Quel ladro di mio figlio

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"QUEL LADRO DI MIO FIGLIO

"QUEL LADRO DI MIO FIGLIO!"

Commedia brillante in un atto di Franco Giacomarro.

PERSONAGGI:

Ignazio Lopez, ricco possidente.

Caterina Lopez, sua sorella, nubile.

Angelo Zampadigatto, ladro professionista.

Giacomino Zampadigatto, suo figlio.

Don Paolino Rugola, parroco.

Gisella Rugola, sorella del parroco, nubile.

Rossella Rugola, sorella del parroco, nubile.

Concettina, fidanzata di Giacomino.

Mammolino,   figlio naturale di Ignazio.

(Un salotto classico, al giorno d'oggi. Una porta al centro che comunica con l'esterno, altre due porte a destra e a sinistra. Finestra su uno dei due lati della scena con veduta panoramica, una credenza con vetrina con esposizione  in bella mostra di servizio di piatti, bicchieri e tazze di un certo pregio. Divano, poltrone, tavolo con sedie, tavolinetto, televisore, stereo, soprammobili di buon gusto tra cui un orologio da tavolo, quadri e litografie d'autore. Negli angoli della scena alcune piante ornamentali.. Una cassapanca abbastanza grande da permettere ai ladri di potersi nascondere con una certa facilità. Un armadio a muro incassato in una parete, un mobile bar con alcune bottiglie di liquore)

SCENA PRIMA

(Angelo, Giacomino)

(Appena si apre il sipario Giacomino ha in mano un block-notes e scrive. Il padre gli detta i nomi di alcuni oggetti dopo averli guardati attentamente, girati e rigirati.)

ANGELO: Litografia di Van Gogh….(Alza un vaso e lo guarda in controluce) Vaso del periodo imperiale, Capodimonte fine '700….Orologio da tavolo…(Controlla l'ora confrontandola con quella del suo orologio da polso) Va un po’ indietro: fallo controllare nei prossimi giorni…

GIACOMINO: Va bene, papà. (Ha però l'espressione di chi con la testa è da un'altra parte)

ANGELO: (Girandosi a guardarlo) Ehi, ma che fai? Non scrivi?

GIACOMINO: (Come se si fosse appena svegliato) Ah…dicevi?

ANGELO: Dicevo, dicevo…è così che lavori? E' così che vuoi fare carriera? L'ho sempre detto io: non diventerai mai un degno successore di tuo padre Angelo Zampadigatto e di tuo nonno Giacomino…pace all'anima sua! Per fare questo mestiere ci vuole occhio di lince, olfatto, tatto e gusto…

GIACOMINO: (Interrompendolo) Già, magari potrei trasformarmi in un bel pastore tedesco!

ANGELO: (Ha un 'espressione di disgusto) Per carità, non nominare quei cani nemmeno per scherzo che proprio non li sopporto! Se penso a tutti quei nostri colleghi che hanno perso il lavoro per colpa di quei cagnacci ammaestrati!

GIACOMINO: Ah, ecco…a proposito di lavoro: ti sembra giusto, dico, ti sembra logico che dopo una vita di sacrifici disumani…perché tu lo sai benissimo che noi lavoriamo sempre quando gli altri se la spassano, di giorno, di notte, di domenica, d'estate, il giorno di Natale e anche la notte di Capodanno…ecco, ti sembra giusto che dopo 35 anni di contributi non ci daranno nemmeno la pensione? Che roba!

ANGELO:  (Sorridendo) No, ti sbagli di grosso, figlio mio! La pensione ce la danno, eccome! Vitto, alloggio, tutto esente da tassazione aggiuntiva! Tv in camera, servizi…in comune…e anche un po’ d'aria…poca…solo un'ora!

GIACOMINO: Eh, che bella consolazione! Io parlo seriamente e tu hai pure il coraggio di fare dello spirito?

ANGELO: (Continuando sempre con lo stesso tono) Poi basta schiacciare un ditino…così…(Mima il dito che preme il grilletto di una pistola) e sei a posto per tutta la vita! (Si avvicina al mobile bar, osserva alcune bottiglie di liquore) Vuoi un drink?

GIACOMINO: Che cosa?

ANGELO: Vuoi qualcosa da bere?

GIACOMINO: Mah, se proprio insisti…

ANGELO: E ricordati: devi farti una cultura! Nel nostro lavoro ci capitano sempre famiglie di un certo livello e tu devi essere pronto a tutto! Il drink è una pausa di riflessione…un momento di relax!

GIACOMINO: Ah…allora…andiamo nella stanza da letto, perché mi è venuto un sonno…

ANGELO: Va bene uno Cherry? O preferisci un bourbon?

GIACOMINO: Ma che bulldog! Io ho sempre amato i bassotti! Hanno certe orecchie!

ANGELO:  E già: i bassotti! Deformazione professionale! Ma vai al diavolo!

GIACOMINO:  Ah, stai tranquillo che ci andremo tutti e due, al diavolo! (Si ferma a pensare con lo sguardo sognante)

ANGELO: Ah…ma qui la cosa è grave! Tu non mi convinci…qui c'è sotto qualcosa! (Angelo batte una mano sul tavolo. Giacomino si alza e guarda sotto il mobile) Ma che fai? Che cosa cerchi? Questi tavoli non hanno mica il doppio fondo, idiota!

GIACOMINO: Ma tu avevi detto che qui c'è…

ANGELO:  Ma che hai capito? Volevo dire che tu.. mi nascondi qualcosa!

GIACOMINO: (Allarga le braccia e si mette immobile e rigido come un palo) E allora…perquisiscimi!

ANGELO: (Disperato) Oh, che disgrazia! Che tragedia!

GIACOMINO: (Preoccupato) Dì, è successo qualcosa alla mamma? Io lo sapevo! Parla, dì qualcosa!

ANGELO: Ma che mamma e mamma? Quella scoppia di salute, purtroppo! Fuori il rospo! (Giacomino esce lentamente un bicchiere da una tasca e lo porge al padre)

GIACOMINO: Papà…io non volevo…è stato più forte di me…

ANGELO: (Raggiante) Bravo, bravissimo! Figlio mio, sono orgoglioso di te! Sei sulla buona strada, te l'assicuro!

GIACOMINO: (Cambiando tono, con imbarazzo) Papà…io sono…innamorato!

ANGELO: (Che crede di non aver capito) Che cosa?

GIACOMINO: Ho detto: sono innamorato!

ANGELO: E…di chi?

GIACOMINO: (I suoi occhi si illuminano improvvisamente) Ah, se la vedessi! E' la ragazza più bella del mondo: carina, affettuosa…e noi ci amiamo alla follia!

ANGELO: Calmati ragazzo…non correre troppo…prima dobbiamo constatare se la famiglia da cui proviene è degna della nostra, altrimenti…non se ne parla nemmeno!

GIACOMINO: Beh, il problema sta proprio qui: infatti Concettina mia…è la figlia…

ANGELO: (Con occhi di fuoco) Di chi?

GIACOMINO: Del Questore di Forlimpopoli!

ANGELO: Oddio, che cosa terribile! La figlia…di un questore in…casa nostra! Non ci posso credere!

GIACOMINO: Eh, ma anche Giulietta e Romeo, Capuleti e Montecchi…Vogliamo sciacchespeare…

ANGELO: Ma che stai blaterando?  Hai le allucinazioni? Non se ne parla nemmeno!

GIACOMINO: Anzi, dato che siamo in argomento…voglio la mia dote! E subito!

ANGELO: Ah, vuoi anche la dote…e allora guarda: tutto quello che vedi qui da questo preciso momento è tuo! Sei contento?

GIACOMINO: (Baciandogli le mani) Grazie, papà, sei un angelo!

ANGELO: So benissimo come mi chiamo: non ho perso la testa come te! (Vedendo che il figlio continua ad abbracciarlo) E smettila! E poi…per così poco…

GIACOMINO: Però…

ANGELO: Però…cosa?

GIACOMINO: Io preferisco lo stile…moderno!

