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R A D I C I

di Arnold Wesker

traduzione di Mario Feroce

(e-mail: m.feroce@libero.it

web: http://digilander.libero.it/feroce/)


"RADICI" è tratta dalla trilogia weskeriana

- Chicken soup with barley

- Roots

- I'm talking about Jerusalem

Una completa comprensione dell'opera è pertanto possibile solo leggendo anche le altre due parti della trilogia.

La introduzione e le note sono a cura di A.H.M. Best (M.A.) e N. Cohen (B.A.)


INTRODUZIONE

1) L'AUTORE

Non è mai cosa corretta collegare strettamente produzione letteraria e vita dell' autore perché ciò può indurre il lettore a dimenticare che una commedia o un romanzo devo avere un valere proprio e deve rappresentare diversi aspetti dell' uomo e non solamente quelli dell' autore.

I lavori di questa trilogia,, oltre a "The kitchen" e "Chips with everything" furono scritti prima che Arnold Wesker avesse trenta anni e tutti e cinque trovano fondamento nella vita dell' autore.

Tutte questa commedie sono pervase da quel senso di solitudine tipicamente ebreo che conduce ad una appassionata identificazione con la causa dei diseredati.

Arnold Wesker è nato nel 1932: suo padre ora un profugo russo, sua madre ungherese.  Le persecuzioni anti-semitiche in Europa Orientale condussero molti profughi nell’East End di Londra.

Il loro dialetto, l’Yiddish, era di regola la loro prima lingua, e l’inglese solo la loro terza lingua, e Wesker ha spesso introdotto questi elementi dialettali nelle proprie opere.

Come Ronnie Kahn (un suo personaggio), Wesker ha fatto numerosi mestieri dopo la fine degli studi. Ha lavorato come apprendista idraulico, facchino, commesso di libreria.

Dopo aver fatto per due anni l’apprendista pasticciere e per sei mesi il cuoco a Parigi, andò alla London School Film Technique, e fu lì che scrisse "Chicken soup with barley" (Brodo di pollo con orzo) nel 1957.

"Roots” (Radici) fu rappresentata nel 1959 e I' m talking about Jerusalem" nel 1960.


LO SCENARIO

Il mondo di "Radici" è esaustivo., e completamente rurale.

La cittadina vicina appare non come un centro di civiltà, ma più semplicemente come la sede della squadra di calcio del Norwich City.  La famiglia Bryant vive in una casa isolata, in una società ancora feudale.

Il signor Bryant forse non è giuridicamente un servo della gleba, ma di fatto si trova all' ultimo gradino della gerarchia sociale dominata dalla aristocrazia di campagna.  Egli accetta senza discussioni la decisione del suo padrone Mr. Healey., di rescindere dopo 18 anni il contratto di mezzadria o di dimezzare il salario.  Anche quando circola la parola "sindacato", e Beatie reclama la fine delle ingiustizie, suo padre tristemente accetta che non si cambi nulla.

La vita di campagna è così conservatrice e isolatrice che la famiglia Bryant potrebbe, mutatis mutandis essere traslata nel 19° secolo.  Beatie rappresenta l'oggi, la sua famiglia compendia il passato. Il loro isolamento li rende inoltre pateticamente vulnerabili; li induce ad assimilare canzonette, pubblicità, superficialismo.

Non si tratta di "mistica comunione con la natura" nel tentativo di costruire un modo nuovo e più giusto ( ma isolato) di vivere, bensì di una vita senza comunicazione.


I PERSONAGGI

Beatie Bryant: all'età di 22 anni, è ancora argilla informe.

Non ha una propria etica: tutte le sue opinioni sulla vita le provengono di seconda mano da Ronnie Kahn, con cui ha avuti una relazione per tre anni.

Beatie ha voglia di vivere, è di una vivacità scoppiettante ha una notevole freschezza.  E' materiale, ottimistica infantile.

Ha tutta la franchezza ed il candore dei Bryant, ma contrasta con il resto della famiglia nel voler allargare le proprie esperienze di vita.

Le suo energie sono impulsive, scoordinate e abbisognano di essere dirette.  Ciò che appunto Ronnie le ha dato nei tre anni che precedono l'inizio della commedia era la voglia di domandare, di analizzare, di discutere i problemi.

Che questo periodo trascorso con Ronnie sia cruciale per il cambiamento della propria vita è dimostrato dall' ardore con cui Beatie lo vuol rendere partecipe alla propria famiglia, e da qui le sue continue citazioni di Ronnie.

So Beatie vuol fare conversazione, dopo un pò le parole di Ronnie rimpiazzano le proprie: lei lo ama profondamente ma comprende anche di non essere alla sua altezza.

Beatie si sforza di competere con Ronnie (il suo comico celarsi dietro il Manchester Guardian mostra quanto sia duro questo sforzo), proprio perché lui le ha mostrato i limiti che la erano propri nel precedente modo di vivere.  Lei si è cambiata però la sua famiglia è rimasta la stessa: di conseguenza sua sorella Jennv crede che il suo nuove stile di vita non le sia naturale:"... Tu non mi sembri felice adesso..." Ma Beatie riesce a rispondere solamente "Oramai non potrei vivere in un'altra maniera...

Nonostante tutte le differenze Beatie e Ronnie continuano a stare assieme.

So Ronnie fosse arrivato a casa Bryant come ci si aspettava, il massimo che Beatie avrebbe potuto sperare dalla propria famiglia sarebbe stata una elusiva tolleranza; ma l'evidenza è che i Bryants avrebbero accolto Ronnie con il silenzio, la loro unica arma efficace.

La famiglia di Ronnie non ha mai accolto nessuno col silenzio, e da alcuni accenni pare chiaro che Beatie era considerata come uno sbaglio di Ronnie.

Con Ronnie, Beatie sarebbe rimasta l'eterna allieva, la cui fiducia sarebbe rimasta sempre riposta in lui, e mai in sè stessa. Solo quando Ronnie tronca bruscamente la relazione, Beatie si rende conto della propria mancanza di radici (culturali).

Non può accettare il rimprovero silenzioso della madre - "Il frutto non cade mai troppo lontano dal proprio albero", non ritorna al loro livello. Ronnie la ha lasciato l'arma delle parole, del comunicare, ed è solo in questa maniera che alla può crearsi la proprie radici. La sua famiglia continua ad essere serena come è nel loro modo di essere: con la mente rivolta al pettegolezzo e la ritualizzazione del riempirsi il ventre di cibo, essi non hanno nessuna spinta al cambiamento.  Però Beatie è cresciuta sotto i loro occhi, ed essa abbisogna disperatamente di parole per comunicare la propria condizione, per esternare le fasi del proprio cambiamento.

Ma la sua famiglia non la capisce, e la lascia sola, senza aiuto. "Avete sentito?  Avete sentito?  Io sto parlando!  Io sto iniziando da sola, con le mie gambe, sto iniziando…"

Lo spettacolo della nascita di Beatie come persona rimane estraneo al resto della famiglia che siede al tavolo ed inizia il rito del mangiare.


Ronnie Kahn: Ronnie è un appassionato parlatore, allegro ed arguto.

La sua vis comica e la sua abilità nel guardare sè stesso in maniera distaccata ed ironica, gli permettono di non essere pieno di sè.  Dopo aver lavorato a Parigi come cuoco, torna a Londra, dai suoi, dove assieme allo sgretolamento della famiglia avviene il riflusso.

E' il 1956, l'invasione d'Ungheria, e Ronnie si accorge che l'ideale socialista non è la risposta ai problemi del mondo, che sono troppo complessi per ammettere una soluzione chiara e semplice: anche i suoi parenti (Dave e Ada) hanno cessato la lotta politica.  Il linguaggio politico è diventato vacuo.

Ronnie trova poi un posto da cuoco a Norwich, dove incontra Beatie, e poi si trasferisce a Londra.

Non è più disperato, ma è scettico sulla efficacia della lotta politica. Non lavora più per il Partito: semplicemente parla spesso di politica.  Ricomincia a scrivere poesie, coltiva la sua passione per l'arte e per la musica.

Ricaviamo da Beatie il ritratto di un giovane che combatte il mondo sordido e commerciale che lo costringe a guadagnarsi da vivere con un lavoro che detesta e che offre alla maggior parte dei ventenni quella mancanza di educazione che fa sì che si preferisca leggere un fumetto piuttosto che un quotidiano, che ci siano scambi di pettegolezzi, e non di idee.

In questo senso Beatie è la sua sfida e la sua opportunità: egli trova in lei una chance per mettere alla prova la sua teoria sul socialismo privato: lei è la sua prima allieva e ciononostante non comprende mai quale ottima alunna Beatie dimostri di essere.

Come Beatie, Ronnie trova forza nella desolazione.


LA COMMEDIA

"Radici" è un ritratto di alcuni giorni della vita di una famiglia rurale.

La famiglia Bryant è incapace di scambiare delle idee; verso il mondo esterno sono indifferenti sino al limite della superstizione, chiusi nel loro mondo conservatore sino al limito del fatalismo.  Ognuno recita le scene di vita quotidiana, una liturgia privata del luogo comune.

Jimmy ha fatto l'ultima guerra: ma quando Beatie lo interroga punzecchiandolo sulla vita che conduce, egli reagisce con ostinazione: "Non venire a schiaffarci idee in capa.  Noi stiamo bene come stiamo.  Tu puoi venire quando vuoi, e sarai sempre la benvenuta, ma non cominciare a parlare di politica in casa, che si possono solo fare casini..."

La famiglia Bryant tollera Beatie giusto perchè è anch'essa una Bryant, ma il modo con cui lei parla è loro completamente estraneo.

E proprio questo è il trionfo di Beatie; che questo linguaggio, che le è sostanzialmente estraneo, diventa suo patrimonio al termine del­la commedia.

Ronnie ha costruito dei "ponti" per Beatie ("le parole sono dei ponti"), di cui la famiglia Bryant non ha mai sentito il bisogno, perchè non si accorgono che vi sia niente da superare.

"Radici" ci propone un motivo di vita, una causa per cui combattere e vincere.  Senza una adeguata comunicazione tra i membri di questa piccola società, si sarebbe alla mercè della pubblicità, e dì valori superficiali.

"Radici" non è una commedia parrocchiale su di una famiglia del Norfolk: Wesker ci ricorda che la problematica che sottostà ad una commedia dove essere universale.


NOTA DELL’AUTORE

Questa commedia tratta della gente del Norfolk, però potrebbe facilmente adattarsi a gente di altre regioni, e la problematica potrebbe sicuramente essere estesa alla gente di città.

Ambientandosi, però, nel Norfolk (una regione rurale), è opportuno che anche il linguaggio si provincializzi.

PERSONAGGI

BEATIE BRYANT                                          una giovane donna di 22 anni, la compagna di Ronnie Kahn

JENNY BEALES                                              sua sorella

MRS.  BRYANT                                               sua madre

FRANKIE BRYANT                                       suo fratello

PEARL BRYANT                                            sua cognata, la moglie di Frankie Bryant

STANN MANN                                                 un vicine della famiglia Beales

MR. HEALEY                                                  il direttore della azienda agricola

ATTO I                                                               Una fattoria isolata del Norfolk, la casa dei Bealeses

ATTO II scena 1°                                             due giorni dopo nella fattoria di Mr e Mrs Bryant, in cucina

scena 2°                                          Lo stesso, un paio d'ore dopo

ATTO III                                                           Due settimane più tardi nel salotto dei Bryants

Anno di svolgimento 1958

Prima rappresentazione al Belgrade Theatre di Coventry il 25 maggio 1959


A T T 0   I

Settembre 1958: una costruzione cadente del Nerfolk[1]  senza acqua corrente, nè elettricità né gas.  In giro c'è disordine e i mobili sono ordinari e vecchi.

Se non vi è pulizia è perohè c'è una bambina in casa, e ci sono poche comodità, il che fa sì che la madre, indaffarata, non ci possa far niente. Dattorno ci sono strofinacci, giornali, roba da lavare, abiti e bacinelle, una bagnarola con delle camicette e sottovesti da lavare, lampade a paraffina e un fornello a spirito.

Su di uno spago nella stanza c’è della biancheria stesa.

Jenny Beales sta lavando, vicino all'acquaio.  Canta una canzonetta.  E’ bassa, grassoccia e socievole, e porta gli occhiali.

Dalla camera da letto si sente una voce infantile che piange:

"I dolcini, Mamma, i dolcini,...”

JENNY (con naturalezza): Tappati quella bocca, Dafne, e mettiti a dormire. (Si muove a prendere uno strofinaccio per i piatti)

VOCE INFANTILE: Daphy vole il dolce, il dolce, il dolce,..

JENNY (mentre va alla credenza a prendere il dolce): Piccola, se Papà torna a casa e ti trova sveglia, poi ti sgrida. (Scompare nella camera da letto con il dolce) Tieni - mò dormi, piccola, e non allungare il muso tutto il giorno

Entra Jimmy Beales.  Anch’egli è basso, pienotto, biondo, di carnagione rosea. Fa il meccanico di un garage. Porta una tuta blu ed un tascapane militare che gli pende da una spalla. Introduce la bicicletta dentro casa e la appoggia vicino la parete.

Palesa una sorta di dolore alla schiena.

Torna Jenny.

JENNY: Mbè, che c'hai?

JIMMY:       Ma che ne so... Tengo un dolore qua dietro, è come una lama tra le spalle, che quasi non riesco a stare in piedi

JENNY: Mè, mò siediti, che ti metto la cena in tavola

JIMMY: E sempre dici...!! Uffa, non mi va di mangiare

Jimmy prende da qualche parte un cuscino e ai stendo sul sofà col cuscino sulle stomaco.  Jenny lo guarda per un pò

JENNY:        Ma proprio non lo sai cosa c’hai?

JIMMY:       Scusa, ma come faccio a saperlo?

JENNY:        Io gliel’ho detto a Mamma del dolore, e lei ha detto che è una indigestione

JIMMY:       Ma che cazzo c'entra l’indigestione col dolore alla schiena?

JENNY:        Lei dice che a certe persone l’indigestione gli va dritto dallo stomaco alla schiena

JIMMY:       Ma non dire cazzate...

JENNY:        Infatti, è proprio quello che le ho detto.  Che cavo1o dici, Mammà, le ho detto, l’indigestione non fa venire il mal di schiena. So quello che dico, ha risposto, ché io l’ho avuta!

JIMNY:        Che cosa non ha avuto...

Jenny ritorna al lavatoio, mentre Jimmy rimane sul sofà, cercando inutilmente di contenere il malore.  Jenny borbotta.  Silenzio.  A un certo punto --

JENNY:                 Hai visto nessuno, oggi?

JIMMY:          Solamente il dottor Gallagher

JENNY:           Chi è che hai visto?

JIMMY:       Gallagher: sua moglie lo ha portato in macchina con una vecchia Armstrong.

JENNY:        Beh, andrò a trovarlo, se continuerai a non star bene

JIMMY.(alzandosi e avvicinandosi al tavolo: il dolore è-diminuito)

Che è quella robba?

JENNY:(muovendosi a prendergli la cena dal forno): Siamo andati in paese ad un torneo di whist[2]:e Judy Maitland ha detto che il dottore doveva essere morto, perchè dall'anno scorso si sapeva che teneva il cancro: non è vero che non gli avevano dato più di tre settimane?

JIMMY: Vecchie cornacchie ! Non desiderano altro che una morte per rianimare l'ambiente.

JENNY: Noo, veramente non più di tre settimane.

VOCE DI DONNA (dall'esterno): Yoo-hoo! Yoo-hoo.

JIMMY:       Ci sta tua sorella.

JENNY:        Si, è lei.

VOCE DI DONNA (dall'esterno): Yoo-hoo! C'è nessuno in casa?

JENNY (la chiama): Entra dentro, t'abbiamo sentita.

Entra Beatie Bryant, una ragazzotta di 22 anni, robusta, bionda, dal viso che sprizza salute.  Porta in mano un pacco.

JIMMY: Eccola qua.

JENNY (con riserbo, ma compiaciuta): Ciao, Beatrice - come stai?

BEATIE (con riserbo, ma compiaciuta): Ciao, Jenny - come stai?  Cos'è questo buon odore che si sente?

JENNY:           Zuppa di cipolle e pane di grano.

BEATIE:         Hai visto Jimmy Beales, beh, come va?

JIMMY:             Non c'è male, piccola, e a te?

BEATIE:         Tutto bene, come sai.  Quand'è che verrai daccapo a Londra per una partita di pallone?

JIMMY:       Oh, piccola chiacchierona, non c' ho più voglia di fare queste cose.  Il vecchio papà Bryant, in mezzo a tutti quanti, si è voltato e mi ha detto (imitando). " Smettila di avere sempre un gran daffare, smettila".

JENNY: Beh, e dove sta Ronnie?

BEATIE:         Scenderà qui giù per un fine settimana fra una quindicina di giorni.

JIMMY:       E non vi siete ancora sposati?

BEATIE: No.

JIMMY: Ti comincerai a sfastidiare; una relazione troppo lunga finisce per stancare.

JENNY:    Mò tappati la bocca, Jimmy Beales, e ingozzati a mangiare: ogni volta che parli sputi un intero boccone!  Che perciò poi ti viene il dolore alla schiena.

BEATIE: Come, c' hai dei dolori, Jimmy ?

JIMMY:       Ebbè, sì!  Proprio come una fitta tra le spalle.

JEM:          Mammà dice che è indigestione.

BEATIE:         Ma dico io, che cazzo c'entra l'indigestione con una fitta alla schiena?

JENNY:           Mammà dice che a molte persone che c'hanno l'indigestione, quella ci va dritto dallo stomaco alla schiena.

BEATIE:         Ma non dire puttanate!

JENNY:           E' così ti dico!  "Sempre dici, mammà," ci ho detto, "come fa l'indigestione a far male alla schiena?"  "E' inutile che parli," mi ha detto, "chè io l'ho avuta".

BEATIE:         Figurarsi se c'era qualcosa che non aveva avuto.  Come sta?

JENNY:        Come al solito, sai.  Beh, tu piuttosto quanto tempo resterai questa volta?

BEATIE:         Qui due giorni - due settimane a casa.

JENNY:           Stai ammusata, piccola?

BEATIE:         Dovrei farlo vedere?

JENNY: Si vedrebbe.

Beatie si comporta come se fosse a casa propria.  Lì vicino c'è una pila di fumetti.  Ne prende uno e comincia a leggere.

JENNY: Poi dopo ci pigliamo un pò di gelato.

BEATIE (assorta): Si!  Si!

JENNY:        Ma guardatele E' appena entrata ed è già entrata con la capa dentro ai giornaletti: ma come, leggi ancora i fumetti?

JIMMY:       Non è per niente cambiata eh?

BEATIE: Questa sì che è bella! Non appena io ritorno a casa eccomi che sono quella di sempre - sembra che non sono mai stata via.  Faccio sempre le solite cose e parlo sempre alla stessa maniera. Questa è proprio bella!

JENNT: E cosa dice Ronnie di questo?

BEATIE: Beh, non ci fa nemmeno caso.  Lui non è mai stato qui: almeno nei tre anni da quando lo conosco.  Ma vi dico (Beatie si muove innanzi e gesticola in sincronia con le parole) che quando io ho cominciato a leggere i fumetti che lui comprava per i suoi nipoti, lui si scocciava.

Adesso Beatie comincia ad imitare Ronnie, e quando lo fa, lo imita così bene sia nel modo di fare che nella intonazione della voce che, di fatto, con l'andare avanti della commedia identifichiamo lui tramite la figura di lei.

"Cristo, donna, cosa possono darti i fumetti da far sì che tu sia così assorta?  Sai cosa facevo io di solito?  Prendevo una copia del Manchester Guardian e la leggevo a pagine spiegate e per ultima lasciavo proprio la pagina dei fumetti".

JIMMY: Manchester Guardian?  Non gli piacevano allora?

