Rahali a tonnara

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RAHALI a TONNARA

RAHALI a TONNARA
(La spada di Maometto)

COMMEDIA COMICA IN DUE ATTI

di 

Nunzio Cocivera


PERSONAGGI:

1. Il Principe - JESUF AHMED AL RESCIDYI 30/50 anni
2. Segretario - MUGIAHED 30/35 anni
3. Sindaco - FRANCO MANGIAPESCE 45/50 anni
4. L’Africano - Nino 46/50 anni
5. Sua moglie - Costanza 48 anni
6. Sarracino - Andrea 36 anni
7. Assessore lavori pubblici - Fortino Peppino 40/50 anni.


SCENE: 
Al municipio.
Ufficio del Sindaco.



Commedia comica ambientata in un paese immaginario, con personaggi immaginari, che affronta in chiave comica lo scempio dei monumenti e la corruzione politica, prendendo spunto dalla storia di un principe arabo alla ricerca della spada di Maometto.



I° ATTO

All’apertura del sipario in scena il sindaco al telefono.

SINDACO: Grazie, ci sentiamo (parla al telefono)(Si sente bussare)
SEGRETARIO: Permesso! (entra un uomo in vestito con un turbante arabo).
SINDACO: Avanti!
SEGRETARIO: Buongiorna, Allah sia con te (in italiano stentato).
SINDACO: Buongiorno a lei, cosa desidera?
SEGRETARIO: Io sono Mugiahed, il segretario personale di Sua Altezza il Principe saraceno Jesuf Ahmed Al Rescidyi (si inchina)
SINDACO: E allora signor Muggis mi dica cosa vuole, che ho molti impegni.
SEGRETARIO: Prego, il mio nome è Mugiahed e sono…
SINDACO: Ho capito: il segretario del Principe saraceno…
SEGRETARIO: Jesuf Ahmed Al Rescidyi (si inchina)
SINDACO: Come ha detto lei, cosa vuole?
SEGRETARIO: Lei è il sindaco del Comuna?
SINDACO: Certo, da tanti anni.
SEGRETARIO: Bene, il mio Signora desidera un incontra con lei e con l’assessora ai lavori pubblica di questo comuna.
SINDACO: Senta, dov’è questo principe saraceno? E cosa vuole? Noi abbiamo impegni, non abbiamo tempo da perdere, il tempo è denaro.
SEGRETARIO: La parola giusta al momento giusta, il tempo è denaro. Quanto? 
SINDACO: Come, “quanto”?
SEGRETARIO: Quanto vuola per il disturba, per incontrare sua altezza Jesuf Ahmed Al Rescidyi (si inchina).
SINDACO: Ma come si permette! (Si alza)
SEGRETARIO: (impassibile) Basta un milione?
SINDACO: Se ne può parlare (si siede)
SEGRETARIO: (esce un mazzetto di soldi e ne conta un po’) Bastano per un’ora compresa l’assessora?
SINDACO: (si guarda in giro e prende i soldi) Chiamo l’assessore che è maschio, lei aspetti. (ESCE)
SEGRETARIO: (Rimasto solo si guarda un po’ intorno).
SINDACO: (Rientra con l’assessore).
ASSESSORE: Buongiorno.
SEGRETARIO: Buongiorno, penso che il Sindaco l’abbia informata.
ASSESSORE: Sì, ma non abbiamo capito cosa possa volere da noi il Principe.
SEGRETARIO: Sua altezza il principe Jesuf Ahmed Al Rescidyi (si inchina).
ASSESSORE: (mentre il segretario si inchina) Che ha perso? (Si china pure lui come per cercare qualcosa e anche il Sindaco).
SEGRETARIO: (comincia pure lui a cercare).
SINDACO: (Dopo qualche minuto in cui tutti e tre continuano a cercare).Ma cosa ha perso? (al segretario)
SEGRETARIO: Io, nulla! (l’assessore ancora cerca)
SINDACO: (all’assessore) Che cosa hai perso?
ASSESSORE: Io non piddì nenti, pensavo che lui avesse perso qualcosa.
SEGRETARIO: Io per cortesia vi aiutava a cercara.
ASSESSORE: Ma chi piddisti infine? Io truvà cinquanta liri (che mette in tasca).
SINDACO: Io piddì a testa, all’uttimu non piddemmu nenti nuddu.
SEGRETARIO: Cosa avete perso signore?
ASSESSORE: Nulla, vada avanti, c’è stato un malinteso generale.
SEGRETARIO: E’ stato qui e si è persa?
ASSESSORE: (al sindaco) Ma chi cavulu si piddiu?
SINDACO: Nenti, non si piddiu nenti.
SEGRETARIO: Lrei ha detto che c’è stato un generala e che si è perso.
ASSESSORE: Infatti c’è stato un generale qui!
SEGRETARIO: E poi si è persa il generala; a quala militara apparteneva il generale malinteso, non l’ho mai sentito!
SINDACO: Calma, ricapitoliamo, non capì chiù nenti!
ASSESSORE: Scusi la confusione, non c’è nessun generale qui, andiamo avanti.
SEGRETARIO: Io non so perfettamente l’italiano, ma lei ha parlato di generale malinteso.
SINDACO: Lasci stare il malinteso generale, vada al dunque, che voleva?
SEGRETARIO: Bene, vada al dunqua, ma il generale malinteso poi l’aveta trovata?
ASSESSORE: Sì u truvammu! L’abbiamo trovato.
SEGRETARIO: Scusata ma voi quanta lingua prlate in Italia, cosa ha detto lei “u truvannu”.
ASSESSORE: Io dissi… Io ho detto u truvammu, in dialetto siciliano che significa l’abbiamo trovato!
SEGRETARIO: Cosa è il dieltto siciliana? Capito!! Letto, dormira, avere sonno!
SINDACO: Non abbiamo sonno. Dialetto, non letto.
SEGRETARIO: Ah! Capira, io diletto, mi diletto, divertira, festeggiara.
ASSESSORE: Sì, a festa di baculi: ma cù puttò a chistu, a befana?
SEGRETARIO: Beffana, cosa beffana, ah! Donna bona, fa mestiere antica, si fa pagare; voi chiamara beffana, lucciola.
ASSESSORE: Sì lanterna, non locciola, chidda… Quella è un’altra donna, la befana è una brutta e vecchia che porta regali col sacco.
SEGRETARIO: Ho capito, io confusa befana di gennaio, il sacco, la calza.
SINDACO: Esatto la befana è a gennaio.
SEGRETARIO: Allora donna di antico mestiere come voi chiamara?
ASSESSORE: Noi chiamare puttana.
SEGRETARIO: Ah! Bottana, allora cosa essere diletto, io non capire nulla!
SINDACO: Dialetto significa VERNACOLO (scandisce)
SEGRETARIO: Ah! Io studiato, capito, vernaculu, vernaculu pure in paese arabo, tante tribù, tanto vernaculo.
SINDACO: Paraculo si dice pure in arabo?
SEGRETARIO: Tu paraculo?
SINDACO: Basta! Parliamo di cose serie.
SEGRETARIO: Benissimo, parliamo del mio signore…
SINDACO: Saltiamo i titoli.
SEGRETARIO: Il mio signore è andata in Tonnara e visto che Rahali non c’è più, noi cercato e non trovata né Rahali, né mensili, noi non capire come sparita, eppura era di pietra, anche se diroccata: doveva esserci ma non c’è, quindi noi volere sapere chi ha rubato Rahali costruita dagli antenati del mio signore, voi sapere?
SINDACO: Ma lei è sicuro di essere normale?
SEGRETARIO: Certo, io normalissima!
ASSESSORE: E crede chi semu niatri scemi, secunnu mia ni sputti!
SEGRETARIO: Lei… non parli arabo.
ASSESSORE: Arabo parli tu, ma che vuoi?
SINDACO: Effettivamente neanche io l’ho capito.
SEGRETARIO: Voi fingere di non capire. Lei assessora lavora pubblica di questo Comuna!
ASSESSORE: Sì, io sono assessore dei lavori pubblici e non pubblica, e assessore non assessora, io masculu sugnu, maschio!
SEGRETARIO: Allora lei assessore lavori pubblica.
ASSESSORE: Io non pubblico niente, si dice pubblici, assessore lavori pubblici.
SEGRETARIO: Allora lei signor pubblici è colpevole della sparizione di rahali.
SINDACO: Ma lei si spieghi meglio, cosa vuole?
ASSESSORE: Secondo me ni pighia pu…
SINDACO: Peppino!!!
ASSESSORE: Ni sputti! Chissu ni sputti.
SINDACO: Senta, noi non capiamo cosa vuole.
SEGRETARIO: Voi non capite! Tu (all’assessore), tu hai rubato Rahali Mensili.
ASSESSORE: Ma chi Rinali e rinali, io non sacciu nenti di rinali, né di mensuli.
SEGRETARIO: Tu non parlare arabo, cosè rinali?
SINDACO: Lasciamo perdere, ma lei insomma cosa vuole?
ASSESSORE: Dicosa cosa volete il principe e lei.
SEGRETARIO: Noi, io e sua altezza siamo andati in Tonnara e non trovara il Rahaliu che parenti mio signore costruito molti anni fa; ma Rahali deve esserci, mio Signore ha la mappa di Rahali, dov’è?Chi l’ha rubata? Io studiato che monumenti essere competenza dell’assessore lavora pubblica, tu assessora lavora pubblica, quindi dov’è Rahali?

