Re Nasone e i Pinzillaccheri

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RE NASONE E I PINZILLACCHERI

Fiaba teatrale per bambini

Personaggi: AUTORE, BETTA

(Luce. Il sipario è aperto. Sul palco, oggetti e accessori alla rinfusa. Sulla sinistra, un trono realizzato alla buona. Al centro, un fondale con vestiti e stoffe appese su. Entra l’AUTORE, canticchiando distratto.)

AUTORE – (Ad un certo punto si accorge del pubblico, e resta di sasso). E voi chi siete? (Dialogo con il pubblico). Che ci fate qui? Siete venuti a vedere uno spettacolo? Che bello, a me piacciono tanto gli spettacoli! (si siede nel pubblico). Uffa che noia, quando inizia? Sentite un po’, ma quale sarebbe questo spettacolo? Come? Re Nasone? Non è possibile. Vi dico che non può essere! Perché? Perché Re Nasone è uno spettacolo mio! (resta di sasso) E infatti lo devo fare io! (allarmato corre in palcoscenico e comincia a studiare la scenografia) Si! Lo riconosco! Il trono del Re Nasone, la tromba del banditore, Il cappello di Re Nasone, maledizione! Sono proprio distratto. (si ricompone) Allora, niente panico. Ho sentito che in questi casi bisogna calmarsi e respirare. Ed è quello che voglio fare. Inspiro, ed espiro (espirando bisbiglia ‘maledizione povero me tutto è perduto’). Bene. Ora che sono calmo, posso farmi prendere dal panico. (prende ad agitarsi) Maledizione! Me sciagurato! Deh, malasorte, giorno infelice, etceteraetcetera. (si calma) Bene, ora mi sento molto meglio. Dunque, veniamo a noi. Questo spettacolo si chiama ‘Re Nasone e i pinzillaccheri’. Vi spiegherò più avanti cosa sono i Pinzillaccheri, ma c’è una cosa che dovete sapere su Re Nasone. Dunque, Re nasone era un Re che aveva un naso e-n-o-r-m-e. Così grande che non possiamo in nessun modo farvelo vedere, perché ci metteremmo un mese per ricostruirlo. Così grande, che l’unico modo per vederlo è immaginarlo. Quindi, immaginiamo un uomo con un naso grande così (fa un gesto). Oppure, se preferite, un naso grande così (fa un altro gesto). Un'altra cosa che dovete sapere è che in questo spettacolo non vedrete soltanto me, perché ci sarà anche un’attrice, che si chiama Marta. Dovrebbe essere già arrivata, però ancora non la vedo, quindi se mi date una mano la chiamiamo tutti insieme. Al mio tre diciamo ‘Marta?’. Pronti? Uno, due, tre, ‘Marta!’. Bene, non è ancora arrivata, niente panico. Mentre aspettiamo Marta, vi farò ascoltare una meravigliosa canzone che ho scritto tempo fa, e che sono sicuro troverete adorabile. Si intitola ‘Formaggio’.

(canta sulle note di ‘Azzurro’)

‘Formaggio

A me piace il formaggio

Dentro il purè

Mi accorgo

Che metto sempre il parmigiano

Sopra il caffè

E allora,

Io quasi quasi prendo il treno e vengo

Vengo da te, ma no perché, ma su, ma dai

Il treno, dei desideri

E dei pensieri all’incontrario va! – E’ arrivata? No?

Il treno dei desideri

E dei pensieri all’incontrario va!

Grazie! Sapevo che vi sarebbe piaciuta. Non a tutti piace la musica, ma tutti amano il formaggio, e questa canzone è adatta per uomini e topi.

Bene, visto che Marta non si fa vedere, non abbiamo scelta. Questa storia dobbiamo raccontarcela tra di noi. Ma prima lasciate che mi presenti.

(Musica)

Cari bimbi affezionati

Coi grembiuli arriccicati

Spalancate gli occhi e il cuore

Mi presento, son l’autore

Sono nato da mille anni

E da allora, quanti affanni

Scrivo e scrivo i miei pensieri

Anzi no, son nato ieri

Sono nato ieri l’altro

Sono biondo, bello e alto

Sono basso, brutto a nero

Sono alto, grande e fiero

Sono Gino, Lino, Pino

Sono un vecchio ragazzino

Un bambino di anni cento,

Ma stasera sono il vento

(fine musica)

Avete capito bene. Il vento. Questa storia parla proprio del vento, anzi, è una storia fatta tutta di vento. E come il vento, una volta passato, non ci lascia che un ricordo. Il vento può essere freddo, caldo, dolce o travolgente.

La nostra storia comincia con un vento tremendo. Un vento terribile. Un vento che ‘etciùmiodiocheraffreddoreaiutosisalvichipuò’.