BEATIE: Questa era la stessa cosa che gli dicevo: "Piacere? - lui dice- del piacere?  Suonare uno strumento dà piacere, dipingere dà piacere, leggere un libro dà piacere, chiacchierare con gli amici dà piacere, - ma un fumetto?  Un fumetto?  Per una ragazza di 22 anni!

JENNY: (servendo la portata e sedendosi) A me quello lì mi sembra un pò suonato.  Beh, è meglio che ti siedi e mangi.

BEATIE (entusiasticamente): Beh, nonostante tutto è un ragazzo molto vispo.

JIMMY: Vispo?  Vispo, tu dici?  Cosa c' ha di vispo una persona che non gli piace leggere i giornaletti?  Cosa c' ha di vivo una persona che legge libri e vede i quadri a ascolta musica classica?

A questa frase, cala il silenzio.  La domanda si risponde da sé, riluttantemente.

JIMMY:    Beh si tratta di una cosa soggettiva, credo.

BEATIE:         Ma comunque poi i giornaletti se li è presi da me ed ha cominciato a leggerli pura lui.

JENNY:           Ah, allora non è un fissato?

BEATIE:         No - e del resto anch'io leggo dei libri ogni tanto.

"Non c' é niente di male nei fumetti" lui diceva a voce alta. Saliva su di una sedia quando voleva fare un discorso, ma non parlava mai con tono troppo altisonante.

JIMMY:                               Eh?

BEATIE:         Proprio così, guarda: (sale in piedi su di una sedia) "Non c'è niente di male nei fumetti: solo che la cosa cambia quando si legge sempre fumetti.  Non c'è niente di male a giocare a pallone; però può essere pericoloso pensare sempre e solamente al pallone.  Non c'è niente di male nel rock 'n roll, ma Iddio mi scampi da una ragazza che non sappia far altro!"

Beatie si siede, e subito dopo salta daccapo in piedi, ricordandosi qualcos'altro.

"Eh, sì, e non c'è neanche niente di male a parlare di come è il tempo: però, per favore, a me non parlare di queste cose!"

Si siede.

Jimmy e Jenny si guardano l'un l'altro, come se lei, e non Ronnie, fosse uscita di senno.  Jimmy si alza e comincia ad allacciarsi gli scarponi e ad aggiustarsi la linguetta per andare in campagna.

JENNY:           Ma lui non ti sta più dietro?

BEATIE:         Beh, questo succedeva sino a qualche tempo fa.  C'è stato un periodo che era lui che badava a tutte le cose che mi riguardavano.  Una volta che ci fu un periodo che sono stata senza lavoro, io non ci pensai ad andare a chiedere l'indennità di disoccupazione.  Fu lui a dirmelo.  Ma quando sono andata, m'hanno detto che tenevo poche marchette e non tenevo diritto all'indennità.  Io non sapevo che rispondere ma lui sì; si fece avanti e s'è messo a discutere al posto mio - è proprio come sua madre. si metto a discutere con tutti - e tanto ha fatto che me l'ha fatta avere.  Io proprio non sapevo cosa dire, proprio non ci capivo niente.  Pensa un po’! Una ragazza inglese cresciuta e pasciuta e non sarei capace neanche di spiaccicare parola se non per comprare robba da mangiare o vestiti.  Così quando qualche volta lui era giù di corda, so ne veniva dicendo: "Ma di che cosa sai parlare?", chiedeva.

"Dài, su, prendi un argomento.  Parla.  Usa il tuo linguaggio.  Ma tu lo conosci il tuo linguaggio?"

Beh, io non ci avevo mai pensato sopra - e voi? - ed è spontaneo, vero?, come camminare.

"L'esprimersi è parole" mi diceva, come se mi stesse dicendo un segreto.  "E' come i ponti, che tu puoi usare in tutta sicurezza per andare da un posto ad un altro.  E più ponti si conosce, più posti è possibile vedere! (Rivolgendoci a Jimmv)

E tu sai cosa succede quando vedi un posto e però non conosci il ponte che ti ci porta?

JIMMY:                               (tra lo scocciato e l'incazzato) Bla bla bla, ma quand'è che la smetti di cianciare?

BEATIE:        Esattamente! Vedi, hai avuto una discussione! E questo è già un fatto positivo.  Mi piace discutere.  Ma poi lui direbbe "Ponti! Ponti! Ponti! usa i tuoi ponti  donna! Ci sono voluti migliaia di anni per costruirli, usali!

E questo mi dava fastidio.

"Al diavolo i tuoi ponti" gli dicevo "al diavolo tu e i tuoi ponti - io voglio pomiciare".

Allora lui mi sorrideva.  "Ti va di pomiciare?" mi chiedeva "Niente ponti per questa volta?'

"Niente ponti" gli dicevo - cominciavamo a pomiciare.  Qualche volta era un pò brusco; ma poi lentamente si riannodava a me, e poi facevamo l'amore.

Innocentemente continua a mangiucchiare.

JIMMY:    Cosa hai fatto, che hai detto?

BEATIE:        Abbiamo fatto l'amore.  Di pomeriggio.  Tu non l'hai mai fatto di pomeriggio?  E' l'orario più adatto.

La sera si esce, ci si diverte; la notte si dorme; la mattina si studia, si lavora, si sbrigano le faccende domestiche; ma l'amore - attento e vivo, dove tu impegni la maggior parte delle tue energie - è l'amore del pomeriggio.

JIMMY:          Ma tu prendi il pomeriggio di ferie ogni pomeriggio per farlo?

BEATIE:         Oh, stupido, parlo solo dei week-end e dei giorni di festa.

JENNY:                 Oh Beatie, smettila!

BEATIE: Va al diavolo, Jennv Beales, non ti fare rossa in faccia!

Ma tu non hai mai fatto l'amore di pomeriggio?  Allora chiedilo a Jimmy di farlo.

JENNY (correndo a prendere il dolce) Chiudi quella bocca, e mangiati questo gelato.  E' alla fragola. Tu ne vuoi un altro po’, James ?

JIMMY (intento ad aggiustarsi ed allacciarsi le scarpe) Sì, grazie, alla vaniglia.

(mangiando) E' buona, non è vero?  E' fatta col buon latte di una vacca Jersey.

BEATIE: Oh, è troppo buona - l'hai fatto con una pinta di latte, non è vero?

Pausa

JIMMY: Sì! (Pausa) Viene da una vacca dal manto rossastro.

Pausa.  Tutti stanno gustando la crema gelato.

JENNY (mangiando) Ti ricordi di Dickie Smart, Beatie?

BEATIE (mangiando) Chi?

JENNY (mangiando) Ci facemmo insieme una bevuta al pub Storks quando venisti la volta scorsa.

BEATIE (mangiando) Ah, si!

JENNY (mangiando) Beh, è stato trafitto da un toro giovedì scorso.  L'orecchio sinistro è stato quasi staccato il ginocchio è stato trapassato ha avuto una contusione ad una costola. e lacerati i legamenti della gamba.

Pausa per finire di mangiare.

BEATIE (eufemisticamente) Ha passato un brutto quarto d'ora, eh!

JENNY:        Eh, sì. (a Jimmy) Sei pieno?

JIMMY:                Mmm.

Jenny raccoglie i piatti

BEATIE: Devi ancora andare in campagna Jimmy?

BEATIE:            Sarà una faticaccia, con questo tempo.

JIMMY:             Adesso ancora ancora si può lavorare - ma fra un po' di settimane il terreno vedrai come si attacca al badile.

BEATIE:         E quest'anno cosa coltivate?

JIMMY:          Ci abbiamo patate, carote, cavolfiori.  Ed anche barbabietole, lattuga, cipolle e piselli.  Però quest'anno ho lasciato perdere i fagiolini.

JENNY:           Ormai sono cose che non vanno più.

BEATIE:         Pare allora che stai riuscendo a far fruttare i tuoi sforzi no?

JIMMY: Già.

Jimmy comincia ad arrotare la lama di una falciatrice.

BEATIE (balzando in piedi): Ti aiuto a lavare.

JENNY: Oh: non ti preoccupare, piccola.

BEATIE: Dov'è la pezza per lavare?

JENNY: Sta qui.

Beatie la aiuta a sparecchiare la tavola e comincia ad aiutare a lavare. Si crea un silenzio necessario per procedere al lavoro.

In tutta la commedia non c'è segno di intensa vitalità in nessuno dei personaggio ad eccezione di sporadici interventi di Beatie.  Essi continuano nella loro routine di vita di campagna.  Viene il giorno, si dorme la notte, c'è sempre l'inverno, la primavera, l'autunno e l'estate, che un pò li meraviglia e li sgomenta.  Parlano convulsamente. E 1a maggior parte delle volte come per una specie di pettegolezzo, e troppo velocemente, come se recitassero dinanzi ad un immaginario uditorio.

Il loro senso umoristico è asciutto e pungente.  Non mostrano affetto  1' un 1' altro, anche se sono solidali quando uno- di loro sta male. I silenzi sono importanti, altrettanto importanti come il loro modo di parlare, se li si vuole conoscere.

JENNY0:  Beh, che mi dici dello sciopero di Londra?[3]  Come sembra Londra senza gli autobus?

BEATIE: Oh, un incanto! Niente rumori, e le strade, dovresti vedere le strade. affollate di gente avanti e indietro, la città tiene un aspetto umano.

JIMMY: Se continua così, precetteranno i soldati, dovrà pur finire questo sciopero.

BEATIE:         Questa non è una cosa che si può dire tanto facilmente a quei lavoratori.

JIMMY:          Ah, non è tanto facile, eh?  Ma quanto guadagnano questi tramvieri, quanto guadagnano? E tu lo sai quanta è la paga degli operai agricoli, dei braccianti?  Tu lo sai?

BEATIE:         Ma allora fate sciopero anche voi, operai delle campagne Non è forse di aiuto anche ai braccianti se i tramvieri scioperano in questi giorni?

JENNY:           Tu però lo sai che quelli hanno già avuto un aumento.  Papà Bryant va ancora a sei sterline la settimana come guardiano di maiali,e Frank piglia ancora sette sette sterline e 6 pence alla settimana a guidare un trattore.

JIMMY:             E poi vedresti che il padrone delle terre ne licenzia qualcuno.

JENNY:           E questo è vero, Beatie. Sono uomini buoni come il pane, onesti e timorati di Dio. E ogni volta che c'è un aumento qualcuno viene licenziato. Senza possibilità di errore. Lo puoi chiedere a Papà Brvant quando torni a casa, chiedigli chi è stato licenziato ad ogni aumento.

BEATIE:        Ecco una persona che non licenzieranno! Non troverebbero molte altre persone disposte a badare ai maiali 7 giorni la settimana e per tutte le ore che fa lui.

JENNY:        Oh, con te non si può ragionare!  Te l' ha detto Jimmy che è stato scelto per l'assemblea annuale a Londra dei Territorials?[4]

BEATIE:         E cos'è questa novità?  Che ci fai tu lì in mezzo?

JENNY:           Delle manifestazioni e dei cortei con le armi, e cose simili.

BEATIE:         Questo non ti porterà niente di buono.

JIMMY:          Non ti va?  Sai, noi dobbiamo far vedere di poter difendere il paese.  Mostra le armi ed eviterai la guerra.

BEATIE (che ha finito di asciugare i piatti): Tu non farai vedere proprio niente. (Va verso la sua borsa)

Dei regalini per la casa! Se però poi dì questo passo si va a finire a una guerra con la bomba atomica, poi non ve ne venite a dire che voi non c'entrate. (cerca gli altri pacchetti).

JIMMY:          Così dici tu?  Così tu dici?  Semmai la bomba atomica potrà mettere paura agli altri.

BEATIE:         Secondo me, mette paura proprio a te. (trova i pacchettini) Ecco dei regali per la piccola.

JIMMY:          E mò che ne sai tu di queste cose tutto ad un tratto?

JENNY:           (scoprendo un centrino da tavola): Tante, tante grazie, Beatie.  E' proprio quello che tenevo di bisogno.

BEATIE:         A te non interessa difendere il tuo paese, Jimmy, a te ti piace giocare a fare il soldato.

JIMMY: Perché, cosa ho fatto io durante l'ultima guerra, in trincea: si cantava, forse, in trincea?

BEATIE (cercando di spiegare e non cercando di avere il sopravvento su di lui): Tu hai mai sentito parlare di Geoffrey Chaucer[5], Jimmv?

JIMMY: No.

BEATIE:         Conosci il candidato al Parlamento della tua circoscrizione?

JIMMY:          Dove mi vuoi portare, piccola?  Non cercare di confondermi le idee.

BEATIE:         Ma tu lo sai come è nato il movimento sindacale britannico? Tu ci credi allo sciopero?

JIMMY:          A nessuno dei due.

BEATIE:         E allora cosa sei andato a difendere quando hai fatto la guerra?

JIMMY (adesso proprio scocciato): Beatie, tu sei stata lontano da noi per lungo tempo: tu hai trovato un ragazzo che è istruito e che forse ti avrà insegnato un sacco di cose.  Però non venire a schiaffarci idee in capa.  Noi stiamo bene come stiamo.  Tu puoi venire quando vuoi, e sarai sempre la benvenuta: ma non cominciare a parlare di politica in casa, che si possono solo creare casini.  Ho detto.

Jimmy esce.

JENNY:Oh, cretina che non sei altro! Almeno senon lo avessi toccato proprio su questo tasto!  Lui vive per quei Territorials, è metà della sua vita.

BEATIE (che adesso è dispiaciuta): Ma di che cosa ha paura di parlare?

JENNY:    Ma lui non ha paura di parlare, Beatie: fa quel che può.

BEATIE: Ma non parla, non parla veramente, non usa "ponti".  Qualche volta io mi siedo con Ronnie ed i suoi amici, e li ascolto che parlano di un sacco di cose, e, sai, io all'inizio non ho mai ascoltato neanche la metà delle loro parole.

JENNY:    E lui non ti spiega quello che dicono?

BEATIE:  A me mi scoccia quando lui comincia a parlare con me, e vuole che devo essere io a fargli la domande.

(Adesso prende ad imitarlo)

"Chiedi sempre; alla gente piace tremendamente dire quel che sa, chiedi sempre, e vedrai che la gente ti rispetterà".

JENNY:    E tu?

BEATIE:     No, io non lo faccio! E sai perché?  Perché mi sono stufata; sono come Mammà, sono stufa.  Qualche volta mi sforzo di chiedere, e sai che succede? Mi fanno diventare matta a sentirli.  Appena cominciano a parlare di cose che non so o che non posso capire, mi fanno ammattire.  Quelli si siedono, parlano normalmente, e d'improvviso si voltano verso di te, e d'un tratto "Non credi?" mi dicono.  Come a scuola, ti prendono alla sprovvista e ti fanno una domanda che non sai come rispondere.

A volte non dico niente, a volte vado a letto o lascio la stanza.

Come Jimmv, proprio come Jimmy.

JENNY:        E che dice Ronnie di questo?

BEATIE:         Non ci si raccapezza.  "Ma perché non chiedi a me, donna, per l'amor di Dio, perché non chiedi a me?  Non sto forse morendo dalla voglia di parlarti?  Ma devi essere tu a chiedere!'

JENNY:           Ma lui ha intenzione di sposarti?

BEATIE:         Perché no?

JENNY:          Beh, mi dispiace. ma così non è che mi convinci: a me non sembra proprio che voi due abbiate molto in comune. 

BEATIE (piano): Non è vero! Noi ci amiamo!

JENNY:           Bah, sarà!

BRATIE (piano): No, non lo so.  Non ne sarò certa finché non verrà qui.

Dal primo giorno che ho cominciato a lavorare come cameriera al Dell Hotel e lo vedevo lavorare in cucina, io me ne sono innamorata, e pensavo che tutto sarebbe stato facile.

Gli sono andata appresso per 3 mesi facendogli la corte e dei regalini, finché finalmente mi sono data a lui.

Lui non ha mai detto di amarmi, né a me è mai importato; ma una volta che siamo stati assieme, gli è parso di essere responsabile di me, ed io non ho detto nulla per fargli cambiare parere. Pensavo che l'avrei costretto ad amarmi.

Io non so molto dì lui al di là del fatto che è un tipo diverso dagli altri e che il più delle volte passa il suo tempo scrivendo.  Poi lui è tornato a Londra. ed io l'ho seguito lì.  Io non mi ero mai molto allontanata da casa prima, ma per lui l'ho fatto, e lui ha sempre sentito che non avrebbe potuto lasciarmi, né io gli ho mai detto il contrario.

E così ho cominciato a conoscerlo più da vicino.  Lui provava interesse in cose a cui io non avevo mai nemmeno pensato: politica, arte e cose del genere, e cercava di spiegarmele.  Lui è un socialista ed era solito dire che non si può costruire il socialismo facendo discorsi; però è ben possibile cercare di trasmetterlo a chi ti è vicino.  E così io dicevo di essere interessata ma non ci capivo granché; passa tutto il tempo a cercare di insegnarmi ma non riesco a recepire nulla, Jenny.  E però, allo stesso tempo, voglio mostrare di essere interessata. Io non sono abituata a imparare.  Si impara a scuola, ed io ho smesso con queste cose.

JENNY: Non sembra che tu stai per raggiungere la tua felicità, come ti dicevo.

BEATIE:     Ma io lo amo.

JENNY: Allora è proprio che c'è qualcosa che non va in te.

BEATIE: Io non sarei capace di vivere in maniera diversa.

JENNY: Bah, questo non lo so.

BEATIE (imitandola scherzosamente): Bah, questo non lo so!

(dì botto) Dái, vieni, che ti insegno a fare dei dolci al forno.

JENNY:           Dolci?

BEATIE:        Me l'ha insegnato Ronnie.

JENNY:           Oh, allora qualcosa l'hai imparata!

BEATIE:         Però lui non ne sa niente: mi ha sempre scoraggiata quando ha cercato di insegnarmi a cucinare bene come lui - Cristo! dovevo pur imparare qualcosa - Ma ogni volta mi faceva cadere le braccia.

Durante tutto questo tempo si é fatto scuro, e Jennv va ad accendere una lampada a petrolio.

JENNY: Allora non ci riuscivi facilmente?

BEATIE: Non ti preoccupare, andrà tutto a posto una volta sposati.

Quando saremo sposati e avrò dei bambini, non avrò bisogno di essere interessata neanche alla metà delle cose di cui mi devo interessare ora.

JENNY:     Oh, no che non ne avrai bisogno! Non c'è bisogno di essere istruiti per tenere dei bambini.

BEATIE:         Eh, no.  I bambini sono solo bambini: tu lo puoi ben dire, che ce l'hai.

JENNY:           Quella diavoletta!

BEATIE: Ma tu hai intenzione di averne un altro, Jenny?

JENNY:     Certo che si.  Che credi?  Credi forse che Jimmy non ne vuole uno proprio suo?

BEATIE: E' proprio un brav'uomo, Jenny.

JENNY: Beh, si.

BEATIE: Non sono molti gli uomini che ti avrebbero sposata dopo che tu avesti la bambina.

JENNY: Eh, no.

BEATIE:         E lui non ti ha fatto domande?  Chi era il padre?  Niente del genere?

JENNY:           No.

BEATIE:         Ma tu non ne hai parlato con nessuno Jennv?

JENNY:        No, non ne ho parlato con nessuno.

BEATIE: Beh, se è così, non ne parliamo allora!

In questo frattempo la lampada ad alcool metilico ha preso luce, e Jenny ha finito di trafficare con la lampada, ed ora vi è luce diffusa.

JENNY (con fermezza): Adesso, Beatie, smettila.  Ogni volta che vieni a casa mi fai la stessa  domanda, e ne ho abbastanza.  Ormai è una storia chiusa.  Nessuno dice niente e nessuno sa niente.  Mi hai sentito?

BEATIE: Ma tu ami Jimmy?

