Autore: Niccol Matcovich
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Posizione SIAE: 232450
Codice SIAE: 920976A
Rabarbaro
o Del riso e del pianto
Atto I
Scena I
La scena si compone di due stanze: la camera da letto e latrio/salotto della casa. Quando in una si svolge lazione, laltra oscurata, e viceversa. Il sipario si alza con la camera da letto illuminata e latrio/salotto buio.
Il vecchio Rabarbaro giace a letto delirante. Sputa a terra e vlta il volto a destra e a manca. Chiama, immagina, strilla.
RABARBARO: Pastrano! Porta subito un bicchiere di vincaldo al tuo padrone! Sto male! Non lo vedi che sto male? Pastrano!
Entra di fretta Pastrano, il servitore. Gira per la stanza, intorno al letto, avanti e indietro. Arriva infine vicino al padrone e gli porge il bicchiere di vincaldo, come richiestogli.
RABARBARO: Pastrano! Cos questa diabolica mistura? Avevo chiesto spremuta damarene! Cosa, mi vuoi forse avvelenare?
PASTRANO: Lho fatto per la vostra santa salivazione! Guardatevi intorno signore: questa stanza ricoperta di bava! Dovr scopare Torno a momenti con uno straccio. La volete la spremuta damarene?
RABARBARO: Credi che te labbia chiesta invano? Non son mica delirante, io! Pastrano lo guarda indispettito, volge lo sguardo nellaltra direzione, e fieramente sen va.
RABARBARO: Che d tutto questo romor di carriozze? Lasciatemi in pace! Voglio riposare! Voi! S voi! Dal volto gentile e i tratti nobili, avvicinatevi cortesemente. Chi d quella dama che saccompagna con lombrello vicino alle due cornacchiette lagi? Rabarbaro si infila le dita in bocca e, rialzando appena un poco la testa dal letto, inizia a fischiare.
RABARBARO: Blle damiglle! Perch non vi girate? Son forse cos inane per voialtre? E voi, signorotto di cui inizio a dubitare i nobili natali, perch non datemi retta? Son io invisibile ai vostri occhi di cielo? Mondo infame!
Rientra Pastrano. Gira per la stanza, intorno al letto, avanti e indietro. Raggiunge il padrone e gli porge la spremuta damarene.
PASTRANO: Le ho colte nottetempo per voi, poich sapevo che mavreste chiesto ante il vincaldo e poi, come se IO fossi impazzito, la spremuta damarene. RABARBARO: Pastrano, hai per caso voglia di scherzare oggid? Dammi subito questo placebo e non discutiamone pi!
PASTRANO: Comandi! E mentre bevete il vostro placebo, io ripulir questa terra di saliva, prima che al prossimo servizio debba accorrere con il costume da bagno RABARBARO: Cane rognoso! Porta via le tue pulci da quello che pretendo essere il mio letto doltrepasso! Vuoi forse che ti sputi addosso per farti usar quelle zampacce malandate? E non guardararmi con quegli occhi languidi! Mi sembri Mi sembri Un cane bastonato! (Ride a crepapelle)
PASTRANO: Padrone, la spremuta damarene vha forse dato alle capocce? Son Pastrano, io! Ecch, avete gi scordato la mia faccia?
RABARBARO: Muso rabbioso! Come osi rivolgerti a me coss? Con codeste parole poi! Non provocarmi, ch se solo le mie bracce potessino levarsi contro il tuo pelame, ti manderei via da qui a calci nel sedere! Ora fuori! Lascia riposare un vecchio malato come me! Via cane! Via!
Pastrano, stupito arrabbiato triste disonorato, lascia la stanza a quattro zampe, volgendosi verso il vecchio delirante poco prima duscire.
PASTRANO: Bau!
Resta accesa la luce della stanza da letto e, con il passaggio di Pastrano allaltra, si accende anche questa.
Scena II
Arrivano in casa la Marchesa Therse, cugina di Rabarbaro, con la figlia Adele.
Pastrano torna da Rabarbaro per annunciarle.
PASTRANO: Signore, vi annuncio con gran disonore che vostra cugina la Marchesa insieme con sua figlia la Marchesina Adele son qui, per voi. Sapendo della vostra infermit, hanno infatti deciso di recarvi saluti, poich questi potrebbero esser li ultimi; testuali parole della Marchesa
RABARBARO: Lascia che rimembri siffatte insopportabili creature. Che entrino!
La Marchesa si presenta in abito lungo bianco merlettato. In capo porta un cappello nero con piume di pavone che fendono laria. Alle mani guanti neri lunghi fin ai gomiti. La figlia indossa invece un completo azzurro con corpetto e gonna fin ai ginocchi. Lunghe calze color latte e scarpette nere con fibulatura dorata.
THERESE: Ma caro cugino! Che deso di rivederti che aveva la mia figliola! E tu in tal maniera accogli la Marchesina? Ma su! quasi lora del pranzo! Cosa fai ancora a letto? Non mica buoneducazione accogliere due ospiti cos!
PASTRANO: Perdoni lintromissione signora, ma il padrione assai malato!
THERESE: E cosa sono tutte queste finestre chiuse? Laere che circola divenuto irrespirabile! Su Pastrano! Fa entrare un po di luce in codesta stanza tenebrosa! PASTRANO: Mi scusi se oso risponderle, gentile signora, ma le ripeto che il padrione gravemente malato. Non posso aprire, altrimenti se ne morirebbe!
THERESE: Non capisco perch tutta questa tua disobbedienza oggi! Vergogna! Bene, Adele cara, dato che il nostro amico non si degna di far ci che cortesemente ho chiesto, sarai tu ad obbedirmi. Va, e lascia che lo sole illumini almeno un poco la bella faccia di tuo zio.
Adele obbedisce alla mamma spalancando i tre grandi finestroni della stanza. Entra una forte luce che finisce dritta negli occhi del vecchio Rabarbaro. Pastrano, per evitare di assistere alla sua reazione, volta le spalle alla scena e fissa il muro.
RABARBARO: Brutti pennuti arroganti! Con quale pudore entrate qui, nella mia caverna, a derubare ombra ai miei stanchi occhi? Siete forse voi li padroni di casa? Coss mi farete venire un accidente! Oche starnazzanti! Giungete nel mio loco e vi permettete anche di gracchiarmi negli orecchi! Avessi uno ferro occhessa un alare, vi brustirei sulle braci con pien di penne! E vi siete anche sistemate! Ma brave! Ora prendete quelle vostre zampacce trivalenti e portatele a corsa fuori di qua!
Adele scoppia a piangere.
RABARBARO: O da quando un gallinaccio anche in grado a lagrimare? Son forse rimasto indietro con li tempi? Ha forse la Scienza donato alluomo qualcosa a me ancora inconocciuto? Pastrano! Che situazione mai questa? Perch hai portato due pennuti in casa mia?
PASTRANO: Ma signore
THERESE: La mia indignazione tale, che dora in poi non vorr nianche guardartin faccia. Anzi! Guai a chi prover riparlarmi di te! Perder la lingua sotto i morsi dei miei denti aguzzi! Addio, cugino; che il buon giudizzio faccia renderti conto di come tu abbia osato trattare la Marchesa. Con grande offesa e superba melodrammaticit, ti lascio. Addio!
Se ne esce altera insieme con la figlia, ancora piangente.