ASSESSORE: Ma insomma chi è su coso, di quali rinali parla, di chi monumento?
SINDACO: Senta, ci faccia capire lei cosa cerca, di che mappa parla, di quali monumentu, si spieghi.
SEGRETARIO: Voi non sapere cosa essere Mensili, veramente? Non sapete nulla di Rahali?
ASSESSORE: Lei parla di Rinali, o ra di mensuli, ma chi ni pigghia pi fondelli, chi voli, chi avi pa testa?
SEGRETARIO: Io spiegare, io studiato che in Italia monumenti antichi venire censiti, restaurati e custoditi da Comuna e responsabile assessora lavora pubblica.
SINDACO: Non vedo come questo ci riguardi, di cosa parla, di quale monumento?
ASSESSORE: Ma lei chi voli?
SEGRETARIO: Perché in Tonnara del monumento Rahali non c’è traccia, chi l’ha rubato, dove l’hanno portato, perché è scomparso?
SINDACO: Ma lei deve essere male informato, in Tonnara non sono mai esistiti monumenti di nessun genere, nenti rinali.
ASSESSORE: Lei l’ava finiri cu si rinali, chi è su cosu, di quali monumenti parra?
SEGRETARIO: Tu non parlare turco, tu assessora, tu essere colpevole di sparizione Rahali.
ASSESSORE: Ma lei è fissatu, chi schifu è su cosu, chi avi i quannu vinni chi nu muntua.
SEGRETARIO: Lei parli italiano e si faccia capira.
ASSESSORE: Ca banana no ca pira, ma cù nu mannò a chistu.
SINDACO: Senta vuole spiegare una volta per tutte cosa volete lei e il suo principe?
SEGRETARIO: Dunque, i saraceni, antenati del mio signore, costruiti tanti Rahali e Mensili in Sicilia quando loro avere dominato queste terre, centinaia di anni fa, pure in Tonnara costruito Rahali che ora però non c’è più, perché?
ASSESSORE: Lei ci sta facendo impazzire, ma cosa vuole, cosa sono sti Rahali?
SEGRETARIO: Rahali o Mensili essere costruzioni in pietra, fortino, servire all’epoca per avvistamento navi sulle coste dei mari, dove saraceni vissuto costruito tanti, servire da luogo di riposo, di rifornimento, servire per stazioni di navi, costruiti in pietra, erano pieni di gallerie che arrivare al mare e di gallerie che collegare fra loro: in Tonnara doveva esserci Rahali perché gli antenati costruito, quindi che fine ha fatto?
ASSESSORE E SINDACO SI GUARDANO IN SILENZIO, DOPO UN PO’…
SINDACO: (Autoritario) Sono passati secoli, chissà se c’era che fine ha fatto, molte volte le persone che dovevano costruire case, muri, prendevano le pietre da questi antichi ruderi, può essere accaduto anche qui!
ASSESSORE: Vero! Confermo!
SEGRETARIO: Io non convinto, voi nascondere qualcosa perché voi non censito come monumento, perché voi non restaurato, perché dove doveva esserci Rahali essere case; io fatto misurazione approssimativa che risulta da distanza del mare, ma Rahali non c’è.
SINDACO: Ma sono passati secoli, l’erosione del mare modifica il territorio, che misure vuole prendere dopo tanto tempo, gli anni cancellano tutto e poi chissà in quale secolo è scomparso e chissà quale amministrazione lo ha fatto scomparire o magari lo hanno distrutto le mareggiate.
ASSESSORE: Certo, qui d’inverno il mare è forte, le case galleggiano sull’acqua, chissà dove sono finite le pietre!
SEGRETARIO: Io tornare in giro, fare domande, indagini, scoprire quando Rahali sparito, poi tornare. (Si alza) Allah sia con voi.
ASSESSORE: Affanculu.
SEGRETARIO: Cosa tu detto, cosa vuol dire affanculo, tu spiegare.
SINDACO: Vuol dire buon viaggio.
SEGRETARIO: Bene, affanculo pure a voi. (ESCE)
ASSESSORE: Ma chistu chi voli, chi cerca, veni a risbighiari i cosi chi dommunu, comu mai u ricivisti, non è chi chistu ni po’ criari fastidi?
SINDACO: Legalmente siamo a posto, non c’è problema, solo che è na camurria chistu chi vaci in giro a fari dumanni: ora scoprirà chi fu spianata nella nostra amministrazione.
ASSESSORE: Ma erinu un pugnu di petri senza valuri, quali monumento, e poi chisti chi cavulu volinu, chi cerchinu dopu tanti seculi.
SINDACO: Chi schifiu ni sacciu io, certu chi ci rumpiu di cosi!
ASSESSORE: Ci sentu odori di camurrii e problemi cu l’elezioni chi ci su fra du misi, chissu chi cerca u monumentu non ci vulia.
SINDACO: I principi saraceni pussedunu un saccu di sordi, annu u pitroliu, si potrebbe studiari cacchi cosa pi frigari.
ASSESSORE: Putemu sdirupare cacchi camiu di petri vecchi ‘nta cachi tirrenu vacanti e ci brughiamu chi era dà.
SINDACO: Dà vicinu tirreni vacanti non cinnè, mi pari.
ASSESSORE: Scinnemu a Tonnara, videmu si c’è cacchi tirreno adatto al gioco. Puri si dà sarà di cacchi dunu avrà un patruni.
SINDACO: Embè, nu cattamu, chi problemi ci su!
ASSESSORE: A Tonnara, u tirrenu, unni cinnè ancora custa minimu a 300.000 o metru quadratu.
SINDACO: U cattamu e ciù vinnemu a 500.000 e sordi ni spattemu.
ASSESSORE: Sì, comu ni spattemmu i 70 miliuna chi ti desi chiddu chi ci ficimu u tirrenu edificabili, ancora non capì picchì di 70 duvintaru 50 e mi ni dasti 25 a me parti.
