ha bisogno di una guida esperta; ma che sia anche un amico. E questo amico le potrà, secondo i momenti, suggerire: « Ecco una cosa che si fa », o « Ecco una cosa che non si fa  ». Ovvero: « Questo si fa; ma fino a un certo pun­to!.. ». Ovvero: «Attenzione! Giudizio! Pericolo d'in­cendio!.. ».

Donatella (che ride allegramente) - E m'insegnerà anche a guidare l'automobile?

Tito - Ma certo! Ho la mia Alfa Romeo, grande, maestosa. Le garantisco che quando saprà guidare quella, saprà guidare qualunque macchina. (In confidenza, sorridente) C'è però uno sport più bello, più nobile!

Donatella - Quale, quale?

Tito - L'equitazione!

Donatella - Oh, sì! Il cavallo!

Tito - È mai andata a cavallo?

Donatella (ridendo) - Da piccina. Su quello a dondolo.

Tito - Non è la stessa cosa. (Si alza con impeto) Parlo di cavalli veri, di razza!  (Bepin, apparso in fondo con un piccolo vassoio dove sono alcuni giornali, si ferma e ascolta). Sentir fremere, guizzare sotto di sé i fianchi d'un puro sangue, essere con lui una cosa sola... e lan­ciarlo...

Bepin - Con due buone speronate! (Si riprende) I giornali, signor colonnello.

Tito - Metti là.

Bepin (posa un paio di giornali e col vassoio su cui sono altri giornali sportivi va a bussare a destra).

Donatella - So che lei è un abilissimo cavaliere.

Bepin - Vincitore del Grande Premio di Nizza, signorina. Ventisette anni fa!

Tito (seccato) - Vuoi uscire?

Bepin - Esco. (Via a destra).

Tito - Già: il Gran Premio di Nizza. Staccionate, macerie, fossati, gabbia, muro in cresca, un'ira di Dio. E una cavallina, Feba, con la quale si poteva parlate, così, come io parlo con lei... Oh, scusi!...

Donatella (ridendo) - Ma no! Continui. Feba m'interessa!

Tito - Davvero? Quel giorno si comportò divinamente. (Bepin,. rientrato da destra, si ferma ad ascoltare). Testa alta, occhi vivi, brividi a fior di pelle, come elettrizzata dal pubblico. E che pubblico! Quando venne il mio tur­no, mi curvai, le battei sul collo: « Coraggio, piccina Ora tocca a noi ». Galoppai, voltai... Eccomi di fronte agli ostacoli. Quattordici ostacoli. « Là... là... là... Brava! Bene! Carina! Tesoro! Gioia!... ». Sette... sei... cinque. Attorno un silenzio enorme... Tre, due, uno. Un ap­plauso immenso, urla deliranti, sventolio di cappelli, di fazzoletti... Io, immobile su Feba, sentivo i suoi fianchi che parevano spezzarsi... e il suo gran cuore che palpitava.

Bepin - E la Coppa portata via alla barba di tutti!

Tito - Sei ancora qui?

Bepin - Esco. Ma le glorie equine del signor colonnello sono un poco anche le mie. (Via dal fondo).

Donatella (con slancio) - Voglio imparare anche io ad an­dare a cavallo! I fianchi che battono... il cuore che pal­pita!... C'è grazia! Poesia! Oh lei non è come quei due là!

Tito (guardando verso la sala di scherma) - Ancora quei due là?

Donatella (tiene gli occhi fissi davanti a sé, un po' incan­tata, e sorridente).

Tito - A che pensa?

Donatella (dopo averlo guardato) - A questa nuova vita, che mi pare tanto bella! (Breve silenzio, un po' impacciato. Poi Donatella si scuote, allegra) Allora queste lezioni d'automobile?

Tito  - Ma domani,  dopodomani,  quando vuole!

Donatella - E il cavallo?

Tito - Ma il più presto possibile!

Donatella - E saremo buoni amici? (stende la mano).

Tito - Amicissimi!  (stretta di mano).

Donatella (ridendo) - E se c'è pericolo d'incendio?...

Tito (le tiene la mano, uni poco turbato) - Se c'è pericolo d'incendio...

Lida (entrando di colpo seguita da Marcello in camice) - Colonnello, ha sentitola mia voce?

Tito  (riscotendosi) - La sua voce?  Ah, sì:   un canarino!

Lida - E la migliorerò ancora. Vero, dottore?

Marcello (galante) - Certo. Se vorrà seguire i miei consigli.

Lida (ridendo e guardandolo) - I consigli del medico o del­l'uomo di mondo?

Tito - Uomo di mondo? Lui?... Marcello?

Lida - Non crede? Tra le corde vocali e le trombe d'Eustachio ha insinuato oggi, di là, qualche parolina amabile, che aveva tutta l'aria di una mezza dichiarazione.

Marcello  (imbarazzato) - La contessa scherza.

Lida (ridendo e prendendo il braccio della figlia) - Dov'è la nonna?  (Si allontana con Donatella verso destra).

Tito (a Marcello abbassando la voce) - Davvero? Hai ap­profittato   delle  trombe  d'Eustachio  per...

Marcello - Non mi hai consigliato di caderle ai piedi?

Tito - Le sei caduto ai piedi?

Marcello - No: ma mentre le palpavo delicatamente la gola...

Tito - Mi meraviglio che uno specialista, un otorinolarin­goiatra con tanto di barba e occhiali, non senta il più profondo rispetto per una cliente seria, e madre per giunta. E madre di una signorina onesta e deliziosa. E poiché mamma e figlia frequentano la nostra casa, così mi farai il piacere di studiare le trombe di Eustachio senza paroline amabili e tenendo le mani a posto.

Lida (a Donatella) - Va' a chiamarla. (Donatella via a de­stra) Che  cos'hanno  loro  due da complottare  laggiù?

Tito - Nulla... Dicevo a mio figlio di andare a togliersi di dosso questo affare... (Sospingendo Marcello) Va', va', caro.

Marcello - Ho anche una lettera da scrivere...

Tito - Ma scrivine due! Non trascurare i tuoi interessi, diamine!...

(Via Marcello).

Lida (siede) - Dunque? Come trovate mia figlia?

Tito - Una freschezza primaverile, un incanto degli occhi e dell'anima.

Lida (ridendo) - Corbezzoli! E di che cosa le avete parlato?

Tito - Di tante cose, di molte cose.

Lida - Sentiamo.

Tito - Con una ingenuità adorabile ella mi ha aperto il libro...

Lida - Quale libro?

Tito - ...del suo cuore. Un libricino piccino piccino... un bijou, dove c'è di tutto: le amiche, lo scrignetto, il ri­tratto della nonna, questa vita che è tanto bella... E non basta ancora...

Lida - Altra roba?

Tito - Vuole imparare ad andare a cavallo.

Lida - Il maestro, naturalmente, non doveva andare a cer­carlo lontano. Un po' sfacciatella, no?...

Tito - Oh! Mi ha pregato con tale grazia, con tanta smania negli occhi!... Senza contare che ho cominciato io a parlate di cavalli e della volta che vinsi il gran Premio di Nizza, quando montai Feba, una cavallina tutta mu­scoli e nervi, davanti a un pubblico...

Lida (interrompe) - Quanto ardore, colonnello!

Tito (un po' sorpreso) - Ardore? Vi sembra?

Lida - Se qualcuno in questo momento stésse dietro un pa­ravento e vi sentisse parlare, non vi darebbe più di vent'anni.

Tito - E... togliendo il paravento?

Lida - Be', mettiamo quaranta.

Tito (con un inchino) - Ancora troppi di fronte ai vostri venticinque,  contessa!

Lida - Oh, con me non attacca, sapete? Madrigali a parte, io son troppo vecchia per voi.

Tito - Troppo vecchia?

Lida - Alla vostra età si risale alle sorgenti.

Tito - Quale sorgenti?

Lida - Alle fonti di gioventù. Tutti discendiamo mal vo­lentieri il fiume della vita. E così, arrivati a un certo punto, cerchiamo di risalire...

Tito - Ah, ah, graziosissima! Ma non vi sembra che io sia ancora in piena forma per risalire...

Lida (Si alza ridendo) - Eh, eh, non vantatevi. (Altro tono) A proposito: mia madre vi ha parlato del mio prossimo concerto?

Tito - No. Quale concerto?

Lida - Un grande concerto vocale e strumentale che terre­mo alla Basilica di Massenzio. Con queste tepide notti di settembre sarà una cosa divina.

Tito - Magnifica idea!

Lida - Vi ho messo nel Comitato. Potrete vendere i biglietti. E anche acquistarne.

Tito - Ma con piacere! I concerti sono la mia passione!

Lida - Canterò pezzi di Mussorgski, Glinka, Haléwy, Ciaikowski e infine il duetto della Bohème, atto quarto: «Sono andati?... fingevo di...».

Tito - Ma che bella idea! Là, sul Fòro! C'è da veder ri­sorgere tutte le ombre degli antichi Romani!

Teodora (rientrando da destra con le braccia alzate) - Oh, ma la gioventù, la gioventù d'oggi è proprio imper­tinente!

Tito - Perché? Che cosa è accaduto?

Teodora - Ho dovuto lasciarmi baciare.

Tito - Dall'amico di mio figlio?

Teodora - Ma da lui! Da Piero!

Tito - Vado a dargli una lezione!

Teodora - Fermatevi:

Tito - Se vi ha mancato di rispetto...

Teodora - Mancato di rispetto, no. Era nei patti. Il vin­citore dell'assalto doveva baciare la dama presente.

Tito - Doveva?

Teodora - Beninteso, se la dama voleva...

Tito - E voi vi siete fatta baciare...

Teodora - Era nei patti!

Tito (colto da un'improvvisa idea) - Un momento! La contessina è di là?

Teodora - Arbitra dello scontro.

Tito - Ma no, diamine!... Sono usanze medioevali... (Esce in fretta a destra).

Teodora - Però, come  è bello lo spettacolo della giovinez­za in piena efficienza! Quella elasticità, quella violenza fatta di forza e di grazia... (Cava lo specchietto, si guar­da) Con un bacio mi ha portato via mezza bocca! (Si dà il rossetto).

Lida (cavando anche lei lo specchietto e dandosi la cipria) - Dimmi, piuttosto: hai parlato del concerto e dei bi­glietti all'amico di Piero?

Teodora (continuando c.s.) - È un ammiratore della tua voce. Ne prenderà cinque.

Lida (continuando la cura del viso) - E Piero?

Teodora (idem; come Lida) - Preferisce sentirti alla radio.

Lida - Sciocco!

Teodora- È sotto gli esami e il papà lo tiene a stecchetto.

Lida - Un papà così ricco!

Teodora - E anche vedovo!

Lida - Lascia le allusioni. E togliti dalla testa ch'io possa diventare la moglie o l'amante del colonnello.

Teodora- L'amante, no. Non lo permetterei, anche per non dare un grosso dispiacere ad Annetta Bisei che è nostra amica. Tanto più ora che fra Annetta e il colonnello c'è qualche nuvola.  (A Bepin, che passa per entrare asinistra) Ehi, Bepin!

Lida - Che fai?

TeodoraVoglio sentire da questo chiacchierone se è vero. (A Bepin) Come mai, Bcpin, da un pezzonon vi si vede più in Via Condotti?

Bepin - Io? In Via Condotti?...

Teodora - Per conto del vostro padrone, beninteso. C'è for­se (indifferente) fra quei due là qualche nuvoletta?

Bepin (restio) - Ma... io... veramente...

Teodora - Se l'avete detto voi stesso ad  Amalia, la mia cameriera!

Bepin - In gran segreto, però!

Teodora - Ebbene, in gran segreto raccontatelo a me. Su: sentiamo.

Lida - Ma... mamma!

Teodora (dia figlia) - Lascia stare...  (A Bepin) Qualche scenetta?

Bepin - Una scena, quasi direi, cinematografica. Perché le signore, quando ci si mettono... (Si batte la mano sulla bocca).

Teodora - Niente. Ormai è andata. Su, coraggio.

Bepin - Il signor colonnello mi aveva telefonato di por­targli il pastrano dalla signora. Era di sera. Credo an­dassero a cena fuori di casa. Lei sa che la signora, da quando è divisa dal marito, non ha al suo servizio che quella friulana mezzo scema...

Teodora - Sì: Lucia.

Bepin - La friulana mi disse: «Nervi, nervi, nervi!...». Infatti dalla camera da letto si udiva la voce della signora...

Teodora - Che diceva?

Bepin - «Hai un'altra!... Non negarlo! Ti conosco! Ah, guai a te se... ».

Teodora - E lui?

Bepin - Zitto.

Teodora - E lei?

Bepin - « Assassino! Vile! Ti ho dato il meglio di me!... ».

Teodora - E che cosa mai può avergli dato?

Bepin - « Sei il primo amore della mia vita! Il primo! E l'ultimo... » - E qui, sa, come quando cambia il tempo, che dalla tramontana si passa alla pioggia, giù, lacrime!

Teodora - Piangeva? E lui?

Bepin - Zitto.

Teodora - E lei?

Bepin - Come dalla pioggia si ripassa alla tramontana, giù, una raffica!

Teodora - Cioè?

Bepin - Un fracasso di roba rotta... cocci...

Teodora - E lui?

Bepin - Lui ha aperto la porta, mi ha visto... « Oh Bepin! Bravo, prendi la scopa...». Ma, prima che io prendessi sì... la ramazza... la signora... patatrac...

Teodora - Eh?

Bepin - In terra, con le convulsioni. L'abbiamo presa, io e il signor colonnello, per la testa e per i piedi, l'abbiamo deposta sul divano... Faceva:   «Oh! Oh! Oh! ».

Teodora - E poi?

Bepin  -  E poi ha socchiuso gli  occhi e ha mormorato: «Amore mio, sei qui?...». Diceva al signor colonnello.

Teodora - E poi?

