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Giambattista Spampinato

“RE CIANCA”

Un atto da

Luigi Capuana


“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

PERSONAGGI:

RE CIANCA

IL PRIMO MINISTRO

LA FATA LUCE

IL MAGO OSCURO

UN ARALDO


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

ATTO UNICO

Sala del trono del palazzo reale del Reame di Cianchilla. Al centro della scena, su una pedana, spicca il trono reale. Dal fondo viene fuori zoppicando l’Araldo che, portandosi al proscenio, svolge una pergamena arrotolata e si appresta a leggere un editto.

ARALDO – Popolo del potente reame di Cianchilla, fate bene attenzione al bandoreale emanato in data odierna da Sua Graziosa Maestà Re Cianca Primo. Dò inizio alla lettura:

(Legge)“Noi, Re Cianca Primo, Sovrano e Signore di Cianchilla, ordiniamo edisponiamo che, a decorrere dalla data odierna, tutta la popolazione del Reame, sia essa di sesso maschile che femminile, giovane o vecchia, pargola o adolescente, povera o ricca, deve camminare per le vie del Reame, ma anche nelle proprie case, zoppicando, pena la morte per decapitazione!

Firmato, sottoscritto e suggellato: Re Cianca Primo, Sire di Cianchilla”.

(Al pubblico) Avete sentito? Se non volete la testa recisa dal collo, fate come me:abituatevi a zoppicare. Anch’io mi ci sono abituato. Guardate! (Fa qualche passo zoppicando) Credetemi, è un divertimento. (Fa per andare via, ma tosto torna indietro) Ah, non ha importanza che zoppichiate con la gamba destra o con quellasinistra; l’importante che diate l’impressione di essere “cianchi”, cioè zoppi. Perché? Osate chiedere il perché? State rischiando il carcere a vita! Se vi avesse sentito il Primo Ministro o anche l’ultimo dei gendarmi del Reame, vi avrebbe rinchiuso nel carcere più duro e atroce! Gli ordini non si discutono, si eseguono e basta! Ma io, pur essendo l’Araldo reale il cui compito è quello di riferire, come ho già fatto con l’editto che ho appena letto, per questa volta non riferirò ai miei superiori il vostro “perché?” anzi, voglio essere generoso e accontentare la vostra curiosità, ma, per favore, non dite niente ad anima viva o la testa la tagliano al sottoscritto. Dunque, voi sapete che il nostro Sovrano zoppica vistosamente a causa di una gamba più corta dell’altra, tanto che il Re padre e la Regina madre lo hanno battezzato “Cianca”. Lui che, in fondo in fondo, è un uomo paziente, ha accettato questo suo difetto e, per tutta la vita, non ha fatto altro che arrancare avanti e indietro, incurante degli altri che, invece, camminavano bene e speditamente. Ma il Primo Ministro che, detto in confidenza, è l’anima nera del Reame, per farsi bello ai suoi occhi, gli ha fatto capire che non era giusto che gli altri fossero diversi da lui. Se il Re è “cianca”, “cianca” deve essere l’intera Corte e tutto il popolo. Così, da quel momento, ha cominciato a zoppicare anche lui costringendo i componenti della Corte ad imitarlo. Non solo, ha suggerito a Sua Maestà di emanare il bando che vi ho appena letto. Sappiate


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

regolarvi: io vi ho avvisati. (Fa per ritirarsi, ma rientra di corsa) Attenzione, sta arrivando il Primo Ministro! Zoppicate tutti! (E si pone, tosto, sull’attenti all’arrivo del Primo Ministro)

PRIMO MINISTRO – Araldo reale, hai letto il bando che Sua Maestà il Re haemanato per il Popolo di Cianchilla?

ARALDO – Signorsì, eccellenza. L’ho appena fatto.

PRIMO MINISTRO – Sei stato chiaro e conciso?

ARALDO – Ho letto testualmente, parola dopo parola, il contenuto del bando, sottolineandone la conclusione.

PRIMO MINISTRO – Tu sei un bugiardo!

ARALDO – Io, eccellenza? Vi giuro…

PRIMO MINISTRO – Come mai, allora, quella vecchia avanza senza traballaresulle gambe malferme? (Si scorge in fondo alla sala una vecchia avanzare spedita)

ARALDO – Io non lo so, eccellenza. Forse è sorda e non ha udito la mia lettura.

PRIMO MINISTRO – Ciò può essere una giustificazione. Arrestala e portala qui.

ARALDO – Eccellenza, non possiedo la facoltà di arrestare la gente.

PRIMO MINISTRO – Hai ragione: ognuno col proprio mestiere.

ARALDO – Se Sua Ellellenza vuole, chiederò alla vecchia di venire con i suoi piedi.

PRIMO MINISTRO – Bravo, hai anticipato il mio desiderio!

ARALDO – (Si avvicina alla Vecchia)Buona donna, Sua Eccellenza il PrimoMinistro ordina che vi presentiate al suo cospetto.

FATA LUCE – Giovanotto, riferite a Sua Ecellenza che “essendo molto vecchia,non ci sento da questa orecchia!”.


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

ARALDO – Eccellenza, che vi dicevo? Non ci sente: è sorda.

PRIMO MINISTRO – Ripeti l’ordine nell’altra orecchia.

ARALDO – Come Sua Eccellenza comanda.(Esegue con un tono più forte)Buonadonna, Sua Eccellenza il Primo Ministro vi ordina di presentarvi al suo cospetto.

FATA LUCE – Giovanotto, informate Sua Eccellenza che “di anni ne ho centouno enon prendo ordini da nessuno!”.

PRIMO MINISTRO – Trascinala con la forza!

ARALDO –(Alla vecchia)Vi prego, nonnetta, venite con me. Non mi costringete atrascinarvi con la forza.

FATA LUCE – “Prova ad usarmi violenza ed io pronuncerò la tua sentenza: unamorte atroce tu avrai, se con un dito mi sfiorerai!”.