JENNY: Amore?  Io non ci credo a queste puttanate; noi ci siamo sposati, e questo è tutto.

BEATIE (guardando d'improvviso tutto attorno la stanza nel caos generale): Jenny Beales, ma guarda questa casa! Guardala!

JENNY:           La sto guardando.  Cosa c'è che non va?

BEATIE:         Dobbiamo rassettarla un po’!

JENNY:           Dobbiamo rassettare che cosa?

BEATIE:         Ma tu hai intenzione dì vivere in questa casa tutta la vita?

JENNY:           Perché, tu ce ne puoi comprare un'altra?

BEATIE:         Ma ti rendi conto di stare in un posto desolato?  Solamente con Stan Mann e sua moglie come vicini e con la terra che ci sono buche dappertutto.  Ogni volta che piove rimani in mezzo al fango.

JENNY:           Jimmy non guadagna abbastanza.

BEATIE:         Ma qui è così deprimente!

JENNY:           Vuoi forse che faccio come nostra sorella Susan?  Tu lo sai lei come ci tiene alla pulizia e all'ordine, è così meticolosa che è capace di lucidare l'ottone del tubo di scarico del gabinetto.

BEATIE:        Mena, dái, facciamo un pó d'ordine: io adoro rassettare la casa.

JENNY:           E la robba che sta nel forno?  Oh, sant'Iddio, il pane!

(apre in fretta il forno e ne trae una magnifica forma di pane lavorato.  Lo ammira)

                       Beh, ecco una cosa di cui nessuno si lamenta. Non è bello, Beatie?

BEATIE: Me lo mangerei subito subito.

JENNY: Hai ancora fame?

BEATIE (cominciando ad armeggiare con gli indumenti che stanno attorno): Sono daccapo sempre affamata.  Ronnie dice che io mangio più di quello che ho bisogno.  "Donna, se diventi grassa, ti lascio, senza neanche discutere!"

JENNY (mettendo la forma di pane su di un largo vassoio per portarlo via):    Beh, non c'è niente di male ad essere grassa.

BEATIE:         Tu dici così perché non hai scelta!

(vede una bicicletta)

                          Una bicicletta! Ma che ci fa una bicicletta nel salotto?  La esco fuori.

JENNY:     Ma poi Jimmy non saprà dove trovarla.

BEATIE:         Non essere scema. una bicicletta non si perde. (porta la bicicletta fuori, e la chiama) Jenny! Metti la robba a posto!

JENNY:        Benedetta figliola non c'è posto per sistemarla.

BEATIE       (da fuori): usa il comò, l'armadio.

JENNY:        Ma sono già pieni!

BEATIE       (entrando - sprizza energia da tutti i pori)

                      Vieni, guardiamo. (guarda) Oh, via, hai spazio abbastanza per 10 famiglie.  Il fatto è che tu hai ammassato tutto alla rinfusa, ecco cos'è.  Qui, aiutami.

                      (traggono dal comò una grande varietà di indumenti e cominciano a piegarli per bene)

BEATIE:     Come stanno i cari Frankie e Pearl?

JENNY:       Oh, stanno benone.  Tu lo sai che lei e Mamma non si parlano?

BEATIE:     Come?  Ancora?  Questa volta di chi è la- colpa?

JENNY:           Beh, Mamma dice che è colpa di Pearl, e Pearl dice che è colpa di Mammà.

BEATIE:         Beh, che cercassero di sbrigarsi a fare pace e a trovare di chi è la colpa, perché ho intenzione di invitare tutta la famiglia a prendere un the e a fare la conoscenza dì Ronnie.

JENNY:           Beh, visto che neanche Susan e Mamma si parlano, avrai da fare un gran lavoro di riappacificazione.

BEATIE:         Ma insomma, si può sapere che cazzo è successo tra quelle due?

JENNY:           Susan non è mai andata pazza per sua madre, lo sai, no?  Beh, pare che Susan ha comprato qualcosa a nolo da Pearl, e Pearl l'ha dato a Mamma, e Mamma l'ha mandato a Susan, tramite il pescivendolo che abita alla porta affianco a lei alle palazzine popolari.  E naturalmente Susan se l'è presa, perché non vuole che i vicini sanno che prende la biancheria in affitto.  E così non si parlano.

BEATIE:         Come dei bambini! Mi fanno diventare matta.

JENNY:           E tu lo sai com'è con Pearl, non è vero? E' perché Mamma non ha mai pensato che lei fosse abbastanza in gamba per suo figlio Frankie, questa è la questione.

BEATIE:         Adesso allora non c'é più niente in lei che non va?

JENNY:           Perché, cosa c'è?  A me pare che non si può dire niente sul suo conto.

BEATIE: Nulla da dire sulla sua persona, solo che non è il tipo adatto al nostro Frankie, questo è tutto.

JENNY:           Chi è che adesso è di mentalità ristretta?

BEATIE:         Lei va sempre cercando più di quanto 1ui le può dare.

JENNY:        E io conosco qualcuno che ha sempre voluto più di quanto lei potesse dare.

BEATIE:(di malumore): Non è la stessa cosa.

JENNY:        Oh, si che lo è.

BEATIE: Non lo è.

JENNY:        Si, ragazza mia. (imitando Beatie da piccola) "Voglio la banana, la banana, la banana.  Frankie si è pigliato la mia banana, la banana..."

BEATIE:         Embè?  Mi piacevano le banane!

JENNY:           A te ti piaceva qualsiasi cosa che riuscivi ad acchiappare e Mamma pure aveva l'abitudine che ti dava le cose a te che eri la più piccola.  A me, Susan, e Frankie non dava mai niente, tranne che scoppole dietro la capa.

BEATIE:         Non è così!  Voi vi siete preso tutto ed io niente.

JENNY:              Tutto quello che ci siamo presi è stato quello che rubavamo dalla credenza e tu poi andavi sempre da Mamma a raccontarle frottole.

BEATIE:            Non l'ho mai fatto.

JENNY : Oh, non l'hai mai fatto?  Ci sono state un sacco di volte che ti avrei strozzata volentieri senza farmi pregare, fino ad ammazzarti.

BEATIE:         0h, smettila, Jenny Beales!

In questo frattempo hanno terminato di piegare gli indumenti ed hanno messo da parte la maggior parte della biancheria da lavare e dei capi di vestiario che sino a quel momento hanno ingombrato la stanza. Beatie esclama "Finalmente !", si alza e si guarda dattorno, trova qualche abito gettato alla rinfusa, e li appende dietro la porta.

BEATIE:         Ti comprerò qualche appendiabito.

JENNY:           Sarebbe meglio che prima mi dessi qualche abito da appenderci sopra.

BEATIE:         (guardandosi dattorno) Adesso pensiamo al resto.  Bottiglie, vasetti, cianfrusaglie, tegami, tazze, pezzi di carta, tutto sparso! Ma guarda!  Dài, su!

Beatie cerca di mettere ogni cosa al proprio posto, o almeno fuori di vista

JENNY:     Tu stai sistemando questo posto come un ciclone.  Jimmy penserà quando entra, che ha sbagliato casa, e io non sarò capace di trovare niente.

BEATIE:         Vieni, prendi una scopa.

(adesso sta mormorando qualcosa come una sorta di versi animaleschi in segno di eccitazione.  Mostra una gioia infantile)

Come sta Papà?

JENNY:           Tirchio come sempre

BEATIE:         Per caso ti ha dato qualcosa?

JENNY:           Niente che mi riguardi.  E' solo quello che mi ha detto Mamma.

BEATIE:        Ma non le dà ancora parecchi soldi?

JENNYT Soldi?  Si smazza sempre, e sta sempre senza una lira.  Non è proprio cambiato niente da quando noi eravamo piccoleg non è vero?

BEATIE: Già.

JENNY:           Te lo dico io: non mi sorprenderebbe se Mamma avesse sempre avuto debiti, sempre.  No, non mi sorprenderebbe affatto.

BEATIE:         Ma no, dái.

JENNY:           Ma che cosa ne sai, tu?  Lo sai lui quanto le passa alla settimana?

BEATIE:         Sei sterline?

JENNY:           Sei sterline il cazzo! Quattro sterline e dieci scellini! E lei deve mandare avanti la casa e comprare la roba per sè, con quei soldi.

BEATIE:         Ma dài, in fin dei conti sono solo in due.

JENNY:        Provaci tu a far mangiare due persone con quattro sterline e dieci.  Ne spende sette sterline e sei al club di Pearl per i vestiti, due sterline e sei al banco lotto, e uno scellino la settimana alla lotteria della sezione del Partito Laburista. (di scatto)

                      Cazzo! Mi sono dimenticato di dirtelo! Pearl ha vinto alla lotteria la settimana scorsa!

BEATIE:            Il primo premio da cento sterline?

JENNY:           Sì, cento sterline E la vecchia signora Dyson che viveva verso Startsons ha vinto il secondo premio da 5 sterline e settanta.

BEATIE:         Ma nessuno mi ha mai scritto per dirmelo,

JENNY:           Perchè tu non hai mai scritto a nessuno.

BEATIE:         E cosa ha intenzione di fare?  Si compra un televisore?

JENNY:           Un televisore?  No, cazzo! Lo sai che non c'é l'elettricità in quella casa.  No, dice che comprerà dei vestiti per i bambini.

Si ode ora il rumore di un uomo anziano, alticcio, che si sta avvicinando, e di fianco a lui la voce di Jimmy.  L'ubriaco canta "Io vengo da Bungay Towng e mi chiamano Bungay Johnnie!!"

Che io vada all'inferno se questo non è Stan Mann, ubriaco ancora una volta.  Ed è Jimmy quello che sta con lui? (porge orecchio ad ascoltare)

BEATIE:         Ma io pensavo che a Stan Mann gli era venuta la paralisi.

JENNY:           Questo non gli impedisce di andare a bere, pure da paralitico.

(ascolta di nuovo)

                         Ci scommetterei che questo è Jimmy che lo porta a casa.  Quell' uomo ha buttato via una fortuna col bere, una grossa fortuna.  Ti ricordi tutte quelle macchine che lui ci andava girando a destra e sinistra e tutta la terra che aveva, e il bestiame, e il pollame?  Beh, adesso c' ha solo pochi acri e qualche vecchia gallina.  Li ha tutti sperperati a furia di bere.

Gli sono venuti due attacchi a furia di bere, e mò è paralizzato da un lato.  Ma questo non lo impedisce di bere, proprio per niente.

Entra Jimmy e getta la sua giacchetta sul lettino, si leva le scarpe e le cavigliere da lavoro, e nel frattempo sorride.

JIMMY:          Che tipo assurdo!

JENNY:        Io stavo appunto dicendo a Beatie come ha buttato via una fortuna col bere, non è cosi?

JIMMY:      Se beve un altro po’, sarà finito per sempre.

JENNY:           Non è vero che c'aveva un sacco di vacche, e automobili, e terra, Jimmy?  E non se l'è bevuto tutto a poco a poco?

JIMMY:          Quel coglione non capisce quando che la deve smettere.

JENNY:           Avrei voluto tanto avere la metà dei soldi che si è bevuto.

JIMMY:          Sai che si è ingarbugliato nei pantaloni?

JENNY:           Cosa ha fatto?  E dove è successo?

JIMMY:          In campagna.

JENNY:           E tu che hai fatto?

JIMMY:          Lui si è alzato - naturalmente mi ero accorto che era ubriaco dal suo modo di camminare - si è alzato verso di me, e ha detto "Buonasera Jimmy Beales, mi trovi in un bel pasticcio".

          Ed io "Già".  E poi lui si è piegato a raccogliere una carota da terra, e poi ha gridato "Oops, ce l'ho fatta di nuovo".

          E naturalmente appena lui ha detto "ce l'ho fatta" ho capito cos'era successo.  Allora gli ho tirato giù i pantaloni e l'ho lasciato andare in mutandoni.

BEATIE:         Oh, Jimmy, non avresti dovuto farlo.

E invece l'ho fatto, piccola.  L'ho lasciato in mutandoni e l'ho portato per i campi con un vecchio sacco alla vita.

BEATIE:         Ma così si prendo una malattia e muore.

JIMMY:       Oh, no, è forte come un bue.

JENNY:        Ma tu che te ne fai dei suoi pantaloni e delle suo cose?

JIMMY:       Li metto nel letamaio - va bene per la terra!

Entra ora Stan Mann.  Non è dal tutto ubriaco.  L'acqua fredda lo ha fatto un pò ritornare in sé.  Si tratta di un vecchio di quasi 75 anni, e nonostante sia leggermente curvo si può vedere che è stato un uomo molto forte e di bel portamento.  Ha l'aspetto di quello che probabilmente ognuno ritiene sia il tipico uomo di campagna, eccetto il fatto che non porta calzini né scarpe, e che cammina zoppicando aiutandosi con un bastone.

STAN:       Mi spiace per quello che è successo, figliolo.

JIMMY:       Non te la prendere per come mi sono comportato vai pure a letto.

JENNY:        E prenditi anche delle scarpe, Stan, o morirai di freddo e di sbornia.

STAN (aguzzando gli occhi per la stanza): Sei tu, Jenny?  Ciao, figliola, come stai?

JENNY: Sei tu, tu che ti dovresti preoccupare adesso; io sto abbastanza bene.

STAN (aguzzando ancora un pò gli occhi): Chi c'é vicino a te?

JENNY:   Non la riconosci?  E? la nostra Beatie, Stan.

STAN:       Sei proprio tu, Beatie?  Cazzo, figliola sei diventata più grassa dall'ultima volta che ti ho vista.  Vuoi diventare chiatta come Jenny, quì?  Fatti avanti, fatti vedere.

BEATIE:(avvicinandosi) Ciao, Stan Mann, come va?

STAN ( squadrandola da capo a piedi ): Abbastanza bene., figliola abbastanza bene.  Non ti sei ancora sposata?

BEATIE: No.

STAN:       State assieme da tre anni.  Come mai non vi siete ancora sposati?

BEATIE (leggermente imbarazzata): Non siamo ancora sicuri.

STAN: Non siete ancora sicuri, dici?  E di che cosa dovreste essere sicuri?  Voi lo sapete com'è che si fa, no?

JENNY: Ména, mò,  torna al tuo letto, Stan Mánn.

STAN: Dì al tuo ragazzo che non perda troppo tempo.

JENNY:        Stan Mann, adesso ti ci mando io a letto; smettila adesso, và via, potrai vedere Beatie domattina.

STAN (che è stato accompagnato alla porta - verso Beatie): E' proprio grassa, non è vero?  Io non dico che se ne deve preoccupare, però lei è grassa. (mentre va via) Va bene, dolcezza, me ne vado.

Adesso mi va proprio di andare a dormire.  Ma hai visto il nuovo ponte che stanno costruendo?  E' una dannata cosa, è… (il suono della voce si perde)

JIMMY:       Beh, io mò me ne vado a letto.

BEATIE:     Io non riesco a sopportare la gente ammalata.  Puzza.

JIMMY:      Il vecchio Stan sta benone.

BEATIE:     Io non gliela farei a stare appresso ad un tipo del genere. 

JIMMY:      Dici così perché non ti è mai capitato.

BEATIE:         Il padre di Ronnie sta paralizzato proprio così.  Io non riesco neanche a toccarlo.

JIMMY:          E chi è che gli bada, allora?

BEATIE:         Sua madre.  Lo lava, lo cambia, gli dà da mangiare; qualche volta Ronnie dà una mano.  Io non potrei proprio.  Dice Ronnie: "Cristo, donna, spero proprio che tu non mi stia attorno quando sarò malato"

(scossa)

                          La vecchiaia mi terrorizza.

JIMMY:          Tu dove dormi stanotte?

BEATIE:         Nel lettino dell'entrata, credo.

JIMMY:       E tu riusciresti a dormire normalmente su quella cosa vecchia?  Non vuoi piuttosto dormire con Jenny per il periodo che stai qua?

BEATIE.- No, grazie Jimmy. (in tono dimesso, ora.) Mi va bene lì.

JIMMY: Vabbé, allora io vado. (guardando attorno) Dov' è l'Evening News che ho portato?

JENNY (entrando): Stai andando a letto?

JIMMY: Si; ho avuto una giornata pesante.  Dov'è il mio News?

JENNY:        Dove l'hai messo.  Beatie?

JIMMY        (guardando ad un tratto la stanza) Cazzo, ma che hai fatto. un trasloco?

BEATIE:         Eccolo qui, Jimmy Beales. (gli porta il giornale).  Non è spiegazzato.

JIMMY: Vedo.  Beh, non starò molto tempo- 'Notte.

(va a letto)

JENNY: Beh, anch'io sto per andare a letto.  E tu, Beatie?

BEATIE: Si.

JENNY (prendendo una candela e accendendola): Qua, prendi questo.  Il tuo letto è pronto.  Vuoi qualcosa da bere, prima? [6]

BEATIE: No, grazie.

JENNY (prendendo la lampada a petrolio e avvicinandosi alla porta) Va bene.  Dormi bene, piccola.

BEATIE (Andando verso l'altra porta con la candela): Buona notte, Jenny,

(Si sofferma sulla soglia: sono dei bisbigli d'ora in poi)

Hey, Jenny.

JENNY: Che c'e?

BEATIE:         Ti preparo dei pasticcini quando vado da Mamma.

JENNY:           Papà non vuole che usi la sua elettricità per me, non dire puttanate.

BEATIE:         Convincerò Mamma.  Andrà tutto bene.  I tuoi vecchi forni in ogni caso non erano grandi abbastanza.

Buonanotte.

JENNY: Buonanotte.

BEATIE (una sorta di postscriptum): Hey, Jenny

JENNY.- Che c'è?

BEATIE: Te l'ho detto che ho cominciato a dipingere?

JENNY:     Dipingere?

BEATIE:            Si, su cartoncino e su tela, con i pennelli.

JENNY:        E che cosa dipingi?

BEATIE:     Oh, cose astratte, disegni, masse di colori e cose del genere.  Non riuscirei a fare qualcos'altro di diverso.  Ne ho spediti due a casa.  Te li farò vedere quando vieni, se Mamma non li ha buttati.

JENNY-.  Sei diventata un'artista, allora?

BEATIE:         Si. Buonanotte.

JENNY: Buonanotte.

Ognuna entra nella propria stanza da letto, lasciando la stanza al buio. Si intravede solo il vago chiarore lunare che penetra e poi

CALA IL SIPARIO


ATTO SECONDO

scena 1°

Sono passati due giorni.  Beatie arriva alla propria casa, la casa dei genitori.  Si tratta di una casa di campagna data in uso dal padrone delle terre, sulla strada principale che unisce due villaggi.  All' interno è linda e modesta.  Si intravedo una cucina spaziosa, ove si svolge la maggior parte della vita familiare, e una grande credenza; si intravede anche parte dell'entrata ed uno spiraglio del giardino dove qualcuno sta lavando della roba.

Mrs.  Bryant è una donna bassa, robusta, sulla cinquantina.  Trascorre la maggior parte del giorno da sola, e perciò appena ne ha la possibilità parla con qualsiasi persona il più che può e il più velocemente possibile.  Le uniche persone con cui ha a che fare sono i commercianti, suo marito ed i familiari, quando occasionalmente le fanno visita.  Parla sempre molto piano in modo tale da far sembrare il suo tono più amichevole quasi aggressivo, e cerca sempre di drammatizzare il più piccolo pettegolezzo in qualcosa di importante.  Ogni pettegolezzo è fatto dando un'occhiatina alla persona cui è indirizzata.

Al momento sta sulla porta che dà sul giardino cercando il gatto.

MRS. BRYANT: Cossie, Cossie, Cossie, Cossie, Cossie, Cossie! Qui, Cossie!  La pappa, Cossie! Cossie, Cossie, Cossie!  Coglione di un gatto, dove cazzo ti sei cacciato?  Oh, cazzo, eccoti, non mi far perdere ancora altro tempo.

