Quattro donne

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QUATTRO DONNE

QUATTRO DONNE

Dramma in tre atti

di MARCEL MOULOUDJI

Versione italiana di Bruno Arcangeli

PERSONAGGI

ELENA

HAZEL

CATERINA

ZOE

LOUISE MAUCAIRE

LA GUARDIANA

VOCI

ATTO PRIMO

Una cella

Sul fondo, dinanzi al rubinetto dell'acqua, la latrina: una coperta stesa su una corda, dinanzi. A sinistra una finestra coi vetri spessi, in alto un finestrino. A destra la porta. L'azione si svolge tra il mattino e il calar della notte.

(Hazel è in piedi, le altre sono coricate. Qualche secondo di silenzio, poi...)

Caterina                      - (sognando) No... no!... Non tocca­temi... Aiuto! (Si solleva con le mani in avanti, gli occhi chiusi).

Hazel                          - Caterina, ci sono qua io... Dormi!... (Ca­terina si sdraia di nuovo aiutata da Hazel).

Caterina                      - Sì... credevo che... (Hazel la guarda un momento mentre si riaddormenta. Poi si solleva. Una pausa. Elena si sveglia).

Elena                           - Sei già in piedi Hazel?

Hazel                          - Non ho potuto dormire, stanotte.

Elena                           - Stai male?

Hazel                          - No.

Elena                           - Ohi è che gridava? Caterina?

Hazel                          - Sì... sognava.

Elena                           - Ti prego, Hazel, riposati un po'.

Hazel                          - Non posso, Elena.

 Elena                          - Cos'hai? Ieri sera, quando sei ritornata dall'interrogatorio, mi hai fatto paura. Non ti avevo mai veduta così giù.

Hazel                          - Penso a lui. Come chiudo gli occhi lo vedo avanzare verso di me. Ieri, mentre andavo all'interrogatorio, l'ho incontrato. Era nel corridoio appoggiato al muro, tra due soldati. Ci siamo guar­dati nello stesso momento. Ho pensato che fosse un tranello ed ho continuato a camminare. Ma avevo il cuore che batteva così forte che mi pareva che tutti dovessero sentirlo e scoprirci. Guardavo dritto, da­vanti a me. Ma egli sapeva che vedevo lui solo. Sorrideva, povero caro. Era tanto tempo che aspet­tavo dì vederlo sorridere... Mi pareva di morire. Prima, aveva un sorriso così bello!

Elena                           - Mi fai male, Hazel... Non essere così, non pensarci più, non reggerai.

Hazel                          - Me ne infischio, di me: avrei tanto vo­luto essergli accanto, e non potevo... M'ha fatto un piccolo segno con gli occhi per dirmi che non aveva parlato. Oh! Elena, ero così felice e così triste nel rivederlo... avrei voluto essere bella davanti a lui... fargli capire che lo amo tanto... Invece mi ha vista in questo stato...

Elena                           - Ma via, Hazel.

Hazel                          - Non ci siamo veduti più. L'ispettore mi ha fatto entrare nell'ufficio. Improvvisamente mi sono guardata in uno specchio... Ho avuto paura, come se guardassi una bestia... Ero bianca come una morta... Non mi sono riconosciuta.

Elena                           - Invece, Hazel, ti assicuro che non è così,

Hazel                          - Sono tutta vecchia, anche il mio corpo è cambiato, è diventato brutto da quando son qui. Solo che qui, senza uno specchio, non ce ne avvediamo...

Elena                           - Sei stanca, anche tu, come tutte noi. E l'interrogatorio è andato bene?

Hazel                          - Nell'incartamento non c'è niente contro di me. Quell'imbecille continuava a chiedermi se sapevo dove era mio marito... Ho ripetuto ancora che eravamo separati da molto. Quelle domande mi ricordavano il suo sorriso, e mi facevano male.

Elena                           - E non ti ha detto niente di nuovo?

Hazel                          - M'ha promesso di farmi liberare.

Elena                           - Come!... Stai per uscire e non sei felice?

Hazel                          - Con quelli non si sa mai. Elena a te posso dirlo: è mio marito che ho incontrato nel corridoio... Deve essere nell'altra ala: so il numero della sua cella, ma non ho il coraggio di corrispondere... ca­pisci, è stato arrestato un mese prima.

Elena                           - Non dirmi niente, Hazel... Non parlarmi dei fatti tuoi... Parli senza pensarci e quasi non mi conosci... Non voglio saper niente... Stai zitta!

Hazel                          - Ti conosco, invece, Elena: ho fiducia in te. Sei stata più che una sorella per me da quando son qui dentro.

Elena                           - Grazie, Hazel, ma taci. Caterina e Zoe possono sentire.

Hazel                          - Dormono... Possiamo benissimo parlare di me, non ha più importanza ormai, ho firmato la mia deposizione. Ha detto che mi avrebbero lasciata oggi o domani... Per me è finita... ma è per lui che sto male...

Elena                           - Ti ho detto di tacere, Hazel: non voglio saper nulla. Non parlare più.

Hazel                          - E come potrei? Non penso che a lui... Lo amo più della mia vita. Oh, Elena, mi ha guardato una volta sola... Era orribile, col volto deformato... Lo hanno torturato...

Elena                           - Sì, è terribile.

Hazel                          - La notte, quando dormo, vado da lui e lui viene verso di me, con il suo bel sorriso... Siamo così felici che sento le nostre risate al di là del so­gno... Ieri ha sorriso! Ah! no... no... non ne posso più...

Elena                           - Hazel...

Hazel                          - Quando sono rientrata dall'interroga­torio, ieri sera, avevo voglia di urlare. Tu eri così calma, così buona... Mi hai fatto coraggio.

Elena                           - Non avevo la forza dì dirti niente.

Hazel                          - Che ora sarà?

Elena                           - Tra poco porteranno il caffè.

Hazel                          - Era proprio verso quest'ora che vennero in casa... Volevano mio marito... Non c'era, presero me. Lo avevano già arrestato un mese prima, sotto un falso nome, per un altro affare. Non lo sapevano; perciò continuano a ricercarlo. Il suo caso non è tanto grave, e il mio neppure, perché non hanno trovato niente. Forse ci rilasceranno tutti e due.

Elena                           - Dunque vedi che sei fortunata.

Hazel                          - E' vero!... A lasciarsi andare, si finisce per trovarsi più infelici di quanto veramente si è. (Si solleva sul pagliericcio)

Elena                           - Anch'io sono come te.

Hazel                          - Vi hanno arrestato di sera?

Elena                           - Sì, per colpa mia. Quel giorno ero in ansia... Non posso spiegarti, sarebbe troppo lungo... Sono uscita, sono andata a trovarlo... Da quando avevo lasciato la casa non andavo quasi mai. Perché non me ne sono andata via subito? Ma mio padre era così felice di vedermi!

Hazel                          - Povera Elena! E io che mi lagnavo poco fa...

Elena                           - Quando hanno bussato, io gli ho impe­dito di aprire la porta. Mi aveva detto che lui non attendeva nessuno e subito ho capito che mi avevano seguita. Dovevano avermi aspettata fuori dell'al­bergo ed io senza saperlo lì avevo portati da mio padre... Fuori gridavano: «Polizia, aprite!». Al­lora mi ha detto: «E' la polizia, non aver pau­ra, non è per noi ». Ignorava quello che io fa­cevo... Ha aperto. Dovevi vederli, come sono en­trati nella stanza... non erano certamente degli eroi: tremavano e avevano una tale paura che per poco non ci hanno sparato addosso. Ma vedendo solamente due persone, si son fatti co­raggio, ci hanno messo in mezzo alla stanza. Mio padre parlava continuamente alla guardia che ci teneva a bada. Gli altri frugavano l'altra stanza. Io ho cercato di far capire a papà perché erano venuti, ma la guardia mi ha fatto tacere. Ha fru­gato nella mia borsetta che era rimasta sulla ta­vola, ha strappato la fodera. Ah! E' terribile essere così stupide: avevo lasciato le due carte di iden­tità false.

Hazel                          - Che sciocchezza!

Elena                           - Mio padre si fece bianco... Non potevo dirgli niente... L'ho guardato e ho avuto vergogna del suo sguardo... Ci hanno portato nel carrozzone, mio padre non si è mosso... era calmo, ma sino alle carceri non mi ha rivolto la parola una volta e quando ci hanno separati se ne è andato senza voltarsi.

Hazel                          - Era sorpreso, perché non sapeva della tua attività... ma ora...

Elena                           - Lo conosco bene... non mi perdonerà mai di averlo messo in questa situazione. Quando mi ha guardato la prima volta, in casa, ho capito che non mi avrebbe perdonato mai. Non avrei dovuto andare a trovarlo.

Hazel                          - In un incidente ci sono sempre delle vittime. Tuo padre sì sarà già calmato, credimi.

Elena                           - Non ho smesso un momento di chiedere sue notizie. I primi mesi mandavo messaggi ogni giorno, non ha risposto una volta da quando sono qui.

Hazel                          - Sei sicura che sia in questa prigione?

Elena                           - Sì, è qui. L'ho domandato ali'ispettore. E' perché avrebbe dovuto dirmi allora che mio padre era condannato a morte?

Hazel                          - Per spaventarti.

Elena                           - Non lo credo.

Hazel                          - Rifletti. Non è nelle loro abitudini dare informazioni.

Elena                           - Sì, hai ragione... E' forse per questo che mi ha chiesto di...

Hazel                          - Cosa ti ha chiesto?

Elena                           - Niente... non farci caso.

Hazel                          - Se credi che possa aiutarti, perché non vuoi dirmi che cosa ti ha chiesto?

Elena                           - Lasciamo stare. E' giorno. Si sveglie-ranno.

Hazel                          - Dormono ancora... Cosa è successo?

Elena                           - Dopo avermi detto che mio padre era condannato a morte.... Non dovrei dirti nulla, Ha­zel, potresti giudicarmi male.

Hazel                          - Sei una sciocca, Elena.

Elena                           - L'ispettore ha aggiunto che se avessi voluto ottenere la grazia per mio padre, avrei po­tuto. E mi ha proposto dì... No! Mi disgusta...

Hazel                          - Ne ho viste altre... Non ti fidi me, Elena?

Elena                           - Non si tratta di questo, Hazel. Ma da quando l'ispettore me lo ha detto, l'idea mi è en­trata nella testa e non faccio che pensarci. Vorrei dimenticarla, non aver mai ascoltato... Non ci avevo mai pensato prima...

Hazel                          - Ma a che cosa? Non ti capisco, Elena.

Elena                           - Ti supplico, non parliamone più.

Hazel                          - Come vuoi. Però hai cominciato il di­scorso: avrei voluto sapere di cosa sì tratta. Forse potrei aiutarti.

Elena                           - No, non voglio, non potresti.

Hazel                          - Di', è l'ispettore di cui ci hai parlato?

Elena                           - Sì.

Hazel                          - Hai detto che era innamorato di te...

Elena                           - Sta' zitta, per carità... Scusami, Hazel, se sono così brusca, ma non ne posso più... Non è colpa mia, non volevo ascoltarti... Hai invece con­tinuato a parlarmi di tuo marito... e io mi son messa a pensare a mio padre.

Hazel                          - Se lo avessi immaginato non avrei detto niente.

Elena                           - Rivedo tutto, il giorno dell'arresto... i suoi occhi severi... è in una cella... aspetta che vengano ad ucciderlo... io non voglio... non posso sopportare quest'idea... morirà senza comprendere. Ed è così vecchio... condannare a morte luì... E' ingiusto! Non voglio che lo uccidano... Ho chiesto all'ispettore di essere fucilata al posto suo, gli ho detto che io ero colpevole... Ha scherzato e mi ha passato la mano sui capelli... L'avrei ucciso!

Hazel                          - Parla piano... Calmati...

Elena                           - Vorrei dirti tutto, ma non ne ho la forza.

Hazel                          - Elena non dire altro... lo so...

Elena                           - Te lo voglio dire, invece. Ascolta...

Hazel                          - « Egli potrà essere risparmiato a patto che voi proponiate un altro al posto suo»... Non è così che ti ha detto?

Elena                           - Così.

Hazel                          - E allora?

Elena                           - L'ispettore era seduto in faccia a me, dietro la scrivania... parlava... Io ascoltavo... pen­savo che era mostruoso... Poi si è alzato, si è messo a passeggiare per la stanza e io ho pensato a mio padre.. «Conoscete qualcuno? », mi ha detto. «Una persona interessante...». E in quel momento io ho pensato a una ragazza che conosco dì nome... una che lavora per tutte e due le parti e forse per colpa della quale io sono qui... Posso denunciarla, mi son detta... Sarei una carogna... l'ultima delle sgualdrine... ma mio padre vìvrebbe... (Una pausa) Luisa Maucaire, rue de Bougie 8... Pensavo che sarebbe bastata una piccola frase... Senza render­mene conto ho risposto: «No»... Ho sentito che dicevo « No » mentre pensavo « Sì ».

Hazel                          - Ti capisco, è sempre una tentazione.

Elena                           - Mi vergogno.

Hazel                          - Cosa importa quello che hai pensato, se non hai detto nulla? L'hanno proposto anche a me... è un loro sistema.

Elena                           - Se tuo marito fosse condannato a mor­te, come mio padre e ti facessero ancora quella proposta... se ti chiedessero un altro per salvare luì... capisti?...

Hazel                          - Sì.

Elena                           - Cosa faresti?

Hazel                          - Taci!

Elena                           - Non avrei mai dovuto dirtelo... lo so...

Hazel                          - Sai meglio di me quel che devi fare-Mi meraviglio, Elena.

Elena                           - Hazel, ti ho detto tutto perché tu sei tanto migliore di me, perché tu mi dia coraggio. Non rimproverarmi, ora...

Hazel                          - Scusami Elena. Amo mio marito più di me stessa. Ma ora so che non farei nulla di male, per salvarlo.

Voce di donna            - Buongiorno, compagne! Ascol­tate... Vi dò le notizie...

Hazel                          - Guarda Caterina, là...! Mi è parso che...

Voce di donna            - Berlino e Colonia fortemente bombardate... I russi continuano ad avanzare... In Italia, attacco degli americani... Saint Nazaire, Le Havre, Rouen bombardate.

Elena                           - No. Dorme ancora.

Hazel                          - Ti hanno detto che ti avrebbero chia­mato ancora?

Elena                           - Sì.

Hazel                          - Stai in guardia... Ti obbligheranno a ri­velare un nome.

Voce di donna            - Compagne, ascoltate... Trasmet­to i messaggi... Lisetta dà il buongiorno a suo fra­tello... Sta bene e ha coraggio... Pierette saluta le compagne della topaia... Domanda notizie... Fate proseguire per piacere.

Elena                           - Porteranno il caffè da un momento all'altro. Il cielo è più chiaro.

Hazel                          - A cosa pensi?

Elena                           - A niente.

Hazel                          - Guardami, Elena. (Caterina e Zoe si alzano. Zoe dà la caccia alle pulci).

Caterina                      - Buongiorno. (Pausa) Speriamo che la guardiana mi chiami.

Zoe                             - Buongiorno.

Hazel                          - Buongiorno Caterina, buongiorno Zoe. Dormito?

Caterina                      - No... ho sognato i fantasmi.

Hazel                          - Ecco perché ti sei alzata gridando.

Caterina                      - Non me ne ricordo.

Hazel                          - Ti sei sollevata e sei rimasta così finché non ti ho rimessa giù.

Zoe                             - Non ho sentito il principio dei messaggi. Qualcosa di nuovo?

Hazel                          - Niente. Vanno sempre avanti.

Caterina                      - Oh! Speriamo che mi chiamino per l'interrogatorio!

Zoe                             - Non hanno smesso un momento di ballar­mi addosso... si direbbe che le attiro... avevo l'im­pressione che il pagliericcio fosse pieno. E voi, vi hanno pinzato questa notte?

Caterina                      - No. (Zoe si mette a pregare in un angolo) Ebbene, Elena! Cos'hai?

Elena                           - Niente, sto benissimo.

Caterina                      - Allora scusate, duchessa... Ci sono dei giorni che preferirei essere rinchiusa da sola nella cella di punizione.

Elena                           - Caterina, sono stanca... Quando tu non stai bene io non ti dico nulla. Lasciami in pace...

Caterina                      - Che la signora non si secchi, per ca­rità!... Oh, stamattina la gola mi fa male da morire. Non mi sento bene.

Voce di donna            - La zia Marta sta bene e do­manda notizie di Toni... Roberto sta bene... Pierrette dà il buongiorno a Pierrot, Paolo, Enrico, An­drea.

Hazel                          - Arriva il carretto. A chi tocca ritirare il caffè, oggi? A te, Caterina, credo.

Caterina                      - Sì, vado. Ah! Quando finirà... (.Ascol­ta alla porta) Che venga l'interrogatorio, che sia li­berata... Sempre questi muri sporchi e il resto... Non ce la faccio più. (Ascolta) Almeno facesse il mio nome!

Elena                           - E non ripetere sempre la stessa cosa... Non sei sola... Ne ho fin sopra i capelli. Tutte le mattine il solito ritornello!

Voce di donna            - Zia Marta chiede notizie di To­ni. Luigi ha coraggio e chiede notizie... Un buon­giorno dì Marcellina ai suoi amici..

