Rahali a tonnara

RAHALI a TONNARA

RAHALI a TONNARA
(La spada di Maometto)

COMMEDIA COMICA IN DUE ATTI

di 

Nunzio Cocivera


PERSONAGGI:

1. Il Principe - JESUF AHMED AL RESCIDYI 30/50 anni
2. Segretario - MUGIAHED 30/35 anni
3. Sindaco - FRANCO MANGIAPESCE 45/50 anni
4. LAfricano - Nino 46/50 anni
5. Sua moglie - Costanza 48 anni
6. Sarracino - Andrea 36 anni
7. Assessore lavori pubblici - Fortino Peppino 40/50 anni.


SCENE: 
Al municipio.
Ufficio del Sindaco.



Commedia comica ambientata in un paese immaginario, con personaggi immaginari, che affronta in chiave comica lo scempio dei monumenti e la corruzione politica, prendendo spunto dalla storia di un principe arabo alla ricerca della spada di Maometto.



I ATTO

Allapertura del sipario in scena il sindaco al telefono.

SINDACO: Grazie, ci sentiamo (parla al telefono)(Si sente bussare)
SEGRETARIO: Permesso! (entra un uomo in vestito con un turbante arabo).
SINDACO: Avanti!
SEGRETARIO: Buongiorna, Allah sia con te (in italiano stentato).
SINDACO: Buongiorno a lei, cosa desidera?
SEGRETARIO: Io sono Mugiahed, il segretario personale di Sua Altezza il Principe saraceno Jesuf Ahmed Al Rescidyi (si inchina)
SINDACO: E allora signor Muggis mi dica cosa vuole, che ho molti impegni.
SEGRETARIO: Prego, il mio nome Mugiahed e sono
SINDACO: Ho capito: il segretario del Principe saraceno
SEGRETARIO: Jesuf Ahmed Al Rescidyi (si inchina)
SINDACO: Come ha detto lei, cosa vuole?
SEGRETARIO: Lei il sindaco del Comuna?
SINDACO: Certo, da tanti anni.
SEGRETARIO: Bene, il mio Signora desidera un incontra con lei e con lassessora ai lavori pubblica di questo comuna.
SINDACO: Senta, dov questo principe saraceno? E cosa vuole? Noi abbiamo impegni, non abbiamo tempo da perdere, il tempo denaro.
SEGRETARIO: La parola giusta al momento giusta, il tempo denaro. Quanto? 
SINDACO: Come, quanto?
SEGRETARIO: Quanto vuola per il disturba, per incontrare sua altezza Jesuf Ahmed Al Rescidyi (si inchina).
SINDACO: Ma come si permette! (Si alza)
SEGRETARIO: (impassibile) Basta un milione?
SINDACO: Se ne pu parlare (si siede)
SEGRETARIO: (esce un mazzetto di soldi e ne conta un po) Bastano per unora compresa lassessora?
SINDACO: (si guarda in giro e prende i soldi) Chiamo lassessore che maschio, lei aspetti. (ESCE)
SEGRETARIO: (Rimasto solo si guarda un po intorno).
SINDACO: (Rientra con lassessore).
ASSESSORE: Buongiorno.
SEGRETARIO: Buongiorno, penso che il Sindaco labbia informata.
ASSESSORE: S, ma non abbiamo capito cosa possa volere da noi il Principe.
SEGRETARIO: Sua altezza il principe Jesuf Ahmed Al Rescidyi (si inchina).
ASSESSORE: (mentre il segretario si inchina) Che ha perso? (Si china pure lui come per cercare qualcosa e anche il Sindaco).
SEGRETARIO: (comincia pure lui a cercare).
SINDACO: (Dopo qualche minuto in cui tutti e tre continuano a cercare).Ma cosa ha perso? (al segretario)
SEGRETARIO: Io, nulla! (lassessore ancora cerca)
SINDACO: (allassessore) Che cosa hai perso?
ASSESSORE: Io non pidd nenti, pensavo che lui avesse perso qualcosa.
SEGRETARIO: Io per cortesia vi aiutava a cercara.
ASSESSORE: Ma chi piddisti infine? Io truv cinquanta liri (che mette in tasca).
SINDACO: Io pidd a testa, alluttimu non piddemmu nenti nuddu.
SEGRETARIO: Cosa avete perso signore?
ASSESSORE: Nulla, vada avanti, c stato un malinteso generale.
SEGRETARIO: E stato qui e si persa?
ASSESSORE: (al sindaco) Ma chi cavulu si piddiu?
SINDACO: Nenti, non si piddiu nenti.
SEGRETARIO: Lrei ha detto che c stato un generala e che si perso.
ASSESSORE: Infatti c stato un generale qui!
SEGRETARIO: E poi si persa il generala; a quala militara apparteneva il generale malinteso, non lho mai sentito!
SINDACO: Calma, ricapitoliamo, non cap chi nenti!
ASSESSORE: Scusi la confusione, non c nessun generale qui, andiamo avanti.
SEGRETARIO: Io non so perfettamente litaliano, ma lei ha parlato di generale malinteso.
SINDACO: Lasci stare il malinteso generale, vada al dunque, che voleva?
SEGRETARIO: Bene, vada al dunqua, ma il generale malinteso poi laveta trovata?
ASSESSORE: S u truvammu! Labbiamo trovato.
SEGRETARIO: Scusata ma voi quanta lingua prlate in Italia, cosa ha detto lei u truvannu.
ASSESSORE: Io dissi Io ho detto u truvammu, in dialetto siciliano che significa labbiamo trovato!
SEGRETARIO: Cosa il dieltto siciliana? Capito!! Letto, dormira, avere sonno!
SINDACO: Non abbiamo sonno. Dialetto, non letto.
SEGRETARIO: Ah! Capira, io diletto, mi diletto, divertira, festeggiara.
ASSESSORE: S, a festa di baculi: ma c putt a chistu, a befana?
SEGRETARIO: Beffana, cosa beffana, ah! Donna bona, fa mestiere antica, si fa pagare; voi chiamara beffana, lucciola.
ASSESSORE: S lanterna, non locciola, chidda Quella unaltra donna, la befana una brutta e vecchia che porta regali col sacco.
SEGRETARIO: Ho capito, io confusa befana di gennaio, il sacco, la calza.
SINDACO: Esatto la befana a gennaio.
SEGRETARIO: Allora donna di antico mestiere come voi chiamara?
ASSESSORE: Noi chiamare puttana.
SEGRETARIO: Ah! Bottana, allora cosa essere diletto, io non capire nulla!
SINDACO: Dialetto significa VERNACOLO (scandisce)
SEGRETARIO: Ah! Io studiato, capito, vernaculu, vernaculu pure in paese arabo, tante trib, tanto vernaculo.
SINDACO: Paraculo si dice pure in arabo?
SEGRETARIO: Tu paraculo?
SINDACO: Basta! Parliamo di cose serie.
SEGRETARIO: Benissimo, parliamo del mio signore
SINDACO: Saltiamo i titoli.
SEGRETARIO: Il mio signore andata in Tonnara e visto che Rahali non c pi, noi cercato e non trovata n Rahali, n mensili, noi non capire come sparita, eppura era di pietra, anche se diroccata: doveva esserci ma non c, quindi noi volere sapere chi ha rubato Rahali costruita dagli antenati del mio signore, voi sapere?
SINDACO: Ma lei sicuro di essere normale?
SEGRETARIO: Certo, io normalissima!
ASSESSORE: E crede chi semu niatri scemi, secunnu mia ni sputti!
SEGRETARIO: Lei non parli arabo.
ASSESSORE: Arabo parli tu, ma che vuoi?
SINDACO: Effettivamente neanche io lho capito.
SEGRETARIO: Voi fingere di non capire. Lei assessora lavora pubblica di questo Comuna!
ASSESSORE: S, io sono assessore dei lavori pubblici e non pubblica, e assessore non assessora, io masculu sugnu, maschio!
SEGRETARIO: Allora lei assessore lavori pubblica.
ASSESSORE: Io non pubblico niente, si dice pubblici, assessore lavori pubblici.
SEGRETARIO: Allora lei signor pubblici colpevole della sparizione di rahali.
SINDACO: Ma lei si spieghi meglio, cosa vuole?
ASSESSORE: Secondo me ni pighia pu
SINDACO: Peppino!!!
ASSESSORE: Ni sputti! Chissu ni sputti.
SINDACO: Senta, noi non capiamo cosa vuole.
SEGRETARIO: Voi non capite! Tu (allassessore), tu hai rubato Rahali Mensili.
ASSESSORE: Ma chi Rinali e rinali, io non sacciu nenti di rinali, n di mensuli.
SEGRETARIO: Tu non parlare arabo, cos rinali?
SINDACO: Lasciamo perdere, ma lei insomma cosa vuole?
ASSESSORE: Dicosa cosa volete il principe e lei.
SEGRETARIO: Noi, io e sua altezza siamo andati in Tonnara e non trovara il Rahaliu che parenti mio signore costruito molti anni fa; ma Rahali deve esserci, mio Signore ha la mappa di Rahali, dov?Chi lha rubata? Io studiato che monumenti essere competenza dellassessore lavora pubblica, tu assessora lavora pubblica, quindi dov Rahali?