SINDACO: Tu non vò capiri: appa pagari l’ingigneri, u geometra e l’assessore Lampo.
ASSESSORE: Ora su assai chiddi chi apreru l’occhi e prima chi firmunu e approvano volunu a munita puru iddi.
SINDACO: Pippinu puru a regioni e a provincia ormai c’è un saccu di genti chi pi ogni finanziamentu voli u so contributu.
ASSESSORE: Na mani lava l’autra e tutti i dui lavunu a facci.
SINDACO: Facemu na cosa Peppino, vai a Tonnara e vidi si ci su tirreni adatti da vicinu.
ASSESSORE: E i petri unni i pighiamu pi ci mettiri dà.
SINDACO: Dirrupamu cacchi casa vecchia, cinnè tanti.
ASSESSORE: Va beni, vado e torno al più presto. (ESCE)
SINDACO: (Guarda delle carte; si sente parlare: “Permesso sindaco, posso”)
L’AFRICANO: Mi canuscistu da vuci. (Entra un uomo sui 50 anni)
SINDACO: Chi c’è Ninu parra, chi succidiu, chi vò, moviti chi aiu premura.
L’AFRICANO: A premura a lassamu peddiri: io voghiu chi mi scutati e bonu (alzando la voce)
SINDACO: Calma, chi è chi vò?
L’AFRICANO: Voghiu chi stu Comuni ava funzionari. I sordi i vuliti, i tassi i mittiti e i vuliti pagati, ma i servizi non ci su.
SINDACO: Avanti sintemu chi c’è chi non va.
L’AFRICANO: M’avissi a dumannari chi c’è chi va! Picchì ca non va nenti.
SINDACO: Sintemu chi c’è moviti.
L’AFRICANO: Ca s’ava moviri l’amministrazioni e i dipendenti se no finisci a schifiu.
SINDACO: Ti azzasti cu l’ovu stortu?
L’AFRICANO: E’ chi unu non v’avissi a dari un votu, prumittiti, banniati, fazzu chistu, fazzu chiddu e poi vinni futtiti.
SINDACO: Insomma Nino chi ha, parra, chi è chi ti ‘mpinciu?
L’AFRICANO: Mi ‘mpicciaru i corna ‘nta munnizza: io pago 200.000 di tassa di spazzatura e a munnizza ma lassati davanti a porta.
SINDACO: Si vede che non hanno potuto toglerla per oggi.
L’AFRICANO: Ma quali oggi, avi già du iorna chi biduna su chini e si mori da puzza e poi cani, iatti randagi na portunu fina arreri a porta.
SINDACO: Ci vuole pazienza Nino.
L’AFRICANO: Ma quali pacenzia, prima ci mittistu a carta chi i rifiuti si ettunu da sira a l’ottu e setti da matina se non c’è u virbali e inveci a lassati iorna e iorna.
SINDACO: Uno dei camion si è rotto Nino, lo stanno riparando.
L’AFRICANO: Certo, a scusa è pronta, ma io sugnu ‘nta puzza e ‘nta munnizza chi è tutta sciaminata strata strata.
SINDACO: Nino, ti prometto al più presto la laveremo e puliremo, è una promessa.
L’AFRICANO: Io inveci ta fazzu na promessa: si domani matina è ancora da, mi pighiu na pala, a caricu supra u camiu e va vegnu a vacu davanti o municipio.
SINDACO: Si sempri u solitu, quannu i spari, i spari rossi.
L’AFRICANO: Allura ti dicu chi si na levi di dà, non ta vacu davanti o municipiu, ma davanti a to porta.
SINDACO: Questo non puoi farlo.
L’AFRICANO: Tu fammilla livari di dà, se no tu fazzu vidiri io chiddu chi fazzu.
SINDACO: Insomma va, a finisti chi to lamenteli?
L’AFRICANO: N’avissi un camiu di cosi ma cinnè nautra urgenti: è inaudito chi unu vaci o cimiteru a circari i morti e si trova davanti i serpi!
SINDACO: Na serpi?
L’AFRICANO: Sì, na serpi longa un metru e passa, passiava supra a tomba di me nonni.
SINDACO: U cimiteru è in campagna, po capitari.
L’AFRICANO: No, non po capitari si u cimiteru si teni ordinatu e pulitu.
SINDACO: Picchì, com’è?
L’AFRICANO: Si vidi chi tu non ci va a truvari e to morti se non u vidissi com’è: sembra na giungla, erba, foghi, rami e ruvetta auti un metru, l’erba e i macchi stannu cummigghiannu i tombi, fra pocu pi ci puttari du ciuri e parenti uno s’ava purtari a fauci, pi runcari i fraschiu e i ruvetta, anzi a mofalci.
SINDACO: Insomma Nino, u personali è chiddu chi è, non putemu assumeri a nuddu e ‘nto coimuni c’è un saccu di cosi arreri e di debiti.
L’AFRICANO: Si vidi chi ‘mpiegati fannu peggiu du sinnucu, quaddiunu a seggia.
SINDACO: Nino! Non ti permettere….
L’AFRICANO: Io mi permetto e come, i spazzini passunu ogni quannu annu tempu, u campusanteri pari chi muriu puru iddu; dativi na mossa e facemu funzionari i cosi e i sordi non vi ‘nmuccati.
SINDACO: Nino sei il solito confusionario e il solito brontolone, si tutti fussiru comu a tia…
L’AFRICANO: Si tuttti fussiru comu a mia e i cosi vi dicissuru ‘nta facci e vi parrassinu chi idita ‘nta l’occhi, i cosi funzionassiru, ma i cristiani parrano e murmuriunu quannu u sinnicu non c’è, quannu siti prisenti vi fannu milli rivirenzi.
SINDACO: Io rappresento l’autorità in questo paese e devi portarmi rispetto.
L’AFRICANO: Non parramu di rispetto: a tia ti misiru docu i genti, l’autri non io! Picchì, u sa, chi pi tia non votu, ti misiru docu per fare i loro interessi non i to, ma tu e tutti, quasi tutti i sinnichi pinsati e vostri interessi e non mantenete mai le promesse fatte in campagna elettorale, né la volontà popolare!
SINDACO: U facisti u discursu, ora ti ni po’ iri.