RABARBARO: Lascia riposare questo povero vecchio, Pastrano. Ti chiamer io in quanto ne avr necessitate.
PASTRANO: Obbedisco.
Richiude i finestroni e lascia la stanza.
Scena III
RABARBARO: Fisso. Fisso locchi verso quello quadrio. Vedo, guardo, osservo. Ipnosi. Colore. Bello caldo consolatore. buio! Non vedo quasi nulla qui dentro. Eppure so che la mia casa, la mia stanza. Lo so! Certo che lo so! Ho conocciuto la luce, anche poco fa; s, poco fa! Me lhan portata i pennuti! Ed ora sono solo Chi cerca di me? Chi pensa di me? Codesto quadrio bello, mi ammala, mi uccide di contentezza. Ma cosa dentro la mia anima? Cos questo cheto turbino che mi sento dentro? Maffido ai pensieri, poich lo corpo mio morto, stanco, sta marcendo sotto due o trecchessano copertoni di pecoro. E fin dove posso giugnere con la mia mente? Ho forse limiti, io? Son pur sempre un uomo! E cos luomo? materia o psiche? Se d un connubio, allorio son solo mezzo, poich materia non ce n pi, o quasi. Dicono che i pazzi pensano, e pensano male; per quello sono pazzi! Io penso, e come penso? Ho le mani friedde, la mia fronte suda. Ho sete. Come vorrei alzar ritte le mie gambe e condurmi da me et meco infino al pozzo fondo, e immergere le dita nellacquaneve, e poter bere perch sono libero! Ma questa una trappola, ed io son come lo topo: catturato, spacciato. Vorrei una candela, s, proprio una candela! Pastrano! Pastrano!
PASTRANO: Accorro! Spero abbiate riposato bene, anche se cinque minuti son passati Necessitate qualcosa signore?
RABARBARO: S Pastrano: gradirei due bicchieri, uno pieno ed uno vto, ed una candela.
PASTRANO: In quello pieno che ci metto?
RABARBARO: Pastrano non farmi alterare! Sai benissimo che lunnica cosa che bevo vincaldo!
PASTRANO: Il che vuol dire spremuta damarene
RABARBARO: Mhai forse preso per scemo oggi? O son i tuoi orecchi che iniziano a marcire come le mie gambe? Ho detto di volere vincaldo, e non spremuta di nonsocosa!
PASTRANO: S signore; sar subito da voi.
Va e rientra dopo pochissimo.
PASTRANO: Ecco qui: il bicchiere vto, la candela gi focosa e, per finire, la vostra bella spremuta damarene!
RABARBARO: Grazie buon Pastrano, questa s che mi rinfrescher lo spirito!
PASTRANO: Signore, chiamatemi non appena urge qualcosaltro.
RABARBARO: No Pastrano, gradirei che tu rimanessi qua, accanto a me, a tenermi compagnia.
PASTRANO: Ma, signore
RABARBARO: Non dire no Pastrano. Son tanti anni che sei qui e in tutto questo tempo non ci siamo detti niente. E poi, ora che il senno s reinsediato in me, approfittiamone! Ho tante domande da fare, alle quali solo tu puoi dare esito. Ascoltami Pastrano, ascoltami!
Buio.
Scena IV
Atrio della casa. Pastrano l. Bussano alla porta. Pastrano apre; gli si para dinanzi un ometto curioso con una montagna di libri tra le mani.
PASTRANO: Il signore desidera fare una deposizione? O ha forse scambiato questa casa per una vecchia biblioteca o per una discarica di libri usati?
LIBRAIO: Sono venuto a consegnare la pila di libri di cui ricevetti ordinazione appena due ore fa
PASTRANO: Credo che nessuno in questa casa abbia voluto ordinare dei libri, anche perch la lettura non amica dei nostri occhi. Temo quindi che abbia sbagliato residenza, sempre che non si riferisca alla mia richiesta, fattami dal padrione, di comperare i dieci volumi dellenciclopdia universale e quindici o venti romanzi di mio gusto nonch pregiata fattura. Se questo ci che intende, allora s, giunto a destinazione.
LIBRAIO: Come pu vedere, tra le mie mani sono raccolti proprio i dieci volumi e i quindici o venti romanzi che lei stesso era venuto ad ordinare.
PASTRANO: Ecco dunque che si scioglie il nodo. La colpa infatti sua, poich si presentato offrendomi una pila di libri, quando le mie intenzioni erano di comperare i dieci volumi del sapere e quei quindici o venti suddetti romanzi, che non possono considerarsi libri, bens capolavori!
LIBRAIO: Non son certo di aver seguito tutti i punti del suo filosofare. Ma lessenziale che abbiamo risolto la nostra diatriba e possiamo tornare in buoni rapporti come prima di questa discussione, sebbene non ci conoscessimo PASTRANO: Ora non son certo io di aver capito la sua filosofia, ma lasciamo correre Posi pure qui tutto ci che ha tra le mani e attenda che le porti la ricompensa.
Si inchina e sen va. Torna poco dopo con una scatola di latta colorata tra le mani. PASTRANO: Una buona lettura sempre accompagnata da una tazza di t, ed io so che lei legge molto Eccole dunque dellaroma offerto al mio padrione dalle mani medesime della regina dInghilterra. Ne faccia buon uso; non tutti hanno questo privilegio!
Lo accompagna con la mano fuori dalla porta e gliela richiude alle spalle. Il libraio, basto, sen va.
PASTRANO: E adesso sentiamo come sta il padrione Bussano alla porta.
PASTRANO: Immagino sia di nuovo quel rileggalibri venuto a reclamare unaltra scatola di t Al giorno doggi luomo non saccontenta mai!
Apre. il lattaio venuto a consegnare tre scatoloni colmi di bottiglie di latte fresco. PASTRANO: Desidera?
LATTAIO: Son venuto a portare il latte per il signore. Dove devo lasciarlo?
PASTRANO: Mi duole molto di non averla avvertita, ma qualche giorno che il padrione si rifiuta di bere latte o qualsiasi altro liquido che non sia spremuta damarene
LATTAIO: Recepisco E cosa dovrei farmene di questi pesi insostenibili?
PASTRANO: Dica alle sue mucche di riempirsi meno le mammelle. Sono spiacente, ma non posso accettarli Se li riporti indietro; verranno pagati ugualmente, ma in data ancora da precisare.
LATTAIO: Ho fiducia in voi poich vi conosco da lungo tempo; spero quindi che mi chiamerete non appena i conti potranno essere saldati. Buona giornata!
Sen va, accompagnato alla porta da Pastrano.
PASTRANO: Scocciatore che non altro! Non bastava il rileggalibri: ci voleva anche il lattaio! Chiss di chi sar la prossima visita
Rabarbaro chiama a voce roca dallaltra stanza.
RABARBARO: Pastrano! Vieni qui! E Portami un bicchiere vto
PASTRANO: un bicchiere pieno e una candela
RABARBARO: Pastrano! Sei sordo?
PASTRANO: Arrivo subito padrone!
Prima che possa muovere un passo, si sente nuovamente bussare alla porta. PASTRANO: Ma che passa oggi? Questa casa non mica una locanda!
Apre. il padrone che reclama laffitto. Basso, panciuto, con lunghi baffi neri e pochi capelli. In testa ha un cappello scuro.