ASSESSORE: Ma insomma chi su coso, di quali rinali parla, di chi monumento?
SINDACO: Senta, ci faccia capire lei cosa cerca, di che mappa parla, di quali monumentu, si spieghi.
SEGRETARIO: Voi non sapere cosa essere Mensili, veramente? Non sapete nulla di Rahali?
ASSESSORE: Lei parla di Rinali, o ra di mensuli, ma chi ni pigghia pi fondelli, chi voli, chi avi pa testa?
SEGRETARIO: Io spiegare, io studiato che in Italia monumenti antichi venire censiti, restaurati e custoditi da Comuna e responsabile assessora lavora pubblica.
SINDACO: Non vedo come questo ci riguardi, di cosa parla, di quale monumento?
ASSESSORE: Ma lei chi voli?
SEGRETARIO: Perch in Tonnara del monumento Rahali non c traccia, chi lha rubato, dove lhanno portato, perch scomparso?
SINDACO: Ma lei deve essere male informato, in Tonnara non sono mai esistiti monumenti di nessun genere, nenti rinali.
ASSESSORE: Lei lava finiri cu si rinali, chi su cosu, di quali monumenti parra?
SEGRETARIO: Tu non parlare turco, tu assessora, tu essere colpevole di sparizione Rahali.
ASSESSORE: Ma lei fissatu, chi schifu su cosu, chi avi i quannu vinni chi nu muntua.
SEGRETARIO: Lei parli italiano e si faccia capira.
ASSESSORE: Ca banana no ca pira, ma c nu mann a chistu.
SINDACO: Senta vuole spiegare una volta per tutte cosa volete lei e il suo principe?
SEGRETARIO: Dunque, i saraceni, antenati del mio signore, costruiti tanti Rahali e Mensili in Sicilia quando loro avere dominato queste terre, centinaia di anni fa, pure in Tonnara costruito Rahali che ora per non c pi, perch?
ASSESSORE: Lei ci sta facendo impazzire, ma cosa vuole, cosa sono sti Rahali?
SEGRETARIO: Rahali o Mensili essere costruzioni in pietra, fortino, servire allepoca per avvistamento navi sulle coste dei mari, dove saraceni vissuto costruito tanti, servire da luogo di riposo, di rifornimento, servire per stazioni di navi, costruiti in pietra, erano pieni di gallerie che arrivare al mare e di gallerie che collegare fra loro: in Tonnara doveva esserci Rahali perch gli antenati costruito, quindi che fine ha fatto?
ASSESSORE E SINDACO SI GUARDANO IN SILENZIO, DOPO UN PO
SINDACO: (Autoritario) Sono passati secoli, chiss se cera che fine ha fatto, molte volte le persone che dovevano costruire case, muri, prendevano le pietre da questi antichi ruderi, pu essere accaduto anche qui!
ASSESSORE: Vero! Confermo!
SEGRETARIO: Io non convinto, voi nascondere qualcosa perch voi non censito come monumento, perch voi non restaurato, perch dove doveva esserci Rahali essere case; io fatto misurazione approssimativa che risulta da distanza del mare, ma Rahali non c.
SINDACO: Ma sono passati secoli, lerosione del mare modifica il territorio, che misure vuole prendere dopo tanto tempo, gli anni cancellano tutto e poi chiss in quale secolo scomparso e chiss quale amministrazione lo ha fatto scomparire o magari lo hanno distrutto le mareggiate.
ASSESSORE: Certo, qui dinverno il mare forte, le case galleggiano sullacqua, chiss dove sono finite le pietre!
SEGRETARIO: Io tornare in giro, fare domande, indagini, scoprire quando Rahali sparito, poi tornare. (Si alza) Allah sia con voi.
ASSESSORE: Affanculu.
SEGRETARIO: Cosa tu detto, cosa vuol dire affanculo, tu spiegare.
SINDACO: Vuol dire buon viaggio.
SEGRETARIO: Bene, affanculo pure a voi. (ESCE)
ASSESSORE: Ma chistu chi voli, chi cerca, veni a risbighiari i cosi chi dommunu, comu mai u ricivisti, non chi chistu ni po criari fastidi?
SINDACO: Legalmente siamo a posto, non c problema, solo che na camurria chistu chi vaci in giro a fari dumanni: ora scoprir chi fu spianata nella nostra amministrazione.
ASSESSORE: Ma erinu un pugnu di petri senza valuri, quali monumento, e poi chisti chi cavulu volinu, chi cerchinu dopu tanti seculi.
SINDACO: Chi schifiu ni sacciu io, certu chi ci rumpiu di cosi!
ASSESSORE: Ci sentu odori di camurrii e problemi cu lelezioni chi ci su fra du misi, chissu chi cerca u monumentu non ci vulia.
SINDACO: I principi saraceni pussedunu un saccu di sordi, annu u pitroliu, si potrebbe studiari cacchi cosa pi frigari.
ASSESSORE: Putemu sdirupare cacchi camiu di petri vecchi nta cachi tirrenu vacanti e ci brughiamu chi era d.
SINDACO: D vicinu tirreni vacanti non cinn, mi pari.
ASSESSORE: Scinnemu a Tonnara, videmu si c cacchi tirreno adatto al gioco. Puri si d sar di cacchi dunu avr un patruni.
SINDACO: Emb, nu cattamu, chi problemi ci su!
ASSESSORE: A Tonnara, u tirrenu, unni cinn ancora custa minimu a 300.000 o metru quadratu.
SINDACO: U cattamu e ci vinnemu a 500.000 e sordi ni spattemu.
ASSESSORE: S, comu ni spattemmu i 70 miliuna chi ti desi chiddu chi ci ficimu u tirrenu edificabili, ancora non cap picch di 70 duvintaru 50 e mi ni dasti 25 a me parti.