L’AFRICANO: Mi ni vaiu, io non mi ni vaiu, tu ma prumettiri, anzi ma assicurari chi pighi i to tirapedi du cumuni e i porti a puliziari su cimiteru e entru dumani al massimo.
SINDACO: Oh, cu cu sta parrannu tu, io aiu picca personali pi si travaghi, quannu c’è tempu u facemu.
L’AFRICANO: E no, tu inveci di circari sbroglia carti e ‘mpiegati d’ufficiu quannu assumisti e facisti assumiri a cu vo tu ti assumevi giardinieri e operai pi fari i travaghi ‘nto comuni, non cinquanta ‘mpiegati d’ufficio.
SINDACO: Questi non sono cavoli tuoi, esci subito di qui.
L’AFRICANO: Ettimi fora si cià fa, a virità fa mali ah! Tu sei stato per anni amministratore da to sacchetta e di to cumpari.
SINDACO: Vai via o chiamo i carabinieri e ti faccio arrestare.
L’AFRICANO: Mi ni vaiu, ma vidi chi sabitu prossimu chianu o cimiteru e si u trovu così vegnu ca cu lignu e po’ chiamari puru a polizia, i pumperi e a S.Paolo mi ti potta o spidali. (ESCE)
SINDACO: Sta camurria fitusa.
SARRACINO: Permesso.
SINDACO: Ah, tu si Andrea, chi c’è?
SARRACINO: Mi servi u palcu a Tonnara, è fari cacchi du sirati, mi servi u palcu, i seggi e l’autorizzazioni.
SINDACO: Non c’è problema, pighiti chiddu chi vo, ma tu ma aiutari.
SARRACINO: A fari chi?
SINDACO: Mi servono voti e gente che mi aiuti in campagna elettorale.
SARRACINO: Non c’è problema, ti cercu almeno 50 voti.
SINDACO: Bene, si ‘nchianu ti fazzu assessore a qualche assessorato, scegli tu.
SARRACINO: Va beni, voglio l’assessorato al turismo e spettacolo, cussì mi organizzu cacchi quattru sirati i lisciu.
SINDACO: A Tonnara c’è un sarracinu chi cerca camurrii, cerca a torri, a prima cosa che fari appena c’è tempo è di cancillari l’ultima traccia da torri.
SARRACINO: Non fu tantu leali veramenti spianari a torri.
SINDACO: Chi fa ti metti puru tu!
SARRACINO: Non, no, lassamu perdiri. Ormai è fatta, ma qual era sta traccia da torri?
SINDACO: Via, Via Torreforte, già il nome presuppone ci sia una torre e allora metterò ai voti che la si chiami Via San Cristoforo o Via Vittorio Emanuele o Via Mangiapesce.
SARRACINO: Si tu fannu fari!
SINDACO: Non c’è problema, chiddi du me partitu fannu chiddu chi dicu io e chiddi di l’opposizioni puru.
SARRACINO: Beni, mi ni scinnu, ciao.
SINDACO: Ciao, l’autorizzazioni ta scinnu io!
(uscito Andrea il sindaco telefona) Sì… certo, buongiorno onorevole, per quel finanziamento… arriveranno… bene… certo! Domenica mattina vengo.A risentirci. E stautra è fatta, su sordi sicuri, ci pozzu cattari l’appartamento a Vulcano a me fighiu.
ASSESSORE: C’è il principe in persona!
(Entra un uomo con vestiti arabi regali o un vestito europeo con classico cappello arabo, con il segretario e l’assessore Peppino)
SEGRETARIO: Sua Altezza Reale (si inchina)
ASSESSORE: Prego Principe, le presento il sindaco.
SINDACO: Piacere mangiapesce franco.
SEGRETARIO: Chi essere Franco che mangia pesce?
SINDACO: Io sono Mangiapesce Franco, è il mio nome.
PRINCIPE: Bene, signor Mangiapesce l’assessore ci ha già esposto i fatti e ci ha spiegato che il Rahali ormai non c’è più, volevo anzitutto meno problemi, ma ormai i problemi ci sono e devo risolverli.
SINDACO: Perché lei cerca la torre, cosa vuole dopo tanti secoli?
SEGRETARIO: Spiegare io i fatti all’assessore e al sindaca.
PRINCIPE: No spiego io, lei vada e incominci a comprare tutte le case a qualsiasi prezzo.
SEGRETARIO: Agli ordini (ESCE icnhinandosi)
ASSESSORE: E’ proprio deciso a comprare tutto il paese di Tonnara!
PRINCIPE: Visto che non c’è altro mezzo!
SINDACO: Cosa, fatemi capire, cosa cercate, che volete fare?
PRINCIPE: Sarò chiaro come lo sono stato con l’assessore (esce una mappa e gli spiega). Questa è una copia, venuta in mio possesso, di una antica mappa tra il 1013 e il 1014 ci fu una lotta tra due miei antenati, Alì e Giafar, presso palermo; Alì scacciò Giafar con l’aiuto dei Goraba.
Cu l’aiuto di Barabba!
Così sta dicendo ma ancora non ho capito bene dove vuole arrivare!
Anzitutto non c’è nessun Barabba, ma i Goraba.
Chi cavolo sono si Gorafa.
Erano arabi avventurieri in cerca di fortuna; dunque, Giafar, visto che stava perdendo, fuggì verso l’Egitto, ma una tempesta lo fece naufragare a Tonnara e qui lui nascose gli immensi tesori che si era portato dietro, dentro la torre, nei suoi cunicoli che da Tonnara vanno verso Terme, circa 600 metri dal centro della torre. (mostra la mappa) Circa qui! (Guardano)
Ma comprare un paese, quanto vale questo tesoro?
Il tesoro magari non vale quanto tutta Tonnara, ma c’è la spada che vale unmiliardo e 500 milioni di seguaci, tutti i fedeli di Allah!
Come?
Nel tesoro c’è la spada di Maometto, un simbolo: il suo possessore comanderà l’Islam.
Dunque vale miliardi.
Esatto! Avrete miliardi se mi aiuterete.
Bene principe, molto bene. Andiamo a confrontare la sua mappa con la mappa di Tonnara. (ESCONO)