ANGELO: Ah, lo stile moderno…te lo do io lo stile moderno, imbecille che non sei altro! Eccoli, i giovani! Tutti uguali! Non sono mai contenti! Tu gli dai una cosa e loro…"Preferisco lo stile moderno…" Ma vai all'inferno! (Si sente un rumore di passi) Ehi, arriva qualcuno: presto, prendi il sacco…nascondiamoci…io nella cassa e tu nell'armadio! (Vanno tutti e due verso l'armadio) Ma che fai, scemo? Tu nella cassa e io nell'armadio! (Vanno tutti e due verso la cassa) Non c'è speranza: è proprio innamorato! (Apre la cassa e butta il figlio dentro con violenza, richiudendola. Poi ci ripensa, torna indietro, riapre la cassa e urla) La figlia del questore! (Richiude la cassa e entra nell'armadio. Poi, prima di chiudere definitivamente le ante, urla di nuovo) Cretino! Disonore della famiglia! (Chiude l'armadio)

SCENA SECONDA

(Caterina sola)

CATERINA: (Entrando nota un certo disordine e comincia a sistemare tutto borbottando) Ma guarda che disordine! E già, perché il mio caro fratellino non alza mai un dito! Servito a puntino: colazione a letto, merendina, drink, la sveglia con dolce musichetta…Una volta aveva una sveglia di quelle antiche e l'ultima volta che ha suonato l'ha buttata dalla finestra e ha preso in pieno la testa di quel poveretto del parroco, don Paolino! Com'è andata? Trauma cranico, abbassamento parziale della vista ed è rimasto pure un po’ stonato. Lui stonato…e mio fratello felice: "Sai, sorellina, ho fatto centro  sulla testa del prete! Se questa non è volontà di Dio…" Eh, c'è chi si prende una sveglia in testa…e  chi si porta una croce addosso! (Mentre parla continua a mettere tutto in ordine, poi si avvicina all'attaccapanni e fruga in una tasca del cappotto del fratello, trova una busta, la apre, ne estrae un foglio e legge)  "San Paolo del Brasile. Amuore mio…tu nuon saiu quantuo io ti amuo…" Degenerato! (E' sempre più stupita e stravolta) "Ma il nostrou amoreu ha datou un fruttou insperatou…" Oh, Dio, Dio! Che vergogna!  Don Giovanni dei miei stivali, ora ti aggiusto io! (Lo chiama a gran voce) Ignazio…Ignazio…(Più forte) Ignazio! (Si apre lentamente una porta ed entra in scena IGNAZIO: è vestito con una giacca da camera, pigiama, pantofole, si muove con lentezza ed è ancora sotto shock per la sveglia così improvvisa. Si avvicina alla poltrona e si siede, sempre con lentezza)

SCENA TERZA

(Caterina e Ignazio)

IGNAZIO: (Dopo che si è seduto) Buongiorno, sorella.

CATERINA: (Con tono alterato) Buongiorno!

IGNAZIO: Ma che succede? Non sapevi che stavo dormendo? E poi perché  questo tono così violento? Potevi svegliarmi accendendo la radio…con una bella musichetta…

CATERINA: Magari una bella samba…

IGNAZIO: Una samba? Alle otto e mezzo di mattina?

CATERINA: Sì, una bella samba…brasiliana!

IGNAZIO: (Che continua a non capire) Io te lo dico sempre di non alzarti troppo presto: queste levatacce ti stressano…e poi cominci a dire stramberie! La vita bisogna prendersela comoda! Guarda me: campo cent'anni! A proposito: il giornale? Dov'è? Non lo vedo! Di solito è già sul tavolo…

CATERINA: Già, bello pronto e stirato! Sì, perché il signor Ignazio non legge mica il giornale sgualcito o spiegazzato, perché se ammazzano qualcuno, con la piega sulla notizia resuscita! (Apre la cassa e si vede la mano di Angelo che gli porge il giornale. Caterina lo prende facendo finta di niente e lo dà al fratello che inizia a leggere)

IGNAZIO: Ma vedi, il problema non sta qui: è una questione di forma!

CATERINA: (Toccandosi la testa con l'indice) Perché a te…manca la sostanza! E poi…non ti dice niente San Paolo?

IGNAZIO: San Paolo? (Ride) E cosa dovrebbe dirmi? Tu sai che io non sono credente! Mah, ora che ci penso bene…l'ultima volta che l'ho visto mi ha detto: "Senti, perché non ti sbarazzi di quella bigotta e  megera di tua sorella?  Se vuoi ti do una mano io…da quassù! (Guarda in alto) Però in Paradiso non ce la voglio! La butto direttamente all'inferno!" (Ride)

CATERINA: Ah, ora hai pure il coraggio di bestemmiare? All'inferno ci vai tu! Dopo la vita che hai fatto, dopo tutte le povere ragazze che hai rovinato…

IGNAZIO: (Con sarcasmo) Sì, ho distrutto la serenità di alcune ingenue  verginelle!

CATERINA: Ehi, smettila di parlare in questo modo! Blasfemo e peccatore! (Si fa il segno della croce)

IGNAZIO: Sì, segnati, segnati! Fate tutte così perché volete il Paradiso assicurato!

CATERINA: Tornando al discorso di poco fa…non ti dice niente San Paolo…del Brasile?

IGNAZIO: (Resta un po’ colpito e sorpreso, ma cerca di mascherare il proprio imbarazzo con l'atteggiamento tipico degli strafottenti) Mah…l'ho studiato a scuola…bella città! Ancora me la ricordo: il professore di Geografia ci fece vedere un filmato…

CATERINA: Basta così! Non andare oltre: è inutile che continui a negare l'evidenza!

IGNAZIO: Ma io…non vedo niente!

CATERINA: E questa…la vedi? (Esce la lettera da una tasca e gliela butta addosso. Ignazio la prende e la legge)

IGNAZIO: Caterina, fammi un favore: prendimi gli occhiali che proprio non riesco a leggere niente!

CATERINA: Chissà perché il giornale lo legge senza occhiali! (Caterina apre un cassetto e prende gli occhiali. Ignazio se li mette e comincia a leggere.)

IGNAZIO: (Ridendo) Ci dev'essere un errore…di persona: vedi, questa lettera contiene troppi errori. Ora tu pensi veramente che io mi sia potuto mettere insieme ad un'ignorante simile? Guarda, senti qua che razza di errori: "Mio ciaro amuorie, cruedo che uoggi…" Ma che lingua è?

CATERINA: E' la lingua universale…dell'amore!

IGNAZIO: (Stracciando la lettera) Senti, io stamattina ne ho abbastanza di te e di tutte le tue fantasie!

CATERINA: Ah, continui a negare? Ma un giorno…questo tuo caro frutto del peccato…si farà vivo! E tu cosa farai?

IGNAZIO: (Deciso, alzandosi) Ah….io…(Alza un braccio e vorrebbe colpire la sorella, ma il suono del campanello lo blocca) Vedi chi è! (Si rimette a sedere. La sorella esce e va ad aprire la porta esterna. )

CATERINA: (Dall'esterno) Oh…don Paolino!

IGNAZIO: (Imitando la voce stridula della sorella) "Oh…don Paolino!" E' arrivato il Paradiso!

CATERINA: (Sempre dall'esterno) Gisella…Rossella…Prego, accomodatevi…ma che piacere…

IGNAZIO: (Sempre con lo stesso tono ironico) "Ma che piacere…il piacere è tutto mio!" Oggi cominciamo proprio bene! Meglio di così… (Forte) Avanti, avanti! Prego…arriva…la virtù!

SCENA QUARTA

(Don Paolino, Gisella, Rossella e detti)

DON PAOLINO: (Indossa una tonaca nera, un cappello a tre punte e ha un paio d'occhiali con spessissime lenti che evidenziano una fortissima miopia) Oh, signor Ignazio, che piacere! (Sbatte contro la vetrina)

IGNAZIO: Sono qui, don Paolino, da questa parte!

CATERINA: Don Paolino, lo perdoni…mio fratello ha sempre voglia di scherzare…

IGNAZIO: (Alzandosi, va incontro a Gisella e Rossella e le saluta entrambe, galantemente, col baciamano) Signorina Rossella…signorina Gisella…ma che piacere  vedervi così…così fresche e vellutate! (Gisella e Rossella sono vestite in maniera molto tradizionale: abito a giacca, gonna sotto il ginocchio…Il classico abbigliamento delle nubili di una certa età, anche se loro sono ancora abbastanza giovani da non aver perso completamente le speranze di essere conquistate da qualche attempato giovanotto. In presenza del fratello cercheranno di apparire timorate di Dio, ma quando parleranno sottovoce esterneranno tutti i loro desideri nascosti ed inespressi) Don Paolino…come mai da queste parti? Non sta bene che un ministro di Dio entri così. .nella casa…di un peccatore!

DON PAOLINO: Ma no, che dice…veramente…un peccatore si può anche redimere! E poi non è stata una decisione dettata dalla mia volontà, ma da una notizia che mi è giunta come un fulmine a ciel sereno…dal lontano Brasile!

IGNAZIO: Dal Brasile? La samba!

DON PAOLINO: E che c'entra la samba?

ROSSELLA: La samba! (Reciteranno le espressioni seguenti con lo sguardo di chi sogna avventure in terre lontane, ma con l'espressione poi di chi non potrà mai viverle veramente)

GISELLA: Il carnevale di Rio!

ROSSELLA: Il Pan di Zucchero!

GISELLA: Copacabana!!

DON PAOLINO: (Dopo aver guardato le sorelle con aria di rimprovero) Scusate…perdonate le mie sorelle che ogni tanto dimenticano di essere nate in un piccolo paesino come il nostro…

GISELLA: Se ci siamo nate non è detto che ci dobbiamo per forza morire!

ROSSELLA: E poi…tutto è possibile! E poi, come dice mio fratello: "Le vie del Signore sono infinite!"