SINDACO: Tu non v capiri: appa pagari lingigneri, u geometra e lassessore Lampo.
ASSESSORE: Ora su assai chiddi chi apreru locchi e prima chi firmunu e approvano volunu a munita puru iddi.
SINDACO: Pippinu puru a regioni e a provincia ormai c un saccu di genti chi pi ogni finanziamentu voli u so contributu.
ASSESSORE: Na mani lava lautra e tutti i dui lavunu a facci.
SINDACO: Facemu na cosa Peppino, vai a Tonnara e vidi si ci su tirreni adatti da vicinu.
ASSESSORE: E i petri unni i pighiamu pi ci mettiri d.
SINDACO: Dirrupamu cacchi casa vecchia, cinn tanti.
ASSESSORE: Va beni, vado e torno al pi presto. (ESCE)
SINDACO: (Guarda delle carte; si sente parlare: Permesso sindaco, posso)
LAFRICANO: Mi canuscistu da vuci. (Entra un uomo sui 50 anni)
SINDACO: Chi c Ninu parra, chi succidiu, chi v, moviti chi aiu premura.
LAFRICANO: A premura a lassamu peddiri: io voghiu chi mi scutati e bonu (alzando la voce)
SINDACO: Calma, chi chi v?
LAFRICANO: Voghiu chi stu Comuni ava funzionari. I sordi i vuliti, i tassi i mittiti e i vuliti pagati, ma i servizi non ci su.
SINDACO: Avanti sintemu chi c chi non va.
LAFRICANO: Mavissi a dumannari chi c chi va! Picch ca non va nenti.
SINDACO: Sintemu chi c moviti.
LAFRICANO: Ca sava moviri lamministrazioni e i dipendenti se no finisci a schifiu.
SINDACO: Ti azzasti cu lovu stortu?
LAFRICANO: E chi unu non vavissi a dari un votu, prumittiti, banniati, fazzu chistu, fazzu chiddu e poi vinni futtiti.
SINDACO: Insomma Nino chi ha, parra, chi chi ti mpinciu?
LAFRICANO: Mi mpicciaru i corna nta munnizza: io pago 200.000 di tassa di spazzatura e a munnizza ma lassati davanti a porta.
SINDACO: Si vede che non hanno potuto toglerla per oggi.
LAFRICANO: Ma quali oggi, avi gi du iorna chi biduna su chini e si mori da puzza e poi cani, iatti randagi na portunu fina arreri a porta.
SINDACO: Ci vuole pazienza Nino.
LAFRICANO: Ma quali pacenzia, prima ci mittistu a carta chi i rifiuti si ettunu da sira a lottu e setti da matina se non c u virbali e inveci a lassati iorna e iorna.
SINDACO: Uno dei camion si rotto Nino, lo stanno riparando.
LAFRICANO: Certo, a scusa pronta, ma io sugnu nta puzza e nta munnizza chi tutta sciaminata strata strata.
SINDACO: Nino, ti prometto al pi presto la laveremo e puliremo, una promessa.
LAFRICANO: Io inveci ta fazzu na promessa: si domani matina ancora da, mi pighiu na pala, a caricu supra u camiu e va vegnu a vacu davanti o municipio.
SINDACO: Si sempri u solitu, quannu i spari, i spari rossi.
LAFRICANO: Allura ti dicu chi si na levi di d, non ta vacu davanti o municipiu, ma davanti a to porta.
SINDACO: Questo non puoi farlo.
LAFRICANO: Tu fammilla livari di d, se no tu fazzu vidiri io chiddu chi fazzu.
SINDACO: Insomma va, a finisti chi to lamenteli?
LAFRICANO: Navissi un camiu di cosi ma cinn nautra urgenti: inaudito chi unu vaci o cimiteru a circari i morti e si trova davanti i serpi!
SINDACO: Na serpi?
LAFRICANO: S, na serpi longa un metru e passa, passiava supra a tomba di me nonni.
SINDACO: U cimiteru in campagna, po capitari.
LAFRICANO: No, non po capitari si u cimiteru si teni ordinatu e pulitu.
SINDACO: Picch, com?
LAFRICANO: Si vidi chi tu non ci va a truvari e to morti se non u vidissi com: sembra na giungla, erba, foghi, rami e ruvetta auti un metru, lerba e i macchi stannu cummigghiannu i tombi, fra pocu pi ci puttari du ciuri e parenti uno sava purtari a fauci, pi runcari i fraschiu e i ruvetta, anzi a mofalci.
SINDACO: Insomma Nino, u personali chiddu chi , non putemu assumeri a nuddu e nto coimuni c un saccu di cosi arreri e di debiti.
LAFRICANO: Si vidi chi mpiegati fannu peggiu du sinnucu, quaddiunu a seggia.
SINDACO: Nino! Non ti permettere.
LAFRICANO: Io mi permetto e come, i spazzini passunu ogni quannu annu tempu, u campusanteri pari chi muriu puru iddu; dativi na mossa e facemu funzionari i cosi e i sordi non vi nmuccati.
SINDACO: Nino sei il solito confusionario e il solito brontolone, si tutti fussiru comu a tia
LAFRICANO: Si tuttti fussiru comu a mia e i cosi vi dicissuru nta facci e vi parrassinu chi idita nta locchi, i cosi funzionassiru, ma i cristiani parrano e murmuriunu quannu u sinnicu non c, quannu siti prisenti vi fannu milli rivirenzi.
SINDACO: Io rappresento lautorit in questo paese e devi portarmi rispetto.
LAFRICANO: Non parramu di rispetto: a tia ti misiru docu i genti, lautri non io! Picch, u sa, chi pi tia non votu, ti misiru docu per fare i loro interessi non i to, ma tu e tutti, quasi tutti i sinnichi pinsati e vostri interessi e non mantenete mai le promesse fatte in campagna elettorale, n la volont popolare!
SINDACO: U facisti u discursu, ora ti ni po iri.