Bepin - E poi è successo il guaio. Perché il signor colon­nello mi ha detto di prendere l'acqua antisterica; io ho preso l'ammoniaca; e al primo sorso non le dico che cosa è successo. Io ho infilato l'uscio...

Teodora - E il colonnello?

Bepin - Lo ha infilato dopo di me e... e credo che in Via Condotti non ci sia più tornato. Scena da cinematografo, le dico, come quando quella diva...

Teodora - Sì, grazie, grazie... (Via Bepin. Teodora sì volta a Lida) Hai sentito? Rottura completa.

Lida - Ti ripeto: togliti dalla testa ch'io possa diventare l'amante o anche la moglie del colonnello. Maritate o vedove, noi non abbiamo più per lui il fascino della novità. Guarda: è più facile gli faccia perdere la testa una sbarazzina di diciotto o magari diciassette anni.

Teodora (che ha ripreso il piumino, la guarda) - E chi, secondo te?

Lida (leggera) - Ma... non so... (Richiude la borsetta).

Teodora (col piumino in aria) - Donatella,, forse? Pensi a Donatella? Ah, davvero che tu, con la tua vita così lontana dalla realtà e la tua indolenza, sei proprio im­pagabile!

Lida - Ero indolente anche quando a sedici anni acconsentii a sposare un giovanottello che aveva appena tre anni più di me.

Teodora - E non fosti felice?

Lida - Felicissima. Una felicitàimmensa, a cui presero parte tutte le mie amiche.

Teodora - Colpa tua. Dovevi difenderti. Io, se tuo padre si abbandonava a razzie nel territorio altrui, lo costrin­gevo a tornare di galoppo. Figurati poi gli uomini! Io mi son sempre difesa. Vedi?... (Un'altra passatina, di piu­mino) Mi difendo anche ora!

Tito (rientrando, a Donatella che lo segue) - Venga, venga: ho un'idea. (A Lida e alla marchesa) Le signore hanno un programma?

Lida - Il programma del concerto da portare al tipografo.

Tito - Benissimo. E poi?

Lida - Una visita alla signora De Vega, dove forse ci trat­terremo parecchio.

Tito - Ho giù la macchina. Le accompagno dal tipografo e poi dalla signora De Vega. Se la visita è un po' lunga, io credo che la signorina Donatella preferirebbe una giratina in macchina con me.

Donatella (con slancio) - Oh, sì, sì!

Tito (a Donatella) - Io sarò al volante e lei mi siederà ac­canto. Sarà la prima, lezione.

Donatella - Sì, sì, mamma!

Piero (è rientrato da poco con Rinaldo e ha sentito le ulti­me battute. I due giovani ora sono in abito da passeggio) - La signorina non ha detto prima, di là, che sarebbe venuta con noi?

Rinaldo - Ho giù la mia « Balilla ».

Tito - In «Balilla» con voialtri? Per rompersi il collo?

Piero - Per questo può benissimo romperselo anche con te.

Tito - Ma fammi il piacere!

Rinaldo - Lasciamo arbitra la signorina.

Donatella (esitante) - Veramente, il colonnello ha pro­messo d'insegnarmi a guidare...

Rinaldo - Ma anche noi possiamo benissimo insegnarle a guidare.

Tito - Bravi!  In quella scatoletta di  sardine!

Piero - Ti rammento che ieri, con la tua barca di Caronte, hai investito un carrettino.

Teodora - Silenzio! Lascino decidere a Donatella.

Piero - Giustissimo. Dunque, signorina: o la scatoletta di sardine o la... barca di Caronte.

Donatella  (perplessa) - Ma io... veramente... non saprei...


Tito (lusinga, sorridendo, Donatella coi gesti di chi è con le mani al volante).

Piero - Alte le mani! Niente gesti equivoci!

Lida (a Donatella) - Dunque?

Teodora (idem) - Decidi.

Donatella (sorridendo) - La barca di Caronte.

Rinaldo (a mezza voce, a Piero) - Bella figura.

Tito - Se permettono, vado a prepararmi. (Via).

Lida - Vieni Donatella. Voglio presentarti al dottore. (Via a sinistra).

Rinaldo (guardando Piero) - E noi?

Piero - Ce ne andiamo.

Rinaldo (salutando) - Marchesa...

Piero - Toh! Un momento! Una magnifica idea! Nella sca­toletta di sordine portiamo la marchesa!

Teodora - Oh, ma che dice? Sono impegnata.

Rinaldo - Con chi?

Teodora - Il colonnello deve lasciare me e mia figlia da una nostra amica.

Piero - Anche lei nella barca di Caronte? (Perentorio) Ah no, marchesa, non lo permetto. La rapiamo.

Teodora (dolce) - Vuole rapirmi?

Piero - Faccia conto d'esser caduta nelle mani di una banda di gangsters. Io sono il pericolo numero uno!  (Offre il braccio).

Rinaldo - E io il numero due!  (Offre il braccio dall'altro lato).

Teodora (perplessa) - Ma io... ben volentieri... però ripeto... che...

Piero - Obbedisca!

Rinaldo - Le facciamo dolce violenza...

Piero - E se non basta la dolce violenza...

Teodora (tnera) - Che vuol farmi?

Piero - La stringo fra le mie braccia e la metto a forza nella scatoletta di sardine. Papà ci ha portato via la contessina. Noi gli portiamo via la marchesa!

Teodora (c.s.) - Ma non è la stessa cosa!

Piero - Anzi, ci guadagniamo nel cambio. La signorina Donatella è una graziosa canzonetta. Lei è un canto...

Rinaldo - ...un poema d'amore! .

Teodora (ritrosa) - Ma no! Via!...

Piero (deciso) - Venga!

Teodora (con esitanza puerile, fra i due giovani) - Non mi farete del male?

Piero - Tutt'al più. potremo ribaltare e lei cadrà sulle mie morbide ossa. Su,Rinaldo: prendile il braccio!

Teodora - Mi lascino almeno avvertire...

Piero - Papà?... Aspetti, l'avverto io. (Corre al radiogrammofono, mette in moto il disco, che dà allegri suoni di tromba. Tornando, autoritario) Su:  il braccio!

Rinaldo - II braccio, marchesa!

Tito (in fretta da destra, in seconda) - Ancora? (Vede i due che si avviano tenendo sotto braccio Teodora) Marche­sa!... Che fa!... Dove va?...

Teodora - Mi rapiscono!...

Tito - Ma... Fermi! Ragazzi! Marchesa!.... Venga qui... Senta... ascolti!...

Teodora (lasciandosi mollemente portar via) - E come pos­so?... Non vede?... Sono in due!...

FINE ATTO PRIMO


ATTO SECONDO

La stessa scena. Qualche giorno  dopo. Pomeriggio.

Piero (Entra dal fondo seguito da Bepin. Butta via il cap­pello, siede, si asciuga la fronte. Suono di pianoforte a destra, in seconda) - C'è Marcello?

Bepin (raccogliendo il cappello) - È al pianoforte.

Piero - Va' a chiamarlo. (Marcello entra. Via Bepin) Ti di­letti di marce funebri?

Marcello - Oh! Schumann!

Piero - Be', fa lo stesso. Veramente non capisco come tu possa conciliare la musica con la otorinolaringoiatria.

Marcello - Anche la musica è questione di orecchi.

Piero - E allora fammi il piacere di guardare che cosa mi sta zufolando questo orecchio. Ho preso iersera all'Unio­ne Sportiva una sventola e mi duole.

Marcello - Mettiti a sedere.

Piero - Non andiamo di là?

Marcello - Non importa. Siedi.

Piero - Ma...

Marcello - Siedi, ti dico!

Piero - Seggo, seggo, (Si mette a sedere. Marcella tasta) Ahi!

Marcello - E' qui?

Piero - Bella scoperta! Se faccio: ahi!...

Marcello - Roba da nulla. Ti darò una pomatina.

Piero (saltando in piedi) - Nient'altro?

Marcello - L'applicherai mattina e sera. (Scrive sul tac­cuino la ricetta). Ecco, Manda qualcuno in farmacia.

Piero (la mano al portafoglio) - Cento lire?

Marcello (ridendo) - Ma va là!

Piero - No, dicevo... Puoi prestarmele?

Marcello - Sempre in bolletta?

Piero - Bassa marea. Colpa della luna. Non hai osservato come da qualche giorno papà è lunatico? Ma già: tu vivi sempre chiuso nel tuo gabinetto.

Marcello - Veramente me ne sono accorto anch'io.

Piero - È qualche cosa. E sai perché è lunatico? Perché è innamorato. E sai di chi?

Marcello - Di Donatella Serrani.

Piero - Toh, guarda! E come mai t'è venuto questo straor­dinario intuito?

Marcello - Da alcuni indizi. Ma specialmente da uno.

Piero - Quale?

Marcello - Io avevo messo gli occhi...

Piero - Su Donatella?

Marcello - No;  su la mamma di Donatella.

Piero - Volevi sposare la contessa?

Marcello - Volevo semplicemente farle la corte... esprimerle...

Piero - Volevi farne la tua amante. Mica malvagia l'idea!

Marcello - Ma il babbo si è opposto energicamente.

Piero - E tu sei andato a confidargli... E che bisogno avevi di confessare i tuoi  fatti di cuore a papà?

Marcello - Veramente in un primo tempo fu lui. Disse scherzando che avere per amante una bella signora mi avrebbe dato una specie di crisma, di aureola utilissima alla mia professione.

Piero - Potevi seguire il suo consiglio.

Marcello - No, perché poi, a un tratto, la contessa è diventata per lui una specie di santa donna.

Piero - Perché, poi, a un tratto, lui ha preso fuoco per Donatella e cerca di santificare come meglio può la madre.

Bepin (entrando e accennando il telefono) - Permettono?

Marcello - Fa' pure.

Bepin (all'apparecchio, dopo aver composto il numero) -Maneggio?... Cavallerizza?... Il direttore?... Parlo col di­rettore?... Ah, senta, signor Giannuzzi... Sono Bepin... Sì: da parte del colonnello... Già: il signor colonnello desi­dera per domattina alle dieci - badi bene alle dieci in punto - due buoni cavalli. Come dice? « Numa »? Ah, sì, benissimo. E l'altro? Il grigio?... Ah, no: non «brocchi», niente broccoli, per amor di Dio. Piuttosto quella cavallina, la balzana da tre... (A Marcello e Piero sorridendo) Balzana da tre, cavalla da re! (Al telefono) Per le dieci, mi raccomando. Come?... Ma no: niente lezione in maneggio. Una passeggiata fuori, all'aperto. Ma certo: anche alla cavallina, sella da uomo... Arrivederla, signor Giannuzzi, arrivederla!...

Marcello - Di che si tratta?

Bepin - Il signor colonnello condurrà domattina la sua al-lieva a fare la prima galoppata all'aria libera.

Piero (scattando) - Quello che più mi irrita è che questa signorina comincia a darsi delle arie di Fanciulla del West!

Bepin - Proprio così. La contessina comincia a prendere un aspetto, quasi direi cinematografico. Ieri, quando an­dai a casa a portarle un mazzo di fiori, mi è venuta in­contro col nuovo vestito sportivo che stava provando. Cappellone di feltro a larghe falde, soprabito stretto ai fianchi e poi svolazzante, brache, stivaloni all'ungherese, guanti alla scudiere, frustino... Proprio come quella diva... aspetti... nel film...

Marcello - Ma smettila col tuo film! Da quando sono co­minciate queste lezioni?

Bepin - Stamani è stata la settima.

Marcello - Le dà il babbo?

Bepin - E come ci tiene! La signorina gira in pista. E il signor colonnello in mezzo al maneggio:  «Trotto! Galoppo! Dritto il busto! Fuori il petto!...». Come trent'anni fa, quando istruiva le «cappelle».

Marcello - Va pure. (Via Bepin). La cosa è grave,

Piero - Io direi che è ridicola, E per questo, se tu riuscissi a intendertela con la contessa...

Marcello - La contessa è diventata con me alquanto fredda.

Piero - Segno che sta ponendo la sua candidatura a suocera.

Marcello - Suocera di chi?

Piero - Ma di noi! Vivi nelle nuvole! All'età di papà certe cotte sono disastrose. Aggiungi che papà è ricco e che la contessa, con tutta la sua musica e i suoi concerti... mi sa un po' d'intrigante...

Marcello - Sarebbe enorme.

Piero - Ma no! Ridicolo! Ridicolo! Non lo vedi, là, Tito che discende i gradini della chiesa, sorridente e felice. al braccio della giovinetta sposa? E non vedi noi due dietro, tu con la barba e gli occhiali, e io...

Marcello (con ira)  - Mi opporrò! Parlerò io a Tito... cioè a papà, e gli dirò...

Piero - Ma che cosa vuoi dirgli! È il suo canto del cigno. E per questo... ti dicevo...

Bepin (annunziando) - La signora marchesa.

Piero (andandole incontro) - Oh, marchesa! Capita proprio a proposito. Ma perché ride?

Teodora - Mi lascino ridere...

Piero - Come crede. Si accomodi.

Teodora (sedendo) - Sono uscita di casa per ridere con comodo. Qualcuno per la strada mi guardava... Ho cer­cato di darmi un contegno... Ma che volete!... È troppo grossa!

Piero - Che cosa?

Teodora - Poco fa il colonnello è venuto a chiedere la mano di Donatella.

Piero - Poco fa?

Marcello - Ha chiesto la sua mano?

Teodora - E come no? Toletta di circostanza: gardenia, guanti grigio perla... Non è stata una cosa buffa?

Piero - Buffissima!

Marcello - Assai buffa.

Teodora - Lasciatemi ridere. (Si arresta) A proposito: se il colonnello sa che sono venuta qui, o mi trova qui, bi­sognerà inventare una bugia.

Piero - Io le ho prestato un libro e lei me lo ha riportato. (Corre via, torna con un piccolo libro) A lei: lo metta nella borsetta.

Marcello - Cosicché, nostro padre è fidanzato?