Caterina                      - Senti chi parla... Tu perché sei già stata all'interrogatorio tre volte in un solo mese! E ora vorrei essere chiamata anch'io... Ti secca?

Hazel                          - . Sei come un portaspilli stamani, tu... Tutte siamo stanche... Stai tranquilla.

Zoe                             - E' vero, Caterina. Finirai per eccitarti come ieri... Non hai nessun motivo, tu, per essere tanto aggressiva.

Caterina                      - Tu lasciami in pace. Non mi piace quel tuo modo di fare da curato... Ti impedisco for­se di pregare, io? Lo so bene che mi detestate, che siete tutte contro di me... Sì, hai un bel sospirare al soffitto, tu, Elena... Io non ho fatto nulla, non c’è ragione perché mi si tenga dentro...

Zoe                             - Ah! Buon Dio, ma abbi pazienza.

Caterina                      - Mi hanno arrestata per errore. Perché non mi mandano a chiamare?

Hazel                          - (sbuffando, impaziente) Sono sicura che tu andrai all'interrogatorio molto presto.

Caterina                      - Credi?

Hazel                          - Ma sì, Caterina, vedrai.

Caterina                      - Dio, come lo spero, Appena mi avranno ascoltata capiranno subito che è stato un errore. Sai, Hazel, andavo a una festa... non sapevo nulla... Non conoscevo neppure le persone.

Zoe                             - Ah, mio Dio!

Hazel                          - Ma ce lo ripeti da un mese!

Caterina                      - E allora, perché mi tengono qua dentro se non ho fatto nulla?

Hazel                          - Ma possibile che tu non voglia capire che per loro chi è in prigione è sempre delinquente?

Caterina                      - Come delinquente? Ma io non volevo far niente, tu mi devi credere, Hazel.

Hazel                          - Attenzione, il caffè... Sento il car­retto.

Voce di uomo             - (nel corridoio) Caffè.

Caterina                      - Ah, mio Dio, almeno facesse il mio nome! (La porta si apre. Sono la guardiana e la prigioniera di servizio. Caterina porge una gamella che la prigioniera riempie di caffè, ha prigioniera parla a Caterina, quasi nell'orecchio; si vede muo­vere le labbra, poi...).

 La Guardiana             - Elena Fabrice... Tribunale.

Elena                           -  Va bene. (La porta si chiude).

Caterina                      - Ah! non ho proprio fortuna!... Pian­gerei dalla rabbia... Aspettare ancora, aspettare fino a domani. (Versa il caffè per le altre) E' incre­dibile... Quattro volte in un mese sei stata chia­mata, tu!

Hazel                          - Fai presto a vestirti, Elena. Verranno a cercarti presto.

Zoe                             - Troppo pigri, per venire prima del caffè.

Caterina                      - Deve essere un affare molto compli­cato, il tuo.

Elena                           -  Sì.

Caterina                      - O forse, l'ispettore dell'altro giorno ti chiama ancora per farti la corte? Eri molto chic in pelliccia... gli avrai fatto colpo... Zoe, sono sicura che Elena è una donna fatale!

Elena                           - Caterina, i tuoi scherzi non mi piac­ciono.

Caterina                      - Che ti piacciano o no, io me ne infischio.

Elena                           -  Lasciami in pace!

Caterina                      - Pensare che ho lasciato il mio bel cappotto e l'abito rosso, le scarpe di serpente... ma­gnifiche... Avrei potuto essere impeccabile il giorno che mi interrogheranno... Non ho neppure le calze... faccio pena.

Hazel                          - - Penseremo noi a vestirti come una re­gina. Sei contenta?

Caterina                      - Prendetemi in giro...

Hazel                          - Ti proverai la pelliccia di Elena, e se ti va bene te la presterà.

Caterina                      - Non la voglio... non sono una donna di mondo, io!

Elena                           -  Non so che cosa tu abbia contro di me stamani Caterina, ma ti avverto che se con­tinui ti prenderò a schiaffi.

Caterina                      - Calma, duchessa, calma... Vuol dire che da ora in poi ti parlerò con dolcezza... come un bonbon!...

Hazel                          - Basta, Caterina! Bisogna sempre far­vi la guardia, a voi. Non ascoltarla, Elena. Prepa­rati. (Elena va al rubinetto dietro la coperta stesa sulla corda).

Caterina                      - Mi sento così stanca, così nervosa... ho paura, Hazel. Durante il giorno ci sei tu... ma la notte... Oh, Hazel! Non resisterò ancora molto!

Hazel                          - Per carità, Caterina, sai benissimo che i fantasmi non esistono. E' la stanchezza.

Caterina                      - Ma ne ho abbastanza. Avranno di­menticato la mia pratica chissà dove... Mi terranno qui sino alla morte.

Voce di donna            - Cola dà notizie a Germana... Sta bene, ha coraggio.

Hazel                          - Non ti inquietare troppo. Bevi il caffè. Sarà freddo.

Voce di ragazzo          - (da lontano. Grida in tono acuto e Caterina sussultando versa il caffè) Mamma,.. Mamma...

Caterina                      - Lo sentite?

Voce di ragazzo          - Mamma... Mamma...

Voce di uomo             - (lontana) Piantala!

Caterina                      - E' ancora lui... Ricomincia come ieri... Perché grida? Non ha la mamma... Gli avreb­bero già risposto... Dovrebbero farlo tacere... Ne ho abbastanza, non voglio crepar qui, sola, in questo buco... Non ho fatto niente... Non mi sono immi­schiata in quell'affare... Arrestata per una tazza di cioccolata... che non ho neppure fatto a tempo a bere.

Zoe                             - Oh, vedrai, Caterina, che ne terranno conto, che non hai fatto a tempo a berla, la tua cioccolata!

Hazel                          - Sii gentile... non serve a nulla conti­nuare a lamentarsi... Se ci lamentassimo tutte e tre faremmo una bella musica. Abbi coraggio... Se per un mese ancora continuerai a torturarti, non ce la farai più!

Voce di donna            - Arianna domanda notizie di Jean... Far proseguire il messaggio, per piacere.

Caterina                      - Hai ragione, Hazel. Ma vorrei tanto uscire da qua dentro. (Elena, finita la toeletta, esce da dietro la coperta).

Voce di donna            - Arianna domanda notizie di Jean. Par proseguire il messaggio, per piacere. (Hazel e Zoe ripiegano i pagliericci).

Elena                           -  Come sto, Zoe, brutta cera?

Zoe                             - Invece ti trovo molto in forma.

Hazel                          - Preparati in fretta, Elena, su...

Caterina                      - E mettiti bene. Una bella donna si impone sempre... Truccati un po'... Ci divertire­mo... Per gli occhi, ecco qui un fiammifero bru­ciato... Solo un po'... te li farà più lunghi.

Elena                           -  Sei gentile...

Zoe                             - Oh, ecco che sorride.

Caterina                      - Mi piace truccarmi... Lo metto qui...

Hazel                          - Mi fa piacere, Caterina... sei bella quando sorridi... Elena, per le labbra prendi il mio dentifricio. E' più rosso del tuo.

Elena                           -  Mi prenderanno per un colorificio...

Hazel                          - (piano) Elena...

Elena                           - (piano) Non ho tempo,.. (Forte) Debbo ancora lavarmi. (Elena raccoglie ì suoi abiti e ri­torna dietro la tenda. La cella è in ordine. I pa­gliericci sono raccolti uno sull'altro sotto le co­perte).

Caterina                      - Hazel, il giorno che mi chiameranno, vedrai come mi truccherò... H trucco! E' quanto rimpiango dì più, dopo il mio uomo...

Zoe                             - Ancora il suo uomo!

Caterina                      - Non mi lamenterei se sapessi dov'è.» Sento che è stato arrestato. Era sulla nota e l'avevo io nella borsetta... Mi hanno preso tutto. Lui sarà così stupido che lo picchieranno... Poveretto... non potrà resistere!

Voce di donna            - Buongiorno, Jeannette, Si­mone... Buongiorno, Alain... Coraggio.

Hazel                          - Quando hai cominciato a truccarti?

Caterina                      - Non me ne ricordo neppure, Hazel, è tanto tempo che ho cominciato! Mai al mondo uscirei senza truccarmi, anche soltanto per andare al mercato. Passo delle ore a farmi la faccia, mai avrei potuto immaginarmi che sarei rimasta tanto tempo senza mettermi neppure un po' di cipria... E tu, Zoe? Scommetto che non si è truccata mai, lei

Zoe                             - I miei genitori non vogliono. E poi, a che cosa serve? ,

Caterina                      - A che cosa?! Non ti piacciono i co­lorì sulla pelle? Tu non puoi immaginare come sia importante essere belle, per gli uomini... E poi si ha l'impressione di cambiar viso.

Zoe                             - Credi? Ho provato anch'io, una volta, di nascosto, ma non sono riuscita a prendermi sul serio.

Caterina                      - Perché non sai niente. Io, a quin­dici anni, ero già una donna... prendevo gli abiti di mia madre per uscire la sera. Col trucco cre­devano che avessi almeno venticinque anni. Va bene che ero già formata... avevo due seni così marcati che tutti gli uomini passando vicino mi guarda­vano con aria proprio buffa. Quando andavo a bal­lare tutti mi invitavano... Mi proponevano di spo­sarmi... Ce n'erano alcuni che si radevano anche le sopracciglia per piacermi... (Ride).

Hazel                          - Parli come un grammofono, oggi, Ca­terina.

Caterina                      - E' vero... non so perché racconto tutte queste storie... Lei non può capire, non sa che cosa siano...

Zoe                             - Che cosa, avanti!

Voce di donna            - Susanna, chiama Lili... Buon­giorno a Lili e coraggio... Io vado al tribunale...

Caterina                      - Ma gli uomini!

Zoe                             - Ti prego.

Caterina                      - (ridendo) Scusa, Zoe, ma mi vien da ridere... Non avrei mai immaginato che tu fossi vergine...

Zoe                             - Non è il caso che tu ti dia arie da gran­de cortigiana perché hai conosciuto degli uomini... Non è difficile... Gli uomini non mi interessano.

Caterina                      - Ma cosa dici!... Del resto ci casche­rai anche tu, come tutte.

Zoe                             - Stai zitta una buona volta... Non vorrei avertelo detto.

Caterina                      - E' piena di rabbia... Guardala, Hazel.

Hazel                          - Perché a te, Caterina, non è capitato mai di essere vergine? Lascia stare, Zoe... Vieni ad aiutarmi a mettere in ordine.

Caterina                      - Con voi non si può mai scherzare... Dianzi avevo voglia di piangere, e ora ho voglia di ridere...

Elena                           - (uscendo da dietro la coperta completa­mente vestita') Mi metterò anche la pelliccia... (Hazel aiuta Elena a infilare la pelliccia).

Caterina                      - Come è bella!

Hazel                          - Girati... cammina un po'... superba!

Caterina                      - Sei proprio splendida, Elena. Non si direbbe che sei in prigione da tanto tempo... L'ispettore sarà folgorato appena entrerai... Fax attenzione! Sarebbe capace di liberarti per chie­derti di sposarlo... Dopo tutto è un uomo anche lui.

Elena                           -  Mi secchi, Caterina! Non si sente che te qua dentro!

Caterina                      - Perché? Non si può mai dire... Chis­sà! (Ride).

Hazel                          - Ma piantala di dire stupidaggini; non è il momento.

Zoe                             - Sempre a chiocciare come una gallina.

Caterina                      - Comunque, Elena, non fidarti. L'ul­tima volta che Marcella ti fece le carte c'era una proposta di matrimonio da parte di un giovane bruno della polizia.

Elena                           -  Finiscila.

Hazel                          - Non si cheterà mai... Caterina, sii bra­va... Non stancarti... Non sei poi tanto forte. Stai male?

Caterina                      - Sì.

Hazel                          - Finiscila di ridere.

Elena                           -  Dalle uno schiaffo. Non c'è niente al­tro da fare. (Caterina ha ancora una risata strana, quasi uno scoppio di pianto) Vedrai che smetterà subito.

Voce di ragazzo          - Mamma... Mamma...

Caterina                      - Basta!... Voglio uscire!

Hazel                          - Non parlare... Respira dolcemente...

Caterina                      - Se mi chiamassero... se capissero che sono innocente. Non ho fatto niente, io!

Hazel                          - Porta un fazzoletto, Zoe.

Caterina                      - Credi che uscirò, Hazel?

Hazel                          - Ma certo, cara.

Caterina                      - Ah, mio Dio, potessi uscire, non sa­rei più cattiva... vivrei bene... baderei alla mia vi­ta... attentamente... Avrei cura di ogni giornata e la riempirei bene... Ma che possa uscire!... Che possa uscire di qua! Non vivo più qui dentro... Sempre ad aspettare... Lasciamo andare Hazel... Capiranno.

 Hazel                         - (le impedisce dì gettarsi contro la porta) Attenta alla guardiana... Calmati.

Caterina                      - Che venga. Non me ne importa. Vor­rei fuggire... Non voglio crepare qui... Perché quelle maledette mi trattengono? Lo sanno benissimo che non ho fatto nulla. Lo fanno apposta.

Hazel                          - Ascolta, Caterina. Vedrai che uscirai pre­sto, non temere.

Caterina                      - E quando? Tu credi davvero...

Hazel                          - Sì... tra poco sarai libera, non preoccu­parti...

Zoe                             - Riposati un po'.

Hazel                          - Avrai fatta un'esperienza dì più nella vita!

Caterina                      - Ne farei volentieri a meno.

Hazel                          - Rimani accanto a lei, Zoe. Io aiuterò Elena. .

Caterina                      - Scusa, Hazel, perdonami... Non è col­pa mia... Ma sono molto nervosa oggi.

Hazel                          - Ho capito benissimo. (Va verso Elena) Vieni, che ti pettinerò.

Caterina                      - Vi disturbo, non è vero?

Zoe                             - Sei un po' snervante, Caterina, ecco.

Caterina                      - Mi sento così debole... Come sono bianche le mie mani!

Hazel                          - Elena...

Elena                           - (piano) Sì...

Hazel                          - (piano) Dimmi, sinceramente... Denun­cerai Luisa Mauicaire per salvare tuo padre?

Elena                           - (piano) No! Taci...

Caterina                      - Ho le unghie che fanno schifo, tutte rotte... Tu avessi visto come erano lunghe prima.

Zoe                             - Però in confronto alle mie, le tue sembrano artigli.

Caterina                      - Ma mi dispiace.

Hazel                          - Come sei « chic », Elena... Non ho mai vi­sto una ragazza più bella. Stai benissimo con la pel­liccia.

Elena                           -  Fa bene sentirsi vestita decentemente.

Zoe                             - Si direbbe che sei appena uscita dalla sar­ta. Non è vero, Elena? Se ti avessi incontrata fuori mi sarei voltata a guardarti.

Elena                           -  Tu scherzi.

Hazel                          - Vieni qua, siediti; ti farò un po' di trucco. (Prende i fiammiferi bruciati).

Voce di ragazzo          - Mamma... mamma...

Caterina                      - Mi fa legare i denti quella voce così acuta... Perché grida sempre a quel modo?

Zoe                             - E' vero! Rabbrividisco ogni volta.

Caterina                      - Deve essere un ragazzo.

Hazel                          - Alza un po' la testa... I tuoi occhi sono più grandi, ora... (Piano) Elena senti... Forse ti an­noio, ma non sono per niente tranquilla... Se l'ispet­tore ti ha fatto chiamare stamani è perché spera che tu gli dica un altro nome...

Elena                           - (piano) Hazel, Hazel, stai zitta...

Hazel                          - (piano) Debbo metterti in guardia... (Forte) Che peccato non avere uno specchio!  specchio! I tuoi occhi sono diventati ancora più belli... Aspetta, che ti metto il rossetto alle labbra... Non muoverti...

Caterina                      - Io non ne avrò più per molto, lo sen­to... Quando si muore, che cosa ne fanno del nostro corpo?

Zoe                             - Ma non parliamo di queste cose, Caterina, sei insopportabile..,

Hazel                          - (.piano) E' furbo... Avrà capito che tu sei pronta a scendere a qualunque compromesso per salvare tuo padre... Lo farà anche venire davanti a te per abbindolarti... Sii forte, Elena... Rispondi con « sì » e «no » durante l'interrogatorio... Pro­mettimelo!

Elena                           -  Sì, Hazel. Ma taci. Caterina ci guarda.

Caterina                      - Zoe, mi piacerebbe tanto rivederlo... Parlargli... Sentire la sua voce... Ho paura di morire lontana da lui.

Zoe                             - Ma non morirai, sta sicura... Tu pensi sem­pre al peggio.

Hazel                          - (piano) Sii prudente... E abbi coraggio! (Elena fa segno di sì con la testa).

Caterina                      - Io non so cosa abbia... Sono così tri­ste, vorrei che fosse finito... Oh, speriamo che mi chiamino domani! C'è da aspettare che venga se­ra?... Poi verrà la notte e io ho paura, la notte, per i fantasmi che mi perseguitano... Sei fortu­nata tu, Zoe, che puoi dormire la notte.

Hazel                          - Ecco fatto, Elena... Sono proprio con­tenta di me... Ho seguito alla perfezione il contor­no delle labbra... Cosa ne dite voi?