LAFRICANO: Mi ni vaiu, io non mi ni vaiu, tu ma prumettiri, anzi ma assicurari chi pighi i to tirapedi du cumuni e i porti a puliziari su cimiteru e entru dumani al massimo.
SINDACO: Oh, cu cu sta parrannu tu, io aiu picca personali pi si travaghi, quannu c tempu u facemu.
LAFRICANO: E no, tu inveci di circari sbroglia carti e mpiegati dufficiu quannu assumisti e facisti assumiri a cu vo tu ti assumevi giardinieri e operai pi fari i travaghi nto comuni, non cinquanta mpiegati dufficio.
SINDACO: Questi non sono cavoli tuoi, esci subito di qui.
LAFRICANO: Ettimi fora si ci fa, a virit fa mali ah! Tu sei stato per anni amministratore da to sacchetta e di to cumpari.
SINDACO: Vai via o chiamo i carabinieri e ti faccio arrestare.
LAFRICANO: Mi ni vaiu, ma vidi chi sabitu prossimu chianu o cimiteru e si u trovu cos vegnu ca cu lignu e po chiamari puru a polizia, i pumperi e a S.Paolo mi ti potta o spidali. (ESCE)
SINDACO: Sta camurria fitusa.
SARRACINO: Permesso.
SINDACO: Ah, tu si Andrea, chi c?
SARRACINO: Mi servi u palcu a Tonnara, fari cacchi du sirati, mi servi u palcu, i seggi e lautorizzazioni.
SINDACO: Non c problema, pighiti chiddu chi vo, ma tu ma aiutari.
SARRACINO: A fari chi?
SINDACO: Mi servono voti e gente che mi aiuti in campagna elettorale.
SARRACINO: Non c problema, ti cercu almeno 50 voti.
SINDACO: Bene, si nchianu ti fazzu assessore a qualche assessorato, scegli tu.
SARRACINO: Va beni, voglio lassessorato al turismo e spettacolo, cuss mi organizzu cacchi quattru sirati i lisciu.
SINDACO: A Tonnara c un sarracinu chi cerca camurrii, cerca a torri, a prima cosa che fari appena c tempo di cancillari lultima traccia da torri.
SARRACINO: Non fu tantu leali veramenti spianari a torri.
SINDACO: Chi fa ti metti puru tu!
SARRACINO: Non, no, lassamu perdiri. Ormai fatta, ma qual era sta traccia da torri?
SINDACO: Via, Via Torreforte, gi il nome presuppone ci sia una torre e allora metter ai voti che la si chiami Via San Cristoforo o Via Vittorio Emanuele o Via Mangiapesce.
SARRACINO: Si tu fannu fari!
SINDACO: Non c problema, chiddi du me partitu fannu chiddu chi dicu io e chiddi di lopposizioni puru.
SARRACINO: Beni, mi ni scinnu, ciao.
SINDACO: Ciao, lautorizzazioni ta scinnu io!
(uscito Andrea il sindaco telefona) S certo, buongiorno onorevole, per quel finanziamento arriveranno bene certo! Domenica mattina vengo.A risentirci. E stautra fatta, su sordi sicuri, ci pozzu cattari lappartamento a Vulcano a me fighiu.
ASSESSORE: C il principe in persona!
(Entra un uomo con vestiti arabi regali o un vestito europeo con classico cappello arabo, con il segretario e lassessore Peppino)
SEGRETARIO: Sua Altezza Reale (si inchina)
ASSESSORE: Prego Principe, le presento il sindaco.
SINDACO: Piacere mangiapesce franco.
SEGRETARIO: Chi essere Franco che mangia pesce?
SINDACO: Io sono Mangiapesce Franco, il mio nome.
PRINCIPE: Bene, signor Mangiapesce lassessore ci ha gi esposto i fatti e ci ha spiegato che il Rahali ormai non c pi, volevo anzitutto meno problemi, ma ormai i problemi ci sono e devo risolverli.
SINDACO: Perch lei cerca la torre, cosa vuole dopo tanti secoli?
SEGRETARIO: Spiegare io i fatti allassessore e al sindaca.
PRINCIPE: No spiego io, lei vada e incominci a comprare tutte le case a qualsiasi prezzo.
SEGRETARIO: Agli ordini (ESCE icnhinandosi)
ASSESSORE: E proprio deciso a comprare tutto il paese di Tonnara!
PRINCIPE: Visto che non c altro mezzo!
SINDACO: Cosa, fatemi capire, cosa cercate, che volete fare?
PRINCIPE: Sar chiaro come lo sono stato con lassessore (esce una mappa e gli spiega). Questa una copia, venuta in mio possesso, di una antica mappa tra il 1013 e il 1014 ci fu una lotta tra due miei antenati, Al e Giafar, presso palermo; Al scacci Giafar con laiuto dei Goraba.
Cu laiuto di Barabba!
Cos sta dicendo ma ancora non ho capito bene dove vuole arrivare!
Anzitutto non c nessun Barabba, ma i Goraba.
Chi cavolo sono si Gorafa.
Erano arabi avventurieri in cerca di fortuna; dunque, Giafar, visto che stava perdendo, fugg verso lEgitto, ma una tempesta lo fece naufragare a Tonnara e qui lui nascose gli immensi tesori che si era portato dietro, dentro la torre, nei suoi cunicoli che da Tonnara vanno verso Terme, circa 600 metri dal centro della torre. (mostra la mappa) Circa qui! (Guardano)
Ma comprare un paese, quanto vale questo tesoro?
Il tesoro magari non vale quanto tutta Tonnara, ma c la spada che vale unmiliardo e 500 milioni di seguaci, tutti i fedeli di Allah!
Come?
Nel tesoro c la spada di Maometto, un simbolo: il suo possessore comander lIslam.
Dunque vale miliardi.
Esatto! Avrete miliardi se mi aiuterete.
Bene principe, molto bene. Andiamo a confrontare la sua mappa con la mappa di Tonnara. (ESCONO)