FINE I° ATTO

II° ATTO

Stessa scena, all’apertura del sipario entrano in scena l’assessore Fortino e il Principe.

ASSESSORE: Bene Maestà adesso verrà il sindaco e chiariremo i modi e i termini per demolire gli edifici pubblici di Tonnara.(escono la mappa).
PRINCIPE: Avete capito approssimativamente dove si trova il tesoro?(consultano la mappa)
ASSESSORE: All’incirca si può localizzare a poche decine di metri dalla piazza del pesce spada, onde, per cui, basterà aspettare il Sindaco e localizzare e circoscrivere il raggio d’azione in poche o in una sola casa.
PRINCIPE: Acquisterò tutto il paese e lo recinterò, non vorrei che dei ladri, sapendo del tesoro, mi sottraessero la spada di Maometto.
ASSESSORE: Faremo buona guardia alla spada.
SINDACO: (Entra) Ma quali spada Pippinu, chissu ni inchiu di pila, ni cuntò un saccu di fissarii.
PIPPINU: Comu, chi ‘ncucchi, chi c’è?
SINDACO: Su sceccu vistutu di rignanti ni cuntò na picca di storielli ben studiati e niautri (apre la bocca) a muccari comu i frascatuli chi frittuli.
PRINCIPE: Buongiorno Sindaco, cosa sarebbero si scatuli chi frittuli?
SINDACO: Non scatuli, i scatuli ci rumpisti! Mentri i frascatuli chi frittuli ni vulevi fari manciari e niautri stavamu muccannu comu i pisci.
ASSESSORE: Ma caspita, chi ti pighiò?
SINDACO: Mi pighiò chi chissu mi pighia o, megliu, mi vulia pighiari pu culu.
PRINCIPE: Cosa essere culu.
ASSESSORE: Chistu è culu! (fa segno verso il sedere)
PRINCIPE: Sedere.
SINDACO: certo, sedere, tu ora ti setti e mi spieghi chi vo fari!
PRINCIPE: Cosa! Non comprendo!
ASSESSORE: Basta! Ora basta fammi capiri chi ca… caspita succidiu.
PRINCIPE: Vi è qualche intoppo.
SINDACO: Certo, lei ci ha mentito sul tesoro che a suo dire dovrebbe trovarsi a Tonnara, chi è lei, si qualifichi (entra il segretario)
SEGRETARIO: Il Principe di Cufà città dell’Iraq: sua maestà Jesuf Ahmed Al Rescydi della stirpe degli Aglabiti (si inchina)
ASSESSORE: (lo solleva) Iazziti cannaluari, cu siti, chi vuliti.(lo lascia spaventato)Finanzeri! (al sindaco) Ni ficimu futtiri comu du gnocchi.(si siede rassegnato), i finanzeri travistuti!
SINDACO: Non dirò nulla se non in presenza del mio legale.
PRINCIPE: Ma finitela, per vostra fortuna siamo esattamente quelli che siamo e non finanzieri.
SEGRETARIO: L’abito stavolta fa il monaca.
ASSESSORE: Fa a suora no a monaca.
PRINCIPE: Si spieghi Sindaco, cosa voleva dire, perché ci accusa!
SINDACO: Dovete spiegarmi alcune cose, mi sono informato: la spada di Maometto si trova a Istambul, perché voleva imbrogliarci?
PRINCIPE: Sì, nel topkapi saray, al Museo, nelle sale delle reliquie sante.
SINDACO: E’ tutta d’oro, rubini e smeraldi carbochon!
PRINCIPE: E vi è inciso un precetto da destra a sinistra.
SEGRETARIO: Non vi è altro Dio che Dio. Maometto è il profeta di Dio.(si prostrano)
SINDACO: Dunque lo ammettete!
PRINCIPE: Cosa, quell’arma da pirata ha un gran valore, ma non è la Spada di Maometto, la vera spada è qui nel tesoro, la troverò e la esibirò al mondo arabo.
SEGRETARIO: Quella spada si presuma di Maometto, ma non sicura.
PRINCIPE: Molti credono che sia la spada di Maometto, anch’io lo credevo prima di entrare in possesso di questa mappa e relativi documenti, e spero di non sbagliare.
SINDACO: Bene, tutto chiarito allora, io ho fatto qualche incontro e qualche telefonata in Provincia, in Regione: i fabbricati li facciamo risultare pericolanti e li demoliamo, scaviamo quanto ci pare e dopo ricostruiamo. Certo bisogna oliare qualche ingranaggio.
PRINCIPE: (esce il blocchetto degli assegni) bene, vi faccio un assegno di un miliardo, va bene?
ASSESSORE: Un. … un… mi…. Mi… miiii…. (il sindaco gli dà una manata sulle spalle).
SINDACO: Miliardo! Va bene, per cominciare.
ASSESSORE: (continua) Mimi, mimi.
PRINCIPE: Chi è Mimi, sua moglie?
ASSESSORE: (senza parlare, col dito, fa no!) Mimi… Mimi…
PRINCIPE: Sua figlia?
ASSESSORE: (col dito come prima)
PRINCIPE: Un’amante?
ASSESSORE: (come prima)
SINDACO: (Gli dà una pacca sulle spalle)
ASSESSORE: (riprende fiato) Miscula!
PRINCIPE: Chi è Mimi?
ASSESSORE: Poi gliela presenterò, di quanto parlava prima?
SINDACO: Un miliardo va bene!
ASSESSORE: No, va male! Volevate dire un miliardo a testa!
PRINCIPE: Come a testa?
ASSESSORE: Uno per me, uno per lui!
SEGRETARIO: Non è troppo?
SINDACO: Volendoci pensare è poco, troppo poco.
SEGRETARIO: Poco, che poco e poco, è tanto!
PRINCIPE: Vi do un miliardo e mezzo e basta.
ASSESSORE: Penso che vada bene, che ne dici (al sindaco)
