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RECITAL

liberamente ispirato al romanzo

“La gabbianella ed il gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepulveda

Testi:  Marco Ceccarelli

Musiche: varie

PERSONAGGI

NARRATORE + VOCE FUORI CAMPO

STORMO GABBIANI

GABBIANELLA MADRE KENGA

GATTO ZORBA

BAMBINO

GABBIANELLA FORTUNATA

GABBIANO CAPOSTORMO

GATTO 1

GATTO 2

COLONNELLO

SEGRETARIO

TOPO 1

TOPO 1 femmina

TOPO 2

TOPO 2 femmina

TOPO 3

DIDEROT

POETA

CORO

Gabbiano gabbia-no (testo modificato, solo base)

Siamo gatti (su base)

La gatta (testo modificato, solo base)

Se ci credi (testo modificato, solo base)

L’amico dei perché (solo ritornello)

BALLI

e volare volare

Uno su mille e Non mollare mai

volare e gabbiano gabbia-no

basket case

siamo gatti

se ci credi

SCENA 1

SCENOGRAFIA:palco con tende chiuse, luci basse soffuse con SOTTOFONDO MUSICALE[1]

 

PERSONAGGI: Narratore(è vestito come uno di quegli irlandesi da film: braghe a tre quarti, giacca scozzese, un berretto tipo coppola, un bastone per la passeggiata e una pipa); Ballerini rap (Fillo e Lucia)

Dopo la SIGLA INIZIALE[2], dal fondo entra il Narratore di questa storia.. Inizia a parlare mentre cammina, con voce chiara e decisa, senza fretta. Arrivato sul palco si ferma fuori dalle tende.

Narratore: Non ci avevo mai pensato. Ma chi l'avrebbe mai detto? Ma chi l'avrebbe mai detto! Lei?! Lei, ad esempio, l'avrebbe mai detto? E invece è proprio così. Lo so, lo so: non mi guardi così. Anch'io sono sorpreso quanto voi.

La storia che devo raccontarvi oggi è diversa da tutte quelle che ho raccontato fino ad ora. Ed io, modestamente, sono un signor narratore!

Oggi su questo palco - ascoltatemi bene perché qui (e indica il palco col dito) proprio qui sta la novità- su questo palco non saranno brave persone ad insegnarci come non comportarci da animali (lo dice con disgusto quasi) in questo mondo; (pausa...Poi solenne scandendo:) saranno gli animali che ci insegneranno ad essere brave persone.

Del resto, io ho girato molti teatri e ho visto che in fondo non è sempre vero che gli uomini e gli animali sono molto diversi tra loro. Io ad esempio a scuola sono un somaro, a volte mi sento solo come un cane, bevo come un cammello e puzzo come un maiale…. Vedete? Non sono una persona: sono uno zoo! Ma gli animali a volte sanno insegnarci di più di qualche maestro. Se non ci credete, state a guardare… (pausa) E ora in rima - ragazzi che talento che ho!-:

Parte la BASE FUNKY[3]: Il narratore viene accompagnato (alle spalle davanti alla tenda) da due ragazzi che ballano un semplice rap sulla base (in questa scena sono liberi Lucia e Filippo; gli altri si stanno preparando per la  scena successiva).


Amici miei preparatevi ad imparare

perché gli animali ci vogliono insegnare

ci vogliono far capire che la vera felicità

È pensare che non è sempre un male la diversità;

E che se impareremo, per chi ha bisogno, ad allungare una mano

Solo allora, con sincerità, potremo dire "Tu mi ami ed io ti amo"

Che forse non è difficile riuscirci ad amare

Ma è impossibile se nessuno ci vuole provare!

E ora vi lascio a divertirvi con questi che non sono umani

Ma prima di andarmene, per favore, battetemi le mani!

Si inchina e dopo l'applauso escono il narratore e i due ballerini


SCENA 2

SCENOGRAFIA: sfondo su compensato con mare, cielo e barca

PERSONAGGI: cinque gabbiani + Gabbiana Kenga (con ali bianche legate alle braccia a braccia aperte); Capitano stormo (un cappello in testa e un portamento militare)

Le tende si aprono in posizione ci sono i 6 gabbiani.

La prima è la mamma della gabbianella (Kengah) che dovrà poi rimanere in scena.

Il gruppo fa un BALLETTO sulla musica di "E volare volare[4]

KENGA: Questa è la mia musica preferita…. Quel tipo, quello di cui si parla nella canzone, Francesco, è un tipo famoso, dicono, che andava in giro per il mondo parlando agli animali. Pensa te: parlava con gente come me. Secondo me però non parlò con tutti tutti…

Entra un altro gabbiano (il capogruppo, il Capitano) ha un cappello in testa e un portamento militare

CAPITANOS.: Kenga è da molto che parli da sola? No, perché a casa mia quelli che parlano da soli li chiamiamo… matti!

KENGA: Ah, anche a casa mia, signor capitano (si mette sull'attenti)

CAPITANO: comoda comoda Kenga

(Allora K si appoggia su di lui, braccia sulle spalle. Il C la guarda male e dopo una pausa le dice:)

Forse così è troppo comoda signora Kenga. (Lei si sposta e si scusa). A proposito: chi è che parlava agli animali?

KENGA: Boh! Un tipo della canzone di prima… Secondo me però è impossibile che abbia parlato con tutti gli animali… Dai, capitano… come, come ha fatto ad esempio a parlare ai pesci (e fa la bocca del pesce). Ma ce lo vede il tipo? (e fa ancora la bocca del pesce) Eh eh… con le bisce? Provaci a parlare con la biscia (con la lingua fa come il serpente). Se parli ad una biscia da vicino finisce che gli sputi in un occhio poi quella se ne va arrabbiata! Poi… figurati se ha parlato con tutti gli animali. Secondo lei capitano le sembra che ‘sto Franceso ha parlato con una puzzola? O coi burdigoni?

CAPITANO: Va beh Kenga, visto che la vedo carica, prima che vada avanti con le sue (scandisce) "I N T E R E S S A N T I" teorie volevo solo informarla che lo stormo parte per la caccia tra qualche minuto. Quindi ero solo venuto a dirle di prepararsi….

KENGA: Non c'è problema signore: Kenga è sempre carica!

CAPITANO: Già! E' questo che mi preoccupa! (dicendo così esce)

KENGA: Dunque pronti a partire! La vita di noi gabbiani è fatta di continui voli per andare a caccia di cibo e per girare il mondo vedendo posti meravigliosi.

Sapete: volare è tutto quello che abbiamo. Per noi gabbiani volare significa vivere…

Voce fuori campo (tipo aeroporto): dlen-dlon Attenzione prego: lo stormo dei diavoli rossi è pronto al decollo. Partenza dallo scoglio 5

KENGA: Questa è la mia squadra. Devo andare: Viaaaaaaaaaaaaaa (ed esce correndo)


SCENA 3

SCENOGRAFIA: tende chiuse, tazza per il narratore

Si chiudono le tende parte il sottofondo musicale[5];

 entra il narratore dalla porta laterale fingendo di bere una tazza di the.