PASTRANO: Desidera?
PADRONE: Non desidero nulla: pretendo! E sapete cosa pretendo? La pigione! E sono mesi che vi lascio liberi di insudiciare la mia casa senza spillare un soldo! PASTRANO: Mi spiace ma non ho a mente ci di cui parlate Probabilmente perch finora avete discusso col mio padrione anzich con me. Le mie mansioni sono infatti troppo umili per alzarmi al vostro rango
PADRONE: Non mi servono adulazioni. Non mi conoscete perch fino a questo momento ho accettato di lasciarvi qui indisturbati, ma mi sono stancato. Vai a dire al tuo padrone o padrione o come diavolo si chiama che pretendo di essere pagato, subito!
PASTRANO: Non vorrei recarvi un dispiacere, ma temo che il padrione non potr ricevervi n tantomeno pagarvi, poich molto malato e non in grado neanche di distinguere un uomo da un cane
PADRONE: Ah! Il padrione malato! Il padrione non mi pu ricevere! E che bella scusa mai questa? Son forse fesso io? Mi si prende per scemo? Togliti di davanti e lascia che vada io a parlare con il padrione!
PASTRANO: Oh no signore! Questo fuori discussione! Vi prenderete un accidente e diverrete cos malato da non alzarvi dal letto fino alla morte! Date retta a me: lasciate la casa e tornate quando le condizioni del padrione saranno migliorate!
PADRONE: Ah no! Eh non ci casco! Voi siete furbi, ma io son pi furbo di voi! E sai che ti dico? Che ti lascio il cappello e me ne sto qui, proprio su questa sedia, finch non avrete adempiuto al vostro dovere.
PASTRANO: Come desiderate Mi dovete per scusare, perch ora ho il dovere di raggiungere il padrione; non vorrei che le condizioni sue saggravassero Volete che gli lasci detto qualcosa?
PADRONE: Digli che non me ne andr finch non mi sar pagata la pigione, e che sono davvero intenzionato a farlo, al costo di dormire e mangiare proprio qui, su questa stessa sedia! Ah! E digli anche che me ne sto qui senza raggiungerlo solo perch sono un vero gentiluomo, altrimenti gli avrei frugato da me stesso le tasche!
PASTRANO: Come desiderate Torner a breve credo. Vi auguro intanto una buona permanenza in questa prigione
PADRONE: Hai anche il coraggio di chiamarla prigione? Eh certo! Perch ora son io il prigioniero vostro! E voi siete i miei!
PASTRANO: In realt signore il termine lho imparato da voi pocanzi, senza saperne neanche il significato
PADRONE: Ma sei forse impazzito? Io non ho mai parlato di prigione! E non mi
permetterei mai in casa MIA! Ho invece detto pigione: PI-GIO-NE! Capisci? Ci che mi dovete in cambio di queste quattro mura!
PASTRANO: Capisco. Adesso fatemi la cortesia di lasciarmi andare. Il tempo stringe, il padrione chiama!
Lascia la stanza. Raggiunge Rabarbaro.
Scena V
PASTRANO: Mi avevate chiamato signore?
RABARBARO: Pass tanto di quel tempo che me ne hai fatto dimenticare! Ma non occorre Piuttosto Dove sono li bicchieri e la candela?
PASTRANO: Uh! Perdonatemi, ma ho una tale quantit di pensieri alla mente che li avevo dimenticati! Vedo comunque che il bicchiere ancora pieno, laltro ancora vto, e la candela consumata appena!
RABARBARO: Ah birbante! Dunque me li hai portati! Eh certo! Eccoli proprio qui accanto a me! Sempre voglia discherzare, n vero?
PASTRANO: Debbo confessarvi che il primo turno lavevo gi fatto anzitempo Non ricordate che ante ve li avevo portati?
RABARBARO: Pastrano, Pastrano Il tuo spirito la sola cosa che mi permette ancora di guardare il mondo con occhi di gioia!
PASTRANO: Ma il mio non un ischerzo Sto dicendo il vero!
RABARBARO: Pastrano Un vecchio proverbio dice che lischerzo bello solo quando snello. Smettiamo dunque di giocare assieme e parliamo invece di cose serie. Grazie intanto per queste due armature che mi vegliano e mi proteggono senza tregua alcuna.
PASTRANO: Armature? Io non ne vedo proprio!
RABARBARO: Continui a fare il furbetto? Non me ne diverto pi Pastrano! O sar che la vecchiaia sta colpendo anche te? Le hai portate pocanzi, con li tuoi bracci! E ti ho proprio visto, con questi occhi sani che solo questi mi restano! E le vedo tuttora! Non son mica sognante! E ti parlo! E mi tocco! Mi sento vivo!
PASTRANO: Sar forse che a voi consentito veder cose che sono invece a me proibite Ma passiamo ad altro signore; ho nuove importanti da comunicarvi! RABARBARO: E cosa vuoi dirmi di coss necessario? Oramai la mia vita sfumata. Il mio tempo questo letto, il mio loco queste mura. Sto bene al caldo, sotto queste coperte di pecoro.
PASTRANO: Io non vorrei dirvi proprio niente! piuttosto il libraio, che reclama il danaro dei libri, e cos il lattaio per i suoi barili, ed infine il padron di casa, che pretende la pigione
RABARBARO: Ah dannati! Hanno anche il coraggio di venire in casa mia quando io, vecchio canuto, son malato e me ne sto ansimante sotto quattro copertoni lanuti? Immagino abbiano lasciato qualche cosa che dirmi!
PASTRANO: Ho congedato il libraio con lastuzia, il lattaio con promesse, e il padrone
RABARBARO: E il padrone?
PASTRANO: E di l chattende la pigione
RABARBARO: Ma quelluomo un diavolo! Miseria dannata! Una pulce di compassione! Ci mancava che venisse qui, in codesta stanza, a frugarmi a manacce sotto il materasso!
PASTRANO: Ah! Dimenticavo Ha detto di riferirvi che aspetter seduto sulla sedia finch non verr accontentato, e che non viene a farvi visita espressa solo perch vero gentiluomo.
RABARBARO: Che razza di furfante! Che entri pure! E vediamo se i miei soldati gli lasceranno indosso la sua pellaccia! Lasciami solo Pastrano, ante che la collera mi squagli sotto queste lane.
PASTRANO: Cosa dico al padron di casa?
RABARBARO: Non dirgli proprio nulla! Tranne che potr aspettare alquanto, poich non mover uno passo verso lo lui final punto che codesto corpo non me lo conceder.
PASTRANO: Come desiderate Buon riposo!
RABARBARO: Va Pastrano, va
Scena VI
RABARBARO: Che d tutto questo romor di festa? Chi gira per la stanza con volti di Venezia e coriandoli a quintali? Che gioia! Che gioia avervi qui, giullari dai mille fronzoli! E perch venite a visitarmi? Forse perch dio son malato? E chi vha mandato qui da me? Ma questo turbine di colori e contentezza! Avvicinatevi! Stringetemi le dita! Sfamatemi con molli prelibatezze! E che musica! E che danze! Gi con quei tamburi! Gi con quei campanelli! Oh che gioia! Quante emozioni per queste melodie! E subito ricordo dei tempi passati, quando le mie gambe correvano e saltavano proprio simili alle vostre! E quanta invidia che provo per voi! Io me ne devo star qui, immobilizzato dal mio stesso corpo. Ma voi! Voi siete qui, dinanzi a me, e siete tanti! E ballate e giocate ridete e scherzate! Oh che gioia! Accorri Pastrano! Accorri alla festa! E porta la musica! E tamburi, e nacchere, e flauti e voci bianche! Accorri Pastrano! Non lasciar che cessi questa festa!