FINE I ATTO

II ATTO

Stessa scena, allapertura del sipario entrano in scena lassessore Fortino e il Principe.

ASSESSORE: Bene Maest adesso verr il sindaco e chiariremo i modi e i termini per demolire gli edifici pubblici di Tonnara.(escono la mappa).
PRINCIPE: Avete capito approssimativamente dove si trova il tesoro?(consultano la mappa)
ASSESSORE: Allincirca si pu localizzare a poche decine di metri dalla piazza del pesce spada, onde, per cui, baster aspettare il Sindaco e localizzare e circoscrivere il raggio dazione in poche o in una sola casa.
PRINCIPE: Acquister tutto il paese e lo recinter, non vorrei che dei ladri, sapendo del tesoro, mi sottraessero la spada di Maometto.
ASSESSORE: Faremo buona guardia alla spada.
SINDACO: (Entra) Ma quali spada Pippinu, chissu ni inchiu di pila, ni cunt un saccu di fissarii.
PIPPINU: Comu, chi ncucchi, chi c?
SINDACO: Su sceccu vistutu di rignanti ni cunt na picca di storielli ben studiati e niautri (apre la bocca) a muccari comu i frascatuli chi frittuli.
PRINCIPE: Buongiorno Sindaco, cosa sarebbero si scatuli chi frittuli?
SINDACO: Non scatuli, i scatuli ci rumpisti! Mentri i frascatuli chi frittuli ni vulevi fari manciari e niautri stavamu muccannu comu i pisci.
ASSESSORE: Ma caspita, chi ti pighi?
SINDACO: Mi pighi chi chissu mi pighia o, megliu, mi vulia pighiari pu culu.
PRINCIPE: Cosa essere culu.
ASSESSORE: Chistu culu! (fa segno verso il sedere)
PRINCIPE: Sedere.
SINDACO: certo, sedere, tu ora ti setti e mi spieghi chi vo fari!
PRINCIPE: Cosa! Non comprendo!
ASSESSORE: Basta! Ora basta fammi capiri chi ca caspita succidiu.
PRINCIPE: Vi qualche intoppo.
SINDACO: Certo, lei ci ha mentito sul tesoro che a suo dire dovrebbe trovarsi a Tonnara, chi lei, si qualifichi (entra il segretario)
SEGRETARIO: Il Principe di Cuf citt dellIraq: sua maest Jesuf Ahmed Al Rescydi della stirpe degli Aglabiti (si inchina)
ASSESSORE: (lo solleva) Iazziti cannaluari, cu siti, chi vuliti.(lo lascia spaventato)Finanzeri! (al sindaco) Ni ficimu futtiri comu du gnocchi.(si siede rassegnato), i finanzeri travistuti!
SINDACO: Non dir nulla se non in presenza del mio legale.
PRINCIPE: Ma finitela, per vostra fortuna siamo esattamente quelli che siamo e non finanzieri.
SEGRETARIO: Labito stavolta fa il monaca.
ASSESSORE: Fa a suora no a monaca.
PRINCIPE: Si spieghi Sindaco, cosa voleva dire, perch ci accusa!
SINDACO: Dovete spiegarmi alcune cose, mi sono informato: la spada di Maometto si trova a Istambul, perch voleva imbrogliarci?
PRINCIPE: S, nel topkapi saray, al Museo, nelle sale delle reliquie sante.
SINDACO: E tutta doro, rubini e smeraldi carbochon!
PRINCIPE: E vi inciso un precetto da destra a sinistra.
SEGRETARIO: Non vi altro Dio che Dio. Maometto il profeta di Dio.(si prostrano)
SINDACO: Dunque lo ammettete!
PRINCIPE: Cosa, quellarma da pirata ha un gran valore, ma non la Spada di Maometto, la vera spada qui nel tesoro, la trover e la esibir al mondo arabo.
SEGRETARIO: Quella spada si presuma di Maometto, ma non sicura.
PRINCIPE: Molti credono che sia la spada di Maometto, anchio lo credevo prima di entrare in possesso di questa mappa e relativi documenti, e spero di non sbagliare.
SINDACO: Bene, tutto chiarito allora, io ho fatto qualche incontro e qualche telefonata in Provincia, in Regione: i fabbricati li facciamo risultare pericolanti e li demoliamo, scaviamo quanto ci pare e dopo ricostruiamo. Certo bisogna oliare qualche ingranaggio.
PRINCIPE: (esce il blocchetto degli assegni) bene, vi faccio un assegno di un miliardo, va bene?
ASSESSORE: Un. un mi. Mi miiii. (il sindaco gli d una manata sulle spalle).
SINDACO: Miliardo! Va bene, per cominciare.
ASSESSORE: (continua) Mimi, mimi.
PRINCIPE: Chi Mimi, sua moglie?
ASSESSORE: (senza parlare, col dito, fa no!) Mimi Mimi
PRINCIPE: Sua figlia?
ASSESSORE: (col dito come prima)
PRINCIPE: Unamante?
ASSESSORE: (come prima)
SINDACO: (Gli d una pacca sulle spalle)
ASSESSORE: (riprende fiato) Miscula!
PRINCIPE: Chi Mimi?
ASSESSORE: Poi gliela presenter, di quanto parlava prima?
SINDACO: Un miliardo va bene!
ASSESSORE: No, va male! Volevate dire un miliardo a testa!
PRINCIPE: Come a testa?
ASSESSORE: Uno per me, uno per lui!
SEGRETARIO: Non troppo?
SINDACO: Volendoci pensare poco, troppo poco.
SEGRETARIO: Poco, che poco e poco, tanto!
PRINCIPE: Vi do un miliardo e mezzo e basta.
ASSESSORE: Penso che vada bene, che ne dici (al sindaco)