Narratore: Scusate. Ma io ho certi orari da dover rispettare: devo gestire il mio stomaco. Se la pancia è vuota allora devo provvedere. E se la pancia è piena allora devo….ehm…(cambiando subito discorso) Ma non vorremo mica parlare solo di gabbiani !?! C'è anche un'altra metà del cielo, ragazzi miei: quella sotto le nuvole. Quella in cui vive un grosso gatto, un po’ pigro, come tutti i gatti del resto. L'unico gatto che ho visto rendersi utile è il gatto delle nevi. Già: bella la vita del gatto. Mangi, dormi e poi… dormi, mangi… e poi…. Ehiiiiiiiii (sorpreso): o io sono un gatto o i gatti vivono come me. Mentre vado riflettendo su questa cosa vi lascio con ZORBA, il gatto della nostra storia (esce e parte uno Stacco musicale[6])

SCENOGRAFIA: interno di una casa su compensato (libreria, finta finestra con tende vere ecc.) con poltrona tavolino e lampada (oggetti reali)

PERSONAGGI: Zorba, bambino padrone

Mentre c'è uno stacco musicale si aprono le tende: su una grossa poltrona dorme un gattone. Poi entra un bambino, il padrone del gatto. Finché c'è il bambino Zorba fa sole delle facce mentre una voce fuori campo gli da le parole

BAMBINO: Zorbaaa. Non puoi sempre dormire

ZORBA (voce fuori campo): E chi l'ha detto (fa il gesto con la mano mentre il bambino non guarda. Poi il bambino si gira per guardarlo e lui sorridendo gli fa:) Miaooooooo

BAMBINO: Spero che quel miaoooo significhi: si Tom, hai ragione tu. Comunque adesso devo andare. C'è Betty che mi aspetta a casa sua.

ZORBA VFC: Bravo marpione!

BAMBINO: Cerca di non combinare dei guai quando sono via

ZORBA VFC: E quando mai?! Sono un gatto rispettabile io

BAMBINO: Comunque ti ho lasciato qualcosa da mangiare nella ciotola…

ZORBA VFC: Speriamo non quella schifezza dei croccantini di pesce

BAMBINO: Una bella scodella di croccantini di pesce (glielo dice dandogli un pizzicotto sulla guancia) così sei contento.

ZORBA VFC: Ecco appunto! E quelli te li magni te

BAMBINO: Sarò a casa verso le otto (ed esce)

ZORBA VFC: E chissenefrega. (appena uscito il bambino Zorba si guarda intorno, si accerta che sia davvero uscito, poi si alza e con la sua voce comincia a parlare:) ZORBA:Yahooooooooooooooooooooo! Finalmente libero! Che gente strana questi uomini. Vorrei veder loro a mangiare i croccantini di pastasciutta o i croccantini di tortellini. Il pesce è pesce! Insomma. Credo che andrò a fare un giro dal frigo. E' proprio vero: quando il gatto non c'è i topi ballano!! (ride poi si ferma) Un momento: sto proverbio mi sembra un po’ razzista. Va beh, comunque il senso l'avete capito. Allora: a caccia nel frigorifero! Anzi, credo che chiamerò anche qualche mio amico. Io ho moltissimi amici, anche famosi. Vi ho mai parlato del mio amico stilista?. E' famosissimo; si chiama

CAMICIO. L'ho conosciuto in Cina quando andai a trovare mio zio MIAO ZE TUNG, un grande studioso. Quando andai a trovarlo mi diede anche un libro da leggere, un libro sui primi gatti cristiani nel mondo: il libro, forse l'avete letto anche voi, si chiama "I Gatti degli Apostoli".

Ora vado a telefonare a tutti i miei amici per fare uno spuntino. Ah! Se dovesse tornare il mio padroncino fatemi un fischio… Ma se non arriva lasciatemi ripulire la cucina. Credo che ci sia rimasto anche del pollo nel forno…. Ah! Sapete perché noi gatti abbiamo paura del forno? Perché se ci rimaniamo dentro (pausa) facciamo le fusa!!!! Vado…… (ed esce. Si spengono le luci lasciando il palco al buio)


SCENA 4

SCENOGRAFIA: interno casa con a lato fuori dal palco una bottiglia d’acqua ed un bicchiere, uovo di polistirolo, panino per Zorba

PERSONAGGI: Kengha (chiazzata di petrolio), Zorba, Gabbianella

Sottofondo musicale [7]per dare il senso di pericolo. Entra e gira in mezzo alla gente Kenga illuminata da una luce. E' allarmata. E' caduta in mare trovando una chiazza di petrolio

KENGHA: May Day, May Day capitano……… Mi sono abbassata nel mare e ho trovato del petrolio sull'acqua… Le mie ali… Le mie ali non mi reggono più… Quel mare è inquinato signore…. Non credo di farcela May Day, May Day…. Tento un atterraggio di fortuna… (si fa buio totale in sala).  C'è una finestra aperta in una tana degli umani…tento l'atterraggio di fortuna lì…. (girando sale sul palco e atterra sulla poltrona gridando) cadooooooooooooooooooooooooooooooo. (arrivata sulla poltrona sta ferma immobile; si accendono le luci sul palco).

Mentre si sente il ritornello [8] rientra Zorba con un panino in mano.

ZORBA: che buono questo panino, altro che i croccantini…seee, i croccantini… se li mangi lui i croccantini (morso al panino. Mentre mastica si siede sulla poltrona Kengha…smette di mangiare…smette di masticare…tocca la poltrona si alza ed urla:) Ehiii! Ma che cavolo è sta roba?

Nel frattempo Kenga si riprende lentamente

KENGA: Oh, scusami ma ho avuto un brutto incidente

ZORBA: Lo vedo! E sei conciata anche male. Non ti muovere vado a cercare un dottore

KENGA: No, è inutile. Questo è stato il mio ultimo volo. Non credo che vivrò a lungo..

ZORBA: Non dire fesserie! Ti sistemeremo e tornerai come nuova

KENGA: con le ali rotte non posso volare e se non volo non posso vivere

ZORBA: Vedrai che ti riprenderai. Ora riposati, risparmia le energie mentre io cerco aiuto (fa come per uscire)

KENGA: No aspetta. Prima che tu vada…. Forse non ce la farò ma con le ultime forze che mi rimangono voglio deporre un uovo. Fammi una promessa.

ZORBA: Ti prometto quello che vuoi, ma adesso risparmia il fiato mentre io (viene interrotto)

KENGA: Non c'è tempo: promettimi che non mangerai l'uovo

ZORBA: Ma….. Figurati

KENGHA: Promettilo!

ZORBA: Si lo prometto…dai.

KENGA: Promettimi che lo difenderai e lo farai crescere e lo aiuterai a volare

ZORBA: Siiiiii…dai. Basta con queste cose. Pensa a sopravvivere. Lo tirerai su tu questo figlio

KENGA: promettimi che gli insegnerai a volare

ZORBA: Ok, sì, lo prometto. Ora mettiti tranquilla. Fammi andare a prendere almeno un po’ d'acqua da darti, ok?