CATERINA: Ma nelle vie del Signore, mie care signorine, ci sono i limiti di velocità! Don Paolino, andiamo al sodo. Cos'è questa cosa che ci dovete dire? Parlate, perché io ho già capito tutto!

DON PAOLINO: Beh, allora…se le cose stanno così… io tolgo subito il disturbo e me ne vado! Rossella…Gisella…andiamo.

CATERINA: Ma dove va, don Paolino? Io non so proprio nulla…ho intuito qualcosa così…per un sesto senso…

IGNAZIO: Femminile! Sì, mia sorella ne sa sempre una  più del diavolo! Parli, parli pure, reverendo!

DON PAOLINO: Beh…si dà il caso che…ho avuto notizia…riservata…riservatissima…pensate che nemmeno le mie care sorelline sanno niente… da una lontana terra che lei…signor Ignazio…è padre…di un bel bambino! (A queste parole le sorelle,. fino a quel momento piene di desiderio e di attenzioni per Ignazio, hanno un'espressione di grandissima delusione)

IGNAZIO: Che cosa? Caro don Paolino, (Tra sé) si vede che la sveglia che gli ho tirato in testa continua a fare il suo effetto! (A don Paolino) Lei farnetica, non sa quello che dice, ed è meglio che si faccia curare perché io non sono disposto a sopportare un istante di più le sue fantasie!

CATERINA: (Al fratello) E cerca di assumerti le tue responsabilità!

IGNAZIO: Qui forse c'è qualcuno che dà i numeri. (A don Paolino) Lei ha detto che io sarei…usiamo il condizionale…sarei il padre di un bel bambino! Di che età? Io da vent'anni non mi muovo dal mio paese…quindi l'equivoco è risolto! Caterina, prendi il Martini dry e facciamo un bel brindisi allo scampato pericolo!

CATERINA: (E' un po’ pensierosa e delusa)  Mah, io non ci capisco più niente! Prima trovo una lettera che conferma il misfatto…e adesso si parla di un bambino…è meglio che vado a prendere il Martini dry… (Apre un armadietto, prende i bicchierini da liquore e li porta sul tavolinetto assieme alla bottiglia. Versa da bere a don Paolino e al fratello)

ROSSELLA: Per noi…niente liquore!

GISELLA: Sì', siamo analcoliche! (Don Paolino e Ignazio sono pronti a brindare con i bicchieri pieni)

IGNAZIO: Alla salute…di tutti i presenti! (Sta per bere, ma viene bloccato dalle parole della sorella)

CATERINA: E anche di quelli assenti…e lontani!

IGNAZIO: (Piano, alla sorella) Senti, ma vuoi farmi bere in pace? (A don Paolino) Beva, beva, don Paolino, questo è cento volte più buono del vino della sua messa!

DON PAOLINO: Salute! (Beve con avidità, tutto d'un fiato. Tende il bicchiere) Ah, buono…se ne potrebbe avere un altro po’?

CATERINA: Ma certo, don Paolino…(Gli riempie di nuovo il bicchiere. Don Paolino beve di nuovo avidamente e allora Caterina posa la bottiglia vicino a lui che si riempirà alcune volte il bicchiere durante la scena)

IGNAZIO: E…che età avrebbe questo…mio supposto…figlio?

DON PAOLINO:

(Mentre Ignazio beve) Ventun'anni! (A queste parole Ignazio sputa in faccia al prete quello che aveva bevuto, le sorelle fanno espressioni di gioia e di morbosa soddisfazione, Caterina si segna come al solito alzando al cielo le mani giunte. L'unico che non è emotivamente coinvolto dalla situazione è don Paolino che è già mezzo brillo! Ignazio, vistosi con le spalle al muro, decide di prendere la palla al balzo)

IGNAZIO: Ventun'anni…forse potrebbe essere stato possibile che…io…in uno dei miei viaggi di lavoro…all'estero…

CATERINA: Di lavoro! Lo sappiamo benissimo qual è stato il tuo lavoro!

DON PAOLINO: Che lavoro faceva, signor Ignazio?

IGNAZIO: Eh, sarebbe troppo lungo da spiegare…e poi  questo non è lavoro per lei! Insomma… (Diventando improvvisamente serio) E va bene: è mio figlio! Siete contenti?

CATERINA: Ah, la verità prima o poi viene sempre a galla!

DON PAOLINO: Ah, a proposito: mi hanno mandato anche la foto, ma purtroppo il gatto ci ha fatto sopra il suo bel bisognino e si è scolorita tutta!

IGNAZIO: Ma anche se il gatto non avesse fatto il suo dovere, avrebbe visto ben poco!

GISELLA: E come sarà? Alto, biondo, bello?

ROSSELLA: Avrà gli occhi azzurri o verdi? Sarà un macho?

GISELLA: Sarà sicuramente un bel ragazzo! Muscoloso, forte, coraggioso…

ROSSELLA: Ah, non  vedo l'ora di conoscerlo! Certamente sarà il mio principe azzurro!

GISELLA: (Smorfiosa) No, sarà il mio!

DON PAOLINO: Ah, c'è anche un'altra cosa: arriva oggi…ed è anche il suo compleanno!

IGNAZIO: (Si porta una mano al petto) Oh Dio! Sto male…Il cuore…i polmoni…il fegato…la milza…Dio…che male!

CATERINA: Eh, quando si sta male con la propria coscienza, si ricorre sempre a Dio!

DON PAOLINO: Ah, mi hanno detto pure come sarà vestito…sapete, per poterlo riconoscere facilmente: avrà una divisa da marinaio e un bel garofano rosso all'occhiello!

IGNAZIO: Garofano…di Hammamet?

DON PAOLINO: No, di San Paolo!

IGNAZIO: Garofano…benedetto! E allora…dato che ormai la frittata è stata fatta…potrei avere l'onore di sapere perché questo figlio…"mio" mi viene a trovare solo dopo ventun'anni?

DON PAOLINO: Perché sua mamma…è morta!

IGNAZIO: Morta? No…No! (Comincia a piangere e a disperarsi)

CATERINA: Ti sta bene!

ROSSELLA: Era scapolo…e ora è vedovo! Siamo lì! Ho sempre avuto un debole per i vedovi!

GISELLA: I vedovi…che charme! Il vino buono è nelle botti vecchie!

IGNAZIO: Marysol! Mi hai lasciato in mezzo a una strada! Perché, perché? (Al prete) E com'è, questo ragazzo?

DON PAOLINO: A quello che mi hanno detto ha studiato nelle migliori scuole dell'America del Sud e conosce alla perfezione lo spagnolo, il brasiliano, il francese, il russo e il tedesco!

ROSSELLA: Mi sento svenire! Parla spagnolo come Antonio Banderas!

GISELLA: Il brasiliano come Ronaldo!

ROSSELLA: Il francese come Christopher Lambert!

GISELLA: L'inglese come Brad Pitt!

ROSSELLA: Ma non parla l'inglese, stupida! Il tedesco come Michael Schumacher!

INSIEME: Oooohhh! Che meraviglia!

IGNAZIO: E…non parla italiano?

DON PAOLINO: A quanto pare… (Allarga le braccia)

CATERINA: E che bisogno c'è di parlare la stessa lingua? Padri e figli si sono sempre capiti con uno sguardo!

IGNAZIO: E va bene, vuol dire che ci esprimeremo…a gesti! E…come si chiamerebbe?

DON PAOLINO: Ah, ha un nome tanto carino: si chiama…Mammolino!

ROSSELLA E GISELLA: (Scattando) Mammolino!

IGNAZIO: Mammolino? Un'altra tegola sulla testa!

DON PAOLINO: Sempre meglio di una sveglia!

CATERINA: E come avrebbe potuto chiamarsi uno che è stato vent'anni con sua madre? (Ignazio va assumendo a poco a poco un atteggiamento di interesse nei confronti del figlio che si farà sempre più intenso durante lo svolgersi della vicenda)

IGNAZIO: Ma…avete detto che oggi è il suo compleanno? Ma allora ci vuole una bella torta…con ventuno candeline…Caterina…andiamo a prenotarla subito…e voi siete tutti invitati! Oggi festa grande…andiamo! (Si alzano tutti e cominciano a uscire, tranne don Paolino che deve essere portato a braccia perché ha bevuto troppo e non si regge più in piedi da solo) Signorine, per favore…aiutate vostro fratello! (Rossella e Gisella eseguono e continuano a parlottare tra di loro)

ROSSELLA: Un poliglotta!

GISELLA: Il simbolo vero della società multietnica!

ROSSELLA: Gisella, andiamo a farci belle!

GISELLA: Sì! Lo sento: questa è l'occasione della mia vita!

CATERINA: E speriamo che questa tua paternità ti faccia mettere un po’ di giudizio!

IGNAZIO: (Prima di uscire) Ma prima voglio guardarlo in faccia…e se non mi somiglia…Mammolino! Con tutti i bei nomi che ci sono a questo mondo!