SINDACO: Certo, va be be bene.
PRINCIPE: (il principe scrive lassegno)
SINDACO: A chi lo do? (allunga la mano)
SINDACO: A me grazie. (lassessore lo spinge)
ASSESSORE: A me, a me!
SINDACO: E meglio a me (si spintonano)
PRINCIPE: Basta! (alza il braccio in alto! Si fermano entrambi, poi lentamente si siedono). Calma, allora a chi lo consegno? (si rialzano di scatto entrambi gridando a me!) Ricapitoliamo, mettetevi daccordo!
SINDACO: Lo prendo io! (autoritario)
ASSESSORE: Allora (al sindaco) neanche tu lo sai ancora, ho studiato la mappa del principe con quella di tonnara e allincirca il punto preciso si trova dove c la casa di Nino lafricano.
PRINCIPE: C un africano in questo paese, cos un UTU, un mandingo?
ASSESSORE: E un siciliano un po pi scuro di pelle! In Sicilia tanti africani: ogni paese ha il suo africano.
SEGRETARIO: Voi chiamare africano perch scuro di palle?
ASSESSORE: Pelle! Parli pulito!
SEGRETARIO: Ah, pelle!
PRINCIPE: Mugiahed!
SEGRETARIO: S altezza
PRINCIPE: Vai a Tonnara e portami qui lafricano.
ASSESSORE: Meglio che laccompagno. Nino un tipo da prendere con le molle.
PRINCIPE: Che molle, scusi?
SINDACO: E un modo di dire, ha un carattere un po difficile.
PRINCIPE: Comprendo allora se va lei con mugiahed lui pu rimanere a Tonnara e comprare le case vicine. Pensate che questafricano vender?
SINDACO: Tirer sul prezzo, ma ceder.
ASSESSORE: A proposito ma a chi far domande cosa diremo? Non potremo certo parlare del tesoro!
PRINCIPE: Gi pensato, infatti il mio assistente dice in giro che devo farmi una grande villa.
ASSESSORE: Bene, noi andiamo. (ESCONO)
SINDACO: Quanti figli ha lei?
PRINCIPE: 21 e uno in viaggio che deve nascere tra due mesi circa.
SINDACO: Ma quante mogli ha?
ASSESSORE: Solo sei.
SINDACO: Solo sei, come si gestiscono sei mogli? Io ne ho una e mi rompe lanima tutti i giorni.
PRINCIPE: E una questione di cultura, di mentalit: da noi si sa dalla nascita che luomo il padrone, il capo che decide tutto, anche per le mogli.
SINDACO: Anche da noi in teoria luomo che dovrebbe comandare, ma troppe volte viene comandato.
PRINCIPE: Non vi una legge in Italia che d parit di diritti anche alla donna?
SINDACO: Certo, ma anche quando la legge non cera tante donne se la prendevano la parit.
PRINCIPE: Ho sentito di donne che non solo si prendono la parit, ma anche lautorit del capo-famiglia!
SINDACO: Purtroppo cos in tante famiglie! Non nella mia: io sono il capo del paese e anche in casa mia mia moglie deve stare con due piedi in uno stivale (contemporaneamente entra Andrea Sarracino).
SARRACINO: A iddu p nbrughiari.
SINDACO: Andrea chi v insinuari, e poi non si bussa?
SARRACINO: A porta era aperta e ntras.
SINDACO: E chi vulevi diri.
SARRACINO: A virit, ci dicisti na fissaria a chissu!
PRINCIPE: Fissaria! Cos?
SARRACINO: Fissaria na palla.
PRINCIPE: Palla, che palla di baseball?
SARRACINO: No, na minzogna, na bugia.
PRINCIPE: Che bugia?
SINDACO: Di cosa parli?
SARRACINO: Lui le ha detto che sua moglie deve stare con due piedi in uno stivale!
PRINCIPE: Non vero?
SARRACINO: Tutto pu essere ma a mia mi risulta chi iddu ava stari chi du pedi nta na scarpa.
SINDACO: Andrea fatti i fatti to.
PRINCIPE: Comanda la moglie a casa sua? (al Sarracino)
SARRACINO: E non sulu a so casa: nta stu paisi i fimmini cumannunu na porta s e lautra puru.
SINDACO: Non gli dia retta e tu parra picca.
PRINCIPE: Chi costui?
SINDACO: Uno che ha in paese delle attivit commerciali.
PRINCIPE: Vuol vendere tutto?
SARRACINO: Compra tutto lei?
PRINCIPE: Certo, quanto vuole?
SARRACINO: Dobbiamo quantificare, calcolare cos allimprovviso non si pu fare un conto.
PRINCIPE: Bene, le mander il mio segretario e ci accorderemo.
SARRACINO: Ma lei chi ?
PRINCIPE: Jesuf Ahmed, principe saraceno.
SARRACINO: Allora siamo mezzi parenti, anchio sono sarracino.
PRINCIPE: Lei di soprannome, io lo sono veramente.
SARRACINO: Non tutti putemu aviri a fortuna di nasciri principi.
SINDACO: Chi vulevi Andrea!
SARRACINO: Si mi facevi u permessu di ristari apertu u iornu da chiusura settimanale.
SINDACO: Va beni, dumani tu fazzu.
PRINCIPE: Tu abiti a Tonnara?
SARRACINO: Certu, nasc a Tonnara.
PRINCIPE: Dove, stai vicino a Rahali?
SARRACINO: Chi dissi?
PRINCIPE: Io ho detto se la tua casa vicino a Rahali.
SARRACINO: Ma quali rinali, avi ormai anni che avemu i bagni intra.
PRINCIPE: Tu non mi hai capito, abiti vicino al vecchio fortino arabo Rahali?
