Questo non è un giallo

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QUESTO NON E’ UN GIALLO

QUESTO NON E’ UN GIALLO

Commedia in due atti più epilogo (‘I Cugini di Campagna’)

di

Mario Alessandro

                                                                  

Mario Alessandro Paolelli

Via Renato Massa, 56

00126 – Roma

tel.: 06 5211845 – 347 9264055

E-mail: merpeia@hotmail.com

merpeia@tiscalinet.it

Copione protetto S.I.A.E.

PERSONAGGI (I.O.A.)

LUCA (uomo)

SILVIA (donna)

ANDREA (uomo)

UGO (uomo)

CAMERIERA (donna)

CARLA (uomo)

(epilogo)

DAVIDE (uomo)

GIULIO (uomo)

MIMMO (uomo)

PRIMO ATTO

Buio in sala. Voce di Hitchcock che dice: “Buonasera e...benvenuti a questo spettacolo. Lo spettacolo di questa sera per giustificare se stesso e la mia presenza evocata, dovrebbe fare rima con...giallo. Ma dato per scontato che...spettacolo non fa rima con giallo, alla fine vi accorgerete che questo...non è un giallo e che io sono stato evocato per dichiarare ufficialmente che questo...no! Non è un giallo. Grazie e buonasera.” Musica del valzer delle marionette  (telefilm di Hitchcock ).

Si apre il sipario. La scena raffigura un appartamento: un divano spalle al pubblico, televisore di fronte al divano, una libreria ed una sedia (vicino alla porta con una borsetta appesa) a sinistra, una libreria di fronte a destra, una porta sulla destra, una a sinistra ed un’apertura al centro. Una finestra con tende di fronte al divano, una poltrona di fronte al pubblico, un telefono su di un piccolo tavolino a sinistra vicino alla porta, una chitarra appoggiata al muro a destra, un tavolinetto accanto alla poltrona con diverse riviste sopra tra cui una di cronaca rosa, un librone da università, una matita, degli occhiali in un fodero.

Il televisore è acceso. Silvia e Luca sono sul divano a vedere una telenovela (forse la migliore sarebbe Beautiful…). Dopo circa 30 secondi il volume si abbassa e le luci si accendono.

LUCA                                   Ma perché devo vedere queste cretinate insieme a te?

                                            

SILVIA                                 (senza mai distogliere lo sguardo dal televisore) E’ più cretino il cretino o il cretino che lo segue?

LUCA                                   Ti sembra normale che questa Maria, e trovami una telenovela che non abbia almeno una Maria dentro, ci abbia messo venti puntate per morire?

SILVIA                                 Serve a dare un po’ di suspense!

LUCA                                   Ma quale suspense! Nella prima di queste venti puntate il protagonista va         da lei e dice preoccupato: “Ti chiamo un dottore!” e lei risponde sofferente: “No, è inutile, non c’è più niente da fare, mi manca poco ormai.”. Venti puntate a venti minuti l’una fanno quattrocento minuti. Questa è morta dopo sei ore di chiacchiera ininterrotta. Avrebbero fatto in tempo a salvarla dodici volte!

SILVIA                                 Perché devi trovare sempre da ridire su tutto! Quando si vedono le       telenovelas non ci si deve fare troppe domande, serve per rilassarsi!

LUCA                                   (fa il gesto della manovella col braccio destro)

SILVIA                                 E poi, tutte queste  situazioni assurde che si creano, comunque ti insegnano qualcosa. (si gira verso Luca) Possibile che non ci sia un personaggio che abbia fatto avvenire in te una catarsi?

LUCA                                   Come no! Brian! (si gira verso Silvia) In meno di trenta puntate si è fatto la moglie del fratello, la madre della moglie, la sorella della moglie, la figlia tredicenne della sorella della moglie, la cameriera e il cane. Un eroe!

Si sente un colpo di citofono che è uno strano suono simile ad un rutto.

SILVIA                                 Vado io. (si alza, risponde) Chi è? (rivolta verso Luca) E’ Andrea (si risiede)

LUCA                                   Di ritorno dall’università, se non sbaglio. (alzandosi) E spegni per favore, è da quando sei venuta qui in affitto con noi che dobbiamo subire questa violenza! Siamo solo dei poveri studenti, non ci ridurre allo stato catatonico prima del tempo!

 

Silvia spegne sbuffando, entra Andrea visibilmente arrabbiato con lo zaino in spalla.

ANDREA                             (guardando Silvia) Le donne sono tutte troie! (mette lo zaino sulla sedia)

LUCA                                   Tranne la madre e la sorella!

ANDREA                             Mi candido per sfatare anche questo luogo comune e ripeto: (guardando

                                             Silvia) le donne sono ‘tutte’ troie!

SILVIA                                 Permettete che mi offenda?

ANDREA                             Si, si, fai pure.

LUCA                                   Cosa è successo? (si siede sulla poltrona all'inizio del discorso di Andrea)

ANDREA                             Dopo l’università, verso l’ora di pranzo, sono sotto casa di lei e mi dico:  “passo a trovarla”, però vorrei portarle l’ennesimo mazzo di fiori. Allora cerco un fioraio, ma dove ne trovo uno aperto a quest’ora? All’altro capo della città. Tornando indietro mi finisce la benzina, ma dove trovo un benzinaio aperto prima delle tre? Da nessuna parte. Così vado, con         una tanica che avevo nel portabagagli, da un distributore  automatico. Ho solo un foglio da cinquanta euro, così aspetto delle persone che facciano benzina per chiedergli di cambiarmi i soldi. (arrabbiandosi) Macché! Tutti quelli che sono venuti avevano esattamente una banconota da dieci che serviva a loro. Aspetto le tre. Riempio la tanica e torno alla macchina. (arrabbiandosi sempre di più) Trovo una multa sul parabrezza per aver parcheggiato sul marciapiede. Mi dirigo verso casa di lei. Salgo. Le porgo i fiori dicendole (calmandosi improvvisamente ed assumendo  un tono amorevole) “Ciao, amore”. Lei non li degna neanche di uno sguardo e mi dice con voce grave (il tono di voce diventa grave) “Per favore non farmi tutti questi regali altrimenti mi ci abituo”. Sono tutte troie!

SILVIA                                 Ma che centra?!!

LUCA                                   Traduzione: è un anno che ci sta insieme e non gliela ha ancora data!

ANDREA                             (rivolto a Silvia) Luca si contraddistingue sempre per il suo ‘Esprit de Finesse’!

LUCA                                   Vuoi un consiglio?

ANDREA                             Sputa.

LUCA                                   Fatti desiderare.

ANDREA                             Come?

LUCA                                   Fatti desiderare. Trascurala, dimentica le date importanti. Non festeggiare ogni settimana che state insieme. Non regalarle più niente. Esci di più con gli amici. Vedrai l’effetto...

SILVIA                                 Che stupidaggine!

ANDREA                             Sai che forse non hai tutti i torti? Quasi quasi vado a dirle quello che penso      di lei e che... stasera devo andare ad una... festa di un mio amico che vuole che vada solo... Si, si mi piace (riprende lo zaino), ci vediamo dopo (esce).

LUCA                                   (alzandosi tirando su i pantaloni) Ci vuole così poco a farlo contento!

SILVIA                                 Ti rendi conto cosa hai fatto? Vedrai che li farai lasciare quei due!

LUCA                                   Lascia fare a me, tu non lo conosci, sei qui da poco. Una delle innumerevoli estati in cui è andato in Inghilterra ha incontrato una ragazza svedese e se ne è innamorato. Tornato a Roma, era deciso ad andarla a trovare. Chiaramente non aveva un soldo. Così ha fatto il cameriere in un ristorante. Per quattro mesi la mattina andava all’università, il pomeriggio studiava e la sera andava a lavorare. Finalmente arriva Natale, finalmente per il suo sistema nervoso, s’intende, e  va in Svezia dalla sua amata . (tono da documentario) Stagione ottima per andare in un paese freddo. Una cosa tira l’altra, finché lui le fa la fatidica domanda:  “(tono da playboy) Posso venire in camera tua stanotte?”. Domanda che ha avuto il coraggio di farle solo l’ultima sera . E lei gli ha risposto timorosa “Non potremmo aspettare?”. Lui sai che le ha risposto? “Si, certo, come vuoi”... Ma ti sembra    normale che una persona si fa un mazzo così per quattro mesi, affronta i meno venti sotto zero e poi dice: “Si, aspetto!”?

                                            

SILVIA                                 Ma lui è romantico...

LUCA                                   No! Lui è stronzo! Anzi ti dirò di più. Sai perché si sono lasciati lui e l’ultima ragazza che ha avuto prima di questa?

SILVIA                                 No.

LUCA                                   Perché lei ha deciso di farsi monaca. Sono stati insieme due anni e poi lei...puff! Prende i voti.

                                                           

SILVIA                                 Be’, poverino, lui che centra? E’ sfortunato in fatto di donne, tutto qua!

                                            

LUCA                                   Aspetta, diciamo pure che se le va a cercare col lumicino. Lo sanno tutti che le svedesi dopo dieci minuti che ci parli te la danno e lui ha trovato l’unica seria e illibata. Andrea è un caro ragazzo, ma ha tre grandi difetti: è cattolico, vergine e daà Roma!

SILVIA                                 Credi di essere divertente? Spero che lui non abbia questa opinione di se stesso!

                                            

Suona il citofono, rutto, Luca fa per andare a rispondere.

SILVIA                                 Aspetta, deve essere per me (va a rispondere). Chi è? Ciao. Scendo subito. (prende la borsetta) E’ Paolo, non mi aspettare per cena, ciao (esce).

Luca va dietro l’apertura dove ci si immagina ci sia la cucina, il bagno e le stanze di Luca e Andrea.

LUCA                                   (da dietro l’apertura) Paolo? Ma non stava aspettando Gianni? (entra con una pentola in mano) Ah, no! Oggi è martedì, non mercoledì (esce di nuovo). E insieme agli spaghetti gli faccio il fegato. Fegato. Fegato. Non riesco a trovare una parola che faccia rima con fegato. Fegato... fegato...

Suona il citofono, rutto, Luca entra  asciugandosi le mani con uno straccio da cucina e va a rispondere.

LUCA                                   Prontoooo? (uscendo, tra se) ...fegato...

Andrea entra.

ANDREA                             Le donne sono tutte troie!

LUCA                                   (sempre da dietro l’apertura) Atto secondo!

ANDREA                             (appende lo zaino all’attaccapanni e si accascia sulla poltrona) Mi ha lasciato.

LUCA                                   La pasta è quasi pronta .

ANDREA                             Ha detto che sono un arrogante, un despota, un insensibile e che non vuole più avere a che fare con me. E sai perché? Per quella bugia della festa dove ero stato invitato ad andare da solo. Sono tutte troie!

                                            

LUCA                                   Sono tutte troie.

ANDREA                             Anche la madre e la sorella!

LUCA                                   Anche la madre e la sorella, ma vieni a tavola sennò si raffredda.

Suona il citofono, rutto, Luca entra con uno scolapasta in mano per rispondere.

 LUCA                                  Lassù qualcuno mi odia. Chi è, di grazia? (rivolto ad Andrea) E’ Silvia. Strano ha detto di non aspettarla per cena ...strano? Non è strano... (esce)

SILVIA                                 (entra canticchiando ‘non son degna di te’) Eccomi qua! (appende la borsetta) Che c’è per cena?

LUCA                                   (da dietro) Scusa, ma la mia curiosità supera la mia delicatezza. Come mai sei tornata così presto, cos’è successo?!

SILVIA                                 Niente!

LUCA                                   Capisco!

SILVIA                                 Allora, Andrea, com’è andata?

LUCA                                   Niente!

SILVIA                                 Capisco!

LUCA                                   (da dietro) Venite?

Andrea e Silvia raggiungono Luca in cucina, si sente rumore di sedie che si spostano e, dopo, di piatti e

stoviglie.

ANDREA                             Aspettate  (mangiando qualcosa entra correndo a prendere lo zaino), mi         è venuto adesso in mente un ottimo sistema di abbordaggio, però lo devo sperimentare; quindi tu, Silvia, mi farai da cavia...se non hai niente in contrario, naturalmente!

                                            

SILVIA                                 (entrando) No, no, va bene. Cosa devo fare?

ANDREA                             Vieni (prendendo Silvia per mano), è semplice .

Entra  Luca pulendosi la bocca con un tovagliolino.

LUCA                                   Questa non me la perdo! (si siede sulla poltrona e fa un gesto di sdegno verso lo zainetto)

ANDREA                             Facciamo finta che io e te non ci conosciamo e che stiamo camminando per la strada. Allora, io ti vengo incontro. Ricorda: non ci siamo mai visti. Cerca di agire con la massima naturalezza.

                                            

SILVIA                                 Okay!

Andrea si mette lo zainetto, si allontana e si riavvicina a Silvia camminando.

ANDREA                             Ciao!

SILVIA                                 Ciao! Ma...ci conosciamo?

ANDREA                             No! Però come faccio ad avere una possibilità, se quando ti incontro per strada nemmeno ti saluto? (Luca mette una mano a coprirsi la faccia) Mi chiamo Andrea.

SILVIA                                 Io sono Silvia.

ANDREA                             Parliamone!

SILVIA                                 Di che?

ANDREA                             Del tuo problema.

SILVIA                                 Quale problema?

ANDREA                             Non dirmi che non hai un problema di cui parlare e, tieni presente che io sono un perfetto estraneo. Non conosco le tue abitudini, la tua famiglia, i tuoi amici, non so nulla di nulla. Chi quindi meglio di me che sono privo di pregiudizi e di punti di vista nei tuoi confronti può darti un consiglio o, comunque, (tono da playboy) starti ad ascoltare.... spassionatamente?

Luca fa il gesto di mettersi due dita in gola.

SILVIA                                 Ma ti assicuro che io non...

ANDREA                             Evviva! Ho trovato una persona che non ha un problema. Come fai a non averne, ti prego spiegami!           

                                            

SILVIA                                 Be’, veramente ci sarebbe...

ANDREA                             A-ha, tira fuori il rospo!

SILVIA                                 Sai, è un po’ di tempo che...ehi! Lo sai che ci stavi riuscendo? Non solo hai attaccato bottone con me,  ma ti stavo anche per confidare delle cose!

                                            

ANDREA                             (al settimo cielo) Bene! Sapevo che ce l’avrei fatta prima o poi! (guardando Silvia con amore e Luca con odio) Grazie per l’aiuto. Ora perdonatemi, ma devo fare un ‘giretto’ per il centro. Ciao, ciao! (esce)

LUCA                                   (alzandosi) Stasera quello passa la notte in guardina. Che ti è saltato in mente di dargli corda?            

                                            

SILVIA                                 Ma sentilo! Prima lo fa lasciare con la ragazza, correggimi se sbaglio, e poi se sono io a dargli una mano si arrabbia! (si siede sul divano)

 LUCA                                  Come fai ad aiutarlo, tu che hai tanti uomini quanti semi ci sono in un fico d’india?!

SILVIA                                 Non mi pare di averti mai visto con una ragazza!

LUCA                                   Quella di essere ‘single’ è una mia scelta. Donne e motori, gioie e dolori!

SILVIA                                 Che centrano i motori?

LUCA                                   Era per la rima...(incantandosi, tutto si fa buio tranne uno spot di luce su Luca)...fegato...           

                                            

SILVIA                                 (torna la luce) Come?

LUCA                                   Niente, dicevo che io ho avuto le mie esperienze. Ne sono soddisfatto e adesso ho deciso di dedicarmi solo allo studio e di divertirmi un mondo alle spalle di chi ha problemi d’amore.

                                            

SILVIA                                 Tu così butti gli anni migliori della tua vita!

LUCA                                   Quando sarò laureato e con un lavoro. Quelli saranno gli anni più belli della mia vita!