E per raccontare una storia come si deve, abbiamo bisogno di un ultima cosa. Un  cantastorie. Sapete cos’è un cantastorie? No! Allora ve lo spiego io. Un cantastorie è un personaggio che racconta le storie. Nel passato non esistevano le televisioni e i giornali, e nemmeno i film, i cartoni e i fumetti. Quindi, a raccontare le storie erano dei giullari, dei personaggi fantasiosi e simpatici. Chissà se oggi, nel 2017, ci sono ancora dei bravi cantastorie. Vediamo un po’

(si gira e indossa degli occhiali da sole)

“Ciao ragazzi, sono MennyMenny…Menny… Sono un cantastorie americano con l’accento tutto strano. Voglio bene ai bambinetti, anche se sono un po’ puzzoletti (ride)”

Proviamone un altro

“B-buongio-giorno. Io s-sono Gu-gustavo, e s-sono molt-to bravo a r-racconta-tare le st-torie.”

No, Gustavo, non ci siamo! Sei troppo lento, se questa storia la racconti tu ci mettiamo cinquantanni, e usciamo da qui vecchi, stanchi e annoiati. Proviamone un altro

“Buongiorno. Io sono il professor babbioni. C’era una volta un re. Anzi, un tre. Che moltiplicato per tre, fa nove. Nove per tre fa ventisette. Come vedete, io sono intelligentissimo, e voi, razza di gnomi col grembiule, siete solo un polpettone di stupidità”

Va bene, ho capito, non abbiamo dei buoni cantastorie, quindi come al solito devo fare tutto io.

C’era una volta un villaggio. Il villaggio del Soffio. Un posto felice, pieno di brave persone, dove tutti andavano d’accordo con tutti. Perché a regnare su questo villaggio era un Re Speciale, che si chiamava Re Nasone.

(BETTA dal pubblico)

BETTA – Uffa, uffa, uffa, uffa, uffa (mentre l’AUTORE continua a spiegare, BETTA va sotto il palco e comincia a giocare con la palla. L’AUTORE prende la palla al volo, ma BETTA chiede ‘palla!’ e lui glie la rende. Lei ricomincia, lui la interrompe ancora. Alla terza volta, lui se la tiene)

AUTORE – Non ti ridò la palla!

BETTA – Dammi la palla! (tenta di riprendersela, senza riuscirci)

AUTORE – Non si può giocare a palla in teatro.

BETTA – Si invece!

AUTORE – Ti sembra un campetto questo?

BETTA – Si!

AUTORE – Per caso c’è l’erba?

BETTA – Si!

AUTORE – Ci sono le porte?

BETTA – (le indica) Si, guarda.

AUTORE – Ah vero, ma non parlo di quelle porte! Non si può giocare a palla qui, perché bisogna fare lo spettacolo.

BETTA – E io non te lo faccio fare.

AUTORE – Seh, provaci! Allora, dicevamo, Re Nasone…

BETTA – (giocando a palla con un altro oggetto, canta)

AUTORE – Bimba, cosa c’è che non va? Perché fai così?

BETTA – Uffa. Io non sono d’accordo.

AUTORE – E perché non sei d’accordo?

BETTA – Perché io non sono contenta.

AUTORE – E perché non sei contenta?

BETTA – Perché io sono arrabbiata.

AUTORE – Perché sei arrabbiata?

BETTA – Perché io non sono contenta.

AUTORE – Questo l’hai già detto.

BETTA – (grida) Io voglio fermare lo spettacolo.

AUTORE – (al pubblico) Maledizione. Ma tu guarda che giornataccia. Non posso lavorare in queste condizioni. Io sono un grande artista! Come posso fare? Potrei attirarla con del cibo. Ma è una bambina, non un cane. (BETTA ringhia) Aspettate, fermi tutti. Ho sentito dire che per fermare i bambini capricciosi bisogna tenerli impegnati. Bambina!

BETTA – Si?

AUTORE – Senti, io dovevo fare questo spettacolo con un’attrice, ma non è potuta venire. Non è che ti andrebbe di sostituirla?

BETTA –Un momento, controllo sulla mia agenda (si guarda la mano). Si, dovrei essere libera, penso si possa fare. Ma tu che mi dai in cambio?

AUTORE – Beh, potrei ridarti la tua palla, che ne dici?

BETTA – Affare fatto! (si stringono la mano)

AUTORE – Come ti chiami?

BETTA – Betta! (grida)

AUTORE – Un applauso a Betta, ragazzi. (Betta si avvia verso il proscenio, rischiando di cadere, l’Autore la trattiene). Adesso Betta mi aspetterà qui. Io torno subito. Non muoverti, eh! Fa’ vedere come non ti muovi. Brava. Vado. (esce)

BETTA – (comincia a comportarsi da Vamp) Oh, erano trent’anni che non entravo in un teatro. Oh, c’è anche un pubblico. Beh, mi sembra perfetto. Prima che torni quello scocciatore, reciterò per voi un monologo drammatico, che si intitola ‘Filastrocca del semino di grano che diventò panino’.

(toni e gesti da attrice drammatica classica)

Ero di grano un semino

Poi spiga son diventata un bel mattino

Con il sole e la pioggia son maturato

E poi divenuto grano alto e dorato.

Il contadino è venuto a tagliarmi

E al mulino col trattore a portarmi.