Teodora - Ufficialmente, no. Ha chiesto la mano di Donatella.

Piero - E Donatella?

Teodora - Era uscita con una sua amica,

Piero - Allora ignora la richiesta di papà?

Teodora - Credo di sì. Dico « credo », perché bisognerebbe entrare in quella testolina per conoscere la verità.

Marcello (interrompendo con vivacità) - Ma la contessa Lida che cosa ha risposto alla domanda del babbo?

Teodora - Oh, che lei era lietissima, onoratissima...

Marcello - Cosicché, la cosa è fatta?

Teodora - Un momento. Ero presente anch'io, che credo di contare qualche cosa. E io mi sono opposta.

Piero e Marcello (con gioia) - Ah, marchesa!

Teodora - Cioè, no... non mi sono opposta...

Piero e Marcello (delusi) - Oh, marchesa!

Teodora - Ho fatto semplicemente osservare che è una cosa prematura. (Abbassa la voce, confidenziale) Il colonnello ama Donatella... ma è poi sicuro che Donatella ami il colonnello?

Marcello - Lo ha detto al babbo?

Teodora - Bravo! Come si fa a dire certe verità a un aspi­rante che se ne sta seduto sul canapè, lì, davanti a voi, in pompa magna? Ho fatto le mie obiezioni; e mia fi­glia si è riservata di dare una risposta. (Si alza).

Marcello (alzandosi e prendendole con effusione la mano) - Oh, marchesa!

Piero (idem, dall'altra parte) - Ah, marchesa!

Teodora (fra i due che le tengono le mani) - Figuratevi se voglio permettere che Donatella sia sacrificata! Un fiore! Un bottoncin di rosa!

Piero (con entusiasmo) - Come lei, marchesa! Un fiore, un fiore di bontà, una rosa a cui è dolce accostare le labbra così... così... (E le bacia e ribacia la mano).

Teodora (sorridendo rivolta a Marcello) - Eh?... Galante come suo padre con le donne! Come suo padre!... E lei?

Marcello - Io chiedo il permesso di togliere il disturbo. Ho una visita. E grazie ancora, marchesa! (Prima di usci­re, voltandosi a Fiero) Non dimenticare la pomatina! ...

Teodora - Simpatico, suo fratello. Ma sarebbe più simpa­tico senza la barba.

Piero - Allora, guardi me. Marchesa: lei ha detto che non permetterà mai che la signorina Donatella sia sacrificata.

Teodora - E lo ripeto.

Piero - Ha qualche idea?

Teodora - Idee? No.

Piero - Se la contessina facesse un viaggetto piuttosto lunghetto?

Teodora - Siamo tornate da poco.

Piero - Se lei parlasse francamente e le facesse comprendere l'assurdità...

Teodora - Donatella comincia a manifestare un caratterino difficile. Sarebbe peggio.

Piero - Allora, parlare a papà...

Teodora - Io? Da che si è accorto che ostacolo il suo gio­co, le sono cordialmente antipatica.

Piero - E allora non c'è rimedio.

Teodora - Almeno per il momento... io non vedo...

Piero (irritato) - Eppure c'era, ci sarebbe stato il rimedio, se quell'imbecille di mio fratello avesse continuato, come dice lui, a esprimere la sua ammirazione alla contessa.

Teodora - Questa mi riesce nuova. Voleva sposare Lida?

Piero - Ma che sposarla!

Teodora (indignata) - Ehi, giovanotto!

Piero - A ogni modo tutto è finito, perché papà si è oppo­sto fieramente.

Teodora - E ha fatto bene. Diamine!

Piero - Le pare? Sarei curioso di vedere se papà si oppor­rebbe altrettanto fieramente a un amore, mettiamo, fra me e lei.

Teodora - Che cosa c'entra questo?

Piero (con forza) - Sicuro:   fra me e lei.

Teodora - Le dà di volta il cervello?

Piero (guardandola con espressione) - Il cuore, piuttosto.

Teodora - Non capisco... È una dichiarazione? Così? A un tratto?... Che famiglia!

Piero - Ma che a un tratto! Se ne accorge soltanto ora che l'amo?

Teodora - Ma certo!

Piero - Via! Non faccia l'ingenua!

Teodora - Giovanotto! (Più calma, ripensandoci) Sì, non dico... Sono cose che fanno sempre piacere... Ma di so­lito ci si va con dolcezza...

Piero (tenero) - Più dolce di così!

Teodora - E a quando risalirebbe questo amore?

Piero - A parecchio tempo.

Teodora - Bugiardo!

Piero - Le dico che da parecchio tempo il suo viso s'intro­mette con insistenza, con prepotenza, in tutte le occupa­zioni della mia vita.

Teodora - In tutte? Sentiamone qualcuna.

Piero - Quando dormo, quando mangio, quando passeg­gio, quando studio...

Teodora - Anche quando studia? E' grave!

Piero - Gravissimo, perché la mia tesi di laurea tratta di Giustiniano. Lei sa chi era Giustiniano...

Teodora - L'imperatore Giustiniano? Il marito di Teodora.

Piero - Appunto.

Teodora - E che cosa c'entro io con la moglie di Giustiniano?

Piero - Lo stesso nome, marchesa! E lo stesso incedere da imperatrice... I suoi grandi occhi che sembrano sempre promettere qualche cosa... La sua bocca sensuale e rossa...

Teodora - Rossa? (Guardandosi in fretta nello specchietto) E' forse troppo rossa?

Piero (vicino smorzando la voce) - La bocca che baciai gior­ni fa... in quella stanza là...

Teodora - Non lo ricordi! Le proibisco di ricordarlo!

Piero - E poi, la sua vita che è tutta un affascinante mi­stero... Quei quattordici duelli...

Teodora - Sette.

Piero - Non sono più quattordici?

Teodora - Mio marito si è battuto per me sette volte sol­tanto.

Piero - Osava tradirla?

Teodora - E io osavo vendicarmi. E così, ogni volta, due duelli: uno per la sua amante e l'altro per me.

Piero - Faceva la spola. (Dolcemente) Io però non la tra­direi.

Teodora (scettica) - Ma vada là!

Piero - Le dico di no!

Teodora - Appena le capitasse un'altra signora o una bella signorina...

Piero (con ira) - Le signorine, poi, le « fanciulle *non me le nomini.

Teodora - Perché? Che cosa le hanno fatto?

Piero - Usano lo stesso linguaggio di noi, fanno sport come noi, mettono i calzoni come noi! Camerate, compagne, le chiami come vuole, ma niente sex-appeal, niente richiamo del sesso, capisce?

Teodora - E il richiamo del sesso lo vuole da me?

Piero - Io voglio amarla!

Teodora - E non pensa che un amore fra noi due sarebbe un fac-simile dell'amore di suo padre con Donatella?

Piero (vicino, insistente) - Dica piuttosto una partita in cui il « quattro di cuori » potrebbe essere il nostro «atout ».

Teodora (guardandolo col segreto timore di scaldarsi al gioco) - Una partita un po' pericolosa...

Piero  (c.s.) - Anzi, piacevole!   Piacevolissima!

Teodora - E se suo padre si accorgerà che vogliamo fargli, dirò così, il contropelo?

Piero (con foga) - Ci difenderemo! Resisteremo!

Teodora - Davvero?

Piero - Ma con tutte le forze! Come due amici, due alleati, due amanti! La sua mano, marchesa!

Teodora (dandola) - Per farne che?

Piero - Per salire insieme nella nave che ci porterà verso il paese  dei  sogno  e  dell'amore!   « Arma  la  prora  e salpa... ».

Tito  (entrando dal fondo) - Uh, guarda!  La marchesa!... Ci corriamo dietro. Se ne va?

Teodora - Ho fatto una corsa per restituire un libro a suo figlio. Torno via subito. (Trae dalla borsetta il libro e sta per darlo a Piero).

Tito (prendendo il libro e aprendolo) - Oh, oh! Abbiamo qualche marachella sulla coscienza?  « Codice penale tascabile ». (Passa il libro a Piero).

Teodora  (ridendo) - Già:   è un libro che qualche volta può far comodo. (Rapida) Be':  io me ne vado.

 Tito - Non torna?

Teodora - Certo:  a prendere mia figlia, che sarà qui tra poco. E forse verrà anche Donatella.  

Tito - Sa dov'è?

Teodora - Probabilmente al cinema.

Tito - Sola?

Teodora - Con una sua amica. A meno che non sia andata al foot-ball.

114   

Piero (interessato) - Uh, guarda! La signorina Donatella va al foot-ball?

Teodora - Una partita amichevole, a invito. Credo abbia ricevuto due biglietti. Ma questo è un piccolo segreto. Però può anche darsi sia andata al cinema. (Lievemente sarcastica, guardando Tito) Insomma, al foot-ball o al cinema, l'importante è che ci sia andata. Arrivederla, co­lonnello. Ciao, Piero. «Arma la prora e salpa...». (Via ridendo).

Tito - È allegra. la marchesa!

Piero - E simpatica, molto simpatica.

Tito - Almeno per chi è nelle sue grazie,

Piero (sorpreso) - Tu non sei nelle sue grazie?

Tito - Non credo.

Piero - Peccato. Perché è una donnina veramente squisita.

Tito - Davvero?

Piero - E ci si sta molto bene insieme.

Tito - Davvero? Davvero? Quanto calore!

Piero - Papà; ho ventidue anni e sono tuo figlio.

Tito - E con questo?

Piero - E con questo ho anch'io qualcosa nel sangue che irresistibilmente mi spinge verso il genere femminile.

Tito - Nulla in contrario. Però c'è proprio bisogno che tu vada a cercarle fra le nostre conoscenze le tue signore squisite e simpatiche? Ci sono tante altre donnine nel genere femminile! Tante ragazze!

Piero - Ragazze? Ah, tu alludi forse alla differenza di età? Ma via! Per amarsi c'è forse bisogno d'essere coetanei? (Insistendo) Di': credi proprio che per amarsi ci sia bisogno...

Tito (seccato) - Io non credo niente!

Piero - E dunque! Ci si ama e basta.

Tito - E da quando sarebbe nata questa tua passioncella?

Piero - Scusa, perché la chiami passioncella? Le grandi pas­sioni sono forse monopolio dei quadragenari o dei... quinquagenari?

Tito (seccato) - Non divagare.

Piero - Non divago. A ogni modo questa passione è nata... Quando è nata precisamente non lo so. Me ne sono ac­corto soltanto pochi giorni fa, in sala di scherma, quando la baciai sulla bocca. Quel bacio mi rimase impresso...

Tito (ironico) - Lo credo. E poi?

Piero - E poi... non so... Mi conturba, me la sogno la notte...

Tito - Faresti meglio a sognare la tua tesi di laurea. (Si muove)

Parlerò io alla marchesa... (Si ferma, perplesso) Cioè no... non posso parlarle.

Piero - Perché?

Tito - Verrebbe ad acutizzarsi una situazione per la quale occorre tatto, molto tatto. Avvertire la contessa Lida? È inutile. Si metterebbe a ridere. (Irritato) È strano però che con tante donne su la faccia della terra i miei figli vadano a cercare le loro avventure proprio in quella fa­miglia.

Piero (stupito) - Perché?... Anche Marcello»...?

Tito - Ma sì! Con le trombe d'Eustachio e le corde vocali della contessa! A ogni modo ripeto a te quanto ho detto a lui: la famiglia Serrani va lasciata in pace. Perché se di essa fanno parte due signore un po' frivole, non è una buona ragione perché ci vada di mezzo il nome, l'onore, la dignità, l'onestà di una signorina...

Piero - Ho capito. Ma perché ti scaldi tanto?

Tito (sorpresa) - Io mi scaldo?

Piero - Gridi, ti agiti...

Tito - E allora te lo dirò sottovoce. Verrei meno a uno dei dei miei sacri doveri di gentiluomo se non impedissi a chiunque di offuscare, sia pur lontanamente, l'immacolata onestà...

Piero - ... di una signorina che ami.

Tito (sorpreso) - Io amo la contessina?... Chi te l'ha detto?

Piero - Tu, sottovoce, e aggiungo, sottovoce, che tu sdruc­cioli verso il matrimonio.

Tito (un po' turbato) - Non capisco perché tu voglia im­mischiarti nella mia vita intima.

Piero (con dolcezza) - Non m'immischio. Ti ricordo soltanto che avevi promesso di non riammogliarti...

Tito (evasivo) - Be', lasciamo andare... A ogni modo questo non ti autorizza... E poi, tu sei troppo ragazzo e ignori...

Piero - Cosa?

Tito - Che il nostro cuore è fragile.

Piero - Il tuo è vetro di Murano. Un colpetto... tac... va in pezzi.

Tito (paziente) - Sei un ragazzo!

Piero (insistendo) - Ed è strano che tu voglia riconoscere una fragilità al tuo cuore e negarla al mio!

Tito (tentennando il capo) - Il tuo cuore?... Ragazzo, ragazzo!

Piero - Perché? C'è qualche differenza? O credi, visto che tu hai più esperienza di me...

Tito - Ecco, l'hai detta l'amara parola: l'esperienza. (Guarda il figlio, incerto se continuare e se Piero potrà capirlo. La sua voce è meno aspra, su un tono di malinconia) Tante donne amate, idolatrate, prese, lasciate... E i sorrisi sempre quelli... E le parole sempre quelle... E la faccia, la propria faccia, che a vedersela in quei momenti davanti, in uno specchio, c'è da pigliarsi a schiaffi... E quando ar­riva la sorpresa, la vergine sorpresa, e si vorrebbero dire tante cose nuove, fresche, tenere, la bocca non rimastica che frasi rancide, vecchie, frasi che l'esperienza, la ma­ledetta esperienza, ha ormai incise nel cuore.

Piero - Be', ti confesso che l'amore non ha per me tante complicazioni.  « Arma la prora e... ».