SILVIA                                 (alzandosi) Con te è inutile discutere. Io vado a nanna e, dato che domani non ho lezione, (tono snob) voglio dormire sino a mezzogiorno. Cercate di fare il possibile affinché ciò avvenga. Buona notte (apre la porta di destra ed esce)

LUCA                                   ‘Notte. (guardandosi intorno e guardando l’orologio) Qui si va a letto con le galline e ci si alza con il gallo, l’oca è a dormire (guardando camera di Silvia) e la volpe è a caccia (guardando la porta d’ingresso). Questa non è una casa, è un serraglio! (va nell’apertura)

                                            

Buio. Musichetta di Hitchcock. Effetto d’alba, si riaccendono le luci e c’è Luca che bussa alla porta di

Silvia.

LUCA                                   (sottovoce) Silvia, Silvia.... (urlando) Svegliati, è mezzogiorno!

SILVIA                                 (assonnata da dietro la porta) Arrivo. (Apre la porta ed entra in scena in vestaglia) Buongiorno. (Si avvicina alla finestra e discosta le tende) O c’è un eclissi o io ti spacco la faccia!

       

LUCA                                   Infatti, sono le sette del mattino, ma ho un buon motivo per averti svegliata.

SILVIA                                 La strada per il cimitero è lastricata di buoni motivi! (accenna ad inseguire Luca per picchiarlo)   

LUCA                                   Andrea non è in camera sua.

SILVIA                                 E allora? (sbadigliando) Starà con qualche bella ragazza.

LUCA                                   Pronto? Ho detto ‘Andrea’!

SILVIA                                 Senti. Io faccio finta di essermi alzata per andare in bagno e l’episodio è dimenticato, ma tu smettila di roderti il fegato! (Luca rimane incantato).

LUCA                                   (tutto si fa buio tranne uno spot di luce su Luca) ...fegato...

SILVIA                                 (torna la luce) Si, il fegato e torni a studiare. Sempre che sia normale alzarsi ogni mattina alle cinque, per farlo!

LUCA                                   In questa casa le ore tranquille si contano sulle punte di uno stuzzicadenti!

Entra Andrea sconvolto, capelli fuori posto, mezza camicia fuori dai pantaloni e zaino in spalla.

SILVIA e LUCA                   Cosa è successo?

ANDREA                             Ho passato la notte in guardina! (mette lo zainetto sulla sedia)

    

LUCA                                   Nessun profeta è accetto in patria sua! (si siede sulla poltrona e prende il libro in mano)

SILVIA                                 No! Tu non sei un profeta, tu sei un menagramo! (rivolta ad Andrea)

                                             Com’è andata?

ANDREA                             Ho avvicinato una ragazza, lei si è messa ad urlare, poi è arrivata la guardia, eccetera eccetera...

SILVIA                                 (con tono consolatorio)  Dai, non fare così. Come dicono le carte delle vecchie gomme da masticare : ‘ritenta e sarai più fortunato!’

ANDREA                             Ah, no! Per un po’ non voglio più saperne. L’universo femminile è troppo complicato per me, è peggio di una roulette : gli dai nero e vogliono rosso. Gli dai rosso e vogliono nero. Gli dai nero e  rosso e fanno uscire lo zero. (si siede sul divano).

           

SILVIA                                 (in piedi accanto ad Andrea) Non è così difficile. Le donne sono come delle rondini. Se le stringi troppo soffocano, se le stringi troppo poco volano via . Stammi a sentire...

LUCA                                   Si, stalla a sentire! Io ti ho fatto lasciare con la ragazza, ma lei ti ha mandato in galera!

SILVIA                                 Smettila! Non hai un briciolo di sensibilità . Dall’alto del tuo piedistallo sputi sentenze e ti credi chissà chi . Cerca di pensare al bene di Andrea, una volta tanto!

LUCA                                   Va bene. Secondo me c’è solo una persona che ti può aiutare.

ANDREA                             Cioè?

LUCA                                   Uno psicanalista. Chi meglio di una persona che non conosce le tue abitudini, la tua famiglia, i tuoi amici e che è priva di pregiudizi e di punti di vista nei tuoi confronti può darti un consiglio o comunque (tono da playboy) starti ad ascoltare...spassionatamente?

SILVIA                                 Eclissi o no, io procedo! (va verso Luca a pugni chiusi)

ANDREA                             (alzandosi) E’ vero, è vero! Come al solito, Luca, mi sei di grande aiuto. Anzi, sai che ti dico? C’è un nostro amico di famiglia che è psicanalista. Lo studio apre alle otto e mezza. Vado subito, così sono il primo. Ciao, ragazzi . (mentre è sulla porta si gira verso Silvia) A proposito, Silvia, come mai ti sei alzata così presto? (fuori scena) Di solito ti svegli a mezzogiorno... (Silvia si gira verso Luca con odio ma rientra Andrea per prendere lo zainetto dimenticato e riesce)

SILVIA                                 Non hai proprio niente da dire?

LUCA                                   (tutto si fa buio tranne uno spot di luce su Luca)...fegato...

SILVIA                                 (torna la luce) Cosa?

LUCA                                   Dicevo che...ho sbagliato a dire ad Andrea di andare da uno psicanalista.

SILVIA                                 Aspetta, aspetta, forse ho sentito male. Tu hai detto ‘ho sbagliato’? Luca ha ammesso di aver sbagliato? Neanche Fonzie lo aveva mai fatto! (sale in piedi sul divano) L’ordine naturale delle cose è stato sovvertito, i pianeti si sono allineati, (alzando le braccia e guardando il cielo) è l’alba di un nuovo mondo!      

LUCA                                   E’ vero, mi sono sbagliato. Gli volevo dire di andare da uno psichiatra, ma non me la sono sentita. Così ho ripiegato sullo psicanalista .

SILVIA                                 (scende dal divano) Guarda che se qui c’è qualcuno che ha bisogno dello

                                             psichiatra, quello sei tu e la devi smettere di considerare  (squilla il telefono) Andrea un minorato o un pazzo che (risponde), pronto? ...Oh ciao, Carlo, come stai?       

Luca si alza, va al centro del palcoscenico e guarda il pubblico. Mima con le labbra la parola Carlo,

guarda l'orologio e annuisce con la testa.

SILVIA                                 (con continuando al telefono) Io sto bene, grazie...no, non mi hai ,       svegliata...

Da questo momento Luca fa il verso a Silvia mimando le stesse parole che lei dice al telefono come se già le

sapesse.

SILVIA                                 Sono molto contenta di sentirti, sai?...Davvero?... Dai, smettila!...Una gita fuori porta?... (Luca e Silvia guardano contemporaneamente l’orologio) Tra venti minuti?...Be’, non so se...va bene! Perché no!? Cercherò di essere pronta...ciao!

LUCA e SILVIA                   Vado fuori, non mi aspettate per pranzo!

SILVIA                                 (rivolta a Luca) Credi di essere divertente? (va in camera sua)

LUCA                                   Chissà se riuscirò a studiare, adesso. (si siede in poltrona, prende gli occhiali, li mette, prende la matita, il libro, lo sfoglia un po’ quando si accorge che è al contrario e lo rigira)  Dunque, diamo un senso a tutta questa roba!

Silvia apre la porta di camera sua, ne esce, si aggiusta il vestito guardando Luca.

                                            

LUCA                                   (fa una smorfia di disgusto)

SILVIA                                 Ciao, Luca! (stizzita esce prendendo la borsetta)

LUCA                                   Velocità del suono: velocità con cui esce dalla porta di casa Silvia, dopo la telefonata di un ragazzo.           

                                            

Squilla il telefono, Luca si alza e risponde.

LUCA                                   Pronto? Ciao, Giacomo. No, non c’è. A fare una gita fuori porta. Si. Ciao. (si risiede). Dunque...secondo: tempo che intercorre tra che il semaforo diventa verde e quello dietro suoni il clacson. 

Squilla il telefono e Luca si rialza e risponde.

LUCA                                   Pronto? Ciao Stefano. No è uscita. No. Si. Glielo dirò. Ciao (fa per sedersi       ma il telefono risquilla). Siiii? Ugo! No, è uscita. Cevto che tovna a pvanzo. Lascio scvitto. Ciao. (abbassa il telefono, rimane in piedi lì a guardarlo e questo risquilla dopo due secondi)  Pronto? Ciao Giorgio. No, non so dove sia. Tornerà per pranzo. Glielo dico, ciao (si siede ed il telefono risquilla. Luca fa come se niente fosse ed al quarto squillo abbassa il libro e, rivolto al pubblico) Parliamone!

Buio. Musichetta. Torna la luce e Luca è dietro l’apertura. Suona il citofono, rutto, Luca va a rispondere e

torna dietro l’apertura.. Entra Andrea che appende lo zainetto.

ANDREA                             Ciao. (si siede)

LUCA                                   (entrando) Com’è andata?

ANDREA                             Male grazie!

LUCA                                   Laonde? (si appoggia sul divano)

ANDREA                            Sono entrato. Mi ha detto (sedendosi) : “Si segga prego”. “Ma come, non vuole che mi sdrai sul lettino?”, dico io. “Se la fa sentire più a suo agio”. Allora mi sono disteso sul lettino. So che era un mio diritto. Già è tanto difficile andare da uno psicanalista ma il momento che ci vai, almeno vuoi sdraiarti su quella specie di sofà che si vede nei film. Mi ha chiesto: “Quali ritiene che siano i suoi tre più grandi difetti?”. Ci ho pensato un po’ su e gli ho risposto: “Sono Cattolico, vergine e della Roma!”.

Mentre Andrea dice i suoi tre difetti, Luca li conta con la mano e, arrivato al terzo, fa un gesto come a dire

‘hai visto?’.

LUCA                                   Vorrei che ci fosse qui una persona adesso!

ANDREA                             Per fartela breve:  mi ha cacciato via!

LUCA                                   E perché?

ANDREA                             Era laziale! Con una scusa banale ha detto che era tardi e mi ha messo alla porta dopo cinque minuti. (si alza) Ma io sai che gli ho detto? “Neanche mille coppe cancellano la B!” e me ne sono andato. Ma dov’è il telecomando?

LUCA                                   No, per favore, la televisione no! Che ti vuoi vedere, ‘Uno Mattina’? Ti vuoi ridurre peggio di come stai? Dai, te lo tiro su io il morale. Lo conosci il gioco dei cartelli stradali?

ANDREA                             No.

LUCA                                   E’ semplice, io ti mimo un cartello stradale e tu devi indovinare qual è

ANDREA                             Ma dai, è un gioco cretino, dov’è il telecomando?

LUCA                                   Prova! Ti sfido! Se indovini il primo poi ti lascio stare.

ANDREA                             Forza...

Luca divarica le gambe e si tocca vistosamente gli attributi.

LUCA                                   Cos’è?

ANDREA                             Non lo so...!

LUCA                                   Meglio perdere un’ora che la vita!

Entra Silvia.

SILVIA                                 Ciao, ragazzi. (guarda sbigottita Luca)

Entra dalla porta di casa una ragazza vestita da camerierina francese, di nero con i merletti bianchi e con

uno spolverino in mano. In quel momento i tre protagonisti si immobilizzano e smettono di parlare.

CAMERIERA                       (Entrando guarda con disgusto un attimo la scena poi va davanti al palcoscenico e si rivolge al pubblico)  Scusate se interrompo. So chela mia presenza non sarà determinante nella commedia, anzi, non c’entra          proprio niente. Però, vedete, io sono la ragazza dell’autore. Aveva detto che mi avrebbe fatto fare una parte e così...eccomi qua! Prometto che non darò fastidio. Pulirò un po’ e farò finta di mettere a posto. Grazie e scusate dell’interruzione.

L’azione riprende come nulla fosse, solo che si aggira per la scena questa cameriera che spolvera e

riassetta facendo mossettine da svampita per farsi notare. I tre protagonisti fanno come se lei non ci fosse.

SILVIA                                 Ha chiamato qualcuno per me ? (appende la borsetta).

LUCA                                   Si, ho scritto i loro nomi sulla cartaigienica, in bagno.

SILVIA                                 Spiritoso ! (si siede accanto ad Andrea) A proposito, Andrea, com’è andata?

ANDREA                             Meglio...

LUCA                                   Meglio avere un secchio, sto per vomitare! (si siede sulla poltrona)

ANDREA                             (lanciando un'occhiataccia a Luca) Meglio lasciar perdere, Silvia. Trasudo angoscia...

LUCA                                   Sfiga!

ANDREA                             ...da tutti i pori. Forse è meglio lasciarmi stare per un po’. Tu, piuttosto, come stai?

           

LUCA                                   Sembra che i problemi che tu hai con le donne, lei li abbia con gli uomini.

SILVIA                                 Ma non avevi un esame da fare tu?

LUCA                                   Giusto. (si alza tenendo il libro in mano) Esco da questa gabbia di matti, mi getto nelle fauci del professore e torno. (rivolto a Silvia) Ah, ha telefonato, tra i tanti, un certo Ugo dicendo che ‘savebbe venuto a pvanzo’!

SILVIA                                 Oddio, hai capito proprio bene? Ha detto, Ugo?

LUCA                                   Si, Ugo. Come Nonno Ugo, quello dei mobili.

SILVIA                                 (alzandosi) Ma allora è un disastro, lui è un riccone snob, non posso portarlo qui, lo porto a pranzo a casa dei miei, che è meglio. 

                

LUCA                                   Vabbè io vado, ciao. (esce)

SILVIA                                 Io telefono ad Ugo e mi faccio bella. Ti serve il bagno?

ANDREA                             No, no. Fai pure. Io vado a riposarmi un po’ (si alza). Stanotte non ho chiuso occhio, specie dopo che quel barbone mi ha vomitato addosso!

Silvia ed Andrea vanno in camera loro uscendo di scena, la cameriera finisce di mettere in ordine le ultime cose, si siede un attimo sul divano, accende la televisione, piange un secondo per la telenovela e spegne, va verso il tavolino con le riviste, ne prende una furtivamente e se la mette sotto il braccio.

CAMERIERA                       Grazie di tutto e scusatemi ancora per il disturbo. (esce di scena)

Buio. Musichetta La scena riprende con Andrea che legge un giornale sul divano, si accorge che lo legge al contrario e lo rigira. Suona il citofono, rutto, ed Andrea si alza per rispondere.

ANDREA                             Si? (si risiede a leggere il giornale)

Dopo tre secondi entra Luca.

ANDREA                             Allora com’è andata?

LUCA                                   Cosa?

ANDREA                             L’esame!

LUCA                                   Quale esame?

ANDREA                             Capisco...

LUCA                                   Mi fa due domandine. Al che io penso : o non ho capito niente o ho sbagliato stanza. Allora lui fa: “Si accomodi”. E io : “Grazie, sono già seduto”. “No, forse non ha capito...” (si siede sulla poltrona)

ANDREA                             Mi ricorda me all’interrogazione di fisica per l’esame di maturità, materia che avevo scelto io, tra l’altro. Scena muta. Al quel punto, credendo di favorirmi, il professore mi chiese la legge di Ohm ed io dissi a mo’ di monaco tibetano (facendo il classico gesto yoga): “Ohmmmmm”. Presi 35 e due figure!

LUCA                                   Sono così a terra, che quasi quasi mi vedo un film di Pupi Avati. (si alza e va verso le videocassette. Ne prende una completamente nera e la fa          vedere ad Andrea) Pornazzo?                      

ANDREA                             Dai, non esagerare!

LUCA                                   (rimette a posto la videocassetta) Hai ragione. Allora vado in camera a sentirmi un album di Paolo Vallesi (fa per andare in camera, dietro l’apertura, canticchiando‘...quando toccherai il fondo con le dita, allora scoprirai...’ , che suona il citofono, rutto, e va a rispondere) Pronto? E’ Silvia.

ANDREA    Ah, già. Chissà com’è andato il pranzo col riccone.

Entra Silvia molto triste e fa cenno agli altri due di non parlare.

SILVIA                                 Tanto vale che vi dica tutto e subito, tanto lo so cosa state per chiedermi (Luca si siede).Siamo andati a casa dei miei. Una volta entrati ho visto l’abisso. C’erano anche i miei cugini a pranzo con noi, quei miei cugini che abitano in campagna...

 

LUCA                                   (ad Andrea) I ‘Cugini di campagna’ ah, ah...