KENGA: Hai promesso, amico mio

ZORBA: si ho promesso. Ora riposa. Anzi ti chiudo anche le tende così nessuno ti disturba (esce chiudendo le tende della finta finestra e le tende del palco dietro di se; inizia a parlare davanti al pubblico). Vi sembra? Tutte a me devono capitare. Prometti continua a dire, prometti. Certo che prometto (da un angolo del palco prende una bottiglia d'acqua e versa un bicchiere) ma se si cura non ci sarà bisogno che io prometta qualche cosa. Ora le porto da bere.

Si riaprono le tende, Kenga è immobile ma in più c'è un grosso uovo di polistirolo; dietro è nascosta la gabbianella.

ZORBA: Uelà miseria! Ma che bestia di uovo che hai tirato fuori! Hai fatto proprio un gran bel lavoro! Tieni il bicchiere d'acqua te lo meriti… (glielo allunga ma lei non si muove). Prendi!?…. Eh…Prendiiiii! Ehm…. Gabbiana… miiii scusiiiii. Ecco.

Oh oh! (…) Allora non c'è l'ha fatta davvero… Quindi ora, sarò io a dover pensare a questo uovo….Ops…Ecco……..Dunque………. Forse dovrei covarlo….Già. Ma come si fa?… (prova da una parte e dall'altra poi) O cavolo….si è mosso…o cavolo…..o cavoloooooooo (L'uovo si ribalta e viene fuori la gabbianella che si stiracchia come chi ha dormito molte ore)

GABB: (guarda Zorba) Ciao! MAMMA!

ZORBA: O mamma!

GABB: Si! Mamma

ZORBA: Cioè…no no. Non hai capito! Io (impacciatissimo, ma non vuole sconvolgere la gabbianella) io…ecco…io non sono proprio proprio la mamma

GABB: Oh, siii. Tu sei la mia MAMMONA

ZORBA: Noooooooooooooo (sempre dolce ma preoccupato)

GABB: SIIIIIIIIIIIIIIIIIII (sorridente ed affettuoso)

ZORBA:Nooooooooooooooooo. O mamma mia!

GABB:SIIIIIIIIIIIIIII! Mamma mia!

Zorba esce e la gabbianella lo segue chiamandolo ripetutamente: mamma;

si chiude il sipario e riparte un sottofondo musicale[9]




SCENA 5

SCENOGRAFIA: esterno tipo vicoletto di strada con bidoni del rusco muretto ecc.. Panino per il colonnello

PERSONAGGI: Zorba, Gatto1, Gatto2, Segretario (grossi occhiali e delle biro nel taschino. Ha anche una grossa agenda), Colonnello (vestito con una giacca con i lustrini e i gradi e una grossa panza).

Narratore: (Sipario chiuso con sottofondo musicale[10]) E qui la situazione credetemi si fa complicata. Un gatto che vola non l'ho mai visto io! Allora come farà a insegnare a volare alla gabbianella? E poi dovrà farla crescere, dovrà darle da mangiare. Come farà adesso Zorba il gatto?. E' davvero un bel guaio! Speriamo che tutto si aggiusti!

Si aprono le tende è dentro c'è Zorba che gira intorno, come chi pensa. E' preoccupato

ZORBA: E questo proprio non ci voleva. Un gatto che si fa chiamare mamma da un gabbiano. Io non assomiglio nemmeno a un gabbiano. Guardatemi?! (verso la gente) Vi sembro un gabbiano? Come farò a far crescere quel pennuto. A mala pena riesco a stare dietro a me figuratevi se riesco a stare dietro un pennuto. E poi… nessuna gatta vorrebbe uscire con me. Chi vuole avere come fidanzato un gatto che si fa chiamare mamma? (nel frattempo sono entrati altri due gatti -G1 e G2-, due tipi loschi) e poi mamma di un gabbiano!

GATTO1: Chi sarebbe il gatto che si fa chiamare mamma? Abbiamo qualche mammolone da queste parti……..

GATTO2: Ohhhhhh (lo prende in giro) deve essere un gatto molto cattivo. Se vede un topo che gli fa? Gli tira dietro una ciabatta? Che pauraaaaaa.

ZORBA: Ehi?! Non si ascoltano i discorsi degli altri, maleducati.

GATTO1: (parla col suo compare) Hai capito cattivone! Dai Tom, non fare arrabbiare la mamma! Se no ti manda a letto senza cena (e ride sfottendolo). E poi non farlo arrabbiare: mammina deve tornare dalla sua gabbianella.

GATTO2: Ehi, sei proprio strano! Da quando in qua i gatti sono mamme di gabbiane. Eh? Allora mammolone. Vai in giro a combinare guai, a offendere la razza? Falla fuori quella gabbianella, mangiatela. Rispetta la nostra razza. Questo è un quartiere che ha una fama da rispettare. Hai capito? Sparisci ammasso  di pulci ciccione e mammolone.

ZORBA: Non sono mammolone…..

GATTO2: Mammolone, mammolone! E in più sei ciccione. Quindi……Vattene via, palla di grasso rotolata male, vai da tuo figlio, dai, vai, sennò assaggerai le nostre unghie

ZORBA: No grazie, non ho fame… (pausa) Comunque se volete potete venire con me: vado (sottolinea le parole) d a l  m i o  a m i c o  c o l o n n e l l o. (i due gatti cominciano ad aver paura)

GATTO1: Tu… Tu sei un… amico del colonnello

GATTO2: Il capo dei gatti del porto, anzi…. Il f e r o c e  capo dei gatti del porto.

ZORBA: Già! Siamo molto amici. E sarò contento di dirgli che per voi sono solo una palla di grasso e un mammolone ?!

GATTO2: (stupiti) Palla di grasso? (guardandosi intorno) Chi ha detto palla di grasso?

ZORBA: Proprio tu!

GATTO1: Eh, già (cercando di dare la colpa solo al suo compare). E' stato proprio lui. E ha detto anche che offendi la nostra razza se non ti mangi quel gabbiano. Eh sì, l'ho sentito con le mie orecch…. Guosp! (intanto l'altro gatto l'ho guarda male e gli da una gomitata in pancia)

GATTO2: No, no… Ho detto un'altra cosa. Non ho detto che i gatti veri si devono mangiare i gabbiani. Ho detto che i gatti veri danno da mangiare ai gabbiani. Si vede che l'ho detto troppo in fretta e si… si è persa qualche parola

GATTO1: Sì, giusto quelle tre quattromila parole…. (altra gomitata)

GATTO2: E poi sulla storia del ciccione…. Beh. Tu grasso? Mai stai scherzando. Mi sembri un acciuga anzi prima mi chiedevo se per farti le lastre ti mettono dietro una candela… tanto sei così sottile che ti si vede attraverso.