Tito (sdegnato) - Idiota! Ma, già, chi ti mette contro tuo padre è proprio la marchesa. E per questo t'invito a studiare.

Piero - Mi sembra che le due cose si possano conciliare benissimo. Perché dovrei trascurarla? E' una signora del gran mondo...

Tito - Basta!

Piero - La mia prima conquista..

Tito - Basta!

Piero - Anzi ti dirò che...

Tito - Ma basta, ti dico, basta!

Piero (anche lui scaldandosi) - Eh, basta, basta, basta! Non sei buono che a gridare basta! Come se una stessa legge non guidasse il nostro istinto!

Tito - Quale legge?

Piero - Quella dell'amore. Quando l'amore acceca, si tratti di una matura signora o di una tenera giovinetta, il ri­sultato è identico.

Tito - Insolente! Vattene!

Piero (si avvia a destra).

Tito (brontolando) - Paragonare un casto fiore d'innocenza...

Piero (fermandosi) - Be', anche la marchesa, non sarà un casto fiore, ma è pur sempre una bella corbeille! (Sparisce).

Tito (passeggia nervoso e irritato),

Bepin (entrando) - Il mazzo di « virginia », signor colon­nello. Li ho scelti proprio io.

Tito - Metti là.

Bepin - Se li metto là, il signor Piero li gratterà per regalarli agli amici. (Guarda Tito) Il signor colonnello è un po' malinconico.

Tito - Sì. un po', Bepin.

Bepin - «Canta che ti passa», dicevano gli alpini. Vuole che faccia un po' di musica?

Tito - No: anche la tua musica m'infastidisce. (Gli ap­poggia una mano sulla spalla?) Eh, Bepin! Avere vent'anni di meno!

Bepin - Ci tiene proprio, il signor colonnello? Io no.

Tito - Tu no?

Bepin - Ma no! È proprio una cosa strabiliante, eccezionale, essere giovani? Ma qualunque minchione è buono a dire ; « Sapete? Io ho vent'anni! ». Il difficile è dire: « Sapete? Io ho centocinquantasei anni... », come quel turco che è morto tempo fa. (Tito sorride). Allora, signor colon­nello, i sigari...

Tito - Da' qua. (Via Bepin. Ulto rompe il pacco e dispone i sigari dentro la scatola. Dal fondo. Lido).

Lida - Caro colonnello...

Tito - Voi, contessa?

Lida - Bepin mi ha detto che il dottore è uscito un momento. Se permette, lo aspetto.

Tito - Ma prego!

Lida (sedendo) - Cos'è? Vi vedo una faccia un po'... (Volu­bile) Sapete che il mio concerto...

Tito (interrompendo con una certa impazienza) - E voi sapete dov'è la signorina Donatella?

Lida - Non ve l'ho detto poco fa, a casa mia? Credo sia andata al cinema.

Tito - O al football.

Lida - Può darsi. Anzi, credo sia andata al foot-ball,

Tito - Se mi avesse telefonato, avrei potuto accompagnarla.

Lida (ridendo) - È venuta a prenderla Tina Cantori poco prima che arrivaste. Sono scappate via come due scolarette  in vacanza.

Tito - Non vi sembra che quella Tina Cantori sia una ra­gazza un po' sbrigliata?

Lida - Vuol dire che sbriglierà anche Donatella. È il tempo loro. (Lo guarda) Ma cosa avete? Cominciate a farvi prendere dalle impazienze? Se siete appena al principio!

Tito - Di che?

Lida - Di questo innamoramento. Io, ve l'ho già detto, sono in massima favorevole, nonostante...

Tito (interrompe con una certa fretta) - Ho capito, ho ca­pito. Grazie, grazie.

Lida - E sono molto lusingata della vostra richiesta.

Tito - Grazie, grazie...

Lida - Ma desidero lasciare Donatella pienamente libera e non voglio vincolarla troppo presto.

Tito - Ah. già: la famosa esperienza: quella che è meglio acquistare prima che poi. Però potrebbe acquistarla an­che prima, cioè ora, praticando una persona onesta, un perfetto gentiluomo, come me.

Lida - Ma se le state sempre accanto! Se la portate in auto­mobile, le insegnate ad andare a cavallo, le mandate dei fiori... Io anzi vi consiglierei... Badiamo: non dovrei darvi certi consigli...

Tito - Dite, dite pure.

Lida - Vi consiglierei di non farvi vedere troppo appiccicaticcio...

Tito - Appiccicaticcio?

Lida - Si direbbe che siete alle prime armi! (Alzandosi) Per ora mettetevi bene in. mente che i vostri timori sono in­fondati. Donatella è una ragazza molto seria, È mia fi­glia. E con l'educazione che le ho data... cioè, con l'edu­cazione che le hanno data... insomma, con l'educazione che ha ricevuta... (Brusco cambiamento) Caro colonnello, se incominciate a inalberarvi per qualunque sciocchezza...

Tito (risentito) - Le chiamate sciocchezze? (Ma subito si riprende, come rinunziando a discutere) Avete ragione: sono sciocchezze. (Quasi gaiamente) E poi, sapete che vi dico? Me ne infischio. Donatella ha per me una sim­patia che rasenta l'amore. Io l'amo. E se qualcuno si è messo in testa di contrariare...

Lida (ridendo di cuore) - Ah ah! E chi volete che si sia messo in testa di contrariarvi?

Piero (da destra, in fretta) - Oh, pardon, credevo... Contessa, i miei omaggi. Ho sentito una risatina di donna... e cre­dendo  fosse la marchesa...

Lida - Non è venuta?

Piero - Sì: e deve anche tornare. E per questo... Con per­messo, contessa. Ho la tesi di laurea. (Rientra).

Lida - Che matto! Tutt'altro tipo di suo fratello, il dottore. (Dal fondo, Marcello) Toh, eccolo. Dottore, stavo par­lando giusto di lei.

Marcello - Male?

Lida - Mi crede un'ingrata? Non devo forse anche a lei i miei successi artistici? Sa, colonnello, che c'è chi mi con­siglia di lanciarmi sulle scene liriche? Che ne pensate?

Tito - Oh, io mi lancerei, mi lancerei.. Ma vi lascio col dottore. Vado in terrazza a prendere un poco d'aria. Ho i nervi scossi e la testa pesante. Con permesso. (Via a destra, in seconda).

Lida - Suo padre diventa ogni giorno più fantastico. Se son questi gli effetti dell'amore!... Ma parliamo del mio concerto.

Marcello - Quale amore?

Lida (con impazienza) - Non cominciate a interrompermi anche voi. Dunque, la vendita dei biglietti va benis­simo. E anche la mia voce (Si prepara a farla sentire).

Marcello (interrompe ancora) - Giacché lei ha parlato d'amore, e siamo soli, vorrei domandarle...

Lida - Non vuol sentir la mia voce?

Marcello - Sì: prima però desidererei sapere se mio padre...

Lida- Ma lo lasci in terrazza a prendere aria! Amore, amore, amore... Qui non si fa che parlare di amore. (Lusinghe­vole) Ebbene:  le parlerò anch'io d'amore.

Marcello - A me?

Lida - In musica. Il duetto di Rodolfo e Mimì, atto quarto! Venga al pianoforte.

Marcello - Ma io...

Lida - Lei si metterà al piano e accennerà la parte di Ro­dolfo. Venga, venga...

(Via a destra in seconda con Mar­cello. Breve pausa. Accenni della Bohème, atto quarto, canto e pianoforte).

Piero (da destra, in prima, con un libro in mano) - Che strazio!

(Chiude la porta in seconda. Dal fondo, quasi correndo, entra Donatella. E assai cambiata, nei modi e nel vestire, da quella che era al primo atto).

Donatella (scorgendo Piero) - Ah!

Piero - Oh!

Donatella - Lei?

Piero - Io.

Donatella - Non c'è nessuno?

Piero - Se ci sono io!...

Donatella - No... dicevo... la mamma, la nonna...

Piero - La mamma è di là con Marcello, Sente? Mimì sta dando gli ultimi guizzi... La marchesa deve tornare fra poco. (La fissa) Ma la vedo alquanto esilarata, eccitata. Ah, ah! Veniamo dal cinema!  « Amore e morte »: con Marlène Dietrich.

Donatella - Queste stupidaggini le lascio a lei. Vengo dal foot-ball.

Piero (scosso) - Corbezzoli! Mi dica, mi dica!

Donatella - Una partita di prova...

Piero - Tra due nuove squadre, lo so. Racconti, racconti!

Donatella - Ci ha invitato, me e Tina Cantori, il suo amico Rinaldo.

Piero - Ah, porco!... Voglio dire... è fortunato, lui! Io, in­vece, con questo accidente di laurea... E chi ha vinto?

Donatella - Ho capito ben poco. Però mi sono divertita tanto!

Piero - Sfido! Altro che codici! E come ha giocato Rinaldo?

Donatella - Aspetti... Era vicino alla rete...

Piero - Portiere lo so.

Donatella - Portiere?

Piero - Si chiama portiere. Ha l'occhio giusto: ma le gambe lente.

Donatella - Se saltava come un daino!

Piero - Lente, lente, le dico. Vedesse me!

Donatella - Lei?

Piero - La prego di non ridere. Mi ha visto mai giocare?

Donatella - Mai.

Piero - E allora perché ride? Sono uno dei migliori terzini delle squadre di Roma. Non legge i giornali sportivi?

Donatella No.

Piero - Tanto peggio per lei. E se il dieci ottobre c'è l'in­contro col « Padova » me ne frego dei codici e della laurea.

Donatella (ridendo) - Come ha detto?... Come ha detto?...

Piero - Sì... me ne impipo, me ne infischio, me ne rido. (Saltando come a una partita di foot-ball) Là, là, là!... Sa che cosa faccio quando sbadiglio sui codici? Prendo una palla di carta e... Stia a vedere! (Corre a destra, torna con una grossa pallottola di carta legata forte con lo spago) Guardi! (Comincia a prendere a calci la palla e a saltarle dietro) Su! Si muova anche lei! Forza! Ha le gambe di piombo?

Donatella (non si fa pregare. Spinge anche lei di qua e di là la palla, cercando di rubarla a Piero. Il gioco continua. I due si contendono coi piedi la palla mettendo molta pas­sione nella partita),

Bepin (E' comparso sulla soglia. Sta un momento con la bocca aperta a guardare. Poi da buon tifoso si fa avanti ed ec­cita e spiega le fasi del gioco col tono dell’annunciatore alla radio) - « Colpo di testa! Passaggio! La palla entra in area avversaria! Il portiere le va incontro e libera! Passaggio! Altro passaggio! ». (Battendo le mani) Bravo-Bene! Brava!...

(Da destra il colonnello. Bepin fa fronte indietro e sparisce. Donatella e Piero lo vedono subito dopo. Sì scostano. Donatella rossa, ridente, ha la grossa pallottola in mano).

Tito - Cos'è questo fracasso?

Donatella - Foot-ball!... Piero m'insegnava il foot-ball. (Dà la pallottola a Piero).

Piero - Già. E una mia vecchia idea di formare squadre fem­minili di...

Tito - E una mia vecchia idea quella che ti bocceranno agli esami.

Piero (battendo in ritirata verso destra) - Ah, è vero: Giustiniano. Che barba! (Via).

Tito (dopo breve pausa a Donatella) - Come mai le è ve­nuta tanta passione per il foot-ball?

Donatella - A lei non piace?

Tito - Non fino al punto di correre come i gatti dietro le pallottole di carta.

Donatella - Eppure è interessante.

Tito - Non oso contraddirla. (Enigmatico) Potrei sapere dove è stata oggi nel pomeriggio?

Donatella (disinvolta) - A far compere con una mia amica.

Tito - La bugia le corre sul nasino.

Donatella - Perché?

Tito - Perché un piccolo folletto mi sussurra all'orecchio: « Non è vero!... Non è vero!... ».

Donatella (ridendo e senza scomparsi) - Sono stata a una partita di foot-ball.

Tito - E chi le ha dato i biglietti?

Donatella - Oh, bella! Li ho comprati.

Tito - Non erano d'invito? (La guarda, mormora quasi tra sé) È meraviglioso, quasi direi pauroso...

Donatella - Cosa?

Tito - ...come in lei stia rapidamente sbocciando la donna.

Donatella (con arditezza) - Stia sicuro che qualche pic­cola bugia la dicevo anche da bambina. (A un tratto, sec­cata) E poi dovrei restare sempre sciocca, come quando uscii di collegio?

Tito - Non dico Questo. Ma fin dal primo giorno che la co­nobbi mi offrii di essere sua guida.

Donatella (sorridendo, rabbonita) - E anche mio amico. (Gli tende la destra).  

Tito (prendendola) - Mi dia l'altra mano.

Donatella - Eccola.

Tito (tenendo le mani di lei) - Le piacerebbe se la nostra amicizia diventasse più stretta?

Donatella (sulo scherzo) - Più stretta di così!

Tito - Più intima, più durevole...

Donatella (c.s.) - Perché? Conta di lasciarmi?

Tito - Anzi! Vorrei starle accanto tutta la vita. Non si è ac­corta che l'amo?

Donatella - Me ne sono accorta benissimo.

Tito (sorpreso) - Da quando?

Donatella - Ma fin dal primo giorno che ci parlammo! Non si offrì di essere mia guida, mio amico, e perfino di mettermi in guardia contro i pericoli d'incendio?

Tito - Ebbene?

Donatella - Ebbene, si vede che quel giorno il suo sigaro, lasciato cadete sbadatamente, appiccò il fuoco... perché...

Tito - Perché?

Donatella (ridendo) - da quel giorno cominciai ad ardere anch'io.

Tito (con gioia) - Donatella!... Davvero?... Lei...

Donatella (in tono leggero e liberando le mani) - Dove è stato oggi?

Tito - Ma... in vari posti...

Donatella - Ora è a lei che la bugia corre sul... nasone. Lei oggi è stato da mia madre.

Tito - Eh?