SILVIA                                 (guardando male Luca) ...noti per la loro volgarità. Tutto era andato quasi bene, mamma aveva cucinato un fegato fantastico...

 

LUCA                                   (spot di luce)...fegato...(via lo spot)

SILVIA                                 Arrivati alla frutta mio cugino si comincia a pulire le unghie con la forchetta. Allora io gli dò una gomitata e lui sbotta (alterando la voce) “E che è merda, questa?”. E l’altro: “A proposito di merda, chi è che stamattina si è pulito il culo con i miei pedalini?” (scoppia a piangere)

Andrea e Luca scoppiano a ridere, suona il citofono, rutto, ed Andrea va a rispondere.

ANDREA                             Si? Oh, prego, nessun disturbo! (rivolto a Silvia) Non immagini chi è venuto a trovarti; sai, si parla del diavolo...

SILVIA                                 Non sarà mica...?

LUCA                                   Potrei avere un orgasmo...

ANDREA                             (trionfante) E’ Ugo!

Andrea e Luca si mettono sul divano mentre Silvia si riassetta, Ugo entra in scena vestito molto

elegantemente.

UGO                                     Buongiovno, ciao Silvia. Sono qui pevché volevo pavlave con te.

ANDREA e LUCA               Salve!

Suona il citofono, rutto, Ugo si sdegna per lo strano suono. Andrea va ad aprire.

ANDREA                             Chi è? Si signora, saremo presenti alla riunione di condominio, grazie. (torna a sedersi facendo un gestaccio alle spalle di Ugo)           

                                              

UGO                                     Che vumove cuvioso che fa il vostvo citofono, ma tovniamo a noi, volevo invitavti...

 

Suona il citofono, rutto.

UGO                                     Citofono?

ANDREA                             (va a rispondere) Chi è? No, deve suonare al sette. Prego (si risiede).

SILVIA                                 Cosa mi stavi dicendo?

UGO                                     Dicevo che ti volevo invitave...

Luca spara un rutto tremendo.

UGO                                     Citofono!

SILVIA                                 (guardando malissimo verso il divano) Si, hai ragione vado io. Chi è? No, non c’è. Ma le pare? Buongiorno.

UGO                                     Allova...

Andrea spara un altro rutto tremendo.

UGO                                     Senti, mia cava. In questa casa c’è un po’ tvoppa confusione. Hai il mio numevo. Chiamami quando hai un po’ di tempo. Buongiovno. (esce)

Andrea e Luca scoppiano a ridere.

SILVIA                                 Ma bene! Vedo che vi divertite con poco. (urlando) Che nessuno di voi due si azzardi più a rivolgermi la parola prima del prossimo passaggio della Cometa di Halley! (va in camera sbattendo la porta).

 ANDREA                            (alzandosi) Ragazzi, questo Ugo è proprio terribile! Se chiude gli occhi è morto da tre giorni. Si vede lontano un miglio che da piccolo ha avuto l’ittero.

 LUCA                                  (spot)...fegato...(via lo spot) Senti, mi è venuta un’idea per risolvere il tuo problema con le donne.

ANDREA                             Ah, no! Se permetti e non ti offendi, non voglio più stare a seguire i vostri consigli. Te e lei sembrate quelli della canzone di Carboni... ‘Silvia lo sai, lo sai che Luca si buca ancora...’ (fa il gesto di bucarsi il braccio)  

LUCA                                   Aspetta ed abbi fede, okay? (Andrea annuisce) Che ne pensi di...?       (indicando la porta di Silvia)

ANDREA                             E’ una ragazza carina, simpatica, altruista, con un mucchio di problemi che... nooo, non starai mica pensando...?

LUCA                                   Siiii, sto pensando!

ANDREA                             Ma non è possibile, non sono il suo tipo e poi...non avevo mai pensato all’eventualità di...  

                                            

LUCA                                   Appunto. Neanche lei ci ha mai ‘pensato’, eppure ‘pensa’ di te le stesse cose che tu ‘pensi’ di lei.

                                            

ANDREA                             E come dovrei fare? Ora poi, arrabbiata com’è...

LUCA                                   (Mimando di spalle al pubblico ciò che dice) Bussare. Ghiedere di abrire borta. Ghiedere di andare ginema. Du sceglie film romantigo. Sgoggare sgintilla e voi non rombere più goglioni!

ANDREA                             Tu...dici? Io...provo...(bussa alla porta di Silvia)

SILVIA                                 (da dietro la porta) Ho già dato!

ANDREA                             (chiede consiglio a Luca coi gesti)

LUCA                                   E parla! Stai lì come un pirla...

ANDREA                             Sono Andrea. Senti, visto che la tua serata è stata rovinata anche per colpa mia, ho pensato che per farmi perdonare, il minimo che potrei fare è quello       di invitarti ad un cinema o a bere qualcosa, dato che anch’io non ho niente da fare e (guarda un attimo Luca)...la mia massima aspirazione non è certo aspettare il sonno mentre  vedo un film di Pupi Avati con Luca, che ride ogni volta che vede Carlo delle Piane...

LUCA                                   (sottovoce toccandosi il naso) Cià la nasca, cià! (da dire nel dialetto della regione in cui si svolge la commedia: ha il naso grosso!)

ANDREA                             (continuando) ...mentre tu sei qui in camera, magari...addirittura a studiare!

LUCA                                   (sottovoce) Dille che è stata colpa mia.

ANDREA                             E’ stata tutta colpa di Luca. E’ lui che ha avuto l’idea. Tu lo sai che sono in uno stato psicolabile e...  

                                            

Luca fa dei gesti con la mano come ad essere molto d’accordo con l’affermazione di Andrea.

ANDREA                             ...che basta poco a convincermi o a farmi coinvolgere. Mi dispiace che ci sia andata di mezzo tu. Non ci ho pensato sul momento, e poi quello mi stava così antipatico che...

Silvia esce dalla stanza.

SILVIA                                 Andiamo?

ANDREA                             (stupito) Eh? Si, andiamo.

 

Silvia prende la borsetta ed esce, Andrea prende lo zaino.

LUCA                                   E lascia quello zaino!

Andrea ripone con visibile riluttanza lo zaino.

ANDREA                             Grazie di tutto! (fa per uscire ma viene chiamato da Luca)

LUCA                                   Andrea? (gli fa il gesto di farsela) Si tromba! (Andrea sorride ed esce, Luca fissa il pubblico. Spot di luce)  Fegato...(via lo spot)

Buio. Musichetta. L’azione riprende con Luca seduto sul divano a leggere il giornale, si accorge che è al

contrario e lo rigira. Entrano Andrea e Silvia mano nella mano.

ANDREA                             Ahem! (tossisce)

LUCA                                   (abbassando leggermente il giornale) Beh?!

SILVIA                                 Non hai niente da dire?

LUCA                                   Cioè?

ANDREA                             (indispettito) Ci siamo messi insieme!

LUCA                                   Bene. Così posso andare a dormire (sbadiglia e si alza)

Silvia fa un cenno ad Andrea.

ANDREA                             No, aspetta, io ti vorrei ringraziare a nome di entrambi per quello che hai fatto. Sei stato un ottimo consigliere, dopotutto. A volte hai usato mezzi poco ortodossi, ma hai avuto ragione tu, alla fine (abbraccia Silvia).           

SILVIA                                 E noi vorremmo sdebitarci. Ecco, c’è una mia amica alla quale ho parlato di te, si potrebbe fare un’uscita a quattro e magari...

ANDREA                             Alt! Vi ho già detto come la penso al riguardo e non intendo tornare indietro sulle mie decisioni. Sono contento per voi. Ora forse si potrà anche studiare, in questa casa!

SILVIA                                 Ma io vorrei fare qualcosa per...

Suona il citofono, rutto, Silvia risponde.

SILVIA                                 Si? Luca? Si, c’è. Ok, ti apro, vieni pure. Luca, sta venendo una certa Carla! (guarda Andrea)

LUCA                                   Carla? (spaventato) Carla è qui? E’ venuta a trovarmi! Oddio! Come sto? (aggiustandosi capelli e vestiti) Vado bene?

ANDREA                             (ridacchiando) Vai benissimo!

SILVIA                                 Vado io sono proprio curiosa di ved...(apre la porta)

Entra un uomo chiaramente omosessuale dal modo di parlare, vestire e camminare che va diretto verso

Luca.

CARLA                                (a voce alta) Micetta!

LUCA                                   Carla!

CARLA                                Dio come ti trovo bene! Hai sentito la mia mancanza? (baci sulle guance, si gira e vede Silvia e Andrea pietrificati. Va verso Andrea) Ma non mi presenti ai tuoi amichetti? (toccando i capelli ad Andrea) E com’è carino, questo! (Silvia tira a sé Andrea) Ehi! Non te lo mangio mica! (va verso Luca e lo prende per mano) Ma vieni che ti porto a fare un giretto in macchina!

                    

LUCA e CARLA                  Ciao ragazzi! (Carla esce. Andrea e Silvia si guardano allibiti)

LUCA                                   (prima di uscire si rivolge verso di loro dicendo ‘mi dispiace’. Esce e rientra subito in scena. Spot di luce su di lui) Se negàto dir si potesse nègato, ecco che avrei trovato la rima con...fegato!

Musichetta. Buio. Sipario.

FINE PRIMO ATTO

Nda) Posseggo, registrata su supporto magnetico, la voce di Paolo Lombardi (il doppiatore di Alfred

         Hitchock) che recita le battute iniziali fuori campo. . E’ a disposizione di chi desidera mettere in scena la commedia e non vi sono diritti da pagare al doppiatore avendo egli gentilmente fornito la sua voce all’autore in via amicale e gratuita.

SECONDO ATTO

La scena inizia esattamente come nel primo atto solo che questa volta sono seduti sul divano Luca e Carla, l’omosessuale, che è visibilmente scosso, piange e singhiozza in continuazione.

LUCA                                   Ma perché devo vedere queste cretinate ‘anche’ insieme a te?

CARLA                                E’ più cretino il cretino o il cretino che lo segue?

LUCA                                   Questa mi sembra di averla già sentita (si alza); sta di fatto che ho l’esame domani e non riesco a studiare!

CARLA                                (continuando a piangere) Che esame, quello che...?

LUCA                                   Si, quello che! Riprovo a darlo. Alla fine mi promuoverà per pietà, se non altro! (si siede sulla poltrona)  

CARLA                                Domani? (voltandosi) Ma domani non è il 27 ?

LUCA                                   Be’?

CARLA                                Ma domani è il tuo compleanno, stupidone !

LUCA                                   Ah, già. Ma lo sai che non me lo ricordo mai? L’anno scorso, Andrea e Silvia mi fanno gli auguri appena alzato e io, ancora rincoglionito dal sonno, gli rispondo : “Perché, è Natale?” (prende il libro, gli occhiali, la matita e studia)

CARLA                                Ma va’ ! (fa un gesto con la mano e alza il volume del la TV)

LUCA                                   Vuoi spegnere quell’apparecchio? Devo studiare, cazzo!

CARLA                                (abbassa il volume) Se me lo chiedi in maniera meno volgare...forse!

LUCA                                   (cominciando con calma e arrabbiandosi sempre di più) Accidenti, perbacco, diamine, perdindirindina, poffarbacco, mannaggia, perdiana, corbezzoli, perdinci, cavolo, santi numi, vuoi chiudere quel cazzo di coso?

CARLA                                (spegne sbuffando e singhiozzando) Ma lo sai che sei proprio cattivo? Prima mi lasci tu e io non mi arrabbio, prendendola con dignità...

LUCA                                   Si. Bella forza! Certo che ti ho lasciato, invece di due corna ne avevo tre!

                                             Mi hanno chiamato a fare la comparsa in Jurassik Park (si mette tre dita sulla fronte) come triceratòpo!

CARLA                                E’ triceràtopo, ignorante! Dettagli, comunque (piange). Ti ho chiesto se potevamo rimanere amici e mi hai detto di si. E se siamo amici, quelle poche volte che posso venirti a trovare, non vorrai farmi perdere la puntata della mia telenovela...vero? (occhi dolci)

LUCA                                   No, ma ho l’esame domani. E poi tu non vieni qua per trovare me, ma perché speri di trovare Andrea (Carla sbuffa), il quale, ti ho già detto, è felicemente fidanzato con Silvia. (entra Andrea con lo zaino)       

ANDREA                             Le donne sono tutte troie ! (chiude la porta e posa lo zaino)

LUCA e CARLA                  Noi te l’abbiamo sempre detto!

ANDREA                             E finitela voi due! Ah, ciao Carla.

CARLA                                (sempre piangendo) Perché sei così arrabbiato? (durante il monologo di Andrea, Carla piange, si dispera, si pulisce il naso sul divano; all’improvviso si guarderà le unghie e smettendo di piangere tirerà fuori una limetta e si farà un po’ di manicure. Smesso questo, riprende il pianto interrotto)      

ANDREA                             (parlando va su e giù nervosamente) Perché?! Lo vorrei sapere, il perché! Perché ‘la ragazza’? Perché ‘bisogna’ avere la ragazza? Dove sta scritto?! Ma ve lo dico io, il perché! Per l’età. Alla nostra età, avere la ragazza è un...un dazio, una gabella, un pedaggio che bisogna pagare. Una morsa maledetta dalla quale non puoi fuggire! Quando non ce l’hai, stai male fino a farti rodere il fegato... (si gira di scatto verso Luca, anche Carla fa lo stesso)

LUCA                                   (guarda Andrea interrogativamente con una breve pausa) Che vuoi?

ANDREA                             No, mi sembrava...

LUCA                                   Cosa ti sembrava?

ANDREA                               Niente...dicevo...quando non ce l’hai, la vuoi, quando ce l’hai, rivuoi la tua libertà. Libertà che comunque ti godi pochissimo perché ti rimetti subito a caccia come spinto da un istinto animale. E’ un circolo vizioso!

LUCA                                   Vedi...

Ora Carla è addirittura sbracata sul divano e di lei spuntano solo un piede ed una mano che agita un

Fazzoletto.

ANDREA                             No! Tu puoi dirmi ‘vedi’ su tutto quello che vuoi, ma non sull'argomento ragazze!

LUCA                                   Non vedo perché !

ANDREA                             Lo vedo io! (indica Carla) Il problema è il rapporto che tu costruisci con lei. Se uno potesse dirle fin dal primo giorno : “Io non ti amo e non ti amerò mai, e qualunque cosa tu possa fare per farti amare, non funzionerà. Non ti dò il mio numero di telefono ma ti chiamerò io, se e quando potrò”...Tutto sarebbe più facile. E invece no! Come gli dai un dito ti prendono la casa, gli amici, la macchina, i soldi che avevi da parte per comprarti lo stereo, tutto!        Nella prima settimana ti parlano di un amore eterno, nella seconda già hanno dato il nome ai bambini e nella terza ti fanno notare che le loro amiche hanno un anello al dito e lei no. ‘Perché non mi hai telefonato?’- ‘Ma l’ho fatto mezz’ora fa, cara!’ - ‘Ma io ho bisogno di te, cicci-cicci’. Piuttosto che subire ancora tutto questo mi faccio laziale... no, non esageriamo. Meglio frocio!

Carla si alza, guarda Andrea con desiderio e dopo che Andrea dice ‘no scherzavo’, si risiede dicendo...

‘siete tutti uguali voi uomini’...

ANDREA                             No, scherzavo, era solo un’ipotesi, non vi fate venire idee strane. E’ solo che  vorrei averla qui per dirle quello che penso di lei veramente!

LUCA                                   Cioè?

ANDREA                             Che è egoista (parla verso la porta d'ingresso) possessiva, cattiva,        antipatica, stronza!

Sullo ‘stronza’  entra Silvia con la borsetta. Carla la guarda con odio.

SILVIA                                 Amore!

ANDREA                             Tesoro! (abbraccia Silvia) Ma non eri all’università?

SILVIA                                 Si, ma ho preferito saltare una lezione pur di vederti, proprio un minuto perché ora mi comincia l’altra sennò non faccio in tempo. Non ce la facevo più, sei contento?

    

ANDREA                             Da morire !