In farina mi son trasformato

E con acqua e lievito sono stato impastato.

Son diventato ora un morbido panino

Dorato, lucido e cotto a puntino.

(entra l’autore)

Che sapore, che bontà

Ma che bella novità!

Con il sale e d’olio un filino

We, assaggiami, sono un ottimo spuntino!

(inchino)

AUTORE – Che stavi facendo?

BETTA – Niente!

AUTORE – Tu stavi recitando.

BETTA – Si.

AUTORE – Quindi sei un attrice!

BETTA – Beh, diciamo che mi diletto.

AUTORE – Che bello! (la fa girare) una piccola attrice nel mio spettacolo! Non potevo sperare di meglio (BETTA gira, poi casca sull’AUTORE, chino a cercare qualcosa) Eccolo! (l’Autore si tira su e getta Betta a sedere a terra con gambe incrociate. Apre un grande libro accanto a lei, i due siedono insieme e cominciano a leggere).

INSIEME

Un tempo lontano

Soffiava, soffiò

Un vento assai strano

Scioscià, sciosciò

Nel villaggio del soffio

Alla corte del Re

Ci fu un gran baccano

Vi racconto perché

AUTORE –Una foglia volava da sola nel vento. Una foglia piccola e inarrestabile. Il suo nome era..

BETTA – Betta!

AUTORE – Perché no? Betta era una foglia nata e cresciuta come tante altre. Sorse di maggio, spuntò e rimase incantata da come il mondo fosse meraviglioso e verde. Verdi erano gli alberi, verdi erano i cespigli, verdi erano le memele, verde era il grande prato del Re. Divenne grande in fretta, ma non molto grande. Era alta circa due centimetri in meno rispetto alle sue sorelle. Certo, per una bambina in carne ed ossa due centimetri sono pochi, ma per una foglia sono tantissimi. Anche il suo colore non era lo stesso. Blu. Una foglia piccola e blu, su un albero di foglie grandi e verdi. Ma Betta aveva qualcosa di molto speciale.

Quando il vento soffiava ad Est, le tutte le foglie piegavano le loro punte verso Est, seguendo la direzione del soffio. Stessa cosa ad ovest, a sud e a nord. Betta no. Faceva l’esatto contrario. (Bettafa unapantomima di ginnastica) Quando il vento soffiava ad est, Betta si inclinava ad ovest. Se il vento soffiava ad ovest, Betta si inclinava ad est. Se il vento andava a nord, lei si piegava a sud, e viceversa. Sempre nel senso opposto. Betta non era molto simpatica alle sue compagne.

“Una foglia piccola, azzurra e dispettosa. È azzurra come certi insettacci velenosi. Puah!”

E betta era triste. (BETTA piange) Molto triste (BETTA piange più forte) Tristissima!

BETTA – (di nuovo da attrice drammatica) O me infelice, oh numi infausti, sciagura..

AUTORE – Bene, può bastare. Ma ecco che un giorno il vento cominciò a soffiare fortissimo nel prato del Re, ed ecco che tutte le foglie cominciarono a svolazzare di qua e di là. Aiuto, gridavano disperate, sembrava non ci fosse più speranza. Una sola rimase al suo posto. Era proprio Betta. Il vento, per quanto soffiasse forte, non era riuscito a spostarla. Come mai? Ma è semplice! Ricordate cosa faceva Betta quando il vento soffiava ad Est? Si inclinava ad Ovest (di nuovo pantomima ginnastica). Per Betta questa era una ginnastica potentissima, che l’aveva resa tanto forte da resistere alla tempesta. Ma Betta fece di più. Quando vide le sue sorelle in difficoltà si staccò dall’albero, volò, le raccolse una per una (l’Autore getta in aria un mucchio di foglie, Betta le prende una per una e le posa tra le dita di lui) e le rimise al suo posto. La sua ginnastica l’aveva resa tanto forte da riuscire a volare. Le foglie del memelo erano sane e salve. Le altre foglie ringraziarono la loro compagna Betta, e da quel giorno non l’avrebbero mai più presa in giro. Oggi la luce azzurra della piccola Betta risplende insieme alle altre, e lo spettacolo è magico, nel giardino di Re Nasone.

BETTA – Chi è Re Nasone?

(in movimento, l’AUTORE sparisce dietro il fondale)

AUTORE

Re Nasone era il re

(Betta resta in scena e prende appunti)

Di un grande villaggio

Ed ecco perché

Un mattino di maggio

A questo buon Re

Onesto di cuore

Venne un mattino

Un gran raffreddore!

BETTA – Etciù, etcià

AUTORE – E il vento soffiava

BETTA – Etcì, etcè

AUTORE – E il gallo cantava. Ed Etcereccì…

BETTA - …ed etceretciù…

AUTORE –Il povero Re…

INSIEME – Non ne poteva più!