ARALDO – Vi prego…

PRIMO MINISTRO –(Arrabbiandosi)Ma chi preghi, una pezzente? Afferrala per icapelli e trascinala in ginocchio davanti a me!

ARALDO – Eccellenza, io non so fare le cose che voi mi comandate; io sono unaraldo che usa la voce, non le mani.

PRIMO MINISTRO – Con la voce non sei stato capace a farla arrivare fin qui;prova, ora, ad usare la forza delle mani. Te l’ordino!

ARALDO – Ci provo, Eccellenza.(Si avvicina alla vecchia ed alza le mani perafferrarla, ma resta bloccato a mezz’aria) Eccellenza, non posso: una forzasovrumana mi blocca!

PRIMO MINISTRO – Ma, insomma, sei un incapace e un buono a nulla! Dadomani, invece di fare l’araldo, andrai a pulire le stalle!

(A questo trambusto arriva zoppicando Re Cianca)

RE CIANCA – Che succede? PrimoMinistro, perché gridate? Con chi l’avete?

PRIMO MINISTRO – Maestà, quella lurida vecchiaccia si rifiuta di obbedire albando reale e si ostina a camminare senza zoppicare come graziosamente zoppica Vostra Maestà.

RE CIANCA – Vecchia, avvicinati e inginocchiati davanti al tuo re!


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FATA LUCE – Io non ho mai visto un re da vicino, perciò obbedisco e, così, viriverisco. (Si avvicina, lo squadra ben bene, poi) Che mi pareva? Siete un uomo come tutti gli altri; solo che voi siete un po’ “cianca”, mentre gli altri hanno buone gambe, ma non prendetevela: tra gli umani c’è qualche altro “cianca” come voi, ma non fa le tragedie che fate voi; accetta il suo difetto senza curarsi degli altri.

PRIMO MINISTRO – Siete una sfrontata! Osate parlare in codesto modo al vostroSovrano, restando ritta e con la testa alta? Inginocchiatevi subito e abbassate il capo davanti a Sua Maestà!

FATA LUCE – Io m’inginocchio solo davanti al buon Dio e le persone mi piaceguardarle in faccia, non ai piedi.

RE CIANCA – Vi esimo perchè siete vecchia; ma perché non volete zoppicare?

FATA LUCE – Perché ho buone gambe, grazie al Cielo.

RE CIANCA – Ma sapete che chi disubbidisce al Re avrà la testa tagliata? Non avetepaura che vi si tagli la testa?

FATA LUCE – Non me ne curo: tagliatane una, me ne ricresce un’altra; sono benprovvista.

RE CIANCA – Lo vedremo, vecchiaccia! Primo Ministro, chiamate il Carnefice,fategli arrotare ben bene la scure e fatele recidere di netto quella testaccia tosta e dura come un macigno! (Via)

PRIMO MINISTRO – Signorsì, mio Sire.(All’Araldo)Accompagnala in carcere eavverti il Carnefice di tenersi pronto con la scure arrotata di fresco. Domani, all’alba, eseguirà l’ordine di Sua maestà.

ARALDO – Signor Primo Ministro, mi permetto di ricordarvi che l’ordine che miavete dato non è di mia pertinenza; io sono un Araldo.

PRIMO MISISTRO – Ti nomino, allora, vice gendarme aggiunto di 3^ classe fuoriruolo.

ARALDO – Quand’è così, ai vostri ordini.(Via con la vecchia)

FATA LUCE – (Mentre esce, sghignazza)Tagliatami la testa, me ne spunta un’altralesta lesta! (Via insieme all’Araldo)

PRIMO MINISTRO – (Al Pubblico)Non crediate che ci abbia provato gusto aconsigliare al Re Cianca di ordinare ai sudditi di zoppicare quando camminano;


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anch’io sono un suddito e non mi diverto affatto a zoppicare, ma ci sono costretto perché devo dare l’esempio agli altri. Qualche volta, quando sono solo e nessuno mi vede, smetto di farlo per riposare la mia gamba divenuta “cianca”, ma solo per pochi minuti perché, quasi sempre, arriva qualcuno ed io sono costretto a ricominciare. C’è anche quando, pur essendo solo, me ne dimentico e continuo a ciampicare come uno scemo. Mi potete dire: “Chi te l’ha fatto fare a dare al Re il consiglio di emanare il bando che ordina a tutti di ciampicare?”. Si viveva molto infelicemente col Re che si lamentava continuamente a causa del suo difetto che, alla sua età, gli pesa molto e lo faceva pesare anche agli altri. Era nervoso, irascibile, cattivo, capriccioso, insoppportabile, furioso. Da quando a Corte abbiamo cominciato a ciampicare, il Re ha dimenticato il suo difetto, ridendo del nostro ed è tornata la pace e la serenità. (Lo scorge arrivare) Ma, eccolo che arriva. Fate finta di niente e zoppicate insieme a me.Maestà, come mai vi siete alzato così presto? E’ l’alba e ancora c’è buio fitto.

RE CIANCA – Signor Primo Ministro, avete dimenticato che succederà all’alba?

PRIMO MINISTRO – Un nuovo giorno.

RE CIANCA – Avete scoperto l’acqua calda! Questo, per fortuna, avviene ad ognialzata del sole. Che cosa abbiamo ordinato che si eseguisse oggi all’alba?

PRIMO MINISTRO – Ah, già… la decapitazione della vecchiaccia, sfrontata edisubbidiente. E’ vero, me l’ero tolto dalla mente.

RE CIANCA – Ed è avvenuta codesta decapitazione?

PRIMO MINISTRO – Il vice gendarme aggiunto di 3^ classe fuori ruolo ancoranon si è presentato a rapporto per confermare l’avvenuta decapitazione.

RE CIANCA – Il vice gendarme aggiunto di 3^ classe fuori ruolo? E chi è maicostui? Non mi risulta che nel mio esercito vi sia un grado così complicato e assurdo.