DON PAOLINO: "La verità…mi fa male lo sai?"  Veramente buono questo Martini dry! Fa anche rima! (Escono mentre don Paolino canticchia)

SCENA QUINTA

(Angelo e Giacomino)

(Appena tutti escono i due sbucano fuori dai rispettivi  nascondigli)

ANGELO: Siamo ricchi! Abbiamo vinto un terno al Lotto!

GIACOMINO: Ma sei impazzito? Sono dieci anni che non giochiamo al Lotto: da quella volta che abbiamo ripulito la cassa della ricevitoria n° 17!

ANGELO: Ma non hai sentito la storia del padre, del figlio che torna dal Brasile…

GIACOMINO: No: mi sono addormentato!

ANGELO: Cosa? Ti sei addormentato? Chi dorme non piglia pesci, figlio mio!

GIACOMINO: Ma lo sai benissimo che io sono allergico ai pesci!

ANGELO: Guardami, Giacomino: adesso tu dovrai fare l'attore!

GIACOMINO: L'attore? Ma scherzi? Io so fare solo il ladro!

ANGELO: E male! Allora, stammi  a sentire e apri bene le orecchie: tu ti dovrai sostituirti a Mammolino!

GIACOMINO: Ah, ho capito: farò il protagonista di "Biancaneve e i sette nani!"

ANGELO: (Disperato) Ma poteva capitarmi un figlio più stupido di questo? Che c'entrano adesso i sette nani? Mammolino è il figlio del signor Ignazio! E tu dovrai prendere il suo posto!

GIACOMINO: Magari in un ufficio…no! Io amo il mio lavoro perché a me piace visitare case sempre diverse!

ANGELO: Ma no! Dovrai fare il figlio! Dovrai spogliarlo e metterti nei suoi panni!

GIACOMINO: Spogliarlo? Che schifo! E cosa dovrei togliergli?

ANGELO: Quello che vuoi!

GIACOMINO: Ah, allora gli toglierò solo il cappello!

ANGELO: Ma che cappello e cappello? Lasciagli solo le mutande!

GIACOMINO:(Tirando un sospiro di sollievo) Ah, meno male… (Si ferma pensieroso) Io dovrei fare…il figlio? E sarò all'altezza?

ANGELO: (Tra sé) Mica tanto! (Al figlio) Ma certo che ci riuscirai! Solo che…c'è un piccolo problema…il figlio parla cinque lingue…e tu invece parli a stento in italiano! Come faremo?

GIACOMINO: Ma io conosco alcune parole in inglese: Bags Banny, Benny Hyll, Sean Connery…Arsenio Lupin..il ladro gentiluomo!

ANGELO: Che c'entra Arsenio Lupin? A parte il fatto che è francese…non lo nominare nemmeno!  Fammi pensare…perché qui il momento è grave…(Come fulminato da un'intuizione) Ecco: ho trovato!  Nel sacco c'è "Il manuale dei ladri"! (Si avvicina al sacco e dopo un po’ di fatica prende il libro e comincia a sfogliarlo) Dunque…vediamo…ecco: Capitolo 8°: problemi linguistici! Benissimo! (Sfoglia fino a trovare la pagina) Ecco qui: "Attenzione: se avete frequentato con profitto il Liceo Linguistico il problema non sussiste: sono ca….(Si ferma) vostri!" Che razza di manuale! (Continua a leggere) "Se invece avete frequentato il Liceo Linguistico con scarso profitto o non lo avete frequentato affatto, oppure se avete con onore marinato la scuola, allora la soluzione è la seguente: Lingua spagnola: aggiungere la esse alla fine di ogni parola mettendo la lingua appoggiata in mezzo ai denti, come se fosse mozzata in punta. Frase prova: "Io ho fatto un buon viaggio" Avanti, dilla in spagnolo.

GIACOMINO: Dunque…"Ios hos fattos un viaggios moltos buonos!"

ANGELO: (Abbracciandolo) Bravissimo! E ora il francese: metti l'accento sull'ultima vocale di ogni parola e parla con la erre moscia. Frase prova: "Questa è veramente una casa meravigliosa"

GIACOMINO: Questà è veramon una casà meravigliosà!

ANGELO: Ottimo! Che genio! E ora il tedesco: metti la enne in fondo a tutte le parole e parla come Adolf Hitler! Frase prova: "Le fave della nonna sono più tenere!"

GIACOMINO: Len faven dellan nonnan sonon piun teneren!

ANGELO: Straordinario! (Lo bacia in fronte)  Ora il brasiliano: metti la u alla fine di ogni parola. Frase prova: "Questo piatto di maccheroni è squisito"

GIACOMINO: Questou piattou diu maccheroniu èu squisitou!

ANGELO: Manca solo il russo: metti "oski" alla fine di ogni parola e muoviti come se dovessi ballare la danza dei cosacchi battendo i piedi per terra ad ogni "ioski" Frase prova: "I cannoli siciliani sono i migliori del mondo!"

GIACOMINO: Ioski cannoloski sicilianoski sonoski ioski…

ANGELO: (Raggiante) Basta così, figlio mio: hai superato la prova! Promosso!

GIACOMINO: (Felice) Concettina, ce l'ho fatta! E pensare che ho ripetuto per cinque anni la prima elementare!

ANGELO: E ora prendi il cellulare e chiama questa tua benedetta fidanzata e falla venire qui subito: la presenterai a tutti come la tua futura sposa! Così la tua dote sarà ancora più copiosa! Hai capito tutto?

GIACOMINO: No! Però…se proprio insisti…(Prende il cellulare e chiama la sua ragazza) Pronto, Concettina? Ciao, sono Giacomino! Sai, avevo pensato…siccome sono qui in casa di amici e abbiamo organizzato uno scherzo…dovresti venire al più presto qui…vestita da brasiliana…come? Sì, hai capito bene: di brasiliana! Dai, sarà divertentissimo…e dovrai far credere a tutti che sei la mia fidanzata..ah, lo sei davvero! Che sbadato che sono! Va bene, truccati e mettiti un vestito scollacciato…segnati l'indirizzo…Ignazio Lopez, via degli Spazzacamini 24: Hai scritto? Brava! Vieni presto, mi raccomando! Ciao! Sì…ti amo! Ma certo che ti amo…un bacino? Sì (Bacia il cellulare) Ciao! (Riattacca) Ah…anche questa è fatta! E allora…adesso dimmi perché mi hai costretto a fare questa sceneggiata!

ANGELO: Ma come perché? Per…(Si sentono dei passi. E' don Paolino che canta dall'esterno) Presto, arriva qualcuno, nascondiamoci! (Giacomino e  Angelo si attardano e quando entra don Paolino indietreggia e  si scontra con Angelo che dve fingere di essere Mammolino, mentre Giacomino, fingendosi un manichino, assume pose sempre diverse ogni volta che il  prete si gira verso di lui)

SCENA SESTA

(Don Paolino, Giacomino, Angelo)

DON PAOLINO: (Arriva col giornale sottobraccio. Si volta e vede Angelo) Ma tu sei…Mammolino! (Lo abbraccia) Che piacere! Ma che bella sorpresa! Ma io…non credevo che tu…a quest'ora…

ANGELO: (Ormai costretto a recitare la parte) Mau…iu sonou venutou in anticipou! Il trenos è arrivatos primas…Leì è il parrocò del paesinò?

DON PAOLINO: Ma sentilo…che genio! Fatti guardare…beh, certo che questi ventun'anni li porti un po’ male! Ahhh, ho capito: sei stanco del viaggio, ma certo! Allora siediti e parliamo un po’ di noi…ma non dovevi avere il vestito bianco…il cappello bianco e il fiore…all'occhiello?

ANGELO: Ma…veda padre…(Vedendo che don Paolino parla con l'armadio) no…volevo dire…lei non veda niente che ci penso io!

DON PAOLINO: (Cadendo dalle nuvole) Ho sentito che sei un valente politologo: ma anch'io parlo latino! Senti un po’…Uniculique sum...non provolonebunt…non mia tangente…ubi maggio minor cesso…e anche…vade retro Santina! (Si accorge che Angelo lo guarda con un'espressione di panico. Poi, per rompere l'imbarazzo…) Ah, sei tutto tuo padre! Quattro gocce d'acqua!

ANGELO: Come quattro?

DON PAOLINO: Ah, è vero! Sarebbero due…ma io…ci vedo doppio! (Angelo, al culmine dell'imbarazzo, non sapendo più cosa dire, si avvicina a Giacomino e comincia a parlottargli all'orecchio borbottando e tossendo artificiosamente. Poi, a bassa voce) Fai spaventare il prete…che fai là dentro, cretino…fai rumore…questo non capisce niente…

DON PAOLINO: (Curioso) Dice a me?

ANGELO: No, stavo parlando con mio fi…ehm, con il mio angelo custode. Sa, ognuno di noi ne ha uno!