AUTORE – (sbuca da dietro il fondale vestito da Re Nasone) Tu! Proprio tu! Sai dirmi che cos’è (si indica il naso, BETTA imita i suoi gesti) questo? Un naso, esatto. E sapete dirmi quanto è grande un naso? (Betta dal palco alza la mano, ma lui la ignora) E che cosa succede se con una piuma facciamo il solletico dentro un naso? Bravi, starnutiamo. Chi di voi sa dirmi quanto va veloce l’aria di uno starnuto? (Betta alza la gamba come fosse una mano) L’aria di uno starnuto viaggia velocissima. Più veloce di una macchina sportiva. Betta, hai per caso una domanda?

BETTA – Si! E allora perché ogni volta che starnutiamo non accade una tempesta?

AUTORE – Semplice! Perché i nostri nasi sono molto piccoli. Invece Re Nasone aveva un naso enorme, lungo tre mezzi metri e mezzo, grande quanto la bocca di un coccordillo gigante, così capiente da contenere in ogni narice quattro tacchini, cinque polli arrosto e un intero pranzo, fatto di primo, secondo, contorno, frutta e dolce

BETTA – Caffè?

AUTORE – Si, grazie. Un naso così non si era mai visto in nessun libro di fiabe del mondo. Dovete sapere che Re Nasone era un Re piuttosto eccentrico. Sapete cosa vuol dire “Eccentrico”? No! Ve lo spiego subito. Eccentrico significa fuori dal centro. Re Nasone destinava il centro, i contorni, proprio come il vento, che vola via e nessuno sa dove va. Ma facciamo un piccolo esempio.

BETTA – (suona un jingle con la tromba) Prima regola della corte dei Re. Mai mostrarsi ai propri sudditi senza la corona.

AUTORE – (da Re Nasone) Se c’è una cosa che detesto sono proprio le corone. Sono scomode, pretenziose e non servono a niente. In inverno non tengono nemmeno al caldo la testa. Infatti io metto sempre il cappello.

BETTA – (Jingle) Seconda regola regale della corte dei re. Mai parlare con un suddito che non si inginocchia (si inginocchia)

AUTORE – Se c’è una cosa che mi da fastidio è vedere la gente che si inginocchia. Ehi tu, cosa fai lì per terra? Hai perso la dentiera? Che fai lì? Cosa sei un cagnolino? E mettiti composto! (si alza) Bravo, visto come sei più bello così?

BETTA – (Jingle) Terza regola del re regale della regalissima corte regale dei re. Mai dare troppa confidenza al popolo!

AUTORE – Scusate, ma qui devo scendere. (raggiunge Betta) Re Nasone amava il suo popolo! Ogni mattina, quando il sole spandeva i suoi raggi nel palazzo e i nobili si riunivano per fare colazione a corte, Re Nasone trovava sempre una scusa per andarsene. Diceva sempre “Scusate, oggi non ho appetito”. Oppure…

BETTA – Mi sento stanco, credo che resterò a letto.

AUTORE – Oggi ho un mal di testa!

BETTA – Devo sbrigare delle faccende in città…

AUTORE – Andava nella stanza della sua bellissima figlia, che si chiamava

BETTA – Betta!

AUTORE – Perché no? Si cambiavano, vestivano panni modesti e se ne andavano a passeggiare per tutto il villaggio. (Betta canta, si prendono per mano e passeggiano sul posto) Signora Ortensia, che belle petunie ci sono sul suo terrazzo! Marcello, vedo che hai cambiato l’insegna del negozio! Ottima scelta! Carletto, cosa fai lì? Anche oggi hai marinato la scuola? Birbante! Tutte quelle persone sapevano che quello era Re Nasone, ma facevano finta di nulla. Certo, perché se i nobili lo avessero scoperto si sarebbero molto arrabbiati! Chissà cosa direbbero quei parrucconi spellacchiati dei nobili se ci vedessero  qui a passeggiare? (ridono) Tutti amavano Re Nasone. Beh, a dire il vero, quasi tutti. (vanno a centro palco preoccupati).

I nobili odiavano il re.

I nobili odiavano il re.

I nobili odiavano odiavanoodiavano il re, sapete perché?

I nobili si lamentavano.

I nobili si lamentavano.

I nobili si lamentavano e odiavano il Re. (prendono entrambi le maschere)

Sapete perché?

BETTA – Re Nasone ci tratta male.

AUTORE – Re Nasone non ci rispetta.

BETTA – Re Nasone dice che dobbiamo essere generosi con il popolo.

AUTORE – Puah, il popolo

BETTA – Puah, il Re

INSIEME – Puah, puah, puah. Non ci va, non ci va e non ci va.

AUTORE – Re Nasone si prende gioco di noi.

BETTA – Re Nasone ci umilia.

AUTORE – Re Nasone non rispetta il nostro nobile sangue blu.

BETTA – Re Nasone è maleducato.

AUTORE – Re Nasone è poco elegante.

BETTA – Re Nasone puzza.

AUTORE – Re Nasone è un pessimo Re!

INSIEME – Puah, puah, puah. Non ci va, non ci va e non ci va.