PRIMO MINISTRO – Maestà, mi sono permesso di nominare l’Araldo vicegendarme aggiunto di 3^ classe fuori ruolo giacchè, essendo Araldo, si rifiutava di scortare la condannata in prigione.

RE CIANCA – Infatti non era suo compito farlo. Ma perché lo avete nominatoproprio vice gendarme?

PRIMO MINISTRO – Di 3^ classe fuori ruolo e per giunta aggiunto. Perché questo

èun incarico provvisorio, non potendo ricoprire due incarichi contemporaneamente. Ma, eccolo che arriva.

ARALDO – (Arrivando di corsa)Maestà!… Maestà!…


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RE CIANCA – Che c’è? Eccomi qua!

ARALDO – E’ successa una cosa incredibile!

RE CIANCA – Parla, per bacco!

PRIMO MINISTRO – E’ già avvenuta la decapitazione della vecchiaccia?

ARALDO – Ancora no.

RE CIANCA – Come mai? Io avevo ordinato che venisse eseguita all’alba e l’alba ègià trascorsa. Avete disubbidito ai miei ordini?

ARALDO – No, Maestà, ma vi ripeto che è successa una cosa incredibile, forse unmiracolo!

PRIMO MINISTRO – La testa l’è caduta da sola?

ARALDO – No, ce l’ha ancora attaccata al collo.

RE CIANCA – Parla, dunque, non mi far perdere la pazienza, altrimenti facciosaltare per aria la tua testa.

ARALDO – Sì, sì, Maestà, abbiate pazienza, parlo immediatamente.

RE CIANCA – Parli, parli, e non dici niente!

PRIMO MINISTRO – E sbrigati, non vedi l’impazienza di Sua Maestà?

ARALDO – Signor sì… Dunque, all’alba ho accompagnato la vecchia nel cortiledella prigione dove c’era il carnefice ad aspettarla con la scure arrotata di fresco. La vecchia, alla vista del carnefice e della scure arrotata di fresco, non si è turbata minimamente anzi, senza che glielo ordinassero, si è inginocchiata davanti al ceppo,

viha appoggiato la testa in attesa del colpo di scure. Il carnefice, quindi, vedendo la sua vittima pronta all’esecuzione, ha alzato la scure in aria per sferrarle un colpo ben preciso, ma è rimasto con le braccia per aria come pietrificato. Riprova, ma è inutile: la scure non si abbassa e neanche le sue braccia.

RE CIANCA – Prendete una corda, ungetela di sapone, fate un bel nodo scorsoioattorno al collo della vecchia e impiccatela!

ARALDO – L’abbiamo già fatto, Maestà. Ci siamo procurati una corda nuova eresistente, l’abbiamo unta di sapone e abbiamo fatto un bel nodo scorsoio attorno al suo collo, abbiamo preso ciascuno un capo e abbiamo tirato con tutta la nostra forza


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puntando i piedi per terra, ma il nodo scorsoio non si stringeva. E, tira, tira e ritira, la corda si è spezzata e noi due siamo finiti gambe per aria, così malconci che abbiamo stentato ad alzarci.

RE CIANCA – Tutto ciò è maledettamente strano, ma tanto buffo che mi fa venireda ridere. (E ride) Avrei voluto essere presente per vedere la corda rompersi e quel pancione del carnefice con le gambe per aria! (E ride ancora in modo buffo)

PRIMO MINISTRO – Maestà, mi permetto di ricordarvi che la cosa non è ridicola

come può sembrare!

ARALDO – E’ seria!

PRIMO MINISTRO – Seria e grave!

ARALDO – Proprio così: seria e grave!

PRIMO MINISTRO –(All’Araldo)Tu taci, non farmi l’eco!

RE CIANCA –(Ridiventando serio)Avete ragione. Mi sono convinto che costei èuna strega. Bisogna preparare un bel rogo, fare un falò ed arrostirla come merita!

PRIMO MINISTRO – Se mi posso permettere, Maestà, forse è meglio interrogarlaprima.

RE CIANCA – Sì, ne convengo anch’io.(All’Araldo)Conducila al mio cospetto.

ARALDO – Sarà fatto, Maestà. E nella sala d’attesa insieme al carnefice.

RE CIANCA – Il carnefice non lo fare entrare o gli rido in faccia.

ARALDO – Signor sì.(Via per tornare subito dopo con la vecchia)

RE CIANCA – Vecchia, siete sempre dell’avviso di non zoppicare?

FATA LUCE – Sì, Maestà. Se il buon Dio mi ha dato due gambe buone e forti,perché zoppicare? Il buon Dio se l’avrebbe a male.

RE CIANCA – Ma chi siete? Una strega o una fata?

FATA LUCE – Sono una fata.

RE CIANCA – Una fata?! Oh, scusate… scusate!… Che posso fare per voi?


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FATA LUCE – Niente. Vedermi nella mia vera luce.(Toglie il lungo mantellorattoppato, il cappuccio, la parrucca e il trucco da vecchia e appare giovane e bella con un bel vestito trapuntato di stelle luccicanti)

RE CIANCA – (Affascinato)Bellissima!

PRIMO MINISTRO – (C.s.)Splendida!

ARALDO –(C.s.)Radiosa!

RE CIANCA – Ci ha abbagliati!

FATA LUCE – Io cambio l’odio in amore, in gran gioia il dolore; non solo l’ororiluce: io sono la Fata Luce! (E scompare lasciando i tre allibiti e incapaci di pronunciar parola)

RE CIANCA – (Dopo essersi ripreso)Da questo momento in poi, nessuno più fingadi zoppicare! Araldo, vai per le strade del reame a propagandare questo mio nuovo bando! (Via, seguito dal Primo Ministro)

ARALDO – (Al pubblico, racconta)Andai in giro per il reame a propagandare ilnuovo bando reale, ma la gente aveva così contratto l’abitudine di zoppicare che Re Cianca fu costretto a fare un altro bando: “Per ordine di Sua Maestà Re Cianca, zoppichi pure chi vuole!”.