GATTO1: Ma che bugiardoooo! (terza gomitata). Senti capo…. Prima che mi distruggi il pancreas saluta la mamm…ehm il signor gatto e andiamo

GATTO2: Si forse è meglio andare. Arrivederci mamm…magari domani. Via!!! (ed escono. Nel frattempo entra la gabbianella). E poi saluti suo figlio è proprio un bellissimo gabbian…. Ho detto GATTbiano

GABB: Con chi stavi parlando mammina?

ZORBA: Ma da dove spunti? Cosa ci fai qua? E poi ti ho già detto mille volte: Non sono la tua mammina! (guardando verso dove sono usciti i gatti fa gesti con le mani come di chi promette di vendicarsi)

GABB: (verso il pubblico) Che mamma umile che ho.

ZORBA: Non ti avevo detto di rimanere a casa? ho delle cose importanti da fare.

GABB: Si, però non stai fuori molto vero? Vero mammina? Vero mammina? Vero mammina?

ZORBA: (scocciato) Non sono la tua mammina

GABB: Va bene MAMMONA ti aspetto a casa. Ma non lasciarmi sola. (fa la ruffiana) Ho tanto bisogno d'affetto io. E non combinare guai, (Verso il pubblico) Mi sa che qui gatta ci cova! (esce)

ZORBA: Credo che non ci riuscirò mai. Mi conviene chiamare davvero il mio amico colonnello. (ad alta voce, un paio di volte): Colonelloooooooooo. Colonelloooooooo. (entra il segretario del colonnello).

SEG: Siiiiiiiiiiiiiii! Chi è che cerca il colonnello?

ZORBA: Sono io, Zorba, del porto.

SEG: Hai un appuntamento Zorba?

ZORBA. No perché questo è un guaio urgente e non potevo prevederlo.

SEG: Vedo cosa posso fare. Aspetta qua (ed esce)

ZORBA: Speriamo in bene, mamma mia…. Anzi no: mamma sua! (rientra il segretario)

SEG: E' fatta. Arriva il colonnello. (Verso la gente, battendo le mani come chi vuole fare eseguire un ordine in fretta): In piedi, forza, in piedi.

E parte una musica solenne[11]. Il segretario e Zorba si mettono sull'attenti.  Dopo qualche secondo entra il colonnello, tutt'altro che solenne, mangiando un panino. Parlando andrà verso Zorba  a dargli un prolungato pizzico sulle guancie

COL: Uè, Zobba, caro guaglione! Da quant'è che nun ci vedimmo. Fatte vedè. Bello guaglione. Iamme va: che posso fare per te?

ZORBA: Ho un problema.

COL: Segretario porta due sedie…. Che stavi dicendo guaglione?

Il Segretario porta due sedie e COL e ZORBA si siedono

ZORBA: Ho detto che ho un problema.

COL: Uno solo? EEEEEEEEEEEEEEEh. Che vuoi che sia.

ZORBA: L'altro giorno è morta una gabbianella e ha lasciato il suo piccolo a me. Insomma sono diventato (strafugnando le parole) mma.

COL: Che cosa sei diventato?

ZORBA: mmmma.

COL: Ue', guajo. Nun capisco.

ZORBA: (urlando) Mamma!

Entra ed esce la gabbianella dicendo: visto che lo dici anche tu. Z e C non reagiscono.

SEG: Ha detto che è diventato mamma.

COL: Ho capito…. Ma che c'entro io. Vuoi che io faccia la nonna, la sorella, il papà?

ZORBA: Ma no, ma no. Vorrei che qualcuno mi spiegasse che cosa devo fare per farla crescere, cosa devo darle da mangiare. E soprattutto: devo insegnargli a volare! Insomma: questa gabbianella ha bisogno di aiuto e io non so come fare.

COL: Uè. Mannaggia. Dobbiamo proprio aiutare stu povero guajone

ZORBA: Già… ma come possiamo fare?

SEG: La cosa migliore è consultare Diderot, il gatto eniclopedico

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' esattamente quello che stavo per suggerire io. Vabbuona! Zorba, ascolta a me. Diderot  è quello che ci vuole per trovare ‘na soluzione.

ZORBA: Allora andrò subito da lui. Grazie colonnello

COL:Aspetaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. Veniamo pure noi. E sennò, che amici saremo. Allora iammoncinne! (ed escono tutti e tre)

Si chiudono le tende e parte il Sottofondo musicale[12]


SCENA 6

SCENOGRAFIA: interno casa

PERSONAGGI: Gabbianella, Topo 1 con ragazza, Topo 2 con ragazza, Topo 3, Zorba, Colonnello, Segretario

 entra il Narratore

Narratore: Scusate se arrivo solo adesso ma ero a guardare la televisione, un programma sugli animali. Pensate hanno messo una telecamera dentro un porcile e registrano come vivono i maiali che ci sono. Il programma lo fanno tutti i giorni. Si chiama: "Il grande porcello" (Stacco musicale: Il Grande Fratello), [13]non so se lo avete  mai visto…c’è persino sul NEOFilippino! Mangiano, giocano, fanno i maiali e, pensate, decine e decine di persone li guardano. Per fortuna che gli uomini non farebbero mai una cosa così bestiale. (poi con aria solenne, scandendo le parole) Ma come dice l'uovo cadendo nell'acqua bollente: andiamo al sodo. Sono venuto soprattutto per parlarvi della Gabbianella! E' un po’ che non sappiamo che cosa stia facendo. Zorba e il colonnello sono andati a cercare Diderot per scoprire come si fa a crescere bene una gabbianella, ok, questo lo sappiamo. Ma la gabbianella ora cosa sta facendo? (esce e si riaprono le tende).

La Gabbianella sta dormendo tranquilla. Sotto c'è una musica di sottofondo [14]tipo ninnananna. Poi di improvviso la musica viene interrotta da un'altra musica più ritmata[15], quasi casinista, ma abbastanza allegra (basket case dei Green day).

 Su questa musica entrano due topi magari con anche le ragazze che ballano con loro. Le ragazze possono avere in testa delle orecchie da topo. La Gabbianella intanto si sveglia preoccupata e si mette da un lato impaurita.

Cominciano a parlare solo dopo il balletto.

TOPO1: Ucci Ucci sento odore di cibo, mmmmh. Credo che mi mangerò volentieri una… una…

TOPO3: Forse una Gabbianella?

TOPO1: Già credo proprio che mangerò quella… (va verso la gabbianella e la tocca un po’). Mi sembra anche morbiduccia. Che acquolina, che fame, che bontà deve essere questo gabbiano al forno. E poi come è morbidoooooooooo

TOPO2: sarà più facile da digerire una volta cotto e bollito. Io prendo la coscia se possibile

GABB: Se non state lontani dalle mie cosce e da tutto il resto lo dirò alla mia mamma…

TOPO2: Noooooooo? Davvvvvero? Che pauuuuuura. Avete sentito lo dice alla sua mammina lui!

TOPO1: E cosa ci fa la tua mammina se facciamo i cattivoni? Ci da una botta con le ali, ci punzecchia col suo becco?

GABB: (stizzita e arrabbiata) la mia mamma non ha le ali…

TOPO1: (stupito e ironico) Non ha le ali?