AUTORE – Ma di che cosa vi lamentate?? Diceva sempre Re Nasone.Sietericchi, vivete in un palazzo, avete polli arrosto a pranzo e cena, eppure questo non vi basta, volete sempre di più! Ma le vostre mamme non vi hanno insegnato che il troppo stroppia? Da oggi in poi ciascuno di voi dovrà versare tre monete d’oro ogni settimana nelle casse del regno. Servirà ad aiutare i più poveri del villaggio. E non voglio sentire storie, chiaro?

BETTA – Ma non è giusto! Di questo passo i poveri non saranno più poveri, e noi smetteremo di essere super ricchi, e dovremmo accontentarci di essere ricchi! Non possiamo accettarlo!

AUTORE – E invece lo accetterete! Quant’è vero che io sono il re e voi un manipolo di nobili avidi e ottusi! (Betta guaisce e va dietro il fondale). Che dite, ho esagerato? E beh, che volete farci, io sono così. Se c’è una cosa che mi dà fastidio, sono le ingiustizie. Ma a voi vi pare giusto che i ricchi abbiano tutto e i poveri niente! Secondo me non va bene così! Se te sei ricco, significa che hai più cose degli altri, e va bene, ma perché devi volere di più? Cosa vuoi tutto per te? E una volta che hai tutto, cosa ci hai risolto? Vi confesso che io, certe volte, gli esseri umani proprio non li capisco. Eppure sono uno di loro! Non vengo mica da Marte! Una volta un mio amico mi ha detto “Nasone, vuoi vedere la mia collezione di fucili?” E io gli ho risposto “Si, ma prima devi vedere la mia collezione di conchiglie!” “Si, volentieri, e dove la tieni?” “La tengo su tutte le spiagge della terra!”.

(Entra BETTA vestita da marchese de prosciuttis)

Speriamo che non me la ruba. Oh,ma cos’abbiamo qui! Il cattivo. E certo, in ogni storia che si rispetti deve esserci un cattivo. Dicci un po’, come ti chiami?

BETTA – Marchese de prosciuttis.

AUTORE – E cosa vuoi?

BETTA – Voglio… il potere!

AUTORE – E perché?

BETTA – Per avere… il potere!

AUTORE – E cosa ci fai con tutto quel potere?

BETTA - Beh, il potere può, ehm, voglio dire, insomma! Questi non sono affari vostri! Io mi prenderò tutto il potere, e una volta che avrò più potere sarò..

AUTORE – Più potente?

BETTA – Esatto. (risata malefica)

AUTORE – (da qui, BETTA a soggetto reagisce mimando ciò che l’autore descrive) Il marchese De Prosciuttis era molto diverso dagli altri nobili. Se ne stava sempre buono buono e non protestava mai. Diceva sempre ‘Agli ordini, Maestà. Sono qui per servirvi, maestà. È sempre un piacere, Maestà’.

 Ma il suo cuore era pieno di rabbia.

Come le spiagge son piene di sabbia.

Come la pasta è piena di sugo.

Come è salato il prosciutto crudo.

A prima vista sembrava un dolcetto.

Ma aveva in corpo un gran bel demonietto.

Tutto elegante e cerimonioso. Aveva l’animo…

BETTA – Puzzolentoso.

AUTORE – Il Marchese De prosciuttis. Un uomo salato come il prosciutto e cattivo come un brutto diavolaccio nero e puzzolente. Pensate che l’unica volta che tentò di annusare un mazzo di fiori questi appassirono all’istante. Al suo arrivo, i bambini smettevano di giocare e i cani abbaiavano spaventati. (Il marchese abbaia). Il Marchese aveva sempre odiato il Re. Non perché il Re gli avesse fatto qualcosa di male. Lo odiava e basta, perché certi cattivi delle favole odiano tutto e tutti e non c’è un perché. Re Nasone era il Re più amato di tutti i tempi, e questo al Marchese proprio non andava giù. Nemmeno se beveva dieci bicchieri d’acqua. (intervista) Signor Marchese, buonasera.

BETTA – Buonasera.

AUTORE – Come sta?

BETTA – Benissimo.

AUTORE – Come procedono i suoi piani malvagi?

BETTA – Alla grande! Ho appena avvelenato il Re e sua figlia Betta.

AUTORE – Ah si? E adesso il Re è morto?

BETTA – No. Il veleno non ha funzionato. Invece di morire, si è ammalato di un brutto raffreddore.

AUTORE – Oh che peccato. Che veleno ha utilizzato?

BETTA – Il succo di foglia blu!

AUTORE – E’ un veleno molto potente?

BETTA – Caspiteraccia!

AUTORE –E che effetti ha?

BETTA – Chiunque lo prende, si trasforma all’istante in una foglia blu (esibisce una foglia blu).

AUTORE – E quella è…

BETTA – Si!

AUTORE – Betta?

BETTA – Si! Dovevo eliminare anche lei, altrimenti sarebbe cresciuta e mi avrebbe ostacolato.

AUTORE – Complimenti, signor Marchese. Lei è davvero brutto e cattivo.

BETTA – Non mi faccia arrossire.