Le cose, però, s’ingarbugliarono di più perché il Re, quando vedeva passare davanti al palazzo reale qualcuno che arrancava come lui, non sapeva indovinare se lo facesse apposta o se realmente ciampicasse; e nel suo animo si rodeva. A poco a poco tornò ad essere malinconico e scontroso. Voleva restare solo; non riceveva neppure i Ministri, che ne approfittavano e ne combinavano di tutti i colori. Il Re, notte e giorno, si aggirava per le vaste sale del palazzo ciampicando e borbottando. Eccolo qui, sta arrivando. Io taglio la corda prima che si sfoghi su di me. (Via)

RE CIANCA – (Arriva seguito dal Primo Ministro)Io non ci posso credere! In tuttoil reame non esiste un dottore che mi possa far crescere la gamba più corta nella stessa misura dell’altra!

PRIMO MINISTRO – Maestà, mi sono interessato personalmente, inviandomessaggeri in tutti gli angoli del reame e offrendo una lauta ricompensa al medico che potesse fare il miracolo a Vostra Maestà, ma sono tornati tutti con le pive nel sacco.

RE CIANCA – Sono, dunque, condannato a restare “cianca” per tutta la vita?

PRIMO MINISTRO – Ma voi, Maestà, ciampicate con tanta grazia ed eleganza cheil vedervi ciampicare è un piacere per tutti.


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RE CIANCA – Voi siete un adulatore ed io vi ringrazio per la vostra gentilezza, maun fatto è certo che alla mia età sono ancora scapolo. A causa del mio difetto non c’è donna, nel reame e fuori reame, che mi voglia prendere per marito. Sto diventando vecchio e ancora il reame di Cianchilla è senza erede al trono.

PRIMO MINISTRO – Maestà, questo non potete dirlo. La reginotta di Barberiasarebbe stata felice d’impalmarvi.

RE CIANCA – Non ero altrettanto felice io a sposarla. Avete dimenticato che barbacrespa e lunga avesse? Più la tagliava e più cresceva!

PRIMO MINISTRO –Ma vi avrebbe dato un bel reuccio barbuto sin dalla nascita.

RE CIANCA – Sin dalla nascita?

PRIMO MINISTRO – E sì, perchè in Barberia gli infanti, sia di sesso maschile chefemminile, nascono tutti barbuti e con una forza sovrumana. Per tagliare il bosco reale, infatti, non sarebbe stato necessario mandare una squadra di taglialegna; l’avrebbe fatto la Reginotta Barbetta con una sola mano. Tah!… Tah!… Tah!…

RE CIANCA – Sapete che vi dico? Prendetevela voi la Reginotta Barbetta e fatevidisboscare gratis la foresta che vi ho donato. Tah!… Tah!… Tah!…

PRIMO MINISTRO – Purtroppo per me, la reginotta Barbetta è di sangue reale epretende di sposare un re.

RE CIANCA – Ed, allora, fatela sposare al Re di Coppe chè a me di barba basta lamia!

PRIMO MINISTRO – Maestà, perchè…

ARALDO –(Arrivando)Maestà!… Maestà!…

RE CIANCA – Aggattati, olà!(L’Araldo zittisce)Signor Primo Ministro, chestavamo dicendo?

PRIMO MINISTRO – Perchè non avete voluto neanche la reginotta Scodinzolina?Era innamorata di voi e vi faceva gli occhi di triglia che era un piacere.

RE CIANCA – Ma, allora, siete ottuso e devo licenziarvi!

PRIMO MINISTRO – Maestà, io vi ho sempre servito fedelmente.


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RE CIANCA – Proponendomi in moglie, prima una reginotta barbuta e poi laScodinzolina?

PRIMO MINISTRO – Ma è una donna bellissima, con la faccia liscia e rosea comequella di una bambina appena svezzata!

RE CIANCA – Ma ve lo siete chiesto perchè si chiamasse Scodinzolina?

PRIMO MINISTRO – Perché quando camminava si dimenava di qua e di là?

RE CIANCA – No, perché sotto la lunga gonna aveva una coda, altrettanto lunga epelosa come quella di una scimmia, che lei faceva scodinzolare per la contentezza. PRIMO MINISTRO – Maestà, io questo non lo sapevo. Vi chiedo perdono peravervela proposta.

ARALDO – Maestà!… Maestà!…

RE CIANCA – Sono sempre qua, ma tu non gridare chè mi stai facendo diventaresordo. Anzi stai zitto chè sto parlando col Primo Ministro. (Al Primo Ministro) Continuate.

PRIMO MINISTRO – Volevo dirvi che la Reginotta Zoppilla la potevate sposare.

Era giovane, bella e ricca ed era felice di diventare la regina di Cianchilla.

RE  CIANCA  –  Ci  mancava  proprio  questa:  Zoppilla,  Regina  di  Cianchilla!

(L’Araldo ride) E tu non ridere anche se hai ragione di farlo!

ARALDO – Scusate, maestà, mi è scappata.

RE CIANCA – Ti è scappata la pipì?

ARALDO – No, la risata. Perdonatemi.

RE CIANCA – Perdonato!

PRIMO MINISTRO – Maestà, tornando al nostro discorso, vi stavo dicendo che ildifetto della Reginotta Cianchilla era piccolissimo che non si notava nemmeno.

RE CIANCA – Era “cianca” come me, ma dell’altra gamba.

PRIMO MINISTRO – Scusate, Maestà, ma nella vita non si può avere tutto.


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RE CIANCA – E’ giusto, non si può avere tutto, ma almeno una passeggiata abraccio della propria moglie per i giardini reali a prendere una boccata d’aria, non dico tutti i giorni, ma una volta ogni tanto, la si può fare, no?

PRIMO MINISTRO – E chi ve lo poteva impedire?