Lei ritorna in cucina, e da lì alla credenza, da cui torna con delle patate.  Le comincia a sbucciare.  Appare Stan Mann dalla porta posteriore. Ha un fazzoletto al naso in cui soffia con vigore, nei limiti di quanto gli è permesso dalla paralisi.  Mrs.  Bryant lo squadra, ma continua nella sua operazione.

STAN:       Che cosa incredibile prendere un raffreddore in estate, non è vero, Dafne?

MRS.  BRYANT: E sei proprio tu a dirmi questo?  Siediti qui vicino, statti un poco qua.  Non dovresti portare questi vestiti così consumati.

STAN:       Vestiti consumati!  Cazzate!  La mia pelle è fatta per metà di cuoio di vacca: che cosa vai dicendo!  Piuttosto, dove sta la ragazza?

MRS.  BRYANT: Beatie?  Non è ancora arrivata.  Ma l'hai già vista, tu?

STAN:       Eh, cazzo, sono già stato da lei.  Ma sta sempre a passare il fine settimana da Jenny prima di venire a casa?

MRS.  BRYANT: Il più delle volte.

Stan starnutisce

MRS.  BRYANT: Ma che ci fai in giro con un raffreddore come questo? Vai a casa a letto.

STAN:       Sono venuto da queste parti solo per vedere la casa del parroco.  Forse fra non molto la mettono in vendita.

MRS. BRYANT: Mò ti metti pure a vedere queste cose?

STAN: Si. Mi serve a passare il tempo.

MRS.  BRYANT: Il tempo si trascina pesantemente vero?

STAN:       Già; il tempo passa lentamente.  Proprio così.  Il tempo passa così piano che mi viene da pensare che è Lunedi quando è ancora Domenica.  Del resto, la mia vita l'ho fatta.  Ho già avuto quel che mi spettava.

MRS.  BRYANT: Beh, si.  Hai avuto anche qualche cosa in più.  Io ci metterei la firma per una vita come la tua.

STAN: Già.  E' passato il mio tempo. Ma, sai, se tornavo indietro rifacevo di nuovo le stesse cose.  Avrei rifatto tutte le medesime cose.

MRS.  BRYANT: Eh. Cazzo! Pure tutte le bottiglie che ti sei scolato?

STAN:       Certo! Che è proprio quello che mi fa mantenere questo aspetto. Più di ogni altra cosa. Nessuno dei giovani delle nostre parti lo fa, cazzo se lo fanno!  Questi giovani sono senza vitalità in corpo!  Sono una massa di bulli rammolliti.  Nessuno di loro sembra che si mantiene in piedi, nessuno! Tu leggi sui giornali come vanno le cose, e loro manco se ne rendono conto.  Davvero!  C' é da meravigliarsi se riescono a trovare gli occhi per guardarsi attorno.  Tu credi che loro sanno dov' é che vivono?  Certo che no, non lo sanno, nessuno.  Cazzo! Passa l'inverno, e viene la primavera e quelli non si accorgono dei germogli, non odorano la brezzag non si accorgono delle ragazzeg e quando se ne accorgono non sanno che cosa farei con loro.  Non lo sanno!

MRS.  BRYANT: Beh, cazzo, quello sì che lo sanno!

STAN:       Ah, dammi la mia gioventù e te lo faccio vedere io, te lo faccio vedere.  Te lo faccio vedere in pubblico, davanti a tutti quanti!

MRS.  BRYANT: Ma statti zitto, Stan Mann.

STAN:       Dammi solo di nuovo la mia gioventù, Dafne Brvant, che ti faccio vedere io. ma quella non tornerà più vero?

MRS BRYANT: Eh, non credo proprio.  Tutte le giornate che ho passato in campagna a lavorare con le altre donne, no, non torneranno più.

STAN:       No, che non torneranno! Che anni incredibili quelli, vero?

Pausa

Ma in fin dei conti questi giovani d'oggi sono bravi ragazzi. Sono persone che non si fanno prendere per fessi, persone abbastanza prudenti.

(starnutisco e tossisce)    

MRS BRYANT: (muovendosi per aiutarlo) Mo' è meglio che vai a casa, Stan Mann.

(con amorevolezza)

Non voglio che tu stai male qui da me.  Prenditi un sorso di rhum, un pò di rhum e un goccio di latte.  Cosa penserà altrimenti Mrs. Mann a lasciarti andare girando in queste condizioni?

Lei gli rimbocca la coperta attorno al corpo e lo spinge fuori.  Lui se ne va borbottando, lei ritorna, anch' essa borbottando, a pelare le patate.

STAN:       E' una brava ragazza, è proprio brava, non capisce che sto andando di male in peggio.  Ora mi avvolgo ben bene in questo scialle.  Ce l'ho da un sacco di tempo questo scialle, ce l'ho da quando ho cominciato con le automobili.  Da un sacco di tempo.  Ma non ne avrei bisogno con questo tempo anche se … (esce)

MRS BRYANT:(mormorando contemporaneamente a Stan) Vai, esci.  Vecchio stupidone, andare in giro con un freddo come questo.  Non si sa mai quel che stai facendo.  Povero vecchietto.  Cossie?  Cossie?  Dove sei,  Cossie?

(guarda attraverso la porta nell'entrata e fuori la finestra a Stan)

Povero vecchietto!

Dopo esser stata alcuni secondi a pelare, comincia a sintonizzare la radio passando in rapida sequenza tutte le stazioni, e poi ancora indietro finchè trova un motivetto lento, ovattato che lei lascia a gran volume.  Ascoltabile per il pubblico, ma non per Mrs Bryant, è la voce "Yoo-hoo, Mamma, yoo-hoo".  Appare Beatie nel giardino e fa capolino in cucina. Mrs Bryant ha un sobbalzo.

MRS BRYANT: Cazzo, mi hai fatto zumpare!

BEATIE (abbassando il volume della radio): Ce la fai a sentirla? Ciao, Mamma. (la bacia)

MRS BRYANT: Beh, finalmente sei arrivata.

BEATIE:         non hai ricevuto la mia cartolina?

MRS. BRYANT-.  Sì, è arrivata proprio stamattina.

BEATIE: Allora lo sapevi che arrivavo.

MRS BRYANT: Certo che lo sapevo.

BEATIE: Sono arrivate le mie cose?

MRS BRYANT: Una valigetta e un pacco avvolto con carta marrone. 

BEATIE: I miei dipinti.

MRS BRYANT: E anche un altro pacco.

BEATIE:              Il mio registratore a batterie.  L'hai aperto? 

MRS BRYANT: No, non ho toccato niente.

BEATIE:              L'ho comprato io, a rate.

MRS BRYANT: Oh, non andare a dirlo a Pearl. 

BEATIE: Perché no?

MRS BRYANT : Lei vorrà sapere perché non l'hai comprato al suo club.

BEATIE:         Eh, cazzo! Mamma, non potevo mica prendermi un vecchio magnetofono che mi sarebbe arrivato chissà quando, quando poi affianco alla mia porta c'era un negozio di registratori.

MRS BRYANT: Eh, no.  Beh, e con quale corriera sei arrivata, quella delle dieci e mezza?

BEATIE: Si. L'ho presa al vecchio ponte che sta vicino da Jenny.

MRS BRYANT: Infatti, io ti ho cercata sulla corriera delle nove e mezza, e non c'eri, e ho pensato che avrei potuto scommetterci che saresti arrivata con quella delle dieci e mezza, e così è stato. Hai visto il vecchio Stan Mann?

BEATIE: Era lui quello che stava camminando sulla strada?

MRS BRYANT: Quello che portava un vecchio scialle marrone, era lui.

BEATIE:     L'ho visto!  Proprio mentre stavo scendendo dalla corriera.  Per la miseria! Jimmy Beales gli ha fatto uno scherzo cretino nella sua campagna, e perciò gli ha fatto prendere un bell'accidente.

MRS. BRYANT: Come, un altro?

BEATIE:              Si.

MRS BRYANT: Oh, poverino.  Ché perciò tiene quel raffreddore.  E' entrato qui che starnutiva e si piegava sulle ginocchia.

BEATIE:         Poveraccio.  Hai del the, Mà?  Io vado a disfare i pacchi.

Beatie va nella entrata con la valigetta: la vediamo tirar fuori abiti che sistema su delle grucce, sottovesti e delle camicie da notte che sistema sul letto.

MRS BRYANT: Hai visto i miei fiori quando sei entrata?  C'è qualche malvarosa che sta ancora fiorendo.  Sì stanno arrampicando sopra il muro, ci hai dato un'occhiata?  E le mie astre?  E i gerani?  Il povero vecchio Joe Simonds me li ha dati prima di morire.  Sono proprio dei bei gerani.

BEATIE:              Si.

MRS BRYANT: E quand' è che viene Ronnie?

BEATIE: Sabato di questa settimana: e Mamma, voglio tutta la famiglia al completo ad accoglierlo quando lui viene, così che la finisci di stare appiccicata con loro.

MRS BRYANT: Ma che stai dicendo?  Quando mai mi sono appiccicata?

BEATIE:         Tu sai molto bene quello che voglio dire, quelle storie con Pearl e Susan.

MRS BRYANT: Ma non stanno così le cose.  Loro si sono appiccicate con me, piccola, ma io a loro non le curo proprio.

(si sente passare un camioncino per la strada)

Ecco che passa il camioncino del pesce di Sam Martin.  Starà qui a gridare fra un' ora.

BEATIE (mentre entra con un vestito molto elegante) Ti piace, Mamma?

MRS BRYANT: Per la miseria, questo si che è proprio un bel vestito! Dove l'hai comprato?

BEATIE: Da Swan & Edgar. [7]

MRS BRYANT: L'ha scelto Ronnie?

BEATIE: Si.

MRS BRYANT: Allora ha proprio dei bei gusti.

BEATIE:         Già.  Adesso ascoltami Mamma: non voglio che nessuno di voi mi rompa le uova nel paniere.  Quando viene Ronnie voglio che lui veda  armonia tra di noi.  Ti comprerò un'altra bagnarola così che non dovrai lavare le robbe nella stessa in cui ti lavi le mani, e prenderò anche qualche tovagliolo da the in più in modo che non dovrai usare gli asciugamani.

E niente bestemmie.

MRS BRYANT: Perché, lui non bestemmia?

BEATIE:         Lui bestemmia pure pesante solo che io non voglio che lui sente che tu bestemmi.

MRS BRYANT: Allora avrai smesso anche tu?

BEATIE: Mamma, io non ho mai bestemmiato.

MRS BRYANTT Cristo e Madonna, ma sentitela!

BEATIE:         Non l'ho mai fatto, ti dico! Mamma, ti ripeto, ascoltami.  Ronnie è la cosa più bella che io abbia mai avuto, e ho faticato per tre anni a tenermelo stretto.  Non m'importa cosa farai dopo che lui se n'è andato, ma non mi sputtanare quando lui starà qui.

MRS BRYANT: Dillo a tuo padre.

BEATIE:         Anche Papà.  Io non voglio che Ronnie pensi che io vengo da una famiglia di mentalità ristretta. "Io non posso sopportare la gente gretta" lui dice: "non me ne importa niente della loro educazione non m' importa del loro passato, se però sono di larga apertura mentale, se hanno vivacità, se sono generosi".

MRS BRYANT: Chi dice queste cose?

BEATIE: Ronnie.

MRS BRYANT: E lui parla in questa maniera?

BEATIE: Sì.

MRS BRYANT: Pare un prete.

BEATIE (alzandosi su di una sedia) "Non m'importa se mi chiami prete, io ho delle cose da dire, e le dico.  Non m'importa se non ti piace che ti dico come stanno le cose, siamo ad un punto che bisogna dire quel che è giusto e quel che è sbagliato.  Perdio, dobbiamo forse stare per forza sempre allegri?  Eh, dobbiamo noi? "Cristo, Mamma, c' hai ancora quelle vespe che volano dappertutto (agita le braccia in aria per scacciare le vespe) A settembre ci sono ancora le vespe.  Owee! sciò-sciò! (facendo una voce infantile) Mammina, Mammina, cacciale via.

Non mi piace, ooh! che schifo!

Beatie salta giù dalla sedia e prende un appendiabiti.  Adesso sia lei che sua madre si muovono furtivamente per la stanza "cacciando" le vespe.  Di tanto in tanto Mrs Bryant ne ammazza qualcuna, o Beatie ne schiaccia qualcuna contro il muro. Mrs Bryant si comporta come si trattasse di un fatto usuale, ma Beatie pare essere alle prese con un giuoco malvagio.

MRS BRYANT: Queste stanno tra le mele di quell'albero là fuori.  Via! Andatevene via!  Uscite fuori! Ecco, le abbiamo cacciate, ma ci scommetto che torneranno in un batter d'occhio.

BEATIE: Oh, si.  Io vorrei proprìo farmi un bagno.

MRS BRYANT: Quand'é che te lo vuoi fare?

BEATIE:              Stamattina.

MRS BRYANT: Non puoi farti nessun bagno stamattina; se accendi ora il fuoco sotto la cisterna dell'acqua, non sarà calda che dopo pranzo.

BEATIE:         Allora stamattina farò i dolci per Jenny, e intanto tu puoi accendere l'acqua.

(ritorna ad ordinare gli abiti)

MRS BRYANT: Lo faccio subito.  Ti metto l'acqua dolce nella cisterna.

Mrs Bryant si accinge ora a raccogliere il secchio. andando avanti e dietro fra il giardino fuori le quinte e la cisterna in cucina.  Riempie la cisterna di tre secchi d'acqua, e poi accende il fuoco sotto. Nel far ciò, continua a chiacchierare.

MRS BRYANT (da fuori, al sentire un camion che si allontana): Questo è Danny Oakley che va al mercato.

( e ritorna col primo secchio)

BEATIE:         Mamma!La notte scorsa ho sognato che morivo e che il cielo era al fondo di uno stagno.  Bisognava saltare dentro e immergersi. e tu sai quanto io tengo paura dell'acqua.  Era tutto pieno di attori famosi, e soldati, e c'erano due stanze.  In una stanza stavano a suonare le canzoni di Lonnie Donegan e, e, non riesco a ricordare cosa accadeva nell' altra.  Chi era.  Iddio?  Non riesco a ricordare.  Era qualcuno che conosciamo.

(ritorna a disfare i bagagli).

MRS BRYANT-(entrando con il secondo secchio, automaticamente): Eh, si.

(pausa)

Hai sentito quello che è successo a quel cliente del dottore col mal di testa?  Lo sai quel che si dice di lui - se hai un mal di testa tutto è a posto, e se hai qualcos'altro te la devi tenere!  Bah, lui  ha detto ad una donna di non preoccuparsi per un nodulo che le era venuto al seno, e sai che cosa era?  Si è scoperto che era un tumore!  Davvero!  Tumore.  Si è dovuta asportare il seno.  Si.  Glielo hanno tagliato.

(se ne va a prendere un altro secchio)

BEATIE:(come un automa) Ah (in senso affermativo; appare dalla entrata con due quadri incorniciati.  Li sistema in alto e li rimira.  Sono disegni elementari con figure ben nitide, forme abbastanza ben proporzionate e colori vivaci da manifesto, rosso, nero, e giallo).

Mamma! Non te l'avevo scritto e detto che avevo cominciato a dipingere?  Ho cominciato cinque mesi fa.  Lavoravo ad acquerello.  Ronnie dice che vado bene. Dice che dovrei continuare e può darsi che riesca anche a venderli per arredare i palcoscenici.  "Dipingi, donna" mi dice, "dipingi! Il mondo è pieno di gente che non fa. ciò che vuole, e allora dipingi, così darai a noi tutti un po' di speranza".

Entra Mrs Bryant

BEATIE: Ti piace?

MRS BRYANT (li guarda un attimo) Sono proprio dei bei colori.

(rimane ferma e continua a riempire un terzo secchio mentre Beatie mette a posto i quadri nell'altra stanza)

Si, piccola, ti dico che io non c' ho proprio niente contro Pearl, però le ho chiesto di cambiare il compagno che ci vende il biglietto della lotteria del Partito, perché volevo dare la percentuale a Charlie Gorlestons, e lei non voleva.  Beh, se a lei le piace uno, a me mi piace un altro.

Ma tu non ti dovevi mettere a fare dei dolci?

BEATIE (entra dall'ingresso indossando un grembiulino e portando un pacco):            Eccomi a posto; è per te, Dafne Bryant, un regalo per te. Voglio uova, farina, zucchero e burro.  Voglio fare al forno un pan di spagna, e poi lo voglio decorare.

(va alla dispensa a prendere l' occorrente)

MRS BRYANT (aprendo il pacco: è un grembiulino): Oh, che carino! Adesso ne abbiamo uno ciascuno.

Mrs Bryant continua a pelare patate, mentre Beatie procede a rompere 4 uova, e comincia a sbatterne i tuorli con lo zucchero.  Nel frattempo canta il ritornello di una canzone folk [8]

BEATIE:

Oh a dialogue I'll sing you

as true as my life

between a coal owner

and a poor pitmants wife

As she was a-walking

along the highway

she met a coal owner

and to him did say

Derry down, down, down

derry down

Io ti canterò una storia

vera come la mia vita

del padrone di una miniera di carbone

e della moglie di un povero minatore

Mentre lei stava camminando

lungo la strada

incontrò il padrone di una miniera

e gli disse

Derry giù, giù, giù

Derry giù

BEATIE:         Lui dice di sbattere le uova fino a che non sì monta una crema spumosa gialla.

MRS BRYANT: Chi è che lo dice?

BEATIE: Ronnie.

Good morning Lord Firedamp

the good woman said

I'11 do you no harm sir

so don't be afraid

if you'd been where I'd been

for most of my life

you wouldn't turn pale

at a poor pitman's wife

singing down, down, down

Derrv down

Buongiorno Lord Firedamp

disse la brava donna

non le darò fastidio Signore

non tema

se Voi foste stato dove sono stata io

la maggior parte della mia vita

non sbianchereste in viso

al vedere la moglie di un povero minatore

che canta giù, giù, giù

Derry giù

MRS BRYANT: Ma che canzone è questa?

BEATIE: Una canzone dei minatori.

MRS BRYANT: Te lo dico io qual è una bella canzone: "Chi aspetto sei tu sotto al cielo blu".

Quella è proprio una canzone tanto carina. La canta Jimmy Samson.

BEATIE:                  Ma è tale e quale ad altre venti canzoni, non dice niente, è sdolcinata e sentimentale.

MRS BRYANT: Si, credo proprio che quella è una bella canzone.

BEATIE (di scatto): Ascolta Mamma, vediamo se riesco a spiegarti qualcosa.  Ronnie dice sempre che questa

è la maniera di conoscere la gente.  "Non c'e' niente di positivo nell'avere amici che non fanno altro che grattarsi reciprocamente la schiena" lui dice: "Quello che è bello nel conoscere la gente, è nel porgere loro ciò che sai.  Impara da me" lui dice:"io non so molto, ma impara ciò che so".  Perciò lasciami provare a spiegarti quello che lui ha spiegato a me.

MRS BRYANT ( sentendo la corriera): Questa è la corriera delle 11 e mezza che va a Diss; per la miseria, è in anticipo.

(mette le patate nella casseruola sul forno, e va a scegliere i fagiolini, che prepara).

BEATIE:         Mamma, io ti sto parlando.  Per la miseria, non capita spesso che stiamo assieme e parliamo seriamente e quasi sempre sono io che sto a sentire te che mi racconti chi è morto.  Insomma, ascoltami un momento!

MRS BRYANT:  Ma spìcciati allora: ci metti un secolo per dire una cosa.

BEATIE: Quali sono le parole di quella canzone?

MRS BRYANT: Non conosco tutte le parole.

BEATIE:         Te le dico io (recitando)

Chi aspetto sei tu sotto al cielo blu

con le mie braccia che ti aspettano

vieni da me, ti bacio di più

il mio amore non diventerà malinconia

io ti desidero, io ti desidero, non posso aspettare ancor più

il mio amore non diventerà malinconia.