TOPO2: Deve essere un nuovo modello di Gabbianella. Senti carina: guarda che non esiste una gabbiano senza le ali. Se ne hai visto uno così allora non hai visto una gabbianella: hai visto una supposta

GABB: No, la vedreta anche voi la mia mammina… e vedrete se ho ragione oppure no. E poi, e poi… e poi la mia mammina non ha il becco come dite voi

TOPO1: Vedi allora che è una supposta!

GABB: Ma che supposta! La mia mamma ha la coda… Le supposte hanno la coda, eh?

TOPO3: (stranito) Una gabbianella con la coda?

TOPO1: Forse è di un altro pianeta! Deve essere un mostro da vedere: senza ali, con la

coda e due zampe e (viene interrotto dalla G)

GABB: Guarda che la mia mamma di zampe non ne ha due come dici tu: ne ha quattro

TOPO2: Esageraaaaaaata! Seee. Adesso magari ti inventerai che ha i baffi e gli artigli

GABB: Si Si bravo. La mia mamma è così: ha i baffi e gli artigli e di tanto in tanto cantando die: Miaoooooooooo!

TOPO1: (parlando con T2 e ridendo) Sembra quasi la descrizione di un gatto. Pensa te: ha scambiato un gatto per un gabbiano o un gabbiano per un gatto. Ho sentito parlare di gatto con gli stivali, ma di gatto con le ali proprio no!

TOPO2: Ce lo vedi un gatto mamma di una gabbianella? Ma in che mondo siamo? Non c'è più religione

TOPO1: Allora domani usciamo da scuola un ora prima!

TOPO2: Non dire fesserie… (guardando prima GABB poi il suo compagno) Come si fa a mangiare un gabbiano che crede di essere figlio di un gatto?

TOPO1: Hai ragione. Non me la sento di mangiare un gabbiano ignorante. Facciamo così: spieghiamogli la verità e poi mangiamocelo! Ci penso io, vedrai. (alla G). Guarda che tua madre non è veramente la tua mamma!

GABB: E perché?

TOPO2: Perché quella che hai descritto tu è una gatta, non una gabbianella. Tu e un gatto non avete niente di uguale.

GABB: Non è vero. Stai cercando solo di farmi paura vero animalaccio

TOPO1: No gli devi credere! I gatti se li mangiano i gabbiani, non gli fanno da mamma

GABB: Non è vero. La mia mamma mi vuole bene! Infatti è andata a cercarmi da mangiare..

TOPO2: (ridendo) Già… Lo fa per ingrassarti e mangiarti, stupida! Non gli interessa nulla di te. Appena sarai abbastanza grassottella chiamerà i suoi amici e farà una cena

GABB: Non ci credo la mia mamma è buona…lei lei vuole che io cresca

TOPO1: Si: vuole che tu cresca di peso! più ciccia hai e più sei buona

TOPO3: A dire il vero a me vai bene anche così

e si avvicinano per mangiarsela ma si sente un forte miagolio che li mette in fuga ed arriva Zorba col colonnello e il segretario

ZORBA: Quei farabutti cosa volevano da te? (Intanto GABB indietreggia e scappa)

GABB: Non ti avvicinare a me… cattivo

COL: Uè cumme è focoso sto gabbiano

ZORBA: Ehi? Ma cosa ti ho fatto? Non ti ricordi? Io … io sono… io sono la tua mammina!

GABB: Non è vero! Tu sei un gatto e io un gabbiano: tu non sei la mia mamma. Siamo due razze diverse

ZORBA: Chi ti ha detto questa cosa?

GABB: Sono stati i topi! Io so cosa vuoi fare. Me l'hanno detto. Tu vuoi farmi ingrassare… E poi vuoi mangiarmi. (urlando e piangendo): Vuoi mangiarmi perché io sono un gabbiano e tu sei un gatto

ZORBA: (fa segno con la testa al C e al S di uscire. Mentre il gabbiano piange in un angolo lui si siede. Spegnere ogni luce del palco tranne un faretto su di lui. In sottofondo musica[16]. Zorba inizia parlando a G senza guardarla)

ZORBA: credi davvero che farei questo? Credi davvero che potrei farti del male? E' vero io sono un gatto e tu un gabbiano. Io e te non abbiamo niente in comune. Io corro dietro ai topi e tu alle nuvole… Tu sfrecci sul mare e io corro per le strade. E' vero siamo diversi. (si gira verso G) Ma perché deve essere un problema? Non ho le ali come te e tu non hai quattro zampe. Ma io mi sto prendendo cura di te. Tu ti stai fidando. Ci stiamo volendo bene. Capisci? Alla fine è l'unica cosa che conta: tu hai bisogno di me per diventare grande (pausa) e io ho bisogno di te per diventare migliore. Non importa se siamo diversi. Conta solo imparare a capire che se anche tu sei un gabbiano e io un gatto se ci vogliamo bene nessuno dei due si accorgerà che siamo diversi.

Visto che la G non si è mossa lui aspetta un attimo e poi si gira per andarsene. Mentre sta uscendo

GABB: Io non avrò più ali se servirà a stare con te. Scorderò di essere un gabbiano per essere tua amica

ZORBA: E io scorderò di essere un gatto per essere tuo amico. Anzi: farò di più. Cercherò anche di essere un po’ gabbiano così imparerò cosa significa vivere nel vento

GABB: E io sarò anche un po’ gatto così imparerò cosa significa correre nel mondo.

ZORBA: Andiamo ci aspettano

Balletto di gruppo  su una canzone [17]ed escono tutti

GABB: (uscendo si ferma e parla al pubblico) Non abbiate paura di essere diversi: abbiate paura che essere diversi sia un problema.  Da questa paura nasce l'odio e la guerra.

Scende lo schermo per le immagini della guerra con un sottofondo musicale[18]


SCENA 7

SCENOGRAFIA: studio di Diderot, tavolo con un computer e dei libri

PERSONAGGI: Diderot, Zorba, Colonnello, Segretario

Narratore: E così dopo il chiarimento, la gabbianella, Zorba, il colonnello e il segretario stanno andando da Diderot, il gatto enciclopedico, per farsi dare qualche buon consiglio per aiutare la gabbianella a crescere bene. Spero proprio che questa storia finisca bene e tutti vivano felici e contenti… e se non tutti… beh almeno io! (ed esce)

Appena si aprono le tende al centro c'è un e un gatto, arrabbiato, che sta cercando qualcosa nella stanza. Lui è Diderot, il gatto enciclopedico, che sa risolvere tutto grazie alla sua conoscenza. Mentre sta cerando entrano Zorba e gli altri.

DID: saranno stati quei maledetti topacci! E' terribile, è un disastro

COL: Uè, che è stato, osa c'è di così terribile?

DID: Quei maledetti topi si sono mangiati un mio cd rom delle cartine topografiche

COL: E per forza che se le sono mangiate: sono TOPOgrafiche

DID: Ma no, ma no: sono cartine geografiche che spiegano come girare il mondo senza

perdersi. Sti topacci: si sono mangiati il cd con la cartina del Madagascar

COL: Segretario!