SILVIA                                 Lo sapevo! Allora scappo. Ci vediamo dopo cicci-cicci. Ciao ragazzi! (esce)

CARLA                                Cicci...

LUCA                                   ...Cicci?

Carla piange e Luca scoppia a ridere.

ANDREA                             Zitta! Carla! Non vi ci mettete pure voi. Ora è assolutamente il caso di sentire Masini. (Qui Carla urla singhiozzando...‘Masini nooo’) Io vado in camera . Ma perché non esiste un paese dove non ci sono i dieci comandamenti...! (esce)

 

CARLA                                (mentre Andrea esce) Si, ma tu pensa a quella seconda ipotesi...!

 

LUCA                                   Si, dai, che Spielberg le comparse le paga bene (tre corna sulla fronte)

CARLA                                Scema! (si alza) Be’, visto che la mia presenza qui non è più gradita, io vado.

LUCA                                   Ecco, brava, vai vai.

CARLA                                Ingrata! Ci sentiamo... (urlando) ciao, Andrea! (esce cantando...‘oltre alle gambe c’è di più’...)

 

LUCA                                   Dunque, la fisica dello stato solido è la somma di tutte le...(squilla il telefono, Luca si alza per andare a rispondere ma entra Andrea di corsa e risponde lui trafelato)

ANDREA                             Pronto? Si, te lo passo. (rivolto a Luca) E’ per te.

LUCA                                   (chiudendo con la mano la base della cornetta) Aspettavi una telefonata?

ANDREA                             Silvia.

 LUCA                                  Ma se vi siete visti ora!!?

Andrea esce allargando le braccia.

LUCA                                   Chi è? (con enfasi) Marco! Allora? Com’è andata? Ventisette? L’hai massacrato! Ed era difficile. Bravo! Ventisette...darei il cul...che darei, per un voto così! E Pino? E’ sotto torchio adesso? Fatemi sapere, mi raccomando! Complimenti ancora. Ciao, ciao. (si siede) Un pirla come quello che ti prende ventisette! Allora, riprendiamo. Le particelle alfa si respingono mentre quelle beta... (squilla il telefono, Luca conta con le dita uno, due, tre. Al tre, entra Andrea di corsa e va a rispondere)           

ANDREA                             Pronto? Ciao, tesoro.(Luca fa dei gesti come a dire ‘ma non è possibile’) Si, anch’io ti penso. Certo che ti amo. Pciù, Pciù. Ciao. (a testa bassa torna in camera)

LUCA                                   Poveraccio. (guarda il libro, lo sfoglia, guarda l’indice) Ma guarda, sono ‘ventisette’ capitoli. Portasse fortuna...!

Squilla il telefono e riarriva Andrea ma Luca, distraendo Andrea con un trucco del tipo ‘guarda là’, lo

brucia sul tempo e risponde lui.

LUCA                                   Eh, no! Adesso è paranoia! Non può essere lei. Fidati. Guarda. Pronto?  (voce di ghiaccio) Si, Silvia, te lo passo...

Andrea fa un gesto come a dire -hai visto?- e risponde mentre Luca torna a sedere.

ANDREA                             Piccola! Che bello risentirti! (Luca si agita) Si, certo che mi ricordo della

                                             cena dai tuoi. Vedrai, sarò perfetto. Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo. Pciù.

Andrea torna in camera e risquilla il telefono.

LUCA                                   Ma non si può, non si può! (si alza per rispondere)

Andrea fa capoccetta. Quando si accorge che non è per lui si toglie il sudore dalla fronte con la mano e se

ne torna in camera.

LUCA                                   (arrabbiato) Chi è? Pino! Allora? (pausa) Ventisette. Anche tu. Come? Come facevo a sapere che Giovanna ha preso ventisette? Ah, perché anche lei...? No, no, anzi, complimenti. Sarà di buon umore il professore. Si, be’, spero che anche con me...si, si, vai, vai, bravo, eh! Ciao (chiude) Ma che si è incantato? Tutti ventisette? Mah...(va verso la poltrona e prende il libro) E’ meglio che vada a studiare in bagno e speriamo che manchi la            cartaigienica così lo uso, ’sto capitolo cinque! (esce)

Entra Andrea che si guarda attorno con circospezione e va al telefono. Compone un numero.

ANDREA                             Pronto? Ciao Carla, sono io. Eh, se sapessi! Si, glielo dirò...vedrai...dammi       un po’ di tempo. Ma si, che ci sei solo tu, per me. No, stasera no, devo uscire con lei anzi, devo andare a prepararmi. Ciao. Si, alla solita ora. Ciao. (guarda l’orologio e dopo il portafoglio Si accorge che è vuoto, fa un gesto del tipo ‘come posso fare’ e va verso la porta del bagno. Da lì dietro parla a Luca) Luca, sei lì?

LUCA                                   Che vuoi?

ANDREA                             Ma...domani, non è il tuo compleanno?

LUCA                                   E allora?

ANDREA                             (tra se) Eh, ...e allora...(a Luca) mi puoi restituire quelle ventisettemila lire che mi devi?

LUCA                                   (sforzando con la voce) Adesso?

ANDREA                             No, va be’, quando esci dal bagno!

LUCA                                   No, dicevo: oggi?

ANDREA                             Si, se puoi.

 

LUCA                                   Caschi male. Ho usato tutti i soldi che avevo per corrompere l’assistente del professore; e comunque, se vuoi farmi un regalo, basta che oggi mi lasci studiare.

 ANDREA                            Ma dai! (fa un gesto e si allontana. Suona il citofono, stavolta con un suono simile ad un uccello tropicale, e va a rispondere. Tra se) Dovrò intaccare il fondo vacanze! (va verso la porta, fa per prendere lo zaino)

Entra Silvia.

SILVIA                                 Allora? (squadrando Andrea)

ANDREA                             Allora cosa?

SILVIA                                 Non ti sei ancora vestito?

ANDREA                             Ma devo andare a comprare il regalo a Luca!

SILVIA                                 Perché?

ANDREA                             Domani è il suo compleanno.

SILVIA                                 Ma domani non ha l’esame?

ANDREA                             Si, ma è anche il suo compleanno.

SILVIA                                 Dov’è adesso?

ANDREA                             In bagno.

SILVIA                                 Allora, tu vatti a vestire, al compleanno di Luca ci penso io. Gli organizzo una bella festa a sorpresa durante il fine settimana. Troverà la casa piena di amici. Farò un po’ di telefonate da casa dei miei... allora? Che rimani lì a            guardare? (urlando) Vai!

ANDREA                             Corro! (va in camera sua)

SILVIA                                 (appendendo la borsetta e alzando la voce) A proposito di esami, il professore ha riportato le relazioni della settimana scorsa. Indovinate quanto ho preso ?

LUCA                                   (entrando in scena) Ventisette!

SILVIA                                 Come hai fatto a indovinare?

LUCA                                   Così... (si siede e riprende a studiare)

SILVIA                                 Mi vado a sistemare.

LUCA                                   Sistemare o restaurare?

 

SILVIA                                 Scemo! (va in camera sua)

LUCA                                   (col libro aperto) ...e il tutto è dimostrato con la formula di Schwarz... (sfoglia lentamente quattro pagine sgranando gli occhi) Otto pagine di formula?! Questa non la chiede! (squilla il telefono)

Entra Andrea di corsa con lo spazzolino in bocca.

LUCA                                   Ma se sta di là?

ANDREA                             L’abitudine... (torna in bagno)

LUCA                                   Pronto? Ciao. No, cosa dovrei ricordarmi? Anche tu avevi l’esame oggi? E quanto hai preso ventisette certo. Be’, a questo punto dimmi che ti chiesto. La formula di Schwarz . (guarda il libro sulla poltrona, sottovoce) Otto pagine di... (a voce normale) ed era l’unica cosa che sapevi? Un furto! (ridendo amaro) Come minimo ti devi confessare, adesso! Bravo eh! Ciao (chiude). Non ce la farò mai! (si siede)

Andrea e Silvia entrano contemporaneamente dalle stanze e si guardano. Andrea è vestito casual ma

elegante.

SILVIA                                 E tu vorresti venire vestito a quel modo?

ANDREA                             Che c’è che non va?

SILVIA                                 Ti ho detto come ti devi vestire !

ANDREA                             Ma non voglio, non è nel mio stile!

SILVIA                                 (digrignando i denti) Andrea!

ANDREA                             Si, si, ho capito!

Silvia dà gli ultimi ritocchi al suo vestito.

LUCA                                   Ma non eri stata tu a dire la frase ‘le donne sono come delle rondini, se le stringi troppo soffocano se le stringi troppo poco  volano via’?

SILVIA                                 (stizzita) E con questo?

LUCA                                   Non hai mai pensato che potesse valere anche per gli uomini?

SILVIA                                 Perché ti impicci di cose che non ti riguardano?

LUCA                                   Perché se continui così, dovrò chiamare Amnesty International! Andrea avrà pure i suoi complessi, ma è un essere umano, dopotutto. Se lo tratti in questo modo, quello mi finisce di nuovo dallo pscicanalista. Il tuo unico pregio è stato quello di avergli tolto un difetto. Adesso gliene sono rimasti due : è cattolico e della Roma!

SILVIA                                 Adesso che l’oratore ha finito il suo discorso, posso parlare io? Ho sempre trattato Andrea con la massima dolcezza (urlando)...ti vuoi sbrigare!? (a voce normale) e poi comunque, ripeto, non sono affari tuoi!

LUCA                                   Ma se mi sembra di vedere ‘Misery non deve morire’! Ci manca solo che lo leghi al letto! E poi, queste vostre voci da inquinamento acustico non mi fanno studiare. Tu hai preso il tuo ventisette, no? Adesso dammi l’opportunità di fare lo stesso. Come ho già detto ad Andrea, lo considererei un regalo di compleanno.

Silvia sbuffa ed entra Andrea vestito alla Ugo.

SILVIA                                 Oh! E’ tutta un’altra cosa, vero Luca?

ANDREA                             Allora (rivolto a Luca), che ne pensi?

LUCA                                   Penso che dovresti riconsiderare quella seconda ipotesi. (segno delle tre corna sulla fronte)

SILVIA                                 Di che sta parlando?

ANDREA                             Niente, andiamo. Ciao, Luca.

SILVIA                                 Ciao. (prende la borsetta)

Andrea e Silvia escono di casa.

LUCA                                   (fa un gesto di saluto) Allora. Devo approfittare di questo momento di quiete. Dov’ero rimasto?...Ah, già: la formula di Schwarz, a pagina... pagina... (sfogliando il libro, guarda il pubblico) ventisette!

Buio. Musica.

la scena riprende con Luca intento a studiare sulla poltrona. Suona il citofono che stavolta è un sonoro

starnuto e Luca va a rispondere con il libro aperto in mano continuando a studiare.

LUCA                                       (Tra se) Toccherà farlo riparare questo citofono prima o poi…

Entrano Silvia e Andrea nell’ordine.

SILVIA                                 (urlando rivolta ad Andrea che entra subito dopo di lei) E non osare dire nulla, non parlare, non fiatare! Umiliarmi in quel modo davanti alla mia famiglia...! Dopo tutto quello che ho fatto per te!

ANDREA                             Ma io...

SILVIA                                 Zitto! Anzi, sai che faccio? Chiamo Ugo, uno che di classe ne ha da vendere, uno tutto di un pezzo! Sai sempre cosa aspettarti, non ti riserva sorprese, lui!

 LUCA                                  Pensa che palle!

SILVIA                                 Tu non ti intromettere! (va al telefono e compone il numero) Lo chiamo al cellulare… e non provare a fermarmi!… Ugo! Pronto? Ciao, sono Silvia.                    Ah, mi avevi riconosciuta! (fa dei gesti di compiacimento ad Andrea e Luca). Ti va di uscire, anche se è un po’ tardi? Sei qui vicino? D’accordo.            Giusto il tempo di cambiarmi. Ti aspetto, ciao. (chiude. Rivolta ad Andrea) Hai finito di usarmi! (va in camera sua)

Andrea, triste, si ferma a testa bassa appoggiato sul divano. Dopo una lunga pausa Luca si alza, gli si

avvicina ad un palmo dal viso e i due si danno i ‘cinque’. Andrea va in camera facendo gesti di gioia. Luca

si siede e suona il citofono che ora è il gemito di un bambino in fasce.

LUCA                                   Già qui? (si alza e risponde) Chi è? (si siede)

Entra Ugo vestito e pettinato tipo ‘rasta’, con camicione fuori dai pantaloni, scarpe da ginnastica alte e

slacciate, capelli con treccine.

UGO                                     Buonaseva.

Luca scoppia a ridere.

UGO                                     Come mai le suscito tutta questa ilavità?

LUCA                                   (alzandosi e ridacchiando) No, è che mi è venuta in mente una barzelletta... ma come mai hai cambiato look?

UGO                                     (cantando in stile RAP) Il gvigiove di questi tempi, imponeva un cambio vadicale yeah, che ad occhi poco attenti, può sembvave solo esteviove yeah, (ballando) vadicale yeah, esteviove yeah, vadicale esteviove yeah... (smette di cantare) Oh, pev Giove. Ho dimenticato la macchina apevta, devo    covveve dabbasso yeah. E’ stato un piaceve avev scambiato quattvo chiacchieve con lei. Può dive a Silvia che sono avvivato e che l’aspetto giù?

LUCA                                   Cevto...yeah!

UGO                                     Molto covtese. Buonaseva (esce ballando e canticchiando)

Luca ridacchiando torna a sedere quando entra Silvia.

LUCA                                   Il tuo ‘coso’ è arrivato yeah, e ti sta aspettando dabbasso probabilmente in una due cavalli giallo-limone (ride)

SILVIA                                 Ma che dici? Non mi aspettate. (esce con borsetta)

Entra Andrea vestito uguale identico a Ugo rasta.

ANDREA                             Aaah. Mi sento molto meglio. (si siede sul divano) Non solo mi ha lasciato, ma ha già trovato il rimpiazzo! Povero Ugo!

 

LUCA                                   No, povera Silvia!

ANDREA                             Perché?

LUCA                                   Lasciamo perdere. Piuttosto, dimmi come hai fatto a farla arrabbiare così.

ANDREA                             Fortuna, pura fortuna! (si alza) Indovina chi c’era a cena?

LUCA                                   I cugini di campagna!

ANDREA                             Proprio loro! Silvia mi aveva raccomandato di non dargli corda e soprattutto di essere il più serio possibile. Com’è, come non è, comincio a parlare di Londra e di quanto mi era piaciuto ‘Cats’ (che si pronuncia ‘Kez’) che avevo visto per ben due volte. Uno di loro mi fa : (alterando la voce) ‘E che è ?’ (a voce normale) Be’, è un musical, una commedia musicale molto famosa, e l’altro (alterando la voce) ‘Sui cazzi?’

Luca ride.

ANDREA                             Lì scoppio. Eh, no! Lì non ce l’ho fatta più! (ride) Senti, com’è andato lo studio?

LUCA                                   Benino, a parte due o tre telefonate di amici che hanno fatto l’esame e hanno preso ventisette...

ANDREA                             Ma se non ti piace quello che studi, perché hai fatto l’università ?

LUCA                                   Ma quale università! Io volevo fare il ballerino, ma mio padre... “No, che ballerino! Poi mi diventi omosessuale!”

                 

Andrea ridacchia.

LUCA                                   Scherzi a parte, ormai studiare è diventata la mia seconda ragione di vita.        

ANDREA                             E qual è la prima?

LUCA                                   Roma - Liverpool !

ANDREA                             Vai al diavolo!

LUCA                                   (si alza) No, (sbadiglio) preferisco andare a dormire.

ANDREA                             Davvero? Come tutti quelli che hanno l’esame il giorno dopo, non studi tutta la notte per recuperare quello che avresti dovuto fare in un mese?

LUCA                                   Chi, io? Quello che so, so. Quello che non so, non so. E’ inutile farsi illusioni. ’Notte. (esce)

ANDREA                             (sbadiglia) Ti seguo .(esce)

Buio, musica che sfuma quasi subito quando Luca entra in scena con un pigiamone rosa, un paio di ciabatte

pelose ed una candela accesa. Si siede sulla poltrona appoggiando la candela sul tavolino.