Caterina                      - Prima categoria!

Elena                           -  Ho ancora tempo di spazzolarmi i ca­pelli.

Hazel                          - Prendi le due spazzole, Zoe, e petti­nala tu... Io intanto le farò le mani.

Caterina                      - E io? Io mi annoio a star sola.

Hazel                          - Continua a riposarti. Sei troppo stanca.

Caterina                      - Mi passi un momento la borsa, Zoe, ti spiace? (Zoe passa la borsetta a Caterina che si mette a cucire; poi, con un paio di spazzole, comincia a lisciare i capelli di Elena mentre Hazel le cura le mani per tutta la scena che segue).

Hazel                          - Cosa faresti, voi, se vi liberassero?

Zoe                             - Andrei subito dai miei genitori... Poi un bel bagno...

Elena                           -  Invece se uscissi io me ne andrei in un ristorante e non mangerei che frutta e insa­lata verde... Sono otto mesi che ci penso!

Caterina                      - Io vorrei che là fuori ci fosse lui, ad attendermi... Vorrei che fosse la prima perso­na che vedo... A meno che non sia stato arrestato!

Hazel                          - Sei sposata?

Caterina                      - No! Mi dispiace. Da quando son qui ho giurato di sposarmi con lui in chiesa, il giorno stesso che uscirò.

Zoe                             - Perché in chiesa?

Caterina                      - E' un voto! Se esco ho promesso di sposarmi in chiesa. Ma intanto, ad aspettare, ci rimetto la salute.

Hazel                          - Parlaci di lui! Che tipo è il tuo inna­morato?

Caterina                      - Non è il mio innamorato... è il mio uomo! Ciò che io amo di lui è il suo corpo... Non ho che da chiudere gli occhi per vederlo... Purché non si sia fatto arrestare!... Gli hanno sequestrato le carte... Hazel, credi, tu che...

Voce di ragazzo          - Mamma... Mamma... Non ho paura...

Caterina                      - Ancora lui! E’ un incubo!

Zoe                             - E' un condannato a morte, certamente.

Caterina                      - E' così giovane... Credete che lo uc­cideranno?

Elena                           -  Basta, Caterina.

Caterina                      - Non mi piacerebbe morire qui... Essere buttata in una fossa comune, che orrore! Mescolata con tutti gli altri cadaveri... è quello che mi disgusta!

Elena                           -  Ma taci! Tientelo per te!

Caterina                      - Ho il diritto di parlare, so quello che mi attende.

Hazel                          - Abbi pazienza... Non hai idea di come sia deprimente per noi vederti in questo stato... Uscirai...

Caterina                      - Non ci credo più. Lo dite per con­solarmi... Zoe dice di non aver fatto niente e in tre mesi non l’hanno ancora interrogata! Tre mesi! Ah, se dovessi aspettare tutto quel tempo io diventerei matta...

Elena                           -  Noi, piuttosto.

Hazel                          - Ti ammalerai... Se continui ad agitarti così quando sarai fuori te ne pentirai.

Caterina                      - Libera! Quando ci penso, il cuore mi batte più forte! Le strade... il sole... rimpiango tanto il tempo che ho perduto che mi vien voglia di piangere.

Hazel                          - Ho una sorpresa.

Caterina                      - Quale?

Zoe                             - Di che cosa si tratta?

Hazel                          - Andando all'interrogatorio non avete mai tentato di scivolare nel corridoio della vettu­ra cellulare?

Elena                           -  Ho provato, ma mi hanno sempre rin­chiusa.

Caterina                      - Tu, invece...

Hazel                          - Sì... ieri io ho guardato fuori!

Caterina                      - No...! Racconta, su... Come sono contenta... Avresti potuto dirmelo prima.

Zoe                             - Formidabile, Hazel.

Hazel                          - Mi avevano ficcato nell'ultima cabina con una donna grassa, vicina allo sportello. En­trando mi sono accorta che eravamo guardate da un soldato italiano. Ho bussato e lui ha aperto. Io parlo un po' l'italiano e gli ho detto che stavo male. Gli ho chiesto di uscire.

Caterina                      - E allora?

Hazel                          - Mi ha permesso di restare accanto a lui.

Zoe                             - Sino al tribunale?

Hazel                          - Sì... Non ero stata mai così felice! Il soldato ha capito subito che non stavo male... Ha riso con me. Ho guardato a traverso la griglia per tutta la città... Quando siamo entrati nelle strade, piangevo a rivedere le case.

Zoe                             - Doveva essere bello!

Caterina                      - Raccontaci tutto... Cosa è successo? Hazel com'era?

Hazel                          - Non c'è gran che da dire. Ricordo che la vettura si è fermata... Ho visto una donna truccata... aveva un'aria così triste...

Caterina                      - Oh, come vorrei essere al suo posto!

Hazel                          - Non badava alle strade né agli abiti... a niente. Mi sarebbe piaciuto che avesse fatto dei grandi cenni di saluto... E' sciocco, no?... Poi sia­mo passati quasi davanti a casa mia, nel viale... Ho riconosciuto tutto... i negozi, la strada lucente, gli alberi...

Caterina                      - Sono fioriti gli alberi?

Hazel                          - Sono già verdi... Niente è cambiato: gli alberi, le strade, le case... Eppure ogni cosa mi pareva nuova, come se ritornassi da un lungo viaggio.

Caterina                      - Sono stufa di stare fra queste mu­ra... Siamo come topi in trappola!

Hazel                          - Sei pronta, Elena? Riposati un po' mentre aspetti.

Caterina                      - E' tutto quello che hai visto?

Hazel                          - Sì! (Elena e Hazel sono sedute accan­to. Zoe è vicina a Caterina che ha ripreso a cu­cire).

Caterina                      - Mi piacerebbe vedere le strade e respirare l'aria... Quando sono entrata in prigione pioveva! Mi piacerebbe essere sotto la pioggia-Credo che mi metterei nuda per sentirla colare per tutto il corpo...

Hazel                          - Così non va bene, Elena. Sdraiati un po'.

Elena                           -  Non occupatevi più di me. Sono stanca.

Caterina                      - Per una tazza di cioccolata... Non avevo neppure voglia di uscire quel giorno! Senti, Zoe; prendo la tazza... sto per portarla alla bocca... la porta si apre... Una voce dice: «Polizia»... Io credetti che fosse qualche invitato che volesse farci una burla... Tanto che io mi misi a scher­zare... Mi voltai e vidi un tale che mi puntava la rivoltella contro. Allora alzai le braccia.

Hazel                          - Avevi paura?

Caterina                      - Sì e no, avevo piuttosto l'impres­sione di essere in un incubo. Pensavo che mi avrebbero lasciata immediatamente. Quando vidi la vettura che ci attendeva sulla strada cominciai a preoccuparmi, ma fu solo entrando in cella che capii che era una cosa seria. Me ne ricorderò, di quella cioccolata! Tu non mi stai mai a sentire Zoe. A che cosa pensi? Parla un poco.

Zoe                             - Non ho niente da dire...

Caterina                      - Di' qualunque cosa... non importa... Ci si annoia... E' triste, stamane.

Zoe                             - Mio Dio, come è sciocca!

Caterina                      - Com'è che ti hanno arrestata?

Zoe                             - Te l'ho già detto. Per poco non mi met­tevano sotto una delle loro macchine e io tirai fuori la lingua... feci un verso... Tornarono indie­tro e mi obbligarono a salire sull'auto... (Caterina ride) Ti assicuro che non c'è niente da ridere.

Caterina                      - Io trovo che è buffo... Non pren­dertela.

Elena                           -  Non mancherà molto ormai.

Hazel                          - (piano) Ricordati quello che ti ho detto.

Elena                           -  (piano) Taci.

Caterina                      - Siete tutte molto buone. Questa mattina vi voglio bene... Ma ci sono certi giorni che non vi posso vedere, che vi detesto.

Zoe                             - Se tu credi invece di essere sempre pia­cevole!

Caterina                      - Riconosco che al mattino sono un po' nervosa... Quando penso che debbo passare un'altra di queste giornate divento matta. Mi vien caldo a forza di cucire... Guardami: ho le guance rosse?

Zoe                             - No.

Caterina                      - Sento benissimo che le ho infuo­cate. Debbo essere orribile... Ah, che rabbia non potersi neppure guardare! Avrei dovuto far di tut­to, durante la perquisizione, per nascondere uno specchio.

Voce di donna            - Un saluto di Vittorio a Mad­dalena... E' tornato salvo dall'interrogatorio... Pa­té proseguire il messaggio, per piacere... Un saluto di Pierre Mouton a suo fratello...

Caterina                      - Oh adesso che mi ricordo! «C'è una spia in vista! ».

Zoe                             - Cosa vuoi dire?

Caterina                      - Dianzi, la prigioniera che mi ha dato il caffè me l'ha mormorato piano... Lì per lì non ho neppure capito... E' strano...

Hazel                          - Non ci vedo niente di strano.

Zoe                             - E' un messaggio. Passa per il caffè di cella in cella e ci avverte tutte. Perché non l'hai detto subito?

Caterina                      - Che colpa ne ho? La guardiana ha chiamato Elena per l'interrogatorio e io me ne sono completamente dimenticata. Oh, come sei pallida, Elena, ti senti male?

Elena                           -  Mi sento benissimo.

Hazel                          - (verso la porta) Lasciatela stare un momento. Deve prepararsi per l'interrogatorio. Non è così buffo come credi tu, Caterina. Quando li sentirò arrivare ti avvertirò.

Zoe                             - Questa Caterina! Vedrete che il giorno che la chiameranno non se ne ricorderà più due minuti dopo!

Caterina                      - Non è poi tanto grave... Non ci sono spie, qui...

Zoe                             - Va bene, ma...

Hazel                          - Non litigate, Zoe. Quel messaggio non ha nessuna importanza... Fortuna che ci sei tu Caterina, a tenerci allegre... Ma dal giorno che sei venuta sei molto cambiata.

Caterina                      - Mettiti al mio posto... sono invitata a bere una tazza di cioccolata e mi ritrovo qui... Voi non avete pianto la prima volta che siete en­trate in cella?

Hazel                          - No!

Caterina                      - Ti ammiro, Hazel. Sei più forte di me.

Hazel                          - Proprio così.

Caterina                      - E ti invidio davvero... Sei sempre così paziente... Si direbbe che non te ne importi niente di essere qui... Sei forte... io ho sempre vo­glia di lamentarmi invece... Eppure cerco di di­menticare, di accettare... Come fai, tu, a essere tanto coraggiosa?

Hazel                          - Non sono più coraggiosa di te, Cate­rina. Ma è tanto tempo che son qui e poi, anche prima, fuori, pensavo già che un giorno mi sa­rebbe successo... Non sono una vittima: so perché sono qui.

Caterina                      - Tu lo dici per me, perché io non ho fatto niente.

Hazel                          - Neppure per sogno. Cosa vai alma­naccando?

Caterina                      - No, Hazel, hai ragione,.. Forse è proprio perché non ho fatto nulla che mi manca il coraggio... Se avessi ucciso o rubato, capirei... Zoe, dimmi, i credenti sono più forti degli altri? Tu devi saperlo.

Zoe                             - Come sei sciocca! Meglio che chiami Odilla e le domandi che ore sono. (Zoe sale sino al tubo della stufa e batte tre colpi contro il soffitto. Pausa, poi...) Pronto pronto... qui Zoe... Buongior­no, Odilla, stai bene? Come va da voi? Niente di nuovo?... Anche Elena aspetta che la vengano a prendere... Sì... ritorneranno verso le tre... Di', Odilla, sai dirmi che ore sono? Sì, aspetto.

Hazel                          - (che ascolta sempre alla porta) Atten­zione! (Zoe salta, Elena volta la testa di scatto come avesse paura e la porta si apre bruscamen­te. La guardiana appare).

La Guardiana              - Voi avete parlato... Resterete senza i pacchi...

Zoe                             - Teatro... facevamo il teatro... Compren­deteci, signora... Teatro.,. Recitavo.

La Guardiana              - Ho inteso.

Hazel                          - Oh, come siete ben pettinata questa mattina... magnifico... Guardate che bei ricciolini ha sulla fronte... Permanente?

La Guardiana              - Sì... Ma fate attenzione: la prossima volta, cella di punizione! (Esce. Tutte ri­dono nervosamente, in silenzio. Meno Elena).

Zoe                             - Ho avuto paura.

Hazel                          - Ci sorvegliava.

Zoe                             - Elena, presto toccherà a te. Al piano di sopra son già passati un minuto fa. (Elena va alla porta).

Hazel                          - Ti senti meglio?

Elena                           -  Sì, grazie. Hazel. Sto bene truccata così?

Zoe                             - Prima categoria... To', mi metto a parla­re anch'io come Caterina.

Caterina                      - E' buffo.

Elena                           -  Perché mi guardi così, Caterina?

Caterina                      - E' la prima volta che ti vedo truc­cata. Non sembri più la stessa. Hai gli occhi più duri... come quelli di una bestia in trappola.

Elena                           -  Ti cederei volentieri il mio posto. Cos'hai contro di me?

Hazel                          - Non ti posso soffrire, Caterina... non avremo mai pace con te. In certi momenti non so cosa ti farei...

Elena                           -  Aspetta... Non solo lontani... Sento una porta che si apre... Avete dei messaggi da passare? Li trasmetterò agli altri nella vettura. Sbrigatevi... vengono...

Zoe                             - Per me dirai: « Zoe sta bene e domanda notizie di Lili». Non dimenticartelo: Lili.

Elena                           -  E tu, Hazel?

Hazel                          - Per me niente, grazie.

Elena                           -  E tu, Caterina?

Caterina                      - Non ho niente da dire, soprattutto a...

Elena                           -  Eccoli.

Hazel                          - Arrivederci, Elena. (La porta si apre. Una voce dice: « Elena Fabrice». Elena esce e la porta si richiude. Hazel passeggia in su e in giù).

Caterina                      - Oh, alfine respiro... non ne potevo più... il suo silenzio... quel rimprovero continuo nello sguardo... non so chi si crede. Se ne sta là con la sua aria da statua, gli occhi da santa, la bella pelliccia... e tanta falsità dentro...

Hazel                          - Sei gelosa, ecco tutto.

Caterina                      - Gelosa? Io? Sei pazza! Mi disgusta, non posso più sopportarla... Se ritornerà qui, chie­derò di cambiare cella.

Hazel                          - Come sono sciocca! Mi sono dimenti­cata di dirlo a Elena.

Zoe                             - Cosa?

Hazel                          - Ieri, ritornando di là, una donna che era rinchiusa con me mi ha dato un messaggio ur­gente da trasmettere. E' per qualcuno di fuori-Stai attenta alla porta, Caterina. Zoe, aiutami a salire al finestrino. (Caterina sorveglia la porta. Zoe aiuta Hazel ad arrivare al finestrino. Hazel urla) Attenzione... Attenzione... Messaggio urgen­tissimo per coloro che saranno liberate... Avvertire Louise Maucaire, rue Bougie 8, perché parta im­mediatamente. E' in pericolo. Avvertire Louise Maucaire, è in pericolo! E' in pericolo! E' in pe­ricolo! (Hazel ricomincia quest'ultima frase e il sipario si chiude verso la metà).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

L a stessa scena del primo atto.

 (La cella è pulita e in ordine. Zoe è su un pa­gliericcio; le altre invisibili).

Zoe                             - Dove sei? Il tuo nome, che poche ore fa neppure conoscevo, mi è ora necessario più dei battiti del mio cuore. Ah! Ma Iddio che legge nella mia anima vedrà la purezza dei miei sentimenti. L'ho incontrato in chiesa la prima volta. Oh! Pre­ghiere, rendetemi la pace dell'anima!

Voce di Caterina        - Ma non fu alla messa...

Zoe                             - Ti prego, Caterina, lasciami fare come mi pare... Sento avvicinarsi mia madre. Ah! Con­vento! Ah! Suore! Presto mi vedrete amare un nemico della nostra famiglia. Che situazione! Che onta!

Hazel                          - (apparendo da dietro la coperta) Ah! Figlia mia, la tua ancella mi ha confessato tutto... Tu hai dunque osato guardare quell'indegno che si chiama Romeo.

Zoe                             - Romeo! Ah! Romeo! Il mio cuore è come un'eco che ripete il suo nome. Mamma, non è colpa mia... Eravamo in chiesa, il mio fazzoletto cadde, egli lo raccolse e me lo porse gentilmente.

Voce di Caterina        - Ma no, Romeo non la in­contrò in chiesa.

Zoe                             - Insomma, io lo so meglio di te, Caterina. L'ho recitata già una volta al patronato. Santo Dio, com'è scocciante!

Hazel                          - Finitela... Andiamo avanti... Tu hai osato avvicinarti a quello sciagurato? Onta su te, figlia perduta! Quando tuo padre l'apprenderà, i suoi capelli incanutiranno!

Zoe                             - Voi credete, mamma? Lungi da me questo dolore. Non ci penserò mai più, terrò sempre gli occhi bassi, ve lo prometto.

Hazel                          - L'infame... profittando della ressa di­nanzi alla porta del Signore, ha tentato di sedurti. Dormi, bambina, ritorna in te. (Hazel scompare, poi torna per sedersi pian piano).