AUTORE – E ci racconti, chi le ha dato quel veleno?

BETTA – I Pinzi…Pilzigna…I Frinz…ah, al diavolo, non riesco mai a dirlo.

AUTORE – Vuol dire I Pinzillaccheri?

BETTA – Si! Loro! Le creature malvage che vivono nel castello di polvere nera!

AUTORE – E cosa le hanno chiesto in cambio?

BETTA – Loro vogliono anime! Quando vuoi uccidere qualcuno, loro ti danno il veleno. La tua vittima si trasforma in una foglia, e tu devi consegnegnargliela.

AUTORE – E come farà ora a liberarsi del Re?

BETTA – Ho già un piano. Un piano malefico. (risata malefica)

AUTORE – Re Nasone non era morto, ma si era ammalato di un terribile raffreddore. Ed essendo Re Nasone, il suo raffreddore era parecchio grande. Ogni starnuto faceva alzare il vento, scoperchiava i tetti delle case, spettinava gli alberi e faceva volare i bambini come coriandoli. Etciù, etciù, etciù! Gli starnuti del Re tuonavano forte nel palazzo reale. I nobili erano sconcertati, e non sapevano cosa fare. “E se il Re per sbaglio starnutisce sulle nostre ricchezze? Perderemmo tutto!” “E se fosse contagioso? Io non voglio prendere il raffreddore!” “Avere il raffreddore! Che cosa volgare! Molto meglio la tosse, è una malattia più elegante”. Come faremo? Come faremo? In quel momento intervenne il Marchese De Prosciuttis.

(L’Autore sta nascosto dietro Betta e la doppia, ed esce fuori durante gli a parte)

“Non temete, miei cari colleghi. Ci penserò io a curare il Re da questo terribile raffreddore. Lo porterò da un medico, mio caro amico – BUGIA! IL MARCHESE NON AVEVA AMICI! – e lo cureremo come si deve. Ci vorrà poco, poiché questo medico si trova al Villaggio Vicino. – Bugia! Il Villaggio Vicino non era vicino per niente! Era più lontano del villaggio più lontano dal villaggio del Soffio! – Preparerò una carrozza speciale e vi condurrò personalmente Nostra Maestà”

(da dietro, l’Autore si accuccia e Betta mima di cavalcare una carrozza)

Fece preparare la carrozza e i cavalli, caricò il Re e si mise in viaggio.

(Betta scende, da un calcio a Ro, che rotola)

Ma quando furono nei pressi di un precipizio, TRUNGHETE! Diede un calcio al Re e lo spedì dritto dritto nel burrone.

(Betta esce dal personaggio e insieme andiamo a guardare nel burrone)

Era un burrone altissimo, il Re era spaventato, (Autore si siede e fa per cadere) cadeva e cadeva, e sembrava non ci fosse più speranza. Cadeva e cadeva, e il paesaggio correva veloce davanti ai suoi occhi terrorizzati.

Cadeva, cadeva, e cadeva, e sembrava che la sua fine fosse vicina. Ma poco prima di atterrare, gli parve come di sentire la vocina di sua figlia Betta.

BETTA- Papà, papà, fatti il solletico nel naso! Fatti il solletico nel naso!

AUTORE- Ottima idea! Il Re staccò una piuma dal suo mantello, si solleticò il naso, e cominciò a starnutire, starnutire e starnutire, e il vento cominciò a soffiare

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BUM!

Era a terra. Sano e salvo. Si guardò intorno, e gli sembrò di essere in un sogno.

“Ma dove sono finito?” pensava. “Non avevo mai visto un posto tanto incantevole. Eptcià. Che begli alberi, e che bella vegetazione. Sembra proprio un paradiso…allora forse sono morto. Che brutto vigliacco quel Marchese. Mi ha proprio ucciso. E vabè, pazienza. Almeno sono in paradiso. E che bel paradiso.”

BETTA- Ma no che non era in paradiso.

AUTORE- “Che begli uccellini ci sono qui. E si, devo essere proprio in paradiso. Epticà. Un momento. C’è qualcosa che non va. Se sono morto, come mai ho ancora il raffreddore? I morti non possono ammalarsi. O forse si? Oh, ma allora questo significa che dovrò tenermi questo brutto raffreddore per tutta l’eternità! Pazienza…ci sono problemi più gravi. Dove sarà finita mia figlia? E che ne sarà del mio popolo, ora che a comandarlo è rimasto uno stuolo di nobili viziati e arroganti? Ma allora è così? Sono morto? ”

BETTA/HELMUT- “Certo che sei morto!”

AUTORE- “Davvero?”

BETTA- “SI! E io sono il presidente degli Stati Uniti D’Australia!”

AUTORE-“Non esistono gli Stati Uniti D’Australia!”

BETTA-“Lo so, stupidone! Sei piuttosto ingenuo per essere un Re, sai?”

AUTORE- “Chi parla?”

BETTA- “Sono qui”

AUTORE- “Qui dove?”

BETTA- “Qui, proprio dove sei tu”

AUTORE- “Sei la mia coscienza?”