SEG: A rapporto signore!

COL: Organizza una battuta di caccia contro i topi che si sono mangiati il Magas.. il maccadasc

SEG: Il Madagascar!

DID: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

ZORBA: Diderot, siamo venuti qua per sapere cosa bisogna fare per far crescere bene un gabbiano

DID: Un gabbiano? E che c'entri tu con un gabbiano?

COL: E' diventato MAMMA di un gabbiano il nostro Zorba

ZORBA: Al massimo sono diventato papà di un gabbiano! Sua madre morendo me lo ha affidato e mi ha chiesto di insegnarli a volare…. Ma io non so nemmeno da dove partire

DID: Non c'è problema: cerchiamo qualche informazione su Internet

ZORBA: Su che?

DID: Su internet: è come un'enciclopedia dentro un computer, è utilissima vedrai

COL: Forza allora non perdiamo tempo. Cerca n po’ dintro a sto innerret…intnette

SEG: Internet!

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

DID: Dunque… dunque: allora, ecco qua. Si nutre di insetti,

COL: Uè maronna che schifezza

DID: …. di piccoli pesciolini

COL: Beh, va già meglio

ZORBA: Cerca anche cosa deve fare per volare

DID: vediamo…. Rafforzare le ali, allenarsi a resistere al vento, imparare ad essere aerodinamici

COL: Allora andiamo a cercargli qualcosa da mangiare ad insegnarli qualche cosa… Non sarà facile insegnargli ad essere aro…arneodicami..

SEG: Aerodinamici!

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

ZORBA: Diderot ti dobbiamo un favore. Corriamo subito dalla nostra Gabbianella

DID: Ok, andate. A proposito: come si chiama?

ZORBA: Si chiama…. Si chiama? Ehi ma non ha un nome

COL: Uè sarà necessario dargliene uno

DID: Almeno sapremo come chiamarla… Ha già passato abbastanza guai. Poveretta. Almeno è stata fortunata a trovare te Zorba

SEG: Già! Fortunata! Ecco quale deve essere il suo nome!

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

ZORBA: Piace anche a me il nome Fortunata

DID: E allora vada per Fortunata! Buon lavoro ragazzi e se avete bisogno sono sempre qui a lavorare

COL: Uè guajò mi raccomando, non studia troppo con quell'intellet….inneret

SEG: Internet!

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

Escono tutti tranne Diderot. Le tende si chiudono.


SCENA 8

SCENOGRAFIA: cielo aperto, mare, sedia, scoglio

PERSONAGGI:Gabbianella, Segretario, Zorba, Colonnello, Diderot

Appare il Narratore davanti alle tende.

Intanto dietro si preparano la Gabbianella, Zorba, il segretario e il colonnello.

 

Narratore: Vi devo dire la verità: anch'io ho sempre sognato di volare…Ma poi non ho mai avuto il coraggio. Sono un fifone per natura. Un paio di volte però sono volato per terra: è già un inizio, non credete. Chissà se riusciranno a far volare il gabbiano. Spero solo che una volta in volo però non faccia come i piccioni: di tanto in tanto lasciano cadere qualche regalino…. (esce)

(Si aprono le tende, Zorba, Col, Seg stanno facendo allenare la gabbianella. Musica di sottofondo[19]. La gabbianella, dopo un po’ di allenamento si metterà in piedi su una sedia per provare a volare ma cadrà tutte le volte).

ZORBA: allora Fortunata sei pronta?

GABB: Si mamma. Ci provo

SEG: Punti di appoggio A e B pronti

COL: condizioni del tempo buone

SEG: Apertura alare pronta

COL: Posizionamento zampe pronto

ZORBA: forza Fortunata…

SEG: 3

COL: forza guajo…2

SEG: 1

COL+SEG+ZORBA: Viaaaaaaa! (F salta ma cade a terra)

Ripetere la scena un po’ di volte magari col metodo (in maniera più felice, in maniera più musicale, in maniera più teatrale…), musica di sottofondo[20]

ZORBA: Così proprio non va….

GABB: Mamma ti ho deluso?

ZORBA: Non sono tua mamma! E in ogni caso non mi hai deluso. Ci stai provando, e questa è l'unica cosa che conta veramente! (nel frattempo entra Diderot)

DID: ragazzi ho trovato qualche cosa in più nella mia ricerca

COL: Ah! Gujò. Sei stato ancora a navigare in ittette… isterret

SEG: Internet!

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che

stavo dicendo.

DID: Ho letto che in molti casi per far volare un uccello senza mamma serve l'aiuto di un umano

COL+SEG+ZORBA: (stupiti e sandalizzati) Un umaaaaaanoooooo?

COL: Uè ma che sei impazzito?

ZORBA: Sai che per noi è tabù parlare con gli umani. Come ci tratterebbero dopo?

SEG: Diderot quello che hai in mente è una follia

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

DID: Lo so ma è l'unico modo per aiutare Fortunata

GABB: Non voglio che vi mettiate nei guai per me

ZORBA: Sentite… a costo di essere cacciato dalla categoria chiedo di infrangere il tabù!

GABB: Mammina….Zorba. Non lo devi fare per me… Perderai ogni diritto di gatto

ZORBA: Ho detto che sei mio amico? Se non rischi per chi vuoi bene, per chi devi

rischiare?

COL: Tu conosci la nostra legge Zorba

ZORBA: Colonnello: certe volte c'è qualcosa di più importante

COL: Più importante di perdere la tua dignità per qualcuno che non è come te e non lo

sarà mai?

ZORBA: Colonnello: in questa vita siamo tutti nella stessa barca

SEG: Ma la legge è la legge!

COL: Ma tu guarda (pausa) se stu cretino ha sempre da parlà. Zorba: per la bontà del tuo cuore io ti autorizzo a rompere il tabù a patto che si decida insieme chi sia l'umano che debba aiutarti.

ZORBA: Grazie colonnello. Sei un gatto sapiente.

COL: Zorba però l'umano lo scegliamo insieme. Sai come sono fatti certi uomini: sunno prorpio o branco e'bestie!

ZORBA: E' vero. Visto che devo farmi scoprire conviene farlo con uno che abbia abbastanza cervello

DID: Ma è difficile trovare uno che abbia abbastanza cervello tra gli umani, di questi tempi

GABB:  perché? Gli umani non hanno un cervello?

ZORBA: certo che ce l'hanno. E' che…..

DID: E' che non sempre lo usano!

COL: O a volte ne usano troppo e si dimenticano che per ragionare serve anche un cuore

GABB: Un cuore? Per ragionare?

DID: Già, un cuore. Ci sono cose che capisci solo col cuore, che hanno senso solo per il cuore e che fai solo se il cuore te lo dice

GABB: Ad esempio? cosa si fa col cuore? Cosa ti fa fare il cuore?