RE CIANCA – La mala sorte! Lei ciampicava da un lato, io dal lato opposto, equando il nostro piede “cianca” toccava il terreno, ci si scontrava andando a finire per terra ai bordi del viale.

PRIMO MINISTRO – Avete ragione.

ARALDO – (Chiamando pianissimo)Maestà!… Maestà!…

RE CIANCA – Ah?… Parla più forte che non ti sento!

ARALDO – Vostra Maestà mi ha ordinato di parlare piano.

RE CIANCA – Ma non così piano che non ti fai sentire!… Che c’è?

ARALDO – Posso parlare? Vostra Maestà mi concede la parola?

RE CIANCA – Parla pure, ma non intronarmi. Cosa c’è di tanto urgente edimportante fino ad interrompermi mentre conferisco col Primo Ministro?

ARALDO – Maestà, è arrivata a Corte una giovane donna bellissima, alta, slanciata,di fattezze statuarie, ma aggraziate, con una chioma che le arriva fin sotto la vita…

RE CIANCA – E che cosa può volere da me una simile bellezza?

PRIMO MINISTRO – Vorrà perorare qualche grazia.

ARALDO – No, dice che vuole sposare Vostra Maestà.

RE CIANCA – Ma sa del mio difetto? Conosce la mia età?

ARALDO – Dice che non gliene importa nulla.

PRIMO MINISTRO – Sarà una pezzente che vuole arricchirsi alle vostre spalle!

ARALDO – Non è una pezzente. E’ vestita di raso e broccato; alle dita porta anellicon pietre preziose; al collo una collana di smeraldi e in testa un diadema tempestato di diamanti e rubini.


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

RE CIANCA – Dici davvero?

PRIMO MINISTRO – Ma non sarà di sangue reale.

ARALDO – E’ una principessa! Dice di essere la Reginotta Tignosella, figlia del Redei Calvi.

RE CIANCA – Come hai detto che si chiama?

ARALDO – Tignosella, Maestà.

RE CIANCA – Ed è la figlia del Re dei Calvi?

ARALDO – Così afferma.

RE CIANCA – Signor Primo Ministro, vi dice niente tutto ciò?

PRIMO MINISTRO – Se debbo dire la verità, mi fa venire il sospetto che non abbiacapelli, che sia calva.

RE CIANCA – Volete dire “tignosa”?

PRIMO MINISTRO – Proprio così.

ARALDO – No, ha una chioma che le arriva fin sotto la vita!

RE CIANCA – Di che colore?

ARALDO – Rossa, Maestà, con riflessi dorati.

RE CIANCA – Il mio colore preferito.

PRIMO MINISTRO – Sarà una parrucca che copre la sua calvizie.

RE CIANCA – Bisogna accertarsene. Io non intendo sposare una palla di bigliardo.

PRIMO MINISTRO – (All’Araldo)Torna di là, fai finta d’inciampare e afferratialla chioma della Principessa Tignosella. Se è una parrucca, le salterà via dalla testa.

ARALDO – Se sono, invece, capelli veri, resteranno attaccati alla testa.

RE CIANCA – Bravo! Se vedi che i capelli sono finti, mandala a quel paese! ARALDO – Sarà fatto, Maestà.(Via)


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

PRIMO MINISTRO – Maestà, il cuore mi dice che questa è la volta buona.

RE CIANCA – Prima, però, eravate convinto del contrario.

PRIMO MINISTRO – Mi sono ricreduto.

RE CIANCA – Speriamo che abbiate ragione. Sono stufo di essere ancora scapolo.

PRIMO MINISTRO – Maestà, tiriamo ad indovinare? Facciamo la tocca con ledita. Se le dita saranno pari, i capelli sono veri; se dispari, sono finti. Forza, tocchiamo! (Fanno il giuoco del tocco esponendo tre dita per uno) Pari, pari, pari… Sei pari!… I capelli sono veri! Maestà, gioite!

RE CIANCA – Lo voglia il Cielo!(Rientra l’Araldo)Allora? ARALDO – Era una parrucca, Maestà. L’ho rimandata al suo paese.

RE CIANCA – Assicurati che se ne sia proprio andata.

ARALDO – Obbedisco.(Via)

RE CIANCA – Sono decisamente sfortunato!

PRIMO MINISTRO – Non disperate, Maestà, prima o poi si presenterà unareginotta immune da difetti e vogliosa di sposarvi e di regalarvi un bellissimo erede.

RE CIANCA – Sarebbe più facile trovarla se ci fosse un luminare della scienzacapace di eliminare il mio difetto, ma ormai ho perduto ogni speranza

PRIMO MINISTRO – Abbiate fede che, prima o poi, qualcuno si presenterà.

ARALDO – (Rientrando di corsa tutto eccitato)Maestà!… Maestà!…

RE CIANCA – Costui mi farà morire e non ci sarà bisogno di trovare né luminaridella scienza né reginotte immuni da difetti!

ARALDO – Maestà!… Maestà!…

RE CIANCA – Ancora?!… Che fu? Eccomi qua.

PRIMO MINISTRO – Che è successo? Vuoi parlare, sì o no?

ARALDO – Signor sì, ma Vostra Eccellenza stia calmo.


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

PRIMO MINISTRO – Come si può restare calmi con uno come te?

RE CIANCA – Signor Primo Ministro, facciamolo parlare.

ARALDO –(Piagnucolando)Ho dimenticato quello che dovevo dire.

RE CIANCA – Ah, sì? Ed io ti faccio tagliare la testa.

ARALDO – No, Maestà, la testa no! Mi sono ricordato quello che dovevo dire: èarrivato a corte un grande medico, un bravissimo chirurgo che afferma di essere in grado di eliminare il difetto di Vostra Maestà.

RE CIANCA – Speriamo che sia quello buono.(All’Araldo)Da dove arriva codestoluminare?

ARALDO – Da fuori regno. Dice di avere udito l’appello che avete lanciato e si èmesso subito in cammino. E’ in viaggio da cinque mesi, però non sembra stanco.