Zoe                             - Sì, madre mia. Buonasera a voi, buona­sera a nostro padre. Notte, tu hai posato il tuo nero coperchio sul giorno e sulle mie follie!

Caterina                      - Sei pronta? Bada che entro...

Zoe                             - Ma sì... Oh! Ma cosa fa? Dunque... Il giardino è il confidente e la tomba del mio amore insensato! Ah! Addio colori amati! Addio Romeo!... Caterina, cosa aspetti a venire? Non so più cosa dire... (Caterina appare e poi scompare ancora).

Caterina                      - Ricomincia, per piacere...

Zoe                             - Ricomincio. Dove siete?... Dove sei tu? Dove sei tu?

Caterina                      - E' Giulietta, la leggiadra, al suo bal­cone. Preparate la scala di corda. Ecco, il mio amo­re! Ho preparato tutto... andiamo, vieni!

Zoe                             - No, non dobbiamo, Romeo.

Caterina                      - Giulietta, io non posso attendere oltre... Vi ho veduta quest'oggi e sono pazzo di voi! Andiamo, dolcezza, la sera ci nasconde, le mie braccia serreranno la bella Giulietta.

Zoe                             - Non vi scaldate tanto, Romeo, mia madre potrebbe udirci!

Caterina                      - E che cosa importa? Cosa importano i vostri genitori, l'odio delle nostre famiglie: l'amore è al di sopra di tutto... Si può impedire a un albero di spuntare? a questa fontana di gorgogliare? alle stelle di brillare? Sì può impedire ai nostri cuori dì legarsi tra loro? Non esitiamo più, dolcezza degli occhi miei, ecco la corda... prende­ tela... ,

Zoe                             - Il mio onore è in gioco.

Caterina                      - Io salgo.

Zoe                             - Ma non è possibile... Caterina, ti dico che non si fa così la prima volta.

Caterina                      - Tacete, Giulietta! Eccoci riuniti per j sempre.

Zoe                             - Io vorrei... Oh, Romeo! Voi mi uccidete!

Caterina                      - Vieni, adorabile creatura, vieni dove più nulla esiste... fuggiamo insieme... tu mi hai rapito il cuore. (Caterina afferra Zoe).

Zoe                             - Basta, Caterina.

Caterina                      - Ah, ah! Piccola, tu vuoi sfuggirmi! Ma io ti saprò costringere a darmi la tua bocca. (Caterina ha abbracciato Zoe che si dibatte prima ridendo, poi con paura).

Zoe                             - Lasciami.

Caterina                      - Perché?

Zoe                             - Non ho più voglia.

Caterina                      - Ma cosa ti prende?

Hazel                          - Ebbene, Zoe, cos'hai?

Zoe                             - Non posso sopportare che mi si tocchi... Ne ho orrore!

Hazel                          - Non aver paura, non è un uomo.

Caterina                      - Sei un'imbecille, Zoe. Cominciavamo a divertirci e tu hai dovuto sciupare tutto... Oh, ne ho fin sopra i capelli di questa vita.

Zoe                             - Non mi piace essere toccata, lo sai.

Caterina                      - Sarebbe meglio che ti facessi suora, j tu. (Si siedono, tranne Zoe che volge la schiena ai pubblico).

Voce di donna            - Luisina dà il buongiorno a Enrico e domanda notizie... Sta bene e domanda no­tizie... Pierre è in buona salute... Pierre è in buona salute e spera...

Caterina                      - Pensate che Elena ritornerà alle tre?

Hazel                          - Ma certamente.

Zoe                             - Come è buio, oggi.

Caterina                      - Già... avete sentito?

Hazel                          - Cosa?

Caterina                      - Ho sbagliato, mi pareva che stessero per aprire la porta. (Guarda verso il finestrino) Guardate là... C'è una testa che spunta dal finestrino... Con due corna... Vi dico che è un dia­volo... (Hazel si alza e scuote Caterina che manda un grido di terrore).

Hazel                          - Come sei nervosa, Caterina. Domanderò a Marcella che cosa hanno detto le mie carte.

Caterina                      - Dillo anche a noi, dopo. (Hazel va al rubinetto dietro la coperta. Si sentono battere tre colpi... Pausa, poi...).

Voce di Hazel             - Sei tu, Marcella? Salve. E' Hazel... State bene, lassù? Vorrei saperlo. Dimmi cosa hanno detto le carte... Sì, aspetto... Ti ricordi ancora del gioco?

Caterina                      - Tu, Zoe, ci credi alle carte?

Zoe                             - No! E poi non mi piace sentire parlare di me.

Caterina                      - Anch'io non ci credo, ma quando ri­velano qualche fatto, mi impressiono... A me piace sentir parlare di me, invece... anche se non è vero nulla.

Voce di Hazel             - Avanti, ti ascolto... (Alle al­tre) State un po' attente alla porta.

Caterina                      - (andando verso la porta) Ma dillo anche a noi...

Voce di

Hazel                          - Zitta... Un uomo biondo che mi ama... Un avvocato che mi vuol male... Sì, ti sento benissimo... Un uomo bruno che pensa a me...

Caterina                      - Vedrai che è una donna fatale anche lei.. Non ci sono che uomini nelle sue carte.

Voce di Hazel             - Cambiamento di situazione...

Caterina                      - Vuoi scommettere che lei uscirà?

Voce di Hazel             - ... Denaro e qualche noia... Un viaggio di notte... Non c'era altro, Marcella?... Gra­zie,.. Anche Elena è all'interrogatorio. Credo che ritornerà insieme a Marion... Ciao... Bisogna che stia attenta alla guardiana perché ci sorveglia... Ciao....

Caterina                      - Vedrai che ti libereranno.

Hazel                          - Quelle carte non mi piacciono... Quel viaggio di notte mi preoccupa un po'... Ma so che Marcella dice le stesse cose a tutte; perciò non ha molta importanza.

Caterina                      - Tu ci lascerai presto, ne sono sicura.

Hazel                          - (sembra ascoltare lontano) Zitta! Ta­cete!

Caterina                      - Cosa c'è?

Hazel                          - Niente, mi pareva di sentire qualcosa.

Caterina                      - Sarà terribile senza di te, Hazel... Non so proprio come farò a resistere. Con te ci si sente più sicure, sei così forte, tu...

Hazel                          - Zitta!

Caterina                      - Ma cosa c'è?

Hazel                          - Aspettate...

Una voce di donna     - Andate... che cosa volete? (Si ode lontana la voce che sembra un'eco. Le parole debbono essere incomprensibili per il pub­blico. Pausa).

Caterina                      - Chi c'è?

Hazel                          - Qualcuno che chiama da fuori.

Caterina                      - Io non sento...

Hazel                          - Da qui non si può sentire. Bisognerebbe salire al finestrino.

Zoe                             - Non si sente più niente.

Caterina                      - Perché non parla più?

Hazel                          - Chiamerà ancora. Ha avuto paura.

Caterina                      - Cosa succede? Aiutatemi a salire al finestrino, voglio vedere...

Voce di donna            - (si ode appena da lontano un mor­morio incomprensibile) Chi volete... Chi?... Che numero?

Hazel                          - Sì, chiamano una prigioniera, da fuori.

Caterina                      - Voglio salire, aiutami. Hazel, sii buona, aiutami a salire, voglio vedere. (Si sente una voce di donna, indistinta).

Hazel                          - Ma stai zitta... sei snervante...

Voce di donna            - (un poco meno lontana, ma an­cora difficile a intendere) Per il 412... Chiamano Caterina da fuori.

Caterina                      - E se fosse per noi?...

Voce di donna            - (più vicina ancora, fioca) Per il numero 412... Chiamano Caterina da fuori...

Voce della Guardiana - (nel corridoio) Silen­zio!... Silenzio!...

Voce di donna            - (chiaramente) 412 da fuori... Chiamano Caterina da fuori...

Caterina                      - Oh! per me! E' per me... Presto, Zoe, presto, attenta alla porta... Hazel, aiutami a salire, svelta... ti supplico, Hazel... Oh, mio Dio, è per me!

Hazel                          - Su, svelta... Sbrigati... e quando ti dico di tacere, taci subito.

Caterina                      - Sì, sì... (Hazel e Zoe fanno da ap­poggio a Caterina che arriva al finestrino).

Hazel                          - Zoe, alla porta... Se ci sorprende è la cella.

Voce di donna            - (dall'altra parte della cella) Per il 412... Chiamano Caterina da fuori...

Caterina                      - E' lui! E' lui!

Hazel                          - Zoe, attenta alla guardiana... Sbrigati, Caterina.

Caterina                      - E' così lontano! Oh, mio Dio! Aspet­tate... Sto cercando... Si vede appena che agita le braccia... Ma chi è? Oh, avessi gli occhi di un'aquila...

Voce di donna            - (sempre dall'altra parte della cella) 412 da fuori... Chiamano Caterina...

Hazel                          - Parla... ci risponderanno.

Voce di donna            - (c. s.., ma lontana, incomprensi­bile al pubblico) Per il 412... Chiamano Caterina da fuori...

Caterina                      - (con voce altissima) Chi sei?... Son Caterina... Amore mio, ti amo!... Sì... ma tu? Tu come stai?... Parla chiaro, non capisco... Mio caro! Ti amo... Ti amo...

Voce della Guardiana - (nel corridoio, ma lon­tana) Silenzio!... Silenzio!...

Zoe                             - Attenzione, viene...

Hazel                          - Aspetta...

Voce di donna            - (lontana) 412 da fuori... Cate­rina da fuori...

Voce della Guardiana            - (lontana) Silenzio!... Puni...zione...

Zoe                             - (con un gesto) Avanti... Si è allontanata...

Caterina                      - Jean, penso sempre a te... Ti amo... Parla più piano. Non capisco bene... Abbracciali... Sì, grazie, amore mio... stai attento a te... Non dimenticarmi... Pensami, Jean!

Voce della Guardiana            - Silenzio!

Zoe                             - Attenzione... ritorna...

Hazel                          - Caterina, fai presto per l'amor di Dio, è pericoloso anche per lui... Possono lanciargli i cani...

Caterina                      - Non parlare più... Attenzione... Vat­tene... Ci sono i cani... Attento... Scappa... Corri... Arrivederci... Vattene, ti supplico... Sì, sì... Pensa­mi... A rivederci... a rivederci... (Si lascia cadere giù aiutata da Hazel e da Zoe) Jean!... Jean!.,.

Hazel                          - Calmati.

Caterina                      - L'ho visto bene... si è fermato... Ah! mio caro... vorrei.., è finito... è finito... è fuggito dietro gli alberi... Come sono felice... sono proprio felice... Hazel, Hazel... oh, grazie di avermi aiutato... Sono così debole... Oh, avrei voluto dirgli tante cose.. Ma è successo così improvvisamente... Non sapevo più cosa dire...

Hazel                          - Ti ha messo il sangue in agitazione-Riposati un po' Caterina.

Caterina                      - Mi sento male, Hazel.

Zoe                             - Sdraiati.

Hazel                          - Sei contenta di averlo veduto? Ora fi­nirai con le cattive idee... Eri sciocca a pensare che l'avevano arrestato...

Caterina                      - Temevo per lui.

Hazel                          - Cosa ti ha detto?

Zoe                             - Ci farebbe tanto piacere sentirlo!

Caterina                      - Ha detto che sta bene, che anche i miei genitori stanno bene.

Hazel                          - . Non ti ha dato notizie di fuori?

Caterina                      - No, mi sono dimenticata di chie­dergliele.

Hazel                          - Anch'io non ci ho pensato... Ecco che ti ritorna un po' di colore.

Caterina                      - Mi sento meglio... Come sono conten­ta! Non mi capireste... Sono stupita... Ha gridato: «E' Jean!». Ha detto: «Amor mio»... Ho avuto freddo al ventre a udire il suo nome... Che bella voce che ha! Quando penso che era lui, laggiù... così piccolo... Perché sono stata così sciocca? Ma era per lui che avevo paura... La voce non mi vo­leva venir fuori...

Zoe                             - Non voleva venir fuori?... Mi chiedo come la guardiana non sia venuta... E... dimmi, Cate­rina... ora tuo... tuo marito, conosce il posto, ormai..

Caterina                      - Non voglio che ritorni, è troppo pe­ricoloso... Si farà prendere... Se ci avessi pensato, glielo avrei gridato... Oh, speriamo che non ritorni! (Tre colpi sordi battuti al soffitto. Hazel e Zoe corrono verso l'etagere. Zoe fa da sostegno, Hazel arriva al buco della stufa... batte tre colpi; ogni volta che si mette in ascólto si ode una voce de­formata incomprensibile per U pubblico).

Zoe                             - Chiamano... Non si finisce più, oggi...

Caterina                      - Sto attenta io... fate pure.

Hazel                          - Pronto... pronto... qui Hazel... Chi è che parla? Tu, Odilla?... Sì, era qui... Hanno chia­mato Caterina da fuori... avete inteso?... (Si volta verso Caterina) Dice che hai una voce formidabile... Pronto, sì... sento... No, non ha dato nessuna no­tìzia... Speriamo che sia presto, Odilla... Ho firmato la deposizione ieri... Spero... Ma con quelli non si sa mai... Chi lo sa... (Rumore di chiave nella porta. Caterina dice: «Attenzione! ». Nello stesso tempo Hazel salta giù e si mette a lottare con Zoe, men­tre Caterina ride e scherza).

La Guardiana              - (comparendo) Parlavate...

Zoe                             - Ma no, neppure per sogno... Ginnastica.

La Guardiana              - Cosa fate?

Hazel                          - Facciamo un po' di lotta... (La guar­diana esce) Carogna. Cammina senza fare rumore. Per fortuna ho saltato.

Zoe                             - Deve sospettare che è da qui che hanno parlato fuori.

Hazel                          - Sì... Bisogna fare attenzione sino a sta­sera... Ci sta spiando di sicuro. Ebbene, Caterina, non ti sentiamo più. Sei ancora emozionata?

Caterina                      - Sì... E' come se qualche cosa si sia staccato da me. Non avrei mai creduto di poter amare tanto. Deve aver saputo da qualcuno che si poteva corrispondere sin qui... E' più sveglio di quanto non credessi.

Voce del ragazzo        - Mamma... Voglio tue noti­zie... Mamma... Voglio tue notizie...

Hazel                          - Ricomincia. (Si sdraia sul pagliericcio di Caterina).

Caterina                      - E' buffo, ora che me ne ricordo be­ne... Aveva al collo la sua sciarpa rossa come l'ul­timo giorno... Lì per lì non l'ho visto, era così lon­tano... Sono felice che sia libero!

Voce di donna            - Compagne... abbiate coraggio!

Zoe                             - Credi in Dio, Caterina?

Caterina                      - Io? Non ci ho mai pensato.

Zoe                             - Hai detto, se non sbaglio, che il giorno che uscirai di qui andrai a sposarti in chiesa...

Caterina                      - Ah, sì!

Zoe                             - Dunque, credi in Dio.

Caterina                      - Purché non l'abbiano arrestato... Ha dovuto correre... Sarebbe stupido!

Zoe                             - Ti ho domandato qualcosa... Non te ne ricordi più?

Caterina                      - Sono un po' stanca... Di cosa par­lavi?

Zoe                             - Del tuo matrimonio in chiesa.

Caterina                      - Ah sì, l'ho promesso.

Zoe                             - E lo farai?

Caterina                      - Certo che lo farò... se lo vuole anche lui... Non posso forzarlo... ma se pensa a me tanto come io penso a lui, vorrà... D'altronde il matrimo­nio non cambierà nulla per noi.

Zoe                             - Credi in Dio?

Caterina                      - Io non so credere in Dio come si fa in chiesa... E poi io non ci penso che quando succede una disgrazia... Non so se questo si può chiamare credere in Dio... Di tanto in tanto me ne preoccupo un po'... E tu, Zoe, tu ci credi?

Zoe                             - Sì.

Caterina                      - Perché non ti fai suora?

Zoe                             - Tu scherzi sempre su tutto.,. Non si può parlare seriamente con te neppure per cinque mi­nuti.

Caterina                      - Hai detto che non ti piacciono gli uomini.

Zoe                             - Tu cambi sempre tutto... Una volta ho detto soltanto che ero stufa di sentir parlare di loro continuamente. Niente altro. Io voglio avere un figlio ed essere libera!

Caterina                      - Bisognerà che tu vada con un uomo che ami. (Zoe ride) Tu credi di poter restare sem­pre sola e di non dover pensare che a te? Vedrai... Non si è mai sempre libere...

Zoe                             - Stare in prigione ti fa diventare senti­mentale... Senti il desiderio di avere un uomo ac­canto perché sei rinchiusa.

Caterina                      - Vuoi dire perché sono lontana da lui... Ma io sono certo meno sentimentale di te, nonostante le tue arie da vescovo.

Zoe                             - Va bene! Vuol dire che mi sarò sbagliata. Non parliamone più.

Caterina                      - Meglio che tu lo riconosca da sola. Zoe, tu sei più istruita di me, ma ci sono delle cose che non puoi capire.

Zoe                             - E che tu invece sai? Perché non ho ancora conosciuto un uomo? So bene che succederà anche a me...

Caterina                      - Ma guardala, Hazel... Abbassa la testa come si vergognasse.