Beh?  Secondo te che significa?

MRS BRYANT (sorpresa):  Perché, tu non lo sai quello che significa?

BEATIE:         Io intendo capire cosa significa per te.  Le parole ti toccano?. Sei commossa?  Le trovi belle?

MRS BRYANT: Sono parole belle come tante altre.

BEATIE: Ma ti fanno sentire meglio?

MRS BRYANT: Ma insomma!  Le hai prese per un lassativo?

BEATIE: Io divento matta a parlare con te.

MRS BRYANT: E poi è il motivo che mi piace: le parole non significano nulla.

BEATIE:         E va bene, il motivo allora! Che cosa ti fa?  Ti prende al ventre, ti fa balzare il cuore, ti fa girare la testa con passione? Si, Mamma, passione, non sai cosa é? Perché tu non troverai mica passione in quella canzone da quattro soldi, proprio no.

MRS BRYANT: E va bene, piccola, tu dici che è una canzone da quattro soldi.  Ma mi sai dire perché?  Che cosa è che fa essere una musica da quattro soldi, o accurato pezzo d'opera o concerto di prim'ordine?  E poi, forse l'ho scritta io quella canzone?  Beatie Bryant, il tuo umore va su e giù, e non capisco quello che ti sta succedendo: no, proprio non ti capisco.

BEATIE: Neanch' io lo so, Mamma.  Forse è che sono preoccupata per Ronnie.  Anch'io ho avuto le stesse difficoltà con lui.  Io gli fatto le stesse domande, che cos' é che fa essere una canzonetta da quattro soldi.  E lui mi ha risposto, solo che non mi ricordo quello che mi ha detto.

Qualcosa sulla capacità di registrare, qualcosa sulla capacità che ha il mondo commerciale di attutire la nostra sensibilità.  "prendi tempo, donna" lui dice "tempo! Non puoi imparare a vivere nello spazio di una notte.  Neanch'io ho imparato" lui dice "non conosciamo neanche la metà delle cose del mondo, ma ci dobbiamo provare.  Provare" lui dice "perché ancora sentiamo le conseguenze delle due guerre mondiali, pur non avendole vissute.  Parla" mi dice "e guarda,, e ascolta, e pensa e fai domande".  Ma, Cristo! io non so che domande fare o come parlare.  E lui di questo si scoccia, e ciononostante qualche volta è tanto caro.

"Sta andando tutto a rotoli" lui dice "ma sono proprio sicuro che riusciremo a non farci trascinare dai rotoli".

MRS BRYANT: Quello che sono sicura io, è che proprio non capisco quello che vuole dire.  Finisci di fare i dolci e vatti a preparare: Papà sarà tra un'ora a casa per il lunch.

Si ode il fioco rumore di un'autoambulanza. Mrs Bryant alza gli occhi ma non dice niente.  Beatie ricomincia di nuovo a sbattere le uova e Mrs Bryant a pulire i fagiolini.  Dopo questa pausa Mrs Bryant comincia a cantare "chi aspetto sei tu sotto al cielo blu", ma al secondo verso farfuglia malamente il motivo.

BEATIE (ridendo): no, no, cazzo, Mamma, non è così, è ...

Beatie la corregge, e nell'aiutare sua madre finisce anche lei col cantare la canzone, con un qualche entusiasmo, fino alla fine.

MRS BRYANT: Grazie a Dio torni a casa ogni tanto, piccola.  Porti sempre con te un pò di vita tra noi.

BEATIE-.        Mamma, non ti ho mai sentita esprimere un sentimento come questo.

MRS BRYANT (imbarazzata): Piccola, il mondo non vuole sentimenti.

(si odono dei passi) Tuo padre è già arrivato a casa?

Mr Bryant appare alla porta posteriore ed appoggia la bicicletta ad un muro.  E' un uomo tarchiato raggrinzito; porta una tuta, un berretto a punta, degli stivali e delle ghette.  Appare vagamente dolorante.

BEATIE: Ciao Papà Bryant.

MR BRYANT: Ciao Beatie.  Finalmente eccoti qui.

MRS BRYANT: Come mai sei a casa così presto?

MR BRYANT: Mi fanno male daccapo queste vecchie budella.

(si siede in poltrona con una smorfia sul viso)

MRS BRYANT: Beh, cosa c' hai?

MR BRYANT: Per la miseria, come faccio a saperlo?

MRS BRYANT: Vai dal dottore, te lo dico sempre, io.

BEATIE: Cosa c'ha Papà Bryant?

MRS BRYANT: Tiene mal di pancia.

BEATIE: E come mai?

MR BRYANT: L'ho detto proprio mo' che non lo so.

MRS BRYANT: Ma vai da un dottore, non fare lo scemo.  Tu non vuoi lasciare di lavorare o sbaglio?

MR BRYANT: Oh no, no che non voglio.  Cazzo, ho visto proprio ora Stan Mann che l'hanno preso su, e già questo mi fa star male.

MRS BRYANT: Preso su, hai detto?

MR BRYANT: Certo, non hai sentito l'ambulanza?

MRS BRYANT: Ecco!  L'ho sentita ma non ho capito per chi era.  Era per Stan Mann, allora?

MR BRYANT: Stavo andando in bicicletta con Jack Stones, quando vediamo questa figura affianco alla strada.  Allora, dico, che cazzo è quell'ombra sulla strada, Jack, e lui dice, cazzo, è il vecchio Stan Mann che viene da Heybrid, ed era proprio lui.

Ed appena lui si è reso conto di questo, è scappato a cercare un'ambulanza, ed io sono stato ad aspettare vicino a Stan. 

BEATIE: Ma se n'era appena andato da qui.

MRS BRYANT:- Ho vi sto che se ne andava.  E' entrato qua dentro, ed io l'ho fatto andare via a casa.  Vai a letto e prendi un pò di rhum e un goccio di latte bollente gli ho detto.

BEATIE: Ma sta per morire?

MR BRYANT: Non mi sorprenderebbe, proprio non mi sorprenderebbe.  Per la miseria, sembra proprio fatto.

MRS BRYANT: Povero vecchio.  Nonostante quello che ha fatto.

MR BRYANT: Quando sei arrivata Beatie?

'MRS BRYANT: E' venuta con la corriera delle 10 e mezza.  Io l'ho cercata sulla corriera delle 9 e mezza, e lei non c'era, e allora ho scommesso con me stessa che sarebbe venuta con quella delle 10 e mezza. E così è stato.

MR BRYANT: Ah, si.

MRS BRYANT: Tu devi stare fuori tutto il giorno?

MR BRYANT: No, no.  Devo tornare indietro perché una delle scrofe vecchie sta figliando.  Secondo me quella avrà i maialini tra un paio d'ore.

(rivolto a Beatie) C'é stata una scrofa che ha fatto una figliata di ventidue maialini.

(prende il giornale per leggerlo)

BEATIE:              Ventidue?  Oh, Papà, posso venire a vedere questo pomeriggio?

MR BRYANT: Si, certo.

MRS BRYANT: Ma tu non ti dovevi fare il bagno?

BEATIE: Ah, si, me n'ero dimenticata.  Vengo domani, allora.

MR BRYANT: Quelli non si muovono di là. Ma che stai facendo, piccola?

MRS BRYANT: Sta facendo un pan di spagna, lasciala fare.

MR BRYANT: Oh, allora qualcosa l'hai imparato a Londra.

BEATIE:         Ronnie me l'ha insegnato.

MR BRYANT: Beh, e dov'è Ronnie?

MRS BRYAIZT: Viene qui sabato: si sta una settimana e passa da qui la famiglia per salutarlo.

MR BRYANT: Tutti quanti?

MRS BRYANT e BEATIE: Tutti quanti!

MR BRYANT: Beh, sarà una bella accocchiata di gente, allora.

MRS BRYANT: E noi ci dobbiamo comportare al meglio dei modi.

MR BRYANT: Niente cristi e madonne?

MRS BRYANT e BEATIE: No.

MR BRYANT: Beh, allora mi starò zitto.

Un giovanotto, Mr. Healey, compare dal giardino; è il figlio del fattore, ed il direttore dei terreni su cui lavorano i Bryant.

MRS BRYANT (vedendolo per prima)-. 0h, Mr Healey, si.  Jack, c'é Mr Healey.

Mr Bryant si alza e va alla porta.  Healey parla con tono fermo, non scortese ma da persona atta a trattare affari.  C'é qualcosa di minaccioso anche nella sua cortesia

MR HEALEY: Lei non si sente bene?

MR BRYANT: Va tutto bene, signore, solo un po' di mal di pancia. Non sarà per molto.  Ho già visto tutti i maiali, sto solo aspettando che inizi la vecchia scrofa.

MR HEALEY: Quanto tempo lei ritiene che bisogna aspettare?

MR BRYANT: Oh, non prima delle due di questo pomeriggio, sicuramente non prima di quell'ora.

MR HE-ALEY-.  Lei è sicuro di star bene, Jack?  Stavo pensando che è troppo pesante per lei trasportare quei secchi lungo il terreno.

MR BRYANT: No che non è troppo pesante, signore, naturalmente ci riuscirò.  Non si deve preoccupare, starò in piedi dopo il lunch.

E' solo un po' di mal di pancia, quest' è tutto: vedrò il dottore stasera.  Forse è perché mangio troppo in fretta.

MR HEALEY: Se lei è sicuro di stare in formati allora lascerò il giovane Daniels.  Lei può effettuare i lavori senza di lui ora che abbiamo messo la nuova pompa.

MR BRYANT: Me la vedo io, signore, certo che ce la faccio.

MR HEALEY (muovendosi per uscire): Va bene, allora.  Jack.  Sarò da lei attorno alle due. Voglio prendere quella vecchia dal numero 3 e cacciarla con le altre nella 17. I piccoli non avranno bisogno di lei, non è vero? Li avremo tutti selezionati per domattina.

MR BRYANT:        Certamente, signore, ce la fanno a stare per conto loro. Me la vedrò io domattina.

MR HEALEY:         Va bene, Jack. Ah, ha sentito che è morto Stan Mann?

MR BRYANT:        E' già morto? Ma se io l'ho visto alzato nell'ambulanza non più di mezz'ora fa?

MR HEALEY:         E' morto mentre andava all'ospedale. Me l'ha detto Jack Stones. Viveva a Heybrid, non è vero?

MR BRYANT: Si, vicino a mia figlia.

MR HEALEY (ad alta voce): Allora, buongiorno Mrs Bryant.

MRS BRYANT (ad alta voce): Buongiorno, Mr Healey.

I due uomini si salutano con un cenno della testa. Mr Healey va via. Mr Bryant indugia un po'.

MRS BRYANT (rivolta a Beatie): Quello era Mr Healey, il nuovo giovane direttore.

BEATIE:              Lo conosco, Mamma.

MR BRYANT (ritornando lentamente): Dunque è morto.

MRS BRYANT: Chi? Mica Stan Mann?

MR BRYANT: Me l'ha detto proprio ora il giovane Healey.

MRS BRYANT: Che io vada all'inferno! e lui era qui in carne ed ossa, proprio qui affianco a me non più di un'ora fa.

MR BRYANT: Che strano, non è vero?

BEATIE (debolmente): Per la miseria! odio la morte.

MRS BRYANT: Nonostante tutto era un gran bravo vicino.  Si che lo era. Un vecchio pirla.  Davvero!

BEATIE:         Mi faceva andare sul suo cavallo, sempre pieno di vita, scherzava sempre.  "Dì al tuo ragazzo che si sbrighi a sposarti" mi diceva "che presto mi vedrai in un tavuto".

MRS BRY.ANT: Però era un tipo che faceva anche schifezze.

BEATIE:         Parlavo con lui la notte scorsa.  Proprio la notte scorsa mi diceva come mi aveva preso con le sue mani delle bacche dal suo giardinetto e come me ne dava un intero grembiule pieno, ed io andavo in uno dei suoi terreni lì vicino e me ne mangiavo un sacco.  "Cazzarola" lui diceva "ti verrà il mal di pancia" e si metteva a ridere, si sedeva e si metteva a ridere.

MRS BRYANT: Me lo ricordo: perdiana, Jenny lo rimpiangerà, ci faceva spesso una capatina.

BEATIE:              Sembra che il mondo intero sia morto all'improvviso, non è vero?

MR BRYANT: Curioso, vero?

Silenzio

MRS BRYANT: Ed è stato il giovane Healey a dirtelo?  E' proprio un tipo simpatico Mr Healey, sì proprio un bravo tipo, mi piace.

BEATIE:         Ho sentito dire che ha minacciato di pigliarsi tutta la roba del padre; non so niente di simpatico sul suo conto.

MR BRYANT: Quello che dico, è che se a quelli gli dai un po' di potere, allora cominciano o a diminuire le persone a lavorare, o lo straordinario.

MRS BRYANT: E' arrivato il giornale del sindacato.

MR BRYANT: Mò non ne ho proprio voglia.

BEATIE:         Ma perchè voi non fate qualcosa per impedirgli di fregare il prossimo?

MR BRYANT: Non si può, non si può ti dico, non si può.  Sono astuti come è stridulo il grido del maiale, non si può fare proprio nulla.

BEATIE: Mamma, dov'è la teglia per il forno?

MR BRYANT: Ma quando è che ce lo mangeremo?

BEATIE: Mai.  E' per Jenny Beales.

MR BRYANT: Non lo starai mica facendo per Jenny?

BEATIE: Gliel'ho promesso.

MR BRYANT: Non lo farai certo con la mia elettricità.

BEATIE: Ma gliel'ho promesso, Papà.

MR BRYANT: Non me ne frega niente.  Non mi metto mica a spendere soldi a bollette della luce per farti fare il pan di spagna a Tom, Dick e a Rarry.

MRS BRYANT: Ma dài, non fare il cretino, non ci vorrà più di mezz'ora di forno.

MR BRYANT: Non m'importa quanto tempo ci mette, ti dico.  Non la lascio fare: se Jenny vuole dei dolci, che se li facesse da sola. Perciò, Beatie, metti via quella roba, ed usala per qualcosa altro.

MRS BRY.ANT: Bada bene a quello che dici, ché anch'io vivo qui.

MR BRYANT: Lo so perfettamente ma sono io che pago la bolletta della luce, e ti dico che lei non cucinerà niente al forno.

BEATIE: Ma, Papà, è solo un dolce.

MR BRYANT: Ti ho detto di no.

BEATIE: Mamma, fà qualcosa.  Come fa ad essere così stupido?

MRS BRYANT: Ch'io sia maledetta se tu non sei lo sciocco più cretino che sta sulla terra.  E' la tua vecchia figlia, e tu non vuoi lasciarle usare il tuo forno.  Sei proprio un rompipalle.

MR BRYANT:  Paga tu le bollette, e poi ti voglio vedere.

MRS BRYANT: A quattro sterline e 10 pence la settimana?  Vuoi che io ti mantengo e in più che pago pure le bollette?  Lui quattro sterline e dieci mi dà.  Iddio solo sa cosa ne fa del resto. Io non so quanto piglia.  No, non lo so.  Maledetto rompipalle.

MR BRYANT: Donna, metti il mangiare a tavola, e non perdere tempo a chiacchierare.

Beatie inizia a riporre le cose.  Le cominciano a spuntare delle lacrime che lei subito lascia cadere.

MRS BRYANT: Ecco come mi parla, quando parla.  Perché, sai, lui non parla più di tanto, e quando dice qualcosa è per dire "quanto costa questo" o "prestaci un paio di scellini".  Lui mi dà i soldi e poi subito se li riprende in prestito. maledetta questa miseria. (rivolta a Beatie) Per quale motivo ti viene da piangere piccola?  Non serve a niente.  Per la miseriag non vorrai mica che un vecchio rompiscatole come quello ti butti giù, no, non devi. Ma devono cambiare le cose prima o poi, vedrai.  Non farò molta strada, ma gli giocherò qualche scherzetto.

Beatie è andata nell'altra stanza, e ritorna con un pacchettino.

BEATIE (appoggiando il pacchetto alle labbra del padre): Un regalino per te.

MRS BRYANT: Io gli ho fatto diversi regali.  Poi sono andata e me li sono ripresi.  Beatie! adesso smettila di piangere, piccola.  Per la miseria, non vale la pena di piangere.  Smettila ti dico. e andiamo a fare il lunch. O forse hai perso l'appetito, piccola?

Beatie singhiozza e ricaccia indietro alcune lacrime, fa una pausa e…

BEATIE: No, no, ce la faccio.  Per la miseria, sì che ce la faccio!

SIPARIO


SCENA 2°

Si è consumato il lunch. Mr Bryant è seduto al tavolo e si sta arrotolando una sigaretta.  Mrs Bryant sta raccogliendo i piatti e li immerge nel lavello per poi lavarli.  Beatie va riponendo gli oggetti dal tavolo nella madia - vasetti con la salsa, piatti col pane tagliato e dolci, burro, zucchero, condimenti, e lattine di frutta in scatola.

MRS BRYANT (rivolta a Beatie) Chiedigli cosa vuole per il the.

MR BRYANT: Non me lo chiede mai; che me lo chiede a fare, adesso?

MRS BRYANT: Digli che è al suo stomaco che sto pensando: non voglio che poi si lamenta dì quello che gli cucino.

MR BRYANT: Dille che non si deve preoccupare per me: adesso lo stomaco non mi fa più male.

BEATIE:              Mamma, è pronta quell'acqua per il mio bagno?

MRS BRYANT: E dov'è che te lo fai?

BEATIE: In cucina, naturalmente.

MRS BRYANT: Ma, scusa, non puoi farti il bagno in cucina di giorno: come fai se bussa qualcuno alla porta?

BEATIE: Allora metto una tenda, non ci metto più di dieci minuti.

MR BRYANT:  E poi, chi è che ci terrebbe a vederla in sottoveste?

BEATIE:         Beh, conosco degli uomini che pagherebbero pur di vedermi in sottoveste. (mettendo in evidenza la propria figura tondeggiante) Non ti pare che ho una bella sottoveste?

MR BRYANT fa un salto e le dà un pizzicotto sul posteriore.

BEATIE: Ow! Smettila, Bryant! Smettila! (Lui continua) Papà, smettila, insomma!

MRS-BRYANT:            Digli che può pure andarsene, ti aiuto io a fare il bagno.

BEATIE:         Mamma, smettila con questa presa in giro.  Se vuoi dirgli qualche cosa, dillo a lui, non a me.

MRS BRYANT: Non gli voglio parlare, porca puttana!

BEATIE:         Papà, per favore. porta la bagnarola per me dentro. Mamma, dove sono le tende?

Mr Bryant esce a prendere una lunga bagnarola di latta, più grande ad una estremità, più piccola all'altra, mentre Mrs Bryant smette di lavare i piatti e va a tirare fuori dei teloni che appende da un muro all'altro, celando in questa maniera un angolo della cucina.  Vengono rimosse tutte le cose che vi si trovano, e nel frattempo Beatie prendo un cambio di indumenti intimi, la gonna a pieghe, il vestitino nuovo, del sapone, talco e un asciugamano.  Appoggia queste cose all'interno della tenda.

BEATIE:         Mi metto il vestito nuovo e poi vado per la campagna a trovare Frankie e Pearl.

MRS BRYANT: Frankie non ci sarà, che dici?  Sta tutto indaffarato per il raccolto.

BEATIE: Si fa niente per la festa del raccolto?

MR BRYANT (entrando con la bagnarola e ponendola dietro la tenda): Tua madre non fa mai niente per la festa del raccolto non lo sai? 

BEATIE: Vattene a lavorare, Papà Bryanty che io mò mi ficco in acqua. 

MRS BRYANT: Digli che abbiamo salmone affummicato per il the. e che se non ne vuole che lo dicesse subito.

BEATIE: Dice che c'é il salmone affummicato per il the.