PASTRANO: Signore, mi avete chiamato?
RABARBARO: Ma s che tho chiamato! E guarda che spettacolo che abbiam dinanzi a li occhi! Non ti si scalda il cuore?
PASTRANO: Vi riferite alle due plumbee armature che veglian su di voi?
RABARBARO: Ma quali armature! Non c nessun cavaliere qui! Non vedi queste maschere, e questi colori, e queste note che danzano nel cielo? Non senti che festa, che armonia, che gioia di vivere intorno a noi?
PASTRANO: Desiderate forse bere qualcosa per ritornare in voi?
RABARBARO: Ma su Pastrano! Non esser sempre cos serioso! Vivi anche tu! Forza! Ecco! Balla con questo giullare che ti si annida tra i capelli, soddisfa il suo sorriso, vola con lui!
Pastrano, per accontentare Rabarbaro, inizia a danzare con laria, fingendo di stare a braccetto con uno di questi giullari immaginari.
RABARBARO: Oh s! Guarda come balla il mio Pastrano! Oh che gioia! Che gioia Pastrano! questa la vita! S s! Questa! Oh che gioia!
Rabarbaro batte le mani entusiasta.
PASTRANO: Oh signore, che gioia! Che gioia! Salto e ballo, canto e danzo! Che gioia! Dovreste esser qui voi, a tenermi a braccetto!
Rabarbaro diviene improvvisamente cupo. Smette di battere le mani, si rannicchia sotto le coperte e diviene cereo in volto.
PASTRANO: Signore, ho forse detto qualcosa derrabondo?
RABARBARO: Mi hai solo ricordato la mia condizione infelice, e coss hai fatto fuggir via i giullari, e le musiche, e i molli dolci e i dolci canti
PASTRANO: Vi chiedo umilmente scusa signore Non era mia intenzione rovinar la festa
RABARBARO: Fa niente Pastrano, fa niente Lasciami solo. Chiss che non ritornino i volti di Venezia
PASTRANO: Subito signore. Io sono di l, per qualsiasi cosa
Lascia la stanza. Rabarbaro prova a fatica ad alzarsi dal letto. Porta indosso solo una vestaglia leggera. A piedi scalzi si pone debolmente al centro della stanza e inizia a ballare e ridere, le braccia in alto e le mani congiunte, i piedi storti ed instabili. Scambia poi lanta dellarmadio per una fanciulla e lapre danzandoci. Si scopre uno specchio. Rabarbaro, spaventato per la propria immagine riflessa, cade in terra.
RABARBARO: Ah! Codardo infame spia assassino ladro! Chi sei? Come puoi entrare in casa mia e nasconderti dentro un armario senza che nessuno se ne dia conto? E guardati come sei vestito buffo! E sei anche poco bello! Ma insomma! Smettila di ripeter tutto ci che ti dico! Sei tu forse un di quei giullari di Venezia? Avete dunque scelto di farmi un ischerzo? E perch parli come me, e dici le cose stesse, e gli stessi gesti compi? Non hai una bella espressione: sei tristo! E dunque non sei un giullare Perch non stacchi mai li occhi vecchi da li miei? Non costringermi a nasconderti nellarmario! Va via! Non io, tu! Va via! Hai note sembianze Mi risvegli il ricordo Aspetta invece, lascia che ti tocchi! Oh s! Avvicina anche tu la mano alla mia! Ecco! Coss! Con amicizia
Sfiora la propria immagine nello specchio e ne sente il freddo. Si stacca con rapidit e saffloscia al suolo svenuto.
Buio.
Sipario.
Atto II
Scena I
Pastrano nellatrio, dove ancora si trova il padrone ad attendere il pagamento della pigione.
PASTRANO: Avete bisogno di qualcosa?
PADRONE: Ma sei scemo? Ci siamo conosciuti prima, ti ho detto cosa voglio, ed ora me ne sto qui ad aspettare.
PASTRANO: Chiedevo solo se aveste bisogno di qualcosa!
PADRONE: Non ho bisogno di niente! Spero solo di ottenere ci che voglio al pi presto e poi di essere lasciato in pace.
PASTRANO: Vi stiamo recando disturbo?
PADRONE: Come hai detto?
PASTRANO: Chiedevo se vi stiamo recando disturbo, visto e considerato che avete appena detto di voler essere lasciato in pace
PADRONE: Penso che qui mi si prenda in giro
PASTRANO: Non mio costume, ve lassicuro.
PADRONE: Bene, allora lasciamo correre Piuttosto, ascoltavano i miei orecchi che di l si facevan feste
PASTRANO: Avete forse origliato i discorsi del padrione?
PADRONE: Nientaffatto! solo che le musiche giungevan fino a me
PASTRANO: Non dovete dar retta a ci che il padrione dice e vede: delira!
PADRONE: Ah! Delira, lui! E pur tuttavia gli andavi dietro ballando e strillando!
PASTRANO: Devo assecondarlo, altrimenti se ne diventa pazzo!
PADRONE: Pi pazzo di cos
PASTRANO: Scusate se vi correggo, ma il padrione non pazzo, bens solo gravemente malato.
PADRONE: Sar
PASTRANO: .
PADRONE: Quanto pensi che dovr attendere ante che il padrione mi riceva?
PASTRANO: Avete deciso voi di rimaner qui! Nessuno vi sta obbligando
PADRONE: Oh ma insomma! Non sto mica a perder tempo io! Suvvia! solo qualche danaro ci che richiedo! Avr un portagioie, un cofanetto, un qualcosa che mi possa soddisfare no?!
PASTRANO: Oh s! Ma lo tiene fisso vicino a s: ne terribilmente geloso!
PADRONE: C per che se lunico modo che ha per saldare i suoi debiti, non vedo altra via duscita per risolver la questione!
PASTRANO: Non avete tutti i torti O forse non ne avete proprio nessuno; ma vi ripeto che neanche per unassicurata guarigione darebbe un briciolo di ci che possiede l, accanto a s A meno che
PADRONE: A meno che?
Bussano alla porta. Pastrano va ad aprire lasciando il discorso in sospeso. LIBRAIO: Mi scusi se ancora una volta le reco disturbo, ma tornando in libreria mi son reso conto di che una scatola di t non valga a riscattare tutti i libri che le ho lasciato
PASTRANO: Il padrione ancora non li ha letti!
LIBRAIO: Ma questo non centra con i danari che dovrebbero essere dovuti a me!
PASTRANO: La comprendo perfettamente Allora si accomodi, cos facciamo coppia!
LIBRAIO: Come ha detto scusi?
PASTRANO: Nulla di incomprensibile! Dicevo solo che pu accomodarsi, cos siete in due ad attendere il risarcimento!
LIBRAIO: Ma io son uno! Nessuno mha seguito, eccetto la mia ombra e un cagnetto che voleva strapparmi a morsi il lembo di pantalone che mi penzola da qualche d PASTRANO: Mi riferivo infatti al padron di casa, che gi da un pezzo radicato sulla sedia e dice di restarvi finch il padrione non gli render la somma di danaro richiesta. LIBRAIO: Bene! Allora faremo coppia!