DON PAOLINO: Ah, vero, verissimo! (Silenzio. Angelo riprende come prima) Come ha detto?

ANGELO: No…così dicevo…e se venisse un bel…terremoto, qui, in questo preciso istante, lei che farebbe?

DON PAOLINO: Un terremoto? Che c'entra adesso il terremoto? Ma…il terremoto non verrà: Noi siamo nelle mani di Dio!

ANGELO: Ah,. Sì…certamente! (Don Paolino comincia a leggere "L'Osservatore romano")

DON PAOLINO: Scusa sai, ma questo è il mio collegamento quotidiano con la città eterna!

ANGELO: L'inferno! Ecco, lo sapevo!

DON PAOLINO: Ma no: Roma! Un luogo santo, accogliente e familiare!

ANGELO: Regina Coeli?

DON PAOLINO: Ora pro nobis!

ANGELO: E mi faccia capire…lei come si collega…così? Con il telefrico senza fili?

DON PAOLINO: No…io leggo "L'osservatore romano" e il mio sguardo vola lontano!

ANGELO: Il suo sguardo?

DON PAOLINO: Ma sì, fa pure rima, non senti? Io leggo "L'osservatore romano"…

ANGELO: (Seguitando infastidito) …e il mio sguardo vola lontano! Mi vuole dare un attimo quel giornale?

DON PAOLINO: Prego, prego…(Gli porge il giornale. Angelo lo arrotola e poi lo punta verso il pubblico usandolo come un cannocchiale. Poi, rassegnato, lo posa.) E mi ricordo anche quella volta che ho visto…

ANGELO: (Che crede di aver capito male) Come?

DON PAOLINO: Che ho sentito!

ANGELO: Ah, dicevo!

DON PAOLINO: Che ho sentito la voce del Santo Padre! Che emozione! Era il giorno di Pasqua e il Papa impartì a tutti i presenti, me compreso naturalmente, la benedizioni "Urbi et orbi"…e chiuse il suo discorso con queste bellissime parole: "Guardate lontano, io sono la luce dei vostri occhi!

ANGELO: Basta così! Allora…torniamo al terremoto…se in questo…

DON PAOLINO: Se in questo…

ANGELO: Momento venisse…

DON PAOLINO: (Sempre più spaventato) Momento venisse…

ANGELO: Un…(Batte il pugno sulla cassa)

DON PAOLINO: (Tremante) Un…?

ANGELO: (Batte un colpo tremendo sulla cassa facendo saltare per aria il prete) Terremoto?

DON PAOLINO: Ma…il terremoto…non ci sarà! (A questo punto Giacomino toglie il coperchio del televisore e si siede dietro il cinescopio, cominciando a leggere dei fogli e imitando uno speaker televisivo)

GIACOMINO:

Signore e signori buonasera. Interrompiamo la trasmissione per trasmettervi un comunicato urgente. Tempi duri per i ladri: è stata infatti sperimentata una nuova arma che spara proiettili che riescono a individuare la presenza del ladro attraverso particolari sensori. L'arma fino ad oggi però funziona solo sui ladri genitori accompagnati da preti miopi che di recente hanno subito traumi da sveglia. E adesso…pubblicità! Stai rubando a casa di qualcuno? Sei in una situazione di imbarazzo? Hai un genitore ladro un po’ scemo e imbranato? Allora fai l'16675409 e ti risponderà Nick Manolesta, il più grande esperto mondiale di furti, rapine e colpi del secolo e di fine millennio  che è a tua disposizione 24 su 24! Durante assenze forzate servirsi della segreteria telefonica. La conversazione costa £. 2750 al minuto più IVA e più il 25% di interessi sul totale del malloppo, salvo inflazione improvvisa e galoppante. (Prende un altro foglio) Scusate…ci giunge ora notizia che la zona di via Spazzacamini sarà colpita fra poco da un terremoto tettonico più forte di quello che nel 1966 distrusse lo stato americano del Minnesota! Ricordiamo che durante lo stesso evento sismico le mucche dello stato fecero latte in polvere per lo spavento…Ma…sento qualcosa che trema…aiuto…Signore e signori, la trasmissione è finita! Si salvi chi può! (A questo punto si sente un gran rumore provenire dalla televisione che inizia a tremare. Angelo si alza di soprassalto e comincia a urlare)

ANGELO: Il terremotoski! Il terremotò!

DON PAOLINO: Il terremotò? Si salvi chi può! (Si avvia verso la porta. Anche Angelo si è fatto prendere dalla paura e comincia a gridare)

ANGELO: Figlio mio! Il terremoto! (Don Paolino si blocca e nonostante sia terrorizzato si gira ed esclama)

DON PAOLINO: Figlio mio? Povero signor Ignazio! Oltre che padre è diventato anche nonno! Il terremoto! Mammolino! Aiuto! (Esce)

SCENA SETTIMA

(Angelo, Giacomino)

(Giacomino esce dalla cassa ed è molto soddisfatto)

GIACOMINO: E adesso, paparino…come la mettiamo? Mi sembra ovvio che Mammolino lo devi fare tu!

ANGELO: Che cosa? Forse non hai ancora capito chi comanda qui! Il figlio lo fai tu! E' chiaro?

GIACOMINO: Non è chiaro un bel niente! Il prete ha visto te, non me!

ANGELO: Ha visto? (Ridendo) Ha visto chi? Ma quello non vede nemmeno la porta della sua chiesa, figurati se si ricorda di me! E poi ci sono le attenuanti specifiche del caso: la paura del terremoto, il rosolio, la vista… Vedi? Non c'è nessun problema!

GIACOMINO: E va bene, hai vinto tu! Come al solito! Ah, ma qualche giorno io mi metto in proprio e così non avrò più padroni! (Si odono dei passi) Arriva qualcuno!

ANGELO: Aspetta che guardo chi è! (Si affaccia alla finestra) E' Mammolino! Presto, nasconditi nell'armadio, io lo stordisco con il mio infallibile sonnifero, poi l'infilo nell'armadio e vi scambiate gli abiti! Ci siamo capiti?

GIACOMINO: E come faremo al buio a scambiarci gli abiti?

ANGELO: Anche questo è vero…Ci pensiamo dopo. Ora vai nell'armadio e stai zitto e buono. Marsch! (Giacomino entra nell'armadio. Si sente bussare alla porta. ) Chi è?

VOCE DI MAMMOLINO: (Dall'esterno) Sono io, Mammolino! (Già dalla prima frase si comprende che Mammolino è il classico tipo raffinato e un po’ effeminato)

ANGELO: Sì, ti apro subito, figlio mio!  (Sta per aprire la porta, ma poi si avvicina ad una bottiglia, versa un po’ di liquore in due bicchieri e in uno versa una polverina bianca. Poi, terminata l'operazione, va finalmente ad aprire)

SCENA OTTAVA

(Angelo, Mammolino, Giacomino)

(Angelo apre la porta e subito Mammolino, che è vestito come la descrizione che ne aveva fatto don Paolino, lo abbraccia con trasporto)

MAMMOLINO: Papà! Chie biella sorpresau! (Parla anche con la erre moscia)

ANGELO: (Con le spalle al muro) Figlio mio! (Tra sé) Che pasticcio! (A Mammolino) Hai fatto buon viaggio?

MAMMOLINO: Papàu,  l'aereou ha prieso qualcheu scotoloneu, cuosa da puoco!

ANGELO: E la mamma? Come sta?

MAMMOLINO: La mamma…(Scoppia a piangere abbracciando Angelo) è muorta!

ANGELO: (Sorridente) Ah, che bella notizia! (Riprendendosi subito) E' morta? Ma come…se era viva?

MAMMOLINO: E propriu per questou è muorta: pierchè uera viva! Che tragediau!

ANGELO:  (Fingendo disperazione)  Povera mamma! E…tu? Ma siediti, mettiti comodo, anzi, beviamo qualcosa. I bicchieri sono già pronti!

MAMMOLINO: M io a digiuniu non bievu mai!

ANGELO: Ah, questa volta non puoi dire di no! A te il calice! (Prende il bicchiere sbagliato) Alla salute del mio caro figlio che era perduto e ora si è ritrovato! Tutto d'un fiato! Come i veri uomini…(Pronuncia quest'ultima parola con disperazione)

MAMMOLINO: Sì, comie i veriu uominiu! (Buttano giù il contenuto dei bicchieri.  Mammolino comincia a tossire. Dopo pochi istanti Angelo comincia a tremare)

ANGELO: Mammolino…aiuto…mi gira la testa…ho un gran sonno…muoio! (Stramazza pesantemente al suolo)

MAMMOLINO: Papàu, non suono neanchie arrivatou e tu muori? Aspietta almieno qualche giornou! (Vedendo che non risponde) Papàu! Papàu! Rispondi…(Piangendo disperato) Uora sono vieramente orfanou! (A questo punto Giacomino vorrebbe colpire Mammolino con una gruccia, ma quest'ultimo si gira di scatto e lo vede. Giacomino allora usa la gruccia per grattarsi la schiena)

GIACOMINO: Sa, nell'armadio c’è un esercito di pulci!