PRIMO MINISTRO – Si sarà rifocillato e riposato prima di presentarsi.

RE CIANCA – Gliel’hai chiesto in che modo è in grado di eliminare il mio difetto?

ARALDO – Sì, Maestà. Accorciando la gamba più lunga.

RE CIANCA – Che?… Che?… Vuole farmi diventare un “nàchero”, più ridicolo diquanto non lo sia ora?

PRIMO MINISTRO – E’ un chirurgo e sa certamente il fatto suo: sicuramente saràin grado di portare entrambe le gambe allo stesso livello.

RE CIANCA – No, no!… O allungare la corta o niente!

ARALDO – Dice che è quasi la stessa cosa.

RE CIANCA – Dite a codesto luminare dei miei stivali che si prenda la strada dipetto e torni donde è venuto!

ARALDO – Signorsì, Maestà, lo mando via immantinente.(Via)

RE CIANCA – Che cosa vi avevo detto? Non c’è speranza per il povero Re Ciancache “cianca” è nato e “cianca” resterà per tutta la vita.


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

PRIMO MINISTRO – Maestà, scusate se oso contraddirvi, ma, pensandoci bene, ilgrande chirurgo ha ragione. Facendovi accorciare la gamba più lunga e portandola allo stesso livello dell’altra, entrambi i piedi si poseranno a terra allo stesso modo e voi non ciampicherete più.

RE CIANCA – Ma che dite? Perciò, io ho una gamba buona e della misura giusta,dovrei farmela rompere ed accorciare per averla “cianca” come l’altra? Se, per caso, mi capitasse d’inciampare, rischierei di perdere il moncone e resterei, non più “cianca”, ma “monco”.

PRIMO MINISTRO – C’è un vecchio detto che recita: “Lascia da parte i “se” e i“ma”, se vuoi restare Maestà!”.

RE CIANCA – Ed io ne conosco un altro che dice: “Usa pure i “ma” e i “se”, se vuoiessere ancora Re!”.

PRIMO MINISTRO La verità è che la volete vinta sempre voi.

RE CIANCA – Ma ragioniamo: ammesso che l’operazione riesca magnificamente e,ammesso che non mi capiti d’inciampare, quale sarà il risultato? Avrò per tutta la vita le gambe corte e il corpo spropositato. Sembrerò una botte che cammina o, se preferite, un arancino con i piedi!

PRIMO MINISTRO – Questo non lo potete dire, Maestà. Voi avete una corporaturaslanciata e gambe molto lunghe che accorciarle un po’ non cambierebbe nulla.

RE CIANCA – E la pancia? La pancia dove la mettete?

PRIMO MINISTRO – Al suo posto, Maestà. Sta bene dov’è e vi dona molto.

RE CIANCA – Voi siete un gran bugiardo! Io mi ci guardo allo specchio, sapete? Eme lo vedo il gran pancione che sembra la grancassa della banda Dàffori.

PRIMO MINISTRO – Non è vero, ma anche se fosse come Vostra Maestà afferma,c’è un detto antico che dice: “Ogni pancia sta bene al suo corpo!”.

RE CIANCA – Non cercate d’imbrogliarmi. Non recita in quel modo il detto antico.

Recita così: “Ogni naso sta bene alla sua faccia!”.

PRIMO MINISTRO – E’ vero. E voi avete un bel naso, Maestà.

RE CIANCA – Qui il naso non c’entra!

PRIMO MINISTRO – Non v’arrabbiate. Avete, per caso, un’altra soluzione?


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

RE CIANCA – No, e per questo mi arrabbio e mi dispero!

PRIMO MINISTRO – Maestà, vogliamo ricapitolare tutta la situazione? Forsequalcosa che ci sfugge salterà fuori.

RE CIANCA – Va bene: ricapitoliamo. Ricapitolo io o ricapitolate voi?

PRIMO MINISTRO – Ricapitolo io. Dunque, Vostra Maesta ha una gamba“cianca” ed una sana…

RE CIANCA – Avete riscoperto l’acqua calda!

PRIMO MINISTRO – Mi faccia parlare. Perciò, dicevo che Vostra Maestà, a causadella gamba “cianca”, ha emanato un bando che ordina a tutti di ciampicare, pena la morte.

RE CIANCA – Questo me l’avete suggerito voi. Io non lo volevo fare.

PRIMO MINISTRO – Per non farvi pesare il vostro difetto. Dunque, stanco di staresolo e desideroso di dare un erede al trono, ha cominciato a cercare moglie. Purtroppo si sono presentate tre aspiranti regine non di vostro gradimento…

RE CIANCA – Quattro aspiranti regine. Avete dimenticato la principessaTignosella. Vorrei vedere un altro al posto mio!

PRIMO MINISTRO – Ma non è questo il punto!

RE CIANCA – Ed invece è proprio questo il punto perché, se io avessi trovato unamoglie con tutti i requisiti, senza barba né coda, con una bella chioma e con le gambe da ballerina, di cui mi fossi innamorato e avessimo generato insieme un bel reuccio, io mi sarei dedicato a lui e alla famiglia e avrei scordato la mia disgrazia. Ma non potevo innamorarmi di un monaco da “cerca” perché tale sembrava la reginotta Barbetta, né di una “bertuccia” a cui somigliava la Scodinzolina e tanto meno della Zoppilla o della Tignosella! Finitela, perciò, di ricapitolare e di dire sciocchezze!

PRIMO – Va bene, ma permettetemi di darvi l’ultimo suggerimento.

RE CIANCA – Purchè non sia balordo come gli altri.

PRIMO MINISTRO – Per oggi non parliamone più; dormiamoci sopra chè la notteporta consiglio e domani mattina, presto, quando Vostra Maestà si leverà, sicuramente gli verrà in mente la soluzione ai suoi problemi.

RE CIANCA – Avete ragione; questo è un buon suggerimento.


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

ARALDO – (Arrivando di corsa)Maestà!… Maestà!…

RE CIANCA – Che fu? Eccomi qua.