BETTA- “Ma che dici? Sono Helmut, e sono proprio sulla tua spalla”

(Si volta, si guarda la spalla, si spaventa e tenta di schiacciarlo)

“Ma cosa fai? Non voglio mica pungerti!”

AUTORE- “Che razza di bestiaccia sei?”

BETTA- “Sono un calabrone chiacchierone, e non sai da quanto tempo ho sognato questo momento! Finalmente un umano con cui parlare, parlare, parlare. Su quest’isola non c’è mai nessuno con cui fare un po’ di conversazione. Gli animali dicono tutti una sola parola. Gli uccelli dicono CIP, i serpenti dicono BZ, i leoni dicono AR. L’unico animale che sa dire qualche parola è il pappagallo, ma io detesto i pappagalli. Non fanno che prenderti in giro! Tu gli dici ‘buongiorno’ e quelli ti rispondono ‘buongiorno’. Gli dici ‘come va?’ e loro ‘come va?’, e allora io mi innervosisco e me ne sto zitto. Invece tu sei un umano! E per giunta sei un Re! Chissà quante cose avrai da raccontarmi! Potremmo parlare di storia, di filosofia, di geografia, di mangiarini, che ne dici? Re? Ti ho fatto una domanda…la buona educazione vuole che a una domanda segua una risposta! Re? Re? Re? Re? Re? Re?

AUTORE-“Cerca di stare un po’ zitto!”

BETTA- “(piange e farnetica)”

AUTORE- Helmut, io

BETTA- (farnetica più forte)

AUTORE- Helmut, mi dispiace

BETTA- (Piange Fortissimo)

AUTORE- Oh…ETCIU’!

 BETTA- “Che brutto raffreddore! Come te lo sei procurato?”

AUTORE- “Non lo so”

(tira fuori uno stetoscopio)

BETTA- “Vuoi che ti visiti?”

AUTORE- “Ma tu sei un calabrone! Che ne sai di medicina?”

(AUTORE racconta questa cosa mentre BETTA lo visita) E il Re scoprì che Helmut non era solo un gran chiacchierone, ma anche un ottimo medico. Sull’isola in cui viveva, tempo fa approdò una nave piena di libri, e quel gran curiosone di Helmut si intrufolò dentro e li lesse tutti, uno per uno. Molti di quei libri trattavano di medicina.

BETTA- “Caro Re, anzi, caro Nasone, il raffreddore di cui ti sei ammalato è il temibile RaffreddoriusTremendus e FortissimusSisalvichipuorunt. E c’è un solo antidoto: il succo di foglia blu. Ma purtroppo esiste un solo modo per procurarselo, e in qualità di medico di corte te lo sconsiglio vivamente.”

AUTORE- “Parla! Dove posso trovarlo!” (lo strozza)

BETTA- “Gli unici a possederlo sono le più terribile creature mai esistite.

AUTORE-Chi?

BETTA- I frinzinzarz…i fintrillazt…non riesco mai a dirlo.”

Aiutiamolo, amici!

(scrive sulla lavagna il nome)

PIN

ZIL

LAC

CHE

RI

BETTA/HELMUT- I pinzillaccheri! Piccoli e brutti come tante polpettine di puzza. Neri neri come palle di pelo di corvo. Malvagi come la pece, come la peste, come le paste.

AUTORE - Ma le paste sono buone!

BETTA/HELMUT - C’è da stare molllllllllllto attenti! (resta in freeze minacciosa)

(Qui, mentre HELMUT è in freeze, l’AUTORE coinvolge i bambini in un’improvvisazione nella quale si decide di fare uno scherzo a Helmut. Li veste da pinzillaccheri e li fa salire sul palco. Helmut si sveglie, li vede e si nasconde spaventato. L’autore li rimanda a posto)

AUTORE - Comunque, il Re non era solo forte, gentile e intelligente. Era anche molto coraggioso.

AUTORE/RE- “Andrò da loro. Se non mi passa il raffreddore, non posso tornare nel mio regno e salvare mia figlia”

BETTA- “Ma maestà, siia ragionevole!”

AUTORE- “No, tu sii ragionevole. Andrò dai pinzillaccheri.

BETTA- “Ma maestà!”

AUTORE- “E tu verrai con me.”

BETTA- “Io? Beh, ma io avrei un impegno…” (va via per tre volte e il Re lo recupera)

AUTORE- “Tu non hai impegni, sei solo un calabrone chiacchierone, e verrai con me. Se avrai paura, potrai nasconderti nel mio taschino. Ora andiamo. Arriveremo al castello prima che faccia buio”

BETTA- Mi piace!

AUTORE- Helmut aveva tanta paura da scuotere tutta la casacca del Re. Ma il Re avanzava, solenne, fiero. Camminarono per tre giorni, tre notti, tre mattine e tre pomeriggi. Quando fu entrato nel castello, vide un uomo e lo riconobbe subito. Era il Marchese De Prosciuttis. Cattivone della malasorte! Era lì davanti ai pinzillaccheri.