PASTRANO: ci che ho detto io un istante fa!
Pastrano introduce il libraio in casa e i due creditori si presentano.
PASTRANO: Lorsignori mi scusino se li lascio soli, ma il padrione ha le sue esigenze! Essendo tanto voi due uomini di vasta cultura e di enorme passione, non credo vi saran problemi di mutismo o timidezza Anzi! Son convinto che potr scaturirne una gran discussione! Filosofia forse!
Sinchina e passa nella stanza di Rabarbaro.
Scena II
Pastrano trova Rabarbaro ancora a terra accanto allo specchio.
PASTRANO: Signore ma cosa fate cos per terra? Il vostro letto forse troppo duro?
RABARBARO: Pastrano! una gioia rivederti! Cera fumo, tanto fumo denso e penetrante, e li occhi miei non vedevan nulla! Ero cieco! S! Cieco! E Ah s! Tenevo un bastone con entrambi i bracci, e camminavo in codesto fumo, e aprivo la bocca e i denti si macchiavano di buio. Per ridevo, ed ero felice! E sentivo freddo, freddo marmo. Anche allargando le mani sentivo freddo, freddo marmo. Poi il fumo se n andato. Lentamente ho rivisto le luci, i colori, i contorni; finch non sei arrivato tu. Chiudi larmario Pastrano, chiudilo subito!
PASTRANO: S signore, per prima ci rimettiamo al caldo.
RABARBARO: S hai ragione, debbo dire che il calore m mancato. Era tempo che non provavo freddo. Oh che gioia ritrovarmi qui, nella mia casa, nella mia stanza, fra poco nel mio letto!
PASTRANO: Lasciate che vi aiuti.
RABARBARO: No Pastrano! Ce la faccio da me. Son mica rotte le mie gambe! Rabarbaro prova a camminare ma fallisce. Pastrano lo abbraccia e lo adagia nel letto, coprendolo poi con il doppio delle lane.
RABARBARO: Lo vedi Pastrano? Ce lho fatta da me. Son mica rotte le mie gambe!
PASTRANO: Signore, quasi dimenticavo di dirvi che di l ad attendervi
RABARBARO: v il padrone che vuole la pigione Lo so Pastrano, mavevi gi annunziato la sua ingradita presenza Ma ho detto e ripeto che potr restar l a marcire finch le mie gambe non mi porteran da lui!
PASTRANO: Le vostre gambe dovrebbero forse un poco affrettarsi, poich mio compito avvertirvi che di l non v solo il sopracitato
RABARBARO: Spero non ci sia altri allinfuori della sua ombra!
PASTRANO: Le ombre son due, poich alla prima s aggiunta quella del libraio, che tanto astutamente avevo congedato e tanto arrogantemente ha osato ripresentarsi RABARBARO: Furfante bramino!
PASTRANO: Intendete bramoso?
RABARBARO: Bramino o bramoso che sia, sempre furfante rimane! Possibile che a codesta et non si possa viver sereni un istante? Mi sono stancato Pastrano! V modo di provvedere?
PASTRANO: Lunica soluzione auspicabile
RABARBARO: Eh no Pastrano! Gi maccorgo dove casca il tuo pupillo! No no!
Non si discute! Morirei piuttosto!
PASTRANO: Signore, il portagioie lunica ricchezza rimastavi Lunica possibilit che avete per saldare tutti codesti debiti lebbrosi; non vorrei che col trascinar del tempo aumentasse anche linteresse dei creditori
RABARBARO: Oh bella! Abbiamo anche il coraggio di parlar dinteresse? Pastrano, fammi la cortesia di tacere e non prendere le parti del nemico!
PASTRANO: Non prendo nessuna parte signore! Cerco in tutti i modi dessere imparziale!
RABARBARO: E sbagli Pastrano! Sbagli! Tu sei mio alleato, mio fedele amico! Non tradirmi in tal modo sgradito!
PASTRANO: Cerco solo un compromesso per risolver la questione. Daltronde Codesti danari di cui tanto si parla dovere vostro restituirli a chi dinteresse. RABARBARO: Mi sembra che dinteressi ne stiamo a parlare un po troppo. Iniziano a darmi i giramenti di stomaco!
PASTRANO: Signore, non vorrei esser pessimista, ma temo cha momenti arriveranno altri ospiti ingraditi in casa Non vogliamo porre fine a questa istoria? RABARBARO: Lo motto fine non maggrada Pastrano. Troppo spesso rimbomba negli orecchi dun vecchio, negli orecchi miei. Io voglio essere sereno. Il mio ruolo volge al termine. Lascia che trascorra gli ultimi istanti in questa stanza calda, con la luce soffocata, le coperte di pecoro e i due soldati che mi vegliano imperterriti. La solitudine non saccompagna con la giovine et, ma quando poi si diventa bianchi, quando le pelli traspaiono le crepe, allora tempo di restare soli; soli per riflettere, per sognare, per ricordare. questa la funzione della vecchiezza, no?
PASTRANO: Le vostre sono belle parole signore, ma non abbiamo ancora trovato soluzione
RABARBARO: Ma semplice! Codesti arroganti mi lasceranno in pace, e solo quando a me sar rubata anche lamara gioia del ricordo, allora tu potrai gestire gli ori e gli argenti per sanar debiti, andare a donne o giocar dazzardo. Ora va, e comunica loro le mie istanze. Non tornar da me con notizie inquiete.
PASTRANO: Seguir il vostro detto, sperando di riuscire a far togliere lassedio al nemico, o di rimandarlo a data imprecisata, quando il maschio sar crollato e il castellano proporr la resa.
RABARBARO: Va Pastrano, e portami dei libri quando torni. Voglio leggere. Maiuter a ricordare. Va!
Scena III
Nel salotto/atrio Pastrano trova a far combutta il padrone, il libraio e il neoarrivato lattaio.
PASTRANO: Ah! E lei entrato dalle finestre?
LATTAIO: Ho avuto la cortesia dessere accolto da codesti signori.
PASTRANO: Desidera?
LATTAIO: Desidero essere pagato, poich mi sono dato conta di che il mio serbadanari alquanto spoglio.
PASTRANO: Immaginavo
LATTAIO: Immaginava?
PASTRANO: Immaginavo che sarebbe tornato a reclamare!
LATTAIO: Dunque non faceva prima a pagarmi quando gi ero venuto?
PASTRANO: Diciamo che la mia condizione, o meglio quella del padrione, non cos distante quanto sembri
LATTAIO: Or m chiaro. Tuttavia non ho alternative; spero che un modo per risanarmi lo abbiate.
PADRONE: Perdonate lintromissione, ma credo di poter avere voce in capitolo, visto e considerato che anchio debbo esser ripagato
LATTAIO: Bene! Dunque siamo in due!
LIBRAIO: Aggiungete anche me, e abbiamo fatto tre!
LATTAIO: Ah per!
PADRONE: Ante che mi perda, stavo ragionando di che prima il qui presente lacch del l presente padrione mi parlava dun certo cofanetto contenente gioie e ricchezze Penso che una piccola parte del custodito basterebbe a noi tutti per saldare i debiti
PASTRANO: E io penso, come gi detto in precedenza, che il padrione non mollerebbe un granello di ci che custodisce sotto il letto neanche per la sua intera guarizione. A meno che
I TRE: A meno che?