ARALDO – E’ arrivato a corte un vecchio, con barba e capelli lunghi; dice di essereun mago, ma, se Vostra Maestà mi permette, a me sembra invece un barbone.

RE CIANCA – Un mago? Sei sicuro che ha detto di essere un mago?

ARALDO – Sì, Maestà, e afferma di possedere il rimedio per il vostro male.

PRIMO MINISTRO – Sarà un altro impostore.(All’Araldo)Caccialo via!

RE CIANCA – Un momento, qui gli ordini li dò io. Se fosse veramente un mago,

cacciandolo via mi attirerei le sue ire. Sentiamo quale rimedio mi propone; se ci

accorgiamo che è, invece, un imbroglione, lo farò arrestare e incatenare in una buia

cella. (All’Araldo) Introducilo!

ARALDO – Sarà fatto, Maestà.(Via)

RE CIANCA – (Al Primo Ministro)State ben attento; al primo segnale di millanteriao d’inganno, arrestatelo senza alcuna pietà.

PRIMO MINISTRO – Starò bene all’erta, Maestà.

ARALDO –(Rientra col mago)Il savio e infallibile Mago Oscuro!(Poi via)

MAGO OSCURO –(S’inchina profondamente. Un lungo mantello nero lo copretutto) Maestà!

RE CIANCA – Sono felicissimo di fare la vostra conoscenza se, come dite, avete ilrimedio al mio male.

MAGO OSCURO – Sì, Maestà. Io ho inventato un unguento capace di allungarvi lagamba più corta.

RE CIANCA – Dite davvero?

MAGO OSCURO – E’ quanto ho appena affermato.

PRIMO MINISTRO – Non è, per caso, una millanteria?

MAGO OSCURO – Mettetemi alla prova. Provare per credere!

RE CIANCA – Parlatemi di codesto unguento. Com’è fatto? Che cosa contiene?


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

MAGO OSCURO – E’ un unguento miracoloso. Mi ci sono voluti sette anni, settemesi e sette notti di plenilunio per ottenerlo.

RE CIANCA – Tutto questo tempo?

MAGO OSCURO – Proprio così. Le erbe che compongono l’unguento, cresconouna per ogni anno, in date diverse, e possono essere raccolte solo di notte quando c’è la luna piena.

RE CIANCA – Ma che erbe sono?

MAGO OSCURO – Rarissime, Maestà, i cui nomi mi sono stati suggeriti da FataLuce, che è maestra nella composizione di intrugli, misture e unguenti miracolosi. Vostra Maestà, se vuole vedere allungata la gamba più corta, la unga con un pizzico di questa pomata miracolosa e la strofini forte forte fino a quando sentirà un dolore acuto che lo farà gridare dallo spasimo.

RE CIANCA – E se non riuscirò a sopportare il dolore?

MAGO OSCURO – Deve farsi forza e sopportarlo stoicamente.

PRIMO MINISTRO – Quante volte al giorno deve applicare l’unguento?

MAGO OSCURO – Una sola volta, non di più. Ne prenderà un pizzico quanto uncece, lo spalmerà nel palmo della mano e, via, a strofinare forte forte. Così facendo, dopo un anno, un mese e un giorno, sarà guarito. Non deve, però, aver fretta; sarebbe peggio.

RE CIANCA – Dovrò prenderne, perciò, quanto un cece, spalmarlo nel palmo dellamano e strofinare forte forte fino a quando sentirò il dolore lancinante?

MAGO OSCURO – Una volta al giorno; non lo dimentichi, per un anno, un mese eun giorno. Non un giorno di più e neanche uno di meno! Tenga. (Gli dà la pomata che è contenuta in un barattolino)

RE CIANCA –(La prende, apre il barattolo e la odora)Odora di menta.

MAGO OSCURO – Una delle erbe è proprio la menta silvester salubris, molto rara epiù odorosa della menta comune. Ed ora, Maestà, se mi salda il debito, io prenderei la strada del ritorno. Fanno cento scudi d’oro.

RE CIANCA – Vi pagherò dopo essere guarito.


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

PRIMO MINISTRO – Sua Maestà Re Cianca non è solito comprare la gatta nelsacco. Vuole essere certo di aver speso bene il suo denaro.

MAGO OSCURO – Maestà, questo unguento, se non è pagato prima, non saràefficace.

RE CIANCA – E se non sarà efficace neanche dopo averlo pagato?

MAGO OSCURO – Maestà, qui c’è la mia testa.

RE CIANCA – Voglio stare in fiducia.(Al Primo Ministro)Pagatelo.

PRIMO MINISTRO – (Prende dalla cintola una borsa con denaro e la porge alMago) Prendete e contateli: sono giusto cento scudi d’oro.

MAGO OSCURO – Anch’io voglio stare in fiducia. Ora, se Sua Maestà mi dàlicenza, io prendo concedo. (S’inchina ed esce)

PRIMO MINISTRO – Maestà, “Chi ha tempo, non aspetti tempo!”. Primacominciate e prima guarirete.

RE CIANCA – Ma voi ci credete alla mia guarigione?

PRIMO MINISTRO – “Chi vivrà, vedrà!”.

RE CIANCA – Giusto, se non provo, come farò a dire di essere stato turlupinato?“Provare per credere!”, come diceva Mago Oscuro. (Apre il contenitore della pomata, ne prende un pizzico, lo spalma nel cavo della mano e comincia a strofinare fino a quando non comincia a strillare per il dolore)

PRIMO MINISTRO – Maestà, vi fa molto male?