LUCA                                   (prende il libro) Quella cavolo di formula non mi entrerà mai in testa!

Si sentono dei rumori dalla camera di Andrea e Luca spegne la candela. Entra Andrea a sua volta con una

candela accesa in mano e non si accorge di Luca. Va al telefono e compone un numero.

ANDREA                             Pronto? Carla, tesoro! Non ce la facevo più, dovevo darti la grande notizia.      Si, ce l’ho fatta. Ce l’abbiamo fatta! Ora il mondo è nostro! Però ricordati quelle cose: non ti amo, non ti amerò m... va bene. A domani. Certo che sei invitata anche tu. Ciao amore!

Andrea esce. Luca riaccende la candela.

LUCA                                   La seconda ipotesi... (segno delle tre corna sulla fronte)

Buio. Musichetta

La scena riapre con Andrea che legge sul divano, col solito giornale al contrario, e Silvia in camera sua. Ci

sono cose in disordine, maglietta per terra, libri fuori posto.

ANDREA                             (con voce portata) Com’è andata con Ugo, ieri sera?

SILVIA                                 (entrando) Non è più tua amministrazione, carino!

ANDREA                             Uffa le donne!

SILVIA                                 (adirandosi) No! Uffa gli uomini! Guarda, guarda qui! C’è disordine ovunque! (afferra una t-shirt e la getta sul divano accanto ad Andrea, va in cucina e rientra in scena con un grembiule indosso ed una scopa in             mano. Comincia a riordinare) A questo serviamo, secondo voi. A pulire!

 

ANDREA                             Allora c’è del buono, in te!

SILVIA                                 La vedi la scopa? (minacciando)

Suona il citofono a mo’ del solito rutto, Andrea fa per alzarsi ma viene fermato da Silvia.

SILVIA                                 Aspetta, vado io! Tanto c’è la cameriera, no? (voce da schiava negra)       Ghi è? Subito! (voce normale) E’ Carla... che forse è l’unico vero ‘uomo’, qua dentro!

Entra il personaggio Carla II che è la cameriera del primo atto in altri panni. La scena si blocca come nel

primo atto e parla Carla II  rivolta al pubblico.

CARLA II                             (col solito fare svampito, entra con lo spolverino in mano ed è vestita con la maglietta della Roma, la sciarpa della Roma, jeans stracciati e giacchetto di cuoio tipo chiodo) Salve...sono ancora qui...spero che vi ricordiate di me! Vedete, io volevo una vera parte anche nel secondo atto e così... ho... convinto il mio ragazzo. Io sono molto brava a convincere il mio ragazzo. E così... rieccomi qua! Grazie ancora.

La scena torna normale. Carla II esce e rientra senza spolverino.

CARLA II                             (con accento smaccatamente romanesco) Che se po’?

ANDREA                             (alzandosi) Tesoro, eri tu! Silvia, ti presento Carla, la mia ragazza.

CARLA II                             ’Cere!

SILVIA                                 (senza neanche avvicinarsi) ’Cere...

CARLA II                             Lei è...che sei la cammeriera?

SILVIA                                 No! Sono la sua ex - per fortuna- ragazza.

CARLA II                             Ah...! Scusa, sai, ma così vestita...

SILVIA                                 Non ti preoccupare, ma continua pure a darmi del lei, che andava bene!

ANDREA                             (rivolto a Carla II) Sediamoci.

Andrea e Carla II si siedono sul divano, suona il citofono che è un ruttone terribile.

CARLA II                             (si alza e rivolta al pubblico) Oh, nun so’ stata io eh!

Andrea va a rispondere.

ANDREA                             Si? E’ Luca. (verso Carla II) Sta salendo quel mio amico, vedrai, ti piacerà.  Allora, come mai questa sorpresa? (Carla lo avvinghia)

Entra Luca.

SILVIA                                 Com’è andata?

LUCA                                   (lunga pausa) Bocciato!

CARLA II                             (di spalle, sul divano, esulta con la sciarpa)

LUCA                                   Dopo un’ora di interrogazione il professore mi dice.: ‘vede, lei è sul 18-20,      ma questo è un esame dove bisogna prendere almeno...’

CARLA II-SILVIA-ANDREA   Ventisette!

Luca fa un gesto come per dire ‘andate al diavolo’ e va verso la poltrona.

ANDREA                             Luca, volevo presentarti Carla...

LUCA                                   Carla?! Ah,... ‘lei’ è Carla? Piacere.

SILVIA                                 (sarcastica) Buon compleanno, Luca!

ANDREA                             Ah già, auguri!

CARLA II                             Allora, auguri anche da parte mia!

LUCA                                   Grazie rigà ma nun è aria (si siede)

CARLA II                             (ad Andrea) Te dovrei parlà d’un probblema.

ANDREA                             Tesoro, dimmi tutto!

SILVIA                                 Già, lui adora sentire i problemi degli altri, lo aiuta a sentirsi normale.

LUCA                                   Non essere così acida, Silvia. Lascia che Carla scopra il vero Andrea per conto suo.

Citofono, suono del rutto.

LUCA                                   Andrea!

ANDREA                             La volete smettere? (si alza, risponde e si siede)

CARLA II                             (si alza) Ahò, ma nun ce stà nessuno normale qua?

Entra Carla.

CARLA                                (ha un libro impacchettato in mano, rivolta a Luca) Tesoro! Cento di questi giorni! (bacio) Questo è per te!

CARLA II                             Ma questa è ’na gabbia de matti! (ad Andrea) Io vado...telefoname, anzi nun telefonamme! (esce)

                                            

CARLA                                Ma chi era quella?

SILVIA                                 Una persona normale!

LUCA                                   Andrea? Non sarebbe mai andata d’accordo con te.

ANDREA                             Ma andate tutti a farvi fottere! (va in camera)

CARLA                                A proposito! Ho incontrato un tizio con una due cavalli giallo-limone     divertentissimo, e che fa sempre ‘yeah, yeah’. Ho un appuntamento con lui          tra poco, per cui scappo. Auguri ancora. (uscendo) Spero che ti piaccia...

SILVIA                                 Io me ne vado in camera! (sconvolta e nauseata)

LUCA                                   (scarta il pacchetto e legge il titolo) Rodari: ‘Ventisette racconti’.

Entra Andrea con una valigia in mano.

ANDREA                             Io me ne vado.

LUCA                                   Dove?

ANDREA                             In un posto.

LUCA                                   E con chi?

ANDREA                             Con della gente.

LUCA                                   E quando torni?

ANDREA                             Prima o poi...

LUCA                                   Adoro questa precisione nelle tue risposte! E... quando partiresti?

ANDREA                             Credo che ci sia un treno tra un’ora.

LUCA                                   Sarà, ma secondo me, tu non andrai da nessuna parte.

ANDREA                             Come?

LUCA                                   Voglio dire che tu oggi non parti!

ANDREA                             E perché, se è lecito?

LUCA                                   Non così di corsa, che ne dici di una scommessina?

ANDREA                             Cioè?

LUCA                                   Se io vinco, vale a dire se oggi tu non parti, mi dici dove vai, anzi, dove saresti andato.

ANDREA                             E se vinco io?

LUCA                                   Chiedi pure quello che vuoi, tanto non posso perdere.

ANDREA                             (ci pensa su e guarda la porta della stanza di Silvia) Chiedi a Silvia di uscire con te stasera, per  festeggiare il tuo compleanno, ma... niente trucchi! Non dovrai dirle che è stata una scommessa o cos’altro, ma che lo fai perché ti va.

LUCA                                   Andiamo sul pesante, ma sia come vuoi.

ANDREA                             Forza, allora, sentiamo: perché oggi non dovrei partire?

LUCA                                   Stasera c’è alla televisione la partita della Roma!

ANDREA                             Ah, ah (ride) Bravo, potevi riuscirci! Ma non basta, mi dispiace!

LUCA                                   (attonito) Silvia da una parte e lo psicologo dall’altra. Te li stanno togliendo tutti, i difetti!

Andrea ride e va a prendere lo zaino sulla sedia.

LUCA                                   Come ci vai alla stazione?

ANDREA                             In macchina.

LUCA                                   Ce le hai settantamila lire in più?

ANDREA                             Perché?

LUCA                                   Be’, tu che sei cattolico, dovresti anche essere caritatevole...

ANDREA                             Allora?

LUCA                                   Da qui alla stazione ci sono circa una dozzina di semafori. Sono:cinquecento lire al marocchino lava-vetri, duemila a quello degli Arbre Magique, duemila a quello dei fazzoletti, duemila a quello degli accendini, mille e cinquecento a quello che ha i giornali, diecimila a quelli che vendono le stampe dei pittori ciechi e duemila al parcheggiatore. Il parcheggio dista circa duecento metri dalla stazione. Durante il percorso a piedi devi spendere: quindicimila lire per quella che ti vuole vendere la penna, poi incontri il ragazzo che ha gli articoli per la casa e tu gli compri la cosa che costa di meno, che è lo scotch, duemila lire; infine il marocchino dei tappeti che, se ci combatti dieci minuti, te lo dà a trentamila. In tutto fanno circa settantamila lire. Se prendi l’autobus, ti lascia proprio davanti alla stazione. Sono mille e cinquecento lire di biglietto e nessun problema di coscienza!

               

ANDREA                             Ciao, Luca! E salutami Silvia...e... non dimenticarti della scommessa! (esce)

Luca riluttante si avvia verso la porta di Silvia e bussa.

SILVIA                                 Chi è, che c’è?

LUCA                                   Sono io...(speranzoso) Esci con Ugo, stasera?

SILVIA                                 No!

LUCA                                   (impreca sottovoce) Dato che è la mia festa e non mi va di starmene a casa, perché non ce ne andiamo io e te da qualche parte?

SILVIA                                 (apre la porta lentamente, voce greve) Starai mica scherzando?

LUCA                                   No.

SILVIA                                 Come mai questo invito così improvviso?

LUCA                                   Per scomm... per amicizia!

SILVIA                                 E dove vorresti portarmi?

LUCA                                   Le mie finanze non possono permettersi più di un hamburger.

SILVIA                                 Offro io, come regalo!

LUCA                                   (con voce da gay) Chez Maxime andrà benissimo!

Silvia prende la borsa ed esce con Luca. Musichetta e buio.

La scena riprende con Luca e Silvia che guardano la telenovela. Luca cinge con un braccio Silvia che ha la

testa appoggiata sulla spalla di Luca.

SILVIA                                 Ma che fine ha fatto Andrea?

LUCA                                   A me lo chiedi?...E’ più di un mese che non si fa sentire... aspetta, aspetta adesso gli dice perché era stato in prigione...

SILVIA                                 Ma come fai a pensare alla telenovela in un momento così?

LUCA                                   Il momento era così ieri, è così oggi e sarà così domani. Se fosse morto l’avremmo saputo, gli ospedali li abbiamo chiamati tutti e San Patrignano mi dà sempre occupato!

SILVIA                                 Scemo!

LUCA                                   Vedrai che prima o poi ci arriverà una sua cartolina dalla California con sopra scritto ‘vaffanculo’! Adesso fammi sentire, per favore!

SILVIA                                 Ma se Andrea non è mai andato più a oriente di Trastevere!

Suona il citofono che ora è una sonora e lunga pernacchia. Silvia va a rispondere.

SILVIA                                 Chi è?...(con enfasi) Andrea? Vieni, vieni! Hai sentito? E’ Andrea!

LUCA                                   L’ha sentito anche quella del piano di sopra, se è per questo! Siediti e dimmi come va a finire, che io vado alla porta... (Luca vede Andrea, ride)

                 

LUCA                                   Un difetto ti doveva rimanere!

Entra Andrea e si gira Silvia a guardare.

ANDREA                             (vestito da frate) Pace e bene!

SILVIA                                 Ma che hai fatto?

LUCA                                   (andando verso la TV) Ha capito!

SILVIA                                 Luca!

ANDREA                             (con tono da ‘frate’) No, non litigate per colpa mia. Luca ha ragione: ho finalmente capito qual era la mia strada e spero che anche voi possiate trovarla quanto prima!

Silvia si avvicina a Luca e gli si mette sotto braccio.

SILVIA                                 Ma noi l’abbiamo trovata, la nostra strada!

ANDREA                             Che bello! Che possiate vivere felici e...

LUCA                                   A digiuno! (a Silvia) Perché non prepari un po’ di cena?

SILVIA                                 Ah, già. Tu Andrea, puoi mangiare qualsiasi cosa?

ANDREA                             Veramente, in questo mese mangiamo solo frutta.

SILVIA                                 Mi sà che c’è rimasta solo un po’ d’uva (fa per andare in cucina)...uva... non riesco a trovare una parola che faccia rima con uva!

Spot di luce su Silvia, Luca ed Andrea si gettano sconsolati sul divano e la poltrona.

SILVIA                                 ...Uva!

Musichetta. Buio. Sipario.

FINE SECONDO ATTO

EPILOGO

(‘I CUGINI DI CAMPAGNA’)

La scena raffigura l’interno di un appartamento. Divano, libreria, televisore, suppellettili varie, tra cui un banchetto, poltrona, sedie e, volendo, lattine di birra vuote ovunque; almeno due uscite (meglio tre), di cui una sulla sinistra che sarà la porta di ingresso. Vicino a quest’ultima c’è un ragazzo, di nome Davide (in jeans e maglietta), con lo sguardo fisso e imperturbabile, perfettamente immobile, e che rimarrà tale per tutta la durata della commedia, applausi compresi, che sarà ‘l’attaccapanni’. All’inizio ha un ombrello attaccato al braccio sinistro sistemato apposta per far si che la gente ci appenda le cose. Chiunque entra nella stanza attacca o appoggia la giacca, il cappotto, l’ombrello o la borsetta su di lui. Giulio è disteso sul divano con le mani dietro la nuca a guardare il soffitto. E’ vestito in maniera trasandata, jeans un po’ unti e stracciati e un camicione, barba incolta. Entra Mimmo, vestito molto meglio di Giulio, con un paio di quei pantaloni coi tasconi, che appende la giacca sulla spalla di Davide (il ragazzo che si crede di essere un  attaccapanni).

MIMMO                               Ciao.

GIULIO                                Ciao un cazzo!

MIMMO                               Perché ti sei alzato male stamattina?

GIULIO                                Perché mi sono alzato male stamattina? Perché mi sono alzato male stamattina? Ho quattro parenti: tre fratelli e una cugina. Sta cugina nun fa altro che passare da un uomo all’altro. A questo punto mi chiedo perché non batte, almeno ce guadagnerebbe qualcosa… e adesso si è fidanzata con una specie di carciofo. Ho un fratello che è ‘mbriaco dalla mattina alla sera (indicando verso un’ipotetica altra stanza della casa), uno che è appena uscito di galera (indicando Mimmo, il suo interlocutore), uno che si crede di essere un attaccapanni, io non riesco a trovare lavoro e tu mi chiedi perché mi sono alzato male stamattina? Dovresti chiedermi perché me sò alzato!

MIMMO                               E non la fare così tragica! Tanto per cominciare nostra cugina, non corrisponde affatto alla descrizione che tu hai dato!

GIULIO                                E piantala de parlà così! Di’: ‘non c’entra niente con quello che ho detto’, no (facendo il verso) ‘non corrisponde affatto alla descrizione’... Ma cò chi credi de sta a parlà? Mò perché a diciott’anni hai scelto di fare un corso di computer e adesso stai ai Parioli (nda. Quartiere molto ‘in’ di Roma - oppure ‘vivi al centro’), ciai la macchina e guadagni un sacco de sordi, te credi desse chissà chi. A neno, te ricordo che fino a quattr’anni fa vivevi in periferia con noi, parlavi sguaiato peggio de me, scaricavi le cassette de verdura ai Mercati Generali e ciavevi na capezza così grossa che ce potevi legà er motorino! Per cui cerca, almeno qui, di non darti tutte queste arie.

MIMMO                               Posso finire?

GIULIO                                Finisci!

MIMMO                               Dicevo che nostra cugina ha solo avuto sfortuna. Prima o poi lo troverà l’omo giusto!