SINDACO: Certo, va be… be… bene….
PRINCIPE: (il principe scrive l’assegno)
SINDACO: A chi lo do? (allunga la mano)
SINDACO: A me grazie. (l’assessore lo spinge)
ASSESSORE: A me, a me!
SINDACO: E’ meglio a me (si spintonano)
PRINCIPE: Basta! (alza il braccio in alto! Si fermano entrambi, poi lentamente si siedono). Calma, allora a chi lo consegno? (si rialzano di scatto entrambi gridando “a me!”) Ricapitoliamo, mettetevi d’accordo!
SINDACO: Lo prendo io! (autoritario)
ASSESSORE: Allora (al sindaco) neanche tu lo sai ancora, ho studiato la mappa del principe con quella di tonnara e all’incirca il punto preciso si trova dove c’è la casa di Nino l’africano.
PRINCIPE: C’è un africano in questo paese, cos’è un UTU, un mandingo?
ASSESSORE: E’ un siciliano un po’ più scuro di pelle! In Sicilia tanti africani: ogni paese ha il suo africano.
SEGRETARIO: Voi chiamare africano perché scuro di palle?
ASSESSORE: Pelle! Parli pulito!
SEGRETARIO: Ah, pelle!
PRINCIPE: Mugiahed!
SEGRETARIO: Sì altezza
PRINCIPE: Vai a Tonnara e portami qui l’africano.
ASSESSORE: Meglio che l’accompagno. Nino è un tipo da prendere con le molle.
PRINCIPE: Che molle, scusi?
SINDACO: E’ un modo di dire, ha un carattere un po’ difficile.
PRINCIPE: Comprendo… allora se va lei con mugiahed lui può rimanere a Tonnara e comprare le case vicine. Pensate che quest’africano venderà?
SINDACO: Tirerà sul prezzo, ma cederà.
ASSESSORE: A proposito ma a chi farà domande cosa diremo? Non potremo certo parlare del tesoro!
PRINCIPE: Già pensato, infatti il mio assistente dice in giro che devo farmi una grande villa.
ASSESSORE: Bene, noi andiamo. (ESCONO)
SINDACO: Quanti figli ha lei?
PRINCIPE: 21 e uno in viaggio che deve nascere tra due mesi circa.
SINDACO: Ma quante mogli ha?
ASSESSORE: Solo sei.
SINDACO: Solo sei, come si gestiscono sei mogli? Io ne ho una e mi rompe l’anima tutti i giorni.
PRINCIPE: E’ una questione di cultura, di mentalità: da noi si sa dalla nascita che l’uomo è il padrone, il capo che decide tutto, anche per le mogli.
SINDACO: Anche da noi in teoria è l’uomo che dovrebbe comandare, ma troppe volte viene comandato.
PRINCIPE: Non vi è una legge in Italia che dà parità di diritti anche alla donna?
SINDACO: Certo, ma anche quando la legge non c’era tante donne se la prendevano la parità.
PRINCIPE: Ho sentito di donne che non solo si prendono la parità, ma anche l’autorità del capo-famiglia!
SINDACO: Purtroppo è così in tante famiglie! Non nella mia: io sono il capo del paese e anche in casa mia mia moglie deve stare con due piedi in uno stivale (contemporaneamente entra Andrea Sarracino).
SARRACINO: A iddu pò ‘nbrughiari.
SINDACO: Andrea chi vò insinuari, e poi non si bussa?
SARRACINO: A porta era aperta e ‘ntrasì.
SINDACO: E chi vulevi diri.
SARRACINO: A virità, ci dicisti na fissaria a chissu!
PRINCIPE: Fissaria! Cos’è?
SARRACINO: Fissaria è na palla.
PRINCIPE: Palla, che palla di baseball?
SARRACINO: No, na minzogna, na bugia.
PRINCIPE: Che bugia?
SINDACO: Di cosa parli?
SARRACINO: Lui le ha detto che sua moglie deve stare con due piedi in uno stivale!
PRINCIPE: Non è vero?
SARRACINO: Tutto può essere ma a mia mi risulta chi iddu ava stari chi du pedi ‘nta na scarpa.
SINDACO: Andrea fatti i fatti to.
PRINCIPE: Comanda la moglie a casa sua? (al Sarracino)
SARRACINO: E non sulu a so casa: ‘nta stu paisi i fimmini cumannunu na porta sì e l’autra puru.
SINDACO: Non gli dia retta e tu parra picca.
PRINCIPE: Chi è costui?
SINDACO: Uno che ha in paese delle attività commerciali.
PRINCIPE: Vuol vendere tutto?
SARRACINO: Compra tutto lei?
PRINCIPE: Certo, quanto vuole?
SARRACINO: Dobbiamo quantificare, calcolare… così all’improvviso non si può fare un conto.
PRINCIPE: Bene, le manderò il mio segretario e ci accorderemo.
SARRACINO: Ma lei chi è?
PRINCIPE: Jesuf Ahmed, principe saraceno.
SARRACINO: Allora siamo mezzi parenti, anch’io sono sarracino.
PRINCIPE: Lei di soprannome, io lo sono veramente.
SARRACINO: Non tutti putemu aviri a fortuna di nasciri principi.
SINDACO: Chi vulevi Andrea!
SARRACINO: Si mi facevi u permessu di ristari apertu u iornu da chiusura settimanale.
SINDACO: Va beni, dumani tu fazzu.
PRINCIPE: Tu abiti a Tonnara?
SARRACINO: Certu, nascì a Tonnara.
PRINCIPE: Dove, stai vicino a Rahali?
SARRACINO: Chi dissi?
PRINCIPE: Io ho detto se la tua casa è vicino a Rahali.
SARRACINO: Ma quali rinali, avi ormai anni che avemu i bagni intra.
PRINCIPE: Tu non mi hai capito, abiti vicino al vecchio fortino arabo Rahali?