RE CIANCA – Ahi!… Ahi!… Ahi!… non ne posso più!(Via, saltellando egridando per il dolore)

PRIMO MINISTRO – Poveraccio, mi fa tanta pena!(Poi, si avvicina al proscenio esi rivolge al pubblico) Come avete visto, il Re cominciò subito la cura e la continuòogni sera, prima di andare a letto. Apriva il barattolino dell’unguento, ne prendeva quanto in cece, lo spalmava nel cavo della mano e poi, strofina, strofina, strofina, fino a che non sopravveniva l’insopportabile dolore che lo faceva urlare dallo spasimo. Dopo due mesi di strofinazioni, il Re si accorse che il Mago Oscuro non l’aveva ingannato: la gamba più corta cominciava sensibilmente ad allungarsi.


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

RE CIANCA – (Arriva tutto contento)Guardate, guardate, signor Primo Ministro, lagamba mi si sta allungando!

PRIMO MINISTRO – Sono felice per Vostra Maestà. Continuate nella cura evedrete che, al termine di essa, voi salterete per la reggia come un grillo salterino, perfettamente guarito.

RE CIANCA – Il Mago mi ha detto che devo strofinare per un anno, un mese e ungiorno, cioè per tredici mesi e un giorno. Sono passati appena due mesi, debbo aspettare per altri undici mesi? Sono tanti!

PRIMO MINISTRO – Ci vuole pazienza, Maestà. Come sono trascorsi i primi duemesi, passeranno anche gli altri.

RE CIANCA – Ma, se invece di una al giorno, ne facessi due o tre strofinazioni, nonguarirei prima?

PRIMO MINISTRO – Maestà, ricordatevi che Mago Oscuro vi ha ammonito chesarebbe peggio!

RE CIANCA – L’ammonizione era certamente un’astuzia per accreditare di più emeglio la sua medicina. Ho deciso: aumenterò le strofinazioni giornaliere. Anzi, conincio subito. (Via )

PRIMO MINISTRO –(Al pubblico)Non c’è stato verso di convincerlo. Non due otre strofinazioni al giorno, ma quattro e qualche volta anche cinque ne fece, non curandosi dell’atroce dolore che provava ad ogni strofinazione. E, così, strofina, strofina, strofina, egli vedeva allungarsi la gamba a vista d’occhio. Ma quando la gamba raggiunse la giusta misura dell’altra, si sarebbe dovuta fermare; ed invece no, continuò ad allungarsi più dell’altra: e il Re si trovò “cianca” all’incontrario.

RE CIANCA – (Arriva urlando e sbraitando, ciampicando dall’altra gamba)Tradimento!… Tradimento!… Sono stato turlupinato!… Portate subito al mio cospetto il Mago Oscuro chè gli voglio cavare gli occhi con le mie mani!

PRIMO MINISTRO – Maestà, calmatevi o vi verrà un accidente se continuate adamareggiarvi.

RE CIANCA – Più accidente di questo! Voglio subito qui il Mago Oscuro!

ARALDO –(Introducendo il Mago)Maestà, il Mago Oscuro è ai vostri ordini.

RE CIANCA – (Aggredendolo)Brutto imbroglione, mi avete turlupinato, ma io vifarò tagliare la testa!


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

MAGO OSCURO – Maestà, io vi avevo avvisato. La colpa è vostra che non avetetenuto conto dei miei avvertimenti credendo di anticipare la guarigione. Io non posso farci più niente. Rivolgetevi a Maga Luce.

RE CIANCA – Dove posso trovarla?

MAGO OSCURO – Ovunque e in nessun luogo!

RE CIANCA – Questo si chiama: parlar chiaro, ma non mi avete detto il luogopreciso!

PRIMO MINISTRO – Maestà, io so come trovarla. Ordinate al popolo di zoppicare,pena la morte. Fata Luce comparirà nuovamente sotto le sembianze di vecchia, rifiutandosi di zoppicare, e così l’avrete subito davanti.

RE CIANCA – Signor Primo Ministro, siete un genio. Araldo, emana subito il miobando reale.

ARALDO – Obbedisco, Maestà.(Ma non si muove restando immobile) PRIMO MINISTRO – Ci vuol tanto?

ARALDO –E’ la quarta volta che Vostra Maestà mi comanda di emanare lo stessobando! La gente si prenderà scherno di me!

RE CIANCA – Non discutere: fai come ti è stato ordinato o ti mando a morte!

ARALDO – Obbedisco.(Si porta al proscenio e bandisce)“Per ordine di SuaMaestà Re Cianca Primo, Sovrano e Signore di Cianchilla, tutti i sudditi di questo reame, uomini o donne, giovani o vecchi, pargoli o adolescenti, pena la testa, devono camminare ciampicando!”.

FATA LUCE – (Arrivando dal fondo della sala)Maestà, mi avete chiamata e sonovenuta, ma come ho fatto prima, anche ora mi rifiuto di zoppicare e con me si rifiutano tutti i vostri sudditi, che ne hanno fin sopra i capelli dei vostri capricci e delle vostre bizze. Vogliono continuare a vivere in santa pace!

RE CIANCA – Fata Luce, vi prego, aiutatemi! Io sono tanto infelice! Voi che potetetutto, fate cessare il mio tormento!

FATA LUCE – Maestà, voi solo potete aiutare voi stesso.

RE CIANCA – E come?


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

FATA LUCE – Rispettandovi e rispettando il vostro prossimo. Quando l’avretefatto, imparerete a vivere bene ed anche voi sarete rispettato.

RE CIANCA – Avete ragione. Farò come voi mi suggerite. Mi sono finalmenteconvinto che i difetti del corpo sono niente in confronto a quelli dell’anima. Vi prometto di non ricadere mai più in questo grande errore. E, da questo momento in poi, rispetterò il mio prossimo come me stesso.

FATA LUCE – Ed ora, ricordate la morale della favola:“Se vuoi conservare la tua corona, rispetta innanzi tutto l’altrui persona. Il rispetto va misurato;

chi lo porta, lo avrà portato!”.

S I P A R I O

Catania, 23 settembre 1997.


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“RE CIANCA” – Un atto di Giambattista Spampinato

Giambattista Spampinato

Via Orto Limoni n° 60 – 95125 – CATANIA

Tel. 095.436657 – Cell. 338.6374574.


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