MR BRYANT: Dille che mi mangerò il salmone.

(esce, raccogliendo al passaggio la bicicletta).

BEATIE:         Ha detto che si mangia il salmone.  Sentì, Mà, Tu prepara l'acqua fredda mentre io verso quella calda.

Ambedue prendono una bacinella.  Mrs Bryant esce a prendere dell'acqua fredda, e Beatie pone il suo recipiente sul fuoco per riscaldare l'acqua.

Il bagno viene preparato con una grande gioia infantile; Beatìe adora i suoi comfort infantili e li gode con un entusiasmo impassibile, quasi animalesco.  Preparato il bagno, Beatie scivola dietro la tenda per spogliarsi ed entrare.

MRS BRYANT: Hai sentito di Jimmy Skelton?  Pare che è stato arrestato perché ha accostato per strada degli uomini, in paese.

BEATIE: Jimmy Skelton quello che tiene il pub?

MRS BRYANT: Proprio lui.  Io conosco tutto di Jimmy Skelton.  Era un giovanotto quando io ero ragazza.  Spesso giocavo con lui alle gare di whist. Ma ebbe una causa prima che tu l'hai conosciuto; Sì! E la vinse! Si che la vinse.  Poi non ho avuto più notizie, tutt'e due tiriamo a campare.  Cosa fa la mamma di Ronnie tutto il tempo?

BEATIE: Ha un marito malato cui badare.

MRS BRYANT: E' una donna colta?

BEATIE:Colta?  No. E' una straniera[9].  E neanche Ronnie é colto.  E’ un intellettuale, e non ha neanche superato tutti gli esami a scuola. Leggono, fanno delle cose...

MRS BRYANT: Non fanno niente, allora?

BEATIE:         Non fanno niente?! Te lo dico io quello che fa Ronnie: lavora a tutte le ore in una cucina col calore bollente.  E poi va a inse­gnare a dei ragazzi in un circolo e li fa muovere, parlare, e cose del genere.  E non sta fermo neanche nei fine settimana, perché va alle riunioni in sezione, e mi fa venire l'affanno a stargli dietro. Oohh, Mamma, scotta!!

MRS BRYANT: Mò te ne metto un pò fredda.

BEATIE:            No - ohh - che bello! L'acqua è proprio piacevole Mamma.

MRS BRYANT: Eh, si.

BEATIE: E' proprio piacevole e dolce. Ci sto bene.

MRS BRYANT: Non ci stare troppo.  Ecco che passa la corriera dell’una e venti.

BEATIE:         Mamma dammi i sali da bagno. Me li sono scordati.  Prendili in quello scatolino qua vicino.

Mrs Bryant trova i sali da bagno e li porge a Beatie.

MRS BRY.ANT (continuando il suo lavoro): Non mi dimenticherà mai quando ho sentito parlare Jimmy per la prima volta.  Io stavo in paese e stavo parlando con Reggie Fowler.  Si sta parlando assai di Jimmy Skelton, non è vero?  Insomma, Reggie diceva che anche in paese c'era gente con pochi scrupoli pur di guadagnare "Tu te lo aspetteresti questo, in paese?" Si, gli dico. e dài a parlare.  E lui stava lì in piedi e mi guardava mentre io stavo a parlare, e poi mi dice - signora ­mi dice “è proprio vero, io proprio sono uno che l'ha provato. Sulla mia pelle, l'ho provato".

BEATIE:         Mamma, questi sali da bagno odorano proprio buono.  Rimarrei qui tutto il giorno.

MRS BRYANT: Insomma, Jimmv è proprio un bravo ragazzo, veramente, è disposto a farti qualsiasi cosa.  Io ho giocato con lui a dei tornei di whist, però lui andava ogni tanto fuori tempo massimo.

BEATIE: Mamma, cosa ci prepariamo a Ronnie quando viene?

MRS BRYANT: Beh, a lui cosa gli piace?

BEATIE: Gli piace il minestrone e poi la bistecca e gli spiedini alla brace.

MRS BRYANT: E vabbé, faremo quello, allora.  Speriamo almeno che poi non gli viene il mal di pancia.  Che Frankie ce l’ha ancora, sai...

BEATIE:         E lo sai perché?  Perché tutti voi mangiate troppo.  I londinesi pensano che noi facciamo una vita sana, però non lo sanno che noi siamo degli stupidi che ci ingozziamo fino a che poi non fa male la pancia.

MRS BRYANT: Ma lo sai cos’é che non va in Jimmy Beales?  E' l’indigestione.  E' che mangia troppo svelto.

BEATIE:         Ma che cazzo c’entra l'indigestione col dolore in mezzo alla schiena?

MRS BRYANT: Molte persone dicono che il male va dritto dritto dallo stomaco alla schiena.

BEATIE:         Non si piglia l'indigestione alla schiena, mamma, che vai dicendo?

MRS BRYANT: Tu statti zitta, perché proprio io l'ho avuta!

BEATIE:         Owee! Mi è andato il sapone negli occhi.  Mamma, l'asciugamani, l'asciugamani, presto, l'asciugamani!

Mrs Bryant porge l'asciugamani a Beatie.  Presumìbilmente per adesso il bagno è terminato, così Mrs Bryant si siede in poltrona, incrocia le braccia e stende le gambe, pensando cos'altro dire.

MRS BRYANT: Hai sentito che Mamma Buckley l’hanno portata all’ospedale psichiatrico a Norwich?  Poverina.  Se c'é una cosa che non sopporto sono proprio le malattie mentali. Mi fanno paura, mi fanno.  Perché non le tocchi con mano.  Preferirei seguire un uomo al cimitero piuttosto che a un manicomio.  E' proprio terribile vedere una persona che non ragiona più, proprio terribile.  Senti quello che ti dico: giù dove abitavamo una volta, dall'altra parte del Municipio ce ne andammo ad abitare vicino a una vecchia. Allora io tenevo solo a Frank e Jenny, e questa vecchia era la donna più dolce di quelle parti.  Parlavamo spesso e ci si faceva dei favori l'un l'altra.  Oh, era proprio una cara, dolce donna.  E poi un pomeriggio stavo andando fuori a fare il bucato e la vedo: stava in piedi in una botte con l'acqua fino alla gola.  Veramente! Fino alla gola.  I suoi occhi erano come di ghiaccio con lo sguardo stralunato e mi guardava fisso.  Beh, e sai una cosa? Mi sono così impressionata che sono rimasta muta.  E' stato proprio uno shock.  Prima questa gentilezza e poi tutt'a un tratto questa donna che si mette a bagno mi ha scombussolata tutta.  Proprio! E poi la gente mi dice che quella donna da anni entra ed esce dagli ospedali.  Cacchio, queste cose mi fanno venire paura.  Tanta paura quasi come se lei mi tenesse allacciata.

Appare Beatie dalla tenda con l’accappatoio e un asciugamani che le avvolge la testa.

BEATIE: Ah! Quando mi sposo mi farò un bagno ogni giorno.

Beatie comincia a strofinarsi i capelli con l'asciugamani e giocherella con la radio.  Trova un programma con la Quarta Sinfonia di Mendelssohn, il movimento lento, e sta diritta dietro lo specchio ad ascoltare e giocherellare.

BEATIE (riflettendo ad alta voce): Non è buffo il tuo naso?  E le orecchie?  E le braccia, e le gambe, non sono proprio buffe? Prese a casaccio ed appiccicate.

MRS BRYANT (spegnendo la radio): Spegni quella scemenza.

BEATIE (volgendosi violentemente verso la madre): Mamma! Ti ammazzerei quando fai così.  Poi non c'é da meravigliarsi che io non so niente di niente.  Non ho mai sentito altro che musica per ballare perché ogni volta che c'era musica classica cambiavi programma.  Non ho mai saputo niente delle notizie di cronaca, perché hai sempre spento dopo i titoli.  Non ho mai letto nessun buon libro, perché non ce n'era manco uno in casa.

MRS BRYANT-. Ma cosa ti ha preso?

BEATIE:         Cristo e Madonna, Mamma, tu vivi in campagna ma non hai proprio nessuna apertura mentale.  Trascorri il tuo tempo tra i campi verdi, coltivi i fiori e respiri aria pura, e non hai nessuna apertura mentale.  Il tuo cervello è tutto vuoto, e tu scacci fuori il mondo.  Che razza di vita mi hai dato?

MRS BRYANT: Ma insomma, io non ero mica una insegnante.

BEATIE:  Però tu mi hai ostacolato.  Non hai aperto nessuna porta per me. Persino sua madre ha avuto per me più attenzioni di quante ne hai avute tu.  Beatie, mi ha detto, Beatie, perché non vai ai corsi serali e t’impari qualcosa dì più che a fare la cameriera?  Sì, mi dice, tu non ti devi mai vergognare di imparare cose nuove. Ma a te, te n’é mai importato del lavoro che facevo o se imparavo qualcosa di nuovo? Tu non hai mai pensato che erano cose necessarie.

MRS BRYANT: Io ti ho data da mangiare.  Io ti ho vestita.  Cosa vuoi di più?  Lo sai, noi siamo gente di campagna. Qui non ci sono grandi cose, lo sai.

BEATIE: Palle! Palle!  Non c'é differenza tra città e campana.  Tutte le ragazze di città con cui ho lavorato erano proprio come me. Non c'é differenza tra città e campagna è una puttanata! Ma lo sai che quando andavo a lavorare al campo estivo e mi mettevo a sedere con le altre ragazze a scrivere una lettera ci sedevamo a discutere su che cosa scrivere, e tutte eravamo d'accordo, tutte noi, che avremmo iniziato "Solo qualche riga per dirti...", e poi cominciavamo a parlare del tempo e poi ci fermavamo e ci mettevamo a scrivere l'una dell’altra, e dopo una pagina e mezza di scarabocchi finivamo con "Sperando che la presente ti trovi bene così come me...” Ecco!  Non eravamo capaci di dire niente di più.  Migliaia di cose che succedevano a questo campo. e noi non sapevamo trovare parole per descriverle.  E tutte noi lo stesso.  Centinaia di ragazze, ed un giorno diventeremo madri, e tu mi stai ancora a parlare di Jimny Skelton e di quella donna nella botte. Ma lo sai che quella storia l'avrò sentita almeno sei volte?  Sei volte! Ma tu non ti senti quando parli, Mamma?  Cristo, come faccio a portare Ronnie in una casa come questa?

MRS BRYANT: Beh, senti, se noi non andiamo a genio a Ronnie, lui...

BEATIE:         Oh, ma voi piacerete a Ronnie.  A lui piace la gente.  Avrebbe amato il vecchio Stan Mann.  Il vecchio Stan Mann avrebbe compreso benissimo quello di cui avrebbe parlato Ronnie.  Diamine! A quell'uomo piaceva vivere.  D'altra parte Ronnie dice che per un vecchio è troppo tardi per imparare.  Però dice che noi giovani possiamo.  E quelli di noi che hanno più conoscenze devono trasmetterle a quelli che non ne hanno.

MRS BRYANT: Scommetto che sarà stato tosto per lui cercare di cambiarti...

BEATIE:         Lui non sta cercando di cambiarmi, Mamma.  Non si possono cambiare le persone, lui dice, tu puoi solo dare loro un pò d'amore, e sperare che essi lo prendono.  Lui sta cercando di passarmi le sue conoscenze ed io sto cercando di apprendere.  Capisci Mamma?

MRS BRYANT: Io non capisco cosa c'entra tutto questo con la musica.

(BEATIE: Oh, mio Dio! (all'improvviso) Ora ti faccio vedere (esce e va nell'entrata a prendere un grammofono e un disco)

Adesso siediti, che ti faccio vedere.  Non cominciare a stirare, o a leggere, o a fare qualcos'altro, siediti e preparati ad imparare qualcosa.

(appare col grammofono e lo accende).  Tu non sei troppo anziana, siediti e ascolta.  Vedi qual è il guaio, è che non siamo mai pronti ad apprendere qualcosa, chiudiamo il nostro cervello a tutto ciò che non ci appare familiare.  Io non sarei mai stata capace di ascoltare la musica.  Mi piaceva sentirne un pò, ma poi perdevo la pazienza, andavo a letto a metà di una sinfonia oppure restavo indifferente perché la musica non mi diceva niente, e allora andavo a letto o iniziavo a parlare.  "Torna qui a sederti" mi diceva, ascolta. Lascia che ti trasporti, e crescerai insieme alla musica".

MRS BRYANT: Bleah, parla come un libro stampato.

BEATIE:         E qualche volta parla come se tu non sapessi dove sono la luna e le stelle.

(Beatie mette sul piatto la suite "l'Arlesienne" di Bizet)

Ed ora, ascolta.  Questo è un brano semplice di musica, non è intellettuale ma è intenso.  Questo è quel che lui chiama socialismo.  "Cristo" lui dice "socialismo non è parlare sempre, è vivere, è cantare ballare, provare interesse in quel che ti accade intorno, è vivere con la gente, col mondo." Ascolta, Mamma

(Beatie comincia a trattenere il respiro e ad essere eccitata).  Ascolta.  E' semplice vero?  Puoi dire forse che è una cazzata?

MRS BRYANT: Non ho detto che è proprio una cazzata.

BEATIE: Non devi fare quella faccia.

MRS BRYA.NT: Non è affatto una cazzata.

BEATIE:         Sentì come fa ingresso l'altro motivo?  Lo senti?  Sono due motivi semplici, uno dietro l'altro.

MRS BRYANT: Non sto dicendo che è tutta una cazzata.

BEATIE:            Ed ora ascolta, ascolta, vanno insieme, i due motivi assieme, si intrecciano, sono perfetti.  Non ti fa venire voglia di ballare?

Lei inizia a ballare un misto di danza cosacca e di ballo marinaresco.  La musica si fa più veloce e gli umori sono alti).

Ascolta mamma.  E' difficile?  E' una cazzata?  E' leggero.

Mi fa sentire leggera, a mio agio e felice.  Dio, Mamma, noi potremmo essere tutti molto più felici e attivi.  Wheee...

Beatie batte le mani e balla, e sua madre sorride e batte anch’essa le mani e

CALA IL SIPARIO


TERZO ATTO

Sono passate due settimane.  E' sabato, il giorno in cui deve arrivare Ronnie.  Una delle pareti della cucina è stata spostata, e si può scorgere la porta di entrata.  E' lavorata con dei bassi rilievi e travi di un legno bruno scuro.  Il mobilio non è quello tipico di una casa dì campagna.  Ci saranno forse una o due poltrone con la spalliera stile Windsor, ma il resto è solo roba da quattro soldi.  Due poltrone, un tavolo, un tavolino di bambù, delle sedie di legno, un piccolo sofà e uno scaffale girevole.

Sono le tre del pomeriggio, il tempo è nuvoloso, ha piovuto e pare che debba cominciare daccapo.  Sul tavolo e'è una gran quantità di cibo (niente di tutto ciò verrà mangiato).  Ci sono dolci e biscotti su piatti e vassoi di vetro.  Pane imburrato, burro, pomodori, formaggio, vasetti di cipolle sott'aceto, capicollo, piatti di frutta in barattolo: è un vero e proprio banchetto! Attorno al tavolo ci sono otto sedie.  I quadri di Beatie sono appesi al muro.

La stanza è vuota perché Beatie è di sopra che si sta cambiando, e Mrs Bryant è in cucina.  Beatíe, fino al momento in cui scenderà, conduce tutta la conversazione parlando ad alta voce dal piano suueriore.

BEATIE: Mamma!  Che stai facendo?

MRS BRYANT (dalla cucina): Sto mettendo le ciliegie candite sopra alla zuppa inglese.

BEATIE: Beh, insomma, sbrigati: lui arriverà per le quattro e mezza.

MRS BRYAITT (dalla cucina): Non ti agitare, Chicca, ci vuole ancora un'altra ora e mezza, tant'è vero che non è ancora passato il postino.

(Entra con una coppa enorme piena dì zuppa inglese) Ecco qua.  Hai detto che gli piace la zuppa inglese?

BEATIE:         Oh, la adora!

MRS BRYANT: Beh, allora si farà ciuotto ciuotto con tutta la rrobba che ci sta.

(rivolgendosi a sé stessa, mentre compone le vivande sulla tavola) Eh sì, la robba è proprio bella abbondante. (comincia a piovere) Porca puttana, ma senti questo tempo!

BEATIE: Oh, piove di nuovo!

MRS BRYANT (guardando fuori la finestra): Piove?  Sta diluviando proprio! (rumore di un autobus) Questo è quello delle tre.

BEATIE:         Mèna, Mamma, vatti a cambiare, dài, voglio che stiamo pronti in tempo.

MRS BRYANT: Eh, ma ínsomma, pare che a momenti viene il principe di Galles (si avvia di sopra).

Il sipario è di nuovo vuoto per qualche secondo.  Si sentono le persone che giaculano i propri parenti ed inveiscono contro il tempo.  Entrano Frank e Pearl Bryant.  Lui è un uomo di bell' aspetto, vestito con un abito blu a righini sottili, ha una faccia rubiconda, e capelli biondi.  Una timidezza fuor di luogo lo induce a trattare ogni cosa come se scherzasse.  Sua moglie è una graziosa brunetta, giovane, vestita in maniera ordinaria con un abito a fiori molto semplice.

FRANK (parlando ad alta voce): Beh,2 dove siete? Ména, dai, c'ho fame.

PEARL:       Ma stà zitto, che proprio mò hai fatto colazione.

FRANK:       Eh, bah, c'ho fame di nuovo. (ad alta voce) Beh, dove sta questo gioiello che siamo venuti a vedere?

BEATIE:         Non è ancora arrivato.

FRANK:          Beh, speriamo che fa presto, perché c’ho proprio fame.

BEATIE:     Tu c'hai sempre fame.

FRANK:       Cosa dicevi tu, prima, che è un attivista socialista?

BEATIE: Si.

FRANK:       Ed è anche ebreo?

BEATIE: Si.

FRANK ( a sé stesso) Beh, è proprio uno strano miscuglio.

PEARL (ad alta voce): Spero che almeno non parla sempre di politica.

FRANK: Non hai ancora avuto una sua lettera?

PEARL: E smettila Frank.

FRANK:       Beh; è uno strano tipo di fidanzato, che non scrive.

Guarda i quadri, si-ferma un attimo di fronte ad uno di essi e borbotta.

PEARL: Sta attento, no mai sia ti confondi.

BEATIE scende dal piano di sopra.  E' vestita col suo abito nuovo ed ha l'aspetto felice, raggiante.

FRANK:          Eccoti qua, sorellina! Stavo contemplando il tuo capolavoro-

BEATIE:         E' inutile che lo guardi troppo, che tanto non te lo dò

FRANK:    Peccato! C’avevo fatto un pensierino

PEARL:           Hai proprio un bel vestito, Beatie-

FRANK:          Beh, e dov’è il resto della nostra grande famiglia?

BEATIE:         Jenny e Jimmy verranno qui presto, e Susie e Stan può darsi che non vengono.

FRANK:          Che è successo?

BEATIE:         0h, non chiedermelo, che proprio ne ho abbastanza! Susie non vuole parlare a Mamma.

PEARL:           Sono quasi diciotto mesi che non si dicono una parola.

BEATIE:         Ma perché avete smesso anche tu e Mamma, Pearl?

FRANK:.               Perché Mamma tiene la capa tosta, ecco perché.

PEARL:       Perché un giorno lei disse che voleva cambiare il compagno della lotteria del Partito, ecco perché, ed ha chiesto a me di farlo per lei.  Ed io le ho detto va bene, però c'avrei messo un paio di settimane.  E allora lei si è incazzata perché diceva che non glielo volevo cambiare.  E allora le ho chiesto perché non se lo cambiava da sola, e lei ha detto che stava troppo male per fare tutta quella strada per andare a trovare John Clayton e parlargli, e allora mi ha detto “perché tu non credi che io sto male?" Ed io ho detto - lo so che sono stata senza tatto - però ho detto "No, Mamma,- tu non mi sembri proprio che stai male".  E da allora non mi ha più parlato.  Spero solamente che oggi non se la piglia con me.