SARRACINO: Ma di chi sta parrannu? Non capisco.
SINDACO: Rahali si chiama un forti chi cera o forti, chiddu u sarracinu.
SARRACINO: Ah, cap! No, staiu luntanu di unni cera u Riali.
PRINCIPE: Lontano di Rahali?
SARRACINO: S luntanu. Vi salutu, dumani tornu pi du foghiu.
SINDACO: Va beni, ciao.
SARRACINO: Arrivederci (fa per andare)
PRINCIPE: Scusa.
SARRACINO: Chi c?
PRINCIPE: Tu u sa cu fu chi spian rahali a Tonnara?
SARRACINO: Lui, con la complicit di costruttori compiacenti e assessori e consiglieri complici.
SINDACO: Andrea non fare accuse che non puoi provare.
PRINCIPE: Lei non faccia loffeso, ormai so la verit.
SARRACINO: (cantando esce) La verit ti fa male lo so, lo so, lo so
LAFRICANO: (verso lesterno) Ciao Andrea. Buongiorno chi vuliti?
PRINCIPE: Buongiorno.
SINDACO: Allura Ninu c ca u principi chi voli cattari a to casa.
LAFRICANO: A me casa? E comu mai?
PRINCIPE: A lei non importa, dica quanto vuole.
LAFRICANO: No! Io voghiu sapiri picch voli cattari a me casa: arriva unu chi voli a me casa e io ci vennu a scatula chiusa.
SINDACO: Insomma Nino tu hai loccasione di pighiari quantu vo tu da to casa.
LAFRICANO: C sutta cacchi cosa, comu mai chissu voli proprio a me casa, devo saperlo.
PRINCIPE: Io non voglio solo casa sua, comprer tutta Tonnara.
LAFRICANO: Sta funcia! Si tu non mi spieghi picch, ti po cattari tutta Tonnara senza a me casa.
PRINCIPE: Le dar 400 milioni, va bene?
LAFRICANO: Allura si duru! Non v capiri, io non me cattari u pani e non vennu.
PRINCIPE: 500 milioni e finiamola!
LAFRICANO: Forsi sbattisti a testa: chi nchiani e ch non vennu; se le cose non sono chiare, picch tu vo a me casa?
SINDACO: Si deve fare unenorme villa e unni c a to casa veni a stanzadi so fighia.
LAFRICANO: Lei dunni ?
PRINCIPE: DellIraq, di Cuf.
LAFRICANO: Dunni? Giuf?
PRINCIPE: Cuf: una citt dellIraq.
LAFRICANO: Chiss parenti di saddam?
PRINCIPE: No.
LAFRICANO: Ma Saddam non cumman iddu in Iraq?
PRINCIPE: Comanda lui, anche perch ha battuto il mondo, per i principati di una certa stirpe sono dei privilegiati.
LAFRICANO: I raccumannati insomma, a storia si ripeti: c fighi e fighiastri, tuttu u munnu un paisi, ci su i fighi da iaddina ianca e chiddi da nira.
PRINCIPE: Cosa iaddina?
LAFRICANO: Iaddina un pollo fimmina, la gallina.
PRINCIPE: Ho capito il pollo! Facciamo 600 milioni e firmiamo sto contratto?
LAFRICANO: Ora ora parrammu di polli e tu pensi chi ca c u pollu, a stanza, c movimento a Tonnara, tu ti sta cattannu u paisi e io voghiu sapiri picch.
SINDACO: Nino, insomma, chiddu chi sa ti basta, d sulu quantu vo!
LAFRICANO: E no, propriu no: io non chi sugnu cu lacqua alla gola che vinniri pi forza! E no! Chi mu urdin u dutturi? Non vendo a nessun prezzo.
PRINCIPE: Un milione di dollari, ti va bene?
SINDACO: Ninu nun fari u fissa u sa quantu su un milione di dollari?Su assai!
LAFRICANO: Enb, non vennu u stissu.
COSTANZA: Permesso signor Sindaco (entra)
SINDACO: Prego signora, si accomodi (le va incontro), le presento sua maest il principe Jesuf eccetera.
COSTANZA: Insomma io aiu chiffari, chi vuliti tu e su rignanti?
PRINCIPE: Vede signora ho appena offerto a suo marito di comprare la vostra casa per un milione.
COSTANZA: Un milione (ride), un milione.. vi pozzu dari un miliuni di cauci, no a me casa! Chi siti rincoglioniti?
SINDACO: (porge una sedia) Prego signora si sieda che le spiego meglio, dettagliatamente.
COSTANZA: Chi vuliti spiegari
SINDACO: vede signora quel milione che ha capito lei un milione, ma di dollari.
COSTANZA: Come di dollari! Di dollari! Ma.. ma quantu su Ninu?!
LAFRICANO: Picca, troppu picca pa nostra casa, il nostro nido, la casa dei nostri figli, sunnu picca!
COSTANZA: Nino ca parramu di miliardi! E tu d chi su picca, su quasi du miliardi!
LAFRICANO: No! E poi no! Su picca pu nostru nidu.
COSTANZA: Ma quali nidu, non fari u fissa, a voghia a fari nidi cu du miliardi.
LAFRICANO: Su picca e basta!
COSTANZA: Ma Ninu cu sa cifra facemu i nidi puru pi fighi!
SINDACO: U vidi chi to mughieri ragiuna meghiu di tia, non puoi rifiutari.
LAFRICANO: Rifiuto eccomu, nenti da fari.
PRINCIPE: 3 milioni di dollari e la facciamo finita!
COSTANZA: Tri miliuna di dollari, mizzica! S, s, cia damu cu tutti i mobili, a biancheria e puru i robbi!
LAFRICANO: Non cia damu!
COSTANZA: Non cia damu? E picch?
LAFRICANO: Picch io dicu NO.
COSTANZA: Ninu ragiuna, chi voli diri no?