GIULIO                                Si, l’anno di mai e il mese che viene dopo! Quella non è una donna! E’ una ciste! Una ciste inoperabile! Una volta che t’è venuta diventa sempre più grossa e non te la levi più! Ma ti ricordi l’ultimo che ci ha presentato? Sempre con quello zaino appresso come se dovesse andare a scuola! E quello prima ancora? Buona camicia a tutti? Con quella terribile ‘erre’ moscia che si ritrovava? E daje...

MIMMO                               E poi lui (indica la stanza del fratello ubriaco), lo sai perché è sempre ubriaco, la ragazza lo ha lasciato…

GIULIO                                Si, ma un giorno, due giorni, una settimana, un ‘mese’ puoi stare male, ma non un anno! Te lo dico io perché è sempre ubriaco: quello ha cominciato a ‘pensare’ di bere da quando quella furba di nostra madre ha deciso de daje quel cazzo de nome!

MIMMO                               Ma è uno dei sette re di Roma!

GIULIO                                Ti sei fissata che gli vuoi dare il nome di uno dei sette re di Roma? Allora chiamalo Romolo, Remo, Tarquinio... Tullio! Ma no Anco! Che razza de nome è ‘Anco’?? Allora era meglio Numa! Come ti chiami? Numa! Eh! Almeno faceva paura! E invece no, Anco l’ha chiamato! Lo pigliano per il culo da quando era regazzino, quel poveraccio!

MIMMO                               E Davide (indicando l’’attaccapanni’) lo sai che ha preso da papà. Ti ricordi che ogni tanto nostro padre si metteva sul terrazzo a fare lo stendino per i panni? Povera mamma...

GIULIO                                Ma che povera mamma! A quella je faceva comodo! Così faceva due lavatrici per volta! (verso Davide) E tu, la vuoi piantare di fare il cretino? A chi la vuoi dare a bere, eh? Ti fa comodo stare qui senza lavorà, senza fa gnente… tanto lo so che tu di notte aspetti che ci addormentiamo per saccheggiare il frigorifero! Ma io ti becco, prima o poi! E appena ce riesco te manno a fà l’attaccapanni in galera, così vai a fà compagnia a tu fratello!

MIMMO                               E io comunque non sono andato in galera come dici tu! Mi hanno solo trattenuto per accertamenti, è stato un malinteso...

GIULIO                                Sarà pure stato un ‘maleteso’ come dici tu ma me devi spiegà che ce facevi coinvolto in una rissa nel porto di Civitavecchia alle tre del mattino!

MIMMO                               Ero andato a lavorare fuori Roma, poi sono rimasto senza benzina, ho dovuto spingere fino all’unico distributore self-service che c’era, che stava al porto, ma non avevo la diecimila. Allora sono entrato in un bar, poi sò volate le sedie… aho! Ma che te devo raccontà tutte le cose mie?

GIULIO                                (ironico) Che vergogna! Ho un fratello in libertà vigilata!

MIMMO                               A Giulioo... mavvaffan... (va in camera sua)

GIULIO                                Oooh! Quasi non ti riconoscevo più! Ma il sangue è quello, eh! (urlando verso la stanza di Anco) Oh, buongiorno, eh!!! Ma vuoi uscire da quella camera? Ti puoi ridurre in questo stato? Fai pace col tuo fegato! Non puoi continuare così! Farsi un cicchetto ogni tanto va bene, ma tu t’arzi la mattina, vai in cucina, prendi la birra, te ne vai in camera, te la scoli e poi sei ‘mbriaco per tutto il giorno! E tutto questo per una donna! …(pausa; a Davide, l’attaccapanni) E digli qualcosa, pure te! Sembra che l’unico stronzo al quale gli importa di quello che fa quel degenerato, so’ io! Eh già, ma io sto a parlà cò uno che se crede desse n’attaccapanni!… E perché? Perché l’hanno scartato alla visita militare! Invece d’esse contento...

MIMMO                               (da dietro) A Giulio... e lassalo perde!

GIULIO                                Voleva seguire le orme del padre, voleva seguire! Ma io dico! L’unica cosa che nostro padre ci ha lasciato, oltre a questa casa disgraziata è l’esempio di cosa non si deve diventare. E tu no! Volevi fare come lui! Volevi andare a fare il Sottoufficiale dell’esercito! E sei stato l’unico stronzo che conosco, che è stato riformato a causa dei test psicologici!

 

MIMMO                               (entrando in scena) Cioè?

GIULIO                                ‘Le piacerebbe fare il fioraio?’ ha scritto di si! “Daresti cinque anni di vita per cinque minuti di guerra?” ha scritto di si! E alla domanda “In chi mi cambierei se avessi la bacchetta magica?”, ha scritto: ‘un coniglio’!

MIMMO                               A proposito di conigli, vado a prendere un po’ di carote dall’orto. (ridendo, esce)

GIULIO                                Eh, ridi, ridi… qui c’è poco da ride…(urlando) visto che ci stai guarda come stanno le pesche!

MIMMO                               (da fuori) Vabbè!

 

Comincia a sentirsi il rumore di un freezer malridotto che si fa sempre più forte, il classico rumore improvviso del ‘frigorifero che attacca’. Giulio, visibilmente scocciato, esce di scena, va nell’ipotetica cucina e si sente che dà un calcione a questo freezer che, a quel punto smette di fare rumore.

GIULIO                                (entrando) Toccherà farlo riparare quell’affare, prima o poi!... Già, ma chi se chiama per riparare un frigorifero? Quelli della marca del frigorifero!... Sé… ciavrà trent’anni, la fabbrica sarà estinta! …Pensa, pensa... frigorifero, ghiaccio. Ghiaccio, acqua. Acqua, idraulico! Ma si, chiamo l’idraulico, così mi stura pure il cesso! (va al telefono) Pronto? E’ l’idraulico? Si, sò Giulio er fijo de Gigi... si, lo ‘stendino per i panni’, si… senta ho un bagno da sturare e un frigorifero che fa rumore, quando può venire? Subito? Ma io adesso sto uscendo, devo andare al pozzo e non mi accorgo se arriva qualcuno… no, in casa non resta nessuno... (tra se) quello sta nell’orto, quell’altro è ‘mbriaco e sta a dormì... (attimo di pausa, guarda l’attaccapanni) no, aspetti, c’è qualcuno in casa! Allora io esco ma torno subito, però c’è mio fratello. Mi raccomando, eh! Si, subito dopo il ponte. Grazie! (a Davide) Io vado, mi fai il santo piacere di aprire quando viene l’idraulico? Non devi parlare, basta che mi fai un cenno con la testa, si o no... e daje, te prego, devi solo allungare la mano e aprire la porta!... Vabbè, lascio la porta aperta e torno prima che posso (uscendo) ma tu guarda se devo dà soddisfazione a sto stronzo!

Giulio esce e resta Davide da solo in scena. Dopo circa 30 secondi, durante i quali sulla scena c’è solo l’attaccapanni,  il freezer ‘attacca’ di nuovo, con il solito rumore insopportabile. Dopo un’altra manciata di secondi si sente il rumore di un sonoro calcione dato, evidentemente, al freezer, che smette di far rumore. Entra Mimmo in scena, dandosi una pulita, come per scrollarsi la terra di dosso.

MIMMO                               (mezzo parlando con l’attaccapanni) Possibile che non ha ancora fatto riparare quell’affare? (andando verso il telefono) Ora ci penso io… già… ma chi si chiama per riparare un frigorifero? … L’assistenza, certo!... Sé… se trovo i discendenti forse. Quel frigo ciavrà trent’anni! E chi chiamo allora? Rifletti… rifletti… un frigo… un frigo… in un frigo ci metti le cose per conservarle, perché nel frigo fa freddo… freddo, freddo, neve, neve-ghiaccio, ghiaccio-acqua... acqua-mare… mare-bagno… bagno…idraulico! Ma si, certo, chiamo l’idraulico! (va al telefono) Pronto? E’ l’idraulico? Sò Mimmo er fijo de Gigi... si, lo ‘stendino per i panni’, si… senta ho un vecchio frigorifero che fa un rumore infernale, può venire a vedere se può farci qualcosa? … Ah… mio fratello l’aveva già chiamata ma non aveva capito se in casa adesso non restava nessuno e quindi, per scrupolo, ha preso un altro appuntamento… vabbè, ma allora quando può venire?… Si, si, non c’è problema, se ci vuole poco… ci conto, eh? L’aspetto! Grazie, arrivederci. (rivolto a Davide) Davide, sai dov’è Giulio?… Vabbè, sarà andato dove sarà andato. A proposito, lo sai che ieri ho incontrato i Marcucci? C’è il figlio… coso, come si chiama… dai aiutami… coso… (come se l’avesse aiutato) si, bravo! Alfonso! Te lo ricordi? Quando papà si metteva in giardino a fare lo stenditoio, anche lui si divertiva ad appenderci le cose sopra… quanti anni avrà avuto… cinque, sei… ti dicevo: non riesce a far funzionare il computer, per cui non può connettersi a Internet e vuole una mano. Che palle! Ma io dico! Passo 355 giorni all’anno a lavorare sui computer e mi tocca fare lo straordinario anche quando sono in vacanza. Che palle!… Lo so… lo so che stai pensando. Nun me l’ha ordinato il dottore... allora con una scusa gli dico che non posso… ma come faccio! Alfonso lo conosco da quand’era regazzino… che palle, che palle! Io le odio queste cose, le ho sempre odiate, per questo me ne sò andato! Quando devi fare una cosa che non ti va di fare ma la devi fare per forza: per la famiglia, per le questioni di buon vicinato, per quello, per quell’altro… insomma, per un motivo o per l’altro, trovano sempre il modo di mettertelo nel…! Tu guarda se devo dì le parolacce come quel disperato de Giulio. Ce devo annà, ce devo annà pè forza… che palle!… E non mi guardare così! Per te è comodo, che ti importa! Stai lì, fai l’attaccapanni e te ne freghi. Sei comodo, perché sei comodo; uno appoggia le cose… però è troppo facile. Stai fermo lì, la vita ti scivola addosso e te ne strafreghi! (arrabbiandosi) Mi fai incazzare, mi fai!

Entra Giulio.

GIULIO                                Mannaggia alla pompa, mannaggia!

MIMMO                               Che è successo?

GIULIO                                Si è rotto un tubo nel giardino. Adesso non possiamo neanche innaffiare l’orto, mannaggia!

MIMMO                               Vabbè, io mi vado a sistemare che devo uscire. (rivolto a Davide) E con te continuiamo dopo! (esce)

GIULIO                                Ma che gli hai detto? No, detto immagino di no, che gli hai fatto? (aspetta una vana risposta e fa il gesto di dargli uno schiaffo) Te darebbi nà pigna, te darebbi! Dimmi almeno se è arrivato l’idraulico… vabbè, ho capito và, è più divertente parlà cò na lapide… (va a telefono) Pronto? E’ l’idraulico? Sono ancora Giulio, il figlio di Gigi… si, lo stendino, si… mi scusi se la richiamo, meno male che non è ancora uscito. Le volevo dire che si è rotto un’altra volta quel tubo in giardino. Mi sa che stavolta è la valvola… hm… ce vò un po’ de tempo perché deve cercare in magazz… vabbè, faccia quello che può. Grazie. (chiude il telefono) Pure questa ce mancava. (a Davide) Sai dove deve andare Mimmo? … Eddai, la vuoi fare finita? Ma quanto deve durare questa storia? So stanco… (l’attore qui calcherà particolarmente l’ ‘anco’ finale della parola: una frazione di secondo dopo si sente un rumore di bottiglia rotta proveniente dalla stanza di Anco, Giulio si rivolge da quella parte, urlando) ah, ti sei svegliato finalmente! Stattene bono però che non ti ha chiamato nessuno! (a voce normale) Ci credo che ogni volta che si muove rompe una bottiglia, cià ‘ntappeto de Peroni sul letto! Ma come si fa? Ridusse così per una donna. Al posto dei globuli rossi ciavrà il luppolo adesso! Ma io dico… ci si prende… ci si lascia… è normale! E’ sposarsi che non è normale! (verso Davide) O no? E’ contro natura! (verso Mimmo che è fuori stanza) A Mimmo, nun ciò raggione? L’uomo è un animale poligamo, anzi! Prima di tutto è un animale!

MIMMO                               (rientrando in scena con occhiali da sole e in mano il portatile, il frontalino della radio della macchina e il caricatore dei CD, sempre da auto) Che c’è? Ti sei visto allo specchio?

GIULIO                                E piantala! Scusa, hai mai visto tu un pinguino, una gallina o un maiale che si sposano? O che restano con la stessa animala per tutta la vita? (si risdraia sul divano)

MIMMO                               E sta bbono! Ciavrai pure ragione ma quel poveraccio è stato lasciato il giorno prima delle nozze!

GIULIO                                E invece de festeggià si riduce in quello stato?

MIMMO                               Ma si stava per sposare!

GIULIO                                Appunto!

MIMMO                               Ma come appunto? Non pensi allo shock che ha avuto?

GIULIO                                Io penso al ‘culo’ che ha avuto, altro che shock! Si stava per sposare la figlia di un direttore di un supermarket. Il suocero gli aveva già trovato il lavoro nel magazzino dello stesso supermarket, s’erano presi casa accanto a quella dei suoceri e a lei, già da quand’era nà regazzina, nel quartiere la chiamavano la ‘strappona’! Dammi retta. Quello dopo due mesi di matrimonio s’era già sparato in bocca! Lo preferisco ‘mbriaco  che morto, almeno così ciò qualcuno che ogni tanto mi raccoglie i fagiolini!

MIMMO                               Ma come??? Aveva una casa, un lavoro, quasi una moglie e ora che non si ritrova più niente, tu dici che è stato meglio così???

GIULIO                                A Mimmo! Ma come ragioni? Tu lo sai che vuol dire lavorare col suocero che tra l’altro è pure il capo tuo? E se ci litighi sul lavoro? Te lo ritrovi pure a cena, figurate! Abitavano così vicini! E se invece litighi con tua moglie? E lei lo dice a suo padre? Perché stai tranquillo che glielo dice… sul lavoro poi lui ti fa fare un mazzo così! Non si sarebbe neanche potuto permette il lusso di dare due sganassoni ogni tanto alla donna sua! Damme retta, ja detto un culo, ja detto!

MIMMO                               Sarà, ma io non ti capisco. Vabbè, io esco, dovrei tornare tra una mezz’oretta, spero.

GIULIO                                ‘Ndo vai?

MIMMO                               Dai Marcucci, c’è il figlio, Alfonso, che non riesce a collegarsi a Internet. Purtroppo m’ha incontrato stamattina e mò me tocca annacce.

GIULIO                                I Marcucci? Ma nun sò quelli che abitano vicino allo smorzo?

MIMMO                               Mbè?

GIULIO                                Ma come mbè?! Grasso che cola se gli arriva l’acqua e cianno Internet? Bò! Prendi l’ombrello comunque che sta per venire a piovere.

MIMMO                               A piovere? Ma se c’è il sole!

GIULIO                                (si alza dal divano e si avvia verso la cucina, per esempio) Fidati. Se quell’imbriacone di tuo fratello non si è ancora alzato, vuol dire che pioverà. E’ matematico. E’ meglio del ginocchio mio, non sgarra una volta. Sarà tutto quell’alcool che j’avrà fatto venì ste capacità psicocetiche…

MIMMO                               Psicocinetiche…

GIULIO                                Come te pare. (esce e rientra subito) Pensi che ce se po’ fa qualche soldo?

MIMMO                               Ma la smetti?

GIULIO                                Visto che esci comprame un litro de latte.

MIMMO                               Va bene.

GIULIO                                E piglialo a lunga conversazione.

MIMMO                               Si, così ce fai quattro chiacchiere!

GIULIO                                Mbeh? Parlo co’ n’attaccapanni, non posso parlà co’ n’litro de latte?

Giulio esce.