Donatella - A chiedere la mia mano.

Tito - Glie l'ha detto la mamma?

Donatella - Me l'ha detto la nonna.

Tito (con rammarico) - Ahi! Partita perduta.

Donatella - Perché?

Tito - La marchesa non mi è amica.

Donatella - Tutt'altro.

Tito (scettico) - Ma lasci andare!

Donatella. - Se le dico: tutt'altro!

Tito (guardandola) - Scherza?

Donatella - La nonna mi ha detto: «Certe pazzie sono scusabili... ».

Tito - Pazzie?... Vede?

Donatella - Mi lasci finire...:   « ...scusabili, perdonabili e accettabili ».

Tito - Grazie, grazie. Però le dica che se vuol divertirsi alle mie spalle...

Donatella - Ma se la nonna è anche lei innamorata!

Tito - Innamorata? Di chi?

Donatella - Non lo so. Me L'ha confessato lei stessa.

Tito - Lei?... La marchesa le ha confessato...

Donatella - Mi ha messo le mani sulle spalle, mi ha guar­dato bene negli occhi, e con una voce tenera, soave, mi ha detto: « Bambina mia, come posso condannare l'uomo che ti ama, se anch'io sono pazzamente innamorata? ».

Tito (irritato) - E proprio a lei viene a fare certe confessioni? Che razza di scuola!

Donatella (con trasporto) - La scuola del passato, la grande scuola.

Tito - Lasci il passato e lasci la scuola. E lasci anche sua nonna. Io modestamente, senza grandi gesti, né grandi frasi, le ripeto che l'amo.

Donatella - Di vero amore?

Tito - Di verissimo amore.

Donatella - Ripeta questa parola.

Tito - Ma cento, mille volte: amore, amore, amo...

Donatella (arrestandolo) - Fermo! Le sue labbra, quando dicono la parola amore, hanno la stessa inflessione delle labbra della nonna.

Tito - Ancora la nonna?

Donatella   (sorridendo procace)   -  Pare che gustino un sorso dimiele.

Tito  (pressante, ansioso)  - Donatella!... Potrò un giorno chiamarla mia moglie?

Donatella   (incurante, movendosi)  -  Vedremo. Per ora c'è più gusto ad amarsi in segreto.

Tito (seguendola) - Crede?

Donatella - Ma certo. (Fermandosi) A proposito: badi che la nonna me l'ha confidato in segreto che lei ha chiesto la mia mano.

Tito - Non lo saprà nessuno. Donatella, ascolti...

Donatella (involandosi leggera) - Mi lasci andare dalla mamma. (Apre a destra in seconda, entra, lasciando la porta semiaperta. Tito si avvicina anche lui, incerto se entrare o no. Poi con un gesto brusco chiude la porta, si accosta al tavolino dei sigari, ne sceglie uno).

Piero (da destra) - Oh, papino... Una cosa debbo dirti, una sola... ma piccina piccina...

Tito (poco accessibile) - Che c'è? Che vuoi?

Piero - Se cominci a fare quella faccia! (Tenero) Potresti anticiparmi...

Tito (gettando con stizza il sigaro, che-va a finire in terra) -Ma lasciami in pace col tuoi anticipi! Tu non sei buono che a chiedere! Tu non sei buono che a crearmi noie e fastidi!

Piero - Io desideravo semplicemente...

Tito - Che cosa? Sentiamo che cosa?

Piero - Un centinaio di lire per mandare un piccolo omaggio floreale...

Tito (interrompendo con una sghignazzata) - Alla marchesa rococò? Ah no, ah no, ah no!... (Via arrabbiato a destra in seconda).

Bepin (fermo sulla comune) - Più chiari di così! (Preve­nendo Piero che si china per raccogliere il sigaro) Aspet­ti: lo raccolgo io. (Continuando) Il signorino ha scelto male il momento.

Piero - Cosa è?

Bepin - Si fa sorprendere a giocare con le palle di carta e dieci minuti dopo bussa a quattrini!

Piero - Eh, cento lire!

Bepin - Già. Mai quaranta o sessanta. Sempre cento.

Piero - E a te che re ne importa? Non te le ho sempre restituite?

Bepin - E col dovuto interesse. Sebbene qualche volta io provi rimorso.

Piero - Per l'interesse?

Bepin - Per il precipizio verso il quale sdrucciola il signor Piero.

Piero – No, che dici?

Bepin - Il signor Piero è innamorato.

Piero (ridendo) - Meno male che te ne sei accorto anche tu!

Bepin (circospetto) - Ed è... corrisposto?

Piero - Tanto!

Bepin - Ahi ahi!

Piero - Perché, ahi?

Bepin - Vedo già il dramma che si delinea a forti tinte.

Piero - Ah, ah! Questa è buona!

Bepin - Non rida. Sa dove finiscono i giovani senza quat­trini, avvolti nelle spire di un amore fatale?

Piero - E dove finiscono?

Bepin - A Montecarlo.

Piero - Tu finirai al manicomio. Va' va'!...

Teodora (dal fondo, mentre Bepin esce dopo un inchino) -Eccomi. Ho fatto presto?

Piero - Uh, marchesa! (Le si accosta rapido) Mi dia la mano.

Teodora - Eccola.

Piero - L'altra.

Teodora - Eccola. Vuole altro?

Piero (con enfasi caricaturale) - Marchesa: io l'amo, l'amo, l'amo!

Teodora - Lo so, lo so, lo so. Ma perché così turbatello?

Piero - Perché ho assistito pochi minuti fa alla grande scena di un grande amore.

Teodora - E tra chi?

Piero - Donatella e papà! Qui! Erano soli, o almeno cre­devano di essere soli. Io però tenevo l'orecchio attaccato alla porta. Là!

Teodora (severamente) - Spero che il colonnello...

Piero - Oh! Un gentiluomo di razza.

Teodora - E Donatella?

Piero - Si difendeva con grazia sorridente.

Teodora - E' di razza anche lei. E che razza-!

Piero - Una schermaglia deliziosa. « Mi ama di vero amore?...» diceva lei. «Di purissimo amore! » rispon­deva lui. « Ripeta questa parola »  diceva lei, E lui: « Amore, amore, amo... » (S'interrompe come si è inter­rotto Tito nella scena con Donatella). A proposito: Donatella ha detto a papà: « Le sue labbra, quando pronun­ziano la parola amore, hanno la stessa inflessione delle labbra della nonna ».

Teodora - Delle mie labbra?

Piero - « Pare che gustino un sorso di miele ».

Teodora - Briccona! Mi studia!

Piero - Ma non basta. Mi risulta pure che lei ha messo le mani sulle spalle di sua nipote, così... (le appoggia leggermente le mani sulle spalle) l'ha guardata bene negli occhi, e con una voce di viola d'amore le ha mormorato: « Bimba mia, come posso condannare l'uomo che t'ama, se anch'io sono pazzamente innamorata?... ».

Teodora - E tutto questo Donatella l'ha raccontato al colonnello?

Piero - Con un candore incomparabile. (Con fiero cipiglio) Ora, marchesa, io desidero sapere il nome dell'uomo di cui lei è pazzamente innamorata!

Teodora (ritrosa) - Signor Piero!

Piero - Marchesa!

Teodora (implorando) - Pierino!...

Piero - Senta, non mi chiami Pierino. Sono figlio di un ricco, sì, ma onesto genitore... E per questo...

(Tito ap­parso da destra, in seconda, si ferma. Piero, che volta le spalle, non lo vede. Lo vede Teodora, ma continua come se non si fosse accorta di nulla).

Teodora (solenne) - E allora lo dirò: è lei, Piero!

Piero (con gioiosa parodia, afferrandole le mani) - Oh, marchesa! Ripeta, cento volte, mille volte con me la pa­rola amore, amore, amo...

Tito (entrando) - Bravo. Salutavi la marchesa? Però a una bella signora, si bacia anche la mano. (Piero esegue). E ora vattene. Su va' di là,

Teodora - Perché non lo lasciate ancora un poco qui?

Tito - Il suo tempo è prezioso. (Via Piero).

Teodora (dopo una breve pausa) - Ci spiate? Siete poco gentile.

Tito - Non mi pare. Mio figlio esce, io rimango.

Teodora (con mezzo sorriso) - Non è la stessa cosa.

Tito - Evviva la sincerità. (Le si avvicina) E a voi pare... una gran bella cosa distrarre un giovanotto?...

Teodora - Lo distraggo?

Tito - Non lo fate studiare il giorno, né dormire la notte.

Teodora - L'ha detto lui?

Tito - Proprio lui.

Teodora - Caro!

Tito - Marchesa!...

Teodora - Che c'è? Forse un uomo come voi, impastato d'amore dalla testa ai piedi, trova strano che una donna come me...

Tito (interrompendo) - Il caso è diverso.

Teodora - Certo, Voi volete sposare Donatella. Io mi con­tento di amare Piero.

Tito (con ironia) - Siete discreta,

Teodora - Tanto discreta che non mi oppongo al vostro matrimonio.

Tito (c.s.) - No?...

Teodora - Voi  però non dovete opporvi  al mio  amore.

Tito - Il patto mi sembra leggermente immorale.

Teodora - Immorale o no, vi prego di riflettere (strapazza nervosamente la borsetta e batte il piede) che non si scherza con l'amore!

Tito (scaldandosi e agitandosi anche lui) - Ma che amore! Fatemi il piacere! Che amore! (Si ferma) E quando sa­rebbe nata, secondo voi. questa... passioncella?

Teodora - Ma che passioncella! Le passioncelle le hanno le ragazze e i giovanottelli! Alla nostra età, caro collega...

Tito (furioso) - Ma lasciate in pace la mia età!

Teodora - Eppure, quando sposerete, dovrete pur dirla.

Tito (c.s.) - Ebbene, la dirò... anzi, non la dirò!

Teodora - Perché?

Tito - Perché voi, con la vostra... passione, mandate a monte il mio matrimonio!

Teodora - Ve l'ho detto:  provate a chiudere un occhio.

Tito - Su che?

Teodora - Su la mia passione.

Tito (furioso) - Ma... corpo di... morale a parte... non li chiuderà, gli occhi, l'opinione pubblica, la gente, il mondo!

Teodora - Me ne infischio del mondo. Me ne sono sempre infischiata del mondo!

Tito - In questo caso, però...

Teodora - In questo caso, più che mai. Ho una passione e voglio inebriarmene fino all'ultimo giorno, fino all'ulti­mo respiro! Voglio che il mio cuore finisca con tutti gli onori! In un tramonto d'oro! In un'apoteosi di oro! Non per nulla mi chiamo Teodora!

Tito (esasperato) - Sentite, Teodora... cioè marchesa... Mi appellerò a vostra figlia...

Teodora (con un'alzata di spalle e un riso di scherno) - Oh, sì, mia figlia!

Tito - A vostra nipote...

Teodora (c.s.) - Oh, sì, mia nipote!

Tito (sempre più esasperato) - Allora, a mio figlio!.. Non gli darò più un soldo, lo manderò a fare il piantatore in America!

Teodora - II piantatore?... V'illudete, mio caro, se credete di spaventarmi e di fare con me la parte del padre di Armando Duval! Io non sono la « Signora dalle Ca­melie »!  Non sono evanescente!  Ho buoni polmoni e buon petto! Guardatemi! (Con subitanea decisione) E poi... aspettate, aspettate!... (Corre a destra in prima e chiama) Piero, Pierino!...

Piero (entra).

Teodora (lo prende per mano, lo conduce fino in mezzo alla stanza) - Senta... Lasci Giustiniano... Guardi Teodora... Sa che suo padre vuol mandarlo a fare il piantatore in America?

Piero - Il piantatore? Io?

Teodora - Per allontanarlo, strapparlo a me!

Piero (con energia) - Ah, mai!

Teodora - Ripeta!

Piero - Mai, mai; mai! Ho i miei diritti anch'io! Sono un uomo anch'io! Ardo di passione anch'io! Ho fame anch'io!

Tito (furibondo) - Vattene in camera!

Teodora (trattenendolo per la mano) - Piero...

Tito (minaccioso) - E lei, marchesa...

Teodora (impaurita) - Piero. Pierino!... mi difenda!...

(La porta a destra in seconda si apre: entrano Lida. Donatella e Marcello).

Lida - Che c'è?

Marcello - Che accade?

Tito (Si riprende, si sforza di ridere; e accennando Piero e la marchesa rimasti con le mani unite, quasi in posa) - Niente... si scherzava... Una discussione per una fo­tografia, in gruppo... Pierino e la marchesa... Sposini!... Ma guardino come sono carini... Ah, sì: carini, carini, carini!...

FINE DEL SECONDO ATTO


ATTO TERZO

In casa Serrani. Molta eleganza e molto disordine, nono­stante tre donne, anzi quattro, domestica compresa. Il sa­lotto. Grande ritratto a olio della marchesa, primi del No­vecento. Pianoforte, telefono. Due porte a sinistra, la pri­ma dà nella camera della marchesa e la seconda in quella della contessa. Porta in prima, a destra, che mette nella camera di Donatella. Poi in seconda, dietro il pianoforte, che è di sbieco, una finestra. Porta in fondo, comune. Cu­scini fuori posto. Sul canapè è gettato un vestito; sopra una poltroncina è una gruccia da armadio. Son quasi le otto di sera. Amalia, donna su la quarantina, con funzioni di do-mestica, cuoca e cameriera, è in andirivieni per contentare le sue ire padrone. Si comprende che in fondo la casa la dirige lei e con un cerio ascendente sulle signore. Bepin, se­duto pazientemente sopra una seggiola, ha tre mazzi di fiori in mano avvolti in cartocci trinati: uno di lillà bianchi, un altro di garofani fiammanti, il terzo di rose tea. E segue con gli occhi l!affaccendarsi di Amalia.

Amalia (prende dal canapè il vestito e lo riattacca alla gruc­cia) - Nemmeno questo...

La voce di Lida - Amalia!