MAMMOLINO: E lei chi è?

GIACOMINO: Io…sono…il figlio di mio padre…e di suo padre…Sono tuo fratello…ma più tardi sarò…tu…Ah, che confusione!

MAMMOLINO:  Mah…non ha impuortansau! Mi aiuti, la pregou!

GIACOMINO: (Cerca di distrarre Mammolino) Guarda là, c'è una pulce gigante!

MAMMOLINO: Ma a me non piaccionou le pulci!

GIACOMINO: Ma lì c'è una pulce gigante!

MAMMOLINO: Lì c'è una pulce giganteu…e qui c'è mio padre mortou!

GIACOMINO: Là…là…è gigante! (Mammolino si gira a guardare e a questo punto Giacomino dà una grucciata in testa a Mammolino che sviene immediatamente. Cerca allora di far rinvenire il padre con schiaffi e scuotendolo con violenza, ma invano. Allora spoglia Mammolino, si mette i suoi abiti, poi prende dal sacco una corda, lega Mammolino come un salame, lo imbavaglia e lo trascina nell'armadio in mutande e canottiera; infine prende il padre e lo chiude nella cassa, con un certo imbarazzo) Scusami tanto, papà: un giorno capirai, se vivrai! (Sente un vociare concitato e un rumore di gente che si avvicina) Eccoli: sono loro! (Si siede comodamente e aspetta. Entra don Paolino sorretto da Ignazio e Caterina, seguiti da Rossella e Gisella che, vestite con minigonne, truccatissime, con parrucche, portano una grande torta con candeline. Nessuno si accorge subito della presenza di Giacomino.)

SCENA NONA

(Giacomino, Ignazio, Caterina, Rossella, Gisella, don Paolino)

DON PAOLINO: (Entrando, sorretto) Ah…prima la sveglia in testa…poi l'abbassamento della vista…e infine…il terremoto! Ma l'ho visto, ne sono sicuro! Era il diavolo in persona! E continuava a ripetere: "Verrà il terremoto tettonico! Il Minnesota!" Era lui, vi dico! Signor Ignazio, era Belzebù! E io l'ho visto! (Si dispera quasi piangendo)

CATERINA: Ma chi avete visto, padre?

IGNAZIO: Ha avuto…una visione! Qualcuno con un bel paio di corna sulla testa e la coda gli ha detto: "Scappa, don Paolino…Scappa che ora arriva il terremoto!" E faceva anche puzza di zolfo! (Ride)

DON PAOLINO: L'ho visto, vi dico! Ed era vestito di nero! Ah, che orrore!

IGNAZIO: Certo,  il povero Mammolino era a lutto per la morte della madre!

GIACOMINO: Ma da noi il lutto dura solo tre giorniu! (A queste parole tutti si girano e notano la presenza di Giacomino)

TUTTI: Mammolino! (Lo assaltano riempiendolo di baci e abbracci. Momenti di grande euforia di tutti i presenti, tranne che di Giacomino che mostra un certo fastidio che svanisce quando a salutarlo sono le due ragazze)

GIACOMINO: (Abbracciando don Paolino) Papà! (Caterina si segna come al solito)

CATERINA: L'ho sempre detto io: non c'è più religione!

IGNAZIO: Ma…Mammolino! Il padre…sono io!

GIACOMINO: Siccomeu lo aveteu chiamatou Padreu…

CATERINA: Ma no,  padre è un titolo ecclesiastico!

GIACOMINO: (Appare interessato alle ragazze) E chi sonou queste due belleu …puelleu? (Galante) Ansciantè! La mer…le calzon cachè!

ROSSELLA: (Lusingata) Che finezza! Che classe! Mi sento tutta…imbarazzata!

GISELLA: E mi dica, signor Mammolino… lei è fidanzato?

GIACOMINO: Chi io? Ma certo…(Espressione di delusione delle due sorelle. Tentando di rimediare) Ehm…no! Ho…una cugina! (Sospiro di sollievo delle due) Una cuginau molto bellau figlia di una soruella della mammau! Anche leiu è rimasta uorfanau e verrà qui tra pocou!

IGNAZIO: Anche la cugina? Che disastro! Che cataclisma! (Comincia a girargli intorno e a guardarlo attentamente) Si…potrebbe anche essere…forse…

CATERINA: E' inutile che fai così, perché ormai quello che è fatto è fatto!

DON PAOLINO: E sì: apriamo le porte alla divina provvidenza! Figlioli, oggi è un giorno di grande gioia per un padre che ha ritrovato il figlio e per il figlio che ha ritrovato il padre!

CATERINA: (Al fratello) Ma sei proprio senza cuore? Ma non senti nulla per questa povera creatura?

GIACOMINO: Prego, creaturo! Sono maschio, io!

ROSSELLA: Hai sentito? E' maschio!

GISELLA: E che maschio!

IGNAZIO: E che dovrei sentire? Datemi almeno il tempo di conoscerlo un po’!

CATERINA: Allora, che aspettate a prendere la torta? Forza, accendete le candeline!

ROSSELLA: Avete un accendino?

GISELLA: Ma oggi noi non abbiamo mica bisogno di accendino, perché abbiamo…

ROSSELLA E GISELLA: Il fuoco dentro!

DON PAOLINO: Voi due avete il fuoco dell'inferno addosso! Siete il disonore della mia famiglia!

GISELLA: Esagerato! Mica siamo suore!

ROSSELLA: E nemmeno educande del Maria Adelaide!

GIACOMINO: Ma che razzau di discussioniu! Vuogliamo parlareu di meu?

IGNAZIO: Ma certo, figlio mio: queste due smorfiose stanno rovinando la nostra festa!

ROSSELLA: Rovinando? Ma se abbiamo pure comprato la torta

GISELLA: Con le candeline!

CATERINA: Mammolino ha ragione: adesso sedetevi e state zitte per un po’, se potete!

DON PAOLINO: E' una parola!

IGNAZIO: Mi hanno detto che parli tante lingue: Allora, facci sentire qualcosa!

GIACOMINO: Ma certau! Allorau…vediamo…Spagnolitos! Ios hos fattos unos viaggios moltos buonos…olè!

GISELLA: Toreador!

ROSSELLA: Matador!

GIACOMINO: E or…le fransè! Questa è veramon una casà meravigliosà! Comò Letisia Castà!

CATERINA: E' sicuramente tuo figlio: non ci sono dubbi! Va a parare sempre nello stesso punto!

GIACOMINO: E adessen…teteschen, ja! Len faven della nonnen sono piùn teneren !

IGNAZIO: Non mi dire adesso che oltre alla cugina hai anche la nonna?

GIACOMINO: Nou! La poverau mammau di mamma Marysol è mortau tanti anni fau!

IGNAZIO: (Con un sospiro di sollievo) Ah, meno male!

DON PAOLINO: Come, meno male?

IGNAZIO: No, dicevo…pace all'anima sua! Ha finito di soffrire!

GIACOMINO: E ora il russoski!

ROSSELLA: Anche il russo!

GISELLA: Yuri Gagarin!

ROSSELLA: Boris Eltsin!

GISELLA: Boris Eltsin? Ma sei matta? Putin! Pu…tin!

ROSSELLA: Hai ragione: è stato un lapis!

GIACOMINO: Che spiritosau! Ioski cannoloski sicilianoski sonoski ioski miglioroski del mondoski!

CATERINA: Ma che bravo! Proprio un genio! Hai preso tutto da tua madre!

IGNAZIO: Grazie, cara sorella! Meno male che non ha preso da te, altrimenti l'unica lingua che avrebbe imparato sarebbe stata il  latino maccheronico con cadenze liturgiche!

GIACOMINO: Questou piattou diu maccheroniu eu squisitou! Brasileiro! Ronaldo! Sambau!

IGNAZIO: Però…c'è nel tuo linguaggio qualcosa di locale: maccheroni, cannoli, fave…eppure sei stato in Brasile! Come la mettiamo?

CATERINA: Ma è tutto chiaro: il padre trasmette sempre al figlio qualcosa di suo…e questa è la prova lampante che tu sei sicuramente suo padre, senza ombra di dubbio…non è vero, don Paolino?

DON PAOLINO: Ma certo! Anche un padre di anime…come me…trasmette ai suoi figli…

IGNAZIO: Qualche rotella svitata!

GIACOMINO: Ah, che famigliau di simpaticonau! E tu, papaù, che cosa possiediu? Terreu, caseu, botù, ciccitiù?

IGNAZIO: Ah, le mie proprietà sono veramente senza fine! E dato che tu ora sei…potresti essere il mio erede…tutto quello che vedi è tuo: prenditelo!

GIACOMINO: Anche mio padre poco fa mi ha detto la stessa cosa! Posso cominciare da quest'orologiau?