Bussano alla porta. Pastrano apre. la Marchesa Therse con la figlia Adele. PASTRANO: Quale onore!
THERESE: Mi si lasci entrare. Oh! Vedo che qui si fa la festa! Capitiamo proprio bene allora!
PASTRANO: Ma quale festa e festa! Codesti signori sono venuti a reclamare i danari che spettan loro per questo motivo e quellaltro.
THERESE: Ancora meglio! Poich al bel trio si pu aggiunger coppia, e tre con due fan cinque!
PASTRANO: Non mi direte che siete venute anche voi per la stessa ragione!
THERESE: Ma come sei acuto Pastrano! Spicchi dastuzia! ancora per quella vecchia faccenda della sua povera madre, che mi stimava al punto che nel testimento mi lasci buona parte del suo bottino, anzich consegnarlo tutto al suo unico figlio PADRONE: E allora saccomodi. Faccia come se stesse a casa sua!
THERESE: Oh ma com gentile lei! Fortuna che ancora esiste qualcuno con un briciolo dumanit! Vieni avanti Adele, non esser timida!
LATTAIO: Prima dellinterruzione, mi pare si stesse discutendo duna certa faccenda per sbrogliare i nostri affari
PADRONE: Ah gi!
LIBRAIO: Ah gi!
PASTRANO: Ah gi
THERESE: Ah gi! Di che si tratta?
LATTAIO: E ci che ci chiediamo da gran tempo
PASTRANO: E va bene signori, tanto ho capito che le vostre capocce dure non vi faranno muover piede finch non sarete ripagati. Dicevamo prima, giusto per introdurre le nuove arrivate nel discorso, che il padrione serba gelosamente sotto i materassi un cofanetto contenente gioie
THERESE: Ma che bella notizia! E dunque cosa aspettiamo? Andiamo di l e rubiamolo nel sonno!
LATTAIO: Troppo rischioso. Diamogli una botta sul naso e prendiamogli tutto quanto!
PADRONE: Signori vi prego! Non diciamo scioccherie! Lunica possibilit addormentarlo con del liquido.
PASTRANO: Avrei una soluzione alquanto pi democratica
I TRE: Cio?
PASTRANO: Che il padrione mi perdoni per questo
ADELE: E che soluzione questa?
THERESE: Adele, sciocchina, fa silenzio per cortesia!
PASTRANO: Il padrione, per la sua malattia, vede cose che non esistono, fantasmi dellimmaginazione che prendono vita nella sua stanza.
PADRONE: Ci mancava solo che la mia casa fosse stregata!
PASTRANO: Macch stregata! la sua follia: delira!
ADELE: Oh!
LIBRAIO: Perdonate se prendo parola or ora, ma quale sarebbe dunque la soluzione?
PASTRANO: Ritengo che lunica maniera per catturar la sua attenzione sia una
grande mascherata: ognuno per s, con il proprio personaggio.
PADRONE: Oh bella! Dovrei dunque mettermi in ridicolo cos?
LIBRAIO: Mi permetto di tirarmene via; che cosa indegna!
PASTRANO: Potete dunque metter piede fuori di qui; non vedo soluzione alternativa
THERESE: Permettete desprimermi signori: ritengo che il lacch abbia ragione Del resto, non sar altro che un ischerzo, un gioco!
LATTAIO: Io ci sto!
LIBRAIO: E da cosa dovremmo mascherarci noialtri?
PADRONE: Che assurdit!
PASTRANO: V una vecchia soffitta qui di sopra dove il padrione era solito lasciare le sue collezioni. Mi baster ottenere la chiave e vi porter quaggi un mondo! LIBRAIO: Dunque attenderemo. Faccia presto!
Pastrano si inchina e si dirige verso laltra stanza, raccogliendo poco prima dentrarvi dei libri depositati sulluscio. I cinque assumono posizioni differenti e rimangono immobili come statue. Buio.
Scena IV
RABARBARO: Pastrano! Son ore che ti chiamo e tu non mi dai retta!
PASTRANO: Signore, non ho sentito proprio nulla io! Sar che stavate sognando?
RABARBARO: Ma quale sognando! Non son mica rimbambito sa! Tenevo solo li occhi chiusi.
PASTRANO: Ah ora capisco Debbo comunque dirvi due cose.
RABARBARO: Che non siano noiose Pastrano, te ne prego. Questa mia condizione inizia ad essere insostenibile!
PASTRANO: Intanto ho esaudito il vostro desiderio: ecco qui una pila di libri che vi terr compagnia.
RABARBARO: Ma io non so leggere!
PASTRANO: Come avete detto signore?
RABARBARO: Ho detto di non essere in grado di leggere!
PASTRANO: Ma signore, mi avete chiesto dei libri, e siete stato accompagnato da pagine e pagine durante tutta la vostra vita!
RABARBARO: Pastrano, tutto ci che vita si perde: io ho perso la capacit di leggere.
PASTRANO: Me ne dispiaccio assai Allora Legger io tutti questi libri per voi!
E poi E poi vi racconter le istorie!
RABARBARO: S Pastrano, mi sembra una gran bella idea.
PASTRANO: Non vi vedo cos entusiasta
RABARBARO: E la noia di vivere Pastrano, la noia di vivere
PASTRANO: Posso passare alla seconda cosa?
RABARBARO: Tascolto.
PASTRANO: Avrei bisogno della chiave della vecchia soffitta per portar gi alcuni argenti ch troppo tempo che non vengon lucidati Se riacquistano splendore, possiamo anche esporli nella stanza accanto!
RABARBARO: Ma s Pastrano, s Mi sembra proprio una bella idea. Prendila da te la chiave; si trova da qualche parte sotto i materassi
PASTRANO: Eccola l che sporge appena! Lacchiappo allistante prima che ricacci la testina al caldo sotto il vostro gran corpo!
RABARBARO: Ricorda di richiudere Pastrano, e fa presto!
PASTRANO: Pi veloce dun destriero riposato!
Sinchina e sen va.
RABARBARO: Larte fugace, come la vita. Avrei voluto scrivere nella mia vita,
scrivere di teatro. Tempo fa ebbi unidea: una commedia! Avevo a mente il titolo: Rabarbaro, come il nome che vesto. Ma che cos larte? Che cosa me ne sarei fatto della mia commedia? Lavrebbero forse letta in tanti, forse addirittura rappresentata, e poi? La dimenticanza. Sempre ho pensato che larte eleva lo spirito, lo rende nobile, ma mai son riuscito a concretizzare le mie idee, poich larte fugace, come la vita. La mia unica speranza, lunica salvezza, sarebbe stata il Capolavoro; questo che permette di eternare lanima nei secoli, attraverso lopera intendo. Il Capolavoro non sono riuscito mai a crearlo, e ora mi ritrovo qui, vecchio, stanco, delirante sotto quattro copertoni di pecoro, a filosofare sullarte, che proprio del giudizio filosofico dovrebbe esser priva. Quando non sar pi in codesto mondo, verr presto dimenticato. Non temo la morte, ma non apprezzo loblo. Oramai per troppo tardi. Non ho speranze, non ho alternative: il mio destino segnato, ed io rassegnato. Addio mondo, coss caro e crudele. Tutto ci che ho appreso destinato a svanire con me, perlomeno con il mio corpo. Forse la mia anima viagger; chiss? Sono stanco di vivere, sono stanco di pensare. Voglio chiudere gli occhi, s, coss. Dimenticare.