Zoe                             - Può darsi in fondo che un uomo mi piac­cia, ma non è una ragione questa perché debba prenderlo sul serio... Potrete prendermi in giro fin che vorrete, ma so che non potrei pensare sempre a lui... Non parlerei sempre di lui, come vedevo fare quando ero fuori... Sono sola e lo sarò sempre, an­che se amerò un uomo.

Caterina                      - Te ne accorgerai!

Zoe                             - In casa mia dicevano così quando avevo ragione io... Non ho bisogno di aspettare per sa­pere che ho ragione. Si può benissimo conoscere tutte quelle cose, anche se non è successo ancora nulla. Gli uomini...

Caterina                      - Vorrei sapere perché abbassi sempre la testa quando parli di loro.

Zoe                             - Me ne infischio, degli uomini. Ti squa­drano... Ti guardano... ti scrutano come un paesag­gio... Li conosco... E i loro pensieri cattivi, quella loro aria pretenziosa, mi offendono.

Caterina                      - Ma che cosa ti piglia, Zoe? Perché allora ne parli? Di solito tu non vuoi neppure sen­tirne parlare da noi!

Zoe                             - Perché non m'interessa... Volevo dire sem­plicemente che non credo di potermi attaccare a un uomo... L'accetterò perché è normale e perché sono fatta per questo, ma mai io complicherò la mia vita per loro... Perché ridi?

Caterina                      - Non prendertela... Pensavo a una cosa buffa.

Zoe                             - A che cosa? Avanti, dilla. Non sono per­malosa come credi.

Caterina                      - Ti monti troppo la testa, Zoe.

Zoe                             - Che cosa vuoi dire con questo?

Caterina                      - Ma niente... Che cos'hai?

Zoe                             - Ne ho abbastanza- di sentir sempre par­lare di uomini.

Caterina                      - Tu senti delle voci immaginarie, Zoe.

Zoe                             - Dal mattino alla sera, non stai mai zitta... Sempre la stessa cosa... A sentire te, si direbbe che sono addirittura cibo... Mi fate nausea... Ne ho abbastanza delle tue storie sporche... Non sai pen­sare altro che a quello... Che nausea!

Hazel                          - (che ha tenuto gli occhi chiusi durante la scena) Via, via, mia piccola Zoe...

Zoe                             - Non sono la tua piccola Zoe... Basta, da ora non vi seccherò più... (Si mette contro il muro, voltando la schiena al pubblico).

Hazel                          - Tu te la prendi per niente.

Caterina                      - Lasciala piangere, le farà bene.

Zoe                             - Non piango affatto, Caterina. E non mi va di piangere per farti divertire.

Hazel                          - Caterina, Zoe, piantatela... Dio sa come siete stupide tutte e due!

Voce del ragazzo        - Mamma... Non ho paura, ma voglio tue notizie... Mamma... dammi tue notizie...

Caterina                      - Scusami, Zoe, anche se ho ragione... Non fare la superba, via... (Zoe ritorna) Dio, come siamo nervose, oggi!... Mi sento i capelli come se fossero fili elettrici.

Hazel                          - Che ore potranno essere?

Caterina                      - Non ne ho idea.

Hazel                          - Non molto più delle tre, credo. Ho il cuore che mi pesa... Vorrei che Elena fosse ritor­nata...

Zoe                             - Stamani, prima che partisse per l'interro­gatorio, non finivi di prenderla in giro... Aveva gli occhi rossi come se stesse per piangere... Era molto meglio che tu la lasciassi in pace... Sei cattiva!

Caterina                      - E cosa le ho detto di male? Volevo farla ridere.

Zoe                             - Ma non ne aveva voglia... pareva invece che tu volessi farla arrabbiare... Se fossi stata in lei ti avrei dato uno schiaffo.

Caterina                      - Allora, se vuoi proprio saperlo, ti dirò che l'ho fatto apposta... Ho le mie buone ra­gioni per non farle tanti complimenti... La vostra Elena! Che anima! Che magnifici occhi!... E in­tanto, lei...

Hazel                          - Taci, Caterina!

Zoe                             - Ma lasciala dire... non vedi che ha bi­sogno di dire male di qualcuno!

Caterina                      - Non vedere sempre le persone come te, Zoe... Dico solo quello che penso, io... E poi, parlare un po' male di qualcuno, ogni tanto, fa bene...

Hazel                          - (dal fondo) Cosa volevi dire, Caterina, poco fa?

Caterina                      - Spiegati, non capisco.

Voce di donna            - Lisetta sta bene e ha corag­gio... Domanda notizia delle compagne... Pierrette ha coraggio e chiede notizie di Marta... Laura ha coraggio e manda un saluto a Ginette...

Hazel                          - Caterina.

Caterina                      - Sì

Voce del ragazzo        - Mamma... avrò coraggio, ima dammi notizie...

Hazel                          - Tu non dormivi stamani, quando...

Caterina                      - Cosa vuoi dire?

Hazel                          - ... quando hanno dato le notizie... Men­tre io parlavo con Elena...

Caterina                      - No, non dormivo.

Hazel                          - Lo pensavo. Quando mi sono voltata verso di te ho avuto la sensazione che tu non dor­missi.

Caterina                      - Non l'ho fatto apposta... M'ero ap­pena svegliata... Parlavate così forte, tutte e due, che ho sentito senza volerlo.

Zoe                             - E di che si tratta? Come siete misteriose, mio Dio!

Hazel                          - Oh, è una storia tra Elena e me.

Zoe                             - Allora scusa se sono indiscreta.

Hazel                          - Caterina, ti prego, dimentica le parole di stamani... E' tutto quello che ti chiedo... Ho fi­ducia in Elena...

Caterina                      - Non mi riguarda.

Voce di donna            - Margherita dà il buongiorno a Adriano... E' tornata dall'interrogatorio... Morale alto... Spera sempre...

Caterina                      - (canta una canzonetta popolare)

Frère entende-tu le galop qui passe,

L'apre aboiement des chiens?

C'est nos messieurs qui s'en vont en chasse,

Gioire aux seigneurs terriens!

Toi, bùcheron, travaille,

Pour leur gagner du pain,

Penso que la marmaille

Dans la cabane a faiin. ,

Grimpe à l'assaut des hètres,

Frappe Tonneau noueux,

Pour le souper des maìtres;

Vive les vastes feux!

Zoe                             - Canta ancora Caterina. Sono così belle le tue canzoni!

Caterina                      - No, oggi non va.

Hazel                          - Non vedo l'ora che Elena ci porti no­tizie.

Caterina                      - Hazel...

Hazel                          - Sì?...

Caterina                      - Pensi anche tu che io sia cattiva? Non avrei dovuto stuzzicarla stamani.

Hazel                          - Non torniamo più su quell'argomento: è chiuso, te l'ho detto.

Voce del ragazzo        - Mamma... sarò bravo, ma voglio notizie...

Caterina                      - Ah, questa voce... tutto il giorno a sentire queste grida... Trovo che dovrebbero rispon­dergli, dirgli che sua madre sta bene... che non c'è motivo che si dia pensiero...

Hazel                          - Non sono affari nostri... Forse non sa neppure lui quello che dice... Forse l'avranno pic­chiato e sarà diventato...

Voce del ragazzo        - Mamma... dammi notizie..

Hazel                          - Non ho mai sentito un lamento così sfibrante...

Caterina                      - Non parliamo più di lui... Faccio già fatica a sopportare la sua voce... Ah, sono tri­ste... proprio triste.

Zoe                             - Dal nord passa subito al sud... Si direbbe che tu guardi sempre nel vuoto. Qualche volta mi stupisci, Caterina... Hai gli occhi che fanno paura...

Caterina                      - Perché?

Zoe                             - Perché si direbbe che guardino senza ve­dere... Due occhi da cieca...

Caterina                      - Sì... ed è esattamente quello che sento io...

Hazel                          - Sei una ragazza straordinaria, tu... Un'ora fa hai avuto la fortuna idi parlare con tuo marito e invece di essere allegra, eccoti lì che sem­bri una pietra.

Caterina                      - Una pietra. Lui era là, così vicino... Quando ho sentito la sua voce è come mi avessero strappato il cuore... Dove sarà ora? Almeno non gli fosse successo nulla... Non ce la farebbe, lui... Oh, sono proprio stanca di non far nulla...

Voce del ragazzo        - Mamma... voglio notizie...

Zoe                             - Guardate, il cielo è livido, si direbbe che c'è nebbia... Non fa bello, fuori... A me questo tempo piace... Ricordo che passeggiavo... le strade pare­vano dei veli... e le case grigie dietro la nebbia... Le luci... Non vi piace quando cade la sera?

Hazel                          - Non so più quello che mi piace, Zoe.

Zoe                             - Stai male?

Hazel                          - Sono un po' inquieta... Ci sono dei mo­menti in cui proprio non va.

Zoe                             - L'ora che io preferisco è quando si fa sera... La città si fa azzurra dentro la quiete... La] gente passeggia nelle strade... Mi piacerebbe essere fuori a passeggiare... C'è una strada, con le vetrine, e le persone passano nella luce... poi tornano om­bre nella nebbia... l'aria sa già della notte che sta per venire... Sì, è l'ora che preferisco... Pare che la città entri sotto una stazione.

Caterina                      - E' quasi sera... Ma che noia!... Le giornate sono lunghe, eppure il tempo passa così] in fretta... Almeno mi chiamassero domani... Uscire un po'... Qui si soffoca... I muri sono pesanti come piombo... Ma perché sono così triste? Mi fa così male il cuore, Hazel.

Hazel                          - Anche a te? Non so neppure cosa abbia da qualche ora. Anche quando parlo sto ad ascol­tare i rumori nel corridoio... Sto aspettando qual­cosa ed ho paura, anche se non so perché.

Zoe                             - Son successe tante cose, oggi! Siamo stanche.

Hazel                          - Manca l'aria qui dentro: è questo che ci rende così irrequiete. (Guardano verso la finestra con la stessa idea).

Caterina                      - Potremmo spaccare un vetro.

Zoe                             - E se poi la guardiana se ne accorge?

Hazel                          - Diremo che si è rotto durante un bom­bardamento. (Caterina va ad ascoltare alla porta. Zoe si toglie una scarpa) Forza, un colpo secco... (Zoe colpisce. Rumore di un vetro che si infrange. Hazel raccoglie i frantumi e li pone sull'etagere. Zoe ripulisce per terra, sotto la finestra. Tutto molto rapidamente) Ah! Come fa bene un po' d'aria fresca.

Caterina                      - Si respira meglio.

Zoe                             - E' vero... Poco fa ero tutta vuota...

Hazel                          - E' tardi... Spero che Elena torni prima del rancio.

Caterina                      - Cosa si potrebbe fare mentre aspet­tiamo? Sai qualche storia, tu, Zoe?

Zoe                             - No. Solo quella del nano e dell'uccellino. Ma la sapete già.

Caterina                      - Hazel; perché non recitiamo la morte di Margherita nella «Signora dalle camelie», co­me l'altro giorno?

Hazel                          - Ma non ne ho voglia.

Zoe                             - Ti prego, Hazel, accontentaci.

Caterina                      - Ci faresti piacere. Sii buona, Hazel, andiamo... Se la sapessi recitare io, non mi farei pregare... Avanti, Hazel...

Hazel                          - Poi mi prenderete in giro...

Zoe                             - No, anzi.

Hazel                          - Oh Dio, proviamo... Non ne ho voglia, ma non mi va di fare la preziosa... Caterina, tu farai il padre...

Caterina                      - Volentieri... però non so che cosa devo dire. Quando arriva?

Zoe                             - Ma non ti ricordi quando entra a chie­dere che si lasci in pace suo figlio?

Caterina                      - Va bene... Cominciamo, io intanto mi preparo. (Comincia a farsi i pantaloni. Zoe ride).

Hazel                          - Ecco, lei comincia già a ridere.

Caterina                      - Finiscila di scherzare, altrimenti non ci si diverte più. (Si nasconde dietro la tenda) Io sto qui dietro. Così busserò, come a teatro... Pron­to? (Batte tre colpi).

Hazel                          - (con un gran gesto teatrale) Addio, mio caro Armando! (Dolcemente) Mio dolce amore. Come sei bello... come mi piace vedere la tua figura che passa attraverso i raggi del sole... Io so che tu ti volgerai verso di me tra un minuto e quando quell'uccello sarà più alto, le tue labbra sorride­ranno e tu mi farai un cenno con la mano... così... (Fa un cenno con la mano a un Armando ideale).

Caterina                      - (comparendo come in pantaloni) Signora, buongiorno.

Hazel                          - Signore!

Caterina                      - Non vi aspettavate di vedermi.

Hazel                          - Armando è appena uscito. Debbo ri­chiamarlo? Avete appuntamento con lui?

Caterina                      - No. Sono venuto per voi, signora.

Hazel                          - A che cosa debbo l'onore della vostra visita?

Caterina                      - Non siete voi Margherita Gautier, quella che tutti chiamano la Signora dalle camelie?

Hazel                          - Sì... Ma voi chi siete, infine?

Caterina                      - Sono il padre di Armando.

Hazel                          - Oh, signore, come sono contenta di co­noscervi. Mi ha tanto parlato di voi... Sono pro­prio confusa di non avervi riconosciuto... E ora che vi vedo siete proprio come vostro figlio vi ha dipinto ai miei occhi.

Caterina                      - Ciò che ho da dirvi sarà breve.

Hazel                          - Sedetevi su quella poltrona, vi prego.

Caterina                      - No, grazie,

Hazel                          - Volete gradire un rinfresco?

Caterina                      - Troppo gentile. Ma ho il tempo con­tato e verrò al fatto... Sono venuto a dirvi che il vostro ascendente su mio figlio, gli rovinerà l'av­venire, perciò vi chiedo di lasciarlo. E' la sua vita che è in gioco. Mi abbasso a chiedervi di lasciarlo. Non dovrà sapere che sono stato qui... Trovate voi un mezzo per allontanarlo... Voi siete una ragazza perduta, troverete le parole giuste che bisogna dire anche in un caso come questo.

Hazel                          - Signore, voi mi chiedete una cosa im­possibile!

Caterina                      - Vi ricompenserò largamente.

Hazel                          - Ma io, signore, amo vostro figlio!

Caterina                      - Come osate, voi che siete chiamata la Signora dalle camelie, voi che le madri addita­no alle figlie come il più triste degli esempi... La­sciatemi sghignazzare...

Hazel                          - Lo amo! Armando è tutto per me! Egli è qui, inciso nel mìo cuore, dal momento in cui l'ho visto... E' così bello, con i suoi capelli fini, il sorriso così puro...

Caterina                      - Non avete il diritto, voi, di usare oneste parole... Non voglio udire oltre... E alla sua carriera non ci pensate? Non ve ne ha parlato - lui - perché è orgoglioso, ma dopo il suo le­game con voi, l'alta società francese non vuole più riconoscerlo, tutte le porte gli vengono chiuse dinanzi. Presto sarà povero... Addio, signora! Ma­ledico il giorno in cui voi...

Hazel                          - Oh no, non andatevene... Abbiate pietà! Come posso dirvi quanto io lo ami, a voi, suo pa­dre?... Voi non vedete in me che una donna e non potete credere che Armando è per me più della mia stessa vita...

Caterina                      - Vedo che lo amate. Ma se lo amate veramente, lasciatelo. Vado, so che posso contare su di voi.

Hazel                          - Sì.

Caterina                      - Grazie. Vado. (Caterina va a sedersi e ascolta. Zoe sorride).

Hazel                          - Addio, Armando! Ascolta il mio pianto... Ascolta il suono amaro delle mie lacrime che ca­dono... Ah! E' finita... Luna versa il tuo gelido pianto... Sole, nascondi il tuo sorriso eterno, togli dinanzi ai miei occhi la tua chioma bionda... che gli alberi, i prati, e il cielo siano come il mio cuo­re... Che l'aria gravida del mio dolore, si oscuri...

Voce del ragazzo        - Mamma... non ho paura ma dammi tue notizie... (Hazel ha voltato legger­mente la testa dalla parte in cui si ode la voce del ragazzo).

Caterina                      - Va' avanti... (Hazel, turbata, ripren­de a recitare, e poi poco a poco ci si abbandona).

Hazel                          - La mia felicità è finita... Non vedrò più l'uomo per il quale il mio cuore ride e piange... Non sentirò più il calore del suo corpo che adoro... La sua testa sulla mia spalla... il suo occhio e il suo cuore che parlano di me... Non potrò più vivere senza di te... Senza di te sarò come chiusa in un sotterraneo senza luce... Ne morirò... Già al solo pensare di non rivederti più, la paura entra nel mio petto come una malattia che porta la morte... Ho bisogno dì te... Tu sei la mia vita, il mio amore e il mio Dio! Rivederti una volta ancora... Pierre... Pierre... Ricordatelo... Non ne posso più... non ne posso più!... (Si abbatte singhiozzando).

Caterina                      - Hazel, per l'amor di Dio.

Zoe                             - Lasciala.

Hazel                          - Non è niente. M'è passata... (Rumore di chiave nella serratura. Caterina e Zoe si met­tono davanti alla finestra. La porta sì apre, la guar­diana entra spingendo una nuova prigioniera).