LAFRICANO: Ma non vo capiri, no, non voli diri s, significa NO!
SINDACO: Insomma chi si scemu, rifiutari 3 milioni di dollari !?!
COSTANZA: Chi si scemu? 
LAFRICANO: Oh, basta, non vendo!
PRINCIPE: Senta, io devo avere la sua casa: le dir la verit (esce la mappa). Vede, questa una mappa di Tonnara antica, di quando cera la Torre saracena; alcuni antenati conservarono un tesoro e in pi la spada di Maometto che mi serve pi di tutto quel tesoro: devo scavare e trovarlo, le dar il tesoro e mi terr la spada.
COSTANZA: Il tesoro e anche i tre milioni?
PRINCIPE: Certo, e aggiungo anche un pozzo di petrolio che frutta 7 milioni di dollari allanno!
COSTANZA: Sette sette milioni e il tesoro vendiamo! Vendiamo!
LAFRICANO: Non vendiamo!
SINDACO: Come?
COSTANZA: Perch?
PRINCIPE: Ma tu sei normale?
LAFRICANO: Certo, normalissimo, non mi manca nulla!
COSTANZA: Comu nulla,a tia ti manca u ciriveddu, ca c di sistimari fighi, niputi e proniputi!
LAFRICANO: Non vennu e basta!
SINDACO: Principe, noi usciamo, li lasciamo soli cos parlano e si accordano; venga, andiamo a prendere un caff (escono)
COSTANZA: Ninu firma subitu su cuntrattu, ca ni canciamu a vita!
LAFRICANO: Babba, muta, chi tiramu chi buscamu: ora ni iemu pa casa e i lassamu supra i spini.
COSTANZA: Ma gi ni dununu tanti cosi pi u tesoru: sunnu miliardi, miliardi Ninu!
LAFRICANO: Lassa fari a mia.. sindaco, sindaco! (chiama)
PRINCIPE: Siamo qui (entrano)
LAFRICANO: Niautri ni emu e non vinnemu, arrivederci.
SINDACO: Comu non vinniti !?
COSTANZA: Ninu dici chi su picca.
SINDACO: Picca, ma siti scemi? A vostra casa non vali mancu lunu per centu da cifra chi ti voli dari.
LAFRICANO: Chistu u di tu, pi niautri non avi prezzu! Minn iri, arrivederci, fari un viaggiu cu camiu.
COSTANZA: A mia lassimi unni u dutturi, quannu torni mi pighi.
LAFRICANO: Amuninni, ciao a tutti!
PRINCIPE: Ma aspettate, non potete andare via cos (escono), ma cose da pazzi, non sono normali quei due, la loro baracca non vale neanche 300 milioni!
SINDACO: E loro lo sanno, Nino io lo conosco, vuole tirare sul prezzo!
PRINCIPE: Ma che tirare: glielho riempita doro, non posso andare oltre, non ci fermeremmo mai.
SINDACO: Dobbiamo trovare una soluzione (ci pensa). Ho trovato, la moglie vuole vendere, basta convincere lei!
PRINCIPE: ma neanche lei riesce a convincere lui!
SINDACO: Ci sono in ballo miliardi e i miliardi fannu veniri a vista allorbi; vaiu a pighiari a signura unni u dutturi.
PRINCIPE: Cosa dice?
SINDACO: Vengo! (esce) Aspettate che vengo.
PRINCIPE: (rimasto solo) Il mondo, poveri illusi, appena avr la spada guider il popolo arabo alla Jihad, alla conquista del mondo, dominer il mondo! LIslam soggiogher tutti i popoli della terra, ci sar la Jihad ovunque ed un solo Dio! Allah! (allentrata degli altri si ricompone)
SINDACO: (con la signora) Eccoci qua! Allora signora, lei vuole vendere, ha capito lofferta?
COSTANZA: Certo, ma lui non vuole vendere.
SINDACO: I suoi figli venderebbero?
COSTANZA: eccome se venderebbero, cu tutti si miliardi!
SINDACO: Allora ho unidea: lei si pu libirari di su pisu, puru bruttu!
COSTANZA: Chi voli diri, si spiegassi.
SINDACO: Insomma, na goccia di vilenu e basta; io cerco un dutturi chi scrivi chi fu collassu e semu appostu.
PRINCIPE: Bella idea e con i miliardi che le dar far la signora, andr a Parigi, girer il mondo!
SINDACO: Signora, miliardi.. si tratta di miliardi!
PRINCIPE: Miliardi, ci pensi!
COSTANZA: Na goccia di vilenu e poi miliardi.
SINDACO: Miliardi!
PRINCIPE: Miliardi!
COSTANZA: (resta muta e guarda nella stanza come in cerca di qualcosa)
SINDACO: Potr sistemare tutti i figli!
COSTANZA: Dicistu na goccia di vilenu?
PRINCIPE: Certo triste, ma si uccide anche per meno
SINDACO: E qui si tratta di miliardi!
COSTANZA: Esco un attimo, poi torno per la risposta!
PRINCIPE: Laspettiamo! (esce)
SINDACO: E fatta!
PRINCIPE: Sar presto il Re del mondo!
SINDACO: Del mondo?
PRINCIPE: Certo, del mondo arabo, sintende!
COSTANZA: (entra con una scopa dietro la schiena)Eccomi qui!
SINDACO: Bene, ma dove era andata?
COSTANZA: A prendere una cosa per darvi miliardi di legnate! (avanza)
PRINCIPE: Come, pazza!
SINDACO: Ma chi scema? Ca si tratta di miliardi!
COSTANZA: Miliardi di lignati e vu dugnu io u vilenu!
PRINCIPE-SINDACO: (scappano inseguiti da Costanza)



FINE II ATTO


FINE

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