SARRACINO: Ma di chi sta parrannu? Non capisco.
SINDACO: Rahali si chiama un forti chi c’era o forti, chiddu u sarracinu.
SARRACINO: Ah, capì! No, staiu luntanu di unni c’era u Riali.
PRINCIPE: Lontano di Rahali?
SARRACINO: Sì luntanu. Vi salutu, dumani tornu pi du foghiu.
SINDACO: Va beni, ciao.
SARRACINO: Arrivederci (fa per andare)
PRINCIPE: Scusa….
SARRACINO: Chi c’è?
PRINCIPE: Tu u sa cu fu chi spianò rahali a Tonnara?
SARRACINO: Lui, con la complicità di costruttori compiacenti e assessori e consiglieri complici.
SINDACO: Andrea non fare accuse che non puoi provare.
PRINCIPE: Lei non faccia l’offeso, ormai so la verità.
SARRACINO: (cantando esce) La verità ti fa male lo so, lo so, lo so…
L’AFRICANO: (verso l’esterno) Ciao Andrea. Buongiorno chi vuliti?
PRINCIPE: Buongiorno.
SINDACO: Allura Ninu c’è ca u principi chi voli cattari a to casa.
L’AFRICANO: A me casa? E comu mai?
PRINCIPE: A lei non importa, dica quanto vuole.
L’AFRICANO: No! Io voghiu sapiri picchì voli cattari a me casa: arriva unu chi voli a me casa e io cià vennu a scatula chiusa.
SINDACO: Insomma Nino tu hai l’occasione di pighiari quantu vo tu da to casa.
L’AFRICANO: C’è sutta cacchi cosa, comu mai chissu voli proprio a me casa, devo saperlo.
PRINCIPE: Io non voglio solo casa sua, comprerò tutta Tonnara.
L’AFRICANO: Sta funcia! Si tu non mi spieghi picchì, ti po cattari tutta Tonnara senza a me casa.
PRINCIPE: Le darò 400 milioni, va bene?
L’AFRICANO: Allura si duru! Non vò capiri, io non me cattari u pani e non vennu.
PRINCIPE: 500 milioni e finiamola!
L’AFRICANO: Forsi sbattisti a testa: chiù ‘nchiani e chù non vennu; se le cose non sono chiare, picchì tu vo a me casa?
SINDACO: Si deve fare un’enorme villa e unni c’è a to casa veni a stanzadi so fighia.
L’AFRICANO: Lei d’unni è?
PRINCIPE: Dell’Iraq, di Cufà.
L’AFRICANO: D’unni? Giufà?
PRINCIPE: Cufà: è una città dell’Iraq.
L’AFRICANO: Chissì parenti di saddam?
PRINCIPE: No.
L’AFRICANO: Ma Saddam non cumman iddu in Iraq?
PRINCIPE: Comanda lui, anche perché ha battuto il mondo, però i principati di una certa stirpe sono dei privilegiati.
L’AFRICANO: I raccumannati insomma, a storia si ripeti: c’è fighi e fighiastri, tuttu u munnu è un paisi, ci su i fighi da iaddina ianca e chiddi da nira.
PRINCIPE: Cosa iaddina?
L’AFRICANO: Iaddina è un pollo fimmina, la gallina.
PRINCIPE: Ho capito il pollo! Facciamo 600 milioni e firmiamo sto contratto?
L’AFRICANO: Ora ora parrammu di polli e tu pensi chi ca c’è u pollu, a stanza, c’è movimento a Tonnara, tu ti sta cattannu u paisi e io voghiu sapiri picchì.
SINDACO: Nino, insomma, chiddu chi sa ti basta, dì sulu quantu vo!
L’AFRICANO: E no, propriu no: io non è chi sugnu cu l’acqua alla gola che vinniri pi forza! E no! Chi mu urdinò u dutturi? Non vendo a nessun prezzo.
PRINCIPE: Un milione di dollari, ti va bene?
SINDACO: Ninu nun fari u fissa u sa quantu su un milione di dollari?Su assai!
L’AFRICANO: Enbè, non vennu u stissu.
COSTANZA: Permesso signor Sindaco (entra)
SINDACO: Prego signora, si accomodi (le va incontro), le presento sua maestà il principe Jesuf eccetera.
COSTANZA: Insomma io aiu chiffari, chi vuliti tu e su rignanti?
PRINCIPE: Vede signora ho appena offerto a suo marito di comprare la vostra casa per un milione….
COSTANZA: Un milione (ride), un milione.. vi pozzu dari un miliuni di cauci, no a me casa! Chi siti rincoglioniti?
SINDACO: (porge una sedia) Prego signora si sieda che le spiego meglio, dettagliatamente.
COSTANZA: Chi vuliti spiegari…
SINDACO: vede signora quel milione che ha capito lei è un milione, ma di dollari.
COSTANZA: Come di dollari! Di dollari! Ma.. ma… quantu su Ninu?!
L’AFRICANO: Picca, troppu picca pa nostra casa, il nostro nido, la casa dei nostri figli, sunnu picca!
COSTANZA: Nino ca parramu di miliardi! E tu dì chi su picca, su quasi du miliardi!
L’AFRICANO: No! E poi no! Su picca pu nostru nidu.
COSTANZA: Ma quali nidu, non fari u fissa, a voghia a fari nidi cu du miliardi.
L’AFRICANO: Su picca e basta!
COSTANZA: Ma Ninu cu sa cifra facemu i nidi puru pi fighi!
SINDACO: U vidi chi to mughieri ragiuna meghiu di tia, non puoi rifiutari.
L’AFRICANO: Rifiuto eccomu, nenti da fari.
PRINCIPE: 3 milioni di dollari e la facciamo finita!
COSTANZA: Tri miliuna di dollari, mizzica! Sì, sì, cia damu cu tutti i mobili, a biancheria e puru i robbi!
L’AFRICANO: Non cia damu!
COSTANZA: Non cia damu? E picchì?
L’AFRICANO: Picchì io dicu NO.