BEATIE:         Mah, veramente a me ha raccontato una storia diversa.

FRANK:          Mamma s'ha da appiccicare sempre.

PEARL:           Beh, io credo che è normale visto che non è che può fare un granché, ficcata in casa tutto il giorno per i fatti suoi.  E, sai, del resto non è che Papà Bryant parla molto quando è a casa.

FRANK:    No, è lei proprio; figurati che non ha rivolto parola a sua madre per tre anni, fino a quando Granny Dykes ha riportato Jenny, quando lei ebbe la sua figlia illegittima Dafne.

BEATIE:            Ma insomma! Che cazzo di famiglia!

FRANK: Beh, dei parenti vivaci, direi.

Entrano ora Jenny e Jimmy Beales.

JENNY:     Ciao Frankie, ciao Pearl, ciao Beatie.

FRANK : Ed ecco il meglio della parentela vivace.

JENNY:        Vivace?  Vuoi dire forse un pò senza cervello.  Beh, e lui dov’é?

FRANK:       Lo straniero misterioso non è ancora arrivato lo stiamo aspettando.

JENNY:        Beh, spero che non aspetteremo a lungo, che io c'ho fame.

PEARL:       Tutto quello che riesce a fare la famiglia Bryant è pensare al proprio stomaco.

FRANK (rivolto a Jimmy)-.  Beh, allora, non l'avete ancora fondato il club?

JENNY: Che club?

FRANK:       Come?  Non te l'ha detto?

JIMMY:                Smettila, Frank Bryant, o mi ci farai ripensare.

FRANK:       Oh. un bel club, proprio bello! Mò te lo racconto.  Un giorno stavamo tutti seduti attorno al tavolo del pub, Jimmy, io, Starkie, Johnny Oats e Bonky Dawson.  Avevamo bevuto un pò, e a Jimmy gli aveva preso - come dire – insomma, era arrapato. Arrapato proprio!  E ha cominciato a lamentarsi "Ah, che cosce, che belle cosce, ho voglia di un bel paio di cosce...” E allora Bonky Dawson ha detto, cazzo, ha detto! ma ci dovrebbero pure stare delle donne che sono arrapate pure loro.  E Starkie ha detto "Certo che ci sono, ma come si fa a chiederglielo?“ E allora siamo stati tutti zitti per un pò a pensarci sopra, quando all’improvviso se ne esce Jimmy e dice "dovremmo fondare un club di persone che hanno bisogno di scopare, e dovremmo portare tutti un distintivo" dice " così quando vedi una donna che porta il distintivo capisci che anche lei ha voglia di scopare”.

JIMMY:       Adesso smettila Frank, se non le vuoi buscare.

FRANK:       E, non contento di questo, il vecchio Jimmy ha detto “E poi dovremmo inventare una specie di parola d'ordine per indicare quanta voglia hai".  E allora sentite cosa ha suggerito.  Ha suggerito, quando avvicini una di queste donne che portano il distintivo, di dire "Lei quanti cucchiaini di zucchero prende con il the?”  E se lei dice due, vuol dire che non ha molta voglia, anche se ci sta.  Però se dice quattro, allora si capisce che lei sta arrapata proprio come te, capisci?"

Lunga pausa di silenzio

JENNY:        E quindi a lui gli viene un colpo se lei gli dice che si piglia sedici cucchiaini di zucchero, non è vero?

Pausa

PEARL:       Dov'é Mamma Bryant?

BEATIE:         E’ di sopra che si sta cambiando.

PEARL:       Dov’è Papà Bryant?

BEATIE:         Sta badando ai maiali.

FRANK:          Sapete, siete fortunati ad avere qui la mia presenza.

BEATIE: Oh?

FRANK: Un altro po’ di sole e poi vado a fare il raccolto.

PEARL:           Ehi, hai sentito il temporale la notte scorsa?  C'erano lampi e tuoni, e non la smetteva più.

BEATIE:         Sai, a Ronnie queste cose piacciono un sacco.  Si siede, e si mette a guardare per tanto tempo.

FRANK:          Ma allora è un tipo un po’ strano.

JENNY:           Dev'essere un tipo un po’ strambo non è vero.

BEATIE:         Bah, lo vedrete presto.

JIMMY: Non ha sorelle?

BEATIE: Ce n'ha una sposata che vive non lontano da qui.

PEARI:            Vive in campagna?  Una ragazza della città?  E perchè mai?

BEATIE:         Suo marito fa mobili a mano.

PEARL:           E non li può fare a Londra?

BEATIE:         Ronnie dice che secondo loro Londra è un posto disumano.

JIMMY: E’ vero, è proprio vero.

BEATIE:         Ecco che viene Papà Bryant.

Entra Mr Bryant.  Sta in jeans e impermeabile, è stanco, cammina lentamente e curvo.

FRANK: Ed ecco il maschio capo dei Bryants.

MR BRYANT: Ah, cazzo, voi siete già qui.

BEATIE:         Ména, fai presto a cambiarti, Papà, lui starà qui solo fra qualche minuto.

MR BRYANT: Smettila, scenderò quando sarò pronto, non voglio nessuno che mi viene dietro per dietro.

Mrs Bryant scende dal piano di sopra.  Ha un aspetto piacevole e indossa anche lei un vestitino a fiori.

FRANK: E questa è la femmina a capo dei Bryant!

MRS BRYANT: Ména, Bryant, vatti a cambiare: guarda, noi siamo già tutti pronti.

MR BRYANT: Che palle! Eccone un’altra. Ma chi sarà mai questo ragazzo, vorrei proprio sapere.

MRS BRYANT: Oggi la tiene storta!  Si vede! Si riconosce dalla voce. E dài, che ti succede?

MR BRYANT: Io non c'ho proprio niente: bada a te, piuttosto. (fa per andare) E adesso lasciatemi stare, mi vado a cambiare.

MRS BRYANT: Se tu non hai niente, vuol dire che avrei dovuto sposare qualcun altro.

FRANK:          E' venuto Healey da te, Papà?

BEATIE:         Stanno male i maiali?

MRS BRYANT: Dev'essere qualcosa di serio, se no non avrebbe quell' aspetto.

MR BRYANT: Il fatto è che io non c'ho il posto a stipendio fisso. 

JENNY: Beh, non è la fine del mondo.

MRS BRYANT: Secondo me, è per il mal di pancia.

MR BRYANT: Veramente io gliel'ho detto che non importa, che non ho più dolore.  "Non importa, Jack” mi ha detto "non voglio vederti andare a pezzi completamente.Il fatto è che non hai lo stipendio fisso, e se ti senti meglio, potrai tornare ai tuoi maiali".

MRS BRYANT: Allora avrai metà salario?

BEATIE:               Non ti puoi cercare uri altro lavoro?

FRANK:                Ma ha fatto lo stesso lavoro per diciotto anni.

BEATIE:               Però dovresti essere capace di fare qualcos’altro: per esempio che ne dici di fare ancora il vaccaro?

MR BRYANT:    Bill Waddington lo fa.  Lo sta facendo da sei anni e mezzo.

JENNY:                 Non ti pigliare veleno, Beatie.  Succede sempre così.

JIMMY:             Gliel’avevamo detto quando stava da noi, non è vero?

MRS BRYANT (rivolta a Mr Bryant): Va bene, mò non vi preoccupate, non ci potete fare niente.  Ci lamenteremo più tardi.  Diàmoci una smossa. Si sta facendo tardi.

MR BRYANT: Ma sa nuotare?  Penso che ne ha proprio bisogno che sta piovendo così fitto che si può annegare.(Va di sopra)

MRS BRYANT:  Beh, ci pigliamo una bella tazza di the mentre aspettiamo? Vado a mettere la cùccuma sul fuoco. (Va in cucina)

Ognuno si siede.  Jenny comincia a sferruzzare e Jimmy prende un giornale e si mette a leggere.  C'é silenzio.  Non è un silenzio imbarazzante, è solo una stanza senza conversazione.

PEARL (rivolta a Jenny): Chi è che sta badando ai tuoi bambini?

JENNY:        La vecchia Mamma Mann della porta affianco.

PEARL:       0h, poverina.  Come sta, adesso?

JENNY:        Eh, l'ha presa male. (annuendo a Jimmy).  Anche lui.  Però dice che aveva anche lui le sue colpe.

PEARL:       Ma, insomma, questo non significa niente.  Non essere così meschino, Jimmy Beales.  E' inutile che ti affliggi o farai star male tutti noi.  Tu non hai colpa, non ti preoccupare, lui comunque non era lontano dalla sua fine.

FRANK:       Ma qui due non erano sposati, vero?

JENNY:        No, non si sono mai sposati: lei ha cominciato a stargli vicino quando lui ebbe il suo primo attacco.

JIMMY:       E lei ha perso anche il lavoro per questo.

FRANK:       Beh, si, infatti, era una nurse d'ospedale diplomata, o qualcosa del genere, non é vero?

(rivolta a Beatie) Non appena i dirigenti hanno sentito questa storia le hanno detto di smettere di vivere con lui, oppure di lasciare il lavoro.

JENNY:        A me mi pare proprio una grande cazzata.  Che differenza fa se lei l'ha sposato o meno?

PEARL:              Sicché Jenny, a te dispiace che ormai lui non ci sia più?

JENNT.               Eh, beh, sì,cazzo.  Era proprio un buon vicino, scherzava sempre e comprava dolci ai bambini.  Lo sai che ho pianto quando ho sentito la notizia?  Veramente, cazzo, mi sono sentita rimescolare tutta dentro.

JIMMY:             E chi è che sta badando a tuo figlio, Pearl?

PEARL: Papà.

Pausa

JIMMY (rivolto a Frank): Chi dici che vince domani?

FRANK: Beh, non credo proprio il Norwich City.

JIMMY: Eh, no.

Pausa.  Entra Mrs Bryant e si siede.

MRS BRYANT: La cuccuma è sul fuoco.

PEARL (rivolta a Beatie): E sua sorella ha dei bambini?

BEATIE:         Due ragazzi.

JIMMY:       Se andrà a dormire prima la notte, può darsi che avrà delle femmine.

JENNY: E smettila Jimmy Beales.

MRS BRYANT: Ho vinto ancora l'altra sera.

JIMMY: Quando?

MRS BRYANT: Al torneo di whist dei pompieri.  Ho vinto sette sterline e sei pence.

JENNY: Càspita!

FRANK (scorrendo il giornale): Sto leggendo che a quel ragazzo che ha assalito quella donna a Londra c'hanno dato 6 anni.

MRS BRYANT: E cazzo! Ci voleva proprio! Ma io gli avrei dato pure di più.  Maledetti teppisti.  Se dessero a me la possibilità di dare le condanne pulirei tutte le strade da queste violenze.  Vedreste!

BEATIE       (scattando): Va bene, Mamma, ti daremo questa possibilità (afferrando il cappello e l'ombrello di Jimmy: piazza il cappello sul capo della madre, e l'ombrello tra le sue braccia) Eccoti qua, sei un giudice.  Adesso riassumi ed emetti il verdetto.

MRS BRYANT: Lo metterei in galera per tutta la vita.

FRANK:       Ma insomma, ragiona.  Non puoi schiaffare una persona in prigione senza dire nulla.

MRS BRYANT: Arrivederci, gli direi.

BEATIE:            No, Mamma, devi parlare.  Nessuno può dire "vai in prigione” e poi farsi a giudice.  Vuoi fare da giudice?  Parla, allora Mamma, parla!

(0gnuno si tende ansioso di sentire la Madre parlare.  Lei pare spaventata e non riesce a spiccicare parola).

MRS BRYANT: Beh, io, io, sì io, beh io, oh smettiamola di fare i cretini.

FRANK:          Il capo sta zitto.

BEATIE:         Eh sì, lei avrebbe voluto dire la sua, ma non ci riesce.

MRS BRYANT: Che significa avrei voluto?  Tu ti aspetti forse che io sappia cosa dicono in Tribunale?  Io non sono mica un giudice.

BEATIE:         E allora perché dai giudizi sulla gente?  Se qualcuno fa qualcosa di sbagliato tu non ti fermi a pensare perché.  Senza parlare, senza chìedere, e (schioccar di dita) via la testa.  Io posso capire Papà, che deve vedere come fare a far quadrare il bilancio.  Ma io non capisco voi della famiglia, che vi sedete assieme e vi mettete a discutere.  C'é un problema: chi, tra voi, riconosce che é una cosa che vi riguarda?

MRS BRYANT: No, scusa, questi sono problemi che non ci riguardano mica.  Non voglio mischiare i problemi degli altri con i miei problemi.

BEATIE: Ma gli altri non sono solo estranei, fanno parte anche loro della tua famiglia, perdiana!

MRS BRYANT: No, non sono fatti che mi riguardano. 

BEATIE: Ma Mamma, io...

MRS BRYANT: Sta zitta, adesso, Beatie Bryant, e- lasciaci soli.  Io parlerò quando lo dico io, e non quando lo dici tu.

BEATIE: Siete così ottusi...

MRS BRYANT: Che fai, continui?

Entra Mr Bryant, tutto lindo e vestito in doppiopetto blu a righini.

MR BRY-ANT: Beh, è pronto il the?

MRS BRYANT (saltando e precipitandosi in cucina): Oh cazzo, è vero, me n'ero scordata.

MR BRYANT: Beh, adesso ci siamo proprio tutti ad aspettarlo.

JENNY:           Non fa niente se non viene Susie.

BEATIE:         Quella capa tosta!

Silenzio

JENNY:        Avete visto la televisione che si è comprata Susie?

BEATIE:         Io l'ho vista.

PRANK:          E sapete anche che quando gli è arrivata la televisione l'hanno portata con loro vicino al letto e si sono coricati con un piatto pieno di biscotti al cioccolato?

PEARL: E non si sono scocciati per ora; dicono che è un anno che ce l'hanno, e tutti i vecchi programmi che hanno già visto li stanno rivedendo di nuovo.

MRS BRYANT (facendo il suo ingresso col the): Ecco il the!

BEATIE:            Oh, per l'amor di Dio, smettila di spettegolare.

PEARL:       Io non sto pettegolando.  Io sto facendo una osservazione intelligente sulla televisione, ecco tutto.

MR BRYANT: Che vi piglia, adesso?

BEATIE:         Tu non stavi facendo niente del genere, stavi solo facendo pettegolezzi.

PEARI:            Beh, è comunque meglio che non stare sempre a ripetere quello che dicono gli altri.

BEATIE:     Io non ripeto sempre quello che dicono gli altri, racconto solo quello che dice Ronnie.

FRANK:          Calmati, piccola, tanto lui verrà fra un pò e non è il caso di agitarti tutta quanta.

BEATIE:         Sentite!  Voglio vedere se mi risolvete un problema.

JIMMY:             Vediamo un pò di che si tratta.

BEATIE:   Mentre stiamo ad aspettare vi voglio sottoporre un problema morale.  Sapete cosa un problema morale?  E’ un problema su ciò che 4 giusto e sbagliato.  Forse vi farò un pò fumare il cervello.  Ascoltate.  Ci sono quattro casupole ...

FRANK: Cosa?

BEATIE:         Casupole.  Dove ci si vive dentro.  Ci sono due casupole sulla riva di un fiume, e due casupole sull'altra sponda.  Su di una riva vivono Tom in una casupola e Archie nell'altra.  E c’é anche un traghettatore che va su e giù con una barca per il fiume.  Adesso - ascoltate fate attenzione - c'é una ragazza che ama Archie, ma Archie non ama la ragazza.  Inoltre, c'è Tom che ama la ragazza ma alla ragazza Tom non va a genio.

JIMMY: Poverino.

BEATIE:         Un giorno la ragazza sente che Archie - che non la ama, ricordatevelo - sta per andare in America, e allora decide di provare un'ultima volta di convincerla con lui.  Allora sentite cosa fa.  Va dal traghettatore e gli chiede di portarla dall'altra sponda.  Il traghettatore accettar però a patto di farle portare con sé tutte le sue cose.

MRS BRYANT: Ma scusa, perché mai le ha chiesto questo?

BEATIE:         Non importa il perché: lui lo chiede e basta.  A questo punto la ragazza non sa più cosa fare, e allora va a chiedere consiglio al vecchio saggio, però lui le risponde di fare ciò che più crede opportuno.

FRANK:          Behy non è stato un gran che di consiglio.

BEATIE:         Non importa, questo è quel che dice.  Allora la ragazza ci pensa su, e siccome è innamorata decide di partire.

PEARL:           Oh, lo dicevo io!

MR BRYANT: E' proprio uno strano racconto, non è vero?

BEATIE:         Ah si! La ragazza decide di andare via, e il traghettatore se la carica a bordo, senza calare le mani o farle qualcosa del genere, la carica a bordo e la trasporta fino alla casupola di Archie ad implorarlo di portarla con sé, e a dichiarargli ancora una volta il proprio amore. A questo punto Archie promette di portarla con sé, e la notte dormono assieme. Ma quando la mattina dopo lei si sveglia, lui è già andato via.  Lei si ritrova sola.  Allora va da Tom, e gli spiega quel che è successo e gli chiede aiuto. Ma non appena lui viene a sapere ciò che ha fatto, la sbatte fuori la porta.  Ecco qua.  Povera ragazza.  Rimasta sola senza robbe e senza amici, senza speranza di sopravvivere.  Allora - questa è la domanda, pensateci sopra, non rispondete subito - chi è la persona che ha più colpa per quello che è successo?

JIMMY:          Ma, scusa, non può tornarsene indietro?

BEATIE:         No, ormai non può più far nulla.  Ormai è tutto fatto.  Allora, di chi è la colpa?

C'è una atmosfera di meditazione generale; Beatie assume un'aspetto trionfante e compiaciuta con sé stessa.

MRS BRYANT: Beh, bevetevi il vostro the, ora.  Non preoccupatevi delle ragazze ingenue.  La ragazza non prenderà freddo, ma il the si.

PEARL:           Io dico che chi c'ha più colpa è la ragazza.

BEATIE: Perchè?

PEARL: Beh, è stata lei a scegliere no?

FRANK: Si, ma è stato il vecchio traghettatore a dirle di portare tutte le robbe.

PEARL:       Ma era lei a non doverlo fare.

FRANK:       Ma, insomma, era innamorata…

BEATIE:         Caro, vecchio Frank!

JENNY:           Io proprio non lo so.

BEATIE: Jimmy?

JIMMY:       Non chiedermelo, io dico quello che dicono gli altri.  Non so esprimere un parere...

BEATIE: Papà?

MR BRYANT: Io non ho proprio capito quello che vai dicendo...

BEATIE:         Bevi il tuo the, e non dare peso a quello che penso io.

Ecco ciò che si stava aspettando

PEARL:           Beh, e cosa ha detto Ronnie?

BEATIE:         Lui dice che la ragazza ha colpa solo per aver deciso di scapparsene e andare sull'altra riva, e lei l'ha fatto perchè era proprio innamorata cotta.  E dice poi che è stata la vittima di due uomini disonesti; uno che non la ama e se ne approfitta di lei. e l'altro che la ama ma che non è capace di aiutarla: e che l'uomo che dice di amarla e che poi non fa niente per aiutarla è quello che c'ha più colpa di tutti, perché lui è stato l'ultimo di quelli che potevano farle cambiare idea.

JENNY:           Ma così dà la colpa a tutti!

BEATIE (saltando su di una sedia ed agitando il pugno nell'aria proprio come Ronnie, come vantandosi nel citare istericamente l'inizio di una delle sue frasi): "Nessuno commette delle azioni così gravi da non poter essere perdonato"

PEARL: Ma lui è proprio sicuro di quel che dice?