Lentamente cala il buio.
Scena V
PADRONE: Non per impicciarmi, signori miei, ma cosa vi dovuto da codesto infermo signore?
LATTAIO: A me devono essere pagati numerosi cartoni di latte che ho portato fin qui a fatica; sono stato rispedito indietro con questi e senza danari.
LIBRAIO: Io ho invece consegnato di persona dei libri, che per fortuna il lacch mi ha fatto lasciare, ripagandomi tuttavia con una scatola di t
THERESE: Io sono coinvolta in un vecchio affare di famiglia
LIBRAIO: Siete dunque imparentata con linfermo?
THERESE: Sono sua cugina, e questa la sua nipotina.
PADRONE: Mi sembra dunque che abbiamo tutti validi motivi per esser risarciti
THERESE: E lei invece? Come casca da queste parti?
PADRONE: Io? Beh, io sono il padrone di casa!
THERESE: Oh capisco! Credo quindi che abbia pi ragioni di tutti noi messi insieme! Rientra Pastrano con una gran quantit di vestiti e oggetti vari.
PASTRANO: Questo tutto ci che vi occorrer per la mascherata.
THERESE: Oh ma fantastico! Vi veramente di tutto! Avvicinatevi signori, per cortesia!
Iniziano a rovistare tra i vestiti. La marchesa sceglie per s uno straccio lungo bianco, il padrone una grossa armatura con elmo e spada, il lattaio pantaloni e giubba da giullare pi un cappello deformato, il libraio delle ali nere e un lungo vestito ricoperto di piume scure.
PASTRANO: Vedo dunque che avete scelto; posso sapere i vostri ruoli?
THERESE: Ma si capisce! Io sar il fantasma della casa, grazie al suggerimento del padrone, e la mia amata Adele sar la mia gobba.
ADELE: La gobba! La gobba!
PASTRANO: Non poteva fare scelta migliore, considerato il colore della sua faccia E voi, signor padrone?
PADRONE: Io sar un nobile cavaliere con tutto loccorrente. Mi sono sempre sentito a mio agio nel ruolo
PASTRANO: Niente di pi adatto! E lei, caro lattaio?
LATTAIO: Io sar il giullare. Sentii tempo addietro che il gusto per il farsesco era cos caro al vostro padrone
PASTRANO: Nonostante la sua semplicit, lei non sbaglia mai! Ed infine lei, saggio libraio?
LIBRAIO: Io sar il corvo della morte.
PASTRANO: Mi auguro che il padrione non la cuocia sullo spiedo. Bene! Se qui tutto
pronto, non mi resta che introdurvi PADRONE: Ci siamo.
PASTRANO: Attendete di qua. Entrerete uno alla volta per evitare confusioni. Pastrano si dirige verso laltra stanza. Come prima, i cinque personaggi, vestiti di tutto punto, assumono posizioni differenti e restano immobili come statue. Buio.
Scena VI
Rabarbaro a letto con gli occhi chiusi, mormorante parole sconclusionate. RABARBARO: Quando intrepido afferr la lancia e si precipit contro il suo nemico
PASTRANO: Signore, state bene?
RABARBARO: Oh! Pastrano! Cosa? Cosa ci fai tu qui? Dov andato leroe? Chiudi le finestre! Presto! Non lasciarlo fuggire via! Perch i miei guerrieri non lhanno bloccato? Insolenti!
PASTRANO: Signore, temo si trattasse di un sogno
RABARBARO: Oh hai ragione Pastrano Che sbadato! Perdonami Ero coss preso! Stavo S! Stavo creando il mio Capolavoro! Beh, peccato, in ogni caso sarebbe rimasto solo un sogno
PASTRANO: E cos signore Avete bisogno di qualcosa?
RABARBARO: Perch, tho forse chiamato?
PASTRANO: Oh no signore! Ma lo sapete quanta cura mi prendo di voi! E poi son venuto a riportar la chiave!
RABARBARO: Ah la chiave! Gi me ne ero dimenticato! Mettila qui sotto i materassi.
PASTRANO: Siete sicuro che non vi serve niente?
RABARBARO: Sono sicuro. Necessito solo tranquillit e riposo. Chiss che non riesca a terminarlo?
PASTRANO: Il Capolavoro?
RABARBARO: E tu cosa ne sai?
PASTRANO: Me ne avete parlato appena un minuto fa!
RABARBARO: S, il Capolavoro. Ora lasciami solo per cortesia.
PASTRANO: Come desiderate
Si inchina e lascia la stanza. Rabarbaro chiude gli occhi e ricomincia a brontolare.
Entra la Marchesa insieme con la figlia Adele, che le fa da gobba.
THERESE: Quante cose son cambiate in questo dormitorio!
RABARBARO: E tu chi sei?
THERESE: Io sono la
ADELE: Il!
THERESE: Io sono il fantasma della casa.
RABARBARO: Ed io il proprietario
THERESE: Non dovete aver paura di me
RABARBARO: Non ne ho.
THERESE: Non interrompetemi! Non dovete aver paura di me, perch io sono un fantasma triste e melanconico.
RABARBARO: E perch mai?
THERESE: A lungo sono rimasto incastrato tra due assi del soffitto; a lungo ho tentato di liberarmi senza mai riuscirvi.
RABARBARO: Per questo t venuta la gobba?
THERESE: Oh no! La gobba m venuta perch Perch da vivo mi tennero prigioniero in questa stanza, con una catena al collo con ai margini due grandi pesi che mi costringevano a star piegato sempre.
RABARBARO: Oh che cosa triste Per questo la tua anima rimasta qui prigioniera! E come hai fatto a liberarti dai due assi?
THERESE: Dopo anni di tentativi, uno dei due legni ha ceduto, ed io ho potuto trarmi in salvo da quella trappola. Tuttavia, non potr lasciare questa stanza, finch RABARBARO: Finch?
THERESE: Poco prima della mia morte, mi dissero che lunica via per scampare alleterno supplizio di vagare senza mta in questa stanza era di pagare uningente somma di danari per liberarmi dalla condizione di prigioniero.
RABARBARO: E quei danari non sei stato in grado di ripagarli
THERESE: Eppure esiste una regola tra noi fantasmi: chiunque riesca ad esaudire i desideri di colui che lha condannato per leternit, potr riprendere il suo corpo per cento anni ancora, ed infine morire con serenit.
RABARBARO: Come vorrei esserti daiuto
Prende il portagioie da sotto il materasso e inizia a frugarvi dentro.
THERESE: Credo che voi siate la mia unica speranza!
RABARBARO: Avvicinati dunque! Eccoti un anello che scioglier ogni maledizione. E ti prego di tornarmi a trovare quando riacquisteari il tuo corpo; chiss che fra noi non potr nascere una profonda amicizia?
THERESE: Vi ringrazio con tutto il mio spirito! Mi avete redento. Torner senzaltro a farvi visita!
Il fantasma lascia la stanza. Rabarbaro sorride. Entra il padrone.
PADRONE: Chi costui che in tempo di guerra osa restare sotto le coperte a prender caldo? Avete forse lautorizzazione del re?
