Repetita iuvant


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Autore: Niccolò Matcovich

Mail: n-matcovich@hotmail.it

Cellulare: 3283724237

Posizione SIAE: 232450

Codice SIAE: 920977A

Repetita iuvant

Una strada cittadina deserta. È tarda sera.

Al centro, una macchina. Un uomo la guarda.

Entra Adriano, un altro uomo.

UOMO: Scusi, posso farle una domanda?

ADRIANO: Dica.

UOMO: Lei come si chiama?

ADRIANO: Adriano.

UOMO: Avrebbe una sigaretta?

ADRIANO: No, mi spiace.

UOMO: Meglio così. Ho smesso di fumare.

ADRIANO: Arrivederci.

UOMO: Lei per caso conosce questa macchina?

ADRIANO: No.

UOMO: Non l’ha mai vista?

ADRIANO: No.

UOMO: Ne è sicuro?

ADRIANO: Sì che ne sono sicuro.

UOMO: Si avvicini un momento. La guardi bene.

ADRIANO: Beh?

UOMO: Vede? È rigata.

ADRIANO: Sì, vedo.

UOMO: È stato lei a rigarmi la macchina?

ADRIANO: Le ho già detto che non l’ho mai vista.

UOMO: Perché questa è la mia macchina.

ADRIANO: E gliel’hanno rigata…


UOMO: Già, come vede me l’hanno rigata. E questa cosa mi fa un po’ girare i coglioni.

ADRIANO: Mi dispiace. Buonanotte.

UOMO: Scusi, signor Adriano, sa dirmi per caso che ore sono?

ADRIANO: Quasi mezzanotte. Di fatti devo andare.

UOMO: Lei passa spesso da queste parti?

ADRIANO: Piuttosto spesso, sì.

UOMO: Io no. Per me è la prima volta. Dove siamo? In che parte della città, intendo.

ADRIANO: Sud. Periferia.

UOMO: Già, periferia. Gira brutta gente in periferia.

ADRIANO: Io mi trovo bene. Adesso arrivederci.

UOMO: Ha mai ragionato sulla parola arrivederci?

ADRIANO: Cosa c’è da ragionare? È un modo come un altro per salutarsi.

UOMO: Eh no, signor Adriano, no. Qui lei si sbaglia. Arrivederci vuol dire a-rivederci, quindi lei sta dicendo che ci rivedremo.

ADRIANO: Se resterà fermo qui fino a domattina probabilmente sì, ci rivedremo.

UOMO: Buona questa. Una buona uscita borghese.

ADRIANO: Allora buonanotte. Mi dispiace per la sua macchina.

UOMO: Io invece penso che questo è un quartiere di merda.

ADRIANO: (s’arresta, con una punta di orgoglio) No, non lo è.

UOMO: La prima volta che ci vengo, e mi rigano la macchina.

ADRIANO: Mi dispiace, gliel’ho già detto.

UOMO: Lei usa le parole con troppa facilità. Gliel’ha mai detto nessuno? Credo che in realtà non gliene importi molto della mia macchina. Perché lei avrà la sua, in garage, bella pulita. Non crede che ci sia tanta ipocrisia nelle parole che usiamo ogni giorno?

ADRIANO: Sì, forse ha ragione lei. (si avvia)

UOMO: Di già? Non vuole aiutarmi a risolvere il caso? Su, mi aiuti, signor Adriano. Lei abita qui

vicino, conosce la gente dei dintorni, le abitudini, i casi particolari, come definite i pazzi. C’è

qualche caso particolare in questo quartiere?

ADRIANO: No, nessun caso particolare.

UOMO: Uh, ma allora è proprio un quartiere noioso… Non si annoia, lei?

ADRIANO: Sinceramente non ho il tempo per annoiarmi.

UOMO: Ah, il tempo! Brutta bestia. Bisogna sempre rincorrere le lancette dell’orologio, e quando scocca il minuto la corsa ricomincia, con l’illusione di poterla battere, stavolta, la


brutta bestia. E invece si continua a perdere. Si perde per tutto il giorno. Poi di notte cambia tutto.

ADRIANO: Mi spiace ma non la seguo. Sono troppo stanco.

UOMO: Già. Immagino che lei ha lavorato tutto il giorno, poi è tornato a casa, ha lasciato le sue cose e via di nuovo verso un buco di culo che voi borghesi chiamate cinema… O è andato a Teatro? Comunque, via di nuovo per dimenticare gli orrori della giornata, la brutta bestia, e distrarsi un po’. Poi di nuovo casa e la mattina sveglia alle 7: colazione con tè caldo, pane e burro e brum! Di corsa verso una nuova, noiosissima giornata di lavoro. ADRIANO: Scusi, ma lei chi è?

UOMO: Io? Sono uno che ha perso l’orologio.

ADRIANO: E perché deve rompere le scatole agli altri?