IGNAZIO: (Avvicinandosi a don Paolino, sottovoce) A me sembra un po’ strano, il ragazzo. Che ne pensa, padre?

DON PAOLINO: Io…non vedo niente di strano!

IGNAZIO: (Rassegnato) Come non detto! E allora…adesso prendiamo la torta e festeggiamo! (Segue una scena a soggetto nella quale si accenderanno le candeline, Giacomino le spegnerà con applausi e urla di gioia dei presenti , poi tutti brinderanno in allegria. Ad un tratto qualcuno accenderà lo stereo e tutti, tranne don Paolino e Caterina che da angoli opposti della scena manifesteranno stupore e scandalo, cominceranno a ballare una sfrenata samba.)

GIACOMINO:

(Al pubblico)

E adesso tutti a le buffè

a rinfreschè ed abbuffè

ci vedianmos più tardos

questen è la finen del primoski attoski

fra dieci minutò

cominserà le secondo attò

e ò revuar e au fidersein

ci riposiam un tantein! (Tutti gli attori usciranno continuando a ballare e si spegneranno lentamente le luci.)

INTERVALLO

(All'inizio del secondo tempo inizierà di nuovo la samba e tutti gli attori rientreranno in scena ballando in maniera sfrenata. Ad un tratto si sentiranno dei rumori provenire dalla cassa e dall'armadio.)

GIACOMINO: (Fingendo terrore) Il terremoto! Il terremoto! (Tutti fuggiranno terrorizzati, tranne Giacomino che chiuderà la porta a chiave per impedire a qualcuno di entrare. Quando tutti saranno usciti Giacomino aprirà la cassa per vedere le condizioni del padre, ma l'armadio si aprirà di scatto e Mammolino perderà l'equilibrio., ma ogni volta che starà per cadere verrà trattenuto e riposto nell'armadio da Giacomino che intanto parlerà con il padre)

SCENA DECIMA

(Angelo, Mammolino, Giacomino)

GIACOMINO: (Aprendo la cassa) Papà, papà…svegliati! (Il padre si sveglia ma ancora è intontito e parla con un filo di voce)

ANGELO: Che vuoi, figlio mio? Non vedi che sto riposando?

GIACOMINO: Ah, adesso si sono invertite le parti, non è vero?

ANGELO: No…io…ma cosa mi è successo?

GIACOMINO: Cosa ti è successo? Hai bevuto nel bicchiere sbagliato, quello col sonnifero! Eh…"Orinare umanum est!"

ANGELO: Ma che dici? Questo non è un cesso, è una cassa!

GIACOMINO: Va bè, lascia perdere! Allora, dover eravamo rimasti? Ah, ecco…perché mi hai costretto a fare questa pagliacciata?

ANGELO: Ma per fregare i soldi al signor Ignazio! Sicuramente avranno una cassaforte da qualche parte…allora tu fatti dire dove si trova, digli che hai bisogno di soldi, poi prendi la pistola che è nel sacco, gli spari, prendi i soldi e scappi con il malloppo!

GIACOMINO: E di te…che ne faccio?

ANGELO: E che vorresti fare? Lasciarmi qui?

GIACOMINO: Ma…vedremo…in fondo sei stato un pessimo padre! Mi hai insegnato solo a fare il delinquente!

ANGELO: Ma ti sembra questo il momento più adatto per farmi la morale? Dai, fai quello che devi fare e così ce ne andiamo presto perché è stata una giornataccia!

GIACOMINO: Okay, papaù!! (Chiude la cassa con violenza, poi prende una gruccia e tramortisce Mammolino con un altro colpo in testa, richiudendolo nell'armadio. Si sente bussare.)

SCENA UNDICESIMA

(Giacomino, Ignazio)

GIACOMINO: Chi è?

IGNAZIO: Sono io, Mammolino…tuo padre! Apri, apri subito! (Giacomino apre. Ignazio entra e subito lo abbraccia) Figlio mio…come stai? Cosa ti è successo?

GIACOMINO: (Resta impressionato per tanto affetto) Mah…niente…sono svenuto…

IGNAZIO: Ma tu…parli italiano?

GIACOMINO: Mah…sarà stato lo spavento! Sai, l'ho capito mentre ero svenuto!…

IGNAZIO: Dai, bevi qualcosa e ti riprenderai subito! (Gli versa da bere e gli porge il bicchiere) Butta giù questo: fa resuscitare anche i morti! (Giacomino beve, ma subito comincia a tossire)

GIACOMINO: E fa morire i vivi! Che roba è?

IGNAZIO: Centerbe! 82 gradi!

GIACOMINO: Ah…senti, papà…dimmi…dov'è la cassaforte?

IGNAZIO: La cassaforte? Ma è qui, sotto questo quadro! (Sposta il quadro e appare la cassaforte)

GIACOMINO: (Chiamandolo in disparte, a bassa voce) Allora, ascoltami bene: adesso io sparerò un colpo di pistola in aria e tu griderai e ti butterai a terra…fingendo di essere stato colpito!

IGNAZIO:  (Sorpreso) Ma...perché?

GIACOMINO: Sarebbe troppo lungo da spiegare…fai come ti ho detto…te ne prego!

IGNAZIO: E va bene.

GIACOMINO: (Alzando la pistola) Sei pronto?

IGNAZIO: Pronto! (Giacomino spara e Ignazio si butta a terra. Allora Angelo esce subito dalla cassa e va incontro al figlio)

ANGELO: E i soldi? Dove sono? Hai aperto la cassaforte?

GIACOMINO: (Puntando la pistola contro il padre) Non ho aperto un bel niente! E stai zitto altrimenti…

ANGELO: (Inorridito) Ma che vuoi fare? Sei diventato pazzo? Non vorrai mica…spararmi… (Bussano)

GIACOMINO: Aspetta qui. (Si avvicina alla finestra e si affaccia per vedere chi è) Ah…sei tu? Sì…entra che ti apro… (Si gira) E' Concettina. Si è messa in un bel pasticcio! Vagli a spiegare tutto, adesso! (Giacomino apre la porta ed entra Concettina: è vestita con piume di struzzo in testa e nel sedere e ha una collana di perle che gli cinge il collo; porta un vestito sgargiante e appariscente.)

SCENA DODICESIMA

(Concettina e detti)

(Appena entra vede Giacomino con la pistola in mano: turbata)

CONCETTINA: Ma…che fai con la pistola in mano?

GIACOMINO: (Guardando la pistola come se avesse dimenticata di averla in mano) Ahh…questa? Niente, è per lo scherzo che ti ho detto poco fa!

CONCETTINA: E chi sono questi signori?

GIACOMINO: Concettina, ti presento…(Indicando Angelo) Mio padre…

CONCETTINA: (Indicando Ignazio che giace ancora a terra svenuto) E…quello lì?

GIACOMINO: Ah…è mio padre anche lui!

CONCETTINA: Come? Hai due padri?

GIACOMINO: Sì, ma ancora per poco!

CONCETTINA: (Comincia a ridere divertita) Ha ha, che gioco divertente! Fantastico! E…dove sono gli altri? Stanno arrivando? Quando verranno?

GIACOMINO: Speriamo il più tardi possibile! (Si apre l'armadio e cade a terra Mammolino. Altre risate di Concettina)  Quello…sono io! (Si copre il volto con una mano)

IGNAZIO: (Rinvenendo) Che cosa sta succedendo qui? Hai sparato in aria come mi avevi detto?

ANGELO: Ah…è così che stanno le cose? Imbroglione farabutto! (Sta per scagliarsi contro Giacomino ma lui gli punta sempre la pistola)

GIACOMINO: Stai calmo…cosa vuoi fare? Stai a posto! Ignazio…papà…ti presento tuo figlio Mammolino!

ANGELO: Un altro? Ah, che mal di testa! (Si avvicina a Mammolino e lo guarda attentamente)

CONCETTINA: Ma che bel gioco di società! (Mentre parla continua a scoppiare in fragorose risate) E come si chiama? E' qualche variante di "Trivial"?

GIACOMINO: No, si chiama "Chi ci capisce è bravo!"  (Bussano) Chi è? (Va alla finestra e ripete il solito rituale)

CONCETTINA: Chi è?

GIACOMINO: Oh cielo! Sono arrivati gli altri concorrenti!

CONCETTINA: Evviva! Come sono contenta!

GIACOMINO: (Serissimo) Anch'io! Come mi diverto! (Apre la porta ed entrano Caterina e don Paolino sorretto stavolta dalle sorelle, mentre Mammolino sta per alzarsi e per liberarsi della corda e del bavaglio, aiutato da Ignazio)

SCENA TREDICESIMA

(Caterina, don Paolino, Gisella, Rossella e detti)

(Appena entrano la scena si presenta in questo modo: Giacomino continua a puntare la pistola contro Angelo, Ignazio si è alzato ed è andato a soccorrere Mammolino e lo ha liberato dalla corda e dal bavaglio, ma non ha fatto in tempo a mettergli qualcosa addosso e allora quando entrano tutti lo trovano tremante in mutande.)