BEATIE: "Non si può avere nessuna certezza assoluta, però è necessario credere almeno in alcuni principi, altrimenti è la fine”.

FRANK: Ma lui si crede che la gente lo sta a sentire quando parla così?

BEATIE:         "Ognuno ha il dovere di ascoltare.  Non è giusto parlare solo a chi già la pensa come te.  Ognuno deve dire ciò che pensa, se no si diventa pigri e superficiali, e la superficialità ormai si spreca".

JENNY:           Uffa! Ma dice sempre la stessa cosa!

BEATIE (sta crescendo la sua eccitazione: cita una risposta per ogni cosa) - "Se volere ciò che è più bello significa essere snob, allora va bene, sono snob. Ma io non sono snob, Beatie; semplicemente credo nella dignità umana, nella tolleranza, nella cooperazione, nell’uguaglianza e –“

JIMMY (sobbalzando terrorizzato): E' un comunista!

BEATIE:            "Io credo nel socialismo".

Qualcuno bussa alla porta

BEATIE (saltando giù piena di gioia, cui la serie eccitata di citazioni l'ha portata sino a questo momento): E' qui!  E’ qui!

Però alla porta c’è il postino, da cui riceve una lettera ed un pacco.

BEATIE:         Oh, ‘sto scemo che vuole sempre scherzare! Manda una lettera proprio il giorno che deve venire.  Il pacco è per te, Mamma.

PEARLT Oh, deve essere il vestito che hai ordinato al club.

MRS BRYANT: Come sarebbe a dìre?  Io non ho ordinato nessun vestito al club.

PEARL:       Sì che l'hai ordinato, l'hai pure chiesto a me, non è vero che me l'ha chiesto, Frank?  E poi, scusa, siamo state a sfogliare il catalogo assieme.

MRS BRYANT: Non metto in dubbio quello che abbiamo fatto assieme, solo che io non l'ho ordinato.

PEARL: Ma Mamma, tu chiaramente...

MRS BRYANT-.  Ti ho detto che io non l'ho ordinato!

Beatie ha letto la lettera, e il contenuto la sconvolge. Rimane impietrita.  Guarda tutti fissamente senza parlare.

MRS BRYANT: Beh, che ti succede gioia mia?  Fammi dare un'occhiata.

Prende la lettera e ne legge il contenuto con voce chiara ma cupa, roca, come se fosse una dichiarazione ufficiale

"Mia cara Beatie.  Non avrebbe proprio funzionato, vero?  Devo essere onesto: le mie idee su di un diverso modo di vivere sono proprio campate in aria.  Forse se fossi stato un qualsiasi essere umano come tanti altri, sarebbe andato tutto bene; solo che la maggior parte di noi intellettuali è depressa, nervosa - come avrai spesso osservato -. Non saremmo capaci di costruire un mondo diverso neanche se ci fossero dati pieni poteri, proprio per niente.

Io non ti rimprovero per essere così superficiale, non ti rimprovero per aver ignorato ogni suggerimento che ti ho dato, rimprovero solo me stesso per averti incoraggiata a credere che avremmo potuto farcela, ed ora due settimane di tua assenza mi hanno dato la possibilità di comportarmi da vigliacco, di rifletterci, di decidere, e...

BEATIE (strappando la lettera): Stà zitta!

MRS BRYANT-.  Beh, è stato abbastanza chiaro, vero?

MR BRYANT:  Ma si può sapere che succede?  Non ci viene?

MRS BRYANT: Eh, sì, proprio chiaro.

MR BRYANT: Insomma, viene o non viene?

BEATIE:               No, non viene.

Si instaura un imbarazzante silenzio.  Ognuno ha l'aspetto distrutto.

JENNY: (con voce fioca) Beh, insomma, non lo sapevi che ti poteva succedere?

Beatie scuote la testa.

MRS BRYANT: E cosi siamo noi ad essere superficiali vero?

JENNY: Smettila, Mamma, la ragazza sta male.

MRS BRYANT: Eh, beh, lo vedo, lo vedo: lui adesso non viene più, lo vedo, e poi saremmo noi quelli che non capiscono niente, lo vedo.

PEARL:  Ma forse avevate litigato, Beatie?

BEATIE (come se lo scoprisse per la prima volta): Lui ha sempre voluto che io lo aiutassi, ma non ne sono stata mai capace.  Una volta ha cercato di insegnarmi a battere a macchina ma io ho subito cominciato a fare errori, e ho smesso subito. Ho smesso ogni volta che c'ho provato!  Non riuscivo a sopportare il fatto di sbagliare sempre.  Non so perché, ma non sopporto fare errori.

MRS BRYANT: Oh, adesso sentiamo l’altra faccia della medaglia.

BF,ATIE:           E poi lui mi diceva sempre di disegnare nei miei quadri soggetti concreti invece di disegnare solo cose astratte ed io non l'ho mai fatto.

JENNY:              Smettila!

BEATIE:     Qualche volta mi ha dato un libro, e io non mi sono mai presa la briga di leggerlo.

FRANK (senza malizia) : Ma allora in che consistevano tutte queste discussioni che dici che hai fatto con lui?

BEATIE:           Io non ho mai fatto una discussione vera.  Lui mi spingeva a dire la mia opinione a discutere, ma io non ho mai detto la mia.

PEARL: E forse sarà per questo che lui ora non va più d’accordo con te.

BEATIE (cercando di capire): Non mi sono mai impegnata veramente.

MRS BRYANT: Allora, non viene più.

BEATIE:           Non sarei mai stata in grado di aiutarlo, io non ho mai saputo dedicarmi interamente a qualcosa.  Una volta lui mi ha guardato con occhi impauriti ed ha detto: "Stiamo assieme da tre anni, ma tu ancora non sai io chi sono, o quello che cerco di dire; e soprattutto non te ne importa niente.  Non è vero?

MRS BRYANT: Tu intanto continuavi a parlare per i fatti tuoi.

BEATIE:           Io non ho mai capito lui cosa cercasse, ma non pensavo che fosse importante.

MR BRYANT: Ci ha messo in croce per risolvere un problema morale, e adesso sappiamo che neanche lei ci riesce per sé stessa. Mi pare proprio un controsenso.

MRS BRYANT: E' proprio vero: il frutto non cade mai troppo lontano dal proprio albero.

BEATIE (incollerita): Così ti fa piacere, eh?  Stai seduta tutta soddisfatta e ti fa piacere che tua figlia non è stata capace di aiutare il proprio uomo?  Ma guardatevi.  Guardatevi tutti.  Non siete capaci di spiaccicare parola.  Non siete capaci di aiutare il vostro stesso sangue, la vostra stessa carne.  Vostra figlia sta male.  E questo non è forse un problema anche vostro?  Faccio parte della vostra famiglia, o no?  Aiutatemi allora! Ditemi una parola di conforto!  Parlatemi, per l'amor di Dio, qualcuno che mi parli.

(scoppia in lacrime)

MR BRYANT: Beh, ma insomma, e che dobbiamo fare?

MRS BRYANT: Sediamoci e cominciamo a mangiare, ecco cosa possiamo fare.

JENNY:        Non essere stupida, Mamma, non possiamo lasciarla piangere così.

MRS BRYANT: Oh,, insomma! Non è colpa mia se si mette a piangere. Io ho fatto quello che potevo fare: ho preparato tutta questa robba da mangiare, l'avrei trattato come se fosse stato un figlio, se fosse venuto. Abbiamo riunito un'intera famiglia ad accoglierlo, bada, tutti noi, ma lui non è venuto.  E allora, cos'altro dovrei fare?

BEATIE:         Mio Dio, Mamma, ti odio, é l'unica cosa che io abbia mai desiderato veramente ed io non sono stata capace di tenermelo, e non ho capito dove ho sbagliato.  Ti odio, ti ...

Mrs Bryant tira uno schiaffo al viso di Beatie.  Tutti rimangono sorpresi da questo atteggiamento duro.

MRS BRYANT: Basta!  Ne ho abbastanza

MR BRYANT: Ma insomma, cosa vorresti farci?

MRS BRYANT: Ne ho proprio abbastanza!  Tutto il tempo che è stata a casa mi andava dietro per dietro dicendo fai questo e quello; io non lo facevo e non ho capito neanche la metà di quello che ha detto, e insomma, mi sono proprio stufata. Sta facendo tutto un discorso complicato che fa parte della famiglia, e però non vive più a casa da quando ha lasciato la scuola.  Poi se n'è andata via e ha cominciato a ragionare alla sonfrasò, come se fosse la donna di gran classe, è cambiata e non si riesce a capire manco lei stessa.  E' cambiata ma in fin dei conti fa le stesse cose che faccio anch'io.

(Rivolgendosi in viso a Beatie) Non ho ragione, forse?  Non ho ragione? quando tu mi dici che io sono superficiale in realtà significa che lui ha detto a te che sei tu ad essere superficiale, non è vero, forse?  Quando tu mi dici che io non ti riesco a capire, in realtà vuoi dire che sei tu quella che non riesce a capire. Quando tu mi dici che io non mi sforzo di migliorare, in- realtà vuoi dire che sei proprio tu- che non ti sforzi. E allora, perchè stai sempre a rimproverarmi? Sempre! Io non sono più responsabile dì te da quando hai lasciato casa: tu ora vivi da sola, lo vuoi capire?  E tu pensi pure che mi piace - non é vero? - tu pensi che mi piace a starmene rinchiusa tutto il giorno in questo pollaio.

Ascoltami bene: non mi piace! Hai capito?  E se io avessi solo una possibilità di andare fuori a lavorare da qualche parte, guarda, manderei letteralmente tutti a quel paese, tutti.

E va bene, lo so che è una idea che non si può realizzare, lo so. Sono due settimane che me lo si dice. Io non sono in grado di darti una mano, piccola mia, e tu dovresti saperlo. 

BEATIE: No, tu non ne sei capace, Mamma, lo so che non ne sei capace. 

MRS BRYANT: Ho l'impressione che non sono sufficienti le nostre cose, che non bastano le cose che si usano sempre.

BEATIE: Ah, queste usanze…

MRS BRYANT: Beh, insomma, non startene lì seduta a piangere come una milady "non-mi-toccate-se-no-mi-rompo".  Voglio chiederti alcune cose.  Rispondimi.  Tu dici che bisogna conversare di altre cose.  Fallo, allora, tu dici di conoscere delle cose che noi non conosciamo: diccele.  Parla, allora parla.

BEATIE (disperata): Non ci riesco, Mamma, tu hai ragione: il frutto non cade mai troppo lontano dal proprio albero. Tu hai ragione, anch'io sono proprio come voi.  Superficiale, vuota, senza strumenti per gestirsi la propria vita.

Io non ho radici in niente. Vengo da una famiglia di contadini, eppure neanche io ho delle radici in cui identificarmi, proprio come la gente di città, un ammasso di niente.

FRANK:  Radici?  Cara, scusa, che intendi tu per radici?

BEATIE (spazientita): - Radici, radici, radici! Cristo, Frankie, tu stai nei campi tutto il giorno, dovresti sapere come fanno a crescere le cose.  Radici! Le cose da cui tu provieni, le cose che ti alimentano le cose che ti fanno essere orgogliosa di te stessa, radici!

MR BRYANT: Ma non hai forse una famiglia?

BEATIE:         Io non parlo delle radici di famiglia: io, io voglio dire... Ecco! Sin da quando è nato, il mondo si è evoluto, è cresciuto, non è vero?  Ci sono stati tanti avvenimenti, tante scoperte, si è elaborata la cultura degli uomini, si è sempre migliorato, vi sono state invenzioni, ma noi, in prima persona, che cosa ne sappiamo di tutto questo?

JIMMY:          Ma che sta dicendo?

BEATIE (con varie esclamazioni): Ma che significa "cosa sta dicendo"?  Io sto parlando! Devi ascoltarmi!  Io ti sto dicendo che il mondo si è evoluto per duemila anni, e noi non ce ne siamo accorti.  Io vi sto dicendo che non sappiamo chi siamo o da dove proveniamo.  Io vi sto dicendo che non sappiamo l'origine, la provenienza delle nostre cose: vi dico che non abbiamo radici.  Insomma, Joe!  Noi abbiamo tanta terra, coltiviamo un sacco di cose, dovremmo pure capire l'importanza di avere delle radici. Mamma, tu lo sai com’é che si fa a crescere i fiori, non è vero?  Jimmy, tu lo sai com’é che si fa a mantenere forti e sane le radici delle tue piante.  Non è solo il grano che ha bisogno di forti radici, tu lo sai, tutti noi lo sappiamo. E noi?  Avanti, ditemi, e noi?  Noi non conosciamo ciò che ci sta dietro, e, per di più, non ce ne importa niente.

PEARL:       Mah, non ci capisco niente.

BEATIE:         Tu dici che non ci capisci niente, e va bene: ma guardati.  Che cosa hai fatto da quando sei entrata?  Hai detto niente?

Voglio dire parlare seriamente; o hai fatto forse qualcosa di concreto che dimostri che sei viva, che sei attiva? Viva, per la miseria, capisci quello che voglio dire?  Lo sai che significa?  Lo sa qualcuno di voi? Ma lo sapete cosa ha detto Susie quando sono andata a vederla? –Ha detto che- non gliene importa proprio niente se dovesse scoppiare una guerra atomica e dovesse morire, ecco cosa mi ha detto.  E sapete perché dice queste cose?  Ve lo dico io perché: perché se gliene importasse, si dovrebbe interessare a questi problemi, dovrebbe fare qualcosa, e per lei questo comporta uno sforzo troppo grande.  Sì, proprio così.  A lei non importa niente di niente, perché si è scocciata di tutto e di tutti.  Come tutti noi: siamo scocciati di tutto.

MRS BRYANT: Ma insomma, perché dici che siamo scocciati?  Tu dici che Susie non se ne frega niente di niente, quando poi invece ascolta sempre la radio e vede sempre la televisione?  Ma non dire cazzate!

BEATIE: Oh, sì, tutti noi può darsi che accendiamo la radio o la TV, o andiamo a cinema (se ci sono storie romantiche o di gangster), ma non è proprio questa la maniera migliore per evadere?  In questa maniera non è necessario nessun impegno, nessuno sforzo. Non ho ragione, forse?  Tu lo sai che io ho ragione.  Essere colti non significa solo leggere libri o ascoltare della musica: significa chiedere sempre.  Ci sono milioni di persone come noi in tutto il Paese, e nessuno, proprio nessuno, affronta le cose in maniera critica: tutti noi prendiamo la soluzione più comoda di fronte ai problemi di ogni giorno.  Non abbiamo niente per cui combattere, siamo cosi pigri mentalmente da essere praticamente morti.  Lo sapete cosa dice Ronnie ogni tanto?  Dice che in fin dei conti ce lo meritiamo, ecco che dice! Dice che è colpa nostra!

JIMMY:   Ah, dove siamo arrivati?!

MRS BRYANT: Beh, allora se lui pensa che noi non valiamo niente, é meglio che non è venuto.  Eh, si! E' proprio meglio che non è venuto.

BEATIE:         Oh, ma lui al contrario è convinto che noi siamo degni del più grande apprezzamento, proprio perché viviamo come in una mistica comunione con la natura.  Davvero!  Proprio una mistica comunione con la natura.  Ma noi?  Noi che merito ne abbiamo? Non capisco.  Non vi pare?  Voi pensate che veramente noi valiamo qualcosa?  Voi non leggete niente di quello che i giornali dicono che è importante per la gente che lavora, e questo è da imbecilli.  Lo capite? Ma voi credete sul serio che quando qualcuno di campagna che è un tipo in gamba trova lavoro, lo trova grazie a noi?  La ciola! Credete forse che non si sappia che noi non ci miglioriamo?  Gli scrittori non scrivono pensando che noi non li capiamo, i pittori non dipingono perché credono che noi non siamo interessati, e neanche i compositori riescono a tirar fuori della musica pensando che noi non siamo capaci di apprezzarla. Dicono "le masse sono troppo ignoranti per abbassarci al loro livello”.  Eh, cazzo, se non si smuovono loro, perché dovremmo preoccuparci noi?". E allora sapete chi è che si afferma?  Quelli che cantano le canzonette o scrivono romanzi da quattro soldi, quelli che fanno film, riviste femminili, giornali sportivi, fotoromanzi, ecco chi è che la spunta.  E non c'é bisogno di impegnarsi con cose di questo genere, si consumano facilmente. Quelli dicono "Eh, lo sappiamo dov’é che stanno i quattrini, cazzo!" La gente compra le loro cose, e fa proprio quello che loro vogliono.  Se la gente vuole canzonette o "star" del cinema, allora gliele diamo.  Se la gente vuole versi con la rima facile, allora glieli diamo.  Se vuole cose di terz'ordine, cazzo, gliele diamo. Tutto fa brodo per la gente, così non saranno più capaci di chiedere nient’altro! Tutto il fetido mondo del commercio ci insulta, e a noi non ce ne frega niente.  Ronnie, ha ragione, è proprio colpa nostra.  Noi vogliamo le stronzate, le cazzate? Ebbene, ce le danno, ne siamo pieni, pieni! Noi…

All’improvviso Beatie si ferma come ad ascoltare sé stessa.  Fa una pausa, si volta con un sorriso estatico in viso...

Avete sentito? Mi avete sentito?  Io sto parlando, Jennie, Frankie, Mamma, non sto più ripetendo a pappagallo.

MRS BRYANT (andandosi a sedere a tavola): Oh, insomma, mi sono proprio stufata, quando comincia a parlare non la smette più.

Gli altri la seguono a tavola. e cominciano a mangiare borbottando.

BEATIE:         Qualcuno mi ascolti!

(Come se le fosse apparsa davanti una visione)

Dio del cielo, Ronnie!  Funziona, ora ci riesco anch'io, ci riesco anch'io, comincio anch'io a farcela da sola, comincio anch'io...

Il vocìo della famiglia seduta a mangiare cresce in intensità all' ultima esclamazione di Beatie.  Qualsiasi cosa lei facesse, tutto continuerebbe come sempre.  Beatie rimane mano a mano da sola ben distinta sul palcoscenico.

SIPARIO

F I N E

[1] Il Norfolk è una regione dell’ est dell’Inghilterra, che dà a nord e a est sul mare del Nord.  Il suo capoluogo è Norwich.  Il paesaggio è caratterizzato da acquitrini, ed è per lo più agricolo.  Gli agi e gli svaghi della vita moderna non sono ancora arrivati nelle zone più remote.

[2] Il whist è una specie di bridge

[3] Nel  1958 ci fu uno sciopero dei lavoratori dei trasporti urbani di Londra: ne risultò la totale sospensione della circolazione dei bus per le strade della città dal 5 maggio al 20 giugno

[4] I Territorials sono una sorta di truppe regolari che si sostituiscono ai lavoratori dei servizi di pubblica utilità al prolungarsi degli scioperi.

[5]  Uno dei massimi poeti inglesi (1343 - 1400).  Beatie, in questa occasione, lo assume come simbolo di una degli aspetti della civiltà inglese che merita di essere difesa.

[6]   Sarebbe meglio che Jenny preparasse in precedenza il letto di Beatie sul palcoscenico.  Così Beatie potrebbe non allontanarsi dalla scena.

[7]  Swan & Edgar è un grande negozio di Piccadilly Circus all'angolo tra London's Piccadilly e Regent Street.

[8]  Si evidenze il contrasto tra la passione di Beatie per le genuine canzoni popolari con la incondizionata accettazione della madre della musica commerciale

[9] Beatie in questa maniera dà voce ad un classico pregiudizio inglese, per cui nessun straniero sia colto.  Naturalmente questo è un pregiudizio solo degli inglesi che non sono colti, e Beatie stessa in questa maniera dimostra quanto sia gretta; un pregiudizio altrettanto comune è quello di misurare la cultura con i risultati scolastici e Beatie dimostra di possederlo quando afferma che anche Ronnie non é colto perché non ha superato la scuola.

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