UOMO: Rompere le scatole… Un’espressione curiosa. Non la sentivo da un sacco di tempo! Sa di… Come dire… E’ un po’… Su, mi aiuti, signor Adriano. ADRIANO: … borghese?

UOMO: Ma lei è un uomo intelligente!

ADRIANO: Non capisco cosa voglia da me.

UOMO: Soltanto una mano: perché non mi aiuta a riparare la macchina?

ADRIANO: Ripararla? È graffiata. Non c’è niente da riparare.

UOMO: Oh, ha ragione. Dimenticavo di dirle che ha anche un guasto al motore.

ADRIANO: Chiami un meccanico.

UOMO: A quest’ora? E lei crede che a quest’ora qualcuno mi verrà ad aiutare?

ADRIANO: Non è un problema mio.

UOMO: Su, signor Adriano, non faccia l’uomo cattivo… Mi aiuti almeno a ragionare.

L’uomo prende dalla tasca una sigaretta e la accende, pensoso.

UOMO: Uh, perdoni la maleducazione: ne vuole una?

ADRIANO: Ho smesso.

UOMO: E’ quello che ci diciamo sempre per provare a convincerci. Lo dico anch’io, ma dopo dieci minuti ne ho accesa un’altra.

ADRIANO: Senta, io non la conosco, e per di più non la capisco. Ma siccome, per educazione, tendo ad essere predisposto ad aiutare gli altri… UOMO: Lunga vita al Cristianesimo!

ADRIANO: … facciamo così: lei mi fa dare un’occhiata al motore e vedo come posso esserle utile. Poi ci salutiamo e che l’assista la fortuna.


UOMO: La fortuna… Ci ho fatto l’amore con la fortuna, molti anni fa. Adesso lei mi odia. E io

non posso che ricambiare.

ADRIANO: Come si apre il cofano?

UOMO: Davvero non lo sa?

ADRIANO: No, non lo so. È un problema?

UOMO: Scusi… Non volevo offenderla. Ammetto che dal punto di vista pratico l’avevo un po’ sopravvalutata.

ADRIANO: Allora, come si apre?

UOMO: Credo sia sufficiente tirarlo su. Non sono pratico di queste cose. Vede… Stavo andando in centro, e passando di qui il cofano ha iniziato a fumare, finché la macchina non si è fermata del tutto. L’ho lasciata qui, sono andato a cercare aiuto e al mio ritorno non fumava più. Ma, puttana troia, oh… perdoni la volgarità; ma, per bacco, ho trovato queste belle righine di merda che la rendono così ridicola!

ADRIANO: Mi spiace, per quelle non so come aiutarla.

UOMO: Ho cambiato idea: ci penso io ad aprire il cofano; lei intanto guardi nel portabagagli e

mi porti la cassettina che è sulla sinistra. È già sbloccato: deve solo premere il pulsante.

Adriano apre il portabagagli. Urla.

UOMO: Trovato?

Adriano prende nervosamente il cellulare e prova a comporre un numero.

L’uomo estrae una piccola pistola.

UOMO: E adesso mi dia il suo cellulare, signor Adriano. (prende il cellulare di Adriano

continuando a puntargli la pistola contro) Bene… Stavamo parlando del motore, non è così?

Prenda la cassettina. La vede? È sulla sinistra. Se non la prende, nessuno tornerà a casa. Su,

non faccia lo schizzinoso: sposti quella roba e prenda la cassettina. Parlo con un sordo? Sposti

quella roba ho detto! Non mi costringa ad essere volgare, violento… Vuole che diventi volgare

e violento? (urlando) E allora prenda quella cassettina! (Adriano la prende, terrorizzato e

disgustato. L’uomo si calma) Bene… Adesso apriamo il cofano. (armeggiando con il motore, la

pistola sempre puntata contro Adriano) Proviamo a fare così… Oh, ma era così semplice! Mi

scusi per il disturbo. Vuole un passaggio?

ADRIANO: Lei si beccherà 30 anni; lo sa, vero?

UOMO: E lei si beccherà una pallottola in testa; lo sa, vero?

ADRIANO: Senta… Metta giù quell’arma e parliamo da uomini…

UOMO: Lei è molto sciocco. E usa strategie sbagliate. Perché io non le farò l’orazione, non le darò il tempo di vivere il suo film, di farmi parlare per convincermi a cambiare idea.


ADRIANO: Pensi alle conseguenze e a…

L’uomo, interrompendolo, preme il grilletto, ma il colpo non parte. Adriano si spaventa a morte. UOMO: (ridendo) Scherzetto! Lei è un vigliacco. Mi fa pena. E adesso vada via. (urlando) Vada via!

Adriano corre. Pochi passi dopo l’uomo mira alla schiena e spara, facendolo crollare a terra. Gli va incontro, lo solleva e lo mette nel portabagagli. Sistema la macchina e la guarda. Entra un altro uomo.

UOMO: Scusi, posso farle una domanda?

UOMO 2: Dica.

UOMO: Lei come si chiama?

Buio.

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