Amalia - Ma sì! Ho capito! Vengo! Vengo! (A Bepin) Un minuto di pazienza...

Bepin (si solleva cerimonioso su la seggiola) - Prego, prego!

(Amalia via dal fondo).

La voce di Donatella (da destra) - Amalia?...

LA voce di Teodora (da sinistra) - Amalia?...

Bepin (guarda a destra e a sinistra, si rimette paziente ad aspettare).

Amalia (torna portando un altro vestito).

Donatella  (in vestaglia e sbracciata) - Ebbene, Amalia?

Amalia - Ma sì, ma sì! Eccolo il suo vestito! Sa dove l'aveva buttato? In salotto da pranzo!  Sul canapè!

Donatella - Davvero?... Uh, Bepin!... Salve!

Bepin - Signorina... (ha un mazzo nella destra, per porgerlo).

Amalia  -  Lei  mi  sta  diventando  più  disordinata  della mamma e della nonna.

Donatella (prendendo il vestito) - Da' qua e chiacchiera meno...

Bepin (col mazzo in mano) - Il signor colonnello...

Donatella (col vestita in matto, distratta) - Torno subito... (Via seguita da Amalia).

Lida (entrando, a braccia nude) - Amalia!... Ma, insomma!... (Vede Bepin) Bepin!

Bepin (si alza scegliendo un altro mazzo) - Il signor colon­nello...

Lida - Non mi guardi!... Si volti dall'altra parte... (Rientra).

Amalia (tornando da destra) - C'è da perdere la testa! Dov'è andata la contessa?  .

Bepin (che è ancora voltato dall'altra parte) - E chi lo sa?

Amalia - Accidenti al concerto! Torno subito! (Rientra in camera di Donatella).

Bepin - Ma prego... Faccia pure!

Teodora (mezzo svestita, con voce dolcissima) - Amalia?...Oh, Bepin!

Bepin (fa per voltarsi dalla parte opposta).

Teodora - Ebbene? Che vi prende? Non avete mai veduto una donna che si veste? (Guarda i tre mazzi) Per chi sono questi fiori?

Bepin - Un mazzo per la signora, un mazzo per la contessina...

Teodora - E l'altro?

Bepin - Lo manda il signor Piero alla signora marchesa. (Dà il mazzo di lillà).

Teodora - Caro! I candidi lillà! (Rientra col mazzo dopo aver chiamato con voce dolce) Amalia?... Amaliuccia?...

Amalia (da destra, a Bepin) - Dov'è andata?

Bepin - In camera.

Amalia - Torno subito. (Via dal fondo).

Bepin (rimettendosi a sedere) - Prego, prego. (E aspettando, fa passare da una mano all'altra i due mazzi che gli sono rimasti).

Donatella (uscendo dalla camera e chiamando) - Amal... Oh, Bepin! Siete ancora qui?

Bepin - Il signor colonnello manda in omaggio alla contessina...

Donatella (prendendo in fretta il mazzo dei garofani, di­stratta, indifferente) - Ancora fiori?

Bepin - C'è anche un bigliettino....

Donatella - Grazie, grazie, leggerò. (Si avvia per rientrare).

Amalia (Rientra nello stesso tempo dal fondo. A Donatella) - Le sue scarpe erano sotto il tavolino di cucina. A lei (gliele consegna). Sì chiuda in camera e mi lasci un po' di respiro. 

(Donatella richiude la porta).

Bepin (col terzo mazzo in mano) - E questo è per la con­tessa. (Si alza agitato) Perdio! Mi sono sbagliato!

Amalia - Che c'è?

Bepin - I lillà erano per la contessina e i garofani per la marchesa!  (Va a picchiare all'uscio di Donatella).

Amalia - Ebbene? Dove andate? Aspettate che abbiano finito di vestirsi.

Bepin - Ci vorrà molto?

Amalia - Sono tutt'e tre davanti allo specchio a farsi il viso.

Bepin - Si fanno il viso?

Amalia - Si pitturano. Calmatevi. E questo mazzo (gli toglie di mano il mazzo di rose tea) è per la contessa? Benissimo: lo mettiamo qui. (E lo mette senza compli­menti in un vaso).

Bepin  (peritoso) - Amalia... io nonsono tranquillo...

Amalia - Vi ci mettete anche voi? Quando usciranno vi farete restituire dalla signorina i garofani e li darete...

Bepin - Ma se capita il colonnello?...

Amalia - Lo farò aspettare nel salottino da lavoro. (In que­sto momento, dalla camera della contessa, vocalizzi) Ci siamo...

Bepin (in ascolto) - Nitrisce...

Amalia - Ma che dite?

Bepin - Come la cavalla quando sente la mandra. Lei sente il pubblico. Bene! Brava! Bis!

Amalia - Che matto! Torno subito.

Bepin - Fate pure.

(Amalia via dal fondo. Bepin va a os­servare il mazzo di rose che Amalia ha messo dentro il vaso. Da sinistra rientra Teodora ancora mezzo svestita, allacciandosi con le mani qualcosa dietro le reni).

Teodora - Amalia, fammi il piacere... (A Bepin) Amalia?

Bepin - E andata di là. (Con ansia) Signora marchesa...

Teodora - Che c'è?

Bepin - Un equivoco, un piccolo equivoco. Nella fretta... I lillà... C'era anche un bigliettino...

Teodora - Non l'ho visto. Dov'è?

Bepin - Non nei lillà... I lillà sono per la signorina Donatella... Mentre i garofani...

Teodora - Per me? I garofani sono per me? Ma certo! Garofano scarlatto, passione! (Corre all'uscio di Donatella, picchia) Dammi i garofani! Sono per me!

Donatella (aprendo, con non molta buona grazia) - Ma prendili!  Tieni!

Teodora - I lillà sono per re...

Donatella - Ma sì! Mettili sul tavolino. Li prenderò poi! (Richiude).

Teodora (leggendo il bigliettino) - «Questi pochi garofa­ni » Poverino, fa quello che può... « ...ardenti come la speranza ». (Con trasporto, stringendo al seno i ga­rofani) Oh, Piero!... (A Bepin, allegra, eccitata) Bepin, fatemi  il  piacere...  Amalia  chi  sa  dove  s'è cacciata... Guardate un po' qui dietro le reni...

Bepin - Qui?

Teodora - Sì... C'è l'automatico... Non avete mai allacciato una gonna?

Bepin - Qualche volta... al signor colonnello... ho...

Teodora (ridendo di cuore) - Porta la gonna?

Bepin - Ma no! Le bretelle... (Curvo, affaccendandosi) Signo­ra marchesa, non trovo... non riesco a...

Teodora - Che asino! Oh Dio! Qualcosa mi cade... (Dal fondo Rinaldo Corselli) Lei?,,, Non mi guardi, non mi guardi!... (E scappa in camera reggendosi le vesti).

Rinaldo (entrando) - Ohi, Bepin!  Fai il « couturier »?

Bepin - Come dice?

Rinaldo - Fai il salto di bellezza? di chi sono questi fiori?

Bepin - Della contessa.

Rinaldo - Ah, ah. Posso prendere una rosa?

Bepin - Per me! Faccia pure.

Rinaldo (Prende la rosa. Si volta a Bepin) - Dimmi, Bepin... Le signore sono a vestirsi?

Bepin - Già. Si fanno il viso.

Rinaldo (esitando) - Avrei bisogno di... vorrei parlare a... (Appare Donatella) Oh, telepatia!

Donatella - No; orecchie fine. Ho sentito la sua voce.

Rinaldo - Davvero?

Donatella - E poi... l'aspettavo.

Rinaldo - Davvero? (Eccitato) Senti, Bepin... Potresti an­dare a prendermi un bicchiere d'acqua?

Bepin - Tira di scherma anche qui?

Rinaldo - Scemo! Esci! Va'! E... fa buttar molto la cannella...

Bepin - Dieci minuti?

Rinaldo - Anche cinque. Va'. (Via Bepin).

Donatella - Dunque? Ha telefonato che mi avrebbe fatto una bella sorpresa. Sentiamo.

Rinaldo - Indovini chi c'è giù, davanti al portone!?

Donatella - Chi c'è? 138

Rinaldo - Rasente il marciapiede... Vergine e coi fanali accesi!

Donatella - La « Balilla »?

Rinaldo - Ma che « Balilla »! Un' « Ardita »! E mia, mia, mia!  Perfettamente nuova e perfettamente mia!

Donatella - Sua? Come mai?

Rinaldo - Affare concluso mezz'ora fa. Un po' a credito... un po' con certi soldi che avevo... Venga a vederla!

Donatella - Ora?

Rinaldo - Un gioiello!  Venga a provarla!

Donatella - Ma che dice?

Rinaldo - Ma sì! Presto! Subito! Perché, se passa qualche metropolitano, mi affibbia la contravvenzione

Donatella - Ma... e il concerto della mamma?

Rinaldo - Comincia alle nove, anzi alle nove e un quarto. Sono poco più delle otto. Una corsa di pochi minuti. Venga!

Donatella - E poi?

Rinaldo - E poi la riconduco a casa. E poi, se c'è Piero, ri­montiamo tutt'e tre, e via al concerto.

Donatella - Bisognerebbe che almeno avvertissi la mamma.

Rinaldo - Brava! così va tutto all'aria!

Donatella (perplessa) - Non si potrebbe rimandare a domani?

Rinaldo - Ma che domani! Io credevo di farle piacere! Su' Si muova! Venga!

Donatella - Impossibile!

Rinaldo - Non viene?

Donatella - Ma no. Le ripeto che così... su due piedi...

Rinaldo - Be', pazienza. Inviterò Tina Cantori.

Donatella (subitamente inalberandosi) - Sa che lei è un bel maleducato?

Rinaldo - Io?

Donatella - Posi subito quel fiore,

Rinaldo (posa la rosa).

Rinaldo (sta per uscire).

Donatella - Aspetti. Mi dia almeno il tempo di prendere il cappello. (Esce, torna di corsa con un piccolo basco. A Rinaldo che ha ripreso la rosa) Però... al volante io... eh?

Rinaldo - Ma certo, certo!... (E sentendo il telefono che tril­la, si affretta a svignarsela dietro Donatella).

(Il telefono continua a trillare con insistenza).

Lida (in fretta, dalla sua camera) - Amalia!... Amalia!... Il telefono! (Corre all'apparecchio! prende il ricevitore; ma subito il suo viso si rischiara) Ah, è lei, dottore?... Sì, ho telefonato due volte. Non mi abbandoni!... Venga a sentirmi la voce prima del gran cimento!... Venga, venga!

Bepin (entra col bicchier d'acqua chiesto da Rinaldo, si guar­da attorno un po' sorpreso).

Lida (sempre col ricevitore all'orecchio, fa con l'altra mano segno a Bepin, sorridendo, di accostarsi) - Grazie. (Beve un sorso. Poi al telefono) Sì, un po' di secchezza... di aridità... Ma con qualche sorso di acqua fresca... (Al­larmata) L'acqua fresca, no? (A Bepin, arrabbiata, resti­tuendo il bicchiere) Ma chi ve l'ha chiesta, cretino!... (Al telefono) Dicevo a Bepin... Infatti sento come un im­provviso abbassamento... (Gorgheggia davanti al tele­fono) Non le pare? Oh Dio! Venga subito! La supplico, la prego, la scongiuro! (Rimette sul gancio il ricevitore. A Bepin) Ma si può sapere chi vi ha chiesto l'acqua? (E rientra in camera provando la voce).

Piero (dal fondo, seguito da Amalia) - Oh, Bepin! Che fai con quel bicchiere in mano?

Bepin - Veramente me l'ha chiesto il signor Rinaldo.

Piero - C'è Rinaldo? Dov'è?

Amalia - E uscito poco fa con la signorina Donatella. Non li ha incontrati?

Piero - No. Sono usciti insieme?

Amalia - Di corsa. Ho sentito che parlavano di frizione...


Piero - È strano...

Amalia - Una gabbia di matti. Su, Bepin:  venite ad aiu­tarmi.

(Via tutt'e due dal fondo).

Piero (meditando) - Se lo sapesse papino, non gli farebbe piacere...

Teodora (da sinistra, completamente abbigliata) Oh!

Piero (con slancio) -Oh!... Ah, marchesa!

Teodora - Tante grazie per gli ardenti garofani!

Piero - Mio dovere.

Teodora (con civetteria) - Soltanto dovere?

Piero - Mio pensiero!

Teodora - E il babbo? Viene?

Piero - In quarta velocità. Però c'è un guaio.

Teodora - Quale guaio?

Piero - Donatella se l'è svignata col mio amico Rinaldo.

Teodora - Se l'è svignata?

Piero - Amalia li ha visti uscire insieme.

Teodora (tranquilla) - Ah, ma è uscita!   (Va ad aprire la porta della camera di Donatella, guarda, richiude) Infatti, non c'è.

Piero - E lo dice con tanta calma?

Teodora - Calmissima. Perché non ci vuol molto a capire che fra quei due ha cominciato a tessere la sua tela quel certo ragno che si chiama amore.

Piero - Ma anche papà sta tessendo...

Teodora - Ah, già, papà. Poveretto!

Piero - È preoccupante!

Teodora - Ma no: lasci che il ragno continui.

Piero - Nasceranno storie, complicazioni...

Teodora - E noi saremo qui per liquidarle. (Lo prende per le mani e io attira verso il canapè) Non siamo amici e alleati?

Piero (con slancio) - Oh, sì!

Teodora - E non ci amiamo?

Piero (sedendole accanto) - Alla follia!

Teodora (graziosamente, con una certa gravità) - Una follia che chi sa dove può condurre anche noi!

Piero (ridendo) - E dove vuole che ci conduca?

Teodora (c.s.) - Mah! Chi sa? Al matrimonio!

Piero (resta a bocca aperta, non sapendo se la marchesa dica sul serio o per ridere).