La Guardiana              - Hazel Dupuy... Tribunale.

Hazel                          - Io? Subito?

La Guardiana              - Sì, tribunale... Hazel Dupuy.

Hazel                          - Ma come? Vorrei sapere... Mi lasce­ranno?

La Guardiana              - Niente sapere. (Richiude la-porta).

Caterina                      - Ti libereranno, Hazel. Sono contenta per te!

Hazel                          - Non c'era niente contro di me.

Zoe                             - Ti rilasceranno, Hazel... Che fortuna!

Hazel                          - Buongiorno.

Luisa                           - (la nuova prigioniera che è rimasta vicino alla porta) Buongiorno.

Hazel                          - Non ho molto tempo. Sono stata chia­mata. Hai bisogno di qualche cosa?

Luisa                           - Vi prego, non occupatevi di me.

Hazel                          - Bisogna che faccia presto a vestirmi... Caterina, vuoi metterla al corrente tu? Dille a che ora è il caffè, il pane... Insomma dille ciò che bi­sogna sapere.

Caterina                      - Stasera il letto toccherà a te.

Luisa                           - Non vale la pena.

Zoe                             - . Si fa sempre così... Tocca una volta per uno.

Luisa                           - Grazie.

Zoe                             - Vorresti mangiare qualcosa?

Luisa                           - No, non ho fame. Se non vi dispiace vorrei sdraiarmi subito. Sono stanca... Non ho sonno, ma vorrei stendermi.

Caterina                      - Ti senti male?

Luisa                           - No, sono stanca.

Caterina                      - Beh, allora riposati.

Hazel                          - Come sono felice, ragazze. Lo. sentivo sin da stamani che sarebbe successo qualcosa. Ne avevo il presentimento, ma non credevo che fosse questo! Sono tanto contenta che ho perfino paura! Però la guardiana non mi ha detto di prendere con me la roba... Quando liberano, avvertono.

Zoe                             - Vedrai che prima devi andare in tribunale a firmare qualche carta per poter uscire... Ti faranno ritornare qui a prendere la roba. Non preoccuparti, ti prepareremo tutto noi...

Hazel                          - Non ho che il cappotto da prendere... Non me lo sarei mai aspettato.

Caterina                      - Come sei allegra, Hazel! E' la prima volta che ti vedo così... Sei diventata più bella...

Hazel                          - Mi guarderò a casa davanti allo spec­chio... Ho l'impressione di essere invecchiata di un anno ogni mese... Ma non riesco a crederci... Farò come se non sapessi niente, ad ogni modo-Forse tra qualche ora potrei rivedere le strade-Tutto!

Zoe                             - Come ti agiti, anche tu, sempre tanto calma.

Hazel                          - E' vero. Vorrei muovermi subito... Il tempo non passa più pensando che si deve uscire... Venite, voglio abbracciarvi... Poi non ne avrò il tempo.

Zoe                             - Hazel, passa dai miei genitori... Sai l'indi­rizzo.

Caterina                      - E non dimenticarti di me.

Hazel                          - Domani stesso andrò a portare le vostre notizie... Ve lo prometto.

Caterina                      - Gli dirai che penso a lui continua­mente.

Hazel                          - Sì.

Caterina                      - Sarà così contento di vederti... Dio, come gli farai piacere... Fiocinerai alla porta, lui aprirà e gli dirai: «Vengo da parte dir Caterina »... Me lo immagino benissimo... Mi piacerebbe vederlo, quando ti aprirà la porta.

Zoe                             - Ed io quando penso che parlerai con i miei genitori... Vedrai come sono gentili... Di' loro che non è poi così duro, qui: inutile farli stare in pena.

Caterina                      - Gli dirai che lo amo... Stai per es­sere liberata, Hazel, ci pensi? Quando succederà a me, sarà il più bel giorno della mia vita.

Hazel                          - Ho voglia di ridere... di cantare, dì bal­lare... E' come se avessi bevuto... E' tanto tempo che aspettavo questo giorno.

Caterina                      - Quando riapriranno quella porta, potrai correre.

Zoe                             - Come deve essere bello ritrovarsi tutto ad un tratto fuori di qui.

Caterina                      - Io, se uscissi, mi metterei a correre: avrei troppa paura che mi venissero dietro per ri­prendermi.

Hazel                          - Sono proprio contenta, ma mi dispiace per voi. Mi piacerebbe che veniste anche voi, con me.

Zoe                             - E noi che cosa faremo senza di te?

Caterina                      - Già... ci mancherai tanto, Hazel.

Hazel                          - Verrà il momento anche per voi.

Caterina                      - Speriamo.

Hazel                          - Tu, Zoe, ritornerai a casa e continue­rai i tuoi studi... E tu Caterina...

Caterina                      - Oh, io non so più niente... non posso più credere.

Hazel                          - Sarà bello camminare, fuori... Tu an­drai con lui dovunque... E andrai in chiesa con lui e vi sposerete come hai detto.

Caterina                      - Mi fai ridere, Hazel, e anche male al cuore... Ho paura di restare qui per chissà quanto tempo, o di essere mandata in un campo senza poter ritornare...

Zoe                             - Sei stupida a pensare così... Aspettiamo che se ne sia andata a lamentarci... E' l'ultimo giorno che è con noi!

Hazel                          - Ti assicuro che non sarà così difficile se non ti farai il sangue cattivo... Cerca di essere meno nervosa... Non hai idea come deprima... Pre­sto sarai libera e non penserai più a tutto questo...

Caterina                      - Speriamolo, Hazel... Io non potrei restare per molto qui dentro, finirei pazza dalla paura... Ci sono dei giorni in cui sento come si possa diventare pazzi... Almeno mi chiamassero all'in­terrogatorio.

Hazel                          - Ecco fatto, son pronta. Quando farete il pacchetto della mia roba, non metteteci quel po' di roba da mangiare. Dividetela fra voi. Tenetevi anche la mia coperta e le lenzuola... Metteteci solo quelle mie quattro cose... Però mi preoccupa il fatto che non abbia detto di prepararle, la guardiana.

Zoe                             - Se lo sarà dimenticato. Lo sai che non si interessa di quelle che escono.

Hazel                          - Già! Ma ora che cosa aspetta? Quanto sarà che è venuta? Sarà un'ora? Dovrebbero ritor­nare...

Zoe                             - Hai fretta di lasciarci... Ti capisco.

Hazel                          - Oh credi, non è questo... Solo che co­mincio ad aver paura. Questa attesa mi snerva... Se la guardiana fosse al mio posto, capirebbe. Sen­tite, ho un messaggio da trasmettere, lo manderete voi... (Si ricorda della nuova prigioniera coricata sul letto e le si avvicina) Stai meglio?

Zoe                             - Dorme.

Hazel                          - Quando penso che sono arrivata anch'io, così, come lei... son più di cinque mesi ormai! Sentite, ecco il messaggio... Direte: «Hazel è uscita e abbraccia Pierre». Non dimenticatelo, è molto importante.

Zoe                             - Lo trasmetteremo domani mattina.

 

Hazel                          - Aspettate due o tre giorni... Cercherò di mandarvi un messaggio subito dopo il tribunale, quando saprò se sarò libera o no. E' per mio marito.

Caterina                      - Non dirci nulla, Hazel... non ci ri­guarda.

Zoe                             - Vero, Caterina ha ragione... Qualche volta si parla senza farci attenzione e poi si hanno delle storie senza saper come. Ce lo hai insegnato pro­prio tu, Hazel.

Hazel                          - Già... avete ragione... Da questa mat­tina in poi non ho fatto che sciocchezze. Ma infine non importa... Ad ogni modo aspettate qualche giorno prima dì trasmetterlo.

Caterina                      - Non stare in piedi, Hazel. Ti stan­cherai per nulla.

Hazel                          - Dio, quanto tempo!

Voce del ragazzo        - Mamma, sarò bravo... tu lo sai... ma voglio tue notizie... Mamma, avrò co­raggio, ma voglio tue notizie...

Luisa                           - (si sveglia) Chi è?

Hazel                          - Non farci caso.

Luisa                           - Ho creduto che stessero per strozzare qualcuno. Ho avuto paura.

Hazel                          - E' un ragazzo che grida, dall'altra parte.

Luisa                           - Chi hanno chiamato quando sono en­trata io?

Hazel                          - Me. Credo che mi abbiano chiamata per liberarmi.

Luisa                           - Che fortuna! Sei contenta?

Hazel                          - Puoi immaginartelo! Giorno di festa. Caterina fai le presentazioni. (Hazel va alla porta per ascoltare).

Caterina                      - Ti presento Hazel e Zoe. Io sono Ca­terina. (Ridono insieme).

Luisa                           - Felicissima. Io sono Luisa.

Caterina                      - Ah, Luisa...

Luisa                           - Perché?

Caterina                      - Oh, niente, pensavo a una cosa... Quando ti hanno arrestata?

Luisa                           - Ma... io non...

Zoe                             - Sei indiscreta, Caterina. Non farci caso, Luisa, Caterina ha sempre voglia di chiacchierare.

Hazel                          - E non hai un messaggio per fuori, anche tu?

Luisa                           - Te ne sarei grata... molto... Se non ti dispiace dovresti chiedere al signor Montabet, in rue de Bougie 8, di mandarmi una sottana e una camicetta, qualcosa... Capirà che è per me.

Caterina                      - Che è per Luisa Maucaire, non è vero?

Luisa                           - Come fai a saperlo?

Caterina                      - Ah, perché è vero?

Hazel                          - Tu sei Luisa Maucaire?

Caterina                      - Avevo ragione di avere i miei so­spetti, Hazel.

Luisa                           - Io non ho fatto nulla. Cosa volete dire? Non ho niente a che fare con voi. Non è colpa mia se mi hanno cambiato di cella e mi hanno ficcato qui... Cosa volete dire? (Tre colpi battuti in alto).

Hazel                          - Zoe, svelta, rispondi: sarà Odilla: Ma­rion deve essere tornata.

Luisa                           - Ma io vorrei saperlo... cosa... cosa ho fatto.

Hazel                          - Non prendertela. E' che abbiamo già sentito parlare di te.

Caterina                      - Bella roba, quella vostra Elena... quando ve lo dicevo io... Ero sicura che avrebbe compromesso qualcuno... La strozzerei...

Luisa                           - Chi vi ha parlato di me?

Hazel                          - Non conosci nessuno che si chiami Elena? (Zoe ha picchiato tre colpi e aspetta).

Luisa                           - Elena? Una ne conosco, sì... perché?

Caterina                      - Non è difficile a capire. Questa Ele­na ci ha parlato di voi, stamattina... per certe sue cose personali le hanno chiesto il nome di qual­cuno e quella aveva pensato a voi... Se siete qui, è colpa sua.

Zoe                             - Pronto... pronto... Qui Zoe... No, non è ancora tornata... C'è una novità. Ascoltate... Una bella sorpresa: Hazel sta per essere rilasciata... L'hanno chiamata.... La sua questione è chiusa già sin da ieri... Non hanno trovato nulla contro di lei... Se l'hanno chiamata è per rilasciarla... Datele indirizzi e messaggi...

Luisa                           - Elena, eh sì... la conosco... E cosa ha detto?

Hazel                          - Zoe...

Zoe                             - (al tubo) Aspettate un attimo! (A Hazel) Cosa?

Hazel                          - Di' che manderò qualcuno a fare le visite. Io potrei essere pedinata quando esco di casa e non voglio fare sciocchezze... Di' che le ab­braccio.

Zoe                             - Ci sei Odilla? (A Hazel) Zitta, Hazel. (A Odilla) Come? Sì, aspetto... Fai presto...

Luisa                           - Ebbene...

Hazel                          - Cosa succede?

Zoe                             - Non lo so. Marion è ritornata... Ha un messaggio per te...

Hazel                          - Che si sbrighi; la guardiana sarà qui da un momento all'altro. (Tre colpi battono in alto alla fine della frase).

Caterina                      - Quando lo dicevo io, Hazel, voi non volevate credere...

Hazel                          - Hai ragione, Caterina... Zitta...

Zoe                             - Pronto... Pronto... Ascolto, sì... Qui Zoe.., Ciao, Marion... Spicciati, la guardiana sta per ve­nire... Ma sei pazza, Marion!

Hazel                          - Cos'ha detto?

Zoe                             - Sì, ho capito. E da chi lo hai saputo tu? E credi che sia vero?

Hazel                          - Zoe... Zoe...

Zoe                             - Sì, glielo dico subito... Ciao...

Caterina                      - Allora cosa c'è?

Hazel ---------------- - Hai un viso da funerale.

Zoe                             - Non so come dirtelo... Hazel...

Hazel                          - Ma infine!

Zoe                             - Come mi dispiace, Hazel!

Caterina                      - Parla Zoe, per l'amor di Dio... Sei pallida come una morta...

Hazel                          - Cosa aspetti, Zoe? Non farmi paura! Dimmi cosa succede, Zoe!

Zoe                             - Elena ti ha denunciata... Marion mi ha incaricato di prevenirti. L'ha saputo dal padre stes­so di Elena mentre tornavano nel carrozzone.

Hazel                          - No, non è possibile... Sei sicura di quel­lo che dici? Ma parla, invece di guardarmi a quel modo.

Zoe                             - Nel carrozzone c'era anche il padre di Elena.

Hazel                          - Sì... E cosa ha detto?

Zoe                             - Si è messo a gridare che sua figlia aveva denunciato una prigioniera chiamata Hazel e suo marito! Gridava perché vi avvertissero... (Silenzio).

Hazel                          - Ah! Mio Dio, è colpa mia... Cosa posso fare?... Cosa ho fatto... Ma non può essere vero... non può essere possibile... Mio caro!... Mio caro!...

Zoe                             - Hazel, calmati! Rifletti prima che ti ven­gano a prendere...

Caterina                      - Forse è possibile rimediare...

Hazel                          - Rimediare? Ma è finita!... Capite quel­lo che ha fatto? Ah! Se l'avessi un attimo nelle mani; con le unghie le farei uscire la lingua di bocca! Vorrei vederla crepare in un angolo... Mi ha fatto parlare ed io le ho consegnato mio marito... Ma perché tutto questo? Perché ho parlato? Pier­re... Pierre... E' terribile! Cosa gli faranno ora? Se potessi essere accanto a te! Lo porteranno lontano... "Vorrei che mi scoppiasse la testa... che le mie la­crime fossero sangue... Vorrei piangere, sino a mo­rire...

Caterina                      - Hazel, per l'amor di Dio... Hazel, calmati...

Zoe                             - Lasciala stare.

Caterina                      - Avrà mandato un messaggio a tuo marito per avvertirlo.

Hazel                          - Dove sei? Io ho tanto bisogno di te... Tu sapessi, dopo questi mesi eterni... E resistere tanto per arrivare a questo... per colpa mia... Cosa posso fare? Non voglio che sia lui a scontare... La­sciatelo... Non voglio che lo tocchino ancora... Lo hanno già picchiato abbastanza... Il tuo sorriso sen­za denti... Il tuo bel sorriso... Ah, mìo Dio, che cosa è successo! Che cosa ho fatto!

Voce del ragazzo        - Mamma... Sarò bravo, ma voglio tue notizie... Mamma... voglio tue notizie!

Una voce                    - Piantala!

Hazel                          - Mi scoppia la testa!

Caterina                      - Oh, povera Hazel!

Hazel                          - Non sono da compiangere... E' per col- j pa mia... E poi non piangere! Non posso soppor­tare le tue lacrime!

Caterina                      - Io non voglio piangere.

Hazel                          - Non fate caso a me.

Caterina                      - Ma cosa faranno ora?

Hazel                          - Non mi importa sapere se mi uccide­ranno e come mi uccideranno... Il supplizio più atroce è di non sapere se lui è vivo o è morto. Ora non temo più per la mia vita. Dio, come tutto è crollato di colpo... Colpa mia... Non mi sarei mai aspettata una cosa simile da lei... Mai avrei cre­duto che potesse ripetere queste cose... Ah, come sono stupida!

Voce del ragazzo        - Mamma... mamma... Voglio tue notizie...

Voce di donna            - Attenzione... Messaggio impor­tante... Attenzione... Messaggio importante... Diffi­date... C'è una spia... (Luisa si alza, guarda le al­tre e va verso la porta. Nello stesso momento rumo­re della chiave nella serratura).

Hazel                          - Tocca a me... Arrivederci... (La porta si apre e la guardiana appare).

La Guardiana              - Luisa Matteaire, presto, in tri­bunale... (La porta si richiude dietro Luisa).

Zoe                             - Forse verranno a prenderti domani.

Voce del ragazzo        - Mamma... voglio tue noti­zie... Mamma... non ho paura, lo sai, ma voglio tue notizie...

Una voce                    - Crepa!

Altra voce                   - Te la chiuderanno la bocca... La­sciaci in pace.

Caterina                      - Hazel...

Hazel                          - Un momento... Infine cosa ha potuto dire?... Che mio marito è qui, sì... Ah, ora capisco...

Caterina                      - Hai un'idea?

Hazel                          - Sì, capisco... Ma non sanno chi è mio marito... Quella maledetta non ha potuto dire chi è, perché è qui sotto un nome falso... Non hanno la sua fotografia... ho bruciato tutto da tanto tem­po... Non conoscono che il suo nome vero... Ecco... Ora sanno da lei che è qui ma non sanno chi sia... Solo io lo so...