(BETTA esce dal nascondiglio da Marchese de Prosciuttis)

AUTORE doppia BETTA: “Il vostro veleno non ha funzionato! Il Re doveva essere stecchito sul colpo, ma non è morto, si è solo ammalato di un terribile raffreddore. Non disturbatevi. Ci ho pensato io a farlo fuori”

(da dietro, Re Nasone) Maledetto cattivone della malasorte! E’ stato lui ad avvelenarmi!

“e ora che quel pancione, lardone, nasone ciccione è fuori gioco, (risatina), sono io il capo indiscusso del villaggio del soffio” (Re Nasone esce allo scoperto) “E ora che ho raggiunto i miei scopi malefici, ora che il re e quella puzzola rompiscatole della figlia sono, come dire…morti (risatina) eccovi la vostra ricompensa”

E porse ai Pinzillaccheri una fogliolina blu.

Re Nasone andò su tutte le furie, e non si trattenne.

“Così sei stato tu ad avvelenarmi. Cattivone! Sapevo che non potevo fidarmi di te”

BETTA/DE PROSCIUTTIS “Ma maestà, non è vero, sono stati loro, questi esseri orribili a costringermi!”

E questo, amici, fu un grande errore. (il Marchese si spaventa) Perché i Pinzillaccheri non erano cattivi come si pensava. Ma se li facevi arrabbiare, ti polverizzavano all’istante.

Il Marchese era spacciato

AUTORE FA PER ANDARSENE

BETTA- “Ehi! Dove stai andando? (sclera) Voglio sapere come finisce la storia!

AUTORE- “Come si dice?”

BETTA- “pfrv”

AUTORE“Come?”

BETTA- “prf”

AUTORE- (a tutti) Come si dice?

TUTTI- “Perfavore!”

AUTORE- “Oh, allora vi dico che la nostra favola, come tutte le favole scritte per i bambini buoni, finisce, come si suol dire, con un lieto fine.” La fogliolina (mima) Blu che il Marchese ha portato in dono ai pinzillaccheri volò sul naso del Re, e il raffreddore svanì all’istante.

Un grande lampo di luce blu abbacinò gli occhi del Re, e questi sembrò svegliarsi da un sogno.

Quando li riaprì, era di nuovo nel suo letto. Senza più il raffreddore, ma senza la sua piccola Betta.

AUTORE- “Allora è stato tutto un sogno…ma la mia dolce figlia è sparita, e non si trova più. Povero me, povero me” E piangeva, piengeva, piangeva, e per asciugarsi le lacrime si frugò nel taschino ed estrasse una piccola foglia blu. Non appena questa venne con contatto con le lacrime del buon Re, prese vita, svolazzò sul cuscino e all’istante crebbe, divenne grande come una giovane donna, e quando il viso ebbe preso sembianze reali, Nasone riconobbe sua figlia.

La gioia del Re fu grande. “Figlia mia!” disse, e la abbracciò e la baciò come mai prima d’ora aveva fatto. “Figlia mia, che gioia riabbracciarti! Ma allora non è stato un sogno”

BETTA/HELMUT- “Ancora con questa storia che tutto è un sogno! Come siete sdolcinati voi umani!”

AUTORE- “Helmut! Ma allora tu esisti!” (lo abbraccia)

“Certo, esisto, ma non esisterò a lungo se continui a soffocarmi così! Morirò asfissiato! La sai l’asfissia è un sintomo bla bla bla bla bla (continua a parlare senza volume)”

AUTORE- Helmut era un gran chiacchierone, ma era molto saggio. (pantomima investitura) Così Nasone lo nominò consigliere ufficiale di sua meastà, e gli diede l’incarico di scrivere tutti i discorsi ufficiali.

Divenne anche medico di corte, e fu tanto eccellente il suo operato che da ogni dove accorrevano per farsi curare dal Conte Helmut.

Dopo quest’avventura persino i nobili capirono che l’avidità non porta mai a niente, e che l’amore ed il coraggio sono le uniche strade che portano alla felicità. Smisero di essere avidi, e capirono che senza Re Nasone il Villaggio del Soffio non sarebbe stato il luogo incantevole che era, e che è tutt’ora.

Divenirono generosi e modesti, e tutti insieme collaborarono per trasformare il Villaggio in un luogo ancora più meraviglioso di quanto già fosse.

Il popolo fu contento di riabbracciare il suo amato Re, e come in tutte le fiabe che si rispettano,

(tornano al libro, BETTA LEGGE)

BETTA- Vissero tutti, ma proprio tutti, ma proprio proprioproprio tutti tutti, felici e contenti.

(INCHINO)

AUTORE

E l’autore, cari bimbi

Coi grembiuli tutti stinti

Vi saluta e vi riaspetta

Per un’altra favoletta.

Se sarete già cresciuti

Coi faccini già barbuti

Non scordatevi, bambini

Che eravate piccolini

Con la testa e con il cuore

Tra le mani d’un autore.

(BETTA lo guarda)

E di un’attrice

(fine)

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