ZORBA: Ad esempio… si vuole bene a qualcuno, anche quando sembra troppo diverso da noi: la tua testa dice che siete diversi, ma il tuo cuore dice che siete fatti l'uno per altro

GABB: Come io e te, insomma: io un gabbiano e tu un gatto. Ma ci vogliamo bene!

COL: Esatto come voi due quajo': nu gabbiano e nu gatto che si vogliono bene.

SEG: Ehhhhhhhh! (un po’ teatrale) L'amore è l'unica forza di cambiare il mondo!

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

ZORBA: colonnello, allora chi scegliamo? Serve un uomo davvero in gamba: sensibile, dolce…

COL: Uè, (con aria di chi la sa lunga) se cerchi un uomo dolce ci sarebbe Antonio, il pasticcere

GABB: Mi piace!

ZORBA: No! Con dolce intendo che abbia un buon cuore e sia ancora in grado di stupirsi

COL: E dove lo troviamo uno così! Adesso sono tutti impegnati a pensare alle loro cose, ai loro affari. Tutti vanno di fretta… dove lo troviamo uno così fra gli umani?

CORO: Base musicale[21]Un vero amico che sappia ascoltarti con calma e poi spiegarti, prezioso amico leale che sappia aiutarti e incoraggiarti”

SEG: Idea! Potremmo provare da Jonny, il poeta

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

ZORBA: E' un'ottima idea segre…ehm colonello. Andremo dal poeta. Presto tutti a casa da Jonny!

Ed escono tutti mentre si chiudono le tende ed entra il narratore


SCENA 9

SCENOGRAFIA: casa del poeta, con tavolino, lampada, penna, fogli

PERSONAGGI: Poeta, Col, Seg, Zorba

Narratore: Anch'io avrei voluto fare il poeta, sapete? Una volta conoscevo tutta la letteratura (scandendo) a  m e m o r i a … Vi ricordate Dante? E' il mio preferito…. "Nel mezzo del caminetto di nostra vita, mi ritrovai in una selva oscurantosa, che la dritta via l'era smarrita. Orsù dunque avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi…" ecc ecc. O quel pezzo di Alessandro…. (non ricorda) Alessandro…  Ah sì! Alessandro Mucconi che ha scritto i cosi… dai come si chiamano…i cipressi sposi… Ma ora voglio farvi sentire una poesia che ho scritto io, eccola e l'ho qui (e la tira fuori dalla tasca). Sentite… E' sulla scuola (ironico) che io amo tantissimo. Posso avere un sottofondo musicale per fare atmosfera (parte musica in sottofondo)[22]

(molto teatrale)

O scuola, O scuola, scuola mia

Tu sei per me come i colori più belli

Tu sei per me come un paesaggio

Tu sei per me come un bel  volto che sorride

Tu sei per me come mille luci colorate

Tu sei per me come un fiore raro, bellissimo

(si ferma di improvviso la musica: deciso, non teatrale)

peccato che io sia cieco!

Esce e si riaprono le tende. c'è un uomo seduto con una penna in mano e dei fogli, che sta  pensando e di tanto in tanto scrive qualcosa. Zorba e gli altri si avvicinano. Solo Zorba però comincia a girargli attorno miagolando di tanto in tanto

POETA: Senti gattone, sto lavorando. Ho già tanti problemi. Non posso perdere tempo!

ZORBA: Eh! Sapessi io!

POETA: (senza neanche guardarlo) Già perché tu hai dei problemi, figurarsi. (poi si ferma: sorpressissimo) Ma con chi cavolo sto parlando?

ZORBA: Con me, ovvio.

POETA(si rilassa) Ah! Pensavo di essere diventato matto. Invece parlo con il mio gatto. (poi si ferma: sorpressissimo). Allora sono matto! (poi guarda il gatto) Eh?! Ma… ma tu parli?!

ZORBA: Si e faccio anche tante altre cose: cucino, guardo la tv, gioco a calcio

POETA: (con le mani nei capelli) E' …. È impossibile!

ZORBA: Come impossibile? Non credi che gioco a calcio?

POETA: Non credo che tu parli! Forse sto sognando. Dammi un pizzico perché sto sognando (e allunga il braccio)

ZORBA: (gli pizzica il braccio) Tiè

POETA: Ahhhhhhhhhhhhhhhhh! Ma sei impazzito?

ZORBA: Guarda che lo hai chiesto tu di pizzicarti il braccio

POETA: E' un modo di dire…

ZORBA: Senti ho un problema: devo far volare un gabbiano!

POETA: Già perché tu oltre a parlare con gli uomini insegni anche a volare.

ZORBA: A parte che non parlo come gli uomini ma con gli uomini. E poi il gabbiano è

mio figlio

POETA: Sì, adesso mi dici anche che nel tempo libero covi le uova. Va beh che parli e già questo fa di te un gatto strano ma che ti metti pure a dire che hai un figlio gabbiano mi sembra un po’ grossa…..!!! E che gli insegni a volare poiiiiiiiiii

ZORBA: Non è proprio proprio mio figlio. E poi…Non covo nessun uovo e non insegno a volare a nessuno e (arrabbiandosi)

POETA: allora vedi che avevo ragione: ti sei inventato tutto!

ZORBA: Non ho detto che insegno a volare! ho detto che devo far volare un gabbiano

POETA: Hai provato a chiedere all'Alitalia…

ZORBA: (ora si stufa proprio!)Senti! Ero venuto da te perché credevo che sapessi usare il cervello e il cuore e invece sei come tutti gli altri uomini: un esaltato egoista che non è più capace di meravigliarsi di niente e di ascoltare le persone. Torna a sognare fra le tue parole e quando sarai abbastanza grande prova a capire anche come si vive nella vita vera. E ricordati che la vera poesia sta anche nell'ascoltare  il mondo quando parla lingue diverse dalla tua. Addio! Umano!

POETA: (verso la gente) Credo di aver fatto la figura del cretino. (Verso Zorba) Ehi, gatto… Aspetta!

ZORBA: Cosa hai? Un'altra delle tue battute idiote?

POETA: No no…. Non è questo…

ZORBA: Senti non ho tempo da perdere: se devi dirmi qualcosa dimmelo e basta!

POETA: E' che…. Ho un cuore pieno di vergogna….. Io…. Io… Non volevo…. Vedi: noi umani siamo fatti così: pensiamo di essere tutto il mondo. Senti: voglio darti una mano

ZORBA: allora dici sul serio

POETA: Se dico sul serio? Mi hai fatto sentire una schifezza che se ora non faccio nulla diventerò il poeta più triste del mondo. Dov'è il gabbiano?