Caterina                      - Hazel! Hazel! Ma cosa faranno a te per saperlo?

Hazel                          - Cosa mi faranno? Lo sai bene... Pier­re... Pierre, dammi un po' di coraggio!

Caterina                      - Dio, Hazel, sto male! Non è possi­bile...

Zoe                             - Ma taci! Lasciamola riposare.

Hazel                          - No, no... restate accanto a me. Cate­rina non piangere, non sono da compiangere. E' tutta colpa mia. Ho parlato senza fare attenzione... Zoe...

Zoe                             - Sì...

Hazel                          - Cosa fecero a Marcella?

Zoe                             - Non pensarci.

Hazel                          - La picchiarono a lungo, a lungo e poi...

Caterina                      - Hazel, taci!

Voce del ragazzo        - Mamma... dammi tue no­tizie... sarò bravo... ma voglio tue notizie...

Hazel                          - Oh, Dio... Almeno m'ammazzassero su­bito!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa scena de gli altri atti.

 (E' la fine del giorno. La cella è oscura. I pa­gliericci sono sistemati per la notte. Zoe è sdraiata, Caterina cuce. Hazel è alla finestra. Zoe e Caterina parlano sottovoce).

Voce di donna            - Adriana è tornata dall'interro­gatorio e manda un saluto ai suoi amici... Morale alto... Spera sempre... Roberto invia baci a Yvonne... Buona salute e morale alto... Attenzione... Messaggio importante... Diffidate, c'è una spia nei dintorni...

Caterina                      - Hazel... Hazel... Stai meglio?

Zoe                             - Non disturbarla.

Caterina                      - Poveretta! Che ora può essere? Vor­rei che quella donna cantasse anche stasera. Di solito a quest'ora canta. O forse sarà all'interro­gatorio... Chi lo sa? Ti ricordi l'aria tu, Zoe?

Zoe                             - No.

Caterina                      - Peccato... Io ho molto orecchio per la musica... Mi piacerebbe avere una bella voce come lei... Una voce che mette malinconia... Deb­bono sentirla dovunque.... E dove sarà il mio amo­re? Come deve essere contento! Se fosse potuto entrare sin qui nella cella, l'avremmo nascosto, vero, Zoe?... Cos'hai, Zoe, che non ti sento più? E' peggio di una tomba, qui...

Zoe                             - Ti ascolto.

Caterina                      - Smetto perché non ci vedo più... Ho le mani di ghiaccio... E le guance che scottano... E' perché sono debole... Non come mia madre: a volte mia madre cuce tutta la notte sino alla mat­tina... Rammenda la biancheria che è un amore. Non si distingue più dove sia il rammendo... E sai perché? Perché invece di adoperare il filo, adopera i suoi capelli... Ah! Zoe... Zoe... rispondimi, mi an­noio... E' come se fossi sola...

Voce del ragazzo        - Mamma... non ho paura... Avrò coraggio...

Zoe                             - Sì.

Caterina                      - Quando ero piccola, sognavo che a forza di strapparsi i capelli la mamma rimaneva tutta calva... Ah! Comincia proprio a farsi buio... Com'è lungo aspettare, aspettare sempre... Zoe, guarda là, in alto, alla finestra!... Zoe, stammi un poco vicino...

Zoe                             - Ma stai calma; due minuti almeno!

Caterina                      - Zoe...

Zoe                             - Sì...

Caterina                      - Ho paura... E' così buio...

Zoe                             - Ma di che cosa hai paura?

Caterina                      - Di nulla...

Zoe                             - Bene, allora stai zitta!

Caterina                      - Non posso stare senza parlare, Zoe: ho paura dei fantasmi... Ho paura di quella male­detta finestra.

Zoe                             - Sta' tranquilla son qui io, accanto a te.

Caterina                      - Sì, Zoe. Fortuna che tu sei qui... se tossi sola! Avrei tanta paura che non mi trovereb­bero più. Ho terrore della notte... Zoe, senti?... I passi nel corridoio... Li senti? Cosa sono questi passi?

Zoe                             - Non è niente, ti sbagli.

Caterina                      - E io lì sento. Sono le pantofole del­la guardiana?

Zoe                             - Da quando sei venuta, hai fatto diven­tare paurosa anche me. Finiscila di farmi sudare freddo con i tuoi fantasmi e il tuo rumore di pas­si... Dormi.

Caterina                      - Sei cattiva, Zoe! Io, anche se de­bole, ho cercato dì essere gentile con te per tutto il giorno, ed ecco come mi ripaghi.

Zoe                             - Bene, scusami, Caterina. Ma lasciamo riposare Hazel, ora.

Caterina                      - Sì... No. Non posso, veramente non posso... e non per colpa mia... Questo silenzio-Perche non si muove? Chiamala, Zoe... non bisogna lasciarla sola. "Hazel, Hazel... possiamo parlare senza disturbarti? Vedi, che non sente? Possiamo parlare piano.

Zoe                             - Cos'hai da dire?

Caterina                      - Ma niente... Vorrei solo parlare... Possiamo parlare tutte e due senza disturbarla.

Zoe                             - Meglio lasciarla un po' in pace.

Caterina                      - Come l'hai trovata, tu?

Zoe                             - Chi?

Caterina                      - La nuova venuta! Luisa. Ha un'aria strana... Non mi va troppo quella ragazza... Stringe la mano in modo poco simpatico... poco leale... Io non mi fiderei troppo di lei... E poi, è curioso che l'abbiano messa qui con noi, nella stessa cella dì Elena...

Zoe                             - Me lo racconterai domani. Per oggi ba­sta con la maldicenza, Caterina.

Caterina                      - Come sei stupida! Non si può mai essere sincere con te... Maldicenza...

Zoe                             - Bene, allora stai zitta.

Caterina                      - (forte) No! (Di nuovo sussurrando) Non mi piace il silenzio... Non posso stare senza parlare ne muovermi tutto il giorno, io! Non sono un sasso... Tu vorresti tutte sorde e mute... Sei im­possibile, tu; sei un'ipocrita! Si vede che non sei infelice, tu! Credi forse di aiutare così Hazel a cavarsela?

Zoe                             - Non mi seccare!

Voce del ragazzo        - Mamma... dammi tue noti­zie, mamma... avrò coraggio...

Caterina                      - No, Zoe, no... Resta accanto a me... Ti chiedo scusa, davvero... Zoe, rimani qui... altri­menti mi metterò a gridare... Mi sento male-tanto sola...

Zoe                             - Non ne posso più... non sono più libera neppure di muovermi...

Hazel                          - Cosa c'è?

Zoe                             - Niente... Non farci caso, stiamo litigando unpo', per passare il tempo.

Caterina                      - Stai un po' meglio Hazel?

Hazel                          - Stavo pensando a qualcosa... Ma non capisco... E' successo qualcosa, ho la sensazione che... Perché non mi sono venuti più a prendere? La guardiana avrebbe dovuto venirmi a prendere già da tanto tempo... E ora è troppo tardi, spero... Qualcosa è successo. Ma che cosa? che cosa?

Caterina                      - Hai trovato qualcosa a proposito di Elena?

Hazel                          - No...

Voce di donna            - Un saluto di Francesco agli amici... Fate continuare il messaggio, per piacere.

Hazel                          - La guardiana mi ha chiamato... Quella Luisa è entrata... Che cosa è successo nel frattempo?

Voce del ragazzo        - Mamma... Mamma... dammi tue notizie...

Hazel                          - Caterina, quand'è che ci hai parlato di quel messaggio e C'è una spia...».

Caterina                      - Non lo so proprio.

Zoe                             - Neppure io mi ricordo. Perché?

Hazel                          - Cerca di ricordarti... qualcosa mi ave­va colpito, ma che cosa?! Ho la testa così pesan­te... Ma è più avanti... più avanti... La porta si apre... La guardiana chiama Luisa Maucaire... Sì, e Luisa era già vicina alla porta... No, non è al­lora: prima... Ora mi ricordo... Ma no... Tu non hai notato niente, Zoe?... Sono completamente vuo­ta... Ho guardato Luisa Maucaire... e Luisa Mau­caire mi ha guardato... Caterina, non è a questo punto che avete parlato del messaggio?... No, con­fondo... Ma tanto non conoscono il suo nome fai- I so... Questo è quello che importa.

Caterina                      - E che cosa farai, Hazel?

Hazel                          - Che cosa? E cosa vuoi che faccia? Aspetto... Verranno a prendermi durante la notte... a meno che... Oh, ed io avevo tanta fiducia di... Come ho potuto sbagliarmi sino a questo punto?... Perché ho parlato? Merito la morte, come lei. Mi battano pure... mi tormentino pure... Urlerò di dolore, con gioia... ma lui, lui no.

Caterina                      - Ah, ma se quella maledetta ritorna! I Non tornerà più, lo so... Sa cosa l'aspetterebbe... Avrà chiesto di cambiar cella... Ma io ve lo dicevo, io ve l'ho detto sempre... Elena è bella, in apparenza... Io ho sempre diffidato di lei.

Hazel                          - Taci! non voglio più sentire il suo nome,

Caterina                      - Hazel, ascolta... Come, non sentite I fuori?... E' Elena! Riconosco il passo...

Hazel                          - Elena?

Caterina                      - Ma sì, eccola, eccola, vedrete!

Hazel                          - Zitte... Caterina, se è veramente lei vi chiedo dì rimanere in silenzio... inteso?... Capirà, allora... e parlerà.

Caterina                      - Eccola... silenzio! (Rumore della chiave nella serratura. La guardiana appare. Elena entra. La porta si richiude).

Elena                           -  Buona sera... E' tardi... Non riesco a j vedere più nulla. Dio, non vedo più nulla... Nel cor­ridoio c'è tanta luce e qui fa così buio, sono come cieca. Hazel, dove sei?

Voce del ragazzo        - Mamma... mamma... Dammi tue notizie...

Elena                          -  Sono contenta di essere qui. Non ne potevo più dalla fatica... Dormi Hazel? Oh, sei tu... Dio, perché mi guardate così? Rispondete.

Voce di donna            - Marcello è tor­nato dal tribuna­le, e saluta i com­pagni. Baci a Do­lores. Coraggio, compagne.

Voce del ragaz­zo        - Mamma... Mamma... voglio tue notizie.. Perché mi guardate in quel modo? E' uno scherzo? Se non fossi già per metà morta mi farebbero pau­ra, questa sera, quelle vostre teste... sembrano quel­le dei giudici... Smettete, vi prego... Non volete parlare? Hazel, Zoe, rispondetemi, cosa vi prende? Non ne posso più, sono come morta e volete farmi paura... Cosa vuol dire quel sorriso, Caterina? Mi vergogno di voi... Per pietà, rispondetemi... O sono in un incubo? Ma mi sento parlare, so che mi in tendete, allora perché non rispondete? Cosa è suc­cesso? Per tutta la giornata mi sono sentita così misera, non riuscivo più neppure ad avere pietà di me stessa, non avevo neppure la forza di pian­gere ancora... Vengo qui, desideravo trovarmi tra voi, accanto a tutte voi... Siete spietate! Fucile­ranno mio padre, capite!... Hazel... con quel viso freddo... E tu, Zoe? Tu, Caterina, sapevo che eri cattiva, ma non sino a questo punto... Non volete parlare con me?... Ma cosa vi ho fatto? Cosa vi è successo? Non dimenticherò mai più i vostri visi... Sono orribili... Mi fanno orrore... Niente potrà giu­stificare la vostra crudeltà... Hazel, questa mattina sono arrivata nel corridoio... C'era mio padre... mio padre era già là, come avevi detto tu... Per terra... un po' più in là giaceva una donna... Era guardata da due soldati... Sono rimasta accanto a mio pa­dre... a un metro forse... Era come un estraneo, con me... Non ha voluto rivolgermi la parola... Non puoi sapere come ho sofferto... Gli ho detto che era condannato a morte per causa mia... Tutto gli ho detto, perché comprendesse... Mi ha ascoltato senza il minimo gesto, come voi... Parlavo... parlavo senza pensare... volevo dimostrargli che ero pronta a fare qualunque cosa per lui, ma lui capiva che tutto quello che io dicevo era falso... Mi guardava e non diceva una parola... Non potevo più soppor­tare il suo sguardo, perché mentivo... Ha già gli occhi senza vita, come i vecchi che sanno e aspet­tano di morire... Gli ho parlato di te... Mi ascolti, Hazel?... Gli ho detto che conoscevo una prigio­niera che mi aveva aiutato... Gli ho raccontato la tua storia, gli ho anche mentito un poco... Non so neppure più quello che gli ho detto di preciso-Tutto era così assurdo, ora me ne rendo conto... Volevo solo parlare, parlare, non importa di cosa... Come sono stanca... Siete terribili! Cosa vi ho fatto? Avevo tanto bisogno di voi... Non ha parlato mai... non ha detto una sola parola... Poi son venuti a prendermi, mi hanno fatto entrare nell'ufficio del­l'ispettore... Pensavo a te. Hazel... quegli uffici... l'ispet­tore dettava a voce alta una lista di gente da arrestare, e la dattilografa batteva a mac­china... Io stavo davanti alla scrivania, egli mi guardava con un sorriso!... parlava svel­to e sorrideva... Dettava nomi, indirizzi ; la dattilografa è uscita. Io sono rimasta In piedi. Ho detto che non co­noscevo nessuno... Mi sono  morsa le labbra a sangue... Sono uscita... Mio pa­dre non c'era più... I soldati avevano fatto alzare la donna... aveva un po' di sangue alla bocca-anche lei... Quel silenzio... Non ne posso più, sono sfinita... Non posso neppur piangere... Hazel, tu hai ucciso qualcosa in me... Non lo dimenticherò mai... mi restava così poco... e tu mi hai tolto an­che quel poco... Questa mattina io ti ho parlato, non volevo dirti quello che avevo pensato, ma l'ho fatto... Ho capito subito però che avevo torto a farlo, dal momento stesso in cui ho aperto bocca... Ci sono cose che si debbono tener solo per sé, specialmente in prigione... Ma tu non puoi capire in quale solitudine ero caduta questa mattina... Io mi sono messa nuda dinanzi a te e tu non hai avuto fiducia perché hai intravisto qualcosa di sporco... E' così, non è vero? E tu, Caterina, tu ascoltavi, no? ora lo so... Avete potuto credere dun­que che io avrei fatto... Ma è proprio perché ti ho ascoltato, Hazel, che non ho detto niente... Non ti chiedevo che un poco di generosità. Ho avuto torto... Vuol dire che ho parlato ad un'altra per­sona... Non ti riconosco più, Hazel... Non mi sen­ti? Ma parla, se hai qualcosa contro di me, dilla!... Cosa vi ho fatto?... Non volete parlare?... Pazze, pazze tutte quante... Con le vostre facce di pietra... Quell'aria da ispettori... Avanti, ditelo dunque... ditelo, che il vostro silenzio mi soffoca! (Si stende sul letto).

Caterina                      - Il letto è riservato a Luisa Mau­caire.

Elena                           -  Cosa? Non scherzare, Caterina! Ti ho detto in che stato sono, non cominciare con i tuoi scherzi... Sei contenta, eh? Oh, lo sento benissimo... Ridi... ridi, dunque... Siete così felici!

Hazel                          - Sei una canaglia!

Elena                           -  Hazel! Perché mi insulti?

Hazel                          - Sono calma, Elena! Meglio per te non essere ritornata che a sera... Ti avrei fatta a pezzi, tanto ti odiavo... Tu mi hai denunciata, e hai de­nunciato mio marito e anche quella povera Luisa Maucaire... che è qui, nella nostra stessa cella... Sappiamo tutto, abbiamo saputo tutto oggi... Avan­ti, continua... hai cominciato, puoi continuare.

Voce del ragazzo        - Mamma... dammi tue no­tizie... Mamma, avrò coraggio, ma dammi tue no­tizie...

Hazel                          - Non hai neppure il coraggio di con­fessarti... Che cosa hai detto? Non ti toccherò, non ti farò niente, te lo prometto... dimenticherò... di­menticheremo tutto quello che hai fatto, ma par­la... Bisogna che cerchi di salvarci... Avanti, dim­mi cosa hai detto all'ispettore.

Zoe                             - Parla, Elena, difenditi se puoi, hai un'a­ria così colpevole...

Elena                           -  Ti ascolto, Hazel, ti ascolto, ma non capisco... tu credi a questa storia?... Mi hai schiac­ciata... Non posso dirti più nulla.

Caterina                      - Credi forse di commuoverci con le tue lacrime?

Elena                           -  Falla tacere, te ne supplico!... Falla ta­cere, Hazel, tanto non saprà nulla da me. Tu, Hazel, apri gli occhi, sei in errore... Io non so e non voglio sapere come è successo... Mìo padre, te l'ho già detto, sarà fucilato... Mio padre! Sarà fu­cilato per colpa mia... Non ne posso più, non ne posso più... Lasciatemi in pace... vi sbagliate... e non mi interessa... Vi domando solo di avere un po' di pietà...

Hazel                          - Riconosci almeno quello che hai fatto, Elena: inutile recitare la commedia a noi... Spie­gati, piuttosto.