DON PAOLINO: (Abbracciando Angelo) Mammolino! Come stai?

ANGELO: Mi fa male la testa! (Risate di  Concettina)

CATERINA: Che cos'è quest'indecenza? Un uomo in mutande qui, in casa mia? Vade retro, Satana! (Si tappa gli occhi)

GISELLA: In mutande? Svengo!

ROSSELLA: Che biancheria! Svengo anch'io! (Si buttano sul divano in stato di shock!)

MAMMOLINO: (Vede Angelo e lo abbraccia) Papàu! Come stai?

ANGELO: Peggio di prima!

CONCETTINA: Bellissimo questo gioco! Però…un po’ difficile, non vi pare? Ci sarebbe qualcuno disposto a spiegarmi le regole, per favore?

GIACOMINO: Il fatto è che qui non c'è nessuna regola, ma solo una serie tremenda di eccezioni!

CATERINA: E invece la cosa è chiarissima:

IGNAZIO: Sentiamo…lei sa sempre tutto!

CATERINA: Allora, (Indica Giacomino) Questo qui è tuo figlio e…(Indica Mammolino) quest'altro…in mutande…è pure tuo figlio!

IGNAZIO: (Disperato) Oddio, che mal di testa!

DON PAOLINO: E sì, si vede benissimo che si somigliano tanto!

IGNAZIO: Se lo dice lei...possiamo stare tranquilli!

MAMMOLINO: Io non somigliou propriu a nessunou! Questo villico zoticou non può essere mio fratellou!

CONCETTINA: Soluzione numero uno: evidentemente i due gemelli sono eterozigoti!

GISELLA E ROSSELLA: Eterozigoti? (Si alzano entrambe e abbracciano una Giacomino e l'altra Mammolino)

CONCETTINA: (Gelosa, a Giacomino) E adesso…che fai?

GIACOMINO: (Che sta al gioco) Niente…è il gioco!

MAMMOLINO: (Allontanandosi dall'abbraccio di una delle due sorelle) Ma per chi mi avete preso? Scostumate! Pervertite! Depravate!

GISELLA: Che lessico…

LE DUE SORELLE: Ricercato!

ANGELO: (Tra sé) Se qui c'è un ricercato, quello sono io!

CONCETTINA: (Ridendo sempre) Ah, ora comincio a capire che gioco è : il bersaglio! (Giacomino esce la pistola dalla tasca e la punta a tutti)

GIACOMINO: E adesso a proposito di bersaglio…il primo che parla può considerarsi già morto e defunto!

MAMMOLINO: Tutti e due? Oh, che paura! (Si abbraccia a don Paolino che lo allontana con disgusto)

DON PAOLINO: E vai a toccare a tua sorella!

MAMMOLINO: Ma io…sono figlio unico!

CATERINA: Ma come è possibile? Se sono gemelli…

GIACOMINO: (Abbracciando don Paolino) Padre, aiutami tu!

IGNAZIO: Allora tu…sei figlio del prete!  La testa!

MAMMOLINO: (Ad Angelo) Papàu…dimmi…(Indicando Ignazio) Ma quello…chi è?

ANGELO: Ma è tuo padre, sciocco!

MAMMOLINO: Cinque minuti fau ero orfanou..e ora ho due padriu! Che casinou!

GIACOMINO: (Urlando e sparando un colpo in aria) Basta! Adesso vi dico io come stanno le cose! Intanto dico a queste due smorfiosette che questa è la mia fidanzata Concettina, figlia del questore di Forlimpopoli! (Rossella e Gisella scoppiano in un pianto disperato)

DON PAOLINO: Legittima? Perché…è meglio mettere le mani avanti! Non si sa mai…

CONCETTINA: Ma…è uno scherzo o è sempre il gioco?

IGNAZIO: Ma non avevi detto che era tua cugina?

GIACOMINO: E parli proprio tu che conosci alla perfezione le tecniche di seduzione?

CONCETTINA: Ah, le cose stanno così?

GIACOMINO: Beh, loro ci stavano…(Vedendosi messo alle strette) E'…il gioco! (Concettina si rasserena) Mentre, cari signori, io e il mio caro genitore naturale ci siamo introdotti in questa casa per rubare. Siamo due ladri!

IGNAZIO: Due ladri?

CONCETTINA: Cosa dirà mio padre! "Tu, fidanzata con il figlio di un ladro? Che vergogna!"

GIACOMINO: La stessa cosa che ha detto mio padre poco fa! "Tu fidanzato con la figlia del questore di Forlimpopoli? Che vergogna!" E negalo, negalo sei hai coraggio! (Angelo resta senza parole) In quanto a questo povero disgraziato…(Indica Mammolino) è veramente il figlio di Ignazio. E poi io mi sono messo nei suoi panni…e abbiamo fatto una bella frittata!

CONCETTINA: E perché hai fatto questo, perché?

GIACOMINO: Ma per farmi…una dote! Sempre brillanti i consigli di mio padre! Ma io da questo momento voglio cambiare vita! Basta furti, basta rapine! Mi voglio sposare e poi…trovare un onesto lavoro!

IGNAZIO: Ammiro la tua sincerità, figliolo. In fondo, anche se per poco, ti ho voluto bene come un figlio. Perché non venite a lavorare nella mia azienda? Vi offro un lavoro…onesto e pulito!

GIACOMINO: (Si getta ai piedi di Ignazio) Grazie, grazie…

IGNAZIO: Ma che fai? Alzati e cammina!

DON PAOLINO: Come Lazzaro e la conversione dell'Innominato! (Scandalizzato) Ma che storia è questa? Questi due impostori devono avere la loro giusta punizione!

CATERINA: E anche questo figlio indecente, in mutande…(A Mammolino) Fuori da questa casa, disonore della famiglia!

IGNAZIO: Cosa dici? Tu non butti fuori nessuno! Che bella lezione di carità! E poi da quale pulpito viene la predica, caro don Paolino! Per lei ci vorrebbe un'altra sveglia in testa! E poi non avevano rubato niente!

ANGELO: Certo, non ce ne avete dato il tempo!

MAMMOLINO: (Si abbraccia al padre) Papàu!

IGNAZIO: E sì, questa è la vita…oggi sei scapolo…e domani sei padre! Anche se…non è che gli abbia trasmesso poi tanto…ma è sempre e comunque…mio figlio! E posso dire oggi…di avere…due figli! (Anche Giacomino abbraccia Ignazio)

GIACOMINO: Papà!

DON PAOLINO: E meno male che era tutto chiaro! Che mal di testa!

CONCETTINA: E tu…non mi sposi più?

GIACOMINO: Ma certo che ti sposo!

GISELLA: Lo sposa!

ROSSELLA: In bianco!

GISELLA: In chiesa!

ROSSELLA: Con la Limousine!

GISELLA: Rubata! (Piangono)

CONCETTINA: (Abbraccia Angelo) Papà! (Abbraccia Ignazio) Papà!

DON PAOLINO:  Ha tre padri! La testa!

MAMMOLINO: Lei ha tre padri…ed io non ho la mamma! (Piange e si mette a sedere tra Gisella e Rossella che, piangendo anch'esse, si gettano sulle spalle di Mammolino che con gesti di disgusto le allontana)

IGNAZIO: Che giornata! (Si mette a sedere stremato)

GIACOMINO: (Inginocchiandosi davanti al prete) Padre, vorrà benedire le nostre nozze?

DON PAOLINO: Ma veramente…(Ignazio prende la pistola a Giacomino e la punta minaccioso a don Paolino)

IGNAZIO: Padre, lei deve assolutamente celebrare…

DON PAOLINO: (Intimorito) Ma certo, figlioli miei, ne sarò onoratissimo! Con le buone maniere si ottiene sempre tutto! (Intanto Giacomino, ancora in ginocchio, ha sfilato dalla tasca del prete un orologio d'oro con catenina e dopo averlo guardato lo ha a sua volta messo in tasca) Oh, dovevo dir messa alle dieci e un quarto…(Si fruga nelle tasche ma non trova l'orologio)

GIACOMINO: Scusate…avevo un appuntamento, non è vero, Concettina?

CONCETTINA: (Stando al gioco) Ma certo, avevamo un appuntamento e non possiamo mancare! Ci vediamo dopo, arrivederci!

GIACOMINO: Arrivederci! (Scappano in gran fretta, mentre don Paolino continua a cercare l'orologio, ma invano)

DON PAOLINO: Mi hanno fregato l'orologio! L'orologio d'oro! Con la catenina!

ANGELO: (Sconsolato) Immagino già chi è stato! Il lupo perde il pelo ma non il vizio!

IGNAZIO: (Come se anche lui sapesse qualcosa) Anch'io lo immagino! E' stato sicuramente…

ANGELO E IGNAZIO: (Insieme) Quel ladro…di mio figlio!

F  I  N  E

                                                           
 

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