COSTANZA: Ninu ragiuna, chi voli diri no?
L’AFRICANO: Ma non vo capiri, no, non voli diri sì, significa NO!
SINDACO: Insomma chi si scemu, rifiutari 3 milioni di dollari !?!
COSTANZA: Chi si scemu? 
L’AFRICANO: Oh, basta, non vendo!
PRINCIPE: Senta, io devo avere la sua casa: le dirò la verità (esce la mappa). Vede, questa è una mappa di Tonnara antica, di quando c’era la Torre saracena; alcuni antenati conservarono un tesoro e in più la spada di Maometto che mi serve più di tutto quel tesoro: devo scavare e trovarlo, le darò il tesoro e mi terrò la spada.
COSTANZA: Il tesoro e anche i tre milioni?
PRINCIPE: Certo, e aggiungo anche un pozzo di petrolio che frutta 7 milioni di dollari all’anno!
COSTANZA: Sette… sette milioni e il tesoro… vendiamo! Vendiamo!
L’AFRICANO: Non vendiamo!
SINDACO: Come?
COSTANZA: Perché?
PRINCIPE: Ma tu sei normale?
L’AFRICANO: Certo, normalissimo, non mi manca nulla!
COSTANZA: Comu nulla,a tia ti manca u ciriveddu, ca c’è di sistimari fighi, niputi e proniputi!
L’AFRICANO: Non vennu e basta!
SINDACO: Principe, noi usciamo, li lasciamo soli così parlano e si accordano; venga, andiamo a prendere un caffè (escono)
COSTANZA: Ninu firma subitu su cuntrattu, ca ni canciamu a vita!
L’AFRICANO: Babba, muta, chiù tiramu chiù buscamu: ora ni iemu pa casa e i lassamu supra i spini.
COSTANZA: Ma già ni dununu tanti cosi più u tesoru: sunnu miliardi, miliardi Ninu!
L’AFRICANO: Lassa fari a mia.. sindaco, sindaco! (chiama)
PRINCIPE: Siamo qui (entrano)
L’AFRICANO: Niautri ni emu e non vinnemu, arrivederci.
SINDACO: Comu non vinniti !?
COSTANZA: Ninu dici chi su picca.
SINDACO: Picca, ma siti scemi? A vostra casa non vali mancu l’unu per centu da cifra chi ti voli dari.
L’AFRICANO: Chistu u di tu, pi niautri non avi prezzu! Minnè iri, arrivederci, è fari un viaggiu cu camiu.
COSTANZA: A mia lassimi unni u dutturi, quannu torni mi pighi.
L’AFRICANO: Amuninni, ciao a tutti!
PRINCIPE: Ma aspettate, non potete andare via così… (escono), ma cose da pazzi, non sono normali quei due, la loro baracca non vale neanche 300 milioni!
SINDACO: E loro lo sanno, Nino io lo conosco, vuole tirare sul prezzo!
PRINCIPE: Ma che tirare: gliel’ho riempita d’oro, non posso andare oltre, non ci fermeremmo mai.
SINDACO: Dobbiamo trovare una soluzione (ci pensa). Ho trovato, la moglie vuole vendere, basta convincere lei!
PRINCIPE: ma neanche lei riesce a convincere lui!
SINDACO: Ci sono in ballo miliardi e i miliardi fannu veniri a vista all’orbi; vaiu a pighiari a signura unni u dutturi.
PRINCIPE: Cosa dice?
SINDACO: Vengo! (esce) Aspettate che vengo.
PRINCIPE: (rimasto solo) Il mondo, poveri illusi, appena avrò la spada guiderò il popolo arabo alla Jihad, alla conquista del mondo, dominerò il mondo! L’Islam soggiogherà tutti i popoli della terra, ci sarà la Jihad ovunque ed un solo Dio! Allah! (all’entrata degli altri si ricompone)
SINDACO: (con la signora) Eccoci qua! Allora signora, lei vuole vendere, ha capito l’offerta?
COSTANZA: Certo, ma lui non vuole vendere.
SINDACO: I suoi figli venderebbero?
COSTANZA: eccome se venderebbero, cu tutti si miliardi!
SINDACO: Allora ho un’idea: lei si può libirari di su pisu, è puru bruttu!
COSTANZA: Chi voli diri, si spiegassi.
SINDACO: Insomma, na goccia di vilenu e basta; io cerco un dutturi chi scrivi chi fu collassu e semu appostu.
PRINCIPE: Bella idea e con i miliardi che le darò farà la signora, andrà a Parigi, girerà il mondo!
SINDACO: Signora, miliardi.. si tratta di miliardi!
PRINCIPE: Miliardi, ci pensi!
COSTANZA: Na goccia di vilenu e poi miliardi.
SINDACO: Miliardi!
PRINCIPE: Miliardi!
COSTANZA: (resta muta e guarda nella stanza come in cerca di qualcosa)
SINDACO: Potrà sistemare tutti i figli!
COSTANZA: Dicistu ‘na goccia di vilenu?
PRINCIPE: Certo è triste, ma si uccide anche per meno…
SINDACO: E qui si tratta di miliardi!
COSTANZA: Esco un attimo, poi torno per la risposta!
PRINCIPE: L’aspettiamo! (esce)
SINDACO: E’ fatta!
PRINCIPE: Sarò presto il Re del mondo!
SINDACO: Del mondo?
PRINCIPE: Certo, del mondo arabo, s’intende!
COSTANZA: (entra con una scopa dietro la schiena)Eccomi qui!
SINDACO: Bene, ma dove era andata?
COSTANZA: A prendere una cosa per darvi miliardi di legnate! (avanza)
PRINCIPE: Come, pazza!
SINDACO: Ma chi è scema? Ca si tratta di miliardi!
COSTANZA: Miliardi di lignati e vu dugnu io u vilenu!
PRINCIPE-SINDACO: (scappano inseguiti da Costanza)



FINE II° ATTO


FINE

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