MIMMO                               (prende il giacchetto e l’ombrello che stavano appoggiati su Davide. Fra se e l’attaccapanni) Anzi, prima di andarmene vorrei dirti una cosa. (riposa giacchetto e ombrello) (prende la sedia e si siede davanti a Davide allo stesso modo di Giulio) Parliamo da uomo a uomo. Lo capisci che non puoi andare avanti così? Ora… partiamo da un presupposto: nessuno qui ha intenzione di metterti fretta o spingerti a fare cose che non vuoi fare. Adesso che hai ben chiaro il presupposto, mi spieghi perché ti comporti così? Ti abbiamo fatto noi qualcosa? E’ Giulio che si comporta male con te? Ti dispiace che papà se n’è andato? Eppure lo sai che ha fatto una precisa scelta di vita, che ha voluto dedicarsi un po’ a se stesso. Ma è vero poi che fai l’attaccapanni perché non ti hanno preso al militare? O è solo una scusa perché hai paura di quello che c’è là fuori? Io ti capisco, non sembra magari, ma io ti capisco. Lo sai che vuol dire alzarsi tutte le mattine alle sette, farsi un culo così dodici ore al giorno, tornare a casa distrutti dal lavoro e andare a dormire così stanchi che non si ha neanche la forza di prepararsi qualcosa per cena? Eh, no che non lo sai. Tu te ne stai qui, bello bello… e guardi… ma che cazzo te guardi? Ti vuoi muovere e darti da fare? Non dico che ti devi sposare la figlia di un direttore di un supermarket, quello no. In fin dei conti Giulio ha ragione, non glielo dirò mai, ma ha ragione. Però ci sono tante vie di mezzo… per carità, non sia mai che io ti crei altri problemi. Anche lo psicologo ha detto che questo è un tuo strano modo di reagire alla cose che vanno male. In fin dei conti ha detto pure che ci stanno persone che per sfuggire ai problemi si comportano in modi altrettanto strani: c’è chi si addormenta, chi si ritira in un monastero, chi diventa matto e chi fa l’attaccapanni come te. Per cui io più di tanto non insisto ma tu cerca di riflettere bene su questo tuo comportamento, d’accordo? (rimette la sedia a posto, prende giacchetto e ombrello. A voce alta) Ciao. (esce)

Giulio rientra in scena e si mette a  leggere il giornale sul divano. Si sente la voce di Mimmo da fuori.

MIMMO                               Aho! ‘Ndò stanno le chiavi della macchina? Le avevo lasciate sul cruscotto!

GIULIO                                Guarda bene che stanno lì a fianco!

Rumore di bottiglia rotta proveniente dalla stanza di Anco.

GIULIO                                (rivolto da quella parte) Ti vuoi stare calmo? Non ti ha chiamato nessuno! Che palle pure questo… (si alza dal divano) sò tutti matti… (esce dalla stanza)

Dopo qualche secondo, durante i quali resta sempre da solo in scena l’attaccapanni, attacca’ il freezer.

GIULIO                                (da dietro le quinte) Anco!… Anco!… (rumore di bottiglia rotta)Esci dal coma etilico e vai a dare un calcione a quell’affare che stò al bagno! (pausa, durante la quale non accade nulla) Davide! Ce poi annà te per favore? Stò al bagno. (pausa, e Davide non si muove)… Li mortacci vostri, li mortacci… (si sente il sonoro calcione dato al freezer e dopo due secondi va via la luce) … ma tu guarda la sfiga, pure la luce doveva mancare! (urlando) Non è che per caso qualcuno si degna di andare a riattaccare la corrente, visto che io continuo a stare al cesso?… (pausa) E’ che purtroppo siamo figli della stessa madre…

Mentre Giulio, al buio, si immagina che vada a riattaccare la luce, Davide (tenendo presente che sarebbe meglio che il pubblico non lo vedesse mai muoversi) va in cucina a prendersi da mangiare, o così si intuisce. Infatti al momento in cui la luce viene riattaccata, pochi attimi dopo, Davide è di nuovo al suo posto ma ha una banana, sbucciata per metà, in bocca. Banana che non ha fatto in tempo a finire di

mangiare perché è rientrato Giulio in scena.

GIULIO                                (rientrando in scena, rivolto verso il cielo) A mà, non ti arrabbiare. Non ne ho detta nessuna ma le ho pensate tutte! D'altronde tu non potevi immaginare che avresti messo al mondo dù mentecatti. (rivolto verso Anco) A ‘mbriacone, sto a parlà cò te: se non esci da quella stanza ti faccio ingoiare tutti i tappi di birra che trovo per casa! (rivolto a Davide) E tu se non… ah! (vede la banana) T’ho preso cor sorcio in bocca finalmente! (gli strappa la banana dalla bocca) A proposito di sorcio, ma che sei, Speedy Gonzales? In trenta secondi che è andata via la corrente hai avuto il tempo di arrivare alla frutta? Oppure hai approfittato che stavo al bagno, eh?.. Non parli?… Ho un’idea. Adesso io e te facciamo una cosa che non abbiamo mai fatto. (va a prendere una sedia e si siede davanti a Davide, con la sedia al contrario, tipo sergente di polizia che interroga) Parliamo da uomo a stronzo. Fermiamoci ad una fredda analisi dei fatti. Io mi sto facendo un culo così per mandare avanti questa casa che non sopporto più e per cercare lavoro. Stiamo campando coi prodotti dell’orto che ‘io’ coltivo e, nello stesso tempo, devo badare a un fratello che è sempre ‘mbriaco fracico e a uno che si è messo a fare l’attaccapanni. Ora… partiamo da un presupposto. Che se a me me girano i cojoni, io te pijo e te metto a fa lo spaventapasseri in mezzo alle zucchine, acchiappo na catena grossa ccosì e te ce lego al ciliegio! Ora che hai capito il presupposto, mi vuoi spiegare perché ti devi comportare così? Ma io che t’ho fatto? E’ colpa mia se nostro padre ha avuto il buon gusto de tojese da mezzo per andare a fare l’antenna parabolica in Germania? (tra se) E meno male che ha voluto fare a tutti i costi l’orto nel giardino… almeno qualcosa se magna! Ma è vero che ora fai l’attaccapanni perché non ti hanno preso al militare? O è solo una scusa per non fare un cazzo? Io ti capisco, non sembra magari, ma io ti capisco! Lo sai che vuol dire andare in giro a mendicare un posto per guadagnarsi qualche sordo in maniera decente? Di certo nun m’andavo a sposare la figlia del direttore di un  supermarket per avere un lavoro, come ha fatto l’amico tuo, ma ne manco morto, ne manco. (rumore di bottiglia che si rompe) Ma a te ti sembra una casa decente questa? (rivolto ad Anco urlando) Statte fermo, non t’ho chiamato! (rivolto a Davide) Dicevamo… lo sai quant’è difficile trovà lavoro? Lo sai che stress sociologico è per me? E secondo me non è giusto che tu te ne stai qui a fare il cretino mentre noi altri siamo pieni di problemi fino alla cima dei capelli. Quanto ancora deve durare questa storia, eh? Per carità, non sia mai che io ti crei altre difficoltà. Anche il sociologo là, ha detto che è un tuo modo per reagire alla cose andate male. D’accordo. Ha detto pure che ci stanno persone che per sfuggire ai problemi si comportano in altri modi: c’è chi s’addormenta, chi si ritira in un monastero, chi diventa matto e chi fa lo stronzo come te. Per cui io più di tanto non insisto ma tu ricordate er ciliegio. Ho finito. (si rialza, mette la sedia a posto e si sistema sul divano a leggere il giornale)

Entra Mimmo, col giornale sottobraccio e col computer portatile in mano.

MIMMO                               Ciao, Giù.

GIULIO                                (sempre col giornale davanti) Già sei tornato?

MIMMO                               E certo che sono tornato. La macchina si è rotta a duecento metri da qua, sono riuscito giusto ad andare a comprare il giornale e tornare indietro. Comunque avevi ragione, una spruzzatina l’ha fatta. (appende l’ombrello e il giacchetto sul braccio e la spalla di Davide)

GIULIO                                Ci credo che s’è rotta. Ma ‘ndai comprato quel catorcio, a Cartagine?

MIMMO                               Dai, lo sai che gli sono affezionato.

GIULIO                                Ho capito, ma cò tutti i soldi che guadagni, possibile che non c’è scappata una macchina nova?

MIMMO                               A Giulio, non la voglio la macchina nuova. Hai capito o no che je so affezionato a questa? Tu ti sei mai affezionato a qualche cosa?

GIULIO                                (abbassa il giornale, guarda un attimo il pubblico, guarda in alto come a dire “mi sto sforzando di ricordare se c’è qualcosa alla quale sia mai stato affezionato”)

MIMMO                               Vabbè, ho capito và, famme posà sta robba.

Giulio si rimette a leggere il giornale e Mimmo fa quello che più o meno fanno tutti quando entrano in casa. Appoggia su di un mobiletto, sistemato accanto a Davide o, comunque in bella vista al pubblico, prima gli oggetti che ha in mano e poi quelli che ha in tasca. Farà questo in maniera ritmata, cadenzata, come fosse una specie di rito che lui compie ogni volta che entra in casa tornando dal lavoro. Naturalmente ci metterà più tempo del normale. Nell’ordine appoggerà questa serie di oggetti: computer portatile, giornale, occhiali da sole, un telefonino, un secondo telefonino,  chiavi della macchina, chiavi di casa, telecomandino del garage, fodero degli occhiali da sole, fodero degli occhiali da vista, frontalino della radio, pacchetto di sigarette pieno, fodero del frontalino della radio, caricatore dei CD da macchina, un CD, un’agenda elettronica, un secondo CD, una penna, il portafoglio, il portadocumenti, qualche spiccio, un accendino tipo zippo, un paio di scontrini, carica batteria del telefonino per auto, l’auricolare del telefonino, pacchetto di sigarette vuoto che accartoccia sul momento, un accendino tipo bic, agenda, pacchetto di fazzoletti di carta, salviettina per pulire gli occhiali, un’audiocassetta senza fodero, il fodero dell’audiocassetta. Durante tutta questa pantomima si vede che ogni tanto Giulio butta un occhio per vedere cosa sta facendo il fratello. Appena Mimmo finisce di svuotarsi le tasche, Giulio si mette il giornale sulle ginocchia.

GIULIO                                Ma a te ti sembra normale?

MIMMO                               Cosa?

GIULIO                                Non lo so, da quando sei entrato in casa ciai messo un quarto d’ora a svuotatte le tasche!

MIMMO                               Perché tu non lo fai mai?

GIULIO                                Io al massimo ciò le chiavi di casa, tu ciai n’emporio! Ma ogni volta che esci ti porti appresso tutta quella roba?

MIMMO                               Certo. E’ il minimo indispensabile.

GIULIO                                Pensa un po’!

MIMMO                               Come sta il fratello alcolista?

GIULIO                                Ma che ne so. Pioggia o no adesso vedi come lo butto giù dal letto. (si alza e va in camera di Anco)

MIMMO                               (verso Davide) Ma poi è venuto l’idraulico?… Figurati, a quelli bisogna stargli appresso come degli avvoltoi. (prende e telefona). Pronto? E’ l’idraulico? Sono Mimmo, il figlio di Gigi… si, lo stendino, si… ma poi che ha fatto, non è più venuto?… Il pozzo? Ah! L’ha richiamata Giulio per dirgli che si era rotta la pompa… mi scusi, non sapevo… no, no, certo… appena trova il pezzo… grazie. Arrivederci. (posa il telefono)

Attacca il freezer.

MIMMO                               (urlando) Giuliooooo!

Si sente un calcione.

MIMMO                               (urlando) Grazie!… (a Davide) Hai pensato a quello che ti ho detto?

Entra Giulio. Mimmo rimette la sedia a posto.

MIMMO                               Allora? Come sta?

GIULIO                                Pare il fantasma dell’opera, pare. E’ tutto bianco.

Rumore di bottiglia che si rompe.

GIULIO                                (arrabbiandosi) Non ti ha chiamato nessuno! Mannaggia a me, mannaggia! Mimmo, io non ce la faccio più! Non ce la faccio più!

MIMMO                               Buono dai, stai buono. Mettiti seduto che adesso passa.

Si siedono sul divano.

GIULIO                                Passa, passa, no che non passa! Tu vivi per conto tuo ma sono io che rimango qua a reggere il moccolo a stì dù stronzi!

MIMMO                               E non restarci! Esci, divertiti, vai in discoteca, in qualche locale!

GIULIO                                Mimmo, io non sono il tipo che fa le tre di notte.

MIMMO                               Le tre di notte magari no, ma qui esagerate nell’altro senso: andate a letto cò le galline!

GIULIO                                Si, ma ognuno cò la sua, per evitare gelosie!

MIMMO                               A Giuliooo, non si può andare avanti così. Qui rischiamo che esci matto pure te!

GIULIO                                Matto ci sono già uscito. Diciamo che il rischio è che li ammazzo a tutti e due!

MIMMO                               Non precipitiamo le cose, diciamo che sono ancora immaturi, bisogna farli crescere.

GIULIO                                Si, e che faccio, l’innaffio?

MIMMO                               Devono stare da soli! Senza nessuno che li accudisca, così si devono svegliare per forza. Giulio, te ne devi annà da qua.

GIULIO                                E bravo! Serviva l’esperto dè computer per scoprì l’acqua calda. Ti credi che non ciabbia già provato? Per andarmene devo trovare un lavoro, ma un lavoro non lo trovo neanche se mi pago lo stipendio da solo!

MIMMO                               Ma scusa, non mi avevi detto che l’altra settimana avevi un colloquio con un’agenzia di servizi? Che è successo?

GIULIO                                E’ successo che io al colloquio ci sono andato ma il capo là… il tizio con il quale dovevo parlare assomigliava a papà… e già mi rodeva il culo. In più, era anche della stessa generazione, e a me mi rodeva ancora di più il culo. Ti puoi immaginare con quale stato d’animo ho cominciato stò colloquio. Insomma, comincia a chiedermi il Turritum, il follicolo, non ho capito bene. Poi lui vedendo che non avevo capito, mi dice “ma ha capito?”. E io “no, veramente non ho capito”. In pratica voleva sapere quali esperienze di lavoro avevo avuto…

MIMMO                               Ah, il Curriculum!

GIULIO                                Eh! Quello, quello! E a me… te l’ho già detto che mi rodeva il culo?

MIMMO                               Si, me l’hai detto.

GIULIO                                Oh. Allora gli dico che ho fatto il garzone per un fornaio, il fruttarolo, e per farmi il fico ho cominciato a spiegargli che i fagioli vanno colti quando la punta del baccello si stacca facilmente, ma a quello non gliene fregava niente…

MIMMO                               Ma ci credo! Questo ha un’agenzia di servizi, che je frega dei fagioli!

GIULIO                                … e continuava a fumarmi in faccia tranquillamente… a me continuava…

MIMMO                               … a rodere il culo…

GIULIO                                Ma io sono rimasto calmo, come mi dici sempre di fare tu. E lui mi ha detto “va bene, le faremo sapere”.

MIMMO                               E poi?

GIULIO                                E poi niente, sto ancora aspettando… comunque il cazzotto gliel’ho dato a fine colloquio, non vale vero?

MIMMO                               A Giuliooo!

GIULIO                                Che è?

MIMMO                               Lasciamo perdere, và… e per quel posto di usciere al comune?

GIULIO                                Ah, lì mi avevano preso! Capirai, mi raccomandavano i Marcucci!

MIMMO                               Pure! Quindi ci devo andare per forza…

GIULIO                                Che?

MIMMO                               Niente, niente, allora?

GIULIO                                A Mimmo! Quelli volevano che mi mettessi la cravatta tutti i giorni. Io nemmeno sapevo com’era fatta, una cravatta! Il primo giorno ho fatto il nodo così stretto che m’è uscito il sangue dalle orecchie. Quelli dell’ambulanza stanno ancora a ride! La verità è che non so bbono a ffa niente, Mimmo. Deve essere perché sono dell’Acquario, lo dice pure quello che fa gli oroscopi, come si chiama… Branco!

Rumore di bottiglia che si rompe.