Elena                           -  Finitela di torturarmi... Difendermi, io? Me ne infischio io, me ne infischio di morire... ho sete di morire... ma non ti riconosco più, Hazel, te l'ho già detto e te lo ripeto.

Caterina                      - Allora, secondo te, anche l'arresto di Luisa Maucaire è una coincidenza?

Elena                           -  Avete inventato quella storia per tor­turarmi.

Hazel                          - Come sei vile, Elena... Credevo che lo avessi fatto per tuo padre, ma ora capisco di più... Non è per debolezza, non per denaro che ti hanno vinta... Sei tu stessa che ti sei data a loro, per far male... Non si tratta più di quello che hai fatto, ma di quello che potevi fare... Bastava che mi avessi avvertita del male che ci avevi fatto… Ma invece tante lacrime, tante finzioni, tutta quel­la disperazione! Ti detesto... sei orribile... Ti con­cedo sino a domani per parlarmi... Domani io an­drò in tribunale. E anche se non mi porteranno più in questa cella, ti ritroverò lo stesso.

Voce di donna            - Un saluto di Luigi ad Andrea... Morale alto... Ritornato dall'interrogatorio... Co­raggio... Ginevra saluta Francesco. Domanda sem­pre notizie. I compagni rispondano se possibile...

Voce del ragazzo        - Mamma... dammi... dammi tue notizie... Non ho paura... Avrò coraggio...

Hazel                          - Ti ritroverò qualunque cosa succeda, qualunque cosa possa succedermi.

Caterina                      - Là sopra ci sono dei pezzi di vetro... ci si potrebbe ferire, questa notte...

Zoe                             - Caterina!

Caterina                      - Cosa?

Zoe                             - Tu sei... Tu non hai il diritto... (Mentre Zoe parla, Elena si è alzata per prendere un pezzo di vetro, poi si è coricata di nuovo) Ah, mi fai or­rore, tu... sei ubriaca di parole, di fantasmi, di paura... Non hai il diritto di giudicare Elena, tu... Te lo proibisco... Tutta quella storia non ci ri­guarda... Tu ti ubriachi dell'infelicità degli altri... La gelosia non ti dà pace...

Caterina                      - Zoe taci, diventi pazza anche tu?

Zoe                             - E' da questa mattina che ti ascolto. Non mi sbaglio-, Caterina- è il solo motivo che ti spinge in questa... Hazel, sono fuori di me, non capisco più... bisogna che parli, sto male... Invece di cercare di chiarire le cose non hai fatto che perderti dì più, Hazel. Voglio aver fiducia in Elena, io, sino alla fine. Non sappiamo di lei, che quello che ci ha detto Marion... Non dimenticarlo.

 

Caterina                      - Ah, tu la prendi ancora per una piccola santa! Ti aspetti ancora qualcosa da lei, Zoe? Vuoi che denunci anche te dopo averti car­pito qualche confidenza?

Zoe                             - Dimmi, Caterina, quanti giorni sei sta­ta nell'ufficio matricola o altrove, subito dopo il tuo arresto?

Caterina                      - Non capisco.

Zoe                             - Sì... quanto tempo è passato dal tuo ar­resto sino al tuo ingresso in questa cella?

Voce di donna            - Messaggio importante per Vit­torio da parte di Pierrette... Parto e ti abbraccio forte... Buona salute, morale alto...

Caterina                      - Un giorno.

Zoe                             - E tu, Hazel?

Hazel                          - Due giorni.

Zoe                             - Mi hanno arrestata nelle prime ore del pomeriggio e non sono entrata in cella che il gior­no dopo... Come si può dire che questa Luisa Maucaire sia stata denunciata da Elena stamani? Mi capisci, Hazel? Viene arrestata in mattinata! e non passa né alla matricola né altrove e la por­tano qui direttamente, nella stessa cella di chi l'ha denunciata... Non è possibile, via, riflettiamo, Hazel... Se l'avessero arrestata stamani, l'avreb­bero tenuta giù almeno un giorno. E poi credi che l'avrebbero messa nella stessa cella di Elena? No, non ci credo.

Caterina                      - Questo prova, se mai, che l'aveva denunciata prima, durante l'altro interrogatorio. .

Zoe                             - Il tuo discorso non sta in piedi, Caterina.

Caterina                      - Anzi, ora che mi ricordo... prima di essere chiamata per andare in tribunale, Lui­sa Maucaire ha detto: « Non è colpa mia se mi hanno cambiato di cella»... Se cerchi di difen­dere quella delinquente, sbagli... Paresti meglio a pregare per lei.

Zoe                             - E' assurdo, Hazel... riconosci che hai fat­to troppo presto ad accusarla.

Voce di donna            - Un saluto di Adriana a Fran­cesco... Sempre morale alto... Si chiedono notizie di Margherita Mouriez... E' urgente... Fate prose­guire il messaggio per piacere.

Hazel                          - Capisco che vuoi difenderla, Zoe-ma io non vedo la cosa come te... Se anche l'ar­rivo dì Luisa Maucaire fosse una pura coinciden­za, questo non cancella il resto... E poi è a te che Marion ha detto la cosa... «Il padre di Elena ac­cusa sua figlia dì denunciare una compagna chia­mata Hazel e suo marito »... Ha detto così Marion, no? Non è chiaro, questo?

Zoe                             - Ma non gridare, Hazel!

Hazel                          - « Il padre di Elena accusa sua figlia di aver denunciato una compagna chiamata Ha­zel, insieme a suo marito...». Sei nella luna o in questa cella per aver ancora dei dubbi? Io non sono diventata pazza, per ora.

Elena                           -  Marion ha detto questo?

Hazel                          - Sì, tornando dall'interrogatorio, nel carrozzone... Dunque vedi che è mutile, Elena.. Parla, non continuare a negare.

Elena                           -  Non mi crederesti, Hazel... Ero perdu­ta... Non sapevo più cosa inventare per dargli un poco di speranza... Ho parlato di te, improvvisa­mente... Gli avevo appena raccontato la tua sto­ria e gli ho detto anche quello che mi aveva pro­posto l'ispettore... Gliel'ho detto... che avrei fatto qualunque cosa per lui... « Darò Hazel e suo ma­rito per la tua vita»... Sì, l'ho detto... Era falso... sono debole... è vero, ma volevo che mi dicesse al­meno una parola... Mi vergognavo, Hazel, ma non sapevo cosa fare per strappargli almeno una pa­rola di addio...Ecco... Mio padre l'ha creduto, dav­vero... Perché ha gridato?... Non cercare altro, Hazel, te Io ripeto: ero perduta, ero pazza... Ec­co tutto.

Hazel                          - Mi prendi forse per un'imbecille, di'? Come puoi raccontarmi delle stupidaggini simili? Se non mi trattenessi ti sbatterei la testa contro il muro per farti gridare come una bestia... Avan­ti, confessa... Poi sei entrata dall'ispettore, hai fatto il mio nome e hai dato le informazioni che sapevi.

Caterina                      - Rispondi, maledetta che non sei altro...

Hazel                          - E va bene, Elena: abbiamo tempo sino all'alba... Tu, Caterina, vai a letto e stai tranquilla.

Zoe                             - Meglio che nasconda questi vetri nel mio pagliericcio... (Caterina si corica. Elena è distesa sul letto. Hazel non si muove. Zoe prega. Elena ha un lamento, poi...).

Elena                           -  Hazel... Hazel..

Caterina                      - Non seccare!

Elena                           -  Oh, non ho fatto nulla, domani ve ne accorgerete... non ho fatto nulla, non ho detto nulla per salvarlo...

Hazel                          - Non mi interessa.

Elena                           -  Dimenticate, dimenticate... io non ti serbo rancore, io... Se sapeste come vi voglio be­ne! E se non ho parlato è proprio grazie a te, Ha­zel, altrimenti so che l'avrei denunciata... Hazel, non è passato un minuto senza che avessi il tuo volto dinanzi a me... tutto il giorno i tuoi occhi mi hanno guardata... Hazel, mi parlerai ancora come prima?... Sono stata debole, confesso, ma non ho fatto nulla di male... Anche se tutto è con­tro di me... Sì, è tutto ben calcolato... Ma non mi importa! Come sei cambiata, Hazel!

Voce del ragazzo        - Mamma... non ho paura, ma voglio tue notizie... Mamma... avrò coraggio, ma voglio tue notizie...

Una voce                    - Piantala! Lasciaci in pace!

Elena                           -  Quelle sbarre tremano... Sto morendo, ecco... Sola! Così... come una bestia.

Caterina                      - Lasciaci dormire. (Pausa).

Elena                           -  Oh, Hazel, ecco che mi ritrovo e ti ritrovo così come tu sei, e come io sono... Hazel, se tu sapessi questa solitudine... E' dunque questo morire?... Il vento... Perché questo vento?... Ho la gola così secca che non potrei neppure bere... Che giornata, Hazel... Hazel, muoio, parla...

Caterina                      - (sospirando) Ah, questa voce! Que­sta voce...

Zoe                             - (si alza) Non verranno più.

Hazel                          - Chi è? Ah, sei tu, Zoe... Mi hai fatto paura... Ho creduto che fossero qui per prender­mi... Vai a letto, Zoe, dormi. (Zoe si corica).

Voce del ragazzo        - (debole) Mamma non ho paura... Voglio tue notizie... Non ho paura... Sarò bravo... Ma voglio tue notizie... Una voce           - Piantala!... Vogliamo dormire!...

Elena                           -  Freddo, silenzio, vuoto... Smettete di camminare... guardatele... dietro le sbarre... le te­ste degli uomini, imbrattate di sangue...

Caterina                      - (sospirando) Hazel, falla tacere.

Elena                           -  ... finita... Ecco, sto sprofondando in un cielo pieno di stelle... Hazel... Dove sei? (Cate­rina sospira).

Hazel                          - Ci sono delle luci laggiù. Si scorgono appena... Come è buio! E' l'ora in cui la cella si muove e se ne va nella notte... E' l'ora in cui si va a mangiare, fuori. E' l'ora... Egli esce sulla strada guardando dritto avanti a sé, senza veder nulla... Pierre... Pierre, sono accanto a te... Tu sai che penso a te... Ho sempre pensato a te. Usciamo, ti seguo... Fa così buio! Non ci sarà allar­me questa sera, non ci sono le stelle... Egli volta a destra... Ti ricordi, Pierre, una volta, le piccale luci rosse delle automobili che passavano... che passavano davanti alla casa... E' l'ora della cena... Tu apri la porta ed ecco, sei nella luce... Siediti, Pierre... Buonasera, eccomi.., ho tanto pensato a te, Pierre, che la tua immagine è qui, come incro­stata dietro le mie palpebre chiuse. Puoi vederti nei miei occhi... Lascia che io guardi nei tuoi... Mi sono conservata bella per te... Pierre, non voltarti appena uscito... io sono qui, ti ho seguito, ero nella tua cella, dietro a te, come un'ombra... Perché ti alzi? Non andartene così svelto, Pierre te ne supplico... Vedi bene che non posso muover­mi... Pierre, aspettami... eccomi... Pierre! (Hazel si alza, uscendo dal sogno. Guarda attorno la cel­la) E' vero. Dimenticavo. (Si sentono battere tre colpi).

Zoe                              - Hazel, hai sentito?

Hazel                          - Sì, vado. (Passa dietro la coperta. La si sente battere tre colpi, poi) Pronto... Pronto... Qui Hazel. Sei tu, Marcella? Sì, passalo...

Zoe                             - Cosa c'è?

Caterina                      - (svegliandosi) Cos'hai, Zoe? Cos'è questo rumore?

Zoe                             - Niente.

Hazel                          - (dietro la coperta) Ripeti... Sì, lo farò seguire. (Esce da dietro la coperta).

Zoe                             - Un messaggio?

Hazel                          - Sì... Elena perdonami, ho capito solo ora... Mi sono ingannata... Elena non potevo sa­pere... Elena vuoi perdonarmi? (Zoe si è alzata, è andata dietro la coperta e ha battuto tre colpi) Elena, come potevo credere ancora che tu eri inno­cente? Mi sono perduta da me stessa... stavo per essere liberata e Marion mi ha trasmesso il mes­saggio di tuo padre... che colpa ne ho? Ero fuori di me, ho parlato davanti a quella Luisa Mau­caire... Che era una spia... L'avevano messa qui per a-scoltare... E io ho parlato... Elena... Elena, parla, di' una parola almeno...

Zoe                             - Pronto... Pronto. Qui Zoe. Mar­cella, vuoi ripetere il messaggio? Cosa? Grazie... Te lo dirò domani... Ciao...

Zoe                             - Hazel, che cosa hai fatto? Non piangere.

Hazel                          - Sono stata ingiusta, crudele... Non sa­pevo cosa mi facevo... Zoe, ho detto qualcosa di mio marito?

Zoe                             - Ma no... niente...

Hazel                          - Pensaci bene, Zoe... Non ho parlato del suo numero di cella...non ho rivelato il suo nome falso?...

Zoe                             - No... Sanno solamente che tuo marito è qui.

Hazel                          - Ecco perché non sono più venuti a prendermi.

Voce del ragazzo        - Mamma... dammi tue noti­zie... Mamma, avrò coraggio...

Hazel                          - Ecco... si... mi sono voltata... Ti ricor­di, Zoe, quando ci hanno avvertite che c'era una spia?

Zoe                             - Sì.

Hazel                          - Mi sono voltata e ho guardate verso Luisa Maucaire... Allora lei si è sollevata, bianca dalla paura... Avvertivo qualcosa di losco... Ma poi, quando se ne è andata, non ci ho pensato più... Elena, ascoltami, Elena... (Hazel si china su Ele­na e subito si rialza) Presto, Zoe, presto... dell'ac­qua... prendi gli asciugamani... legali intorno alle braccia... e stringi, stringi...

Caterina                      - Hazel, che cos'è successo? Zoe, aspetta che ti aiuto... Elena!

Hazel                          - Prendi una salvietta e asciuga il san­gue... Elena... Elena cara. Ah, ma ci vuole il dot­tore... (Va alla porta e batte contro il ferro) A-prite... aprite... Cosa fate?... Aprite.

Zoe                             - Aiutami, Caterina... Tienile il braccio... Non si vede niente, qui...

Caterina                      - E' tutta fredda... ha la carne ghiac­cia anche sotto le vesti... Elena, mi senti... Elena...

Hazel                          - Aprite! Aprite!... Quella maledetta non arriva più...

Caterina                      - Tutti e due i polsi... E' orribile!

Zoe                             - Sverrai più tardi... Tieni il braccio sol­levato...

Hazel                          - Eccola... Eccola che viene... la sento... (Batte ancora alla porta).

Voce della Guardiana            - Silenzio!

Hazel                          - Qui! (La porta si apre. La guardiana non sì vede. La luce del corridoio proietta solo la sua ombra sul muro della cella).

Voce della Guardiana            - Silenzio!

Hazel                          - Elena... E' molto grave... Bisogna por­tarla subito all'infermeria...

Voce della Guardiana            - Chiusa... Domattina...

Hazel                          - No... subito... bisogna fare presto... Portatela subito...

Voce della Guardiana            - Silenzio!... Rigore!

Hazel                          - Voi non potete lasciarla qui... Non è possibile!

Voce della Guardiana            - Basta! (Richiude la porta).

Zoe                             - Cosa possiamo fare, Hazel?

Hazel                          - Sì.

Zoe                             - E' fredda... vieni...

Caterina                      - Credo che sia morta. (Hazel posa la testa sul petto di Elena).

Hazel                          - Sì... il cuore non batte...

Caterina                      - Possibile!?... E' possibile?

Voce del ragazzo        - Mamma... Dammi notizie... Mamma...

Hazel                          - Tu tremi, Caterina... vai a coricarti... Zoe, anche tu... Vi chiedo di andarvi a coricare, tutte e due...

Caterina                      - (coricata) Ho paura... ho paura...

Zoe                             - (pregando) Ti prego...

Caterina                      - Dammi la mano, Zoe...

Hazel                          - (si siede accanto a Elena) Addio, Elena... Perdono...

Voce del ragazzo        - Mamma... Non ho paura, tu lo sai... ma voglio tue notizie...

Hazel                          - ...Ora sono pronta anch'io... Pierre, non ho più paura... Credimi, ora che anche tu sei così in pace, con me. Il mio cielo blu... non lo vedremo più per molto tempo insieme... non ve­drò più niente, insieme a te, mai più... Non rim­piango nulla... Ti amo tanto che il mio cuore vivo non ha più importanza... Oh, come avrei voluto vedere il cielo accanto a te, prima della fine... Avrei voluto essere libera, sotto il peso di questo cielo leggero e sentirmi viva, e toccare la sua dolcezza e aspirare l'odore di questo mondo che sta per morire.

Voce di donna            - Ecco le notizie... I russi avan­zano senza sosta... Brest, Saint Nazaire, Le Havre sono state bombardate... Avanzata degli ameri­cani in Italia,... Buonanotte compagnie.,.. A do­mani!

Voce del ragazzo        - Mamma... sarò bravo, ma voglio tue notizie... Mamma, non ho paura ma domando…. (La sua voce cessa come se l'avessero soffocata)

Voce di donna            - Buonanotte, compagne... Coraggio!

F I N E

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