Teodora - Proprio così. S'incomincia scherzando... poi ci si prende gusto... Qualche cosa vi vellica il cuore... Ma venga qui... Non si allontani... (Quasi gridando) Perché è venuto a tentarmi? (Piero ha un sobbalzo). Il richiamo del sesso... Giustiniano... Teodora... il paese del sogno... arma la prora... (Bruscamente) A che pensa?

Piero (scotendosi)  A...nulla

Teodora - Lei pensa a svignarsela!

Piero - No.

Teodora - Sì! E' perché io parlo di matrimonio! Ma non si scherza col fuoco! E io brucio... ardo... (Più calma) Ma non si muova!...

Piero (pavido) - Non mi muovo...

Teodora (tenera, prendendogli le mani) - Ma la guardi da vicino questa bocca da imperatrice!

Piero (Siaccorge di scivolare sopra un terreno infido e non sa come cavarsela) - Marchesa...

Teodora - Su... avvicini la sua bocca... le sue labbra... (Piero, un po' dominato e un po' imbarazzato, avvicina la bocca: ma la marchesa lo respinge ridendo con un colpetto sulla spalla e balza in piedi) Mi prende per così sciocca? Non vede che faccio per ridere?

Piero (seduto sul canapè e ancora intontito) - Marchesa...

Teodora (minacciandolo col dito) - Lei pensava: « Questa matta che si mette a far concorrenza a papà! »

Piero (con slancio, balzando in piedi) - Marchesa! Lei è una donna enormemente di spirito!

Teodora - Ma guarda, guarda, passato il pericolo, come è allegro!

Piero (vicino a lei) - Però... amici sempre?

Teodora - Ah, sempre!

Piero (vicinissimo, bramoso e quasi per abbracciarla) - Sol­tanto amici?

Teodora (guardandolo in tralice sormonti) - Ora che si è levato quel peso dallo stomaco, scommetto che me ne darebbe cento o mille di baci!

Piero (sulla punta dei piedi) - Sì! Mille!

Teodora (avviandosi verso la sua camera) - Be': avremo tempo a riparlarne.

Piero (seguendola) - Marchesa...

Teodora (sula soglia iella camera) - Galletto! (E richiude).

Piero (infatuato) - Che donna, che donna! (Vede Tito fer­mo su la comune) Che donna, papà!

Tito (infastidito, entrando) - Sicuro. Le altre, signore o si­gnorine, non esistono.

Piero - Le signorine, poi no!

Tito - Perché?

Piero - Ma perché ve le prendete voialtri, uomini maturi! (Tito ha un gesto di dispetto. La contessa entra di colpo con un inalatore in mano).

Lida (andando al telefono) - Ma questo dottore viene o non vie... (Vede Tito) Oh, colonnello! Ma il dottore, viene?

Tito - Credo di sì.

Lida - Come, credo? Mi lascia in questi momenti? (Il tele­fono trilla) Ah, è lui! Senta un po' lei, Piero.

(E spalanca la bocca davanti all'inalatore, mentre Piero si accosta al telefono).

Piero - Domandano se il duca Cristini di Somma è qui.

Lida - Il presidente del Comitato? Ma no.

Teodora (entrando) - Chi è? Chi è?

Lida - Domandano se c'è il duca.

Teodora - Ah sì. Ha telefonato mezz'ora fa che sarebbe ve­nuto a prenderti.

Lida - Ma poteva aspettarmi là, al concerto! (Impaziente) Il dottore! Che cosa fa il dottore!? (Chiamando) Amalia!... Amalia!... (Rientra).

Teodora  (chiamando) -  Amaliuccia?...  (E rientra).

Amalia (dal fondo) - C'èda perdere la testa... (Fa per av­viarsi a sinistra),

Tito (richiamandola) - Un momento, Amalia. Potreste annunziarmi alla signorina?

Amalia - La signorina è uscita.

Tito - Uscita?

(Guarda Piero, che è seduto e si sprofonda nella lettura di una rivista).

Amalia - Con quel giovanotto che è venuto anche ieri.

Tito - E' uscita con un giovanotto?

Amalia - Lo conosce anche Bepin.

Tito - Bepin? E' ancora qui? Chiamatelo. (Passeggia su e giù. Piero è sprofondato più che mai nella lettura).

Bepin (entra).

Tito - Chi è quel giovanotto che era qui poco fa?

Bepin - Il signor Rinaldo.

Tito - Ah!   (guarda Piero).

Bepin - Mi ha chiesto anche un bicchier d'acqua.

Tito - E tu?

Bepin - Gliel'ho portato. Ma lui era già sparito. Dice Amalia che l'ha visto uscire con la contessina.

Tito (ad Amalia) - Non hanno detto dove andavano?

Amalia - No. Parlavano di frizione... di lubrificante...

Tito - Ma... e il concerto? Non hanno detto se tornavano subito?

Teodora (da sinistra) - Che c'è? Che è successo?

Tito - Nulla. Amalia e Bepin mi stanno dicendo che la si­gnorina Donatella è uscita un momento, pare in mac­china, con Corselli. (A Bepin) Puoi andare. Anzi, torna a casa. Va'.

(Via Bepin).

Teodora (calma) - Niente di strano. (Ad Amalia) Va' in camera e apri la finestra. Mi è caduta la boccia dell'acqua di Colonia.

(Via Amalia).

Tito - Come, niente di strano?

Teodora - Ma sì! Che smania di drammatizzare sempre le cose!

Tito - Io drammatizzo?

Teodora - Che c'è di strano se due ragazzi escono un mo­mento insieme?

Piero (intervenendo) - Io non li ho visti. Ma immagino...

Tito (iroso) - Tu fammi il piacere di stare zitto!

Teodora - Be'? Perché ora ve la prendete con lui?

Tito (alterato) - Marchesa...

Lida (entra di fretta e vede Amalia che esce dalla camera di Teodora) - Brava. Metti un po' d'ordine anche in camera mia. Pare un campo di battaglia.

Amalia (entra a sinistra in seconda).

Lida (smaniosa) - E questo dottore? Lo fa per dispetto? Te­lefona tu, mamma. Non stare a gingillarti. E Donatella? Che cosa fa Donatella?

Tito - Se ne infischia del concerto.

Lida - Se ne infischia?

Tito - E' uscita poco fa con l'amico di Piero, Corselli.

Lida - E non poteva scegliere un altro momento?

Tito (scaldandosi) - Ah, doveva anche scegliere un altro mo­mento?

Lida - Ma sicuro! Ho il concerto! Il mio concerto! Pare che stasera tutti lo facciano per dispetto a contrariarmi. E intanto la voce mi va giù, mi va giù!... (Rientra).

(Breve pausa. Tito si muove).

Piero - Dove vai, babbo?

Tito - Esco. Non sono padrone di uscire?

Teodora - Dio! Se vi lasciate prendere dai nervi per così poco!

Tito - Ah, per voi è così poco? (Via).

Piero (guardando Teodora) - Non andrà sul portone ad aspettare Donatella?

Teodora - Oh, è un gentiluomo.

Piero - Ma è innamorato. E non vorrei che con Donatella fosse Rinaldo. Permettete. (Via).

(Teodora si avvicina al telefono e con le spalle voltate alla comune comincia a comporre il numero).

Donatella (entra cauta dal fondo e cerca di andare in camera).

Teodora (Si volta, si accorge di Donatella. Smette di com­porre il numero, posa il ricevitore) - Tu? Dove vai?

Donatella - In camera.

Teodora - E dove sei stata finora?

Donatella - Fuori.

Teodora - Lo vedo. E Corselli?

Donatella - Come lo sai?

Teodora - Lo sanno tutti. Non hai incontrato il colonnello?

Donatella - Attraversava il cortile, seguito da Piero.

Teodora - E non ti hanno veduta?

Donatella - Mi sono fermata dietro un pilastro.

Teodora - Sai che ne combini delle carine?

Donatella - Perché?

Teodora - Te ne vai in macchina con Corselli...

Donatella - Sai anche questo?

Teodora - So che te la gironzoli con un giovanotto...

Donatella - Ma che giovanotto!

Teodora - E che cos'è?

Donatella - Un amico.

Teodora - Diremo, allora, un amico giovanotto. Ma sei o non sei... sì, dico... non c'è fra te e il colonnello... scusa se m'immischio nei fatti tuoi, un legame sentimentale, qualcosa d più dell'amicizia, insomma una mezzapromessa...

Donatella - Quante circonlocuzioni! Una promessa di ma­trimonio? Sicuro che c'è.

Teodora - E allora?

Donatella - Allora, lo sposerò.

Teodora - Benone. Scusa un'altra domanda. Però pensa bene prima di rispondere. Chi ti piace di più: il colon­nello o Rinaldo?

Donatella - Ma tutt'e due!

Teodora - Ma, santo cielo, visto che non potrai sposarli tutti e due...

Donatella - Io non ho mai pensato alla possibilità di spo­sare Rinaldo. Se ti dico che è un amico!

Teodora - Amico, amico... Ma anche Piero è un amico.

Donatella - Altro genere.

Teodora - Cioè?

Donatella - E' meno gentile.

Teodora - Ossia, più indifferente. Mentre Rinaldo... ti vuol bene.

Donatella (tranquilla e sicura) - Me ne sono accorta.

Teodora - E tu gli vuoi bene?

Donatella (giocando col basco) - Che ti devo dire?

Teodora - Ma, insomma, quale dei due preferisci?

Donatella - Mi piace che mi facciano la corte.

Teodora - Ah, che ti facciano la corte?... (Ha un sorriso quasi involontario. Ma subito aggiunge con una certa gravità) Ad ogni modo ascolta il consiglio di chi se ne intende...

Donatella (con entusiasmo) - Oh, sì! Tu te ne intendi!

Teodora - Cioè... voglio dire... di chi ti vuoi bene. Tu non puoi sposare il colonnello e amare Corselli.

Donatella - Ma ti ripeto che io non amo Corselli.

Teodora - Ma ti ama lui, caspita! E se tu... con lui... oggi la partita di foot-ball... domani la giratina in  «Balilla»...

Donatella - Era un' « Ardita ».

Teodora - Peggio: è più comoda... Suonano. Forse è il co­lonnello... Va', va' in camera... (Donatella corre via).

(Entra Marcello).

Teodora - Ah, è lei dottore? Finalmente si fa vivo.

Marcello - Perché? Che cosa è successo?

Teodora - Mia figlia ha perduto la voce.

Marcello - Ha perduto la voce?

Amalia (uscendo dalla camera di Lida) - Ah, eccolo, final­mente! Signora, eccolo! Il dottore è qui! (Andandosene dal fondo) Dio, che babilonia!

Lida (entrando) - È qui?... Io l'aspetto come un'anima in pena e lei si trattiene qui?

Marcello - Ma no. Sono arrivato proprio ora.

Tito (dal fondo, seguito da Piero) - Un momento, contessa...

Lida - Ma che momento d'Egitto! Si tratta della mia voce!

Tito - Vorrei dirle...

Lida - Ma sì, sì! Dio, che uomo! Venga, dottore! (Rientra in fretta seguita da Marcello).

Tito (nervosamente) - Marchesa...

Teodora - Che c'è... (Ci ripensa) Oh, infine, se la spiccino fra loro! (Rientra).

Piero - Papino, io non ti riconosco più...

Tito - Senti: non mi chiamare papino...

Piero - Calmati.

Tito (fremendo) - Sono calmissimo,

Piero - E ragiona.

Tito - Ragiono.

Piero - Non mi pare. Tu ti metti a interrogare il portiere e la servitù come nei vecchi drammi francesi. C'è man­cato poco che non cavassi di tasca un luigi...

Tito - Perché purtroppo in me s'è destato l'uomo, anzi il babbeo innamorato. (Guarda Piero con ira e dolore) Non è vero? Non è così? Non lo pensi anche tu?

Piero - Per sistema io non penso mai,

Tito (con un'alzata di spalle, allontanandosi) - Già: ma perché io parlo con te di queste cose? Tu non puoi capirmi.

Piero - Infatti non ti capisco. Però posso dirti che queste cose si fanno.

Tito - Quali cose?

Piero - Ma... la « Balilla », l'« Ardita »... E nessuno ci trova niente di male. Oggi, più libertà. Sicuro, libertà all'ame­ricana. Si va in macchina insieme... Si corre, si vola, la velocità inebria... Terza velocità, quarta velocità... Fini­sce l'abitato, comincia la campagna... ti arriva una « pan­ne»... Vi fermate... (Con grande naturalezza) Ma possi­bile che voialtri dobbiate dare importanza alle cose più meschine?

Tito - Ah, le chiami meschine?

Piero (continuando) - ...Mentre poi sono le cose più sem­plici,più naturali del mondo? « Vuoi un bacio? Tieni, eccolo. Ne vuoi un altro? Ma serviti pure! ». E amici più di prima (Stropiccia le mani l'una contro l'altra come se si toglieste la polvere).

Tito (scattando in piedi) - A quel giovanotto taglierò le orecchie!

Piero - Questa frase l'ho letta nei « Tre moschettieri ».

Tito (arrabbiato) - Non credi?

Piero - Non credo che tu voglia esagerare, gonfiare le cose a tal punto da vedere tutto con l'occhio...

Tito - ... del bue. Dillo pure; del bue, del bue!

Piero Ma... papino...

Tito - Vuoi smetterla col tuo papino? Mi hai seccato. Mi avete seccato! (Gorgheggi a sinistra) E anche Adelina Patti, là, mi ha seccato! E anche l'amabile marchesa! Ah, una bella scuola, sì! Ma vedrai che ci metterò rimedio io!

Piero - Tu? E come?