(entra)

GABB: Eccomi, signor Jonny

COL: (entra insieme al segretario) E ci siamo pure noi, e vogliamo darvi una mano

SEG: come dite voi poeti? Gli uomini sono angeli con un'ala soltanto: per volare devono stringersi insieme

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

ZORBA: Fortunata è il nostro gabbiano. Ho promessa a sua madre prima che morisse che le avrei insegnato a volare

GABB: Un gabbiano che non sa volare non sarà mai un gabbiano… Non potrei mai essere felice se non posso essere quello che sono…

COL: ma non riusciamo a insegnarle come si fa

GABB: E' che… mi prende la paura. Non lo so! Mi tremano le gambe

Balletto mimico su una canzone [23]

POETA: Forse perché adesso senti solo la paura di volare.  (le sta vicino, le parla sorridendo, ha le sue mani appoggiate sulle sue spalle) Tutte le volte che dovrai contare sulle tue ali avrai paura. all'inizio. Ma quando scoprirai che cosa si può provare volando, quando sarai un gabbiano a tutti gli effetti, non penserai più alla paura, non ti ricorderai neppure di averla avuta: penserai solo al cielo, alle nuvole, ai profumi dell'aria. Anzi: diventerai una cosa sola con loro

GABB: Non lo so… E se poi cado?

ZORBA: Se cadi ti rialzerai

POETA: Se cadi ci riproverai

COL: Se cadi ti do nu pappagnone nei denti!

POETA: Dobbiamo provare! E' solo puntando in alto, è solo sforzandoti ogni giorno che potrai diventare un gabbiano. Allora sarai libero…

GABB: Poeta? Che cosa la libertà?

POETA: Non credo che potrei spiegartela: quando volerai lo scoprirai. Devi solo avere il coraggio di provare. Vola solo chi osa farlo

GABB: Vola solo chi osa farlo

SEG: Vola solo chi osa farlo

COL: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

POETA: allora proviamo. Saliamo sul campanile del paese e proviamo

ZORBA:Proviamo

GABB: ho paura…

ZORBA: Proviamo!

Escono e balletto su una canzone [24]
Finito si chiudono le tende.


SCENA 10

SCENOGRAFIA: Cielo aperto

PERSONAGGI: Gabb, Seg, Col, Zorba, Poeta

Tende chiuse e luci spente

Musica di sottofondo[25] e da fuori la gabbianella al microfono dice

GABB: Cara mamma. Non so se tu puoi sentirmi. Stasera proverò a volare. Ho paura. Ma ho anche dentro il cuore il sogno di essere come te. Voglio essere un gabbiano. Sono fatto per volare in alto e non per stare a terra. Lo voglio fare, mamma. Lo voglio fare per te. Lo voglio fare anche per tutti quelli che non hanno avuto la fortuna che ho avuto io: trovare gente che mi ha amato per quella che sono. Voglio volare anche per chi non volerà mai.

Ho un ricordo nella mia mente, frasi che tu mi pronunciavi ancora prima che io nascessi “Più alto vola il gabbiano, e più vede lontano.” Mi raccontavi la storia di un famoso gabbiano, di nome Jonathan che  diceva sempre “Ciascuno di noi è, in verità, un’immagine del Grande Gabbiano, un’infinita idea di libertà, senza limiti,  il volo di precisione è un passo avanti verso l’espressione della nostra più vera natura. Noi dobbiamo lasciar perdere, scavalcare tutto ciò che ci limita. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero, e anche il vostro corpo sarà libero.”.

Mamma, voglio essere così, voglio volare. Spero di farcela. Spero di non deluderti. Spero di volare. Spero……

Finisce la musica e si aprono le tende. Lei è su una sedia che prova a muovere le ali. Zorba gli da istruzioni insieme al poeta. Seduto c'è il colonello e il segretario:

COL: ormai sono tre ore che stammo cà. E chista nun vola…

SEG: deve trovare il coraggio, signore: ha solo bisogno di osare

COL: Il coraggio è una cosa bbuòna, Segretario, ma purtroppo nisciuno te lo può regalà. Dipenne da te

ZORBA: dai Fortunata, facciamo l'ultimo tentativo

GABB: Non ci riesco, mamma, non ci riesco….

POETA: ce la farai… devi solo continuare a sfidare la paura! Devi osare di più

ZORBA: devi credere in te

POETA: Sei fatta per il cielo Fortunata. Quello è la tua vita

GABB: Ho paura di cadere, di farmi male! Non vedi come è alto?

POETA: Fortunata, ascoltami… Ora chiudi gli occhi. Senti l'aria?… senti il suo profumo… ?

GABB: (ha gli occhi chiusi. Fa solo dei cenni)

POETA: Ora senti il cielo, senti la sua voce… Senti? ti chiama. Ascolta col cuore, Fortunata, ascolta col cuore: ascolta il cielo, ascolta le nuvole, ascolta l'azzurro… fortunata (sempre più carico; fortunata comincia a muovere le ali, comincia a librarsi). Forza, fortunata: fai entrare il cielo nel  tuo cuore, fallo entrare: sentilo! E' roba tua, fortunata…. Vola, vola….. Non aver paura (comincia a volare, uscendo)

GABB: (prima di uscire) Vola solo chi osa farlooooooooooooooooooooooooooo

Tutti rimangano a guardare verso il luogo dove è uscita

Il corocanta [26]e gli attori si uniscono al coro guardando ammirati l’orizzonte

ZORBA: Ce l'ha fatta

COL: Io l'ho sempre creduto che ce l'avrebbe fatta

POETA:Ce l'ha fatta!

ZORBA: tornerà?

POETA: Adesso è fatta per il cielo! Ma non credo che si scorderà mai di te. Tu sei stato le sue ali e lei ci ha messo il cuore. Ha avuto il coraggio

SEG: Vola solo chi osa farlo

TUTTI: Ma tu guarda se questo mi deve sempre togliere le parole di bocca. E' quello che stavo dicendo.

Balletto: volare[27]

Si chiudono le tende entrano tutti sul palco e si canta: SE CI CREDI[28] con due-tre solisti (sul ritornello di questa canzone creare dei gesti semplici per animare la canzone)

Come titoli di coda passa un pps musicale[29]spiritoso preparato apposta



[1] Concernine Hobbits Soundtrack

[2] idem

[3]

[4] E volare volare – Forza venite gente

[5] Da “La stangata” The entertainer

[6] LA GATTA di Gino Paoli riadattata nelle parole cantata dal coro

[7] Carol of the bells

[8] La canzone del sole (Battisti) RITORNELLO cantato dal coro

[9] Out of Africa – John Barry

[10] Out of Africa – John Barry

[11] marcia militare bersaglieri

[12] Per un pugno di dollari (Ennio Morricone)

[13] Grande Fratello

[14] Ninna mamma – Piccolo Coro Mariele Ventre

[15]  Green Day – Basket Case

[16] Zippora

[17] Siamo gatti

[18] Il mio nome è mai più – Piero Pelù, Jovanotti, Ligabue

[19] Da Rocky “Gonna fly now”

[20] Da Rocky “Eye of the tiger”

[21] “L’amico dei perché” cantato dal coro

[22] King’s Singer

[23] Uno su mille – Gianni Morandi

[24] Non mollare mai – Gigi D’Alessio

[25] Tara’s Theme

[26] Gabbiano gabbia-no

[27] Volare (Domenico Modugno) – Gipsy King

[28] Se ci credi (Zecchino d’Oro 2002)

[29] So volare (Spagna)

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