RABARBARO: E tu chi sei?
PADRONE: Come osate non riconoscermi? Avete gi scordato la mia faccia, dopo tutte le battaglie che senza dubbio abbiamo combattuto e vinto fianco a fianco? RABARBARO: Le battaglie non posso di certo scordarmele, ma la tua faccia m proprio nuova! Perch non ti togli lelmo anzich solo la visiera? Coss forse potr riconoscerti!
PADRONE: Oh no! Ho Ho una grande ferita alla testa che preferisco non mostrare ad alcuno fuorch a me stesso! Ma voi state sviando i discorsi! Perch giacete a letto morente quando fuori da questa stessa tenda infuria la battaglia?
RABARBARO: Fosse per la mia anima, sarei gi fuori a battagliare, ma le mie gambe non mi concedono il lusso. Sono quindi stato lasciato in questa tenda, con quei due guerrieri a farmi imperterriti la guardia.
PADRONE: Oh! S S! Li vedo! Dunque mi dite di non essere in grado di combattere Siete perlomeno stato censito?
RABARBARO: Non ti seguo
PADRONE: Il re ha ordinato di che tutti i suoi soldati paghino uningente tassa sulle proprie dimore con annesse tutte le suppellettili e mobilie varie.
RABARBARO: Oh! Se il re che comanda ci, non posso di certo tirarmene indietro! Avvicinati dunque! Eccoti una collana che ripagher tutti i desideri di sua Maest.
PADRONE: Bene soldato. Vi auguro dunque un buon riposo, sperando di vedervi presto al mio fianco con la spada sguainata al cielo.
Con un lieve inchino lascia la stanza. Rabarbaro sorride. Entra il lattaio.
RABARBARO: C oggi un gran via vai! Anche tu vieni dalla battaglia?
LATTAIO: Nessuna battaglia signore. Sono un messo della Serenissima: la citt in crisi!
RABARBARO: Placa laffanno e spiegami cosa corre.
LATTAIO: Il doge ha sentenziato che non si festegger alcun carnevale a causa della forte crisi dei mercati con lEuropa.
RABARBARO: E questo che tanto ti preoccupa?
LATTAIO: Signore, io son giullare di professione! Il carnevale il mio periodo di gloria! Con ci che guadagno in una settimana ci campo per quasi un anno! Se la festa viene abolita io son perduto!
RABARBARO: Oggi mi sento generoso Avvicinati dunque. Prendi questo gruzzolo di monete per te, e questo copricapo di velluto ricamato doro per il doge. In questo modo sarete tutti accontentati!
LATTAIO: Infinite grazie signore! Infinite grazie! Vi devo la mia vita! Ora sono libero! Libero!
Con piroette e salti lascia la stanza. Rabarbaro sorride. Entra il libraio.
RABARBARO: Siete venuto a distruggere la festa, orrendo animale? Chi siete?
LIBRAIO: Io sono lApocalisse.
RABARBARO: Affascinante.
LIBRAIO: Vesto le penne del corvo della morte: accompagno gli uomini nelloltretomba.
RABARBARO: Mitologico.
LIBRAIO: Sono solito non giudicare, ma eseguire ci che il vostro destino segna.
RABARBARO: E dunque giunta la mia ora?
LIBRAIO: Questa solo la mia prima visita. Te ne far altre due prima di condurti dove giusto che tu vada.
Rabarbaro muta completamente umore. Si fa livido in volto e resta immobile:
percepisce la presenza della morte.
RABARBARO: Non voglio morire realmente.
LIBRAIO: Non puoi cambiare il tuo destino, ma puoi evitare che io torni a farti visita.
Non avrai cos il pensiero di morte.
RABARBARO: Come pu accadere questo?
LIBRAIO: Lonest causa di infelicit. Io sono il tuo mercenario: corrompimi.
RABARBARO: Cosa se ne farebbe un corvo delloro?
LIBRAIO: Non farti tante domande. Ti ho detto che questo lunico modo per impedirmi di tornare. Obbediscimi.
RABARBARO: Restate dove siete. Prendete questi bracciali che getter vicino alle vostre zampe. Non tornate pi da me.
LIBRAIO: Laccordo preso. Addio.
Esce sbattendo le ali. Rabarbaro resta serio. Ripone il portagioie sotto il materasso. Si toglie le coperte dal corpo. Poggia i piedi per terra. Si alza in piedi. Fissa la porta daccesso allatrio/salotto. Buio.
Scena VII
I cinque, insieme con Pastrano, si riuniscono nellatrio/salotto orgogliosi del successo ottenuto. Pastrano se ne resta in un angolino a rosicchiarsi le mani. Eccetto lui, tutti ridono di gusto.
PADRONE: Grande impresa! Grande impresa! Non poteva andarci meglio, no? A me ha donato una ricca collana! Guardate che meraviglia!
THERESE: Oh! Niente in confronto allanello che ha dato a me! Ammirate signori, ve ne prego!
LATTAIO: Io ho invece guadagnato questo gruzzolo di monete e un magnifico copricapo in velluto ricamato doro!
LIBRAIO: E infine io, che son riuscito a spaventarlo a morte! Era diventato bianco per la paura! Mi ha gettato ai piedi questi finissimi bracciali!
THERESE: Possiamo dunque dirci tutti soddisfatti
PASTRANO: Potete ora farmi la cortesia di lasciare questa casa?
PADRONE: Oh! Non prima di aver festeggiato tutti insieme! Vedo l del vino. Portaci delle coppe, e abbi la cortesia di unirti a noi!
PASTRANO: Non berr mai con il nemico.
THERESE: Ma su Pastrano! Non prenderla cos sul serio! In fondo, hai ammesso anche tu che cos dovevano andar le cose, no?
PASTRANO: S signora, ma ora mi rendo conto di che persone siete
LIBRAIO: Basta signori, basta! Ve ne prego! Abbiamo avuto ci che ci spettava, no? E allora beviamo, brindiamo tutti assieme! Niente magagne, niente rimpianti! Quel che fatto fatto! Alla salute!
Tutti, meno che la piccola Adele e Pastrano, sollevano il bicchiere in aria pronti a bere di gran gusto. Entra nella stanza Rabarbaro, malfermo sulle gambe. Nota la gran festa e i travestimenti in terra. Fissa uno per uno tutti quanti gli ospiti atterriti. Sorride. Guadagna il centro del palco e ruota il corpo verso gli spettatori.
RABARBARO: Chiedo scusa a codesti signori, se son fasulli li argenti e li ori. Avevo
inteso la furberia: non ho voluto trarmene via; e se la vita un gioco fugace, ciascun di voi un vile rapace. Ora sereno me ne vo lento, accompagnato da un sordo lamento; proprio quello che vi sta nel cuore: scatena lodio e forse il rancore. Vi dico addio e tanti saluti, poveri sciocchi restate muti.
Entrano in scena giullari in festa con una musica tonante. Due di questi acchiappano Rabarbaro per le braccia e lo portano gi dal palcoscenico. Egli percorre tutto il corridoio centrale della platea seguito dal corteo di buffoni danzanti. In scena i cinque restano immobili come statue, ognuno con una propria posizione. Si chiude il sipario. Pastrano sporge il viso dal mezzo e si fionda di fuori ad inseguire Rabarbaro.