GIULIO                                (arrabbiandosi moltissimo) Statte bbono! Statte fermo! Ma chi ti ha chiamato??? Chi ti ha chiamato!!! Io l’ammazzo! (scatta come una furia verso la camera di Anco ma Mimmo lo ferma in tempo e cerca di trattenerlo)

MIMMO                               Stai fermo! Stai fermo! Così non risolvi niente!

GIULIO                                Forse no! Ma vuoi mettere la soddisfazione di strozzarlo con le mano mie !?

MIMMO                               Statte fermo ti ho detto, riméttete a sede e cerchiamo di risolvere il problema.

Si rimettono seduti.

GIULIO                                Ma che vuoi risolvere. Io sono stufo di fare il fruttarolo, di questa casa e di questi due imbecilli.

MIMMO                               Ma perché non vieni a vivere con me e non lo fai pure te un corso di computer?

GIULIO                                Io, un corso di computer?

MIMMO                               Mbè? Perché no?

GIULIO                                Ma se ciò messo un anno a imparà come si usa la segreteria del telefono! Lascia perdere, Mimmo. Forse l’unico lavoro che potrei fare è in una comunità di handicappati, tanto ce so abituato!

MIMMO                               Ho capito, và. Da questa parte il problema è irrisolvibile, sei troppo pessimista. Cerchiamo di risolverlo dall’altra parte,  allora.

GIULIO                                Cioè?

MIMMO                               C’è poco da fare: o te ne vai te o rinsaviscono loro. Per esempio, Davide. Ma scusa, com’era prima?

GIULIO                                Beh, tu lo sai che Davide non è mai stato così normale, comunque prima della visita militare, in questa casa, un giorno si un giorno no, si vedeva una videocassetta di un film di guerra. (arrabbiandosi) Tutti me l’ha fatti vedè, tutti! Quello dello sbarco in Lombardia, come si chiama, “Salvate il soldato Ryan”, quell’altro, “Hamburger Hill”, “Platoon”, “Tora! Tora! Tora!”, “I cannoni di Navarone”, poi quello sul Vietnam dove ci sono quelli che giocano alla roulette russa… “Lo Cacciatore”! Tutti me l’ha fatti vedè. Dù palle! Roba che quando uscivo di casa mi veniva voglia di mettermi il nero sotto gli occhi e tendere gli agguati ai vicini di casa. Questo a me, figurati a lui! Era andato alla visita militare che sembrava quello invasato di “Scuola di polizia”. Si voleva portare appresso una pistola, dice che faceva più scena: oh, mica me la voleva dà! Poi quand’è tornato, che gli avevano detto che il militare non lo poteva fare, si è spogliato, si è infilato gli abiti che ha adesso e si è messo lì. E lì è rimasto. Hai capito? Lì è rimasto. E io a sgobbare nell’orto. E lì è rimasto. E io a vendere la frutta. E lì è rimasto. Ma io l’ammazzo!!! (corre a cercare di strozzare Davide e Mimmo cerca di trattenerlo come aveva già fatto in precedenza)

MIMMO                               Stai fermo! Stai fermo! Così non risolvi niente, te l’ho già detto!

GIULIO                                E io te lo ripeto: vuoi mettere la soddisfazione di strozzarlo con le mano mie !?

MIMMO                               Statte fermo ti ho detto, riméttete a sede!

Attacca il freezer.

MIMMO                               Ecco, vatti a sfogare col freezer. (si risiede)

GIULIO                                Pure sto coso ci si mette!!! (esce e molla il solito calcione al freezer, rientra) Ma quando viene l’idraulico?! (va a telefonare)

MIMMO                               No, fermati, l’ho chiamato io un minuto fa.

GIULIO                                E sti cazzi! Lo sai come sono fatti gli idraulici, a quelli bisogna stargli appresso come degli avvoltoi… pronto? Si, buongiorno, sono Giulio il figlio di Gigi… si, lo stendino per i panni, si… ma a lei je piace tanto stà cosa, eh? Posso sapere perché deve sempre sottolineare che mio padre ha fatto lo stenditoio?… No, non mi arrabbio, non mi arrabbio però se permette mi dà fastidio! Ecco… insomma l’ha trovato questo pezzo?… Si, c’è fretta, c’è fretta! Qui mi si secca tutto! Eh, veda un po’. Arrivederci.

MIMMO                               Devi stare calmo.

GIULIO                                (si siede) E tu devi stare qui! Passaci qualche mese in queste condizioni, e non qualche giorno come fai di solito, e poi vediamo se non impazzisci pure te!

MIMMO                               Oh, ma che ti credi, che la mia vita sia semplice? (rivolto a Davide) Diglielo un po’ pure te: che ti stavo raccontando prima? Io attacco la mattina alle sette e mezzo e finisco la sera alle otto e qualche volta alle dieci. Arrivo a casa che alle volte non ho neanche la forza di prepararmi la cena tanto sono distrutto. E a pranzo, quando faccio a tempo, mangio un panino di corsa. Si e no dormirò cinque ore a notte. Ma che è vita questa? Io ho solo due settimane di ferie all’anno e mi piace venire a stare qui. (arrabbiandosi) Ma se quando vengo, mi ritrovo uno stronzo che sta lì a fare l’attaccapanni, che non fa un cazzo dalla mattina alla sera mentre io mi faccio un culo così tutto l’anno, se permetti mi incazzo, capito? Mi incazzo!!! (corre verso Davide per cercare di strozzarlo e Giulio cerca di trattenerlo, stessa identica scena di prima)

GIULIO                                Stai fermo! Stai fermo! Così non risolvi niente!

MIMMO                               Forse no! Ma vuoi mettere la soddisfazione di strozzarlo con le mano mie!?

GIULIO                                Statte fermo t’ho detto e riméttete a sede!

Mimmo si risiede.

GIULIO                                A me viene a dire di stare calmo!

Attacca il freezer.

GIULIO                                Uffaaa! (fa per andare a dare il calcione al freezer ma Mimmo lo ferma)

MIMMO                               Aspetta, Giulio. Posso?

GIULIO                                Si, si, capisco. Vai, vai. (si risiede sul divano e legge il giornale)

Mimmo esce di scena e molla il solito sonoro calcione al freezer.

MIMMO                               (rientrando in scena) Adesso mi sento meglio. Però secondo me avevo ragione io.

GIULIO                                E cioè?

MIMMO                               Bisogna stare calmi.

GIULIO                                E cioè?

MIMMO                               Bisogna prendere Davide e fargli capire le cose con un altro sistema.

GIULIO                                E cioè?

MIMMO                               Bisogna spiegargli che la vita si può affrontare in un altro modo.

GIULIO                                E cioè?

MIMMO                               E cioè… ahò, ma che sai dì solo ‘e cioè’??

GIULIO                                Non ho capito. Se non ho capito non ho capito. Se vvoi te dico che ho capito, ma non ho capito.

MIMMO                               Ho capito.

GIULIO                                C’hai capito?

MIMMO                               Che non hai capito.

GIULIO                                Ahò, io nun ce stò a capì più un cazzo.

MIMMO                               E ci credo non me fai finì de parlà!

GIULIO                                E parla!

MIMMO                               Dicevo che bisogna prendere Davide con le buone.

GIULIO                                Secondo me se gli vuoi far capire qualche cosa, dovresti prendere quel banchetto e spaccarglielo sulle gambe. Poi vedi come capisce!

MIMMO                               Così oltre che a fare l’attaccapanni mi diventa pure sciancato…

GIULIO                                Esatto! (verso l’attaccapanni) Hai capito tu? Se non la pianti te scianco!

Rumore di bottiglia che si rompe.

GIULIO                                Eh, no eh! Mo m’ha rotto! (si alza per andare in camera di Anco)

MIMMO                               Giulio!

GIULIO                                Non ti preoccupare. Gli voglio solo dare un motivo valido per continuare a dormire. (esce)

Appena Giulio esce, Mimmo va al telefono.

MIMMO                               Pronto? E l’idraulico? Salve, sono Mimmo, il figlio di Gigi… si, lo stendino, si, ecco l’ho chiamata proprio per questo. Mi spiega perché si diverte tanto a ricordarci ogni volta questa storia? … Si, mi arrabbio, invece, mi arrabbio. Per cui, cortesemente, vorrei che neanche con me si prendesse certe libertà, d’accordo? Ecco… e si sbrighi, sennò mi si seccano i peperoni. Buongiorno. (chiude il telefono)

Entra Giulio.

GIULIO                                Con chi stavi parlando?

MIMMO                               Con l’idraulico.

GIULIO                                Ancora?

MIMMO                               Si, ancora! Che te ce puoi sfogà solo te con l’idraulico? Me ce volevo sfogà pure io, perché non si può?

GIULIO                                Chi ti dice niente. (si risiede a leggere il giornale)

MIMMO                               Oh. torniamo a Davide… a proposito, che gli hai fatto?

GIULIO                                A chi?

MIMMO                               A quello. (indicando la camera di Anco)

GIULIO                                Chi gli ha potuto fare niente. Deve aver capito qualcosa e si è chiuso a chiave. Ma tanto dovrà uscire prima o poi. Comunque da sotto la porta usciva una puzza… (con espressione felice) non è che è morto!?

MIMMO                               Giulioo, un problema alla volta per piacere. Ora concentriamoci sul nostro attaccapanni. (rivolto a Davide) Non ti conviene rimanere qui immobile senza far niente. Il mondo è pieno di cose meravigliose che aspettano solo che tu le colga. Per esempio, la prima cosa da fare è andarsene dalla periferia e spostarsi al centro.Tu sei una persona molto intelligente, ci metteresti un attimo a trovare lavoro.

GIULIO                                (butta tutte le prossime frasi di sfuggita, quasi parlando tra se e se) Ormai manco cò la laurea…

MIMMO                               O comunque sono certo che tu troveresti subito un modo per far soldi. Di sistemi rapidi e sicuri ce ne sono a centinaia, che ne so, cominci facendo volantinaggio, ripetizioni, il cameriere…

GIULIO                                …scippi le vecchiette…

MIMMO                               E quando finalmente hai fatto un po’ di soldi…

GIULIO                                …non hai il tempo di goderteli perché alle volte sei costretto a lavorare pure il sabato e la domenica, sennò te licenziano…

MIMMO                               Quando hai fatto un po’ di soldi ti prendi una bella casetta in affitto…

GIULIO                                Tre mesi di caparra, più il primo mese, risistemare gli infissi, tinteggiare tutto, la lavatrice, i fornelli. Cò dieci milioni te la cavi. E mentre mette da parte sta’ cifra che fa, il barbone?

MIMMO                               O altrimenti, invece di prendere un appartamento in affitto, ti apri il conto in banca e chissà, magari ti fanno un mutuo e la casa te la compri!

GIULIO                                Così oltre a mettersi in mano agli strozzini legali, comincia a stressarsi con la parola più brutta che esista sul vocabolario: rate!

MIMMO                               E una volta che ti sei messo un tetto sulla testa…

GIULIO                                … e cominci a chiedere il fido in banca perché nun je la fai…

MIMMO                               …magari potrai anche pensare di poterti permettere una macchina…

GIULIO                                …senza pensare che però non ci si può permettere anche il bollo, l’assicurazione, la benzina, lo stress per il traffico…

MIMMO                               E così con una casa e una macchina…

GIULIO                                …e una MONTAGNA di rate che non ti fanno dormire…

MIMMO                               …puoi finalmente cominciare a cercarti una compagna. Certo non ti prometto che sarà semplice. Soprattutto all’inizio…

GIULIO                                …ripiegherai sulle battone…

MIMMO                               …troverai un po’ di difficoltà, ma quando comincerai a frequentare certi locali, certi ambienti o magari sul luogo di lavoro stesso, ti capiterà di incontrare…

GIULIO                                Altre battone.

MIMMO                               … qualche ragazza. E magari qualcuna di queste comincerà ad interessarsi a te, qualcun’altra magari no. Vedrai che si alterneranno periodi buoni, periodi meno buoni…

GIULIO                                …periodi di battone…

MIMMO                               Ma in fin dei conti l’innamoramento, la timidezza, il non sapere se ti dirà di si o ti dirà di no, è bello perché fa tutto parte di un gioco.

GIULIO                                Si, un gioco al massacro…

MIMMO                               Un gioco stupendo che ti porterà ad avere una famiglia, dei figli…

GIULIO                                …altre rate…

MIMMO                               E questo è il minimo!

GIULIO                                Pensa il massimo!

MIMMO                               A Giulio, ma te da che parte stai?

GIULIO                                Io non sto da nessuna parte, io sto leggendo il giornale.

MIMMO                               Ecco, bravo, allora leggi! (rivolto a Davide) Dicevamo… ho perso il filo del discorso ho perso… ci sono tante… tante cose di cui…

GIULIO                                Sentilo come arranca!

MIMMO                               (arrabbiato) Io non arranco!

Rumore di bottiglia rotta.

GIULIO                                Lo vedi? te lo dice pure il fratello ‘mbriaco che arranchi!

MIMMO                               (torna a parlare a Davide) Se non fai più l’attaccapanni puoi parlare e interagire con altre persone, che possono arricchirti e farti diventare una persona migliore.

GIULIO                                Per esempio può interagire con Gianni il pescivendolo detto ‘er fegato’ perché non si sa con quale coraggio mette il cartello ‘pesce fresco’ sulla roba che vende o con Flaminia, la moglie del barista, detta ‘la grilla’, nun te stò a spiegà il perché, oppure se ci riesci, tra una vomitata e l’altra, puoi sempre parlare cò tu fratello (indicando la stanza di Anco).

MIMMO                               (a interrompere) Abbiamo capito, grazie! (a Davide) Ma oltre a tutto quello che ti ho detto devi includere migliaia di altri piccoli piaceri, che ne so… guardare la televisione…

GIULIO                                Quella già la guarda…

MIMMO                               … farti delle belle mangiate, andare al ristorante, farti una porzione di abbacchio scottadito, di coniglio alla cacciatora, di maialino al latte…

GIULIO                                … di mucca pazza…

MIMMO                               … farti delle belle bevute, un buon vino, una birra…

GIULIO                                Cò tutte quelle rate vedrei meglio la Citrosodina…

MIMMO                               … te ne vai a Ostia al mare, ti abbronzi…

GIULIO                                …ti scotti…

MIMMO                               Ti fai il bagno…

GIULIO                                Cercando di evitare i cofani delle Saxo (nda. E’ un tipo di macchina), a Ostia ce buttano de tutto…

MIMMO                               Ti compri un telefonino…

GIULIO                                … poi ti compri il carica-batterie, la batteria di riserva, il fodero, quattro tipi di schede diverse, “non prende”, “non c’è segnale”, “è scarico”, “ma dov’eri? Che ce l’hai a fare se lo tieni spento?…” . Bella angoscia…!

MIMMO                               Puoi andare al cinema…

GIULIO                                Ma dopo aver pagato le rate, il mutuo, le tasse, il telefono, la luce, l’acqua e la monnezza, ndò li pija i sordi p’andà al cinema???

                                            

Mimmo smette di parlare, quasi affaticato e stanco. Guarda Davide… e guarda Giulio…

MIMMO                               Giulio.

GIULIO                                Eh.

MIMMO                               Ma si ciavesse ragione lui? (indicando Davide)

Sia Giulio che Mimmo si girano a guardare Davide. Pausa. Buio.

Durante il buio, Giulio si sistema a quattrozampe davanti al divano per fare… il tavolino avan-divano, magari con un centrino e un portacenere appoggiati sulla schiena. Mimmo invece si mette accanto al divano, dalla parte opposta a Davide, con un paralume sulla testa a fare… la lampada. Dopo qualche secondo dall’accensione delle luci, giusto il tempo di far capire al pubblico com’è la nuova situazione, si sente bussare alla porta.

IDRAULICO                        (voce da fuori campo) Buongiorno, sono Franco, l’idraulico… c’è nessuno?… Sono Franco!

Rumore di bottiglia che si rompe. Attacca il freezer. Sipario.

- FINE -

Nda) Potrebbe essere simpatico che gli applausi, sempre che ce ne siano, li prendano solo Giulio e Mimmo, mentre Davide resta sempre fermo lì a fare l’attaccapanni.

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