Tito (movendosi e agitandosi, sempre più esasperato) - Fa­cendo il possibile e l'impossibile per strappare una fan­ciulla da questo ambiente. E una questione morale e d'onore, che qualunque galantuomo saprebbe imporsi. Se manca in questa casa il padre, il fratello, il marito, il nonno... insomma l'uomo che sappia proteggere e di­fendere l'innocenza contro le insidie di tanti perditempo e fannulloni, ebbene, quell'uomo sarò io.. Sicuro! Io non permetterò mai che una fanciulla abbandoni sventata­mente la sua cameretta verginale per seguire... (E distrat­tamente, con impeto, apre la porta a destra. Strillo fem­minile. Tito richiude in fretta) Oh, pardon... (E rimane sbalordito a fissare la porta).

Teodora (Da sinistra, tranquilla, infilandosi i guanti. Vede Tito vicino alla porta) - Su! Che state a fare lì? Bussa­tele. E che si spicci.

Tito (ancora sbalordito) È tornata?

Teodora - Se è io camera, è certamente tornata!

Tito - Ma quando è tornata?

Teodora - Questo non ha importanza.

Lida (entrando con Marcella) - Che altro c'è, ancora?

Tito - La signorina Donatella è tornata...

Lida - Meno male. Andiamo. (Si avvia in fretta).

Tito - Non vuole aspettarla?

Lida (impaziente) - Ma se non è pronta, verrà con voi. Io ho il mio concerto, il mio concerto! (Si ferma) Su, chia­matela! Che cosa state a fare lì impalato davanti alla porta?

Amalia (dal fondo) - C'è il duca Cristini...

Lida (sempre più impaziente, a Tito) - Vede? Viene a prendermi.

Amalia - Lo faccio passare di qua?

Lida - Ma certo! (Va quasi correndo all'uscio di Donatella. Teodora la segue. Picchia. Entra, seguita da Teodora).

Il Duca (E' un vecchiotto alacre, elegantissimo, con un grande crisantemo all'occhiello e zazzera bianca. Ha in mano un mazzo di fiori. Entra frettoloso) - L'attesa è trepidante!... trepidante!... (Vede alla sua sinistra Tito e a destra Piero e Marcello) Buonasera, colonnello! Buo-nasera, dottore!... Ciao, giovanotto!... La contessa?

Marcello - Viene subito.

Il Duca (si accosta confidenzialmente ai due fratelli) - E questo fidanzamento? So che il papà sposa la contessa.

Marcello - La contessa! Ah, sì... Permettete? (E va a rag­giungere Tito col quale parla a bassa voce).

Piero (piano al duca) - Non è vero. Sposa la marchesa.

Il Duca (sbalordito) - La marchesa?..

Piero - Sì, però... è un segreto.

Il Duca - Oh, per me... (Forte, esuberante) Ma che voce, quella contessa! Che voce! E che intuito artistico! Voi, giovanotto, amate la musica?

Piero - Vado pazzo per la « Vedova allegra »!


Il Duca (scandalizzato) - Santi numi! (A braccia alzate, incontro a Teodora che rientra) Marchesa! Questo gio­vanotto va pazzo per la « Vedova allegra »!

Teodora - Segno che ha buon gusto!

Lida (rientrando) - Oh, duca!... È tardi, è tardi!...

Il Duca - Ma no! Manca un buon quarto d'ora e prima c'è la sinfonia del « Guglielmo Teli ».

Lida - Sono elettrizzata! (Gorgheggia: ma s'interrompe per correre al telefono che trilla) Duchessa!... È lei?... La mia voce?... Non c'è male... (Gorgheggia) C'è molta gente?... Moltissima?... Dio, come mi sento elettrizzata!... Suo marito?... Ma è qui, è qui!... (Al duca) La duchessa vuol sapere se siete qui.

Il Duca (sorridendo, a Piero che gli è vicino) - Vuol sem­pre sapere con esattezza dove mi trovo!

Piero (sorridendo) - Le precauzioni non sono mai troppe...

Lida (al telefono) - Veniamo subito. (Posa il ricevitore. Ancora la soneria. Lida ascolta) È Bepin... (Passa il ri­cevitore a Tito),

Tito (telefonando) - No: non occorre nulla.. Andate pure a letto... Non aspettateci... (Rimette il manubrio sul gancio; ma, quasi subito, ancora la soneria. Tito, arrab­biato, riprendendo il ricevitore) Al diavolo!... Che c'è ancora?... Oh, pardon... È lei, duchessa?...

Lida (gli toglie irritata il ricevitore, se lo porta all'orecchio) Duchessa... Sono io... Sì, un equivoco... Già, era il co­lonnello... Come dice? Geloso?... Di chi?... Di me?... Ah, ah, questa è buona! Sì: veniamo subito... (Riattacca il ricevitore).

IL Duca (minacciando da lontano scherzosamente col dito il colonnello) - Geloso della figlia o... della mamma?

Piero (che gli è accanto, piano) - No, della nipote...

Il Duca (sbalordito) - Eh?... Della nipote?...

Donatella (entra fresca, ridente) - Eccomi!... Oh, duca!... (Gli dà la matto) - Ho dovuto cambiar vestito perché l'altro, non so come, mi si è macchiato di lubrificante.

Tito - Forse colpa del suo autista.

Donatella - Quale autista? (Tranquilla) Ah, Corselli? Ci aspetta alla Basilica di Massenzio.

Lida (a Tito) - Vede? Tanto chiasso per nulla.

Tito - Per nulla?

Lida - Ma sì! Andiamo.

Tito - Un momento! Vorrei...

Lida - Vuol mettersi a fare un interrogatorio? Qui? Adesso?

Donatella (ridendo) - Un interrogatorio?...

Lida(nervosa) - Ma sì! Per farmi perder tempo! Duca, venga... Lei, dottore, prenda quei fiori. (Marcello prende il mazzo sul tavolino. Sulla soglia Lida si volta solenne a Tito) Senta! Se la mia voce ha perduto la purezza del timbro, non glielo perdonerò mai più. Che uomo! Che uomo!  (Via, Marcello la segua).

Il Duca (che ha guardato Lida, si volta prima di uscire a guardare Donatella) - Ma, insomma, di chi è geloso? (Via).

Donatella - E noi?

Teodora - Andiamo subito. Prima però il colonnello ti vorrebbe dire...

Donatella (guardando Tito senza comprendere) - Un interrogatorio?

Teodora - Ma niente. Una sciocchezza. Al colonnello pare un po' strano che tu te ne sia andata sola in automobile con Rinaldo Corselli.

Donatella (a Tito) - Strano? Perché strano? Non sono ve­nuta in automobile, sola, tante volte, con lei?

Tito - Non è la stessa cosa.

Donatella - Perché non è la stessa cosa?

Tito - Ma, santo Dio, non era corsa tra noi una certa promessa...

Donatella - Di matrimonio? Sicuro. Però, una volta sposata, dovrò rinunciare ai miei amici?

Tito (ironico) - Se fosse possibile...

Donatella - La sua pretesa mi sembra un poco tirannica.

Tito - Tirannica? E la chiama pretesa? Ma non si accetta, a me sembra, l'offerta devota di un uomo serio...

Donatella - Ma troppa serietà!

Tito - Troppa?

Donatella - Io le sono riconoscente di tutte le sue premure e i suoi riguardi. Ma qualche volta preferirei al rispetto una confidenza, come dire?... più alla mano.

Tito - Più alla mano?

Donatella - Sì: come quella che Piero ha per Corselli e tutt'e due hanno per me.

Tito - Vedo con dolore che lei sta facendo dei progressi che mi limiterò a chiamare straordinari. Non più la ragazzetta ingenua...

Donatella - Ma lasci l'ingenuità!

Teodora (con autorità) - Donatella!...

Tito - Io non sono così sciocco da non riconoscere alla gioventù i suoi diritti. Però lei esagera.

Donatella - Ma è lei che esagera! Se oggi non posso andare in macchina con un amico, figuriamoci che sarà domani, quando mi chiamerò la signora De Palma.

Piero - Mia madre! Tito - Vuoi tacere tu?

Piero (indignato, movendosi) - Ma no! Non taccio! Perché neanche io permetterò che domani la signora De Palma se ne vada a spasso con un giovanotto, sia pure mio amico:   (È accanto alla finestra. Il suo sguardo, come a caso, va fuori) Guardalo là! Eccolo là! Se ne sta fermo sul marciapiede, accanto all'«  Ardita! ».

Teodora - Chi?... Corselli?...

Piero - Proprio lui. E che macchina! (Movendosi di slancio Vado a tagliargli le orecchie!

Tito - Fermati!  (Pausa. Guarda, un po' pallido, Donatella. La sua voce trema un poco) Allora, non mi rimane che togliere il disturbo.

Donatella (un po' confusa) - Non credevo che Rinaldo fosse giù.

Tito (con amara ironia) - « Rinaldo ». Ecco una confi­denza... più alla mano.

Donatella (dopo una breve pausa, movendo un passo verso lui) - Mi permetta almeno di ringraziarla.

Tito - Di che?

Donatella - Delle sue lezioni...

Tito - Lasci andare...

Donatella - Sì: ora mi sento trasformata, libera, ansiosa di vita, con una pazza voglia di correre... correre...

Tito - E corra. Io non la trattengo più.

Donatella - Lei mi parla con rancore...

Tito - Vada, le dico... Corra, corra con «Rinaldo »... a piedi, in macchina, come vuole...

Donatella (puntigliosa) - In macchina poi, scusi, che c'è di male?

Tito (ripreso dalla gelosia) - Ah! Che c'è di male! E do­manda che c'è di male? Ma nulla, nulla, tranne l'opinione pubblica, gli occhi del mondo!

Donatella - Gli occhi del mondo?

Tito - Ma sì! Della gente! Del mondo, del mondo, del mondo!

Donatella (sorridente, perplessa, guardandolo) - Sa come dice Piero? (Esita ancora, guarda Teodora, guarda Piero).

Tito  -  Come dice Piero?

Teodora - Sentiamo...

Donatella (mette le mani su la faccia, le abbassa) - Me ne frego... (E scappa ridendo).

Piero (dopo un attimo di perplessità, non trova di meglio che svignarsela dietro la ragazza).

Teodora (breve pausa) - Almeno l'avesse detto in francese!

Tito - È chiaro lo stesso. (Si muove irritato e nervoso) Però devo ringraziare anche voi.

Teodora - Me?

Tito - Mi siete stata nemica. Una galante, sorridente e im­placabile nemica, che vedeva in me l'ostacolo.

Teodora - L'ostacolo? Quale ostacolo! Che intendete dire?

Tito - Ma le vostre tenerezze per quel ragazzo, via!

Teodora - Per Piero?

Tito - L'avete confessato con un candore che nascondeva il ricatto.

Teodora - Tenerezze, candore, ricatto... Oh, povero Pie­rino! Ma noi non abbiamo fatto che parodiare il vostro amore. Con discrezione, con molta discrezione.

Tito (ironico) - Davvero? Parodiarmi?

Teodora - Ma sì, un gioco, un amabile gioco. Non vi na­scondo che è stato alquanto pericoloso. Per me. Non si scherza con l'amore dei ragazzi! Loro ci prendono gusto, e noi...

Tito (ripreso dalla gelosia) - Noi soffriamo! Per la loro incosciente crudeltà! Sì! Sono egoisti, egoisti!

Teodora - Ma che egoisti! Egoisti siamo noi. Vogliamo la loro giovinezza e in cambio che cosa diamo loro? Su: coraggio. Vi consolerei io; ma pur troppo siamo coetanei.

Tito (ha un gesto di fastidio).

Teodora (gli si avvicina sorridente e abbassando la voce) -Io, no:  ma un'altra, Annetta Bisei, per esempio, sì!

Tito - Ho ben altro per la testa.

Teodora - La povera Annetta, dacché l'avete piantata, se ne sta mesta e solitaria in casa. Telefonatele.

Tito (impazientito) - Vi dico che ho ben altro...

Teodora (insistendo) - Date retta a me. Al concerto po­treste farvi cattivo sangue. Invece, fra un'ora, seduto a una tavolina, mettiamo, all'«Ulpia», a tu per tu con Annetta, ringrazierete Iddio... per lo scampato pericolo.

Tito - È atroce quello che dite, atroce!...

Teodora (sempre persuasiva) - Mi accompagnate alla Basi­lica di Massenzio e poi ve la svignate. Penserò io a scu­sarvi. Su: telefonate. Non ricordate il numero? Sette...

Tito (col dito sul cerchio dei numeri, desolato) - È atroce...

Teodora - Sette... (Quasi per forza d'inerzia, Tito a poco a poco compone il numero seguendo la voce suggestiva di Teodora)  quattro...  otto...  cinque...  uno...  zero...

Tito (mettendo il ricevitore all'orecchio) - No... non posso...

Teodora - Coraggio!

Tito (al telefono, brusco) - Io!... Sì: sono io!... Chi, io?... Ma io!... Che cosa devo dirti? Ah! (Guarda Teodora. che fa un gesto incoraggiante). Fra un'ora... alla Basilica di Massen... cioè no... all'« Ulpia »... già, al ristorante... Siedi, mi aspetti... (Guarda Teodora. che lo incoraggia come sopra) Fai preparare... ordini... Ma quello che vuoi! (Teodora fa il gesto di chi stappa una bottiglia di sciam­pagna) Champagne, sicuro... Una bottiglia... (Guarda Teodora. che alza l'indice e il medio) No, due!... Dopo?... Che cosa, dopo? (Guarda Teodora. che lo incoraggia an­cora) Dipenderà dalle circostanze... È atroce... Cioè no... volevo dire... (In fretta) Ciao, cara, ciao... (Guarda Teodora, che accenna un bacio) Ah, sì!... Tieni!... (Getta un bacio sgarbato nel ricevitore, che subito posa sul gancio. Con rabbia) No:  non andrò!

Teodora - Andrete, andrete. E mi ringrazierete.

Tito - Devo anche ringraziarvi? Ah, le donne, le donne!

Teodora (amabile) - E gli uomini? Su, datemi il braccio. La vostra macchina è giù?

Tito - Sì.

Teodora - E allora andiamo. La barca di Caronte ci aspetta...

FINE DELLA COMMEDIA

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